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Integratori di omega 3, 6 e 9: perché e quando sono necessari?

Quanto è importante fornire al nostro organismo gli omega 3 e gli omega 6 nelle giuste proporzioni? Scopriamo assieme quali sono le fonti alimentari migliori e quando è necessario appoggiarsi anche ad integratori di omega 3, 6 e 9.

omega 3 6 9

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Importanza dei grassi

I grassi svolgono 3 principali funzioni all’interno del nostro corpo:

  1. Intervengono nella produzione di numerosi ormoni,
  2. Servono a produrre energia,
  3. Costituiscono le membrane cellulari, quindi hanno un ruolo strutturale fondamentale.

Omega 3

Insieme agli Omega 6 vengono definiti grassi “essenziali” perché, nonostante siano indispensabili per vivere, il nostro organismo non è in grado di produrli. Essi, di conseguenza, devono essere assunti attraverso l’alimentazione o l’integrazione suppletiva.

Gli omega 3 svolgono un’importante azione protettiva nei confronti del nostro organismo, essi infatti agiscono nel corpo per spegnere le infiammazioni. Inoltre sono un valido supporto per il livello dei trigliceridi nel sangue, gli omega 3 infatti “puliscono” il sangue dai trigliceridi; prevengono l’eccessiva aggregazione delle piastrine e la conseguente possibile formazione di trombi. Infine donano fluidità alle membrane delle cellule nervose, rendendo più facile la comunicazione tra loro. Questo ci porta degli enormi benefici nel miglioramento della concentrazione, delle capacità cognitive, e dell’umore.

Gli omega 3 sono presenti in quantità abbondanti nel pesce (soprattutto nei grossi pesci di mare che non siano da allevamento e nel pesce azzurro), nei crostacei, nel Krill, nella frutta secca (soprattutto nelle mandorle e noci) e in alcuni oli di tipo vegetale come ad esempio l’olio di semi di lino o di nocciole.

I 2 più importanti omega 3 sono detti DHA e EPA e di solito sono altamente sfruttati come integratori di omega 3.

Omega 6

Queste molecole, a differenza di quelle descritte poco fa, sono importanti per l’attivazione delle risposte infiammatorie, le quali sono essenziali per il nostro sistema di difesa. Per il ruolo che hanno, è indispensabile quindi che la loro concentrazione non sia esagerata, in modo da evitare una loro azione pro-infiammatoria eccessiva ed evitare perciò lo sviluppo di uno stato d’infiammazione cronico.

Integratori di omega

Troviamo questo tipo di grassi negli oli vegetali, come ad esempio i vari oli di semi (di borragine, di arachidi, di girasole, di mais), possiamo trovarle anche nella frutta secca (mandorle, noci, nocciole, pistacchi, pinoli, anacardi, etc.,) e nei legumi (ceci, lenticchie, fagioli, fave).

Rapporto omega 6, omega 3

Il rapporto ideale fra gli omega 6 e gli omega 3 nella dieta è di 4:1, mentre il valore medio che ci caratterizza al giorno d’oggi è di 10:1 o anche più elevato. La dieta attuale di un Italiano medio infatti è quasi basata esclusivamente su prodotti a base di cereali, verdure e carni di allevamento, tutti alimenti che contengono grandi quantità di omega 6. Questo tipo di dieta sbilancia enormemente, a favore di quest’ultimi, l’equilibrio tra i due tipi di grasso.

Inoltre gli omega 3 e 6 competono fra loro durante la loro formazione: a partire da una stessa sostanza o si forma l’uno o l’altro. E’ quindi importante cercare di mantenere equilibrata la proporzione tra le due molecole.

Omega 9

Gli omega 9 a differenza degli altri non sono considerati essenziali, in quanto siamointegratori di omega in grado di produrli a partire da altri tipi di grassi. Tra questi il più importante è l’acido oleico, che troviamo in grandi quantità nell’olio extravergine d’oliva e nelle olive.

Integrazione, quando farla e perché

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Oltre a sottolineare l’importanza di tutti e 3 questi tipi di molecole è indispensabile ricordare quanto sia essenziale per il nostro corpo, che questi siano presenti in proporzioni precise tra loro.

Quando quindi non possiamo mantenere un rapporto ottimale tra questi grassi solo ed esclusivamente attraverso l’alimentazione, è altamente consigliato sfruttare integratori di omega 3 e omega 6, purché quest’ultimi siano presenti nei giusti rapporti e che provengano da materie prime di buona qualità.

Per quanto riguarda l’alimentazione, al fine di ottenere il giusto rapporto tra i diversi tipi di acidi grassi, è altamente consigliato il consumo di pesce (soprattutto pesce azzurro), frutta secca e olio extravergine d’oliva.

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista

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Estratti SPAGIRICI: tutta la forza e l’equilibrio della natura

La lavorazione Spagyrica è l’applicazione della filosofia alchemica agli elementi della natura. L’applicazione dell’Arte nella preparazione di tinture vegetali o metalliche è determinata dalla preparazione di spiriti o mestrui che provocando un’evoluzione delle materie presenti in natura per poi purificarle ed esaltarne le proprietà. Uno dei suoi iniziatori ed utilizzatori era Paracelso (1493-1541) ma tali tecniche erano già in uso fra gli Egizi ed i Greci. Il termine deriva dalle parole greche “spao” (dividere, separare, estrarre) e “geras” (dono divino, nutrice, per estensione anche Divina Unità): implica quindi i concetti di estrarre i doni divini dalla natura.
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Al giorno d’oggi siamo abituati ad assumere prevalentemente farmaci che più o meno conosciamo, appartenenti alla medicina che va per la maggiore, definita “allopatica”. Il farmaco, prodotto di sintesi, proviene da un processo eseguito soltanto su alcune delle molecole della pianta, “estratte” chimicamente in laboratorio. I nostri vecchi e i nostri avi, si sono sempre curati sin dalla notte dei tempi con le erbe, assunte sotto forma di decotti, tisane e impasti. La tisana è conosciuta ormai da tutti. Questa la si ottiene utilizzando di preferenza la pianta fresca, appena raccolta (ma anche quella secca va bene, per chi non ha tempo di cercarsela, a patto che provenga dalle nostre terre), immergendola in acqua bollente: si aspetta 15′, si filtra e la si beve con un po’ di miele, (meglio se monofiore, di preferenza acacia, rosmarino, tiglio e timo) e per chi non lo tollera, meglio lo zucchero grezzo.

SPAGIRIA E OMEOPATIA. Altri metodi di utilizzo più complessi di utilizzo e lavorazione della pianta sono costituiti dalla Spagiria e dall’Omeopatia. La Spagiria come l’Omeopatia, usa la pianta intera senza escludere nulla, lavorandola con mezzi e tecniche appropriate. In questo caso la si lavora con le mani, servendosi di utensili che provengono da metalli puri, come il rame, il bronzo e il vetro, per i vari processi lavorativi. La differenza tra Spagiria ed Omeopatia sta nel fatto che la seconda salta alcuni passaggi di elaborazione che risultano alla fine i più importanti, anche se richiedono tempi di preparazione molto più lunghi (più di 3/4 mesi). Per una questione economica, quindi, l’Omeopatia ha deciso di fare a meno di alcuni dei passaggi per ottenere maggiori quantitativi di prodotto da vendere sul mercato farmaceutico.

CONOSCENZA DELLA NATURA. Come diceva Goethe: “La conoscenza della Natura deve rappresentare un punto di incontro, un ritmo tra l’estremo empirico e quello astratto. Tale punto di incontro si realizza in un nuovo sistema di conoscenza, chiamato “intuizione” o percezione del “fenomeno originario”. In essa il fatto percepito perde la sua particolarità empirica per rivelare l’idea, la legge profonda della natura, idea e legge che in un altro modo non potrebbe mai essere colta al di fuori dell’ambito sensibile. Questo è possibile perché l’Uomo fa parte della Natura ed è Natura lui stesso e quindi non si può avere una contrapposizione tra soggetto ed oggetto nel conoscere, poiché lo stesso spirito si esprime nell’Uomo e nella Natura. L’Uomo conoscendo il mondo conosce se stesso e nel soggetto vi è tutto ciò che è nell’oggetto.”

IL PRODOTTO SPAGIRICO. II termine Spagiria deriva dal greco “Spao” e “Agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere. Il processo di ottenimento dei rimedi spagirici è basato sull’opera del medico svizzero Paracelso (1493-1541), ritenuto l’iniziatore della Spagiria. Oggi, comunque, con l’ampliamento delle conoscenze sulle fonti tradizionali, siamo in grado di affermare che la Spagiria come l’Alchimia, ha avuto i suoi natali nell’antico Egitto. Questa è poi approdata nella Magna Grecia, intorno al 500 a.C., dando luogo alla Scola Italica, preesistente a Pitagora medesimo. Può essere considerata come un ponte fra l’omeopatia classica e la fitoterapia moderna e si distingue da queste per alcune peculiarità ben distinte. La produzione della tintura spagirica (così viene chiamato il prodotto ottenuto) è basata su tre tappe essenziali: la fermentazione, la distillazione e l’incenerimento. In questo modo possono venir estratti gli oli essenziali (sostanze aromatiche), le sostanze minerali e gli oligoelementi propri a ciascuna pianta. Il vantaggio di queste essenze spagiriche risiede dunque nel fatto che contengono non solo delle sostanze organiche, ma anche delle materie inorganiche (sali minerali, oligoelementi). Solitamente le tinture contengono poco alcool (10%-20%) e se il dosaggio prescritto è rispettato, non sono tossiche; sono inoffensive e senza effetti secondari conosciuti. Tramite le differenti tappe di produzione, viene utilizzata tutta la forza della pianta.

LE PIANTE. Per la produzione delle essenze spagiriche si utilizzano preferibilmente piante fresche raccolte in zone incontaminate o a basso inquinamento, come possono essere le nostre montagne. Solitamente un buon spagirista sottomette le piante ad un severo controllo di qualità prima di utilizzarle per la produzione. Questo controllo comporta fra l’altro un’analisi delle impurità, come la presenza di erbicidi, pesticidi e di metalli pesanti.

LA FERMENTAZIONE. Le piante sono sottomesse ad una fermentazione in acqua e ciò rappresenta la prima tappa della produzione di un’essenza spagirica. Secondo le piante, questo processo può durare parecchi giorni o addirittura settimane. Durante il processo di fermentazione, gli oli essenziali vengono liberati e delle sostanze aromatiche caratteristiche ad ogni pianta si sviluppano. Durante la fermentazione, dei cambiamenti strutturali del materiale vegetale generano la formazione d nuove sostanze. La fermentazione è seguita dalla distillazione.

LA DISTILLAZIONE. La massa vegetale è sottomessa ad una distillazione a vapore d’acqua che è una forma di distillazione dolce. Il suo scopo è di recuperare le sostanze aromatiche e l’etanolo estratto dalle piante durante la fermentazione. Dopo aver raggiunto la quantità di distillato prescritto questa tappa di produzione è terminata. Il distillato presenta un aroma molto gradevole che è rinforzato dal processo di fermentazione precedente.

L’INCENERIMENTO. La tappa seguente è l’incenerimento del residuo di distillazione. Lo scopo dell’incenerimento (calcinazione, secondo il termine alchemico) è di estrarre dalla massa vegetale i sali minerali e gli oligoelementi propri alle piante. Questi sono poi rimessi in soluzione nel distillato, e l’eccesso viene filtrato. Notiamo che questo processo di combustione elimina ogni traccia di sostanze organiche potenzialmente tossiche (alcaloidi).

COME UTILIZZARE UNA TINTURA SPAGIRICA
Le tinture spagiriche si utilizzano non solo sotto forma liquida di essenze, individuali o in miscela, ma anche sotto forma di unguenti (oleoliti).
Vanno assunte sotto forma di gocce con poca acqua, alla mattina a digiuno.
Le gocce possono variare da 2 a 5 a seconda del trattamento. Nel caso acuto se ne utilizzano anche 7.

OLEOLITI SPAGIRICI. Per quanto riguarda gli oleoliti, il procedimento risulta essere più semplice da attuare rispetto alle tinture, e chiunque di noi può cimentarsi a casa propria, avendo però la cura di utilizzare pentole in ghisa più resistenti alle alte temperature. Dapprima si lascia asciugare la pianta al sole, fino a quando tutta l’acqua è evaporata. Come secondo procedimento si invasa la pianta assieme all’olio di ricino (acquistabile in una qualsiasi farmacia) e la si lascia in infusione per circa 40 giorni.
Alla fine si filtra il composto e si passa alla calcinazione, ovvero incenerimento, della pianta possibilmente in un forno a combustione naturale: il prodotto che si ottiene assume un colore biancastro e si riduce in polvere. Tale polvere va rimescolata assieme all’olio filtrato. L’oleolito è così pronto.

PREPARAZIONE E SPIEGAZIONE. La raccolta, la preparazione e la manipolazione delle piante dovrà avvenire in tempi precisi e con modalità rigidamente in sintonia con i ritmi della Natura, vale a dire scegliendo il giorno ed anche l’ora più propizi per la raccolta. Un buon libro di Erbe Officinali, ci indicherà, poi, il periodo di crescita di ogni singola pianta, in modo tale da poter scegliere con cura quella che più si addice alle nostre esigenze. Altro fattore da tenere in considerazione, e che i nostri Avi ben conoscevano, erano le “similitudini” con le divinità (Forze di Natura) che si associavano alle erbe. Come alcuni di noi ben sanno, presso i Celti esistevano numerose divinità, ed anche per ogni singola creatura ve ne era una preposta ad hoc, che ne donava caratteristiche uniche e inequivocabili. Per la preparazione spagirica dobbiamo tenere conto di alcuni fattori.
Ogni pianta è composta di tre parti fondamentali, ottenibili per separazione naturale: L’ Acido, positivo. La Base, negativa. Il Sale, neutro, risultante dall’unione dei primi due. In via generale, per macerazione, distillazione ed infine calcinazione, si ottengono i tre elementi separati che, alla fine, riuniti assieme, danno luogo alla cosiddetta Quinta Essenza, che risulta essere un elemento infinitamente potenziato rispetto alla pianta di partenza, in quanto contiene in sé l’elemento energetico che alimenta, sostiene e dirige la parte fisica della pianta. La pianta è complementare all’uomo: RADICI preposte al CERVELLO. TRONCO E FOGLIE preposte alla ZONA TORACICA. FIORE preposte agli ORGANI RIPRODUTTIVI. FRUTTI E SEMI preposte agli ORGANI DEL RICAMBIO.

LUCE DEL MEDIOEVO. Un esempio più recente di questa metodologia spagirica, la ritroviamo nel nostro medioevo, con i monaci benedettini che, all’interno del monastero, costruito secondo i canoni geometrici sacri, vagliavano gli individui da sanare, sia fisicamente che spiritualmente, praticando una vera e propria terapia Psicosomatica. Essi producevano medicamenti spagirici ed alchemici nei propri laboratori, potenziandoli con la sacralità sia del luogo che delle loro tecniche, vere e proprie rituarie sacre. Siamo di fronte ad una filosofia olistica, cioè unitaria, che vede l’Universo come un unico corpo vivente, composto da infiniti elementi interdipendenti, dei quali l’uomo è il riassunto, potremmo dire il luogo geometrico del sistema e che costituisce l’elemento ultimo catalizzatore di tutte le forze divine. Da questo si può ritenere chiaramente che non è il Male, la Malattia ad Esistere, ma il Malato, in questo caso considerato come un piccolo Universo sconnesso, mal combinato, con il quale veniamo in contatto, innanzitutto per via sottile, e che possiamo veramente portare a guarigione. La luna è la lente di convergenza di tutte le forze cosmiche in generale e delle stelle in particolare. Questo in Spagiria è fondamentale e la maggior parte degli operatori del settore lo ignora completamente. La Natura, la Grande Madre, mentre toglie con una mano, si premura di dare con l’altra; cioè, viste le forze sfavorevoli, possiamo evitarle e mutarle a nostro vantaggio.

Fonte di riferimento:ariannaeditrice.it

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Ossigeno e ossidazione

L’ossidazione rappresenta la perdita di elettroni da parte di un elemento. Essa è quasi sempre accompagnata dall’acquisizione dei medesimi elettroni da parte di un altro elemento, che pertanto subisce una riduzione (processo noto col termine di ossidoriduzione).
L’ossidazione è un fenomeno estremamente importante nei processi energetici cellulari, quindi anche sotto il profilo sportivo.

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Nell’ossidazione cellulare vengono rimossi elettroni degli atomi di idrogeno. Atomi di idrogeno provenienti dai substrati energetici (lipidi, protidi, glucidi). Tale processo avviene all’interno dei mitocondri, dove gli elettroni rimossi dall’idrogeno vengono trasferiti mediante dei trasportatori ad una serie di accettori
intermedi, sino a raggiungere l’accettore finale: l’ossigeno. Il trasferimmo di elettroni determina il rilascio di energia che servirà alla risintesi di ATP. Al termine anche l’idrogeno si lega con
l’ossigeno formando acqua.
Non a caso l’ossidazione cellulare si conclude con il legame di 2 atomi di idrogeno con uno di acqua. Intanto i trasportatori (NAD e FAD) che hanno ceduto i loro elettroni, rientrano ad operare per nuovi cicli di ossidazione.

Ossigeno
L’ossigeno è un gas fondamentale per la vita, alla temperatura
e pressione ambiente si trova nella forma molecolare composta da 2 atomi di ossigeno: O2. Grazie alla sua elettronegatività è fondamentale per l’uomo come ossidante dei substrati energetici.
L’ossigeno è infatti l’accettore finale di elettroni nella catena respiratoria cellulare, mediante la quale viene estratta energia per la risintesi di ATP.

In condizioni di assenza di ossigeno la stessa vita dell’individuo non sarebbe possibile.
Da un punto di vista delle prestazioni atletiche, un migliore trasporto dell’ossigeno, ed una migliore capacità nel suo impiego (VO2max) sono sinonimi di un individuo capace di prestazioni più elevate e per periodi più lunghi.

L’ossigeno è a tal punto determinante rispetto al risultato di una competizione sportiva che, anche alcuni metodi illeciti (doping) utilizzati nello sport, sono finalizzati proprio a migliorarne il trasporto (uso di eritropoietina, autoemotrasfusioni ecc.).
L’ossigeno è trasportato in circolo nell’organismo per mezzo degli eritrociti, legato ad una proteina globulare in essi contenuta: l’emoglobina.

I processi di ossidazione dei substrati energetici avvengono all’interno dei mitocondri e garantiscono il protrarsi delle attività motorie per periodi di tempo relativamente lunghi.

L’attività sportiva in situazioni di carenza di ossigeno, o con richieste energetiche maggiori a quelle ottenibili mediante il sistema aerobico, pongono l’organismo in una condizione di acidosi che non consente il protrarsi dell’attività sportiva.

Aspartame ora si chiama aminosweet

L’aspartame è una neurotossina che interagisce con gli organismi viventi nella stessa maniera dei farmaci, producendo una larga fascia di problematiche salutistiche, disordini e sindromi.
L’aspartame è oggi quasi onnipresente, nascondendosi dietro i prodotti light e senza zucchero e più in generale negli alimenti, bevande, farmaci e prodotti per i bambini. Recentemente è stato rinominato nel più gentile e suadente “AminoSweet”.

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L’aspartame è un dolcificante artificiale utilizzato in moltissimi alimenti. Perché non utilizzare lo zucchero? Perché il potere dolcificante dell’aspartame è centinaia di volte maggiore rispetto allo zucchero tradizionale, il che consente alle aziende alimentari di risparmiare una quantità immane di denaro. Si inserisce aspartame per circa 1/200 del volume di zucchero che normalmente verrebbe utilizzato, e si ottiene lo stesso effetto.

Con il vantaggio inoltre che l’aspartame, utilizzato in quantità ridotte proprio per il suo estremo potere dolcificante, ha un valore calorico pressoché nullo rispetto alla quantità di zucchero che dovrebbe essere utilizzata per ottenere gli stessi effetti.

L’aspartame è attualmente utilizzato in oltre 6000 alimenti in tutto il mondo, incluse bevande, succhi di frutta, dolci, gomme da masticare, caffè e yogurt, oltre che nel rivestimento esterno di alcuni farmaci.
Il leader mondiale per la produzione di aspartame è la Ajinomoto, azienda giapponese presente in oltre 100 Paesi del mondo ed impiega quasi 25 mila persone. Non solo è specializzata nella produzione di aspartame, ma anche nella produzione di oli alimentari e farmaci.

Sembra la “sostanza dei balocchi”, se consideriamo la sua utilità in campo alimentare.
Tuttavia l’aspartame è oggetto di molte discussioni fin dal 1974, anno in cui sono sorte delle preoccupazioni riguardo agli effetti a lungo termine derivanti dal consumo prolungato di aspartame.
Nonostante sia stato considerato sicuro da oltre 90 Paesi di tutto il mondo, alcuni hanno sostenuto che l’iter di approvazione per l’utilizzo dell’aspartame non è stato seguito correttamente dalla Food and Drug Administration. Queste accuse sembrano essere finite nel nulla, dato che la sostanza è stata giudicata sicura non solo dall’organo nazionale americano, ma dalla commissione scientifica europea, dalla FAO e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nonostante però i giudizi positivi sulla sicurezza dell’aspartame, la Ajinomoto ha deciso di recente di rinominare la sostanza in AminoSweet. Potrebbe trattarsi solo di un rispolvero dell’immagine dell’aspartame, ma le continue discussioni che si protraggono ormai da oltre 30 anni sembrano essere la causa principale di questo cambiamento.

L’aspartame infatti è stato, tra le altre cose, accusato di essere una delle cause della sclerosi multipla. Sebbene la campagna di disinformazione sia stata smentita dallo stesso consulente medico della Multiple Sclerosis Foundation, ancora oggi ci sono molte teorie a riguardo, che vanno dal presunto legame aspartame-cancro fino a teorie cospirative globali che vedono nell’aspartame un sistema per il controllo della popolazione mondiale.

Sembra però che, a parte teorie cospirative non dimostrabili e campagne di disinformazione prive di fondamento, ci si trovi di fronte a più di una serie di congetture. Sebbene ci siano stati numerosi studi riguardo l’aspartame, sembra che i risultati dipendano molto da chi li commissiona…
Il 100% degli studi commissionati di pericolosità commissionati dalle compagnie produttrici di aspartame riportano come la sostanza sia totalmente sicura, senza alcun effetto collaterale; il 92% degli studi indipendenti invece ha riportato come ci siano effettivamente dei rischi.

Secondo una ricerca effettuata dal dottor Morando Soffritti (leggi il PDF) della Centro di ricerca sul Cancro Cesare Maltoni sembra che l’aspartame possa avere effetti cancerogeni nei ratti. La ricerca ha ottenuto il sostegno del National Toxicology Program americano, che sembra aver confermato le statistiche ottenute nello studio.
Nella ricerca sono stati somministrati 20 milligrammi per kg di massa corporea nei ratti, quantità che corrisponde a circa la metà della dose consigliata per gli esseri umani in Europa, per 8 settimane, scoprendo che:
– C’è un’incidenza maggiore di tumori maligni
– Un aumento dei casi di linfomi e leucemie
– Aumento statisticamente significativo di carcinomi renali

Anche la European Food Safety authority ha condotto il suo studio sull’aspartame, conclusosi con una richiesta di revisione della sostanza alla Commissione Europea, sulla base dei risultati ottenuti da Soffritti, facendo notare come la ricerca italiana metta in risalto che ci siano dati statisticamente rilevanti sulla possibile pericolosità dell’aspartame.
Addirittura sembra essere intervenuta l’Air Force americana. Nella sua rivista “Flying Safety” è stato pubblicato nel 1992 un articolo riguardante la pericolosità dell’assunzione di aspartame nei piloti, suggerendo di non bere Coca Cola Light e di assumere altri alimenti che contenessero aspartame.
Gli fece eco “Navy Physiology”, che suggeriva la stessa procedura, mostrando anch’essa i pericoli derivanti dall’assunzione di aspartame. E non sono le uniche due riviste: in totale sarebbero circa 20 le riviste dedicate all’aviazione che hanno riportato in passato gli stessi consigli.
La pericolosità dell’aspartame sembra derivare dalla sua stessa composizione chimica: acido aspartico (40%), fenilalanina (50%) e metanolo (10%). E’ proprio il contenuto di metanolo il principale fattore di rischio riscontrato da molte ricerche. Sebbene sia contenuto in molti prodotti naturali, la sua azione sembra essere contrastata dall’etanolo, cosa che però non avverrebbe nell’aspartame.

Il metanolo è una sostanza estremamente tossica, ed agisce sul sistema nervoso centrale provocando danni al nervo ottico, oltre che effetti decisamente più gravi ed immediati se l’avvelenamento è acuto.
Qual’è la verità sull’aspartame? Sembra che non si riesca a trovare una soluzione unanimamente condivisa. Gli organi ufficiali sembrano confermare la sua non pericolosità, mentre studi indipendenti (indipendente non significa meno rilevante, sia chiaro) dimostrano come invece ci siano rischi nell’assunzione di aspartame.