Supporto Oncologico Naturale: informazioni, strategie integrate e approfondimenti
Affrontare una diagnosi oncologica significa intraprendere un percorso complesso che coinvolge non solo gli aspetti clinici della malattia, ma anche il benessere fisico, emotivo e nutrizionale della persona. Accanto alle terapie convenzionali prescritte dall’oncologo, sempre più pazienti si interessano a strategie complementari che possano contribuire a sostenere l’organismo e migliorare la qualità della vita durante le cure.
Il supporto oncologico integrato si basa proprio su questo approccio: affiancare alle terapie mediche strumenti e conoscenze provenienti dall’oncologia integrata, dalla nutraceutica, dalla fitoterapia e dalla micoterapia, nel rispetto delle indicazioni del team sanitario che segue il paziente. L’obiettivo non è sostituire i trattamenti oncologici, ma favorire un percorso di cura più completo e personalizzato, orientato al benessere globale della persona.
In questa sezione troverai informazioni, approfondimenti scientifici e risorse dedicate al supporto oncologico naturale, con particolare attenzione al ruolo dell’alimentazione, degli integratori, dei funghi medicinali e delle più recenti evidenze nel campo dell’oncologia integrata. Un punto di riferimento per comprendere meglio le diverse opportunità di supporto e orientarsi in modo consapevole tra le strategie complementari oggi disponibili.
Informazioni specialistiche e risorse di approfondimento
Negli ultimi anni la disponibilità di informazioni online dedicate all’oncologia è cresciuta in modo significativo. Accanto a contenuti divulgativi destinati al grande pubblico, sono oggi disponibili numerose risorse specialistiche curate da enti sanitari, università, istituti di ricerca e organizzazioni scientifiche nazionali e internazionali.
L’accesso a fonti autorevoli può aiutare pazienti e familiari ad approfondire argomenti legati alla prevenzione, alla diagnosi, ai percorsi terapeutici, all’alimentazione e agli aspetti che riguardano il benessere durante il percorso oncologico. Tuttavia, è importante ricordare che le informazioni reperite online hanno carattere generale e non possono sostituire il confronto diretto con il medico o con il team sanitario che segue il paziente.
Per orientarsi in modo corretto è consigliabile fare riferimento a siti istituzionali, società scientifiche riconosciute, ospedali specializzati e organismi di ricerca che pubblicano contenuti aggiornati sulla base delle più recenti evidenze scientifiche disponibili. La qualità delle fonti consultate rappresenta infatti un elemento fondamentale per evitare informazioni incomplete, non aggiornate o prive di adeguato supporto scientifico.
La ricerca in ambito oncologico è in continua evoluzione e nuove conoscenze vengono pubblicate regolarmente. Per questo motivo è sempre opportuno verificare la data degli aggiornamenti e affidarsi a fonti qualificate, mantenendo un approccio critico e consapevole nella consultazione delle informazioni disponibili in rete.
Una corretta informazione può contribuire a comprendere meglio il proprio percorso e a dialogare in modo più efficace con i professionisti sanitari, favorendo una partecipazione consapevole alle decisioni che riguardano la propria salute.
Il cancro non è una malattia
Che il cancro non sia una malattia, nel significato che si dà a questa parola, lo diceva già il Premio Nobel Rita Levi-Montalcini oltre cinquant’anni fa in una lettera scritta alla sorella.
TESTO DELLA LETTERA ALLA SORELLA
Prima di tutto il cancro non può essere definito come malattia. Almeno non nel senso che generalmente si dà al termine “malattia”, che significa un processo patologico, rapido o lento, reversibile o irreversibile dell’organismo, e non prende in considerazione le cause. […] Il cancro è la ribellione di una cellula (che moltiplicandosi ne genera milioni) alle leggi che regolano lo sviluppo e la vitalità di un organismo.
(cfr. Levi-Montalcini R: Lettera da S. Louis del 10 Marzo 1951, riportata in Cantico di una vita, Raffaello Cortina Ed., Milano 2000)+
“Noi della Fondazione Pantellini siamo daccordo con Rita Levi Montalcini e con la sua lettera e sviluppando dal nostro punto di vista questo concetto, crediamo che il cancro sia un difetto di comunicazione cellulare attraverso il quale il DNA riceve delle informazioni (che a sua volta elabora e “misura”) che lo portano a creare delle modificazioni in alcune sequenze delle basi, che costituiscono i pioli della scala a chiocciola, cioè della sua struttura a doppia elica.
Naturalmente questo significherebbe che il DNA sia capace di interagire con l’ambiente citoplasmatico, superando (e vorremmo dire meglio, scardinando alla base) quello che viene ritenuto il “dogma centrale della Biologia Molecolare” introdotto oltre trent’anni fa dal Premio Nobel Francis Crick, secondo il quale il DNA lavora solo verso la sintesi delle proteine ma non può ricevere istruzioni od informazioni di qualsiasi tipo. Siamo profondamente convinti che in realtà le cose siano molto diverse (cfr. Paoli G: La via del sale. Scienza e Conoscenza, n.21, Luglio 2007).
Probabilmente per capire davvero cosa sia il cancro dovremmo ripensare e riapprofondire bene l’evoluzione della vita sul nostro pianeta, perché riteniamo che in qualche modo faccia parte di noi da sempre.
L’argomento è così vasto e complesso che non è certo sufficiente questa pagina sul nostro sito per poterla chiarire come vorremmo. Fra poco probabilmente potremmo essere in grado di curare una pubblicazione che possa dare ragione di tali riflessioni.
Naturalmente questa è una nostra chiave di lettura che offriamo alla discussione ed alla critica costruttiva e non ha in alcun modo la pretesa di essere la verità che, d’altra parte, nessuno ha: ciascuno concorre alla sua ricerca, e dovrebbe farlo sempre con la cosapevolezza che ciò che si ritiene vero possa essere poi superato da nuovi dati, nuove misure, nuove interpretazioni. Come diceva Mark Twain, il problema non viene tanto dalle cose che non conosciamo ma da quelle che crediamo vere e non lo sono”.
Dal sito della Fondazione Pantellini
La patologia colpisce un organo ma viene elaborata dalla mente
…(Bisogna) capire che esiste una malattia del corpo e una della mente, perché la patologia colpisce un organo ma viene elaborata da una mente. La stessa malattia può essere più o meno grave e sopportabile a seconda della persona che la percepisce. Questo è uno dei motivi per cui dico che la medicina deve ritornare ad essere, come era quella antica, medicina della persona. Non possiamo curare qualcuno che non sappiamo chi è, cosa pensa, che progetti e idee ha, vale a dire se non conosciamo la sua identità. Ed è la sua identità che elabora la speranza, cioè il desiderio per il prossimo minuto, giorno, mese.
dott. Umberto Veronesi.
Espresso 5 gennaio 2015
Il DNA una vera rice-trasmittente

….La dinamica ” biologica della vita” non può, infatti, esaurirsi in una mera sequela di reazioni molecolari biochimiche, ma soggiace anche a più complessi e superiori sistemi di mantenimento dell’equilibrio e dell’armonia funzionale che sono dotati di capacità di trasmissione e ricezione ed interazione in tempo reale a tutti i livelli attraverso “informazioni” che svolgono un programma codificato nel DNA. Il DNA diventa, quindi, una vera rice-trasmittente cui arrivano informazioni che vengono verificate, elaborate e restituite all’organismo, insomma una sorta di computer molto sofisticato in cui la “memoria centrale” geneticamente trasmessa è al tempo stesso ilì “programma” che sarà seguito per I’intera vita.
Le cellule, quindi, sono singolarmente anche dei “ripetitori di informazioni” in grado di riceverle, trasmetterle, elaborarle secondo un programma ben definito. Le informazioni “viaggiano” attraverso onde elettromagnetiche che hanno un andamento armonico ed ondulatorio solo in condizioni di benessere e di equilibrio. Delle onde elettromagnetiche molto hanno scoperto gli studiosi della prima metà del XX secolo …Grazie alle successive conoscenze di fisica nucleare si sono individuate le onde elettromagnetiche cosiddette”ultrafini” a bassissima frequenza responsabili dei sistemi di controllo e di comunicazione dell’organismo che sono alla base della vita.
Le interazioni elettromagnetiche dell’organismo sono quindi l’elemento nuovo alla base del concetto di malattia; tale concetto è ben conosciuto nelle medicine orientali….
…A questo punto, l’esempio della malattia influenzale è totalmente rivisitato come segue: il virus è anch’esso un emittente di informazioni elettromagnetiche che interagiscono con quelle dell’organismo, dando esito ad una sorta di interferenza con conseguenti reazioni di tipo “disarmonico”; a tale situazione I’organismo risponde mettendo in atto tutta una serie di “informazioni” di reazione che cercano di riportare in equilibrio il sistema: reazione immunologica, reazioni bioumorali e cellulari, attivazione di tutti gli organi, apparati e sistemi preposti a ristabilire lo stato di salute.
La terapia dunque, non più solo chimica-farmacologica, grazie ai nuovi concetti bioenergetici, acquisisce nuovi elementi utili affinché le “informazioni” del sistema possano riprendere un loro flusso armonico. La malattia quindi, rappresenta il risultato di una serie di squilibri prima sul piano biolelettrico, poi, dove l’organismo non riesce ad equilibrarsi, si verifica una stabilizzazione dell’alterazione omeostatica anche a livello biochimico ed organico; con la successiva progressione della malattia si avranno da parte dell’organismo continui tentativi di correzione… se l’equilibrio, tuttavia non viene ristabilito, la malattia evolve verso la “cronicità” e può persistere in tale stato…
…Proprio da ciò nasce l’esigenza che ho avvertito da molti anni di definire questo nuovo modo di affrontare il problema diagnostico e terapeutico della medicina come “poliedrico”, in sintonia con le molte sfaccettature e angolazioni che offre questa figura geometrica, in cui ogni parte è utile ma solo se vista nel suo insieme.
Essere pertanto poliedrici significa utilizzare tutto ciò che le conoscenze, ortodosse e non, mettono a disposizione senza creare confini condizionanti di cultura e di appartenenza accademica, il tutto integrato in un unico sistema diagnosi-terapeutico per l’appunto “poliedrico”.
dott Vincenzo Venuto.
Tratto dal libro
VALENTINA IVANA CHIARAPPA La tecnologia delle biofrequenze Anima Edizioni 2011 p 21-24
La chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia sono le terapie in uso per curare il cancro. A questi metodi ufficiali possiamo integrare cure complementari, allo scopo di stimolare le capacità di autodifesa dell’organismo e rendere il tumore più sensibile alle terapie convenzionali e/o alleviare gli effetti secondari della chemio e radioterapia.
E’ importante che questo trattamento complementare sia iniziato il più presto possibile essendo il cancro il più delle volte una malattia a rapida evoluzione.
Va scritto, in primo luogo e come avvertenza generale, che le terapie complementari non devono in nessun modo essere considerate procedimenti terapeutici alternativi che possono sostituire i trattamenti antitumorali radicali.
Non sono un’alternativa, ma un completamento delle terapie oncologiche classiche, con le quali ci si prefigge di prolungare il periodo libero da malattia, quindi di ritardare o addirittura impedire le ricadute o l’insorgenza di metastasi, di prolungare l’aspettativa di vita e di migliorarne la qualità. In questo ambito e solo a tal fine, particolarmente utili sono le cosiddette immunoterapie biologiche, che sembrano in grado di migliorare ulteriormente le tecniche antitumorali radicali dell’oncologia classica, compensando in particolare le difese immunitarie indebolite dall’impiego di queste ultime, prevenendo la metastatizzazione e mantenendo una buona qualità della vita.
Onco-fitoterapia: l’interesse per le piante officinali nel supporto al benessere
L’onco-fitoterapia è un ambito di interesse che riguarda lo studio delle piante officinali e dei loro costituenti nell’ambito della ricerca sul benessere della persona durante il percorso oncologico. Negli ultimi anni numerosi estratti vegetali sono stati oggetto di approfondimenti scientifici finalizzati a comprenderne meglio le caratteristiche e le possibili applicazioni nell’ambito del supporto nutrizionale e del benessere generale.
Tra le piante più frequentemente studiate figurano specie tradizionalmente utilizzate in fitoterapia, come curcuma, tè verde, cardo mariano, astragalo ed echinacea. L’interesse della ricerca si concentra principalmente sulla presenza di composti naturali quali polifenoli, flavonoidi, carotenoidi e altre sostanze bioattive naturalmente presenti nel regno vegetale.
È importante sottolineare che la fitoterapia non sostituisce in alcun modo le terapie oncologiche prescritte dagli specialisti. L’eventuale utilizzo di estratti vegetali o integratori a base di piante officinali deve sempre essere valutato con il medico curante o con il team sanitario di riferimento, poiché alcune sostanze naturali possono interagire con farmaci o trattamenti specifici.
L’approccio più corretto consiste nell’inserire ogni eventuale supporto nutrizionale all’interno di un percorso personalizzato, costruito sulla base delle esigenze individuali e delle indicazioni fornite dai professionisti sanitari. Per questo motivo la ricerca scientifica continua a studiare il ruolo delle sostanze vegetali nell’ambito del benessere e della qualità della vita, con l’obiettivo di approfondire sempre meglio le conoscenze disponibili.
Una corretta informazione e il confronto con personale qualificato rappresentano gli strumenti più importanti per orientarsi tra le numerose proposte disponibili e per effettuare scelte consapevoli e sicure.
Negli ultimi 50-60 anni ci sono state, nell’alimentazione umana, trasformazioni importanti (purtroppo in negativo): la capacità nutritiva degli alimenti si è enormemente deteriorata, di pari passo con la progressiva degenerazione del terreno costituzionale degli individui.
Non c’è dubbio che anche solo fino a 30 anni fa il terreno costituzionale degli individui, cioè la loro capacità metabolica, immunitaria ed energetica, era certamente in condizione assai migliore di oggi.
Un dato estremamente indicativo: le più recenti statistiche della OMS dicono che il contenuto medio di spermatozoi nello sperma dei maschi di oggi è pari circa al 30% dello sperma dei maschi di 100 anni fa.
Poiché lo sperma è ovviamente la parte energeticamente più vitale dell’organismo umano (anche perché deve contribuire a creare una nuova vita), il fatto che ci sia stata una diminuzione del 70% ci dice che probabilmente una diminuzione di simili proporzioni si è verificata anche in rapporto al terreno costituzionale, cioè vitale ed energetico, degli esseri umani odierni.
Questo è un fatto estremamente rilevante per la medicina naturale, proprio perché essa si basa sullo stimolo e attivazione delle risorse energetiche e immunitarie intrinseche dell’individuo. Un terreno energetico e immunitario forte risponde in maniera rapida e profonda al rimedio, sia esso erboristico, omeopatico o altro; un terreno fortemente indebolito, come quello odierno, farà molta più fatica a recepire lo stimolo del rimedio.
Alla base di questa degenerazione dei terreni costituzionali ci sono diversi fattori, come ad esempio l’inquinamento e lo stress, ma certo l’impoverimento nutritivo degli alimenti gioca un ruolo essenziale. Nutrendoci di cibi sempre più vuoti di nutrienti essenziali, anche il nostro organismo diventa sempre più vuoto di energia.
Se non rimediamo a questa situazione, cioè se non riconduciamo a livelli sufficientemente forti il nostro terreno tramite programmi nutrizionali adeguati, difficilmente i rimedi fitoterapici, anche se potenti, riusciranno ad essere pienamente efficaci da soli.
C’è poi da considerare che l’impoverimento progressivo dei terreni agricoli, che sta alla base di quello alimentare, non può non aver colpito le stesse erbe che su quei terreni crescono.
Ciò significa che probabilmente le erbe non sono più quelle di una volta, e dunque la loro stessa efficacia, per quanto ancora elevata, si è ridotta.
Solo rigenerando il terreno costituzionale dell’individuo, cioè i suoi livelli energetici, metabolici e immunitari, l’organismo malato sarà messo in grado di rispondere allo stimolo terapeutico del rimedio erboristico.
E’ anche per questo che la malattia neoplastica, ovvero il cancro, è oggi sempre più frequente. Grazie alla diagnosi precoce, alla chirurgia, alla chemioterapia, alla radioterapia, si guarisce di più.
Tuttavia lo stile di vita odierno fa sì che anche ci si ammali molto di più di questa temibile malattia. La conseguenza di tutto ciò è che un numero sempre maggiore di pazienti si sottopongono a terapie antineoplastiche che, pur portando a risultati molto lusinghieri, hanno spesso pesanti effetti collaterali. Tali sintomi secondari talora vengono sottovalutati o ritenuti ineluttabili, altre volte, nel tentativo di antagonizzarli, si impiegano farmaci che hanno un effetto deleterio su reattività immunologica e vitalità generale.
Nell’ambito della medicina naturale esistono tutta una serie di sostanze innocue ed utili per questi pazienti. Esse possono alleviare i sintomi dei chemioterapici e rendere possibile il loro impiego al dosaggio adeguato per ottenere l’effetto terapeutico massimo.
È stato calcolato che attualmente nel nostro Paese circa il 20% dei malati oncologici facciano ricorso alle c.d. Terapie non convenzionali e fra queste in primis alla Fitoterapia. Negli Stati Uniti questa percentuale sale anche al 50%.
Purtroppo il clima di angoscia del paziente e dei familiari di fronte alladiagnosi e prognosi induce alla ricerca di soluzioni alternative non sempre di provata efficacia. Grave a tal uopo è il fenomeno dell’automedicazione: non si deve infatti dimenticare che i fitoterapici agiscono a livello ponderale, con possibili effetti avversi talora anche severi. Inoltre la scelta del trattamento non deve ostacolare l’efficacia di eventuali terapie farmacologiche e/o radioterapiche già poste in essere dagli oncologi.
Va detto peraltro che la farmacopea ufficiale – allopatica – attinge da sempre a piene mani da sostanze vegetali: si calcola che almeno il 60% delle formulazioni oggi in commercio altro non sia se non la rappresentazione sintetica di molecole già esistenti in natura. Inoltre l’associazione fra farmaci chimici e fitoterapici è sempre più frequente in seno ai protocolli ufficiali, sia per potenziare la cura, sia per attenuare gli effetti tossici e collaterali.
In quest’ottica d’integrazione molte Strutture oncologiche hanno recepito l’importanza di questa sinergia: una per tutte il Memorial Sloan Kettering Cancer di New York. Tale indirizzo di fatto rappresenta la naturale evoluzione della ricerca che in ambito epidemiologico, preclinico e clinico procede nella stessa direzione, ponendosi come passo significativo nella definizione di un nuovo paradigma terapeutico oncologico.
Le finalità terapeutiche possono essere così riassunte:
AZIONE IMMUNO-STIMOLANTE
In campo oncologico si tratta di selezionare i rimedi adeguati alla situazione clinica specifica, individuandone altresì modi e tempi di somministrazione. Prevenendo un’osservazione quasi certa da parte degli esperti in materia, si precisa che detto tipo di immuno-stimolazione deve intendersi in un’accezione del tutto compatibile con i convenzionali presupposti oncologici.
AZIONE CHEMIO-PROTETTIVA
Molti fitoterapici sono risultati efficaci nell’inibire i noti fattori di crescita tumorale, altri nell’impedire la degenerazione di cellule sane sottoposte all’azione di cancerogeni ambientali, altri ancora nello stimolare l’apoptosi di cellule già cancerizzate.
AZIONE DI SUPPORTO
Il quadro clinico del paziente neoplastico è gravato non solo dai sintomi peculiari della malattia, ma anche da altre forme ad essa correlate comprese quelle jatrogene. In tal senso l’associazione di fitoterapici riesce a migliorare la compliance del malato, sia relativamente all’evoluzione del quadro di base sia rispetto agli effetti collaterali dei protocolli chemioterapici convenzionali. Inoltre in non poche occasioni si è constatato il potenziamento della terapia classica grazie all’affiancamento di fitopreparati ad hoc, tanto da consentire la riduzione dei tempi di trattamento.
AZIONE CITOTOSSICA DIRETTA
Molti fitoterapici sono stati sottoposti a studi scientifici atti a validarne l’efficacia citotossica diretta versus cellule neoplastiche, peraltro con ottimi risultati. Taluni rimedi vengono usati come tali, altri forniscono il substrato per l’estrazione di preparati semisintetici. Sovente se ne concretizza un uso sinergico.
Campi d’applicazionedell’onco-fitoterapia
- Azione preventiva, immunomodulante, antiossidante, detossinante.
- Chemioprevenzione di neoplasie e recidive.
- Azione onco-fitoterapica diretta di neoplasie e recidive.
- Chemiopotenziamento e tollerabilità dei protocolli convenzionali.
- Chemioprotezione dagli effetti jatrogeni della chemioterapia classica.
- Radiopotenziamento e tollerabilità dei trattamenti convenzionali.
- Radioprotezione dagli effetti jatrogeni della radioterapia classica.
- Micoterapia ad azione antitumorale e protettiva delle cellule sane.
- Elementoterapia di prevenzione e sostegno nelle cure antiblastiche.
Calcolando che il nostro pianeta ospita circa 600.000 specie vegetali, di cui solo il 5% è stato sottoposto a seri studi chimico-farmacologici, è ovvio che molto resta ancora da esplorare. Tuttavia ciò non inficia quanto già esperito con successo ed anzi stimola la ricerca a procedere sempre più in tal senso.
Tumori e differenziazione cellulare: la proposta di Pier Mario Biava
Tra gli studiosi italiani che hanno approfondito i meccanismi biologici alla base dello sviluppo cellulare vi è il medico e ricercatore Pier Mario Biava, noto per le sue ricerche nel campo della differenziazione cellulare e della biologia dei tumori.
Secondo l’ipotesi sviluppata da Biava nel corso della sua attività scientifica, il comportamento delle cellule sarebbe influenzato da specifici segnali biologici in grado di orientarne i processi di crescita, sviluppo e differenziazione. Le sue ricerche si sono concentrate in particolare sul ruolo dei fattori di differenziazione presenti durante le prime fasi dello sviluppo embrionale e sulle possibili applicazioni di tali conoscenze nell’ambito della ricerca biologica.
Questo filone di studio ha contribuito ad alimentare l’interesse verso i meccanismi che regolano la comunicazione cellulare e il modo in cui le cellule ricevono e interpretano i segnali provenienti dall’ambiente circostante. La comprensione di questi processi rappresenta ancora oggi un’importante area di ricerca per numerosi istituti scientifici e centri di studio internazionali.
È importante sottolineare che le teorie e le applicazioni derivanti da queste ricerche continuano a essere oggetto di approfondimento scientifico e devono essere considerate nel contesto della ricerca biomedica. Le informazioni disponibili non sostituiscono in alcun modo le indicazioni fornite dai professionisti sanitari né i percorsi diagnostici e terapeutici riconosciuti dalla medicina basata sulle evidenze.
L’interesse verso gli studi sulla differenziazione cellulare testimonia come la ricerca oncologica sia un settore in continua evoluzione, nel quale nuove conoscenze contribuiscono progressivamente ad ampliare la comprensione dei complessi meccanismi biologici che regolano la vita delle cellule.
In Italia c’è un medico ricercatore, il dottor Pier Mario Biava, che sta portando avanti da diversi anni un filone di ricerca innovativo. Dice che sarebbe utile affrontare questa malattia (anche) in modo diverso.
Biava ritiene che si debba cambiare il modo di affrontare questa ed altre malattie disastrose. Spieghiamo come la vede. Per lui le cellule tumorali sono cellule staminali che si sono bloccate nello sviluppo. La cellula cancerosa è indifferenziata, come le staminali, e continua a moltiplicarsi senza formare cellule specializzate come potrebbero essere quelle della pelle, del fegato e di altri organi.
Bisogna quindi dare informazioni a queste cellule per fare in modo che ‘si sblocchino’ e si differenzino: non dare grandi quantità di ‘veleni’ per ucciderle o almeno stopparle nella crescita. Biava, nel suo ospedale a Milano, usa i ‘fattori di differenziazione’ e ha ottenuto risultati di cui, se volete, potete reperire la biblio al termine di questo articolo. L’idea di cura non è convenzionale: l’oncologia cerca di uccidere o, al limite, di fermare la moltiplicazione di queste cellule assassine. «Ma non si tratta di bloccare queste cellule – dice Biava – la vita non funziona così: bisogna dirgli quello che devono fare». La definisce ‘terapia informazionale’.
Queste cellule si devono differenziare, occorre ordine, informazione, non grandi quantità di ‘veleni’, oppure bloccare recettori come si orienta l’oncologia convenzionale. Bisogna solo fornire la giusta informazione. Che, in questo caso, è costituita da molecole che si trovano negli embrioni, pieni di cellule staminali indifferenziate: sono i fattori che dicono ad ogni cellula staminale che cosa deve diventare, come deve svilupparsi.
La storia è piuttosto interessante perché Mario Biava si sta muovendo da molti anni su questo versante, facendo fronte a molte critiche. E’ la cura definitiva per il cancro? In questo momento no, ma Biava va lasciato libero di sperimentare. Probabilmente siamo agli inizi di un filone di ricerca molto promettente.
Lui, e alcuni medici in altri centri, usano questa terapia sui pazienti con tumori avanzati. In questo caso, non si propone un trattamento in alternativa a chemio e altre cure oncologiche convenzionali. Questi medici dicono ai loro pazienti di seguire le cure e poi di tornare da loro nel caso non funzionassero. Secondo Biava, comunque, i fattori di differenziazione potrebbero essere utili anche insieme alla chemio, come terapia complementare. Si dovrà provare in clinica.
E’ un paradigma di cura che Biava ha definito insieme a Ervin Laszlo e altri autori. Dalla collaborazione è uscito il libro ‘Dal segno al simbolo’ edito da Persiani.
Per curare ogni malattia – si sostiene – non si deve rimuovere o uccidere ma dare la giusta informazione al momento giusto. In ogni momento la cellula riceve informazioni dall’esterno, perché non è un oggetto isolato ma parte di un insieme molto più vasto e che comprende anche la mente o la psiche, l’intera creazione, e altro ancora. La nostra comprensione del linguaggio della vita è ancora agli inizi.
Si parla di medicina ‘a basse dosi’: non serve puntare sulle grandi quantità, come nella medicina moderna, bisogna solo portare un messaggio alle cellule che compongono il corpo.
Per quanto riguarda ciò che è uscito sulle riviste medico-scientifiche:
2014, ultimi studi su Current Medicinal Chemistry (2014; 21: 1072-1081): si vede che questa terapia agisce sui geni coinvolti nei tumori.
2011, su Current Pharmaceutical Biotechnology (volume 12, febbraio 2011): nuove prove sulla possibilità di riprogrammazione delle cellule staminali cancerose con la terapia informazionale. Collaborano al lavoro diverse università importanti.
2005, sulla rivista Oncology Research (2005; 15: 399-408): si vedono interessanti risultati ottenuti con i fattori di differenziazione sui pazienti con carcinoma epatico allo stadio avanzato.
Fonte: laltramedicina.it
RIPROGRAMMARE LE CELLULE TUMORALI
La riprogrammazione delle cellule staminali tumorali, che significa la possibilità di condizionare il destino delle cellule staminali tumorali, offre l’opportunità di trovare nuovi trattamenti, che agiscono in modo fisiologico, senza manipolazione genetica.
Società Internazionale di Semeiotica Biofisica Quantistica (link al sito)
Il dottor Sergio Stagnaro è nato a Sestri Levante (GE) il 07-dicembre-1931; laureato in Medicina e Chirurgia il 16-novembre-1956 all’Università di Genova, nel 1959 si è specializzato in Malattie dell’Apparato Digerente, Sangue e Ricambio all’Università di Pavia. Dal 1955 fino al 1960 ha lavorato presso la Clinica Medica dell’Università di Genova, diretta dal Prof. Lorenzo Antognetti, suo Maestro, iniziando la ricerca nel campo della Semeiotica Fisica, che persiste tuttora. E’ il fondatore della Semeiotica Biofisica Quantistica e della Diagnostica Psicocinetica. E’ autore di oltre 595 pubblicazioni scientifiche, di 7 libri e oltre una ventina di pubblicazione Pub-Med Medline. La sua biografia è riportata nei principali volumi mondiali specializzati, tra cui Who’s Who in the World (dal 1996 al 2009), Who’s Who in America (dal 1996 al 2009), Dictionary of International Biographies, Who’s Who in the 21st Century (IBC di Cambridge), 500 Greatest Geniuses of the 21st Century (American Bibliographycal Institute dal 2007), Outstanding Scientists Worldwide dal 2007 (IBC di Cambridge).
Intervista (stralci) al dottor Sergio Stagnaro (leggi tutto qui)
Ci può spiegare in modo semplice e pratico cos’è la terapia quantistica con il bicarbonato di sodio? La possono fare tutti a casa propria?
Do volentieri dei suggerimenti essenzialmente pratici, alla portata di tutti. Consideriamo tre differenti possibilità dell’utilizzo dell’acqua:
a) acqua naturale;
b) acqua naturale con aggiunta di bicarbonato di sodio;
c) acqua naturale energizzata con radiazioni di bicarbonato di sodio.
Per semplicità, approfondiamo ciò che chiunque può fare a casa propria, avendo a disposizione pochi elementi essenziali: una bottiglia di vetro (oppure di plastica) trasparente da mezzo litro, un bicchiere di vetro trasparente, acqua naturale, bicarbonato di sodio.
La terapia quantistica con bicarbonato di sodio in questo caso si attua seguendo questa procedura:
1) prima di dormire, sciogliere 3 cucchiaini di bicarbonato di sodio in una bottiglia riempita d’acqua naturale (caso b) e tappare la bottiglia (quest’acqua non va mai bevuta e può essere usata fino a 2 mesi);
2) porre la bottiglia d’acqua con bicarbonato sopra il comodino dal lato dove si dorme per ricevere le radiazioni nella notte;
3) a fianco della bottiglia porre due bicchieri riempiti di sola acqua naturale (caso a);
4) al mattino, al risveglio, bere un bicchiere d’acqua (energizzata durante la notte) dopo averla prima agitata (caso c) con un cucchiaino;
5) alla sera, bere l’acqua del secondo bicchiere (caso c), dopo averla prima agitata con un cucchiaino;
6) ripetere la procedura dal punto 3 al punto 5 per un numero di giorni da concordare con il medico curante (per almeno sette – dieci giorni).
Nota bene: è importante che il bicchiere e la bottiglia siano sul comodino, perché così si possono assorbire le radiazioni dell’acqua energizzata durante la notte, con sicuri benefici effetti (la distanza del corpo umano dalla bottiglia deve essere entro il metro). Per approfondimenti rimando ai miei articoli recentemente postati su “La Voce” ed alle istruzioni sulla terapia quantistica.
Ha accennato prima al fatto che la terapia quantistica con il bicarbonato di sodio combina tre fattori chiave, citando la terapia con onde millimetriche..
Sì, il procedimento appena menzionato spiega un uso semplice, artigianale, pratico, alla portata di tutti, dell’acqua energizzata con l’informazione contenuta del bicarbonato sodico, ma esistono certamente sistemi più professionali in grado di sfruttare il principio della memoria-informazione dell’acqua da me corroborato già nel 2011 secondo la teoria, i principi ed il metodo SBQ. Tra questi, il migliore a mia conoscenza è l’impiego di un dispositivo di fabbricazione russa, il Cem-Tech, che lavora con onde millimetriche EHF ed è soprattutto in grado di leggere, memorizzare e ritrasmettere frequenze provenienti da qualsiasi corpo fisico, es. i vari sistemi biologici del corpo umano, una sostanza naturale, chimica o farmaceutica [ 9].
Un apparecchio che dà anche dei benefici a livello genetico..
Ne ho parlato in una precedente intervista. L’uso appropriato di questo ritrovato delle nanotecnologie, che lavora con un semiconduttore usato nella fisica subatomica, consente di sanare definitivamente le alterazioni genetiche diagnosticate con la SBQ, ed in particolare ICAEM, costituzioni e reali rischio congeniti, se la terapia viene attuata tempestivamente, ossia nelle fasi pre-cliniche, quando la patologia è ancora e solo potenziale.
Lei include nella cosiddetta classe ‘blue therapy’, oltre alla terapia quantistica con onde millimetriche ed alla terapia quantistica con bicarbonato di sodio, anche l’acqua sulfurea termale: anch’essa va assunta in modo quantistico?
L’acqua sulfurea termale, ad esempio quella di Porretta Terme da me studiata (si vedano le mie Meditazioni Porrettane e le mie Istruzioni per il corretto uso dell’acqua sulfidrilica), è straordinariamente efficace, ancor di più delle onde millimetri EHF (extremely high frequencies) in modalità di BRR (body resonance recording).
L’acqua sulfidrilica va bevuta direttamente; ne basta un bicchiere per iniziare a retroagire efficacemente e – dopo appena una settimana – definitivamente a livello genetico su ICAEM, costituzioni e reali rischi non ancora in fase di evoluzione. Ho testato con successo l’efficacia dell’acqua sulfurea di Porretta Terme anche in termini di energia-informazione, tenendo conto dei suoi meccanismi di azione finora sconosciuti [ 11].
Quest’ultima sperimentazione, fatta su un campione sufficientemente significativo di casi, sempre seguiti da successo, mi autorizza a consigliarne l’impiego anche come terapia quantistica. In breve, chiunque può andare a Porretta Terme per una cura idroponica, ed approfittare dell’occasione per riempirsi una bottiglia d’acqua sulfurea (se ci sono difficoltà chiedete aiuto al gentilissimo Signor Franco dell’hotel Santoli, contattandolo magari preventivamente) da portare a casa, per poi seguire la medesima procedura prima suggerita per la terapia quantistica con bicarbonato di sodio.
In tal caso si tengono due bottiglie d’acqua sul comodino (una con dentro il bicarbonato, l’altra con acqua sulfurea), ciascuna delle quali con due bicchieri d’acqua naturale semplice a fianco, riempiti alla sera, e poi bevuti uno al mattino, al risveglio, ed uno al pomeriggio o alla sera (dopo averli agitati con un cucchiaino, perché quest’azione aumenta l’energizzazione dell’acqua).
Si riempiono ovviamente i due bicchieri ogni volta che si termina di bere la loro acqua, per poi riposizionarli a fianco della bottiglia e berli in analogo modo il giorno seguente, e così di seguito per il periodo consigliato dal medico SBQ: quest’ultimo è un esempio di terapia quantistica con bicarbonato di sodio combinata con terapia quantistica con acqua sulfurea termale.
In una sua recente pubblicazione internazionale apparsa su Current Nutrition & Food di Bentham Science Publisher parla del ruolo della Dieta Mediterranea Modificata e della terapia quantistica nella prevenzione primaria in Oncologia. In altri articoli su peer-reviews nutrizioniste approfondisce il ruolo di altri trattamenti di tipo ‘green therapy’ come il coenzima Q10, la melatonina coniugata, la carnitina nella prevenzione di altre patologie come il diabete mellito tipo 2 e l’osteoporosi. Può spiegarci cosa intende per dieta mediterranea modificata etimologicamente intesa?
Col termine di ‘Dieta Mediterranea Modificata’ intendo una dieta con una maggiore quantità di pesce (es. 5 volte alla settimana), ossia più ricca di proteine, acidi non-saturi (grassi) ed Omega-3, rispetto alla usuale dieta Mediterranea. E’ etimologicamente intesa perché _- come vuole l’etimo, dies, programma del giorno – suggerisco di accompagnare a questa variante un sano esercizio fisico, come ad esempio una camminata di buon passo di almeno 40 minuti al giorno. La ‘Dieta Mediterranea Modificata’ è dunque caratterizzata da un alto consumo di verdure, legumi, frutta e cereali; un’aumentata quantità di pesce; una bassa quantità di lipidi saturi ma un’alta quantità di lipidi non saturi come ad esempio l’olio d’oliva; un basso o moderato consumo di prodotti caseari, per lo più formaggio e yogurt; un basso consumo di carne; un modesto consumo di etanolo come il vino rosso. Suggerisco di arricchire questa dieta con la vitamina D, che riduce l’acidosi tessutale ed ha proprietà anti-infiammatorie. Una dieta siffatta contribuisce a normalizzare l’acidosi tessutale e l’equilibrio acido-basico: migliora infatti e poi normalizza l’attività mitocondriale sempre compromessa in caso di patologia o suo reale rischio congenito.
Lei suggerisce spesso il Coenzima Q10. Perché?
L’utilizzazione dell’ubidecarenone è giustificata dal ruolo centrale bio-energetico del CoQ10 nel metabolismo mitocondriale REDOX e nella fosforilazione dell’ADP. Analogamente ai molteplici meccanismi d’azione della melatonina coniugata [16], il CoQ10 migliora la funzione mitocondriale. Esso ha inoltre effetti anti-aging ed antiossidanti. Le sue peculiarità contribuiscono, assieme agli altri trattamenti menzionati, a rendere residuale il reale rischio di patologie come ad esempio l’osteoporosi, il cancro, il diabete mellito tipo 2.
Melatonina Coniugata. Si riferisce a quella prodotta secondo la ricetta Di Bella – Ferrari?
Esattamente. E’ quella di cui posseggo una sicura sperimentazione clinica, e che preferisco per la sua solubilità eccezionale e per la sua efficacia anche a bassi dosaggi. Benché ce ne siano altre di ottima fattura in commercio, quella che uso e che consiglio ottiene gli effetti da me auspicati, ma con dosaggi inferiori alle rispetto ad altre. La melatonina migliora il metabolismo e l’ossigenazione tessutale, riduce l’acidosi tessutale e normalizza la flow-motion microcircolatoria negli umani. Il meccanismo d’azione della melatonina, che migliora certamente il metabolismo è più complesso di quanto generalmente ammesso, ed include ad esempio anche gli effetti positivi sulla sintesi di adinopectina e sulla attività dei PPARs alfa e gamma.
La carnitina invece..
Parecchi anni fa ho descritto dal punto di vista clinico la ‘Sindrome da Carenza di Carnitina’, facile da diagnosticare in modo quantitativo al letto del paziente. Per quanto riguarda i meccanismi di azione della carnitina, la funzione principale della L-carnitina nell’organismo è quella di facilitare il metabolismo dei grassi per il fissaggio di energia. I grassi sono metabolizzati all’interno del mitocondri cellulari nel cosiddetto processo di beta-ossidazione. Dato che gli acidi grassi potrebbero penetrare nei mitocondri, è necessario un sistema di trasporto specifico composto di carnitina e tre enzimi.
L’attivazione iniziale necessaria per la conversione degli acidi grassi nella lunga catena di Acetil-CoA avviene nei mitocondri e nella membrana più esterna. Ma, la lunga catena di Acetil-CoA non può penetrare nella membrana più interna da ossidare nel caso di sindrome carenza di carnitina.
La carnitina, pertanto, agisce come un sistema di trasporto, come un “shuttle”. Questo sistema, identificato come carnitina, Acetil-carnitina, l’Acetil-CoA può attraversare la membrana interna dei mitocondri. Senza la carnitina, i grassi non possono essere bruciati come combustibile. Dato che saranno memorizzati nelle cellule a forma di lipidi e trigliceridi, la sensibilità ai recettori dell’insulina si abbassa patologicamente, determinando resistenza all’insulina stessa.
Che dire degli altri trattamenti di tipo ‘green therapy’ da lei suggeriti?
Ognuno ha la sua particolarità ed i suoi benefici. Rimando alla mia bibliografia [references] per gli effetti dei NIR-LED e degli LLLT, mentre le proprietà dei bioflavonoidi, degli anticianosidi (es. di mirtillo) e dell’ascorbato di sodio e/o di potassio sono ben conosciute. Penso, ad esempio, all’attività trofica sui microvasi e all’attività anti-cancro.
Personalmente, sottolineo il fatto che uso quotidianamente un integratore dietetico antiossidante di amminoacidi, minerali e numerosissimi enzimi in tracce (il CellFood, ne vengono consigliate 8 gocce per tre volte al giorno mescolate con acqua) che presenta ottimi benefici sotto la lente diagnostica e di monitoraggio terapeutico del metodo SBQ. Esso migliora sensibilmente l’ossigenazione tessutale, la sintesi anticorpale e l’attività scavenger dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS); inoltre agisce favorevolmente sui PPARs (alfa) epatici e sui PPARs (gamma) vaso parietali.
Micoterapia: i funghi medicinali nella ricerca e nella tradizione
La micoterapia è una disciplina che studia l’impiego di particolari funghi utilizzati tradizionalmente in diverse culture, soprattutto nell’ambito delle pratiche orientali dedicate al benessere. Negli ultimi decenni l’interesse verso questi organismi naturali è cresciuto notevolmente anche in Occidente, favorendo lo sviluppo di numerose ricerche scientifiche dedicate alla loro composizione e alle sostanze naturalmente presenti.
Tra i funghi maggiormente conosciuti in micoterapia figurano Reishi (Ganoderma lucidum), Maitake (Grifola frondosa), Shiitake (Lentinula edodes), Coriolus versicolor, Agaricus blazei e Cordyceps. Queste specie sono state oggetto di numerosi studi per la presenza di polisaccaridi, beta-glucani e altri composti bioattivi che hanno suscitato l’interesse della comunità scientifica.
Nell’ambito del benessere generale, i funghi utilizzati in micoterapia vengono spesso proposti come integratori alimentari all’interno di programmi orientati al supporto nutrizionale e al mantenimento dell’equilibrio dell’organismo. La ricerca continua ad approfondire il ruolo delle diverse sostanze presenti nei funghi e le loro possibili interazioni con i normali processi fisiologici.
È importante sottolineare che gli integratori a base di funghi non sostituiscono in alcun modo le terapie mediche e non devono essere considerati strumenti per la diagnosi, la prevenzione o il trattamento di patologie. L’eventuale utilizzo di prodotti di micoterapia dovrebbe sempre essere valutato insieme al medico curante o ai professionisti sanitari che seguono il paziente, soprattutto in presenza di condizioni cliniche particolari o terapie farmacologiche in corso.
L’interesse verso la micoterapia nasce dalla combinazione tra tradizione e ricerca moderna. Per questo motivo è fondamentale affidarsi a fonti qualificate, a prodotti controllati e a informazioni basate sulle evidenze scientifiche disponibili, mantenendo sempre un approccio consapevole e responsabile.
Meccanismi di azione immunomodulante e antitumorale dei polisaccaridi dei funghi
I polisaccaridi dei funghi esercitano la loro azione antitumorale principalmente attraverso l’attivazione immunitaria dell’organismo ospite. Queste sostanze sono definite “Biological Response Modifiers” o BRM (modificatori di risposta biologica o anche adattogeni) secondo la definizione di Wasse e Weis nel 1999.
Caratteristiche dei BRM sono:
1. Non causano Danni nè stress addizionale all’organismo
2. Aiutano l’organismo ad adattarsi a stress ambientali e biologici
3. Esercitano sull’organismo un’azione non specifica, supportando alcuni dei principali sistemi tra cui il sistema nervoso, ormonale ed immunitario, così come sostengono le azione di regolazione (Breckman 1980).
Cosa sono i beta glucani?
I B-glucani (beta-glucani) sono polisaccaridi che si trovano nella crusca dei cereali in grano, nella parete cellulare dei lieviti nei funghi e nei batteri. I B-1,3-D glucani sono considerati deiModificatori di risposta biologica (BRM Biological Response Modifier) per la loro capacità di attivare il sistema immunitario. Tuttavia, è importante notare che l’attività dei B-1,3-D glucani è diversa da quella degli agenti che stimolano il sistema immunitario.
Agenti che stimolano il sistema immunitario possono potenziare una iper-stimolazione e pertanto sono controindicati in caso di allergie e malattie autoimmuni. I B-1,3-D glucani modulano il sistema immunitario, ossia lo regolano perché possa funzionare meglio riducendone l’iperreattività. Questa azione è effettuata attraverso l’attivazione dei fagociti, cellule immunitarie la cui funzione è quella di intrappolare e distruggere sostanze estranee quali batteri, virus, funghi patogeni e parassiti. Oltre a potenziare l’attività dei fagociti, i B-1,3-D glucani contribuiscono a ridurre gli LDL (colesterolo cattivo) nel sangue, coadiuvano la riparazione delle ferite, aiutano a prevenire le infezioni, aumentano numero ed efficacia delle cellule Natural Killer e contribuiscono a prevenire e a trattare il cancro.
L’antrace è una malattia che non può essere studiata per ovvie ragioni. In uno studio condotto presso il Dipartimento della Difesa Canadese (Canadian Department of Defense) il Dr. Kournikakis ha dimostrato che l’assunzione orale di B-glucani con o senza antibiotici protegge i topi contro le infezioni da antrace. Una dose di antibiotico insieme a 2 mg per Kg di peso di B-glucani per bocca per 8 giorni prima dell’infezione con Bacillus antracis proteggeva il topo per i 10 giorni dopo l’esposizione (periodo test). I topi trattati solo con antibiotico non sopravvivevano. Un secondo esperimento condotto sui topi per valutare gli effetti dei B-glucani per via orale dopo esposizione a Bacillus antracis ha evidenziato risultati simili al precedente. Il tasso di sopravvivenza nei topi trattati con B-glucani era 80-90% contro il 30% del gruppo di controllo dopo 10 giorni. Questi dati fanno sperare di poter ottenere risultati simili anche nel caso dell’uomo.
L’azione immunomodulante dei polisaccaridi dei funghi è principalmente importante in prevenzione, come trattamento dolce e non invasivo e nella prevenzione della metastatizzazione.
I polisaccaridi dei funghi non attaccano direttamente le cellule tumorali, ma producono i loro effetti attivando determinate risposte immunitarie nell’ospite. Ciò è stato verificato in molti esperimenti, quali la perdita dell’effetto antitumorale in topi timectomizzati o dopo somministrazione di antisieri contro i linfociti (Ooi e Liu 1999).
Tali risultati suggeriscono che l’azione antitumorale richiede una risposta T linfocitaria intatta e che tale attività è mediata da un meccanismo mediato dal timo. L’attività di alcuni polisaccaridi, quali ad esempio il Lentinan, è inibita dal pretrattamento con inibitori dei macrofagi quali la carragenina.
I polisaccaridi e i proteoglicani derivati dai funghi agiscono da immunomodulanti. La capacità di queste sostanze di aumentare o sopprimere la risposta immunitaria dipende da tutto un insieme di fattori tra cui il dosaggio, la modalità di somministrazione, l tempo e la frequenza di somministrazione, i meccanismi di azione e i siti di attività.
È stato dimostrato che molti composti dei funghi sono in grado di potenziare l’attività del sistema immunitario aspecifico e altri di quello specifico, di attivare alcune cellule del sistema immunitario in grado di mantenere l’omeostasi, ad esempio attraverso l’attivazione dei macrofagi (macrofagi, cellule di presentazione dell’antigene, granulociti, cellule NK, cellule dendritiche) e l’induzione della sintesi di citochine (interleuchine, interferoni, fattori di stimolazione delle colonie) che orientano l’azione del sistema immunitario e inducono l’attivazione del sistema del complemento e delle proteine di fase acuta. Possono anche essere considerati come induttori di citochine, in grado di indurre l’espressione genica di varie citochine immunomodulatorie e di recettori per le citochine. Sono in grado di stimolare anche i linfociti B che regolano la risposta anticorpale e i linfociti T che mediano la risposta ciotossica.
PREVENZIONE
Cancer Research UK afferma: studi epidemiologici sull’uomo in Giappone e in Brasile hanno evidenziato che il consumo regolare, nel lungo periodo, di funghi medicinali è in grado di ridurre significativamente l’incidenza di sviluppo tumorale e dice anche che “ci sono prove sempre maggiori, attraverso esperimenti su modelli animali, del fatto che l’assunzione regolare di funghi medicinali o di loro estratti, può esercitare un effetto preventivo sia come elevata attività antitumorale sia come inibizione dell’incidenza di metastasi. Gli estratti di funghi medicinali possono essere utilizzati per migliorare la qualità della vita alleviando gli effetti collaterali di radio e chemioterapia, quali la stanchezza, la riduzione dell’appetito, la deplezione midollare e il rischio di infezioni opportunistiche.
Cancer Research UK afferma anche che, è stato dimostrato che queste sostanze sono sicure, non tossiche, anche quando assunte per lunghi periodi di trattamento e, quando assunte durante trattamenti di chemio e radioterapia, ne riducono in modo significativo gli effetti collaterali. Questi risultati sono in netto contrasto con i ben documentati effetti collaterali della maggior parte dei composti chemioterapici e, anche se in minor misura dei composti immunoterapici (es. anticorpi monoclonali) o alcune terapie biologiche per le quali sono stati dimostrati numerosi effetti collaterali quali febbre, brividi, rash cutanei, edemi, artralgie, ipotensione, insufficienza cardiaca congestizia o tossicità per il sistema nervoso centrale.
Molti composti estratti dai funghi sono stati classificati agenti anti-tumorali dal US National Cancer Institute.
Esistono varie classi di farmaci antineoplastici, usati quasi sempre in associazione. I loro possibili effetti collaterali sono diversi. Conseguentemente la terapia naturale di appoggio alla chemioterapia, sarà diversa a seconda del cocktail impiegato. L’uso di queste sostanze, potenti, versatili e specifiche, in microdosi, apre scenari di grande interesse per il trattamento dei diversi danni da chemioterapia. La cura dei tumori sta facendo grandi progressi, penso sia vicino il momento in cui la scienza avrà ragione anche di questa malattia, la medicina naturale può essere un grande aiuto nel rendere questa vittoria meno cruenta.
Nel corso degli anni, nell’ambito delle attività del Centro di Ricerche Nutriterapiche (https://www.nutriterapia.it), è stato messo a punto un protocollo che ha dato e continua a dare straordinari risultati su tutte le patologie degenerative, pur trattandosi di un programma sostanzialmente fondato sull’uso di alimenti, seppur di natura particolare.
Tale protocollo prevede l’uso combinato di almeno altri 3 superalimenti naturali, e precisamente:
- la microalga del lago klamath e di un suo specifico estratto;
- lo specifico ceppo di acidophilus DDS-1;
- gli enzimi, e in particolare le proteasi, prodotti per fermentazione dal fungo aspergyllus. Ad essi si associa un fitopreparato con proprietà fortemente depurative e protettive.
Particolarmente interessante e nuovo il contenuto del libro del Dott. Ivo Bianchi sull’uso dei funghi in MICOTERAPIA.
I funghi hanno un ruolo essenziale nell’equilibrio del mondo in cui viviamo. Essi sono coinvolti nella degradazione e nel riciclaggio della materia vivente e sono essenziali per rendere nuovamente biodisponibili i prodotti del catabolismo di piante e animali.
Nel trattato, l’autore ripercorre il millenario rapporto dell’uomo con i funghi, dagli usi rituali alle applicazioni terapeutiche, sia dei funghi velenosi utilizzati in medicina omeopatica che, e soprattutto, dei funghi eduli e terapeutici, da sempre usati in Medicina Tradizionale Cinese. Queste ultime applicazioni hanno trovato conferma nella ricerca scientifica moderna, ampiamente documentata.
E’ riscoperto il vasto ventaglio di indicazioni dei funghi medicinali: dalle malattie tumorali al diabete, allergie, ipercolesterolemia, malattie autoimmuni, sovrappeso e obesità, patologie gastrointestinali, reumatismi, artriti, artrosi, dermatiti, tinnito, depressione, emicranie, patologie epatiche e renali.
Azione terapeutica dei funghi in campo oncologico
Elenco dei principali funghi medicinali (fonte: Ivo Bianchi, MICOTERAPIA, i funghi medicinali nella pratica clinica, Palermo, Nuova Ipsa Editore, 2008):
Si propone di seguito un elenco dei funghi medicinali e, a titolo puramente indicativo, le patologie più comuni per le quali essi vengono utilizzati, rimandando ad ogni lettore, ovviamente, l’approfondimento dovuto.
Lentinus Edodes – (SHIITAKE): ipercolesterolemia, iperuricemia, cachessia neoplastica, artrosi, affezioni virali, influenza, rinite, steatosi epatica, eczema, cancro polmonare e mammario, sarcoma;
Coprinus Comatus: diabete tipo I e II, stipsi, emorroidi, tossicosi epatica;
Polyporus umbellatus – (ZHU LING): edemi, ritenzione di liquidi, ipertensione, drenaggio linfatico, metastasi linfonodali, cancro, leucemia;
Hericium Erinaceus – (HOUTOU): gastrite, reflusso gastroesofageo, ulcera gastrica e duodenale, allergie ed intolleranze alimentari, rettocolite ulcerosa,
Auricularia auricula judae – (MU HER – KIKURAGE): Infiammazione delle mucose, tracheite, tosse secca, cancro cutaneo, carcinoma epidermoide, eccesso di radicali liberi, emorroidi, obesità;
Cordyceps sinensis – Cordyceps militaris: Stanchezza, convalescenza, depressione, insonnia, impotenza, sterilità maschile e femminile, gastroenteriti infettive, irregolarità mestruali, glomerulonefrite cronica, insufficienza renale, asma, bronchite cronica;
Grifola frondosa – (MAITAKE): Carcinoma mammario, polmonare, gastrico, epatico, vescicale, prostatico, melanoma, glioblastoma, ottimo per controbattere gli effetti secondari della chemioterapia, cistiti ricorrenti, ipertrigliceridemia, deficit immunologico, stress, osteoporosi;
Ganoderma lucidum – (LING ZHI – REISHI): Insonnia, stanchezza, invecchiamento precoce, miotonia distrofica, problematiche cardiovascolari, aritmia, dispnea, precordialgie, allergie, eczemi, epatiti A,B,C, carcinoma nasofaringeo, artrite reumatoide, mononucleosi infettiva, leucopenia.
Agaricus brasiliensis – (COGUMELO DEL SOL): Deficit immunologico, patologie autoimmuni, frequenti ricadute infettive, allergia, asma, invecchiamento precoce, ipertensione arteriosa, intossicazioni, cirrosi epatica, epatite B, epatite tossica,sarcoma, melanoma, patologie neoplastiche.
Coriolus versicolor – (KAWARATAKE – YUN ZHI): azione antivirale, tumori ormono-dipendenti (mammari, prostatici), carcinoma polmonare, sarcoma, tumori cerebrali, linfoma, carcinoma esofageo, gastrico, nasofaringeo, polmonare, colo-rettale, ovarico, cervicale (HPV correlato), vescicale.
Pleorotus ostreatus – (HIRATAKE – PIN-GU O TIAN HUA XIN): è il fungo d’elezione per il trattamento delle ipercolesterolemie: riduce fino al 30% il valore del colesterolo totale! Utile,anche, nei disturbi della prostata, anche in caso di carcinoma prostatico.
Attualmente l’evidenza degli effetti positivi dei funghi nel trattamento delle malattie degenerative trova sempre maggiori conferme anche da parte della medicina occidentale e sempre piú composti da essi isolati si dimostrano promettenti. In questo contesto si inserisce l’iniziativa di un gruppo di professionisti: medici, biologi, farmacisti e veterinari che hanno recentemente costituito l’Associazione Scientifica Internazionale senza fini di lucro chiamata International Mycotherapy Institute.
Vedi anche: https://www.cancerresearchuk.org/
Mitigare gli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia
Chemioterapia e radioterapia rappresentano strumenti fondamentali nel trattamento di numerose patologie oncologiche. Durante il percorso terapeutico, tuttavia, alcune persone possono sperimentare effetti collaterali che possono influire sul benessere generale e sulla qualità della vita quotidiana.
La natura e l’intensità di questi effetti variano da persona a persona e dipendono da molteplici fattori, tra cui il tipo di trattamento, la durata delle terapie e le caratteristiche individuali del paziente. Tra i disturbi più frequentemente segnalati possono comparire stanchezza, alterazioni dell’appetito, cambiamenti del gusto, difficoltà digestive, irritazioni delle mucose o della pelle e una generale riduzione delle energie.
Per questo motivo il supporto nutrizionale, il mantenimento di una corretta idratazione, il riposo adeguato e l’adozione di uno stile di vita il più possibile equilibrato possono assumere un ruolo importante durante il percorso terapeutico. Anche il sostegno psicologico e il confronto costante con il team sanitario contribuiscono ad affrontare con maggiore serenità le diverse fasi delle cure.
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso approcci complementari dedicati al benessere della persona, tra cui alimentazione mirata, integrazione nutrizionale e altre strategie di supporto. Tuttavia, ogni eventuale intervento deve essere sempre valutato insieme agli specialisti che seguono il paziente, poiché alcune sostanze naturali o integratori possono interferire con le terapie in corso.
L’obiettivo principale non è sostituire le cure mediche, ma favorire il mantenimento delle migliori condizioni possibili di benessere generale durante il trattamento. Per questo motivo è fondamentale affidarsi a professionisti qualificati e seguire sempre le indicazioni fornite dal proprio medico e dal team oncologico di riferimento.
Per contrastare gli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia esistono molte strade, dalla riflessologia alla bioterapia nutrizionale, alla fitoterapia.
Mentre sul fronte oncologico si affacciano importanti novità terapeutiche, dalle vaccinazioni all’immunoterapia con anticorpi monoclonali, sta prendendo sempre più piede l’utilizzo delle medicine naturali per attenuare gli effetti collaterali e tossici delle terapie tradizionali come chemioteapia e radioterapia.
Sebbene queste tecniche abbiano portato, in quarant’anni di utilizzo, enormi miglioramenti nelle probabilità di sopravvivenza ai tumori, sono purtroppo ben note le loro controindicazioni.
Diverse da farmaco a farmaco e a seconda della tollerabilità individuale, possono variare da un’intensità media a una talmente elevata da causare danni gravi e permanenti anche dopo aver concluso i trattamenti.
L’approccio migliore per far fronte a queste situazioni è quello olistico, che associa la bioterapia nutrizionale, ovvero l’arte di usare gli alimenti per curare, alcounseling psicologico e all’utilizzo di medicine alternative quali omeopatia, riflessologia plantare, fitoterapia, micoterapia.
L’oligoterapia non cura il cancro ma gli oligoelementi possono essere uno dei rimedi migliori per rendere sopportabili gli effetti collaterali della chemioterapia.
L’assunzione di oligoelementi può essere utile dopo che si è conclusa l’eventuale terapia chirurgica o faramacologica.
Nell’oligoterapia nutrizionale viene data grande importanza a questa terapia per la prevenzione del cancro, nei soggetti a rischio. Il complesso che viene utilizzato in questi casi è il Rame-Oro-Argento, che può essere assunto nella dose di una fiala prima di colazione ed una almeno tre ore dopo il pranzo, rigorosamente a stomaco vuoto.
Questo complesso, permette il miglioramento del tono fisico, psicologico ed immunitario durante la chemioterapia o nel periodo di convalescenza.
Assunto solo al mattino, può essere un ottimo rimedio preventivo del cancro per i fumatori. Per essere efficace in maniera più rapida e con risultati buoni, il complesso Rame-Oro-Argento, deve essere assunto insieme agli oligoelementi Magnesio e Calcio, che in sinergia potenziano le difese dell’organismo dal cancro, migliorando in maniera considerevole l’umore.
Il Calcio va preso insieme al Rame-Oro-Argento al mattino mentre il Magnesio va preso nell’assunzione pomeridiana.
Il vantaggio dell’utilizzo dell’oligoterapia sta nel fatto che non interferisce con le terapie classiche anticancro, senza affaticare ulteriormente l’organismo.
L’oligoterapia globale e nutrizionale si pone come avanguardia nella prevenzione del cancro, consigliando oltre all’assunzione, anche prolungata del complesso Rame-Oro-Argento di assumere estratti di Salvia ( ricca appunto degli oligoelementi utili) e succhi totali di carota, che si trovano in erboristeria o nei negozi di alimentazione biologica.
La carota, grazie alla sinergia tra provitamina A, le altre vitamine e lo specifico equilibrio degli oligoelementi, può aiutare a prevenire il cancro anche se la sua azione meglio scientificamente provata è l’utilità nei periodi di convalescenza.
L’utilizzo di metodi naturali come coaudiuvanti nelle terapie del cancro, sia per la prevenzione sia per migliorare il periodo della convalescenza, è abbastanza accettato dalla medicina ufficiale, per il fatto che permette di avere risultati soddisfacenti senza effetti collaterali, già pesanti nella chemioterapia.
Nessun dialogo invece tra medicina ufficiale e terapie naturali nella cura diretta del cancro, soprattutto dopo le polemiche del caso Di Bella, anche se sono sempre di più le ricerche, anche farmacologiche, sull’uso di piante, oligoelementi e persino oli essenziali, per la cura del cancro
(Si sta scoprendo sempre più che superalimenti come l’alga Klamath, oltre ad essere in grado di ricostruire in maniera significativa il terreno costituzionale, sono ricchi di specifiche molecole nutrizionali cariche però di valenze immunomodulanti e antitumorali).
Al momento, con le attuali conoscenze mediche, la terapia chemioterapica e chirurgica restano quelle che danno la più alta aspettativa di vita ma le terapie naturali e in particolare l’oligoterapia sono in pole position per quanto riguarda la prevenzione e la diminuzione degli effetti spiacevoli della chemioterapia.
APPROFONDIMENTI
I Magnifici “sette”consigli anticancro
Una delle armi più potenti per sconfiggere i tumori è nelle nostre mani: la spesa con cui riempiamo le dispense.
Sono tre su dieci i tumori che si prevengono in cucina.
E il perché è sempre più chiaro. Analizziamo i meccanismi con cui il cibo tiene alla larga i tumori oppure li aiuta a crescere. A noi la scelta!
1. Controllare l’insulina
Insulina alta nel sangue ha effetti sul sistema endocrino. Troppa insulina in circolo significa, per esempio, iperproduzione di testosterone da parte delle ovaie e di un fattore di crescita, l’Igf-1, di cui le cellule tumorali sono ghiotte. Più ormoni sessuali e più fattori di crescita liberi di circolare stimolano la proliferazione delle cellule della ghiandola mammaria. Tutte, comprese quelle del cancro. Ecco perché oggi il primo consiglio di una cucina antitumore è tenere a bada l’insulina. Evitando i carboidrati raffinati che hanno un alto indice glicemico, cioè alzano rapidamente la glicemia stimolando il pancreas a produrre più insulina. No a zucchero bianco, che stimola la produzione di insulina anche se ne mangiamo poco, ma no anche a quello di canna, che non è integrale, ma caramellato. E no (o almeno ridurne il consumo) anche a pane bianco e cibi preparati con farine “0? e “00?. Più serenità per la pasta: la semola di grano duro ha un indice glicemico più basso. Non solo: una migliore gestione del metabolismo, favorita da mezz’ora di attività fisica, contribuisce ad abbassare l’insulina. La raccomandazione viene dal Fondo mondiale per la ricerca sul cancro, https://www.wcrf.org.
2. Ridurre l’infiammazione
La strategia migliore resta lo stile di vita, che tiene a bada i processi infiammatori con l’alimentazione. Il motivo: le cellule tumorali, al contrario di quelle sane, crescono meglio nei tessuti infiammati. La dieta antinfiammatoria dimentica la carne rossa e sceglie il pesce piccolo e povero, meglio se azzurro. Limita così gli omega 6 per preferire l’omega 3 di cui sono ricchi i pesci piccoli dei nostri mari, magari inquinati, ma che non hanno avuto tempo di assorbire troppi metalli pesanti. Di recente si sono moltiplicati gli studi sulla curcuma, spezia indiana che viene però assorbita solo se abbinata al pepe. Antinfiammatorio per eccellenza è anche lo zenzero. Curcuma, pepe e zenzero si trovano nel curry. Potente antinfiammatorio, infine, la tricina contenuta nel riso integrale; in quello bianco viene tolta insieme alla fibra. Ecco perché il Wcrf raccomanda solo cereali integrali.
3. Contrastare l’ossidazione
È forse il più studiato dei suggerimenti anticancro. Le sostanze ossidanti attaccano la membrana cellulare aumentando il rischio che il Dna della cellula muti. L’ossidazione dei tessuti è favorita dalla carne rossa, dall’eccesso di grassi saturi (burro, carne, lardo, formaggi) e dal consumo di alimenti a cui si è intolleranti.
4. Eliminare le sostanze tossiche
Il cibo può attivare enzimi detossificanti che agiscono sul fegato favorendo il metabolismo di sostanze estranee, anche cancerogene. L’eliminazione attraverso i reni avviene più in fretta e le sostanze tossiche non vanno in circolo. Tra i detossificanti ci sono le crucifere, cioè cavoli e affini, grazie alla presenza di composti solforati. Il motivo per cui il Wcrf consiglia poi di aggiungere fibre a ogni pasto (cereali integrali, legumi e verdure) è che si legano alle sostanze tossiche prima che vengano assorbite e ne accelerano l’eliminazione. Anche il movimento è detossificante perché aumenta la motilità intestinale.
5. Tenere a bada gli estrogeni
Le donne che dopo la menopausa mangiano cibi ricchi di lignani hanno il 14 per cento di probabilità in meno di sviluppare un tumore del seno. Lo dice una revisione di 21 studi condotta dal German Cancer Research Center. Il motivo? La capacità di queste molecole di legarsi con i recettori degli estrogeni e modificarne l’attività impedendo che favoriscano la proliferazione delle cellule. È lo stesso meccanismo dei fitoestrogeni della soia. Arricchire il piatto di lignani significa aggiungere semi di lino e di sesamo, ma anche broccoli, cavoli, soprattutto il cavolo verza e perfino le albicocche.
6. Affamare le cellule
L’anti angiogenesi è una delle strade più nuove. Significa bloccare lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni vicino al tumore, per affamarlo. In laboratorio, lamponi, ribes, more, mirtilli e melograno, grazie all’acido ellagico sembrano impedire alle cellule tumorali di formare nuovi vasi per nutrirsi. In attesa delle conferme sull’uomo, farne scorta è una buona idea, anche solo per le potenti proprietà antiossidanti.
7. Potenziare le difese È il consiglio sovrano, la summa dei precedenti. Se le difese dell’organismo sono agguerrite, si attivano meglio e prima i meccanismi di distruzione delle cellule cancerose. Sono utili i cereali integrali, 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, pari a 600 grammi, meglio se arcobaleno. E ancora: gli omega 3 del pesce (ottimo lo sgombro) perché validi immunonutrienti. Oltre all’immancabile mezz’ora di attività fisica.
Gli Specialisti del Centro di Medicina Biologica applicano un protocollo multidisciplinare per le patologie tumorali: che comprende per quanto sopra esposto la NUTRIZIONE, NUTRITERAPIA e la TERAPIA CON REGOLATORI DELLA DIFFERENZIAZIONE DELLE CELLULE STAMINALI.
Il concetto è caratterizzato dagli studi scientifici del Dott. Pier Mario Biava, scienziato italiano che ha intuito, sperimentato e poi applicato in pratica la possibilità di ricondurre la cellula tumorale al suo controllo originario. (ulteriori approfondimenti su www.cembio.it)
(fonte: https://www.centrodimedicinabiologica.it/)
Al di là delle cure
Interventi complementari e di supporto in oncologia
Piero Pantaleo; Ed. Franco Angeli, Milano, 2011; Pagine: 192; Codice: 1370.40
Collana: Scienze & Salute; ISBN-13: 9788856831320;
Disponibile anche in versione eBook.
“Il volume cerca di offrire un’informazione corretta sulle cure complementari, specificando chiaramente che queste non sono alternative alle cure scientifiche tradizionali, ma sono una parte di quella medicina integrata multidisciplinare che accompagna il malato durante tutto il percorso di cura. Inoltre il testo dà adeguato spazio alla spiegazione dei termini usati e alla descrizione delle diverse forme di cure complementari ”
(Nota a cura dell’Editore).
Recensioni:
https://www.francoangeli.it/Recensioni/1370p40_R1.pdf
https://www.francoangeli.it/Recensioni/1370p40_R2.pdf
https://www.francoangeli.it/Recensioni/1370p40_R3.pdf
https://www.francoangeli.it/Recensioni/1370p40_R4.pdf
https://www.francoangeli.it/Recensioni/1370p40_R5.pdf
Dal Blog:
- Colon-retto: un tumore sempre più giovane
- Il fiuto straordinario del cane nella diagnosi precoce del tumore
- Salsapariglia indiana, la pianta che uccide le cellule tumorali e attiva il sistema immunitario
- Vischio: un rimedio per la Vita
- Giuseppe Di Bella: speciale medicina amica
Fonti
Tra le fonti autorevoli più consultate a livello nazionale e internazionale figurano l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la World Health Organization (WHO) e il National Cancer Institute (NCI), che mettono a disposizione informazioni aggiornate, linee guida e materiali divulgativi basati sulle evidenze scientifiche disponibili.
- Istituto Superiore di Sanità (ISS)
https://www.iss.it/ - Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM)
https://www.aiom.it/ - World Health Organization (WHO)
https://www.who.int/ - National Cancer Institute (NCI)
https://www.cancer.gov/
Domande frequenti sul supporto oncologico
Che cosa si intende per supporto oncologico?
Con il termine supporto oncologico si fa riferimento all’insieme delle strategie volte a favorire il benessere generale della persona durante il percorso terapeutico. Possono comprendere aspetti nutrizionali, psicologici, assistenziali e legati allo stile di vita, sempre in affiancamento alle cure mediche prescritte.
L’alimentazione è importante durante il percorso oncologico?
Una corretta alimentazione può contribuire al mantenimento dello stato nutrizionale e del benessere generale. Le esigenze possono tuttavia variare da persona a persona, motivo per cui è importante seguire le indicazioni del medico o del professionista della nutrizione che segue il paziente.
Gli integratori possono sostituire le terapie oncologiche?
No. Gli integratori alimentari non sostituiscono in alcun modo le terapie oncologiche, i farmaci prescritti o le indicazioni fornite dagli specialisti. Qualunque integrazione dovrebbe essere valutata insieme al medico curante.
È possibile assumere integratori durante chemioterapia o radioterapia?
L’eventuale utilizzo di integratori durante i trattamenti deve essere sempre discusso con il team sanitario di riferimento. Alcuni prodotti potrebbero infatti interagire con farmaci o terapie specifiche.
Che cos’è la micoterapia?
La micoterapia è una disciplina che studia l’impiego di particolari funghi utilizzati tradizionalmente nell’ambito del benessere naturale. I prodotti a base di funghi sono disponibili come integratori alimentari e il loro utilizzo deve essere valutato caso per caso insieme ai professionisti sanitari.
La fitoterapia può essere utilizzata durante il percorso oncologico?
L’utilizzo di piante officinali ed estratti vegetali richiede particolare attenzione, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche. Per questo motivo è sempre opportuno confrontarsi con il medico prima di assumere qualsiasi prodotto fitoterapico.
Dove trovare informazioni affidabili sull’oncologia?
Le fonti più affidabili sono rappresentate da istituti di ricerca, ospedali specializzati, società scientifiche e organismi sanitari nazionali e internazionali. Le informazioni reperite online dovrebbero sempre essere verificate e confrontate con il parere degli specialisti.
Qual è il ruolo del medico nelle scelte relative a integratori e supporti complementari?
Il medico e il team sanitario rappresentano il punto di riferimento principale per qualsiasi decisione riguardante il percorso terapeutico. Ogni eventuale supporto nutrizionale o complementare dovrebbe essere valutato insieme a loro per garantire sicurezza e appropriatezza.
Approfondimenti sul supporto nutrizionale e sulla micoterapia
L’informazione rappresenta uno strumento importante per affrontare con maggiore consapevolezza il percorso oncologico. Per questo motivo può essere utile approfondire alcuni temi specifici legati al supporto nutrizionale, all’integrazione alimentare e all’interesse crescente della ricerca verso la micoterapia e altre strategie complementari orientate al benessere della persona.
Nelle pagine correlate disponibili su Erboristeria Arcobaleno è possibile trovare ulteriori informazioni dedicate agli integratori utilizzati nell’ambito del supporto nutrizionale, agli aspetti più importanti della micoterapia e alle formulazioni specifiche sviluppate per accompagnare il benessere generale durante percorsi particolarmente impegnativi.
Per approfondire:
Vedi anche le pagine collegate
Supporto oncologico e integratori
L’integrazione nutraceutica rappresenta uno degli ambiti più studiati dell’oncologia integrata. Vitamine, minerali, antiossidanti, probiotici e altri nutrienti possono contribuire al mantenimento dell’equilibrio fisiologico dell’organismo durante il percorso terapeutico. Approfondisci il ruolo degli integratori e le principali evidenze scientifiche nella nostra sezione dedicata al supporto oncologico e agli integratori.
→ Supporto oncologico integratori
Supporto oncologico e micoterapia
La micoterapia utilizza funghi medicinali ricchi di composti bioattivi, come beta-glucani e polisaccaridi, ampiamente studiati nell’ambito dell’oncologia integrata. Questa disciplina rappresenta oggi una delle aree di maggiore interesse per il supporto del sistema immunitario e del benessere generale del paziente. Approfondisci caratteristiche, applicazioni e principali funghi utilizzati nel supporto oncologico.
→ Supporto oncologico micoterapia
Mico Onco Care
Mico Onco Care è un approccio specializzato che integra le conoscenze della micoterapia con le più recenti evidenze dell’oncologia integrata. Attraverso l’utilizzo selezionato di funghi medicinali e formulazioni dedicate, questo percorso è pensato per offrire un supporto complementare orientato al benessere della persona e alla qualità della vita durante le terapie oncologiche.
Ogni argomento viene trattato con finalità esclusivamente informative e divulgative. Le informazioni presenti non sostituiscono il parere del medico né le indicazioni del team sanitario che segue il paziente e devono essere considerate come materiale di approfondimento da integrare sempre con una consulenza professionale qualificata.
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