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Omega 3: utile integrarli

Per una salute ottimale tutti abbiamo bisogno di acidi grassi Omega-3 EPA e DHA, quotidianamente.

Numerosi studi suggeriscono che gli Omega-3 possano essere utili nel trattamento di diversi disturbi patologici, vediamoli insieme.

omega 3

Trigliceridi e colesterolo elevati

E’ noto che chi segue il regime alimentare tipico della dieta mediterranea tende ad avere livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) elevati. Allo stesso modo, le popolazioni eschimesi, che mangiando molto pesce consumano quantità elevate di acidi grassi Omega-3, tendono ad avere non solo livelli elevati di colesterolo HDL, ma anche una concentrazione ridotta di trigliceridi nel plasma.

Inoltre è stata evidenziata la capacità dei supplementi di olio di pesce contenenti EPA e DHA di ridurre significativamente sia i livelli di trigliceridi, sia quelli di colesterolo non-HDL (ossia il “colesterolo cattivo”).

Ipertensione

Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione un’alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna.

Tuttavia non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l’effetto contrario e aumentare la pressione.

In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori di olio di pesce concentrato ottenuti tramite processi di purificazione avanzata mediante distillazione molecolare multipla.

Solo questi processi, infatti, garantiscono l’assenza di metalli pesanti e altri contaminanti.

Malattie del cuore

Uno dei modi migliori per prevenire e combattere i disturbi cardiaci consiste nel seguire un regime alimentare ricco di Omega-3.

Infatti diversi studi suggeriscono che sia l’EPA che il DHA contenuti nei pesci marini e nelle microalghe contribuiscano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

EPA e DHA contrasterebbero tassi di trigliceridi e di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), ridurrebbero la pressione sanguigna e ostacolerebbero la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche che, ostruendo le arterie, possono causare infarti e ictus.

Non solo, alcuni studi hanno rilevato una riduzione del rischio di morte, di attacchi di cuore e di ictus in pazienti reduci da infarto che abbiano assunto quotidianamente una dose adeguata di EPA e DHA.

Secondo l’American Heart Association (AHA) la dose minima di Omega-3 per chi ha sofferto di un attacco cardiaco è di 900 mg.

L’International Society for the Study of the Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), invece, raccomanda a chi non soffre di disturbi cardiaci di assumere almeno 500 mg di EPA e DHA al giorno per mantenere il cuore in forma.

Ictus

Diversi studi clinici suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 proteggano dagli ictus causati dalla formazione di grumi di sangue nelle arterie cerebrali. In particolare, il rischio di ictus può essere ridotto del 50% consumando almeno due porzioni di pesce grasso alla settimana, pari a circa 900 mg di EPA e DHA al giorno.

Problemi di peso (sovrappeso e perdita di peso

Molte persone in sovrappeso non riescono a controllare bene il livello di zuccheri nel sangue.

Per questo spesso l’eccesso di peso è associato allo sviluppo del diabete e ad alti livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Vari studi hanno suggerito che una dieta a basso contenuto di grassi, ma ricca di pesce che contenga EPA e DHA (come il salmone, lo sgombro e le aringhe) aiuti, se abbinata all’esercizio fisico, a controllare meglio le concentrazioni ematiche di zuccheri e di colesterolo.

Artrite reumatoide

L’analisi dei dati raccolti nel corso di vari studi clinici ha dimostrato che nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide l’utilizzo di integratori di Omega-3 riduce la fragilità delle giunture, la rigidità mattutina e la necessità di assumere farmaci specifici.

Non solo, numerose ricerche condotte su cellule della cartilagine hanno dimostrato che EPA e DHA potrebbero diminuire l’infiammazione e l’attività degli enzimi che distruggono questo tessuto.

Altri studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che un’alimentazione ricca di Omega-3 e a basso contenuto di Omega-6 possa essere utile in caso di altri disturbi infiammatori, come l’osteoartrite.

Osteoporosi

Un’alimentazione carente di acidi grassi essenziali, tra cui l’Omega-3 EPA, aumenta la probabilità di perdere massa ossea. Questo suggerisce che i supplenti a base di EPA possano essere utili per lasalute delle ossa.

In effetti uno studio condotto su donne di età superiore ai 65 anni, tutte affette da osteoporosi, ha dimostrato che sia questo Omega-3, sia un altro acido grasso essenziale (detto gamma-linoleico) diminuiscono i livelli di perdita ossea.

In molti casi è stato addirittura osservato un aumento della densità delle ossa. Inoltre diversi studi suggeriscono che lo stesso EPA contribuisca a migliorare la resistenza delle ossa e ad aumentare i livelli di calcio e il suo deposito nello scheletro.

Malattie della pelle

I 2 disturbi della pelle che potrebbero migliorare con l’assunzione di Omega-3 sono la fotodermatite, una malattia che rende particolarmente sensibili all’esposizione al sole, e la psoriasi.

Gli integratori di olio di pesce si sono dimostrati utili nel ridurre la sensibilità ai raggi ultravioletti in chi soffre di fotodermatite. Tuttavia, la loro efficacia protettiva è inferiore rispetto a quella delle protezioni solari applicate direttamente sulla pelle.

 Nel caso della psoriasi, invece, uno studio che ha coinvolto 40 pazienti ha dimostrato che l’associazione tra farmaci ed EPA porta a un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola terapia farmacologica.

Sindrome del colon irritabile

Analisi preliminari hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3, in associazione con i farmaci per  il trattamento delle diverse forme di sindrome del colon irritabile (come la sulfasalazina), possono ridurre i sintomi sia della malattia di Crohn, sia della colite ulcerosa.

 In particolare, secondo uno studio italiano nel caso della malattia di Chron la dose di Omega-3 che consente di ritardare la ricomparsa dei sintomi corrisponde a 2,7 g totali di EPA e DHA al giorno per un anno.

Asma

Alcune ricerche preliminari suggeriscono che gli Omega-3 potrebbero diminuire l’infiammazione associata all’asma e migliorare la funzionalità polmonare negli individui che ne soffrono.

Viceversa, gli Omega-6 tendono ad aumentare i processi infiammatori e a peggiorare le funzioni dei polmoni.

Inoltre, secondo uno studio che ha previsto la somministrazione di olio di pesce per 10 mesi a 29 bambini asmatici, l’assunzione di prodotti ricchi di EPA e DHA riduce i sintomi associati a questo disturbo anche nei più piccoli.

Degenerazione maculare

Sono diversi gli studi che suggeriscono i benefici degli Omega-3 per chi soffre di degenerazione maculare, una malattia degli occhi che può causare la perdita della vista. Un questionario distribuito a più di 3.000 persone di età superiore ai 49 anni ha dimostrato, ad esempio, che una dieta ricca di pesce diminuisce la probabilità di sviluppare questa malattia.

Allo stesso modo, uno studio che ha coinvolto 850 persone ha rivelato che consumi elevati di pesce e regimi alimentari che garantiscono un corretto apporto di Omega-3 e Omega-6 rendono meno propensi a contrarre questa malattia. E un’analisi di dimensioni più ampie ha confermato che mangiare pesce ricco di EPA e DHA più di quattro volte alla settimana può ridurne il rischio.

Dolori mestruali

Anche i sintomi legati al ciclo mestruale potrebbero essere contrastati con gli Omega-3. Infatti uno studio condotto su circa 200 donne danesi ha evidenziato che arricchire l’alimentazione di questi acidi grassi allevia la sindrome mestruale.

Disordine da deficit di attenzione e da iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder – ADHD)

Diverse ricerche suggeriscono che gli Omega-3 svolgano un ruolo importante nello sviluppo dell’ADHD. In particolare, uno studio che ha coinvolto 100 bambini ha svelato una correlazione tra bassi livelli di questi acidi grassi e problemi di apprendimento e comportamentali.

E alcuni indizi di un’associazione tra Omega-3 e ADHD derivano anche da studi condotti sugli animali, in cui una diminuzione dei livelli di queste sostanze è accompagnata dalla riduzione di molecole cerebrali,  come dopamina serotonina, importanti per l’attenzione e la motivazione.

Depressione

EPA e DHA sono fondamentali per consentire una comunicazione ottimale fra le cellule nervose e garantire la salute del cervello.

Per questo chi non introduce con la dieta livelli adeguati di Omega-3 o non mantiene l’equilibrio corretto tra questi e gli acidi grassi Omega-6 è a maggior rischio di sviluppare stati depressivi.

 Infatti uno studio condotto su pazienti ricoverati a causa di gravi depressioni ha riscontrato livelli di EPA più bassi rispetto al normale e un aumento significativo del rapporto tra Omega-6 e Omega-3.

L’esistenza di una correlazione tra Omega-3 e depressione è, inoltre, confermato da una ricerca che ha dimostrato che un regime alimentare equilibrato, che comprenda 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana, favorisce nell’arco di 5 anni la riduzione delle crisi di depressione e della loro intensità.

Disordine bipolare

Secondo uno studio condotto su 30 pazienti affetti da disordine bipolare, l’alternanza tra periodi di euforia e di depressione tipica di questo disturbo è ridotta significativamente se la cura con farmaci che stabilizzano l’umore è abbinata all’assunzione di EPA e DHA.

Questo trattamento combinato è risultato efficace in soli quattro mesi.


Omega-3 e tumori

Cancro al colon

Il consumo di quantità significative di alimenti ricchi in acidi grassi Omega-3 sembrerebbe avere un ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon retto. Ad esempio, le popolazioni eschimesi, che tendono a seguire una dieta ad alta percentuale di grassi e, allo stesso tempo, ricca di pesce ad elevato contenuto di Omega-3, sono caratterizzate da una bassa incidenza di questa forma tumorale.

Al contrario, alcune ricerche suggeriscono che gli Omega-6 potrebbero promuoverne lo sviluppo. E i benefici degli Omega-3, vanno, in questo caso, oltre la prevenzione, andando ad impedire  l’aggravamento del cancro. Il consumo quotidiano di EPA e di DHA sembrerebbe ritardare o persino invertire la progressione del tumore nelle fasi iniziali della malattia.

Cancro al seno

Le donne che consumano regolarmente e per molti anni alimenti ricchi di Omega-3 sembrano essere meno soggette allo sviluppo di forme tumorali al seno.

Non solo, un consumo elevato di pesce ricco in questi acidi grassi e di alghe marroni della famiglia kelp riduce il rischio di morte per cancro al seno. Ciò è particolarmente vero per le donne che sostituiscono la carne con il pesce.

L’equilibrio fra acidi grassi Omega-3 e Omega-6 sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo e nella crescita di questo tipo di cancro, anche in terapie combinate con le vitamine E e C, il  beta-carotene, il selenio e il coenzima Q10.

Cancro alla prostata

Come nel caso del cancro al seno, anche il rischio di tumore alla prostata è ridotto da un buon equilibrio tra acidi grassi Omega-3 e Omega-6. La loro funzione protettiva nei confronti di questo cancro è stata suggerita da studi clinici che hanno valutato il ruolo preventivo di una dieta a bassa percentuale di grassi comprendente pesce e olio di pesce.

E anche ricerche di laboratorio e studi sugli animali indicano che EPA e DHA potrebbero inibire lo sviluppo di questo tipo di tumore.

(Fonte: www.omegor.com)

Helicobacter pylorii e fitoterapia

Combattere definitivamente l’Helicobacter pylorii con cure naturali evitando i fastidiosi effetti collaterali dei farmaci di sintesi oggi è possibile!

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I disturbi gastrici sono oggi estremamente comuni nelle popolazioni dei paesi industrialmente avanzati. Un’alimentazione troppo veloce, lo stress della vita moderna, sostanze irritanti contenute in bibite, alimenti, etc. In genere tutte queste cause danno comunque disturbi transitori: quando il senso di bruciore, il dolore, l’acidità di stomaco perdurano per vari giorni il sospetto cade su un microrganismo che colonizzando l’epitelio della mucosa gastrica è il responsabile del persistere ditali disturbi: 1’ Helicobacter pylorii.

Quasi l’80% delle persone che soffrono di ulcera gastrica rivelano la presenza di Helicobacter pylorii nel loro stomaco. Si tratta di un germe ubiquitario (presente ad esempio anche in molti serbatoi d’acqua potabile), a forma di spirale, che riesce tranquillamente a sopravvivere all’acidità gastrica sfruttando il muco che ricopre le pareti gastriche e grazie alla produzione di un enzima, l’ureasi, che scinde l’urea, la principale proteina della carne che normalmente ingeriamo durante i nostri pasti.

L’Helicobacter pylorii causa una serie di disturbi importanti: dalla semplice infiammazione, alla gastrite, all’esofagite da riflusso, all’ulcera peptica. Con il tempo la sua presenza è stata associata ad
un’elevata incidenza di tumori allo stomaco, in particolare il linfoma gastrico e l’adenocarcinoma gastrico. La prevenzione del cancro allo stomaco passa inevitabilmente attraverso l’eradicazione di questo germe: una strategia che miri a combattere questo microrganismo deve quindi essere composta da due momenti. Bloccare l’attecchimento del germe e prevenire le successive complicazioni. Data la presenza ubiquitaria del microrganismo è evidente che le misure adottate dovranno essere adatte ad un’assunzione prolungata, per tale ragione i prodotti naturali risultano spesso idonei.

Blocco dell’adesione deIl’Helicobacter pylorii alla parete gastrica.

L’estratto e il succo di Cranberry (Vaccinum macrocarpon), grazie alla presenza di proantocianidine, catechine e triterpenoidi, impedisce l’adesione agli epiteli (come quello della mucosa gastrica) di numerosi batteri. Da sempre utilizzato nella prevenzione delle infezioni urinarie in realtà l’estratto di Cranberry ha dimostrato esercitare la stessa azione sull’Helicobacter pylorii tanto in vitro che in vivo. La somministrazione di Cranberry determina una riduzione dell’adesione del germe alla parete dello stomaco. In conseguenza il microrganismo non è più in grado di determinare i fenomeni infiammatori alla base dei piccoli e grandi problemi causati da questo agente.

L’estratto di Cavolo (lirassica oleracea)
L’estratto di Cavolo esercita un’azione antibatterica diretta sull’Helicobacter pylorii grazie alla presenza di sulforafane. Questo composto ha dimostrato una potente azione batteriostatica contro tre differenti ceppi di Helicobacter piloni isolati in 45 casi clinici. Tale azione antimicrobica sembra indipendente dalla capacità del germe di sviluppare una resistenza ai comuni antibiotici. Oltre ad un’azione diretta sull’Helicobacter pylorii gli estratti di cavolo sono noti, proprio grazie alla presenza di isotiocianati, per la loro capacità di esercitare un’azione preventiva nei confronti di numerosi tumori in particolare (ma non solo) del tratto gastro-intestinale. Tale azione sembra essere in relazione anche ad una maggior capacita detossificante indotta dagli estratti di cavolo che indurrebbero nell’organismo un aumento dell’attività degli enzimi epatici deputati a questo scopo (sistema P450 del fegato) e un aumento del sistema del glutatione-S-transferasi.

I composti presenti nell’estratto di cavolo agirebbero quindi:
– esercitando un’azione diretta a livello gastrico contro l’Helicobacter pylorii;
– esercitando una marcata attività antiossidante;
– esercitando un’azione antimutagena e anticancerogena a livello del DNA delle singole cellule;
– favorendo la disintossicazione del nostro fegato e dell’intero organismo dalle sostanze esogene tra  cui ovviamente anche numerosi cancerogeni alimentari.

DISBIOSI (alterazione della flora intestinale)

La DISBIOSI intestinale: è un’alterazione della flora batterica che può essere diagnosticata anche attraverso il Disbiosi Test, una semplice analisi delle urine, consentendo quindi l’eliminazione di fastidiosi disturbi della digestione. Tale patologia si cela dietro alcuni sintomi precisi: cattiva digestione, gonfiore, stitichezza alternata a dissenteria, cambiamenti dell’umore, disturbi del sonno, candidosi vaginale.

disbiosi

Le cause della disbiosi intestinale sono legate solitamente allo stile di vita:
– Alimentazione poco equilibrata
– Ritmi lavorativi stressanti
– Mancanza di attività fisica
– Utilizzo di farmaci specifici (antibiotici, lassativi, anticoncezionali, ma e sopra tutto Vaccini)

Una dieta poco equilibrata, caratterizzata dall’assunzione di alimenti ricorrenti e dalla rapidità con cui li si assume, è dannosa per l’intestino ed impedisce all’organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo. L’alimentazione scorretta è in genere affiancata da uno stile di vita irregolare che altera il ritmo sonno-veglia con inevitabili ripercussioni negative sull’intestino.

La disbiosi può essere causata anche dallo stress generato da un’attività lavorativa intensa, dagli impegni pressanti e dalle responsabilità quotidiane. Lo stress professionale lascia ben poco tempo allo svolgimento di attività fisica e ciò crea una condizione di affaticamento e nervosismo nell’organismo. Un’ulteriore causa è costituita dall’assunzione di farmaci quali antibiotici, antinfiammatori, antinfluenzali, antidepressivi, anticoncezionali e ansiolitici che agiscono sui sintomi della malattia ma anche sulla flora batterica, danneggiandola. Infine, anche metalli pesanti quali alluminio, mercurio (che sono contenuti nei vaccini) piombo, che possono arrivare nell’intestino attraverso la catena alimentare, possono danneggiare la flora batterica.

In ogni caso, le conseguenze per la flora batterica intestinale sono nocive in quanto perde il proprio ruolo di barriera protettiva dell’organismo facendo aumentare il rischio di proliferazione di funghi e di agenti patogeni nell’intestino e rendendo il fisico più vulnerabile.

L’idrocolonterapia è un trattamento medico che ha dimostrato negli ultimi anni ampie possibilità applicative. La sua efficacia è stata dimostrata nei disturbi funzionali del colon e nella riabilitazione della capacità peristaltica intestinale, così come la sua utilità nella preparazione intestinale sia pre-operatoria che per indagini radiologiche contrastografiche ed endoscopiche.

Pancia gonfia, stitichezza, diarrea, Perche ?
Chissà quante volte ti sei domandato il perché di quella pancia gonfia d’aria, di quella stitichezza e di quella diarrea che ti tormentano senza una precisa diagnosi. E’ il momento di conoscere l’attività della mucosa del digerente e in particolare di quella flora e di quei bacilli di cui tanto si parla e che ogni giorno vengono reclamizzati negli yogurt che trovi al supermercato.

Gli ecosistemi del nostro organismo
Sulla pelle, sulla vagina e nell’intestino sono presenti delle strutture chiamate ecosistemi microbici che non solo svolgono la funzione di prima barriera contro le infezioni, ma anche di organizzazione di equilibrio e di benessere.
La flora intestinale fisiologica è in simbiosi con l’organismo. Questa simbiosi, da cui traggono vantaggio sia l’organismo che la microflora, viene definita eubiosi. Allorché viene alterato l’equilibrio con la predominanza dei germi patogeni, si ha la cosiddetta disbiosi intestinale.
Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

I bacilli intestinali e l’equilibrio nell’apparato digerente
Una notevole quantità di microrganismi (se ne possono identificare oltre 100 diverse specie) è concentrata a livello dell’apparato gastro-intestinale ed è una componente integrante del corpo umano. Al fine di svolgere le sue funzioni metaboliche, l’apparato digerente e in particolare il tubo gastrointestinale, ha infatti bisogno che siano presenti e in stato ottimale non solo le sue strutture anatomiche ma anche quei germi batterici chiamati microflora intestinale, che colonizzando la mucosa favoriscono i processi di transito, di assorbimento e di trasporto.

La microflora intestinale raggiunge una quota di 10’°-10’3 microrganismi per grammo di feci (peso secco), ma l’aspetto più eclatante è che il numero totale di microrganismi presenti nell’intestino è circa uguale al numero di cellule che costituiscono il corpo umano (10’2 batteri per cm2 di intestino)

Le diverse specie di bacilli intestinali

La microflora intestinale si divide in:
– Organismi residenti o saprofiti che facilitano e presiedono alla digestione
– Organismi patogeni che ostacolano i processi metabolici e producono danni
– Gli aerobi richiedono, al contrario degli anaerobi, la presenza di ossigeno

In condizioni normali la microflora è rappresentata principalmente da batteroidi, bifidobatteri, clostridi, enterobatteri, enterococchi, lattobacilli e stafilococchi. I batteroidi e i bifidobatteri sono i principali microrganismi anaerobi, mentre l’Escherichia coli, gli enterococchi e i lattobacilli sono i principali microrganismi aerobi.

Nell’intestino oltre ai germi batterici, troviamo i virus (anche se la loro presenza in individui sani non è stata ancora sufficientemente documentata) i miceti (lieviti e funghi filamentosi) e una grande varietà di protozoi.
La qualità e la distribuzione di questi microbi può variare da un individuo all’altro. Nell’intestino di individui sani i batteri anaerobi sono predominanti, anche se la loro distribuzione è in relazione all’età dell’individuo, alle abitudini alimentari e igienico-sanitarie. (NdR: occorre quindi che si mantengano i giusti rapporti fra le varie parti della flora – batteri, lievi, funghi – affinche’ la perftetta salute (P.S.) sia sempre presente.
Le condizioni per la sopravvivenza della micro flora fisiologica. La microflora ha caratteristiche differenti nei vari tratti dell’apparato gastro intestinale: la sua entità e composizione viene influenzata da numerosi elementi locali.

I principali fattori in grado di condizionare in termini sia quantitativi che qualitativi la popolazione microbica sono:
– la quantità di ossigeno che diminuisce progredendo dallo stomaco all’ultimo tratto dell’intestino,
– il pH del tratto intestinale
– i fattori meccanici, come la peristalsi

La micro flora nello stomaco 
L’ambiente dello stomaco presenta un pH acido e un’ottima presenza di ossigeno; tali caratteristiche rendono difficile la sopravvivenza e la crescita di microrganismi patogeni. La flora gastrica è infatti quantitativamente molto scarsa e in certi casi il contenuto dello stomaco è addirittura sterile. I germi presenti in ambiente gastrico sono di solito aerobi. Gli anaerobi sono di rarissimo riscontro e frequentemente sono segno della presenza di uno stato patologico. Nella piena fisiologia e salute è possibile trovare Lactobacillus acidophilus e lieviti.

La micro flora nell’Intestino
In termini quantitativi, la carica microbica totale aumenta progressivamente dallo stomaco all’intestino crasso mentre, in termini qualitativi, i germi aerobi o facoltativi diminuiscono passando dall’ambiente gastrico a quello intestinale. Nella popolazione microbica del tratto più distale del canale digerente, la anaerobiosi è praticamente costante.

Nell’intestino la microflora è soggetta a diversi meccanismi di regolazione che la mantengono costantemente in equilibrio. Tali meccanismi intervengono tra microrganismo e microrganismo, ma anche tra microrganismo e ospite. In primo luogo la flora batterica saprofita esercita una specie di autoregolazione nell’ambito sia della loro stessa specie sia di altre.

L’attivita’ di difesa da parte della micro flora 
I germi presenti nel tubo digerente sono in grado di produrre batteriocine, sostanze antibatteriche che agiscono nei confronti della stessa specie di batteri che le produce. Altre sostanze di produzione batterica sono gli antibiotici naturali, che agiscono nei confronti di specie diverse da quella del produttore. La microflora intestinale viene aggredita quotidianamente da microrganismi patogeni che giungono dall’ambiente esterno. Essi normalmente non riescono a esplicare il loro potenziale patogeno, in quanto non riescono a trovare uno spazio vitale per la loro moltiplicazione, grazie soprattutto alla produzione di sostanze ad attività antibatterica da parte dei microrganismi residenti.

L’intestino è il luogo di azione delle difese immunitarie sia in forma organizzata nelle placche del Peyer, nell’ultima parte del tenue, sia diffusa tra le cellule epiteliali e nella lamina propria. L’attività di questo sistema di difesa viene modulata dal tipo di microflora presente.

L’intestino viene attualmente considerato come il più importante organo immunitario, contenendo circa il 40% di tutte le cellule immunitarie del corpo umano. È stato recentemente dimostrato,che ratti “germ free” (cioè pri vati della flora intestinale), rispetto ad animali normali presentano, oltre ad alterazioni morfologiche dei villi e della mucosa intestinale, anche la ridu zione dello spessore della parete muscolare e quindi dell’attività motoria, con follicoli linfoidi appena accennati, costituiti dal solo tessuto ger minale. È stato anche dimostrato che la somministrazione di lat tobacilli in animali da esperimento è in grado di far aumentare la pro duzione degli anticorpi, inclusa la produzione di Ig A, ed il rilascio di citochine ed interleuchine particolarmente attive nelle difese immunitarie.

Il tessuto intestinale linforeticolare contiene tutti gli elementi cellulari in grado di elaborare una risposta immunitaria completa e cioè:
– le cellule presentanti l’antigene
– i linfociti T helper,
– i linfociti T soppresso
– i linfociti T citotossic
– i linfociti B produttori, tra l’altro, delle Immunoglobuline A secretorie che costituiscono un sorta di film protettivo presente nella mucosa intestinale: una sorta di vernice antisettica che contribuisce alla regolazione dell’assorbimento di antigeni, di tossine batteriche e non, di pollini, etc.

L’attivita’ trofica della micro flora
– la produzione di enzimi, la motilità, la modulazione del pH o equilibrio acido-base
La cosiddetta funzione trofica della microflora intestinale consiste nella regolazione de:
– il metabolismo delle sostanze che provengono dall’esterno attraverso un’attività degli enzimi
– il mantenimento della morfologia e della motilità fisiologica del tubo
– la composizione e il volume dei gas intestinal
– la composizione e le caratteristiche del materiale fecale
– l’equilibrio acido-base all’interno del tratto mediante la regolazione del pH
– la sintesi delle vitamine (specie la K e la B12)
– l’assorbimento degli acidi biliari e degli ormoni steroidei
– il metabolismo dei farmaci (NdR o perlomeno il tentativo)

I Principali sintomi della disbiosi
Quando la microflora intestinale subisce un’alterazione si parla di DISBIOSI, una specie di rottura dell’equilibrio dell’eco sistema microbico, con un’eccedenza dei germi patogeni. Si avvera, così, una sofferenza estesa che genera quei sintomi che ne sono l’iniziale spia:

– un eccesso di gas con gonfiore e flatulenza
– un ritardo del transito fecale con spasmi addominali
– un eccessivo assorbimento di acqua con conseguente stitichezza
– un diminuito assorbimento di acqua e sali con diarre

Le principali cause della disbiosi

CAUSE ALIMENTARI: abuso di alcol e di carne; diete carenti di fibre; scarso consumo di vegetali; obesità; scarsa assunzione di latticini etc
CAUSE JATROGENE: abuso di antibiotici, sulfamidici, corticosteroidi, pillola anticoncezionale assunta per lungo periodo, eccesso di lassativi, ecc.
CAUSE INQUINANTI: coloranti alimentari; conservanti, pesticidi; ormo ni steroidei alimentari, ecc.
CAUSE PATOLOGICHE: epatopatie, colangiopatie, pancreatiti croniche, gravi infezioni intestinali (tifo, ameba, ossiuri etc), fistole; parassitosi, interventi chirurgici, le intossicazioni da metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio)
CAUSE NEUROGENE: traumi psichici e stress prolungato che agiscono attraverso meccanismi immunologici ed endocrini.
CAUSE PEDIATRICHE: la cd a causa dell’immaturità dei meccanismi immunitari, la lentezza della motilità intestinale, la bassa acidità gastrica

Le principali conseguenze della disbiosi
Quando il sistema ecobiologico dell’intestino viene per lungo tempo sottoposto ad alterazione del suo equilibrio (NdR: giusti rapporti della flora), conseguono veri danni locali e sistemici. Ecco le principali:

PATOLOGIE LOCALI: le coliti croniche; il morbo di Crohn e la colite ulcerosa; le poliposi intestinali;
le diverticolosi, le neoformazioni tumorali.
PATOLOGIE EPATICHE: l’insufficienza epatica e la cirrosi fino all’ ipertensione portale.
PATOLOGIE DISMETABOLICHE: il diabete mellito
PATOLOGIE IMMUNITARIE: le allergie e le intolleranze alimentari; i disturbi reumatico-simili.
PATOLOGIE PSICOSOMATICHE: gli stati depressivi.
PATOLOGIE CIRCOLATORIE: le insufficienze venose agli arti inferiori; le sindromi emorroidarie; l’aterosclerosi e l’ipertensione arteriosa conseguente

In particolare
Le infezioni estese all’apparato uro-genitale
I processi putrefattivi del colon comportano, per un’aumentata attività metabolica dei batteri colici, un’esaltazione dei processi enzimatici che convertono gli acidi biliari primari in secondari; questi agiscono come fattori di produzione dei tumori del colon. I batteri colici possono coinvolgere i tessuti dell’apparato uro-genitale con prostatiti, uretriti e vulvo-vaginiti.

La cattiva digestione
La comparsa di intolleranze e allergie intestinali multiple è dovuta all’aumentata penetrazione e al riassorbimento di macromolecole con insufficiente attività dei linfociti T suppressor intraepiteliali. Una volta instaurate, le intolleranze alimentari provocano un sovraccarico del metabolismo epatico che, a sua volta, favorisce la riproduzione all’interno dell’intestino di germi patogeni come il Proteus e i clostridi. §

La formazione, da parte del metabolismo batterico e il successivo riassorbimento di sostanze endotossiche, come il fenolo, la cadaverina, l’agamantina, l’indolo, l’ammoniaca, etc. (finora sono state identificate 22 sostanze endotossiche) danneggia fegato e pancreas, con cattiva digestione degli alimenti e riproposizione del circolo vizioso della disbiosi.

La stanchezza cronica, il cattivo umore, il dolore addominale
Il cosiddetto circolo epato-encefalico (una specie di asse tra fegato e sistema nervoso centrale) contribuisce alle alterazioni della sfera neuropsichica. La conseguenza sarà il cattivo umore, la stanchezza cronica, il dolore addominale diffuso che insorgono senza vere cause organiche.

La candidosi cronica
L’alterazione del metabolismo delle vitamine (ipovitaminosi generalizzata) compresa la biotina, ha grande importanza nello sviluppo di una candidosi cronica. Nel 97% degli individui la Candida albicans è presente nel tratto intestinale in forma di spora. Errori alimentari, farmaci, disbiosi e immunodepressione determinano la trasformazione del lievito dalla forma di spora a quella vegetativa. Si ha quindi la formazione di metaboliti tossici (tra cui la formaldeide) con disturbi della sfera neuropsichica, la colonizzazione della mucosa intestinale e delle mucose degli organi vicini (vagina, vescica e uretra). Il micete può anche passare nel circolo sanguigno.

La diagnosi per la disbiosi intestinale
Anamnesi: i farmaci assunti di recente, la dieta alimentare, il fumo, l’ambiente di lavoro, lo stile di vita etc..

Sintomi: flatulenza, diarrea, gengivite cronica. Gastrite cronica.
Dati di laboratorio: alterazioni delle transaminasi e delle alfa-amilasi, la coprocoltura, il pH delle feci (in caso di flora intestinale normale il pH dell’intestino crasso corrisponde a un valore compreso tra 5.5 e 6.0 dall’infanzia fino all’età adulta. Valori superiori a pH 6.0 sono già sospetti); la prova dell’indolo nelle urine (nelle urine si trovano normalmente piccole quantità di indolo pari a 4-20 mg nelle 24 ore). In caso di disbiosi intestinale grave nelle urine è presente lo scatolo.

Kinesiologia: utilizzando i punti MO del colon e del piccolo intestino sulla parete addominale oppure utilizzando le fiale test del sistema VEGA scatolo e indolo.
Bioelettronica: con l’EAV e con il VEGA-test.

La terapia per la disbiosi intestinale: I fermenti o i batteri lattici
La prima misura da adottare in un paziente con disbiosi è il cambiamento delle sue abitudini alimentari. Ad esso vengono associate le terapie drenanti e disintossicanti. Importante è l’assunzione dei bioterapici, meglio conosciuti con il termine di “fermenti lattici” o batteri lattici.
I batteri lattici, come già detto, comprendono quella specie di habitat intestinale che protegge e promuove il processo digestivo. I batteri lattici, sulla base di recenti acquisizioni, si distribuiscono nei seguenti generi: lactobacillus, lactococcus, streptococcus, leuconostococcus, pediococcus. (NdR: oltre agli enzimi vegetali)

La storia dei fermenti lattici
L’uomo è da sempre, in stretta relazione con i batteri lattici. La documentazioni di antiche civiltà, quali la assiro-babilonese, l’egizia, l’araba, la persiana e l’indiana, testimoniano l’uso di latti fermentati con significato terapeutico.
La loro popolarità giunge in occidente all’inizio del 900 quando il microbiologo russo Metchnikoff, premio Nobel 1908, mette in relazione la longevità delle popolazioni balcaniche con il largo consumo dei prodotti fermentati: yogurt, koumis kefir, mazum e dahi. Ai giorni nostri è ormai dimostrato che i batteri lattici svolgono il ruolo di attivazione dell’attività digestiva e di terapia di un eventuale disbiosi. Viene quindi giustificata e promossa la produzione sia lo spazio che i batteri lattici già occupano nella ricerca clinica e nelle preparazioni alimentari.

I principali fermenti lattici

Il Lactobacillus acidophilus è indubbiamente il più usato per il suo effetto probiotico e terapeutico. Grazie al suo effetto antagonista verso specie microbiche dannose per il nostro organismo, contribuisce all’equilibrio dell’ecosistema intestinale, producendo antibiotici altamente attivi verso gram-positivi e gram negativi. In vitro mostra attività contro Pseudomonas aeruginosa, Pseudomonas fluorescens, Proteus vulgaris, Serratia marcescens e Staphylococcus aureus. L’ attività antibiotica è dovuta ad una sostanza chiamata acidofillina e da un’altra sostanza chiamata lactocidina. È stato isolato anche un altro antibiotico attivo verso l’Escherichia coli.

Il Lactobacillus bulgaricus produce tre sostanze antibiotiche che hanno dimostrato attività nei confronti di 15 specie batteriche differenti; dallo Streptococcus thermophilus è stata estratta una sostanza inibente, la nisina, con attività inibente verso streptococchi del gruppo A,B,E,F,G,K,M,N, stafilococchi, micrococchi, pneumococchi, neisseria, alcune specie di bacillus, clostridium, lactobacillus, actinomyces ed erysipelotrix.

I Requisiti dei Fermenti Lattici 
Oltre che attraverso l’assunzione di yogurt, i fermenti lattici possono essere, dunque, assunti mediante una vera terapia con bioterapici.
La somministrazione di fermenti lattici vivi per un periodo protratto può risolvere brillantemente l’intero quadro clinico legato a flatulenza, borborigmi, meteorismo e dolori addominali, tipico di una disbiosi intestinale incombente, con totale risoluzione della sintomatologia e regolarizzazione delle scariche giornaliere.
I fermenti lattici contenuti nel bioterapico devono essere numerosi (la carica batterica iniziale deve essere non inferiore a 200 milioni per cmc), per con sentire a buona parte di essi di superare la barriera acida dello stomaco e di poter quindi colonizzare l’intero tubo digerente.
Devono essere assunti vivi e biochimicamente attivi e per questo la tecnica migliore è la loro liofilizzazione. Nei preparati liofilizzati i germi si trovano in stasi metabolica e la validità è notevolmente superiore a quella dei germi preparati con colture in mezzo liquido o essiccato. Non è assolutamente consigliabile l’uso di bioterapici a base di spore, dal momento che per la caratteristica vita latente, necessitano di un periodo più lungo di attivazione.

I dati elaborati, sono parzialmente tratti da uno studio del Dr.Lamberto De Sanctis e della D.ssa Rosanna D’Alessandro “LA DISBIOSI INTESTINALE” – della OTI Omeo Tossicologici Italia srl. 

Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

Nella Disbiosi, vengono inviate sostanze tossiche endoprodotte nell’organismo

Quando flora batterica si altera e i batteri lavorano male (disordine fra i vari ceppi), vengono anche a ridursi gli enzimi e le (IgA) immunoglobuline che sono le basi del sistema immunitario. In tali condizioni i funghi proliferano a dismisura per la mancanza di batteri antagonisti.
Ricordiamo che le immunoglobuline (IgA) fanno parte del sistema immunitario, presente nell’intestino con un numero da 100 alle 200 stazioni linfatiche (placche di Peyer), che rappresentano almeno il 65% del nostro potenziale immunitario.

Quando la flora intestinale non è equilibrata, gli aminoacidi derivati dalle proteine maldigerite, subiscono un processo di decarbossilazione che produce le seguenti amine tossiche:
arginina–> agmatina
cistina e cisteina–> mercaptano
istidina–> istamina
lisina–> cadaverina
ornithina–> putrescina
tirosina–> tiratina
triptofano–> indolo e scatolo

Molte di queste amine sono dei potenti veleni vasocostrittori. Va notato che l’indolo e lo scatolo (metilindolo ) sono responsabili in gran misura del particolare odore delle feci. Questo porta a comprendere perché le feci dei vegetariano non hanno odore o ne hanno uno assai leggero.

Alle amine sopradescritte vanno aggiunte le sostanze tossiche di origine fermentativa (ac. acetico, CO2, acido ossalico ecc)

Nella disbiosi si presenta alterato anche l’equilibrio tra il gruppo di batteri acidofili-bifidi e gli organismi coliformi. Se predominano i batteri coliformi la flora tende dal colon verso il tenue; se predomina il gruppo degli acidofili – bifidi (che sono conosciuti come fermentatori dell’acido lattico), la loro produzione eccessiva di acido cambia il pH intestinale (normalmente da 5,5 – 6, ovvero poco alcalino) ed i batteri coliformi non sono più in grado di funzionare correttamente.

Si è constatato che il 5,82% delle disbiosi sono caratterizzate da alterazioni dell’Escherichia Coli mentre nel restante 54,18% vi è una quasi totale assenza di lattobacilli. (NdR: una delle cause piu’ importanti delle disbiosi, oltre all’alimentazione errata e stress vi sono i Vaccini ed i farmaci di sintesi)

Anche una dieta ricca di grassi può creare seri problemi. Innanzitutto tende a far variare il pH del colon verso una maggiore acidità o basicità, incrementa inoltre la produzione di acidi biliari che vengono convertiti dai batteri intestinali in carcinogeni e cocarcinogeni (Fecapentani e Chetosteroidi); queste sostanze possono stimolare una proliferazione cellulare in senso neoplastico.
Se la flora batterica non viene riportata nelle sue condizioni ottimali, si instaurerà una condizione cronica di malnutrizione cellulare, le tossine non verranno più eliminate e dovranno essere accumulate sia nel mesenchima (tessuto connettivo) che nel parenchima (cellule). Il sangue non potrà più trasportare le sostanze necessarie per la salute organica, e il corpo si ammalerà proponendo una di quelle innumerevoli manifestazioni che vanno sotto il nome di “malattie”. Tratto da: viveremeglio.it

Molto utile e’ anche l’ARGILLA (fango di terra argillosa) mangiata come un “dolce” ogni giorno od ogni 2 o 3 giorni per un certo periodo che in genere varia da soggetto a soggetto, con un minimo di 15 giorni; alle volte e’ necessario assumerla per periodi piu’ lunghi. Fare attenzione che l’argilla puo’ portare stitichezza. L’argilla con il suo potere mineralizzante, cicatrizzante e chelante, fornisce un ottimo ausilio a tutti coloro che si debbono disintossicare dalle sostanze tossiche, aiutando la disinfiammazione e la disintossicazione dell’apparato digerente ed il corpo intero.

Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo. 

Colostro Bovino: il primo latte materno

Un aiuto naturale per il sistema immunitario
colostro

Tra i numerosi fattori che oggi più che in passato sono in grado di rappresentare una minaccia per la nostra salute troviamo sempre più frequentemente tutti quei microrganismi che sono diventati completamente, od almeno parzialmente, resistenti agli antibiotici. Anche le numerose sostanze tossiche con le quali veniamo giornalmente a contatto (fumo di sigaretta, smog, inquinanti ambientali di ogni genere, tossine, prodotti chimici di varia natura, radiazioni, etc) mettono a dura prova i nostri naturali meccanismi di difesa. In un tale contesto, è chiaro come un buon funzionamento del sistema immunitario assuma sempre maggiore importanza.

Fin dai tempi antichi è noto come i vitelli che sono stati nutriti col primo latte materno (colostro) godano di migliore salute. L’assunzione del colostro entro le prime ventiquattro ore di vita permettono infatti al vitello non solo di dotarsi di un sano sistema immunitario, ma anche di attivare correttamente tutte le funzioni metaboliche. Le proprietà del colostro bovino sono dunque conosciute da molti secoli, ma solo oggi grazie anche alle nuove tecnologie di sterilizzazione, selezione e concentrazione, possono essere sfruttate a pieno. L’unicità delle caratteristiche del colostro non è del resto prerogativa dei soli bovini, ma tipica di tutti i mammiferi, uomo compreso.

Sebbene dunque il colostro possa sembrare ai nostri occhi un prodotto nuovo, le sue benefiche caratteristiche erano già da lungo tempo inconsciamente sfruttate dai nostri antenati. In India, ad esempio, i seguaci delle tradizionali pratiche Ayurvediche ed i cosiddetti Reishi (santoni guaritori) erano soliti utilizzare il colostro come rimedio contro le mancanze del fisico e della mente. I popoli scandinavi e quelli nordeuropei, invece, festeggiavano la nascita dei vitelli preparando e consumando un pudding a base di colostro e miele. Negli Stati Uniti, invece, il colostro era usato come generico rimedio popolare contro le infezioni ancora prima che le preparazioni farmaceutiche e gli antibiotici fossero disponibili sul mercato (1). Negli anni cinquanta, molti medici lo prescrivevano ai pazienti affetti da artrite reumatoide. In particolare, Albert Sabin, partì dal colostro bovino per identificare gli anticorpi specifici che lo condussero alla messa a punto del vaccino contro il polio (5).

Le proprietà del colostro sono state comunque riconosciute ed indagate più a fondo a partire dalla prima metà degli anni ottanta, quando fu utilizzato per la prima volta con successo nella cura dei bambini affetti da diarrea causata da rotavirus (3). Studi successivi evidenziarono come questo potesse risultare efficace anche contro la diarrea provocata da protozoi quali Cryptosporidium, soprattutto negli individui debilitati (4).

COMPONENTI DEL COLOSTRO BOVINO
Il colostro bovino contiene una sorprendente molteplicità di sostanze attive in grado di consentire non solo un sano sviluppo per il vitello appena venuto alla luce, ma anche la sua vera e propria sopravvivenza. L’assunzione del colostro da parte del vitello, è una questione di vitale importanza dal momento che ai bovini, a differenza degli uomini, non sono trasferiti attraverso la placenta alcuni dei fattori importanti per lo sviluppo del sistema immunitario. Nei neonati, invece, la mancata assunzione del colostro non comporta inevitabilmente la morte, ma solamente un generico stato di debilitazione più o meno grave a seconda dei casi.
La tempistica di assunzione del colostro da parte del neonato è altresì un fattore estremamente importante. Se infatti il vitello in seguito, ad esempio, a complicazioni postparto non riesce ad assumere colostro entro le prime 12-18 ore dal parto, esso può addirittura morire in seguito al graduale riassorbimento dei fattori immunitari da parte della madre ed alla conseguente diminuzione delle proprietà del colostro materno. Per conservare intatta la qualità del colostro bovino è dunque fondamentale che questo venga raccolto nelle prime ventiquattro ore dopo il parto.

Le sostanze contenute nel colostro, possono essere divise in due gruppi principali: i cosiddetti “fattori immunitari” e quelli definibili come “fattori di crescita”. Sono inoltre presenti altri componenti minori (2).

FATTORI IMMUNITARI
Sono definibili con il termine di “fattori immunitari” tutte quelle sostanze che sono in grado di aiutare il nostro organismo a difendersi contro le aggressioni degli agenti esterni più disparati (virus, batteri, funghi, protozoi, etc.). Alcuni fattori immunitari hanno funzioni ben precise, quali ad esempio, stimolare l’attivazione di un particolare meccanismo di difesa, mentre altri agiscono su di un piano più generico, conferendo efficacia difensiva all’intero sistema immunitario o ad una singola porzione di esso. E’ utile inoltre sapere che parte della nostra funzione immunitaria deriva dal nostro patrimonio genetico, parte viene invece acquisita in seguito all’accumularsi delle successive reazioni agli agenti esterni.
Alcuni dei più importanti fattori immunitari riscontrati nel colostro bovino includono le immunoglobuline (le principali sostanze attive del colostro), i polipeptidi ricchi in prolina (PRP), la lattoferrina (un potente antibatterico naturale), le citochine (agenti anti-cancerogeni), alcuni enzimi, le glicoproteine, gli inibitori della tripsina, il lisozima, le limfochine (che includono sostanze anticancerogene), gli oligo-polisaccaridi ed i glicoconiugati.

a) Immunoglobuline (Ig): le immunoglobuline sono i principali fattori immunitari presenti nel colostro bovino. Chiamati comunemente anche anticorpi, sono normalmente prodotti dal nostro organismo a scopo difensivo in corrispondenza della presenza di sostanze estranee (antigeni). In generale, le funzioni attribuite alle immunoglobuline comprendono la neutralizzazione delle tossine, dei virus e dei batteri nel sistema circolatorio e linfatico.

Le immunoglobuline sono grosse molecole proteiche costituite da catene di centinaia di aminoacidi. Esse possono lavorare assieme o separatamente per distruggere gli antigeni Alcune circolano nel sangue, altre nel sistema linfatico, altre invece risiedono nelle membrane mucose e funzionano da barriera contro le invasioni di pericolosi agenti estranei.

Le immunoglobuline sono presenti in tutti i mammiferi, uomo compreso e sono suddivisibili in diverse classi: IgA, lgD, IgE, lgG ed lgM, ognuna delle quali possiede funzioni specifiche differenti.

– lgG: incrementano la fagocitosi diretta alla neutralizzazione delle tossine (80-85% del totale degli anticorpi del siero). Sono le immunoglobulina presenti in maggiore quantità nel colostro bovino.
– lgM: incrementano la fagocitosi, specialmente nei confronti dei microrganismi (5-10% del totale degli anticorpi del siero).
– IgA: proteggono le superfici mucose (15% del totale degli anticorpi del siero).
– lgD: stimolano le cellule B alla produzione di anticorpi (2% del totale degli anticorpi del siero).
– IgE: sono associate alle reazioni allergiche (0.002% del totale degli anticorpi del siero).

Il ruolo giocato dalle immunoglobuline nella difesa del nostro organismo dagli attacchi esterni sta diventando in questi ultimi anni sempre più cruciale a causa dell’insorgenza nei batteri di fenomeni di resistenza agli antibiotici, I fattori immunitari presenti nel colostro bovino garantiscono un’incredibile efficacia protettiva in seguito alla loro sorprendente concentrazione, addirittura venti volte superiore a quella del colostro umano (1). La maggior parte delle immunoglobuline sono inoltre sintetizzate nell’intestino e, conseguentemente, la somministrazione orale di colostro le indirizza proprio in questa sede.

b) Polipeptidi ricchi in prolina (PRP): i PRP sono molecole in grado di bilanciare l’attività del sistema immunitario, stimolandolo quando non è reattivo oppure limitandolo quando è iperattivo. La loro azione regolatrice si esplica soprattutto a livello della ghiandola del timo deputata alla produzione delle cellule T (tra le funzioni delle quali sono comprese la soppressione di tutte quelle cellule che nel corpo sono state invase da agenti estranei oppure sono diventate cancerose).

c) Lattoferrina: la lattoferrina è una proteina in grado di legare il ferro e possiede notevoli proprietà anti-virali, antiinfiammatorie ed antibatteriche. Essa è in grado di difendere il corpo dalle candidosi, dalla sindrome di affaticamento cronico, dall’herpes e dalle altre infezioni. La dinamica d’azione della lattoferrina è molto singolare, essendo in grado contemporaneamente di annientare i batteri e di rifornire di ferro il nostro organismo. La lattoferrina, in pratica, toglie il ferro ai batteri, impedendo loro di riprodursi per renderlo disponibile alle nostre funzioni, prima fra tutte il rifornimento di ossigeno a tutte le nostre cellule.

d) Citochine: le citochine sono sostanze chimiche coinvolte nella comunicazione tra le cellule del nostro corpo. Esse possiedono attività anti-virale ed anti tumorale e partecipano a regolazione, intensità e durata della risposta immunitaria. Le citochine sono in grado di aumentare l’attività delle cellule T e di stimolare la produzione di immunoglobuline. Tra le citochine troviamo le cosiddette “interleuchine”, molecole che, per comodità, sono state numerate. Una di loro, l’interleuchina i, è un potente agente antì-inflammatorio che è soprattutto utile alle persone affette da artrite o da disordini di tipo infiammatorio (6). Un altro, l’interleukina-2, è stato ad esempio, utilizzato per il trattamento di alcune forme di cancro (7).

e) Glicoproteine ed Inibitori tripsici: questi composti aiutano i fattori immunitari e quelli di crescita, una volta ingenti, a non essere distrutti dagli enzimi digestivi del nostro apparato gastrointestinale e ad arrivare intatti fino all’intestino, luogo nel quale possono esplicare la loro attività (13). Alcune recenti ricerche hanno inoltre dimostrato come questi inibitori possano prevenire l’adesione del batterio responsabile dell’ulcera gastrica (Helicobacter pylori) alle pareti dello stomaco (8).

f) Lisozima: il lisozima è un enzima che possiede un alto potere idrolizzante nei confronti di alcune sostanze polisaccaridiche che vanno a comporre la parete cellulare di alcune famiglie di batteri. Proprio per questa sua azione battericida, esso è presente anche nella saliva e nelle lacrime.

g) Limfochine: le linfochine sono dei peptidi ad azione ormone-simile che possono regolare la risposta del sistema immunitario. I fattori di necrosi tumorale, ad esempio, sono un tipo particolare di limfochine.

h) Oligo-polisaccaridi e glicoconiugati: queste sostanze sono zuccheri che sono in grado di attrarre e legare diversi tipi di patogeni impedendo loro di aderire e/o di entrare nelle membrane del muco intestinale. Con l’aiuto di altri componenti del colostro, questi zuccheri bloccano l’adesione di molti microrganismi patogeni (ad esempio: Streptococcus pneumococci, Escherichia coli, Salmonelle, Entomoeba, Cryptosporidia, Giardia, Shigella, Clostridium difficile toxins A & B, etc.).

i) Altri: altri fattori immunitari meno noti ma presenti nel colostro bovino includono: la glicoproteina alfa 2-AP, l’alfa 1-antitripsina, l’alfa l-fetoproteina, l’alfa2-macroglobulina, l’albumina, la lattoglobulina B, la beta 2-microglobulina, gli enzimi C3 e C4, l’emopexina, l’aptoglobina, la lattoperossidasi, gli orosomucoidi, l’acido orotico e la pre-albumina.

FATTORI Dl CRESCITA
I fattori di crescita sono composti i cui effetti principali sono identificati nella promozione della salute attraverso la costruzione, il mantenimento e la riparazione delle ossa dei muscoli, dei nervi e della cartilagine, la stimolazione del metabolismo dei grassi, la regolazione del metabolismo proteico durante il digiuno, il mantenimento dei corretti livelli della glicemia, la regolazione delle sostanze che nel cervello sono deputate al controllo dell’umore e la cicatrizzazione dei tessuti. Un ulteriore vantaggio legato alla presenza dei fattori di crescita sembra essere dovuto alla loro azione anti-invecchiamento, in particolar modo rivolta alla cute.

Tra i fattori di crescita compresi nel colostro bovino ricordiamo il fattore di crescita epiteliale (EGF), il fattore di crescita del fibroblasto (FGF), i fattori di crescita insulina-simili I e II (IGF-l ed IGF II) ed i fattori di crescita di trasformazione (TGF A & B).

a) Fattore di crescita epiteliale (EGF): è una sostanza proteica che concorre alla protezione ed al mantenimento della salute della pelle. Nel 1983 alcuni ricercatori scoprirono che il colostro bovino contiene EGF come parte di un composto che peraltro consiste in un fattore di crescita insulino simile I ed in più fattori di crescita trasformanti A&B (9). Sebbene il solo EGF possa stimolare la normale crescita ed i meccanismi di riparazione della pelle, la sua azione diventa più efficace quando si combina con IGF-1 e TGF A&B.

b) Fattore di crescita del fibroblasto (FGF): esercita un’azione coadiuvante ed incrementante nei confronti della capacità legante della IGF-l (aumento dal 60 al 70%).

c) Fattori di crescita insulino-simili I e II: rappresentano i fattori di crescita più abbondanti del colostro bovino. Queste proteine influenzano l’utilizzazione dei grassi, delle proteine e degli zuccheri da parte del nostro organismo; stimolano il sistema immunitaria e promuovono i meccanismi di riparazione e crescita cellulare. Tra le due, la più potente è la IGF-ll.
Dal momento che ogni cellula del corpo è dotata di un recettore per l’IGF-lI, questo fattore di crescita può aiutare ogni cellula a risanarsi attivamente o a riprodursi. In particolare, l’IGF-l è una delle poche sostanze note in grado di stimolare la riparazione e la crescita del DNA e dell’RNA. Queste proprietà risananti fanno dell’IGF-l una delle più potenti sostanze anti-età.

L’IGF-l rappresenta una sostanza in grado di destare notevole interesse anche tra i culturisti in quanto capace di stimolare la crescita del muscolo senza favorire lo stoccaggio del grasso. Secondo alcuni studi sembra che l’IGF-l abbassi i livelli del colesterolo LDL ed innalzi quelli dell’HDL (1).

Una ricerca del 1990 dimostra che l’IGF-l esercita un effetto alternativo a quello dell’insulina nei riguardi del trasporto del glucosio al muscolo, potendo così costituire un potenziale trattamento contro l’iperglicemia, ed eventualmente un parziale sostitutivo dell’insulina, (probabilmente utile nella riduzione delle dosi indicate per i pazienti affetti da diabete insulino-dipendente) (10). L’IGF-l beneficia anche il sistema immunitaria, andando a stimolare la produzione di cellule T.

d) Fattori di crescita trasformanti (TGF A & B): questi fattori stimolano la proliferazione delle cellule nel tessuto connettivo, coadiuvano il processo di formazione delle ossa e della cartilagine, aiutano la riparazione dei tessuti e, secondo quanto affermato in uno studio (11), favoriscono pure lo sviluppo del rivestimento intestinale.

ALTRI COMPONENTI
Il colostro bovino contiene anche vitamine, in particolare la vitamina A, la vitamina E, la vitamina B12, ma anche tracce di altre vitamine, quali la D e la provitamina A (beta carotene) (2).
Per quanto riguarda i minerali, invece, il colostro è particolarmente ricco di zolfo. Lo zolfo, come è noto, è un minerale particolarmente importante perché coinvolto in numerosissimi processi metabolici, inclusa la riparazione di tessuti e la sintesi del collagene. Ricordiamo inoltre che il ferro presente nel colostro, grazie proprio alla presenza di lattoferrina, è particolarmente assorbibile.

IL COLOSTRO BOVINO E LE SUE APPLICAZIONI PER L’UOMO
E’ stato più volte sottolineato dagli esperti del settore che esistono sostanziali differenze tra il latte umano e quello di vacca. Tali diversità che rendono l’uno adatto per il neonato e l’altro per il vitello, sono fondate e supportate da effettive differenze nella proporzione dei diversi nutrienti (1,2).

Il colostro, invece, non è altrettanto “specie-specifico’. Rispetto al latte bovino, il colostro contiene una quantità superiore di proteine, vitamine, minerali, fattori di immunità e di crescita e livelli inferiori di grassi. In modo particolare, la struttura molecolare dei fattori di immunità e di quelli di crescita presenti nel colostro bovino sono estremamente simili a quelli che ritroviamo nell’uomo. Secondariamente, il colostro bovino contiene concentrazioni più elevate di alcuni importanti componenti, prime fra tutte le Immunoglobuline G (1,2). Tali anticorpi molto spesso sono efficaci anche contro microrganismi divenuti resistenti agli antibiotici. Inoltre, la qualità del colostro bovino può essere più efficacemente controllata e standardizzata di quanto, per motivi etici e logistici, non possa essere quella del colostro umano

A tutto questo va aggiunto che le innumerevoli proprietà del colostro possono essere sfruttate a pieno solo a patto che i componenti attivi del colostro arrivino intatti nel nostro intestino. Questo organo infatti riveste un ruolo di centrale importanza nei confronti delle nostre difese immunitarie. La maggior parte dei microrganismi patogeni, esercitano la loro azione negativa nei nostri confronti per prima cosa aderendo alle superfici mucose intestinali. Il tratto gastrointestinale è anche il punto nel quale alcuni agenti patogeni possono penetrare nel nostro organismo. Per questo è bene che l’assunzione del colostro avvenga a stomaco vuoto e sia accompagnata da un bicchiere d’acqua (vedi par. 5).

PROPRIETÀ DEL COLOSTRO BOVINO
Le numerose proprietà del colostro bovino possono esplicarsi a pieno solo se i componenti attivi arrivano intatti nell’intestino. Questo organo infatti riveste un ruolo di fondamentale importanza per l’espletamento della funzione immunitaria, essendo la sede ove in linea generale gli agenti patogeni iniziano ad esercitare la loro azione negativa. E’ nel tratto intestinale che si giocano dunque gran parte delle strategie difensive del nostro corpo, non soltanto ad opera del sistema immunitario, ma anche della flora probiotica. L’adesione alle pareti della superficie mucosa dell’intestino rappresenta nell’80% dei casi il primo passo per l’insorgenza delle patologie.

Un recente studio (12) ha dimostrato come le immunoglobuline presenti nel colostro bovino, anche grazie alla contemporanea presenza di sostanze protettrici (glicoproteine) ed inibitori enzimatici (inibitori triptici), possano resistere agli attacchi degli enzimi presenti nel nostro apparato digerente per arrivare intatte nell’intestino dove esercitano la loro azione preventiva nei confronti della colite e di alcune forme di diarrea (quali quelle ad esempio provocate dal Clostridium difficile).

AZIONE ANTIVIRALE ED ANTIBATTERICA
I componenti del colostro (fattori immunitari e fattori di crescita) contribuiscono ad incrementare le difese immunitarie del nostro corpo e conseguentemente anche a diminuire la nostra suscettibilità nei confronti delle malattie, soprattutto quelle di origine batterica e virale. L’assunzione di colostro contribuisce ad incrementare lo stato di salute ed il benessere nei soggetti sani ed a favorire la guarigione in quelli malati, debilitati od immunodepressi.

Le patologie che, a tal proposito, l’assunzione del colostro può aiutare a combattere sono le seguenti:

– Mal di gola, raffreddore ed influenza
– Candidosi
– Diarree e/o disturbi gastrointestinali di origine virale, batterica o da parassiti (ad esempio: batteri quali Clostridium difficile, e. coli, Salmonella, Shighella, Campylobacter, Vibrio choleraeetc; virus quali rotavirus e parassiti quali Cryptosporidium parvum, Entamoeba histolytica, Giardia lamblia, etc.)
– Coliti emorragiche da Escherichia coli
– Herpes Simplex I e Il
– Ulcere peptiche da Helicobacter pylori

CONTRO LE PATOLOGIE AUTOIMMUNI
Le patologie autoimmuni derivano dalla sopravvenuta od intrinseca incapacità del corpo a distinguere tra l’estraneo ed il non estraneo all’organismo stesso. A volte può capitare dunque che il corpo indirizzi antìcorpi e cellule T contro le proprie cellule, organi o componenti.

Tra le patologie definibili a più o meno pieno titolo come “autoimmuni” e che possono trovare giovamento dalla somministrazione di colostro ricordiamo:

– Artrite reumatoide
– Asma
– Allergie
– Lupus
– Sclerosi multipla
– Fibromialgia

PER GLI SPORTIVI
L’interesse degli atleti nei confronti del colostro è giustificato dalla presenza del fattore di crescita insulino-simile I e II (IGF-I ed IGF-II). La sequenza aminoacidica presente nella molecola di tali fattori di crescita assomiglia infatti molto a quella tipica della molecola dell’insulina. Questi composti possono essere dunque considerati degli ormoni pro-insulinici ai quali sono associabili anche effetti anabolici (promozione della sintesi proteica del muscolo).

Sia il colostro bovino che quello umano hanno dimostrato le loro proprietà stimolanti nei confronti della sintesi proteica ed inibenti nei confronti della degradazione proteica (14, 2).
Il motivo principale della presenza dei fattori di crescita IGF-I e Il nel colostro è quello di promuovere il rapido sviluppo dei tessuti attraverso la stimolazione della sintesi proteica negli individui appena venuti alla luce. Negli adulti, i fattori IGF-I e II rivestono comunque un ruolo di notevole importanza dal momento che sono coinvolti nella proliferazione cellulare e nella regolazione della riparazione, crescita e differenziazione tessutale. Negli atleti che si sottopongono ad allenamenti particolarmente intensi e frequenti, è chiaro come la riparazione dei tessuti assuma un’importanza ancora più rilevante.

Il fattore di crescita IGF-1 è rilasciato da numerosi tessuti del nostro corpo ed è in grado di esercitare il suo effetto sulla maggior parte delle nostre cellule. I principali organi che sintetizzano l’IGF-l sono rappresentati dal cuore, dai polmoni, dai reni, dal fegato, dalla milza, dal pancreas, dal piccolo e dal grande intestino, dai testicoli, dalle ovaie, dal cervello, dalle ossa, dall’ipofisi e dalla placenta. La maggior parte dell’IGF-l è secreta comunque dal fegato in risposta al segnale lanciato dall’ormone della crescita umano (hGH). I principali tessuti bersaglio sono i muscoli, le cartilagini, le ossa, il fegato, i reni, i nervi, la pelle ed i polmoni.

Il fattore di crescita IGF-l assiste le cellule durante la fase di divisione cellulare, di sintesi del DNA e di differenziazione. In generale possiamo affermare che l’IGF-l comunica un segnale anabolico alle cellule, regolandone la divisione e la specializzazione. Nel muscolo, in particolare, questo segnale anabolico è indirizzato nei momenti di sforzo o quando è avvenuto un qualche danneggiamento. In totale, possiamo affermare che l’IGF-I promuove non soltanto la sintesi del tessuto muscolare, ma anche di quello osseo.

L’IGF-l agisce anche nell’ambito del sistema nervoso ed assume un ruolo di ragguardevole importanza nella crescita e nello sviluppo delle cellule nervose. L’IGF-l mantiene efficiente la comunicazione a livello delle giunture neuromuscolari, ovvero in quella sede ove avviene la vera e propria collaborazione tra i nervi e le cellule muscolari. Si ritiene inoltre che il fattore IGF-l sia in grado di restituire alle cellule più vecchie ed/o affaticate un adeguato livello attività consentendo così al tessuto di mantenere le performance abituali.

La funzione ormonale dell’ormone hGH, così come quella anabolica, dipendono in gran parte dalla produzione e dalla presenza di IGF-l. L’IGF-I infatti è in grado di stimolare la crescita dei tessuti aumentandone il numero di cellule, mentre l’ormone hGH può agire nel senso di incrementare le loro dimensioni (15).

Le seguenti proprietà sono associate al consumo di colostro da parte degli atleti:
– Incremento delle performance fisiche
– Incremento delle performance psichiche
– Incremento della resistenza fisica
– Incremento della crescita della massa magra a livello muscolare
– Miglioramento della riparazione dei tessuti e della guarigione delle ferite.

Alcuni studi (16) hanno dimostrato come i livelli di creatina chinasi presenti nel sangue, misurati dopo una settimana di intenso allenamento in un gruppo di sciatori professionisti che avevano assunto colostro erano significativamente minori rispetto a quelli rilevati nel corrispondente gruppo di controllo. A tal proposito è opportuno sottolineare che la creatina chinasi presente nel sangue è considerata un buon indice del livello del danneggiamento cellulare verificatosi in corrispondenza di sessioni protratte di allenamento intenso. Inoltre, gli atleti ai quali era stato somministrato colostro rìportavano anche un’evidente sensazione di benessere e di minore affaticamento.

Oltre a quanto detto fino ad ora, possono essere citate altre proprietà del colostro che potrebbero costituire un potenziale interesse per gli atleti. E’ questo il caso delle proprietà antinfiammatorie e di incremento nei confronti dell’assorbimento dei nutrienti (in particolare di aminoacidi e carboidrati, attraverso la diminuzione delle piccole ulcerazioni intestinali, elencate tra le possibili cause della riduzione dell’assorbimento ditali nutrienti).

La somministrazione di colostro bovino durante sessioni di allenamento che coinvolgono la velocità e la forza degli atleti può incrementare la naturale concentrazione di IGF-l nel sangue degli atleti (2, 17, 20).

L’aumento dei livelli di IGF-l nel sangue può anche essere associato al mantenimento del peso corporeo, in quanto esso migliorerebbe l’utilizzazione dei nutrienti introdotti con la dieta, in particolar modo il glucosio. Per cui, un incremento della metabolizzazione del glucosio per la produzione di energia diminuirebbe la quantità di questo che viene indirizzata alla sintesi dei grassi.

E’ inoltre interessante sapere che i normali livelli di IGF-l presenti nel nostro corpo tendono naturalmente a diminuire con l’avanzare dell’età, lo stress, il frequente contatto con le tossine presenti nell’ambiente e con la graduale acquisizione di uno stile di vita sempre più sedentario. In molti casi, dunque, l’assunzione regolare del colostro bovino è collegata ad un graduale bilanciamento dell’appetito e ad una sensibile diminuzione del grasso corporeo (2).

Il più grosso dubbio associato all’assunzione dell’IG-Fl tramite colostro è quello relativo al suo effettivo assorbimento intestinale. Essendo molecole peptidiche abbastanza grandi, non è ancora certo che esse possano essere assorbite in quanto tali dall’intestino degli adulti. Per i neonati, invece, a qualsiasi specie essi appartengano, il discorso è diverso dal momento che le maglie intestinali sono più larghe e permettono l’assorbimento di molecole anche grandi. Esistono tuttavia alcune evidenze scientifiche che dimostrano l’innalzamento dei livelli serici negli atleti che ne hanno sperimentato l’assunzione (20).

CONTRO LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
La lattoferrina presente nel colostro bovino è in grado di inibire l’accumulo del colesterolo LDL ossidato a livello delle pareti arteriose e quindi la formazione di quelle placche che rappresentano le principali responsabili dell’insorgenza dell’arteriosclerosi. A tal proposito, uno studio (18) riporta che la lattoferrina bovina risulterebbe addirittura più efficace di quella umana nell’inibire la formazione del legame tra il colesterolo LDL modificato ed i macrofagi, interagendo direttamente con tale tipo di colesterolo. In questo modo, la deposizione e l’accumulo dei macrofagi contenenti colesterolo LDL ossidato sulle pareti delle arterie ne risulterebbe ostacolato.

CONTRO LA SINDROME DA AFFATICAMENTO CRONICO
La Sindrome da affaticamento cronico (CFS) rappresenta una patologia per molti versi ancora sconosciuta che si manifesta con un diffuso senso di spossatezza, apatia, depressione, perdita di memoria e concentrazione, febbre lieve, mal di testa, etc. e colpisce più frequentemente le donne degli uomini. Tra le cause ipotizzate alla base di questa patologie è elencata l’infezione da parte di un virus, l’Epstein-Barr (EBV) appartenente alla stessa famiglia di quello responsabile della mononucleosi. Tale virus sarebbe in grado di provocare una iper-reazione a livello del Sistema lmmunitario, causa della sensazione di spossatezza.

Per gli individui colpiti da EBV, può essere dunque di grande utilità la somministrazione di colostro bovino sia per la sua generica attività immuno-stimolante sia per quella antivirale (1,2).

AZIONE ANTICANCEROGENA
Dal momento che lo sviluppo delle patologie neoplastiche rappresenta un campo nel quale la ricerca ha ancora molto da studiare, ci sembra opportuno individuare nel colostro bovino un ideale strumento almeno per la prevenzione. Infatti, il mantenimento di un ambiente intracellulare equilibrato e salubre rappresenta il presupposto di partenza per Io sviluppo di efficaci meccanismi di difesa. Sappiamo che il colostro bovino, proprio per l’insieme dei componenti che contiene (lattoferrina, interferone, fattori di crescita trasformanti, PRP, enzimi, etc.), è perfettamente in grado di soddisfare l’esigenza di rinforzare le nostre difese naturali anche nei confronti dell’insorgenza dei tumori.
ALTRE APPLICAZIONI
– Sindrome del colon irritabile
– Coliti ulceranti
– Diabete
– Sindrome di Crohn
– Applicazioni topiche, risanamento delle ferite, igiene dentale

DOSAGGI E POSOLOGIA
L’efficacia del colostro varia molto da persona a persona ed in funzione dello scopo per il quale lo si assume. In generale, è bene che il colostro venga somministrato a stomaco vuoto, in due singole dosi (almeno due ore dopo aver mangiato), accompagnato da un bicchiere d’acqua in modo da permettergli di raggiungere più velocemente l’intestino e di essere così meglio assorbito.

A scopo preventivo o per il mantenimento, sono comunemente indicate dosi pari a 1,5 g/die.

Quando lo scopo della somministrazione del colostro è invece la cura di alcune patologie specifiche, si consiglia normalmente di iniziare con un dosaggio più alto (“fase di caricamento” pari a 2-3 g due volte al giorno) per poi ridurlo a 2,5 g/die, sempre da dividersi in due assunzioni (mattina e tardo pomeriggio), una volta che si sono ottenuti i primi risultati positivi. In alcuni casi un differente dosaggio potrebbe sortire risultati migliori: molto dipende dalla reattività del soggetto e dalle estemporanee necessità del suo sistema immunitario.

I dosaggi per i bambini devono essere ridotti rispetto a quelli degli adulti e devono essere valutati dal pediatra in funzione dell’età e del peso.

La maggior parte dei soggetti che assumono integratori a base di colostro non sperimentano effetti collaterali, in alcuni casi è però riportata la comparsa di leggeri e temporanei dolori muscolari, gastrointestinali e mal di testa. Questi sintomi solitamente però scompaiono dopo un giorno o due.

Le donne incinte o in allattamento e le persone affette da disordini alla tiroide, al sistema immunitario o colpite da tumore dovrebbero consultare il medico prima dell’assunzione del colostro.

Per sfruttare appieno le caratteristiche del colostro, è necessario che questo passi intatto attraverso lo stomaco, infatti i succhi gastrici distruggerebbero buona parte degli ormoni peptidici contenuti, in modo particolare i fattori di crescita IGF-1 , IGF-2 e TGF A & B. E’ quindi consigliabile assumerlo sotto forma di compresse gastro resistenti, che oltrepassino intatte lo stomaco. Risultati incoraggianti sull’assimilazione di ormoni peptidici come l’insulina sono stati ottenuti proteggendo il principio attivo dall’azione dei succhi gastrici. (21,22,23,24,25,26,27,28,29)

Notevole importanza riveste inoltre la tecnologia utilizzata per la produzione della materia prima colostro. E’ in particolare, la fase dell’essiccazione che può influenzarne qualità ed efficacia. Poiché, infatti, buona parte dei fattori di crescita (IGF-1 , IGF-2 e TGF A & B) sono termolabili, per conservare inalterate le benefiche proprietà del colostro, è necessario che questo venga sottoposto ad un processo di essiccazione “a freddo” (freeze dried). Il procedimento più comunemente utilizzato per la produzione del colostro è invece il metodo detto “spray dried”, che sfrutta il potere essiccante del calore e si serve di temperature elevate (180 °C). Ciò non è garanzia di ottenimento di una materia prima attiva. Per sfruttare dunque al meglio le molteplici potenzialità del colostro, consigliamo di controllare attentamente le caratteristiche della materia prima.