Infiammazione e inflammasoma NLRP3
L’infiammazione è una delle principali risposte di difesa del nostro organismo. È un meccanismo fisiologico fondamentale che permette al sistema immunitario di riconoscere situazioni di pericolo, reagire a un’infezione o intervenire quando un tessuto viene danneggiato.
Quando però i meccanismi che regolano questa risposta vengono alterati, l’infiammazione può diventare persistente e contribuire allo sviluppo o alla progressione di numerose condizioni croniche.
In questo complesso sistema di sorveglianza immunitaria svolge un ruolo importante l’inflammasoma, e in particolare l’inflammasoma NLRP3, una struttura intracellulare che funziona come una sorta di “sensore di pericolo”.
Una recente revisione pubblicata sulla rivista scientifica Molecules nel 2026 ha analizzato la letteratura disponibile sull’inibizione dell’inflammasoma NLRP3 e sul possibile ruolo dei prodotti naturali nella modulazione dei processi infiammatori.
Approfondimento scientifico: l’interesse verso NLRP3 è in forte crescita perché questo inflammasoma rappresenta uno dei punti di convergenza di numerosi segnali associati a infezione, danno cellulare, stress ossidativo e alterazioni dell’omeostasi.
Che cos’è l’inflammasoma?
Il termine inflammasoma indica un complesso multiproteico intracellulare appartenente ai meccanismi dell’immunità innata.
Possiamo immaginarlo come un vero e proprio sensore di pericolo: quando una cellula riconosce determinati segnali associati a microrganismi oppure a un danno cellulare, l’inflammasoma può assemblarsi e attivare una risposta infiammatoria.
L’attivazione può essere provocata, in particolare, da:
- PAMP (Pathogen-Associated Molecular Patterns), cioè segnali associati alla presenza di agenti patogeni;
- DAMP (Damage-Associated Molecular Patterns), cioè segnali prodotti o liberati in seguito a danno o alterazione dei tessuti.
Gli inflammasomi sono quindi componenti importanti della risposta immunitaria innata e contribuiscono alla produzione e maturazione di mediatori dell’infiammazione.
NLRP3: uno dei principali sensori dell’infiammazione
Tra i diversi inflammasomi conosciuti, NLRP3 (NOD-like receptor family, pyrin domain-containing 3) è uno dei più studiati.
Il complesso NLRP3 comprende principalmente:
- la proteina sensore NLRP3;
- la proteina adattatrice ASC;
- l’enzima caspasi-1.
Quando viene attivato, questo complesso favorisce la maturazione di importanti citochine pro-infiammatorie, in particolare interleuchina-1 beta (IL-1β) e interleuchina-18 (IL-18).
È proprio per questo motivo che NLRP3 è diventato un importante oggetto di studio nella ricerca sull’infiammazione.
Approfondimento: perché NLRP3 è così importante?
NLRP3 può essere attivato da numerosi stimoli differenti. Tra questi sono stati studiati alterazioni del flusso ionico, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e altri segnali di danno cellulare. L’attivazione dell’inflammasoma conduce alla caspasi-1 e alla maturazione di IL-1β e IL-18, contribuendo alla risposta infiammatoria.
NLRP3 e infiammazione cronica
La disregolazione dell’inflammasoma NLRP3 è stata associata a numerose condizioni infiammatorie, autoimmuni, metaboliche e neurodegenerative.
Tra quelle citate nella letteratura scientifica troviamo:
- aterosclerosi;
- diabete mellito di tipo 2;
- sindrome metabolica;
- malattia di Parkinson;
- malattia di Alzheimer;
- sclerosi multipla;
- sclerosi laterale amiotrofica;
- disturbo depressivo maggiore;
- infiammazione intestinale;
- artrite;
- gotta;
- malattie da prioni;
- malattia di Crohn;
- shock settico.
È importante sottolineare che l’associazione tra NLRP3 e queste condizioni non significa che l’inflammasoma sia da solo la causa delle patologie. Si tratta piuttosto di un meccanismo biologico coinvolto nella regolazione delle risposte infiammatorie e studiato come possibile bersaglio terapeutico.
Come viene attivato l’inflammasoma NLRP3?
L’attivazione di NLRP3 è un processo articolato che può essere schematizzato in due momenti principali.
1. La fase di priming
Alcuni segnali, tra cui quelli legati all’attivazione di TLR4 e NF-κB, favoriscono la produzione di NLRP3 e delle forme precursori delle citochine infiammatorie.
2. La fase di attivazione
Successivamente, diversi segnali cellulari possono favorire l’assemblaggio dell’inflammasoma. Tra i meccanismi studiati troviamo alterazioni ioniche, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e segnali provenienti da cellule danneggiate. L’assemblaggio del complesso permette quindi l’attivazione della caspasi-1 e la maturazione di IL-1β e IL-18.
Approfondimento: il legame tra NLRP3, stress ossidativo e mitocondri
I mitocondri, le strutture cellulari che producono gran parte dell’energia necessaria alla cellula, sembrano avere un ruolo importante nella regolazione dell’inflammasoma NLRP3. In condizioni di stress cellulare, alterazioni della funzione mitocondriale possono favorire la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e il rilascio di componenti mitocondriali, segnali che possono contribuire all’attivazione di NLRP3. Per questo motivo, il rapporto tra funzione mitocondriale, stress ossidativo e inflammazione rappresenta oggi un importante campo di ricerca.
Rimedi naturali e inflammasoma NLRP3: cosa dice la ricerca?

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse scientifico verso le sostanze naturali dotate di attività antiossidante e antinfiammatoria.
Una revisione pubblicata nel 2026 su Molecules, intitolata “Natural Products as NLRP3 Inflammasome Inhibitors: A Review”, ha raccolto e analizzato la letteratura scientifica relativa ai prodotti naturali e alla modulazione dell’inflammasoma NLRP3. La ricerca bibliografica ha preso in considerazione pubblicazioni dal 1997 al 2025. Da 1.247 record iniziali, 111 studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione stabiliti dagli autori.
La review evidenzia che numerose molecole naturali sono state studiate per la loro capacità di interferire con l’attivazione di NLRP3, attraverso meccanismi differenti.
Tra le principali categorie vengono analizzati:
- fenoli e polifenoli;
- flavonoidi;
- terpenoidi;
- saponine;
- alcaloidi;
- altre molecole bioattive di origine vegetale o fungina.
Le molecole naturali più interessanti
La review prende in considerazione numerosi composti naturali. Alcuni sono particolarmente interessanti perché appartengono a piante e alimenti già conosciuti nella tradizione alimentare e fitoterapica.
Quercetina e kaempferolo
Quercetina e kaempferolo sono flavonoidi appartenenti a una grande famiglia di sostanze polifenoliche presenti in numerosi vegetali.
La quercetina è presente, tra gli altri, in:
- capperi;
- cipolle;
- mele;
- uva;
- frutti di bosco;
- ciliegie;
- broccoli;
- cavoli;
- pomodori;
- asparagi;
- tè;
- caffè.
Il kaempferolo è anch’esso presente in diversi alimenti vegetali.
La ricerca raccolta nella review indica che queste molecole possono interferire con differenti meccanismi coinvolti nella risposta infiammatoria e nella regolazione dell’inflammasoma NLRP3.
Eugenolo
L’eugenolo è uno dei principali composti aromatici presenti nei chiodi di garofano. È stato studiato per diverse proprietà biologiche, comprese quelle antiossidanti e antinfiammatorie, e rientra tra i composti naturali presi in considerazione nella ricerca sulla modulazione di NLRP3.
Curcumina
La curcumina è il principale componente bioattivo studiato della curcuma. La sua attività è stata ampiamente studiata in relazione ai processi infiammatori e alla regolazione di diverse vie cellulari. La review del 2026 la include tra i composti naturali studiati in relazione alla modulazione dell’inflammasoma NLRP3.
Resveratrolo
Il resveratrolo è un polifenolo presente soprattutto nella buccia dell’uva rossa e, in quantità variabili, in altri alimenti vegetali come frutti di bosco e arachidi. La ricerca riportata nella review indica, tra gli altri meccanismi studiati, un possibile coinvolgimento dell’autofagia e della funzionalità mitocondriale nella riduzione dell’attivazione di NLRP3.
Gingeroli
Lo zenzero contiene numerose sostanze bioattive, tra cui i gingeroli. Questi composti sono oggetto di ricerca per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e per la loro possibile influenza su diversi meccanismi cellulari coinvolti nell’infiammazione.
EGCG
L’EGCG (epigallocatechina gallato) è uno dei principali polifenoli caratteristici del tè verde. È stato studiato per le sue proprietà antiossidanti e per la capacità di modulare diverse vie molecolari coinvolte nella risposta infiammatoria.
Timochinone
Il timochinone è uno dei principali composti bioattivi del cumino nero (Nigella sativa). È stato studiato per diverse attività biologiche, tra cui quelle antiossidanti e antinfiammatorie, e rientra nell’interesse della ricerca relativa alla modulazione di NLRP3.
Acido alfa-lipoico
L’acido alfa-lipoico (α-LA) è una sostanza coinvolta nel metabolismo energetico cellulare e dotata di importanti proprietà antiossidanti. Alcuni studi sperimentali hanno evidenziato una possibile attività antinfiammatoria, con riduzione di mediatori come TNF-α, IL-6, ossido nitrico e specie reattive dell’ossigeno. È stato inoltre osservato un possibile effetto sulla modulazione dell’inflammasoma NLRP3 e sulle vie di segnalazione NF-κB, ERK e p38.
N-acetilcisteina e acetil-L-carnitina
Uno studio del 2019 ha analizzato il rapporto tra stress ossidativo mitocondriale, inflammasoma NLRP3 e infiammazione in modelli sperimentali di steatosi epatica. L’esposizione all’acido palmitico ha aumentato i livelli di NLRP3, caspasi-1, IL-1β e IL-18. Il trattamento sperimentale con N-acetilcisteina (NAC) o acetil-L-carnitina ha invece attenuato l’attivazione dell’inflammasoma e alcuni processi associati alla piroptosi, una forma di morte cellulare infiammatoria.
Altre sostanze naturali studiate
La letteratura scientifica comprende numerose altre molecole. Tra quelle riportate nella review troviamo:
- celastrol, derivato da Tripterygium wilfordii;
- cordicepina, presente in specie di Cordyceps;
- oridonina, derivata da Rabdosia rubescens;
- acido boswellico, associato alla resina di Boswellia serrata;
- luteolina;
- apigenina;
- baicaleina;
- parthenolide;
- crocin;
- licopene;
- cryptotanshinone;
- matrina.
La review analizza complessivamente più di 60 composti naturali con attività modulatrice dell’inflammasoma NLRP3.
Una tisana antiossidante con zenzero e curcuma
Alcuni degli ingredienti citati nello studio appartengono alla nostra tradizione alimentare e possono essere facilmente utilizzati in cucina.
Per una semplice bevanda calda a base di zenzero e curcuma si possono utilizzare:
- circa 10 g di radice fresca di zenzero;
- circa 10 g di radice fresca di curcuma;
- una piccola quantità di pepe nero;
- 1 cucchiaino di miele;
- qualche goccia di succo di limone;
- circa 350 ml di acqua.
Lo zenzero può eventualmente essere sostituito con alcuni chiodi di garofano.
Preparazione
Affettare finemente o grattugiare le radici di zenzero e curcuma e inserirle in circa 350 ml di acqua fredda. Portare lentamente a ebollizione e, successivamente, abbassare la fiamma. Lasciare sobbollire per circa 10-15 minuti, preferibilmente con il coperchio, quindi filtrare.
Una volta che la bevanda si è intiepidita, si possono aggiungere miele e qualche goccia di limone.
Approfondimento: alimento, tisana e integratore non sono la stessa cosa
Le quantità di principi attivi presenti negli alimenti e nelle preparazioni casalinghe sono molto diverse da quelle utilizzate negli studi sperimentali o negli integratori standardizzati. I risultati ottenuti in laboratorio non possono quindi essere automaticamente trasferiti alla semplice assunzione di una tisana.
NLRP3 e rimedi naturali: cosa possiamo concludere?
L’inflammasoma NLRP3 rappresenta oggi uno dei meccanismi più studiati della risposta immunitaria innata e dell’infiammazione.
La ricerca scientifica sta evidenziando come numerose sostanze naturali possano modulare l’attività di NLRP3 attraverso meccanismi differenti. Flavonoidi, polifenoli, terpenoidi, alcaloidi e altre molecole di origine vegetale o fungina rappresentano quindi un interessante campo di ricerca. Questo non significa, tuttavia, che una determinata pianta o molecola possa essere considerata una cura per le patologie associate all’inflammasoma.
Le evidenze sono infatti molto diverse: alcune derivano da esperimenti cellulari, altre da modelli animali e solo una parte può essere trasferita direttamente all’uomo. La stessa review evidenzia la necessità di studi clinici rigorosi, valutazioni farmacocinetiche, definizione dei dosaggi e approfondimenti sulla sicurezza.
In sintesi
L’inflammasoma NLRP3 è un importante sensore dell’immunità innata. La sua attivazione contribuisce alla maturazione di mediatori infiammatori come IL-1β e IL-18. Numerosi composti naturali sono oggi studiati per la loro capacità di modulare questo sistema. I risultati sono promettenti, ma la maggior parte delle evidenze necessita ancora di una conferma clinica prima di poter tradurre queste osservazioni in specifiche indicazioni terapeutiche.
La ricerca sull’inflammasoma NLRP3 aggiunge un ulteriore tassello alla comprensione dei complessi rapporti tra alimentazione, metabolismo, stress ossidativo e infiammazione, ma non sostituisce una diagnosi medica né le terapie prescritte.
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Bibliografia
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- Inflammasoma NLRP3 e malattie infiammatorie
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- Gli inflammasomi, componente chiave dell’immunità innata







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