Proprietà della bava di lumaca…la natura sa sempre qualcosa in più

Da sempre l’uomo trova i suoi rimedi nella natura che lo circonda. Oggi i laboratori scoprono il perché di alcuni risultati terapeutici che prima venivano visti con curiosità o banale diffidenza 

Copia di piuma

Da migliaia di anni gli scritti di medicina parlano della bontà della lumaca.

E’ utilizzata come base nell’elaborazione di pomate e creme per trattare ulcere della pelle e sciroppi per la tosse, poiché ricostruiscono l’epitelio danneggiato della laringe e dei bronchi. La mucosa che la lumaca lascia al suo passaggio e con la quale ricostruisce la sua chiocciola ha delle qualità uniche perché contiene in maniera naturale componenti che sono usati da anni per l’elaborazione di creme per la cura della pelle come: collagene, allantoina, elastina, vitamine A, C, E, l’acido glicolico e un antibiotico naturale con potere disinfettante

La specie Helix aspersa è un mollusco gasteropode terrestre chiamato comunemente chiocciola o anche, impropriamente, lumaca. Risulta essere la specie più diffusa in Italia per la sua resistenza e per la capacità di adattamento ma soprattutto per la sua prolificità. Il diametro della sua conchiglia non supera i 35 mm. ed il suo peso può raggiungere i 15 gr. Si trascina con il piede ed usa una bava argentea come lubrificante per evitare di ferirsi. Le secrezioni della chiocciola servono anche a formare l’epifragma nel momento in cui l’animale si ritira nel guscio.

Proprietà della bava di lumaca 

E’ una delle sostanze migliori per la cura e la rigenerazione della pelle, contiene antiossidanti capaci di rallentare il processo dell’invecchiamento eliminando i radicali liberi e il suo contenuto in proteine è indispensabile per ridare all’epidermide un aspetto sano, giovane e tonico.

È ricca di vitamine, riduce l’infiammazione e favorisce l’abbronzatura garantendo l’idratazione della pelle. Riduce le infezioni virali o batteriche facendo da barriera protettiva contro gli agenti patogeni che si insinuano sulla superficie o nei pori della pelle.

Migliora l’elasticità e gli inestetismi, cura l’acne, le cicatrici, le smagliature e le scottature.

Questa secrezione è stata oggetto di numerosi esperimenti e le sue proprietà sono state riconosciute dopo la tragedia di Chernobyl, le lumache sono gli unici animali a non aver riportato mutamenti genetici come conseguenza delle radiazioni grazie proprio alla loro bava. Oggi questa sostanza è in commercio in 30 paesi.
Alcune delle proprietà correlate alla composizione della bava di lumaca sono strettamente correlate alla sua funzione primaria, che accomuna Helix aspersa agli altri gasteropodi: la locomozione avviene attraverso lo ”scorrimento” su superfici scabrose, e la ricchezza della bava in mucopolisaccaridi e’ giustificata in prima istanza dalle funzionalita’ meccaniche necessarie alla locomozione e alla difesa (capacità di rimanere fortemente aggrappata a superfici verticali nascosta nel guscio). A tal riguardo sono stati avanzati studi sulla composizione amminoacidica e sulla variabilità dei mucopolisaccaridi nel passaggio da gel scorrevole a gel adesivo, in entrambi i casi allo scopo di valutarne possibili impieghi industriali.

Ma lo scorrimento costante della lumaca su superfici dure giustifica la contemporanea funzionalita’ ristrutturante della bava necessaria alla riparazione dei tessuti della stessa lumaca, confermata da studi analitici afferenti la composizione (allantoina, amminoacidi, collagene ed elastina) e da studi clinici inerenti la funzionalità ristrutturante la cute e antibiotiche nei confronti dei principali patogeni cutanei.

Fra le caratteristiche che distinguono l”Helix aspersa dagli altri organismi troviamo poi un”anomala resistenza a potenti inquinanti, come i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici, tale da costituire un metodo di sorveglianza dell”inquinamento, dal momento che tali sostanze non ne influenzano la sopravvivenza e la riproducibilità. Inoltre e’ stata posta in evidenza una spiccata capacità di modulare la composizione proteica e di antiossidanti necessaria a preservare i tessuti e di sopravvivere al congelamento (fino al 40% del tessuto corporeo congelato).

Nell”ambito di sostanze di derivazione naturale, in linea generale e’ identificabile una correlazione diretta (e ben nota) fra le ostilità ambientali e la produzione endogena da parte degli organismi di sostanze e strutture ”difensive” che costituiscono la base pregiata di molti composti estratti (polifenoliche e antiossidanti).

I primi studi sulla composizione amminoacidica del collagene presente nella bava di Helix aspersa risalgono al 1959, quando venne identificata la prevalenza di Glicina e Prolina, oltre a quantità rilevanti di Idrossiprolina e Acido Glutammico.
I dati sulle caratteristiche metaboliche e istologiche della Helix aspersa, oltre a supportare e a chiarire gran parte delle pregiate proprietà dermatologiche rilevate, che ne hanno promosso l”uso e lo studio mediante le verifiche cliniche, permettono di considerare il diffuso organismo come un piccolo bioreattore capace di lasciare sul terreno una miscela insospettabile di sostanze pregiate e altamente efficaci.

Farà piacere sapere, infine, che contrariamente al tradizionale allevamento per uso alimentare, l’impiego come ”produttrici di mucopolisaccaridi” prevede il recupero e la purificazione della sola bava prodotta al loro passaggio, evitandone in questo caso il sacrificio.

L’ESTRATTO PROTEICO DI BAVA DI LUMACA:

Previene ed elimina le rughe premature.
Applicare tutti i giorni mattina e sera anche come sotto trucco con la pelle ben pulita.
Elimina le macchie.
Combatte le verruche.
Combatte l’acne eliminando i batteri che la producono definitamente.
Applicare tutti i giorni mattina e sera con la pelle ben pulita.
Elimina i segni di macchie e bruciature.
Riduce notevolmente le cicatrici.
Essenziale per prevenire le smagliature in gravidanza.
Riduce la cellulite. Massaggiando tutti i giorni con la pelle pulita sopra la parte interessata.
Rende invisibili i segni di malattie come la varicella.
Raccomandato in trattamenti post-chirurgia per cicatrizzare rapidamente ed evitare formazioni di infezioni.
Nei bambini, toglie gli arrossamenti da pannolino.
Elimina macchie lasciate dalla gravidanza, lentiggini e altro.
Favoloso dopo il sole, rinfresca dando sollievo alla pelle calda…mantenendo l’abbronzatura più a lungo senza macchie. Dopo una giornata di sole ,va usato di notte.

Attenua e combatte le vene varicose. Per combattere le vene varicose deve essere spalmata fredda (magari lasciando il gel in frigorifero il giorno prima), le sgonfia alleviandole notevolmente.
Aiuta a combattere le emorroidi. Va usata tutti i giorni fredda

Nei prodotti alla bava di lumaca si trovano componenti naturali conosciuti nel mondo della cosmetica come:

ALLANTOINA:componente che rigenera e ripara i tessuti, sostituendo le cellule morte per cellule nuove, cancellando cosi in maniera definitiva macchie, cicatrici, segni di varicella e bruciature, oltre a rallentare il processo di invecchiamento cutaneo.
COLLAGENE: proteina fondamentale del tessuto della pelle che agisce come idratante e balsamo.
ELASTINA: somministra elasticità ai tessuti.
ACIDO GLICOLICO: agisce come autentico rinnovatore cellulare, eliminando le cellule morte della cappa esterna della pelle dando vita ad una nuova più tonica e luminosa, effetto peeling.
ANTIBIOTICO NATURALE: impedisce la moltiplicazione di batteri che contaminano la pelle.
PROTEINE: aiutano nella ossigenazione, l’idratazione e la pigmentazione lasciando la sensazione di una pelle sana e abbronzata.
VITAMINA E:antiossidante che protegge, riduce le infiammazioni e agisce come idratante nel tessuto cutaneo.
VITAMINA C: aiuta la cicatrizzazione e protegge dai batteri e dalle infezioni di tipo virali.

Crema SolfoSalicilica

La Crema SolfoSalicilica è considerata il caposaldo delle preparazioni galeniche del recente passato. Veniva utilizzata, con successo, per trattare disparate patologie cutanee poi, con l’avvento dei farmaci, è caduta in disuso.

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L’utilizzo dell’associazione tra Zolfo e Acido salicilico per trattare molti disturbi della cute ha origini antiche in differenti contesti storici. Oggi, in tempo di rivalutazione dei prodotti naturali, lo zolfo e l’acido salicilico sono tornati protagonisti dei trattamenti dermatologici. Per comprendere in pieno come Zolfo e Acido salicilico possono stare alla pari con i moderni farmaci occorre ripercorrere la loro storia nell’impiego in medicina.
Zolfo

Generalità e storia

Plinio nella sua Historia Naturalis ricorda l’importanza dell’uso dello zolfo nei suffumigi per purificare le abitazioni. “Gli usi medicinali dello zolfo sono numerosi e di sommo interesse. Si adopera in molte malattie cutanee applicato in linimento sulla pelle…” (Catullo, Elementi di mineralogia, 1833).
Il corpo umano contiene circa 300 g di Zolfo sotto forma di acidi solforati, cioè più che potassio e sodio presi insieme; la riserva solforata sembra sia relativamente stabile e il rinnovamento minimo (850 mg/giorno).

Lo zolfo è un elemento importante di alcune proteine ed è presente in tutte le cellule. Entra anche nella composizione di diversi ormoni (insulina, glucagone, ormoni ipofisari), di vitamine (tiamina, biotina ecc.), dell’eparina, del coenzima A e della cheratina alla quale conferisce plasticità. Le proteine più ricche di amminoacidi solforati sono quelle dello strato corneo della cute, delle cartilagini, dei tendini. Lo zolfo minerale non viene utilizzato dall’organismo, che lo elimina come tale.Lo zolfo esplica un ruolo di primaria importanza nell’organismo, esercitando azioni fisiologiche multiple. La principale delle quali è la disintossicazione o eliminazione dei prodotti tossici ai quali si lega per neutralizzarli.

Le principali fonti di S sono due amminoacidi solforati, la cistina e la metionina contenuti in quasi tutti gli alimenti proteici. I più ricchi sono le leguminose (fagioli secchi, piselli, lenticchie, fave); il cavolo, il ramolaccio nero, la cipolla, l’aglio, lo scalogno, la senape, l’asparago, il porro, la cipollina; il pesce, la carne e soprattutto il tuorlo d’uovo (165 mg/100 g). Non è ancora determinato il fabbisogno di zolfo del nostro organismo.
Lo zolfo posside le stesse proprietà delle acque termali sulfuree che favoriscono, il metabolismo generale del rame agendo da catalizzatore. Lo si considera dunque un eccellente complemento delle cure termali.

Interazione tra Zolfo e Cute

Sono descritte 4 azioni fondamentali dello Zolfo sulla cute:
• Antiseborroica
• Antimicrobica
• Antimicotica
• Esfoliante e cheratolitica

1 – Attività Antiseborroica

L’effetto anti seborroico appare dovuto ad un’azione diretta sulla ghiandola sebacea. Vari studi hanno documentato, mediante l’utilizzo di metodiche di microanalisi a raggi X, la spiccata capacità dello zolfo di penetrare attraverso la cute. Tale capacita risulta inversamente proporzionale al diametro delle particelle elementari. Si ritiene che tale capacità di penetrazione sia dovuta alla trasformazione dello zolfo molecolare in ione sulfidrile (SH-) . Tale capacità di penetrazione risulterà ancora più accentuata per lo zolfo contenuto disciolto nell’acqua termale in quanto esso si trova già in gran parte sotto forma di ìone sulfidrile.
Una conferma dell’azione diretta dello zolfo sulla ghiandola sebacea viene da uno studio condotto utilizzando un isotopo radioattivo (S35). Secondo tale studio nella cute normale lo zolfo penetra in maniera uniforme, raggiunge il derma dopo 16 ore e dopo 24 ore non è più rintracciabile a causa dell’assorbimento sistemico. Nella cute di soggetti acneici, viceversa, lo zolfo, dopo essere penetrato, si concentra nelle ghiandole sebacee, anche mediante una diffusione laterale dal derma adiacente, dove rimane per lungo tempo, risultando dosabile dopo oltre 3 settimane. Il meccanismo d’azione risulta a tutt’oggi sconosciuto.

Lo zolfo è coinvolto nel normale processo di cheratinizzazione, che si esplica fondamentalmente nella condensazione dei gruppi sulfidrilici (SH-) di due frazioni di cisteina in un legame disolfuro (S-S) con formazione di una singola molecola di cistina. E stato dimostrato che a partire dallo strato basale verso il corneo diminuiscono gradualmente i gruppi SH mentre aumentano i ponti S-S.

Un recente lavoro ha confermato la fondamentale importanza rivestita dalla formazione dei ponti disolfuro, non solo nel normale processo di cheratinizzazione, ma altresì nel normale processo di differenziazione delle cellule sebacee. In tale studio è stato dimostrato che i sebociti periferici contengono esclusivamente gruppi sulfidrilici (e sono del tutto assenti i ponti S-S), mentre le cellule sebacee ben differenziate sono ricchissime in legami disolfuro. Tali evidenze confermano la necessità della conversione dei gruppi SH- nei ponti S-S nel normale processo di differenziazione dei sebociti. In tale processo lo zolfo interverrebbe secondo la reazione precedentemente descritta: 2 cisteine + S2 = cistina + H2S

Viene supposto che l’apporto esogeno di idrogeno solforato (H2S) sposti la reazione verso sinistra con rottura delle molecole di cheratina. A livello della ghiandola sebacea la rottura dei ponti disolfuro si tradurrebbe in un rallentamento del processo differenziativo dei sebociti e quindi della secrezione olocrina.

2 – Attività Antimicrobica

Lo Zolfo possiede poi una spiccata attività anti-microbica. Tale proprietà viene ricondotta al forte potere riducente dell’acido sulfidrico il quale tende a trasformarsi nel più stabile solfato secondo la reazione:
H2S + 202 = H2S04
Molto probabilmente, una reazione che si verifica con maggiore facilità e frequenza è rappresentata da:
2H2S + 02 = 2SO + H20 con formazione di zolfo allo stato atomico.
Tali reazioni sottraggono l’ossigeno indispensabile alla flora microbica del follicolo pilo-sebaceo con effetto batteriostatico. Inoltre esiste anche un’ azione antibatterica indiretta attraverso l’inibizione della attività lipasica con scissione dei trigliceridi in acidi grassi liberi, specie insaturi, posseduta da alcuni microrganismi. Tale azione è in grado di influenzare qualitativamente la composizione del sebo con diminuzione degli acidi grassi liberi fortemente igroscopici ed in grado di ritardare l’evaporazione.

3 – Attività Antimicotica

L’attività antifungina è attribuita alla formazione di acido pentationico (H2S506) per azione combinata dello zolfo presente nei cheratinociti e di alcuni batteri residenti cutanei. L’acido pentationico ha una potente azione fungicida nei confronti sia dei dermatofiti sia dei lieviti, compreso il genere Pityrosporum.

4 – Azione esfoliante / cheratolitica

La quarta azione è collegata alla proprietà esfoliante e cheratolitica posseduta dallo zolfo. Tale attività si esplica a concentrazioni elevate di zolfo (2-10%) e viene ricondotta ad un effetto di rottura, mediante il meccanismo descritto sopra, delle molecole di cheratina. In alcuni lavori sperimentali sono stati dimostrati evidenti modificazioni istologiche della cute dopo applicazione topica di zolfo, con fenomeni di acantosi seguiti da paracheratosi e dissoluzione del corneo. Tale azione è in diretta relazione con la concentrazione di zolfo applicato.

Acido salicilico. Generalità e storia

Le virtù terapeutiche della corteccia del Salice sono note fin dall’antichità. Già negli scritti d’Ippocrate (“Corpus Hippocraticum”, V secolo a.C.), e di Dioscoride e Plinio (nel I secolo d.C.), in modo concorde gli vengono attribuite proprietà febbrifughe ed analgesiche.

Nel medioevo, in occidente, l’utilizzo farmacologico della corteccia del Salice si va progressivamente perdendo. Nello stesso periodo in altri continenti il valore terapeutico del Salice è ben conosciuto.
La Scuola Medica Salernitana (dal periodo Normanno, fino alla prima meta del XIII secolo) attribuisce al Salice proprietà antiafrodisiache, specificando che frenava la libidine al punto da impedire il concepimento.

Il Mattioli (medico Senese, vissuto a cavallo fra il XVI ed il XVII secolo) conferma alcune indicazioni terapeutiche della Scuola Salernitana ed aggiunge: “le fronde [del Salice] trite, e bevute con un poco di vino, e di pepe, tolgono i dolori dei fianchi”.
Nel 1763 l’attività antifebbrile è “spiegata” nel corso di un meeting della Royal Society inglese dal pastore protestante Edmund Stone come conseguenza dell’habitat del Salice: questa pianta, infatti, cresce in ambienti umidi, dove sono più frequenti le febbri malariche.

Nel 1784 le ipotetiche “virtù” antiafrodisiache sono confermate da Fusanacci che avverte che “il sugo cavato dai rami teneretti …. allontana egregiamente la libidine”.

La svolta storica negli studi sul Salice l’imprime, a sua insaputa, il 20 giugno del 1803 Napoleone Bonaparte, imponendo il blocco all’importazione di qualsiasi merce proveniente dalle colonie inglesi e dall’Inghilterra sul continente. Con tale decisione venne bloccata l’importazione dall’America anche della corteccia di China (originaria dell’America meridionale, un tempo utilizzata, dato l’elevato contenuto in alcaloidi, principalmente come antipiretico) e spinse pertanto la ricerca ad un valido sostituto farmacologico autoctono europeo. Il sostituto più ovvio allora impiegato fu il Salice, per le sue proprietà antifebbrili.

Nel 1828 Buchner (professore della facoltà di Farmacia nell’Università di Monaco) dichiara di aver isolato la Salicina dalla corteccia del Salice. Nel 1829 Leroux (un farmacista francese) riesce, mediante ulteriori precipitazioni, ad ottenere la salicina in forma cristallina pura e ne prova l’effetto antifebbrile.
Nel 1838 Raffaele Piria, illustre chimico nato a Scilla, in Calabria, trasformò per idrolisi la Salicina in acido Salicilico e iviene assimilato all’acido Spirico, estratto in quegli anni sotto forma di olio essenziale, a partire dalla Spirea olmaria, da un altro farmacista di Bema, il Dott. Pangerstecher. Viene poi dimostrato che per idrolisi questo glucoside dal sapore amaro denominato Salicina sviluppa glucosio e Saligenina (alcool Salicilico), il quale è trasformato in acido salicilico in vivo ed in vitro.

Nel 1875 per la prima volta è utilizzato il sale dell’acido salicilico, il Salicilato di Sodio, per trattare le febbri reumatiche. Bussy ottiene un successo inconfutabile nel dimostrare l’efficacia antipiretica del prodotto, ma deve ammettere che nel corso della terapia si sono verificati casi di irritazione del tubo digerente.

Rapidamente sono riconosciuti gli effetti antireumatici (sperimentati su larga scala nel Charitè Hospital di Berlino), uricosurici ed antigottosi.

La richiesta di acido salicilico in questo periodo è talmente elevata da superare le capacità estrattive del principio attivo dal Salice, dall’Olmaria e dalla Gaulteria procumbens, dell’industria farmaceutica del tempo.

Nel 1874 Von Heyden riesce a mettere a punto un metodo di sintesi industriale dell’acido salicilico,abbattendo costi e risolvendo i problemi di reperibilita del prodotto. Il 10 ottobre 1897, un altro giovane farmacista e chimico, Felix Hoffmann, per alleviare le sofferenze reumatiche del padre e per proteggerlo dai ben noti effetti gastrolesivi dell’acido salicilico, sintetizzerà l’acido acetilsalicilico. Hoffmann è un giovane chimico trentenne, assunto in una fabbrica di coloranti a base di anilina. Ciò che spinge il giovane Felix a lavorare sul composto su basi farmacologiche è la sofferenza paterna. In quel periodo la cura utilizzata era il Salicilato di sodio, con i conseguenti effetti collaterali e la sensazione di nausea legata ai forti dosaggi. Per tale ragione, nonostante la fabbrica dove Hoffmann lavora non si occupi di farmaci, ipotizzò una via sintetica per produrre acido acetilsalicilico in forma pura e stabile.

L’idea di acetilare un composto organico naturale per migliorarne la biodisponibilità o la tollerabilità o le virtù farmacologiche non è un’idea originale del dottor Hoffmann. In quegli stessi anni era d’uso comune tentare una simile strada, attraverso la metilazione, l’etilazione o l’acetilazione ed un caso altrettanto famoso è il derivato diacetilato della morfina. La sintesi completa fu realizzata il 10 agosto 1897 e già due anni dopo sono eseguiti dal Prof. Heinrich Dreser (dell’Accademia Medica di Dusseldorfl) studi sull’efficacia terapeutica e sugli effetti collaterali su animali da esperimento, all’interno del Laboratorio di Farmacologia della Bayer. Si può considerare questo il primo lavoro sperimentale compiùto all’interno di un’industria farmaceutica.

Il 6 marzo 1899 l’Aspirina era già un farmaco brevettato.

Acido Salicilico estratto

Il termine “Salice” sembra derivare dal celtico Sullis (vicino all’acqua), perché cresce vicino ai corsi d’acqua e su terreni e boschi umidi, o forse dal latino salio (salire, saltare), perché la velocità di crescita e così elevata da sembrare che “salti” fuori dal terreno.
E un albero dalle foglie lanceolate, può raggiungere in alcuni casi i venti metri d’altezza. I fiori dioici sono raccolti in amenti sottili che sono situati ai lati dei rami più vecchi; il frutto è una capsula bivalve conica, con numerosi semi pelosetti. E originario dell’Europa e dell’Asia, alcune specie dell’America del Nord. La corteccia viene raccolta all’inizio della primavera e dovrebbe contenere, secondo le monografie DAB (Deutsches Arzneibuch, Farmacopea Ufficiale Tedesca, e generalmente seguita da un numero che ne indica l’edizione), non meno dell’1% di salicina totale. I glucosidi fenolici (salicoside o salicina, populina, salicortina, tremulacina, fragilina…), variano dal’1,5% fino a superare l’11%. Per avere valore terapeutico, il contenuto in salicina non dovrebbe scendere al di sotto dell’1%. Alte percentuali di questo glucoside sono contenute nel Salix purpurea (6-8,5%) e nel Salix daphnoides (5-6%), mentre raramente si riscontrano percentuali simili nel Salix alba.

La droga è, come detto, costituita dalla corteccia, che si presenta in frammenti irregolari coriacei ma flessibili, che si sfaldano facilmente. E’ priva di odore, ha sapore amarognolo. Non è possibile distinguere le varie specie di salice nell’esame botanico della corteccia e si renderebbe necessario un esame chimico del contenuto in glucosidi fenolici.

Crema Solfo-Salicilica

Per rendere lo zolfo attivo anche a bassa concentrazione si è scelta la forma colloidale di esso. Lo zolfo colloidale, costituito da particelle, tra 1-100 nm, sospese in una soluzione colloidale, è considerato la forma più attiva di preparazione (Mc Mutry, 1913).
Lo zolfo colloidale è stato utilizzato alla concentrazione di 0,5-2% per la terapia topica di acne, eczema e rosacea fin dal 1935 (Miller, 1935).

La crema Solfo-Salicilica come presidio dermatologico moderno
In passato lo zolfo e l’acido salicilico venivano inglobati in unguenti di lanolina o di vaselina e lanolina ma l’applicazione di questi preparati era sgradevole ed inoltre, per l’azione occlusiva dei grassi, anche i risultati non erano brillanti. Oggi zolfo e acido salicilico vengono utilizzati in moderne creme evanescenti prive di vaselina per poterle utilizzare anche nella zona dei capelli e nelle zone molto seborroiche.

La crema SolfoSalicilica moderna è gradevole e molto efficace tuttavia mantiene il caratteristico odore di zolfo, a tipo acqua sulfurea termale. In Dermatologia la crema Solfo-Salicilica è definita la crema poliedrica per i molteplici impieghi dovuti soprattutto alla capacità dello zolfo colloidale di agire quale antiseborroico / cheratolitico / antimicrobico e del potenziamento a vicenda tra zolfo e acido salicilico.

Le indicazioni sono:
Dermatiti
Micosi
Dermatite seborroica
Psoriasi del volto e del capillizio
Acne pustolosa
Acne rosacea
Dermatite periorale
Pityriasi capitis
Crosta lattea
Follicoliti da farmaco (cortisone/biologici)
Tinea corporis / capitis
Intertrigine micotica / piede d’atleta
Pityriasi versicolor

La crema Solfo-Salicilica ha permesso di modificare i protocolli di trattamento soprattutto della Dermatite Seborroica, delle Micosi e dell’Acne.

La Dermatite Seborroica ha cause non ben stabilite ma certamente non univoche e la crema Solfo-Salicilica, che svolge attività antiseborroica, riducente, desquamante e antifungina, è il miglior presidio oggi conosciuto.

In pratica viene fatta applicare una volta sola al giorno nelle aree di Dermatite comprese quelle pelose o del capillizio fino a scomparsa della manifestazione clinica. Il vantaggio, rispetto ad altri trattamenti, è la pronta risposta antidermatitica, la mancanza di effetti collaterali e l’assenza di rebound alla sospensione.
Nelle Micosi la crema Solfo-Salicilica possiede il vantaggio, rispetto ai farmaci, della lunga azione antifungina. Infatti lo zolfo e l’acido salicilico una volta penetrati nello strato corneo rimangono attivi per molti giorni. Per questo motivo la crema Solfo-Salicilica viene utilizzata con una applicazione al giorno o anche meno , rendendo più accettabile il trattamento inoltre può essere utilizzata anche come preventivo delle micosi per chi frequenta ambienti pubblici. Come preventivo è sufficiente una applicazione alla settimana nelle aree che si intendono proteggere.

Nell’ Acne la crema Solfo-Salicilica agisce da antiseborroica e sterilizzante dei follicoli infiammati pertanto si assiste ad una rapida scomparsa del foruncolo.

http://www.erboristeriarcobaleno.com/acne_e_impurita.html

Argan: l’oro del deserto

L’olio di ARGAN è ricco di acido linoleico, vitamine E e A, preziosi alleati contro l’invecchiamento cutaneo. Possiede inoltre, proprietà cicatrizzanti e protegge la pelle dalle aggressioni esterne neutralizzando i radicali liberi. Consigliato anche per nutrire i capelli devitalizzati, fortificare le unghie, sciogliere le contratture muscolari e nutrire le pelli molto secche.

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L’albero dell’Argan (Argania spinosa L.), della famiglia delle Sapotaceae, è una specie endemica che cresce in un’area che rappresenta il 70% della superficie forestale della regione sud-ovest del Marocco.

È un albero unico nel suo genere perché contribuisce alla conservazione del suolo, del pascolo e alla lotta contro l’erosione e la desertificazione, oltre ad essere una fonte di sostentamento e guadagno per la popolazione locale.

In Marocco l’olio di Argan viene utilizzato tradizionalmente per le sue proprietà benefiche per uso alimentare, nella medicina popolare e come cosmetico.

Negli ultimi venti anni diversi studi riportati in letteratura descrivono le sue proprietà in relazione alla composizione chimica e al metodo di produzione. Esso contiene più dell’80% degli acidi grassi insaturi, (linoleico 34%, linolenico 0,1% ed oleico 46%) mentre tra i saturi i componenti maggiori sono palmitico 13% e stearico 5%. È ricco di tocoferoli, tra cui il γ-tocoferolo è quello presente in maggiore quantità, e di flavonoidi, carotenoidi e xantofille, mentre nella frazione insaponificabile sono presenti importanti steroli e triterpeni.

Le analisi effettuate da importanti laboratori scientifici evidenziano che i composti ad azione antiossidante di cui è ricco l’olio d’Argan, oltre agli effetti biologici e ai benefici nutrizionali, gli conferiscono elevata stabilità verso i processi ossidativi e ne spiegano la migliore conservabilità.

L’utilizzo di questo olio vegetale tal quale per applicazioni topiche, mette in luce importanti proprietà dermatologiche e funzionali: rapido assorbimento senza lasciare untuosità, sensazione sulla pelle di morbidezza, levigatezza e setosità. L’effetto idratante di barriera sulla cute, si mantiene elevato nel tempo, garantendo beneficio e nutrimento alle pelli disidratate. Le proprietà emollienti di questo lipide naturale, lo rendono adatto per la prevenzione del rilassamento cutaneo. Lo studio formulativo infine ha evidenziato che selezionando opportunamente il sistema emulsionante è possibile ottenere creme cosmetiche, contenenti anche alte concentrazioni di olio di Argan, stabili nel tempo.

L’olio di Argan risulta quindi una preziosa materia prima vegetale per lo sviluppo di preparazioni cosmetiche da utilizzare per il viso e per il corpo con funzione idratante, nutriente e anti-età.

Al sole con prudenza

Ce lo dicono da anni: il raggi del sole sono nocivi per la pelle. Prendere la tintarella, al mare o in montagna, comporta una serie di rischi come l’eritema solare, e, in casi più gravi, il tumore cutaneo. 

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La formazione di un melanoma dipende in particolar modo dal numero di scottature, soprattutto quelle prese durante l’infanzia e l’adolescenza, e non quindi dalla quantità di raggi ultravioletti che assorbe la pelle. La pelle mantiene una traccia delle scottature nel tempo, perché queste apportano dei danni permanenti alla pelle.
Ci sono diversi tipi di raggi nel sole: i raggi visibili (la luce vera e propria), i raggi ultravioletti (UV) e i raggi infrarossi (IR) che portano calore.

Gli UV-A (il 99% degli UV che arriva sulla terra) sono i meno dannosi, ma penetrano comunque negli strati inferiori della pelle e possono renderla meno tonica.
Gli UV-B arrivano in quantità notevolmente minore ma sono più aggressivi, e favoriscono la comparsa di melanomi.
Gli UV-C, sono meno conosciuti, e la loro incidenza sul nostro pianeta è schermata dallo strato di ozono che protegge l’atmosfera. È facile intuire che, dal momento che lo strato di ozono si è assotigliato, anche questi raggi sono diventati una minaccia, perché ancora più potenti degli UV-B.
I raggi infrarossi, impiegati con successo in molti trattamenti medici, non sono nocivi, ma sono responsabili della comparsa delle rughe.
Il 21 maggio 2007 il Ministero della Salute ha reso note, tramite l’agenzia di stampa ADN Kronos le regole fondamentali per limitare i danni provocati dai raggi solari:
1. Un’esposizione eccessiva al sole costituisce un grave rischio per la salute. E’ importante conoscere ed evitare i danni che il sole può provocare. Nessun prodotto filtra tutti i raggi UV (raggi ultravioletti, N.d.R.), ma l’uso di solari appropriati protegge dai rischi del cancro della pelle, evita arrossamenti ed eritemi e previene il foto invecchiamento.

2. E’ importante scegliere e confrontare i solari in base al tipo di pelle (fototipo), di esposizione e luogo (neve, mare, piscina, sabbia, ecc.). Utilizzare prodotti che offrono una protezione sufficiente, chiedendo consiglio, in caso di dubbio, al medico o al farmacista. Porre maggiore attenzione alle radiazioni solari quando si è vicini ad acqua, neve o sabbia.

3. Non esporsi al sole troppo a lungo anche se si utilizza un prodotto per la protezione solare UV-A+UV-B. Nessun prodotto protegge totalmente.

4. Evitare comunque le ore più calde (11.00-15.00) e sostare in un luogo ombreggiato fra le 11.00 e le 13.00, ricordando però che alberi, ombrelloni e tettoie non proteggono completamente dalle radiazioni solari. Controllate l’indice di UV quotidianamente, anche attraverso le pagine delle previsioni del tempo sui giornali: più alto è l’indice, più importante è proteggersi.

5. Cercate di non scottarvi mai. Soprattutto quando il sole è al suo picco è consigliabile indossare una t-shirt, un cappello a falda larga e gli occhiali da sole.

6. Ricordatevi di avere una particolare attenzione per i bambini. Tenere i neonati e i bambini piccoli lontani dalla luce diretta del sole. Proteggeteli sempre utilizzando maglietta e cappello e tenendoli sotto l’ombrellone nelle ore più calde.

7. Applicare il prodotto per la protezione solare prima di ogni esposizione al sole. Il fatto di essere già abbronzati non costituisce una protezione sufficiente.

8. Applicare correttamente una dose sufficiente di crema e rinnovare l’applicazione, specialmente dopo il bagno o essersi asciugati o se si è sudato molto. Non dimenticare di applicare il prodotto solare su tutte le parti del corpo esposte al sole. Per essere efficaci i solari devono essere applicati correttamente e in quantità adeguata (normalmente 35 grammi di solare per tutto il corpo, ossia circa sei cucchiaini da te di prodotto).

9. Proteggete la pelle anche durante il bagno in mare o in piscina perché i raggi ultravioletti agiscono anche quando siete in acqua.

10. Utilizzare prodotti che proteggono sia dai raggi UVA che UVB. Usare prodotti solari che offrono almeno una protezione “media”, ossia un SPF (Fattore di protezione solare) di 15, 20 o 25.

Prepararsi all’abbronzatura 
Così come esistono diversi tipi di pelle (normale, secca, grassa e mista), la cute può avere reazioni diverse ai raggi del sole, a seconda del fototipo.
Il fototipo è una questione di genetica, e dipende dalla quantità e dalla qualità di melanina dal colore della pelle (chiara/scura), il colore dei capelli, dalla reazione al sole e dall’abbronzatura che si ottiene.

Esistono sei fototipi: 
Fototipo I. Carnagione molto chiara, generalmente con efelidi, capelli biondi o rossi, occhi chiari. È il tipo di pelle più sensibile, quella che reagisce maggiormente ai raggi ultravioletti e che corre più rischi di eritemi e danni permanenti. Per i soggetti con questo tipo di pelle è difficile abbronzarsi.
Fototipo II. Carnagione chiara, spesso con efelidi, capelli biondo scuro o castano chiaro, occhi chiari. È un tipo di pelle delicato, predisposto alla scottatura. L’abbronzatura è lieve, di colore dorato.
Fototipo III. Il fototipo più comune, carnagione bruno-chiara, capelli castani, occhi chiari o scuri. I colpi di sole possono causare scottature a questo tipo di pelle. La pelle si abbronza in modo omogeneo.
Fototipo IV. Carnagione olivastra o scura, capelli castano scuro o neri, occhi scuri. È una pelle poco sensibile ai colpi di sole, e l’abbronzatura risulta intensa.
Fototipo V. Carnagione bruno-olivastra, capelli neri, occhi scuri. Questa pelle non reagisce al sole e l’esposizione ai raggi solari lascia un’abbronzatura molto intensa.
Fototipo VI. Carnagione e capelli neri, occhi scuri. L’esposizione al sole non causa eritemi e non varia il colore di questo tipo di pelle.

Per affrontare al meglio il primo sole, le parole d’ordine sono tre: esfoliare, idratare e stimolare la pelle dall’interno, aumentandone le difese. Prima di tutto occorre un buon esfoliante, due volte alla settimana, che libera l’epidermide da impurità e cellule morte, rendendola più ricettiva nei confronti dei trattamenti successivi e dei raggi solari; il trattamento va ripetuto prima dell’estate: una pelle ben esfoliata, infatti, garantisce colorito luminoso e un’abbronzatura uniforme e duratura. Ma non solo. Una pelle ben idratata si abbronza più in fretta: perciò, dopo il bagno o la doccia, è necessario stendere una crema – idratante, per chi ha la pelle normale, nutriente, per pelli secche – , che aiuta anche a combattere l’inaridimento e la desquamazione, mantenendo la cute morbida e luminosa. Infine, una settimana prima di esporsi al sole, si possono utilizzare prodotti acceleratori dell’abbronzatura che stimolano dall’interno le cellule produttrici di melanina, il pigmento cutaneo che difende la pelle schermando le radiazioni ed è responsabile della tintarella.

Un’alimentazione corretta è il modo più semplice ed efficace per rafforzare l’epidermide e prepararla ad affrontare gli strapazzi dell’abbronzatura. E in questo senso alcuni cibi sono più indicati di altri. I migliori sono quelli ad alto contenuto di vitamine A, C ed E, che hanno proprietà antiossidanti e contrastano l’azione nociva dei radicali liberi. Ottimi cereali, kiwi, agrumi, finocchi, verdure a foglia larga e oli vegetali, questi ultimi ricchi anche di acido linoleico che aiuta a mantenere integro il manto idrolipidico cutaneo. E per accelerare la tintarella, non far mancare in tavola alimenti ricchi di beta-carotene, il precursore della vitamina A che regola la produzione di melanina, ma serve anche a mantenere la funzionalità dell’epidermide e a riparare le cellule danneggiate. Lo si trova in quantità nel burro, nel tuorlo d’uovo e in tutta la frutta e i vegetali di colore giallo, arancio, rosso e verde scuro, per esempio albicocche, meloni, carote, peperoni e broccoli. Fondamentale anche bere molto: almeno due litri di acqua al giorno, per purificarsi e smaltire le tossine, ma anche per combattere l’azione dei raggi UVA, che disidratano la pelle in profondità.

Per chi non ama frutta e verdura e per potenziare gli effetti benefici della dieta possono essere di grande aiuto integratori specifici, a base di beta-carotene e vitamine antiossidanti. Sono prodotti dietetici (in capsule o in bustine) o per uso topico che favoriscono ulteriormente l’abbronzatura e riducono il rischio di eritemi e scottature prevenendo l’invecchiamento cutaneo. In genere vanno presi un mese prima dell’esposizione al sole, continuando per le 2-4 settimane successive, e sono indicati per chiunque, ma particolarmente utili per chi si scotta facilmente e ha la pelle molto delicata, proprio perché aiutano a rinforzarne le difese.

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