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Perché integrare la vitamina D

La vitamina D è uno dei fattori nutrizionali più importanti per la nostra salute, spesso viene sottovalutato, ma in realtà svolge un ruolo fondamentale per la nostra sopravvivenza. Essa è un ormone importantissimo per la nostra vita.

VitaminaD

Il sole e il cibo non bastano

Esiste in diverse isoforme, alcune più biodisponibili di altre, quindi più facilmente assimilabili dall’uomo.

La forma attiva e più facilmente assimilabile dall’uomo è la vitamina D3, anche detta colecalciferolo e la fonte migliore da cui reperirla è l’esposizione solare.

Purtroppo è impossibile ottenere buoni livelli di vitamina D affidandosi esclusivamente alla luce del sole, in quanto l’esposizione a cui dovremmo sottoporci dovrebbe essere quella delle ore più calde, nella fascia oraria tra le 12 e le 14, e che troviamo esclusivamente nella stagione estiva. In più, l’esposizione dovrebbe avvenire tutti i giorni e in assenza di protezione solare, perché la crema solare blocca quei raggi solari, gli ultravioletti, che ci permettono di attivare la vitamina d a livello di epidermide.

Si può capire quindi quanto questo fattore sia poco applicabile, e perché la sola esposizione solare non basta!

Anche le fonti alimentari di vitamina D purtroppo sono scarse. Essa infatti è contenuta in piccole concentrazioni, nel fegato, nell’olio di pesce e nei pesci marini, in forme difficilmente assimilabili dall’uomo.

Dunque possiamo affermare che neanche la sola alimentazione è sufficiente per ottenere dei buoni livelli di vitamina D!

Queste premesse ci permettono di capire quanto sia indispensabile integrarla ulteriormente attraverso dei prodotti suppletivi.

Ma a cosa serve questo ormone?

La vitamina D è conosciuta per il ruolo da protagonista che svolge nel metabolismo del calcio. Essa permette infatti il riassorbimento di calcio a livello intestinale e la deposizione dello stesso nelle ossa per poterle rinforzare; ma non è l’unica funzione di tale nutriente.

La vitamina D permette anche il riassorbimento del fosforo nei reni, interviene nella regolazione di molti geni (è quindi indispensabile per l’espressione genica), rinforza il sistema immunitario in quanto permette l’attivazione dei globuli bianchi.

Le sue funzioni “ad ampio spettro” fanno sì che tale nutriente, che agisce sia da ormone che da vitamina, possa avere un ruolo determinante nella gestione di patologie e disturbi cronici, come ad esempio il diabete, malattie autoimmuni e tante altre ancora.

A dimostrazione di ciò ci sono numerosi studi che osservano un’elevata correlazione tra forti carenze di vitamina D e l’aumento dell’incidenza di tali patologie.

Dati bibliograci dimostrano inoltre che l’integrazione suppletiva di concentrazioni ottimali di vitamina D può determinare la riduzione, o il miglioramento, di patologie croniche (da quello che interessano lo stomaco, all’intestino, fino al sistema nervoso, come le malattie neuro degenerative).

La vitamina D, in conclusione, ha un ruolo enorme per la salute del nostro organismo e del nostro metabolismo.

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista

 

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L’ORO VERDE DELLA CALABRIA GRECA: IL BERGAMOTTO

L’ORO VERDE DELLA CALABRIA GRECA: IL BERGAMOTTO

Appartenenti alla stessa famiglia del colesterolo, i – fitosteroli -, a differenza del colesterolo che è presente solo negli alimenti di origine animale, sono presenti nelle piante e hanno effetto inverso. Pare infatti che possano ridurre l’assorbimento e quindi la concentrazione del colesterolo nel sangue.

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Citrus Bergamia Risso è il bergamotto, un innesto casuale di cedri, mandarini, limoni e aranci che fruttifica solo nella costa meridionale dello Jonio, grazie alla particolarità del microclima e del terreno. Più specificamente è giusto sottolineare che, lungo i cento chilometri di litorale tra Villa San Giovanni e Stilo, questo agrume produce un’essenza così forte, da fissare la fragranza dei migliori profumi del mondo.

Pare che il nome derivi dalla combinazione delle parole “pergamena” e “motta”, ovvero “difesa della pergamena” ma non è esclusa l’associazione con il termine Bey Armudi, cioè “Pero del Principe”, in allusione alla somiglianza con la pera bergamotta, una varietà dalla polpa succosa, acidula e profumata.

La sua prima attestazione sembra si possa far risalire al 1536, quando, in occasione del banchetto offerto dal cardinal Campeggi, in onore di Carlo V, furono serviti, Bergamini Confetti. Un sorbetto composto da una crema aromatizzata con bergamotto fu inventato, poco dopo, a Firenze da Bernardo Buontalenti, per Cosimo dei Medici.

Rifacendosi ai contadini dello Stretto di Messina che, dalla buccia di questo frutto ricavavano un olio essenziale, aromatizzante, purificante e curativo, Procopio dé Coltelli creò una particolare “acqua di bergamotto” che introdusse alla corte di Luigi XIV di Francia. Versailles se ne innamorò fin da subito, dal momento che era un efficace palliativo ai cattivi odori dell’epoca. Contemporaneamente, un mercante novarese, Gian Paolo Feminis, aveva avuto modo di comprendere l’efficacia dell’olio dell’agrume per fissare tutte le altre fragranze, rivelandosi un efficiente ingrediente per la profumeria. Emigrato in Germania, confezionò nel 1680 un unguento, l’aqua admirabilis, da cui nel 1704 si brevettarono le acque aromatiche che presero il nome della città tedesca. Era nata l’acqua di Colonia.

Da allora il bergamotto resta uno dei grandi prodotti basilari per la realizzazione del profumo. Il suo consumo fu tale che, a partire dal 1750, la costa reggina vide ricoprirsi di bergamotteti, necessari per andare incontro alla crescente domanda, nell’Ottocento estesa anche al mercato alimentare. Nel 1830, la ditta inglese Twining lanciò il suo più famoso tè, l’Earl Grey Tea, aromatizzato al bergamotto, attribuendo ingannevolmente al prodotto origini cinesi. Poco dopo l’agrume calabrese fu impiegato anche per la realizzazione delle Caramelle di Nancy e così fecero molte case di liquori inglesi, statunitensi e francesi. L’industrializzazione del processo di estrazione dell’olio essenziale dalla buccia di bergamotto inizia nel 1844 con l’invenzione della macchina calabrese da parte del reggino Nicola Barillà.

Prima di allora l’essenza veniva estratta dalla scorza per pressione manuale, fatta assorbire da spugne naturali, collocate in appositi recipienti detti concoline.
Macchinari, processi di lavorazione antichi e moderni, insieme ad interessanti foto d’epoca sono esposti nel Museo del Bergamotto a Reggio Calabria, alle spalle del più noto Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia. Oggi sono 650 le aziende agricole coinvolte nel processo di produzione del bergamotto, 7.000 gli addetti e 1300 gli ettari ricoperti dall’agrume che nel 1999 ha ricevuto la denominazione D.O.P. Il suo impiego spazia dall’industria cosmetica a quella alimentare, dove il bergamotto viene utilizzato come aromatizzante di prodotti dolciari, di liquori e bevande dal gusto unico. Persino la buccia, rovesciata e trattata, è utilizzata per fare delle caratteristiche tabacchiere per il tabacco da pipa.

Recente è l’impiego nell’industria farmaceutica, derivante dalle proprietà dell’agrume nella cura di glicemia e colesterolo, grazie alla presenza di due flavonoidi, denominati brutieridina e melitidina. Somministrando una o più porzioni da 500 mg di estratto a individui con colesterolo alto, è stato infatti registrato l’aumento di colesterolo buono, di contro alla diminuzione di colesterolo cattivo.

Testo di Pasquale Faenza

 

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Le proprietà curative del bergamotto, in azione i flavonoidi naturali

Le proprietà curative del bergamotto, in azione i flavonoidi naturali

le proprietà curative del bergamotto si evidenziano specialmente nel succo di bergamotto naturale al 100%, hanno concreta azione in caso di escherichia coli, listeria innocua, bacillus subtilis, staphylococcus lactis, helicobacter pylori.

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APIGENINA
Flavonoide naturale, con proprietà antiinfiammatorie, antiossidante, antiangiogeniche, antiallergico, antigenotossiche e anticancerose. Gli studi epidemilogici indicano che un’alimentazione ricca di flavoni ridurrebbe il rischio di alcune forme di cancro, in particolare, il cancro al seno, del tubo digerente, della pelle e della prostata. L’apigenina possiede proprietà chemio-preventive e antinfiammatorie, L’apigenina nei documenti medici ne evocano la regolarizzazione della pigmentazione, può essere di supporto per il trattamento della vitiligine.

DIOSMETINA
Studi effettuati su diabetici hanno constatato l’efficacia di questo flavone nel trattare l’iperglicemia, nel trattamento di alcune malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, antinfiammatorio. Gli usi clinici di questo flavonoide, l’uso è indirizzato per il trattamento degli strati di fragilità dei vasi sanguigni, trova pratica applicazione nell’insufficienza venosa cronica, nella terapia contro gli emorroidi interni ed esterni.

NARINGENINA
La letteratura attribuiscono a questo flavonoide un effetto bioattivo per la salute come antiossidante, scavenger dei radicali liberi, anti-infiammatorio, promoter del metabolismo dei carboidrati e modulatore del sistema immunitario. (Scavenger. letteralmente “spazzino” ha lo scopo di rimuovere le impurità indesiderate)

NEOESPERIDINA
Composto dal potere dolcificante e praticamente privo di apporto calorico, il composto chimico è utilizzato nella comunità Europea (codice E 959) come dolcificante, nel bergamotto è un composto naturale.

CRISERIOLO
Flavonoide naturale al quale si attribuisce la riduzione del gonfiore ed è catalizzatore per il metabolismo della cellulite.

I composti elencati  fanno parte delle attribuzione delle proprietà curative del bergamotto supportate da vari studi scientifici che ne descrivono ampiamente anche il comportamento sull’epitelio vascolare, sulla sindrome metabolica e nell’attività antiossidante.

Il questo articolo, come in tutto il contenuto del sito citrusbergamia.com si utilizzano testi, studi e ricerche, che non intendono determinare cura o soluzioni a malattie. Per questi motivi, il parere del medico rimane imprescindibile.

 

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Lattanza di pesce

Lattanza di pesce

La Lattanza di pesce ha il più alto contenuto di fosforo fra gli alimenti organici. Il fosforo organico della lattanza si trova in uno stato particolarmente assimilabile e attivo, interviene così efficacemente nella fisiologia delle funzioni nervose e psichiche, dell’attenzione, della concentrazione ed in modo particolare della memoria. In quanto composta di particolari acidi grassi polinsaturi, assai ricchi anche di DNA, oltre che di fosforo e proteine, la lattanza opera nella rigenerazione del tessuto cerebrale.

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In linea con l’azione di rivitalizzazione, volta alla restaurazione delle funzioni vitali attraverso elementi naturali che concentrano l’essenza della vita e hanno un’origine marina, presentiamo la lattanza di pesce. La lattanza, o latte di pesce, è costituita da sperma di pesce maschio, che si presenta sotto forma di una sostanza colloidale molle e bianca, che assomiglia a del latte cagliato. Generalmente la lattanza è di aringa  o di carpa o di altri pesci, ma la migliore lattanza è di merluzzo bianco (Gadus morhua).

La lattanza di pesce presenta una concentrazione organica e bilanciata di aminoacidi essenziali coordinati a diversi oligoelementi fondamentali e vitamine, di cui le principali sono del gruppo B. Ma specialmente la lattanza ha il più alto contenuto di fosforo fra gli alimenti organici, in rapporto alla massa, ne contiene dal 7 al 10%.

Il fosforo organico della lattanza si trova in uno stato particolarmente assimilabile e attivo, interviene così efficacemente nei processi di ossificazione, ma specialmente è fondamentale per le funzioni nervose, migliora l’attenzione, la concentrazione e in modo particolare la memoria.

In quanto composta di particolari acidi grassi polinsaturi, assai ricchi anche di DNA,  oltre che di fosforo e proteine, la lattanza opera nella rigenerazione del tessuto cerebrale e, più in generale, rigenera i tessuti che vanno incontro a degenerazione,  rimuove le cellule morte e indirettamente agisce sulla pelle e sulla distensione delle rughe, infine fornisce una specifica rivitalizzazione delle principali funzioni nervose e psichiche.

Può essere utile una integrazione di lattanza di pesce:

– Per sostenere l’equilibrio delle funzioni nervose, la concentrazione,

l’attenzione, e specialmente la memoria.

– Per risolvere i disturbi del sonno.

– Per migliorare le funzioni nervose in generale, o per sostenerle in periodi di stress o fatiche specifiche.

– Per la preparazione e il sostegno in caso di esami scolastici.

– Per recuperare stati di degenerazione nervosa, problemi di senescenza, problemi di memoria, confusione mentale, sclerosi, demenza senile,  morbo di Alzheimer.

– Per fare fronte ai processi di invecchiamento nervoso.

– Per favorire la buona costituzione ossea.

– Per consentire una rigenerazione cellulare generale.

– Per intervenire in situazione di ridotta fecondità o in casi di sterilità maschile e femminile.

Bibliografia
Gentile, H., L’integrazione alimentare rivitalizzante, 2011.
Hoareau, D., Nutrithérapie marine, Parigi, 2009.
Secondé, J.-C., Les aliments de la mer: Se soigner, rajeunir, mieux vivre, Parigi, 2006.

 

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Stress e Polpa D’ostrica

Polpa essiccata di ostriche

L’ostrea edulis è un “frutto di mare” assai noto fin dalla remota antichità, sia per la capacità  di produrre perle, sia per le proprietà salutari eccellenti che presenta. Per Omero,  la perla è una costituzione di origine divina, una sfera di luce manifestata nell’essenza del frutto abissale marino. Per le sue caratteristiche l’ostrica ha una stretta relazione con il  potere e la funzione venerea, che è generatrice di vita e di potenza.

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A Roma le ostriche erano molto diffuse, i romani della fine della Repubblica, e specie quelli  dell’Impero, le consumavano frequentemente, inoltre divennero abili coltivatori e approfonditi  intenditori di tutte le varietà, giungendo a distinguere le caratteristiche delle ostriche  delle varie località marine.

Plinio, nella sua opera enciclopedica, dà ampia descrizione dei tipi di ostriche.
Secondo Plinio (H.N. XXXII, 21), la ostrea, che deriva il suo nome dal greco ostreum o ostreon,  ovvero il nicchio degli animali testacei, termine connesso a osteon, osso craniale, copertura  ossea testacea che ha relazione con il cranio, deve avere la palma della mensa, in quanto guarisce molti malanni, come ulcere, catarri, febbri, infiammazioni della pelle e eruzioni.

In generale le ostriche danno abbondanza di umore vitale, umidità e freschezza, tono generativo e renale, energia e vivacità.
Per la forma bivalve e per il mollusco simile all’organo genitale femminile venereo, secondo la scienza delle analogie e delle corrispondenze le ostriche vennero associate al potenziamento delle funzioni sessuali e generative.

Nel periodo medioevale, a causa di queste caratteristiche, non vennero particolarmente promosse, ma nel Rinascimento, con la restituzione della medicina antica, si approfondirono le ampie virtù delle ostriche, le quali venivano ancora mangiate prevalentemente cotte e in modo molto minore crude. L’esame medico approfondito portò, fra il XVI e il XVIII secolo, a promuovere l’uso delle ostriche fresche per attingere pienamente alle loro qualità nutritive e medicamentose.

Dal Settecento, grazie anche alla descrizione e alla promozione fatta da Giacomo Casanova, l’ostrica venne indicata sempre più come alimento “afrodisiaco”, ancora una volta le virtù veneree e l’azione sulle funzioni essenziali della vitalità e della generazione vengono messe in risalto.

Con lo sviluppo della scienza biochimica analitica, fra l’Ottocento e il Novecento, viene messo in luce che le ostriche hanno un altissimo contenuto di zinco, sostanza che accentua in maniera sensibile la funzionalità degli ormoni sessuali e del testosterone, perciò agisce sulla salute degli apparati riproduttivi maschili e femminili, sulla fertilità di entrambi i sessi, sulla funzionalità degli organi sessuali e del coito. Il mollusco dell’ostrica non contiene solamente lo zinco, ma è una vera e propria miniera di sostanze vitali, di proporzioni, qualità e specificità tali da costituire una vera e propria panacea per l’intero sistema organico, osseo e nervoso.

 

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Benefici della supplementazione di Pleurotus e Shiitake

Benefici della supplementazione di Pleurotus e Shiitake

Il fungo Lentinula edodes (Shiitake) e il fungo Pleurotus ostreatus (Orecchione), grazie alle loro proprietà probiotiche documentate (Bobek et al. 1991, Stamets 1993, Lasota and Karmaska 1994, Wasser and Weis 1999, Manzi and Pizzoferrato 2000, Wang et al. 2000, Smith at al. 2002, Rajewska and Baasiska 2004) e all’alto valore nutrizionale, sono consigliati in numerosi paesi come ideale supplemento alla normale dieta giornaliera (Lasota et al. 1992, Lasota and Florczak 1996, Kala and Svoboda 2000, Isiloglu et al. 2001, Florczak et al. 2004, Berna et al. 2006).

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A questo fungo sono state attribuite molte proprietà benefiche, sia nella medicina orientale, sia occidentale. Queste proprietà permettono la riduzione del colesterolo, l’abbassamento della pressione sanguigna, il rafforzamento del sistema immunitario per la difesa dell’organismo, contro patologie virali e tumorali, di migliorare la funzionalità epatica (Bobek et al. 1991, Wang et al. 2000, Mau et al. 2002, Rajewska and Baasiska 2004). Molti benefici sulla salute provengono dai diversi composti che questo fungo produce e che includono: il lentinano, l’eritadenina e l’L-ergotioneina (Lasota and Karmaska 1994, Smith at al. 2002, Rajewska and Ba?asi?ska 2004, Berna et al. 2006).

Il Lentinano ha mostrato diversi effetti sul cancro intestinale, del fegato, dello stomaco, ovarico e sul tumore al polmone. Questo composto stimola la produzione dei linfociti T e delle cellule Natural Killer e può potenziare l’effetto dell’AZT (Azidotimidina, un antineoplastico e antivirale) nel trattamento antivirale dell’AIDS. Lo Shiitake è ricco di diversi antiossidanti (selenio, acido urico, vitamina A, E, C), così come di vitamina D (Lasota and Florczak 1996, Mau et al. 2002, Florczak et al. 2004). Oltre a permettere di abbassare la pressione sanguigna in soggetti ipertesi e ridurre i livelli di colesterolo nel siero, stimola la produzione di interferone che ha effetti antivirali e si è dimostrato efficace, in alcuni casi, contro l’epatite (Lasota et al. 1992, Mau et al. 2002, Smith et al. 2002).

 Una lectina isolata dai corpi fruttiferi di Pleurotus ostreatus ha dimostrato attività antitumorale, in topi da laboratorio, nel sarcoma e nel tumore epatico (Wang et al. 2000). Diversi studi su animali, il fungo ostrica ha potenziato il turnover di colesterolo nel plasma del 50%, con la riduzione del 25% dei livelli di colesterolo nel fegato rispetto ai controlli (Bobek et al. 1991).

Altri studi sugli animali hanno mostrato significative riduzioni dei livelli di colesterolo nel siero e nel fegato quando i funghi essiccati e polverizzati sono stati inclusi nelle diete degli animali, anche in regimi alimentari ad alto contenuto di grassi e in animali con livelli elevati di colesterolo ereditario (Bobek et al. 1991).

Si ritiene che per gli individui, ad esclusione dei prodotti di origine animale dalla loro dieta, i funghi secchi Pleurotus ostreatus e Lentinula edodes possano essere una buona fonte di ferro, zinco e rame (Dwyer 1999, Kala? and Svoboda 2000, Isiloglu et al. 2001). Entrambi i funghi secchi hanno un alto contenuto di fibre alimentari, Fe, Cu, Mg, K e un basso contenuto di grassi, Na e Ca. Relativamente basso è l’assorbimento dei micronutrienti ad un valore di pH pari a 1.8, mentre l’alto assorbimento di Cu e Fe è stato osservato ad un pH di 8,7.

Questo ci indica che l’acidosi sistemica è un vero e proprio problema per chi vuole assumere i nutrienti derivanti da questi funghi; ecco perché, molto spesso, alla somministrazione di funghi medicinali viene prescritto un regime alimentare tale da ridurre o eliminare l’acidosi nell’organismo.

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Azione Antiossidante del Coprinus

Azione Antiossidante del Coprinus

Il Coprinus comatus, anche noto come fungo dell’inchiostro, è un fungo commestibile recentemente coltivato in Cina. Per le sue ottime proprietà nutrizionali, il gusto delizioso e l’aspetto particolare (simile a una “coscia di pollo”) è diventato un fungo molto apprezzato, tant’è che nel 2006 la sua produzione in Cina ha raggiunto le 382,000 tonnellate.

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Nei recenti anni sono emerse le diverse proprietà bioattive del fungo, quali gli effetti ipoglicemici, immunomodulanti, ipolipidici, antitumorali e antibatterici[1,2]. Numerosi studi hanno dimostrato che gli antiossidanti naturali delle piante sono correlati strettamente alle loro proprie bioattività, quali la riduzione delle malattie croniche e l’inibizione della crescita dei batteri patogeni, che sono spesso associati con l’eliminazione della propagazione dei radicali liberi nel sistema biologico. I corpi fruttiferi e miceli di diversi funghi hanno segnalato queste attività antiossidanti[3,4,5].

Più di cinquant’anni fa si è scoperto che il Coprinus comatus contiene ergotioneina, un particolare amminoacido con proprietà antiossidanti[6]e questa attività è stata confermata successivamente da Badalyan et al. nel 2003[7]. Le proprietà antiossidanti del corpo fruttifero, del micelio e del filtrato di fermentazione sono state riportate da Tsai et al.[8].

Un polisaccaride con selenio (SPS) isolato dal micelio di Coprinus comatus ha favorito un significativo calo del livello di malondialdeide (MDA) ed un importante aumento nelle attività degli antiossidanti enzimatici e nei livelli di antiossidanti non enzimatici nel fegato e nel rene dei topi diabetici[9]. Comunque ad oggi non sono state segnalate differenze nelle proprietà antiossidanti di cappello e gambo. Il cappello e il gambo possono essere separati con facilità. Dato che il cappello si auto-digerisce velocemente dopo la raccolta, poter separarlo dal gambo giova notevolmente alla lavorazione e all’utilizzazione del fungo. Oltre a questo, come già detto, dal fungo è stato possibile isolare un importantissimo composto naturale: l’ergotioneina (EGT). Da molto tempo si è visto che è possibile estrarre dai funghi (compresi i corpi fruttiferi e il micelio) diversi componenti bioattivi quali lovastatina, l’acido ?-aminobutirrico (GABA) e la stessa ergotioneina[10].

L’ergotioneina è un amminoacido solforato derivante dall’istidina, noto non solo per essere sintetizzati da alcuni tipi di funghi, micobatteri e cianobatteri, ma per il suo accumulo negli organismi superiori fino a livelli millimolari tramite un trasportatore cationico organico (OCTN-1)[11].

È ancora da stabilire il ruolo fisiologico di questo amminoacido; numerosi test in vitro ne hanno dimostrato le capacità antiossidanti e citoprotettive contro una vasta gamma di fattori di stress cellulare, ma un ruolo antiossidante in vivo deve ancora essere pienamente compreso. Uno studio ha reso nota la sua efficacia come antiossidante naturale per la pelle, dimostrandosi più efficace sia del coenzima Q che dell’idebenone nel neutralizzare direttamente l’azione dei radicali liberi e la protezione delle cellule contro il danno indotto dai ROS (specie reattive dell’ossigeno)[12]. Le proprietà di accumulo, distribuzione tissutale e neutralizzazione dei radicali gli conferiscono una potenziale antiossidante a livello fisiologico[13].

In uno studio del 2016 è stato dimostrato che l’ergotioneina, derivata dal Coprinus comatus, è in grado di inibire la mieloperossidasi (MPO), un enzima appartenente alla classe delle ossido riduttasi che causa la formazione di acido ipocloroso e acido ipobromoso, potenti ossidanti ad azione battericida. Diversi studi considerano la MPO una causa della progressione di diverse patologie a carattere infiammatorio. L’ergotioneina ha inibito l’azione della mieloperossidasi così come la formazione di 8-bromo-2′-deossiguanosina in vitro. La neutralizzazione dell’azione dell’acido ipobromoso si è dimostrata superiore sia a quelle di acido ascorbico che del glutatione. La somministrazione di Coprinus comatus ha inibito la risposta infiammatoria indotta da UV-B e l’alogenazione del DNA, suggerendo che EGT è un agente antiinfiammatorio promettente derivante dai funghi[14].

Fonti bibliografiche:

1. Bailey, C.J.; Turner, S.L.; Jakeman, K.J.; Hayes, W.A. Effect of Coprinus comatus on plasma glucose concentrations in mice. Planta Med. 1984, 50, 525–526.
2. Fan, J.M.; Zhang, J.S.; Tang, Q.J.; Liu, Y.F.; Zhang, A.Q.; Pan, Y.J. Structural elucidation of a neutral fucogalactan from the mycelium of Coprinus comatus. Carbohydr. Res. 2006, 341, 1130–1134.
3. Yang, J.H.; Lin, H.C.; Mau, J.L. Antioxidant properties of several commercial mushrooms. Food Chem. 2002, 77, 229–235.
4. Mau, J.L.; Chang, C.N.; Huang, S.J.; Chen, C.C. Antioxidant properties of methanolic extracts from Grifola frondosa, Morchella esculenta and Termitomyces albuminosus mycelia. Food Chem. 2004, 87, 111–118.
5. Lee, Y.L.; Jian, S.Y.; Lian, P.Y.; Mau, J.L. Antioxidant properties of extracts from a white mutant of the mushroom Hypsizigus marmoreus. J. Food Compos. Anal. 2008, 21, 116–124.
6. List, P.H. Occurrence of ergothioneine in shaggy-mane, Coprinus comatus. Arch. Pharm. Ber. Dtsch. Pharm. Ges. 1957, 62, 517–520.
7. Badalyan, C.M.; Gasparyan, A.V.; Garibyan, N.G. Investigation of the antioxidant activity of some basidial macromycetes. Mikol. Fitopatol. 2003, 37, 63–68.
8. Tsai, S.Y.; Tsai, H.L.; Mau, J.L. Antioxidant properties of Coprinus comatus. J. Food Biochem. 2009, 33, 368–389.
9. Yu, J.; Cui, P.J.; Zeng, W.L.; Xie, X.L.; Liang, W.J.; Lin, G.B. Protective effect of seleniumpolysaccharides from the mycelia of Coprinus comatus on alloxan-induced oxidative stress in mice. Food Chem. 2009, 117, 42–47.
10. Lin SY, Chen YK, Yu HT, Barseghyan GS, Asatiani MD, Wasser SP, Mau JL. Comparative study of contents of several bioactive components in fruiting bodies and mycelia of culinary-medicinal mushrooms. Int J Med Mushrooms. 2013;15(3):315-23.
11. Li RW, Yang C, Sit AS, Kwan YW, Lee SM, Hoi MP, Chan SW, Hausman M, Vanhoutte PM, Leung GP. Uptake and protective effects of ergothioneine in human endothelial cells. J Pharmacol Exp Ther. 2014 Sep;350(3):691-700. doi: 10.1124/jpet.114.214049. Epub 2014 Jul 14.
12. Dong KK, Damaghi N, Kibitel J, Canning MT, Smiles KA, Yarosh DB. A comparison of the relative antioxidant potency of L-ergothioneine and idebenone. J Cosmet Dermatol. 2007 Sep;6(3):183-8.
13. Cheah IK, Halliwell B. Ergothioneine; antioxidant potential, physiological function and role in disease. Biochim Biophys Acta. 2012 May;1822(5):784-93. doi: 10.1016/j.bbadis.2011.09.017. Epub 2011 Oct 4.
14. Asahi T, Wu X, Shimoda H, Hisaka S, Harada E, Kanno T, Nakamura Y, Kato Y, Osawa T. A mushroom-derived amino acid, ergothioneine, is a potential inhibitor of inflammation-related DNA halogenation. Biosci Biotechnol Biochem. 2016 Feb;80(2):313-7. doi: 10.1080/09168451.2015.1083396. Epub 2015 Sep 4.

 

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Il Coprinus come supporto contro il cancro al seno

Il Coprinus come supporto contro il cancro al seno

E’ il più importante fungo con effetto antidiabetico; è ricco di vitamine e minerali, contiene gli amminoacidi essenziali ed un’elevata percentuale di proteine. Contiene il vanadio, minerale che ha un chiaro effetto ipoglicemizzante. Inoltre, il coprinus  riesce a chelare questo minerale che è un attivatore delle cellule beta del pancreas. Contiene anche potassio in elevate quantità, ma anche calcio, ferro, rame e zinco.

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Il Coprinus comatus è un fungo commestibile, comune in tutto il mondo, appartenente all’ordine delle Agaricales e alla famiglia delle Agaricaceae. Facilmente identificabile dal suo aspetto perché con l’invecchiamento la cappella annerisce, si apre ed assume un colore nerastro e deperisce. Per questo motivo prende il soprannome di “fungo dell’inchiostro”. Quando è ancora giovane e immaturo, il fungo è commestibile, di color bianco e ricoperto di squame. La cappella è di 3-6 centimetri, di forma ovale e gambo sottile. È diffuso in Gran Bretagna e in Irlanda, in tutta l’Europa continentale, dalla Scandinavia fino al bordo meridionale della Penisola Iberica e le coste del Mediterraneo. È possibile trovarlo anche in Nord America.

Tra le sue virtù principali si annovera l’effetto antidiabetico, con un’efficace riduzione della glicemia conseguente alla sua somministrazione, ma un recente studio del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Ambientale dell’Università di Haifa, in Israele, dimostra che questo fungo può essere utile in caso di cancro al seno (cellule MCF-7). Questo tipo di cancro è il tipo di tumore maligno più comune diagnosticato tra le donne. In questo studio è stato utilizzato il perossido di idrogeno (acqua ossigenata, H2O2), un noto reagente ossidante in grado di attivare il complesso proteico funzionante come fattore di trascrizione (NF-kB). Questo complesso si trova in tutti i tipi di cellule e controlla la trascrizione del DNA, la produzione delle citochine e la sopravvivenza delle cellule; è coinvolto nella risposta cellulare a stimoli come lo stress, le citochine, i radicali liberi, l’irradiazione ultravioletta, e le infezioni batteriche o virali[1],[2],[3],[4],[5].

L’NF-kB è coinvolto nella regolazione della risposta immunitaria alle infezioni. Una regolazione non corretta di questo complesso proteico è stato collegato al cancro, alle patologie infiammatorie e autoimmuni, allo shock settico, alle infezione virale e lo sviluppo immunitario improprio.

L’estratto di acetato di etile del Coprinus comatus ha influenzato significativamente la fosforilazione della proteina IkBalfa, facente parte di questo complesso, in modo dose-dipendente, ed evitando che l’NF-kB attivo venga traslocato nel nucleo, si leghi al DNA e porti alle varie modificazioni conformazionali della cellula. L’effetto dell’estratto è stato paragonabile all’effetto della curcumina, un noto inibitore del pathway del complesso NF-kB e sembra essere il più attivo inibitore della fosforilazione dell’IkBalfa, H2O2 dipendente. Inoltre, i dati ottenuti hanno mostrato che solo l’estratto di acetato di etile ha inibito l’attività del complesso IKK (proteina chinasi che fosforila il IkBalfa) di quasi il 90% rispetto al controllo del campione non trattato. Questi risultati suggeriscono che il Coprinus comatus contiene potenti composti capaci di inibire la funzione dell’NF-kB e possibilmente agisce come un agente antitumorale[6].

Fonti Bibliografiche.

    1. TD. Gilmore, The Rel/NF-kappaB signal transduction pathway: introduction. in Oncogene, vol. 18, nº 49, novembre 1999, pp. 6842-4, DOI:10.1038/sj.onc.1203237, PMID 10602459.
    2. BC. Albensi, MP. Mattson, Evidence for the involvement of TNF and NF-kappaB in hippocampal synaptic plasticity. in Synapse, vol. 35, nº 2, febbraio 2000, pp. 151-9, DOI:10.1002/(SICI)1098-2396(200002)35:2151::AID-SYN83.0.CO;2-P, PMID 10611641.
    3. R. Sen, D. Baltimore, Multiple nuclear factors interact with the immunoglobulin enhancer sequences. in Cell, vol. 46, nº 5, agosto 1986, pp. 705-16, DOI:10.1016/0092-8674(86)90346-6, PMID 3091258.
    4. NFKB1 nuclear factor of kappa light polypeptide gene enhancer in B-cells 1 [Homo sapiens] – Gene – NCBI.
    5. NFKB2 nuclear factor of kappa light polypeptide gene enhancer in B-cells 2 (p49/p100) [Homo sapiens] – Gene – NCBI.
    6. Asatiani MD, Wasser SP, Nevo E, Ruimi N, Mahajna J, Reznick AZ. The Shaggy Inc Cap medicinal mushroom, Coprinus comatus (O.F.Mull.: Fr.) Pers. (Agaricomycetideae) substances interfere with H2O2 induction of the NF-kappaB pathway through inhibition of Ikappaalpha phosphorylation in MCF7 breast cancer cells. Int J Med Mushrooms. 2011;13(1):19-25.

 

 

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Hericium in caso di Tensione Nervosa e Irritabilità

Hericium in caso di Tensione Nervosa e Irritabilità

L’Hericium erinaceus è un fungo medicinale molto raro e pregiato con forma similare a una folta barba, gradevole al gusto e in possesso di notevoli proprietà benefiche per l’appartato digerente e il sistema nervoso. In Cina e Giappone è noto da diversi secoli grazie al suo impiego in Medicina Tradizionale Cinese (MTC) mentre è solamente in anni molto recenti che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica.

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Tra le sostanze di spicco contenute nel fungo troviamo polisaccaridi, in particolare gli α- e i β-glucani, e terpenoidi, di cui le erinacine e gli ericenoni sono i composti che hanno attirato il maggior interesse e soggette alla ricerca farmacologica. Questi diterpenoidi sono lipofili (solubili nei grassi) e sono attivi a livello nervoso, grazie alla loro capacità di attraversare la barriera ematoencefalica, e stimolare la sintesi del Fattore di Crescita Nervoso (NGF)[1], prevedendo che l’Hericium abbia potenziali effetti sulle funzioni del cervello e sul sistema nervoso autonomo.

Tra le erinacine, si sono dimostrate particolarmente attive l’erinacina A, in grado di stimolare in vitro la sintesi di NGF e di catecolamine a livello del sistema nervoso centrale in topi da laboratorio[2], e l’erinacina E, capace di agire come agonista dei recettori K per gli oppioidi[3]. Sostanze che agiscono come agonisti dei recettori K producono effetti analgesici e sono utili per il controllo della depressione, dell’ansia e dello stress[4].

Questa attività specifica è stata confermata da diverse ricerche, ma uno in particolare si è dimostrato interessante: nel 2010 è stato condotto uno studio su un gruppo di trenta femmine che sono state assegnate casualmente al gruppo a cui è stato somministrato l’Hericium erinaceus (HE) o al gruppo placebo, per una durata totale di 4 settimane. “Concentrazione”, “irritabilità”” e “ansia” tendevano ad essere inferiori nel grippo HE rispetto al gruppo placebo. Questi risultati hanno messo in evidenza come l’assunzione del fungo Hericium sia potenzialmente in grado di ridurre la depressione e l’ansia, suggerendo inoltre un meccanismo diverso dall’azione di stimolazione della sintesi di NGF da parte del fungo[5].

Fonti Bibliografiche:

  1. Hirokazu Kawagishi; Atsushi Shimada; Ryoko Shirai; Kenji Okamoto; Fumihiro Ojima; Hideki Sakamoto; Yukio Ishiguro; Shoei Furukawa (1994). “Erinacines A, B and C, strong stimulators of nerve growth factor (NGF)-synthesis, from the mycelia of Hericium erinaceum”. Tetrahedron Letters. 35 (10): 1569–1572. doi:10.1016/S0040-4039(00)76760-8.
  2. Shimboa M, Kawagishib H, Yokogoshi H. Erinacine A increases catecholamine and nerve growth factor content in the central nervous system of rats. Nutr Res. 2005;25:617–623. doi: 10.1016/j.nutres.2005.06.001.
  3. Saito T, Aoki F, Hirai H, et al. (November 1998). “Erinacine E as a kappa opioid receptor agonist and its new analogs from a basidiomycete, Hericium ramosum”. The Journal of Antibiotics. 51 (11): 983–90. PMID 9918390. doi:10.7164/antibiotics.51.983
  4. Land BB, Bruchas MR, Lemos JC, Xu M, Melief EJ, Chavkin C (January 2008). “The dysphoric component of stress is encoded by activation of the dynorphin kappa-opioid system”. The Journal of Neuroscience. 28 (2): 407–14. PMC 2612708 Freely accessible. PMID 18184783. doi:10.1523/JNEUROSCI.4458-07.2008
  5. Nagano M, Shimizu K, Kondo R, Hayashi C, Sato D, Kitagawa K, Ohnuki K. Reduction of depression and anxiety by 4 weeks Hericium erinaceus intake. Biomed Res. 2010 Aug;31(4):231-7.

 

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Azione Neuroprotettiva dell’Hericium erinaceus

Azione Neuroprotettiva dell’Hericium erinaceus

L’Hericium erinaceus (Criniera di Leone o Yamabushitake) è un fungo che cresce su alberi molto vecchi, morenti o morti a foglia larga. È consumata come alimento in Giappone e in Cina, non presenta effetti nocivi e sono stati ampiamente documentati diversi effetti terapeutici come l’attività antiossidante[1], l’attività ipolipemizzante[2], l’attività emoagglutinante[3], l’attività antimicrobica[4] l’attività anti-cancerogena[5] e modulazione dello stress del reticolo endoplasmatico (ER)[6,7].

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Le Erinacine (A-I), il principale agente attivo isolato dal micelio di coltura dell’Hericium, sono una miscela di composti diterpenoidi (appartenenti ai terpenoidi) che possiede proprietà biologiche attraverso una variegata stimolazione del fattore di crescita nervoso, il “nerve growth factor” (NGF)[8 ,9 ,10]. L’NGF è particolarmente presente a livello della corteccia frontale, dell’ippocampo, dell’ipotalamo e nel midollo spinale; la sua sintesi è regolata da molecole endogene, quali gli ormoni tiroidei, i corticosteroidi, i neuropeptidi e le citochine[11,12,13].

Nel Sistema Nervoso Centrale (SNC), il NGF esercita un’azione trofica sui neuroni colinergici[14] e lo spettro di azione di questa molecola non è limitato a specifiche classi neuronali centrali e periferiche, ma è esteso anche a cellule appartenenti al sistema immuno-emopoietico e, in situazioni fisiologiche, è sostenuto da cambiamenti neuroendocrini[15,16,17]. È importante notare che la somministrazione orale di erinacine A sembra prevenire la demenza legata all’età, aumentando il livello di NGF nel locus coeruleus e nell’ippocampo, ma non nella corteccia cerebrale, secondo quanto verificatosi in ratti di laboratorio trattati con questa miscela[18 ,19].

L’ictus è la quarta principale causa di morte e la prima di disabilità a lungo termine in tutto il mondo[20]. L’Insulto ischemico produce eccessivi radicali liberi che poi causano eccessivo stress nel reticolo endoplasmatico (ER), fenomeno che è stato collegato all’apoptosi cellulare, e questo evento, quindi, indurrebbe la morte cellulare per apoptosi nei neuroni[21]. Inoltre, la neurotossicità mediata dai radicali liberi può far si che si verifichi l’apoptosi delle cellule neuronali e questa conclusione trova conferma dal fatto che il danno ischemico è ridotta dopo l’induzione della formazione di antiossidanti endogeni[22]. Così, un ruolo fondamentale degli antiossidanti è quello di svolgere un’importante azione neuro protettiva; il danno ischemico è causato da una serie di eventi che coinvolgono lo svuotamento di energia e la morte cellulare e questi sono mediati da vari fattori intermedi, compreso un processo eccitatorio eccessivo, che provoca la formazione di radicali liberi a livello extracellulare, e uno stato infiammatorio[23].

In conclusione, l’Hericium erinaceus offre effetti neuroprotettivi dopo il danno cerebrale ischemico e ha la capacità di ridurre il danno dei radicali liberi. Tutto questo può essere messo in relazione allo stress del reticolo endoplasmatico. Inoltre, inibisce l’infiammazione riducendo l’induzione di iNOS e la produzione di nitrotirosina, un prodotto della nitrazione della tirosina mediata da specie reattive come l’anione perossinitrito e il biossido di azoto. Si è rilevato in alcune condizioni patologiche ed è considerato come marker di stress ossidativo dipendente da NO (monossido di azoto). Lo fa attraverso l’inattivazione di p38/MAPK, proteine chinasi sensibili allo stimolo da stress che sono coinvolte nella differenziazione cellulare, nell’apoptosi e nell’autofagia, e la riduzione dei livelli proteici di CHOP. Dopo tutto quanto appena detto, possiamo sostenere che l’erinacine A, estratta dal fungo Hericium, può essere un promettente agente che favorisce la neuroprotezione e quindi può ridurre il danno ischemico cerebrale.

FONTI BIBLIOGRAFICHE
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2. Yang B.K., Park J.B., Song C.H. Hypolipidemic effect of an exo-biopolymer produced from a submerged mycelial culture of Hericium erinaceus. Biosci. Biotechnol. Biochem. 2003;67:1292–1298. doi: 10.1271/bbb.67.1292.
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9. Kawagishia H., Shimadaa A., Shiraia R., Okamotob K., Ojimab F., Sakamotob H., Ishigurob Y., Furukawac S. Erinacines A, B and C, strong stimulators of nerve growth factor (NGF)-synthesis, from the mycelia of Hericium erinaceum. Tetrahedron Lett. 1994;35:1569–1572. doi: 10.1016/S0040-4039(00)76760-8.
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