Caisse Formula è la formula più recente, evoluta negli anni dagli indiani Ojibwa e sostituisce e potenzia la vecchia formula usata da Rene Caisse. E’ fatta con erbe di origine canadese dalla potenza superiore a quelle di origine europea, coltivate organicamente e raccolte in natura. E’ la formula più moderna, facile da preparare che non necessita né di speciali pentole sterili né di lunghe ore di preparazione e non si creano muffe conservandola in frigorifero.

Caisse Formula è composta da sette erbe, le quattro della vecchia formula usata da Rene Caisse: Radice di Bardana, radice di rabarbaro, corteccia di olmo rosso (varietà autoctona canadese) e acetosella più le tre erbe la cui esatta percentuale da aggiungere è stata svelata da un uomo di medicina degli indiani Ojibwa all’erborista canadese Rick De Silva: trifoglio, corteccia di frassino spinoso (varietà autoctona canadese) e Piantaggine. Le erbe sono tutte organiche e le cortecce sono raccolte in natura (Dal sito della ditta fornitrice: https://www.caisse.it).

La famosa formulazione base del decotto d’erbe di Rene Caisse è composta da: radice di Arctium lappa (Bardana), Rumex acetosa (detta anche erba brusca e Rumex acetosella o acetosa minore), corteccia di Ulmus rubra (olmo rosso nordamericano), radice di Rheum palmatum (rabarbaro).
Le proporzioni di questi 4 ingredienti sono in multipli di 4: 1 parte di radice di Rheum palmatum, 4 parti di Ulmus rubra, 16 parti di Rumex acetosa, 24 parti di radice di Arctium lappa.

La formula di Renè Caisse è stata migliorata da De Sylva (definita “Caisse Formula”), aggiungendo in questo preparato altre tre erbe: Xantoxilum fraxineum, Plantago major e Trifolium pratense (Trifoglio dei Prati): essa sembrerebbe più efficace di quella basata sulle sole 4 erbe.

Si prepara in piccole boccette, da versare poi con un cucchiaino da The in tazza, aggiungendo acqua bollente, attendendo 15 minuti (contro i tre minuti del The verde), trascorsi i quali si filtra (o si lascia il deposito sul fondo) e si assume come un normalissimo The.

Una boccettina dura dai 15 giorni ai due mesi, a seconda delle dosi assunte; le dosi consigliate sono di un cucchiaino raso da The quattro volte al giorno per forme gravi di tumore. Per il mantenimento dell’eventuale stato di remissione dalla malattia, le dosi da dare sono di due volte al giorno.

La STORIA 

(fonte: “www.multiwire.net/ass/eleven/erbein_i.htm” prima che venisse oscurato)

La storia incredibile ma vera che state per leggere, comincia in Canada nella regione dell’Ontario nel 1922.
René Caisse era capo infermiera in un ospedale e fra i malati della sua corsia noto una signora con un seno stranamente deformato. Incuriosita, le domandò cosa fosse accaduto. La signora raccontò che vent’anni prima un uomo di medicina degli indiani Objiwa, saputola malata di cancro al seno, le aveva fatto bere per un lungo periodo un the di erbe che l’aveva guarita. L’indiano aveva definito questa miscela di erbe e radici: “Una bevanda benedetta che purifica il corpo e lo riporta in armonia col grande spirito”

René fece tesoro dell’informazione e prese nota della ricetta. due anni dopo ebbe modo di sperimentarla su sua zia, malata terminale di cancro allo stomaco e al fegato. La zia guarì.

René capì di essere di fronte ad una scoperta fantastica e in collaborazione col dott. Fisher, il medico della zia che aveva assistito al processo di guarigione, cominciò ad usare la bevanda su altri malati terminali di cancro. I successi si ripetevano. In quei tempi si pensava di aumentare l’efficacia di un rimedio se lo si fosse inoculato per via intramuscolare e così René cominciò ad iniettare la tisana, ma gli effetti collaterali erano troppo spiacevoli. Negli anni a venire, dopo studi di laboratorio condotti su topi, fu individuata l’erba iniettabile e le altre venivano fatte bere in infuso.

I risultati positivi continuarono. Bisogna sottolineare il fatto che René mai richiese un compenso dai suoi pazienti, accettando solo le loro offerte spontanee.

La voce si sparse ed altri otto dottori dell’Ontario cominciarono ad inviarle pazienti giudicati senza speranza. Dopo i primi risultati i medici scrissero una petizione al Ministero della sanità Canadese chiedendo che si prendesse in seria considerazione la cura. L’unico risultato che ottennero fu l’invio di due commissari col potere di arresto immediato nei confronti di René. I due pero rimasero colpiti dal fatto che nove dei migliori medici di Toronto collaborassero con la donna e invitarono René a sperimentare su topi la sua medicina. Ella tenne in vita per 52 giorni topi inoculati con il sarcoma di Rous.

Tutto tornò come prima, René continuò a somministrare la bevanda in un appartamento di Toronto .In seguito dovette spostarsi a Peterborough in Ontario, dove la raggiunse un ordine di arresto recato da un poliziotto. Ancora una volta ebbe fortuna perchè il poliziotto, dopo aver letto le lettere che i suoi pazienti le avevano scritto in segno di riconoscenza, decise che era il caso di parlare della cosa al suo capo. Dopo questo episodio René ebbe il permesso del ministero di continuare a lavorare solo su quei pazienti che recassero una diagnosi scritta di cancro redatta da un medico.

Nel 1932 uscì, su un giornale di Toronto, un articolo intitolato ……>>>>>>>>

 

LUDOVICO GUARNERI, La formula di René Caisse. Un rimedio per difendersi dal cancro e dalle malattie degenerative, nuova edizione Anima edizioni, 2016

Prezzo: € 12,00

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In questa nuova edizione rivista e ampliata, la storia di una tisana di erbe degli indiani d’America che ha guarito migliaia di persone dal cancro raccontata dal primo italiano che ne ha tratto beneficio. Lo scopo di questo libro è aiutare le persone cui vengono diagnosticati un cancro o una malattia degenerativa a trovare la luce in fondo al tunnel nel quale sembra loro di essere finiti. Alla storia di un rimedio erboristico queste pagine affiancano informazioni su altri metodi e sui diritti dei malati, e consigli per affrontare una tappa difficile della propria vita diventando protagonisti della guarigione e non semplici comparse.

Questa è la storia di una miscela di erbe degli indiani d’Amorica Ojibwa che fu regalata ad una donna sofferente di cancro al seno, i primi anni di questa secolo.

Nel 1922 la donna passò la ricetta ad un infermiera Canadese, Rene Caisse. L’infermiera curò il cancro di migliaia di persone fino al 1978, anno in cui morì. La ricetta è stata al centro di processi, dibattiti e votazioni parlamentari, esaminazioni cliniche da parte dei migliori ospedali Americani e Canadesi. Il dott. Brusch, medico personale di J.F. Kennedy, la usò per 30 anni nella sua clinica e dichiarò pubblicamente: “I risultati ottenuti su pazienti di etnie, età e sessi diversi. Affetti da tutti i tipi di cancro dimostrano senza dubbio che la formula è una terapia contro il cancro. Inoltre studi effettuati in laboratorio negli USA ed in Canada rafforzano questa certezza”.

ìL’autore, ammalatosi di cancro nel 1995, ha potuto personalmente apprezzare le qualità della tisana e da allora ha passato parola a centinaia di malati raccogliendone poi le testimonianze positive.

INTRODUZIONE – LA FORMULA DI RENÉ CAISSE – LIBRO DI LUDOVICO GUARNERI: estratto dal libro di Ludovico Guarneri “La Formula di René Caisse”

Ogni giorno, domeniche e festività incluse, a circa 1000 persone in Italia viene diagnosticato un cancro. Significa 360 mila all’anno. Nell’arco di 60 anni si ammalano di cancro 22 milioni di italiani. La popolazione ammonta a circa 66 milioni di individui, dunque una persona su tre, nell’arco di una vita, avrà una diagnosi di cancro. Molte di queste sono meno gravi di altre, allo stato iniziale o facilmente operabili oppure semplici basaliomi cutanei, o ancora tumori individuati precocemente grazie a circostanze fortuite o a controlli effettuati con strumenti diagnostici sempre più sofisticati.

Resta il numero altissimo di 360 mila casi. Sono numeri degni di un’epidemia. Il cancro uccide in Italia 150 mila persone all’anno.

Il costo per la società è altissimo, decine di miliardi in cure, operazioni, radioterapie e chemioterapie dispendiosissime. Gli esami radiologici si aggirano spesso oltre i mille euro e per singole applicazioni di farmaci, come gli anticorpi monoclonali, la Sanità pubblica spende fino a 3 o 4 mila euro.

Nonostante questi dati allarmanti, ufficiali, di cancro si parla poco. Troppo poco.

I fondi stanziati dallo Stato per la ricerca di una cura sono ridicoli se confrontati al costo sociale della malattia.

Per aiutare la ricerca viene chiesto a noi cittadini di fare l’elemosina, comprare le azalee, i ciclamini, le uova di Pasqua contro il cancro. Dobbiamo sopperire con la nostra generosità a uno Stato carente di una politica che affidi la ricerca a organismi indipendenti senza fini di lucro come i (troppo pochi) centri di ricerca statali in Italia. In realtà la ricerca è quasi totalmente nelle mani delle case farmaceutiche che non hanno come statuto e ragione sociale la scoperta della cura ma il conseguimento del profitto.

Nel frattempo la popolazione è poco e male informata. Trasmissioni televisive con spettacoli per la raccolta di fondi magnificano scoperte che esistono solo sulla carta e professori di fama internazionale (che nessuno conosce fuori dai nostri confini) ci promettono che siamo a un passo dalla cura.

In questi vent’anni dal giorno in cui ricevetti la diagnosi ho ascoltato tutti questi annunci trionfali cui è seguito ben poco di concretamente applicabile.

Nel maggio del 2015 è stato consegnato a Parigi il Léopold Griffuel, il premio più prestigioso in Europa per la ricerca sul cancro. Il vincitore è un ematologo umbro quasi sconosciuto al grande pubblico: il professor Brunangelo Falini.

A parte i giornali locali, pochissimi quotidiani o telegiornali nazionali hanno dato spazio alla notizia che invece ha fatto scalpore nel mondo scientifico internazionale.

“«Il riconoscimento è legato alla scoperta di due lesioni genetiche, due mutazioni che sono la causa della leucemia acuta mieloide e della leucemia a cellule capellute», ha spiegato il professor Falini indicando le motivazioni che gli hanno consentito di ottenere il prestigioso premio. L’importanza di questa ricerca di base, già tradotta in attività clinica, è mirata a migliorare la diagnosi e la terapia dei pazienti. Il premio in denaro, che ammonta a 150 mila euro, verrà in gran parte utilizzato (almeno 125 mila euro) per lo sviluppo di nuovi farmaci antileucemici e per individuare anche vecchi farmaci, che possono essere utilmente impiegati per il trattamento di particolari sottotipi di leucemie acute”
(Quotidiano Sanità, 12 maggio 2015).

Non se ne è parlato per molte ragioni.

La prima è che il professor Falini ha scoperto una lesione genetica e non la cura per il cancro, ed è difficile spiegare al grande pubblico che, visto che “siamo a un passo dalla scoperta della cura”, si dà il premio numero uno a chi ha trovato due o tre pezzi del complicatissimo puzzle che è la ricerca per la cura del cancro.

La seconda è che il professor Falini per le sue ricerche ha utilizzato denaro proveniente da pubbliche donazioni all’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), mentre non ha percepito quasi niente dallo Stato e niente dalle case farmaceutiche.

La terza è che il professore è persona onesta e per niente trionfalista, cosa che dà fastidio ai suoi colleghi che amano mostrarsi in TV vantando successi straordinari basati su un’interpretazione ottimistica dei dati statistici.

La quarta ragione è nascosta nelle parole “individuare vecchi farmaci”, quelli che non hanno più la patente che consente alle case farmaceutiche di venderli a prezzi esorbitanti al Servizio Sanitario Nazionale.

Nel frattempo per le terapie complementari come l’omeopatia, la medicina tradizionale orientale, la fitoterapia, si continua a parlare con accento dispregiativo di effetto placebo.

Il placebo contro il quale la scienza confronta le nuove medicine chimiche nelle sperimentazioni a doppio cieco, e contro il quale spesso queste risultano meno efficaci. Perché, mi domando, si dovrebbe disprezzare l’effetto placebo se molti pazienti ricavano ottimi risultati? Per tenere alto il nome di una scienza medica moderna che in realtà è ancora primitiva?

Il cosiddetto effetto placebo funziona, ma ancora se ne ignora il perché.

La Germania ha stanziato negli ultimi anni 5 milioni e 200 mila euro a un’équipe di medici dell’Uniklinik di Essen per studiare l’effetto placebo e il suo utilizzo negli spazi ospedalieri. I risultati sono sorprendenti e le scienze neurologiche si stanno sempre più orientando allo studio dell’interazione corpo-mente. Gli studi finanziati così lautamente hanno dimostrato che l’effetto placebo provocato da un medico attento ai sintomi e ai bisogni del paziente ha un’incidenza sulla buona riuscita di una terapia di almeno un 30% in più. Perfino la morfina iniettata assieme alle parole ”Adesso il dolore passerà” ha un effetto superiore del 30% rispetto alla stessa dose inoculata in silenzio.

In Italia il libro di Fabrizio Benedetti L’effetto placebo. Breve viaggio tra mente e corpo, sempre più citato negli articoli di medicina, è un trattato scientifico in cui un neurologo spiega questo “fenomeno biologico che avviene nel cervello del paziente e che ci fa capire come funziona la nostra mente, e come elementi mentali complessi sono in grado di influenzare il nostro corpo”, affermando che “l’effetto placebo è dunque una finestra sull’interazione mente-cervello-corpo”.

In realtà con le parole effetto placebo definiamo un meccanismo ancora sconosciuto che provoca negli uomini e nelle donne la guarigione dalla malattia.

Se allora le medicine complementari sono capaci di scatenare l’effetto placebo, perché la medicina moderna le disprezza e le osteggia?

Questo pregiudizio presto crollerà come sta crollando la stupida idea che il cibo non abbia alcuna influenza sulla salute delle persone. Sempre meno oncologi dicono ai pazienti “Mangi quello che vuole”.

Gli studi del professor Franco Berrino dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dimostrano che una sana alimentazione incide, e non poco, sulle recidive del cancro, e che zuccheri e farina bianca sono veri e propri veleni spesso causa delle più comuni malattie.

Il fatto è che la medicina, come tanti campi dello scibile umano, è potere concentrato nelle mani di pochi che ne sfruttano i vantaggi economici, a discapito dei molti, e questi pochi non ammettono che si eroda il loro monopolio nonostante dissemini morti e sofferenze inaudite.

In questi anni molte cose sono cambiate, sono stati aperti reparti di medicina complementare in alcuni ospedali, per esempio in settentrione a Merano e in centro Italia a Pitigliano.

L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha ufficializzato il gruppo Me.Te.C.O. − acronimo di Medicine e Terapie Complementari in Oncologia − che organizza congressi di medicina non convenzionale nella storica sede di via Venezian a Milano, anche se i medici che ne fanno parte non possono esercitare all’interno della struttura.

È un passo avanti, piccolo ma significativo.

Sicuramente esistono in tutta Italia altre realtà all’interno di ospedali che io non conosco e che vanno in quella direzione della medicina complementare il cui unico scopo è aiutare il paziente e non il fregiarsi di medaglie e riconoscimenti.

Sono stati fatti pochi passi nella medicina preventiva, a parte i controlli di massa, con le campagne contro il tumore al seno, al colon e alla prostata. Ho sperimentato personalmente l’assurdità di certe campagne di prevenzione contro il cancro.

In quanto ex malato di cancro devo sottopormi ogni anno a un esame di controllo. Quando nel mese di aprile ho provato a prenotare presso il CUP della mia regione una risonanza magnetica (RM) a tutto il corpo, l’operatore del centralino mi ha risposto che non era disponibile nessuna data certa. Alla mia domanda “Vuole dire che non può prenotarmi una RM entro l’anno?” ha risposto “Non ho una data da darLe, posso metterLa in lista di attesa”.

Riceviamo ogni anno inviti a prevenire il cancro e così farci spingere tubi su per l’intestino, lasciarci schiacciare il seno, infilare dita in parti del corpo delicate, fare esami del sangue, e invece chi il cancro l’ha già avuto e deve farsi controllare ogni anno non ha una data certa?

Ma che Sanità pubblica e gratuita è quella che non garantisce all’ex malato di cancro il diritto al controllo?

Ci vorrebbe un libro intero per elencare i difetti della Sanità Pubblica, gli sprechi e le ingiustizie ai danni del malato. Sintetizzo dicendo che chi ha i soldi spesso si rivolge al privato.

La stessa RM senza data certa era però disponibile in tre giorni al costo di 700 euro presso la Libera Professione.

Tantomeno si vede all’orizzonte l’idea di una campagna di sensibilizzazione alle buone abitudini, come mangiare sano, muoversi o fare sport, evitare i cibi spazzatura cancerogeni e pieni di ormoni oltre che di zucchero e oli di dubbia provenienza, che per essere prodotti arrecano anche gravi danni all’ambiente.

Questo libro, che è stato aggiornato e riedito otto volte e letto da migliaia di persone, non pretende di indicare la via per la guarigione ma semplicemente di aiutare chi è malato di cancro o di una malattia degenerativa a trovare la strada verso la guarigione.

La cura per il cancro non è stata ancora scoperta ma c’è gente che guarisce sorprendentemente, e ognuna di queste persone ha trovato un rimedio o un metodo cui riconosce il merito di questa guarigione. Io lo attribuisco in maggior misura a una tisana di erbe che ho cominciato a usare pochi mesi dopo avere ricevuto la diagnosi di linfoma, nel 1995.

Ho smesso perfino di chiedermi a quali patologie Caisse Formula possa essere di aiuto, Ormai consiglio di provarla per tre mesi e, se ci si trova bene, di continuare a usarla a oltranza, riducendo e aumentando le dosi secondo il criterio dettato dalle esigenze di ciascuno. Non è una panacea e sicuramente non funziona con tutti, ma mi sono convinto con il passare degli anni, ascoltando e leggendo le testimonianze delle persone, che veramente questa tisana “riporta in armonia col grande spirito” quel quid dentro di noi che ci mantiene in salute.

Il meccanismo mi è sconosciuto, come ancora è sconosciuto alla scienza gran parte del meccanismo della malattia e della guarigione dell’essere umano. Credo che Caisse Formula funzioni perché mette in moto dei neurotrasmettitori cellulari che comunicano al corpo ammalato delle informazioni utili alla guarigione. In parole più semplici mettono in moto dei meccanismi del cervello che fanno sì che il corpo si liberi dalla malattia o ne attenui la violenza. Effetto placebo? Sì, nel significato virtuoso di cui parla il libro di Benedetti che ho citato sopra.

Molti malati mi fanno sapere che da quando assumono la tisana si sentono di buon umore e più ottimisti, e molte persone affette da depressione la usano con soddisfazione.

La malattia ha un processo misterioso. Spesso è frutto di agenti esterni come gli inquinanti che avvelenano la nostra società o di brutte abitudini come la cattiva alimentazione, il tabagismo o una vita sregolata, ma spesso è legata a un malessere interiore, intimo, che non riusciamo a individuare. Il malessere dello spirito passa alla mente, che costruisce nel corpo un processo patologico reversibile solo con cure mediche.

La medicina moderna, tecnologica, ha prodotto medici sempre più lontani dal paziente che usano strumenti robotizzati, lastre, TAC, PET, ecografie, che guardano dentro microscopi sempre più sofisticati per individuare la malattia scordandosi completamente dell’oggetto della loro arte: l’uomo. L’uomo malato, che spesso nasconde le cause della propria malattia in un problema umano o familiare e che riceve una prescrizione senza essere stato auscultato, palpato e soprattutto… ascoltato.

Caisse Formula è un prodotto olistico, che agisce sull’individuo nella sua totalità comprensiva di corpo, mente e di qualcosa che taluni chiamano anima e altri spirito e che altri ancora non riescono a definire. Spesso il medico o il naturopata che la consigliano hanno maturato quella compassione, necessaria a favorire la guarigione, che molti terapeuti moderni hanno dimenticato.

Molte associazioni di malati o di infermieri chiedono più umanità, e una medicina a misura d’uomo.

La coscienza dei malati è cresciuta in questi anni e molti hanno imparato a non affidarsi totalmente alle cure del medico senza aver prima sentito altri pareri.

Come ho scritto poc’anzi, nelle regioni italiane più avanzate e civili si aprono reparti di medicina complementare per aiutare i pazienti che vogliono completare il loro processo di cura con medicine e tecniche naturali.

È un mondo totalmente nuovo che ci si offre. Ci fa sperare in un futuro con meno privilegi a favore di caste e corporazioni. Un futuro dove diventerà primario ospedaliero il medico più bravo e non il più disposto a favorire gli interessi di un partito piuttosto che di un altro. Un futuro già presente dove internet permette di accedere a un’illimitata fonte di informazioni, che però spesso non sono verificabili. Dunque attenzione anche voi, malati cibernetici, accertate la veridicità di certe affermazioni prima di assumere un prodotto curativo.

Spero che la lettura di questo libro vi aiuti anche a prendere coscienza della legge elementare che domina il nostro pianeta: siamo tutti malati di mortalità, siamo tutti esseri a termine, e l’unica vera ricchezza che potremo portare con noi quando la vita ci abbandonerà è l’amore.

Ludovico Guarneri

Ludovico Guarneri ha 57 anni ed è felicemente sposato con Margherita da 12. Ha scritto per Anima edizioni La cosa più stupefacente al mondo e La formula di Rene Caisse. Vive la maggior parte della sua vita in Toscana, fra la città di Firenze e la campagna limitrofa. È spesso in viaggio fra l’Europa e il resto del mondo.
Ogni settimana partecipa aduna trasmissione radiofonica come “malato esperto” a CONTRORADIO di Firenze. Ha scritto articoli per varie riviste sulla medicina vista dagli occhi del malato. È distributore in Europa di un prodotto erboristico creato dalla tradizione degli indiani d’America. È fautore della medicina integrata.

 

Caisse formula+Biomed 240 capsule

Prezzo: € 55,00

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Caisse formula+Biomed è la formulazione più avanzata e moderna evoluta nel corso degli anni dagli indiani Ojibwa. Sostituisce, potenziandola, la vecchia formula usata da René Caisse.

Formula Caisse +, è composta da sette erbe, le quattro della vecchia formula usata da René Caisse: radice di bardana, radice di rabarbaro, corteccia di olmo rosso (varietà autoctona canadese) e acetosella più le tre erbe la cui esatta percentuale da aggiungere è svelata da un uomo di medicina degli indiani Ojibwa: trifoglio, corteccia di frassino spinoso (varietà autoctona canadese) e piantaggine. Le erbe sono tutte biologiche e le corteccie sono raccolte in natura.

CAISSE FORMULA+BIOMED IN CAPSULE
Formula Caisse + in capsule è la risposta alla tisana Caisse legata alle difficoltà che incontrano alcuni consumatori che si trovano in posti dove non sempre è reperibile dell’acqua bollente o che non hanno il tempo di aspettare 15 minuti.

Uso orale – Capsule
Come trattamento: da 6 a 8 capsule al giorno preferibilmente lontano almeno 1 ora dai pasti (anche divise in 2 assunzioni). Le capsule vanno assunte insieme a due bicchieri di acqua tiepida, saranno così facilmente dissolte nell’intestino tenue, dove cominceranno la loro azione depurativa

 

DEPUR ESSIAC

DEPUR ESSIAC con AFA MAX® 200 ml
Prezzo: € 29.00

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In forma liquida, le quattro erbe fondamentali della tisana Essiac, nelle proporzioni dell’originale e con esclusiva origine da coltivazione biologica, con l’aggiunta di AfaMax@, estratto brevettato da microalghe Klamath, e di Graviola e Liquirizia, sostanze che normalizzano le funzioni del corpo purificando il sangue, depurando gli organi e migliorando la rigenerazione delle cellule e del sistema immunitario.

 

Ingredienti: Bardana (Arctium lappa L.) radice es. acq. conc., Rumex Acetosella foglie es. acq. conc., Acqua, Olmo (Ulmus fulva Michx.) corteccia es. acq. conc., Graviola (Annona muricata L.) frutto e.s. 4:1, AphaMax® e.s. da microalghe Klamath (Aphanizomenon flos aquae), Rabarbaro (Rheum palmatum L. var. Tanguticum Maxim) rizoma es. acq. conc., Liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) radice es. acq. conc., conservante: Potassio sorbato; acidificante: acido Citrico.

Modalità D’uso: un cucchiaino da caffè 2-3 volte al giorno lontano dai pasti in mezzo bicchiere d’acqua

Il prodotto è considerato un utile supporto nutrizionale: come coadiuvante nelle disfunzioni del sistema immunitario. Come coadiuvante nel trattamento delle affezioni degenerative. Come coadiuvante nelle terapie per il diabete. Come coadiuvante per diminuire gli effetti collaterali da terapie irradiative e chemioterapia. Come coadiuvante nella terapia antiparassitaria. Come coadiuvante nella terapia di drenaggio.

Un modo diverso di guarire

Secondo una teoria medica comunemente accettata, le sostanze e le procedure usate per combattere i tumori, devono, per costituire un valido trattamento, distruggere le cellule cancerogene.
Purtroppo le tecniche “comprovate” fanno tutte paura quasi quanto la malattia stessa. Tali interventi possono indebolire la resistenza dei pazienti al fattore maligno e risultano in una qualità di vita molto scarsa.

Rene Caisse era convinta che la distruzione non era la risposta. Nella consapevolezza che le cellule maligne sottraggono nutrimento alle cellule sane, aveva costituito una sua teoria: ESSIAC può rendere le cellule sane più resistenti, bloccando la fonte di nutrimento delle cellule cancerose, aiutando così la regressione di queste ultime. Comunque, qualsiasi fosse il meccanismo, la crescita di cellule normali veniva restaurata. Visti i successi ottenuti nella regressione dei tumori, Rene raccomandava di prendere ESSIAC prima di un’operazione perché poteva esserci meno pericolo di metastasi o di ricadute e una maggiore possibilità che l’operazione fosse terminata con successo. In alcuni casi ESSIAC aiutava i pazienti fino al punto che l’operazione non era più necessaria.

Altri fattori nella formula alle erbe aiutavano a purificare il sangue e a normalizzare gli enzimi. Siccome ESSIAC attivava le difese naturali dell’organismo, non creava nessuna dipendenza del paziente al prodotto. Anche se tutti non venivano aiutati, il prodotto leniva il dolore e migliorava la qualità di vita di tanti pazienti, alcuni dei quali vivevano per altre decine di anni. Rene Caisse non affermava mai che ESSIAC era una cura contro il cancro, solo che leniva la sofferenza e aumentava le probabilità di vincere la malattia.

Nella formula degli indiani Ojibway Rene aveva trovato un modo non tossico di stimolare la capacità di auto-guarigione del corpo.

Le erbe che compongono ESSIAC

Tutte e quattro le erbe normalizzano le funzioni del corpo purificando il sangue, migliorando la rigenerazione delle cellule e aiutando un’assimilazione e un eleminazione efficaci. La sinergia di queste erbe potenzia moltissimo i loro singoli benefici.

Radice di bardana (Arctium Lappa)
La radice di bardana viene usata nella medicina cinese e ayurvedica per trattare i tumori. Recentemente ricercatori giapponesi hanno scoperto che contiene una sostanza che ha una forte capacità di diminuire la mutazione delle cellule e di inibire i tumori. La radice di bardana aiuta a ridurre anche il muco e può prevenire la formazione di calcoli biliari e renali. la vitamina A e il selenio che essa contiene aiutano ad eliminare i radicali liberi e il suo contenuto di cromo aiuta a regolare il livello degli zuccheri nel sangue.

Olmo (Ulmus Fulva)
La corteccia interna dell’olmo è ricca di calcio, magnesio e vitamine A, B, C, K. Nutre e lenisce organi, tessuti e mucose e in particolare è di grande beneficio per i polmoni. Aiuta a neutralizzare l’acidità di stomaco e a lenire l’asma.

Acetosella (Rumex Acetosella)
L’acetosella è un rimedio tradizionale popolare contro i tumori. Aiuta a lenire anche le ulcere interne e applicata esternamente porta beneficio a problemi della pelle come l’eczema, la tricofizia e l’herpes. E’ ricca di vitamine, minerali e oligoelementi e nutre il sistema ghiandolare. L’acetosella contiene silicio, elemento necessario ai nervi e al rivestimento di mielina che li protegge.

Rabarbaro indiano (Rheum Palmatum)
Quest’erba, usata in piccole quantità, agisce come blando lassativo. Aiuta a purificare il corpo, in particolare il fegato, per il quale è un forte disintossicante, e a neutralizzare gli acidi dovuti all’indigestione. L’acido mallico del rabarbaro indiano porta ossigeno in tutte le parti del corpo, accelerando il processo di guarigione. Una particolare sostanza presente nella radice, può inibire la formazione di batteri e di candida albicans nell’intestino, portando sollievo a febbre e infiammazioni. Studi effettuati negli anni ’80 dimostrano che la radice del rabarbaro può avere anche proprietà antibiotiche e antitumorali.

Come si disintossica il nostro organismo

Se assumere gli alimenti giusti è di importanza fondamentale, altrettanto importante è garantirsi una buona capacità di disintossicazione. Sotto il profilo biochimico, l’attività che ha luogo all’interno del nostro organismo è costituita per la maggior parte da processi di scissione, sintesi e trasformazione delle sostanze. Un buon 80% di questi processi riguarda l’eliminazione delle sostanze potenzialmente dannose. Tale compito è svolto principalmente dal fegato.

Il fegato è la centrale chimica del nostro organismo: ricicla, rigenera e disintossica alla scopo di tutelare la salute.

Problemi di fegato o problemi di salute?

Quasi tutti i disturbi allergici, infiammatori e metabolici possono comportare o causare una scarsa funzionalità epatica, compresi eczema, asma, affaticamento cronico, infezioni croniche, malattie infiammatorie intestinali, sclerosi multipla, artrite reumatoide e gli squilibri ormonali.

Fortunatamente, grazie a una buona alimentazione, a uno stile di vita sano, a una disintossicazione regolare e all’assunzione degli integratori più opportuni, si può ripristinare e mantenere una corretta funzionalità epatica. Per tutti questi motivi, è importante che il programma d’integrazione giornaliera fornisca quantità adeguate di antiossidanti, soprattutto per le persone non più giovani, per chi vive in ambienti urbani inquinati e per chi è esposto ad altre fonti non evitabili di ossidanti.

DepurEssiac è a base di principi vegetali tradizionalmente noti per le loro proprietà disintossicanti e depurative. Rispetto alla formulazione originale di Rene Caisse a base di Bardana, Corteccia interna dell’Olmo, Acetoseìla e Rabarbaro, è stata potenziata con l’esclusivo estratto AfaMax® (estratto antiossidante Flacone da 200 ml da microalghe Klamath RW®), Graviola e Liquirizia.

L’estratto AfaMax® è il più potente concentrato di AFA-ficocianine, molecole esclusive della microalga Klamath, caratterizzate da un’attività antiossidante e antinfiammatoria unica tra tutte le molecole naturali, ulteriormente rafforzato da caroteni, clorofilla, micosporine, polifenoli e AFA-fitocromo.

AfaMax® è clinicamente testato e dotato di proprietà benefiche che lo rende utile non solo nella prevenzione dell’invecchiamento causato dall’ossidazione cellulare, nella prevenzione e nel controllo della silent inflammation, ma anche nella battaglia contro le patologie infiammatorie più diffuse, da quelle intestinali a quelle osteoarticolari (varie forme di artfite/artrosi), da quelle neurologiche a quelle muscolari.

Le quattro erbe della formula originale (Bardana, Corteccia interna dell’Olmo, Acetosella e Rabarbaro) normalizzano le funzioni del corpo purificando il sangue, migliorando la rigenerazione delle cellule e aiutando un’assimilazione ed un’eliminazione efficaci.

La sinergia di queste erbe potenzia moltissimo i loro singoli benefici e può rendere le cellule sane più resistenti. Svolge un’efficace azione depurativa, antiparassitaria e drenante, per cui può essere un ottimo coadiuvante nel trattamento delle intossicazioni gravi.

E’ anche un valido aiuto e sostegno alla terapia nelle disfunzioni del sistema immunitario, affezioni degenerative e diabete.

L’estratto di Graviola possiede proprietà antibatteriche e funghicide mentre l’estratto di Liquirizia possiede attività digestiva, antinfiammatoria, antispastica, antiulcera, bechica, emolliente, antiflogistica.

APPROFONDIMENTO

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Le informazioni riportate in questa pagina sono solo a scopo informativo, tratte da un’ampia sitografia presente in internet. L’unica finalità è quella di mantenere il valore e la natura della rete: la facile reperibilità di informazione.
Le informazioni sui principi attivi dei singoli componenti dei prodotti e sui prodotti stessi, desunte tutte da un’ampia sitografia presente in rete, e dai siti delle ditte fornitrici, non intendono trattare, curare alcuna malattia o patologia. Queste potrebbero, inoltre, riportare errori e/o omissioni. Pertanto ogni utilizzo improprio è a proprio rischio e pericolo. Si ricorda, altresì, che gli integratori alimentari non sono prodotti curativi e pertanto non possono vantare alcuna proprietà terapeutica. Le indicazioni, presenti sul sito, fanno riferimento all’impiego per il sostegno dell’organismo in periodi particolarmente difficili.

2 commenti
    • Erboristeria
      Erboristeria dice:

      Gentilissima Barbara,
      il livello di conoscenza sulle cause vere delle degenerazioni cellulari che portano a gravi patologie è ancora troppo limitato per trovare formule di prevenzione efficaci per tutti.
      Certamente lo stile di vita può aiutare, certamente un’integrazione alla dieta quotidiana composta, purtroppo, di alimenti sempre più poveri, può aiutare. Comunque, poiché ognuno è unico e irripetibile, andrebbe sempre valutata la situazione individuale per una giusta ed equilibrata integrazione.
      Maria Cristina

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