Una selezione di prodotti naturali per animali pensati per supportare il benessere quotidiano di cani e gatti. Integratori, rimedi e soluzioni di qualità scelti con attenzione e naturalezza.

La curcuma per cani è sempre più utilizzata nell’ambito dell’alimentazione funzionale e della medicina veterinaria integrata. Questa spezia, ricavata dal rizoma di Curcuma longa, contiene numerose sostanze biologicamente attive, tra cui i curcuminoidi, dei quali la curcumina è il componente più studiato.

Negli ultimi anni la ricerca ha approfondito soprattutto le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti della curcumina, con particolare interesse per il benessere articolare, lo stress ossidativo e alcuni processi cellulari coinvolti nelle malattie croniche.

Ma attenzione: parlare dei possibili benefici della curcuma per il cane non significa considerarla una cura universale. Le evidenze disponibili sono interessanti, ma cambiano molto in funzione dell’estratto utilizzato, della concentrazione di curcuminoidi, della formulazione e della quantità somministrata.

Questo aspetto è particolarmente importante perché la curcumina presenta una bassa biodisponibilità orale: una parte consistente viene metabolizzata rapidamente e non raggiunge la circolazione sistemica in forma immodificata.

Vediamo quindi cosa sappiamo realmente.

Curcuma e curcumina: qual è la differenza?

Prima di parlare dei benefici è necessario distinguere tra curcuma e curcumina.

La curcuma è la spezia ottenuta dal rizoma di Curcuma longa. Contiene curcuminoidi, oli essenziali e numerose altre sostanze vegetali.

La curcumina, invece, è uno dei principali curcuminoidi presenti nella curcuma ed è la molecola maggiormente studiata per le sue attività biologiche.

Questo significa che non tutti i prodotti a base di curcuma sono equivalenti. Una semplice polvere di curcuma alimentare, un estratto standardizzato di curcuminoidi e una formulazione progettata per aumentare l’assorbimento possono avere caratteristiche molto differenti.

La ricerca veterinaria più recente sottolinea proprio questo problema: origine botanica, standardizzazione, formulazione, dose e biodisponibilità possono influenzare notevolmente i risultati.

Curcuma e infiammazione: un possibile aiuto naturale

L’infiammazione non è necessariamente negativa. Quando un cane subisce un trauma o un’infezione, la risposta infiammatoria fa parte dei normali meccanismi di difesa e riparazione dell’organismo.

Il problema nasce quando determinati processi infiammatori persistono nel tempo.

La curcumina è stata studiata proprio per la capacità di modulare diverse vie molecolari coinvolte nella risposta infiammatoria. Tra i meccanismi più studiati vi sono quelli collegati a mediatori e fattori di trascrizione che regolano la produzione di molecole pro-infiammatorie.

Questo non significa però che la curcuma possa essere considerata un equivalente naturale di un farmaco antinfiammatorio. Il suo possibile interesse sta piuttosto nella modulazione dei processi infiammatori, soprattutto quando viene inserita all’interno di un approccio nutrizionale più ampio.

Per il cane anziano, questo tema è particolarmente interessante perché l’infiammazione di basso grado, lo stress ossidativo e la degenerazione dei tessuti possono accompagnare numerosi processi legati all’invecchiamento.

Curcuma per le articolazioni del cane: le evidenze più interessanti

Curcuma e cani: benefici e proprietà

Tra gli ambiti nei quali esistono dati direttamente ottenuti sui cani, quello articolare è probabilmente uno dei più interessanti.

L’osteoartrosi canina è una patologia molto comune, soprattutto nei soggetti anziani e nei cani predisposti a problemi articolari. Dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti possono compromettere progressivamente la qualità della vita.

Uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato un estratto di curcuma in cani affetti da osteoartrosi. Lo studio ha coinvolto 61 cani e ha osservato l’animale per otto settimane.

Un’altra ricerca, pubblicata successivamente, ha studiato una dieta contenente un estratto di curcuminoidi insieme a collagene idrolizzato e polifenoli del tè verde in cani con osteoartrosi. I risultati hanno evidenziato alcuni miglioramenti nei parametri relativi al dolore, anche se non tutte le misure oggettive considerate nello studio hanno mostrato differenze significative.

Più recentemente, uno studio su un estratto ricco di turmerosaccaridi ha nuovamente osservato risultati favorevoli nei cani con osteoartrosi.

Nel complesso, questi dati suggeriscono che alcune formulazioni di Curcuma longa possono avere un ruolo di supporto nella gestione nutrizionale del cane con problemi articolari, ma non tutte le preparazioni sono necessariamente equivalenti. La curcuma, quindi, può essere interessante come parte di un programma integrato per il benessere articolare, sempre considerando diagnosi, peso corporeo, alimentazione, attività fisica e terapie eventualmente prescritte dal veterinario.

L’attività antiossidante della curcuma

Un altro aspetto importante riguarda lo stress ossidativo.

Durante i normali processi metabolici vengono prodotte specie reattive dell’ossigeno. L’organismo possiede sistemi antiossidanti in grado di mantenerle sotto controllo, ma quando la produzione di specie ossidanti supera la capacità di difesa si può creare uno squilibrio chiamato stress ossidativo. Questo fenomeno è stato studiato in relazione all’invecchiamento e a numerosi processi patologici.

La curcumina possiede attività antiossidanti dirette e può inoltre influenzare alcuni dei sistemi cellulari coinvolti nella risposta allo stress ossidativo. Per questo motivo la curcuma viene studiata come possibile componente di una strategia nutrizionale destinata a sostenere l’organismo del cane durante l’invecchiamento.

È però importante evitare una semplificazione frequente: un alimento o un integratore antiossidante non può essere considerato uno strumento capace di prevenire automaticamente le malattie.

Il ruolo degli antiossidanti deve essere interpretato all’interno dell’intero equilibrio nutrizionale dell’animale.

Curcuma e apparato gastrointestinale

L’intestino è uno degli organi nei quali la relazione tra alimentazione, microbiota, barriera intestinale e sistema immunitario è particolarmente complessa.

La curcumina è stata studiata anche in questo ambito per la sua capacità di influenzare diversi meccanismi collegati alla risposta infiammatoria. La ricerca sperimentale suggerisce possibili effetti sulla permeabilità intestinale, sui mediatori dell’infiammazione e sull’equilibrio ossidativo.

Tuttavia, quando si parla di disturbi gastrointestinali nel cane, è necessario essere ancora più prudenti. Vomito ricorrente, diarrea persistente, sangue nelle feci, perdita di peso o dolore addominale possono essere il segnale di patologie che richiedono una diagnosi veterinaria.

La curcuma non deve quindi essere utilizzata per tentare di mascherare i sintomi o ritardare gli accertamenti.

Può eventualmente essere presa in considerazione come supporto nutrizionale, ma soltanto dopo aver valutato la situazione clinica dell’animale.

Curcuma e ricerca oncologica: una prospettiva interessante, ma da non confondere con una terapia

La curcumina è una delle sostanze naturali maggiormente studiate nell’ambito della ricerca oncologica.

Gli studi sperimentali hanno analizzato la sua influenza su numerosi processi cellulari, tra cui proliferazione, apoptosi, angiogenesi e comunicazione tra le cellule. Anche nella medicina veterinaria esiste un crescente interesse per queste proprietà. Sono stati condotti studi su cellule tumorali canine e sono state esplorate formulazioni di curcumina con sistemi di somministrazione capaci di migliorarne la biodisponibilità.

Questi risultati sono scientificamente interessanti, ma bisogna distinguere nettamente tra:

  • studi in vitro su cellule;
  • studi sperimentali su animali;
  • studi clinici condotti su cani affetti da tumore;
  • effettiva dimostrazione di un beneficio terapeutico.

Sono livelli di evidenza molto diversi.

Pertanto, oggi non è corretto affermare che la curcuma “cura il cancro del cane” o che possa sostituire chirurgia, chemioterapia, radioterapia o altre terapie oncologiche. Può invece rappresentare un argomento di ricerca nell’ambito della medicina veterinaria integrata, da discutere con il veterinario quando il cane è sottoposto a una terapia oncologica.

Questo è particolarmente importante perché alcune sostanze vegetali possono interagire con farmaci o modificare determinati processi metabolici.

Curcuma per cani: perché la biodisponibilità è così importante?

Uno dei principali problemi della curcumina è la sua scarsa biodisponibilità orale. In altre parole, assumere una determinata quantità di curcumina non significa necessariamente che quella stessa quantità raggiungerà i tessuti dell’organismo.

La curcumina è scarsamente solubile in acqua, viene metabolizzata rapidamente e viene eliminata attraverso diversi processi metabolici. Per questo motivo la ricerca ha sviluppato numerose formulazioni differenti, tra cui sistemi basati su lipidi, fosfolipidi, nanoparticelle e altre tecnologie volte a migliorarne l’assorbimento.

Questo è un punto fondamentale anche per il proprietario del cane: non è corretto confrontare semplicemente i milligrammi riportati su due prodotti diversi senza conoscere la formulazione e la standardizzazione dell’estratto.

Un prodotto contenente una determinata quantità di curcuminoidi non è necessariamente sovrapponibile a una semplice polvere di rizoma.

Quanta curcuma si può dare al cane?

Qui è necessario fare una precisazione importante rispetto alle indicazioni che circolano frequentemente online.

Non esiste una dose universale di curcuma valida per tutti i cani.

La quantità dipende da numerosi fattori:

  • peso dell’animale;
  • età;
  • condizioni generali;
  • alimentazione;
  • eventuali patologie;
  • farmaci assunti;
  • tipo di prodotto utilizzato;
  • concentrazione di curcuminoidi;
  • biodisponibilità della formulazione.

Inoltre, gli studi clinici veterinari non utilizzano necessariamente la semplice curcuma da cucina e non possono essere automaticamente trasformati in una dose casalinga espressa in cucchiaini.

Per questo motivo è preferibile non utilizzare una dose standard presa da internet come se fosse una prescrizione veterinaria.

Se si desidera introdurre curcuma o un integratore di curcuminoidi nella dieta del cane, la quantità dovrebbe essere valutata in funzione del prodotto specifico e delle condizioni dell’animale.

Curcuma per cani: possibili controindicazioni e precauzioni

“Naturale” non significa automaticamente “adatto a tutti”. La curcuma può essere ben tollerata, ma possono comparire disturbi gastrointestinali, soprattutto in soggetti sensibili o quando viene utilizzata in quantità eccessive. Particolare attenzione deve essere riservata ai cani che assumono farmaci.

La curcumina possiede attività biologiche che possono teoricamente interferire con alcuni processi farmacologici; inoltre, il cane potrebbe avere una condizione nella quale l’integrazione non è indicata.

È quindi opportuno chiedere il parere del veterinario soprattutto quando il cane:

  • assume antinfiammatori o altri farmaci in modo continuativo;
  • segue una terapia oncologica;
  • presenta patologie gastrointestinali;
  • presenta problemi epatobiliari;
  • ha disturbi della coagulazione;
  • deve essere sottoposto a un intervento chirurgico;
  • è anziano e assume più farmaci contemporaneamente.

La prudenza è ancora più importante nei cani con patologie già diagnosticate.

Curcuma e pepe nero: è sempre necessario aggiungerlo?

La piperina, uno dei principali componenti del pepe nero, viene spesso associata alla curcuma perché può favorire l’assorbimento della curcumina, aumentandone la biodisponibilità.

Anche nel cane la piperina può essere utilizzata nelle formulazioni a base di curcumina e non è considerata di per sé dannosa alle quantità normalmente impiegate negli integratori. Studi farmacocinetici condotti sui cani hanno infatti valutato l’impiego della piperina senza evidenziare problemi di tollerabilità nelle condizioni sperimentali.

Non è però indispensabile aggiungere pepe nero alla curcuma: esistono diverse tecnologie utilizzate per migliorare la biodisponibilità dei curcuminoidi.

Per questo, più che chiedersi se un prodotto contiene pepe nero, è importante valutare la qualità dell’estratto, la quantità di curcuminoidi e la tecnologia utilizzata per favorirne l’assorbimento.

In presenza di terapie farmacologiche, soprattutto se continuative, è comunque opportuno chiedere consiglio al veterinario, perché la piperina può modificare l’assorbimento o il metabolismo di alcune sostanze.

Curcuma per cani: alimento, integratore o supporto veterinario?

La differenza è importante. La curcuma utilizzata come semplice ingrediente alimentare appartiene a una categoria completamente diversa rispetto a un estratto standardizzato di curcuminoidi formulato per il cane.

Nel secondo caso è possibile conoscere meglio:

  • concentrazione degli attivi;
  • quantità somministrata;
  • modalità d’uso;
  • eventuali tecnologie utilizzate per migliorare la biodisponibilità;
  • indicazioni e avvertenze del produttore.

Per questo motivo, quando l’obiettivo non è semplicemente aggiungere una spezia alla dieta ma utilizzare la curcuma come supporto nutrizionale, è preferibile ragionare sul prodotto nel suo complesso, non soltanto sul numero di milligrammi di curcuma presenti.

Curcuma per cani: cosa possiamo dire realmente?

La ricerca sulla Curcuma longa è molto ampia e continua a crescere. Nel cane, le evidenze più interessanti riguardano soprattutto il possibile supporto nei processi associati all’infiammazione, allo stress ossidativo e alla salute articolare. Esistono inoltre interessanti linee di ricerca in ambito gastrointestinale e oncologico, ma in questi settori sono necessarie ulteriori conferme cliniche.

Il dato più importante è forse proprio questo: la curcuma non deve essere né demonizzata né trasformata in una “cura miracolosa”.

Il suo interesse deriva dalla presenza di molecole biologicamente attive che possono interagire con numerosi processi cellulari. La qualità della formulazione e la biodisponibilità sono però determinanti. Per un cane anziano o affetto da problemi articolari, l’utilizzo di un prodotto a base di curcuminoidi può essere valutato come parte di un approccio integrato alla salute, sempre tenendo conto della situazione individuale.

Domande frequenti sulla curcuma per cani

La curcuma fa bene ai cani?

La curcuma contiene curcuminoidi, sostanze studiate per le loro proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Alcuni studi condotti direttamente sui cani hanno evidenziato risultati interessanti soprattutto nell’ambito dell’osteoartrosi. Non deve però essere considerata una cura universale.

La curcuma può aiutare un cane con artrosi?

Alcuni studi clinici su cani con osteoartrosi hanno osservato miglioramenti di alcuni parametri relativi a dolore e funzionalità dopo l’utilizzo di specifiche preparazioni contenenti curcuma o curcuminoidi. I risultati dipendono dalla formulazione utilizzata e non permettono di considerare la curcuma un sostituto delle terapie veterinarie.

La curcuma può essere utilizzata contro il tumore nel cane?

La curcumina è oggetto di intensa ricerca oncologica e sono stati osservati effetti interessanti in modelli cellulari e sperimentali, anche con cellule tumorali canine. Tuttavia, queste evidenze non dimostrano che la curcuma possa curare il cancro nel cane. In presenza di una neoplasia deve essere considerata, eventualmente, soltanto nell’ambito di un percorso veterinario integrato.

Posso mettere la curcuma direttamente nella ciotola?

Una piccola quantità di curcuma alimentare non equivale a un trattamento con un estratto standardizzato. Prima di utilizzarla regolarmente è importante considerare peso, alimentazione, condizioni cliniche e farmaci eventualmente assunti dal cane.

La curcuma può essere utilizzata anche nei gatti?

Sì, la curcuma può essere utilizzata anche nei gatti, purché venga somministrata nelle quantità appropriate e utilizzando una formulazione adatta a questa specie. Anche nei gatti, i curcuminoidi sono studiati per le loro proprietà antiossidanti e per il possibile supporto nei processi infiammatori, sebbene le evidenze scientifiche disponibili siano più limitate rispetto a quelle relative ai cani.

È importante non trasferire automaticamente ai gatti i dosaggi utilizzati nei cani: peso, metabolismo e capacità di metabolizzare le sostanze possono essere differenti. Per questo è preferibile scegliere prodotti formulati specificamente per gli animali e attenersi alle indicazioni riportate in etichetta o al consiglio del veterinario, soprattutto se il gatto assume farmaci.

Curcuma e curcumina sono la stessa cosa?

No. La curcuma è il rizoma della Curcuma longa e contiene diversi componenti. La curcumina è uno dei principali curcuminoidi presenti nella pianta ed è la sostanza maggiormente studiata.

La curcuma può sostituire gli antinfiammatori?

No. Non dovrebbe essere utilizzata autonomamente per sostituire farmaci prescritti dal veterinario. Può eventualmente essere valutata come supporto nutrizionale complementare.

Tutti gli integratori di curcuma sono uguali?

No. Estratto, concentrazione di curcuminoidi, formulazione e biodisponibilità possono essere molto diversi. Anche per questo motivo non è corretto confrontare semplicemente il quantitativo di curcuma indicato in etichetta.

Conclusione

La curcuma per cani rappresenta una delle piante medicinali più interessanti nell’ambito della nutrizione funzionale e della medicina veterinaria integrata. Il suo principale componente studiato, la curcumina, possiede proprietà biologiche che coinvolgono i processi infiammatori e ossidativi. Nel cane, gli studi clinici disponibili sono particolarmente interessanti per quanto riguarda l’osteoartrosi e il benessere articolare, mentre altri possibili impieghi, compreso quello oncologico e gastrointestinale, sono ancora oggetto di ricerca.

Il punto fondamentale è scegliere un approccio basato sull’evidenza.

Non è la semplice presenza della curcuma a determinare necessariamente un beneficio: contano la formulazione, la biodisponibilità, la quantità utilizzata e soprattutto le condizioni individuali del cane.

Per questo motivo, prima di inserire un integratore di curcuminoidi nella dieta di un animale con patologie o sottoposto a terapie farmacologiche, è sempre opportuno confrontarsi con il veterinario.

Riferimenti scientifici

  1. Webb K, et al. Randomised, double-blind, placebo-controlled parallel group study of P54FP for the treatment of dogs with osteoarthritis. Veterinary Record. PMID: 12723628. DOI: 10.1136/vr.152.15.457.
  2. Comblain F, et al. A randomized, double-blind, prospective, placebo-controlled study of the efficacy of a diet supplemented with curcuminoids extract, hydrolyzed collagen and green tea extract in owner’s dogs with osteoarthritis. BMC Veterinary Research. 2017;13:395. PMID: 29262825. DOI: 10.1186/s12917-017-1317-8.
  3. Corbee RJ, et al. The efficacy of a nutritional supplement containing green-lipped mussel, curcumin and blackcurrant leaf extract in dogs and cats with osteoarthritis. Veterinary Medicine and Science. PMID: 35274496. DOI: 10.1002/vms3.779.
  4. Curcuma longa L. and Curcumin in Veterinary Medicine and Animal Production: Phytochemistry, Biological Mechanisms and Practical Applications. Review scientifica pubblicata nel 2026. PMID: 42280641.
  5. Boonyarattanasoonthorn T, et al. Bioenhancing effects of piperine and curcumin on triterpenoid pharmacokinetics and neurodegenerative metabolomes from Centella asiatica extract in beagle dogs. Scientific Reports. 2022;12:20789.
  6. Hewlings SJ, Kalman DS. Curcumin: A Review of Its Effects on Human Health. Foods. 2017;6(10):92.
  7. Turmeric (Curcuma longa) and its major constituent (curcumin) as nontoxic and safe substances: Review. PMID: 29480523.
  8. In vitro and in vivo activity of liposome-encapsulated curcumin for naturally occurring canine cancers. PMID: 30088848.
  9. Antitumor Effect of Curcumin, D6 Turmeric, and Hydrochloride Mitoxantrone on Canine and Human Urothelial Cancer Cells. Animals. PMID: 40509054. DOI: 10.3390/ani15111589.
  10. Aggarwal, BB, et al. (2007). “Curcumina e malattie infiammatorie”. BioFactors .
  11. Anand, P., et al. (2008). “Curcumina e cancro: una malattia ‘vecchia’ con una soluzione ‘antichissima’.” Cancer Letters .
  12. Flórez-Vargas, O., et al. (2019). “Silimarina in medicina veterinaria”. Journal of Veterinary Pharmacology .
  13. Henrotin, Y., et al. (2014). “I curcuminoidi migliorano i sintomi dell’osteoartrite canina”. Journal of Veterinary Science .

Altri articoli:

  1. Erboristeria Arcobaleno: Medicine non convenzionali e animali
  2. Erboristeria Arcobaleno: ZEOLITE potente disintossicante anche per gli animali
  3. Erboristeria Arcobaleno: Funghi medicinali per la salute degli animali
  4. Erboristeria Arcobaleno: Il prodotto erboristico in ambito veterinario
  5. Erboristeria Arcobaleno: Artemisia Annua: una speranza per i cani e gatti malati di tumore
  6. Erboristeria Arcobaleno: Prendersi cura dei cani e gatti “senior”
  7. Erboristeria Arcobaleno: Il benessere degli animali domestici
  8.  Erboristeria Arcobaleno: Olio di krill anche per cani e gatti
  9. Erboristeria Arcobaleno: Citovet: benessere e vitalità per cani e gatti
  10. Erboristeria Arcobaleno: Il ponte arcobaleno

 

 

 

Citovet è un integratore biodinamico ad uso veterinario formulato per favorire il benessere fisiologico di cani e gatti. La sua particolare composizione è stata studiata per sostenere i metabolismi energetici cellulari, contribuire al controllo dello stress ossidativo e favorire i naturali processi di eliminazione delle tossine dell’organismo.

Prodotto secondo i principi della nutrizione biodinamica, Citovet rappresenta un valido supporto nutraceutico soprattutto negli animali anziani o sottoposti a particolari condizioni di stress metabolico.

L’importanza della nutrizione nei nostri animali domestici

Una vita lunga e sana non dipende esclusivamente dalla quantità di cibo assunto, ma soprattutto dalla qualità della nutrizione. Questo principio vale tanto per l’uomo quanto per i nostri amici a quattro zampe.

Un’alimentazione non equilibrata può favorire nel tempo l’insorgenza di numerosi disturbi, tra cui:

  • problemi gastrointestinali cronici;
  • sovrappeso e obesità;
  • alterazioni metaboliche;
  • riduzione delle difese immunitarie;
  • invecchiamento cellulare accelerato;
  • riduzione della vitalità.

Con l’avanzare dell’età, inoltre, il metabolismo cellulare produce fisiologicamente radicali liberi che, se presenti in quantità eccessiva, possono contribuire allo sviluppo dello stress ossidativo.

Stress ossidativo e invecchiamento negli animali

Lo stress ossidativo rappresenta uno dei principali meccanismi coinvolti nei processi di invecchiamento cellulare. I radicali liberi (ROS) possono danneggiare:

  • membrane cellulari;
  • enzimi;
  • DNA cellulare;
  • mitocondri;
  • sistemi di difesa immunitaria.

Quando i sistemi antiossidanti dell’organismo non riescono a compensare la produzione di radicali liberi, possono manifestarsi:

  • diminuzione dell’energia;
  • maggiore suscettibilità alle malattie;
  • rallentamento del recupero fisiologico;
  • invecchiamento precoce.

La nutrizione cellulare assume quindi un ruolo fondamentale nel sostenere il corretto funzionamento dell’organismo animale.

Nutrizione cellulare e metabolismo energetico

L’obiettivo della nutrizione cellulare è fornire alle cellule tutti i nutrienti necessari affinché possano svolgere correttamente le proprie funzioni metaboliche.

In ambito veterinario può rappresentare un valido supporto nutraceutico in diverse condizioni, tra cui:

  • invecchiamento fisiologico;
  • carenze energetiche;
  • alterazioni metaboliche;
  • supporto nutrizionale durante convalescenze;
  • problematiche intestinali croniche;
  • perdita di appetito;
  • dimagrimento.

Citovet nasce proprio con questa finalità, sostenendo l’attività metabolica cellulare e mitocondriale.

Citovet: Benessere e Vitalità per Cani e GattiCome agisce Citovet?

Citovet contiene substrati molecolari e coenzimi utili al sostegno delle principali vie metaboliche cellulari.

In particolare, il prodotto è stato formulato per supportare:

  • metabolismo glucidico;
  • metabolismo mitocondriale;
  • glicolisi aerobica;
  • ciclo di Krebs;
  • ciclo dell’urea;
  • beta-ossidazione degli acidi grassi;
  • gluconeogenesi;
  • attività antiossidante enzimatica.

Una caratteristica distintiva di Citovet riguarda la particolare struttura degli zuccheri presenti nella formulazione, studiata per favorire l’efficienza dei metabolismi energetici.

Esperienza clinica del Dott. Carlo Giulianelli

Il Dott. Carlo Giulianelli, Medico Veterinario Omeopatico di Torino, ha utilizzato Citovet come supporto nutraceutico in diversi animali anziani, associandolo alle terapie veterinarie già in corso.

Gatti anziani con insufficienza renale cronica

In cinque gatti di età compresa tra 12 e 13 anni, affetti da:

  • insufficienza renale cronica;
  • anoressia;
  • vomito,

è stato somministrato Citovet per via orale per 15 giorni in associazione alla terapia omeopatica abitualmente utilizzata.

Miglioramenti osservati

Dopo circa 4-5 giorni sono stati riportati:

  • maggiore appetito;
  • aumento della vitalità;
  • miglioramento del comportamento generale;
  • riduzione dell’apatia;
  • miglioramento della funzionalità intestinale.

Nei soggetti anziani con tendenza alla stitichezza si è osservato un progressivo ripristino della normale attività intestinale.

Cani cardiopatici e affaticamento metabolico

Citovet è stato inoltre utilizzato in:

  • tre Labrador;
  • un Bearded Collie;
  • un Pastore Tedesco affetto da miocardiopatia dilatativa.

Gli animali erano già sottoposti a terapia veterinaria convenzionale per insufficienza cardiaca.

Risultati osservati

Dopo circa una settimana di integrazione sono stati osservati:

  • aumento dell’appetito;
  • maggiore predisposizione al movimento;
  • miglioramento delle condizioni generali.

Nel caso del Pastore Tedesco, caratterizzato da una situazione clinica particolarmente complessa, il miglioramento è stato ottenuto successivamente associando un ulteriore supporto nutraceutico energetico.

Citovet: Benessere e Vitalità per Cani e GattiCitovet come integrazione preventiva

Uno degli aspetti più interessanti dell’integrazione biodinamica riguarda il suo possibile utilizzo in prevenzione.

Negli animali anziani, a partire indicativamente dai sei-sette anni di età, l’integrazione ciclica può contribuire a sostenere:

  • digestione;
  • assorbimento dei nutrienti;
  • metabolismo energetico;
  • funzionalità fisiologica degli organi;
  • benessere intestinale;
  • vitalità generale.

L’utilizzo periodico può essere preso in considerazione nell’ambito di un programma nutrizionale personalizzato concordato con il proprio veterinario.

Le ricerche sugli Integratori Alimentari Biodinamici

Gli integratori biodinamici sono stati oggetto di studi universitari condotti presso il Dipartimento di Biologia – Laboratorio di Oncologia Sperimentale e Istologia dell’Università di Roma Tor Vergata.

Le ricerche in vitro e in vivo hanno evidenziato:

  • incremento dell’attività metabolica mitocondriale;
  • aumento della sintesi di ATP;
  • miglioramento del consumo aerobico del glucosio;
  • riduzione della produzione di acido lattico;
  • diminuzione dello stress ossidativo da radicali liberi;
  • incremento dell’attività degli enzimi antiossidanti (SOD, CAT e GSH);
  • sostegno dell’attività dei monociti coinvolti nella risposta immunitaria.

Questi risultati contribuiscono a spiegare il razionale nutraceutico dell’utilizzo di integratori biodinamici come supporto del metabolismo cellulare.

Citovet può essere associato ad altre terapie?

Secondo l’esperienza clinica riportata, Citovet può essere utilizzato come integrazione nutraceutica in associazione alle terapie veterinarie già prescritte.

L’integrazione biodinamica è stata impiegata insieme a:

  • terapie convenzionali;
  • terapie omeopatiche;
  • approcci biologici integrati.

Naturalmente, ogni integrazione dovrebbe essere valutata dal medico veterinario sulla base delle condizioni specifiche dell’animale.

Conclusioni

Citovet rappresenta un interessante strumento di supporto nutraceutico per cani e gatti, particolarmente indicato per sostenere il metabolismo energetico cellulare e contrastare gli effetti dello stress ossidativo legati all’invecchiamento fisiologico.

L’esperienza clinica riportata dal Dott. Carlo Giulianelli evidenzia risultati incoraggianti in termini di vitalità, appetito e benessere generale negli animali anziani. Sebbene non possa sostituire le terapie veterinarie prescritte, può essere considerato un valido complemento nell’ambito di un approccio integrato alla salute dell’animale.

Fonte: https://www.carlogiulianellimedicoveterinario.it/

Domande frequenti su Citovet

Citovet è indicato per cani e gatti anziani?

Sì, il suo utilizzo viene frequentemente preso in considerazione negli animali anziani per il supporto del metabolismo energetico e della vitalità generale.

Citovet può essere utilizzato insieme ai farmaci?

L’integrazione nutraceutica deve sempre essere valutata dal veterinario curante, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche in corso.

Citovet aiuta a contrastare lo stress ossidativo?

La formulazione è stata studiata per sostenere le fisiologiche difese antiossidanti cellulari e il metabolismo mitocondriale.

Citovet sostituisce una terapia veterinaria?

No. Citovet è un integratore alimentare veterinario e non sostituisce diagnosi, trattamenti o terapie prescritti dal medico veterinario.

Quali sono gli effetti collaterali di Citovet?

Durante i primi giorni di integrazione, alcuni animali possono manifestare lievi alterazioni della funzionalità gastrointestinale, come un aumento transitorio della produzione di gas intestinali, feci più morbide o una maggiore attività intestinale. Tali manifestazioni sono generalmente riconducibili ai fisiologici processi di eliminazione delle tossine e di riequilibrio metabolico favoriti dal prodotto.

Secondo le osservazioni riportate nell’esperienza d’uso, questi effetti tendono ad attenuarsi progressivamente con il proseguimento dell’assunzione, fino a scomparire nella maggior parte dei casi nel giro di pochi giorni.

Citovet è generalmente ben tollerato quando utilizzato secondo le modalità consigliate. Qualora dovessero comparire sintomi persistenti o insoliti, è comunque opportuno rivolgersi al proprio medico veterinario per una valutazione individuale.

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno: Il fiuto straordinario del cane nella diagnosi precoce del tumore
  2. Erboristeria Arcobaleno: medicine non convenzionali e animali
  3. Erboristeria Arcobaleno: Il prodotto erboristico in ambito veterinario
  4. Erboristeria Arcobaleno: Funghi medicinali per la salute degli animali
  5. Erboristeria Arcobaleno: Artemisia Annua: una speranza per i cani e gatti malati di tumore
  6. Erboristeria Arcobaleno: ZEOLITE potente disintossicante anche per gli animali
  7. Erboristeria Arcobaleno: Lapacho: anche per cani e gatti
  8. Erboristeria Arcobaleno: Salute naturale per cani e gatti
  9. Erboristeria Arcobaleno: Prendersi cura dei cani e gatti “senior”
  10.  Erboristeria Arcobaleno: Micronutrienti essenziali per animali domestici
  11. Erboristeria Arcobaleno: Rakus il medico scimpanzé
  12. Erboristeria Arcobaleno: Il benessere degli animali domestici
  13.  Erboristeria Arcobaleno: Olio di krill anche per cani e gatti
  14. Erboristeria Arcobaleno: Il ponte arcobaleno

Bibliografia

  • Giulianelli C., esperienza clinica sull’utilizzo di Citovet in medicina veterinaria omeopatica.
  • Dipartimento di Biologia – Laboratorio di Oncologia Sperimentale e Istologia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
  • Letteratura scientifica sui processi di stress ossidativo e metabolismo mitocondriale in medicina veterinaria.


Un concentrato naturale di omega-3 ad alta biodisponibilità e antiossidanti che contribuisce al benessere di pelle, articolazioni, metabolismo e sistema immunitario degli animali da compagnia.

Negli ultimi anni l’attenzione verso la nutrizione funzionale negli animali da compagnia è cresciuta in modo significativo, portando a un maggiore interesse per ingredienti innovativi e supportati da evidenze scientifiche. Tra questi, l’olio di krill si distingue per la sua composizione unica, ricca di acidi grassi omega-3 legati a fosfolipidi e naturalmente associati ad antiossidanti come l’astaxantina.

Grazie a queste caratteristiche, l’olio di krill rappresenta un valido complemento nutrizionale per supportare diverse funzioni fisiologiche di cani e gatti, contribuendo al mantenimento della salute cutanea, della mobilità articolare, dell’equilibrio metabolico e del benessere generale. La letteratura scientifica suggerisce inoltre una buona biodisponibilità e tollerabilità, rendendolo una soluzione interessante nell’ambito della nutrizione veterinaria moderna.

La somministrazione è semplice e non comporta alcun effetto collaterale: con una dieta equilibrata e l’utilizzo di un alimento complementare gli effetti benefici saranno visibili nel breve periodo. Pelle, ossa, articolazioni e pelo traggono immediato beneficio dalla regolare assunzione dell’olio di Krill, ragione per cui chi ama il proprio cane non deve dimenticare di provvedere alla sua assunzione.

Cos’è l’olio di krill e perché è diverso dagli altri omega-3

Il krill è un microgamberetto pescato nei freddi mari norvegesi. Le virtù del krill selvatico sono molteplici. Ha proprietà antiossidanti e fornisce omega 3, 6 e 9 sotto forma di fosfolipidi e colina. I fosfolipidi sono proteine marine di alta qualità che alleviano e in parte inibiscono i dolori articolari associati alle malattie infiammatorie. La loro efficacia contribuisce a ridurre il disagio articolare per alleviare il dolore e la rigidità e migliorare la mobilità dell’animale.

Il krill contiene anche colina, che riduce l’accumulo di lipidi nel fegato degli animali diabetici.

Particolarmente ricco di omega 3, il Krill migliora la qualità della pelle e del pelo.  L’olio di krill è un integratore nutrizionale ricco di acidi grassi polinsaturi a lunga catena, in particolare EPA e DHA, che negli animali da compagnia possono contribuire al supporto di diverse funzioni fisiologiche. A differenza di molti oli di pesce, gli omega-3 del krill sono legati a fosfolipidi, una caratteristica che ne facilita l’assorbimento e la biodisponibilità.

Benefici su metabolismo, sistema immunitario e qualità del mantello

Diversi studi suggeriscono che l’integrazione con olio di krill può avere effetti benefici su parametri metabolici, infiammatori e sulla qualità del mantello. Ad esempio, uno studio su cani Beagle ha osservato che la supplementazione per otto settimane ha migliorato marcatori antiossidanti e immunitari, riducendo alcune citochine pro-infiammatorie e migliorando la qualità del pelo (Link).

Biodisponibilità degli omega-3 e impatto sui livelli ematici

La presenza di omega-3 a lunga catena è particolarmente rilevante perché questi acidi grassi sono noti per modulare la risposta infiammatoria e contribuire al benessere cutaneo, articolare e cardiovascolare. In uno studio comparativo sull’indice Omega-3 nei cani, la supplementazione con olio di krill ha determinato un aumento significativo delle concentrazioni di EPA e DHA nel sangue rispetto a una fonte vegetale di omega-3, confermando l’elevata biodisponibilità degli acidi grassi marini.

Supporto nelle condizioni infiammatorie e articolari

L’interesse per il krill riguarda anche il suo possibile ruolo nel supporto delle condizioni infiammatorie croniche. In uno studio clinico randomizzato su cani con osteoartrite, la supplementazione con krill (da solo o in combinazione con altri composti) è stata associata a una riduzione dei punteggi di dolore e a un miglioramento della funzionalità articolare, senza effetti collaterali rilevanti.

Olio di krill anche per cani e gattiEvidenze preliminari nei gatti

Anche nei gatti esistono evidenze preliminari. In uno studio randomizzato su gatti con stomatite cronica, l’integrazione con acidi grassi omega-3 derivati da krill è risultata ben tollerata e associata a un miglioramento clinico riportato dai proprietari, suggerendo un possibile ruolo come supporto nutrizionale nelle condizioni infiammatorie orali.

Ruolo degli antiossidanti e dell’astaxantina

Dal punto di vista nutrizionale, l’olio di krill contiene anche astaxantina, un carotenoide con attività antiossidante che contribuisce alla stabilità dell’olio e alla protezione dallo stress ossidativo. Questa combinazione di fosfolipidi, omega-3 e antiossidanti è alla base dell’interesse per il suo utilizzo come supporto generale per la salute di pelle, sistema immunitario e metabolismo lipidico.

Modalità di utilizzo e dosaggi

Il dosaggio dell’olio di krill deve essere sempre adattato al peso dell’animale e al contenuto di EPA e DHA del prodotto. Indicativamente, per il supporto generale si utilizzano quantità che apportano circa 50–100 mg di EPA+DHA per kg di peso corporeo al giorno, modulabili in base alle esigenze nutrizionali e all’obiettivo dell’integrazione. Nei gatti le quantità sono generalmente più basse e adattate al peso corporeo. È consigliabile iniziare con dosaggi graduali e somministrare il prodotto insieme al pasto.

Sicurezza e corretto utilizzo

È importante sottolineare che, come per qualsiasi integratore, l’olio di krill non sostituisce terapie veterinarie ma può essere utilizzato come complemento nutrizionale. Gli studi disponibili indicano in generale una buona tollerabilità, ma la risposta può variare in base a specie, dosaggio e condizioni cliniche dell’animale.

In sintesi

L’olio di Krill è molto indicato anche per cani e gatti, perché sostiene l’intero metabolismo a 360 gradi.

L’olio di Krill è l’ottimale integrazione di omega 3 per i mammiferi: l’integrazione con olio di Krill comporta infatti notevoli vantaggi rispetto all’integrazione effettuata con oli di pesce. Bisogna considerare che:

  • l’olio di Krill contiene una proporzione tra omega-3 e omega-6 di 15:1 , contro quella di 3:1 dell’olio di pesce
  • L’olio di Krill contiene 30% di omega 3 di cui 29,4% sono bioattivi perchè combinati con fosfolipidi che ne favoriscono l’assorbimento, contro l’Olio di pesce che contiene si  il 30% di omega 3,  ma di questo solo il 19%,2 è bioattivo, perché gli omega 3 sono veicolati in trigliceridi, non idrosolubili che ostacolano l’assorbimento
  • essendo veicolati in  fosfolipidi gli omega 3 dell’olio di Krill risultano idrosolubili, quindi non galleggiano nello stomaco e non danno luogo a fenomeni irritativi da reflusso o al fenomeno del ritorno del retrogusto in bocca, al contrario degli oli di pesce
  • L’olio di Krill  contiene  40% di fosfolipidi in Fosfatidilcolina  fondamentale per le cellule celebrali
  • L’olio di Krill  è naturalmente privo di metalli pesanti e altri contaminanti come il PCBs (sostanze diossino-simili che gli organismi accumulano nell’arco della loro vita), che possono invece essere presenti nell’olio di pesce se non trattato per eliminarli.
  • L’olio di Krill  è eccezionalmente stabile, 47 volte più dell’olio di pesce, grazie alla naturale presenza di astaxantina e vit.E , ad altissimo potere antiossidante, di cui beneficia l’intero organismo
  • Il rapporto tra omega3 ed omega 6 dell’olio di krill è di 15:1: questo favorevolissimo rapporto ci permette, somministrando olio di Krill puro, di bilanciare lo squilibrio tra omega 6 (pro infiammatori) e omega 3 (antinfiammatori) spesso presente nell’alimentazione dei nostri animali da compagnia, a netto favore della componente antinfiammatoria.

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno: medicine non convenzionali e animali
  2. Erboristeria Arcobaleno: Il prodotto erboristico in ambito veterinario
  3. Erboristeria Arcobaleno: Funghi medicinali per la salute degli animali
  4. Erboristeria Arcobaleno: Artemisia Annua: una speranza per i cani e gatti malati di tumore
  5. Erboristeria Arcobaleno: ZEOLITE potente disintossicante anche per gli animali
  6. Erboristeria Arcobaleno: Lapacho: anche per cani e gatti
  7. Erboristeria Arcobaleno: Salute naturale per cani e gatti
  8. Erboristeria Arcobaleno: Prendersi cura dei cani e gatti “senior”
  9.  Erboristeria Arcobaleno: Micronutrienti essenziali per animali domestici
  10. Erboristeria Arcobaleno: Rakus il medico scimpanzé
  11. Erboristeria Arcobaleno: Il benessere degli animali domestici
  12. Erboristeria Arcobaleno: Citovet: benessere e vitalità per cani e gatti
  13. Erboristeria Arcobaleno: Il ponte arcobaleno
  14. Erboristeria Arcobaleno: Curcuma e cani: benefici e proprietà

Bibliografia

  1. Kim HJ, Lee SH, Park SJ, et al. Effects of supplementation with krill oil on blood parameters, hair quality, and fecal microbiota in male beagle dogs. Animals (Basel). 2025.
  2. Hall JA, Jewell DE. Enhanced omega-3 index after long- versus short-chain omega-3 fatty acid supplementation in dogs. Frontiers in Veterinary Science. 2020.
  3. Verrico CD, Wesson S, Konduri V, et al. Cannabidiol plus krill oil supplementation improves chronic stifle osteoarthritis in dogs. Journal of the American Veterinary Medical Association. 2024.
  4. Southerden P, et al. Efficacy and safety of omega-3-enriched lickable treats as adjunctive therapy for feline chronic gingivostomatitis. Journal of Feline Medicine and Surgery. 2025.

 

 

L’argento colloidale spray è una soluzione a base di acqua depurata e microparticelle di argento, apprezzata da secoli per il suo impiego nell’igiene e nella pulizia. Incolore, inodore e pratico da utilizzare, è pensato per accompagnarti ogni giorno nella cura della pelle, degli ambienti e delle superfici, in modo semplice e naturale.

Una tradizione che arriva fino a oggi

Prima dell’introduzione dei moderni antibiotici di sintesi, l’argento veniva utilizzato per mantenere più pulita l’acqua e per favorire condizioni igieniche migliori negli ambienti domestici. Questa lunga tradizione d’uso non si è mai interrotta e ancora oggi l’argento continua a essere studiato e utilizzato in numerosi contesti professionali e tecnologici.

L’utilizzo dell’argento colloidale risale al 1800 e già i primi studi sui metalli in forma colloidale hanno evidenziato come l’argento sia tra i più efficaci ad azione antibatterica. L’argento colloidale sembra essere efficace contro molte specie di batteri, parassiti, funghi e virus. L’argento colloidale, inoltre, oltre alla azione disinfettante, possiede una spiccata azione antiinfiammatoria. Essendo compatibile con l’organismo umano, non indebolisce il sistema immunitario, anzi, contribuisce a rafforzarlo.

Intelligenza artificiale e nuove frontiere della ricerca

Negli ultimi anni la ricerca scientifica sta vivendo una vera trasformazione grazie all’intelligenza artificiale. Un recente studio pubblicato sulla rivista Cell ha mostrato come l’IA possa analizzare enormi quantità di dati biologici per individuare molecole di origine naturale di particolare interesse, partendo da microbiomi umani, animali e ambientali.

Questo approccio innovativo consente di accelerare enormemente la selezione di composti studiabili in laboratorio e dimostra come biotecnologia e intelligenza artificiale possano lavorare insieme per esplorare nuove soluzioni nel campo dell’igiene e della sicurezza microbiologica.

Il ruolo degli antimicrobici naturali

Piante, minerali e sostanze naturali sono da sempre oggetto di attenzione per il loro comportamento nei confronti dei microrganismi. Polifenoli, flavonoidi, terpeni, oli essenziali e altri composti vegetali vengono studiati per le loro interazioni con superfici biologiche e ambientali.

Una caratteristica interessante di molte sostanze naturali è il loro approccio “multitarget”, ovvero la capacità di interagire con più strutture microbiche contemporaneamente. Questo aspetto è oggi al centro di numerosi studi, soprattutto in ambito ambientale e tecnologico.

L’argento: un materiale di grande interesse scientifico

Tra i materiali naturali più studiati rientra l’argento, in particolare nella sua forma colloidale. Le particelle di argento sono oggetto di ricerca per il loro comportamento a contatto con superfici, materiali e microrganismi in condizioni controllate.

In laboratorio è stato osservato che l’argento può interagire con le membrane cellulari microbiche e con alcuni processi metabolici, rendendolo un materiale di grande interesse per applicazioni tecniche e ambientali. Non a caso, oggi l’argento viene utilizzato in filtri per l’acqua, rivestimenti, materiali tecnologici e sistemi di sanificazione.

Come interagisce l’argento a livello microscopico

Dal punto di vista scientifico, le particelle di argento vengono studiate per diversi meccanismi di interazione che avvengono a livello superficiale. In ambiente di ricerca si analizzano fenomeni come l’interazione con le membrane microbiche, i processi di ossidazione e l’influenza su specifiche strutture proteiche.

Questi meccanismi sono oggetto di studio continuo e trovano applicazione soprattutto in ambiti non farmacologici, come l’igiene di superfici, materiali e ambienti ad alta frequentazione.

Argento Colloidale SprayCos’è l’argento colloidale

Dal punto di vista tecnico, l’argento colloidale è una sospensione stabile di particelle di argento metallico in acqua distillata o demineralizzata. Le particelle hanno dimensioni estremamente ridotte e la concentrazione viene espressa in parti per milione (ppm). La formulazione spray rende l’applicazione immediata, mirata e senza sprechi, ideale per l’uso quotidiano.

Per la pelle: una sensazione di freschezza e pulizia

Utilizzato  per uso esterno, l’argento colloidale spray è apprezzato per la piacevole sensazione di freschezza che dona alla pelle. Nebulizzato sulla cute, può essere inserito nella routine quotidiana come supporto igienizzante, soprattutto quando la pelle appare stressata, arrossata o soggetta a impurità. La sua delicatezza lo rende adatto a un utilizzo pratico e frequente.

Per la casa e gli ambienti

In ambito domestico, l’argento colloidale spray è un valido alleato per l’igiene di superfici e ambienti. Viene scelto per affiancare la normale pulizia di zone umide, tessuti, tappeti, bidoni e attrezzi, contribuendo a mantenere gli spazi più puliti e freschi. Non a caso l’argento è impiegato da tempo anche in piscine, filtri per l’acqua e sistemi di ventilazione.

Per animali e spazi condivisi

Esistono molte affinità tra l’igiene umana e quella animale. L’argento colloidale spray viene tradizionalmente utilizzato per l’igiene esterna di pelo, cute e zampe, oltre che per la pulizia di cucce, trasportini e ambienti condivisi con gli animali. È particolarmente apprezzato per la sua capacità di neutralizzare i cattivi odori del pelo, sempre nel rispetto dell’uso esterno e con la dovuta attenzione.

Per piante e giardinaggio

In ambito agricolo e nel giardinaggio amatoriale, l’argento colloidale viene utilizzato come supporto igienizzante per superfici vegetali, foglie, vasi e attrezzi. È una soluzione pratica per mantenere più puliti gli ambienti di coltivazione e gestire l’umidità, pur non essendo un fitofarmaco né un pesticida.

Dove viene utilizzato oggi l’argento

L’argento, nelle sue diverse forme, continua a essere oggetto di interesse e viene impiegato in numerosi settori in tutto il mondo. In Paesi come Stati Uniti, Canada e Svizzera, è utilizzato in ambito sanitario e tecnologico come componente di materiali e dispositivi progettati per migliorare le condizioni igieniche.

In ambito industriale e tecnologico, l’argento è ampiamente presente nei sistemi di purificazione dell’acqua. La NASA, così come altre agenzie spaziali, utilizza da tempo soluzioni a base di argento per mantenere l’acqua in condizioni adeguate durante le missioni spaziali. Sistemi simili vengono adottati anche nel settore civile, ad esempio nei filtri per l’acqua installati su aeromobili di numerose compagnie aeree internazionali.

L’argento trova inoltre applicazione nel trattamento dell’acqua di piscine e impianti e viene studiato per il miglioramento della qualità dell’aria e degli ambienti chiusi. Negli ultimi anni, soluzioni basate sull’argento sono state adottate anche per la pulizia e l’igiene di mezzi di trasporto e spazi ad alta frequentazione, all’interno di protocolli di sanificazione ambientale.

Pratico, mirato, quotidiano

La formulazione spray è pensata per offrire la massima praticità. Consente un’applicazione veloce, uniforme e mirata, rendendo l’argento colloidale adatto sia all’uso domestico sia fuori casa. Pochi spruzzi sono sufficienti per l’igiene quotidiana di pelle, superfici e ambienti.

Una scelta naturale per l’igiene di tutti i giorni

Versatile, pratico e dalla lunga tradizione d’uso, l’Argento Colloidale Spray è una soluzione ideale per chi cerca un prodotto semplice e naturale per l’igiene esterna della persona, della casa e degli ambienti, nel rispetto della normativa europea vigente.

Tradizione, ricerca e innovazione

L’incontro tra materiali naturali, conoscenze tradizionali e tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive nella ricerca scientifica. L’argento rappresenta un esempio concreto di questo dialogo tra passato e futuro, confermandosi un materiale di grande interesse per l’igiene e la gestione degli ambienti.

Altri articoli

  1. Erboristeria arcobaleno: Argento colloidale: come funziona
  2. Erboristeria arcobaleno: Argento colloidale: infinita bontà di madre terra
  3. Erboristeria arcobaleno: Proprietà dell’argento colloidale
  4. Erboristeria arcobaleno:  ARGENTO COLLOIDALE ATOMICO

Bibliografia

  1. Nanoparticelle d’argento: sintesi, proprietà e applicazioni terapeutiche (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25543008/)
  2. JOSEF PIES, Uso terapeutico dell’argento colloidale. Prezioso antibiotico naturale. Efficacia, utilizzo ed esperienze di guarigione, Macro Edizioni – 1 gennaio 2009
  3. REINELT UWE, Il grande libro dell’Argento Colloidale, Macro Edizioni – 1 gennaio 2022
  4. GRAZIANI GABRIELI, Argento Colloidale: Un Potente Rimedio Naturale. Macro Edizioni – 1 gennaio 2009
  5. GINO RICCARDO NAVARRA, Conoscere L’argento Colloidale, Edizione maggio 2018
  6. Liu W, Wu Y, Wang C, Li HC, Wang T, Liao CY, Cui L, Zhou QF, Yan B, Jiang GB. Impact of silver nanoparticles on human cells: effect of particle size. 2010 Sep;4(3):319-30.
  7. Bélteky P, Rónavári A, Zakupszky D, Boka E, Igaz N, Szerencsés B, Pfeiffer I, Vágvölgyi C, Kiricsi M, Kónya Z. Are Smaller Nanoparticles Always Better? Understanding the Biological Effect of Size-Dependent Silver Nanoparticle Aggregation Under Biorelevant Conditions. Int J Nanomedicine. 2021 Apr 23;16:3021-3040.
  8. Almurayshid A, Park S, Oh SH. Effective laser treatment options for argyria: Review of literatures. J Cosmet Dermatol. 2020 Aug;19(8):1877-1882.
  9. https://iris.epa.gov/static/pdfs/0099_summary.pdf

 

Dalle antiche applicazioni orientali alla ricerca biomedica contemporanea: perché il lentinano è uno dei più studiati polisaccaridi di origine fungina

Il lentinano è un polisaccaride isolato dal fungo medicinale giapponese Shiitake (Lentinula edodes), un organismo largamente utilizzato nelle medicine tradizionali orientali per la gestione di disturbi infettivi, metabolici e tumorali. Lo shiitake, apprezzato sia come alimento sia come rimedio naturale, è noto da secoli per proprietà quali il potenziamento del sistema immunitario, la capacità di modulare l’infiammazione, la riduzione del colesterolo e la possibile azione protettiva nei confronti di alcune forme tumorali.

Negli ultimi decenni i funghi medicinali sono diventati oggetto di intenso interesse scientifico, soprattutto per la presenza di molecole bioattive come polisaccaridi, β-glucani, proteoglicani, lectine, triterpenoidi, composti fenolici, flavonoidi ed ergosterolo. Tra queste sostanze, il lentinano emerge come una delle più promettenti grazie ai suoi effetti immunomodulatori.

Origine e natura chimica del lentinano

Il lentinano è un polisaccaride ad alto peso molecolare appartenente alla famiglia dei β-glucani, ampiamente distribuiti nel regno dei funghi. I β-glucani sono catene di D-glucosio unite tramite legami β-glicosidici (β-1,3, β-1,4, β-1,6), la cui configurazione determina proprietà biologiche differenti.

Il lentinano presenta una struttura particolarmente specifica e caratteristica:

  • scheletro principale β-1,3-glucanico
  • una diramazione β-1,6 ogni 5 unità di glucosio
  • elevato grado di purezza e stabilità termica
  • alta solubilità in acqua (rara nei β-glucani naturali)

Questa struttura — identificata negli anni ’70 — è considerata il principale motivo dei suoi effetti immunobiologici.

Gli studi di immunobiologia mostrano che i recettori immunitari (Dectin-1, TLRs, CR3/CD11b) riconoscono con elevata affinità proprio i β-1,3 glucani ramificati in 1,6, mentre reagiscono meno intensamente con forme lineari o poco ramificate. Ciò rende il lentinano una delle molecole nel suo genere più “visibili” al sistema immunitario.

Ruolo biologico dei polisaccaridi nei funghi

Nel regno fungino i polisaccaridi sono fondamentali per:

  • Movimento ed espansione delle ife
  • Nutrizione, facilitando la degradazione del materiale lignocellulosico
  • Comunicazione cellulare, con reti polisaccaridiche che partecipano alla segnalazione durante la crescita
  • Protezione, migliorando resistenza e difese contro stress ambientali e agenti patogeni

I funghi medicinali, come lo shiitake, hanno evoluto strutture polisaccaridiche molto complesse che, quando ingerite dall’uomo, interagiscono con il sistema immunitario attraverso meccanismi specifici.

Meccanismi d’azione del lentinano sul sistema immunitario

Numerosi studi hanno evidenziato che il lentinano:

  • Non è citotossico: non distrugge direttamente cellule tumorali o microbiche.
  • È immunomodulatore: stimola e coordina la risposta immunitaria innata e adattativa.

Il lentinano si lega a diversi recettori immunitari:

  • TLR2, TLR4, TLR6, TLR9
  • Dectin-1
  • Recettore del complemento CR3/CD11b

Attiva vie intracellulari come:

  • MAPK–NFκB
  • Syk–PKC

Ciò determina:

  • aumento dell’attività di macrofagi, cellule NK, linfociti T
  • aumento di citochine pro-immunitarie (IL-2, IFN-γ)
  • miglioramento della risposta immunitaria contro cellule tumorali e agenti patogeni

Il lentinano non “accelera” indiscriminatamente l’immunità, ma riequilibra le funzioni immunitarie:

  • potenziamento dell’immunità in caso di immunodeficienza o stress immunitario
  • riduzione di risposte eccessive in caso di infiammazione cronica (secondo alcuni studi sperimentali)

Questo comportamento bifasico ha portato a considerarlo un modulatore “intelligente”.

Benefici e applicazioni cliniche del lentinano

Il lentinano è diventato uno dei polisaccaridi fungini più studiati in ambito medico e biotecnologico, grazie alla sua capacità unica di modulare la risposta immunitaria senza esercitare effetti citotossici diretti. Questa caratteristica lo rende particolarmente interessante come coadiuvante terapeutico, soprattutto in condizioni che richiedono un rafforzamento o un recupero dell’efficienza immunitaria.

Numerose pubblicazioni scientifiche — tra cui studi clinici disponibili su PubMed  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/ e articoli di riferimento sui β-glucani come quello della Journal of Nutritional Science and Vitaminology https://doi.org/10.3177/jnsv.64.8 hanno evidenziato il ruolo del lentinano nel migliorare le risposte immunitarie e nel supportare trattamenti antitumorali.

In Giappone e Cina, dove il lentinano è utilizzato da oltre trent’anni in ambito oncologico, fa parte degli approcci integrativi approvati dal sistema sanitario, come riportato anche da Cancer Research UK nelle sue analisi sulle terapie complementari a base di funghi medicinali: https://www.cancerresearchuk.org/.

L’interesse internazionale verso le sue applicazioni deriva anche da lavori sperimentali come lo studio pubblicato su Anticancer Research (Hazama et al., 2009), che esplora l’efficacia del lentinano somministrato per via orale in pazienti con carcinoma colorettale avanzato: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19596936/

Agendo in modo sinergico sull’immunità innata e adattativa, il lentinano contribuisce a:

  • migliorare la risposta dell’organismo contro agenti patogeni,
  • ottimizzare l’efficacia delle terapie antitumorali,
  • modulare processi infiammatori e metabolici,
  • sostenere il benessere generale dell’immunità.

Sono questi risultati, pubblicati su riviste internazionali come Science of the Total Environment (https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2020.139330) e discussi in numerose review scientifiche, ad aver consolidato l’interesse per il lentinano come molecola bioattiva ad alto potenziale.

Di seguito vengono presentate in dettaglio le principali aree in cui il lentinano ha mostrato benefici documentati o promettenti, supportati da studi clinici ed evidenze sperimentali.

Sinergia con la chemioterapia

Da più di trent’anni, in Giappone e Cina, il lentinano viene impiegato come coadiuvante nelle terapie oncologiche, soprattutto in:

  • tumore gastrico
  • tumore colorettale
  • carcinoma prostatico
  • carcinoma epatico

I risultati clinici indicano:

  • miglioramento della qualità della vita
  • potenziale aumento della sopravvivenza
  • riduzione degli effetti collaterali della chemio (es. affaticamento, immunodepressione)

Potenziamento immunitario

Studi in vitro e in vivo indicano che il lentinano:

  • aumenta l’attività di cellule NK
  • stimola macrofagi e linfociti T
  • può migliorare la resistenza a infezioni batteriche e virali

Altri benefici potenziali

  • Riduzione del colesterolo
    (probabile grazie all’effetto fibra + modulazione del metabolismo epatico; dati preliminari sull’uomo)
  • Attività antiossidante dei β-glucani
  • Miglioramento del microbiota grazie alla funzione prebiotica

Sicurezza ed effetti collaterali

Il lentinano è considerato sicuro e a bassa tossicità. Rari effetti indesiderati includono:

  • rash cutanei
  • febbre e brividi
  • aumento degli enzimi epatici
  • reazioni di ipersensibilità (soprattutto con infusione rapida)

Le formulazioni orali e liquide presentano un profilo più mite rispetto alla forma endovenosa usata in oncologia.

Lentinano: il polisaccaride dello shiitakeLentizumib®: una forma concentrata e biotecnologica di lentinano

Erboristeria Arcobaleno propone HIFAS-LENTINAN, integratore a base di Lentizumib®, un β-glucano attivo estratto dallo shiitake tramite un processo biotecnologico sostenibile:

  • senza solventi artificiali (solo acqua di sorgente)
  • monitoraggio in tempo reale tramite tecnologie “industria 4.0”
  • concentrazione standardizzata ≥ 1 mg/ml
  • aggiunta di vitamina C per potenziare assorbimento e biodisponibilità

Hifas da Terra è l’azienda biotecnologica leader in Europa nello sviluppo di prodotti di alta qualità a base di funghi medicinali. La nostra competenza e esperienza nel settore, da 25 anni, ci ha resi un punto di riferimento. Siamo presenti in oltre 17 paesi. I nostri principali impegni sono l’innovazione, la ricerca e sviluppo, e la sostenibilità.

Conclusioni

Il lentinano rappresenta uno dei polisaccaridi più studiati al mondo per il suo profondo impatto sul sistema immunitario. Grazie alla sua struttura β-1,3/1,6 e alla capacità di attivare specifiche vie immunologiche, è oggi considerato:

  • un modulatore immunitario naturale
  • un coadiuvante promettente nelle terapie oncologiche
  • un potenziale supporto per metabolismo, microbiota e difese generali

Sebbene la letteratura scientifica ne confermi molte proprietà, l’integrazione non sostituisce cure mediche e richiede sempre consulenza professionale, specie in presenza di terapie farmacologiche o patologie.

Il lentinano, unendo antica tradizione e innovazione biotecnologica, rappresenta oggi uno dei più interessanti esempi di come i funghi medicinali possano contribuire alla salute attraverso sostanze naturali complesse e altamente bioattive.

Pubblicazioni scientifiche: 

lo shiitake è oggetto di oltre 616 pubblicazioni scientifiche.

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno: SHITAKE contiene Lentinano ed Eritadenina: due alleati naturali per il benessere
  2. Erboristeria Arcobaleno: La Micoterapia a bassi dosaggi che segue le regole della natura
  3. Erboristeria Arcobaleno: Benefici della supplementazione di Pleurotus e Shiitake
  4. Erboristeria Arcobaleno: I funghi migliori per il nostro benessere
  5. Erboristeria Arcobaleno: LENTINEX – ImmunoMicoFermentato di SHITAKE
  6. Erboristeria Arcobaleno:  Azione prebiotica dello Shiitake
  7. Erboristeria Arcobaleno:  Chitina e Shitake per il sistema immunitario
  8. Erboristeria Arcobaleno: Micoterapia-Linea Spagnola

Bibliografia

  1. Nakashima, A., Yamada, K., Iwata, O., Sugimoto, R., Atsuji, K., Ogawa, T., Ishibashi-Ohgo, N., & Suzuki, K. (2018). β-Glucan in Foods and Its Physiological Functions. Journal of nutritional science and vitaminology, 64(1), 8–17. Disponibile a https://doi.org/10.3177/jnsv.64.8
  2. HAZAMA, S., WATANABE, S. et al., (2009) Efficacy of Orally Administered Superfine Dispersed Lentinan (β-1,3-Glucan) for the Treatment of Advanced Colorectal Cancer. Anticancer Research, vol. 29 no. 7 2611-2617. Disponibile a http://ar.iiarjournals.org/content/29/7/2611.long
  3. Murphy, Emma J et al. (2020). β-Glucan extracts from the same edible shiitake mushroom Lentinus edodes produce differential in-vitro immunomodulatory and pulmonary cytoprotective effects – Implications for coronavirus disease (COVID-19) immunotherapies.” The Science of the total environment vol. 732: 139330. Disponibile a https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2020.139330
  4. HAZAMA, S., WATANABE, S. et al., (2009) Efficacy of Orally Administered Superfine Dispersed Lentinan (β-1,3-Glucan) for the Treatment of Advanced Colorectal Cancer. Anticancer Research, vol. 29 no. 7 2611-2617. Disponibile a https://ar.iiarjournals.org/content/29/7/2611.long
  5. Murphy, Emma J et al. (2020). β-Glucan extracts from the same edible shiitake mushroom Lentinus edodes produce differential in-vitro immunomodulatory and pulmonary cytoprotective effects – Implications for coronavirus disease (COVID-19) immunotherapies.” The Science of the total environment vol. 732: 139330. Disponibile a https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2020.139330
  6. Cancer Research UK. “Medicinal Mushrooms and Cancer.” Available online at: http://www.sci.cancerresearchuk.org/labs/med_mush/med_mush.html
  7. Chihara, G., et al. “Fractionation and Purification of the Polysaccharides with Marked Anti-tumor Activity, Especially Lentinan from Lentinus edodes (Berk.) Sing., an Edible Mushroom.” Cancer Res 30 (1970): 2776–2781.

 

C’è una storia, spesso raccontata come leggenda, che vuole esserci vicina quando perdiamo un animale caro: la storia del Ponte dell’Arcobaleno. Secondo questa tradizione — attribuita talvolta alle tribù degli Indiani d’America —, quando un animale domestico muore, non “sparisce”: attraversa un ponte luminoso e va in un luogo speciale, pieno di pace, amore e serenità (arcobalenodeglianimali.it).

In questo spazio — chiamato appunto “Ponte dell’Arcobaleno” — i nostri amici ritrovano salute e vigore: quelli che erano vecchi, malati, feriti o sofferenti riconquistano la loro forza, il loro benessere, e tornano ad essere proprio come ce li ricordavamo nei giorni felici (Rainbow Bridge Petloss Grief Suport).

Un luogo di pace, forza e rinascita

Il luogo è descritto come un prato verde e profumato, colline dolci, fiori e alberi, acqua fresca, sole luminoso — insomma, un angolo di natura ideale, senza dolori, senza paura, dove gli animali vivono felici, liberi di correre e giocare insieme.

Eppure, anche se sono in pace, gli animali sentono la mancanza di chi li ha amati sulla terra. Così, la leggenda prosegue: accade che un giorno, mentre giocano, uno di loro fermi lo sguardo verso l’orizzonte, percepisca qualcosa di familiare… e riconosca il suo umano. Le zampe iniziano a muoversi da sole, corre sopra l’erba, quasi volando, fino a raggiungerti. In quel momento, voi vi riabbracciate con gioia infinita, con la consapevolezza che niente e nessuno potrà separarvi mai più. E insieme attraversate il ponte — per ricongiungervi per sempre.

Un racconto che porta conforto

Questa storia dolcissima è diventata un riferimento universale: migliaia di persone che hanno perso un animale l’hanno accolta come un conforto, come una speranza. Serve a dare un senso all’assenza, a trasformare il dolore in un ricordo prezioso, a credere che l’amore non finisce con la morte, ma si trasforma, sopravvive — e forse un giorno potrà fiorire di nuovo.

La perdita di un animale domestico non è semplicemente la perdita di una creatura: è l’addio a un amico fedele, a un compagno di vita. Il lutto che ne consegue è un percorso delicato, che ha bisogno di tempo e sensibilità. Ognuno lo vive in modo diverso, e con il passare del tempo quel dolore iniziale si trasforma, lasciando spazio ai ricordi più belli, che diventano un modo per continuare a sentirlo vicino.

Elaborare un lutto simile non è mai semplice: a volte la sofferenza può manifestarsi in modo più complesso, aggravata dall’incomprensione di chi non ha mai provato lo stesso legame. Altre volte emergono sensi di colpa, difficoltà a rivivere luoghi o abitudini condivise, o la fatica di esprimere il proprio dolore, magari per ferite emotive passate rimaste irrisolte.

Una leggenda moderna dal forte valore simbolico

È importante sapere, però, che la storia così come la conosciamo oggi — spesso chiamata “Rainbow Bridge” (in inglese) — non è tanto una leggenda antica con radici certe, quanto piuttosto un racconto moderno che si è diffuso negli anni grazie a poesie, racconti e condivisioni di persone che, come te, hanno amato un animale e sofferto per la sua perdita (Wikipedia).

In effetti, l’attribuzione storica alla tradizione “degli Indiani d’America” è oggi considerata dubbia — probabilmente un modo per dare una dimensione sacra e antica al racconto.

Eppure, anche senza una verifica storica, la leggenda — o la “favola consolatoria”, come qualcuno la definisce — continua a offrire conforto a tante persone. Perché più che verità documentata, ciò che conta è il suo significato: il riconoscimento del legame profondo e dell’amore incondizionato che un animale e il suo umano condividono, e la speranza che questo legame non si perda mai, neanche con la morte.

Il ponte arcobaleno

LA LEGGENDA DEL PONTE

“Giunti alle soglie del paradiso, tutti noi un giorno avremo modo di scoprire che là vicino esiste anche un altro luogo meraviglioso, con verdi prati, fiori d’ogni genere, alberi, colline e ruscelli azzurri come il cielo. Il suo nome è Ponte dell’Arcobaleno, per via dei bellissimi colori che lo caratterizzano. In questo incredibile spazio aperto dove la natura esalta il suo splendore, continuano a correre e giocare i nostri amici speciali, quelli che per il tempo che gli è stato concesso hanno vissuto al nostro fianco e che mai dimenticheremo.

Al Ponte Arcobaleno vi trovano tutto ciò che occorre: abbondanza di cibo e d’acqua fresca, il sole che sempre splende, piccole tane, piante profumate da annusare, tanta compagnia… Un paradiso tutto per loro in cui potersi sentire felici e al sicuro. Là, gli amici che hanno concluso la loro permanenza sulla Terra perché vecchi o ammalati adesso sono sani e forti, poiché ogni male viene curato e ogni ferita scompare senza più lasciar traccia.

Ogni animale è davvero felice, sebbene qualcosa in realtà gli manchi: in quel luogo che in vita li aveva accolti, chiamato “casa”, e che sta tanto lontano oltre la linea dell’orizzonte, vi sono ancora molti di coloro che amano e che considerano speciali. La nostalgia per quelle voci, le carezze, i piccoli riti quotidiani, è grande, ma accade che ogni tanto uno di questi animali si fermi all’improvviso, che lasci gli amici del suo grande gruppo, i giochi e le corse, per guardare lontano, verso quella linea, gli occhi attenti, vivaci e luminosi.

Tutti i sensi saranno all’erta, il corpo vibrerà di eccitazione, le zampe faticheranno a star ferme e il cuore palpiterà di impazienza. Poi, con un balzo in avanti, riprenderà a correre senza quasi sfiorare il prato sotto di sé, perché, ti avrà visto e riconosciuto arriverà da te quasi volando, lo raggiungerai senza fatica alcuna, e vi abbraccerete ridendo, consapevoli che niente più potrà dividervi ancora. Ritroverà le tue mani e la tua voce, e tu il piacere di accarezzarlo e di godere del suo affetto incondizionato che tanto ti era mancato, sebbene mai era venuto meno il ricordo di lui, sempre vivo e presente.

E, allora, attraverserai in sua compagnia il Ponte Arcobaleno, che vi vedrà uniti per sempre “.

Su questo tema ha scritto una bella poesia, struggente, Alda Merini:

“Anima che accarezzo a sera, e sei un cane
stanco, ma un cane sempre fedele.
Un cane che balbetta un nome: padrone, padrone mio.
Non lasciarmi anima cane, non lasciarmi mai.”

Il ponte arcobaleno

Anche gli animali provano emozioni, e come noi possono soffrire di ansia e stress. Il benessere dei nostri amici a quattro zampe non riguarda solo una buona alimentazione o cure veterinarie, ma anche la loro serenità mentale ed emotiva. Riconoscere i segnali di disagio e imparare a gestirli in modo naturale e rispettoso significa migliorare la qualità della loro vita — e anche la nostra.

Il benessere degli animali domestici: cosa significa davvero?

Quando pensiamo al benessere dei nostri amici a quattro zampe — cani, gatti o altri animali domestici — spesso ci concentriamo sulla loro salute fisica: dieta corretta, vaccinazioni, controlli veterinari. Tuttavia, come ricordato nell’articolo, il vero “benessere” è un concetto più ampio: include anche lo stato psicologico dell’animale, cioè che esso si senta bene oltre che stare bene. In altre parole: non basta che il cane o il gatto non abbia malattie; è importante che anche la sua mente sia serena, l’ambiente adeguato, e che l’animale possa esprimere la sua natura.

In effetti, la ricerca recente conferma che animali domestici soggetti a stress e ansia possono sviluppare problemi di salute reale (non solo comportamentali). Per esempio, nei gatti l’ambiente «stressante» influenza in modo concreto la salute urinaria e comportamentale (PMC). Nei cani, la soglia di stress abbassa la qualità della vita e può scatenare comportamenti distruttivi o disfunzionali (American Kennel).

Cause comuni di stress e ansia: uno sguardo più approfondito

Così come accade per noi esseri umani, anche i nostri animali domestici possono sentirsi sopraffatti da situazioni che alterano la loro quotidianità o mettono alla prova il loro equilibrio emotivo. Dietro comportamenti insoliti — un cane che diventa improvvisamente irrequieto, un gatto che si nasconde più del solito — può celarsi una condizione di ansia o stress.
Le cause sono molteplici e spesso si intrecciano: possono dipendere da cambiamenti nell’ambiente, da esperienze negative passate o, semplicemente, dalla mancanza di stimoli adeguati. Approfondire questi fattori ci aiuta non solo a capire meglio il nostro amico a quattro zampe, ma anche a prevenire situazioni di disagio prima che si trasformino in veri e propri problemi comportamentali o di salute.

Nei cani

  1. Cambiamenti ambientali: traslochi, nuovi membri in famiglia, cambiamento dell’arredamento. Studi confermano che la mancanza di coerenza e prevedibilità nell’ambiente domestico è uno dei principali fattori di stress nei cani: «I cani apprezzano la routine e le regole… Quando questi schemi vengono alterati, il cambiamento può provocare stress.» (American Kennel).
  2. Esperienze negative passate: abbandono, maltrattamenti, mancate socializzazioni nei primi mesi. Un articolo di approfondimento afferma che nei cani «being deprived of social and environmental exposure until 14 weeks of age» può predisporre ad ansia (PetMD).
  3. Separazione dai proprietari: notissima è la “ansia da separazione”: quando un cane è lasciato solo spesso, senza adeguata attività o stimolazione mentale, può manifestare comportamenti distruttivi (Orlando Vets).
  4. Fobie specifiche e stimoli acuti: rumori forti (tuoni, fuochi d’artificio), ambienti affollati, novità improvvise. Queste trigger possono innescare reazioni di paura intense (American Kennel Club).
  5. Problemi medici o dolore: un cane che soffre per una patologia può avere la soglia di tolleranza allo stress molto bassa. Come riportato da una clinica veterinaria: «Dolore, prurito, malattia o disagio possono tutti abbassare la soglia di tolleranza all’ansia di un cane.» (vet.tufts.edu)

Nei gatti

  • Cambiamenti nella routine domestica, ambienti imprevedibili, o mancanza di controllo da parte del gatto (es. spazi troppo ristretti) sono fattori chiave di stress cronico (PMC).
  • Il legame tra ansia/stress e problemi medici nei gatti è stato evidenziato: ad esempio, la condizione chiamata “feline idiopathic cystitis” (infiammazione vescicale senza causa apparente) è stata associata a livelli elevati di stress/ansia nel gatto (Newsweek).

Il benessere degli animali domesticiCome si manifestano stress e ansia: segnali da non sottovalutare

Riconoscere i segnali di stress e ansia nei nostri animali è fondamentale per poter intervenire in tempo. Spesso, infatti, il disagio non si manifesta in modo diretto ma attraverso piccoli cambiamenti nel comportamento quotidiano: un cane che si lecca in modo ossessivo, un gatto che smette di usare la lettiera o si isola più del solito.
Ogni specie, e persino ogni individuo, esprime lo stress a modo suo. Imparare a osservare e interpretare questi segnali ci permette di comprendere meglio il loro stato emotivo e di prevenire situazioni che, se trascurate, potrebbero sfociare in problemi comportamentali o fisici più seri.

Nei cani

  • Cambiamenti nel linguaggio del corpo: coda bassa o tra le gambe, orecchie abbassate, corpo rigido. Il sito Blue Cross elenca segnali come sbadigli frequenti (non per noia), respiro affannato, pupille dilatate, leccamento incongruo, tremori (Blue Cross).
  • Comportamenti distruttivi o di evitamento: distruggere oggetti, scavare, mordersi o leccarsi compulsivamente, cercare di scappare (Trupanion).
  • Segnali più sottili: perdita di appetito, diarrea, vomito, cambiamenti nel sonno. Uno studio sullo stress cronico nei cani riporta aumenti di livelli di cortisolo e glicemia (ResearchGate).

Nei gatti

  • Segnali più difficili da decifrare: pupille dilatate, orecchie all’indietro, baffi puntati in avanti, posture contratte (PMC).
  • Comportamenti legati al disagio: aumento delle vocalizzazioni (miagolii frequenti, hissing), evitare la lettiera, nascondersi, sovra­leccamento (eccessivo grooming) (PetMD).
  • Effetti fisici indiretti: nel gatto soggetto a stress cronico la reazione fisiologica può includere vomito, diarrea, riduzione dell’attività (PMC).

Cosa possiamo fare — strategie concrete e suggerimenti

Sapere che il nostro animale è stressato può generare preoccupazione, ma la buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, possiamo fare molto per aiutarlo. Il primo passo è sempre l’osservazione: comprendere cosa scatena il disagio e quali situazioni lo accentuano. Una volta individuate le cause, è possibile intervenire con piccoli ma significativi accorgimenti quotidiani che migliorano la qualità della vita del nostro compagno a quattro zampe.
Creare un ambiente sereno, mantenere una routine stabile, offrire momenti di gioco e attività fisica sono strategie semplici ma efficaci. In alcuni casi, il supporto di rimedi naturali o di un professionista del comportamento animale può fare la differenza. L’obiettivo è restituire all’animale equilibrio e serenità, permettendogli di vivere in armonia con sé stesso e con la famiglia umana che lo circonda.

Ambiente & routine

  • Creare una routine regolare aiuta molto: orari stabili per i pasti, passeggiate, momenti di gioco. Come nei cani, la prevedibilità è rassicurante (American Kennel Club).
  • Per i gatti: offrire spazi verticali, nascondigli, opportunità di esplorazione e stimoli olfattivi può ridurre la sensazione di vulnerabilità. In uno studio si evidenzia l’importanza dei segnali olfattivi nella gestione dello stress felino (Frontiers).
  • Evitare cambiamenti drastici o, quando inevitabili (trasloco, arrivo di un nuovo animale/persona), gestirli gradualmente.

Stimolazione fisica e mentale

  • I cani hanno bisogno di movimento e attività mentale: passeggiate, giochi interattivi, giochi alimentari (puzzle) servono a scaricare energia e ridurre noia/frustrazione (Orlando Vets).
  • I gatti: anche se meno “esigenti” di un cane dal punto di vista dell’attivazione fisica, chiedono comunque stimoli che rispettino il loro istinto predatorio (giochetti, cacce simulate) e opportunità di arrampicarsi o nascondersi.
  • Nota: attività fisica regolare non è “accessoria” ma parte integrante del benessere.

Il benessere degli animali domesticiGestione dell’ansia e supporti naturali

  • In alcuni casi, cambiando l’ambiente e aumentando le attenzioni può bastare. Ma se l’ansia persiste o è forte, occorre un supporto più mirato.
  • Quando lo stress è più intenso, si può valutare l’uso di integratori naturali a base di piante come Biancospino, Passiflora, Melissa o Escolzia. Questi rimedi possono aiutare a ristabilire equilibrio e tranquillità senza effetti collaterali. Anche la musicoterapia e la fitoterapia stanno guadagnando sempre più consensi tra i proprietari, come metodi dolci e non invasivi per favorire il rilassamento.
  • I Fiori di Bach, in particolare il Rescue Remedy, rappresentano un valido aiuto nei momenti di forte stress, paura o cambiamento. Si tratta di una miscela di essenze floreali naturali ideata dal dottor Edward Bach per armonizzare le emozioni. Il Rescue Remedy, sicuro anche per animali, può essere somministrato in gocce (direttamente sul muso, nell’acqua o su un bocconcino) e aiuta a ristabilire rapidamente equilibrio e tranquillità in situazioni acute — come temporali, viaggi, visite veterinarie o rumori forti.
  • Esistono poi approcci comportamentali più strutturati: modifica del comportamento, uso di feromoni sintetici (es. per gatti, diffusori ambientali) e terapia del comportamento. Nel gatto, ad esempio, è stato osservato che trattare stress e ansia può ridurre recidive di condizioni fisiche legate allo stress (come la cistite idiopatica) (Newsweek).
  • È fondamentale escludere cause mediche prima di interpretare un comportamento come solo “ansia”: dolore, malattie, problemi neurologici possono manifestarsi con sintomi simili (PetMD).

Quando rivolgersi a un professionista

Non sempre, pur con le migliori intenzioni, riusciamo a gestire da soli lo stress o l’ansia del nostro animale. In alcuni casi, il disagio può diventare troppo profondo o manifestarsi in modi che richiedono l’intervento di un esperto. Riconoscere quando è il momento di chiedere aiuto è un segno di responsabilità e di amore verso il proprio compagno a quattro zampe.

Comportamenti improvvisi o estremi — come aggressività ingiustificata, autolesionismo o paura persistente — sono campanelli d’allarme che richiedono l’intervento di un comportamentalista veterinario. Allo stesso modo, se l’ansia è cronica e non migliora nonostante le modifiche ambientali o le piccole strategie quotidiane, è opportuno approfondire con un professionista.

Anche cambiamenti drastici nel comportamento o nell’appetito (come rifiuto del cibo, apatia o ritiro sociale) meritano un controllo veterinario: a volte, infatti, dietro l’ansia si nasconde un problema fisico.

Infine, se le strategie “fai da te” non portano risultati, è sempre meglio parlarne con il veterinario di fiducia o con un etologo o psicologo animale. Un supporto competente può aiutare a comprendere le vere cause del disagio e impostare un percorso di recupero personalizzato e rispettoso del benessere dell’animale.

Se i sintomi di stress persistono, peggiorano o diventano pericolosi — come aggressività, autolesionismo o rifiuto del cibo — è importante rivolgersi a un veterinario per escludere eventuali cause fisiche.
In caso di disturbi comportamentali, un comportamentalista animale potrà guidare il proprietario in un percorso di recupero basato su empatia, pazienza e rinforzo positivo.

Perché vale la pena intervenire: rischi dello stress non gestito

Lo stress non è solo “fastidioso” per il nostro animale: può avere conseguenze concrete.

  • Nei gatti: stress cronico è stato correlato a problemi urinari (come la cistite idiopatica), che possono essere dolorosi e ripetuti (Newsweek).
  • Nei cani: stress cronico può compromettere il sistema immunitario, alterare i livelli ormonali (cortisolo) e rendere l’animale più suscettibile a patologie secondarie. Uno studio mostra aumento di glicemia e leucociti nei casi di stress prolungato (ResearchGate).
  • Lo stress continuo può degradare la qualità della relazione tra animale e proprietario: un cane o gatto che vive in ansia difficilmente potrà esprimere affetto, tranquillità, e questo si traduce in una riduzione del “piacere” della convivenza.
  • Infine: animali che stanno bene mentalmente sono più facili da gestire, più sereni, e riducono il rischio di comportamenti problematici che spesso portano al ricorso (spesso costoso) a soluzioni drastiche.

Qualche consiglio pratico da portarsi a casa

  • Osserva il comportamento del tuo animale giorno dopo giorno: effetto cumulativo di piccoli segnali (meno appetito, leggero nervosismo, leccamento eccessivo) può preludere a stress.
  • Mantieni una routine stabile: orari per passeggiate, giochi, pasti e riposo.
  • Offri spazi e tempi di tranquillità: un cane non ama essere lasciato da solo troppo a lungo senza stimoli; un gatto ha bisogno di punti “sicuri” e opzioni di fuga o osservazione.
  • Introduci cambiamenti gradualmente: nuova persona in casa, nuovo animale, trasloco — fatti aiutare (se necessario) da un professionista per minimizzare il trauma.
  • Valuta l’attività fisica e mentale adeguata: più che “fare uscire il cane”, pensa a “offrire stimoli” (gioco, olfatto, percorso). Per il gatto, considera giochi interattivi.
  • Se pensi a supporti naturali (integratori, piante, feromoni), parlane prima con il veterinario o erborista: non tutte le soluzioni sono adatte, e vanno usate con criterio.
  • Se i segnali di stress persistono o peggiorano, non rimandare: una visita veterinaria + valutazione comportamentale possono fare la differenza.

Conclusione

Prendersi cura del benessere emotivo dei nostri animali è un gesto d’amore e di responsabilità. Un cane o un gatto sereno è più equilibrato, più affettuoso e più felice — e questo benessere si riflette anche sulla vita dei loro proprietari. Con piccole attenzioni, routine stabili e l’aiuto di rimedi naturali come i Fiori di Bach o il Rescue Remedy, è possibile restituire equilibrio e armonia ai nostri amici a quattro zampe, migliorando la convivenza e rafforzando quel legame speciale che ci unisce a loro.

Approfondimenti

  1. Associazione medica veterinaria americana (AVMA)
  2. Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – Sezione Animali
  3. AKC – American Kennel Club: sollievo dallo stress nei cani
  4. PetMD – Consigli sul comportamento animale
  5. Erboristeria Arcobaleno: Medicine non convenzionali e animali
  6. Erboristeria Arcobaleno: ZEOLITE potente disintossicante anche per gli animali
  7. Erboristeria Arcobaleno: Funghi medicinali per la salute degli animali
  8. Erboristeria Arcobaleno: Il prodotto erboristico in ambito veterinario
  9. Erboristeria Arcobaleno: Artemisia Annua: una speranza per i cani e gatti malati di tumore
  10. Erboristeria Arcobaleno: ANIMALI
  11.  Erboristeria Arcobaleno: SILICIO ORGANICO: rimetti in moto il tuo pet
  12. Erboristeria Arcobaleno: Il fiuto straordinario del cane nella diagnosi precoce del tumore
  13.  Erboristeria Arcobaleno:  Salute naturale per cani e gatti
  14. Erboristeria Arcobaleno:  Lapacho: anche per cani e gatti
  15. Erboristeria Arcobaleno:  Prendersi cura dei cani e gatti “senior”
  16. Erboristeria Arcobaleno:  Micronutrienti essenziali per animali domestici
  17.  Erboristeria Arcobaleno: Olio di krill anche per cani e gatti
  18. Erboristeria Arcobaleno: Curcuma e cani: benefici e proprietà

 

 

Dalla tradizione africana alla fitoterapia moderna, il Desmodium adscendens si conferma un rimedio naturale d’eccellenza per depurare e proteggere il fegato. I suoi benefici, documentati da numerosi studi, lo rendono utile non solo per l’uomo ma anche per cani e gatti, come supporto in caso di epatopatie, allergie e intossicazioni.

Desmodium adscendens (Fabaceae), chiamato comunemente desmodio, è una pianta originaria dell’Africa centrale (Camerun, Guinea e altre aree equatoriali) usata tradizionalmente nella medicina popolare africana e sudamericana per disturbi respiratori (asma, bronchiti), epatopatie e come rimedio depurativo. Le preparazioni tradizionali includono decotti, infusioni e succhi; negli ultimi decenni si è sviluppata anche la formulazione in estratti standardizzati e integratori. Le proprietà attribuite tradizionalmente hanno stimolato numerose indagini farmacologiche e fitochimiche (ResearchGate).

Profilo fitochimico

Gli studi fitochimici su D. adscendens riportano la presenza di:

  • flavonoidi (es. vitexina e derivati),
  • saponine triterpeniche (es. dehydrosoyasaponin, soyasaponine),
  • feniletilammine (tipo tiramina), alcaloidi e terpeno

Questi composti sono considerati i principali responsabili delle attività antiossidanti, antiinfiammatorie e broncodilatatrici osservate in vitro e in vivo. Analisi HPLC e studi di isolamento dei flavonoidi hanno aiutato a caratterizzare la composizione delle decozioni usate oralmente (PubMed).

Desmodium: la pianta che rigenera il fegatoMeccanismi farmacologici

Dalla letteratura emergono diversi meccanismi plausibili (documentati in modelli cellulari e animali):

  1. Attività antiossidante — i flavonoidi e i fenoli presenti mostrano capacità di cattura dei radicali liberi e riduzione dello stress ossidativo, meccanismo rilevante per la protezione epatica (PubMed).
  2. Epatoprotezione — estratti acquosi/decotti hanno ridotto danno epatico indotto sperimentalmente (es. D-galactosamina, etanolo, paracetamolo) in modelli animali, con normalizzazione di biomarker epatici e miglioramento istologico. Questo effetto è probabilmente mediato da azione antiossidante, riduzione dell’infiammazione e supporto alla rigenerazione cellulare (ScienceDirect).
  3. Azione anti-allergica / antispasmodica bronchiale — studi preclinici (guinea pig, preparati isolati di ileo e bronco) mostrano che estratti riducono le contrazioni anafilattiche, interferiscono con la risposta all’istamina e modulano il metabolismo degli eicosanoidi; questo suggerisce attività stabilizzante sulle cellule effettrici (es. mastociti) e broncodilatatoria (PubMed).
  4. Modulazione metabolica/enzimatica — alcuni studi indicano effetti su vie enzimatiche (es. metabolismo di acidi grassi/arachidonico) e possibili interazioni con enzimi del citocromo P450, con implicazioni per potenziali interazioni farmacologiche (PubMed).

Evidenza sperimentale e clinica

Studi in vitro e animali

Gran parte delle evidenze meccanicistiche e terapeutiche proviene da studi in vitro e modelli animali:

  • Antiossidante/antiradicalico: studi su estratti fogliari mostrano elevata capacità antiossidante correlata al contenuto fenolico e flavonoidico (PubMed).
  • Epatoprotettivo: estratti acquosi valutati in ratti hanno ridotto lesioni epatiche indotte chimicamente e normalizzato parametri biochimici (ScienceDirect).
  • Anti-asmatico/anti-anafilattico: lavori pionieristici degli anni ’80 mostrano riduzione delle contrazioni anafilattiche e diminuzione del contenuto di istamina nei tessuti polmonari di animali trattati (PubMed).

Studi clinici e studi su esseri umani

La letteratura clinica è limitata e principalmente composta da studi piccoli, open-label o studi pilota; mancano trial clinici ampi, randomizzati, in doppio cieco, e con endpoint clinici solidi. Un esempio di studio osservazionale/di piccola dimensione ha esaminato l’uso di Desmodium in associazione con altri prodotti in pazienti oncologici per sintomi di affaticamento/pain, ma non permette di attribuire l’effetto in modo esclusivo al desmodio. Complessivamente: promettente ma non ancora confermato da robusti RCT (PubMed).

Il desmodio è impiegato come epatoprotettore e disintossicante naturale, utile in caso di:

  • epatiti virali o tossiche;
  • danni epatici da farmaci o alcol;
  • supporto durante terapie pesanti (chemioterapia, antibiotici, immunosoppressori);
  • allergie respiratorie e asma;
  • disturbi digestivi associati a disfunzioni epatiche.

Uno studio clinico condotto presso l’ospedale di Bamako (Mali) su pazienti affetti da epatite B ha dimostrato che la somministrazione di un decotto di Desmodium adscendens induce una rapida riduzione della bilirubina (un indicatore diretto di sofferenza epatica e ittero). Le saponine contenute nella pianta sembrano essere le principali responsabili di questa attività regolatrice e drenante (Rastogi et al., 2011).

La pianta è inoltre in grado di migliorare la fluidità della bile, contribuendo all’eliminazione dei derivati tossici del metabolismo lipidico e dell’etanolo. Per questo motivo è consigliata come supporto anche nei programmi di disassuefazione da fumo e alcol, facilitando la depurazione dell’organismo.

Desmodium: la pianta che rigenera il fegatoBenefici documentati per il fegato

Il fegato è la ghiandola più voluminosa e complessa del nostro organismo: un laboratorio biochimico che lavora senza sosta per mantenere l’equilibrio vitale. Svolge funzioni fondamentali come la metabolizzazione dei nutrienti, la sintesi proteica e lipidica, la detossificazione dei composti nocivi e la degradazione dei farmaci. Tuttavia, è anche uno degli organi più vulnerabili: viene quotidianamente sollecitato da farmaci, alcol, alimenti industriali, pesticidi e stress ossidativo.

Quando il fegato è affaticato, l’organismo intero ne risente — comparendo sintomi come stanchezza, digestione lenta, nausea o irritabilità. In questi casi, il sostegno fitoterapico può svolgere un ruolo importante, e tra le piante più studiate ed efficaci si distingue il Desmodium adscendens.

Numerosi studi (Muanda et al., 2011; Magielse et al., 2014; François et al., 2014) hanno confermato che questa pianta:

  • favorisce la rigenerazione degli epatociti,
  • stimola il drenaggio biliare,
  • riduce lo stress ossidativo e l’infiammazione,
  • migliora gli indici di funzionalità epatica.

L’effetto protettivo è dovuto principalmente a composti come saponine triterpeniche, alcaloidi indolici e flavonoidi (vitexina e isovitexina), che agiscono contro i radicali liberi e stabilizzano le membrane cellulari del fegato. L’azione epatoprotettiva è attribuita principalmente ai flavonoidi vitexina e isovitexina, che contrastano la perossidazione lipidica e migliorano la funzionalità mitocondriale degli epatociti.

L’assunzione regolare di estratti standardizzati di desmodio è indicata nei periodi di affaticamento epatico (alimentazione ricca di grassi, abuso di alcol, terapie farmacologiche prolungate) e come supporto in protocolli depurativi post-festività o dopo cure antibiotiche e chemioterapiche.

Il ruolo del Desmodium nella detossificazione epatica

Il fegato è l’unico organo del corpo umano in grado di rigenerarsi completamente: anche metà di un fegato può ricostituire un organo intero. Tuttavia, se i fattori di stress si accumulano — abuso di alcol, farmaci, cattiva alimentazione — la capacità di recupero può indebolirsi.

Il Desmodium aiuta in questa fase di riparazione e drenaggio, sostenendo i processi di eliminazione delle tossine e contribuendo alla rigenerazione cellulare.
È particolarmente consigliato durante o dopo:

  • chemioterapia o trattamenti farmacologici prolungati (per ridurre gli effetti collaterali);
  • diete dimagranti o cure detox, in cui il rilascio di tossine dai tessuti adiposi può sovraccaricare il fegato;
  • periodi post-festività o alimentazione disordinata;
  • intossicazioni acute o croniche da alcol, fumo o farmaci.

In fitoterapia clinica si raccomanda di iniziare la somministrazione di Desmodium 2 giorni prima di un trattamento farmacologico aggressivo (come la chemioterapia) e di proseguirla per 10 giorni dopo, per massimizzare la protezione epatica (Magielse et al., 2014).

Desmodium e disintossicazione durante diete o detox

Durante una dieta o un programma di detossificazione, il corpo libera tossine accumulate nel tessuto adiposo. Queste sostanze, riversandosi nel sangue, possono temporaneamente sovraccaricare il fegato, causando stanchezza, nausea o un peggioramento temporaneo della digestione. In tali situazioni, il Desmodium svolge un ruolo chiave come regolatore epatico e drenante, aiutando a mantenere la funzionalità epatica ottimale e prevenendo gli effetti collaterali del rilascio tossinico.

Altre piante utili in sinergia sono il carciofo (Cynara scolymus), il cardo mariano (Silybum marianum) e il rafano nero (Raphanus sativus niger), ma il Desmodium si distingue per la sua azione rapida e profonda sulla rigenerazione cellulare.

Effetti respiratori e antiallergici

Il desmodio agisce anche sul sistema respiratorio: studi classici (Addy & Awumey, 1986) hanno mostrato un effetto broncodilatatore e anti-anafilattico, con riduzione delle contrazioni indotte da istamina.
Questo spiega l’impiego tradizionale della pianta nel trattamento di asma e allergie stagionali, dove può migliorare la ventilazione e ridurre l’infiammazione delle mucose.

Sicurezza, tossicità e interazioni

Gli studi tossicologici disponibili suggeriscono che gli estratti acquosi di D. adscendens hanno una finestra terapeutica relativamente ampia nei modelli animali, con LD₅₀ riportati in esperimenti preclinici e nessun effetto tossico grave alle dosi comunemente usate. Tuttavia:

  • studi subcronici indicano possibile induzione di enzimi del CYP, implicando il rischio di interazioni farmacologiche (alterazione del metabolismo di farmaci co-somministrati) (PubMed).
  • saggi su linee cellulari epatiche e renali mostrano assenza di tossicità marcata a dosi terapeutiche in vitro, ma questi dati non sostituiscono valutazioni cliniche di sicurezza a lungo termine (PMC).

Quindi, precauzione in pazienti che assumono farmaci con finestra terapeutica stretta (anticoagulanti, antiepilettici, alcuni immunosoppressori, ecc.) o in casi di insufficienza epatica/renale. È raccomandabile consultare il medico prima dell’uso contemporaneo.

Desmodium: la pianta che rigenera il fegatoBenefici del Desmodio per cani e gatti

L’interesse veterinario per il Desmodium adscendens è in aumento, specialmente in medicina naturale integrata. I principi attivi e i meccanismi d’azione sono analoghi a quelli osservati nell’uomo, ma gli effetti possono essere particolarmente utili per animali con patologie epatiche, respiratorie o sistemiche croniche.

Epatoprotettore e rigenerante

Il desmodio favorisce la rigenerazione delle cellule epatiche e la protezione contro danni da farmaci (antibiotici, antiparassitari, cortisonici) e da tossine.
Viene utilizzato come coadiuvante nei casi di epatiti, intossicazioni, leishmaniosi e dopo cicli di chemioterapia.

Azione antinfiammatoria e antiossidante

Riduce lo stress ossidativo e l’infiammazione del fegato, migliorando la qualità della vita di cani e gatti anziani o con patologie croniche epatiche, renali o autoimmuni.

Riduzione degli effetti collaterali farmacologici

Può attenuare nausea, vomito e diarrea legati a terapie prolungate o aggressive (oncologiche, antibiotiche, immunosoppressive).
È usato come supporto per mantenere il metabolismo epatico efficiente e migliorare la tolleranza ai farmaci.

Azione antiallergica e broncodilatatrice

Utile nei soggetti con asma, allergie respiratorie o broncospasmo, grazie all’effetto modulante sul sistema immunitario e sull’infiammazione bronchiale.

Disintossicante sistemico

Supporta la depurazione epatica e renale, impiegato anche come coadiuvante in casi di:

  • leishmaniosi,
  • FIP (per gatti),
  • insufficienza renale cronica,
  • patologie autoimmuni o metaboliche.

Interazioni farmacologiche e precauzioni veterinarie

Interazioni note

  • Farmaci immunosoppressori e steroidi – il desmodio può potenziare o ridurre l’effetto di corticosteroidi o immunomodulanti.
  • Farmaci metabolizzati dal fegato (CYP450) – può alterare l’eliminazione di anestetici (tiopentale) o miorilassanti (zoxazolamina).
    Consigliato uso veterinario controllato, evitando l’autosomministrazione.

Controindicazioni

  • Gravidanza e allattamento – mancano dati di sicurezza.
  • Malattie autoimmuni o sistemiche progressive – sconsigliato uso prolungato per rischio di stimolazione immunitaria e sovraccarico epatico.
  • Effetti collaterali lievi – possono includere nausea, vomito, diarrea o dolori addominali.
  • Rarissimi casi di danno epatico riportati in associazione con altri integratori (es. semi di pompelmo).

Associazioni fitoterapiche sinergiche

Può essere combinato, solo sotto controllo veterinario, con:

  • Cardo mariano (Silybum marianum)
  • Curcuma (Curcuma longa)
  • Piantaggine (Plantago major)
    per un effetto epatoprotettivo e antinfiammatorio sinergico.

Evidenze scientifiche e prospettive

La letteratura scientifica su Desmodium adscendens include oltre 300 pubblicazioni, di cui la maggior parte precliniche. I dati su animali da compagnia derivano principalmente da esperienze cliniche veterinarie e da studi comparativi sull’efficacia epatoprotettiva nei mammiferi. Studi più recenti invitano a considerare il desmodio come fitoterapico complementare utile nei protocolli integrati di sostegno epatico e immunitario, ma sempre con monitoraggio veterinario.

Conclusione

Il Desmodium adscendens rappresenta una pianta di grande valore nella fitoterapia moderna:

  • potente epatoprotettore naturale,
  • valido antiossidante e antinfiammatorio,
  • efficace coadiuvante nei disturbi respiratori e allergici,
  • utile anche in medicina veterinaria, per il supporto epatico e sistemico di cani e gatti.

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno:  Cardo Mariano: un potente alleato del fegato
  2. Erboristeria Arcobaleno:  Glutatione, N-acetilcisteina (NAC) e disintossicazione dell’organismo
  3. Erboristeria Arcobaleno:  Shiitake e steatosi epatica
  4. Erboristeria Arcobaleno:   Disintossicazione è prevenzione
  5. Erboristeria Arcobaleno:  DEPURAZIONE E DRENAGGIO
  6. Erboristeria Arcobaleno: Citocromo P450: funghi e detox
  7. Erboristeria Arcobaleno: Disfunzioni epatiche: un approccio integrato
  8. Erboristeria Arcobaleno: Fegato sano con schisandra e phyllanthus

Principali riferimenti

  1. Muanda FN, et al. Chemical composition and cellular evaluation of the antioxidant activity of Desmodium adscendens leaves. Evid Based Complement Alternat Med. 2011. PubMed
  2. Magielse J, et al. Antihepatotoxic activity of a quantified Desmodium adscendens decoction. Phytother Res. 2014. PubMed
  3. Addy ME, Awumey EM. Effects of Desmodium adscendens extracts on anaphylaxis and histamine-induced contractions. J Ethnopharmacol. 1986. PubMed
  4. Quaye O, et al. Acute and Subchronic Toxicity Studies of Aqueous Extract of Desmodium adscendens Leaves. 2017. Sage Journals
  5. Rastogi S, Pandey MM, Rawat AKS. An ethnomedicinal, phytochemical and pharmacological review of Desmodium spp. J Ethnopharmacol. 2011. PubMed
  6. François C, et al. Safety of Desmodium adscendens extract on hepatocytes and renal cells. 2014. PMC
  7. Elicats.it (2025). Desmodio per il fegato del cane e gatto – guida dettagliata. [consultazione 16/10/2025].

 

 

Dalla giungla di Sumatra alle foreste dell’Uganda, oranghi e scimpanzé dimostrano di saper scegliere piante medicinali per curare ferite e malattie. Una pratica di automedicazione che unisce etologia, tradizione e scienza, e che apre nuove prospettive sulla salute condivisa tra uomo, animali e ambiente.

L’utilizzo di erbe per la salute animale è una pratica tradizionale consolidata, che trova sempre più riscontro anche nella letteratura scientifica. Gli agricoltori del Mediterraneo utilizzavano tradizionalmente piante di provenienza locale, ma anche rimedi di origine animale e minerale, per curare i loro animali. Nell’economia rurale ci si rivolge ancora molto spesso al mondo vegetale per curare soprattutto le affezioni dell’apparato digerente (proprietà digestive, antidiarroiche o lassative di alcune piante), quindi di quello cutaneo (ferite); vengono trattate anche affezioni dell’apparato respiratorio e di quello riproduttivo, per lo più in relazione con il parto.

Zoofarmacognosia: la sorprendente arte degli animali che si curano da sé

Le manifestazioni di autocura nel mondo animale – come quando oranghi e altri primati in Asia e in Africa si strofinano il corpo con il succo di piante medicinali per alleviare il dolore, o ingeriscono erbe precise contro i parassiti – non sono affatto rare. Ciò che le rende difficili da documentare è la loro natura imprevedibile e fugace, che spesso sfugge agli occhi dei ricercatori.

Secondo gli studiosi di zoofarmacognosia – la disciplina che indaga l’arte animale delle cure spontanee – molte delle sostanze utilizzate dai nostri “cugini” primati potrebbero rivelarsi preziose anche per l’uomo. Non a caso, esiste un intero filone di ricerca dedicato alle proprietà antimicrobiche e terapeutiche delle piante consumate dalle scimmie in condizioni di malessere. Eppure, è bene ricordarlo: solo una minima parte della flora tropicale è stata finora studiata a fini farmacologici. Della maggioranza delle piante, non sappiamo quasi nulla.

È in questo contesto che si inserisce una storia straordinaria, emersa dal cuore delle foreste tropicali: un intreccio di etologia, botanica e farmacologia. Non un mito o una leggenda, ma osservazioni scientifiche accurate che mostrano come alcune specie di primati non si limitino a nutrirsi di piante medicinali, bensì le impieghino attivamente per curare ferite, infezioni o disturbi interni. Una pratica di “cura fai-da-te” che, lungi dall’essere un’eccezione, potrebbe rappresentare un tassello fondamentale nel mosaico delle relazioni tra animali, uomo e ambiente.

Rakus, l’orango che cura se stesso

Un caso particolarmente illuminante è quello dell’orango di Sumatra di nome Rakus, osservato nella zona di Suaq Balimbing (Parco Nazionale Gunung Leuser, Indonesia). Le ricerche condotte da Caroline Schuppli, Isabelle Laumer e colleghi, e pubblicate su Scientific Reports, documentano come questo grande primate abbia attuato un trattamento attivo di una ferita facciale usando una liana medicinalmente attiva (Mongabay).

Ecco cosa è emerso:

  • Il danno: il 22 giugno 2022, Rakus fu visto con una ferita sul bordo destro della guancia, estesa anche dentro la bocca. Probabile origine: uno scontro con un altro maschio.
  • Il rimedio scelto: dopo tre giorni, cominciò a masticare foglie e stelo di Fibraurea tinctoria (detta localmente “Akar Kuning”), per poi usare il succo ottenuto per coprire la ferita. Non solo: applicava il materiale vegetale triturato come una sorta di bendaggio. Questo comportamento si protrasse per diversi minuti.
  • Proprietà della pianta: Fibraurea tinctoria è usata nella medicina tradizionale della zona per febbre, dolori, disturbi digestivi, malaria. Chimicamente è ricca di alcaloidi come la protoberberina, e composti come furanoditerpenoidi, che mostrano attività antibatterica, antinfiammatoria, antifungina, antiossidante (Sci.News).
  • Evoluzione della guarigione: la ferita cominciò a chiudersi visibilmente entro una settimana (verso il 30 giugno), e in meno di un mese si era ristabilita senza segni di infezione significativa, restando solo una lieve cicatrice.

Il caso di Rakus non è solo una curiosità etologica. Ci mostra quanto siano sottili i confini che crediamo separino l’uomo dagli altri animali. Questo orango non aveva manuali di medicina, né tradizioni erboristiche trasmesse da sciamani o guaritori: eppure, ha trovato nella foresta ciò che gli serviva, applicandolo in modo mirato.

In fondo, non è così diverso da ciò che hanno fatto i nostri antenati per millenni: osservare la natura, sperimentare, imparare quali piante curano e quali avvelenano. L’automedicazione di Rakus è uno specchio che ci ricorda quanto sia antica e condivisa la ricerca di salute, e quanto la foresta sia ancora oggi una farmacia vivente da proteggere.

Questo caso è importante non solo per il gesto stesso, ma perché è tra le prime evidenze sistematiche che un primate selvatico scelga e applichi una pianta medicinalmente attiva sopra una ferita aperta, non solo ingerendola. È una finestra su quella che potrebbe essere una forma di intelligenza pratica, memoria botanica e comportamento sanitario naturale.

Scimpanzé a caccia di piante curative

Un altro studio recente, condotto nella Budongo Central Forest Reserve, Uganda, da Elodie Freymann e colleghi, ha rilevato come almeno 51 scimpanzé, appartenenti a due comunità della foresta, manifestino comportamenti compatibili con l’automedicazione (ScienceDaily)

Ecco i punti salienti:

  • Osservazioni comportamentali: alcuni individui con ferite, con carichi parassitari o con infezioni intestinali selezionavano piante “non abitualmente consumate”, oppure parti di piante specifiche (corteccia, legno morto, foglie) che vengono usate localmente nella medicina tradizionale (PubMed).
  • Piante individuate & test farmacologici: sono stati raccolti campioni da 13 specie botaniche (9 alberi, 4 erbacee). Tre tipi di estratto per ciascuna (es. utilizzando solventi diversi: esano, acetato d’etile, mistura metanolo/acqua) sono stati testati in vitro per attività anti-batterica e antinfiammatoria (PubMed).
Risultati principali:
  • ~88% degli estratti mostrava capacità di inibire la crescita batterica (ScienceDaily).
  • ~33% manifestava anche attività antinfiammatoria rilevante (ScienceDaily).
Esempi concreti:
  • Un maschio ferito alla mano ha mangiato foglie di Christella parasitica, probabilmente per ridurre dolore e gonfiore .
  • Un individuo con parassiti intestinali ha consumato corteccia di Scutia myrtina.
  • Altre specie (come Khaya anthotheca – specie di mogano africano) hanno mostrato estratti con forti proprietà antinfiammatorie.

Implicazioni sociali e cognitive: non sempre il comportamento curativo è dimostrato direttamente, ma c’è una emergente evidenza che questi animali non solo si curano, ma talvolta usano materiali vegetali come “bendaggio” o omeopratica topica. Anche l’idea che si impari – culturalmente o per imitazione – non è esclusa (Phys.org).

Significati e riflessioni

Zoofarmacognosia reale e dimostrata
Questi studi confermano che non si tratta solo di piante mangiate casualmente o per fame, ma di selezione mirata in condizioni di malattia o lesione. È una pratica che coniuga comportamento, esigenza fisica, percezione del dolore/disagio e conoscenza implicita delle proprietà delle piante.

Origini della medicina umana
Se i nostri parenti primati selvatici mostrano tali capacità, ci si può interrogare su quale ruolo abbiano avuto tali scoperte spontanee nella storia evolutiva umana: quanto della medicina tradizionale (erboristeria, rimedi popolari) possa avere radici in osservazioni analoghe lungo le linee ancestrali?

Protezione delle aree naturali come “farmacie” viventi
La ricchezza botanica che consente questi comportamenti è minacciata dalla deforestazione, dall’espansione agricola, dai cambiamenti climatici. Per salvaguardare non solo la biodiversità, ma anche il potenziale farmacologico ancora inesplorato, la conservazione diventa anche un investimento per la salute globale.

Possibile applicazione umana
I test farmacologici su queste piante possono portare a nuove molecole utili contro batteri resistenti, infiammazioni croniche, ferite difficili, ecc. Alcune delle specie identificate nel caso dello studio sugli scimpanzé sono già usate in medicina tradizionale locale, e i test confermano che la scienza può dare peso alle pratiche popolari.

Rakus il medico scimpanzéUlteriori riflessioni dalla ricerca recente

Per completare il quadro  è utile guardare oltre i singoli casi di Rakus e degli scimpanzé ugandesi. La letteratura scientifica e gli studi più recenti offrono spunti che collegano queste osservazioni a un contesto più ampio: dall’evoluzione antica della medicina naturale, alla conservazione delle foreste come farmacie verdi, fino al ruolo delle nuove tecnologie nella ricerca.

Gli animali praticano “medicina” ben prima dell’uomo

Uno studio del 2025 pubblicato su Biological Reviews (realizzato da Università di Sassari e istituti giapponesi) mostra che specie molto diverse – api, gorilla, formiche, uccelli e altri invertebrati usano da sempre strategie che ricordano quelle della medicina: applicano sostanze cicatrizzanti, usano agenti antibatterici, si espongono a piante specifiche per scacciare parassiti. ANSA.it
→ Implicazione: la propensione ad automedicarsi è diffusa, spesso “primitiva”, e probabilmente molto antica nell’evoluzione animale.

One Health, resistenza antimicrobica e modelli alternativi

L’approccio “One Health” – che collega salute umana, animale e ambientale – emerge come chiave per affrontare le sfide odierne, in particolare la resistenza agli antibiotici. Studi e piani nazionali (anche in Italia) stanno spingendo per lo sviluppo non solo di nuovi farmaci, ma anche di strategie non convenzionali, tra cui l’uso di molecole naturali – qui entrano in gioco le piante domesticate o selvatiche usate da animali stessi (Il Bo Live).
→ Implicazione: le osservazioni di zoofarmacognosia possono fornire linee guida utili per la scoperta di composti utili, specie se la selezione vegetale da parte degli animali “malati” è mirata.

Conservazione delle foreste come investimento sanitario

Se molte specie vegetali utili non sono ancora studiate, la distruzione degli habitat naturali – deforestazione, degrado forestale – può comportare la perdita irreversibile di piante con potenziali proprietà medicinali. Studi sul successo delle politiche di conservazione mostrano che le aree protette, il ripristino ambientale e il controllo delle specie invasive possono fare la differenza per la biodiversità (L’INDIPENDENTE).
→ Implicazione: conservare la biodiversità non è solo una questione etica o ecologica, ma anche di salute collettiva futura.

Sfide metodologiche ed etiche nella documentazione dell’automedicazione

È difficile osservare questi comportamenti “dal vivo”, perché gli animali si muovono in habitat complessi, profondi, e la comparsa di ferite o malesseri non è prevedibile. Inoltre, serve distinguere tra uso alimentare “di routine” e uso terapeutico specifico. Lo studio su Rakus ha potuto fare questa distinzione proprio perché il comportamento si è focalizzato sulla ferita, con applicazioni mirate (Managaia).
→ Implicazione: richiede pazienza, osservazioni continuative e protocolli rigorosi; spesso i dati sono poco frequenti e difficili da interpretare.

Possibili sinergie con tecnologie emergenti

Alcune ricerche propongono l’uso dell’intelligenza artificiale e del machine learning per identificare comportamenti animali a partire da video, audio o immagini, riconoscere l’uso di piante medicinali, monitorare lo stato di salute animale in natura. Queste tecnologie possono accelerare la raccolta dati e migliorare la precisione delle osservazioni (arXiv).
→ Implicazione: combinare etnobotanica, etologia e tecnologia può aprire la strada a scoperte più rapide e sistematiche.

Fonti

  1. Autotrattamento attivo di una ferita al viso con una pianta biologicamente attiva da parte di un orango di Sumatra maschio (https://www.nature.com/articles/s41598-024-58988-)
  2. Traditional knowledge about plant, animal, and mineral-based remedies to treat cattle, pigs, horses, and other domestic animals inthe Mediterranean island of Sardinia. Simonetta Bullitta et al. Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine(2018) 14:50.
  3. Freymann et al., Gli scimpanzé selvatici mangiano piante medicinali per guarire malattie o ferite, Plos One (2024).
  4. https://www.lerborista.it/2024/06/04/anche-gli-oranghi-si-curano-con-le-erbe/
  5. https://www.today.it/animali/orango-selvatico-sumatra-in-grado-di-curarsi.html
  6. https://www.lastampa.it/la-zampa/2024/06/21/news/scimpanze_malati_si_curano_piante-423264822/
  7. ANSA, Studio: gli animali usavano la medicina prima dell’uomo (2025). 
  8. L’Indipendente, Biodiversità, la conservazione funziona: uno studio lo conferma (2024). 
  9. Managaia.eco, Rakus, l’orango che si cura una ferita aperta con un’erba medicamentosa (2024). 

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno: Il fiuto straordinario del cane nella diagnosi precoce del tumore
  2. Erboristeria Arcobaleno: medicine non convenzionali e animali
  3. Erboristeria Arcobaleno: Il prodotto erboristico in ambito veterinario
  4. Erboristeria Arcobaleno: Funghi medicinali per la salute degli animali
  5. Erboristeria Arcobaleno: Artemisia Annua: una speranza per i cani e gatti malati di tumore
  6. Erboristeria Arcobaleno: ZEOLITE potente disintossicante anche per gli animali
  7. Erboristeria Arcobaleno: Lapacho: anche per cani e gatti
  8. Erboristeria Arcobaleno: Salute naturale per cani e gatti
  9. Erboristeria Arcobaleno: Prendersi cura dei cani e gatti “senior”
  10.  Erboristeria Arcobaleno: Micronutrienti essenziali per animali domestici

Invecchiare è una tappa naturale della vita, non solo per noi, ma anche per i nostri amici a quattro zampe. Quando cane e gatto entrano nella fase “senior”, non significa che la gioia diminuisca: semplicemente cambiano le loro esigenze. Capire questi cambiamenti, prevenirli e accompagnarli con cura può fare davvero la differenza per la loro qualità di vita.

Questo articolo esplora i principali mutamenti fisiologici e comportamentali che accompagnano l’età, cosa possiamo fare concretamente (alimentazione, attività, ambiente) per sostenerli, e alcuni approcci emergenti dalla ricerca veterinaria per rallentare il declino cognitivo e le malattie correlate all’età.

I cambiamenti legati all’età

Sapere quali trasformazioni accompagnano l’invecchiamento è il primo passo; il secondo, ancora più importante, è agire per migliorare la qualità della vita dei nostri amici senior. Non possiamo fermare il tempo, ma possiamo fare molto per rendere gli anni maturi più sereni e vitali.

Le attenzioni da dedicare riguardano diversi aspetti quotidiani: dall’alimentazione, che diventa una vera medicina preventiva, all’attività fisica e mentale, fino alla cura dell’ambiente domestico e alle visite veterinarie regolari. Ogni piccolo gesto – un pasto equilibrato, una passeggiata lenta ma costante, un gioco che stimola la mente – contribuisce a mantenere il cane o il gatto attivi, felici e in salute.

Prendersi cura dei cani e gatti “senior”Fisiologia: cosa succede al corpo

  • Massa muscolare vs massa grassa: con l’età è comune osservare una perdita di massa magra (muscoli) e un aumento di tessuto adiposo. Ciò altera il metabolismo basale e le esigenze nutrizionali.
  • Articolazioni, ossa e cartilagini: usura, ridotta elasticità della cartilagine, degenerazione articolare; l’osteoartrite diventa uno dei problemi più frequenti nei cani anziani.
  • Vista e udito: la cataratta o l’opacizzazione del cristallino possono ridurre la vista; anche l’udito tende a ridursi. Questo può portare a disorientamento o ad apparente “disobbedienza” quando invece sono semplici limiti sensoriali.
  • Sistema immunitario: con l’invecchiamento diminuisce la capacità di risposta immunitaria, rendendo l’animale più vulnerabile ad infezioni, infiammazioni croniche e anche tumori.
  • Cambiamenti metabolici e organici: la funzione renale spesso declina nei gatti anziani; il metabolismo può rallentare oppure cambiare, rendendo più difficili gestire il peso. Anche il sistema endocrino (tiroide, ormoni vari) può essere coinvolto.

Cognizione e comportamento

  • Si manifestano alterazioni delle funzioni cognitive: perdita di memoria, disorientamento, cambiamenti nei ritmi sonno-veglia, vocalizzazioni notturne, minore interazione sociale. Nei gatti si parla di Feline Cognitive Dysfunction (FCD), nei cani di Canine Cognitive Dysfunction (CCD) (PMC).
  • Cambiamenti nel comportamento quotidiano: meno attività, salti evitati, minore entusiasmo nel gioco, difficoltà a fare determinate azioni a causa del dolore articolare. Nei gatti, occasionalmente problemi con la lettiera o percorsi abituali.

A che età? Definire “senior” e “geriatrico”

  • Non esiste un’età precisa valida per tutti: dipende da specie, razza, taglia, genetica.
  • Indicativamente, un gatto diventa “senior” intorno ai 9–11 anni, crescita media di vita circa 14 anni  (PMC).
  • Un cane di taglia piccola o media può essere considerato senior già a circa 7-9 anni; le razze grandi o giganti mostrano segni di invecchiamento anche prima, verso 5-7 anni.

Come possiamo aiutarli: strategie pratiche

Prendersi cura di un cane o gatto anziano non significa solo offrire cure veterinarie, ma anche adottare una serie di attenzioni quotidiane che possono migliorare notevolmente la qualità della loro vita. Ecco alcune strategie concrete:

Alimentazione adeguata

  1. Proteine di alta qualità: fondamentali per prevenire la perdita di massa muscolare e sostenere il sistema immunitario.
  2. Grassi utili (incl. Omega-3 e MCT): EPA e DHA (da fonti marine) aiutano sia con le infiammazioni che con la salute cerebrale. L’olio di cocco o altri trigliceridi a catena media (MCT) possono essere utili per dare energia facilmente utilizzabile (PMC).
  3. Antiossidanti: vitamina E, selenio, zinco, vitamine del gruppo B e altre molecole che contrastano lo stress ossidativo cerebrale. Approcci nutrizionali con blend specifici si sono dimostrati utili per la disfunzione cognitiva nei cani (Today’s Veterinary Practice).
  4. Fibre, salute intestinale e probiotici/prebiotici: mantengono il microbioma in buone condizioni, favoriscono il transito, limitano infiammazioni.
  5. Controllo del peso: obesità = maggiore infiammazione, peggioramento delle articolazioni, maggiore carico su cuore e reni. Monitorare il peso regolarmente e adeguare le calorie.

Ambiente, stimolo fisico e mentale

  • Adeguamenti domestici: evitare luci forti di notte, mantenere il layout della casa più stabile possibile per favorire orientamento sensoriale (vista, odore), permettere riposo caldo, facile accesso alla ciotola, alla lettiera, evitare ostacoli.
  • Attività fisica moderata: passeggiate più brevi ma frequenti, esercizi dolci per articolazioni, evitare sforzi intensi.
  • Stimolazione cognitiva: giochi olfattivi, giochi che richiedono problem solving, routine prevedibili ma con nuovi stimoli (es. nuovi tessuti, suoni, odori).
  • Supporto comportamentale: pazienza e comprensione per cambiamenti comportamentali; evitare punizioni se l’anziano “non ricorda” come prima.

Cura veterinaria regolare

  • Visite più frequenti man mano che l’animale invecchia: almeno semestrali se necessario.
  • Esami di base comprendenti sangue, urine, esami renali, controllo dentale, funzionalità tiroidea, etc.
  • Valutazione cognitiva se ci sono segnali di disorientamento. Alcuni studi hanno mostrato che diete terapeutiche possono migliorare memoria e apprendimento nei cani anziani con segni di disfunzione cognitiva (PMC).
  • Discussione con il veterinario sull’uso di integratori: omega-3, antiossidanti, possibili erbe con proprietà anti-infiammatorie, ma sempre sotto controllo per evitare sovradosaggi o interazioni.

Approfondimenti scientifici: cosa emerge dalla ricerca recente

  • Uno studio su cani senior ha evidenziato che diete arricchite con trigliceridi a catena media (MCT) migliorano apprendimento, memoria e funzioni esecutive (PMC).
  • Un altro lavoro ha testato blend nutrizionali contenenti antiossidanti, vitamine del gruppo B e omega-3, con esiti positivi sulla funzione cognitiva nei soggetti anziani (Today’s Veterinary).
  • Nei gatti, la malattia renale cronica è una delle più frequenti cause di deterioramento progressivo: segni iniziali possono essere poliuria, polidipsia, perdita di peso, vomito. Importante diagnosi precoce (propertiesanimalclinic).
  • Studi recenti mostrano che i gatti “senior” hanno ridotta capacità di gustare e odorare, minor efficienza nella digestione di proteine e grassi: ciò richiede che la dieta sia non solo nutriente ma anche molto appetibile e digeribile (icatcare.org).

Prendersi cura dei cani e gatti “senior”Integratori utili per cani e gatti anziani: un aiuto in più

L’alimentazione bilanciata è la base, ma in alcuni casi può non bastare: il corpo di un animale anziano ha fabbisogni specifici che possono essere supportati da integratori mirati, sempre valutati e dosati da personale specializzato.

Ecco i principali:

Acidi grassi Omega-3 (EPA e DHA)

  • Perché: hanno un potente effetto antinfiammatorio e protettivo su cuore, reni, cervello e articolazioni.
  • Fonti: olio di pesce (salmo­ne, krill) o alghe marine.
  • Benefici documentati: rallentano la progressione dell’insufficienza renale cronica (soprattutto nel gatto), migliorano la funzione cognitiva, riducono dolori articolari.

Trigliceridi a catena media (MCT)

  • Perché: forniscono energia “pronta” e sono ben tollerati dagli anziani.
  • Fonti: olio di cocco.
  • Benefici documentati: supportano il metabolismo cerebrale, migliorano apprendimento e memoria in cani senior con deficit cognitivi.

Antiossidanti

  • Vitamina E: protegge le membrane cellulari dai radicali liberi.
  • Vitamina C: non essenziale, ma utile come supporto ulteriore.
  • Zinco e selenio: minerali fondamentali per l’attivazione di enzimi antiossidanti.
  • Benefici: contrastano lo stress ossidativo, uno dei principali acceleratori dell’invecchiamento, e rallentano la perdita di funzioni cognitive.

Supporti articolari (condroprotettori)

  • Glucosamina e condroitina: favoriscono la salute delle cartilagini.
  • MSM e acido ialuronico: contribuiscono a mantenere elasticità e ridurre il dolore articolare.
  • Benefici: riducono rigidità, migliorano la mobilità e il comfort nei casi di artrosi.

Probiotici e prebiotici

  • Perché: riequilibrano il microbiota intestinale, fondamentale per l’immunità e la digestione.
  • Fonti: ceppi selezionati (es. Enterococcus faecium, Lactobacillus).
  • Benefici: migliorano la salute intestinale, sostengono il sistema immunitario, riducono infiammazioni croniche di basso grado.

Fitoterapici (da usare con cautela)

  • Curcuma e Boswellia serrata: ad azione antinfiammatoria, soprattutto in caso di problemi articolari.
  • Ginkgo biloba e Angelica sinensis: possono sostenere memoria, circolazione cerebrale e vitalità.
  • Eleuterococco (Ginseng siberiano): supporta il sistema immunitario e riduce l’affaticamento.

Micoterapia (funghi medicinali) → un supporto sempre più studiato per cani e gatti anziani:

Negli ultimi anni, anche in veterinaria, la micoterapia – cioè l’uso di funghi medicinali – sta guadagnando sempre più attenzione. Si tratta di un approccio integrativo che affonda le sue radici nella Medicina Tradizionale Cinese, ma che oggi è supportato da numerosi studi scientifici.

I funghi medicinali contengono beta-glucani, triterpeni, antiossidanti e polisaccaridi con azioni che vanno ben oltre il semplice sostegno immunitario. Nei cani e nei gatti anziani, questi principi attivi si rivelano preziosi perché:

  • Rafforzano il sistema immunitario, che con l’età tende a indebolirsi.
  • Modulano l’infiammazione cronica, rallentando i processi degenerativi.
  • Proteggono fegato, reni e cuore, organi spesso più fragili negli animali senior.
  • Sostengono la funzione cognitiva, contribuendo a mantenere attiva la mente.
  • Favoriscono energia e vitalità, riducendo la stanchezza legata all’età.

Tra i più studiati troviamo Reishi, Maitake, Shiitake, Cordyceps e Hericium, ognuno con proprietà specifiche che possono essere inserite in un piano di benessere personalizzato.

È importante sottolineare che la micoterapia non sostituisce i trattamenti veterinari tradizionali, ma li integra in modo sinergico, offrendo un supporto naturale che migliora la qualità della vita.

  • Reishi (Ganoderma lucidum): immunomodulante e antinfiammatorio, utile in caso di allergie e invecchiamento immunitario.
  • Maitake e Shiitake: ricchi di beta-glucani, rinforzano il sistema immunitario e contribuiscono al metabolismo.
  • Cordyceps: sostiene la vitalità, la funzionalità renale e respiratoria.
  • Hericium erinaceus (criniera di leone): favorisce la protezione neuronale e il supporto cognitivo, particolarmente interessante nella sindrome da disfunzione cognitiva canina.

Motivazioni scientifiche per l’uso degli integratori

Integratore / NutrienteCosa fanno / MeccanismoStudi / Evidenze
MCT (Trigliceridi a catena media)Forniscono al cervello una fonte energetica alternativa (corpi chetonici), utile quando il metabolismo del glucosio cerebrale diminuisce con l’età. Migliorano memoria, apprendimento, attenzione visiva-spaziale (PMC).Ad esempio: uno studio con cani anziani nutriti con dieta contenente ~5.5 % MCT ha mostrato miglioramenti significativi in compiti cognitivi rispetto al gruppo di controllo  (Cambridge University).
Antiossidanti (vitamina E, vitamina C, carotenoidi, altri)Contrastano lo stress ossidativo: proteggono cellule, membrane, riducono danni al DNA e lipidi, migliorano la funzionalità mitocondriale. Possono anche migliorare la risposta immunitaria (NCBI).Esempio: dieta arricchita di vitamina E + vitamina C + β-carotene ha aumentato lo stato antiossidante e ridotto danni al DNA in cani e gatti (PubMed).
Blend nutrizionali / formule specifiche (Omega-3 + MCT + antiossidanti etc.)Effetto sinergico sul rallentamento del declino cognitivo: agiscono su più fronti (energia cerebrale, riduzione infiammazione, protezione ossidativa).Uno studio clinico su cani con segni di Cognitive Dysfunction Syndrome (CDS) ha dimostrato che una dieta con MCT + Brain Protection Blend (BPB) ha migliorato i sintomi in 90 giorni (PMC).
Riduzione dello stress ossidativo nei mitocondriCon l’età: aumento dei radicali liberi nei mitocondri, riduzione della capacità respiratoria (NADH-linked respiration). I nutrienti antiossidanti aiutano a mantenere l’omeostasi mitocondriale, che è fondamentale per le funzioni cerebrali (PMC).

Conclusione

Accompagnare un cane o un gatto nell’età avanzata significa accettare i loro cambiamenti senza viverli come una perdita, ma come una nuova fase della relazione.

Il benessere degli animali anziani si fonda su tre pilastri:

  1. Alimentazione e integratori mirati per contrastare l’infiammazione e sostenere muscoli, organi e cervello.
  2. Stimoli ambientali e sociali per mantenerli attivi e sereni.
  3. Prevenzione veterinaria per intercettare e gestire per tempo le patologie legate all’età.

Non possiamo fermare il tempo, ma possiamo trasformare gli anni senior in un periodo di equilibrio e affetto. I nostri amici, che ci hanno dato tanto in gioventù, meritano ora di ricevere la stessa cura, dedizione e tenerezza.

Bibliografia

  1. Araujo, J.A., Landsberg, G.M., Milgram, N.W., et al. (2010). Nonpharmacologic intervention for cognitive dysfunction syndrome in dogs. Journal of Veterinary Behavior, 5(6), 316–325.
  2. Pan, Y., Kennedy, A.D., Jönsson, T.J., et al. (2018). Cognitive enhancement in aged dogs with a synergistic blend of medium-chain triglycerides, omega-3 fatty acids, B vitamins, and antioxidants. Frontiers in Nutrition, 5:113. PMC6299068
  3. Cotman, C.W., Head, E., Muggenburg, B.A., Zicker, S., Milgram, N.W. (2002). Brain aging in the canine: a diet enriched in antioxidants reduces cognitive dysfunction. Neurobiology of Aging, 23(5), 809–818.
  4. Zicker, S.C. (2005). Cognitive and behavioral dysfunction in dogs and cats. The Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice, 35(3), 597–621.
  5. Hall, J.A., Jewell, D.E., Wander, R.C., et al. (2005). Dietary supplementation with vitamin E and vitamin C improves antioxidant status and reduces oxidative damage to DNA in dogs and cats. Journal of Nutrition, 135(8), 1946S–1952S. PubMed 38828917
  6. Pan, Y., Larson, B., Araujo, J.A., et al. (2010). Dietary supplementation with medium-chain TAG has long-lasting cognition-enhancing effects in aged dogs. British Journal of Nutrition, 103(12), 1746–1754. Cambridge University Press
  7. Head, E. (2013). Aging in the canine and feline brain: similarities, differences, and clinical implications. Veterinary Clinics: Small Animal Practice, 43(4), 739–749.
  8. Roudebush, P., Davenport, D.J. (2000). The role of nutrition in the management of geriatric pets. Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice, 30(2), 355–372.
  9. Yaguiyan-Colliard L., La dietetica legata all’invecchiamento, Speciale Alimentazione, SUMMA Animali da Compagnia n°1 gen/feb 2016, pg 23-29.
  10. Wynn SG, Fougère BJ: Veterinary herbal medicine: A systems-based approach. Saint Louis, Mosby, 2007.
  11. Erboristeria Arcobaleno: Medicine non convenzionali e animali
  12. Erboristeria Arcobaleno: ZEOLITE potente disintossicante anche per gli animali
  13. Erboristeria Arcobaleno: Funghi medicinali per la salute degli animali
  14. Erboristeria Arcobaleno: Il prodotto erboristico in ambito veterinario
  15. Erboristeria Arcobaleno: Artemisia Annua: una speranza per i cani e gatti malati di tumore
  16.  Erboristeria Arcobaleno: Olio di krill anche per cani e gatti
  17. Erboristeria Arcobaleno: Curcuma e cani: benefici e proprietà