BERBERINA: principio attivo dalla pianta di Crespino (Berberis vulgaris L.) anti-colesterolo e anti-trigliceridi

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Il componente principale del Crespino è rappresentato dalla berberina, un alcaloide del gruppo della protoberberina: un valido rimedio naturale per contrastare il colesterolo alto e molti altri disturbi.

La berberina è una sostanza naturale, un alcaloide che trova spazio come integratore nella prevenzione e nel trattamento di molteplici disturbi. Isolata a partire da differenti piante medicinali tra le quali l’idraste, il crespino, il phellodendron, il coptide, la maonia e l’albero della curcuma, può avere effetti benefici per il diabete, il colesterolo alto e le infezioni da parassiti. Inoltre, la berberina possiede alcune potenziali proprietà di interesse cosmetologico e antiaging. Tradizionalmente, è stata utilizzata per curare infiammazioni, infezioni, parassiti, ferite, ulcere alla pelle e allo stomaco, indigestioni, emorroidi e diarrea in più parti del mondo. La diffusione del diabete è relativamente recente nella storia dell’umanità, ecco perché nell’antichità non era tra le malattie considerate trattabili con questa sostanza.

La caratteristica più curiosa di Berberis vulgaris è certamente il giallo brillante che tinge le sue radici e la parte interna della corteccia: proprio per questa peculiare colorazione, gli Indiani definiscono “albero della Curcuma” la varietà asiatica di questa pianta. In Italia, invece, Crespino deve il suo nome al latino “acrispinum”, che significa “dalle spine acute”: i rami sono infatti coperti di aculei, coi quali l’arbusto si difende dagli erbivori e grazie ai quali è adatto a delimitare i confini delle proprietà. Le abbondanti punte acuminate, inoltre, circondano le bacche, rosse e acidule, rendendone difficoltosa la raccolta. Proprio per la presenza di spine e per il sapore pungente dei frutti, in alcune zone del Paese la pianta è nota col nome popolare di “spina acida”.
È una pianta molto resistente, che si adatta a tutti i tipi di terreno e di clima: è però più facile trovarlo nelle zone di montagna, dove cresce fino a 2.000 m di altitudine.

CURIOSITÀ E USI TRADIZIONALI

Crespino è apprezzato come detossificante, in particolare nell’Ayurveda e nella Medicina Cinese viene impiegato come rimedio per eliminare le tossine dal corpo.
Entrambe le tradizioni lo utilizzano soprattutto quando gli accumuli di scorie pregiudicano il benessere e la funzionalità del fegato, dal momento che le radici della pianta proteggono e riequilibrano quest’organo. Qualora lo stato di intossicazione si manifesti sulla pelle con pruriti e irritazioni, Crespino è impiegato anche come lenitivo, applicato esternamente in impacchi locali.
Infine, per la cultura indiana e cinese, il sapore amaro delle radici di questo arbusto tonifica la digestione, perché migliora l’attività dello stomaco: secondo le analogie orientali, alle funzioni gastriche è associato il colore giallo, proprio lo stesso del legno di questa pianta.

L’impiego terapeutico della berberina, proviene dalla medicina cinese, come rimedio per la diarrea e la dissenteria. L’effetto antidiarroico della berberina dipende essenzialmente dall’inibizione della secrezione intestinale, dalla modulazione della motilità intestinale e dall’effetto riparativo sulla barriera intestinale, oltre che da un’azione antimicrobica.
Successivamente si è scoperto che la berberina aveva anche un effetto ipolipemizzante ed ipoglicemizzante come confermato nel 2004 da uno studio scientifico pubblicato su Nature.
Tuttavia, l’azione ipolipemizzante della berberina (anti-colesterolo e anti-trigliceridi) è prodotta con un meccanismo totalmente diverso da quello delle statine che, come detto, inibiscono l’enzima HMG-CoA-reduttasi. Infatti, il trattamento con berberina, si associa ad una maggiore espressione in membrana di una proteina recettoriale in grado di internalizzare le LDL, meccanismo che non coinvolge l’enzima HMG-CoA reduttasi. In sostanza, la berberina, è in grado di aumentare l’espressione del recettore per le LDL ma probabilmente potrebbe ridurre la colesterolemia anche inibendo l‘assorbimento di colesterolo e aumentandone la sua escrezione.
In conclusione la berberina potrebbe esercitare un’azione ipolipemizzante nuova e soprattutto non statino-simile. Questo è molto importante in quanto molte patologie endocrine (ipotiroidismosindrome di Cushingdeficit di GH etc.) posso causare ipercolesteromia.

I vari studi sperimentali e l’esperienza clinica attribuiscono alla berberina proprietà:

  • Antisettiche;
  • Ipolipidemizzanti;
  • Antiobesigene;
  • Antinfiammatorie e Antiossidanti;
  • Antipertensive;

Recentemente, la ricerca di base ha dimostrato che la berberina può essere utilizzata per abbassare il livello di glucosio nel sangue, migliorare la resistenza all’insulina, migliorare l’iperlipidemia e prevenire un lieve deterioramento cognitivo (1,2,3,4).

Le ricerche effettuate in ambito molecolare hanno in parte chiarito i meccanismi d’azione di questo principio attivo.

NEL DETTAGLIO, ALLA BERBERINA VENGONO ATTRIBUITE LE CAPACITÀ DI:

  • Interagire direttamente con il DNA, regolando l’espressione di geni coinvolti nei meccanismi di proliferazione e differenziazione cellulare;
  • Regolare il ciclo cellulare, controllando sia i meccanismi proliferativi che quelli apoptotici di morte programmata;
  • Inibire l’espressione e l’attività di alcuni enzimi, come le ciclossigenasi, coinvolti nella sintesi di mediatori dell’infiammazione;
  • Controllare la sintesi di vitamine del gruppo B, in particolare dei folati;
  • Controllare l’attività delle telomerasi, enzimi coinvolti nella regolazione della longevitàcellulare;
  • Inibire l’attività di numerosi enzimi come le NOX, coinvolti nel danno ossidativo indotto dalle specie reattive dell’ossigeno;
  • Aumentare l’espressione dei recettori per le LDL, riducendo così il rischio cardiovascolare;
  • Migliorare il profilo glicemico ottimizzando il flusso energetico cellulare e l’attività ormonale dell’insulina;
  • Inibire l’attività di alcuni enzimi come le MAO, coinvolti nella degradazione di neurotrasmettitori.

DIABETE

La berberina sembra particolarmente efficace nell’abbassare la glicemia in persone diabetiche. In uno studio, la berberina (500mg, 3 volte al giorno per 3 mesi) ha esibito un’efficacia simile alla metformina (un farmaco per il diabete). Ha ridotto i livelli di emoglobina glicata, glicemia a digiuno, glicemia post-prandiale e i livelli di trigliceridi in 36 pazienti con diabete di tipo 2 (5). Nell’altra metà dello studio, 48 pazienti con diabete di tipo 2 trattati con berberina hanno ottenuto risultati simili e hanno anche ridotto i livelli di insulina plasmatica. Anche il colesterolo totale e quello cattivo (LDL) sono diminuiti.

Secondo un’ampia revisione di 14 studi, la berberina sarebbe efficace quanto i farmaci per il diabete orale, tra cui metformina, glipizide e rosiglitazone. Anche secondo un’altra meta-analisi di 46 studi RCT, la berberina riduce la glicemia a digiuno (-10 mg/dl) e 2 ore dopo i pasti (-27 mg/dl), e l’emoglobina glicata (-0,38%), con un’efficacia analoga a quella dei farmaci antidiabetici (7).

Si ritiene che gli effetti ipoglicemizzanti della berberina siano dovuti a numerosi meccanismi. In particolare, la berberina ridurrebbe la produzione di glucosio nel fegato e migliorerebbe la sensibilità all’insulina.

SUPPORTA LA PRODUZIONE DI INSULINA NEL PANCREAS

Uno studio del 2012 ha evidenziato la capacità della berberina di diminuire il glucosio e l’insulina nel sangue degli esseri umani e degli animali, e di rafforzare la sensibilità all’insulina (8). I ricercatori hanno spiegato uno dei meccanismi che stanno dietro a questi benefici: la regolazione e la riparazione delle isole pancreatiche. Le isole sono gruppi di cellule nel pancreas che producono gli ormoni. Uno di questi ormoni è l’insulina, che consente alle cellule di assorbire il glucosio e di usarlo per la produzione di energia. “Questi risultati indicano che la berberina può fornire una regolazione bidirezionale nelle isole pancreatiche. Nel classico diabete di tipo 2 con significativa resistenza all’insulina, la berberina ha abbassato i livelli di insulina nel sangue attraverso l’incremento della sensibilità all’insulina stessa.

Tuttavia, nel diabete di tipo 1 o nell’ultimo stadio del diabete di tipo 2 caratterizzato da una scarsa funzionalità delle cellule β, la berberina è stata in grado di incrementare la secrezione di insulina attraverso la riparazione delle isole danneggiate, cosa che potrebbe essere dovuta alle sue proprietà antiossidanti e di antiperossidante dei lipidi.”

CUORE E COLESTEROLO

La berberina può essere utilizzata come trattamento ipolipemizzante alternativo per i pazienti che non tollerano le statine (9). La berberina, infatti, riduce i livelli di trigliceridi e la pressione sanguigna, nonché il colesterolo totale e LDL (cattivo), contribuendo a ridurre il rischio di malattie cardiache (10).

Ad esempio, in uno studio su 32 pazienti con colesterolo alto, l’integrazione di berberina per 3 mesi ha ridotto notevolmente il colesterolo totale, i trigliceridi e il colesterolo LDL. È stato anche dimostrato che riduce l’apolipoproteina B del 13-15%, che è un fattore di rischio cardiovascolare molto importante .

In un altro studio su 40 soggetti con problemi di colesterolo moderati, sia la berberina da sola che un integratore multi-ingrediente (berberina, policosanoli, estratto di lievito rosso, acido folico e astaxantina), somministrati quotidianamente per 4 settimane, hanno ridotto il colesterolo totale, LDL e i trigliceridi e aumentato il colesterolo buono (HDL).

Secondo una meta-analisi di 41 studi RCT su un totale di 4.838 adulti con iperlipidemia, l’integrazione di berberina si è rivelata efficace nel ridurre il colesterolo totale (-12,1 mg/dl) e i trigliceridi (-17,4 mg/dl). La riduzione del colesterolo LDL (-9,3 mg/dl) è stata giudicata non statisticamente significativa.

Secondo un’ampia metanalisi della ricerca clinica, i supplementi di berberina in combinazione con la terapia convenzionale (amlodipina) riducono la pressione sistolica dopo 2 mesi (10) . La combinazione ridurrebbe la pressione massima di 5 mmHg e la pressione minima di 2 mmHg rispetto al solo trattamento farmacologico.

INVECCHIAMENTO E SALUTE DELLA PELLE

In alcuni studi, la berberina ha dimostrato di esibire potenti effetti antiossidanti e antinfiammatori, senz’altro positivi nel quadro della medicina antiaging. Infatti, il danno cumulativo al DNA causato dalle specie reattive dell’ossigeno (ROS) nei mitocondri è stato a lungo considerato la causa principale dell’invecchiamento.

L’uso di Berberina, soprattutto se associato ad altri principi attivi, potrebbe contrastare il danno ossidativo indotto dai ROS e dai raggi UV, proteggendo le strutture cellulari cutanee dalla degenerazione cellulare e dal tanto temuto photoaging . A tal proposito alcuni studi preliminari suggeriscono l’utilità della Berberina nel regolare la sintesi di melanina, rendendola pertanto un possibile rimedio anche in corso di discromatismi cutanei (11).

RIDUCE L’INTENSITÀ DELL’ACNE

Uno studio iraniano del 2012 su adolescenti con acne da moderata a grave ha abbassato il loro indice Michaelson di gravità dell’acne del 45% in media in quattro settimane, a confronto di un farmaco placebo. Agli adolescenti è stata somministrata una dose orale quotidiana da 600 mg di estratto di crespino.

ELIMINA BATTERI, VIRUS E FUNGHI

Molti studi scientifici rivelano la capacità della berberina di eliminare batteri, virus, funghi e parassiti. Uno studio del 2014 ha evidenziato la capacità della berberina di combattere lo sviluppo della candida, un’infezione fungina che inizia nel sistema digerente e può diffondersi in tutto il corpo (12).

Uno studio del 2011 su dei roditori ha ridotto la mortalità del virus dell’influenza dal 90% al 55%. Nel 2005 dei ricercatori hanno scoperto che la berberina aiutava determinati antibiotici a combattere il batterio mortale dello staphylococcus aureus (MRSA) resistente alla meticillina-resistenti in una relazione sinergica rispetto ai gruppi di controllo (13).

ALTRI BENEFICI

Alcune prove suggeriscono che la berberina può migliorare la salute:

  • nelle donne con PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) e insulino-resistenza;
  • aiutando a combattere la depressione;
  • nei pazienti con “fegato grasso” (steatosi epatica non alcolica);
  • ostacolando le infezioni di microrganismi dannosi, inclusi batteri, virus, funghi e parassiti;
  • esercitando potenti effetti antiossidanti e antinfiammatori.

SILIMARINA

Per ottimizzare l’azione della berberina, si è pensato ad alcune sostanze che siano in grado di bloccare questi trasportatori ABC e di conseguenza di inibire la ri-espulsione della berberina.
Infatti, esistono degli inibitori naturali di questi trasportatori e, tra questi, il più importante è la silimarina, estratto dal cardo mariano. Altre sostanze (ginsenoidi, catechine gallate, naringenina) hanno un meccanismo simile ma la silimarina è il più conosciuto e studiato, oltre ad essere il più sicuro in quanto la sua azione si concentrerebbe quasi esclusivamente a livello intestinale.

ASSOCIAZIONE BERBERINA – SILIMARINA

Diversi studi hanno valutato e confermato l’efficacia dell’associazione berberina-silimarina come trattamento ipolipemizzante sia nel paziente naive, che nel paziente già in terapia con statine.
Nei pazienti non trattati, la somministrazione di berberina – silimarina riduce in modo significativo il colesterolo totale (-25%), il colesterolo LDL (-30%) ed i trigliceridi (-20%).
Una buona efficacia di tale associazione è stata confermata anche nei pazienti intolleranti ad alti dosaggi di statine. In alcuni casi di pazienti completamente intolleranti alle statine la somministrazione di berberina – silimarina è stata addirittura in grado di sostituire totalmente le statine.

DOSI ED EFFETTI COLLATERALI

Molti degli studi citati nell’articolo hanno utilizzato dosaggi nell’intervallo da 900 a 1500 mg al giorno. È comune assumere 500 mg di berberina 3 volte al giorno, prima dei pasti (per un totale di 1500 mg al giorno). Nel complesso, la berberina ha un ottimo profilo di sicurezza. Raramente sono stati osservati lievi effetti collaterali, come disagio addominale (nausea, crampi, diarrea). Il crespino da cui è estratta la berberina è considerato una pianta velenosa. La berberina infatti è un alcaloide (composto chimico presente nelle piante) che in dosi massicce può risultare pericoloso.

CONCLUSIONI

La berberina è una molecola di particolare interesse nel trattamento dell’ipecolesterolemia, nostante la sua bassa biodisponibilità orale. Poiché la sua biodisponibilità è strettamente legata al meccanismo farmaco-estrusore dei trasportatori ABC presente sulle cellule intestinali, il contemporaneo uso di un inibitore come la silimarina consente il miglioramento cinetico della berberina ed il potenziamento della sua azione clinica.
L’uso dell’associazione berberina – silimarina nel paziente ipercolesterolemico non trattato determina una riduzione della dislipidemia del 25-30%. Nel paziente in terapia con statine ma non a target, l’aggiunta dell’associazione consente un’ulteriore riduzione del 12-15%. L’associazione berberina – silimarina, inoltre, consente di migliorare la tollerabilità alle statine consentendo di ridurne la dose anche del 50%, senza perdere efficacia ipolipemizzante. Nei non responders, invece, può essere utile incrementare il dosaggio della berberina. (Dott. Massimiliano Andrioli
Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio)

Fonti: https://magazine.x115.it e https://www.endocrinologiaoggi.it/

BIBLIOGRAFIA:

  1. Effetti della berberina sulla glicemia in pazienti con diabete mellito di tipo 2: una revisione sistematica della letteratura e una meta-analisi (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30393248/)
  2. La berberina inibisce la risposta infiammatoria e migliora la resistenza all’insulina negli epatociti (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21110076/)
  3. Possibile ruolo della glicoproteina P nel meccanismo neuroprotettivo della berberina nella disfunzione cognitiva intracerebroventricolare indotta da streptozotocina (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26446867/)
  4. Analisi integrativa del metaboloma e del microbiota intestinale in ratti iperlipidemici indotti dalla dieta trattati con composti della berberina (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4975912/)
  5. Efficacia della berberina nei pazienti con diabete di tipo 2 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2410097/)
  6. Berberina nel trattamento del diabete mellito di tipo 2: una revisione sistemica e una meta-analisi (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23118793/)
  7. L’effetto della berberina sui profili metabolici nei pazienti diabetici di tipo 2: una revisione sistematica e una meta-analisi di studi randomizzati e controllati (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8696197/)
  8. Yin J, Ye J, Jia W. Effects and mechanisms of berberine in diabetes treatment Acta Pharmaceutica Sinica B. 2012; 2(4): 327-334. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2211383512000871
  9. Il ruolo dei nutraceutici nei pazienti intolleranti alle statine (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29957236/)
  10. Meta-analisi dell’effetto e della sicurezza della berberina nel trattamento del diabete mellito di tipo 2, dell’iperlipemia e dell’ipertensione (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25498346/)
  11. Effetto inibitorio della berberina dal rizoma di Coptidissulla sintesi della melanina del melanoma maligno murino (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29724298/)
  12. Dhamgaye S, Devaux F, Vandeputte P, et al. Molecular Mechanisms of Action of Herbal Antifungal Alkaloid Berberine, in Candida albicans PLoS ONE. 2014; 9(8): e104554-. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0104554
  13. Yu HH, Kim KJ, Cha JD, et al. Antimicrobial activity of berberine alone and in combination with ampicillin or oxacillin against methicillin-resistant Staphylococcus aureus. J Med Food. 2005; 8(4): 454-61. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16379555


 

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