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Nutraceutici biodinamici: la nuova frontiera dell’integrazione

Il programma della vita di ogni individuo è scritto nei geni, certamente, ma la straordinaria macchina biochimica che sostiene i processi vitali è costituita dagli enzimi: poco più di cinquemila, nell’uomo, talmente importanti che un singolo difetto enzimatico viene a definire una cosiddetta “malattia rara”.
Come ogni macchina anche quella enzimatica può logorarsi, provocando patologie: la novità consiste nell’approccio “endogeno”, una sorta di rimodulazione verso la normalità enzimatica, che non poteva venire che dall’utilizzo razionale di loro substrati: in ambito energetico, quindi, zuccheri.

Nel panorama vasto e variegato dei cosiddetti “Integratori alimentari” si è aperto così un nuovo scenario, quello dei Nutraceutici biodinamici, espressione di una “modulazione fisiologica biodinamica” che si propone come nuovo punto di riferimento, finalizzato a regolare fisiologicamente il moto elettronico che è la forza trainante (biodinamica, appunto) dei sistemi enzima/substrato che sostengono i processi ossidoriduttivi (Ciclo di Krebs/Catena respiratoria mitocondriale) dal cui funzionamento dipendono il metabolismo cellulare e, in ultima analisi, la vita stessa.

I Nutraceutici biodinamici, frutto di ricerca italiana, sono ottenuti dalla trasformazione biotecnologica di materie prime estratte da Zea mais coltivato con procedimenti biologici/biodinamici: miscele di monosaccaridi, disaccaridi, trisaccaridi e polisaccaridi, a volte arricchiti con cofattori e/o coenzimi, ottenuta sottoponendo amido di mais di coltivazione biologica ad un procedimento biotecnologico chiamato “conversione enzimatica in sequenza a ciclo continuo”.
Il capostipite di questi prodotti è Citozym, il cui impiego (secondo precisi protocolli), si fonda sulla capacità di riattivare del tutto naturalmente enzimi la cui funzionalità compromessa è alla base delle patologie che si vanno a trattare. Da questa filosofia nasce anche Citoethyl, integratore biodinamico in grado di agire rapidamente (nel soggetto sano) in termini di degradazione dei metaboliti tossici dell’etanolo.
Al sito: http://www.citozeatec.it/   ulteriori informazioni su prodotti che, se in alcuni ambiti sono di stretta pertinenza medica, già fin d’ora destano grande interesse per chi abbia una visione naturopatica della salute e del suo mantenimento.
Prof. Andrea Savini
Membro Comitato Scientifico Quantum Italy
Membro Federazione Italiana Naturopati Riza
Membro International Society of Sports Nutrition
Membro Staff Medico -Sanitario Brianza Sport e Salute
Membro Gruppo Latino Mediterraneo di Medicina dello Sport
Presidente Commissione Tecnico Scientifica Naturopatia – A.Na.M.

Saint George University – Visiting Professor in discipline Scientifiche

Iscritto n° 183 – Registri Regionali Lombardi Operatori Discipline Bio-Naturali
Master Seminariale “Hermes”-Università degli Studi di Milano Milano
(Fonte: www.naturopatasavini.it)
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Hericium studio Università di Pavia

In anteprima lo studio pubblicato su pubmed eseguito presso Miconet, spinoff Università di Pavia su Micotherpy Hericium

Supplemento dietetico di Hericium erinaceus aumenta la memoria neurotrasmissione e la memoria di Ippocampo Mossy Fiber-CA3 nei topi wild-type

ABSTRACT
Hericium erinaceus (Bull.) Pers. è un fungo medicinale in grado di indurre un gran numero di effetti modulatori sulla fisiologia umana che vanno dal rafforzamento del sistema immunitario al miglioramento delle funzioni cognitive. Nei topi, integrazione alimentare con H. erinaceuspreviene la compromissione della memoria spaziale a breve termine e del riconoscimento visivo in un modello di Alzheimer. Sono stati recentemente segnalati altri effetti neurobiologici come l’effetto sulla crescita dei neuriti e la differenziazione nelle cellule PC12. Finora non sono state condotte indagini per valutare l’impatto di questa integrazione alimentare sulla funzione cerebrale in soggetti sani. Pertanto, abbiamo affrontato il problema considerando l’effetto sulle capacità cognitive e sulla neurotrasmissione ippocampale nei topi wild-type. Nei topi wild-type la supplementazione orale con H. erinaceusinduce, nel test di comportamento, un significativo miglioramento della memoria di riconoscimento e, nelle fette ippocampali, un aumento della corrente sinaptica eccitatoria spontanea ed evocata nella sinapsi muscosa-CA3 muscosa. In conclusione, abbiamo prodotto una serie di risultati a sostegno del concetto che H. erinaceus induce un effetto boost sulle funzioni neuronali anche in condizioni non patologiche.
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Omega 3: utile integrarli

Per una salute ottimale tutti abbiamo bisogno di acidi grassi Omega-3 EPA e DHA, quotidianamente.

Numerosi studi suggeriscono che gli Omega-3 possano essere utili nel trattamento di diversi disturbi patologici, vediamoli insieme.

omega 3

Trigliceridi e colesterolo elevati

E’ noto che chi segue il regime alimentare tipico della dieta mediterranea tende ad avere livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) elevati. Allo stesso modo, le popolazioni eschimesi, che mangiando molto pesce consumano quantità elevate di acidi grassi Omega-3, tendono ad avere non solo livelli elevati di colesterolo HDL, ma anche una concentrazione ridotta di trigliceridi nel plasma.

Inoltre è stata evidenziata la capacità dei supplementi di olio di pesce contenenti EPA e DHA di ridurre significativamente sia i livelli di trigliceridi, sia quelli di colesterolo non-HDL (ossia il “colesterolo cattivo”).

Ipertensione

Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione un’alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna.

Tuttavia non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l’effetto contrario e aumentare la pressione.

In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori di olio di pesce concentrato ottenuti tramite processi di purificazione avanzata mediante distillazione molecolare multipla.

Solo questi processi, infatti, garantiscono l’assenza di metalli pesanti e altri contaminanti.

Malattie del cuore

Uno dei modi migliori per prevenire e combattere i disturbi cardiaci consiste nel seguire un regime alimentare ricco di Omega-3.

Infatti diversi studi suggeriscono che sia l’EPA che il DHA contenuti nei pesci marini e nelle microalghe contribuiscano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

EPA e DHA contrasterebbero tassi di trigliceridi e di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), ridurrebbero la pressione sanguigna e ostacolerebbero la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche che, ostruendo le arterie, possono causare infarti e ictus.

Non solo, alcuni studi hanno rilevato una riduzione del rischio di morte, di attacchi di cuore e di ictus in pazienti reduci da infarto che abbiano assunto quotidianamente una dose adeguata di EPA e DHA.

Secondo l’American Heart Association (AHA) la dose minima di Omega-3 per chi ha sofferto di un attacco cardiaco è di 900 mg.

L’International Society for the Study of the Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), invece, raccomanda a chi non soffre di disturbi cardiaci di assumere almeno 500 mg di EPA e DHA al giorno per mantenere il cuore in forma.

Ictus

Diversi studi clinici suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 proteggano dagli ictus causati dalla formazione di grumi di sangue nelle arterie cerebrali. In particolare, il rischio di ictus può essere ridotto del 50% consumando almeno due porzioni di pesce grasso alla settimana, pari a circa 900 mg di EPA e DHA al giorno.

Problemi di peso (sovrappeso e perdita di peso

Molte persone in sovrappeso non riescono a controllare bene il livello di zuccheri nel sangue.

Per questo spesso l’eccesso di peso è associato allo sviluppo del diabete e ad alti livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Vari studi hanno suggerito che una dieta a basso contenuto di grassi, ma ricca di pesce che contenga EPA e DHA (come il salmone, lo sgombro e le aringhe) aiuti, se abbinata all’esercizio fisico, a controllare meglio le concentrazioni ematiche di zuccheri e di colesterolo.

Artrite reumatoide

L’analisi dei dati raccolti nel corso di vari studi clinici ha dimostrato che nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide l’utilizzo di integratori di Omega-3 riduce la fragilità delle giunture, la rigidità mattutina e la necessità di assumere farmaci specifici.

Non solo, numerose ricerche condotte su cellule della cartilagine hanno dimostrato che EPA e DHA potrebbero diminuire l’infiammazione e l’attività degli enzimi che distruggono questo tessuto.

Altri studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che un’alimentazione ricca di Omega-3 e a basso contenuto di Omega-6 possa essere utile in caso di altri disturbi infiammatori, come l’osteoartrite.

Osteoporosi

Un’alimentazione carente di acidi grassi essenziali, tra cui l’Omega-3 EPA, aumenta la probabilità di perdere massa ossea. Questo suggerisce che i supplenti a base di EPA possano essere utili per lasalute delle ossa.

In effetti uno studio condotto su donne di età superiore ai 65 anni, tutte affette da osteoporosi, ha dimostrato che sia questo Omega-3, sia un altro acido grasso essenziale (detto gamma-linoleico) diminuiscono i livelli di perdita ossea.

In molti casi è stato addirittura osservato un aumento della densità delle ossa. Inoltre diversi studi suggeriscono che lo stesso EPA contribuisca a migliorare la resistenza delle ossa e ad aumentare i livelli di calcio e il suo deposito nello scheletro.

Malattie della pelle

I 2 disturbi della pelle che potrebbero migliorare con l’assunzione di Omega-3 sono la fotodermatite, una malattia che rende particolarmente sensibili all’esposizione al sole, e la psoriasi.

Gli integratori di olio di pesce si sono dimostrati utili nel ridurre la sensibilità ai raggi ultravioletti in chi soffre di fotodermatite. Tuttavia, la loro efficacia protettiva è inferiore rispetto a quella delle protezioni solari applicate direttamente sulla pelle.

 Nel caso della psoriasi, invece, uno studio che ha coinvolto 40 pazienti ha dimostrato che l’associazione tra farmaci ed EPA porta a un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola terapia farmacologica.

Sindrome del colon irritabile

Analisi preliminari hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3, in associazione con i farmaci per  il trattamento delle diverse forme di sindrome del colon irritabile (come la sulfasalazina), possono ridurre i sintomi sia della malattia di Crohn, sia della colite ulcerosa.

 In particolare, secondo uno studio italiano nel caso della malattia di Chron la dose di Omega-3 che consente di ritardare la ricomparsa dei sintomi corrisponde a 2,7 g totali di EPA e DHA al giorno per un anno.

Asma

Alcune ricerche preliminari suggeriscono che gli Omega-3 potrebbero diminuire l’infiammazione associata all’asma e migliorare la funzionalità polmonare negli individui che ne soffrono.

Viceversa, gli Omega-6 tendono ad aumentare i processi infiammatori e a peggiorare le funzioni dei polmoni.

Inoltre, secondo uno studio che ha previsto la somministrazione di olio di pesce per 10 mesi a 29 bambini asmatici, l’assunzione di prodotti ricchi di EPA e DHA riduce i sintomi associati a questo disturbo anche nei più piccoli.

Degenerazione maculare

Sono diversi gli studi che suggeriscono i benefici degli Omega-3 per chi soffre di degenerazione maculare, una malattia degli occhi che può causare la perdita della vista. Un questionario distribuito a più di 3.000 persone di età superiore ai 49 anni ha dimostrato, ad esempio, che una dieta ricca di pesce diminuisce la probabilità di sviluppare questa malattia.

Allo stesso modo, uno studio che ha coinvolto 850 persone ha rivelato che consumi elevati di pesce e regimi alimentari che garantiscono un corretto apporto di Omega-3 e Omega-6 rendono meno propensi a contrarre questa malattia. E un’analisi di dimensioni più ampie ha confermato che mangiare pesce ricco di EPA e DHA più di quattro volte alla settimana può ridurne il rischio.

Dolori mestruali

Anche i sintomi legati al ciclo mestruale potrebbero essere contrastati con gli Omega-3. Infatti uno studio condotto su circa 200 donne danesi ha evidenziato che arricchire l’alimentazione di questi acidi grassi allevia la sindrome mestruale.

Disordine da deficit di attenzione e da iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder – ADHD)

Diverse ricerche suggeriscono che gli Omega-3 svolgano un ruolo importante nello sviluppo dell’ADHD. In particolare, uno studio che ha coinvolto 100 bambini ha svelato una correlazione tra bassi livelli di questi acidi grassi e problemi di apprendimento e comportamentali.

E alcuni indizi di un’associazione tra Omega-3 e ADHD derivano anche da studi condotti sugli animali, in cui una diminuzione dei livelli di queste sostanze è accompagnata dalla riduzione di molecole cerebrali,  come dopamina serotonina, importanti per l’attenzione e la motivazione.

Depressione

EPA e DHA sono fondamentali per consentire una comunicazione ottimale fra le cellule nervose e garantire la salute del cervello.

Per questo chi non introduce con la dieta livelli adeguati di Omega-3 o non mantiene l’equilibrio corretto tra questi e gli acidi grassi Omega-6 è a maggior rischio di sviluppare stati depressivi.

 Infatti uno studio condotto su pazienti ricoverati a causa di gravi depressioni ha riscontrato livelli di EPA più bassi rispetto al normale e un aumento significativo del rapporto tra Omega-6 e Omega-3.

L’esistenza di una correlazione tra Omega-3 e depressione è, inoltre, confermato da una ricerca che ha dimostrato che un regime alimentare equilibrato, che comprenda 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana, favorisce nell’arco di 5 anni la riduzione delle crisi di depressione e della loro intensità.

Disordine bipolare

Secondo uno studio condotto su 30 pazienti affetti da disordine bipolare, l’alternanza tra periodi di euforia e di depressione tipica di questo disturbo è ridotta significativamente se la cura con farmaci che stabilizzano l’umore è abbinata all’assunzione di EPA e DHA.

Questo trattamento combinato è risultato efficace in soli quattro mesi.


Omega-3 e tumori

Cancro al colon

Il consumo di quantità significative di alimenti ricchi in acidi grassi Omega-3 sembrerebbe avere un ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon retto. Ad esempio, le popolazioni eschimesi, che tendono a seguire una dieta ad alta percentuale di grassi e, allo stesso tempo, ricca di pesce ad elevato contenuto di Omega-3, sono caratterizzate da una bassa incidenza di questa forma tumorale.

Al contrario, alcune ricerche suggeriscono che gli Omega-6 potrebbero promuoverne lo sviluppo. E i benefici degli Omega-3, vanno, in questo caso, oltre la prevenzione, andando ad impedire  l’aggravamento del cancro. Il consumo quotidiano di EPA e di DHA sembrerebbe ritardare o persino invertire la progressione del tumore nelle fasi iniziali della malattia.

Cancro al seno

Le donne che consumano regolarmente e per molti anni alimenti ricchi di Omega-3 sembrano essere meno soggette allo sviluppo di forme tumorali al seno.

Non solo, un consumo elevato di pesce ricco in questi acidi grassi e di alghe marroni della famiglia kelp riduce il rischio di morte per cancro al seno. Ciò è particolarmente vero per le donne che sostituiscono la carne con il pesce.

L’equilibrio fra acidi grassi Omega-3 e Omega-6 sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo e nella crescita di questo tipo di cancro, anche in terapie combinate con le vitamine E e C, il  beta-carotene, il selenio e il coenzima Q10.

Cancro alla prostata

Come nel caso del cancro al seno, anche il rischio di tumore alla prostata è ridotto da un buon equilibrio tra acidi grassi Omega-3 e Omega-6. La loro funzione protettiva nei confronti di questo cancro è stata suggerita da studi clinici che hanno valutato il ruolo preventivo di una dieta a bassa percentuale di grassi comprendente pesce e olio di pesce.

E anche ricerche di laboratorio e studi sugli animali indicano che EPA e DHA potrebbero inibire lo sviluppo di questo tipo di tumore.

(Fonte: www.omegor.com)

Helicobacter pylorii e fitoterapia

Combattere  l’Helicobacter pylorii con cure naturali evitando i fastidiosi effetti collaterali dei farmaci di sintesi oggi è possibile!

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I disturbi gastrici sono oggi estremamente comuni nelle popolazioni dei paesi industrialmente avanzati. Un’alimentazione troppo veloce, lo stress della vita moderna, sostanze irritanti contenute in bibite, alimenti, etc. In genere tutte queste cause danno comunque disturbi transitori: quando il senso di bruciore, il dolore, l’acidità di stomaco perdurano per vari giorni il sospetto cade su un microrganismo che colonizzando l’epitelio della mucosa gastrica è il responsabile del persistere ditali disturbi: 1’ Helicobacter pylorii.

Quasi l’80% delle persone che soffrono di ulcera gastrica rivelano la presenza di Helicobacter pylorii nel loro stomaco. Si tratta di un germe ubiquitario (presente ad esempio anche in molti serbatoi d’acqua potabile), a forma di spirale, che riesce tranquillamente a sopravvivere all’acidità gastrica sfruttando il muco che ricopre le pareti gastriche e grazie alla produzione di un enzima, l’ureasi, che scinde l’urea, la principale proteina della carne che normalmente ingeriamo durante i nostri pasti.

L’Helicobacter pylorii causa una serie di disturbi importanti: dalla semplice infiammazione, alla gastrite, all’esofagite da riflusso, all’ulcera peptica. Con il tempo la sua presenza è stata associata ad
un’elevata incidenza di tumori allo stomaco, in particolare il linfoma gastrico e l’adenocarcinoma gastrico. La prevenzione del cancro allo stomaco passa inevitabilmente attraverso l’eradicazione di questo germe: una strategia che miri a combattere questo microrganismo deve quindi essere composta da due momenti. Bloccare l’attecchimento del germe e prevenire le successive complicazioni. Data la presenza ubiquitaria del microrganismo è evidente che le misure adottate dovranno essere adatte ad un’assunzione prolungata, per tale ragione i prodotti naturali risultano spesso idonei.

Blocco dell’adesione deIl’Helicobacter pylorii alla parete gastrica.

L’estratto e il succo di Cranberry (Vaccinum macrocarpon), grazie alla presenza di proantocianidine, catechine e triterpenoidi, impedisce l’adesione agli epiteli (come quello della mucosa gastrica) di numerosi batteri. Da sempre utilizzato nella prevenzione delle infezioni urinarie in realtà l’estratto di Cranberry ha dimostrato esercitare la stessa azione sull’Helicobacter pylorii tanto in vitro che in vivo. La somministrazione di Cranberry determina una riduzione dell’adesione del germe alla parete dello stomaco. In conseguenza il microrganismo non è più in grado di determinare i fenomeni infiammatori alla base dei piccoli e grandi problemi causati da questo agente.

L’estratto di Cavolo (lirassica oleracea)
L’estratto di Cavolo esercita un’azione antibatterica diretta sull’Helicobacter pylorii grazie alla presenza di sulforafane. Questo composto ha dimostrato una potente azione batteriostatica contro tre differenti ceppi di Helicobacter piloni isolati in 45 casi clinici. Tale azione antimicrobica sembra indipendente dalla capacità del germe di sviluppare una resistenza ai comuni antibiotici. Oltre ad un’azione diretta sull’Helicobacter pylorii gli estratti di cavolo sono noti, proprio grazie alla presenza di isotiocianati, per la loro capacità di esercitare un’azione preventiva nei confronti di numerosi tumori in particolare (ma non solo) del tratto gastro-intestinale. Tale azione sembra essere in relazione anche ad una maggior capacita detossificante indotta dagli estratti di cavolo che indurrebbero nell’organismo un aumento dell’attività degli enzimi epatici deputati a questo scopo (sistema P450 del fegato) e un aumento del sistema del glutatione-S-transferasi.

I composti presenti nell’estratto di cavolo agirebbero quindi:
– esercitando un’azione diretta a livello gastrico contro l’Helicobacter pylorii;
– esercitando una marcata attività antiossidante;
– esercitando un’azione antimutagena e anticancerogena a livello del DNA delle singole cellule;
– favorendo la disintossicazione del nostro fegato e dell’intero organismo dalle sostanze esogene tra  cui ovviamente anche numerosi cancerogeni alimentari.

DISBIOSI (alterazione della flora intestinale)

La DISBIOSI intestinale: è un’alterazione della flora batterica che può essere diagnosticata anche attraverso il Disbiosi Test, una semplice analisi delle urine, consentendo quindi l’eliminazione di fastidiosi disturbi della digestione. Tale patologia si cela dietro alcuni sintomi precisi: cattiva digestione, gonfiore, stitichezza alternata a dissenteria, cambiamenti dell’umore, disturbi del sonno, candidosi vaginale.

disbiosi

Le cause della disbiosi intestinale sono legate solitamente allo stile di vita:
– Alimentazione poco equilibrata
– Ritmi lavorativi stressanti
– Mancanza di attività fisica
– Utilizzo di farmaci specifici (antibiotici, lassativi, anticoncezionali, ma e sopra tutto Vaccini)

Una dieta poco equilibrata, caratterizzata dall’assunzione di alimenti ricorrenti e dalla rapidità con cui li si assume, è dannosa per l’intestino ed impedisce all’organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo. L’alimentazione scorretta è in genere affiancata da uno stile di vita irregolare che altera il ritmo sonno-veglia con inevitabili ripercussioni negative sull’intestino.

La disbiosi può essere causata anche dallo stress generato da un’attività lavorativa intensa, dagli impegni pressanti e dalle responsabilità quotidiane. Lo stress professionale lascia ben poco tempo allo svolgimento di attività fisica e ciò crea una condizione di affaticamento e nervosismo nell’organismo. Un’ulteriore causa è costituita dall’assunzione di farmaci quali antibiotici, antinfiammatori, antinfluenzali, antidepressivi, anticoncezionali e ansiolitici che agiscono sui sintomi della malattia ma anche sulla flora batterica, danneggiandola. Infine, anche metalli pesanti quali alluminio, mercurio (che sono contenuti nei vaccini) piombo, che possono arrivare nell’intestino attraverso la catena alimentare, possono danneggiare la flora batterica.

In ogni caso, le conseguenze per la flora batterica intestinale sono nocive in quanto perde il proprio ruolo di barriera protettiva dell’organismo facendo aumentare il rischio di proliferazione di funghi e di agenti patogeni nell’intestino e rendendo il fisico più vulnerabile.

L’idrocolonterapia è un trattamento medico che ha dimostrato negli ultimi anni ampie possibilità applicative. La sua efficacia è stata dimostrata nei disturbi funzionali del colon e nella riabilitazione della capacità peristaltica intestinale, così come la sua utilità nella preparazione intestinale sia pre-operatoria che per indagini radiologiche contrastografiche ed endoscopiche.

Pancia gonfia, stitichezza, diarrea, Perche ?
Chissà quante volte ti sei domandato il perché di quella pancia gonfia d’aria, di quella stitichezza e di quella diarrea che ti tormentano senza una precisa diagnosi. E’ il momento di conoscere l’attività della mucosa del digerente e in particolare di quella flora e di quei bacilli di cui tanto si parla e che ogni giorno vengono reclamizzati negli yogurt che trovi al supermercato.

Gli ecosistemi del nostro organismo
Sulla pelle, sulla vagina e nell’intestino sono presenti delle strutture chiamate ecosistemi microbici che non solo svolgono la funzione di prima barriera contro le infezioni, ma anche di organizzazione di equilibrio e di benessere.
La flora intestinale fisiologica è in simbiosi con l’organismo. Questa simbiosi, da cui traggono vantaggio sia l’organismo che la microflora, viene definita eubiosi. Allorché viene alterato l’equilibrio con la predominanza dei germi patogeni, si ha la cosiddetta disbiosi intestinale.
Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

I bacilli intestinali e l’equilibrio nell’apparato digerente
Una notevole quantità di microrganismi (se ne possono identificare oltre 100 diverse specie) è concentrata a livello dell’apparato gastro-intestinale ed è una componente integrante del corpo umano. Al fine di svolgere le sue funzioni metaboliche, l’apparato digerente e in particolare il tubo gastrointestinale, ha infatti bisogno che siano presenti e in stato ottimale non solo le sue strutture anatomiche ma anche quei germi batterici chiamati microflora intestinale, che colonizzando la mucosa favoriscono i processi di transito, di assorbimento e di trasporto.

La microflora intestinale raggiunge una quota di 10’°-10’3 microrganismi per grammo di feci (peso secco), ma l’aspetto più eclatante è che il numero totale di microrganismi presenti nell’intestino è circa uguale al numero di cellule che costituiscono il corpo umano (10’2 batteri per cm2 di intestino)

Le diverse specie di bacilli intestinali

La microflora intestinale si divide in:
– Organismi residenti o saprofiti che facilitano e presiedono alla digestione
– Organismi patogeni che ostacolano i processi metabolici e producono danni
– Gli aerobi richiedono, al contrario degli anaerobi, la presenza di ossigeno

In condizioni normali la microflora è rappresentata principalmente da batteroidi, bifidobatteri, clostridi, enterobatteri, enterococchi, lattobacilli e stafilococchi. I batteroidi e i bifidobatteri sono i principali microrganismi anaerobi, mentre l’Escherichia coli, gli enterococchi e i lattobacilli sono i principali microrganismi aerobi.

Nell’intestino oltre ai germi batterici, troviamo i virus (anche se la loro presenza in individui sani non è stata ancora sufficientemente documentata) i miceti (lieviti e funghi filamentosi) e una grande varietà di protozoi.
La qualità e la distribuzione di questi microbi può variare da un individuo all’altro. Nell’intestino di individui sani i batteri anaerobi sono predominanti, anche se la loro distribuzione è in relazione all’età dell’individuo, alle abitudini alimentari e igienico-sanitarie. (NdR: occorre quindi che si mantengano i giusti rapporti fra le varie parti della flora – batteri, lievi, funghi – affinche’ la perftetta salute (P.S.) sia sempre presente.
Le condizioni per la sopravvivenza della micro flora fisiologica. La microflora ha caratteristiche differenti nei vari tratti dell’apparato gastro intestinale: la sua entità e composizione viene influenzata da numerosi elementi locali.

I principali fattori in grado di condizionare in termini sia quantitativi che qualitativi la popolazione microbica sono:
– la quantità di ossigeno che diminuisce progredendo dallo stomaco all’ultimo tratto dell’intestino,
– il pH del tratto intestinale
– i fattori meccanici, come la peristalsi

La micro flora nello stomaco 
L’ambiente dello stomaco presenta un pH acido e un’ottima presenza di ossigeno; tali caratteristiche rendono difficile la sopravvivenza e la crescita di microrganismi patogeni. La flora gastrica è infatti quantitativamente molto scarsa e in certi casi il contenuto dello stomaco è addirittura sterile. I germi presenti in ambiente gastrico sono di solito aerobi. Gli anaerobi sono di rarissimo riscontro e frequentemente sono segno della presenza di uno stato patologico. Nella piena fisiologia e salute è possibile trovare Lactobacillus acidophilus e lieviti.

La micro flora nell’Intestino
In termini quantitativi, la carica microbica totale aumenta progressivamente dallo stomaco all’intestino crasso mentre, in termini qualitativi, i germi aerobi o facoltativi diminuiscono passando dall’ambiente gastrico a quello intestinale. Nella popolazione microbica del tratto più distale del canale digerente, la anaerobiosi è praticamente costante.

Nell’intestino la microflora è soggetta a diversi meccanismi di regolazione che la mantengono costantemente in equilibrio. Tali meccanismi intervengono tra microrganismo e microrganismo, ma anche tra microrganismo e ospite. In primo luogo la flora batterica saprofita esercita una specie di autoregolazione nell’ambito sia della loro stessa specie sia di altre.

L’attivita’ di difesa da parte della micro flora 
I germi presenti nel tubo digerente sono in grado di produrre batteriocine, sostanze antibatteriche che agiscono nei confronti della stessa specie di batteri che le produce. Altre sostanze di produzione batterica sono gli antibiotici naturali, che agiscono nei confronti di specie diverse da quella del produttore. La microflora intestinale viene aggredita quotidianamente da microrganismi patogeni che giungono dall’ambiente esterno. Essi normalmente non riescono a esplicare il loro potenziale patogeno, in quanto non riescono a trovare uno spazio vitale per la loro moltiplicazione, grazie soprattutto alla produzione di sostanze ad attività antibatterica da parte dei microrganismi residenti.

L’intestino è il luogo di azione delle difese immunitarie sia in forma organizzata nelle placche del Peyer, nell’ultima parte del tenue, sia diffusa tra le cellule epiteliali e nella lamina propria. L’attività di questo sistema di difesa viene modulata dal tipo di microflora presente.

L’intestino viene attualmente considerato come il più importante organo immunitario, contenendo circa il 40% di tutte le cellule immunitarie del corpo umano. È stato recentemente dimostrato,che ratti “germ free” (cioè pri vati della flora intestinale), rispetto ad animali normali presentano, oltre ad alterazioni morfologiche dei villi e della mucosa intestinale, anche la ridu zione dello spessore della parete muscolare e quindi dell’attività motoria, con follicoli linfoidi appena accennati, costituiti dal solo tessuto ger minale. È stato anche dimostrato che la somministrazione di lat tobacilli in animali da esperimento è in grado di far aumentare la pro duzione degli anticorpi, inclusa la produzione di Ig A, ed il rilascio di citochine ed interleuchine particolarmente attive nelle difese immunitarie.

Il tessuto intestinale linforeticolare contiene tutti gli elementi cellulari in grado di elaborare una risposta immunitaria completa e cioè:
– le cellule presentanti l’antigene
– i linfociti T helper,
– i linfociti T soppresso
– i linfociti T citotossic
– i linfociti B produttori, tra l’altro, delle Immunoglobuline A secretorie che costituiscono un sorta di film protettivo presente nella mucosa intestinale: una sorta di vernice antisettica che contribuisce alla regolazione dell’assorbimento di antigeni, di tossine batteriche e non, di pollini, etc.

L’attivita’ trofica della micro flora
– la produzione di enzimi, la motilità, la modulazione del pH o equilibrio acido-base
La cosiddetta funzione trofica della microflora intestinale consiste nella regolazione de:
– il metabolismo delle sostanze che provengono dall’esterno attraverso un’attività degli enzimi
– il mantenimento della morfologia e della motilità fisiologica del tubo
– la composizione e il volume dei gas intestinal
– la composizione e le caratteristiche del materiale fecale
– l’equilibrio acido-base all’interno del tratto mediante la regolazione del pH
– la sintesi delle vitamine (specie la K e la B12)
– l’assorbimento degli acidi biliari e degli ormoni steroidei
– il metabolismo dei farmaci (NdR o perlomeno il tentativo)

I Principali sintomi della disbiosi
Quando la microflora intestinale subisce un’alterazione si parla di DISBIOSI, una specie di rottura dell’equilibrio dell’eco sistema microbico, con un’eccedenza dei germi patogeni. Si avvera, così, una sofferenza estesa che genera quei sintomi che ne sono l’iniziale spia:

– un eccesso di gas con gonfiore e flatulenza
– un ritardo del transito fecale con spasmi addominali
– un eccessivo assorbimento di acqua con conseguente stitichezza
– un diminuito assorbimento di acqua e sali con diarre

Le principali cause della disbiosi

CAUSE ALIMENTARI: abuso di alcol e di carne; diete carenti di fibre; scarso consumo di vegetali; obesità; scarsa assunzione di latticini etc
CAUSE JATROGENE: abuso di antibiotici, sulfamidici, corticosteroidi, pillola anticoncezionale assunta per lungo periodo, eccesso di lassativi, ecc.
CAUSE INQUINANTI: coloranti alimentari; conservanti, pesticidi; ormo ni steroidei alimentari, ecc.
CAUSE PATOLOGICHE: epatopatie, colangiopatie, pancreatiti croniche, gravi infezioni intestinali (tifo, ameba, ossiuri etc), fistole; parassitosi, interventi chirurgici, le intossicazioni da metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio)
CAUSE NEUROGENE: traumi psichici e stress prolungato che agiscono attraverso meccanismi immunologici ed endocrini.
CAUSE PEDIATRICHE: la cd a causa dell’immaturità dei meccanismi immunitari, la lentezza della motilità intestinale, la bassa acidità gastrica

Le principali conseguenze della disbiosi
Quando il sistema ecobiologico dell’intestino viene per lungo tempo sottoposto ad alterazione del suo equilibrio (NdR: giusti rapporti della flora), conseguono veri danni locali e sistemici. Ecco le principali:

PATOLOGIE LOCALI: le coliti croniche; il morbo di Crohn e la colite ulcerosa; le poliposi intestinali;
le diverticolosi, le neoformazioni tumorali.
PATOLOGIE EPATICHE: l’insufficienza epatica e la cirrosi fino all’ ipertensione portale.
PATOLOGIE DISMETABOLICHE: il diabete mellito
PATOLOGIE IMMUNITARIE: le allergie e le intolleranze alimentari; i disturbi reumatico-simili.
PATOLOGIE PSICOSOMATICHE: gli stati depressivi.
PATOLOGIE CIRCOLATORIE: le insufficienze venose agli arti inferiori; le sindromi emorroidarie; l’aterosclerosi e l’ipertensione arteriosa conseguente

In particolare
Le infezioni estese all’apparato uro-genitale
I processi putrefattivi del colon comportano, per un’aumentata attività metabolica dei batteri colici, un’esaltazione dei processi enzimatici che convertono gli acidi biliari primari in secondari; questi agiscono come fattori di produzione dei tumori del colon. I batteri colici possono coinvolgere i tessuti dell’apparato uro-genitale con prostatiti, uretriti e vulvo-vaginiti.

La cattiva digestione
La comparsa di intolleranze e allergie intestinali multiple è dovuta all’aumentata penetrazione e al riassorbimento di macromolecole con insufficiente attività dei linfociti T suppressor intraepiteliali. Una volta instaurate, le intolleranze alimentari provocano un sovraccarico del metabolismo epatico che, a sua volta, favorisce la riproduzione all’interno dell’intestino di germi patogeni come il Proteus e i clostridi. §

La formazione, da parte del metabolismo batterico e il successivo riassorbimento di sostanze endotossiche, come il fenolo, la cadaverina, l’agamantina, l’indolo, l’ammoniaca, etc. (finora sono state identificate 22 sostanze endotossiche) danneggia fegato e pancreas, con cattiva digestione degli alimenti e riproposizione del circolo vizioso della disbiosi.

La stanchezza cronica, il cattivo umore, il dolore addominale
Il cosiddetto circolo epato-encefalico (una specie di asse tra fegato e sistema nervoso centrale) contribuisce alle alterazioni della sfera neuropsichica. La conseguenza sarà il cattivo umore, la stanchezza cronica, il dolore addominale diffuso che insorgono senza vere cause organiche.

La candidosi cronica
L’alterazione del metabolismo delle vitamine (ipovitaminosi generalizzata) compresa la biotina, ha grande importanza nello sviluppo di una candidosi cronica. Nel 97% degli individui la Candida albicans è presente nel tratto intestinale in forma di spora. Errori alimentari, farmaci, disbiosi e immunodepressione determinano la trasformazione del lievito dalla forma di spora a quella vegetativa. Si ha quindi la formazione di metaboliti tossici (tra cui la formaldeide) con disturbi della sfera neuropsichica, la colonizzazione della mucosa intestinale e delle mucose degli organi vicini (vagina, vescica e uretra). Il micete può anche passare nel circolo sanguigno.

La diagnosi per la disbiosi intestinale
Anamnesi: i farmaci assunti di recente, la dieta alimentare, il fumo, l’ambiente di lavoro, lo stile di vita etc..

Sintomi: flatulenza, diarrea, gengivite cronica. Gastrite cronica.
Dati di laboratorio: alterazioni delle transaminasi e delle alfa-amilasi, la coprocoltura, il pH delle feci (in caso di flora intestinale normale il pH dell’intestino crasso corrisponde a un valore compreso tra 5.5 e 6.0 dall’infanzia fino all’età adulta. Valori superiori a pH 6.0 sono già sospetti); la prova dell’indolo nelle urine (nelle urine si trovano normalmente piccole quantità di indolo pari a 4-20 mg nelle 24 ore). In caso di disbiosi intestinale grave nelle urine è presente lo scatolo.

Kinesiologia: utilizzando i punti MO del colon e del piccolo intestino sulla parete addominale oppure utilizzando le fiale test del sistema VEGA scatolo e indolo.
Bioelettronica: con l’EAV e con il VEGA-test.

La terapia per la disbiosi intestinale: I fermenti o i batteri lattici
La prima misura da adottare in un paziente con disbiosi è il cambiamento delle sue abitudini alimentari. Ad esso vengono associate le terapie drenanti e disintossicanti. Importante è l’assunzione dei bioterapici, meglio conosciuti con il termine di “fermenti lattici” o batteri lattici.
I batteri lattici, come già detto, comprendono quella specie di habitat intestinale che protegge e promuove il processo digestivo. I batteri lattici, sulla base di recenti acquisizioni, si distribuiscono nei seguenti generi: lactobacillus, lactococcus, streptococcus, leuconostococcus, pediococcus. (NdR: oltre agli enzimi vegetali)

La storia dei fermenti lattici
L’uomo è da sempre, in stretta relazione con i batteri lattici. La documentazioni di antiche civiltà, quali la assiro-babilonese, l’egizia, l’araba, la persiana e l’indiana, testimoniano l’uso di latti fermentati con significato terapeutico.
La loro popolarità giunge in occidente all’inizio del 900 quando il microbiologo russo Metchnikoff, premio Nobel 1908, mette in relazione la longevità delle popolazioni balcaniche con il largo consumo dei prodotti fermentati: yogurt, koumis kefir, mazum e dahi. Ai giorni nostri è ormai dimostrato che i batteri lattici svolgono il ruolo di attivazione dell’attività digestiva e di terapia di un eventuale disbiosi. Viene quindi giustificata e promossa la produzione sia lo spazio che i batteri lattici già occupano nella ricerca clinica e nelle preparazioni alimentari.

I principali fermenti lattici

Il Lactobacillus acidophilus è indubbiamente il più usato per il suo effetto probiotico e terapeutico. Grazie al suo effetto antagonista verso specie microbiche dannose per il nostro organismo, contribuisce all’equilibrio dell’ecosistema intestinale, producendo antibiotici altamente attivi verso gram-positivi e gram negativi. In vitro mostra attività contro Pseudomonas aeruginosa, Pseudomonas fluorescens, Proteus vulgaris, Serratia marcescens e Staphylococcus aureus. L’ attività antibiotica è dovuta ad una sostanza chiamata acidofillina e da un’altra sostanza chiamata lactocidina. È stato isolato anche un altro antibiotico attivo verso l’Escherichia coli.

Il Lactobacillus bulgaricus produce tre sostanze antibiotiche che hanno dimostrato attività nei confronti di 15 specie batteriche differenti; dallo Streptococcus thermophilus è stata estratta una sostanza inibente, la nisina, con attività inibente verso streptococchi del gruppo A,B,E,F,G,K,M,N, stafilococchi, micrococchi, pneumococchi, neisseria, alcune specie di bacillus, clostridium, lactobacillus, actinomyces ed erysipelotrix.

I Requisiti dei Fermenti Lattici 
Oltre che attraverso l’assunzione di yogurt, i fermenti lattici possono essere, dunque, assunti mediante una vera terapia con bioterapici.
La somministrazione di fermenti lattici vivi per un periodo protratto può risolvere brillantemente l’intero quadro clinico legato a flatulenza, borborigmi, meteorismo e dolori addominali, tipico di una disbiosi intestinale incombente, con totale risoluzione della sintomatologia e regolarizzazione delle scariche giornaliere.
I fermenti lattici contenuti nel bioterapico devono essere numerosi (la carica batterica iniziale deve essere non inferiore a 200 milioni per cmc), per con sentire a buona parte di essi di superare la barriera acida dello stomaco e di poter quindi colonizzare l’intero tubo digerente.
Devono essere assunti vivi e biochimicamente attivi e per questo la tecnica migliore è la loro liofilizzazione. Nei preparati liofilizzati i germi si trovano in stasi metabolica e la validità è notevolmente superiore a quella dei germi preparati con colture in mezzo liquido o essiccato. Non è assolutamente consigliabile l’uso di bioterapici a base di spore, dal momento che per la caratteristica vita latente, necessitano di un periodo più lungo di attivazione.

I dati elaborati, sono parzialmente tratti da uno studio del Dr.Lamberto De Sanctis e della D.ssa Rosanna D’Alessandro “LA DISBIOSI INTESTINALE” – della OTI Omeo Tossicologici Italia srl. 

Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.

Nella Disbiosi, vengono inviate sostanze tossiche endoprodotte nell’organismo

Quando flora batterica si altera e i batteri lavorano male (disordine fra i vari ceppi), vengono anche a ridursi gli enzimi e le (IgA) immunoglobuline che sono le basi del sistema immunitario. In tali condizioni i funghi proliferano a dismisura per la mancanza di batteri antagonisti.
Ricordiamo che le immunoglobuline (IgA) fanno parte del sistema immunitario, presente nell’intestino con un numero da 100 alle 200 stazioni linfatiche (placche di Peyer), che rappresentano almeno il 65% del nostro potenziale immunitario.

Quando la flora intestinale non è equilibrata, gli aminoacidi derivati dalle proteine maldigerite, subiscono un processo di decarbossilazione che produce le seguenti amine tossiche:
arginina–> agmatina
cistina e cisteina–> mercaptano
istidina–> istamina
lisina–> cadaverina
ornithina–> putrescina
tirosina–> tiratina
triptofano–> indolo e scatolo

Molte di queste amine sono dei potenti veleni vasocostrittori. Va notato che l’indolo e lo scatolo (metilindolo ) sono responsabili in gran misura del particolare odore delle feci. Questo porta a comprendere perché le feci dei vegetariano non hanno odore o ne hanno uno assai leggero.

Alle amine sopradescritte vanno aggiunte le sostanze tossiche di origine fermentativa (ac. acetico, CO2, acido ossalico ecc)

Nella disbiosi si presenta alterato anche l’equilibrio tra il gruppo di batteri acidofili-bifidi e gli organismi coliformi. Se predominano i batteri coliformi la flora tende dal colon verso il tenue; se predomina il gruppo degli acidofili – bifidi (che sono conosciuti come fermentatori dell’acido lattico), la loro produzione eccessiva di acido cambia il pH intestinale (normalmente da 5,5 – 6, ovvero poco alcalino) ed i batteri coliformi non sono più in grado di funzionare correttamente.

Si è constatato che il 5,82% delle disbiosi sono caratterizzate da alterazioni dell’Escherichia Coli mentre nel restante 54,18% vi è una quasi totale assenza di lattobacilli. (NdR: una delle cause piu’ importanti delle disbiosi, oltre all’alimentazione errata e stress vi sono i Vaccini ed i farmaci di sintesi)

Anche una dieta ricca di grassi può creare seri problemi. Innanzitutto tende a far variare il pH del colon verso una maggiore acidità o basicità, incrementa inoltre la produzione di acidi biliari che vengono convertiti dai batteri intestinali in carcinogeni e cocarcinogeni (Fecapentani e Chetosteroidi); queste sostanze possono stimolare una proliferazione cellulare in senso neoplastico.
Se la flora batterica non viene riportata nelle sue condizioni ottimali, si instaurerà una condizione cronica di malnutrizione cellulare, le tossine non verranno più eliminate e dovranno essere accumulate sia nel mesenchima (tessuto connettivo) che nel parenchima (cellule). Il sangue non potrà più trasportare le sostanze necessarie per la salute organica, e il corpo si ammalerà proponendo una di quelle innumerevoli manifestazioni che vanno sotto il nome di “malattie”. Tratto da: viveremeglio.it

Molto utile e’ anche l’ARGILLA (fango di terra argillosa) mangiata come un “dolce” ogni giorno od ogni 2 o 3 giorni per un certo periodo che in genere varia da soggetto a soggetto, con un minimo di 15 giorni; alle volte e’ necessario assumerla per periodi piu’ lunghi. Fare attenzione che l’argilla puo’ portare stitichezza. L’argilla con il suo potere mineralizzante, cicatrizzante e chelante, fornisce un ottimo ausilio a tutti coloro che si debbono disintossicare dalle sostanze tossiche, aiutando la disinfiammazione e la disintossicazione dell’apparato digerente ed il corpo intero.

Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano la salute, non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.