,

Importanza della Vitamina K2 (MK-7) e corretto utilizzo del calcio.

La vitamina K2, che fa parte della famiglia della vitamina K, ha dimostrato di influenzare positivamente la produzione della proteina osteocalcina, un agente di rimozione del calcio dai tessuti molli e dalle arterie riconducendolo nel tessuto osseo. Per questo motivo risulta più utile a differenza dalla sola vitamina K. La vitamina K2 si è dimostrata il supporto ideale per l’attività della vitamina D3.

Vitamina K2 (MK-7)

L’azione della vitamina K sul mantenimento di ossa normali come indicato anche dal REGOLAMENTO (UE) N. 432/2012 DELLA COMMISSIONE del 16 maggio 2012, trova riscontro in numerosi studi scientifici, tra i quali segnaliamo un articolo di analisi del Dott. Katarzyna Maresz apparso su Integrative Medicine: a clinician’s Journal dal titolo Proper Calcium Use: Vitamin K2 as a Promoter of Bone and Cardiovascular Health. (Uso corretto del calcio: Vitamina K2 quale promotore della salute cardiovascolare e delle ossa)

Di seguito l’abstract dello studio.

Un’ assunzione non adeguata del calcio può comportare a una diminuita densità minerale ossea che può incrementare vil rischio di fratture osee. L’integrazione di calcio promuove la densità minerale e robustezza ossea e può prevenire l’osteoporosi.

Studi scientifici recenti suggeriscono che un’assunzione “importante” di integratori di calcio possonopossono predisporre all’insorgenza di malattie cardiovascolari e possono essere connessi con il deposito di calcio a livello delle pareti dei vasi sanguigni e dei tessuti molli.

D’altra parte, la vitamina K2 è associata con l’inibizione della calcificazione e dell’irrigidimento delle arterie. Un’assunzione adeguata di vitamina K2 ha dimostrato di abbassare il rischio di danno vascolare perché attiva la proteina di matrice GLA (MGP), che inibisce i depositi del calcio sulle pareti. La Vitamina K, in particolare la vitamina K2, è quasi del tutto assente nel cibo spazzatura e viene consumata in quantità molto basse persino nelle diete salutistiche del mondo Occidentale. La mancanza di Vitamina K comporta un attivazione non corretta della proteina matrice GLA (MGP)  la quale compromette in modo importante il processo di rimozione del calcio e aumenta il rischio di calcificazione dei vasi sanguigni.

Un aumentato apporto di vitamina K2 potrebbe essere un mezzo per limitare i rischi per la salute legati alla necessità di abbassare i livelli calcio.

Studi effettuati sul natto (semi di soia fermentati) confermano l’importanza della vitamina K2 in forma di menachinone  7 (MK-7).

Gli studi del dott. Kaneki e colleghi hanno mostrato che un aumentata assunzione di MK-7 porta a una osteocalcina maggiormente attivata, il che si collega a un aumento della formazione della matrice ossea e della densità ossea minerale e perciò un rischio inferiore di frattura all’anca.

Questi risultati sono stati confermati in uno studio di 3 anni su 944 donne in un’età tra 20 e 79 anni, che hanno hanno dimostrato che l’assunzione di natto arricchito con MK-7 è associata con il preservare la densità minerale ossea.

Per l’articolo completo (in lingua originale) clicca QUI

,

Come prevenire le malattie nell’età avanzata

Uno studio, sostenuto dall’UE, ha approfondito gli effetti della vitamina D, degli omega-3 e dell’attività praticata a casa sulla salute degli anziani. Tutti abbiamo sentito o letto circa i benefici per la salute riguardo la vitamina D, gli acidi grassi omega-3 e l’attività fisica.In un contesto di rapido invecchiamento della popolazione europea, assume sempre più importanza verificare qualora tali strategie siano efficaci nel migliorare la salute dei nostri cittadini più anziani.

Per rispondere a tale domanda, il progetto DO-HEALTH, finanziato dall’UE, ha studiato l’incidenza della vitamina D, degli omega-3 e di un programma di allenamento incentrato sulla forza su adulti relativamente sani di età pari o superiore ai 70 anni.

Lo studio è stato pubblicato nel «Journal of the American Medical Association».

Il più ampio studio europeo sugli anziani

Condotto da Heike Bischoff-Ferrari, professoressa di medicina geriatrica e di ricerca nell’ambito dell’invecchiamento presso l’Università di Zurigo, coordinatore del progetto, lo studio DO-HEALTH comprendeva 2157 partecipanti provenienti da cinque paesi europei: Austria, Francia, Germania, Portogallo e Svizzera.

Gli anziani arruolati nello studio non erano affetti da gravi problemi di salute nei cinque anni precedenti alla sperimentazione, presentavano una mobilità sufficiente e buone funzioni cognitive.

L’obiettivo dello studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo consisteva nello stabilire qualora la vitamina D, gli omega-3 e della semplice attività fisica, separatamente o in combinazione, potessero migliorare sensibilmente la salute degli anziani nelle seguenti aree: pressione sanguigna diastolica o sistolica, fratture non vertebrali, prestazioni fisiche, tasso di infezione o cognizione.

Durante lo svolgimento dello studio della durata di tre anni, i partner del progetto DO-HEALTH hanno organizzato visite complete di intere giornate per monitorare la salute dei partecipanti.

Inoltre, ogni tre mesi essi hanno condotto alcune indagini telefoniche e hanno annotato nuove infezioni, malattie, cadute, visite mediche e ricoveri ospedalieri.

«I nostri risultati suggeriscono che l’integrazione di vitamina D e degli omega-3 in adulti di età pari o superiore ai 70 anni possono avere un effetto sulle infezioni» 

Secondo l’articolo, gli acidi grassi omega-3 hanno ridotto del 10% il rischio di infezione nelle vie aeree superiori e del 62% nelle vie urinarie.

Inoltre, la vitamina D ha diminuito del 16% il rischio di infezione nelle persone dai 70 ai 74 anni, anche la pressione sanguigna sistolica di 2,5 mmHg negli uomini.

«Considerata la sicurezza elevata dei costi ridotti di questi integratori insieme alla mortalità elevata correlata alle infezioni negli anziani, tali risultati sono molto pertinenti per la salute della popolazione generale», ha osservato Bischoff-Ferrari.

«In ultima analisi, l’obiettivo di DO-HEALTH consiste nel permettere un maggior numero di persone invecchiare in un modo sano e attivo», ha concluso Bischoff-Ferrari.

La biobanca di DO-HEALTH (VitaminD3-Omega3-Home Exercise- HeALTHy Aging and Longevity Trial) creata per lo studio verrà utilizzata per ricerche future nell’ambito di malattie croniche tra gli anziani e per migliorare le procedure preventive.

Fonte: https://cordis.europa.eu/

Per ulteriori informazioni sull’importanza dell’implementazione della Vitamina D vedi anche la pagina Vitamine del sito qui oppure qui per gli Omega

,

Perché integrare la vitamina D

La vitamina D è uno dei fattori nutrizionali più importanti per la nostra salute, spesso viene sottovalutato, ma in realtà svolge un ruolo fondamentale per la nostra sopravvivenza. Essa è un ormone importantissimo per la nostra vita.

VitaminaD

Il sole e il cibo non bastano

Esiste in diverse isoforme, alcune più biodisponibili di altre, quindi più facilmente assimilabili dall’uomo.

La forma attiva e più facilmente assimilabile dall’uomo è la vitamina D3, anche detta colecalciferolo e la fonte migliore da cui reperirla è l’esposizione solare.

Purtroppo è impossibile ottenere buoni livelli di vitamina D affidandosi esclusivamente alla luce del sole, in quanto l’esposizione a cui dovremmo sottoporci dovrebbe essere quella delle ore più calde, nella fascia oraria tra le 12 e le 14, e che troviamo esclusivamente nella stagione estiva. In più, l’esposizione dovrebbe avvenire tutti i giorni e in assenza di protezione solare, perché la crema solare blocca quei raggi solari, gli ultravioletti, che ci permettono di attivare la vitamina d a livello di epidermide.

Si può capire quindi quanto questo fattore sia poco applicabile, e perché la sola esposizione solare non basta!

Anche le fonti alimentari di vitamina D purtroppo sono scarse. Essa infatti è contenuta in piccole concentrazioni, nel fegato, nell’olio di pesce e nei pesci marini, in forme difficilmente assimilabili dall’uomo.

Dunque possiamo affermare che neanche la sola alimentazione è sufficiente per ottenere dei buoni livelli di vitamina D!

Queste premesse ci permettono di capire quanto sia indispensabile integrarla ulteriormente attraverso dei prodotti suppletivi.

Ma a cosa serve questo ormone?

La vitamina D è conosciuta per il ruolo da protagonista che svolge nel metabolismo del calcio. Essa permette infatti il riassorbimento di calcio a livello intestinale e la deposizione dello stesso nelle ossa per poterle rinforzare; ma non è l’unica funzione di tale nutriente.

La vitamina D permette anche il riassorbimento del fosforo nei reni, interviene nella regolazione di molti geni (è quindi indispensabile per l’espressione genica), rinforza il sistema immunitario in quanto permette l’attivazione dei globuli bianchi.

Le sue funzioni “ad ampio spettro” fanno sì che tale nutriente, che agisce sia da ormone che da vitamina, possa avere un ruolo determinante nella gestione di patologie e disturbi cronici, come ad esempio il diabete, malattie autoimmuni e tante altre ancora.

A dimostrazione di ciò ci sono numerosi studi che osservano un’elevata correlazione tra forti carenze di vitamina D e l’aumento dell’incidenza di tali patologie.

Dati bibliograci dimostrano inoltre che l’integrazione suppletiva di concentrazioni ottimali di vitamina D può determinare la riduzione, o il miglioramento, di patologie croniche (da quello che interessano lo stomaco, all’intestino, fino al sistema nervoso, come le malattie neuro degenerative).

La vitamina D, in conclusione, ha un ruolo enorme per la salute del nostro organismo e del nostro metabolismo.

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista

 

, , , , , ,

Omega 3: utile integrarli

Per una salute ottimale tutti abbiamo bisogno di acidi grassi Omega-3 EPA e DHA, quotidianamente.

Numerosi studi suggeriscono che gli Omega-3 possano essere utili nel trattamento di diversi disturbi patologici, vediamoli insieme.

omega 3

Trigliceridi e colesterolo elevati

E’ noto che chi segue il regime alimentare tipico della dieta mediterranea tende ad avere livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) elevati. Allo stesso modo, le popolazioni eschimesi, che mangiando molto pesce consumano quantità elevate di acidi grassi Omega-3, tendono ad avere non solo livelli elevati di colesterolo HDL, ma anche una concentrazione ridotta di trigliceridi nel plasma.

Inoltre è stata evidenziata la capacità dei supplementi di olio di pesce contenenti EPA e DHA di ridurre significativamente sia i livelli di trigliceridi, sia quelli di colesterolo non-HDL (ossia il “colesterolo cattivo”).

Ipertensione

Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione un’alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna.

Tuttavia non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l’effetto contrario e aumentare la pressione.

In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori di olio di pesce concentrato ottenuti tramite processi di purificazione avanzata mediante distillazione molecolare multipla.

Solo questi processi, infatti, garantiscono l’assenza di metalli pesanti e altri contaminanti.

Malattie del cuore

Uno dei modi migliori per prevenire e combattere i disturbi cardiaci consiste nel seguire un regime alimentare ricco di Omega-3.

Infatti diversi studi suggeriscono che sia l’EPA che il DHA contenuti nei pesci marini e nelle microalghe contribuiscano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

EPA e DHA contrasterebbero tassi di trigliceridi e di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), ridurrebbero la pressione sanguigna e ostacolerebbero la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche che, ostruendo le arterie, possono causare infarti e ictus.

Non solo, alcuni studi hanno rilevato una riduzione del rischio di morte, di attacchi di cuore e di ictus in pazienti reduci da infarto che abbiano assunto quotidianamente una dose adeguata di EPA e DHA.

Secondo l’American Heart Association (AHA) la dose minima di Omega-3 per chi ha sofferto di un attacco cardiaco è di 900 mg.

L’International Society for the Study of the Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), invece, raccomanda a chi non soffre di disturbi cardiaci di assumere almeno 500 mg di EPA e DHA al giorno per mantenere il cuore in forma.

Ictus

Diversi studi clinici suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 proteggano dagli ictus causati dalla formazione di grumi di sangue nelle arterie cerebrali. In particolare, il rischio di ictus può essere ridotto del 50% consumando almeno due porzioni di pesce grasso alla settimana, pari a circa 900 mg di EPA e DHA al giorno.

Problemi di peso (sovrappeso e perdita di peso

Molte persone in sovrappeso non riescono a controllare bene il livello di zuccheri nel sangue.

Per questo spesso l’eccesso di peso è associato allo sviluppo del diabete e ad alti livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Vari studi hanno suggerito che una dieta a basso contenuto di grassi, ma ricca di pesce che contenga EPA e DHA (come il salmone, lo sgombro e le aringhe) aiuti, se abbinata all’esercizio fisico, a controllare meglio le concentrazioni ematiche di zuccheri e di colesterolo.

Artrite reumatoide

L’analisi dei dati raccolti nel corso di vari studi clinici ha dimostrato che nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide l’utilizzo di integratori di Omega-3 riduce la fragilità delle giunture, la rigidità mattutina e la necessità di assumere farmaci specifici.

Non solo, numerose ricerche condotte su cellule della cartilagine hanno dimostrato che EPA e DHA potrebbero diminuire l’infiammazione e l’attività degli enzimi che distruggono questo tessuto.

Altri studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che un’alimentazione ricca di Omega-3 e a basso contenuto di Omega-6 possa essere utile in caso di altri disturbi infiammatori, come l’osteoartrite.

Osteoporosi

Un’alimentazione carente di acidi grassi essenziali, tra cui l’Omega-3 EPA, aumenta la probabilità di perdere massa ossea. Questo suggerisce che i supplenti a base di EPA possano essere utili per lasalute delle ossa.

In effetti uno studio condotto su donne di età superiore ai 65 anni, tutte affette da osteoporosi, ha dimostrato che sia questo Omega-3, sia un altro acido grasso essenziale (detto gamma-linoleico) diminuiscono i livelli di perdita ossea.

In molti casi è stato addirittura osservato un aumento della densità delle ossa. Inoltre diversi studi suggeriscono che lo stesso EPA contribuisca a migliorare la resistenza delle ossa e ad aumentare i livelli di calcio e il suo deposito nello scheletro.

Malattie della pelle

I 2 disturbi della pelle che potrebbero migliorare con l’assunzione di Omega-3 sono la fotodermatite, una malattia che rende particolarmente sensibili all’esposizione al sole, e la psoriasi.

Gli integratori di olio di pesce si sono dimostrati utili nel ridurre la sensibilità ai raggi ultravioletti in chi soffre di fotodermatite. Tuttavia, la loro efficacia protettiva è inferiore rispetto a quella delle protezioni solari applicate direttamente sulla pelle.

 Nel caso della psoriasi, invece, uno studio che ha coinvolto 40 pazienti ha dimostrato che l’associazione tra farmaci ed EPA porta a un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola terapia farmacologica.

Sindrome del colon irritabile

Analisi preliminari hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3, in associazione con i farmaci per  il trattamento delle diverse forme di sindrome del colon irritabile (come la sulfasalazina), possono ridurre i sintomi sia della malattia di Crohn, sia della colite ulcerosa.

 In particolare, secondo uno studio italiano nel caso della malattia di Chron la dose di Omega-3 che consente di ritardare la ricomparsa dei sintomi corrisponde a 2,7 g totali di EPA e DHA al giorno per un anno.

Asma

Alcune ricerche preliminari suggeriscono che gli Omega-3 potrebbero diminuire l’infiammazione associata all’asma e migliorare la funzionalità polmonare negli individui che ne soffrono.

Viceversa, gli Omega-6 tendono ad aumentare i processi infiammatori e a peggiorare le funzioni dei polmoni.

Inoltre, secondo uno studio che ha previsto la somministrazione di olio di pesce per 10 mesi a 29 bambini asmatici, l’assunzione di prodotti ricchi di EPA e DHA riduce i sintomi associati a questo disturbo anche nei più piccoli.

Degenerazione maculare

Sono diversi gli studi che suggeriscono i benefici degli Omega-3 per chi soffre di degenerazione maculare, una malattia degli occhi che può causare la perdita della vista. Un questionario distribuito a più di 3.000 persone di età superiore ai 49 anni ha dimostrato, ad esempio, che una dieta ricca di pesce diminuisce la probabilità di sviluppare questa malattia.

Allo stesso modo, uno studio che ha coinvolto 850 persone ha rivelato che consumi elevati di pesce e regimi alimentari che garantiscono un corretto apporto di Omega-3 e Omega-6 rendono meno propensi a contrarre questa malattia. E un’analisi di dimensioni più ampie ha confermato che mangiare pesce ricco di EPA e DHA più di quattro volte alla settimana può ridurne il rischio.

Dolori mestruali

Anche i sintomi legati al ciclo mestruale potrebbero essere contrastati con gli Omega-3. Infatti uno studio condotto su circa 200 donne danesi ha evidenziato che arricchire l’alimentazione di questi acidi grassi allevia la sindrome mestruale.

Disordine da deficit di attenzione e da iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder – ADHD)

Diverse ricerche suggeriscono che gli Omega-3 svolgano un ruolo importante nello sviluppo dell’ADHD. In particolare, uno studio che ha coinvolto 100 bambini ha svelato una correlazione tra bassi livelli di questi acidi grassi e problemi di apprendimento e comportamentali.

E alcuni indizi di un’associazione tra Omega-3 e ADHD derivano anche da studi condotti sugli animali, in cui una diminuzione dei livelli di queste sostanze è accompagnata dalla riduzione di molecole cerebrali,  come dopamina serotonina, importanti per l’attenzione e la motivazione.

Depressione

EPA e DHA sono fondamentali per consentire una comunicazione ottimale fra le cellule nervose e garantire la salute del cervello.

Per questo chi non introduce con la dieta livelli adeguati di Omega-3 o non mantiene l’equilibrio corretto tra questi e gli acidi grassi Omega-6 è a maggior rischio di sviluppare stati depressivi.

 Infatti uno studio condotto su pazienti ricoverati a causa di gravi depressioni ha riscontrato livelli di EPA più bassi rispetto al normale e un aumento significativo del rapporto tra Omega-6 e Omega-3.

L’esistenza di una correlazione tra Omega-3 e depressione è, inoltre, confermato da una ricerca che ha dimostrato che un regime alimentare equilibrato, che comprenda 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana, favorisce nell’arco di 5 anni la riduzione delle crisi di depressione e della loro intensità.

Disordine bipolare

Secondo uno studio condotto su 30 pazienti affetti da disordine bipolare, l’alternanza tra periodi di euforia e di depressione tipica di questo disturbo è ridotta significativamente se la cura con farmaci che stabilizzano l’umore è abbinata all’assunzione di EPA e DHA.

Questo trattamento combinato è risultato efficace in soli quattro mesi.


Omega-3 e tumori

Cancro al colon

Il consumo di quantità significative di alimenti ricchi in acidi grassi Omega-3 sembrerebbe avere un ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon retto. Ad esempio, le popolazioni eschimesi, che tendono a seguire una dieta ad alta percentuale di grassi e, allo stesso tempo, ricca di pesce ad elevato contenuto di Omega-3, sono caratterizzate da una bassa incidenza di questa forma tumorale.

Al contrario, alcune ricerche suggeriscono che gli Omega-6 potrebbero promuoverne lo sviluppo. E i benefici degli Omega-3, vanno, in questo caso, oltre la prevenzione, andando ad impedire  l’aggravamento del cancro. Il consumo quotidiano di EPA e di DHA sembrerebbe ritardare o persino invertire la progressione del tumore nelle fasi iniziali della malattia.

Cancro al seno

Le donne che consumano regolarmente e per molti anni alimenti ricchi di Omega-3 sembrano essere meno soggette allo sviluppo di forme tumorali al seno.

Non solo, un consumo elevato di pesce ricco in questi acidi grassi e di alghe marroni della famiglia kelp riduce il rischio di morte per cancro al seno. Ciò è particolarmente vero per le donne che sostituiscono la carne con il pesce.

L’equilibrio fra acidi grassi Omega-3 e Omega-6 sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo e nella crescita di questo tipo di cancro, anche in terapie combinate con le vitamine E e C, il  beta-carotene, il selenio e il coenzima Q10.

Cancro alla prostata

Come nel caso del cancro al seno, anche il rischio di tumore alla prostata è ridotto da un buon equilibrio tra acidi grassi Omega-3 e Omega-6. La loro funzione protettiva nei confronti di questo cancro è stata suggerita da studi clinici che hanno valutato il ruolo preventivo di una dieta a bassa percentuale di grassi comprendente pesce e olio di pesce.

E anche ricerche di laboratorio e studi sugli animali indicano che EPA e DHA potrebbero inibire lo sviluppo di questo tipo di tumore.

(Fonte: www.omegor.com)

, , ,

Integratori di omega 3, 6 e 9: perché e quando sono necessari?

Quanto è importante fornire al nostro organismo gli omega 3 e gli omega 6 nelle giuste proporzioni? Scopriamo assieme quali sono le fonti alimentari migliori e quando è necessario appoggiarsi anche ad integratori di omega 3, 6 e 9.

omega 3 6 9

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Importanza dei grassi

I grassi svolgono 3 principali funzioni all’interno del nostro corpo:

  1. Intervengono nella produzione di numerosi ormoni,
  2. Servono a produrre energia,
  3. Costituiscono le membrane cellulari, quindi hanno un ruolo strutturale fondamentale.

Omega 3

Insieme agli Omega 6 vengono definiti grassi “essenziali” perché, nonostante siano indispensabili per vivere, il nostro organismo non è in grado di produrli. Essi, di conseguenza, devono essere assunti attraverso l’alimentazione o l’integrazione suppletiva.

Gli omega 3 svolgono un’importante azione protettiva nei confronti del nostro organismo, essi infatti agiscono nel corpo per spegnere le infiammazioni. Inoltre sono un valido supporto per il livello dei trigliceridi nel sangue, gli omega 3 infatti “puliscono” il sangue dai trigliceridi; prevengono l’eccessiva aggregazione delle piastrine e la conseguente possibile formazione di trombi. Infine donano fluidità alle membrane delle cellule nervose, rendendo più facile la comunicazione tra loro. Questo ci porta degli enormi benefici nel miglioramento della concentrazione, delle capacità cognitive, e dell’umore.

Gli omega 3 sono presenti in quantità abbondanti nel pesce (soprattutto nei grossi pesci di mare che non siano da allevamento e nel pesce azzurro), nei crostacei, nel Krill, nella frutta secca (soprattutto nelle mandorle e noci) e in alcuni oli di tipo vegetale come ad esempio l’olio di semi di lino o di nocciole.

I 2 più importanti omega 3 sono detti DHA e EPA e di solito sono altamente sfruttati come integratori di omega 3.

Omega 6

Queste molecole, a differenza di quelle descritte poco fa, sono importanti per l’attivazione delle risposte infiammatorie, le quali sono essenziali per il nostro sistema di difesa. Per il ruolo che hanno, è indispensabile quindi che la loro concentrazione non sia esagerata, in modo da evitare una loro azione pro-infiammatoria eccessiva ed evitare perciò lo sviluppo di uno stato d’infiammazione cronico.

Integratori di omega

Troviamo questo tipo di grassi negli oli vegetali, come ad esempio i vari oli di semi (di borragine, di arachidi, di girasole, di mais), possiamo trovarle anche nella frutta secca (mandorle, noci, nocciole, pistacchi, pinoli, anacardi, etc.,) e nei legumi (ceci, lenticchie, fagioli, fave).

Rapporto omega 6, omega 3

Il rapporto ideale fra gli omega 6 e gli omega 3 nella dieta è di 4:1, mentre il valore medio che ci caratterizza al giorno d’oggi è di 10:1 o anche più elevato. La dieta attuale di un Italiano medio infatti è quasi basata esclusivamente su prodotti a base di cereali, verdure e carni di allevamento, tutti alimenti che contengono grandi quantità di omega 6. Questo tipo di dieta sbilancia enormemente, a favore di quest’ultimi, l’equilibrio tra i due tipi di grasso.

Inoltre gli omega 3 e 6 competono fra loro durante la loro formazione: a partire da una stessa sostanza o si forma l’uno o l’altro. E’ quindi importante cercare di mantenere equilibrata la proporzione tra le due molecole.

Omega 9

Gli omega 9 a differenza degli altri non sono considerati essenziali, in quanto siamointegratori di omega in grado di produrli a partire da altri tipi di grassi. Tra questi il più importante è l’acido oleico, che troviamo in grandi quantità nell’olio extravergine d’oliva e nelle olive.

Integrazione, quando farla e perché

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Oltre a sottolineare l’importanza di tutti e 3 questi tipi di molecole è indispensabile ricordare quanto sia essenziale per il nostro corpo, che questi siano presenti in proporzioni precise tra loro.

Quando quindi non possiamo mantenere un rapporto ottimale tra questi grassi solo ed esclusivamente attraverso l’alimentazione, è altamente consigliato sfruttare integratori di omega 3 e omega 6, purché quest’ultimi siano presenti nei giusti rapporti e che provengano da materie prime di buona qualità.

Per quanto riguarda l’alimentazione, al fine di ottenere il giusto rapporto tra i diversi tipi di acidi grassi, è altamente consigliato il consumo di pesce (soprattutto pesce azzurro), frutta secca e olio extravergine d’oliva.

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista

, ,

Il Trifoglio rosso: menopausa e funzionalità prostatica …adatto per lei e per lui!

I fitoestrogeni contenuti in questa pianta esercitano un effetto positivo sul profilo lipidico e sono di supporto alla donna per contrastare i disturbi tipici della menopausa e all’uomo per dare supporto alla fisiologica funzionalità prostatica. Indicato a chi è allergico alla soia.

head_11

Il Trifoglio rosso o pratense è comunemente conosciuto con il nome inglese di ‘Red Clover’ ed ha oggi fama di essere un potente fitormone. A questa recente indicazione si associano le proprietà tradizionali: in Cina ed in Asia era assai diffuso l’uso come espettorante e negli attacchi d’asma; inoltre era impiegato come diuretico, sedativo, antinfiammatorio e bechico. Si tramandano inoltre applicazioni topiche su piaghe cutanee ed impacchi nelle affezioni dell’occhio. Preparazioni di Trifoglio rimangono tutt’oggi un rimedio importante nel trattamento esterno di eczemi e di altre affezioni cutanee, nonché come espettorante in caso di tosse e bronchiti. Le prime ipotesi sulle potenzialità fitoestrogeniche della pianta derivarono dall’osservazione di ‘effetti contraccettivi’ sul bestiame (pecore).

Da qui, l’approfondimento dello studio del suo fitocomplesso, a metà del secolo scorso, confermò che il Trifoglio rosso è una fonte concentrata di composti fitoestrogenici. Il fitocomplesso della pianta è infatti caratterizzato principalmente da sostanze di natura isoflavonica, ritenute responsabili del profilo farmacologico della pianta: sono presenti quantità significative di formononetina e biocianina, genisteina e daidzeina. E’ noto che la biocianina A, nell’organismo, viene trasformata in genisteina che è uno dei fitoestrogeni più conosciuti al momento, e la formononetina in daidzeina. Nel fitocomplesso sono state rilevate anche significative quantità di vitamina E.

Gli effetti vascolari sono dimostrati anche sulla popolazione maschile: l’evidenza della capacità di attivazione della sintesi di NO (ossido nitrico) in cellule endoteliali umane è stata confermata da studi clinici in cui si è osservata la riduzione della rigidità delle arterie e gli effetti protettivi da fattori di rischio di malattie cardiovascolari.
Il Trifoglio rosso è una specie di Viagra naturale per l’uomo, ma agisce a rilento rispetto ai farmaci miracolosi pro-erezione: ricco di fitoestrogeni protettivi ha azione sui vasi sanguigni, per un effetto naturale simile a quello dei farmaci per compensare i problemi delle disfunzioni erettili.

Agisce anche sulla fertilità in quanto contiene alcuni composti simili agli estrogeni. E’ particolarmente indicato se vi sono tube mal funzionanti, cicli irregolari, cellule anormali nel tratto riproduttivo, o sterilità “inspiegata”.

Molto più di recente, altri approfondimenti farmacologici sulla pianta hanno rilevatoproprietà antivirali e antifungine attribuibili alla produzione di fitoalexine in risposta all’infezione.

Gli studi farmacologici e clinici indicano il Trifoglio come una pianta sicura; non si riportano tossicità ed effetti collaterali significativi, anche per trattamenti a lungo termine. E’ controindicato l’uso in concomitanza con terapie con anticoagulanti, progesterone e altri contraccettivi. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Significativa anche la riduzione dei sintomi depressivi dimostrata da recenti studi. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori austriaci afferma che un integratore a base di estratto di trifoglio rosso può ridurre i sintomi depressivi nelle donne in post-menopasua nella misura dell’80%.
Gli scienziati del General Teaching Hospital Korneuburg (Austria) coordinati dal dr. Markus Lipovac per il loro studio hanno reclutato 109 donne in post-menopausa di età superiore a 40 anni. Le partecipanti sono state suddivise a caso in due gruppi a cui poi sono stati fatti assumere rispettivamente un supplemento contenente 80 mg di isoflavoni di trifoglio rosso o un placebo, per 90 giorni.

Al termine del periodo di studio i ricercatori hanno utilizzato due scale di misura per valutare i sintomi da depressione e ansia. Secondo la scala HADS (Hospital Anxiety and Depression Scale) i sintomi depressivi nelle donne che hanno assunto l’estratto di trifoglio rosso si sono ridotti del 78%, mentre quelli ansiosi del 76%. Mentre secondo la scala SDS (Self Zung Depression Rating Scale) i sintomi depressivi si sono ridotti dell’80%.
Al contrario, le donne appartenenti al gruppo di controllo a cui era stato somministrato il palcebo i sintomi si sono mostrati ridotti di circa il 21% per entrambe le scale di valutazione.

“Sebbene i dati clinici riguardanti fitoestrogeni e disturbi dell’umore sia ancora scarsa, lo studio ha stabilito che gli isoflavoni derivati dal trifoglio rosso sono efficaci nel ridurre i sintomi depressivi e d’ansia nelle donne in post-menopausa. Più ricerca clinica e sperimentale in questo senso è giustificata”, ha dichiarato il dr. Lipovac.

Ma l’azione degli isoflavoni non si ferma ai sintomi depressivi a quanto pare, infatti, secondo quanto riportato dai ricercatori: “Allo stesso modo gl’isoflavoni del trifoglio rosso hanno protetto i neuroni corticali umani dalla tossicità del glutammato e dallo stress ossidativo, che avrebbe potuto essere il risultato della loro azione antiossidante ed estrogenica”.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Maturitas”.

, ,

Vitamina B12 contro l’Alzheimer

Nuove confortanti evidenze sul ruolo della vitamina B12 nel prevenire la demenza senile arrivano dalla Svezia. Uno studio pubblicato su “Neurology” afferma infatti che la presenza di vitamina B12 nel sangue protegge e previene l’insorgenza di Alzheimer.

La ricerca condotta dal gruppo di ricerca del dottor Hoosmand del Karolinska Institutet di Stoccolma ha monitorato per 7 anni un gruppo di anziani di età compresa tra i 65 e i 79 anni, che all’inizio dell’osservazione non presentavano demenza. Dei 271 volontari 17 hanno sviluppato la malattia e tutti periodicamente sono stati sottoposti ad analisi del sangue. Ciò che è emerso è che chi non presenta segni di demenza ha alti livelli ematici di vitamina B12, mentre in chi la malattia è insorta è stato riscontrato un innalzamento dei livelli di un’altra molecola, l’omocisteina, ritenuta responsabile di problemi cardiaci, ictus e danni …e danni cerebrali, la cui concentrazione può essere tenuta a bada proprio dalla VITAMINA B12. Le due sostanze hanno una relazione quantitativa con l’insorgenza della malattia, difatti, per ogni micromole di omocisteina in eccesso il rischio diAlzheimer aumenta del 16%, mentre per ogni picomole in più della forma attiva di VITAMINA B12 il rischio diminuisce del 2%.
Certo la dimensione del campione è limitata ma questo lavoro si aggiunge ai già tanti che negli anni passati hanno correlato gli effetti protettiva della vitamina B e che lasciano sperare nello sviluppo di nuove terapie a base di VITAMINE B.
Ad esempio uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition e svolto da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, aveva dimostrato come in pazienti anziani con livelli bassi di vitamina B12 i danni neurologici subiti fosseero il doppio rispetto ai coetanei dotati del giusto apporto vitaminico.
Precedenti studi della stessa squadra di ricercatori avevano messo in luce come il vino e il cioccolato, oltre al latte, possano arrecare effetti benefici simili a quelli evidenziati dal latte.
Gli studiosi inglesi stanno cercando di capire se gli integratori vitaminici possano aiutare a risolvere i problemi di memoria.
Un altro studio svolto dai ricercatori dell’Università di Oxford, diretto sempre da David Smith e pubblicato sulla rivista “Neurology”, aveva premiato la vitamina B12 come elemento fondamentale per avere e conservare una buona memoria.
I ricercatori avevano evidenziato che pazienti anziani con un basso livello di vitamina B12 sono soggetti maggiormente al rischio di incorrere in vere e proprie amnesie, con un rischio sei volte maggiore a chi, invece, ha un livello medio-alto di vitamina B12.

Questo ulteriore studio dimostrava, quindi, come non fosse un luogo comune dire che mangiare il pesce fa bene al cervello: la vitamina B12 si trova infatti in grande quantità nel pesce, nella carne e nel latte e previene il deterioramento neurologico.
Un’altra ricerca, pubblicata su “Neuropsychology”, metteva in luce i rapporti tra un genotipo e la predisposizione di alcuni anziani alla malattia di Alzheimer. Il genotipo in questione, l’allele ε4 nel gene dell’apolipoproteina E (APOE), è presente in circa il 15% delle persone ed è un fattore di rischio per la demenza. La ricerca indica che quasi una persona su quattro fra coloro che hanno una copia dell’allele 4 e quasi metà delle persone che hanno due copie dell’allele 4 svilupperà la malattia di Alzheimer.
È già noto alla ricerca, inoltre, che bassi livelli di due VITAMINE B, B12 e i folati sono legati ad una diminuzione della memoria e ad un maggior rischio di essere colpiti dalla malattia di Alzheimer. Finora pochi studi avevano esaminato insieme i due fattori, genotipo e VITAMINE, in relazione alle prestazioni cognitive di chi raggiunge le età più mature. Lo studio è stato condotto da ricercatori svedesi e britannici su 167 persone in buona salute, dall’età media di 83 anni.
A ciascuno dei partecipanti è stato praticato il prelievo del sangue per verificare i livelli delle vitamine ed il genotipo. Infine sono stati sottoposti ad una serie di test della memoria.
Dallo studio è emerso che la combinazione di bassi livelli di vitamina B12 e del genotipo con l’allele 4 è associabile in maniera significativa con una memoria meno efficiente. Gli autori dello studio precisano inoltre che le persone dal genotipo con l’allele 4 possono ottenere notevoli benefici per le loro capacità cognitive assumendo le vitamine B12 e folati. Si può dunque ritenere che assumere più vitamine del gruppo B può essere un efficace arma preventiva per la salute di chi ha superato certe soglie di età.
Ovviamente questo va fatto sotto il controllo e il consiglio del proprio medico curante: un’assunzione vitaminica eccessiva, infatti, fa male anziché fare bene.

SUPPLEMENTAZIONE DI VITAMINE DEL GRUPPO B E DEGENERAZIONE MACULARE

La degenerazione maculare legata all’età (DMLE) è una patologia che colpisce circa un 1 milione di Italiani e che costituisce la prima causa di cecità tra la popolazione anziana nel mondo occidentale.
In una ricerca condotta da ricercatori dell’Harvard Medical School, 5200 donne con età superiore ai 40 anni e affette da disturbi cardiovascolari sono state suddivise in due gruppi e sottoposte a una combinazione giornaliera di 50 milligrammi di vitamina B6, 1 mg di vitamina B12 e 2,5 mg di acido folico, oppure a placebo.
A sette anni di distanza, 137 casi di degenerazione maculare legata all’età sono stati riscontrati nel campione di pazienti, 70 dei quali hanno comportato gravi handicap visivi.

I risultati hanno mostrato che le donne sottoposte a supplemento di vitamina B avevano una probabilità minore del 34 per cento di andare incontro a DMLE rispetto alle pazienti trattate con placebo, e una probabilità minore del 41 per cento di riportare danni gravi alla vista.

Ulteriori ricerche sono necessarie a supportare questa ipotesi, sostengono i ricercatori, tuttavia l’utilizzo di una combinazione integrata di vitamina B e acido folico potrebbe rivelarsi un mezzo preventivo utile ed economico per allontanare il rischio di degenerazione maculare legata all’età nei pazienti adulti.

Bibliografia.
Folic Acid, Pyridoxine, and Cyanocobalamin Combination Treatment and Age-Related Macular Degeneration in Women: The Women’s Antioxidant and Folic Acid Cardiovascular Study. Arch Intern Med 2009; 169(4):335-341.

Ecco l’importanza di assumere integratori a basso dosaggio altamente biodisponibili ed assimilabili.

Fonte: Franco Papale

, , , ,

Germanio organico liquido: incrementa l’energia vitale

Dalle ricerche effettuate risulta che il Ge-132 agisce nell’organismo umano a tre livelli: – come “attivatore” della risposta immunitaria normale – come “trasportatore” di molecole di O2 – come “accaparratore” e depuratore di radicali liberi.

7vUWNh1r8xueoo1_500

C’è una precisa qualità che distingue le cose viventi da quelle non viventi.

Questa qualità, che può essere definita “forza vitale”, fluisce da organo ad organo nel nostro corpo integrandone le funzioni in un unico “vedere”, respirare, in una persona viva.
Lesistenza di una forza vitale è stata riconosciuta per secoli dalla medicina orientale e più recentemente in occidente attraverso il lavoro di coraggiosi pionieri come Nordenstrom e Becke.

La forza vitale è elettrica.

La forza vitale fluisce attraverso i nervi ma anche attraverso i vasi sanguigni e da cellula a cellula in ogni tessuto.
L’energia vitale mantiene l’ambiente elettronico che tutte le cellule vitali hanno bisogno di avere per funzionare in armonia. Inoltre, l’energia vitale è anche chimica. L’energia vitale procura l’energia chimica che guida le circa 100.000 reazioni chimiche che il metabolismo mette in opera.

L’ energia vitale è continuamente reintegrata di momento in momento dal processo di conversione elettrochimico.
Questo è il meccanismo attraverso il quale l’energia del cibo viene convertita in energia chimica della quale le cellule hanno bisogno per mantenersi vitali. E l’ossigeno che conduce questo processo di conversione elettrochimico.

L’ energia vitale viene generata dall’energia contenuta negli elettroni delle molecole del cibo.

Enzimi e coenzimi catalitici lavorano in stretta collaborazione per estrarre l’energia dalle coppie di elettroni derivati dalle molecole del cibo. Quando c’è un dispendio della loro energia gli elettroni sono collocati in combinazione con ioni idrogeno ed ossigeno a formare acqua. Il processo è accelerato o rallentato in base alla quantità di ossigeno disponibile per quest’ultima tappa. Più ossigeno è disponibile più è veloce la conversione dell’energia del cibo in energia vitale.

Il Germanio incrementa l’azione dell’ossigeno nel generare la forza vitale attraverso meccanismi che ancora non si comprendono.
La connessione tra l’ossigenazione dei tessuti e la salute tissutale sembra completamente diretta poiché il rifornimento di ossigeno è generalmente il fattore limitante nei confronti del funzionamento e della sopravvivenza tissutale.

Attraverso la spinta sull’efficienza dell’ossigeno nel collocare gli elettroni spesi è probabile che il Ge-132 abbia un profondo effetto energizzante potendo virtualmente rifornire energicamente (di combustibile) tutte le funzioni vitali del corpo.

Dai dati risulta che il Ge-132 agisce nell’organismo umano a tre livelli:

•come “attivatore” della risposta immunitaria normale; probabilmente questa è la funzione fondamentale del Ge-132 e può risultare molto utile in malattie come il cancro e l’AIDS.
•come “trasportatore” di molecole di all’interno di tessuti e cellule, in alternativa alla funzione svolta dall’emoglobina.
•come “accaparratore” e depuratore di radicali liberi i quali sembra abbiano una funzione fondamentale nei processi di invecchiamento e nelle malattie autoimmuni.

Il meccanismo della possibile azione antiproliferativa non è ancora conosciuto. Si è ipotizzato che l’attività antiproliferativa sia dovuta ad un potenziamento immunitario. Ci sono prove che il Ge-132 stimoli l’attività delle cellule natural killer (NK) e linfociti T citotossici, così come un incremento della produzione di interferone.

E’ stato dimostrato che il potenziamento della risposta immunitaria negli esseri umani si attua nei modi seguenti:

a) Aumento dei livelli di interferone gamma che svolge un ruolo di immunoregolazione
La cinetica dell’interferone gamma indotto dal Ge-132, presenta un picco intorno alle 24 ore dopo la sua somministrazione orale e mostra una curva direttamente proporzionale al dosaggio usato. Quanto detto può spiegare l’effetto sinergico sulla produzione dei macrofagi. E’ importante, inoltre, notare che l’interferone gamma indotto dal Ge-132 ha un’azione antivirale simile a quella normalmente prodotta dal corpo umano.

b) Attivazione delle cellule “Natural Killer”
Si ottiene una citotossicità superiore a quella delle NK normali, sia in prove in vitro che in vivo con animali da laboratorio. Ciò può spiegare l’attività antitumorale di questo composto nell’essere umano.

c) Potenziamento dell’attività e del numero dei macrofagi
Nelle prove in vivo si è dimostrata un’alta sopravvivenza di cavie (più del 50%) a cancro inoculato con cellule del tipo FM3 e con associazione di titoli alti di macrofagi attivati da Ge-132. Prove simili a quella esposta sono state realizzate con cellule cancerogene di polmone tipo Lewis, di adenocarcinoma tipo Walker, o anche con ceppi AH 66 e AH 44.
Tutte sono state statisticamente significative ed hanno dato risultati incoraggianti, sia nell’inibizione del tumore originale come anche delle sue metastasi.
Lattività antitumorale si completa con l’ossigenazione a livello tissutale della zona e l’allontanamento dei radicali liberi. E stato anche dimostrato che il Ge-132 incrementa la produzione di anticorpi del tipo lgG – IgM.
Chiaramente, anche questa attivazione immunitaria è strettamente connessa con la risposta antitumorale.

Per quanto riguarda l’azione del Ge-132 sul controllo e miglioramento del dolore, probabilmente essa è connessa con l’ossigenazione tissutale e con la pulizia di radicali liberi.

Il Ge-132 viene assorbito nella prima parte del duodeno, anche se piccole quantità si diffondono nei tratti inferiori del tubo digerente.La somministrazione del composto prima o dopo i pasti non ha dato variazioni misurabili dell’assorbimento. La concentrazione ematica raggiunge il picco 2-3 ore dopo la somministrazione, per scendere della metà in un periodo di 4 ore.

La distribuzione del Ge-132 nell’organismo a 3 ore dalla somministrazione orale mostra una densità maggiore nella tiroide, dopo la 4a ora si presentano valori del composto nei reni e nella vescica. Dalle 6 alle 12 ore dalla somministrazione si trovano quantità di Ge-132 nel pancreas, nei reni, nella prostata e nei testicoli. Notiamo che ancora oggi si ignora perché questo composto abbia dei luoghi di ‘predilezione” a seconda del tempo di somministrazione. Dopo 12 ore dalla somministrazione non si trovano residui neppure in periodi di assunzione superiori ad un anno.

L’escrezione del Ge-132 inizia circa tre ore dopo la somministrazione e si realizza soprattutto per via renale, mentre il 15-18% si veritica attraverso le feci. Praticamente il 100% della quantità del composto viene eliminato nelle prime 24 ore successive alla somministrazione orale. Sebbene il Ge-132 puro non è stato ancora associato ad alcuna complicazione renale, ne dovrebbero evitare l’utilizzo bambini, donne incinte, mamme che allattano, persone con rischi di problemi renali oche assumono farmaci potenzialmente nefrotossici.

Non c’è una dose raccomandata; sono state usate dosi dai 10mg ogni 24 ore fino ai 100 mg per Kg di peso corporeo (in un uomo di 75 Kg = 7500mg al giorno). E’ certo che la risposta immunitaria aumenta in modo direttamente proporzionale alla dose. Di solito si utilizzano da 50 a 250 mg al giorno, indipendentemente dal peso del paziente a secondo della gravità della malattia (dosaggio medio 50mg di Ge-i 32). In ogni caso sembra non ci sia alcuna ragione per somministrarne più di 500mg ai giorno, visto che l’effetto prodotto arriva ad un livello stabile nella curva dose-risposta, anche somministrando successivamente il composto.

È molto probabile che il Ge-132 agisca cataliticamente in modo tale che piccole quantità possano avere effetti benefici. Il Ge-132 ha un effetto energizzante anche a dosaggi estremamente bassi.

Sebbene debbano essere fatti gli esperimenti definitivi, le evidenze suggeriscono che il Ge-132 agisce su funzioni vitali ad un livello fondamentale: quello della produzione dell’energia cellulare.

Per comprendere meglio come il Ge-i32 possa intensificare questo processo è necessario considerare il ruolo centrale giocato dall’ossigeno. L’ossigeno è la sostanza più essenziale per la sopravvivenza umana. A lungo termine l’abilità individuale di ottenere ed inviare adeguate quantità di ossigeno alle cellule dei propri tessuti ed organi è il maggiore determinante nell’aspettativa di vita.

Il Ge-132 inoltre, in aggiunta alle sue proprietà catalitiche per l’ossigeno potrebbe avere ulteriori proprietà antiossidanti.Gli antiossidanti derivati dagli alimenti (particolarmente la vitamina C, il betacarotene, la vitamina E, il selenio, il manganese e lo zinco) rappresentano insieme i bulloni di un sistema altamente sofisticato ed adattabile di difesa nei confronti dello stress operato sul corpo.

I radicali liberi rubano elettroni dalle molecole biologiche: gli antiossidanti neutralizzano i radicali liberi donando loro elettroni. Gli agenti antiossidanti proteggono le cellule aiutando il processo di trasferimento di elettroni, antagonizzando le ben note conseguenze dello slittamento di singoli elettroni verso molecole d’ossigeno: questa dislocazione di singoli elettroni durante il trasferimento di coppie di elettroni può produrre radicali liberi di ossigeno che sono in grado di determinare considerevoli danni biologici e clinici.
In teoria per contrastare questi effetti tossici, il Ge-132 può migliorare l’efficienza del trasferimento di elettroni.

Altro argomento che suggerisce le sue proprietà catalitiche nei confronti dell’ossigeno è la proprietà di essere attivo nei confronti di malattie della circolazione periferica.

, , , ,

I batteri amici: anticostipativi e depurativi del colon

Un’adeguata alimentazione e l’assunzione di integratori rappresenta una solida base per garantire all’organismo una quantità sufficiente di batteri benefici;
1384159492_pareja-2 - Copia

I bifidobatteri sono i più importanti batteri” amici” reperibili nell’intestino crasso o colon degli adulti in buona salute e dei bambini allattati al seno. Questi batteri diminuiscono con l’età e quando lo stato di salute inizia a declinare. La “popolazione” di bifidobatteri che vive nell’intestino umano può essere distrutta da numerosi fattori quali stress, dieta inadeguata, costipazione, vaccinazioni, esiti da terapie antibiotiche e irradiative, variazioni climatiche, carenze immunitarie e cattiva digestione. La supplementazione con bifidobatteri di qualità in quantità adeguate è quindi necessaria per mantenere il colon funzionale e pulito.

Tale supplementazione può essere utile:
a) per antagonizzare la colonizzazione dell’intestino crasso da parte di batteri patogeni ostili e di lieviti, anche tramite la produzione di sostanze antibiotiche naturali;1
b) per favorire una migliore ritenzione dell’azoto e dunque per sostenere la crescita di peso degli infanti;
c) per inibire quei batteri che possono alterare i nitrati, portati negli intestini da cibo e acqua, nei pericolosi nitriti cancerogeni (nitrosammine). In tal senso, essi svolgono un’azione di prevenzione dei tumori intestinali;
d) per migliorare la produzione di vitamine B e la qualità del sangue, e per migliorare i problemi di intolleranza al lattosio;
e) infine, last but not least, per risolvere in maniera naturale e senza effetti collaterali problemi di costipazione anche gravi.

Oltre a questi effetti diretti, la supplementazione di bifidobatteri di qualità può essere importante nei seguenti casi:

Osteoporosi
E’ noto che la disbiosi intestinale e dunque la carenza sia di Acìdophilus che di Bifidus, è concausa diretta del basso assorbimento di calcio tipico dell’osteoporosi.

Malattie autoimmuni
È stato ipotizzato che in alcune malattie autoimmuni l’attacco che il sistema immunitario conduce nei confronti del sé biologico possa essere dovuto ad un errore di identificazione causato dall’eccessivo proliferare di batteri patogeni dalle caratteristiche simili a quelle dei tessuti umani.

Colesterolo
Anche il Bifidus svolge un’importante azione di riduzione del colesterolo in eccesso. I bifidobatteri, come i lattobacilli, scompongono gli acidi biliari nei loro costituenti originari, preparandoli così alla riutilizzazione energetica e metabolica da parte del corpo o alla evacuazione.

Diabete
Ci sono evidenze scientifiche che i casi di diabete in cui il paziente ha livelli normali di insulina, che però non riesce a svolgere la sua funzione, siano legati ad un’eccessiva proliferazione di Escherichia coli. Questo microrganismo produce infatti una sostanza molto simile all’insulina, che si presume blocchi certi recettori nelle cellule che l’insulina deve raggiungere per svolgere la sua funzione adeguatamente. Chaitow & Trenev (p. 125) scrivono: “Il ripopolamento dei bifidobatteri, sia tramite integratori alimentari sia tramite una dieta bifidogenica, controlla la crescita della Escherichia coli, e ristabilisce un normale funzionamento”.

Tiroide
lI batterio Yersinia enterocolitica produce sostanze che attaccano la ghiandola tiroidea, risultando in un’iperproduzione dell’ormone tiroideo. L’80% dei pazienti affetti dalla malattia di Grave, una disfunzione tiroidea molto seria, producono degli anticorpi immunitari alla Yersinia.

Inoltre, diversi pazienti con alti tassi di Yersinia nel corpo tendono a sviluppare malattie autoimmuni. Anche qui, la reintegrazione di bifidobatteri appare particolarmente importante.

Fitoterapia e menopausa: 10 piante in aiuto

In fitoterapia si utilizzano piante officinali e minerali, in grado di lenire i sintomi, legati a quei cambiamenti fisiologici che accompagnano il periodo della menopausa.

1) Alfa Alfa: nel periodo della menopausa, per la presenza di sostanze come estrogeni vegetali. Interessante l’utilizzo in menopausa, in particolare nella prevenzione dell’osteoporosi: il cumestrolo (uno degli estrogeni vegetali) accresce la trama ossea sulla quale vanno a fissarsi i minerali.

2) Aloe: utile soprattutto per la presenza di Calcio, Magnesio e Manganese. Ha inoltre un’azione di controllo del peso corporeo.

3) Alga Chlorella: ideale in menopausa. Molto ricca di ferro (consigliata nelle anemie e per regolarizzare il flusso mestruale), zinco, zolfo, fosforo ed altri minerali come il magnesio. E’ in assoluto il vegetale più ricco di Clorofilla ed è proprio quest’ultima la responsabile principale delle proprietà depurative e disintossicanti nei confronti dell’organismo umano. Grazie alla presenza dei Fattori di Crescita (CGF) attenua i disagi della menopausa ed è utile per il ripristino del ciclo femminile.

4) Bambù: ricco di silicio, minerale fondamentale, presente soprattutto a livello scheletrico, nel tessuto connettivo e nel collagene (oltre che nella struttura dei capelli): quando è carente si evidenziano non solo disturbi a carico di ossa e cartilagini ma anche fenomeni dolorosi e una netta tendenza della pelle alla disidratazione, che è l’anticamera delle rughe, delle smagliature come pure della cellulite.

5) Fieno greco: I semi di fieno greco contengono fitoestrogeni in grado di aumentare la produzione di estrogeni, particolarmente utili per combattere alcuni sintomi della menopausa, come il calo di desiderio sessuale, il trofismo delle mucose vaginali, gli sbalzi d’umore e le fastidiose vampate di calore; in questo senso il fieno greco veniva impiegato dai medici già nei tempi antichi. Altre proprietà benefiche del fieno greco, stimolanti e mineralizzanti, influiscono sul tessuto osseo – tendineo rafforzandolo, contrastando in questo modo il verificarsi dell’osteoporosi. Per questi due particolari motivi nell’antico Egitto il fieno greco veniva definito “la pianta che mantiene giovani”.

6) Dioscorea o Wild Yam: la Dioscorea contiene in particolare la diosgenina, sostanza naturale simile agli ormoni umani che, essendo il precursore biologico del progesterone, è in grado di normalizzare il rapporto estrogeno-progesterone, funzione quindi importantissima per mantenere l’esatto equilibrio ormonale femminile, per cui è indicata sia per i disturbi della menopausa che per le sindromi premestruali. Per quanto riguarda la menopausa contribuisce a combatterne i sintomi tipici come vampate, stanchezza, secchezza delle mucose vaginali e maggior predisposizione alle infezioni vaginali e urinarie.
Da alcuni studi effettuati, pare che abbia influenza anche nel ridurre il consolidamento delle fratture con incremento di densità ossea, e che riduca la perdita ossea in menopausa, cosa che, se confermata, rende ottimisti per l’uso di questa pianta anche per la prevenzione dell’osteoporosi.

7) Equiseto: ricchissimo di sali di silicio, magnesio ecc., l’equiseto può essere utilizzato per trattamenti rimineralizzanti al fine di contrastare alcuni dei più comuni problemi tipici della pre-menopausa e della menopausa, come osteoporosi, indebolimento di unghie e capelli, metabolismo lento, invecchiamento della cute, perdita di tonicità dei tessuti.

8) Maca: la Maca Rossa, grazie ai suoi componenti, svolge un’ azione riequilibrante ormonale, per cui risulta utile nella sindrome premestruale e aumenta il desiderio sessuale nelle donne che sono in pre-menopausa, menopausa e post-menopausa. Inoltre nella menopausa, la Maca Rossa elimina l’irritabilità, l’eccessiva sudorazione, le palpitazioni, gli sbalzi d’umore, l’insonnia, la secchezza vaginale,l’ansietà la depressione, il calo della memoria, la scarsa concentrazione, l’aumento di peso, la caduta dei capelli e l’incontinenza urinaria.

9) Shavatari (Asparagus* racemoeus): pianta della medicina Ayurvedica, è il principale ringiovanente per l’apparato riproduttivo delle donne. Un tonico gentile ma efficace utile per regolare il ciclo mestruale, gli scompensi ormonali della menopausa e per stimolare la fertilità femminile.

10) Soia: una delle piante più ricche in fitoestrogeni è la SOIA contenendone in modo particolare di tipo ISOFLAVONICO. Gli Isoflavoni sono simili strutturalmente all’estradiolo, estrogeno prodotto dalle ovaie. Si ritiene che gli ISOFLAVONI originati dalla soia, impediscano lo sviluppo cellulare e la riproduzione dei vasi sanguigni che favoriscono lo sviluppo tumorale.