L’ADHD, Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, è uno dei più comuni disturbi del neurosviluppo. Può manifestarsi con difficoltà persistenti nel mantenere l’attenzione, impulsività, iperattività e problemi nell’organizzazione delle attività quotidiane.
Non si tratta semplicemente di una difficoltà a “stare attenti”. L’ADHD può influenzare l’apprendimento, il rendimento scolastico e lavorativo, le relazioni sociali, la gestione del tempo e la capacità di autoregolazione.
Un elemento particolarmente importante è la frequente presenza di altre condizioni associate. L’ADHD può infatti accompagnarsi a disturbi neuroevolutivi, disturbi oppositivo-provocatori e della condotta, disturbi d’ansia e dell’umore. Sono state inoltre osservate associazioni con alcune condizioni fisiche, tra cui obesità, disturbi del sonno e asma. La presenza contemporanea di più problematiche può aumentare la complessità del quadro e rendere necessario un approccio diagnostico e terapeutico personalizzato.
Quanto è diffuso l’ADHD?
Comprendere la reale diffusione dell’ADHD è importante per organizzare adeguatamente i servizi sanitari, i percorsi diagnostici e le strategie di prevenzione e assistenza.
Le stime disponibili possono tuttavia essere molto diverse tra loro, perché dipendono dalla popolazione studiata, dai criteri diagnostici utilizzati e dal metodo con cui vengono identificati i casi.
Le precedenti revisioni epidemiologiche internazionali, basate soprattutto sui criteri diagnostici DSM, hanno generalmente collocato la prevalenza dell’ADHD nell’infanzia e nell’adolescenza intorno al 5-7%. Alcune metanalisi hanno stimato una prevalenza globale nei bambini e negli adolescenti intorno al 7%.
Un importante studio pubblicato nel 2026 su Molecular Psychiatry, utilizzando i dati del Global Burden of Disease Study 2021, ha fornito una fotografia epidemiologica aggiornata dell’ADHD in 204 Paesi e territori.
Secondo questa analisi, nel 2021 vivevano nel mondo circa 46,9 milioni di bambini e giovani di età inferiore ai 20 anni con ADHD. La prevalenza globale stimata era pari all’1,78%, mentre nello stesso anno sarebbero stati circa 4,11 milioni i nuovi casi, corrispondenti a un’incidenza dello 0,16%.
Questa percentuale più bassa rispetto alle precedenti stime del 5-7% non rappresenta necessariamente una contraddizione. Il modello GBD integra infatti studi condotti utilizzando criteri diagnostici differenti, compresi quelli basati sulla classificazione ICD, che può identificare una popolazione più ristretta rispetto ai criteri DSM. Inoltre, gli stessi autori evidenziano la possibilità di una sottostima, soprattutto nei Paesi in cui l’accesso alla diagnosi e ai servizi specialistici è limitato.
È quindi più corretto considerare le diverse percentuali come stime ottenute attraverso metodologie differenti, piuttosto che come valori alternativi tra loro.
L’ADHD interessa soprattutto i maschi?

L’ADHD viene diagnosticato più frequentemente nei maschi rispetto alle femmine. I dati GBD 2021 relativi ai soggetti sotto i 20 anni indicano una prevalenza stimata del 2,52% nei maschi, rispetto allo 0,99% nelle femmine.
Il rapporto tra diagnosi maschili e femminili non significa però necessariamente che il disturbo sia realmente molto più raro nelle ragazze. Nelle femmine può manifestarsi più frequentemente attraverso difficoltà attentive e problemi di autoregolazione meno evidenti, mentre l’iperattività e l’impulsività possono essere meno marcate. Questo può contribuire a una minore probabilità di riconoscimento e a diagnosi più tardive.
Un disturbo che può proseguire nell’età adulta
L’ADHD non è esclusivamente un disturbo dell’infanzia. In una parte delle persone i sintomi persistono durante l’adolescenza e nell’età adulta, assumendo caratteristiche che possono incidere sulla vita quotidiana, sul lavoro e sulle relazioni.
Nell’adulto possono diventare particolarmente evidenti le difficoltà di organizzazione, gestione del tempo, concentrazione prolungata, controllo degli impulsi e regolazione delle emozioni. Per questo motivo, quando si parla di ADHD, è importante considerare l’intero arco della vita e non soltanto la popolazione pediatrica.
La situazione in Italia
Anche per l’Italia le stime possono variare in funzione dei criteri utilizzati. Le valutazioni disponibili indicano comunque che l’ADHD rappresenta un problema di salute tutt’altro che trascurabile. Una stima riportata in documenti AIFA considera una prevalenza intorno al 5% nella popolazione in età scolare e al 3% negli adulti, corrispondente indicativamente a circa 300.000 minori e 1,5 milioni di adulti potenzialmente interessati.
Altre analisi epidemiologiche italiane hanno prodotto valori inferiori, confermando quanto sia importante non attribuire alla popolazione italiana un’unica percentuale rigida. Un ulteriore elemento da considerare è il possibile divario tra prevalenza reale, prevalenza stimata e diagnosi effettivamente effettuate. Non tutte le persone che presentano caratteristiche compatibili con l’ADHD arrivano infatti a una valutazione specialistica.
Più diagnosi e più attenzione al disturbo
Negli ultimi anni si è osservato un aumento dell’attenzione clinica e sociale verso l’ADHD, sia in età pediatrica sia nell’adulto. L’incremento delle diagnosi e dei trattamenti non deve però essere interpretato automaticamente come prova di un aumento della prevalenza biologica del disturbo.
L’aumento può essere influenzato da diversi fattori: maggiore consapevolezza da parte delle famiglie e degli operatori sanitari, migliore capacità di riconoscere i sintomi, criteri diagnostici più accurati, maggiore accesso ai servizi specialistici e maggiore attenzione all’ADHD nell’età adulta.
Anche i dati relativi ai trattamenti farmacologici devono quindi essere interpretati in questo contesto. In Italia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha attivato specifici sistemi di monitoraggio per i principali medicinali utilizzati nel trattamento dell’ADHD, tra cui metilfenidato e atomoxetina. L’aumento dei trattamenti registrati negli ultimi anni testimonia una maggiore presa in carico del disturbo, ma non coincide automaticamente con un aumento equivalente della sua prevalenza.
ADHD e nutrizione: quale possibile ruolo?

Una volta effettuata la diagnosi e definito il percorso clinico più appropriato, l’attenzione può essere rivolta anche agli stili di vita e allo stato nutrizionale.
È proprio in questo ambito che si inserisce l’interesse crescente per alcuni nutraceutici e sostanze di origine naturale, studiati per il loro possibile ruolo nel sostenere attenzione, concentrazione, funzioni cognitive e benessere generale.
È fondamentale, tuttavia, mantenere una distinzione precisa: un nutraceutico non deve essere considerato una cura dell’ADHD e non può sostituire una terapia prescritta dal medico. Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono piuttosto la possibilità che alcuni nutrienti o estratti possano rappresentare, in determinate situazioni, un supporto complementare, sempre valutando le caratteristiche individuali della persona.
L-teanina e caffeina
Tra le sostanze maggiormente studiate troviamo la L-teanina, aminoacido presente naturalmente nel tè, e la caffeina. La L-teanina è stata studiata soprattutto per i suoi possibili effetti sul sonno e sull’attenzione. Alcune ricerche indicano un miglioramento dell’efficienza del sonno, mentre le evidenze sugli altri parametri del sonno sono meno uniformi.
Anche la caffeina da sola non ha mostrato risultati sufficientemente solidi per essere considerata un trattamento dell’ADHD. Maggiore interesse ha suscitato invece la combinazione L-teanina + caffeina.
Uno studio randomizzato, in doppio cieco e crossover pubblicato nel 2026 su Nutritional Neuroscience ha confrontato la combinazione L-teanina/caffeina con metilfenidato e placebo in 21 adolescenti con ADHD, di età compresa tra 10 e 19 anni.
Lo studio ha osservato una riduzione degli errori di commissione sia con la combinazione ad alto dosaggio sia con il metilfenidato, senza una differenza significativa tra i due interventi per questo parametro. Il metilfenidato ha tuttavia mostrato un vantaggio sul tempo di reazione.
Si tratta di risultati interessanti, ma ottenuti su un campione molto piccolo e che non consentono di considerare la combinazione L-teanina/caffeina come alternativa alla terapia farmacologica.
Bacopa monnieri e Ginkgo biloba
Anche alcuni estratti vegetali sono stati oggetto di studi nell’ambito dell’attenzione e delle funzioni cognitive.
La Bacopa monnieri è stata studiata per i possibili effetti su attenzione, memoria e alcuni sintomi comportamentali. Le evidenze disponibili mostrano risultati interessanti soprattutto relativamente alla componente inattentiva e alle funzioni cognitive.
Il Ginkgo biloba è stato a sua volta studiato nell’ADHD. Alcuni studi hanno rilevato una riduzione dei sintomi, soprattutto dell’inattenzione, ma con un’efficacia inferiore rispetto al metilfenidato.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 sulla rivista Nutrients ha analizzato diverse categorie di integratori e micronutrienti, evidenziando possibili benefici su alcuni sintomi dell’ADHD, ma anche la necessità di ulteriori studi di qualità. Il messaggio scientifico più importante è quindi che queste sostanze possono essere oggetto di interesse come supporto, ma non possono essere considerate sostitutive dei trattamenti approvati.
Omega-3, zinco, ferro, magnesio e vitamina D
Anche alcuni nutrienti sono stati studiati in relazione all’ADHD. Tra questi troviamo gli acidi grassi omega-3 EPA e DHA, lo zinco, il ferro, il magnesio e la vitamina D.
In questo caso è particolarmente importante evitare generalizzazioni. L’eventuale integrazione dovrebbe essere valutata soprattutto quando esiste una carenza o un apporto insufficiente documentato. Per esempio, il ferro può avere particolare rilevanza quando i livelli di ferritina risultano bassi; analogamente, la vitamina D dovrebbe essere integrata in presenza di una carenza accertata o sulla base delle indicazioni del medico.
L’obiettivo non è quindi assumere indiscriminatamente numerosi integratori, ma individuare, quando necessario, eventuali carenze o squilibri nutrizionali correggibili.
Klamin e Klamath: un interesse crescente per la ricerca
Tra gli ingredienti di origine naturale che stanno suscitando interesse rientra anche il Klamin®, estratto brevettato ottenuto dalla microalga Klamath (Aphanizomenon flos-aquae). Il Klamin è caratterizzato dalla presenza di feniletilamina (PEA) e contiene naturalmente altri composti bioattivi, tra cui pigmenti e sostanze ad attività antiossidante.
L’interesse nei confronti del Klamath e dei suoi estratti riguarda in particolare il possibile sostegno alle funzioni cognitive, alla vitalità mentale e al benessere dell’organismo.
Nel contesto dell’ADHD è però importante utilizzare un linguaggio corretto: Klamin non deve essere presentato come trattamento dell’ADHD, ma come ingrediente nutrizionale che può rientrare in un approccio complementare, sempre nell’ambito di una valutazione individuale.
Particolare attenzione deve essere posta anche alle possibili interazioni con farmaci. Chi assume antidepressivi o farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale dovrebbe consultare il proprio medico prima di utilizzare prodotti contenenti Klamin.
NEUROFLOR AD e NEUROFLOR ADI
Nel catalogo di Erboristeria Arcobaleno sono presenti anche formulazioni specificamente rivolte al supporto nutrizionale e naturale nell’ambito dell’attenzione e dell’iperattività.
NEUROFLOR AD è proposto per l’area del deficit dell’attenzione e contiene, tra gli altri ingredienti, estratto di Rhodiola rosea e Klamath.
NEUROFLOR ADI è invece formulato con particolare riferimento all’area del deficit dell’attenzione associato all’iperattività e contiene Rhodiola e Klamath insieme ad altri estratti vegetali e floreali.
Questi prodotti devono essere considerati nell’ambito di un percorso di supporto, non come sostituti della diagnosi o delle terapie prescritte dal medico. Per conoscere le caratteristiche dei prodotti dedicati al benessere dei più giovani è possibile consultare la sezione Arcobaleno Bimbi, dove sono raccolte le proposte dedicate a bambini e ragazzi.
Integratori alimentari: quale ruolo possono avere?
Gli integratori alimentari non sono farmaci e, pertanto, non hanno lo scopo di curare una patologia, ma di integrare o supplementare la dieta.
In quanto prodotti alimentari, possono trovare indicazione quando siano presenti carenze nutrizionali documentate, oppure in situazioni di rischio o di aumentato fabbisogno associate a particolari condizioni o abitudini alimentari. In questo senso, si può parlare in modo estensivo del loro ruolo “salutistico”, inteso come contributo al mantenimento del benessere e del normale funzionamento dell’organismo.
È tuttavia fondamentale ricordare che gli integratori non possono e non devono sostituire un’alimentazione adeguata e bilanciata, che rimane la principale fonte di macro- e micronutrienti.
Questo principio assume un’importanza ancora maggiore in età pediatrica. Durante l’infanzia e l’adolescenza, infatti, l’alimentazione deve fornire tutti i nutrienti necessari al corretto sviluppo psicofisico, tenendo conto della crescita, del fabbisogno energetico individuale e del livello di attività fisica.
Nel caso dell’ADHD, quindi, l’eventuale ricorso a specifici nutrienti o integratori dovrebbe essere considerato all’interno di un approccio personalizzato, valutando innanzitutto l’alimentazione, eventuali carenze documentate e le caratteristiche individuali del bambino o dell’adolescente.
Gli integratori possono eventualmente rappresentare un supporto complementare, ma non sostituiscono né la valutazione specialistica né le strategie terapeutiche eventualmente prescritte dal medico.
Conclusioni
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo frequente, che può interessare sia l’infanzia sia l’età adulta e che può essere associato ad altre condizioni neuropsichiatriche e fisiche.
Le diverse stime epidemiologiche dimostrano quanto sia complesso quantificare il fenomeno: le metanalisi basate sui criteri DSM arrivano generalmente a percentuali più elevate, mentre le stime del Global Burden of Disease forniscono valori inferiori, anche per le differenti metodologie diagnostiche utilizzate.
Ciò che emerge con chiarezza è l’importanza di riconoscere precocemente il disturbo e garantire un percorso di valutazione e trattamento adeguato.
Parallelamente, la ricerca sta approfondendo il possibile ruolo di diversi nutrienti, estratti vegetali e nutraceutici, tra cui omega-3, Bacopa, Ginkgo, L-teanina, Klamath e Klamin.
Le evidenze attuali suggeriscono prudenza: questi strumenti possono avere un possibile ruolo complementare, ma non sostituiscono la diagnosi, il monitoraggio e le terapie indicate dagli specialisti.
Bibliografia
- Molecular Psychiatry (2026) – Studio epidemiologico internazionale sull’incidenza, prevalenza e impatto globale dell’ADHD. Leggi lo studio su Molecular Psychiatry
- Nutrients (2025) – Efficiency of Different Supplements in Alleviating Symptoms of ADHD with or Without the Use of Stimulants: A Systematic Review. Nutrients. 2025;17(9):1482. DOI: 10.3390/nu17091482. Leggi la revisione sistematica su Nutrients
- Nutritional Neuroscience (2026) – Balasooriya N. et al. Effects of L-theanine-caffeine combination on selective attention among adolescents with attention-deficit hyperactivity disorder: a double-blind, placebo-controlled, crossover study. DOI: 10.1080/1028415X.2026.2659148. Leggi lo studio su Nutritional Neuroscience
- Nutrigea – Klamin® – Informazioni ufficiali sull’estratto brevettato della microalga Klamath e sulla sua composizione. Approfondisci Klamin®
- Nutrigea – Klamin® Compresse – Scheda ufficiale del prodotto e caratteristiche dell’estratto Klamin®. Scheda Klamin® Compresse
- Erboristeria Arcobaleno – Arcobaleno Bimbi – Informazioni sui prodotti NEUROFLOR AD e NEUROFLOR ADI e sulla linea dedicata ai bambini. Scopri Arcobaleno Bimbi
- Nutritional Neuroscience (2026), studio crossover randomizzato su L-teanina/caffeina, metilfenidato e placebo negli adolescenti con ADHD. DOI: 10.1080/1028415X.2026.2659148
- Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), documentazione epidemiologica e monitoraggio dei trattamenti farmacologici dell’ADHD.
- L’alga Klamath e i suoi estratti: per l’ADHD e non solo…
Avvertenza
Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce il parere del medico, del pediatra o di altro professionista sanitario.


























