Per infiammazione o flogosi si intende l’insieme delle modificazioni che si verificano in un distretto dell’organismo colpito da un danno di intensità tale da non incidere sulla vitalità di tutte le cellule di quel distretto. Il danno è provocato da: agenti fisici (traumi, calore), agenti chimici (acidi ecc.), agenti tossici e da agenti di natura biologica (batteri, virus ecc.). La risposta al danno è data dalle cellule che sono sopravvissute all’azione di esso. L’infiammazione è una reazione prevalentemente locale.

Definita come la risposta dell’organismo ad uno stimolo lesivo è caratterizzata da due eventi fondamentali: aumento della permeabilità vascolare che precede e prepara la successiva migrazione leucocitaria. Entrambi i fenomeni concorrono alla comparsa dei caratteristici segni clinici dell’infiammazione ancora oggi indicati con i termini rubor (rossore), calor (calore), tumor (gonfiore), dolor (dolore) e functio lesa (compromissione della funzione).

L’infiammazione è un processo reattivo verso agenti patogeni di qualsiasi natura attraverso cui l’organismo si difende, innescando i processi del sistema immunitario . L’ultimo obiettivo del processo infiammatorio è di liberare l’organismo da ogni entità che generi danno cellulare (ad esempio i microorganismi, le tossine, ecc.) o dagli effetti del danno stesso (ad esempio le cellule morte ed i tessuti necrotici). L’infiammazione distrugge, diluisce o contiene l’agente nocivo ed allo stesso tempo innesca una serie di eventi che riparano e ricostituiscono il tessuto danneggiato.

Una funzione critica dell’infiammazione è il reclutamento, nel sito danneggiato, delle cellule del sistema immunitario, i leucociti. Questo fenomeno, chiamato chemiotassi, si verifica tramite l’incremento locale del flusso ematico e attraverso mutamenti strutturali dei microvasi. I leucociti ingeriscono gli agenti tossici, uccidono i microorganismi, degradano il tessuto necrotico e gli antigeni estranei. Liberando enzimi, mediatori chimici e radicali dell’ossigeno o dell’azoto, i leucociti sostengono l’infiammazione e, oltre a ricoprire un ruolo effettore protettivo possono, in alcuni casi, indurre danni nei tessuti circostanti.

Infatti, nel caso in cui, a causa di un alterato meccanismo regolatorio, lo stato infiammatorio si prolunghi, l’infiammazione può diventare nociva e risultare implicata nella patogenesi di numerose malattie.

Più in dettaglio, l’infiammazione può essere definita di tipo acuto o cronico.

L’infiammazione acuta rappresenta la risposta immediata ad un agente dannoso, è di durata relativamente breve (va da minuti ad alcuni giorni) ed è principalmente caratterizzata dalla formazione dell’edema e dalla migrazione dei leucociti, in prevalenza granulociti neutrofili.

L’infiammazione cronica, che è generalmente il risultato di stimoli persistenti, è di durata più lunga ed è caratterizzata, dal punto di vista istologico, dalla presenza di altri tipi di cellule leucocitarie (linfociti e macrofagi), dalla proliferazione dei vasi sanguigni e dalla fibrosi o dalla necrosi del tessuto.

In alcuni casi l’infiammazione cronica può essere preceduta da una fase iniziale di infiammazione acuta, altre volte inizia in maniera asintomatica e con un’intensità ridotta. L’infiammazione cronica può verificarsi in seguito ad infezioni persistenti dovute a microorganismi che riescono a sfuggire al controllo del sistema immune, come ad esempio il Mycobacterium tuberculosis (agente eziologico della tubercolosi) o il Treponema pallidum (che causa la sifilide); in seguito all’esposizione prolungata ad agenti potenzialmente tossici di origine esogena o endogena, oppure a causa di fenomeni di autoimmunità.

Le cellule coinvolte nell’infiammazione cronica vengono reclutate nel sito dell’infiammazione, si attivano e rilasciano innumerevoli fattori solubili che mediano il danno e la fibrosi del tessuto.

Tali molecole svolgono un ruolo chiave nell’inizio e nell’esecuzione della risposta infiammatoria e tra le loro funzioni principali vi è l’induzione della dilatazione dei vasi, la chemiotassi, l’adesione e l’attivazione dei leucociti, la tossicità diretta nei confronti del microrganismo invasore, la proliferazione dei fibroblasti, la deposizione del collagene e l’angiogenesi.

Di grande rilevanza fra questi mediatori sono le citochine, molecole di natura proteica, che agiscono anche a bassissime concentrazioni, interagendo mediante legami ad alta affinità con recettori specifici espressi sulle cellule bersaglio. Le citochine mediano la comunicazione intercellulare intervenendo nell’indirizzo, nella regolazione e nella terminazione dei processi infiammatori.

Col termine citochine (dal greco kutos, cellula e kinesis, movimento) ci si riferisce ad un numeroso gruppo di peptidi che mettono in comunicazione i diversi reparti del sistema immunitario tra loro e con gli altri tessuti e sistemi del nostro organismo. Secondo la definizione di Francis Smith del 1984, le citochine appartengono alla famiglia delle sostanze informazionali, ovvero “tutte le molecole atte a portare messaggi e […] i loro recettori che svolgono il compito di collegare fra loro cervello, corpo e comportamento”, “ossia tutti i leganti che attivano i recettori dando inizio a una cascata di processi e cambiamenti a livello cellulare. ”

Esse costituiscono una trama complessa di relazioni e, dalla loro reciproca regolazione, dipende l’esito finale dei processi biologici che vengono regolati.
Un aspetto importante è legato alle quantità di mediatori solubili che vengono prodotti in risposta ad uno stimolo. Ad esempio, il rilascio extracellulare di bassi livelli di una citochina proinfiammatoria, può aumentare l’espressione di altre citochine e delle molecole di adesione per i leucociti, tutti fattori che amplificano la cascata infiammatoria; al contrario, livelli elevati di essa, possono danneggiare cellule o tessuti.

Per finire, poiché le citochine rappresentano degli strumenti estremamente efficaci nelle risposte immunitarie, che possono rivelarsi anche armi pericolose, esiste in natura un complesso sistema atto a regolarne finemente l’attività. Le citochine ad esempio, possono essere prodotte in una forma immatura che viene attivata tramite il taglio operato da specifici enzimi rilasciati solo in determinate condizioni; possono esistere dei recettori solubili, oppure delle proteine dalla funzione analoga, che legandosi alla citochina bersaglio, ne neutralizzano l’azione impedendo che si leghi ai recettori di membrana; inoltre possono esistere delle molecole con la funzione di antagonisti recettoriali che, legandosi al recettore specifico, impediscono il legame della citochina e l’innesco degli eventi biologici che essa influenza. Queste e molte altre forme di controllo dell’attività di una citochina rappresentano un sistema di sicurezza attraverso il quale l’organismo si tutela dalla possibile azione nociva di queste molecole.

Le interleuchine (IL) sono piccole proteine, appartenenti alla famiglia delle citochine, con numerose funzioni e caratteristiche. Vengono prodotte dai leucociti durante la risposta immunitaria. La loro funzione è quella di controllare le cellule del sistema immunitario e possono concorrere alla modificazione dell’attività di altre cellule dell’organismo, regolandone la funzionalità, la crescita, ecc…

Le IL possono oggi essere considerate fattori di crescita, di differenziazione, di attivazione cellulare. In un soggetto clinicamente sano le cellule del sistema immunitario producono IL quando riconoscono cellule estranee (non-self) all’interno dell’organismo. In questo modo le IL scatenano una reazione a cascata che induce un meccanismo di infiammazione e risposta immunitaria per eliminare le molecole estranee.

Ecco spiegato il meccanismo della febbre: l’IL-1 modifica la termoregolazione dell’organismo e induce un aumento della temperatura globale, agendo sia a livello locale sia a livello sistemico.

Anche l’interleuchina 6 (IL-6) ha diverse funzioni:
– promuove l’infiammazione a seguito della secrezione dell’IL-1, nella cascata infiammatoria iniziale;
– attiva un altro importantissimo mediatore dell’infiammazione, la proteina C reattiva (PCR), prodotta dal fegato;

Un’importante caratteristica delle IL è quella di essere molecole pleiotropiche cioè presenti ovunque nell’organismo, e ridondanti, vale a dire che alcune citochine possono espletare la stessa funzione, come meccanismo di protezione quando l’organismo si trova in carenza di una di queste molecole. Questo è un bene in caso di infezione da microorganismo, ma può essere uno svantaggio quando un soggetto non è clinicamente sano. Ad esempio, durante l’infiammazione di tipo cronico, dovuta ad un eccesso di grasso viscerale, viene prodotta una quantità maggiore di IL-6, da parte anche del tessuto adiposo e non solo dei leucociti. Questo eccesso di IL-6 a lungo andare può favorire il processo aterosclerotico e il diabete mellito di tipo 2.

Processi infiammatori nell’invecchiamento e nelle patologie ad esso associate

L’intero sistema immunitario dell’anziano è soggetto ad un complessivo declino caratterizzato sia da una deregolazione dei processi infiammatori, sia da una ridotta capacità della risposta immunitaria nel discriminare tra molecole estranee e molecole proprie dell’organismo. Nell’anziano infatti, oltre alla diminuita capacità di resistere alle infezioni o ai tumori, si osserva anche una tendenza a produrre più autoanticorpi. Quindi la perdita di funzionalità cellulare, tipica dell’età avanzata, potrebbe essere imputabile, almeno in parte, proprio agli attacchi del sistema immunitario contro i tessuti nativi dell’organismo stesso. Infatti artrite, psoriasi ed alcune altre patologie autoimmunitarie, sono maggiormente presenti in età avanzata.

Altra evidenza che sottolinea la relazione esistente tra immunità e invecchiamento è l’osservazione che l’esposizione durante la vita ad agenti infettivi di varia natura, riduce la longevità mediante meccanismi di accelerata immunosenescenza e di infiammazione cronica .

Per quanto riguarda l’alterazione della regolazione dei processi infiammatori, con l’invecchiamento aumentano i livelli di citochine proinfiammatorie e, indipendentemente dalla presenza di patologie, molti studi hanno documentato concentrazioni di citochine aumentate nel siero di individui anziani rispetto agli individui giovani. Tuttavia, l’aumento delle molecole infiammatorie è ben lontano dai livelli che si osservano durante l’infiammazione acuta, indicando che l’invecchiamento è associato ad una risposta infiammatoria cronica, ma di intensità ridotta.
Inoltre, come già indicato, i radicali liberi, i cui livelli sono innalzati negli anziani, potrebbero contribuire alla perpetuazione di questa forma infiammatoria.

Poiché l’infiammazione cronica è uno dei fattori implicati nell’aterosclerosi, nell’artrite, nell’AD, nei tumori, nella sindromi metaboliche quali il diabete di tipo 2 ed in numerose altre patologie multifattoriali che affliggono gli anziani, questo fenomeno rappresenta un evento importante in grado di contribuire al danno e alla degenerazione caratteristica dell’invecchiamento.

Benché in tutti questi casi la causalità dell’infiammazione non sia chiaramente definita nell’ambito dei meccanismi patogenetici, rimane un dato inconfutabile che molte manifestazioni dell’infiammazione cronica, come ad esempio l’infiltrazione dei macrofagi o gli aumentati livelli circolanti dei mediatori chimici pro-infiammatori, siano comuni, anche se sotto diverse forme, alle patologie appena elencate. Ad esempio, in pazienti con AD è spesso evidenziabile la presenza, a livello delle placche senili o del tessuto che le circonda, di cellule della microglia attivate .

Infine, le citochine proinfiammatorie, che si riscontrano generalmente più espresse nei pazienti con patologie neurodegenerative e cardiocircolatorie, svolgono un ruolo patogenetico anche in altre patologie, come ad esempio l’osteoporosi e l’artrite, la cui incidenza aumenta con l’avanzare dell’età.

Relativamente alle malattie cardiovascolari, in seguito allo studio di un gruppo di 130 individui di età superiore agli 80 anni è stato dimostrato, in associazione ad eventi aterosclerotici, un incremento significativo dei livelli plasmatici di alcune citochine proinfiammatorie in grado di favorire lo sviluppo delle lesioni aterosclerotiche e la vulnerabilità della placca, svolgendo quindi un ruolo cruciale nell’innesco dell’aterosclerosi.

Inoltre, l’incremento dei livelli serici di queste molecole è stato riscontrato anche in pazienti con malattie polmonari ostruttive croniche, dove è stato documentato che anche certe molecole ad attività chemotattica svolgono un ruolo importante nella patogenesi di queste malattie.

In maniera del tutto analoga, diverse molecole infiammatorie, tra cui le citochine stesse, sono ritenute responsabili di malattie reumatoidi croniche a base infiammatoria, quali l’osteoartrite e l’artrite reumatoide.

L’invecchiamento è caratterizzato da uno stato di infiammazione cronica lieve che è legato sia alla genetica che alla storia antigenica di ogni individuo. Questo tipo di processo infiammatorio può condurre, alla lunga, alla compromissione di organi e apparati quindi alla riduzione della longevità, incrementando la sensibilità ad alcuni fattori rischio. Le malattie correlate all’età, come l’AD, il PD, l’aterosclerosi, il diabete di tipo 2, l’osteoporosi, possono iniziare a manifestarsi o essere amplificate dall’infiammazione (fonte: www.fitoprostata.net)

Il sistema immunitario difende l’organismo in collaborazione con il sistema endocrino e quello nervoso.

Il suo obbiettivo è discriminare tra ciò che è sé (self), da ciò che è diverso dal sé (non self), distinguere quindi tutte le proprie cellule, da quelle estranee (antigeni) sia microrganismi o cellule tumorali, diventate non self. Infatti per effetto della degenerazione hanno perso gli elementi distintivi propri delle cellule normali, cioè cellule self.
Opera con sistemi integrati, l’immunità naturale e l’immunità specifica, che collaborano.

L’immunità naturale è costituita da alcuni globuli bianchi, i granulociti neutrofili ed i monociti, che difendono l’organismo da tutto ciò che gli è estraneo, cioè il non-self. Sono le cellule che causano il rigetto nel caso dei trapianti d’organo.
Quando la risposta immunitaria naturale ha bisogno di rinforzi cioè di un’azione più specifica chiama i componenti dell’Immunità specifica.

L’Immunità specifica usa o gli anticorpi o cellule nell’eliminazione di virus, miceti ed alcune specie di batteri e di cellule neoplastiche.

I linfociti B sono le cellule difensive più importanti dell’immunità acquisita, che producono gli anticorpi.

I Linfociti T sono costituiti da una sottopopolazione di linfociti T helper, che sono alla base di tante allergie perchè sono il crocevia della risposta immunitaria.

 

Infatti se sono più attivi i linfociti helper Th1 stimolano altri linfociti T citotossici (CTL) e macrofagi dell’immunità naturale, che non producono anticorpi e allergie.
Se invece sono sbilanciati in senso linfociti helper Th2 allora viene stimolata la produzione di anticorpi.
Questo è lo squilibrio Th1 Th2 che causa tante allergie, mentre se questo rapporto è in equilibrio ci possiamo difendere co cellule o anticorpi e siamo ben protetti.

I linfociti T citotossici CD8 sono più efficaci contro le cellule infettate da virus o le cellule trasormate i senso neoplastico, mentre i linfociti T citotossici CD4, sono in grado di eliminare i batteri, inglobandoli, attraverso il meccanismo della fagocitosi.
Quiesta ultima classe di cellule difensive è importante soprattutto nelle gravi Sindromi da Immunodeficienza (HIV), perchè queste cellule sono colpite.

Autoimmunità
E’ un altro fenomeno in aumento nel quale si verifica un tradimento delle difese, cioè gli anticorpi anzichè aggredire batteri o altro aggrediscono elememnti dell’organismo, ad es. si formano autoanticorpi che aggrediscono la tireoglobulina, che si chiamano autoanticorpi anti-tireoglobulina.
La tireoglobulina è una componente della tiroide necessaria alla produzione degli ormoni tiroidei T3 (triiodotironina) e T4 (tiroxina), che vengono immessi in circolo per raggiungeranno così gli organi bersaglio dove esprimono l’azione ormonale.
Nella Tiroidite di Hashimoto originano gli autoanticorpi anti-tireoglobulina (anti-TG), che riducono gli ormoni T3 e T4, frequente evoluzione verso l’ipotiroidismo.
La Tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune, caratterizzata dalla presenza per l’aggressione immunologica contro il tessuto tiroideo.

Il sistema immunitario riceve continuamente innumerevoli input ai quali risponde in modo sia specifico che aspecifico e sia con reazioni acute che croniche.
Tra le sue reazioni, spiccano però, per frequenza e importanza, le risposte TH1 e TH2 e quella infiammatoria.

RISPOSTA TH1 E TH2
Esistono due tipi di risposta immunitaria linfocitaria: la risposta TH1 e quella TH2.

La risposta TH1 è orientata in senso citotossico nei confronti di virus e batteri. È sostenuta dall’IFN-Gamma (che attiva la produzione di radicali liberi, NO soprattutto, da parte dei macrofagi e inibisce la risposta TH2) e dall’IL-12 (che stimola le cellule NK a produrre IFN-Gamma). È una risposta carente nei Paesi industrializzati ove prevale la risposta TH2.

 

La risposta TH2 è orientata in senso anticorpale ed è tipica delle malattie allergiche. È sostenuta dall’IL-4 (che attiva i linfociti B e la produzione di Ig E), dall’IL-5 (che recluta eosinofili in presenza di parassiti), dall’IL-13 e dall’IL-10 (che è una citochina antinfiammatoria, blocca l’IL-3, l’IL-5, l’IL-12, la produzione di IFN-Gamma e la risposta TH1, ma è proinfiammatoria nei confronti dei processi allergici).

La natura dell’antigene seleziona il tipo di risposta. In ogni caso non tutti i virus inducono una potente risposta TH1. Il virus dell’influenza e del morbillo, ad esempio, sopprimono la risposta TH1 e vaccinando contro il morbillo i bambini di pochi mesi, con sistema immunitario ancora immaturo, è possibile squilibrarli in senso TH2 con conseguente iperattività allergica.

Esistono due tipi di risposta immunitaria linfocitaria: la risposta TH1 e quella TH2.

La risposta TH1 è orientata in senso citotossico nei confronti di virus e batteri.

La risposta TH2 è orientata in senso anticorpale ed è tipica delle malattie allergiche.

Numerose osservazioni, in corso di malattie infettive umane e in modelli sperimentali, hanno consentito di definire, nell’ambito della generale complessità delle risposte immuni, il contributo specifico che l’attivazione preferenziale di ciascuno dei due meccanismi di risposta (rispettivamente Th1 eTh2) sembra offrire nei confronti di un’ampia serie di agenti patogeni.

(fonte: Stefania Cazzavillan, Funghi Madicinali, Nuova Ipsa 2011, pag.121)

FUNGHI E COMPLEMENTO: AZIONE DEI POLISACCARIDI
(fonte: Stefania Cazzavillan, Funghi Madicinali, Nuova Ipsa 2011,)

Molti funghi medicinali contengono terpenoidi con azione anti-infettiva. I terpenoidi aiutano il sistema immunitario e i processi di guarigione in vari modi. In generale, sono efficaci nell’uccisione di batteri e virus. Alcuni terpenoidi proteggono le arterie cardiache e molti di loro hanno azione anti infiammatoria. Ciò significa che prevengono una iperreazione del sistema immunitario.

Il termine terpenoide ha la stessa radice di “turp” in “turpentine”, una resina ottenuta dal pino che è stata utilizzata come antisettico dal tempo degli antichi Greci. I terpenoidi si trovano dappertutto in natura, e molte piante o sostanze che li contengono rilasciano un odore leggermente amaro.

Il ruolo anti-infiammatorio dei terpenoidi è particolarmente utile nel processo di guarigione. Per capire come, basta pensare a cosa succede quando si prende un raffreddore, Il virus del raffreddore determina un rigonfiamento delle mucose, e la comparsa di rossore attorno al naso e alle narici. Il gonfiore e il rossore sono caratteristici del processo infiammatorio legato alla risposta immunitaria da parte dell’organismo. Il sistema immunitario invia i globuli bianchi ad attaccare l’infezione, e maggiore è il numero di globuli bianchi che arriva, maggiore è il gonfiore nell’area dell’infezione.

A volte, tuttavia, il gonfiore è talmente accentuato che si innesca una reazione infiammatoria. Nel caso del raffreddore, il processo infiammatorio porta a costrizione di naso e gola fino a causare difficoltà respiratorie.

Una reazione infiammatoria a livello delle arterie ha conseguenze molto più gravi. In questo caso la parete dell’arteria può rigonfiarsi e impedire il flusso sanguigno. Molti medici ritengono che le malattie cardiovascolari siano inizialmente innescate da un processo infiammatorio a livello delle arterie e questo è il motivo per cui viene prescritta l’aspirina a pazienti con rischio cardiovascolare.

L’aspirina, come i terpenoidi, ha azione antiinfiammatoria. L’infiammazione che accompagna l’infezione è benefica tino a che è sotto controllo. Per controllare l’infiammazione, se necessario, vengono utilizzate sostanze anti-infiammatorie, ma molte di esse bloccano l’azione benefica del sistema immunitario. Il cortisone, ad esempio, previene l’infiammazione, ma permette ai microrganismi di proliferare.

Il lato positivo dei terpenoidi è che sono in grado di modulare la risposta del sistema immunitario alle infezioni riducendo l’infiammazione, senza però impedire al sistema immunitario di svolgere il suo compito nel controllo dell’infezione. I terpenoidi stimolano le difese immunitarie dell’organismo, uccidono i microrganismi, prevengono l’infiammazione e riducono a sintomatologia. Peraltro i terpenoidi sono tra le “medicine” più antiche. Per curare il comune raffreddore, infatti, in passato le popolazioni inalavano la resina fresca dei pini e delle foglie di eucalipto, entrambi rimedi contenenti terpenoidi.

I FUNGHI COME “ADATTOGENI”

Il termine adattogeni fu adottato nel 1940 da un ricerca-tore della vecchia Unione Sovietica chiamato Dr. Nicolai Lazerev. Nei suoi studi sul Ginseng siberiano selvatico egli aveva notato che la pianta aveva la capacità di calmare il sistema nervoso e di ridurre gli effetti dello stress dell’organismo.

Il Dr. Lazarev utilizzò il termine adattogeno per descrivere piante come il ginseng che aiutavano l’organismo ad adattarsi nei periodi di stress. Due colleghi del Dr. Lazarev, I. I. Brekhman e I. V. Dardymov, affinarono la definizione di adattogeno come segue:

deve essere innocuo e causare alterazioni minime nelle funzioni fisiologiche dell’organismo, deve avere un’azione non specifica e una azione di normalizzazione aspecifica indipendentemente dalla direzione dello stato patologico“.

In medicina tradizionale cinese, le piante adattogene sono generalmente chiamate tonici. Una pianta tonica è una pianta che rende l’organismo più resistente e rinforza le naturali difese dell’organismo.
Attualmente gli scienziati stanno scoprendo sempre di più che lo stress coinvolge diverse aree del corpo: il sistema nervoso, il sistema cardiovascolare, la produzione ormonale e molte altre.

Il problema, ritengono molti ricercatori, è che mentre la risposta dell’organismo allo stress era condizionata nella preistoria dallo stress a breve termine, legato al pericolo di vita, oggi dobbiamo affrontare lo stress prolungato caratterizzato da stati di ansia. Quando l’organismo sperimenta lo stress, le ghiandole surrenali secernono ormoni, il sistema simpatico viene attivato, il cuore batte più veloce, la pressione sanguigna sale e aumenta la glicemia.

Alcuni ricercatori ritengono che spesso l’organismo reagisce allo stress in modo eccessivo. Periodi di stress sostenuti possono affaticare il sistema nervoso e cardio vascolare e alterare la produzione ormonale. Lo stress a lungo termine può portare a malattie cardiovascolari, stanchezza e depressione. L’effetto cumulativo di tutto ciò può avere come risultato l’indebolimento del sistema immunitario. Ad esempio, per aiutare a gestire lo stress, le surrenali producono aumentati livelli di cortisolo. L’aumento di cortisolo è normale quando si deve gestire una situazione di pericolo per la vita: le surrenal! secernono alti livelli di cortisolo per ridurre l’infiammazione non necessaria e dolorosa e quindi per guarire le ferite. Tuttavia, livelli elevati di cortisolo per lungo tempo possono causare diabete e affaticamento e indebolire sistema immunitario.

Gli adattogeni permettono alle surrenali di ricaricarsi, di stabilizzare la produzione ormonale e di tenere sotto controllo i livelli ematici di zucchero. Molte piante hanno proprietà adattogene, tra cui varie specie di ginseng, l’astragalo e la radice di liquirizia. Tre funghi: il maitake, lo Shiitake e il Reishi, sono considerati adattogeni.

INFIAMMAZIONE CRONICA
IL KILLER SILENZIOSO DELLA NOSTRA SALUTE (fonte: www.osteopata.it)

Da alcuni anni i ricercatori riconoscono un altro tipo di infiammazione, la cosiddetta Infiammazione Silenziosa. Questo tipo di infiammazione interna ha una natura insidiosa ed è responsabile di molti disturbi cronici. Tali disturbi sono causati principalmente da un inadeguato stile di vita e da inquinanti ambientali, portando ad uno squilibrio ormonale, che causerà l’Infiammazione Killer, infiammazione che agisce a livello sistemico.

L’Infiammazione Cronica è dovuta principalmente al nostro stile di vita Occidentale, ed è giustamente definita dai ricercatori come il “Killer Silenzioso”. Il Killer Silenzioso è associato ad un costante aumento delle sostanze biochimiche pro-infiammatorie nel nostro organismo. Perfino il Time Magazine se ne è interessato, pubblicando un articolo il 23 Febbraio 2004.

L’Infiammazione Killer richiede al sistema di difesa dell’organismo un cronico e continuo intervento di basso livello infiammatorio, che, nel tempo, porta ad un vero e proprio esaurimento del sistema immunitario. Nell’Infiammazione Killer non vi è la corretta progressione biochimica a cascata come avviene nell’infiammazione fisiologica, bensì ci sono reazioni caotiche che si ostacolano vicendevolmente.

Perfino i tessuti stessi perdono la loro capacità di riconoscere le loro stesse cellule da quelle che non lo sono, identificandole come invasori e attaccandoli. Se questo processo perdura nel tempo, può causare grandi danni ad organi, vasi sanguigni e tessuti. Questo non fa altro che innescare in continuazione la risposta immunitaria, predisponendo così, nel tempo, anche il terreno per malattie autoimmuni.

Un fattore importante nella formazione dell’Infiammazione Silente Sistemica nei tessuti è un’alta presenza di Radicali Liberi. Questa condizione di squilibrio è chiamata Stress Ossidativo. La presenza di Stress Ossidativo nei tessuti miofasciali può facilmente generare una risposta infiammatoria, ad es. nei muscoli e nelle articolazioni.
La risposta infiammatoria, a sua volta, farà rilasciare nuovi Radicali Liberi nei tessuti coinvolti, innescando nuovamente il processo infiammatorio, e creando così un circolo vizioso.

Si è riscontrato che una dieta povera di nutrienti, l’inquinamento dell’aria, acqua dal ph acido, pesticidi, erbicidi etc. sono pieni di Radicali Liberi.

Stress Ossidativo e Infiammazione vanno di pari passo. Questa coppia è implicata in vari disturbi: cardiaci (aterosclerosi, ipertensione, scompenso cardiaco), polmonari (asma, malattia ostruttiva cronica polmonare, trauma polmonare acuto), sanguigni, del sonno (insonnia,apnea notturna, etc.).

Quello che è importante capire sul dolore cronico, come quello muscolare ed articolare, è che si sviluppa principalmente da un’infiammazione gestita impropriamente e dallo stress ossidativo nei tessuti, entrambi causati da una dieta errata e da uno stile di vita scorretto.

Probabilmente, il più grande errore che può portare ad una cattiva gestione dell’infiammazione è l’assunzione – anch’essa cronica – di FANS, cioè gli antinfiammatori non steroidei, che, dopo gli psicofarmaci, sono i farmaci più consumati dalle persone.

Nonostante l’Infiammazione Cronica possa causare una moltitudine di disturbi, difficilmente ci si rende conto dei segni di avvertimento, o di quale sia il miglior modo per trattarla.

Di seguito, riportiamo una serie di fattori predisponenti, se avete almeno tre di questi fattori, avete una buona possibilità di essere nello stato d’Infiammazione Cronica:

1. Sovrappeso.
2. Uso di medicinali tipo statine e/o farmaci antipertensivi.
3. Senso di intontimento al risveglio.
4. Desiderio di carboidrati.
5. Senso di affaticamento costante.
6. Unghie fragili.

Ecco le principali conseguenze croniche dell’Infiammazione Killer, a livello dei vari sistemi:

Cervello e Sistema Nervoso Centrale:
morbo di Alzheimer,
Depressione etc.

Sistema Immunitario:
Cancro, Fibromialgia,
Sindrome da Stanchezza Cronica etc.

Organismo in generale:
Diabete,
Sindrome Metabolica,
Dismetabolismo etc.

Pelle:
Rughe,
Cellulite etc.

Apparato genitale:
Impotenza,
Disfunzioni Organiche etc.

Sistema osseo:
Osteoartrite,
Osteopenia,
Osteoporosi etc.

Apparato Cardio-Circolatorio:
Infarto del miocardio,
Aterosclerosi,
Arteriosclerosi etc.

Vari esami, tra cui quello della Lipoproteina A, Omocisteina, Proteina C Reattiva (PCR) etc., possono indicarci lo stato dell’Infiammazione Cronica.
Tra l’altro, alcuni di questi esami sono gli stessi che si utilizzano per diagnosticare malattie croniche come: artrite, malattia cronica delle arterie coronariche, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson e perfino il cancro.

Anche da ciò si è dedotto il legame tra malattie croniche e Infiammazione Silente.

L’Infiammazione Silente è associata con una costante ed elevata quantità di ormoni pro-infiammatori: Cortisolo, Insulina, Eicosanoidi.

CORTISOLO è un importante ormone prodotto dalle ghiandole surrenali. E’ il cortisone endogeno, le cui principali funzioni sono:

• Adeguato metabolismo del glucosio
• Regolazione pressione arteriosa
• Risposta infiammatoria
• Funzione anti-immunitaria
• Rilascio dell’insulina per mantenere i livelli di zucchero nel sangue

Il Cortisolo viene definito come l’ormone dello stress perché viene secreto dall’organismo ad alti dosaggi durante la fase acuta di un evento stressante “attacca o fuggi” e, di conseguenza, è il responsabile di numerosi cambiamenti nel corpo legati allo stress. Piccole dosi di Cortisolo hanno i loro benefici effetti tipo: aumentare l’immunità, alzare la soglia del dolore etc.

Mentre il cortisolo è un’importante ed utile parte della risposta del corpo allo stress, altrettanto importante è che il corpo abbia la capacità di attivare la risposta di rilassamento, in modo tale che le funzioni del corpo possano ritornare ad un regime normale dopo l’evento stressante.

Purtroppo, la nostra civiltà super stressante ed il ritmo frenetico della vita moderna fanno in modo che il nostro organismo sia continuamente sollecitato a rispondere a degli stress, quindi è sempre sotto la fase reattiva, senza poter ritornare alla fase di recupero, portando ad uno stato di stress cronico.

Inoltre, elevati e prolungati livelli di cortisolo nel circolo sanguigno, come quelli associati allo stress cronico, hanno dimostrato avere effetti negati come:

• performance cognitiva alterata
• funzione tiroidea alterata
• squilibrio dei livelli di zucchero nel sangue (iperglicemia)
• diminuita densità ossea (osteopenia, osteoporosi)
• diminuito tessuto muscolare
• ipertensione arteriosa
• abbassamento delle difese immunitarie, alterata risposta infiammatoria, rallentamento della cicatrizzazione delle ferite etc.
• aumentato grasso addominale, sovrappeso e obesità, difficoltà nel dimagrire.

EICOSANOIDI, definiti anche “super ormoni”, sono i primi ormoni che l’organismo produce. Gli Eicosanoidi sono agenti biologici che governano la sintesi di tutti gli altri ormoni nel corpo, controllano il sistema immunitario, il cervello, il cuore.

Gli Eicosanoidi sono controllati dal regime alimentare dei grassi e dell’insulina, ergo possono essere controllati tramite l’alimentazione (omega 3, omega 6), regolando il rapporto tra insulina e glucagone.

Vi sono due tipi di Eicosanoidi: i pro-infiammatori e gli anti-infiammatori, che devono essere tenuti in equilibrio se si vuole vivere in salute ed evitare malattie croniche. Uno squilibrio degli Eicosanoidi, ossia una maggiore produzione di pro-infiammatori, è responsabile dell’Infiammazione Cronica che è la causa di molti disturbi: allergie, asma, artrite, attacco cardiaco, ictus, ipertensione arteriosa, cancro, depressione, infezioni croniche, morbo di Alzheimer etc.

INSULINA è l’ormone che guida i nutrienti nelle cellule. Esso è vitale per la sopravvivenza, in quanto permette alle cellule di immagazzinare i nutrienti o di utilizzarli per ottenere energia. Senza un adeguato livello di insulina, le cellule morirebbero.

In realtà, questo problema è molto raro, è molto più facile incontrare persone con il problema opposto, ossia, che producono troppa insulina, e questo non fa altro che creare sovrappeso od obesità e la quasi impossibilità di perdere peso in eccesso.

Man mano che invecchiamo, le nostre cellule diventano meno reattive all’insulina, e così il pancreas si trova a dover produrre sempre più insulina; l’aumento di insulina, a sua volta, stimola il trasporto e l’utilizzazione del glucosio e degli aminoacidi da parte dei tessuti periferici (in particolar modo il fegato ed i muscoli scheletrici).

Questa è l’insulino-resistenza, cioè una condizione caratterizzata da una diminuzione degli effetti biologici dell’insulina; in altri termini, è una condizione nella quale le quantità fisiologiche di insulina producono una risposta biologica ridotta, specie a livello dell’omeostasi glicemica.

L’iperglicemia persistente stimola il pancreas a secernere quantità maggiori di insulina, determinando così iperinsulinemia, che aumenta a sua volta l’Infiammazione Cronica. Una iperinsulinemia aumenta la produzione di acido arachidonico, la base di tutti gli eicosanoidi pro-infiammatori.

Più massa grassa vi è nel nostro organismo, più insulino-resistenza è presente, e di conseguenza più Infiammazione Killer è in atto con tutta l’ampia gamma di rischi di malattie croniche.

E se questo non fosse abbastanza, le ultime ricerche hanno portato alla luce che l’insulina induce l’infiammazione aumentando la produzione di Interleuchina-6, una citochina pro-infiammatoria, che causa la formazione della Proteina C Reattiva, uno dei marker dell’Infiammazione Killer.

L’ALIMENTAZIONE: il primo alleato per abbassare l’infiammazione killer

Il primo metodo da applicare per far fronte all’Infiammazione Cronica è gestendo la propria l’alimentazione, che tutti possono applicare con del buon senso e costanza. Brevi digiuni a solo acqua di 3 giorni sono un ottimo inizio per ridurre le tossine nell’organismo.

Fermando l’assunzione del cibo, il corpo si concentrerà nel pulire sangue e linfa, ancor meglio sostituendo l’acqua con una ottima tisana depurativa. Un breve digiuno aumenta, inoltre, il potere dei leucociti per distruggere i batteri che causano malattie.

Degli studi hanno dimostrato che livelli alti di glucosio ed insulina danneggiano il mitocondrio cellulare; digiunare, invece, riduce lo stress ossidativo nel mitocondrio. Da sempre il digiuno è stato usato per stimolare l’abilità del fegato di rigenerarsi e ripulirsi dai rifiuti metabolici nel flusso sanguigno.

Il digiuno, inoltre, permette al fegato di ridurre la presenza dei messaggeri biochimici riciclati, tipo l’adrenalina e gli altri ormoni dello stress. Il diminuito apporto calorico sembra avere anche un certo beneficio sul sistema immunitario, facendo riposare l’intestino ed il fegato, entrambi organi chiave delle funzioni immunitarie. E’ risaputo che oltre il 60% del sistema immunitario è nel nostro intestino.

CONSIGLI ALIMENTARI PER RIDURRE L’INFIAMMAZIONE KILLER

– Alimentarsi con cibo fresco e della zona di dove vivete, in modo tale che non abbia viaggiato in convogli su e giù per il paese. Evitare quindi il cibo industriale, con conservanti, coloranti, aromatizzanti etc. Possibilmente, usare più cibo crudo o comunque cucinato in maniera molto veloce e non ad alta temperatura, ad es. a vapore.

– La colazione deve essere fatta con granaglie, noci, frutta fresca, frutti di bosco, yogurt, oatmeal etc.

– Spuntino di frutta, noci, semi oleaginosi e vegetali crudi.

– Evitare la carne e mangiare preferibilmente pesce fresco.

– Evitare i fritti e gli zuccheri.

– Alimentarsi con vegetali di colore verde, arancione, giallo di stagione.

– Bere se possibile acqua di sorgente, tisane depurative, tè verde e succhi di frutta fatti in casa di sola frutta, senza zucchero o latte aggiunto etc.

Per il sostegno dell’organismo in periodi particolarmente difficili può essere utile integrare la dieta con i seguenti prodotti:

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Enanda è un complesso di fitocannabinoidi e fitocannabinoidi mimetici che sostengono naturalmente il funzionamento del Sistema Endocannabinoide (SEC). Il SEC quando compromesso può comportare problematiche comuni che possono però degenerare in disturbi molto seri. Pensiamo in primis ai disturbi del Sistema Nervoso Centrale e alle infiammazioni.

PERCHE’ ASSUMERE IL RIMEDIO?

Perchè i suoi ingredienti sono alleati naturali del Sistema Endocannabinoide e dei suoi processi fisiologici legati a:
• Umore (ansia e squilibri emotivi)
• Attività del metabolismo
• Appetito
• Processi motori
• Processi cognitivi
• Sistema immunitario.

I ricercatori scoprirono per la prima volta il sistema endocannabinoide nel corso di alcuni studi sugli effetti della Cannabis sul corpo umano. Sebbene non siano ancora stati compresi tutti i suoi processi, sappiamo per certo che nel nostro corpo sono presenti milioni di recettori di cannabinoidi che interagiscono con molecole prodotte dal nostro stesso organismo, le cui strutture assomigliano a quelle di altri composti contenuti nella pianta di Cannabis (i diretti responsabili dei suoi effetti sul nostro corpo e mente). Vi siete mai chiesti cos’è che rende così efficace la Cannabis all’interno del nostro organismo? Ebbene, il sistema endocannabinoide!

Fin dalla sua scoperta, il sistema endocannabinoide è diventato l’obiettivo primario della ricerca medica, a causa dei suoi effetti e proprietà terapeutiche potenzialmente benefiche per la salute umana.

Il termine “endo” è l’abbreviazione di endogeno, ovvero originario o prodotto all’interno di un organismo, un tessuto o una cellula. “Cannabinoide” si riferisce invece al gruppo di composti capaci di attivare questo particolare sistema.

Immaginate i recettori del nostro corpo come un insieme di serrature, ciascuna delle quali dotata di uno specifico set di chiavi: molecole chimiche chiamate “agonisti”. Ogni volta che un agonista si lega ad un recettore viene generata una risposta, un messaggio con una specifica istruzione per la cellula. Il Sistema Endocannabinoide (SEC) è costituito da due specifici recettori cellulari primari: CB1 e CB2. Gli agonisti, o chiavi, per questi recettori di cannabinoidi sono prodotti dal nostro corpo (endocannabinoidi), ma sono anche presenti in altre fonti esterne al nostro corpo, come nella Cannabis (fitocannabinoidi).

CANNABINOIDI
I cannabinoidi sono i messaggeri chimici naturali del nostro corpo. Sebbene ve ne siano di diversi tipi, tutti rientrano in due grandi categorie: “Endogeni” ed “Esogeni”.

Endogeni: “Endo” significa che viene originato all’interno del corpo. I cannabinoidi endogeni sono prodotti naturalmente dal nostro organismo ed interagiscono con i recettori dei cannabinoidi per regolare diverse funzioni di base, come umore, appetito, dolore, sonno ed altro ancora.

Esogeni: Questi cannabinoidi provengono da una fonte esterna al nostro corpo. Si trovano comunemente nella Cannabis, come il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Quando vengono assunti, interagiscono con il SEC producendo effetti fisici e psicologici all’interno dell’organismo.

RECETTORI DEI CANNABINOIDI
Il sistema endocannabinoide è il nome che definisce una serie di specifici recettori che rispondono ad un certo tipo di agonisti. Il SEC è composto da due recettori cellulari primari: il Recettore di Cannabinoidi 1 (CB1) e il Recettore di Cannabinoidi 2 (CB2). Le “chiavi” compatibili con queste due “serrature” sono gli endocannabinoidi, o cannabinoidi. I recettori dei cannabinoidi possono accogliere diversi tipi di cannabinoidi. Quando entrano in contatto, l’interazione tra i due produce determinati effetti all’interno del nostro corpo.

CB1
Questi recettori sono distribuiti in tutto il corpo umano, ma sono presenti soprattutto all’interno di cervello e midollo spinale. Si concentrano principalmente nelle aree associate ai comportamenti da loro stessi innescati, come nell’ipotalamo, coinvolto nella regolazione dell’appetito, e nell’amigdala, che svolge un importante ruolo nei processi mnemonici ed emotivi. Possiamo trovare i recettori CB1 anche nelle terminazioni nervose, dove agiscono riducendo la sensazione del dolore.

CB2
Questi recettori sono concentrati nelle cellule del nostro sistema immunitario e del sistema nervoso periferico. Quando vengono attivati, agiscono riducendo le infiammazioni, come risposta immunitaria. È ormai ampiamente riconosciuto il loro ruolo nelle risposte immunitarie del nostro organismo nel contrastare malattie ed altri problemi di salute.

ENDOCANNABINOIDI

I cannabinoidi prodotti naturalmente all’interno del corpo umano vengono chiamati endocannabinoidi. Queste molecole sono prodotte dagli acidi grassi, come gli omega-3. I due più importanti e conosciuti sono:

Anandamide: Il primo endocannabinoide scoperto dagli scienziati. Il suo nome deriva dal termine “ananda”, una parola sanscrita che significa benessere, gioia. Si trova in concentrazioni più elevate intorno alle zone del corpo più distanti dal cervello.
2-AG (2-arachidonoilglicerolo): Presente in concentrazioni più elevate nel cervello.
Anandamide: The first endocannabinoid discovered by scientists. Its name comes from the Sanskrit word “ananda” meaning bliss. It is found at higher concentrations around areas of the body away from the brain.

Questi endocannabinoidi sono chiamati neurotrasmettitori a “rilascio puntuale” perché sintetizzati solo quando il corpo li richiede. Dopo essere stati rilasciati, vengono rapidamente metabolizzati da alcuni enzimi, come il FAAH (Amide Idrolasi degli Acidi Grassi) e il MAGL (Monoacilglicerolo Lipasi).
Esistono molti altri endocannabinoidi, come la noladina, la virodomina e l’n-arachidonoildopamina (ADA), ma il loro preciso ruolo all’interno del nostro corpo non è ancora del tutto chiaro.

Il nostro corpo produce endocannabinoidi con il fine di innescare determinate funzioni e reazioni corporee. Ethan Russo, consulente senior presso la GW Pharmaceuticals, ritiene che “una carenza nei livelli dei cannabinoidi può causare numerosi problemi all’interno del nostro organismo”. Ciò significa che potrebbero sorgere alcune condizioni debilitanti legate ad un mal funzionamento del sistema endocannabinoide, come il dolore cronico o la fibromialgia.

CANNABINOIDI ESOGENI

A differenza degli endocannabinoidi, i cannabinoidi esogeni, come quelli presenti nelle piante di Cannabis, possono entrare nel nostro organismo e rimanere attivi per periodi di tempo molto più lunghi.

Ciò ha un effetto nettamente superiore sull’attivazione del sistema endocannabinoide (SEC), permettendo ai suoi processi di lavorare con molta più efficacia ed impeto di quanto non riescano a fare normalmente.

THC
La ricerca ha dimostrato che il cannabinoide THC si lega ad entrambi i recettori (CB1 e CB2), attivando in ambo i casi il sistema endocannabinoide.

Gli effetti del THC sono comunemente considerati psicologici, ma il composto in sé ha la capacità di provocare effetti che vanno ben oltre il semplice “high” normalmente associato alla marijuana. Può agire positivamente su dolore cronico, nausea, appetito, asma e glaucoma. Inoltre, è stato dimostrato che ha proprietà benefiche contro il cancro ed effetti simbiotici sul corpo quando viene assunto insieme al CBD.

CBD
Il CBD non ha la capacità di legarsi a tutti i recettori, ma agisce inibendo l’enzima FAAH. Ciò previene e rallenta l’abbattimento dell’anandamide, uno degli endocannabinoidi più importanti del nostro corpo. Il risultato è un accumulo di anandamide nel cervello.

Se da una parte il THC provoca effetti psicoattivi a livello cerebrale, dall’altra il CBD agisce a livello corporeo. Tuttavia, la ricerca sui possibili benefici terapeutici di quest’ultimo cannabinoide è solo agli inizi. Oggi sappiamo per certo che aiuta nelle terapie per trattare alcuni problemi di salute gravi, inibendo la crescita di cellule tumorali, riducendo e prevenendo le infiammazioni, la nausea, il diabete, il DPTS, la schizofrenia, l’artrite reumatoide, l’epilessia e le malattie cardiovascolari. Inoltre, ha dimostrato di avere efficaci proprietà antipsicotiche, ansiolitiche ed antidolorifiche contro spasmi muscolari o dolori neuropatici.

FUNZIONI DEL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE

Ma come fa ad avere un raggio d’azione così ampio? Ebbene, il sistema endocannabinoide regola essenzialmente tutte le funzioni ed i processi di base del nostro corpo, il che significa che agisce direttamente su:

  • Umore
  • Sonno
  • Appetito
  • Metabolismo
  • Dolore
  • Memoria
  • Funzioni immunitarie
  • Infiammazioni
  • Funzioni neuroprotettive e di sviluppo
  • Digestione
  • Riproduzione

I recettori dei cannabinoidi sono presenti in tutte le zone del nostro corpo. I recettori CB1 sono presenti in concentrazioni più elevate nel sistema nervoso centrale, mentre i CB2 sono più frequenti all’interno delle cellule immunitarie, nel tratto gastrointestinale e nel sistema nervoso periferico. Ciò dovrebbe darvi un’idea dell’immensa varietà di funzioni che può compiere il sistema endocannabinoide all’interno del nostro organismo.

Alcuni studi hanno dimostrato che le persone affette da Parkinson, artrite e dolore cronico tendono ad avere livelli di endocannabinoidi più alti all’interno del proprio corpo. Analogamente, si trovano alti livelli di recettori di cannabinoidi nelle cellule tumorali. Ciò suggerisce che il sistema endocannabinoide possa avere la funzione di regolare l’omeostasi, ovvero la capacità di un organismo di mantenere stabili gli equilibri interni, regolando i processi fisiologici.

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CANNABINOIDI COME MEDICINA
Il sistema endocannabinoide sta attirando sempre più interesse da parte di scienziati, medici e ricercatori. Si tratta di un complesso sistema che svolge diversi ruoli vitali nel nostro corpo.

Finora, la Cannabis terapeutica rimane la scelta più diretta per apportare cannabinoidi all’interno del sistema endocannabinoide in ambito medico. I cannabinoidi esogeni, come il THC ed il CBD, sono noti per produrre un’ampia varietà di effetti terapeutici, interagendo con il sistema endocannabinoide. È per questo motivo che rientrano tra le medicine più comunemente prescritte in tutto il mondo.

Approfondimenti:


CITOZYM

Quando un danno genetico si affaccia, soprattutto a livello cellulare, si hanno delle trasformazioni che possono cambiare l’insieme delle sequenze ammino­acidiche e questi cambiamenti di solito hanno dei nomi e degli effetti spiacevoli: invecchiamento accelerato, insorgenza di condizioni che riducono le risposte immunitarie e vari altri fenomeni ascrivibili ad alcune classi di alterazioni.

Poiché ogni anomalia è la conseguenza di una caduta di energia in quel particolare settore, occorre intervenire fino a ridosso dei cromosomi mettendo a disposizione tutta una serie di amminoacidi e di precursori enzimatici che danno una spinta alla riattivazione e a quelle distonie biologiche casuali o ereditarie.

Nello stesso modo, quando una proteina di trasporto transmembrana perde la sua capacità di trasporto, occorre mettere a disposizione un patrimonio energetico e proteico che faciliti il riconoscimento dei peptidi prodotti dalla digestione di proteine estranee.

È necessario pertanto, per correggere un’anomalia, potenziare notevolmente le capacità di naturale riparazione o di modifica di una cellula da parte del sistema (lisosomi, macrofagi, istoni, ecc.). Solo così le necrosi, fibre di cellule ecc. potranno essere metabolizzate e recuperate nei suoi amminoacidi.
È lecito anche affermare che, in luogo di farmaci sintetici, occorrerebbe disporre di una combinazione di proteine in grado di interagire nei processi duplicativi delle cellule. Le cellule dovrebbero possedere una gamma di apo e co-enzimi in grado di modulare, partecipando in forma diretta, la sintesi delle proteine promosse sia nella replicazione del DNA sia nelle eventuali fasi di correzione degli errori di trascrizione.

Citozym detossifica, fornisce la giusta rotazione alla catena dei nutrienti e amminoacidi, codifica le proteine per il ripiegamento delle immunoglobuline e media i processi di riconoscimento cellula-cellula.

Citozym grazie alla sua memoria fornisce, inoltre, un patrimonio biochimico necessario alle proteine di controllo delle proteine di adesione non allontanate, per difetti al gruppo e-amminico dei residui di lisina, che non sono in grado di reagire con la proteina ubiquitina.

Citozym, come già detto in precedenza, è stato conformazionato dalla sequenza di enzimi simili a quelli presenti nei cicli metabolici delle cellule naturali (eucariote). Nell’evento catalitico gli enzimi hanno infatti donato al Citozym e a tutti i prodotti della linea Citozeatec l’informazione biologica delle proteine, dette enzimi. Citozym, quindi, è una sostanza energetica (esoergonica) munita di informazione a cascata degli enzimi impiegati nelle conversioni catalitiche.

La qualità del prodotto è determinata sia dai tempi di permanenza a contatto con l’enzima, sia dal numero di popolazione di enzimi immessi nei reattori biologici, differenti in ogni reattore, così da ottenere le giuste memorie ed essere riconosciuto dagli enzimi della cellula a pari dinamismo.

Una facile riprova che Citozym e tuttti i prodotti della sua specie sono ricchi di questa memoria specifica delle cellule si ha spalmando un po’ di prodotto sulle mani; con grande sorpresa si scopre l’aumento del sistema emodinamico (proteine, linfa, sangue ecc.).

Questo permette a Citozym di far collidere immediatamente le eventuali tossine in circolazione, opsonizzare i corpi estranei compresi gli antigeni e trasportarli verso i siti di eliminazione.

Le proprietà peculiari di Citozym sono altresì quelle di stimolare le difese immunitarie, attivando i meccanismi di eliminazione attraverso gli enzimi lisosomi, perossisomi, macrofagi ecc.

Per tale motivo durante l’assunzione del prodotto potrebbe verificarsi un aumento del meteorismo dovuto alla conversione delle tossine in stato gassoso ed acqua. In alcuni casi si può assistere a scariche diarroiche (senza per questo provocare disidratazione dei tessuti) che scompaiono dopo alcuni giorni con l’abbassamento della quantità delle tossine.


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integratore alimentare a base di nutrienti e amminoacidi, ad azione detossificante.
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Citozym Sciroppo è un integratore alimentare biodinamico ad azione energetica, composto da:

– fruttosio 11 g
– acido ascorbico 500 mg
– acido citrico 120 mg
– acido folico 3.3 mg
– acido pantotenico 56 mg
– polisaccaridi 8.59 g
– enzimi vegetali estratti dal fungo Aspergyllus

Il prodotto è utilizzato come coadiuvante per garantire un metabolismo efficiente, il che significa non solo potenziare le difese immunitarie, ma anche contribuire alla prevenzione di patologie gravi o particolari.

A cosa serve citozym
Citozym Sciroppo è un integratore che ha il potere di disintossicare e stimolare le difese immunitarie del nostro organismo, attivando i meccanismi di eliminazione tramite enzimi, lisosomi, macrofagi, perossisomi ed altri elementi. L’assunzione del prodotto può infatti provocare all’inizio della terapia, un aumento di meteorismo, dovuto proprio alla conversione delle tossine allo stato gassoso e in acqua. A volte può anche accadere che un danno genetico a livello cellulare inneschi un cambiamento nell’insieme delle sequenze amminoacidiche, il che si traduce in problemi come l’invecchiamento accelerato o condizioni fisiologiche con risposte immunitarie ridotte. In questi casi Citozym interviene favorendo la regolazione dei metabolismi energetici, il controllo dello stress ossidativo e l’eliminazione di tossine e corpi estranei (inclusi gli antigeni).

Citozym, integratore naturale biodinamico
Lo sciroppo Citozym è essenzialmente composto da prodotti agricoli non transgenici, coltivati su terreni controllati e riconosciuti come biochimicamente sani.

Questo è molto importante soprattutto perché gli enzimi escludono dal loro processo di lavorazione tutte quelle sostanze che sono modificate geneticamente. L’integratore è un perfetto mix di ingredienti che riescono ad interagire nei processi duplicativi delle cellule e a modulare nelle fasi di replicazione del DNA e di correzione degli errori di trascrizione.

Come assumere il Citozym
L’integratore può essere assunto indistintamente da qualunque persona, a qualunque età. Si suggerisce di assumere un cucchiaio al giorno ca. 7 ml (pari a 9 gr.) diluito in acqua. Per dosaggi diversi consultare sempre il proprio medico di fiducia.

Citozym controindicazioni ed effetti collaterali
Non sono stati segnalati particolari effetti collaterali, se non un aumento del meteorismo ed eventuali scariche diarroiche.

L’insorgere di queste ultime potrebbe presentarsi soprattutto nei primi giorni di assunzione del prodotto, ma generalmente tendono a scomparire in poco tempo, in corrispondenza della diminuzione di tossine.

In ogni caso, non è conveniente sospendere l’assunzione di Citozym in questo caso, ma si consiglia piuttosto di ridurne il dosaggio a metà, associare dei fermenti tipo il Saccaromicetes Boulardi, per poi riprendere con la dose indicata non appena passato il problema.

Citozym non è un medicinale, non vanta proprietà terapeutiche, in caso di patologie va sempre richiesto il consiglio del proprio medico.

Citozym è un integratore naturale che è stato studiato all’Università di Tor Vergata di Roma con risultati positivi in molte patologie degenerative.

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360 BALANCE CURCUMA è un integratore alimentare a base di CURINOX® (complesso naturale di Curcuma longa L. rizoma estratto secco e polvere). L’estratto di Curcuma ha azione antiossidante e sostiene la funzionalità articolare.

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CONSIGLI PER L’USO: deglutire con un bicchiere d’acqua da una a due compresse al giorno. Non superare la dose giornaliera consigliata. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni. Gli integratori non vanno intesi quali sostituti di una dieta variata, equilibrata e di un sano stile di vita. Conservare in luogo fresco ed asciutto, al riparo dalla luce e da fonti di calore.

La curcumina, principio attivo dalle straordinarie proprietà, presenta normalmente scarsa biodisponibilità. Per superare questo limite è stato sviluppato uno speciale metodo di estrazione e produzione ottenendo una formulazione esclusiva ad elevata biodisponibilità di principi attivi. Questo approccio innovativo non impiega nè eccipienti di sintesi nè piperina che potrebbero causare danni a stomaco e intestino.

I punti di forza di questo brevetto sono:
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AvvertenzaIn caso di alterazioni della funzione epatica, biliare o di calcolosi delle vie biliari, l’uso del prodotto è sconsigliato. Se si stanno assumendo farmaci è opportuno sentire il parere del medico.”

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CurZen è un integratore a base di curcuma Longvida® e zenzero, due fitoestratti che agiscono in modo sinergico, stimolando e favorendo le funzioni digestive.

Il nostro consiglio d’uso: 
1-2 capsule al giorno, accompagnate da un sorso d’acqua.

AvvertenzaIn caso di alterazioni della funzione epatica, biliare o di calcolosi delle vie biliari, l’uso del prodotto è sconsigliato. Se si stanno assumendo farmaci è opportuno sentire il parere del medico.”

 

IL PROBLEMA DELLA BASSA DISPONIBILITA’ DELLA CURCUMINA
Studi clinici di oltre trent’anni rivelano come la curcumina sia scarsamente biodisponibile perché viene rapidamente trasformata a livello epatico in una forma non assimilabile dall’organismo e poi eliminata a livello intestinale.

L’utilizzo della curcuma “tale e quale” presenta perciò un grande problema: la difficoltà con cui l’organismo è in grado di assimilare il suo principio attivo curcumina. Solo una bassissima percentuale riesce a entrare in circolo e a esercitare i suoi effetti benefici. Al contrario, la combinazione della curcuma con una frazione lipidica aumenta enormemente l’assorbimento della curcumina.

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Curcuma Longvida® è una curcuma “abbracciata” a una porzione lipidica.
Questo speciale legame ottenuto grazie a una tecnologia brevettata rende massimo l’utilizzo della curcumina a livello cellulare. Studi recenti hanno evidenziato che la curcuma Longvida®, rispetto alla sola curcuma, aumenta di 65 volte il suo assorbimento nell’organismo, incrementando sensibilmente la sua azione benefica a livello epatico.

Rispetto ad altre forme di curcuma legate a fosfolipidi, Curcuma Longvida® evidenzia una più alta frazione di curcuma libera nel sangue, più facilmente utilizzabile dall’organismo.

Dati tossicologici evidenziati sia in vitro che da studi clinici, dimostrano che Curcuma Longvida® contiene ingredienti riconosciuti “sicuri”, a conferma del suo elevato profilo qualitativo.

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Molti conoscono questa spezia per il suo sapore piccante e per l’aroma gradevole, caldo e pungente. Il suo nome scientifico è Zingiber officinale e da sempre la medicina orientale gli assegna un ruolo principe fra le sostanze medicamentose.

Le applicazioni fitoterapiche dello zenzero (o ginger) sono davvero molteplici e diversificate. Le più note e documentate riguardano le sue proprietà stimolanti delle funzioni digestive (secrezione salivare e gastrica) e di sostegno in tutte quelle condizioni difficili a carico del sistema gastrointestinale: eruttazione, gonfiore di stomaco, nausea, meteorismo, flatulenza. Lo zenzero infatti favorisce le funzioni digestive, la regolare motilità gastrointestinale e l’eliminazione dei gas. Tutto questo grazie alla sua capacità di stimolare i normali movimenti peristaltici a livello di stomaco ed intestino. Da qui il suo possibile utilizzo anche nei casi di nausea.

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Per un uso adeguato consigliamo l’assunzione di 1 compressa ogni 12 ore per un ciclo di 30 giorni.

AvvertenzaIn caso di alterazioni della funzione epatica, biliare o di calcolosi delle vie biliari, l’uso del prodotto è sconsigliato. Se si stanno assumendo farmaci è opportuno sentire il parere del medico.”

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Prezzo: € 15,00

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Rimedio di sblocco dell’infiammazione cronica a largo spettro, nel caso in cui diversi processi infiammatori o autoimmuni non rispondano ad una terapia strutturata.

Da sapere: Citoyang Curcuma gestisce il Sistema Immunitario, modulando a livello energetico la sua attività. Il suo principio attivo, la curcumina, ha dimostrato di svolgere differenti attività, tra le quali quella di supporto al sistema articolare e antiossidante. La sua proprietà antiossidante è 300 volte superiore a quella della vitamina E.

Come si assume: iniziare con 10 gocce mattina e sera diluite in un bicchiere d’acqua. Aumentare la somministrazione da 3 a 5 volte al dì, in base alle necessità terapeutiche.

AvvertenzaIn caso di alterazioni della funzione epatica, biliare o di calcolosi delle vie biliari, l’uso del prodotto è sconsigliato. Se si stanno assumendo farmaci è opportuno sentire il parere del medico.”

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Boswellia ph.s. / 30 compresse
30 compresse da 500 mg di CASPEROME® (Boswellia fosfolipide)
Integratore alimentare a base di CASPEROME®, estratto fitosomiale di Boswellia ad alta titolazione di acidi boswellici
Prezzo: € 19,00

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Si rende indicato e può essere di aiuto in caso di:

– Artrosi e forme reumatiche: inibisce la 5-lipossigenasi e la COX2 bloccando quindi la produzione di leucotrieni e pro staglandine di tipo 2. Blocca l’enzima elastasi responsabile della distruzione della cartilagine. Evidente effetto sinergico con glucosamina e condroitina.

– Bronchite asmatica: è l’unico composto riconosciuto come regolatore allosterico della 5-lipossigenasi. Ciò comporta uun’inibizione degli agenti responsabili della bronco costrizione e della formazione di edemi. Inibisce anche l’enzima elastasi responsabile della produzione di muco a livello dell’apparato respiratorio.
– Colite ulcerosa e morbo di Crohn: blocca i processi infiammatori portando a completa remissione dei sintomi di tali patologie.
– Infiammazioni intestinali: contribuisce al ripristino dell’epitelio intestinale favorendone il funzionamento ottimale.

INGREDIENTI Casperome® – Boswellia fosfolipide ( Boswellia serrata Roxb. ex Colebr. ) e.s. gommoresina*, fosfolipidi di soia; agenti di carica: cellulosa microcristallina, calcio fosfato bibasico; Agenti antiagglomeranti: biossido di silicio, talco, magnesio stearato. *Supportata su maltodestrine MODO D’USO: Per un uso adeguato consigliamo l’assunzione di 1 compressa ogni 24 ore per un ciclo di 30 giorni.

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EOS BROMELINA 30 compresse da 650mg,
1250 GDU per compressa
Prezzo: € 16,50

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Eos BROMELINA è un integratore a base di Bromelina da gambo e frutto di Ananas comosus. La Bromelina è un insieme di enzimi a prevalente attività proteolitica; l’unità di misura che si utilizza per misurare la sua attività viene espressa in GDU, ovvero “unità di digestione della gelatina”. Può essere utile in caso di: difficoltà digestiva, soprattutto in caso di pranzi particolarmente abbondanti e ricchi di proteine, infiammazione e edema, Cellulite.

USO: come aiuto alla digestione: 1 cpr al dì suddivisa in 1/2 cpr dopo i pasti principali
negli altri casi: 1 cpr lontano dai pasti principali

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erboristeriarcobaleno-benessere-salute-antiossidanti-schio-oleamax-ulivo

Secondo lo studio di Benavente-Garcia et aI. (1999), nelle foglie di olivo, sono presenti principalmente 5 gruppi di composti fenolici:

Oleuropeosidi (oleuropeina e verbascoside),
Flavoni ( luteolin-7-glucoside, apigenin-7-glucoside, diosmetin-7-glucoside, luteolina e diosmetina ),
Flavonoli (rutina),
Flavan-3-oli (catechina),
Fenoli sostituiti (tyrosolo, idrossityrosolo, vanillina, acido vanillico e acido caffeico),
oltre a l’elenolide, l’N-pentatriacontano, l’acido oleanolicoin, l’Omo-oleastranolo, un chinone, vitamina K2-simile, acidi malico, tartarico, glicolico, lattico,
Glucosidi: oleoside, steroleoside,
Enzimi: lipasi, perossidasi, emulsina, Colina, Tannino pirogallico, Glucosio, Saccarosio, Mannitolo, olio essenziale.

Il composto più abbondante è l’oleuropeina, seguita da idrossityrosolo, dai flavon-7 glucosidi di luteolina e apigenina e dal verbascoside ed esplicano un’azione antiossidante superiore a quella delle vitamine C ed E, grazie alla sinergia tra flavonoidi, oleuropeosidi e fenoli. Tra le molecole più importanti presenti nell’olivo c’è I’IDROSSITIROSOL, un polifenolo naturale che è il migliore antiossidante che agisce come radical scavenger coinvolto nell’inibizione dei processi di ossidazione collegati ai fenomeni di alterazione cellulare tipici delle malattie degenerative e dell’invecchiamento (aterosclerosi, artriti, problemi cardiovascolari). E’ ritenuto in grado di attivare la formazione di glutatione, un forte agente antiossidante prodotto dalle nostre cellule. L’idrossitirosolo viene estratto in forma “industriale” con processi molto laboriosi che richiedono l’uso di notevoli quantità di solventi organici nocivi e infiammabili e adeguate apparecchiature di estrazione e di purificazione, dalle olive, dall’olio di oliva e dalle acque di vegetazione.

Le foglie dell’olivo hanno azione ipotensiva, ipocolesterolemizzante, ipoglicemizzante.

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erboristeriarcobaleno-benessere-salute-antiossidanti-schio-oleamax-prodottoOLEA MAX 500 ml
Ulivo fogliepapaya fermentata e melograna
Prezzo: € 35,00

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Oleamax è l’innovativo integratore alimentare a base di foglie di ulivo, papaya e melograna, prodotto in Australia. Tutti gli ingredienti sono sottoposti a fermentazione particolare e ad un processo probiotico che impiega numerosi ceppi: lactobacillus acidophilus, plantarum bifidus, lactobacillus bulgaricus, saccharomyces boulardii e cerevisiae, per citare i principali.

È un prodotto unico nel suo genere, come uniche sono le sue proprietà benefiche.

INDICAZIONI:
circolazione sanguigna, detox, antiossidante.

INGREDIENTI:
ulivo foglie, papaya fermentata foglie e frutto, melograno frutto e semi, glicerina vegetale (dolcificante).

Oleamax Vividus è una fonte importante di oleuropein: 25 mg ogni 5 ml di prodotto.

CONSIGLI D’USO: 15ml al giorno preferibilmente 5 ml tre volte ai pasti; non usare in gravidanza, bambini sotto 3 anni.

NON CONTIENE: conservanti artificiali, coloranti, lattosio.

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erboristeriarcobaleno-benessere-salute-antiossidanti-schio-olivis-prodottoDR. GIORGINI OLIVIS
100 ML CON VISCHIO

Prezzo: € 20,00

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OLIVIS Liquido 100 ml di Giorgini Dr. Martino può agire favorevolmente sul valore fisiologico della pressione.
Sostanze funzionali: Biancospino (Crataegus oxyacantha) , Borsa pastore (Capsella bursa pastoris Medik.) , Fumaria (Fumaria officinalis L.) , Olivo foglie (Olea europa L.) , Vischio (Viscum album L.)
Usi tradizionali: pressione sanguigna (fisiologico mantenimento)
Modalità d’uso: si consiglia l’assunzione di 1 cucchiaino da caffè, ossia 50 gocce pari a circa 2 ml, in acqua calda o fredda, da 1 a 3 volte al giorno in qualunque momento; dolcificare a proprio gusto. La dose giornaliera può essere diluita in una bottiglia d’acqua e consumata nella giornata. Agitare prima dell’uso. Contagocce incluso.
Avvertenze: gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata. Non superare la dose giornaliera raccomandata. Tenere fuori dalla portata dei bambini sotto i 3 anni.
Ingredienti: Acqua pura, alcool etilico di vino (Alcoolvis®= Alcool purificato col metodo inventato dal Dr. Giorgini), olivo (Olea europaea) foglie, biancospino (Crataegus oxyacantha) fiori e foglie, vischio (Viscum album) erba, borsa pastore (Capsella bursa-pastoris) erba, fumaria (Fumaria officinalis) erba con fiori.

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OLIVO COMPOSTO®Oliprex gocce 50 ml

Integratore Alimentare a base di Olivo e Biancospino che favoriscono la regolarità della pressione arteriosa.
Prezzo: € 17,00

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Ingredienti: Acqua, alcool, Olivo (Olea europaea L.) foglie 30%, Passiflora (Passiflora incarnata L.) sommità, Biancospino (Crataegus oxyacantha Medicus) foglie e fiori, Pilosella (Hieracium pilosella L.) parti aeree, Fumaria (Fumaria officinalis L.) sommità, miele, miscela di aromi naturali.

Modo d’uso: Assumere 25 gocce 3 volte al giorno diluite in poca acqua

Caratteristiche degli Ingredienti

OLIVO
Dal punto di vista clinico le foglie di olivo possono essere impiegate nelle forme di ipertensione arteriosa di grado modesto, ove determinano ipotensione tramite un meccanismo di vasodilatazione periferica senza provocare azione depressoria sul cuore. Gli acidi grassi contenuti nell’estratto di Olivo riducono inoltre la viscosità ematica e facilitano la diuresi. L’effetto ipotensore compare dopo 20-30 minuti dalla somministrazione ed aumenta gradatamente sino a determinare la scomparsa dei distrubi dovuti allo stato ipertensivo.

PASSIFLORA
Questa pianta viene spesso utilizzata negli adulti anche per il trattamento dell’eretismo cardiaco (palpitazioni e tachicardie dei soggetti ansiosi). In ciò ha un utilizzo del tutto simile al Biancospino, al quale viene spesso associata per la sua attività sul miocardio.

BIANCOSPINO
A livello cardiaco incrementa l’apporto ematico a miocardio e coronarie, determinando una migliore tolleranza all’anossia. La pianta agisce sul sistema cardiovascolare da una parte dilatando la muscolatura dei vasi, in particolare quelli coronarici, per cui diminuendo la resistenza periferica determina un’azione ipotensiva, dall’altra agendo direttamente sul miocardio con un’azione inotropa positiva. Il Biancospino manifesta proprietà inotrope positive e cronotrope negative (rinforza e rallenta le contrazioni del miocardio), nonchè domotrope positive (> conducibilità), batmotrope negative (> eccitabilità). In particolare l’azione inotropa positiva sarebbe riconducibile all’inibizione della c-AMP-fosfodiesterasi.erboristeriarcobaleno-benessere-salute-antiossidanti-schio-biancospino

PILOSELLA
I diuretici hanno la funzione di far aumentare l’escrezione urinaria. L’aumento del flusso di urine fa si che ci sia meno “massa liquida” nel sangue, e tale diminuzione, creando una diminuzione in volume del sangue, fa si che la pressione diminuisca. La Pilosella è una delle piante a maggiore azione diuretica per la presenza di umbelliferone. Essa agisce direttamente a livello dei tubuli renali, dove stimola l’escrezione di acqua, sodio, cloro e scorie azotate, senza irritare in alcun modo i reni.

FUMARIA
La Fumaria in associazione a Pilosella e Biancospino agisce a livello del miocardio aiutando a controllare le alterazione dei battiti cardiaci.

approfondimentoApprofondimento

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Olivo 580

60 caps
Prezzo: € 22,00

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Per coadiuvare il trattamento dell’ipertensione svolgendo un’azione di radical scavenging.

Olivo foglie estratto secco titolato al 12,5% min. in oleuropeina 580 mg
Altri usi
: aiuta a contrastare l’insorgenza della sindrome metabolica.

Come si assume: 2 capsule al giorno.

Avvertenze e precauzioni: Olivo 580 potenzia l’effetto di farmaci antipertensivi vasodilatatori, per cui è necessario porre attenzione nel caso in cui il paziente assuma farmaci appartenenti a questa categoria. Sono raramente possibili effetti collaterali, quali reazioni allergiche cutanee, quindi va valutata attentamente la somministrazione in soggetti predisposti a fenomeni allergici.

Le informazioni sulle piante e derivati qui indicate provengono dalla Letteratura scientifica. Tutte le informazioni non sostituiscono in alcun modo il parere del medico e non rappresentano indicazioni terapeutiche.

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Nuovo efficace B-LURON!

«B-Luron» è un integratore alimentare a base di un complesso collagenico ad elevata biodisponibilità di Acido Ialuronico e Condroitina.

E’ un prodotto dallo sviluppo tecnologico innovativo destinato ad attivare la produzione del liquido sinoviale, in qualità di nutrimento e ricostruzione del tessuto cartilagineo delle articolazioni.

«B-Luron» non è inferiore nella sua efficacia alle iniezioni intra articolari di acido ialuronico, con inoltre l’effetto di trattare contemporaneamente tutte le articolazioni.

Il prodotto può essere di aiuto nei seguenti casi:

  • Stimolazione della produzione del liquido nella cartilagine;
  • Prevenzione dell’effetto dannoso, abrasione e usura delle articolazioni, cartilagini, legamentispazio

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bluronB-Luron
Confezione: 2 flaconi da 500 ml
Prezzo: € 220,00

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Il prodotto può essere di aiuto nei seguenti casi: 
Stimolazione della produzione del liquido nella cartilagine;
Prevenzione dell’effetto dannoso, abrasione e usura delle articolazioni, cartilagini,legamenti.

Azione prolungata (1 corso di trattamento di un mese, ha la durata di circa 3-5 mesi)

Il complesso Acido Ialuronico e Condroitina si presenta come una combinazione effettiva di tutte le materie principali della cartilagine. Il loro effetto armonico e sinergico, controllato in corso degli anni nelle varie ricerche, ha impatto sull’attivazione del tessuto cartilagineo danneggiato.

Grazie alla forma liquida attiva queste materie riescono a penetrare velocemente nelle cellule del sistema osteomuscolare.

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L’acido ialuronico è una sostanza contenuta in diversi tessuti dell’organismo umano: cartilagini, ossa, corpo vitreo, valvole cordiali, pelle, liquido sinoviale.

È la sostanza principale del liquido sinoviale o cartilagineo. Le nostre articolazioni non possono funzionare senza questo liquido. Un organismo salubre e giovane produce l’acido ialuronico nella quantità sufficiente.
Con l’età o per altri motivi la sua sintesi nell’organismo si rallenta, partando a dei problemi con le articolazioni.

Il liquido sinoviale nutre la cartilagine articolare e ne rappresenta la sostanza lubrificante più importante che garantisce il movimento e mobilità delle articolazioni. L’acido ialuronico promuove la sintesi del liquido sinoviale e della sua conservazione nella quantità sufficiente: questo è una delle sue ‘funzioni’ biologiche.

La Condroitina è uno dei componenti del collagene che genera il tessuto connettivo delle articolazioni, e di conseguenza le aiuta nei movimenti mantenendone le proprietà elastiche.

Inoltre, facendo parte della struttura della cartilagine, ne allevia i dolori, previene la la loro usura, inibisce le infiammazioni alla cartilagine ed aumenta la produzione del liquido intra-articolare.
Ha il ruolo principale nella sintesi dell’acido ialuronico e ha effetto sullo scambio di calcio e fosforo nella cartilagine.

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erboristeriarcobaleno salute benessere antidolore bellezza schio Eos Bosart

Una alimentazione con apporto di nutrienti specifici, un peso corporeo equilibrato, il mantenimento della tonicita’ muscolare, una postura corporea corretta, lo stile di vita e ambientale, sono alcuni aspetti tra i più importanti nel contrastare il degrado dei tessuti connettivi.

Essi nell’organismo vengono costantemente demoliti e ripristinati. Normalmente c’è equilibrio tra distruzione e sintesi; ma quando la velocità di distruzione è superiore si instaurano fenomeni di alterazione articolare, più o meno permanenti.

Le cartilagini articolari si erodono e perdono la capacità di assorbire urti e movimenti; le ossa ispessiscono e si sfregano fra loro con usura; la membrana sinoviale si infiamma causando dolore; possono comparire estese neoformazioni ossee (spuntoni) e, nel caso dell’osteoartrite, deformità.

Ogni articolazione è composta da due ossa che si muovono coordinate, senza toccarsi, perché ricoperte da cartilagine, tessuto elastico ma resistente che viene lubrificato dal liquido sinoviale.

Per produrre cartilagine il nostro organismo abbisogna di: acqua – glicosaminoglicani (da cui il collagene) – proteoglicani – zolfo organico.

Fonti alimentare di Glucosamina sono: esoscheletri di origine marina. Fonti di Proteoglucani sono: cartilagini di pesci.
Fonti di zolfo organico: latte, frutta, vegetali, carne, pesce (possibilmente non trattati).
Però quando l’alimentazione non basta ed in caso di aumentato fabbisogno si rende necessaria l’integrazione con:

Eos Bosart nutriente formulato per mettere a disposizione dell’organismo gli ingredienti base di cui abbisogna per un buon ricambio dei tessuti articolari:

* La glucosamina è il complesso naturale da cui l’organismo ricava glicosaminoglicani e il collageno che va a costituire la cartilagine, parte delle ossa, di tendini e muscoli, organi interni e substrato della pelle.
* Il Condroitin solfato da cui i proteoglicani che formano la sostanza di basedel tessuto connettivo e che determinano le capacità viscoelastiche di giunture ed altre strutture soggette a deformazione meccanica
* Lo zolfo organico o MSM essenziale stabilizzatore del tessuto connettivo. La metà della quantità di zolfo presente nel nostro corpo è concentrato in muscoli, epidermide, ossa, nella cheratina di unghie e capelli
* La Boswellia serrata quale fonte di acidi boswellici in grado di contrastare i vari processi e reazioni che portano all’infiammazione sinoviale, percepita anche come gonfiore e sensazione dolorosa.