OMEGA-3 e benessere cardiocircolatorio

Per decenni i ricercatori hanno indagato gli effetti degli acidi grassi omega 3 sulla salute del cuore e l’influenza di questi nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

Gli Omega-3 sono parti importanti delle membrane cellulari del corpo e aiutano il funzionamento di cuore, polmoni, sistema immunitario e sistema ormonale.

Esistono tre tipi di acidi grassi omega-3:

– acido docosaesaenoico (DHA)

– acido eicosapentaenoico (EPA)

– acido alfa-linolenico (ALA)

I livelli di DHA sono particolarmente alti negli occhi, nel cervello e nelle cellule spermatiche.

L’EPA può avere alcuni benefici per ridurre l’infiammazione.

Il corpo scompone ALA in EPA e DHA, ma il tasso di conversione è basso.

Per questo motivo, le persone dovrebbero includere tutti e tre gli omega-3 nella loro dieta.

Uno studio pubblicato nel 2017 aveva dimostrato che un’alta dose di acido eicosapentaenoico (EPA) nei pazienti con elevato rischio di incorrere in malattie cardiache abbassava il rischio di tali patologie in maniera significativa – tanto che sia la Food and Drug Administration (FDA) che l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) hanno approvato la prescrizione di integratori a base di EPA per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in pazienti con livelli di trigliceridi alti.

Tuttavia, studi successivi sugli integratori a base di omega 3 che combinano l’EPA con l’acido docosaesaenoico (DHA) hanno dato risultati contrastanti.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital (Boston) hanno condotto uno studio sui dati di 38 integratori di acidi grassi omega 3, alcuni EPA-monoterapici e altri con una preparazione mista contenente EPA e DHA, testandoli su 149.000 partecipanti; non sono stati testati integratori con la presenza del solo DHA.

La ricerca è stata pubblicata su Lancet (Eclinical Medicine) una delle 5 riviste scientifiche più importanti al mondo.

Hanno valutato l’insorgenza delle principali malattie cardiache, sia fatali che non fatali, e della fibrillazione atriale.

In questa revisione sistematica e meta-analisi, è stata notata una moderata certezza di prove a favore degli acidi grassi omega-3 per ridurre la mortalità cardiovascolare e gli esiti finali.

L’entità delle riduzioni relative era robusta negli studi EPA rispetto a quelli di EPA+DHA, suggerendo effetti differenziali di EPA e DHA nella riduzione del rischio cardiovascolare.

Questi risultati hanno anche importanti implicazioni per la pratica clinica e le linee guida terapeutiche.

Questa meta-analisi fornisce rassicurazioni sul ruolo degli acidi grassi omega-3, in particolare dell’EPA, nell’attuale quadro di trattamento della riduzione del rischio cardiovascolare e incoraggia i ricercatori a esplorare ulteriormente gli effetti cardiovascolari dell’EPA in diversi contesti clinici.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(21)00277-7/fulltext

Importanza della Vitamina K2 (MK-7) e corretto utilizzo del calcio.

La vitamina K2, che fa parte della famiglia della vitamina K, ha dimostrato di influenzare positivamente la produzione della proteina osteocalcina, un agente di rimozione del calcio dai tessuti molli e dalle arterie riconducendolo nel tessuto osseo. Per questo motivo risulta più utile a differenza dalla sola vitamina K. La vitamina K2 si è dimostrata il supporto ideale per l’attività della vitamina D3.

L’azione della vitamina K sul mantenimento di ossa normali come indicato anche dal REGOLAMENTO (UE) N. 432/2012 DELLA COMMISSIONE del 16 maggio 2012, trova riscontro in numerosi studi scientifici, tra i quali segnaliamo un articolo di analisi del Dott. Katarzyna Maresz apparso su Integrative Medicine: a clinician’s Journal dal titolo Proper Calcium Use: Vitamin K2 as a Promoter of Bone and Cardiovascular Health. (Uso corretto del calcio: Vitamina K2 quale promotore della salute cardiovascolare e delle ossa)

Di seguito l’abstract dello studio.

Un’ assunzione non adeguata del calcio può comportare a una diminuita densità minerale ossea che può incrementare vil rischio di fratture osee. L’integrazione di calcio promuove la densità minerale e robustezza ossea e può prevenire l’osteoporosi.

Studi scientifici recenti suggeriscono che un’assunzione “importante” di integratori di calcio possonopossono predisporre all’insorgenza di malattie cardiovascolari e possono essere connessi con il deposito di calcio a livello delle pareti dei vasi sanguigni e dei tessuti molli.

D’altra parte, la vitamina K2 è associata con l’inibizione della calcificazione e dell’irrigidimento delle arterie. Un’assunzione adeguata di vitamina K2 ha dimostrato di abbassare il rischio di danno vascolare perché attiva la proteina di matrice GLA (MGP), che inibisce i depositi del calcio sulle pareti. La Vitamina K, in particolare la vitamina K2, è quasi del tutto assente nel cibo spazzatura e viene consumata in quantità molto basse persino nelle diete salutistiche del mondo Occidentale. La mancanza di Vitamina K comporta un attivazione non corretta della proteina matrice GLA (MGP)  la quale compromette in modo importante il processo di rimozione del calcio e aumenta il rischio di calcificazione dei vasi sanguigni.

Un aumentato apporto di vitamina K2 potrebbe essere un mezzo per limitare i rischi per la salute legati alla necessità di abbassare i livelli calcio.

Studi effettuati sul natto (semi di soia fermentati) confermano l’importanza della vitamina K2 in forma di menachinone  7 (MK-7).

Gli studi del dott. Kaneki e colleghi hanno mostrato che un aumentata assunzione di MK-7 porta a una osteocalcina maggiormente attivata, il che si collega a un aumento della formazione della matrice ossea e della densità ossea minerale e perciò un rischio inferiore di frattura all’anca.

Questi risultati sono stati confermati in uno studio di 3 anni su 944 donne in un’età tra 20 e 79 anni, che hanno hanno dimostrato che l’assunzione di natto arricchito con MK-7 è associata con il preservare la densità minerale ossea.

Per l’articolo completo (in lingua originale) clicca QUI

Fonti bibliografiche
1. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_1268_5_file.pdf

Come prevenire le malattie nell’età avanzata

Uno studio, sostenuto dall’UE, ha approfondito gli effetti della vitamina D, degli omega-3 e dell’attività praticata a casa sulla salute degli anziani. Tutti abbiamo sentito o letto circa i benefici per la salute riguardo la vitamina D, gli acidi grassi omega-3 e l’attività fisica.In un contesto di rapido invecchiamento della popolazione europea, assume sempre più importanza verificare qualora tali strategie siano efficaci nel migliorare la salute dei nostri cittadini più anziani.

Per rispondere a tale domanda, il progetto DO-HEALTH, finanziato dall’UE, ha studiato l’incidenza della vitamina D, degli omega-3 e di un programma di allenamento incentrato sulla forza su adulti relativamente sani di età pari o superiore ai 70 anni.

Lo studio è stato pubblicato nel «Journal of the American Medical Association».

Il più ampio studio europeo sugli anziani

Condotto da Heike Bischoff-Ferrari, professoressa di medicina geriatrica e di ricerca nell’ambito dell’invecchiamento presso l’Università di Zurigo, coordinatore del progetto, lo studio DO-HEALTH comprendeva 2157 partecipanti provenienti da cinque paesi europei: Austria, Francia, Germania, Portogallo e Svizzera.

Gli anziani arruolati nello studio non erano affetti da gravi problemi di salute nei cinque anni precedenti alla sperimentazione, presentavano una mobilità sufficiente e buone funzioni cognitive.

L’obiettivo dello studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo consisteva nello stabilire qualora la vitamina D, gli omega-3 e della semplice attività fisica, separatamente o in combinazione, potessero migliorare sensibilmente la salute degli anziani nelle seguenti aree: pressione sanguigna diastolica o sistolica, fratture non vertebrali, prestazioni fisiche, tasso di infezione o cognizione.

Durante lo svolgimento dello studio della durata di tre anni, i partner del progetto DO-HEALTH hanno organizzato visite complete di intere giornate per monitorare la salute dei partecipanti.

Inoltre, ogni tre mesi essi hanno condotto alcune indagini telefoniche e hanno annotato nuove infezioni, malattie, cadute, visite mediche e ricoveri ospedalieri.

«I nostri risultati suggeriscono che l’integrazione di vitamina D e degli omega-3 in adulti di età pari o superiore ai 70 anni possono avere un effetto sulle infezioni» 

Secondo l’articolo, gli acidi grassi omega-3 hanno ridotto del 10% il rischio di infezione nelle vie aeree superiori e del 62% nelle vie urinarie.

Inoltre, la vitamina D ha diminuito del 16% il rischio di infezione nelle persone dai 70 ai 74 anni, anche la pressione sanguigna sistolica di 2,5 mmHg negli uomini.

«Considerata la sicurezza elevata dei costi ridotti di questi integratori insieme alla mortalità elevata correlata alle infezioni negli anziani, tali risultati sono molto pertinenti per la salute della popolazione generale», ha osservato Bischoff-Ferrari.

«In ultima analisi, l’obiettivo di DO-HEALTH consiste nel permettere un maggior numero di persone invecchiare in un modo sano e attivo», ha concluso Bischoff-Ferrari.

La biobanca di DO-HEALTH (VitaminD3-Omega3-Home Exercise- HeALTHy Aging and Longevity Trial) creata per lo studio verrà utilizzata per ricerche future nell’ambito di malattie croniche tra gli anziani e per migliorare le procedure preventive.

Fonte: https://cordis.europa.eu/

Per ulteriori informazioni sull’importanza dell’implementazione della Vitamina D vedi anche la pagina Vitamine del sito qui oppure qui per gli Omega

Attività del Reishi

Sciroppo per bambini a base di estratto di Reishi biologico. Sostiene le naturali difese dell’organismo e contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario.

 

Ganoderma lucidum (Reishi) contiene principalmente proteine, grassi, carboidrati e fibre. La varietà coltivata artificialmente ha lo stesso contenuto di componenti nutrizionali di quelli che crescono liberi in natura, anzi utilizzando un metodo di coltivazione che rispetti le norme GMP (norme di buona fabbricazione) e gli standard di prodotto biologico europeo si otterrà un prodotto più sicuro, privo di contaminanti e ricco di elementi nutrizionali.

L’estrazione, poi, aumenta in modo significativo la quantità di proteine grezze (soprattutto i peptidi che svolgono una forte azione sull’organismo), polisaccaridi e riduce la quantità di fibre vegetali grezze. Mizuno ha riportato la composizione dell’estratto di Ganoderma lucidum (in % rispetto al peso secco), che consisteva in: folati (68,9%), glucosio (11,1%), proteine (7,3%), e metalli organici (10,2%) (K, Mg e Ca sono i principali componenti assieme a Ge, avendo la quinta più alta concentrazione di metalli a 489 microg/g).

Questi risultati generalmente concordano con quelli riportati da altri autori; tuttavia, ci sono differenze qualitative e quantitative nella composizione chimica dei prodotti di questo fungo a seconda del ceppo, l’origine, il processo di estrazione e delle condizioni di coltura. Come già detto prima, per ottenere un fungo che abbia una specifica azione a livello fisiologico bisogna che sia coltivato correttamente e lavorato rispettando le norme di buona fabbricazione, garantendo la qualità e l’efficacia del prodotto.

Le Principali Componenti Bioattive

Oltre 300 studi sono stati pubblicati in merito ai costituenti chimici del Ganoderma lucidum e delle specie affini. Il corpo fruttifero, il micelio e le spore contengono circa 400 diversi composti bioattivi, che includono prevalentemente triterpenoidi, polisaccaridi, nucleotidi, steroli, steroidi, acidi grassi, proteine/peptidi e oligoelementi.

1. Componenti terpenoidi: Triterpeni

Almeno 140 diversi triterpeni sono stati identificati nel Ganoderma lucidum. La maggior parte sono di sapore amaro e sono presenti sottoforma di acido Ganodermico. Un nuovo triterpene, chiamato acido Ganosporerico A, è stato recentemente isolato dalla frazione solubile in etere delle spore. In uno studio è stato riportato l’isolamento di sei nuovi triterpeni (lanostane) e anche dalle spore (acidi ganoderici gamma, delta, epsilon, zeta, eta, theta). Studi preliminari indicano che le spore contengono concentrazioni più elevate di acidi ganoderici rispetto ad altre parti del fungo e che la composizione triterpenica del corpo fruttifero varia a seconda della zona in cui viene coltivato. Le spore contengono anche lattoni triterpenici e questi triterpenoidi sono stati suddivisi in 10 gruppi in base alle analogie strutturali e alle proprietà biologiche e medicinali.

2. Carboidrati: Polisaccaridi

Più di 100 tipi di polisaccaridi sono stati isolati dal corpo fruttifero, spore e miceli, o separato dal brodo di coltura liquida sommersa di Ganoderma lucidum. La maggior parte hanno un peso molecolare compreso tra 4×105 a 1×106 nella struttura primaria. I suoi polisaccaridi come beta-D-glucani, eteropolisaccaridi, e glicoproteine sono stati isolati e caratterizzati e sono considerati i maggiori contribuenti della bioattività del fungo. I beta-D-glucani sono costituiti da una spina dorsale lineare di beta-(1à3) legante gruppi D-glucopiranosile con vari gradi di ramificazione dalla posizione C6. Oltre ai beta-D-glucani idrosolubili, ne esistono anche con catene eteropolisaccaride di xilosio, mannosio, galattosio, acido uronico e complessi proteici di beta-D-glucani che sono presenti al 10-50% del Ganoderma lucidum secco. Sono stati isolati  alcuni polisaccaridi legati a proteine e a fucosio, contenente glicoproteine, con bioattività sull’organismo.

3. Proteine

Sono numerose le proteine con particolare bioattività che sono state isolate dal Ganoderma lucidum. La LZ-8 è una proteina isolata da questo fungo che è stato dimostrato, da studi di sequenziamento, essere simile alla regione variabile della catena pesante dell’immunoglobulina nella sua sequenza e nella sua struttura secondaria. Non sono stati inibiti dagli zuccheri monomerici o dimerici esaminati, indicando che LZ-8 non è una lectina di per sé. Non ha agglutinato i globuli rossi umani, ma potrebbe funzionare come un potente soppressore dell’albumina di siero bovino e indurre anafilassi nei topi CFW in vitro. Esso sembra essere correlato ad una proteina ancestrale della superfamiglia delle immunoglobuline.

4. Composti azotati: Nucleotidi e nucleosidi

I Nucleosidi includono adenosina e 5-deoxy-5’methylsulfinylad-nosine.

5. Altri componenti

Il Reishi contiene anche steroli, amminoacidi, proteine ??solubili, acido oleico, ciclo-octasulfur, un perossido ergosterolo (5,8-epidioxy-ergosta-6,22E-dien-3-olo), e le cerebrosidi (4E0,8E) – ND-20-hydroxystearoyl-1-Ob-D-glucopiranosil-9-metil-4-8 sphingadienine, e (4E, 8E) ND-20-hydroxypamitoyl-1-OBD-glucopiranosil-9-metil-4-8- sphingadienine.

Per quanto riguarda gli ioni inorganici, il fungo contiene Mg, Ca, Zn, Mn, Fe, Cu, e Ge. Le spore contengono colina, betaina, acido tetracosanoico, acido stearico, acido palmitico, ergosta-7, 22-dien-3-olo, acido nonadecanoico, acido behenico, tetracosane, hentriacontane, ergosterolo, e b-sitosterolo. Uno dei lipidi isolati da Ganoderma lucidum è l’acido pirofosfatidico.

BIBLIOGRAFIA

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Il calcio che conta

Il massimo contenuto di calcio nelle ossa si rileva intorno ai trent’anni poi, progressivamente, le ossa cominciano a perderne. diventa così indispensabile integrarlo quotidianamente con l’alimentazione e fare attività fisica per stimolarne la deposizione nello scheletro. Altrettanto utile è stare al sole per favorire la produzione della vitamina D, che ne migliora l’assorbimento.
È il minerale più abbondante nel nostro organismo. Lo si assume attraverso gli alimenti (ne sono ricchi il latte e i suoi derivati, gli ortaggi e le verdure e alcuni pesci). Ma solo una piccola quantità, circa il 30%, viene effettivamente assorbita.

L’assimilazione del calcio dipende infatti da più fattori:

dall’età (i bambini ne assimilano fino al 60%, mentre negli anziani la percentuale scende al 20%).

Dalla presenza nell’intestino delle vitamine soprattutto la D.

Dall’assunzione di alcuni alimenti (il lattosio, per esempio, ne favorisce l’assorbimento, mentre l’eccesso di sale e di caffeina lo riducono).

Per questo ne è carente chi soffre di intolleranza ai latticini, chi è vegano, chi eccede nell’alcol e spesso anche le donne durante la gravidanza, l’allattamento o la menopausa.

In tutti questi casi può essere utile soddisfarne il fabbisogno con integratori specifici a base di calcio associato alla vitamina D che ne favorisce la disponibilità.

 

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Klamin® e Aphamax®- Straordinarie molecole cianobatteriche

Klamin® e Aphamax® sono i due estratti microalgali inventati e brevettati dal Dott. Stefano Scoglio.

Questo breve articolo è la prima presentazione sintetica, ma completa e accessibile, degli studi scientifici e clinici condotti sui due estratti da alga Klamath.

Gli studi su questi estratti coprono aree diverse come depressione e ansia; neurodegenerazione e ADHD; autismo e Alzheimer; così come la psoriasi e l’infiammazione urinaria e gastrica; riduzione della lipoperossidazione delle cellule e aumento dei fattori nutrizionali e antiossidanti in vivo.

I due estratti hanno dimostrato la capacità di stimolare il rilascio e la mobilizzazione di cellule staminali sia somatiche che neurali, con un grande potenziale nella lotta contro l’invecchiamento e la degenerazione generale ad esso associata.

 

Dall’invisibile Fiore dell’Acqua (Aphanizomenon flos aquae) ai due estratti Klamin® e AphaMax®

Aphanizomenon flos aquae (AFA), il “fiore invisibile dell’acqua”, è un tipo di cianobatteri, detti anche “alghe verdi-azzurre”.

L’unico che è ampiamente consumato come integratore alimentare è il ceppo che vive e prolifera nell’Upper Klamath Lake, Oregon, USA.

Il suo nome specifico è Aphanizomenon flos aquae Ralfs ex Born. & Flah. Var. flos aquae. Klamath AFA è il prodotto delle caratteristiche uniche del Lago Upper Klamath, cuore di un vero paradiso ambientale situato in un’area di montagne vulcaniche.

Si trova a 1300 metri di altitudine con 300 giorni di sole all’anno e inverni molto freddi che costringono le alghe a produrre acidi grassi.

Il lago stesso è piuttosto grande, ma anche molto superficiale, cosa che favorisce la fotosintesi, e con un deposito di minerali vulcanici alto fino a 10 metri, il che spiega l’esclusiva ricchezza minerale di Klamath AFA.

Come visibile dalla mappa, il lago si trova appena sotto l’incredibile Crater Lake, formatosi 7.700 anni fa dall’esplosione del monte Mazama, le cui ceneri hanno depositato una grande massa minerale sul fondo del lago Klamath.

Le acque incontaminate e super-energetiche che scendono dal Crater Lake ancora oggi nutrono il lago Klamath, dandogli forza e vitalità.

Nonostante le maldicenze sul lago da parte di critici interessati, il lago Klamath è uno dei laghi più incontaminati del mondo.

È uno dei siti più importanti per gli uccelli sia stanziali che migratori degli Stati Uniti occidentali, e in estate si possono trovare decine di migliaia di uccelli come unici abitanti del lago, dai famosi Dancing Grebes, ai Pellicani e alle Aquile Calve – l’uccello simbolo degli Stati Uniti – super predatori al vertice della catena alimentare – e per questo basilari marker ambientali – che possono sopravvivere solo in aree non inquinate.

Grazie a questo straordinario ambiente, l’AFA Klamath, che viene raccolta selvaggia, è probabilmente il cibo più ricco sulla terra, e in termini assoluti batte praticamente qualsiasi altro cibo o supercibo in termini di abbondanza nutrizionale. Il suo profilo nutrizionale super-ricco comprende tutte le 14 vitamine, con alte concentrazioni di vitamina A (sotto forma di pro-vitamina A caroteni); Vitamine del gruppo B, tra cui un’elevata quantità di vitamina B12 e folati (la forma naturale dell’acido folico), estremamente importanti per prevenire l’accumulo dell’amminoacido tossico omocisteina; vitamina K, importante per la salute delle ossa e dei denti e per una corretta coagulazione del sangue; piccole quantità di vitamina C ed E.

Klamath AFA ha anche 73 minerali e oligoelementi, tra cui quantità significative di ferro, fluoro naturale e vanadio, essenziali per il metabolismo dell’insulina e la sindrome metabolica.

Klamath AFA è una buona fonte di acidi grassi Omega 3, ha il più ampio spettro di carotenoidi, tra cui importanti xantofille come luteina, zeaxantina, cantaxantina, astaxantina e licopene.

Recentemente abbiamo scoperto che l’AFA ha un alto contenuto e varietà di polifenoli, così come la più completa e potente serie di molecole nutraceutiche, tra cui un’enorme concentrazione (quantificabile al 4%) della clorofilla anti-infiammatoria e anti-tumorale (si consideri che “alimenti verdi” come le erbe di cereali hanno un tasso medio di clorofilla dello 0,3%). Prima di passare alla disamina di tali molecole, vorrei fare un confronto tra Klamath AFA e le altre due microalghe più comuni, Spirulina e Clorella.

La Spirulina è l’altra microalga cianobatterica consumata come integratore alimentare.

Sia l’AFA Klamath che la Spirulina sono “alghe blu-verdi”, cioè appartengono alla classe dei cianobatteri primordiali, la prima forma di vita sul pianeta, chiamata anche procarioti, che differiscono da tutte le altre forme di vita successiva.

Tra le altre caratteristiche uniche, i cianobatteri non hanno una membrana a base di cellulosa, e quindi sono facilmente digeribili (al contrario, ad esempio, della Clorella, che è una microalga unicellulare eucariotica, con una membrana resistente che deve essere meccanicamente distrutta per renderla digeribile per gli umani).

I cianobatteri precedono anche la distinzione tra vegetali e animali, e così, mentre sono blu-verdi e vivono nell’acqua, hanno fino al 70% di proteine. Si tratta di “proteine nobili”, essendo formate da tutti i 9 amminoacidi essenziali.

Klamath AFA possiede tutti i 20 amminoacidi e ha una proporzione degli amminoacidi essenziali che è ideale per l’assorbimento umano, così che il suo tasso di assorbimento delle proteine è addirittura migliore sia della carne che delle uova.

Sia l’AFA Klamath che la Spirulina sono “alghe verdi-azzurre”, cioè appartengono alla classe dei cianobatteri primordiali, la prima forma di vita sul pianeta.

Tuttavia, oltre ai loro tratti comuni, ci sono anche differenze molto significative tra AFA     Klamath, Spirulina e Clorella, come sintetizzato dalla seguente tabella:

Klamin® e Aphamax®

Klamin® e Aphamax®

È dalla ricerca sviluppata principalmente dal mio gruppo di ricerca (Dr. Scoglio) che sono stati inventati estratti di AFA specifici, che concentrano alcune delle molecole AFA più rilevanti:
• feniletilammina (PEA) e molecole inibitrici degli enzimi MAO-B, i principali costituenti del Klamin® con le sue proprietà neuromodulanti e immunomodulanti;
• AFA-ficocianine, concentrate nell’estratto AphaMax®, con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e anti-proliferative.

Queste molecole, però, assieme funzionano anche per stimolare il metabolismo delle cellule staminali. Un’azione che integra e completa le molte proprietà che abbiamo menzionato sopra, rendendo il complesso dei due estratti l’integratore più perfetto per migliorare salute, benessere e giovinezza.

Dal punto di vista nutrizionale

Quest’alga risulta tra i cibi più assimilabili in assoluto, contiene infatti un profilo nutrizionale unico.

Con uno spettro completo e bilanciato di ben tredici diverse vitamine, soprattutto quelle del gruppo B e K, ha la più alta concentrazione di vitamina B12 assimilabile, essenziale per l’energia e la salute del sistema nervoso e cardiovascolare, oltre che minerali, oligoelementi in una forma organica completamente assimilabile, acidi grassi essenziali, omega-3 e omega-6 in rapporto equilibrato (in grado di inibire gli stati infiammatori e proteggere da disturbi cardiocircolatori) e grandi quantità di betacarotene associato a ben 14 carotenoidi, in quella che è probabilmente la più ampia orchestra di sostanze antiossidanti. È l’unico cibo contenente proteine complete: tutti i 20 aminoacidi in proporzioni che li rendono completamente assimilabili.

Inoltre, l’American Institute of Medicine ha stabilito che fino al 30% della popolazione anziana oltre i 50 anni di età, perde la capacità di assimilare la vitamina B12 dal cibo. Di conseguenza si raccomanda l’integrazione di vitamina B12 a tutte le persone di età superiore ai 50 anni; ecco perché la Klamath con successo è promossa come fonte naturale di vitamina B12.

Recenti studi sulle sue potenzialità

Esiste una lunga casistica sugli effetti altamente positivi della Klamath sull’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative come il Parkinson e la sclerosi multipla, grazie alle sue numerose attività biologiche.

Una recente analisi scientifica ha rivelato la presenza nella Klamath dell’aminoacido feniletilammina (PEA).

Circa 20 anni fa, si è scoperto che la quantità di PEA nel cervello dei pazienti depressi era inferiore a quella di individui normali e che la PEA somministrata oralmente ai pazienti depressi era in grado di normalizzare la condizione depressiva.

In effetti, la gran parte dei farmaci antidepressivi agiscono aumentando i livelli di PEA (la “molecola dell’amore”) nel cervello.

Metabolismo dei grassi e permeabilità intestinale

Alcuni studi hanno dimostrato che la Klamath ha la capacità di normalizzare il metabolismo degli acidi grassi, riducendo al contempo colesterolo e trigliceridi.

La dieta a base di Klamath ha prodotto risultati come: massimo aumento degli EPA e DHA, consistente riduzione dell’acido arachidonico e una diminuzione di colesterolo e trigliceridi.

Questo risultato è stato ulteriormente confermato da un altro studio nel quale si è visto che l’alga accresce i livelli dell’enzima pancreatico α-amilasi ed è noto che l’aumento di tale enzima tenda a ridurre i livelli della glicemia.

Assunzione

È bene assumere l’alga Klamath non più di 2-3 grammi al giorno. Può essere utilizzata sia in capsule che in polvere e ne viene consigliata l’assunzione al mattino a stomaco vuoto. È sconsigliato utilizzarla prima di andare a letto poiché ha un effetto energizzante e stimolante.

 

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SISTEMA IMMUNITARIO E ANTIOSSIDANTI – Tutte le informazioni

SISTEMA IMMUNITARIO E ANTIOSSIDANTI – Tutte le informazioni

Il sistema immunitario è particolarmente sensibile allo stress ossidativo. Le cellule immunitarie fanno molto affidamento sulla comunicazione cellula-cellula, in particolare tramite i recettori di membrana, per funzionare in modo efficace.

Le membrane cellulari sono ricche di acidi grassi polinsaturi che, se perossidati, possono portare a una perdita di integrità della membrana, alterazione della fluidità e provocare alterazioni nella segnalazione intracellulare e nella funzione cellulare.

È stato dimostrato che l’esposizione a ROS può condurre a una riduzione dell’espressione dei recettore di membrana. Inoltre, la produzione di ROS da parte delle cellule immunitarie fagocitiche può danneggiare le cellule stesse, se non sufficientemente protette dagli antiossidanti.

Una condizione di stress ossidativo è stata a lungo associata ad una maggiore suscettibilità alle malattie infettive: si ritiene che l’aumento della gravità e la suscettibilità alle malattie infettive sia il risultato di una ridotta risposta immunitaria conseguente a un cattivo bilancio tra ROS e antiossidanti, inducendo una meno efficace capacità di gestione della malattia infettiva.

Immaginando l’equilibrio tra specie radicaliche e antiossidanti come una bilancia a due piatti, con ROS da una parte e antiossidanti dall’altra, si ritiene che “ribaltare” l’equilibrio a favore del “piatto ROS” sia uno dei principali fattori che contribuiscono alla patogenesi di numerosi disturbi degenerativi come il cancro, malattie autoimmuni, cardiovascolari e al processo di invecchiamento in generale.

 

Notevoli miglioramenti della funzione immunitaria sono stati osservati in soggetti anziani a seguito di integrazione con nutrienti antiossidanti, ma esistono prove crescenti che tali effetti possono essere osservati anche in soggetti giovani sani.

L’associazione tra diete ricche di nutrienti antiossidanti e una ridotta incidenza di cancro sono state osservate in numerosi studi epidemiologici ed è stato suggerito che un’attivazione del sistema immunitario da parte degli antiossidanti potrebbe, almeno in parte, giustificare tale evidenza.

Ragion per cui può risultare cruciale mantenere l’equilibrio tra specie radicaliche e ROS tramite l’impiego di antiossidanti, al fine di rallentare, se non prevenire, l’insorgenza di molti disturbi legati all’età.

Un sistema immunitario “vigile” e “ben regolato” è determinante per salvaguardare la salute dell’organismo e prevenire la patogenesi di malattie cronico-degenerative, infezioni virali e batteriche.

ACIDO ASCORBICO (VITAMINA C)

L’acido ascorbico (noto anche come vitamina C) è un micronutriente essenziale per l’uomo, con funzioni pleiotropiche legate alla sua capacità di donare elettroni. È un potente antiossidante e cofattore di una famiglia di enzimi biosintetici e regolatori genici della monossigenasi e della diossigenasi: sono coinvolti nella sintesi di collagene, carnitina, catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e ormoni peptidici (vasopressina), oltre a svolgere un ruolo di rilievo nella trascrizione genica e nella regolazione epigenetica.

La vitamina C contribuisce alla difesa immunitaria supportando varie funzioni cellulari del sistema immunitario innato e adattivo, regolando l’attivazione sia della risposta cellulare che umorale, sostiene la funzione della barriera epiteliale contro i patogeni e promuove l’attività scavenger della pelle, proteggendo quindi potenzialmente dallo stress ossidativo ambientale.

La vitamina C si accumula nelle cellule fagocitiche, come i neutrofili, e può migliorare la chemiotassi, la fagocitosi, la generazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e infine l’uccisione microbica. È anche necessaria per l’apoptosi e l’eliminazione dei neutrofili esauriti dai siti di infezione da parte dei macrofagi, riducendo così la necrosi/NETosi e il potenziale danno tissutale. Il ruolo della vitamina C nei linfociti è meno chiaro, ma è stato dimostrato che migliora la differenziazione e la proliferazione delle cellule B e T, probabilmente grazie ai suoi effetti sulla regolazione genica.

La carenza di vitamina C provoca un’immunità compromessa e una maggiore suscettibilità alle infezioni.

A loro volta le infezioni hanno un impatto significativo sui livelli di vitamina C per l’aumento dell’infiammazione e del fabbisogno metabolico. L’integrazione con vitamina C favorisce la prevenzione e la cura delle infezioni respiratorie e sistemiche. La prevenzione profilattica dell’infezione richiede assunzioni dietetiche di vitamina C che forniscano livelli plasmatici almeno adeguati, se non saturi (cioè, 100-200 mg/die), che ottimizzano i livelli di cellule e tessuti.

PROANTOCIANIDINE (OPC)

Le proantocianidine oligomeriche, anche note come OPC, sono sostanze antiossidanti appartenenti al gruppo dei flavonoidi, ovvero polifenoli metaboliti secondari delle piante. Alcuni flavonoidi sono in grado di inibire la lipoossigenasi altri, come la luteolina e la galangina, sono in grado di inibire la cicloossigenasi. Si ha in questo modo una doppia inibizione sulla cascata dell’acido arachidonico (antinfiammatorio e antiaggregante).

Esplicano importante attività antiossidante di cui sono ipotizzati due meccanismi: chelazione di metalli di transizione (in particolare ferro e rame) e inattivazione dei radicali liberi. In sinergia con la vitamina C, gli OPC funzionano come antiossidanti per l’acido ascorbico, probabilmente perché chelano il rame ed altri metalli, ritardando così la sua conversione a deidroascorbato; agiscono come accettori di radicali liberi, poiché quest’ultimi sono responsabili dell’ossidazione dell’ascorbato; aumentano l’assorbimento intestinale dell’acido ascorbico.

OLEUROPEINA DELL’OLEA EUROPAEA

Le proprietà farmacologiche dell’olio d’oliva, del frutto dell’olivo e delle sue foglie sono state riconosciute come componenti importanti della medicina e una dieta sana grazie al contenuto fenolico. Tra i composti fenolici che si trovano in tutte le parti della pianta di olivo il più importante è indubbiamente l’oleuropeina. Essa, come tutte le fitoalessine, ha diverse proprietà farmacologiche:
antiossidante
– antinfiammatora
– anti-aterogenica
– anti-cancro
– antimicrobici
– antivirali

Inoltre, l’oleuropeina ha dimostrato di essere cardioprotettiva[41] e ha dimostrato di esibire attività anti-ischemiche e ipolipidemizzante[42]. Azione antinfettiva. L’oleuropeina ha dimostrato possedere una forte attività antimicrobica nei confronti di batteri Gram-negativi, Gram-positivi e micoplasma. Strutture fenoliche simili all’oleuropeina sembrano produrre questo effetto antibatterico danneggiando la membrana batterica e/o degradando i peptidoglicani cellulari.

L’attività antinfettiva si esplica anche nei confronti dei virus: gli studi hanno evidenziato potenti attività antivirali contro Epstein-Barr Virus (EBV), virus dell’epatite, rotavirus, rinovirus, parvovirus canino e virus della leucemia felina. Gli studi hanno anche dimostrato che l’oleuropeina mostra una significativa attività antivirale contro il virus respiratorio sinciziale e il virus para-influenza.

Azione antiossidante

L’oleuropeina riduce i livelli intracellulari di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la quantità di proteine ossidate. È importante sottolineare che le colture cellulari trattate con oleuropeina presentano un ritardo nella comparsa della morfologia della senescenza.

Azione Ipoglicemizzante

L’azione antidiabetica dell’oleuropeina è supportata da recenti ricerche sperimentali e da studi clinici: la somministrazione giornaliera di circa 50 mg del polifenolo per 12 settimane a un gruppo di soggetti di mezza età, sovrappeso e, pertanto a rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2, ha ridotto la glicemia e migliorato sia la secrezione che la sensibilità all’insulina. A livello dei tessuti periferici, l’effetto sulla riduzione della resistenza all’attività insulinica appare essere basato su meccanismi comuni a quelli ipotizzati per la metformina.

Azione neuroprotettiva

Gli effetti anti-neurodegenerativi sono stati oggetto di una serie di studi effettuati sia su cellule neuronali in coltura che su animali modello, in situazione cerebrale simile a quella presente nel morbo di Alzheimer, la principale forma di demenza associata all’invecchiamento nell’uomo. Questi effetti, che mostrano una chiara dose-dipendenza, almeno in parte, essere ricondotti alla mobilizzazione del calcio dai depositi intracellulari con la conseguente attivazione di segnali che risultano nell’attivazione dell’autofagia.

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Funghi medicinali e i loro effetti antivirali

Il termine “Funghi” non identifica una categoria tassonomica. Questo termine dovrebbe indicare, secondo la definizione di Chang e Miles, “un macrofungo con un corpo fruttifero distintivo che può essere sia ipogeo o epigeo, grande abbastanza per essere visto ad occhio nudo ed essere raccolto con le mani”(1).

I funghi costituiscono almeno 14.000 specie conosciute, numero che può arrivare forse fino a 22.000.

Il numero di specie di funghi sulla terra è stimato essere approssimativamente intorno a 140.000, il che suggerisce che solo il 10% sono noti. Supponendo che la percentuale di funghi utili tra i funghi sconosciuti e non esaminate sarà solo il 5%, ciò implica che 7.000 specie ancora sconosciute potrebbero essere benefiche per l’umanità(2).

Anche tra le specie note la percentuale di funghi saggiate è molto bassa.

L’utilizzo dei funghi per il benessere dell’organismo, ha iniziato a prendere sempre più piede anche nel sistema occidentale; molte cose devono essere ancora scoperte, molte ricerche devono ancora essere effettuate, ma ciò che sappiamo sul loro conto e sul benessere che possono apportare alla nostra salute è di certo di buon auspicio.

 

I funghi più studiati in questo campo, ad oggi, sono:

– Agaricus blazei Murrill

– Cordyceps sinensis

– Coriolus versicolor

– Ganoderma lucidum

– Grifola frondosa

– Lentinula edodes

I loro composti bioattivi, soprattutto i polisaccaridi, i beta-glucani e i triterpeni, sono molto studiati e sembrano possedere importanti attività antibatterica e antivirale.

AZIONE ANTIBATTERICA

I funghi necessitano di composti antibatterici e antimicotici per sopravvivere nel loro ambiente naturale; non sorprende quindi che composti antimicrobici, con attività più o meno forte ed efficace, potrebbero essere isolati da diversi funghi che potrebbero essere di beneficio per l’uomo(3). Ad esempio, l’acido ossalico è l’agente responsabile dell’effetto antimicrobico svolto dalla Lentinula edodes contro lo Staphylococcus aureus e altri batteri(4). Gli estratti etanolici di questo fungo possiedono attività antiprotozoaria contro il Paramecium caudatum(5).

AZIONE ANTIVIRALE

Diversi triterpeni estratti da Ganoderma lucidum (cioè Ganoderiol F(6), Ganodermanontriol(7), acido Ganodermico B(8)) sono agenti antivirali attivi contro il virus dell’immunodeficienza umana di tipo 1 (HIV-1). È stato calcolato che la concentrazione minima di Ganoderiol F e Ganodermanontriol, per completa l’inibizione dell’infezione da HIV-1 ad effetto citopatico in cellule MT-4, è di 7,8 microgrammi/ml.
È stata segnalata un’attività anti-HIV del terreno di coltura del micelio di Lentinula edodes (Shiitake) e della lignina idrosolubile di questo fungo(9,10). Il Lentinano solfato, estratto dallo Shiitake, ha completamente impedito l’effetto citopatico HIV-indotto(11). I polisaccaridi legati alle proteine PSK e PSP isolate da Coriolus versicolor (o Trametes versicolor) è stato trovato possedere un effetto antivirale in vitro sul virus dell’HIV e il citomegalovirus(12). Oltre l’efficace immunostimolazione operata da questi composti che caratterizzano il fungo, altri effetti svolti dai complessi polisaccaride-proteina contribuiscono all’attività antivirale, ad esempio all’inibizione del legame della glicoproteina 120 (gp120) dell’HIV-1 al recettore CD4 immobilizzato e all’inibizione dell’attività della trascrittasi inversa del virus(13). Inoltre, la Frazione D (MD-fraction) estratta dalla Grifola frondosa (Maitake) è stata testata in un trial a lungo termine in 35 pazienti affetti da HIV. L’85% di questi, dopo somministrazione della frazione estratta, ha segnalato un maggiore senso di benessere per quanto riguarda i vari sintomi e le malattie secondarie opportunistiche causate dall’HIV. Venti pazienti hanno mostrato un aumento della conta delle cellule CD4+ di 1,4-1,8 volte e otto pazienti una diminuzione di 0,8-0,5 volte(14).
Questo dimostra la possibile azione che i vari funghi possono avere in questo campo. Ovviamente bisogna sempre avere il parere di uno specialista medico e non eseguire mai di proprio conto un possibile piano di cura, questo peggiorerà solamente il decorso della malattia. È importante, inoltre, informarsi sull’origine, la coltivazione e i metodi di produzione dei funghi e dei loro estratti: funghi non biologici e non lavorati con le metodiche opportune possono causare gravi intossicazioni, reazioni allergiche anche gravi e provocare un peggioramento nella patologia.

Sono stati valutati vari funghi ad azione antivirale, in particolare:

– Inonotus obliquus (Chaga)
Contrasta lo stress ossidativo aberrante derivante dall’attività immunitaria conseguente a infezione virale acuta.
– Agaricus blazei Murrill (AbM)
La somministrazione di ABM ha portato alla negativizzazione degli indici di attività virale in pazienti con epatite B cronicizzata.
– Lentinus edodes (Shiitake)
Agisce antagonizzando le replicazione sia di RNA-virus che DNAvirus, in particolare: herpes, encefalite, poliovirus, morbillo, parotite, HIV.
– Grifola frondosa (Maitake)
Ha un effetto antivirale nei confronti del virus dell’epatite B. E’ utile nel trattamento dell’HIV perché protegge i linfociti T dalla distruzione, ritardando il progredire della malattia.
– Ganoderma lucidum (Reishi)
E’ utile per il suo effetto di stimolo immunologico che si esplica soprattutto in soggetti che si ammalano spesso per virosi in relazione ad uno stato di deficit immunologico fisiologico (età) o iatrogeno. L’azione antivirale diretta si esplica nei confronti di RNA-virus: due terpenoidi specifici hanno evidenziato la capacità di interagire con la neuraminidasi e inibire l’attività di rilascio della struttura virale neoformata.

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

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Le proteine di Canapa e tutti i benefici

Le Proteine di canapa in polvere sono un supplemento proteico utilizzabile sia da vegetariani che da onnivori, per aumentare l’introito proteico giornaliero.

Grazie alla loro elevata digeribilità, le proteine della canapa costituiscono una fonte superiore rispetto alle classiche proteine in polvere. Inoltre, le speciali proprietà della pianta si riflettono su un generale miglioramento del sistema immunitario e del fegato, oltre a una migliore resistenza alla fatica.

La canapa è la varietà di cannabis quasi totalmente, se non completamente, priva di THC: il famoso principio attivo responsabile degli effetti psicotropi derivanti da un suo consumo.

La canapa è, per tale ragione, la più indicata ad essere impiegata sia per scopi alimentari che per scopi medici.

I semi della canapa, a partire dai quali si ottengono le omonime proteine in polvere, sono composti per il 45% da olio, per il 35% da proteine e per il 10% da carboidrati.

Ci sono, oltre a tutto ciò, anche molti benefici nutrizionali, sostenuti da numerose pubblicazioni . Oltre al semplice contenuto proteico, le proteine in polvere della canapa spesso includono altri due componenti che favoriscono una buona salute.

 

Fibre

La canapa contiene sia fibre solubili che insolubili e la maggior parte dei suoi prodotti proteici contiene circa 10 grammi per porzione.

La fibra solubile nella proteina della canapa è una fonte di batteri intestinali utili che hanno dimostrato di aiutare a regolare lo zucchero nel sangue. La fibra insolubile aiuta il corpo a far transitare i rifiuti attraverso il tratto intestinale.

E’ anche riempitiva, rendendo le proteine della canapa una scelta eccellente per sostituire un pasto con uno shaker. A tal proposito, possono essere una scelta migliore delle proteine del siero di latte, che non contengono praticamente alcuna fibra.

Grassi buoni

Le proteine della canapa presentano generalmente tre grammi di grassi per porzione, derivanti da acidi grassi omega-3 e omega-6, che sono stati riconosciuti per sostenere la salute del cuore.

Gli omega-3 sono difficili da trovare in fonti non ittiche, e l’alto contenuto di acido stearidonico della canapa (un tipo di omega-3) le rende una buona alternativa per coloro che non mangiano pesce.

I semi della canapa contengono il bilancio ideale (3:1) di Omega 3 e Omega 6, molecole lipidiche che contribuiscono a migliorare il sistema cardiovascolare.

Più nello specifico, le proteine in polvere della canapa contengono acido linoleico (omega 3) che come è stato dimostrato da alcuni studi [1] , aiuta a prevenire cardiopatica coronarica.

Altra importante caratteristica, sempre per merito delle fibre, sono i ridotti livelli di colesterolo LDL e la migliore gestione dei grassi che tendono ad essere utilizzati per scopi energetici a breve termine che ad accumularsi.

Altri benefici

Secondo uno studio annuale pubblicato nel 2008 [2], le proteine dei semi di canapa possono avere effetti benefici contro la sensazione di fatica e migliorare il sistema immunitario.

In uno studio controllato, dei topi ai quali sono state somministrate delle proteine della canapa in polvere, hanno mostrato miglioramenti nella durata della loro capacità di nuoto e nella concentrazione di acido lattico nei muscoli (che diminuiva, consentendo uno sforzo prolungato).

Un altro studio, pubblicato nel 2011 in “Molecular Nutrition & Food Research” ha scoperto che una dieta affiancata dall’assunzione di proteine della canapa e di soia (nell’esperimento sono citate anche quest’ultime) è capace di migliorare le funzioni del fegato e di abbassare l’ipertrofia cardiaca.

I semi e l’ olio di semi di Canapa sono considerati, inoltre, un ottimo alleato nella riparazione del DNA:

-hanno il perfetto rapporto 3: 1 di acidi grassi ,Omega 6 e Omega 3, necessari per il corpo umano,

-dispongono di vitamina A, B1, B2, B3, B6, C, D ed E. ;

-contengono antiossidanti, proteine, carotene, fitosteroli, fosfolipidi, così come un certo numero di minerali tra cui calcio, magnesio, zolfo, potassio, ferro, zinco e fosforo.

Tutti questi nutrienti,se assunti giornalmente nella propria dieta alimentare, giocano un ruolo importantissimo nel mantenere il nostro organismo in salute e senza squilibri di alcun genere, ma quello che più di tutti può fare la differenza nella riparazione del DNA, è la proteina.

I semi di Canapa hanno un alto contenuto di proteine, di cui il 65% di Edestina e 35% Albumina.

Questo contenuto eccezionalmente alto di Edestina combinato con l’Albumina, rende immediatamente disponibili tutti gli amminoacidi presenti, in una proporzione perfetta per assicurare al nostro corpo i mattoni necessari alla costruzione delle immunoglobine, gli anticorpi, il cui compito è di respingere le infezioni prima che si presentino i sintomi di una malattia.

Come usare gli integratori proteici a base di canapa

Un individuo sedentario necessita circa di 0.8 g di proteine per Kg di peso corporeo al giorno. La percentuale è più elevata nel caso si pratichi un’attività fisica regolarmente, fino ad arrivare anche a 1,5-1,7 g/kg  giornalieri. Inoltre, per vegetariani e vegani, può risultare più difficile raggiungere il proprio fabbisogno proteico rispetto a chi segue una dieta onnivora.

Uno dei motivi principali è che le proteine vegetali sono meno digeribili rispetto a quelle animali.

La quantità da assumere, dipende dalle vostre personali esigenze ma le dosi consigliate sono di 1-2 misurini, da 25-30 g l’uno, al giorno.

Le proteine in polvere della canapa non presentano particolari limitazioni e sono utilizzabili come qualsiasi altro integratore proteico in commercio.

I modi per assumerle sono molteplici, a cominciare dai famosi shaker proteici fino ad arrivare a gustosi frullati e yogurt a base di canapa.

Ricordo che il giusto non incide molto, quasi tutte le proteine in polvere sono abbastanza neutre e ciò consente una certa manipolazione e versatilità d’uso.

Fonti

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4153275/
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18589601

 

 

“Nessun alimento vegetale può essere paragonato ai semi di canapa per quanto riguarda il valore nutritivo. Mezzo chilo di semi di canapa, fornisce tutte le proteine, gli acidi grassi essenziali e la fibra necessari alla vita umana per due settimane”. Dott. Uso Erasmus

Graviola Raintree: un vero dono della natura sud americana

La Graviola è conosciuta per le sue proprietà contro il cancro, ma di fatto non è questo il motivo per cui viene usata da secoli dagli uomini della medicina del Sud America ma per curare uno strabiliante numero di indisposizioni. La sua “vocazione” anticancro  e relativamente recente rispetto al suo uso classico millenario.

La graviola è un frutto tropicale ottenuto dalla pianta dell’Annona Muricata, una specie originaria dalle Antille e che cresce in molte regioni tropicali del Sud America. Proprio grazie agli alti contenuti di antiossidanti e vitamine, la graviola è considerata un superfood a tutti gli effetti

I frutti dell’Annona Muricata si presentano a forma di cuore e posseggono una consistenza fibrosa e ricca di succo. Infatti della graviola non si butta mai quasi nulla e dalle radici, alle foglie vengono utilizzate quasi tutte le parti della pianta.

Attenzione i dosaggi che vengono consigliati (nelle preparazioni con foglie e steli) usati prevalentemente come “aiuto” nei tumori sono spesso molto elevati e non devono essere usati per gli utilizzi “classici” della pianta ma in un dosaggio differente. Nel dubbio consultate un esperto Naturopata o un medico naturale o informatevi dal distributore.

Se Usate direttamente la foglie e rametti in tisana o altro non eccedete nel dosaggio o nell’uso giornaliero è una pianta molto potente!

20 Benefici della graviola

Grazie agli alti contenuti di vitamine e minerali, la graviola se consumata in moderazione può essere molto utile per la salute, grazie alle sue proprietà antivirali particolarmente efficaci ad esempio contro l’ herpes simplex.

Tra le sue annoverate proprietà vi è spesso confusione a causa delle larghe quantità di informazioni spesso contraddicenti tra gli esiti di diverse ricerche condotte sulla Annona Muricata, ma fondamentale il segreto per sfruttare al meglio la graviola è rispettare i limiti consigliati sul consumo.

Rafforza il sistema immunitario

La graviola contiene sostanze che aiutano le difese del nostro corpo e stimola la produzione di globuli bianchi, mentre gli antiossidanti contribuiscono nella lotta ad i radicali liberi. Questo frutto inoltre possiede una capacità antifebbrifica riconosciuta dalla FDA per il supporto della risposta immunitaria dell’organismo (Wu FE various J Nat Prod 1995 June).

Tra i contenuti presenti nella graviola indichiamo: acido gentistico, acido linoleico e muricarpentocina, acetogenine, anncatacina, annocatalina, annonacina, annohexocina, annomuricina, anomurina e anonolo.

Aiuta a dormire più facilmente

Nella graviola possiamo trovare anche il triptofano, una sostanza che promuove il sonno e facilita il rilassamento. Per tale ragione l’annona muricata è indicata contro l’insonnia, tra l’altro le sue foglie vengono utilizzata anche in aromaterapia per infusioni contro il sonno.

Analgesico naturale efficace nel sedare il dolore

I nativi nei paesi del Sud America hanno utilizzato le foglie dell’annona muricata da tempo immemore per trattare piccole ferite e ridurre la sensazione del dolore. La tradizione vuole che masticare le foglie e bere il succo di graviola aiutasse a guarire più in fretta. Gli aspetti sedativi e antiinfiammatori di questo imponente frutto tropicale lo rendono una soluzione ideale per tutti i tipi di dolore al corpo, sia all’interno che all’esterno.

Protegge gli occhi ed è ricco di antiossidanti indispensabili

Molti dei benefici per la salute della graviola sono considerati come derivati ​​dalle sue proprietà antiossidanti. Diversi studi dimostrano come i fitonutrienti presenti nella graviola posseggono livelli elevati di composti antiossidanti, tra cui alcaloidi, saponini, terpenoidi, flavonoidi, coumarini, lattoni, antrachinoni, tannini, glicosidi cardiaci, fenoli e fitosteroli . Ulteriori ricerche hanno evidenziato che gli antiossidanti possono aiutare contro diverse malattie agli occhi in particolare legale all’avanzare dell’età. Una ricerca condotta dal National Eye Institute, ha trovato gli antiossidanti particolarmente efficaci, specialmente se consumati in combinazione con vitamina C, vitamina E, beta-carotene e zinco. I risultati sono stati impressionati, con un 25% di miglioramento in coloro che erano già effetti da simili disturbi.

Utile per eliminare tosse e muco

Se stai lottando contro tosse grassa o ti senti intasato, la graviola può esserti d’aiuto, infatti è in grado di decongestionare e liberare le vie aree. Ma non solo perché il succo di graviola ad esempio possiede in parte una funzione espettorante, in grado di liberare il muco e ridurre anche l’infiammazione di cavità nasali e tratti respiratori.

Efficace contro parassiti

La graviola è utilizzata nell’America Latina come rimedio popolare contro i parassiti data la sua efficacia nel combattere e la Schistosomiasi, una parassitosi causata da Platelminti del genere Schistosoma.

Si rivela anche particolarmente utile per la maggior parti delle infezioni parassitare più comuni, sotto forma di infuso con foglie di Annona Muricata è possibile realizzare una bevanda per pulire il tratto gastrointestinale. Inoltre la riboflavina può aiutare nell’inibire i parassiti all’interno del corpo.

Facilita la prevenzione delle infezioni del tratto urinario

Sotto forma di succo, la graviola può donare benefici anche nella prevenzione delle infezioni delle vie urinarie, in particolare dell’uretrite e dell’ematuria.

Vitamine B1 e B2 aiutano il cuore e migliorano il metabolismo

La vitamina B1 accelera il metabolismo, facilita la circolazione del sangue e previene i disturbi nervosi. Inoltre la graviola contiene la vitamina B2, che è vitale per il corretto funzionamento del nostro organismo e include effetti sul del sistema nervoso e la manutenzione del muscolo cardiaco.

Trattamento delle ulcere della bocca

Se hai una pustola in bocca che proprio ti dà fastidio, sbuccia una graviola e appoggiaci un pezzo di frutta sopra. Questo gradualmente diminuirà le dimensioni delle ulcere e ridurrà il senso di irritazione

È un rimedio naturale per l’artrite

L’Applicazione topica di una infusione di foglie di graviola è nota per alleviare il dolore causato da artrite e reumatismi. Potete immergere un panno pulito nell’infuso ancora caldo e applicarlo sulla zona interessata, per massimo due volte al giorno.

Antivirale ed antisettico efficace contro le infezioni

La Graviola è spesso usato per trattare le infezioni causate da batteri e parassiti, inclusa la leishmaniosi. È anche usato per trattare l’herpes, tosse e vomito. Le infezioni batteriche e virali possono causare tosse, starnuti, febbre e altri sintomi e, sebbene questi sintomi possono essere frustranti, sono efficaci dal momento che fanno parte del metodo che il corpo usa per far scattare il sistema immunitario per Corpo di qualsiasi infezione.

Antidepressivo naturale efficace nel sedare lo stress

Il succo di graviola è stato utilizzato come rimedio naturale contro lo stress per secoli. Del frutto dell’Annona Muricata spicca una ricerca che illustra la possibile capacità della graviola nello stimolare i I recettori serotoninergici (o della serotonina) indispensabili poiché modulano dei neurotrasmettitori ed influenzando diversi processi neurologici e biologici come aggressività, ansia e appetito. (Roman G; Curr. Op. Neurology 1998; 11:539) e (Bourne RR. West Indian Med J 1979 28:2).

Rallenta l’invecchiamento ed è potente frutto antiaging

La graviola è una ricca fonte di vitamina C ed acido ascorbico ma anche di preziosi antiossidanti che svolgono un ruolo importante nella lotta contro i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento della pelle. Eliminando i radicali liberi, si può letteralmente ridurre i segni più evidenti dell’invecchiamento come le rughe.

Aiuta le ferite a cicatrizzare più in fretta

La parte carnosa del frutto può essere applicata su una piccola ferita per almeno 3 giorni. Ciò non solo accelererà il processo di guarigione ma anche impedisce le infezioni batteriche. Una decozione di foglie dell’annona muricata è utile per il trattamento dell’infiammazione e dei piedi gonfi.

Elimina i pidocchi

I pidocchi sono uno di quei parassiti che si moltiplicano rapidamente, e che possono danneggiare i capelli. Un decotto fatto preparato con le foglie di graviola può essere applicato al tuo cuoio capelluto per liberarsi dei pidocchi.

Bolle della pelle? Nessun problema

Le bolle sono un disturbo della pelle che si caratterizza per il dolore immenso e persino ha il rischio di catturare l’infezione. Queste possono verificarsi sul corpo o sul viso, quindi interferiscono con la salute e la bellezza della pelle. Le foglie di graviola o anche il succo possono essere un rimedio naturale per eliminarle.

Aiuta contro l’eczema

È possibile macinare alcune foglie di graviola e applicarle regolarmente sulle zone colpite due volte al giorno. Questo aiuterà a alleviare il dolore causato dall’eczema oltre a diminuirne gli effetti visibili.Un composto di foglie di graviola e acqua di rose può essere applicata sulla pelle per prevenire la comparsa di punti neri e di altri problemi cutanei.

La Graviola è utilizzata dalla medicina popolare da secoli per:

  • ipertensione
  • influenza
  • sfoghi
  • nevralgia
  • artrite
  • reumatismi
  • diarrea
  • nausea
  • dispepsia
  • ulcera
  • tricofizie
  • scorbuto
  • malaria
  • dissenteria
  • palpitazioni
  • nervosismo
  • insonnia
  • febbre
  • bolle
  • spasmi muscolari

AVVISO IMPORTANTE

Graviola è diventata famosa per alcuni ingredienti attivi contenuti principalmente nelle foglie e negli steli della pianta, le Annonacee acetogenine. ATTENZIONE ALL’ETICHETTA: Gli studi sulle acetogenine sono stati condotti usando estratti delle foglie e degli steli. Sebbene questi composti siano contenuti anche nei semi del frutto di graviola, tuttavia se ne sconsiglia l’utilizzo poiché alcune ricerche hanno documentato possibili effetti neurotossici dei semi del frutto in caso di assunzione prolungata. Allo stato attuale, si consiglia l’assunzione di integratori contenenti prevelentemente foglie e steli di graviola.

La Graviola è una sostanza completamente naturale senza effetti collaterali a parte una possibile lieve scombussolamento gastrointestinale se preso a stomaco pieno ad alti dosaggi (superiore a 5 gr)

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  1. Unpublished data, National Cancer Institute. Anon: Nat Cancer 1st Central Files–(1976)

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  1. Bioorg Med Chem 8(1):285-90, 2000
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