Nattokinasi: un piccolo enzima per grandi risultati

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Il natto, un prodotto a base di soia fermentata, è stato consumato come alimento tradizionale in Giappone per migliaia di anni. Con risultati importantissimi per la prevenzione cardiovascolare. Nattokinase (NK) e’ un enzima che si estrae dal natto come anche la Vitamina K2 ma con due meccanismi biochimici diversi.

La nattochinasi è un enzima che è una specialità del piatto giapponese a base di soia natto. Grazie alle sue proprietà fluidificanti del sangue, negli ultimi decenni è stato sempre più al centro dell’attenzione scientifica, che ha portato alla luce ulteriori effetti potenziali. Ciò che rende la nattokinasi particolarmente interessante è la sua spiccata attività fibrinolitica: è in grado, cioè, di degradare la fibrina, una proteina coinvolta nella formazione di coaguli sanguigni. Questo effetto apre importanti possibilità nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, specialmente per soggetti con problemi di coagulazione o a rischio di trombosi.

Nattokinase e’ una potente proteina che dissolve i coaguli di sangue utilizzata per il trattamento delle malattie cardiovascolari, è prodotta dal batterio Bacillus subtilis durante la fermentazione dei semi di soia per produrre Natto. NK è stato ampiamente studiato in Giappone, Corea e Cina. Recentemente, la medicina occidentale ha riconosciuto la capacità fibrinolitica (anticoagulante) di NK. La National Science Foundation negli Stati Uniti ha studiato e valutato la sicurezza di NK. NK è attualmente in fase di studio clinico (Fase II) negli Stati Uniti per la prevenzione aterotrombotica.

L’azione della nattokinasi è multifattoriale. Innanzitutto, favorisce la dissoluzione dei coaguli già presenti (trombi), promuovendo un miglior flusso ematico, specialmente a livello microcircolatorio. A differenza di molti farmaci anticoagulanti di sintesi, la nattokinasi agisce in modo selettivo sulla fibrina senza compromettere eccessivamente i normali meccanismi della coagulazione, rendendola in molti casi più tollerabile.

Inoltre, è stato osservato che l’enzima può inibire l’enzima ACE (Angiotensin-Converting Enzyme), lo stesso bersaglio di molti farmaci antiipertensivi, contribuendo così a un controllo naturale della pressione arteriosa.Nattokinasi: un piccolo enzima per grandi risultatiCome Agisce

La nattokinasi ha un’elevata stabilità gastrointestinale (anche per quanto riguarda le variazioni di pH e temperatura) e presenta un discreto assorbimento nel tratto intestinale.

Nonostante il suo nome, non è un enzima chinasi ma appartiene alla famiglia di enzimi della serina proteasi, che lavorano per degradare altre proteine.

L’attività fibrinolitica della nattokinasi è correlata a un complesso meccanismo d’azione:

  • scompone i coaguli di sangue idrolizzando direttamente la fibrina (una proteina che forma coaguli di sangue);
  • converte la pro-urochinasi endogena in urochinasi (l’aumento dell’attività dell’urochinasi porta a un aumento della plasmina nel sangue);
  • degrada l’inibitore-1 dell’attivatore del plasminogeno, che inibisce la formazione di plasmina (che a sua volta degrada la fibrina);
  • aumenta l’attivatore tissutale del plasminogeno (t-PA, che scompone la fibrina).

I dati disponibili suggeriscono che gli effetti antiaterosclerotici della nattochinasi sono dovuti alla combinazione delle suddette proprietà antitrombotiche e anticoagulanti, con quelle antiossidanti e ipolipemizzanti.

I prodotti di degradazione della nattokinasi, in seguito alla distruzione da parte del calore o dell’acido, possono abbassare la pressione sanguigna riducendo l’attività della renina e dell’angiotensina II.Alcuni Autori hanno proposto che l’estratto di natto sopprima l’ispessimento intimale attraverso un effetto sinergico attribuito alle sue proprietà antiossidanti e anti-apoptotiche. Un altro studio ha dimostrato che la nattochinasi ha prevenuto l’arteriosclerosi mediante l’azione antiossidante diretta, portando a una ridotta perossidazione lipidica e a un miglioramento del metabolismo lipidico (inibizione dell’ossidazione delle LDL).

I benefici documentati

Numerosi studi preclinici e alcuni trial clinici hanno messo in luce i potenziali benefici della nattokinasi:

  • Miglioramento della fluidità del sangue: aiuta a ridurre la viscosità ematica e a prevenire l’aggregazione piastrinica, fattori chiave nella prevenzione di ictus e infarti.
  • Azione antitrombotica: in modelli animali e studi in vitro, la nattokinasi ha dimostrato di dissolvere efficacemente trombi preesistenti.
  • Effetto ipotensivo: una somministrazione regolare ha portato, in alcuni studi su soggetti ipertesi, a una riduzione significativa della pressione sistolica e diastolica.
  • Protezione endoteliale: migliorando la circolazione e riducendo lo stress ossidativo, può contribuire alla salute dell’endotelio vascolare.

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel mondo e la Nattokinase (NK), l’ingrediente più attivo del natto, possiede una varietà di effetti cardiovascolari favorevoli e il consumo di Natto è stato collegato a una riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari. Recenti ricerche hanno dimostrato che NK ha una potente attività fibrinolitica, antiipertensiva, antiaterosclerotica e ipolipemizzante, antipiastrinica e neuroprotettiva ma anche tante altre da approfondire.

Ci sono numerosi studi scientifici scritti dal dott. Peter McCullough, stimato cardiologo americano sulla dissoluzione della proteina Spike come obiettivo terapeutico per il danneggiato da vaccino.

La nattochinasi è dosata in unità fibrinolitiche (FU) per grammo e può variare a seconda della purezza. Kurosawa e colleghi hanno dimostrato nell’uomo che dopo una singola dose orale di 2000 FU le concentrazioni di D-dimero a 6 e 8 ore e i prodotti di degradazione della fibrina/fibrinogeno nel sangue a 4 ore dalla somministrazione aumentavano significativamente (p < 0,05, rispettivamente). Pertanto, una dose iniziale empirica potrebbe essere di 2000 FU due volte al giorno. Non sono stati completati studi completi di farmacocinetica e farmacodinamica, ma diversi anni di utilizzo sul mercato come integratore da banco suggeriscono che la nattochinasi è sicura, con l’avvertenza principale di un eccessivo sanguinamento e di cautele in presenza di farmaci antiaggreganti e anticoagulanti.

Nonostante la nattokinasi sia un composto naturale, non è priva di controindicazioni. La sua azione anticoagulante, seppur fisiologica, può potenziare l’effetto di farmaci anticoagulanti o antiaggreganti come warfarin, aspirina, clopidogrel o eparina, aumentando il rischio di sanguinamenti. Per questo motivo, chi assume questi farmaci non dovrebbe usare nattokinasi senza controllo medico.

Inoltre, è controindicata in gravidanza e allattamento, e va usata con prudenza nei soggetti con disturbi emorragici, ulcere attive o in prossimità di interventi chirurgici.Nattokinasi: un piccolo enzima per grandi risultatiNATTOKINASE e PROTEINA SPIKE

Il dottor Peter McCullough, MD, MPH, ha fatto un’altra rivelazione bomba, questa volta su come la nattochinasi, un enzima naturale che si trova nei semi di soia fermentati, sia un potente rimedio contro le proteine spike del Covid-19.

McCullough racconta come le persone che si sono “vaccinate” per il Covid gli chiedano sempre cosa possono fare per “toglierlo dal corpo”. Questo lo ha ispirato a scrivere un articolo sulla nattochinasi, che definisce la sostanza, il “Santo Graal della disintossicazione da vaccino covid-19”.

“I prodotti a base di mRNA e DNA adenovirale sono stati lanciati sul mercato senza alcuna idea di come e quando l’organismo avrebbe mai scomposto il codice genetico – scrive McCullough – L’mRNA sintetico trasportato su nanoparticelle lipidiche, sembra essere resistente alla degradazione da parte delle ribonucleasi umane, per cui il prodotto sarebbe di lunga durata e produrrebbe la proteina del caso, per un periodo di tempo considerevole. Questo sarebbe un vantaggio per una normale proteina umana che venga sostituita in uno stato di rara carenza genetica (ad esempio, l’alfa galattosidasi nella malattia di Fabry). Tuttavia, è un grosso problema quando la proteina è lo Spike patogeno della SARS-CoV-2″. Il DNA adenovirale (Janssen) dovrebbe essere scomposto dalla deossiribonucleasi, ma questo non è stato studiato in modo esaustivo”.

Cosa si può fare, quindi, per indurre la eliminazione queste proteine spike?

Secondo McCullough, la nattochinasi è il più promettente tra gli agenti disintossicanti, che lui conosca. La cosa migliore è che è relativamente poco costosa e viene venduta al banco come integratore alimentare.

Tanikawa et al. hanno esaminato l’effetto della nattochinasi sulla proteina Spike del SARS-CoV-2. Nel primo esperimento hanno dimostrato che la Spike viene degradata in modo dipendente dal tempo e dalla dose in una preparazione di lisato cellulare che potrebbe essere analoga a un ricevente del vaccino. Il secondo esperimento ha dimostrato che la nattochinasi degradava la proteina Spike nelle cellule infettate dal SARS-CoV-2. Questo ha riprodotto lo studio analogo condotto da SARS-CoV-2. Ciò ha riprodotto uno studio simile condotto da Oba e colleghi nel 2021.

La nattochinasi è dosata in unità fibrinolitiche (FU) per grammo e può variare a seconda della purezza. Kurosawa e colleghi hanno dimostrato nell’uomo che dopo una singola dose orale di 2000 FU le concentrazioni di D-dimero a 6 e 8 ore e i prodotti di degradazione della fibrina/fibrinogeno nel sangue a 4 ore dalla somministrazione aumentavano significativamente (p < 0,05, rispettivamente). Pertanto, una dose iniziale empirica potrebbe essere di 2000 FU due volte al giorno. Non sono stati completati studi completi di farmacocinetica e farmacodinamica, ma diversi anni di utilizzo sul mercato come integratore da banco suggeriscono che la nattochinasi è sicura, con l’avvertenza principale di un eccessivo sanguinamento e di cautele in presenza di farmaci antiaggreganti e anticoagulanti (Peter McCullough).

Nattochinasi: effetti antinfiammatori in discussione

L’infiammazione cronica è alla base di un gran numero di malattie. Ciò vale anche per l’arteriosclerosi (= calcificazione vascolare), in cui si verificano processi infiammatori cronici nelle pareti vascolari. Sulla base di queste premesse, i ricercatori si sono chiesti se e come la nattochinasi possa influenzare i processi infiammatori. È stato dimostrato sia in esperimenti su cellule in laboratorio sia in un modello vivente (in vivo – all’interno di un organismo vivente) che l’enzima può inibire alcuni processi infiammatori e regolare un’iperattivazione del sistema immunitario (i macrofagi). Anche altri studi sull’infiammazione dell’apparato digerente e del sistema nervoso hanno confermato l’effetto antinfiammatorio dell’enzima. Tuttavia, sono ancora necessari studi sull’uomo per poter fare un’affermazione fondata. Non vediamo l’ora di vedere cosa ci riserveranno le ulteriori ricerche!

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