Microalga Aphanizomenon flos-aquae

Questo articolo esamina la microalga Aphanizomenon flos-aquae (AFA) dal lago Klamath dell’Oregon, sottolineandone la ricchezza nutrizionale e i benefici per la salute.

Prosperando in un ecosistema vulcanico unico, questo cianobatterio raccolto in natura è un concentrato di sostanze nutritive, che lo rendono un punto focale nel campo degli integratori salutari. L’articolo evidenzia il profilo nutrizionale completo dell’AFA, ricco di proteine, aminoacidi essenziali, vitamine, minerali e composti bioattivi.

Particolare attenzione è riservata ad AphaMax® e Klamin®, due estratti AFA dal notevole potenziale nutraceutico. AphaMax®, ricco di AFA- ficocianine , mostra forti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, cicatrizzanti e antitumorali. Klamin®, contenente β-feniletilammina (PEA), è noto per i suoi benefici sulla salute mentale, in particolare nell’alleviare la depressione e l’ansia, e si dimostra promettente nel trattamento dell’ADHD e nella gestione delle malattie neurodegenerative. In sostanza, il capitolo sottolinea l’importanza degli AFA del lago Klamath come risorsa naturale chiave nel settore degli integratori alimentari, grazie anche ai suoi potenti estratti benefici per la salute.

 I CIANOBATTERI, comunemente noti anche come alghe blu-verdi, costituiscono un gruppo eterogeneo di antichi procarioti fotoautotrofi (1). Queste forme di vita fotosintetiche hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia evolutiva della Terra durante la rivoluzione dell’ossigeno circa 2,5 miliardi di anni fa, contribuendo in modo significativo al rilascio di ossigeno nell’atmosfera (2). Mostrando una notevole diversità di forme morfologiche, i cianobatteri spaziano da entità unicellulari, come Synechococcus sp., a filamenti intricati, esemplificati da Anabaena sp., e strutture coloniali, rinvenute in Microcystis sp. (3). Inoltre, questi microrganismi si sono adattati a una vasta gamma di habitat , dai corpi d’acqua dolce, come Planktothrix sp., agli oceani, come Trichodesmium sp., a quelli terrestri e desertici, come osservato con Chroococcidiopsis sp (3).

Al di là del loro significato ecologico, i cianobatteri sono stati studiati per varie applicazioni, come per la produzione di biocarburanti o per il trattamento delle acque reflue (4, 5). Tuttavia, è nel campo degli integratori alimentari e nutraceutici che i cianobatteri brillano davvero. Arthrospira sp., colloquialmente conosciuta come Spirulina , ha guadagnato importanza come potenza nutrizionale ed è diventata un punto fermo nel settore degli integratori salutari (6).

La sua densità nutrizionale e la capacità di essere coltivato in stagni aperti/fotobioreattori lo rendono una scelta attraente per coloro che cercano miglioramenti nella dieta (6). Oltre la Spirulina, un singolare ceppo Aphanizomenon flos-aquae (AFA), Klamath AFA, si è ritagliato una nicchia nel settore degli integratori, grazie ai suoi benefici nutrizionali e nutraceutici superiori, e viene raccolto direttamente allo stato selvatico dall’Upper Klamath Lake (UKL), in Oregon, USA (7).

Klamath AFA è un fototrofo obbligato che fissa l’azoto composto da cellule cilindriche che si autoassemblano in filamenti (Fig. 1)(7). Trova la sua collocazione tassonomica all’interno dell’ordine dei Nostocales ed è l’unico ceppo di Nostocales, insieme ad alcuni Nostoc sp., come N. commune e N. flaggeliforme, da consumare regolarmente come integratore alimentare (8, 9). L’AFA è ben noto per la sua capacità di formare fascicoli, filamenti che si autoaggregano insieme in strutture simili a foglie che possono essere osservate ad occhio nudo (7). Inoltre, a differenza della Spirulina, l’AFA è dotata di cellule vegetative specializzate, dette eterocisti, che ospitano l’enzima attivo nitrogenasi responsabile della conversione dell’azoto atmosferico (N2) in ammoniaca (10).

Inoltre, l’AFA forma akineti, cellule dormienti che fungono da strutture simili a spore, consentendo al cianobatterio di resistere a condizioni sfavorevoli e di germinare in nuove cellule vegetative quando le condizioni ambientali diventano nuovamente favorevoli (11).

L’AFA prospera in laghi o stagni ricchi di sostanze nutritive, il che contribuisce alla sua capacità di formare fioriture, densi tappeti di biomassa che ricoprono la superficie dei laghi. Particolarmente rinomate sono le fioriture Klamath AFA che abbelliscono UKL in Oregon, USA (7). È questa biomassa che viene poi raccolta, lavorata e distribuita come integratore nutrizionale in tutto il pianeta. L’UKL è l’unico lago al mondo ad essere raccolto per l’AFA e l’AFA è l’unico integratore cianobatterico distribuito in commercio ad essere raccolto in natura su scala industriale (12).

L’AFA vanta un profilo nutrizionale completo: è ricco di proteine, fino al 70% della biomassa totale, contenente elevate quantità di tutti gli aminoacidi essenziali (9). Contiene tutte le vitamine, molte delle quali ad alta concentrazione. È una buona fonte di acidi grassi polinsaturi (PUFA), circa il 75% dei quali sono costituiti da Omega-3 antiinfiammatori (13). Infine, grazie alla ricchezza minerale dei sedimenti del lago Klamath, l’AFA fornisce 73 minerali biodisponibili, compreso lo spettro completo di oligoelementi (12).

Il distinto profilo biochimico di questa sostanza è caratterizzato dalla presenza di molecole bioattive. Questi includono uno spettro di carotenoidi, tra cui le principali xantofille, e un’abbondante concentrazione di clorofilla (12). Inoltre, contiene una forma unica di AFA – ficocianine , note per le loro potenti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali, nonché per la loro efficacia nel promuovere la guarigione delle ferite (14).

Inoltre, questa composizione comprende la feniletilammina, un composto riconosciuto per il suo ruolo di neuromodulatore e la sua capacità di modulare il sistema immunitario (15). Due importanti estratti AFA , conosciuti rispettivamente come AphaMax® e Klamin®, concentrano tali molecole e hanno dimostrato, in numerosi studi clinici, di produrre effetti benefici su numerose malattie.

IMPORTANZA INDUSTRIALE

A livello globale sono stati confermati circa 120 ceppi AFA distinti (12). Tuttavia, la varietà consumata come integratore alimentare prospera a Klamath Lake, Oregon, USA. Questo particolare ceppo è identificato dal suo nome specifico, Aphanizomenon flos-aquae Ralfs ex Born. & Flah. Var. flos aquae (7).

Gli integratori alimentari Klamath AFA sono emersi come attori di spicco nel settore degli integratori sanitari negli ultimi 35 anni (7). Da allora, si stima che il mercato degli integratori alimentari AFA abbia raggiunto un valore complessivo di circa 100 milioni di dollari all’anno, indicando un forte interesse dei consumatori per i vantaggi unici dell’AFA (12). Inoltre, mentre la maggior parte del mercato di Klamath AFA è prevalentemente limitata al suo utilizzo come integratore alimentare, ora si sta espandendo anche in nuovi settori, come l’ industria dei cosmetici e della bellezza. Man mano che il settore degli AFA cresce e la disponibilità della sua biomassa diventa più semplice, si prevede che i prodotti a base di AFA entreranno anche in numerosi altri mercati, come quelli dei mangimi per animali, dell’acquacoltura e dei biofertilizzanti (12). Quest’ultimo è particolarmente promettente perché l’AFA è l’unica microalga o cianobatterio raccolto su larga scala con la capacità unica di fissazione dell’azoto.

RACCOLTA E LAVORAZIONE

Klamath AFA avviene nel lago Klamath, Oregon, USA, e sfrutta le condizioni ecologiche uniche di questo habitat naturale (Fig. 2) (7). In genere vengono raccolte 500-1000 t all’anno (12). Il processo di raccolta viene strategicamente condotto durante il periodo di fioritura dell’AFA , che avviene tipicamente all’inizio dell’estate, in particolare tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, e poi di nuovo a fine estate e all’inizio dell’autunno, tra settembre e novembre, quando fattori ambientali come la temperatura e la disponibilità dei nutrienti sono ottimali (12). La raccolta inizia con l’identificazione di aree specifiche all’interno del lago dove le concentrazioni di AFA sono elevate. Le concentrazioni desiderate variano tra il 5-7% di solidi. I raccoglitori utilizzano tipicamente imbarcazioni specializzate dotate di reti a maglia fine o altri sistemi di filtraggio non invasivi per raccogliere delicatamente l’ AFA dalla superficie del lago (7).

Una volta raccolta, la biomassa AFA viene trasportata agli impianti di lavorazione vicino al lago. Nella fase di lavorazione, gli AFA raccolti vengono sottoposti a meticolosi processi di pulizia per rimuovere eventuali impurità o detriti, garantendo la purezza del prodotto finale. Successivamente, l’ AFA viene disidratato in un processo in due fasi: in primo luogo, la maggior parte dell’acqua viene rimossa tramite un processo di centrifugazione non specifico e, successivamente, viene accuratamente essiccato, spesso utilizzando metodi come l’essiccazione all’aria o l’essiccazione a bassa temperatura per preservare il suo profilo nutrizionale (7). È in questo momento che si concentrano i composti AFA-ficocianina e feniletilammina di alto valore.

La ficocianina di alta qualità viene concentrata attraverso un processo di centrifugazione e filtraggio a base d’acqua (brevetto: EP2032122A2); mentre la PEA e le molecole sinergiche, come le micosporine aminoacidi-simili (MAAs), vengono concentrati tramite ultrafiltrazione dell’acqua (Brevetto: EP2046354B1). La biomassa e gli estratti AFA ottenuti vengono poi comunemente trasformati in varie forme di facile consumo, come polveri, capsule o compresse, rendendoli adatti all’uso come integratore alimentare (12).

PROPRIETÀ DELLA CRESCITA SELVATICA

L’AFA mostra una crescita e una fioritura prolifiche nel lago Klamath grazie a una combinazione di fattori ecologici specifici che creano un ambiente ottimale per la sua fiorente popolazione. Il lago Klamath misura circa 52 x 12 km con una superficie di circa 250 km 2 (16). Tuttavia, è un lago abbastanza poco profondo, con una profondità media di 2,4 m. Situato ad un’altitudine di 1300 m, il Lago Klamath è delimitato dalle Cascade Mountains a ovest e si trova adiacente ad un’area desertica, il Great Basin, a est (7, 16).

 Inoltre, le acque incontaminate del lago Klamath ospitano numerose specie animali diverse, dai comuni pesci ventosa ai pellicani e alle aquile calve. Attualmente, il bacino di Klamath funge da principale destinazione di svernamento per il più consistente raduno di aquile calve nei 48 stati contigui. Inoltre, funge da più grande area di sosta per gli uccelli acquatici lungo la rotta del Pacifico (7).

Il lago Klamath è costantemente testimone ogni anno di numerose fioriture di AFA, attribuite principalmente alle sue origini geologiche come bacino vulcanico (17). La storia geologica del lago risale a 7.700 anni fa, all’eruzione del monte Mazama, che lasciò notevoli sedimenti minerali sul fondo del lago. In seguito all’esplosione, si è formato il cratere del Monte Mazama, ora noto come Crater Lake, che continua a fornire acqua al Lago Klamath (7). La composizione ricca di minerali del lago Klamath, inclusi elementi come ferro, magnesio, manganese, molibdeno, boro e zinco, è un fattore fondamentale che contribuisce alla formazione delle fioriture di AFA (18).

Questi minerali svolgono un ruolo vitale nel supportare le attività biologiche dell’AFA; ad esempio, il molibdeno è fondamentale per lo sviluppo e il funzionamento dell’enzima nitrogenasi specifico delle eterocisti, essenziale per la capacità di fissazione dell’azoto degli AFA (19).

I tre nutrienti più importanti per la crescita dell’AFA , tuttavia, sono le fonti di carbonio, azoto e fosforo (18). Il primo è fornito dal lago stesso a causa della presenza di sorgenti di metano attraverso il lago e, ovviamente, della materia organica in decomposizione. Si prevede che il carbonio costituisca circa il 50% della biomassa totale dell’AFA (20).

Il consumo di CO2 disciolta da parte dell’AFA si riflette anche nell’aumento del pH del lago da circa 7,5 all’inizio della fioritura a circa 9-10 verso la fine (18). È noto che la CO2 + acqua forma acido carbonico, abbassando così il pH complessivo. La sua rimozione, quindi, porta al contrario. La disponibilità di azoto, invece, non è un vero problema quando si tratta della formazione di fioriture di AFA poiché il cianobatterio possiede la capacità di fissare l’azoto direttamente dall’aria e convertirlo in forme biodisponibili, come nitrati o nitriti (21). Questa capacità ne favorisce la crescita rispetto ad altri organismi, che non possono (vedi sotto), permettendogli di dominare completamente il lago in condizioni di basso azoto (22).

Tuttavia, la fissazione dell’azoto è costosa, da un punto di vista energetico, e la biodisponibilità di nitrati/nitriti/ammoniaca ne aumenta sicuramente il tasso di crescita complessivo (23). Quest’ultimo nutriente, il fosforo, è molto probabilmente il fattore determinante alla base della quantità e della frequenza delle fioriture di AFA , poiché senza di esso non sarebbe in grado di crescere. Non sorprende che si verifichi un aumento dei livelli di azoto e fosforo in primavera, subito prima che l’AFA inizi a fiorire (17, 18).

Un’altra ragione fondamentale per la formazione delle fioriture AFA è che il lago Klamath riceve 300 giorni di sole all’anno, un fattore chiave per la crescita di un organismo fotosintetico (7). Gli AFA possiedono effettivamente la capacità di controllare la propria galleggiabilità e l’altezza all’interno della colonna d’acqua generando vescicole gorgoglianti che gli permettono di galleggiare su e giù (24). La conseguenza è che ogni cella è in grado di ottimizzare la quantità di luce necessaria.

Inoltre, il lago Klamath offre anche temperature ottimali per la crescita e il ciclo di vita dell’AFA. Durante la fioritura, la temperatura dell’acqua varia dai 18 ai 25 ° C (18). Studi di laboratorio hanno rilevato che le temperature ottimali di crescita dell’AFA variano tra 20-28 ° C , con un tasso di crescita più rapido osservato tra 25-28 ° C (25). Inoltre, gli akiniti dell’AFA sono in grado di sopravvivere nei sedimenti del lago durante l’inverno, che può vedere il lago Upper Klamath congelarsi (26).

CONTAMINAZIONE E TOSSICITÀ

La presenza di M. aeruginosa all’interno del lago ha avuto un forte impatto sull’attività di raccolta dell’AFA Klamath , soprattutto dopo che il governo dell’Oregon ha introdotto il limite di 1 μg di microcistine per grammo di cianobatteri (7).

Le microcistine sono potenti peptidi ciclici che, se consumati in quantità elevate, interrompono la sintesi proteica all’interno delle cellule epatiche, portando alla morte cellulare e, potenzialmente, all’insufficienza d’organo (27). Di conseguenza, le epidemie di microcistina del lago Klamath hanno innescato avvisi di sanità pubblica, mettendo in guardia contro il contatto e il consumo di acqua.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito un valore guida suggerito per l’acqua potabile pari a 1 μg/L (28). Allo stesso modo, a causa della possibile contaminazione di queste tossine all’interno delle fioriture di AFA, il governo dell’Oregon ha imposto un limite incredibilmente severo di 1 μg/g di microcistine negli integratori Klamath AFA (29).

Di conseguenza, il controllo di qualità delle fioriture di AFA per la presenza di microcistina è diventato una preoccupazione importante. Ciò non solo ha indotto le aziende di raccolta a rinunciare a qualsiasi raccolto di AFA durante la presenza di M. aeruginosa, ma ha anche portato a testare la biomassa AFA con microcistina durante tutte le fasi di raccolta e lavorazione. Ciò ha aumentato i costi complessivi e qualsiasi test sulla biomassa superiore a 1 μg/g è, per la maggior parte, inutilizzabile (12).

Inoltre, la contaminazione da microcistina e la preoccupazione pubblica ad essa associata hanno avuto un impatto anche sulla reputazione dei prodotti a base di AFA . Diversi studi hanno infatti messo in dubbio la sicurezza degli integratori alimentari AFA, sulla base di questo requisito di 1 μg/g (30, 31). Tuttavia, esistono numerosi dati che dimostrano che la soglia imposta è sbagliata e dovrebbe essere rivista.

Il governo dell’Oregon ha deciso questo limite traducendo direttamente il limite dell’OMS (1 μg/L) di microcistina nell’acqua potabile nella biomassa Klamath AFA. Come sottolineato in un recente articolo, ci sono profondi difetti sia in questa decisione, sia nello standard dell’OMS (29). In primo luogo, il limite dell’OMS è troppo severo in quanto si basa sullo studio di Fawell et al. che ha esaminato la tossicità (danno epatico) delle microcistine purificate nei topi tramite somministrazione mediante sonda gastrica (32). La metodologia impiegata non è rappresentativa dell’esposizione umana nel mondo reale a queste cianotossine.

Inoltre, le microcistine purificate non si trovano in natura. Inoltre, il modello della sonda gastrica aggira la complessa interazione tra le microcistine e le barriere protettive del sistema digestivo (29). Mentre la sonda gastrica trasporta la tossina direttamente al tratto gastrointestinale, bypassa la disgregazione enzimatica e acida iniziale nello stomaco, sovrastimando potenzialmente la biodisponibilità e la successiva epatotossicità osservata in scenari reali, come quello delle fioriture naturali di cianobatteri (29).

Gli acidi dello stomaco e gli enzimi intestinali inattivano le tossine, riducendone quasi completamente la potenza (33). Sfortunatamente, la maggior parte degli studi sugli animali sulla tossicità della microcistina sono stati condotti attraverso la sonda gastrica o l’iniezione intraperitoneale e pochissimi studi riproducono la normale ingestione orale. Gli studi che confrontano la somministrazione orale e intraperitoneale di microcistine mostrano differenze sostanziali nella tossicità (32, 33).

Ad esempio, gli altri due studi presi in considerazione dal panel dell’OMS, entrambi condotti tramite normale ingestione, hanno generato, per un essere umano di 60 kg, un limite cronico di sicurezza rispettivamente di 45 μg /giorno e 8,4 μg/giorno (34 , 35). L’EPA, infatti, raccomanda, per il consumo di acqua, un limite di sicurezza di 8 μg/L (36).

Ciò richiede un’interpretazione cauta della ricerca correlata alla microcistina. Esagerare i rischi epatotossici basandosi esclusivamente su studi per via endovenosa potrebbe creare inutili paure nel pubblico e potenzialmente indirizzare in modo errato risorse preziose. È anche importante notare che è stato condotto un solo studio sugli animali per indagare la potenziale tossicità delle microcistine nella biomassa AFA Klamath: ai topi è stata somministrata una dieta di biomassa di cellule intere AFA contenente 333 μg/g di microcistine per una durata di sei mesi.

Valutazioni successive hanno rivelato condizioni di salute ottimali, compresa la salute del fegato. I ricercatori, dopo aver implementato tutte le soglie di sicurezza pertinenti, hanno dedotto che un’assunzione giornaliera di 10 μg/g di microcistine provenienti da integratori di cianobatteri AFA sarebbe considerata sicura per un individuo di peso di 60 kg (28). Infine , cosa importante, non è mai stata segnalata alcuna tossicità umana, anche se questa biomassa è stata consumata per decenni.

PROPRIETÀ NUTRACEUTICHE

In virtù del suo ambiente ecologico unico, la Klamath AFA raccolta in natura emerge come una fonte di cibo eccezionalmente densa di nutrienti, superando molti altri alimenti e supercibi in termini di assoluta ricchezza nutrizionale (12).

Il suo straordinario profilo nutrizionale comprende tutte le 14 vitamine essenziali, con elevate concentrazioni di caroteni pro-vitamina A, livelli sostanziali di vitamine del gruppo B, cruciali per la regolazione dell’omocisteina, e vitamina K, fondamentale per la salute delle ossa, il benessere dentale e la coagulazione del sangue (12 , 13). Klamath AFA si distingue per un contenuto minerale di 73 minerali e oligoelementi, tra cui notevoli quantità di ferro, fluoro naturale e vanadio, essenziali per il metabolismo dell’insulina e per contrastare la sindrome metabolica (12). Inoltre, costituisce una notevole fonte di acidi grassi Omega-3, con un’elevata quantità di acido alfa-linoleico (13). Vanta una vasta gamma di carotenoidi, tra cui importanti xantofille come luteina, cantaxantina e licopene (12). Recenti rivelazioni evidenziano la ricchezza di polifenoli di Klamath AFA, caratterizzato da un vasto e potente assortimento di molecole nutraceutiche, tra cui un’elevata quantità di clorofilla (12, 13, 37).

C-FICOCIANINA E FICOERITROCIANINA

Le eccezionali proprietà antinfiammatorie e antiossidanti associate agli integratori a base di AFA e cianobatteri derivano prevalentemente dalla complessa composizione di pigmenti, in particolare clorofilla, C-ficocianina (C-PC) e ficoeritrocianina (PEC) (38). Nonostante costituisca circa il 4% della biomassa totale dell’AFA e ne influenzi il gusto, la clorofilla si rivela utile nel ridurre l’infiammazione, favorire la perdita di peso e prevenire il cancro (12, 39). Nel regno dei cianobatteri, l’AFA , proprio come la Spirulina, comprende sia la C-ficocianina (C-PC) che l’alloficocianina (AP).

Sebbene uno studio del 2004 suggerisca che il contenuto di ficocianina degli AFA sia pari al 15% della biomassa totale, stime recenti propongono un intervallo compreso tra il 6 e il 10% (14). L’efficacia terapeutica delle C-PC è attribuita al loro cromoforo bioattivo, le ficocianobiline (PCB) (40) . Studi sugli animali dimostrano l’efficacia del C- PC nel ridurre l’edema in vivo indotto da fattori ossidanti e nell’inibire l’ossidazione dei lipidi epatici causata da sostanze chimiche epatotossiche (41). Essendo potenti agenti antinfiammatori, i C-PC inibiscono molecole come NO e, in particolare, COX-2, fungendo da inibitori selettivi della COX-2 senza gli effetti collaterali osservati nei comuni FANS (12, 42).

Il loro antagonismo reversibile sulle piastrine preserva la sopravvivenza delle piastrine (43). Inoltre, approfonditi studi in vitro convalidano il potenziale del C-PC nell’inibire la proliferazione delle cellule tumorali attraverso varie linee cellulari tumorali (44). Una revisione completa afferma il loro ruolo nel trattamento del cancro, influenzando l’arresto del ciclo cellulare, attivando percorsi apoptotici e modulando le molecole che promuovono e combattono il cancro (45, 46). I diversi effetti del C-PC si estendono al miglioramento cardiovascolare, alla guarigione delle ferite e al potenziamento immunitario, inclusa la normalizzazione dei livelli di colesterolo, l’inibizione dell’aggregazione piastrinica, i ruoli cardioprotettivi, l’attività fibrinolitica, la stimolazione del rilascio di fibroblasti per la guarigione delle ferite e il supporto del sistema immunitario (Fig. 7) (12, 43).

L’AFA, a differenza della Spirulina, esprime anche il pigmento ficoeritrocianina (PEC) che raccoglie la luce all’interno del suo ficobilisoma. PEC mostra un attacco cromoforico unico rispetto a C-PC, un cromoforo di ficoviolobilina (colore viola) invece di una ficocianobilina (colore blu) (47, 48). Più specificamente, sia C-PC che PEC sono entrambe proteine eterodimeriche costituite da monomeri costituiti da due subunità distinte, α e β. Ciascun monomero αβ lega tipicamente tre cromofori.

Nel caso di C-PC ogni monomero αβ lega tre ficocianobiline, mentre per PEC lega due ficocianobiline e una ficoviolobilina (47-49). È importante sottolineare che le esatte proprietà nutraceutiche della ficoviolobilina devono ancora essere studiate. Fondamentalmente, l’estratto di ficocianina Klamath AFA, noto come AphaMax®, combina sia C-PC che PEC, poiché la metodologia di estrazione industriale utilizzata non può distinguere tra i due a causa della loro somiglianza generale (42). Recenti ricerche hanno dimostrato che l’estratto di AFA-ficocianina, AphaMax®, mostra risposte antiossidanti e antinfiammatorie superiori rispetto ai C-PC della Spirulina, suggerendo potenzialmente che l’attività dell’AFA C-PC è potenziata dalla PEC (12, 14). Ad esempio, studi approfonditi in vitro sull’ossidazione dei lipidi mostrano la capacità di AphaMax® di ottenere un’inibizione del 50% della malonildialdeide (MDA), un sottoprodotto tardivo della perossidazione lipidica, con un dosaggio 75 volte inferiore rispetto ai PC della Spirulina (0,14 nM contro 11,35 μM ) e un’inibizione del 90% 200 volte inferiore (1 μM contro 200 μM) (14). In termini di infiammazione, uno studio in vitro inedito sull’attività dell’enzima COX- 2 inibizione, rivela che, ai dosaggi di assunzione umana (250 mg), AphaMax® inibisce l’attività della COX-2 del 65%, mentre la Spirulina C-PC del 40%. Nel complesso, esiste una chiara necessità di studiare le proprietà nutraceutiche della PEC per valutare meglio il potenziale impatto nutraceutico di AphaMax®.

Numerosi altri studi hanno inoltre evidenziato le proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antitumorali di AphaMax® . AphaMax® ha il valore più alto di capacità di assorbimento dei radicali dell’ossigeno (ORAC) tra tutte le molecole purificate, circa 300 volte superiore anche a quello della quercetina e dell’epigallocatechina (14, 43).

Studi comparativi mostrano che mentre la quercetina, a 10 μM, riduce il danno eritrocitario causato dall’acido benzoico del 25%, AphaMax® a 100 nM produce una riduzione del 95% contro il cloruro di rame , un blando agente ossidante come l’acido benzoico (50). Inoltre, va notato che i test ORAC hanno una capacità limitata di valutare l’intero spettro degli antiossidanti. Tuttavia, uno studio in vivo sull’uomo ha dimostrato che la somministrazione di AphaMax® a lungo termine riduce significativamente i livelli di MDA, con una riduzione media del 37% entro 1-2 mesi (43).

In termini di cancro, uno studio che ha testato l’efficacia di AphaMax® nell’inibire le cellule tumorali della prostata e della tiroide, ha dimostrato la capacità dell’estratto AFA PC & PEC di inibire il 95% della crescita delle cellule tumorali con soli 100 nM (51). In confronto, la quercetina e l’acido gallico hanno inibito la proliferazione delle cellule di cancro al seno umano MCF-7 solo del 66% circa ad una concentrazione di 500 μM , una concentrazione circa 5000 volte superiore a quella di AphaMax® (52).

Allo stesso modo, alla stessa concentrazione di AFA (100nM), il cannabinoide JWH-33, noto per le sue potenti proprietà antitumorali, ha inibito la proliferazione delle cellule tumorali del polmone di circa il 75%, rispetto all’inibizione fino al 98% ottenuta da AphaMax®. Questa distinzione è significativa, poiché raggiungere livelli di inibizione più elevati è particolarmente impegnativo: JWH-33 raggiunge un tasso di inibizione paragonabile al 95-98% degli AFA-PC, ma richiede una concentrazione 1000 volte superiore – 100 μM (53). In termini di infiammazione, uno studio del 2006 ha studiato gli effetti di AphaMax® nei topi.

Nell’esperimento, un gruppo di topi ha ricevuto un’iniezione di capsaicina direttamente nello stomaco, provocando un marcato aumento dell’infiammazione, misurato mediante stravaso di Evans Blue. In un secondo gruppo, il pretrattamento con estratto di AFA-PC ha inibito significativamente l’infiammazione, con una riduzione di circa il 95%. Un ulteriore test che prevedeva l’iniezione di capsaicina nel tratto urinario ha prodotto un’inibizione superiore al 100% dell’infiammazione urinaria (54) (Fig. 3). Questo risultato dimostra non solo le potenti proprietà antinfiammatorie di AphaMax® ma anche la loro efficacia a livello sistemico dopo aver attraversato il tratto gastrointestinale (54).

AphaMax® ha dimostrato anche l’efficacia come agente terapeutico dermatologico in uno studio clinico condotto su soggetti umani (55). Questo studio ha incluso 10 pazienti con diagnosi di psoriasi a vari stadi, che in precedenza non avevano mostrato alcun miglioramento con trattamenti standard o biologici. Ai partecipanti sono state somministrate tre dosi di un prodotto AphaMax® al giorno per un periodo di tre mesi.

 La valutazione post-trattamento ha rivelato una remissione sostanziale nel 90% dei partecipanti (9 su 10), mentre il restante individuo ha mostrato un significativo miglioramento sintomatico (55). Inoltre, l’impatto farmacologico di AphaMax® è stato valutato in un modello sperimentale di colite indotta dall’acido 2,4-dinitrobenzensolfonico (DNBS) nei ratti (56). Sono stati somministrati dosaggi diversi di AphaMax® (20, 50 o 100 mg/kg/giorno). I risultati hanno indicato una notevole riduzione del danno istologico al colon .

Inoltre, si è verificata una diminuzione dell’attività della mieloperossidasi, un’inibizione dell’attivazione di NF-kB e una ridotta espressione dell’ossido nitrico sintasi inducibile e della COX-2. Questi cambiamenti suggeriscono un miglioramento della risposta immunitaria aberrante associata all’infiammazione del colon. Inoltre, il trattamento ha portato a una diminuzione dell’espressione delle interleuchine infiammatorie IL-1β e IL-6. Infine, AphaMax® ha mostrato proprietà antiossidanti, evidenziate da livelli ridotti di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e nitriti (56).

β-FENILETALAMMINA

Una caratteristica distintiva dell’AFA è la sua capacità di produrre il composto fenolico endogeno β-feniletalammina (PEA), distinguendolo da altre microalghe e cianobatteri. La PEA si distingue per il suo ruolo nella neurotrasmissione, unito a proprietà energizzanti, ansiolitiche, antidepressive e soppressori della fame (12).

Questo composto fenolico viene prodotto in particolare durante l’esercizio e le esperienze di “amore”. È un agonista di un recettore ampiamente diffuso nell’organismo, noto come recettore associato alle ammine in tracce (hTAAR) (57). Questo si trova nell’intestino, sulle cellule immunitarie e nelle sinapsi neuronali. La sua attivazione nel cervello, ad esempio, è associata al rilascio e all’inibizione della ricaptazione di amine biogene come norepinefrina, dopamina e serotonina.

Il conseguente aumento delle concentrazioni di catecolamine può portare a livelli elevati di endorfine, rendendo la PEA un antidolorifico naturale indiretto, e ad un aumento del testosterone, contribuendo ad aumentare la libido. In particolare, la PEA mostra effetti rapidi e profondi sulla chiarezza mentale e sulla prontezza senza effetti collaterali o tolleranza (57).

Tuttavia, la sfida sta nella rapida degradazione del PEA purificato una volta ingerito: è risaputo che le monoammine vengono rapidamente degradate dagli enzimi MAO-B già nell’intestino. Per questo motivo è stato sviluppato un estratto che concentra la PEA insieme a inibitori selettivi delle MAO-B, vale a dire AFA- ficocianine , aminoacidi simili alle micosporine (MAA) e fitocromo C.

Questo estratto è noto come Klamin® (58). Le tre molecole sono le più potenti tra tutte le sostanze naturali e soprattutto sono inibitori reversibili, bloccando l’attività MAO-B solo temporaneamente, senza quindi produrre effetti collaterali. Questa combinazione facilita l’assorbimento di una porzione significativa di PEA attraverso l’intestino e la barriera ematoencefalica (15).

La caratteristica cruciale della PEA risiede nella promozione della rigenerazione del tessuto cerebrale , poiché è in grado di stimolare la produzione di eritropoietina (EPO) e del suo recettore (EPOR). L’eritropoietina endogena (EPO) nel cervello agisce come un regolatore fondamentale delle cellule staminali neurali, che sono totipotenti e fondamentali per la generazione di tutti i tessuti neurali e dei neurotrasmettitori (59) .

Ciò posiziona l’EPO come un fattore cruciale nella potenziale riparazione e rigenerazione dei tessuti del cervello e del sistema nervoso. In particolare, i cambiamenti osservati si estendono oltre le semplici alterazioni funzionali nella dinamica dell’EPO. Esistono prove di cambiamenti strutturali del cervello, in particolare un aumento dei recettori dell’EPO (59). Questo aumento suggerisce non solo una modificazione funzionale ma anche una trasformazione fisica e una rigenerazione degli stessi tessuti cerebrali.

Tali risultati hanno implicazioni significative per una serie di condizioni neurodegenerative, tra cui la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). L’aumento dell’attività dell’EPO e dell’espressione dei recettori potrebbero potenzialmente offrire nuove strade per interventi terapeutici volti a mitigare la progressione di queste malattie, sottolineando il ruolo dell’EPO nei meccanismi di riparazione e rigenerazione neurale (12).

Uno studio ha esaminato specificamente gli effetti di Klamin® sui livelli cerebrali di EPO (58). Due gruppi di topi, uno affetto da senescenza accelerata (AS) e uno no (A), sono stati valutati sulla capacità di apprendimento tramite il Morris Test. Dopo la somministrazione di Klamin® (100 mg/kg di peso corporeo), i topi AS sono stati in grado di completare il test 15 s più velocemente del normale, da 25 s a 10 s. Il gruppo normale di topi (A), invece, ha ridotto il tempo per completare il test di 4 s, da 9 s a soli 5 secondi (58). Successivamente è stato analizzato il cervello dei topi e sono stati riscontrati i seguenti risultati: a) una forte diminuzione dell’ossidazione cerebrale (meno MDA) e un aumento degli antiossidanti cerebrali (tioli); b) un forte aumento dell’eritropoietina cerebrale (EPO) (+500%), nonché dei recettori dell’EPO (+300%) (58) . Questa capacità di moderare e mobilizzare le cellule staminali è stata già riscontrata in uno studio di Jensen et al., dove è stato dimostrato che un estratto di AFA aumenta il rilascio di cellule staminali dal midollo osseo, innescando la mobilitazione delle cellule CD34+ CD133+ e CD34+ CD133− in vivo, associato alla riparazione del sistema nervoso centrale, del cuore e di altri tessuti (60).

L’estratto AFA PEA, grazie alla sua capacità di aumentare i livelli di catecolamine cerebrali, è stato studiato anche per il suo impatto sulla salute mentale, tra cui depressione, ansia, ADHD e autismo. La ricerca indica miglioramenti significativi nella depressione, nell’ansia, nell’autostima e nel benessere generale negli individui depressi, inclusa la post-menopausa e la depressione indotta dal cancro (12).

In uno studio condotto dal Dipartimento di Ginecologia dell’Ospedale Universitario di Modena in Italia, è stato condotto uno studio che ha coinvolto 40 donne in menopausa, divise in due gruppi: 20 hanno ricevuto Klamin® e 20 in un gruppo di controllo con placebo. Questi partecipanti sono stati selezionati in base alla manifestazione dei tipici sintomi psicosomatici associati alla menopausa (61). Al gruppo di intervento è stata somministrata una dose giornaliera di 1 grammo di Klamin® per una durata di due mesi. La valutazione post-trattamento utilizzando specifiche scale psichiatriche, vale a dire la scala Kellner-Sheffield e la scala di autovalutazione Zung, ha rivelato un miglioramento statisticamente significativo nei livelli di depressione, ansia e autostima tra le donne che hanno ricevuto Klamin® (61, 62).

Inoltre, Klamin® ha dimostrato di avere importanti effetti benefici sull’umore e sul benessere dei pazienti malati terminali. Presso il Centro Oncologico di Ovada (Italia), 18 malati terminali di cancro, in cura solo con cure palliative, hanno assunto circa 1 g di Klamin® per 2 mesi (63). Miglioramenti statisticamente significativi sono stati osservati nelle aree di ansia, stanchezza e depressione, confermando che Klamin® è in grado di riequilibrare anche stati apparentemente conflittuali come ansia e depressione e di sostenere la capacità dell’organismo di produrre energia (63).

Allo stesso modo Klamin® ha avuto un effetto positivo anche sui bambini con ADHD. Uno studio recente ha esaminato 30 bambini con diagnosi di ADHD e l’impatto associato della somministrazione di Klamin® a dosaggi compresi tra 0,25 e 1,20 g (a seconda del peso). I miglioramenti osservati sono stati notevoli e le aree interessate sono state le seguenti: 1) le condizioni generali del bambino; 2) i livelli di attenzione e iperattività; 3) nelle funzioni esecutive; 4) nella rapidità e precisione (64). I ricercatori hanno anche riscontrato miglioramenti significativi nel 25% dei bambini che presentavano anche sintomi autistici (63).

Inoltre, è stato dimostrato che Klamin® ha un impatto positivo sulle malattie neurodegenerative, molto probabilmente a causa del suo effetto sui livelli cerebrali di EPO (12). L’omeostasi della proliferazione delle cellule staminali neurali ha implicazioni per il miglioramento della memoria e la riduzione delle placche di beta-amiloide associate a malattie neurodegenerative , come l’Alzheimer. Un recente studio sull’Alzheimer di Nuzzo et al. ha dimostrato la capacità del Klamin® di prevenire l’accumulo della sostanza beta-amiloide, inattivandone la tossicità (65). In questo studio, abbiamo somministrato l’agente ossidante tert-butil idroperossido (TBH) nei mitocondri delle cellule neuronali vive.

Questo intervento ha comportato un marcato aumento della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) all’interno delle cellule, rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, l’introduzione simultanea di 0,8 μg di Klamin® insieme a TBH ha inibito efficacemente la sovrapproduzione di ROS indotta da TBH nei mitocondri (65). Inoltre, lo studio ha esplorato le implicazioni di Klamin® nel contesto della malattia di Alzheimer, in particolare la sua interazione con la beta-amiloide, una sostanza strettamente associata alla patogenesi della malattia. Le colture neuronali umane sono state stimolate a produrre beta-amiloide ed è stato osservato l’effetto dell’aggiunta di Klamin®.

Sorprendentemente, la presenza di Klamin® ha portato ad una riduzione del 63% nella produzione di beta-amiloide rispetto al gruppo di controllo (65). Inoltre, gli aggregati di beta-amiloide che si formavano ancora in presenza di Klamin® erano di dimensioni significativamente più piccole e presentavano una sostanziale perdita di tossicità. Questo risultato è particolarmente significativo dato il ruolo degli aggregati beta-amiloide nella progressione della malattia di Alzheimer (65).

Il Klamin® é stato testato anche sull’obesità e sugli squilibri metabolici ad essa associati, che sono stati collegati a condizioni neurodegenerative, compreso il morbo di Alzheimer. Per indagare su questo collegamento, è stato condotto uno studio sui topi utilizzando KlamExtra ®, un nuovo prodotto che combina gli estratti Klamin® e AphaMax® (66). I topi sono stati divisi in tre gruppi: un gruppo è stato alimentato con una dieta standard (gruppo magro), un altro ha ricevuto una dieta ricca di grassi (HFD) e il terzo gruppo ha ricevuto una dieta ricca di grassi integrata con il prodotto AFA (HFD + AFA) per una durata di 28 settimane.

Lo studio si è concentrato su diversi aspetti chiave: parametri metabolici, resistenza all’insulina cerebrale, espressione di biomarcatori di apoptosi (morte cellulare), modulazione degli astrociti e marcatori di attivazione della microglia (componenti chiave dell’infiammazione cerebrale) e accumulo di placche di beta-amiloide, che sono caratteristici della malattia di Alzheimer (Fig. 6) (66). Questi fattori sono stati analizzati e confrontati nei cervelli dei diversi gruppi di topi. I risultati hanno indicato che il prodotto AFA, KlamExtra ®, ha mitigato gli effetti neurodegenerativi indotti dalla dieta ricca di grassi. Ciò includeva una riduzione della resistenza all’insulina e una diminuzione della perdita neuronale. Inoltre, è stato scoperto che l’integrazione di AFA migliora l’espressione delle proteine sinaptiche e riduce significativamente l’attivazione degli astrociti e della microglia, una risposta tipica allo stress indotto da una dieta ricca di grassi. Inoltre, anche l’accumulo di placche di beta-amiloide, spesso associato al morbo di Alzheimer, era ridotto nei topi trattati con l’integratore di AFA (66). Questi risultati suggeriscono che KlamExtra ® ha potenziali effetti terapeutici nell’affrontare la neurodegenerazione legata all’obesità e alle disfunzioni metaboliche.

Infine, verso l’inizio del secolo, fu dimostrato che la PEA possiede proprietà di potenziamento immunitario. nel loro studio del 2000, Jensen et al. hanno scoperto che il consumo di 1,5 g di biomassa AFA porta ad un ampio miglioramento della sorveglianza immunitaria, senza stimolare direttamente il sistema immunitario (67). Questo miglioramento è caratterizzato da un rapido aumento del movimento delle cellule immunitarie, come monociti e linfociti, dai tessuti corporei al flusso sanguigno.

Nello specifico, vi è una notevole mobilitazione di cellule T CD3+, CD4+, CD8+ e cellule B CD19+. In particolare, gli individui che consumano regolarmente biomassa AFA mostrano un aumento del 40% nel reclutamento delle cellule natural killer (NK) entro 4-6 ore dall’ingestione (67). Lo studio attribuisce questa modulazione immunitaria a vari composti a basso peso molecolare presenti nei cianobatteri AFA, tra cui probabilmente la PEA è un contributore chiave.

La PEA agisce come un agonista del TAAR, che si trova sui monociti, sulle cellule B, sulle cellule T e sulle cellule NK. Si ritiene che la stimolazione di queste cellule da parte della PEA sia un fattore cruciale nella loro mobilizzazione e nel conseguente miglioramento della sorveglianza immunitaria osservato in seguito all’ingestione di biomassa AFA (68).

CONCLUSIONE

Microalga Aphanizomenon flos-aquae, proveniente da Klamath Lake, Oregon, è un esempio di eccellenza nutrizionale e rilevanza industriale nel settore degli integratori sanitari. Questo cianobatterio raccolto in natura, che prospera nell’esclusivo ecosistema vulcanico del lago, vanta un ricco profilo nutrizionale, che va da un alto contenuto proteico, fino al 70%, a un’elevata concentrazione di PUFA Omega-3. Il valore nutraceutico dell’AFA è sintetizzato dai suoi estratti specializzati , AphaMax® e Klamin®. AphaMax® è arricchito con C-PC e PEC e conferisce notevoli benefici antinfiammatori, grazie alla sua capacità di inibire in modo reversibile l’enzima infiammatorio COX-2, oltre ad avere importanti proprietà antiossidanti, antitumorali e dermatologiche.

D’altra parte, Klamin®, contenente β-feniletilammina (PEA), ha mostrato un potenziale significativo nel miglioramento della salute mentale. È particolarmente efficace nell’alleviare i sintomi della depressione e dell’ansia, come dimostrato nelle donne in post-menopausa e nei pazienti affetti da cancro, grazie alla capacità della PEA di aumentare le concentrazioni di catecolamine cerebrali. Inoltre, i suoi risultati promettenti nella gestione dell’ADHD e il suo potenziale nel trattamento di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer sottolineano ulteriormente la sua versatilità terapeutica. In conclusione, l’AFA di Klamath Lake emerge come un concentrato di benefici per la salute, soprattutto attraverso i suoi estratti AphaMax® e Klamin®. Il suo impressionante profilo nutrizionale e le proprietà benefiche dei suoi estratti consolidano la sua posizione come componente inestimabile nel regno degli integratori alimentari.

Articolo redatto da:  Stefano Scoglio 1 & Gabriel Dylan Scoglio,  Centro di Ricerche Nutriterapiche, Urbino, Italia, 61029. Dipartimento di Biologia Strutturale e Molecolare, University College London, Gower Street, Londra, Regno Unito, WC1E 6BT.

Riferimenti: clicca qui

L’uso del Noni è particolarmente indicato per sostenere momenti particolarmente faticosi associati allo stress, migliorare la concentrazione e il tono dell’umore.

Il noni fa parte dei superfrutti. Si tratta di una pianta esotica, la Morinda citrifolia L. (Famiglia: Rubiaceae), anche nota come gelso indiano. È un piccolo albero sempreverde, ampiamente diffuso in tutto il Pacifico, e rappresenta una delle più importanti piante medicinali tradizionali polinesiane. La sua popolarità è dovuta al frutto dal quale si ottiene per spremitura un succo, a cui vengono ascritte numerose proprietà (1). Inoltre, nelle preparazioni della medicina tradizionale polinesiana, sono impiegati anche foglie, fiori, corteccia e radici (1).

Il Noni viene impiegato da diversi secoli per scopi alimentari. Le parti principalmente utilizzate in ambito culinario sono i frutti maturi (crudi e cotti), le foglie ed i semi arrostiti.

Cenni storici

Tradizionalmente nelle culture hawaiane e polinesiane la pianta era considerata sacra e veniva venerata perché fonte di vita. I guaritori indigeni kahuna, che utilizzavano erbe e piante autoctone, la chiamavano “albero della vita”, “pianta che uccide il dolore” e anche “albero del mal di testa”. Tutte le parti del Noni (corteccia, radici, foglie, fiori e frutti) sono state utilizzate in erboristeria per le loro proprietà medicinali.

La pianta del Noni è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute. Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra“.

Tradizionalmente i guaritori indigeni della Polinesia preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi le aziende che hanno avviato il business internazionale attorno al fenomeno Noni seguono l’antico e tradizionale metodo di fermentazione.

La Morinda Citrifolia, conosciuta nelle Isole del Sud Pacifico come Nonu e Nono, viene comunemente riferito come Noni. Il Nonu reca giovamento per la prevenzione e per l’autotutela del proprio benessere da un’ampia gamma di problemi riguardanti la salute.

I vantaggi diffusi del Nonu sono stati constatati per tutte le isole dei Caraibi e del Sud Pacifico e dappertutto in Cina. Durante la dinastia degli Han in Cina, duemila anni fa, esistevano documenti scritti per quanto riguarda i benefici del Nonu. La pianta del Nonu è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute.

Delle tantissime piante che crescono rigogliosamente in queste isole, la “madre” di tutte le piante curative è il Nonu, conosciuto come Noni in alcune delle altre isole. Sebbene il Nonu cresca dovunque nelle isole del Sud Pacifico, il Nonu di qualità superiore cresce meglio nella terra sommersa da cenere vulcanica altamente nutriente e che si trova nelle isole esotiche di Tonga, Figi, Tahiti, Marquesas, Cook, Salomone, Samoa e le Hawaii con il loro splendido clima lussureggiante ed acque incontaminate.

Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra”. Dai secoli dei miracoli nel mondo naturale alle accurate indagini nei laboratori scientifici, il Nonu ha prodotto risultati incredibili. Il Nonu contiene vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici, co-fattori e steroli di piante che si presentano ed appaiono in modo naturale. Inoltre, le foglie e le radici del Nonu contengono l’intero spettro degli aminoacidi rendendo tutti i prodotti che ne derivano una perfetta e completa fonte proteica.

PERCHÉ FUNZIONA TANTO BENE IL NONU?

Grazie al favorevole effetto sinergico di tutti questi potenti ingredienti naturali che lavorano insieme tra loro come una squadra od orchestra perfetta ed in armonia. Alcuni affermano che contiene l’alcaloide xeronina e il suo enzima necessario che è la proxeronase. Nessuno sa esattamente perché il Nonu offre tantissimi benefici in materia di salute. Il punto focale da ricordare è che il Nonu funziona. Ugualmente importante è l’approfondita ricerca scientifica che conferma l’efficacia e la sicurezza del Nonu.

I Kahunas o gli appassionati di medicina tradizionale usano questa pianta per una grande varietà di problemi di salute come il sollievo dal dolore, la sinusite, artrite, disturbi alla digestione, raffreddori, influenza, encefaliti (anche emicrania), infezioni varie, problemi mestruali, ferite, malattie cutanee, cardiopatia, diabete II e molte altri disfunzioni e malesseri.

L’albero del Nonu cresce dai 3 ai 6 metri in altezza. Le lucenti foglie venate sono verde scuro e ricche di clorofilla. I Kahunas spesso ammorbidivano le foglie sopra una fiamma all’aria aperta, le lasciavano raffreddare e le applicavano sulla pelle per curare i tumori o le infezioni.

I molteplici usi medicinali del Nonu divennero parte del folklore in quanto gli indigeni alludevano al Nonu come “l’albero della cefalea” e “l’albero antidolorifico”. I Kahunas erano talmente coronati dal successo nell’utilizzare questo dono della botanica che questa pianta era diventata la forma principale di medicina per i Polinesiani per più di 1.500 anni. Il Nonu era identificato e riconosciuto come “l’erba sacra” per il corpo rigenerante.

Questa saggezza curativa veniva trasportata di generazione in generazione. Nel diciannovesimo secolo, gli erboristi tradizionali delle isole del Sud Pacifico spesso facevano le loro ricerche insieme ad altri maestri e mentori per 15 o 20 anni di continuo. Per causa della lunga durata ed intensità di tirocinio e preparazione, il grado di preparazione medica ottenuto era considerato uguale a quello dei medici che provenivano da altre parti del mondo. Una volta completato il tirocinio e raggiunto un livello avanzato di competenza, veniva riconosciuto al “medico” il titolo di Kahuna, adottato generalmente per denominare i sacerdoti e professionisti. I medici Kahuna comprendevano erboristi (kahuna la’au lapa’au), chirurghi, ostetrici e massoterapisti.

Questi Kahunas conoscevano e rispettavano la natura ed “… erano esperti altamente specializzati con esperienza ed abilità considerevole nel campo della diagnosi fisica e della farmacologia”, secondo una relazione pubblicata nella Hawaii Medical Journal.

Comunque, non sono soltanto i maestri Kahuna che concordano circa il grande valore del Nonu. La Dottoressa Isabella Abbott, professore alla University of Hawaii affermava “… usatelo per il diabete, la pressione del sangue, i tumori e molte altre malattie”.

Il Nonu fa riserva di molteplici usi tradizionali che solamente adesso vengono confermati dalla scienza moderna.

Sono state condotte ricerche sul Nonu nelle istituzioni di primo piano in Francia, Paesi Bassi, Germania, Eire, Taiwan, Austria e Canada. Sono stati trascorse ore interminabili di sperimentazione alla University di Hawaii negli Stati Uniti. La ricerca sulla Morinda Citrifolia è stata anche eseguita nella prestigiosa National Academy of Sciences, il centro nazionale governativo per la ricerca nel campo delle scienze.

Le ricerche attuate nei paesi occidentali per quanto riguarda questa pianta straordinaria risalgono al 1950 quando la rivista scientifica Pacific Science ha osservato che il frutto del Nonu presentava delle proprietà antibatteriche contro M. Pirogeno, Ps. Aeruginosa e perfino il letale E. Coli.

Da quel momento la ricchezza d’informazione che sosteneva gli usi tradizionali ed i benefici salutari del Nonu è cresciuta tantissimo e tutto sembra confermare ciò di cui i Kahunas erano già a conoscenza da migliaia di anni.

Una sperimentazione approfondita ha mostrato le proprietà analgesiche (antidolorifiche) del Nonu. Ricerche ripetute da parte di esperti e documentate nella rivista Planta Medica (56(1990)430 4) ha reso manifesto che il Nonu reca tanto giovamento per i dolori.

La rivista Cancer Letter (73 (2-3) 1993, 161 6), aveva reso noto che la Keio University e la Institute of Biomedical Sciences in Giappone avevano rivendicato l’isolamento di un nuovo composto antrachinone da parte della Morinda Citrifolia chiamato damnacantale che provocava una morfologia normale ed una struttura citoscheletrica nelle cellule precancerose. In termini poveri, il Nonu ha invertito le cellule precancerose in normali cellule sane.

Ricerche significative sugli usi medicinali del Nonu sono state presentate durante l’ottantatreesimo, l’ottantaquattresimo e l’ottantacinquesimo convegno annuale della American Association for Cancer Research.

Una relazione di grande riferimento presentata nel 1992 all’ottantatreesimo convegno a San Diego in California e redatto nel “Proceeding of the American Association for Cancer Research” era la seguente: “L’Attività antitumorale della Morinda Citrifolia sul carcinoma polmonare di Lewis innestato per via intraperitoneale nei topi”. In questo studio, i topi da laboratorio sono stati impiantati con il carcinoma polmonare di Lewis, un tipo di tumore. Tutti i topi non curati sono morti entro 9/12 giorni a causa del tumore. I topi trattati con il Nonu vissero dal 105% al 123% più a lungo; circa il 40% di questi topi sono rimasti in vita per più di 50 giorni. Quest’indagine fu ripetuta per un numero illimitato di volte ed ogni volta il Nonu si manifestava a prolungare in modo significativo la vita dei topi malati contro quelli che non avevano avuto il Nonu.

Detto semplicemente, il Nonu può inibire la crescita tumorale.

I costituenti più importanti del Noni sono:

  • VITAMINE E MINERALI: il Noni è ricco di vitamina A e C, fondamentali per il nostro corpo, in quanto sono entrambe coinvolte in numerose attività biochimiche. In particolare, il succo è una buona fonte di vitamina C (o acido ascorbico), importante per il sistema immunitario e per l’azione antiossidante. Inoltre, il frutto di Noni contiene minerali come magnesio, ferro, potassio, selenio, zinco, calcio, sodio, rame e zolfo.
  • PROXERONINA E XERONINA: la proxeronina è un alcaloide e rappresenta un precursore della xeronina. Quest’ultima sostanza è implicata in un gran numero di processi biochimici e sembra prendere parte al metabolismo delle proteine. Inoltre, favorisce l’assorbimento a livello intestinale di minerali, aminoacidi e vitamine, assunti con l’alimentazione.
  • CUMARINE: sono sostanze naturali con funzioni anticoaugulanti, flebotoniche, antispasmodiche ed antibatteriche. La scopoletina è tra le principali cumarine presenti. Questa ha dimostrato di possedere un’attività epatoprotettiva ed un effetto adattogeno. La scopoletina protegge il sistema cardiocircolatorio, normalizza la pressione sanguigna, esercita un’azione antinfiammatoria ed antistaminica.
  • TERPENI E TERPENOIDI: i terpeni svolgono un’azione antiossidante contrastando i radicali liberi. Nel Noni sono presenti: l’eugenolo (antisettico e anestetico), il beta-carotene (precursore della vitamina A) e l’acido ursolico. I terpenoidi sono composti correlati ai terpeni e possiedono importanti proprietà antiossidanti.
  • POLISACCARIDI (ACIDO GLUCURONICO, ARABINOSIO, GALATTOSIO): sono polimeri costituiti da monosaccaridi che possono agire come immunostimolanti.
  • SEROTONINA: è un neurotrasmettitore che svolge a livello del sistema nervoso centrale un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del ritmo sonno-veglia, dello stimolo della fame e della termoregolazione. La serotonina influenza la percezione del dolore e stimola la biosintesi della melatonina. Infine, l’effetto sinergico di scopoletina, serotonina e xeronina è in grado di stabilizzare anche i valori della glicemia.
  • DAMNACANTALE: è un alcaloide che incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi e sembra avere un’azione inibitrice su alcune cellule pre-cancerogene.
  • ALTRE IMPORTANTI SOSTANZE FITOCHIMICHE CONTENUTE NEL NONI SONO: antiossidanti, acido deacetilasperulosidico, niacina (vitamina B3), caroteni, acido linoleico, acido caprilico e caproico, antrachinoni, flavonglicosidi, alcaloidi, beta-sitosterolo, flavonoidi, catechina, aminoacidi, proteine, carboidrati, fibre, fruttosio.

Tutti questi elementi aiutano a migliorare e potenziare le prestazioni del nostro sistema immunitario ed inoltre c’è da considerare che conferiscono molte altre proprietà come ad esempio di tipo analgesico, sedativo e antinfiammatorio.

Gli studi indicano che il Nonu è utile per una miriade di condizioni:

  • Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.
  • Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate. Poiché il Nonu sembra operare a livello cellulare di base, è utile per una grande varietà di condizioni.
  • Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come E. Coli.Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario. (Le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).
  • Inibisce la crescita dei tumori cancerosi. Il damnacanthale, un composto trovato nella Morinda Citrifolia fu scoperto per inibire la funzione precancerosa.
  • Genera proprietà adattogeniche.
  • Stimola ed intensifica il sistema immunitario, compresi i macrofagi e componenti linfocitari vitali dei leucociti e dei meccanismi di difesa naturale del corpo.

Tutti possono avere benefici da questo frutto, che nelle isole del Pacifico viene utilizzato da secoli:

  • i bambini per crescere bene,
  • gli adolescenti per attenuare i problemi di una pelle sempre in eruzione e gli incontenibili sbalzi d’umore,
  • gli sportivi per avere prestazioni migliori,
  • la business class per eliminare lo stress,
  • le donne per essere piú vitali più toniche e più belle,
  • gli anziani per combattere tutti quei fenomeni tipici dell’invecchiamento.

NONI ED IL DOLORE

Il frutto del Nonu è stato adoperato per lungo tempo in modo efficace e sicuro per alleviare il dolore. Ricordate, due nomi tradizionali del Nonu erano “l’albero antidolorifico” e “l’albero della cefalea”.

In aggiunta alle migliaia e migliaia d’anni di uomini che usano con successo il Nonu per i dolori, la ricerca scientifica documenta gli effetti benefici del Nonu sul dolore. Nel 1990, i ricercatori hanno scoperto che “la somministrazione dell’estratto di Morinda Citrifolia mostrava una significativa attività analgesica centrale nei topi relativa al dosaggio (generalmente, più ne prendi, più forte gli effetti S.S.)”.

Un analgesico è una sostanza che riduce o elimina il dolore. I ricercatori proseguirono a sostenere che l’estratto di Nonu “non mostra alcun effetto tossico”. La Morinda Citrifolia cura dolori cronici intollerabili come le cefalee debilitanti, i dolori neuro-muscolari e delle articolazioni. In alcuni casi i risultati sono sorprendentemente veloci.

E’ importante ricordare che il Nonu agisce bene come ottimo analgesico e antinfiammatorio. Il Nonu contiene due dei migliori antiossidanti – la vitamina C ed il selenio oltre alle altre sostanze che agiscono contro i radicali liberi irritanti ed infiammatori nel corpo, riducono l’infiammazione e diminuiscono il dolore notevolmente.

Mitch Tate, fondatore del Center for Lifestyle Disease e di Nonu International, Inc., è riconosciuto come il “padre del Nonu moderno” ed è un educatore sulla salute. Secodo Mitch, migliaia di persone in tutto il mondo che utilizza il Nonu stanno ricevendo sollievo naturale per le loro “sfide” nel campo della salute. Il Nonu era virtualmente sconosciuto fuori dalle isole del Sud Pacifico ma tutto questo è cambiato quando Mitch e sua moglie Laura hanno trascorso una vacanza a Tahiti nell’agosto del 1994.

Mitch stesso ha sperimentato gli effetti della pianta quando si era ferito la spalla contro una scogliera corallina ed adoperò una foglia di Nonu schiacciata come “cerotto”. Incredibilmente, il dolore scomparve ed il taglio profondo si sanò velocemente senza infezione e senza lasciare cicatrice.

La tecnologia moderna ha confermato ciò che i guaritori Polinesiani sapevano da tempo. La Morinda Citrifolia è ricca di vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici co-fattori e steroli di piante. Fornisce anche composti di rafforzamento della salute come gli antiossidanti, i fitonutrienti ed i bioflavonoidi.

E’ importante far rilevare che alcuni dei costituenti attivi del Nonu sono solubili quindi tendono ad essere eliminati tramite l’urina o la sudorazione. Uno studio ha mostrato che i costituenti del frutto del Nonu raggiungono la loro massima funzione curativa due ore dopo l’ingestione ed iniziano ad indebolirsi dopo quattro ore, eppure sono ancora attivi anche dopo 12 ore. Le implicazioni di questo studio suggeriscono che per ottenere i massimi benefici è consigliabile somministrare il Nonu (succo, capsule ecc.) parecchie volte a giorno in dosaggi scaglionati o divisi piuttosto che una o due volte al giorno. Ancora più importante, per ottenere risultati ottimali è meglio somministrare il Nonu, come altri tonici o erbe, continuamente e giornalmente come è sempre stato fatto tradizionalmente. A causa del suo sapore sgradevole, sarebbe difficile assumere il Noni al naturale, ma oggi è possibile reperirlo anche sotto forma di compresse.

DANNI DA FUMO

Diversi studi di intervento in doppio cieco e controllati con placebo hanno coinvolto i fumatori di sigarette, dimostrando la sostanziale attività antiossidante del succo di noni.

Uno studio di 30 giorni, ad esempio, ha studiato 285 volontari adulti che fumavano più di 20 sigarette al giorno (16). Mentre il placebo (succhi d’uva e mirtillo con un sapore di formaggio aggiunto per imitare il sapore del noni) non ha avuto alcun effetto, il succo di noni ha dimostrato una riduzione di circa il 30% dei radicali liberi.

Due studi clinici su fumatori hanno scoperto che bere 118 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto i livelli di sostanze chimiche cancerogene (addotti aromatici del DNA) di circa il 45% (17 e 18).

SALUTE DEL CUORE

Gli studi sui fumatori adulti hanno dimostrato l’effetto positivo del succo di noni sui lipidi nel sangue e sulla Proteina C Reattiva ad alta sensibilità (hs-PCR), che è un marcatore ematico dell’infiammazione.

Uno studio sui fumatori ha scoperto che bere fino a 188 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto significativamente il colesterolo totale, l’omocisteina (-23,9%), il colesterolo cattivo LDL (-12,1-36,4%) e la proteina C-reattiva (-15,2%) (19).

Parallelamente, si è osservato un aumento del colesterolo buono HDL (da 49 a 57 mg/dL).

In un altro studio umano su non fumatori sani, il succo di noni non ha ridotto il colesterolo. Gli Autori hanno suggerito che i suoi benefici ipocolesterolemizzanti potrebbero, quindi, essere limitati alle persone con colesterolo alto .

Negli studi sull’uomo e sugli animali, il frutto e l’estratto di noni hanno anche ridotto la pressione sanguigna (20 e 21)..

DIABETE

Diversi studi in vitro hanno indicato che il frutto del noni può essere utile nel controllo della formazione di prodotti finali di glicazione avanzata (AGE) e può successivamente ridurne gli effetti avversi.

Questi AGE si formano a causa degli alti livelli glicemici che caratterizzano il diabete e sono alla base delle sue complicanze.

Il potenziale antiglicativo del succo di noni è stato ulteriormente dimostrato in uno studio di intervento in aperto di 8 settimane e in uno studio trasversale (22).

Si ritiene che gli iridoidi siano gli attivi più importanti nel determinare tale effetto.

Attenzione, comunque, ai prodotti industriali a base di succo di noni, spesso ricchi di zuccheri aggiunti. Gli studi dimostrano che le bevande dolcificate con zucchero possono aumentare il rischio di malattie metaboliche, come la steatosi epatica (fegato grasso) e il diabete di tipo 2 (23 e 24).

Bibliografia e sitografia

  1. Current Opinion in Food Science. 2016;8:62-7.
  2. Compr Rev Food Sci Food Saf. 2019;18(4):883-909.
  3. Pac Trop Bot Gard Bull 1985;15:10–4.
  4. Front Pharmacol. 2022;13:993927.
  5. Journal of Functional Foods. 2023;101:105408.
  6. The EFSA Journal 2009;998:1-16.
  7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12466051/
  8. https://scholar.google.com/scholar 
  9. https://scholar.google.com/scholar?hl=it&as_sdt=0%2C5&q
  10. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5920423/
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  13. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20858541/
  14. https://scholar.google.com/scholar?hl=it&as_sdt=0%2C5&q
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  18. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19838937/
  19. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23097636/
  20. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9731690/
  21. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5490519/
  22. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26904624/
  23. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29761318/
  24. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26199070/

 

Questo frutto dal colore rosso inconfondibile è ricco di vitamine e antiossidanti, che favoriscono la rigenerazione cellulare e aiutano a ridurre il rischio cardiovascolare. 

Tra i frutti autunnali, merita una particolare attenzione. Frutto della Punica granatum, specie appartenente alla famiglia delle Lythraceae, ha un’origine antichissima e viene coltivato in India, nel Caucaso, in Iran, nell’area mediterranea.

Ogni frutto della pianta viene chiamato melagrana: nel linguaggio popolare, il nome della pianta viene utilizzato impropriamente anche per indicare il frutto. Chiarito che il melograno è l’albero e la melagrana il suo frutto, i lettori più puntigliosi vogliano perdonarci se nell’articolo useremo talvolta il termine popolare melograno anche in riferimento al frutto.

Il frutto del melograno è  molto affascinante. Lo è già nel nome: il termine “melo-grano” affonda le proprie radici nell’antico latino e chiama in causa le parole “malum” e “granatum”, termini con i quali in italiano si indicano rispettivamente i sostantivi “mela” e “con semi”. Stando alla traduzione letterale, avremmo quindi la fascinosa immagine di una “mela con i semi”, una descrizione che tratteggia appieno un ritratto esatto di questo strano ma gustoso frutto.

Le qualità della melagrana sono ben note fin dai tempi antichi, infatti, è da sempre simbolo di fertilità e abbondanza. Il frutto deriva dall’albero del melograno, di origine orientale, le cui numerose varietà sono diffuse in tutto il mondo.

Il frutto del melograno viene da tempo inserito sia nel VI sia nel VII gruppo fondamentale degli alimenti, ovvero tra quei cibi ricchi di vitamina e provitamina A, e di vitamina C. Contiene, infatti, 15 mcg su 100 g di parte edibile della prima e ben 20 mg su 100 g di prodotto della seconda. I chicchi della melagrana sono, inoltre, ricchi di acqua (circa 80% del peso complessivo) e di importanti macronutrienti:

  • zuccheri (13% del totale del peso);
  • fibre (3-4%);
  • proteine (1%);
  • lipidi (0,5-1%).

Riguardo ai sali minerali, ricordiamo l’importanza della melagrana nella fornitura di potassio (250 mg su 100 g di parte edibile) e di fosforo (22 mg su 100 g), ma si riscontrano anche buone dosi di sodiomagnesio e, non per ultimo, di ferro (che tuttavia risulta poco biodisponibile, ovvero difficilmente assimilabile dall’organismo in questa forma). Sono, inoltre, presenti anche tracce di zinco, di manganese e di rame.

PRINCIPALI PROPRIETÀ DELLA MELAGRANA PER LA SALUTE E LE SUE CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI:

  • migliora la pressione arteriosa;
  • è un ottimo antiossidante: sicuramente il beneficio più interessante del melograno è la sua azione antiossidante e anti-age, grazie al suo alto contenuto di antiossidanti, ovvero sostanze in grado di contrastare gli effetti dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento. Gli antiossidanti contenuti nelle melagrane sono in particolare i flavonoidi, sostanze che prevengono l’invecchiamento precoce e mantengono l’organismo in salute;
  • ha azione antibatterica: se consumata con costanza e regolarità, ha la capacità di contrastare l’azione dei batteri(e dei virus) aiutando l’organismo a combattere patogeni esterni, specie nella stagione fredda, quando ci ammaliamo con più frequenza;
  • è ottimo per depurare l’intestino e come protettore della mucosa gastrica. Il frutto del melograno rinforza l’intestino, aiuta l’attività dello stomaco e svolge un’utile azione detox: il suo alto contenuto d’acqua e di potassio lo rendono un alimento utile per rinforzare la barriera intestinale e stimolare la digestione;
  • riduce il rischio di aterosclerosi e sostiene la funzionalità cardiaca;
  • aiuta a contrastare l’eccessiva produzione di sebo ed è, quindi, utile in caso di pelle acneica,
  • è ricco di vitamina A C. La vitamina A o retinolo è un componente nutritivo importante per la vista, la differenziazione dei tessuti, il benessere digestivo e come agente anti-infettivo. La vitamina C o acido ascorbico, contrasta l’invecchiamento, innalza le barriere immunitarie e previene il rischio di tumori e malattie degenerative;
  • è anche un frutto “anti-invecchiamento cutaneo” per il ruolo dell’acido ellagico nell’impedire la degradazione del collagene;
  • ha proprietà antinfiammatorie. Recenti studi hanno evidenziato come alcune sostanze contenute nel melograno– come flavoni, acidi grassi coniugati, fenilpropanoidi e acidi idrobenzoici – svolgano un ruolo attivo nella prevenzione di alcuni tipi di infiammazioni;
  • è utile alla donna in menopausa perché in grado di ridurre alcuni disturbi legati a tale fase biologica (riduce le vampate, gli sbalzi di umore, ecc.).
  • ha azione sulla fertilità: dai dati attualmente presenti in letteratura, la presenza di Beta-sitosterolo nell’estratto di semi di melograno potrebbe migliorare l’attività uterina ed ovarica, legando specifici recettori in questi tessuti. Contestualmente, il consumo regolare di questo succo potrebbe aumentare la concentrazione di spermatozoi nell’epididimo, nonché la motilità e la densità cellulare. Altrettanto interessante sembrerebbe anche l’azione embrioprotettiva .

Un integratore contenente estratto di frutto di melograno e rizoma liofilizzato di galanga maggiore ha portato a un aumento del numero totale di spermatozoi e della loro mobilità .

La melagrana può interferire con l’azione di alcuni farmaci come:

  • Carbamazepina, un principio attivo dotato di attività anticonvulsivante, e utilizzato principalmente nel trattamento dell’epilessia, e di alcuni disturbi psichiatrici come le manie.
  • Farmaci metabolizzati dal citocromo
  • ACE inibitori
  • Ipertensivi
  • Rosuvastatina
  • Tolbutamide
  • Warfarin

Le persone allergiche ai pollini sembrano essere più esposte al rischio di effetti collaterali da melograno: si consiglia il parere del medico prima di intraprendere un trattamento a base di estratto di melograno.

La melagrana è disponibile in Erboristeria sotto forma di integratori alimentari, come capsule o estratti, che vengono consumati per beneficiare dei suoi effetti positivi sulla salute.

BIBLIOGRAFIA e FONTI:

  1. Pomegranate Supplementation Protects against Memory Dysfunction after Heart Surgery: A Pilot Study, Evidence-based complementary and alternative medicine
  2. Therapeutic applications of pomegranate (Punica granatum L.): a review, Alternative Medicine Review
  3. Effects of pomegranate juice consumption on inflammatory markers in patients with type 2 diabetes: A randomized, placebo-controlled trial, Journal of research in medical sciences
  4. Studies on the Cytotoxic Activities of Punica granatum L. var. spinosa (Apple Punice) Extract on Prostate Cell Line by Induction of Apoptosis, International Scholarly Research NoticesStudies on the Cytotoxic Activities of Punica granatum L. var. spinosa (Apple Punice) Extract on Prostate Cell Line by Induction of Apoptosis, International Scholarly Research Notices
  5. Antiproliferative effects of pomegranate extract in MCF-7 breast cancer cells are associated with reduced DNA repair gene expression and induction of double strand breaks, Molecular carcinogenesis
  6. Clinical Evaluation of Blood Pressure Lowering, Endothelial Function Improving, Hypolipidemic and Anti-Inflammatory Effects of Pomegranate Juice in Hypertensive Subjects, Phytotherapy Research
  7. Effect of pomegranate seed oil on hyperlipidaemic subjects: a double-blind placebo-controlled clinical trial, British Journal of Nutrition
  8. The effect of pomegranate extract on coronary artery atherosclerosis in SR-BI/APOE double knockout mice, Atherosclerosis
  9. Antioxidant activity of pomegranate juice and its relationship with phenolic composition and processing, Journal of agricultural and food chemistry
  10. Pomegranate Supplementation Protects against Memory Dysfunction after Heart Surgery: A Pilot Study, Evidence-based complementary and alternative medicine
  11. The effects of oxidative stress on female reproduction: a review
  12. An Extract of Pomegranate Fruit and Galangal Rhizome Increases the Numbers of Motile Sperm: A Prospective, Randomised, Controlled, Double-Blinded Trial

 

Olivello spinoso

L’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L., famiglia Elaeagnaceae) è un piccolo arbusto ricoperto da spine. Si può trovare naturalmente nell’Europa settentrionale e centrale, nel Caucaso e in Asia (Siberia, Cina e Tibet).

L’olivello spinoso è insuperabile, soprattutto per quanto riguarda i prodotti cosmetici e le cure naturali, i suoi frutti sono considerati il “frutto” più benefico per l’organismo e si dice che da solo potrebbe fornire abbastanza vitamina C per tutti gli abitanti della Terra.

Frutto sacro dell’Himalaya, si è giustamente guadagnato una serie di soprannomi famosi, come la pianta del futuro, l’albero dei limoni del nord, l’oro liquido o il frutto sacro dell’Himalaya. Nella medicina cinese e in quella tibetana è usato soprattutto come rivitalizzante; in caso di spossatezza o debolezza l’Olivello spinoso fresco è un buon stimolante.

Nei suoi frutti troviamo una combinazione unica di sostanze e ossidanti che forniscono al nostro corpo un aiuto molto potente nella lotta contro molti disturbi e afflizioni. Contiene vitamina A, alcune vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6, B9), provitamina D, vitamine E, K, P e molte altre sostanze importanti come flavonoidi, carotenoidi, caroteni, acido folico, tannini, sali minerali (ferro, boro, manganese) o acidi organici.

E’ proprio questa grande varietà di nutrienti e fitocomplessi la responsabile delle principali proprietà dell’olivello spinoso. Più nel dettaglio, il succo che si ottiene dal frutto ha una spiccata azione antiossidante, tonica, antinfiammatoria e remineralizzanteL’olio invece, che perlopiù deriva da frutti e semi, viene utilizzato per via topica per le sue proprietà cicatrizzanti, riepitelizzanti e antinfiammatorie.

Ma non è finita qui: anche le foglie contengono fitocomplessi utili, principalmente tannini, e vengono utilizzare per la preparazione di tinture madre dall’azione astringente.

È anche considerato uno dei più grandi serbatoi naturali di acidi grassi insaturi, con omega 3, 6, 9 e i meno noti ma altrettanto importanti “sette”.

È chiamato anche  l’albero dei limoni del nord, perché ha un contenuto di vitamina C più di dieci volte superiore a quello degli agrumi. Una sola pallina di olivello spinoso fornisce abbastanza vitamina C per l’intera giornata!

In latino si chiama Hippophae rhamnoides, che significa cavallo splendente. Questo è il nome dato dagli antichi greci, che notarono che i cavalli nutriti con foglie di olivello spinoso avevano un manto molto più lucido, sembravano più sani ed erano più robusti degli altri cavalli. Non stupisce quindi che sia anche il cibo di Pegaso, il mitico cavallo alato.

L’olio è stato utilizzato come rimedio naturale molto potente per migliaia di anni. In Tibet, Cina e Mongolia è considerato un saluto curativo degli dei. È menzionato in testi tibetani del VII secolo e si dice che l’Ayurveda non ne facesse più uso dal VI millennio a.C.

Negli anni ’60 e ’70 i cosmonauti russi utilizzavano ampiamente l’olio di olivello spinoso come protezione dalle radiazioni nello spazio.

Fa anche molto bene all’ambiente! Infatti, combatte l’erosione del suolo, mantiene la terra intatta, contribuisce in modo significativo alla produzione di ossigeno e svolge un ruolo importante nell’intero ecosistema. Ha la capacità di ripristinare la quantità e la qualità di sali minerali nel terreno. Infatti, dopo la prima glaciazione terrestre, l’olivello spinoso è stata tra le prime piante a ripopolare la flora, accompagnando la ricomparsa di un gran numero di arbusti che da essa hanno tratto beneficio.

La capacità dell’olivello spinoso di adattarsi a terreni ostili e crescere con il minimo delle risorse si spiega grazie alla presenza di funghi simbiontici sulle sue radici. I funghi simbiontici trasformano l’azoto che la pianta assorbe dall’atmosfera in sostanze organiche che non solo permettono all’olivello spinoso stesso di svilupparsi in salute, ma fungono anche da nutrimento per il terreno. Questo processo infatti, permette di arricchire di nitriti – sostanze organiche derivate dall’azoto – il suolo circostante, rendendolo più fertile e accogliente anche per altre specie di piante.

OLIVELLO SPINOSO IN ERBORISTERIA

L’impiego principale è come fitoterapico in erboristeria: si usa principalmente sotto forma di succo o di olio, ma possiamo trovare anche integratori in capsule o compresse formulati con olivello spinoso. Il succo è un multivitaminico e un integratore multiminerale naturale: la sua assunzione permette di ridurre i sintomi di astenia, anemia e stanchezza legata ad un periodo di convalescenza.

Le vitamine C ed E, i carotenoidi e i polifenoli rendono il succo di olivello spinoso un trattamento preventivo da mettere in atto nei confronti delle malattie cardio-circolatorie, come il colesterolo alto e l’ipertensione.

APPLICAZIONI

  • Proprietà toniche e remineralizzanti. Il succo dell’olivello spinoso può essere considerato un multivitaminico e un integratore multiminerale naturale, ed è quindi un ottimo rimedio in caso di asteniastanchezza dovuta a convalescenza e anemia.
  • Azione antiossidante e vasoprotettiva. La ricchezza di vitamina C, polifenoli, carotenoidi e vitamina E fa del succo di olivello spinoso un buon trattamento preventivo contro problematiche del sistema cardiocircolatorio come ipertensione, colesterolo alto e aterosclerosi.
  • Azione cicatrizzante e antinfiammatoria. L’attività cicatrizzante dell’olivello spinoso si esplica sia esternamente che internamente l’organismo. L’olio infatti può essere utile nel trattamento di ulcere gastriche e infiammazioni gengivali, così come per lenire ustioniferitedermatitiscottature solaribruciori e rossori della pelle in generale.
  • Protezione di pelle e capelli. L’olio è particolarmente adatto per le pelli mature ed esigenti o in caso di capelli danneggiati, perché svolge un’azione riparativa e rigenerante sulle cellule.

Si consiglia di essere particolarmente attenti alle eventuali reazioni che l’olivello spinoso può causare al suo primo utilizzo. Chi non ha mai adoperato prodotti a base di tale pianta, non può sapere se potrebbe sviluppare particolari reazioni allergiche alle sue componenti. Per questo è consigliabile, soprattutto in occasione dei primi impieghi, di non eccedere con le dosi.

Inoltre, l’uso dell’olivello spinoso è sconsigliato:

  • Ai soggetti ipotesi, in quanto potrebbe agire provocando un leggero abbassamento della pressione arteriosa.
  • Se si stanno assumendo farmaci anticoagulanti, poichè potrebbe rallentare la coagulazione del sangue e causare sanguinamenti improvvisi o emorragie.
  • A chi deve sottoporsi ad un intervento chirurgico. In questo caso si consiglia di sospenderne l’assunzione almeno due settimane prima.
  • In caso di calcolosi renale, per l’elevato contenuto di vitamina C.
  • Per le donne in gravidanza o in allattamento è consigliabile chiedere parere al proprio medico prima di adoperare qualsiasi prodotto a base di olivello spinoso, nonostante di norma essi risultino innocui.

FONTI e BIBLIOGRAFIA:

  1. Olivello spinoso nelle diete a base vegetale. Un approccio analitico alla composizione dei frutti dell’olivello spinoso: valore nutrizionale, applicazioni e benefici per la salute
  2. Effetti dell’integrazione orale e dell’applicazione topica dell’olio di olivello spinoso estratto con CO2 supercritica sull’invecchiamento cutaneo di soggetti di sesso femminile
  3. Fitosteroli nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides L.): identificazione ed effetti delle diverse origini e tempi di raccolta
  4. Composizione carotenoide delle bacche e delle foglie di sei varietà di olivello spinoso rumeno (Hippophae rhamnoides L.)
  5. Perché l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.) è così eccezionale? Una recensione
  6. Effetti di diverse origini e tempi di raccolta su vitamina C, tocoferoli e tocotrienoli nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides)
  7. Relazioni struttura-efficienza antiossidante dei composti fenolici e loro contributo all’attività antiossidante del succo di olivello spinoso
  8. L’attività antitumorale dell’olivello spinoso [ Elaeagnus rhamnoides(L.) A. Nelson]
  9. Composizione in acidi grassi dei lipidi nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides L.) di diversa origine
  10. β-sitosterolo: estrazione supercritica di anidride carbonica dai semi di olivello spinoso ( Hippophae rhamnoides)
  11. L’invecchiamento cutaneo indotto dalle radiazioni UV nei topi glabri viene efficacemente prevenuto mediante l’assunzione orale di una miscela di frutti di olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.) per 6 settimane attraverso la soppressione delle MMP e l’aumento dell’attività SOD
  12. L’olio di bacche di olivello spinoso inibisce l’aggregazione piastrinica

Olivello spinoso

Omega 3 e telomeri – effetto anti-aging

Gli acidi grassi essenziali vengono definiti in questo modo perché non possono essere sintetizzati dal nostro organismo ed è, dunque, indispensabile che vengano forniti con l’alimentazione. Sono definiti, inoltre, poliinsaturi perché la loro catena comprende vari doppi legami, e si dividono un due grosse famiglie: acidi grassi polinsaturi Omega6 e acidi grassi polinsaturi Omega3.

Gli acidi grassi Omega 3 più comuni sono cinque:

Alfa-linolenico (18:3 omega-3);

Eicoisapentenoico (20:5 omega-3) EPA;

Docosapentenoico (22:5 omega-3);

Docosaesaenoico (22:6 omega-3) DHA.

Gli acidi grassi polinsaturi Omega6 sono di origine vegetale, mentre gli acidi grassi polinsaturi Omega3 sono prevalentemente di origine ittica, ma si trovano anche nel regno vegetale in noci, semi di lino e olio di semi di lino, alghe e legumi.

I popoli eschimesi della Groenlandia che mangiano cibo con alto contenuto di acidi grassi omega 3 hanno un ridotto livello ematico di colesterolo e trigliceridi, così come hanno un alto contenuto di lipoproteine ad alta densità (HDL) del colesterolo che proteggono le placche ateromatose, evitando così l’occlusione di importanti vasi sanguigni e i conseguenti problemi di salute. I Giapponesi che vivono lungo le coste hanno una dieta simile e simili risultati.

Nuovi dati della letteratura scientifica supportano “in modo schiacciante” i benefici degli acidi grassi omega-3 sulla lunghezza dei telomeri, considerati un marker dell’invecchiamento biologico.

Un recente studio* pubblicato sulla rivista “Nutrients” lo conferma ancora una volta.

I telomeri, sequenze di DNA all’estremità dei cromosomi che si accorciano quando le cellule si replicano e invecchiano, non sono sempre correlati all’età cronologica e ci sono prove che suggeriscono che l’accorciamento dei telomeri possa essere modificabile da fattori dello stile di vita.

Gli autori dello studio, cioè scienziati dell’Istituto di genetica e biotecnologia animale dell’Accademia polacca delle scienze dei nutrienti, spiegano:

“I fattori fortemente associati all’accorciamento e alla disfunzione accelerati dei telomeri sono lo stress ossidativo e l’infiammazione”,

“La capacità degli acidi grassi omega-3 di ridurre questi effetti negativi è correlata non solo al loro ben documentato effetto benefico su una serie di malattie dello ‘stile di vita’, ma anche ai loro effetti benefici sulla biologia dei telomeri.

“L’uso di acidi grassi omega-3 per ridurre l’attrito accelerato dei telomeri e, di conseguenza, contrastare l’invecchiamento precoce e ridurre il rischio di malattie legate all’età solleva grandi speranze”

L’invecchiamento e la durata della vita delle cellule normali e sane sono legati al cosiddetto meccanismo di accorciamento della telomerasi, che limita le cellule a un numero fisso di divisioni.

Durante la replicazione cellulare, i telomeri funzionano assicurando che i cromosomi della cellula non si fondano tra loro o non si riorganizzino, il che può portare al cancro.

Elizabeth Blackburn, una pioniera dei telomeri presso l’Università della California a San Francisco, ha paragonato i telomeri alle estremità dei lacci delle scarpe, senza i quali il laccio si sarebbe disfatto.

Ad ogni replicazione i telomeri si accorciano e quando i telomeri sono completamente consumati, le cellule vengono distrutte (apoptosi).

L’accorciamento o attrito dei telomeri è stato elencato come uno dei nove segni distintivi dell’invecchiamento in un articolo fondamentale pubblicato su Cell nel 2013 da Carlos López-Otín et al .

Telomeri

“Un fattore inversamente correlato alla lunghezza dei telomeri è lo stress cronico, sia durante il periodo prenatale che durante l’infanzia, così come nella vita adulta”, hanno scritto gli scienziati polacchi in Nutrients.

“Anche depressione, fumo, obesità e consumo di alcol accelerano l’attrito dei telomeri.

“È interessante notare che le restrizioni dietetiche e l’aumento degli antiossidanti dietetici proteggono dall’accorciamento dei telomeri. In questo contesto, gli acidi grassi omega-3 sono importanti composti alimentari che, a causa delle loro proprietà biochimiche, possono influenzare la biologia dei telomeri “

La loro nuova revisione della letteratura scientifica includeva sette studi che indicavano, in generale, che gli acidi grassi omega-3 possono svolgere un ruolo nella biologia dei telomeri.

Tali risultati, tuttavia, mostrano semplicemente una correlazione e non una causalità, il che ha portato i ricercatori a eseguire studi dietetici randomizzati utilizzando integratori di omega-3.

I ricercatori con sede in Polonia hanno riportato quattro di questi studi di intervento, che sono stati eseguiti in una serie di popolazioni, comprese le madri e i loro bambini, persone con insufficienza renale cronica, anziani affetti da lieve deterioramento cognitivo e sani, in sovrappeso, di mezza età e anziani le persone.

Le dosi utilizzate variavano da poco più di un grammo al giorno a quattro grammi al giorno di acidi grassi omega-3.

I dati degli studi randomizzati erano un miscuglio, con alcuni che indicavano un potenziale beneficio e altri che non trovavano effetti.

I revisori hanno anche cercato nella letteratura scientifica dati provenienti da studi sugli animali e hanno trovato tre studi che hanno mostrato un beneficio dall’integrazione di omega-3 nella dieta.

“Sebbene i risultati degli studi trasversali e randomizzati presentati sull’uomo e sui roditori non siano del tutto coerenti, il numero schiacciante di essi ha dimostrato gli effetti benefici degli acidi grassi omega-3 sulla lunghezza dei telomeri”, hanno scritto i revisori.

I fattori fortemente associati all’accorciamento e alla disfunzione accelerati dei telomeri sono lo stress ossidativo e l’infiammazione.

La capacità degli acidi grassi omega-3 di ridurre questi effetti negativi è correlata non solo al loro ben documentato effetto benefico su una serie di malattie dello “stile di vita”, ma anche ai loro effetti benefici sulla biologia dei telomeri, che sono entrambi sollevati in questa recensione .

L’uso degli acidi grassi omega-3 è indiscutibilmente utile per ridurre l’attrito accelerato dei telomeri e, di conseguenza, contrastare l’invecchiamento precoce e ridurre il rischio di malattie legate all’età.

Fonte: Kiecolt-Glaser JK, Epel ES, Belury MA, Andridge R, Lin J, Glaser R, Malarkey WB, Hwang BS, Blackburn E.“Omega-3 fatty acids, oxidative stress, and leukocyte telomere length: A randomized controlled trial”. Brain Behav Immun. 2013 Feb;28:16-24.

Fonte scientifica: QUI o QUI

La polidatina (trans-resveratrol-3-O-glucoside) è un composto naturale appartenente alla classe degli stilbeni, della famiglia dei polifenoli. E’ possibile estrarla dalle radici della pianta di Poligonum Cuspidatum, originaria dell’Asia ma attualmente molto diffusa anche in America ed Europa.

La polidatina è considerata la molecola “gemella” del resveratrolo: i due stilbeni, infatti, differiscono solamente per una molecola di glucosio presente nella polidatina, differenza che la rende maggiormente solubile, più resistente agli attacchi enzimatici e migliore dal punto di vista dell’assorbimento intestinale e della biodisponibilità. Grazie alla sua elevata solubilità in acqua, la polidatina può anche essere somministrata per via parenterale, prestandosi ad una migliore utilizzazione farmacologica.

Utilizzi della polidatina

Resveratrolo e polidatina sono caratterizzati circa dagli stessi effetti biologici, solo che quest’ultima risulta essere decisamente più potente, grazie alla differenza strutturale che la rende molto più assimilabile. Le applicazioni cliniche del resveratrolo, a causa del suo scarso assorbimento e rapido metabolismo, sono limitate.

La polidatina viene utilizzata soprattutto in ambito medico come potente antiossidante e antinfiammatorio nella prevenzione e trattamento delle patologie croniche correlate a infiammazione e stress ossidativo:

  • Diabete mellito
  • Obesità
  • Malattie cardiovascolari
  • Malattie neurodegenerative
  • Cancro

Diversi studi hanno confermato che la polidatina è in grado di ridurre la la propagazione (effetto scavenger–spazzino) di specie reattive dell’ossigeno, la produzione di ossido nitrico e di citochine pro-infiammatorie mediante l’inibizione dell’inflammosoma NLRP e la via di segnalazione del recettore NF-kB, entrambi fattori coinvolti nei processi infiammatori (1,2,3).

Polidatina e oncologia

Le attività antitumorali della polidatina sono mediate attraverso la modulazione di diverse molecole segnale che regolano la progressione del ciclo cellulare, l’infiammazione, la proliferazione e l’angiogenesi delle cellule tumorali.

Gli studi in letteratura circa di gli effetti della polidatina sono diversi e riguardano diverse forme tumorali:

  • In uno studio in vitro del 2018 la polidatina è stata in grado di ridurre la proliferazione e migrazione delle cellule di tumore polmonare non a piccole cellule mediante l’inattivazione dell’inflammosoma NLRP e bloccando la via NF-kB (4).
  • In uno studio del 2019 è stato osservato che la polidatina, in vitro, è in grado di sopprimere la migrazione e l’invasività delle cellule di epatocarcinoma e aumentare i processi di apoptosi delle cellule tumorali. Il meccanismo molecolare coinvolto è il blocco della via di segnalazione AKT/STAT3-FOXO1 (5).
  • Uno studio del 2019 su un modello animale di topi con tumore al seno, ha mostrato che la polidatina ha un effetto anti-proliferativo, anti-angiogenetico e pro-apoptotico. Il meccanismo d’azione è l’inibizione della via di segnalazione PI3K/AKT (6).
  • Uno studio in vitro del 2017 ha mostrato che la polidatina è in grado di indurre apoptosi e bloccare la proliferazione delle cellule di carcinoma della cervice uterina mediante l’inibizione della via di segnalazione PI3K / AKT / mTOR (7).
  • In uno studio in vitro del 2019 è stato osservato che la polidatina inibisce la proliferazione cellulare e promuove l’apoptosi nelle cellule di osteosarcoma. Il meccanismo molecolare alla base di tali effetti è il blocco del pathway TUG1 / Akt (8).
  • Uno studio del 2016 su una linea cellulare in vitro di leucemia, ha mostrato che la polidatina inibisce in modo significativo la proliferazione delle cellule tumorali e ha aumentato i processi di apoptosi. Il meccanismo molecolare coinvolto è l’inibizione del gene JAK2 che codifica per una proteina coinvolta nella promozione della crescita e divisione cellulare (9).
  • Uno studio del 2013 su linee cellulari in vitro di tumore del colon-retto ha mostrato che il trattamento combinato di polidatina e resveratrolo ha prodotto sulle cellule tumorali degli effetti antiproliferativi e pro-apoptotici. Inoltre le due sostanze sembrano avere un’azione sinergica. Il meccanismo d’azione è l’inibizione del pathway PI3K / AKT (10).
  • Uno studio in vitro del 2017 ha osservato che con l’aumentare della concentrazione di polidatina diminuiva sempre di più la proliferazione delle cellule di mieloma multiplo, aumentava l’apoptosi e l’autofagia. Il meccanismo molecolare individuato è l’inibizione della via di segnalazione mTOR / p70s6k (11).

Se da un lato la polidatina è utile nel contrastare la crescita tumorale, dall’altro lato alcuni studi hanno dimostrato che potrebbe essere utile per migliorare la chemiosensibilità o ridurre gli effetti collaterali delle terapie tradizionali di chemio-radioterapia quando indifferibili:

  • Uno studio in vitro del 2019 ha dimostrato che trattando con polidatina linee cellulari di osteosarcoma, resistenti al trattamento con paclitaxel, è stata soppressa la crescita del tumore ed è stata indotta l’apoptosi migliorando, di conseguenza, l’efficacia del paclitaxel (12).
  • Secondo uno studio del 2019 su un modello murino, la polidatina ha un effetto radiosensibilizzante: la terapia combinata di polidatina e radioterapia ha infatti notevolmente ridotto il volume del tumore (13).
  • Uno studio in vivo su un modello murino del 2018 ha mostrato che la polidatina è in grado di alleviare le lesioni indotte dalle radiazioni (14).

Controindicazioni ed effetti collaterali

Ad oggi la polidatina non ha mostrato tossicità o effetti collaterali.

Riferimenti bibliografici:

1) Foods. 2019 Nov 7. Polydatin and Resveratrol Inhibit the Inflammatory Process Induced by Urate and Pyrophosphate Crystals in THP-1 Cells. Oliviero F, Zamudio-Cuevas Y, Belluzzi E, Andretto L, Scanu A, Favero M, Ramonda R, Ravagnan G, López-Reyes A, Spinella P, Punzi L.

2) J Cell Mol Med. 2017 Nov. Polydatin reduces Staphylococcus aureuslipoteichoic acidinduced injury by attenuating reactive oxygen species generation and TLR2NFκB signaling. Gan Zhao, Kangfeng Jiang, Haichong Wu, Changwei Qiu, Ganzhen Deng,  and Xiuli Peng

3) Nutrients. 2019 Nov 15. Polydatin Inhibits NLRP3 Inflammasome in Dry Eye Disease by Attenuating Oxidative Stress and Inhibiting the NF-κB Pathway. Park B, Jo K, Lee TG, Hyun SW, Kim JS, Kim CS.

4) Biomed Pharmacother2018 Dec. Polydatin suppresses proliferation and metastasis of non-small cell lung cancer cells by inhibiting NLRP3 inflammasome activation via NF-κB pathway. Zou J, Yang Y, Yang Y, Liu X.

5) Oncol Lett. 2019 May. Polydatin inhibits hepatocellular carcinoma via the AKT/STAT3-FOXO1 signaling pathway. Jiang J, Chen Y, Dong T, Yue M, Zhang Y, An T, Zhang J, Liu P, Yang X.

6) J Cell Mol Med. 2019 May. Targeting the ROS/PI3K/AKT/HIF1α/HK2 axis of breast cancer cells: Combined administration of Polydatin and 2Deoxydglucos. Tao Zhang,Xinying Zhu, Haichong Wu, Kangfeng Jiang, Gan Zhao, Aftab Shaukat, Ganzhen Deng, and Changwei Qiu  

7) Zhongguo Zhong Yao Za Zhi. 2017 Jun. Polydatin induces human cervical cancer cell apoptosis via PI3K/AKT/mTOR signaling pathway. Pan JH, Wang HB, Du XF, Liu JY, Zhang DJ.

8) Toxicol Appl Pharmacol. 2019 May 15. Polydatin inhibits proliferation and promotes apoptosis of doxorubicin-resistant osteosarcoma through LncRNA TUG1 mediated suppression of Akt signaling. Hu T, Fei Z, Su H, Xie R, Chen L

9) Mol Med Rep. 2016 Apr. Polydatin-induced cell apoptosis and cell cycle arrest are potentiated by Janus kinase 2 inhibition in leukemia cells. Cao WJ, Wu K, Wang C, Wan DM.

10) J Transl Med. 2013 Oct 20. Polydatin, a natural precursor of resveratrol, induces cell cycle arrest and differentiation of human colorectal Caco-2 cell. De Maria S, Scognamiglio I, Lombardi A, Amodio N, Caraglia M, Cartenì M, Ravagnan G, Stiuso P.

11) Onco Targets Ther. 2017 Feb 16. Polydatinregulates proliferation, apoptosis and autophagy in multiple myeloma cells through mTOR/p70s6k pathway. Yang B, Zhao S.

12) J Cell Biochem. 2019 Oct. Polydatinenhances the chemosensitivity of osteosarcoma cells to paclitaxel. Zhao W, Chen Z, Guan M.

13) Int J Biol Sci. 2019 Jan 1. PolydatinIncreases Radiosensitivity by Inducing Apoptosis of Stem Cells in Colorectal Cancer. Chen Q, Zeng YN, Zhang K, Zhao Y, Wu YY, Li G, Cheng HY, Zhang M, Lai F, Wang JB, Cui FM

14) Biosci Rep. 2018 Nov 13. Protective effect of polydatinon radiation-induced injury of intestinal epithelial and endothelial cells. Li L, Zhang K, Zhang J, Zeng YN, Lai F, Li G, Ma N, Hu MJ, Cui FM, Chen Q.

Fonte: https://www.artoi.it/polidatina/

glutatione

Il glutatione è una sostanza naturalmente prodotta dal fegato presente anche in alcuni cibi (frutta, verdura e carni). Dal punto di vista chimico si tratta di un tripeptide formato dagli aminoacidi cisteina, glicina e glutammato.

Il glutatione è noto principalmente per la sua funzione come antiossidante naturale prodotto dall’organismo stesso. Nelle cellule e negli organi partecipa a diversi processi, dalla produzione e riparazione dei tessuti alla sintesi di proteine e altre molecole, passando per il coinvolgimento nelle difese immunitarie.

Un integratore a base di glutatione può essere utile in caso di:

  • insufficienza epato-biliare lieve o moderata
  • epatopatie su base iatrogena, tossica e virale
  • intossicazione epatica da farmaci
  • abuso di alcol
  • invecchiamento cutaneo
  • prolungata esposizione alla luce solare
  • protezione nei confronti del fumo di sigaretta

L’N-acetilcisteina (NAC) è una molecola che deriva dall’amminoacido naturale cisteina.

Può essere introdotta nel corpo mediante somministrazione orale, endovenosa o per via topica. Una volta introdotta viene deacetilata in cisteina e successivamente trasformata di una serie di metaboliti che si accumulano nel corpo. La via endovenosa è la migliore modalità di somministrazione in quanto determina un’emivita maggiore dell’N-acetilcisteina. La somministrazione per via topica è la peggiore.

La NAC è uno dei più potenti antiossidanti conosciuti. La proprietà antiossidante deriva dalla (1):

  • presenza nella sua struttura chimica di un gruppo tiolico in grado di eliminare direttamente i radicali liberi
  • sua capacità di rigenerare il glutatione, un altro potentissimo antiossidante prodotto dal nostro organismo
  • possibilità, all’interno delle cellule, di essere deacetilata in cisteina. La cisteina, a sua volta, viene metabolizzata in una serie di composti (3-mercapto-piruvato e zolfo ridotto) dalle proprietà antiossidanti.

Oltre alle proprietà antiossidanti, la NAC agisce come antinfiammatorio bloccando l’attivazione di NF-kB, un fattore di trascrizione che induce l’espressione di geni che codificano per citochine proinfiammatorie.

La NAC, inoltre, facilitando la produzione di ossido nitrico, gioca un ruolo importante nella vasodilatazione.

Diversi studi in letteratura hanno mostrato l’efficacia dell’integrazione con NAC in diverse condizioni:

  • è un potente antimucolitico
  • protegge le cellule della retina da un eccessivo danno ossidativo in caso di degenerazione maculare (2)
  • migliora diverse patologie della cute (3)
  • è in grado di contrastare le malattie neurodegenerative e di salute mentale (4)
  • cancro

Il glutatione è un composto organico presente nel nostro corpo ed è costituito da 3 amminoacidi (glutammato, glicina e cisteina). La cisteina è l’amminoacido più importante del glutatione in quanto è quello che possiede il gruppo tiolico -SH, responsabile dell’attività biologica del glutatione.

Il glutatione viene normalmente prodotto dal nostro corpo a partire dai 3 amminoacidi che lo compongono. L’N-acetilcisteina gioca un ruolo importante nella sintesi del glutatione in quanto funziona come donatore di cisteina.

Il glutatione può anche essere introdotto come tale con l’alimentazione. Le fonti più abbondanti sono:

  • arance
  • avocado
  • carote
  • cocomero
  • fragole
  • patate
  • pesche
  • spinaci

Purtroppo durante il processo di riscaldamento e/o cottura degli molti alimenti, il glutatione viene completamente distrutto dalle temperature.

Il glutatione è responsabile di numerose azioni biologiche (5):

  • è il più potente antiossidante delle nostre cellule: funzionando come donatore di elettroni previene l’eccessiva ossidazione da parte dei radicali liberi.
  • è coinvolto nella detossificazione degli xenobiotici ossia sostanze estranee all’organismo come farmaci, tossine, additivi alimentari…
  • previene l’invecchiamento
  • ha una grande capacità disintossicante: grazie alla sua facoltà di chelare (legare) i metalli pesanti quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio li trasporta via eliminandoli dal corpo.
  • è in grado di modulare la risposta immunitaria
  • contrasta l’avvelenamento da paracetamolo
  • intervenire beneficamente negli stress ossidativi del globulo rosso
  • aiuta nostro fegato a disintossicarsi ed a prevenire possibili danni causati dall’eccessivo consumo di alcool
  • migliora i sintomi delle patologie neurodegenerative
  • induce benefici nei pazienti affetti da HIV
  • nei globuli rossi mantiene il ferro legato dell’emoglobina allo stato ridotto evitando la formazione di emoglobina ossidata (metaemoglobina) non più in grado di legare e trasportare ossigeno ai tessuti
NAC, glutatione e oncologia

Modelli sperimentali hanno mostrato che l’N-acetilcisteina è in grado di ridurre la proliferazione cellulare, indurre apoptosi (morte cellulare programmata) nelle cellule tumorali e inibire i processi di differenziamento (6, 7).

I meccanismi d’azione individuati sono: diminuzione delle cicline, attivazione delle caspasi, aumentata espressione del citocromo c, ridotta espressione di bcl-2 e bloccando la segnalazione del gene Notch.

Il ruolo del glutatione nel cancro è controverso. Se da un lato può risultare utile integrare questo potentissimo antiossidante, dall’altro lato potrebbe essere svantaggioso. L’aumento dello stress ossidativo tipico delle cellule tumorali è accompagnato da un aumento dei livelli di glutatione che cerca di compensare questo eccessivo stress ossidativo; il glutatione però conferisce alle cellule tumorali il vantaggio di crescere e resistere a numerosi agenti chemioterapici che hanno come meccanismo d’azione proprio lo stress ossidativo.

Se a scopi preventivi potrebbe essere utile l’integrazione con NAC o glutatione, se ne sconsiglia l’uso durante il trattamento chemioterapico (in particolare con derivati del platino e taxani) in quanto livelli intracellulari elevati di glutatione potrebbero rendere le cellule tumorali resistenti alla chemioterapia (8).

Proprio per questa ragione diverse terapie anticancro prevedono l’abbassamento dei livelli cellulari di glutatione. L’esaurimento del glutatione come singolo target terapeutico non è efficace mentre l’approccio combinato (chemioterapia più inibizione del glutatione) è in grado di migliorare la sensibilità delle cellule tumorali agli agenti chemioterapici.

La deplezione di glutatione potrebbe anche essere utile per innescare nelle cellule tumorali un processo chiamato ferropoptosi ossia una morte cellulare innescata dal fallimento delle difese antiossidanti dipendenti dal glutatione e quindi dall’accumulo di perossidi lipidici (radicali liberi) (9)

Non ci sono studi sull’efficacia dell’integrazione di glutatione nei pazienti oncologici anche non in trattamento.

Biodisponibilità

La bassa biodisponibilità e stabilità del glutatione ne limitano l’applicazione terapeutica. Dopo somministrazione orale, infatti, il glutatione va incontro ad una serie di cambiamenti nel tratto gastrointestinale che ne impediscono l’assimilazione. Questo problema potrebbe essere superato mediante la somministrazione di glutatione in forma proliposomiale oppure sottoforma di granuli sublinguali (in modo tale da bypassare lo stomaco, l’intestino e il fegato). Un’altra possibile modalità per aumentare i livelli di glutatione è non somministrando glutatione ma N-acetilcisteina, il precursore del glutatione. La NAC, a differenza del glutatione, viene assorbita bene a livello intestinale. Nonostante questo, ci sono comunque delle condizioni che limitano la sintesi del glutatione anche in caso di somministrazione di NAC e sono l’età avanzata e la disfunzione epatica (10, 11).

Controindicazioni ed effetti collaterali

L’N-acetilcisteina e il glutatione sono sicuri e con pochi effetti collaterali, sia quando vengono somministrati per via orale, endovenosa e cutanea. Gli effetti collaterali che possono comparire sono nausea, dolore allo stomaco, eruzioni cutanee e prurito.

Bibliografia:

  1. Cell Chem Biol. 2018 Apr 19. N-Acetyl Cysteine Functions as a Fast-Acting Antioxidant by Triggering Intracellular H(2)S and Sulfane Sulfur ProductionEzeriņa D, Takano Y, Hanaoka K, Urano Y, Dick TP.
  2. Oxid Med Cell Longev. 2019 Aug 14. N-Acetyl-L-cysteine Protects Human Retinal Pigment Epithelial Cells from Oxidative Damage: Implications for Age-Related Macular Degeneration. Terluk MR, Ebeling MC, Fisher CR, Kapphahn RJ, Yuan C, Kartha RV, Montezuma SR, Ferrington DA.
  3. Indian J Dermatol Venereol Leprol. 2018 Nov-Dec. N-acetylcysteine in dermatology. Adil M, Amin SS, Mohtashim M.
  4. Molecules. 2018 Dec 13. Overview on the Effects of N-Acetylcysteine in Neurodegenerative Diseases.
    Tardiolo G, Bramanti P, Mazzon E.
  5. Biomed Pharmacother. 2003 May-Jun. The importance of glutathione in human disease. Townsend DM, Tew KD, Tapiero H.
  6. Oncotarget. 2016 May 24. N-acetylcysteine negatively regulates Notch3 and its malignant signaling. Zhang X, Wang YN, Zhu JJ, Liu XX, You H, Gong MY, Zou M, Cheng WH, Zhu JH.
  7. Semin Oncol. 2017 Jun. Pilot study demonstrating metabolic and anti-proliferative effects of in vivo anti-oxidant supplementation with N-Acetylcysteine in Breast Cancer. Monti D, Sotgia F, Whitaker-Menezes D, Tuluc M, Birbe R, Berger A, Lazar M, Cotzia P, Draganova-Tacheva R, Lin Z, Domingo-Vidal M, Newberg A, Lisanti MP, Martinez-Outschoorn U.
  8. J Cell Biol. 2018 Jul 2. Glutathione metabolism in cancer progression and treatment resistance. Bansal A, Simon MC.
  9. Cell Prolif. 2020 Mar. Ferroptosis: Final destination for cancer? Ye Z, Liu W, Zhuo Q, Hu Q, Liu M, Sun Q, Zhang Z, Fan G, Xu W, Ji S, Yu X, Qin Y, Xu X.
  10. Drug Deliv. 2019 Dec. Design of novel proliposome formulation for antioxidant peptide, glutathione with enhanced oral bioavailability and stability. Byeon JC, Lee SE, Kim TH, Ahn JB, Kim DH, Choi JS, Park JS.
  11. Redox Biol. 2015 Dec. Effects of N-acetylcysteine, oral glutathione (GSH) and a novel sublingual form of GSH on oxidative stress markers: A comparative crossover study. Schmitt B, Vicenzi M, Garrel C, Denis FM.

Fonte: www.artoi.it/nac-e-glutatione/

 

Sistema endocannabinoide
Che cos’è il sistema endocannabinoide?

Il sistema endocannabinoide è un regolatore omeostatico chiave del corpo, che svolge un ruolo in quasi tutti i sistemi fisiologici. Per un lungo periodo di tempo è stato trascurato come possibile obiettivo terapeutico, in particolare perché non si sapeva molto delle implicazioni sulla malattia sistematica. Tuttavia, con gli incredibili successi avuti con l’uso della cannabis terapeutica e dei prodotti a base di canapa, in particolare del cannabidiolo (CBD) e dell’acido cannabidiolico (CBDA), molti scienziati stanno spostando la loro attenzione sul sistema endocannabinoide.

Prove più evidenti stanno venendo alla luce, sostenendo la teoria della carenza endocannabinoide clinica sostenuta dal dott.Ethan Russo, in particolare per le malattie come l’emicrania, la fibromialgia e la sindrome dell’intestino irritabile. Dato l’alto numero di malattie che hanno mostrato anomalie nel sistema endocannabinoide come l’epilessia, il cancro e una vasta gamma di malattie neurodegenerative, questa è un’area che sarà senza dubbio esplorata ulteriormente in futuro.

Oltre ai composti derivati ​​dalla cannabis, recentemente è emerso che un’ampia gamma di composti naturali interagiscono con il sistema. Ciononostante, il CBD e il CBDA sono ancora considerati i composti chiave (o quelli che hanno dimostrato la maggiore efficacia fino ad oggi) e l’evidenza del loro valore terapeutico cresce ogni giorno. La ricerca sul CBD e il CBDA sta crescendo rapidamente, ed è stato rivelato un vasto numero di obiettivi farmacologici. Il preciso meccanismo d’azione per entrambi questi composti rimane ancora un mistero, ma le loro caratteristiche farmacologiche forniscono indizi interessanti sul loro funzionamento.

Cannabidiolo: come funziona?

L’azione farmacologica del CBD è molto interessante, in quanto ha un’azione molto limitata sui recettori CB1 e CB2. Tuttavia è in grado di bloccare le azioni dei composti che attivano questi recettori, come il THC. Questa proprietà del CBD è molto importante, in quanto può sopprimere quella psicoattiva del THC. Questo può risultare utile per coloro che usano il THC per il trattamento di condizioni come dolore e spasticità. Ridurre la psicoattività ridurrebbe gli “effetti collaterali” del THC e della cannabis terapeutica, e questo equilibrio può essere controllato somministrando il CBD insieme al THC.

L’enzima amide idrolasi degli acidi grassi (FAAH) è l’enzima responsabile della degradazione intracellulare dell’anandamide, e il CBD ha dimostrato di inibire questo enzima. In questo modo il CBD ripristina i livelli di anandamide (bloccando la sua rottura), ripristinando così la carenza endocannabinoide clinica osservata in molte malattie. Uno studio clinico eseguito con il CBD sulla schizofrenia ha dimostrato che questo composto ha causato un aumento significativo dei livelli sierici di anandamide, e si è pensato che questa fosse la causa dell’evidente miglioramento clinico.

 

Il cbd mostra affinità con i recettori non endocannabinoidi

Il CBD è un composto enantiomerico, e l’enantiomero (-) è risultato significativamente più potente dell’enantiomero (+) nell’inibizione della FAAH. Al contrario, l’enantiomero (+) ha mostrato più affinità per i recettori CB1 e CB2 rispetto all’enantiomero (-). Per questo motivo il (+) – CBD probabilmente servirà meglio se in combinazione con il THC, mentre (-) – CBD potrebbe essere sfruttato per trattare la carenza di endocannabinoidi. Gli studi hanno rivelato che il CBD ha affinità con alcuni Transient receptor potential channels (TRP channels), il che amplia la portata delle malattie che il CBD può guarire. Il CBD ha dimostrato di desensibilizzare (smorzare l’attività del recettore) i canali TRPV1, TRPV2, TRPV3, TRPV4 e TRPA1.

Questi recettori sono altamente attivi negli stati di dolore in una vasta gamma di malattie. Il CBD ha anche dimostrato di essere un antagonista del recettore TRPM8, che è un altro interessante bersaglio recettore per il trattamento del dolore – in particolare l’allodinia. Al di fuori del sistema endocannabinoide, il CBD si rivolge anche ai recettori di segnalazione neurale chiave come il 5-HT1a e il 5-HT3a. Sebbene non si sappia molto sulle implicazioni di questi recettori nella malattia, si ritiene che siano fortemente implicati in malattie come l’epilessia e in numerosi disturbi ansiosi.

Acido cannabidiolico (cbda): il precursore con un ruolo importante.

Il CBDA è il precursore acido del CBD. La conversione avviene convenzionalmente da una reazione attivata dal calore, che porta alla rimozione del gruppo carbossile dal CBD. Poiché l’interazione del CBDA con il sistema endocannabinoide è piuttosto limitata, è spesso trascurato come composto terapeutico. Tuttavia, ha una serie di interessanti recettori bersaglio che sono molto importanti per un certo numero di malattie. Proprio come il CBD, il CBDA desensibilizza i recettori TRPV1, TRPV3, TRPV4 e TRPA1.

Ciò suggerisce che potrebbe avere proprietà promettenti per il trattamento degli stati del dolore che derivano da una serie di malattie e che spesso stimolano l’attività in questi recettori. Il CBDA ha poca affinità con gli altri recettori del sistema endocannabinoide, ma inibisce i mediatori dell’infiammazione chiave come il COX-1 e COX-2. In particolare, è di una certa importanza la sua azione sul COX-1, in quanto recenti ricerche hanno suggerito che questo enzima può essere un obiettivo promettente per ridurre le convulsioni.

Il COX-2 invece è un enzima responsabile di una vasta gamma di processi infiammatori nel corpo, e l’inibizione di questo enzima può aiutare a trattare i sintomi di numerosissime malattie, dato che l’infiammazione è una costante comune nella maggior parte dei disturbi. Inibendo questi enzimi, potrebbe essere in grado di avere le stesse azioni di altri farmaci con meccanismo simile di azione, quali ad esempio l’acido acetilsalicilico (Aspirina), il naprossene, l’ibuprofene e la tolmetina.

Molecole di azione sinergica

Molte testimonianze hanno dimostrato che il CBD e il CBDA funzionano meglio se in combinazione, specialmente per malattie come l’epilessia. Sono necessarie azioni combinatorie di questi composti, perché le malattie sono spesso causate dalla errata regolazione di più sistemi fisiologici nel corpo. Gli scienziati che studiano la fisiopatologia di queste malattie possono imparare da questi risultati, chiarendo ulteriormente i meccanismi della malattia. Il CBD e il CBDA hanno incredibili proprietà terapeutiche, in particolare perché completano l’attività l’uno dell’altro.

Dati molto recenti hanno rivelato che gli acidi cannabinoidi (come il CBDA) possono aiutare l’assorbimento e il metabolismo del CBD o di altri fitocannabinoidi. Inoltre, la somministrazione di CBDA con il CBD diminuisce la quantità di CBD necessaria per raggiungere lo stesso livello di efficacia.

Fonte: https://www.endoca.com/it/tutto-sul-cbd/cosa-e-il-sistema-endocannabinoide

Per decenni i ricercatori hanno indagato gli effetti degli acidi grassi omega 3 sulla salute del cuore e l’influenza di questi nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

Gli Omega-3 sono parti importanti delle membrane cellulari del corpo e aiutano il funzionamento di cuore, polmoni, sistema immunitario e sistema ormonale.

Esistono tre tipi di acidi grassi omega-3:

– acido docosaesaenoico (DHA)

– acido eicosapentaenoico (EPA)

– acido alfa-linolenico (ALA)

I livelli di DHA sono particolarmente alti negli occhi, nel cervello e nelle cellule spermatiche.

L’EPA può avere alcuni benefici per ridurre l’infiammazione.

Il corpo scompone ALA in EPA e DHA, ma il tasso di conversione è basso.

Per questo motivo, le persone dovrebbero includere tutti e tre gli omega-3 nella loro dieta.

Uno studio pubblicato nel 2017 aveva dimostrato che un’alta dose di acido eicosapentaenoico (EPA) nei pazienti con elevato rischio di incorrere in malattie cardiache abbassava il rischio di tali patologie in maniera significativa – tanto che sia la Food and Drug Administration (FDA) che l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) hanno approvato la prescrizione di integratori a base di EPA per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in pazienti con livelli di trigliceridi alti.

Tuttavia, studi successivi sugli integratori a base di omega 3 che combinano l’EPA con l’acido docosaesaenoico (DHA) hanno dato risultati contrastanti.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital (Boston) hanno condotto uno studio sui dati di 38 integratori di acidi grassi omega 3, alcuni EPA-monoterapici e altri con una preparazione mista contenente EPA e DHA, testandoli su 149.000 partecipanti; non sono stati testati integratori con la presenza del solo DHA.

La ricerca è stata pubblicata su Lancet (Eclinical Medicine) una delle 5 riviste scientifiche più importanti al mondo.

Hanno valutato l’insorgenza delle principali malattie cardiache, sia fatali che non fatali, e della fibrillazione atriale.

In questa revisione sistematica e meta-analisi, è stata notata una moderata certezza di prove a favore degli acidi grassi omega-3 per ridurre la mortalità cardiovascolare e gli esiti finali.

L’entità delle riduzioni relative era robusta negli studi EPA rispetto a quelli di EPA+DHA, suggerendo effetti differenziali di EPA e DHA nella riduzione del rischio cardiovascolare.

Questi risultati hanno anche importanti implicazioni per la pratica clinica e le linee guida terapeutiche.

Questa meta-analisi fornisce rassicurazioni sul ruolo degli acidi grassi omega-3, in particolare dell’EPA, nell’attuale quadro di trattamento della riduzione del rischio cardiovascolare e incoraggia i ricercatori a esplorare ulteriormente gli effetti cardiovascolari dell’EPA in diversi contesti clinici.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(21)00277-7/fulltext

Antiossidanti e sistema immunitario

Il sistema immunitario è particolarmente sensibile allo stress ossidativo. Le cellule immunitarie fanno molto affidamento sulla comunicazione cellula-cellula, in particolare tramite i recettori di membrana, per funzionare in modo efficace.

Le membrane cellulari sono ricche di acidi grassi polinsaturi che, se perossidati, possono portare a una perdita di integrità della membrana, alterazione della fluidità e provocare alterazioni nella segnalazione intracellulare e nella funzione cellulare.

È stato dimostrato che l’esposizione a ROS può condurre a una riduzione dell’espressione dei recettore di membrana. Inoltre, la produzione di ROS da parte delle cellule immunitarie fagocitiche può danneggiare le cellule stesse, se non sufficientemente protette dagli antiossidanti.

Una condizione di stress ossidativo è stata a lungo associata ad una maggiore suscettibilità alle malattie infettive: si ritiene che l’aumento della gravità e la suscettibilità alle malattie infettive sia il risultato di una ridotta risposta immunitaria conseguente a un cattivo bilancio tra ROS e antiossidanti, inducendo una meno efficace capacità di gestione della malattia infettiva.

Immaginando l’equilibrio tra specie radicaliche e antiossidanti come una bilancia a due piatti, con ROS da una parte e antiossidanti dall’altra, si ritiene che “ribaltare” l’equilibrio a favore del “piatto ROS” sia uno dei principali fattori che contribuiscono alla patogenesi di numerosi disturbi degenerativi come il cancro, malattie autoimmuni, cardiovascolari e al processo di invecchiamento in generale.

 

Notevoli miglioramenti della funzione immunitaria sono stati osservati in soggetti anziani a seguito di integrazione con nutrienti antiossidanti, ma esistono prove crescenti che tali effetti possono essere osservati anche in soggetti giovani sani.

L’associazione tra diete ricche di nutrienti antiossidanti e una ridotta incidenza di cancro sono state osservate in numerosi studi epidemiologici ed è stato suggerito che un’attivazione del sistema immunitario da parte degli antiossidanti potrebbe, almeno in parte, giustificare tale evidenza.

Ragion per cui può risultare cruciale mantenere l’equilibrio tra specie radicaliche e ROS tramite l’impiego di antiossidanti, al fine di rallentare, se non prevenire, l’insorgenza di molti disturbi legati all’età.

Un sistema immunitario “vigile” e “ben regolato” è determinante per salvaguardare la salute dell’organismo e prevenire la patogenesi di malattie cronico-degenerative, infezioni virali e batteriche.

ACIDO ASCORBICO (VITAMINA C)

L’acido ascorbico (noto anche come vitamina C) è un micronutriente essenziale per l’uomo, con funzioni pleiotropiche legate alla sua capacità di donare elettroni. È un potente antiossidante e cofattore di una famiglia di enzimi biosintetici e regolatori genici della monossigenasi e della diossigenasi: sono coinvolti nella sintesi di collagene, carnitina, catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e ormoni peptidici (vasopressina), oltre a svolgere un ruolo di rilievo nella trascrizione genica e nella regolazione epigenetica.

La vitamina C contribuisce alla difesa immunitaria supportando varie funzioni cellulari del sistema immunitario innato e adattivo, regolando l’attivazione sia della risposta cellulare che umorale, sostiene la funzione della barriera epiteliale contro i patogeni e promuove l’attività scavenger della pelle, proteggendo quindi potenzialmente dallo stress ossidativo ambientale.

La vitamina C si accumula nelle cellule fagocitiche, come i neutrofili, e può migliorare la chemiotassi, la fagocitosi, la generazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e infine l’uccisione microbica. È anche necessaria per l’apoptosi e l’eliminazione dei neutrofili esauriti dai siti di infezione da parte dei macrofagi, riducendo così la necrosi/NETosi e il potenziale danno tissutale. Il ruolo della vitamina C nei linfociti è meno chiaro, ma è stato dimostrato che migliora la differenziazione e la proliferazione delle cellule B e T, probabilmente grazie ai suoi effetti sulla regolazione genica.

La carenza di vitamina C provoca un’immunità compromessa e una maggiore suscettibilità alle infezioni.

A loro volta le infezioni hanno un impatto significativo sui livelli di vitamina C per l’aumento dell’infiammazione e del fabbisogno metabolico. L’integrazione con vitamina C favorisce la prevenzione e la cura delle infezioni respiratorie e sistemiche. La prevenzione profilattica dell’infezione richiede assunzioni dietetiche di vitamina C che forniscano livelli plasmatici almeno adeguati, se non saturi (cioè, 100-200 mg/die), che ottimizzano i livelli di cellule e tessuti.

PROANTOCIANIDINE (OPC)

Le proantocianidine oligomeriche, anche note come OPC, sono sostanze antiossidanti appartenenti al gruppo dei flavonoidi, ovvero polifenoli metaboliti secondari delle piante. Alcuni flavonoidi sono in grado di inibire la lipoossigenasi altri, come la luteolina e la galangina, sono in grado di inibire la cicloossigenasi. Si ha in questo modo una doppia inibizione sulla cascata dell’acido arachidonico (antinfiammatorio e antiaggregante).

Esplicano importante attività antiossidante di cui sono ipotizzati due meccanismi: chelazione di metalli di transizione (in particolare ferro e rame) e inattivazione dei radicali liberi. In sinergia con la vitamina C, gli OPC funzionano come antiossidanti per l’acido ascorbico, probabilmente perché chelano il rame ed altri metalli, ritardando così la sua conversione a deidroascorbato; agiscono come accettori di radicali liberi, poiché quest’ultimi sono responsabili dell’ossidazione dell’ascorbato; aumentano l’assorbimento intestinale dell’acido ascorbico.

OLEUROPEINA DELL’OLEA EUROPAEA

Le proprietà farmacologiche dell’olio d’oliva, del frutto dell’olivo e delle sue foglie sono state riconosciute come componenti importanti della medicina e una dieta sana grazie al contenuto fenolico. Tra i composti fenolici che si trovano in tutte le parti della pianta di olivo il più importante è indubbiamente l’oleuropeina. Essa, come tutte le fitoalessine, ha diverse proprietà farmacologiche:
antiossidante
– antinfiammatora
– anti-aterogenica
– anti-cancro
– antimicrobici
– antivirali

Inoltre, l’oleuropeina ha dimostrato di essere cardioprotettiva[41] e ha dimostrato di esibire attività anti-ischemiche e ipolipidemizzante[42]. Azione antinfettiva. L’oleuropeina ha dimostrato possedere una forte attività antimicrobica nei confronti di batteri Gram-negativi, Gram-positivi e micoplasma. Strutture fenoliche simili all’oleuropeina sembrano produrre questo effetto antibatterico danneggiando la membrana batterica e/o degradando i peptidoglicani cellulari.

L’attività antinfettiva si esplica anche nei confronti dei virus: gli studi hanno evidenziato potenti attività antivirali contro Epstein-Barr Virus (EBV), virus dell’epatite, rotavirus, rinovirus, parvovirus canino e virus della leucemia felina. Gli studi hanno anche dimostrato che l’oleuropeina mostra una significativa attività antivirale contro il virus respiratorio sinciziale e il virus para-influenza.

Azione antiossidante

L’oleuropeina riduce i livelli intracellulari di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la quantità di proteine ossidate. È importante sottolineare che le colture cellulari trattate con oleuropeina presentano un ritardo nella comparsa della morfologia della senescenza.

Azione Ipoglicemizzante

L’azione antidiabetica dell’oleuropeina è supportata da recenti ricerche sperimentali e da studi clinici: la somministrazione giornaliera di circa 50 mg del polifenolo per 12 settimane a un gruppo di soggetti di mezza età, sovrappeso e, pertanto a rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2, ha ridotto la glicemia e migliorato sia la secrezione che la sensibilità all’insulina. A livello dei tessuti periferici, l’effetto sulla riduzione della resistenza all’attività insulinica appare essere basato su meccanismi comuni a quelli ipotizzati per la metformina.

Azione neuroprotettiva

Gli effetti anti-neurodegenerativi sono stati oggetto di una serie di studi effettuati sia su cellule neuronali in coltura che su animali modello, in situazione cerebrale simile a quella presente nel morbo di Alzheimer, la principale forma di demenza associata all’invecchiamento nell’uomo. Questi effetti, che mostrano una chiara dose-dipendenza, almeno in parte, essere ricondotti alla mobilizzazione del calcio dai depositi intracellulari con la conseguente attivazione di segnali che risultano nell’attivazione dell’autofagia.

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