Il Polyporus umbellatus, fungo medicinale noto per le proprietà diuretiche, in realtà possiede molte altre qualità eccezionali, documentate da numerosi studi scientifici.

Storia

In Medicina Tradizionale Cinese il Polyporus umbellatus è indicato per le patologie conseguenti a umidità-ristagno ed è quindi estensivamente usato come diuretico naturale. È stato e viene utilizzato anche per molte affezioni urologiche. Ai gironi nostri, secondo l’Istituto Micologico Tedesco (Mycotroph), il Polyporus umbellatus è il fungo terapeutico con più spiccato tropismo per il sistema linfatico, è utile quindi in tutte quelle situazioni cliniche in cui spicchi il coinvolgimento di tale apparato.

La leggenda del polyporus

Nella Medicina Tradizionale Cinese, il Polyporus umbellatus viene chiamato Zhu Ling ed è considerato un importante diuretico naturale. Il fungo aumenta la produzione di urina e stimola l’escrezione di sodio e cloro, senza però che ci sia una concomitante perdita di potassio, che protegge muscoli e nervi, come avviene con l’utilizzo dei normali diuretici. Riduce la ritenzione idrica e la stasi linfatica, aiutando a ridurre gonfiori ed edemi. È però sconsigliato un suo impiego prolungato nei soggetti che presentano debolezza renale e mancanza di liquidi, in quanto il fungo stimolerebbe un’azione di drenaggio su un organo, il rene, in deficit energetico, incapace di rispondere.

Caratteristiche generali

Il corpo fruttifero si compone di un unico gambo massiccio, biancastro da cui si dipartono varie ramificazioni cilindriche, che a loro volta si suddividono in rami più piccoli, più corti, sull’estremità dei quali si aprono numerosi cappelli sovrapposti e debordanti (a volte più di cento). I cappelli sono del diametro di 2-4 cm, tondeggianti, con l’orlo sottile ondulato, spesso fessurato. La superficie è squamosa e di colore grigio più o meno chiaro o nocciola-giallastro. La faccia inferiore è tappezzata di tubuli bianchi corti che terminano in altrettanti pori rotondi. Il corpo fruttifero, nel suo insieme, può raggiungere i 50 cm di diametro e può pesare anche alcuni chili.

La carne dei cappelli è bianca e tenera mentre quella delle ramificazioni è alquanto fibrosa. Il fungo odora di farina ed è di sapore gradevole. Il Polyporus umbellatus è un fungo commestibile e viene considerato una prelibatezza, purché giovane. Infatti, facilmente si altera e si decompone e in tale stato emana un cattivo odore. Una volto colto, va perciò consumato al più presto. Il Polyporus umbellatus spunta, in folti gruppi, a mazzo, da un corpo bulboso nerastro, lo sclerozio, nascosto nell’humus del bosco nelle vicinanze di vecchi faggi o querce, sopra tronchi d’alberi e su ceppaie. È un fungo saprofita o parassita, commestibile, non molto comune, diffuso nelle zone settentrionali temperate dell’Europa e dell’Asia, nel periodo estivo e autunnale. Si può confondere con la Grifola frondosa che però ha cappelli a forma di ventaglio e gambo laterale.

Componenti generali del Polyporus

Questo fungo contiene ergosterina, acido-alfa-idrossi-tetra-eicosanoico, biotina, oltre a polisaccaridi e polipeptidi vari. È inoltre ricco di Calcio, Potassio, Ferro. Nel fungo sono presenti anche piccole quantità di Sodio e gli oligoelementi Manganese, Rame e Zinco. Contiene poi al suo interno proteine, grassi, carboidrati e fibre vegetali, importantissime per una corretta digestione degli alimenti e come prebiotico per la flora intestinale.

Sostanze bioattive

Il fungo contiene principalmente:

  • Sali minerali:
    • Potassio
    • Ferro
    • Calcio
    • Zinco
  • Acidi grassi insaturi
  • Tutti gli amminoacidi essenziali ed i più comuni non essenziali
  • Poliporusteroni A, B, C, D, F e G
  • Polyporoid A, B e C
  • Ergone (ergosta-4,6,8(14),22-tetraen-3-one)
  • Biotina

Studi scientifici

Dal Polyporus umbellatus sono stati isolati 7 composti triterpenici con importanti attività antiossidanti e con diverse azioni a livello cellulare. L’attività più importante del fungo si esplica come diuretico per il corpo e studi in vitro eseguiti su cavie da laboratorio avvalorano questa sua proprietà. Studi eseguiti in vitro confermano che questo fungo ha importanti proprietà per la cura del benessere dell’organismo che possono essere sfruttati per il trattamento di diverse problematiche che possono colpire l’individuo.

Azione diuretica

L’azione diuretica è stata dimostrata a livello scientifico. È stata infatti isolata una sostanza chiamata ergone (ergosta-4,6,8(14),22-tetraen-3-one) con dimostrati effetti diuretici anti-aldosteronici ed effetti indiretti sul canale ionico Na+/K+. I dati sperimentali dimostrano che ergone aumenta il volume urinario in stati di ritenzione idrica o nei casi di riassorbimento dell’acqua, iatrogeni da mineralcorticoidi. Altre molecole con azione diuretica isolati dal Polyporus sono l’ergosterolo e il d-mannitolo. Gli effetti diuretici del Polyporus a dosaggi diversi sono stati studiati eparagonati agli effetti del furosemide, un diuretico di sintesi. Il vantaggio molto importante del Polyporus è dato dal fatto che, a differenzadei diuretici farmacologici, permette l’eliminazione di sodio e cloro, ma mantiene il potassio a livello intracellulare.

Azione antipertensiva

Il Polyporus agisce regolando la pressione sanguigna, quando l’innalzamento è mediato da un aumento di aldosterone, in situazioni quindi di aumento pressorio da ipervolemia, ossia quando la pressione si regolarizza con i diuretici.

Azione di prevenzione renale e vescicale

Tradizionalmente questo rimedio è stato utilizzato anche per la prevenzione e il trattamento dei calcoli urologici (litiasi renale e vescicale – renella) e per prevenire e trattare nefriti e pielonefriti. Studi su modelli animali (ratti) hanno dimostrato che l’ergone somministrato preventivamente, oltre ad agire come diuretico antialdosteronico, è in grado di proteggere i reni dal danno fibrotico interstiziale iniziale indotto da sostanze chimiche nefrotossiche.

Azione antimicrobica sul tratto genito-urinario

Il Polyporus effettua azione inibitoria nei confronti delle infezioni urogenitali da Chlamydia trachomatis e da micoplasmi (es. Ureaplasma urealyticum), batteri intracellulari, trasmissibili per via sessuale e agenti eziologici di sterilità sia maschile che femminile, delle prostatiti infettive nell’uomo e delle stenosi della cervice uterina della donna. Da un lato sfiamma le mucose vescicali, dall’altro la sua azione di potenziamento immunitario permette di recuperare da situazioni infettive e soprattutto di prevenirle.

Promuove la crescita dei capelli

Uno studio sulla crescita di capelli in scalpi umani in vitro ha dimostrato che basse dosi di fungo (1.28 e 6.4 μg/ml) ne stimolavano in modo

significativo la crescita, mentre alte dosi (4 e 20 mg/ml) la inibivano (Sun et al, 2005).

I componenti bioattivi identificati per questa funzione sono la 3,4 diidrossibenzaldeide, acetosyringe e polyporusterone A e B.

Azione antiossidante

Protegge i globuli rossi dall’emolisi indotta da 2,2-azo-bis(2- amidinopropane)-dihydrochloride (AAPH). L’effetto di inattivazione dei radicali liberi è dose-dipendente. Anche in questo caso sono state isolate le sostanze ritenute le principali responsabili dell’azione antiossidante protettiva nei confronti dei globuli rossi: polyporusterone A e polyporusterone B.

Dati scientifici hanno dimostrato che non solo l’estratto, ma anche il fungo intero è molto efficace nel controllo dei radicali liberi.

Si tratta di un fungo in grado di togliere “umidità” e quindi tossine, in particolare di natura acida.

Migliora la stasi linfatica e l’eliminazione delle tossine dalla matrice. In naturopatia ciò significa ridurre la demineralizzazione conseguente all’acidosi mesenchimale e quindi a risparmiare minerali. I minerali permettono di “strutturare” i tessuti, quindi, con l’assunzione di Polyporus, i capelli si rinforzeranno, la pelle assumerà un aspetto migliore e più tonico, la matrice sarà più “pulita” e il linfatico verrà drenato e favorirà l’espulsione delle tossine ristagnate attraverso la diuresi.

I minerali sono anche cofattori enzimatici, quindi l’attività enzimatica sarà sostenuta con conseguente miglioramento generale del metabolismo e aumento dell’energia vitale.

In assenza di “acidosi mesenchimale” non ci sarà precipitazione del calcio sotto forma di ossalati o urati di calcio a livello urinario e si ridurrà il rischio di renella e calcoli urinari. La vescica e i reni saranno sfiammati e sostenuti nel loro funzionamento.

Non è un semplice diuretico o drenante linfatico. Come tutti i funghi ha sinergie di composti, tra cui polisaccaridi e metaboliti secondari (ergosterolo, ergone, …), in grado di agire sul sistema immunitario migliorandone la funzione; ciò lo rende un rimedio ad azione molto più profonda tanto che è utilizzato di sostegno, come prevenzione e trattamento, nelle infiammazioni e infezioni acute e croniche del sistema genito-urinario sia nei confronti di batteri extra ed endocellulari, che di funghi patogeni e virus.

Per lo stesso motivo sostiene l’organismo in corso di patologie più importanti quali i linfomi e le leucemie e il carcinoma della vescica, che affliggono i tessuti/organi/meridiani da esso sostenuti e tonificati.

Convalidazioni scientifiche

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zeolite

Recenti studi sull’utilizzo della zeolite clinoptilolite attivata in abbinamento alle terapie standard, hanno evidenziato la sua azione positiva sul sistema circolatorio, sulla pressione arteriosa, sul recupero dopo l’infarto o ancora sul sistema digestivo, sull’iperacidità gastrica e sulle ulcere duodenali.

L’azione della zeolite è stata anche studiata sui reumatismi, sulla cura delle infezioni renali e sul trattamento delle patologie dermatologiche presenti nei pazienti affetti da diabete, mentre altre osservazioni riguardavano l’applicazione diretta della polvere e numerose affezioni della pelle.

Secondo gli studi clinici: la zeolite consentirebbe di migliorare l’efficacia delle terapie standard e di ridurre il periodo di recupero.

 

Cosa sono le zeoliti ?

Le zeoliti sono minerali microporosi di origine vulcanica. Chimicamente esse sono alluminosilicati idrati di metalli alcalini ed  alcalino-terrosi. Il nome “zeolite” deriva dalle parole greche “zeo” = “bollire” e “lithos” = “pietra”, pertanto significa pietra che bolle e deriva dal fatto che, quando viene scaldata, libera acqua senza modificare la struttura dell’alluminosilicato e sembra che bolla.

Le zeoliti si formano perlopiù dall’incontro tra la lava incandescente e l’acqua salmastra dei mari. Si presentano come minerali naturali dalla struttura microporosa costituita da migliaia di piccoli canali in grado di legare rilevanti quantità di tossine e metalli pesanti dannosi alla salute, come anche radicali liberi, nitrosamine, ione ammonio, micotossine, pesticidi e cationi radioattivi.

Numerosi studi sono stati effettuati su un particolare tipo di zeolite per la sue possibili applicazioni in medicina: la zeolite clinoptilolite sottoposta ad attivazione.

Attivazione

Per attivazione si intende in genere l’applicazione di un procedimento chimico, chimico-fisico o fisico ad un materiale perché possa reagire più facilmente. Grazie ad una metodologia di attivazione (Panaceo Activation Process), che si attua con l’utilizzo di speciali mulini, la struttura delle particelle di zeolite acquisisce particolari proprietà che, unite all’incremento della superficie, consente di legare più velocemente e più stabilmente tossine, metalli e radicali liberi, incrementandone l’attività. Partendo da una dimensione di circa 3 metri quadrati per grammo di zeolite clinoptilolite, dopo l’attivazione si raggiungono oltre i 250 metri quadrati per grammo, si tratta di un procedimento puramente fisico. Le zeoliti clinoptiloliti attivate sono caratterizzate da numerose cariche negative presenti nei canali che sono neutralizzate da altrettanti cationi come calcio, magnesio, potassio e sodio e sono in grado di svolgere una duplice funzione: quella di legare nei canali molecole organiche di varia natura, ad esempio tossine, (funzione di setaccio molecolare) e quella di rilasciare i cationi in esse presenti legando al loro posto i metalli pesanti tossici (scambiatori di cationi).

Stress ossidativo

I radicali liberi sono presenti nel nostro organismo e vengono utilizzati come sistema di difesa. Gli studi sullo stress ossidativo indicano però che un eccesso di radicali liberi può non solo provocare patologie, ma anche aggravarle; tra queste, il diabete, il cancro, le patologie cardiovascolari, quelle del tratto gastro intestinale e molte altre ancora. I fattori che provocano la formazione di radicali liberi sono molteplici e complessi: inquinamento, polveri sottili, sostanze inquinanti presenti nei cibi, alimentazione irregolare e squilibrata, fumo, stress, farmaci, malattie croniche, etc.

La conseguenza della presenza di un eccesso di radicali liberi nell’organismo è l’attacco di alcune strutture cellulari con conseguenti danni funzionali che, se non eliminati, possono provocare l’insorgenza di varie patologie e l’accelerazione dei processi di invecchiamento.

Anche nell’attività sportiva c’è produzione di radicali liberi che limitano la resa atletica perché accompagnati dalla presenza a livello muscolare di una quantità rilevante di acido lattico. La zeolite rientra tra gli strumenti importanti per combattere e neutralizzare i radicali liberi.

Metalli pesanti

Mercurio, piombo, cadmio sono tra i più conosciuti e pericolosi agenti tossici per l’organismo e per l’ambiente, presenti in quantità minime nelle polveri che respiriamo e nei cibi che ingeriamo. La zeolite attraverso la riduzione di questi metalli nel tratto gastro-intestinale può ridurne la presenza nell’intero organismo (/detossicazione) e/o evitarne l’assorbimento nei tessuti (prevenzione).

Ulteriori indicazioni dalla ricerca

Recenti studi sull’utilizzazione della zeolite clinoptilolite attivata in abbinamento alle terapie standard, hanno evidenziato la sua azione positiva sul sistema circolatorio, sulla pressione arteriosa, sul recupero dopo l’infarto o ancora sul sistema digestivo, sull’iperacidità gastrica e sulle ulcere duodenali. L’azione della zeolite è stata anche studiata sui reumatismi, sulla cura delle infezioni renali e sul trattamento delle patologie dermatologiche presenti nei pazienti affetti da diabete, mentre altre osservazioni riguardavano l’applicazione diretta della polvere e numerose affezioni della pelle. Secondo gli studi clinici: la zeolite consentirebbe di migliorare l’efficacia delle terapie standard e di ridurre il periodo di recupero. La zeolite clinoptilolite attivata si trova in commercio solo in forma di dispositivo medico. L’effetto sinergico della zeolite con principi attivi fitoterapici e integratori è dovuta alla progressiva riduzione nell’organismo di inibitori funzionali quali: ione ammonio, mmetalli pesanti, radicali liberi e tossine.

Oggi la zeolite è classificata (GMDN General Medical Device Nomenclature) come dispositivo medico e definita come segue: Sostanze ad uso orale adatte ad assorbire / chelare e rimuovere sostanze dannose e tossiche nel tratto gastro-intestinale (es. metalli pesanti, nitrosamine, ammonio, micotossine, cationi, pesticidi, riducendone l’assorbimento da parte dell’organismo. Possono anche funzionare come antiossidanti catturando radicali liberi e riducendo la formazione di ROS (reactive oxygen species).

La Zeolite clinoptilolotite rappresenta quindi una nuova frontiera nella lotta ai radicali liberi presenti in molte patologie, nel contrastare la tossicità dei metalli pesanti allontanandoli dall’organismo, nell’adiuvare i trattamenti terapeutici e nel trattamento di alcune patologie dermatologiche, con importanti vantaggi rispetto alle sostanze naturali o di sintesi: non è tossica per l’organismo ed attraversa il tratto gastro-intestinale senza essere assorbita.

Le sue caratteristiche strutturali le consentono di esplicare alcune attività utili per l’organismo:

– ridurre l’ammoniaca nell’organismo

– legare, mediante scambio cationico, i metalli pesanti eliminandoli;

– adsorbire tossine inattivandole;

– salvaguardare l’organismo dai danni dei radicali liberi attraverso la sua capacità antiossidante.

Tratto da: Conferenza a cura del Prof. Manna dell’Università “La Sapienza” in Roma

 

L’organismo umano ha bisogno di disintossicazione, depurazione e purificazione

Il modo in cui vive la società ha le sue regole:

-ci mancano i prodotti bio da consumare

-l’acqua pulita da bere

-l’aria fresca da respirare

-siamo accompagnati da stress e preoccupazioni

-la vita è frenetica

-ci manca il movimento fisico

-il tempo libero per curarci bene e seguire diete sane.

Con il cibo vengono consumate non solo sostanze benefiche ma anche materie chimiche utilizzati per la stimolazione della crescita e dell’aumento di peso dei prodotti alimentari.

Nell’aria si accumulano circa 40 000 varie sostanze chimiche.

Il contenuto di cloro nell’acqua  raddoppia il rischio di sviluppare arteriosclerosi, malattie a cuore e fegato e porta all’invecchiamento precoce.

l risultati delle ricerche dell’Associazione americana di medicina, tenuti all’università di Toronto, sotto la supervisione del Dott. Bruce Pomerantz, hanno evidenziato circa due milioni di casi di complicazioni serie, in conseguenza dell’effetto tossico dei farmaci suggeriti dai medici.

Questi fattori hanno causato l’accumulo di tossine e scorie nell’organismo, che hanno effetto negativo sulla salute.

Come conseguenza  si creano condizioni favorevoli alla riproduzione di virus e batteri, si interrompe il decorso normale delle reazioni ossidanti e ristrutturanti, della metabolizzazione  delle vitamine, dei minerali, le funzioni del sistema nervoso, endocrino, immune e del metabolismo rallentano, il che innesca lo sviluppo di malattie serie e pericolose.

 

Ormai ci siamo, manca pochissimo alla prova costume. Maggio è il mese in cui molti di noi iniziano a trascorrere qualche weekend al mare e, se il clima lo permette, a prendere il sole in costume. È già il momento per qualcuno di sfoggiare i risultati dell’attività sportiva invernale. Ormai la parte più importante di preparazione è stata fatta, ma si può ancora intervenire con un allenamento più mirato, un’alimentazione più sana ed equilibrata e dei prodotti di bellezza più concentrati e a forte impatto. L’unione di questi tre elementi può aiutare ad arrivare alle vacanze estive con un corpo perfetto.

 

ALIMENTAZIONE

Spesso i kg di troppo che si accumulano durante l’inverno, sono dovuti ad una vita più sedentaria, ma anche all’ assunzione di cibi calorici e ad un’alimentazione poco controllata. Per questo la prima cosa da fare è cambiare le nostre abitudini alimentari.

– Bere tanta acqua per idratarsi e depurarsi dalle tossine. Questa è l’arma migliore contro la cellulite ed è utilissima per sgonfiare l’addome;
– Non bere bibite gassate, zuccherate e alcoliche. Piuttosto meglio optare per le centrifughe di frutta o verdura;
– Bere tisane specifiche per sgonfiare la pancia e detossinare;
– Evitare cibi grassi e fritti;
– Limitare anche tutti i cibi lievitati come pizza e pasta. Non significa eliminare i carboidrati ma è meglio preferire quelli a più basso indice glicemico come la farina di grano saraceno, mais e riso o cereali quali il farro e la quinoa, ottimi anche per delle insalatone;
– Tra le verdure meglio evitare le patate che tendono a favorire i gonfiori alla pancia;
– Mangiare molte fibre, questa è la parola magica per una pancia piatta. Abbinati a tanta acqua, depureranno l’organismo;
– Per condire limitare l’utilizzo di sale classico, usare piuttosto il sale rosa dell’himalaya, l’aceto e le spezie come la curcuma.

ALLENAMENTO

All’alimentazione va ovviamente associato un allenamento costante, ora più che mai focalizzato su dimagrimento e tonificazione. Per ottenere questi due risultati il modo migliore è quello di svolgere dei circuiti di esercizi che uniscano il lavoro aerobico a quello di forza, attivando il metabolismo e migliorando la forma fisica in molto meno tempo rispetto a molti altri tipi di discipline. Basterà riscaldarsi 10 minuti con una leggera corsetta o con una camminata veloce per poi concentrarsi per 20 minuti su 3 o 4 esercizi ripetuti per almeno 5 volte senza pausa uno dall’altro. Si chiama lavoro ad alta intensità e permette di consumare calorie, ma nello stesso tempo anche di tonificare. Basteranno 30 minuti al giorno.

 

 

Nel 1932 uscì, su un giornale di Toronto, un articolo intitolato:  “Infermiera di Bracebridge fa una importante scoperta per il cancro”.

A questo articolo seguirono innumerevoli richieste di aiuto da parte di malati di cancro e la prima offerta commerciale.

L’offerta era davvero vantaggiosa ma le si richiedeva di svelare la formula in cambio di una somma considerevole e un vitalizio. René rifiutò categoricamente, giustificò la sua decisione col fatto che non voleva che si speculasse sul suo rimedio.

Nel 1933 il comune di Bracebridge le mise a disposizione un Hotel, sequestrato per ragioni di tasse, perchè potesse farne una clinica per i suoi malati.

Da allora e per i successivi otto anni, un cartello sulla porta avrebbe indicato “CLINICA PER LA CURA DEL CANCRO”.

Dal giorno dell’apertura centinaia di persone erano convenute alla clinica e ,alla presenza di un medico, si facevano fare l’iniezione e bevevano la tisana.

La clinica diventò in breve una sorta di Lourdes Canadese.

Nello stesso anno si ammalò la madre di René, cancro al fegato inoperabile. René le somministrò la sua cura ed ella guarì nonostante che i medici le avessero predetto una sopravvivenza di pochi giorni.

Fu in questi anni che il dottor Banting, uno dei partecipanti alla scoperta dell’insulina, affermò che il the aveva il potere di stimolare il pancreas fino a riportarlo alle sue normali funzioni, curando così i malati di diabete. Il dott. Banting invitò ufficialmente la signora Cassie a fare esperimenti presso il suo istituto di ricerca, ma lei per paura di dover abbandonare i propri malati, rifiutò. Era il 1936.

Nel 1937 accadde un incidente. Una donna in fin di vita fu trasportata all’ospedale di René, sofferente per frequenti embolie, subito dopo l’iniezione, morì. Fu un’occasione d’oro per i detrattori di René, fu fatto un processo ed i risultati dell’autopsia dimostrarono che la donna era morta per un embolo.

La pubblicità che il caso scatenò portò ancora più malati in cerca di speranza all’ospedale di Bracebridge.

Lo stesso anno furono raccolte 17.000 firme che invitavano il governo a riconoscere il the come farmaco per il cancro.

Una ditta farmaceutica Americana offrì un milione di dollari (del 1937!) per la formula ennesimo rifiuto di René. Nel frattempo un medico americano, il dott. Wolfer, offrì a René di effettuare esperimenti con la bevanda su trenta pazienti del suo ospedale. René fece la spola fra il Canada e gli USA per molti mesi, i risultati che ella ottenne spinsero il dott. Wolfer ad offrirle uno spazio di ricerca permanente nei suoi laboratori. Ancora una volta René rinunciò ad una vantaggiosa offerta che l’avrebbe però costretta ad abbandonare i suoi malati in Canada.

Di quel periodo abbiamo la testimonianza del dott. Benjamin Leslie Guyatt responsabile del dipartimento di anatomia dell’Università di Toronto che aveva ripetutamente visitato la clinica: “Ho potuto constatare che nella maggior parte dei casi le deformazioni scomparivano, i pazienti denunciavano una forte diminuzione dei dolori. In casi serissimi di cancro ho visto interrompersi le emorragie più gravi. Ulcere aperte alle labbra ed al seno rispondevano al/e cure. Ho visto scomparire cancri alla vescica ,al retto, al collo dell’utero allo stomaco. Posso testimoniare che la bevanda riporta la salute nel malato, distruggendo il tumore e restituendo la voglia di vivere e le funzioni normali degli organi.”

La dottoressa Emma Carlson era arrivata dalla California per visitare la clinica, questa la sua testimonianza:

“Ero venuta ,abbastanza scettica, ed ero risoluta a rimanere solo 24 ore. Sono rimasta 24 giorni ed ho potuto assistere a miglioramenti incredibili su malati terminali senza più speranza e malati diagnosticati terminali, guarire. Ho esaminato i risultati ottenuti su 400 pazienti.”

Nel 1938 un’altra petizione a favore di René raccolse 55.000 firme. Un politico canadese fece la sua campagna elettorale promettendo che avrebbe permesso che la signora Caisse potesse esercitare la professione medica senza laurea e “Praticare la medicina e curare il cancro in tutte le sue forme e le relative indisposizioni e difficoltà che questa malattia comporta.”

La risposta della classe medica fu immediata, il nuovo ministro della sanità, il dott. Kirby istituì la “Royal cancer Commission” il cui scopo era quello di appurare la efficacia di discusse terapie per il cancro. Una delle condizioni inderogabili perchè una medicina potesse essere legalizzata come cura per il cancro era che la sua formula venisse consegnata a priori nelle mani della commissione. La pena per la mancata consegna era una multa la prima volta per pratica abusiva della professione medica e l’arresto in caso di recidiva.

René Cassie non aveva mai voluto svelare la formula e la commissione oltretutto non aveva obbligo di riservatezza riguardo alle formule presentate.

Le due proposte di legge, quella a favore di René e quella che istituiva la commissione per il cancro, furono discusse lo stesso giorno al parlamento Canadese.

La legge Kirby fu approvata e quella pro-René respinta per soli tre voti. La clinica di René era in pericolo, i medici cominciarono a rifiutarsi di consegnare ai propri pazienti i certificati attestanti il cancro.

Una valanga di lettere di protesta raggiunsero il ministero della sanità, gli ex malati curati da René e quelli che volevano farsi curare si ribellarono. Il ministro ritenne saggio che la clinica continuasse ad esistere fino al momento in cui la signora Caisse si sarebbe presentata di fronte alla commissione per il cancro.

Nel marzo 1939 iniziarono le udienze della commissione per il cancro istituita dalla legge Kirby. René fu costretta ad affittare la sala da ballo di un Hotel di Toronto per accogliere i 387 ex pazienti che avevano accettato di testimoniare in suo favore. Tutte queste persone si dichiaravano convinti che René li aveva guariti o che la bevanda aveva arrestato il cammino devastante del cancro. Tutti erano stati definiti “senza speranza” dai loro medici prima di sottoporsi alle cure dell’ospedale di Bracebridge. Solo 49 dei 387 ex malati furono ammessi a testimoniare. Medici illustri testimoniarono a favore di René.

Molti casi furono stralciati perchè le diagnosi furono giudicate sbagliate e vi furono anche dottori che firmarono dichiarazioni in cui riconoscevano l’errore. Alla fine il rapporto della commissione fu che:

Nei casi diagnosticati con biopsia si contava una guarigione e due miglioramenti

Nei casi diagnosticati con raggi x, una guarigione e due miglioramenti

Nei casi diagnosticati clinicamente due guarigioni e quattro miglioramenti

Su dieci diagnosi “incerte”, tre erano sicuramente sbagliate e quattro non definitive.

Undici diagnosi erano definite “corrette”, ma la guarigione veniva attribuita a precedente radioterapia.

Insomma la conclusione era che la bevanda non era una cura per il cancro e che se la signora Cassie non avesse svelato la formula, la legge Kirby sarebbe stata applicata e la clinica chiusa.

René, sfidando la legge, tenne aperta la clinica ancora per tre anni in una situazione di semi-clandestinità.

Nel 1942, la clinica venne chiusa René era sull’orlo di una crisi di nervi. Si trasferì a North Bay ,e là rimase fino al 1948 anno in cui suo marito morì. Si presume che continuasse ad aiutare qualche malato che riusciva a raggiungerla, ma non nella misura che la clinica le aveva permesso.

 

Il Grande Ritorno

Nel 1959 la grande rivista americana “True” pubblicò un articolo su René Caisse e il suo rimedio per il cancro. L’articolo era frutto di mesi e mesi di indagini, interviste e raccolta di materiali.

L’articolo fu letto da un eminente medico americano il dott. Charles Brush, titolare del Brush Medical Center di Cambridge.

Il dott. Brush, dopo averla incontrata le propose di andare a lavorare presso il suo istituto. Quello che le chiedeva era di applicare la medicina su malati di cancro, testare la formula in laboratorio per eventuali modifiche e migliorie e, quando si fosse assolutamente sicuri dell’efficienza, fondare un associazione il cui scopo sarebbe stato quello di diffonderla nel mondo intero ad un prezzo accessibile.

Non le si chiedeva di svelare la formula ma di usarla su persone malate di cancro. Per René era il massimo dei suoi desideri, accettò.

René aveva settant’anni. nPrima di continuare il racconto cerchiamo di capire chi era il dott. Brush. Il dott. Brush era ed è tuttora uno dei medici più rispettati degli Stati Uniti.

E’ stato il medico personale del presidente J.F. Kennedy e suo amico fidato.

Il suo interesse per la medicina naturale ed i rimedi delle scuole di medicina asiatiche risale a molti anni prima il suo incontro con René.

Il Brush Medical Center è uno degli ospedali più grandi degli USA ed è stato il primo ad usare l’agopuntura come metodo di cura, il primo a dare importanza al fattore alimentare nella cura del paziente ed il primo istituto medico americano a istituire un programma di assistenza gratuita per malati indigenti.

René cominciò a lavorare nella clinica del dottor Brush nel Maggio del 1959.

Dopo tre mesi il dott. Brush ed il suo assistente dott. Mc Clure redassero il primo rapporto:

“Tutti i pazienti sottoposti alla cura accusano una riduzione dei dolori e della massa cancerosa con un evidente incremento del peso e delle condizioni cliniche generali. Non possiamo ancora dire che sia una cura per il cancro ma possiamo tranquillamente affermare che è salutare e assolutamente atossica”

Il dottor Brush, in collaborazione col suo amico Elmer Grove, un espertissimo erborista, arrivò a perfezionare la formula fino al punto che essa non dovette mai più essere iniettata. Aggiungendo altre erbe alla formula originale, erbe che definirono “potenziatori”, la medicina poteva essere assunta per via orale solamente.

Finalmente si apriva la possibilità che ognuno potesse assumere la medicina comodamente a casa propria, evitando viaggi e fatiche spesso insopportabili per malati gravi.

Il dott. Mc Clure inviò dei questionari agli ex pazienti di René per verificare la durata di vita dopo la guarigione, le risposte che ricevette confermavano le parole di René: “La bevanda degli indiani CURA IL CANCRO”.

Ecco un breve elenco:

Norma Thompson curata 20 anni prima nessuna ricaduta

Clara Thornbury curata 22 anni prima nessuna ricaduta

DH Laundry curato 12 anni prima nessuna ricaduta

Nellie Mc Vittie curata 23 anni prima nessuna ricaduta

Wilson Hammer curato 31 anni prima nessuna ricaduta

John McNee curato 30 anni prima nessuna ricaduta

Jack Finley curato 20 anni prima nessuna ricaduta

Lizzle Ward curata 14 anni prima nessuna ricaduta

Accadde però che nuove difficoltà impedissero a René di continuare a lavorare col dott. Brush.

I laboratori che fornivano le cavie per gli esperimenti interruppero la fornitura e il dott. Brush fu invitato dalla “American Medical Association” a non usare metodi che uscissero dai binari dell’ortodossia.

René tornò così a Bracebridge per evitare altre battaglie legali.

Il dott. Brush continuò i suoi esperimenti su uomini ed animali e nel 1984 dette la massima fiducia alla bevanda.

Ammalatosi di cancro all’intestino, si curò solo con essa e guarì.

René rimase a Bracebridge dal 1962 al 1978 continuando a rifornire il Dott. Brush con la medicina di erbe, lui la teneva informata dei progressi delle sue ricerche e dell’efficacia che riscontrava su altre malattie degenerative.

 

René, alla veneranda età di 89 anni tornò alla ribalta.

Nel 1977 il periodico” Homemakers” pubblicò la storia della bevanda e di René. L’articolo ebbe l’effetto di una bomba atomica sull’opinione pubblica canadese. Presto la sua casa fu assalita dalle persone che chiedevano la bevanda ed essa fu costretta a richiedere l’aiuto della polizia per poter uscire di casa.

Fra i molti che lessero l’articolo vi era anche David Fingard, un chimico in pensione titolare di una azienda farmaceutica la “Resperin”.

Fingard si domandò come fosse possibile che la formula di una sostanza così efficace avesse potuto rimanere nelle mani di una vecchietta per tutti questi anni.

Decise che lui si sarebbe inpossessato della formula.

Non si scoraggiò ai primi rifiuti e finalmente trovò la chiave per aprire il forziere nel cuore di René. Promise che avrebbe aperto cinque cliniche in Canada, aperte a tutti, poveri compresi, e che per queste aveva già trovato i finanziamenti da una grande azienda mineraria canadese. Il 26 Ottobre 1977 René consegnò la formula della bevanda nelle mani del signor Fingard. Il dott. Brush era presente solo nella veste di testimone. Il contratto prevedeva ,in caso di commercializzazione, un ricavo del 2% a favore di René.

Nei giorni seguenti la Resperin chiese ed ottenne dal ministero per la salute ed il benessere, pressato dall’opinione pubblica, il permesso di testare la bevanda in un programma pilota su malati terminali di cancro.

Due ospedali e molte decine di medici avrebbero partecipato al programma di sperimentazione clinica, usando la bevanda fornita dalla Resperin che si impegnava a seguire tutte le norme sanitarie vigenti. L’opinione pubblica Canadese era entusiasta. René percepiva pochi dollari con i quali doveva anche fornire le erbe alla Resperin. Presto i due ospedali dissero che desideravano cambiare gli accordi e che avrebbero abbinato alla bevanda le terapie tradizionali (chemio e radio-terapia).

Fu deciso di continuare il programma solo con i medici di base.

Nel frattempo René Caisse moriva .

Ai suoi funerali erano presenti centinaia di persone provenienti da ogni dove

Il governo Canadese interruppe gli esperimenti della Resperin giudicandoli inutili perchè mal eseguiti.

La Resperin infatti non era quella grande azienda che il suo titolare aveva fatto credere a René.

Il dott. Brush. insospettito dalla mancanza di informazioni, aveva svolto delle indagini sull’azienda. Quello che ne risultò era che la Resperin era formata da due settantenni di cui uno era Fingard e l’altro un ex ministro di un precedente governo, il dott. Mattew Dyamond.

Dyamond con l’aiuto della moglie preparava l’infuso nella cucina di casa. Le forniture ai medici di base erano spesso in ritardo o insufficienti o malfatte. Inoltre la totale mancanza di coordinazione del programma aveva, reso impossibile un accurato controllo sui medici coinvolti.

In una circolare interna, il ministero giudicava così gli esperimenti clinici con la bevanda: “Non sono valutabili i casi clinici raccolti”.

Nei documenti ufficiali la bevanda, fu dichiarata però: “non efficace nella cura del cancro”. Fu anche riconosciuta la sua assoluta atossicità. Sotto la pressione delle proteste da parte dei malati, fu immessa in un programma di distribuzione di medicine speciali, a malati terminali, per motivi compassionevoli. (Nello stesso programma era anche 1’AZT farmaco per l’AIDS, che fu poi legalizzato nel 1989)

I malati avrebbero potuto d’ora innanzi ottenere la bevanda dietro presentazione di una serie di domande ufficiali di non facile compilazione.

La bevanda ,col nome ufficiale con cui era conosciuta in Canada non avrebbe mai potuto essere venduta come medicina.

Il dott. Brush era disgustato dalla vicenda, unico possessore della formula migliorata, decise che avrebbe aspettato migliore occasione per diffondere questa conoscenza. Continuò nel suo ospedale ad usare la bevanda che nel 1984 lo guarì dal cancro all’intestino.

Elaine Alexander

Nel 1584 entra in scena, il personaggio che avrebbe dato una svolta alla nostra storia. Elaine Alexander una giornalista radiofonica che aveva dato vita ad interessanti e seguitissimi programmi alla radio riguardanti le medicine naturali e approfondimenti sulla allora nuova malattia, l’AIDS.

Elaine telefono al dott. Brush, gli dimostrò che era informatissima sulla storia di René e della bevanda e gli chiese se fosse disposto a farsi intervistare nel corso di un programma che si sarebbe chiamato “STAYN’ ALIVE”.

Il dott. Brush per la prima volta rilasciò una dichiarazione pubblica sulla medicina:

Elaine: “Dott. Brush e vero che lei ha studiato gli effetti della bevanda su malati di cancro ricoverati presso la sua clinica?”

Brush: “E’ vero.”

E.: “I risultati che ha ottenuto si possono definire significativi o dei semplici” aneddoti”, come afferma qualche suo collega?”

B.: “Molto significativi.”

E.: “Ha riscontrato nella cura degli effetti collaterali?”

B.: “Nessuno.”

E.: “Dott. Brush la prego di arrivare al punto, lei afferma che la bevanda può aiutare le persone affette da cancro oppure che è una cura per il cancro?”

B.: “Posso affermare che è una cura per il cancro.”

E.: “Può ripeterlo per favore?”

B.: “Certo, con molto piacere, la bevanda è una cura per il cancro. Ho potuto constatare che può far regredire il cancro ad un punto tale che nessuna conoscenza medica attuale è in grado di raggiungere.”

Le parole del dott. Brush scatenarono una ondata di telefonate, l’uscita della stazione radiofonica fu circondata dalle persone che non avevano potuto accedere alla linea telefonica.

Elaine cominciava a capire quanto frustrante fosse non poter aiutare chi chiede aiuto.

Nei due anni che seguirono Elaine mise in onda sette programmi di due ore ciascuno solo sulla bevanda. Il dott. Brush vi partecipò per quattro volte ancora, numerosi medici, paramedici ed ex malati furono intervistati. Tutti confermarono quanto detto dal dott. Brush.

‘La bevanda è una cura, per il cancro”

Elaine era così pressata dalle richieste di aiuto che si adoperò perchè alcuni dei malati fossero inseriti nel programma caritatevole del Governo. Ma la strada era tanto difficile e complicata che solo pochi vi potevano accedere.

Elaine passò tre anni terribili pressata da migliaia di richieste di aiuto, non poteva distribuire la tisana.

Il programma del governo era così lento nel concedere i permessi che spesso le persone morivano prima di potervi accedere.

Finalmente le venne l’idea luminosa.

Pensò: “Perchè continuare a combattere con le istituzioni per far riconoscere la medicina come una “vera” cura per il cancro? Non era forse questa un semplice the di erbe? Una tisana innocua ed atossica?

Bene si sarebbe venduta come tale. Senza attribuirle nessun merito per la cura del cancro ne per altre malattie. Sarebbe stata venduta nelle erboristerie (che in America e Canada si chiamano “negozi della salute”). La voce si sarebbe presto diffusa tra i malati di cancro.

Illustrò il suo progetto al dott. Brush che ne rimase entusiasta. Egli capì che questa era la chiave per rendere la tisana accessibile a tutti. Decisero insieme di cercare la ditta giusta che potesse garantire un prezzo onesto, una meticolosa, preparazione della formula, un controllo sulla qualità delle erbe utilizzate e la capacità di far fronte alle richieste enormi che sarebbero seguite di lì a qualche anno. Ci misero sei anni, scartando e selezionando decine di aziende.

Finalmente nel 1992 la bevanda era in vendita prima in Canada, poi negli USA. Nel 1995 Ha fatto la sua prima comparsa in Europa.

 

Dal Luglio 1996 si trova anche in Italia.

Elaine Alexander è morta nel maggio 1996

Questa avvincente storia continua.

Settembre 1996

 

MALATTIE E DISORDINI IN CUI LA TISANA HA DIMOSTRATO DI ESSERE EFFICACE

 

  • IPOGLICEMIA
  • SCLEROSI MULTIPLA
  • MORBO DI PARKINSON
  • ARTRITI
  • SINDROME DA AFFATICAMENTO CRONICO
  • ULCERA
  • PROBLEMI ALLA TIROIDE
  • FIBROMATOSI
  • EMORROIDI
  • PROBLEMI URINARI E ALLA PROSTATA
  • PROBLEMI DI CIRCOLAZIONE
  • DIABETE, (RISTABILISCE LE NORMALI FUNZIONI DEL PANCREAS)
  • TUMORI
  • INSONNIA
  • PSORIASI
  • IMPOTENZA SESSUALE
  • MORBO DI ALZHEIMER
  • ASMA E ALLERGIE

 

INOLTRE:

  • E un sedativo naturale quindi agisce sul sistema nervoso calmando la persona.
  • Attenua i dolori o addirittura li elimina anche nei casi più gravi.
  • Arresta le emorragie agendo come ricostituente del sangue.
  • Previene e corregge la costipazione.
  • Fa ritornare il senso del gusto.
  • Aiuta la digestione.
  • E’ efficace per l’insonnia.
  • Rinforza il sistema immunitario.
  • E’ un ottimo tonico profilattico.
  • Aiuta a guarire dalle ustioni intestinali provocate dalla radioterapia.
  • Lenisce e previene gli effetti da avvelenamento causato da alluminio, piombo e mercurio.
  • Riduce i depositi di metallo pesante nei tessuti, in particolare quelli che circondano le giunture.
  • Protegge il cervello dalle tossine che lo attaccano.
  • Dà un senso diffuso di benessere al corpo.
  • Riduce il volume delle masse nodulari

 

Autore anonimo, tratto probabilmente dal libro “Essiac Project”.

Gli estratti LES sono prodotti tramite la macerazione di gemme, giovani getti e radicelle di alberi e arbusti in una soluzione gliceralcolica; l’estratto ottenuto è la tintura base della gemma ad una gradazione alcolica pari al 60% che viene successivamente diluita in rapporto 1:10 con acqua, alcool e glicerolo.

 

Forza Vitale ha applicato le pratiche spagyriche alla lavorazione dei gemmoderivati, ottenendo un preparato che contiene tutto lo spettro fitochimico dei tessuti embrionali vegetali utilizzati, e un’intensa attività vibrazionale aggiunta dalla circolazione del preparato.

Tutti gli estratti LES sono prodotti da tessuti embrionali vegetali freschi, che vengono immersi entro 12 ore dalla raccolta nella soluzione gliceralcolica; è utile ricordare che studi indipendenti hanno comprovato che che l’utilizzo di tessuti vegetali congelati, diminuisce per più del 20% la potenza fitochimìca dell’estratto.

La linea LES utilizza circa 30 delle milioni di specie di alberi, arbusti e piante presenti sul pianeta, e il nostro impegno è quello di colmare la mancanza di conoscenza ed inserire nel catalogo altri estratti che contengano tesori fitochimici utili a stimolare la disintossicazione e la rigenerazione cellulare.

L’intera varietà della flora è un dono incredibile e la rivelazione dei misteri ci ispira ad apprezzare il miracolo della vita e della natura.

I principi fitochimici

La concentrazione dei prìncipi fitochimici nelle gemme è molto intensa in quanto il tessuto si trova in uno stato di moltiplicazione cellulare che ne influenza l’intensità energetica e la vitalità. Nella fase di crescita, i tessuti come le gemme e i giovani getti, contengono alte dosi di minerali, vitamine, enzimi, antiossidanti, nonché una grande quantità di informazioni genetiche utili per la formazioni della pianta e diversi ormoni tra cui:

L’Auxina: un ormone vegetale ad azione fetale che stimola la crescita e la resistenza alle malattie;

Le Gibberelline: un gruppo di ormoni che stimolano la sintesi delle proteine RNA e che hanno un’azione curativa e anti-infimmatoria nella pianta.

Similmente agli animali, le piante hanno un sistema ormonale che aiuta la regolazione delle loro attività fisiologiche e agisce nel mantenimento dell’omeostasi. Generalmente gli ormoni delle piante sono suddivisi in 5 grandi categorie: auxine, citochine, gibberelline, acido abscissico ed etilene. E utile ricordare che gli ormoni della crescita si trovano solo nelle gemme e negli altri tessuti meristematici e non nella pianta adulta.

I LES sono prodotti complementari alle terapie allopatiche, omeopatiche e fitoterapiche tradizionali in quanto agiscono sulla stimolazione del sistema cellulare favorendo la depurazione dell’organismo e l’interazione tra le componenti fitochimiche degli estratti delle cellule staminali vegetali e il sistema neuroimmunologico umano. La disintossicazione o meglio depurazione è il frutto della stimolazione dell’organismo, l’eccitazione dei tessuti e l’eliminazione delle tossine da parte degli ormoni della crescita. La depurazione può essere ricondotta al trattamento dei disturbi della Forza Vitale dell’organismo.

Gemme e depurazione

I LES correggono la funzione dell’organismo stimolando l’eliminazione delle tossine tramite l’attività che gli ormoni contenuti nei tessuti embrionali esercitano sulle cellule degli organi emuntori.

La funzionalità del sistema depurativo è legato al benessere di organi dediti all’eliminazione delle scorie metaboliche: Fegato, Cistifellea, Reni, Colon, Pelle, Polmoni, nonché di altri sistemi e organi che non hanno una spiccata funzione di eliminazione delle scorie ma il cui benessere è fondamentale per un’ottimale depurazione; Sistema linfatico, Sistema nervoso e Cuore.

Per comprendere a pieno le potenzialità dei LES è necessario analizzare la scienza che è alla base delle cellule staminali e le loro proprietà autorigenerative.

Le cellule staminali sono cellule primarie indìfferenziate capaci di riprodursi nell’organismo da sole e diventare qualsiasi tipo di cellula organo; questo avviene tramite la suddivisione mitotica delle cellule, un processo in cui la cellula duplica i propri cromosomi e genera due cellule identiche con un’equa distribuzione dei componenti cellulari.

Questa proprietà di differenziazione cellulare rappresenta un potenziale illimitato dì risorse curative. Un prodotto che può stimolare la moltiplicazione e la differenziazione delle cellule staminali può riparare qualsiasi tipo di tessuto specifico e di organo in fase di sviluppo.

Le cellule staminali (cellule indifferenziate capaci di dividersi e differenziarsi in una cellula tipo di cui un particolare organo ha bisogno) sono presenti in molti organismi multi-cellulari tra cui gli esseri umani, gli animali e le piante.

La fitochimica e i processi cellulari coinvolti nell’utilizzo dei gemmoderivati sono:

  1. Stimolazione delle cellule PGH che causano l’eccitazione tessutale e l’eliminazione delle tossine;
  2. Fito-antiossidanti che diminuiscono il livello di ROS (Reactive Oxygen Species) inducendo una diminuzione del danno ossidativo;
  3. La sintesi enzimatica chelante blocca i metalli nel le sostanze escrezionali del corpo;
  4. La gemmoterapia regola l’apoptosi ossia la frammentazione del DNA per indurre la morte delle cellule displastiche e infette (per esempio di virus o batteri), proteggendo l’organismo da invasioni infettive e cancerogene. La chelazione dei metalli tossici dalle cellule ristabilizza la funzionalità del sistema di apoptosi.
  5. Dopo la normalizzazione di questi processi, i gemmoderivati hanno una forte attività di stimolazione della rigenerazione del benessere delle cellule e dei tessuti e favorendo la funzione dell’organo.

Questa fine orchestrazione della natura e i suoi sinergismi derivano solo dalla somministrazione di tessuti embrionali come quelli utilizzati nei LES Forza Vitale. Le cellule staminali vegetali hanno un grande potenziale aggiunto rispetto alle cellule staminali umane in quanto contengono antiossidanti, ormoni vegetali della crescita minerali, vitamine, etc, che contribuiscono all’attivazione dei processi depurativi.

OPPURE VISITA ANCHE LA PAGINA ESTRATTI SPAGIRICI

IL LAPACHO, TINTURA MADRE SPAGIRICA: un valido aiuto per candidosi, disbiosi intestinale, intolleranze alimentari e allergie.

(fonte: Laboratorio Di Leo)

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Il Lapacho è un albero sempreverde originario delle foreste pluviali, ma predilige regioni più fresche, come le montagne del Paraguay, Argentina, Brasile e le zone montagnose della Bolivia e del Perù.

Gli indigeni sudamericani e gli Incas lo hanno usato per migliaia di anni, considerandolo una vera e propria panacea per trattare una grande varietà di patologie, che andavano dalla dissenteria, alla febbre, ai morsi di serpente e anche per curare certi tipi di tumore. Utile in presenza di funghi, micosi, candidodisi, muffe, aiuta contro i radicali liberi, le affezioni della pelle, psoriasi, herpes, e rafforza il sistema immunitario.

Il Lapacho è una delle migliori piante per la purificazione dell’organismo, per ottimizzare e rinforzare l’importante funzionamento sia del sistema linfatico che del sistema immunitario.

Il Lapacho appartiene alla famiglia delle Bignoniacee. Si tratta di alberi lignei di medie e grandi dimensioni, con tronchi molto robusti. I fiori sono gialli con varietà rosa, rossi, purpurei; il frutto è una lunga capsula legnosa con all’interno dei semi alati; nei vasi è contenuta una polvere gialla (lapacholo). Il Lapacho è anche noto col nome portoghese di PAU D’ARCO, che significa “bastone per archi” e con altri nomi comuni (popolari) quali ipe roxo, tecoma curialis. Le specie più usate a livello terapeutico sono la Tabebuia impetiginosa, la Tabebuia heptaphylla e la Tabebuia avellanedea.

COSTITUENTI ATTIVI

La parte interna della corteccia (floema) è quella che dà i risultati terapeutici migliori. I costituenti principali di questa pianta sono 18 chinoni che comprendono sia naflachinoni (fattori-N) che antrachinoni (fattori-A). Tra i naflachinoni troviamo il lapacholo, il lapachone e lo xiloidone con azione battericida e flingicida. Il lapacholo fu isolato dal ricercatore E.Paterno nel 1884 e manifesta una elevata attività antivirale contro l’Herpes simplex di tipo I e Il e parecchi virus influenzali; interviene anche nelle ulcere peptiche e gastriti indotte da stress.

Altri componenti sono la quercetina, il lapachenolo, il carnosolo, gli indoli, il coenzima Q, alcaloidi come tecomina, acidi idrossibenzoici e saponine steroidee. L’acido tannico è utile contro le affezioni del cavo orale. La quercetina è un bioflavonoide con elevata azione antinfiammatoria ed ha un’elevata attività come inibitore del rilascio di istamina nei confronti delle cellule esposte ad allergeni Altri composti sono la vanillina, l’acido vanillico (ac. 4-idrossimetossibenzoico), composto antinfiammatorio topico e inibitore della tirosinasi, l’ac. Veratrico (ac. 3,4- dimetossibenzoico) e la verataldeide, con una debole attività di stimolatore della fagocitosi dei granulociti e una notevole attività di stimolazione dei linfociti. Molteplici sono i campi di azione del Lapacho.

La forma migliore di estrazione dei principi attivi delle piante è la Tintura Madre Spagirica. I rimedi spagirici sono diversi dalle tinture, dai decotti e dalle tisane. La preparazione spagirica apre la pianta e reintegra i vari componenti dopo un processo di separazione e di purificazione. Le qualità di una tintura spagirica vanno ben al di là delle prescrizioni generiche di una pianta, poiché con delle manipolazioni particolari vengono messe in evidenza qualità latenti, maggiormente esaltate rispetto ad un procedimento normale. Per esempio, una tintura spagirica è ricca dei sali della pianta dato che essa viene calcinata e le ceneri aggiunte al preparato.

Il fondamento essenziale è che ogni preparazione spagirica contiene al massimo grado le forze guaritrici della pianta o delle piante usate.

Il termine SPAGIRIA viene dal greco e la reale etimologia della parola vuol dire “sapere estrarre da un ente i doni divini”, in altri termini significa sapere estrarre, usando un termine dell’alchimia medievale, gli ARCANA dagli individui di natura, la loro parte più sottile, le forze archetipiche, le energie divine che li sostengono. Le piante non sono quindi solo portatrici di “principi attivi” ma “simbolo” di una o più finzioni planetarie e potenzialità zodiacali e come tale sono l’espressione materiale di determinate forze che hanno concorso a formare la pianta e tutti i suoi costituenti in modo globale. Le preparazioni spagiriche migliorano con il passare del tempo. Non ci sono problemi, come con tanti rimedi omeopatici che non possono essere assunti con menta, canfora, caffè, ecc.

La SPAGIRIA è una medicina energetica dolce senza controindicazioni perché agisce in profondità senza presentare alcun fenomeno di aggravamento o di recrudescenza. La posologia in genere è di 7 gocce per una, due o tre volte al giorno, da assumere direttamente in bocca o in acqua o in tisana, preferibilmente prima dei pasti. In alcuni casi si può arrivare a 14 o 21 gocce per 3 volte al giorno.

Il ritmo di assunzione è importante come pure è importante il momento del contatto e l’inizio della cura. In linea generale con i rimedi che servono per drenare e disintossicare l’organismo è consigliabile iniziare la tempia in luna calante; con i rimedi volti a potenziare, dare tono ed energia all’organismo, va meglio la luna crescente. I rimedi spagirici hanno palesi risultati positivi sull’organismo perché agiscono su più piani. Essendo rimedi essenzialmente basati sulla liberazione e purificazione dell’energia latente degli archetipi presenti nelle erbe hanno influenza sul piano psichico (emotivo e mentale), sul piano energetico e quindi, curando la causa dei disturbi, sul piano fisico. Il Lapacho rientra in molti schemi di fitoterapia per il trattamento dell’affaticamento cronico, delle allergie e delle affezioni micotiche.

L’uso del Lapacho nella terapia per la sindrome allergica e micotica risale al 1983; si trattava di un soggetto che manifestava un’ipersensibilità ai prodotti chimici e a varie specie fungine con conseguenze a livello celebrale da essere costretto a rimanere in casa. L’uso del Lapacho permise una notevole riduzione delle sue manifestazioni allergiche. Nei soggetti con manifestazioni micotiche accade spesso che nella prima fase di terapia si abbia una riacutizzazione dei sintomi che poi scompaiono dopo un certo periodo di tempo.

Questo problema è dovuto alla presenza di cellule morte che si riversano nella circolazione sanguigna dando manifestazioni di tipo allergico. Dai vari studi si è potuto dedurre che i soggetti che si sottoponevano a terapia col Lapacho via via diventavano più resistenti agli agenti chimici, alle allergie alimentari e agli attacchi fungini; si assisteva anche a una diminuzione delle eruzioni cutanee e delle micosi a livello delle unghie. È comunque importante tener presente che il processo di guarigione è graduale e richiede molti mesi. Il problema delle micosi oltre ad essere collegato a persone con sindromi allergiche, riguarda anche quelle persone affette da immunodeficienze, diabete mellito, oppure persone che hanno subito trattamenti con farmaci immunosoppressori (antibiotici e glucosteroidi) e anche donne che fanno uso della pillola anticoncezionale.

E’ noto che l’uso dei cateteri intravenosi, gli antibiotici, la chemioterapia e livelli elevati di zucchero nel sangue offrono le condizioni favorevoli per la diffusione della infezione da Candida. La Candida è appunto un fungo patogeno in quei soggetti che presentano carenze di neutrofili (che sono i globuli bianchi reputati a fagocitare appunto gli agenti patogeni); oppure in quei soggetti affetti da carenza di linfociti T; spesso si hanno Candidosi disseminate o localizzate in quei soggetti che pur avendo un numero di Linfociti T nella norma presentano un mal funzionamento nella loro reattività.

Il Lapacho rientra nella terapia micotica proprio per la sua capacità di stimolare e reintegrare il sistema immunitario.

La Candida albicans è la primaria causa di fenomeni allergici e intolleranze I problemi causati da lieviti, muffe e funghi, sono estremamente diffusi; spesso sono sottovalutati, talvolta ignorati. La maggior parte delle persone colpite, infatti, non ne è consapevole. La Candida albicans è responsabile di tutta una serie di disturbi tra cui vaginiti e irritazioni cutanee. Se questo fungo riesce a moltiplicarsi, può provocare una serie lunga e complicata di sintomi, come cefalea, irritabilità, problemi digestivi, allergie e depressione e soprattutto allergie e intolleranze alimentari. Nei soggetti con un sistema immunitario seriamente compromesso i lieviti possono entrare nel flusso sanguigno e risultare nocivi. Purtroppo non è sempre facile individuare una proliferazione di lieviti. La Candida albicans si trova naturalmente nelle membrane mucose dei tratti gastrointestinale e genito-urinario e sulla pelle. Nel 99% di noi i lieviti iniziano a formarsi nel corpo dall’età di sei mesi.

La Candida condivide l’intestino insieme a miliardi di batteri “buoni” che svolgono molte funzioni necessarie, come quella di produrre vitamine e abbassare il colesterolo e con questi compete per spazio e nutrimento. Se abbiamo sufficiente flora intestinale, il nostro organismo riesce a mantenere sotto controllo i lieviti. In una persona sana il lievito Candida è presente in quantità limitate. Se la Candida inizia a dominare l’ambiente intestinale, i soggetti sviluppano sintomi caratteristici come bruciori di stomaco, flatulenza, meteorismo, prurito anale e vaginite. Con l’indebolimento delle difese immunitarie, la Candida e altri funghi estendono l’infezione a nuove parti del corpo, causando il piede d’atleta, infezioni sulla cute e sulle unghie. Sebbene i lieviti non possano invadere i tessuti del corpo direttamente come fanno batteri e virus, formano, come altri funghi, strutture simili a radici che penetrano nel rivestimento dell’intestino.

Il danno provocato permette alle proteine alimentari non del tutto digerite di entrare nel flusso sanguigno, il corpo le scambia per antigeni e risponde sviluppando una reazione allergica verso quel particolare alimento. Le persone affette da Candida sono spesso affette da varie intolleranze alimentari, una condizione che crea un circolo vizioso di soppressione di difese immunitarie, ulteriore sviluppo della Candida e di allergie. Con il progredire della candidosi, le cellule di lievito si attaccano alla superficie delle membrane mucose formando una colonia e trasformandosi in un micelio lanuginoso (simile alla muffa sul pane). Man mano che le radici penetrano nei tessuti in cerca di sostanze nutritive, i lieviti producono tossine che danneggiano i tessuti e provocano infiammazioni.

Quando i sottoprodotti tossici dell’infezione da lievito iniziano a circolare nel flusso sanguigno i sintomi si manifestano anche in parti distanti del corpo, provocando disturbi molto diversi tra loro come asma, sinusite, lupus, sindrome premestruale, persino calcoli renali. I sintomi dipendono dall’organo colpito dalle tossine, quindi un danno al cervello provoca confusione nei pensieri, mentre un danno alla pelle causa prurito e irritazioni. Quando il sistema immunitario è compromesso il corpo diventa ipersensibile a sostanze chimiche comuni come gas di scarico, profumi, pesticidi, additivi alimentari, anche se presenti in piccole quantità.

Nella così detta “candidosi” si riscontra un’ampia gamma di sintomi che si presentano in maniera più o meno accentuata quali artrite, asma, cistite, emicrania, cefalee, blocco delle giunture, meteorismo, gonfiore, colite spastica, afte, lesioni e eruzioni della pelle, stipsi cronica o diarrea, letargia, irregolarità ormonali, dolori muscolari cronici. A questi si aggiungono poi stati mentali ed emotivi quali ansia, depressione (molto diffusa), calo della memoria, irritabilità fino ad arrivare a casi estremi di schizofrenia. Purtroppo non è facile fare diagnosi di candidosi; l’esame più accurato che dà un 92% di riuscita è oggi il CEIA (Candid Sphere Enzyme Imniunoassay). Studi accurati hanno dimostrato che spesso la “sindrome da allergia totale” può avere origine da questo fungo.

Questa patologia si sta diffondendo largamente sotto il nome di “malattia del XXI SECOLO”, “sensibilità multipla agli agenti chimici” e “malattia ambientale”, e ne sono colpite soprattutto le donne (il 70-80% dei soggetti) e può presentare questa sintomatologia, più o meno evidente: affaticamento, intontimento, asma, ipersensibilità alle infezioni fungine, cefalea, mal d’orecchi, congestione mentale, mal di schiena, depressione, perdita della memoria a breve, difficoltà di apprendimento, raffreddori frequenti, disfunzioni del sistema immunitario, respiro corto, dolore alle giunture e ai muscoli, scoordinamento dei movimenti, emicrania, sonnolenza, eruzioni cutanee, spasmi, gonfiori dell’apparato digerente, stipsi, diarrea, indigestione, tachicardia, intolleranza al freddo, vertigini, capogiri, intolleranza all’alcool, visione sfocata. Si è dimostrato che le tossine della Candida producono all’interno dell’organismo molti sintomi che normalmente sono associati alla sindrome da allergia totale, per es., paralisi alle estremità, lesioni agli organi, edema, trasformazione a livello celebrale.

Gli allergologi stanno registrando un aumento di individui che non possono più indossare indumenti con fibre sintetiche, mangiare prodotti industriali, bere acqua dal rubinetto, tenere in mano un giornale, usare detersivi o detergenti, fino ai casi più gravi di non poter respirare senza l’ausilio della maschera; e si ipotizza che alla base di tutto ciò ci sia l’incapacità dell’organismo di difendersi dagli attacchi della Candida.

L’arma principale è l’alimentazione: Preferire cereali integrali; evitare lo zucchero, i carboidrati raffinati e le patate. Contro le voglie di dolci: mangiare alimenti ricchi di proteine come toffi al forno. I cibi da limitare sono: dolciumi, frutta secca e molto dolce, patate, funghi, ketchup, salsine varie industriali, tutti i superalcolici, cioccolato, caffè, formaggi fermentati, aceto. Nel 1985 si iniziò a parlare di “malfùnzionamento del sistema immunitario” (ISD: Immune System Dysregulation) racchiudendo così le disfunzioni immunologiche, sia rapide che graduali, dovute all’azione delle tossine della Candida.

Questo malfunzionamento riguarda soprattutto i linfociti T che possono essere ridotti come numero oppure mal funzionanti e come conseguenza anche i linfociti B (quelli che secernono anticorpi) hanno maggiori difficoltà a individuare le sostanze tossiche per l’organismo. Soggetti con candidosi vaginali presentano un soppressore linfocitario, la cui produzione sarebbe indotta dal fungo stesso, il quale veniva a ostacolare i linfociti T helper nella reazione contro il fungo. Anche nei soggetti con sindrome da affaticamento cronico si sono riscontrate riduzioni nel numero di linfociti T CD4+ (o linfociti T helper) i quali erano stati indotti a lasciare il flusso sanguigno e a incorporarsi nei tessuti forse in seguito a fattori neuroormonali o per esposizione a qualche agente infettivo. Il trasferimento di questi linfociti T dal flusso sanguigno ai tessuti potrebbe anche essere responsabile di alcuni sintomi della sindrome da affaticamento cronico, quali i dolori articolari e muscolari e la dolenza dei linfonodi proprio perché questi linfociti T helper all’interno dei tessuti rilasciano messaggeri chimici in grado di causare dolore e lievi infiammazioni. Poiché la maggior parte dei soggetti affetti da malattia ambientale, sindrome micotica e sindrome da affaticamento cronico manifestano gli stessi sintomi come affaticamento, diarrea o stipsi, si può ipotizzare che alla base di queste patologie vi sia lo stesso problema che riguarda i linfociti T, per cui un’attivazione del sistema immunitario potrebbe essere risolutiva.

Il Lapacho stimola le cellule del sistema inununitario note come macrofagi che svolgono un molo primario nella resistenza contro la Candida a fianco dei linfociti T e B. Soffrire di allergie ricorrenti o croniche diminuisce la qualità della vita e può limitare notevolmente le possibilità di scegliere un lavoro o uno sport, lo svago , e la vita sociale. Chi soffre di allergie o di intolleranze alimentari è in numerosissima compagnia. Alcune stime ipotizzano che, oltre il 15% degli italiani soffre di qualche forma di allergia o intolleranza e che il fenomeno tende ad aumentare.

Uno studio eseguito in Danimarca, ha evidenziato che le allergie sono raddoppiate in 10 anni. Tali disturbi, però, non sono affatto ineluttabili. Molto può essere fatto per prevenirli. Esistono numerosi approcci terapeutici, tra i quali la fitoterapia, per tornare a stare veramente bene, senza più dipendere esclusivamente dai farmaci, con il rischio di pesanti effetti collaterali.

Come si diventa intolleranti

Il sistema immunitario si trova in ogni parte del nostro corpo. Lo troviamo subito in bocca , tra le mucose e nella saliva. Poi più avanti nel tratto digestivo, lungo le pareti intestinali. Poi nella milza e in tutti gli organi depuratori. Soprattutto è presente in ogni goccia di sangue. Sembra persino che noi disponiamo di “antenne” speciali, collegate al nostro cuore e al sistema nervoso, grazie alle quali il semplice contatto di una sostanza può scatenare una reazione.

Il lavoro del sistema immunitario è, quindi, molto vario e sono diversi i fattori che possono intralciarlo:

  1. Sovraccarico di tossine
  2. Carenze di micronutrienti vitali
  3. Eccesso di lavoro in circostanze difficili.

Prendendo in considerazione il punto 3, quando c’è in atto un’infezione il sistema immunitario deve alzare la temperatura corporea per impedire il moltiplicarsi di virus e di batteri, deve cioè produrre un maggior numero di cellule “killer” predisposte a eliminare gli “invasori” dal nostro organismo per evitare l’intossicazione. Circostanze difficili sono soprattutto – rialzi febbrili – gastroenteriti acute – ferite o traumi , tra cui interventi chirurgici – terapie a base di cortisone – uso intensivo e prolungato di antibiotici – uso prolungato di antinfiammatori – parassitosi intestinali e candidosi – alcune infezioni virali – gravi e prolungati stress fisici o emotivi – disturbi digestivi in particolare pancreatici – intolleranze alimentari preesistenti e non curate. Il sistema immunitario è costituito da vari tipi di globuli bianchi (o leucociti) che hanno il compito di combattere e prevenire le infezioni. Vi sono due tipi di globuli bianchi: granulociti e agranulociti, caratterizzati dalla presenza o meno di granuli. I granulociti a seconda della colorazione assunta con l’uso di specifici coloranti si dividono in: eosinofili, basofili (mastociti) e neutrofili.

Ciascun tipo di granulocita partecipa in modo diverso ai meccanismi di difesa. Gli eosinofili neutralizzano l’istamina, i basofili la rilasciano e i neutrofili sono fagocitari in quanto ingeriscono batteri e altre sostanze estranee; producono anche lisozima, un enzima in grado di attaccare le cellule batteriche degradandone la parete cellulare. Linfociti e monociti sono sprovvisti di granuli; i linfociti sono direttamente coinvolti nelle difese immunitarie, mentre i monociti sono precursori delle cellule fagocitarie più potenti, i macrofagi.

Quando il sistema immunitario è pienamente impegnato è bene riposare e mangiare in modo estremamente leggero e digeribile anche dopo due settimane dalla scomparsa dei sintomi. Infatti, nei momenti di massima all’erta il sistema immunitario ha tutte le sue armi pronte e tende ad avventarsi anche su chi fino a quel momento era riconosciuto come un amico o una sostanza neutra. Il problema è che da quel momento in poi rimane “una memoria” del fatto, un po’ come il file in un computer: ogni volta che questa sostanza viene nuovamente introdotta nell’organismo il sistema immunitario è allertato. Se si tratta di un alimento che consumiamo quotidianamente, ciò costituisce un dispendio notevole di lavoro e di energia in quanto egli vive come se fossimo perennemente malati e produce sostanze infiammatorie, soprattutto istamina, che si diffondono facilmente in tutto il corpo. Questo surmenage può indebolirlo, per cui, nel tempo, non reagisce più a dovere alle vere situazioni di pericolo.

Ci sono una serie di alimenti con i quali il nostro sistema immunitario viene a contatto ogni giorno: latte e latticini, frumento nei vari prodotti da forno (pasta, pizza,biscotti, ecc.) pomodoro, carne suina, additivi alimentari, cioccolato. L’intolleranza si forma per questa concomitanza di fatti che portano ad uno stato di allerta continuativo. La terapia consiste proprio in questo: dare riposo al sistema immunitario. Gli bastano solitamente 3 giorni per riprendersi dalla sollecitazione e per accettare senza problemi la presenza della sostanza incriminata.

La differenza fra allergia e intolleranza è appunto questa: – nell’ALLERGIA la reazione si scatena entro pochi minuti dall’assunzione di un determinato alimento o gruppo di alimenti (da 2-3 minuti a 30-120 minuti) ed è mediata immunologicamente e i sintomi sono scatenati dall’assunzione anche di piccole quantità dell’alimento responsabile. L’organismo del soggetto allergico a contatto con la sostanza (per lui) nociva attiva le Immunoglobuline di tipo E (dette IgE), una classe di anticorpi in grado di legarsi alla superficie dei mastociti e dei basofili, particolari cellule ricche di istamina (sostanza utile a combattere l’elemento sconosciuto all’organismo). Alla base delle malattie allergiche, pertanto, vi è un’alterazione dei normali meccanismi di difesa, che tendono ad azionarsi nei confronti di sostanze giudicate pericolose, al contrario considerate innocue dalla maggior parte della popolazione. – nell’ INTOLLERANZA si ha una reazione legata alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti e con un fenomeno di accumulo di “tossine” nell’organismo che provoca sintomi sovrapponibili a quelli dell’allergia ma che si differenziano in quanto non interessano il sistema immunitario. L’intolleranza è legata alla quantità di cibo assunta (dose-dipendente) ed è determinata da particolari molecole che sono farmacologicamente attive e che sono presenti negli alimenti, oppure per disfunzione dell’apparato digerente o delle catene enzimatiche.

CHE COSA È L’ ALLERGIA

L’allergia è un eccesso di reazione difensiva del nostro corpo ad una sostanza ( di origine vegetale, animale o chimica — nel caso di sostanze naturali si tratta quasi sempre di proteine) che “normalmente” è innocua. Il nostro organismo produce costantemente degli anticorpi (sostanze specificatamente preparate) i quali si legano agli allergeni (sostanze che possono scatenare delle reazioni). Normalmente ciò avviene senza problemi. Solo la produzione eccessiva di anticorpi specifici, le immunoglobuline E (IgE) in risposta agli allergeni può definirsi reazione allergica. Gli anticorpi si attaccano alla superficie dei mastociti, una forma di globuli bianchi, li fanno scoppiare e li inducono a versare degli ormoni tissutali come istamina e serotonina. Questo processo induce delle infiammazioni con conseguente gonfiore, prurito, vasodilatazione, eczemi, eccessiva produzione di muco. Occorre un ripetuto contatto con l’allergene: al primo incontro non succede nulla, ma può essere innescato un processo che si manifesterà dopo alcuni giorni o dopo diversi. Quindi, un’allergia si acquisisce, anche con una certa predisposizione che può essere ereditaria, a causa di una disfunzione del sistema immunitario.

Quando questo viene rinforzato e regolato, anche un’allergia già manifesta può guarire. A influire negativamente sulle difese immunitarie, sull’insorgere delle allergie sono: – Alimentazione carente di alcune sostanze vitali; anche l’eccessivo consumo di dolciumi, carboidrati raffinati, grassi di qualità scadente o conserve contribuiscono a queste carenze. – Disbiosi intestinale: ricordiamo che buona parte del sistema immunitario risiede nell’intestino. La presenza di Candida albicans è un fattore che predispone all’allergia. – Assunzione di additivi alimentari di sintesi – Tossine ambientali come piombo, cadmio, anidride carbonica, nitrati nell’aria, nell’acqua e nel suolo. – Fumo, anche passivo (specie per i bambini) – Elettrosmog – Forte consumo di farmaci – Forte stress ( il sistema immunitario lavora a stretto contatto con il sistema nervoso centrale, quindi anche con il cervello).

Le allergie si manifestano principalmente laddove l’organismo entra in contatto con l’ambiente esterno: l’apparato respiratorio, la cute e l’intestino. Troviamo quindi: • la rinite • la congiuntivite l’asma • la dermatite atopica • le allergie gastriche e intestinali. Queste si possono manifestare “in solitaria”, come unico sintomo, oppure essere coopresenti in numero di due o tre, con diversi livelli di intensità. Chi soffre di rinite, infatti, quasi sempre soffre di congiuntivite e asma e non raramente manifesta anche la dermatite atopica, così come l’allergia alimentare si associa frequentemente a crisi d’asma e all’orticaria. Inoltre la componente genetica è importante nell’insorgenza delle reazioni allergiche. Uno studio scientifico di Krader, famoso immunologo, allarga la ricerca scientifica alle emozioni e dà spazio alla personalità e al vissuto personale come all’altra fondamentale causa delle allergie.

PERCHE’ IL LAPACHO E’ CONSIGLIATO A TUTTI

Il Lapacho può essere usato periodicamente come preventivo durante la stagione fredda e tutte le volte che la possibilità di infezioni è elevata.

La nostra salute sia fisica che mentale dipende esclusivamente dallo stato dei liquidi del nostro corpo e cioè sangue, linfa e liquidi cellulari che se vengono danneggiati portano i nostri organi ad ammalarsi.

La maggior parte delle cause delle malattie vanno ricercate nella contaminazione e avvelenamento dei liquidi del nostro corpo dovuto a una nutrizione non corretta e a un modo di vivere sbagliato; infatti la cattiva alimentazione, il digiuno prolungato e l’uso di troppa carne portano lo stomaco e l’apparato digerente in generale a uno stato di affaticamento tale per cui si ha un calo della forma fisica.

Attraverso una cattiva digestione, dovuta anche al mangiar in fretta, si arriva alla formazione di feci dure e ad un aumento dei microbi parassiti che con la produzione dei loro veleni alterano la flora intestinale; per cui in un certo senso l’intestino diventa la fabbrica dei veleni per il nostro corpo che poi raggiungono il fegato ed entrano nelle cellule di tutto l’organismo. E quindi necessario disintossicare l’organismo e ripristinare la flora batterica.

Il Lapacho è una delle piante migliori per la purificazione dell’organismo, senza richiedere un grosso dispendio di energia; esso infatti aiuta a ristabilire le difese del proprio corpo rafforzando il sistema immunitario. Il nostro corpo è, almeno apparentemente, insensibile agli agenti patogeni e ai materiali velenosi che però giornalmente disturbano l’equilibrio dell’organismo. Esso è anche in grado di sviluppare anticorpi, se necessari, ma la vera difesa è data dalla salute che è strettamente legata al corretto funzionamento del fegato, reni e sistema linfatico.

Il Lapacho rafforza il sistema immunitario e può essere consigliato a tutti, poiché con esso il fegato e il sistema linfatico raggiungono condizioni ottimali, senza sforzi e senza effetti collaterali. Ricordiamo che le piante ad azione purificante e disintossicante spesso sono più efficaci di qualsiasi altra terapia.

Il Lapacho contiene anche una speciale combinazione e concentrazione di minerali abbastanza rari o elementi in tracce: calcio, magnesio, fosforo, zinco, cromo, silicio, manganese, molibdeno, rame, ferro, potassio, sodio, cobalto, boro, oro, argento, stronzio, bario, nichel.

Il Lapacho può essere utilizzato nella prostata, diabete, infiammazioni midollari, morbo di Parkinson, reumatismo, vene varicose, problemi di pelle, anemia, arteriosclerosi, asma, bronchite.

In sintesi:

1 Riduce il Dolore. La ricerca mostra che il decotto di Pau d’Arco ha il potere di ridurre naturalmente il dolore nei pazienti affetti da cancro e da altre gravi condizioni di salute. E’ infatti in grado di interagire con il processo sensoriale che fornisce i segnali che portano al dolore.

2. Contrasta la Candida. Il Lapacho ha una potente attività antifungina in grado di debellare la Candida. Il corpo produce normalmente la Candida in bocca, vagina, retto e intestino e in quantità normali rimane innocua; tuttavia, se l’equilibrio del pH naturale del corpo è sconvolto e la dieta è ricca di zuccheri, la candida inizierà a crescere rapidamente fuori controllo. Se si soffre di mal di testa, incapacità di concentrarsi, iperattività, sindrome da affaticamento cronico, dipendenza da zucchero e problemi di stomaco, si può essere affetti da una infezione da candida.

3. Riduce l’Infiammazione. Riducendo l’infiammazione nel corpo, si evitano gravi condizioni di salute come l’asma, l’artrite, il morbo di Crohn, la malattia di Alzheimer, il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete, la pressione alta, livelli elevati di colesterolo e il morbo di Parkinson. Uno studio del 2014 pubblicato su The Journal of Toxicological Sciences ha scoperto che il Pau d’Arco ha aumentato l’espressione dei geni Nrf2 bersaglio nell’intestino. Nrf2 è una proteina che regola l’espressione di proteine antiossidanti che proteggono contro il danno ossidativo innescato da lesioni e infiammazioni. Quindi è particolarmente utile per chi ha infiammazione intestinale.

4. Guarisce l’Ulcera. L’ulcera peptica inizia quando una debolezza nello stomaco o nel rivestimento intestinale permette all’acido di creare una erosione o danno nel rivestimento. E’ il tipo più comune di malattia dello stomaco ed è causata da un aumento dell’acidità gastrica derivante da stress, farmaci, dieta, fumo, alcol o Helicobacter pylori. Il sintomo più comune dell’ulcera è un dolore bruciante aggravato dall’acido dello stomaco che entra in contatto con l’area ulcerata. Uno studio 2013 pubblicato in Phytotherapy Research ha dimostrato che il Pau d’Arco accelera la guarigione dell’ulcera aumentando il contenuto di muco gastrico (fondamentale per proteggere le pareti dello stomaco) e la proliferazione cellulare che rigenera il tessuto.

5. Anticancro. Una delle proprietà più famose del Pau d’Arco è la sua capacità di combattere il cancro e alleviare il dolore associato al cancro. Uno studio condotto dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha scoperto che il beta-lapachone, uno dei principali composti nel lapacho, è un potenziale rimedio da aggiungere alla chemioterapia in particolare per il cancro alla prostata. Un altro studio del 2002 ha concluso che il beta-lapachone è uno dei pochi farmaci antitumorali attualmente sotto inchiesta attiva, e potrebbe essere usato anche da solo per il trattamento del cancro: questo potente composto causato la morte delle cellule tumorali nei topi senza alcun effetto collaterale.

6. Antivirale e Antiparassitario. Per migliaia di anni il Pau d’Arco è stata usato come rimedio antivirale. E’ in grado di contrastare moltissimi virus, da quello del raffreddore all’herpes. Il beta-lapochone infatti inibisce gli enzimi nelle cellule del virus colpendo direttamente la sintesi del DNA e RNA. Il virus non è quindi più in grado di prendere il controllo sui processi riproduttivi della cellula così che non può né replicarsi nè infettare altre cellule.

7. Disintossica l’organismo. Il Pau d’Arco disintossica eliminando le sostanze tossiche come metalli pesanti, pesticidi, conservanti e persino residui di chemioterapia.

E’ quindi un valido aiuto per

  • Candidosi
  • Cistite
  • Disbiosi intestinale
  • Intolleranze alimentari e allergie
  • Malattie da raffreddamento (prevenzione influenza)
  • Aumento difese immunitarie
  • Tossine
  • Problemi digestivi
  • Malattie della pelle (applicato localmente con una garza)

 

Gli indigeni della foresta Amazzonica osservando la natura hanno appreso le benefiche proprietà della linfa di Copaiba e come la sua assunzione regolare depuri e rivitalizzi l’organismo umano.

 

Gli imponenti alberi della Copaiba sono in grado di sopravvivere nel difficile ambiente della foresta per secoli, perfettamente insensibili all’azione di funghi e batteri. Ma se li si priva della loro preziosa linfa questi alberi imponenti rinsecchiscono rapidamente e si ammalano facilmente. Questo processo ricorda con sorprendente analogia quanto avviene nel nostro organismo: anche il nostro corpo cresce sano e si mantiene in forma in un ambiente naturale. Ma sottoposto all’inquinamento continuo ed allo stress della vita moderna subisce l’azione nociva di radicali liberi e di altre sostanze dannose.

Come la scienza ha recentemente dimostrato, i primi segnali vengono proprio dalla matrice interstiziale e dal circolo linfatico che diventa lento, edematoso e non riesce più ad esercitare la sua benefica azione protettiva e drenante. Gli indigeni della foresta Amazzonica sono consapevoli di questo processo: osservando la natura hanno appreso le benefiche proprietà della linfa di Copaiba e come la sua assunzione regolare depuri e rivitalizzi l’organismo umano.

La sua azione è particolarmente attiva sul sistema digestivo e, in virtù del particolare metabolismo dei suoi composti (sostanze volatili e non), sul sistema respiratorio e sul sistema urinario. Per via esterna risulta viceversa un utile tonico e riequilibratore della pelle, agendo direttamente a livello di quella matrice interstiziale che è la causa principale degli squilibri della nostra cute. Nell’Amazzonia peruviana la linfa di Copaiba viene raccolta in maniera quasi sacra, in piccole quantità, secondo un metodo tradizionale, che non danneggia l’albero e ne preserva tutte le meravigliose proprietà rivitalizzanti.

INDICAZIONI D’USO REGOLATORE DELLA FUNZIONE DIGESTIVA
La capacità di rinforzare le difese dell’apparato gastrointestinale la rende particolarmente utile nel trattamento di disturbi cronici o di squilibri dietetici persistenti da lungo tempo, soprattutto nei casi in cui la funzione di questo apparato risulta indebolita. Ricerche scientifiche hanno dimostrato come la sua assunzione rinforzi le difese degli organi digestivi verso sostanze tossiche ed agenti estranei, aumentando le secrezioni delle sostanze protettive come il muco. In questa maniera la sua azione riequilibrante favorisce una funzione digestiva più fisiologica e naturale, risolvendo rapidamente fastidi e disturbi.

PREVENZIONE DEL DANNO DA AGENTI OSSIDANTI SUI TESSUTI DELL’ORGANISMO

Tale danno, dovuto all’accumulo di radicali liberi, è particolarmente marcato nei soggetti fumatori o in chi vive a contatto con sostanze inquinanti. La linfa di Copaiba agisce rivitalizzando la matrice interstiziale dei tessuti del nostro organismo, che è dove tali sostanze generalmente esercitano la loro azione dannosa, e riattiva la funzione linfatica. La sua azione antiossidante è risultata, in esperimenti di laboratorio, superiore a quella dei più importanti antiossidanti naturali in commercio.

PREVENZIONE DI DISTURBI DELLE VIE RES PIRATORIE, URINARIE E GASTROINTESTINALI
La linfa di Copaiba risulta attiva, in esperimenti in vitro, contro moltissimi batteri ed agenti virali. Questa azione diretta, associata alla potente azione antiossidante e rivitalizzante sulla matrice interstiziale, esercita un beneficio immediato in caso di disturbi da raffreddamento, urinari o a localizzazione gastrointestinale.

RIEQUILIBRATORE DELLA PELLE
L’azione drenante e quella riequilibrante agiscono in maniera sinergica nello stabilire le condizioni adeguate per liberare la pelle da impurità e dai piccoli e fasti- diosi disturbi che turbano la sua salute e bellezza. La capacità di agire direttamente a livello della matrice interstiziale permette di esercitare un’azione diretta sulle cause all’origine del disturbo.

CHI PUÒ TRARRE BENEFICIO DALLA LINFA DI COPAIBA?
Persone che presentano squilibri a livello cutaneo (acne, arrossamenti, disidratazione) e vogliono riequilibrarli in maniera rapida e naturale.

Chiunque voglia prevenire e risolvere rapidamente i disturbi da raffreddamento o urinari: l’azione tonica della linfa di Copaiba sulla matrice interstiziale rafforza e potenzia la funzione delle nostre difese. Persone che avvertono disturbi gastrointestinali principalmente dovuti ad una debolezza o incapacità di svolgere le naturali funzioni digestive. Chiunque avverta la necessità di riequilibrare il proprio organismo o il bisogno di agire contro l’usura che lo stress ossidativo e l’inquinamento esercitano conti-nuamente sul nostro corpo.

Una particolare forma di assunzione della Papaya è la Papaya fermentata, che potenzia le caratteristiche benefiche di questo frutto e ci aiuta ancora di più a mantenerci in forma, combattendo l’invecchiamento cellulare indotto dai radicali liberi.

La papaya fermentata possiede una notevole attività immunomodulante aumentando la velocità d’azione dei macrofagi. Assumendo la papaya fermentata vengono inoltre attivate le cellule”natural killer” e c’è un incremento della produzione dell’interferone da parte dell’organismo (interferone è la sostanza utilizzata dal nostro organismo per combattere i virus).

La papaya fermentata contiene: papaina, vitamina A, vitamine B1,B2 & B6, vitamina D e vitamina E calcio, magnesio, potassio, rame e zinco;
aminoacidi essenziali: treonina, valina, metionina, lisina, isoleucina, leucina, fenilalanina, triptofano, aminoacidi non essenziali: cisteina, tironsina, prolina, alanina, arginina, histidina, glicina, acido glutammico, glutamina, senna, asparagina, acido aspartico

Tutte sostanze altamente antiossidanti e quindi protettive del sistema immunitario particolarmente sensibile all’azione dei radicali liberi.

La papaya fermentata contiene grandi quantità di enzimi digestivi come la papaina che è un enzima proteolitico che riesce a digerire 300 volte il suo peso in proteine in qualsiasi ambiente di Ph; contiene inoltre enzimi come la lipasi (digestione dei grassi) e amilasi(digestione dei carboidrati).

L’ipocloridria (carenza di acido cloridrico) è molto comune e questo è spesso dovuto all’eccesso di latticini e di dolciumi nella dieta ma anche nell’età avanzata si instaura una situazione di ipocloridria. L’incompleta digestione è causa di disbiosi, alterazione della microflora residente nel tubo digerente con la formazione di dispepsie fermentative e produzione di grande quantità di gas nel lume intestinale e di sostanze tossiche che portano all’infiammazione dell’intestino.

La papaya fermentata per il suo contenuto di enzimi digestivi permette una ottimale digestione riducendo la formazione di antigeni d’origine alimentare di tossine e di fermentazioni disbiotiche allontanando preventivamente svariate forme allergiche e sollecitazione irritative del sistema immunitario.

La migliore assimilazione dei cibi porta ad una ottimizzazione dell’equilibrio sinergico fra flora eubiotica, mucosa e sistema immunitanio associato alle mucose che costituiscono il 70% delle nostre difese immunitarie e questo determina il rinforzo del tutto l’organismo.

La papaya comunica con vivacità al nostro corpo, trasmettendogli le proprie inclinazioni.

Dona energia, grazie all’elevato contenuto di carboidrati di facile assorbimento e alla presenza di sali e vitamine del gruppo B. Il frutto fresco è molto utile per affrontare periodi di stress o superlavoro.
Aiuta la digestione, essendo ricchissima di enzimi proteolitici. Allevia il lavoro del fegato e riduce la produzione di metaboliti, cioè quelle sostanze parzialmente digerite che rallentano il transito intestinale.
Riduce lo stress ossidativo, grazie al suo elevato contenuto in carotenoidi. Significa che è in grado di ridurre e rallentare i processi responsabili dell’invecchiamento causati dai radicali liberi. Sebbene queste proprietà siano riconducibili ad alcuni elementi specifici, è la sua la peculiare composizione a determinare la sinergia che rende la papaya così efficace.

Per saperne di più visita il sito dell’erboristeria arcobaleno: tutti i colori del benessere

Giovinezza, energia, buonumore: l’elisir di lunga vita è racchiuso nella pianta del Noni. Per rinforzare le difese e affrontare l’inverno con straordinario vigore.

Il benessere arriva da lontano
Giovinezza, energia, buonumore: l’elisir di lunga vita è racchiuso nella pianta del Noni. Per rinforzare le difese e affrontare l’inverno con straordinario vigore

Da tempo provoca grande entusiasmo nell’industria del benessere naturale e il suo segreto è racchiuso in un frutto che arriva da molto lontano, dall’area del Pacifico meridionale. Si chiama Noni o, se preferite, Morinda Citrifolia. Per migliaia di anni i guaritori di quelle terre hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti della “pianta sacra” per preparare rimedi efficaci a decine e decine di problemi di salute. In Occidente, le prime ricerche sui benefici che apporta questa pianta straordinaria risalgono agli anni ’50.

Oggi, la scienza è in grado di confermare ciò di cui la tradizione erboristica delle isole della Polinesia era già a conoscenza da migliaia di anni: il Noni è un dono della natura degno della nostra più grande attenzione.

Il Noni contiene oltre 150 nutrienti come vitamine, minerali, enzimi, oligoelementi e alcaloidi benefici, oltre all’intero spettro degli aminoacidi che rende tutti i prodotti che ne derivano una completa fonte proteica. Per questo, è considerato uno dei migliori integratori alimentari reperibili sul mercato internazionale.

Il suo funzionamento passa attraverso l’attivazione della xeronina, una sostanza prodotta naturalmente al nostro interno che fornisce una struttura alle proteine, processo essenziale per la vita, e stimola la ghiandola pineale, responsabile di numerose funzioni dell’organismo e di due dei principali ormoni del sistema nervoso: Serotonina e Melatonina.

La xeronina assume dunque un ruolo fondamentale affinché tutte le cellule del corpo funzionino correttamente, consentendo alle proteine di eseguire i loro compiti.

I benefici che il Noni apporta sono davvero importanti: rinforza il sistema immunitario, attiva gli “ormoni del benessere”, allevia il dolore nelle sue varie manifestazioni, migliora la qualità del sonno, regola la pressione arteriosa, incrementa l’energia fisica e la lucidità mentale, riduce stress e affaticamento. Non solo: rigenera le cellule e fornisce al nostro corpo gli antiossidanti utili per combattere l’invecchiamento e i radicali liberi. E’ infine utile al raggiungimento di una migliore forma fisica, perché drena i liquidi in eccesso.

Insomma, il Noni è un ottimo tonico per il corpo e per la mente: una fonte di giovinezza, benessere e buonumore tutta naturale. Attenzione però: non è una medicina e non guarisce. Semplicemente, nutre l’organismo affinché possa difendersi da solo, donandogli tante sostanze preziose per la sua salute. Il tutto, in armonia con i suoi ritmi fisiologici.

Il succo di Noni fermentato è una vera innovazione: un prodotto di qualità superiore, puro al 100%, non rigenerato da polveri e senza l’aggiunta di acqua. E’ ottenuto da frutti che nascono e crescono in coltivazioni biologiche accuratamente selezionate nelle zone pantropicali, in terreni non contaminati e dove il clima è più adatto per garantire la loro prosperità.

Dai frutti di Noni fermentati naturalmente in grandi cisterne esposte alla luce solare diretta per ben 8 settimane, si ricava un succo denso, dall’aroma intenso.
Il processo di fermentazione consente al succo di autopreservarsi senza l’aggiunta di conservanti, ne migliora le caratteristiche organolettiche e permette di evitare il dannoso processo di pastorizzazione, che rischierebbe di deteriorare i principi attivi

Il succo Di NONI fermentato accentua tre fondamentali attività: 
• combatte i radicali liberi
• stimola il benessere psicofisica
• potenzia il sistema immunitaria

Questo prezioso succo è un vero elisir di benessere psicofisico. Viene custodito in una bottiglia ambrata e schermante, che preserva integro il prodotto, al riparo dalla luce solare.