Microalga Aphanizomenon flos-aquae

Questo articolo esamina la microalga Aphanizomenon flos-aquae (AFA) dal lago Klamath dell’Oregon, sottolineandone la ricchezza nutrizionale e i benefici per la salute.

Prosperando in un ecosistema vulcanico unico, questo cianobatterio raccolto in natura è un concentrato di sostanze nutritive, che lo rendono un punto focale nel campo degli integratori salutari. L’articolo evidenzia il profilo nutrizionale completo dell’AFA, ricco di proteine, aminoacidi essenziali, vitamine, minerali e composti bioattivi.

Particolare attenzione è riservata ad AphaMax® e Klamin®, due estratti AFA dal notevole potenziale nutraceutico. AphaMax®, ricco di AFA- ficocianine , mostra forti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, cicatrizzanti e antitumorali. Klamin®, contenente β-feniletilammina (PEA), è noto per i suoi benefici sulla salute mentale, in particolare nell’alleviare la depressione e l’ansia, e si dimostra promettente nel trattamento dell’ADHD e nella gestione delle malattie neurodegenerative. In sostanza, il capitolo sottolinea l’importanza degli AFA del lago Klamath come risorsa naturale chiave nel settore degli integratori alimentari, grazie anche ai suoi potenti estratti benefici per la salute.

 I CIANOBATTERI, comunemente noti anche come alghe blu-verdi, costituiscono un gruppo eterogeneo di antichi procarioti fotoautotrofi (1). Queste forme di vita fotosintetiche hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia evolutiva della Terra durante la rivoluzione dell’ossigeno circa 2,5 miliardi di anni fa, contribuendo in modo significativo al rilascio di ossigeno nell’atmosfera (2). Mostrando una notevole diversità di forme morfologiche, i cianobatteri spaziano da entità unicellulari, come Synechococcus sp., a filamenti intricati, esemplificati da Anabaena sp., e strutture coloniali, rinvenute in Microcystis sp. (3). Inoltre, questi microrganismi si sono adattati a una vasta gamma di habitat , dai corpi d’acqua dolce, come Planktothrix sp., agli oceani, come Trichodesmium sp., a quelli terrestri e desertici, come osservato con Chroococcidiopsis sp (3).

Al di là del loro significato ecologico, i cianobatteri sono stati studiati per varie applicazioni, come per la produzione di biocarburanti o per il trattamento delle acque reflue (4, 5). Tuttavia, è nel campo degli integratori alimentari e nutraceutici che i cianobatteri brillano davvero. Arthrospira sp., colloquialmente conosciuta come Spirulina , ha guadagnato importanza come potenza nutrizionale ed è diventata un punto fermo nel settore degli integratori salutari (6).

La sua densità nutrizionale e la capacità di essere coltivato in stagni aperti/fotobioreattori lo rendono una scelta attraente per coloro che cercano miglioramenti nella dieta (6). Oltre la Spirulina, un singolare ceppo Aphanizomenon flos-aquae (AFA), Klamath AFA, si è ritagliato una nicchia nel settore degli integratori, grazie ai suoi benefici nutrizionali e nutraceutici superiori, e viene raccolto direttamente allo stato selvatico dall’Upper Klamath Lake (UKL), in Oregon, USA (7).

Klamath AFA è un fototrofo obbligato che fissa l’azoto composto da cellule cilindriche che si autoassemblano in filamenti (Fig. 1)(7). Trova la sua collocazione tassonomica all’interno dell’ordine dei Nostocales ed è l’unico ceppo di Nostocales, insieme ad alcuni Nostoc sp., come N. commune e N. flaggeliforme, da consumare regolarmente come integratore alimentare (8, 9). L’AFA è ben noto per la sua capacità di formare fascicoli, filamenti che si autoaggregano insieme in strutture simili a foglie che possono essere osservate ad occhio nudo (7). Inoltre, a differenza della Spirulina, l’AFA è dotata di cellule vegetative specializzate, dette eterocisti, che ospitano l’enzima attivo nitrogenasi responsabile della conversione dell’azoto atmosferico (N2) in ammoniaca (10).

Inoltre, l’AFA forma akineti, cellule dormienti che fungono da strutture simili a spore, consentendo al cianobatterio di resistere a condizioni sfavorevoli e di germinare in nuove cellule vegetative quando le condizioni ambientali diventano nuovamente favorevoli (11).

L’AFA prospera in laghi o stagni ricchi di sostanze nutritive, il che contribuisce alla sua capacità di formare fioriture, densi tappeti di biomassa che ricoprono la superficie dei laghi. Particolarmente rinomate sono le fioriture Klamath AFA che abbelliscono UKL in Oregon, USA (7). È questa biomassa che viene poi raccolta, lavorata e distribuita come integratore nutrizionale in tutto il pianeta. L’UKL è l’unico lago al mondo ad essere raccolto per l’AFA e l’AFA è l’unico integratore cianobatterico distribuito in commercio ad essere raccolto in natura su scala industriale (12).

L’AFA vanta un profilo nutrizionale completo: è ricco di proteine, fino al 70% della biomassa totale, contenente elevate quantità di tutti gli aminoacidi essenziali (9). Contiene tutte le vitamine, molte delle quali ad alta concentrazione. È una buona fonte di acidi grassi polinsaturi (PUFA), circa il 75% dei quali sono costituiti da Omega-3 antiinfiammatori (13). Infine, grazie alla ricchezza minerale dei sedimenti del lago Klamath, l’AFA fornisce 73 minerali biodisponibili, compreso lo spettro completo di oligoelementi (12).

Il distinto profilo biochimico di questa sostanza è caratterizzato dalla presenza di molecole bioattive. Questi includono uno spettro di carotenoidi, tra cui le principali xantofille, e un’abbondante concentrazione di clorofilla (12). Inoltre, contiene una forma unica di AFA – ficocianine , note per le loro potenti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali, nonché per la loro efficacia nel promuovere la guarigione delle ferite (14).

Inoltre, questa composizione comprende la feniletilammina, un composto riconosciuto per il suo ruolo di neuromodulatore e la sua capacità di modulare il sistema immunitario (15). Due importanti estratti AFA , conosciuti rispettivamente come AphaMax® e Klamin®, concentrano tali molecole e hanno dimostrato, in numerosi studi clinici, di produrre effetti benefici su numerose malattie.

IMPORTANZA INDUSTRIALE

A livello globale sono stati confermati circa 120 ceppi AFA distinti (12). Tuttavia, la varietà consumata come integratore alimentare prospera a Klamath Lake, Oregon, USA. Questo particolare ceppo è identificato dal suo nome specifico, Aphanizomenon flos-aquae Ralfs ex Born. & Flah. Var. flos aquae (7).

Gli integratori alimentari Klamath AFA sono emersi come attori di spicco nel settore degli integratori sanitari negli ultimi 35 anni (7). Da allora, si stima che il mercato degli integratori alimentari AFA abbia raggiunto un valore complessivo di circa 100 milioni di dollari all’anno, indicando un forte interesse dei consumatori per i vantaggi unici dell’AFA (12). Inoltre, mentre la maggior parte del mercato di Klamath AFA è prevalentemente limitata al suo utilizzo come integratore alimentare, ora si sta espandendo anche in nuovi settori, come l’ industria dei cosmetici e della bellezza. Man mano che il settore degli AFA cresce e la disponibilità della sua biomassa diventa più semplice, si prevede che i prodotti a base di AFA entreranno anche in numerosi altri mercati, come quelli dei mangimi per animali, dell’acquacoltura e dei biofertilizzanti (12). Quest’ultimo è particolarmente promettente perché l’AFA è l’unica microalga o cianobatterio raccolto su larga scala con la capacità unica di fissazione dell’azoto.

RACCOLTA E LAVORAZIONE

Klamath AFA avviene nel lago Klamath, Oregon, USA, e sfrutta le condizioni ecologiche uniche di questo habitat naturale (Fig. 2) (7). In genere vengono raccolte 500-1000 t all’anno (12). Il processo di raccolta viene strategicamente condotto durante il periodo di fioritura dell’AFA , che avviene tipicamente all’inizio dell’estate, in particolare tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, e poi di nuovo a fine estate e all’inizio dell’autunno, tra settembre e novembre, quando fattori ambientali come la temperatura e la disponibilità dei nutrienti sono ottimali (12). La raccolta inizia con l’identificazione di aree specifiche all’interno del lago dove le concentrazioni di AFA sono elevate. Le concentrazioni desiderate variano tra il 5-7% di solidi. I raccoglitori utilizzano tipicamente imbarcazioni specializzate dotate di reti a maglia fine o altri sistemi di filtraggio non invasivi per raccogliere delicatamente l’ AFA dalla superficie del lago (7).

Una volta raccolta, la biomassa AFA viene trasportata agli impianti di lavorazione vicino al lago. Nella fase di lavorazione, gli AFA raccolti vengono sottoposti a meticolosi processi di pulizia per rimuovere eventuali impurità o detriti, garantendo la purezza del prodotto finale. Successivamente, l’ AFA viene disidratato in un processo in due fasi: in primo luogo, la maggior parte dell’acqua viene rimossa tramite un processo di centrifugazione non specifico e, successivamente, viene accuratamente essiccato, spesso utilizzando metodi come l’essiccazione all’aria o l’essiccazione a bassa temperatura per preservare il suo profilo nutrizionale (7). È in questo momento che si concentrano i composti AFA-ficocianina e feniletilammina di alto valore.

La ficocianina di alta qualità viene concentrata attraverso un processo di centrifugazione e filtraggio a base d’acqua (brevetto: EP2032122A2); mentre la PEA e le molecole sinergiche, come le micosporine aminoacidi-simili (MAAs), vengono concentrati tramite ultrafiltrazione dell’acqua (Brevetto: EP2046354B1). La biomassa e gli estratti AFA ottenuti vengono poi comunemente trasformati in varie forme di facile consumo, come polveri, capsule o compresse, rendendoli adatti all’uso come integratore alimentare (12).

PROPRIETÀ DELLA CRESCITA SELVATICA

L’AFA mostra una crescita e una fioritura prolifiche nel lago Klamath grazie a una combinazione di fattori ecologici specifici che creano un ambiente ottimale per la sua fiorente popolazione. Il lago Klamath misura circa 52 x 12 km con una superficie di circa 250 km 2 (16). Tuttavia, è un lago abbastanza poco profondo, con una profondità media di 2,4 m. Situato ad un’altitudine di 1300 m, il Lago Klamath è delimitato dalle Cascade Mountains a ovest e si trova adiacente ad un’area desertica, il Great Basin, a est (7, 16).

 Inoltre, le acque incontaminate del lago Klamath ospitano numerose specie animali diverse, dai comuni pesci ventosa ai pellicani e alle aquile calve. Attualmente, il bacino di Klamath funge da principale destinazione di svernamento per il più consistente raduno di aquile calve nei 48 stati contigui. Inoltre, funge da più grande area di sosta per gli uccelli acquatici lungo la rotta del Pacifico (7).

Il lago Klamath è costantemente testimone ogni anno di numerose fioriture di AFA, attribuite principalmente alle sue origini geologiche come bacino vulcanico (17). La storia geologica del lago risale a 7.700 anni fa, all’eruzione del monte Mazama, che lasciò notevoli sedimenti minerali sul fondo del lago. In seguito all’esplosione, si è formato il cratere del Monte Mazama, ora noto come Crater Lake, che continua a fornire acqua al Lago Klamath (7). La composizione ricca di minerali del lago Klamath, inclusi elementi come ferro, magnesio, manganese, molibdeno, boro e zinco, è un fattore fondamentale che contribuisce alla formazione delle fioriture di AFA (18).

Questi minerali svolgono un ruolo vitale nel supportare le attività biologiche dell’AFA; ad esempio, il molibdeno è fondamentale per lo sviluppo e il funzionamento dell’enzima nitrogenasi specifico delle eterocisti, essenziale per la capacità di fissazione dell’azoto degli AFA (19).

I tre nutrienti più importanti per la crescita dell’AFA , tuttavia, sono le fonti di carbonio, azoto e fosforo (18). Il primo è fornito dal lago stesso a causa della presenza di sorgenti di metano attraverso il lago e, ovviamente, della materia organica in decomposizione. Si prevede che il carbonio costituisca circa il 50% della biomassa totale dell’AFA (20).

Il consumo di CO2 disciolta da parte dell’AFA si riflette anche nell’aumento del pH del lago da circa 7,5 all’inizio della fioritura a circa 9-10 verso la fine (18). È noto che la CO2 + acqua forma acido carbonico, abbassando così il pH complessivo. La sua rimozione, quindi, porta al contrario. La disponibilità di azoto, invece, non è un vero problema quando si tratta della formazione di fioriture di AFA poiché il cianobatterio possiede la capacità di fissare l’azoto direttamente dall’aria e convertirlo in forme biodisponibili, come nitrati o nitriti (21). Questa capacità ne favorisce la crescita rispetto ad altri organismi, che non possono (vedi sotto), permettendogli di dominare completamente il lago in condizioni di basso azoto (22).

Tuttavia, la fissazione dell’azoto è costosa, da un punto di vista energetico, e la biodisponibilità di nitrati/nitriti/ammoniaca ne aumenta sicuramente il tasso di crescita complessivo (23). Quest’ultimo nutriente, il fosforo, è molto probabilmente il fattore determinante alla base della quantità e della frequenza delle fioriture di AFA , poiché senza di esso non sarebbe in grado di crescere. Non sorprende che si verifichi un aumento dei livelli di azoto e fosforo in primavera, subito prima che l’AFA inizi a fiorire (17, 18).

Un’altra ragione fondamentale per la formazione delle fioriture AFA è che il lago Klamath riceve 300 giorni di sole all’anno, un fattore chiave per la crescita di un organismo fotosintetico (7). Gli AFA possiedono effettivamente la capacità di controllare la propria galleggiabilità e l’altezza all’interno della colonna d’acqua generando vescicole gorgoglianti che gli permettono di galleggiare su e giù (24). La conseguenza è che ogni cella è in grado di ottimizzare la quantità di luce necessaria.

Inoltre, il lago Klamath offre anche temperature ottimali per la crescita e il ciclo di vita dell’AFA. Durante la fioritura, la temperatura dell’acqua varia dai 18 ai 25 ° C (18). Studi di laboratorio hanno rilevato che le temperature ottimali di crescita dell’AFA variano tra 20-28 ° C , con un tasso di crescita più rapido osservato tra 25-28 ° C (25). Inoltre, gli akiniti dell’AFA sono in grado di sopravvivere nei sedimenti del lago durante l’inverno, che può vedere il lago Upper Klamath congelarsi (26).

CONTAMINAZIONE E TOSSICITÀ

La presenza di M. aeruginosa all’interno del lago ha avuto un forte impatto sull’attività di raccolta dell’AFA Klamath , soprattutto dopo che il governo dell’Oregon ha introdotto il limite di 1 μg di microcistine per grammo di cianobatteri (7).

Le microcistine sono potenti peptidi ciclici che, se consumati in quantità elevate, interrompono la sintesi proteica all’interno delle cellule epatiche, portando alla morte cellulare e, potenzialmente, all’insufficienza d’organo (27). Di conseguenza, le epidemie di microcistina del lago Klamath hanno innescato avvisi di sanità pubblica, mettendo in guardia contro il contatto e il consumo di acqua.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito un valore guida suggerito per l’acqua potabile pari a 1 μg/L (28). Allo stesso modo, a causa della possibile contaminazione di queste tossine all’interno delle fioriture di AFA, il governo dell’Oregon ha imposto un limite incredibilmente severo di 1 μg/g di microcistine negli integratori Klamath AFA (29).

Di conseguenza, il controllo di qualità delle fioriture di AFA per la presenza di microcistina è diventato una preoccupazione importante. Ciò non solo ha indotto le aziende di raccolta a rinunciare a qualsiasi raccolto di AFA durante la presenza di M. aeruginosa, ma ha anche portato a testare la biomassa AFA con microcistina durante tutte le fasi di raccolta e lavorazione. Ciò ha aumentato i costi complessivi e qualsiasi test sulla biomassa superiore a 1 μg/g è, per la maggior parte, inutilizzabile (12).

Inoltre, la contaminazione da microcistina e la preoccupazione pubblica ad essa associata hanno avuto un impatto anche sulla reputazione dei prodotti a base di AFA . Diversi studi hanno infatti messo in dubbio la sicurezza degli integratori alimentari AFA, sulla base di questo requisito di 1 μg/g (30, 31). Tuttavia, esistono numerosi dati che dimostrano che la soglia imposta è sbagliata e dovrebbe essere rivista.

Il governo dell’Oregon ha deciso questo limite traducendo direttamente il limite dell’OMS (1 μg/L) di microcistina nell’acqua potabile nella biomassa Klamath AFA. Come sottolineato in un recente articolo, ci sono profondi difetti sia in questa decisione, sia nello standard dell’OMS (29). In primo luogo, il limite dell’OMS è troppo severo in quanto si basa sullo studio di Fawell et al. che ha esaminato la tossicità (danno epatico) delle microcistine purificate nei topi tramite somministrazione mediante sonda gastrica (32). La metodologia impiegata non è rappresentativa dell’esposizione umana nel mondo reale a queste cianotossine.

Inoltre, le microcistine purificate non si trovano in natura. Inoltre, il modello della sonda gastrica aggira la complessa interazione tra le microcistine e le barriere protettive del sistema digestivo (29). Mentre la sonda gastrica trasporta la tossina direttamente al tratto gastrointestinale, bypassa la disgregazione enzimatica e acida iniziale nello stomaco, sovrastimando potenzialmente la biodisponibilità e la successiva epatotossicità osservata in scenari reali, come quello delle fioriture naturali di cianobatteri (29).

Gli acidi dello stomaco e gli enzimi intestinali inattivano le tossine, riducendone quasi completamente la potenza (33). Sfortunatamente, la maggior parte degli studi sugli animali sulla tossicità della microcistina sono stati condotti attraverso la sonda gastrica o l’iniezione intraperitoneale e pochissimi studi riproducono la normale ingestione orale. Gli studi che confrontano la somministrazione orale e intraperitoneale di microcistine mostrano differenze sostanziali nella tossicità (32, 33).

Ad esempio, gli altri due studi presi in considerazione dal panel dell’OMS, entrambi condotti tramite normale ingestione, hanno generato, per un essere umano di 60 kg, un limite cronico di sicurezza rispettivamente di 45 μg /giorno e 8,4 μg/giorno (34 , 35). L’EPA, infatti, raccomanda, per il consumo di acqua, un limite di sicurezza di 8 μg/L (36).

Ciò richiede un’interpretazione cauta della ricerca correlata alla microcistina. Esagerare i rischi epatotossici basandosi esclusivamente su studi per via endovenosa potrebbe creare inutili paure nel pubblico e potenzialmente indirizzare in modo errato risorse preziose. È anche importante notare che è stato condotto un solo studio sugli animali per indagare la potenziale tossicità delle microcistine nella biomassa AFA Klamath: ai topi è stata somministrata una dieta di biomassa di cellule intere AFA contenente 333 μg/g di microcistine per una durata di sei mesi.

Valutazioni successive hanno rivelato condizioni di salute ottimali, compresa la salute del fegato. I ricercatori, dopo aver implementato tutte le soglie di sicurezza pertinenti, hanno dedotto che un’assunzione giornaliera di 10 μg/g di microcistine provenienti da integratori di cianobatteri AFA sarebbe considerata sicura per un individuo di peso di 60 kg (28). Infine , cosa importante, non è mai stata segnalata alcuna tossicità umana, anche se questa biomassa è stata consumata per decenni.

PROPRIETÀ NUTRACEUTICHE

In virtù del suo ambiente ecologico unico, la Klamath AFA raccolta in natura emerge come una fonte di cibo eccezionalmente densa di nutrienti, superando molti altri alimenti e supercibi in termini di assoluta ricchezza nutrizionale (12).

Il suo straordinario profilo nutrizionale comprende tutte le 14 vitamine essenziali, con elevate concentrazioni di caroteni pro-vitamina A, livelli sostanziali di vitamine del gruppo B, cruciali per la regolazione dell’omocisteina, e vitamina K, fondamentale per la salute delle ossa, il benessere dentale e la coagulazione del sangue (12 , 13). Klamath AFA si distingue per un contenuto minerale di 73 minerali e oligoelementi, tra cui notevoli quantità di ferro, fluoro naturale e vanadio, essenziali per il metabolismo dell’insulina e per contrastare la sindrome metabolica (12). Inoltre, costituisce una notevole fonte di acidi grassi Omega-3, con un’elevata quantità di acido alfa-linoleico (13). Vanta una vasta gamma di carotenoidi, tra cui importanti xantofille come luteina, cantaxantina e licopene (12). Recenti rivelazioni evidenziano la ricchezza di polifenoli di Klamath AFA, caratterizzato da un vasto e potente assortimento di molecole nutraceutiche, tra cui un’elevata quantità di clorofilla (12, 13, 37).

C-FICOCIANINA E FICOERITROCIANINA

Le eccezionali proprietà antinfiammatorie e antiossidanti associate agli integratori a base di AFA e cianobatteri derivano prevalentemente dalla complessa composizione di pigmenti, in particolare clorofilla, C-ficocianina (C-PC) e ficoeritrocianina (PEC) (38). Nonostante costituisca circa il 4% della biomassa totale dell’AFA e ne influenzi il gusto, la clorofilla si rivela utile nel ridurre l’infiammazione, favorire la perdita di peso e prevenire il cancro (12, 39). Nel regno dei cianobatteri, l’AFA , proprio come la Spirulina, comprende sia la C-ficocianina (C-PC) che l’alloficocianina (AP).

Sebbene uno studio del 2004 suggerisca che il contenuto di ficocianina degli AFA sia pari al 15% della biomassa totale, stime recenti propongono un intervallo compreso tra il 6 e il 10% (14). L’efficacia terapeutica delle C-PC è attribuita al loro cromoforo bioattivo, le ficocianobiline (PCB) (40) . Studi sugli animali dimostrano l’efficacia del C- PC nel ridurre l’edema in vivo indotto da fattori ossidanti e nell’inibire l’ossidazione dei lipidi epatici causata da sostanze chimiche epatotossiche (41). Essendo potenti agenti antinfiammatori, i C-PC inibiscono molecole come NO e, in particolare, COX-2, fungendo da inibitori selettivi della COX-2 senza gli effetti collaterali osservati nei comuni FANS (12, 42).

Il loro antagonismo reversibile sulle piastrine preserva la sopravvivenza delle piastrine (43). Inoltre, approfonditi studi in vitro convalidano il potenziale del C-PC nell’inibire la proliferazione delle cellule tumorali attraverso varie linee cellulari tumorali (44). Una revisione completa afferma il loro ruolo nel trattamento del cancro, influenzando l’arresto del ciclo cellulare, attivando percorsi apoptotici e modulando le molecole che promuovono e combattono il cancro (45, 46). I diversi effetti del C-PC si estendono al miglioramento cardiovascolare, alla guarigione delle ferite e al potenziamento immunitario, inclusa la normalizzazione dei livelli di colesterolo, l’inibizione dell’aggregazione piastrinica, i ruoli cardioprotettivi, l’attività fibrinolitica, la stimolazione del rilascio di fibroblasti per la guarigione delle ferite e il supporto del sistema immunitario (Fig. 7) (12, 43).

L’AFA, a differenza della Spirulina, esprime anche il pigmento ficoeritrocianina (PEC) che raccoglie la luce all’interno del suo ficobilisoma. PEC mostra un attacco cromoforico unico rispetto a C-PC, un cromoforo di ficoviolobilina (colore viola) invece di una ficocianobilina (colore blu) (47, 48). Più specificamente, sia C-PC che PEC sono entrambe proteine eterodimeriche costituite da monomeri costituiti da due subunità distinte, α e β. Ciascun monomero αβ lega tipicamente tre cromofori.

Nel caso di C-PC ogni monomero αβ lega tre ficocianobiline, mentre per PEC lega due ficocianobiline e una ficoviolobilina (47-49). È importante sottolineare che le esatte proprietà nutraceutiche della ficoviolobilina devono ancora essere studiate. Fondamentalmente, l’estratto di ficocianina Klamath AFA, noto come AphaMax®, combina sia C-PC che PEC, poiché la metodologia di estrazione industriale utilizzata non può distinguere tra i due a causa della loro somiglianza generale (42). Recenti ricerche hanno dimostrato che l’estratto di AFA-ficocianina, AphaMax®, mostra risposte antiossidanti e antinfiammatorie superiori rispetto ai C-PC della Spirulina, suggerendo potenzialmente che l’attività dell’AFA C-PC è potenziata dalla PEC (12, 14). Ad esempio, studi approfonditi in vitro sull’ossidazione dei lipidi mostrano la capacità di AphaMax® di ottenere un’inibizione del 50% della malonildialdeide (MDA), un sottoprodotto tardivo della perossidazione lipidica, con un dosaggio 75 volte inferiore rispetto ai PC della Spirulina (0,14 nM contro 11,35 μM ) e un’inibizione del 90% 200 volte inferiore (1 μM contro 200 μM) (14). In termini di infiammazione, uno studio in vitro inedito sull’attività dell’enzima COX- 2 inibizione, rivela che, ai dosaggi di assunzione umana (250 mg), AphaMax® inibisce l’attività della COX-2 del 65%, mentre la Spirulina C-PC del 40%. Nel complesso, esiste una chiara necessità di studiare le proprietà nutraceutiche della PEC per valutare meglio il potenziale impatto nutraceutico di AphaMax®.

Numerosi altri studi hanno inoltre evidenziato le proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antitumorali di AphaMax® . AphaMax® ha il valore più alto di capacità di assorbimento dei radicali dell’ossigeno (ORAC) tra tutte le molecole purificate, circa 300 volte superiore anche a quello della quercetina e dell’epigallocatechina (14, 43).

Studi comparativi mostrano che mentre la quercetina, a 10 μM, riduce il danno eritrocitario causato dall’acido benzoico del 25%, AphaMax® a 100 nM produce una riduzione del 95% contro il cloruro di rame , un blando agente ossidante come l’acido benzoico (50). Inoltre, va notato che i test ORAC hanno una capacità limitata di valutare l’intero spettro degli antiossidanti. Tuttavia, uno studio in vivo sull’uomo ha dimostrato che la somministrazione di AphaMax® a lungo termine riduce significativamente i livelli di MDA, con una riduzione media del 37% entro 1-2 mesi (43).

In termini di cancro, uno studio che ha testato l’efficacia di AphaMax® nell’inibire le cellule tumorali della prostata e della tiroide, ha dimostrato la capacità dell’estratto AFA PC & PEC di inibire il 95% della crescita delle cellule tumorali con soli 100 nM (51). In confronto, la quercetina e l’acido gallico hanno inibito la proliferazione delle cellule di cancro al seno umano MCF-7 solo del 66% circa ad una concentrazione di 500 μM , una concentrazione circa 5000 volte superiore a quella di AphaMax® (52).

Allo stesso modo, alla stessa concentrazione di AFA (100nM), il cannabinoide JWH-33, noto per le sue potenti proprietà antitumorali, ha inibito la proliferazione delle cellule tumorali del polmone di circa il 75%, rispetto all’inibizione fino al 98% ottenuta da AphaMax®. Questa distinzione è significativa, poiché raggiungere livelli di inibizione più elevati è particolarmente impegnativo: JWH-33 raggiunge un tasso di inibizione paragonabile al 95-98% degli AFA-PC, ma richiede una concentrazione 1000 volte superiore – 100 μM (53). In termini di infiammazione, uno studio del 2006 ha studiato gli effetti di AphaMax® nei topi.

Nell’esperimento, un gruppo di topi ha ricevuto un’iniezione di capsaicina direttamente nello stomaco, provocando un marcato aumento dell’infiammazione, misurato mediante stravaso di Evans Blue. In un secondo gruppo, il pretrattamento con estratto di AFA-PC ha inibito significativamente l’infiammazione, con una riduzione di circa il 95%. Un ulteriore test che prevedeva l’iniezione di capsaicina nel tratto urinario ha prodotto un’inibizione superiore al 100% dell’infiammazione urinaria (54) (Fig. 3). Questo risultato dimostra non solo le potenti proprietà antinfiammatorie di AphaMax® ma anche la loro efficacia a livello sistemico dopo aver attraversato il tratto gastrointestinale (54).

AphaMax® ha dimostrato anche l’efficacia come agente terapeutico dermatologico in uno studio clinico condotto su soggetti umani (55). Questo studio ha incluso 10 pazienti con diagnosi di psoriasi a vari stadi, che in precedenza non avevano mostrato alcun miglioramento con trattamenti standard o biologici. Ai partecipanti sono state somministrate tre dosi di un prodotto AphaMax® al giorno per un periodo di tre mesi.

 La valutazione post-trattamento ha rivelato una remissione sostanziale nel 90% dei partecipanti (9 su 10), mentre il restante individuo ha mostrato un significativo miglioramento sintomatico (55). Inoltre, l’impatto farmacologico di AphaMax® è stato valutato in un modello sperimentale di colite indotta dall’acido 2,4-dinitrobenzensolfonico (DNBS) nei ratti (56). Sono stati somministrati dosaggi diversi di AphaMax® (20, 50 o 100 mg/kg/giorno). I risultati hanno indicato una notevole riduzione del danno istologico al colon .

Inoltre, si è verificata una diminuzione dell’attività della mieloperossidasi, un’inibizione dell’attivazione di NF-kB e una ridotta espressione dell’ossido nitrico sintasi inducibile e della COX-2. Questi cambiamenti suggeriscono un miglioramento della risposta immunitaria aberrante associata all’infiammazione del colon. Inoltre, il trattamento ha portato a una diminuzione dell’espressione delle interleuchine infiammatorie IL-1β e IL-6. Infine, AphaMax® ha mostrato proprietà antiossidanti, evidenziate da livelli ridotti di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e nitriti (56).

β-FENILETALAMMINA

Una caratteristica distintiva dell’AFA è la sua capacità di produrre il composto fenolico endogeno β-feniletalammina (PEA), distinguendolo da altre microalghe e cianobatteri. La PEA si distingue per il suo ruolo nella neurotrasmissione, unito a proprietà energizzanti, ansiolitiche, antidepressive e soppressori della fame (12).

Questo composto fenolico viene prodotto in particolare durante l’esercizio e le esperienze di “amore”. È un agonista di un recettore ampiamente diffuso nell’organismo, noto come recettore associato alle ammine in tracce (hTAAR) (57). Questo si trova nell’intestino, sulle cellule immunitarie e nelle sinapsi neuronali. La sua attivazione nel cervello, ad esempio, è associata al rilascio e all’inibizione della ricaptazione di amine biogene come norepinefrina, dopamina e serotonina.

Il conseguente aumento delle concentrazioni di catecolamine può portare a livelli elevati di endorfine, rendendo la PEA un antidolorifico naturale indiretto, e ad un aumento del testosterone, contribuendo ad aumentare la libido. In particolare, la PEA mostra effetti rapidi e profondi sulla chiarezza mentale e sulla prontezza senza effetti collaterali o tolleranza (57).

Tuttavia, la sfida sta nella rapida degradazione del PEA purificato una volta ingerito: è risaputo che le monoammine vengono rapidamente degradate dagli enzimi MAO-B già nell’intestino. Per questo motivo è stato sviluppato un estratto che concentra la PEA insieme a inibitori selettivi delle MAO-B, vale a dire AFA- ficocianine , aminoacidi simili alle micosporine (MAA) e fitocromo C.

Questo estratto è noto come Klamin® (58). Le tre molecole sono le più potenti tra tutte le sostanze naturali e soprattutto sono inibitori reversibili, bloccando l’attività MAO-B solo temporaneamente, senza quindi produrre effetti collaterali. Questa combinazione facilita l’assorbimento di una porzione significativa di PEA attraverso l’intestino e la barriera ematoencefalica (15).

La caratteristica cruciale della PEA risiede nella promozione della rigenerazione del tessuto cerebrale , poiché è in grado di stimolare la produzione di eritropoietina (EPO) e del suo recettore (EPOR). L’eritropoietina endogena (EPO) nel cervello agisce come un regolatore fondamentale delle cellule staminali neurali, che sono totipotenti e fondamentali per la generazione di tutti i tessuti neurali e dei neurotrasmettitori (59) .

Ciò posiziona l’EPO come un fattore cruciale nella potenziale riparazione e rigenerazione dei tessuti del cervello e del sistema nervoso. In particolare, i cambiamenti osservati si estendono oltre le semplici alterazioni funzionali nella dinamica dell’EPO. Esistono prove di cambiamenti strutturali del cervello, in particolare un aumento dei recettori dell’EPO (59). Questo aumento suggerisce non solo una modificazione funzionale ma anche una trasformazione fisica e una rigenerazione degli stessi tessuti cerebrali.

Tali risultati hanno implicazioni significative per una serie di condizioni neurodegenerative, tra cui la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). L’aumento dell’attività dell’EPO e dell’espressione dei recettori potrebbero potenzialmente offrire nuove strade per interventi terapeutici volti a mitigare la progressione di queste malattie, sottolineando il ruolo dell’EPO nei meccanismi di riparazione e rigenerazione neurale (12).

Uno studio ha esaminato specificamente gli effetti di Klamin® sui livelli cerebrali di EPO (58). Due gruppi di topi, uno affetto da senescenza accelerata (AS) e uno no (A), sono stati valutati sulla capacità di apprendimento tramite il Morris Test. Dopo la somministrazione di Klamin® (100 mg/kg di peso corporeo), i topi AS sono stati in grado di completare il test 15 s più velocemente del normale, da 25 s a 10 s. Il gruppo normale di topi (A), invece, ha ridotto il tempo per completare il test di 4 s, da 9 s a soli 5 secondi (58). Successivamente è stato analizzato il cervello dei topi e sono stati riscontrati i seguenti risultati: a) una forte diminuzione dell’ossidazione cerebrale (meno MDA) e un aumento degli antiossidanti cerebrali (tioli); b) un forte aumento dell’eritropoietina cerebrale (EPO) (+500%), nonché dei recettori dell’EPO (+300%) (58) . Questa capacità di moderare e mobilizzare le cellule staminali è stata già riscontrata in uno studio di Jensen et al., dove è stato dimostrato che un estratto di AFA aumenta il rilascio di cellule staminali dal midollo osseo, innescando la mobilitazione delle cellule CD34+ CD133+ e CD34+ CD133− in vivo, associato alla riparazione del sistema nervoso centrale, del cuore e di altri tessuti (60).

L’estratto AFA PEA, grazie alla sua capacità di aumentare i livelli di catecolamine cerebrali, è stato studiato anche per il suo impatto sulla salute mentale, tra cui depressione, ansia, ADHD e autismo. La ricerca indica miglioramenti significativi nella depressione, nell’ansia, nell’autostima e nel benessere generale negli individui depressi, inclusa la post-menopausa e la depressione indotta dal cancro (12).

In uno studio condotto dal Dipartimento di Ginecologia dell’Ospedale Universitario di Modena in Italia, è stato condotto uno studio che ha coinvolto 40 donne in menopausa, divise in due gruppi: 20 hanno ricevuto Klamin® e 20 in un gruppo di controllo con placebo. Questi partecipanti sono stati selezionati in base alla manifestazione dei tipici sintomi psicosomatici associati alla menopausa (61). Al gruppo di intervento è stata somministrata una dose giornaliera di 1 grammo di Klamin® per una durata di due mesi. La valutazione post-trattamento utilizzando specifiche scale psichiatriche, vale a dire la scala Kellner-Sheffield e la scala di autovalutazione Zung, ha rivelato un miglioramento statisticamente significativo nei livelli di depressione, ansia e autostima tra le donne che hanno ricevuto Klamin® (61, 62).

Inoltre, Klamin® ha dimostrato di avere importanti effetti benefici sull’umore e sul benessere dei pazienti malati terminali. Presso il Centro Oncologico di Ovada (Italia), 18 malati terminali di cancro, in cura solo con cure palliative, hanno assunto circa 1 g di Klamin® per 2 mesi (63). Miglioramenti statisticamente significativi sono stati osservati nelle aree di ansia, stanchezza e depressione, confermando che Klamin® è in grado di riequilibrare anche stati apparentemente conflittuali come ansia e depressione e di sostenere la capacità dell’organismo di produrre energia (63).

Allo stesso modo Klamin® ha avuto un effetto positivo anche sui bambini con ADHD. Uno studio recente ha esaminato 30 bambini con diagnosi di ADHD e l’impatto associato della somministrazione di Klamin® a dosaggi compresi tra 0,25 e 1,20 g (a seconda del peso). I miglioramenti osservati sono stati notevoli e le aree interessate sono state le seguenti: 1) le condizioni generali del bambino; 2) i livelli di attenzione e iperattività; 3) nelle funzioni esecutive; 4) nella rapidità e precisione (64). I ricercatori hanno anche riscontrato miglioramenti significativi nel 25% dei bambini che presentavano anche sintomi autistici (63).

Inoltre, è stato dimostrato che Klamin® ha un impatto positivo sulle malattie neurodegenerative, molto probabilmente a causa del suo effetto sui livelli cerebrali di EPO (12). L’omeostasi della proliferazione delle cellule staminali neurali ha implicazioni per il miglioramento della memoria e la riduzione delle placche di beta-amiloide associate a malattie neurodegenerative , come l’Alzheimer. Un recente studio sull’Alzheimer di Nuzzo et al. ha dimostrato la capacità del Klamin® di prevenire l’accumulo della sostanza beta-amiloide, inattivandone la tossicità (65). In questo studio, abbiamo somministrato l’agente ossidante tert-butil idroperossido (TBH) nei mitocondri delle cellule neuronali vive.

Questo intervento ha comportato un marcato aumento della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) all’interno delle cellule, rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, l’introduzione simultanea di 0,8 μg di Klamin® insieme a TBH ha inibito efficacemente la sovrapproduzione di ROS indotta da TBH nei mitocondri (65). Inoltre, lo studio ha esplorato le implicazioni di Klamin® nel contesto della malattia di Alzheimer, in particolare la sua interazione con la beta-amiloide, una sostanza strettamente associata alla patogenesi della malattia. Le colture neuronali umane sono state stimolate a produrre beta-amiloide ed è stato osservato l’effetto dell’aggiunta di Klamin®.

Sorprendentemente, la presenza di Klamin® ha portato ad una riduzione del 63% nella produzione di beta-amiloide rispetto al gruppo di controllo (65). Inoltre, gli aggregati di beta-amiloide che si formavano ancora in presenza di Klamin® erano di dimensioni significativamente più piccole e presentavano una sostanziale perdita di tossicità. Questo risultato è particolarmente significativo dato il ruolo degli aggregati beta-amiloide nella progressione della malattia di Alzheimer (65).

Il Klamin® é stato testato anche sull’obesità e sugli squilibri metabolici ad essa associati, che sono stati collegati a condizioni neurodegenerative, compreso il morbo di Alzheimer. Per indagare su questo collegamento, è stato condotto uno studio sui topi utilizzando KlamExtra ®, un nuovo prodotto che combina gli estratti Klamin® e AphaMax® (66). I topi sono stati divisi in tre gruppi: un gruppo è stato alimentato con una dieta standard (gruppo magro), un altro ha ricevuto una dieta ricca di grassi (HFD) e il terzo gruppo ha ricevuto una dieta ricca di grassi integrata con il prodotto AFA (HFD + AFA) per una durata di 28 settimane.

Lo studio si è concentrato su diversi aspetti chiave: parametri metabolici, resistenza all’insulina cerebrale, espressione di biomarcatori di apoptosi (morte cellulare), modulazione degli astrociti e marcatori di attivazione della microglia (componenti chiave dell’infiammazione cerebrale) e accumulo di placche di beta-amiloide, che sono caratteristici della malattia di Alzheimer (Fig. 6) (66). Questi fattori sono stati analizzati e confrontati nei cervelli dei diversi gruppi di topi. I risultati hanno indicato che il prodotto AFA, KlamExtra ®, ha mitigato gli effetti neurodegenerativi indotti dalla dieta ricca di grassi. Ciò includeva una riduzione della resistenza all’insulina e una diminuzione della perdita neuronale. Inoltre, è stato scoperto che l’integrazione di AFA migliora l’espressione delle proteine sinaptiche e riduce significativamente l’attivazione degli astrociti e della microglia, una risposta tipica allo stress indotto da una dieta ricca di grassi. Inoltre, anche l’accumulo di placche di beta-amiloide, spesso associato al morbo di Alzheimer, era ridotto nei topi trattati con l’integratore di AFA (66). Questi risultati suggeriscono che KlamExtra ® ha potenziali effetti terapeutici nell’affrontare la neurodegenerazione legata all’obesità e alle disfunzioni metaboliche.

Infine, verso l’inizio del secolo, fu dimostrato che la PEA possiede proprietà di potenziamento immunitario. nel loro studio del 2000, Jensen et al. hanno scoperto che il consumo di 1,5 g di biomassa AFA porta ad un ampio miglioramento della sorveglianza immunitaria, senza stimolare direttamente il sistema immunitario (67). Questo miglioramento è caratterizzato da un rapido aumento del movimento delle cellule immunitarie, come monociti e linfociti, dai tessuti corporei al flusso sanguigno.

Nello specifico, vi è una notevole mobilitazione di cellule T CD3+, CD4+, CD8+ e cellule B CD19+. In particolare, gli individui che consumano regolarmente biomassa AFA mostrano un aumento del 40% nel reclutamento delle cellule natural killer (NK) entro 4-6 ore dall’ingestione (67). Lo studio attribuisce questa modulazione immunitaria a vari composti a basso peso molecolare presenti nei cianobatteri AFA, tra cui probabilmente la PEA è un contributore chiave.

La PEA agisce come un agonista del TAAR, che si trova sui monociti, sulle cellule B, sulle cellule T e sulle cellule NK. Si ritiene che la stimolazione di queste cellule da parte della PEA sia un fattore cruciale nella loro mobilizzazione e nel conseguente miglioramento della sorveglianza immunitaria osservato in seguito all’ingestione di biomassa AFA (68).

CONCLUSIONE

Microalga Aphanizomenon flos-aquae, proveniente da Klamath Lake, Oregon, è un esempio di eccellenza nutrizionale e rilevanza industriale nel settore degli integratori sanitari. Questo cianobatterio raccolto in natura, che prospera nell’esclusivo ecosistema vulcanico del lago, vanta un ricco profilo nutrizionale, che va da un alto contenuto proteico, fino al 70%, a un’elevata concentrazione di PUFA Omega-3. Il valore nutraceutico dell’AFA è sintetizzato dai suoi estratti specializzati , AphaMax® e Klamin®. AphaMax® è arricchito con C-PC e PEC e conferisce notevoli benefici antinfiammatori, grazie alla sua capacità di inibire in modo reversibile l’enzima infiammatorio COX-2, oltre ad avere importanti proprietà antiossidanti, antitumorali e dermatologiche.

D’altra parte, Klamin®, contenente β-feniletilammina (PEA), ha mostrato un potenziale significativo nel miglioramento della salute mentale. È particolarmente efficace nell’alleviare i sintomi della depressione e dell’ansia, come dimostrato nelle donne in post-menopausa e nei pazienti affetti da cancro, grazie alla capacità della PEA di aumentare le concentrazioni di catecolamine cerebrali. Inoltre, i suoi risultati promettenti nella gestione dell’ADHD e il suo potenziale nel trattamento di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer sottolineano ulteriormente la sua versatilità terapeutica. In conclusione, l’AFA di Klamath Lake emerge come un concentrato di benefici per la salute, soprattutto attraverso i suoi estratti AphaMax® e Klamin®. Il suo impressionante profilo nutrizionale e le proprietà benefiche dei suoi estratti consolidano la sua posizione come componente inestimabile nel regno degli integratori alimentari.

Articolo redatto da:  Stefano Scoglio 1 & Gabriel Dylan Scoglio,  Centro di Ricerche Nutriterapiche, Urbino, Italia, 61029. Dipartimento di Biologia Strutturale e Molecolare, University College London, Gower Street, Londra, Regno Unito, WC1E 6BT.

Riferimenti: clicca qui

L’uso del Noni è particolarmente indicato per sostenere momenti particolarmente faticosi associati allo stress, migliorare la concentrazione e il tono dell’umore.

Il noni fa parte dei superfrutti. Si tratta di una pianta esotica, la Morinda citrifolia L. (Famiglia: Rubiaceae), anche nota come gelso indiano. È un piccolo albero sempreverde, ampiamente diffuso in tutto il Pacifico, e rappresenta una delle più importanti piante medicinali tradizionali polinesiane. La sua popolarità è dovuta al frutto dal quale si ottiene per spremitura un succo, a cui vengono ascritte numerose proprietà (1). Inoltre, nelle preparazioni della medicina tradizionale polinesiana, sono impiegati anche foglie, fiori, corteccia e radici (1).

Il Noni viene impiegato da diversi secoli per scopi alimentari. Le parti principalmente utilizzate in ambito culinario sono i frutti maturi (crudi e cotti), le foglie ed i semi arrostiti.

Cenni storici

Tradizionalmente nelle culture hawaiane e polinesiane la pianta era considerata sacra e veniva venerata perché fonte di vita. I guaritori indigeni kahuna, che utilizzavano erbe e piante autoctone, la chiamavano “albero della vita”, “pianta che uccide il dolore” e anche “albero del mal di testa”. Tutte le parti del Noni (corteccia, radici, foglie, fiori e frutti) sono state utilizzate in erboristeria per le loro proprietà medicinali.

La pianta del Noni è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute. Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra“.

Tradizionalmente i guaritori indigeni della Polinesia preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi le aziende che hanno avviato il business internazionale attorno al fenomeno Noni seguono l’antico e tradizionale metodo di fermentazione.

La Morinda Citrifolia, conosciuta nelle Isole del Sud Pacifico come Nonu e Nono, viene comunemente riferito come Noni. Il Nonu reca giovamento per la prevenzione e per l’autotutela del proprio benessere da un’ampia gamma di problemi riguardanti la salute.

I vantaggi diffusi del Nonu sono stati constatati per tutte le isole dei Caraibi e del Sud Pacifico e dappertutto in Cina. Durante la dinastia degli Han in Cina, duemila anni fa, esistevano documenti scritti per quanto riguarda i benefici del Nonu. La pianta del Nonu è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute.

Delle tantissime piante che crescono rigogliosamente in queste isole, la “madre” di tutte le piante curative è il Nonu, conosciuto come Noni in alcune delle altre isole. Sebbene il Nonu cresca dovunque nelle isole del Sud Pacifico, il Nonu di qualità superiore cresce meglio nella terra sommersa da cenere vulcanica altamente nutriente e che si trova nelle isole esotiche di Tonga, Figi, Tahiti, Marquesas, Cook, Salomone, Samoa e le Hawaii con il loro splendido clima lussureggiante ed acque incontaminate.

Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra”. Dai secoli dei miracoli nel mondo naturale alle accurate indagini nei laboratori scientifici, il Nonu ha prodotto risultati incredibili. Il Nonu contiene vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici, co-fattori e steroli di piante che si presentano ed appaiono in modo naturale. Inoltre, le foglie e le radici del Nonu contengono l’intero spettro degli aminoacidi rendendo tutti i prodotti che ne derivano una perfetta e completa fonte proteica.

PERCHÉ FUNZIONA TANTO BENE IL NONU?

Grazie al favorevole effetto sinergico di tutti questi potenti ingredienti naturali che lavorano insieme tra loro come una squadra od orchestra perfetta ed in armonia. Alcuni affermano che contiene l’alcaloide xeronina e il suo enzima necessario che è la proxeronase. Nessuno sa esattamente perché il Nonu offre tantissimi benefici in materia di salute. Il punto focale da ricordare è che il Nonu funziona. Ugualmente importante è l’approfondita ricerca scientifica che conferma l’efficacia e la sicurezza del Nonu.

I Kahunas o gli appassionati di medicina tradizionale usano questa pianta per una grande varietà di problemi di salute come il sollievo dal dolore, la sinusite, artrite, disturbi alla digestione, raffreddori, influenza, encefaliti (anche emicrania), infezioni varie, problemi mestruali, ferite, malattie cutanee, cardiopatia, diabete II e molte altri disfunzioni e malesseri.

L’albero del Nonu cresce dai 3 ai 6 metri in altezza. Le lucenti foglie venate sono verde scuro e ricche di clorofilla. I Kahunas spesso ammorbidivano le foglie sopra una fiamma all’aria aperta, le lasciavano raffreddare e le applicavano sulla pelle per curare i tumori o le infezioni.

I molteplici usi medicinali del Nonu divennero parte del folklore in quanto gli indigeni alludevano al Nonu come “l’albero della cefalea” e “l’albero antidolorifico”. I Kahunas erano talmente coronati dal successo nell’utilizzare questo dono della botanica che questa pianta era diventata la forma principale di medicina per i Polinesiani per più di 1.500 anni. Il Nonu era identificato e riconosciuto come “l’erba sacra” per il corpo rigenerante.

Questa saggezza curativa veniva trasportata di generazione in generazione. Nel diciannovesimo secolo, gli erboristi tradizionali delle isole del Sud Pacifico spesso facevano le loro ricerche insieme ad altri maestri e mentori per 15 o 20 anni di continuo. Per causa della lunga durata ed intensità di tirocinio e preparazione, il grado di preparazione medica ottenuto era considerato uguale a quello dei medici che provenivano da altre parti del mondo. Una volta completato il tirocinio e raggiunto un livello avanzato di competenza, veniva riconosciuto al “medico” il titolo di Kahuna, adottato generalmente per denominare i sacerdoti e professionisti. I medici Kahuna comprendevano erboristi (kahuna la’au lapa’au), chirurghi, ostetrici e massoterapisti.

Questi Kahunas conoscevano e rispettavano la natura ed “… erano esperti altamente specializzati con esperienza ed abilità considerevole nel campo della diagnosi fisica e della farmacologia”, secondo una relazione pubblicata nella Hawaii Medical Journal.

Comunque, non sono soltanto i maestri Kahuna che concordano circa il grande valore del Nonu. La Dottoressa Isabella Abbott, professore alla University of Hawaii affermava “… usatelo per il diabete, la pressione del sangue, i tumori e molte altre malattie”.

Il Nonu fa riserva di molteplici usi tradizionali che solamente adesso vengono confermati dalla scienza moderna.

Sono state condotte ricerche sul Nonu nelle istituzioni di primo piano in Francia, Paesi Bassi, Germania, Eire, Taiwan, Austria e Canada. Sono stati trascorse ore interminabili di sperimentazione alla University di Hawaii negli Stati Uniti. La ricerca sulla Morinda Citrifolia è stata anche eseguita nella prestigiosa National Academy of Sciences, il centro nazionale governativo per la ricerca nel campo delle scienze.

Le ricerche attuate nei paesi occidentali per quanto riguarda questa pianta straordinaria risalgono al 1950 quando la rivista scientifica Pacific Science ha osservato che il frutto del Nonu presentava delle proprietà antibatteriche contro M. Pirogeno, Ps. Aeruginosa e perfino il letale E. Coli.

Da quel momento la ricchezza d’informazione che sosteneva gli usi tradizionali ed i benefici salutari del Nonu è cresciuta tantissimo e tutto sembra confermare ciò di cui i Kahunas erano già a conoscenza da migliaia di anni.

Una sperimentazione approfondita ha mostrato le proprietà analgesiche (antidolorifiche) del Nonu. Ricerche ripetute da parte di esperti e documentate nella rivista Planta Medica (56(1990)430 4) ha reso manifesto che il Nonu reca tanto giovamento per i dolori.

La rivista Cancer Letter (73 (2-3) 1993, 161 6), aveva reso noto che la Keio University e la Institute of Biomedical Sciences in Giappone avevano rivendicato l’isolamento di un nuovo composto antrachinone da parte della Morinda Citrifolia chiamato damnacantale che provocava una morfologia normale ed una struttura citoscheletrica nelle cellule precancerose. In termini poveri, il Nonu ha invertito le cellule precancerose in normali cellule sane.

Ricerche significative sugli usi medicinali del Nonu sono state presentate durante l’ottantatreesimo, l’ottantaquattresimo e l’ottantacinquesimo convegno annuale della American Association for Cancer Research.

Una relazione di grande riferimento presentata nel 1992 all’ottantatreesimo convegno a San Diego in California e redatto nel “Proceeding of the American Association for Cancer Research” era la seguente: “L’Attività antitumorale della Morinda Citrifolia sul carcinoma polmonare di Lewis innestato per via intraperitoneale nei topi”. In questo studio, i topi da laboratorio sono stati impiantati con il carcinoma polmonare di Lewis, un tipo di tumore. Tutti i topi non curati sono morti entro 9/12 giorni a causa del tumore. I topi trattati con il Nonu vissero dal 105% al 123% più a lungo; circa il 40% di questi topi sono rimasti in vita per più di 50 giorni. Quest’indagine fu ripetuta per un numero illimitato di volte ed ogni volta il Nonu si manifestava a prolungare in modo significativo la vita dei topi malati contro quelli che non avevano avuto il Nonu.

Detto semplicemente, il Nonu può inibire la crescita tumorale.

I costituenti più importanti del Noni sono:

  • VITAMINE E MINERALI: il Noni è ricco di vitamina A e C, fondamentali per il nostro corpo, in quanto sono entrambe coinvolte in numerose attività biochimiche. In particolare, il succo è una buona fonte di vitamina C (o acido ascorbico), importante per il sistema immunitario e per l’azione antiossidante. Inoltre, il frutto di Noni contiene minerali come magnesio, ferro, potassio, selenio, zinco, calcio, sodio, rame e zolfo.
  • PROXERONINA E XERONINA: la proxeronina è un alcaloide e rappresenta un precursore della xeronina. Quest’ultima sostanza è implicata in un gran numero di processi biochimici e sembra prendere parte al metabolismo delle proteine. Inoltre, favorisce l’assorbimento a livello intestinale di minerali, aminoacidi e vitamine, assunti con l’alimentazione.
  • CUMARINE: sono sostanze naturali con funzioni anticoaugulanti, flebotoniche, antispasmodiche ed antibatteriche. La scopoletina è tra le principali cumarine presenti. Questa ha dimostrato di possedere un’attività epatoprotettiva ed un effetto adattogeno. La scopoletina protegge il sistema cardiocircolatorio, normalizza la pressione sanguigna, esercita un’azione antinfiammatoria ed antistaminica.
  • TERPENI E TERPENOIDI: i terpeni svolgono un’azione antiossidante contrastando i radicali liberi. Nel Noni sono presenti: l’eugenolo (antisettico e anestetico), il beta-carotene (precursore della vitamina A) e l’acido ursolico. I terpenoidi sono composti correlati ai terpeni e possiedono importanti proprietà antiossidanti.
  • POLISACCARIDI (ACIDO GLUCURONICO, ARABINOSIO, GALATTOSIO): sono polimeri costituiti da monosaccaridi che possono agire come immunostimolanti.
  • SEROTONINA: è un neurotrasmettitore che svolge a livello del sistema nervoso centrale un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del ritmo sonno-veglia, dello stimolo della fame e della termoregolazione. La serotonina influenza la percezione del dolore e stimola la biosintesi della melatonina. Infine, l’effetto sinergico di scopoletina, serotonina e xeronina è in grado di stabilizzare anche i valori della glicemia.
  • DAMNACANTALE: è un alcaloide che incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi e sembra avere un’azione inibitrice su alcune cellule pre-cancerogene.
  • ALTRE IMPORTANTI SOSTANZE FITOCHIMICHE CONTENUTE NEL NONI SONO: antiossidanti, acido deacetilasperulosidico, niacina (vitamina B3), caroteni, acido linoleico, acido caprilico e caproico, antrachinoni, flavonglicosidi, alcaloidi, beta-sitosterolo, flavonoidi, catechina, aminoacidi, proteine, carboidrati, fibre, fruttosio.

Tutti questi elementi aiutano a migliorare e potenziare le prestazioni del nostro sistema immunitario ed inoltre c’è da considerare che conferiscono molte altre proprietà come ad esempio di tipo analgesico, sedativo e antinfiammatorio.

Gli studi indicano che il Nonu è utile per una miriade di condizioni:

  • Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.
  • Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate. Poiché il Nonu sembra operare a livello cellulare di base, è utile per una grande varietà di condizioni.
  • Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come E. Coli.Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario. (Le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).
  • Inibisce la crescita dei tumori cancerosi. Il damnacanthale, un composto trovato nella Morinda Citrifolia fu scoperto per inibire la funzione precancerosa.
  • Genera proprietà adattogeniche.
  • Stimola ed intensifica il sistema immunitario, compresi i macrofagi e componenti linfocitari vitali dei leucociti e dei meccanismi di difesa naturale del corpo.

Tutti possono avere benefici da questo frutto, che nelle isole del Pacifico viene utilizzato da secoli:

  • i bambini per crescere bene,
  • gli adolescenti per attenuare i problemi di una pelle sempre in eruzione e gli incontenibili sbalzi d’umore,
  • gli sportivi per avere prestazioni migliori,
  • la business class per eliminare lo stress,
  • le donne per essere piú vitali più toniche e più belle,
  • gli anziani per combattere tutti quei fenomeni tipici dell’invecchiamento.

NONI ED IL DOLORE

Il frutto del Nonu è stato adoperato per lungo tempo in modo efficace e sicuro per alleviare il dolore. Ricordate, due nomi tradizionali del Nonu erano “l’albero antidolorifico” e “l’albero della cefalea”.

In aggiunta alle migliaia e migliaia d’anni di uomini che usano con successo il Nonu per i dolori, la ricerca scientifica documenta gli effetti benefici del Nonu sul dolore. Nel 1990, i ricercatori hanno scoperto che “la somministrazione dell’estratto di Morinda Citrifolia mostrava una significativa attività analgesica centrale nei topi relativa al dosaggio (generalmente, più ne prendi, più forte gli effetti S.S.)”.

Un analgesico è una sostanza che riduce o elimina il dolore. I ricercatori proseguirono a sostenere che l’estratto di Nonu “non mostra alcun effetto tossico”. La Morinda Citrifolia cura dolori cronici intollerabili come le cefalee debilitanti, i dolori neuro-muscolari e delle articolazioni. In alcuni casi i risultati sono sorprendentemente veloci.

E’ importante ricordare che il Nonu agisce bene come ottimo analgesico e antinfiammatorio. Il Nonu contiene due dei migliori antiossidanti – la vitamina C ed il selenio oltre alle altre sostanze che agiscono contro i radicali liberi irritanti ed infiammatori nel corpo, riducono l’infiammazione e diminuiscono il dolore notevolmente.

Mitch Tate, fondatore del Center for Lifestyle Disease e di Nonu International, Inc., è riconosciuto come il “padre del Nonu moderno” ed è un educatore sulla salute. Secodo Mitch, migliaia di persone in tutto il mondo che utilizza il Nonu stanno ricevendo sollievo naturale per le loro “sfide” nel campo della salute. Il Nonu era virtualmente sconosciuto fuori dalle isole del Sud Pacifico ma tutto questo è cambiato quando Mitch e sua moglie Laura hanno trascorso una vacanza a Tahiti nell’agosto del 1994.

Mitch stesso ha sperimentato gli effetti della pianta quando si era ferito la spalla contro una scogliera corallina ed adoperò una foglia di Nonu schiacciata come “cerotto”. Incredibilmente, il dolore scomparve ed il taglio profondo si sanò velocemente senza infezione e senza lasciare cicatrice.

La tecnologia moderna ha confermato ciò che i guaritori Polinesiani sapevano da tempo. La Morinda Citrifolia è ricca di vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici co-fattori e steroli di piante. Fornisce anche composti di rafforzamento della salute come gli antiossidanti, i fitonutrienti ed i bioflavonoidi.

E’ importante far rilevare che alcuni dei costituenti attivi del Nonu sono solubili quindi tendono ad essere eliminati tramite l’urina o la sudorazione. Uno studio ha mostrato che i costituenti del frutto del Nonu raggiungono la loro massima funzione curativa due ore dopo l’ingestione ed iniziano ad indebolirsi dopo quattro ore, eppure sono ancora attivi anche dopo 12 ore. Le implicazioni di questo studio suggeriscono che per ottenere i massimi benefici è consigliabile somministrare il Nonu (succo, capsule ecc.) parecchie volte a giorno in dosaggi scaglionati o divisi piuttosto che una o due volte al giorno. Ancora più importante, per ottenere risultati ottimali è meglio somministrare il Nonu, come altri tonici o erbe, continuamente e giornalmente come è sempre stato fatto tradizionalmente. A causa del suo sapore sgradevole, sarebbe difficile assumere il Noni al naturale, ma oggi è possibile reperirlo anche sotto forma di compresse.

DANNI DA FUMO

Diversi studi di intervento in doppio cieco e controllati con placebo hanno coinvolto i fumatori di sigarette, dimostrando la sostanziale attività antiossidante del succo di noni.

Uno studio di 30 giorni, ad esempio, ha studiato 285 volontari adulti che fumavano più di 20 sigarette al giorno (16). Mentre il placebo (succhi d’uva e mirtillo con un sapore di formaggio aggiunto per imitare il sapore del noni) non ha avuto alcun effetto, il succo di noni ha dimostrato una riduzione di circa il 30% dei radicali liberi.

Due studi clinici su fumatori hanno scoperto che bere 118 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto i livelli di sostanze chimiche cancerogene (addotti aromatici del DNA) di circa il 45% (17 e 18).

SALUTE DEL CUORE

Gli studi sui fumatori adulti hanno dimostrato l’effetto positivo del succo di noni sui lipidi nel sangue e sulla Proteina C Reattiva ad alta sensibilità (hs-PCR), che è un marcatore ematico dell’infiammazione.

Uno studio sui fumatori ha scoperto che bere fino a 188 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto significativamente il colesterolo totale, l’omocisteina (-23,9%), il colesterolo cattivo LDL (-12,1-36,4%) e la proteina C-reattiva (-15,2%) (19).

Parallelamente, si è osservato un aumento del colesterolo buono HDL (da 49 a 57 mg/dL).

In un altro studio umano su non fumatori sani, il succo di noni non ha ridotto il colesterolo. Gli Autori hanno suggerito che i suoi benefici ipocolesterolemizzanti potrebbero, quindi, essere limitati alle persone con colesterolo alto .

Negli studi sull’uomo e sugli animali, il frutto e l’estratto di noni hanno anche ridotto la pressione sanguigna (20 e 21)..

DIABETE

Diversi studi in vitro hanno indicato che il frutto del noni può essere utile nel controllo della formazione di prodotti finali di glicazione avanzata (AGE) e può successivamente ridurne gli effetti avversi.

Questi AGE si formano a causa degli alti livelli glicemici che caratterizzano il diabete e sono alla base delle sue complicanze.

Il potenziale antiglicativo del succo di noni è stato ulteriormente dimostrato in uno studio di intervento in aperto di 8 settimane e in uno studio trasversale (22).

Si ritiene che gli iridoidi siano gli attivi più importanti nel determinare tale effetto.

Attenzione, comunque, ai prodotti industriali a base di succo di noni, spesso ricchi di zuccheri aggiunti. Gli studi dimostrano che le bevande dolcificate con zucchero possono aumentare il rischio di malattie metaboliche, come la steatosi epatica (fegato grasso) e il diabete di tipo 2 (23 e 24).

Bibliografia e sitografia

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  19. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23097636/
  20. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9731690/
  21. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5490519/
  22. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26904624/
  23. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29761318/
  24. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26199070/

 

Pubblicato uno studio da un team di Clinici di Tor Vergata e della Sapienza, sulla rivista Journal of Molecular Sciences (1).

La recente pandemia da SarsCov2 ha riunito gli sforzi della comunità scientifica per identificare i target virali, perfezionando terapie mirate al controllo della malattia, che ha causato più di cinquecentomila decessi nel mondo.

Tra le considerazioni e gli approfondimenti scientifici un dato è emerso durante la fase cruciale della pandemia, ossia che i bambini pur essendo contagiati dal virus, hanno avuto sintomi decisamente più lievi degli adulti, e solo in rarissimi casi l’infezione si è aggravata.

Ancora molto c’è da capire su questo aspetto, ma tra le motivazioni si pone l’attenzione sul ruolo dell’immunità innata e umorale dei piccoli pazienti, con funzioni probabilmente più restrittive ed efficaci nei confronti del Covid-19 rispetto agli adulti. A ben vedere infatti il sistema di difesa dei bambini risponde rapidamente alle infezioni con l’immunità naturale aspecifica e con la produzione di anticorpi.

Una proteina dell’immunità naturale, la lattoferrina presente già nel latte materno, protegge dalle infezioni come una rete a maglie strette, impedendo ai patogeni (virus, batteri, funghi) il passaggio nelle cellule della mucosa respiratoria e intestinale

Le proprietà antivirali ed antinfiammatorie della lattoferrina, intuisce e sostiene la Prof.ssa Elena Campione, Associato della UOSD di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata, la candidano come molecola ideale per trattare i pazienti Covid19 positivi. Nel mese di aprile, quindi, è stato successivamente proposto insieme ai Proff. Luca Bianchi, Ordinario e Direttore della UOSD di Dermatologia e Massimo Andreoni, Ordinario di Malattie Infettive del PTV, uno studio clinico per i pazienti Covid19 paucisintomatici ed asintomatici per valutare l’efficacia e la sicurezza di una formulazione liposomiale innovativa di lattoferrina, somministrata per uso orale e ed intranasale. Questo trial clinico, sostiene il team di Tor Vergata, è stato il primo approvato, sull’utilizzo della lattoferrina nei pazienti Covid positivi a livello nazionale ed internazionale. I risultati ottenuti nei pazienti hanno dimostrato, per la prima volta l’efficacia della lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la remissione dei sintomi clinici nei pazienti Covid-19 positivi sintomatici e la negativizzazione del tampone già dopo 12 giorni dal trattamento. Anche dagli esami ematici abbiamo osservato risultati notevoli che saranno presto pubblicati.

Accanto a questo studio clinico, un team coordinato dalla Prof.ssa Piera Valenti, Ordinario di Microbiologia dell’Università La Sapienza di Roma e Membro del Comitato Internazionale sulla Lattoferrina ha verificato in parallelo la qualità, la purezza e l’integrità della lattoferrina utilizzata. Ha inoltre eseguito delle prove in vitro sull’azione antivirale della lattoferrina dimostrando come questa proteina inibisca l’infezione da SARS-CoV-2, bloccando le fasi precoci dell’interazione virus-cellula.

La lattoferrina è una glicoproteina capace di sottrarre il ferro non legato dai fluidi corporei e dalle aree di flogosi, con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina, così da evitare il danno prodotto dai radicali tossici dell’ossigeno e diminuire la disponibilità di ioni ferrici per i microorganismi che invadono l’ospite. E’ dotata di attività antivirale e antibatterica, è considerata uno tra i più importanti fattori dell’immunità naturale non anticorpale. È presente nelle mucose e nei granuli dei neutrofili insieme ad altri fattori quali il lisozima e la lattoperossidasi. I recettori specifici della lattoferrina sono presenti sulle cellule epiteliali a livello delle mucose, sui linfociti, monociti, macrofagi e piastrine.

La lattoferrina inibisce sia direttamente che indirettamente i diversi virus che causano malattie nell’uomo. Inibisce direttamente l’infezione virale legandosi ai siti dei recettori virali e/o agli eparansolfati delle cellule dell’ospite impedendo in tal modo che il virus infetti le cellule. La lattoferrina, inoltre, aumenta la risposta immunitaria sistemica all’invasione virale. Interessante notare che c’è una carenza sistemica di lattoferrina in chi è affetto da HIV. In svariati studi in vitro la lattoferrina ha dimostrato di avere potenti effetti antivirali contro la replicazione sia dell’HIV umano che del Citomegalovirus (CMV) senza mostrare alcuna citotossicità. Oltre all’HIV e al CMV, ulteriori studi hanno riscontrato che la lattoferrina inibisce l’infezione da Herpes Simplex di tipo 1 e 2. L’azione antivirale della lattoferrina è stata anche studiata in vitro nel 2011, nei confronti del virus da Sars-Cov, da un team di ricercatori cinesi, che hanno confermato un suo ruolo protettivo, grazie al legame all’eparansolfato che impedisce, quindi, l’entrata del virus.

Lo studio appena pubblicato dal team dei clinici di Tor Vergata, insieme ai Colleghi della Sapienza sulla rivista Journal of Molecular Sciences ha approfondito i meccanismi d’azione della lattoferrina, suggerendo l’utilizzo di quest’ultima nel trattamento dei pazienti Covid positivi paucisintomatici ed asintomatici. L’effetto della lattoferrina contro il Covid può essere considerato anche in prevenzione come un’arma efficace nel controllo del contagio.

Un ulteriore studio (3) di ricercatori dell’Università di Harvard, Cambridge e Berlino ha dimostrato che l’assunzione per via orale di Lattoferrina e Lisozima, da parte di uomini ed animali, oltre ad essere sicuro è anche efficace, con la capacità di migliorare la risposta immunitaria. La ricerca quindi su queste proteine è estremamente utile per prevenire o gestire il COVID-19.

“In considerazione degli effetti antivirali diretti di lattoferrina e lisozima contro un’ampia gamma di virus (incluso SARS-CoV-2) e i loro effetti antimicrobici contro un’ampia gamma di batteri e funghi che può causare infezioni secondarie nei pazienti COVID-19; le loro proprietà immunomodulatorie che stimolano le risposte antimicrobiche promuovono tuttavia la risoluzione dell’infiammazione e in particolare il loro beneficio precedentemente dimostrato nel contrastare l’infiltrazione patologica dei neutrofili, l’attivazione dei macrofagi, il sovraccarico di ferro libero e la produzione eccessiva di citochine proinfiammatorie (IL-6 e TNF-α in particolare) e la formazione di trombi , che caratterizzano una forma grave di COVID-19”, affermano i ricercatori nello studio pubblicato su NCBI (National Center for Biotechnology Information).

Fonte: Ufficio Stampa d’Ateneo Tor Vergata, Università degli studi di Roma

RIFERIMENTI e FONTI

  1. https://web.uniroma2.it/it/contenuto/lattoferrina__una_probabile_risposta_al_covid
  2. https://www.mdpi.com/1422-0067/21/14/4903
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7543043/

https://www.erboristeriarcobaleno.it/difese-immunitarie

colostro di capra

Il colostro di capra è la prima secrezione delle ghiandole mammarie durante la gravidanza o dopo il parto. È costituito da acqua, grassi, carboidrati, immunoglobuline e fattori di crescita. Il colostro è il mezzo mediante il quale la madre trasmette al neonato le proprie difese immunitarie ed è molto importante per proteggerne la salute intestinale.

 

Nel colostro, oltre agli anticorpi (immunoglobuline secretorie IgA), alle cellule immunitarie (macrofagi, neutrofili, linfociti ecc.) e agli importantissimi fattori di crescita epiteliale, sono presenti le prostaglandine (PG) che hanno una importante funzione protettiva dell’apparato digerente ed intervengono nella liberazione degli enzimi e nella regolazione dell’acidità. Il colostro di capra contiene inoltre vitamine – in particolare A, E, B12, ma anche D e pro vitamina A (betacarotene). Per quanto riguarda i minerali è invece ricco di zolfo – importante per la riparazione dei tessuti e la sintesi con il collagene – e il ferro contenuto risulta particolarmente assorbitile grazie alla lattoferrina: una proteina antivirale, antibatterica e antinfiammatoria. La lattoferrina rilascia ferro nei globuli rossi aumentando così l’ossigenazione dei tessuti e ne priva i batteri che lo utilizzano per la replicazione.

La capra è in assoluto l’animale con le difese immunitarie più alte presente in natura. Essa riesce infatti  a sopravvivere ai veleni degli animali più letali (ragni, serpenti ecc.) senza bisogno di alcun aiuto esterno. Secondo gli studi effettuati, è proprio grazie al colostro che questo patrimonio immunitario viene trasmesso alle nuove generazioni.

L’assunzione di colostro può essere di aiuto:

  • nei casi di disbiosi intestinale ed intolleranze alimentari
  • per rinforzare il sistema immunitario
  • per l’attività sportiva
  • per combatte l’invecchiamento precoce
  • per facilitare la riparazione dei tessuti
  • per stimolare la produzione di particolari enzimi

Nessun alimento vegetale può essere paragonato ai semi di canapa  per quanto riguarda il valore nutritivo. Mezzo chilo di semi di canapa fornisce tutte le proteine, gli acidi grassi essenziali e la fibra necessari alla vita umana per due settimane.

 

L’olio di semi di canapa è un alimento naturale che si ricava per spremitura a freddo dei semi biologici della canapa meglio conosciuta con il nome botanico Cannabis Sativa.
La canapa è tra gli amenti vegetali con il più alto valore nutrizionale, particolarmente ricco di poteine (20-25 %).

Tali proteine contengono tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione proteica unica in tuo il mondo vegetale, fornendo così al nostro corpo la base su cui creare a e potei ne come per esempio le immunoglobuline o anticorpi. Gli anticorpi costituiscono il nostro sistema di difesa, respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili.
Il seme della canapa contiene anche una frazione gassa (34-35%o) di ottima qualità, costituita per il 70-75%o da omega-6 e omega-3 o acidi gassi essenziali (Essential Fatty Add = EFA), ossia il nostro corpo non è in grado di forma Mi da solo, quindi dobbiamo necessariamente introdurli con la dieta. Omega-6 e omega-3 dovrebbero essere assunti in una proporzione ideale di 3:1 tino a 5:1, se non vene rispettato questo rapporto si possono sviluppare sintomi di carenza e malattie sene, o al contrario accumulo di prodotti intermedi che ostacola il metabolismo degli acidi gassi.

L’olio di semi di canapa è correttamente equilibrato poiché contiene omega6-omega3 nel rapporto ottimale di 3 a 1, ideale come integratore senza promuovere l’accumulo di foli componenti.
Inoltre, è considerevole anche il contenuto di va mi ne e minerali presenti nell’olio di semi di canapa, va mina A, E (antiossidanti naturali),PP, C, e va mi ne del gruppo B, calcio, magnesio e potassio ecc.

L’olio di canapa rappresenta un rimedio basilare è, cioè, un amento che per sua natura può ottimizzare la sposta del sistema immunitario come prevenzione ma anche come rimedio per malattie alla cui origine c’è la reazione infiammatoria.

Il mondo scientifico ammette la straordinaria importanza del consumo adeguato di acidi gassi essenziali omega6-omega3 e la ricerca è ancora in continuo sviluppo. E’ sa to dimostrato che la somministrazione giornaliera di olio di semi di canapa abbassa nel sangue i livelli di colesterolo e di trigliceridi, oltre ad avere una importante funzione protettiva sul muscolo cardiaco dopo un danno, quale per esempio un infarto.

Infine, l’olio di canapa contiene anche piccole quantità di molte altre sostanze benefiche o persino essenziali.

Da menzionare:
I fitosteroli che ostacolano l’assorbimento del colesterolo e quindi abbassano i livelli di colesterolo nel sangue.
I fosfolipidi, conosciuti come lecitina, che sono essenziali per l’integrità delle membrane cellulari, iuta no a digerire i gassi e migliorano il loro utilizzo da parte del fegato.
I caroteni, che sono i predecessori della va mina A, necessari per crescita e per la vista.

La presenza di queste sostanze nutritive nell’olio di semi di canapa sostiene, inoltre, la sua reputazione come amento osco che fornisce una vasta gamma delle sostanze nutritive di cui il nostro corpo necessita, in un insieme bilanciato e gradevole al palato.

L’olio di canapa può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che ha tutti i benefici di un amento protettivo se introdotto quotidianamente con la dieta.
Recenti sudi scientifici hanno dimostrato come la canapa possa “aiutare” naturalmente molte patologie in quanto vanta diverse proprietà terapeutiche, per esempio nel dolore (a livello muscolare e nervoso), come antinfiammatorio e nelle allergie.

Attualmente sono in corso sudi per valutare eventuali effetti terapeutici della canapa sulle malattie della pelle tra le quali la psoriasi.

Fonte: Dott.ssa Antonella Chiechi – Medico Chirurgo – Specialista in Endocrinologia (Roma)

Il Chaga, Inonotus obliquus, contiene numerose sostanze adattogene e antiossidanti che favoriscono la forza fisica e potenziano il tono muscolare. Produce una serie di sostanze protettive come: enzimi, antiossidanti e antibiotici. L’uso costante nel tempo del Chaga alcalinizza il pH del corpo umano, alleviando lo stress ed eliminando l’acidità che è responsabile dell’insorgere della maggior parte delle malattie. Utile in qualsiasi periodo dell’anno, è consigliato durante i cambi stagionali, specialmente in inverno e primavera, per sostenere le difese immunitarie e per allentare tensione e stanchezza.

Il termine (traslitterazione dal cirillico caga – in occidente piu’ diffuso come chaga) deriva dalla lingua dei Komi-Permiacchi, una minoranza etnica che si era insediata in Siberia nella valle del fiume Kama, ad ovest degli Urali. In lingua Komi con il termine tšak venivano un tempo designati tutti o funghi legnosi e spugnosi che crescono sugli alberi. Oggi invece con il nome “chaga” si intende solo una specie di questi funghi, piu’ precisamente l’inonotus obliquus, famoso in tutta la Russia e ora anche al di la’ dei suoi confini grazie alle sue proprieta’ terapeutiche e nella fattispecie antitumorali.

Il chaga si riproduce tramite spore, che germinano infiltrandosi nelle zone danneggiate della corteccia di alberi vivi e formano col tempo un’escrescenza legnosa. Ama il clima freddo e nella maggiorparte dei casi cresce sul tronco delle betulle per questo viene comunemente chiamato “fungo nero di betulla”.

Proprietà terapeutiche del fungo Chaga

Le escrescenze di chaga vengono utilizzate a scopi medicinali. Di norma vengono raccolte durante tutto l’anno ma il momento migliore è l’autunno o la primavera. Vengono selezionate solo le escrescenze di chaga provenienti da alberi vivi di betulla, mentre non sono adatte all’uso quelle formatesi su alberi morenti o morti e su alberi che crescono in ambiente molto umido. Non vengono inoltre trattate le escrescenze vecchie, grandi, in evidente sgretolamento, nonche’ quelle che crescono sulla parte inferiore del tronco o che presentino una colorazione nera sull’intero spessore.

Il fungo chaga ha numerose proprieta’ terapeutiche: migliora il metabolismo, nella fattispecie attiva il ricambio nel tessuto cerebrale e accelera l’attività dei sistemi enzimatici. Il Chaga contribuisce inoltre a regolare il funzionamento dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, stimola l’ematopoiesi (favorisce l’incremento del livello dei leucociti), agisce come tonico, aumentando la resistenza alle malattie infettive, possiede proprietà anti-infiammatorie sia a uso topico che per assunzione orale, migliora l’attività citotossica dei farmaci anti-tumorali, rallenta la crescita di neoplasie, facendole regredire e frenando lo sviluppo di metastasi. L’assunzione di chaga durante il periodo di cura contribuisce a migliorare lo stato di salute dei pazienti e la loro risposta ai trattamenti antitumorali.

I preparati a base di chaga hanno proprieta’ antispasmodiche, diuretiche, ricostituenti, anti-microbiche e gastroprotettive, contribuendo a normalizzare l’attività del tratto gastrointestinale e della microflora intestinale e favorendo la cicatrizzazione delle ulcere dello stomaco e del duodeno. Il chaga è inoltre utilizzato nel trattamento di malattie dermatologiche, odontostomatologiche e otorinolaringologiche .

Il chaga e’ utilizzato nell’industria farmaceutica per la produzione del farmaco Befunginum (Befungin), un estratto del fungo arricchito da cloruro o solfato di cobalto. Il Befungin e’ consigliato nel trattamento di tumori maligni di varia localizzazione, nella gastrite cronica e nella discinesia gastrointestinale.

A quale fine e’ più spesso usato il chaga?

In Russia e in altre zone dell’Europa Centrale (Bielorussia, Polonia) il chaga è conosciuto da tempi immemorabili e largamente utilizzato nella medicina popolare per far fronte a disturbi di diverso genere, dalle patologie piu’ comuni del tratto gastro-intestinale ai problemi dermatologici e alle malattie oncologiche. Questo fungo possiede infatti eccellenti proprietà anti-infiammatorie e contiene componenti attive che rafforzano in modo naturale il sistema immunitario, migliorano le funzioni dell’organismo e il metabolismo. Di cio’ si erano spontaneamente avveduti gli abitanti delle zone periferiche della Russia, lontane da ospedali e farmacie e costretti ad affrontare malattie spesso in modo autonomo, sfruttando le risorse del territorio.

Le proprieta’ immunostimolanti, immunomodulanti e adattogene furono scientificamente provate negli anni ’50 del secolo scorso, quando in Unione Sovietica lo stato diede inizio a una ricerca sistematica e furono condotti numerosi esperimenti in vitro e in vivo oltre a studi clinici su pazienti oncologici al fine di investigare le caratteristiche del chaga. Il risultato fu l’inserimento del chaga nella farmacopea di stato dell’URSS.

Il primo preparato a base di chaga fu prodotto nel 1958 ed e’ in vendita a tutt’oggi nelle farmacie della Russia. Si e’ stabilito che l’assunzione di chaga favorisce la normalizzazione del funzionamento dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, e’ utile in disturbi del tratto gastro-intestinale, specie in stati precancerosi, e’ un rimedio antidolorifico, consigliato anche nella terapia combinata in casi di patologie oncologiche di 3 e 4 stadio per alleviare I sintomi della malattia, esercita un’azione immunostimolante e immunomodulante, puo’ essere usato per applicazione topica per la cicatrizzazione di ferite e lesioni cutanee. Viene spesso consigliato nel trattamento del lupus eritematoso, della psoriasi e applicato localmente per alleviare il dolore di lesioni cutanee causate da herpes zoster. Nonostante il chaga non abbia severe controindicazioni si consiglia comunque di consultare sempre il medico prima di introdurre il chaga nel regime alimentare di un paziente.

Preparati a base di fungo chaga sono assolutamente sconsigliati:
• in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti: ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il chaga può scatenare effetti collaterali;
• in caso di assunzione di farmaci per diabetici: ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il consumo di chaga da parte di pazienti affetti da diabete abbassa i livelli di zucchero nel sangue, causando effetti collaterali.

Vanno inoltre sottolineate le seguenti controindicazioni, dovute alle sostanze che si accumulano nel chaga nel corso della sua crescita:
1. L’assunzione di chaga e’ categoricamente controindicata a bambini e donne incinte – due categorie di persone nel cui organismo avvengono rapidi processi di divisione cellulare e reazioni biochimiche. Il chaga è ricco di sostanze che bloccano l’attività vitale delle cellule, frenandone lo sviluppo.
2. Avendo il chaga un effetto lassativo, è assolutamente sconsigliato in casi di dissenteria e diarrea.
3. Gli acidi presenti nel fungo chaga sono incompatibili con il gruppo delle penicilline e con il glucosio, pertanto in caso di assunzione di antibiotici o di somministrazione di soluzioni di glucosio per via endovenosa e’ rigorosamente vietato il consumo di preparati a base di chaga.

Dieta da seguire nel periodo di assunzione di preparati a base di chaga
Quando si affronta una cura con preparati di fungo chaga e’ preferibile seguire una dieta a base di latticini e verdure: zuppe di verdure, frutta e verdura fresca, yogurt, latte, formaggio fresco, ricotta, cereali, pasta, piatti a base di uova, pane con crusca, gelatine e composte, succhi di frutta e smoothies di verdura, acqua minerale, tè nero non forte, tisane di erbe.
Va invece moderato o del tutto escluso il consumo di piatti piccanti e speziati, conserve in scatola, carne, salumi e affumicati, brodi di carne, grassi, in particolare la margarina, piatti molto caldi o troppo freddi, tè forte e caffè, aglio e cipolla.

Fonti Bibliografiche

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  • Ivo Bianchi (2008) – MICOTERAPIA – NUOVA IPSA EDITORE
  • Ivo Bianchi (2013) – Il Fungo dell’Immortalità – MOS MAIORUM EDIZIONI

Nutraceutico, proenergetico e ricostituente cellulare naturale a base di proxeronina, scopoletina, serotonina, damnacantale e polissaccaridi ( estratto puro di morinda citrifolia.. noni) per gli stati di affaticamento e deterioramento psicofisici.

Da sempre si ritiene che l’organismo umano “è in salute” quando ogni cellula ed ogni apparato reagiscono con equilibrio in rapporto agli stimoli endogeni ed esogeni, mentre la vecchiaia è il progressivo rallentamento delle funzioni fisiologiche con decadimento della salute. “Stare in salute” è sinonimo di “restare giovani” e di “cercare di contrastare il più possibile l’invecchiamento”.

Negli ultimi vent’anni i ricercatori di tutto il mondo hanno sempre più focalizzato l’attenzione su principi attivi “bioregolatori” in grado di “riaggiustare e ricostruire” i meccanismi funzionali e difensivi dell’organismo, in modo da prevenire o rallentare l’insorgere di stati patologici, dove l’obbiettivo finale è quello di invecchiare in modo armonico. La Proxeronina, principio attivo di Morinda Citrifolia (Rubiaceae), si è dimostrata in grado di regolare il corretto funzionamento delle cellule umane esposte a stress, disidratazione e invecchiamento, fattori che la rendono non più in grado di svolgere in modo ottimale la loro azione fisiologica.

La Proxeronina è una molecola complessa, pesante 2000 volte più dell’acqua (H2O), contiene un gruppo tiolitico (SH).
Essa è attiva solo quando il gruppo –SH è libero ed è il precursore della Xeronina, un alcaloide utile ogni volta si renda necessaria l’attivazione metabolica delle proteine. Qualora la proteina (enzima, recettore, trasduttore di segnali), non sia più nella corretta conformazione, cessa di espletare la sua funzione in maniera ottimale.
La Xeronina interagisce con la proteina ripristinandone la corretta configurazione, facendo sì che si ritorni al normale assetto fisiologico della cellula.
A seconda della collocazione dei singoli aminoacidi all’interno delle lunghe catene di una proteina, si ottengono diversi tipi di proteine con differenti modalità d’azione.

La Xeronina, attingendo energia dall’acqua (gli alcaloidi sono in grado di scindere in modo mirato i legami idrogeno che contengono insieme i vari gruppi di molecole cluster dell’acqua), si lega chimicamente con una proteina, attivandola.
La Xeronina presente nell’organismo ha una vita molto breve in quanto viene distrutta da enzimi od ossidata poco tempo dopo la liberazione da Proxeronina, per catalisi mediata dall’enzima Proxeronasi (presente sia nel frutto di Morinda Citrifolia, sia nell’organismo), coadiuvata dalla Serotonina, anch’essa presente in Morinda Citrifolia. La quantità di Xeronina non utilizzata dall’organismo, viene rapidamente espulsa dal corpo per via renale, rendendone impossibile un sovradosaggio.

La Xeronina fa parte di una nuova classe di integratori alimentari naturali biologicamente attivi, in grado di svolgere un’attività correttiva/ricostituente sulle funzioni delle cellule dei tessuti e degli organi del corpo.
La Xeronina risulta quindi INDISPENSABILE per un corretto equilibrio
dell’organismo, la Proxeronina giunge all’intestino e da qui arriva al fegato dove viene immagazzinata.
Ogni due ore circa, in seguito ad uno specifico segnale inviato al cervello, il fegato ne rilascia un determinato quantitativo nel flusso sanguigno in modo che i vari organi e tessuti possono assorbire la quantità necessaria per produrre la Xeronina di cui necessitano per funzionare correttamente e mantenersi in salute ed efficienza.

L’organismo umano produce Xeronina traendola dagli alimenti, ma molti ricercatori incluso Heineike, a partire dagli anni ’80 sostengono che, a causa dell’impoverimento dei terreni e dell’utilizzo di fertilizzanti chimici, molte sostanze si siano considerevolmente ridotte.
L’agricoltura commerciale inquina i terreni con l’uso intensivo di pesticidi ed erbicidi, che abbattono il contenuto in nutrienti degli alimenti che assumiamo, rendendo la nostra alimentazione impoverita e disarmonica. Il depauperamento in amminoacidi essenziali, vitamine e minerali determina squilibri nei processi fisiologici di accrescimento e di difesa dell’organismo. I terreni continuano a perdere valore in termini di qualità nutritiva a causa delle colture intensive e della crescita demografica. Il mondo si trova stretto fra la denutrizione dei paesi sottosviluppati e l’obesità o la malnutrizione dell’Occidente.

La malnutrizione che nei paesi economicamente sviluppati colpisce quasi esclusivamente gli anziani, può dipendere in una certa percentuale di soggetti da cause organiche, ma affonda le sue radici nella scarsa qualità in nutrienti degli alimenti disponibili a livello commerciale. Quando si hanno preoccupazioni ed emozioni negative, esperienze stressanti, la produzione di Xeronina si inibisce o si riduce; alla stregua di quanto accade in età avanzata, a causa della fisiologica malnutrizione da progressiva diminuzione della capacità di assorbire nutrienti.

Altri principi attivi del  NONI sono:

SCOPOLETINA
Appartiene al gruppo delle Curarine ed una sostanza molto versatile, ha dimostrato di avere attività epatoprotettiva e un effetto adattogeno simile a quello del Ginseng, protegge il sistema cardiocircolatorio da tutti gli eccessi, dilata i vasi sanguigni sclerotizzati, normalizza la pressione sanguigna; esercita un’azione antinfiammatoria e antistaminica, antagonizzando le allergie.

POLISSACCARIDI
Gli zuccheri complessi, polimeri costituiti da monosaccaridi, si dividono in oligossaccardi (corte catene di zuccheri semplici, generalmente fino ad otto unità) e polisaccaridi (con catene molto lunghe, che possono essere anche ramificate e cicliche), possono essere strutturali o di riserva, possono agire come immunostimolanti.

DAMNACANTALE
La scoperta di questo alcaloide antrachinonico in Morinda Citrifolia, si realizzò presso l’ Università di Kelo e l’Istituto per le Scienze Biomediche del Giappone nel 1993; i risultati delle ricerche portano alla conclusione che grazie ad una modificazione genetica provocata dal Damnacantale, le cellule precancerogene sono indotte a una
moltiplicazione cellulare più lenta, incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi.

SEROTONINA
La Serotonina (5idrossitriptamina,5HT) è un neurotrasmettitore monoaminico sintetizzato nei neuroni serotoninergici nel sistema nervoso centrale, nonché nelle cellule enterocromaffini nell’apparato gastrointestinale. A livello del Sistema Nervoso Centrale, la Serotonina svolge un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del ritmo sonnoveglia, della sessualità, dello stimolo della fame, della termoregolazione; influenza la percezione del dolore; favorisce la digestione, partecipa alla biosintesi della Xeronina.
Studi scientifici hanno permesso di concludere che la Xeronina, la Scopoletina, la Serotonina e tutti gli altri costituenti del frutto agiscono insieme al fine dell’arminica stimolazione dell’attività dell’ipofisi, stimolando la biosintesi e la formazione di Melatonina.

La Melatonina è un ormone che garantisce un sonno tranquillo, aiuta in
caso di crampi allo stomaco, in caso di stanchezza e di stati depressivi. Insieme con la Serotonina influisce sul ciclo femminile e sullo stato d’animo emozionale; gli effetti sinergici delle suddette sostanze influiscono positivamente sulla sindrome premestruale, che comporta spesso sbalzi di umore, isteria, crampi allo stomaco, nervosismo, svenimenti e cali energetici nel periodo compreso fra
l’ovulazione e l’inizio. Negli uomini agisce sulla funzione della prostata, stimolando la minzione notturna.

L’effetto sinergico di Xeronina, Scopoletina, Serotonina stabilizza anche i valori della glicemia.

La FDA (Food&Drug Administration) ha inserito la Morinda Citrifolia, nelle categoria dei GRAS (Generally Recognised As Safe). Ragion per cui questi principi attivi “sono sicuri” anche per le gestanti e le donne che allattano.
Morinda Citrifolia è ritenuta una delle più grandi scoperte degli ultimi decenni nel campo delle cure naturali: negli USA, Germania, Australia, Olanda, Sud America e tanti altri paesi viene utilizzata nei moderni protocolli medici alternativi e non per una vastissima gamma di problemi di salute, nonché nell’alimentazione quotidiana.

AZIONI FISIOLOGICHE DEL  NONI

Inibizione della replicazione cellulare aberrante:
Ogni cellula, in base alle proprie caratteristiche funzionali e in base alla sua specializzazione, ha in sé la capacità di replicarsi, che comunque non può essere indefinita. Sotto l’influenza di fattori sia esogeni sia endogeni, le cellule possono crescere e moltiplicarsi in modo anormale e incontrollato. Se una cellula cambia modalità di replicazione siamo di fronte ad una situazione grave che non controllata correttamente dalla Xeronina prodotta dall’organismo. PERDITA DI ENERGIA E DI PESO, DEPIGMENTAZIONE CUTANEA SONO I SINTOMI INIZIALI. In questi casi, è molto utile l’assunzione, fin dall’inizio della percezione di questi sintomi, il succo NONI.

Protezione dall’effetto dei radicali liberi:
I radicali liberi generati sia dagli stress sia da agenti esterni danneggiano la cellula e molto spesso si ha una replicazione cellulare che può portare a melanomi cutanei o addirittura a forme tumorali. Per rallentare o bloccare questi effetti occorre operare direttamente sulla cellula. L’azione del succo NONI e quindi della Xeronina esercita un sicuro effetto di rallentamento dei danni provocati da cellule danneggiate dai radicali liberi.

Ottimizzazione del metabolismo cellulare:
Gli alimenti, tramite i processi digestivi, vengono ridotti a sostanze assimilabili dalle cellule dei villi intestinali. Con il procedere degli anni e con l’attuale stile di vita, è sempre più difficile avere efficienti sia le cellule intestinali, sia i sistemi di depurazione epatico renale dell’organismo. L’azione suppletiva del succo NONI e
quindi della Xeronina, porta a migliorare i processi cellulari di assimilazione e di digestione cellulare.

Antagonizzazione di ansia e insonnia:
La depressione è un disordine del tono dell’umore che colpisce i pensieri, il comportamento ed il benessere della persona cui molto spesso si accompagna,sul piano fisico, l’astenia, cioè una condizione più o meno accentuata di stanchezza. Bassi livelli di Serotonina, neurotrasmettitore chimico, risultano essere significativamente associati alla depressione, il succo NONI, con un elevato contenuto di Serotonina, svolge un’azione modulatrice nella produzione di sostanze che portano le persone a sentirsi meno depresse ed a superare molte problematiche ad esse collegate.

Protezione da asma e allergie:
L’asma bronchiale è una patologia caratterizzata essenzialmente da uno spasmo dei bronchi. Che induce difficoltà di respiro (dispnea): Esistono due forme di asma bronchiale: una allergica. In cui l’allergene può agire in modo perenne o sporadico e una non allergia, determinata da fattori di vari natura. Gli effetti dell’asma possono essere peggiorati da allergie, infezioni batteriche o virali.
L’assunzione del succo NONI aiuta a ridurre i sintomi dell’asma, a modulare il sistema immunitario e a migliorare la funzionalità del sistema respiratorio.

Controllo della pressione arteriosa elevata:
L’assunzione del succo NONI può essere utile in quanto contiene Scopoletina, che ha la funzione di dilatare le arterie riducendo la pressione, attraverso la produzione di ossido nitrico che dilata e rende elastiche le arterie e la Xeronina che interviene nel ristrutturare le cellule danneggiate nel sistema circolatorio.

Stimolazionedel sistema immunitario:
Il succo NONI, grazie ai Polisaccaridi ad alto peso molecolare esplica un’azione immunostimolante in toto. In risposta all’azione di agenti esterni, i Polisaccaridi titolano l’organismo umano alla produzione di linfociti, che sono i costituenti principale del sistema immunitario, cioè una difesa contro l’attacco di microrganismi patogeni quali virus, batteri, funghi e protesti. I linfociti producono anticorpi e li dispongono sulla membrana cellulare, con funzioni difensive. La Xeronina, stimolando la produzione delle cellule T, agisce direttamente a livello dell’immunità cellulomediata.

Effetto analgesico e sedativo:
La Xeronina agisce in modo indiretto stimolando l’organismo alla produzione e all’impiego di endorfine, oppioidi endogeni.
Le endorfine, grazie ai loro potenti effetti antidolorifici contribuiscono al benessere in toto dell’organismo, contrastando la sintomatologia depressiva. Una sperimentazione ha accertato chela Morinda Citrifolia, può garantire un effetto analgesico al 75% rispetto l’effetto analgesico del solfato di morfina senza provocare affetti laterocollaterali. Naturalmente Morinda Citrifolia deve essere usata in quantità sostenute per poter raggiungere un effetto analogo. A livello farmacologico, il fatto che una determinata attività aumenti in concomitanza all’aumento di una sostanza, evidenzia una caratteristica importantissima di questa essenza vegetale contenuta nel succo NONI: il comportamento è identico a quello di un farmaco. Nel farmaco infatti, a differenza del prodotto omeopatico, il principio attivo è dosabile

Effetto antinfiammatorio:
Il target dei FANS (acido acetilsalicilico, indometacina, diclofenac, piroxicam, ibuprofene…) è l’enzima ciclossigenasi nelle due isoforme identificate, COX 1, o costitutiva (sempre presente nell’organismo) e la COX 2 o inducibile (espressa solo in seguito ad un processo infiammatorio in atto).
L’enzima COX 1 è normalmente presente nei tessuti, dove stimola la sintesi della prostaglandine che regolano le normali attività cellulari, contribuendo a processi fisiologici quali la citopretezione gastroenterica, il flusso renale e l’aggregazione piastrinica. Risulta quindi fondamentale un’azione farmacologia quanto più selettiva sulla COX 2, espressa in corso di un’infiammazione sotto lo stimolo di fattori fitogeni e citochine. Studi e sperimentazioni portate avanti presso l’Università dll’Illinois (USA) dall’equipe di ricercatori formata da Wang, West, Jensen, Nowicki, Su, Palu e Andersen e concluse nel 2002, hanno evidenziato che l’azione dell’inibizione selettiva della COX 2 da parte di Morinda Citrifolia è comparabile a quella del Celecoxib. Questa scoperta è altamente significativa, dal momento che il frutto di Morinda Citrifolia succo NONI è un semplice frutto privo di effetti collaterali. Questa è la prima evidenza scientifica che conduce ad un forte attività antinfiammatoria del frutto di Morinda Citrifolia.

Effetto disintossicante da fumo:
La Nicotina, principio attivo presente nel fumo di tabacco, essendo molto simile alla Xeronina, viene scambiata con essa e utilizzata al suo posto. Come gli altri alcaloidi, la Nicotina attiva le proteine ma il suo grado di azione è molto più ridotto ed è per questo che l’organismo si trova ben presto di nuovo in stato di necessità; le altre sostanze che compongono l’alcaloide provocano inoltre diversi effetti dannosi. Le funzioni metaboliche che coinvolgono le proteine perdono così l’equilibrio naturale. In caso di rifornimento continuato di alcaloidi, le molecole ricettrici, che dovrebbero collaborare con la Xeronina, si adeguano sempre più alla “scarsa alimentazione” delle sostanze nutritive.
Ne consegue che, a causa della ridotta utilità degli alcaloidi, quando l’organismo non è rifornito rapidamente soffre di un fabbisogno di alcaloidi sempre più forte, oppure emette segnali di stress. Stando alle esperienze dirette, quando questo processo patologico è completamente reversibile: non appena l’organismo riceve adeguate quantità di Xeronina e quindi di succo NONI con l’Acido Folico, i processi biochimici vitali si svolgono di nuovo in modo corretto e i recettori di Xeronina riprendono a funzionare in modo adeguato: scompaiono quindi la dipendenza e i sintomi della privazione, che non sono altro che invocazioni d’ aiuto dell’organismo che richiede Xeronina. Per queste azioni combinate diventa molto semplice smettere di fumare.

Effetto antinvecchiamento
Il fegato è il principale organo che contiene Proxeronina, il secondo è la cute. La Proxeronina viene trasformata in tutto il corpo in Xeronina, pelle inclusa, per mantenere sana e liscia la sua superficie, la cute ha bisogno di molta Proxeronina. Il rapido invecchiamento cutaneo e la formazione delle rughe caratteristica dei fumatori, come anche la caduta dei capelli, possono essere ricondotti a carenze di (Pro)xeronina.

Il NONI in pediatria:
I fattori nutrizionali e biochimici contenuti nel succo NONI, aiutano a stabilizzare la salute dei bambini, migliorando l’assorbimento degli alimenti e rendendoli più resistenti a possibili influenze o malattie. Il succo NONI, al di sotto dei tre anni, deve essere somministrato dietro consiglio medico. Per il bambino la dose consigliata è comunque sempre la metà della dose dell’adulto.

Il NONI in ginecologia:
La sinergia degli alimenti costituenti il fitocomplesso ha validi effetti sulla sindrome premestruale quando è accompagnata da sbalzi di umore, nervosismo e da cali di energia comuni fra l’ovulazione e l’inizio del periodo. Le sue proprietà emmenagoghe trovano un impiego mirato nelle regolazione del ciclo mestruale. In caso di gravidanza è opportuno assumere il succo NONI sin dall’inizio e durante l’allattamento, per ottimizzare il rifornimento di sostanze vitali.

Effetto benefico sulla prostata:
Attraverso l’azione combinata degli Antiossidanti presenti all’interno del frutto di Morinda Citrifolia, di Betasitosterolo e grazie all’azione antiapoptosica della Xeronina, il succo NONI viene utilizzato opportunamente per antagonizzare l’ipertrofia prostatica benigna (IPB). Esplica un’azione antinfiammatoria e antiedemigena, dimostrata dalla ridotta permeabilità capillare ridotta dall’istimina; inoltre viene ridotta , di fatto, l’ostruzione cervicoprostatica.
E’ indicata principalmente nel trattamento dell’IPB al primo stadio, in cui predominano i disturbi urinari, che si definiscono “disuria”.
Grazie all’antagonizzazione dei processi di pseudoapoptosi indotti dalle cellule tumorali. Il succo NONI svolge un’azione preventiva nei confronti dei tumori prostatici, ripristinando la struttura citoscheletrica delle cellule precancarose.

AVVERTENZE:
Il  NONI è completamente privo di effetti collaterali anche a dosi tre volte superiori a quelle consigliate, qualora si assumano farmaci immunosoppressori , il  NONI deve essere assunto solo dietro consenso medico, poiché uno degli effetti principali del  NONI è quello di rafforzare la risposta immunitaria. Il NONI può essere assunto con effetti molto positivi e sinergici da pazienti che assumono farmaci chemioterapici.

Un ciclo di trattamento ha una durata minima di un mese.
Stimolando le cellule alla produzione endogena di Xeronina, in modo da potenziare l’organismo nei confronti di veleni, scorie, virus e batteri, il dott. Heinicke è dell’opinione che non esista alcun tipo di sintomo da crisi di astinenza che non possa essere eliminato nell’arco di poco tempo con un’adeguata quantità di NONI.

Essendo un nutraceutico, il  NONI non può essere dosato in eccesso e nemmeno in difetto perché il NONI non è un farmaco ma un alimento. Utilizzando quotidianamente, con costanza, il  NONI è un modo per prendersi cura del proprio benessere. Consigliarlo alle persone che ci sono vicine e a cui vogliamo bene è un modo di prendersi cura di loro! Vedrete che vi ringrazieranno!

Nessuno può prendersi cura di noi stessi, dobbiamo pensarci da soli, stare bene con noi stessi vuol dire stare bene con gli altri, la serenità è un bene prezioso!

Buona salute e buona vita a tutti!!!

 

 

Recenti ricerche hanno dimostrato che il Lapacho (tabebuia impetiginosa) è efficace nella riduzione di infiammazioni, dolori ed impurità, nella funzione antimicrobica, antiparassitaria ed antifungine, stimola il sistema auto-immunitario.

Gli indigeni sudamericani raccolgono da migliaia d’anni la parte interna della corteccia di un albero chiamato appunto Lapacho (Tabebuia Avellanadae). Questo albero che cresce nelle foreste amazzoniche e nelle montagne di Paraguay, Argentina e Brasile ha la particolarità che la sua corteccia appena tolta ricresce molto velocemente senza arrecare alcun danno alla pianta stessa.

Recenti ricerche hanno dimostrato che il Lapacho è efficace nella riduzione di infiammazioni, dolori ed impurità, nella funzione antimicrobica, antiparassitaria ed antifungine, stimola il sistema auto-immunitario, ha un’azione antiossidante con un utilizzo simile a quello dell’Echinacea e del Ginseng e non contiene caffeina.

Questa pianta contiene grandi speranze per l`effettivo trattamento di alcuni tumori, tra cui la Leucemia, della Candida e di altre fastidiose infezioni, così come di malattie debilitanti (incluso l`artrite) e una moltitudine di altri disturbi.

Il Lapacho può essere usato periodicamente come prevenzione durante la stagione fredda e tutte le volte che la possibilità di infezioni è elevata. La nostra salute sia fisica che mentale dipende esclusivamente dallo stato dei liquidi del nostro corpo e cioè sangue, linfa e liquidi cellulari che se vengono danneggiati portano i nostri organi ad ammalarsi.

La maggior parte delle cause delle malattie vanno ricercate nella contaminazione e avvelenamento dei liquidi del nostro corpo dovuto a una nutrizione non corretta e a un modo di vivere sbagliato; infatti la cattiva alimentazione, il digiuno prolungato e l`uso di troppa carne portano lo stomaco e l`apparato digerente in generale a uno stato di affaticamento tale per cui si ha un calo della forma fisica.

Attraverso una cattiva digestione, dovuta anche al mangiar in fretta, si arriva alla formazione di feci dure e ad un aumento dei microbi parassiti che con la produzione dei loro veleni alterano la flora intestinale; per cui in un certo senso l`intestino diventa la fabbrica dei veleni per il nostro corpo che poi raggiungono il fegato ed entrano nelle cellule di tutto l`organismo. E` quindi necessario disintossicare l`organismo e ripristinare la flora batterica.

Il Lapacho è una delle piante migliori per la purificazione dell`organismo, senza richiedere un grosso dispendio di energia; esso infatti aiuta a ristabilizzare le difese del proprio corpo rafforzando il sistema immunitario.

Il nostro corpo è, almeno apparentemente, insensibile agli agenti patogeni e ai materiali velenosi che però giornalmente disturbano l`equilibrio dell`organismo. Esso è anche in grado di sviluppare anticorpi, se necessari, ma la vera difesa è data dalla salute che è strettamente legata al corretto funzionamento del fegato, reni e sistema linfatico.

II Lapacho è per il fegato e il sistema linfatico la pianta migliore, mentre i reni possono migliorare la loro attività con Solidago, Ortosiphon, Barbe del mais e altre piante, arrivando cosi a ridurre il rischio di malattie. Ricordiamo che le piante ad azione purificante e disintossicante spesso sono più efficaci di qualsiasi altra terapia.

Il Lapacho contiene anche una speciale combinazione e concentrazione di sali minerali abbastanza rari o elementi in tracce: calcio, magnesio, fosforo, zinco, cromo, silicio, manganese, molibdeno, rame, ferro, potassio, sodio, cobalto, boro, oro, argento, stronzio, bario, nichel.

II Lapacho può essere utilizzato nelle infiammazioni della prostata, diabete, infiammazioni midollari, morbo di Parkinson, reumatismo, vene varicose, problemi di pelle, anemia, arteriosclerosi, asma, bronchite.

Il Lapacho rafforza il sistema immunitario e può essere consigliato a tutti, poiché con esso il fegato e il sistema linfatico raggiungono condizioni ottimali, senza sforzi e senza effetti collaterali.

Azioni
anemia
artrite
ipertensione
ferite e ulcere
arteriosclerosi
asma e bronchite
dolori in generale
debolezza cardiaca
gastrite, ulcera gastrica
infezioni della bocca, naso e gola
infezioni parassitarie, quali malaria
infezioni batteriche da stafilococchi, brucella, streptococchi
infezioni viriali: influenza, raffreddore, herpes, polio, epstein-barr
affezioni cutanee da scarsa eliminazione, eczema, acne, foruncolosi, psoriasi
disordini del tratto gastrointestinale: colite, infiammazione delle mucose, morbo di crohon, polipi, dissenteria, ulcere peptiche
disordini del sistema urogenitale: cistite, uretrite, prostatite, polipi vescicali, vaginite, leucorrea, infiammazione della cervice uterina

Indicazioni

  • Infezioni batteriche da stafilococchi, streptococchi, brucella, ecc.
  • Infezioni virali: influenza, raffreddore, herpes, polio, Epstein-Barr, ecc.
  • Infezioni parassitarie, quali malaria
  • Infezioni della bocca, naso e gola.
  • Disordini del tratto gastrointestinale: infiammazione delle mucose, colite, morbo di Crohn, polipi,dissenteria, ulcere peptiche
  • Disordini del sistema urogenitale: cistite, uretrite, prostatite, polipi vescicali, vaginiti, leucorrea, infiammazione della cervice uterina
  • Gastrite, ulcera gastrica
  • Ferite e ulcere
  • Anemia
  • Affezioni cutanee da scarsa eliminazione, eczema, acne, foruncolosi, psoriasi
  • Artrite
  • Dolori in generate
  • Arteriosclerosi
  • Debolezza cardiaca
  • Asma e bronchite Ipertensione

Mentre non ci sono dubbi che il Lapacho sia altamente tossico per molti vari tipi di virus, batteri, funghi, parassiti e altri tipi di organismi, questa sostanza sembra non possedere alcun tipo di tossicità significativa per le cellule umane sane.

Le reazioni avverse al cibo sono spesso globalmente ed erroneamente definite allergie alimentari. In molti casi esse possono essere provocate da altre cause, quali un’intossicazione alimentare di tipo microbico, un’avversione psicologica al cibo o un’intolleranza ad un determinato ingrediente di un alimento.

L’allergia alimentare è una forma specifica di reazione avversa ad alimenti o a componenti degli  stessi che presuppone l’attivazione del sistema immunitario. L’allergene, una proteina presente nell’alimento che nella maggioranza delle persone è del tutto innocua, può in alcuni soggetti innescare una catena di reazioni immunitarie tra cui la produzione di anticorpi. A loro volta, gli anticorpi determinano il rilascio di sostanze chimiche organiche, come l’istamina, che provocano vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno.

Le allergie alimentari si riscontrano in un numero sempre maggiore di persone di diverse fasce di età. In Italia presentano un’incidenza effettiva intorno al 2% della popolazione adulta. Nei bambini, il dato sale al 3-7%, anche se, nella maggior parte dei casi, l’allergia viene superata con l’età scolare.

Un recente studio (Marmsjo et al., 2009), pubblicato sull’ American Journal of Clinical Nutrition, ha evidenziato l’importanza di una adeguata integrazione vitaminica per ridurre l’incidenza delle allergie alimentari nei bambini.

In questo studio è stato valutato un campione di 2.423 bambini di ambo i sessi, suddiviso in 2 gruppi:

GRUPPO 1: bambini di età compresa tra gli 1 e i 4 anni (n=1986)
GRUPPO 2: bambini di 8 anni (n=437).

Ogni bambino aveva presentato diverse manifestazioni allergeniche alimentari (es.: rinite allergica, asma, eczema, sensibilizzazione cutanea) nell’arco dell’ultimo anno solare. Per ogni soggetto è stato compilato un questionario alimentare atto a definire le abitudini nutrizionali e l’uso eventuale di un integratore multivitaminico (contenente minerali, vitamine A, combinata con vitamina D, C, e B12).

Al termine dei 12 mesi, dai dati raccolti è emerso che la pregressa assunzione dell’integratore multivitaminico nei bambini di età inferiore ai 4 anni era correlata a una riduzione del 39% delle manifestazioni allergiche su base alimentare; nei soggetti di 8 anni invece non vi erano state variazioni dell’incidenza di tali
manifestazioni.

Questi dati suggeriscono che una supplementazione quotidiana con un multivitaminico classico, se fatta con la giusta tempistica e consultando il pediatra, può essere efficace nel favorire una diminuzione dell’incidenza di manifestazioni allergiche su base alimentare ed influire positivamente, di conseguenza, nella riduzione dello sviluppo di sintomatologie che possono modificare qualitativamente la dieta e lo stile di vita di bambini in fase di crescita.

Riferimenti Bibliografici
Kristin Marmsjo, Helen Rosenlund, Inger Kull, Niclas Ha°kansson, Magnus Wickman, Go¨ran Pershagen, and
Anna Bergstro¨m. Use of multivitamin supplements in relation to allergic disease in 8-y-old children. AJCN. October 28, 2009.

Il Lapacho è un albero sempreverde originario delle foreste pluviali, ma predilige regioni più fresche, come le montagne del Paraguay, Argentina, Brasile e le zone montagnose della Bolivia e del Perù.

Il Lapacho può essere usato periodicamente come preventivo durante la stagione fredda e tutte le volte che la possibilità di infezioni è elevata.
La nostra salute sia fisica che mentale dipende esclusivamente dallo stato dei liquidi del nostro corpo e cioè sangue, linfa e liquidi cellulari che se vengono danneggiati portano i nostri organi ad ammalarsi.

La maggior parte delle cause delle malattie vanno ricercate nella contaminazione e avvelenamento dei liquidi del nostro corpo dovuto a una nutrizione non corretta e a un modo di vivere sbagliato; infatti la cattiva alimentazione, il digiuno prolungato e l’uso di troppa carne portano lo stomaco e l’apparato digerente in generale a uno stato di affaticamento tale per cui si ha un calo della forma fisica. Attraverso una cattiva digestione, dovuta anche al mangiar in fretta, si arriva alla formazione di feci dure e ad un aumento dei microbi parassiti che con la produzione dei loro veleni alterano la flora intestinale; per cui in un certo senso l’intestino diventa la fabbrica dei veleni per il nostro corpo che poi raggiungono il fegato ed entrano nelle cellule di tutto l’organismo.

E quindi necessario disintossicare l’organismo e ripristinare la flora batterica.

Il Lapacho è una delle piante migliori per la purificazione dell’organismo, senza richiedere un grosso dispendio di energia; esso infatti aiuta a ristabilire le difese del proprio corpo rafforzando il sistema immunitario.

Il nostro corpo è, almeno apparentemente, insensibile agli agenti patogeni e ai materiali velenosi che però giornalmente disturbano l’equilibrio dell’organismo. Esso è anche in grado di sviluppare anticorpi, se necessari, ma la vera difesa è data dalla salute che è strettamente legata al corretto funzionamento del fegato, reni e sistema linfatico.

Il Lapacho rafforza il sistema immunitario e può essere consigliato a tutti, poiché con esso il fegato e il sistema linfatico raggiungono condizioni ottimali, senza sforzi e senza effetti collaterali.

Ricordiamo che le piante ad azione purificante e disintossicante spesso sono più efficaci di qualsiasi altra terapia.

Il Lapacho contiene anche una speciale combinazione e concentrazione di minerali abbastanza rari o elementi in tracce: calcio, magnesio, fosforo, zinco, cromo, silicio, manganese, molibdeno, rame, ferro, potassio, sodio, cobalto, boro, oro, argento, stronzio, bario, nichel.

Il Lapacho può essere utilizzato nella prostata, diabete, infiammazioni midollari, morbo di Parkinson, reumatismo, vene varicose, problemi di pelle, anemia, arteriosclerosi, asma, bronchite.