Il chaga: un fungo terapeutico conosciuto e utilizzato dai popoli siberiani da tempi remoti

Il Chaga, Inonotus obliquus, contiene numerose sostanze adattogene e antiossidanti che favoriscono la forza fisica e potenziano il tono muscolare. Produce una serie di sostanze protettive come: enzimi, antiossidanti e antibiotici. L’uso costante nel tempo del Chaga alcalinizza il pH del corpo umano, alleviando lo stress ed eliminando l’acidità che è responsabile dell’insorgere della maggior parte delle malattie. Utile in qualsiasi periodo dell’anno, è consigliato durante i cambi stagionali, specialmente in inverno e primavera, per sostenere le difese immunitarie e per allentare tensione e stanchezza.

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Il termine (traslitterazione dal cirillico caga – in occidente piu’ diffuso come chaga) deriva dalla lingua dei Komi-Permiacchi, una minoranza etnica che si era insediata in Siberia nella valle del fiume Kama, ad ovest degli Urali. In lingua Komi con il termine tšak venivano un tempo designati tutti o funghi legnosi e spugnosi che crescono sugli alberi. Oggi invece con il nome “chaga” si intende solo una specie di questi funghi, piu’ precisamente l’inonotus obliquus, famoso in tutta la Russia e ora anche al di la’ dei suoi confini grazie alle sue proprieta’ terapeutiche e nella fattispecie antitumorali.

Il chaga si riproduce tramite spore, che germinano infiltrandosi nelle zone danneggiate della corteccia di alberi vivi e formano col tempo un’escrescenza legnosa. Ama il clima freddo e nella maggiorparte dei casi cresce sul tronco delle betulle per questo viene comunemente chiamato “fungo nero di betulla”.

Proprietà terapeutiche del fungo Chaga

Le escrescenze di chaga vengono utilizzate a scopi medicinali. Di norma vengono raccolte durante tutto l’anno ma il momento migliore è l’autunno o la primavera. Vengono selezionate solo le escrescenze di chaga provenienti da alberi vivi di betulla, mentre non sono adatte all’uso quelle formatesi su alberi morenti o morti e su alberi che crescono in ambiente molto umido. Non vengono inoltre trattate le escrescenze vecchie, grandi, in evidente sgretolamento, nonche’ quelle che crescono sulla parte inferiore del tronco o che presentino una colorazione nera sull’intero spessore.

Il fungo chaga ha numerose proprieta’ terapeutiche: migliora il metabolismo, nella fattispecie attiva il ricambio nel tessuto cerebrale e accelera l’attività dei sistemi enzimatici. Il Chaga contribuisce inoltre a regolare il funzionamento dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, stimola l’ematopoiesi (favorisce l’incremento del livello dei leucociti), agisce come tonico, aumentando la resistenza alle malattie infettive, possiede proprietà anti-infiammatorie sia a uso topico che per assunzione orale, migliora l’attività citotossica dei farmaci anti-tumorali, rallenta la crescita di neoplasie, facendole regredire e frenando lo sviluppo di metastasi. L’assunzione di chaga durante il periodo di cura contribuisce a migliorare lo stato di salute dei pazienti e la loro risposta ai trattamenti antitumorali.

I preparati a base di chaga hanno proprieta’ antispasmodiche, diuretiche, ricostituenti, anti-microbiche e gastroprotettive, contribuendo a normalizzare l’attività del tratto gastrointestinale e della microflora intestinale e favorendo la cicatrizzazione delle ulcere dello stomaco e del duodeno. Il chaga è inoltre utilizzato nel trattamento di malattie dermatologiche, odontostomatologiche e otorinolaringologiche .

Il chaga e’ utilizzato nell’industria farmaceutica per la produzione del farmaco Befunginum (Befungin), un estratto del fungo arricchito da cloruro o solfato di cobalto. Il Befungin e’ consigliato nel trattamento di tumori maligni di varia localizzazione, nella gastrite cronica e nella discinesia gastrointestinale.

A quale fine e’ più spesso usato il chaga?

In Russia e in altre zone dell’Europa Centrale (Bielorussia, Polonia) il chaga è conosciuto da tempi immemorabili e largamente utilizzato nella medicina popolare per far fronte a disturbi di diverso genere, dalle patologie piu’ comuni del tratto gastro-intestinale ai problemi dermatologici e alle malattie oncologiche. Questo fungo possiede infatti eccellenti proprietà anti-infiammatorie e contiene componenti attive che rafforzano in modo naturale il sistema immunitario, migliorano le funzioni dell’organismo e il metabolismo. Di cio’ si erano spontaneamente avveduti gli abitanti delle zone periferiche della Russia, lontane da ospedali e farmacie e costretti ad affrontare malattie spesso in modo autonomo, sfruttando le risorse del territorio.

Le proprieta’ immunostimolanti, immunomodulanti e adattogene furono scientificamente provate negli anni ’50 del secolo scorso, quando in Unione Sovietica lo stato diede inizio a una ricerca sistematica e furono condotti numerosi esperimenti in vitro e in vivo oltre a studi clinici su pazienti oncologici al fine di investigare le caratteristiche del chaga. Il risultato fu l’inserimento del chaga nella farmacopea di stato dell’URSS.

Il primo preparato a base di chaga fu prodotto nel 1958 ed e’ in vendita a tutt’oggi nelle farmacie della Russia. Si e’ stabilito che l’assunzione di chaga favorisce la normalizzazione del funzionamento dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, e’ utile in disturbi del tratto gastro-intestinale, specie in stati precancerosi, e’ un rimedio antidolorifico, consigliato anche nella terapia combinata in casi di patologie oncologiche di 3 e 4 stadio per alleviare I sintomi della malattia, esercita un’azione immunostimolante e immunomodulante, puo’ essere usato per applicazione topica per la cicatrizzazione di ferite e lesioni cutanee. Viene spesso consigliato nel trattamento del lupus eritematoso, della psoriasi e applicato localmente per alleviare il dolore di lesioni cutanee causate da herpes zoster. Nonostante il chaga non abbia severe controindicazioni si consiglia comunque di consultare sempre il medico prima di introdurre il chaga nel regime alimentare di un paziente.

Preparati a base di fungo chaga sono assolutamente sconsigliati:
• in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti: ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il chaga può scatenare effetti collaterali;
• in caso di assunzione di farmaci per diabetici: ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il consumo di chaga da parte di pazienti affetti da diabete abbassa i livelli di zucchero nel sangue, causando effetti collaterali.

Vanno inoltre sottolineate le seguenti controindicazioni, dovute alle sostanze che si accumulano nel chaga nel corso della sua crescita:
1. L’assunzione di chaga e’ categoricamente controindicata a bambini e donne incinte – due categorie di persone nel cui organismo avvengono rapidi processi di divisione cellulare e reazioni biochimiche. Il chaga è ricco di sostanze che bloccano l’attività vitale delle cellule, frenandone lo sviluppo.
2. Avendo il chaga un effetto lassativo, è assolutamente sconsigliato in casi di dissenteria e diarrea.
3. Gli acidi presenti nel fungo chaga sono incompatibili con il gruppo delle penicilline e con il glucosio, pertanto in caso di assunzione di antibiotici o di somministrazione di soluzioni di glucosio per via endovenosa e’ rigorosamente vietato il consumo di preparati a base di chaga.

Dieta da seguire nel periodo di assunzione di preparati a base di chaga
Quando si affronta una cura con preparati di fungo chaga e’ preferibile seguire una dieta a base di latticini e verdure: zuppe di verdure, frutta e verdura fresca, yogurt, latte, formaggio fresco, ricotta, cereali, pasta, piatti a base di uova, pane con crusca, gelatine e composte, succhi di frutta e smoothies di verdura, acqua minerale, tè nero non forte, tisane di erbe.
Va invece moderato o del tutto escluso il consumo di piatti piccanti e speziati, conserve in scatola, carne, salumi e affumicati, brodi di carne, grassi, in particolare la margarina, piatti molto caldi o troppo freddi, tè forte e caffè, aglio e cipolla.

Fonti Bibliografiche

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  3. Rastogi S, Pandey MM, Rawat KSA. Medicinal plants of the genus Betula—traditional uses and a phytochemical-pharmacological review. J Ethnopharmacol. 2015;159:62-83.
  4. Kahlos K, Hiltunen R. Identification of some lanostane type triterpenes from Inonotus obliquus. Acta Pharma Fennica. 1983;92:220.
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  6. Dehelean CA, Soica C, Ledeţi I, et al. Study of the betulin enriched birch bark extracts effects on human carcinoma cells and ear inflammation. Chem Cent J. 2012;6:137.
  7. Drag M, Surowiak P, Drag-Zalesinska M, Dietel M, Lage H, Oleksyszyn J. Comparison of the cytotoxic effects of birch bark extract, betulin and betulinic acid towards human gastric carcinoma and pancreatic carcinoma drug-sensitive and drug-resistant cell lines. Molecules. 2009;14:1639-1651.
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  • Ivo Bianchi (2008) – MICOTERAPIA – NUOVA IPSA EDITORE
  • Ivo Bianchi (2013) – Il Fungo dell’Immortalità – MOS MAIORUM EDIZIONI

Palmitoiletanolamide (PEA): un’azione rapida contro il dolore senza effetti

Palmitoiletanolamide è una sostanza prodotta dal corpo umano, con proprietà analgesiche ed antinfiammatorie.
PEA viene prodotta dalle cellule di quasi tutti gli esseri viventi e agisce nell’organismo come un modulatore biologico in grado di ristabilire il normale funzionamento dei tessuti.

Versione media immagineLa palmitoiletanolamide nelle forme micronizzata e ultra micronizzata, aiuta a ridurre l’infiammazione di basso grado. Rappresenta un approccio innovativo per limitare la progressione delle patologie croniche associate alla menopausa e il dolore ad esse associato. Con l’obiettivo di aumentare l’aspettativa di salute, obiettivo principe della longevità.

La palmitoiletanolamide (PEA), ammide dell’acido paimitico con l’etanolammina, è una molecola presente in molti alimenti della dieta comune come uova, soia, pomodori, piselli, arachidi etc. (Kilaru et al 2007).
È anche prodotta da molte cellule dell’organismo dei mammiferi ed è particolarmente abbondante nei tessuti cerebrali (Bachur et al 1965). La produzione della PEA e di altre aciletanolammidi (NAE) avviene a partire da precursori fosfolipidici presenti nella membrana plasmatica (Hansen e Diep 2009; Ahn et al 2008; Wang e Ueda 2009).

La PEA viene sintetizzata on demand in seguito a stimoli in grado di evocare una risposta immunitaria. Fa parte dei mediatori lipidici responsabili della risoluzione dell’infiammazione, un programma attivo e coordinato che si esplica già nelle prime ore dopo l’inizio della risposta infiammatoria: “The beginning programs the end” (Serhan e Savill 2005; Buckley et al 2013).

I mediatori antinfiammatori o pro-risolutori contrastano attivamente l’azione dei mediatori pro-infiammatori. A livello cellulare, questo si traduce nella stimolazione della fagocitosi dei leucociti apoptotici, la promozione dell’apoptosi delle cellule danneggiate sino alla neuroprotezione. A livello clinico, l’azione anti-infiammatoria e pro-risolutoria endogena si traduce nella riduzione del dolore (Piomelli e Sasso 2014).

I livelli endogeni della PEA sono alterati nelle condizioni patologiche accompagnate da danno cellulare e da processi infiammatori.

Gli studi clinici dimostrano la capacità della PEA, nelle forme micronizzata e ultramicronizzata, di contrastare la sintomatologia dolorosa e/o le alterazioni elettrofisiologiche presenti in diverse patologiche che coinvolgono il sistema nervoso periferico e/o centrale e che sono sostenute da un’eccessiva attivazione mastocitaria, quasi sempre associata a quella microgliale.

Gli studi hanno anche confermano l’ottima tollerabilità dei prodotti contenenti PEA-m e PEA-um, anche quando somministrati in associazione a farmaci antinfiammatori e analgesici/anticonvulsivanti.

Questi risultati suggeriscono l’uso della PEA nelle forme micronizzata e ultramicronizzata come strumento terapeutico innovativo per il trattamento di tutte le condizioni caratterizzate dalla presenza di processi neuroinfiammatori e stati dolorosi cronici.

I prodotti a base di PEA-m e PEA-um presentano un profilo farmacologico e clinico di particolare interesse per le donne in postmenopausa: soggetti che, più di tutti, necessitano di una farmacologia di modulazione finalizzata alla prevenzione e/o alla normalizzazione delle alterazioni che coinvolgono l’equilibrio tra i sistemi neuronale ed immunitario.

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Proprietà della bava di lumaca…la natura sa sempre qualcosa in più

Da sempre l’uomo trova i suoi rimedi nella natura che lo circonda. Oggi i laboratori scoprono il perché di alcuni risultati terapeutici che prima venivano visti con curiosità o banale diffidenza 

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Da migliaia di anni gli scritti di medicina parlano della bontà della lumaca.

E’ utilizzata come base nell’elaborazione di pomate e creme per trattare ulcere della pelle e sciroppi per la tosse, poiché ricostruiscono l’epitelio danneggiato della laringe e dei bronchi. La mucosa che la lumaca lascia al suo passaggio e con la quale ricostruisce la sua chiocciola ha delle qualità uniche perché contiene in maniera naturale componenti che sono usati da anni per l’elaborazione di creme per la cura della pelle come: collagene, allantoina, elastina, vitamine A, C, E, l’acido glicolico e un antibiotico naturale con potere disinfettante

La specie Helix aspersa è un mollusco gasteropode terrestre chiamato comunemente chiocciola o anche, impropriamente, lumaca. Risulta essere la specie più diffusa in Italia per la sua resistenza e per la capacità di adattamento ma soprattutto per la sua prolificità. Il diametro della sua conchiglia non supera i 35 mm. ed il suo peso può raggiungere i 15 gr. Si trascina con il piede ed usa una bava argentea come lubrificante per evitare di ferirsi. Le secrezioni della chiocciola servono anche a formare l’epifragma nel momento in cui l’animale si ritira nel guscio.

Proprietà della bava di lumaca 

E’ una delle sostanze migliori per la cura e la rigenerazione della pelle, contiene antiossidanti capaci di rallentare il processo dell’invecchiamento eliminando i radicali liberi e il suo contenuto in proteine è indispensabile per ridare all’epidermide un aspetto sano, giovane e tonico.

È ricca di vitamine, riduce l’infiammazione e favorisce l’abbronzatura garantendo l’idratazione della pelle. Riduce le infezioni virali o batteriche facendo da barriera protettiva contro gli agenti patogeni che si insinuano sulla superficie o nei pori della pelle.

Migliora l’elasticità e gli inestetismi, cura l’acne, le cicatrici, le smagliature e le scottature.

Questa secrezione è stata oggetto di numerosi esperimenti e le sue proprietà sono state riconosciute dopo la tragedia di Chernobyl, le lumache sono gli unici animali a non aver riportato mutamenti genetici come conseguenza delle radiazioni grazie proprio alla loro bava. Oggi questa sostanza è in commercio in 30 paesi.
Alcune delle proprietà correlate alla composizione della bava di lumaca sono strettamente correlate alla sua funzione primaria, che accomuna Helix aspersa agli altri gasteropodi: la locomozione avviene attraverso lo ”scorrimento” su superfici scabrose, e la ricchezza della bava in mucopolisaccaridi e’ giustificata in prima istanza dalle funzionalita’ meccaniche necessarie alla locomozione e alla difesa (capacità di rimanere fortemente aggrappata a superfici verticali nascosta nel guscio). A tal riguardo sono stati avanzati studi sulla composizione amminoacidica e sulla variabilità dei mucopolisaccaridi nel passaggio da gel scorrevole a gel adesivo, in entrambi i casi allo scopo di valutarne possibili impieghi industriali.

Ma lo scorrimento costante della lumaca su superfici dure giustifica la contemporanea funzionalita’ ristrutturante della bava necessaria alla riparazione dei tessuti della stessa lumaca, confermata da studi analitici afferenti la composizione (allantoina, amminoacidi, collagene ed elastina) e da studi clinici inerenti la funzionalità ristrutturante la cute e antibiotiche nei confronti dei principali patogeni cutanei.

Fra le caratteristiche che distinguono l”Helix aspersa dagli altri organismi troviamo poi un”anomala resistenza a potenti inquinanti, come i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici, tale da costituire un metodo di sorveglianza dell”inquinamento, dal momento che tali sostanze non ne influenzano la sopravvivenza e la riproducibilità. Inoltre e’ stata posta in evidenza una spiccata capacità di modulare la composizione proteica e di antiossidanti necessaria a preservare i tessuti e di sopravvivere al congelamento (fino al 40% del tessuto corporeo congelato).

Nell”ambito di sostanze di derivazione naturale, in linea generale e’ identificabile una correlazione diretta (e ben nota) fra le ostilità ambientali e la produzione endogena da parte degli organismi di sostanze e strutture ”difensive” che costituiscono la base pregiata di molti composti estratti (polifenoliche e antiossidanti).

I primi studi sulla composizione amminoacidica del collagene presente nella bava di Helix aspersa risalgono al 1959, quando venne identificata la prevalenza di Glicina e Prolina, oltre a quantità rilevanti di Idrossiprolina e Acido Glutammico.
I dati sulle caratteristiche metaboliche e istologiche della Helix aspersa, oltre a supportare e a chiarire gran parte delle pregiate proprietà dermatologiche rilevate, che ne hanno promosso l”uso e lo studio mediante le verifiche cliniche, permettono di considerare il diffuso organismo come un piccolo bioreattore capace di lasciare sul terreno una miscela insospettabile di sostanze pregiate e altamente efficaci.

Farà piacere sapere, infine, che contrariamente al tradizionale allevamento per uso alimentare, l’impiego come ”produttrici di mucopolisaccaridi” prevede il recupero e la purificazione della sola bava prodotta al loro passaggio, evitandone in questo caso il sacrificio.

L’ESTRATTO PROTEICO DI BAVA DI LUMACA:

Previene ed elimina le rughe premature.
Applicare tutti i giorni mattina e sera anche come sotto trucco con la pelle ben pulita.
Elimina le macchie.
Combatte le verruche.
Combatte l’acne eliminando i batteri che la producono definitamente.
Applicare tutti i giorni mattina e sera con la pelle ben pulita.
Elimina i segni di macchie e bruciature.
Riduce notevolmente le cicatrici.
Essenziale per prevenire le smagliature in gravidanza.
Riduce la cellulite. Massaggiando tutti i giorni con la pelle pulita sopra la parte interessata.
Rende invisibili i segni di malattie come la varicella.
Raccomandato in trattamenti post-chirurgia per cicatrizzare rapidamente ed evitare formazioni di infezioni.
Nei bambini, toglie gli arrossamenti da pannolino.
Elimina macchie lasciate dalla gravidanza, lentiggini e altro.
Favoloso dopo il sole, rinfresca dando sollievo alla pelle calda…mantenendo l’abbronzatura più a lungo senza macchie. Dopo una giornata di sole ,va usato di notte.

Attenua e combatte le vene varicose. Per combattere le vene varicose deve essere spalmata fredda (magari lasciando il gel in frigorifero il giorno prima), le sgonfia alleviandole notevolmente.
Aiuta a combattere le emorroidi. Va usata tutti i giorni fredda

Nei prodotti alla bava di lumaca si trovano componenti naturali conosciuti nel mondo della cosmetica come:

ALLANTOINA:componente che rigenera e ripara i tessuti, sostituendo le cellule morte per cellule nuove, cancellando cosi in maniera definitiva macchie, cicatrici, segni di varicella e bruciature, oltre a rallentare il processo di invecchiamento cutaneo.
COLLAGENE: proteina fondamentale del tessuto della pelle che agisce come idratante e balsamo.
ELASTINA: somministra elasticità ai tessuti.
ACIDO GLICOLICO: agisce come autentico rinnovatore cellulare, eliminando le cellule morte della cappa esterna della pelle dando vita ad una nuova più tonica e luminosa, effetto peeling.
ANTIBIOTICO NATURALE: impedisce la moltiplicazione di batteri che contaminano la pelle.
PROTEINE: aiutano nella ossigenazione, l’idratazione e la pigmentazione lasciando la sensazione di una pelle sana e abbronzata.
VITAMINA E:antiossidante che protegge, riduce le infiammazioni e agisce come idratante nel tessuto cutaneo.
VITAMINA C: aiuta la cicatrizzazione e protegge dai batteri e dalle infezioni di tipo virali.

Le microalghe verdi-azzurre del lago klamath

La microalga del lago Klamath (nome scientifico: Aphanizomenon Flos Aquae var. Ralph …) fa parte della grande famiglia delle microalghe verdi-azzurre che sono la prima forma di vita del pianeta e la base di tutta la catena alimentare. 

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Tutte le popolazioni del passato hanno fatto uso delle verdi-azzurre come fonte di nutrizione superiore. Gli Aztechi riservavano la Spirulina selvatica a nobili e guerrieri, considerandolo un cibo divino. Oggi, l’unica microalga commestibile a crescere selvatica in un ambiente vulcanico pressoché incontaminato è la microalga Klamath.La microalga Klamath , raccolta con la massima cura e sottoposta a numerosi controlli di qualità, è essiccata con l’esclusivo metodo Refractance Window ® (v. Refractance Window ® ) che ne preserva i nutrienti da 2 a 30 volte più degli altri metodi, quali liofilizzazione e spray-drying. Attorno a questa straordinaria microalga selvatica e primordiale, la ditta NUTRIGEA, nostra fornitrice, ha costruito una linea di prodotti fitonutrizionali che traggono la loro straordinaria efficacia anche dagli altri nutrienti primordiali fondamentali: i batteri probiotici di origine umana, come l’esclusivo Acidophilus DDS1, e gli enzimi ad ampio spettro di origine fungina.

Esse sono dei procarioti (cianobatteri), organismi primordiali monocellulari.

A differenza dei microrganismi eterotrofi, non necessitano di complessi mezzi di coltura ed utilizzano l’energia luminosa per organicare il carbonio. La crescita di questi fototrofi combina il processo fotosintetico, tipico delle piante superiori, con le caratteristiche delle fermentazioni microbiche: alti tassi di moltiplicazione e sviluppo in coltura liquida, generalmente vengono coltivati utilizzando la luce solare come fonte d’energia e la CO2 come fonte di carbonio.

Le acque del lago Klamath, dove esse crescono, situato tra le montagne del centro-sud dell’Oregon, forniscono, infatti, un habitat ideale per tale alga. Quando l’acqua defluisce dal Crater Lake, passa sopra e sotto gli svariati strati delle Cascade Mountains raccogliendo innumerevoli importanti minerali inorganici che verranno potenzialmente incorporati dalle alghe verdi-azzurre del lago Klamath.

Il lago Klamath è poco profondo, con una media di appena 35 piedi, il che significa che si scalda molto velocemente, grazie anche alla sua posizione nel sud dell’Oregon che lo espone ad una certa quantità di luce solare, il che fornisce l’habitat ideale per la fotosintesi. Le alghe fioriscono da milioni di anni nel lago Klamath, immerse in condizioni nutritive, minerali e di luce solare ideali. Di grande importanza è il fatto che il lago Klamath è assolutamente esente da insetticidi, antiparassitari, erbicidi, fungicidi, diossine, D.D.T. e composti chimici in genere, al contrario della maggior parte dei terreni che non risultano esenti da questi inquinanti.

La Klamath di Nutrigea è certificata biologica dall’organizzazione USA OTCO.

La microalga Klamath possiede un profilo nutrizionale e una carica energetica assolutamente unici perchè contiene, in forma altamente assimilabile, oltre 100 nutrienti fondamentali per la nostra salute !

Oltre 60 minerali e oligoelementi indispensabili alla nostra salute!

Oltre ad essere la massima fonte di calcio , la Klamath contiene lo spettro completo di tutti i minerali traccia, essenziali alla salute e sempre più rari. Di particolare rilievo, i quantitativi del ferro (fino a 4 mg/gr, 100% del fabbisogno in 3 gr !); del vanadio (3 mcg/gr, 100% del fabbisogno in appena 3 gr !), minerale essenziale per il metabolismo insulinico e glicemico, necessario quindi anche per il metabolismo dei grassi; e del fluoro (7 mcg/gr, ovvero quasi il 100% del fabbisogno giornaliero in appena 2 gr), essenziale per la salute dei denti e delle ossa. 14 vitamine La Klamath contiene lo spettro completo delle vitamine. In particolare, oltre a fornire il 100% del fabbisogno di vitamina A in appena 3 gr., è un’eccellente fonte delle vitamine del gruppo B e garantisce oltre il 200% del fabbisogno di vitamina B12 , in forma assimilabile, in un solo grammo! Inoltre, un solo grammo di Klamath fornisce circa il 100% del fabbisogno di vitamina K , essenziale non solo per la coagulazione del sangue ma, soprattutto, per la salute delle ossa e dei denti. 20 aminoacidi e oltre il 65% di proteine complete La Klamath è l’unico cibo che contiene tutti e venti gli aminoacidi. La proporzione dei suoi aminoacidi essenziali è tale da rendere le sue proteine notevolmente più assimilabili delle stesse proteine animali. Oltre a numerosi pigmenti antiossidanti, la Klamath ha un elevatissimo contenuto di betacarotene , perfettamente assimilabile e potenziato da ben altri 14 carotenoidi. La Klamath contiene anche quantità importanti di cantaxantina (il carotene più potente, assieme all’astaxantina) e piccole quantità di astaxantina, zeaxantina, luteine e licopene .

La Klamath è un’ottima fonte di Omega-3. Mentre Spirulina, Clorella, erbe di cereali, ecc., contengono Omega-6, il loro contenuto in Omega-3 è praticamente nullo. La Klamath ha una delle più alte concentrazioni di clorofilla, fino al 2% (20 mg/gr), di contro allo 0,3% dei supercibi verdi (erbe di cereali, ecc.).

Le Klamath contengono dai 60 al 65% dì proteine nobili contenenti 20 aminoacidi, inclusi tutti gli aminoacidi essenziali. In particolare, la proporzione degli aminoacidi essenziali è praticamente identica a quella ritenuta ottimale per il corpo umano, che le rende perfettamente assimilabili sotto il profilo proteico. La Klamath contiene anche elevate quantità di aminoacidi liberi, cioè non legati in catena proteica, che l’organismo assimila con estrema facilità e che sono precursori dei neuropeptidi, i veri motori dell’attività cerebrale e neurologica generale. Assieme alla elevata quantità e qualità di acidi grassi essenziali, ciò le rende estremamente utili in tutte le patologie legate alla degenerazione del sistema neurologico (Alzheimer, sclerosi multipla, etc.).

Una volta ingerita, la clorofilla naturale ha dimostrato di possedere elevate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali 1.

La ricerca più recente ha evidenziato come la Klamath sia ricchissima di specifiche molecole, come ficocianine , feniletilammina e polisaccaridi immunostimolanti , dotate di elevate proprietà nutriterapiche.

Crema SolfoSalicilica

La Crema SolfoSalicilica è considerata il caposaldo delle preparazioni galeniche del recente passato. Veniva utilizzata, con successo, per trattare disparate patologie cutanee poi, con l’avvento dei farmaci, è caduta in disuso.

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L’utilizzo dell’associazione tra Zolfo e Acido salicilico per trattare molti disturbi della cute ha origini antiche in differenti contesti storici. Oggi, in tempo di rivalutazione dei prodotti naturali, lo zolfo e l’acido salicilico sono tornati protagonisti dei trattamenti dermatologici. Per comprendere in pieno come Zolfo e Acido salicilico possono stare alla pari con i moderni farmaci occorre ripercorrere la loro storia nell’impiego in medicina.
Zolfo

Generalità e storia

Plinio nella sua Historia Naturalis ricorda l’importanza dell’uso dello zolfo nei suffumigi per purificare le abitazioni. “Gli usi medicinali dello zolfo sono numerosi e di sommo interesse. Si adopera in molte malattie cutanee applicato in linimento sulla pelle…” (Catullo, Elementi di mineralogia, 1833).
Il corpo umano contiene circa 300 g di Zolfo sotto forma di acidi solforati, cioè più che potassio e sodio presi insieme; la riserva solforata sembra sia relativamente stabile e il rinnovamento minimo (850 mg/giorno).

Lo zolfo è un elemento importante di alcune proteine ed è presente in tutte le cellule. Entra anche nella composizione di diversi ormoni (insulina, glucagone, ormoni ipofisari), di vitamine (tiamina, biotina ecc.), dell’eparina, del coenzima A e della cheratina alla quale conferisce plasticità. Le proteine più ricche di amminoacidi solforati sono quelle dello strato corneo della cute, delle cartilagini, dei tendini. Lo zolfo minerale non viene utilizzato dall’organismo, che lo elimina come tale.Lo zolfo esplica un ruolo di primaria importanza nell’organismo, esercitando azioni fisiologiche multiple. La principale delle quali è la disintossicazione o eliminazione dei prodotti tossici ai quali si lega per neutralizzarli.

Le principali fonti di S sono due amminoacidi solforati, la cistina e la metionina contenuti in quasi tutti gli alimenti proteici. I più ricchi sono le leguminose (fagioli secchi, piselli, lenticchie, fave); il cavolo, il ramolaccio nero, la cipolla, l’aglio, lo scalogno, la senape, l’asparago, il porro, la cipollina; il pesce, la carne e soprattutto il tuorlo d’uovo (165 mg/100 g). Non è ancora determinato il fabbisogno di zolfo del nostro organismo.
Lo zolfo posside le stesse proprietà delle acque termali sulfuree che favoriscono, il metabolismo generale del rame agendo da catalizzatore. Lo si considera dunque un eccellente complemento delle cure termali.

Interazione tra Zolfo e Cute

Sono descritte 4 azioni fondamentali dello Zolfo sulla cute:
• Antiseborroica
• Antimicrobica
• Antimicotica
• Esfoliante e cheratolitica

1 – Attività Antiseborroica

L’effetto anti seborroico appare dovuto ad un’azione diretta sulla ghiandola sebacea. Vari studi hanno documentato, mediante l’utilizzo di metodiche di microanalisi a raggi X, la spiccata capacità dello zolfo di penetrare attraverso la cute. Tale capacita risulta inversamente proporzionale al diametro delle particelle elementari. Si ritiene che tale capacità di penetrazione sia dovuta alla trasformazione dello zolfo molecolare in ione sulfidrile (SH-) . Tale capacità di penetrazione risulterà ancora più accentuata per lo zolfo contenuto disciolto nell’acqua termale in quanto esso si trova già in gran parte sotto forma di ìone sulfidrile.
Una conferma dell’azione diretta dello zolfo sulla ghiandola sebacea viene da uno studio condotto utilizzando un isotopo radioattivo (S35). Secondo tale studio nella cute normale lo zolfo penetra in maniera uniforme, raggiunge il derma dopo 16 ore e dopo 24 ore non è più rintracciabile a causa dell’assorbimento sistemico. Nella cute di soggetti acneici, viceversa, lo zolfo, dopo essere penetrato, si concentra nelle ghiandole sebacee, anche mediante una diffusione laterale dal derma adiacente, dove rimane per lungo tempo, risultando dosabile dopo oltre 3 settimane. Il meccanismo d’azione risulta a tutt’oggi sconosciuto.

Lo zolfo è coinvolto nel normale processo di cheratinizzazione, che si esplica fondamentalmente nella condensazione dei gruppi sulfidrilici (SH-) di due frazioni di cisteina in un legame disolfuro (S-S) con formazione di una singola molecola di cistina. E stato dimostrato che a partire dallo strato basale verso il corneo diminuiscono gradualmente i gruppi SH mentre aumentano i ponti S-S.

Un recente lavoro ha confermato la fondamentale importanza rivestita dalla formazione dei ponti disolfuro, non solo nel normale processo di cheratinizzazione, ma altresì nel normale processo di differenziazione delle cellule sebacee. In tale studio è stato dimostrato che i sebociti periferici contengono esclusivamente gruppi sulfidrilici (e sono del tutto assenti i ponti S-S), mentre le cellule sebacee ben differenziate sono ricchissime in legami disolfuro. Tali evidenze confermano la necessità della conversione dei gruppi SH- nei ponti S-S nel normale processo di differenziazione dei sebociti. In tale processo lo zolfo interverrebbe secondo la reazione precedentemente descritta: 2 cisteine + S2 = cistina + H2S

Viene supposto che l’apporto esogeno di idrogeno solforato (H2S) sposti la reazione verso sinistra con rottura delle molecole di cheratina. A livello della ghiandola sebacea la rottura dei ponti disolfuro si tradurrebbe in un rallentamento del processo differenziativo dei sebociti e quindi della secrezione olocrina.

2 – Attività Antimicrobica

Lo Zolfo possiede poi una spiccata attività anti-microbica. Tale proprietà viene ricondotta al forte potere riducente dell’acido sulfidrico il quale tende a trasformarsi nel più stabile solfato secondo la reazione:
H2S + 202 = H2S04
Molto probabilmente, una reazione che si verifica con maggiore facilità e frequenza è rappresentata da:
2H2S + 02 = 2SO + H20 con formazione di zolfo allo stato atomico.
Tali reazioni sottraggono l’ossigeno indispensabile alla flora microbica del follicolo pilo-sebaceo con effetto batteriostatico. Inoltre esiste anche un’ azione antibatterica indiretta attraverso l’inibizione della attività lipasica con scissione dei trigliceridi in acidi grassi liberi, specie insaturi, posseduta da alcuni microrganismi. Tale azione è in grado di influenzare qualitativamente la composizione del sebo con diminuzione degli acidi grassi liberi fortemente igroscopici ed in grado di ritardare l’evaporazione.

3 – Attività Antimicotica

L’attività antifungina è attribuita alla formazione di acido pentationico (H2S506) per azione combinata dello zolfo presente nei cheratinociti e di alcuni batteri residenti cutanei. L’acido pentationico ha una potente azione fungicida nei confronti sia dei dermatofiti sia dei lieviti, compreso il genere Pityrosporum.

4 – Azione esfoliante / cheratolitica

La quarta azione è collegata alla proprietà esfoliante e cheratolitica posseduta dallo zolfo. Tale attività si esplica a concentrazioni elevate di zolfo (2-10%) e viene ricondotta ad un effetto di rottura, mediante il meccanismo descritto sopra, delle molecole di cheratina. In alcuni lavori sperimentali sono stati dimostrati evidenti modificazioni istologiche della cute dopo applicazione topica di zolfo, con fenomeni di acantosi seguiti da paracheratosi e dissoluzione del corneo. Tale azione è in diretta relazione con la concentrazione di zolfo applicato.

Acido salicilico. Generalità e storia

Le virtù terapeutiche della corteccia del Salice sono note fin dall’antichità. Già negli scritti d’Ippocrate (“Corpus Hippocraticum”, V secolo a.C.), e di Dioscoride e Plinio (nel I secolo d.C.), in modo concorde gli vengono attribuite proprietà febbrifughe ed analgesiche.

Nel medioevo, in occidente, l’utilizzo farmacologico della corteccia del Salice si va progressivamente perdendo. Nello stesso periodo in altri continenti il valore terapeutico del Salice è ben conosciuto.
La Scuola Medica Salernitana (dal periodo Normanno, fino alla prima meta del XIII secolo) attribuisce al Salice proprietà antiafrodisiache, specificando che frenava la libidine al punto da impedire il concepimento.

Il Mattioli (medico Senese, vissuto a cavallo fra il XVI ed il XVII secolo) conferma alcune indicazioni terapeutiche della Scuola Salernitana ed aggiunge: “le fronde [del Salice] trite, e bevute con un poco di vino, e di pepe, tolgono i dolori dei fianchi”.
Nel 1763 l’attività antifebbrile è “spiegata” nel corso di un meeting della Royal Society inglese dal pastore protestante Edmund Stone come conseguenza dell’habitat del Salice: questa pianta, infatti, cresce in ambienti umidi, dove sono più frequenti le febbri malariche.

Nel 1784 le ipotetiche “virtù” antiafrodisiache sono confermate da Fusanacci che avverte che “il sugo cavato dai rami teneretti …. allontana egregiamente la libidine”.

La svolta storica negli studi sul Salice l’imprime, a sua insaputa, il 20 giugno del 1803 Napoleone Bonaparte, imponendo il blocco all’importazione di qualsiasi merce proveniente dalle colonie inglesi e dall’Inghilterra sul continente. Con tale decisione venne bloccata l’importazione dall’America anche della corteccia di China (originaria dell’America meridionale, un tempo utilizzata, dato l’elevato contenuto in alcaloidi, principalmente come antipiretico) e spinse pertanto la ricerca ad un valido sostituto farmacologico autoctono europeo. Il sostituto più ovvio allora impiegato fu il Salice, per le sue proprietà antifebbrili.

Nel 1828 Buchner (professore della facoltà di Farmacia nell’Università di Monaco) dichiara di aver isolato la Salicina dalla corteccia del Salice. Nel 1829 Leroux (un farmacista francese) riesce, mediante ulteriori precipitazioni, ad ottenere la salicina in forma cristallina pura e ne prova l’effetto antifebbrile.
Nel 1838 Raffaele Piria, illustre chimico nato a Scilla, in Calabria, trasformò per idrolisi la Salicina in acido Salicilico e iviene assimilato all’acido Spirico, estratto in quegli anni sotto forma di olio essenziale, a partire dalla Spirea olmaria, da un altro farmacista di Bema, il Dott. Pangerstecher. Viene poi dimostrato che per idrolisi questo glucoside dal sapore amaro denominato Salicina sviluppa glucosio e Saligenina (alcool Salicilico), il quale è trasformato in acido salicilico in vivo ed in vitro.

Nel 1875 per la prima volta è utilizzato il sale dell’acido salicilico, il Salicilato di Sodio, per trattare le febbri reumatiche. Bussy ottiene un successo inconfutabile nel dimostrare l’efficacia antipiretica del prodotto, ma deve ammettere che nel corso della terapia si sono verificati casi di irritazione del tubo digerente.

Rapidamente sono riconosciuti gli effetti antireumatici (sperimentati su larga scala nel Charitè Hospital di Berlino), uricosurici ed antigottosi.

La richiesta di acido salicilico in questo periodo è talmente elevata da superare le capacità estrattive del principio attivo dal Salice, dall’Olmaria e dalla Gaulteria procumbens, dell’industria farmaceutica del tempo.

Nel 1874 Von Heyden riesce a mettere a punto un metodo di sintesi industriale dell’acido salicilico,abbattendo costi e risolvendo i problemi di reperibilita del prodotto. Il 10 ottobre 1897, un altro giovane farmacista e chimico, Felix Hoffmann, per alleviare le sofferenze reumatiche del padre e per proteggerlo dai ben noti effetti gastrolesivi dell’acido salicilico, sintetizzerà l’acido acetilsalicilico. Hoffmann è un giovane chimico trentenne, assunto in una fabbrica di coloranti a base di anilina. Ciò che spinge il giovane Felix a lavorare sul composto su basi farmacologiche è la sofferenza paterna. In quel periodo la cura utilizzata era il Salicilato di sodio, con i conseguenti effetti collaterali e la sensazione di nausea legata ai forti dosaggi. Per tale ragione, nonostante la fabbrica dove Hoffmann lavora non si occupi di farmaci, ipotizzò una via sintetica per produrre acido acetilsalicilico in forma pura e stabile.

L’idea di acetilare un composto organico naturale per migliorarne la biodisponibilità o la tollerabilità o le virtù farmacologiche non è un’idea originale del dottor Hoffmann. In quegli stessi anni era d’uso comune tentare una simile strada, attraverso la metilazione, l’etilazione o l’acetilazione ed un caso altrettanto famoso è il derivato diacetilato della morfina. La sintesi completa fu realizzata il 10 agosto 1897 e già due anni dopo sono eseguiti dal Prof. Heinrich Dreser (dell’Accademia Medica di Dusseldorfl) studi sull’efficacia terapeutica e sugli effetti collaterali su animali da esperimento, all’interno del Laboratorio di Farmacologia della Bayer. Si può considerare questo il primo lavoro sperimentale compiùto all’interno di un’industria farmaceutica.

Il 6 marzo 1899 l’Aspirina era già un farmaco brevettato.

Acido Salicilico estratto

Il termine “Salice” sembra derivare dal celtico Sullis (vicino all’acqua), perché cresce vicino ai corsi d’acqua e su terreni e boschi umidi, o forse dal latino salio (salire, saltare), perché la velocità di crescita e così elevata da sembrare che “salti” fuori dal terreno.
E un albero dalle foglie lanceolate, può raggiungere in alcuni casi i venti metri d’altezza. I fiori dioici sono raccolti in amenti sottili che sono situati ai lati dei rami più vecchi; il frutto è una capsula bivalve conica, con numerosi semi pelosetti. E originario dell’Europa e dell’Asia, alcune specie dell’America del Nord. La corteccia viene raccolta all’inizio della primavera e dovrebbe contenere, secondo le monografie DAB (Deutsches Arzneibuch, Farmacopea Ufficiale Tedesca, e generalmente seguita da un numero che ne indica l’edizione), non meno dell’1% di salicina totale. I glucosidi fenolici (salicoside o salicina, populina, salicortina, tremulacina, fragilina…), variano dal’1,5% fino a superare l’11%. Per avere valore terapeutico, il contenuto in salicina non dovrebbe scendere al di sotto dell’1%. Alte percentuali di questo glucoside sono contenute nel Salix purpurea (6-8,5%) e nel Salix daphnoides (5-6%), mentre raramente si riscontrano percentuali simili nel Salix alba.

La droga è, come detto, costituita dalla corteccia, che si presenta in frammenti irregolari coriacei ma flessibili, che si sfaldano facilmente. E’ priva di odore, ha sapore amarognolo. Non è possibile distinguere le varie specie di salice nell’esame botanico della corteccia e si renderebbe necessario un esame chimico del contenuto in glucosidi fenolici.

Crema Solfo-Salicilica

Per rendere lo zolfo attivo anche a bassa concentrazione si è scelta la forma colloidale di esso. Lo zolfo colloidale, costituito da particelle, tra 1-100 nm, sospese in una soluzione colloidale, è considerato la forma più attiva di preparazione (Mc Mutry, 1913).
Lo zolfo colloidale è stato utilizzato alla concentrazione di 0,5-2% per la terapia topica di acne, eczema e rosacea fin dal 1935 (Miller, 1935).

La crema Solfo-Salicilica come presidio dermatologico moderno
In passato lo zolfo e l’acido salicilico venivano inglobati in unguenti di lanolina o di vaselina e lanolina ma l’applicazione di questi preparati era sgradevole ed inoltre, per l’azione occlusiva dei grassi, anche i risultati non erano brillanti. Oggi zolfo e acido salicilico vengono utilizzati in moderne creme evanescenti prive di vaselina per poterle utilizzare anche nella zona dei capelli e nelle zone molto seborroiche.

La crema SolfoSalicilica moderna è gradevole e molto efficace tuttavia mantiene il caratteristico odore di zolfo, a tipo acqua sulfurea termale. In Dermatologia la crema Solfo-Salicilica è definita la crema poliedrica per i molteplici impieghi dovuti soprattutto alla capacità dello zolfo colloidale di agire quale antiseborroico / cheratolitico / antimicrobico e del potenziamento a vicenda tra zolfo e acido salicilico.

Le indicazioni sono:
Dermatiti
Micosi
Dermatite seborroica
Psoriasi del volto e del capillizio
Acne pustolosa
Acne rosacea
Dermatite periorale
Pityriasi capitis
Crosta lattea
Follicoliti da farmaco (cortisone/biologici)
Tinea corporis / capitis
Intertrigine micotica / piede d’atleta
Pityriasi versicolor

La crema Solfo-Salicilica ha permesso di modificare i protocolli di trattamento soprattutto della Dermatite Seborroica, delle Micosi e dell’Acne.

La Dermatite Seborroica ha cause non ben stabilite ma certamente non univoche e la crema Solfo-Salicilica, che svolge attività antiseborroica, riducente, desquamante e antifungina, è il miglior presidio oggi conosciuto.

In pratica viene fatta applicare una volta sola al giorno nelle aree di Dermatite comprese quelle pelose o del capillizio fino a scomparsa della manifestazione clinica. Il vantaggio, rispetto ad altri trattamenti, è la pronta risposta antidermatitica, la mancanza di effetti collaterali e l’assenza di rebound alla sospensione.
Nelle Micosi la crema Solfo-Salicilica possiede il vantaggio, rispetto ai farmaci, della lunga azione antifungina. Infatti lo zolfo e l’acido salicilico una volta penetrati nello strato corneo rimangono attivi per molti giorni. Per questo motivo la crema Solfo-Salicilica viene utilizzata con una applicazione al giorno o anche meno , rendendo più accettabile il trattamento inoltre può essere utilizzata anche come preventivo delle micosi per chi frequenta ambienti pubblici. Come preventivo è sufficiente una applicazione alla settimana nelle aree che si intendono proteggere.

Nell’ Acne la crema Solfo-Salicilica agisce da antiseborroica e sterilizzante dei follicoli infiammati pertanto si assiste ad una rapida scomparsa del foruncolo.

Combattere i sintomi dell’allergia in modo naturale e senza effetti collaterali…ora si può

Si tratta di un alimento tradizionale giapponese, la Perilla frutescens, con un uso consolidato da secoli e ampie ricerche scientifiche che hanno evidenziato un profilo di sicurezza completo (Yu et al. 1977). Si tratta di un particolare tipo di estratto ottenuto dai semi della pianta dai quali è stata completamente eliminata la frazione grassa concentrando quella flavonoidica, costituita principalmente da luteolina, apigenina, criosoeriolo e acido rosmarinico. 

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La terapia che generalmente si utilizza per combattere i sintomi da allergia è quella a base di antinfiammatori (cortisonici) o antistaminici (contrastano l’azione dell’istamina). Ovviamente il punto cruciale è che l’allergia pur essendo un disturbo legato a una iperfunzione del sistema immunitario non può essere trattata alle origini in quanto un’azione immunodepressiva avrebbe pesantissimi rischi e effetti collaterali. Peraltro quest’ultimi sono ben presenti anche con antistaminici e cortisonici: i primi inducono una marcata sonnolenza (per effetto sui recettori del sistema nevoso centrale), i secondi interferiscono con l’asse ormonale della crescita oltre a possedere comunque un effetto immunodepressivo.

La terapia è quindi solo parzialmente efficace e in più possiede numerosi effetti collaterali.

ALERGASIL: UN MODO NUOVO DI AFFRONTARE IL PROBLEMA

D’altro canto è anche vero che le sostanze naturali proposte nei disturbi allergici sono state piuttosto deludenti. Si tratta infatti di agire a livello di un complesso sistema di mediatori chimici che non devono comunque interferire con la preziosa efficienza del sistema immunitario. Inoltre non esistendo al momento nessuna terapia naturale in grado di sostituire quella farmacologie è evidente che un eventuale candidato naturale non dovrebbe interferire con la biodisponibilità di antistaminici, cortisonici e betabloccanti: cosa che invece non sempre è vera per le piante medicinali impiegate come antiallergici (Bieiory 2004).

ALERGASIL è un concetto nuovo. Si tratta di un alimento tradizionale giapponese, la Perilla fmtescens, con un uso consolidato da secoli e ampie ricerche scientifiche che hanno evidenziato un profilo di sicurezza completo (Yu et al. 1977). Si tratta di un particolare tipo di estratto ottenuto dai semi della pianta dai quali è stata completamente eliminata la frazione grassa concentrando quella flavonoidica, costituita principalmente da luteolina, apigenina, criosoeriolo e acido rosmarinico.

L’azione è altamente specifica: agisce a livello dei mediatori chimici dell’allergia senza interferire con le IgE e le altre componenti del sistema immunitario. Agisce direttamente sul sistema arachidonico, inibendo la lipossigenasi, che controlla i mediatori chimici dell’infiammazione diminuendo la produzione di tromboassani e leucotrieni nelle mucose delle vie respiratorie e nasali.

In conseguenza ALERGASIL possiede un marcato effetto antinfiammatorio

L’estratto di Perilla ha una marcata azione inibitoria sul rilascio dell’istamina: esso, grazie all’azione sinergica tra i suoi componenti risulta decisamente maggiore di quella dei singoli componenti isolati e del sodio cromoglicato.

L’azione della Perilia inoltre provoca una netta riduzione nella produzione di IgE sieriche. Il risultato è una diminuzione di tutti i sintomi della rinite allergica.

ALERGASIL È un utile rimedio naturale, assolutamente atossico che può essere impiegato da solo o in associazione alle terapie antialiergiche convenzionali per la risoluzione dei comuni disturbi allergici, tanto in prevenzione che in fase acuta.

https://www.erboristeriarcobaleno.it/allergie/

Semi di pompelmo: un antibiotico naturale

Università ed Istituti di tutto il mondo hanno dimostrato che il GSE ha un’importante funzione nel controllo di centinaia di microrganismi patogeni, fra cui anche la candida.

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Il Dr. Leo Galland (New York) riferisce che su 297 pazienti affetti da candidosi intestinale, 295 sono guariti, grazie al GSE: “Ho fortemente riconsiderato il valore del GSE nella mia pratica medica. GSE non è tossico. Nell’ultimo anno ho utilizzato il GSE nel trattamento dei parassiti intestinali e candidosi cronica con risultati eccellenti. Nel trattamento della candidosi è risultato efficace quanto la nistatina, l’acido caprilico ed altre sostanze antifungine. Molte persone sensibili ai farmaci tollerano molto più facilmente il GSE rispetto ai preparati antifungini ed ho potuto curare parecchi pazienti affetti da candidosi cronica che non tolleravano nessun altro trattamento. Nelle infezioni intestinali da protozoi (Giardia lambia e Entamoeba histolytica) GSE si è dimostrato più efficace del metronidazolo ed altri antiprotozoici.”

A Monterrey, in Messico, presso la Universidad Autonoma de Nuevo Leon, il GSE ha dato ottimi risultati nel controllo della Candida Albican Vaginitis. A 20 donne, affette da candida vaginale, è stato chiesto di utilizzare delle lavande con il GSE ogni 12 ore per 3 giorni consecutivi. I soggetti avevano un’età compresa tra i 22 ed i 44 anni ed una vita sessuale attiva. Il Dr. Luis E. Todd, riporta che, “15 donne sono guarite con la prima applicazione, mentre 4 alla seconda applicazione e l’ultima alla terza.”

Il Dr. Jeffrey Anderson Mill Valley, CA, USA riferisce: “Come specialista in medicina dell’ambiente ed immunologia ho un significativo numero di pazienti con candidosi intestinale cronica e parassitosi protozoiche occulte. Ho trovato il GSE un eccellente agente antifungino dandomi grosse soddisfazioni con pazienti affetti da candidosi intestinali croniche ed ho avuto buoni risultati anche in certe infezioni da protozoi. Sembra non avere effetti collaterali e nessuna tossicità. Continuerò ad usare sempre più questo prodotto.”

Il Dr. David Bayley, N.D. North Vancouver, BC dichiara:
“Dopo aver trattato per molti anni pazienti con mughetto e Candidosi intestinale ho trovato GSE veramente efficace per questi problemi, inoltre, non ha controindicazioni. Ha un’efficacia comparabile alla nistatina.”

I semi di pompelmo sono una delle più efficaci sostanze naturali che possono essere paragonate agli antibiotici (sempre rimanendo nell’ambito naturale, quindi senza tutti gli effetti collaterali e la pesantezza che comportano quelli di sintesi). La scoperta delle loro proprietà è avvenuta quasi casualmente, ovvero quando Jakob Harich, medico statunitense, nel 1964 aveva notato che semi e bucce di pompelmo che lui aveva gettato impiegavano molto più tempo di tutte le altre materie presenti a decomporsi. Questo altro non voleva dire che semi e bucce resistevano all’attacco dei batteri. Infatti più avanti lo stesso Harich scoprì che i semi di pompelmo sono efficaci contro ben 100 tipi di funghi e 800 batteri grazie alle sostanze in essi presenti.

L’estratto di semi di pompelmo contiene prevalentemente bioflavonoidi e glucosidi (tra cui la naringina, che gli conferisce il sapore amaro), la cui sinergia rappresenta l’efficacia del rimedio. I bioflavonoidi sono dei costituenti chimici che si trovano nella frutta insieme alla vitamina C, svolgono azione coagulante, antinfiammatoria, emostatica e antiallergica. Di questa “famiglia”ne sono stati individuati 20.000 tipi diversi, ma quelli presenti nei semi di pompelmo sono tra i più efficaci per quanto riguarda il rallentamento della formazione dei radicali liberi. I glucosidi hanno invece effetti molto vari: alcuni hanno un potente effetto antinfettivo, altri agiscono direttamente su cuore e fegato.

L’estratto di semi di pompelmo è un liquido viscoso, concentrato e molto amaro che solitamente si diluisce in acqua o in tisane. Lo si trova nelle erboristerie, anche in compresse, che però hanno una concentrazione minore rispetto all’estratto.

Trova largo impiego nelle affezioni causate da virus, batteri e funghi. In caso di influenza assumerne 5 gocce in un po’ di acqua due volte al giorno. Lo stesso dosaggio è impiegato per le infezioni della gola, della bocca e dei genitali. Si può impiegare come colluttorio diluendo 10 gocce in un bicchere d’acqua: usare anche in caso di sanguinamento delle gengive o dopo intervento dentistico.

Per l’herpes labiale diluire una goccia di estratto in 9 gocce di acqua minerale naturale e applicarla direttamente sul labbro con l’aiuto di un cotton fioc o di una garza. Sempre diluito in questa proporzione è utile per l’acne, le micosi della pelle e delle unghie. Nel caso delle unghie, se la micosi è tenace si può anche usare l’estratto puro fino a 2-3 volte al giorno.

Uno dei campi specifici in cui è usato l’estratto dei semi di pompelmo è quello del trattamento della candida albicans, un tipo di fungo simile ad un lievito che è presente naturalmente a livello della cute e delle mucose, ma che a causa di vari motivi (ad esempio uso prolungato di antibiotici, danneggiamento della flora intestinale, cattiva alimentazione,…) diventa patogeno. Ne conseguono differenti disturbi come allergie, neurodermatiti, infezioni, asma, cefalee, depressioni. A seconda delle patologie si impiega un maggiore o minore numero di gocce. Utile anche nell’aterosclerosi e nelle malattie coronariche in quanto rende più elastiche le pareti dei vasi sanguigni.

Argento colloidale: infinità bontà di madre terra

Prima dell’avvento degli antibiotici nel 1938 l’argento colloidale era considerato come uno dei fondamentali trattamenti per le infezioni. É stato provato essere efficace contro più di 650 differenti malattie infettive, a confronto degli antibiotici chimici che forse lo sono contro una mezza dozzina.

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L’argento colloidale è efficace contro parassiti, infezioni, influenza, e fermentazione. E’ senza gusto, senza odore e non tossico. E’ efficace ai pasti come aiuto alla digestione in quanto impedisce la fermentazione dei cibi nell’intestino. Non macchia la pelle, diversamente da alcuni preparati farmaceutici a base di argento che lo fanno in maniera notevole. Il dott. L. Keene (John Hopkins University) ha affermato che dal punto di vista terapeutico, solo i metalli colloidali presentano la necessaria omogeneità, le dimensioni delle particelle, la purezza e la stabilità per un grande risultato terapeutico.

Uno degli indicatori critici della qualità dell’argento colloidale è il colore. Come le particelle aumentano di dimensione, il colore della sospensione diventa da giallo a marrone poi da rosso a grigio e quindi a nero. La forma ideale è quella con senza colore oppure un leggera tendenza al giallo. Il suo utilizzo fu interrotto a causa del costo di produzione che nei primi del ‘900 era molto alto. La disponibilità della penicillina e quindi dei moderni e più economici antibiotici ne causarono il temporaneo abbandono. Oggi, con i moderni processi di produzione, il costo è notevolmente sceso e quindi molte persone potranno permettersi questo meraviglioso prodotto.

FORNITO DALLA NATURA.
L’argento si trova naturalmente nel terreno come minerale-traccia ed è uno degli elementi essenziali richiesti dalle piante, dagli animali e dall’uomo. Una volta lo ottenevamo naturalmente da terreni organici per mezzo della frutta, delle verdure, noci, grano e legumi. Oggi, la maggior parte delle piante cresce su terreni impoveriti e fertilizzati chimicamente, molti dei minerali importanti come ferro, zinco, rame, magnesio e cromo e minerali-traccia come l’argento non sono più disponibili per la nostra alimentazione. Il dott. Gary Smith, un ricercatore, ha indicato che l’argento può essere collegato con l’appropriato funzionamento delle naturali difese del corpo e che le persone con un insufficiente apporto di argento nella dieta possono essere predisposte alle malattie.
Tests medici non hanno trovato effetti collaterali dall’uso di argento colloidale prodotto in modo appropriato e non si sono registrate interazioni o interferenze con altri medicinali. Studi di laboratorio hanno stabilito che il vero argento colloidale ha un effetto trascurabile sulla flora batterica, mentre è fortemente efficace contro le infezioni e per eliminare vari microbi, virus, funghi, ecc.

USATO DALLA NASA.
L’ente aerospaziale americano, NASA, ha ricercato 23 differenti metodi per purificare l’acqua e ha scelto un sistema a base di argento per i suoi space shuttle. Non solo la NASA, ma più di metà delle compagnie aeree mondiali usano filtri all’argento per l’acqua al fine di proteggere i passeggeri da malattie e da dissenteria.

I DIVERSI MODI DI UTILIZZO
L’argento colloidale può essere preso per via orale, messo su una garza o cerotto e applicato direttamente su tagli, graffi, ferite aperte, ustioni, porri e verruche o usato su acne, eczema e irritazioni della pelle. Oppure, si possono fare gargarismi, mettere gocce negli occhi, per irrigazioni vaginali, anali, atomizzato o inalato dal naso o attraverso i polmoni.

LE PIÚ IMPORTANTI QUALITÁ:
•L’argento è efficace contro 650 fra germi, funghi e virus patogeni.
•Aiuta a ridurre le infiammazioni e favorisce la stimolazione della ricrescita dei tessuti danneggiati.
•È un rimedio per le infezioni
•Favorisce un rapido risanamento.
•Aiuta a rinforzare le naturali difese del corpo (quando preso giornalmente).
•Non si conoscono effetti collaterali o tossicità.
•Può essere preso sia internamente che per uso esterno.
•Ricavato dall’elemento minerale purissimo: l’argento (non contiene sostanze chimiche).

CARATTERISTICHE DINAMICHE
•Uno dei migliori e più sicuri antibatterici generali conosciuti.
•Sicuro nell’utilizzo, anche su bambini.
•Senza odore né sapore, sicuro anche per l’uso negli occhi e orecchie.
•L’organismo non sviluppa dipendenza o intolleranza.

USO SUGGERITO: 15-20 gocce (bambini fino a 12 anni 7-10 gocce) sotto la lingua, mantenere per 30-60 secondi e, quindi, deglutire. Ripetere l’operazione 2 o più volte al giorno. Dopo aver preso l’argento, si può bere acqua o succo di frutta.

CONTROINDICAZIONI: Nessuna segnalata; comunque, donne in gravidanza o persone allergiche ai minerali traccia dovrebbero consultare un medico prima di assumere il prodotto.

*Quanti PPM dovrebbe avere un argento colloidale di buona qualità?

Ppm significa parti per milione. Per definizione 1ppm equivale a 1mg di argento depositato in un litro di acqua (pari a 1000000mg). Se si ingerisse un pezzo di argento di 1mg, l’effetto non sarebbe certo benefico. Se si divide invece 1mg in un milione di particelle, si avrà una maggiore efficacia poiché è richiesta una particella di argento per eliminare un agente patogeno. É quindi un milione di volte meglio una particella che un pezzo di argento, sebbene per definizione si tratti solo di una parte per milione (1ppm). Se si dovesse dividere ulteriormente 1mg di argento in cento milioni di particelle, sarebbe maggiormente benefico.

Perciò ciò che realmente conta non sono le parti per milione di cui è composto l’argento, ma piuttosto come l’argento è stato suddiviso. Non è necessario avere dei livelli di ppm elevati, ma è importante che le particelle di argento siano divise più finemente possibile.
Diversi studi indicano come 5-10ppm sia la migliore e più sicura concentrazione. Concentrazioni più elevate (oltre i 20ppm) non sono consigliate se non sotto stretto controllo medico.

Un argento colloidale di buona qualità sarà trasparente come il cristallo poiché le particelle saranno troppo piccole per riflettere la luce. L’aumento della colorazione è un indizio di particelle più grandi, quindi un prodotto di qualità inferiore.

Argan: l’oro del deserto

L’olio di ARGAN è ricco di acido linoleico, vitamine E e A, preziosi alleati contro l’invecchiamento cutaneo. Possiede inoltre, proprietà cicatrizzanti e protegge la pelle dalle aggressioni esterne neutralizzando i radicali liberi. Consigliato anche per nutrire i capelli devitalizzati, fortificare le unghie, sciogliere le contratture muscolari e nutrire le pelli molto secche.

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L’albero dell’Argan (Argania spinosa L.), della famiglia delle Sapotaceae, è una specie endemica che cresce in un’area che rappresenta il 70% della superficie forestale della regione sud-ovest del Marocco.

È un albero unico nel suo genere perché contribuisce alla conservazione del suolo, del pascolo e alla lotta contro l’erosione e la desertificazione, oltre ad essere una fonte di sostentamento e guadagno per la popolazione locale.

In Marocco l’olio di Argan viene utilizzato tradizionalmente per le sue proprietà benefiche per uso alimentare, nella medicina popolare e come cosmetico.

Negli ultimi venti anni diversi studi riportati in letteratura descrivono le sue proprietà in relazione alla composizione chimica e al metodo di produzione. Esso contiene più dell’80% degli acidi grassi insaturi, (linoleico 34%, linolenico 0,1% ed oleico 46%) mentre tra i saturi i componenti maggiori sono palmitico 13% e stearico 5%. È ricco di tocoferoli, tra cui il γ-tocoferolo è quello presente in maggiore quantità, e di flavonoidi, carotenoidi e xantofille, mentre nella frazione insaponificabile sono presenti importanti steroli e triterpeni.

Le analisi effettuate da importanti laboratori scientifici evidenziano che i composti ad azione antiossidante di cui è ricco l’olio d’Argan, oltre agli effetti biologici e ai benefici nutrizionali, gli conferiscono elevata stabilità verso i processi ossidativi e ne spiegano la migliore conservabilità.

L’utilizzo di questo olio vegetale tal quale per applicazioni topiche, mette in luce importanti proprietà dermatologiche e funzionali: rapido assorbimento senza lasciare untuosità, sensazione sulla pelle di morbidezza, levigatezza e setosità. L’effetto idratante di barriera sulla cute, si mantiene elevato nel tempo, garantendo beneficio e nutrimento alle pelli disidratate. Le proprietà emollienti di questo lipide naturale, lo rendono adatto per la prevenzione del rilassamento cutaneo. Lo studio formulativo infine ha evidenziato che selezionando opportunamente il sistema emulsionante è possibile ottenere creme cosmetiche, contenenti anche alte concentrazioni di olio di Argan, stabili nel tempo.

L’olio di Argan risulta quindi una preziosa materia prima vegetale per lo sviluppo di preparazioni cosmetiche da utilizzare per il viso e per il corpo con funzione idratante, nutriente e anti-età.

NONI (Morinda Citrifolia): dalla POLINESIA il miracolo della natura

L’albero Morinda Citrifolia sta provocando entusiasmo nel mondo dell’industria del benessere naturale. La Morinda Citrifolia, conosciuta nelle Isole del Sud Pacifico come Noni, è ritenuto una delle più grandi scoperte degli ultimi decenni nel campo delle cure naturali. Negli USA, Germania, Australia, Olanda, Sud America e in tanti altri paesi viene utilizzata nei moderni protocolli medici alternativi e non, in una vastissima gamma di problemi di salute, nonché nell’alimentazione quotidiana. 

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La pianta di Noni, veniva e viene utilizzata dalle popolazioni del Sud Pacifico sia come alimento sia come ricostituente, grazie alle sue qualità, genuinità e benefici. Tra le enormi varietà vegetali, la pianta di Noni, è ritenuta la madre di tutte le piante; per oltre 2000 anni i polinesiani l’hanno utilizzata per nutrirsi e creato rimedi efficaci contro centinaia di malattie guadagnandosi il titolo di pianta sacra. Dai secoli dei miracoli nel mondo naturale alle accurate indagini nei laboratori scientifici, il Noni ha prodotto risultati incredibili. Contiene vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici, co-fattori e steroli di piante che si presentano ed appaiono in modo naturale. Inoltre, le foglie e le radici del Noni contengono l’intero spettro degli aminoacidi rendendo tutti i prodotti che ne derivano una perfetta e completa fonte proteica. Contiene anche l’alcaloide xeronina e il suo enzima necessario che è la proxeronase.

Gli effetti benefici sono dati dalla sinergia di tutti questi potenti ingredienti naturali che lavorano insieme tra loro come un’ orchestra perfetta ed in armonia. Nessuno sa esattamente perché il Noni offre tantissimi benefici in materia di salute. Il punto focale da ricordare è che il Noni funziona. Ugualmente importante è l’approfondita ricerca scientifica che ne conferma l’efficacia e la sicurezza.

Possiede un’ampia varietà di proprietà medicinali che scaturiscono dalle diverse componenti della pianta. 
Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.
Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate.
Poiché il Noni sembra operare a livello cellulare di base, è utile per una grande varietà di condizioni.
Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come E. Coli.
Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario (le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).
Inibisce la crescita dei tumori cancerosi. Il damnacanthale, un composto trovato nella Morinda Citrifolia fu scoperto per inibire la funzione precancerosa.
Genera proprietà adattogeniche.
Stimola ed intensifica il sistema immunitario, compresi i macrofagi e componenti linfocitari vitali dei leucociti e dei meccanismi di difesa naturale del corpo.

Il Noni contiene due dei migliori antiossidanti – la vitamina C ed il selenio oltre alle altre sostanze che agiscono contro i radicali liberi irritanti ed infiammatori nel corpo, riducono l’infiammazione e diminuiscono il dolore notevolmente.
Fornisce composti di rafforzamento della salute come gli antiossidanti, i fitonutrienti ed i bioflavonoidi.

E’ importante far rilevare che alcuni dei costituenti attivi del Noni sono solubili quindi tendono ad essere eliminati tramite l’urina o la sudorazione.

Uno studio ha mostrato che i costituenti del frutto del Noni raggiungono la loro massima funzione curativa due ore dopo l’ingestione ed iniziano ad indebolirsi dopo quattro ore, eppure sono ancora attivi anche dopo 12 ore.

La somministrazione in capsule evita la “sofferenza” dell’ingerire un succo dal sapore sgradevole che può essere difficoltoso per i palati più delicati. La dose consigliata è di 2 capsule al giorno (800 mg) preferibilmente alla mattina prima della colazione. Gli effetti rispetto al succo sono leggermente più ritardati in quanto ci vuole più tempo per far si che tutti i principi attivi del Noni vengano sprigionati all’interno del nostro organismo.