Una selezione di integratori biodinamici naturali scelti per offrire qualità, equilibrio e benessere quotidiano nel rispetto della natura e dei suoi ritmi.

Gli integratori biodinamici Citozeatec rappresentano una linea di prodotti sviluppata secondo una particolare tecnologia proprietaria denominata conversione enzimatica sequenziale. Si tratta di un approccio che trae ispirazione dai meccanismi biochimici delle cellule e utilizza specifici enzimi come catalizzatori durante il processo produttivo.

La linea nasce dall’idea che il metabolismo cellulare possa essere sostenuto attraverso preparazioni ottenute mediante trasformazioni enzimatiche controllate, piuttosto che dalla semplice miscelazione di ingredienti.

Secondo la documentazione tecnica Citozeatec, il risultato è una gamma di prodotti destinata a favorire l’equilibrio metabolico e la fisiologica attività cellulare mediante un approccio definito “biodinamico”.

La tecnologia della conversione enzimatica sequenziale

Il principio fondamentale della tecnologia Citozeatec è rappresentato dalla conversione enzimatica sequenziale, un processo nel quale differenti enzimi intervengono in successione sullo stesso substrato.

Gli enzimi sono catalizzatori biologici indispensabili alla vita. La loro funzione consiste nel favorire le reazioni biochimiche abbassando l’energia di attivazione necessaria affinché esse possano avvenire. Senza l’azione degli enzimi gran parte delle reazioni metaboliche cellulari risulterebbe troppo lenta per sostenere i normali processi fisiologici.

La tecnologia Citozeatec riproduce questo principio durante la preparazione degli integratori, utilizzando una successione di reazioni enzimatiche che trasformano progressivamente il substrato nutrizionale.

Il ruolo degli enzimi nella biodinamica

Gli enzimi sono proteine altamente specializzate che intervengono praticamente in ogni reazione metabolica dell’organismo. Essi non si limitano ad accelerare le reazioni, ma riconoscono selettivamente il substrato sul quale devono agire grazie alla loro struttura tridimensionale. Solo quando avviene questo riconoscimento si realizza l’evento catalitico che porta alla sintesi di nuove molecole.

Per questo motivo la tecnologia biodinamica attribuisce particolare importanza alla qualità delle conversioni enzimatiche durante la produzione degli integratori.

Memoria biologica e riconoscimento cellulare

Uno degli aspetti più caratteristici della filosofia Citozeatec è il concetto di memoria biologica. Durante la conversione enzimatica il prodotto acquisirebbe informazioni biologiche derivanti dall’interazione con gli enzimi utilizzati nei reattori. Queste informazioni costituirebbero una sorta di “firma biologica” che favorirebbe il riconoscimento da parte dei normali sistemi enzimatici cellulari.

Questa interpretazione rappresenta uno dei principi teorici su cui si basa la tecnologia biodinamica sviluppata da Citozeatec.

Energia cellulare e metabolismo

Nel modello descritto da Citozeatec, gli enzimi vengono considerati vere e proprie macchine biologiche. Per svolgere la loro attività necessitano di energia sotto forma di elettroni, gruppi fosforilati e altri cofattori che consentono l’attivazione delle normali reazioni metaboliche.

 Il metabolismo cellulare dipende dall’equilibrio tra enzimi, substrati energetici e processi di riconoscimento molecolare.

I prodotti della linea biodinamica Citozeatec

Integratori biodinamici Citozeatec

La linea comprende sette prodotti principali:

  • Citozym
  • Ergozym
  • Ergozym Plus
  • Propulzym
  • Dulcozym
  • Citexivir
  • Citovigor
  • Citoethyl
  • Mineral P-450
  • Probiotic P-450
  • Citovet

Ogni formulazione è stata sviluppata per inserirsi in un programma biodinamico organico, nel quale i diversi prodotti vengono utilizzati secondo una logica di complementarità.

Componenti bioenzimatici Citozeatec e invecchiamento cellulare: il razionale biodinamico

L’invecchiamento è un processo biologico complesso che coinvolge progressivamente tutte le cellule dell’organismo. Tra i meccanismi maggiormente studiati dalla ricerca figurano lo stress ossidativo, la riduzione dell’efficienza metabolica, le alterazioni dei sistemi di riparazione cellulare e il progressivo accorciamento dei telomeri.

Nella filosofia biodinamica sviluppata da Citozeatec, il mantenimento dell’equilibrio cellulare rappresenta uno degli aspetti fondamentali per sostenere il benessere dell’organismo nel tempo.

Il ruolo del sangue e degli eritrociti

Il sangue costituisce il principale sistema di trasporto dell’organismo, distribuendo ossigeno, nutrienti e numerose molecole biologicamente attive ai diversi tessuti, compresi cervello, cuore, fegato, pancreas e muscoli.

Gli eritrociti (globuli rossi) sono gli elementi cellulari deputati al trasporto dell’ossigeno e rappresentano un indicatore della funzionalità del microcircolo.

Secondo la documentazione tecnica Citozeatec, l’osservazione della vitalità degli eritrociti dopo l’esposizione ai componenti bioenzimatici costituirebbe uno degli elementi utilizzati dal produttore per illustrare la propria teoria biodinamica, mostrando differenze rispetto a campioni non trattati. Il documento richiama inoltre un confronto illustrato mediante materiale video.

Approfondimento video

Per comprendere meglio la filosofia biodinamica Citozeatec e osservare le immagini degli eritrociti richiamate nella documentazione tecnica, è possibile visionare il seguente approfondimento video: Video: Contrastare l’invecchiamento della salute mediante componenti bioenzimatici Citozeatec

Nota: il video rappresenta il punto di vista e il modello teorico illustrato da Citozeatec. Le osservazioni e le interpretazioni riportate costituiscono la descrizione dell’approccio proposto dal produttore e non sostituiscono le evidenze derivanti dalla ricerca clinica o il parere di un professionista sanitario.

NADPH: il vettore energetico

Nel modello biodinamico Citozeatec un ruolo centrale viene attribuito al NADPH (nicotinammide adenina dinucleotide fosfato ridotto), una molecola coinvolta in numerosi processi metabolici. Secondo il produttore, i componenti bioenzimatici sarebbero in grado di fornire vettori ad alta energia riconducibili al NADPH, destinati a sostenere le normali attività metaboliche della cellula e i processi biodinamici descritti dalla linea Citozeatec.

Il NADPH viene indicato come uno dei principali elementi coinvolti nei meccanismi di difesa cellulare e nelle trasformazioni metaboliche che caratterizzano l’approccio biodinamico.

Telomeri e stabilità cromosomica

I telomeri sono strutture localizzate alle estremità dei cromosomi e svolgono un ruolo fondamentale nella protezione del materiale genetico durante i processi di duplicazione cellulare.

La letteratura scientifica riconosce che la loro progressiva riduzione è uno dei fenomeni associati all’invecchiamento cellulare. La loro lunghezza viene mantenuta dall’enzima telomerasi, che interviene aggiungendo sequenze ripetitive alle estremità cromosomiche, contribuendo alla stabilità dei cromosomi.

Nel materiale Citozeatec questo sistema biologico viene richiamato come parte del razionale teorico che collega metabolismo cellulare, energia biochimica e processi di invecchiamento.

Considerazioni finali

Gli integratori biodinamici Citozeatec rappresentano una linea caratterizzata da una filosofia produttiva originale, basata sulla conversione enzimatica sequenziale e sull’importanza attribuita agli enzimi nei processi metabolici.

I prodotti costituiscono una proposta differente rispetto agli integratori convenzionali, poiché il loro razionale produttivo è fondato su un modello teorico sviluppato dall’azienda che pone al centro il ruolo delle trasformazioni enzimatiche e della complementarità tra le diverse referenze della gamma.

Domande frequenti (FAQ) sugli Integratori Alimentari Biodinamici Citozeatec

I prodotti Citozeatec sono farmaci?

No. I prodotti Citozeatec appartengono alla categoria degli integratori alimentari e non sono medicinali. Sono formulati per integrare la normale alimentazione e devono essere utilizzati nell’ambito di uno stile di vita sano ed equilibrato. Non sono destinati alla diagnosi, prevenzione o trattamento di malattie.

Cosa contengono gli integratori biodinamici Citozeatec?

Secondo il produttore, gli integratori Citozeatec contengono vitamine selezionate e componenti ottenuti mediante una tecnologia proprietaria di conversione enzimatica sequenziale.

Il processo produttivo utilizza amido di mais non OGM, trasformato attraverso specifiche lavorazioni enzimatiche per ottenere particolari zuccheri che, nella teoria biodinamica Citozeatec, svolgono la funzione di vettori energetici destinati a sostenere la fisiologica attività enzimatica cellulare.

Cosa significa “integratori alimentari biodinamici”?

Per Citozeatec il termine “biodinamici” identifica prodotti realizzati secondo i principi dell’Enzimologia Biodinamica, l’approccio teorico sviluppato dall’azienda.

Secondo questa impostazione, il corretto funzionamento degli enzimi rappresenta un elemento fondamentale dell’equilibrio biologico dell’organismo e costituisce il razionale sul quale è stata sviluppata l’intera linea di prodotti.

Perché i prodotti contengono molti zuccheri?

Gli zuccheri presenti negli integratori Citozeatec non vengono considerati semplicemente una fonte calorica ma fanno parte della tecnologia biodinamica come vettori energetici ottenuti attraverso la conversione enzimatica.

La loro funzione viene descritta nell’ambito del modello teorico Citozeatec come supporto ai normali processi enzimatici cellulari.

I prodotti Citozeatec contengono enzimi?

No. Gli integratori non contengono enzimi attivi.

Gli enzimi vengono utilizzati esclusivamente durante il processo produttivo per realizzare le conversioni enzimatiche caratteristiche della tecnologia Citozeatec.

Quali prodotti utilizzare per il benessere generale?

Per il mantenimento del benessere, il produttore descrive un protocollo denominato “Acqua Enzimatica”, costituito da:

  • 30 ml di Citozym
  • 1 stick di Propulzym
  • sciolti in un litro d’acqua da assumere durante la giornata.

Le modalità di utilizzo e la durata dell’assunzione dovrebbero essere valutate insieme al professionista sanitario di riferimento.

Possono comparire effetti indesiderati?

Durante la fase iniziale di assunzione alcune persone possono manifestare temporaneamente meteorismo o alterazioni dell’alvo. Qualora tali sintomi risultino persistenti o particolarmente intensi è opportuno consultare il proprio medico o farmacista.

Dopo quanto tempo si percepiscono i benefici?

I tempi possono variare sensibilmente da persona a persona.

Secondo il produttore, la risposta dipende dalle caratteristiche individuali, dal programma seguito e dalle condizioni dell’organismo.

Sono disponibili testimonianze di utilizzo?

Sul sito ufficiale Citozeatec è disponibile una sezione dedicata alle esperienze degli utilizzatori. Le testimonianze rappresentano esperienze individuali e non costituiscono prove scientifiche di efficacia.

Esistono pubblicazioni scientifiche?

Citozeatec rende disponibili sul proprio sito le pubblicazioni e la documentazione scientifica che riguardano la propria tecnologia.

Per approfondimenti è consigliabile consultare direttamente la sezione dedicata.

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Un viaggio alla scoperta di come si sta evolvendo il mondo degli integratori: dalle basi scientifiche più consolidate alle nuove proposte dell’Enzimologia biodinamica, tra promesse, potenzialità e interrogativi ancora aperti.

Il mondo degli integratori alimentari ha conosciuto, nel corso degli ultimi decenni, una crescita notevole sia in termini di diffusione sia di diversificazione delle tipologie disponibili. In origine, questi prodotti erano concepiti per sopperire a specifiche carenze nutrizionali: vitamine, minerali, aminoacidi essenziali, acidi grassi polinsaturi, probiotici e prebiotici costituivano il nucleo di un’integrazione finalizzata al mantenimento delle normali funzioni fisiologiche dell’organismo.

L’espansione del mercato e delle conoscenze biochimiche ha tuttavia portato alla comparsa di nuove categorie di integratori, tra cui quelli sviluppati secondo i principi della cosiddetta Enzimologia biodinamica. Prima di esaminare questo approccio innovativo, è però indispensabile ricordare cosa definisce realmente un integratore e quali sono i limiti che la scienza e la normativa impongono.

Integratori alimentari: cosa sono davvero secondo la scienza e la normativa

Nel contesto europeo, la Direttiva 2002/46/CE stabilisce che gli integratori alimentari sono prodotti alimentari che apportano nutrienti in forma concentrata. Non sono farmaci, non curano malattie e non possono essere presentati come tali. Questa distinzione è cruciale, poiché influenza non solo la comunicazione commerciale, ma anche il modo in cui devono essere interpretati i loro effetti potenziali.

Dalle linee guida dell’EFSA (European Food Safety Authority) emerge con chiarezza che:

  • un integratore può supportare funzioni fisiologiche,
  • ma non può prevenire, trattare o curare patologie (funzione riservata ai farmaci).

Da un punto di vista scientifico, molte sostanze presenti negli integratori — vitamine, minerali, acidi grassi omega-3, probiotici — sono caratterizzate da meccanismi d’azione noti e ben documentati. Per esempio:

  • la vitamina D modula l’omeostasi del calcio e ha un ruolo nell’immunità innata (Holick, 2007; EFSA Scientific Opinion, 2016);
  • gli omega-3 contribuiscono all’integrità delle membrane cellulari e modulano processi infiammatori (Calder, 2013);
  • i probiotici possono favorire l’equilibrio del microbiota in condizioni di disbiosi (FAO/WHO Guidelines, 2002).

Questo rappresenta la base scientifica “classica” dell’integrazione.

Dall’integrazione nutrizionale all’Enzimologia biodinamica

Accanto agli integratori più tradizionali, negli ultimi anni si è sviluppato un filone innovativo che propone un approccio diverso: non più soltanto fornire nutrienti, ma offrire substrati biochimici progettati per interagire più direttamente con i metabolismi cellulari.

È in questo contesto che nasce l’idea degli Integratori Alimentari Biodinamici (IAB). Secondo i loro promotori, questi integratori non sono meri apportatori di nutrienti, ma prodotti ottenuti tramite conversioni enzimatiche sequenziali che riprodurrebbero, in vitro, processi simili a quelli presenti nelle cellule eucariote.

La loro intenzione dichiarata è quella di facilitare il lavoro degli enzimi intracellulari, sostenendo la bioenergetica cellulare attraverso molecole che mimano i passaggi dei principali cicli metabolici.

La base biochimica: cosa significa “supportare il metabolismo energetico”

Per comprendere il razionale proposto dall’Enzimologia biodinamica, occorre richiamare alcuni concetti fondamentali della biochimica cellulare.

Le cellule producono energia attraverso una rete complessa di reazioni, tra cui:

  • glicolisi, che trasforma il glucosio in piruvato generando ATP e NADH;
  • Ciclo di Krebs, che ossida l’acetil-CoA per produrre equivalenti riducenti destinati alla catena respiratoria;
  • fosforilazione ossidativa, principale fonte di ATP nell’organismo;
  • gluconeogenesi, che sintetizza glucosio a partire da precursori non glucidici;
  • beta-ossidazione, che degrada acidi grassi per produrre acetil-CoA;
  • Ciclo dell’urea, fondamentale per l’eliminazione dell’azoto ammoniacale.

È ben documentato (Alberts et al., Molecular Biology of the Cell) che l’efficienza di questi processi dipende da:

  • disponibilità di substrati,
  • presenza di coenzimi (NAD⁺, CoA, FAD, vitamine del gruppo B),
  • integrità degli enzimi e del loro ambiente cellulare,
  • equilibrio redox.

L’idea degli IAB è dunque quella di produrre substrati e molecole bioattive mediante conversioni enzimatiche mirate, affinché essi possano essere utilizzati più direttamente dagli enzimi cellulari, migliorando la resa dei processi energetici.

Enzimologia biodinamica: un concetto ancora emergente

L’Enzimologia biodinamica sostiene di poter “anticipare” alcune fasi dei metabolismi cellulari, fornendo molecole già trasformate in forme biochimicamente utili.

Il processo si basa su tre concetti chiave:

  1. substrati pre-enzimatici: zuccheri (esosi e pentosi) già parzialmente elaborati da enzimi industriali;
  2. sinergia con coenzimi e cofattori: vitamine e aminoacidi essenziali coinvolti nei cicli bioenergetici;
  3. biodisponibilità metabolica immediata: la capacità teorica delle cellule di incorporare immediatamente queste molecole per alimentare i loro cicli energetici.

La produzione degli IAB avviene tramite sequenze enzimatiche che imitano — secondo i produttori — le vie metaboliche fisiologiche. Da un punto di vista concettuale, questa impostazione ricorda alcune applicazioni tipiche della biotecnologia alimentare, come:

  • la pre-digestione enzimatica di nutrienti,
  • la produzione di peptidi bioattivi da matrici proteiche,
  • l’evoluzione assistita di enzimi per processi alimentari.

Questi settori sono scientificamente consolidati (vedi Journal of Biotechnology, Trends in Food Science & Technology). L’idea di applicare approcci simili agli integratori rappresenta un’estensione originale.

Un ambito da osservare con attenzione

L’Enzimologia biodinamica apre uno scenario interessante: quello degli integratori orientati non solo al nutrimento, ma alla ottimizzazione dei processi bioenergetici intracellulari. Si tratta di una prospettiva coerente con il crescente interesse scientifico verso:

  • la fisiologia mitocondriale (Nicholls, 2017),
  • il ruolo dei metabolismi nel mantenimento dell’omeostasi cellulare,
  • l’impatto dei nutrienti sulla qualità dell’energia cellulare (Nutritional Biochemistry, Cell Metabolism).

L’Enzimologia biodinamica è attualmente un terreno intermedio: scientificamente promettente, concettualmente interessante, ma bisognoso di ulteriori conferme.

Integratori Alimentari Biodinamici (IAB)

Negli ultimi anni si è fatto strada un nuovo filone nel vasto panorama degli integratori alimentari: quello degli Integratori Alimentari Biodinamici (IAB). Secondo i loro promotori, questi prodotti rappresentano un’evoluzione rispetto all’integrazione nutrizionale tradizionale, poiché contengono molecole ottenute tramite conversioni enzimatiche sequenziali progettate per “dialogare” direttamente con i metabolismi cellulari.

L’idea di fondo è relativamente intuitiva: se gli enzimi cellulari sono responsabili del corretto funzionamento dei processi metabolici — dalla glicolisi al Ciclo di Krebs, fino alla beta-ossidazione degli acidi grassi — allora fornire loro substrati pre-lavorati, già trasformati in forme biochimicamente attive, potrebbe facilitare il loro lavoro. In questo modo, l’integratore non sarebbe solo un supporto nutrizionale, ma un aiuto alla bioenergia cellulare, concetto centrale alla base di questa proposta.

Un processo biotecnologico ispirato al metabolismo cellulare

I produttori degli IAB descrivono un procedimento che mira a imitare, per quanto possibile in vitro, le vie metaboliche della cellula eucariote. Partendo da amido di mais proveniente da agricoltura biologica, vengono applicate sequenze enzimatiche che trasformano gli zuccheri (esosi e pentosi) in molecole considerate più facilmente utilizzabili dai metabolismi intracellulari. Altri componenti — come vitamine del gruppo B, amminoacidi e cofattori — vengono aggiunti per sostenere ulteriormente le reazioni biochimiche.

Il risultato è una miscela di substrati che sarebbe riconosciuta rapidamente dagli enzimi cellulari. Da qui nasce anche l’espressione “Attivatori Metabolici Non Ormonali”, un’etichetta che riflette l’idea di “risvegliare” l’attività enzimatica senza agire su vie endocrine.

Citozeatec e la ricerca sulle conversioni enzimatiche

La società Citozeatec S.r.l., che produce gli integratori biodinamici, basa la sua attività su oltre trent’anni di esperienza nell’ambito delle biotecnologie enzimatiche. Le loro ricerche sono focalizzate sull’identificazione delle sequenze enzimatiche e delle condizioni operative in grado di replicare, almeno in parte, alcune tappe dei metabolismi cellulari. Studi preliminari condotti in collaborazione con gruppi universitari hanno suggerito che i prodotti ottenuti attraverso queste conversioni possano interagire con i metabolismi energetici.

Un approccio che richiama l’attenzione sul metabolismo

Uno degli aspetti più interessanti di questa proposta è il suo richiamo costante alla centralità del metabolismo cellulare. È noto, infatti, che fattori come stress ossidativo, esposizione ambientale a tossine, invecchiamento e stili di vita poco salutari possono influire sull’efficienza dei processi enzimatici, con ricadute più ampie sul benessere generale.

Gli IAB si inseriscono proprio in questa cornice: l’idea di fornire substrati prontamente utilizzabili, insieme a nutrienti con ruolo coenzimatico, si propone come un supporto al metabolismo in condizioni di aumentato fabbisogno energetico.

Il prodotto di punta, Citozym, viene proposto come particolarmente orientato al sostegno del metabolismo glucidico mitocondriale, delle vie correlate e della gestione dello stress ossidativo.

Enzimologia biodinamica e integratoriIl processo innovativo alla base di CITOZYM

CITOZYM rappresenta il cuore dell’approccio biodinamico proposto da Citozeatec e nasce da un’idea semplice ma ambiziosa: facilitare il lavoro delle cellule fornendo nutrienti già “pre-disposti” in forme biochimiche più facilmente utilizzabili. L’elemento realmente distintivo del prodotto non va ricercato tanto negli ingredienti in sé, quanto nel processo di produzione, che sfrutta una serie di reazioni enzimatiche sequenziali.
Gli enzimi utilizzati—selezionati per avere metabolismo simile a quello delle cellule umane—“pre-lavorano” zuccheri, vitamine e altri composti, modificandone la struttura per renderli immediatamente riconoscibili e utilizzabili dagli enzimi endogeni, in particolare a livello dei mitocondri, le centrali energetiche della cellula.

Perché la pre–conversione enzimatica può facilitare i processi cellulari

Questa impostazione si fonda su un principio ampiamente riconosciuto nella biochimica cellulare: la cellula utilizza più efficientemente sostanze che si presentano in conformazioni compatibili con i suoi pathway metabolici. Se le molecole nutritive sono già predisposte in forme biochimiche “favorevoli”, esse possono essere integrate più rapidamente nei processi metabolici principali, come la glicolisi aerobica, il ciclo di Krebs, la beta-ossidazione, la gluconeogenesi e il ciclo dell’urea.
Secondo questa visione, l’azione di CITOZYM può contribuire a un miglioramento della funzionalità mitocondriale e dell’equilibrio energetico complessivo delle cellule.

La particolare struttura degli zuccheri: esosi e pentosi come molecole chiave

Uno degli aspetti più caratterizzanti del prodotto è la qualità e conformazione degli zuccheri impiegati. Esosi e pentosi, opportunamente trattati, diventano cruciali non solo come fonte energetica immediata, ma anche come substrato per la sintesi di nucleotidi e nucleosidi, essenziali per i processi di replicazione e riparazione del DNA e dell’RNA.
La scelta di focalizzarsi sulla conformazione di questi zuccheri deriva dall’idea che la loro disponibilità già ottimizzata possa favorire tanto la produzione energetica quanto i processi di rinnovamento cellulare.

Evidenze preliminari: effetti sui mitocondri, sul metabolismo del glucosio e sullo stress ossidativo

Le ricerche preliminari in vitro e in vivo, condotte presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tor Vergata, suggeriscono che CITOZYM possa migliorare parametri rilevanti della fisiologia cellulare.

I risultati riportano:

  • un aumento dell’attività metabolica mitocondriale, con incremento della sintesi di ATP;
  • una migliore utilizzazione aerobica del glucosio;
  • una riduzione della conversione del piruvato in acido lattico, indicativa di una respirazione cellulare più efficiente;
  • una significativa diminuzione dello stress ossidativo, grazie all’attivazione degli enzimi antiossidanti SOD, catalasi e glutatione perossidasi;
  • un potenziale rafforzamento dell’attività dei monociti, cellule chiave del sistema immunitario.

Questi dati, sebbene preliminari, offrono spunti interessanti sul possibile ruolo del prodotto nel sostenere le funzioni cellulari e immunitarie.

Sinergia tra gli Integratori Biodinamici

Un ulteriore elemento distintivo dell’approccio biodinamico consiste nella compatibilità e complementarità tra i diversi integratori della linea. Poiché tutti vengono prodotti attraverso lo stesso processo a conversione enzimatica sequenziale, essi risultano progettati per lavorare in maniera sinergica, senza interferire tra loro.
In questo quadro, CITOZYM assume il ruolo di prodotto centrale: ottimizza l’utilizzo degli altri integratori e ne amplifica l’efficacia, creando un sistema di supporto nutrizionale coerente e coordinato.

APPROFONDIMENTO: Citozym_integratore_biodinamico

Conclusione

Gli integratori biodinamici rappresentano una proposta innovativa che mira a integrarsi con le più recenti conoscenze biochimiche, focalizzandosi sulla funzione enzimatica e sulla bioenergia cellulare. Pur presentando un razionale teorico compatibile con la biochimica dei metabolismi, questo approccio deve essere considerato:

  • come integrazione alimentare, non come intervento terapeutico;
  • come ambito emergente, che necessita di studi clinici indipendenti;
  • come possibile complemento nelle situazioni di aumentato fabbisogno metabolico, sempre sotto la supervisione del medico.

In definitiva, l’Enzimologia biodinamica può essere letta come una nuova interpretazione dell’integrazione nutrizionale avanzata, che unisce biotecnologie enzimatiche e comprensione dei cicli metabolici. La sua validità definitiva dipenderà dalla qualità delle evidenze scientifiche che verranno progressivamente prodotte.

Intervista al dott. Savino Marroccoli

 

Ergozym Plus è un integratore alimentare di nuova generazione, basato su principi biodinamici ed enzimatici, studiato per sostenere i processi energetici cellulari e contrastare stanchezza e affaticamento. Grazie alla presenza di vitamine, aminoacidi ed estratti naturali ottenuti da conversioni enzimatiche specifiche, agisce direttamente sui metabolismi mitocondriali, favorendo un recupero rapido ed efficace di energia fisica e mentale.

Quando parliamo di Ergozym Plus, dobbiamo innanzitutto capire che non si tratta di un integratore “qualunque”: rientra nella famiglia degli Integratori Alimentari Biodinamici (IAB), prodotti secondo i principi della Terapia Complementare Enzimatica (TCE). L’idea alla base è che non serva aggiungere “enzimi esterni”, ma piuttosto fornire substrati, molecole che gli enzimi del nostro corpo riconoscono facilmente, e che possano così essere utilizzati direttamente nei processi metabolici cellulari (erboristeriarcobaleno.com).

Un approccio “enzimatico biodinamico”: in cosa consiste

Quando parliamo di “biodinamico” riferito agli integratori, non intendiamo l’agricoltura biodinamica, ma un concetto che nasce direttamente dalla biochimica dei processi vitali. L’organismo umano, infatti, funziona come un sistema dinamico e autoregolato, dove gli enzimi sono i veri protagonisti: proteine specializzate che accelerano e regolano tutte le reazioni essenziali alla vita. Senza enzimi, il metabolismo degli zuccheri, dei grassi, delle proteine e persino la sintesi del DNA avverrebbero troppo lentamente per mantenere la vitalità cellulare.

L’approccio enzimatico biodinamico prende le mosse da un’osservazione cruciale: con l’avanzare dell’età, lo stress, i farmaci o l’inquinamento, il nostro patrimonio enzimatico tende a ridursi o a perdere efficienza. Questo porta a un calo dell’energia disponibile, maggiore affaticamento e vulnerabilità ai processi cronico-degenerativi.

Per contrastare questo fenomeno, gli integratori biodinamici come Ergozym Plus non forniscono semplicemente vitamine o minerali “grezzi”, ma vengono prodotti tramite biotecnologie a conversione enzimatica sequenziale. In pratica, durante la lavorazione, zuccheri, aminoacidi e vitamine vengono trasformati da enzimi selezionati, assumendo una conformazione biochimica più affine agli enzimi endogeni del nostro organismo.

È come se i nutrienti fossero già “predigeriti” e pronti a essere utilizzati direttamente dalle cellule: questo aumenta la biodisponibilità, riduce i tempi di assimilazione e rende il substrato più efficace nel sostenere le reazioni metaboliche.

Differenze con gli integratori tradizionali

  • negli integratori comuni, il nutriente deve essere trasformato dall’organismo prima di poter essere utilizzato;
  • negli integratori biodinamici, invece, il nutriente è già predisposto come substrato attivo, immediatamente riconoscibile dagli enzimi cellulari.

Il vantaggio teorico è duplice: da un lato, si sostiene il metabolismo energetico mitocondriale (glicolisi, ciclo di Krebs, beta-ossidazione, gluconeogenesi), dall’altro si contribuisce a preservare e stimolare l’attività enzimatica residua, che tende a declinare con il tempo.

I benefici attesi sono quindi

  • rafforzare l’attività enzimatica e rallentarne il depauperamento naturale;
  • ottimizzare la produzione di energia cellulare, garantendo forza e vitalità;
  • favorire il recupero psicofisico in caso di stress, affaticamento o attività sportiva intensa;
  • contribuire al mantenimento di un equilibrio metabolico e funzionale più stabile.

La letteratura scientifica conferma il ruolo cruciale delle vitamine e dei coenzimi nel metabolismo cellulare (NAD/NADH, Coenzima A, Piridossal-fosfato, ecc.), ma l’applicazione pratica del concetto biodinamico agli integratori è un campo ancora giovane. L’innovazione di questo approccio risiede proprio nel processo produttivo, che imita i percorsi metabolici naturali per offrire substrati nutrizionali più compatibili, immediatamente disponibili e potenzialmente più efficaci per la cellula.

Secondo la visione di Citozeatec (l’azienda che produce Ergozym), ogni cellula del corpo umano è dotata di una sorta di “memoria” conformazionale nei suoi enzimi: i substrati biodinamici vengono progettati per essere “riconoscibili” da questa memoria, ossia conformati in modo ottimale affinché l’enzima li accetti con efficienza.

In altre parole: gli IAB non immettono enzimi attivi dall’esterno, ma elementi che stimolano e integrano l’attività enzimatica interna. 
Questa visione è proposta come “una terza via” tra i farmaci convenzionali e i comuni integratori alimentari (therapieintegrative.ch).

In pratica, il processo produttivo adotta “biotecnologie a conversione enzimatica sequenziale”, replicando in modo controllato i percorsi metabolici cellulari affinché il prodotto finale risulti altamente compatibile e biologicamente attivo.

Perché serve rafforzare l’attività enzimatica come fattore di benessere

Fin dalla nascita, ciascuno di noi possiede un vero e proprio “patrimonio enzimatico”: circa 5.000 enzimi differenti che regolano ogni reazione vitale, dalla digestione alla produzione di energia, dalla sintesi proteica fino ai meccanismi di difesa contro lo stress ossidativo. Questo patrimonio non è infinito. Con il passare degli anni e con l’esposizione a fattori esterni – inquinamento, farmaci, alimentazione povera di nutrienti, stress cronico – la nostra capacità enzimatica tende a ridursi.

Gli enzimi, infatti, sono proteine delicate, sensibili a modificazioni chimiche e strutturali. I radicali liberi possono danneggiarli, i farmaci di sintesi possono inibirli o consumarne i cofattori, mentre un’alimentazione industrializzata, spesso povera di vitamine e minerali, ne riduce l’attività. Quando l’attività enzimatica cala, i cicli energetici cellulari (come la glicolisi e il ciclo di Krebs) diventano meno efficienti: ecco spiegati stanchezza, invecchiamento precoce e perdita di vitalità.

Un’alimentazione ricca e biodinamica potrebbe compensare queste perdite, ma nella realtà quotidiana la qualità degli alimenti è sempre più compromessa. Mutazioni genetiche delle colture, allevamenti intensivi, conservanti, pesticidi e concimi chimici riducono la densità nutrizionale di frutta, verdura e cereali. Anche la sterilità progressiva dei terreni agricoli impoverisce il contenuto enzimatico e vitaminico degli alimenti.

In questo contesto, sostenere l’attività enzimatica con integratori specifici può rappresentare un aiuto concreto: fornendo substrati già biodisponibili, immediatamente riconosciuti dagli enzimi cellulari, si supportano i cicli metabolici e si rallenta il depauperamento del patrimonio enzimatico.

Perché servono nutrienti specifici

A conferma dell’importanza della nutrizione, la Raccomandazione UE del 28 aprile 2010 nell’ambito del programma Healthy Diet for a Healthy Life sottolinea un dato sorprendente: la sola eliminazione dei fattori di rischio legati allo stile di vita – in particolare a una cattiva alimentazione – consentirebbe di prevenire l’80% delle cardiopatie, degli ictus e del diabete di tipo 2, e persino il 40% dei tumori.

Questo significa che nutrirsi bene non è un dettaglio, ma un pilastro di prevenzione primaria. Non basta contare le calorie: servono nutrienti mirati e di qualità, capaci di sostenere in modo attivo i metabolismi cellulari. Le vitamine del gruppo B, ad esempio, sono indispensabili come coenzimi in tutte le principali vie energetiche; gli aminoacidi essenziali partecipano a reazioni chiave; gli antiossidanti difendono gli enzimi stessi dai danni ossidativi.

Gli integratori biodinamici, in questo senso, propongono un approccio innovativo: fornire nutrienti già predisposti, trasformati enzimaticamente, per essere immediatamente riconosciuti dal corpo e mettere in moto i processi energetici con maggiore rapidità ed efficienza.

Energia biodinamica per il tuo benessereCosa troviamo dentro Ergozym Plus

Ergozym Plus è essenzialmente un potenziamento del concetto già presente in Ergozym tradizionale. La formulazione si basa su:

  • Carboidrati e polisaccaridi (maltosio, maltotrioso, polisaccaridi, destrosio, mannitolo) — utilizzati come substrati energetici facili da metabolizzare ( Citozeatec).
  • Vitamine del gruppo B e vitamina A, che fungono da coenzimi essenziali per molte reazioni biochimiche:
     • B2 (riboflavina)
     • B3/Niacina
     • B5/Acido pantotenico
     • B6/Piridossina
     • B8/Biotina
     • B9/Acido folico
     • B12/Cobalamina
     • Vitamina A
  • Questi coenzimi sono coinvolti in reazioni del metabolismo energetico mitocondriale, come la glicolisi, il ciclo di Krebs, la beta-ossidazione degli acidi grassi (Citozeatec).
  • Aminoacidi specifici: istidina e metionina. L’istidina ha un ruolo interessante perché può comportarsi diversamente a seconda del pH cellulare, partecipando anche a reazioni enzimatiche variabili. La metionina è essenziale per la sintesi proteica e ha un ruolo nei processi di metilazione, che sono fondamentali per la regolazione dell’espressione genica.
  • Enzimi “ausiliari”: ad esempio amilasi e lattasi, che aiutano la digestione di zuccheri complessi e lattosio (Citozeatec).
  • Azoto intermedio / acido piruvico / acido tartarico come componenti metabolici che possono intervenire nei percorsi di energia cellulare.

In sintesi: Ergozym Plus fornisce substrati energetici, coenzimi vitaminici e componenti metaboliche strutturati, che vanno a nutrire direttamente i processi biochimici della cellula.

Benefici

Gli effetti attesi includono:

  • Supporto energetico rapido: già dalle prime assunzioni, grazie alla disponibilità di carboidrati “pronti all’uso”.
  • Contrasto a stanchezza e affaticamento, sia fisico che mentale
  • Ripresa più veloce dopo sforzi intensi
  • Equilibrio psicofisico, utile nei momenti di stress
  • Sostegno cellulare nei processi metabolici mitocondriali e regolazione del metabolismo glucidico
  • In alcuni protocolli, l’abbinamento con altri prodotti biodinamici (come Citozym) è presentato come utile anche per stimolare processi di ricodificazione genica, agendo indirettamente su trascrizione, introni, enzimi di trasporto ionico — tuttavia queste affermazioni sono molto oltre le evidenze usuali degli integratori.

In che contesti può essere usato

Ergozym Plus è indicato in condizioni di aumento del fabbisogno energetico — per esempio:

  • Periodi di affaticamento prolungato
  • Attività sportiva, allenamenti intensi, recupero
  • Momenti in cui la dieta da sola non basta a sostenere la domanda energetica
  • Fasi in cui serve stimolare l’efficienza metabolica

Ergozym Plus è proposto dall’Erboristeria Arcobaleno in 24 stick monodose da 10 ml ciascuno, da assumere in genere 1 stick al giorno a colazione.

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno: Nutraceutici biodinamici: la nuova frontiera dell’integrazione
  2. Erboristeria Arcobaleno: Perché serve rafforzare l‘attività enzimatica quale fattore di benessere
  3. Erboristeria Arcobaleno: Integratori BIODINAMICI
  4. Erboristeria Arcobaleno: La Terapia Complementare Enzimatica (TCE) con preparati biodinamici
  5. Erboristeria Arcobaleno: STENOSI carotidea e integratori naturali
  6. Erboristeria Arcobaleno: Integratori biodinamici Citozeatec

Bibiografia

  1. Depeint F, Bruce WR, Shangari N, Mehta R, O’Brien PJ. Mitochondrial function and toxicity: role of the B vitamin family on mitochondrial energy metabolism. Chem Biol Interact. 2006;163(1–2):94-112.
  2. Zhang J, Li X, Smith C, et al. Mito-nuclear communication by mitochondrial metabolites and its regulation by B-vitamins. Front Physiol. 2019;10:78.
  3. Yubero D, Montero R, Martin MA, et al. Therapeutic approaches using riboflavin in mitochondrial energy metabolism disorders. Curr Drug Targets. 2016;17(13):1540-54.
  4. Gupta S, Kumar A, Singh A, et al. Vitamin B12-folic acid supplementation improves memory by altering mitochondrial dynamics, dendritic arborization, and neurodegeneration in old and amnesic male mice. J Nutr Biochem. 2024;122:109328.
  5. Leziak A, Lipina J, Reclik M, Kocelak P. Dietary modulation of metabolic health: from bioactive compounds to personalized nutrition. Metabolites. 2025;15(9):624.
  6. European Commission. Commission Recommendation on the Joint Programming Initiative “A healthy diet for a healthy life”. 28 April 2010, C(2010)2587 final. Available from: https://era.gv.at/public/documents/884/C20102587final_EN.pdf

 

Piccoli, invisibili e indispensabili: gli enzimi sono le proteine che regolano la vita. Dalla digestione all’energia, dall’immunità alla rigenerazione dei tessuti, ogni reazione del nostro corpo è resa possibile dal loro instancabile lavoro. Scopriamo come funzionano, perché sono così importanti e in che modo possono aiutarci anche attraverso la dieta e l’integrazione.

Ogni secondo, nel nostro organismo, si svolgono circa 30 quadrilioni di reazioni chimiche. Una cifra difficile persino da immaginare, ma resa possibile grazie agli enzimi, proteine specializzate che agiscono come veri e propri “catalizzatori biologici”. Senza di loro, la vita – per come la conosciamo – sarebbe impossibile.

Gli enzimi regolano praticamente tutto: la crescita cellulare, la digestione, la produzione di energia, la trasmissione degli impulsi nervosi, la coagulazione del sangue, i processi di guarigione dopo una ferita e persino le complesse attività del sistema immunitario.

Gli scienziati stimano che siano coinvolti circa 15.000 enzimi nelle attività del corpo umano, anche se finora ne sono stati identificati circa 3.000. Ognuno ha una funzione altamente specifica, a dimostrazione della straordinaria precisione con cui il corpo regola i propri processi metabolici (Proteasi: enzimi multifunzionali nella vita e nella malattia (PubMed).

Gli enzimi digestivi: chiave della nutrizione

Una delle funzioni più note è la digestione. Senza gli enzimi, il cibo rimarrebbe un ammasso di sostanze inutilizzabili.

  • Le amilasi (presenti nella saliva e nel pancreas) scindono i carboidrati complessi come l’amido in zuccheri semplici, facilmente assimilabili.
  • Le proteasi e peptidasi (come pepsina, tripsina e chimotripsina) degradano le proteine in peptidi e amminoacidi.
  • Le lipasi trasformano i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo.
  • Le nucleasi scompongono DNA e RNA in nucleotidi.

Il corpo produce questi enzimi attraverso organi come le ghiandole salivari, lo stomaco, il pancreas e l’intestino tenue. Ogni giorno, nel tratto digerente, confluiscono circa 10 litri di succhi digestivi, indispensabili per scomporre il cibo e renderlo assorbibile (Supplementazione di enzimi digestivi nelle malattie gastrointestinali (PubMed).

pH e attività enzimatica: una questione di equilibrio

Gli enzimi funzionano solo in condizioni molto precise di pH.

  • In bocca, dove l’ambiente è neutro, agiscono le amilasi salivari.
  • Nello stomaco, l’acidità (pH 2–3) inattiva gli enzimi salivari ma attiva la pepsina.
  • Nell’intestino tenue, la bile e i succhi pancreatici neutralizzano l’acido gastrico, riportando il pH a valori tra 6 e 7, ottimali per gli enzimi pancreatici.

Questa orchestrazione perfetta garantisce che ogni nutriente venga processato nel punto giusto.

ENZIMI: gli “attori invisibili” della vita e della digestioneEnzimi e salute immunitaria

Gli enzimi non sono solo digestione. Alcuni, come le proteasi, hanno un ruolo chiave nel regolare la risposta immunitaria e la gestione delle infiammazioni. Studi clinici hanno dimostrato che la bromelina (un insieme di enzimi estratti dall’ananas) riduce dolore e rigidità articolare in caso di artrosi, con efficacia paragonabile ad alcuni farmaci antinfiammatori (Bromelina come trattamento per l’osteoartrosi (PubMed).

Inoltre, in caso di carenza di enzimi digestivi, i leucociti (cellule del sistema immunitario) cedono parte dei propri enzimi al processo digestivo, riducendo temporaneamente la loro funzione difensiva. È uno dei motivi per cui, subito dopo un pasto molto abbondante, ci sentiamo più vulnerabili e affaticati.

Enzimi vegetali e fermentati

Gli enzimi si trovano anche in natura, in frutta, verdura e alimenti fermentati. Alcuni esempi:

  • Bromelina (ananas) → proteasi con effetti digestivi e antinfiammatori.
  • Papaina (papaya) → utile per digestione, gonfiore e persino attività antitumorale in studi preliminari (Attività antitumorale di Carica papaya (PubMed).
  • Actinidina (kiwi) → favorisce la digestione delle proteine.
  • Nattokinasi (natto, soia fermentata) → enzima con proprietà anticoagulanti naturali, potenziale supporto per la salute cardiovascolare.
  • Serrapeptasi (prodotta da batteri nei bachi da seta) → enzima proteolitico con forte azione antinfiammatoria e antiedemigena.

Anche cibi come miele, mango, avocado, crauti, yogurt e kefir contengono enzimi naturali che supportano la digestione.

Integratori di enzimi digestivi

L’uso di integratori a base di enzimi è diffuso e supportato da diverse evidenze scientifiche, soprattutto in caso di:

  • intolleranza al lattosio (lattasi),
  • sindrome dell’intestino irritabile,
  • gonfiore e meteorismo,
  • digestione difficile dopo pasti abbondanti,
  • ridotta produzione enzimatica legata all’età.

Un buon integratore dovrebbe contenere una combinazione di amilasi, proteasi, lipasi, ed eventualmente enzimi specifici come cellulasi, fitasi, lattasi e pectinasi, per favorire la digestione di fibre, cereali e frutta. È consigliato assumerli prima dei pasti, in modo che siano attivi al momento dell’ingestione del cibo.

Quando sono necessari gli integratori enzimatici?

Gli integratori enzimatici diventano importanti quando l’organismo non è più in grado di produrre una quantità sufficiente di enzimi digestivi da solo.

Questo può accadere in diverse condizioni cliniche:

  • Malattie del pancreas come pancreatite cronica, fibrosi cistica o cancro al pancreas, che riducono la produzione di enzimi essenziali per digerire correttamente proteine, grassi e carboidrati (NIH).
  • Insufficienza pancreatica esocrina (EPI), una condizione in cui il pancreas non secerne abbastanza enzimi e che porta a malassorbimento, perdita di peso e carenze nutrizionali.

In questi casi, il medico può prescrivere i cosiddetti prodotti enzimatici pancreatici (PEP, Pancreatic Enzyme Products). Si tratta di farmaci a base di enzimi purificati, generalmente ottenuti da pancreas suino, che sostituiscono gli enzimi naturali mancanti.

È fondamentale scegliere prodotti approvati e certificati:

  • Un PEP senza marchio di approvazione potrebbe non contenere i dosaggi dichiarati o includere sostanze non indicate in etichetta.
  • Per questo motivo, l’FDA (Food and Drug Administration) negli Stati Uniti ha reso obbligatoria l’approvazione dei PEP per garantire qualità e sicurezza (FDA).

Altri casi in cui gli integratori possono essere utili

Non solo le malattie: anche fattori ambientali e stili di vita possono ridurre l’efficienza enzimatica.

  • Esposizione a pesticidi e sostanze chimiche, che possono danneggiare la funzionalità digestiva.
  • Cotture ad alte temperature: cucinare sempre gli alimenti a lungo o a temperature elevate può distruggere gli enzimi naturali presenti nei cibi crudi o poco lavorati (Harvard T.H. Chan School of Public Health).

Per questi motivi, una dieta che alterni alimenti cotti e crudi, insieme a eventuali integratori quando prescritti, può sostenere il processo digestivo e l’assorbimento dei nutrienti.

Enzimi naturali: promesse e limiti

  • Gli integratori di enzimi, in particolare quelli con fonti vegetali o microbiche, offrono una promessa interessante: aumentare la capacità digestiva in persone che – per qualunque motivo – hanno un’attività enzimatica interna ridotta (quali casi di EPI, dispepsia funzionale, malassorbimento) (Digestive Enzyme Supplementation in Gastrointestinal Diseases) (PMC).
  • In scenari sperimentali “in vitro” o semi-dinamici, è stato osservato che l’aggiunta di enzimi esogeni può potenziare l’azione degli enzimi endogeni e migliorare la degradazione di macronutrienti (proteine, carboidrati) (PMC).

Le proposte di Erboristeria Arcobaleno per una digestione serena

Tra le scelte disponibili per chi desidera integrare l’attività enzimatica digestiva, l’Erboristeria Arcobaleno propone una gamma completa di formulazioni mirate, pensate per diverse esigenze e situazioni:

Grazie a queste diverse opzioni, l’Erboristeria Arcobaleno offre un ventaglio di integratori in grado di rispondere a esigenze specifiche: dal sostegno digestivo quotidiano al sollievo dopo pasti abbondanti, fino a formulazioni mirate contro gonfiore, acidità o stanchezza digestiva.

Enzimi, infiammazione e sport

Oltre alla digestione, gli enzimi proteolitici possono aiutare nel controllo dell’infiammazione. Alcuni studi hanno mostrato che la combinazione di bromelina, tripsina e chimotripsina può ridurre i livelli di TGF-beta, una molecola coinvolta nei processi infiammatori cronici. Inoltre, negli atleti, l’integrazione enzimatica può ridurre lo stress immunitario legato all’attività fisica intensa.

Conclusione

Gli enzimi sono veri e propri registi della vita biologica. Senza di loro, il nostro corpo non sarebbe in grado di utilizzare i nutrienti, difendersi dalle infezioni o riparare i danni ai tessuti.

Attraverso una dieta equilibrata, ricca di cibi freschi e fermentati, e – se necessario – con l’aiuto di integratori mirati, è possibile supportare l’attività enzimatica e garantire al nostro organismo energia, benessere e difese ottimali.

ENZIMI: gli “attori invisibili” della vita e della digestioneBibliografia

  1. Proteasi: enzimi multifunzionali nella vita e nella malattia
  2. Proprietà e applicazione terapeutica della bromelina: una revisione           
  3. Supplementazione di enzimi digestivi nelle malattie gastrointestinali 
  4. Applicazioni di ricerca degli enzimi proteolitici in biologia molecolare 
  5. Le molteplici funzioni degli inibitori della serina proteasi vegetale: difesa dagli erbivori e non solo
  6. Proteasi vegetali: dal rilevamento alla funzione
  7. Bromelina: biochimica, farmacologia e uso medico
  8. Bromelina, il complesso enzimatico dell’ananas (Ananas comosus) e la sua applicazione clinica. Un aggiornamento
  9. Una revisione dell’uso della bromelina nelle malattie cardiovascolari
  10. Anti-proliferazione e induzione dell’apoptosi dell’estratto acquoso di foglie di Carica papaya L. su cellule di cancro al seno umano MCF-7
  11. Attività antitumorale di Carica papaya: una recensione
  12. Serratiopeptidasi: una revisione sistematica delle prove esistenti
  13. Nattokinase: un agente antitrombotico orale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari
  14. Nattokinase: produzione e applicazione
  15. Un nuovo enzima fibrinolitico (nattochinasi) nel formaggio vegetale Natto; un alimento a base di soia tipico e popolare nella dieta giapponese
  16. Cambiamenti nella secrezione esocrina pancreatica con l’età: la secrezione esocrina pancreatica diminuisce negli anziani
  17. Bromelina come trattamento per l’osteoartrosi: una revisione degli studi clinici
  18. Combinazione di enzimi orali versus diclofenac nel trattamento dell’osteoartrosi del ginocchio: uno studio prospettico randomizzato in doppio cieco
  19. La terapia orale con enzimi proteolitici riduce i livelli eccessivi di TGF-beta nel sangue umano
  20. Wobenzym nel trattamento della bronchite ostruttiva ricorrente nei bambini

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno: Enzimi: la scintilla della vita
  2. Erboristeria Arcobaleno: NutriZym®: enzimi naturali per migliorare la digestione
  3. Erboristeria Arcobaleno: La Terapia Complementare Enzimatica (TCE) con preparati biodinamici
  4. Erboristeria Arcobaleno: ENZIMI: importante integrarli per il benessere generale
  5. Erboristeria Arcobaleno: Gli enzimi alimentari nel trattamento di allergie e Candida
  6. Erboristeria Arcobaleno: Happzim: la scienza degli enzimi
  7.  Erboristeria Arcobaleno: MINERAL P-450®: supporto minerale biodinamico

 

Il ruolo degli enzimi nel mantenimento della salute e nella comparsa di stati patologici è oggetto di interesse scientifico da oltre un secolo. Gli enzimi, infatti, non solo regolano le reazioni biochimiche fondamentali per la vita, ma partecipano in maniera diretta alla risposta immunitaria, alla gestione dei nutrienti e ai processi di disintossicazione dell’organismo.

Gli enzimi sono catalizzatori biologici indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo. Essi regolano la velocità delle reazioni biochimiche, sostenendo processi vitali come la digestione, la detossificazione, la produzione energetica e la risposta immunitaria. La loro attività non è statica, ma varia in funzione delle condizioni fisiologiche e patologiche: durante febbre, infezioni acute o esercizio fisico, il metabolismo accelera e la richiesta enzimatica aumenta.

Enzimi, metabolismo e risposta immunitaria

Già negli anni ’30, Gerner (1933) osservò un incremento dell’amilasi urinaria in oltre il 70% dei soggetti con infezioni acute. Willstätter (1930) documentò la presenza di diversi isoenzimi dell’amilasi nei leucociti, insieme a proteasi e lipasi analoghe a quelle pancreatiche. Questo portò a ipotizzare una stretta connessione tra sistema immunitario ed enzimi digestivi.

I leucociti, infatti, non solo svolgono funzioni di difesa diretta contro agenti patogeni, ma contribuiscono anche a processi digestivi compensatori. Studi storici di Kautchakoff (1930) dimostrarono che dopo un pasto a base di cibi cotti si osserva leucocitosi post-prandiale, mentre i cibi crudi non determinano questo fenomeno. La spiegazione proposta fu che, in assenza di enzimi alimentari (distrutti dal calore), l’organismo recluta globuli bianchi per sopperire a tale deficit, segno di un legame funzionale tra immunità e digestione.

Enzimi e patologie croniche

A differenza delle fasi acute, le malattie croniche si associano frequentemente a una riduzione dell’attività enzimatica. Ciò è stato osservato nel diabete, nelle neoplasie e nelle enteropatie croniche.

Particolare attenzione è stata dedicata alla lipasi, enzima responsabile dell’idrolisi dei trigliceridi. Studi condotti da Galton (1972) su soggetti obesi hanno mostrato una carenza di lipasi nei tessuti adiposi, mentre Berker e Meyers (1975) hanno documentato livelli ematici di lipasi dimezzati in pazienti con arteriosclerosi rispetto a individui sani. Questo deficit favorisce l’accumulo lipidico nei vasi sanguigni, contribuendo a ipertensione, aterosclerosi e ingrossamento cardiaco.

Enzimi e stato di saluteEnzimi e diabete

L’interesse per la relazione tra enzimi e metabolismo del glucosio risale agli studi di Grublers e Myers (1935), che notarono come la somministrazione di amilasi stabilizzasse la glicemia in seguito a carichi di zucchero. Bassler (1941) rilevò una carenza di amilasi intestinale nell’86% dei diabetici e dimostrò che, con supplementazione enzimatica, circa metà dei pazienti riusciva a ridurre o sospendere l’insulina.

Sebbene la ricerca moderna confermi che la regolazione della glicemia è principalmente ormonale (insulina e glucagone), alcune evidenze contemporanee suggeriscono che alterazioni della digestione degli amidi possano influenzare l’assorbimento dei carboidrati e la risposta glicemica post-prandiale (Matsuo et al., 2021). Gli enzimi digestivi, quindi, pur non sostituendo le terapie farmacologiche, potrebbero avere un ruolo complementare nel modulare la glicemia.

Enzimi, allergie e disintossicazione

Un altro ambito di grande interesse riguarda la digestione incompleta di proteine, carboidrati e lipidi. Oelgoetz (1947) dimostrò che molecole parzialmente digerite possono entrare nel circolo ematico, esercitando effetti tossici o stimolando risposte immunitarie anomale. Questo fenomeno è stato associato a reazioni allergiche e a disordini infiammatori cronici.

Gli enzimi alimentari di origine vegetale, prodotti da funghi (es. Aspergillus oryzae) coltivati su substrati come grano o soia, hanno la peculiarità di mantenersi attivi in un ampio intervallo di pH (Howell, 1946). Essi sono in grado di agire già nello stomaco e di facilitare la predigestione, riducendo il carico metabolico e favorendo l’assimilazione dei nutrienti. A differenza degli enzimi di origine animale, che si inattivano in ambiente gastrico acido, quelli vegetali conservano attività enzimatica lungo tutto il tratto gastrointestinale.

Enzimi, candida e microbiota

Un capitolo a sé riguarda la Candida albicans, un lievito commensale che può diventare patogeno in condizioni di squilibrio immunitario o disbiosi. In forma invasiva, Candida può produrre filamenti che danneggiano la barriera intestinale, aumentando la permeabilità e permettendo il passaggio di antigeni e proteine non digerite nel sangue. Questo meccanismo, oggi conosciuto come leaky gut syndrome, è stato collegato a sintomi sistemici come allergie, affaticamento cronico, emicranie e disturbi digestivi.

La supplementazione con enzimi proteolitici può contribuire alla degradazione delle strutture proteiche dei lieviti e degli antigeni, riducendo il carico immunitario. Parallelamente, l’integrazione con probiotici (in particolare Lactobacillus acidophilus) favorisce il riequilibrio della flora intestinale, limitando la proliferazione della Candida e sostenendo il sistema immunitario (Shah, 2007). Questo approccio combinato è oggi studiato come parte delle strategie integrative per candidosi e disturbi da ipersensibilità alimentare.

Gli enzimi rappresentano un punto di connessione tra metabolismo, immunità e salute generale. Se da un lato molte delle ricerche storiche (Gerner, Willstätter, Kautchakoff, Bassler, Oelgoetz) hanno gettato le basi per comprendere il legame tra attività enzimatica e stato patologico, dall’altro la scienza moderna conferma l’importanza degli enzimi non solo come marcatori diagnostici (es. amilasi e lipasi nella pancreatite), ma anche come potenziali supporti terapeutici in disturbi metabolici, digestivi e immunologici.

Enzimi e stato di saluteCitozym: energia cellulare e supporto metabolico

Citozym è un integratore alimentare biodinamico formulato con nutrienti, amminoacidi ed enzimi di origine vegetale, proposto come coadiuvante nei processi di detossificazione e di sostegno energetico cellulare. L’idea alla base del prodotto è che molte alterazioni funzionali, dall’invecchiamento precoce alla riduzione delle risposte immunitarie, siano correlate a una caduta di energia a livello delle cellule.

Enzimi e nutrienti come supporto alla funzione cellulare

La miscela contiene carboidrati semplici (fruttosio, polisaccaridi), vitamine ad azione metabolica (vitamina C, acido folico, acido pantotenico), acidi organici (citrico, tartarico) ed enzimi vegetali ottenuti da colture di Aspergillus. Questi ultimi rappresentano la componente chiave: secondo la letteratura del produttore, sarebbero in grado di mantenere una certa attività catalitica lungo il tratto digestivo e di trasmettere una “memoria enzimatica” capace di interagire con i processi cellulari naturali.

Dal punto di vista biochimico, gli enzimi digestivi favoriscono la scissione di carboidrati, proteine e lipidi, facilitandone l’assorbimento e riducendo il rischio che residui non digeriti generino reazioni avverse o tossicità sistemiche. Inoltre, l’apporto vitaminico contribuisce al metabolismo energetico, alla sintesi proteica e al contrasto dello stress ossidativo.

Citozym e la detossificazione

Citozym sostiene la detossificazione attraverso l’attivazione dei meccanismi di eliminazione endogeni: lisosomi, perossisomi, macrofagi e sistemi enzimatici intracellulari. Durante i primi giorni di assunzione non è raro osservare meteorismo o scariche diarroiche, interpretati come segni di conversione delle tossine in gas e acqua. Questi effetti tendono a regredire spontaneamente con il proseguire dell’integrazione. L’integratore, inoltre, è presentato come in grado di opsonizzare corpi estranei e facilitare il trasporto di antigeni verso i siti di eliminazione, con un impatto positivo sulle difese immunitarie.

Energia e protezione a livello genetico

Una delle caratteristiche peculiari attribuite a Citozym è la capacità di agire a livello molecolare, favorendo la corretta duplicazione del DNA e supportando i processi di correzione degli errori di trascrizione. Le proteine di controllo e gli enzimi coadiuvanti avrebbero, secondo questa visione, un ruolo nel ripiegamento corretto delle immunoglobuline e nella regolazione delle proteine di adesione cellulare.

In sintesi

Citozym si presenta come un integratore innovativo che combina enzimi vegetali, carboidrati e vitamine per sostenere il metabolismo energetico, la detossificazione e le difese immunitarie. L’approccio proposto si colloca a metà tra nutrizione funzionale e biotecnologia enzimatica, con l’obiettivo di ottimizzare le risorse biochimiche della cellula.

Conclusione

Le ricerche storiche e moderne convergono nel mostrare che gli enzimi non sono semplici “strumenti digestivi”, ma rappresentano un ponte tra metabolismo, immunità e salute sistemica. L’attività enzimatica aumenta in fase acuta di malattia, mentre tende a diminuire nelle patologie croniche, contribuendo a peggiorare lo stato generale dell’organismo.

Se da un lato la medicina moderna utilizza gli enzimi soprattutto come marcatori diagnostici (es. transaminasi, amilasi, lipasi, CPK), dall’altro si sta aprendo spazio all’uso nutrizionale e terapeutico degli enzimi digestivi e proteolitici come supporto nella gestione di disturbi metabolici, allergici e disbiosi intestinali.

Un adeguato equilibrio enzimatico – sostenuto da dieta, microbiota sano e, se necessario, integrazione mirata – può dunque rappresentare una strategia utile per promuovere vitalità, resistenza e capacità di adattamento dell’organismo.

Il mantenimento di un equilibrio enzimatico, attraverso una dieta adeguata, una flora intestinale sana e – in alcuni casi – un’integrazione mirata, può quindi contribuire a migliorare la vitalità e la resistenza dell’organismo di fronte a malattie croniche e acute.

Bibliografia

  1. Oelgoetz, W. W. (1947). Incomplete digestion and allergic reactions. American Journal of Digestive Diseases, 14(5), 179–185.
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  4. https://www.erboristeriarcobaleno.it/bevanda-di-pane/
  5. Erboristeria Arcobaleno: Enzimi: la scintilla della vita
  6. Erboristeria Arcobaleno: NutriZym®: enzimi naturali per migliorare la digestione
  7. Erboristeria Arcobaleno: La Terapia Complementare Enzimatica (TCE) con preparati biodinamici
  8. Erboristeria Arcobaleno: ENZIMI: importante integrarli per il benessere generale
  9. Erboristeria Arcobaleno: Gli enzimi alimentari nel trattamento di allergie e Candida
  10. Erboristeria Arcobaleno: Happzim: la scienza degli enzimi

 

 

Intervento del Dott. Savino Marroccoli, laureato in Medicina e Chirurgia. Il  Dott. Savino Marroccoli vanta numerose specializzazioni oltre ad esperienze all’estero in Inghilterra, Belgio ed India. Attualmente è anche Direttore Medico della Pierpaoli’s Medical School.

Alla base del mio lavoro c’è la ricerca di metodiche “non convenzionali” utili nella cura delle malattie. La laurea in medicina, la specializzazione in ginecologia e, negli ultimi 15 anni, il lavoro di medico generalista mi hanno permesso di acquisire competenza in vari ambiti della medicina. Il lavoro come medico di base, soprattutto, mi ha fornito la chiara idea dell’andamento delle malattie croniche e l’efficacia ed i limiti delle metodiche tradizionali.

Purtroppo sempre più spesso si scambia l’effetto palliativo delle cure mediche con quello curativo; disponiamo di ottimi presidi medici e chirurgici in grado di alleviare prontamente e con efficacia i sintomi della malattia, ma che non sono assolutamente in grado di impedirne la recidiva e la cronicizzazione.

Un ambito molto interessante e purtroppo in grande espansione nei paesi cosiddetti civilizzati è quello delle malattie metaboliche – diabete, dislipidemie, sindrome metabolica –, delle malattie cardiovascolari e l’ipertensione arteriosa.

L’errore di noi medici è quello di aspettare la risposta, l’ultima scoperta tecnologica in grado di risolvere tutti i problemi. Mentre aspettiamo, però, continuiamo a soffrire, aspettiamo dalla tecnologia il miracolo che ci farà risparmiare la fatica di cambiare il modo di vivere. Al momento questa scoperta pare essere molto vicina ed è rappresentata dalla terapia enzimatica associata ad una dieta ed a un programma di esercizi fisici.

Uno dei risultati più importanti ottenuti nella lotta contro queste malattie e sindromi è stato il miglioramento del controllo della glicemia che sembra essere direttamente collegato con le complicanze croniche del diabete che sono alla base di un alto tasso di morbilità e mortalità.

Perché non tutti i medici educano e danno motivazioni valide ai loro pazienti per cambiare le loro abitudini alimentari ed evitare così, per quanto possibile, la terapia farmacologica?

E’ una domanda alla quale è difficile rispondere, ma tre aspetti della medicina moderna, messi assieme, fanno si che vi sia una certa resistenza a utilizzare la dieta e l’esercizio fisico come strumenti principali nel trattamento del diabete. Prima di tutto i medici vengono educati a prescrivere farmaci; in secondo luogo, ci troviamo nel pieno di un boom tecnologico e, terzo, all’interno della professione medica vi è una certa uniformità di pensiero.

I farmaci vengono in genere considerati come l’unica vera possibilità terapeutica disponibile. Le pressioni esercitate sui medici perché prescrivano farmaci sono immense. Inoltre le ditte farmaceutiche esercitano enorme influenza sulla formazione, sulla ricerca e sulla letteratura medica e per questo i medici tendono a ricorrere soprattutto ai farmaci per risolvere i problemi dei pazienti, escludendo in tal modo ogni alternativa.

La medicina moderna sta attraversando un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni per il boom tecnologico che ha portato allo sviluppo di una miriade di soluzioni diagnostiche e terapeutiche per le cardiopatie e il diabete. L’enorme potere diagnostico di queste tecniche conduce i pazienti a sottoporsi a terapie sempre più aggressive perché fanno molta presa sia sui medici che sui pazienti.

Dipendenza dai farmaci e terapia citoenzimatica

CONFORMITÀ DI PENSIERO TRA I MEDICI
La professione medica favorisce, o addirittura impone, una certa conformità di pensiero tra chi la pratica – il concetto di “pratica accettata” ha un peso notevole nella professione medica – vi sono sì “divergenze di opinione”, ma la maggior parte dei medici affronta i problemi dallo stesso punto di vista.

Dal momento che vi è una generale uniformità nelle pratiche mediche e nei programmi di formazione, lo studente non ha alcun motivo di dubitare del fatto che il metodo che sta apprendendo sia il migliore, se non addirittura l’unico, per trattare con successo le comuni patologie.

La conformità alle pratiche in uso garantisce quindi ai medici una certa sicurezza perché, a prescindere dal risultato di una terapia, se hanno applicato la procedura correntemente accettata sono al di sopra di ogni critica.

COSA ATTENDERSI DA QUESTO PROGRAMMA?
E’ un programma per rendere l’organismo più sensibile all’insulina, sia iniettata sia prodotta dal pancreas. La maggior parte dei pazienti diabetici può infatti ragionevolmente sperare di ridurre la dose di insulina giornaliera o di eliminare gli ipoglicemizzanti orali, nonché di ridurre il peso, i livelli di colesterolo e la pressione arteriosa. Cosi facendo si riducono i rischi di complicanze cardiache o vascolari.

Questi risultati vengono ottenuti introducendo nel proprio stile di vita tre fattori: Integrazione enzimatica, cambiamento del regime alimentare, attività fisica adeguata.

L’attività fisica aumenta la sensibilità dell’organismo all’insulina ed è raccomandata perché riduce significativamente il fabbisogno di questa sostanza. L’attività fisica costa fatica, ma le persone che soffrono di diabete devono comprendere che i benefici che ne possono trarre sono davvero grandi.

I cambiamenti nella dieta servono ad ottimizzare il metabolismo attraverso l’incremento dei tessuti attivi, il miglioramento del sistema immunitario.

Dal punto di vista alimentare noi occidentali abbiamo una forte predilezione per le proteine animali: carne, uova e formaggio. Questa tendenza fa automaticamente aumentare le quantità dei grassi che consumiamo, dal momento che i cibi ricchi in proteine animali sono composti solo da grassi e da calorie di origine animale (a eccezione di alcuni latticini che contengono lattosio). Inoltre, i cibi ricchi di proteine animali non contengono fibre che sono presenti solo negli alimenti di origine vegetale.

La terapia enzimatica interviene nel ripristino di una sana attività cellulare, fondamento per ogni processo di guarigione.

Un nuovo approccio al problema diabete, ipertensione e sindrome metabolica, susciterà alcuni interrogativi. Ad esempio, è davvero la cosa migliore il controllo “completo” della glicemia? E’ certo che lo stretto controllo della glicemia mediante terapia insulinica riduca effettivamente la frequenza di oculopatie, nefropatie, cardiopatie e neuropatie diabetiche?

COME L’ALIMENTAZIONE PUÒ AUMENTARE LA SENSIBILITÀ ALL’INSULINA
Prima della scoperta dell’insulina, avvenuta nel 1921, non esisteva alcuna cura per il diabete di tipo 1, il cui organismo non produce insulina, e l’unico rimedio era una dieta da fame, assolutamente priva di carboidrati. Ma in mancanza dell’insulina il risultato era una rapida perdita di peso e la morte precoce. Poi fu scoperta l’insulina, ma l’idea che i diabetici debbano ridurre l’assunzione dei carboidrati è ancora molto diffusa.

Le ragioni con le quali viene motivata la limitazione dei carboidrati sono le seguenti: il problema fondamentale nel diabete è l’elevata glicemia; dal momento che, per entrare in circolazione, i carboidrati devono essere scomposti in glucosio ed entrano in circolazione sotto questa forma, essi vanno ridotti, se non addirittura eliminati dalla dieta. Inoltre i carboidrati aggravano il diabete perché, aumentando la glicemia, stimolano eccessivamente il pancreas, chiamato a produrre sempre più insulina finché non è più in grado di svolgere le sue funzioni.

Sfortunatamente queste “ovvie teorie” erano del tutto errate. I carboidrati, infatti, non dovrebbero essere ridotti, bensì aumentati. Inoltre, i carboidrati non solo non provocano il diabete, ma una loro restrizione eccessiva può provocare il diabete. I colpevoli, infatti, non sono i carboidrati, bensì i grassi.

Dopo la scoperta dell’insulina, tuttavia, i pazienti con gravi forme di diabete insulino-dipendente non erano più destinati a morte precoce e i ricercatori più sensibili cominciarono a mettere in discussione il dogma della riduzione dei carboidrati. Uno dei primi fu un medico americano che nel 1926 sperimentò una dieta ricca di carboidrati e priva di grassi nella cura del diabete. Dal punto di vista dei pazienti il maggior beneficio tratto dall’uso di questa dieta ad alto contenuto in carboidrati è stato il miglioramento dell’attività fisica e mentale.

In seguito altri lavori hanno documentato che una dieta ricca di grassi e a basso contenuto di carboidrati, avrebbe addirittura causato il diabete negli individui sani, come fu dimostrato dal test di tolleranza orale al glucosio. Per il test vengono somministrati a digiuno al mattino circa 100 gr. di glucosio disciolti in acqua. Ogni 30-60 minuti viene poi misurata la glicemia, le cui oscillazioni indicano la presenza o meno del diabete.

Secondo la mia esperienza sembrerebbe che il diabete tipo 2 non dipenda dalla mancata produzione di insulina per distruzione delle cellule B del pancreas, ma o da una insufficiente produzione per deficit enzimatici delle Beta cellule oppure da un disturbo della funzione dell’insulina.

In seguito ai risultati ottenuti ritengo che la maggioranza dei pazienti con diabete tipo 2 possa fare a meno dell’insulina e degli antidiabetici orali.

Noi esseri umani non abbiamo alcun controllo istintivo sull’alimentazione e spesso sviluppiamo preferenze per i cibi che sono estranei alla nostra costituzione fisiologica e decisamente dannosi alla salute.

Dipendenza dai farmaci e terapia citoenzimatica

L’ESERCIZIO FISICO
L’esercizio fisico è la forma di trattamento antidiabetico di cui si parla di più e per la quale si fa di meno. Tutti i diabetici, indipendentemente dall’età e dal tipo di diabete da cui sono affetti, dovrebbero seguire un programma di esercizi.

L’esercizio agisce sulla glicemia un po’ come un’iniezione di insulina. Le cellule muscolari possono assumere il glucosio dal sangue con più facilità in una condizione di attività muscolare rispetto ad una condizione di riposo.

L’esercizio fisico può addirittura eliminare del tutto la necessità dell’insulina o degli ipoglicemizzanti orali, per quanto non si sappia con precisione quale sia il meccanismo alla base di questo fenomeno.

Una delle teorie è che, in seguito alla dilatazione dei vasi sanguigni, l’esercizio permette di utilizzare anche le più piccole quantità di insulina in circolo, favorendo così una riduzione della glicemia. Secondo un’altra teoria, durante l’esercizio i muscoli libererebbero una sostanza con azione insulino-simile, consentendo al glucosio in circolazione di entrare nelle cellule, ma questa sostanza non è mai stata isolata.

Sappiamo però che i muscoli in esercizio producono acido lattico e anidride carbonica; può darsi che queste sostanze stimolino i recettori delle cellule, lasciando entrare il glucosio. Infine, durante l’esercizio il calcio presente nelle cellule dei muscoli aumenta: si ritiene che in qualche modo, questo favorisca l’ingresso del glucosio.

Comunque è importante sapere che per il diabetico l’esercizio è un potente strumento per ridurre la glicemia e la quantità di farmaci necessari.

Nel 1972 in America fu condotto uno studio sull’effetto della “camminata” nei soggetti normali e diabetici con i seguenti risultati: “nei diabetici insulino-dipendenti l’eserecizio moderato ha sulla glicemia un effetto più marcato che non negli individui sani. L’entità della diminuzione pare dipendere soprattutto dal livello di glicemia all’inizio dell’attività, oltre che dalla quantità di esercizio fatto. Inoltre, in seguito all’esercizio non si verifica quell’aumento della glicemia che si riscontra generalmente negli individui normali. Una certa attenzione tuttavia è necessaria quando si vuole intraprendere l’attività fisica con glicemie non ben controllate per il timore di importanti crisi ipoglicemiche. Il paziente con diabete tipo 1 dovrà essere seguito in modo particolare per la risposta imprevedibile della glicemia.

L’attività fisica ha effetti benefici su una serie di fattori:

  1. fluidifica il sangue e aiuta a prevenire i danni alla vista. E’ stato visto che l’esercizio fisico riduce l’adesività piastrinica e questo può aiutare a prevenire i danni della vista e ai reni nei diabetici insulino-dipendenti;
  2. migliora il tono dell’umore, il benessere generale, l’utilizzo dell’ossigeno, incrementa il colesterolo HDL, riduce i trigliceridi, aiuta la funzione del cuore, favorisce lo sviluppo della circolazione collaterale.

Un programma di esercizi deve coprire un minimo di quattro e un massimo di sei giorni la settimana, alternati da giorni di riposo. I programmi troppo vigorosi privano i muscoli del glicogeno, il principale carburante dei muscoli, e il giorno di riposo ne permette la ricostituzione.

Il tipo di esercizio idoneo per il diabete e le malattie cardiache è quello aerobico (camminata, bicicletta, nuoto, jogging lento, ecc.) in quanto permette un aumento sostenuto della frequenza cardiaca. Non si deve tener conto dell’esercizio fatto giocando a tennis, a golf, a bowling o ad altri sport ricreativi, perché manca un aumento sostenuto della frequenza cardiaca.

INTEGRATORI, VITAMINE, MINERALI
Le vitamine e i minerali sono sostanze che, se usate in modo giusto ed equilibrato, possono avere un effetto estremamente positivo sul metabolismo non solo dei diabetici, ipertesi, ma anche delle persone sane.

In generale da parte dei medici c’è una certa opposizione nei confronti dell’alimentazione e degli integratori e questo è dovuto molto all’ignoranza. Nella preparazione dei medici viene posta pochissima attenzione a questo aspetto che viene spesso liquidato con qualche lezione sulla digestione, sui lipidi, carboidrati e proteine, mentre per gli enzimi, vitamine e minerali si considerano solo le carenze più gravi.

Ciò di cui non si parla mai è il modo in cui le abitudini alimentari possono influire sullo sviluppo di malattie degenerative come il diabete, le cardiopatie, la sindrome metabolica, e come possono essere modificate per prevenirle e combatterle. Considerando il gran numero di persone che si recano dal medico per tali patologie, è allarmante il fatto che nella preparazione dei medici venga data così poca importanza all’alimentazione. Dove c’è ignoranza, c’è necessariamente pregiudizio.

Il divario esistente tra i progressi compiuti nelle tecnologie diagnostiche, la chirurgia cardiovascolare, la genetica, e la situazione di stallo in cui versano le ricerche sull’alimentazione diventa sempre più ampio.

Questo è vero anche per le medicine non convenzionali.

L’abbattimento dei pregiudizi dei medici non è certamente favorito dall’abbondanza di sciocchezze che circolano riguardo alle vitamine, alle medicine complementari e all’alimentazione. Questa tendenza ad esaltare i vantaggi di certe vitamine o di talune diete o terapie pone in cattiva luce chiunque usi o consigli le vitamine, l’alimentazione, ecc. nel trattamento delle malattie. Ecco perché i medici, per proteggere la propria integrità, disdegnano l’uso di pratiche così dette “non convenzionali” e reagiscono con prevedibile veemenza ogni volta che i pazienti sollevano qualche domanda su una qualche vitamina, integratore, ecc.

Le vitamine e i minerali svolgono numerosi ruoli nel metabolismo, ma la funzione più importante è quella della produzione degli enzimi, nella quale fungono da coenzimi.

Gli enzimi rappresentano la base del metabolismo, vengono prodotti dall’organismo mediante la combinazione di un apoenzima, una sostanza prodotta internamente, e un coenzima, di solito una vitamina o un minerale assunto dall’esterno. L’apoenzima è prodotto in base alla programmazione genetica e varia considerevolmente da persona a persona.

Quando le vitamine o i minerali scarseggiano, si verifica una diminuzione della produzione di enzimi. E’ questo che causa la difficoltà di determinare la dose ottimale delle vitamine e dei minerali da assumere quotidianamente. Una piccola quantità di una sostanza che funge da coenzima può infatti eliminare i sintomi evidenti di una malattia da carenza, ma dosi elevate possono dimostrarsi ottimali, permettendo di aumentare la produzione di enzimi al massimo o fino ai limiti della programmazione genetica dell’individuo.

Oltre ad agire come coenzimi, molte sostanze nutritive agiscono sul metabolismo anche in maniera indipendente. Le vitamine sono sostanze organiche, contengono sempre carbonio e sono prodotte endogenamente sia dagli animali sia dalle piante. Gli alimenti contenenti vitamine ne contengono sempre più o meno la stessa quantità, a prescindere dal tipo di terreno da cui provengono. Naturalmente il contenuto vitaminico degli alimenti può essere compromesso dalla raffinazione, dalla cottura e dalla conservazione.

I minerali, d’altra parte, non vengono prodotti dall’organismo e devono essere estratti dal suolo da parte delle piante. La carenza minerale è molto più diffusa della carenza vitaminica perché la quantità di minerali contenuta nel suolo varia molto da regione a regione.

In termini alimentari, vengono definiti minerali essenziali quelli che devono comparire nella dieta in quantità superiori a 100 mg al giorno. Questi sono il calcio, il magnesio, il fosforo, lo zolfo, il sodio e il potassio. I minerali necessari in quantità inferiori sono detti elementi in traccia. Tra questi vi sono il ferro, il cromo, il selenio, il manganese, lo zinco, lo iodio e il rame.

Dipendenza dai farmaci e terapia citoenzimatica

LA TERAPIA CITOENZIMATICA “CITOZEATEC”
Gli enzimi sono proteine in grado di catalizzare una reazione chimica. Gli enzimi lavorano in successione creando una speciale sequenza metabolica ed in questa sequenza ogni enzima utilizza il prodotto della reazione precedente.

La vita può svilupparsi solamente entro certi valori di temperatura, pressione e ph; nel nostro organismo avvengono milioni di reazioni al secondo, e ciò è possibile solo grazie agli enzimi.

La vita e il nostro benessere dipendono dal corretto funzionamento cellulare nella elaborazione di tutti i processi metabolici e sintesi proteica.

La terapia citoenzimatica “Citozeatec” si avvale di prodotti capaci di penetrare nella cellula e fornire la corretta sequenza enzimatica utile a ristabilire il corretto funzionamento metabolico che è andato perduto a causa della malattia. Ogni sistema enzimatico offerto dalla tecnologia CITOZEATEC, potrà seguire la via metabolica specifica e desiderata, e non altre, per il processo di riequilibrio termodinamico e il ripristino delle funzioni cellulari.

Il componente principale di partenza per la sintesi dei prodotti CITOZEATEC è l’amido di mais da agricoltura biologica. Nella produzione vengono poi inserite anche vitamine e minerali che, essendo classificati come coenzimi e cofattori, conferiscono ai diversi substrati sintetizzati dagli enzimi le specificità per interagire con gli enzimi endogeni dei processi metabolici energetici primari della cellula.

Questi prodotti sono in grado di raggiungere lo spazio interstiziale, di entrare in contatto con la cellula, di favorire la rimozione di sostanza antagoniste ed infine di penetrare nella cellula favorendo il controllo dell’omeostasi e l’equilibrio termodinamico.

Dipendenza dai farmaci e terapia citoenzimaticaSAVINO MARROCCOLI
“Ho sempre pensato di fare il medico e sono sempre stato affascinato da ogni cosa in grado di guarire. Ero affascinato dal nostro medico di famiglia, dalla signora che nel mio paese aggiustava le ossa, dai consigli di medicina popolare di mia madre. Anche da adulto, da studente in medicina e da medico non ho mai disdegnato l’andare a conoscere persone che praticassero una qualche arte terapeutica di tipo non convenzionale. Ho frequentato corsi, seminari, ho assistito a visite e cure mediche da parte di guaritori, sciamani, agopuntori, omeopati, pranoterapisti, osteopati, e tantissimi altri. Da molte di queste tecniche sono rimasto deluso, da alcune interessato, da poche colpito, ma quello che non mi ha mai abbandonato è stata l’osservazione senza pregiudizio, un atteggiamento critico, uno studio severo e la sperimentazione personale. L’omeopatia è stata la mia passione sin dai tempi dell’università; mi ha soddisfatto dal punto di vista concettuale e dei risultati ed è stata anche lo strumento che mi ha spinto ad andare avanti.”

Savino Marroccoli è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Ostetricia e Ginecologia presso l’Università di Bari nel 1981. Perfezionato in Omeopatia presso la Facoltà di Omeopatia Inglese. Ha lavorato al Royal Homeophatic Hospital di Londra. E’ membro della Facoltà di Omeopatia Inglese. Perfezionato in Omeopatia in Belgio presso il Centro di Alfons Geukens , in India con il dr. Faruk Master, in Italia presso il centro Koinè diretto dal dr. Massimo Mangialavori e in Omeopatia Classica Tedesca. Ha collaborato come medico e docente con Roberto Petrucci, Niko Tsamis, Massimo Mangialavori. Docente di Omeopatia presso C.D.O. (Centro Omeopatia Classica), Milano; Scuola di Omeopatia, Catania; Corso di Omeopatia, Bari. Perfezionato in Bioterapia Nutrizionale, esperto in Nutriterapia Withaker, perfezionato in Terapia Gerson a San Diego California. Vice Presidente della SIPRe, Analista vegeto-terapeuta SIPRe. Esperto in terapia citoenzimatica “Citozeatec”.

Fonti: https://www.citozeatecsrl.ch/ e https://www.citomed.it/

Vedi anche la pagina dedicata agli enzimi QUI