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La prostata, tutte le informazioni per una normale funzionalità

La prostata è una ghiandola presente nell’uomo, delle dimensioni di una castagna , che circonda l’uretra, il “tubicino” attraverso il quale passano le urine e lo sperma. Quando la prostata si contrae, interrompe il flusso dell’urina e permette il passaggio del liquido spermatico che, in parte, ha lei stessa prodotto. La sua salute è dunque fondamentale per il benessere della sfera intima dell’uomo.

Uno tra i più comuni disturbi clinici degli uomini, che si manifesta soprattutto con l’avanzare dell’età, è l’ipertrofia prostatica (IPB), patologia di per sè benigna che può, in alcuni casi, avere un’evoluzione sfavorevole.

Dati statistici ci dicono che l’infiammazione della prostata o prostatite sia un disturbo molto diffuso

L’ ingrossamento progressivo della ghiandola infiammata è responsabile dei principali disturbi, quali: difficoltà ad urinare (flusso debole e sforzo a fare la pipì), aumento della frequenza del bisogno di urinare, soprattutto di notte, urgenza, bruciore, eiaculazione precoce . Se lo stato infiammatorio non viene risolto, si possono poi avere complicanze infettive o evoluzioni sfavorevoli .

La diagnosi corretta di ipertrofia prostatica spetta al medico e allo specialista, che ne ricercheranno la causa per poi proporre i più opportuni rimedi farmacologici.

E’ scientificamente provato che il frutto della Serenoa Repens, contribuisce alla  normale funzionalità della prostata.

La Serenoa repens è una pianta della stessa famiglia delle Palme, ma molto più bassa, il cui nome comune è infatti:”Palmetto”. E’ originaria delle coste del  Sud Est degli Stati Uniti e delle zone tropicali. I suoi frutti contengono principi attivi ( acidi grassi e steroli ) che hanno importanti proprietà salutistiche per la funzionalità della prostata .

Sono tanti gli studi scientifici che evidenziano come l’estratto lipido sterolico di serenoa repens, riuscendo ad inibire la sostanza ( enzima ) che risulta essere coinvolta nel processo dell’infiammazione prostatica ( 5alfa reduttasi), sia efficace nel contrastare l’infiammazione prostatica cronica e possa migliorare la sintomatologia di cui è responsabile.

Tra i componenti del principio attivo della pianta, si evidenzia il beta sitosterolo per la sua attività antiandrogena; cioè in grado di limitare la produzione dell’ormone che deriva dal testosterone, responsabile proprio dell’accrescimento della prostata e, come rivelano studi più recenti, anche della comparsa dell’alopecia androgenetica maschile.

La “Serenoa  Repens” risulta essere, quindi, una  pianta medicinale utile per mantenere in salute la prostata ma anche per combattere l’alopecia androgenetica, che tanto infastidisce l’universo maschile

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Il tema delicato dell’infertilità, maschile e femminile

Con il termine infertilità andiamo a definire la scarsa efficacia nel concepimento, sia da parte della donna che infertilità dell’uomo.
Tale condizione andrebbe distinta da quella di sterilità, che definisce invece l’impossibilità assoluta, quindi condizione irreversibile, ad avere una gravidanza; anche se, nell’uso comune, i due termini vanno spesso a sovrapporsi.

Si parla di infertilità, o sub-fertilità, quando la coppia non riesce ad ottenere un concepimento dopo 12 mesi di rapporti regolari e senza l’utilizzo di metodi anticoncezionali. Alcuni studi addirittura posticipano il limite fino a 24 mesi.
Esistono varie cause determinanti una condizione di infertilità e spesso possono coesistere fra loro.

Infertilità femminile: le principali cause
Si calcola che l’infertilità possa interessare il 15% circa delle donne e l’avanzare dell’età è strettamente connessa alla diminuzione della loro capacità riproduttiva (a 30 anni infatti la possibilità di concepire è intorno al 30-40%. Tale percentuale si riduce circa al 10% al raggiungimento dei 40 anni).
Esistono numerose cause di infertilità femminile:
• Riduzione o chiusura delle tube di Falloppio, aderenze pelviche (in seguito a patologie infiammatorie o a precedenti interventi chirurgici).
• Endometriosi: malattia frequente nell’età fertile, in cui cellule dell’endometrio, mucosa che riveste l’utero (normalmente presenti solo all’interno della cavità uterina), migrano e colonizzano altri organi (più comunemente l’ovaio).
infertilità femminile• Scompensi ormonali: irregolarità o mancanza di ovulazione, iperprolattinemia, sindrome dell’ovaio micropolicistico.
• La presenza, nella cervice uterina, di un muco ostile al passaggio degli spermatozoi, dovuto ad una carenza di estrogeni.
• La presenza di malformazioni congenite dell’utero.
• Cause aspecifiche. Questa situazione va sotto il nome di infertilità idiopatica e si osserva quando a livello diagnostico non è stato possibile trovare una causa specifica.
Principali cause dell’infertilità maschile
L’infertilità maschile interessa il 7% degli uomini e corrisponde ad una ridotta capacità riproduttiva dell’uomo, per una insufficiente produzione di spermatozoi oppure per la natura qualitativamente alterata degli spermatozoi (per la loro ridotta motilità, l’alterata morfologia o il DNA danneggiato) che ostacolano il concepimento.
Si parla di infertilità primaria quando l’uomo non ha mai indotto una gravidanza, di infertilità secondaria quando l’uomo ha già indotto una gravidanza precedentemente.

Accorgimenti per migliorare la fertilità
Nutrirsi in maniera adeguata è fondamentale, la riproduzione infatti è un processo estremamente dispendioso e laborioso. L‘organismo umano non sostiene efficacemente i processi di fecondazione e gravidanza in uno stato generale di malnutrizione.
A questo scopo non deve mancare alcun nutriente e sono particolarmente importanti: certe vitamine, acidi grassi e amminoacidi essenziali.

Vediamo nello specifico cosa si può rivelare prezioso in questo ambito:
1) AMINOACIDI. Gli aminoacidi, unità fondamentali delle proteine, sono indispensabili elementi costituenti di ogni nostro tessuto, sono fonte energetica e permettono un’ottima comunicazione tra le cellule. Andando più nello specifico, a favorire la aminoacidifertilità, ha un ruolo non secondario la CARNITINA, aminoacido con un importante ruolo nella produzione di energia e nella stimolazione del metabolismo dei grassi; la GLUTAMMINA, elemento che interviene nel recupero delle cellule muscolari in seguito a intensi sforzi, ed ha un’attività stimolante a livello cerebrale.
Per favorire l’apporto di aminoacidi, da un punto di vista alimentare è consigliato il consumo di proteine animali come carne rossa e uova (di buona qualità).
2) VITAMINA D. Tale fattore deve essere mantenuto sempre a livelli sufficienti e quindi ottimali, in quanto interviene non solo nel regolare il metabolismo corporeo di calcio, ma come regolatore genico (regola l’espressione genica) e come regolatore di diversi ormoni.
3) MAGNESIO. Questo nutriente è cofattore fondamentale per agevolare l’assimilazione della vitamina D, è un rilassatore muscolare e concilia anche la diminuzione dello stress mentale.
4) ATTIVITÀ FISICA. Svolgere un’attività sportiva con regolarità, non solo è importante come valvola di sfogo per migliorare la condizione mentale e quindi la predisposizione ad un buon rapporto di coppia (soprattutto quando l’infertilità è dovuta non a fattori fisici o meccanici ma più a fattori psicologici e di stress), ma si rivela preziosa per agevolare la circolazione del sangue in tutti i distretti corporei e migliorare l’ossigenazione dei tessuti.
5) ELIMINARE GLI ZUCCHERI. Gli zuccheri raffinati e tutti quegli alimenti che ne sono ricchi, possono essere, in maniera indiretta, un forte ostacolo alla fertilità. Tra le cause di infertilità viste in precedenza, ce ne sono alcune particolarmente correlate al metabolismo degli zuccheri: l’ovaio policistico nelle donne ne è un esempio. Esiste infatti una forte correlazione tra lo sviluppo di tale disturbo e una condizione di insulino-resistenza o di diabete.
Inoltre anche condizioni di obesità o di gravi sindromi metaboliche negli uomini possono rivelarsi un impedimento alla fecondazione. E’ quindi importante limitare il consumo di cibi elaborati industrialmente, ricchi di zuccheri e aumentare il consumo di grassi di buona qualità: frutta secca, avocado, olio extravergine d’oliva ad esempio, poiché permettono di gestire meglio la glicemia.

E’ quindi importante sostenere uno stile di vita sano, caratterizzato da una corretta e ben bilanciata alimentazione, che possa assicurare dei buoni livelli nutrizionali; svolgere una costante attività fisica per promuovere ogni reazione fisiologica del nostro corpo e, laddove necessario, colmare le carenze specifiche che ci caratterizzano per agevolare al meglio la fertilità.

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista

 

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Camu-camu. Un super-alimento dall’Amazzonia

Camu-camu è utilizzato principalmente per i suoi frutti commestibili. Il frutto di Camu-camu è conosciuto per il suo contenuto incredibilmente elevato di vitamina C. Non ci sono altri alimenti che contengono tanta vitamina C quanto il camu-camu. Ma oltre alla vitamina C, il frutto di camu-camu contiene numerosi altri nutrienti…

camu camu

Camu-camu è un arbusto della foresta pluviale peruviana e brasiliana.
Camu-camu è utilizzato principalmente per i suoi frutti commestibili. Il frutto è altamente acido e può essere apprezzato solamente in ricette dove venga diluito o venga aggiunto dello zucchero. Viene spesso preparato in spremute, gelati, dolci. Ma il frutto in polvere può essere anche preparato in capsule.Il frutto di Camu-camu è conosciuto per il suo contenuto incredibilmente elevato di vitamina C. Come senz’altro saprete, la vitamina C naturale (non sintetica) è un antiossidante utile a prevenire non solo raffreddori e influenza, ma anche il danneggiamento del DNA cellulare ad opera dei radicali liberi responsabile di molti disturbi.

Non ci sono altri alimenti che contengono tanta vitamina C quanto il camu-camu. Generalmente, le arance hanno un contenuto di vitamina C pari a 1000ppm e, alle volte, di 3000-4000ppm (anche se è poco frequente, soprattutto considerata la coltivazione intensiva). Il frutto di camu-camu può avere una concentrazione di vitamina C pari a 50000ppm o 2g per 100g di frutto. Ciò significa che il frutto di camu camu fornisce 50 volte più vitamina C di un’arancia.Oltre alla vitamina C, il frutto di camu-camu contiene numerosi altri nutrienti, come gli aminoacidi valina, laucina e serina, e numerosi flavonoidi.

Le principali proprietà

Numerose ricerche hanno dimostrato come camu-camu abbia caratteristiche di:
•Antivirale: aiuta a combattere i virus che attaccano il sistema immunitario
•Anti-artritico: aiuta a ridurre le infiammazioni e, quindi, allevia il dolore associato all’artrite
•Anti-aterosclerotico: aiuta a prevenire l’aterosclerosi e la formazione di placche sulle arterie
•Anti-depressivo: fra le varie cause possibili della depressione, c’è anche la malnutrizione e, quindi, l’alto apporto nutrizionale di camu-camu può essere utile anche in questi casi
•Aiuta a combattere le gengiviti
•Aiuta a proteggere da molti disturbi del fegato, oltre a fornire un supporto alla funzione disintossicante del fegato
•Anti-ulceroso
•Anti-herpes

Camu-camu e vista
Camu-camu è considerato un alimento protettivo utile nei casi di cataratta. Ovviamente ciò non significa che camu-camu sia una sorta di cura miracolosa per ogni paziente che soffre di cataratta, piuttosto che è un frutto da provare per chi soffre di questo disturbo della vista. L’alto contenuto di vitamina C in camu-camu sembra inoltre essere protettivo anche contro il glaucoma.

Camu-camu e sistema nervoso e cervello
Le proprietà antiossidanti che gli derivano dalla vitamina C fanno sì che camu-camu sia potenzialmente protettivo per i disturbi neurodegenerativi del cervello, come ad esempio la demenza e l’Alzheimer.
Ovviamente, camu-camu non è il solo alimento che può aiutare ad aumentare la performance cerebrale. E’ risaputo che, oltre alla vitamina C, per la salute cerebrale sono essenziali gli acidi grassi omega-3 contenuti, ad esempio, nelle noci.
Alcuni individui, dopo aver bevuto un infuso di frutto di camu-camu, hanno riportato una maggiore lucidità mentale. Ciò sarebbe rapportabile al fatto che molti degli elementi fitochimici di camu-camu sembrano essere in grado di proteggere il cervello dal danneggiamento ossidativo e dalle tossine che circolano attraverso il nostro sangue.

Camu-camu e fertilità
Il frutto del camu-camu aiuta anche a promuovere la fertilità. L’impressionante aumento della sterilità di molte coppie in questi ultimi anni, sembra essere causato sia da una cattiva alimentazione, sia dalla scarsa protezione dalle tossine a cui si è continuamente esposti attraverso i cibi e l’ambiente.
Il frutto di camu camu può aiutare a proteggere l’organismo da queste tossine, potenziando conseguentemente le speranze di concepimento

Camu-camu e infiammazioni
È stato dimostrato che camu-camu ha un effetto antinfiammatorio. L’infiammazione non colpisce solo chi soffre di artrite, ma è un problema sistemico che può colpire l’intero organismo e tutti gli organi. La vitamina C è un ottimo supplemento nutrizionale con proprietà antinfiammatorie e, di conseguenza, grazie all’elevato contenuto di vitamina C, il camu-camu può essere considerato un coadiuvante contro le infiammazioni.

Tuttavia, la vitamina C da sola non basta a combattere le infiammazioni, ma può rientrare in un programma nutrizionale che includa altre bevande, erbe, e cibi dalle proprietà antinfiammatorie. Inoltre, nel caso di infiammazioni, si ricorda che è importante evitare, per quanto è possibile, i cibi che possono potenziarla come zucchero raffinato, farina, fritti e oli vegetali ricchi di acidi grassi omega-6 (come l’olio di soia o l’olio di grano).

Camu-camu e mal di testa
Camu-camu ha dimostrato un effetto positivo sull’emicrania. Camu-camu è infatti un frutto dalle proprietà neuroprotettive e, quindi, può essere d’aiuto a diminuire l’incidenza dell’emicrania.

Camu-camu e cancro
Camu-camu ha anche mostrato proprietà anti-mutageniche, vale a dire che potrebbe essere d’aiuto nel prevenire le mutazioni genetiche coinvolte nello sviluppo dei tumori.

Camu-camu e morbo di Parkinson
Una delle caratteristiche più straordinarie di camu-camu è la sua azione nei casi di morbo di Parkinson. Sebbene, come già detto, camu-camu non curi la malattia, tuttavia può essere considerato un ottimo integratore alimentare in grado sia di aiutare a ridurre la progressione della malattia, sia di proteggere potenzialmente dallo sviluppo della stessa.

Camu-camu e infezioni
Camu-camu ha proprietà antisettiche, ovvero uccide i batteri. Spremere il frutto di camu-camu su una ferita, ad esempio, aiuta a prevenire lo sviluppo delle infezioni.

Camu-camu e pressione arteriosa
È stato dimostrato che camu-camu ha proprietà ipotensive. La spiegazione più probabile per questa azione è che la vitamina C, combinata al contenuto di minerali di camu-camu, aiuti a rilassare i vasi sanguigni dell’organismo. I vasi sanguigni risulterebbero più flessibili e, quindi, si abbasserebbe la pressione arteriosa.

fonte: www.naturmedica.com

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Maca, energia naturale….bisex

Lo stato sudamericano del Perù è la casa di numerose piante dagli effetti benefici, inclusa la radice di maca, una leggendaria radice stimolante della libido tramandata dagli Inca.

maca

La radice di maca peruviana è anche soprannominata “Ginseng peruviano”, anche se non ha alcuna relazione con il ginseng asiatico. Tuttavia come il ginseng, la maca è spesso usata nella forma di estratto per aumentare la forza, l’energia, la stamina, la libido e la funzione sessuale.

Che cos’è la maca?
Maca (Lepidium meyenii) è una pianta annuale coltivata nelle highlands centrali del Perù ed era molto famosa nella cultura Inca.
Le leggende narrano che i guerrieri Inca mangiassero la pianta prima di entrare in battaglia perché li faceva diventare più forti. Tuttavia, una volta conquistata una città, ai guerrieri era proibito mangiare la maca, allo scopo di proteggere le donne conquistate dai loro potenti impulsi sessuali.

Oggigiorno la popolarità di maca sta aumentando man mano che le proprietà della pianta ritornano alla luce.

Che cosa contiene?
Un’analisi iniziale di maca indica il suo contenuto di glucosinolati, dei composti che hanno un effetto positivo sulla fertilità.
La radice contiene in quantità significative anche proteine (11%), calcio (10%), magnesio e potassio. Altri minerali che sono stati identificati fra i componenti sono iodio, manganese, zinco, rame e sodio. Vitamine (B2, B6, C, niacina) e amminoacidi sono anche fra i componenti della radice

Gli usi peruviani
In Perù maca è considerata un alimento. La radice di maca viene utilizzata come ingrediente per biscotti, torte, budini, patatine e frullati.

Nei mercati si trovano spesso delle bancarelle dove si vendono frullati di maca. Il tipico frullato contenente maca include radice di maca macerata, papaya, latte condensato, un uovo, miele e vaniglia.

Che cosa dicono i medici su maca
I consumatori non sono i soli a utilizzare maca. La radice e i suoi estratti è infatti utilizzata da molti medici in Perù e non solo.

Il dott. Hugo Malaspina, un cardiologo di Lima esperto anche in medicina alternativa, fa utilizzo di maca da diversi anni, principalmente a supporto della funzione ormonale durante l’invecchiamento.

Un altro pioniere nelle applicazioni terapeutiche di Maca è il dott. Jorge Aguila Calderon. Come il dott. Malaspina, il dott. Calderon prescrive maca per una serie di disturbi ormonali, quali osteoporosi, impotenza, sterilità maschile e femminile. La usa anche nel trattamento di rachitismo, anemia, sintomi della menopausa come vampate e sudori notturni, andropausa e disfunzioni erettili negli uomini, invecchiamento precoce e stati di debolezza generale come nella sindrome da stanchezza cronica.

Negli Stati Uniti, il dott. Gabriel Cousens, dove è possibile prescrive maca al posto della terapia ormonale sostitutiva (TOS) per alleviare i sintomi della menopausa come vampate e depressione, oltre che per aumentare l’energia delle donne in menopausa.

In Italia, il prof. Giovanni Menaldo, direttore dell’Istituto di Medicina della Riproduzione e Psicosomatica San Carlo di Torino, impiega maca assieme ad altre tre piante dell’Amazzonia (ovvero jergon sacha, huanarpo macho e camu-camu) per aiutare le coppie con problemi della fertilità. Secondo il prof. Menaldo, maca aiuta sia gli uomini che le donne che soffrono di sterilità. Negli uomini, gli estratti di maca aiuterebbero ad potenziare la forza degli spermatozoi, mentre nelle donne la pianta stimolerebbe la produzione di ovociti maturi.

Quanta maca dovrei assumere?
In Perù, maca è considerata un alimento e non è usata in piccole quantità.

Purtroppo sono molte le persone che credono che le erbe siano dei farmaci e ritengono che già piccole quantità possano avere effetto. Nella maggior parte dei casi ciò è falso. Di regola, i consumatori assumono troppo poco di gran parte delle erbe per avere i benefici che quelle erbe possono apportare. É molto rara l’erba che funziona in piccole dosi.

Per un utilizzo pari a quello peruviano, andrebbero assunte come minimo 6-10 capsule da 500 mg di maca in polvere al giorno, pari a 3000-5000mg di maca.

Fonte: www.naturmedica.com

 

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Il Trifoglio rosso: menopausa e funzionalità prostatica …adatto per lei e per lui!

I fitoestrogeni contenuti in questa pianta esercitano un effetto positivo sul profilo lipidico e sono di supporto alla donna per contrastare i disturbi tipici della menopausa e all’uomo per dare supporto alla fisiologica funzionalità prostatica. Indicato a chi è allergico alla soia.

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Il Trifoglio rosso o pratense è comunemente conosciuto con il nome inglese di ‘Red Clover’ ed ha oggi fama di essere un potente fitormone. A questa recente indicazione si associano le proprietà tradizionali: in Cina ed in Asia era assai diffuso l’uso come espettorante e negli attacchi d’asma; inoltre era impiegato come diuretico, sedativo, antinfiammatorio e bechico. Si tramandano inoltre applicazioni topiche su piaghe cutanee ed impacchi nelle affezioni dell’occhio. Preparazioni di Trifoglio rimangono tutt’oggi un rimedio importante nel trattamento esterno di eczemi e di altre affezioni cutanee, nonché come espettorante in caso di tosse e bronchiti. Le prime ipotesi sulle potenzialità fitoestrogeniche della pianta derivarono dall’osservazione di ‘effetti contraccettivi’ sul bestiame (pecore).

Da qui, l’approfondimento dello studio del suo fitocomplesso, a metà del secolo scorso, confermò che il Trifoglio rosso è una fonte concentrata di composti fitoestrogenici. Il fitocomplesso della pianta è infatti caratterizzato principalmente da sostanze di natura isoflavonica, ritenute responsabili del profilo farmacologico della pianta: sono presenti quantità significative di formononetina e biocianina, genisteina e daidzeina. E’ noto che la biocianina A, nell’organismo, viene trasformata in genisteina che è uno dei fitoestrogeni più conosciuti al momento, e la formononetina in daidzeina. Nel fitocomplesso sono state rilevate anche significative quantità di vitamina E.

Gli effetti vascolari sono dimostrati anche sulla popolazione maschile: l’evidenza della capacità di attivazione della sintesi di NO (ossido nitrico) in cellule endoteliali umane è stata confermata da studi clinici in cui si è osservata la riduzione della rigidità delle arterie e gli effetti protettivi da fattori di rischio di malattie cardiovascolari.
Il Trifoglio rosso è una specie di Viagra naturale per l’uomo, ma agisce a rilento rispetto ai farmaci miracolosi pro-erezione: ricco di fitoestrogeni protettivi ha azione sui vasi sanguigni, per un effetto naturale simile a quello dei farmaci per compensare i problemi delle disfunzioni erettili.

Agisce anche sulla fertilità in quanto contiene alcuni composti simili agli estrogeni. E’ particolarmente indicato se vi sono tube mal funzionanti, cicli irregolari, cellule anormali nel tratto riproduttivo, o sterilità “inspiegata”.

Molto più di recente, altri approfondimenti farmacologici sulla pianta hanno rilevatoproprietà antivirali e antifungine attribuibili alla produzione di fitoalexine in risposta all’infezione.

Gli studi farmacologici e clinici indicano il Trifoglio come una pianta sicura; non si riportano tossicità ed effetti collaterali significativi, anche per trattamenti a lungo termine. E’ controindicato l’uso in concomitanza con terapie con anticoagulanti, progesterone e altri contraccettivi. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Significativa anche la riduzione dei sintomi depressivi dimostrata da recenti studi. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori austriaci afferma che un integratore a base di estratto di trifoglio rosso può ridurre i sintomi depressivi nelle donne in post-menopasua nella misura dell’80%.
Gli scienziati del General Teaching Hospital Korneuburg (Austria) coordinati dal dr. Markus Lipovac per il loro studio hanno reclutato 109 donne in post-menopausa di età superiore a 40 anni. Le partecipanti sono state suddivise a caso in due gruppi a cui poi sono stati fatti assumere rispettivamente un supplemento contenente 80 mg di isoflavoni di trifoglio rosso o un placebo, per 90 giorni.

Al termine del periodo di studio i ricercatori hanno utilizzato due scale di misura per valutare i sintomi da depressione e ansia. Secondo la scala HADS (Hospital Anxiety and Depression Scale) i sintomi depressivi nelle donne che hanno assunto l’estratto di trifoglio rosso si sono ridotti del 78%, mentre quelli ansiosi del 76%. Mentre secondo la scala SDS (Self Zung Depression Rating Scale) i sintomi depressivi si sono ridotti dell’80%.
Al contrario, le donne appartenenti al gruppo di controllo a cui era stato somministrato il palcebo i sintomi si sono mostrati ridotti di circa il 21% per entrambe le scale di valutazione.

“Sebbene i dati clinici riguardanti fitoestrogeni e disturbi dell’umore sia ancora scarsa, lo studio ha stabilito che gli isoflavoni derivati dal trifoglio rosso sono efficaci nel ridurre i sintomi depressivi e d’ansia nelle donne in post-menopausa. Più ricerca clinica e sperimentale in questo senso è giustificata”, ha dichiarato il dr. Lipovac.

Ma l’azione degli isoflavoni non si ferma ai sintomi depressivi a quanto pare, infatti, secondo quanto riportato dai ricercatori: “Allo stesso modo gl’isoflavoni del trifoglio rosso hanno protetto i neuroni corticali umani dalla tossicità del glutammato e dallo stress ossidativo, che avrebbe potuto essere il risultato della loro azione antiossidante ed estrogenica”.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Maturitas”.