Dal 2019 Hifas da Terra è coinvolta in uno studio clinico sul tumore al seno. Si tratta di un progetto di collaborazione approvato dal comitato etico per valutare l’integrazione di MICO-MAMA 2.0 in 120 pazienti affette da tumore al seno.

  • Hifas da Terra (HdT), multinazionale leader nel settore biotecnologico nello sviluppo di prodotti naturali per la salute umana basati su funghi medicinali, sta valutando l’effetto del suo prodotto ‘Mico-Mama 2.0′ nelle pazienti affette da tumore al seno attraverso un nuovo studio clinico promosso dal “Instituto de Investigación Sanitaria Galicia Sur (IISGS)”. Lo studio, che si sta svolgendo presso il Complesso Ospedaliero Universitario di Vigo (CHUVI), facente parte dell’Area Sanitaria di Vigo e sede dell’IIS Galicia Sur, è stato presentato in un evento presso l’ospedale stesso, con la partecipazione degli esperti che guidano il progetto.
  • Questo studio, parte del progetto collaborativo “Microinmunomama” guidato da HdT dal 2020, misurerà parametri e biomarcatori di immunità, tossicità, microbiota, attività antitumorale e qualità della vita in 120 pazienti affetti da tumore al seno. In questo modo, questo studio clinico oncologico rappresenta una pietra miliare nella ricerca sugli effetti dei funghi medicinali nella lotta contro il tumore al seno.
  • Questo studio, che fa parte del progetto “Microinmunomama” guidato da HdT in collaborazione con l’IIS Galicia Sur e il centro tecnologico Leitat, è stato selezionato e finanziato dal Ministero della Scienza e dell’Innovazione spagnolo attraverso il programma Retos colaboración. Microinmunomama è un ampio progetto di ricerca sulle applicazioni mediche dei funghi medicinali nel tumore al seno.

Nel suo impegno continuo per la ricerca di prodotti naturali per la salute umana, il Complesso Ospedaliero Universitario di Vigo (CHUVI) e Hifas da Terra (HdT) stanno guidando il primo studio clinico sull’utilizzo di estratti di funghi nel tumore al seno, che fa parte dell’ultima fase del progetto Microinmunomama in corso dal 2020. Si tratta di un progetto collaborativo, con la partecipazione dell’IIS Galicia Sur e del centro tecnologico Leitat come partner, che mira allo sviluppo di nuovi integratori alimentari capaci di modulare la risposta immunitaria e il microbiota intestinale, nonché allo studio dei loro benefici nel tumore al seno.

La principale ipotesi dello studio è che l’integrazione con Mico-Mama 2.0 possa migliorare la risposta immunitaria e modulare la composizione della microbiota intestinale nelle pazienti affette da cancro al seno.

Si tratta di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, il cui obiettivo è valutare l’efficacia e i benefici per la salute del prodotto Mico-Mama 2.0 di Hifas da Terra nelle pazienti affette da tumore al seno. Mico-Mama 2.0 verrà somministrato dopo che il trattamento oncologico standard (chemioterapia e radioterapia) sarà terminato. Sarà condotta un’approfondita monitoraggio del microbiota intestinale e di vari parametri del sistema immunitario in queste pazienti. Lo studio recluterà tra 100 e 120 pazienti affette da cancro al seno di diversi sottotipi (luminale A, luminale B, triplo negativo, ecc.) e includerà la sorveglianza del microbiota intestinale tramite innovative piattaforme molecolari multi-omiche.

“Si tratta di un progetto che prevede diverse fasi, in cui uno dei principali indicatori che vogliamo misurare è il microbiota, studiando l’interazione tra chemioterapia, radioterapia e Mico-Mama con il microbiota, oltre ad altri fattori come ad esempio i fattori di risposta immunitaria“, ha spiegato il Dr. Esteban Castelao durante la sua presentazione.

Si studierà l’impatto del prodotto naturale sviluppato da Hifas da Terra nel contesto del progetto sulla qualità della vita di queste pazienti. I risultati di questo rigoroso studio forniranno una base scientifica per la possibile applicazione di Mico-Mama 2.0 come parte dell’intervento nelle pazienti con tumore al seno.

Va notato che nella prima fase dello studio clinico si cerca di definire la relazione tra il microbioma e il tumore al seno, una relazione che potrebbe avere implicazioni nello sviluppo futuro di strumenti diagnostici e/o nell’implementazione e modulazione delle terapie. In questa fase parteciperanno circa 240 donne, tra cui 120 pazienti di recente diagnosi di tumore al seno in stadi I, II o III che stanno per ricevere trattamento medico oncologico e 120 donne senza tumore al seno.

MICO- MAMA 2.0

 

La scienza moderna ha riscoperto che i funghi medicinali possiedono diverse potenzialità terapeutiche, principalmente nelle aree di attività antitumorale, immunomodulante e antinfiammatoria. Riconoscendo le numerose qualità di questi funghi, Hifas da Terra ha impegnato le sue ricerche per affrontare uno dei principali problemi medici del nostro tempo, il tumore al seno..


Mico-Mama 2.0 è una formula avanzata sviluppata da Hifas da Terra, che presenta composti attivi immunomodulanti naturali come beta-glucani prebiotici, terpeni e probiotici, tra gli altri.

I componenti menzionati in precedenza sono correlati alle proprietà antitumorali dei funghi medicinali. Mico-Mama 2.0 fa parte della linea HdT Onco Care, il cui sviluppo è il risultato di molti anni di intensa ricerca scientifica condotta in collaborazione con istituzioni e organizzazioni riconosciute a livello nazionale e internazionale. Mico-Mama 2.0 contiene una formula unica sviluppata sulla base di questa conoscenza, con estratti standardizzati in composti bioattivi in formato liquido, il che favorisce una dosaggio preciso per il paziente. Ciascuna formulazione della linea è stata progettata secondo criteri scientifici e risultati sperimentali pubblicati da Hifas da Terra al fine di offrire il massimo beneficio per la salute a ciascun profilo di paziente oncologico.

TUMORE AL SENO, IMMUNITÀ E MICROBIOTA INTESTINALE

Si stima che una donna su otto svilupperà un tumore al seno in qualche momento della sua vita. Nel 2022, questo è stato il tumore più frequente in Italia, con 55.700 nuove diagnosi. Questo tipo di tumore, di solito, si manifesta tra i 35 e gli 80 anni, con la fascia d’età compresa tra i 45 e i 65 anni che presenta la più alta incidenza.

I miglioramenti nella diagnosi e nei trattamenti hanno aumentato la sopravvivenza delle pazienti. Tuttavia, il tumore al seno rimane, ancora oggi, la causa più frequente di mortalità tra le donne.

Le attuali modalità di trattamento del tumore al seno comprendono chirurgia, chemioterapia, radioterapia e immunoterapia. All’interno di questi trattamenti, il sistema immunitario svolge un ruolo cruciale nella risposta clinica del paziente. Qualsiasi agente in grado di migliorare la funzione immunitaria potrebbe svolgere un ruolo importante come adiuvante nel trattamento standard. Dopo la diagnosi, la maggior parte delle pazienti viene sottoposta a terapia antineoplastica ed è immunodepressa. Ad esempio, la mielosoppressione chemioterapica, cioè la riduzione dell’attività del midollo osseo associata alla chemioterapia, che porta il paziente a uno stato di immunodepressione e affaticamento, è uno degli effetti collaterali più gravi della chemioterapia. Spesso ciò interrompe il trattamento e richiede un ricovero prima che si possano ottenere effetti terapeutici completi. Diversi studi suggeriscono che ridurre la mielosoppressione potrebbe consentire una migliore risposta alla chemioterapia.

I benefici degli estratti di funghi medicinali, presenti in alcuni prodotti nutraceutici e che sono stati oggetto di diversi studi clinici condotti su pazienti oncologici, hanno dimostrato di contribuire a migliorare la qualità della vita di queste pazienti. Sebbene le prove siano ancora limitate in pazienti europei e siano necessari ulteriori studi, i dati provenienti da numerosi studi clinici (meta-analisi) indicano benefici derivanti da specifici estratti di funghi medicinali in pazienti oncologici (Banco dati Cochrane), sottoposti o no a chemioterapia.

Inoltre, l’immunità è strettamente legata allo stato del microbiota intestinale. Alcuni studi hanno dimostrato che il microbiota delle donne affette da tumore al seno è diverso da quello delle donne in buona salute, suggerendo che alcune tipologie batteriche potrebbero essere associate allo sviluppo del tumore e a differenti risposte ai trattamenti come la chemioterapia. Ricerche recenti suggeriscono quindi che le alterazioni del microbiota potrebbero costituire un nuovo fattore di rischio nella comparsa e nella progressione del tumore al seno. Pertanto, il ruolo del microbiota intestinale sta guadagnando sempre più importanza in campo oncologico e gli effetti positivi derivanti dalla sua eventuale modulazione sono ancora sconosciuti.

Negli ultimi anni, è stato scoperto che il microbiota intestinale può essere influenzato da composti con attività prebiotiche, tra cui quelli derivanti da alcune specie di funghi medicinali.

Basandosi su questa premessa, il progetto “Microinmunomama” è stato concepito come lo sviluppo e la validazione funzionale di un nuovo nutraceutico chiamato Mico-Mama 2.0, formulato con estratti di funghi medicinali, con il potenziale per influenzare il microbiota intestinale e stimolare la risposta immunitaria, migliorando così l’evoluzione e il recupero delle pazienti affette da tumore al seno.

HIFAS DA TERRA, LA RICERCA COME PILASTRO DELL’AZIENDA

I funghi medicinali sono straordinarie fonti di sostanze con effetti positivi sulla salute umana. Una singola specie può contenere centinaia di sostanze bioattive. Secondo la scienza, i funghi medicinali hanno diverse attività come antitumorali, immunomodulanti, antinfiammatori, antiossidanti, antivirali, antibatterici, antiparassitari, epatoprotettori o antidiabetici. Queste proprietà li hanno resi adattabili all’ambiente in cui si trovano, superando qualsiasi avversità senza la necessità di spostarsi.

Catalina Fernández de Ana Portela è la responsabile del successo dell’azienda, Hifas da Terra, della quale è fondatrice e presidente. Applica competenze basate su oltre 25 anni di esperienza, con un team di esperti di rilevanza internazionale. Per comprendere l’origine dell’azienda, bisogna tornare al 1998, l’anno della sua fondazione. Hifas da Terra è un’azienda biotecnologica focalizzata sulla ricerca e l’innovazione, con un alto grado di specializzazione nello sviluppo di prodotti nutraceutici a base di funghi medicinali. L’obiettivo della ricerca condotta dall’azienda è lo sviluppo di prodotti naturali per il mantenimento e il miglioramento della salute umana come trattamenti adiuvanti o preventivi.

L’impegno di Hifas da Terra per la salute e il benessere dell’uomo si traduce nella ricerca e nell’innovazione per lo sviluppo di prodotti come i nutraceutici, i dispositivi medici e i farmaci di alta qualità con valore aggiunto per il trattamento integrato delle patologie.

Oltre a questo trial clinico sul tumore al seno nel contesto del progetto “Microinmunomama”, la biotecnologia è anche alla guida del progetto omologo chiamato “Micromarker”, in cui è stato avviato un altro studio clinico, promosso dalla Fundación Biomédica Galicia Sur (l’ente di gestione dell’IIS Galicia Sur), su 140 pazienti affetti da tumore del colon. Attualmente, le sue ricerche cliniche sono condotte anche in altri settori come le malattie gastrointestinali, immunitarie, muscolo-scheletriche e la salute mentale ed emotiva.

Fonte: hifasdaterra.it

L’uso del Noni è particolarmente indicato per sostenere momenti particolarmente faticosi associati allo stress, migliorare la concentrazione e il tono dell’umore.

Il noni fa parte dei superfrutti. Si tratta di una pianta esotica, la Morinda citrifolia L. (Famiglia: Rubiaceae), anche nota come gelso indiano. È un piccolo albero sempreverde, ampiamente diffuso in tutto il Pacifico, e rappresenta una delle più importanti piante medicinali tradizionali polinesiane. La sua popolarità è dovuta al frutto dal quale si ottiene per spremitura un succo, a cui vengono ascritte numerose proprietà (1). Inoltre, nelle preparazioni della medicina tradizionale polinesiana, sono impiegati anche foglie, fiori, corteccia e radici (1).

Il Noni viene impiegato da diversi secoli per scopi alimentari. Le parti principalmente utilizzate in ambito culinario sono i frutti maturi (crudi e cotti), le foglie ed i semi arrostiti.

Cenni storici

Tradizionalmente nelle culture hawaiane e polinesiane la pianta era considerata sacra e veniva venerata perché fonte di vita. I guaritori indigeni kahuna, che utilizzavano erbe e piante autoctone, la chiamavano “albero della vita”, “pianta che uccide il dolore” e anche “albero del mal di testa”. Tutte le parti del Noni (corteccia, radici, foglie, fiori e frutti) sono state utilizzate in erboristeria per le loro proprietà medicinali.

La pianta del Noni è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute. Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra“.

Tradizionalmente i guaritori indigeni della Polinesia preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi le aziende che hanno avviato il business internazionale attorno al fenomeno Noni seguono l’antico e tradizionale metodo di fermentazione.

La Morinda Citrifolia, conosciuta nelle Isole del Sud Pacifico come Nonu e Nono, viene comunemente riferito come Noni. Il Nonu reca giovamento per la prevenzione e per l’autotutela del proprio benessere da un’ampia gamma di problemi riguardanti la salute.

I vantaggi diffusi del Nonu sono stati constatati per tutte le isole dei Caraibi e del Sud Pacifico e dappertutto in Cina. Durante la dinastia degli Han in Cina, duemila anni fa, esistevano documenti scritti per quanto riguarda i benefici del Nonu. La pianta del Nonu è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute.

Delle tantissime piante che crescono rigogliosamente in queste isole, la “madre” di tutte le piante curative è il Nonu, conosciuto come Noni in alcune delle altre isole. Sebbene il Nonu cresca dovunque nelle isole del Sud Pacifico, il Nonu di qualità superiore cresce meglio nella terra sommersa da cenere vulcanica altamente nutriente e che si trova nelle isole esotiche di Tonga, Figi, Tahiti, Marquesas, Cook, Salomone, Samoa e le Hawaii con il loro splendido clima lussureggiante ed acque incontaminate.

Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra”. Dai secoli dei miracoli nel mondo naturale alle accurate indagini nei laboratori scientifici, il Nonu ha prodotto risultati incredibili. Il Nonu contiene vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici, co-fattori e steroli di piante che si presentano ed appaiono in modo naturale. Inoltre, le foglie e le radici del Nonu contengono l’intero spettro degli aminoacidi rendendo tutti i prodotti che ne derivano una perfetta e completa fonte proteica.

PERCHÉ FUNZIONA TANTO BENE IL NONU?

Grazie al favorevole effetto sinergico di tutti questi potenti ingredienti naturali che lavorano insieme tra loro come una squadra od orchestra perfetta ed in armonia. Alcuni affermano che contiene l’alcaloide xeronina e il suo enzima necessario che è la proxeronase. Nessuno sa esattamente perché il Nonu offre tantissimi benefici in materia di salute. Il punto focale da ricordare è che il Nonu funziona. Ugualmente importante è l’approfondita ricerca scientifica che conferma l’efficacia e la sicurezza del Nonu.

I Kahunas o gli appassionati di medicina tradizionale usano questa pianta per una grande varietà di problemi di salute come il sollievo dal dolore, la sinusite, artrite, disturbi alla digestione, raffreddori, influenza, encefaliti (anche emicrania), infezioni varie, problemi mestruali, ferite, malattie cutanee, cardiopatia, diabete II e molte altri disfunzioni e malesseri.

L’albero del Nonu cresce dai 3 ai 6 metri in altezza. Le lucenti foglie venate sono verde scuro e ricche di clorofilla. I Kahunas spesso ammorbidivano le foglie sopra una fiamma all’aria aperta, le lasciavano raffreddare e le applicavano sulla pelle per curare i tumori o le infezioni.

I molteplici usi medicinali del Nonu divennero parte del folklore in quanto gli indigeni alludevano al Nonu come “l’albero della cefalea” e “l’albero antidolorifico”. I Kahunas erano talmente coronati dal successo nell’utilizzare questo dono della botanica che questa pianta era diventata la forma principale di medicina per i Polinesiani per più di 1.500 anni. Il Nonu era identificato e riconosciuto come “l’erba sacra” per il corpo rigenerante.

Questa saggezza curativa veniva trasportata di generazione in generazione. Nel diciannovesimo secolo, gli erboristi tradizionali delle isole del Sud Pacifico spesso facevano le loro ricerche insieme ad altri maestri e mentori per 15 o 20 anni di continuo. Per causa della lunga durata ed intensità di tirocinio e preparazione, il grado di preparazione medica ottenuto era considerato uguale a quello dei medici che provenivano da altre parti del mondo. Una volta completato il tirocinio e raggiunto un livello avanzato di competenza, veniva riconosciuto al “medico” il titolo di Kahuna, adottato generalmente per denominare i sacerdoti e professionisti. I medici Kahuna comprendevano erboristi (kahuna la’au lapa’au), chirurghi, ostetrici e massoterapisti.

Questi Kahunas conoscevano e rispettavano la natura ed “… erano esperti altamente specializzati con esperienza ed abilità considerevole nel campo della diagnosi fisica e della farmacologia”, secondo una relazione pubblicata nella Hawaii Medical Journal.

Comunque, non sono soltanto i maestri Kahuna che concordano circa il grande valore del Nonu. La Dottoressa Isabella Abbott, professore alla University of Hawaii affermava “… usatelo per il diabete, la pressione del sangue, i tumori e molte altre malattie”.

Il Nonu fa riserva di molteplici usi tradizionali che solamente adesso vengono confermati dalla scienza moderna.

Sono state condotte ricerche sul Nonu nelle istituzioni di primo piano in Francia, Paesi Bassi, Germania, Eire, Taiwan, Austria e Canada. Sono stati trascorse ore interminabili di sperimentazione alla University di Hawaii negli Stati Uniti. La ricerca sulla Morinda Citrifolia è stata anche eseguita nella prestigiosa National Academy of Sciences, il centro nazionale governativo per la ricerca nel campo delle scienze.

Le ricerche attuate nei paesi occidentali per quanto riguarda questa pianta straordinaria risalgono al 1950 quando la rivista scientifica Pacific Science ha osservato che il frutto del Nonu presentava delle proprietà antibatteriche contro M. Pirogeno, Ps. Aeruginosa e perfino il letale E. Coli.

Da quel momento la ricchezza d’informazione che sosteneva gli usi tradizionali ed i benefici salutari del Nonu è cresciuta tantissimo e tutto sembra confermare ciò di cui i Kahunas erano già a conoscenza da migliaia di anni.

Una sperimentazione approfondita ha mostrato le proprietà analgesiche (antidolorifiche) del Nonu. Ricerche ripetute da parte di esperti e documentate nella rivista Planta Medica (56(1990)430 4) ha reso manifesto che il Nonu reca tanto giovamento per i dolori.

La rivista Cancer Letter (73 (2-3) 1993, 161 6), aveva reso noto che la Keio University e la Institute of Biomedical Sciences in Giappone avevano rivendicato l’isolamento di un nuovo composto antrachinone da parte della Morinda Citrifolia chiamato damnacantale che provocava una morfologia normale ed una struttura citoscheletrica nelle cellule precancerose. In termini poveri, il Nonu ha invertito le cellule precancerose in normali cellule sane.

Ricerche significative sugli usi medicinali del Nonu sono state presentate durante l’ottantatreesimo, l’ottantaquattresimo e l’ottantacinquesimo convegno annuale della American Association for Cancer Research.

Una relazione di grande riferimento presentata nel 1992 all’ottantatreesimo convegno a San Diego in California e redatto nel “Proceeding of the American Association for Cancer Research” era la seguente: “L’Attività antitumorale della Morinda Citrifolia sul carcinoma polmonare di Lewis innestato per via intraperitoneale nei topi”. In questo studio, i topi da laboratorio sono stati impiantati con il carcinoma polmonare di Lewis, un tipo di tumore. Tutti i topi non curati sono morti entro 9/12 giorni a causa del tumore. I topi trattati con il Nonu vissero dal 105% al 123% più a lungo; circa il 40% di questi topi sono rimasti in vita per più di 50 giorni. Quest’indagine fu ripetuta per un numero illimitato di volte ed ogni volta il Nonu si manifestava a prolungare in modo significativo la vita dei topi malati contro quelli che non avevano avuto il Nonu.

Detto semplicemente, il Nonu può inibire la crescita tumorale.

I costituenti più importanti del Noni sono:

  • VITAMINE E MINERALI: il Noni è ricco di vitamina A e C, fondamentali per il nostro corpo, in quanto sono entrambe coinvolte in numerose attività biochimiche. In particolare, il succo è una buona fonte di vitamina C (o acido ascorbico), importante per il sistema immunitario e per l’azione antiossidante. Inoltre, il frutto di Noni contiene minerali come magnesio, ferro, potassio, selenio, zinco, calcio, sodio, rame e zolfo.
  • PROXERONINA E XERONINA: la proxeronina è un alcaloide e rappresenta un precursore della xeronina. Quest’ultima sostanza è implicata in un gran numero di processi biochimici e sembra prendere parte al metabolismo delle proteine. Inoltre, favorisce l’assorbimento a livello intestinale di minerali, aminoacidi e vitamine, assunti con l’alimentazione.
  • CUMARINE: sono sostanze naturali con funzioni anticoaugulanti, flebotoniche, antispasmodiche ed antibatteriche. La scopoletina è tra le principali cumarine presenti. Questa ha dimostrato di possedere un’attività epatoprotettiva ed un effetto adattogeno. La scopoletina protegge il sistema cardiocircolatorio, normalizza la pressione sanguigna, esercita un’azione antinfiammatoria ed antistaminica.
  • TERPENI E TERPENOIDI: i terpeni svolgono un’azione antiossidante contrastando i radicali liberi. Nel Noni sono presenti: l’eugenolo (antisettico e anestetico), il beta-carotene (precursore della vitamina A) e l’acido ursolico. I terpenoidi sono composti correlati ai terpeni e possiedono importanti proprietà antiossidanti.
  • POLISACCARIDI (ACIDO GLUCURONICO, ARABINOSIO, GALATTOSIO): sono polimeri costituiti da monosaccaridi che possono agire come immunostimolanti.
  • SEROTONINA: è un neurotrasmettitore che svolge a livello del sistema nervoso centrale un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del ritmo sonno-veglia, dello stimolo della fame e della termoregolazione. La serotonina influenza la percezione del dolore e stimola la biosintesi della melatonina. Infine, l’effetto sinergico di scopoletina, serotonina e xeronina è in grado di stabilizzare anche i valori della glicemia.
  • DAMNACANTALE: è un alcaloide che incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi e sembra avere un’azione inibitrice su alcune cellule pre-cancerogene.
  • ALTRE IMPORTANTI SOSTANZE FITOCHIMICHE CONTENUTE NEL NONI SONO: antiossidanti, acido deacetilasperulosidico, niacina (vitamina B3), caroteni, acido linoleico, acido caprilico e caproico, antrachinoni, flavonglicosidi, alcaloidi, beta-sitosterolo, flavonoidi, catechina, aminoacidi, proteine, carboidrati, fibre, fruttosio.

Tutti questi elementi aiutano a migliorare e potenziare le prestazioni del nostro sistema immunitario ed inoltre c’è da considerare che conferiscono molte altre proprietà come ad esempio di tipo analgesico, sedativo e antinfiammatorio.

Gli studi indicano che il Nonu è utile per una miriade di condizioni:

  • Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.
  • Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate. Poiché il Nonu sembra operare a livello cellulare di base, è utile per una grande varietà di condizioni.
  • Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come E. Coli.Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario. (Le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).
  • Inibisce la crescita dei tumori cancerosi. Il damnacanthale, un composto trovato nella Morinda Citrifolia fu scoperto per inibire la funzione precancerosa.
  • Genera proprietà adattogeniche.
  • Stimola ed intensifica il sistema immunitario, compresi i macrofagi e componenti linfocitari vitali dei leucociti e dei meccanismi di difesa naturale del corpo.

Tutti possono avere benefici da questo frutto, che nelle isole del Pacifico viene utilizzato da secoli:

  • i bambini per crescere bene,
  • gli adolescenti per attenuare i problemi di una pelle sempre in eruzione e gli incontenibili sbalzi d’umore,
  • gli sportivi per avere prestazioni migliori,
  • la business class per eliminare lo stress,
  • le donne per essere piú vitali più toniche e più belle,
  • gli anziani per combattere tutti quei fenomeni tipici dell’invecchiamento.

NONI ED IL DOLORE

Il frutto del Nonu è stato adoperato per lungo tempo in modo efficace e sicuro per alleviare il dolore. Ricordate, due nomi tradizionali del Nonu erano “l’albero antidolorifico” e “l’albero della cefalea”.

In aggiunta alle migliaia e migliaia d’anni di uomini che usano con successo il Nonu per i dolori, la ricerca scientifica documenta gli effetti benefici del Nonu sul dolore. Nel 1990, i ricercatori hanno scoperto che “la somministrazione dell’estratto di Morinda Citrifolia mostrava una significativa attività analgesica centrale nei topi relativa al dosaggio (generalmente, più ne prendi, più forte gli effetti S.S.)”.

Un analgesico è una sostanza che riduce o elimina il dolore. I ricercatori proseguirono a sostenere che l’estratto di Nonu “non mostra alcun effetto tossico”. La Morinda Citrifolia cura dolori cronici intollerabili come le cefalee debilitanti, i dolori neuro-muscolari e delle articolazioni. In alcuni casi i risultati sono sorprendentemente veloci.

E’ importante ricordare che il Nonu agisce bene come ottimo analgesico e antinfiammatorio. Il Nonu contiene due dei migliori antiossidanti – la vitamina C ed il selenio oltre alle altre sostanze che agiscono contro i radicali liberi irritanti ed infiammatori nel corpo, riducono l’infiammazione e diminuiscono il dolore notevolmente.

Mitch Tate, fondatore del Center for Lifestyle Disease e di Nonu International, Inc., è riconosciuto come il “padre del Nonu moderno” ed è un educatore sulla salute. Secodo Mitch, migliaia di persone in tutto il mondo che utilizza il Nonu stanno ricevendo sollievo naturale per le loro “sfide” nel campo della salute. Il Nonu era virtualmente sconosciuto fuori dalle isole del Sud Pacifico ma tutto questo è cambiato quando Mitch e sua moglie Laura hanno trascorso una vacanza a Tahiti nell’agosto del 1994.

Mitch stesso ha sperimentato gli effetti della pianta quando si era ferito la spalla contro una scogliera corallina ed adoperò una foglia di Nonu schiacciata come “cerotto”. Incredibilmente, il dolore scomparve ed il taglio profondo si sanò velocemente senza infezione e senza lasciare cicatrice.

La tecnologia moderna ha confermato ciò che i guaritori Polinesiani sapevano da tempo. La Morinda Citrifolia è ricca di vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici co-fattori e steroli di piante. Fornisce anche composti di rafforzamento della salute come gli antiossidanti, i fitonutrienti ed i bioflavonoidi.

E’ importante far rilevare che alcuni dei costituenti attivi del Nonu sono solubili quindi tendono ad essere eliminati tramite l’urina o la sudorazione. Uno studio ha mostrato che i costituenti del frutto del Nonu raggiungono la loro massima funzione curativa due ore dopo l’ingestione ed iniziano ad indebolirsi dopo quattro ore, eppure sono ancora attivi anche dopo 12 ore. Le implicazioni di questo studio suggeriscono che per ottenere i massimi benefici è consigliabile somministrare il Nonu (succo, capsule ecc.) parecchie volte a giorno in dosaggi scaglionati o divisi piuttosto che una o due volte al giorno. Ancora più importante, per ottenere risultati ottimali è meglio somministrare il Nonu, come altri tonici o erbe, continuamente e giornalmente come è sempre stato fatto tradizionalmente. A causa del suo sapore sgradevole, sarebbe difficile assumere il Noni al naturale, ma oggi è possibile reperirlo anche sotto forma di compresse.

DANNI DA FUMO

Diversi studi di intervento in doppio cieco e controllati con placebo hanno coinvolto i fumatori di sigarette, dimostrando la sostanziale attività antiossidante del succo di noni.

Uno studio di 30 giorni, ad esempio, ha studiato 285 volontari adulti che fumavano più di 20 sigarette al giorno (16). Mentre il placebo (succhi d’uva e mirtillo con un sapore di formaggio aggiunto per imitare il sapore del noni) non ha avuto alcun effetto, il succo di noni ha dimostrato una riduzione di circa il 30% dei radicali liberi.

Due studi clinici su fumatori hanno scoperto che bere 118 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto i livelli di sostanze chimiche cancerogene (addotti aromatici del DNA) di circa il 45% (17 e 18).

SALUTE DEL CUORE

Gli studi sui fumatori adulti hanno dimostrato l’effetto positivo del succo di noni sui lipidi nel sangue e sulla Proteina C Reattiva ad alta sensibilità (hs-PCR), che è un marcatore ematico dell’infiammazione.

Uno studio sui fumatori ha scoperto che bere fino a 188 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto significativamente il colesterolo totale, l’omocisteina (-23,9%), il colesterolo cattivo LDL (-12,1-36,4%) e la proteina C-reattiva (-15,2%) (19).

Parallelamente, si è osservato un aumento del colesterolo buono HDL (da 49 a 57 mg/dL).

In un altro studio umano su non fumatori sani, il succo di noni non ha ridotto il colesterolo. Gli Autori hanno suggerito che i suoi benefici ipocolesterolemizzanti potrebbero, quindi, essere limitati alle persone con colesterolo alto .

Negli studi sull’uomo e sugli animali, il frutto e l’estratto di noni hanno anche ridotto la pressione sanguigna (20 e 21)..

DIABETE

Diversi studi in vitro hanno indicato che il frutto del noni può essere utile nel controllo della formazione di prodotti finali di glicazione avanzata (AGE) e può successivamente ridurne gli effetti avversi.

Questi AGE si formano a causa degli alti livelli glicemici che caratterizzano il diabete e sono alla base delle sue complicanze.

Il potenziale antiglicativo del succo di noni è stato ulteriormente dimostrato in uno studio di intervento in aperto di 8 settimane e in uno studio trasversale (22).

Si ritiene che gli iridoidi siano gli attivi più importanti nel determinare tale effetto.

Attenzione, comunque, ai prodotti industriali a base di succo di noni, spesso ricchi di zuccheri aggiunti. Gli studi dimostrano che le bevande dolcificate con zucchero possono aumentare il rischio di malattie metaboliche, come la steatosi epatica (fegato grasso) e il diabete di tipo 2 (23 e 24).

Bibliografia e sitografia

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  11. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17162334/
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  13. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20858541/
  14. https://scholar.google.com/scholar?hl=it&as_sdt=0%2C5&q
  15. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29641454/
  16. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19807926/
  17. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24804023/
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  20. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9731690/
  21. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5490519/
  22. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26904624/
  23. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29761318/
  24. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26199070/

 

ALOE: una tradizione antica che si rinnova.

ALOE: una tradizione antica che si rinnova.

Gli antichi egizi la consideravano pianta dell’immortalità. Per gli incas e per gli indiani era la magia celeste. Stiamo parlando dell’aloe vera.

L’aloe è una pianta curativa della famiglia delle Aloaceae, esemplari con portamento arbustivo e foglie succulente, originari di diverse regioni dell’Africa.

Le principali varietà di aloe sono:

  • Aloe veraAloe barbadensis;
  • Aloe arborescens;
  • Aloe ferox;
  • Aloe perryi.

Circa quindici specie di aloe presentano proprietà terapeutiche rilevanti e, tra i vari tipi di aloe, una tra le più note e diffuse è l’Aloe vera, conosciuta anche come aloe delle Barbadospianta medicinale e curativa.

L’aloe vera appartiene alla famiglia delle liliacee ed è considerata una delle piante officinali più benefiche per l’uomo.

Nel corso dei millenni l’aloe vera si è adattata alle difficili condizioni ambientali, sviluppando meccanismi protettivi contro la siccità, l’irradiamento solare e il calore, ma anche strategie di difesa contro germi e parassiti immagazzinando minerali e sostanze nutritive. Le robuste foglie verdi preservano il suo gel, una preziosa sostanza nutritiva da assumere per via orale e per uso topico.

L’aloe vera è conosciuta dall’uomo da migliaia di anni, in un antico libro di medicina egiziana, conservatosi fino ad oggi, sul papiro di Eberscen sono trascritte 12 ricette mediche con l’aloe vera. Per Cleopatra e Nefertiti l’aloe vera era l’elemento centrale del programma di bellezza quotidiano. Delle sue particolari proprietà ne era a conoscenza anche Alessandro Magno, egli infatti ne portava sempre in grandi quantità durante le sue campagne militari. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie era la migliore medicina di pronto soccorso per le medicine di guerra. Gli indiani d’America adoravano l’aloe come una delle 16 piante sacre. Colombo la battezzò il medico in vaso, ne portava sempre con se nei suoi lunghi viaggi in mare. Il naturalista Paracelso elogiava così la sua forza misteriosa: il succo guarisce le bruciature e depura il sangue.

Durante il Medioevo e il Rinascimento l’uso medicinale dell’aloe si diffuse in Europa, e il suo impiego a scopo curativo venne introdotto poi anche nel Nuovo Mondo, forse per opera dei missionari spagnoli. Da quel momento la coltivazione della pianta si diffuse dapprima nei Caraibi e successivamente in Messico e Sud America.

Nel 1851 due ricercatori inglesi, Smith e Stenhouse, isolarono l’aloina la sostanza dagli effetti lassativi; mentre nel 1935 Creston Collins e suo figlio rivelarono in un rapporto divenuto poi celebre, il possibile utilizzo dell’aloe per trattare gli effetti devastanti delle radiazioni.

Il farmacista texano Bill Coats, alla fine degli anni ’50, riuscì a stabilizzare la polpa con un procedimento naturale, si aprirono, infine, le porte alla commercializzazione ad uso industriale di prodotti a base d’aloe. Tale procedimento, atto a conservare gli enzimi e le vitamine presenti nel succo, consiste nell’incubazione del gel con aggiunta di vitamina C (acido ascorbico), vitamina E (tocoferolo) e sorbitolo.

L’aloe vera attraverso diverse culture e continenti ha sempre avuto ed ha tutt’oggi un ruolo importante nella medicina e nella cura della bellezza. Più di 200 sostanze curative scientificamente documentate sono racchiuse nell’aloe vera, dalla vitamina A allo zinco. Le robuste foglie verdi preservano il suo gel una preziosa sostanza nutritiva da assumere per via orale e per uso topico. Fortunatamente i fans dell’aloe vera non devono andare a vivere in un paese mediterraneo per trarre vantaggio dalla pianta, non devono neppure procurarsi delle foglie fresche; infatti è possibile comprare dei buoni prodotti di aloe vera.

A livello nutrizionale il succo di aloe apporta numerosi amminoacidi. L’utilizzo del succo di aloe regola le funzioni intestinali e determina il generale benessere fisico. Il succo di aloe vera è apprezzato anche per i suoi effetti antiossidanti, disinfettanti e cicatrizzanti. Sono ancora in corso studi scientifici sulla possibile azione antitumorale in quanto aumenta la risposta immunitaria globale.

Moltissimi studi in letteratura hanno mostrato che l’aloe è efficace nel trattamento di diverse condizioni (1). TRA I BENEFICI DELL’ALOE VERA POSSIAMO RICORDARE:

INTEGRATORE ALIMENTARE. l’Aloe contiene moltissime delle sostanze nutritive essenziali per un corretto mantenimento del corpo.

DEPURANTE. L’Aloe vera è in grado di disintossicare l’organismo dalle tossine. Non solo, i suoi saccaridi aderiscono alle pareti dell’intestino formando una barriera protettiva che impedisce l’assorbimento di sostanze dannose.

BENEFICI PER IL SISTEMA DIGESTIVO. L’Aloe è un’alleata del sistema digestivo: stimola la flora batterica e l’eliminazione degli scarti, migliorando al contempo l’assorbimento delle sostanze nutritive. Per questo motivo riduce gli effetti collaterali dei farmaci sull’apparato digerente come acidità di stomaco, crampi e stitichezza. Riduce i sintomi del reflusso gastroesofageo e della gastrite. E’ dotata di proprietà prebiotiche ossia funziona da substrato che viene utilizzato dai microrganismi dell’apparato gastrointestinale conferendo un beneficio per la salute.

STIMOLA IL SISTEMA IMMUNITARIO. La pianta di Aloe contiene acemannano, uno zucchero dalle proprietà antivirali, antinfiammatorie e soprattutto antitumorali: infatti stimola la produzione di macrofagi, globuli bianchi che distruggono le cellule tumorali.

LENITIVO. L’Aloe vera offre un sollievo immediato alle punture di zanzare ed altri insetti, di meduse e di ortica. Il suo potere lenitivo si estende anche alle scottature (sia quelle in cucina sia quelle dovute al troppo sole).

E’ DOTATA DI PROPRIETÀ CARDIOPROTETTIVE grazie alla sua capacità di aumentare l’attività degli enzimi antiossidanti (SOD, CAT, GPx), ridurre la perossidazione lipidica, l’edema, l’infiltrazione delle cellule infiammatorie, ridurre i livelli di colesterolo e trigliceridi e per le sue proprietà antiaggreganti.

CURA DELLA PELLE. L’Aloe ha un’azione dermoprotettiva, idratante ed emolliente. Per questo motivo tale pianta viene abbondantemente utilizzata dall’industria della bellezza in saponi, creme e bagnoschiuma. E’ efficace nella guarigione delle ferite e nel riparare i danni alla pelle causati dai raggi. Questa azione è esercitata principalmente mediante meccanismi antiossidanti e antinfiammatori: aumenta l’espressione di TFG-1, bFGF, VEGF nei fibroblasti, riduce l’infiltrazione di cellule infiammatorie, migliora il deposito del collagene, riduce l’espressione di IL-8, IL-12 e TNF, riduce i danni al DNA, la perossidazione lipidica e riduce la produzione di specie reattive dell’ossigeno aumentando la quantità di glutatione e l’attività della superossido dismutasi.

E’ di aiuto in presenza di diabete grazie alla sua capacità di ridurre i livello ematici di glucosio e migliorare la funzionalità dell’insulina e delle isole pancreatiche.

CURA DEI CAPELLI. L’Aloe è un eccezionale balsamo in quanto rende i capelli lucidi, e protegge il cuoio capelluto. Inoltre può essere usata contro la forfora e la calvizie.

CURA DEI DENTI. L’Aloe vera è un efficace battericida. Per questo può essere utilizzata all’interno di una corretta igiene dentale: pulisce i canali e contrasta la placca. Inoltre la sua azione coagulante è efficace anche sull’afte, e sulle ferite interne al cavo orale. E’ efficace anche nel trattamento di gengiviti e parodontiti.

ALOE E ONCOLOGIA

Il principio attivo maggiormente studiato per le sue proprietà antitumorali è l’emodina. Questo composto mostra una serie di effetti antitumorali in una varietà di linee cellulari in vitro (2, 3):

  • induce apoptosi delle cellule tumorali mediante l’attivazione di vie intrinseche (citocromo c / caspasi 9) e mediante vie estrinseche (TNF-alfa e FASL);
  • induce il blocco del ciclo cellulare mediante la down-regolazione delle cicline e chinasi ciclina-dipendenti;
  • modula la segnalazione del sistema immunitario;
  • impedisce la crescita delle cellule tumorali e la formazione di metastasi mediante l’alterazione della migrazione, adesione e l’invasione delle cellule tumorali;
  • blocca il processo di angiogenesi sopprimendo l’espressione del fattore VEGF e STAT3;
  • induce una serie di alterazione che portano all’innalzamento dei livelli di ROS nelle cellule cancerose e di conseguenza danni al DNA e apoptosi delle cellule tumorali;
  • riduce l’attività della telomerasi, enzima che nelle cellule tumorali promuove la replicazione, la proliferazione e la formazione di metastasi.

Diversi studi hanno mostrato che l’aloe è efficace anche nel contrastare gli effetti collaterali delle terapie antineoplastiche, in particolare la mucosite e la stomatite. Ha anche migliorato i sintomi della proctide acuta nei pazienti sottoposti a radioterapia della pelvi.

Inoltre, una serie di studi hanno rivelato che la chemioterapia è molto meglio tollerata nei pazienti che contemporaneamente assumono l’aloe.

Secondo alcuni autori, l’aloe potenzia l’attività di alcuni chemioterapici: tamoxifene, cisplatino, doxorubicina, ciclofosfamide e 5-fluorouracile. L’aloe agisce sinergicamente con questi farmaci per inibire la proliferazione delle cellule tumorali.

Anche in associazione con la radioterapia, l’aloe ha aumentato la radiosensibilità delle cellule tumorali (1, 3)

Riferimenti bibliografici

  1. Molecules. 2020 Mar 13. Pharmacological Update Properties of Aloe Vera and its Major Active Constituents. Sánchez M, González-Burgos E, Iglesias I, Gómez-Serranillos MP.
  2. J Clin Transl Res. 2017 Sep 7. Anti-cancer effects of aloe-emodin: a systematic review. Sanders B, Ray AM, Goldberg S, Clark T, McDaniel HR, Atlas SE, Farooqi A, Konefal J, Lages LC, Lopez J, Rasul A, Tiozzo E, Woolger JM, Lewis JE.
  3. East Afr Health Res J. 2021. Aloe and its Effects on Cancer: A Narrative Literature Review. Manirakiza A, Irakoze L, Manirakiza S.

Fonte: https://www.artoi.it/aloe/

ALOE: una tradizione antica che si rinnova.

Dopo anni di ricerca, Hifas da Terra presenta la linea 2.0, una nuova generazione di adiuvanti naturali con maggiore effetto sul microbiota e sulla mucosa intestinale, che aiutano a mitigare gli effetti collaterali associati ai trattamenti, migliorando la vita quotidiana dei pazienti.

Hifas da Terra è una società di biotecnologie galiziana con sede a Pontevedra (Bora). Fondata nel 1999, nasce con l’impegno di migliorare la qualità di vita e la nutrizione della popolazione utilizzando una fonte naturale inesplorata: i funghi.

A tal fine, e con una vasta conoscenza in micologia, sviluppiamo soluzioni innovative su misura per queste esigenze e bisogni insoddisfatti, scommettendo sull’innovazione, la sostenibilità e l’impegno ambientale. In Hifas da Terra possediamo una delle più grandi coltivazioni private di funghi su ceppo d’Europa, sviluppando tecniche di coltivazione ottimali e realizzando produzioni omogenee con alte concentrazioni di principi attivi da cui otteniamo estratti standardizzati biologici puri che commercializziamo nelle nostre formule.

Con il marchio Micosalud offriamo una gamma completa di nutraceutici ad alta concentrazione di principi attivi. Sviluppiamo formule uniche adattando le concentrazioni e le dosi giornalieri minime raccomandate per ottenere effetti sull’organismo. I nostri prodotti sono venduti in paesi europei come Francia, Italia, Regno Unito, Svizzera e Germania. In collaborazione con la nostra rete strategica di partner, speriamo che Hifas da Terra diventerà nei prossimi anni un’azienda presente nei cinque continenti.

La Micologia è la scienza dedicata allo studio dei funghi. È un regno completo e relativamente inesplorato che sta mostrando un grande potenziale come fonte di molecole bioattive. Oggi si stima che in natura ci siano 10.000.000 di specie di funghi, delle quali solo 100.000 sono state formalmente descritte e di queste solo poche centinaia di proprietà sono sommariamente conosciute.

Dall’inizio del tempo, i funghi si sono evoluti, adattandosi alle mutevoli condizioni del clima e della pedologia. L’uomo li ha usati come alleati nel corso della storia , sia come cibo sia come medicina. Lo dimostra Ötzi, la mummia con più di 5.300 anni trovata nelle Alpi che trasportava con se dei funghi a scopo curativo.

FORMULE SICURE, SCIENTIFICAMENTE AVALLATE

Queste nuove formule si basano sui risultati della ricerca d’avanguardia in Oncologia Clinica dell’Università di Santiago de Compostela e sono oggetto di studi clinici in corso. Si tratta quindi di formule testate in studi clinici in doppio cieco, randomizzati contro placebo.

POWERED BY INNOVATION: MicoImmunoBiotica in Nanoemulsione

Le formule 2.0 si basano sulla micoimmunobiotica, un nuovo concetto di trattamento integrativo coniato dal team di R&S Hifas da Terra, che si traduce nella combinazione di prebiotici e probiotici a base di funghi medicinali in un formato esclusivo, la nanoemulsione (patent pending), che aumenta la biodisponibilità e l’assorbimento dei funghi medicinali fino al 70%.

EFFICACIA DIMOSTRATA

La strategia combinata di prebiotici+probiotici è scientificamente provata per affrontare gli organismi secondari e migliorare il microbiota intestinale, uno dei principali biomarcatori dello stato di salute.  Nel frattempo, gli estratti in nanoemulsione hanno dimostrato una maggiore biodisponibilità, ovvero una maggiore e migliore assimilazione dei principi attivi contenuti nella formula.

DOSAGGIO PIÙ PRECISO, ASSUNZIONE PIÙ SEMPLICE

In questa evoluzione della linea di adiuvanti naturali, abbiamo introdotto anche una siringa dosatrice per adattare la dose giornaliera al peso (negli adulti e nei bambini) e facilitare l’assunzione del prodotto. Vedere le istruzioni per l’uso. Una migliore formulazione e una maggiore biodisponibilità ci permettono di raggiungere la dose ottimale, perché più non è sempre meglio.

Come per la linea estratti, anche per le nuove formule 2.0 il packaging è in vetro. La scelta di questo materiale e l’uso di siringhe dosatrici al posto delle fiale non solo è più sostenibile, ma migliora anche la conservazione dei principi attivi.

Questa nuova gamma di prodotti Mycotherapy è il risultato di molti anni di intenso lavoro e di ricerca, che ha incluso la consultazione con le autorità più importanti nella cura del cancro: medici, terapisti e gli stessi pazienti.

Grazie a questa ricerca attiva e la nostra collaborazione con un team multidisciplinare di scienziati, abbiamo prodotto una serie di nutraceutici che possiamo essere veramente orgogliosi, che contiene la più alta concentrazione di estratti di funghi bioattivi attualmente disponibili sul mercato.

Hifas da Terra coniuga l’antica conoscenza e il rispetto per l’agricoltura biologica per l’applicazione delle biotecnologie, le migliori e più moderne tecniche di estrazione, concentrazione di principi attivi e composti analitici e processi. Mico-Onco Care è il risultato di anni di intenso lavoro di ricerca scientifica in collaborazione con le istituzioni e le organizzazioni di prestigio nazionale ed internazionale.

Mico-Onco cura è efficace e sicuro. Miglioriamo la galenica evitando un gran numero di protocolli specifici in capsule ottenendo un eccellente assorbimento. La decisione è semplificata, è facile da digerire e ha un sapore gradevole.

La Mico-OncoTerapia è una nuova linea di integratori micoterapici, studiati per soddisfare specifici bisogni dei pazienti. I prodotti Mico Onco Care si basano su alcune delle nostre specie di funghi più studiate. Queste includono Reishi (Ganoderma lucidum), Sun Mushroom (Agaricus blazei), Maitake (Grifola frondosa), Lion Mane (Hericium erinaceus), Shiitake (Lentinula edodes) Cordyceps sinensis, Polyporus umbellatus, Pleurotus ostreatus and Pleurotus eryngii. Questi funghi contengono una varietà dicomponenti bioattivi benefici per la salute del paziente, inclusi beta-glucani, alfa-glucani, triterpeni, oligosaccaridi, proteine, antiossidanti, aminoacidi essenziali, elementi in traccia, vitamine e minerali.

I componenti attivi in questi funghi possono aiutare a:

  • Bilanciare e sostenere la funzione immunitaria
  • Supportare lo stato nutrizionale
  • Sostenere una migliore qualità di vita

I risultati possono includere:

  • Migliorata tolleranza ai trattamenti e/o ridotti effetti collaterali
  • Migliorata difesa immunitaria(NK,IL,linfociti BeT).
  • Migliorata prestazione fisica e motilità, grazie alla riduzione dei periodi di convalescenza
  • Promozione di uno stato emotivo positivo: riduzione di depressione, stanchezza, ansia.
  • Sostegno al normale funzionamento dei diversi organi e sistemi del corpo umano.

La linea Onco-Care rappresenta una nuova frontiera del supporto oncologico. Questa innovativa formulazione infatti offre una terapia d’attacco permettendo di raggiungere la grammatura raccomandata dalla letteratura scientifica: con una singola assunzione ogni 12 o 24 ore consente di eguagliare un dosaggio di trenta/quaranta capsule al giorno. Inoltre, la formulazione liquida, trattandosi di una sospensione, permette una più facile assunzione.

 

La linea 2.0 è la soluzione naturale per ringiovanire il microbiota intestinale e sostenere la qualità della vita nelle terapie integrative. Sicura e compatibile con altri protocolli. Le formule 2.0 sono testate in studi clinici randomizzati in doppio cieco contro placebo. Come per la linea estratti, anche per le nuove formule 2.0 il packaging è in vetro. La scelta di questo materiale e l’uso di siringhe dosatrici al posto delle fiale non solo è più sostenibile, ma migliora anche la conservazione dei principi attivi.

Acido aceteilsalicico

Acido aceteilsalicico naturale contro il cancro?

Secondo le ultime notizie in arrivo dal Regno Unito, pubblicate su una rivista scientifica, piccole dosi giornaliere di acido acetilsalicilico terrebbero lontano il cancro.

Tutto nasce da una pianta ad alto fusto, il Salice, apprezzata fin dall’antichità per il suo contenuto in sostanze curative. Dalla sua corteccia gli antichi ricavarono un rimedio efficace nell’alleviare il dolore, ma anche nella cura di altre condizioni associate a infiammazioni e febbre.

I salicilati hanno attività antinfiammatorie, antipiretiche, analgesiche e antireumatiche, proprietà conosciute già in tempi antichi; ne parlano infatti già Ippocrate nel suo De Materia Medica e Dioscoride (I sec. d.C.). Nel 1757 il reverendo Edward Stone, pastore di un piccolo villaggio dell’Oxfordshire, lo utilizzò come antimalarico, in alternativa alla costosa China. Nel 1824 gli italiani Rigatelli e Fontana, dimostrarono l’azione febbrifuga e riuscirono ad isolare la salicina, ma la svolta si ebbe nel 1897 quando il giovane chimico F. Hoffmann sintetizzò l’acido acetilsalicilico decretando la fortuna dell’azienda farmaceutica tedesca Bayer, diventando il più diffuso e popolare prodotto da banco al mondo.

Meccanismi e attività consolidate

Le attività antidolorifica e antifebbrile dell’Asa sono dovute al blocco della sintesi di sostanze che favoriscono l’infiammazione (le prostaglandine) perché il farmaco interferisce con l’attività degli enzimi destinati a produrle. Tale azione ne fa un rimedio efficace contro malanni di stagione, dolori, febbre e infiammazione. Così come nelle patologie infiammatorie croniche come l’artrite.

In più, è stato visto che possiede un’attività fluidificante sul sangue, sfruttata per ridurre il pericolo di infarto e ictus nelle persone predisposte.

Quando, dietro parere del medico, viene assunto giornalmente a basse dosi (minori di quelle che si usano contro dolore e infiammazione) offre un effetto protettivo contro le malattie cardiovascolari, prevenendo la formazione dei coaguli.

Le proprietà antitumorali

Ma non basta: sembra che 75 mg di acido acetilsalicilico al giorno, assunti regolarmente, siano in grado di contrastare l’insorgenza di tumori. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori inglesi della Oxford University.

Riesaminando la storia clinica di oltre 25.500 persone che avevano assunto quotidianamente Asa come trattamento preventivo nei riguardi di eventi cardiovascolari agli studiosi, guidati da Peter Rothwell, è saltata all’occhio una particolare coincidenza.

Nel gruppo studiato il rischio di morire per tumore era più basso del 20% rispetto a chi non assumeva Asa. E questo effetto “scudo” anti cancro sembra mantenersi per 10 o addirittura 20 anni, anche quando la terapia con acido acetilsalicilico è stata interrotta dopo un tempo variabile compreso tra i quattro e gli otto anni.

In realtà, l’ipotesi che l’Asa avesse anche azione protettiva nei riguardi dei tumori, oltre che delle malattie cardiovascolari, non è nuova. Ma ancora nessuno aveva potuto raccogliere dati come quelli che il gruppo inglese ha pubblicato, nel dicembre del 2010, sulla rivista medica The Lancet.

Si conferma un’attività nella prevenzione dei tumori

I dati pubblicati parlano chiaro: dopo cinque anni dall’inizio dell’assunzione quotidiana di Asa l’incidenza di tutti i tumori si è ridotta del 34%, e del 54% se si prendono in considerazione soltanto i tumori gastrointestinali. Ma anche dopo 20 anni la protezione contro il cancro resta, riducendo del 20% in totale il pericolo di morirne.

Tumori e infiammazione: una relazione pericolosa

Rimane da stabilire come faccia l’Asa a interferire con l’insorgenza di neoplasie. L’ipotesi formulata già da tempo è che la molecola contrasti lo sviluppo dei tumori agendo sui meccanismi infiammatori legati a questi ultimi.

Sono necessarie maggiori ricerche poiché potrebbero esserci in causa anche altri effetti come quelli pro-apoptotici, cioè che favoriscono il “suicidio” delle cellule tumorali in sviluppo.

E, commenta la società italiana di Oncologia medica (Aiom), bisogna essere ancora un po’ cauti poiché gli elementi per raccomandare in modo allargato l’uso di Asa (75 mg al giorno per almeno cinque anni) per proteggersi dai tumori non sono ancora sufficienti.

Fonte: https://www.saperesalute.it/tumori-lacido-acetilsalicilico-li-toglie-di-torno

Salice Bianco come Aspirina Naturale

La corteccia del salice bianco – per essere efficace – deve provenire da un albero vecchio di almeno 2-3 anni. La salicina, i flavonoidi e i tannini presenti nella corteccia contribuiscono a rendere il salice bianco una vera e propria aspirina naturale che agisce da antinfiammatorioantifebbrile e analgesico.

Questa pianta, in particolare si è dimostrata efficace per la cura di stati dolorosi e infiammatori come dolori reumatici, artrite e tendinite, ma anche per la cura di ferite e bruciature.

Ecco alcuni dei casi in cui il salice bianco si rivela utile:

Febbre

L’acido salicilico agisce da antifebbrile e antipiretico: è capace, cioè, di far abbassare la temperatura corporea. In caso di febbre, dunque, gli effetti curativi del salice bianco possono essere sfruttati bevendone un infuso, che va preparato con due cucchiaini di corteccia in 200 ml di acqua bollente lasciati in infusione per almeno 10 minuti.

La bevanda può essere assunta 2-3 volte al giorno, al massimo per tre giorni. In alternativa si può assumere il salice bianco anche sotto forma di capsule, prendendone due al giorno in caso di influenza. Se la febbre supera i 39°, si consiglia di consultare il medico.

Mal di testa

Le proprietà analgesiche del salice bianco sono utili per lenire i dolori provocati dal mal di testa. Anche in questo caso l’infuso di corteccia di salice bianco potrebbe essere utile. Altrimenti, sono presenti in commercio anche polveri di corteccia o estratti sia secchi che liquidi.

L’importante è non superare i 240 mg di salicina al giorno (e i 120 mg per dose singola) se non si vuole incorrere in effetti collaterali.

Dolori mestruali

Le componenti presenti nella corteccia di salice bianco riducono le infiammazioni, presenti nella mucosa uterina, che provocano i crampi mestruali. L’infuso di salice bianco è efficace anche per contrastare altri dolori tipici del periodo mestruale come mal di schiena, mal di gambe e mal di testa.

Per preparare un infuso contro i dolori mestruali basta versare due cucchiaini da tè di corteccia di salice bianco in due bicchieri di acqua ben calda. Far riposare per qualche minuto, filtrare e dolcificare eventualmente con del miele. B

ere questo infuso qualche giorno prima dell’arrivo del ciclo e durante la fase di dolore più acuta.

Mal di denti

La corteccia di salice bianco è utile anche per contrastare il mal di denti grazie alle sue proprietà analgesiche e antinfiammatorie. In questo caso basta masticare un po’ di corteccia dove si avverte maggior dolore o in alternativa bere un infuso di corteccia.

Con l’infuso di salice bianco si possono anche fare dei gargarismi per lenire il fastidio del mal di denti o strofinare un po’ di polvere sulla parte dolorante.

Mal di schiena

Anche i dolori alla schiena possono essere alleviati dall’azione analgesica del salice bianco. Questa aspirina naturale difatti, assunta sotto forma di estratto o di compresse aiuta a disinfiammare la zona colpita dal dolore.

Lo stesso effetto si ottiene anche per altri tipi di dolori muscolari e articolari come quelli che colpiscono le ginocchia e il tunnel carpale.

Effetti Collaterali del Salice Bianco

Il salice bianco è controindicato per chi è allergico ai salicilati (e quindi all’aspirina), per chi è affetto da ulcera cronica e da asma bronchiale. È sconsigliato l’uso in caso di allattamento o gravidanza; inoltre, gli estratti di salice bianco non sono indicati per bambini e ragazzi sotto i 18 anni.

Tra gli effetti collaterali noti vi sono orticarie e in generale reazioni allergiche alla pelle, nausea, acidità di stomaco e diarrea. In ogni caso, è importante consultare un medico se si intende assumere il salice bianco, soprattutto se nel frattempo si stanno assumendo altri farmaci.

Dove comprare il Salice Bianco

Il salice bianco si acquista in erboristeria e può essere reperito in diverse forme. Si può acquistare sotto forma di cortecciacapsulecompresse, polvere, tè o tintura.

La polidatina (trans-resveratrol-3-O-glucoside) è un composto naturale appartenente alla classe degli stilbeni, della famiglia dei polifenoli. E’ possibile estrarla dalle radici della pianta di Poligonum Cuspidatum, originaria dell’Asia ma attualmente molto diffusa anche in America ed Europa.

La polidatina è considerata la molecola “gemella” del resveratrolo: i due stilbeni, infatti, differiscono solamente per una molecola di glucosio presente nella polidatina, differenza che la rende maggiormente solubile, più resistente agli attacchi enzimatici e migliore dal punto di vista dell’assorbimento intestinale e della biodisponibilità. Grazie alla sua elevata solubilità in acqua, la polidatina può anche essere somministrata per via parenterale, prestandosi ad una migliore utilizzazione farmacologica.

Utilizzi della polidatina

Resveratrolo e polidatina sono caratterizzati circa dagli stessi effetti biologici, solo che quest’ultima risulta essere decisamente più potente, grazie alla differenza strutturale che la rende molto più assimilabile. Le applicazioni cliniche del resveratrolo, a causa del suo scarso assorbimento e rapido metabolismo, sono limitate.

La polidatina viene utilizzata soprattutto in ambito medico come potente antiossidante e antinfiammatorio nella prevenzione e trattamento delle patologie croniche correlate a infiammazione e stress ossidativo:

  • Diabete mellito
  • Obesità
  • Malattie cardiovascolari
  • Malattie neurodegenerative
  • Cancro

Diversi studi hanno confermato che la polidatina è in grado di ridurre la la propagazione (effetto scavenger–spazzino) di specie reattive dell’ossigeno, la produzione di ossido nitrico e di citochine pro-infiammatorie mediante l’inibizione dell’inflammosoma NLRP e la via di segnalazione del recettore NF-kB, entrambi fattori coinvolti nei processi infiammatori (1,2,3).

Polidatina e oncologia

Le attività antitumorali della polidatina sono mediate attraverso la modulazione di diverse molecole segnale che regolano la progressione del ciclo cellulare, l’infiammazione, la proliferazione e l’angiogenesi delle cellule tumorali.

Gli studi in letteratura circa di gli effetti della polidatina sono diversi e riguardano diverse forme tumorali:

  • In uno studio in vitro del 2018 la polidatina è stata in grado di ridurre la proliferazione e migrazione delle cellule di tumore polmonare non a piccole cellule mediante l’inattivazione dell’inflammosoma NLRP e bloccando la via NF-kB (4).
  • In uno studio del 2019 è stato osservato che la polidatina, in vitro, è in grado di sopprimere la migrazione e l’invasività delle cellule di epatocarcinoma e aumentare i processi di apoptosi delle cellule tumorali. Il meccanismo molecolare coinvolto è il blocco della via di segnalazione AKT/STAT3-FOXO1 (5).
  • Uno studio del 2019 su un modello animale di topi con tumore al seno, ha mostrato che la polidatina ha un effetto anti-proliferativo, anti-angiogenetico e pro-apoptotico. Il meccanismo d’azione è l’inibizione della via di segnalazione PI3K/AKT (6).
  • Uno studio in vitro del 2017 ha mostrato che la polidatina è in grado di indurre apoptosi e bloccare la proliferazione delle cellule di carcinoma della cervice uterina mediante l’inibizione della via di segnalazione PI3K / AKT / mTOR (7).
  • In uno studio in vitro del 2019 è stato osservato che la polidatina inibisce la proliferazione cellulare e promuove l’apoptosi nelle cellule di osteosarcoma. Il meccanismo molecolare alla base di tali effetti è il blocco del pathway TUG1 / Akt (8).
  • Uno studio del 2016 su una linea cellulare in vitro di leucemia, ha mostrato che la polidatina inibisce in modo significativo la proliferazione delle cellule tumorali e ha aumentato i processi di apoptosi. Il meccanismo molecolare coinvolto è l’inibizione del gene JAK2 che codifica per una proteina coinvolta nella promozione della crescita e divisione cellulare (9).
  • Uno studio del 2013 su linee cellulari in vitro di tumore del colon-retto ha mostrato che il trattamento combinato di polidatina e resveratrolo ha prodotto sulle cellule tumorali degli effetti antiproliferativi e pro-apoptotici. Inoltre le due sostanze sembrano avere un’azione sinergica. Il meccanismo d’azione è l’inibizione del pathway PI3K / AKT (10).
  • Uno studio in vitro del 2017 ha osservato che con l’aumentare della concentrazione di polidatina diminuiva sempre di più la proliferazione delle cellule di mieloma multiplo, aumentava l’apoptosi e l’autofagia. Il meccanismo molecolare individuato è l’inibizione della via di segnalazione mTOR / p70s6k (11).

Se da un lato la polidatina è utile nel contrastare la crescita tumorale, dall’altro lato alcuni studi hanno dimostrato che potrebbe essere utile per migliorare la chemiosensibilità o ridurre gli effetti collaterali delle terapie tradizionali di chemio-radioterapia quando indifferibili:

  • Uno studio in vitro del 2019 ha dimostrato che trattando con polidatina linee cellulari di osteosarcoma, resistenti al trattamento con paclitaxel, è stata soppressa la crescita del tumore ed è stata indotta l’apoptosi migliorando, di conseguenza, l’efficacia del paclitaxel (12).
  • Secondo uno studio del 2019 su un modello murino, la polidatina ha un effetto radiosensibilizzante: la terapia combinata di polidatina e radioterapia ha infatti notevolmente ridotto il volume del tumore (13).
  • Uno studio in vivo su un modello murino del 2018 ha mostrato che la polidatina è in grado di alleviare le lesioni indotte dalle radiazioni (14).

Controindicazioni ed effetti collaterali

Ad oggi la polidatina non ha mostrato tossicità o effetti collaterali.

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7) Zhongguo Zhong Yao Za Zhi. 2017 Jun. Polydatin induces human cervical cancer cell apoptosis via PI3K/AKT/mTOR signaling pathway. Pan JH, Wang HB, Du XF, Liu JY, Zhang DJ.

8) Toxicol Appl Pharmacol. 2019 May 15. Polydatin inhibits proliferation and promotes apoptosis of doxorubicin-resistant osteosarcoma through LncRNA TUG1 mediated suppression of Akt signaling. Hu T, Fei Z, Su H, Xie R, Chen L

9) Mol Med Rep. 2016 Apr. Polydatin-induced cell apoptosis and cell cycle arrest are potentiated by Janus kinase 2 inhibition in leukemia cells. Cao WJ, Wu K, Wang C, Wan DM.

10) J Transl Med. 2013 Oct 20. Polydatin, a natural precursor of resveratrol, induces cell cycle arrest and differentiation of human colorectal Caco-2 cell. De Maria S, Scognamiglio I, Lombardi A, Amodio N, Caraglia M, Cartenì M, Ravagnan G, Stiuso P.

11) Onco Targets Ther. 2017 Feb 16. Polydatinregulates proliferation, apoptosis and autophagy in multiple myeloma cells through mTOR/p70s6k pathway. Yang B, Zhao S.

12) J Cell Biochem. 2019 Oct. Polydatinenhances the chemosensitivity of osteosarcoma cells to paclitaxel. Zhao W, Chen Z, Guan M.

13) Int J Biol Sci. 2019 Jan 1. PolydatinIncreases Radiosensitivity by Inducing Apoptosis of Stem Cells in Colorectal Cancer. Chen Q, Zeng YN, Zhang K, Zhao Y, Wu YY, Li G, Cheng HY, Zhang M, Lai F, Wang JB, Cui FM

14) Biosci Rep. 2018 Nov 13. Protective effect of polydatinon radiation-induced injury of intestinal epithelial and endothelial cells. Li L, Zhang K, Zhang J, Zeng YN, Lai F, Li G, Ma N, Hu MJ, Cui FM, Chen Q.

Fonte: https://www.artoi.it/polidatina/

glutatione

Il glutatione è una sostanza naturalmente prodotta dal fegato presente anche in alcuni cibi (frutta, verdura e carni). Dal punto di vista chimico si tratta di un tripeptide formato dagli aminoacidi cisteina, glicina e glutammato.

Il glutatione è noto principalmente per la sua funzione come antiossidante naturale prodotto dall’organismo stesso. Nelle cellule e negli organi partecipa a diversi processi, dalla produzione e riparazione dei tessuti alla sintesi di proteine e altre molecole, passando per il coinvolgimento nelle difese immunitarie.

Un integratore a base di glutatione può essere utile in caso di:

  • insufficienza epato-biliare lieve o moderata
  • epatopatie su base iatrogena, tossica e virale
  • intossicazione epatica da farmaci
  • abuso di alcol
  • invecchiamento cutaneo
  • prolungata esposizione alla luce solare
  • protezione nei confronti del fumo di sigaretta

L’N-acetilcisteina (NAC) è una molecola che deriva dall’amminoacido naturale cisteina.

Può essere introdotta nel corpo mediante somministrazione orale, endovenosa o per via topica. Una volta introdotta viene deacetilata in cisteina e successivamente trasformata di una serie di metaboliti che si accumulano nel corpo. La via endovenosa è la migliore modalità di somministrazione in quanto determina un’emivita maggiore dell’N-acetilcisteina. La somministrazione per via topica è la peggiore.

La NAC è uno dei più potenti antiossidanti conosciuti. La proprietà antiossidante deriva dalla (1):

  • presenza nella sua struttura chimica di un gruppo tiolico in grado di eliminare direttamente i radicali liberi
  • sua capacità di rigenerare il glutatione, un altro potentissimo antiossidante prodotto dal nostro organismo
  • possibilità, all’interno delle cellule, di essere deacetilata in cisteina. La cisteina, a sua volta, viene metabolizzata in una serie di composti (3-mercapto-piruvato e zolfo ridotto) dalle proprietà antiossidanti.

Oltre alle proprietà antiossidanti, la NAC agisce come antinfiammatorio bloccando l’attivazione di NF-kB, un fattore di trascrizione che induce l’espressione di geni che codificano per citochine proinfiammatorie.

La NAC, inoltre, facilitando la produzione di ossido nitrico, gioca un ruolo importante nella vasodilatazione.

Diversi studi in letteratura hanno mostrato l’efficacia dell’integrazione con NAC in diverse condizioni:

  • è un potente antimucolitico
  • protegge le cellule della retina da un eccessivo danno ossidativo in caso di degenerazione maculare (2)
  • migliora diverse patologie della cute (3)
  • è in grado di contrastare le malattie neurodegenerative e di salute mentale (4)
  • cancro

Il glutatione è un composto organico presente nel nostro corpo ed è costituito da 3 amminoacidi (glutammato, glicina e cisteina). La cisteina è l’amminoacido più importante del glutatione in quanto è quello che possiede il gruppo tiolico -SH, responsabile dell’attività biologica del glutatione.

Il glutatione viene normalmente prodotto dal nostro corpo a partire dai 3 amminoacidi che lo compongono. L’N-acetilcisteina gioca un ruolo importante nella sintesi del glutatione in quanto funziona come donatore di cisteina.

Il glutatione può anche essere introdotto come tale con l’alimentazione. Le fonti più abbondanti sono:

  • arance
  • avocado
  • carote
  • cocomero
  • fragole
  • patate
  • pesche
  • spinaci

Purtroppo durante il processo di riscaldamento e/o cottura degli molti alimenti, il glutatione viene completamente distrutto dalle temperature.

Il glutatione è responsabile di numerose azioni biologiche (5):

  • è il più potente antiossidante delle nostre cellule: funzionando come donatore di elettroni previene l’eccessiva ossidazione da parte dei radicali liberi.
  • è coinvolto nella detossificazione degli xenobiotici ossia sostanze estranee all’organismo come farmaci, tossine, additivi alimentari…
  • previene l’invecchiamento
  • ha una grande capacità disintossicante: grazie alla sua facoltà di chelare (legare) i metalli pesanti quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio li trasporta via eliminandoli dal corpo.
  • è in grado di modulare la risposta immunitaria
  • contrasta l’avvelenamento da paracetamolo
  • intervenire beneficamente negli stress ossidativi del globulo rosso
  • aiuta nostro fegato a disintossicarsi ed a prevenire possibili danni causati dall’eccessivo consumo di alcool
  • migliora i sintomi delle patologie neurodegenerative
  • induce benefici nei pazienti affetti da HIV
  • nei globuli rossi mantiene il ferro legato dell’emoglobina allo stato ridotto evitando la formazione di emoglobina ossidata (metaemoglobina) non più in grado di legare e trasportare ossigeno ai tessuti
NAC, glutatione e oncologia

Modelli sperimentali hanno mostrato che l’N-acetilcisteina è in grado di ridurre la proliferazione cellulare, indurre apoptosi (morte cellulare programmata) nelle cellule tumorali e inibire i processi di differenziamento (6, 7).

I meccanismi d’azione individuati sono: diminuzione delle cicline, attivazione delle caspasi, aumentata espressione del citocromo c, ridotta espressione di bcl-2 e bloccando la segnalazione del gene Notch.

Il ruolo del glutatione nel cancro è controverso. Se da un lato può risultare utile integrare questo potentissimo antiossidante, dall’altro lato potrebbe essere svantaggioso. L’aumento dello stress ossidativo tipico delle cellule tumorali è accompagnato da un aumento dei livelli di glutatione che cerca di compensare questo eccessivo stress ossidativo; il glutatione però conferisce alle cellule tumorali il vantaggio di crescere e resistere a numerosi agenti chemioterapici che hanno come meccanismo d’azione proprio lo stress ossidativo.

Se a scopi preventivi potrebbe essere utile l’integrazione con NAC o glutatione, se ne sconsiglia l’uso durante il trattamento chemioterapico (in particolare con derivati del platino e taxani) in quanto livelli intracellulari elevati di glutatione potrebbero rendere le cellule tumorali resistenti alla chemioterapia (8).

Proprio per questa ragione diverse terapie anticancro prevedono l’abbassamento dei livelli cellulari di glutatione. L’esaurimento del glutatione come singolo target terapeutico non è efficace mentre l’approccio combinato (chemioterapia più inibizione del glutatione) è in grado di migliorare la sensibilità delle cellule tumorali agli agenti chemioterapici.

La deplezione di glutatione potrebbe anche essere utile per innescare nelle cellule tumorali un processo chiamato ferropoptosi ossia una morte cellulare innescata dal fallimento delle difese antiossidanti dipendenti dal glutatione e quindi dall’accumulo di perossidi lipidici (radicali liberi) (9)

Non ci sono studi sull’efficacia dell’integrazione di glutatione nei pazienti oncologici anche non in trattamento.

Biodisponibilità

La bassa biodisponibilità e stabilità del glutatione ne limitano l’applicazione terapeutica. Dopo somministrazione orale, infatti, il glutatione va incontro ad una serie di cambiamenti nel tratto gastrointestinale che ne impediscono l’assimilazione. Questo problema potrebbe essere superato mediante la somministrazione di glutatione in forma proliposomiale oppure sottoforma di granuli sublinguali (in modo tale da bypassare lo stomaco, l’intestino e il fegato). Un’altra possibile modalità per aumentare i livelli di glutatione è non somministrando glutatione ma N-acetilcisteina, il precursore del glutatione. La NAC, a differenza del glutatione, viene assorbita bene a livello intestinale. Nonostante questo, ci sono comunque delle condizioni che limitano la sintesi del glutatione anche in caso di somministrazione di NAC e sono l’età avanzata e la disfunzione epatica (10, 11).

Controindicazioni ed effetti collaterali

L’N-acetilcisteina e il glutatione sono sicuri e con pochi effetti collaterali, sia quando vengono somministrati per via orale, endovenosa e cutanea. Gli effetti collaterali che possono comparire sono nausea, dolore allo stomaco, eruzioni cutanee e prurito.

Bibliografia:

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  3. Indian J Dermatol Venereol Leprol. 2018 Nov-Dec. N-acetylcysteine in dermatology. Adil M, Amin SS, Mohtashim M.
  4. Molecules. 2018 Dec 13. Overview on the Effects of N-Acetylcysteine in Neurodegenerative Diseases.
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  7. Semin Oncol. 2017 Jun. Pilot study demonstrating metabolic and anti-proliferative effects of in vivo anti-oxidant supplementation with N-Acetylcysteine in Breast Cancer. Monti D, Sotgia F, Whitaker-Menezes D, Tuluc M, Birbe R, Berger A, Lazar M, Cotzia P, Draganova-Tacheva R, Lin Z, Domingo-Vidal M, Newberg A, Lisanti MP, Martinez-Outschoorn U.
  8. J Cell Biol. 2018 Jul 2. Glutathione metabolism in cancer progression and treatment resistance. Bansal A, Simon MC.
  9. Cell Prolif. 2020 Mar. Ferroptosis: Final destination for cancer? Ye Z, Liu W, Zhuo Q, Hu Q, Liu M, Sun Q, Zhang Z, Fan G, Xu W, Ji S, Yu X, Qin Y, Xu X.
  10. Drug Deliv. 2019 Dec. Design of novel proliposome formulation for antioxidant peptide, glutathione with enhanced oral bioavailability and stability. Byeon JC, Lee SE, Kim TH, Ahn JB, Kim DH, Choi JS, Park JS.
  11. Redox Biol. 2015 Dec. Effects of N-acetylcysteine, oral glutathione (GSH) and a novel sublingual form of GSH on oxidative stress markers: A comparative crossover study. Schmitt B, Vicenzi M, Garrel C, Denis FM.

Fonte: www.artoi.it/nac-e-glutatione/

 

Per decenni i ricercatori hanno indagato gli effetti degli acidi grassi omega 3 sulla salute del cuore e l’influenza di questi nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

Gli Omega-3 sono parti importanti delle membrane cellulari del corpo e aiutano il funzionamento di cuore, polmoni, sistema immunitario e sistema ormonale.

Esistono tre tipi di acidi grassi omega-3:

– acido docosaesaenoico (DHA)

– acido eicosapentaenoico (EPA)

– acido alfa-linolenico (ALA)

I livelli di DHA sono particolarmente alti negli occhi, nel cervello e nelle cellule spermatiche.

L’EPA può avere alcuni benefici per ridurre l’infiammazione.

Il corpo scompone ALA in EPA e DHA, ma il tasso di conversione è basso.

Per questo motivo, le persone dovrebbero includere tutti e tre gli omega-3 nella loro dieta.

Uno studio pubblicato nel 2017 aveva dimostrato che un’alta dose di acido eicosapentaenoico (EPA) nei pazienti con elevato rischio di incorrere in malattie cardiache abbassava il rischio di tali patologie in maniera significativa – tanto che sia la Food and Drug Administration (FDA) che l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) hanno approvato la prescrizione di integratori a base di EPA per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in pazienti con livelli di trigliceridi alti.

Tuttavia, studi successivi sugli integratori a base di omega 3 che combinano l’EPA con l’acido docosaesaenoico (DHA) hanno dato risultati contrastanti.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital (Boston) hanno condotto uno studio sui dati di 38 integratori di acidi grassi omega 3, alcuni EPA-monoterapici e altri con una preparazione mista contenente EPA e DHA, testandoli su 149.000 partecipanti; non sono stati testati integratori con la presenza del solo DHA.

La ricerca è stata pubblicata su Lancet (Eclinical Medicine) una delle 5 riviste scientifiche più importanti al mondo.

Hanno valutato l’insorgenza delle principali malattie cardiache, sia fatali che non fatali, e della fibrillazione atriale.

In questa revisione sistematica e meta-analisi, è stata notata una moderata certezza di prove a favore degli acidi grassi omega-3 per ridurre la mortalità cardiovascolare e gli esiti finali.

L’entità delle riduzioni relative era robusta negli studi EPA rispetto a quelli di EPA+DHA, suggerendo effetti differenziali di EPA e DHA nella riduzione del rischio cardiovascolare.

Questi risultati hanno anche importanti implicazioni per la pratica clinica e le linee guida terapeutiche.

Questa meta-analisi fornisce rassicurazioni sul ruolo degli acidi grassi omega-3, in particolare dell’EPA, nell’attuale quadro di trattamento della riduzione del rischio cardiovascolare e incoraggia i ricercatori a esplorare ulteriormente gli effetti cardiovascolari dell’EPA in diversi contesti clinici.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(21)00277-7/fulltext

Antiossidanti e sistema immunitario

Il sistema immunitario è particolarmente sensibile allo stress ossidativo. Le cellule immunitarie fanno molto affidamento sulla comunicazione cellula-cellula, in particolare tramite i recettori di membrana, per funzionare in modo efficace.

Le membrane cellulari sono ricche di acidi grassi polinsaturi che, se perossidati, possono portare a una perdita di integrità della membrana, alterazione della fluidità e provocare alterazioni nella segnalazione intracellulare e nella funzione cellulare.

È stato dimostrato che l’esposizione a ROS può condurre a una riduzione dell’espressione dei recettore di membrana. Inoltre, la produzione di ROS da parte delle cellule immunitarie fagocitiche può danneggiare le cellule stesse, se non sufficientemente protette dagli antiossidanti.

Una condizione di stress ossidativo è stata a lungo associata ad una maggiore suscettibilità alle malattie infettive: si ritiene che l’aumento della gravità e la suscettibilità alle malattie infettive sia il risultato di una ridotta risposta immunitaria conseguente a un cattivo bilancio tra ROS e antiossidanti, inducendo una meno efficace capacità di gestione della malattia infettiva.

Immaginando l’equilibrio tra specie radicaliche e antiossidanti come una bilancia a due piatti, con ROS da una parte e antiossidanti dall’altra, si ritiene che “ribaltare” l’equilibrio a favore del “piatto ROS” sia uno dei principali fattori che contribuiscono alla patogenesi di numerosi disturbi degenerativi come il cancro, malattie autoimmuni, cardiovascolari e al processo di invecchiamento in generale.

 

Notevoli miglioramenti della funzione immunitaria sono stati osservati in soggetti anziani a seguito di integrazione con nutrienti antiossidanti, ma esistono prove crescenti che tali effetti possono essere osservati anche in soggetti giovani sani.

L’associazione tra diete ricche di nutrienti antiossidanti e una ridotta incidenza di cancro sono state osservate in numerosi studi epidemiologici ed è stato suggerito che un’attivazione del sistema immunitario da parte degli antiossidanti potrebbe, almeno in parte, giustificare tale evidenza.

Ragion per cui può risultare cruciale mantenere l’equilibrio tra specie radicaliche e ROS tramite l’impiego di antiossidanti, al fine di rallentare, se non prevenire, l’insorgenza di molti disturbi legati all’età.

Un sistema immunitario “vigile” e “ben regolato” è determinante per salvaguardare la salute dell’organismo e prevenire la patogenesi di malattie cronico-degenerative, infezioni virali e batteriche.

ACIDO ASCORBICO (VITAMINA C)

L’acido ascorbico (noto anche come vitamina C) è un micronutriente essenziale per l’uomo, con funzioni pleiotropiche legate alla sua capacità di donare elettroni. È un potente antiossidante e cofattore di una famiglia di enzimi biosintetici e regolatori genici della monossigenasi e della diossigenasi: sono coinvolti nella sintesi di collagene, carnitina, catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e ormoni peptidici (vasopressina), oltre a svolgere un ruolo di rilievo nella trascrizione genica e nella regolazione epigenetica.

La vitamina C contribuisce alla difesa immunitaria supportando varie funzioni cellulari del sistema immunitario innato e adattivo, regolando l’attivazione sia della risposta cellulare che umorale, sostiene la funzione della barriera epiteliale contro i patogeni e promuove l’attività scavenger della pelle, proteggendo quindi potenzialmente dallo stress ossidativo ambientale.

La vitamina C si accumula nelle cellule fagocitiche, come i neutrofili, e può migliorare la chemiotassi, la fagocitosi, la generazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e infine l’uccisione microbica. È anche necessaria per l’apoptosi e l’eliminazione dei neutrofili esauriti dai siti di infezione da parte dei macrofagi, riducendo così la necrosi/NETosi e il potenziale danno tissutale. Il ruolo della vitamina C nei linfociti è meno chiaro, ma è stato dimostrato che migliora la differenziazione e la proliferazione delle cellule B e T, probabilmente grazie ai suoi effetti sulla regolazione genica.

La carenza di vitamina C provoca un’immunità compromessa e una maggiore suscettibilità alle infezioni.

A loro volta le infezioni hanno un impatto significativo sui livelli di vitamina C per l’aumento dell’infiammazione e del fabbisogno metabolico. L’integrazione con vitamina C favorisce la prevenzione e la cura delle infezioni respiratorie e sistemiche. La prevenzione profilattica dell’infezione richiede assunzioni dietetiche di vitamina C che forniscano livelli plasmatici almeno adeguati, se non saturi (cioè, 100-200 mg/die), che ottimizzano i livelli di cellule e tessuti.

PROANTOCIANIDINE (OPC)

Le proantocianidine oligomeriche, anche note come OPC, sono sostanze antiossidanti appartenenti al gruppo dei flavonoidi, ovvero polifenoli metaboliti secondari delle piante. Alcuni flavonoidi sono in grado di inibire la lipoossigenasi altri, come la luteolina e la galangina, sono in grado di inibire la cicloossigenasi. Si ha in questo modo una doppia inibizione sulla cascata dell’acido arachidonico (antinfiammatorio e antiaggregante).

Esplicano importante attività antiossidante di cui sono ipotizzati due meccanismi: chelazione di metalli di transizione (in particolare ferro e rame) e inattivazione dei radicali liberi. In sinergia con la vitamina C, gli OPC funzionano come antiossidanti per l’acido ascorbico, probabilmente perché chelano il rame ed altri metalli, ritardando così la sua conversione a deidroascorbato; agiscono come accettori di radicali liberi, poiché quest’ultimi sono responsabili dell’ossidazione dell’ascorbato; aumentano l’assorbimento intestinale dell’acido ascorbico.

OLEUROPEINA DELL’OLEA EUROPAEA

Le proprietà farmacologiche dell’olio d’oliva, del frutto dell’olivo e delle sue foglie sono state riconosciute come componenti importanti della medicina e una dieta sana grazie al contenuto fenolico. Tra i composti fenolici che si trovano in tutte le parti della pianta di olivo il più importante è indubbiamente l’oleuropeina. Essa, come tutte le fitoalessine, ha diverse proprietà farmacologiche:
antiossidante
– antinfiammatora
– anti-aterogenica
– anti-cancro
– antimicrobici
– antivirali

Inoltre, l’oleuropeina ha dimostrato di essere cardioprotettiva[41] e ha dimostrato di esibire attività anti-ischemiche e ipolipidemizzante[42]. Azione antinfettiva. L’oleuropeina ha dimostrato possedere una forte attività antimicrobica nei confronti di batteri Gram-negativi, Gram-positivi e micoplasma. Strutture fenoliche simili all’oleuropeina sembrano produrre questo effetto antibatterico danneggiando la membrana batterica e/o degradando i peptidoglicani cellulari.

L’attività antinfettiva si esplica anche nei confronti dei virus: gli studi hanno evidenziato potenti attività antivirali contro Epstein-Barr Virus (EBV), virus dell’epatite, rotavirus, rinovirus, parvovirus canino e virus della leucemia felina. Gli studi hanno anche dimostrato che l’oleuropeina mostra una significativa attività antivirale contro il virus respiratorio sinciziale e il virus para-influenza.

Azione antiossidante

L’oleuropeina riduce i livelli intracellulari di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la quantità di proteine ossidate. È importante sottolineare che le colture cellulari trattate con oleuropeina presentano un ritardo nella comparsa della morfologia della senescenza.

Azione Ipoglicemizzante

L’azione antidiabetica dell’oleuropeina è supportata da recenti ricerche sperimentali e da studi clinici: la somministrazione giornaliera di circa 50 mg del polifenolo per 12 settimane a un gruppo di soggetti di mezza età, sovrappeso e, pertanto a rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2, ha ridotto la glicemia e migliorato sia la secrezione che la sensibilità all’insulina. A livello dei tessuti periferici, l’effetto sulla riduzione della resistenza all’attività insulinica appare essere basato su meccanismi comuni a quelli ipotizzati per la metformina.

Azione neuroprotettiva

Gli effetti anti-neurodegenerativi sono stati oggetto di una serie di studi effettuati sia su cellule neuronali in coltura che su animali modello, in situazione cerebrale simile a quella presente nel morbo di Alzheimer, la principale forma di demenza associata all’invecchiamento nell’uomo. Questi effetti, che mostrano una chiara dose-dipendenza, almeno in parte, essere ricondotti alla mobilizzazione del calcio dai depositi intracellulari con la conseguente attivazione di segnali che risultano nell’attivazione dell’autofagia.

Fonti bibliografiche

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Micoterapia

Il termine “Funghi” non identifica una categoria tassonomica. Questo termine dovrebbe indicare, secondo la definizione di Chang e Miles, “un macrofungo con un corpo fruttifero distintivo che può essere sia ipogeo o epigeo, grande abbastanza per essere visto ad occhio nudo ed essere raccolto con le mani”(1).

I funghi costituiscono almeno 14.000 specie conosciute, numero che può arrivare forse fino a 22.000.

Il numero di specie di funghi sulla terra è stimato essere approssimativamente intorno a 140.000, il che suggerisce che solo il 10% sono noti. Supponendo che la percentuale di funghi utili tra i funghi sconosciuti e non esaminate sarà solo il 5%, ciò implica che 7.000 specie ancora sconosciute potrebbero essere benefiche per l’umanità(2).

Anche tra le specie note la percentuale di funghi saggiate è molto bassa.

L’utilizzo dei funghi per il benessere dell’organismo, ha iniziato a prendere sempre più piede anche nel sistema occidentale; molte cose devono essere ancora scoperte, molte ricerche devono ancora essere effettuate, ma ciò che sappiamo sul loro conto e sul benessere che possono apportare alla nostra salute è di certo di buon auspicio.

 

I funghi più studiati in questo campo, ad oggi, sono:

– Agaricus blazei Murrill

– Cordyceps sinensis

– Coriolus versicolor

– Ganoderma lucidum

– Grifola frondosa

– Lentinula edodes

I loro composti bioattivi, soprattutto i polisaccaridi, i beta-glucani e i triterpeni, sono molto studiati e sembrano possedere importanti attività antibatterica e antivirale.

AZIONE ANTIBATTERICA

I funghi necessitano di composti antibatterici e antimicotici per sopravvivere nel loro ambiente naturale; non sorprende quindi che composti antimicrobici, con attività più o meno forte ed efficace, potrebbero essere isolati da diversi funghi che potrebbero essere di beneficio per l’uomo(3). Ad esempio, l’acido ossalico è l’agente responsabile dell’effetto antimicrobico svolto dalla Lentinula edodes contro lo Staphylococcus aureus e altri batteri(4). Gli estratti etanolici di questo fungo possiedono attività antiprotozoaria contro il Paramecium caudatum(5).

AZIONE ANTIVIRALE

Diversi triterpeni estratti da Ganoderma lucidum (cioè Ganoderiol F(6), Ganodermanontriol(7), acido Ganodermico B(8)) sono agenti antivirali attivi contro il virus dell’immunodeficienza umana di tipo 1 (HIV-1). È stato calcolato che la concentrazione minima di Ganoderiol F e Ganodermanontriol, per completa l’inibizione dell’infezione da HIV-1 ad effetto citopatico in cellule MT-4, è di 7,8 microgrammi/ml.
È stata segnalata un’attività anti-HIV del terreno di coltura del micelio di Lentinula edodes (Shiitake) e della lignina idrosolubile di questo fungo(9,10). Il Lentinano solfato, estratto dallo Shiitake, ha completamente impedito l’effetto citopatico HIV-indotto(11). I polisaccaridi legati alle proteine PSK e PSP isolate da Coriolus versicolor (o Trametes versicolor) è stato trovato possedere un effetto antivirale in vitro sul virus dell’HIV e il citomegalovirus(12). Oltre l’efficace immunostimolazione operata da questi composti che caratterizzano il fungo, altri effetti svolti dai complessi polisaccaride-proteina contribuiscono all’attività antivirale, ad esempio all’inibizione del legame della glicoproteina 120 (gp120) dell’HIV-1 al recettore CD4 immobilizzato e all’inibizione dell’attività della trascrittasi inversa del virus(13). Inoltre, la Frazione D (MD-fraction) estratta dalla Grifola frondosa (Maitake) è stata testata in un trial a lungo termine in 35 pazienti affetti da HIV. L’85% di questi, dopo somministrazione della frazione estratta, ha segnalato un maggiore senso di benessere per quanto riguarda i vari sintomi e le malattie secondarie opportunistiche causate dall’HIV. Venti pazienti hanno mostrato un aumento della conta delle cellule CD4+ di 1,4-1,8 volte e otto pazienti una diminuzione di 0,8-0,5 volte(14).
Questo dimostra la possibile azione che i vari funghi possono avere in questo campo. Ovviamente bisogna sempre avere il parere di uno specialista medico e non eseguire mai di proprio conto un possibile piano di cura, questo peggiorerà solamente il decorso della malattia. È importante, inoltre, informarsi sull’origine, la coltivazione e i metodi di produzione dei funghi e dei loro estratti: funghi non biologici e non lavorati con le metodiche opportune possono causare gravi intossicazioni, reazioni allergiche anche gravi e provocare un peggioramento nella patologia.

Sono stati valutati vari funghi ad azione antivirale, in particolare:

– Inonotus obliquus (Chaga)
Contrasta lo stress ossidativo aberrante derivante dall’attività immunitaria conseguente a infezione virale acuta.
– Agaricus blazei Murrill (AbM)
La somministrazione di ABM ha portato alla negativizzazione degli indici di attività virale in pazienti con epatite B cronicizzata.
– Lentinus edodes (Shiitake)
Agisce antagonizzando le replicazione sia di RNA-virus che DNAvirus, in particolare: herpes, encefalite, poliovirus, morbillo, parotite, HIV.
– Grifola frondosa (Maitake)
Ha un effetto antivirale nei confronti del virus dell’epatite B. E’ utile nel trattamento dell’HIV perché protegge i linfociti T dalla distruzione, ritardando il progredire della malattia.
– Ganoderma lucidum (Reishi)
E’ utile per il suo effetto di stimolo immunologico che si esplica soprattutto in soggetti che si ammalano spesso per virosi in relazione ad uno stato di deficit immunologico fisiologico (età) o iatrogeno. L’azione antivirale diretta si esplica nei confronti di RNA-virus: due terpenoidi specifici hanno evidenziato la capacità di interagire con la neuraminidasi e inibire l’attività di rilascio della struttura virale neoformata.

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

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