” Io sono un grande utilizzatore e sostenitore di un‘integrazione alimentare fatta con intelligenza, eppure ti sarà già capitato di sentir dire proprio dal tuo medico che gli integratori non servono a nulla o che addirittura fanno male, perché questo?

Avendo lavorato per anni come medico, voglio affrontare questo tema in maniera molto chiara e diretta: la ragione è che i medici non conoscono a sufficienza la materia. Non sono tenuti a studiare praticamente nulla riguardo a nutrizione, integrazione alimentare, allenamento fisico e lavoro interiore, che sono quelli che io chiamo i quattro fondamenti e che sono le tematiche di cui la gente ha più bisogno oggi per fare vera prevenzione.

A volte i medici mettono addirittura questi temi al fianco di pratiche alternative che non hanno nessuna base scientifica. La medicina e la facoltà di medicina ha un po’ messo in disparte il tema della promozione della salute.

Anche se stanno nascendo altre professioni in quest’area, per esempio i farmacisti specializzati in nutrizione, il medico non può non essere parte di questa evoluzione perché è l’unico che può davvero comprendere le condizioni e le necessità delle persone

Perché i medici faticano a parlare di integratori?

Vediamo di capire meglio perché si fa così fatica a parlare di integratori con il medico e perché invece dovremmo considerarli nella nostra alimentazione, e voglio ricordarti che tutte le cose che ti sto dicendo non sono mie invenzioni, ma provengono da dati pubblicati in letteratura.

  1. Il medico ragiona per macro carenze che provocano patologie gravi e acute (lo scorbuto, la pellagra, etc.) e siccome non vede le macro carenze, non riconosce che esistono anche le micro carenze croniche. Le micro carenze croniche non raggiungono mai un livello così intenso da creare una patologia importante, ma sono sufficienti ad alterare il metabolismo, ad aumentare il rischio di sviluppare malattie e ad accelerare l’invecchiamento.
  2. Il medico parte dal presupposto che una dieta equilibrata ti dà tutto ciò che ti serve. E la domanda vera è: che ti serve a far cosa? Perché se è a sopravvivere sono d’accordo, ma se è per vivere a lungo in perfetta salute non sono così convinto.
  3. La qualità degli alimenti non è mai stata così scarsa come oggi. Gli alimenti sono ricchi di una sola cosa: calorie; e sono poveri di tutto il resto: nutrienti. Oltre a questo c’è da considerare anche la cottura che altera le concentrazioni dei nutrienti, quindi non si può dare per scontato che l’alimentazione equilibrata ci dia tutto quello che serve.
  4. Oggi lo stress non è più acuto e momentaneo, ma è uno stress cronico che logora l’organismo e che ovviamente aumenta il consumo di determinati nutrienti. È una condizione che non esisteva in passato.
  5. Nella medicina che riguarda le terapie e i farmaci, oggi ci sono formidabili linee guida che vengono costruite da dati scientifici immensi e facilitano quindi l’operatività del medico perché può dare delle indicazioni molto chiare su cosa funziona e cosa non funziona. Nell’ambito della nutrizione questo c’è ma in maniera non così categorica e nell’ambito degli integratori sostanzialmente manca. L’appassionato della materia che va a guardare gli studi, trova indicazioni scientifiche assolutamente sufficienti soprattutto su alcuni integratori ma occorre studiare. La persona che fa altro di mestiere, che si occupa di altre problematiche, di pazienti, di patologie, non ha il tempo di andare in profondità su questi temi e siccome quelle linee guida chiare mancano, allora ti risponde dicendo “non ci sono evidenze scientifiche”, ma così non è!

Credo che sia veramente augurabile che sempre più medici si interessino a questa materia. Questo non è un atto d’accusa nei confronti del medico, anzi è un invito ad un’alleanza. Il medico è un tassello fondamentale e lo diventa ancora di più se si impossessa pienamente dei temi della nutrizione, della nutraceutica, dell’allenamento fisico e del lavoro interiore.

Se sei medico cerca di capire come affrontare questi temi e stare così più vicino ai tui pazienti perché oggi più che mai abbiamo bisogno di evitare che i pazienti delusi dal rapporto col medico, finiscano con il seguire delle strade che sono assolutamente non scientifiche e pericolose. Ogni medico ha la responsabilità di tenere vicino i propri pazienti soprattutto sviluppando grande capacità di ascolto.

Io personalmente ci tengo ad informare correttamente le persone per aiutarle a raggiungere un più alto grado di salute e benessere, per questo motivo il Metodo Ongaro® si fonda su basi scientifiche.

Se sei un professionista della salute e il tuo obiettivo è quello di migliorare la vita delle persone che ti seguono, è importante che tu conosca anche queste dinamiche in modo tale da poter veramente trasformare in meglio la vita delle persone.

Io da tempo ormai faccio il coach a tempo pieno. Ma tu come medico o professionista della salute, se sei interessato a collaborare con me, puoi candidarti al Metodo Ongaro® Certification Program, un programma di certificazione dedicato ai professionisti della salute che vogliono diventare sempre più autorevoli grazie all’acquisizione di nuove competenze”.

Biografia

Filippo Ongaro nasce a Milano il 30 giu­gno del 1970 e cresce tra Milano, Londra e Venezia seguendo gli spostamenti familiari legati al lavoro di giornalista e scrittore di suo padre Alberto, a lungo inviato speciale de L’Europeo.

Influenzato, oltre che dal lavoro del padre anche dai libri e dalla vita di sua zia Franca Ongaro Basaglia che, con il marito Franco Basaglia, riformò la psichiatria italiana, il Dr. Ongaro cresce in un ambiente familiare e culturale creativo che lo stimola costantemente ad andare oltre gli schemi prefissati.

Oltre a dedicarsi all’attività clinica, il Dr. Ongaro é autore di numerosi libri divulgativi e collabora regolarmente con varie testate giornalisti­che nazionali e con emittenti radiofoniche e televisive.

Formazione

Si Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’università di Ferrara e successivamente vince il concorso e frequenta la Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport diretta dal Prof. Francesco Conconi.

Durante la scuola di specializzazione lavora presso la Deutsche Sporthochschule (Scuola Superiore dello Sport) di Colonia (Germania) e inizia a frequentare lo European Astronaut Centre dell’Agenzia Spaziale Europea situato appunto a Colonia dove poco dopo inizierà a lavorare stabilmente.

In questo periodo collabora strettamente con il Prof. Carmelo Bosco, fisiologo dell’esercizio di fama internazionale.

Presso l’Agenzia Spaziale Europea il Dr. Ongaro lavora come medico degli astronauti occupandosi in parti­colare degli aspetti legati alla nutrizione, alla preparazione fisica e alla riabilitazione degli equipaggi.

In questa funzione collabora con gli esperti del Johnson Space Center della NASA (Houston) e del Gagarin Cosmonaut Training Center (Russia) e ha l’opportunità di lavorare a stretto contatto con numerosi centri di ricerca europei ed internazionali. E’ durante quest’intensa esperienza clinica che conosce sua moglie Sonja, psicologa tedesca e consulente dell’Agenzia Spaziale Europea che diventerà la sua principale collaboratrice.

Oltre ad occuparsi della salute degli astronauti, il Dr. Ongaro in questi anni da vita ad un vero e proprio pro­getto di trasferimento tecnologico: studiando la letteratura scientifica, entrando in contatto con i ricercatori e rielaborando i loro risultati in termini pratici, riesce ad apportare sostanziali miglioramenti ai programmi medici e riabilitativi riservati agli astronauti.

Approccio

È da questo lavoro negli ambienti più avanzati della medicina che il Dr. Ongaro matura l’idea che la medicina pratica, quella che viene offerta nel quotidiano ai pazienti negli ambulatori e negli ospedali necessiti di una profonda trasformazione.

Si tratta infatti nella maggior parte dei casi di una medicina poco orientata alla prevenzione e che tende ad intervenire tardivamente, quando la malattia ha già preso il sopravvento sulla salute fisica e psichica della persona.

La medicina anti­aging non è né una disciplina alternativa né una nuova specialità medica ma piuttosto il primo approccio preventivo completo all’invecchiamento e alle sue malattie che trae le sue origini dalle più recenti scoperte scientifiche.

Attività ed incarichi

Il Dr. Ongaro è il primo italiano ad avere ottenuto il Diploma in Medicina Funzionale presso l’Institute for Functional Medicine (AFMCP) e la Board Certification in medicina anti-aging (ABAARM) presso l’Ame­rican Academy of Anti­aging & Regenerative Medicine.

Avendo compreso in profondità il potenziale di prevenzione e cura di questo nuovo approccio alla medicina, il Dr. Ongaro e sua moglie contribuiscono a fondare l’Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging (ISMERIAN, Treviso) di cui il Dr. Ongaro è tuttora Diret tore Scientifico. 

ISMERIAN diventerà rapidamente un punto di riferimento italiano ed europeo per pazienti e medici che cercano un approccio nuovo ma altamente scientifico alla prevenzione delle patologie croniche ed è la sede principale del lavoro clinico del Dr. Ongaro.

Oltre ad intervenire a numerosi congressi nazionali ed esteri, il Dr. Ongaro é docente al Master in Space Physiology & Health presso il King’s Col­lege di Londra ed é membro del Human Health & Performance Center della NASA. Per scelta il Dr. Ongaro non si é mai dedicato alla ricerca preferendo la sfera dello studio, dell’applicazione clinica e della divulgazione, ritenendo per altro che troppo spesso i risultati delle ricerche pubblicate non vengano utilizzati nella medicina pratica. Socio Fondatore & CEO Metodo Ongaro Switzerland SA.

Il Dr. Ongaro è Vice Presidente dell’Associazione Medici Italiani Anti-Aging e membro delle seguenti associazioni scientifiche: American Academy of Anti-Aging Medicine, Institute for Functional Medicine, European Society of Preventive, Regenerative and Anti-Aging Medicine ed ha ottenuto una certificazione dall’International School of Gynecological Endocrinology.

Libri

Da diversi anni Filippo Ongaro è un autore molto seguito ed apprezzato. I suoi numerosi libri hanno aiutato moltissime persone più persone possibili a cambiare stile di vita e a migliorare la loro esistenza (https://www.metodo-ongaro.com/libri).

 

Socio Fondatore & CEO Metodo Ongaro Switzerland SA

(https://www.metodo-ongaro.com/)

 

 

Dal 2019 Hifas da Terra è coinvolta in uno studio clinico sul tumore al seno. Si tratta di un progetto di collaborazione approvato dal comitato etico per valutare l’integrazione di MICO-MAMA 2.0 in 120 pazienti affette da tumore al seno.

  • Hifas da Terra (HdT), multinazionale leader nel settore biotecnologico nello sviluppo di prodotti naturali per la salute umana basati su funghi medicinali, sta valutando l’effetto del suo prodotto ‘Mico-Mama 2.0′ nelle pazienti affette da tumore al seno attraverso un nuovo studio clinico promosso dal “Instituto de Investigación Sanitaria Galicia Sur (IISGS)”. Lo studio, che si sta svolgendo presso il Complesso Ospedaliero Universitario di Vigo (CHUVI), facente parte dell’Area Sanitaria di Vigo e sede dell’IIS Galicia Sur, è stato presentato in un evento presso l’ospedale stesso, con la partecipazione degli esperti che guidano il progetto.
  • Questo studio, parte del progetto collaborativo “Microinmunomama” guidato da HdT dal 2020, misurerà parametri e biomarcatori di immunità, tossicità, microbiota, attività antitumorale e qualità della vita in 120 pazienti affetti da tumore al seno. In questo modo, questo studio clinico oncologico rappresenta una pietra miliare nella ricerca sugli effetti dei funghi medicinali nella lotta contro il tumore al seno.
  • Questo studio, che fa parte del progetto “Microinmunomama” guidato da HdT in collaborazione con l’IIS Galicia Sur e il centro tecnologico Leitat, è stato selezionato e finanziato dal Ministero della Scienza e dell’Innovazione spagnolo attraverso il programma Retos colaboración. Microinmunomama è un ampio progetto di ricerca sulle applicazioni mediche dei funghi medicinali nel tumore al seno.

Nel suo impegno continuo per la ricerca di prodotti naturali per la salute umana, il Complesso Ospedaliero Universitario di Vigo (CHUVI) e Hifas da Terra (HdT) stanno guidando il primo studio clinico sull’utilizzo di estratti di funghi nel tumore al seno, che fa parte dell’ultima fase del progetto Microinmunomama in corso dal 2020. Si tratta di un progetto collaborativo, con la partecipazione dell’IIS Galicia Sur e del centro tecnologico Leitat come partner, che mira allo sviluppo di nuovi integratori alimentari capaci di modulare la risposta immunitaria e il microbiota intestinale, nonché allo studio dei loro benefici nel tumore al seno.

La principale ipotesi dello studio è che l’integrazione con Mico-Mama 2.0 possa migliorare la risposta immunitaria e modulare la composizione della microbiota intestinale nelle pazienti affette da cancro al seno.

Si tratta di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, il cui obiettivo è valutare l’efficacia e i benefici per la salute del prodotto Mico-Mama 2.0 di Hifas da Terra nelle pazienti affette da tumore al seno. Mico-Mama 2.0 verrà somministrato dopo che il trattamento oncologico standard (chemioterapia e radioterapia) sarà terminato. Sarà condotta un’approfondita monitoraggio del microbiota intestinale e di vari parametri del sistema immunitario in queste pazienti. Lo studio recluterà tra 100 e 120 pazienti affette da cancro al seno di diversi sottotipi (luminale A, luminale B, triplo negativo, ecc.) e includerà la sorveglianza del microbiota intestinale tramite innovative piattaforme molecolari multi-omiche.

“Si tratta di un progetto che prevede diverse fasi, in cui uno dei principali indicatori che vogliamo misurare è il microbiota, studiando l’interazione tra chemioterapia, radioterapia e Mico-Mama con il microbiota, oltre ad altri fattori come ad esempio i fattori di risposta immunitaria“, ha spiegato il Dr. Esteban Castelao durante la sua presentazione.

Si studierà l’impatto del prodotto naturale sviluppato da Hifas da Terra nel contesto del progetto sulla qualità della vita di queste pazienti. I risultati di questo rigoroso studio forniranno una base scientifica per la possibile applicazione di Mico-Mama 2.0 come parte dell’intervento nelle pazienti con tumore al seno.

Va notato che nella prima fase dello studio clinico si cerca di definire la relazione tra il microbioma e il tumore al seno, una relazione che potrebbe avere implicazioni nello sviluppo futuro di strumenti diagnostici e/o nell’implementazione e modulazione delle terapie. In questa fase parteciperanno circa 240 donne, tra cui 120 pazienti di recente diagnosi di tumore al seno in stadi I, II o III che stanno per ricevere trattamento medico oncologico e 120 donne senza tumore al seno.

MICO- MAMA 2.0

 

La scienza moderna ha riscoperto che i funghi medicinali possiedono diverse potenzialità terapeutiche, principalmente nelle aree di attività antitumorale, immunomodulante e antinfiammatoria. Riconoscendo le numerose qualità di questi funghi, Hifas da Terra ha impegnato le sue ricerche per affrontare uno dei principali problemi medici del nostro tempo, il tumore al seno..


Mico-Mama 2.0 è una formula avanzata sviluppata da Hifas da Terra, che presenta composti attivi immunomodulanti naturali come beta-glucani prebiotici, terpeni e probiotici, tra gli altri.

I componenti menzionati in precedenza sono correlati alle proprietà antitumorali dei funghi medicinali. Mico-Mama 2.0 fa parte della linea HdT Onco Care, il cui sviluppo è il risultato di molti anni di intensa ricerca scientifica condotta in collaborazione con istituzioni e organizzazioni riconosciute a livello nazionale e internazionale. Mico-Mama 2.0 contiene una formula unica sviluppata sulla base di questa conoscenza, con estratti standardizzati in composti bioattivi in formato liquido, il che favorisce una dosaggio preciso per il paziente. Ciascuna formulazione della linea è stata progettata secondo criteri scientifici e risultati sperimentali pubblicati da Hifas da Terra al fine di offrire il massimo beneficio per la salute a ciascun profilo di paziente oncologico.

TUMORE AL SENO, IMMUNITÀ E MICROBIOTA INTESTINALE

Si stima che una donna su otto svilupperà un tumore al seno in qualche momento della sua vita. Nel 2022, questo è stato il tumore più frequente in Italia, con 55.700 nuove diagnosi. Questo tipo di tumore, di solito, si manifesta tra i 35 e gli 80 anni, con la fascia d’età compresa tra i 45 e i 65 anni che presenta la più alta incidenza.

I miglioramenti nella diagnosi e nei trattamenti hanno aumentato la sopravvivenza delle pazienti. Tuttavia, il tumore al seno rimane, ancora oggi, la causa più frequente di mortalità tra le donne.

Le attuali modalità di trattamento del tumore al seno comprendono chirurgia, chemioterapia, radioterapia e immunoterapia. All’interno di questi trattamenti, il sistema immunitario svolge un ruolo cruciale nella risposta clinica del paziente. Qualsiasi agente in grado di migliorare la funzione immunitaria potrebbe svolgere un ruolo importante come adiuvante nel trattamento standard. Dopo la diagnosi, la maggior parte delle pazienti viene sottoposta a terapia antineoplastica ed è immunodepressa. Ad esempio, la mielosoppressione chemioterapica, cioè la riduzione dell’attività del midollo osseo associata alla chemioterapia, che porta il paziente a uno stato di immunodepressione e affaticamento, è uno degli effetti collaterali più gravi della chemioterapia. Spesso ciò interrompe il trattamento e richiede un ricovero prima che si possano ottenere effetti terapeutici completi. Diversi studi suggeriscono che ridurre la mielosoppressione potrebbe consentire una migliore risposta alla chemioterapia.

I benefici degli estratti di funghi medicinali, presenti in alcuni prodotti nutraceutici e che sono stati oggetto di diversi studi clinici condotti su pazienti oncologici, hanno dimostrato di contribuire a migliorare la qualità della vita di queste pazienti. Sebbene le prove siano ancora limitate in pazienti europei e siano necessari ulteriori studi, i dati provenienti da numerosi studi clinici (meta-analisi) indicano benefici derivanti da specifici estratti di funghi medicinali in pazienti oncologici (Banco dati Cochrane), sottoposti o no a chemioterapia.

Inoltre, l’immunità è strettamente legata allo stato del microbiota intestinale. Alcuni studi hanno dimostrato che il microbiota delle donne affette da tumore al seno è diverso da quello delle donne in buona salute, suggerendo che alcune tipologie batteriche potrebbero essere associate allo sviluppo del tumore e a differenti risposte ai trattamenti come la chemioterapia. Ricerche recenti suggeriscono quindi che le alterazioni del microbiota potrebbero costituire un nuovo fattore di rischio nella comparsa e nella progressione del tumore al seno. Pertanto, il ruolo del microbiota intestinale sta guadagnando sempre più importanza in campo oncologico e gli effetti positivi derivanti dalla sua eventuale modulazione sono ancora sconosciuti.

Negli ultimi anni, è stato scoperto che il microbiota intestinale può essere influenzato da composti con attività prebiotiche, tra cui quelli derivanti da alcune specie di funghi medicinali.

Basandosi su questa premessa, il progetto “Microinmunomama” è stato concepito come lo sviluppo e la validazione funzionale di un nuovo nutraceutico chiamato Mico-Mama 2.0, formulato con estratti di funghi medicinali, con il potenziale per influenzare il microbiota intestinale e stimolare la risposta immunitaria, migliorando così l’evoluzione e il recupero delle pazienti affette da tumore al seno.

HIFAS DA TERRA, LA RICERCA COME PILASTRO DELL’AZIENDA

I funghi medicinali sono straordinarie fonti di sostanze con effetti positivi sulla salute umana. Una singola specie può contenere centinaia di sostanze bioattive. Secondo la scienza, i funghi medicinali hanno diverse attività come antitumorali, immunomodulanti, antinfiammatori, antiossidanti, antivirali, antibatterici, antiparassitari, epatoprotettori o antidiabetici. Queste proprietà li hanno resi adattabili all’ambiente in cui si trovano, superando qualsiasi avversità senza la necessità di spostarsi.

Catalina Fernández de Ana Portela è la responsabile del successo dell’azienda, Hifas da Terra, della quale è fondatrice e presidente. Applica competenze basate su oltre 25 anni di esperienza, con un team di esperti di rilevanza internazionale. Per comprendere l’origine dell’azienda, bisogna tornare al 1998, l’anno della sua fondazione. Hifas da Terra è un’azienda biotecnologica focalizzata sulla ricerca e l’innovazione, con un alto grado di specializzazione nello sviluppo di prodotti nutraceutici a base di funghi medicinali. L’obiettivo della ricerca condotta dall’azienda è lo sviluppo di prodotti naturali per il mantenimento e il miglioramento della salute umana come trattamenti adiuvanti o preventivi.

L’impegno di Hifas da Terra per la salute e il benessere dell’uomo si traduce nella ricerca e nell’innovazione per lo sviluppo di prodotti come i nutraceutici, i dispositivi medici e i farmaci di alta qualità con valore aggiunto per il trattamento integrato delle patologie.

Oltre a questo trial clinico sul tumore al seno nel contesto del progetto “Microinmunomama”, la biotecnologia è anche alla guida del progetto omologo chiamato “Micromarker”, in cui è stato avviato un altro studio clinico, promosso dalla Fundación Biomédica Galicia Sur (l’ente di gestione dell’IIS Galicia Sur), su 140 pazienti affetti da tumore del colon. Attualmente, le sue ricerche cliniche sono condotte anche in altri settori come le malattie gastrointestinali, immunitarie, muscolo-scheletriche e la salute mentale ed emotiva.

Fonte: hifasdaterra.it

L’uso del Noni è particolarmente indicato per sostenere momenti particolarmente faticosi associati allo stress, migliorare la concentrazione e il tono dell’umore.

Il noni fa parte dei superfrutti. Si tratta di una pianta esotica, la Morinda citrifolia L. (Famiglia: Rubiaceae), anche nota come gelso indiano. È un piccolo albero sempreverde, ampiamente diffuso in tutto il Pacifico, e rappresenta una delle più importanti piante medicinali tradizionali polinesiane. La sua popolarità è dovuta al frutto dal quale si ottiene per spremitura un succo, a cui vengono ascritte numerose proprietà (1). Inoltre, nelle preparazioni della medicina tradizionale polinesiana, sono impiegati anche foglie, fiori, corteccia e radici (1).

Il Noni viene impiegato da diversi secoli per scopi alimentari. Le parti principalmente utilizzate in ambito culinario sono i frutti maturi (crudi e cotti), le foglie ed i semi arrostiti.

Cenni storici

Tradizionalmente nelle culture hawaiane e polinesiane la pianta era considerata sacra e veniva venerata perché fonte di vita. I guaritori indigeni kahuna, che utilizzavano erbe e piante autoctone, la chiamavano “albero della vita”, “pianta che uccide il dolore” e anche “albero del mal di testa”. Tutte le parti del Noni (corteccia, radici, foglie, fiori e frutti) sono state utilizzate in erboristeria per le loro proprietà medicinali.

La pianta del Noni è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute. Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra“.

Tradizionalmente i guaritori indigeni della Polinesia preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi le aziende che hanno avviato il business internazionale attorno al fenomeno Noni seguono l’antico e tradizionale metodo di fermentazione.

La Morinda Citrifolia, conosciuta nelle Isole del Sud Pacifico come Nonu e Nono, viene comunemente riferito come Noni. Il Nonu reca giovamento per la prevenzione e per l’autotutela del proprio benessere da un’ampia gamma di problemi riguardanti la salute.

I vantaggi diffusi del Nonu sono stati constatati per tutte le isole dei Caraibi e del Sud Pacifico e dappertutto in Cina. Durante la dinastia degli Han in Cina, duemila anni fa, esistevano documenti scritti per quanto riguarda i benefici del Nonu. La pianta del Nonu è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute.

Delle tantissime piante che crescono rigogliosamente in queste isole, la “madre” di tutte le piante curative è il Nonu, conosciuto come Noni in alcune delle altre isole. Sebbene il Nonu cresca dovunque nelle isole del Sud Pacifico, il Nonu di qualità superiore cresce meglio nella terra sommersa da cenere vulcanica altamente nutriente e che si trova nelle isole esotiche di Tonga, Figi, Tahiti, Marquesas, Cook, Salomone, Samoa e le Hawaii con il loro splendido clima lussureggiante ed acque incontaminate.

Per più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Nonu in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Nonu viene considerata la “pianta sacra”. Dai secoli dei miracoli nel mondo naturale alle accurate indagini nei laboratori scientifici, il Nonu ha prodotto risultati incredibili. Il Nonu contiene vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici, co-fattori e steroli di piante che si presentano ed appaiono in modo naturale. Inoltre, le foglie e le radici del Nonu contengono l’intero spettro degli aminoacidi rendendo tutti i prodotti che ne derivano una perfetta e completa fonte proteica.

PERCHÉ FUNZIONA TANTO BENE IL NONU?

Grazie al favorevole effetto sinergico di tutti questi potenti ingredienti naturali che lavorano insieme tra loro come una squadra od orchestra perfetta ed in armonia. Alcuni affermano che contiene l’alcaloide xeronina e il suo enzima necessario che è la proxeronase. Nessuno sa esattamente perché il Nonu offre tantissimi benefici in materia di salute. Il punto focale da ricordare è che il Nonu funziona. Ugualmente importante è l’approfondita ricerca scientifica che conferma l’efficacia e la sicurezza del Nonu.

I Kahunas o gli appassionati di medicina tradizionale usano questa pianta per una grande varietà di problemi di salute come il sollievo dal dolore, la sinusite, artrite, disturbi alla digestione, raffreddori, influenza, encefaliti (anche emicrania), infezioni varie, problemi mestruali, ferite, malattie cutanee, cardiopatia, diabete II e molte altri disfunzioni e malesseri.

L’albero del Nonu cresce dai 3 ai 6 metri in altezza. Le lucenti foglie venate sono verde scuro e ricche di clorofilla. I Kahunas spesso ammorbidivano le foglie sopra una fiamma all’aria aperta, le lasciavano raffreddare e le applicavano sulla pelle per curare i tumori o le infezioni.

I molteplici usi medicinali del Nonu divennero parte del folklore in quanto gli indigeni alludevano al Nonu come “l’albero della cefalea” e “l’albero antidolorifico”. I Kahunas erano talmente coronati dal successo nell’utilizzare questo dono della botanica che questa pianta era diventata la forma principale di medicina per i Polinesiani per più di 1.500 anni. Il Nonu era identificato e riconosciuto come “l’erba sacra” per il corpo rigenerante.

Questa saggezza curativa veniva trasportata di generazione in generazione. Nel diciannovesimo secolo, gli erboristi tradizionali delle isole del Sud Pacifico spesso facevano le loro ricerche insieme ad altri maestri e mentori per 15 o 20 anni di continuo. Per causa della lunga durata ed intensità di tirocinio e preparazione, il grado di preparazione medica ottenuto era considerato uguale a quello dei medici che provenivano da altre parti del mondo. Una volta completato il tirocinio e raggiunto un livello avanzato di competenza, veniva riconosciuto al “medico” il titolo di Kahuna, adottato generalmente per denominare i sacerdoti e professionisti. I medici Kahuna comprendevano erboristi (kahuna la’au lapa’au), chirurghi, ostetrici e massoterapisti.

Questi Kahunas conoscevano e rispettavano la natura ed “… erano esperti altamente specializzati con esperienza ed abilità considerevole nel campo della diagnosi fisica e della farmacologia”, secondo una relazione pubblicata nella Hawaii Medical Journal.

Comunque, non sono soltanto i maestri Kahuna che concordano circa il grande valore del Nonu. La Dottoressa Isabella Abbott, professore alla University of Hawaii affermava “… usatelo per il diabete, la pressione del sangue, i tumori e molte altre malattie”.

Il Nonu fa riserva di molteplici usi tradizionali che solamente adesso vengono confermati dalla scienza moderna.

Sono state condotte ricerche sul Nonu nelle istituzioni di primo piano in Francia, Paesi Bassi, Germania, Eire, Taiwan, Austria e Canada. Sono stati trascorse ore interminabili di sperimentazione alla University di Hawaii negli Stati Uniti. La ricerca sulla Morinda Citrifolia è stata anche eseguita nella prestigiosa National Academy of Sciences, il centro nazionale governativo per la ricerca nel campo delle scienze.

Le ricerche attuate nei paesi occidentali per quanto riguarda questa pianta straordinaria risalgono al 1950 quando la rivista scientifica Pacific Science ha osservato che il frutto del Nonu presentava delle proprietà antibatteriche contro M. Pirogeno, Ps. Aeruginosa e perfino il letale E. Coli.

Da quel momento la ricchezza d’informazione che sosteneva gli usi tradizionali ed i benefici salutari del Nonu è cresciuta tantissimo e tutto sembra confermare ciò di cui i Kahunas erano già a conoscenza da migliaia di anni.

Una sperimentazione approfondita ha mostrato le proprietà analgesiche (antidolorifiche) del Nonu. Ricerche ripetute da parte di esperti e documentate nella rivista Planta Medica (56(1990)430 4) ha reso manifesto che il Nonu reca tanto giovamento per i dolori.

La rivista Cancer Letter (73 (2-3) 1993, 161 6), aveva reso noto che la Keio University e la Institute of Biomedical Sciences in Giappone avevano rivendicato l’isolamento di un nuovo composto antrachinone da parte della Morinda Citrifolia chiamato damnacantale che provocava una morfologia normale ed una struttura citoscheletrica nelle cellule precancerose. In termini poveri, il Nonu ha invertito le cellule precancerose in normali cellule sane.

Ricerche significative sugli usi medicinali del Nonu sono state presentate durante l’ottantatreesimo, l’ottantaquattresimo e l’ottantacinquesimo convegno annuale della American Association for Cancer Research.

Una relazione di grande riferimento presentata nel 1992 all’ottantatreesimo convegno a San Diego in California e redatto nel “Proceeding of the American Association for Cancer Research” era la seguente: “L’Attività antitumorale della Morinda Citrifolia sul carcinoma polmonare di Lewis innestato per via intraperitoneale nei topi”. In questo studio, i topi da laboratorio sono stati impiantati con il carcinoma polmonare di Lewis, un tipo di tumore. Tutti i topi non curati sono morti entro 9/12 giorni a causa del tumore. I topi trattati con il Nonu vissero dal 105% al 123% più a lungo; circa il 40% di questi topi sono rimasti in vita per più di 50 giorni. Quest’indagine fu ripetuta per un numero illimitato di volte ed ogni volta il Nonu si manifestava a prolungare in modo significativo la vita dei topi malati contro quelli che non avevano avuto il Nonu.

Detto semplicemente, il Nonu può inibire la crescita tumorale.

I costituenti più importanti del Noni sono:

  • VITAMINE E MINERALI: il Noni è ricco di vitamina A e C, fondamentali per il nostro corpo, in quanto sono entrambe coinvolte in numerose attività biochimiche. In particolare, il succo è una buona fonte di vitamina C (o acido ascorbico), importante per il sistema immunitario e per l’azione antiossidante. Inoltre, il frutto di Noni contiene minerali come magnesio, ferro, potassio, selenio, zinco, calcio, sodio, rame e zolfo.
  • PROXERONINA E XERONINA: la proxeronina è un alcaloide e rappresenta un precursore della xeronina. Quest’ultima sostanza è implicata in un gran numero di processi biochimici e sembra prendere parte al metabolismo delle proteine. Inoltre, favorisce l’assorbimento a livello intestinale di minerali, aminoacidi e vitamine, assunti con l’alimentazione.
  • CUMARINE: sono sostanze naturali con funzioni anticoaugulanti, flebotoniche, antispasmodiche ed antibatteriche. La scopoletina è tra le principali cumarine presenti. Questa ha dimostrato di possedere un’attività epatoprotettiva ed un effetto adattogeno. La scopoletina protegge il sistema cardiocircolatorio, normalizza la pressione sanguigna, esercita un’azione antinfiammatoria ed antistaminica.
  • TERPENI E TERPENOIDI: i terpeni svolgono un’azione antiossidante contrastando i radicali liberi. Nel Noni sono presenti: l’eugenolo (antisettico e anestetico), il beta-carotene (precursore della vitamina A) e l’acido ursolico. I terpenoidi sono composti correlati ai terpeni e possiedono importanti proprietà antiossidanti.
  • POLISACCARIDI (ACIDO GLUCURONICO, ARABINOSIO, GALATTOSIO): sono polimeri costituiti da monosaccaridi che possono agire come immunostimolanti.
  • SEROTONINA: è un neurotrasmettitore che svolge a livello del sistema nervoso centrale un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del ritmo sonno-veglia, dello stimolo della fame e della termoregolazione. La serotonina influenza la percezione del dolore e stimola la biosintesi della melatonina. Infine, l’effetto sinergico di scopoletina, serotonina e xeronina è in grado di stabilizzare anche i valori della glicemia.
  • DAMNACANTALE: è un alcaloide che incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi e sembra avere un’azione inibitrice su alcune cellule pre-cancerogene.
  • ALTRE IMPORTANTI SOSTANZE FITOCHIMICHE CONTENUTE NEL NONI SONO: antiossidanti, acido deacetilasperulosidico, niacina (vitamina B3), caroteni, acido linoleico, acido caprilico e caproico, antrachinoni, flavonglicosidi, alcaloidi, beta-sitosterolo, flavonoidi, catechina, aminoacidi, proteine, carboidrati, fibre, fruttosio.

Tutti questi elementi aiutano a migliorare e potenziare le prestazioni del nostro sistema immunitario ed inoltre c’è da considerare che conferiscono molte altre proprietà come ad esempio di tipo analgesico, sedativo e antinfiammatorio.

Gli studi indicano che il Nonu è utile per una miriade di condizioni:

  • Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.
  • Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate. Poiché il Nonu sembra operare a livello cellulare di base, è utile per una grande varietà di condizioni.
  • Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come E. Coli.Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario. (Le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).
  • Inibisce la crescita dei tumori cancerosi. Il damnacanthale, un composto trovato nella Morinda Citrifolia fu scoperto per inibire la funzione precancerosa.
  • Genera proprietà adattogeniche.
  • Stimola ed intensifica il sistema immunitario, compresi i macrofagi e componenti linfocitari vitali dei leucociti e dei meccanismi di difesa naturale del corpo.

Tutti possono avere benefici da questo frutto, che nelle isole del Pacifico viene utilizzato da secoli:

  • i bambini per crescere bene,
  • gli adolescenti per attenuare i problemi di una pelle sempre in eruzione e gli incontenibili sbalzi d’umore,
  • gli sportivi per avere prestazioni migliori,
  • la business class per eliminare lo stress,
  • le donne per essere piú vitali più toniche e più belle,
  • gli anziani per combattere tutti quei fenomeni tipici dell’invecchiamento.

NONI ED IL DOLORE

Il frutto del Nonu è stato adoperato per lungo tempo in modo efficace e sicuro per alleviare il dolore. Ricordate, due nomi tradizionali del Nonu erano “l’albero antidolorifico” e “l’albero della cefalea”.

In aggiunta alle migliaia e migliaia d’anni di uomini che usano con successo il Nonu per i dolori, la ricerca scientifica documenta gli effetti benefici del Nonu sul dolore. Nel 1990, i ricercatori hanno scoperto che “la somministrazione dell’estratto di Morinda Citrifolia mostrava una significativa attività analgesica centrale nei topi relativa al dosaggio (generalmente, più ne prendi, più forte gli effetti S.S.)”.

Un analgesico è una sostanza che riduce o elimina il dolore. I ricercatori proseguirono a sostenere che l’estratto di Nonu “non mostra alcun effetto tossico”. La Morinda Citrifolia cura dolori cronici intollerabili come le cefalee debilitanti, i dolori neuro-muscolari e delle articolazioni. In alcuni casi i risultati sono sorprendentemente veloci.

E’ importante ricordare che il Nonu agisce bene come ottimo analgesico e antinfiammatorio. Il Nonu contiene due dei migliori antiossidanti – la vitamina C ed il selenio oltre alle altre sostanze che agiscono contro i radicali liberi irritanti ed infiammatori nel corpo, riducono l’infiammazione e diminuiscono il dolore notevolmente.

Mitch Tate, fondatore del Center for Lifestyle Disease e di Nonu International, Inc., è riconosciuto come il “padre del Nonu moderno” ed è un educatore sulla salute. Secodo Mitch, migliaia di persone in tutto il mondo che utilizza il Nonu stanno ricevendo sollievo naturale per le loro “sfide” nel campo della salute. Il Nonu era virtualmente sconosciuto fuori dalle isole del Sud Pacifico ma tutto questo è cambiato quando Mitch e sua moglie Laura hanno trascorso una vacanza a Tahiti nell’agosto del 1994.

Mitch stesso ha sperimentato gli effetti della pianta quando si era ferito la spalla contro una scogliera corallina ed adoperò una foglia di Nonu schiacciata come “cerotto”. Incredibilmente, il dolore scomparve ed il taglio profondo si sanò velocemente senza infezione e senza lasciare cicatrice.

La tecnologia moderna ha confermato ciò che i guaritori Polinesiani sapevano da tempo. La Morinda Citrifolia è ricca di vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici co-fattori e steroli di piante. Fornisce anche composti di rafforzamento della salute come gli antiossidanti, i fitonutrienti ed i bioflavonoidi.

E’ importante far rilevare che alcuni dei costituenti attivi del Nonu sono solubili quindi tendono ad essere eliminati tramite l’urina o la sudorazione. Uno studio ha mostrato che i costituenti del frutto del Nonu raggiungono la loro massima funzione curativa due ore dopo l’ingestione ed iniziano ad indebolirsi dopo quattro ore, eppure sono ancora attivi anche dopo 12 ore. Le implicazioni di questo studio suggeriscono che per ottenere i massimi benefici è consigliabile somministrare il Nonu (succo, capsule ecc.) parecchie volte a giorno in dosaggi scaglionati o divisi piuttosto che una o due volte al giorno. Ancora più importante, per ottenere risultati ottimali è meglio somministrare il Nonu, come altri tonici o erbe, continuamente e giornalmente come è sempre stato fatto tradizionalmente. A causa del suo sapore sgradevole, sarebbe difficile assumere il Noni al naturale, ma oggi è possibile reperirlo anche sotto forma di compresse.

DANNI DA FUMO

Diversi studi di intervento in doppio cieco e controllati con placebo hanno coinvolto i fumatori di sigarette, dimostrando la sostanziale attività antiossidante del succo di noni.

Uno studio di 30 giorni, ad esempio, ha studiato 285 volontari adulti che fumavano più di 20 sigarette al giorno (16). Mentre il placebo (succhi d’uva e mirtillo con un sapore di formaggio aggiunto per imitare il sapore del noni) non ha avuto alcun effetto, il succo di noni ha dimostrato una riduzione di circa il 30% dei radicali liberi.

Due studi clinici su fumatori hanno scoperto che bere 118 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto i livelli di sostanze chimiche cancerogene (addotti aromatici del DNA) di circa il 45% (17 e 18).

SALUTE DEL CUORE

Gli studi sui fumatori adulti hanno dimostrato l’effetto positivo del succo di noni sui lipidi nel sangue e sulla Proteina C Reattiva ad alta sensibilità (hs-PCR), che è un marcatore ematico dell’infiammazione.

Uno studio sui fumatori ha scoperto che bere fino a 188 ml di succo di noni al giorno per 1 mese ha ridotto significativamente il colesterolo totale, l’omocisteina (-23,9%), il colesterolo cattivo LDL (-12,1-36,4%) e la proteina C-reattiva (-15,2%) (19).

Parallelamente, si è osservato un aumento del colesterolo buono HDL (da 49 a 57 mg/dL).

In un altro studio umano su non fumatori sani, il succo di noni non ha ridotto il colesterolo. Gli Autori hanno suggerito che i suoi benefici ipocolesterolemizzanti potrebbero, quindi, essere limitati alle persone con colesterolo alto .

Negli studi sull’uomo e sugli animali, il frutto e l’estratto di noni hanno anche ridotto la pressione sanguigna (20 e 21)..

DIABETE

Diversi studi in vitro hanno indicato che il frutto del noni può essere utile nel controllo della formazione di prodotti finali di glicazione avanzata (AGE) e può successivamente ridurne gli effetti avversi.

Questi AGE si formano a causa degli alti livelli glicemici che caratterizzano il diabete e sono alla base delle sue complicanze.

Il potenziale antiglicativo del succo di noni è stato ulteriormente dimostrato in uno studio di intervento in aperto di 8 settimane e in uno studio trasversale (22).

Si ritiene che gli iridoidi siano gli attivi più importanti nel determinare tale effetto.

Attenzione, comunque, ai prodotti industriali a base di succo di noni, spesso ricchi di zuccheri aggiunti. Gli studi dimostrano che le bevande dolcificate con zucchero possono aumentare il rischio di malattie metaboliche, come la steatosi epatica (fegato grasso) e il diabete di tipo 2 (23 e 24).

Bibliografia e sitografia

  1. Current Opinion in Food Science. 2016;8:62-7.
  2. Compr Rev Food Sci Food Saf. 2019;18(4):883-909.
  3. Pac Trop Bot Gard Bull 1985;15:10–4.
  4. Front Pharmacol. 2022;13:993927.
  5. Journal of Functional Foods. 2023;101:105408.
  6. The EFSA Journal 2009;998:1-16.
  7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12466051/
  8. https://scholar.google.com/scholar 
  9. https://scholar.google.com/scholar?hl=it&as_sdt=0%2C5&q
  10. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5920423/
  11. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17162334/
  12. https://scholar.google.com/scholar_lookup?journal=Chin.
  13. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20858541/
  14. https://scholar.google.com/scholar?hl=it&as_sdt=0%2C5&q
  15. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29641454/
  16. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19807926/
  17. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24804023/
  18. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19838937/
  19. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23097636/
  20. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9731690/
  21. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5490519/
  22. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26904624/
  23. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29761318/
  24. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26199070/

 

Questo frutto dal colore rosso inconfondibile è ricco di vitamine e antiossidanti, che favoriscono la rigenerazione cellulare e aiutano a ridurre il rischio cardiovascolare. 

Tra i frutti autunnali, merita una particolare attenzione. Frutto della Punica granatum, specie appartenente alla famiglia delle Lythraceae, ha un’origine antichissima e viene coltivato in India, nel Caucaso, in Iran, nell’area mediterranea.

Ogni frutto della pianta viene chiamato melagrana: nel linguaggio popolare, il nome della pianta viene utilizzato impropriamente anche per indicare il frutto. Chiarito che il melograno è l’albero e la melagrana il suo frutto, i lettori più puntigliosi vogliano perdonarci se nell’articolo useremo talvolta il termine popolare melograno anche in riferimento al frutto.

Il frutto del melograno è  molto affascinante. Lo è già nel nome: il termine “melo-grano” affonda le proprie radici nell’antico latino e chiama in causa le parole “malum” e “granatum”, termini con i quali in italiano si indicano rispettivamente i sostantivi “mela” e “con semi”. Stando alla traduzione letterale, avremmo quindi la fascinosa immagine di una “mela con i semi”, una descrizione che tratteggia appieno un ritratto esatto di questo strano ma gustoso frutto.

Le qualità della melagrana sono ben note fin dai tempi antichi, infatti, è da sempre simbolo di fertilità e abbondanza. Il frutto deriva dall’albero del melograno, di origine orientale, le cui numerose varietà sono diffuse in tutto il mondo.

Il frutto del melograno viene da tempo inserito sia nel VI sia nel VII gruppo fondamentale degli alimenti, ovvero tra quei cibi ricchi di vitamina e provitamina A, e di vitamina C. Contiene, infatti, 15 mcg su 100 g di parte edibile della prima e ben 20 mg su 100 g di prodotto della seconda. I chicchi della melagrana sono, inoltre, ricchi di acqua (circa 80% del peso complessivo) e di importanti macronutrienti:

  • zuccheri (13% del totale del peso);
  • fibre (3-4%);
  • proteine (1%);
  • lipidi (0,5-1%).

Riguardo ai sali minerali, ricordiamo l’importanza della melagrana nella fornitura di potassio (250 mg su 100 g di parte edibile) e di fosforo (22 mg su 100 g), ma si riscontrano anche buone dosi di sodiomagnesio e, non per ultimo, di ferro (che tuttavia risulta poco biodisponibile, ovvero difficilmente assimilabile dall’organismo in questa forma). Sono, inoltre, presenti anche tracce di zinco, di manganese e di rame.

PRINCIPALI PROPRIETÀ DELLA MELOGRANA PER LA SALUTE E LE SUE CARATTERISTICHE NUTRIZIONALI:

  • migliora la pressione arteriosa;
  • è un ottimo antiossidante: sicuramente il beneficio più interessante del melograno è la sua azione antiossidante e anti-age, grazie al suo alto contenuto di antiossidanti, ovvero sostanze in grado di contrastare gli effetti dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento. Gli antiossidanti contenuti nelle melagrane sono in particolare i flavonoidi, sostanze che prevengono l’invecchiamento precoce e mantengono l’organismo in salute;
  • ha azione antibatterica: se consumata con costanza e regolarità, ha la capacità di contrastare l’azione dei batteri(e dei virus) aiutando l’organismo a combattere patogeni esterni, specie nella stagione fredda, quando ci ammaliamo con più frequenza;
  • è ottimo per depurare l’intestinoe come protettore della mucosa gastrica. Il frutto del melograno rinforza l’intestino, aiuta l’attività dello stomaco e svolge un’utile azione detox: il suo alto contenuto d’acqua e di potassio lo rendono un alimento utile per rinforzare la barriera intestinale e stimolare la digestione;
  • riduce il rischio di aterosclerosi e sostiene la funzionalità cardiaca;
  • aiuta a contrastare l’eccessiva produzione di sebo ed è, quindi, utile in caso di pelle acneica,
  • è ricco di vitamina A C. La vitamina A o retinolo è un componente nutritivo importante per la vista, la differenziazione dei tessuti, il benessere digestivo e come agente anti-infettivo. La vitamina C o acido ascorbico, contrasta l’invecchiamento, innalza le barriere immunitarie e previene il rischio di tumori e malattie degenerative;
  • è anche un frutto “anti-invecchiamento cutaneo” per il ruolo dell’acido ellagico nell’impedire la degradazione del collagene;
  • ha proprietà antinfiammatorie. Recenti studi hanno evidenziato come alcune sostanze contenute nel melograno– come flavoni, acidi grassi coniugati, fenilpropanoidi e acidi idrobenzoici – svolgano un ruolo attivo nella prevenzione di alcuni tipi di infiammazioni;
  • è utile alla donna in menopausa perché in grado di ridurre alcuni disturbi legati a tale fase biologica (riduce le vampate, gli sbalzi di umore, ecc.).
  • ha azione sulla fertilità: dai dati attualmente presenti in letteratura, la presenza di Beta-sitosterolo nell’estratto di semi di melograno potrebbe migliorare l’attività uterina ed ovarica, legando specifici recettori in questi tessuti. Contestualmente, il consumo regolare di questo succo potrebbe aumentare la concentrazione di spermatozoi nell’epididimo, nonché la motilità e la densità cellulare. Altrettanto interessante sembrerebbe anche l’azione embrioprotettiva .

Un integratore contenente estratto di frutto di melograno e rizoma liofilizzato di galanga maggiore ha portato a un aumento del numero totale di spermatozoi e della loro mobilità .

La melagrana può interferire con l’azione di alcuni farmaci come:

  • Carbamazepina, un principio attivo dotato di attività anticonvulsivante, e utilizzato principalmente nel trattamento dell’epilessia, e di alcuni disturbi psichiatrici come le manie.
  • Farmaci metabolizzati dal citocromo
  • ACE inibitori
  • Ipertensivi
  • Rosuvastatina
  • Tolbutamide
  • Warfarin

Le persone allergiche ai pollini sembrano essere più esposte al rischio di effetti collaterali da melograno: si consiglia il parere del medico prima di intraprendere un trattamento a base di estratto di melograno.

La melagrana è disponibile in Erboristeria sotto forma di integratori alimentari, come capsule o estratti, che vengono consumati per beneficiare dei suoi effetti positivi sulla salute.

 

BIBLIOGRAFIA e FONTI:

  1. Pomegranate Supplementation Protects against Memory Dysfunction after Heart Surgery: A Pilot Study, Evidence-based complementary and alternative medicine
  2. Therapeutic applications of pomegranate (Punica granatum L.): a review, Alternative Medicine Review
  3. Effects of pomegranate juice consumption on inflammatory markers in patients with type 2 diabetes: A randomized, placebo-controlled trial, Journal of research in medical sciences
  4. Studies on the Cytotoxic Activities of Punica granatum L. var. spinosa (Apple Punice) Extract on Prostate Cell Line by Induction of Apoptosis, International Scholarly Research NoticesStudies on the Cytotoxic Activities of Punica granatum L. var. spinosa (Apple Punice) Extract on Prostate Cell Line by Induction of Apoptosis, International Scholarly Research Notices
  5. Antiproliferative effects of pomegranate extract in MCF-7 breast cancer cells are associated with reduced DNA repair gene expression and induction of double strand breaks, Molecular carcinogenesis
  6. Clinical Evaluation of Blood Pressure Lowering, Endothelial Function Improving, Hypolipidemic and Anti-Inflammatory Effects of Pomegranate Juice in Hypertensive Subjects, Phytotherapy Research
  7. Effect of pomegranate seed oil on hyperlipidaemic subjects: a double-blind placebo-controlled clinical trial, British Journal of Nutrition
  8. The effect of pomegranate extract on coronary artery atherosclerosis in SR-BI/APOE double knockout mice, Atherosclerosis
  9. Antioxidant activity of pomegranate juice and its relationship with phenolic composition and processing, Journal of agricultural and food chemistry
  10. Pomegranate Supplementation Protects against Memory Dysfunction after Heart Surgery: A Pilot Study, Evidence-based complementary and alternative medicine
  11. The effects of oxidative stress on female reproduction: a review
  12. An Extract of Pomegranate Fruit and Galangal Rhizome Increases the Numbers of Motile Sperm: A Prospective, Randomised, Controlled, Double-Blinded Trial

 

Olivello spinoso

L’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L., famiglia Elaeagnaceae) è un piccolo arbusto ricoperto da spine. Si può trovare naturalmente nell’Europa settentrionale e centrale, nel Caucaso e in Asia (Siberia, Cina e Tibet).

L’olivello spinoso è insuperabile, soprattutto per quanto riguarda i prodotti cosmetici e le cure naturali, i suoi frutti sono considerati il “frutto” più benefico per l’organismo e si dice che da solo potrebbe fornire abbastanza vitamina C per tutti gli abitanti della Terra.

Frutto sacro dell’Himalaya, si è giustamente guadagnato una serie di soprannomi famosi, come la pianta del futuro, l’albero dei limoni del nord, l’oro liquido o il frutto sacro dell’Himalaya. Nella medicina cinese e in quella tibetana è usato soprattutto come rivitalizzante; in caso di spossatezza o debolezza l’Olivello spinoso fresco è un buon stimolante.

Nei suoi frutti troviamo una combinazione unica di sostanze e ossidanti che forniscono al nostro corpo un aiuto molto potente nella lotta contro molti disturbi e afflizioni. Contiene vitamina A, alcune vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B6, B9), provitamina D, vitamine E, K, P e molte altre sostanze importanti come flavonoidi, carotenoidi, caroteni, acido folico, tannini, sali minerali (ferro, boro, manganese) o acidi organici.

E’ proprio questa grande varietà di nutrienti e fitocomplessi la responsabile delle principali proprietà dell’olivello spinoso. Più nel dettaglio, il succo che si ottiene dal frutto ha una spiccata azione antiossidante, tonica, antinfiammatoria e remineralizzanteL’olio invece, che perlopiù deriva da frutti e semi, viene utilizzato per via topica per le sue proprietà cicatrizzanti, riepitelizzanti e antinfiammatorie.

Ma non è finita qui: anche le foglie contengono fitocomplessi utili, principalmente tannini, e vengono utilizzare per la preparazione di tinture madre dall’azione astringente.

È anche considerato uno dei più grandi serbatoi naturali di acidi grassi insaturi, con omega 3, 6, 9 e i meno noti ma altrettanto importanti “sette”.

È chiamato anche  l’albero dei limoni del nord, perché ha un contenuto di vitamina C più di dieci volte superiore a quello degli agrumi. Una sola pallina di olivello spinoso fornisce abbastanza vitamina C per l’intera giornata!

In latino si chiama Hippophae rhamnoides, che significa cavallo splendente. Questo è il nome dato dagli antichi greci, che notarono che i cavalli nutriti con foglie di olivello spinoso avevano un manto molto più lucido, sembravano più sani ed erano più robusti degli altri cavalli. Non stupisce quindi che sia anche il cibo di Pegaso, il mitico cavallo alato.

L’olio è stato utilizzato come rimedio naturale molto potente per migliaia di anni. In Tibet, Cina e Mongolia è considerato un saluto curativo degli dei. È menzionato in testi tibetani del VII secolo e si dice che l’Ayurveda non ne facesse più uso dal VI millennio a.C.

Negli anni ’60 e ’70 i cosmonauti russi utilizzavano ampiamente l’olio di olivello spinoso come protezione dalle radiazioni nello spazio.

Fa anche molto bene all’ambiente! Infatti, combatte l’erosione del suolo, mantiene la terra intatta, contribuisce in modo significativo alla produzione di ossigeno e svolge un ruolo importante nell’intero ecosistema. Ha la capacità di ripristinare la quantità e la qualità di sali minerali nel terreno. Infatti, dopo la prima glaciazione terrestre, l’olivello spinoso è stata tra le prime piante a ripopolare la flora, accompagnando la ricomparsa di un gran numero di arbusti che da essa hanno tratto beneficio.

La capacità dell’olivello spinoso di adattarsi a terreni ostili e crescere con il minimo delle risorse si spiega grazie alla presenza di funghi simbiontici sulle sue radici. I funghi simbiontici trasformano l’azoto che la pianta assorbe dall’atmosfera in sostanze organiche che non solo permettono all’olivello spinoso stesso di svilupparsi in salute, ma fungono anche da nutrimento per il terreno. Questo processo infatti, permette di arricchire di nitriti – sostanze organiche derivate dall’azoto – il suolo circostante, rendendolo più fertile e accogliente anche per altre specie di piante.

OLIVELLO SPINOSO IN ERBORISTERIA

L’impiego principale è come fitoterapico in erboristeria: si usa principalmente sotto forma di succo o di olio, ma possiamo trovare anche integratori in capsule o compresse formulati con olivello spinoso. Il succo è un multivitaminico e un integratore multiminerale naturale: la sua assunzione permette di ridurre i sintomi di astenia, anemia e stanchezza legata ad un periodo di convalescenza.

Le vitamine C ed E, i carotenoidi e i polifenoli rendono il succo di olivello spinoso un trattamento preventivo da mettere in atto nei confronti delle malattie cardio-circolatorie, come il colesterolo alto e l’ipertensione.

APPLICAZIONI

  • Proprietà toniche e remineralizzanti. Il succo dell’olivello spinoso può essere considerato un multivitaminico e un integratore multiminerale naturale, ed è quindi un ottimo rimedio in caso di asteniastanchezza dovuta a convalescenza e anemia.
  • Azione antiossidante e vasoprotettiva. La ricchezza di vitamina C, polifenoli, carotenoidi e vitamina E fa del succo di olivello spinoso un buon trattamento preventivo contro problematiche del sistema cardiocircolatorio come ipertensione, colesterolo alto e aterosclerosi.
  • Azione cicatrizzante e antinfiammatoria. L’attività cicatrizzante dell’olivello spinoso si esplica sia esternamente che internamente l’organismo. L’olio infatti può essere utile nel trattamento di ulcere gastriche e infiammazioni gengivali, così come per lenire ustioniferitedermatitiscottature solaribruciori e rossori della pelle in generale.
  • Protezione di pelle e capelli. L’olio è particolarmente adatto per le pelli mature ed esigenti o in caso di capelli danneggiati, perché svolge un’azione riparativa e rigenerante sulle cellule.

Si consiglia di essere particolarmente attenti alle eventuali reazioni che l’olivello spinoso può causare al suo primo utilizzo. Chi non ha mai adoperato prodotti a base di tale pianta, non può sapere se potrebbe sviluppare particolari reazioni allergiche alle sue componenti. Per questo è consigliabile, soprattutto in occasione dei primi impieghi, di non eccedere con le dosi.

Inoltre, l’uso dell’olivello spinoso è sconsigliato:

  • Ai soggetti ipotesi, in quanto potrebbe agire provocando un leggero abbassamento della pressione arteriosa.
  • Se si stanno assumendo farmaci anticoagulanti, poichè potrebbe rallentare la coagulazione del sangue e causare sanguinamenti improvvisi o emorragie.
  • A chi deve sottoporsi ad un intervento chirurgico. In questo caso si consiglia di sospenderne l’assunzione almeno due settimane prima.
  • In caso di calcolosi renale, per l’elevato contenuto di vitamina C.
  • Per le donne in gravidanza o in allattamento è consigliabile chiedere parere al proprio medico prima di adoperare qualsiasi prodotto a base di olivello spinoso, nonostante di norma essi risultino innocui.

FONTI e BIBLIOGRAFIA:

  1. Olivello spinoso nelle diete a base vegetale. Un approccio analitico alla composizione dei frutti dell’olivello spinoso: valore nutrizionale, applicazioni e benefici per la salute
  2. Effetti dell’integrazione orale e dell’applicazione topica dell’olio di olivello spinoso estratto con CO2 supercritica sull’invecchiamento cutaneo di soggetti di sesso femminile
  3. Fitosteroli nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides L.): identificazione ed effetti delle diverse origini e tempi di raccolta
  4. Composizione carotenoide delle bacche e delle foglie di sei varietà di olivello spinoso rumeno (Hippophae rhamnoides L.)
  5. Perché l’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.) è così eccezionale? Una recensione
  6. Effetti di diverse origini e tempi di raccolta su vitamina C, tocoferoli e tocotrienoli nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides)
  7. Relazioni struttura-efficienza antiossidante dei composti fenolici e loro contributo all’attività antiossidante del succo di olivello spinoso
  8. L’attività antitumorale dell’olivello spinoso [ Elaeagnus rhamnoides(L.) A. Nelson]
  9. Composizione in acidi grassi dei lipidi nelle bacche di olivello spinoso (Hippophaë rhamnoides L.) di diversa origine
  10. β-sitosterolo: estrazione supercritica di anidride carbonica dai semi di olivello spinoso ( Hippophae rhamnoides)
  11. L’invecchiamento cutaneo indotto dalle radiazioni UV nei topi glabri viene efficacemente prevenuto mediante l’assunzione orale di una miscela di frutti di olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.) per 6 settimane attraverso la soppressione delle MMP e l’aumento dell’attività SOD
  12. L’olio di bacche di olivello spinoso inibisce l’aggregazione piastrinica

Olivello spinoso

Pubblicato uno studio da un team di Clinici di Tor Vergata e della Sapienza, sulla rivista Journal of Molecular Sciences (1).

La recente pandemia da SarsCov2 ha riunito gli sforzi della comunità scientifica per identificare i target virali, perfezionando terapie mirate al controllo della malattia, che ha causato più di cinquecentomila decessi nel mondo.

Tra le considerazioni e gli approfondimenti scientifici un dato è emerso durante la fase cruciale della pandemia, ossia che i bambini pur essendo contagiati dal virus, hanno avuto sintomi decisamente più lievi degli adulti, e solo in rarissimi casi l’infezione si è aggravata.

Ancora molto c’è da capire su questo aspetto, ma tra le motivazioni si pone l’attenzione sul ruolo dell’immunità innata e umorale dei piccoli pazienti, con funzioni probabilmente più restrittive ed efficaci nei confronti del Covid-19 rispetto agli adulti. A ben vedere infatti il sistema di difesa dei bambini risponde rapidamente alle infezioni con l’immunità naturale aspecifica e con la produzione di anticorpi.

Una proteina dell’immunità naturale, la lattoferrina presente già nel latte materno, protegge dalle infezioni come una rete a maglie strette, impedendo ai patogeni (virus, batteri, funghi) il passaggio nelle cellule della mucosa respiratoria e intestinale

Le proprietà antivirali ed antinfiammatorie della lattoferrina, intuisce e sostiene la Prof.ssa Elena Campione, Associato della UOSD di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata, la candidano come molecola ideale per trattare i pazienti Covid19 positivi. Nel mese di aprile, quindi, è stato successivamente proposto insieme ai Proff. Luca Bianchi, Ordinario e Direttore della UOSD di Dermatologia e Massimo Andreoni, Ordinario di Malattie Infettive del PTV, uno studio clinico per i pazienti Covid19 paucisintomatici ed asintomatici per valutare l’efficacia e la sicurezza di una formulazione liposomiale innovativa di lattoferrina, somministrata per uso orale e ed intranasale. Questo trial clinico, sostiene il team di Tor Vergata, è stato il primo approvato, sull’utilizzo della lattoferrina nei pazienti Covid positivi a livello nazionale ed internazionale. I risultati ottenuti nei pazienti hanno dimostrato, per la prima volta l’efficacia della lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la remissione dei sintomi clinici nei pazienti Covid-19 positivi sintomatici e la negativizzazione del tampone già dopo 12 giorni dal trattamento. Anche dagli esami ematici abbiamo osservato risultati notevoli che saranno presto pubblicati.

Accanto a questo studio clinico, un team coordinato dalla Prof.ssa Piera Valenti, Ordinario di Microbiologia dell’Università La Sapienza di Roma e Membro del Comitato Internazionale sulla Lattoferrina ha verificato in parallelo la qualità, la purezza e l’integrità della lattoferrina utilizzata. Ha inoltre eseguito delle prove in vitro sull’azione antivirale della lattoferrina dimostrando come questa proteina inibisca l’infezione da SARS-CoV-2, bloccando le fasi precoci dell’interazione virus-cellula.

La lattoferrina è una glicoproteina capace di sottrarre il ferro non legato dai fluidi corporei e dalle aree di flogosi, con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina, così da evitare il danno prodotto dai radicali tossici dell’ossigeno e diminuire la disponibilità di ioni ferrici per i microorganismi che invadono l’ospite. E’ dotata di attività antivirale e antibatterica, è considerata uno tra i più importanti fattori dell’immunità naturale non anticorpale. È presente nelle mucose e nei granuli dei neutrofili insieme ad altri fattori quali il lisozima e la lattoperossidasi. I recettori specifici della lattoferrina sono presenti sulle cellule epiteliali a livello delle mucose, sui linfociti, monociti, macrofagi e piastrine.

La lattoferrina inibisce sia direttamente che indirettamente i diversi virus che causano malattie nell’uomo. Inibisce direttamente l’infezione virale legandosi ai siti dei recettori virali e/o agli eparansolfati delle cellule dell’ospite impedendo in tal modo che il virus infetti le cellule. La lattoferrina, inoltre, aumenta la risposta immunitaria sistemica all’invasione virale. Interessante notare che c’è una carenza sistemica di lattoferrina in chi è affetto da HIV. In svariati studi in vitro la lattoferrina ha dimostrato di avere potenti effetti antivirali contro la replicazione sia dell’HIV umano che del Citomegalovirus (CMV) senza mostrare alcuna citotossicità. Oltre all’HIV e al CMV, ulteriori studi hanno riscontrato che la lattoferrina inibisce l’infezione da Herpes Simplex di tipo 1 e 2. L’azione antivirale della lattoferrina è stata anche studiata in vitro nel 2011, nei confronti del virus da Sars-Cov, da un team di ricercatori cinesi, che hanno confermato un suo ruolo protettivo, grazie al legame all’eparansolfato che impedisce, quindi, l’entrata del virus.

Lo studio appena pubblicato dal team dei clinici di Tor Vergata, insieme ai Colleghi della Sapienza sulla rivista Journal of Molecular Sciences ha approfondito i meccanismi d’azione della lattoferrina, suggerendo l’utilizzo di quest’ultima nel trattamento dei pazienti Covid positivi paucisintomatici ed asintomatici. L’effetto della lattoferrina contro il Covid può essere considerato anche in prevenzione come un’arma efficace nel controllo del contagio.

Un ulteriore studio (3) di ricercatori dell’Università di Harvard, Cambridge e Berlino ha dimostrato che l’assunzione per via orale di Lattoferrina e Lisozima, da parte di uomini ed animali, oltre ad essere sicuro è anche efficace, con la capacità di migliorare la risposta immunitaria. La ricerca quindi su queste proteine è estremamente utile per prevenire o gestire il COVID-19.

“In considerazione degli effetti antivirali diretti di lattoferrina e lisozima contro un’ampia gamma di virus (incluso SARS-CoV-2) e i loro effetti antimicrobici contro un’ampia gamma di batteri e funghi che può causare infezioni secondarie nei pazienti COVID-19; le loro proprietà immunomodulatorie che stimolano le risposte antimicrobiche promuovono tuttavia la risoluzione dell’infiammazione e in particolare il loro beneficio precedentemente dimostrato nel contrastare l’infiltrazione patologica dei neutrofili, l’attivazione dei macrofagi, il sovraccarico di ferro libero e la produzione eccessiva di citochine proinfiammatorie (IL-6 e TNF-α in particolare) e la formazione di trombi , che caratterizzano una forma grave di COVID-19”, affermano i ricercatori nello studio pubblicato su NCBI (National Center for Biotechnology Information).

Fonte: Ufficio Stampa d’Ateneo Tor Vergata, Università degli studi di Roma

RIFERIMENTI e FONTI

  1. https://web.uniroma2.it/it/contenuto/lattoferrina__una_probabile_risposta_al_covid
  2. https://www.mdpi.com/1422-0067/21/14/4903
  3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7543043/

https://www.erboristeriarcobaleno.it/difese-immunitarie

ALOE: una tradizione antica che si rinnova.

ALOE: una tradizione antica che si rinnova.

Gli antichi egizi la consideravano pianta dell’immortalità. Per gli incas e per gli indiani era la magia celeste. Stiamo parlando dell’aloe vera.

L’aloe è una pianta curativa della famiglia delle Aloaceae, esemplari con portamento arbustivo e foglie succulente, originari di diverse regioni dell’Africa.

Le principali varietà di aloe sono:

  • Aloe veraAloe barbadensis;
  • Aloe arborescens;
  • Aloe ferox;
  • Aloe perryi.

Circa quindici specie di aloe presentano proprietà terapeutiche rilevanti e, tra i vari tipi di aloe, una tra le più note e diffuse è l’Aloe vera, conosciuta anche come aloe delle Barbadospianta medicinale e curativa.

L’aloe vera appartiene alla famiglia delle liliacee ed è considerata una delle piante officinali più benefiche per l’uomo.

Nel corso dei millenni l’aloe vera si è adattata alle difficili condizioni ambientali, sviluppando meccanismi protettivi contro la siccità, l’irradiamento solare e il calore, ma anche strategie di difesa contro germi e parassiti immagazzinando minerali e sostanze nutritive. Le robuste foglie verdi preservano il suo gel, una preziosa sostanza nutritiva da assumere per via orale e per uso topico.

L’aloe vera è conosciuta dall’uomo da migliaia di anni, in un antico libro di medicina egiziana, conservatosi fino ad oggi, sul papiro di Eberscen sono trascritte 12 ricette mediche con l’aloe vera. Per Cleopatra e Nefertiti l’aloe vera era l’elemento centrale del programma di bellezza quotidiano. Delle sue particolari proprietà ne era a conoscenza anche Alessandro Magno, egli infatti ne portava sempre in grandi quantità durante le sue campagne militari. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie era la migliore medicina di pronto soccorso per le medicine di guerra. Gli indiani d’America adoravano l’aloe come una delle 16 piante sacre. Colombo la battezzò il medico in vaso, ne portava sempre con se nei suoi lunghi viaggi in mare. Il naturalista Paracelso elogiava così la sua forza misteriosa: il succo guarisce le bruciature e depura il sangue.

Durante il Medioevo e il Rinascimento l’uso medicinale dell’aloe si diffuse in Europa, e il suo impiego a scopo curativo venne introdotto poi anche nel Nuovo Mondo, forse per opera dei missionari spagnoli. Da quel momento la coltivazione della pianta si diffuse dapprima nei Caraibi e successivamente in Messico e Sud America.

Nel 1851 due ricercatori inglesi, Smith e Stenhouse, isolarono l’aloina la sostanza dagli effetti lassativi; mentre nel 1935 Creston Collins e suo figlio rivelarono in un rapporto divenuto poi celebre, il possibile utilizzo dell’aloe per trattare gli effetti devastanti delle radiazioni.

Il farmacista texano Bill Coats, alla fine degli anni ’50, riuscì a stabilizzare la polpa con un procedimento naturale, si aprirono, infine, le porte alla commercializzazione ad uso industriale di prodotti a base d’aloe. Tale procedimento, atto a conservare gli enzimi e le vitamine presenti nel succo, consiste nell’incubazione del gel con aggiunta di vitamina C (acido ascorbico), vitamina E (tocoferolo) e sorbitolo.

L’aloe vera attraverso diverse culture e continenti ha sempre avuto ed ha tutt’oggi un ruolo importante nella medicina e nella cura della bellezza. Più di 200 sostanze curative scientificamente documentate sono racchiuse nell’aloe vera, dalla vitamina A allo zinco. Le robuste foglie verdi preservano il suo gel una preziosa sostanza nutritiva da assumere per via orale e per uso topico. Fortunatamente i fans dell’aloe vera non devono andare a vivere in un paese mediterraneo per trarre vantaggio dalla pianta, non devono neppure procurarsi delle foglie fresche; infatti è possibile comprare dei buoni prodotti di aloe vera.

A livello nutrizionale il succo di aloe apporta numerosi amminoacidi. L’utilizzo del succo di aloe regola le funzioni intestinali e determina il generale benessere fisico. Il succo di aloe vera è apprezzato anche per i suoi effetti antiossidanti, disinfettanti e cicatrizzanti. Sono ancora in corso studi scientifici sulla possibile azione antitumorale in quanto aumenta la risposta immunitaria globale.

Moltissimi studi in letteratura hanno mostrato che l’aloe è efficace nel trattamento di diverse condizioni (1). TRA I BENEFICI DELL’ALOE VERA POSSIAMO RICORDARE:

INTEGRATORE ALIMENTARE. l’Aloe contiene moltissime delle sostanze nutritive essenziali per un corretto mantenimento del corpo.

DEPURANTE. L’Aloe vera è in grado di disintossicare l’organismo dalle tossine. Non solo, i suoi saccaridi aderiscono alle pareti dell’intestino formando una barriera protettiva che impedisce l’assorbimento di sostanze dannose.

BENEFICI PER IL SISTEMA DIGESTIVO. L’Aloe è un’alleata del sistema digestivo: stimola la flora batterica e l’eliminazione degli scarti, migliorando al contempo l’assorbimento delle sostanze nutritive. Per questo motivo riduce gli effetti collaterali dei farmaci sull’apparato digerente come acidità di stomaco, crampi e stitichezza. Riduce i sintomi del reflusso gastroesofageo e della gastrite. E’ dotata di proprietà prebiotiche ossia funziona da substrato che viene utilizzato dai microrganismi dell’apparato gastrointestinale conferendo un beneficio per la salute.

STIMOLA IL SISTEMA IMMUNITARIO. La pianta di Aloe contiene acemannano, uno zucchero dalle proprietà antivirali, antinfiammatorie e soprattutto antitumorali: infatti stimola la produzione di macrofagi, globuli bianchi che distruggono le cellule tumorali.

LENITIVO. L’Aloe vera offre un sollievo immediato alle punture di zanzare ed altri insetti, di meduse e di ortica. Il suo potere lenitivo si estende anche alle scottature (sia quelle in cucina sia quelle dovute al troppo sole).

E’ DOTATA DI PROPRIETÀ CARDIOPROTETTIVE grazie alla sua capacità di aumentare l’attività degli enzimi antiossidanti (SOD, CAT, GPx), ridurre la perossidazione lipidica, l’edema, l’infiltrazione delle cellule infiammatorie, ridurre i livelli di colesterolo e trigliceridi e per le sue proprietà antiaggreganti.

CURA DELLA PELLE. L’Aloe ha un’azione dermoprotettiva, idratante ed emolliente. Per questo motivo tale pianta viene abbondantemente utilizzata dall’industria della bellezza in saponi, creme e bagnoschiuma. E’ efficace nella guarigione delle ferite e nel riparare i danni alla pelle causati dai raggi. Questa azione è esercitata principalmente mediante meccanismi antiossidanti e antinfiammatori: aumenta l’espressione di TFG-1, bFGF, VEGF nei fibroblasti, riduce l’infiltrazione di cellule infiammatorie, migliora il deposito del collagene, riduce l’espressione di IL-8, IL-12 e TNF, riduce i danni al DNA, la perossidazione lipidica e riduce la produzione di specie reattive dell’ossigeno aumentando la quantità di glutatione e l’attività della superossido dismutasi.

E’ di aiuto in presenza di diabete grazie alla sua capacità di ridurre i livello ematici di glucosio e migliorare la funzionalità dell’insulina e delle isole pancreatiche.

CURA DEI CAPELLI. L’Aloe è un eccezionale balsamo in quanto rende i capelli lucidi, e protegge il cuoio capelluto. Inoltre può essere usata contro la forfora e la calvizie.

CURA DEI DENTI. L’Aloe vera è un efficace battericida. Per questo può essere utilizzata all’interno di una corretta igiene dentale: pulisce i canali e contrasta la placca. Inoltre la sua azione coagulante è efficace anche sull’afte, e sulle ferite interne al cavo orale. E’ efficace anche nel trattamento di gengiviti e parodontiti.

ALOE E ONCOLOGIA

Il principio attivo maggiormente studiato per le sue proprietà antitumorali è l’emodina. Questo composto mostra una serie di effetti antitumorali in una varietà di linee cellulari in vitro (2, 3):

  • induce apoptosi delle cellule tumorali mediante l’attivazione di vie intrinseche (citocromo c / caspasi 9) e mediante vie estrinseche (TNF-alfa e FASL);
  • induce il blocco del ciclo cellulare mediante la down-regolazione delle cicline e chinasi ciclina-dipendenti;
  • modula la segnalazione del sistema immunitario;
  • impedisce la crescita delle cellule tumorali e la formazione di metastasi mediante l’alterazione della migrazione, adesione e l’invasione delle cellule tumorali;
  • blocca il processo di angiogenesi sopprimendo l’espressione del fattore VEGF e STAT3;
  • induce una serie di alterazione che portano all’innalzamento dei livelli di ROS nelle cellule cancerose e di conseguenza danni al DNA e apoptosi delle cellule tumorali;
  • riduce l’attività della telomerasi, enzima che nelle cellule tumorali promuove la replicazione, la proliferazione e la formazione di metastasi.

Diversi studi hanno mostrato che l’aloe è efficace anche nel contrastare gli effetti collaterali delle terapie antineoplastiche, in particolare la mucosite e la stomatite. Ha anche migliorato i sintomi della proctide acuta nei pazienti sottoposti a radioterapia della pelvi.

Inoltre, una serie di studi hanno rivelato che la chemioterapia è molto meglio tollerata nei pazienti che contemporaneamente assumono l’aloe.

Secondo alcuni autori, l’aloe potenzia l’attività di alcuni chemioterapici: tamoxifene, cisplatino, doxorubicina, ciclofosfamide e 5-fluorouracile. L’aloe agisce sinergicamente con questi farmaci per inibire la proliferazione delle cellule tumorali.

Anche in associazione con la radioterapia, l’aloe ha aumentato la radiosensibilità delle cellule tumorali (1, 3)

Riferimenti bibliografici

  1. Molecules. 2020 Mar 13. Pharmacological Update Properties of Aloe Vera and its Major Active Constituents. Sánchez M, González-Burgos E, Iglesias I, Gómez-Serranillos MP.
  2. J Clin Transl Res. 2017 Sep 7. Anti-cancer effects of aloe-emodin: a systematic review. Sanders B, Ray AM, Goldberg S, Clark T, McDaniel HR, Atlas SE, Farooqi A, Konefal J, Lages LC, Lopez J, Rasul A, Tiozzo E, Woolger JM, Lewis JE.
  3. East Afr Health Res J. 2021. Aloe and its Effects on Cancer: A Narrative Literature Review. Manirakiza A, Irakoze L, Manirakiza S.

Fonte: https://www.artoi.it/aloe/

ALOE: una tradizione antica che si rinnova.

La diminuzione della fertilità dell’uomo, sempre più diffusa, è conseguenza della riduzione del numero e della vita degli spermatozoi, i gameti maschili che consentono il concepimento. Si tratta di una problematica che ha sia delle implicazioni sulla vita dei soggetti che desiderano concepire un figlio, sia su più ampia scala, in quanto meno fertilità significa meno nascite in futuro.

Uno studio aveva già mostrato un calo preoccupante del 50-60% della concentrazione di spermatozoi nell’uomo occidentale tra il 1973 e il 2011 (1). Un nuovo studio insiste sulla questione e affronta due aspetti nuovi: il calo della fertilità maschile peggiora sempre più rapidamente e non interessa soltanto l’Occidente.

Gli epidemiologi Hagai Levine, Shanna Swan e i loro colleghi hanno analizzato centinaia di studi sulla fertilità maschile condotti dal 1973 al 2018 in una cinquantina di paesi (2). Nella meta-analisi pubblicata il 15 novembre 2022, i ricercatori hanno evidenziato che, in 45 anni, la concentrazione media di spermatozoi nello sperma è diminuita in media dell’1,16% all’anno, passando da 101 milioni di spermatozoi per millilitro (nel 1973) a 49 milioni per millilitro (nel 2018). Osservando più da vicino gli ultimi due decenni, ci si rende conto che il fenomeno sta accelerando: dopo il 2000, la quantità di gameti nello sperma si riduce del 2,64% all’anno.

Questa situazione negativa, secondo i ricercatori, costituisce un autentico problema di salute pubblica poiché potrebbe, a lungo andare, “ minacciare l’umanità ”.

Quali sono le cause del calo globale della fertilità maschile?

Due importanti cause sembrano spiegare il declino sempre più rapido della fertilità maschile a livello globale.

  1. Diminuzione della quantità di sperma dovuta allo stile di vita
  2. Il fattore di diminuzione della fertilità più facilmente identificabile è il cambiamento dello stile di vita in tutto il mondo.

La sedentarietà, la cattiva alimentazione o l’obesità che ne deriva nuocciono ovviamente alla fertilità degli uomini. La crescita del tessuto adiposo, che immagazzina il grasso, comporta il rilascio di sostanze che influenzano il testosterone, uno degli ormoni chiave nella produzione di spermatozoi. Secondo l’OMS, nel mondo il 39% degli uomini è in sovrappeso e l’ 11% è obeso.

Fare sport un’ora al giorno aiuterebbe a contenere il problema, perché l’attività fisica consente di bruciare il grasso e aumentare la concentrazione spermatica (numero di spermatozoi per millilitro di sperma). Alcuni ricercatori hanno studiato la composizione dello sperma di 261 uomini sani: dopo 24 settimane, gli uomini attivi presentavano spermatozoi più numerosi e più resistenti allo stress ossidativo rispetto a quelli dei soggetti sedentari (4).

È altresì noto che il consumo di tabacco (e droghe in generale) provoca una diminuzione della quantità di spermatozoi. Lo sperma dei fumatori che consumano 10 o più sigarette al giorno contiene fino al 20% in meno di spermatozoi rispetto a quello dei non fumatori e gli spermatozoi dei soggetti fumatori si rivelano, inoltre, meno vivaci, a seguito di un’alterazione della morfologia (5). Il consumo eccessivo di alcol (a partire da 5 bicchieri a settimana) può anche influenzare la qualità e la produzione di spermatozoi.

Infine, gli uomini che si sentono stressati hanno maggiori probabilità di avere basse concentrazioni di spermatozoi nell’eiaculato, così come livelli più elevati di spermatozoi anormali o meno mobili.

Citiamo, inoltre, il ruolo delle malattie sessualmente trasmissibili (clamidia, gonorrea, virus del papilloma umano ecc.) che possono, dal canto loro, nuocere alla sopravvivenza o allo stato dei gameti (6).

Cause ambientali del calo della fertilità maschile

La seconda grande causa di infertilità maschile in rapida crescita riguarda l’ambiente, con l’inquinamento chimico derivante dalla combustione di combustibili fossili e l’esposizione agli interferenti endocrini.

I primi responsabili del deterioramento dello sperma potrebbero essere i componenti delle materie plastiche (bisfenolo A, bisfenolo S, bisfenolo F, ftalati), le diossine derivanti dalla combustione dei rifiuti, gli additivi come il policlorobifenile ( PCB), i conservanti come i parabeni oppure, più sorprendentemente… il paracetamolo.

Infine, uno studio ha rilevato che gli uomini che consumano regolarmente frutta e verdura caratterizzate da un alto contenuto di pesticidi presentano il 50% di spermatozoi in meno rispetto agli uomini che seguono una dieta più sana (7).

CENNI DI FISIOLOGIA

Non tutti sanno che nel 45% delle coppie che hanno difficoltà a ad avere figli, il fattore maschile è fondamentale. A differenza di una donna, che nasce con gli ovuli che avrà per tutta la vita senza riprodurli, un uomo deve costantemente produrre nuovi spermatozoi. In un maschio sano, gli spermatozoi vengono prodotti continuamente a una velocità di circa 100 milioni al giorno e ogni spermatozoo impiega circa da 42 a 76 giorni a una temperatura di 2 gradi più fredda del resto del corpo (poiché i testicoli sono sospesi all’esterno) per maturare completamente. I numeri devono necessariamente essere elevati – una singola eiaculazione può contenere fino a 150 milioni di spermatozoi, ma solo il 15% circa di essi sarà in grado di penetrare un ovulo.

Anche la forma e la capacità dello sperma di nuotare sono importanti

C’è dell’altro nel determinare le caratteristiche determinanti dello sperma. Anche la motilità e la morfologia sono fattori chiave oltre alla conta, cioè lo spermatozoo deve nuotare in modo dritto e rapido ed essere della forma giusta per raggiungere e penetrare l’uovo. Dal momento in cui lo sperma viene eiaculato fino a quando l’uovo viene fecondato, lo spermatozoo deve prima nuotare attraverso il muco cervicale e la cervice, e quindi risalire le tube di Falloppio.

Considerando che la dimensione di uno spermatozoo è di circa 0,05 mm (non visibile ad occhio nudo), questo equivarrebbe all’incirca a passare dalle Hawaii a Los Angeles. Lo spermatozoo più veloce impiegherà circa 45 minuti e il più lento circa 12 ore per raggiungere l’uovo. La maggior parte degli spermatozoi invece non ce la farà: Mancheranno di  energia, andranno nella direzione sbagliata o si muoveranno in tondo. Altri spermatozoi saranno uccisi da anticorpi naturali o danneggiati dai fluidi cervicali.

Misure di prevenzione e integratori alimentari per la fertilità maschile

La realizzazione di buone abitudini di vita (praticare regolarmente dello sport, ridurre il consumo di sigarette e alcol, gestire correttamente le emozioni…) costituiscono i passi da seguire per aumentare la fertilità maschile. Va evitato anche  l’uso di steroidi anabolizzanti che possono  rendere gli uomini infertili.

Finché il produttivismo contemporaneo continua a inquinare e produrre alimenti di scarsa qualità, bisogna evitare di esporsi a inquinanti e residui di pesticidi. Si consiglia, in particolare, di mangiare bio, optando per la frutta di stagione che avrà subito meno maltrattamenti (trasporti, fertilizzanti chimici, ecc.).

Sempre per quanto riguarda la dieta, è utile prediligere gli alimenti ricchi di zinco (frattaglie, carne rossa, pane integrale, uova, ostriche…) Questo oligoelemento contribuisce, infatti, a una fertilità e riproduzione normali ed è particolarmente importante per la spermatogenesi. Un seme con un’elevata concentrazione di zinco (idealmente 30 volte superiore al livello di zinco nel sangue) è di buon auspicio per la sua ottima qualità (8). Per aiutarti, puoi anche assumere degli integratori alimentari di zinco opportunamente dosati.

I prodotti del mare, la carne, le uova o le alghe kombu, a loro volta, forniscono il selenio. Quest’altro minerale contribuisce alla normale spermatogenesi e alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Uno studio riporta un aumento del 10,8% delle gravidanze nelle coppie in cui gli uomini assumono un’integrazione di selenio rispetto agli uomini che non la assumono (9).

Utile puntare anche su salmone, sgombro, sardine o noci, alimenti ricchi di omega-3. Secondo uno studio, il DHA, uno di questi acidi grassi insaturi, sarebbe indispensabile per il corretto funzionamento degli spermatozoi (10).

Vanno privilegiati anche alcuni alimenti come la patata dolce, la carota cruda, la zucca, l’albicocca o gli spinaci, fonti di beta-carotene, una sostanza che favorirebbe la motilità (capacità di movimento) e quindi la velocità degli spermatozoi (11).

Una meta-analisi internazionale, condotta da università spagnole, messicane e statunitensi, ha raccolto i risultati di 28 studi nutrizionali (2900 soggetti studiati in totale), con l’obiettivo di comprendere gli effetti dei nutrienti e degli integratori alimentari sulla qualità dello sperma e sulla fertilità (12).

I risultati confermano che gli uomini beneficerebbero dall’assunzione di zincoselenio e omega-3, ma anche optando per coenzima Q10 e carnitina per aumentare la concentrazione dello sperma e migliorare la morfologia degli spermatozoi.

Un ultimo e semplice: mantenete i testicoli freschi, perché gli spermatozoi odiano il calore. La temperatura ideale è 32 °C. Quindi bagni caldi, bagni turchi, indumenti troppo stretti e persino l’uso del computer sulle ginocchia possono compromettere la qualità del seme (13).

Gli ingredienti-chiave da assumere con gli integratori

  • L-Carnitina (2g/die),  la forma biodisponibile della L-Carnitina, aiuta lo sperma a maturare e mantenere qualità e la vitalità per tutta la sua vita. Nei maschi con livelli bassi di carnitine si assiste a una significativa riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi in confronto con i soggetti con concentrazioni all’interno della cellula di norma o elevate. Il deficit di queste sostanze prova nello sperma una riduzione del consumo di ossigeno della cellula e un alterazione di tutto il metabolismo dello spermatozoo: la carenza di carnitina non solo rende poco efficiente la produzione di energia nello spermatozoo ma riduca, anche, l’utilizzo della fonte energetica di altra origine come quella del glucosio e fruttosio per inibizione di alcuni meccanismi intracellulari che fanno parte del ciclo di Krebs.
  • Coenzima Q10 (200 e 300 mg/die), gli uomini che soffrono di problemi di fertilità associati a una bassa qualità dello sperma possono migliorare la loro situazione assumendo per almeno 3 mesi supplementi a base di coenzima Q10. Questo importante antiossidante agirebbe riducendo lo stress ossidativo che alterando la qualità dello sperma può portare a infertilità e attivando gli enzimi che svolgono, a loro volta, un’azione antiossidante. Il risultato sono spermatozoi dalla forma migliore e in grado di muoversi meglio.  A svelare queste potenzialità del coenzima Q10 è uno studio pubblicato sulla rivista Andrologiada un gruppo di ricercatori della Shahid Sadoughi University of Medical Sciences di Yazd (Iran).
  • Selenio (14) (200 e 100 µg/die), il selenio è strettamente legato alla salute riproduttiva maschile.  La maggior parte del selenio nel corpo si trova, infatti, nei muscoli, nei reni, nel fegato e  soprattutto nei testicoli. Pertanto, non dovrebbe sorprendere quanto sia importante per la salute riproduttiva.
  • Lo zinco 66 mg/die combinato con acido folico (5mg/die)  aiuta la formazione e la motilità degli spermatozoi oltre a supportare il metabolismo del testosterone. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha stimato che circa un terzo della popolazione mondiale presenta una carenza di zinco. Questo minerale è necessario per la normale crescita, la riproduzione, la sintesi del DNA, la divisione cellulare e l’espressione genica, per i processi fotochimici della vista, la guarigione delle ferite, l’ossificazione e per l’incremento delle difese immunitarie. Tra gli organi dove questo minerale si concentra maggiormente c’è anche la prostata: lo zinco, infatti, si ritrova in elevate quantità nel liquido seminale e mostra un ruolo considerevole nel garantire la funzionalità spermatica.
  • Acidi grassi polinsaturi e acidi eicosapentaenoico (Epa – 1,12 g/die) e docosaesaenoico (Dha – 0,72 g/die). I casi di infertilità maschile idiopatica (senza apparenti motivi di impedimento fisico-patologico) sono legati a CARENZA di acido grasso omega-3 DHA (19)  come anche allo sbilanciamento di omega-3 (carenti) con omega-6 (in eccesso), verificato a livello della membrana cellulare sia degli spermatozoi sia del globulo rosso maturo isolati da questi soggetti (20).
  • Maca  Ginseng migliorano la motilità degli spermatozoi. L’estratto di Maca peruviana viene impiegato come integratore ormonale per stimolare la fertilità sia maschile che femminile. Essa contiene infatti diverse molecole che favoriscono la produzione di vari ormoni naturali. Si ritiene che l’aumento della fertilità sia dovuto principalmente alla presenza di quattro alcaloidi: macaina 1,2,3 e 4 che sono stati isolati nella radice di Maca. Secondo alcuni studi (21), nell‘uomo la Maca agisce migliorando la funzione erettile e favorendo la maturazione degli spermatozoi, aumentandone il numero e migliorandone la mobilità. Nella radice di Maca peruviana, infatti, vi è un elevato contenuto di fruttosio, un monosaccaride che fisiologicamente si trova in elevata concentrazione nel liquido seminale, dove costituisce la fonte energetica primaria degli spermatozoi.
  • Gli antiossidanti  aumentano la longevità e la forza degli spermatozoi. Tra il 30% e l’80% della subfertilità maschile potrebbe avere origine a causa dello stress ossidativo sullo sperma. Lo stress ossidativo si verifica quando le specie reattive dell’ossigeno (ROS) superano le difese antiossidanti naturali presenti nel campione seminale e causano danni alle cellule riproduttive.
  • Acido D-Aspartico: studi dimostrano che gli integratori di acido aspartico possono aumentare i livelli di testosterone, l’ormone sessuale che svolge un ruolo essenziale nella fertilità maschile. E’ in grado di aumentare i livelli di ormone luteinizzante LH e, quindi, dell’ormone testosterone (soprattutto negli uomini inattivi o in quelli con testosterone basso) e contrastare l’infertilità: sembra aumentare sostanzialmente il numero di spermatozoi prodotti e la loro motilità (capacità di muoversi). L’aumento di testosterone sembra anche apportare benefici in termini di prestazioni fisiche sportive, incrementando massa muscolare e resistenza.
  • Tribulus terrestris: il Tribulus terrestris è una pianta in grado di aumentare il numero degli spermatozoi e la loro vitalità. Il suo effetto si basa su una stimolazione della produzione di testosterone: contiene infatti una saponina, che ha una struttura chimica simile a quella di un ormone umano, l’LH o ormone luteinizzante. Nell’uomo questo ormone, prodotto da una ghiandola che si trova nel cervello, l’ipofisi, ha lo scopo di stimolare la sintesi di testosterone nel testicolo, stimolando indirettamente la crescita degli spermatozoi. Con l’assunzione del Tribulus, il testosterone viene prodotto dal testicolo, secondo il normale meccanismo fisologico, a differenza dei farmaci che integrano direttamente testosterone. Con il Tribulus non si rischiano gli effetti collaterali dovuti al sovradosaggio.
  • Nitroxx: il Nitroxx è un composto a base di arginina purificata, un amminoacido che compone le proteine dell’organismo, tra cui anche quelle degli spermatozoi. L’arginina si trova negli alimenti, oltre ad essere prodotto in quantità minime dall’organismo adulto (il bambino non la produce quindi è importante che vanga assunta tramite le dieta). Non essendo un amminoacido essenziale, non è necessario per vivere, tuttavia ha un ruolo importante nella sintesi delle proteine epatichee di quelle celebrali. Integrare l’arginina significa mettere a disposizione dell’organismo la “materia prima” per formare gli spermatozoi, ma non solo: l’arginina è alla base della formazione di ossido nitrico, che migliora la vitalità degli spermatozoi, riducendo così l’ipofecondità.
  • La zeolite, anche nota come “pietra che bolle” (dal greco zein “bollire” e lithos “pietra”) è un minerale di orgine vulcanica che, grazie alla sua particolare struttura microporosa ha un forte potere disintossicante e aiuta l’organismo e proteggersi dai danni di fumo, alcol, stress, inquinamento ambientale-radioattivo, metalli pesanti, inquinamento alimentare, che possono pregiudicare la fertilità maschile e femminile. Inoltre, ha un alto potere antiossidante, rimineralizzante ed anti-age. Per questo, può essere un importante alleato di chi cerca una gravidanza.
  • La Vitamina D non solo è fondamentale per la formazione delle ossa ma, secondo gli studi, ha effetti positivi sul successo dei percorsi di fecondazione in vitro, su condizioni patologiche come la sindrome dell’ovaio policistico e l’endometriosi e sulla qualità del liquido seminale. Nell’uomo i recettori (porte di accesso) per la Vitamina D sono stati ritrovati anche all’interno dei testicoli confermando che la sua integrazione migliora la qualità spermatica, incrementa lo sviluppo sano del nucleo dello spermatozoo, aumenta i livelli di testosterone, che a loro volta incrementano il desiderio sessuale e la produzione spermatica, migliorando condizioni di oligospermia (ossia bassa concentrazione degli spermatozoi nel liquido seminale).

Fonte: https://www.supersmart.com/it/blog/salute-ormonale/infertilita-maschile-in-forte-crescita-prevenzione-integratori-s547

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La calendula contiene flavonoidi, olii essenziali, triterpeni, fitosteroli, carotenoidi e mucillagini. Ha un’attività antiinfiammatoria, decongestionante, ipotensiva e vasodilatatoria. Regolarizza il ciclo e il flusso mestruale, tonifica i tessuti e le fasce muscolari dell’utero. Ha inoltre un’attività antisettica e cicatrizzante.

Numerose sono le piante medicinali che trovano impiego in fitoterapia e al tempo stesso sono presenti anche nella Materia Medica Omeopatica. Le qualità terapeutiche di una stessa pianta medicinale possano estrinsecarsi in modo spesso sorprendentemente diverso oppure complementare a seconda sia impiegata la TM oppure il medicinale omeopatico da essa ottenuto. Un esempio è Calendula officinalis L. (Calendula): in fitoterapia la pianta manifesta azione antispasmodica ed emmenagoga per os mentre per uso topico presenta spiccate proprietà vulnerarie. In omeopatia Calendula «stimola dall’interno le difese dell’organismo» e quindi la sua somministrazione va a completare strettamente quella fitoterapica. A conferma di ciò Denis Demarque (1999) asserisce che le diluizioni omeopatiche di Calendula prolungano l’effetto farmacologico diretto della pianta.

Gli antichi Romani chiamando la pianta “fiore delle calende” evidenziarono la caratteristica della Calendula di alternare la sua fioritura per tutto l’arco dell’anno: da calendae, ovvero primo giorno del mese, deriverebbe il nome “Calendula”. S. Ildegarda (1098- 1179), la badessa di Bingen, riteneva la pianta valida per i disturbi intestinali e per l’impetigine del cuoio capelluto; S. Alberto Magno (XIII sec.) la consigliava per uso esterno nel morso degli animali velenosi e per via interna nelle affezioni di fegato e milza. Nel tardo Medioevo era impiegata per trattare svariate malattie e in particolare veniva indicata per provocare le mestruazioni, utilizzo perpetrato dalla tradizione popolare per ripristinare o normalizzare il flusso mestruale e per attenuare il dolore nella dismenorrea. In effetti la Calendula sembra essere attiva come emmenagoga e antidismenorroica in quanto in grado di ristabilire il flusso mestruale diminuendone i fenomeni dolorosi, i disturbi di natura riflessa e regolarizzando il ciclo. L’azione sarebbe da attribuire alla presenza dei flavonoidi (azione antispasmodica, antiflogistica ecc.).

A questo proposito H. Leclerc consigliava la sua assunzione una settimana prima dell’inizio delle mestruazioni sotto forma di tintura o estratto fluido (TM, 40 gtt. due-tre volte al dì). Interessante la prescrizione in menopausa al fine di contrastare l’ipertensione che a volte può comparire: nella pratica clinica è stata osservata una buona azione ipotensivante in seguito a trattamento con estratto alcolico.

Altre segnalazioni riguardanti l’impiego per os sono relative al trattamento delle malattie da raffreddamento, delle forme erpetiche e delle infezioni cutanee. I polisaccaridi presenti nel fitocomplesso della pianta mostrano, infatti, sia in vitro che in vivo, una notevole attività immunostimolante e antivirale. I componenti dell’olio essenziale, inoltre, sarebbero responsabili delle riconosciute attività antimicrobiche, antifungine e antivirali. Sono segnalate anche proprietà coleretiche e di incremento della secrezione degli acidi biliari da parte della pianta: i saponosidi contribuiscono, difatti, ad abbassare il livello plasmatico di colesterolo e trigliceridi.

PRINCIPALI COMPONENTI
  • Flavonoidi
  • Olio essenziale
  • Composti terpenici
  • Mucillagini
  • Vitamina C
  • Carotenoidi

La calendula è una pianta dalle mille virtù, efficace per:

  • Abbassare i trigliceridi.
  • Abbassare il colesterolo.
  • Calmare un attacco di colite.
  • Calmare un attacco di gastrite o di ulcera.

Utile come rimedio naturale in caso di:

  • Irregolarità mestruale
  • Dolori mestruali
  • Irritazione del cavo orale
  • Pelle arrossata
  • Pelle secca
  • Callosità o cheratosi plantari
  • Scottature, eritemi solari
  • Dermatite da pannolino
  • Ragadi al seno
Proprietà della calendula

Antiossidante

I fiori della Calendula sono ricchi di antiossidanti, caroteni e flavonoidi che preservano la pelle dalla degenerazione cellulare causata dall’azione dei radicali liberi e la preservano dall’invecchiamento precoce. Queste sostanze proteggono inoltre l’epidermide dall’azione dei raggi U, per questi motivi la calendula è considerata un ingrediente efficace per mantenere la pelle giovane e vitale.

Antinfiammatoria

I polifenoli e i flavonoidi (in particolare il faradiolo) svolgono un’intensa azione antinfiammatoria e antiedematosa che si rivela utile per curare irritazioni, piccole ferite e arrossamenti.

Antisettica

L’acido salicilico, malico e clorogenico in sinergia con le saponine, le resine e i glicosidi, le conferiscono delle eccellenti proprietà antisettiche che possono aiutare a lenire molte infezioni di natura fungina o batterica.

Numerosi studi in vitro hanno dimostrato addirittura la sua efficacia nel bloccare la crescita di agenti patogeni come gli Stafilocchi e il Trichomonas.

In caso di ferite, la calendula previene la diffusione dell’infezione e dell’infiammazione, svolgendo anche un’azione calmante nei confronti del dolore.

I suoi benefici non si fermano qui perché, massaggiata da mani esperte, stimola l’eliminazione dei rifiuti biologici e delle tossine attraverso il sistema linfatico.

Azione lenitiva

principi attivi contenuti nella calendula le conferiscono delle spiccate proprietà lenitive e calmanti particolarmente indicate per le pelli secche, delicate e reattive. Utilizzata con costanza rinforza l’elasticità delle pelle, aiutandola a sopportare lo stress causato da una serie di problemi cutanei come:

  • Psoriasi.
  • Eczemi.
  • Acne.
  • Screpolature.
  • Piccole piaghe.

Questi agenti lenitivi sono ben tollerati e non provocano particolari reazioni allergiche.

Azione rigenerante

La calendula non si limita soltanto a disinfettare la pelle irritata o ferita ma stimola le cellule epiteliali a riprodursi più in fretta per riparare al meglio l’area danneggiata. Da un punto di vista strettamente biologico, questa pianta stimola i fibroblasti a velocizzare la produzione di collagene e proteine.

Questa proprietà si applica a qualsiasi tipo di tessuto. Un recente studio in laboratorio ha evidenziato come l’acido calendico, uno dei principi attivi specifici di questa pianta, sia in grado non solo di aumentare la produzione di collagene ma anche di migliorare la struttura e la disposizione delle cellule all’interno di un tendine danneggiato.

I principi attivi quindi possono agire in profondità, andando a riparare i tessuti localizzati sotto l’epidermide e danneggiati da una contusione o da un piccolo shock. La potente azione di rigenerazione cellulare, unita alle spiccate proprietà antinfiammatorie, la rendono un’alleata perfetta in caso di ustioni e piccole bruciature.

Supporto alla circolazione venosa

La calendula, grazie all’elevato quantitativo di flavonoidi, protegge il tessuto delle vene e allevia la fastidiosa sensazione delle gambe gonfie e doloranti.

La presenza delle cumarine, composti organici noti per le proprietà anticoagulanti, migliorano la circolazione, rafforzano i capillari e il tono venoso.

La calendula, applicata con costanza, è particolarmente indicata quando si soffre di vene varicose o teleangectasie visibili e marcate.

Uso topico della Calendula

L’uso interno della Calendula, comunque, è più raro rispetto a quello esterno. L’impiego più usuale, infatti, è quello topico: ai fiori di Calendula officinalis L. sono riconosciute proprietà antiflogistiche, antimicrobiche e cicatrizzanti. Ottimizza l’irrorazione sanguigna della cute (normalizzazione della circolazione capillare sostenuta dai flavonoidi), migliorandone pertanto il trofismo, e, grazie alla presenza di mucillagini e sostanze antisettiche, è in grado di svolgere una valida azione emolliente e lenitiva, di inibire i processi infiammatori, di facilitare i processi riparativi e di manifestare attività batteriostatica.

Molti sono gli studi che segnalano come una preparazione topica di Calendula (crema, pomata) sia in grado di promuovere la guarigione delle ferite, incrementando la produzione di fibrina, stimolando la formazione di nuove cellule e migliorando la microcircolazione locale. Risulta quindi indicata nel trattamento di ferite e lesioni cutanee quando si teme la sovrapposizione batterica e si desidera una cicatrizzazione rapida; nelle ustioni di primo e secondo grado, nei geloni, nelle foruncolosi; nelle ipercheratosi (callosità plantari dolorose, cheratosi palmo-plantare).

Per la sua azione di normalizzazione della circolazione capillare (flavonoidi) risulta particolarmente adatta per pelli secche, screpolate, delicate e facilmente arrossabili. Le mucillagini, di cui è ricca la pianta, svolgono una specifica azione emolliente, filmogena, protettiva e contemporaneamente isolano e proteggono le parti irritate condizionandone il grado di umidità. Può essere, pertanto, efficacemente utilizzata nelle dermatiti da pannolino, nei trattamenti pre- e post-sole, nel trattamento delle pelli secche e delicate e nelle dermatiti in genere.

Una segnalazione particolare riguarda l’utilizzo nei disturbi della circolazione venosa a carico degli arti inferiori (pomata al 20%): in seguito a tale trattamento si assiste a un miglioramento progressivo dei sintomi soggettivi (dolore, senso di gonfiore e di pesantezza) e oggettivi (secchezza della cute, flogosi e tensione tissutale locale). La pomata di Calendula, grazie all’attività di stimolazione del microcircolo, è impiegata anche nella profilassi e terapia delle piaghe da decubito.

Viene segnalato, inoltre, l’uso di preparati a base di Calendula nel trattamento delle alterazioni flogistiche a carico delle mucose orofaringee (Commissione E della Sanità tedesca): l’infuso (versare circa 150 ml di acqua bollente su uno-due cucchiaini da tè di fiori (2 – 3 g); filtrare dopo 10 minuti di infusione: sciacqui o gargarismi più volte al giorno) o la tintura diluita in acqua possono essere utilizzati con reale efficacia, come gargarismi e colluttorio, in caso di tonsilliti e infiammazioni delle vie aeree superiori, stomatiti, afte, gengiviti, piorrea e parodontopatie. L’uso topico di Calendula officinalis presenta un’ottima tollerabilità e i suoi preparati possono essere prescritti per lunghi periodi.

Fonte: https://www.medicinaintegratanews.it/luso-fitoterapico-di-calendula-officinalis/

 

Utile al sistema nervoso e cardiovascolare , il ginkgo è una boccata d’ossigeno per tutto il corpo, in quanto stimola la comunicazione tra le cellule. Elisir di lunga vita naturale, il ginkgo combatte i radicali liberi, grazie a flavonoidi e polifenoli.

Il Ginkgo biloba è un rimedio usato soprattutto per la memoria e le capacità cognitive ma è utile anche in caso di emorroidi, malattie oculari, geloni.. Viene utilizzato inoltre per il trattamento di alcune disfunzioni sessuali, contro l’insorgenza dell’Alzheimer e di altre forme di demenza, per migliorare la memoria e ridurre il tinnito.

Il nome del genere Ginkgo deriva dal cinese Yin-kyo e significa “albicocca d’argento” perché i semi a maturazione hanno un rivestimento carnoso molto simile a questo frutto. Il nome della specie biloba si riferisce invece bilobata delle sue foglie.

Darwin definì questo albero “fossile vivente” e tutt’ora è considerato tale in quanto le sue origini risalgono a 250 milioni di anni fa, nell’era del Paleozoico. E’ la sola specie vivente della famiglia Ginkgoaceae e senza dubbio la pianta a semi vivente più antica. In Cina e in Giappone è considerata da sempre una pianta sacra e per questo si trova molto spesso nei pressi dei templi, famosissimo quello a Hiroshima, accanto al tempio di Myojoin, sopravvissuto all’esplosione nucleare.  La conoscenza di questa pianta è rimasta confinata in Cina per secoli, fino a quando nel 1690 il botanico Engelbert Kaempfer la introdusse in Europa e il botanico Linneo la classificò nel 1771, descrivendone per la prima volta le caratteristiche (1,2).

Secondo la tradizione il maestoso ginkgo situato all’interno della porta Nord nel quarto omonimo dell’Orto Botanico di Padova venne importato a Padova nel 1750. Si tratta di un esemplare maschile su cui, verso la metà dell’Ottocento, fu innestato a scopo didattico un ramo femminile. Questa pianta raccoglie da sempre l’interesse di artisti e poeti di tutto il mondo: tra i più illustri Wolfgang Goethe, che le dedicò uno scritto (https://kwanten.home.xs4all.nl/goethe.htm).

In erboristeria e fitoterapia le foglie di Ginkgo vengono adoperate per ottenere diversi estratti che vantano numerose proprietà. In particolare, il Ginkgo è ritenuto un antiaggregante piastrinico e un rimedio antiossidante utile soprattutto per migliorare la circolazione sanguigna, l’irrorazione di sangue e tessuti e combattere l’azione dei radicali liberi. Proprio per queste sue proprietà è un rimedio utilizzato anche in caso di disfunzione erettile, perché è un apportatore di sangue nei corpi cavernosi del pene e ne facilita il turgore, incrementa la produzione di ossido nitrico nell’uomo, fattore responsabile dell’erezione.

Il Ginkgo Biloba inoltre aumenta la sintesi di dopamina, l’ormone del piacere, lavorando quindi anche sull’aspetto chimico delle disfunzioni sessuali.

Le proprietà fitoterapiche del Ginkgo biloba sono date da un fitocomplesso presente nelle foglie che include:

  • Flavonoidi;
  • triterpeni;
  • lattoni sesquiterpenici.

I costituenti chimici del Ginkgo biloba prendono il nome dalla pianta stessa e sono noti come ginkgolidi (terpeni) e bilobalide (lattone sequiterpenico).

Le evidenze scientifiche accumulate fino ad oggi suggeriscono che l’estratto di Ginkgo potrebbe essere davvero efficace in caso di ansia, quindi per migliorare le performance mentali, oppure in caso di demenza o contro i problemi alla vista associati al diabete oppure contro il glaucoma, ad esempio in caso di dolori alle gambe mentre si cammina causati da problemi alla circolazione o per combattere la sindrome premestruale o contro la schizofrenia o la discinesia o le vertigini e i capogiri.

I BENEFICI DEL GINKGO BILOBA

  • Aiuta la concentrazione e altre funzioni cerebrali, aumentando la circolazione e l’ossigenazione dei tessuti del cervello.
  • Rinforza i vasi sanguigni e migliora la circolazione, prevenendo fragilità capillare, vene varicose, cellulite e ritenzione idrica.
  • E’ un rimedio utilizzato in caso di disfunzione erettile.
  • È un potente antiossidante che contrasta i radicali liberi che accelerano i processi di invecchiamento (anche della pelle), per un generale effetto anti-age.
  • Potrebbe ridurre l’infiammazione causata dall’artrite, e da alcune malattie come quelle cardiovascolari.
  • Potrebbe essere benefico per alleviare i sintomi degli acufeni e delle vertigini.
  • Potrebbe prevenire malattie della terza età come la demenza senile e l’Alzheimer.
  • Potrebbe alleviare i sintomi dell’ansia e della depressione.
  • Potrebbe prevenire disturbi della vista potenziando il flusso sanguigno agli occhi.
  • Nella dermocosmetica è inserito come ingrediente in prodotti come creme per il viso e il contorno occhi, mist rinfrescanti e creme anticellulite, per le sue proprietà antiossidanti e di stimolo della microcircolazione.

È indicato nel trattamento dell’insufficienza venosa perciò ha un ruolo consolidato nella cura dell’arteriopatia periferica degli arti inferiori, nei disturbi del circolo cerebrale, come la vasculopatia arteriosclerotica, la demenza senile con carenza di memoria e nei disturbi che causano un declino cognitivo.

I suoi effetti positivi possono aiutare nel trattamento di malattie psichiatriche, come la schizofrenia, oppure nel supporto di disturbi della sfera psicologica, migliorando il tono dell’umore.

Il ginkgo biloba è considerato un ottimo integratore anche per il miglioramento delle performance sportive. Viene, infatti, assunto da atleti giovani e professionisti per favorire il recupero muscolare, l’incremento della massa magra e per il sostegno energetico durante gli allenamenti.

È utile anche nel contrastare la fragilità capillare a livello di cute e mucose, in caso di emorroidi e dei problemi di circolazione nell’occhio. Alcuni studi hanno esplorato i possibili benefici del ginkgo biloba anche nel trattamento del diabete e del dolore alle articolazioni legato all’artrite. Infine, è usato per trattare diminuzioni dell’udito, vertigini e ronzii.

GINKGO BILOBA E DISFUNZIONE ERETTILE

La disfunzione erettile è definita come “l’incapacità del soggetto di sesso maschile a raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente a condurre un rapporto soddisfacente”, e può avere diverse cause, anche concomitanti, fra le quali si riscontrano cause:

  • psicologiche (fra cui ansia, stress, depressione, conflitti interiori e/o relazionali)
  • vascolari (fra cui ipertensione arteriosa, dislipidemia, cardiopatia ischemica)
  • neurologiche (fra cui traumi spinali, neuropatie periferiche, Alzheimer)
  • farmacologiche (fra cui antidepressivi, antipertensivi, cortisone)
  • chirurgiche

Poiché gli integratori alimentari di Ginkgo biloba si sono dimostrati utili nel preservare l’integrità neuronale, nel migliorare la circolazione sanguigna e nel diminuire i livelli di ansia, ne è stato ipotizzato un beneficio nel trattamento della disfunzione erettile. Tuttavia, le evidenze scientifiche finora raccolte non consentono di definire certa la loro utilità per questa condizione. Infatti:

  • i primi studi sono stati condotti su pazienti affetti da disfunzione erettile a seguito di prostatectomia o di assunzione di antidepressivi SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), e anche se il trattamento sembrava aver migliorato la funzionalità sessuale, mancavano i controlli che assumevano il placebo.
  • in altri studi, su pazienti affetti da depressione e in terapia con antidepressivi SSRI, non è stato osservato un miglioramento significativo della disfunzione erettile in chi assumeva l’integratore Ginkgo biloba rispetto a chi assumeva placebo.

Ad oggi, il dibattito è ancora aperto, poiché gli studi sopracitati hanno preso in considerazione pazienti o sottoposti ad una procedura chirurgica o in terapia continuativa con antidepressivi, e affetti da condizioni severe di disfunzione erettile, ma nessuna ricerca ha arruolato pazienti con forme meno severe, o nei quali la causa fosse di natura psicologica, vascolare o neurologica.

QUALI SONO LE POSSIBILI CONTROINDICAZIONI DEL GINKGO BILOBA? 

L’estratto di ginkgo aumenta l’effetto di anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici, antidepressivi, diltiazem e nifedipina. Riduce l’azione di antiepilettici, beta bloccanti e nicardipina.

In associazione a fluoxetina e buspirone dà disturbi psichici e può indurre lo stato comatoso se abbinato ad alte dosi di trazodone.

Se sia sta assumendo un farmaco di queste o altre tipologie, è necessario fare molta attenzione alle controindicazioni. Si possono trovare informazioni sulle interazioni tra farmaci in tutti i foglietti illustrativi. Tuttavia, in caso di dubbi, è possibile consultare il proprio specialista, così da prevenire reazioni tossiche all’interno del proprio corpo.

CURIOSITÀ

Come un vecchio saggio, il ginkgo biloba è pieno di misteri. Uno di questi è racchiuso nella forma bilobata della sua foglia, suddivisa in due parti, che ricorda la conformazione del cervello umano. Anche il profilo e le nervature sembrano far riferimento alle fibre nervose del cervelletto. Non è, quindi, un caso che la medicina naturale attribuisca a quest’albero sacro la capacità di favorire l’afflusso di sangue al cervello e di essere un ottimo alleato per stimolare le facoltà mentali. Chi aspira a una vita centenaria deve conoscere il ginkgo biloba!

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