Olivello spinoso

L’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L., famiglia Elaeagnaceae) è un piccolo arbusto ricoperto da spine. Si può trovare naturalmente nell’Europa settentrionale e centrale, nel Caucaso e in Asia (Siberia, Cina e Tibet).

L’olivello spinoso è insuperabile, soprattutto per quanto riguarda i prodotti cosmetici e le cure naturali, i suoi frutti sono considerati il “frutto” più benefico per l’organismo e si dice che da solo potrebbe fornire abbastanza vitamina C per tutti gli abitanti della Terra.

Frutto sacro dell’Himalaya, si è giustamente guadagnato una serie di soprannomi famosi, come la pianta del futuro, l’albero dei limoni del nord, l’oro liquido o il frutto sacro dell’Himalaya. Nella medicina cinese e in quella tibetana è usato soprattutto come rivitalizzante; in caso di spossatezza o debolezza l’Olivello spinoso fresco è un buon stimolante.

Nei suoi frutti troviamo una combinazione unica di sostanze e ossidanti che forniscono al nostro corpo un aiuto molto potente nella lotta contro molti disturbi e afflizioni. Contiene vitamina A, alcune vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6, B9), provitamina D, vitamine E, K, P e molte altre sostanze importanti come flavonoidi, carotenoidi, caroteni, acido folico, tannini, sali minerali (ferro, boro, manganese) o acidi organici.

E’ proprio questa grande varietà di nutrienti e fitocomplessi la responsabile delle principali proprietà dell’olivello spinoso. Più nel dettaglio, il succo che si ottiene dal frutto ha una spiccata azione antiossidante, tonica, antinfiammatoria e remineralizzanteL’olio invece, che perlopiù deriva da frutti e semi, viene utilizzato per via topica per le sue proprietà cicatrizzanti, riepitelizzanti e antinfiammatorie.

Ma non è finita qui: anche le foglie contengono fitocomplessi utili, principalmente tannini, e vengono utilizzare per la preparazione di tinture madre dall’azione astringente.

È anche considerato uno dei più grandi serbatoi naturali di acidi grassi insaturi, con omega 3, 6, 9 e i meno noti ma altrettanto importanti “sette”.

È chiamato anche  l’albero dei limoni del nord, perché ha un contenuto di vitamina C più di dieci volte superiore a quello degli agrumi. Una sola pallina di olivello spinoso fornisce abbastanza vitamina C per l’intera giornata!

In latino si chiama Hippophae rhamnoides, che significa cavallo splendente. Questo è il nome dato dagli antichi greci, che notarono che i cavalli nutriti con foglie di olivello spinoso avevano un manto molto più lucido, sembravano più sani ed erano più robusti degli altri cavalli. Non stupisce quindi che sia anche il cibo di Pegaso, il mitico cavallo alato.

L’olio è stato utilizzato come rimedio naturale molto potente per migliaia di anni. In Tibet, Cina e Mongolia è considerato un saluto curativo degli dei. È menzionato in testi tibetani del VII secolo e si dice che l’Ayurveda non ne facesse più uso dal VI millennio a.C.

Negli anni ’60 e ’70 i cosmonauti russi utilizzavano ampiamente l’olio di olivello spinoso come protezione dalle radiazioni nello spazio.

Fa anche molto bene all’ambiente! Infatti, combatte l’erosione del suolo, mantiene la terra intatta, contribuisce in modo significativo alla produzione di ossigeno e svolge un ruolo importante nell’intero ecosistema. Ha la capacità di ripristinare la quantità e la qualità di sali minerali nel terreno. Infatti, dopo la prima glaciazione terrestre, l’olivello spinoso è stata tra le prime piante a ripopolare la flora, accompagnando la ricomparsa di un gran numero di arbusti che da essa hanno tratto beneficio.

La capacità dell’olivello spinoso di adattarsi a terreni ostili e crescere con il minimo delle risorse si spiega grazie alla presenza di funghi simbiontici sulle sue radici. I funghi simbiontici trasformano l’azoto che la pianta assorbe dall’atmosfera in sostanze organiche che non solo permettono all’olivello spinoso stesso di svilupparsi in salute, ma fungono anche da nutrimento per il terreno. Questo processo infatti, permette di arricchire di nitriti – sostanze organiche derivate dall’azoto – il suolo circostante, rendendolo più fertile e accogliente anche per altre specie di piante.

OLIVELLO SPINOSO IN ERBORISTERIA

L’impiego principale è come fitoterapico in erboristeria: si usa principalmente sotto forma di succo o di olio, ma possiamo trovare anche integratori in capsule o compresse formulati con olivello spinoso. Il succo è un multivitaminico e un integratore multiminerale naturale: la sua assunzione permette di ridurre i sintomi di astenia, anemia e stanchezza legata ad un periodo di convalescenza.

Le vitamine C ed E, i carotenoidi e i polifenoli rendono il succo di olivello spinoso un trattamento preventivo da mettere in atto nei confronti delle malattie cardio-circolatorie, come il colesterolo alto e l’ipertensione.

APPLICAZIONI

  • Proprietà toniche e remineralizzanti. Il succo dell’olivello spinoso può essere considerato un multivitaminico e un integratore multiminerale naturale, ed è quindi un ottimo rimedio in caso di asteniastanchezza dovuta a convalescenza e anemia.
  • Azione antiossidante e vasoprotettiva. La ricchezza di vitamina C, polifenoli, carotenoidi e vitamina E fa del succo di olivello spinoso un buon trattamento preventivo contro problematiche del sistema cardiocircolatorio come ipertensione, colesterolo alto e aterosclerosi.
  • Azione cicatrizzante e antinfiammatoria. L’attività cicatrizzante dell’olivello spinoso si esplica sia esternamente che internamente l’organismo. L’olio infatti può essere utile nel trattamento di ulcere gastriche e infiammazioni gengivali, così come per lenire ustioniferitedermatitiscottature solaribruciori e rossori della pelle in generale.
  • Protezione di pelle e capelli. L’olio è particolarmente adatto per le pelli mature ed esigenti o in caso di capelli danneggiati, perché svolge un’azione riparativa e rigenerante sulle cellule.

Si consiglia di essere particolarmente attenti alle eventuali reazioni che l’olivello spinoso può causare al suo primo utilizzo. Chi non ha mai adoperato prodotti a base di tale pianta, non può sapere se potrebbe sviluppare particolari reazioni allergiche alle sue componenti. Per questo è consigliabile, soprattutto in occasione dei primi impieghi, di non eccedere con le dosi.

Inoltre, l’uso dell’olivello spinoso è sconsigliato:

  • Ai soggetti ipotesi, in quanto potrebbe agire provocando un leggero abbassamento della pressione arteriosa.
  • Se si stanno assumendo farmaci anticoagulanti, poichè potrebbe rallentare la coagulazione del sangue e causare sanguinamenti improvvisi o emorragie.
  • A chi deve sottoporsi ad un intervento chirurgico. In questo caso si consiglia di sospenderne l’assunzione almeno due settimane prima.
  • In caso di calcolosi renale, per l’elevato contenuto di vitamina C.
  • Per le donne in gravidanza o in allattamento è consigliabile chiedere parere al proprio medico prima di adoperare qualsiasi prodotto a base di olivello spinoso, nonostante di norma essi risultino innocui.

FONTI e BIBLIOGRAFIA:

  1. Olivello spinoso nelle diete a base vegetale. Un approccio analitico alla composizione dei frutti dell’olivello spinoso: valore nutrizionale, applicazioni e benefici per la salute
  2. Effetti dell’integrazione orale e dell’applicazione topica dell’olio di olivello spinoso estratto con CO2 supercritica sull’invecchiamento cutaneo di soggetti di sesso femminile
  3. Fitosteroli nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides L.): identificazione ed effetti delle diverse origini e tempi di raccolta
  4. Composizione carotenoide delle bacche e delle foglie di sei varietà di olivello spinoso rumeno (Hippophae rhamnoides L.)
  5. Perché l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.) è così eccezionale? Una recensione
  6. Effetti di diverse origini e tempi di raccolta su vitamina C, tocoferoli e tocotrienoli nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides)
  7. Relazioni struttura-efficienza antiossidante dei composti fenolici e loro contributo all’attività antiossidante del succo di olivello spinoso
  8. L’attività antitumorale dell’olivello spinoso [ Elaeagnus rhamnoides(L.) A. Nelson]
  9. Composizione in acidi grassi dei lipidi nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides L.) di diversa origine
  10. β-sitosterolo: estrazione supercritica di anidride carbonica dai semi di olivello spinoso ( Hippophae rhamnoides)
  11. L’invecchiamento cutaneo indotto dalle radiazioni UV nei topi glabri viene efficacemente prevenuto mediante l’assunzione orale di una miscela di frutti di olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.) per 6 settimane attraverso la soppressione delle MMP e l’aumento dell’attività SOD
  12. L’olio di bacche di olivello spinoso inibisce l’aggregazione piastrinica

Olivello spinoso

La calendula contiene flavonoidi, olii essenziali, triterpeni, fitosteroli, carotenoidi e mucillagini. Ha un’attività antiinfiammatoria, decongestionante, ipotensiva e vasodilatatoria. Regolarizza il ciclo e il flusso mestruale, tonifica i tessuti e le fasce muscolari dell’utero. Ha inoltre un’attività antisettica e cicatrizzante.

Numerose sono le piante medicinali che trovano impiego in fitoterapia e al tempo stesso sono presenti anche nella Materia Medica Omeopatica. Le qualità terapeutiche di una stessa pianta medicinale possano estrinsecarsi in modo spesso sorprendentemente diverso oppure complementare a seconda sia impiegata la TM oppure il medicinale omeopatico da essa ottenuto. Un esempio è Calendula officinalis L. (Calendula): in fitoterapia la pianta manifesta azione antispasmodica ed emmenagoga per os mentre per uso topico presenta spiccate proprietà vulnerarie. In omeopatia Calendula «stimola dall’interno le difese dell’organismo» e quindi la sua somministrazione va a completare strettamente quella fitoterapica. A conferma di ciò Denis Demarque (1999) asserisce che le diluizioni omeopatiche di Calendula prolungano l’effetto farmacologico diretto della pianta.

Gli antichi Romani chiamando la pianta “fiore delle calende” evidenziarono la caratteristica della Calendula di alternare la sua fioritura per tutto l’arco dell’anno: da calendae, ovvero primo giorno del mese, deriverebbe il nome “Calendula”. S. Ildegarda (1098- 1179), la badessa di Bingen, riteneva la pianta valida per i disturbi intestinali e per l’impetigine del cuoio capelluto; S. Alberto Magno (XIII sec.) la consigliava per uso esterno nel morso degli animali velenosi e per via interna nelle affezioni di fegato e milza. Nel tardo Medioevo era impiegata per trattare svariate malattie e in particolare veniva indicata per provocare le mestruazioni, utilizzo perpetrato dalla tradizione popolare per ripristinare o normalizzare il flusso mestruale e per attenuare il dolore nella dismenorrea. In effetti la Calendula sembra essere attiva come emmenagoga e antidismenorroica in quanto in grado di ristabilire il flusso mestruale diminuendone i fenomeni dolorosi, i disturbi di natura riflessa e regolarizzando il ciclo. L’azione sarebbe da attribuire alla presenza dei flavonoidi (azione antispasmodica, antiflogistica ecc.).

A questo proposito H. Leclerc consigliava la sua assunzione una settimana prima dell’inizio delle mestruazioni sotto forma di tintura o estratto fluido (TM, 40 gtt. due-tre volte al dì). Interessante la prescrizione in menopausa al fine di contrastare l’ipertensione che a volte può comparire: nella pratica clinica è stata osservata una buona azione ipotensivante in seguito a trattamento con estratto alcolico.

Altre segnalazioni riguardanti l’impiego per os sono relative al trattamento delle malattie da raffreddamento, delle forme erpetiche e delle infezioni cutanee. I polisaccaridi presenti nel fitocomplesso della pianta mostrano, infatti, sia in vitro che in vivo, una notevole attività immunostimolante e antivirale. I componenti dell’olio essenziale, inoltre, sarebbero responsabili delle riconosciute attività antimicrobiche, antifungine e antivirali. Sono segnalate anche proprietà coleretiche e di incremento della secrezione degli acidi biliari da parte della pianta: i saponosidi contribuiscono, difatti, ad abbassare il livello plasmatico di colesterolo e trigliceridi.

PRINCIPALI COMPONENTI
  • Flavonoidi
  • Olio essenziale
  • Composti terpenici
  • Mucillagini
  • Vitamina C
  • Carotenoidi

La calendula è una pianta dalle mille virtù, efficace per:

  • Abbassare i trigliceridi.
  • Abbassare il colesterolo.
  • Calmare un attacco di colite.
  • Calmare un attacco di gastrite o di ulcera.

Utile come rimedio naturale in caso di:

  • Irregolarità mestruale
  • Dolori mestruali
  • Irritazione del cavo orale
  • Pelle arrossata
  • Pelle secca
  • Callosità o cheratosi plantari
  • Scottature, eritemi solari
  • Dermatite da pannolino
  • Ragadi al seno
Proprietà della calendula

Antiossidante

I fiori della Calendula sono ricchi di antiossidanti, caroteni e flavonoidi che preservano la pelle dalla degenerazione cellulare causata dall’azione dei radicali liberi e la preservano dall’invecchiamento precoce. Queste sostanze proteggono inoltre l’epidermide dall’azione dei raggi U, per questi motivi la calendula è considerata un ingrediente efficace per mantenere la pelle giovane e vitale.

Antinfiammatoria

I polifenoli e i flavonoidi (in particolare il faradiolo) svolgono un’intensa azione antinfiammatoria e antiedematosa che si rivela utile per curare irritazioni, piccole ferite e arrossamenti.

Antisettica

L’acido salicilico, malico e clorogenico in sinergia con le saponine, le resine e i glicosidi, le conferiscono delle eccellenti proprietà antisettiche che possono aiutare a lenire molte infezioni di natura fungina o batterica.

Numerosi studi in vitro hanno dimostrato addirittura la sua efficacia nel bloccare la crescita di agenti patogeni come gli Stafilocchi e il Trichomonas.

In caso di ferite, la calendula previene la diffusione dell’infezione e dell’infiammazione, svolgendo anche un’azione calmante nei confronti del dolore.

I suoi benefici non si fermano qui perché, massaggiata da mani esperte, stimola l’eliminazione dei rifiuti biologici e delle tossine attraverso il sistema linfatico.

Azione lenitiva

principi attivi contenuti nella calendula le conferiscono delle spiccate proprietà lenitive e calmanti particolarmente indicate per le pelli secche, delicate e reattive. Utilizzata con costanza rinforza l’elasticità delle pelle, aiutandola a sopportare lo stress causato da una serie di problemi cutanei come:

  • Psoriasi.
  • Eczemi.
  • Acne.
  • Screpolature.
  • Piccole piaghe.

Questi agenti lenitivi sono ben tollerati e non provocano particolari reazioni allergiche.

Azione rigenerante

La calendula non si limita soltanto a disinfettare la pelle irritata o ferita ma stimola le cellule epiteliali a riprodursi più in fretta per riparare al meglio l’area danneggiata. Da un punto di vista strettamente biologico, questa pianta stimola i fibroblasti a velocizzare la produzione di collagene e proteine.

Questa proprietà si applica a qualsiasi tipo di tessuto. Un recente studio in laboratorio ha evidenziato come l’acido calendico, uno dei principi attivi specifici di questa pianta, sia in grado non solo di aumentare la produzione di collagene ma anche di migliorare la struttura e la disposizione delle cellule all’interno di un tendine danneggiato.

I principi attivi quindi possono agire in profondità, andando a riparare i tessuti localizzati sotto l’epidermide e danneggiati da una contusione o da un piccolo shock. La potente azione di rigenerazione cellulare, unita alle spiccate proprietà antinfiammatorie, la rendono un’alleata perfetta in caso di ustioni e piccole bruciature.

Supporto alla circolazione venosa

La calendula, grazie all’elevato quantitativo di flavonoidi, protegge il tessuto delle vene e allevia la fastidiosa sensazione delle gambe gonfie e doloranti.

La presenza delle cumarine, composti organici noti per le proprietà anticoagulanti, migliorano la circolazione, rafforzano i capillari e il tono venoso.

La calendula, applicata con costanza, è particolarmente indicata quando si soffre di vene varicose o teleangectasie visibili e marcate.

Uso topico della Calendula

L’uso interno della Calendula, comunque, è più raro rispetto a quello esterno. L’impiego più usuale, infatti, è quello topico: ai fiori di Calendula officinalis L. sono riconosciute proprietà antiflogistiche, antimicrobiche e cicatrizzanti. Ottimizza l’irrorazione sanguigna della cute (normalizzazione della circolazione capillare sostenuta dai flavonoidi), migliorandone pertanto il trofismo, e, grazie alla presenza di mucillagini e sostanze antisettiche, è in grado di svolgere una valida azione emolliente e lenitiva, di inibire i processi infiammatori, di facilitare i processi riparativi e di manifestare attività batteriostatica.

Molti sono gli studi che segnalano come una preparazione topica di Calendula (crema, pomata) sia in grado di promuovere la guarigione delle ferite, incrementando la produzione di fibrina, stimolando la formazione di nuove cellule e migliorando la microcircolazione locale. Risulta quindi indicata nel trattamento di ferite e lesioni cutanee quando si teme la sovrapposizione batterica e si desidera una cicatrizzazione rapida; nelle ustioni di primo e secondo grado, nei geloni, nelle foruncolosi; nelle ipercheratosi (callosità plantari dolorose, cheratosi palmo-plantare).

Per la sua azione di normalizzazione della circolazione capillare (flavonoidi) risulta particolarmente adatta per pelli secche, screpolate, delicate e facilmente arrossabili. Le mucillagini, di cui è ricca la pianta, svolgono una specifica azione emolliente, filmogena, protettiva e contemporaneamente isolano e proteggono le parti irritate condizionandone il grado di umidità. Può essere, pertanto, efficacemente utilizzata nelle dermatiti da pannolino, nei trattamenti pre- e post-sole, nel trattamento delle pelli secche e delicate e nelle dermatiti in genere.

Una segnalazione particolare riguarda l’utilizzo nei disturbi della circolazione venosa a carico degli arti inferiori (pomata al 20%): in seguito a tale trattamento si assiste a un miglioramento progressivo dei sintomi soggettivi (dolore, senso di gonfiore e di pesantezza) e oggettivi (secchezza della cute, flogosi e tensione tissutale locale). La pomata di Calendula, grazie all’attività di stimolazione del microcircolo, è impiegata anche nella profilassi e terapia delle piaghe da decubito.

Viene segnalato, inoltre, l’uso di preparati a base di Calendula nel trattamento delle alterazioni flogistiche a carico delle mucose orofaringee (Commissione E della Sanità tedesca): l’infuso (versare circa 150 ml di acqua bollente su uno-due cucchiaini da tè di fiori (2 – 3 g); filtrare dopo 10 minuti di infusione: sciacqui o gargarismi più volte al giorno) o la tintura diluita in acqua possono essere utilizzati con reale efficacia, come gargarismi e colluttorio, in caso di tonsilliti e infiammazioni delle vie aeree superiori, stomatiti, afte, gengiviti, piorrea e parodontopatie. L’uso topico di Calendula officinalis presenta un’ottima tollerabilità e i suoi preparati possono essere prescritti per lunghi periodi.

Fonte: https://www.medicinaintegratanews.it/luso-fitoterapico-di-calendula-officinalis/

 

glutatione

Il glutatione è una sostanza naturalmente prodotta dal fegato presente anche in alcuni cibi (frutta, verdura e carni). Dal punto di vista chimico si tratta di un tripeptide formato dagli aminoacidi cisteina, glicina e glutammato.

Il glutatione è noto principalmente per la sua funzione come antiossidante naturale prodotto dall’organismo stesso. Nelle cellule e negli organi partecipa a diversi processi, dalla produzione e riparazione dei tessuti alla sintesi di proteine e altre molecole, passando per il coinvolgimento nelle difese immunitarie.

Un integratore a base di glutatione può essere utile in caso di:

  • insufficienza epato-biliare lieve o moderata
  • epatopatie su base iatrogena, tossica e virale
  • intossicazione epatica da farmaci
  • abuso di alcol
  • invecchiamento cutaneo
  • prolungata esposizione alla luce solare
  • protezione nei confronti del fumo di sigaretta

L’N-acetilcisteina (NAC) è una molecola che deriva dall’amminoacido naturale cisteina.

Può essere introdotta nel corpo mediante somministrazione orale, endovenosa o per via topica. Una volta introdotta viene deacetilata in cisteina e successivamente trasformata di una serie di metaboliti che si accumulano nel corpo. La via endovenosa è la migliore modalità di somministrazione in quanto determina un’emivita maggiore dell’N-acetilcisteina. La somministrazione per via topica è la peggiore.

La NAC è uno dei più potenti antiossidanti conosciuti. La proprietà antiossidante deriva dalla (1):

  • presenza nella sua struttura chimica di un gruppo tiolico in grado di eliminare direttamente i radicali liberi
  • sua capacità di rigenerare il glutatione, un altro potentissimo antiossidante prodotto dal nostro organismo
  • possibilità, all’interno delle cellule, di essere deacetilata in cisteina. La cisteina, a sua volta, viene metabolizzata in una serie di composti (3-mercapto-piruvato e zolfo ridotto) dalle proprietà antiossidanti.

Oltre alle proprietà antiossidanti, la NAC agisce come antinfiammatorio bloccando l’attivazione di NF-kB, un fattore di trascrizione che induce l’espressione di geni che codificano per citochine proinfiammatorie.

La NAC, inoltre, facilitando la produzione di ossido nitrico, gioca un ruolo importante nella vasodilatazione.

Diversi studi in letteratura hanno mostrato l’efficacia dell’integrazione con NAC in diverse condizioni:

  • è un potente antimucolitico
  • protegge le cellule della retina da un eccessivo danno ossidativo in caso di degenerazione maculare (2)
  • migliora diverse patologie della cute (3)
  • è in grado di contrastare le malattie neurodegenerative e di salute mentale (4)
  • cancro

Il glutatione è un composto organico presente nel nostro corpo ed è costituito da 3 amminoacidi (glutammato, glicina e cisteina). La cisteina è l’amminoacido più importante del glutatione in quanto è quello che possiede il gruppo tiolico -SH, responsabile dell’attività biologica del glutatione.

Il glutatione viene normalmente prodotto dal nostro corpo a partire dai 3 amminoacidi che lo compongono. L’N-acetilcisteina gioca un ruolo importante nella sintesi del glutatione in quanto funziona come donatore di cisteina.

Il glutatione può anche essere introdotto come tale con l’alimentazione. Le fonti più abbondanti sono:

  • arance
  • avocado
  • carote
  • cocomero
  • fragole
  • patate
  • pesche
  • spinaci

Purtroppo durante il processo di riscaldamento e/o cottura degli molti alimenti, il glutatione viene completamente distrutto dalle temperature.

Il glutatione è responsabile di numerose azioni biologiche (5):

  • è il più potente antiossidante delle nostre cellule: funzionando come donatore di elettroni previene l’eccessiva ossidazione da parte dei radicali liberi.
  • è coinvolto nella detossificazione degli xenobiotici ossia sostanze estranee all’organismo come farmaci, tossine, additivi alimentari…
  • previene l’invecchiamento
  • ha una grande capacità disintossicante: grazie alla sua facoltà di chelare (legare) i metalli pesanti quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio li trasporta via eliminandoli dal corpo.
  • è in grado di modulare la risposta immunitaria
  • contrasta l’avvelenamento da paracetamolo
  • intervenire beneficamente negli stress ossidativi del globulo rosso
  • aiuta nostro fegato a disintossicarsi ed a prevenire possibili danni causati dall’eccessivo consumo di alcool
  • migliora i sintomi delle patologie neurodegenerative
  • induce benefici nei pazienti affetti da HIV
  • nei globuli rossi mantiene il ferro legato dell’emoglobina allo stato ridotto evitando la formazione di emoglobina ossidata (metaemoglobina) non più in grado di legare e trasportare ossigeno ai tessuti
NAC, glutatione e oncologia

Modelli sperimentali hanno mostrato che l’N-acetilcisteina è in grado di ridurre la proliferazione cellulare, indurre apoptosi (morte cellulare programmata) nelle cellule tumorali e inibire i processi di differenziamento (6, 7).

I meccanismi d’azione individuati sono: diminuzione delle cicline, attivazione delle caspasi, aumentata espressione del citocromo c, ridotta espressione di bcl-2 e bloccando la segnalazione del gene Notch.

Il ruolo del glutatione nel cancro è controverso. Se da un lato può risultare utile integrare questo potentissimo antiossidante, dall’altro lato potrebbe essere svantaggioso. L’aumento dello stress ossidativo tipico delle cellule tumorali è accompagnato da un aumento dei livelli di glutatione che cerca di compensare questo eccessivo stress ossidativo; il glutatione però conferisce alle cellule tumorali il vantaggio di crescere e resistere a numerosi agenti chemioterapici che hanno come meccanismo d’azione proprio lo stress ossidativo.

Se a scopi preventivi potrebbe essere utile l’integrazione con NAC o glutatione, se ne sconsiglia l’uso durante il trattamento chemioterapico (in particolare con derivati del platino e taxani) in quanto livelli intracellulari elevati di glutatione potrebbero rendere le cellule tumorali resistenti alla chemioterapia (8).

Proprio per questa ragione diverse terapie anticancro prevedono l’abbassamento dei livelli cellulari di glutatione. L’esaurimento del glutatione come singolo target terapeutico non è efficace mentre l’approccio combinato (chemioterapia più inibizione del glutatione) è in grado di migliorare la sensibilità delle cellule tumorali agli agenti chemioterapici.

La deplezione di glutatione potrebbe anche essere utile per innescare nelle cellule tumorali un processo chiamato ferropoptosi ossia una morte cellulare innescata dal fallimento delle difese antiossidanti dipendenti dal glutatione e quindi dall’accumulo di perossidi lipidici (radicali liberi) (9)

Non ci sono studi sull’efficacia dell’integrazione di glutatione nei pazienti oncologici anche non in trattamento.

Biodisponibilità

La bassa biodisponibilità e stabilità del glutatione ne limitano l’applicazione terapeutica. Dopo somministrazione orale, infatti, il glutatione va incontro ad una serie di cambiamenti nel tratto gastrointestinale che ne impediscono l’assimilazione. Questo problema potrebbe essere superato mediante la somministrazione di glutatione in forma proliposomiale oppure sottoforma di granuli sublinguali (in modo tale da bypassare lo stomaco, l’intestino e il fegato). Un’altra possibile modalità per aumentare i livelli di glutatione è non somministrando glutatione ma N-acetilcisteina, il precursore del glutatione. La NAC, a differenza del glutatione, viene assorbita bene a livello intestinale. Nonostante questo, ci sono comunque delle condizioni che limitano la sintesi del glutatione anche in caso di somministrazione di NAC e sono l’età avanzata e la disfunzione epatica (10, 11).

Controindicazioni ed effetti collaterali

L’N-acetilcisteina e il glutatione sono sicuri e con pochi effetti collaterali, sia quando vengono somministrati per via orale, endovenosa e cutanea. Gli effetti collaterali che possono comparire sono nausea, dolore allo stomaco, eruzioni cutanee e prurito.

Bibliografia:

  1. Cell Chem Biol. 2018 Apr 19. N-Acetyl Cysteine Functions as a Fast-Acting Antioxidant by Triggering Intracellular H(2)S and Sulfane Sulfur ProductionEzeriņa D, Takano Y, Hanaoka K, Urano Y, Dick TP.
  2. Oxid Med Cell Longev. 2019 Aug 14. N-Acetyl-L-cysteine Protects Human Retinal Pigment Epithelial Cells from Oxidative Damage: Implications for Age-Related Macular Degeneration. Terluk MR, Ebeling MC, Fisher CR, Kapphahn RJ, Yuan C, Kartha RV, Montezuma SR, Ferrington DA.
  3. Indian J Dermatol Venereol Leprol. 2018 Nov-Dec. N-acetylcysteine in dermatology. Adil M, Amin SS, Mohtashim M.
  4. Molecules. 2018 Dec 13. Overview on the Effects of N-Acetylcysteine in Neurodegenerative Diseases.
    Tardiolo G, Bramanti P, Mazzon E.
  5. Biomed Pharmacother. 2003 May-Jun. The importance of glutathione in human disease. Townsend DM, Tew KD, Tapiero H.
  6. Oncotarget. 2016 May 24. N-acetylcysteine negatively regulates Notch3 and its malignant signaling. Zhang X, Wang YN, Zhu JJ, Liu XX, You H, Gong MY, Zou M, Cheng WH, Zhu JH.
  7. Semin Oncol. 2017 Jun. Pilot study demonstrating metabolic and anti-proliferative effects of in vivo anti-oxidant supplementation with N-Acetylcysteine in Breast Cancer. Monti D, Sotgia F, Whitaker-Menezes D, Tuluc M, Birbe R, Berger A, Lazar M, Cotzia P, Draganova-Tacheva R, Lin Z, Domingo-Vidal M, Newberg A, Lisanti MP, Martinez-Outschoorn U.
  8. J Cell Biol. 2018 Jul 2. Glutathione metabolism in cancer progression and treatment resistance. Bansal A, Simon MC.
  9. Cell Prolif. 2020 Mar. Ferroptosis: Final destination for cancer? Ye Z, Liu W, Zhuo Q, Hu Q, Liu M, Sun Q, Zhang Z, Fan G, Xu W, Ji S, Yu X, Qin Y, Xu X.
  10. Drug Deliv. 2019 Dec. Design of novel proliposome formulation for antioxidant peptide, glutathione with enhanced oral bioavailability and stability. Byeon JC, Lee SE, Kim TH, Ahn JB, Kim DH, Choi JS, Park JS.
  11. Redox Biol. 2015 Dec. Effects of N-acetylcysteine, oral glutathione (GSH) and a novel sublingual form of GSH on oxidative stress markers: A comparative crossover study. Schmitt B, Vicenzi M, Garrel C, Denis FM.

Fonte: www.artoi.it/nac-e-glutatione/

 

Permeabilità intestinale

La Leaky Gut Syndrome, o permeabilità intestinale, è una condizione clinica caratterizzata dall’aumento anomalo di permeabilità dell’epitelio intestinale che provoca l’ingresso non regolato di sostanze patogene nel flusso sanguigno. L’epitelio intestinale è un tessuto monostratificato composto da cellule strettamente legate tra loro tramite giunzioni che le saldano, impedendo l’ingresso, a livello interstiziale, ad agenti indesiderati come tossine, micotossine o altri elementi patogeni.

Al contrario, i nutrienti vengono assorbiti e rilasciati nel flusso sanguigno per essere così veicolati in tutto l’organismo. Il ruolo principale di questo epitelio è di regolare il passaggio delle sostanze dal lume all’interstizio: una variazione dell’integrità dello stesso e delle giunzioni provoca un’anomalia nella normale permeabilità intestinale.

Sintomi e cause

Quando la struttura delle giunzioni strette e dell’epitelio intestinale si altera, sostanze come glutine, agenti infettivi, particelle di alimenti non digeriti, come proteine animali, lieviti e sostanze chimiche in essi contenute, possono fuoriuscire dal lume intestinale ed entrare nel sistema circolatorio, innescando una reazione immunitaria, con conseguente comparsa di uno stato infiammatorio sistemico che può causare sintomi quali:

  • Sintomi gastrointestinali: malassorbimento, gonfiore addominale, flatulenza, stipsi, alvo alterno, diarrea, disbiosi, candidosi, confusione mentale e perdita di peso.
  • Depressione: ansia, fatica.
  • Intolleranze – Allergie alimentari: dermatiti, eczema, sensibilità al glutine, MCS.
  • Infiammazione sistemica: dolori articolari, muscolari, perdita di tessuto osseo, malattie cardiovascolari e neurodegenerative.
  • Alterazione della tiroide: Hashimoto (ipotiroidismo), Graves (ipertiroidismo).

Autoimmunità

La Leaky Gut Syndrome può essere causata da infezioni, alterazioni del microbiota umano, candidosi, acidosi, disbiosi, regime alimentare errato, abuso di farmaci, chemio e radioterapia, iperammoniemia, stress, ipercortisolemia, squilibri ormonali, fattori neurologici e metabolici. malfunzionamento di questo organo che non è più in grado di svolgere le sue normali funzioni.

Si verificano fenomeni di malassorbimento di minerali e sostanze nutritive importanti tra cui zinco, ferro e vitamina B12. Inoltre, questi fattori possono portare alla captazione degli antigeni dal lume intestinale, meccanismo chiave nella patogenesi dei disturbi gastrointestinali. L’assorbimento sproporzionato di questi antigeni, insieme ad una risposta immunitaria alterata, può portare a reazioni immunologiche sia intestinali che in altri organi, provocando la patogenesi di diverse autoimmunità, tra le quali le più note sono celiachia, diabete di tipo 1 e tiroidite.

A tutto questo, va sommata l’influenza del sistema PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologico): il malassorbimento intestinale è causa di infiammazione sistemica e permeabilità intestinale patologica che influenzano direttamente il Sistema Nervoso Centrale (SNC)  e il sistema immunitario. Sistema Nervoso Centrale e sistema immunitario sono in collegamento tramite i neuropeptidi che stimolano o sopprimono la risposta immunitaria.

L’equilibrio del sistema PNEI può risultare alterato in patologie infiammatorie intestinali, in cui si ha una compromissione del microbiota e delle sue attività, fra le quali sintesi di neurotrasmettitori ed enzimi, alterazioni dei segnali neuroendocrini, alterazioni del sistema immunitario, e di conseguenza sul sistema nervoso; al tempo stesso la permeabilità intestinale può aumentare in condizioni patologiche, ad esempio in risposta a stimoli del sistema nervoso enterico, oppure in presenza di cellule del sistema immunitario, citochine o agenti patogeni.

Proteine vegetali, fitoterapici e minerali come miglior supporto

Queste condizioni associate alla Leaky Gut Syndrome (autoimmunità, immunosoppressione a TH1, stanchezza cronica, cancro, infiammazione intestinale cronica e sistemica e sensibilità chimica multipla), possono aggravarsi notevolmente se la patologia non viene prontamente diagnosticata e trattata. Un supporto efficace in questi casi si ottiene tramite l’integrazione con L-Glutammina, N-Acetil L-Glutammina, Topinambur, Liquirizia, Zinco, estratti di Malva, Kudzu e Zenzero.

  • La Glutammina stabilizza le giunzioni tight che saldano tra loro le cellule dell’epitelio intestinale, agendo come un antiossidante nei confronti di alcune sostanze dannose (etanolo) o in conseguenza ad uno stato di acidosi. La glutammina riduce la batteriemia intestinale e impedisce la proliferazione di batteri nocivi nell’intestino, mantenendo equilibrata la flora batterica. A livello cerebrale è convertita in acido glutammico, combustibile per le cellule cerebrali che viene convertito in GABA, sostanza che protegge il sistema nervoso dall’azione tossica dell’ammoniaca, e svolge, di conseguenza, una funzione protettiva sul SNC.
  • La N-Acetil-Glutammina presenta maggiore biodisponibilità, in quanto permane più a lungo nel tratto intestinale, migliorando l’azione antiossidante.
  • Il Topinambur svolge un’azione benefica sul microbiota umano grazie al suo contenuto di inulina, un polisaccaride costituito da monomeri del ß-D-fruttosio ad attività prebiotica. Inoltre, è famoso per le sue molteplici proprietà benefiche come protettore delle vie gastro-intestinali, diuretico e tonificante.
  • La Liquirizia stimola la mucogenesi a livello dell’epitelio gastrico, fungendo quindi da barriera all’eccessiva acidità, evitando la comparsa e/o promuovendo la rigenerazione di eventuali ulcerazioni.
  • Lo Zinco è un minerale che favorisce la rigenerazione del tessuto epiteliale, l’assorbimento di acqua ed elettroliti. Inoltre, limita l’adesione dei patogeni alle cellule dell’epitelio intestinale, inibendo la formazione di biofilm batterici.
  • La Malva sylvestris possiede proprietà emollienti lassative ed antiinfiammatorie. L’alto contenuto di mucillaggine protegge lo stomaco dall’eccesiva acidità, contiene composti che agiscono come antinfiammatori antibatterici e antimicotici.
  • La polvere di radice di Kudzu è impiegata per calmare le irritazioni dell’intestino e dell’apparato digerente, agisce come gastroprotettore e alcalinizzante naturale, lenendo la mucosa gastrica e tamponando la secrezione acida in eccesso. Favorisce l’equilibrio intestinale, regolando peristalsi e consistenza delle feci.
  • Lo Zenzero, Zingiber officinale, è un potente  antiinfiammatorio, antiacido e antibatterico. Attraverso il 6-gingerolo e al gran numero di composti bioattivi che possiede, agisce come antiacido, antibatterico e antimicotico.

Hericium erinaceus è un fungo noto da oltre 1000 anni nella tradizione medica orientale dove è usato per numerose problematiche di salute.

Hericium erinaceus contiene numerose molecole biologicamente attive con attività anti-infiammatoria, anti-batterica, anti-tumorale e citotossica, e molecole molto particolari a basso peso molecolare, erinacine nel micelio ed ericenoni nel corpo fruttifero, in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e di stimolare la sintesi di Nerve Growth Factor (NGF) a livello cerebrale.

Numerosi studi hanno dimostrato la sua capacità di migliorare situazioni infiammatorie gastrointestinali, dalla gastrite alle malattie cronico-degenerative dell’intestino quali IBD, UC e CD.

Molte altre patologie diverse dalla IBD, come le parassitosi e le patologie neoplastiche, coinvolgono il tratto gastroenterico e possono aumentare i livelli di FC.

La Calprotectina è una proteina del gruppo delle S-100 che ha numerose funzioni cellulari. È uno dei principali costituenti del citoplasma dei granulociti neutrofili, ma si trova anche nei monociti e nelle cellule epiteliali.

In corso di infiammazione intestinale, i leucociti attraversano la parete intestinale e rilasciano la calprotectina nel lume intestinale così che possiamo riscontrarla e determinarne la concentrazione attraverso un’analisi delle feci.

La concentrazione di calprotectina fecale (FC = fecal calprotectin) correla con il numero di granulociti che attraversano la mucosa e arrivano al lume  intestinale.

Tale dosaggio può essere molto utile nel distinguere un colon irritabile da una patologia infiammatoria intestinale come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

La concentrazione di FC correla con la gravità della condizione clinica e dell’infiammazione, con il livello di attività di patologie come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, e può essere usato per monitorare l’andamento di malattia e per ottimizzare l’intervento terapeutico nei pazienti con patologie croniche e cronico-degenerative intestinali.

Il dosaggio della FC è una strategia diagnostica che può evitare inutile colonscopie, che possono avere rischi associati.

La FC è un marker stabile di infiammazione, (non viene degradata facilmente), è facilmente determinabile con l’analisi delle feci e per questo può essere utilizzata come strumento di screening per identificare pazienti con IBD, distinguendoli da quelli con IBS che non necessitano di colonscopia.

In questo studio osservazionale 56 pazienti, 23 UC, 12 CD, 11 IBD e 10 con situazioni infiammatorie intestinali diverse (carcinoma colo-rettale, mesotelioma peritoneale, e parassiti intestinali), tutti con elevati livelli di FC iniziale (T0) sono stati supplementati per 3 mesi con 2 grammi al giorno (1 grammo prima di pranzo e 1 grammo prima di cena) con una particolare formulazione di  Hericium erinaceuscostituita da 80% di micelio e corpo fruttifero e 20% di estratto idroalcolico (A.V.D. Reform S.r.l., Noceto, Italy). Dopo 3 mesi è stata effettuata la rivalutazione della FC (T3) che era significativamente ridotta in tutti i gruppi. Il gruppo con UC ha evidenziato una riduzione del 74,5%; quello CD del 74,8%; il gruppo con IBD del 75,8% e il gruppo con problematiche miste una riduzione del 70,1%. Tutti i soggetti hanno riportato notevole miglioramento o remissione dei sintomi e miglioramento della qualità della vita.

L’integrazione con questa particolare formulazione di Hericium erinaceus ha portato a un significativo controllo dell’infiammazione, confermato da una importante riduzione dei livelli di FC. Questi  dati forniscono un razionale per utilizzare H. erinaceus come potenziale supporto preventivo e come trattamento complementare di patologie infiammatorie gastro-intestinali.

… per l’articolo completo si rimanda al numero di Ottobre 2018 della rivista Natural 1

La micoterapia è una branca della fitoterapia, di origine cinese, che consiste nel curare diverse patologie tramite l’utilizzo dei funghi.

La micoterapia ha una storia millenaria: la prima testimonianza etnomicologica, la più antica, sinora individuata, risale a un periodo fra i 9.000 e i 7.500 anni fa: un’incisione in una grotta nel sud-est dell’Algeria, che riproduce delle figure in movimento, le quali tengono nella propria mano destra un fungo.

 

Per maggiori informazioni visita la pagina MICOTERAPIA o QUI

 

Le “lacrime di Chio” ovvero il Masthia di Chiouna resina dalle mille virtù 

Chios è una piccola isola greca situata a poca distanza dalla costa turca,famosa per aver dato i natali a Omero..ma soprattuto per questa resina leggendaria e fascinosa. Si trova solo nel sud dell’isola perchè solo qui il lentisco secerne questo tipo di resina sotto forma di lacrime trasparenti.


La Mastiha: una particolarissima resina prodotto della secrezione del tronco e dei rami del Pistacia lentiscus. L’unicità della mastica risiede nel fatto che solamente a Chios il lentischio ha questo tipo di secrezione. Gli antichi greci la utilizzavano regolarmente.

Citata da Ippocrate, esaltata da Galeno e da Dioscoride, considerato l’iniziatore della farmacologia, alla mastica si attribuivano innumerevoli proprietà benefiche e terapeutiche.

Ippocrate fu uno dei primi a scoprirne le straordinarie proprietà coadiuvanti il buon funzionamento dell’apparato gastrointestinale.

Sia nell’Impero Bizantino, sia in quello ottomano, il commercio di Masthia era monopolio delle corti reali durante l’impero ottomano, la Masthia valeva come l’oro oro e il suo furto veniva punito con pene molto dure sino alla morte.

La mastica di Chios ha ottenuto la Denomiazione di Origine Controllata e viene commercializzata dalla cooperativa dei produttori.

Il mastice e’ un arbusto della famiglia pistacchio, attinente alla resina di lentisco. Viene utilizzato per la pasticceria, confetteria, cosmetici, per l’incenso nel campo delle belle arti e per fare liquori. Ma è meglio conosciuto come una gomma naturale ottenuto da ripetute incisione dei gambi.

Il mastice di Chios è anche riconosciuto da poco come farmaco da parte dell’Unione Europea. A partire dal 2015, è ufficialmente considerato un farmaco naturale, da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Sulla base di ricerche di laboratorio e studi clinici, gli scienziati rivelano che il Mastiha Chios naturale è dotato di particolari proprietà benefiche e terapeutiche con effetti anti-microbiche e anti-infiammatori.

Il comitato per i medicinali a base di piante (HPMC) della EMA hanno votato all’unanimità per l’incorporazione del Mastiha di Chios nella categoria dei farmaci vegetali tradizionali, con due indicazioni terapeutiche per problemi digestivi e contro l’infiammazione della pelle.

Per la medicina tradizionale mediterranea il mastice, di natura calda e secca, di virtù astringente, era utile alla tosse e allo stomaco; si masticava per rassodare le gengive.

Per la medicina araba mastaka eccitava l’appetito e calmava il dolore delle gengive, calmava la dispnea, risolveva gli umori dello stomaco. Avicenna scriveva che a causa della sua leggera virtù disseccante dissolveva la flemma e a causa della sua virtù astringente era utile nelle infiammazioni degli organi digestivi.

La medicina ayurvedica utilizza le galle di un albero apparentato, Pistacia integerrima, nei sintomi respiratori e nella diarrea.

Alcuni studi scientifici 
hanno evidenziato l’attività protettiva e antisecretiva del mastice sulle pareti dello stomaco. Altri studi ne hanno rilevato l’effetto antibatterico sull’ Helycobacter. 

Il  mastice di Chios ( Pistacia lentiscus var. Chia) è un agente antimicrobico naturale che ha trovato ampio uso in prodotti farmaceutici e come integratore alimentare.

  1. Ha proprietà antibatteriche e anti infiammatorie
  2. Cura le infiammazioni del cavo orale, è un antisettico e profumatore dell’alito, previene la formazione della placca dentale
  3. Agisce come un immunostimolante
  4. Il rimedio naturale più efficace contro il bruciore di stomaco, ulcera gastrica, reflusso gastroefageo
  5. Combatte il batterio “Helicobacter pylori” che causa acidità di stomaco e ben più gravi problemi allo stomaco
  6. Protegge le cellule dello stomaco da ulcere e gastriti
  7. Ha ottime proprietà fungicide
  8. Migliora l’efficacia di un trattamento classico antibiotico
  9. Ha proprietà antidiarroiche
  10. Ricco di antiossidanti, può essere utilizzato sulla pelle contro l’acne e per la sua purificazione
  11. Ha proprietà antisettiche e cicatrizzanti

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Terapia Complementare Enzimatica

La Terapia Complementare Enzimatica non utilizza enzimi ma lavora sugli enzimi, grazie all’impiego di substrati perfettamente riconoscibili da specifici enzimi in quanto ottenuti “biodinamicamente”, cioè attraverso biotecnologie a conversione enzimatica sequenziale che riproducono fedelmente i cicli biologici umani: questo concetto è di fondamentale importanza in quanto viene a delinearsi una autentica “terza via”, fra farmaci ed integratori alimentari convenzionali.

Gli enzimi sono molecole di natura proteica, essenziali per la vita, che “catalizzano” (cioè rendono possibili) tutte le reazioni biochimiche che avvengono nella cellula, assumendo di fatto il ruolo di unità funzionale del metabolismo. Organizzati in sequenze, catalizzano le numerose reazioni attraverso le quali le sostanze nutrienti sono degradate, estraendone energia e piccoli precursori che sono a loro volta utilizzati per la sintesi di molecole indispensabili a tutte le funzioni vitali.

Un esempio interessante è la digestione della carne, composta essenzialmente da proteine, da parte del nostro apparato gastrointestinale: la carne ingerita è scissa nei vari componenti dagli enzimi secreti dallo stomaco e dall’intestino in solo un paio d’ore; si consideri, come confronto, che per ottenere chimicamente la stessa degradazione, occorrerebbe far bollire la carne per una notte in acido cloridrico concentrato. Un enzima facilita la reazione a cui è deputato attraverso l’interazione tra “substrati” (le molecole che partecipano alla reazione) e il proprio “sito attivo”, cioè la parte della proteina enzimatica in cui avvengono le reazioni, formando un complesso; a reazione avvenuta il prodotto finale viene rimosso dall’enzima, che torna pronto per dare inizio ad una nuova reazione.

Questi complessi meccanismi sono caratterizzati da altissima “specificità”, che coincide di fatto con una perfetta aderenza conformazionale fra substrato e sito attivo, una specificità talmente elevata da controllare ogni processo vitale, nelle cellule vegetali come in quelle animali, in modo preciso e selettivo. Ernst Günter in “Lebendige Nahrung” definisce gli enzimi “sostanze speciali, che contengono la scintilla della vita, controllando i processi biochimici di singoli organi negli esseri umani, animali e piante, in modo cosi preciso, da sembrare dotati d’intelligenza”. Questa “intelligenza” comporta “memoria”, in senso sterico, conformazionale: solo substrati in grado di essere riconosciuti da tale memoria possono dare luogo a reazioni fisiologiche.

Cosa fanno gli enzimi per la salute

Gli enzimi endogeni regolano tutti i processi vitali, in particolare di:

  • Aggregazione e rimozione delle sostanze tossiche e dei radicali liberi
  • Eliminazione del colesterolo
  • Fluidità del sangue
  • Sblocco delle connessioni nervose
  • Guarigione dalle lesioni e alleviamento del dolore
  • Equilibrio acido-basico
  • Sistema ormonale
  • Disfunzioni che causano malattie autoimmuni
  • Guarigione nelle malattie infettive
  • Rilevamento e distruzione di tumori

I preparati biodinamici

Gli Integratori Alimentari Biodinamici (IAB), frutto della Ricerca italiana sono a tutti gli effetti degli stimolatori biologici (non ormonali) in grado di essere immediatamente riconosciuti dalla “memoria” dei nostri enzimi, che vengono quindi direzionati verso la normalità fisiologica, in presenza di fattori patologici che tendono ad utilizzarli a vantaggio, ad esempio, della replicazione di virus, come nelle malattie virali, o per favorire metabolismi alterati come nel cancro.

 Il coordinamento del catabolismo e della biosintesi

Una certa idea di quanto genialmente sia concepita la cellula come macchina chimica possiamo farcela osservando la figura sotto riportata, che è una mappa di un gran numero di percorsi enzimatici. Le molte migliaia di reazioni chimiche che la cellula effettua simultaneamente sono tutte strettamente coordinate; in risposta alle variabili condizioni della cellula una serie di meccanismi di controllo regola l’attività degli enzimichiave.

Una forma comunissima di regolazione è costituita dall’inibizione a feedback, velocemente reversibile, che il prodotto finale di un certo percorso metabolico esercita sul primo enzima della catena; una forma di regolazione più durevole è basata sulla modificazione chimica di un enzima ad opera di un altro, sovente per mezzo della fosforilazione. Si ritiene che radiazioni ionizzanti, alcune sostanze cancerogene, come nitrosammina e polvere di asbesto, anossia, calore e un gran numero di sostanze chimiche, mostarde azotate comprese, possano causare effetti dannosi ed irreversibili alle unità funzionali enzimatiche, provocando lesioni o morte della cellula o, se vengono colpiti i geni, la trasformazione di una cellula normale in una neoplastica.

Differenze fra nutraceutici biodinamici e comuni integratori

Per “biodinamica”, come aggettivo, intendiamo la lavorazione sequenziale della materia prima (substrato) elaborato e convertito da enzimi specifici, in una catena di reattori posti in un impianto industriale, perfettamente corrispondente a quanto avviene nelle nostre cellule: tutti i preparati messi a punto da Citozeatec sono favoriti da un punto di vista termodinamico in quanto “muniti” di ATP ed immediatamente “riconoscibili” e prontamente utilizzabili dagli enzimi che avviano un processo di ossidoriduzione. Questa è la differenza fondamentale fra un integratore alimentare tradizionale e un integratore biodinamico.

Pensiamo alla glicolisi: ogni molecola di glucosio, richiede una energia di attivazione pari a 2 ATP per potersi dirigere verso il metabolismo energetico. Di ciò ritengo che i Nutrizionisti debbano tenere debito conto nelle loro indicazioni ai pazienti e questa è la nuova luce in cui la Ricerca biodinamica si inserisce di diritto nelle strategie biomediche riguardanti praticamente ogni stato patologico: la normalizzazione del terreno enzimatico.

Un esempio su tutti: un paziente neoplastico sta affrontando la lotta contro tessuti e cellule che non sono più capaci di metabolizzare il glucosio per via aerobica e ogni ricorso alla glicolisi (per ottenere decine di volte meno ATP per mole di glucosio, rispetto al metabolismo mitocondriale) comporta paradossalmente, come si è appena detto, un consumo iniziale di energia. Il fatto di poter somministrare al paziente preparati biodinamici immediatamente riconoscibili ed utilizzabili dalla parte sana dei tessuti interessati da tumori, sposta la bilancia verso la normalità, coi risultati che le recenti ricerche in organo-coltura umana su fegati affetti da epatocarcinoma inconfutabilmente evidenziano.

(Fonte: prof. Stefano Lenzi, su Pianeta Salute 2016)

https://www.erboristeriarcobaleno.it/integratori-biodinamici/

Veniamo al mondo con un patrimonio enzimatico di circa cinquemila enzimi diversi che tende ad esaurirsi con l’età. Veleni ambientali, radicali liberi, farmaci di sintesi, depotenziano i cicli energetici e la vitalità enzimatica, favorendo un depauperamento accelerato del nostro patrimonio enzimatico, che invece potrebbe essere sostenuto da una alimentazione biodinamica attenta all’energia degli alimenti.

Sappiamo però che la qualità degli alimenti viene pregiudicata da molti fattori negativi: mutazioni genetiche, tecniche di coltivazione, di allevamento, di conservazione e, non ultima, la maggior sterilità dei terreni per uso massivo di concimi chimici e diserbanti. Possiamo aiutare le cellule del nostro organismo che perdono lentamente la loro energia? I prodotti della Citozeatec, pronti e biodisponibili, possono intervenire correttamente quando il nostro corpo ne ha più bisogno.

Perché servono nutrienti specifici?

– La Raccomandazione UE del 28 aprile 2010 relativa all’iniziativa di una programmazione congiunta nel settore dell’alimentazione sana per una vita sana, indica, tra l’altro, come “l’eliminazione di fattori di rischio comuni connessi allo stile di vita – ed in particolare all’alimentazione – consentirebbe di evitare l’80% delle cardiopatie, degli ictus, dei casi di diabete di tipo 2, nonché il 40% dei tumori”.

ll CITOZYM è un prodotto che appartiene ad una nuova generazione di integratori alimentari, definiti Biodinamici, che sono in grado di apportare alimenti funzionali ottenuti da conversioni enzimatiche specifiche e quindi “nutrire” direttamente e rapidamente le cellule incontrate.

L’assoluta novità e dovuta all’ulilizzo di Enzimi nel ciclo produttivo, che rispecchiano gli enzimi dei metabolismi energetici delle cellule eucariote, agiscono sugli zuccheri che li compongono, sulle vitamine e sugli altri componenti predisponendo la loro conformazione biochimica affinché possano essere immediatamente utilizzati dagli enzimi endogeni come substrati nutrizionali specifici, all’interno delle cellule ed in particolare nei mitocondri, che sono le più importanti “fabbriche” energetico-metaboliche esistenti, in grado di sostenere la vita così come la conosciamo e all’interno dei quali i processi metabolici si sono sempre più perfezionati in milioni di anni.

Processi che dovrebbero essere capiti ed assecondati evitando, per quanto possibile, di contrastarli. E’ possibile quindi un miglioramento delle funzioni cellulari stesse con conseguente recupero dell’equilibrio termodinamico e ottimizzazione del metabolismo degli zuccheri e dei metabolismi correlati (v. Ciclo di Krebs, ecc.).

Per raggiungere questo scopo ogni integratore Biodinamico presenta caratteristiche proprie e, allo stesso tempo, complementari agli altri lntegratori Biodinamici.

Tutti gli integratori Biodinamici escono dalla stessa linea produttiva a conversione enzimatica sequenziale e sono quindi perfettamente compatibili fra loro e agiscono in modo assolutamente sinergico. Possono essere utilizzati anche singolarmente, oppure necessariamente insieme.

ll CITOZYM è il prodotto principale alla base dell’integrazione nutraceutica Biodinamica. I substrati molecolari e i coenzimi contenuti nel prodotto sono utili per sostenere e innalzare le attività enzimatiche cellulari, con particolare riferimento al metabolismo glucidico e mitocondriale (Glicolisi aerobica, Ciclo di Krebs e metabolismi correlati: ciclo dell’urea, beta-ossidazioni degli acidi grassi, gluconeogenesi, ecc.). Di particolare importanza, nel CITOZYM è la tipologia e conformazione della struttura degli zuccheri, esosi e pentosi, in grado di favorire sia i metabolismi energetici che le esigenze derivanti dalla sintesi di nucleotidi e nucleosidi (attività DNA e RNA mediata).

Le ricerche di base in vitro e in vivo (*) hanno confermato I ‘aumento dell’attività metabolica mitocondriale con aumento della sintesi di ATP, il miglioramento del consumo del glucosio a livello aerobico, una riduzione della trasformazione di piruvato ad acido lattico, un rapido abbassamento dello “stress ossidativo” da ROS (radicali liberi) per innalzamento delle attività enzimatiche dei processi antiossidanti (SOD, CAT, GSH) con effetto rinforzante sull’attività dei monociti che giocano un ruolo chiave nel sistema immunitario.

(*) Dipartimento di Biologia – Laboratorio di oncologia sperimentale e istologia – Univ. di Tor Vergata – Roma.

CITOZYM  FAVORISCE LA REGOLAZIONE DEI METABOLISMI ENERGETICI, IL CONTROLLO DELLO STRESS OSSIDATIVO E L’ELIMINAZIONE DELLE TOSSINE.

Il programma della vita di ogni individuo è scritto nei geni, certamente, ma la straordinaria macchina biochimica che sostiene i processi vitali è costituita dagli enzimi: poco più di cinquemila, nell’uomo, talmente importanti che un singolo difetto enzimatico viene a definire una cosiddetta “malattia rara”.
Come ogni macchina anche quella enzimatica può logorarsi, provocando patologie: la novità consiste nell’approccio “endogeno”, una sorta di rimodulazione verso la normalità enzimatica, che non poteva venire che dall’utilizzo razionale di loro substrati: in ambito energetico, quindi, zuccheri.

Nel panorama vasto e variegato dei cosiddetti “Integratori alimentari” si è aperto così un nuovo scenario, quello dei Nutraceutici biodinamici, espressione di una “modulazione fisiologica biodinamica” che si propone come nuovo punto di riferimento, finalizzato a regolare fisiologicamente il moto elettronico che è la forza trainante (biodinamica, appunto) dei sistemi enzima/substrato che sostengono i processi ossidoriduttivi (Ciclo di Krebs/Catena respiratoria mitocondriale) dal cui funzionamento dipendono il metabolismo cellulare e, in ultima analisi, la vita stessa.

I Nutraceutici biodinamici, frutto di ricerca italiana, sono ottenuti dalla trasformazione biotecnologica di materie prime estratte da Zea mais coltivato con procedimenti biologici/biodinamici: miscele di monosaccaridi, disaccaridi, trisaccaridi e polisaccaridi, a volte arricchiti con cofattori e/o coenzimi, ottenuta sottoponendo amido di mais di coltivazione biologica ad un procedimento biotecnologico chiamato “conversione enzimatica in sequenza a ciclo continuo”.
Il capostipite di questi prodotti è Citozym, il cui impiego (secondo precisi protocolli), si fonda sulla capacità di riattivare del tutto naturalmente enzimi la cui funzionalità compromessa è alla base delle patologie che si vanno a trattare. Da questa filosofia nasce anche Citoethyl, integratore biodinamico in grado di agire rapidamente (nel soggetto sano) in termini di degradazione dei metaboliti tossici dell’etanolo.
Al sito: http://www.citozeatec.it/   ulteriori informazioni su prodotti che, se in alcuni ambiti sono di stretta pertinenza medica, già fin d’ora destano grande interesse per chi abbia una visione naturopatica della salute e del suo mantenimento.
Prof. Andrea Savini
Membro Comitato Scientifico Quantum Italy
Membro Federazione Italiana Naturopati Riza
Membro International Society of Sports Nutrition
Membro Staff Medico -Sanitario Brianza Sport e Salute
Membro Gruppo Latino Mediterraneo di Medicina dello Sport
Presidente Commissione Tecnico Scientifica Naturopatia – A.Na.M.

Saint George University – Visiting Professor in discipline Scientifiche

Iscritto n° 183 – Registri Regionali Lombardi Operatori Discipline Bio-Naturali – Master Seminariale “Hermes”-Università degli Studi di Milano Milano
(Fonte: www.naturopatasavini.it)
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Sappiamo che è importante una buona integrazione probiotico per l’equilibrio della flora intestinale, ma non sempre è facile trovare fermenti lattici in grado di svolgere un’azione realmente benefica. Quali sono dunque i criteri per una buona scelta?

Per quanto riguarda le colture di lattobacilli che vengono consumati in capsule ci sono una serie di requisiti che la coltura dovrebbe soddisfare per poter essere veramente efficace:

1. Innanzitutto dovrebbero avere una buona durata nel tempo (molti dei probiotici in commercio hanno vita molto breve).

2. Una volta assunto, il batterio deve essere in grado di resistere sia al passaggio attraverso i succhi gastrici (acidi), sia ai sali biliari (alcalini).

3. Se riesce a giungere indenne nell’intestino, dovrebbe aderire alle pareti intestinali e competere efficacemente con i batteri patogeni già presenti.

4. Infine deve essere capace di svolgere tutta una serie di attività nutrizionali (produzione degli enzimi necessari alla digestione dei latticini, produzione delle vitamine B ecc.) e antimicrobiche.
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