Integratori alimentari per la salute e il benessere di ogni persona

Gli integratori alimentari sono: “prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”

Gli integratori alimentari sono sostanze naturali adatti ad essere impiegati anche per la cura e la prevenzione di diversi problemi di salute, la cui efficacia è provata da diversi esperti ed è intesa come un efficace supporto ad una corretta alimentazione e attività fisica.

In particolare, Ongaro (2016) sostiene che sia errata la teoria che l’alimentazione fornisca tutti i nutrienti di cui il nostro organismo necessita, in quanto nella pratica reale quasi mai è veramente così, per diversi motivi tra i quali: la qualità dei prodotti acquistati, i metodi di produzione e la nutrizione sempre più disattenta da parte delle persone.

Gli integratori alimentari sono, secondo l’esperto, un’opportunità che deve essere colta con intelligenza e attenzione per colmare micro-carenze, che nel tempo possono portare deficit metabolici che incidono sul benessere e la salute.

In particolare, si osserva come molte delle sostanze nutraceutiche5 contenute negli integratori alimentari che oggi vengono utilizzati per scopi di prevenzione, salute e benessere, fossero in realtà già conosciute per le loro proprietà terapeutiche ed utilizzate fin dall’antichità.

La scienza e le tecnologie hanno quindi poi permesso di approfondire queste conoscenze mettendo a punto tecniche produttive per rendere disponibili al pubblico le qualità benefiche di questi prodotti. (Brandolini et al., 2012)

La tabella contiene i principali settori di trattamento in cui gli integratori alimentari per la salute e il benessere, secondo Brandolini, Maietti e Tedeschi, hanno dato i maggiori risultati.

I principali integratori alimentari per la salute e il benessere.

Problemi cardiovascolari, trigliceridi e colesterolo, aterosclerosi: Omega 3/Omega 6 
Circolazione cerebrale, problemi di memoria, senescenza precoce, concentrazione: Gingko biloba
Potenziamento sistema immunitario: Multivitaminico/minerale; Vitamina c; Glutammina; Aloe vera, Funghi
Problemi articolari, artrosi, osteoporosi: Glucosamina 
Problemi di sonno: Melatonina
Disintossicazione ed eliminazione metalli pesanti, iperglicemia, prediabete, diabete di tipo 2: Acido lipoico
Stress: Ginseng; Magnesio
Depurazione fegato e vie biliari: Estratti di erbe: tarassaco, cardo mariano, carciofo 
Depurativo generale: Aloe vera 
Problemi di prostata: Serenoa repens 
Ristagno di liquidi, drenaggio liquidi: Estratti di erbe: asparago, ortosiphon, tarassaco 

 

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Integratori di omega 3, 6 e 9: perché e quando sono necessari?

Quanto è importante fornire al nostro organismo gli omega 3 e gli omega 6 nelle giuste proporzioni? Scopriamo assieme quali sono le fonti alimentari migliori e quando è necessario appoggiarsi anche ad integratori di omega 3, 6 e 9.

omega 3 6 9

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Importanza dei grassi

I grassi svolgono 3 principali funzioni all’interno del nostro corpo:

  1. Intervengono nella produzione di numerosi ormoni,
  2. Servono a produrre energia,
  3. Costituiscono le membrane cellulari, quindi hanno un ruolo strutturale fondamentale.

Omega 3

Insieme agli Omega 6 vengono definiti grassi “essenziali” perché, nonostante siano indispensabili per vivere, il nostro organismo non è in grado di produrli. Essi, di conseguenza, devono essere assunti attraverso l’alimentazione o l’integrazione suppletiva.

Gli omega 3 svolgono un’importante azione protettiva nei confronti del nostro organismo, essi infatti agiscono nel corpo per spegnere le infiammazioni. Inoltre sono un valido supporto per il livello dei trigliceridi nel sangue, gli omega 3 infatti “puliscono” il sangue dai trigliceridi; prevengono l’eccessiva aggregazione delle piastrine e la conseguente possibile formazione di trombi. Infine donano fluidità alle membrane delle cellule nervose, rendendo più facile la comunicazione tra loro. Questo ci porta degli enormi benefici nel miglioramento della concentrazione, delle capacità cognitive, e dell’umore.

Gli omega 3 sono presenti in quantità abbondanti nel pesce (soprattutto nei grossi pesci di mare che non siano da allevamento e nel pesce azzurro), nei crostacei, nel Krill, nella frutta secca (soprattutto nelle mandorle e noci) e in alcuni oli di tipo vegetale come ad esempio l’olio di semi di lino o di nocciole.

I 2 più importanti omega 3 sono detti DHA e EPA e di solito sono altamente sfruttati come integratori di omega 3.

Omega 6

Queste molecole, a differenza di quelle descritte poco fa, sono importanti per l’attivazione delle risposte infiammatorie, le quali sono essenziali per il nostro sistema di difesa. Per il ruolo che hanno, è indispensabile quindi che la loro concentrazione non sia esagerata, in modo da evitare una loro azione pro-infiammatoria eccessiva ed evitare perciò lo sviluppo di uno stato d’infiammazione cronico.

Integratori di omega

Troviamo questo tipo di grassi negli oli vegetali, come ad esempio i vari oli di semi (di borragine, di arachidi, di girasole, di mais), possiamo trovarle anche nella frutta secca (mandorle, noci, nocciole, pistacchi, pinoli, anacardi, etc.,) e nei legumi (ceci, lenticchie, fagioli, fave).

Rapporto omega 6, omega 3

Il rapporto ideale fra gli omega 6 e gli omega 3 nella dieta è di 4:1, mentre il valore medio che ci caratterizza al giorno d’oggi è di 10:1 o anche più elevato. La dieta attuale di un Italiano medio infatti è quasi basata esclusivamente su prodotti a base di cereali, verdure e carni di allevamento, tutti alimenti che contengono grandi quantità di omega 6. Questo tipo di dieta sbilancia enormemente, a favore di quest’ultimi, l’equilibrio tra i due tipi di grasso.

Inoltre gli omega 3 e 6 competono fra loro durante la loro formazione: a partire da una stessa sostanza o si forma l’uno o l’altro. E’ quindi importante cercare di mantenere equilibrata la proporzione tra le due molecole.

Omega 9

Gli omega 9 a differenza degli altri non sono considerati essenziali, in quanto siamointegratori di omega in grado di produrli a partire da altri tipi di grassi. Tra questi il più importante è l’acido oleico, che troviamo in grandi quantità nell’olio extravergine d’oliva e nelle olive.

Integrazione, quando farla e perché

Gli omega 3 6 e i 9 sono fondamentali quando le nostre difese immunitarie sono molto basse oppure nella gestione di malattie croniche che comportano alti livelli infiammatori costanti (ad esempio malattie autoimmuni, artrite reumatoide, ecc). Infine questi nutrienti sono indispensabili con l’avanzare dell’età per mantenere sempre una buona lucidità.

Oltre a sottolineare l’importanza di tutti e 3 questi tipi di molecole è indispensabile ricordare quanto sia essenziale per il nostro corpo, che questi siano presenti in proporzioni precise tra loro.

Quando quindi non possiamo mantenere un rapporto ottimale tra questi grassi solo ed esclusivamente attraverso l’alimentazione, è altamente consigliato sfruttare integratori di omega 3 e omega 6, purché quest’ultimi siano presenti nei giusti rapporti e che provengano da materie prime di buona qualità.

Per quanto riguarda l’alimentazione, al fine di ottenere il giusto rapporto tra i diversi tipi di acidi grassi, è altamente consigliato il consumo di pesce (soprattutto pesce azzurro), frutta secca e olio extravergine d’oliva.

Dott.ssa Carolina Capriolo
Biologa Nutrizionista

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Estratti SPAGIRICI: tutta la forza e l’equilibrio della natura

La lavorazione Spagyrica è l’applicazione della filosofia alchemica agli elementi della natura. L’applicazione dell’Arte nella preparazione di tinture vegetali o metalliche è determinata dalla preparazione di spiriti o mestrui che provocando un’evoluzione delle materie presenti in natura per poi purificarle ed esaltarne le proprietà. Uno dei suoi iniziatori ed utilizzatori era Paracelso (1493-1541) ma tali tecniche erano già in uso fra gli Egizi ed i Greci. Il termine deriva dalle parole greche “spao” (dividere, separare, estrarre) e “geras” (dono divino, nutrice, per estensione anche Divina Unità): implica quindi i concetti di estrarre i doni divini dalla natura.
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Al giorno d’oggi siamo abituati ad assumere prevalentemente farmaci che più o meno conosciamo, appartenenti alla medicina che va per la maggiore, definita “allopatica”. Il farmaco, prodotto di sintesi, proviene da un processo eseguito soltanto su alcune delle molecole della pianta, “estratte” chimicamente in laboratorio. I nostri vecchi e i nostri avi, si sono sempre curati sin dalla notte dei tempi con le erbe, assunte sotto forma di decotti, tisane e impasti. La tisana è conosciuta ormai da tutti. Questa la si ottiene utilizzando di preferenza la pianta fresca, appena raccolta (ma anche quella secca va bene, per chi non ha tempo di cercarsela, a patto che provenga dalle nostre terre), immergendola in acqua bollente: si aspetta 15′, si filtra e la si beve con un po’ di miele, (meglio se monofiore, di preferenza acacia, rosmarino, tiglio e timo) e per chi non lo tollera, meglio lo zucchero grezzo.

SPAGIRIA E OMEOPATIA. Altri metodi di utilizzo più complessi di utilizzo e lavorazione della pianta sono costituiti dalla Spagiria e dall’Omeopatia. La Spagiria come l’Omeopatia, usa la pianta intera senza escludere nulla, lavorandola con mezzi e tecniche appropriate. In questo caso la si lavora con le mani, servendosi di utensili che provengono da metalli puri, come il rame, il bronzo e il vetro, per i vari processi lavorativi. La differenza tra Spagiria ed Omeopatia sta nel fatto che la seconda salta alcuni passaggi di elaborazione che risultano alla fine i più importanti, anche se richiedono tempi di preparazione molto più lunghi (più di 3/4 mesi). Per una questione economica, quindi, l’Omeopatia ha deciso di fare a meno di alcuni dei passaggi per ottenere maggiori quantitativi di prodotto da vendere sul mercato farmaceutico.

CONOSCENZA DELLA NATURA. Come diceva Goethe: “La conoscenza della Natura deve rappresentare un punto di incontro, un ritmo tra l’estremo empirico e quello astratto. Tale punto di incontro si realizza in un nuovo sistema di conoscenza, chiamato “intuizione” o percezione del “fenomeno originario”. In essa il fatto percepito perde la sua particolarità empirica per rivelare l’idea, la legge profonda della natura, idea e legge che in un altro modo non potrebbe mai essere colta al di fuori dell’ambito sensibile. Questo è possibile perché l’Uomo fa parte della Natura ed è Natura lui stesso e quindi non si può avere una contrapposizione tra soggetto ed oggetto nel conoscere, poiché lo stesso spirito si esprime nell’Uomo e nella Natura. L’Uomo conoscendo il mondo conosce se stesso e nel soggetto vi è tutto ciò che è nell’oggetto.”

IL PRODOTTO SPAGIRICO. II termine Spagiria deriva dal greco “Spao” e “Agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere. Il processo di ottenimento dei rimedi spagirici è basato sull’opera del medico svizzero Paracelso (1493-1541), ritenuto l’iniziatore della Spagiria. Oggi, comunque, con l’ampliamento delle conoscenze sulle fonti tradizionali, siamo in grado di affermare che la Spagiria come l’Alchimia, ha avuto i suoi natali nell’antico Egitto. Questa è poi approdata nella Magna Grecia, intorno al 500 a.C., dando luogo alla Scola Italica, preesistente a Pitagora medesimo. Può essere considerata come un ponte fra l’omeopatia classica e la fitoterapia moderna e si distingue da queste per alcune peculiarità ben distinte. La produzione della tintura spagirica (così viene chiamato il prodotto ottenuto) è basata su tre tappe essenziali: la fermentazione, la distillazione e l’incenerimento. In questo modo possono venir estratti gli oli essenziali (sostanze aromatiche), le sostanze minerali e gli oligoelementi propri a ciascuna pianta. Il vantaggio di queste essenze spagiriche risiede dunque nel fatto che contengono non solo delle sostanze organiche, ma anche delle materie inorganiche (sali minerali, oligoelementi). Solitamente le tinture contengono poco alcool (10%-20%) e se il dosaggio prescritto è rispettato, non sono tossiche; sono inoffensive e senza effetti secondari conosciuti. Tramite le differenti tappe di produzione, viene utilizzata tutta la forza della pianta.

LE PIANTE. Per la produzione delle essenze spagiriche si utilizzano preferibilmente piante fresche raccolte in zone incontaminate o a basso inquinamento, come possono essere le nostre montagne. Solitamente un buon spagirista sottomette le piante ad un severo controllo di qualità prima di utilizzarle per la produzione. Questo controllo comporta fra l’altro un’analisi delle impurità, come la presenza di erbicidi, pesticidi e di metalli pesanti.

LA FERMENTAZIONE. Le piante sono sottomesse ad una fermentazione in acqua e ciò rappresenta la prima tappa della produzione di un’essenza spagirica. Secondo le piante, questo processo può durare parecchi giorni o addirittura settimane. Durante il processo di fermentazione, gli oli essenziali vengono liberati e delle sostanze aromatiche caratteristiche ad ogni pianta si sviluppano. Durante la fermentazione, dei cambiamenti strutturali del materiale vegetale generano la formazione d nuove sostanze. La fermentazione è seguita dalla distillazione.

LA DISTILLAZIONE. La massa vegetale è sottomessa ad una distillazione a vapore d’acqua che è una forma di distillazione dolce. Il suo scopo è di recuperare le sostanze aromatiche e l’etanolo estratto dalle piante durante la fermentazione. Dopo aver raggiunto la quantità di distillato prescritto questa tappa di produzione è terminata. Il distillato presenta un aroma molto gradevole che è rinforzato dal processo di fermentazione precedente.

L’INCENERIMENTO. La tappa seguente è l’incenerimento del residuo di distillazione. Lo scopo dell’incenerimento (calcinazione, secondo il termine alchemico) è di estrarre dalla massa vegetale i sali minerali e gli oligoelementi propri alle piante. Questi sono poi rimessi in soluzione nel distillato, e l’eccesso viene filtrato. Notiamo che questo processo di combustione elimina ogni traccia di sostanze organiche potenzialmente tossiche (alcaloidi).

COME UTILIZZARE UNA TINTURA SPAGIRICA
Le tinture spagiriche si utilizzano non solo sotto forma liquida di essenze, individuali o in miscela, ma anche sotto forma di unguenti (oleoliti).
Vanno assunte sotto forma di gocce con poca acqua, alla mattina a digiuno.
Le gocce possono variare da 2 a 5 a seconda del trattamento. Nel caso acuto se ne utilizzano anche 7.

OLEOLITI SPAGIRICI. Per quanto riguarda gli oleoliti, il procedimento risulta essere più semplice da attuare rispetto alle tinture, e chiunque di noi può cimentarsi a casa propria, avendo però la cura di utilizzare pentole in ghisa più resistenti alle alte temperature. Dapprima si lascia asciugare la pianta al sole, fino a quando tutta l’acqua è evaporata. Come secondo procedimento si invasa la pianta assieme all’olio di ricino (acquistabile in una qualsiasi farmacia) e la si lascia in infusione per circa 40 giorni.
Alla fine si filtra il composto e si passa alla calcinazione, ovvero incenerimento, della pianta possibilmente in un forno a combustione naturale: il prodotto che si ottiene assume un colore biancastro e si riduce in polvere. Tale polvere va rimescolata assieme all’olio filtrato. L’oleolito è così pronto.

PREPARAZIONE E SPIEGAZIONE. La raccolta, la preparazione e la manipolazione delle piante dovrà avvenire in tempi precisi e con modalità rigidamente in sintonia con i ritmi della Natura, vale a dire scegliendo il giorno ed anche l’ora più propizi per la raccolta. Un buon libro di Erbe Officinali, ci indicherà, poi, il periodo di crescita di ogni singola pianta, in modo tale da poter scegliere con cura quella che più si addice alle nostre esigenze. Altro fattore da tenere in considerazione, e che i nostri Avi ben conoscevano, erano le “similitudini” con le divinità (Forze di Natura) che si associavano alle erbe. Come alcuni di noi ben sanno, presso i Celti esistevano numerose divinità, ed anche per ogni singola creatura ve ne era una preposta ad hoc, che ne donava caratteristiche uniche e inequivocabili. Per la preparazione spagirica dobbiamo tenere conto di alcuni fattori.
Ogni pianta è composta di tre parti fondamentali, ottenibili per separazione naturale: L’ Acido, positivo. La Base, negativa. Il Sale, neutro, risultante dall’unione dei primi due. In via generale, per macerazione, distillazione ed infine calcinazione, si ottengono i tre elementi separati che, alla fine, riuniti assieme, danno luogo alla cosiddetta Quinta Essenza, che risulta essere un elemento infinitamente potenziato rispetto alla pianta di partenza, in quanto contiene in sé l’elemento energetico che alimenta, sostiene e dirige la parte fisica della pianta. La pianta è complementare all’uomo: RADICI preposte al CERVELLO. TRONCO E FOGLIE preposte alla ZONA TORACICA. FIORE preposte agli ORGANI RIPRODUTTIVI. FRUTTI E SEMI preposte agli ORGANI DEL RICAMBIO.

LUCE DEL MEDIOEVO. Un esempio più recente di questa metodologia spagirica, la ritroviamo nel nostro medioevo, con i monaci benedettini che, all’interno del monastero, costruito secondo i canoni geometrici sacri, vagliavano gli individui da sanare, sia fisicamente che spiritualmente, praticando una vera e propria terapia Psicosomatica. Essi producevano medicamenti spagirici ed alchemici nei propri laboratori, potenziandoli con la sacralità sia del luogo che delle loro tecniche, vere e proprie rituarie sacre. Siamo di fronte ad una filosofia olistica, cioè unitaria, che vede l’Universo come un unico corpo vivente, composto da infiniti elementi interdipendenti, dei quali l’uomo è il riassunto, potremmo dire il luogo geometrico del sistema e che costituisce l’elemento ultimo catalizzatore di tutte le forze divine. Da questo si può ritenere chiaramente che non è il Male, la Malattia ad Esistere, ma il Malato, in questo caso considerato come un piccolo Universo sconnesso, mal combinato, con il quale veniamo in contatto, innanzitutto per via sottile, e che possiamo veramente portare a guarigione. La luna è la lente di convergenza di tutte le forze cosmiche in generale e delle stelle in particolare. Questo in Spagiria è fondamentale e la maggior parte degli operatori del settore lo ignora completamente. La Natura, la Grande Madre, mentre toglie con una mano, si premura di dare con l’altra; cioè, viste le forze sfavorevoli, possiamo evitarle e mutarle a nostro vantaggio.

Fonte di riferimento:ariannaeditrice.it

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Ossigeno e ossidazione

L’ossidazione rappresenta la perdita di elettroni da parte di un elemento. Essa è quasi sempre accompagnata dall’acquisizione dei medesimi elettroni da parte di un altro elemento, che pertanto subisce una riduzione (processo noto col termine di ossidoriduzione).
L’ossidazione è un fenomeno estremamente importante nei processi energetici cellulari, quindi anche sotto il profilo sportivo.

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Nell’ossidazione cellulare vengono rimossi elettroni degli atomi di idrogeno. Atomi di idrogeno provenienti dai substrati energetici (lipidi, protidi, glucidi). Tale processo avviene all’interno dei mitocondri, dove gli elettroni rimossi dall’idrogeno vengono trasferiti mediante dei trasportatori ad una serie di accettori
intermedi, sino a raggiungere l’accettore finale: l’ossigeno. Il trasferimmo di elettroni determina il rilascio di energia che servirà alla risintesi di ATP. Al termine anche l’idrogeno si lega con
l’ossigeno formando acqua.
Non a caso l’ossidazione cellulare si conclude con il legame di 2 atomi di idrogeno con uno di acqua. Intanto i trasportatori (NAD e FAD) che hanno ceduto i loro elettroni, rientrano ad operare per nuovi cicli di ossidazione.

Ossigeno
L’ossigeno è un gas fondamentale per la vita, alla temperatura
e pressione ambiente si trova nella forma molecolare composta da 2 atomi di ossigeno: O2. Grazie alla sua elettronegatività è fondamentale per l’uomo come ossidante dei substrati energetici.
L’ossigeno è infatti l’accettore finale di elettroni nella catena respiratoria cellulare, mediante la quale viene estratta energia per la risintesi di ATP.

In condizioni di assenza di ossigeno la stessa vita dell’individuo non sarebbe possibile.
Da un punto di vista delle prestazioni atletiche, un migliore trasporto dell’ossigeno, ed una migliore capacità nel suo impiego (VO2max) sono sinonimi di un individuo capace di prestazioni più elevate e per periodi più lunghi.

L’ossigeno è a tal punto determinante rispetto al risultato di una competizione sportiva che, anche alcuni metodi illeciti (doping) utilizzati nello sport, sono finalizzati proprio a migliorarne il trasporto (uso di eritropoietina, autoemotrasfusioni ecc.).
L’ossigeno è trasportato in circolo nell’organismo per mezzo degli eritrociti, legato ad una proteina globulare in essi contenuta: l’emoglobina.

I processi di ossidazione dei substrati energetici avvengono all’interno dei mitocondri e garantiscono il protrarsi delle attività motorie per periodi di tempo relativamente lunghi.

L’attività sportiva in situazioni di carenza di ossigeno, o con richieste energetiche maggiori a quelle ottenibili mediante il sistema aerobico, pongono l’organismo in una condizione di acidosi che non consente il protrarsi dell’attività sportiva.

Aspartame ora si chiama aminosweet

L’aspartame è una neurotossina che interagisce con gli organismi viventi nella stessa maniera dei farmaci, producendo una larga fascia di problematiche salutistiche, disordini e sindromi.
L’aspartame è oggi quasi onnipresente, nascondendosi dietro i prodotti light e senza zucchero e più in generale negli alimenti, bevande, farmaci e prodotti per i bambini. Recentemente è stato rinominato nel più gentile e suadente “AminoSweet”.

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L’aspartame è un dolcificante artificiale utilizzato in moltissimi alimenti. Perché non utilizzare lo zucchero? Perché il potere dolcificante dell’aspartame è centinaia di volte maggiore rispetto allo zucchero tradizionale, il che consente alle aziende alimentari di risparmiare una quantità immane di denaro. Si inserisce aspartame per circa 1/200 del volume di zucchero che normalmente verrebbe utilizzato, e si ottiene lo stesso effetto.

Con il vantaggio inoltre che l’aspartame, utilizzato in quantità ridotte proprio per il suo estremo potere dolcificante, ha un valore calorico pressoché nullo rispetto alla quantità di zucchero che dovrebbe essere utilizzata per ottenere gli stessi effetti.

L’aspartame è attualmente utilizzato in oltre 6000 alimenti in tutto il mondo, incluse bevande, succhi di frutta, dolci, gomme da masticare, caffè e yogurt, oltre che nel rivestimento esterno di alcuni farmaci.
Il leader mondiale per la produzione di aspartame è la Ajinomoto, azienda giapponese presente in oltre 100 Paesi del mondo ed impiega quasi 25 mila persone. Non solo è specializzata nella produzione di aspartame, ma anche nella produzione di oli alimentari e farmaci.

Sembra la “sostanza dei balocchi”, se consideriamo la sua utilità in campo alimentare.
Tuttavia l’aspartame è oggetto di molte discussioni fin dal 1974, anno in cui sono sorte delle preoccupazioni riguardo agli effetti a lungo termine derivanti dal consumo prolungato di aspartame.
Nonostante sia stato considerato sicuro da oltre 90 Paesi di tutto il mondo, alcuni hanno sostenuto che l’iter di approvazione per l’utilizzo dell’aspartame non è stato seguito correttamente dalla Food and Drug Administration. Queste accuse sembrano essere finite nel nulla, dato che la sostanza è stata giudicata sicura non solo dall’organo nazionale americano, ma dalla commissione scientifica europea, dalla FAO e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nonostante però i giudizi positivi sulla sicurezza dell’aspartame, la Ajinomoto ha deciso di recente di rinominare la sostanza in AminoSweet. Potrebbe trattarsi solo di un rispolvero dell’immagine dell’aspartame, ma le continue discussioni che si protraggono ormai da oltre 30 anni sembrano essere la causa principale di questo cambiamento.

L’aspartame infatti è stato, tra le altre cose, accusato di essere una delle cause della sclerosi multipla. Sebbene la campagna di disinformazione sia stata smentita dallo stesso consulente medico della Multiple Sclerosis Foundation, ancora oggi ci sono molte teorie a riguardo, che vanno dal presunto legame aspartame-cancro fino a teorie cospirative globali che vedono nell’aspartame un sistema per il controllo della popolazione mondiale.

Sembra però che, a parte teorie cospirative non dimostrabili e campagne di disinformazione prive di fondamento, ci si trovi di fronte a più di una serie di congetture. Sebbene ci siano stati numerosi studi riguardo l’aspartame, sembra che i risultati dipendano molto da chi li commissiona…
Il 100% degli studi commissionati di pericolosità commissionati dalle compagnie produttrici di aspartame riportano come la sostanza sia totalmente sicura, senza alcun effetto collaterale; il 92% degli studi indipendenti invece ha riportato come ci siano effettivamente dei rischi.

Secondo una ricerca effettuata dal dottor Morando Soffritti (leggi il PDF) della Centro di ricerca sul Cancro Cesare Maltoni sembra che l’aspartame possa avere effetti cancerogeni nei ratti. La ricerca ha ottenuto il sostegno del National Toxicology Program americano, che sembra aver confermato le statistiche ottenute nello studio.
Nella ricerca sono stati somministrati 20 milligrammi per kg di massa corporea nei ratti, quantità che corrisponde a circa la metà della dose consigliata per gli esseri umani in Europa, per 8 settimane, scoprendo che:
– C’è un’incidenza maggiore di tumori maligni
– Un aumento dei casi di linfomi e leucemie
– Aumento statisticamente significativo di carcinomi renali

Anche la European Food Safety authority ha condotto il suo studio sull’aspartame, conclusosi con una richiesta di revisione della sostanza alla Commissione Europea, sulla base dei risultati ottenuti da Soffritti, facendo notare come la ricerca italiana metta in risalto che ci siano dati statisticamente rilevanti sulla possibile pericolosità dell’aspartame.
Addirittura sembra essere intervenuta l’Air Force americana. Nella sua rivista “Flying Safety” è stato pubblicato nel 1992 un articolo riguardante la pericolosità dell’assunzione di aspartame nei piloti, suggerendo di non bere Coca Cola Light e di assumere altri alimenti che contenessero aspartame.
Gli fece eco “Navy Physiology”, che suggeriva la stessa procedura, mostrando anch’essa i pericoli derivanti dall’assunzione di aspartame. E non sono le uniche due riviste: in totale sarebbero circa 20 le riviste dedicate all’aviazione che hanno riportato in passato gli stessi consigli.
La pericolosità dell’aspartame sembra derivare dalla sua stessa composizione chimica: acido aspartico (40%), fenilalanina (50%) e metanolo (10%). E’ proprio il contenuto di metanolo il principale fattore di rischio riscontrato da molte ricerche. Sebbene sia contenuto in molti prodotti naturali, la sua azione sembra essere contrastata dall’etanolo, cosa che però non avverrebbe nell’aspartame.

Il metanolo è una sostanza estremamente tossica, ed agisce sul sistema nervoso centrale provocando danni al nervo ottico, oltre che effetti decisamente più gravi ed immediati se l’avvelenamento è acuto.
Qual’è la verità sull’aspartame? Sembra che non si riesca a trovare una soluzione unanimamente condivisa. Gli organi ufficiali sembrano confermare la sua non pericolosità, mentre studi indipendenti (indipendente non significa meno rilevante, sia chiaro) dimostrano come invece ci siano rischi nell’assunzione di aspartame.

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Zeolite e radioattività

La zeolite clinoptilite, già usata a Chernobyl, per ridurre danni all’ambiente e alle persone può rappresentare un concreto aiuto in caso di radioattività.
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I russi sono stati fra i primi a sfruttare la capacità della zeolite di attrarre e trattenere gli ioni positivi, come i metalli pesanti e gli isotopi radioattivi: nel 1986, a Chernobyl, tonnellate di zeolite furono utilizzate per erigere barriere e per bonificare i terreni contaminati. In quell’occasione la clinoptilolite fu utilizzata anche per decontaminare le acque, e furono preparati biscotti e cioccolate alla zeolite da dare ai bambini colpiti dalle radiazioni per proteggerli dalle loro terribili conseguenze.

Di recente un gruppo di ricerca internazionale, guidato dal professor Pavelic, biologo molecolare croato di grande fama internazionale, al quale partecipa anche l’Italia, con lo staff del professor Fedele Manna, della facoltà di Farmacia dell’Università La Sapienza di Roma, sta sperimentando con buoni risultati le potenzialità terapeutiche di questo dono della natura.

Numerosi articoli apparsi su prestigiose riviste scientifiche sembrano davvero dimostrare che questo minerale potrebbe essere un utile complemento nella cura di numerose patologie, soprattutto laddove dove c’è grande produzione di radicali liberi, nelle intossicazioni da metalli pesanti e nelle infiammazioni dermatologiche.

Le zeoliti (dal greco zein, “bollire” e lithos, “pietra”) sono minerali formati da cenere vulcanica con una struttura cristallina regolare e microporosa caratterizzati da una enorme quantità di volumi vuoti interni ai cristalli. La parola zeolite (pietra che bolle) fu coniata dallo studioso svedese Axel Fredrik Cronstedt che osservò il liberarsi di vapore acqueo (dovuto all’acqua intrappolata nelle cavità) scaldando uno di questi minerali.

La zeolite attivata ha una serie di caratteristiche peculiari:
– non è tossica per l’organismo ed attraversa il tratto gastro-intestinale senza essere assorbita;
– le sue caratteristiche strutturali le consentono di esplicare alcune attività utili per l’organismo:
– legare mediante scambio cationico i metalli pesanti eliminandoli;
– assorbire tossine inattivandole; iii) salvaguardare l’organismo dai danni dei radicali liberi attraverso la sua capacità antiossidante;
– è associabile ad altri composti in quanto non sono state rilevate interazioni con altri prodotti o farmaci. Infatti la sua utilizzazione come additivo alimentare, ha dimostrato i notevoli benefici effetti sulla salute, in assenza di tossicità o di reazioni avverse anche in associazione con altre sostanze;
– non necessita di particolari condizioni per la conservazione e la sua stabilità risulta estremamente lunga.

La ZCA (zeolite clinoptilolite attivata) è l’unica sostanza inorganica, caratterizzata da una notevole capacità di scambio totale (0.64 – 0.98 mol/Kg), in grado di cedere i cationi liberi ( Na+, K+, Ca2+, Mg2+) e legare al loro posto i metalli pesanti, ioni ammonio, radioisotopi o altri cationi (Cd2+, NH4 +, Fe2+, Pb2+, Cu2+, Cs+, Sr2+), per i quali manifesta una grande selettività. Il vantaggio della ZCA è costituito dalla insolubilità delle particelle che passano inalterate nell’intestino ed adsorbono i metalli espellendoli insieme alle feci, non interferendo con alcuna funzione fisiologica intestinale.

Questo meccanismo consente inoltre di spostare l’equilibrio esistente fra l’intestino ed il resto dell’organismo con conseguente richiamo nel lume intestinale dei metalli dal resto dell’organismo comportando quindi una disintossicazione sistemica. Una delle applicazioni della ZCA è stata infatti nel trattamento dei soggetti esposti alle radiazioni di Cernobil colpiti da stronzio e cesio radioattivi con risultati rilevanti.

Ecobiopharma, produttrice di Zeolite clinoptilolite attivata ha creato un portale dedicato al problema della radioattività in Giappone sul web www.ecobiopharma.com. Per la circostanza la Panaceo ha iniziato la produzione di zeolite doppiamente attivata che ha mostrato maggiori caratteristiche di protezione cellulare e sarà destinata agli invii in Giappone.

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Oro colloidale: metallo prezioso per la nostra salute

L’ oro è un metallo prezioso, anche per la nostra salute. In forma colloidale, ha delle proprietà terapeutiche incredibili. L’ oro colloidale è un rinnovatore dell’ energia vitale sia a livello chimico che bio energetico.

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Innanzitutto bisogna chiarire la differenza tra Oro inorganico, quelli che tutti conosciamo è l’ Oro “organico” in forma colloidale, ossia utilizzabile dall’ organismo umano. L’oro colloidale è una sospensione colloidale di particelle d’oro di dimensione sub-micrometrica in un fluido. Il liquido ( tipicamente acqua )assume un intenso colore rosso (per particelle di dimensione inferiore a 100 nm), o un colore giallo sporco (per particelle di dimensioni maggiori).

L’ oro colloidale agisce a due livelli che si combinano tra di loro e ne giustificano l’ efficacia.

•il piano fisico o cellulare, che tutti conosciamo. A livello cellulare, la sua presenza contribuisce a creare le condizioni ottimali affinché le cellule possano operare al meglio. In questo senso si comporta come un catalizzatore che facilita le fisiologiche funzioni. In caso di alterazione di questi processi, contribuisce a riequilibrare le funzioni. Comprensibile, quindi che sia utile in moltissime patologie, anche di tipo degenerativo.

•Il piano energetico, Questo livello è sconosciuto ai più, tuttavia non se ne può ignorare ne l’ esistenza tantomeno l’ importanza come la stessa fisica quantistica ha dimostrato recentemente. L’ oro innalza la frequenza di risonanza propria delle cellule che lo ospitano. L’ acqua stessa energizzata in cui sono presenti le nano particelle di oro, hanno un effetto benefico su tutto il corpo e favorisce la distribuzione di una frequenza armonica che ottimizza la frequenza generale di risonanza armonica della cellula elevandola a livelli maggiori e più “sani”. A questo proposito invito a leggere questo articolo.

L’oro colloidale è uno dei maggiori rinnovatori della nostra forza vitale. Agisce in profondità sul DNA delle cellule creando l’ambiente ottimale affinché il corpo possa reagire ed invertire le condizioni degenerative.

L’oro può essere usato per combattere moltissime malattie e tuttora nuovi studi riescono a fare luce sulle sue molteplici proprietà. Può essere usato per curare l’ artrite i reumatismi e la sifilide. Si è dimostrato utile contro la tubercolosi, la sclerosi multipla, disfunzioni sessuali, problemi spinali, lupus discoide, incoordinazione ghiandolare e nervosa, asma bronchiale. Nell’ Alzheimer in vitro si è visto che la combinazione di irradiazione a microonde e oro colloidale può distruggere le fibre e placche beta-amiloidi . L’oro colloidale ha un effetto diretto sulle cellule in particolar modo su quelle del cervello e nervose, ha proprietà sedative che tuttavia non intaccano la trasmissione degli impulsi nervosi.

L’ oro colloidale ed il Cancro
Il dott. Edward H. Ochsner, medico chirurgico ad Augustana, negli USA, ha scritto che l’oro colloidale può avere un effetto inibitorio sulla crescita dei tumori. Le sue ricerche hanno dimostrato che può contribuire a ridurre le dimensioni dei tumori, alleviare il dolore, migliorare l’appetito e la digestione, e aumentare il peso e la forza fisica”. È insapore, non è tossico e viene preparato senza additivi, trasportatori né coloranti, con lo stesso processo con cui produciamo il nostro “argento colloidale originale”.

L’oro colloidale originale è noto per le sue proprietà antiinfiammatorie.
Pare che sia efficace per alleviare il dolore e il gonfiore causato da artrite, reumatismi, borsite e tendinite. In passato veniva usato per placare il bisogno di assumere alcol, per disturbi digestivi, problemi circolatori, depressione, obesità e ustioni. Si ritiene che sia molto efficace per ringiovanire le ghiandole, nel prolungare la vita e migliorare le funzioni cerebrali.

Umore ed instabilità emotiva.
L’ instabilità emotiva, ansia paura angoscia e depressione trovano nell’ oro colloidale un valido nemico. Il suo effetto è di bilanciare ed armonizzare l’ equilibrio mentale, senza contare il suo effetto positivo sull’a attività del cuore ( migliora la circolazione sanguigna).

L’oro ha effetti benefici sugli organi pigri, in particolare sul sistema digestivo e il cervello. È stato usato in casi di incoordinazione ghiandolare e nervosa, poiché contribuisce a ringiovanire le ghiandole, stimolare il sistema nervoso e alleviare la pressione nervosa. Il meccanismo di riscaldamento del corpo può trarre beneficio dall’oro, in particolare per i colpi di freddo, le vampate di calore, e il sudore notturno. Usato quotidianamente con l’argento colloidale, l’oro colloidale originale può coadiuvare il sistema di difesa naturale del nostro organismo, combattere le malattie e favorire una rinnovata vitalità e longevità.

Gli usi dell’ oro in medicina e per la salute
L’ oro è stato utilizzato per secoli in svariati campi. In medicina per alcuni strumenti chirurgici e nella medicina tradizionale cinese per aghi usati in agopuntura. L’oro colloidale viene anche utilizzato in un particolare tipo di elettroforesi ed in odontoiatria (ponti). In sospensione colloidale può essere utilizzato anche in creme e balsami per aumentare l’ efficacia della formulazione.

L’oro è il grande bilanciatore del chakra del cuore, che è forse il chakra più potente. Spesso si ritiene erroneamente che i chakra superiori siano i più importanti. Il chakra del cuore ha bisogno del metallo più puro che agisca da grande bilanciere. Per questo l’oro è sempre stato il grande legame alchemico con l’uomo. Non a caso il campo energetico che avvolge ogni essere vivente si chiama campo AURICO, che deriva dall’oro. Si racconta che a Gesù vennero offerti oro, incenso e mirra.

Naturalmente il cuore è fondamentale per i flussi circolatori del corpo fisico. Solo questo basterebbe a renderlo un maestro guaritore. L’oro tuttavia è anche collegato al timo. Grazie a questa proprietà aggiuntiva, riteniamo che l’oro abbia proprietà benefiche per l’intera forma fisica.
Le attività del cuore e del timo sono intese a bilanciare la struttura psicofisica durante i primi sette anni di vita e possono penetrare nell’intero sistema endocrino e ringiovanirlo. Tutto ciò avviene grazie a questo elisir colloidale o in presenza di un supplemento di oro fisico nella dieta quotidiana.

L’oro si trovava nei seguenti vegetali: tuberi, camomilla, tarassaco, fuco, alghe, e nel grano, specie se coltivato su terreno con tracce d’oro. L’elisir d’oro facilita l’assorbimento di oro, magnesio, ossigeno, fosforo, argento, e vitamine A, B, D e E.

La carenza d’oro nell’organismo è una delle cause principali della sclerosi multipla e di molti disturbi neurologici. La carenza d’oro tende infatti a sconvolgere la capacità di assimilare minerali e vitamine, specie da parte dei tessuti muscolari e del sistema nervoso. Ingerendo oro attraverso il cibo o usando l’oro colloidale si può rigenerare il corpo.

-migliora la focalizzazione mentale e la capacità di concentrazione;
-migliora la capacità di apprendimento, rendendola più veloce;
-migliora la vista;
-aumenta la funzione cognitiva;
-aumenta l’acutezza mentale;
-aumenta la capacità psichica;
-aumenta la forza di volontà;
-provoca un senso generale di benessere;
-migliora l’energia, l’attenzione, la capacità di concentrazione e di meditazione;
-migliora la stabilità emotiva;
-migliora la pazienza;
-aumenta la libido;
-riduce la dipendenza da: caffeina, nicotina, alcol e carboidrati;
-riduce lo stress e l’ansietà;
-riduce, fino ad eliminarla, la depressione;
-migliora il coordinamento motorio ed il coordinamento mentale sul motorio;
-riduce il dolore causato da artrite;
-riduce il senso di stanchezza;
-migliora la coordinazione cervello-mano-occhio con migliori risultati in campo sportivo.

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Ma gli integratori funzionano o no?

Nei confronti degli integratori alimentari (più precisamente detti nutraceutici) esiste molto scetticismo e parecchia disinformazione.

La classe medica certamente non ha contribuito a diffondere informazioni scientificamente valide sul tema a causa di un misto di incompetenza, disinteresse e malafede. Per questo ancora oggi si sentono spesso opinioni di esperti o pseudotali che sostengono che non servono a nulla, che sono soldi buttati via o addirittura che sono dannosi.

La verità però è molto diversa. Intanto un numero immenso di studi dimostra l’utilità preventiva e terapeutica di sostanze nutrizionali e fitoterapici. Inoltre viene stimato che oltre il 90% delle persone presenti una o più deficienze nutrizionali, non cosi gravi da far insorgere un’avitaminosi acuta, ma sufficienti ad alterare nel tempo il metabolismo e ad aumentare il rischio di malattie croniche.
Spesso mancano, è vero, grandi studi randomizzati, simili a quelli usati per valutare i farmaci. Ma questo tipo di studio è disegnato per valutare l’effetto di un farmaco su una singola patologia e si adatta male a comprendere i molteplici effetti dei nutrienti sulla salute.

Inoltre gli studi randomizzati non hanno in genere durata sufficiente a valutare gli effetti di sostanze naturali che agiscono con tempistiche molto più lunghe rispetto ai farmaci.
Un’analisi della letteratura di qualche anno fa (The Lewin Group.2006. An evidence-based study of the role of dietary supplements in helping seniors maintain their independence.Prepared for: The Dietary Supplement Education Alliance), ha messo in evidenza come pochi integratori chiave potrebbero prevenire molte malattie croniche e far risparmiare miliardi di dollari in pochi anni.

Lo studio ha preso in considerazione solo integratori basilari usati per scopi tradizionali:

1. Calcio e vitamina D per contrastare l’osteoporosi
2. Acido folico per prevenire difetti del tubo neurale
3. Omega 3 per ridurre il rischio cardiovascolare
4. Luteina e zeaxantina per prevenire la degenerazione maculare

I ricercatori sono stati molto selettivi e hanno preso in considerazione solo gli studi che rispettavano i seguenti criteri:

1. L’integratore deve produrre un effetto fisiologico misurabile
2. L’effetto fisiologico deve corrispondere ad un cambiamento della condizione di salute
3. Il cambiamento dello stato di salute deve corrispondere ad una diminuita spesa sanitaria

I dati sono davvero interessanti. Partiamo da calcio e vitamina D in cui lo studio del Lewin Group stima che l’uso di questi 2 integratori potrebbe prevenire oltre 776.000 ospedalizzazioni per frattura dell’anca in 5 anni con un risparmio di 16.1 miliardi di dollari.
Invece l’uso di omega 3 per prevenire aritmie cardiache, ridurre l’ infiammazione, abbassare il colesterolo e la pressione potrebbe prevenire 374.000 ospedalizzazioni riducendo i costi di 3.2 miliardi di dollari in 5 anni.

L’uso di luteina e zeaxantina potrebbe invece aiutare 190.000 persone ad evitare l’assistenza per cecità comportando costi ridotti per 3.6 miliardi di dollari. Infine 44 milioni di donne negli USA non assumono acido folico durante la gravidanza. Se solo 11.3 milioni di esse assumessero acido folico ci sarebbero 600 neonati in meno con diffetti del tubo neurale con un risparmio di 1.4 miliardi di dollari. Se si sommano questi dati si arriva alla conclusione che spendendo qualche soldo in più al giorno, in 5 anni si otterrebbero 24 miliardi di costi sanitari in meno. Certo sono dati americani ma quelli per l’Europa e l’Italia non si discosterebbero di molto. E questi dati non prendono in considerazione né le persone con meno di 65 anni né i molteplici benefici che singoli integratori producono. Basti pensare all’azione preventiva sui tumori della vitamina D che in questa analisi non è stata presa in considerazione.

Dunque chi si ostina a sostenere che gli integratori non servono forse dovrebbe studiare più a fondo la letteratura scientifica. Come concludeva uno studio di qualche anno fa sulJournal of the American Medical Association (JAMA), i medici dovrebbero invece fare maggiori sforzi per comprendere se i pazienti assumono le vitamine necessarie.

Scritto in data 09/05/2011 da FILIPPO (https://www.filippo-ongaro.it)

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Serenoa repens: una palma per la cura dell’ ipertrofia prostatica benigna, e non solo…..

La Serenoa repens è una piccola palma spontanea delle zone a clima subtropicale del bacino Mediterraneo in particolare nel Nord-Africa e dell’America settentrionale. Ha foglie a forma di ventaglio come altre piante della famiglia cui appartiene, produce frutti tipo bacche di colore rosso-scuro.

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L’ efficacia di Serenoa repens è data dall’ insieme di diversi meccanismi d’ azione:

1) antagonismo selettivo locale del legame tra diidrotestosterone e recettore per gli androgeni.

2) inibizione della 5-alfa-reduttasi, enzima implicato nella trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, metabolita biologicamente attivo, il quale stimola la proliferazione cellulare, favorendo quindi l’ ipertrofia del tessuto prostatico, e stimola anche la formazione di forfora e sebo in eccesso sul cuoio capelluto, fino alla miniaturizzazione del capello e alla sua caduta.

3) azione antinfiammatoria e antiedemigena, dimostrata dalla ridotta permeabilità capillare indotta dall’ istamina. Inoltre viene di fatto ridotta l’ ostruzione cervicoprostatica.

4) effetto antiestrogenico, dato da una forte diminuzione dei recettori per gli estrogeni, i quali pare potenzino l’ azione ormonale nello sviluppo della BHP.

IMPIEGO della Serenoa repens:
La Serenoa repens è indicata principalmente nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna al primo stadio, in cui predominano i disturbi urinari, che si definiscono “disuria”.In parte è utile anche al secondo stadio, in cui aumenta la ritenzione urinaria, per cui la vescica non si svuota mai completamente, ma rimane sempre un residuo.
Studi recenti hanno dimostrato una vastissima percentuale di risultati positivi sui sintomi urinari e di laboratorio, accompagnati da un miglioramento della qualità della vita.

Serenoa repens e bibliografia
La serenoa repens è nota in fitoterapia in quanto é utile per tutta una serie di problemi tipicamente maschili, come ad esempio disturbi di sintomatologia prostatica o caduta dei capelli. Anche la moderna medicina utilizza estratti di serenoa repens per ridurre i disturbi di ipertrofia prostatica, esistono infatti specialità medicinali registrate, si utilizzano particolari estratti, chiamati estratto secco (standardizzato), dai frutti essiccati [3]

L’azione degli estratti di serenoa è dovuta alla diminuzione della 5-alfa-reduttasi, enzima responsabile della trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, sia ad uso orale che topico.  Per l’effetto antiedemico dimostrato nel combattere la caduta dei capelli, é utile anche nel trattamento delle prostatiti croniche. Viene consigliata l’ assunzione di 160mg di estratti di serenoa due volte al giorno.  Altre malattie per le quali é consigliato l’utilizzo di estrattidi serenoa: prostatiti croniche, ipertrofia prostatica, alopecia androgenica.

Altre informazioni:
Per secoli l’estratto puro di Serenoa repens é stato utilizzato per aumentare la produzione di sperma, per far crescere le dimensioni del seno e per aumentare il vigore sessuale, ma il suo utilizzo più efficace e scientificamente dimostrato, come detto, è legato al trattamento dei sintomi prostatici e alla prevenzione della caduta dei capelli.

Possiamo riassumere nel seguente elenco i principali impieghi della serenoa:
– aiuto nel trattamento delle prostatiti
– aumento del desiderio sessuale
– aumento della produzione di sperma
– aumento della dimensione del seno nelle donne
– come antisettico urinario e diuretico
– previene la caduta dei capelli

La serenoa aiuta a mantenere lo stato di salute della prostata diminuendo il metabolismo e agendo sugli steroidi maschili. E’ stato dimostrato che la serenoa repens fa diminuire l’attività del 5-alfa-reductasi il quale stimola la conversione del testosterone in didrotestosterone.

L’aumento della produzione di didrotestosterone concorre ad alleviare la prostatite e la conseguente compressione dell’uretra (il tubo che attraversa la ghiandola prostatica per portare urina dalla vescica ). Inoltre studi successivi hanno dimostrato che la serenoa repens aiuta ad inibire la produzione di vari fattori infiammatori e in questo modo aiuta a diminuire la generale infiammazione della prostata. In uno studio approfondito per il trattamento della prostatite che ha coinvolto più di 1000 pazienti di età superiore ai 50 anni è stato riscontrato che la serenoa repens era efficace quanto il medicinale “proscar” .
In un’altra ricerca di 12 settimane con l’impiego di estratto di serenoa repens più dell’ 80 % dei pazienti ha riportato degli eccellenti risultati. Un altro studio su 40 pazienti affetti da prostatite ha mostrato che il 25% dei pazienti ha avuto buoni risultati e il 75% ha ottenuto eccellenti risultati rispetto alla gravità della prostatite e ai sintomi.

Casistiche più recenti hanno mostrato che una particolare combinazione di serenoa repens e di una miscela di erbe cinesi chiamata PC-SPES (crisanemto, liquirizia, ginseng, serenoa, ginestrella, rabdosia, scutellaria) sono efficaci nell’ alleviare i sintomi della prostatite e nel ridurre i livelli di sangue dell’antigeno specifico della prostata, un indicatore del cancro prostatico. Altri studi minori hanno mostrato significativi miglioramenti dei sintomi come l’ aumento del flusso urinario.

Si consiglia di assumere 160mg di estratto lipidico del frutto per 2 volte al giorno (mattina e sera) per almeno 30 giorni.

Avvertenze
Nonostante sia molto raro, la serenoa repens in alcuni casi può provocare mal di testa, disturbi gastrointestinali incluso diarrea e nausea. Dal momento che la serenoa repens è stata testata prevalentemente su maschi adulti non è consigliato l’impiego in bambini o in donne in gravidanza o in fase di allattamento. Non si conoscono interazioni con farmaci.
E’ importante sottolineare che l’estratto di serenoa repens cura i sintomi di prostatite benigna e quindi coloro che hanno un elevata prostatite devono consultare il medico.

E’ necessario assumere integratori?

Spesso si associano erroneamente gli integratori ai farmaci, e si pensa che come questi, essi debbano essere presi esclusivamente per brevi periodi di tempo. Il discorso da fare è un po’ più complesso in realtà.

A differenza di quello che la maggior parte delle persone pensano, gli integratori non sono farmaci e non vanno ad interferire con terapie mediche farmacologiche. Inoltre la loro assunzione non va a sovraccaricare fegato o reni o a danneggiare altri organi.
Gli integratori non sono altro che “cibo concentrato”, cosa significa? Lo scopo di questi prodotti è quello di fornire al corpo quelle sostanze nutrizionali che solitamente apportiamo con la dieta. E come per ogni cosa, anche nella scelta di questi, è fondamentale la buona qualità!
Beh ma allora non basta mangiar bene?! La risposta purtroppo è no!

Il cibo che non alimenta
Sembra quasi una contraddizione eppure è proprio così, più passa il tempo, più il nostro stile di vita migliora, più il cibo si impoverisce delle sue proprietà nutrizionali. Viviamo nell’era moderna, tutto ciò che ci circonda ormai è “artificiale”, siamo circondati da grosse comodità, tecnologie all’avanguardia, che hanno portato fortunatamente degli enormi benefici nel migliorare il nostro stile di vita.

Esiste però il rovescio della medaglia, e non va sottovalutato:
– Questo sviluppo ha impoverito enormemente i suoli, che ormai contengono una minima quantità di sali minerali. Questo si ripercuote sulla qualità delle coltivazioni, che oltretutto avvengono in maniera intensiva, non dando il giusto tempo al suolo di “rigenerarsi” ed arricchirsi nuovamente delle sostanze nutritive necessarie.
– Siamo circondati da agenti inquinanti e tossici con i quali il nostro corpo deve fare i conti.
– Ci nutriamo spesso di cibi altamente elaborati a livello industriale, ricchi in calorie, ma “vuoti” in nutrienti, e se questo non bastasse, ne consumiamo anche una grande quantità.
Fatte queste premesse, viene da sé che la scelta di sfruttare una buona, completa, bilanciata integrazione da associare ad una corretta alimentazione per poter colmare le varie carenze nutrizionali, risulta essere la scelta migliore, anche in una condizione normale.

Che caratteristiche deve avere?
Come abbiamo anticipato poco fa, è indispensabile scegliere dei buoni integratori e per farlo bisogna acquisire consapevolezza su cosa rende “buono” un integratore.

1) LE MATERIE PRIME:
non confondete il termine “chimico” con “artificiale” o “sintetico”. Hanno tutti e tre significati diversi. Affermare infatti che una sostanza contenuta in un integratore sia chimica, non deve per forza avere un’accezione negativa ed essere considerata NON naturale. Ogni reazione infatti, che avviene nel nostro organismo e che caratterizza il nostro metabolismo, è una reazione chimica; ciò non vuol dire che sia tossica o non assimilabile dal nostro corpo. E’ importante che un prodotto di questo tipo sia creato con sostanze di ottima qualità e naturali.

2) L’ASSIMILABILITA’: oltre alla qualità delle sostanze di partenza bisogna tener conto che spesso una sostanza esiste in diverse forme ed è auspicabile che negli integratori venga utilizzata quella più facilmente assimilabile dall’uomo. Un esempio potrebbe essere dato dalla vitamina E, la cui forma solitamente più utilizzata nei prodotti di questo tipo è quella più difficile da assorbire dal corpo umano, ma è anche la più economica.

3) LA SINERGIA: Una sostanza ottima, da sola, non basta. Il nostro metabolismo funziona come una vera e propria macchina e come in ogni macchina che si rispetti, le prestazioni dipendono dal giusto funzionamento di ogni sua parte. Per questo motivo è fondamentale che l’integratore sia ben bilanciato e proporzionato tra i suoi diversi componenti, in modo tale che il suo effetto sia ottimale.

Conclusione
Tenendo conto che esiste un’individualità metabolica secondo la quale ciascun metabolismo ha necessità diverse e queste possono essere soddisfatte nel miglior modo attraverso un’integrazione personalizzata, risulta comunque indispensabile fornire al nostro corpo, come punto di partenza, “le fondamenta” sulle quali costruire la nostra salute.
Queste fondamenta non sono altro che un integratore di base, ossia un multivitaminico, ben proporzionato e bilanciato da poter associare (associare e NON sostituire) ad una dieta altrettanto bilanciata.