Il fegato: un organo chiave
Prevenzione, alimentazione e fitoterapia per proteggere il fegato nella vita quotidiana.
Il fegato è uno degli organi più straordinari del corpo umano: silenzioso, instancabile e capace di rigenerarsi. È il nostro principale sistema di depurazione, il laboratorio chimico in cui avviene la trasformazione dei nutrienti in energia e la neutralizzazione di tossine alimentari, ambientali e farmacologiche.
Eppure, proprio perché non “si fa sentire”, spesso ce ne dimentichiamo… fino a quando entra in sofferenza.
Uno stile di vita scorretto, un’alimentazione squilibrata, l’eccesso di zuccheri e grassi raffinati, l’alcol e la sedentarietà possono progressivamente sovraccaricare il fegato, favorendo l’insorgenza della steatosi epatica non alcolica (NAFLD), comunemente nota come fegato grasso. Una condizione oggi estremamente diffusa, spesso sottovalutata, ma tutt’altro che innocua.
Il fegato: un organo chiave per metabolismo e immunità
Il fegato è una ghiandola anficrina, cioè a secrezione sia endocrina sia esocrina. È formato da quattro lobi, si trova nella parte superiore destra dell’addome, sotto il diaframma, ed è strettamente collegato all’apparato digerente.
Tra le sue principali funzioni:
- regolazione del metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine
- produzione della bile
- sintesi di proteine plasmatiche
- deposito di vitamine e minerali
- detossificazione del sangue
- modulazione della risposta immunitaria
Quando il fegato intercetta una sostanza potenzialmente tossica, attiva una risposta infiammatoria controllata, necessaria per neutralizzarla ed eliminarla. Il problema nasce quando questo stato di allerta diventa cronico.
Perché si accumula grasso nel fegato?
Una certa quantità di grasso nel fegato è fisiologica. Tuttavia, quando supera il 5% del peso dell’organo, si entra in una condizione patologica.
Il motivo principale è un eccesso di energia, soprattutto sotto forma di:
- zuccheri semplici
- carboidrati raffinati
- grassi di scarsa qualità
Questi nutrienti, se introdotti in quantità superiori al fabbisogno, vengono trasformati in acidi grassi che raggiungono il fegato. Qui possono diventare tossici perché danneggiano i mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule. Per difendersi, il fegato li accumula sotto forma di trigliceridi all’interno degli epatociti.
Il meccanismo principale di accumulo di grasso nel fegato include insulino-resistenza, eccesso di acidi grassi liberi, lipogenesi epatica e stress ossidativo mitocondriale. Alcuni esperti propongono di rinominare NAFLD come MAFLD (Malattia del fegato grasso associata a disfunzione metabolica) per mettere l’accento proprio sul ruolo centrale dei disordini metabolici.
Dalla steatosi alla steatoepatite: quando il fegato si irrigidisce

Nella fase iniziale, la steatosi epatica è spesso asintomatica. Tuttavia, se il sovraccarico metabolico persiste, può evolvere in:
- NASH (steatoepatite non alcolica)
- fibrosi epatica
- cirrosi
- epatocarcinoma
Durante il processo infiammatorio cronico, il fegato attiva meccanismi di riparazione che comportano la deposizione di collagene. Se questo processo non si arresta, il tessuto epatico diventa progressivamente più rigido e meno funzionale.
Secondo i dati epidemiologici:
- circa il 30% delle steatosi evolve in steatoepatite
- fino al 40% delle NASH può progredire verso la cirrosi
Chi è più a rischio? Non solo chi è in sovrappeso
La maggior parte delle NAFLD è legata alla sindrome metabolica, caratterizzata da sovrappeso, resistenza all’azione dell’insulina o diabete, alti valori di trigliceridi, ipertensione arteriosa e aumento del grasso viscerale addominale.
Questa condizione si associa a un maggior rischio cardiovascolare, ma può anche facilitare l’insorgenza di tumori e causare danno epatico.
In alcuni casi si può verificare anche nei pazienti magri, ovvero con BMI (Body Mass Index) inferiore a 25 (in questo caso si parla di lean NAFLD). Questo perché, pur avendo un peso normale, i soggetti accumulano comunque grasso viscerale.
Ci sono poi invece persone obese, i cosiddetti healthy obese, in cui il grasso viscerale è presente ma risulta essere più ‘buono’ e non causa danno epatico”.
È evidente quindi che il quadro è più complesso e sfumato rispetto all’equazione sovrappeso/obesità uguale patologia epatica.
Diagnosi e prevenzione: il valore del monitoraggio
Come nella maggior parte delle malattie, la prevenzione esercita un ruolo fondamentale in particolare per quei soggetti che per motivi genetici hanno una predisposizione eredo-familiare alla sindrome metabolica e che, con l’intervento di ulteriori fattori causali (scorretto stile di vita, infezioni virali, processi autoimmunitari), aumentano in modo significativo la possibilità di progredire dalla semplice steatosi verso la cirrosi ed il tumore primitivo del fegato.
In questi casi è indicato sottoporsi a monitoraggio biochimico (esami ematici -AST, ALT, γGT- in grado di fornire indicazioni sul metabolismo dei carboidrati, dei lipidi e sulla entità del danno subito dal parenchima epatico) e strumentale (ecografia) con periodicità annuale o semestrale, al fine di una diagnosi precoce della patologia, della sua stadiazione e dell’eventuale insorgenza di complicanze meritevoli di terapia specifica.
Il ruolo centrale della dieta e dello stile di vita
La steatosi epatica è spesso reversibile, soprattutto nelle fasi iniziali. La strategia terapeutica principale è lo stile di vita.
Linee guida nutrizionali fondamentali:
- eliminazione di alcol e bevande zuccherate
- riduzione drastica di zuccheri raffinati e junk food
- moderazione di grassi saturi e colesterolo
- aumento dell’apporto di fibre e antiossidanti
- attività fisica regolare e moderata
- attenzione a digiuni prolungati o dimagrimenti rapidi
Una dieta ricca di:
- agrumi
- carciofo
- cavoli
- mirtilli
- mele
- olio extravergine di oliva a crudo
favorisce i processi di depurazione e rigenerazione epatica.
Fitoterapia: un supporto naturale basato sull’evidenza

La fitoterapia della steatosi epatica si avvale di piante e rimedi naturali con attività epatoprotettrice, ipocolesterolemizzante ed ipoglicemizzante (trigliceridi e zuccheri aumentano la sintesi epatica di grassi) come: Boldo, Cardo mariano, Silimarina, Genziana, Carciofo, Propoli, Glucomannano, Chitosano, Guggul, Germogli di rosmarino, Fieno greco, Aglio, Liquirizia, Gymnema, integratori di fibra, come i semi di psillio o la gomma guar.
Il cardo mariano tra tradizione, uso popolare e medicina omeopatica
Le proprietà benefiche del cardo mariano (Silybum marianum) nei confronti del fegato sono note da secoli e affondano le radici nella medicina popolare mediterranea ed europea. Tradizionalmente, la pianta – in particolare i frutti (acheni) e, in misura minore, le foglie – è stata utilizzata come rimedio naturale nei disturbi epatici e biliari, nei problemi digestivi e come supporto nei processi di “depurazione” dell’organismo.
Un impiego storico particolarmente significativo riguarda l’uso del cardo mariano come coadiuvante in caso di avvelenamento da funghi del genere Amanita. Questo utilizzo tradizionale ha trovato nel tempo un parziale riscontro scientifico, poiché la silimarina è in grado di ostacolare l’ingresso di alcune tossine epatiche all’interno degli epatociti, proteggendo le membrane cellulari e sostenendo i meccanismi di rigenerazione del fegato.
Il cardo mariano viene sfruttato anche dalla medicina omeopatica, dove trova impieghi in caso di ittero, coliche biliari, epatiti, mal di stomaco, ulcere peptiche e insufficienze circolatorie venose. Il cardo mariano come rimedio omeopatico, generalmente, lo si può trovare sotto forma di tintura madre, gocce, granuli o formule colloidali.
La dose di rimedio da assumere può essere diversa fra un individuo e l’altro, anche in funzione del tipo di disturbo che si deve trattare e della tipologia di preparazione e di diluizione omeopatica che s’intende utilizzare.
Interazioni farmacologiche del cardo mariano
Nonostante l’origine naturale, il cardo mariano non è privo di interazioni farmacologiche. In particolare:
- Metronidazolo: l’assunzione concomitante di cardo mariano può ridurne l’efficacia terapeutica.
- Aspirina e altri farmaci metabolizzati a livello epatico: la silimarina può interferire con il metabolismo del farmaco, alterandone la biodisponibilità.
Per questo motivo, l’uso del cardo mariano a fini terapeutici dovrebbe sempre avvenire sotto controllo medico, soprattutto nei soggetti in terapia farmacologica cronica.
Carciofo (Cynara scolymus): un alleato fitoterapico per il fegato grasso
Anche il carciofo, e in particolare le sue foglie, rappresenta una risorsa fitoterapica di grande interesse nel supporto della funzionalità epatica, soprattutto nei casi di steatosi epatica non alcolica (NAFLD).
Per lungo tempo la steatosi è stata considerata una condizione benigna; oggi sappiamo invece che può evolvere verso quadri più gravi, come la steatoepatite (NASH), la fibrosi e la cirrosi. Si stima che circa un italiano su quattro presenti una forma di fegato grasso, spesso inconsapevolmente.
Diversi studi clinici hanno valutato l’efficacia dell’estratto di foglia di carciofo in soggetti con NAFLD. In uno studio condotto su 100 pazienti, la somministrazione di 600 mg al giorno di estratto di foglia di carciofo per due mesi ha portato a miglioramenti significativi di trigliceridi e colesterolo totale rispetto al gruppo placebo, senza effetti collaterali rilevanti.
Altri studi randomizzati in doppio cieco condotti su pazienti con steatoepatite non alcolica (NASH) hanno confermato che l’assunzione di estratto di carciofo (2700 mg/die) per due mesi comporta riduzioni maggiori degli enzimi epatici (ALT, AST) e miglioramenti significativi del profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi) rispetto al placebo, suggerendo una possibile attività epatoprotettiva e ipolipemizzante.
Inoltre, una meta-analisi di studi clinici ha evidenziato che la supplementazione con estratto di carciofo è associata a riduzioni significative di AST e ALT nei pazienti con NAFLD rispetto ai controlli, aggiungendo ulteriore evidenza a favore dell’effetto favorevole sul danno epatico.
Se il carciofo viene considerato un potente alleato contro la steatosi epatica molto del merito va alla cinarina, un polifenolo presente nelle foglie della pianta, derivato dell’acido caffeico. Fra le tante proprietà della cinarina, spicca quella epatoprotettiva: questa sostanza aromatica, nota per dare al carciofo il suo tipico sapore amarognolo, ha dimostrato infatti di proteggere le cellule del fegato danneggiate da alcool e tossine, ma non solo. La cinarina infatti svolge un’importante funzione per la produzione della bile. Inoltre stimola lo svuotamento della colecisti e il deflusso della bile nel duodeno.
Curcumina: prospettive emergenti nel fegato grasso
La curcumina, principale pigmento della Curcuma longa, è oggetto di crescente interesse scientifico per il suo potenziale ruolo nel contrasto alla steatosi epatica.
In un recente studio, il team di ricerca, formato da esperti iraniani, polacchi e statunitensi, ha sfruttato la bioinformatica per valutare i possibili target, le interazioni e i percorsi che consento alla curcumina di impattare sulla steatosi. Partendo da alcuni database gene-droga e gene-malattia, gli autori hanno individuato inizialmente 227 possibili interazioni proteina-curcumina e 95 geni associati con il fegato grasso.
Una volta analizzati con un diagramma di Venn, si è giunti a identificare 14 possibili target per la curcumina, per ognuno dei quali è stato valutato il pathway biologico. A questo punto sono stati utilizzati due strumenti per capire la funzione dei target selezionati: la gene ontology (OG), una specie di dizionario che racchiude informazioni sulle funzioni dei geni in tutte le specie viventi che fanno parte dell’albero della vita, e la banca di dati bioinformatici Kyoto Encyclopedia of Genes and Genomes (KEGG).
L’OG ha evidenziato che molti dei target hanno a che fare con stress e metabolismo dei lipidi, mentre la KEGG ha messo in luce da una parte la cancerogenicità chimica di alcuni target e la principale via di azione, la AGE-RAGE, implicata nei processi infiammatori tanto nelle complicazioni del diabete quanto nella steatosi non alcolica. Certo, se la curcumina bloccasse queste vie di segnale, potrebbe rallentare il processo di steatosi ed essere utile nella cura di questa malattia. Occorre ancora studiare e approfondire la questione, ma secondo gli autori la curcumina si rivelerà come una molecola utile nel contrastare il fegato grasso.
Schisandra chinensis e depurazione epatica

La Schisandra chinensis è una pianta particolarmente apprezzata nel sostegno della funzione epatica e nei percorsi di depurazione, anche se il suo ruolo va oltre il semplice concetto di “detox”. Agisce infatti come pianta protettiva e riequilibrante del fegato, aiutandolo a lavorare meglio senza forzarlo.
I suoi principali principi attivi, soprattutto i lignani come la schisandrina, svolgono un’importante azione epatoprotettiva, proteggendo le cellule del fegato dai danni causati da tossine, alcol, farmaci e stress ossidativo. Allo stesso tempo la schisandra sostiene i sistemi enzimatici coinvolti nelle fasi di detossificazione epatica, favorendo una più efficace trasformazione ed eliminazione delle sostanze di scarto. Per questo viene spesso utilizzata come coadiuvante nei fegati affaticati, nella steatosi epatica o dopo periodi di intenso carico farmacologico.
A differenza di altre piante più amare e drenanti, la schisandra non stimola in modo aggressivo, ma rafforza e stabilizza la funzione epatica. Questa caratteristica la rende particolarmente indicata nelle persone stanche, stressate o con una sensazione di affaticamento generale, che potrebbero non tollerare rimedi più intensi. La sua azione antiossidante contribuisce inoltre a ridurre l’infiammazione e a sostenere il benessere epatico nel lungo periodo.
Nella medicina tradizionale cinese è considerata una pianta che tonifica Fegato e Rene e aiuta a stabilizzare l’energia vitale. Viene utilizzata nei quadri di stanchezza cronica, irritabilità e calo della concentrazione, situazioni in cui il fegato è coinvolto non solo sul piano fisico ma anche su quello energetico ed emotivo.
Dal punto di vista dell’utilizzo pratico, la schisandra si assume soprattutto sotto forma di estratto secco o tintura madre, generalmente in cicli di alcune settimane. È spesso associata ad altre piante epatiche come cardo mariano, carciofo o tarassaco, per modulare l’azione in base alle esigenze specifiche della persona.
Resta importante prestare attenzione in gravidanza e in caso di assunzione di farmaci, poiché la schisandra può influenzare il metabolismo epatico. In presenza di patologie del fegato è sempre consigliabile il confronto con un professionista.
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Bibliografia
- Il carinoma epatocellulare– M. Colombo – Elsevier – pag 48
- Trattato completo degli abusi e delle dipendenze. Volume 1 – U. Nizzoli, M. Pissacroia – Piccin – pag 984
- Terapia medica ragionata – A. Zangara – Piccin – pag 927
- EMA/HMPC/294188/2013
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- Zhong S et al.The therapeutic effect of silymarin in the treatment of nonalcoholic fatty disease. A meta-analysis (PRISMA) of randomized control trials. Medicine. 2017.
- Mahmoudi, A.; Butler, A.E.; Majeed, M.; Banach, M.; Sahebkar, A. “Investigation of the Effect of Curcumin on Protein Targets in NAFLD Using Bioinformatic Analysis”. Nutrients 2022, 14, 1331. https://doi.org/10.3390/nu14071331







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