Micoterapia e fitoterapia come supporto naturale, integrato e scientificamente documentato nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi prostatici.

La prostata è una ghiandola dell’apparato uro-genitale maschile che svolge funzioni escretorie, eiaculatorie e urinarie, contribuendo in maniera significativa alla produzione del fluido seminale. Con l’avanzare dell’età, la prostata tende fisiologicamente ad aumentare di volume, determinando spesso difficoltà nella minzione.

L’iperplasia prostatica benigna (IPB) rappresenta una delle patologie prostatiche più comuni. In presenza di IPB o di altre alterazioni della funzione prostatica è fondamentale il ricorso alla valutazione medica specialistica; parallelamente, si sta sviluppando un crescente interesse verso approcci integrativi, tra cui la micoterapiae la fitoterapia come supporto ai trattamenti convenzionali.

Dati globali su IPB

L’IPB è una delle condizioni urologiche più comuni negli uomini adulti e anziani in tutto il mondo, con un impatto sanitario in continua crescita a causa dell’invecchiamento demografico globale.

Secondo stime del Global Burden of Disease, nel 2021 si sono registrati circa 112,5 milioni di casi prevalenti di IPB a livello globale, rispetto a circa 50,7 milioni nel 1990, segnando un aumento superiore al 120% nell’arco di tre decenni.

Nel 2019, la prevalenza globale di IPB è stata stimata in circa 94 milioni di uomini di età ≥40 anni, con una prevalenza standardizzata per età di circa 2480 casi per 100.000 persone.

La percentuale complessiva di uomini con IPB nella popolazione adulta può essere stimata intorno al 26%, con una tendenza all’aumento con l’età (ad esempio, oltre il 36% negli uomini di età avanzata).

I dati mostrano che il numero di nuovi casi (incidenza) e di anni vissuti con disabilità (DALYs) attribuiti all’IPB è in crescita, riflettendo l’aumento della popolazione anziana e la maggiore sopravvivenza in età avanzata.

Le proiezioni epidemiologiche indicano che l’incidenza e la prevalenza di IPB sono destinate ad aumentare ulteriormente fino al 2035, soprattutto nelle fasce di età più avanzate (60–79 anni).

Questi dati confermano che l’IPB rappresenta una sfida significativa per la salute pubblica globale, non solo nei paesi ad alto reddito ma anche in quelli a medio e basso reddito, rendendo rilevanti strategie preventive e di supporto, inclusi approcci integrativi come l’uso di funghi medicinali.

Ruolo dei funghi medicinali nel supporto dell’iperplasia prostatica benigna

Funghi ed erbe per la salute della prostata

Tra le possibilità terapeutiche di origine vegetale e naturale non bisogna dimenticare il ruolo dei funghi medicinali e dei loro derivati. I funghi sono stati consumati come parte della dieta umana per secoli; tuttavia, il loro potenziale di sostegno alla salute umana ha acquisito rilevanza scientifica soprattutto in tempi recenti. Attualmente sono disponibili numerosi nutraceutici a base di funghi, utilizzati come integratori alimentari con l’obiettivo di migliorare lo stato di salute generale e la forma fisica.

Tra i componenti biologicamente attivi più ampiamente studiati dei funghi medicinali rientrano polisaccaridi e complessi polisaccaridi-proteine, triterpeni, lectine e proteine immunomodulatorie. A tali composti è stata attribuita un’ampia gamma di proprietà terapeutiche, tra cui attività antitumorali, antiossidanti, epatoprotettive, antidiabetiche, antimicrobiche, ipocolesterolemizzanti e genoprotettive, nonché un potenziale ruolo protettivo nei confronti dell’aterosclerosi, delle malattie cardiovascolari, delle patologie infiammatorie croniche e autoimmuni e delle condizioni neurodegenerative [1].

Micofagia, tradizione storica e diffusione culturale dei funghi medicinali

La micofagia, ovvero l’assunzione alimentare dei funghi, è una pratica documentata fin dall’antichità. Specie fungine commestibili sono state rinvenute in siti archeologici cileni risalenti a circa 13.000 anni fa. Numerose specie fungine sono commestibili e vengono tuttora raccolte in natura o coltivate. I corpi fruttiferi dei macro-funghi, ovvero funghi con strutture sufficientemente grandi da essere visibili a occhio nudo, sono generalmente considerati commestibili e possono svilupparsi in superficie (epigei) o nel sottosuolo (ipogei), in entrambi i casi con raccolta prevalentemente manuale.

I mercati commercializzano soprattutto funghi appartenenti a specie selvatiche comuni o facilmente coltivabili, mentre quelli più rari o caratterizzati da cicli di crescita complessi vengono raccolti in quantità limitate da raccoglitori locali. I funghi selvatici, consumati in numerose tradizioni culinarie, sono apprezzati a livello globale sia per le loro qualità nutrizionali sia per il valore gastronomico [2].

In Giappone, funghi come lo Shiitake (Lentinula edodes) sono coltivati e utilizzati per scopi medicinali da secoli; il suo principale composto attivo, il lentinano, ha mostrato effetti immunostimolanti e antitumorali. Nella medicina ayurvedica indiana, alcuni funghi erano utilizzati per il trattamento dei disturbi digestivi e per il rafforzamento del sistema immunitario.

Sebbene l’impiego dei funghi medicinali sia stato storicamente più prominente nelle culture asiatiche, anche le tradizioni europee e americane hanno progressivamente riconosciuto le loro proprietà terapeutiche. Il primo utilizzo europeo documentato risale a Ötzi, l’Uomo del ghiaccio, vissuto intorno al 3500 a.C.; tuttavia, dopo il Medioevo, l’uso medicinale dei funghi in Europa si è notevolmente ridotto. Inoltre, si osservano differenze culturali tra Europa occidentale, tendenzialmente micofobica, ed Europa orientale, dove persiste una tradizione micofila più marcata, con impiego dei funghi sia alimentare sia terapeutico [3].

Reishi (Ganoderma lucidum): composizione, meccanismi d’azione e studi clinici

Il Ganoderma lucidum, noto come Reishi, è utilizzato nella medicina tradizionale asiatica da oltre 4000 anni. Il suo nome deriva dall’aspetto lucido del corpo fruttifero. Dal punto di vista chimico, questo fungo contiene oltre 400 composti bioattivi, tra cui polisaccaridi, beta-glucani, triterpeni (in particolare acidi ganoderici) ed ergosterolo, un composto affine alla vitamina D. Questa composizione conferisce al Reishi un ampio spettro di applicazioni terapeutiche e nutraceutiche [4].

Il meccanismo d’azione del Reishi è multifattoriale. I polisaccaridi stimolano il sistema immunitario, in particolare le cellule natural killer, migliorando la capacità dell’organismo di contrastare infezioni e processi tumorali. Studi clinici su pazienti affetti da carcinoma prostatico avanzato hanno evidenziato un aumento dell’attività delle cellule NK, mentre in pazienti con carcinoma polmonare è stato osservato un miglioramento della funzione delle cellule T.

Ulteriori studi hanno dimostrato che l’estratto di Ganoderma lucidum può ridurre i livelli di trigliceridi e aumentare il colesterolo HDL nei pazienti con dislipidemia, oltre a migliorare il controllo glicemico in soggetti con diabete di tipo 2 [5].

Per quanto riguarda l’IPB, il Reishi inibisce l’enzima 5-alfa-reduttasi, riducendo la conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT). A ciò si aggiungono un’azione antinfiammatoria, antiossidante e una modulazione della risposta immunitaria locale, nonché un effetto antiproliferativo sulle cellule prostatiche, contribuendo alla riduzione dell’ingrossamento ghiandolare e al miglioramento dei sintomi urinari [6].

Maitake (Grifola frondosa): composizione, studi clinici e ruolo nella prostata

Il Grifola frondosa, noto come Maitake, è originario del Giappone settentrionale ed è apprezzato sia per le sue qualità gastronomiche sia per l’impiego fitoterapico. Corpo fruttifero e micelio sono commestibili. Dal punto di vista biochimico, contiene polisaccaridi, glucani, triterpeni e composti fenolici, responsabili delle sue attività immunomodulatorie, antinfiammatorie, antiossidanti e potenzialmente antitumorali [7].

In uno studio clinico di fase I/II, 34 pazienti con carcinoma mammario in postmenopausa sono state trattate con estratto liquido di Maitake a dosaggi crescenti (0,1–5 mg/kg due volte al giorno per 3 settimane). Non è stata riscontrata tossicità dose-limitante; gli effetti collaterali osservati erano di grado lieve. È emersa un’associazione statisticamente significativa tra l’assunzione di Maitake e la funzione immunologica (p < 0,0005), con curve dose-risposta non monotone [8].

Per quanto riguarda l’IPB, studi sperimentali su modelli animali hanno dimostrato che l’estratto concentrato di Maitake riduce i livelli sierici di proteina C-reattiva, IL-6, TNF-α, testosterone e DHT in ratti con IPB indotta da testosterone, confermando le sue proprietà antinfiammatorie e il potenziale ruolo come protettore della prostata [9].

Polyporus umbellatus: attività sull’apparato urinario e supporto alla prostata

Il Polyporus umbellatus è un fungo medicinale utilizzato tradizionalmente nella medicina cinese e giapponese per il trattamento dei disturbi dell’apparato urinario e per il supporto alla funzionalità renale e vescicale. A differenza di altri funghi medicinali, l’interesse farmacologico del Polyporus umbellatus è legato in particolare alla sua azione diuretica, antinfiammatoria e regolatrice del metabolismo dei liquidi corporei.

Dal punto di vista biochimico, il Polyporus umbellatus contiene polisaccaridi bioattivi, steroli, composti fenolici e triterpeni, ai quali sono attribuite proprietà immunomodulatorie e antinfiammatorie. Studi sperimentali hanno evidenziato che i polisaccaridi estratti da questo fungo possono modulare la risposta immunitaria e ridurre i processi infiammatori a carico delle vie urinarie, contribuendo al miglioramento della funzionalità vescicale e renale.

In relazione alla salute prostatica, il Polyporus umbellatus non agisce primariamente sui meccanismi ormonali responsabili dell’iperplasia prostatica benigna, come avviene per Reishi e Maitake, ma svolge un ruolo di supporto funzionale. La sua azione diuretica favorisce il drenaggio dei liquidi, riducendo la pressione a livello vescicale e migliorando la sintomatologia urinaria associata all’IPB, come nicturia, urgenza minzionale e sensazione di svuotamento incompleto.

L’impiego del Polyporus umbellatus risulta particolarmente indicato nei quadri clinici più complessi, nei quali ai disturbi prostatici si associano alterazioni della funzionalità vescicale o una predisposizione alle infezioni delle vie urinarie. In questi casi, il fungo viene generalmente utilizzato in associazione con Ganoderma lucidum e Grifola frondosa, all’interno di protocolli micoterapici integrati volti non solo al contenimento dell’ingrossamento prostatico, ma anche alla protezione complessiva dell’apparato urinario.

Oltre al ruolo specifico nell’ambito urologico, il Polyporus umbellatus contribuisce al rafforzamento delle difese immunitarie e al controllo dei processi infiammatori sistemici, inserendosi coerentemente in un approccio integrato alla salute maschile e al benessere generale dell’organismo.

Confronto con Serenoa repens e protocollo micoterapico integrato

Tra i funghi medicinali, il Maitake risulta particolarmente rilevante per la salute prostatica. Studi comparativi indicano che la sua attività biologica nei confronti dei disturbi prostatici è da 10 a 20 volte superiore rispetto alla Serenoa repens, principio attivo ampiamente utilizzato nei farmaci tradizionali per l’IPB. In termini funzionali, 1 g di Maitake equivale a circa 10–20 g di Serenoa repens.

L’associazione Maitake–Reishi costituisce un protocollo micoterapico integrato spesso indicato come “protocollo Prostata”, in grado di agire sia sulla riduzione dell’ingrossamento ghiandolare sia sul ripristino del normale flusso urinario. Nei casi più complessi può essere aggiunto il Polyporus umbellatus, fungo efficace sia in prevenzione sia come supporto terapeutico, grazie alla sua azione protettiva su vescica e apparato urinario.

Oltre all’azione specifica sulla prostata, Maitake, Reishi e Polyporus contribuiscono al rafforzamento delle difese immunitarie, al contrasto dell’infiammazione cronica, alla prevenzione delle patologie cardiovascolari, al supporto metabolico nel diabete e al miglioramento generale dell’energia e del benessere individuale.

Funghi medicinali e Prostaflor® AVD (Ajuga reptans): una sinergia funzionale nel supporto della salute prostatica

Funghi ed erbe per la salute della prostata

Nel contesto di un approccio integrato alla salute prostatica, l’associazione tra funghi medicinali e Prostaflor® AVD, estratto standardizzato di Ajuga reptans, rappresenta una strategia razionale basata sulla complementarità dei meccanismi d’azione. L’iperplasia prostatica benigna (IPB) è infatti una condizione multifattoriale, nella quale convergono infiammazione cronica, squilibrio ormonale androgeno-dipendente, stress ossidativo e alterazioni della funzione urinaria.

Prostaflor® AVD è un estratto lipofilo di Ajuga reptans caratterizzato da una spiccata attività anti-androgenica, in particolare attraverso l’inibizione dell’enzima 5-α-reduttasi, responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), uno dei principali mediatori dell’ingrossamento prostatico. Studi clinici controllati hanno dimostrato che Prostaflor® AVD può ridurre i sintomi urinari dell’IPB e rallentare la progressione dell’aumento volumetrico della prostata, con un buon profilo di tollerabilità.

Componenti

Prostaflor® si caratterizza per la presenza di Teupol® 10P, un innovativo estratto standardizzato di Ajuga reptans, ricco in teupolioside, al quale la letteratura scientifica attribuisce una naturale azione inibitoria sull’enzima 5-alfa-reduttasi, responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), uno dei principali fattori coinvolti nella crescita volumetrica prostatica nell’iperplasia prostatica benigna (IPB).

Alla componente di Ajuga reptans si affiancano estratti di Serenoa repens e Urtica dioica. Entrambe le piante sono note per il loro contenuto in β-sitosteroli, composti fitosterolici che favoriscono la funzionalità della prostata e delle vie urinarie attraverso:

  • la modulazione dell’attività della 5-alfa-reduttasi,
  • la riduzione dell’edema e dell’infiammazione prostatica,
  • il miglioramento dei sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS), come difficoltà minzionale, flusso debole e nicturia.

L’uso di Serenoa repens è ampiamente documentato in letteratura clinica come opzione sicura e ben tollerata nel trattamento dei sintomi urinari associati all’IPB, mentre Urtica dioica viene frequentemente impiegata come coadiuvante per il suo effetto sul tono vescicale, sull’infiammazione locale e sulla qualità di vita del paziente.

La formulazione è completata dalla presenza di zinco, un oligoelemento essenziale particolarmente concentrato nel tessuto prostatico. Lo zinco svolge un ruolo chiave:

  • nel mantenimento della normale funzione prostatica,
  • nella regolazione del metabolismo androgenico,
  • nel supporto dell’attività antiossidante e immunitaria locale.

Numerose evidenze indicano che bassi livelli di zinco sono frequentemente associati a disfunzioni prostatiche, rendendo la sua integrazione razionale nei protocolli di prevenzione e supporto dell’IPB.

Sintesi

Nel loro insieme, Ajuga reptans, Serenoa repens, Ortica e zinco agiscono in modo sinergico su meccanismi ormonali, infiammatori e funzionali, integrandosi efficacemente con la micoterapia a base di Maitake, Reishi e Polyporus.

I funghi medicinali,  Ganoderma lucidum (Reishi), Grifola frondosa (Maitake) e Polyporus umbellatus, agiscono invece su livelli biologici complementari. Il Reishi contribuisce all’inibizione della 5-α-reduttasi e alla modulazione dell’infiammazione prostatica attraverso i suoi triterpeni e polisaccaridi bioattivi; il Maitake esercita un’azione immunomodulante e antinfiammatoria sistemica, utile nei quadri di infiammazione cronica di basso grado; il Polyporus, infine, sostiene la funzionalità vescicale e urinaria grazie alla sua attività diuretica e regolatrice del metabolismo dei liquidi.

Questa strategia combinata consente un approccio globale ai disturbi prostatici, mirato non solo al controllo dei sintomi urinari, ma anche alla modulazione dei processi biologici alla base dell’ingrossamento della ghiandola.

La sinergia tra Prostaflor® AVD e funghi medicinali risulta quindi “vincente” perché consente di intervenire simultaneamente su:

  • regolazione ormonale (riduzione del DHT),
  • controllo dell’infiammazione prostatica e sistemica,
  • protezione del tessuto prostatico dallo stress ossidativo,
  • miglioramento della funzione urinaria e del drenaggio vescicale.

Questo approccio integrato non si pone come alternativa alle terapie convenzionali, ma come supporto complementare, potenzialmente utile nel migliorare la qualità della vita del paziente e nel rallentare la progressione dei disturbi prostatici, sempre sotto supervisione medica.

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Bibliografia

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