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Dall’equilibrio del sonno alla protezione cardiovascolare, fino alla gestione del dolore neuropatico: la melatonina si rivela un alleato multifunzionale per la salute, confermato da numerose evidenze scientifiche.

Per anni considerata semplicemente “l’ormone del sonno”, la melatonina sta vivendo una vera e propria rivalutazione scientifica. Le ricerche più recenti, pubblicate su riviste internazionali, dimostrano che il suo ruolo va ben oltre la regolazione del ritmo circadiano: può contribuire alla protezione del cuore, sostenere il sistema immunitario, migliorare l’umore, alleviare disturbi gastrointestinali e persino aiutare nella gestione del dolore neuropatico. Dall’azione antiossidante e antinfiammatoria fino al potenziale utilizzo in protocolli di neuronutrizione, la melatonina si conferma una molecola chiave nella medicina preventiva e integrativa. A completare il quadro, il contributo pionieristico di Walter Pierpaoli, che da decenni ne studia le implicazioni sulla longevità e il benessere globale.

Melatonina: benefici comprovati dalla ricerca scientifica

La melatonina, conosciuta principalmente come l’ormone regolatore del sonno, è in realtà una molecola poliedrica con effetti che vanno ben oltre il ritmo circadiano. Le evidenze scientifiche degli ultimi anni hanno confermato il suo ruolo in numerosi processi fisiologici, protettivi e terapeutici, spaziando dal tratto gastrointestinale fino alla gestione del dolore neuropatico.

Il potere nascosto della melatoninaEffetti sul tratto gastrointestinale

La melatonina agisce con almeno quattro meccanismi principali a beneficio della salute digestiva:

  • Tonifica lo sfintere esofageo inferiore – migliorando la “valvola” che separa stomaco ed esofago e riducendo il reflusso.
  • Riduce la secrezione acida gastrica, rendendo meno aggressivo il contenuto gastrico.
  • Azione antinfiammatoria e antiossidante – protegge le pareti dell’esofago irritato e le mucose.
  • Migliora la motilità gastrointestinale, favorendo lo svuotamento dello stomaco e riducendo la permanenza di contenuto acido.

Questi effetti sono supportati da studi che ne dimostrano la capacità di migliorare sintomi di reflusso gastroesofageo e dispepsia funzionale.

Melatonina e reflusso gastroesofageo

Un trial clinico randomizzato e in doppio cieco con 78 pazienti ha mostrato che l’aggiunta di 3 mg di melatonina sublinguale a 20 mg di omeprazolo ha ridotto significativamente sintomi come bruciore di stomaco, dolore epigastrico e migliorato la qualità della vita rispetto al solo omeprazolo.
Un altro studio su 36 pazienti ha confermato l’efficacia della melatonina (da sola o in combinazione) nel ridurre i sintomi della MRGE.

Supporto al sistema immunitario

La stretta connessione intestino–cervello e la presenza di melatonina nel tratto gastrointestinale si riflettono anche sulle difese immunitarie.

  • Incrementa l’attività delle cellule natural killer e la risposta mediata dalle cellule Th2.
  • Agisce come antiossidante potente: una review del 2013 l’ha definita un “intermediario immunitario”, stimolante in condizioni di immunosoppressione.
  • Ha attività antinfiammatoria anche in risposta a infiammazioni acute, contribuendo a limitare la diffusione di infezioni.

Salute mentale e benessere emotivo

La melatonina contribuisce a stabilizzare l’umore, specialmente quando il ritmo circadiano è alterato.

  • Regola la trasmissione di serotonina, l’ormone del buonumore.
  • È stata collegata a miglioramenti nei disturbi dell’umore e nella depressione stagionale.
  • Migliora la qualità del sonno, fondamentale per la salute psichica.

Menopausa

In uno studio condotto su donne in peri- e menopausa (42–62 anni), l’assunzione di melatonina per 6 mesi ha prodotto:

  • Miglioramento del sonno.
  • Maggiore stabilità emotiva.
  • Riduzione dei sintomi depressivi.

Protezione cardiovascolare

Ricerche recenti mostrano che la melatonina:

  • Riduce pressione sanguigna e colesterolo.
  • Protegge il cuore grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
  • Contrasta lo stress ossidativo, rallentando la degenerazione dei tessuti.

Acufeni

Uno studio dell’Ohio State University Eye and Ear Institute ha evidenziato che, dopo 30 giorni di integrazione, i pazienti con acufene cronico hanno riportato:

  • Riduzione dei sintomi.
  • Miglioramento del sonno.

Gestione dello stress e metabolismo

Lo stress cronico riduce la produzione notturna di melatonina e aumenta il cortisolo, favorendo insonnia e stanchezza diurna.

  • La melatonina aiuta a regolare il glucosio nel sangue e l’equilibrio energetico.
  • Riduce grasso viscerale, leptina e insulina, migliorando la salute metabolica e prevenendo obesità.

Dolore neuropatico

Una recente review su Nutrients, condotta da Rita Rezzani e Gaia Favero (Università di Brescia), ha esaminato il potenziale ruolo della melatonina nella gestione del dolore neuropatico, condizione cronica dovuta a danni al sistema nervoso somatosensoriale.

Il dolore neuropatico, distinto dal dolore nocicettivo, può derivare da:

  • Lesioni meccaniche (es. tunnel carpale).
  • Malattie metaboliche (es. diabete).
  • Infezioni virali (es. herpes zoster).
  • Neurotossicità da chemioterapici.
  • Neuroinfiammazione (es. sclerosi multipla, fibromialgia).

Il potere nascosto della melatoninaEvidenze scientifiche:

  • Studi preclinici dimostrano che la melatonina ha effetto analgesico
  • Negli studi clinici su fibromialgia, sindrome dell’intestino irritabile ed emicrania, ha mostrato benefici senza effetti collaterali rilevanti.
  • L’efficacia dipende da dosaggio e modalità di somministrazione: negli studi animali le dosi sono migliaia di volte superiori a quelle fisiologiche.

Altri benefici osservati

  • Fibromialgia: melatonina migliora dolore, sonno e qualità di vita, risultando una terapia sicura.
  • Sistemi antiossidanti: facilita l’espressione di enzimi chiave come superossido dismutasi e glutatione perossidasi.

Benefici della Melatonina

AmbitoBenefici principaliMeccanismo/Dettagli
Sonno e ritmo circadianoRiduzione del tempo necessario ad addormentarsi; regolazione ciclo sonno-vegliaSincronizzazione del ritmo biologico tramite segnalazione al nucleo soprachiasmatico e ghiandola pineale
Dolore neuropaticoPotenziale effetto analgesico; riduzione di iperalgesia e allodiniaModulazione delle vie neuroinfiammatorie; regolazione dei recettori MT1/MT2; riduzione dell’attivazione gliale
Sistema immunitarioSupporto dell’attività immunitaria; riduzione dello stress ossidativoAntiossidante naturale; modulazione citochine infiammatorie; protezione delle cellule immunitarie
Stress ossidativo e infiammazioneProtezione cellulare da danni ossidativi; riduzione dello stress ossidativoScavenger di radicali liberi; modulazione di enzimi antiossidanti
Benessere metabolicoRegolazione della glicemia e protezione da danni metaboliciInfluenza su insulina e metabolismo energetico; effetti protettivi su organi bersaglio
Supporto neuroendocrinoModula asse ipotalamo-ipofisi-pineale; influenza secrezione ormonaleEffetti neuroprotettivi; regolazione degli ormoni circadiani

Fonti alimentari e biodisponibilità

La melatonina si trova in:

  • Frutta (uva, ciliegie, fragole).
  • Frutta secca (noci).
  • Cereali (riso).

Il consumo di questi alimenti aumenta i livelli circolanti e lo stato antiossidante, ma la biodisponibilità della fitomelatonina richiede ulteriori studi per un utilizzo clinico mirato.

Verso un approccio integrato

La ricerca suggerisce un approccio nutrizionale personalizzato che combini:

  • Alimenti ricchi di melatonina e antiossidanti.
  • Esercizio fisico.
  • Terapie farmacologiche mirate.

Questo modello potrebbe migliorare la gestione del dolore neuropatico e potenziare gli altri benefici già consolidati della melatonina.Il potere nascosto della melatoninaDalla ricerca di Pierpaoli alle nuove evidenze scientifiche

Il nome Walter Pierpaoli è strettamente legato alla riscoperta della melatonina come molecola chiave non solo per il sonno, ma per l’intero equilibrio ormonale e immunitario. Secondo Pierpaoli, la melatonina agisce come “regolatore universale” dell’orologio biologico, capace di sincronizzare i ritmi circadiani e rallentare i processi di invecchiamento.

Oggi, le sue intuizioni trovano conferma in numerose pubblicazioni scientifiche che ne ampliano gli ambiti di applicazione, dal tratto gastrointestinale alla gestione del dolore neuropatico.

Un regolatore centrale dell’organismo

Pierpaoli ha evidenziato che la produzione di melatonina, regolata dalla ghiandola pineale, non è limitata al cervello: quantità significative si trovano anche nel tratto gastrointestinale, nella retina e persino nelle cellule immunitarie.
Il suo messaggio principale: mantenere livelli ottimali di melatonina, sia attraverso la produzione endogena sia con eventuale integrazione mirata, può avere effetti profondi su salute, longevità e prevenzione delle malattie.

Il potere nascosto della melatonina

Melatonina Zinco Selenio Pierpaoli

MELATONINA ZINCO SELENIO PIERPAOLI è una formulazione di melatonina a rilascio immediato pensata per essere assunta prima di andare a dormire. Grazie a questa caratteristica, aiuta a ridurre il tempo necessario per addormentarsi e contribuisce a mantenere il corpo sincronizzato con i ritmi fisiologici naturali, regolando il ciclo sonno-veglia.

La formula nasce dalle osservazioni scientifiche e dagli studi clinici condotti dal prof. Walter Pierpaoli e dal suo team, che hanno approfondito il ruolo della melatonina nel rapporto tra le strutture del sistema nervoso centrale – in particolare il circuito ipotalamo-ipofisi-ghiandola pineale – e il sistema endocrino e immunitario.

La combinazione specifica di melatonina, zinco e selenio consente di:

  • Favorire il sonno e il controllo dei ritmi biologici;
  • Proteggere le cellule dallo stress ossidativo;
  • Supportare il sistema immunitario.

In questo modo, la formulazione Pierpaoli non solo facilita l’addormentamento, ma sostiene anche il benessere generale dell’organismo, integrando il ruolo della melatonina con i benefici dei micronutrienti antiossidanti.

Altri articoli

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  10. Erboristeria Arcobaleno: Ghiandola pineale, melatonina e tumori

Bibliografia ragionata

  1. Neuro-Nutritional Approach to Neuropathic Pain Management
    Questa revisione esamina il dolore neuropatico e il potenziale ruolo della melatonina come trattamento aggiuntivo in un approccio neuro-nutrizionale alla gestione del dolore. Link allo studio
  2. Melatonin for Neuropathic Pain: A Double-Blind, Placebo-Controlled Trial
    Questo studio clinico ha valutato l’efficacia della melatonina nel trattamento del dolore neuropatico, con risultati che non hanno mostrato differenze statisticamente significative rispetto al placebo. Link allo studio
  3. Melatonin and Their Analogs as a Potential Use in the Treatment of Neuropathic Pain
    Una rassegna che esplora gli studi sulla melatonina e i suoi analoghi, con particolare attenzione al dolore neuropatico e ai meccanismi attraverso cui la melatonina potrebbe indurre analgesia. Link allo studio
  4. Melatonin Moderates the Triangle of Chronic Pain, Sleep, and Inflammation
    Questo studio suggerisce che la melatonina è essenziale per uno stato fisiologico del sonno, promuove l’analgesia e modula la segnalazione immunometabolica regolando le vie neuroinfiammatorie. Link allo studio
  5. Melatonin Reduces Neuropathic Pain Behavior and Glial Activation in a Rat Model
    Una ricerca che ha investigato se il trattamento con melatonina previene lo sviluppo del dolore neuropatico attraverso la soppressione dell’attivazione delle MAPK gliali nel nucleo cuneato in un modello di neuropatia da demielinizzazione del nervo mediano. Link allo studio
  6. Melatonin Relieves Paclitaxel-Induced Neuropathic Pain by Inhibiting Glial Activation
    Questo studio ha esaminato l’effetto della melatonina sul dolore neuropatico indotto da paclitaxel, suggerendo un potenziale beneficio nel ridurre il dolore neuropatico. Link allo studio
  7. Exogenous Melatonin Alleviates Neuropathic Pain-Induced Affective Disorders
    Una ricerca che ha valutato gli effetti anti-infiammatori e anti-apoptotici della melatonina su ansia e depressione indotte da dolore neuropatico in un modello di ratto. Link allo studio
  8. Activation of Spinal Melatonin MT2 Receptors Reduces Neuropathic Pain
    Questo studio ha valutato il ruolo del sesso nell’effetto antiallodinico della melatonina in condizioni di dolore neuropatico, suggerendo un meccanismo dipendente dal sesso nell’effetto della melatonina. Link allo studio
  9. Melatonin in Antinociception: Its Therapeutic Applications
    Una rassegna che esamina il ruolo antinocicettivo della melatonina in modelli animali di dolore acuto, infiammatorio e neuropatico, evidenziando i recettori coinvolti e i meccanismi d’azione. Link allo studio
  10. Melatonin: A Hormone That Modulates Pain
    Questo articolo rivede le evidenze disponibili sugli effetti analgesici della melatonina negli esseri umani e negli animali, suggerendo un ruolo nella modulazione del dolore. Link allo studio

 

La carnosina è una sostanza che protegge e prolunga la vita funzionale dei più importanti elementi costitutivi dell’organismo – le cellule, il DNA ed i lipidi – e quindi può sicuramente essere definita un principio attivo per la longevità.

La L-carnosina è un noto neuropeptide, costituito da alanina e istidina (beta-alanil-L-istidina). La carnosina è un antiossidante che stabilizza e protegge la membrana cellulare. Più precisamente, essendo un neutralizzatore di radicali liberi solubile in acqua, previene specificamente la perossidazione lipidica all’interno della membrana cellulare.

La carnosina può rallentare l’invecchiamento della pelle. In effetti, può ringiovanire le cellule della pelle. Quando la maggior parte di noi pensa ai trattamenti antietà, pensa subito ai moderni prodotti per la cura della pelle. Possiamo spendere cifre esorbitanti in creme che promettono effetti miracolosi solo per scoprire che gli effetti sono minimi, o nel migliore dei casi temporanei.

Una bella pelle si forma all’interno dell’organismo e cresce letteralmente verso l’esterno e sebbene possiamo certamente cambiare qualcosa usando le creme, non possiamo ignorare le possibilità di trattamenti dall’interno verso l’esterno. Scienziati informati hanno sempre cercato modi in cui il processo di invecchiamento potesse essere influenzato dall’interno, studiando gli elementi che contribuiscono al processo di invecchiamento e cercando di trovare una soluzione basata sulla scienza reale piuttosto che su promesse cosmetiche.

CARNOSINA: un super antiossidante multipotente

COS’È LA CARNOSINA?

La carnosina si occupa del paradosso biochimico della vita: ‘Gli elementi che creano e danno vita – ossigeno, glucosio, lipidi, proteine, tracce di metalli, ma che distruggono anche la vita.’ La carnosina (da non confondere con la ‘carnitina’) è una combinazione di due amminoacidi (i mattoni delle proteine), alanina e istidina. Si trova naturalmente nei tessuti come i muscoli e il cervello, ma la sua concentrazione diminuisce con l’età.

COME FUNZIONA LA CARNOSINA?

LA CARNOSINA PROTEGGE DAI RADICALI LIBERI (ANTIOSSIDANTE)

In primo luogo, è un antiossidante che protegge le nostre cellule dai danni dei radicali liberi. Utilizzato insieme alla vitamina E e ad altri antiossidanti, ha effetti ottimali.

LA CARNOSINA PROLUNGA LA VITA DELLE CELLULE (GLICOSILAZIONE)

In secondo luogo, può ridurre la distruzione di preziose proteine e del DNA da parte delle molecole di zucchero, un processo noto come glicosilazione. La significatività di questo processo è stata riconosciuta solo di recente. Le combinazioni anormali di zuccheri e proteine sono molto tossiche e contribuiscono allo sviluppo di diverse malattie legate all’età, come il diabete, le malattie cardiache, l’ictus, il morbo di Alzheimer, la demenza e l’invecchiamento della pelle. La carnosina può aiutare a prevenire i danni causati dalla glicosilazione, a liberare il sistema dalle sostanze anormali e a mantenerlo funzionante in modo ottimale.

Cos’è in realtà la glicazione?

  • Nell’organismo, ogni secondo avviene un processo distruttivo chiamato ‘glicazione’.
  • La glicazione può essere descritta come il legame di una molecola proteica ad una molecola di glucosio che porta alla formazione di strutture danneggiate e non funzionanti.
  • La glicazione modifica la struttura delle proteine e riduce l’attività biologica.
  • Le proteine glicate che si accumulano nei tessuti colpiti sono marcatori notevoli di malattia. Molte malattie legate all’età, come l’irrigidimento arterioso, la cataratta o il danno neurologico, sono almeno in parte attribuibili alla glicazione.

La carnosina, che previene la glicazione, può anche svolgere un ruolo nella rimozione delle proteine glicate. La carnosinilazione (il processo mediante il quale la carnosina si combina con le molecole denaturate) contrassegna le proteine glicate per il trasporto cellulare.

La glicazione, nota anche in biochimica come reazione di Maillard, che avviene tra proteine e glucosio, è riconosciuta come il fattore principale del processo di invecchiamento e forse del cancro, oltre che delle complicazioni del diabete. Il glucosio fornisce il carburante per la glicazione, la combinazione pericolosa di proteine/glucosio che,dopo diversi passaggi, incluso il processo di ossidazione, porta alla formazione di prodotti finali di glicazione avanzata, o AGE.

Una volta che gli AGE si sono formati, interagiscono con le proteine vicine per formare legami crociati patologici che induriscono il tessuto. È stato ipotizzato che nessun’altra molecola abbia effetti potenzialmente tossici sulle proteine come i prodotti finali di glicazione avanzata. I diabetici formano quantità eccessive di AGE prima dei non diabetici, un processo che interrompe la normalità degli organi che dipendono dalla flessibilità e dalla funzione. È stato dimostrato che la glicazione indurisce le arterie dei diabetici.

Gli AGE innescano una reazione a catena di eventi distruttivi perché si attaccano ai siti dei legami cellulari. Una delle conseguenze degli AGE è un aumento del 50 per cento della formazione di radicali liberi. Poiché il diabete, una condizione di invecchiamento accelerato, produce un gran numero di AGE, vengono attaccati principalmente le arterie, il cristallino e la retina degli occhi, i nervi periferici ed i reni.

Combattendo la glicazione, si riducono i danni glomerulari e la conseguente infiammazione e contrazione renale. I ratti diabetici non trattati con inibitori della glicazione hanno mostrato un raddoppiamento della colorazione glomerulare dei prodotti finali della glicazione avanzata rispetto ad un gruppo simile di ratti diabetici trattati (Forbes et al., 2001).

La cataratta (un’altra complicanza del diabete) può anche formarsi a causa della glicazione, mentre gli inibitori della glicazione, come la carnosina ed il piruvato di calcio, proteggono da tali danni. L’assunzione di inibitori della glicazione consente alle persone di prevenire molti dei problemi dell’invecchiamento.

Poiché la struttura della carnosina è simile ai siti che vengono attaccati dagli agenti di glicazione, sembra che la carnosina si sacrifichi per proteggere il bersaglio. La carnosina supporta anche il processo proteolitico, cioè la rimozione di proteine danneggiate e non necessarie.

A causa delle sue proprietà preventive della glicazione, la carnosina può essere utile nella prevenzione e nel trattamento delle complicanze diabetiche come cataratta, malattie nervose, arteriosclerosi ed insufficienza renale. Può anche essere utile per tutti noi, poiché gli AGE fanno invecchiare tutti noi, ma meno rapidamente dei diabetici.zeolite

LA CARNOSINA RIMUOVE I METALLI TOSSICI DAL CORPO (CHELAZIONE)

In terzo luogo, lega i metalli tossici: reagisce con i sottoprodotti tossici del nostro metabolismo e li elimina dall’organismo. Stabilizza le cellule, le rende più resistenti alle lesioni e rafforza il sistema immunitario.

ALTRI BENEFICI DELLA CARNOSINA

Si dice che la carnosina fornisca molti altri benefici che coprono le seguenti aree: anti-invecchiamento, longevità, ringiovanimento della pelle, invecchiamento muscolare, disfunzione muscolare, potenza sessuale, cataratta, diabete, malattie cardiovascolari, neurologiche e mentali ed altri benefici per la salute.

LA CARNOSINA PER L’ENERGIA E LA RESISTENZA

La carnosina è stata somministrata ad atleti e nuotatori russi per anni e fornisce dei notevoli benefici energetici e di resistenza, mentre molti utenti segnalano una notevole ondata di energia quotidiana.

CARNOSINA: TRATTAMENTO ANTI-ETÀ DALL’INTERNO VERSO L’ESTERNO

Uno dei motivi per cui le persone anziane e gli animali sembrano diversi da giovani ha a che fare con il danno e l’alterazione delle proteine nell’organismo. Le proteine sono responsabili del funzionamento di tutti gli organismi viventi. Il danno a queste proteine ha quindi un effetto drammatico su tutte le funzioni dell’organismo e anche sull’aspetto.

Molte ricerche negli ultimi decenni hanno dimostrato che l’alterazione delle proteine è una causa importante dell’invecchiamento e delle malattie degenerative. Questo cambiamento deriva dall’ossidazione (da parte dei radicali liberi) e dai processi correlati come le reazioni proteina-zucchero (glicazione).

CARNOSINA: PERCHÉ LE PERSONE ANZIANE HANNO UN ASPETTO DIVERSO?

L’invecchiamento ha principalmente a che fare con i cambiamenti nelle proteine nell’organismo. Le proteine sono principalmente responsabili del funzionamento quotidiano degli organismi viventi, per cui i cambiamenti proteici hanno un effetto drammatico sulle funzioni e sull’aspetto del corpo.

Molti studi negli ultimi dieci anni hanno scoperto che l’alterazione delle proteine è una delle principali cause di invecchiamento e delle malattie degenerative. Questi cambiamenti derivano dall’ossidazione (dai radicali liberi) e dai processi correlati come la glicazione.

Il nostro organismo è composto principalmente da proteine. Poiché il sistema antiossidante e gli altri meccanismi di difesa del nostro organismo non possono proteggere completamente le proteine, tendono a cambiarsi in modi distruttivi con l’avanzare dell’età, principalmente a causa dell’ossidazione, della glicazione e di un altro processo chiamato carbonilazione. In altre parole, i gruppi carbonilici (> C = O) si attaccano alle molecole proteiche (e ai fosfolipidi). Il risultato è che le proteine si dividono durante la scissione delle proteine (proteolisi). Poiché la carbonilazione delle proteine è avvenuta prima della perdita della membrana, può essere collegata al processo tossico che porta all’invecchiamento e alla morte delle cellule. Per comprendere gli effetti del declino proteolitico e la formazione di proteine anomale, è necessario riconsiderare il quadro.

Questa denaturazione e la correlata disgregazione proteica include l’ossidazione, la carbonilazione, la reticolazione, la glicazione e la formazione di Advanced Glycation End Products (AGE), come spiegato sopra. Questi non sono solo fortemente coinvolti nel processo di invecchiamento, ma sono anche coinvolti nella comparsa di segni ben noti come l’invecchiamento della pelle, la cataratta e la degenerazione nervosa (cioè la perdita di memoria e la demenza).

Un gran numero di studi scientifici pubblicati da ricercatori di tutto il mondo mostrano che la carnosina è efficace contro tutte queste forme di denaturazione delle proteine.

La carnosina reagisce con il gruppo carbonile e forma un legame inattivo proteina-carbonil-carnosina, proteggendo le proteine e invertendo la denaturazione.

IN CHE MODO LA CARNOSINA RINGIOVANISCE LE CELLULE?

La carnosina ripristina il normale controllo del ciclo cellulare.

  • Per capire come si ottiene, si pensi ad un motore il cui l’olio non viene cambiato regolarmente.
  • Quando il potere lubrificante dell’olio è esaurito, si accumulano sporco e morchie sulle parti fondamentali del motore. La melma si accumula e impedisce al motore di funzionare correttamente fino a quando alla fine il motore si rompe.
  • Quando il ‘fango’ proteico si accumula, i passaggi del ciclo cellulare si intasano. Ciò potrebbe ridurre l’efficienza della divisione cellulare e, forse ancora più importante, consentire alle cellule danneggiate di riprodursi.
  • Ne risulta una maggiore instabilità cromosomica che porta alla degenerazione e al cancro. Un altro possibile risultato è l’invecchiamento cellulare, per cui il ciclo cellulare si ferma.
  • La carbonilazione delle proteine diventa quindi una malattia potenzialmente fatale.
  • La carnosina assicura che abbiamo proteine sane e intatte e assicura un rinnovamento tempestivo.

La carnosina sembra essere di gran lunga superiore agli antiossidanti tradizionali come la vitamina E ed il selenio, che sono risultati meno efficaci di quanto si pensava in precedenza. Questi ultimi sopprimono alcuni dei numerosi percorsi coinvolti senza avere alcun effetto sugli altri, come la glicazione e la carbonilazione. È stato indiscutibilmente stabilito che gli antiossidanti svolgono un’importante funzione biochimica, prevenendo i danni causati dall’ossigeno reattivo. Aspettarsi che un antiossidante protegga le proteine da tutti i tipi di glicazione e carbonilazione è come cercare di costruire una casa con un semplice cacciavite: uno strumento importante, ma che non può sostituire il resto della cassetta degli attrezzi.

La carnosina, lo strumento universale della natura per proteggere le proteine, è stata creata dall’evoluzione per controllare i molti fattori che lavorano insieme per distruggere le proteine nell’organismo.

Le reazioni chimiche collaterali che corrodono la struttura e le funzioni biologiche durante l’invecchiamento derivano dagli effetti tossici degli elementi più elementari della chimica del corpo umano: l’ossigeno, gli zuccheri, i lipidi ed i metalli essenziali. Senza questi elementi biochimici non possiamo vivere, ma la scienza della nutrizione ora ci fornisce le conoscenze per controllare meglio gli effetti collaterali.

Le proteine non sono le uniche molecole denaturate dalla carbonilazione, ma anche i fosfolipidi ne sono influenzati. La carbonilazione dei fosfolipidi danneggia principalmente il sistema nervoso centrale e periferico e porta a problemi di memoria e altri deterioramenti delle capacità cognitive.

Poiché la carnosina combatte anche la carbonilazione dei fosfolipidi, questo dipeptide è un fantastico NEURO-PROTETTORE.

Nello sport e nel bodybuilding, la carnosina è coinvolta nel processo di disintossicazione delle aldeidi reattive dalla perossidazione lipidica, che si manifestano nei muscoli scheletrici durante lo sforzo fisico. Pertanto, la carnosina protegge i muscoli scheletrici dalle lesioni, aumenta la forza muscolare e accelera il recupero dopo una faticosa sessione di esercizio.

LA CARNOSINA È IL NUOVO PIÙ IMPORTANTE INTEGRATORE ALIMENTARE ANTI-ETÀ

La carnosina è ai blocchi di partenza per diventare il più importante nuovo integratore alimentare anti-età sul mercato. È un amminoacido presente naturalmente nell’organismo, scoperto più di 100 anni fa. Sebbene venga utilizzato già da molti anni in Russia, le sue specifiche proprietà anti-età hanno attirato l’attenzione dei ricercatori occidentali solo di recente. La carnosina viene solitamente commercializzata in capsule. Non sono stati osservati effetti collaterali e può essere assunta assieme ad altri integratori alimentari.

LE FUNZIONI BIOLOGICHE DELLA L-CARNOSINA

  • Attenuazione degli effetti dell’acido lattico nei muscoli (il valore del pH rimane neutro anche durante le unità di allenamento intense come gli sprint)
  • Effetti antiossidanti pluripotenti
  • Capacità di disattivare le specie reattive dell’ossigeno, eliminazione dei radicali liberi
  • Cattura degli aldeidi
  • Prevenzione della glicazione
  • Prevenzione della carbonilazione delle proteine, ovvero ‘carnosinilazione’
  • Funziona come un neurotrasmettitore
  • Protezione contro i proteasomi
  • Chelazione dei metalli

L-CARNOSINA: UNA BREVE RASSEGNA STORICA

La carnosina è stata utilizzata all’inizio del XX secolo dallo scienziato russo W.S. Gulewich che ne determinò anche la struttura. È stato il primo ed il più semplice esempio di peptidi biologicamente attivi (in realtà un dipeptide) e ha aperto la lunga lista di regolatori di proteine naturali del metabolismo ampiamente utilizzati. I primi decenni furono dedicati agli studi sulla struttura, la distribuzione e le proprietà del composto. È stato scoperto che la carnosina è direttamente collegata alla funzione dei tessuti eccitabili come i muscoli e il cervello. Nel 1953 SE Severin, un altro scienziato russo, dimostrò che la carnosina tampona efficacemente l’acido lattico prodotto dai muscoli che lavorano e che l’ingestione di carnosina aumenta la contrattilità e la resistenza dei muscoli.

Quando la carnosina viene scomposta, l’acido lattico si accumula nei muscoli, il livello di pH scende ed i muscoli si stancano. Quando viene aggiunta la carnosina, i muscoli si riprendono quasi istantaneamente e si contraggono come se non fossero mai esausti. Questo fenomeno è noto come il ‘fenomeno Severin’ Chiunque abbia avuto un’esperienza sportiva sa come ci si sente dopo la fatica fisica e capirà l’incredibile importanza di assumere un integratori di carnosina durante gli eventi sportivi.

L’interesse diffuso per questa sostanza naturale e sicura è recentemente aumentato, poiché le sensazionali scoperte australiane e britanniche hanno dimostrato che ha proprietà anti-età. Le proprietà anti-età della carnosina sono state studiate più da vicino solo negli ultimi anni, anche se le conosciamo da quasi un secolo. La ricerca più sorprendente è arrivata dagli Stati Uniti nel 2002, dove il Dr. Michael Chez ha fornito dati sugli effetti benefici della carnosina sui bambini autistici. Nel frattempo sono stati pubblicati più di 900 studi sulla carnosina.

LA STORIA DELLA CARNOSINA COME MEDICINALE E INTEGRATORE ALIMENTARE

Un’ampia varietà di usi terapeutici è stata suggerita per questa straordinaria sostanza. La carnosina è stata riconosciuta come trattamento per la poliartrite già nel 1935. La carnosina ha la notevole capacità di rallentare i processi cellulari ed enzimatici in eccesso e di accelerarli quando sono soppressi.

Diversi studi recenti dimostrano che una combinazione di zinco e carnosina può proteggere la mucosa gastrica da vari irritanti ed è efficace come sostanza per prevenire le ulcere (Odashima et al. 2002). Ad esempio, la carnosina riduce la coagulazione delle piastrine del sangue nei pazienti con tendenza anormale alla coagulazione (‘diluisce il sangue’) e aumenta la coagulazione nei pazienti con ridotta coagulazione del sangue. La carnosina ha effetti protettivi sulle membrane delle cellule del sangue, prolungandone la sopravvivenza e ha mostrato effetti stabilizzanti sulle membrane cellulari, proteggendole così dall’anemia emolitica indotta chimicamente.

LA CARNOSINA PUÒ AIUTARE A COMBATTERE LE MALATTIE LEGATE ALL’ETÀ QUALI:

  • Degenerazione neurologica (Alzheimer, Parkinson, epilessia, depressione, schizofrenia, lieve deterioramento cognitivo, demenza e ictus)
  • Disturbi dello spettro autistico, sindrome di Asperger, ADHD, dislessia
  • Invecchiamento cellulare, invecchiamento in generale
  • Reticolazione del cristallino (cataratta)
  • Reticolazione del collagene cutaneo (invecchiamento cutaneo)
  • Formazione di Advanced Glycation End Products (AGE)
  • Accumulo di proteine danneggiate
  • Atrofia muscolare
  • Deficit di afflusso di sangue al cervello (ictus)
  • Malattie cardiovascolari
  • Diabete e sue complicazioni

Effetti collaterali della carnosina: al momento non sono noti effetti collaterali della carnosina.

CARNOSINA: un super antiossidante multipotente

CARNOSINA E TRATTAMENTI ANTI-ETÀ

A causa delle sue proprietà preventive della glicazione, la carnosina può essere utile nella prevenzione e nel trattamento delle complicanze diabetiche come cataratta, malattie nervose, arteriosclerosi ed insufficienza renale. Può anche essere utile per tutti noi, poiché tutti invecchiamo a causa degli AGE, ma non così rapidamente come un diabetico. L’ultima ricerca mostra che il più importante beneficio della carnosina è il suo effetto anti-glicazione (Aldini et al 2002a, 2002b, Yeargans e Seidler 2003).

IL PEPTIDE CARNOSINE: STIMOLARE LA PRODUZIONE ENDOGENA

La carnosina è riconosciuta come un dipeptide presente nei nostri cervelli, cuori, stomaci, reni e occhi. È anche un antiossidante che scova i radicali liberi, protegge il cervello e sostiene il sistema immunitario. Diversi studi indipendenti dimostrano che il dispositivo Y-Age Carnosine  promuove efficacemente il metabolismo e supporta la salute dall’interno del corpo. Migliora le proprietà bioelettriche degli organi.

STUDIO A (https://cdn.sanity.io/…/e9c4e3a952510f69327509d87a1e7c3…)

Uno studio condotto da scienziati dell’Università del Texas a El Paso ha mostrato un miglioramento molto significativo nello stato funzionale fisiologico del pancreas, del fegato, dei reni, dell’intestino, delle ghiandole surrenali, dell’ipotalamo, della ghiandola pituitaria e della tiroide.

In sintesi, i dati globali contenuti in questo studio hanno dimostrato che il cerotto carnosina indossato 12 ore al giorno a giorni alterni (3 giorni a settimana: martedì, giovedì e sabato) per un periodo di 2 settimane ha prodotto un miglioramento molto significativo (p < 0,01) dello stato funzionale fisiologico del pancreas, fegato, rene destro, surrenali sinistro e destro, ipotalamo, pituitaria e ghiandole tiroidee con un potere statistico medio di almeno il 95%. Pertanto, l’ipotesi è stata accettata come vera.

STUDIO B (https://link.springer.com/…/10.1007/978-3-642-14998-6_36)

Condotto nel 2010, questo studio in doppio cieco controllato con placebo mostra che il cerotto Y-Age Carnosine aumenta significativamente flessibilità, equilibrio, forza e resistenza negli esseri umani sani. Questi aumenti vanno al 125% per forza e resistenza, quasi il 30% per flessibilità e il 100% per equilibrio. Inoltre, è probabile che questo cerotto produca effetti maggiori o sostenuti se indossato per periodi più lunghi. Questi risultati dimostrano anche che questo cerotto riduce notevolmente la soglia di lattato e la frequenza cardiaca alla soglia di lattato, migliorando la resistenza nelle prestazioni atletiche.

Analisi statistiche hanno rivelato che il cerotto carnosinico indossato 12 ore al giorno a giorni alterni (martedì, giovedì e sabato) in un periodo di 2 settimane ha prodotto un miglioramento molto significativo (p < 0,01) dello stato funzionale fisiologico del pancreas, del fegato, del rene destro, delle surrenali sinistro/destra, dell’ipotalamo, dell’ipofisi e della tiroide ghiandole con potenza statistica media >95

Non è destinata a sostituire il parere medico professionale e non deve essere invocata come parere sanitario o personale.

Fonte: https://www.vitaminexpress.org/it/carnosina

Riferimenti:

  1. Chan SR & Blackburn EH. (2004). Telomeres and telomerase. Philosophical Transactions of the Royal Society B 359(1441):109–121.
    Una delle prime e più citate review sulla struttura e funzione di telomeri e telomerasi PubMed  PMC.
  2. Saretzki G. (2018). Telomeres, Telomerase and Ageing. In: Subcellular Biochemistry, vol. 90, pp. 221–308.
    Una panoramica aggiornata e approfondita sui meccanismi molecolari e l’importanza dell’enzima nel processo di invecchiamento PubMed
  3. Erboristeria Arcobaleno:  Omega 3 e telomeri – effetto anti-aging
  4.  Erboristeria Arcobaleno: Il nostro corpo ha una data di scadenza
  5.  Erboristeria Arcobaleno: Tè verde: l’epigallocatechina-gallato (EGCG) e la sua azione anti-invecchiamento
  6.  Erboristeria Arcobaleno: Fitoterapia e invecchiamento indotto dall’ ESPOSOMA
  7.  Erboristeria Arcobaleno: La vita è in relazione all’Ossidazione (Radicali Liberi) e all’Antiossidazione
  8.  Erboristeria Arcobaleno: Silice organico e invecchiamento
  9.  Erboristeria Arcobaleno: Contrastare l’invecchiamento con il Coenzima Q10
  10. Erboristeria Arcobaleno: GHK-Cu: il peptide che riscrive i geni della giovinezza
  11. Erboristeria Arcobaleno: Fototerapia -dispositivi AEON
  12. Erboristeria Arcobaleno: DISPOSITIVI HI-TECH
  13. Erboristeria Arcobaleno: Tecnologie energetiche cutanee: studio pilota
  14. Erboristeria Arcobaleno: Il potere curativo della luce
  15. Erboristeria Arcobaleno:  Il rame e la salute umana
  16. Erboristeria Arcobaleno: Energia, performance e il mistero dei cerotti “attivi”
  17. Erboristeria Arcobaleno: CARNOSINA: un super antiossidante multipotente
  18. Erboristeria Arcobaleno: Glutatione
  19.  Erboristeria Arcobaleno: Medicina dell’informazione e flussi energetici
  20. Erboristeria Arcobaleno: SILENT NIGHT: dormire meglio in modo naturale
  21. Erboristeria Arcobaleno: SP6 Lifewave e controllo dell’appetito

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La polidatina (trans-resveratrol-3-O-glucoside) è un composto naturale appartenente alla classe degli stilbeni, della famiglia dei polifenoli. E’ possibile estrarla dalle radici della pianta di Poligonum Cuspidatum, originaria dell’Asia ma attualmente molto diffusa anche in America ed Europa.

La polidatina è considerata la molecola “gemella” del resveratrolo: i due stilbeni, infatti, differiscono solamente per una molecola di glucosio presente nella polidatina, differenza che la rende maggiormente solubile, più resistente agli attacchi enzimatici e migliore dal punto di vista dell’assorbimento intestinale e della biodisponibilità. Grazie alla sua elevata solubilità in acqua, la polidatina può anche essere somministrata per via parenterale, prestandosi ad una migliore utilizzazione farmacologica.

Utilizzi della polidatina

Resveratrolo e polidatina sono caratterizzati circa dagli stessi effetti biologici, solo che quest’ultima risulta essere decisamente più potente, grazie alla differenza strutturale che la rende molto più assimilabile. Le applicazioni cliniche del resveratrolo, a causa del suo scarso assorbimento e rapido metabolismo, sono limitate.

La polidatina viene utilizzata soprattutto in ambito medico come potente antiossidante e antinfiammatorio nella prevenzione e trattamento delle patologie croniche correlate a infiammazione e stress ossidativo:

  • Diabete mellito
  • Obesità
  • Malattie cardiovascolari
  • Malattie neurodegenerative
  • Cancro

Diversi studi hanno confermato che la polidatina è in grado di ridurre la la propagazione (effetto scavenger–spazzino) di specie reattive dell’ossigeno, la produzione di ossido nitrico e di citochine pro-infiammatorie mediante l’inibizione dell’inflammosoma NLRP e la via di segnalazione del recettore NF-kB, entrambi fattori coinvolti nei processi infiammatori (1,2,3).

Polidatina e oncologia

Le attività antitumorali della polidatina sono mediate attraverso la modulazione di diverse molecole segnale che regolano la progressione del ciclo cellulare, l’infiammazione, la proliferazione e l’angiogenesi delle cellule tumorali.

Gli studi in letteratura circa di gli effetti della polidatina sono diversi e riguardano diverse forme tumorali:

  • In uno studio in vitro del 2018 la polidatina è stata in grado di ridurre la proliferazione e migrazione delle cellule di tumore polmonare non a piccole cellule mediante l’inattivazione dell’inflammosoma NLRP e bloccando la via NF-kB (4).
  • In uno studio del 2019 è stato osservato che la polidatina, in vitro, è in grado di sopprimere la migrazione e l’invasività delle cellule di epatocarcinoma e aumentare i processi di apoptosi delle cellule tumorali. Il meccanismo molecolare coinvolto è il blocco della via di segnalazione AKT/STAT3-FOXO1 (5).
  • Uno studio del 2019 su un modello animale di topi con tumore al seno, ha mostrato che la polidatina ha un effetto anti-proliferativo, anti-angiogenetico e pro-apoptotico. Il meccanismo d’azione è l’inibizione della via di segnalazione PI3K/AKT (6).
  • Uno studio in vitro del 2017 ha mostrato che la polidatina è in grado di indurre apoptosi e bloccare la proliferazione delle cellule di carcinoma della cervice uterina mediante l’inibizione della via di segnalazione PI3K / AKT / mTOR (7).
  • In uno studio in vitro del 2019 è stato osservato che la polidatina inibisce la proliferazione cellulare e promuove l’apoptosi nelle cellule di osteosarcoma. Il meccanismo molecolare alla base di tali effetti è il blocco del pathway TUG1 / Akt (8).
  • Uno studio del 2016 su una linea cellulare in vitro di leucemia, ha mostrato che la polidatina inibisce in modo significativo la proliferazione delle cellule tumorali e ha aumentato i processi di apoptosi. Il meccanismo molecolare coinvolto è l’inibizione del gene JAK2 che codifica per una proteina coinvolta nella promozione della crescita e divisione cellulare (9).
  • Uno studio del 2013 su linee cellulari in vitro di tumore del colon-retto ha mostrato che il trattamento combinato di polidatina e resveratrolo ha prodotto sulle cellule tumorali degli effetti antiproliferativi e pro-apoptotici. Inoltre le due sostanze sembrano avere un’azione sinergica. Il meccanismo d’azione è l’inibizione del pathway PI3K / AKT (10).
  • Uno studio in vitro del 2017 ha osservato che con l’aumentare della concentrazione di polidatina diminuiva sempre di più la proliferazione delle cellule di mieloma multiplo, aumentava l’apoptosi e l’autofagia. Il meccanismo molecolare individuato è l’inibizione della via di segnalazione mTOR / p70s6k (11).

Se da un lato la polidatina è utile nel contrastare la crescita tumorale, dall’altro lato alcuni studi hanno dimostrato che potrebbe essere utile per migliorare la chemiosensibilità o ridurre gli effetti collaterali delle terapie tradizionali di chemio-radioterapia quando indifferibili:

  • Uno studio in vitro del 2019 ha dimostrato che trattando con polidatina linee cellulari di osteosarcoma, resistenti al trattamento con paclitaxel, è stata soppressa la crescita del tumore ed è stata indotta l’apoptosi migliorando, di conseguenza, l’efficacia del paclitaxel (12).
  • Secondo uno studio del 2019 su un modello murino, la polidatina ha un effetto radiosensibilizzante: la terapia combinata di polidatina e radioterapia ha infatti notevolmente ridotto il volume del tumore (13).
  • Uno studio in vivo su un modello murino del 2018 ha mostrato che la polidatina è in grado di alleviare le lesioni indotte dalle radiazioni (14).

Controindicazioni ed effetti collaterali

Ad oggi la polidatina non ha mostrato tossicità o effetti collaterali.

Riferimenti bibliografici:

1) Foods. 2019 Nov 7. Polydatin and Resveratrol Inhibit the Inflammatory Process Induced by Urate and Pyrophosphate Crystals in THP-1 Cells. Oliviero F, Zamudio-Cuevas Y, Belluzzi E, Andretto L, Scanu A, Favero M, Ramonda R, Ravagnan G, López-Reyes A, Spinella P, Punzi L.

2) J Cell Mol Med. 2017 Nov. Polydatin reduces Staphylococcus aureuslipoteichoic acid‐induced injury by attenuating reactive oxygen species generation and TLR2‐NFκB signaling. Gan Zhao, Kangfeng Jiang, Haichong Wu, Changwei Qiu, Ganzhen Deng,  and Xiuli Peng

3) Nutrients. 2019 Nov 15. Polydatin Inhibits NLRP3 Inflammasome in Dry Eye Disease by Attenuating Oxidative Stress and Inhibiting the NF-κB Pathway. Park B, Jo K, Lee TG, Hyun SW, Kim JS, Kim CS.

4) Biomed Pharmacother. 2018 Dec. Polydatin suppresses proliferation and metastasis of non-small cell lung cancer cells by inhibiting NLRP3 inflammasome activation via NF-κB pathway. Zou J, Yang Y, Yang Y, Liu X.

5) Oncol Lett. 2019 May. Polydatin inhibits hepatocellular carcinoma via the AKT/STAT3-FOXO1 signaling pathway. Jiang J, Chen Y, Dong T, Yue M, Zhang Y, An T, Zhang J, Liu P, Yang X.

6) J Cell Mol Med. 2019 May. Targeting the ROS/PI3K/AKT/HIF‐1α/HK2 axis of breast cancer cells: Combined administration of Polydatin and 2‐Deoxy‐d‐glucos. Tao Zhang,Xinying Zhu, Haichong Wu, Kangfeng Jiang, Gan Zhao, Aftab Shaukat, Ganzhen Deng, and Changwei Qiu  

7) Zhongguo Zhong Yao Za Zhi. 2017 Jun. Polydatin induces human cervical cancer cell apoptosis via PI3K/AKT/mTOR signaling pathway. Pan JH, Wang HB, Du XF, Liu JY, Zhang DJ.

8) Toxicol Appl Pharmacol. 2019 May 15. Polydatin inhibits proliferation and promotes apoptosis of doxorubicin-resistant osteosarcoma through LncRNA TUG1 mediated suppression of Akt signaling. Hu T, Fei Z, Su H, Xie R, Chen L

9) Mol Med Rep. 2016 Apr. Polydatin-induced cell apoptosis and cell cycle arrest are potentiated by Janus kinase 2 inhibition in leukemia cells. Cao WJ, Wu K, Wang C, Wan DM.

10) J Transl Med. 2013 Oct 20. Polydatin, a natural precursor of resveratrol, induces cell cycle arrest and differentiation of human colorectal Caco-2 cell. De Maria S, Scognamiglio I, Lombardi A, Amodio N, Caraglia M, Cartenì M, Ravagnan G, Stiuso P.

11) Onco Targets Ther. 2017 Feb 16. Polydatinregulates proliferation, apoptosis and autophagy in multiple myeloma cells through mTOR/p70s6k pathway. Yang B, Zhao S.

12) J Cell Biochem. 2019 Oct. Polydatinenhances the chemosensitivity of osteosarcoma cells to paclitaxel. Zhao W, Chen Z, Guan M.

13) Int J Biol Sci. 2019 Jan 1. PolydatinIncreases Radiosensitivity by Inducing Apoptosis of Stem Cells in Colorectal Cancer. Chen Q, Zeng YN, Zhang K, Zhao Y, Wu YY, Li G, Cheng HY, Zhang M, Lai F, Wang JB, Cui FM

14) Biosci Rep. 2018 Nov 13. Protective effect of polydatinon radiation-induced injury of intestinal epithelial and endothelial cells. Li L, Zhang K, Zhang J, Zeng YN, Lai F, Li G, Ma N, Hu MJ, Cui FM, Chen Q.

Fonte: https://www.artoi.it/polidatina/

glutatione

Il glutatione è una sostanza naturalmente prodotta dal fegato presente anche in alcuni cibi (frutta, verdura e carni). Dal punto di vista chimico si tratta di un tripeptide formato dagli aminoacidi cisteina, glicina e glutammato.

Il glutatione è noto principalmente per la sua funzione come antiossidante naturale prodotto dall’organismo stesso. Nelle cellule e negli organi partecipa a diversi processi, dalla produzione e riparazione dei tessuti alla sintesi di proteine e altre molecole, passando per il coinvolgimento nelle difese immunitarie.

Un integratore a base di glutatione può essere utile in caso di:

  • insufficienza epato-biliare lieve o moderata
  • epatopatie su base iatrogena, tossica e virale
  • intossicazione epatica da farmaci
  • abuso di alcol
  • invecchiamento cutaneo
  • prolungata esposizione alla luce solare
  • protezione nei confronti del fumo di sigaretta

L’N-acetilcisteina (NAC) è una molecola che deriva dall’amminoacido naturale cisteina.

Può essere introdotta nel corpo mediante somministrazione orale, endovenosa o per via topica. Una volta introdotta viene deacetilata in cisteina e successivamente trasformata di una serie di metaboliti che si accumulano nel corpo. La via endovenosa è la migliore modalità di somministrazione in quanto determina un’emivita maggiore dell’N-acetilcisteina. La somministrazione per via topica è la peggiore.

La NAC è uno dei più potenti antiossidanti conosciuti. La proprietà antiossidante deriva dalla (1):

  • presenza nella sua struttura chimica di un gruppo tiolico in grado di eliminare direttamente i radicali liberi
  • sua capacità di rigenerare il glutatione, un altro potentissimo antiossidante prodotto dal nostro organismo
  • possibilità, all’interno delle cellule, di essere deacetilata in cisteina. La cisteina, a sua volta, viene metabolizzata in una serie di composti (3-mercapto-piruvato e zolfo ridotto) dalle proprietà antiossidanti.

Oltre alle proprietà antiossidanti, la NAC agisce come antinfiammatorio bloccando l’attivazione di NF-kB, un fattore di trascrizione che induce l’espressione di geni che codificano per citochine proinfiammatorie.

La NAC, inoltre, facilitando la produzione di ossido nitrico, gioca un ruolo importante nella vasodilatazione.

Diversi studi in letteratura hanno mostrato l’efficacia dell’integrazione con NAC in diverse condizioni:

  • è un potente antimucolitico
  • protegge le cellule della retina da un eccessivo danno ossidativo in caso di degenerazione maculare (2)
  • migliora diverse patologie della cute (3)
  • è in grado di contrastare le malattie neurodegenerative e di salute mentale (4)
  • cancro

Il glutatione è un composto organico presente nel nostro corpo ed è costituito da 3 amminoacidi (glutammato, glicina e cisteina). La cisteina è l’amminoacido più importante del glutatione in quanto è quello che possiede il gruppo tiolico -SH, responsabile dell’attività biologica del glutatione.

Il glutatione viene normalmente prodotto dal nostro corpo a partire dai 3 amminoacidi che lo compongono. L’N-acetilcisteina gioca un ruolo importante nella sintesi del glutatione in quanto funziona come donatore di cisteina.

Il glutatione può anche essere introdotto come tale con l’alimentazione. Le fonti più abbondanti sono:

  • arance
  • avocado
  • carote
  • cocomero
  • fragole
  • patate
  • pesche
  • spinaci

Purtroppo durante il processo di riscaldamento e/o cottura degli molti alimenti, il glutatione viene completamente distrutto dalle temperature.

Il glutatione è responsabile di numerose azioni biologiche (5):

  • è il più potente antiossidante delle nostre cellule: funzionando come donatore di elettroni previene l’eccessiva ossidazione da parte dei radicali liberi.
  • è coinvolto nella detossificazione degli xenobiotici ossia sostanze estranee all’organismo come farmaci, tossine, additivi alimentari…
  • previene l’invecchiamento
  • ha una grande capacità disintossicante: grazie alla sua facoltà di chelare (legare) i metalli pesanti quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio li trasporta via eliminandoli dal corpo.
  • è in grado di modulare la risposta immunitaria
  • contrasta l’avvelenamento da paracetamolo
  • intervenire beneficamente negli stress ossidativi del globulo rosso
  • aiuta nostro fegato a disintossicarsi ed a prevenire possibili danni causati dall’eccessivo consumo di alcool
  • migliora i sintomi delle patologie neurodegenerative
  • induce benefici nei pazienti affetti da HIV
  • nei globuli rossi mantiene il ferro legato dell’emoglobina allo stato ridotto evitando la formazione di emoglobina ossidata (metaemoglobina) non più in grado di legare e trasportare ossigeno ai tessuti
NAC, glutatione e oncologia

Modelli sperimentali hanno mostrato che l’N-acetilcisteina è in grado di ridurre la proliferazione cellulare, indurre apoptosi (morte cellulare programmata) nelle cellule tumorali e inibire i processi di differenziamento (6, 7).

I meccanismi d’azione individuati sono: diminuzione delle cicline, attivazione delle caspasi, aumentata espressione del citocromo c, ridotta espressione di bcl-2 e bloccando la segnalazione del gene Notch.

Il ruolo del glutatione nel cancro è controverso. Se da un lato può risultare utile integrare questo potentissimo antiossidante, dall’altro lato potrebbe essere svantaggioso. L’aumento dello stress ossidativo tipico delle cellule tumorali è accompagnato da un aumento dei livelli di glutatione che cerca di compensare questo eccessivo stress ossidativo; il glutatione però conferisce alle cellule tumorali il vantaggio di crescere e resistere a numerosi agenti chemioterapici che hanno come meccanismo d’azione proprio lo stress ossidativo.

Se a scopi preventivi potrebbe essere utile l’integrazione con NAC o glutatione, se ne sconsiglia l’uso durante il trattamento chemioterapico (in particolare con derivati del platino e taxani) in quanto livelli intracellulari elevati di glutatione potrebbero rendere le cellule tumorali resistenti alla chemioterapia (8).

Proprio per questa ragione diverse terapie anticancro prevedono l’abbassamento dei livelli cellulari di glutatione. L’esaurimento del glutatione come singolo target terapeutico non è efficace mentre l’approccio combinato (chemioterapia più inibizione del glutatione) è in grado di migliorare la sensibilità delle cellule tumorali agli agenti chemioterapici.

La deplezione di glutatione potrebbe anche essere utile per innescare nelle cellule tumorali un processo chiamato ferropoptosi ossia una morte cellulare innescata dal fallimento delle difese antiossidanti dipendenti dal glutatione e quindi dall’accumulo di perossidi lipidici (radicali liberi) (9)

Non ci sono studi sull’efficacia dell’integrazione di glutatione nei pazienti oncologici anche non in trattamento.

Biodisponibilità

La bassa biodisponibilità e stabilità del glutatione ne limitano l’applicazione terapeutica. Dopo somministrazione orale, infatti, il glutatione va incontro ad una serie di cambiamenti nel tratto gastrointestinale che ne impediscono l’assimilazione. Questo problema potrebbe essere superato mediante la somministrazione di glutatione in forma proliposomiale oppure sottoforma di granuli sublinguali (in modo tale da bypassare lo stomaco, l’intestino e il fegato). Un’altra possibile modalità per aumentare i livelli di glutatione è non somministrando glutatione ma N-acetilcisteina, il precursore del glutatione. La NAC, a differenza del glutatione, viene assorbita bene a livello intestinale. Nonostante questo, ci sono comunque delle condizioni che limitano la sintesi del glutatione anche in caso di somministrazione di NAC e sono l’età avanzata e la disfunzione epatica (10, 11).

Controindicazioni ed effetti collaterali

L’N-acetilcisteina e il glutatione sono sicuri e con pochi effetti collaterali, sia quando vengono somministrati per via orale, endovenosa e cutanea. Gli effetti collaterali che possono comparire sono nausea, dolore allo stomaco, eruzioni cutanee e prurito.

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Bibliografia:

  1. Cell Chem Biol. 2018 Apr 19. N-Acetyl Cysteine Functions as a Fast-Acting Antioxidant by Triggering Intracellular H(2)S and Sulfane Sulfur Production. Ezeriņa D, Takano Y, Hanaoka K, Urano Y, Dick TP.
  2. Oxid Med Cell Longev. 2019 Aug 14. N-Acetyl-L-cysteine Protects Human Retinal Pigment Epithelial Cells from Oxidative Damage: Implications for Age-Related Macular Degeneration. Terluk MR, Ebeling MC, Fisher CR, Kapphahn RJ, Yuan C, Kartha RV, Montezuma SR, Ferrington DA.
  3. Indian J Dermatol Venereol Leprol. 2018 Nov-Dec. N-acetylcysteine in dermatology. Adil M, Amin SS, Mohtashim M.
  4. Molecules. 2018 Dec 13. Overview on the Effects of N-Acetylcysteine in Neurodegenerative Diseases.
    Tardiolo G, Bramanti P, Mazzon E.
  5. Biomed Pharmacother. 2003 May-Jun. The importance of glutathione in human disease. Townsend DM, Tew KD, Tapiero H.
  6. Oncotarget. 2016 May 24. N-acetylcysteine negatively regulates Notch3 and its malignant signaling. Zhang X, Wang YN, Zhu JJ, Liu XX, You H, Gong MY, Zou M, Cheng WH, Zhu JH.
  7. Semin Oncol. 2017 Jun. Pilot study demonstrating metabolic and anti-proliferative effects of in vivo anti-oxidant supplementation with N-Acetylcysteine in Breast Cancer. Monti D, Sotgia F, Whitaker-Menezes D, Tuluc M, Birbe R, Berger A, Lazar M, Cotzia P, Draganova-Tacheva R, Lin Z, Domingo-Vidal M, Newberg A, Lisanti MP, Martinez-Outschoorn U.
  8. J Cell Biol. 2018 Jul 2. Glutathione metabolism in cancer progression and treatment resistance. Bansal A, Simon MC.
  9. Cell Prolif. 2020 Mar. Ferroptosis: Final destination for cancer? Ye Z, Liu W, Zhuo Q, Hu Q, Liu M, Sun Q, Zhang Z, Fan G, Xu W, Ji S, Yu X, Qin Y, Xu X.
  10. Drug Deliv. 2019 Dec. Design of novel proliposome formulation for antioxidant peptide, glutathione with enhanced oral bioavailability and stability. Byeon JC, Lee SE, Kim TH, Ahn JB, Kim DH, Choi JS, Park JS.
  11. Redox Biol. 2015 Dec. Effects of N-acetylcysteine, oral glutathione (GSH) and a novel sublingual form of GSH on oxidative stress markers: A comparative crossover study. Schmitt B, Vicenzi M, Garrel C, Denis FM.

Fonte: www.artoi.it/nac-e-glutatione/


Gli Omega 3 sono acidi grassi essenziali fondamentali per la salute cardiovascolare. Numerosi studi scientifici evidenziano il ruolo di EPA e DHA nel supporto del cuore, nella riduzione dei trigliceridi e nel mantenimento di una normale pressione sanguigna.

Per decenni i ricercatori hanno indagato gli effetti degli acidi grassi omega 3 sulla salute del cuore e l’influenza di questi nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

Gli Omega-3 sono parti importanti delle membrane cellulari del corpo e aiutano il funzionamento di cuore, polmoni, sistema immunitario e sistema ormonale.

Esistono tre tipi di acidi grassi omega-3:

– acido docosaesaenoico (DHA)

– acido eicosapentaenoico (EPA)

– acido alfa-linolenico (ALA)

I livelli di DHA sono particolarmente alti negli occhi, nel cervello e nelle cellule spermatiche.

L’EPA può avere alcuni benefici per ridurre l’infiammazione.

Il corpo scompone ALA in EPA e DHA, ma il tasso di conversione è basso.

Per questo motivo, le persone dovrebbero includere tutti e tre gli omega-3 nella loro dieta.

Uno studio pubblicato nel 2017 aveva dimostrato che un’alta dose di acido eicosapentaenoico (EPA) nei pazienti con elevato rischio di incorrere in malattie cardiache abbassava il rischio di tali patologie in maniera significativa – tanto che sia la Food and Drug Administration (FDA) che l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) hanno approvato la prescrizione di integratori a base di EPA per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in pazienti con livelli di trigliceridi alti.

Tuttavia, studi successivi sugli integratori a base di omega 3 che combinano l’EPA con l’acido docosaesaenoico (DHA) hanno dato risultati contrastanti.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital (Boston) hanno condotto uno studio sui dati di 38 integratori di acidi grassi omega 3, alcuni EPA-monoterapici e altri con una preparazione mista contenente EPA e DHA, testandoli su 149.000 partecipanti; non sono stati testati integratori con la presenza del solo DHA.

La ricerca è stata pubblicata su Lancet (Eclinical Medicine) una delle 5 riviste scientifiche più importanti al mondo.

Hanno valutato l’insorgenza delle principali malattie cardiache, sia fatali che non fatali, e della fibrillazione atriale.

In questa revisione sistematica e meta-analisi, è stata notata una moderata certezza di prove a favore degli acidi grassi omega-3 per ridurre la mortalità cardiovascolare e gli esiti finali.

L’entità delle riduzioni relative era robusta negli studi EPA rispetto a quelli di EPA+DHA, suggerendo effetti differenziali di EPA e DHA nella riduzione del rischio cardiovascolare.

Questi risultati hanno anche importanti implicazioni per la pratica clinica e le linee guida terapeutiche.

Questa meta-analisi fornisce rassicurazioni sul ruolo degli acidi grassi omega-3, in particolare dell’EPA, nell’attuale quadro di trattamento della riduzione del rischio cardiovascolare e incoraggia i ricercatori a esplorare ulteriormente gli effetti cardiovascolari dell’EPA in diversi contesti clinici.

Fonte: https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(21)00277-7/fulltext

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Antiossidanti e sistema immunitario

Il sistema immunitario è particolarmente sensibile allo stress ossidativo. Le cellule immunitarie fanno molto affidamento sulla comunicazione cellula-cellula, in particolare tramite i recettori di membrana, per funzionare in modo efficace.

Le membrane cellulari sono ricche di acidi grassi polinsaturi che, se perossidati, possono portare a una perdita di integrità della membrana, alterazione della fluidità e provocare alterazioni nella segnalazione intracellulare e nella funzione cellulare.

È stato dimostrato che l’esposizione a ROS può condurre a una riduzione dell’espressione dei recettore di membrana. Inoltre, la produzione di ROS da parte delle cellule immunitarie fagocitiche può danneggiare le cellule stesse, se non sufficientemente protette dagli antiossidanti.

Una condizione di stress ossidativo è stata a lungo associata ad una maggiore suscettibilità alle malattie infettive: si ritiene che l’aumento della gravità e la suscettibilità alle malattie infettive sia il risultato di una ridotta risposta immunitaria conseguente a un cattivo bilancio tra ROS e antiossidanti, inducendo una meno efficace capacità di gestione della malattia infettiva.

Immaginando l’equilibrio tra specie radicaliche e antiossidanti come una bilancia a due piatti, con ROS da una parte e antiossidanti dall’altra, si ritiene che “ribaltare” l’equilibrio a favore del “piatto ROS” sia uno dei principali fattori che contribuiscono alla patogenesi di numerosi disturbi degenerativi come il cancro, malattie autoimmuni, cardiovascolari e al processo di invecchiamento in generale.

Notevoli miglioramenti della funzione immunitaria sono stati osservati in soggetti anziani a seguito di integrazione con nutrienti antiossidanti, ma esistono prove crescenti che tali effetti possono essere osservati anche in soggetti giovani sani.

L’associazione tra diete ricche di nutrienti antiossidanti e una ridotta incidenza di cancro sono state osservate in numerosi studi epidemiologici ed è stato suggerito che un’attivazione del sistema immunitario da parte degli antiossidanti potrebbe, almeno in parte, giustificare tale evidenza.

Ragion per cui può risultare cruciale mantenere l’equilibrio tra specie radicaliche e ROS tramite l’impiego di antiossidanti, al fine di rallentare, se non prevenire, l’insorgenza di molti disturbi legati all’età.

Un sistema immunitario “vigile” e “ben regolato” è determinante per salvaguardare la salute dell’organismo e prevenire la patogenesi di malattie cronico-degenerative, infezioni virali e batteriche.

ACIDO ASCORBICO (VITAMINA C)

L’acido ascorbico (noto anche come vitamina C) è un micronutriente essenziale per l’uomo, con funzioni pleiotropiche legate alla sua capacità di donare elettroni. È un potente antiossidante e cofattore di una famiglia di enzimi biosintetici e regolatori genici della monossigenasi e della diossigenasi: sono coinvolti nella sintesi di collagene, carnitina, catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e ormoni peptidici (vasopressina), oltre a svolgere un ruolo di rilievo nella trascrizione genica e nella regolazione epigenetica.

La vitamina C contribuisce alla difesa immunitaria supportando varie funzioni cellulari del sistema immunitario innato e adattivo, regolando l’attivazione sia della risposta cellulare che umorale, sostiene la funzione della barriera epiteliale contro i patogeni e promuove l’attività scavenger della pelle, proteggendo quindi potenzialmente dallo stress ossidativo ambientale.

La vitamina C si accumula nelle cellule fagocitiche, come i neutrofili, e può migliorare la chemiotassi, la fagocitosi, la generazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e infine l’uccisione microbica. È anche necessaria per l’apoptosi e l’eliminazione dei neutrofili esauriti dai siti di infezione da parte dei macrofagi, riducendo così la necrosi/NETosi e il potenziale danno tissutale. Il ruolo della vitamina C nei linfociti è meno chiaro, ma è stato dimostrato che migliora la differenziazione e la proliferazione delle cellule B e T, probabilmente grazie ai suoi effetti sulla regolazione genica.

La carenza di vitamina C provoca un’immunità compromessa e una maggiore suscettibilità alle infezioni.

A loro volta le infezioni hanno un impatto significativo sui livelli di vitamina C per l’aumento dell’infiammazione e del fabbisogno metabolico. L’integrazione con vitamina C favorisce la prevenzione e la cura delle infezioni respiratorie e sistemiche. La prevenzione profilattica dell’infezione richiede assunzioni dietetiche di vitamina C che forniscano livelli plasmatici almeno adeguati, se non saturi (cioè, 100-200 mg/die), che ottimizzano i livelli di cellule e tessuti.

PROANTOCIANIDINE (OPC)

Le proantocianidine oligomeriche, anche note come OPC, sono sostanze antiossidanti appartenenti al gruppo dei flavonoidi, ovvero polifenoli metaboliti secondari delle piante. Alcuni flavonoidi sono in grado di inibire la lipoossigenasi altri, come la luteolina e la galangina, sono in grado di inibire la cicloossigenasi. Si ha in questo modo una doppia inibizione sulla cascata dell’acido arachidonico (antinfiammatorio e antiaggregante).

Esplicano importante attività antiossidante di cui sono ipotizzati due meccanismi: chelazione di metalli di transizione (in particolare ferro e rame) e inattivazione dei radicali liberi. In sinergia con la vitamina C, gli OPC funzionano come antiossidanti per l’acido ascorbico, probabilmente perché chelano il rame ed altri metalli, ritardando così la sua conversione a deidroascorbato; agiscono come accettori di radicali liberi, poiché quest’ultimi sono responsabili dell’ossidazione dell’ascorbato; aumentano l’assorbimento intestinale dell’acido ascorbico.

OLEUROPEINA DELL’OLEA EUROPAEA

Le proprietà farmacologiche dell’olio d’oliva, del frutto dell’olivo e delle sue foglie sono state riconosciute come componenti importanti della medicina e una dieta sana grazie al contenuto fenolico. Tra i composti fenolici che si trovano in tutte le parti della pianta di olivo il più importante è indubbiamente l’oleuropeina. Essa, come tutte le fitoalessine, ha diverse proprietà farmacologiche:

  • antiossidante
  • antinfiammatora
  • anti-aterogenica
  • anti-cancro
  • antimicrobici
  • antivirali

Inoltre, l’oleuropeina ha dimostrato di essere cardioprotettiva[41] e ha dimostrato di esibire attività anti-ischemiche e ipolipidemizzante[42]. Azione antinfettiva. L’oleuropeina ha dimostrato possedere una forte attività antimicrobica nei confronti di batteri Gram-negativi, Gram-positivi e micoplasma. Strutture fenoliche simili all’oleuropeina sembrano produrre questo effetto antibatterico danneggiando la membrana batterica e/o degradando i peptidoglicani cellulari.

L’attività antinfettiva si esplica anche nei confronti dei virus: gli studi hanno evidenziato potenti attività antivirali contro Epstein-Barr Virus (EBV), virus dell’epatite, rotavirus, rinovirus, parvovirus canino e virus della leucemia felina. Gli studi hanno anche dimostrato che l’oleuropeina mostra una significativa attività antivirale contro il virus respiratorio sinciziale e il virus para-influenza.

Azione antiossidante

L’oleuropeina riduce i livelli intracellulari di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la quantità di proteine ossidate. È importante sottolineare che le colture cellulari trattate con oleuropeina presentano un ritardo nella comparsa della morfologia della senescenza.

Azione Ipoglicemizzante

L’azione antidiabetica dell’oleuropeina è supportata da recenti ricerche sperimentali e da studi clinici: la somministrazione giornaliera di circa 50 mg del polifenolo per 12 settimane a un gruppo di soggetti di mezza età, sovrappeso e, pertanto a rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2, ha ridotto la glicemia e migliorato sia la secrezione che la sensibilità all’insulina. A livello dei tessuti periferici, l’effetto sulla riduzione della resistenza all’attività insulinica appare essere basato su meccanismi comuni a quelli ipotizzati per la metformina.

Azione neuroprotettiva

Gli effetti anti-neurodegenerativi sono stati oggetto di una serie di studi effettuati sia su cellule neuronali in coltura che su animali modello, in situazione cerebrale simile a quella presente nel morbo di Alzheimer, la principale forma di demenza associata all’invecchiamento nell’uomo. Questi effetti, che mostrano una chiara dose-dipendenza, almeno in parte, essere ricondotti alla mobilizzazione del calcio dai depositi intracellulari con la conseguente attivazione di segnali che risultano nell’attivazione dell’autofagia.

Fonti bibliografiche

  1. Anderson R (1982) Effects of ascorbate on normal and abnormal leucocyte functions. International Journal for Vitamin and Nutrition Research 23, Suppl., 23-34.
  2. Roy M, Kiremidjian-Schumacher L, Wishe HI, Cohen MW & Stotzky G (1994) Supplementation with selenium and human immune functions. I. Effect on lymphocyte proliferation and interleukin-2 receptor expression. Biological Trace Elements Research 41, 103-1 14.
  3. Beck MA. Antioxidants and viral infections: host immune response and viral pathogenicity. J Am Coll Nutr. 2001 Oct;20(5 Suppl):384S-388S; discussion 396S-397S.
  4. Beck MA (1998) The influence of antioxidant nutrients on viral infection. Nutrition Reviews 56, S 140-S 146.
  5. Anderson R, Smith MJ, Joone GK & Van Straden AM (1990) Vitamin C and cellular immune functions. Protection against hypochlorous acid-mediated inactivation of glyceraldehyde-3 phosphate dehydrogenase and ATP generation in human leukocytes as a possible mechanism of ascorbate-mediated immunostimulation. Annals of the New York Academy of Scieiices 587,3443.
  6. Parkin J., Cohen B. An overview of the immune system. Lancet. 2001;357:1777–1789. doi: 10.1016/S0140-6736(00)04904-7.
  7. Maggini S., Wintergerst E.S., Beveridge S., Hornig D.H. Selected vitamins and trace elements support immune function by strengthening epithelial barriers and cellular and humoral immune responses. Br. J. Nutr. 2007;98:S29–S35. doi: 10.1017/S0007114507832971.
  8. Webb A.L., Villamor E. Update: Effects of antioxidant and non-antioxidant vitamin supplementation on immune function. Nutr. Rev. 2007;65:181. doi: 10.1111/j.1753- 4887.2007.tb00298.x.
  9. Burns J.J. Missing step in man, monkey and guinea pig required for the biosynthesis of lascorbic acid. Nature. 1957;180:553. doi: 10.1038/180553a0.
  10. Nishikimi M., Fukuyama R., Minoshima S., Shimizu N., Yagi K. Cloning and chromosomal mapping of the human nonfunctional gene for l-gulono-gamma-lactone oxidase, the enzyme for l-ascorbic acid biosynthesis missing in man. J. Biol. Chem. 1994;269:13685– 13688.
  11. doi:10.1248/cpb.49.1471.

Per maggiori informazioni visita anche la pagina MICOTERAPIA

La Graviola è conosciuta per le sue proprietà contro il cancro, ma di fatto non è questo il motivo per cui viene usata da secoli dagli uomini della medicina del Sud America ma per curare uno strabiliante numero di indisposizioni. La sua “vocazione” anticancro  e relativamente recente rispetto al suo uso classico millenario.

La graviola è un frutto tropicale ottenuto dalla pianta dell’Annona Muricata, una specie originaria dalle Antille e che cresce in molte regioni tropicali del Sud America. Proprio grazie agli alti contenuti di antiossidanti e vitamine, la graviola è considerata un superfood a tutti gli effetti

I frutti dell’Annona Muricata si presentano a forma di cuore e posseggono una consistenza fibrosa e ricca di succo. Infatti della graviola non si butta mai quasi nulla e dalle radici, alle foglie vengono utilizzate quasi tutte le parti della pianta.

Attenzione i dosaggi che vengono consigliati (nelle preparazioni con foglie e steli) usati prevalentemente come “aiuto” nei tumori sono spesso molto elevati e non devono essere usati per gli utilizzi “classici” della pianta ma in un dosaggio differente. Nel dubbio consultate un esperto Naturopata o un medico naturale o informatevi dal distributore.

Se Usate direttamente la foglie e rametti in tisana o altro non eccedete nel dosaggio o nell’uso giornaliero è una pianta molto potente!

Graviola Raintree: un vero dono della natura sud americana20 benefici della graviola

Grazie agli alti contenuti di vitamine e minerali, la graviola se consumata in moderazione può essere molto utile per la salute, grazie alle sue proprietà antivirali particolarmente efficaci ad esempio contro l’ herpes simplex.

Tra le sue annoverate proprietà vi è spesso confusione a causa delle larghe quantità di informazioni spesso contraddicenti tra gli esiti di diverse ricerche condotte sulla Annona Muricata, ma fondamentale il segreto per sfruttare al meglio la graviola è rispettare i limiti consigliati sul consumo.

Rafforza il sistema immunitario

La graviola contiene sostanze che aiutano le difese del nostro corpo e stimola la produzione di globuli bianchi, mentre gli antiossidanti contribuiscono nella lotta ad i radicali liberi. Questo frutto inoltre possiede una capacità antifebbrifica riconosciuta dalla FDA per il supporto della risposta immunitaria dell’organismo (Wu FE various J Nat Prod 1995 June).

Tra i contenuti presenti nella graviola indichiamo: acido gentistico, acido linoleico e muricarpentocina, acetogenine, anncatacina, annocatalina, annonacina, annohexocina, annomuricina, anomurina e anonolo.

Aiuta a dormire più facilmente

Nella graviola possiamo trovare anche il triptofano, una sostanza che promuove il sonno e facilita il rilassamento. Per tale ragione l’annona muricata è indicata contro l’insonnia, tra l’altro le sue foglie vengono utilizzata anche in aromaterapia per infusioni contro il sonno.

Analgesico naturale efficace nel sedare il dolore

I nativi nei paesi del Sud America hanno utilizzato le foglie dell’annona muricata da tempo immemore per trattare piccole ferite e ridurre la sensazione del dolore. La tradizione vuole che masticare le foglie e bere il succo di graviola aiutasse a guarire più in fretta. Gli aspetti sedativi e antiinfiammatori di questo imponente frutto tropicale lo rendono una soluzione ideale per tutti i tipi di dolore al corpo, sia all’interno che all’esterno.

Protegge gli occhi ed è ricco di antiossidanti indispensabili

Molti dei benefici per la salute della graviola sono considerati come derivati ​​dalle sue proprietà antiossidanti. Diversi studi dimostrano come i fitonutrienti presenti nella graviola posseggono livelli elevati di composti antiossidanti, tra cui alcaloidi, saponini, terpenoidi, flavonoidi, coumarini, lattoni, antrachinoni, tannini, glicosidi cardiaci, fenoli e fitosteroli . Ulteriori ricerche hanno evidenziato che gli antiossidanti possono aiutare contro diverse malattie agli occhi in particolare legale all’avanzare dell’età. Una ricerca condotta dal National Eye Institute, ha trovato gli antiossidanti particolarmente efficaci, specialmente se consumati in combinazione con vitamina C, vitamina E, beta-carotene e zinco. I risultati sono stati impressionati, con un 25% di miglioramento in coloro che erano già effetti da simili disturbi.

Utile per eliminare tosse e muco

Se stai lottando contro tosse grassa o ti senti intasato, la graviola può esserti d’aiuto, infatti è in grado di decongestionare e liberare le vie aree. Ma non solo perché il succo di graviola ad esempio possiede in parte una funzione espettorante, in grado di liberare il muco e ridurre anche l’infiammazione di cavità nasali e tratti respiratori.

Efficace contro parassiti

La graviola è utilizzata nell’America Latina come rimedio popolare contro i parassiti data la sua efficacia nel combattere e la Schistosomiasi, una parassitosi causata da Platelminti del genere Schistosoma.

Si rivela anche particolarmente utile per la maggior parti delle infezioni parassitare più comuni, sotto forma di infuso con foglie di Annona Muricata è possibile realizzare una bevanda per pulire il tratto gastrointestinale. Inoltre la riboflavina può aiutare nell’inibire i parassiti all’interno del corpo.

Facilita la prevenzione delle infezioni del tratto urinario

Sotto forma di succo, la graviola può donare benefici anche nella prevenzione delle infezioni delle vie urinarie, in particolare dell’uretrite e dell’ematuria.

Vitamine B1 e B2 aiutano il cuore e migliorano il metabolismo

La vitamina B1 accelera il metabolismo, facilita la circolazione del sangue e previene i disturbi nervosi. Inoltre la graviola contiene la vitamina B2, che è vitale per il corretto funzionamento del nostro organismo e include effetti sul del sistema nervoso e la manutenzione del muscolo cardiaco.

Trattamento delle ulcere della bocca

Se hai una pustola in bocca che proprio ti dà fastidio, sbuccia una graviola e appoggiaci un pezzo di frutta sopra. Questo gradualmente diminuirà le dimensioni delle ulcere e ridurrà il senso di irritazione

È un rimedio naturale per l’artrite

L’Applicazione topica di una infusione di foglie di graviola è nota per alleviare il dolore causato da artrite e reumatismi. Potete immergere un panno pulito nell’infuso ancora caldo e applicarlo sulla zona interessata, per massimo due volte al giorno.

Antivirale ed antisettico efficace contro le infezioni

La Graviola è spesso usato per trattare le infezioni causate da batteri e parassiti, inclusa la leishmaniosi. È anche usato per trattare l’herpes, tosse e vomito. Le infezioni batteriche e virali possono causare tosse, starnuti, febbre e altri sintomi e, sebbene questi sintomi possono essere frustranti, sono efficaci dal momento che fanno parte del metodo che il corpo usa per far scattare il sistema immunitario per Corpo di qualsiasi infezione.

Antidepressivo naturale efficace nel sedare lo stress

Il succo di graviola è stato utilizzato come rimedio naturale contro lo stress per secoli. Del frutto dell’Annona Muricata spicca una ricerca che illustra la possibile capacità della graviola nello stimolare i I recettori serotoninergici (o della serotonina) indispensabili poiché modulano dei neurotrasmettitori ed influenzando diversi processi neurologici e biologici come aggressività, ansia e appetito. (Roman G; Curr. Op. Neurology 1998; 11:539) e (Bourne RR. West Indian Med J 1979 28:2).

Rallenta l’invecchiamento ed è potente frutto antiaging

La graviola è una ricca fonte di vitamina C ed acido ascorbico ma anche di preziosi antiossidanti che svolgono un ruolo importante nella lotta contro i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento della pelle. Eliminando i radicali liberi, si può letteralmente ridurre i segni più evidenti dell’invecchiamento come le rughe.

Aiuta le ferite a cicatrizzare più in fretta

La parte carnosa del frutto può essere applicata su una piccola ferita per almeno 3 giorni. Ciò non solo accelererà il processo di guarigione ma anche impedisce le infezioni batteriche. Una decozione di foglie dell’annona muricata è utile per il trattamento dell’infiammazione e dei piedi gonfi.

Elimina i pidocchi

I pidocchi sono uno di quei parassiti che si moltiplicano rapidamente, e che possono danneggiare i capelli. Un decotto fatto preparato con le foglie di graviola può essere applicato al tuo cuoio capelluto per liberarsi dei pidocchi.

Bolle della pelle? Nessun problema

Le bolle sono un disturbo della pelle che si caratterizza per il dolore immenso e persino ha il rischio di catturare l’infezione. Queste possono verificarsi sul corpo o sul viso, quindi interferiscono con la salute e la bellezza della pelle. Le foglie di graviola o anche il succo possono essere un rimedio naturale per eliminarle.

Aiuta contro l’eczema

È possibile macinare alcune foglie di graviola e applicarle regolarmente sulle zone colpite due volte al giorno. Questo aiuterà a alleviare il dolore causato dall’eczema oltre a diminuirne gli effetti visibili.Un composto di foglie di graviola e acqua di rose può essere applicata sulla pelle per prevenire la comparsa di punti neri e di altri problemi cutanei.

La Graviola è utilizzata dalla medicina popolare da secoli per:

  • ipertensione
  • influenza
  • sfoghi
  • nevralgia
  • artrite
  • reumatismi
  • diarrea
  • nausea
  • dispepsia
  • ulcera
  • tricofizie
  • scorbuto
  • malaria
  • dissenteria
  • palpitazioni
  • nervosismo
  • insonnia
  • febbre
  • bolle
  • spasmi muscolari

AVVISO IMPORTANTE

Graviola è diventata famosa per alcuni ingredienti attivi contenuti principalmente nelle foglie e negli steli della pianta, le Annonacee acetogenine. ATTENZIONE ALL’ETICHETTA: Gli studi sulle acetogenine sono stati condotti usando estratti delle foglie e degli steli. Sebbene questi composti siano contenuti anche nei semi del frutto di graviola, tuttavia se ne sconsiglia l’utilizzo poiché alcune ricerche hanno documentato possibili effetti neurotossici dei semi del frutto in caso di assunzione prolungata. Allo stato attuale, si consiglia l’assunzione di integratori contenenti prevelentemente foglie e steli di graviola.

La Graviola è una sostanza completamente naturale senza effetti collaterali a parte una possibile lieve scombussolamento gastrointestinale se preso a stomaco pieno ad alti dosaggi (superiore a 5 gr)

Pubblicazioni scientifiche: 

Graviola è oggetto di oltre 70 pubblicazioni scientifiche.

——————————————————————

  1. Unpublished data, National Cancer Institute. Anon: Nat Cancer 1st Central Files–(1976) from Napralert Files, University of Illinois, 1995
  2. Bioorg Med Chem 8(1):285-90, 2000
  3. J Nat Prod 59(2):100-108, 1996
  4. Phytochemistry 49(2):565-71, 1998
  5. J. Nat Prod 58(6):902-908, 1995

Vedi anche la pagina SUPPORTO ONCOLOGICO

Micoterapia

La Micoterapia è la scienza che studia e utilizza i Funghi per migliorare la salute dell’uomo e degli animali.

Agisce sia sulle cause che sui sintomi, riportando le funzioni dell’organismo ad un miglior funzionamento.

 

La natura in tutte le sue manifestazioni è depositaria di poteri che le popolazioni antiche  sapevano riconoscere e interpretare;  molto spesso gli elementi naturali erano venerati e considerati divini. Ogni essere vivente interagisce con l’ambiente attraverso codici energetici che tendono alla condizione di equilibrio; qualsiasi intervento che non rispetti tale equilibrio provoca una rottura dell’omeostasi che inevitabilmente ricade a cascata su tutti gli organismi.

La natura nel suo complesso non è altro che la prima più importante farmacopea conosciuta sin dai tempi antichi ed in particolare alcuni funghi sono da secoli utilizzati come rimedi naturali nelle medicine tradizionali.

A partire dagli anni sessanta istituti di ricerca in Giappone si sono interessati alle proprietà di alcune specie e hanno cominciato a studiarle per verificare se le valenze empiriche potessero avere un fondamento scientifico.

Gli studi successivi hanno stabilito che in alcune specie fungine sono contenuti numerosi composti dei quali si sono verificate le proprietà benefiche.

La micoterapia e i funghi medicinali favoriscono un riequilibrio generale dell’organismo, migliorandone il funzionamento senza causare effetti collaterali e per questi motivi sono definiti adattogeni. Hanno azione aspecifica indipendente dallo stato di salute con effetto lento e progressivo. La combinazione mirata di più funghi, spesso produce un maggiore effetto benefico grazie all’azione sinergica dei diversi composti attivi.

Tutti i funghi medicamentosi hanno la proprietà più o meno marcata di stimolare il sistema immunitario spesso alterato da molteplici stress che riducono le funzionalità dell’organismo e provocano stati di infiammazione cronica con la possibile insorgenza di patologie degenerative. Inoltre l’assunzione quotidiana del fungo associata ad una corretta alimentazione e a uno stile di vita equilibrato, favorisce il recupero o il mantenimento dell’omeostasi, apporta vitalità, tonifica la funzionalità organica e  protegge il metabolismo cellulare.

Consigliata inoltre l’assunzione del fungo in associazione alla vitamina C per favorirne l’assimilazione

Per maggiori informazioni visita anche la pagina sui FUNGHI o QUI

Sugli integratori le opinioni sono molto contrastanti. Per alcuni sono sostanze miracolose che curano ogni male, per altri sono veleni da evitare a tutti i costi. Ovviamente entrambe le posizioni sono tanto assurde quanto poco scientifiche.

Gli integratori sono utili strumenti per migliorare la salute e la funzionalità dell’organismo e come tali non sono né una panacea né una fonte di danno.

Con il termine integratori alimentari possiamo raggruppare un numero molto ampio di sostanze naturali di cui il nostro organismo ha bisogno per funzionare nel modo corretto.

Tipicamente chi non ama il concetto di integrazione alimentare sostiene che i cibi ci forniscono già tutto ciò che ci serve. Nella realtà le cose non stanno proprio così.

Prima di tutto viviamo molto più a lungo e ci ammaliamo molto spesso di malattie croniche quindi le nostre esigenze non sono rimaste costanti nel corso dell’evoluzione. Poi i cibi vengono prodotti, processati, cotti e conservati e questo cambia in modo significativo le concentrazioni di nutrienti che essi sono in grado di fornirci.

Infine non è affatto detto che poiché sono scomparse le patologie da grave carenza (come per esempio scorbuto, pellagra e rachitismo), questo voglia dire che non esistono carenze meno forti ma comunque deleterie.

I ricercatori parlano di micro carenze croniche e suggeriscono che queste possano accelerare l’invecchiamento e peggiorare la salute.

Detto questo è bene chiarire che la soluzione non è certamente quella di riempirsi di prodotti di discutibile qualità e di prenderli a casaccio.

In un mondo perfetto dovrebbe essere un medico preparato in materia a suggerire gli integratori più adatti in base alla condizione del paziente. Purtroppo questa opportunità rimane ancora piuttosto rara, anche se sicuramente sarà destinata a diffondersi nei prossimi anni.

In alternativa si può ricorrere al parere di un farmacista esperto in integrazione alimentare che sarà in grado di dare dei suggerimenti mirati.

In molti casi però la persona interessata dovrà arrangiarsi e allora sarà bene seguire per lo meno alcune indicazioni.

La prima è che ci sono solo alcune sostanze che apportano benefici e che sono da considerarsi a bassissimo rischi. Sono solo queste che vanno prese in considerazione quando non si è seguiti da un medico.

Partiamo allora da queste sostanze e cerchiamo di capire come possiamo orientarci sul prodotto da scegliere:

Multivitaminico: la scelta migliore è quella di assumere un prodotto ad ampio spettro di vitamine, con aggiunta di minerali e fitonutrienti o estratti vegetali. In linea generale i dosaggi non dovrebbero superare il 100% di quelli consigliati (LARN).

Omega 3: è fondamentale assumere oli certificati per purezza e assenza di inquinanti, ma è anche necessario prestare attenzione alla loro conservazione. In primo luogo sarebbero da preferire prodotti in blister con capsule separate oppure in confezioni di vetro scure e con capsule rigide e non trasparenti. In casa vanno conservati sempre in frigo.

PER APPROFONDIRE: Tutta la verità sugli Omega 3

Vitamina D: la forma migliore è quella oleosa in gocce ma è bene ricordarsi che va assunta su un piccolo pezzo di pane o una galletta di riso. Meglio l’assunzione giornaliera di un dosaggio adeguato piuttosto che la dose settimanale o mensile.

PER APPROFONDIRE: Vitamina D: effetti e rischi da carenza

Acido alfa lipoico: si tratta di una sostanza antiossidante e antiglicante molto stabile e sicura. La forma R è più efficace di quella Alfa, anche se meno facile da trovare.

Coenzima Q10: antiossidante e cofattore nel metabolismo energetico mitocondriale, la forma più efficace è l’ubichinolo piuttosto che il più popolare ubichinone.

Proteine isolate del siero del latte: essenziali come integratore post-allenamento, vanno scelti prodotti privi di lattosio (se si è intolleranti) e possibilmente al naturale, senza dolcificanti. Sono accettabili le versioni con stevia, sucralosio o xilitolo.

PER APPROFONDIRE: Le proteine in polvere fanno male?

Il parere di un medico esperto sarebbe sempre desiderabile.

Infine credo sia necessario prestare attenzione ai prezzi. Alcuni integratori distribuiti a prezzi davvero molto bassi rispetto ad altri hanno concentrazioni estremamente ridotte o materia prima di scarsa qualità.

Rimani forte, vivi a pieno!

Filippo Ongaro: medico degli astronauti dal 2000 al 2007, coach e autore bestseller

Dopo aver lavorato come medico degli astronauti presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e aver collaborato con NASA e Agenzia Spaziale Russa, sono stato il primo italiano a ottenere la certificazione in medicina anti-aging in USA e ho fondato e diretto il primo istituto di medicina anti-aging in Italia. Ho lavorato con militari d’élite, atleti, manager e migliaia di pazienti e ho scritto 9 libri, la maggior parte dei quali bestseller. Ora ho deciso di non svolgere più attività clinica e di dedicarmi esclusivamente al coaching.

La tua vita è la mia missione!


La curcuma è una spezia dal colore giallo-arancio e dall’aroma penetrante, molto utilizzata nella cucina indiana. Si ricava dalla polverizzazione del rizoma (un fusto carnoso simile a una radice) della curcuma longa, pianta tropicale indiana appartenente alla stessa famiglia delle Zingiberacee, la stessa dello zenzero. Il termine curcuma trae origini dalla lingua sanscrita “kum-kuma” e dall’arabo “kour-koum“, che significa appunto zafferano, per via della sua somiglianza con la più preziosa spezia, dello stesso giallo vivo, ma dall’aroma differente. In Occidente la si utilizza soprattutto in cucina, nell’alimentazione sana e naturale e come integratore dalle numerose proprietà.

La curcuma viene usata da migliaia di anni nella medicina tradizionale cinese e nell’ayurveda come rimedio dalle numerose proprietà. Nella medicina tradizionale cinese viene utilizzata per riequilibrare i meridiani di stomaco, milza e fegato, inoltre secondo questa medicina tradizionale rende il sangue più fluido e cura i disturbi femminili. L’antica medicina indiana, l’ayurveda, utilizza questa spezia per far fluire l’energia eliminando scorie e tossine e la consiglia la mattina a digiuno, diluendone un cucchiaino nell’acqua, come rimedio detox. In questi ultimi anni, la curcuma è stata oggetto di numerosi studi scientifici che non solo hanno confermato le proprietà individuate dalle antiche medicine, ma ne hanno anche scoperte di nuove.

La curcuma svolge soprattutto tre funzioni benefiche per la salute:

  1. antinfiammatoria
  2. antiossidante
  3. immunostimolante
  • Da queste tre azioni derivano tutte le proprietà e i benefici che fanno sì che, il rizoma della curcuma e i suoi estratti, siano utili per contrastare le malattie infiammatorie croniche (da quelle intestinali alle articolari), per riequilibrare l’apparato digerente, contribuendo alla salute di stomaco, fegato – che disintossica in profondità – e intestino e contrastando la formazione di colesterolo LDL (“cattivo”) a livello della ghiandola epatica. Insieme, le sue funzioni agiscono anche sulla prevenzione di alcune forme tumorali, così come sulla salute del cervello e del cuore.
  • Come antinfiammatorio, la spezia è utile in caso di dolori muscolo scheletrici e le infiammazioni tipiche di artrite e artrosi, così come in presenza di dolori mestruali, colite, cefalea edemicrania, fibromialgia. Inoltre, facilita l’eliminazione del grasso addominale, resa difficile dallo stato infiammatorio prodotto dalle stesse cellule adipose.
  • Come antiossidante, si rivela utile nella prevenzione dell’invecchiamento precoce e di tutti i disturbi che l’accompagnano, compreso il rallentamento del metabolismo che porta a prendere peso più facilmente dopo una certa età.
  • L’azione immunostimolante si rivela invece utile per rafforzare le difese dell’organismo, proteggendolo dall’attacco di batteri, virus ed altri elementi dannosi.
È soprattutto la curcumina, un elemento antiossidante che dà il tipico colore al rizoma, la responsabile di tutte le proprietà benefiche della spezia: ogni 10g di polvere ne possono contenere da 2 a 8g. La curcumina fu individuata per la prima volta nel 1842, dagli scienziati Vogel e Pelletier, che le diedero il nome.

Curcuma: disturbi e malattie che traggono beneficio dal suo impiego

  1. Diabete: la curcumina potrebbe migliorare la resistenza all’insulina, un fenomeno associato a intolleranza al glucosio, diabete, malattie cardiovascolari e sindrome metabolica(che comprende sovrappeso, soprattutto con grasso addominale, alti livelli di zuccheri, colesterolo e trigliceridi e di pressione sanguigna).
  2. Celiachia e Morbo di Crohn: entrambe queste condizioni (la celiachia fino a sei mesi dalla sospensione del glutine) comportano una condizione infiammatoria intestinale che trae beneficio dall’assunzione di integratori di curcuma.
  3. Gastrite: grazie all’azione antinfiammatoria e antibatterica di questa spezia, la sua integrazione contrasta il bruciore di stomaco (se presente) e contribuisce all’eliminazione dell’Helicobacter pylori, quando la gastrite è provocata da questo batterio.
  4. Cistiti e candidosi: entrambi queste condizioni beneficiano dell’assunzione della curcuma, dall’azione antibatterica, efficace anche contro i funghi (candida). In poco tempo risolve bruciori e prurito.
  5. Depressione: la curcumina aumenta i livelli di serotonina e dopamina, due neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Uno studio ha osservato che l’assunzione di 1g al giorno di questo principio attivo allevia la depressione in modo apprezzabile.
  6. Morbo di Alzheimer: la curcuma sembra ostacolare la proteina beta amiloide (A-beta), implicata nella progressiva degenerazione delle cellule cerebrali che caratterizza questa forma di demenza.
  7. Piccole ferite, escoriazioni e punture d’insetto: la spezia può anche essere utilizzata esternamente, in quanto è cicatrizzante per piccole ferite ed escoriazioni. Applicata in pasta (cioè diluita con poca acqua naturale o acqua di rose) è utile contro le punture di insetto.