PEDICULOSI: PREVENZIONE E TRATTAMENTO

La pediculosi è un’infestazione da parte dei Pidocchi, piccoli insetti grigio-biancastri che parassitano il corpo umano, alimentandosi di sangue.

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In base alla forma e alla parte del corpo nella quale si insediano, si distinguono tre tipi di pidocchi:

•    Pediculus humanus capitis, o pidocchio del capo, che vive esclusivamente tra i capelli;

•    Pediculus humanus corporis, o pidocchio del corpo, specie assai simile al precedente, ma colonizzante il corpo e gli abiti;

•    Phthirus pubis, o pidocchio del pube, detto volgarmente piattola, ben differenziato morfologicamente dalle prime duespecie e localizzato nella regione pubica, ma che eccezionalmente può rinvenirsi sulle sopracciglia, ciglia e sotto le ascelle.

La pediculosi del capo interessa soprattutto i bambini di età scolare dai 3 anni in su (con un picco all’età di 9 anni) ed è estremamente frequente nelle comunità infantili, soprattutto nelle scuole, dove colpisce dal 5 al 22% dei bambini,  indipendentemente dallo stato sociale. Il fenomeno è in continuo incremento e costituisce un problema dal punto di vista socio-sanitario.

Il pidocchio adulto, visibile ad occhio nudo, è lungo 1-3 millimetri, è di colore grigio e presenta arti con estremità ad uncino che gli consentono di attaccarsi tenacemente al capello. Il pidocchiocompie il suo intero ciclo vitale sulla testa della persona parassitata in 1-2 mesi. La femmina produce 5-10 uova al giorno, dette lendini, per un totale di circa 300, deposte strettamente attaccate ai capelli a circa un centimetro dal cuoio capelluto, perché la temperatura prossima ai 37°C è ottimale per la maturazione.

Le lendini hanno una forma a goccia, con un diametro massimo di un millimetro e sono di colorito giallo-grigio opaco. Da esse, dopo 7-10 giorni, nasce il giovane insetto, detto ninfa, che inizia a nutrirsi del sangue dell’ospite e matura in una settimana, diventando in grado di deporre nuove uova. Ogni 4-6 ore, per nutrirsi, il pidocchio appoggia alla pelle dell’ospite la sua bocca, da cui fuoriesce una struttura tubulare che penetra attraverso la pelle e secerne una sostanza anticoagulante e vasodilatatrice che facilita la suzione del sangue. Il pidocchio non sopravvive senza nutrirsi e lontano dall’ospite muore in 1-2 giorni. Le lendini sono invece molto più resistenti e possono sopravvivere nell’ambiente fino a 10 giorni.

Come avviene il contagio

Il passaggio del pidocchio da una testa all’altra può avvenire sia per contatto diretto (i capelli si toccano) che indiretto (con lo scambio di pettini, cappelli, sciarpe, cuscini, etc.). L’avvenuto contagio non è indice di cattiva igiene.

Come si manifesta

I punti in cui i pidocchi si localizzano con maggiore frequenza sono la zona della nuca e dietro le orecchie, ma possono ritrovarsi anche tra le sopracciglia, le ciglia e la barba. Il sintomo caratteristico della pediculosi è il prurito, che è dovuto ad una reazione irritativa-allergica agli enzimi della saliva del pidocchio. È importante sottolineare che tale reazione impiega giorni o settimane per estrinsecarsi, per cui, quando il prurito si manifesta, l’infestazione è già vecchia, può essere ad uno stadio avanzato e inoltre può già essere stata causa di trasmissione ad un altro individuo.

Le lesioni superficiali prodotte dal grattarsi possono provocare impetigine del cuoio capelluto e infiammazioni delle ghiandole linfatiche dietro le orecchie e nella parte posteriore del collo (linfoadenopatie regionali). A volte l’infestazione può essere priva di sintomi particolari, il che rende difficile la sua identificazione.

I trattamenti “tradizionali”

I prodotti in commercio per il trattamento della pediculosi contengono uno o più antiparassitari e sono disponibili in diverse formulazioni. Sulla base dell’esperienza di questi ultimi anni si può affermare che nessun principio attivo rappresenta la scelta ideale sia per efficacia che per effettiva mancanza di tossicità e, comunque, nessuno può essere utilizzato ad azione preventiva; i più impiegati sono: il malathion, le piretrine e la permetrina. Il malathion è un estere fosforico discretamente efficace nel trattamento della pediculosi.

Agisce determinando il blocco irreversibile dell’acetilcolinesterasi; ne deriva l’accumulo dell’acetilcolina a livello recettoriale e la conseguente paralisi respiratoria del pidocchio. Gli stessi effetti possono però risultare tossici anche per l’uomo, a concentrazioni elevate per ingestione, determinando l’insorgenza di sintomi colinergici (nausea, vomito, aumento delle secrezioni, bradicardia, bradipnea, coma, arresto cardio-respiratorio). La sintomatologia si instaura, in relazione alla quantità ingerita, dopo 30/60 minuti. Inoltre, non è nota la sicurezza del malathion in bambini di età inferiore ai sei anni ed ultimamente sono stati evidenziati casi di resistenza al trattamento.

Le piretrine (estratti di piretro) e la permetrina (derivato sintetico del piretro) agiscono principalmente attraverso il blocco del sistema nervoso periferico del pidocchio, provocandone prima l’immobilizzazione, quindi la morte. Sono sostanze a ridotta tossicità per l’uomo, se non a dosi elevate nel qual caso possono dar luogo a nausea, dolori addominali, dermatiti da contatto, riniti, asma. Tuttavia in questi ultimi anni la loro efficacia verso la pediculosi è fortemente diminuita a causa dell’enorme crescita di fenomeni di resistenza da parte delle ultime generazioni di pidocchi.

Il problema delle resistenze

È riconosciuto che lo sviluppo di resistenze è la causa principale dell’aumento dell’incidenza della pediculosi riscontrato a partire dagli anni Novanta. Le infestazioni di pidocchi nelle scuole e nelle comunità si ripropongono ogni anno e sono sempre più difficili da debellare. L’abuso di antiparassitari porta ad una sorta di “assuefazione” da parte dei pidocchi che diventano sempre più resistenti con conseguente maggiore diffusione.

Tutto ciò, unito ai rischi di tossicità per l’uomo, pone l’esigenza di strategie alternative, in cui possano coniugarsi efficacia, assenza di resistenze ed innocuità per l’uomo. È inoltre opportuno attuare misure preventive per evitare le infestazioni e la trasmissione delle stesse nelle scuole e nelle comunità, attraverso non solo l’accurata periodica ispezione dei capelli e del cuoio capelluto, ma anche tramite l’utilizzo di prodotti che possano essere applicati, anche quotidianamente, a scopo preventivo.

La natura ti aiuta in caso di pediculosi.

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L’approccio naturale ed efficace

Come è stato evidenziato, il sospetto di pediculosi si ha al manifestarsi del caratteristico prurito. Il sintomo però si evidenzia ad infestazione già in atto, talvolta dopo alcune settimane, quando questa è ad uno stadio avanzato e probabilmente è già stata causa di trasmissione ad altri individui; non di rado la pediculosi è addirittura asintomatica. Una volta riconosciuta, l’infestazione può essere insensibile ai trattamenti tradizionali, a causa di fenomeni di resistenza sempre più frequenti, se non con dosi elevate o somministrazioni ripetute di parassiticidi, peraltro tossici per l’uomo.

Questi fatti sottolineano la crescente necessità di attuare metodiche preventive, volte a ridurre al minimo i rischi di infestazione e di trasmissibilità. È bene chiarire che non si può intendere, parlando di prevenzione, l’assicurare al 100% che il pidocchio non si trasferisca da una testa all’altra; al contrario è invece possibile evitare che un pidocchio si insedi nel cuoio capelluto deponendo uova che nel giro di qualche settimana, una volta schiuse, diano origine ad una vera e propria infestazione.

Se il sintomo del prurito non è immediato e quindi non è utile per la diagnosi tempestiva della presenza del pidocchio, l’unica strada possibile per evitare infestazione, trasmissibilità e conseguente utilizzo di parassiticidi “pericolosi”, è l’utilizzo costante di prodotti naturali, in grado di contrastare l’insediamento iniziale del pidocchio e quindi di prevenire l’infestazione. Questa è la prevenzione attuabile e questa è la via percorribile per salvaguardare non solo il singolo ma anche gli interessi socio-sanitari dell’intera comunità.
La natura può ancora una volta venire in aiuto, associando a principi vegetali per uso topico, le straordinarie proprietà dell’Estratto di semi di Pompelmo (GSE), garantendo così anche una contemporanea attività antiparassitaria.

GSE e pediculosi

Oltre che come antibatterico, antivirale, antimicotico, l’Estratto di semi di Pomplemo (GSE) è largamente sfruttato per le sorprendenti proprietà antiparassitarie; numerosi tests effettuati da Laboratori ed Istituti di tutto il mondo ne dimostrano l’efficacia nei confronti di uno svariato numero di parassiti fra cui, oltre a quelli che colpiscono gli animali o aggrediscono i vegetali, ritroviamo i principali parassiti dell’uomo: i pidocchi. Il GSE ha evidenziato risultati stupefacenti verso la pediculosi del cuoio capelluto manifestando efficacia anche nei confronti delle lendini.

Per le considerazioni sopraccitate, il GSE costituisce perciò il cardine di un approccio di indubbia efficacia nei confronti di questa infestazione parassitaria. L’associazione con estratti vegetali specifici, prevede essenzialmente di:

1.    prevenire attraverso l’utilizzo costante e continuativo di prodotti innocui per l’uomo ma in grado di esercitare un’azione parassiticida e repellente naturale;

2.    trattare la pediculosi con prodotti in grado di risolvere rapidamente ed efficacemente l’infestazione senza rischi di tossicità per l’uomo.

Questo approccio, associato come sempre ad un sano stile di vita (alimentare, ma non solo)  prevede l’utilizzo di rimedi naturali che per tradizione popolare, confermata da recenti studi, rappresentano un’opportunità per riuscire sia a prevenire che a trattare e risolvere la pediculosi.

1.    Prevenire attraverso l’utilizzo costante e continuativo di prodotti innocui per l’uomo ma in grado di esercitare un’azione parassiticida e repellente naturale

LOZIONE

La natura può aiutarti con

Estratto di semi di Pompelmo: i risultati ottenuti circa l’efficacia antiparassitaria dell’Estratto di semi di Pompelmo (GSE) confermano l’impiego del GSE anche per uso locale. La sinergia con estratti vegetali specifici conferisce alla formulazione efficacia e sicurezza d’uso.

Sassafrasso: contiene un olio essenziale ricco di terpeni il cui componente principale è il safrolo, con spiccata azione parassiticida nei confronti del pediculus humanus capitis; in soluzioni dallo 0,5 all’1% è innocuo per l’uomo e può essere utilizzato oltre che come antiparassitario anche come repellente nei confronti dei pidocchi, per un’azione di prevenzione.

Olio di Neem (Melia azadirachta): Da circa tremila anni, gli Indiani sfruttano le proprietà d’insetticida naturale del Neem, utilizzandone l’olio diluito con acqua per proteggere i propri raccolti dagli insetti predatori. Per limitare le infestazioni di tarme e cimici, le foglie ed i ramoscelli di Neem vengono posti nei letti, dentro gli armadi, tra gli indumenti e nei depositi di stoccaggio dei cereali.

Negli ultimi vent’anni, vari studi scientifici hanno riscoperto e riesaminato in dettaglio il potenziale di quest’albero, avvalorandone le straordinarie proprietà come parassiticida e repellente dei pidocchi. Tale azione è imputabile in modo particolare all’azadiractina (principio attivo contenuto nelle foglie e nei semi) che esercita sul pidocchio una potentissima azione antiappetente, impedendone la maturazione, lo sviluppo e la riproduzione.

Lavanda: l’olio essenziale ha dimostrate proprietà antifungine, antibatteriche ed antiparassitarie. I componenti di cui è ricco, linaiolo, acetato di linalile, eugenolo, canfora, p-cimene, terpinen-4-olo, esercitano in particolar modo un’azione repellente nei confronti del pidocchio del capo.

D-Pantenolo (Vitamina B5): ha attività antipruriginosa e contribuisce alla formazione di un film protettivo del capello, ostacolando l’adesione delle lendini e facilitando la rimozione delle stesse con il pettine.

Veicolo ideale per questi componenti funzionali è una lozione facilmente nebulizzabile su capelli e cuoio capelluto, con ecospray.

SHAMPOO

La natura può aiutarti con

Estratto di semi di Pompelmo: i risultati ottenuti circa l’efficacia antiparassitaria dell’Estratto di semi di Pompelmo (GSE) confermano l’impiego del GSE anche per uso locale. La sinergia con estratti vegetali specifici conferisce alla formulazione efficacia e sicurezza d’uso.

Sassafrasso: contiene un olio essenziale ricco di terpeni il cui componente principale è il safrolo, con spiccata azione parassiticida nei confronti del pediculus humanus capitis; in soluzioni dallo 0,5 all’1% è innocuo per l’uomo e può essere utilizzato oltre che come antiparassitario anche come repellente nei confronti dei pidocchi, per un’azione di prevenzione.

Olio di Neem (Melia azadirachta): Da circa tremila anni, gli Indiani sfruttano le proprietà d’insetticida naturale del Neem, utilizzandone l’olio diluito con acqua per proteggere i propri raccolti dagli insetti predatori. Per limitare le infestazioni di tarme e cimici, le foglie ed i ramoscelli di Neem vengono posti nei letti, dentro gli armadi, tra gli indumenti e nei depositi di stoccaggio dei cereali. Negli ultimi vent’anni, vari studi scientifici hanno riscoperto e riesaminato in dettaglio il potenziale di quest’albero, avvalorandone le straordinarie proprietà come parassiticida e repellente dei pidocchi.

Tale azione è imputabile in modo particolare all’azadiractina (principio attivo contenuto nelle foglie e nei semi) che esercita sul pidocchio una potentissima azione antiappetente, impedendone la maturazione, lo sviluppo e la riproduzione.

D-Pantenolo (Vitamina B5): ha attività antipruriginosa e contribuisce alla formazione di un film protettivo del capello, ostacolando l’adesione delle lendini e facilitando la rimozione delle stesse con il pettine.

Veicolo ideale per questi componenti funzionali è uno shampoo, sia in fase preventiva che come coadiuvante del trattamento.

2.    Trattare la pediculosi con prodotti in grado di risolvere rapidamente ed efficacemente l’infestazione senza rischi di tossicità per l’uomo

GEL

La natura può aiutarti con

Estratto di semi di Pompelmo: i risultati ottenuti circa l’efficacia antiparassitaria dell’Estratto di emi di Pompelmo (GSE) confermano l’impiego del GSE anche per uso locale. La sinergia con estratti vegetali specifici conferisce alla formulazione efficacia e sicurezza d’uso.

Olio di Cade (Juniperus Oxycedrus): l’olio di cade, ricavato per distillazione dalla corteccia di Juniperus oxycedrus, è una sostanza aromatica (ricca di idrocarburi sesquiterpenici e di sostanze fenoliche, guajacolo e cresolo) con spiccate proprietà antiparassitarie e parassiticide evidenziate anche verso il pediculus humanus capitis.

Sassafrasso: contiene un olio essenziale ricco di terpeni il cui componente principale è il safrolo, con spiccata azione parassiticida nei confronti del pediculus humanus capitis; in soluzioni dallo 0,5 all’1% è innocuo per l’uomo e può essere utilizzato oltre che come antiparassitario anche come repellente nei confronti dei pidocchi, per un’azione di prevenzione.

Olio di Neem (Melia azadirachta): da circa tremila anni, gli Indiani sfruttano le proprietà d’insetticida naturale del Neem, utilizzandone l’olio diluito con acqua per proteggere i propri raccolti dagli insetti predatori. Per limitare le infestazioni di tarme e cimici, le foglie ed i ramoscelli di Neem vengono posti nei letti, dentro gli armadi, tra gli indumenti e nei depositi di stoccaggio dei cereali. Negli ultimi vent’anni, vari studi scientifici hanno riscoperto e riesaminato in dettaglio il potenziale di quest’albero, avvalorandone le straordinarie proprietà come parassiticida e repellente dei pidocchi.

Tale azione è imputabile in modo particolare all’azadiractina (principio attivo contenuto nelle foglie e nei semi) che esercita sul pidocchio una potentissima azione antiappetente, impedendone la maturazione, lo sviluppo e la riproduzione.

Lavanda: l’olio essenziale di Lavanda ha dimostrate proprietà antifungine, antibatteriche e antiparassitarie. I componenti di cui è ricco, linaiolo, acetato di linalile, eugenolo, canfora, p-cimene, terpinen-4-olo, esercitano in particolar modo un’azione repellente nei confronti del pidocchio del capo.

Questi funzionali vengono facilmente veicolati in un gel leggero e non appiccicoso che si distribuisce facilmente su capelli e cuoio capelluto.

SCHIUMA

La natura può aiutarti con

D-Pantenolo (Vitamina B5): ha attività antipruriginosa e contribuisce alla formazione di un film protettivo del capello, ostacolando l’adesione delle lendini e facilitando la rimozione delle stesse con il pettine.

Estratto di semi di Pompelmo: i risultati ottenuti circa l’efficacia antiparassitaria dell’Estratto di emi di Pompelmo (GSE) confermano l’impiego del GSE anche per uso locale. La sinergia con estratti vegetali specifici conferisce alla formulazione efficacia e sicurezza d’uso.

Sassafrasso: contiene un olio essenziale ricco di terpeni il cui componente principale è il safrolo, con spiccata azione parassiticida nei confronti del pediculus humanus capitis; in soluzioni dallo 0,5 all’1% è innocuo per l’uomo e può essere utilizzato oltre che come antiparassitario anche come repellente nei confronti dei pidocchi, per un’azione di prevenzione.

Olio di Neem (Melia azadirachta): da circa tremila anni, gli Indiani sfruttano le proprietà d’insetticida naturale del Neem, utilizzandone l’olio diluito con acqua per proteggere i propri raccolti dagli insetti predatori. Per limitare le infestazioni di tarme e cimici, le foglie ed i ramoscelli di Neem vengono posti nei letti, dentro gli armadi, tra gli indumenti e nei depositi di stoccaggio dei cereali.

Negli ultimi vent’anni, vari studi scientifici hanno riscoperto e riesaminato in dettaglio il potenziale di quest’albero, avvalorandone le straordinarie proprietà come parassiticida e repellente dei pidocchi. Tale azione è imputabile in modo particolare all’azadiractina (principio attivo contenuto nelle foglie e nei semi) che esercita sul pidocchio una potentissima azione antiappetente, impedendone la maturazione, lo sviluppo e la riproduzione.

Lavanda: l’olio essenziale di Lavanda ha dimostrate proprietà antifungine, antibatteriche e antiparassitarie. I componenti di cui è ricco, linaiolo, acetato di linalile, eugenolo, canfora, p-cimene, terpinen-4-olo, esercitano in particolar modo un’azione repellente nei confronti del pidocchio del capo.

Veicolo ideale di questi funzionali è una schiuma di facile applicazione, con erogatore meccanico di schiuma istantanea, senza propellenti.

PREVENTILL® IMMUNO, il sostegno naturale per il sistema immunitario

FINITE LE VACANZE, IL CAMBIO DI STAGIONE E IL PERIODO INVERNALE SI AVVICINANO

Dimenticate le ferie ci siamo ributtati nella vita di tutti i giorni…. tristezza, stati depressivi, mancanza di voglia di fare, sono solo alcuni dei disturbi dell’umore che più frequentemente si manifestano nelle persone dopo le vacanze, soprattutto a causa del ritorno a stress e ansie quotidiane.

Con il cambio di stagione che si avvicina poi, raffreddore, mal di gola, tosse, febbre e raucedine sono in agguato e, come tutti gli anni, basta poco per non sentirsi bene. 
E allora è arrivato il momento di pensare alla prevenzione “tonificando” il sistema immunitario ma se, nonostante tutto, ti stai ammalando, puoi porre rimedio attenuando i sintomi e, allo stesso tempo, accelerando il processo di guarigione grazie ad integratori sicuri ed efficaci.

moringa

Preventill® Immuno:  il sostegno naturale per il sistema immunitario

Il nostro organismo è stato “progettato” non solo per svolgere tutte le funzioni fisiologiche indispensabili per mantenersi in vita, ma anche per difendersi dalle sostanze dannose che lui stesso produce (sostanze endogene) attraverso gli scarti che derivano dal metabolismo, o da quelle che arrivano dall’esterno (sostanze esogene), per esempio da inquinamento, radiazioni, fumo, raggi UV, batteri e virus che provocano stati di infiammazione capaci di andare a modificare il DNA.

Le sostanze endogene ed esogene mettono a dura prova la capacità del nostro sistema immunitario di rispondere efficacemente: si tratta, infatti, di un meccanismo davvero molto complesso che dipende strettamente dal nostro stato di salute e dalla quantità di stress ossidativo che tutti questi agenti negativi producono.

I radicali liberi sono una minaccia silente

Se ne sente parlare da parecchio tempo: i radicali liberi sono quelle sostanze che concorrono all’invecchiamento cellulare e che possono rappresentare un vero e proprio problema per tutto l’organismo. Non sono costituiti solo da elementi dannosi che arrivano dall’ambiente circostante o dagli stili di vita errati che possono favorire la loro formazione (sostanze esogene): oggi sappiamo, infatti, che una considerevole parte dei processi biologici producono normalmente radicali liberi sotto forma di materiali di scarto (sostanze endogene).

In condizioni normali l’organismo è in grado di tenerli a bada e di neutralizzarli, ma se la quantità diventa eccessiva, allora c’è bisogno di un aiuto esterno per evitare di subire danni cellulari e contrastare l’indebolimento del sistema nervoso, endocrino e immunitario. I radicali liberi agiscono silenziosamente perché danno luogo a un dannoso stato di infiammazione di cui spesso non ci rendiamo conto. Ogni cellula entra in stato di STRESS OSSIDATIVO quando il numero dei radicali liberi prodotti è più grande delle capacità del corpo di neutralizzarli.

La moringa e lo zinco sono gli antiossidanti più efficaci

L’efficienza del nostro sistema immunitario e la lotta ai radicali liberi passano anche attraverso l’assunzione di sostanze antiossidanti che derivano da frutta, verdura, vitamine, micronutrienti, integratori nutrizionali concentrati, particolarmente utili per sostenere il sistema immunitario affinché possa sempre svolgere le sue funzioni di difesa, identificando subito i “nemici” da eliminare. Tra queste, ce ne sono due in particolare che si sono rivelate di grande aiuto in questo compito: la Moringa oleifera e lo Zinco. Quando lo stress ossidativo rischia di compromettere il buon funzionamento di cellule e tessuti, la moringa e lo zinco costituiscono un grande rimedio naturale. Ecco qualche vantaggio.

La Moringa oleifera è una pianta di origine indiana, denominata anche “albero della vita” per la sua poliedrica efficacia contenendo più di 92 sostanze nutritive e ben 46 tipi di antiossidanti. Mantiene l’efficienza immunitaria e alza le barriere difensive dell’intero organismo proteggendolo dagli attacchi di batteri e virus, esercitando anche una validissima azione preventiva nei confronti dei malanni tipici della stagione. Inoltre ha un potere energizzante e tonificante grazie all’alta concentrazione di vitamina C. È anche una miniera di calcio, potassio e ferro e vanta più proteine del latte. Svolge poi un’azione disintossicante sull’intestino aiutandolo a eliminare le scorie accumulate e a migliorare la peristalsi. Oramai è noto che un intestino sano è la prima garanzia di un organismo forte e di un sistema immunitario efficiente. E la moringa è la pianta migliore a questo scopo, certificata anche dai molti studi scientifici che ne hanno riconosciute le grandi proprietà.

Lo Zinco è un minerale presente nell’organismo in grandi quantità ed è considerato da molti nutrizionisti il supplemento minerale più importante perché è comunemente carente nella dieta. È il nutriente che aiuta il sistema immunitario: è considerato minerale immunopotenziante perché gioca un ruolo importante nel corretto funzionamento delle cellule immunitarie. Ricerche evidenziano che lo zinco rinforza l’immunità delle mucose di naso e bocca che in tal modo bloccano e neutralizzano virus e batteri.

Preventill® Immuno

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Preventill® Immuno contiene 500 mg di estratto secco di moringa oleifera e 50 mg di zinco in forma liposomiale, che assicura un’elevatissima biodisponibilità e ne migliora l’assorbimento: in tal modo, questo minerale può sostenere il sistema immunitario a proteggerci dallo stress ossidativo e dalle infiammazioni.

La sinergia tra Moringa e Zinco rende Preventill® Immuno la migliore prevenzione per la lotta ai danni cellulari, all’invecchiamento e alle malattie in genere, garantendo un migliore benessere generale perché, oltre a sostenere il sistema immunitario, lo supporta soprattutto nei momenti di maggiore fragilità o superlavoro come accade in periodi di forte stress e nella stagione fredda che sta per arrivare.

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Lifewave Technology dispositivi Lifewave


erboristeria arcobaleno
a richiesta indicazioni precise sulle modalità di applicazione più efficaci grazie all’applicazione del metodo ACMOS 


dispositivi LifeWave sono basati sul principio che un campo energetico circonda il corpo e questo campo energetico puó essere modificato allo scopo di migliorare le performance del corpo umano. L’altro aspetto non comune di LifeWave é che con questa tecnologia niente penetra nel corpo.

LifeWave lavora con la polaritá naturale del corpo per fornire a chi lo usa ulteriori benefici.La stimolazione del corpo per mezzo di campi magnetici o elettrici é in medicina pratica consolidata. É noto ai piú che puó essere generata e applicata al corpo umano, per mezzo di un congegno elettrico, energia elettrica o magnetica a differenti frequenze che sono esterne al corpo. L’applicazione di energia elettrica o magnetica per attivare tessuti/cellule eccitabili e componenti subcellulari é chiamata rispettivamente stimolazione elettrica o stimolazione magnetica.

Ció che David Schmidt, l’inventore dei cerotti LifeWave, in sostanza ha fatto, é stato di usare le caratteristiche elettriche e magnetiche del corpo come una radio cellulare per trasmettere segnali bioelettrici molto deboli dai suoi cerotti al corpo per migliorare la forma fisica. La sua scoperta tecnologica applica ricerche provenienti da diversi campi della scienza come per esempio la nanotecnologia.

La nanotecnologia di LifeWave parte da aminoacidi e zucchero messi in una soluzione a base d’acqua. Questa soluzione é poi trattata utilizzando un processo nanotecnologico unico che colloca le sostanze in un campo organico o matrice.

Questo campo organico é poi “programmato” come i chip di un computer.

La cosa incredibile di LifeWave é che si possono programmare questi cerotti con quasi qualsiasi messaggio biologico si voglia, per poter con il cerotto “parlare” al corpo per dirgli di dare una certa risposta metabolica.

Ma come “parliamo” al corpo e gli diciamo di fare ció?

C’é una cosa chiamata modulazione di frequenza (FM), poi c’é una cosa chiamata trasmissione di energia di risonanza ed infine un fenomeno biochimico noto come transduzione di segnale. Questo é un processo attraverso cui le cellule umane comunicano con il loro ambiente.

Che cosa ha ció a che fare con LifeWave?

Piú specificamente, ció che succede con LifeWave é che il campo magnetico umano passa attraverso i cerotti e questo campo fa si che il campo organico all’interno dei cerotti inizi a vibrare (come una antenna).

I cerotti modulano poi questo campo energetico umano cosí che il messaggio biologico che é nei cerotti possa essere “trasmesso” al corpo umano.
Attraverso la trasmissione di energia di risonanza questa onda (che porta un messaggio) modulata dalla frequenza ritorna poi indietro al corpo umano. Questo messaggio é poi ricevuto dalle cellule (transduzione/induzione di segnale) e l’ordine é eseguito dalle cellule.

I cerotti (patches) di LifeWave sono composti da un adesivo ipoallergenico di qualitá e sono condizionati da grassi e impuritá corporei. I cerotti contengono una mistura costituita da aminoacidi, acqua, zuccheri, ossigeno e sostanze organiche, applicata ad un sostrato di poliestere e sigillata in un involucro di polimero. Con i cerotti di LifeWave niente penetra nel corpo e non ha niente a che fare con pillole, bevande, stimolanti, farmaci, erbe, droghe, steroidi e altre cose ancora di cui avete sentito parlare prima.

Tutti i materiali di LifeWave sono elencati nella FDA (U. S. Food and Drug Administration) tra i 21 CFR. LifeWave é prodotto in impianti registrati presso la FDA. LifeWave é prodotto in impianti registrati presso la FDA. Per la FDA vedere www.fda.gov.

Il cerotto bianco é il polo positivo e il cerotto marrone é il polo negativo. Entrambi i cerotti sono necessari per avere il massimo effetto. Un corpo disidratato é la ragione principale perché alcune persone non ottengono i benefici desiderati.

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Lifewave: nasce dalla ricerca e usa la natura

La particolarità dei dispositivi Lifewave è che sono prodotti nanotecnologici derivati dalla cultura orientale, i flussi energetici del corpo umano vengono attivati e rinforzati attraverso l’uso delle nanotecnologia con cui vengono prodotti i cerotti Lifewave.

La tecnologia non transdermica brevettata di LifeWave è stata sottoposta ad oltre 70 ricerche e studi clinici e per un ottimo motivo: i prodotti hanno risultati incredibili e spesso immediati. Usati da operatori del settore sanitario, celebrità, atleti professionisti e olimpici e persone di tutti i tipi in oltre 100 paesi che vogliono “quel qualcosa in più”, LifeWave ha quello che serve per sentirsi meglio.

  • Energia vibrante per l’intera giornata senza stimolanti.
  • Sollievo dal dolore entro pochi minuti
  • Miglioramenti naturali nella qualità e durata del sonno
  • Disintossicazione
  • Anti-invecchiamento
  • Controllo dell’appetito
  • Riduzione dello stress

La fototerapia, talvolta chiamata anche terapia della luce o elioterapia, è nota e viene praticata da migliaia di anni. Tuttavia, solo di recente si è capito perché diverse frequenza di luce applicate alla pelle producono risultati benefici.

LifeWave è una nuova tecnologia consistente di strutture organiche ortomolecolari che interagiscono passivamente con il corpo umano allo scopo di indurre la modulazione del flusso degli elettroni e della frequenza termomagnetica. Il flusso di elettroni indotto aiuta il recupero di ioni calcio nelle fibre muscolari durante la fase di contrazione, consentendo l’utilizzo di maggiori porzioni di fibra muscolare durante la contrazione, in modo da poter compiere sforzi maggiori. La modulazione passiva delle frequenze termomagnetiche crea una condizione per cui viene incrementato il trasporto delle lunghe catene di acidi grassi attraverso la membrana mitocondriale per la conseguente beta-ossidazione e produzione di energia. Il risultato è un conseguente aumento di energia e resistenza in seguito all’uso di LW. Tutti i materiali sono stati clinicamente testati per quanto riguarda sicurezza ed efficacia. Tutti i prodotti LW sono prodotti in conformità con le norme FDA (Food and Drug Administration).

INTRODUZIONE TECNOLOGIA CEROTTI LIFEWAVE

La tecnologia LifeWave rappresenta un approccio nuovo, brevettato e innovativo rivolto a migliorare la performance e ad aumentare la capacità di resistenza e l’energia. Il dispositivo LW consiste nella forma di un cerotto sportivo e come tale si applica a punti specifici del corpo, proprio come un comune cerotto o una placca transcutanea. I prodotti LW non contengono magneti, batterie, rame o metalli nocivi. Non è un sistema di infusione transcutaneo. Si avvale di un sistema innovativo basato sulla normativa del FDA, con una selezione di elementi benefici di natura organica ortomolecolare, atti a far ottenere i risultati veramente sorprendenti che sono stati raggiunti da chi l’ha sperimentato.

I componenti utilizzati nella innovativa ricerca condotta dagli scienziati di LW, sono descritti più dettagliatamente come strutture complesse di natura organica ortomolecolare in grado di svolgere un’azione termomagnetica levorotatoria, dovuta all’energia del protone dell’atomo associata ai campi termomagnetici, oppure un’azione destrogira termomagnetica causata dall’energia del protone dell’atomo associata ai campi termomagnetici. In entrambi i casi, dal punto di vista pratico del dispositivo LW, gli elementi organici ortomolecolari utilizzati sono disposti parallelamente rispetto al piano della rotazione termomagnetica. Lifewave Products, LLC produce il cerotto sportivo presso impianti registrati all”FDA che soddisfano i requisiti GMP e QSR.

IL PRINCIPIO. LA TEORIA. COME FUNZIONA.

Come funziona la tecnologia LW?

Il concetto LW si basa sul principio che l’energia del protone dell’atomo associata con il campo termomagnetico umano è in grado di interagire con materiali organici ortomolecolari passivi, a condizione che questi materiali siano disposti parallelamente al piano di rotazione, cosicché tale posizionamento induca il flusso di elettroni, in base a ben noti principi di elettrodinamica ufficialmente riconosciuti. E’ risaputo che nei generatori e negli alternatori elettrici convenzionali impiegati nell’industria l’elettricità è prodotta come risultato della rotazione relativa di campi magnetici in presenza di un conduttore come ad esempio, un filo di rame. Nella tecnologia e nei dispositivi LW, il corpo umano rappresenta sia il campo termomagnetico oscillante, sia il mezzo di conduzione (elettroliti). Il sistema LW interagisce passivamente con questo campo termomagnetico, in modo da indurre il flusso di elettroni nel mezzo di conduzione, attraverso la modellazione di campo ed effetti di risonanza di feedback.
Studi recenti nel campo degli effetti di tunnel quantici indotti a livello termico, hanno dato vita a sistemi in grado di creare emissioni termoioniche su una scala di soli 20 nanometri. In questi sistemi, l’emissione di elettroni o di ioni è causata dalla temperatura dell’emittente. L’emissione aumenta rapidamente con un conseguente aumento di temperatura. Questi sistemi mimano in parte le condizioni esistenti a livello microscopico nell’essere umano. Inoltre gli studi portati avanti da Brownridge in laboratorio hanno dimostrato che sia i gradienti termici che le condizioni statiche termiche sono in grado di indurre gradienti potenziali in certe sostanze organiche cristalline, dove le vibrazioni ioniche enarmoniche di tali sostanze mancano di un centro di simmetria e, di conseguenza, producono una polarizzazione cristallina.

Quindi, questi sistemi che producono un flusso di elettroni ed un potenziale sono presenti a livello microscopico nell’essere umano. Si sa che l’emoglobina è il pigmento delle cellule rosse del sangue che contiene ferro. Il suo compito è trasportare ossigeno dai polmoni ai tessuti. Si sa anche che il collagene è una proteina fibrosa insolubile presente nel tessuto connettivo (come la pelle, le ossa, i legamenti e la cartilagine) che contiene rame. Inoltre, nel corpo umano è presente un differenziale naturale di temperatura tra centro e periferia.

In fisica, l’effetto Seebeck descrive un fenomeno secondo il quale quando in un sistema composto di due metalli (per esempio ferro e rame), uno dei due ha temperatura superiore all’altro, si creerà un flusso di corrente. L’effetto termoelettrico di Thomson è la designazione del gradiente potenziale lungo un conduttore che accompagna un gradiente di temperatura. Il fenomeno termomagnetico si manifesta per il fatto che la potenza termoelettrica e termomagnetica si misura in base alla forza elettromotoria prodotta dalla differenza unitaria di temperatura, in questo caso la differenza di temperatura tra il centro e le estremità. In breve, nell’uomo sono presenti tutte le condizioni necessarie per generare dei campi termomagnetici e un flusso di elettroni.

La tecnologia del LW è un dispositivo passivo, basato su un nuovo ed esclusivo processo di costruzione di composti organici ortomolecolari benefici, allo scopo di migliorare la performance umana, grazie all’interazione del dispositivo con il campo termomagnetico umano.

In LW si è convinti del fatto che detta interazione del dispositivo LW con l’individuo induca un aumento del flusso di elettroni nell’individuo stesso. Questa interazione non è diversa da quella che avviene in un generatore elettrico in cui l’elettricità è prodotta da magneti in movimento, o da campi magnetici. Nell’uomo, l’aumento del flusso degli elettroni ha molti effetti benefici evidenti, come l’aumento immediato e misurabile della forza fisica, l’aumento della capacità di resistenza e la diminuzione del dolore.

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CAMPI MAGNETICI E TERMOMAGNETICI

I campi termomagnetici nascono come risultato di sostanze dissimili che formano giunzioni lungo un gradiente termico. L’effetto termoelettrico è noto da più di 150 anni e fu scoperto da Michael Faraday. Nell’uomo, l’emoglobina che contiene ferro, forma giunzioni microscopiche e macroscopiche con il collagene che contiene rame, giunzioni che si manifestano lungo un gradiente termico che inizia al centro, con un calo di temperatura corrispondente alle estremità.
I campi magnetici tradizionali (H) sono definiti come la regione che circonda una carica in movimento, come quando gli elettroni si muovono attraverso un conduttore. Tali condizioni si verificano anche nel corpo umano, sebbene al centro di questo argomento ci sia il campo termomagnetico. Inoltre, elementi come il ferro, in grado di essere magnetizzati permanentemente, sono definiti ferromagnetici (come risultato di un allineamento parallelo di dipoli magnetici confinanti), mentre elementi come il rame si definiscono diamagnetici (un magnetismo non permanente dove le suscettibilità magnetica è negativa; il diamagnetismo trova la sua chiara espressione nella super conduttività). I campi termomagnetici tuttavia di distinguono sia dal fenomeno ferromagnetico sia dal comportamento diamagnetico, per il fatto che il campo termomagnetico prodotto non è il risultato di un allineamento di dipoli magnetici, ma piuttosto è il risultato di una condizione termicamente indotta di cariche di elettroni che si muovono attraverso un conduttore. Come caso pertinente, se prendessimo una sbarra di rame e la mantenessimo ad un gradiente di temperatura da una estremità all’altra, se il calore di una delle estremità fosse abbastanza elevato, si manifesterebbe un aumento termico dell’energia cinetica degli elettroni dell’orbita esterna, il che provocherebbe un rilascio di elettroni nello spazio. In pratica, a causa della conduttività elettrica del rame, un enorme numero di elettroni si sposterebbe verso l’estremità fredda della barra di rame, con la velocità di propagazione del calore. Gli elettroni eccitati dell’estremità fredda della barra viaggerebbero ora in direzione dell’estremità calda, circondando la barra di rame con un fenomeno giroscopico. Il risultato sarebbe un voltaggio basso (millivolt) in presenza di corrente alta.
Nel corso di esperimenti che avevano come fine di produrre campi termomagnetici molto ampi (10000 Gauss), si sono create delle condizioni per cui gli EMF di un anello con giunzioni di ferro e rame (a un gradiente termico) viaggiavano a velocità lineare pari alla propagazione del calore, con il risultato che l’energia cinetica nella rotazione orbitale degli elettroni era così forte che i gusci dell’elettrone viaggiavano a livello della stessa orbita. Di conseguenza, al centro dell’anello erano esposte porzioni dell’energia dei protoni di atomo. E’ evidente quindi che questo fenomeno termomagnetico è unico e si distingue chiaramente dal classico comportamento ferromagnetico e diamagnetico.

DISPOSITIVI TERMOMAGNETICI

Schroeder ha compiuto studi in campi termomagnetici prodotti artificialmente, studi che hanno trovato applicazione pratica nella conversione diretta dalla perdita di calore al magnetismo. In questi dispositivi, si crea un’unità generatrice a basso voltaggio con segmenti alterni di metalli diversi, posizionati a mo’ di spirale, a forma di cappio o di toro in cui il riscaldamento ed il raffreddamento di giunzioni alterne causa un voltaggio basso, ma un elevato flusso di corrente, dipendente dal differenziale di temperatura tra le giunzioni alterne, dall’area di giunzione e dalla dimensione dell’unità. Il voltaggio generato dal riscaldamento e raffreddamento delle giunzioni di metalli diversi è inferiore a un volt, ma in segmenti di metalli diversi modellati in modo appropriato e disposti in forma toroidale, con il riscaldamento ed il raffreddamento delle giunzioni si ottiene un ampio flusso di corrente. Nell’uomo le proprietà del campo termomagnetico sono simili a quelle replicate nel dispositivo sopra menzionato, cioè una condizione di basso voltaggio e un elevato flusso di corrente. Questo fatto è conforme ai parametri fisiologici della microbiologia umana, nel senso che il potenziale delle cellule è tra i 45mV e i 70mV. Perciò il campo termomagnetico prodotto dall’uomo e di conseguenza qualsiasi flusso di elettroni risultante da tale campo, sarebbe completamente compatibile con il potenziale cellulare esistente presente nell’uomo.

FORZA – LA TEORIA DEL FUNZIONAMENTO

Gli utilizzatori del dispositivo e della tecnologia LW, hanno sperimentato un immediato aumento palese della forza fisica , pochi minuti dopo l’applicazione del dispositivo LW. Non si tratta di un aumento della forza indotto da sostanze chimiche, come nel caso di steroidi anabolizzanti, ecc., ma piuttosto di un fenomeno nel quale la massa muscolare presente è utilizzata in modo più efficiente, grazie all’aumento del flusso di elettroni. Per capire come ciò sia possibile, se esaminiamo il sistema muscolare scheletrico striato, vediamo che l’insieme di nervi volontari è sottoposto al controllo conscio, per il fatto che questi nervi sono diramazioni del sistema nervoso periferico cerebrospinale (il cervello e il midollo spinale costituiscono l’asse cerebrospinale). Le stesse fibre muscolari sono tessuti composti da cellule contrattili che effettuano il movimento a seguito del processo di eccitamento che si manifesta nelle fibre nervose in conseguenza a uno stimolo (impulso nervoso).

Attualmente la ricerca medica crede che l’impulso nervoso abbia la natura di un’onda di disturbi elettrochimici. L’efficienza con la quale ampi gruppi di muscoli si contraggono si può definire come il numero di fibre muscolari utilizzate in una contrazione diviso per il numero di fibre presenti in quel gruppo muscolare. Si crede che in realtà la maggior parte delle persone contragga solo una piccola percentuale di fibre muscolari in un dato gruppo per un dato impulso nervoso (bassa efficienza dell’uso della massa muscolare come funzione del numero di fibre muscolari contratte diviso per il numero di fibre muscolari presenti; non tutte le unità motorie rispondono a un dato stimolo).

Se noi ora inducessimo una condizione per cui la forza totale disponibile per l’impulso nervoso potesse essere aumentata al punto da far contrarre un maggior numero di fibre muscolari per un dato gruppo di muscoli, l’efficienza reale delle fibre striate aumenterebbe. Poiché nella fase di contrazione si contrarrebbero più fibre muscolari in un gruppo, più unità motorie risponderebbero a un dato stimolo. Quindi la forza muscolare potrebbe aumentare. In LifeWave Products, LLC si è convinti che questa sia una spiegazione ai fenomeni che si manifestano negli utilizzatori della tecnologia LW, cioè un immediato e tangibile aumento della forza e della capacità di resistenza dopo pochi minuti di applicazione della tecnologia LW.

A sostegno di questa spiegazione, possiamo citare il lavoro svolto da Mower per l’aumento della contrattilità muscolare a seguito di stimolazione bifasica. Nel corso di questo lavoro, Mower afferma che grazie alla stimolazione bifasica si ottiene un miglioramento nella funzionalità miocardica. La combinazione delle pulsazioni catodiche con quelle anodiche basate su uno stimolo o su un condizionamento, garantiscono migliore conduzione e contrattilità nella stimolazione anodica, mentre viene eliminato l’inconveniente dell’aumento della soglia di stimolazione. Il risultato consiste in un’onda depolarizzante dotata di maggiore velocità di propagazione. Questo aumento di velocità di propagazione comporta una maggiore contrazione cardiaca e, di conseguenza, un aumento del flusso sanguigno. I muscoli striati possono anche essere stimolati per via elettrica, chimica, meccanica o a seguito di un cambiamento di temperatura. Nel caso in cui il muscolo sia stimolato da un neurone motorio, il neurone trasmette un impulso che attiva tutte le fibre muscolari sotto il suo controllo, cioè, quelle fibre muscolari che costituiscono la sua unità motoria. La depolarizzazione in un’area della membrana stimola la depolarizzazione anche nelle aree adiacenti, con il risultato che si viene a creare un’onda depolarizzante che si propaga lungo la membrana dal punto della stimolazione in tutte le direzioni. Quindi, quando un neurone motore trasmette un impulso, tutte le fibre muscolari di quell’unità motoria sono stimolate a contrarsi simultaneamente.

La forza minima necessaria per provocare la contrazione è detta stimolo soglia. La credenza comune ritiene che, quando si raggiunge questo livello di stimolo, aumentando il livello dello stimolo, la contrazione non aumenti. Inoltre, dato che le fibre muscolari di ogni muscolo sono organizzate in unità motrici, e che ogni unità motrice è controllata da un unico neurone motore, tutte le fibre muscolari in un’unità motrice vengono stimolate contemporaneamente. Tuttavia, il muscolo nel suo insieme è controllato da molte diverse unità motrici che reagiscono a diverse soglie di stimolo. E così, quando a un muscolo si applica un determinato stimolo, qualche unità motoria potrebbe reagire e qualche altra no. Quindi, mezzi artificiali di impulsi catodici e anodici applicati esternamente allo stimolo bifasico, comportano un aumento e una migliore contrazione dei muscoli striati. Allo stesso modo lo stimolo dei muscoli striati può servire a preservare il percorso neurale, cosicché, in seguito alla guarigione delle fibre nervose associate al tessuto stimolato, i pazienti ‘ricordano’ come contrarre quel particolare muscolo.

In breve, per un dato stimolo applicato a un muscolo striato, non tutte le unità motorie risponderanno a quello stimolo, per cui non tutte le fibre muscolari di quel gruppo si contrarranno a seguito di un certo stimolo in quella fase di contrazione. La stimolazione bifasica applicata esternamente ha dimostrato la capacità di aumento della fase di contrazione, al fine di aumentare o migliorare il livello di contrattilità. Nel dispositivo LW, il flusso indotto di elettroni è creato da un mezzo esterno passivo in modo nuovo e del tutto innovativo, con il risultato finale di un miglioramento nella fase di contrazione di un determinato gruppo muscolare, nel senso che più unità motorie sono in grado di rispondere a un determinato stimolo.
Per una documentazione ulteriore e di supporto, sono stati pubblicati studi sul Giornale di Elettrofisiologia Cardiovascolare, per citare solo un esempio, a sostegno delle affermazioni precedenti.
Inoltre, fin dagli anni settanta è risaputo (Becker) che il mantenimento di un potenziale localizzato nel corpo umano, fa sì che in quell’area vengano attirati ioni di calcio. Questo metodo è stato utilizzato con successo da Becker per migliorare la velocità di guarigione nel caso di fratture ossee.

Nel dispositivo LW, un flusso indotto di elettroni potrebbe avere lo stesso effetto di apportare ioni di calcio alla fibra muscolare, allo scopo di incrementare l’efficienza dell’uso della massa muscolare.

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Si sa che il muscolo striato è attivato da nervi motori sotto controllo volontario e ciò ha a che fare con la locomozione. Esso è composto di fibre larghe e lunghe che consistono di cellule multinucleate. All’interno di ogni fibra ci sono miofibrille longitudinali, ognuna con un suo modello distinto di bande, determinato dalla distribuzione delle proteine actina e miosina. Le bande di unità ripetute si chiamano sarcomeri. I modelli delle bande di miofibrille nella fase di contrazione e rilassamento, sono facilmente distinguibili. La contrazione di muscoli volontari appare più chiara alla luce della teoria dei ‘filamenti scorrevoli’. Innanzitutto, il muscolo ha bisogno di un impulso da parte di un nervo motore.

In secondo luogo, i filamenti di actina e di miosina si mettono in contatto per creare un complesso che si chiama actomiosina. Questo complesso si può formare solo in presenza di ioni calcio. Dato che le fibre muscolari sono organizzate in unità motorie, ed ogni unità motoria è controllata da un unico neurone motore, tutte le fibre muscolari in un’unità motoria vengono stimolate contemporaneamente. Tuttavia, l’intero gruppo muscolare è controllato da molti diverse unità motorie che rispondono a diverse soglie. Perciò, a seguito di una contrazione muscolare non tutte le fibre muscolari si contraggono nella fase di contrazione (basso livello di efficienza dell’uso della massa muscolare).

La tecnologia LW è un dispositivo passivo composto di strutture organiche ortomolecolari posizionate parallelamente rispetto al piano della rotazione termomagnetica umana. Questo dispositivo provoca nell’utilizzatore un flusso indotto di elettroni, proprio come accade in un generatore di elettricità. Questo migliora l’efficienza della contrazione muscolare, reclutando più ioni calcio per attrazione (il che dà luogo alla formazione di actomiosina) e migliora l’efficienza nell’uso della massa muscolare (più fibre muscolari in un gruppo si contraggono durante la fase di contrazione). Il risultato finale è che già dopo pochi minuti dall’applicazione del dispositivo LW, il soggetto è fisicamente più forte.

 

RESISTENZA – LA TEORIA DEL FUNZIONAMENTO

Le persone che hanno sperimentato il dispositivo LW e la sua tecnologia hanno notato un aumento immediato e palese di resistenza fisica, dopo solo pochi minuti. I risultati attualmente ottenuti variano da un miglioramento minimo dell’8% a un massimo del 400%. La modulazione passiva di frequenza termomagnetica del dispositivo LW crea una condizione nella quale il trasporto di una catena lunga di acidi grassi attraverso la membrana mitocondriale per la successiva beta-ossidazione e produzione di energia è attivata o migliorata. Ciò offre all’utilizzatore maggior energia e resistenza. Per capire come questo fenomeno sia possibile, basta esaminare il processo metabolico che ha a che fare con le sorgenti primarie di energia nel corpo umano. Al fine di questa discussione, focalizzeremo l’attenzione sugli acidi grassi, idrocarburi nei quali uno degli atomi di idrogeno è stato rimpiazzato da un gruppo carbossile, descritto anche come acido alifatico monobasico composto da un radicale alchile legato a un gruppo carbossile. I grassi acidi essenziali (definiti tali per il fatto che ci mantengono sani e perché non vengono sintetizzati dal corpo umano) sono per esempio i grassi acidi insaturi come l’acido linoleico, linolenico e arachidonico.

Il compito metabolico degli acidi grassi può essere in parte descritto per il fatto che gli acidi grassi rappresentano una delle fonti primarie di energia per gli esseri umani e, attraverso la beta-ossidazione, vengono suddivisi in unità di base di energia. Quello che è più interessante è che, affinché questo processo possa funzionare, occorre che gli acidi grassi entrino nel mitocondrio per la beta-ossidazione, ed essi non sono in grado di penetrare da soli la membrana mitocondriale.

Oltre al metabolismo dei lipidi, il mitocondrio è implicato nella sintesi delle proteine e, sia con il microscopio a contrasto di fase che con il microscopio elettronico, si possono vedere i filamenti o i bastoncini mitocondriali del diametro di 0,5 micrometri. Questa informazione è significativa per il fatto che nella tecnologia LW, si devono selezionare materiali e strutture in base a frequenze risonanti e simpatiche dei mitocondri durante il processo di sintesi delle proteine e del metabolismo dei lipidi, mentre d’altra parte non si interferisce con l’altro obiettivo primario della tecnologia, cioè sostenere il reclutamento di ioni calcio nelle fibre muscolari (per la formazione di actomiosina).

Nel corpo umano, per superare il problema dell’incapacità degli acidi grassi di spostarsi dal citosolo (porzione solubile della cellula) attraverso la membrana mitocondriale, diversi ricercatori hanno stabilito che vari nutrienti sono essenziali per trasportare lunghe catene di acidi grassi dal citosolo attraverso la membrane mitocondriale per il metabolismo e l’ossidazione degli acidi grassi e per la produzione di energia.

Tuttavia sono possibili altri metodi per assistere gli acidi grassi attraverso la membrana mitocondriale, oltre all’uso dei nutrienti. Nel corso degli esperimenti attuati dall’autore, si è scoperto un metodo che implica una fonte di energia attiva in grado di aumentare sia la motilità delle cellule che il ritmo metabolico. In questo metodo, si utilizza un generatore come fonte di onde di forma e di multifrequenze per un radio trasmettitore. Il radio trasmettitore era usato per produrre un’onda portante di alta frequenza, mentre il generatore forniva le frequenze ‘primarie’ di studio. Si usava un amplificatore lineare per aumentare le uscite del trasmettitore fino a circa 300 watt, e l’antenna nel sistema usata per trasmettere il segnale, era un ricettacolo che produce plasma ad alta impedenza. Durante l’esperimento, si faceva un esame in vitro nel quale si studiavano le varie modulazioni di frequenza per vedere gli effetti sulla mobilità della cellula e sulla velocità del metabolismo mitocondriale. Alla fine, si è scoperto che usando questa apparecchiatura in vitro, si potrebbero alterare attivamente sia la mobilità della cellula che la velocità del metabolismo mitocondriale, nel senso che potrebbe essere sia aumentato che diminuito, grazie a specifiche modulazioni di frequenza. Tali modulazioni di frequenza dipenderebbero dal tipo di cellula esaminata, dal materiale metabolizzato, ecc.

Per ottenere l’effetto desiderato di aumentare il metabolismo in modo passivo (soprattutto di aumentare la velocità di beta-ossidazione degli acidi grassi, permettendo agli acidi grassi il passaggio attraverso la membrane mitocondriale), l’autore ha costruito un dispositivo LW, che consiste di strutture organiche ortomolecolari progettate per interagire passivamente con il campo termomagnetico del corpo umano, al fine di creare un sistema di modulazione di frequenza termomagnetica.
Nell’esperimento descritto prima, l’effetto desiderato (l’aumento del metabolismo della cellula) si è ottenuto attivamente, associando la frequenza desiderata a una fonte di plasma ad alta energia. Nel dispositivo LW, la frequenza desiderata si ottiene passivamente grazie a una selezione delle sostanze, alla disposizione delle sostanze e al processo al quale vengono sottoposte. Tale dispositivo interagisce con il corpo grazie alla modulazione passiva del campo termomagnetico presente nel corpo umano. Il risultato che è apparso evidente agli utilizzatori del dispositivo LW, consiste in un enorme aumento dei livelli di resistenza e di energia, nel giro di pochi minuti.

Per citare un esempio, nel corso di un test, si chiedeva a dei volontari di compiere un esercizio, come push up, o altri esercizi di performance fisica, e poi di ripetere quell’esercizio il più possibile. In tutti i casi le persone erano in grado di compiere più volte l’esercizio utilizzando il LifeWave piuttosto che senza. Un esempio significativo è costituito da un praticante di body building che ha sollevato 100 libbre per un ciclo di tre ripetizioni senza LW. Con i cerotti LW indossati per un minuto, la stessa persona era in grado di sollevare nove volte lo stesso peso.

RISULTATI OTTENUTI

Si è selezionato un gruppo di più di 50 persone qualsiasi. Ogni persona si è resa disponibile a partecipare a una serie di test allo scopo di raccogliere dati preliminari sull’efficacia della tecnologia LW. Questi test non hanno niente a che fare con i test di laboratorio. Alcune delle informazioni ricercate con questi test riguardano variazioni di forza, di resistenza e di diminuzione del dolore. Come indicatore di base, veniva proposto ad ogni individuo un semplice test di resistenza basato su protocolli convenzionali di terapia fisica , come l’adduzione delle braccia. In ogni caso, tutte le persone mostravano un aumento di forza con il LW.

In studi basati su un numero maggiore di individui, si chiedeva di compiere dei test portando dinamometri e sollevando pesi a volontà. Come esempio campione, una persona produceva una pressione nominale con le mani di 140 libbre in un test di controllo. Con il cerotto LW la pressione esercitata aumentava fino a 160 libbre. Un altro esempio campione è quello di una persona che durante un test di controllo sollevava alla panca 385 libbre e, con il cerotto LW 415 libbre.
Riguardo alla resistenza, si otteneva un miglioramento del 25% e anche di più con il cerotto LW. Come esempio campione, un individuo che sollevava alla panca 200 libbre per otto cicli senza LW, riusciva a sollevare lo stesso peso per 12-16 cicli, con il cerotto LW. Ci sono anche dozzine di casi di lenimento del dolore ottenuti con il cerotto LW. Alcuni esempi sono quelli di dolori muscolari, mal di schiena, mal di testa, tendiniti e molti altri. I fenomeni che sono stati osservati sono comuni anche ad altri sistemi. Ma il sistema con cui LW ottiene questi risultati è nuovo e innovativo. Per esempio nella terapia fisica si usano impulsi elettrici per stimolare gruppi di muscoli volontari a contrarsi sotto effetto della stimolazione.

Questi metodi sono noti comunemente come EMS, stimolatori muscolari elettrici o elettronici. Provocano fasi di contrazione e di rilassamento nei gruppi muscolari. Con il metodo LW, secondo la modalità presentata, si può ottenere un miglioramento netto nell’efficienza della massa muscolare totale utilizzata in fase di contrazione, grazie a un aumento nel flusso di elettroni, nel corso dell’onda di alterazione elettrochimica creata da un impulso nervoso (più unità motorie rispondono durante la fase di contrazione). In studi condotti con volontari presi tra una larga fetta di popolazione, in tutti i casi le persone testate mostravano un immediato aumento di forza fisica in rapporto diretto all’uso del cerotto LW. In altri studi, gli utenti del sistema LW hanno riportato miglioramenti da una serie di dolori con cause muscolari, mal di testa ed altri tipi di dolore. In tutti i casi, la sparizione del dolore avveniva dai 2 ai 30 minuti.

UNO STUDIO DEL MONDO REALE

Il seguente studio eseguito in modo autonomo da una terza parte indipendente, è stato fatto da Joseph A. Goodson MS, ATC, capo allenatore atletico del College Morehouse di Atlanta, GA. Segue una breve esposizione del test e dei risultati ottenuti. Un gruppo di 40 atleti è stato scelto a caso per partecipare ai test di LW. Gli atleti venivano così suddivisi: al primo gruppo appartenevano 10 atleti di atletica leggera e velocisti, ed è stato utilizzato come gruppo di controllo; al secondo gruppo appartenevano 10 atleti di atletica leggera e velocisti , ed è stato utilizzato per testare il cerotto LW; il terzo gruppo era formato di 10 giocatori di football, ed è stato utilizzato come gruppo di controllo; il quarto gruppo era formato da 10 giocatori di football ed è stato utilizzato come gruppo per testare il cerotto LW.
A tutti gli atleti come prima cosa veniva chiesto di partecipare a un esame di protocollo, che sarebbe servito come punto di riferimento per il confronto. I dati di tale test sono stati raccolti per tutti gli atleti nel corso della prima settimana dello studio. I test di controllo e gli esperimenti sarebbero stati eseguiti in tutti i gruppi nella settimana successiva. Per gli atleti di atletica leggera e i velocisti, i test consistevano in sessioni di scatto della durata di 90 minuti. Ogni atleta veniva monitorato per notare la presenza di una reazione potenzialmente avversa, durante il test, come per esempio un cambiamento anomalo nel battito cardiaco,ecc. Alla fine dei test, veniva chiesto agli atleti di compilare un questionario, e un referto soggettivo di come si sentivano durante gli scatti e dopo. Informazioni interessanti riportavano come gli atleti erano in grado di ricuperare tra una sessione e l’altra, la presenza di crampi durante e dopo gli scatti, presenza di dolori e, in generale, qualsiasi sensazione energetica alla fine delle sessioni.

Per i giocatori di football, i test consistevano di sessioni di sollevamento pesi della durata di 60 minuti. Ogni atleta veniva monitorato per vedere se era presente una reazione potenzialmente avversa nel corso del test, come un cambiamento anomalo nel battito cardiaco, ecc. Questi atleti svolgevano regolarmente sessioni di sollevamento pesi, secondo il piano del preparatore atletico, che consistevano in esercizi alla panca, al manubrio, per le spalle, sollevamenti a strappo, ecc. Ogni esercizio veniva svolto in 3 set di 8 ripetizioni. Durante il test, veniva chiesto agli atleti di compilare un questionario e dare un resoconto, sia oggettivo che soggettivo, dei risultati ottenuti negli esercizi di sollevamento pesi. Informazioni interessanti includevano il peso che l’atleta riusciva a sollevare, come riusciva a recuperare tra gli esercizi, la presenza di crampi muscolari, di dolori e, in generale, qualsiasi sensazione di energia al completamento delle sessioni.

Nel primo gruppo, il gruppo di controllo di atleti di atletica leggera e di velocisti, non c’è stato nessun cambiamento significativo durante le due settimane di esperimento. Dopo ogni sessione di velocità della durata di 90 minuti, la maggior parte degli atleti riferiva alla fine stanchezza e dolori muscolari.

Nel secondo gruppo, il gruppo di test di atletica leggera e di velocisti che hanno usato i cerotti LW, è emersa una differenza significativa tra la performance iniziale e quella del test. Dieci atleti su dieci riportavano che quando usavano i cerotti LW avevano più energia in velocità e un maggior recupero tra una sessione e l’altra. Inoltre, coloro che usavano il LW riferivano di avere energia alla fine della sessione, mentre i crampi erano rari o del tutto assenti, come pure i dolori.

Nel terzo gruppo, il gruppo di controllo per i giocato ridi football, non si notava nessuna differenza durante le due settimane in cui l’esperimento ha avuto luogo. Dopo ogni sessione da 60 minuti di sollevamento pesi, questi atleti riferivano stanchezza fisica e dolore. Nel quarto gruppo, il gruppo testato di calciatori che avevano usato i cerotti LW, si riscontrava una differenza significativa tra la performance iniziale e quella del test. Tutti gli atleti riferivano che con l’uso dei cerotti LW avevano più energia nella fase del sollevamento pesi, e anche un miglioramento notevole nella quantità di pesi che erano in grado di sollevare.

Qualche esempio significativo: l’atleta n. 1 sollevava al manubrio 65 libbre nello studio di base, in 3 set di 8 ripetizioni. Ma se usava i cerotti LW riusciva a fare 3 set di 8 ripetizioni con 80 libbre. L’atleta n.2 sollevava alla panca 185 libbre, nel corso dello studio di base, per 3 set di 8 ripetizioni ciascuna, mentre con i cerotti LW, sollevava 225 libbre, per 3 set di 8 ripetizioni. L’atleta n.3 sollevava a strappo 90 libbre nello studio di base, per 3 set di 8 ripetizioni, mentre con i cerotti LW, era in grado di sollevare a strappo 180 libbre in 3 set di 8 ripetizioni.

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APPLICAZIONE PRATICA

In generale, il dispositivo LW teoricamente può essere applicato in ogni punto del corpo umano in cui si voglia promuovere una reazione benefica. Tuttavia, come nota interessante, i punti di applicazione più efficaci sembrano corrispondere con i punti descritti dal sistema dell’agopuntura. Tale correlazione non dovrebbe destare sorpresa, dato che i punti dell’agopuntura coincidono tipicamente con punti di alto potenziale elettrico, come ha scoperto Walter Rawls.
Per esempio, in tutti i test citati, i cerotti LW venivano collocati lungo la linea mediana della regione epigastrica, nella depressione situata al centro del petto. Nell’agopuntura, questo punto viene chiamato ‘Shanzhong’ e si dice che sia situato lungo il canale Ren sulla linea mediana anteriore all’altezza del quarto spazio intercostale. Inoltre, un altro punto interessante per la collocazione del cerotto LW, sarebbe la linea mediana della regione ombelicale, ‘Zonggji’, quattro ‘cun’ sotto l’ombelico, punto in cui si incontra con il canale Ren.

Nel caso in cui si utilizzi il sistema a due cerotti, quello chiaro e quello scuro, il cerotto chiaro si applica sull’avambraccio destro, mentre quello scuro sull’avambraccio sinistro. E’ stato osservato che nella maggior parte dei casi l’effetto LW è più forte ed evidente nel caso in cui si usino i due cerotti complementari, anziché uno singolo (solo il bianco). Questo si può capire chiaramente in termini di superficie esposta, ed anche per il flusso di elettroni in una zona localizzata piuttosto che il flusso di elettroni tra due zone lontane.

UN TEST SEMPLICE

Per coloro che sono nuovi alla tecnologia LW, ci sono diversi test semplici e veloci, a conferma dell’ efficacia del dispositivo LW. Per esempio, dapprima si può far eseguire alla persona un esercizio come un push up per più volte possibile (un solo set, finché la persona non riesce ad andare avanti). Poi si applica il cerotto, si aspetta qualche minuto, o che la persona si sia un po’ riposata, e le si chiede di fare quanti più push up riesce, un solo set, finché non si ferma. Nella maggior parte dei casi, appare evidente che con i cerotti LW è possibile fare più push up. Di fatto, in questo semplice test, si nota un miglioramento del 25% nella performance.

STUDI CLINICI

Tutti i componenti dei cerotti LW sono stati testati clinicamente dal punto di vista della sicurezza e dell’efficacia. Sono stati fatti studi in doppio cieco allo scopo di stabilirne l’efficacia nel campo dell’atletica, cioè del miglioramento della forza e della resistenza. Nei test svolti da LW, oltre il 99% degli utenti riferiva un miglioramento dal punto di vista della forza e/o della resistenza, nel giro di pochi minuti da quando il prodotto veniva applicato. Non solo, la maggior parte di utenti che soffriva di dolori muscolari o di qualche tipo di fastidio, trovava sollievo in un tempo dai 2 ai 30 minuti dall’applicazione dei cerotti. Inoltre, tutti i componenti usati per i prodotti LW sono elencati nel FDA 21 CFR, e realizzati in luoghi di produzione registrati presso il FDA.

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CONCLUSIONE

In conclusione, in base agli effetti benefici osservati e riportati da centinaia di utilizzatori dei cerotti LW, è chiaro che si verifica un miglioramento fisiologico evidente, positivo ed effettivo nella risposta dell’unità motoria e del sistema muscolare volontario, grazie al fatto che l’applicazione del dispositivo LW rappresenta un fenomeno nuovo e di valore. Man mano che verranno raccolti più dati dalla LifeWave Products, LLC e da altri laboratori, si realizzerà una maggior comprensione sui miglioramenti ottenuti. La Società LifeWave, LLC è impegnata ad offrire al consumatore esclusivamente una tecnologia sicura ed avanzata che promuova forza, resistenza e benessere. Grazie al dispositivo LW, l’atleta professionista e chiunque desideri un aumento di forza, di resistenza o alleviare il dolore, può ottenere questi risultati in pochi minuti dall’applicazione del cerotto LW.

Bibliografia

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Omega 3: utile integrarli

Per una salute ottimale tutti abbiamo bisogno di acidi grassi Omega-3 EPA e DHA, quotidianamente.

Numerosi studi suggeriscono che gli Omega-3 possano essere utili nel trattamento di diversi disturbi patologici, vediamoli insieme.

omega 3

Trigliceridi e colesterolo elevati

E’ noto che chi segue il regime alimentare tipico della dieta mediterranea tende ad avere livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) elevati. Allo stesso modo, le popolazioni eschimesi, che mangiando molto pesce consumano quantità elevate di acidi grassi Omega-3, tendono ad avere non solo livelli elevati di colesterolo HDL, ma anche una concentrazione ridotta di trigliceridi nel plasma.

Inoltre è stata evidenziata la capacità dei supplementi di olio di pesce contenenti EPA e DHA di ridurre significativamente sia i livelli di trigliceridi, sia quelli di colesterolo non-HDL (ossia il “colesterolo cattivo”).

Ipertensione

Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione un’alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna.

Tuttavia non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l’effetto contrario e aumentare la pressione.

In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori di olio di pesce concentrato ottenuti tramite processi di purificazione avanzata mediante distillazione molecolare multipla.

Solo questi processi, infatti, garantiscono l’assenza di metalli pesanti e altri contaminanti.

Malattie del cuore

Uno dei modi migliori per prevenire e combattere i disturbi cardiaci consiste nel seguire un regime alimentare ricco di Omega-3.

Infatti diversi studi suggeriscono che sia l’EPA che il DHA contenuti nei pesci marini e nelle microalghe contribuiscano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

EPA e DHA contrasterebbero tassi di trigliceridi e di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), ridurrebbero la pressione sanguigna e ostacolerebbero la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche che, ostruendo le arterie, possono causare infarti e ictus.

Non solo, alcuni studi hanno rilevato una riduzione del rischio di morte, di attacchi di cuore e di ictus in pazienti reduci da infarto che abbiano assunto quotidianamente una dose adeguata di EPA e DHA.

Secondo l’American Heart Association (AHA) la dose minima di Omega-3 per chi ha sofferto di un attacco cardiaco è di 900 mg.

L’International Society for the Study of the Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), invece, raccomanda a chi non soffre di disturbi cardiaci di assumere almeno 500 mg di EPA e DHA al giorno per mantenere il cuore in forma.

Ictus

Diversi studi clinici suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 proteggano dagli ictus causati dalla formazione di grumi di sangue nelle arterie cerebrali. In particolare, il rischio di ictus può essere ridotto del 50% consumando almeno due porzioni di pesce grasso alla settimana, pari a circa 900 mg di EPA e DHA al giorno.

Problemi di peso (sovrappeso e perdita di peso

Molte persone in sovrappeso non riescono a controllare bene il livello di zuccheri nel sangue.

Per questo spesso l’eccesso di peso è associato allo sviluppo del diabete e ad alti livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Vari studi hanno suggerito che una dieta a basso contenuto di grassi, ma ricca di pesce che contenga EPA e DHA (come il salmone, lo sgombro e le aringhe) aiuti, se abbinata all’esercizio fisico, a controllare meglio le concentrazioni ematiche di zuccheri e di colesterolo.

Artrite reumatoide

L’analisi dei dati raccolti nel corso di vari studi clinici ha dimostrato che nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide l’utilizzo di integratori di Omega-3 riduce la fragilità delle giunture, la rigidità mattutina e la necessità di assumere farmaci specifici.

Non solo, numerose ricerche condotte su cellule della cartilagine hanno dimostrato che EPA e DHA potrebbero diminuire l’infiammazione e l’attività degli enzimi che distruggono questo tessuto.

Altri studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che un’alimentazione ricca di Omega-3 e a basso contenuto di Omega-6 possa essere utile in caso di altri disturbi infiammatori, come l’osteoartrite.

Osteoporosi

Un’alimentazione carente di acidi grassi essenziali, tra cui l’Omega-3 EPA, aumenta la probabilità di perdere massa ossea. Questo suggerisce che i supplenti a base di EPA possano essere utili per lasalute delle ossa.

In effetti uno studio condotto su donne di età superiore ai 65 anni, tutte affette da osteoporosi, ha dimostrato che sia questo Omega-3, sia un altro acido grasso essenziale (detto gamma-linoleico) diminuiscono i livelli di perdita ossea.

In molti casi è stato addirittura osservato un aumento della densità delle ossa. Inoltre diversi studi suggeriscono che lo stesso EPA contribuisca a migliorare la resistenza delle ossa e ad aumentare i livelli di calcio e il suo deposito nello scheletro.

Malattie della pelle

I 2 disturbi della pelle che potrebbero migliorare con l’assunzione di Omega-3 sono la fotodermatite, una malattia che rende particolarmente sensibili all’esposizione al sole, e la psoriasi.

Gli integratori di olio di pesce si sono dimostrati utili nel ridurre la sensibilità ai raggi ultravioletti in chi soffre di fotodermatite. Tuttavia, la loro efficacia protettiva è inferiore rispetto a quella delle protezioni solari applicate direttamente sulla pelle.

 Nel caso della psoriasi, invece, uno studio che ha coinvolto 40 pazienti ha dimostrato che l’associazione tra farmaci ed EPA porta a un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola terapia farmacologica.

Sindrome del colon irritabile

Analisi preliminari hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3, in associazione con i farmaci per  il trattamento delle diverse forme di sindrome del colon irritabile (come la sulfasalazina), possono ridurre i sintomi sia della malattia di Crohn, sia della colite ulcerosa.

 In particolare, secondo uno studio italiano nel caso della malattia di Chron la dose di Omega-3 che consente di ritardare la ricomparsa dei sintomi corrisponde a 2,7 g totali di EPA e DHA al giorno per un anno.

Asma

Alcune ricerche preliminari suggeriscono che gli Omega-3 potrebbero diminuire l’infiammazione associata all’asma e migliorare la funzionalità polmonare negli individui che ne soffrono.

Viceversa, gli Omega-6 tendono ad aumentare i processi infiammatori e a peggiorare le funzioni dei polmoni.

Inoltre, secondo uno studio che ha previsto la somministrazione di olio di pesce per 10 mesi a 29 bambini asmatici, l’assunzione di prodotti ricchi di EPA e DHA riduce i sintomi associati a questo disturbo anche nei più piccoli.

Degenerazione maculare

Sono diversi gli studi che suggeriscono i benefici degli Omega-3 per chi soffre di degenerazione maculare, una malattia degli occhi che può causare la perdita della vista. Un questionario distribuito a più di 3.000 persone di età superiore ai 49 anni ha dimostrato, ad esempio, che una dieta ricca di pesce diminuisce la probabilità di sviluppare questa malattia.

Allo stesso modo, uno studio che ha coinvolto 850 persone ha rivelato che consumi elevati di pesce e regimi alimentari che garantiscono un corretto apporto di Omega-3 e Omega-6 rendono meno propensi a contrarre questa malattia. E un’analisi di dimensioni più ampie ha confermato che mangiare pesce ricco di EPA e DHA più di quattro volte alla settimana può ridurne il rischio.

Dolori mestruali

Anche i sintomi legati al ciclo mestruale potrebbero essere contrastati con gli Omega-3. Infatti uno studio condotto su circa 200 donne danesi ha evidenziato che arricchire l’alimentazione di questi acidi grassi allevia la sindrome mestruale.

Disordine da deficit di attenzione e da iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder – ADHD)

Diverse ricerche suggeriscono che gli Omega-3 svolgano un ruolo importante nello sviluppo dell’ADHD. In particolare, uno studio che ha coinvolto 100 bambini ha svelato una correlazione tra bassi livelli di questi acidi grassi e problemi di apprendimento e comportamentali.

E alcuni indizi di un’associazione tra Omega-3 e ADHD derivano anche da studi condotti sugli animali, in cui una diminuzione dei livelli di queste sostanze è accompagnata dalla riduzione di molecole cerebrali,  come dopamina serotonina, importanti per l’attenzione e la motivazione.

Depressione

EPA e DHA sono fondamentali per consentire una comunicazione ottimale fra le cellule nervose e garantire la salute del cervello.

Per questo chi non introduce con la dieta livelli adeguati di Omega-3 o non mantiene l’equilibrio corretto tra questi e gli acidi grassi Omega-6 è a maggior rischio di sviluppare stati depressivi.

 Infatti uno studio condotto su pazienti ricoverati a causa di gravi depressioni ha riscontrato livelli di EPA più bassi rispetto al normale e un aumento significativo del rapporto tra Omega-6 e Omega-3.

L’esistenza di una correlazione tra Omega-3 e depressione è, inoltre, confermato da una ricerca che ha dimostrato che un regime alimentare equilibrato, che comprenda 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana, favorisce nell’arco di 5 anni la riduzione delle crisi di depressione e della loro intensità.

Disordine bipolare

Secondo uno studio condotto su 30 pazienti affetti da disordine bipolare, l’alternanza tra periodi di euforia e di depressione tipica di questo disturbo è ridotta significativamente se la cura con farmaci che stabilizzano l’umore è abbinata all’assunzione di EPA e DHA.

Questo trattamento combinato è risultato efficace in soli quattro mesi.


Omega-3 e tumori

Cancro al colon

Il consumo di quantità significative di alimenti ricchi in acidi grassi Omega-3 sembrerebbe avere un ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon retto. Ad esempio, le popolazioni eschimesi, che tendono a seguire una dieta ad alta percentuale di grassi e, allo stesso tempo, ricca di pesce ad elevato contenuto di Omega-3, sono caratterizzate da una bassa incidenza di questa forma tumorale.

Al contrario, alcune ricerche suggeriscono che gli Omega-6 potrebbero promuoverne lo sviluppo. E i benefici degli Omega-3, vanno, in questo caso, oltre la prevenzione, andando ad impedire  l’aggravamento del cancro. Il consumo quotidiano di EPA e di DHA sembrerebbe ritardare o persino invertire la progressione del tumore nelle fasi iniziali della malattia.

Cancro al seno

Le donne che consumano regolarmente e per molti anni alimenti ricchi di Omega-3 sembrano essere meno soggette allo sviluppo di forme tumorali al seno.

Non solo, un consumo elevato di pesce ricco in questi acidi grassi e di alghe marroni della famiglia kelp riduce il rischio di morte per cancro al seno. Ciò è particolarmente vero per le donne che sostituiscono la carne con il pesce.

L’equilibrio fra acidi grassi Omega-3 e Omega-6 sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo e nella crescita di questo tipo di cancro, anche in terapie combinate con le vitamine E e C, il  beta-carotene, il selenio e il coenzima Q10.

Cancro alla prostata

Come nel caso del cancro al seno, anche il rischio di tumore alla prostata è ridotto da un buon equilibrio tra acidi grassi Omega-3 e Omega-6. La loro funzione protettiva nei confronti di questo cancro è stata suggerita da studi clinici che hanno valutato il ruolo preventivo di una dieta a bassa percentuale di grassi comprendente pesce e olio di pesce.

E anche ricerche di laboratorio e studi sugli animali indicano che EPA e DHA potrebbero inibire lo sviluppo di questo tipo di tumore.

(Fonte: www.omegor.com)

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Integratori di omega 3, 6 e 9: perché e quando sono necessari?

Quanto è importante fornire al nostro organismo gli omega 3 e gli omega 6 nelle giuste proporzioni? Scopriamo assieme quali sono le fonti alimentari migliori e quando è necessario appoggiarsi anche ad integratori di omega 3, 6 e 9.

omega 3 6 9

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Importanza dei grassi

I grassi svolgono 3 principali funzioni all’interno del nostro corpo:

  1. Intervengono nella produzione di numerosi ormoni,
  2. Servono a produrre energia,
  3. Costituiscono le membrane cellulari, quindi hanno un ruolo strutturale fondamentale.

Omega 3

Insieme agli Omega 6 vengono definiti grassi “essenziali” perché, nonostante siano indispensabili per vivere, il nostro organismo non è in grado di produrli. Essi, di conseguenza, devono essere assunti attraverso l’alimentazione o l’integrazione suppletiva.

Gli omega 3 svolgono un’importante azione protettiva nei confronti del nostro organismo, essi infatti agiscono nel corpo per spegnere le infiammazioni. Inoltre sono un valido supporto per il livello dei trigliceridi nel sangue, gli omega 3 infatti “puliscono” il sangue dai trigliceridi; prevengono l’eccessiva aggregazione delle piastrine e la conseguente possibile formazione di trombi. Infine donano fluidità alle membrane delle cellule nervose, rendendo più facile la comunicazione tra loro. Questo ci porta degli enormi benefici nel miglioramento della concentrazione, delle capacità cognitive, e dell’umore.

Gli omega 3 sono presenti in quantità abbondanti nel pesce (soprattutto nei grossi pesci di mare che non siano da allevamento e nel pesce azzurro), nei crostacei, nel Krill, nella frutta secca (soprattutto nelle mandorle e noci) e in alcuni oli di tipo vegetale come ad esempio l’olio di semi di lino o di nocciole.

I 2 più importanti omega 3 sono detti DHA e EPA e di solito sono altamente sfruttati come integratori di omega 3.

Omega 6

Queste molecole, a differenza di quelle descritte poco fa, sono importanti per l’attivazione delle risposte infiammatorie, le quali sono essenziali per il nostro sistema di difesa. Per il ruolo che hanno, è indispensabile quindi che la loro concentrazione non sia esagerata, in modo da evitare una loro azione pro-infiammatoria eccessiva ed evitare perciò lo sviluppo di uno stato d’infiammazione cronico.

Integratori di omega

Troviamo questo tipo di grassi negli oli vegetali, come ad esempio i vari oli di semi (di borragine, di arachidi, di girasole, di mais), possiamo trovarle anche nella frutta secca (mandorle, noci, nocciole, pistacchi, pinoli, anacardi, etc.,) e nei legumi (ceci, lenticchie, fagioli, fave).

Rapporto omega 6, omega 3

Il rapporto ideale fra gli omega 6 e gli omega 3 nella dieta è di 4:1, mentre il valore medio che ci caratterizza al giorno d’oggi è di 10:1 o anche più elevato. La dieta attuale di un Italiano medio infatti è quasi basata esclusivamente su prodotti a base di cereali, verdure e carni di allevamento, tutti alimenti che contengono grandi quantità di omega 6. Questo tipo di dieta sbilancia enormemente, a favore di quest’ultimi, l’equilibrio tra i due tipi di grasso.

Inoltre gli omega 3 e 6 competono fra loro durante la loro formazione: a partire da una stessa sostanza o si forma l’uno o l’altro. E’ quindi importante cercare di mantenere equilibrata la proporzione tra le due molecole.

Omega 9

Gli omega 9 a differenza degli altri non sono considerati essenziali, in quanto siamointegratori di omega in grado di produrli a partire da altri tipi di grassi. Tra questi il più importante è l’acido oleico, che troviamo in grandi quantità nell’olio extravergine d’oliva e nelle olive.

Integrazione, quando farla e perché

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Oltre a sottolineare l’importanza di tutti e 3 questi tipi di molecole è indispensabile ricordare quanto sia essenziale per il nostro corpo, che questi siano presenti in proporzioni precise tra loro.

Quando quindi non possiamo mantenere un rapporto ottimale tra questi grassi solo ed esclusivamente attraverso l’alimentazione, è altamente consigliato sfruttare integratori di omega 3 e omega 6, purché quest’ultimi siano presenti nei giusti rapporti e che provengano da materie prime di buona qualità.

Per quanto riguarda l’alimentazione, al fine di ottenere il giusto rapporto tra i diversi tipi di acidi grassi, è altamente consigliato il consumo di pesce (soprattutto pesce azzurro), frutta secca e olio extravergine d’oliva.

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista