Olio di CBD contro Olio di Canapa: qual è la differenza?

Il CBD è famoso per la sua capacità di attivare e stimolare le risposte del sistema nervoso all’interno dell’organismo. I recettori dei cannabinoidi presenti nel corpo umano sono di due tipi. L’olio di CBD ha dimostrato di interagire con essi per migliorare le funzionalità corporee.

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Negli ultimi decenni, abbiamo assistito ad un cambio di tendenza, passando da un rigido proibizionismo ad una maggiore tolleranza e alla depenalizzazione della marijuana. Per quanto sia ancora considerata illegale in Europa dal punto di vista del consumo, la legge comincia ad essere più aperta nei confronti dell’argomento e, spesso, le conseguenze risultano in una semplice multa. In giro per gli Stati Uniti, molti Paesi hanno legalizzato l’uso medicinale, se non addirittura il consumo ricreativo.

Con questo nuovo atteggiamento nei confronti della Cannabis, stanno prendendo piede nuove ricerche, prodotti e possibilità. I prodotti a base di Cannabis (come l’olio) stanno diventando molto popolari, grazie agli innumerevoli benefici che comportano. Tuttavia, l’olio di canapa di per se stesso non ha le proprietà medicinali che i consumatori ricercano. La confusione nasce nel momento in cui il consumatore ritiene che l’olio di canapa e quello di CBD siano la stessa cosa.

Per esempio, l’olio di canapa è ottimo per la preparazione di saponi o di oli da cucina, ma non per scopi medicinali. Per questo motivo è importante che il consumatore abbia ben presenti le differenze tra l’olio di canapa e quello di CBD. Alcuni venditori dallo scarso senso etico spacciano l’olio di canapa per olio di CBD, con spiacevoli conseguenze. Questi venditori vi diranno che l’olio di canapa è un’alternativa meno costosa ed una buona fonte di CBD. Consumare olio di canapa nella maniera sbagliata potrebbe addirittura farvi ammalare ancora di più.

Che cos’è l’olio di CBD?

L’acronimo CBD sta per “cannabidiolo” e riguarda un principio attivo della pianta della Cannabis. La Cannabis contiene diversi componenti, conosciuti come cannabinoidi. I cannabinoidi principali della pianta della Cannabis sono il CBD e il THC. Il THC è l’ingrediente psicoattivo in grado di “rendere fuso” chi ne fa uso. Al contrario, il CBD è la componente in grado di produrre effetti benefici, come quelli antidolorifici, e non psicoattivi. Fino a tempi recenti, la maggior parte delle piante di Cannabis sono state coltivate per i suoi elevati livelli di THC, ma molto bassi di CBD. Una buona dose di CBD in una pianta può bloccare gli effetti del THC. Ciò rende il CBD un cannabinoide migliore per scopi terapeutici dal momento che non è in grado di provocare sonnolenza o altri effetti collaterali associabili al THC.

Come l’olio di CBD agisce sull’organismo

Il modo in cui il CBD e tutti i cannabinoidi agiscono sull’organismo, interagendo con i recettori dei cannabinoidi, è diffondendosi in tutto il corpo umano. I due recettori maggiormente interessati da questo processo vengono indicati come “CB1” e “CB2”. Il recettore CB1 è presente sulla superficie delle cellule del cervello, mentre il CB2 è collegato con il sistema immunitario.

Qual è il potenziale medicinale benefico dell’olio di CBD?

Gli effetti medicinali sono soggettivi, pertanto è difficile valutare singolarmente i benefici individuali. L’olio di CBD può avere un’ampia gamma di effetti benefici, dal potere antidolorifico a quello ansiolitico. Diversi studi clinici hanno suggerito che il CBD possa essere impiegato nel trattamento delle dipendenze, come l’alcolismo. Chiedete al vostro medico di illustrarvi i potenziali benefici e i potenziali rischi.

Avvertenza
Gli effetti del CBD sull’organismo sono tutt’ora in fase di studio ed analisi. Ogni giorno emergono nuove notizie in merito. Attualmente, non vi sono certezze alcune su come l’olio di CBD possa agire sul singolo individuo. Ciascuno deve condurre le proprie ricerche ed analizzare gli eventuali rischi per la propria persona in caso di consumo di olio di CBD per il trattamento di determinate malattie. Consultate sempre un medico prima di provare qualsiasi nuova forma di trattamento terapeutico.

Studio Usa: il cannabidiolo blocca le metastasi “Cannabis, una cura contro il cancro”

Il cannabidiolo, uno degli elementi che compongono la cannabis, potrebbe essere in grado di bloccare il gene che provoca la diffusione delle metastasi.

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È il risultato delle ricerche di laboratorio effettuate da un’équipe del California Pacific Medical Center Research Institute. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Molecular Cancer Therapeutics.

I ricercatori si augurano che il cannabidiolo (Cbd), contenuto nella marijuana, possa diventare una valida alternativa alla chemioterapia, senza gli effetti collaterali di quest’ultima. “Ho sempre creduto nelle proprietà contenute nei derivati della cannabis – afferma il professor Umberto Veronesi – questa è una
strada mai esplorata a causa di condizionamenti psicologici. La fonte universitaria è molto seria. Voglio chiarire che l’oggetto della ricerca è un composto della cannabis e non una droga. Sarebbe un peccato non esplorare questa via per combattere il tumore al seno”. E gli autori dello studio confermano che, a differenza della cannabis, il Cbd non ha alcun effetto psicoattivo e quindi il suo utilizzo non viola alcuna legge sugli stupefacenti. Inoltre, insistono nello spiegare che non stanno invitando i loro pazienti a fumare
marijuana, visto che le concentrazioni di Cbd usate nelle loro ricerche sono di molto superiori a quelle che si possono ottenere solo fumando.

“Il Cbd funzionerebbe bloccando l’attività del gene Id-1 – spiega Sean McAllister, autore della ricerca – ritenuto responsabile della “metastatizzazione”, la diffusione del tumore dalla sua sede iniziale”.

Altre ricerche hanno già dimostrato che il Cbd potrebbe bloccare il tumore cerebrale aggressivo, e ci sarebbero evidenze di un effetto simile in laboratorio su cellule di tumore al seno.

“Attualmente abbiamo un numero limitato di opzioni nel trattamento delle forme aggressive di cancro – continua McAllister – alcune terapie, come per esempio la chemioterapia, possono essere efficaci ma anche estremamente tossiche e difficili da tollerare”. Questo composto offrirebbe quindi la speranza di una terapia in grado di ottenere gli stessi risultati senza gli effetti collaterali, come la nausea e il maggior rischio di infezioni.

“La ricerca è a uno stadio iniziale – aggiunge Joanna Owens, del Cancer Research UK – i risultati dovranno essere seguiti da trial sull’uomo per valutare la sicurezza del Cbd e se si raggiungono gli stessi benefici ottenuti in laboratorio. Diversi farmaci basati sulle piante sono attualmente utilizzati nelle terapie tumorali, come la vincristina, che deriva dal fiore Pervinca del Madagascar, ed è usata nel trattamento del tumore al seno e al polmone”.

Per il momento sono la chemioterapia, la radioterapia e l’intervento chirurgico a dominare il panorama
delle terapie contro il tumore. Anche se una serie di farmaci biologici vengono sperimentati ed usati sempre più spesso nei centri di cura oncologici.

Fonte: Tecnologia&Scienza 2007

Le proprietà terapeutiche del CBD

Il cannabidiolo (CBD) possiede attività analgesiche e antinfiammatorie mediate dall’inibizione della ciclossigenasi e lipossigenasi; non possiede attività psicoattiva.

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I tre grandi campi di indagine sulle proprietà terapeutiche del CBD si possono riassumere nelle sue potenzialità come sostanza anti convulsivante , nel trattamento del cancro e delle psicosi.

Per quello che riguarda la ricerca sul cancro uno degli ultimi studi in fase di realizzazione è quello dei ricercatori della Hadassah Medical Organization a Gerusalemme hanno annunciato l’avvio di test clinici fase 2 per valutare l’impatto del CBD come trattamento unico nei tumori solidi, la maggior parte delle formazioni tumorali umane.

Ma il potenziale utilizzo terapeutico del CBD è stato evidenziato in un gran numero di malattie e sintomi, tra i quali distonia, diabete, malattie infiammatorie, morbo di Alzheimer e malattie della pelle. Nel 2012 il dottor Leweke ha dimostrato nell’uomo che il CBD può essere utilizzato con successo come anti-psicotico e le conferme sono arrivate da uno studio pubblicato a gennaio sulla rivista Neuropsychopharmacology, dove i ricercatori hanno preso in considerazione 66 studi precedenti su CBD e psicosi e hanno concluso che il composto offre una serie di vantaggi rispetto ai farmaci attualmente utilizzati: sembra non avere effetti collaterali evidenti e nessuna dose letale.

La GW Pharmaceuticals ha annunciato l’inizio della seconda fase di test clinici su un farmaco a base di CBD che possa migliorare i sintomi della schizofrenia e ridurre gli effetti collaterali degli antipsicotici attuali. In uno studio pubblicato sulla rivista Fundamental & Clinical Pharmacology, il gruppo di studiosi dell’Università di Medicina di San Paolo ha scoperto in test sui topi che il CBD può ridurre o bloccare i sintomi del disturbo ossessivo compulsivo.

I ricercatori dell’unità clinica di Psicofarmacologia dello University College of London hanno dimostrato le potenzialità del CBD nel contrastare la dipendenza da nicotina. In uno studio pubblicato Pharmacology Biochemistry and Behavior, i ricercatori hanno concluso che il CBD potrebbe essere utilizzato per scongiurare danni cerebrali indotti dall’alcool, mentre ricercatori della Mount Sinai School of Medicine di New York hanno scoperto che può impedire l’accumulo di grassi provocato dall’alcool nel fegato prevenendo la steatosi epatica, patologia che nel tempo può portare a epatite e cirrosi.

Secondo ricercatori del dipartimento di Farmacologia dell’Università King Faisal di Al-Ahsa: “Il cannabidiolo potrebbe rappresentare una possibile opzione per proteggere il tessuto del fegato dagli effetti dannosi del cadmio”.
I ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Haifa hanno spiegato che il CBD potrebbe rappresentare un “nuovo approccio per il trattamento dei deficit cognitivi che accompagnano depressione e altri disturbi neuropsichiatrici legati ad ansia e stress” e sono molti gli studi scientifici che evidenziano le potenzialità di questo composto nella riduzione dei sintomi del disturbo da stress post-traumatico.

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Canapa e Micoterapia: perfetta sinergia e straordinaria efficacia

Gli studi scientifici svolti negli ultimi anni hanno ampiamente messo in evidenza i benefici del cannabidiolo estratto dalla canapa per scopi terapeutici, ma l’attenzione di molti consumatori e di molte aziende produttrici di integratori alimentari e prodotti erboristici si sta sempre più concentrando sull’olio di CBD. Questo prodotto innovativo e totalmente naturale sta acquistando popolarità grazie alle sue innumerevoli proprietà benefiche, non solo come terapia contro malattie croniche o infiammatorie o contro i più disparati disturbi.

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Di recente sono stati realizzati studi approfonditi sulla Micoterapia ovvero sull’utilizzo dei Funghi Medicinali per la prevenzione e la cura di numerose patologie. I funghi medicinali sono usati in Cina da circa 4000 anni e costituiscono un medicamento di uso comune in questa nazione.

La Micoterapia è rivolta a ristabilire la salute recuperando l’omeostasi, cioè equilibrio di diverse “economie” all’interno dell’organismo, dei minerali, microelementi, microorganismi, enzimi, ormoni, dell’acqua, degli elettroliti, delle cellule immunitarie. E’ possibile così comprendere gli effetti molteplici dei funghi sull’appetito, digestione, sulla psiche, colesterolo, diabete, angiopatie, allergie..

Oltre a questi rimedi naturali, dalla comprovata utilità, è presente un altro prodotto naturale che sta facendo riflettere non pochi medici, in questo ultimo periodo. Stiamo parlando della Cannabis.

Gli studi su questa pianta miracolosa sono datati.

Le sue proprietà sono così efficaci che la pianta può essere impiegata in numerose malattie:

    • Epilessia
    • Disturbi psichici
    • Sclerosi multipla
    • Anorresia
    • Glaucoma
    • Asma
    • Morbo di Alzheimerì
    • Morbo di Parkinson
    • Sclerosi laterale amiotrofica

La Canapa Indiana, l’altro nome della Cannabis, è utilizzata molto spesso per contrastare l’inappetenza dei malati di AIDS e di Cancro, oltre che per ridurre gli effetti della chemioterapia. Ma, oltre a queste possibilità, se ne aggiungono altre che riequilibrano la psiche depressa, demotivata.

L’assunzione di questa pianta, infatti, anche depurata dai principi attivi psicogeni come il THC, ha degli effetti rilassanti, analgesici per il dolore e può addirittura abbassare la pressione intraoculare. Riesce ad intervenire sullo stato della persona contrastandone la sindrome depressiva e il senso di ansia e panico, ostacolando anche gli effetti del disturbo bipolare.

Utilizzata da secoli, questa pianta possiede qualità analgesiche, sedative e miorilassanti.

I rimedi naturali hanno un raggio d’azione molto vasto e non aggrediscono il fisico con gli effetti collaterali.