I funghi come risorsa per la salute anche delle api
Quando pensiamo alle api, ci viene subito in mente il polline, il miele, il loro incessante lavoro di impollinazione. Ma c’è un alleato spesso invisibile — i funghi — che potrebbe rivelarsi fondamentale per la salute delle api, e dunque per la salvaguardia della biodiversità e della nostra sicurezza alimentare. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha svelato che alcune specie fungine svolgono ruoli sorprendenti: nutrimento, supporto immunitario, protezione da virus, e in certi casi addirittura un aiuto alla metamorfosi larvale.
Negli ultimi dieci anni la popolazione delle api è diminuita drasticamente, principalmente a causa di pesticidi, perdita di risorse floreali e agenti patogeni. Nuove ricerche mostrano però che i funghi possono svolgere un ruolo fondamentale nel sostegno della loro salute, offrendo nutrimento, protezione immunitaria e persino attività antivirale.
Funghi come antivirali naturali: la scoperta “mushroom-medicina”
Un punto di svolta è rappresentato dallo studio intitolato “Extracts of Polypore Mushroom Mycelia Reduce Viruses in Honey Bees” condotto da un team della Washington State University (WSU) con il contributo del micologo Paul E. Stamets. (PMC)
In laboratorio e in prove sul campo, le api alimentate con estratti di micelio di alcuni funghi polipori — in particolare Fomes fomentarius (amadou) e Ganoderma resinaceum (vicino al “reishi”) — mostrarono una forte riduzione dei livelli di due virus molto comuni e dannosi: Deformed Wing Virus (DWV) e Lake Sinai Virus (LSV).
I numeri sono impressionanti: nelle colonie trattate, si registrava fino a 79-volte meno DWV e fino a 45.000-volte meno LSV rispetto ai gruppi di controllo.
Questo non significa che i funghi siano “farmaci antivirali” nel senso tradizionale: piuttosto, le sostanze prodotte dal micelio sembrano aiutare le api a rafforzare la propria immunità o a sopprimere l’attività virale, diventando quindi una sorta di “medicina naturale” per le colonie in difficoltà.
Considerando che al momento non esistono antivirali approvati per le api, e che le infestazioni da acari (come Varroa destructor) — capaci di diffondere virus — rappresentano una delle principali minacce per i focolai, queste ricerche riportano speranza: offrirebbero un approccio “ecologico” e potenzialmente sostenibile per preservare le colonie. (ScienceDaily)
Funghi come nutrimento e fonte di steroli: la simbiosi nelle api “senza pungiglione”
Ma i funghi non aiutano solo come “farmaci naturali”. In certi gruppi di api — in particolare le api “senza pungiglione”, cioè alcune specie tropicali / subtropicali — i funghi sono essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo larvale.
Uno studio del 2018 ha mostrato che la larva dell’ape senza pungiglione Scaptotrigona depilis deve consumare un fungo associato alla cella di covata, appartenente al genere Zygosaccharomyces, per completare correttamente la metamorfosi. (PMC)
Il motivo è questo: gli insetti — api incluse — non possono sintetizzare gli steroli da zero. Eppure gli steroli sono la materia prima per produrre gli ormoni della muta (ecdisteroidi), indispensabili per trasformare la larva in adulto.
Analisi chimiche (GC-MS) hanno mostrato che il fungo fornisce ergosterolo come sterolo dominante: quando le larve mangiano solo ergosterolo (senza tutto il fungo), molte riescono comunque a pupare correttamente, allo stesso modo di quelle che mangiano il fungo intero.
Questo è un caso sbalorditivo di dipendenza biologica stretta: senza il fungo, la larva non può svilupparsi. Gli autori dello studio sottolineano che questa simbiosi può essere molto più comune di quanto si pensasse — e che potrebbe riguardare altre specie di api oltre a S. depilis.
In uno studio successivo, è emerso che nella cella di covata convivono più specie fungine: alcune stimolano la crescita del fungo “essenziale” (Zygosaccharomyces), altre la inibiscono — suggerendo che la composizione micotica può modulare la salute e lo sviluppo delle larve. (PMC)
Le api sono quindi meno “erbivore” di quanto si pensasse: la loro dieta è microbivora, e i funghi rappresentano una parte significativa del loro apporto nutritivo.
Funghi, microbiota e difesa naturale: un ecosistema complesso
La relazione tra api e funghi non si esaurisce con la larva. Anche nelle api sociali “classiche” (come l’Apis mellifera), il polline, il miele e le scorte interne all’alveare possono ospitare microbi — compresi lieviti e funghi — che entrano nella dieta o nel microbioma delle api. (PMC)
Questi funghi microbici (o lieviti) possono contribuire con amminoacidi, vitamine, lipidi e steroli al nutrimento delle api. Alcune ipotesi suggeriscono che possano detossificare composti vegetali potenzialmente nocivi presenti nel polline, rendendolo più digeribile o meno tossico per le larve. — benché, come spesso avviene nella microbiologia ecologica, gli effetti possono variare a seconda della specie fungina o del ceppo. (apicolturaonline.it)
Inoltre, funghi isolati su api senza pungiglione sono risultati in grado di inibire patogeni (batteri o funghi nocivi), suggerendo un potenziale ruolo di “biocontrollo” naturale. Ad esempio, uno studio del 2023 ha mostrato che alcuni ceppi fungini — isolati da api sociali non-Apinae — sopprimevano la crescita di microrganismi patogeni per A. mellifera. (PubMed)
Tutto ciò compone un quadro molto più ricco e dinamico — un “microcosmo fungo-ape” che va ben oltre il semplice fiore-polline-miele.
Cosa significa per l’apicoltura, la biodiversità, l’ambiente
- Una nuova speranza per le api domestiche. L’uso di estratti fungini come complemento alimentare o terapeutico potrebbe aiutare le colonie ad affrontare virus endemici, senza ricorrere a pesticidi o trattamenti chimici.
- Importanza della biodiversità. Le api sembrano avvantaggiarsi non solo di fiori e piante, ma anche di comunità microbiche complesse associate al polline e all’habitat. La perdita di habitat, la riduzione della diversità vegetale e micologica — ad esempio per urbanizzazione o monoculture — potrebbe dunque impoverire risorse cruciali per la salute degli impollinatori.
- Attenzione ai fungicidi/agrofarmaci. Poiché alcuni funghi simbionti forniscono steroli vitali o sostanze protettive, l’uso indiscriminato di diserbanti o fungicidi agricoli può compromettere queste simbiosi, con effetti potenzialmente gravi per le api — anche quelli “selvatiche” o non gestite da apicoltori. Questo aspetto è particolarmente rilevante quando si parla di pesticidi sistemici o prodotti che interferiscono con la biosintesi sterolica nei funghi. Alcuni autori, parlando di api senza pungiglione, evidenziano che la “disruption” del microbiota fungino può compromettere lo sviluppo larvale.
- Un invito alla ricerca e conservazione. Molte delle evidenze disponibili provengono da studi limitati o da specie particolari di api; serve più ricerca, in contesti diversi, e soprattutto uno sforzo per proteggere e valorizzare la biodiversità fungina e l’habitat naturale.
Perché i funghi sono fondamentali per gli ecosistemi
I funghi rappresentano una delle fondamenta invisibili della vita sulla Terra. Pur essendo spesso ignorati — perché non sono piante, non sono animali e vivono in gran parte nascosti — svolgono funzioni ecologiche così profonde e pervasive da reggere interi ecosistemi. Ogni bosco, prato, raccolto agricolo, alveare di api e perfino il nostro corpo dipendono direttamente o indirettamente dall’esistenza dei funghi.
La loro importanza non deriva solo dal loro ruolo “di supporto”, ma da una combinazione unica di capacità: decompongono, riciclano, alimentano, proteggono, connettono e curano. Senza i funghi, i cicli naturali collasserebbero rapidamente; i suoli diventerebbero sterili; le piante morirebbero per carenza di nutrienti; la materia organica si accumulerebbe senza essere riciclata; e gli esseri viventi — compreso l’uomo — perderebbero alleati fondamentali nella salute e nella medicina.
In altre parole: i funghi sono gli ingegneri nascosti della vita.
Riciclaggio della materia organica — decompositori vitali
I funghi sono i decompositori più efficienti del pianeta. Sono gli unici organismi capaci di degradare la lignina del legno, trasformando alberi caduti e materia morta in nutrienti disponibili per il suolo. Senza di loro, gli ecosistemi sarebbero soffocati da strati di biomassa non decomposta.
- I funghi saprofiti sono tra i più importanti “riciclatori” della natura: degradano legno, foglie, resti vegetali e animali morti, scomponendo sostanze complesse come lignina e cellulosa — composti di difficile degradazione per molti altri organismi. (Istituto Ricerca e Educazione Ambientale)
- Attraverso la decomposizione rilasciano nutrienti fondamentali quali azoto, fosforo e carbonio, rendendoli di nuovo disponibili per piante, batteri e altri esseri viventi: senza questo “riciclo”, gli ecosistemi si impoverirebbero, e le piante — e di conseguenza la vita animale e umana — ne soffrirebbero gravemente. (MAWEB)
Micorrize: la “rete nascosta” che nutre le piante
Oltre il 90% delle piante vive in simbiosi con funghi micorrizici. Questi funghi:
- aumentano l’assorbimento di acqua e minerali (fosforo, azoto, zinco, rame);
- proteggono le radici da patogeni;
- migliorano la resistenza alla siccità e allo stress ambientale.
Interi ecosistemi dipendono da queste alleanze millenarie: dove i funghi scompaiono, il suolo perde fertilità e le piante si indeboliscono.
- Moltissime piante formano associazioni simbiotiche con funghi micorrizici: il fungo estende le sue ife nel suolo, aumentando enormemente la superficie di assorbimento di acqua e minerali da parte delle radici. In cambio, la pianta fornisce al fungo zuccheri derivati dalla fotosintesi. Questa è probabilmente una delle relazioni “fondamentali” che rendono possibile la vita delle piante terrestri.
- In terreni poveri di nutrienti, o in condizioni difficili, questa simbiosi fa la differenza tra la sopravvivenza o la scomparsa delle piante. (publishing.emanresearch.org)
Il micelio — la parte sotterranea dei funghi — può estendersi per chilometri formando vere e proprie reti di comunicazione e scambio tra piante, note come Wood Wide Web. Attraverso questi fili sottilissimi, le piante possono:
- scambiarsi nutrienti,
- inviare segnali chimici di allarme,
- sostenere giovani alberi in difficoltà.
Il micelio è quindi una struttura ecologica di connessione, cooperazione e resilienza.
Carbon-sequestro e regolazione del clima
- Alcuni funghi — in particolare quelli micorrizici — giocano un ruolo chiave nel sequestro del carbonio: trasferiscono carbonio fissato dalle piante nel suolo, contribuendo a immagazzinarlo a lungo termine (come humus, materia organica stabile). Questo ha implicazioni cruciali per la lotta ai cambiamenti climatici: suoli ricchi di funghi possono trattenere carbonio e ridurre la CO₂ libera in atmosfera. (forestrycommission.blog.gov.uk)
- Alcuni funghi sono capaci di degradare o immobilizzare sostanze tossiche, metalli pesanti, inquinanti organici, pesticidi. Questo li rende preziosi per la bonifica ambientale (bioremediation): in suoli o acque contaminate, i funghi possono contribuire a restaurare ambienti degradati.
- In un’epoca in cui l’inquinamento del suolo, delle acque e dei sedimenti è un problema crescente, queste capacità fungine hanno un potenziale enorme per la salute dell’ambiente e quindi dell’umanità.
Funghi e salute umana: medicina, microbioma, immunità
L’importanza dei funghi non si limita all’ambiente: riguarda direttamente anche l’uomo.
I funghi sono:
- la fonte naturale della penicillina, la rivoluzione medica del XX secolo;
- produttori di molecole immunomodulanti, antitumorali, antibatteriche e antivirali;
- parte del nostro stesso microbioma, dove contribuiscono alla digestione e alla salute intestinale;
- fondamentali nell’alimentazione (funghi commestibili, lieviti, fermentazioni).
Oggi la micologia medica (micoterapia) studia composti fungini come la beta-glucanatura e i triterpenoidi, con potenziali benefici su immunità, infiammazione, metabolismo e longevità.
Conclusione
I funghi non sono “il sottofondo” della natura: sono parte essenziale del suo motore. Contribuiscono a rendere il suolo fertile, permettono alle piante di crescere, regolano il clima, decompono rifiuti naturali, sostengono biodiversità, e persino aiutano l’uomo attraverso medicina, bioremediation e agricoltura sostenibile.
Le ricerche più recenti dipingono un quadro chiaro: api, piante, suolo e organismi umani sono tutti connessi dal mondo fungino.
Dai cicli del carbonio alla salute delle colonie di impollinatori, dalle reti miceliari che sostengono le foreste alle applicazioni farmacologiche nella medicina moderna, i funghi rappresentano un pilastro nascosto ma imprescindibile della vita sulla Terra.
Proteggere i funghi — e gli habitat in cui vivono — significa proteggere la biodiversità, l’agricoltura, le api e in definitiva anche la salute dell’uomo.
Riferimenti
- Stamets et al., Scientific Reports (2018) – estratti di micelio riducono i virus nelle api
- Menezes et al., PNAS (2018) – fungo essenziale per lo sviluppo larvale delle api senza pungiglione
- Hawksworth & Lücking (2017), Microbiology Spectrum – stima della biodiversità fungina
- Smith & Read (2008), Mycorrhizal Symbiosis – riferimento fondamentale sulle micorrize
- Underhill & Iliev, Nature Reviews Immunology (2014) – il micobioma e l’immunità
- Sheldrake, Entangled Life (2020)
- Moore, Robson & Trinci, 21st Century Guidebook to Fungi (2020)







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