Una selezione di rimedi naturali per allergie stagionali e sensibilità respiratorie. Integratori, estratti vegetali e prodotti scelti per favorire il benessere e il comfort quotidiano in modo naturale.

Fitoterapia, funghi medicinali e supporto al microbiota intestinale possono contribuire a modulare la risposta immunitaria e ridurre i sintomi delle allergie stagionali. Approfondiamo come agiscono Perilla, Boswellia e Reishi e quali evidenze scientifiche ne supportano l’utilizzo.

Allergie stagionali in aumento: il ruolo dei rimedi naturali

Le allergie stagionali rappresentano una delle condizioni più diffuse nei paesi industrializzati e negli ultimi decenni il numero di persone che ne soffrono è in costante aumento. Accanto alle terapie farmacologiche convenzionali, sempre più persone si rivolgono alla fitoterapia e ai rimedi naturali per prevenire o alleviare i sintomi.

Le malattie allergiche rappresentano oggi una delle condizioni croniche più diffuse nei paesi industrializzati. Secondo la World Health Organization, la prevalenza delle patologie allergiche è aumentata significativamente negli ultimi decenni, soprattutto nei paesi occidentali e nelle aree urbanizzate.

In Europa le allergie respiratorie sono tra i disturbi più comuni. La European Academy of Allergy and Clinical Immunology stima che oltre 150 milioni di europei soffrano di malattie allergiche e che, se la tendenza attuale continuerà, entro il 2025 circa la metà della popolazione europea potrebbe essere affetta da una qualche forma di allergia.

Anche in Italia l’incidenza è in costante aumento. Secondo i dati diffusi da Assosalute, circa un italiano su quattro soffre di allergie, con una prevalenza particolarmente elevata tra bambini e giovani adulti.

Ogni anno almeno un adulto su cinque e un giovane su quattro sotto i 30 anni sviluppano una nuova forma allergica, secondo dati riportati da Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione.

Tra le manifestazioni più frequenti vi è la rinite allergica stagionale, spesso causata dai pollini dispersi nell’aria durante i periodi di fioritura. La European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients’ Associations sottolinea inoltre che le allergie respiratorie rappresentano una delle principali cause di riduzione della qualità della vita e di aumento dei costi sanitari nei paesi europei.

In natura esistono numerosi fitoterapici e gemmoderivati che possiedono proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antistaminiche, utili per ridurre le manifestazioni allergiche. Tra i rimedi più studiati negli ultimi anni spiccano la Perilla frutescens, la Boswellia serrata e il fungo medicinale Ganoderma lucidum, noto anche come Reishi.

Queste sostanze naturali agiscono su diversi livelli della risposta immunitaria: modulano l’infiammazione, riducono il rilascio di istamina e contribuiscono a rafforzare la capacità dell’organismo di adattarsi agli agenti responsabili della reazione allergica.

Allergie stagionali: cosa sono e come si sviluppano

Le allergie sono reazioni di ipersensibilità del sistema immunitario nei confronti di sostanze normalmente innocue per la maggior parte delle persone. Tali sostanze vengono chiamate allergeni.

Le riniti allergiche sono strettamente legate al ciclo di produzione e dispersione dei pollini delle piante. I pollini più allergenici sono generalmente prodotti da piante arboree o erbacee prive di fiori vistosi. In questi casi l’impollinazione non avviene tramite insetti, ma attraverso il vento.

Di conseguenza:

  • vengono prodotti pollini in grandi quantità
  • le particelle sono molto piccole
  • possono rimanere sospese nell’aria per lungo tempo
  • possono essere trasportate anche per centinaia di chilometri

Quando queste particelle vengono inalate da persone predisposte, il sistema immunitario può reagire in maniera eccessiva.

Normalmente il sistema immunitario — composto da anticorpi, globuli bianchi, mastociti e proteine del complemento — protegge l’organismo dalle sostanze estranee. Tuttavia, nei soggetti allergici, l’esposizione a determinati allergeni presenti nell’ambiente, negli alimenti o nei farmaci può innescare una risposta anomala.

Come agiscono gli allergeni

Gli allergeni possono provocare una reazione allergica quando entrano in contatto con l’organismo attraverso diverse vie:

  • contatto con pelle o occhi
  • inalazione
  • ingestione
  • iniezione

Le reazioni allergiche possono quindi manifestarsi in diversi modi:

  • allergie stagionali causate da pollini di alberi, erbe o ambrosia
  • allergie a farmaci
  • allergie alimentari
  • allergie perenni provocate da polvere, muffe o forfora animale
  • dermatiti da contatto (ad esempio con lattice)
  • reazioni a punture di insetti, che possono provocare anche anafilassi o angioedema

Il ruolo delle immunoglobuline E

In molte reazioni allergiche entra in gioco un particolare anticorpo chiamato IgE (immunoglobulina E).

Il processo avviene in diverse fasi:

  1. Prima esposizione all’allergene: il sistema immunitario produce anticorpi IgE specifici.
  2. Sensibilizzazione: le IgE si legano a cellule del sistema immunitario come basofili e mastociti.
  3. Nuova esposizione all’allergene: i mastociti rilasciano sostanze chimiche infiammatorie tra cui istamina, prostaglandine e leucotrieni.

Questi mediatori provocano infiammazione, gonfiore e irritazione dei tessuti, generando sintomi che possono variare da lievi a gravi.

Le piante medicinali contro le allergie: come agiscono e quali sono le più studiate

La fitoterapia rappresenta oggi uno dei settori più studiati nell’ambito della medicina integrata per il trattamento delle allergie. Molte piante medicinali contengono infatti composti bioattivi — come flavonoidi, polifenoli, terpeni e acidi grassi essenziali — in grado di modulare la risposta del sistema immunitario e ridurre l’infiammazione.

A differenza dei farmaci antistaminici tradizionali, che agiscono principalmente bloccando i recettori dell’istamina, i fitoterapici possono intervenire su diversi passaggi della cascata allergica, contribuendo a ristabilire un equilibrio immunitario più ampio.

Tra i principali meccanismi d’azione delle piante medicinali utilizzate nelle allergie troviamo:

  • inibizione del rilascio di istamina da mastociti e basofili
  • riduzione della produzione di mediatori infiammatori come leucotrieni e prostaglandine
  • modulazione della risposta immunitaria mediata dalle immunoglobuline E (IgE)
  • azione antiossidante, che contrasta lo stress ossidativo associato all’infiammazione allergica
  • regolazione delle citochine coinvolte nella risposta immunitaria.

Questi effetti possono tradursi in un miglioramento dei sintomi più comuni delle allergie stagionali, tra cui:

  • congestione nasale
  • starnuti frequenti
  • prurito a naso e occhi
  • lacrimazione
  • irritazione delle mucose respiratorie.

Le piante medicinali vengono quindi utilizzate come supporto preventivo o complementare alle terapie farmacologiche convenzionali, soprattutto nei soggetti che soffrono di rinite allergica, rinocongiuntivite o asma lieve.

Tra i rimedi naturali più studiati negli ultimi anni si distinguono la Boswellia serrata, la Perilla frutescens e il fungo medicinale Ganoderma lucidum, ma anche altre piante stanno attirando l’attenzione della ricerca.

Ad esempio, diversi studi hanno evidenziato l’attività antiallergica di alcuni flavonoidi presenti in piante medicinali come il Ginkgo biloba, in grado di inibire il rilascio di istamina dai mastociti e ridurre l’infiammazione delle mucose respiratorie.

Un altro esempio è rappresentato dalla Glycyrrhiza glabra (liquirizia), i cui composti attivi mostrano proprietà antinfiammatorie e immunomodulanti utili nel controllo delle reazioni allergiche.

Nel contesto della fitoterapia moderna, l’utilizzo delle piante medicinali per le allergie si basa sempre più su evidenze scientifiche provenienti da studi farmacologici e clinici. In particolare, la ricerca si concentra sull’identificazione dei principi attivi responsabili dell’azione antiallergica e sulla valutazione della loro efficacia e sicurezza.

Va comunque ricordato che, nonostante l’origine naturale, i fitoterapici possono avere effetti collaterali o interazioni farmacologiche, soprattutto se assunti insieme ad altri medicinali. Per questo motivo è sempre consigliabile rivolgersi a un medico o a un professionista qualificato prima di intraprendere un trattamento fitoterapico.

In un approccio integrato alla prevenzione delle allergie, le piante medicinali possono quindi rappresentare uno strumento utile per modulare l’infiammazione e rafforzare le difese dell’organismo, soprattutto se associate a una corretta alimentazione, al mantenimento di un microbiota intestinale equilibrato e a uno stile di vita sano.

Perilla, Boswellia e Reishi contro le allergie stagionaliBoswellia: la resina antinfiammatoria

La Boswellia serrata è una pianta originaria dell’India dalla cui corteccia si ricava una resina aromatica utilizzata da secoli nella medicina tradizionale ayurvedica. Questa resina è particolarmente ricca di acidi boswellici, composti bioattivi che negli ultimi decenni sono stati oggetto di numerosi studi per le loro proprietà antinfiammatorie.

La ricerca scientifica ha dimostrato che gli acidi boswellici sono in grado di inibire alcuni enzimi coinvolti nei processi infiammatori, tra cui la 5-lipossigenasi, l’elastasi e la glucuronidasi. In particolare, l’enzima 5-lipossigenasi svolge un ruolo centrale perché è responsabile della sintesi dei leucotrieni, mediatori chimici dell’infiammazione che partecipano allo sviluppo di diverse patologie croniche e delle reazioni allergiche.

Grazie a questi meccanismi d’azione, la Boswellia è stata studiata come possibile supporto nel trattamento di diverse condizioni infiammatorie. Tra le principali indicazioni si citano la rinite allergica, la rinosinusite, l’asma bronchiale, la colite ulcerosa e le infiammazioni articolari. Gli acidi boswellici mostrano inoltre un’interessante attività anticomplemento e, a differenza di altri composti antinfiammatori, non sembrano interferire con le ciclossigenasi, enzimi coinvolti in altri processi dell’infiammazione.

Alcuni studi hanno osservato risultati promettenti anche con formulazioni nutraceutiche che combinano diversi composti naturali. Ad esempio, integratori contenenti estratto di Perilla frutescens, quercetina e vitamina D sono stati utilizzati nella prevenzione della rinocongiuntivite allergica nei bambini. In uno studio multicentrico il gruppo trattato ha mostrato un rischio significativamente ridotto di aggravamento della rinite allergica rispetto al gruppo di controllo.

Anche la Curcuma longa ha mostrato effetti positivi in ambito respiratorio. In bambini e adolescenti affetti da asma persistente, l’aggiunta di curcuma alla terapia standard ha determinato un miglioramento dei sintomi, con una riduzione dei risvegli notturni e un uso meno frequente dei farmaci broncodilatatori.

Perilla: l’alleata naturale contro le reazioni allergiche

La Perilla frutescens è una pianta aromatica appartenente alla famiglia delle Lamiacee, la stessa di basilico, rosmarino e salvia. Originaria dell’Asia orientale, viene utilizzata da secoli sia come alimento sia come rimedio nella medicina tradizionale.

È particolarmente diffusa nella cucina giapponese e coreana, dove viene consumata fresca o essiccata come accompagnamento a piatti di pesce crudo, come sushi e sashimi. In questo contesto non svolge solo una funzione aromatica: la tradizione gastronomica asiatica le attribuisce anche proprietà antibatteriche che contribuirebbero a ridurre il rischio di contaminazioni alimentari.

Principi attivi

I semi di perilla sono ricchi di sostanze bioattive che contribuiscono alle sue proprietà salutistiche. Tra i principali componenti si trovano l’acido alfa-linolenico, un acido grasso essenziale della famiglia degli omega-3, diversi flavonoidi con attività antiossidante, l’acido rosmarinico e una buona quantità di vitamine e minerali.

L’insieme di questi composti esercita un’azione antiossidante e antinfiammatoria che può contribuire a modulare la risposta immunitaria dell’organismo.

Effetti sulle allergie

La ricerca scientifica ha iniziato a studiare il potenziale ruolo della perilla nel controllo delle reazioni allergiche. Alcuni studi suggeriscono che i suoi estratti possano influenzare diversi meccanismi della risposta immunitaria, contribuendo a modulare i livelli di IgE, le immunoglobuline coinvolte nelle reazioni allergiche, e a ridurre il rilascio di istamina da parte dei mastociti.

Grazie a questi effetti la perilla è stata utilizzata come supporto naturale in diverse condizioni legate a fenomeni allergici o infiammatori, tra cui allergie stagionali, dermatiti, orticaria, eczemi e asma.

Una ricerca condotta dall’Istituto Coreano di Medicina Orientale e dalla Kyung Hee University ha osservato che l’estratto secco di perilla associato all’acido rosmarinico può contribuire a ridurre i livelli di istamina, con un miglioramento dei sintomi di rinite e rinocongiuntivite allergica.

Benefici aggiuntivi

Oltre al possibile ruolo nella modulazione delle allergie, la perilla è apprezzata anche per altri effetti benefici legati soprattutto al contenuto di acidi grassi polinsaturi. Questi nutrienti contribuiscono al mantenimento della salute della pelle, favoriscono il buon funzionamento del sistema immunitario e, secondo alcuni studi, possono sostenere anche le funzioni cognitive e la capacità di concentrazione.

Reishi: il fungo medicinale della tradizione cinese

Il Ganoderma lucidum, noto come Reishi o “fungo dell’immortalità”, è uno dei rimedi più importanti della medicina tradizionale cinese. Utilizzato da secoli nelle pratiche terapeutiche dell’Asia orientale, questo fungo è apprezzato per la sua capacità di sostenere l’equilibrio dell’organismo e rafforzare le difese naturali.

Principi attivi

Il Reishi contiene numerosi composti bioattivi che contribuiscono alle sue proprietà farmacologiche. Tra i principali si trovano polisaccaridi, triterpenoidi — tra cui l’acido ganoderico — e diversi acidi grassi. Queste sostanze svolgono un’importante azione immunomodulante, ovvero aiutano il sistema immunitario a rispondere agli stimoli esterni in modo più equilibrato e meno aggressivo.

Effetti antiallergici

Diversi studi scientifici suggeriscono che i composti presenti nel Reishi possano contribuire a ridurre alcune delle reazioni tipiche delle allergie. In particolare, sembra che possano limitare il rilascio di istamina, modulare la risposta immunitaria e attenuare lo stato infiammatorio generale dell’organismo. Per queste ragioni il Reishi viene spesso considerato un possibile supporto naturale nella gestione delle allergie respiratorie e dei disturbi infiammatori delle vie aeree.

L’interpretazione della Medicina Tradizionale Cinese

Secondo la medicina tradizionale cinese, le allergie respiratorie stagionali sono legate a uno squilibrio energetico che coinvolge principalmente due organi: il Fegato e il Polmone. In primavera il Fegato raggiunge il massimo della sua attività energetica, mentre il Polmone — associato alla stagione autunnale — si trova in una fase di relativa vulnerabilità.

La medicina tradizionale cinese attribuisce inoltre grande importanza all’energia difensiva dell’organismo, chiamata Wei Qi, che ha il compito di proteggere il corpo dagli agenti esterni. Questa energia è strettamente collegata alla funzionalità di Polmoni e Reni. Quando la Wei Qi è indebolita, l’organismo può diventare più sensibile agli allergeni e agli stimoli ambientali, favorendo la comparsa di sintomi allergici come congestione nasale, irritazione delle mucose e maggiore predisposizione alle infezioni respiratorie.

Il ruolo del microbiota intestinale

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha evidenziato anche il ruolo fondamentale del microbiota intestinale nella regolazione del sistema immunitario. L’insieme dei batteri benefici che vivono nell’intestino contribuisce infatti a proteggere l’organismo dall’invasione di microrganismi patogeni, a modulare la risposta immunitaria e a mantenere l’equilibrio dei processi infiammatori.

Il microbiota svolge inoltre funzioni essenziali per il metabolismo: partecipa alla digestione delle fibre, produce vitamine importanti e aiuta a mantenere l’integrità della barriera intestinale. Per questo motivo il rafforzamento della flora batterica intestinale attraverso un’alimentazione equilibrata e l’assunzione di probiotici e prebiotici può rappresentare un valido supporto nella prevenzione delle allergie e nel mantenimento del benessere generale.

Conclusione

Le allergie stagionali sono condizioni complesse che coinvolgono il sistema immunitario e numerosi meccanismi infiammatori. Accanto alle terapie farmacologiche convenzionali, alcuni rimedi naturali possono offrire un supporto utile per modulare la risposta dell’organismo agli allergeni.

Tra i più studiati figurano la Boswellia serrata, nota per la sua azione antinfiammatoria, la Perilla frutescens, capace di modulare i livelli di IgE e il rilascio di istamina, e il Ganoderma lucidum, apprezzato per le sue proprietà immunomodulanti.

L’integrazione di questi rimedi, associata a uno stile di vita sano e al mantenimento di un microbiota intestinale equilibrato, può contribuire a rafforzare le difese dell’organismo e a migliorare la tolleranza agli allergeni stagionali.

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La scienza sta riscoprendo il potere della propoli nella prevenzione dei disturbi respiratori: oggi la tecnologia permette di sfruttarne la componente più efficace, quella volatile.

L’arrivo dell’autunno porta con sé l’abbassamento delle temperature, l’umidità e una maggiore permanenza in ambienti chiusi: tutte condizioni che favoriscono la diffusione delle infezioni respiratorie. Raffreddori, mal di gola e stati influenzali diventano più frequenti, complici i virus tipici della stagione, come rinovirus, virus influenzali e parainfluenzali.

Negli ultimi anni, sempre più persone scelgono di affiancare alle classiche norme preventive alcuni rimedi naturali dall’efficacia documentata, tra cui la propoli, una sostanza resinosa raccolta dalle api nota per le sue proprietà antimicrobiche e immunomodulanti. Numerose ricerche confermano infatti il ruolo della propoli nel supporto delle difese immunitarie e nel contrasto a virus e batteri, rendendola un alleato prezioso proprio nel periodo autunnale.

La propoli è una sostanza resinosa che le api ricavano da gemme, cortecce e secrezioni vegetali, arricchita da enzimi e composti prodotti dalle api stesse. Viene utilizzata nell’alveare come barriera difensiva: sanifica, sterilizza e protegge l’ambiente interno dai patogeni. La scienza ha confermato che queste proprietà si mantengono anche quando la propoli viene usata dall’uomo sotto varie forme.

Composizione ricca e unica

La propoli contiene più di 300 composti attivi, tra cui:

  • flavonoidi (galangina, pinocembrina, quercetina),
  • acidi fenolici (acido caffeico, CAPE),
  • terpeni e oli essenziali,
  • vitamine e sali minerali,
  • resine, cere, balsami.

La composizione varia a seconda della zona geografica, ma l’effetto protettivo generale rimane costante.

Respirare la propoli per rafforzare le difeseLa propoli: un alleato naturale per affrontare la stagione fredda

La propoli è un complesso fitocomposto ricco di flavonoidi, fenoli, acidi aromatici e terpeni, i veri responsabili delle sue azioni benefiche. Le sue principali proprietà sono:

1. Azione immunomodulante

Diversi studi mostrano che i composti della propoli possono modulare la risposta immunitaria, stimolando l’attività dei globuli bianchi e migliorando la capacità dell’organismo di difendersi dalle infezioni. (Magnavacca A. et al., “The antiviral and immunomodulatory activities of propolis” (2021)  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34725836/).

2. Azione antivirale

La propoli ostacola la replicazione di vari virus respiratori, tra cui influenza, rhinovirus, adenovirus e virus parainfluenzali. (Zulhendri F. et al., “Antiviral, Antibacterial, Antifungal, and Antiparasitic Properties of Propolis: A Review” (2021) https://www.mdpi.com/2304-8158/10/6/1360).

3. Azione antibatterica

Studi italiani e internazionali dimostrano che la propoli è in grado di contrastare batteri gram-positivi e gram-negativi, contribuendo così a prevenire sovrainfezioni batteriche tipiche del post-raffreddamento. (De Vecchi E. et al., “Attività antimicrobica della propoli” https://www.infezmed.it/media/journal/Vol_15_1_2007_1.pdf).

4. Proprietà antifungine, antiparassitarie

Una delle revisioni più citate è quella di Zulhendri F. et al., “Antiviral, Antibacterial, Antifungal, and Antiparasitic Properties of Propolis: A Review”, MDPI Foods (2021), che analizza in dettaglio come la propoli agisca su diversi patogeni e sul sistema immunitario. https://www.mdpi.com/2304-8158/10/6/1360

5. Composizione e attività della frazione volatile

Per quanto riguarda la componente volatile — la stessa sfruttata nei dispositivi di diffusione ambientale — diversi studi ne descrivono la ricchezza e l’efficacia biologica:

  • Bankova V. et al., “Propolis volatile compounds: chemical diversity and biological activity”, PMC (2014), che mostra la varietà dei composti volatili e il loro ruolo biologico (PMC).
  • Wieczorek P.P. et al., “Chemical Variability and Pharmacological Potential of Propolis”, MDPI, che evidenzia la presenza di terpeni come α-pinene, β-pinene, limonene, strettamente legati all’attività della frazione volatile (MDPI).
  • Uno studio sulla propoli tunisina, “Volatile Compounds Analysis … and Its Antifungal Activity” (J Biosci Medicines), che identifica monoterpeni ad alta attività biologica e ne valuta l’efficacia antifungina (scirp.org).

6. Applicazioni cliniche e ricerche antivirali recenti

  • Nuovi studi si stanno concentrando sulle potenzialità della propoli anche contro virus respiratori emergenti:
    Ferreira I.R.S. et al., “Antiviral and anti-inflammatory efficacy of Brazilian green propolis microemulsion against SARS-CoV-2 variants” (2025), Nature, che mostra risultati promettenti in vitro con una significativa riduzione del carico virale (Scientific reports e PubMed).
  • Hossain R. et al., “Propolis: An update on its chemistry and pharmacological applications”, Chinese Medicine (BioMed Central, 2022). Questo articolo di revisione descrive le proprietà antivirali della propoli (contro virus dell’influenza, rhinovirus, adenovirus, ecc.), così come le sue azioni antinfiammatorie, antimicrobiche, immunomodulanti e altri potenziali usi clinici. 

Respirare la propoli per rafforzare le difeseLa propoli che si respira: la frazione volatile

Se la propoli è nota soprattutto per gli estratti da assumere per via orale, esiste però una parte ancora più interessante: la frazione volatile. Si tratta della componente più aromatica e leggera della propoli — gli oli essenziali, i terpeni e altri composti volatili — che si libera quando la propoli viene leggermente riscaldata. È ciò che dà alla propoli il caratteristico profumo balsamico, simile a quello che si percepisce nel bosco quando il sole scalda le resine degli alberi.

Respirare questa frazione volatile permette di portare direttamente alle mucose respiratorie i principi attivi della propoli, con effetti:

  • fluidificanti,
  • antibatterici,
  • protettivi,
  • calmanti sulla gola e sulla respirazione.

Il Prof. Luciano Pecchiai, in “Curarsi con la Propoli” ( Pecchiai L., “Curarsi con la propoli”, Dimensione Natura, 1995), sottolinea come la frazione volatile abbia un’azione probiotica e riequilibrante più intensa rispetto all’assunzione orale. Questo perché i composti volatili vengono assorbiti non solo dai polmoni, ma anche dalla pelle e dai nervi olfattivi.

Ricerca sulle componenti volatili e loro attività biologica: Bankova V. et al., “Propolis volatile compounds: chemical diversity and biological activit https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4014088/

I diffusori di propoli: ricreare “l’aria di bosco” in casa

I moderni diffusori — come quelli della linea PropolAir — riproducono questo processo naturale riscaldando gradualmente la propoli contenuta in capsule monouso, rilasciando nell’ambiente la frazione volatile in modo controllato e completo.

Questo tipo di diffusione permette:

  • un’assunzione attraverso le vie respiratorie,
  • un leggero assorbimento percutaneo,
  • una stimolazione mediata dai nervi olfattivi, che veicolano molecole attive direttamente nel sistema limbico.

È uno dei motivi per cui la frazione volatile viene considerata, da alcuni autori, più efficace rispetto alle forme orali.

Il sistema PropolAir: quando la tecnologia ricrea la purezza dell’“aria fina”

KONTAK ha sviluppato e brevettato un sistema unico al mondo in grado di diffondere nell’ambiente la frazione volatile della propoli, la componente più preziosa e attiva di questa straordinaria sostanza naturale. I diffusori PROPOLAIR funzionano attraverso un riscaldamento controllato: la propoli contenuta nella capsula viene portata prima al punto di fusione della sua parte cerosa e poi alla temperatura ideale per consentire la sublimazione delle molecole volatili.

Questa alternanza termica, studiata e calibrata, permette l’estrazione completa e naturale della parte più bioattiva della propoli, quella che in natura si libera quando il sole scalda le gemme degli alberi. È proprio in queste condizioni che il bosco restituisce la sua caratteristica “aria fresca e balsamica”, ricca di terpeni e composti aromatici benefici.

Non è un caso che un tempo i sanatori sorgessero immersI nel verde: lì, l’abbondanza della frazione volatile—conosciuta popolarmente come “aria fina”—aiutava i pazienti a respirare meglio, grazie alle sue proprietà purificanti e protettive sulle vie respiratorie.

Con PropolAir, questa esperienza benefica viene riprodotta in modo sicuro, controllato e quotidiano, portando nelle case, negli uffici e in ogni ambiente un microclima naturale capace di sostenere il benessere respiratorio e la qualità dell’aria

Benefici documentati della frazione volatile

Diversi studi hanno evidenziato che le molecole volatili della propoli, una volta disperse nell’aria, esercitano effetti misurabili sia sull’ambiente sia sull’organismo:

1. Sanificazione dell’aria

Uno studio dell’ASL 5 di Collegno ha rilevato che in soli 3 giorni l’aria degli ambienti trattati con diffusori di propoli aveva una carica microbica ridotta del 71,8%.

  • Questo effetto è attribuito alla presenza di terpeni come α-pinene, β-pinene, limonene, già noti per la loro attività antibatterica e antifungina (Bankova V. et al., Propolis volatile compounds, 2014 – PMC).

La riduzione della carica microbica ambientale è uno dei meccanismi principali attraverso cui la frazione volatile contribuisce alla sanificazione naturale degli ambienti. Studio ASL 5 Collegno (TO) (Studio interno, non pubblicato su rivista ma disponibile tramite l’azienda).

2. Riduzione delle infezioni nei bambini

Un risultato particolarmente interessante arriva da uno studio condotto presso l’Associazione Casa Materna Asili Nido di Milano, dove la diffusione continua della propoli in frazione volatile è stata monitorata per un intero periodo stagionale. L’analisi ha mostrato un trend molto chiaro: i bambini si ammalavano meno, e quando accadeva i sintomi duravano meno giorni rispetto ai periodi in cui il diffusore non era utilizzato.

Oltre alla riduzione delle assenze per malattia, ciò che ha colpito i ricercatori è stata la totale assenza di effetti collaterali, reazioni allergiche o intolleranze, un dato particolarmente rilevante considerato che si tratta di una popolazione sensibile come quella dei bambini molto piccoli. Questo risultato conferma la buona tollerabilità della propoli diffusa tramite frazione volatile e il suo potenziale ruolo come supporto naturale durante i mesi ad alta incidenza di infezioni respiratorie.

3. Abbattimento degli inquinanti

Un aspetto davvero affascinante, e spesso poco considerato, riguarda la capacità della frazione volatile della propoli di migliorare la qualità dell’aria interna riducendo non solo i microrganismi, ma anche alcuni inquinanti chimici. Secondo indagini condotte dal Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino, l’uso dei diffusori di propoli ha portato a una diminuzione significativa di idrocarburi policiclici aromatici (IPA): in particolare, il pirene e il fluoranten sono risultati ridotti fino all’82%, mentre il benzene è diminuito di circa il 15%.

Questi risultati sono di notevole importanza, perché IPA come il pirene e il fluoranten sono classificati come potenzialmente cancerogeni, e il benzene è un noto irritante con effetti nocivi sulla salute. Pertanto, un diffusore di propoli che agisce non solo contro virus e batteri, ma anche contro queste sostanze chimiche, può rappresentare un duplice vantaggio: garantire una sanificazione microbica e contribuire a un’aria più salubre, soprattutto in ambienti urbani dove l’inquinamento è più elevato.

Detto questo, è importante sottolineare che questi dati provengono da analisi tecniche e non sempre sono supportati da studi clinici indipendenti o trial randomizzati. Per questo motivo, tali risultati dovrebbero essere valutati con una prospettiva equilibrata: molto promettenti, ma ancora in fase esplorativa dal punto di vista scientifico.

Studi sulla composizione volatile: Wieczorek P.P. et al., “Chemical Variability and Pharmacological Potential of Propolis” https://www.mdpi.com/1420-3049/27/5/1600

5. Supporto immunitario

La diffusione della frazione volatile permette una micro-inalazione costante di terpeni e composti fenolici, che — secondo gli studi di Pecchiai e altre ricerche riportate nella letteratura recente — possono:

  • stimolare in modo lieve ma continuo la risposta immunitaria innata;
  • migliorare la resistenza delle mucose respiratorie;
  • contribuire all’effetto “probiotico ambientale” della propoli, una caratteristica unica rispetto agli estratti orali.

Uno dei vantaggi principali della frazione volatile è infatti la sua biodisponibilità per via inalatoria, che sfrutta sia i polmoni sia il nervo olfattivo come vie di assorbimento.

Perché preferire propoli italiana?

La propoli certificata italiana proviene da ambienti non contaminati ed è priva di metalli pesanti, pesticidi e antibiotici. Viene sottoposta a rigidi controlli da parte di organi competenti e per questo motivo si colloca tra le migliori al mondo. Tutti i suoi ingredienti originali (come olii essenziali, terpeni e flavoni) rimangono inalterati e non vengono persi durante la lavorazione, in quanto non viene nè riscaldata nè purificata per il trasporto, a differenza di quella che viene importata dai paesi dell’Est Europa, dalla Cina e dal Sud America.
Inoltre è meglio preferire la propoli italiana a quella estera, in quanto le componenti diverse (date dalla diversità di flora) contenute in quest’ultima potrebbero causare intolleranze e reazioni allergiche. Queste infatti potrebbero provocare una risposta immunitaria essendo sconosciute al nostro organismo. La propoli italiana, invece, contiene sostanze già note al nostro sistema immunitario e quindi non allergizzanti.

In sintesila propoli italiana, proveniente da ambienti non contaminati e sottoposta a rigorosi controlli, risulta:

  • priva di metalli pesanti, antibiotici e pesticidi,
  • ricca di terpeni e componenti aromatiche non alterate da lavorazioni industriali,
  • più tollerabile per il nostro sistema immunitario (minor rischio di allergie rispetto alla propoli estera).

Questo aspetto è particolarmente rilevante quando la propoli viene diffusa nell’aria ed esposta a bambini o persone sensibili.

Conclusione: una difesa naturale che unisce tradizione e ricerca moderna

La propoli, e in particolare la sua preziosa frazione volatile, emerge oggi come una soluzione naturale capace di integrare il meglio di due mondi: la saggezza delle api e la solidità delle evidenze scientifiche moderne. Le sue proprietà immunomodulanti, antimicrobiche e purificanti, confermate da numerosi studi, la rendono un supporto concreto per affrontare l’autunno e i mesi più critici per le vie respiratorie.

Grazie ai diffusori dedicati, possiamo beneficiare quotidianamente di una micro-atmosfera più sana: un’aria che ricorda quella del bosco dopo un temporale, ricca di terpeni, oli essenziali e molecole aromatiche in grado di sostenere le nostre naturali difese e migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo.

In un’epoca in cui trascorriamo sempre più tempo in spazi chiusi, disporre di una strategia semplice, naturale e ben documentata può fare la differenza. La propoli non sostituisce le pratiche preventive né i protocolli medici, ma rappresenta un alleato prezioso e complementare per chi desidera prendersi cura delle proprie vie respiratorie, ridurre l’esposizione a batteri e irritanti e promuovere un benessere respiratorio più profondo e continuativo.

Una scelta naturale, scientificamente fondata e perfettamente in sintonia con i ritmi della stagione: un piccolo gesto quotidiano per respirare meglio, ogni giorno.

Curiosità dal mondo delle api

  1. Il rapporto tra l’uomo e i prodotti dell’alveare affonda le sue radici nella storia. Già Ippocrate, nel 300 a.C., considerato il padre della medicina moderna, descriveva il polline come un vero e proprio medicinale naturale, riconoscendone le proprietà nutritive e ricostituenti.
  2. Le api, protagoniste assolute di questo microcosmo straordinario, compiono ogni giorno imprese sorprendenti. Durante un singolo viaggio, un’ape bottinatrice può raccogliere tra 10 e 30 mg di polline, mentre un alveare nel suo complesso può arrivare a raccoglierne da 50 a 250 grammi al giorno, a seconda della stagione e delle fioriture.
  3. Il polline varia nei colori come una tavolozza naturale: giallo intenso, arancione, rosso, viola, fino al nero, a seconda della pianta da cui proviene. Questa varietà cromatica racconta la biodiversità delle specie vegetali frequentate dalle api.
  4. Anche le loro capacità di volo sono straordinarie: un’ape può percorrere fino a 24 km in un’ora, con una velocità di circa 15 mph. Le sue ali battono 200 volte al secondo, ossia oltre 12.000 battiti al minuto, un ritmo impressionante che sostiene la vita dell’alveare.
  5. Durante l’estate, un alveare può ospitare da 50.000 a 80.000 api, tutte impegnate in una complessa organizzazione sociale. Per produrre un solo chilo di miele, le api devono visitare circa 2 milioni di fiori, un impegno titanico che rende ancora più prezioso ogni singolo cucchiaio di miele.
  6. E c’è un altro dato affascinante: le api sono l’unico insetto al mondo a produrre un alimento che l’essere umano può consumare direttamente. Un dono antico e prezioso, frutto di milioni di anni di evoluzione.

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Bibliografia

  1. Le origini botaniche predominanti e secondarie del polline influenzano il profilo dei carotenoidi e degli acidi grassi nel polline fresco raccolto dalle api (https://magazine.x115.it/x115/polline/)
  2. Il ruolo dell’estratto di polline di fiori nella gestione dei pazienti affetti da prostatite cronica/sindrome del dolore pelvico cronico: un’analisi completa di tutti gli studi clinici pubblicati (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5401347/)
  3. Utilizzo di un preparato a base di estratto di polline in pazienti con ipertrofia prostatica (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/4097408/)
  4. Estratti di polline nei meccanismi di difesa delle infezioni respiratorie ricorrenti nei bambini (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/3614149/)
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Antico rimedio orientale e protagonista della moderna micoterapia, Ganoderma lucidum, conosciuto come Reishi o Lingzhi, è da secoli simbolo di longevità e armonia. Oggi la ricerca scientifica ne conferma molte delle proprietà tradizionalmente attribuite dal supporto immunitario all’azione antiossidante. Tra mito e evidenza clinica, il “fungo dell’immortalità” continua a stupire per la sua capacità di connettere il sapere antico con le prospettive della medicina integrata contemporanea.

Un antico rimedio nel mondo moderno

Nel vasto patrimonio della Medicina Tradizionale Cinese, pochi rimedi godono della stessa venerazione del Ganoderma lucidum, il leggendario Ling Zhi, “fungo della potenza spirituale”. Citato nei testi medici più antichi come elisir di lunga vita, era riservato agli imperatori e ai maestri taoisti, simbolo di equilibrio e di unione tra corpo, mente e spirito.

Oggi, dopo più di duemila anni, il Reishi – come è conosciuto in Giappone – torna al centro dell’attenzione scientifica. La ricerca moderna sta riscoprendo, con strumenti diversi ma spesso convergenti, molti degli effetti che la tradizione orientale aveva già osservato: la capacità di rafforzare l’organismo, sostenere le difese immunitarie, ridurre lo stress e favorire il benessere mentale.

Questo dialogo tra antico sapere energetico e scienza biomedica contemporanea apre nuove prospettive per la medicina integrata. Il Ganoderma lucidum diventa così un ponte tra due mondi: quello della filosofia taoista, che vede la salute come armonia delle forze vitali, e quello della ricerca clinica moderna, che ne esplora i principi attivi e i meccanismi d’azione con linguaggio scientifico.

Nel mondo moderno, dove stress, inquinamento e stili di vita frenetici minano l’equilibrio interiore, il Ling Zhi offre ancora il suo messaggio originario: ritrovare la calma, nutrire l’energia vitale e coltivare la consapevolezza.

Reishi: antica saggezza, nuove evidenzeOrigini, denominazioni e uso tradizionale

Nel panorama della fitoterapia cinese, Ganoderma lucidum è sempre stato annoverato tra i rimedi più elevati: nel celebre Shen Nong Ben Cao veniva classificato tra le piante dell’Imperatore, insieme a Ginseng e Astragalo, come sostegno della “forza vitale” (Qi).
Il nome cinese Lingzhi (ling = spirito, zhi = fungo) suggerisce il suo uso non solo fisico, ma anche spirituale. I taoisti, ad esempio, gli attribuivano potere di calmare lo Shen (la mente/spiritualità).
Pur essendo tecnicamente “non commestibile” per la sua durezza e sapore amaro, viene essiccato e trasformato in polveri, estratti, decotti. Traditionariamente si considerava che il Reishi “tonificasse” i principali sistemi dell’organismo: qi (energia), jing (essenza), shen (mente).

Ganoderma lucidum secondo la Medicina Tradizionale Cinese

Nella visione energetica della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), il Ganoderma lucidum, conosciuto in Cina come Ling Zhi — “fungo della potenza spirituale” (ling = spirito, zhi = fungo) — occupa un posto di assoluto rilievo tra i rimedi superiori, quelli capaci di nutrire corpo, mente e spirito. In Giappone è noto come Reishi, e viene utilizzato da secoli come tonico di lunga vita e armonizzatore delle energie vitali.

Tradizionalmente si impiega l’intero fungo essiccato. La sua natura tiepida e il sapore dolce, leggermente amaro lo rendono adatto a nutrire e sostenere nel tempo le funzioni vitali senza creare eccessi. Secondo la MTC, il Reishi agisce su cinque principali meridiani: Cuore, Polmone, Milza, Rene e Fegato, intervenendo in modo armonico sul sistema energetico complessivo.

Azione energetica e simbolismo

Il Ling Zhi è considerato un tonico dei Tre Tesori dell’essere umano:

  • Jing (Essenza) – la radice vitale che governa crescita, fertilità, forza e longevità;
  • Qi (Energia) – la forza dinamica che alimenta le funzioni fisiologiche e mentali;
  • Shen (Spirito) – la dimensione più sottile, legata alla mente, alla coscienza e alla serenità interiore.

Attraverso il suo effetto equilibrante, il Reishi nutre il Qi del Cuore e calma lo Shen, rendendolo utile nei casi di palpitazioni, insonnia, ansia e disturbi della memoria. Allo stesso tempo rafforza il Qi del Polmone, migliorando la capacità respiratoria e contrastando dispnea, tosse o asma da debolezza energetica. Sostiene anche la Milza, centro del metabolismo e della vitalità quotidiana, aiutando in caso di astenia, scarso appetito e debolezza muscolare.

Sul piano più profondo, nutre il Jing e il sangue, rafforzando ossa e tendini: per questo è indicato nelle condizioni di esaurimento dovute a malattie croniche o a invecchiamento.

La loggia energetica del Fuoco e l’armonia emotiva

Il Ganoderma lucidum agisce in particolare sulla loggia del Fuoco (rosso), che comprende Cuore, Intestino Tenue, Ministro del Cuore e Triplice Riscaldatore. In questo ambito, aiuta ad alleggerire l’oppressione al petto, spesso collegata a conflitti emozionali, e favorisce lo scioglimento delle rigidità nei rapporti interpersonali.

È un rimedio che “illumina lo spirito”: rende più chiara la mente, sostiene la calma interiore e migliora la capacità di discernimento e decisione. Secondo la tradizione taoista, favorendo la memoria e la lucidità, il Reishi aiuta anche a riconoscere e trasformare le proprie esperienze passate, condizione ritenuta necessaria per mantenere la salute e l’equilibrio karmico.

In sintesi, il Ling Zhi è considerato un vero e proprio elisir di equilibrio e longevità, in grado di unire salute fisica, serenità mentale e crescita spirituale.

Componenti attivi e meccanismi proposti

Al centro dell’interesse scientifico ci sono due grandi famiglie di molecole:

  • Polisaccaridi, in particolare i β-(1,3)/(1,6)-D-glucani, noti per la capacità modulare sul sistema immunitario.
  • Triterpeni o acidi ganoderici (Ganoderic acids), che mostrano vari effetti biologici (antinfiammatori, epatoprotettivi, antiaggreganti (PMC).

In una review molto recente, i ricercatori hanno anche esplorato come queste molecole possano interagire con il microbiota intestinale: vari studi preclinici suggeriscono che il Reishi possa favorire la crescita di batteri “buoni” (come bifidobatteri o lactobacilli) e contenere agenti patogeni nell’intestino, intervenendo così anche su processi metabolici, infiammatori e immunitari collegati all’intestino stesso (Frontiers).

In sintesi, i meccanismi proposti sono molteplici e integrati:

  • modulazione immunitaria (stimolazione difese innate e adattative)
  • effetto antiossidante (riducono i radicali liberi)
  • azione anti-infiammatoria (inibizione di vie come NF-κB, MAPK)
  • regolazione metabolica (glicemia, lipidi, pressione)
  • protezione epatica e cellulare
  • supporto neurologico, incluso effetto sulla plasticità neuronale, apoptosi, stress ossidativo nel cervello (ScienceDirect)

Reishi: antica saggezza, nuove evidenzeCosa dice la ricerca clinica

Il salto dal laboratorio all’uomo è un cammino lungo e complesso. Molti studi rimangono in ambito animale o in vitro, ma negli ultimi decenni sono emersi anche trial clinici, meta-analisi e rassegne che iniziano a dare indicazioni, pur con limiti.

Efficacia e risultati osservati

Alcuni risultati interessanti:

  • Una meta-analisi su 17 trial clinici (circa 971 partecipanti) ha osservato che l’assunzione di Ganoderma lucidum è associata a una modesta riduzione del BMI, diminuzione della creatinina e del battito cardiaco, e aumento dell’attività della glutatione perossidasi (enzima antiossidante). Tuttavia, l’effetto su lipidi, glicemia, infiammazione non è risultato statisticamente significativo (PMC).
  • In soggetti con iperglicemia e fattori di rischio cardiovascolare, uno studio clinico randomizzato ha testato l’efficacia del Reishi, mostrando qualche beneficio sul metabolismo glucidico e lipidico, ma con risultati che richiedono conferma (Nature).
  • In pazienti con cancro al seno sottoposti a terapia ormonale, l’uso di polvere di spore di Ganoderma lucidum per 4 settimane ha migliorato la fatica da cancro, l’umore e la qualità della vita, con riduzione di alcuni biomarcatori infiammatori, senza effetti avversi gravi segnalati (PMC).
  • Uno studio su persone con nevrastenia (sensazione di stanchezza cronica) ha mostrato che un estratto denominato “Ganopoly” era significativamente più efficace del placebo nel migliorare i sintomi (PubMed).
  • In ambito oncologico, studi osservazionali tra pazienti che usano Reishi hanno segnalato miglioramenti in sintomi soggettivi e scarsa incidenza di effetti avversi, ma ciò non sostituisce la prova clinica controllata (ScienceDirect).
  • Alcuni trial clinici in corso (es. su polvere di spore, β-glucani) puntano a esplorare gli effetti immunitari e la tollerabilità in popolazioni specifiche (ClinicalTrials).

È importante notare che, sebbene i risultati siano promettenti in alcuni casi, non esiste ancora una prova clinica robusta e univoca che confermi l’efficacia del Reishi per le molteplici indicazioni tradizionali.

Applicazioni potenziali e scenari di impiego

Pur con prudenza, il Reishi oggi viene considerato un possibile rimedio complementare piuttosto che un sostituto dei trattamenti convenzionali. Alcuni scenari dove più spesso viene esplorato:

  1. Supporto immunitario, in particolare in contesti di terapia oncologica, per migliorare la qualità di vita e mitigare effetti collaterali (PMC).
  2. Sostegno antiossidante / anti-aging, come “coadiuvante” nella protezione cellulare da stress ossidativo e danni cronici.
  3. Modulazione metabolica, in soggetti con sindrome metabolica o disturbi lievi di glicemia/lipidi, come strategia complementare.
  4. Benessere mentale e qualità del sonno, per le sue proprietà “tonificanti” del sistema nervoso centrale, sebbene le evidenze cliniche restino preliminari.
  5. Regolazione del microbiota intestinale, un campo emergente: l’effetto del Reishi sulla flora intestinale può mediarne alcuni benefici metabolici e immunitari (Frontiers).
  6. Supporto epatoprotezione, protezione contro tossicità epatiche e modulazione degli enzimi di detossificazione.

Sicurezza e tollerabilità

Nella letteratura generalmente il Reishi è ben tollerato. Effetti avversi segnalati sono lievi (disturbi gastrointestinali, prurito, reazioni cutanee) (ScienceDirect).
Studi su animali a lungo termine hanno avuto esiti favorevoli anche a dosaggi elevati, senza evidenziare tossicità significativa (Wikipedia).

Tuttavia, data la sua azione biologica, è prudente prestare attenzione in caso di:

  • uso concomitante di anticoagulanti o antiaggreganti
  • farmaci antidiabetici (possibile effetto ipoglicemizzante sinergico)
  • disturbi autoimmuni
  • immunosoppressione importante
  • gravidanza, allattamento (poche evidenze cliniche)

Dosaggio e forma

Non esiste ancora un unico dosaggio “standard”. Molti studi usano estratti standardizzati, polveri di spore (anche “rotte” o “broken spores”) o estratti misti. Alcune indicazioni (da studi clinici) riportano dosaggi che vanno da poche centinaia a migliaia di milligrammi di estratto al giorno, ma l’efficacia e la sicurezza a lungo termine non sono definiti con certezza.

Qualità e sicurezza: scegliere con consapevolezza

Nel mondo della micoterapia, la qualità del prodotto è un elemento cruciale. I funghi medicinali, tra cui il Ganoderma lucidum, possono infatti accumulare metalli pesanti, pesticidi o contaminanti ambientali, soprattutto se coltivati in condizioni non controllate. Inoltre, alcuni integratori vengono sottoposti a processi di irradiazione per aumentarne la conservabilità, con possibili alterazioni nella struttura delle molecole bioattive.

Per questo motivo, la scelta di un marchio affidabile è fondamentale. È sempre bene verificare in etichetta:

  • la presenza di certificazioni di qualità (ad esempio GMP, ISO, o certificazione biologica);
  • la dichiarazione della titolazione delle molecole attive (come β-glucani e triterpeni);
  • la provenienza e il metodo di coltivazione;
  • la presenza di analisi di laboratorio indipendenti che garantiscano l’assenza di contaminanti.

A confermare l’importanza di questi controlli è uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato nel 2017 sulla rivista scientifica Scientific Reports (gruppo Nature).  Secondo la ricerca, intitolata “Evaluation on quality consistency of Ganoderma lucidum dietary supplements collected in the United States”, solo il 25% dei prodotti analizzati conteneva realmente la quantità di Reishi dichiarata in etichetta, mentre il restante 75% mostrava solo tracce o l’assenza totale del fungo.

Leggi lo studio completo su Nature

Reishi: antica saggezza, nuove evidenzeReishi: meglio l’estratto o il fungo intero?

Chi si avvicina al Ganoderma lucidum, o Reishi, si trova spesso davanti a un dubbio: è meglio assumere il fungo intero in polvere o preferire un estratto concentrato?
La risposta dipende dallo scopo con cui si desidera utilizzarlo e dalla qualità del prodotto scelto.

Il fungo intero, essiccato e ridotto in polvere, è la forma più antica e tradizionale, quella utilizzata nella Medicina Cinese per secoli. Contiene tutte le componenti del fungo — fibre, polisaccaridi, triterpeni e altre sostanze — e agisce in modo dolce e armonico su tutto l’organismo. Tuttavia, il corpo umano fatica a estrarre completamente le sostanze attive dal fungo intero, perché la sua parete cellulare è composta da chitina, una fibra molto resistente. Questo significa che solo una parte dei principi benefici viene effettivamente assorbita.

Per questo motivo, la ricerca moderna ha sviluppato gli estratti standardizzati, nei quali i principi attivi vengono isolati e concentrati grazie a particolari processi di estrazione (ad esempio con acqua calda o con una doppia estrazione acqua/etanolo).

Il risultato è un prodotto più ricco di molecole bioattive, come β-glucani e triterpeni, e quindi più efficace a parità di dose. Inoltre, la standardizzazione permette di conoscere esattamente quanta sostanza utile si assume, garantendo una maggiore costanza d’effetto.

In generale, il Reishi in polvere è indicato per chi vuole un sostegno quotidiano e naturale, utile per mantenere l’equilibrio e la vitalità nel tempo.
L’estratto, invece, è consigliato quando si desidera un intervento più mirato — ad esempio per rinforzare le difese immunitarie, gestire lo stress, sostenere il fegato o accompagnare trattamenti più complessi — sempre sotto consiglio di un professionista.

Qualunque sia la scelta, è essenziale verificare che il prodotto provenga da coltivazioni controllate e che sull’etichetta siano indicati il tipo di estratto, la parte del fungo utilizzata (corpo fruttifero o micelio) e la quantità di principi attivi. Solo così il Reishi può offrire davvero ciò che promette: un aiuto concreto per ritrovare energia, equilibrio e benessere, nel rispetto della sua antica tradizione.

Conclusione: un prezioso alleato

Antico simbolo di longevità e armonia, il Ganoderma lucidum rappresenta oggi un ponte tra sapere tradizionale e scienza moderna. Gli studi contemporanei ne confermano molte delle virtù descritte dalla Medicina Cinese — dal sostegno immunitario all’effetto antiossidante e adattogeno — pur invitando a un uso consapevole e basato sulla qualità dei prodotti.
Il Reishi non è una panacea, ma un alleato prezioso per ritrovare equilibrio e vitalità, ricordandoci che la vera salute nasce dall’armonia tra corpo, mente e ambiente.

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Il miele è da sempre considerato non solo un alimento, ma anche un rimedio naturale dalle molte virtù. Tra i diversi tipi, il miele di Manuka occupa un posto speciale, tanto da essere riconosciuto a livello mondiale come un vero e proprio “cibo-medicina”.

Le popolazioni native della Nuova Zelanda ne hanno fatto uso per secoli come rimedio tradizionale. Solo negli ultimi decenni, grazie alla ricerca scientifica, il miele di Manuka ha guadagnato popolarità internazionale: gli studi hanno infatti dimostrato che questo miele possiede composti unici e altamente benefici.

Le proprietà generali del miele

Tutti i mieli possiedono caratteristiche benefiche. È noto da sempre, ad esempio, che hanno attività antibatterica. Questo effetto deriva soprattutto dalla presenza di un enzima prodotto dalle api, la glucosio ossidasi, che genera perossido d’idrogeno (la comune acqua ossigenata). Quest’ultimo ha un’azione germicida e contribuisce all’effetto disinfettante del miele.

Tuttavia, non si tratta solo di questo: numerose altre sostanze naturali contenute nel miele, molte ancora poco studiate, collaborano a determinare le sue proprietà terapeutiche. Ecco perché il miele è considerato da sempre un alimento salutare e funzionale.

Manuka: il miele che guarisceLa peculiarità del miele di Manuka

Il miele di Manuka è differente da tutti gli altri. La sua unicità risiede nella presenza di un composto chiamato metilgliossale (MGO), che si trova nel nettare dei fiori della pianta di Manuka (Leptospermum scoparium, famiglia delle Myrtaceae).

Proprio grazie a questo componente, il miele di Manuka è riconosciuto come miele medicinale con una spiccata attività antibatterica. Non si tratta quindi di un miele qualunque: la concentrazione elevata di MGO è indice della sua qualità e del suo potere terapeutico.

Aspetto e gusto

Si presenta come un miele cremoso e viscoso, dal colore scuro (dal giallo intenso al marrone). Ha un profumo aromatico e speziato e un gusto deciso, ricco e complesso, con sentori di terra, erbe e minerali. Il retrogusto è dolce ma lievemente amarognolo, con un aroma che ricorda l’erica e la terra umida.

Una scoperta scientifica di fine ’800

Sebbene fosse già impiegato tradizionalmente per trattare disturbi e ferite, è solo alla fine del XIX secolo che la ricerca scientifica ha iniziato a confermare le proprietà antibatteriche naturali del miele di Manuka.

Gli studi hanno evidenziato che questo miele non solo ostacola la proliferazione dei batteri, ma favorisce anche la produzione di cellule deputate alla riparazione dei tessuti, accelerando così i processi di guarigione.

Particolarmente interessante è la sua efficacia contro batteri come Escherichia coli e Staphylococcus aureus. Oltre al perossido d’idrogeno, il miele di Manuka contiene infatti il già citato metilgliossale, presente in concentrazioni molto più elevate rispetto agli altri mieli.

UMF e MGO: come si misura la potenza del miele di Manuka

Non tutto il miele di Manuka è uguale. Per distinguerne la qualità esistono due principali sistemi di misurazione:

  • UMF (Unique Manuka Factor): introdotto dal professor Peter Molan dell’Università di Waikato (Nuova Zelanda), valuta l’efficacia antibatterica complessiva del miele. Più alto è il valore UMF, maggiore è l’attività terapeutica.
  • MGO: sviluppato dall’Università di Dresda (Germania), misura la concentrazione esatta di metilgliossale (espresso in mg/kg). Questo parametro è considerato un indicatore affidabile del potere antibatterico.

Entrambi i sistemi sono riconosciuti a livello internazionale e garantiscono al consumatore la qualità del prodotto.

Perché il miele di Manuka è più efficace degli altri

L’azione antibatterica del miele comune, legata al perossido d’idrogeno, ha dei limiti:

  • funziona solo in presenza di ossigeno,
  • perde efficacia in ambienti acidi (come lo stomaco),
  • viene inattivata da enzimi presenti nelle ferite,
  • è sensibile al calore e alla luce.

Il miele di Manuka, al contrario, mantiene la sua efficacia anche in condizioni sfavorevoli. Questo lo rende particolarmente utile per combattere batteri difficili, come Helicobacter pylori o alcune specie di enterococchi, e per resistere alla degradazione esterna.

Manuka: il miele che guarisceBenefici documentati del miele di Manuka

Le sue proprietà lo rendono un rimedio naturale versatile, con numerosi usi sia topici che interni.

  1. Uso topico per trattare le ferite minori. Puoi usare il miele di Manuka su tagli minori, graffi e ustioni. Le qualità terapeutiche del miele contrastano l’infezione e accelereranno il processo di guarigione e cicatrizzazione. Basta coprire l’area interessata con uno strato sottile di miele. Una review di 22 ricerche scientifiche precedentemente condotte sul miele quale agente antibatterico topico per il trattamento delle ferite infette, pubblicata nel 2006 su International Journal of Lower Extremity Wounds, ha concluso che il miele accelera la risoluzione dell’infezione, protegge da eventuali ricadute e incrementa la velocità di cicatrizzazione, promuovendo la crescita di nuovo tessuto e la guarigione della ferita.
  2. Uso topico per acne ed eczema. Il miele di Manuka può aiutare a curare acne, acne rosacea, orticaria ed eczema. Applicare un sottile strato di miele sulla zona interessata. Lasciare agire per 10 minuti, quindi lavare con sapone delicato e acqua tiepida. Ripetere ogni giorno.
  3. Denti e gengive. Gli studi suggeriscono che consumare miele di Manuka può aiutare a ridurre la placca e la gengivite. Questo può essere spiegato con la potente carica antibatterica combinata con la ricchezza di minerali fondamentali per i denti.
  4. Mal di gola. È risaputo che il miele è altamente benefico per tosse e mal di gola, e nel caso del miele di Manuka questo è ancora più vero. Infatti aiuta a lenire l’infiammazione, a potenziare il sistema immunitario e a fermare la crescita di batteri nocivi.
  5. Raffreddore e sinusite. Consumare il miele di Manuka aiuta a liberare il naso chiuso e trattare l’infezione delle vie nasali.
  6. Reflusso acido e ulcera gastrica. È riportato che il miele di Manuka può aiutare a eliminare il reflusso acido e migliorare i sintomi di altri problemi digestivi come ulcera gastrica e indigestione.
  7. Allergie. Gli studi suggeriscono che il consumo giornaliero di miele di Manuka può aiutare a ridurre i sintomi delle allergie stagionali.
  8. Insonnia. Il miele di Manuka può aiutare coloro che hanno difficoltà ad addormentarsi. Prenderne un cucchiaino prima di andare a letto.

I ricercatori dell’Università di Waikato, in Nuova Zelanda (una delle realtà all’avanguardia negli studi sulle proprietà benefiche e curative del miele), hanno scoperto che l’attività antibatterica del miele di Manuka può persino arrestare la crescita di ceppi batterici di Staphylococcus aureus resistenti agli antibiotici. Ed è stato invece constatato che il miele di Manuka non dà origine a fenomeni di antibioticoresistenza (analogamente a tanti altri rimedi naturali antimicrobici, tra cui innanzitutto l’aglio).

Il miele di Manuka ha mostrato anche altri benefici come per il trattamento dell’Helicobacter pylori, Escherichia coli, SIBO e candidosi vaginale.

Come scegliere il miele di Manuka

In commercio si trovano prodotti con valori di MGO diversi:

Modalità d’uso

  • Interno: un cucchiaino da solo o in bevanda tiepida (mai calda), fino a tre volte al giorno, lontano dai pasti.
  • Topico: applicato direttamente su ferite, acne o gengive.

Controindicazioni e precauzioni

Il miele di Manuka non è privo di limitazioni:

  • È vietato a chi è allergico al miele.
  • È sconsigliato ai diabetici, poiché il metilgliossale può risultare nocivo, anche in uso esterno (alcuni studi hanno osservato ritardi nella guarigione delle ulcere diabetiche).
  • Può teoricamente interferire con alcuni farmaci chemioterapici, a causa della presenza di flavonoidi ad attività antiossidante.

Manuka: il miele che guarisceCuriosità

Origine unica

Il miele di Manuka proviene dal nettare dei fiori della pianta Leptospermum scoparium, comunemente conosciuta come “manuka tea tree”. Questa pianta cresce principalmente in Nuova Zelanda e in alcune zone dell’Australia. La fioritura è breve, durando solo 6-12 settimane all’anno, il che rende la produzione del miele limitata e ne aumenta il valore.

Composizione complessa

Il miele di Manuka contiene oltre 2.300 composti diversi, rendendolo uno dei mieli più complessi in natura. Tra i principali componenti attivi vi sono il metilgliossale (MGO), che conferisce potenti proprietà antibatteriche, e il leptosperin, un altro indicatore della sua qualità.

I fiori “ascoltano” le api e addolciscono il loro nettare

Un nuovo studio israeliano ha dimostrato che i fiori sono competitivi. Sono in grado di percepire la vibrazione delle ali delle api e rispondono addolcendo temporaneamente il loro nettare per attirare gli impollinatori. In grado di ignorare altri “rumori” come il vento, i fiori hanno sviluppato questo vantaggio evolutivo per perpetuare la loro eredità genetica. Come altri fiori, il Manuka potrebbe “ascoltare” le api da cui dipende.

Le api compiono 22.700 viaggi verso il fiore di Manuka per creare un barattolo di miele di Manuka

Oltre alla rarità della fioritura e alla difficoltà di raggiungere i luoghi in cui i cespugli di Manuka crescono spontaneamente, le api devono compiere circa 22.700 viaggi individuali verso i fiori di Manuka per raccogliere abbastanza nettare da creare un barattolo da 500 g di miele di Manuka. Un’ape può raccogliere solo abbastanza nettare da produrre ⅕ di cucchiaino di miele nel corso della sua vita, e un alveare può avere 40.000 api che raccolgono il nettare da trasformare in miele. Tra api, apicoltori, ricercatori, collaudatori, confezionatori, autisti e altri, c’è molto lavoro e sostentamento dietro ogni barattolo che vedete sullo scaffale, ed è per questo che ogni barattolo è un dono prezioso da onorare.

Certificazioni di qualità

Per garantire l’autenticità e la potenza del miele di Manuka, esistono certificazioni come l’UMF (Unique Manuka Factor) e l’MGO. Il punteggio UMF indica la concentrazione complessiva di composti bioattivi, mentre l’MGO misura specificamente il contenuto di metilgliossale. Un miele con UMF 10+ è considerato terapeutico, mentre uno con UMF 15+ o superiore è adatto per trattamenti medici.

Prezzo elevato

Il costo del miele di Manuka può essere elevato, con prezzi che variano tra 20 e 119 dollari per un barattolo da 250 grammi, a seconda della qualità e della certificazione. Questo prezzo è giustificato dalla produzione limitata, dalla raccolta manuale e dalle rigorose certificazioni necessarie per garantirne l’autenticità.

Controversie sull’origine

Sebbene la Nuova Zelanda sia il principale produttore di miele di Manuka, anche l’Australia produce miele simile. Tuttavia, la Nuova Zelanda ha cercato di ottenere l’esclusiva sull’uso del termine “Manuka Honey” attraverso certificazioni ufficiali, portando a dispute internazionali sulla denominazione e sull’autenticità del prodotto.

Conclusione

Il miele di Manuka è un vero cibo-medicina, con una combinazione unica di composti bioattivi che ne fanno un rimedio naturale versatile. Dall’azione antibatterica all’effetto cicatrizzante, dal supporto digestivo alla potenziale riduzione di allergie e insonnia, il miele di Manuka rappresenta un ponte tra tradizione e scienza moderna.

La sua efficacia è sostenuta da numerose evidenze scientifiche, ma resta fondamentale usarlo con consapevolezza e, quando necessario, sotto la supervisione di un professionista sanitario.

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Sitografia

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  7. Comvita. (2023). 10 Fascinating Facts About Manuka Honey. Link
  8. Altervista Blog – Il miele di Manuka. Il tesoro nascosto della Nuova Zelanda. Link
  9. Epicurious. (2022). What is Manuka Honey and Is it Worth the Cost? Link
  10. ErboristeriA Arcobaleno: Il miele di Manuka
  11. ErboristeriA Arcobaleno: Manuka oil dalla Nuova Zelanda

 

 

L’Adhatoda vasica Nees (nota anche come Justicia adhatoda), appartenente alla famiglia delle Acanthaceae, è una pianta officinale utilizzata da oltre duemila anni nei sistemi medici tradizionali dell’India, tra cui l’Ayurveda e l’Unani.

Nota localmente come “Vasaka”, questa pianta è riconosciuta per la sua efficacia nel trattamento di un ampio spettro di patologie, in particolare quelle a carico dell’apparato respiratorio. Non sorprende quindi che la sua popolarità sia rimasta costante fino ai nostri giorni, estendendosi ben oltre i confini del subcontinente indiano.

Botanica ed etnobotanica

L’Adhatoda è un arbusto sempreverde che cresce spontaneamente nelle regioni subtropicali dell’Asia, soprattutto lungo le pendici dell’Himalaya, fino a 1000 metri di altitudine. Le sue foglie, lunghe e lanceolate, leggermente pubescenti, costituiscono la principale parte medicinale. I fiori, bianchi con striature purpuree, compaiono in spighe terminali e sono seguiti da capsule contenenti piccoli semi.

Tradizionalmente, il succo fresco delle foglie viene impiegato per trattare tosse, raffreddore, asma, bronchite cronica e altre affezioni respiratorie. Tuttavia, le applicazioni etnomediche includono anche disturbi riproduttivi, infezioni urinarie, malattie reumatiche, cefalea e stati infettivi generici.Adhatoda vasica: il respiro verdeApprofondimento farmacologico: un fitocomplesso dalle molteplici attività

L’Adhatoda vasica è una fonte ricca di composti bioattivi. Sono stati finora identificati oltre 230 costituenti, tra cui alcaloidi (vasicina, vasicinone), flavonoidi, saponine, oli essenziali, terpenoidi, composti fenolici e acidi grassi. La sinergia tra queste molecole conferisce alla pianta una molteplicità di proprietà farmacologiche, oggi supportate da una crescente letteratura scientifica.

Attività broncodilatatoria e antistaminica

L’effetto più noto e studiato dell’Adhatoda riguarda il sistema respiratorio. I principali responsabili di quest’azione sono gli alcaloidi vasicina e vasicinone, i quali inducono una broncodilatazione prolungata, paragonabile a quella della teofillina.
Il meccanismo d’azione è duplice:

  • Modulazione delle terminazioni vagali bronchiali, con conseguente riduzione del tono bronchiale;
  • Attività antistaminica, che riduce la reattività bronchiale agli stimoli allergici.

La combinazione di vasicina e vasicinone mostra un effetto sinergico nel miglioramento del flusso aereo e nella riduzione della dispnea, rendendo la pianta particolarmente utile nei casi di asma bronchiale, BPCO e bronchiti allergiche.

Effetto espettorante e mucolitico

L’Adhatoda agisce fluidificando le secrezioni bronchiali e facilitandone l’eliminazione, grazie alla presenza di oli essenziali e alcaloidi che depolimerizzano le mucoproteine. Inoltre, stimola il movimento ciliare dell’epitelio respiratorio, facilitando la clearance mucociliare.
Questa duplice azione espettorante e mucolitica è di grande aiuto nelle forme produttive di bronchite e nei quadri respiratori cronici ostruttivi, migliorando l’ossigenazione e riducendo il ristagno bronchiale.

Azione antimicrobica e antivirale

Diversi estratti di Adhatoda vasica si sono dimostrati attivi contro batteri Gram-positivi e Gram-negativi, funghi patogeni e virus respiratori. In particolare, è stato osservato un effetto batteriostatico contro Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae, e un’attività antivirale che sembra coinvolgere la modulazione della replicazione virale e la riduzione dello stress ossidativo indotto da virus influenzali.

Attività antinfiammatoria e immunomodulante

L’Adhatoda esercita un’attività antinfiammatoria inibendo citochine proinfiammatorie come IL-6, TNF-α e IFN-γ. In modelli sperimentali ha mostrato la capacità di ridurre l’infiltrato infiammatorio bronchiale e l’ipersecrezione mucosa.
Contestualmente, la pianta mostra effetti immunomodulanti, orientati alla modulazione della risposta Th2 tipica delle patologie allergiche, come l’asma bronchiale.

Altre attività: epatoprotettiva, ipoglicemizzante, antiulcera

Oltre all’azione sul tratto respiratorio, l’Adhatoda mostra:

  • Attività epatoprotettiva, grazie alla sua azione antiossidante sui radicali liberi epatici;
  • Effetto ipoglicemizzante, con miglioramento della sensibilità insulinica in modelli sperimentali di diabete;
  • Azione gastroprotettiva, utile nel ridurre il rischio di lesioni da stress o da farmaci gastrolesivi.

L’utilizzo tradizionale di Adhatoda vasica copre diverse patologie:

CondizioneAzione terapeutica
Tosse, bronchite, asmaEspettorante, broncodilatatore
TubercolosiAntisettico, mucolitico
Raffreddore e influenzaImmunomodulante, fluidificante
Dolori reumaticiAntinfiammatorio
Disturbi ginecologiciUterotonico
Infezioni urinarieAnalgesico, antisettico

Numerose formulazioni erboristiche, sciroppi e integratori contengono Adhatoda come principio attivo, da sola o in combinazione con piante sinergiche come Boswellia serrata o Glycyrrhiza glabra.

Adhatoda vasica: il respiro verde

RESPIR PLUS Renaco: sinergia fitoterapica per la salute respiratoria

L’Adhatoda trova applicazione concreta in formulazioni moderne che ne valorizzano l’efficacia in sinergia con altri fitocomplessi ad azione respiratoria, come nel caso del prodotto RESPIR PLUS di Renaco. Si tratta di un integratore studiato per favorire il benessere delle vie respiratorie, modulare l’infiammazione e stimolare la risposta immunitaria, soprattutto nelle forme acute e croniche delle vie aeree superiori e inferiori.

Composizione di RESPIR PLUS

  • Adhatoda vasica e.s.: azione broncodilatatrice, mucolitica e antinfiammatoria;
  • Boswellia serrata e.s. (65% acidi boswellici): potente effetto antinfiammatorio, utile per ridurre la flogosi bronchiale;
  • Lycopene da pomodoro: antiossidante lipofilo che protegge i tessuti polmonari dallo stress ossidativo;
  • Eleuterococco e.s. (0,8% eleuterosidi): tonico adattogeno, utile per rinforzare il sistema immunitario;
  • Sambuco e.s. (25% polifenoli): effetto antivirale e immunostimolante, in particolare nelle sindromi influenzali e parainfluenzali.

La formulazione in capsule vegetali permette un’assimilazione ottimale, e la presenza di estratti titolati assicura standardizzazione e affidabilità del dosaggio.

Sicurezza e controindicazioni

Studi tossicologici ne confermano la sicurezza d’impiego ai dosaggi terapeutici. Tuttavia, è controindicata in gravidanza per il rischio di stimolazione uterina. Si raccomanda sempre la supervisione medica per l’uso prolungato o in presenza di patologie croniche.

Conclusioni

L’Adhatoda vasica rappresenta un fitoterapico d’eccellenza nel trattamento naturale delle patologie respiratorie, grazie al suo ampio spettro di attività che include effetti broncodilatatori, mucolitici, antinfiammatori e antimicrobici. L’integrazione in preparati sinergici come RESPIR PLUS Renaco ne potenzia ulteriormente l’efficacia, rendendolo un’opzione valida anche nei contesti di medicina integrata.

In un’epoca in cui la ricerca si orienta verso soluzioni naturali ma scientificamente validate, l’Adhatoda si conferma un pilastro della fitoterapia respiratoria, capace di affiancare efficacemente la medicina convenzionale nella gestione delle patologie infiammatorie e infettive dell’apparato respiratorio.

Su Adhatoda vasica oltre mille pubblicazioni scientifiche su Pubmed

BIBLIOGRAFIA

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  2. Chopra R.N.: Indígenotts Drugs of India, Academic Publishers, Calcutta, 1982 Pandita K.: Planta Med.,48:81, 1983
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  5. Chopra R.N.: Indigenous Drugs of India, Academic Publishers, Calcutta, 1982 Pandita K.: Planta Med., 48:81, 1983 Madkarni K.M.: Indian Materia Medica, 3th ed., Popular Prakashan, Bombay, 1993
  6. Gheware A et al. (2021). American Journal of Physiology – Lung Cell and Molecular Physiology, 320:L757-L769.


 

Il polline è un portentoso integratore naturale con diverse proprietà, contiene infatti tantissime sostanze e micronutrienti che stimolano le difese immunitarie e l’attività del sistema enzimatico antiossidante, con benefici su tutti i sistemi corporei.

Il polline è una sostanza fine e polverosa prodotta dalle piante con fiore, contenente i gameti maschili necessari per la riproduzione. Le api raccolgono il polline dai fiori, lo mescolano con una piccola quantità di nettare e secrezioni salivari, e lo trasportano nell’alveare dove viene utilizzato come fonte primaria di proteine per la colonia.

Quando si parla di “polline d’api” o “bee pollen”, ci si riferisce a questo prodotto naturale, ricco di nutrienti e raccolto attraverso apposite trappole poste all’ingresso dell’alveare.

RUOLO NELL’ALVEARE

Il polline svolge un ruolo fondamentale all’interno dell’alveare, sia come nutrimento essenziale che come elemento chiave per il benessere e la sopravvivenza della colonia. È uno degli alimenti principali raccolti dalle api, insieme al nettare, e rappresenta la fonte primaria di proteine per l’intera comunità.

Il polline è raccolto dalle api bottinatrici dai fiori durante la loro attività di impollinazione. Viene immagazzinato nelle “cestelle” delle zampe posteriori (chiamate corbicule) e trasportato nell’alveare sotto forma di pellette compatte. All’interno dell’alveare, il polline viene spesso miscelato con nettare e saliva per formare il cosiddetto “pane d’api” (bee bread), un alimento fermentato e altamente digeribile che costituisce la base della dieta proteica delle api.

Il polline è per le api ciò che la proteina è per gli esseri umani. Senza di esso, la colonia non può crescere né prosperare. È l’alimento di base per le larve, le api nutrici e persino per la regina, che ne ha bisogno indirettamente attraverso la pappa reale prodotta dalle operaie.

Il polline varia molto anche nel colore: può essere giallo, arancione, rosso, verde, marrone, o persino nero, a seconda del tipo di fiore da cui proviene. Ogni colore è come un’impronta botanica: racconta la storia delle fioriture, delle stagioni, e dell’ambiente circostante.

Il polline ha anche una funzione indiretta: nel raccoglierlo, le api favoriscono la impollinazione delle piante, contribuendo alla riproduzione vegetale, alla biodiversità e alla sostenibilità agricola. Questo servizio ecosistemico è di importanza vitale. Il Polline e la saggezza dell’alveareIl polline è un antico rimedio tradizionale e un moderno “super alimento“. Alcuni Autori, forse esagerando un po’, dipingono il polline come “l’unico alimento perfettamente completo” e “il miglior prodotto alimentare del mondo” .

Oggi, molte persone usano il polline d’api come integratore ricostituente, per aumentare le difese immunitarie, sostenere il fegato e combattere stanchezza e affaticamento.

La composizione nutrizionale del polline varia notevolmente in base all’origine, alle variazioni stagionali, alla qualità, alle condizioni della pianta e ad altri fattori . Tuttavia, in generale, il polline abbonda di proteine, amminoacidi essenziali e diversi componenti bioattivi, come vitamine, carotenoidi e polifenoli.

I componenti pollinici più importanti per l’attività farmacologica sono gli acidi grassi essenziali, i fosfolipidi, i fitosteroli, i flavonoidi e gli acidi fenolici (1).

Il polline è considerato un alimento tra i più ricchi e completi, al punto da essere stato battezzato “superalimento”, poiché contiene moltissimi principi nutritivi indispensabili. In sintesi la ricchezza nutrizionale del polline può essere sintetizzata nei suoi componenti:

  • Proteine (fino al 35%): incluse tutti gli aminoacidi essenziali
  • Carboidrati: zuccheri naturali, come glucosio e fruttosio
  • Grassi buoni: acidi grassi essenziali
  • Fibre
  • Vitamine: soprattutto del gruppo B (B1, B2, B6, B12), vitamina C, D, E e K
  • Minerali: calcio, ferro, magnesio, fosforo, zinco, selenio
  • Enzimi e coenzimi
  • Flavonoidi e polifenoli: potenti antiossidanti
  • Fitosteroli

Grazie alla sua composizione, il polline d’api possiede diverse proprietà salutistiche scientificamente riconosciute:

– Rafforza le difese immunitarie contribuendo a prevenire aggressioni microbiche. Regolarizza le perturbazioni funzionali, riequilibrando i metabolismi fragili. È un ottimo integratore per convalescenti, persone affaticate, indebolite, intossicate, donando difatti energia.

– I flavonoidi, potenti antiossidanti contenuti nel polline, contrastano l’insorgenza di malattie cardiovascolari, perché abbassano il colesterolo, stabilizzano e rafforzano i capillari, riducono le infiammazioni e combattono la formazione di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. In particolare, la quercetina svolge un’azione immunomodulante ed è quindi molto utile nella cura dell’asma, di malattie polmonari croniche ostruttive, bronchiti, sinusite, raffreddore, febbre e allergia.

– Aiuta le persone che soffrono di anoressia a ritrovare l’appetito e riacquistare peso. E’ raccomandato in tutti i casi di decalcificazione, rachitismo, ritardi nella crescita, allattamento. È anche un eccellente rimedio contro l’anemia. Per quest’ultimo motivo è considerato un ottimo integratore per i vegetariani.

– Molto utile nei periodi di stress, combatte l’affaticamento intellettuale, la nevrastenia, l’astenia. Migliora l’attività del cervello, il lavoro intellettuale, la memoria.

– Regolarizza le funzioni intestinali, ristabilisce le funzioni dell’intestino perturbato da costipazione cronica o diarrea. Combatte la colite, gli stati fermentativi, è sussidiario nei trattamenti di colibacillosi, grazie alla sua azione attiva sui batteri intestinali patogeni.

– Combatte efficacemente la caduta dei capelli grazie alla rutina, sostanza che agisce anche sulla circolazione: allevia, infatti, i sintomi della circolazione linfoematica degli arti inferiori. In generale il polline, in virtù dei suoi flavonoidi (catechina e epicatechina), riduce l’ipertensione e previene la fragilità capillare; sempre grazie alla rutina combatte arteriosclerosi e trombosi e allevia varici ed emorroidi. Inoltre abbassa i livelli di colesterolo cattivo e di trigliceridi.

– È ottimo contro l’astenia sessuale e l’impotenza.

– Aiuta a combattere l’invecchiamento precoce e la senescenza. Per gli uomini agisce in modo efficace contro l’ipertrofia della prostata. Alcuni autori riportano di azione ‘miracolosa’ in caso di adenoma prostatico. È accertato che il consumo quotidiano del polline permette di guarire prostatiti gravi, ribelli ad ogni forma di trattamento. In molti casi, grazie alle sue proprietà decongestionanti e antiflogistiche, permette di evitare l’operazione alla prostata in uomini in cui l’asportazione di tale organo pare essere l’unico modo per porre fine alle sofferenze provocate dall’ipertrofia, che comprime l’uretra prostatica, impedendo alla vescica di svuotarsi.

– Il polline è indicato nei casi di stanchezza legati a malattia e convalescenza. Grazie alla massiccia presenza delle vitamine del gruppo B oltre che del ferro, rimette in forza i soggetti debilitati, fa aumentare l’appetito e previene le anemie.

– Può ridurre l’infiammazione sistemica. Gli estratti di polline modulano le citochine infiammatorie e possono agire su stati infiammatori cronici, come la prostatite, le malattie autoimmuni, e le patologie articolari.  Fonte: Komosinska-Vassev K. et al., “Bee pollen: chemical composition and therapeutic application,” Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2015.

– Il polline contiene flavonoidi e polifenoli che combattono lo stress ossidativo, rallentano il processo d’invecchiamento cellulare e proteggono da malattie degenerative. Fonte: Pascoal A. et al., “Biological activities of commercial bee pollens: antimicrobial, antimutagenic, antioxidant and anti-inflammatory,” Food and Chemical Toxicology, 2014.

 – Diversi studi, come quello di Pascoal et al., 2014, hanno dimostrato che gli estratti di polline hanno attività antibatterica in vitro, particolarmente contro:

  • Staphylococcus aureus
  • Escherichia coli
  • Pseudomonas aeruginosa
  • Salmonella typhi

Questo rende il polline interessante anche per formulazioni topiche o integratori antimicrobici naturali.

 – L’effetto benefico del polline nelle condizioni infiammatorie della prostata è noto da molto tempo. In 100 pazienti con prostata ingrossata (iperplasia prostatica benigna), uno specifico prodotto a base di polline d’api (Cernilton) ha migliorato la disfunzione sessuale e la qualità della vita (2). Una revisione di 10 studi clinici (4 RCT e 6 non randomizzati) ha indagato l’efficacia di diversi estratti di polline, compreso il polline d’api, nel ridurre l’infiammazione della prostata e il dolore pelvico. Circa l’84% dei pazienti ha risposto al trattamento con un miglioramento significativo della qualità della vita senza effetti collaterali (3).Il Polline e la saggezza dell’alveareProprietà Benefiche del Polline d’Api

ProprietàPrincipi attivi principaliEffetti documentati
  AntiossidanteFlavonoidi, polifenoli, vitamina C, carotenoidiNeutralizzazione dei radicali liberi, protezione cellulare, rallentamento dell’invecchiamento.
 AntinfiammatoriaFlavonoidi, acidi fenoliciRiduzione dell’infiammazione cronica (es. prostatite, artrite).
 ImmunomodulantePolisaccaridi, enzimi, vitamine del gruppo BStimolazione del sistema immunitario, maggiore difesa contro virus e batteri.
 AntibattericaFlavonoidi, acidi fenolici, composti fenolici volatiliInibizione della crescita di batteri patogeni come Staphylococcus aureus, E. coli, Salmonella.
 AntitumoraleFitosteroli, polisaccaridi, acidi grassi polinsaturiAzione antiproliferativa su cellule tumorali (prostata, seno), induzione dell’apoptosi.
 CardioprotettivaFitosteroli, flavonoidi, selenioRiduzione del colesterolo, miglioramento del flusso sanguigno, protezione delle arterie.
 AntidiabeticaPolifenoli, fibre, micronutrientiMiglior controllo della glicemia, miglioramento della sensibilità all’insulina.
 EpatoprotettivaAntiossidanti, enzimi digestiviProtezione del fegato da tossine e radicali liberi, supporto alla rigenerazione epatica.
 Regolatore ormonaleFlavonoidi, fitosteroliAttenuazione dei sintomi della menopausa (vampate, sbalzi d’umore).
 Energizzante e tonicoAminoacidi, carboidrati, vitamine BAumento di energia, resistenza fisica e concentrazione.
 Supporto intestinaleFibre, enzimi, fermenti naturaliMiglioramento della digestione, azione prebiotica, equilibrio del microbiota intestinale.

Modo d’uso

La dose giornaliera di polline per un adulto varia normalmente da 20 a 40 g (3-5 cucchiaini da tè). Nei bambini si usano dosi inferiori, da 7,5 ai 15 grammi (1-2 cucchiaini da tè). E’ importante macinare o schiacciare i granuli di polline prima di consumarli, in modo da aumentare l’assorbimento dei nutrienti.

Curiosità

Anche Ippocrate, il medico greco vissuto nel 300 a.C. e considerato il padre della medicina moderna, sosteneva già 2.500 anni fa la validità del polline come medicinale naturale.

Un’ape raccoglie tra 10 e 30 mg di polline per viaggio.

Ogni giorno, un alveare può raccogliere da 50 a 250 grammi di polline, a seconda della stagione e delle fioriture.

Il polline ha colori diversi in base alla pianta di origine: dal giallo acceso al rosso, al nero.

Le api sono l’unico insetto al mondo a produrre cibo che gli umani possano mangiare. Un’ape può volare 24 km in un’ora ad una velocità di 15 mph. Le sue ali battono 200 volte al secondo o 12.000 battiti al minuto.

Un alveare in estate può avere da 50.000 a 80.000 api. Un’ape deve raccogliere il nettare da circa 2 milioni di fiori per fare 1 chilo di miele.

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  10. Erboristeria Arcobaleno:   Pappa reale: il super-alimento dell’alveare

Bibliografia

  1. Le origini botaniche predominanti e secondarie del polline influenzano il profilo dei carotenoidi e degli acidi grassi nel polline fresco raccolto dalle api (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24938997/)
  2. Efficacia terapeutica di Cernilton nei pazienti affetti da iperplasia prostatica benigna con prostatite istologica dopo resezione transuretrale della prostata (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4565317/)
  3. Il ruolo dell’estratto di polline di fiori nella gestione dei pazienti affetti da prostatite cronica/sindrome del dolore pelvico cronico: un’analisi completa di tutti gli studi clinici pubblicati (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5401347/)
  4. Utilizzo di un preparato a base di estratto di polline in pazienti con ipertrofia prostatica (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/4097408/)
  5. Estratti di polline nei meccanismi di difesa delle infezioni respiratorie ricorrenti nei bambini (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/3614149/)


 

L’amalgama dentale è un materiale utilizzato da oltre un secolo in odontoiatria per la ricostruzione dei denti danneggiati da carie. Si tratta di un composto metallico ottenuto mescolando polvere di metalli (in genere argento, stagno, rame e talvolta zinco) con mercurio elementare liquido, che rappresenta circa il 50% in peso della miscela.

Una volta miscelati, questi componenti reagiscono formando un materiale solido, resistente e durevole nel tempo. Tuttavia, col passare degli anni, è emerso che le otturazioni in amalgama possono rilasciare lentamente vapori di mercurio, soprattutto durante:

  • La masticazione
  • Il bruxismo (digrignamento notturno)
  • Il consumo di cibi caldi o acidi
  • La rimozione non protetta dell’otturazione

Questi vapori di mercurio possono essere assorbiti principalmente attraverso i polmoni e in misura minore attraverso le mucose orali, con conseguente accumulo nei tessuti corporei, in particolare nel sistema nervoso, nei reni e nel fegato.

Il mercurio è un noto neurotossico, immunotossico ed epatotossico, e per questo motivo molti paesi ne hanno limitato o vietato l’uso in ambito odontoiatrico, specialmente nei bambini, donne in gravidanza e soggetti sensibili. La rimozione delle amalgame, se ritenuta necessaria, dovrebbe essere sempre eseguita secondo protocolli di protezione biologica per evitare un’esposizione acuta durante l’intervento.

Il mercurio è uno dei metalli pesanti più tossici per l’organismo umano.

Amalgama dentale: il dente avvelenato…

I metalli vengono utilizzati all’interno del nostro corpo e sono impiegati nella produzione, nella conservazione e nell’immagazzinamento di sostanze che utilizziamo direttamente sul nostro corpo o di cui ci nutriamo. I Metalli possono essere dannosi per la nostra salute molto di più di quanto si possa immaginare. Troppo spesso il loro influsso sulle nostre condizioni di salute viene trascurato; infatti, molto spesso, metalli tossici possono causare malattie croniche difficilmente diagnosticabili.

Il materiale usato in Odontoiatria per le ricostruzioni, contiene sostanze potenzialmente tossiche, mercurio in particolare, il quale è la sostanza forse più tossica in natura e che non è vero essere stabile una volta inserita nella bocca.

Le amalgame dentali sono quelle otturazioni grigie che vengono chiamate comunemente “piombi”. La caratteristica di questa lega metallica è di essere facilmente modellabile, di indurirsi completamente in circa due ore e di possedere una buona aderenza sul dente.

Per queste caratteristiche il suo uso è diventato molto diffuso, in campo odontoiatrico, per le otturazioni dentali, che sono necessarie nel trattamento delle carie. Le percentuali di ciascun metallo, contenuti nell’amalgama, permettono di classificare i prodotti finali in amalgami tradizionali e amalgami non-gamma-2 o ad alto contenuto di Rame. Una otturazione con amalgama rilascia ogni giorno da 0.5 a 0.10 mg di Mercurio per fenomeni di abrasione, corrosione, disgregazione elettrolitica, generati dai diversi metalli in ambiente salino come nella cavità orale, la bocca; anche i sali dei cibi, le acque gassate, gli acidi alimentari, ecc. accentuano la naturale disgregazione delle amalgame.

Amalgama dentale: il dente avvelenato…

I metalli rilasciati per il 50% si depositano nei tessuti cellulari, inibendo processi enzimatici e metabolici del nostro corpo; l’altro 50% viene eliminato attraverso le urine e le feci e va ad inquinare l’ambiente in cui viviamo, il terreno e quindi lo ritroviamo anche nella frutta, nei cibi, nelle verdure, ecc. e nelle falde acquifere.

Il mercurio e lo stagno, reagendo tra loro e con le diverse sostanze presenti in bocca (acidi, basi, ioni, ecc.), si trasformano in composti estremamente tossici che vanno a depositarsi in vari organi del corpo quali: tratto gastro-intestinale, tiroide, testicoli, prostata, fegato, pancreas, reni, capelli e soprattutto nel cervello.

Se il mercurio rimanesse strettamente legato agli altri composti dell’amalgama, un’otturazione vecchia di 5-10 anni dovrebbe contenere ancora il 50% di mercurio. Così non è nella realtà. Nei suoi studi, Jaro Pleva, svedese, dimostrò nel 1983 che se un’amalgama contiene in media 750 mg di mercurio e ci sono una media di otto amalgame per paziente, in cinque anni si liberano 2.640 mg di mercurio. Che fine fa? Viene eliminato solo in parte, il resto s’infiltra nei nostri tessuti (1) . Facendo riferimento agli studi di J. Pleva, il quantitativo sopra citato corrisponde ad una media giornaliera di 1.446 microgrammi al giorno, contro i 43 microgrammi ammessi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come esposizione massima giornaliera. La situazione peggiora enormemente con le cosiddette “amalgame non gamma 2”, che contengono elevate quantità di rame (30%) e sono oggi di gran lunga le più usate nel mondo: queste amalgame cedono mercurio 50 volte più velocemente rispetto alle amalgame convenzionali (3-6% di rame).

Questo fatto spiega, probabilmente, i maggiori effetti tossici ad esse associati, come riportato in molti studi, con maggiore incidenza di disturbi neurologici. L’amalgama al mercurio è ancora il materiale più usato per le otturazioni, anche se esistono ormai molti studi scientifici che ne dimostrano la tossicità: se il principio guida della scienza medica è quello che indica la necessità di non nuocere mai, è importante prestare attenzione alla composizione dei materiali di otturazione dentaria.

L’AMALGAMA: UN PO’ DI STORIA

Il termine amalgama deriva dall’arabo “al malgham”, cioè lega di metalli con il mercurio. Già conosciuta nell’antica Cina, l’amalgama venne introdotta in Odontoiatria per la prima volta nel 1812 dal farmacista inglese Joseph Bell. In Francia fu utilizzata dai fratelli Crouscour, che intorno al 1830 l’esportarono negli Stati Uniti. L’amalgama era l’alternativa più economica all’oro, il materiale usato generalmente per le otturazioni. Il mercurio veniva utilizzato di frequente per la cura delle lesioni della pelle e della sifilide, una malattia estremamente diffusa all’epoca. Usando il mercurio le lesioni della pelle svanivano, ma il paziente si intossicava profondamente, riportando danni al sistema nervoso che lo conducevano ad una lenta ed atroce morte.

Il Dott. Samuel Hahnemann, fondatore dell’omeopatia, e i suoi discepoli dell’Ottocento furono di fatto il primissimo movimento organizzato antiamalgama dentale; tanto è vero che i dentisti che usavano amalgama non ne potevano più di tutte le teorie e le pressioni anti-amalgama di questi omeopati.

Alla voce “mercurio”, Hahnemann, già nel 1830, elencava un centinaio di diversi sintomi. A quel tempo l’uso eccessivo di unguenti mercuriali da parte di ciarlatani non medici, causava il reiterarsi di intossicazioni croniche; questo costituì uno degli stimoli decisivi allo sviluppo da parte di Hahnemann dell’omeopatia. Quando si parlava di mercurio si usava il termine “Quacksalber”, letteralmente “L’unguento degli imbroglioni”, da cui cambiarono due vocali trasformandolo in “Quecksilber”, che rimane oggi la parola usata in tedesco per il mercurio.

Non è passato moltissimo tempo, eppure il bagaglio di esperienze associate con l’intossicazione mercuriale sub-acuta, derivante da farmaci a base di mercurio, sembra essere scivolato via completamente dalla memoria. A New York, nel 184026, in seguito ad alterne vicende, si arrivò addirittura a proibire l’uso del mercurio nei materiali dentali, ma solamente per 20 anni. Alla fine dell’Ottocento la pratica venne poi riportata in Europa dove il chimico tedesco Alfred Stock pubblicò, nel 1920, vari lavori scientifici riguardanti la tossicità dell’amalgama (2). Molti altri studi furono pubblicati in quel periodo ed alcuni arrivarono addirittura ad auspicare che gli amalgami venissero banditi dalla pratica odontoiatrica; purtroppo però, con il sopraggiungere della seconda guerra mondiale, il problema fu dimenticato.

Solo nel 1961, L. Gmelin, nella pubblicazione del Manuale di Chimica Inorganica, fece un’importante affermazione:  gli “avvelenamenti cronici possono presentarsi in pazienti trattati con piombatura d’amalgama” e questo confermava che, senza alcuna riserva, i pazienti con l’amalgama possono presentare avvelenamenti cronici. Da allora si sono susseguiti studi, formazione di associazioni a tutela dei pazienti intossicati dall’amalgama, fino ad arrivare a citazioni in tribunale e risarcimenti. Questa breve panoramica sottolinea il fatto che i rischi causati dall’uso dell’amalgama sono reali e comprovati dai numerosi studi di casi clinici, che perdurano da circa un secolo.

Secondo l’Odontoiatria “ufficiale” l’amalgama non pone problemi a lungo termine perché diventa inerte alcuni giorni dopo essere stato inserito. Ma numerosi studi hanno provato che il mercurio continua ad essere liberato nel tempo, a causa della corrosione dell’amalgama. Diversi fattori possono contribuire a questa corrosione, quali lo stress fisico della masticazione, dello spazzolamento, e dell’eventuale digrignamento, l’acidità e la temperatura di cibi e bevande, ed il potenziale elettromagnetico di altri metalli eventualmente presenti in bocca (ad esempio in ponti, corone, ecc.). Molti studi hanno dimostrato che il contenuto in mercurio, in amalgami vecchi di 5 o 10 anni, si può ridurre fino al 25-35%.

Ricerche hanno dimostrato che il mercurio liberato dall’amalgama è in grado di raggiungere in pochi giorni tutti gli organi, ed è in grado di superare la barriera placentare. L’intossicazione cronica da mercurio è stata collegata sia a sintomi mentali (che spesso sono i primi ad apparire quali depressione, instabilità di umore, angoscia, ipereccitabilità) che fisici come stanchezza cronica, disturbi della vista, dell’ udito oltre a un potenziale pericolo di immunosoppressione.

Nel 1987 due studi basati su autopsie dimostrarono una diretta correlazione fra il numero di otturazioni in amalgama ed il livello di mercurio nel cervello e nei reni. Uno studio effettuato su pazienti affetti da sclerosi multipla ha mostrato che questi hanno livelli di mercurio, nel liquido cerebro-spinale, 8 volte superiori rispetto agli individui sani usati come controllo. C’è, comunque, molta controversia sul possibile ruolo del mercurio dentario nella genesi della sclerosi multipla, non essendo ancora stato effettuato uno studio clinico che dimostri inequivocabilmente questo ruolo causale.

Nel 1991 è stato pubblicato uno studio che pone una probabile relazione fra l’esposizione al mercurio contenuto nell’amalgama ed il morbo di Alzheimer (demenza precoce) come pure fra amalgama e malattie cardiovascolari e renali.

L’Odontoiatria ufficiale ignora queste ricerche, mentre continua a ripetere che l’amalgama è assai sicuro, poiché il mercurio non viene ceduto, e che può provocare problemi solo nelle persone che sono ipersensibili ad esso, e che essa stima attorno all’1% .

L’ADA sostiene che l’amalgama è resistente e sicuro, e che viene usato da oltre 100 anni. Il fatto che l’amalgama sia usato da molti anni non è una prova della sua sicurezza. A differenza delle intossicazioni acute, che avvenivano negli ambienti di lavoro in cui si utilizzava il mercurio ed i cui sintomi erano facilmente riconoscibili, l’intossicazione provocata dal mercurio contenuto nell’amalgama è particolarmente subdola poiché si tratta di un avvelenamento cronico dovuto all’assorbimento continuo di piccole quantità del metallo, e questo ne rende particolarmente difficile la diagnosi.

Anche un semplice esame del sangue è assai poco significativo, poiché il mercurio si trova nel sangue solo in piccole quantità, e soprattutto vi rimane per tempi molto brevi (pochi giorni), prima di depositarsi nei vari organi. Neppure l’esame delle urine ci è molto d’aiuto. Il dosaggio dei metalli pesanti nei capelli (il mineralogramma), a volte, può dare delle buone indicazioni, purché la quantità di mercurio assorbita sia significativa, e purché sia trascorso un tempo sufficiente perché il metallo venga incorporato nei capelli in crescita.

A questo punto va fatta una considerazione importante. Naturalmente non tutti coloro che hanno in bocca otturazioni in amalgama presentano patologie correlabili al mercurio in esse contenuto e in più c’è da considerare la variabilità individuale di risposta a una noxa patogena. Fortunatamente, i molti problemi creati dall’amalgama, se non hanno raggiunto un livello di irreversibilità, rispondono ad una semplice misura: la rimozione dell’amalgama stessa. E’ essenziale che la rimozione sia effettuata da un dentista biologico secondo protocolli di sicurezza (es. protocollo SMART dell’IAOMT).

LA SITUAZIONE ATTUALE IN EUROPA

Attualmente, le norme consentono ancora l’utilizzo di amalgama di mercurio con la sola eccezione dei trattamenti dentali per bambini sotto i 15 anni, donne incinte o che allattano. Le alternative già esistono e sono ad oggi le più utilizzate ma, nonostante questo, circa 40 tonnellate di mercurio vengono ancora usate ogni anno nell’Unione Europea per le otturazioni dentali.

L’accordo recentemente raggiunto stabilisce la graduale eliminazione dell’uso dell’amalgama dentale entro il 2025 (salvo casi giustificati da esigenze mediche specifiche del paziente). Alcuni Stati membri potrebbero però ritardare l’eliminazione per evitare impatti negativi sulle persone a basso reddito.

Ma il Consiglio europeo specifica che: Tali Stati membri dovranno giustificare adeguatamente il ricorso alla deroga e notificare alla Commissione le misure che intendono attuare per conseguire l’eliminazione graduale entro il 1º gennaio 2027. A partire dal 1° gennaio 2025 è proibita anche l’esportazione di amalgama dentale, seguita da un divieto completo della produzione e importazione nell’Unione Europea a partire dal 1° luglio 2026.

UTILIZZO DELLA ZEOLITE nel trattamento naturopatico orientata alla dechelazione dei metalli pesanti, in soggetti odontoiatrici che presentano otturazioni a base di amalgame e/o materiali protesici.

Amalgama dentale: il dente avvelenato…

Il Protocollo Biologico Naturale per il drenaggio dei metalli pesanti, pre e post intervento di rimozione dal Dentista, sarà da decidersi al momento secondo il caso clinico in esame, la tipologia del paziente e la quantità di metalli pesanti presenti nel soggetto.

In particolare un prodotto innovativo e senza controindicazioni, che potrebbe essere utilizzato nel protocollo specialistico di drenaggio e chelazione dei metalli pesanti ed altri tossici è la ZEOLITE.

La ZEOLITE è un minerale microporoso di origine vulcanica. Si presentano come minerali naturali dalla struttura microporosa costituita da migliaia di piccoli canali in grado di legare rilevanti quantità di tossine e metalli pesanti dannosi per la salute come anche radicali liberi, nitrosamine, ione ammonio, micotossine, pesticidi e cationi radioattivi.

Esistono diversi prodotti a base di zeolite. Si  consiglia di utilizzare quelli attivati con nanotecnolgie  in quanto garantiscono in assoluto il miglior tasso di assorbimento.

Con ogni dose, un numero incalcolabile di cristalli di zeolite di dimensioni submicroniche entrano nell’organismo come gabbie energizzate a carica negativa.

Poiché queste gabbie di cristallo viaggiano nel flusso sanguigno, i metalli pesanti e i radicali liberi si attaccano alle gabbie di cristalli di zeolite come un magnete che attrae la limatura di ferro. Questo meccanismo di scambio unico viene chiamato “capacità di scambio cationico“. Queste gabbie piene di tossine escono naturalmente dall’organismo già dopo 5-7 ore.

La zeolite è in grado di attrarre e legare selettivamente le particelle tossiche sia che si tratti di metalli pesanti che di particelle radioattive, virus o altre sostanze pericolose e di eliminarle in maniera sicura prima che incidano negativamente sulla salute generale.

La zeolite attivata con nanotecnologie elimina l’accumulo di sostanze tossiche, migliora la risposta immunitaria, alcalinizza l’organismo, favorisce le funzioni metaboliche e l’assorbimento delle sostanze nutritive.

COME FUNZIONA

L’azione della Zeolite si esplica a livello gastrointestinale locale, non ha attività metabolica; ma funziona in base a interazioni di tipo chimico e fisico. La Zeolite presenta una notevole capacità di scambio ionico: è in grado quindi di cedere i cationi liberi (Na+, K+, Ca2+, Mg2+) e legare al loro posto i metalli pesanti, ioni ammonio, radioisotopi o altri cationi (Cd2+, NH4+, Pb2+, Cs+, Sr2+), per i quali manifesta elevata selettività. La Zeolite agisce anche come setaccio molecolare bloccando all’interno dei canali della propria struttura tossine esogene ed endogene.

L’azione della Zeolite si esplica nel tratto gastrointestinale dove tossine, micotossine, ioni ammonio, metalli pesanti e radicali liberi si legano ad essa e vengono eliminati con le feci, L’azione della Zeolite è progressiva e selettiva verso le sostanze tossiche, non coinvolge sostanze nutritive né farmaci e agevola la fisiologica detossificazione sistemica dell’organismo.

La Zeolite Clinoptilolite, quando viene “attivata” (ovvero quando viene sbriciolata in modo da aumentare la propria superficie di contatto, sulla quale restano liberi ponti ossigeno carichi negativamente capaci di attrarre sostanze con cariche positive) esplica un’azione detossificante sistemica: è attiva nei confronti di inquinanti ambientali e alimentari (additivi alimentari, conservanti, smog, fumo, amalgame dentali, tinture per capelli, colle, vernici, esposizione al sole); contrasta lo stress ossidativo da radicali liberi esogeni ed endogeni e gli effetti iatrogeni dei farmaci; favorisce il miglioramento sintomatico in caso di allergie anche da contatto (per esempio, Nichel) e delle intolleranze alimentari.

La Zeolite Clinoptilolite senza essere assorbita dall’organismo è in grado di sequestrare e eliminare dall’organismo stesso tossine radicali liberi, ioni ammonio e metalli pesanti, ovvero sostanze normalmente presenti nell’ambiente in cui viviamo, onnipresenti negli oggetti quotidiani. L’eliminazione avviene attraverso un meccanismo fisico intestinale: le sostanze nocive vengono eliminate con le feci.

Amalgama dentale: il dente avvelenato…

INTEGRAZIONE DELLA ZEOLITE NEL TRATTAMENTO NATUROPATICO ODONTOIATRICO

FASI DI INTERVENTO:

1 – PREPARATORIA (1-2 settimane prima della rimozione delle amalgame)

  • Obiettivo: stabilizzare l’ambiente intestinale, migliorare la funzione emuntoria, iniziare il legame intestinale dei metalli circolanti.
  • Protocollo consigliato:
    • Zeolite micronizzata attivata: 1 g 2 volte al giorno, lontano dai pasti.
    • Supporti complementari: Vitamina C, glutatione, piante epato-renali (Cardo mariano, Tarassaco, Ortosifon).

2 – Durante la rimozione protetta delle amalgame

  • Obiettivo: limitare l’assorbimento del mercurio liberato.
  • Protocollo:
    • Zeolite assunta 30-60 minuti prima dell’intervento odontoiatrico e subito dopo.
    • Associazione con carbone vegetale o pectina per effetto sinergico.

Fase 3 – Detossificazione post-rimozione (3-6 settimane)

  • Obiettivo: favorire la mobilizzazione dolce e la completa escrezione dei metalli residui.
  • Protocollo:
    • Continuare la zeolite (1-2 g/die) per cicli di 3 settimane, con pause di 5-7 giorni.
    • Aggiunta di NAC, acido alfa-lipoico o alga clorella (con cautela).
    • Stimolazione degli emuntori: fitoterapia drenante, saune a infrarossi, linfodrenaggio.

ALTRI PRODOTTI NATURALI DISINTOSSICANTI

CLORELLA, CHLORELLA
Oltre che per diversi altri effetti benefici, la clorella è un’alga monocellulare conosciuta per le sue proprietà disintossicanti. Questo la rende perfetta per una cura disintossicante. L’alga clorella è ricchissima di clorofilla che cresce nei fiumi asiatici e possiede 38 volte più proteine della soia e 55 volte quelle del riso, fornendo 9 amminoacidi essenziali e molteplici vitamine e minerali (vitamina A, tutto il gruppo B ed E). Agisce come una resina a scambio ionico e ha un buon effetto nel legare i metalli a livello dell’apparato digerente ma non nel mobilitarli ed espellerli dall’organismo (4).

ORTICA, URTICA DIOICA L., URTICA URENS L.
L’ortica è una pianta che in antichità era usata per innumerevoli scopi curativi sia a livello diuretico/depurante sia nella diminuzione dell’ipertrofia prostatica. I suoi componenti principali sono: flavonoidi, lignani, pigmenti, amine, steroli, oligoelementi e vitamine, triterpeni, acidi organici.

Le sue proprietà sono: l’azione concomitante di glucosidi flavonoidici, sali minerali e polisaccaridi fruttosanici determina un aumento della diuresi. Altre proprietà sono, digestive, tonificanti, emostatica, ipoglicemizzante. Le indicazioni sono come diuretico volumetrico declorurante e deuricemizzante.

LITOTAMNIO, LITHOPHYLLUM
È un’alga rossa che si presenta sotto forma di piccole e fragili ramificazioni corallinacee tipica dei mari della Bretagna e dell’Irlanda. Essiccata e macinata quest’alga è ricca di sali minerali, il cui apporto favorisce la sintesi del collagene e dell’elastina, stimolando le cellule osteopoietiche, coinvolte nella formazione di ossa e denti e utili per mantenere una buona elasticità dei tessuti connettivi.

Il litotamnio, è un alimento altamente alcalino che aiuta a ridurre l’acidità gastrica e contrasta la fisiologica tendenza all’acidificazione dell’organismo, ossia la presenza di un’elevata concentrazione di sostanze acide nel sangue.

CURCUMA
Definita dalla medicina ayurvedica come la regina delle spezie, la curcuma aiuta a ripulire il fegato, purificare il sangue e promuove una buona digestione. Ha azione antiossidante e, al contrario di altri antiossidanti, i curcuminoidi della curcumina sembrano essere in grado, non soltanto di neutralizzare i radicali liberi ma anche di prevenirne la formazione (5). Inoltre ha proprietà antinfiammatoria, ma è priva degli spiacevoli effetti collaterali dei farmaci antinfiammatori (6). È usata altresì per la pulizia della pelle e la conservazione degli alimenti.

«La curcuma stimola la produzione di tre enzimi: aril-idrocarburo-idrossilasi, glutatione-S-transferasi, e UDP-glucuronil-transferasi. Questi sono “coltelli” chimici che abbattono le sostanze potenzialmente nocive nel fegato. La curcuma offre una protezione analoga per le persone che stanno assumendo farmaci come il metotressato (antagonista dell’acido folico) e altre forme di chemioterapia, che sono metabolizzati da o attraverso il fegato» (7).

Fonte: https://www.ambrosinaturalmedicine.com › ebooks

Bibliografia:

  1. 24 Jaro Pleva, Ph.D., Mercury Poisoning From Dental Amalgam, Orthomolecular Psychiatry, Volume 12, Number 3, 1983, pp. 184-193
  2. Alfred Stock, The Dangerousness of Mercury Vapor By, Berlin-Dahlem KaiserWilhelm-Institut fuer Chemie (Eingeg. Febr. 9, 1926) Translated by Birgit Calhoun – http://www.stanford.edu/~bcalhoun/AStock.htm
  3. [1] Fonte: FDA – Food and Drug Administration.
    http://www.fda.gov/medicaldevices/productsandmedicalprocedures/dentalproducts/dentalamalgam/ucm171094.htm#1
  4. Travieso L, Canizares RO, Borja R. et al. Heavy metal removal by microalgae. Bull Environ Contam Toxicol 1999; 62: 144-151.
  5. Panahi et al. Antioxidant and antiinfiammatory effects of curcuminoid-piperine combination in subjects with metabolic syndrome: A randomized controlled trial and an update meta analysis. Clin Nutr 2015 Jan 7: S0261-5614(15)00002-3.
  6. Illuri R. et al. Anti-infiammatory activity of Polysaccharide Fraction of Curcuma longa (NR-INF-02). Antiinflamm Antiallergy Agent Med Chem 2015 Apr 7.
  7. Duke JA. Dr. Duke’s Essential Herbs: 13 vital herbs you need to disease-proof your body, boost your energy, lengthen your life. Emmaus, Pennsylvania: Rodale Press; 1999.
  8. Università degli Studi di Trento. http://www.ing.unitn.it/~colombo/metalli_pesanti/mercurio.html
  9. FDA (Food and Drug Administration). http://www.fda.gov/medicaldevices/productsandmedicalprocedures/dentalproducts/ucm171094.htm#3
  10. https://www.studioavesanifederico.it/letture-consigliate/letteratura-amalgama-3

La quercetina è una molecola straordinaria con capacità molecolari protettive molto interessanti. Si potrebbe dire che la quercetina aiuta il corpo a fare pulizia, ossia ad eliminare cellule e strutture subcellulari danneggiate che nel tempo possono peggiorare la funzionalità della cellula. Per questo si tratta di una molecola così importante in un approccio pro-longevity.

Il nome “quercetina” (attribuitole già nel lontano 1857) non è certo casuale. Deriva infatti da “quercetum” (bosco di querce), a sua volta riferito al Genere botanico Quercus – piante che ne vantano concentrazioni abbondanti. Si trova in molti frutti, verdure, foglie, semi, cipolle rosse e cavoli, ma soprattutto nei capperi, cosa che li rende, oltre che appetitosi, un alimento interessante da aggiungere alla nostra alimentazione.

QUERCETINA: una molecola che elimina le cellule vecchie

La QUERCETINA agisce come un potente antiossidante nel corpo, proteggendo le cellule dai danni causati dai radicali liberi. Inibisce la produzione di sostanze chimiche pro-infiammatorie, come le citochine, e inibisce l’attività di enzimi che promuovono l’infiammazione. Da sollievo all’infiammazione cronica nel corpo e allevia i sintomi associati a malattie infiammatorie come l’artrite. Diminuisce la produzione di istamina, agendo come un antistaminico naturale. Riduce quindi i sintomi legati all’allergia quali riniti, bruciore e pizzicore a occhi, naso e gola.

A livello clinico, è utilizzata per la sua azione senolitica: infatti, contrasta l’accumulo di cellule senescenti, ovvero le cellule che hanno smesso di riprodursi, ma restano vive e attive metabolicamente; sono le cosiddette cellule zombie, una vera e propria “zavorra cellulare”, poiché concorrerebbero a creare un microambiente infiammatorio.

Nel dettaglio, è stato riscontrato che le cellule senescenti sono incapaci di riprodursi per via dell’erosione dei telomeri (i “cappucci” protettivi dei cromosomi), dei danni al DNA, di mutazioni epigenetiche o della disfunzione mitocondriale.

Tuttavia, sono in grado di secernere chemochine, citochine, fattori di crescita e metalloproteinasi della matrice: si tratta di molecole infiammatorie che hanno effetti di deterioramento organico multiplo.

Inoltre, come abbiamo visto, queste cellule sono definite “zombie”, perché hanno anche la capacità di trasformare le cellule vicine da vitali in senescenti, diffondendo l’infiammazione.

A proposito di infiammazione: uno dei famosi hallmarks o segni dell’invecchiamento è proprio la presenza di uno stato infiammatorio cronico, ossia l’inflammaging, che riduce l’efficienza delle difese immunitarie.

Uno studio preclinico condotto nel 2018 presso la Mayo Clinic di Rochester (Senolytics improve physical function and increase lifespan in old age) (1) ha dimostrato che l’eliminazione delle cellule senescenti nei topi anziani inverte alcuni effetti dell’invecchiamento e aumenta la durata della vita.

Tra gli attivi con effetto senolitico, dalle evidenze scientifiche degli studi (2) condotti da James Kirkland e dal gruppo della Mayo Clinic emerge anche la quercetina.

Oltre a questa azione “zombie killer”, la quercetina riduce i livelli di infiammazione, i livelli della pressione arteriosa e c’è anche un bellissimo studio proprio del 2024 (3) in cui si evidenzia un’azione positiva sulla BPCO, un particolare tipo di bronchite cronica dovuta soprattutto dal fumo, molto frequente e che pesa molto sui sistemi sanitari di tutto il mondo.

Le proprietà antiossidanti della quercetina contribuiscono a contrastare l’accumulo dei radicali liberi, uno scarto della produzione energetica che avviene all’interno delle cellule, nei mitocondri (4); i radicali liberi sono responsabili dello stress ossidativo, una condizione di squilibrio che concorre ad accelerare l’invecchiamento (5).

La caratteristica della quercetina è la presenza, nella sua struttura chimica, di gruppi fenolici che consentono al composto di funzionare da antiossidante (6):

  • Agisce come scavenger(cioè spazzino) di radicali dell’ossigeno e dell’azoto: in pratica, è in grado di trasformare queste specie in composti non radicalici e privi di tossicità.
  • Attiva il fattore di trascrizione Nrf2, che promuove l’espressione di una vasta gamma di geni antiossidanti.
  • Aumenta l’espressione di PON2, un enzima che protegge le cellule dallo stress ossidativo. ossidativo
  • Induce la sintesi del glutatione, un antiossidante.
  • Aumenta l’espressione di enzimi antiossidanti, per esempio superossido dismutasi, catalasi, glutatione perossidasi ed eme ossigenasi.

Oltre a ciò, molti studi in vivo e in vitro hanno mostrato che la quercetina possiede anche capacità antinfiammatorie e immunostimolatorie (7).

Grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, la quercetina esercita diversi effetti biologici (8):

  • Contribuisce a prevenire il danno delle cellule del miocardioe a proteggere il cuore dalla disfunzione cardiaca.
  • Concorre a prevenire le malattie neurodegenerative.
  • Riduce la tossicitàdi alcuni agenti farmacologici e non.
  • Contribuisce a migliorare la fibrosi polmonareidiopatica e il danno polmonare acuto.
  • Ha un ruolo nella prevenzione del diabete di tipo II.
  • Concorre a migliorare l’osteoartrite.

QUERCETINA: una molecola che elimina le cellule vecchie

QUERCETINA E LONGEVITA’

La quercetina fa parte degli “eroi della longevità”, cioè le sostanze che regolano a livello delle cellule i fattori o hallmarks dell’aging, concorrendo a colmare eventuali micro carenze nutrizionali, sostenendo il metabolismo cellulare e fornendo alle cellule gli strumenti indispensabili alla riparazione e alla difesa nel tempo. Infatti, oltre alle buone abitudini e allo stile di vita sano di cui parlavamo, è fondamentale una integrazione alimentare pro-longevity.

Per garantire a noi stessi una longevità in salute, è necessario tutelare la salute delle nostre cellule, intervenendo su tre livelli:

  1. Difesa e protezione delle cellule, per fornire loro gli elementi necessari alla riparazione del DNA e ridurre i fattori responsabili dei danni ossidativi.
  2. Riparazione, per limitare l’inflammaging e contrastare l’insorgenza di disturbi cronici.
  3. Rinnovamento, per favorire l’eliminazione delle componenti cellulari danneggiate e senescenti e migliorare l’efficienza della produzione di energia a livello mitocondriale.

In associazione ad altri attivi della salute, la quercetina può essere introdotta come integrazione a un’alimentazione bilanciata, in quantità adeguate alle proprie personali esigenze nutrizionali.

QUERCETINA: VANTAGGI PER OCCHI E VISTA

I bioflavonoidi come la quercetina hanno particolare efficacia anche sul benessere dell’apparato visivo (9), e questo in molteplici modi:

  • Agendo sui bastoncelli, i fotorecettori della retina deputati alla visione in condizioni di scarsa luminosità, migliorano la visione crepuscolare e riducono la sensibilità all’abbagliamento.
  • Costituiscono preziosi coadiuvanti nel contrasto dei disturbi di origine ipertensiva e diabetica nei confronti della retina.
  • Contribuiscono al rallentamento della miopia evolutiva.
  • Contribuiscono a contrastare le patologie degenerative della macula.

Per tutte queste ragioni, la quercetina è spesso inserita tra gli ingredienti degli integratori alimentari per occhi. Tali integratori rappresentano senz’altro un’importante risorsa per incrementare gli apporti di molti nutrienti fondamentali per il benessere della propria vista (e del resto dell’organismo).

EFFETTO SULLA ALDOSOREDUTTASI

E’ noto che l’iperglicemia è correlata a lungo andare con disturbi a carico del cristallino (opacizzazione del cristallino-cataratta), dei reni, della retina e dei nervi. Tali disturbi sono correlati alla trasformazione dell’eccesso di glucosio ematico in composti della glicosilazione avanzata, capaci di danneggiare specifici tessuti dell’organismo. E’ stato dimostrato che la quercetina inibisce l’aldosoreduttasi, che è il primo enzima che interviene nel metabolismo dei polioli (zuccheri come il sorbitolo) in grado di provocare tali danni, in particolare opacizzazione del cristallino.

BENEFICI PER LA PROSTATA

In uno studio prospettico intitolato “Gut microbiome and chronic prostatitis/chronic pelvic pain syndrome (10) l’indice dei sintomi della prostatite cronica (CPSI) è migliorato di 2,7 punti rispetto a 1,5 del placebo. Questo effetto sui sintomi urinari suggerisce un potenziale utilizzo della quercetina nell’ipertrofia prostatica benigna.

Secondo un altro studio intitolato “Quercetin inhibits prostate cancer by attenuating cell survival and inhibiting anti-apoptotic pathways” (11), la quercetina può avere una sorta di effetto anti-cancro sulla prostata grazie alla modulazione dei percorsi ROS, Akt e NF-κB. Potrebbe dunque essere utilizzata come opzione chemiopreventiva, oppure in combinazione ai farmaci chemioterapici, per migliorare i risultati clinici dei pazienti affetti da cancro alla prostata.

UERCETINA: una molecola che elimina le cellule vecchie

RUOLO NELLE ALLERGIE e NEI PROCESSI INFIAMMATORI

Tale azione sarebbe legata alla presenza dei gruppi ossidrilici presenti nella quercetina. Il meccanismo d’azione sembra correlato alla sua capacità di inibire la degranulazione delle mast cells, dei basofili e dei neutrofili. Questo potrebbe suggerire il suo impiego nel trattamento fisiologico di allergie, come la febbre da fieno.
La quercetina potrebbe inoltre inibire la liberazione di istamina e di altri mediatori delle reazioni allergiche, fungendo da stabilizzatore delle membrane cellulari, che diventano così meno sensibili agli allergeni. La quercetina, al pari di altri bioflavonoidi, secondo alcuni ricercatori é in grado di agire direttamente sul sistema a cascata dei mediatori dell’infiammazione, prostaglandina-cicloossigenasi e lipoossigenasi, senza peraltro mostrare i classici effetti collaterali a livello gastrico associati alla somministrazione dei Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (anzi favorendo eventualmente la cessazione del sanguinamento e la successiva cicatrizzazione).

QUERCETINA IN ONCOLOGIA (12)

La quercetina è una sostanza dotata di effetti ormetici: a basse concentrazioni è responsabile di un determinato effetto biologico mentre ad alte concentrazioni è responsabile dell’effetto biologico opposto. Generalmente a basse concentrazioni funzione come antiossidante proteggendo le cellule dai danni dei radicali (effetto cancro protettivo) mentre ad alte concentrazioni funziona come pro-ossidante con conseguente citotossicità a livello delle cellule tumorali (13).

Gli effetti anti-cancro della quercetina si basano sulla sua capacità di (14, 15):

  • ridurre la proliferazione cellulare
  • indurre l’apoptosi delle cellule cancerose, ossia la morte cellulare programmata mediante l’attivazione di p53, l’aumento delle molecole pro-apoptotiche come Bax, caspase-3, caspase-9 e la riduzione di agenti anti-apoptotici come survivin e Bcl-2
  • causare l’arresto del ciclo cellulare delle cellule tumorali mediante la sottoregolazione della chinasi CDK1, della ciclina B1 e mediante la sovraregolazione di p21, p27, p53 e chk2
  • inibire i processi mitotici modulando l’attività di diverse chinasi
  • sottoregolare in maniera significativa l’attivazione della via di segnalazione PI3K/Akt che gioca un ruolo importante nello sviluppo del cancro e nella chemioresistenza.
  • prevenire le metastasi riducendo la secrezione di VEGF, i livelli di MMP e riducendo la produzione di N-caderina e vimentina, molecole che aumentano la capacità di migrazione delle cellule tumorali
  • bloccare la segnalazione del recettore degli androgeni

La quercetina è in grado di potenziare l’effetto delle terapie anticancro, sia chemio che radioterapia, rendendo le cellule tumorali più sensibili e proteggendo le cellule sane. Questo effetto è stato osservato soprattutto in caso di terapia con irinotecan, fludarabina, platino, doxorubicina, ciclofosfamide, docetaxel (14).

QUERCETINA UN’ALLEATA PER LA PELLE

La quercetina contrasta fortemente l’invecchiamento cutaneo. La quercetina contribuisce a ridurre i danni cutanei causati dai raggi solari, una delle prime cause della comparsa di inestetismi, macchie e rughe. Infatti, un’eccessiva esposizione al sole, porta al formarsi i radicali liberi. I radicali liberi sono  sostanze che alterano e danneggiano la struttura della sintesi di collagene ed elastina nella pelle, provocando appunto un invecchiamento precoce a livello cutaneo. La quercetina aiuta a proteggere dagli effetti negativi delle radiazioni solari e da vari altri problemi legati all’età, compresi i problemi degenerativi, per i quali è in corso la ricerca scientifica.

STUDI TOSSICOLOGICI: Le ricerche tossicologiche confermano che l’integrazione , con Quercetina fino a 200 mg al giorno è sicura.

Negli integratori alimentari e nutrizionali la quercetina è presente in dosi variabili (da 100mg a 500mg) e generalmente sotto forma dell’aglicone (mentre con gli alimenti viene introdotta nella forma glicosidica); in eventuale associazione ad altri attivi (vitamina C, carotenoidi, acido lipoico, SOD, minerali come lo zinco) per un effetto antiossidante potenziato. Gli integratori specifici con azione immunomodulante sono rappresentati con formule complete di associazioni tra estratti botanici ricchi di quercetina ed altri attivi con azione antiossidante e cellulo-protettiva, antimicrobica ed immunostimolante – come il sambuco nero, l’echinacea, i frutti rossi e neri (il cosiddetto gruppo del mirtillo), i beta-glucani dai funghi cinesi o dal Saccharomyces sp., vitamine e minerali con azione di supporto.

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno:  Quercetina per problemi respiratori, herpes, virus, infiammazioni cutanee.
  2. Erboristeria Arcobaleno: Quercetina e ricerca biomedica

Bibliografia

  1. https://www.nature.com/articles/s41591-018-0092-9
  2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28869295/
  3. La quercetina migliora la rigenerazione epiteliale delle cellule basali delle vie aeree dei pazienti con BPCO https://respiratory-research.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12931-024-02742-0
  4. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25149212/
  5. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16574059/
  6. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30901869/
  7. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4808895/
  8. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30901869/
  9. Pawlowska E. et al. “Dietary Polyphenols in Age-Related Macular Degeneration: Protection against Oxidative Stress and Beyond” Hindawi Oxidative Medicine and Cellular Longevity 2019
  10. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28217695/
  11. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29898731/
  12. https://www.artoi.it/quercitina-e-bioflavonoidi/
  13. Nutr Rev. 2010 Jul. Hormesis and synergy: pathways and mechanisms of quercetin in cancer prevention and management. Vargas AJ, Burd R.
  14. International Journal of Molecular Sciences. The Anti-Cancer Effect of Quercetin: Molecular Implications in Cancer Metabolism. Marjorie Reyes-Farias, Catalina Carrasco-Pozo
  15. 2019 May 6. Fisetin and Quercetin: Promising Flavonoids with Chemopreventive Potential. Kashyap D, Garg VK, Tuli HS, Yerer MB, Sak K, Sharma AK, Kumar M, Aggarwal V, Sandhu SS.
  16. Erboristeria Arcobaleno: Perché il corpo cambia con il tempo

 

Le allergie sono una risposta del sistema immunitario nei confronti di agenti estranei, i cosiddetti allergeni, che possono essere, ad esempio: pollini, polvere, spore, muffe, determinati tipi di cibo, diversi tipi di materiali, acari o insetti, che alcune volte l’organismo non tollera. In base a come si entra in contatto con l’allergene, si manifesta una reazione anomala ed eccessiva che provoca diversi disturbi. 

L’allergia primaverile più diffusa in Europa è la pollinosi, l’allergia ai pollini che circolano e si diffondono liberamente nell’aria durante la fioritura delle piante. Quest’allergia provoca, nei soggetti più sensibili, delle irritazioni alle prime vie respiratorie e alla mucosa congiuntivale.

Negli ultimi anni, il numero di persone che soffrono di rinite allergica sono aumentate, e le cause sono diverse. «Secondo i dati raccolti dall’EFA (European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients’ Associations) più del 30% della popolazione europea soffre di allergie respiratorie. Tra i fattori di rischio possiamo annoverare l’inquinamento ambientale, la presenza di casi di allergie nella storia familiare, l’asma, l’esposizione precoce agli allergeni domestici. Sono soprattutto a rischio quei soggetti che vivono in aree molto inquinate e presentano familiarità per allergie».

I tre moschettieri contro i sintomi allergici

Starnuti, occhi rossi e narici irritate: l’allergia è un’ospite sgradito che entra senza bussare alla porta. A invitarlo a entrare, in un certo senso, è il sistema immunitario, che reagisce in modo spropositato a certe sostanze note come allergeni.

Nell’allergia il sistema immunitario reagisce in modo “esasperato” di fronte ad un “qualcosa” con il quale si è venuti a contatto (attraverso l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, le sostanze e gli oggetti con cui la nostra cute viene a contatto….); il fatto sconcertante è che questo “qualcosa”, chiamato allergene, è assolutamente innocuo per i più ma, inspiegabilmente, risulta essere dannoso per l’allergico. Ciò che è importante chiarire è che l’allergia, qualunque sia l’allergene, ovunque sia il suo sito d’ingresso nell’organismo (bocca, naso, cute…) e qualunque sia l’organo o il tessuto sul quale la reazione esasperata si manifesta, non è mai una problematica localizzata ma è sempre una problematica sistemica, coinvolgente perciò l’intero organismo.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che, sebbene si evidenzi con sintomi localizzati (congiuntivite allergica, dermatite atopica, rinite, asma, ecc.) apparentemente scollegati tra loro, l’allergia ha sempre e comunque un’origine sistemica, che sta alla base di tutte le sue manifestazioni.

ALLA BASE DI TUTTO: IL DISEQUILIBRIO DELLA “BILANCIA” IMMUNITARIA

I tre moschettieri contro i sintomi allergici

Gli allergeni inducono il sistema immunitario a produrre una particolare classe di anticorpi: le immunoglobuline di tipo E (IgE). L’ipersensibilità IgE-mediata è infatti una caratteristica di tutte le problematiche allergiche. Alla base di questo comportamento immunitario vi è un disequilibrio nella differenziazione delle cellule che funzionano come i “registri” della risposta difensiva, i linfociti T helper. I T helper (Th) sono suddivisi in due sottogruppi con funzioni specifiche, i Th1 e i Th2, tra loro antagonisti. Il cardine dell’efficienza immunitaria, e quindi della salute, dell’individuo ha le sue basi nell’equilibrio tra Th1 e Th2.

Per svariati fattori (mancato o scarso allattamento al seno, vaccinazioni, uso di farmaci, soprattutto antibiotici, alimentazione ricca di zuccheri e proteine animali, ecc.), questo equilibrio può venire a mancare, privilegiando un orientamento immunitario, oppure l’altro. Lo sbilanciamento immunitario verso Th2 è una caratteristica che predispone l’individuo all’allergia. I Th2 sono infatti legati all’attivazione e alla differenziazione dei linfociti B, produttori di IgE, gli anticorpi dell’allergia.

IL TRATTAMENTO DELLE ALLERGIE CON LA MEDICINA CONVENZIONALE
L’incremento della casistica delle allergie è stato accompagnato da un aumento del numero di individui sottoposti a cura farmacologica. Purtroppo, uno dei maggiori “difetti” della medicina moderna è la costante presenza nei farmaci di effetti collaterali secondari, più o meno fastidiosi e, addirittura, più o meno pericolosi per la salute stessa di chi li assume. In particolare, nelle patologie croniche, quali le affezioni allergiche, le conseguenze di un’assunzione continuativa possono essere pesantissime per la salute generale dell’individuo.

Inoltre l’approccio ufficiale si occupa di contenere i sintomi senza trattare invece le cause che hanno portato all’iper-reattività allergica dell’individuo: ciò porta alla non risoluzione della problematica e all’utilizzo di molti farmaci per curare i tanti sintomi che si manifestano…con la conseguenza di molteplici effetti collaterali! Le classi di farmaci maggiormente utilizzate in tal senso sono gli antistaminici, gli stabilizzatori di membrana, i β2 stimolanti/adrenergici, i cortisonici e gli antileucotrienici. Gli antistaminici, sia di prima che di seconda generazione, presentano numerosi effetti collaterali: la sedazione, che limita fortemente la qualità di vita del paziente, è uno di questi, l’effetto “rimbalzo”, all’interruzione del farmaco, è un altro, molto comune.

Altri effetti collaterali sono: dolori gastrici, secchezza delle fauci, delle mucose nasali e della gola, vertigini, nervosismo, irrequietezza ed aumento di peso, per non parlare del rischio di una forma di aritmia che può evolvere in quella che viene chiamata “torsione di punta”, un’aritmia potenzialmente letale.

Ricchi di effetti collaterali sono anche gli stabilizzatori di membrana: broncospasmo, tosse, affanno, edema laringeo, tumefazione e dolori articolari, angioedema, mal di testa, rushes cutanei, nausea, sapore cattivo in bocca, oltre al fatto che risultano insufficienti per contenere i sintomi se utilizzati da soli e necessitano perciò dell’associazione con i cortisonici e/o gli antistaminici. Gli effetti avversi dei β2 stimolanti/adrenergici sono tali e tanti che si dovrebbe veramente utilizzarli in extremis, solo nei casi di effettivo bisogno del paziente. Tra i maggiori effetti collaterali di tali farmaci ricordiamo: euforia, tachicardia, insonnia, nervosismo, agitazione, ansietà a cui si aggiungono, ben più gravi, nausea, vomito, cefalee, aumento della pressione sanguigna, ictus cerebrale e infarto cardiaco (in particolare, questi farmaci devono essere usati con estrema cautela dai cardiopatici).

I cortisonici, purtroppo ampiamente utilizzati per la loro efficacia nel “mascherare” i sintomi, danno, ahimè, ritenzione idrica, gonfiore del viso, aumento della peluria, insonnia, aumento dell’appetito. Il protrarsi della cura può portare ad incremento di peso, riduzione della massa muscolare, iperglicemia, osteoporosi, ulcere gastriche, psicosi, cataratte, glaucoma, ritenzione di sodio e perdita di potassio, ipertensione arteriosa, micosi ed infezioni.

Con questi presupposti, assume importanza vitale un eventuale approccio alternativo costituito da rimedi naturali e stile di vita, con lo scopo, da una parte di diminuire la reattività dell’organismo e lo stato infiammatorio sistemico cronico (legato allo squilibrio verso Th2), dall’altra, un’azione diretta locale volta ad evitare i fastidi del processo infiammatorio (innescato dal contatto con l’antigene); tutto ciò, senza controindicazioni ed effetti collaterali.

I tre moschettieri contro i sintomi allergici
LA NATURA TI AIUTA IN CASO DI ALLERGIA
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Per contrastare nell’IMMEDIATO i fastidi dovuti al rilascio di istamina, la natura ha messo a disposizione dei rimedi naturali che aiutano a prevenire i sintomi dell’allergia, in particolare quella stagionale. Si tratta di alimenti, erbe, spezie che danno sollievo in caso di riniti e allergie.

CAMU CAMU (Myrciaria dubia) (1)

Il Camu Camu è un frutto a polpa gialla avvolto da una buccia rossa, che cresce su un arbusto presente nella foresta Amazzonica peruviana e in parte di quella brasiliana. E’ il frutto che contiene in assoluto il maggior quantitativo di vitamina C, associato alla presenza di aminoacidi, altri micronutrienti e bioflavonoidi, utili ad integrare un’alimentazione sregolata. La vitamina C è un potente antistaminico naturale, utile in caso di allergia stagionale. Inoltre la vitamina C si trova in moltissimi alimenti come: arance, kiwi, limoni, pompelmo, spinaci, pomodori, lattuga, peperoni, carote, broccoli, cavolfiori, fragole. Oltre alla propria azione di antistaminico che aiuta a combattere l’allergia stagionale, la vitamina C è coinvolta in altre funzioni dell’organismo, ad esempio nel contrastare i radicali liberi e nella sintesi del collagene. Numerosi studi hanno infatti evidenziato che causa principale dell’infiammazione respiratoria collegata ad asma ed allergie è l’eccessiva produzione di ROS, i processi ossidativi. Bisogna cercare di contrastare infiammazioni ed iperattività delle vie aeree con antiossidanti quali la vitamina C. L’argomento è stato ben sintetizzato dal recente studio pubblicato sulla rivista Journal of Thoracic Disease (Jingjing Qu et al.,2017)

MGDK (2)

MGDK è formulato con una particolare materia prima: si tratta di Aquamin® Mg, una fonte di magnesio altamente biodisponibile. Oltre al magnesio contiene anche una parte di Calcio e altri sali minerali, diventando così un complesso di micronutrienti molto completo. Secondo alcuni studi, aumentare l’assunzione quotidiana di Magnesio con l’alimentazione o con un’integrazione mirata, aiuta a controllare la produzione di istamina e quindi a contenere le manifestazioni allergiche (Undurti N. Das, 2016). Gli studiosi affermano che, assumendo regolarmente il magnesio, il corpo diminuisce la produzione di istamina, che ha un ruolo fondamentale nella risposta allergica. Si è visto che se nel corpo c’è presenza di magnesio, l’istamina circola in maniera minore.

PERILLA

La Perilla è ottima come rimedio naturale contro le allergie e le infiammazioni. La Perilla agisce attivamente modulando il livello di immunoglobuline E (IgE) che si elevano naturalmente in caso di reazione allergica: i semi sono risultati particolarmente efficaci nelle malattie infiammatorie, dermatiti, psoriasi, asma e, appunto, allergie. La Perilla è un alimento tradizione giapponese, con un uso consolidato da secoli, è un utile integratore per la risoluzione dei comuni disturbi allergici, tanto in prevenzione che in fase acuta. Valido aiuto contro gli allergeni da casa. La formulazione RENACO in ALERGASIL rappresenta un prodotto innovativo nel campo degli integratori per allergie, progettato per offrire un sollievo naturale e efficace a chi soffre di reazioni allergiche. La sua formula in gocce lo rende facile da usare e rapidamente assorbibile, garantendo un’azione veloce e mirata. Questo integratore è ideale per chi cerca una soluzione pratica e non invasiva per gestire i sintomi delle allergie, come prurito, starnuti e congestione nasale, contribuendo a migliorare la qualità della vita quotidiana.

ALERGASIL, arricchito con estratti di piante selezionate dalla Renaco, rappresenta un’eccellenza nel settore degli integratori. Questa formulazione unica combina i benefici di diverse piante con proprietà note per il supporto al sistema immunitario e la gestione delle allergie. L’integratore Alergasil con piante Renaco è particolarmente indicato per chi cerca un approccio naturale e olistico alla salute, offrendo un aiuto concreto nel contrastare i disturbi allergici e nel promuovere il benessere generale dell’organismo.

Come si assume: prevenzione adulti: 10 gocce al mattino e 10 gocce alla sera. Prevenzione bambini: 5 gocce al mattino e 5 gocce alla sera. Trattamento adulti: 20 gocce al mattino e 20 gocce alla sera. Trattamento bambini: 10 gocce al mattino e 10 gocce alla sera.

I tre moschettieri contro i sintomi allergici

IN PREVENZIONE: MICOTERAPIA

La Micoterapia può dare un supporto efficace all’infiammazione dovuta alle allergie sia in prevenzione che in fase acuta grazie all’utilizzo sinergico di cinque funghi medicinali presenti in unico prodotto: MICO-FIVE composto da  Reishi (Ganoderma lucidum), Shiitake (Lentinula edodes), Maitake (Grifola frondosa), AbM (Agaricus blazei Murrill) e Chaga (Inonotus obliquus) tutti in un unico prodotto che è MICO-FIVE.

Mico-Five è una sinergia di funghi terapici provenienti da agricoltura biologica. Mico-Five utilizza solo lo sporoforo (carpoforo o corpo fruttifero) dei funghi, coltivati su un substrato 100% biologico. Ogni capsula contiene 475,2 mg di estratti concentrati (standardizzati a 12:1) di funghi medicinali, selezionati meticolosamente per la loro ricchezza in biomolecole attive.

Questo integratore alimentare unico è formulato con estratti puri e altamente concentrati di Reishi, Maitake, Shiitake, AbM e Chaga. Mico-Five è ricco di nutrienti come ß-1,3/1,6-D-glucani (grifolano, lentinano…) e composti triterpenoidi come l’acido ganoderico.  La qualità è assicurata da un’etichettatura dettagliata della composizione in molecole bioattive, offrendo così una trasparenza senza eguali sul mercato.

Mico-Five combina funghi medicinali con proprietà che supportano  il sistema immunitario e modulano la risposta infiammatoria.

Nelle malattie allergiche (asma, rinite, raffreddore da fieno, ecc), infiammatorie ed autoimmuni (tiroidite di Hashimoto, morbo di Basedow, artrite reumatoide, sindrome di Sjögren, ecc..) l’utilizzo di Reishi (Ganoderma lucidum), Shiitake (Lentinula edodes), Maitake (Grifola frondosa), AbM (Agaricus blazei Murrill) e Chaga (Inonotus obliquus)  svolge un’azione decisiva, grazie ad un’ottima interazione reciproca.Lavorando insieme, questi cinque Funghi Medicinali riescono a fronteggiare in modo efficace sia i sintomi sia le cause delle varie patologie allergiche, senza causare effetti collaterali.

Esami di laboratorio dimostrano che con Reishi, Agaricus e Shiitake i valori relativi all’allergia e all’infiammazione tornano rapidamente alla normalità. Generalmente in 3-4 mesi nelle forme più recenti e in tempi un po’ più lunghi in quelle di vecchia data, si ottengono miglioramenti significativi con la riduzione o anche l’eliminazione delle IgE patologiche e della sintomatologia allergica e infiammatoria.

REISHI (GANODERMA LUCIDUM)

Il Reishi è un valido alleato nel trattamento delle malattie allergiche per almeno tre ragioni (Powell, 2006):

  • Riduce ed elimina gli anticorpi patologici le IgE.
  • Contiene i terpenoidi, che hanno potenti proprietà antinfiammatorie cortison like.
  • Svolge un’interessante azione antistaminica grazie alla presenza degli acidi ganoderici C1, C2 e D, il ciclo-otto-solfuro e l’acido oleico, isolati e scoperti per la prima volta nel 1988 dal farmacologo giapponese Kenji Tasaka dell’Università di Okayama (Tasaka, 1988a e 1988b).

SHIITAKE (LENTINULA EDODES):

  • Ripopola la flora batterica grazie alla presenza di trealosio,
  • Elimina i germi intestinali patogeni grazie alla presenza di beta-glucani (Bae, 1997)
  • È un eccellente probiotico che, regolarizzando l’intestino, agisce sulle cause che provocano le più frequenti allergie.
  • Ha un duplice effetto positivo: mentre nell’intestino si ricrea un ambiente favorevole allo svolgimento dei normali processi metabolici, l’organismo diventa nuovamente capace di elaborare la giusta reazione immunitaria (Mizuno, 2009).

MAITAKE (GRIFOLA FRONDOSA).

  • Modula il sistema immunitario: il Maitake contiene beta-glucani, polisaccaridi che possono aiutare a regolare la risposta immunitaria, potenzialmente riducendo reazioni allergiche eccessive.
  • Ha azione antinfiammatoria: può contribuire a ridurre l’infiammazione associata alle allergie stagionali o alimentari.
  • E’ di supporto contro le allergie respiratorie: alcuni studi suggeriscono che i funghi medicinali, compreso il Maitake, potrebbero aiutare a bilanciare il sistema immunitario in caso di allergie respiratorie come la rinite allergica.

ABM (AGARICUS BLAZEI MURRILL)

  • L’AbM è ricco di beta-glucani, che aiutano a bilanciare il sistema immunitario, riducendo l’iperattivazione tipica delle allergie.
  • Può favorire un’azione antistaminica naturale, contrastando la produzione eccessiva di istamina, che è responsabile di sintomi come starnuti, prurito e congestione nasale.
  • Riduce l’infiammazione delle vie respiratorie, migliorando condizioni come la rinite allergica e l’asma allergica.
  • Potrebbe diminuire la produzione di IgE, gli anticorpi coinvolti nelle reazioni allergiche.
  • Alcuni studi indicano che l’AbM potrebbe essere utile nel migliorare la funzione polmonare e la resistenza alle infezioni respiratorie, spesso aggravate dalle allergie.

CHAGA (INONOTUS OBLIQUUS).

  • Il Chaga aiuta a bilanciare la risposta immunitaria, evitando reazioni eccessive agli allergeni stagionali come pollini, polvere e muffe.
  • Può ridurre la produzione di IgE, gli anticorpi coinvolti nelle reazioni allergiche.
  • Contiene betulina e acido betulinico, noti per il loro potere antinfiammatorio, utile per contrastare congestione nasale, prurito e gonfiore delle vie aeree.
  • Può ridurre l’infiammazione dei bronchi, aiutando chi soffre di asma allergica.
  • Il Chaga è ricco di polifenoli e superossido dismutasi (SOD), che combattono lo stress ossidativo causato dalle allergie e rinforzano il sistema immunitario.
  • Può aiutare a proteggere le mucose respiratorie e ridurre la produzione eccessiva di muco.
  • Utile anche per chi soffre di sinusite cronica legata alle allergie.

Per le allergie stagionali, l’ideale è iniziare l’assunzione di Mico-Five almeno 1-2 mesi prima del periodo critico. Questo permette al sistema immunitario di modulare gradualmente la risposta agli allergeni e ridurre l’infiammazione.

TEMPISTICHE CONSIGLIATE:

  • Allergie primaverili (pollini, graminacee): Iniziare a gennaio-febbraio
  • Allergie estive (ambrosia, parietaria): Iniziare ad aprile-maggio
  • Allergie autunnali (muffe, acari): Iniziare a luglio-agosto

Altri articoli:

  1. Erboristeria Arcobaleno: Allergie e rimedi fitoterapici
  2. Erboristeria Arcobaleno:  Allergie e Oligoelementi
  3. Erboristeria Arcobaleno:  I tre moschettieri contro i sintomi allergici
  4. Erboristeria Arcobaleno:  Approccio naturale alle allergie
  5. Erboristeria Arcobaleno:  Reishi contro le allergie
  6. Erboristeria Arcobaleno:  Gli enzimi alimentari nel trattamento di allergie e Candida
  7. Erboristeria Arcobaleno:  Il benessere nella stagione allergica
  8. Erboristeria Arcobaleno: Funghi: una sinfonia biochimica per l’equilibrio del sistema immunitario
  9. Erboristeria Arcobaleno: Combattere i sintomi dell’allergia in modo naturale e senza effetti collaterali…ora si può
  10. Erboristeria Arcobaleno: Perilla, Boswellia e Reishi contro le allergie stagionali

BIBLIOGRAFIA

  1. Undurti N. Das (2016) Beneficial action of magnesium sulfate in bronchial asthma: how and why?  The American journal of emergency medicine, 2016.
  2. T Purnawan, ID Saputro , AS Budi (2014) The effect of 3000 mg vitamin c infusion on histamine level of severely burnt patients. Fol Med Ind Vol. 50 No. 2 April – June 2014: 96-99.
  3. Bae EA, Kim DH, Han MJ. (1997): “Effect of Lentinus edodes on the growth of intestinal lactic acid bacteria.” Arch Pharmac Res, 20: 443-447.
  4. Ellertsen LK and Hetland G. (2009): “An extract of the medicinal mushroom Agaricus blazei Murill can protect against allergy.” Clinical and Molecular Allergy, 7: 6.
  5. Mizuno M, Nishitani Y, Hashimoto T, Kanazawa K. (2009): “Different suppressive effects of fucoidan and lentinan on IL-8 mRNA expression in in vitro gut inflammation.” Bioscience, biotechnology, and biochemistry, 73(10): 2324- 2325.
  6. Powell M. (2006): “The Use of Ganoderma lucidum in the management of his- tamine-mediated allergic responses.” Collin J, Brown L. (Eds.): Townsend Letter for Doctors and Patients. Seattle, Washington, Consolidated Press, pp. 26-30.


Le piante medicinali utilizzate dalla medicina popolare stanno ricevendo sempre più attenzione a livello mondiale per la prevenzione, gestione e trattamento di numerose problematiche, come coadiuvanti ai farmaci chimici. L’analisi del loro potenziale terapeutico è quindi fondamentale per comprenderne la bioattività. Tra queste, Astragalus membranaceus è una tra le più interessanti per i numerosi effetti benefici sulla salute.

L’impiego dell’Astragalo nei moderni integratori trova spazio per la presunta capacità di:

  • Potenziare il sistema immunitario;
  • Aiutare a combattere le infezioni;
  • Produrre effetti antiossidanti e antinfiammatori;
  • Proteggere i reni e il cuore.

Il Ministero della Salute Italiano riconosce l’impiego dell’astragalo per il sostegno alle naturali difese dell’organismo e come rimedio tonico adattogeno 1.

L’astragalo è una pianta che è stata usata nella medicina tradizionale cinese per secoli e i cui benefici sono tuttora oggetto di studio da parte della comunità scientifica. L’astragalo ha proprietà anti-invecchiamento, antinfiammatorie ed è soprattutto nota per l’azione di potenziamento del sistema immunitario. Si ritiene che l’astragalo prolunghi la vita e sia usato per trattare un’ampia varietà di disturbi, come affaticamento, allergie e raffreddore. Viene anche usato contro le malattie cardiache, il diabete e altre condizioni patologiche.

Contrastando la stanchezza e fortificando le difese, Astragalo è considerato il rimedio ideale per le persone spossate che tendono ad ammalarsi frequentemente, deboli soprattutto a livello respiratorio. Inoltre, l’uso di queste radici è estremamente sicuro e privo di effetti avversi, quindi la medicina cinese consiglia la pianta anche per lunghi periodi e nei secoli l’ha inserita in un elevato numero di ricette tradizionali rinvigorenti: grazie alla sua maneggevolezza, Astragalo supera per impiego perfino il notissimo Ginseng.

La sua azione tonica si esprime anche sul piano fisico, tutelando l’architettura del corpo: ancora oggi la tradizione medica cinese lo considera un ottimo coadiuvante nei casi di prolasso, varici, emorroidi e diverticolosi. In Occidente, diremmo che Astragalo contribuisce a sostenere le strutture connettive che mantengono gli organi nella loro sede e garantiscono la tenuta di tutti i tessuti.

Astragalo: un'erba antica sempre attuale

Numerosi studi scientifici hanno documentato gli effetti immunomodulanti dell’Astragalo. Citando ricerche recenti (Ma et al., 2013 ; Pan et al., 2019; Sharifi-Rad et al., 2018), è emerso che l’Astragalo agisce su multipli bersagli, confermandosi come un modulatore immunitario efficace.

L’Astragalus Membranaceus (AM) è un’erba medicinale che ha mostrato proprietà immuno-regolatrici in molte malattie infettive. Diversi studi hanno confermato che l’AM ricopre altresì funzioni antivirali, antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali e di protezione cardiovascolare.

L’astragalo (Astragalus membranaceus Bunge), o Huang Qi, (“energia gialla” in riferimento alla sua azione tonica) è una pianta erbacea perenne originaria delle zone montuose della Cina settentrionale, che in genere raggiunge 60-80 cm di altezza. Nella medicina tradizionale Cinese l’Astragalo è considerato la migliore pianta capace di stimolare il Qi, la forza vitale dell’organismo.

La prima citazione viene riportata nel testo cinese di materia medica Shen Nong Ben Cao Jing redatto intorno al 120 A.C. La droga è costituita dalla radice disseccata che si presenta di forma cilindrica, generalmente senza diramazioni, della lunghezza di 30-90 cm e del diametro di 1-3,5 cm.
La corteccia è giallo-bruna, con scanalature longitudinali irregolari e formazioni lenticolari orizzontali. Il tessuto legnoso è duro e di difficile rottura. In sezione trasversale la corteccia appare giallo-biancastra.

Le radici di astragalo appena raccolte affascinano per la varietà di ingredienti interessanti. Particolarmente interessante è il mix specifico di sostanze vegetali secondarie, soprattutto polisaccaridi e astragalosidi. Dietro a questi ultimi ci sono speciali saponine (sostanze amare che formano schiuma) che si trovano esclusivamente nelle radici di tragacanto e che si dice abbiano effetti speciali. La radice contiene anche importanti acidi grassi, aminoacidi e minerali come calcio, ferro e selenio.

Grazie alla presenza di diversi principi attivi (saponine triterpeniche, flavonoidi, amine piogene e polisaccaridi) viene attribuita all’AM l’azione di immuno-stimolante ed antivirale verso le più comuni malattie influenzali stagionali ma anche in patologie più gravi come l’aviaria e l’epatite B. L’Astragalus infatti è in grado di contrastare l’atrofia di organi rilevanti per le difese immunitarie del corpo come milza, timo e linfonodi intestinali e di favorire la capacità fagocitaria e la trasformazione dei linfociti T.

La radice di tragacanto è tradizionalmente utilizzata in Cina per rafforzare il sistema immunitario e migliorare l’energia vitale, il “Qi”. Il tonico (agente rinforzante) dovrebbe aiutare le persone esauste a far fluire di nuovo liberamente la forza vitale nel corpo. Oggi anche l’Occidente gode del potere benefico dell’Astragalus menbranaceus. In qualità di adattogeno naturale, il tragacanto mongolo può migliorare la nostra capacità di adattamento allo stress. Negli ultimi anni, gli scienziati si sono particolarmente interessati al suo effetto immunomodulante. Il tragacanto mongolo può armonizzare il nostro sistema immunitario, non solo stimolando un sistema immunitario debole, ma anche frenando le reazioni immunitarie eccessive.

Astragalo: un'erba antica sempre attuale

L’Astragalus membranaceus è tradizionalmente utilizzato per rafforzare il sistema immunitario. Gli studi moderni ci permettono di corroborare le osservazioni sull’uso e di conoscere meglio i meccanismi sottostanti. Gli studi dimostrano che l’astragalo sostiene sia l’immunità innata che quella acquisita. Gli astragalosidi specifici della pianta contenuti nella radice sono ritenuti responsabili, tra l’altro, di questo effetto. Grazie al suo effetto di rafforzamento immunitario, la radice ha anche un effetto vitalizzante.

Aumenta il conteggio immunitario anche dei macrofagi e dei linfociti NK, nostre prime difese contro le infezioni microbiche, che lo rendono estremamente efficace nello stimolare le barriere immunitarie e ridurre il rischio di incorrere in infezioni sia batteriche che virali.

Ha anche effetto cardiotonico, epatoprotettivo, antibatterico, adattogeno e antinfiammatorio. L’astragalo possiede proprietà adattogene, perché abbassa il consumo di ossigeno nei mitocondri; sostiene la tolleranza dell’organismo allo stress; e aumenta la crescita, il metabolismo e la longevità delle cellule. Per queste ragioni è indicata per contrastare periodi di stanchezza, affaticamento, astenia e nelle convalescenze, per aumentare la performance di apprendimento e memoria, e migliorare la durata del sonno per i suoi effetti rilassanti.

E’ in grado di aumentare la funzionalità adreno-corticalica e quindi di innalzare la soglia della resistenza ai fattori di stress.

I preparati di Astragalo vengono utilizzati in clinica nel trattamento delle epatiti croniche infatti le saponine in essi contenute provocano l’innalzamento dei livelli sierici di cAMP e promuovono la sintesi del DNA nelle cellule epatiche in rigenerazione, stimolando inoltre la rigenerazione degli epatociti.

IN SINTESI l’astragalo può essere di aiuto per:

  • Supporto del sistema immunitario:l’astragalo è celebre per le sue potenti proprietà di potenziamento immunitario. Aiuta a rafforzare le difese del corpo, rendendolo più resistente alle infezioni e alle malattie.
  • Energia e vitalità migliorate:se stai cercando di aumentare i tuoi livelli di energia e combattere la fatica, Astragalus potrebbe essere la soluzione. Aiuta a migliorare la resistenza e la vitalità, permettendoti di sentirti più energico durante il giorno.
  • Chiarezza cognitiva:l’astragalo può anche supportare la funzione cognitiva. Può migliorare la chiarezza mentale, affinare la concentrazione e migliorare la memoria, aiutandoti a rimanere mentalmente vigile. L’amiloide-beta è il rifiuto tossico responsabile dell’Alzheimer e della demenza quando si accumula nel cervello. In uno studio sui ratti iniettati con amiloide-beta, un gruppo di ratti a cui era stata iniettata anche radice di astragalo presentava meno danni neurologici e sintomi di ansia rispetto al gruppo di controllo. Sebbene siano necessari studi sull’uomo, è possibile che l‘astragalo possa aiutare nella prevenzione della neurodegenerazione.
  • Salute del cuore:l’aterosclerosi è l’indurimento delle arterie e l’accumulo di placca che può metterti a rischio di infarto. In uno studio pubblicato su Oxidative Medicine and Cellular Longevity, i ricercatori hanno attribuito gli antiossidanti nell’astragalo alla sua capacità di invertire l’aterosclerosi nei conigli. Nello studio, i conigli trattati con astragalo avevano livelli di colesterolo e pressione sanguigna più bassi, indicando un rischio ridotto di malattie cardiache dopo sole 12 settimane. 
  • Riduzione dello stress:nel mondo frenetico di oggi, gestire lo stress è fondamentale. L’astragalo ha proprietà adattogene che possono aiutare il corpo ad adattarsi ai fattori di stress e ridurre il loro impatto negativo.
  • Proprietà antietà: una review del 2017, pubblicata su Aging and Disease ha voluto mettere a fuoco le funzioni e i meccanismi di fondo dell’astragalonel potenziale prolungamento della durata della vita e come agente antinvecchiamento, sia vascolare che cerebrale. Le più recenti ricerche farmacologiche, infatti, suggeriscono che gli estratti di astragalo possano aumentare l’attività della telomerasi, enzima dalla cui attività dipende la lunghezza dei telomeri e, di conseguenza, l’aspettativa di vita. Inoltre, sono state osservate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, immunoregolatorie, anticancro, ipolipidemizzanti, ipoglicemizzanti, epatoprotettive, espettoranti e diuretiche dell’estratto di astragalo.
  • Normalizzare i livelli di zucchero nel sangue: in un’analisi di 13 studi sugli effetti dell’astragalo su persone con diabete di tipo 2, è stato riportato che l’astragalo abbassa la glicemia alta se assunto quotidianamente a una dose di circa 50 mg. La radice dell’astragalo è un’antidiabetica di base prescritta nella medicina tradizionale cinese e studi moderni hanno identificato vari composti vegetali come flavonoidi e polisaccaridi nell’astragalo che sono responsabili dei suoi effetti sullo zucchero nel sangue. Queste molecole medicinali migliorano la sensibilità all’insulina, aiutando a regolare e normalizzare i livelli di glucosio nel sangue.
  • Combattere il cancro: negli studi sull’uomo, è stato scoperto che l’astragalo aumenta gli effetti antitumorali della chemioterapia. Infatti, l’astragalo può ridurre i tumori e impedire che il cancro si diffonda ad altre parti del corpo. Studi di laboratorio mostrano che l’astragalo ha effetti antitumorali contro il cancro del polmone umano, il cancro al seno e il cancro al colon. Uno dei modi in cui funziona l’astragalo è quello di migliorare la difesa naturale del sistema immunitario contro la crescita delle cellule tumorali. Gli antiossidanti nell’astragalo possono anche aiutare nella prevenzione del cancro proteggendo le cellule e gli organi dal danno ossidativo.
  • Contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia: oltre a difendere l’organismo dal cancro, l’astragalo potrebbe anche aiutare a ridurre gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici. Secondo una revisione di molteplici studi su pazienti sottoposti a chemioterapia, la radice di astragalo riduce efficacemente la nausea e il vomito rispetto a un placebo.
  • Supportare la salute dei reni: uno degli usi tradizionali dell’astragalo nella medicina cinese è quello di sostenere la salute dei reni. È stato scoperto che la radice di astragalo migliora la proteinuria, che è la presenza di troppe proteine ​​nelle urine. La malattia renale cronica è caratterizzata da danni ai reni che compromettono la capacità dei reni di filtrare i rifiuti. In uno studio su pazienti con malattia renale cronica, è stato scoperto che l’integrazione di radice di astragalo migliora la funzione renale.

Astragalo: un'erba antica sempre attuale

Erboristeria Arcobaleno suggerisce la valutazione di  ASTRA IMMUNE (vedi la pagina DIFESE IMMUNITARIE del sito) un integratore attivatore immunologico di regolazione che opera nell’equilibrio della bilancia immunitaria TH1-TH2; indicato per aumentare le difese immunitarie e rafforzare l’organismo contro virus, funghi e batteri.

Nel panorama degli integratori naturali per il supporto immunitario, la sinergia tra diversi ingredienti svolge un ruolo chiave per massimizzare i benefici per l’organismo. Astra Immune 60 caps da 410 mg è un prodotto formulato con un mix bilanciato di funghi e altri componenti naturali, studiati per rafforzare le difese immunitarie e supportare il benessere generale.

L’efficacia di Astra Immune non risiede solo nei singoli ingredienti, ma nella loro combinazione sinergica. L’interazione tra funghi e altri componenti naturali, come vitamine e antiossidanti, potenzia la biodisponibilità e l’effetto protettivo dell’integratore.

CONTROINDICAZIONI DELL’ASTRAGALO

Può essere assunto per lunghi periodi tutti i giorni (ma non di routine) senza effetti indesiderati; è una pianta sicura infatti, per la sua attività fluidificante del sangue, coloro che stanno assumendo farmaci anticoagulanti dovrebbero assumerla sotto controllo medico. Se ne sconsiglia l’uso in gravidanza.

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Fonti e bibliografia