Un noto flavonoide, inizialmente identificata come vitamina P, ampiamente diffuso in natura torna al centro dell’interesse scientifico per le sue potenziali proprietà antivirali, antinfiammatorie e immunomodulanti, tra evidenze consolidate e risultati ancora in fase di conferma.

Negli ultimi anni, e in particolare durante la pandemia da SARS-CoV-2, il mondo della ricerca ha rivolto una rinnovata attenzione verso composti naturali già noti in ambito fitoterapico. Tra questi, la quercetina si distingue per la sua ampia diffusione e per il vasto spettro di attività biologiche documentate.

La sua riscoperta si inserisce nel contesto della nutraceutica moderna, che mira a individuare molecole naturali capaci di supportare la prevenzione e la gestione di diverse condizioni patologiche. La sua azione è risultata benefica contro le malattie cardiovascolari, il cancro, il diabete, le malattie neurodegenerative, l’asma allergica, l’ulcera peptica, l’osteoporosi, l’artrite e i disturbi agli occhi . Tuttavia, è essenziale distinguere tra dati sperimentali, evidenze cliniche e reali applicazioni terapeutiche.

Struttura chimica e fonti naturali

La quercetina è un flavonolo appartenente alla classe dei polifenoli e rappresenta la componente agliconica di composti come rutina e quercitrina. È ampiamente distribuita nel regno vegetale ed è presente sia in piante officinali sia in alimenti di uso comune come cipolle, mele, tè e ortaggi.

Nonostante questa diffusione, l’assunzione alimentare risulta insufficiente per raggiungere livelli farmacologicamente attivi. Uno studio ha stimato che per ottenere dosi elevate sarebbe necessario consumare quantità irrealistiche di alimenti ricchi di quercetina.

Attività biologiche e proprietà farmacologiche

La quercetina è studiata da decenni per le sue numerose proprietà biologiche, tra cui effetti antiossidanti, antinfiammatori, immunomodulatori e antiallergici.

Esiste un’imponente mole di letteratura a supporto delle proprietà antivirali della quercetina, sia in esperimenti in vitro che in vivo.

Dal punto di vista antivirale, diversi studi hanno descritto meccanismi d’azione complessi, tra cui l’interferenza con enzimi virali e la modulazione della risposta immunitaria. Una revisione pubblicata su Frontiers in Immunology ha evidenziato il potenziale ruolo della quercetina anche nel contesto del COVID-19 (Link).

Quercetina e SARS-CoV-2: evidenze sperimentali

Nel contesto della pandemia, studi in silico e in vitro hanno suggerito che la quercetina possa interagire con componenti chiave del virus SARS-CoV-2, inclusa la proteina Spike e proteasi virali come 3CLpro. Uno studio sperimentale ha identificato la quercetina come potenziale inibitore della proteasi 3CLpro (Link)

È importante sottolineare che questi risultati derivano principalmente da modelli di laboratorio e non implicano automaticamente efficacia clinica.

Come agisce

Studi meccanicistici suggeriscono che la quercetina può influenzare l’ingresso virale e regolare la risposta immunitaria mediata dal virus. La quercetina può essere considerata un inibitore piuttosto potente dell’enzima 3CLpro.

3CLpro è un enzima (proteasi) coinvolto nella replicazione virale del SARS-Coronavirus (2003) e del nuovo SARS-CoV-2 (COVID-19); nello specifico, favorisce l’uscita dei suoi replicati dalle cellule parassitate. La quercetina è stata anche identificata come un composto in grado di bloccare l’ingresso di SARS-Coronavirus nelle cellule. In tal senso, agirebbe attraverso la regolazione del sistema sfingomielinasi acida/ceramide, che è notevolmente coinvolto nell’internalizzazione virale nelle cellule epiteliali respiratorie durante l’infezione da SARS-Cov-2.

Inoltre, la quercetina, così come altri flavonoidi e la vitamina C, contrasta lo stress ossidativo, che è uno dei principali meccanismi dell’effetto citotossico diretto del virus e della NADPH ossidasi attivata dei fagociti coinvolti nelle sindromi iper-infiammatorie

Evidenze cliniche: risultati e limiti

Gli studi clinici condotti finora suggeriscono un possibile ruolo della quercetina come supporto nelle infezioni respiratorie. Una sperimentazione randomizzata ha evidenziato una riduzione delle infezioni del tratto respiratorio superiore (Link).

Nel caso del COVID-19, alcuni studi preliminari indicano possibili benefici in termini di riduzione dei sintomi e tempi di recupero (Link). Tuttavia, tali studi presentano limiti importanti, tra cui dimensioni campionarie ridotte e disegni non sempre in doppio cieco.Quercetina e ricerca biomedicaNuove prospettive: infiammazione, performance e senescenza

Oltre all’ambito antivirale, la quercetina è studiata per molte altre applicazioni. Evidenze preliminari suggeriscono effetti nella gestione delle allergie, nel controllo dell’asma lieve e nel miglioramento della performance fisica.

La ricerca sull’uomo e soprattutto sugli animali indica che la quercetina può ridurre i livelli glicemici a digiuno e proteggere dalle complicanze del diabete. Oltre al suo effetto sull’aldoso reduttasi, la quercetina è indicata nel diabete anche per la sua capacità di aumentare la secrezione sdi insulina, proteggere le cellule beta pancreatiche dagli effetti dannosi dei radicali liberi e inibire l’aggregazione delle piastrine.

La ricerca suggerisce anche che la quercetina può aiutare a ridurre i livelli di pressione sanguigna e offrire altri benefici per la salute cardiovascolare. La quercetina (730 mg al giorno per 28 giorni) ha abbassato la pressione sanguigna in uno studio su 41 persone con pressione alta.

Un fattore molto interessante inerente al sistema immunitario è il potenziale della QUERCETINA di ridurre i sintomi delle principali allergie. L’azione è quella di riuscire ad inibire fasi che portano alla liberazione e rilascio dell’istamina.

Nella letteratura scientifica sono presenti numerosi studi in merito i benefici della quercetina sulla pelle. Alcune analisi lo hanno rivelato effetto antietà potenziale, evidenziando risultati promettenti.  Altri hanno mostrato prospettive incoraggianti per il suo utilizzo guarigione. La quercetina, infatti, potrebbe rivelarsi interessante nei casi di dermatite atopica, in particolare grazie alle sue attività antinfiammatorie e antiossidanti, nonché al suo meccanismo di accelerazione della guarigione delle ferite.

Particolarmente interessante è il possibile effetto senolitico, cioè la capacità di contribuire alla rimozione delle cellule senescenti, coinvolte nei processi di invecchiamento e nelle malattie croniche.

La quercetina tra i modulatori dell’invecchiamento

Nel contesto della medicina della longevità, la quercetina è spesso considerata una delle molecole nutraceutiche di maggiore interesse per la sua capacità di interagire con alcuni dei principali meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento.

L’invecchiamento, infatti, non è un processo uniforme ma il risultato di una serie di alterazioni cellulari e molecolari, spesso definite hallmarks of aging, che includono stress ossidativo, infiammazione cronica di basso grado (inflammaging), disfunzione mitocondriale e accumulo di cellule senescenti. In questo contesto, la quercetina può contribuire a modulare diversi di questi processi, sostenendo la funzionalità cellulare nel tempo.

I tre pilastri della longevità cellulare

Per promuovere una longevità sana è fondamentale agire sulla salute delle cellule attraverso tre livelli di intervento complementari.

  1. Il primo è rappresentato dalla difesa e protezione cellulare. Grazie alle sue proprietà antiossidanti, la quercetina contribuisce a contrastare lo stress ossidativo e a proteggere le strutture cellulari, inclusi lipidi, proteine e DNA, dai danni indotti dai radicali liberi.
  2. Il secondo livello riguarda i processi di riparazione. La quercetina è in grado di modulare le vie infiammatorie e di contribuire alla riduzione dell’infiammazione cronica, un fattore chiave nello sviluppo di molte patologie legate all’età.
  3. Il terzo pilastro è il rinnovamento cellulare. In questo ambito, la quercetina ha mostrato un potenziale ruolo senolitico, contribuendo all’eliminazione delle cellule senescenti e favorendo un ambiente cellulare più efficiente. Inoltre, può supportare la funzione mitocondriale, migliorando la produzione energetica e la resilienza cellulare.

Quercetina in oncologia 

Un aspetto particolarmente interessante della quercetina in ambito oncologico è il suo comportamento ormetico. Questo significa che la molecola può esercitare effetti diversi, talvolta opposti, in funzione della concentrazione. A basse concentrazioni, la quercetina agisce prevalentemente come antiossidante, contribuendo a proteggere le cellule sane dai danni ossidativi e svolgendo quindi un potenziale ruolo preventivo nei confronti dei processi tumorali. Al contrario, a concentrazioni più elevate, può comportarsi come pro-ossidante, inducendo stress ossidativo selettivo nelle cellule tumorali e favorendone la morte.

Questa duplice azione rappresenta uno dei principali razionali per il suo studio come possibile agente adiuvante in oncologia.

Effetto sinergico con le terapie oncologiche

Un ambito di grande interesse riguarda la capacità della quercetina di agire in sinergia con le terapie oncologiche convenzionali.

Diversi studi suggeriscono che questa molecola possa aumentare la sensibilità delle cellule tumorali a chemioterapia e radioterapia, migliorandone potenzialmente l’efficacia. Questo effetto è stato osservato, in particolare, in associazione con farmaci come irinotecan, fludarabina, composti a base di platino, doxorubicina, ciclofosfamide e docetaxel.

Parallelamente, la quercetina potrebbe esercitare un effetto protettivo sulle cellule sane, contribuendo a ridurre alcuni effetti collaterali legati ai trattamenti oncologici, anche se questo aspetto necessita di ulteriori conferme cliniche.

Dosaggi utilizzati negli studi clinici

Un aspetto cruciale nell’utilizzo della quercetina riguarda il dosaggio e le modalità di assunzione, strettamente legati al problema della sua biodisponibilità.

Negli studi clinici disponibili, i dosaggi utilizzati variano generalmente tra 100 e 1.000 mg al giorno, con una fascia più frequentemente impiegata compresa tra 500 e 1.000 mg/die. Tali quantità risultano difficilmente raggiungibili attraverso la sola alimentazione, rendendo necessaria la supplementazione per ottenere effetti biologicamente rilevanti.

Biodisponibilità e strategie per migliorarla

Il principale limite della quercetina è rappresentato dalla sua scarsa biodisponibilità orale, stimata intorno al 2%. Questo significa che solo una piccola frazione della dose ingerita viene effettivamente assorbita e resa disponibile a livello sistemico.

Per ovviare a questo problema, molte formulazioni integrative includono sostanze in grado di migliorarne l’assorbimento. Tra queste, la vitamina C è spesso associata alla quercetina per il suo potenziale effetto sinergico e stabilizzante, mentre enzimi come la bromelina possono favorire l’assorbimento intestinale.

Parallelamente, sono state sviluppate tecnologie più avanzate, come le formulazioni liposomiali, la nano-quercetina e soprattutto la quercetina fitosoma (uno studio ha dimostrato un significativo incremento della biodisponibilità con questa tecnologia), che consentono un incremento significativo della biodisponibilità.

Sinergie con altri composti bioattivi

Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dalla possibile sinergia con altri flavonoidi. Alcuni studi suggeriscono che la quercetina possa agire in modo complementare con molecole come il resveratrolo, la genisteina e le catechine, potenziando gli effetti antiossidanti e antinfiammatori complessivi.

Controindicazioni e interazioni farmacologiche

Dal punto di vista della sicurezza, la quercetina presenta generalmente un buon profilo di tollerabilità. Tuttavia, in assenza di dati sufficienti, l’uso è sconsigliato in gravidanza e durante l’allattamento, salvo diversa indicazione medica.

Come per qualsiasi integratore, è opportuno consultare uno specialista prima dell’assunzione, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche in corso, poiché la quercetina può interferire con alcuni farmaci, inclusi antibiotici e farmaci antipertensivi.

Effetti collaterali e tollerabilità

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, gli studi clinici indicano che dosaggi compresi tra pochi milligrammi e fino a 1.000 mg al giorno, assunti per periodi fino a tre mesi, non sono generalmente associati a eventi avversi significativi.

In rari casi sono stati riportati sintomi lievi e transitori, come cefalea o formicolii alle estremità, che si sono risolti spontaneamente alla sospensione dell’integratore.

Conclusione

La quercetina rappresenta una molecola di grande interesse scientifico, capace di collegare la tradizione fitoterapica con le più recenti acquisizioni della ricerca biomedica. Le sue proprietà biologiche sono ben documentate e ne suggeriscono un possibile ruolo come supporto nella prevenzione e nella modulazione della risposta infiammatoria.

Tuttavia, le evidenze cliniche attuali non sono ancora sufficienti per definirne un impiego terapeutico standardizzato. Saranno necessari studi più ampi e rigorosi per chiarire efficacia, dosaggi e ambiti di utilizzo.

In questo contesto, la quercetina deve essere considerata non come una soluzione definitiva, ma come una promettente risorsa nutraceutica, il cui reale potenziale potrà emergere solo attraverso un approccio scientifico critico e ben strutturato.

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno:  Quercetina per problemi respiratori, herpes, virus, infiammazioni cutanee.
  2. Erboristeria Arcobaleno:  QUERCETINA: una molecola che elimina le cellule vecchie

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