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Nutraceutici biodinamici: la nuova frontiera dell’integrazione

Il programma della vita di ogni individuo è scritto nei geni, certamente, ma la straordinaria macchina biochimica che sostiene i processi vitali è costituita dagli enzimi: poco più di cinquemila, nell’uomo, talmente importanti che un singolo difetto enzimatico viene a definire una cosiddetta “malattia rara”.
Come ogni macchina anche quella enzimatica può logorarsi, provocando patologie: la novità consiste nell’approccio “endogeno”, una sorta di rimodulazione verso la normalità enzimatica, che non poteva venire che dall’utilizzo razionale di loro substrati: in ambito energetico, quindi, zuccheri.

Nel panorama vasto e variegato dei cosiddetti “Integratori alimentari” si è aperto così un nuovo scenario, quello dei Nutraceutici biodinamici, espressione di una “modulazione fisiologica biodinamica” che si propone come nuovo punto di riferimento, finalizzato a regolare fisiologicamente il moto elettronico che è la forza trainante (biodinamica, appunto) dei sistemi enzima/substrato che sostengono i processi ossidoriduttivi (Ciclo di Krebs/Catena respiratoria mitocondriale) dal cui funzionamento dipendono il metabolismo cellulare e, in ultima analisi, la vita stessa.

I Nutraceutici biodinamici, frutto di ricerca italiana, sono ottenuti dalla trasformazione biotecnologica di materie prime estratte da Zea mais coltivato con procedimenti biologici/biodinamici: miscele di monosaccaridi, disaccaridi, trisaccaridi e polisaccaridi, a volte arricchiti con cofattori e/o coenzimi, ottenuta sottoponendo amido di mais di coltivazione biologica ad un procedimento biotecnologico chiamato “conversione enzimatica in sequenza a ciclo continuo”.
Il capostipite di questi prodotti è Citozym, il cui impiego (secondo precisi protocolli), si fonda sulla capacità di riattivare del tutto naturalmente enzimi la cui funzionalità compromessa è alla base delle patologie che si vanno a trattare. Da questa filosofia nasce anche Citoethyl, integratore biodinamico in grado di agire rapidamente (nel soggetto sano) in termini di degradazione dei metaboliti tossici dell’etanolo.
Al sito: http://www.citozeatec.it/   ulteriori informazioni su prodotti che, se in alcuni ambiti sono di stretta pertinenza medica, già fin d’ora destano grande interesse per chi abbia una visione naturopatica della salute e del suo mantenimento.
Prof. Andrea Savini
Membro Comitato Scientifico Quantum Italy
Membro Federazione Italiana Naturopati Riza
Membro International Society of Sports Nutrition
Membro Staff Medico -Sanitario Brianza Sport e Salute
Membro Gruppo Latino Mediterraneo di Medicina dello Sport
Presidente Commissione Tecnico Scientifica Naturopatia – A.Na.M.

Saint George University – Visiting Professor in discipline Scientifiche

Iscritto n° 183 – Registri Regionali Lombardi Operatori Discipline Bio-Naturali
Master Seminariale “Hermes”-Università degli Studi di Milano Milano
(Fonte: www.naturopatasavini.it)
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Hericium studio Università di Pavia

In anteprima lo studio pubblicato su pubmed eseguito presso Miconet, spinoff Università di Pavia su Micotherpy Hericium

Supplemento dietetico di Hericium erinaceus aumenta la memoria neurotrasmissione e la memoria di Ippocampo Mossy Fiber-CA3 nei topi wild-type

ABSTRACT
Hericium erinaceus (Bull.) Pers. è un fungo medicinale in grado di indurre un gran numero di effetti modulatori sulla fisiologia umana che vanno dal rafforzamento del sistema immunitario al miglioramento delle funzioni cognitive. Nei topi, integrazione alimentare con H. erinaceuspreviene la compromissione della memoria spaziale a breve termine e del riconoscimento visivo in un modello di Alzheimer. Sono stati recentemente segnalati altri effetti neurobiologici come l’effetto sulla crescita dei neuriti e la differenziazione nelle cellule PC12. Finora non sono state condotte indagini per valutare l’impatto di questa integrazione alimentare sulla funzione cerebrale in soggetti sani. Pertanto, abbiamo affrontato il problema considerando l’effetto sulle capacità cognitive e sulla neurotrasmissione ippocampale nei topi wild-type. Nei topi wild-type la supplementazione orale con H. erinaceusinduce, nel test di comportamento, un significativo miglioramento della memoria di riconoscimento e, nelle fette ippocampali, un aumento della corrente sinaptica eccitatoria spontanea ed evocata nella sinapsi muscosa-CA3 muscosa. In conclusione, abbiamo prodotto una serie di risultati a sostegno del concetto che H. erinaceus induce un effetto boost sulle funzioni neuronali anche in condizioni non patologiche.
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Omega 3: utile integrarli

Per una salute ottimale tutti abbiamo bisogno di acidi grassi Omega-3 EPA e DHA, quotidianamente.

Numerosi studi suggeriscono che gli Omega-3 possano essere utili nel trattamento di diversi disturbi patologici, vediamoli insieme.

omega 3

Trigliceridi e colesterolo elevati

E’ noto che chi segue il regime alimentare tipico della dieta mediterranea tende ad avere livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) elevati. Allo stesso modo, le popolazioni eschimesi, che mangiando molto pesce consumano quantità elevate di acidi grassi Omega-3, tendono ad avere non solo livelli elevati di colesterolo HDL, ma anche una concentrazione ridotta di trigliceridi nel plasma.

Inoltre è stata evidenziata la capacità dei supplementi di olio di pesce contenenti EPA e DHA di ridurre significativamente sia i livelli di trigliceridi, sia quelli di colesterolo non-HDL (ossia il “colesterolo cattivo”).

Ipertensione

Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione un’alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna.

Tuttavia non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l’effetto contrario e aumentare la pressione.

In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori di olio di pesce concentrato ottenuti tramite processi di purificazione avanzata mediante distillazione molecolare multipla.

Solo questi processi, infatti, garantiscono l’assenza di metalli pesanti e altri contaminanti.

Malattie del cuore

Uno dei modi migliori per prevenire e combattere i disturbi cardiaci consiste nel seguire un regime alimentare ricco di Omega-3.

Infatti diversi studi suggeriscono che sia l’EPA che il DHA contenuti nei pesci marini e nelle microalghe contribuiscano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

EPA e DHA contrasterebbero tassi di trigliceridi e di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), ridurrebbero la pressione sanguigna e ostacolerebbero la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche che, ostruendo le arterie, possono causare infarti e ictus.

Non solo, alcuni studi hanno rilevato una riduzione del rischio di morte, di attacchi di cuore e di ictus in pazienti reduci da infarto che abbiano assunto quotidianamente una dose adeguata di EPA e DHA.

Secondo l’American Heart Association (AHA) la dose minima di Omega-3 per chi ha sofferto di un attacco cardiaco è di 900 mg.

L’International Society for the Study of the Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), invece, raccomanda a chi non soffre di disturbi cardiaci di assumere almeno 500 mg di EPA e DHA al giorno per mantenere il cuore in forma.

Ictus

Diversi studi clinici suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 proteggano dagli ictus causati dalla formazione di grumi di sangue nelle arterie cerebrali. In particolare, il rischio di ictus può essere ridotto del 50% consumando almeno due porzioni di pesce grasso alla settimana, pari a circa 900 mg di EPA e DHA al giorno.

Problemi di peso (sovrappeso e perdita di peso

Molte persone in sovrappeso non riescono a controllare bene il livello di zuccheri nel sangue.

Per questo spesso l’eccesso di peso è associato allo sviluppo del diabete e ad alti livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Vari studi hanno suggerito che una dieta a basso contenuto di grassi, ma ricca di pesce che contenga EPA e DHA (come il salmone, lo sgombro e le aringhe) aiuti, se abbinata all’esercizio fisico, a controllare meglio le concentrazioni ematiche di zuccheri e di colesterolo.

Artrite reumatoide

L’analisi dei dati raccolti nel corso di vari studi clinici ha dimostrato che nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide l’utilizzo di integratori di Omega-3 riduce la fragilità delle giunture, la rigidità mattutina e la necessità di assumere farmaci specifici.

Non solo, numerose ricerche condotte su cellule della cartilagine hanno dimostrato che EPA e DHA potrebbero diminuire l’infiammazione e l’attività degli enzimi che distruggono questo tessuto.

Altri studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che un’alimentazione ricca di Omega-3 e a basso contenuto di Omega-6 possa essere utile in caso di altri disturbi infiammatori, come l’osteoartrite.

Osteoporosi

Un’alimentazione carente di acidi grassi essenziali, tra cui l’Omega-3 EPA, aumenta la probabilità di perdere massa ossea. Questo suggerisce che i supplenti a base di EPA possano essere utili per lasalute delle ossa.

In effetti uno studio condotto su donne di età superiore ai 65 anni, tutte affette da osteoporosi, ha dimostrato che sia questo Omega-3, sia un altro acido grasso essenziale (detto gamma-linoleico) diminuiscono i livelli di perdita ossea.

In molti casi è stato addirittura osservato un aumento della densità delle ossa. Inoltre diversi studi suggeriscono che lo stesso EPA contribuisca a migliorare la resistenza delle ossa e ad aumentare i livelli di calcio e il suo deposito nello scheletro.

Malattie della pelle

I 2 disturbi della pelle che potrebbero migliorare con l’assunzione di Omega-3 sono la fotodermatite, una malattia che rende particolarmente sensibili all’esposizione al sole, e la psoriasi.

Gli integratori di olio di pesce si sono dimostrati utili nel ridurre la sensibilità ai raggi ultravioletti in chi soffre di fotodermatite. Tuttavia, la loro efficacia protettiva è inferiore rispetto a quella delle protezioni solari applicate direttamente sulla pelle.

 Nel caso della psoriasi, invece, uno studio che ha coinvolto 40 pazienti ha dimostrato che l’associazione tra farmaci ed EPA porta a un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola terapia farmacologica.

Sindrome del colon irritabile

Analisi preliminari hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3, in associazione con i farmaci per  il trattamento delle diverse forme di sindrome del colon irritabile (come la sulfasalazina), possono ridurre i sintomi sia della malattia di Crohn, sia della colite ulcerosa.

 In particolare, secondo uno studio italiano nel caso della malattia di Chron la dose di Omega-3 che consente di ritardare la ricomparsa dei sintomi corrisponde a 2,7 g totali di EPA e DHA al giorno per un anno.

Asma

Alcune ricerche preliminari suggeriscono che gli Omega-3 potrebbero diminuire l’infiammazione associata all’asma e migliorare la funzionalità polmonare negli individui che ne soffrono.

Viceversa, gli Omega-6 tendono ad aumentare i processi infiammatori e a peggiorare le funzioni dei polmoni.

Inoltre, secondo uno studio che ha previsto la somministrazione di olio di pesce per 10 mesi a 29 bambini asmatici, l’assunzione di prodotti ricchi di EPA e DHA riduce i sintomi associati a questo disturbo anche nei più piccoli.

Degenerazione maculare

Sono diversi gli studi che suggeriscono i benefici degli Omega-3 per chi soffre di degenerazione maculare, una malattia degli occhi che può causare la perdita della vista. Un questionario distribuito a più di 3.000 persone di età superiore ai 49 anni ha dimostrato, ad esempio, che una dieta ricca di pesce diminuisce la probabilità di sviluppare questa malattia.

Allo stesso modo, uno studio che ha coinvolto 850 persone ha rivelato che consumi elevati di pesce e regimi alimentari che garantiscono un corretto apporto di Omega-3 e Omega-6 rendono meno propensi a contrarre questa malattia. E un’analisi di dimensioni più ampie ha confermato che mangiare pesce ricco di EPA e DHA più di quattro volte alla settimana può ridurne il rischio.

Dolori mestruali

Anche i sintomi legati al ciclo mestruale potrebbero essere contrastati con gli Omega-3. Infatti uno studio condotto su circa 200 donne danesi ha evidenziato che arricchire l’alimentazione di questi acidi grassi allevia la sindrome mestruale.

Disordine da deficit di attenzione e da iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder – ADHD)

Diverse ricerche suggeriscono che gli Omega-3 svolgano un ruolo importante nello sviluppo dell’ADHD. In particolare, uno studio che ha coinvolto 100 bambini ha svelato una correlazione tra bassi livelli di questi acidi grassi e problemi di apprendimento e comportamentali.

E alcuni indizi di un’associazione tra Omega-3 e ADHD derivano anche da studi condotti sugli animali, in cui una diminuzione dei livelli di queste sostanze è accompagnata dalla riduzione di molecole cerebrali,  come dopamina serotonina, importanti per l’attenzione e la motivazione.

Depressione

EPA e DHA sono fondamentali per consentire una comunicazione ottimale fra le cellule nervose e garantire la salute del cervello.

Per questo chi non introduce con la dieta livelli adeguati di Omega-3 o non mantiene l’equilibrio corretto tra questi e gli acidi grassi Omega-6 è a maggior rischio di sviluppare stati depressivi.

 Infatti uno studio condotto su pazienti ricoverati a causa di gravi depressioni ha riscontrato livelli di EPA più bassi rispetto al normale e un aumento significativo del rapporto tra Omega-6 e Omega-3.

L’esistenza di una correlazione tra Omega-3 e depressione è, inoltre, confermato da una ricerca che ha dimostrato che un regime alimentare equilibrato, che comprenda 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana, favorisce nell’arco di 5 anni la riduzione delle crisi di depressione e della loro intensità.

Disordine bipolare

Secondo uno studio condotto su 30 pazienti affetti da disordine bipolare, l’alternanza tra periodi di euforia e di depressione tipica di questo disturbo è ridotta significativamente se la cura con farmaci che stabilizzano l’umore è abbinata all’assunzione di EPA e DHA.

Questo trattamento combinato è risultato efficace in soli quattro mesi.


Omega-3 e tumori

Cancro al colon

Il consumo di quantità significative di alimenti ricchi in acidi grassi Omega-3 sembrerebbe avere un ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon retto. Ad esempio, le popolazioni eschimesi, che tendono a seguire una dieta ad alta percentuale di grassi e, allo stesso tempo, ricca di pesce ad elevato contenuto di Omega-3, sono caratterizzate da una bassa incidenza di questa forma tumorale.

Al contrario, alcune ricerche suggeriscono che gli Omega-6 potrebbero promuoverne lo sviluppo. E i benefici degli Omega-3, vanno, in questo caso, oltre la prevenzione, andando ad impedire  l’aggravamento del cancro. Il consumo quotidiano di EPA e di DHA sembrerebbe ritardare o persino invertire la progressione del tumore nelle fasi iniziali della malattia.

Cancro al seno

Le donne che consumano regolarmente e per molti anni alimenti ricchi di Omega-3 sembrano essere meno soggette allo sviluppo di forme tumorali al seno.

Non solo, un consumo elevato di pesce ricco in questi acidi grassi e di alghe marroni della famiglia kelp riduce il rischio di morte per cancro al seno. Ciò è particolarmente vero per le donne che sostituiscono la carne con il pesce.

L’equilibrio fra acidi grassi Omega-3 e Omega-6 sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo e nella crescita di questo tipo di cancro, anche in terapie combinate con le vitamine E e C, il  beta-carotene, il selenio e il coenzima Q10.

Cancro alla prostata

Come nel caso del cancro al seno, anche il rischio di tumore alla prostata è ridotto da un buon equilibrio tra acidi grassi Omega-3 e Omega-6. La loro funzione protettiva nei confronti di questo cancro è stata suggerita da studi clinici che hanno valutato il ruolo preventivo di una dieta a bassa percentuale di grassi comprendente pesce e olio di pesce.

E anche ricerche di laboratorio e studi sugli animali indicano che EPA e DHA potrebbero inibire lo sviluppo di questo tipo di tumore.

(Fonte: www.omegor.com)

Helicobacter pylorii e fitoterapia

Combattere  l’Helicobacter pylorii con cure naturali evitando i fastidiosi effetti collaterali dei farmaci di sintesi oggi è possibile!

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I disturbi gastrici sono oggi estremamente comuni nelle popolazioni dei paesi industrialmente avanzati. Un’alimentazione troppo veloce, lo stress della vita moderna, sostanze irritanti contenute in bibite, alimenti, etc. In genere tutte queste cause danno comunque disturbi transitori: quando il senso di bruciore, il dolore, l’acidità di stomaco perdurano per vari giorni il sospetto cade su un microrganismo che colonizzando l’epitelio della mucosa gastrica è il responsabile del persistere ditali disturbi: 1’ Helicobacter pylorii.

Quasi l’80% delle persone che soffrono di ulcera gastrica rivelano la presenza di Helicobacter pylorii nel loro stomaco. Si tratta di un germe ubiquitario (presente ad esempio anche in molti serbatoi d’acqua potabile), a forma di spirale, che riesce tranquillamente a sopravvivere all’acidità gastrica sfruttando il muco che ricopre le pareti gastriche e grazie alla produzione di un enzima, l’ureasi, che scinde l’urea, la principale proteina della carne che normalmente ingeriamo durante i nostri pasti.

L’Helicobacter pylorii causa una serie di disturbi importanti: dalla semplice infiammazione, alla gastrite, all’esofagite da riflusso, all’ulcera peptica. Con il tempo la sua presenza è stata associata ad
un’elevata incidenza di tumori allo stomaco, in particolare il linfoma gastrico e l’adenocarcinoma gastrico. La prevenzione del cancro allo stomaco passa inevitabilmente attraverso l’eradicazione di questo germe: una strategia che miri a combattere questo microrganismo deve quindi essere composta da due momenti. Bloccare l’attecchimento del germe e prevenire le successive complicazioni. Data la presenza ubiquitaria del microrganismo è evidente che le misure adottate dovranno essere adatte ad un’assunzione prolungata, per tale ragione i prodotti naturali risultano spesso idonei.

Blocco dell’adesione deIl’Helicobacter pylorii alla parete gastrica.

L’estratto e il succo di Cranberry (Vaccinum macrocarpon), grazie alla presenza di proantocianidine, catechine e triterpenoidi, impedisce l’adesione agli epiteli (come quello della mucosa gastrica) di numerosi batteri. Da sempre utilizzato nella prevenzione delle infezioni urinarie in realtà l’estratto di Cranberry ha dimostrato esercitare la stessa azione sull’Helicobacter pylorii tanto in vitro che in vivo. La somministrazione di Cranberry determina una riduzione dell’adesione del germe alla parete dello stomaco. In conseguenza il microrganismo non è più in grado di determinare i fenomeni infiammatori alla base dei piccoli e grandi problemi causati da questo agente.

L’estratto di Cavolo (lirassica oleracea)
L’estratto di Cavolo esercita un’azione antibatterica diretta sull’Helicobacter pylorii grazie alla presenza di sulforafane. Questo composto ha dimostrato una potente azione batteriostatica contro tre differenti ceppi di Helicobacter piloni isolati in 45 casi clinici. Tale azione antimicrobica sembra indipendente dalla capacità del germe di sviluppare una resistenza ai comuni antibiotici. Oltre ad un’azione diretta sull’Helicobacter pylorii gli estratti di cavolo sono noti, proprio grazie alla presenza di isotiocianati, per la loro capacità di esercitare un’azione preventiva nei confronti di numerosi tumori in particolare (ma non solo) del tratto gastro-intestinale. Tale azione sembra essere in relazione anche ad una maggior capacita detossificante indotta dagli estratti di cavolo che indurrebbero nell’organismo un aumento dell’attività degli enzimi epatici deputati a questo scopo (sistema P450 del fegato) e un aumento del sistema del glutatione-S-transferasi.

I composti presenti nell’estratto di cavolo agirebbero quindi:
– esercitando un’azione diretta a livello gastrico contro l’Helicobacter pylorii;
– esercitando una marcata attività antiossidante;
– esercitando un’azione antimutagena e anticancerogena a livello del DNA delle singole cellule;
– favorendo la disintossicazione del nostro fegato e dell’intero organismo dalle sostanze esogene tra  cui ovviamente anche numerosi cancerogeni alimentari.