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Polyporus umbellatus e tumore al seno

Polyporus umbellatus e tumore al seno

Il sistema linfatico trasporta molto sostanze tossiche dai tessuti organici ai vasi sanguigni per poterle eliminare attraverso fegato e reni ed ha inoltre un ruolo importante nel nostro organismo, Per questo, nelle malattie tumorali è fondamentale che vi sia una buona funzionalità del sistema linfatico soprattutto in caso di linfoadenectomie che possono condurre a blocchi e edemi. Nel quadro di una terapia globale, queste situazioni potrebbero essere risolte con l’utilizzo di Polyporus.

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Il tumore al seno è un tipo di neoplasia che colpisce il tessuto mammario e rappresenta il tipo principale di neoplasia nelle donne e il 25% di tutti i casi di tumore nel mondo. La prognosi, dipendente da diversi fattori (età e condizione del paziente, estensione e tipo di neoplasia), è molto buona nei paesi industrializzati con tassi di sopravvivenza che variano dall’80% al 90% a cinque anni dalla diagnosi.

I sintomi caratteristici di questa neoplasia sono:

  1. nodulo nella mammella rilevabile tramite palpazione;
  2. formazione di fossette nella pelle;
  3. fuoriuscita di fluido dal capezzolo;
  4. comparsa di una macchia rossa squamosa sulla pelle.

Inoltre, i soggetti che sviluppano metastasi manifestando dolore alle ossa, ingrossamento dei linfonodi, mancanza di respiro e ittero. La scelta del trattamento dipenderà da vari fattori e prevede l’intervento chirurgico di rimozione della massa tumorale, terapia farmacologica e radioterapia.

Si è dimostrato molto utile, come supporto integrativo molto efficace, un fungo medicinale facente parte della secolare Medicina Tradizionale Cinese (MTC), il Polyporus umbellatus, cha esibito, in test in vitro, la capacità di indurre l’apoptosi delle cellule tumorali del cancro al seno.

L’apoptosi è la morta programmata della cellula che si svolge in modo ordinato, tramite una sequenza precisa di eventi coordinati, con consumo di energia (ATP) e il coinvolgimento delle caspasi. Questo particolare evento biologico è fondamentale per la salute dell’organismo: un suo eccesso può provocare problematiche legate alla perdita di cellule, come accade in alcune malattie neurodegenerative, mentre una sua carenza può provocare crescita cellulare incontrollata che è alla base delle neoplasie.

La morte cellulare programmata è necessaria affinché vengano distrutte cellule che possono risultare pericolose per l’integrità dell’organismo, come le cellule tumorali. Nel processo apoptotico intervengono le caspasi, delle Cisteina Proteasi responsabili della proteolisi di proteine cellulari chiave che provoca cambiamenti morfologici tipici di una cellula che va in apoptosi.

Il Polyporus umbellatusha avuto un ruolo potenziale nel controllo del cancro al seno umano attraverso l’inibizione proliferazione delle cellule tumorali, favorendo l’attivazione della caspasi 3[1] e delle caspasi 7, 8 e 9.[2] La somministrazione del fungo ha aumentato la concentrazione intracellulare degli ioni calcio (è ampiamente accettato che la segnalazione degli ioni calcio è importante nell’apoptosi)[2], indotto una riduzione dell’attivazione della proteina AKT (proteina chinasica che inibisce l’apoptosi e induce la crescita cellulare), stimolato l’espressione della proteina tumorale p53 (un fattore di trascrizione indispensabile per la soppressione dei tumori nascenti). Inoltre, sembra che il Polyporus sia in grado di agire sul ciclo cellulare della cellula tumorale portandola in uno stato di quiescenza (G0) e impedire la transizione delle cellula alla fase S, in cui si ha la sintesi e duplicazione del materiale genetico. Infine, si è visto che l’attività del fungo induce apoptosi preferenzialmente nelle cellule trasformate, con un effetto minimo sulle cellule non trasformate, suggerendone un ruolo potenziale come agente terapeutico antitumorale.[1]

Fonti bibliografiche

Tan XL, Guo L, Wang GH. Polyporus umbellatus inhibited tumor cell proliferation and promoted tumor cell apoptosis by down-regulating AKT in breast cancer. Biomed Pharmacother. 2016 Jul 19;83:526-535. doi: 10.1016/j.biopha.2016.06.049.
Kim TH, Kim JS, Kim ZH, Huang RB, Chae YL, Wang RS. Induction of apoptosis in MCF‑7 human breast cancer cells by Khz (fusion of Ganoderma lucidum and Polyporus umbellatus mycelium). Mol Med Rep. 2016 Feb;13(2):1243-9. doi: 10.3892/mmr.2015.4655. Epub 2015 Dec 7.

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Azione prebiotica dello Shiitake

Azione prebiotica dello Shiitake

I prebiotici sono ogni sostanza che, presente nel cibo, non viene assorbita dall’organismo ma è in grado di stimolare selettivamente la crescita e/o l’attività di uno o di un numero limitato di batteri benefici presenti nel colon.

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I prebiotici più conosciuti e studiati sono gli oligosaccaridi e i polisaccaridi.

La fermentazione di prebiotici ad opera della microflora intestinale crea condizioni ambientali favorevoli per la crescita dei simbionti ed ostili per lo sviluppo di microrganismi patogeni. Di conseguenza, si ottiene una diminuzione della flora “nemica” e dei suoi metaboliti tossici (ammoniaca, amine biogene, nitrosamine, ecc.) che, quando presenti in concentrazioni eccessive, favoriscono l’infiammazione della mucosa e ne alterano la permeabilità, con ripercussioni negative sulla salute dell’intero organismo.

I prebiotici favoriscono la salute del Microbiota, l’insieme di microorganismi simbiontici presenti nell’intestino che gioca un ruolo cruciale per una digestione sana e una corretta funzionalità del sistema immunitario.

Prerogativa essenziale per una corretta funzionalità del sistema immunitario è che il Microbiota sia equilibrato e in salute.

I tessuti immunitari nel tratto gastroenterico costituiscono la frazione più ampia e complessa del sistema immunitario umano. La mucosa intestinale è una superficie ampia che riveste l’intestino ed è esposta ad antigeni ambientali patogeni (che causano malattia) e non patogeni (sostanze che stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi). Nel lume intestinale, i microrganismi hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo di un sistema immunitario forte e bilanciato. Le alterazioni nel microbiota intestinale di un individuo possono aumentare il rischio di infezioni da patogeni opportunisti.

Per mantenere in salute il microbiota è indispensabile assumere prebiotici, ogni sostanza che, presente nel cibo, non viene assorbita dall’organismo ma è in grado di stimolare selettivamente la crescita e/o l’attività di uno o di un numero limitato di batteri benefici presenti nel colon. I prebiotici più conosciuti e studiati sono gli oligosaccaridi e i polisaccaridi. La fermentazione di prebiotici ad opera della microflora intestinale crea condizioni ambientali favorevoli per la crescita dei simbionti ed ostili per lo sviluppo di microrganismi patogeni.

Di conseguenza, si ottiene una diminuzione della flora “nemica” e dei suoi metaboliti tossici (ammoniaca, amine biogene, nitrosamine, ecc.) che, quando presenti in concentrazioni eccessive, favoriscono l’infiammazione della mucosa e ne alterano la permeabilità, con ripercussioni negative sulla salute dell’intero organismo.

Molti virus, entrando con gli alimenti, s’impiantano prima di tutto nell’intestino e, di conseguenza, uno squilibrio della flora batterica diminuisce le difese del sistema immunitario facilitando la comparsa di malattie. Sempre più evidenze scientifiche mostrano quanto l’apparato intestinale sia importante per mantenersi in salute.

Lo Shiitake (Lentinula edodes), un fungo impiegato in Medicina Tradizionale Cinese (MTC), è un efficace prebiotico in grado di mantenere l’equilibrio del Microbiota e sostenere la risposta immunitaria.

Ha un alto valore nutrizionale, ricco di proteine (il contenuto di queste corrisponde a circa il 17,5% del totale di materia secca), contiene nove amminoacidi essenziali. Un eteropolisaccaride (L2) isolato dal corpo fruttifero di questo fungo può invertire la composizione alterata della flora intestinale e ripristinare la risposta immunitaria.

Altre ricerche hanno dimostrato che la Lentinula edodes stimola il sistema immunitario, possiede proprietà antibatteriche e antivirali. In particolare, sembra essere in grado di interferire con la gemmazione e il montaggio del nucleocapside virale.

Fonti bibliografiche

Carneiro AA, Ferreira IC, Dueñas M, Barros L, da Silva R, Gomes E, Santos-Buelga C. Chemical composition and antioxidant activity of dried powder formulations of Agaricus blazei and Lentinus edodes. Food Chem. 2013 Jun 15;138(4):2168-73. doi: 10.1016/j.foodchem.2012.12.036. Epub 2012 Dec 29.
Hirasawa M, Shouji N, Neta T, Fukushima K, Takada K.Three kinds of antibacterial substances from Lentinus edodes (Berk.) Sing. (Shiitake, an edible mushroom). Int J Antimicrob Agents. 1999 Feb;11(2):151-7.
Xu X, Yang J, Ning Z, Zhang X. Lentinula edodes-derived polysaccharide rejuvenates mice in terms of immune responses and gut microbiota. Food Funct. 2015 Aug;6(8):2653-63. doi: 10.1039/c5fo00689a. Epub 2015 Jul 2.
Angélica T. Vieira, Mauro M. Teixeira, and Flaviano S. Martins. The Role of Probiotics and Prebiotics in Inducing Gut Immunity. Front Immunol. 2013; 4: 445. Published online 2013 Dec 12. doi: 10.3389/fimmu.2013.00445. PMCID: PMC3859913
Klaenhammer TR, Kleerebezem M, Kopp MV, Rescigno M. The impact of probiotics and prebiotics on the immune system. Nat Rev Immunol. 2012 Oct;12(10):728-34. doi: 10.1038/nri3312.

 

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Succo di bergamotto: un valido aiuto contro il colesterolo e non solo

Ci sono agrumi come il Bergamotto che possono essere utilizzati nel controllo del colesterolo. Come le statine, il bergamotto potrebbe essere utilizzato con efficacia per ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” e aumentare quelli di colesterolo “buono”.

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Lo studio italiano

Non tutti ottengono benefici dalle statine nel ridurre e controllare il colesterolo LDL, o cattivo. In più, un recente studio del George Centre for Healthcare Innovation presso l’Università di Oxford (Uk) ha messo in evidenza come, sempre le statine, non riducano il rischio di formazione di coaguli nel sangue – che sono in genere causa di trombi. Infine, le statine, quali farmaci possono cagionare effetti collaterali e indesiderati.

Per tutti coloro che non vogliono, non possono o non ottengono benefici dalle statine, ecco che un’alternativa potrebbe trovarsi nel frutto di Bergamotto. Lo ha suggerito uno studio condotto dai ricercatori italiani dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Cardiology.

Il bergamotto sarebbe dunque capace di ridurre i livelli di colesterolo LDL, e far aumentare al contempo quelli di colesterolo HDL. Dette proprietà, potrebbero anche essere sfruttare per i pazienti con malattie cardiovascolari che potrebbero così ridurre le dosi di farmaci per il cuore, ipotizzano i ricercatori.

Lo studio è stato condotto su 237 pazienti che sono stati invitati a consumare un frutto al giorno per 30 giorni. Al termine del test, i ricercatori hanno potuto constatare che i livelli di colesterolo LDL erano scesi del 38%.

Il bergamotto è conosciuto ai più per il suo utilizzo in cosmetica e profumeria: è infatti un ingrediente di molti profumi e un conservante, nonché un antisettico. Si usa anche in alimentazione nella preparazione di dolci e altri cibi aromatizzati. Assai noto è poi un tipo di tè chiamato “Earl Grey” che contiene proprio questo aroma. Ma, come visto, il bergamotto può avere altri pregi che non solo il suo profumo.

Il succo di bergamotto nella prevenzione della patologia cardiovascolare

Il padre della medicina, Ippocrate, con l’aforisma ” Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo ” aveva, sin dall’antichità, evidenziato il rapporto tra alimentazione e benessere dell’individuo. Il termine “Nutraceutico” fu coniato negli anni ‘80 dal Dott. Stephen L. De Felice, fondatore della FIM ( Foundation for Innovation in Medicine ), ad indicare un alimento” o parte di alimento che fornisce benefici medici o salutari, inclusa la prevenzione o il trattamento della malattia.

Negli anni a seguire si è visto che dall’addizione di alcune sostanze salutari presenti negli alimenti si possono ottenere effetti positivi sulla salute dell’individuo, come gli Omega 3 nel latte o le vitamine nei fiocchi di cereali. In tal modo alle virtù di questi alimenti si sommano quelle degli acidi grassi polinsaturi, ottenendo così dei nutraceutici o alimenti funzionali ricchi di molecole salutari.

Tra i vari fitoterapici ad azione antiossidante utilizzati attualmente per la prevenzione e il trattamento di varie patologie metaboliche trova posto il bergamotto (Citrus bergamiache è una pianta endemica della Calabria, il cui succo presenta un’alta concentrazione di flavonoidi che possiedono proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e vasoprotettive,nonché ipolipemizzanti ed ipoglicemizzanti. In particolare, alcuni di essi agirebbero sulla sintesi intraepatica dei trigliceridi, inibendola, e sulla risposta intracellulare all’insulina, migliorandone il segnale.

Molta attenzione si è posta all’utilizzo del bergamotto come nutraceutico da impiegare nel trattamento dell’ipercolesterolemia lieve ed in caso di intolleranza alle statine, così come in associati stati di disglicemia.

Per quanto riguarda gli effetti sull’assetto lipidico, i derivati di due flavonoidi contenuti nel succo di bergamotto, esperetina e naringenina, possedendo una struttura simile al substrato dell’enzima HMG-CoA reduttasi epatica, lo inibiscono comportandosi come delle statine; anche il derivato glicosidico della naringenina, la naringina, inibisce tale enzima. Ne deriva che il succo di bergamotto riduce i livelli di colesterolo totale.

Inoltre, studi in vitro suggeriscono che la naringenina e l’esperetina riducono l’attività dell’enzima acil CoA: colesterolo aciltransferasi (ACAT), inibendo l’assemblamento delle lipoproteine.

Si hanno pure effetti sui trigliceridi sierici in quanto la esperetina riduce l’attività di un enzima chiave nella sintesi epatica dei trigliceridi, la fosfatidico fosfoidrolasi (PAP).

Un’altra proprietà da tenere in considerazione del succo di bergamotto è la sua attività ipoglicemizzante. In particolare, la naringenina, come altri polifenoli, incrementa l’attività dell’AMP chinasi (AMPK) e l’ uptake di glucosio nel muscolo e a livello epatico, il che si traduce in un miglioramento della sensibilità all’insulina e della tolleranza glicidica.

Per quanto riguarda l’azione sull’endotelio, i flavonoidi contenuti nel bergamotto, incrementando l’attività di alcuni enzimi ad azione antiossidante, limitano la produzione di radicali liberi dell’ossigeno nella parete vasale e insieme ad una ben nota proprietà antiinfiammatoria, migliorano la produzione endoteliale di ossido nitrico.

Fonti :
https://www.medicinalive.com
https://www.lastampa.it
https://donna.libero.it
Cuore e Vasi Anno XXXV n.2 – giugno 2013

 Tesi di laurea specialistica: Analisi ed attività farmacologica del succo di Citrus bergamia Risso

 

 

RESVERATROLO, patrimonio genetico, longevita’ e qualita’ della vita

Il resveratrolo è un polifenolo, una molecola con funzioni antiossidanti presente nell’uva e nel vino rosso, bevanda non a caso “osannata” più volte per i suoi effetti positivi sulla salute se bevuta in modiche quantità. La sostanza deve la sua fama proprio agli studi di Sinclair, il quale lo ha scoperto dotato di poteri “allunga-vita” nei topi e in altri animali.

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Ma il resveratrolo potrebbe fare di più che “semplicemente” spostare il nostro “calendario”, potrebbe infatti aiutare ad invecchiare in salute proteggendo dalle malattie.

 Proprio Sinclair in uno dei suoi tanti studi pubblicato sulla rivista Nature lo scorso anno aveva dimostrato che la molecola protegge dai rischi per la salute legati all’ obesità: pur non aiutando a perdere peso, il resveratrolo è risultato capace di contrastare le conseguenze dell’obesità in topolini ipernutriti con una dieta ricca di grassi. Di fatto rende la fisiologia del corpo dei topolini grassi molto simile a quella di topolini di peso normale, insomma il resveratrolo protegge gli animali dalle disastrose conseguenze del sovrappeso.

Il nuovo studio pubblicato  da Sinclair insieme con Rafael de Cabo dell’Istituto Federale di Ricerca sull’Invecchiamento (National Institute on Aging) mostra altri poteri protettivi del resveratrolo. Gli scienziati hanno osservato a lungo lo stato di salute di topolini di mezza età (con un’età comparabile ai nostri 40 anni) nutrendoli o con una dieta eccessivamente calorica o con una dieta sana. Ad alcuni dei topolini gli scienziati hanno aggiunto una dose giornaliera di resveratrolo. E’ emerso intanto che i topolini ipernutriti che assumono resveratrolo riescono a vivere più a lungo dei ‘compagni’ ipernutriti cui non è somministrata la molecola. Poi Sinclair ha visto che, indipendentemente da eventuali effetti ‘allunga-vita’, i topolini che prendevano resveratrolo erano protetti da molte malattie legate all’età: dalla cataratta alle malattie cardiovascolari, inoltre il resveratrolo riduce il colesterolo, protegge la salute delle arterie, rafforza le ossa e preserva equilibrio e coordinazione motoria.

Insomma, anche se tutti questi effetti benefici sono stati riscontrati finora solo su topolini, il resveratrolo potrebbe davvero divenire la base per un farmaco che ci permetta di invecchiare in salute al riparo dalle malattie che tipicamente insorgono con gli anni, soprattutto se non si osservano stili di vita corretti o si è in sovrappeso.

 RESVERATROLO …UN’ALTERNATIVA NATURALE ALLA TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA?

In base a un nuovo studio sembra che il trattamento basato sul resveratrolo potrebbe essere un’alternativa naturale alla terapia ormonale sostitutiva (HRT) in donne in post-menopausa.

Le conclusioni di uno studio pubblicato nel Journal of Nutritional Biochemistry indicano che il resveratrolo è il candidato più probabile tra i fitoestrogeni ad offrire una HRT più sicura grazie alle sue peculiari proprietà estrogeniche e antiossidanti.

I Fitoestrogeni sono sostanze vegetali naturali che esercitano un’attività debolmente estrogenica nei mammiferi; alcuni esempi sono la daidzeina, genisteina e gliciteina della soia, il cumestrolo nei fagioli e nei germogli di erba medica e il resveratrolo delle bucce d’uva e del vino rosso.

L’obiettivo di questo studio quindi è stato di valutare gli effetti estrogeno-simile dei singoli fitoestrogeni alimentari, analizzando i loro effetti sulla crescita cellulare incontrollata, sul ciclo cellulare e sull’apoptosi (morte cellulare programmata).

 Risultati

Benchè sia la genisteina, il resveratrolo che la gliciteina aumentino l’apoptosi e riducano il rapporto Bcl-2/Bax, il resveratrolo riduce questo rapporto più degli altri composti, contrastando in tal senso la crescita cellulare incontrollata.

Poichè il resveratrolo stimola la trascrizione del recettore per gli estrogeni endogeno e gli effetti proapoptotici, questo fitoestrogeno è il candidato più promettente per la terapia ormonale sostitutiva. Gli Autori sottolineano che sono necessarie nuove ricerche per comprendere il meccanismo col quale il resveratrolo sia in grado di sopprimere la crescita cellulare.

FONTE: T Sakamoto, H Horiguchi, E Oguma, F Kayama “Effects of diverse dietary phytoestrogens on cell growth, cell cycle and apoptosis in estrogen-receptor-positive breast cancer cells” Journal of Nutritional Biochemistry

RESVERATROLO, PATRIMONIO GENETICO, LONGEVITA’ E QUALITA’ DELLA VITA

 Negli ultimi decenni sono state fatte tre importanti scoperte sui fattori che regolano la durata della nostra vita:

1) la restrizione calorica ha un effetto antinvecchiamento sull’uomo e sugli animali: gli animali obesi tendono a vivere meno mentre quelli mantenuti a dieta ipocalorica tendono a vivere più di quanto dovrebbero;

2) il nostro metabolismo oltre a produrre energia produce delle “scorie” sotto forma di radicali liberi che finiscono con il danneggiare la cellula e le sue strutture;

3) nell’ultimo decennio gli scienziati hanno individuato una serie di geni le cui mutazioni possono prolungare la vita.

In particolare recentemente Leonard Guarente al MIT di Boston ha individuato un gruppo di geni denominati “SIR”, attivati da un regime di restrizione calorica, che provocano un prolungamento della vita. Nel 2003 David Sinclair uno scienziato dell’Harvard University ha scoperto che tali geni possono essere attivati anche dal resveratrolo, una molecole normalmente contenuta nel vino rosso e negli acini d’uva. La scoperta di questo nuovo meccanismo d’azione ha aumentato in maniera rilevante l’importanza del resveratrolo ( e di conseguenza di altri polifenoli) fino ad oggi considerati dei semplici antiossidanti come molte altre molecole naturali.

Nel 1933, Mc Cay e collaboratori, scoprirono come la restrizione calorica ha l’effetto di prolungare la vita degli animali da esperimento.

Solo nel 2003 però Leonard Guarente e Jana Koubova (2003) prima e David Sinclair (2005) dopo fecero chiarezza sul meccanismo fisiologico alla base di un tale effetto.

La restrizione calorica attiverebbe una gruppo di geni denominati SIR, che regolerebbero la durata della vita in diverse specie di animali. I geni SIR, presenti in molte specie viventi, regolerebbero la produzione di particolari enzimi denominati SIRT 1 e SIRT 2.

E’ dimostrato che i geni SIRT 2 una volta attivati ritardano l’apoptosi e favoriscono i meccanismi di riparazione cellulare nei lieviti mentre gli enzimi SIRT 1, presenti nei mammiferi, inibiscono l’aterosclerosi, l’insorgere di neoplasie e la neurodegenrazione e ritardano l’apoptosi e quindi la morte cellulare. La restrizione calorica, cioè la scarsità di cibo, provocherebbe una aumentata espressione degli enzimi SIRT 1, che influenzano direttamente l’immagazzinamento dei grassi e il metabolismo dei glucidi. L’attivazione degli enzimi SIRT 1 implica un aumento della biogenesi dei mitocondri cui corrisponde un aumento del metabolismo energetico.

La presenza di questi geni nel nostro corredo genetico solleva un problema molto chiaro: quale è la loro funzione?

Da questa premessa nasce la cosiddetta ipotesi dell’ “ormesi”. La restrizione calorica, condizione sperimentata più volte nella storia dell’umanità in epoca di carestie, soprattutto prima dell’avvento dell’agricoltura, è una condizione stressante che provoca una risposta di sopravvivenza per superare le avversità: il metabolismo viene alterato e le difese dell’organismo vengono aumentate. Il comportamento sessuale viene ridotto in quanto in epoca di carestia la sopravvivenza dei nuovi nati è più precaria mentre grazie all’attivazione degli enzimi SIRT 1 viene prolungata la vita dell’individuo.

Grazie alla stimolazione degli enzimi SIRT 1 il nostro organismo diventa più resistente alla restrizione di nitrogeno e di amminoacidi, di glucosio, allo stress osmotico e allo stress da caldo (Sinclair 2005). A livello cellulare viene migliorata la stabilità del DNA, aumentano i meccanismi di riparazione e difesa, il coordinamento della risposta allo stress, l’aumento di produzione di energia e in generale il prolungamento della sopravvivenza delle cellule.

In epoca di carestia però anche gli organismi vegetali subiscono uno stress dovuto al maggior attacco di insetti e altri animali per difendersi dai quali generalmente producono maggiori metabolici secondari (come il resveratrolo ad esempio).

L’attività SIRT 1 è aumentata nelle cellule grasse dopo una limitazione di cibo provocando la mobilizzazione delle riserve di grasso dalle cellule al flusso sanguigno per la loro conversione in energia negli altri tessuti. Se ad un animale viene somministrato un attivatore degli enzimi SIRT egli non aumenterà di peso dopo una dieta ad alto contenuto in grassi. Tra oltre 20.000 sostanze testate come attivatore degli enzimi SIRT il resveratrolo e 18 altri polifenoli dell’uva sono risultati i più attivi.

Queste sostanze sono risultate:

  • Le prime sostanze in grado di estendere la lunghezza della vita in diverse specie;
  • In grado di proteggere le cellule dell’organismo dallo stress ossidativo e dalle radiazioni gamma;
  • Capaci di sopprimere i fattori infiammatori N FK-B, COX-1 e -2, PI3 chinasi;
  • Esercitare un’azione neuroprotettiva contro i ROS;
  • Aumentare il metabolismo del glucosio e l’utilizzazione dell’insulina.

RESVERATROL

Il resveratrolo è una piccola molecola presente nel vino rosso e ottenuta da una varietà di piante sotto stress.

La somministrazione di 100mg e 400mg di resveratrolo al giorno è chiaramente in grado di allungare la vita dei ratti da esperimento se paragonata a un gruppo controllo che assumeva solo placebo. Mentre i ratti alimentati con questa sostanza presentavano un allungamento della vita del 59%, una attività fisica alla 90 settimana quattro volte maggiore ed un cervello più giovane con una memoria più grande (Valenzano etal 2006)

Il resveratrolo riduce il peso ed il grasso nei modelli animali (ratti) con obesità indotta da una dieta ricca in grassi saturi: se paragoniamo il fegato di ratti alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi per 18 mesi con quello di ratti alimentati con una tipica dieta occidentale e quella di ratti che assumono la dieta occidentale + resveratrolo possiamo osservare come il fegato di quest’ultimi sia paragonabile a quello dei ratti che seguivano una dieta povera in grassi nonostante assumessero grassi in abbondanza nella loro dieta (Sinclair 2005).

Non solo ma anche la muscolatura dei ratti alimentati con resveratrolo è diversa da quella dei ratti che assumono solo sostanza placebo: maggior consumo di energia, aumentata resistenza e un metabolismo prevalentemente ossidativo sotto sforzo rispetto a quello glicolitico dei ratti senza resveratrolo.

Infine la memoria dei ratti che assumono resveratrolo risulta decisamente migliore di quella dei ratti che non l’assumono.

Vanno infine citate le importanti proprietà antinfiammatorie del resveratrolo dimostrate in modelli di osteoartrite (EElmali et coll. 2005) e di colite (Ramon Marti net al 2006) nei ratti. L’importanza del resveratrolo sembra risiedere nel fatto che agisce a differenza degli antinfiammatori non steroidei (NSAID) su molteplici target del processo infiammatorio.

I NSAID agiscono infatti sul sistema delle COX mentre il resveratrolo oltre ad agire sul sistema COX, esercita un importante effetto farmacologico sui sistema NF-kB

POLIFENOLI DELL’UVA (VITIS VINIFERA)

Migliaia di polifenoli naturali (oltre 100.000) si trovano nelle piante: essi sono probabilmente i più abbondanti antiossidanti nella nostra dieta, le sostanze che ci proteggono dallo stress ossidativi. I polifenoli possono prevenire tutte le malattie associate con lo stress ossidativo, come le malattie cardiovascolari, il cancro e le malattie infiammatorie.

Il più abbondante tipo di polifenoli presenti nella dieta sono i flavonoidi: flavoni, flavonli, isoflavonoli, antocianine, flavoni, porantocianidine e flavanoni.

Le fitoalexine, come il resveratrolo contenuto nell’uva, sono molecole polifenoliche che proteggono l’ambiente da vari stress ambientali: se l’uva è sotto stress (attacchi da funghi, altri microbi, secchezza, eccessivi raggi UV, etc ) produce una più alta concentrazione di fitoalexine nella buccia degli acini, I ricercatori hanno identificato nella buccia degli acini dell’uva i geni specifici responsabili per la biosintesi delle fitoalexine.

Nel 1991 esplose il caso del “Paradosso Francese”: una ricerca epidemiologica evidenziò come i francesi che consumano circa il 40% in più di grassi di origine animale al giorno, quattro volte la quantità di burro, il 60% in più di formaggi e 3 volte più di carne di maiale degli americani, hanno un tasso di mortalità dovuto ad attacchi di cuore e a patologie delle arterie che è solo la metà di quella degli americani.

La  spiegazione venne trovata in un maggior consumo divino rosso, ricco di polifenoli e antiossidanti (oltre ovviamente all’alcool che comunque ha un effetto vasodilatore).

Successivamente le stesse proprietà vennero evidenziate anche nel succo di uva rossa (privo di alcool) e imputate quindi essenzialmente ai polifenoli e al resveratrolo in particolare.

In realtà il resveratrolo da solo non può essere responsabile di tutte le proprietà dell’uva rossa:

– in quanto è presente in piccolissime quantità;

– una volta assorbito va incontro rapidamente a processi di sul fonazione e di glicosilazione;

– studi metabolici hanno evidenziato come i livelli di resveratrolo dopo assunzione allo stato puro sia a livello palsmatico molto bassi;

– esiste però un aumentato assorbimento e un effetto sinergico quando il resveratrolo viene assunto con altri polifenoli del vino rosso.

I benefici del vino rosso sono quindi imputabili non al solo resveratrolo ma a un effetto sinergico di questo con gli altri polifenoli. E’ infatti dimostrato che:

  • i polifenoli del vino rosso sono reperibili a livello plasmatici dopo consumo di soli 100ml divino rosso;
  • la loro concentrazione nel plasma dopo consumo di 200ml è compresa tra 1-10 mg/ml;
  • una loro miscela ha un effetto inibitorio sulla proliferazione delle cellule muscolari liscie riducendo in questa maniera il rischio cardiovascolare (Toba etal 2000);
  • i polifenoli dell’uva hanno un effetto antiossidante inibendo l’ossidazione del colesterolo LDL.

Tra tutte le qualità di vino quella che sembra produrre la maggior quantità di polifenoli è una varietà di Pinot Nero che proviene dall’Australia dove lo stress dovuto all’attacco di infezioni fungine e radiazioni UV determina un’alta concentrazione di queste sostanze. L’azione degli estratti di questa uva australiana è in grado di prolungare la vita dei lieviti in maniera analoga a quanto esercitato dal resveratrolo.

RESVERATROLO E POLIFENOLI, UNA SINERGIA INDISPENSABILE

Come abbiamo detto il resveratrolo è presente in quantità abbastanza basse nella buccia dell’uva nera. Per ottenere una quantità farmacologicamente significativa esso va estratto da una pianta cinese: il Polygonum cuspidatum (Hu Zhang) attraverso un processo tecnologicamente sofisticato.

L’importanza dell’associazione tra il resveratrolo da Polygomun cuspidatum e l’estratto di uva deriva dal fatto che negli estratti di uva spesso il resveratrolo non arriva a dosaggi farmacologicamente significativi, ma l’utilizzo del solo resveratrolo non garantisce che questo possa arrivare nella giusta concentrazione nel sangue. Ogni volta che apriamo una bottiglia di vino infatti il resveratrolo va incontro a un rapido processo di ossidazione (Prokop et al 2006).

lI resveratrolo esiste infatti in due forme, cis- e trans-. La forma trans- è quella biologicamente più attiva. La conversione da trans- a cis- avviene con l’esposizione alla luce e all’ossigeno (Canto set al 2000). II resveratrolo trans- è ben assorbito a livello intestinale. La dose minima per cui il suo dosaggio sia apprezzabile a livello ematico è di 100 mg.

La biodisponibilità è comunque bassa dovuta al rapido metabolismo e conversione nei metaboliti trans-resveratrol-3-o- glucuronide e trans-resveratrol-3-solfato. Gli studi fino ad oggi realizzati hanno utilizzato dosi molte alte di resvetarolo, molto più alte di quella degli estratti di uva (Bauret al 2006; Lagouge et al 2006).

Sulla base di questi studi e poiché è dimostrato che la quercitina come altri polifenoli dell’uva inibiscono i processi metabolici di glucoronizzazione e di sulfazione il resveratrolo in ResAge è stato associato a un estratto di vino australiano ricco in polifenoli. In questa maniera la biodisponibiltà del resveratrolo risulta aumentata fino ad ottenere una concentrazione ematica farmacologicamente significativa.

  Studio Clinico (Dott. Antonio Bianchi)

Lo studio clinico eseguito su ResAge è stato realizzato su 90 soggetti adulti sedentari divisi in due gruppi: un gruppo ha ricevuto ogni giorno per 90 giorni una capsula di ResAge corrispondente a 100 mg di resveratrolo.

L’altro gruppo ha ricevuto una sostanza placebo. I soggetti avevano 30-65 anni di età e sono stati sottoposti a test da sforzo con cicloergometro e a test computerizzato sulla memoria all’inizio e alla fine dello studio.

Il test con cicloergimetro consisteva in un test effettuato partendo da una resistenza inziale di 50W che veniva incrementata di 25W ogni 3 minuti fino a quando il soggetto richiedeva di fermarsi. Il test sulla memoria è un noto test elaborato dall’università di Pittsburg, USA,denominato ImPACT®.

I risultati evidenziati dallo studio dimostravano che a parità di sforzo fisico i soggetti che assumevano ResAge manifestavano una minor tachicardia, segno di un minor sforzo fisico mentre il test sulla memoria evidenziava un miglioramento molto marcato dei processi mnemonici. Questo dato è particolarmente importante considerando la potenziale azione preventiva del resveratrolo sull’Alzheimer (Anekonda 2006).

Bibliografia

– Anekonda TS (2006). Resveratrol- a boon for treatingAlzheimer’s disease? Srain Res Rev., 52(2), 316-326.

– BauriA, Pearson KJ, Price NL, iamieson HA, Lerin C, Kaira A, Parbhu VV and Ailard G. Resveratrol improves heaith and survivai of mice on a high-calorie diet Nature 444, 337-342.

– Cantos E, Garda Viguera C, De Pascua Teresa 5, Tomas Barberan FA (2000). Effect of postharvest ultravioiet irradiation on resveratrol abd other phenoiics of cv. Napoieon tabie grapes. i Agric. Food Chem, 48(10), 4606-4612, 158-162

– Elniali N, Esenkaya I, Harma A, Ertena K, Turkoz Y and Mizrak 8. (2005). Effect of resveratroi in experimental osteoarthritis in rabbist. lnfiamm Res., 54

– Koubova i and Guarente L (2003). How does calorie restrinction work?. Perspective Genes and Development, voi 17, pp 3131-321-Meziane I-I, Lerin C, daussir Messadeq N, Milne i, Lambert P and Elliott P. Resveratrol improves mitochondrial function and protects against metabolic disease by activating SIRTi and PGC-ialpha. Celi 127(6),1109-1122

– Lagouge Al, Argmann C, Gerhardt

– Mc Cay et al (1935). The affect of retarded growth upon the lengh of life span and upon the ultimate body size. i Nutr., 10, 63-79

– Prokop i, Abram P, Seligson AL and Sovak Al (2006). Resveratrol and its glycon piceid are stable polyphenols. iournal of Medicinal Food, 9(l), 11-14

– Ramon martin A, Viilegas I, Sanchez-Hildago M and Aiarcon de la Lastra C (2006). The effects of resveratroG a phytoalexins derived froni red wine, on chronic inflammation model induced in an experimentaily induced colitis model. Br. iournal Of Pharmacology, 147,873-885

– Sinclair D (2005). Toward a unified theory of caloric restrinction and longevity regulation. Mechanism ogAgeing and development, 126 (e), 987-1002

– Toba 1<, injima K, Yoshizumi Al, Hashimoto Al, Kim 5, Eto Al, Mw i, Liang YQ, Sudoh N, Hosoda 1<, nakahara X and Ouchi Y (2000). Red Wine Polyphenols lnhibit Proliferation of VascuiarSmooth Aluscle Cells and Downregulate Expression ofCyclin A Cene. Circulation, ioi, 805-Bn

– Valenzano DR, Terzibasi E, Genade T, Cattaneo A, Domenici Le Cellerino A, Resveratrol prolongs lifespan and retards the onset of Age-related markers in a short -iived vertebrate. Current Biology, i6, 296-300

 

Influenza nei bambini

Influenza nei bambini (Fonte: Dr. Matteo Menetti Cobellini)

Per molti l’influenza è un fastidioso inconveniente che incombe quando il tempo si fa inclemente, ma anche un appuntamento con Madre Natura messo in agenda come qualcosa che potrebbe accaderci, ma che, chissà perché, capiterà sicuramente a qualcun altroPrevenire, si potrebbe pensare, non è utile quanto curare.  Quando però parliamo di influenza nei bambini, essere lungimiranti è sempre un dovere e lo deve essere anche quest’anno.

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INFLUENZA NEI BAMBINI: I NUMERI

A leggere il Rapporto Epidemiologico della Sorveglianza Virologica dell’Influenza 2017-2018 elaborato dal Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, il rischio epidemico per i bambini si è concluso, ma già si pensa a cosa potrebbero andare incontro a dicembre.

L’Istituto Superiore di Sanità afferma che, statistiche alla mano, «la frequenza con cui insorgono casi di influenza si aggira mediamente ogni anno intorno all’8% della popolazione generale, mentre nella fascia d’età 0-14 anni, che è quella più colpita, l’incidenza, mediamente, è pari a circa il 22%».

COME SI CONTRAE L’INFLUENZA?

È bene precisare che i giovanissimi, al pari di donne in gravidanzaanziani e pazienti cardiaci, sono tra i soggetti più esposti a contrarre il virus influenzale. Come?

La trasmissione avviene attraverso minuscole goccioline emesse starnutendotossendo, anche parlando. I bambini, dai più piccoli ai più grandicelli, sono dunque vulnerabili perché il loro organismo è ancora in formazione.

L’influenza sopravviene quando il virus raggiunge le cellule dell’epitelio del primo tratto respiratorio (l’epitelio è un tessuto di rivestimento delle cellule), attraverso le vie aeree del bambino. Il virus inizia quindi a replicarsie, nell’arco di quattro o sei ore, la riproduzione virale è completa.

INFLUENZA NEI BAMBINI: SINTOMI

Se corrisponde al vero che l’infezione tende ad autolimitarsi e a risolversi in pochi giorni negli adulti, per i bambini è d’obbligo prestare attenzione ai sintomi, soprattutto se l’ammalato è molto giovane, dai zero ai quattro anni.

Il Ministero della Salute avverte anche che nel lattante, per esempio, l’influenza è spesso accompagnata da vomito diarrea solo eccezionalmente da febbre; occhi arrossati e congiuntivite sono caratteristici dell’influenza nei bambini in età prescolare.

Nel bambino nella fascia di età compresa tra uno e cinque anni la sindrome influenzale si associa invece, e frequentemente, a laringotracheitebronchite e febbre elevata.  Malessere diffuso, dolori osseiinappetenzae fotofobia sono sempre campanelli d’allarme cui è doveroso prestare attenzione!

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COME AFFRONTARE L’INFLUENZA

In caso di virus conclamato – spiegano i medici – gli antibiotici sono inadatti, poiché questi aggrediscono i batteri. Naturalmente, in questi casi sarà il pediatra il primo riferimento in caso di dubbio, poiché un’infezione virale non impedisce, per sua natura, che avvenga una batterica.

Se il bambino è attaccato dall’influenza nonostante le precauzioni che suggerisce il Ministero della Sanità (pulire sempre le mani del bambino, coprirlo adeguatamente ed evitare che egli tocchi superfici sporche), si può alleviare il disagio in molti modi: dissetarlo per reintegrare i liquidi persi con la febbre aiuterà certamente il suo equilibrio corporeo.

Se il bambino è già svezzato, una dieta con un adeguato apporto di zuccheri (pasta e riso), e povera in grassi è quasi una scelta obbligata. Per prevenire le crisi di acetone, che si produce quando si assorbono pochi zuccheri e il corpo inizia ad assimilare al loro posto i grassi, si consigliano bevande zuccherate, meglio se a base di fruttosio, perfetto se succhi di frutta naturali.

E ancora: brodo di pollo, le cui proteine aiutano il sistema immunitario, e il miele, nella misura di un cucchiaino, ma solo dopo i due anni.

Per il mal di gola, alcuni medici suggeriscono i ghiaccioli perché il freddo dona sollievo e blocca la fuoriuscita di muco irritante, mentre per le occlusioni nasali, mal di testa e astenia, è sempre bene chiedere il parere del pediatra di fiducia che fornirà un trattamento adeguato. I decongestionanti nasali, per quanto liberino il respiro del bambino, possono – in caso di abuso – nondimeno irritare le vie nasali.

Una buona integrazione è data dal sambuco: ricco di potassio, calcio, fosforo, ferro, selenio e vitamine, questo arbusto possiede riconosciute proprietà diaforetiche, è infatti uno stimolante della sudorazione, a efficacia «antinfluenzale, antinfiammatoria antivirale» (A. Formenti, Alimentazione e fitoterapia. Metodologia ed esperienze cliniche, Milano 2010).

 

 

 

 

Come misurare il ph delle urine e del sangue e perché

Come misurare il ph delle urine e del sangue e perché (Fonte: F. Stefanini )

Perché può essere interessante sapere come misurare il pH delle urine e del sangueAlcune teorie, recepite dal grande pubblico e sviluppate in diversi libri, sostengono che l’equilibrio acido basico possa influenzare la nostra salute.

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Negli ultimi tempi si è addirittura diffusa la teoria che una dieta alcalina possa essere utile per combattere il cancro. Come indicato anche sul sito AIRC questa affermazione non trova putroppo conferme scientifiche. Ma allora, perché è così importante l’equilibrio acido basico? Scopriamolo assieme.

In questo articolo ci occuperemo dei seguenti argomenti.

  • Perché è importante l’equilibrio acido-base?
  • La scala del pH: acido, basico e neutro
  • Quali sono i valori del pH di pelle, sangue e urine?
  • Serve davvero la dieta alcalina?
  • Quali danni può fare un eccesso di acidità?
  • Come utilizzare correttamente le cartine di tornasole?
  • Come misurare correttamente il pH
  • Come valutare i valori del pH
  • Le possibili cause di un pH delle urine alterato

L’IMPORTANZA DELL’EQUILIBRIO ACIDO-BASE

Il benessere del nostro corpo si basa essenzialmente sul concetto di equilibrio. Quando lo stato di equilibrio viene alterato, il nostro fisico inizia a mandarci segnali, sotto forma di disturbi di varia entità.

Anche l’equilibrio del pH è un fattore fondamentale per la salute del nostro corpo. Ecco perché è bene sapere come misurare il pH delle urine, oltre a come alcalinizzare il corpo. In questo modo sarà possibile modificare in tempo eventuali abitudini errate e prevenire eventuali squilibri.

VALORI DEL PH: ACIDO, BASICO E NEUTRO

Per indicare l‘acidità o l’alcalinità di una sostanza, si usa come unità di misura la scala del pH (ovvero il potenziale idrogeno).

La scala del pH è compresa tra 0 e 14, dove lo 0 indica l’acidità massima (acido forte) e il 14 il valore più altodi basicità (basico forte).

Basandosi su questo parametro viene indicato come:

  • neutroun pH pari a 7;
  • acidoun pH inferiore a 7;
  • basicoun pH superiore a 7.

VALORI DI PH DELLA PELLE, DEL SANGUE E DELLE URINE

valori “normali” del pH per pelle, sangue e urine sono leggermente diversi. Vediamo quali sono e perché.

PELLE

Un esempio classico è il pH della pelle che, in condizioni di normalità, è leggermente acido. Questo per consentire alla cute di assolvere al meglio al ruolo di barriera

SANGUE

Il pH del sangue, invece, è in genere lievemente alcalino. I suoi valori possono variare entro limiti piuttosto ristretti (tra 7,35 3 7,45).

URINE

Il pH delle urine, infine, può variare all’interno di un range piuttosto ampio, compreso tra 4,6 e 8.

Oscillazioni, anche minime, rispetto agli standard di “normalità” del pH del sangue (+ o – 0,4) sono spia di patologie gravissime.

Il pH delle urine, invece, ha un range più ampio. Oltre a essere influenzato dalla salute generale, può subire oscillazioni anche a causa della dieta. Uno scostamento dai valori considerati “standard” anche nel caso delle urine è in genere considerato patologico.

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I DANNI CONNESSI A UN ECCESSO DI ACIDITÀ

Un pH troppo acido, stando ad alcuni studi, sarebbe un fattore che “indebolisce” le naturali difese dell’organismo, favorendo lo sviluppo di diverse patologie.

Diversi studosi hanno di recente messo in evidenza i danni connessi a un eccesso di acidità:

«a mio parere, i rifiuti acidi aggrediscono letteralmente le articolazioni, i tessuti, i muscoli, gli organi e le ghiandole causando disfunzioni di diverso grado, a partire da quelle di entità minore a quelle più gravi.» (theodore a. baroody, rocco palmisano, alcalinizzatevi e ionizzatevi – per vivere sani e longevi, bis edizioni)

Per aiutare il corpo a far fronte a questi sbalzi di acidità è possibile agire su più fronti. Nel caso in cui l’alimentazione, da sola, non fosse sufficiente, per favorire il mantenimento dell’equilibrio acido-base, è consigliabile assumere integratori alcalinizzantiricchi di aminoacidi basici e sali minerali alcalini.

SERVE DAVVERO LA DIETA ALCALINA?

Si può alcalinizzare in maniera significativa il corpo? Fino a che punto serve davvero una dieta alcalina? E che benefici può apportare?

Ricordiamo che per dieta alcalina si intende un’alimentazione costituita per il 70-80% da  alimenti alcalini. Questo tipo di alimentazione, stando a recenti teorie, sarebbe in grado di prevenire diversi problemi di salute.

Il corpo umano è però impostato per evitare spostamenti significativi dell’equilibrio acido-base. Questo perché alterazioni significative possono essere pericolose. Un’acidità eccessiva (acidosi metabolica: pH < 6.8), così come un’alcalinità esagerata (alcalosi metabolica: pH > 7.8) possono portare anche alla morte.

Per “alcalinizzare” in modo significativo il corpo quindi non sarebbero sufficienti nemmeno quantità ingenti di cibi “alcalini”. Inoltre, come abbiamo visto, sarebbe in ogni caso un obiettivo controproducente da raggiungere.

La dieta alcalina, e ancor di più integratori “alcalinizzanti”, possono però aiutarci a contrastare l’eccessiva presenza di acidi, e a mentenere il giusto equilibrio acido-base, fondamentale per la salute dell’intero organismo.

COME MISURARE IL PH DELLE URINE IN MODO CORRETTO

Il dibattito sulla reale possibilità di calcolare con precisione il livello di acidità del corpo è tutt’ora aperto.

Secondo alcuni una misurazione davvero accurata è impossibile:

«nessun esame è in grado di misurare accuratamente il nostro livello di acidità, perché gli attuali metodi diagnostici rivelano solo che sono presenti rifiuti acidi nei fluidi corporei… Tali esami non forniscono mai il livello certo di quanti rifiuti acidi siano, di fatto presenti…» (Theodore A. Baroody, Rocco Palmisano, Ibidem).

Gli esami del sangue e delle urine sono tuttavia in grado di fornire buoni parametri di riferimento.

Il pH delle urine è soggetto a variazioni maggiori rispetto a quello del sangue. I suoi valori riflettono infatti la capacità dei reni di mantenere la giusta concentrazione di ioni di idrogeno nel plasma.

A prescidere dalle verie teorie, esiste la possibilità di misurare il pH delle urine del sangue mediante specifici esami di laboratorio, che devono essere richiesti dal medico curante.

È tuttavia anche possibile procedere autonomamente al calcolo del pH delle urine, utilizzando le apposite cartine di tornasole .

USARE CORRETTAMENTE LE CARTINE DI TORNASOLE

Per misurare correttamente il pH dei fluidi corporei (urina e saliva) mediante le cartine di tornasole è bene seguire alcune regole.

Il procedimento è semplice: è sufficiente bagnare con le urine una cartina, attendere qualche secondo, quindi verificare il colore che essa assume, mettendola a confronto con i colori della scala del pH.

Per ottenere risultati più precisi, sarebbe bene effettuare il controllo appena svegli (prima di lavarsi i denti, bere o mangiare, se si fa sulla saliva).

Per un’accuratezza estrema, alcuni consigliano poi di calcolare la media dei valori rilevati misurando il pH 3 volte nel corso della giornata (mattina, mezzogiorno e sera).

valori considerati “ottimali” dalla maggior parte dei testi sull’argomento sono:

  • un pH tra il 6,5 e 7.5 per la saliva;
  • per le prime urine del mattino (in genere più acide), un pH non superiore a 7.5.

COME VALUTARE I VALORI DEL PH DELLE URINE

Dopo aver compreso come misurare il pH delle urine in maniera corretta, cerchiamo di capire in che modo interpretare i valori ottenuti.

Come accennato in precendenza, il valore del pH delle urine può oscillare tra 4,6 e 8.

I VALORI CONSIDERATI IDEALI, A SECONDA DEGLI AUTORI, SONO INVECE QUELLI COMPRESI TRA 6,0 E 7,0: UN PH CHE SI DISCOSTA DA QUESTO RANGE NON È TUTTAVIA SEMPRE SINTOMO DI PROBLEMI DI SALUTE E NON DEVE SUSCITARE AUTOMATICAMENTE PREOCCUPAZIONE.

PH DELLE URINE TROPPO ALTO O TROPPO BASSO: LE POSSIBILI CAUSE

In campo medico i valori del pH delle urine sono sfruttati per individuare anche disordini di origine metabolica respiratoria.

VALORI DEL PH DELLE URINE CHE SI DISCOSTANO DA QUELLI CONSIDERATI “IDEALI” SI POSSONO INDIVIDUARE, PER ESEMPIO, NELLE PERSONE “A RISCHIO” DI CALCOLI RENALI.

Ricordiamo che è sempre necessario sottoporre possibili “valori anomali” all’attenzione di un medico, per evitare inutili allarmismi o l’auto prescrizione.

Un pH delle urine troppo alto (alcalinità) può essere causato, tra le altre cose, da:

  • vomito
  • insufficienza renale
  • problemi diuretici
  • problemi a carico dell’apparato respiratorio che causano iperventilazione

Mentre un pH delle urine basso (acidità) può avere le seguenti cause:

  • diabete fuori controllo
  • dissenteria
  • disidratazione estrema
  • problemi respiratoriche comportano un’insufficiente eliminazione di anidride carbonica
  • digiuni prolungati

Per finire, ricordiamo che una maggiore consapevolezza dell’importanza del pH e del suo controllo può esserci di aiuto per sostenere la salute.

La misurazione del pH delle urine “fai da te” può essere uno strumento utile, per correggere eventuali comportamenti  e stili di vita poco corretti.

L’ultima parola, tuttavia, spetterà sempre al medico di fiducia, che avrà il compito di approfondire le cause di eventuali “anomalie” prescrivendo all’occorrenza esami specifici.

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La Vitamina C, il bioregolatore indispensabile per la vita

Il vantaggio delle nuove formulazioni a basso dosaggio altamente biodisponibili ed assimilabili in versione SPRAY sublinguale.

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CELLFOOD Vitamin C+ contribuisce al sano metabolismo della pelle e dei tessuti connettivi. Il collagene è il principale componente cellulare della pelle e dei tessuti connettivi del nostro corpo ed è la “colla” che tiene assieme il nostro corpo. Il collagene non può essere prodotto senza la Vitamina C, ed è anche necessario alla ricostruzione dei vasi sanguigni, alla guarigione di contusioni e di fratture ossee.

Una carenza di Vitamina C può alterare la produzione di collagene e causare dolori alle giunture, anemia, nervosismo, ritardo nella crescita, riduzione della risposta immunitaria, aumento della predisposizione alle infezioni. La forma estrema di questa carenza è chiamata scorbuto, una condizione evidenziata da gonfiore delle giunture, gengive sanguinanti, ed emorragia dei vasi sanguigni proprio sotto l’epidermide. Se non viene curato, lo scorbuto è una malattia fatale

Questa formula esclusiva contiene CELLFOOD, che aumenta la biodisponibilità di queste vitamine e minerali. Dato che i nutrienti sono colloidali (4-7 nanometri di diametro), ionici, e caricati negativamente, e a causa del fenomeno del movimento di Brown, essi rimangono sospesi in una soluzione liquida. Anche la maggior parte dei fluidi corporei, come il sangue e la linfa, sono colloidali e caricati negativamente, consentendo alla vitamina C in formato spray di essere assunto come un normale fluido corporeo che permette al contenuto nutritivo di passare immediatamente attraverso le membrane percettive di bocca, gola, ed esofago, ed entrare direttamente nel flusso sanguigno.

Il nostro corpo non la produce ma noi ne abbiamo estremamente bisogno. Ecco perché la nostra dieta non deve prescindere dall’assunzione di Vitamina C.

Fondamentale per il corpo umano e per prevenire molte malattie, dallo scorbuto ad alcuni tumori, la Vitamina C è presente in tante tipologie di frutta e verdura e viene assunta anche sotto altre forme. Delle sue straordinarie proprietà, dei benefici per il nostro organismo e di molto altro .

Che importanza ha la vitamina C nella nostra dieta?

La vitamina C è tra quelle che gli esseri umani non possono sintetizzare all’interno del proprio corpo. Tale svantaggio è condiviso con poche altre specie e, limitandoci ai mammiferi, tra tutte le circa 4500 diverse specie esistenti, siamo in un manipolo ulteriormente ristretto. Fino ai primi anni del 1900, l’unica fonte possibile era quella dietetica, sufficiente, ad esempio, a evitare lo scorbuto conclamato. La successiva sintesi chimica ha reso disponibile questa vitamina in maniera addizionale.

In quali categorie di frutta e verdura oltre agli agrumi è presente?

La vitamina C è presente in kiwi, ribes, fragole, meloni, lamponi, cachi, more, broccoli, peperoni, pomodori, finocchio, cavolini di Bruxelles, mirtilli, patate, verdure a foglia verde: lattuga, radicchio, spinaci, prezzemolo. Nella frutta il contenuto di vitamina C è maggiore prima della piena maturazione, conferendo il tipico sapore aspro.

Ne integriamo abbastanza? Qual è la dose ideale o in che quantità dovremmo assumerne?

In genere, con una dieta variegata ed equilibrata, ne assumiamo abbastanza da non avere sintomi evidenti di scorbuto. Già lo stesso scopritore, Gyorgyi, pensava che l’uso a questo solo fine fosse veramente ristretto. Oggi sappiamo che il paradigma degli anni ’20-’30, una malattia, una vitamina, era una semplificazione estrema. Una singola vitamina è coinvolta in numerosissime catene di reazioni e determina l’espressione di non uno ma decine e anche centinaia o migliaia di geni.

Trattandosi di una sostanza il cui assorbimento varia fortemente secondo l’individuo e dello stato di salute, non esiste una tabella applicabile, per esempio, in base all’età, al sesso, al peso. Aggiungiamo che avere cronicamente il pieno di vitamina C lancia un potente messaggio a tutto il corpo. Gli esseri umani hanno un mirabile organismo biologico che si adegua alle quantità dei nutrienti presenti variando di conseguenza non solo il metabolismo ma addirittura l’espressione genetica. Le dosi raccomandate partono dai 50mg ma le variazioni individuali sono elevatissime. Spesso si tende ad assumerne di più in presenza di un raffreddore conclamato passando da pochi grammi a svariate decine.

Purtroppo non tutta la vitamina C è uguale, bisogna tenere presente il tipo e via di somministrazione, la biodisponibilità e assimilazione. Esistono formulazioni spray sublinguale a basso dosaggio che possono essere somministrate più volte nella giornata garantendo un dosaggio ed una modulazione ottimale del fabbisogno di vitamina C. Inoltre queste formulazioni sono testate anche per il loro potenziale antiossidante che è una ulteriore garanzia di efficacia.

 Per contrastare quali patologie la vitamina C è particolarmente indicata? – Guarire con la Vitamina C

La vitamina C è stata impiegata da medici che ne hanno sperimentata l’efficacia in molte malattie anche gravi, anche se tali impieghi sono divenuti in larga parte, purtroppo, desueti. Forse l’esempio più clamoroso è l’impiego che ne è stato fatto nella poliomielite. Si tratta di una malattia per la quale anche oggi il trattamento medico standard offerto va poco al di là della cura caritatevole. Ebbene, alla fine degli anni ’40 ci furono ricercatori che sperimentarono e precisarono protocolli di cura a base di vitamina C: l’americano Klenner, in particolare, curò 60 casi con una percentuale di guarigione del 100%.

Un altro esempio d’importante patologia ci proviene dalla storia di un altro medico, il dottor Kalokerinos. Di origine greca, lavorò in Australia nei tempi in cui la mortalità neonatale dei bambini aborigeni era quasi del 50%, e la ridusse drasticamente somministrando vitamina C alle mamme e ai bambini una volta nati. Egli abbassò drasticamente anche i picchi di mortalità post vaccinali. Mi limito a citare il dottor Klenner quando asseriva che nell’attesa che il medico emetta la diagnosi, intanto si dovrebbe cominciate a somministrare vitamina C. Cosa comprensibilissima, poiché questa sostanza ci appartiene talmente che moriamo, e male, quando ne siamo privi.

E’ meglio assumere solo quella naturale contenuta nella frutta oppure possiamo sostituirla con pastiglie o polveri?

Se vogliamo evitare lo scorbuto, non servono pastiglie o polveri in quanto le piccole quantità richieste si possono ottenere direttamente dalla dieta. Se vogliamo livelli ottimali dobbiamo raggiungere concentrazioni sanguigne che si ottengono solo ingerendo quantitativi che rendono impossibile il ricorso alla forma biologica della frutta e della verdura. Sto parlando di quantità da 2 grammi in su, per cui, ipotizzando di mangiare arance che abbiano 50 mg, dovremmo ingerirne più di 40 al giorno. A coloro che vogliano fare qualcosa senza dover calibrare la propria dose nella maniera ottimale sopra descritta consiglio di iniziare partendo con 100mg tre volte al giorno e pian piano arrivare a mezza pasticca da un grammo cinque volte al giorno. Non è assolutamente semplice e pratico mangiare due arance tre volte al giorno, a cominciare dal problema di procurarsi un valido sostituto per tutte le stagioni. Non dico impossibile. Ma è chiaro che molti sono tentati dalla semplicità e preferiscono assumere la quantità prevista in compresse o polvere con acqua.

E’ consigliata la somministrazione di Vitamina C ai bambini?

E’ molto importante somministrarne quando si fanno le vaccinazioni. Più genericamente, una regola adottata da Klenner era di somministrare (in dosi divise, ovviamente) un grammo di vitamina C a un bambino di un anno e di aumentare di un grammo all’anno. I bambini sono esseri umani in formazione e per i quali i pericoli dell’esposizione ai veleni e alle radiazioni – pensiamo ai cellulari e al wi-fi per esempio -sono accentuati per le loro caratteristiche fisiologiche. Innalzare i loro livelli di vitamina C li fornisce di uno scudo protettivo innocuo e di grande spessore. Un concetto espresso anche dal dottor Saul nel libro Liberati dal dottore «Ho cresciuto i miei figli fino al college senza una singola dose di qualsiasi antivirale, antistaminico o antibiotico. Quello che hanno ricevuto sono state solo megadosi di vitamina C. Noi, come tanti altri genitori, abbiamo appreso i principi della terapia con vitamina C (quantità, frequenza e durata) stando vicino al letto dei nostri bambini alle tre del mattino».

Oggi si assumono molti integratori anche di vitamina C. Ciò è una conseguenza di una dieta diversa rispetto per esempio negli anni ‘50 o è motivata dall’avanzamento della ricerca scientifica in materia?

Una volta certi integratori non erano nemmeno disponibili quindi il confronto è difficile da farsi. Klenner li dava ai suoi bambini e così hanno fatto tutti i ricercatori sulle vitamine. Ora sono disponibili a prezzi accessibili e in formati anche avanzatissimi e una volta impensabili. Il progresso ha portato tanti problemi, ma qualche lato positivo ce l’ha.

L’assunzione di vitamina C ha delle controindicazioni?

Se prendete quantitativi elevati di vitamina C da fonti naturali – frutta e verdura – dovrete assumere quantitativi ben maggiori di altre sostanze, ad esempio antiparassitari, per cui si deve porre una maggior attenzione alla provenienza e in genere alla qualità del cibo. Il corpo umano è letteralmente imbevuto di vitamina C e alcuni organi ne hanno talmente necessità che la assorbono dal sangue anche quando questo ne possiede una concentrazione minore. Solo chi soffre di favismo sa già, nella sua lista di prodotti cui fare attenzione, che non può assumere quantitativi elevati e concentrati se non con la supervisione medica. Un consiglio: se si cominciasse l’integrazione, iniziare con dosi piccole e frequenti, mantenendo una stessa dose almeno per una settimana e poi aumentandola ma di poco. Così il corpo può abituarsi alla nuova abbondanza. Per lo stesso motivo, qualora si dovesse sospendere l’integrazione, conviene ridurre la dose in maniera graduale.

La grande differenza sulla vitamina C la fa la via di somministrazione:

il punto focale e di forza che fa la  differenza della nostra vitamina C spray è la grande biodisponibilità nella somministrazione sublinguale nella forma dispersa colloidale.  Tale caratteristica la distingue da tutti gli altri preparati presenti in commercio e ne permette una facilità di assunzione graduale, mantenendone costanti i livelli nel sangue, fatto che spesso è carente nei prodotti presenti in farmacia.

Non dimentichiamoci difatti che la vitamina C (o acido ascorbico) ha un determinato limite quantitativo nell’assorbimento per via orale e che, ad esempio, per un dosaggio di un grammo, presente nelle formulazioni in compresse, capsule o effervescenti, non supera realmente i 250 mg.

Inoltre gli studi confermano che la vitamina C a un grammo può avere un effetto proossidante,  con il risultato che ne va perduto quasi i 3/4 del contenuto effettivo. Per questo motivo è importante puntare sulla grande biodisponibilità di CELLFOOD Vitamin C Plus Spray  proprio perché costituisce un notevole punto di forza in tal senso.

 

Micoterapia e nutraceutica

Sempre più spesso, nell’ambito salute e benessere, si sente parlare di nutraceutica e micoterapia. In particolare, i funghi medicinali vantano una tradizione millenaria in Oriente, ed hanno iniziato a “far breccia” da poco tempo anche nella tradizione occidentale.

In questo articolo cercheremo di spiegare che cos’è la micoterapia, su quali principi si basa. Inoltre elencheremo alcuni dei funghi più sfruttati in Oriente per le loro benefiche proprietà.

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DALLA MICOTERAPIA ALLA NUTRACEUTICA: ECCO LE DIFFERENZE

La nutraceutica è una disciplina recente, ma che in un certo senso ha radici antiche.

Col termine nutraceutici si indicano i principi attivi presenti in alcuni alimenti, che possono avere effetti benefici per la nostra salute.

Il termine nutraceutica è abbastanza recente, infatti è stato coniato solo nel 1989. I principi che ne stanno alla base non sono però molto distanti dalle antiche tradizioni, che da sempre hanno evidenziato i benefici apportati da alcuni alimenti.

La nutraceutica sfrutta le moderne tecnologie per estrarre i principi attivi benefici dagli alimenti e ottenerne il massimo giovamento.

Sono infatti molte le sostanze benefiche presenti nei cibi allo “stato naturale”. La lavorazione industriale e i moderni metodi di conservazione tendono però a ridurli o azzerarli.

Ecco perché gli alimenti nutraceutici sono spesso addizionati di queste sostanze. Oppure, a volte, i principi attivi vengono estratti dagli alimenti per farne integratori specifici.

In questo senso anche i funghi medicinali sono quindi alimenti nutraceutici.

La micoterapia, invece, ha radici antichissime e si è essenzialmente sviluppata nella tradizione orientale.

Essa si basa sull’utilizzo di funghi medicinali al fine di sostenere il sistema immunitario e aiutare il nostro corpo a difendersi contro disturbi di vario tipo.

LA MICOTERAPIA IN ITALIA

La cultura dei funghi medicinali in Occidente è indubbiamente molto recente. Per quanto riguarda l’Italia, la cultura dei funghi in campo medicinale e nutraceutico è ancora quasi del tutto sconosciuta.

Di recente, un dottorando dell’Università dell’Insubria (Varese) ha sviluppato un progetto di ricerca all’interno di un’azienda, per concentrarsi proprio sul tema dei funghi medicinali.

Da un primissimo approccio è emerso che «I funghi contengono vitamine, minerali e molecole farmacologicamente bioattive; sono quindi ricchi dal punto di vista nutrizionale, ma hanno nel contempo un contenuto calorico basso.

Inoltre, la quasi totalità di questi studi testimonia i numerosi effetti dei funghi medicinali sulla salute umana» (S. Parola, Selezione, coltivazione ed analisi biochimiche di funghi con proprietà di interesse farmacologico, PhD Project, a.a. 2015/2018).

IL  GANODERMA: IL PIÙ NOTO TRA I FUNGHI MEDICINALI

In Oriente sono diverse le specie di funghi utilizzate a scopi “curativi”. Il fungo più noto e sfruttato nella fitoterapia occidentale è però sicuramente il ganoderma o reishi.

L’estratto di ganoderma, noto anche come “fungo di lunga vita”, può esercitare infatti un’azione modulante sul sistema immunitario.

Questo significa che la sua regolare assunzione può favorire il buon funzionamento delle naturali difese del nostro organismo.

E un sistema immunitario efficiente facilita la risposta del nostro corpo contro agenti esterni e vari tipi di disturbi.

Le benefiche proprietà di questo fungo sono dovute alla ricchezza di nutritivi, in particolare ai polisaccaridiche «incrementano l’attività dei macrofagi e la sintesi proteica» (Farmacognosia: botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali, a cura di F. Capasso, R. de Pasquale; G, Grandolini, Milano 2011)».

I MACROFAGI SONO UNA SORTA DI “SPAZZINI” DEL CORPO UMANO. QUESTE CELLULE IMMUNITARIE, INFATTI, SI ATTIVANO LÀ DOVE OCCORRE ELIMINARE BATTERI, RIFIUTI O CELLULE DANNEGGIATE.

5 FUNGHI MEDICINALI OLTRE AL GANODERMA

La ricchezza di nutritivi è il “segreto” di altri funghi medicinali, ancora poco noti in Occidente e oggetto di vari studi preliminari recenti.

Tra questi, per citarne alcuni, ricordiamo il Trametes versicolor o “coda di tacchino”, l’Hericium erinaceus detto anche “criniera di leone” e lo Shiitake, molto usato in Giappone come antibatterico.

Vediamone assieme alcuni.

2) MAITAKE E SHIITAKE

Questi due funghi sono stati oggetto di alcuni studi clinici abbastanza recenti. Tra i due il più “popolare” in Occidente è forse lo Shiitake, diffusamente usato in Giappone come antibatterico.

Da uno studio condotto nel 2014 è emerso che «i glucani immunomodulanti di Maitake e Shiitake possono stimolare fortemente la risposta immunitaria sia di tipo umorale che di tipo cellulare» (V. Vetvicka, J. Vetvickova, Immune-enhancing effects of Maitake (Grifola frondosa) and Shiitake (Lentinula edodes) extracts).

3) CORDYCEPS SINENSIS

Questo fungo è usato da millenni nella medicina tradizionale cinese. In Cina infatti il Cordyceps sinensis è considerato come una sorta di “tesoro nazionale”.

In Oriente viene sfruttato come tonico, per aumentare vitalità ed energia. Ma gli vengono attribuite anche proprietà antivirali e altre virtù utili per aumentare la libido ed affrontare patologie di vario tipo (per esempio, colesterolo e diabete).

Non esistono però al momento conferme definitive di tutte queste sue proprietà.

Infatti, uno studio condotto nel 2014, presso l’Università Cinese di Honk Kong, sull’efficacia del fungo per il trattamento delle patologie renali, non è giunto a conclusioni definitive. Questo a causa della ridotta qualità delle evidenze scientifiche.

4) TRAMETES VERISCOLOR

A questo fungo, volgarmente noto come “testa di gallo”, in Giappone sono attribuite innumerevoli proprietà antivirali e immunostimolanti.

È ricco di un polisaccaride, detto crestina, che viene usato da tempo in alcuni farmaci antitumorali.

In Oriente è spesso sfruttato come rimedio popolare per tenere sotto controllo il colesterolo cattivo.

Anche per le proprietà questo fungo non esistono al momento conferme scientifiche che vadano oltre al alcuni test condotti in vitro e alcuni trial clinici.

5) HERICIUM ERINACEUS

Detto anche “pon pon bianco”, per l’aspetto caratteristico, l’Hericium erinaceus è un altro dei funghi medicinali usati in Oriente per scopi diversi.

La tradizione popolare ne consiglia l’assunzione per affrontare ansia e insonnia.

Gli sono inoltre attribuite proprietà immunomodulati, utili per contrastare problemi gastrointestinali.

Alcuni studi condotti in laboratorio  hanno evidenziato che i polisaccaridi contenuti in questo fungo riuscirebbero a «favorire il ripristino delle mucose intestinali danneggiate».

Anche queste proprietà necessitano di ulteriori approfondimenti e conferme.

Dalle ricerche preliminari condotte dal dottorato citato in precedenza emerge che ciò che accomuna gran parte di questi funghi è l’effetto adattogeno.

In sostanza, questi funghi medicinali sarebbero «una sorta di “tonici”, in grado di permettere una migliore gestione dello stress e di conseguire un riequilibrio generale dell’organismo» (Ibidem).

L’ELENCO DEI FUNGHI MEDICINALI USATI IN ORIENTE A FINI TERAPEUTICI POTREBBE ESSERE ANCORA MOLTO LUNGO, MA AL MOMENTO NON ESISTONO CONFERME DEFINITIVE SU TUTTE LE PROPRIETÀ BENEFICHE CHE VENGONO LORO ATTRIBUITE.

Ecco perché, tra tutti i funghi medicinali, oggigiorno il ganoderma è quello più usato e diffuso in Italia negli integratori alimentari.

FUNGHI MEDICINALI: COME USARLI?

Dopo aver accennato alle proprietà dei funghi medicinali è importante sottolineare un ultimo aspetto. La micoterapia non va confusa con un’alimentazione a base di funghi!

I funghi impiegati in tale “disciplina” NON sono infatti quelli che crescono spontanei nei boschi.

Le materie prime usate sono infatti coltivate in apposite aziende agricole, rispettando rigorosi standard di sicurezza!

Essi possono essere assunti, con regolarità e su indicazione di professionisti competenti, sotto forma di integratori.

Questo discorso vale quindi anche per il ganoderma, le cui proprietà possono essere sfruttate mediante prodotti specifici.

Questo fungo, utile per sostenere le nostre difese immunitarie, è assolutamente sicuro e privo di effetti collaterali.

Può quindi essere assunto in ogni momento, nelle dosi corrette indicate sulle confezioni degli integratori. (fonte: www.drgiorgini.it)