Una selezione di prodotti naturali dedicati al benessere, all’equilibrio e alla cura quotidiana del corpo e dell’organismo.

La lavorazione Spagyrica è l’applicazione della filosofia alchemica agli elementi della natura. L’applicazione dell’Arte nella preparazione di tinture vegetali o metalliche è determinata dalla preparazione di spiriti o mestrui che provocando un’evoluzione delle materie presenti in natura per poi purificarle ed esaltarne le proprietà. Uno dei suoi iniziatori ed utilizzatori era Paracelso (1493-1541) ma tali tecniche erano già in uso fra gli Egizi ed i Greci. Il termine deriva dalle parole greche “spao” (dividere, separare, estrarre) e “geras” (dono divino, nutrice, per estensione anche Divina Unità): implica quindi i concetti di estrarre i doni divini dalla natura.

Al giorno d’oggi siamo abituati ad assumere prevalentemente farmaci che più o meno conosciamo, appartenenti alla medicina che va per la maggiore, definita “allopatica”. Il farmaco, prodotto di sintesi, proviene da un processo eseguito soltanto su alcune delle molecole della pianta, “estratte” chimicamente in laboratorio. I nostri vecchi e i nostri avi, si sono sempre curati sin dalla notte dei tempi con le erbe, assunte sotto forma di decotti, tisane e impasti. La tisana è conosciuta ormai da tutti. Questa la si ottiene utilizzando di preferenza la pianta fresca, appena raccolta (ma anche quella secca va bene, per chi non ha tempo di cercarsela, a patto che provenga dalle nostre terre), immergendola in acqua bollente: si aspetta 15′, si filtra e la si beve con un po’ di miele, (meglio se monofiore, di preferenza acacia, rosmarino, tiglio e timo) e per chi non lo tollera, meglio lo zucchero grezzo.

SPAGIRIA E OMEOPATIA. Altri metodi di utilizzo più complessi di utilizzo e lavorazione della pianta sono costituiti dalla Spagiria e dall’Omeopatia. La Spagiria come l’Omeopatia, usa la pianta intera senza escludere nulla, lavorandola con mezzi e tecniche appropriate. In questo caso la si lavora con le mani, servendosi di utensili che provengono da metalli puri, come il rame, il bronzo e il vetro, per i vari processi lavorativi. La differenza tra Spagiria ed Omeopatia sta nel fatto che la seconda salta alcuni passaggi di elaborazione che risultano alla fine i più importanti, anche se richiedono tempi di preparazione molto più lunghi (più di 3/4 mesi). Per una questione economica, quindi, l’Omeopatia ha deciso di fare a meno di alcuni dei passaggi per ottenere maggiori quantitativi di prodotto da vendere sul mercato farmaceutico.

CONOSCENZA DELLA NATURA. Come diceva Goethe: “La conoscenza della Natura deve rappresentare un punto di incontro, un ritmo tra l’estremo empirico e quello astratto. Tale punto di incontro si realizza in un nuovo sistema di conoscenza, chiamato “intuizione” o percezione del “fenomeno originario”. In essa il fatto percepito perde la sua particolarità empirica per rivelare l’idea, la legge profonda della natura, idea e legge che in un altro modo non potrebbe mai essere colta al di fuori dell’ambito sensibile. Questo è possibile perché l’Uomo fa parte della Natura ed è Natura lui stesso e quindi non si può avere una contrapposizione tra soggetto ed oggetto nel conoscere, poiché lo stesso spirito si esprime nell’Uomo e nella Natura. L’Uomo conoscendo il mondo conosce se stesso e nel soggetto vi è tutto ciò che è nell’oggetto.”

IL PRODOTTO SPAGIRICO. II termine Spagiria deriva dal greco “Spao” e “Agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere. Il processo di ottenimento dei rimedi spagirici è basato sull’opera del medico svizzero Paracelso (1493-1541), ritenuto l’iniziatore della Spagiria. Oggi, comunque, con l’ampliamento delle conoscenze sulle fonti tradizionali, siamo in grado di affermare che la Spagiria come l’Alchimia, ha avuto i suoi natali nell’antico Egitto. Questa è poi approdata nella Magna Grecia, intorno al 500 a.C., dando luogo alla Scola Italica, preesistente a Pitagora medesimo. Può essere considerata come un ponte fra l’omeopatia classica e la fitoterapia moderna e si distingue da queste per alcune peculiarità ben distinte. La produzione della tintura spagirica (così viene chiamato il prodotto ottenuto) è basata su tre tappe essenziali: la fermentazione, la distillazione e l’incenerimento.

In questo modo possono venir estratti gli oli essenziali (sostanze aromatiche), le sostanze minerali e gli oligoelementi propri a ciascuna pianta. Il vantaggio di queste essenze spagiriche risiede dunque nel fatto che contengono non solo delle sostanze organiche, ma anche delle materie inorganiche (sali minerali, oligoelementi). Solitamente le tinture contengono poco alcool (10%-20%) e se il dosaggio prescritto è rispettato, non sono tossiche; sono inoffensive e senza effetti secondari conosciuti. Tramite le differenti tappe di produzione, viene utilizzata tutta la forza della pianta.Estratti SPAGIRICI: tutta la forza e l'equilibrio della naturaLE PIANTE. Per la produzione delle essenze spagiriche si utilizzano preferibilmente piante fresche raccolte in zone incontaminate o a basso inquinamento, come possono essere le nostre montagne. Solitamente un buon spagirista sottomette le piante ad un severo controllo di qualità prima di utilizzarle per la produzione. Questo controllo comporta fra l’altro un’analisi delle impurità, come la presenza di erbicidi, pesticidi e di metalli pesanti.

LA FERMENTAZIONE. Le piante sono sottomesse ad una fermentazione in acqua e ciò rappresenta la prima tappa della produzione di un’essenza spagirica. Secondo le piante, questo processo può durare parecchi giorni o addirittura settimane. Durante il processo di fermentazione, gli oli essenziali vengono liberati e delle sostanze aromatiche caratteristiche ad ogni pianta si sviluppano. Durante la fermentazione, dei cambiamenti strutturali del materiale vegetale generano la formazione d nuove sostanze. La fermentazione è seguita dalla distillazione.

LA DISTILLAZIONE. La massa vegetale è sottomessa ad una distillazione a vapore d’acqua che è una forma di distillazione dolce. Il suo scopo è di recuperare le sostanze aromatiche e l’etanolo estratto dalle piante durante la fermentazione. Dopo aver raggiunto la quantità di distillato prescritto questa tappa di produzione è terminata. Il distillato presenta un aroma molto gradevole che è rinforzato dal processo di fermentazione precedente.

L’INCENERIMENTO. La tappa seguente è l’incenerimento del residuo di distillazione. Lo scopo dell’incenerimento (calcinazione, secondo il termine alchemico) è di estrarre dalla massa vegetale i sali minerali e gli oligoelementi propri alle piante. Questi sono poi rimessi in soluzione nel distillato, e l’eccesso viene filtrato. Notiamo che questo processo di combustione elimina ogni traccia di sostanze organiche potenzialmente tossiche (alcaloidi).

COME UTILIZZARE UNA TINTURA SPAGIRICA
Le tinture spagiriche si utilizzano non solo sotto forma liquida di essenze, individuali o in miscela, ma anche sotto forma di unguenti (oleoliti).
Vanno assunte sotto forma di gocce con poca acqua, alla mattina a digiuno.
Le gocce possono variare da 2 a 5 a seconda del trattamento. Nel caso acuto se ne utilizzano anche 7.

OLEOLITI SPAGIRICI. Per quanto riguarda gli oleoliti, il procedimento risulta essere più semplice da attuare rispetto alle tinture, e chiunque di noi può cimentarsi a casa propria, avendo però la cura di utilizzare pentole in ghisa più resistenti alle alte temperature. Dapprima si lascia asciugare la pianta al sole, fino a quando tutta l’acqua è evaporata. Come secondo procedimento si invasa la pianta assieme all’olio di ricino (acquistabile in una qualsiasi farmacia) e la si lascia in infusione per circa 40 giorni.
Alla fine si filtra il composto e si passa alla calcinazione, ovvero incenerimento, della pianta possibilmente in un forno a combustione naturale: il prodotto che si ottiene assume un colore biancastro e si riduce in polvere. Tale polvere va rimescolata assieme all’olio filtrato. L’oleolito è così pronto.

PREPARAZIONE E SPIEGAZIONE. La raccolta, la preparazione e la manipolazione delle piante dovrà avvenire in tempi precisi e con modalità rigidamente in sintonia con i ritmi della Natura, vale a dire scegliendo il giorno ed anche l’ora più propizi per la raccolta. Un buon libro di Erbe Officinali, ci indicherà, poi, il periodo di crescita di ogni singola pianta, in modo tale da poter scegliere con cura quella che più si addice alle nostre esigenze. Altro fattore da tenere in considerazione, e che i nostri Avi ben conoscevano, erano le “similitudini” con le divinità (Forze di Natura) che si associavano alle erbe. Come alcuni di noi ben sanno, presso i Celti esistevano numerose divinità, ed anche per ogni singola creatura ve ne era una preposta ad hoc, che ne donava caratteristiche uniche e inequivocabili. Per la preparazione spagirica dobbiamo tenere conto di alcuni fattori.

Ogni pianta è composta di tre parti fondamentali, ottenibili per separazione naturale: L’ Acido, positivo. La Base, negativa. Il Sale, neutro, risultante dall’unione dei primi due. In via generale, per macerazione, distillazione ed infine calcinazione, si ottengono i tre elementi separati che, alla fine, riuniti assieme, danno luogo alla cosiddetta Quinta Essenza, che risulta essere un elemento infinitamente potenziato rispetto alla pianta di partenza, in quanto contiene in sé l’elemento energetico che alimenta, sostiene e dirige la parte fisica della pianta.

La pianta è complementare all’uomo: RADICI preposte al CERVELLO. TRONCO E FOGLIE preposte alla ZONA TORACICA. FIORE preposte agli ORGANI RIPRODUTTIVI. FRUTTI E SEMI preposte agli ORGANI DEL RICAMBIO.

LUCE DEL MEDIOEVO. Un esempio più recente di questa metodologia spagirica, la ritroviamo nel nostro medioevo, con i monaci benedettini che, all’interno del monastero, costruito secondo i canoni geometrici sacri, vagliavano gli individui da sanare, sia fisicamente che spiritualmente, praticando una vera e propria terapia Psicosomatica. Essi producevano medicamenti spagirici ed alchemici nei propri laboratori, potenziandoli con la sacralità sia del luogo che delle loro tecniche, vere e proprie rituarie sacre. Siamo di fronte ad una filosofia olistica, cioè unitaria, che vede l’Universo come un unico corpo vivente, composto da infiniti elementi interdipendenti, dei quali l’uomo è il riassunto, potremmo dire il luogo geometrico del sistema e che costituisce l’elemento ultimo catalizzatore di tutte le forze divine.

Da questo si può ritenere chiaramente che non è il Male, la Malattia ad Esistere, ma il Malato, in questo caso considerato come un piccolo Universo sconnesso, mal combinato, con il quale veniamo in contatto, innanzitutto per via sottile, e che possiamo veramente portare a guarigione. La luna è la lente di convergenza di tutte le forze cosmiche in generale e delle stelle in particolare. Questo in Spagiria è fondamentale e la maggior parte degli operatori del settore lo ignora completamente. La Natura, la Grande Madre, mentre toglie con una mano, si premura di dare con l’altra; cioè, viste le forze sfavorevoli, possiamo evitarle e mutarle a nostro vantaggio.

Fonte: ariannaeditrice.it

Spesso si associano erroneamente gli integratori ai farmaci, e si pensa che come questi, essi debbano essere presi esclusivamente per brevi periodi di tempo. Il discorso da fare è un po’ più complesso in realtà.

A differenza di quello che la maggior parte delle persone pensano, gli integratori non sono farmaci e non vanno ad interferire con terapie mediche farmacologiche. Inoltre la loro assunzione non va a sovraccaricare fegato o reni o a danneggiare altri organi. Gli integratori non sono altro che “cibo concentrato”, cosa significa? Lo scopo di questi prodotti è quello di fornire al corpo quelle sostanze nutrizionali che solitamente apportiamo con la dieta. E come per ogni cosa, anche nella scelta di questi, è fondamentale la buona qualità!

Beh ma allora non basta mangiar bene?! La risposta purtroppo è no!

Il cibo che non alimenta
Sembra quasi una contraddizione eppure è proprio così, più passa il tempo, più il nostro stile di vita migliora, più il cibo si impoverisce delle sue proprietà nutrizionali. Viviamo nell’era moderna, tutto ciò che ci circonda ormai è “artificiale”, siamo circondati da grosse comodità, tecnologie all’avanguardia, che hanno portato fortunatamente degli enormi benefici nel migliorare il nostro stile di vita.

Esiste però il rovescio della medaglia, e non va sottovalutato:
– Questo sviluppo ha impoverito enormemente i suoli, che ormai contengono una minima quantità di sali minerali. Questo si ripercuote sulla qualità delle coltivazioni, che oltretutto avvengono in maniera intensiva, non dando il giusto tempo al suolo di “rigenerarsi” ed arricchirsi nuovamente delle sostanze nutritive necessarie.
– Siamo circondati da agenti inquinanti e tossici con i quali il nostro corpo deve fare i conti.
– Ci nutriamo spesso di cibi altamente elaborati a livello industriale, ricchi in calorie, ma “vuoti” in nutrienti, e se questo non bastasse, ne consumiamo anche una grande quantità.
Fatte queste premesse, viene da sé che la scelta di sfruttare una buona, completa, bilanciata integrazione da associare ad una corretta alimentazione per poter colmare le varie carenze nutrizionali, risulta essere la scelta migliore, anche in una condizione normale.E’ necessario assumere integratori?

Che caratteristiche deve avere?
Come abbiamo anticipato poco fa, è indispensabile scegliere dei buoni integratori e per farlo bisogna acquisire consapevolezza su cosa rende “buono” un integratore.

1) LE MATERIE PRIME:
non confondete il termine “chimico” con “artificiale” o “sintetico”. Hanno tutti e tre significati diversi. Affermare infatti che una sostanza contenuta in un integratore sia chimica, non deve per forza avere un’accezione negativa ed essere considerata NON naturale. Ogni reazione infatti, che avviene nel nostro organismo e che caratterizza il nostro metabolismo, è una reazione chimica; ciò non vuol dire che sia tossica o non assimilabile dal nostro corpo. E’ importante che un prodotto di questo tipo sia creato con sostanze di ottima qualità e naturali.

2) L’ASSIMILABILITA’: oltre alla qualità delle sostanze di partenza bisogna tener conto che spesso una sostanza esiste in diverse forme ed è auspicabile che negli integratori venga utilizzata quella più facilmente assimilabile dall’uomo. Un esempio potrebbe essere dato dalla vitamina E, la cui forma solitamente più utilizzata nei prodotti di questo tipo è quella più difficile da assorbire dal corpo umano, ma è anche la più economica.

3) LA SINERGIA: Una sostanza ottima, da sola, non basta. Il nostro metabolismo funziona come una vera e propria macchina e come in ogni macchina che si rispetti, le prestazioni dipendono dal giusto funzionamento di ogni sua parte. Per questo motivo è fondamentale che l’integratore sia ben bilanciato e proporzionato tra i suoi diversi componenti, in modo tale che il suo effetto sia ottimale.

Conclusione
Tenendo conto che esiste un’individualità metabolica secondo la quale ciascun metabolismo ha necessità diverse e queste possono essere soddisfatte nel miglior modo attraverso un’integrazione personalizzata, risulta comunque indispensabile fornire al nostro corpo, come punto di partenza, “le fondamenta” sulle quali costruire la nostra salute.
Queste fondamenta non sono altro che un integratore di base, ossia un multivitaminico, ben proporzionato e bilanciato da poter associare (associare e NON sostituire) ad una dieta altrettanto bilanciata.

Approfondimento: Integratori: quando assumerli

L’inositolo fa parte della categoria dei polioli, come ad esempio il sorbitolo e lo xilitolo, ma a differenza di queste molecole, il suo potere edulcorante è trascurabile. L’inositolo si trova in molti alimenti, in particolare nei cereali, nelle noci, nella frutta specialmente in meloni ed arance.

Esistono nove conformazioni, detti isomeri, di inositolo (scyllo-, chiro-, muco-, neo-, allo-, epi-, cis-) ma è il myo-inositolo (MI) la forma più importante presente in natura. MI è classificato come un componente del complesso delle vitamine B: viene infatti identificato come vitamina B7, ma in realtà è considerata una non-vitamina, in quanto siamo in grado di sintetizzarla.

Per il nostro organismo l’inositolo ha un fondamentale ruolo come secondo messaggero: queste molecole permettono la trasmissione o la regolazione di processi biochimici all’interno della cellula.

In particolare MI è deputato, a livello ovarico e nei processi insulino-dipendenti, alla regolazione dell’uptake di glucosio, ovvero ne regola i bisogni metabolici nei tessuti e la disponibilità.

L’inositolo trova ampio utilizzo in moltissimi campi come ad esempio la sindrome metabolica (MS), la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), in problemi legati alla regolazione del glucosio come il diabete gestazionale (GD) e il diabete mellito tipo 2 (T2DM) oltre a problemi di fertilità.

Inositolo e benessereSindrome metabolica (MS)

La sindrome metabolica è una patologia che riguarda soggetti ipertesi, sovrappeso, ipercolesterolemici e con problemi glicemici.
L’inositolo, grazie al suo ruolo di secondo messaggero, può dimostrarsi un valido supporto. Infatti, recenti studi hanno evidenziato come una somministrazione giornaliera di 2g di MI abbiano ridotto l’insulino-resistenza, migliorando quindi la gestione cellulare di glucosio. Al termine dello studio il 20% del campione non rientrava più nei criteri diagnostici della MS1.

MI è anche noto nella letteratura scientifica per il suo effetto lipotropo, cioè può essere di supporto nella mobilitazione dei depositi di grassi in eccesso nel fegato. In questo modo può favorire la salute del fegato e limitarne l’eccessivo stress.

Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e fertilità

PCOS è il disordine endocrino più diffuso fra le donne in età riproduttiva2 e riguarda un complesso di squilibri ormonali che possono portare a un’ampia varietà di sintomi, ma sono state individuate tre condizioni caratterizzanti:
1. Anovulazione, con assenza o presenza dolorosa di mestruazione
2. Eccesso di ormoni androgeni, che può manifestarsi con acne, irsutismo o disturbi dell’umore
3. Presenza di cisti ovariche, che sono sacche ripiene di liquidi o solidi che si formano in corrispondenza delle ovaie.

Non è chiara l’origine di questo disturbo, si pensa possa essere un insieme di fattori genetici e ambientali.

Nelle donne in cui è stato diagnosticata PCOS sono stati spesso riscontrati bassi livelli di MI: da ciò si può dedurre che una somministrazione può rivelarsi utile. Infatti è stato anche ipotizzato che una delle cause di PCOS possa essere uno squilibrio del metabolismo di MI: in PCOS è stato riscontrato uno squilibrio tra MI e di D-chiro-inositolo (DCI)4-5, presentando un eccesso di DCI, coinvolto nei processi che portano alla sintesi di ormoni androgeni.

Inositolo e acido alfa-lipoico: un equilibrio naturale per la fertilità e il benessere ormonale

Negli ultimi anni, l’inositolo — e in particolare la sua forma più attiva, il myo-inositolo (MI) — ha attirato sempre più attenzione per i suoi effetti benefici sull’equilibrio ormonale femminile.
Questa sostanza, naturalmente presente nel nostro organismo e in alcuni alimenti come frutta, cereali integrali e legumi, svolge un ruolo chiave nel metabolismo cellulare e nella regolazione degli ormoni riproduttivi.

Diversi studi hanno evidenziato che il myo-inositolo contribuisce a regolarizzare il ciclo mestruale grazie alla sua azione sul controllo dell’ormone follicolo-stimolante (FSH), favorendo così un corretto sviluppo dei follicoli ovarici e una migliore ovulazione. Questo lo rende particolarmente utile in caso di sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), una condizione che può provocare cicli irregolari, difficoltà di concepimento e squilibri metabolici.

Quando lo stile di vita fa la differenza

L’efficacia dell’inositolo, tuttavia, non si esaurisce nel solo ambito ormonale.
È ormai noto che alimentazione e stile di vita influenzano fortemente la comparsa e la gestione della PCOS e della sindrome metabolica (MS), due disturbi spesso interconnessi.
Una dieta equilibrata, un buon ritmo sonno-veglia e una regolare attività fisica possono potenziare gli effetti positivi dell’integrazione con myo-inositolo, contribuendo al miglioramento della sensibilità insulinica e al mantenimento del peso corporeo.

L’associazione con acido alfa-lipoico: un aiuto per la sensibilità insulinica

Per potenziare gli effetti dell’inositolo, alcuni ricercatori hanno sperimentato la sua combinazione con l’acido alfa-lipoico (ALA), un potente antiossidante naturale.
L’ALA è conosciuto per la sua capacità di migliorare l’utilizzo del glucosio e di favorire la risposta insulinica, un aspetto fondamentale nelle donne con PCOS che presentano spesso insulino-resistenza.

In uno studio clinico condotto per dodici settimane, l’assunzione quotidiana di 1 grammo di myo-inositolo e 400 mg di acido alfa-lipoico ha portato a un miglioramento della sensibilità insulinica e del metabolismo dei carboidrati.
Questi risultati suggeriscono che la combinazione dei due composti può rappresentare un supporto naturale e sinergico nel riequilibrare la funzionalità ovarica e il metabolismo.

Benefici anche per la fertilità maschile

Interessante è anche l’uso del myo-inositolo in campo maschile.
Ricerche recenti indicano che questa sostanza può migliorare la qualità del liquido seminale, favorendo la motilità e la vitalità degli spermatozoi.
Il myo-inositolo, infatti, agisce come regolatore del metabolismo energetico delle cellule spermatiche, contribuendo a migliorare la fertilità maschile in modo naturale, senza effetti collaterali.

Diabete

L’inositolo, in particolare MI, regola l’uptake di glucosio quindi si può dimostrare molto utile in caso di alterazioni glicemiche. In alcuni casi di diabete gestazionale (GD), condizione caratterizzata da valori di glicemia oltre la norma che si verificano durante la gravidanza in donne che non erano diabetiche, la somministrazione di MI può essere di utile per regolare l’omeostasi del glucosio7.

Il diabete mellito tipo 2 (T2DM) è una condizione causata tipicamente da insulino-resistenza. Alcuni isomeri di inositolo, in particolare MI, mostrano un effetto regolatorio del glucosio in condizioni di insulino-resistenza, anche se non ci sono ad oggi molte evidenze che mostrino una effettiva efficacia.
Recentemente è stato condotto uno studio della durata di tre mesi in cui al campione selezionato sono stati somministrati MI e acido folico (1g e 800mcg/ die): al termine della sperimentazione si è riscontrata una significativa riduzione del glucosio ematico. Questo risultato mostra che l’utilizzo dell’inositolo può essere una strategia efficace e sicura per migliorare il controllo glicemico nei soggetti effetti da T2DM8.

Sistema nervoso

L’inositolo, in particolare MI, è anche conosciuto per il suo ruolo a livello del sistema nervoso: infatti, è un intermediario nella formazione di importanti neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale, come la serotonina, sostanza coinvolta nella regolazione dell’umore.

Negli anni sono stati condotti diversi studi sulle applicazioni di MI per sfruttare queste sue importanti funzioni nel campo del benessere. Alcune evidenze scientifiche mostrano come spesso in stati depressivi9 vengano riscontrati disordini nel metabolismo di MI10.
Per migliorare le conoscenze in questi campi sono stati svolti numerosi studi utilizzando alti dosaggi di MI per verificare se questa sostanza possa essere realmente di sostegno in caso di persone soggette a depressione o attacchi di panico. I risultati ottenuti mostrano come MI abbia un complessivo effetto positivo, riducendo la severità e la frequenza degli episodi negativi12.

Queste evidenze scientifiche mostrano che MI potrebbe essere maggiormente utilizzato in questi campi così delicati anche per via della sua origine naturale e della sua ottima tollerabilità da parte del nostro organismo.

L’inositolo è oggetto di oltre 39 087 publicazioni scientifiche.

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Bibliografia

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6. Condorelli R.A et al. (2012). Myoinositol: does it improve sperm mitochondrial function and sperm motility?; Urology
7. Brown J (2016). Dietary supplementation with myo-inositol in women during pregnancy for treating gestational diabetes; Cochrane Data Syst Rev
8. Pintaudi B et al. (2016). The Effectiveness of Myo-Inositol and D-Chiro Inositol Treatment in Type 2 Diabetes; Int J Endocrin

9. Chengappa KN et al. (2000) Inositol as an add-on treatment for bipolar depression; Bipolar Disorder
10. Zheng H et al. (2010) High-frequency rTMS treatment increases left prefrontal myo-inositol in young patients with treatment-resistant depression; Prog Neuro Bio Psy
11. Genazzani AD (2014).Effects of a Combination of Alpha Lipoic Acid and Myo-Inositol on Insulin. Dynamics in Overweight/Obese Patients with PCOS; End Med Synd
12. Hendler S and Rorvik D (2008). PDR – Integratori Nutrizionali, nuova edizione italiana 2010; CEC ed.

 

Le emorroidi costituiscono la patologia anale più frequente, tanto che si stima colpiscano almeno una volta nella vita circa il 90% della popolazione. In realtà i sintomi caratteristici di questa malattia sono comuni a diversi disturbi proctologici, spesso erroneamente etichettati come emorroidari.

La patologia emorroidaria è una delle affezioni più comuni del mondo occidentale. Si stima che ne soffra almeno il 50% della popolazione adulta. Vengono chiamati in causa il diminuito consumo di fibre nell’alimentazione moderna, l’abuso di cibi raffinati e di farmaci, la vita sedentaria.

Pur essendo una problematica comune ad entrambi i sessi, le emorroidi si manifestano più spesso nella popolazione femminile; le cause di questa predisposizione sono da ricercare nelle gravidanze, nei cambiamenti ormonali legati al ciclo mestruale e nella maggiore tendenza alle varici.

Cosa sono

Con il termine di emorroidi si intende la dilatazione varicosa patologica a carico dei cuscinetti artero-venoso, detti plessi emorroidari, situati nella parte distale del retto. I plessi emorroidari provvedono, assieme allo sfintere, alle funzioni di evacuazione e di continenza dell’ano e si differenziano in plesso interno sottomucoso e plesso esterno sottocutaneo, in collegamento anatomico tra loro.

La patologia emorroidale è caratterizzata da vasi sanguigni che si dilatano in modo irregolare innescando la formazioni di varici. In seguito a ciò si può avere prolasso (fuoriuscita dei plessi emorroidari dallo sfintere anale), trombosi (formazione di noduli bluastri dolorosi) e sanguinamento (quando la parete venosa, dilatata ed assottigliata, si rompe). Dal punto di vista anatomico, a seconda del plesso maggiormente interessato, le emorroidi si distinguono in interne ed esterne.

Quest’ultime, a causa della ricca innervazione della parte terminale del retto, possono essere particolarmente dolorose. In relazione alla stadio del disturbo si differenziano in:

• emorroidi di 1° grado: in presenza di rigonfiamenti vascolari sanguinanti o meno, con prolasso assente;

• emorroidi di 2° grado: in presenza di prolasso che si verifica in seguito a sforzi eccessivi (evacuazione, gravidanza, parto, ecc.), con ritorno spontaneo al termine di questi;

• emorroidi di 3° grado: in presenza di prolasso che non rientra spontaneamente dopo lo sforzo, ma è ancora riducibile manualmente;

• emorroidi di 4° grado: in presenza di prolasso indipendente da qualsiasi sforzo, ormai irriducibile e spesso associato a trombosi. La progressione si verifica perchè i tessuti di sostegno e di contenimento dei vasi si stirano e, come risultato, le vene si dilatano, le loro pareti divengono più sottili e sanguinano. Se la tensione e la pressione continuano, le vene indebolite prolassano.

Perché si formano

Tra i fattori determinanti vi è prima di tutto la predisposizione ereditaria, caratterizzata da debolezza congenita delle pareti venose e tendenza a formazione di varici anche in altri distretti corporei. La stitichezza cronica, associata spesso ad un’alimentazione povera di fibre, il maggiore sforzo defecatorio che ne deriva e l’abuso di lassativi favoriscono l’irritazione e il prolasso emorroidale.

La prolungata stazione eretta o lo stare a lungo seduti possono provocare uno stato di aumentata pressione nelle vene anali, per gravità o per difficoltoso scarico venoso. Alcuni sport quali equitazione, motociclismo, ciclismo, possono causare alla lunga l’indebolimento delle strutture di sostegno del canale anale, esponendo al rischio emorroidale.

I cibi piccanti, il cacao, l’alcool e le carni suine irritano ed innescano la dilatazione venosa e agiscono da fattori scatenanti. Nella donna l’aumento di pressione pelvica, soprattutto durante la gravidanza ma anche in alcuni momenti del ciclo mestruale, costituisce un ulteriore fattore di predisposizione.Emorroidi e fitoterapiaFrequenti ricadute

La crisi emorroidale acuta si manifesta con dolore pungente e sensazione di corpo estraneo a livello dell’orifizio anale. Si verifica in presenza di trombosi emorroidale, ossia in concomitanza alla formazione di tumefazioni bluastre di consistenza dura che generalmente prolassano, aggravate dalla contrazione dello sfintere anale. La trombosi emorroidale può presentarsi con frequenza in pazienti con malattia emorroidale, solitamente innescata da uno stress fisico o da “errori” alimentari, alternata a fasi di latenza in cui il soggetto convive con la sintomatologia, senza tuttavia averla risolta.

Il trattamento delle emorroidi con la medicina convenzionale

I farmaci disponibili in commercio sono soprattutto per uso topico, sottoforma di pomate e supposte, e hanno un’azione prevalentemente sintomatica. I principi attivi utilizzati sono i cortisonici, con effetto di attenuare l’infiammazione, e gli anestetici locali, con azione di alleviare il dolore. Spesso utilizzati assieme nella stessa formulazione, queste sostanze possono indurre sensibilizzazioni (eruzioni cutanee, irritazioni della zona anale), specie se utilizzate per lunghi periodi. Inoltre, trattano il sintomo senza agire sulle cause del disturbo, che risulta così senza soluzione concreta esponendo non solo a recidive ma anche all’aggravamento progressivo della patologia.

La frequenza delle ricadute, unitamente all’abitudine diffusa di trattare l’affezione solamente dal punto di vista sintomatico, pone la necessità di una valida alternativa naturale volta non solo a trattare efficacemente le crisi emorroidarie ma anche ad interrompere l’alternanza tra fase acuta e periodo di latenza, attraverso un’azione mirata volta a migliorare la salute del microcircolo della zona anale.

La natura ti aiuta nella risoluzione delle emorroidi con:

Emorrstop-Plus Composto PVB 19

Emorrstop-Plus Composto PVB 19 è un integratore alimentare a base di estratti di Mirto (Myrtus communis L.), Calendula (Calendula officinalis L.), Achillea (Achillea millefolium L.), Quercia (Quercus robur L.), Olmaria (Filipendula ulmaria L.) e Agrimonia (Agrimonia eupatoria L.). Il formato prevede un flacone da 50 ml.

Emorrstop-Plus Composto PVB 19 grazie alla sua specifica formulazione agisce sulla circolazione venosa, agendo come angiotonico-decongestionante. Inoltre permette di stimolare la circolazione periferica modificando il tono dei capillari e impedendo la stasi venosa e grazie all’ACHILLEA MILLEFOLIUM, agisce come antispasmodico del sistema vascolare. Agisce anche con un’azione disinfiammante- antidolorifica in caso di emorroidi.

I fiori e le foglie dell’Achillea sono caratterizzate dalla presenza di un particolare olio essenziale e una ricca composizione con componenti quali flavonoidi, acidi organici, steroli e tannini idrolizzabili. Conosciuta da tempi antichi per la sua attività cicatrizzante e riparatrice tissutale, oggi viene adoperata come un ottimo rimedio naturale di tipo antispasmodico. Infatti permette di rilassare la muscolatura liscia. Inoltre l’achillea possiede proprietà astringenti, antinfiammatorie ed emostatiche

Gel di aloe: conosciamone i benefici per le emorroidi infiammate

L’aloe vera è una pianta della quale molti di noi avranno sentito parlare. All’aloe vengono riconosciute alcune proprietà benefiche per la nostra salute. Si tratta di una pianta caratterizzata da foglie molto carnose, succulente e dal margine seghettato. Le foglie sono ricche di un gel denso e fresco, con proprietà calmanti e refrigeranti. L’uso locale del gel di aloe vera è particolarmente indicato nei casi di irritazione della cute.

In caso di emorroidi infiammate, la sensazione di prurito e bruciore può essere davvero insopportabile, e si acuisce notevolmente al momento dell’evacuazione. A volte siamo costretti, nostro malgrado, ad assecondare lo stimolo a grattarci. Tuttavia, il grattamento non farà che peggiorare la nostra situazione locale, causando intenso bruciore, perdita di siero e lesioni che possono infettarsi.

Possiamo utilizzare il gel di aloe per emorroidi infiammate? Sì, ancora meglio se combinato con l’effetto di altri componenti, come ad esempio olio di jojoba e acido ialuronico. Le loro proprietà lenitive, emollienti, protettive e rigeneranti garantiranno una rapida sensazione di freschezza e sollievo da dolore, prurito bruciore e pesantezza del canale anale.

Sarà sufficiente applicare una modesta quantità di gel sulla zona ano-rettale interessata da emorroidi infiammate, compiendo un massaggio circolare per favorire una rapida azione del prodotto e avvertire una immediata sensazione di sollievo e freschezza dai sintomi fastidiosi.