Una selezione di rimedi naturali per candida formulati per supportare equilibrio intestinale e benessere dell’organismo in modo naturale e quotidiano.

La resistenza antimicrobica è una delle emergenze sanitarie più gravi del XXI secolo: una minaccia globale che compromette l’efficacia degli antibiotici, aumenta la mortalità e mette sotto pressione i sistemi sanitari.

La resistenza antimicrobica (AMR) causa oltre 35.000 decessi ogni anno nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo. In Italia si stimano circa 10.000–15.000 morti annui correlati a infezioni da microrganismi resistenti, con un impatto particolarmente significativo nelle strutture ospedaliere.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’AMR è tra le prime dieci minacce globali per la salute pubblica. Il sistema di sorveglianza globale GLASS (Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System) monitora l’andamento delle resistenze nel mondo. In Italia, i dati epidemiologici sono disponibili anche attraverso l’Istituto Superiore di Sanità.

Le proiezioni internazionali stimano che entro il 2050 le infezioni da germi resistenti potrebbero causare fino a 10 milioni di morti all’anno.

Cos’è la resistenza antimicrobica e perché è definita “pandemia silente”

La resistenza antimicrobica si verifica quando batteri, virus, funghi o parassiti sopravvivono alla terapia farmacologica precedentemente efficace. Il fenomeno è considerato una “pandemia silente” perché evolve gradualmente, senza eventi improvvisi come le pandemie virali, ma con effetti cumulativi devastanti sulla sanità pubblica.

L’uso crescente di antibiotici di ultima linea, come i carbapenemi, evidenzia la progressiva perdita di efficacia delle terapie disponibili.

Multidrug-Resistance (MDR): quando i batteri resistono a più antibiotici

La multidrug-resistance (MDR) è la capacità di un microrganismo di resistere contemporaneamente a più classi di antimicrobici.

Per guidare la ricerca e lo sviluppo di nuovi antimicrobici a livello mondiale, nel 2017 l’Organizzazione mondiale della Sanità ha stilato una lista delle 12 famiglie di batteri più pericolosi per la salute, classificandoli in tre livelli di priorità: critica, elevata e media. La categoria a più alta priorità comprende Acinetobacter, Pseudomonas e vari componenti della famiglia delle Enterobacteriaceae (tra cui Klebsiella, Escherichia coli, Serratia e Proteus). La lista è stata aggiornata nel 2023 e la pubblicazione è in arrivo a breve.

Tra i batteri prioritari individuati dall’OMS nel 2017 (lista aggiornata nel 2023) figurano: Acinetobacter baumannii, Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Staphylococcus aureus (inclusi ceppi MRSA).

Secondo i dati GLASS, in diversi Paesi europei si osservano percentuali elevate di resistenza alle cefalosporine di terza generazione per Escherichia coli e resistenza alla meticillina per Staphylococcus aureus.

L’Oms inoltre nel 2022 ha stilato anche un rapporto con il primo elenco di patogeni fungini considerati pericolosi per la salute umana e prioritari nello sviluppo di nuovi farmaci. Anche il fungo Candida auris rappresenta una minaccia emergente per la sua elevata resistenza ai farmaci antifungini.

Meccanismi della resistenza antimicrobica

La resistenza può essere:

  • Resistenza intrinseca, dovuta a caratteristiche genetiche proprie del microrganismo.
  • Resistenza acquisita, che si sviluppa tramite mutazioni del DNA o trasferimento orizzontale di geni di resistenza attraverso coniugazione, trasformazione o trasduzione.

L’accumulo progressivo di questi meccanismi rende alcuni ceppi resistenti a quattro o più famiglie antibiotiche diverse.

Cause principali della multidrug-resistance

L’uso improprio degli antibiotici rappresenta il fattore principale. In Italia circa il 30% delle prescrizioni risulta inappropriato.

Le cause includono:

  • Prescrizione per infezioni virali.
  • Uso di antibiotici ad ampio spettro senza antibiogramma.
  • Mancato completamento del ciclo terapeutico.
  • Impiego preventivo negli allevamenti intensivi.

L’OCSE ha pubblicato analisi dettagliate sull’impatto economico della resistenza: https://www.oecd.org/health/antimicrobial-resistance.htm

Anche gli ambienti ospedalieri e le acque reflue fungono da serbatoi di microrganismi resistenti.

Impatto clinico ed economico della resistenza agli antibiotici

Le infezioni da patogeni MDR comportano:

  • Maggiore mortalità.
  • Aumento delle complicanze.
  • Degenze ospedaliere più lunghe.
  • Costi sanitari significativamente più elevati.

Inoltre, la perdita di efficacia degli antibiotici compromette interventi chirurgici, trapianti e terapie oncologiche.

Strategie di contrasto: approccio One Health

Resistenza antimicrobica (AMR)

L’approccio One Health riconosce che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ambiente sono strettamente interconnesse. La resistenza antimicrobica non è infatti un problema esclusivamente clinico, ma un fenomeno ecologico e globale che coinvolge ospedali, comunità, allevamenti, filiere alimentari ed ecosistemi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il contrasto all’AMR richiede un coordinamento internazionale tra sanità pubblica, medicina veterinaria, agricoltura e tutela ambientale.

L’AMR non è un problema confinato alla medicina clinica: un’infezione resistente può emergere in un allevamento animale, diffondersi nell’ambiente attraverso i residui di antibiotici e ritornare negli esseri umani attraverso alimenti o contatti diretti. Questa complessità rende inscindibile l’integrazione tra settori umani, animali e ambientali. La risposta globale all’AMR è guidata ora da un coordinamento quadripartito (WHO, FAO, WOAH, UNEP), che punta proprio a promuovere politiche coerenti su scala mondiale.

Prodotti naturali come strategia complementare contro la MDR

La ricerca scientifica sta esplorando l’utilizzo di sostanze naturali come coadiuvanti terapeutici per contrastare la resistenza.

I composti naturali possono:

  • Inibire le pompe di efflusso batteriche
  • Interferire con la formazione di biofilm
  • Aumentare la permeabilità della membrana batterica
  • Potenziare antibiotici esistenti

Un esempio rilevante è Fabiana ramulosa, pianta sudamericana studiata dalla Sapienza Università di Roma. I ricercatori hanno identificato molecole in grado di ripristinare la sensibilità batterica agli antibiotici.

Le piante ci salveranno dall’antibiotico-resistenza

Negli ultimi anni, numerosi studi in vitro hanno dimostrato che alcune molecole fitochimiche possono interferire con i meccanismi di resistenza batterica, riducendo la capacità dei microrganismi di neutralizzare o espellere l’antibiotico.

Resistenza antimicrobica (AMR)Oli essenziali e potenziamento dell’attività antibiotica

Gli oli essenziali sono miscele complesse di composti volatili prodotti dalle piante come meccanismo di difesa contro patogeni, insetti e stress ambientali. Tra i principali costituenti si trovano terpeni, terpenoidi e fenoli, molecole dotate di attività antimicrobica.

Diversi studi hanno evidenziato che alcuni oli essenziali:

  • aumentano la permeabilità della membrana batterica
  • inibiscono le pompe di efflusso responsabili dell’espulsione dell’antibiotico
  • interferiscono con la formazione del biofilm
  • riducono l’espressione di geni di resistenza

Un esempio significativo riguarda Helichrysum italicum, pianta mediterranea nota anche come elicriso. Nel 2009, ricercatori dell’Université de la Méditerranée (Francia) hanno dimostrato che alcuni estratti di questa pianta erano in grado di ridurre la resistenza al cloramfenicolo nel ceppo multiresistente Enterobacter aerogenes (oggi classificato come Klebsiella aerogenes).

Questo effetto è stato attribuito alla capacità delle molecole vegetali di interferire con i meccanismi di efflusso batterico, rendendo nuovamente efficace l’antibiotico.

Il primo antibiotico “rinforzato” con oli essenziali

Nel 2018 si è conclusa la sperimentazione clinica di un farmaco sviluppato dal microbiologo marocchino Adnane Remmal, che combina antibiotici convenzionali con molecole derivate da oli essenziali.

Remmal è stato finalista allo European Inventor Award 2017 per questa innovazione.

L’idea alla base del progetto è relativamente semplice ma rivoluzionaria: invece di sostituire gli antibiotici, si può potenziarne l’efficacia combinandoli con composti naturali che ne facilitino l’ingresso nella cellula batterica o ne impediscano l’espulsione.

Come funziona l’antibiotico “potenziato”

Gli antibiotici agiscono colpendo specifici bersagli batterici:

  • distruggono la parete cellulare
  • bloccano la sintesi proteica
  • interferiscono con la replicazione del DNA
  • inibiscono la riparazione dei danni genetici

Si può immaginare il batterio come una porta chiusa a chiave. L’antibiotico è la chiave che apre la serratura. Se una mutazione modifica la serratura, la chiave non funziona più: il batterio diventa resistente.

L’aggiunta di molecole naturali non agisce necessariamente come una nuova chiave, ma può:

  • alterare la struttura della porta
  • danneggiare i meccanismi di difesa
  • facilitare l’ingresso dell’antibiotico
  • bloccare i sistemi di espulsione

In questo modo, l’antibiotico riacquista efficacia anche contro ceppi precedentemente resistenti.

Perché non usare solo oli essenziali?

Le piante utilizzano gli oli essenziali come arma naturale contro i microrganismi. Tuttavia, l’impiego diretto di oli essenziali ad alte concentrazioni nell’uomo può comportare effetti collaterali importanti, tra cui:

  • tossicità epatica
  • irritazione mucosa
  • reazioni allergiche
  • alterazioni farmacocinetiche

L’innovazione sta quindi nel ridurre le dosi sfruttando un effetto sinergico con antibiotici già esistenti, evitando la necessità di concentrazioni elevate.

Evidenze scientifiche sui composti naturali anti-resistenza

La ricerca internazionale sta esplorando numerosi composti naturali con attività anti-resistenza, tra cui:

  • flavonoidi
  • alcaloidi
  • tannini
  • polifenoli
  • terpeni

Molte di queste molecole agiscono come inibitori delle pompe di efflusso, uno dei principali meccanismi responsabili della multidrug-resistance (Review scientifica sui composti naturali contro l’AMR).

Le piante rappresentano davvero una soluzione?

Le piante non sostituiranno gli antibiotici, ma potrebbero rappresentare un potente strumento complementare nella lotta contro la resistenza antimicrobica.

I vantaggi principali includono:

  • riduzione delle dosi antibiotiche
  • recupero dell’efficacia di farmaci obsoleti
  • rallentamento della selezione di ceppi resistenti
  • possibilità di sviluppare nuove classi di coadiuvanti

Il ruolo dei funghi terapeutici nella lotta all’antibiotico-resistenza

Resistenza antimicrobica (AMR)

Quando si parla di nuove strategie contro la resistenza antimicrobica, spesso si guarda alla sintesi di nuove molecole di laboratorio. Tuttavia, una parte fondamentale della farmacologia moderna nasce proprio dai funghi. La penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1928 e prodotta da specie del genere Penicillium, è l’esempio più emblematico di come il regno fungino abbia rivoluzionato la medicina.

Questa origine naturale degli antibiotici non è un dettaglio storico, ma un’indicazione strategica: i funghi producono molecole antimicrobiche per competere con batteri e altri microrganismi nel loro ambiente. In altre parole, possiedono già meccanismi evolutivamente selezionati per contrastare infezioni microbiche.

Attività antibatterica diretta

Diversi funghi medicinali studiati negli ultimi anni hanno mostrato attività antibatterica in vitro, inclusa azione contro ceppi resistenti.

Ganoderma lucidum (Reishi) contiene triterpeni e polisaccaridi bioattivi che hanno dimostrato attività antimicrobica e immunomodulante.

Lentinula edodes (Shiitake) produce composti come il lentinano, con proprietà immunostimolanti e potenziale azione antimicrobica.

Cordyceps spp. è stato studiato per la sua attività antimicrobica e per la modulazione dell’infiammazione e della risposta immunitaria.

Questi studi mostrano che alcuni estratti fungini possono inibire la crescita batterica o ridurre la virulenza dei patogeni. È importante sottolineare che molte di queste evidenze sono ancora precliniche, ma i risultati sono promettenti.

Inibizione dei meccanismi di resistenza

Uno degli aspetti più interessanti non è soltanto l’azione antibatterica diretta, ma la capacità di alcuni composti naturali — inclusi quelli di origine fungina — di interferire con i meccanismi molecolari della resistenza.

Le ricerche indicano che determinate molecole naturali possono:

  • interferire con le pompe di efflusso batteriche
  • ridurre la formazione di biofilm
  • aumentare la permeabilità della membrana batterica
  • potenziare l’efficacia di antibiotici convenzionali

Le pompe di efflusso, in particolare, rappresentano uno dei principali meccanismi della multidrug-resistance. Bloccarle significa impedire al batterio di espellere l’antibiotico, rendendo nuovamente efficace il trattamento.

Immunomodulazione: un’azione indiretta ma strategica

Un ulteriore elemento di interesse riguarda i beta-glucani, polisaccaridi presenti nella parete cellulare dei funghi medicinali. Queste molecole stimolano macrofagi, cellule NK e altri componenti dell’immunità innata, rafforzando la capacità dell’organismo di controllare l’infezione.

Un sistema immunitario più efficiente può ridurre la durata dell’infezione e, di conseguenza, diminuire l’esposizione agli antibiotici. Questo è un punto cruciale: meno uso di antibiotici significa minore pressione selettiva e minore probabilità di selezionare ceppi resistenti.

Conclusione

La lotta all’antibiotico-resistenza richiede un approccio integrato: prevenzione, uso appropriato dei farmaci, sorveglianza globale, innovazione farmacologica e ricerca sui prodotti naturali. Se la prima rivoluzione antibiotica è nata da una muffa osservata casualmente in laboratorio, la prossima potrebbe nascere dalla capacità di integrare scienza moderna e molecole naturali in strategie terapeutiche intelligenti e sostenibili.

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Bibliografia

  1. Resistenza multifarmaco (MDR): un fenomeno diffuso nelle terapie farmacologiche (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8839222/)
  2. Batteri multifarmaco-resistenti, ampiamente farmaco-resistenti e panfarmaco-resistenti: una proposta di esperti internazionali per definizioni standard provvisorie per la resistenza acquisita (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21793988/)
  3. Resistenza multipla ai farmaci (https://www.sciencedirect.com/topics/pharmacology-toxicology-and-pharmaceutical-science/multiple-drug-resistance)
  4. https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/2023
  5. https://academic.oup.com/jac/article/75/9/2564/5854853?login=false

 

L’argento colloidale spray è una soluzione a base di acqua depurata e microparticelle di argento, apprezzata da secoli per il suo impiego nell’igiene e nella pulizia. Incolore, inodore e pratico da utilizzare, è pensato per accompagnarti ogni giorno nella cura della pelle, degli ambienti e delle superfici, in modo semplice e naturale.

Una tradizione che arriva fino a oggi

Prima dell’introduzione dei moderni antibiotici di sintesi, l’argento veniva utilizzato per mantenere più pulita l’acqua e per favorire condizioni igieniche migliori negli ambienti domestici. Questa lunga tradizione d’uso non si è mai interrotta e ancora oggi l’argento continua a essere studiato e utilizzato in numerosi contesti professionali e tecnologici.

L’utilizzo dell’argento colloidale risale al 1800 e già i primi studi sui metalli in forma colloidale hanno evidenziato come l’argento sia tra i più efficaci ad azione antibatterica. L’argento colloidale sembra essere efficace contro molte specie di batteri, parassiti, funghi e virus. L’argento colloidale, inoltre, oltre alla azione disinfettante, possiede una spiccata azione antiinfiammatoria. Essendo compatibile con l’organismo umano, non indebolisce il sistema immunitario, anzi, contribuisce a rafforzarlo.

Intelligenza artificiale e nuove frontiere della ricerca

Negli ultimi anni la ricerca scientifica sta vivendo una vera trasformazione grazie all’intelligenza artificiale. Un recente studio pubblicato sulla rivista Cell ha mostrato come l’IA possa analizzare enormi quantità di dati biologici per individuare molecole di origine naturale di particolare interesse, partendo da microbiomi umani, animali e ambientali.

Questo approccio innovativo consente di accelerare enormemente la selezione di composti studiabili in laboratorio e dimostra come biotecnologia e intelligenza artificiale possano lavorare insieme per esplorare nuove soluzioni nel campo dell’igiene e della sicurezza microbiologica.

Il ruolo degli antimicrobici naturali

Piante, minerali e sostanze naturali sono da sempre oggetto di attenzione per il loro comportamento nei confronti dei microrganismi. Polifenoli, flavonoidi, terpeni, oli essenziali e altri composti vegetali vengono studiati per le loro interazioni con superfici biologiche e ambientali.

Una caratteristica interessante di molte sostanze naturali è il loro approccio “multitarget”, ovvero la capacità di interagire con più strutture microbiche contemporaneamente. Questo aspetto è oggi al centro di numerosi studi, soprattutto in ambito ambientale e tecnologico.

L’argento: un materiale di grande interesse scientifico

Tra i materiali naturali più studiati rientra l’argento, in particolare nella sua forma colloidale. Le particelle di argento sono oggetto di ricerca per il loro comportamento a contatto con superfici, materiali e microrganismi in condizioni controllate.

In laboratorio è stato osservato che l’argento può interagire con le membrane cellulari microbiche e con alcuni processi metabolici, rendendolo un materiale di grande interesse per applicazioni tecniche e ambientali. Non a caso, oggi l’argento viene utilizzato in filtri per l’acqua, rivestimenti, materiali tecnologici e sistemi di sanificazione.

Come interagisce l’argento a livello microscopico

Dal punto di vista scientifico, le particelle di argento vengono studiate per diversi meccanismi di interazione che avvengono a livello superficiale. In ambiente di ricerca si analizzano fenomeni come l’interazione con le membrane microbiche, i processi di ossidazione e l’influenza su specifiche strutture proteiche.

Questi meccanismi sono oggetto di studio continuo e trovano applicazione soprattutto in ambiti non farmacologici, come l’igiene di superfici, materiali e ambienti ad alta frequentazione.

Argento Colloidale SprayCos’è l’argento colloidale

Dal punto di vista tecnico, l’argento colloidale è una sospensione stabile di particelle di argento metallico in acqua distillata o demineralizzata. Le particelle hanno dimensioni estremamente ridotte e la concentrazione viene espressa in parti per milione (ppm). La formulazione spray rende l’applicazione immediata, mirata e senza sprechi, ideale per l’uso quotidiano.

Per la pelle: una sensazione di freschezza e pulizia

Utilizzato  per uso esterno, l’argento colloidale spray è apprezzato per la piacevole sensazione di freschezza che dona alla pelle. Nebulizzato sulla cute, può essere inserito nella routine quotidiana come supporto igienizzante, soprattutto quando la pelle appare stressata, arrossata o soggetta a impurità. La sua delicatezza lo rende adatto a un utilizzo pratico e frequente.

Per la casa e gli ambienti

In ambito domestico, l’argento colloidale spray è un valido alleato per l’igiene di superfici e ambienti. Viene scelto per affiancare la normale pulizia di zone umide, tessuti, tappeti, bidoni e attrezzi, contribuendo a mantenere gli spazi più puliti e freschi. Non a caso l’argento è impiegato da tempo anche in piscine, filtri per l’acqua e sistemi di ventilazione.

Per animali e spazi condivisi

Esistono molte affinità tra l’igiene umana e quella animale. L’argento colloidale spray viene tradizionalmente utilizzato per l’igiene esterna di pelo, cute e zampe, oltre che per la pulizia di cucce, trasportini e ambienti condivisi con gli animali. È particolarmente apprezzato per la sua capacità di neutralizzare i cattivi odori del pelo, sempre nel rispetto dell’uso esterno e con la dovuta attenzione.

Per piante e giardinaggio

In ambito agricolo e nel giardinaggio amatoriale, l’argento colloidale viene utilizzato come supporto igienizzante per superfici vegetali, foglie, vasi e attrezzi. È una soluzione pratica per mantenere più puliti gli ambienti di coltivazione e gestire l’umidità, pur non essendo un fitofarmaco né un pesticida.

Dove viene utilizzato oggi l’argento

L’argento, nelle sue diverse forme, continua a essere oggetto di interesse e viene impiegato in numerosi settori in tutto il mondo. In Paesi come Stati Uniti, Canada e Svizzera, è utilizzato in ambito sanitario e tecnologico come componente di materiali e dispositivi progettati per migliorare le condizioni igieniche.

In ambito industriale e tecnologico, l’argento è ampiamente presente nei sistemi di purificazione dell’acqua. La NASA, così come altre agenzie spaziali, utilizza da tempo soluzioni a base di argento per mantenere l’acqua in condizioni adeguate durante le missioni spaziali. Sistemi simili vengono adottati anche nel settore civile, ad esempio nei filtri per l’acqua installati su aeromobili di numerose compagnie aeree internazionali.

L’argento trova inoltre applicazione nel trattamento dell’acqua di piscine e impianti e viene studiato per il miglioramento della qualità dell’aria e degli ambienti chiusi. Negli ultimi anni, soluzioni basate sull’argento sono state adottate anche per la pulizia e l’igiene di mezzi di trasporto e spazi ad alta frequentazione, all’interno di protocolli di sanificazione ambientale.

Pratico, mirato, quotidiano

La formulazione spray è pensata per offrire la massima praticità. Consente un’applicazione veloce, uniforme e mirata, rendendo l’argento colloidale adatto sia all’uso domestico sia fuori casa. Pochi spruzzi sono sufficienti per l’igiene quotidiana di pelle, superfici e ambienti.

Una scelta naturale per l’igiene di tutti i giorni

Versatile, pratico e dalla lunga tradizione d’uso, l’Argento Colloidale Spray è una soluzione ideale per chi cerca un prodotto semplice e naturale per l’igiene esterna della persona, della casa e degli ambienti, nel rispetto della normativa europea vigente.

Tradizione, ricerca e innovazione

L’incontro tra materiali naturali, conoscenze tradizionali e tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive nella ricerca scientifica. L’argento rappresenta un esempio concreto di questo dialogo tra passato e futuro, confermandosi un materiale di grande interesse per l’igiene e la gestione degli ambienti.

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  4. Erboristeria arcobaleno:  ARGENTO COLLOIDALE ATOMICO

Bibliografia

  1. Nanoparticelle d’argento: sintesi, proprietà e applicazioni terapeutiche (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25543008/)
  2. JOSEF PIES, Uso terapeutico dell’argento colloidale. Prezioso antibiotico naturale. Efficacia, utilizzo ed esperienze di guarigione, Macro Edizioni – 1 gennaio 2009
  3. REINELT UWE, Il grande libro dell’Argento Colloidale, Macro Edizioni – 1 gennaio 2022
  4. GRAZIANI GABRIELI, Argento Colloidale: Un Potente Rimedio Naturale. Macro Edizioni – 1 gennaio 2009
  5. GINO RICCARDO NAVARRA, Conoscere L’argento Colloidale, Edizione maggio 2018
  6. Liu W, Wu Y, Wang C, Li HC, Wang T, Liao CY, Cui L, Zhou QF, Yan B, Jiang GB. Impact of silver nanoparticles on human cells: effect of particle size. 2010 Sep;4(3):319-30.
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Una fibra naturale, estratta dalla radice di cicoria, capace di dialogare con il microbiota intestinale e di influenzare digestione, metabolismo e difese immunitarie: l’inulina è oggi una delle sostanze più studiate per il suo ruolo nel benessere intestinale e sistemico.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha profondamente cambiato il modo in cui guardiamo all’intestino. Non è più considerato soltanto un organo deputato alla digestione, ma un vero e proprio centro di regolazione della salute generale, in stretta comunicazione con il sistema immunitario, il metabolismo e il sistema nervoso centrale.

Cos’è l’inulina e da dove proviene

L’inulina è una fibra alimentare solubile appartenente alla famiglia dei fruttani, composta da catene di fruttosio terminate da una molecola di glucosio. È presente in numerose piante, ma si trova in concentrazioni particolarmente elevate nella radice di cicoria, principale fonte per l’uso alimentare e integrativo.

Altri alimenti naturalmente ricchi di inulina includono topinambur, carciofo, tarassaco, alcuni tuberi e il tartufo bianco. A seconda della lunghezza delle catene, l’inulina può essere a catena corta o lunga, con differenti velocità di fermentazione e caratteristiche funzionali.

Una fibra che non viene digerita, ma che nutre

A differenza di altri carboidrati, l’inulina non viene digerita né assorbita nel tratto gastrointestinale superiore. Raggiunge quindi intatta il colon, dove viene fermentata selettivamente dal microbiota intestinale (WebMD – Inulin: Uses and Risks). Durante questo processo si formano acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare butirrato, propionato e acetato, molecole fondamentali per:

  • il nutrimento delle cellule della mucosa intestinale
  • il mantenimento della barriera intestinale
  • la modulazione dei processi infiammatori

Inulina e microbiota intestinale

Numerosi studi hanno dimostrato che l’inulina favorisce la crescita selettiva di Bifidobacteria e Lactobacilli, batteri considerati benefici per la salute intestinale (Microbiologia Italia – Inulina).

Un microbiota equilibrato contribuisce a:

  • migliorare la digestione e la motilità intestinale
  • proteggere l’organismo da batteri patogeni
  • sostenere la risposta immunitaria

Recenti ricerche suggeriscono inoltre che il microbiota abbia un ruolo anche a livello sistemico, influenzando metabolismo e infiammazione.

Inulina e benessere intestinaleEffetti sul benessere digestivo e sulla regolarità intestinale

Grazie alla sua capacità di aumentare il volume del contenuto intestinale e di stimolare la fermentazione benefica, l’inulina contribuisce a:

  • favorire una corretta evacuazione
  • migliorare la consistenza delle feci
  • sostenere la funzionalità intestinale

Nel tempo, il riequilibrio del microbiota può aiutare anche a ridurre il meteorismo, sebbene nelle persone sensibili l’introduzione debba essere graduale (Georgofili.info).

Senso di sazietà e controllo del peso

Poiché non viene digerita, l’inulina aumenta il senso di sazietà e modula la secrezione degli ormoni coinvolti nella regolazione dell’appetito. In uno studio condotto su soggetti con prediabete, l’assunzione di inulina per 18 settimane ha portato a una riduzione del peso corporeo del 7,6% (Guess et al., Nutrition & Metabolism, 2015). Un altro studio ha evidenziato una riduzione della grelina e un aumento del peptide YY, ormone della sazietà (Parnell & Reimer, Am J Clin Nutr, 2009).

Controllo della glicemia e del metabolismo

L’inulina si è dimostrata utile anche nel supporto al controllo glicemico. In donne con diabete di tipo 2, l’assunzione di 10 g al giorno di inulina per due mesi ha determinato una riduzione significativa della glicemia a digiuno (Dehghan et al., Health Promotion Perspectives, 2013). Altri studi suggeriscono un miglioramento della sensibilità insulinica e una riduzione dell’insulino-resistenza (Gut, 2019).

Assorbimento dei minerali e salute ossea

Uno degli effetti più documentati dell’inulina riguarda il miglioramento dell’assorbimento del calcio e del magnesio. La fermentazione dell’inulina abbassa il pH intestinale, aumentando la biodisponibilità dei minerali (PubMed – Calcium absorption). Studi clinici hanno dimostrato un aumento dell’assorbimento del calcio fino al 18% in adolescenti e benefici anche in donne in postmenopausa (NCBI – PubMed).

Sistema immunitario e asse intestino-cervello

Gli SCFA prodotti dalla fermentazione dell’inulina svolgono un ruolo chiave nella modulazione della risposta immunitaria e nella comunicazione tra intestino e cervello (Sheng et al., Frontiers in Immunology, 2023). Queste evidenze rafforzano l’idea che il benessere intestinale sia strettamente connesso all’equilibrio psicofisico generale.

Uso in erboristeria, dosaggi e precauzioni

In ambito erboristico, l’inulina viene spesso consigliata:

  • In associazione ai fermenti lattici o probiotici. L’inulina crea un ambiente favorevole per la crescita della flora intestinale. Quindi rende più utile l’uso dei fermenti lattici.
  • Collegato al punto precedente c’è il discorso delle difese immunitarie. La flora intestinale rappresenta una protezione per la salute dell’intestino. Quando hai le difese immunitarie basse, l’inulina può risultare utile per ripristinarle più in fretta.
  • Quando la consistenza delle feci è scarsa o hai una digestione lunga. L’inulina può aiutarti a regolarizzare l’attività intestinale.
  • In presenza di livelli alti di colesterolo o glicemia, perché l’inulina può aiutarti a normalizzarli. Mi raccomando queste sono condizioni di salute con notevoli rischi. Non procedere con cure fai da te. Confrontati invece con il tuo medico di fiducia.

La dose comunemente suggerita negli adulti è di circa 4 g al giorno. In soggetti con sindrome dell’intestino irritabile o elevata sensibilità intestinale, l’uso può non essere indicato
(WebMD – Inulin Risks).

L’inulina non lavora a livello dello stomaco, quindi il momento preciso di assunzione non ne impatta l’efficacia o la tollerabilità. Allo stesso modo l’uso di questo integratore non è legato a una particolare stagionalità. Puoi assumerlo in base alle esigenze in qualsiasi momento. In genere l’inulina è ben tollerata, tranne in casi di sensibilità alla sostanza. Condizioni come il colon irritabile rendono l’uso dell’inulina sconsigliabile. Non risultano controindicazioni specifiche per i bambini, ma l’uso è di sicuro più comune negli adulti. Al momento non risultano rischi di interazione tra l’inulina e qualche farmaco. Gli effetti collaterali sono rari, ma possono includere diarrea o altri disturbi intestinali come flatulenza, gonfiore e crampi. In presenza di questi sintomi, anche se non indotti dall’inulina, in genere conviene evitare l’assunzione di questa sostanza.

Conclusione

L’inulina rappresenta una fibra prebiotica naturale supportata da solide evidenze scientifiche, perfettamente in linea con l’approccio dell’erboristeria moderna: sostenere l’organismo attraverso il rispetto dei suoi equilibri fisiologici, a partire dall’intestino.

Altri articoli:

  1. Erboristeria Arcobaleno: La salute dell’intestino per il benessere di tutto il corpo
  2. Erboristeria Arcobaleno: DISBIOSI (alterazione della flora intestinale)
  3. Erboristeria Arcobaleno: Microbiota intestinale e Alzheimer
  4. Erboristeria Arcobaleno: Eubiosi: equilibrio della microflora intestinale
  5. Erboristeria Arcobaleno: Colostro e Lattoferrina in caso di disbiosi intestinale
  6.  Erboristeria Arcobaleno: Ruolo dei funghi nella modulazione del microbiota
  7.  Erboristeria Arcobaleno: Azione prebiotica dello Shiitake
  8.  Erboristeria Arcobaleno: PROBIOTIC+SYMB RIFLORA: il potere dei tre ceppi per un intestino in equilibrio
  9. Erboristeria Arcobaleno: Un probiotico alleato del sistema immunitario: Kluyveromyces marxianus fragilis
  10. Erboristeria Arcobaleno: NUTRIFLOR: combinazione vincente di probiotici ed alga Klamath
  11. Erboristeria Arcobaleno: BIOTICI a supporto del benessere e della salute
  12. Erboristeria Arcobaleno: POSTBIOTICI: i nuovi alleati per il benessere quotidiano

Fonti bibliografiche

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Con l’arrivo dei cambi di stagione, i comuni malanni delle alte vie respiratorie tornano a farci compagnia: raffreddore, tosse, sindrome influenzale. Da secoli l’uomo si è rivolto alle piante medicinali per prevenire e alleviare questi disturbi. Oggi, la ricerca scientifica conferma ciò che le tradizioni popolari già intuivano: alcune piante possiedono effetti non solo sintomatici, ma anche immunomodulatori e antivirali. Tra queste, un ruolo di rilievo è occupato dal Tea Tree Oil (TTO), l’olio essenziale estratto da Melaleuca alternifolia, pianta originaria dell’Australia.

Storia e tradizione del Tea Tree Oil

Il TTO ha radici profonde nella medicina tradizionale australiana: le popolazioni aborigene lo utilizzavano per trattare infezioni cutanee, disturbi respiratori e problemi urinari. In Europa e Nord America, il TTO è stato introdotto a partire dal XX secolo e rapidamente apprezzato per le sue proprietà antimicrobiche. Oggi, il TTO è conosciuto soprattutto come antifungino, ma la letteratura scientifica ne conferma anche le attività antibatterica, antivirale, antiprotozoica e antinfiammatoria.

Una curiosità interessante riguarda il suo nome: “Tea Tree Oil” non deriva dal tè consumato, ma dal fatto che gli esploratori europei in Australia utilizzavano le foglie della pianta per preparare un’infusione simile al tè. Tuttavia, è fondamentale distinguere il TTO autentico, derivato da Melaleuca alternifolia, da altri oli di Melaleuca o di piante affini (kanuka, manuka, cajeput), la cui composizione chimica è molto diversa e non garantisce le stesse proprietà.

Composizione e standard di qualità

Il componente principale responsabile degli effetti antivirali del TTO è il terpinen-4-olo, insieme ad altri terpeni e oli volatili che costituiscono il fitocomplesso. Lo standard internazionale per il TTO prevede che l’olio sia estratto esclusivamente da Melaleuca alternifolia (Maiden & Betche) Cheel, per garantire sicurezza ed efficacia. L’olio deve essere manipolato con attenzione: per uso orale viene generalmente diluito in oli vegetali, come l’olio di mandorle, per evitare irritazioni e garantire la giusta concentrazione.

Tea Tree Oil: l'antivirale naturaleL’importanza della provenienza del Tea Tree Oil

Per garantire l’efficacia medicamentosa del Tea Tree Oil (TTO) nei fitomedicinali, è fondamentale conoscere con certezza la provenienza botanica dell’olio essenziale utilizzato.

Secondo l’Australian Therapeutic Goods Administration, il vero TTO è esclusivamente l’olio essenziale estratto da Melaleuca alternifolia (Maiden & Betche) Cheel. Questa specificazione serve a evitare confusione con altri prodotti indicati come TTO, che possono derivare da piante di generi o famiglie botaniche diverse.

Ad esempio, i termini “melaleuca oil” o “ti tree oil” sono nomi tradizionali Maori e Samoani che a volte indicano piante del genere Cordilinea (Cordyline australis), appartenente alla famiglia delle Asparagaceae, diversa dalle Myrtaceae a cui appartiene Melaleuca alternifolia. Anche il termine “olio di melaleuca” può essere ambiguo: può riferirsi a oli estratti chimicamente da altre specie, come l’olio di cajeput (Melaleuca cajuputi) o l’olio di niaouli (Melaleuca quinquenervia, spesso erroneamente indicata come Melaleuca viridiflora).

La corretta identificazione della specie di origine può essere complicata dai numerosi nomi comuni: in Australia, ad esempio, gli “alberi del tè” vengono chiamati anche “alberi dalla corteccia di carta”, termine che può riferirsi sia a diverse specie di Melaleuca sia a centinaia di specie di Leptospermum. Anche Melaleuca cajuputi è nota come “albero del tè della palude” o “albero del tè dalla corteccia di carta”, mentre Melaleuca quinquenervia può essere chiamata “albero del tè a foglia larga” o “albero del tè dalla corteccia di carta a foglia larga”. Inoltre, oli essenziali di kanuka e manuka, ottenuti rispettivamente da Kunzea ericoides e Leptospermum scoparium (Nuova Zelanda), sono talvolta commercializzati come TTO, ma presentano composizione chimica molto diversa dall’olio australiano autentico.

Il genere Melaleuca appartiene alla famiglia delle Myrtaceae e comprende circa 230 specie, quasi tutte native dell’Australia.

Gli standard internazionali per la produzione di TTO definiscono requisiti precisi di chemiotipo, che possono essere soddisfatti principalmente tramite l’estrazione da Melaleuca alternifolia, ma anche da specie affini come Melaleuca dissitiflora, Melaleuca linariifolia e Melaleuca uncinata. Tuttavia, il TTO commercializzato è generalmente prodotto da Melaleuca alternifolia (Maiden & Betche) Cheel, garantendo così qualità, sicurezza ed efficacia medicamentosa (1).

Attività antivirale del TTO

Recente letteratura scientifica è concorde nell’attribuire al TTO (olio essenziale di Melaleuca alternifolia) capacità antivirali anche se non vi è completo accordo sull’esatto meccanismo d’azione che viene indicato in alcuni casi come “virucida” (ipotizzando la capacità dei componenti del fitocomplesso di interferire anche con il processo di replicazione virale DNA e RNA dipendente) tuttavia sembrerebbe molto evidente che l’olio essenziale di Melaleuca alternifolia agisca inibendo prevalentemente l’effetto citopatico virale come appare chiaramente, in vitro, ad esempio per il ceppo influenzale H1N1.

Il Tea Tree Oil ha dimostrato una potente attività antivirale in vitro su diversi ceppi virali.

Gli studi più significativi riguardano:

  • Virus influenzale H1N1: studi hanno dimostrato che il terpinen-4-olo, insieme ad altri componenti dell’olio di tea tree, può inibire l’ingresso del virus dell’influenza A (H1N1) nelle cellule ospiti. Questo avviene attraverso l’interazione con l’emoagglutinina virale, impedendo la fusione del virus con la membrana cellulare e riducendo la replicazione virale. Inoltre, l’esposizione al vapore di olio di tea tree ha mostrato un’inibizione del 100% del virus H1N1 in vitro.
  • Herpes Simplex Virus (HSV-1 e HSV-2): il terpinen-4-olo ha mostrato attività antivirale contro i virus herpes simplex di tipo 1 e 2 (HSV-1 e HSV-2). Studi in vitro hanno evidenziato che concentrazioni molto basse (0,0008–0,0009%) sono sufficienti per ridurre significativamente la replicazione virale, mentre concentrazioni leggermente superiori possono azzerare quasi completamente l’infezione. Questo suggerisce un potenziale terapeutico per il trattamento di infezioni da herpes simplex.
  • Virus vegetali (Virus del mosaico del tabacco): il terpinen-4-olo non si limita a combattere virus umani; ha anche mostrato attività antivirale contro il virus del mosaico del tabacco (TMV), un patogeno che colpisce le piante. Studi pionieristici hanno evidenziato che l’olio di tea tree può inibire la replicazione e la diffusione del TMV, offrendo un potenziale strumento per la protezione delle colture.studi pionieristici hanno evidenziato la capacità del TTO di inibire la replicazione e la diffusione del virus.

In generale, l’azione del TTO viene definita virucida e anti-citopatica: non solo limita la replicazione del virus, ma riduce anche i danni che esso provoca alle cellule ospiti.

Tea Tree Oil: l'antivirale naturaleCuriosità scientifiche e applicazioni moderne

  • Il TTO non provoca fenomeni di resistenza come molti antibiotici tradizionali, motivo per cui oggi è studiato anche come componente di “super antibiotici” naturali.
  • Recenti ricerche suggeriscono che l’olio essenziale possa avere effetti sinergici con farmaci antivirali convenzionali, potenziandone l’efficacia.
  • La sua azione antivirale non si limita alla via respiratoria: è stata documentata anche per infezioni cutanee e mucose.

L’importanza della provenienza e della qualità

Affinché il TTO conservi le sue proprietà, è fondamentale utilizzare olio certificato, estratto correttamente e proveniente da Melaleuca alternifolia. Oli provenienti da altre specie o paesi rischiano di essere inefficaci o addirittura irritanti.

Tea Tree Oil: l'antivirale naturaleTea Tree Oil Vividus: il potere naturale per pelle e salute

I prodotti a base di Tea Tree Oil del marchio Vividus, proposti da Erboristeria Arcobaleno, rappresentano un’eccellente combinazione di tradizione fitoterapica e innovazione. Grazie alle proprietà naturali del TTO, conosciuto per le sue attività antibatteriche, antivirali, antifungine e lenitive, questi preparati offrono soluzioni efficaci e sicure per la cura della pelle, l’igiene quotidiana e il supporto del benessere respiratorio.

Tea Tree Oil Puro – 10 ml e 30 ml

  • Proprietà: Antisettico, antibatterico, antifungino e antivirale.
  • Indicazioni: Ideale per trattare piccole lesioni cutanee, irritazioni, punture d’insetti, scottature lievi e per favorire la pulizia delle vie respiratorie.
  • Caratteristiche: Estratto da piante di Melaleuca alternifolia coltivate senza pesticidi e fertilizzanti chimici, con una tecnica di distillazione delicata che preserva il profilo organolettico dell’olio. Erboristeria Arcobaleno

Tea Tree Oil Crema Dermatologica – 50 ml

  • Composizione: Combina Tea Tree Oil con calendula, hamamelis, olio di mandorle dolci e burro di karité.
  • Benefici: Azione lenitiva e protettiva, utile per irritazioni cutanee, prurito e arrossamenti.
  • Adatta a: Pelle delicata e sensibile, ideale anche per i bambini.

Tea Tree Oil Bagnodoccia – 250 ml

  • Caratteristiche: Contiene schiumogeni di origine naturale (estratti da zuccheri e cocco) e Tea Tree Oil.
  • Indicazioni: Per l’igiene quotidiana del corpo, particolarmente indicato in caso di dermatiti, prurito e psoriasi. Erboristeria Arcobaleno

Tea Tree 30 Capsule

  • Composizione: Ogni opercolo contiene 70 mg di olio di Melaleuca alternifolia.
  • Indicazioni: Supporto in caso di influenza, raffreddore, mal di gola, cistite, vaginite e candidosi.
  • Modalità d’uso: Assumere 1 o 2 opercoli 3 volte al giorno, prima dei pasti. Erboristeria Arcobaleno

Tea Tree Defend – 30 capsule

  • Composizione: Contiene Tea Tree Oil, echinacea, artemisia, camomilla, timo, finocchio, garofano e noce.
  • Benefici: Contribuisce alle naturali difese dell’organismo e supporta la funzionalità dell’apparato respiratorio.
  • Indicazioni: Particolarmente utile durante i cambi di stagione o in periodi di maggiore esposizione a agenti patogeni. Erboristeria Arcobaleno

Conclusioni

Il Tea Tree Oil rappresenta un esempio affascinante di come la tradizione e la scienza possano convergere. Dal suo uso tradizionale per trattare piccoli disturbi respiratori, il TTO è diventato oggetto di studi moderni che ne confermano l’attività antivirale, antibatterica e immunomodulatoria. Pur non sostituendo i farmaci antivirali convenzionali, rappresenta un valido supporto fitoterapico, soprattutto per la prevenzione e il trattamento delle prime fasi dei malanni stagionali.

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  10. Erboristeria Arcobaleno (2019). Tea Tree Oil – Melaleuca alternifolia: proprietà e prodotti. Link
  11. Erboristeria Arcobaleno: Lo straordinario tea tree oil
  12. Erboristeria Arcobaleno: Oli essenziali nelle infezioni fungine
  13. Erboristeria Arcobaleno: Herpes e tea tree oil
  14. Erboristeria Arcobaleno: Olio essenziale di Lavanda Vera

 

 

La cistite è una fastidiosa infiammazione (flogosi) della mucosa vescicale. Colpisce prevalentemente il sesso femminile, è per importanza la terza malattia infettiva tipicamente femminile tanto che ne sono colpite tre donne su dieci all’anno.

La cistite insorge talvolta senza sintomi o cause evidenti, altre volte è secondaria a pratiche anticoncezionali o a rapporti sessuali. L’infezione è causata da batteri che popolano l’ultimo tratto dell’intestino, fra cui in prima linea il colibacillo. Tali germi possono raggiungere la vescica dall’esterno, passando attraverso l’uretra, o dall’interno, per propagazioni da organi vicini, o ancora per via ematica. Si calcola che una percentuale di donne compresa tra il 10 ed il 20% soffrirà, almeno una volta nel corso della sua vita, di un’infezione del tratto urinario.

L’incidenza della cistite aumenta notevolmente con l’avanzare dell’età, si stima infatti che circa il 20-50% delle donne over 60 soffra di tale disturbo. La causa va ricercata in alcuni problemi legati alla menopausa, come la carenza estrogenica e le dislocazioni degli organi pelvici. Chiunque ne abbia sofferto almeno una volta, farebbe di tutto per evitare un altro attacco e spesso non sa che la prevenzione è l’arma più efficace contro questo tormento.

Le buone regole della prevenzione sono:
1. bere almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno
2. consumare con moderazione le bibite gassate
3. evitare gli indumenti attillati e la biancheria in fibra sintetica
4. curare l’igiene intima: specialmente durante il ciclo (il sangue favorisce la proliferazione dei batteri) e dopo i rapporti sessuali
5. combattere la stitichezza (la stitichezza può causare una migrazione deri germi dell’intestino verso la vescica)

Un ottimo rimedio naturale per prevenire ulteriori infezioni e combattere le infezioni in atto è il Mirtillo rosso, protegge le vie urinarie aiutando a ostacolare l’attacco dei germi. Ha anche una buona azione diuretica e disinfettante.

In associazione con Frutto – oligosaccaridi e olio essenziale di Timo, è ottimo per il benessere delle vie urinarie. I Frutto – oligosaccaridi sono carboidrati presenti in diverse specie di vegetali e costituiscono gran parte della cosiddetta fibra alimentare. Non vengono assorbiti dalla mucosa intestinale, per cui arrivano inalterati nel colon dove regolano la microflora intestinale, ostacolano la crescita di microrganismi patogeni e aumentano la capacità di assorbimento di alcuni minerali importanti (in particolare calcio e magnesio). L’olio essenziale di Timo ha un’azione disinfettante e antidolorifica. Particolarmente importante l’efficacia dell’estratto dei semi di pompelmo, un vero portento per la salute.

Utilissima, poi, l’assunzione di preparati con VERGA D’ORO

È una pianta erbacea perenne, che può raggiungere un’altezza variabile tra i 30 cm e 1 metro, caratterizzata da fusti eretti, robusti e spesso ramificati nella parte superiore. Le foglie sono alterne, semplici e lanceolate; quelle basali più grandi, ovate o ellittiche, con margini dentati e con un lungo picciolo; le foglie sul fusto sono più piccole, prive di picciolo e progressivamente più strette verso l’apice del fusto. Fiorisce da luglio a settembre, le infiorescenze sono pannocchie terminali formate da numerosi capolini gialli, disposti in modo denso e ramificato. Ogni capolino è composto da fiori tubulosi centrali e fiori ligulati periferici, che conferiscono un aspetto a forma di stella. Il frutto è un achenio cilindrico, provvisto di un pappo che facilita la dispersione attraverso il vento.

La verga d’oro ha numerosi usi medicinali nelle regioni dove è diffusa, in particolare in Germania e in diversi paesi dell’Europa orientale. È particolarmente nota per il trattamento dei disturbi renali, infezioni del tratto urinario, sindrome della vescica iperattiva e malattie prostatiche, utilizzi che risalgono almeno agli scritti di Arnold von Villanova, medico e scrittore spagnolo vissuto tra il XIII e il XIV secolo.

Tradizionalmente, le parti aeree della pianta sono utilizzate per le loro proprietà curative e antisettiche e nel trattamento di diabete, allergie e disturbi gastrointestinali. Le infusioni e i decotti di verga d’oro sono usati nella medicina tradizionale per i loro effetti antibatterici e antinfiammatori, inclusa l’infiammazione della cavità orale e della gola.

La droga è costituita dalle “parti aeree intere o frammentate, essiccate, fiorite di Solidago virgaurea L.”, come indicato nella monografia “Goldenrod, European – Solidaginis virgaureae herba” della Farmacopea Europea (11a ed.). La droga contiene un ampio spettro di composti bioattivi tra cui glicosidi fenolici (leiocarposide e virgaureoside A); flavonoidi (principalmente quercetina, kaempferolo, isorhamnetina e loro glicosidi, iperoside), acidi fenolici (acido caffeico, acido clorogenico); diterpeni di tipo cis-clerodano, saponine triterpeniche (virgaureasaponine e solidagosaponine); antocianine; tannini; olio essenziale contenente germacrene D, limonene, α-pinene e mircene come principali costituenti.

In accordo con la Farmacopea Europea, la droga deve avere un contenuto minimo di 0,5% e massimo di 1,5% di flavonoidi, espressi come iperoside. È presente anche la monografia “Goldenrod – Solidaginis herba”, relativa alle “parti aeree intere o tagliate, essiccate, fiorite di Solidago gigantea Aiton o Solidago canadensis L., le loro varietà o ibridi e/o miscele di questi” la cui droga deve contenere come minimo il 2,5% di flavonoidi espressi come iperoside.

Molti studi sono stati condotti sulle attività biologiche degli estratti di verga d’oro e su alcuni suoi composti isolati. La proprietà principale che caratterizza il suo uso medicinale di lunga durata nel trattamento delle malattie del tratto urinario è l’attività diuretica, ma i benefici e lo spettro d’azione della verga d’oro sono più complessi e comprendono anche gli effetti antinfiammatori, analgesici, antispasmodici e antibatterici, anche se le evidenze sperimentali su quest’ultima attività sono modeste.

Estratti acquosi ed etanolici, come pure composti isolati quali le saponine triterpeniche, la leiocarposide e l’acido 3,5-tricaffeilchinico, hanno dimostrato la loro attività antinfiammatoria in diversi modelli animali. Anche l’attività diuretica è stata evidenziata negli studi in vivo, ed è attribuita in particolare alla frazione flavonoidica, tuttavia ci sono risultati contraddittori sull’aumento del volume urinario e dell’escrezione di elettroliti. L’effetto diuretico è ritenuto attribuibile a un aumento della vasodilatazione a livello renale, con conseguente aumento della filtrazione nei glomeruli renali, e alla diminuzione del riassorbimento renale di soluti nei tubuli renali, azioni attribuite a leiocarposide, flavonoidi e saponosidi.

L’indagine clinica sulle proprietà della verga d’oro è molto limitata nel numero di studi, poco recenti e di scarsa qualità; infatti, finora non sono presenti in letteratura studi clinici randomizzati, controllati e in doppio cieco, seppure i dati disponibili sembrino promettenti.

In uno studio aperto su 53 pazienti affetti da infiammazione del tratto urinario, i sintomi sono scomparsi nel 70-73% dei casi dopo il trattamento con una dose giornaliera di 5 mL di estratto idroalcolico da pianta fresca (etanolo al 65%).

Successivamente, uno studio aperto, post-marketing, ha coinvolto 745 pazienti con vescica irritabile, che sono stati trattati quotidianamente con 380 mg di un estratto secco (5,4:1) per 3 volte al giorno. Dopo 2 settimane di trattamento la frequenza della minzione era diminuita e le percentuali di miglioramento correlate ai sintomi erano comprese tra il 69 e l’85%.

Un ulteriore studio aperto, multicentrico, post-marketing, ha valutato l’efficacia di un estratto secco idroalcolico di verga d’oro che ha coinvolto un totale di 1.487 pazienti, i quali sono stati suddivisi in sottogruppi in funzione del disturbo da cui erano interessati: infezioni del tratto urinario, vescica irritabile, calcoli urinari/renella. I pazienti hanno ricevuto 425 mg per 3 volte al giorno, in media per un periodo di 4 settimane. Per i pazienti con infezioni ricorrenti del tratto urinario (n = 555) l’estratto assunto da solo è stato efficace quanto nella combinazione con il trattamento antibiotico. Nei pazienti affetti da sintomi cronici o ricorrenti della vescica irritabile (n = 512), il 96% dei pazienti ha mostrato un miglioramento globale rilevato dalla scala CGI (Clinical Global Impression, che valuta gravità della malattia, miglioramento globale e indice di efficacia terapeutica) e, nell’80% delle stime dei pazienti, l’efficacia del trattamento è stata considerata buona o molto buona. Il sottogruppo con calcoli urinari/renella comprendeva 427 pazienti, dei quali il 32% aveva ulteriori infezioni del tratto urinario e l’11% aveva ulteriori sintomi di vescica irritabile. Per quanto riguarda i sintomi tipici, il miglioramento è stato dell’81% per la sensazione di pressione nella regione della vescica e del 98% per le coliche. Il miglioramento globale durante il trattamento con verga d’oro è stato valutato dai medici come “migliore o molto migliore” nel 79% dei casi.

Infine, i casi clinici relativi a 10 pazienti trattati con lo stesso estratto di verga d’oro durante una procedura non invasiva per il trattamento delle calcolosi renali effettuata in ospedale (litotripsia extracorporea a onda d’urto) hanno indicato durante le 4 settimane di intervento e successivamente, un effetto spasmolitico positivo del trattamento con l’estratto: non si sono verificate coliche e non erano necessari ulteriori farmaci spasmolitici.

Sulla base dell’uso tradizionale, EMA (European Medicinals Agency) ed ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) indicano l’uso di verga d’oro e dei suoi estratti per aumentare la quantità di urina, favorendo l’irrigazione del tratto urinario in caso di infiammazione, e come coadiuvante nel trattamento di disturbi urinari minori.

SEMI di POMPELMO (GSE)

Cistite: verga d'oro, semi di pompelmo e lapacho in aiuto dalla natura

Il GSE è la denominazione commerciale di un estratto standardizzato, composto dal 60% di semi di pompelmo con aggiunta della membrana cellulare del pompelmo e dal 40% di soluzione acquosa di glicerina vegetale (derivata dal cocco). Laboratori, Università ed Istituti di tutto il mondo hanno dimostrato, con studi e pubblicazioni, che l’estratto di semi di pompelmo possiede un ampio spettro germicida: antivirale, antibatterico, compresi Gram+ e Gram-, antimicotico ed antiparassitario.

La forza di questo “antimicrobico naturale”, rispetto ad altri farmaci ed antimicrobici chimici deriva dalla sua notevole efficacia associata ad un’assoluta mancanza di tossicità; a questo proposito uno studio pubblicato sul “Journal of Orthomolecular Medicine” n.5 del 1990 dimostra che il GSE è efficace contro centinaia di batteri patogeni, mentre pressoché innocuo sui batteri fisiologici, cioè quelli utili al nostro organismo. Questa selettività è straordinaria ed unica nel suo genere, basti pensare ai tradizionali antibiotici che non fanno distinzioni flagellando anche la flora batterica fisiologica. Azione antibatterica:il GSE si è dimostrato essere attivo contro circa 800 ceppi di batteri: Salmonella, E. coli, Vibrio cholerae, Staph, Strep, Lysteria, Shigella dysenteriae, Clamydia, etc. L’interesse per l’azione antibatterica dell’agrume risulta essere, inoltre, alimentato dal problema della resistenza al trattamento con antibiotici da parte di un numero sempre più in crescita di ceppi batterici.

Tutto ciò suggerisce che il GSE potrebbe, dato il suo vasto spettro di azione, rappresentare un’efficace alternativa agli antibiotici convenzionali.

E’ di questo parere Allan Sachs (Certified Clinical Nutritionist) che considera il GSE un valido rimedio alternativo al trattamento antibiotico per la sua efficacia contro funghi e batteri associata ad una non tossicità; molti antibiotici, infatti, afferma il Dottore, sono tossici, sopprimono le normali funzioni del sistema immunitario e distruggono batteri definibili “benefici”.

AZIONE ANTIVIRALE

La potenzialità del GSE contro infezioni virali è ancor oggi oggetto di studio, ma ci sono tests effettuati che evidenziano una certa efficacia dell’estratto nell’agire contro ceppi virali. Studi scientifici effettuati dal Dr. Shannon presso la Divisione di Microbiologia-Virologia, Southern Research Institute, dimostrano che il GSE è in grado di inattivare l’HSV-1 (herpes simplex virus type 1), dopo un’esposizione di 10 minuti ad una diluizione pari a 1:256. Tale concentrazione è risultata ugualmente efficace contro influenze indotte da virus quali A2/Aichi/2/68. L’efficacia del GSE contro alcuni tipi di virus animali (Foot and Mouth Disease, African Swine Fever, Swine Vesicular Disease, Avian Influenza) è stata invece evidenziata dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Sono comunque note testimonianze di pazienti che attribuiscono al GSE la capacità di curare i sintomi delle affezioni da virus influenzali.

AZIONE DISINFETTANTE

In test effettuati dal Dr. John Mainarich nei Laboratori di Bio-Ricerca di Redmond, Washington, il GSE è risultato incredibilmente più efficace dell’Argento Colloidale, del Tea Tree Oil e della Candeggina a base di Cloro, nell’azione disinfettante contro cinque comuni microrganismi: Candida albicans, Staphylococcus aureus, Salmonella typhi, Streptococcus faecium, Escherichia coli. Anche all’Università della Georgia ad Atene sono stati condotti tests sulle proprietà disinfettanti dell’estratto contro E. coli, Salmonella sps e Staphylococcus aureus: il Dr. Roger Wyatt, Ph. D., Dipartimento di Microbiologia, ne ha evidenziato non solo l’eccellente potenzialità, ma anche, da studi tossicologici, il basso rischio di tossicità.

L’Estratto di Semi di Pompelmo (GSE), con le sue proprietà antibatteriche, antivirali, antimicotiche ed antiparassitarie, scientificamente dimostrate, ha infinite possibilità di applicazione e chi ha letto questa pubblicazione concorderà sicuramente con noi che il seme del pompelmo è un regalo della natura del tutto particolare che non mancherà di conquistarci con le sue molteplici virtù.
La ricerca su questa sostanza prosegue e sicuramente sentiremo parlare presto di qualche nuova interessante scoperta. Quindi, dobbiamo essere attenti e riconoscenti e gioire delle benedizioni della natura, che ci regala cose meravigliose come i semi di pompelmo, affinché li utilizziamo con successo per il nostro benessere.

LAPACHO: Supremo Rimedio Naturale

Cistite: verga d'oro, semi di pompelmo e lapacho in aiuto dalla natura

Il Lapacho (Tabebuia avellanedae) è un albero sempreverde che cresce spontaneamente in America, che dà il nome anche ai benefici integratori ricavati dalla parte più interna della sua corteccia, il floema. Si tratta di una pianta utilizzata fin dall’antichità dai nativi americani, che lo utilizzavano per prevenire e contrastare numerosi disturbi, tra cui le infezioni causate da batteri, virus e parassiti.

Uno studio pubblicato sull’Asian Journal of Chemistry ha dimostrato come gli estratti di lapacho possano contrastare efficacemente questo batterio (insieme a molti altri tra cui gli Stafilococchi).
Possiamo quindi affermare che il lapacho contrasta non solo candidosi e vaginiti, ma anche le cistiti.

I naftochinoni contenuti della corteccia di lapacho, principalmente il lapacholo, il beta-lapachone e lo xiloidone, hanno proprietà battericide, fungicide e antivirali. Di conseguenza l’estratto di lapacho è estremamente utile per contrastare numerose infezioni, tra cui le seguenti:

  • Candidosi
  • Vaginiti e cistiti
  • Tricomoniasi
  • Infezioni causate da Stafilococco e Streptococco (che interessano l’apparato cardiovascolare, le vie genito-urinarie, le vie respiratorie e le ossa).

Le prime indagini chimiche sul Lapacho vennero effettuate alla fine dell’ 800 da Hooker che evidenziò uno dei principii attivi più importanti, il lapacholo, la cui struttura è simile a quella della vitamina K, ma che non possiede attività  antiemorragica. Le indagini portate avanti dai ricercatori brasiliani alla fine degli anni ’50 del secolo scorso evidenziarono le potenti proprietà  inibitrici del Lapacho sia sui batteri Gram + del tipo stafilococchi e streptococchi che su quelli Gram come la brucella, nonchè sui miceti (candida albicans).

Altri componenti del Lapacho evidenziano una marcata attività  di agenti antibatterici e potenti fungicidi in particolare il ï-lapachone, che si rivela più attivo del Ketoconazolo. L’ipotesi prevalente è che i principii attivi del Lapacho interferiscano sui processi energetici ed enzimatici dell’agente infettante causandone l’annientamento, ottenendo ottimi risultati nei confronti di Herpes simplex (tipo I e II), della polio, della stomatite vescicolare, su virus dell’influenza ecc.

Tra le prime proprietà  evidenziate sono annoverate quelle antiparassitarie nei confronti dell’agente della malaria e della schistosomiasi, mentre il ï-lapachone mostra una elettiva attività sul protozoo Trypanozoma cruzi.

Occorre citare inoltre la presenza di altri principi attivi presenti nella corteccia del Lapacho ad azione antiossidante conclamata quali il carnosolo, potente scavenger dell’anione superossido, numerosi derivati indolici in grado di produrre nell’organismo l’antiossidante glutationeperossidasi; alcuni furano-chinoni (coenzima Q 10, ecc.).

Tutto questo articolato pacchetto di performances è stato ulteriormente consolidato da recenti sperimentazioni in vivo che hanno validato una netta azione ‘antidepressiva’, dipendente anche dall’interazione con i ‘sistemi serotoninergici’: vale a dire l’attivazione dei neuroni che agiscono da neurotrasmettitori sia nella parete intestinale che nel cervello (Freitas AE, Budni J, et al.: ‘Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiartry’, 2010).

Come in tutte le piante le proprietà  attribuite a questa corteccia, più che ai singoli componenti elettivi, vanno ascritte all’intero fitocomplesso, caratterizzato da una struttura biochimica relativamente semplice e molto stabile, mantenendo quindi una funzionale integrità  sia nelle operazione estrattive sia nel processo di assorbimento intestinale.

FONTE: https://www.micuro.it/enciclopedia/pharma/verga-oro

Bibliografia

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Programma Antimicotico Detossificante

 Il Programma Antimicotico Detossificante è mirato a ristabilire l’eubiosi intestinale e l’omeostasi dell’intero organismo contrastando l’infezione di funghi patogeni opportunisti, simbionti in condizioni fisiologiche, come la Candida albicans.

Lo stile di vita occidentale, caratterizzato da forte stress e ritmi frenetici, cattiva alimentazione, abuso delle terapie farmacologiche, scarsa attività fisica e ambiente fortemente inquinato, è la causa principale delle malattie cronico-degenerative e di tutto ciò che comportano, accomunate da un unico fattore: l’infezione micotica che altera l’omeostasi dell’organismo.  

Alterazioni del sistema immunitario, malattie metaboliche come diabete, trattamenti farmacologici per lunghi periodi (antibiotici, cortisoni e immunosoppressori) stress e scorretto regime alimentare caratterizzato da eccessivo consumo di zuccheri semplici, lieviti industriali e prodotti raffinati, sono importanti fattori predisponenti di infezione micotica sistemica.

I lieviti da Candida sono comunemente presenti nel cavo orale e nell’intestino degli esseri umani e la loro crescita è normalmente limitata dal sistema immunitario e da altri microrganismi che occupano le stesse nicchie nell’organismo. È in grado di produrre fino a 80 diversi tipi di tossine (tra le più importanti e dannose ricordiamo l’ammoniaca, l’acetaldeide, l’acido tartarico e numerose aflatossine) e, a partire da un’infezione locale a livello intestinale, può arrivare ad infestare vari distretti corporei, sviluppando un’infezione sistemica nota come candidemia che si verifica con l’ingresso delle micotossine nel flusso sanguigno.

Le micotossine prodotte da funghi patogeni provocano infiammazione della mucosa intestinale, impedendo all’organismo di assorbire correttamente i nutrienti (sindrome da malassorbimento) e causando un’alterazione della permeabilità intestinale (Leaky Gut Syndrome), della composizione del microbiota (disbiosi) e iperattivazione del sistema immunitario (autoimmunità e ipersensibilità).

Inoltre, attraverso il flusso ematico arrivano al fegato dove si accumulano, abbassando la barriera antiossidante (riduzione del livello di GSH), innalzando il livello delle transaminasi (ALT e AST) e alterando il flusso biliare (malassorbimento dei grassi che si traduce in feci poco formate e ricche di muco).

Non da meno, attraverso l’intestino, queste tossine possono andare ad interferire con la funzionalità del Sistema Neurovegetativo e provocare sintomi comuni quali insonnia, stanchezza cronica, irritabilità, mal di testa e depressione.

Prima di impostare una qualsiasi terapia, sia farmacologica che con l’impiego di adiuvanti fito e micoterapici naturali, iniziare un Programma Antimicotico Detossificante rappresenta una premessa indispensabile per migliorare e/o sinergizzare la terapia stessa: i farmaci impiegati per contrastare le infezioni micotiche e le patologie infiammatorie associate sono degli immunosoppressori che favoriscono la proliferazione della candida e di altri patogeni fungini, essi stessi causa di una condizione di immunodepressione (con attivazione del pattern TH2 pro-infiammatorio), creando un circolo vizioso sinergico che favorisce una proliferazione di carattere sistemico.

enzimi alimentari

Probabilmente non è stato sottolineato ancora abbastanza quanto proteine non digerite e altre proteine nella forma di virus, lieviti e batteri che penetrano le pareti intestinali siano potenzialmente tossici per l’intero sistema organico.

Gli allergeni possono semplicemente entrare in circolo insieme all’aria che respiriamo. Essi si “attaccano” alle molecole di proteine mal digerite che vengono assorbite nel flusso sanguigno.

Tutte questo si traduce in un bombardamento proteico continuo che risulta in una aumentata richiesta dell’enzima Proteasi e in una pressione a carico del sistema immunitario. Gli enzimi svolgono l’importantissimo compito di digerire queste molecole proteiche consentendo la normale eliminazione degli allergeni attraverso il flusso linfatico.

Un esempio abbastanza diffuso è la Candida albicans, un lievito che si trova normalmente nel tratto intestinale e nelle aree vaginali di animali e umani, ma può facilmente prendere il sopravvento se l’organismo (particolarmente il sistema immunitario) è indebolito.

La Candida è anch’essa un corpo proteico e può cambiare forma nell’intestino, restando nella forma lievitofungo ed entrando in circolazione oppure può sviluppare una struttura radicale che penetra letteralmente gli intestini lasciando un’ampia apertura per tutti gli altri batteri, antigeni e proteine non digerite circolanti.

Queste sostanze sono la causa principale delle sintomatologie più varie, dai fenomeni allergici a stati di ansia, sensazione di fatica, disturbi digestivi, vaginiti, cistiti, problemi mestruali ed emicranie. Questa è anche la ragione per cui l’approccio usato nelle allergie è utilizzato anche per combattere la Candidosi.

Gli enzimi alimentari nel trattamento di allergie e CandidaLa Candidosi, è stata definita l’”epidemia del XX secolo”. E’ un disturbo che diventa sempre più diffuso, specialmente nelle civiltà industrializzate, colpendo persone di entrambi i sessi e di tutte le età. La Candida Albicans è un lievito o fungo che risiede in armonia come un membro della nostra flora enterica sana. La candida diventa un problema quando aumenta a dismisura e irrita questo equilibrio delicato. Ciò accade normalmente dopo il consumo di antibiotici che uccidono tutti i batteri nel corpo, quelli buoni e quelli cattivi.

La cellula della Candida ha due componenti fondamentali: la membrana esterna, che è composta di una struttura simile alla cellulosa, chiamata chitina, ed il nucleo proteico.
La moltiplicazione della Candida ha caratteristiche simili a quelle dei lieviti. La Candida sviluppa strutture simili a tentacoli che possono essere dannosi per le pareti intestinali. Purtroppo ciò accade molto spesso e con estrema facilità.

Possono contribuire alla crescita smisurata ed alla proliferazione della Candida: l’eccessivo consumo di zuccheri, la digestione incompleta dei carboidrati, lo squilibrio del pH, l’assunzione indiscriminata di certi farmaci etc.

I sintomi della Candidosi includono:

– Malassorbimento
– Costipazione o diarrea
– Mente offuscata
– Depressione
– Infezioni vaginali
– Infezioni sotto le unghie
– Affaticamento
– Cambiamenti di umore
– Attacchi di Panico
– Eruzioni cutanee
– Afta, mughetto

Fermenti, lieviti e la maggior parte degli antigeni, essendo corpi proteici, possono essere eliminati associando alla dieta una supplementazione con enzimi alimentari. Così facendo si vanno a nutrire le cellule dei globuli bianchi con conseguente aumento del potenziale immunitario. Un approccio efficace per la candidosi, le allergie e qualsiasi altro problema sistematico è di consumare enzimi alimentari vegetali tra un pasto e l’altro. Questo per aumentare l’attività enzimatica a livello di tratto digerente e flusso sanguigno.

Inoltre anche l’uso del lactobacillus Acidophilus aiuterà a tenere sotto controllo il diffondersi di lieviti e parassiti nell’intestino nutrendo contemporaneamente il sistema immunitario.

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Strategie di depurazione e micoterapia (Elena Renier, BSc (Hons) BA (Hons) MNIMH, Comitato Scientifico IMI)

Esistono c.100.000 specie di funghi diverse, suddivise in due categorie:
1- macro-funghi che comprendono funghi per uso alimentare
2- micro-funghi che comprendono lieviti e muffe.

Avendo un’alimentazione eterotrofa, non essendo cioè capaci di produrre le sostanze di cui necessitano, si avvicinano di più agli animali che alle piante. A differenza di quest’ultime, i funghi hanno la parete cellulare costituita da glucani differenziati (beta-glucani prevalentemente non-cellulosici) e dal polisaccaride chitina, la quale è presente anche nell’esoscheletro degli artropodi.

Riguardo ai polisaccaridi di riserva, i funghi possono accumulare analogamente agli animali, il glicogeno, mentre i vegetali utilizzano l’amido. I funghi sono privi di clorofilla e si nutrono di organismi ricchi di carboidrati, minerali, vitamine e proteine. In simbiosi con l’organismo umano vivono funghi, il cui sostentamento è simile alla nutrizione umana.

In condizione di omeostasi, la microflora dell’intestino umano contiene fino a circa 400 commensali microbici, per circa l’85% sani e 15% considerati nocivi. Tra i commensali che in moderazione svolgono un ruolo utile, citiamo i lieviti comuni delle specie Candida: C.albicans, C.tropicalis, C.glabrata, C.krusei, C.guillermondi, C.dubliniensis e C.zeylanoides e i batteri utili, come, ad esempio, i Lactobacilli: L.fermentum e L.acidophilus, in grado di neutralizzare i lieviti e le candidosi in particolare.

I funghi e le piante medicinali per la gestione delle candidosiCome disse Pasteur, “beviamo il 90% delle nostre malattie”, indicando che l’eccesso di microbi entra nel corpo attraverso la cavità orale, mangiando e respirando. La Candida assieme al resto della microflora sana, in quantità moderate, modula elementi del sistema immunitario intestinale ad azione pro-infiammatoria.

La Candida e il muco gastrointestinale, il quale si forma sullo strato epiteliale della mucosa e, in seguito all’erosione dei villi intestinali, sulla sottomucosa, provoca infiammazione, la quale, in eccesso, può contribuire a lesionare questi tessuti.

I globuli bianchi, apportati dal flusso sanguigno, reagiscono agli agenti patogeni e ai radicali liberi per neutralizzarli, aumentando il pus che forma muco nel tentativo di guarire i tessuti cellulari lesionati neutralizzano tossine e radicali liberi, purché nel corpo esistano quantità adeguate di aminoacidi, vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi e carboidrati grezzi, come quelli contenuti nei funghi, cioè i polisaccaridi, tra i quali i alfa-glucani e beta-glucani, le glicoproteine e i triterpeni.

Tali polisaccaridi soffrono un’attività farmacologica analoga ai Biological Response Modifers (BRM), ben nota dai sistemi medici oprientali moderni e antichi di Cina, Giappone e Tibet.

Recentemente gli USA e l’Europa hanno cominciato ad utilizzare estratti concentrati di funghi medicinali titolati in beta-glucani per i casi di immunosoppressione e di candidosi cronica. I beta-glucani stimolano l’immunità, legandosi a ricettori sulla superficie di granulociti, monociti, macrofagi e cellule dendritiche, attivando così la risposta immunitaria innata aspecifica e di conseguenza anche quella specifica.

Attivando la risposta immunitaria innata per affrontare micosi e altre infezioni, i beta-glucani riportano le citochine Th2 iperattive a uno stato di omeostasi Th1/Th2, riducendo l’infiammazione e neutralizzando i radicali liberi.

Funghi particolarmente adatti a regolare la bilancia immunitaria e le infezioni sono l’Agaricus Blazei Murrill, il Reishi e il Coriolus, sebbene tutti i funghi medicinali contengano beta-glucani e agiscano sul sistema immunitario con affinità più spiccate per organi e sistemi fisiologici specifici, ciò che la medicina tradizionale cinese (MTC) chiama organo-tropismo.

Internamente, l’eccesso di Candida, senza segni cutanei, va differenziata da casi rari di Cryptococcus (meningite fungina), oppure Aspergillus (aflatossine alimentari e muffe ambientali inalate), anche se la infezioni fungine possono coesistere. Ancor prima di manifestare segni di mughetto, la candidosi si cronicizza gradualmente a causa della deplezione nutrizionale, inclusi di molti antiossidanti endogeni come il glutatione, un potente antiossidante, essenziale per rendere biodisponibili e attive nel corpo altre sostanze come il ferro e le vitamine C ed E.

Le micosi del corpo umano già in fase di cronicità avanzata facilmente identificabili. Manifestandosi sotto forma di “mughetto”, muffa a tutti gli effetti, la Candida è visibile sulle mucose della bocca e sulla superficie cutanea dello scalpo, delle pieghe inguinali, delle ascelle, delle braccia, dietro alle ginocchia e sotto il seno, dove si può confondere e coesistere con altre micosi comuni: Pityriasis versicolor, Tinea corporis, Tinea cruris e Tinea pedis.

La candidosi cronica può essere la causa oppure la conseguenza di fattori stressogeni sia psicologici che fisiologici, i quali si possono manifestarsi nei punti più vulnerabili della costituzione innata dell’individuo ed essere scatenati da fattori ambientali, spesso dovuti ad abitudini scorrette che, in combinazione tassano il sistema immunitario.

La candidosi e lo stress cronici affiggono i tessuti epiteliali del cuoio capelluto, della pelle e delle unghie assieme a tutti i tessuti epiteliali che proteggono le membrane delle mucose gastrointestinali e delle membrane neuronali, perché i tessuti nervosi e tegumentari si formano dallo stesso ectoderma embrionale durante la gestazione.

I funghi Reishi ed Hericium agiscono allo stesso tempo sui tessuti epiteliali di tutte le mucose fisiologiche e del sistema nervoso.

Il Reishi contiene adenosina, sostanza ad azione spasmolitica importante per l’intero sistema digestivo e per il rilassamento nervoso e i suoi polisaccaridi risparmiano il cortisolo, aumentando la capacità di affrontare lo stress fisiologico e regolando l’attività antimicrobica delle ghiandole sebacee. Mentre il fungo Hericium, ricco di ericenoni agisce sulla rigenerazione della mielina delle membrane nervose, partendo dall’area centrale cerebrale e dalla spina dorsale, fino alle diramazioni dei plessi nervosi enterici e cutanei.

La varietà delle presentazioni cliniche della candidosi non è sempre facilmente riconducibile a una sola area deficitaria ai fini terapeutici. Per questo, è indispensabile prendere in considerazione le abitudini alimentari, lo stile di vita e le condizioni ambientali, oltre ad utilizzare questionari analitici e test di conferma.

L’alimentazione raffinata moderna è sovraccarica di zuccheri, carboidrati, alcolici e lieviti lavorati industrialmente che apportano calorie “vuote”, sostanze prive di valore nutrizionale e tossine “acidificanti” che producono radicali liberi in quantità difficili da smaltire attraverso i meccanismi d’eliminazione fisiologici.

L’acidosi sostenuta e l’ossidazione favoriscono l’espansione di pseudo-ife e pseudo-miceti della Candida, la quale si nutre dei metaboliti dei processi infiammatori che contribuiscono a stimolare la formazione di muco nelle pareti epiteliali delle mucose delle membrane gastrointestinali, provocando malassorbimento e malnutrizione, e sulla mielina delle membrane neuronali, ostacolando, parzialmente o totalmente la neurotrasmissione.I funghi e le piante medicinali per la gestione delle candidosiLa Candida produce ottanta micotossine, tra cui l’acetaldide, la stessa tossina prodotta dall’alcol. Il sistema linfatico di tutta la parete intestinale è ricoperto dalle Placche di Peyer, con ricettori sulle membrane, le quali contribuiscono a neutralizzare i radicali liberi, provocati dall’alterazione dell’equilibrio acido-basico gastrointestinale, e quindi, dalla maggiore quantità di sostanze mal digerite, oltre che dalle micotossine. In particolare, le Placche di Peyer presenti nell’ileo nella sottomucosa e nella lamina propria, quando incontrano un antigene, si attivano, moltiplicandosi (sono presenti linfociti B e un pò di linfociti T e cellule M), iniziando processi autoimmuni.

La malnutrizione, il consumo d’alcolici, l’uso d’antibiotici, corticosteroidi e farmaci non steroidei, la pillola anticoncezionale, l’esposizione a sostanze chimiche e metalli pesanti: alluminio, arsenico, mercurio e piombo che si trovano nei pesticidi, nei residui di amalgama dentario e nelle vaccinazioni che inseriscono virus mutevoli prima di contrarli, danneggiano la microflora batterica, alterando il pH fisiologico, instaurando processi infiammatori cronici e aumentando la permeabilità delle mucose gastrointestinali, ciò che si definisce “Leaky Gut Syndrome”. Le tossine non filtrate dalle mucose gastrointestinali sono riassorbite nel flusso sanguigno, provocando reazioni autoimmuni e favorendo la proliferazione di miceti della Candida in tutto il corpo.

L’alimentazione contribuirebbe all’equilibrio delle mucose e dell’apparato gastrointestinale dalla bocca all’intestino retto, se l’apporto di vitamine, minerali, amminoacidi, acidi grassi e carboidrati di qualità nella dieta moderna fosse adeguato e se l’uso frequente d’antibiotici non esaurisse le poche risorse vitali.

Altre misure per ridurre la tossicità che altera il pH sono l’esercizio fisico che favorisce l’ossigenazione muscolare, la qualità del sonno e il riposo, ridurre il consumo di carne, caffeina e nicotina, aumentare il consumo di verdure alcalinizzanti e consumare frutta povera di zuccheri in moderazione e lontano dai pasti. Esistono linee guida che indicano se i cibi sono alcalini, neutri oppure acidi da valutare nell’equilibrio complessivo di ogni dieta, considerando aspetti di biodisponibilità di ogni alimento e aspetti riguardanti l’equilibrio della flora batterica che varia da persona a persona.

Per gestire la proliferazione incontrollata di candidosi, è essenziale iniziare a inserire nelle abitudini alimentari cibi idonei, seguendo una dieta ricca di cibi genuini, integrali e provenienti da coltivazioni biologiche, prive di pesticidi, ad alta densità nutrizionale.

La sostituzione alimentare di carboidrati raffinati, i formaggi stagionati, muffe, lieviti e alcolici dovrebbe avere l’accortezza di non privare la persona affetta da candidosi, solitamente già carente di sostanze nutritive, di una dieta varia, equilibrata e piacevole, adatta sia alla condizione della flora intestinale, sia ai gusti e alle abitudini personali, spesso dettati da aspetti relativi alla cultura individuale.

Per ottenere la massima efficacia, la micoterapia dovrebbe seguire un programma di depurazione del fegato, delle vie biliari, urinarie e linfatiche, con strategie per neutralizzare l’infiammazione e i danni sistemici prodotti dai radicali liberi delle micotossine e dell’acidosi. In tutti i casi, le strategie di disintossicazione devono essere graduali e agire in profondità, in tempi consoni ai ritmi fisiologici dell’individuo, riducendo al minimo le crisi di guarigione, provocate dalla rimozione delle micotossine. Gli estratti di Cardo mariano, titolato in silimarina, e di Curcuma, titolata in curcuminoidi, aumentano la produzione endogena degli antiossidanti glutatione ed enzima superossidodismutasi (SOD), riducendo l’infiammazione causata dal fattore NK-FB, correlato alla rigenerazione e alla riparazione dei tessuti cellulari danneggiati dall’acetaldeide, la principale tossina nella candidosi.

È importante assumere fitopreparati che aumentino la secrezione e il flusso biliare, dal fegato alla colecisti, favorendo l’eliminazione di colesterolo e accumuli di acidi grassi, contenenti anche le micotossine, migliorando così la peristalsi intestinale, e fitopreparati che stimolino la diuresi per risolvere cistiti ricorrenti, spesso associate a candidosi. Composti di piante medicinali, come, ad esempio, le foglie di Carciofo e le foglie e la radice del Tarassaco, facilitano l’espulsione delle micotossine liposolubili trasportate nella bile e dei residui idrosolubili nell’urina. La Curcuma è utile anche per depurare il sistema linfatico che trasporta i residui microbici sia dalla circolazione sanguigna, sia dalla superficie cutanea, attraverso una intricata rete di linfonodi.

In un secondo momento, la depurazione graduale delle vie fisiologiche d’eliminazione deve essere accompagnata dall’integrazione della microflora batterica con fermenti e funghi adatti. La flora batterica intestinale della maggioranza delle persone è di circa 5kg e svolge la funzione di produrre vitamine B e di aumentare la biodisponibilità di calcio, magnesio e ferro. La microflora debellata deve essere totalmente reintegrata con probiotici solamente in seguito a somministrazione antibiotica, mentre in tutti gli altri i casi possono essere sufficienti i prebiotici.

Assieme ai probiotici Lactobacilli, sono consigliabili i frutto-oligo-saccaridi (FOS), fibre presenti in frutta e verdura, indigeribili per il corpo umano ma indispensabili per la microflora. Altri FOS alimentari reperibili sono l’inulina presente in mirtilli, tuberi, cicoria, cipolle, aglio e carciofi. Prebiotici ineguagliati sono presenti negli enzimi attivi dei funghi salutari in toto, principalmente le laccasi delle specie di Hericium, Reishi e le specie di Pleurotus e Shiitake.

Questi funghi salutari devono provenire da coltivazioni biologiche controllate per essere benefici e offrire, quindi, una vasta gamma di polisaccaridi ed enzimi attivi e differenziati, normalmente assenti nell’alimentazione. La micoterapia svolge attività prebiotiche per la presenza d’enzimi antiossidanti e antimicrobici, capaci, oltretutto, di regolare la produzione di antigeni sulle mucose gastrointestinali e di alleviare le complicazioni della candidosi, degenerate in sindromi autoimmuni e malattie croniche degenerative. La disintossicazione linfatica può essere coadiuvata anche dal fungo Polyporus, il quale è preferibile alla Curcuma nei casi d’occlusione parziale o totale delle vie biliari.

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IL LAPACHO, TINTURA MADRE SPAGIRICA: un valido aiuto per candidosi, disbiosi intestinale, intolleranze alimentari e allergie. (fonte: Laboratorio Di Leo)

Il Lapacho è un albero sempreverde originario delle foreste pluviali, ma predilige regioni più fresche, come le montagne del Paraguay, Argentina, Brasile e le zone montagnose della Bolivia e del Perù.

Gli indigeni sudamericani e gli Incas lo hanno usato per migliaia di anni, considerandolo una vera e propria panacea per trattare una grande varietà di patologie, che andavano dalla dissenteria, alla febbre, ai morsi di serpente e anche per curare certi tipi di tumore. Utile in presenza di funghi, micosi, candidodisi, muffe, aiuta contro i radicali liberi, le affezioni della pelle, psoriasi, herpes, e rafforza il sistema immunitario.

Il Lapacho è una delle migliori piante per la purificazione dell’organismo, per ottimizzare e rinforzare l’importante funzionamento sia del sistema linfatico che del sistema immunitario.

Il Lapacho appartiene alla famiglia delle Bignoniacee. Si tratta di alberi lignei di medie e grandi dimensioni, con tronchi molto robusti. I fiori sono gialli con varietà rosa, rossi, purpurei; il frutto è una lunga capsula legnosa con all’interno dei semi alati; nei vasi è contenuta una polvere gialla (lapacholo). Il Lapacho è anche noto col nome portoghese di PAU D’ARCO, che significa “bastone per archi” e con altri nomi comuni (popolari) quali ipe roxo, tecoma curialis. Le specie più usate a livello terapeutico sono la Tabebuia impetiginosa, la Tabebuia heptaphylla e la Tabebuia avellanedea.

COSTITUENTI ATTIVI

La parte interna della corteccia (floema) è quella che dà i risultati terapeutici migliori. I costituenti principali di questa pianta sono 18 chinoni che comprendono sia naflachinoni (fattori-N) che antrachinoni (fattori-A). Tra i naflachinoni troviamo il lapacholo, il lapachone e lo xiloidone con azione battericida e flingicida. Il lapacholo fu isolato dal ricercatore E.Paterno nel 1884 e manifesta una elevata attività antivirale contro l’Herpes simplex di tipo I e Il e parecchi virus influenzali; interviene anche nelle ulcere peptiche e gastriti indotte da stress.

Altri componenti sono la quercetina, il lapachenolo, il carnosolo, gli indoli, il coenzima Q, alcaloidi come tecomina, acidi idrossibenzoici e saponine steroidee. L’acido tannico è utile contro le affezioni del cavo orale. La quercetina è un bioflavonoide con elevata azione antinfiammatoria ed ha un’elevata attività come inibitore del rilascio di istamina nei confronti delle cellule esposte ad allergeni Altri composti sono la vanillina, l’acido vanillico (ac. 4-idrossimetossibenzoico), composto antinfiammatorio topico e inibitore della tirosinasi, l’ac. Veratrico (ac. 3,4- dimetossibenzoico) e la verataldeide, con una debole attività di stimolatore della fagocitosi dei granulociti e una notevole attività di stimolazione dei linfociti. Molteplici sono i campi di azione del Lapacho.

La forma migliore di estrazione dei principi attivi delle piante è la Tintura Madre Spagirica. I rimedi spagirici sono diversi dalle tinture, dai decotti e dalle tisane. La preparazione spagirica apre la pianta e reintegra i vari componenti dopo un processo di separazione e di purificazione. Le qualità di una tintura spagirica vanno ben al di là delle prescrizioni generiche di una pianta, poiché con delle manipolazioni particolari vengono messe in evidenza qualità latenti, maggiormente esaltate rispetto ad un procedimento normale. Per esempio, una tintura spagirica è ricca dei sali della pianta dato che essa viene calcinata e le ceneri aggiunte al preparato.

Il fondamento essenziale è che ogni preparazione spagirica contiene al massimo grado le forze guaritrici della pianta o delle piante usate.

Il termine SPAGIRIA viene dal greco e la reale etimologia della parola vuol dire “sapere estrarre da un ente i doni divini”, in altri termini significa sapere estrarre, usando un termine dell’alchimia medievale, gli ARCANA dagli individui di natura, la loro parte più sottile, le forze archetipiche, le energie divine che li sostengono. Le piante non sono quindi solo portatrici di “principi attivi” ma “simbolo” di una o più finzioni planetarie e potenzialità zodiacali e come tale sono l’espressione materiale di determinate forze che hanno concorso a formare la pianta e tutti i suoi costituenti in modo globale. Le preparazioni spagiriche migliorano con il passare del tempo. Non ci sono problemi, come con tanti rimedi omeopatici che non possono essere assunti con menta, canfora, caffè, ecc.

La SPAGIRIA è una medicina energetica dolce senza controindicazioni perché agisce in profondità senza presentare alcun fenomeno di aggravamento o di recrudescenza. La posologia in genere è di 7 gocce per una, due o tre volte al giorno, da assumere direttamente in bocca o in acqua o in tisana, preferibilmente prima dei pasti. In alcuni casi si può arrivare a 14 o 21 gocce per 3 volte al giorno.

Il ritmo di assunzione è importante come pure è importante il momento del contatto e l’inizio della cura. In linea generale con i rimedi che servono per drenare e disintossicare l’organismo è consigliabile iniziare la tempia in luna calante; con i rimedi volti a potenziare, dare tono ed energia all’organismo, va meglio la luna crescente. I rimedi spagirici hanno palesi risultati positivi sull’organismo perché agiscono su più piani. Essendo rimedi essenzialmente basati sulla liberazione e purificazione dell’energia latente degli archetipi presenti nelle erbe hanno influenza sul piano psichico (emotivo e mentale), sul piano energetico e quindi, curando la causa dei disturbi, sul piano fisico. Il Lapacho rientra in molti schemi di fitoterapia per il trattamento dell’affaticamento cronico, delle allergie e delle affezioni micotiche.

L’uso del Lapacho nella terapia per la sindrome allergica e micotica risale al 1983; si trattava di un soggetto che manifestava un’ipersensibilità ai prodotti chimici e a varie specie fungine con conseguenze a livello celebrale da essere costretto a rimanere in casa. L’uso del Lapacho permise una notevole riduzione delle sue manifestazioni allergiche. Nei soggetti con manifestazioni micotiche accade spesso che nella prima fase di terapia si abbia una riacutizzazione dei sintomi che poi scompaiono dopo un certo periodo di tempo.

Questo problema è dovuto alla presenza di cellule morte che si riversano nella circolazione sanguigna dando manifestazioni di tipo allergico. Dai vari studi si è potuto dedurre che i soggetti che si sottoponevano a terapia col Lapacho via via diventavano più resistenti agli agenti chimici, alle allergie alimentari e agli attacchi fungini; si assisteva anche a una diminuzione delle eruzioni cutanee e delle micosi a livello delle unghie. È comunque importante tener presente che il processo di guarigione è graduale e richiede molti mesi. Il problema delle micosi oltre ad essere collegato a persone con sindromi allergiche, riguarda anche quelle persone affette da immunodeficienze, diabete mellito, oppure persone che hanno subito trattamenti con farmaci immunosoppressori (antibiotici e glucosteroidi) e anche donne che fanno uso della pillola anticoncezionale.

E’ noto che l’uso dei cateteri intravenosi, gli antibiotici, la chemioterapia e livelli elevati di zucchero nel sangue offrono le condizioni favorevoli per la diffusione della infezione da Candida. La Candida è appunto un fungo patogeno in quei soggetti che presentano carenze di neutrofili (che sono i globuli bianchi reputati a fagocitare appunto gli agenti patogeni); oppure in quei soggetti affetti da carenza di linfociti T; spesso si hanno Candidosi disseminate o localizzate in quei soggetti che pur avendo un numero di Linfociti T nella norma presentano un mal funzionamento nella loro reattività.

Il Lapacho rientra nella terapia antimicotica proprio per la sua capacità di stimolare e reintegrare il sistema immunitario.

La Candida albicans è la primaria causa di fenomeni allergici e intolleranze I problemi causati da lieviti, muffe e funghi, sono estremamente diffusi; spesso sono sottovalutati, talvolta ignorati. La maggior parte delle persone colpite, infatti, non ne è consapevole.

La Candida albicans è responsabile di tutta una serie di disturbi tra cui vaginiti e irritazioni cutanee. Se questo fungo riesce a moltiplicarsi, può provocare una serie lunga e complicata di sintomi, come cefalea, irritabilità, problemi digestivi, allergie e depressione e soprattutto allergie e intolleranze alimentari. Nei soggetti con un sistema immunitario seriamente compromesso i lieviti possono entrare nel flusso sanguigno e risultare nocivi. Purtroppo non è sempre facile individuare una proliferazione di lieviti. La Candida albicans si trova naturalmente nelle membrane mucose dei tratti gastrointestinale e genito-urinario e sulla pelle. Nel 99% di noi i lieviti iniziano a formarsi nel corpo dall’età di sei mesi.

La Candida condivide l’intestino insieme a miliardi di batteri “buoni” che svolgono molte funzioni necessarie, come quella di produrre vitamine e abbassare il colesterolo e con questi compete per spazio e nutrimento. Se abbiamo sufficiente flora intestinale, il nostro organismo riesce a mantenere sotto controllo i lieviti. In una persona sana il lievito Candida è presente in quantità limitate.

Se la Candida inizia a dominare l’ambiente intestinale, i soggetti sviluppano sintomi caratteristici come bruciori di stomaco, flatulenza, meteorismo, prurito anale e vaginite. Con l’indebolimento delle difese immunitarie, la Candida e altri funghi estendono l’infezione a nuove parti del corpo, causando il piede d’atleta, infezioni sulla cute e sulle unghie. Sebbene i lieviti non possano invadere i tessuti del corpo direttamente come fanno batteri e virus, formano, come altri funghi, strutture simili a radici che penetrano nel rivestimento dell’intestino.

Il danno provocato permette alle proteine alimentari non del tutto digerite di entrare nel flusso sanguigno, il corpo le scambia per antigeni e risponde sviluppando una reazione allergica verso quel particolare alimento. Le persone affette da Candida sono spesso affette da varie intolleranze alimentari, una condizione che crea un circolo vizioso di soppressione di difese immunitarie, ulteriore sviluppo della Candida e di allergie. Con il progredire della candidosi, le cellule di lievito si attaccano alla superficie delle membrane mucose formando una colonia e trasformandosi in un micelio lanuginoso (simile alla muffa sul pane). Man mano che le radici penetrano nei tessuti in cerca di sostanze nutritive, i lieviti producono tossine che danneggiano i tessuti e provocano infiammazioni.

Quando i sottoprodotti tossici dell’infezione da lievito iniziano a circolare nel flusso sanguigno i sintomi si manifestano anche in parti distanti del corpo, provocando disturbi molto diversi tra loro come asma, sinusite, lupus, sindrome premestruale, persino calcoli renali. I sintomi dipendono dall’organo colpito dalle tossine, quindi un danno al cervello provoca confusione nei pensieri, mentre un danno alla pelle causa prurito e irritazioni.

Quando il sistema immunitario è compromesso il corpo diventa ipersensibile a sostanze chimiche comuni come gas di scarico, profumi, pesticidi, additivi alimentari, anche se presenti in piccole quantità.

Nella così detta “candidosi” si riscontra un’ampia gamma di sintomi che si presentano in maniera più o meno accentuata quali artrite, asma, cistite, emicrania, cefalee, blocco delle giunture, meteorismo, gonfiore, colite spastica, afte, lesioni e eruzioni della pelle, stipsi cronica o diarrea, letargia, irregolarità ormonali, dolori muscolari cronici. A questi si aggiungono poi stati mentali ed emotivi quali ansia, depressione (molto diffusa), calo della memoria, irritabilità fino ad arrivare a casi estremi di schizofrenia. Purtroppo non è facile fare diagnosi di candidosi; l’esame più accurato che dà un 92% di riuscita è oggi il CEIA (Candid Sphere Enzyme Imniunoassay). Studi accurati hanno dimostrato che spesso la “sindrome da allergia totale” può avere origine da questo fungo.

Questa patologia si sta diffondendo largamente sotto il nome di “malattia del XXI SECOLO”, “sensibilità multipla agli agenti chimici” e “malattia ambientale”, e ne sono colpite soprattutto le donne (il 70-80% dei soggetti) e può presentare questa sintomatologia, più o meno evidente: affaticamento, intontimento, asma, ipersensibilità alle infezioni fungine, cefalea, mal d’orecchi, congestione mentale, mal di schiena, depressione, perdita della memoria a breve, difficoltà di apprendimento, raffreddori frequenti, disfunzioni del sistema immunitario, respiro corto, dolore alle giunture e ai muscoli, scoordinamento dei movimenti, emicrania, sonnolenza, eruzioni cutanee, spasmi, gonfiori dell’apparato digerente, stipsi, diarrea, indigestione, tachicardia, intolleranza al freddo, vertigini, capogiri, intolleranza all’alcool, visione sfocata. Si è dimostrato che le tossine della Candida producono all’interno dell’organismo molti sintomi che normalmente sono associati alla sindrome da allergia totale, per es., paralisi alle estremità, lesioni agli organi, edema, trasformazione a livello celebrale.

Gli allergologi stanno registrando un aumento di individui che non possono più indossare indumenti con fibre sintetiche, mangiare prodotti industriali, bere acqua dal rubinetto, tenere in mano un giornale, usare detersivi o detergenti, fino ai casi più gravi di non poter respirare senza l’ausilio della maschera; e si ipotizza che alla base di tutto ciò ci sia l’incapacità dell’organismo di difendersi dagli attacchi della Candida.

L’arma principale è l’alimentazione: preferire cereali integrali; evitare lo zucchero, i carboidrati raffinati e le patate. Contro le voglie di dolci: mangiare alimenti ricchi di proteine come toffi al forno. I cibi da limitare sono: dolciumi, frutta secca e molto dolce, patate, funghi, ketchup, salsine varie industriali, tutti i superalcolici, cioccolato, caffè, formaggi fermentati, aceto. Nel 1985 si iniziò a parlare di “malfùnzionamento del sistema immunitario” (ISD: Immune System Dysregulation) racchiudendo così le disfunzioni immunologiche, sia rapide che graduali, dovute all’azione delle tossine della Candida.

Questo malfunzionamento riguarda soprattutto i linfociti T che possono essere ridotti come numero oppure mal funzionanti e come conseguenza anche i linfociti B (quelli che secernono anticorpi) hanno maggiori difficoltà a individuare le sostanze tossiche per l’organismo. Soggetti con candidosi vaginali presentano un soppressore linfocitario, la cui produzione sarebbe indotta dal fungo stesso, il quale veniva a ostacolare i linfociti T helper nella reazione contro il fungo.

Anche nei soggetti con sindrome da affaticamento cronico si sono riscontrate riduzioni nel numero di linfociti T CD4+ (o linfociti T helper) i quali erano stati indotti a lasciare il flusso sanguigno e a incorporarsi nei tessuti forse in seguito a fattori neuroormonali o per esposizione a qualche agente infettivo. Il trasferimento di questi linfociti T dal flusso sanguigno ai tessuti potrebbe anche essere responsabile di alcuni sintomi della sindrome da affaticamento cronico, quali i dolori articolari e muscolari e la dolenza dei linfonodi proprio perché questi linfociti T helper all’interno dei tessuti rilasciano messaggeri chimici in grado di causare dolore e lievi infiammazioni.

Poiché la maggior parte dei soggetti affetti da malattia ambientale, sindrome micotica e sindrome da affaticamento cronico manifestano gli stessi sintomi come affaticamento, diarrea o stipsi, si può ipotizzare che alla base di queste patologie vi sia lo stesso problema che riguarda i linfociti T, per cui un’attivazione del sistema immunitario potrebbe essere risolutiva.

Il Lapacho stimola le cellule del sistema inununitario note come macrofagi che svolgono un molo primario nella resistenza contro la Candida a fianco dei linfociti T e B. Soffrire di allergie ricorrenti o croniche diminuisce la qualità della vita e può limitare notevolmente le possibilità di scegliere un lavoro o uno sport, lo svago , e la vita sociale. Chi soffre di allergie o di intolleranze alimentari è in numerosissima compagnia. Alcune stime ipotizzano che, oltre il 15% degli italiani soffre di qualche forma di allergia o intolleranza e che il fenomeno tende ad aumentare.

Uno studio eseguito in Danimarca, ha evidenziato che le allergie sono raddoppiate in 10 anni. Tali disturbi, però, non sono affatto ineluttabili. Molto può essere fatto per prevenirli. Esistono numerosi approcci terapeutici, tra i quali la fitoterapia, per tornare a stare veramente bene, senza più dipendere esclusivamente dai farmaci, con il rischio di pesanti effetti collaterali.

Come si diventa intolleranti

Il sistema immunitario si trova in ogni parte del nostro corpo. Lo troviamo subito in bocca , tra le mucose e nella saliva. Poi più avanti nel tratto digestivo, lungo le pareti intestinali. Poi nella milza e in tutti gli organi depuratori. Soprattutto è presente in ogni goccia di sangue. Sembra persino che noi disponiamo di “antenne” speciali, collegate al nostro cuore e al sistema nervoso, grazie alle quali il semplice contatto di una sostanza può scatenare una reazione.

Il lavoro del sistema immunitario è, quindi, molto vario e sono diversi i fattori che possono intralciarlo:

  1. Sovraccarico di tossine
  2. Carenze di micronutrienti vitali
  3. Eccesso di lavoro in circostanze difficili.

Prendendo in considerazione il punto 3, quando c’è in atto un’infezione il sistema immunitario deve alzare la temperatura corporea per impedire il moltiplicarsi di virus e di batteri, deve cioè produrre un maggior numero di cellule “killer” predisposte a eliminare gli “invasori” dal nostro organismo per evitare l’intossicazione. Circostanze difficili sono soprattutto – rialzi febbrili – gastroenteriti acute – ferite o traumi , tra cui interventi chirurgici – terapie a base di cortisone – uso intensivo e prolungato di antibiotici – uso prolungato di antinfiammatori – parassitosi intestinali e candidosi – alcune infezioni virali – gravi e prolungati stress fisici o emotivi – disturbi digestivi in particolare pancreatici – intolleranze alimentari preesistenti e non curate. Il sistema immunitario è costituito da vari tipi di globuli bianchi (o leucociti) che hanno il compito di combattere e prevenire le infezioni. Vi sono due tipi di globuli bianchi: granulociti e agranulociti, caratterizzati dalla presenza o meno di granuli. I granulociti a seconda della colorazione assunta con l’uso di specifici coloranti si dividono in: eosinofili, basofili (mastociti) e neutrofili.

Ciascun tipo di granulocita partecipa in modo diverso ai meccanismi di difesa. Gli eosinofili neutralizzano l’istamina, i basofili la rilasciano e i neutrofili sono fagocitari in quanto ingeriscono batteri e altre sostanze estranee; producono anche lisozima, un enzima in grado di attaccare le cellule batteriche degradandone la parete cellulare. Linfociti e monociti sono sprovvisti di granuli; i linfociti sono direttamente coinvolti nelle difese immunitarie, mentre i monociti sono precursori delle cellule fagocitarie più potenti, i macrofagi.

Quando il sistema immunitario è pienamente impegnato è bene riposare e mangiare in modo estremamente leggero e digeribile anche dopo due settimane dalla scomparsa dei sintomi. Infatti, nei momenti di massima all’erta il sistema immunitario ha tutte le sue armi pronte e tende ad avventarsi anche su chi fino a quel momento era riconosciuto come un amico o una sostanza neutra. Il problema è che da quel momento in poi rimane “una memoria” del fatto, un po’ come il file in un computer: ogni volta che questa sostanza viene nuovamente introdotta nell’organismo il sistema immunitario è allertato. Se si tratta di un alimento che consumiamo quotidianamente, ciò costituisce un dispendio notevole di lavoro e di energia in quanto egli vive come se fossimo perennemente malati e produce sostanze infiammatorie, soprattutto istamina, che si diffondono facilmente in tutto il corpo. Questo surmenage può indebolirlo, per cui, nel tempo, non reagisce più a dovere alle vere situazioni di pericolo.

Ci sono una serie di alimenti con i quali il nostro sistema immunitario viene a contatto ogni giorno: latte e latticini, frumento nei vari prodotti da forno (pasta, pizza,biscotti, ecc.) pomodoro, carne suina, additivi alimentari, cioccolato. L’intolleranza si forma per questa concomitanza di fatti che portano ad uno stato di allerta continuativo. La terapia consiste proprio in questo: dare riposo al sistema immunitario. Gli bastano solitamente 3 giorni per riprendersi dalla sollecitazione e per accettare senza problemi la presenza della sostanza incriminata.

La differenza fra allergia e intolleranza è appunto questa: – nell’ALLERGIA la reazione si scatena entro pochi minuti dall’assunzione di un determinato alimento o gruppo di alimenti (da 2-3 minuti a 30-120 minuti) ed è mediata immunologicamente e i sintomi sono scatenati dall’assunzione anche di piccole quantità dell’alimento responsabile. L’organismo del soggetto allergico a contatto con la sostanza (per lui) nociva attiva le Immunoglobuline di tipo E (dette IgE), una classe di anticorpi in grado di legarsi alla superficie dei mastociti e dei basofili, particolari cellule ricche di istamina (sostanza utile a combattere l’elemento sconosciuto all’organismo).

Alla base delle malattie allergiche, pertanto, vi è un’alterazione dei normali meccanismi di difesa, che tendono ad azionarsi nei confronti di sostanze giudicate pericolose, al contrario considerate innocue dalla maggior parte della popolazione. – nell’ INTOLLERANZA si ha una reazione legata alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti e con un fenomeno di accumulo di “tossine” nell’organismo che provoca sintomi sovrapponibili a quelli dell’allergia ma che si differenziano in quanto non interessano il sistema immunitario. L’intolleranza è legata alla quantità di cibo assunta (dose-dipendente) ed è determinata da particolari molecole che sono farmacologicamente attive e che sono presenti negli alimenti, oppure per disfunzione dell’apparato digerente o delle catene enzimatiche.

CHE COSA È L’ ALLERGIA

L’allergia è un eccesso di reazione difensiva del nostro corpo ad una sostanza ( di origine vegetale, animale o chimica — nel caso di sostanze naturali si tratta quasi sempre di proteine) che “normalmente” è innocua. Il nostro organismo produce costantemente degli anticorpi (sostanze specificatamente preparate) i quali si legano agli allergeni (sostanze che possono scatenare delle reazioni).

Normalmente ciò avviene senza problemi. Solo la produzione eccessiva di anticorpi specifici, le immunoglobuline E (IgE) in risposta agli allergeni può definirsi reazione allergica. Gli anticorpi si attaccano alla superficie dei mastociti, una forma di globuli bianchi, li fanno scoppiare e li inducono a versare degli ormoni tissutali come istamina e serotonina. Questo processo induce delle infiammazioni con conseguente gonfiore, prurito, vasodilatazione, eczemi, eccessiva produzione di muco. Occorre un ripetuto contatto con l’allergene: al primo incontro non succede nulla, ma può essere innescato un processo che si manifesterà dopo alcuni giorni o dopo diversi. Quindi, un’allergia si acquisisce, anche con una certa predisposizione che può essere ereditaria, a causa di una disfunzione del sistema immunitario.

Quando questo viene rinforzato e regolato, anche un’allergia già manifesta può guarire. A influire negativamente sulle difese immunitarie, sull’insorgere delle allergie sono: – Alimentazione carente di alcune sostanze vitali; anche l’eccessivo consumo di dolciumi, carboidrati raffinati, grassi di qualità scadente o conserve contribuiscono a queste carenze. – Disbiosi intestinale: ricordiamo che buona parte del sistema immunitario risiede nell’intestino. La presenza di Candida albicans è un fattore che predispone all’allergia. – Assunzione di additivi alimentari di sintesi – Tossine ambientali come piombo, cadmio, anidride carbonica, nitrati nell’aria, nell’acqua e nel suolo. – Fumo, anche passivo (specie per i bambini) – Elettrosmog – Forte consumo di farmaci – Forte stress ( il sistema immunitario lavora a stretto contatto con il sistema nervoso centrale, quindi anche con il cervello).

Le allergie si manifestano principalmente laddove l’organismo entra in contatto con l’ambiente esterno: l’apparato respiratorio, la cute e l’intestino. Troviamo quindi: • la rinite • la congiuntivite l’asma • la dermatite atopica • le allergie gastriche e intestinali. Queste si possono manifestare “in solitaria”, come unico sintomo, oppure essere coopresenti in numero di due o tre, con diversi livelli di intensità. Chi soffre di rinite, infatti, quasi sempre soffre di congiuntivite e asma e non raramente manifesta anche la dermatite atopica, così come l’allergia alimentare si associa frequentemente a crisi d’asma e all’orticaria. Inoltre la componente genetica è importante nell’insorgenza delle reazioni allergiche. Uno studio scientifico di Krader, famoso immunologo, allarga la ricerca scientifica alle emozioni e dà spazio alla personalità e al vissuto personale come all’altra fondamentale causa delle allergie.

PERCHE’ IL LAPACHO E’ CONSIGLIATO A TUTTI

Il Lapacho può essere usato periodicamente come preventivo durante la stagione fredda e tutte le volte che la possibilità di infezioni è elevata.

La nostra salute sia fisica che mentale dipende esclusivamente dallo stato dei liquidi del nostro corpo e cioè sangue, linfa e liquidi cellulari che se vengono danneggiati portano i nostri organi ad ammalarsi.

La maggior parte delle cause delle malattie vanno ricercate nella contaminazione e avvelenamento dei liquidi del nostro corpo dovuto a una nutrizione non corretta e a un modo di vivere sbagliato; infatti la cattiva alimentazione, il digiuno prolungato e l’uso di troppa carne portano lo stomaco e l’apparato digerente in generale a uno stato di affaticamento tale per cui si ha un calo della forma fisica.

Attraverso una cattiva digestione, dovuta anche al mangiar in fretta, si arriva alla formazione di feci dure e ad un aumento dei microbi parassiti che con la produzione dei loro veleni alterano la flora intestinale; per cui in un certo senso l’intestino diventa la fabbrica dei veleni per il nostro corpo che poi raggiungono il fegato ed entrano nelle cellule di tutto l’organismo. E quindi necessario disintossicare l’organismo e ripristinare la flora batterica.

Il Lapacho è una delle piante migliori per la purificazione dell’organismo, senza richiedere un grosso dispendio di energia; esso infatti aiuta a ristabilire le difese del proprio corpo rafforzando il sistema immunitario. Il nostro corpo è, almeno apparentemente, insensibile agli agenti patogeni e ai materiali velenosi che però giornalmente disturbano l’equilibrio dell’organismo. Esso è anche in grado di sviluppare anticorpi, se necessari, ma la vera difesa è data dalla salute che è strettamente legata al corretto funzionamento del fegato, reni e sistema linfatico.

Il Lapacho rafforza il sistema immunitario e può essere consigliato a tutti, poiché con esso il fegato e il sistema linfatico raggiungono condizioni ottimali, senza sforzi e senza effetti collaterali. Ricordiamo che le piante ad azione purificante e disintossicante spesso sono più efficaci di qualsiasi altra terapia.

Il Lapacho contiene anche una speciale combinazione e concentrazione di minerali abbastanza rari o elementi in tracce: calcio, magnesio, fosforo, zinco, cromo, silicio, manganese, molibdeno, rame, ferro, potassio, sodio, cobalto, boro, oro, argento, stronzio, bario, nichel.

Il Lapacho può essere utilizzato nella prostata, diabete, infiammazioni midollari, morbo di Parkinson, reumatismo, vene varicose, problemi di pelle, anemia, arteriosclerosi, asma, bronchite.

In sintesi:

1 Riduce il Dolore. La ricerca mostra che il decotto di Pau d’Arco ha il potere di ridurre naturalmente il dolore nei pazienti affetti da cancro e da altre gravi condizioni di salute. E’ infatti in grado di interagire con il processo sensoriale che fornisce i segnali che portano al dolore.

2. Contrasta la Candida. Il Lapacho ha una potente attività antifungina in grado di debellare la Candida. Il corpo produce normalmente la Candida in bocca, vagina, retto e intestino e in quantità normali rimane innocua; tuttavia, se l’equilibrio del pH naturale del corpo è sconvolto e la dieta è ricca di zuccheri, la candida inizierà a crescere rapidamente fuori controllo. Se si soffre di mal di testa, incapacità di concentrarsi, iperattività, sindrome da affaticamento cronico, dipendenza da zucchero e problemi di stomaco, si può essere affetti da una infezione da candida.

3. Riduce l’Infiammazione. Riducendo l’infiammazione nel corpo, si evitano gravi condizioni di salute come l’asma, l’artrite, il morbo di Crohn, la malattia di Alzheimer, il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete, la pressione alta, livelli elevati di colesterolo e il morbo di Parkinson. Uno studio del 2014 pubblicato su The Journal of Toxicological Sciences ha scoperto che il Pau d’Arco ha aumentato l’espressione dei geni Nrf2 bersaglio nell’intestino. Nrf2 è una proteina che regola l’espressione di proteine antiossidanti che proteggono contro il danno ossidativo innescato da lesioni e infiammazioni. Quindi è particolarmente utile per chi ha infiammazione intestinale.

4. Guarisce l’Ulcera. L’ulcera peptica inizia quando una debolezza nello stomaco o nel rivestimento intestinale permette all’acido di creare una erosione o danno nel rivestimento. E’ il tipo più comune di malattia dello stomaco ed è causata da un aumento dell’acidità gastrica derivante da stress, farmaci, dieta, fumo, alcol o Helicobacter pylori. Il sintomo più comune dell’ulcera è un dolore bruciante aggravato dall’acido dello stomaco che entra in contatto con l’area ulcerata. Uno studio 2013 pubblicato in Phytotherapy Research ha dimostrato che il Pau d’Arco accelera la guarigione dell’ulcera aumentando il contenuto di muco gastrico (fondamentale per proteggere le pareti dello stomaco) e la proliferazione cellulare che rigenera il tessuto.

5. Anticancro. Una delle proprietà più famose del Pau d’Arco è la sua capacità di combattere il cancro e alleviare il dolore associato al cancro. Uno studio condotto dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha scoperto che il beta-lapachone, uno dei principali composti nel lapacho, è un potenziale rimedio da aggiungere alla chemioterapia in particolare per il cancro alla prostata. Un altro studio del 2002 ha concluso che il beta-lapachone è uno dei pochi farmaci antitumorali attualmente sotto inchiesta attiva, e potrebbe essere usato anche da solo per il trattamento del cancro: questo potente composto causato la morte delle cellule tumorali nei topi senza alcun effetto collaterale.

6. Antivirale e Antiparassitario. Per migliaia di anni il Pau d’Arco è stata usato come rimedio antivirale. E’ in grado di contrastare moltissimi virus, da quello del raffreddore all’herpes. Il beta-lapochone infatti inibisce gli enzimi nelle cellule del virus colpendo direttamente la sintesi del DNA e RNA. Il virus non è quindi più in grado di prendere il controllo sui processi riproduttivi della cellula così che non può né replicarsi nè infettare altre cellule.

7. Disintossica l’organismo. Il Pau d’Arco disintossica eliminando le sostanze tossiche come metalli pesanti, pesticidi, conservanti e persino residui di chemioterapia.

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Le sostanze naturali proprio perché costituite da più sostanze in grado di operare su più organismi e in maniera completa sul terreno su cui proliferano, tendono ad esser utili e a possedere un effetto più duraturo nel ristabilire le condizioni di equilibrio necessarie al nostro organismo ad evitare la proliferazione di agenti nocivi. Tra queste quella senza dubbio a maggior efficacia è l’olio essenziale di una pianta della Nuova Zelanda, il Leptospermum scoparium, noto nella lingua Maori come Manuka Oil.

Il Manuka ( Leptospermum scoparium ) è diffuso nell’area settentrionale della Nuova Zelanda e appartiene alla famiglia del Tea Tree, di cui fanno parte anche Cajeput, Niaouli e Kanuka. E’ un arbusto con piccole foglie a punta e fiori con petali biancastri, noto da secoli agli abitanti della Nuova Zelanda come pianta officinale e usata come rimedio in svariate situazioni. L’o.e. di Manuka si conobbe in Europa dopo la grande diffusione del Tea Tree, una essenza assai utile in Aromaterapia. Si ottiene per idrodistillazione di foglie e ramoscelli; olfattivamente l’o.e. di Manuka si può definire piacevolmente caldo, un po’ terroso, speziato ed erbaceo. Per distillare 1 litro di o.e. di Manuka servono 200 kg di foglie fresche.

Olio Essenziale di Manuka: potente contro candida e batteri

AZIONE SUL PIANO FISICO

Si evidenzia una straordinaria efficacia germicida, che consente un notevole riscontro terapeutico in patologie ascrivibili a virus, batteri e funghi. L’o.e. di Manuka combatte gli agenti patogeni Stafilococchi e Streptococchi in modo più marcato rispetto al Tea Tree; abbinando i due o.e. si ottiene un antibiotico naturale a larghissimo spettro. Su pelle e mucose contrasta la sepsi ed è ben tollerato per applicazione pura! Ciò è dovuto al ridotto contenuto di cineolo (inferiore allo 0,5 %) che è il maggior responsabile della dermocausticità degli o.e.quando vengono usati puri, non diluiti in olio vegetale.

La sua azione è rigenerante, stabilizzante e protettiva verso infezioni di batteri e funghi. Raccomandabile per acne, eczemi, irritazioni pruriginose, infiammazioni gengivali, le più comuni affezioni dell’apparato genitale femminile , è inoltre attivo in dolori reumatici, tendinei e muscolari, con la regressione del processo infiammatorio. La sua funzione antalgica viene ottimizzata impiegandolo assieme alla Lavanda.

L’aspetto importante della straordinarietà di Manuka rispetto agli altri o.e., è dovuto alla sua attività di competitore della iarulonidasi. Chiariamo meglio questo aspetto:la iarulonidasi è un enzima che si trova in forte concentrazione nei veleni di api, scorpioni e serpenti ed anche in vari microrganismi patogeni ( pneumococchi, streptococchi betaemolitici, bacilli della cancrena gassosa ).

La iarulonidasi conferisce ai microrganismi grande capacità di penetrazione nei tessuti, condizionandone almeno in parte la virulenza. La sua attività è inibita da vari fattori, fra cui i farmaci antinfiammatori: l’o.e. di Manuka, per questo aspetto, si raccomanda nelle punture di insetti ( antalgico e antipomfo ). Le qualità cosmetiche del Manuka si riferiscono alla funzione rassodante, distensiva, antieritematosa della cute; diluito nello shampo esplica un azione antiforfora assai importante.

AZIONE SUL PIANO PSICHICO

Si comporta come riequilibrante, rinforza il sistema nervoso delle persone più sensibili: la sua importante azione si qualifica nel trattamento delle patologie con la componente psicosomatica evidenziata, in cui alto stress e conflitti interiori hanno particolare rilievo. Chiarificante, facilita la liberazione di energie contratte, predispone a nuove iniziative e alla comunicazione.

ARMONIA CON ALTRI O.E.<. si armonizza bene con Ylang Ylang, rosa, geranio e gli agrumi.

ELEMENTO DOMINANTE: il Manuka contiene gli elementi Acqua, Terra, Fuoco e Aria.

Alla luce dei test di laboratorio è efficace contro:
Batteri: l’Olio di Manuka risulta più attivo dell’Olio di Melaleuca di 20-30 volte che a sua volta è più potente dell’Olio Essenziale di Pino.
Lieviti: l’attività dell’Olio di Manuka contro la Candida albicans è simile a quella dell’Olio Essenziale di Pino è più potente rispetto a quella dell’Olio di Melaleuca.
Funghi: l’Olio di Manuka, con una concentrazione minima attiva dello 0.625°/o, risulta più attivo dell’Olio di Melaleuca.

Tali dati valgono solo per l’Olio di Manuka del Capo Est della Nuova Zelanda commercializzato da RENACO. Essi dimostrano la superiorità dell’Olio di Manuka rispetto agli altri olii essenziali utilizzati normalmente come antimicrobici.

Esempi di utilizzo:
Olio da massaggio con funzione rinforzante immunitaria: 7 gtt di Manuka 7 gtt. di Kanuka 6 gtt. di Limone, in diluizione su 50 ml.
Inalazione – Raffreddore: 1 gtt. di Manuka, Cajeput e Tea Tree in 2 lt. D’acqua molto calda.
Nei primi giorni 2 inalazioni di 5 minuti, poi una la giorno.
Pediluvio x mal di gola: 1 gtt. di Manuka, Niaouli, Lavanda Fine in un cucchiaio di sale marino, in un catino riempito d’acqua a 40° che deve arrivare fin sopra le caviglie; due volte al giorno per 10 minuti.

CONCLUSIONI

L’O.E. DI Manuka è uno straordinario ausilio per ogni problema di tipo infiammatorio, migliora la pelle, la rende più tonica, regola l’immunosistema, combatte con efficacia le comuni affezioni dell’apparato genitale femminile.

Olio Essenziale di Manuka: potente contro candida e batteri

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Sitografia:

  1. Olio di Manuka: una panoramica delle proprietà antimicrobiche e medicinali – PubMed
  2. Attività antibatterica in vitro dell’olio essenziale di Manuka da Leptospermum scoparium combinato con Tris-EDTA contro isolati batterici Gram-negativi da cani con otite esterna – PubMed
  3. Attività antimicrobica e anti-biofilm dell’olio essenziale di Manuka contro Listeria monocytogenes e Staphylococcus aureus di origine alimentare – PMC
  4. Oli essenziali commerciali come potenziali antimicrobici per il trattamento delle malattie della pelle – Confronto dell’attività antimicrobica del Manuka Oil con altri oli essenziali utilizzati in dermatologia. – PMC
  5. Ministero della Salute Italiano – Decreto Ministeriale 09 luglio 2012 – Certificazione ufficiale sull’efficacia dell’olio essenziale di Manuka per la funzionalità delle vie respiratorie e l’effetto balsamico. Ministero della Salute
  6. Erboristeria Arcobaleno: Manuka oil dalla uova Zelanda
  7. Erboristeria Arcobaleno: Il miele di Manuka