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La canapa alimentare, un cereale poco usato nella nostra tradizione alimentare, ha delle proprietà nutritive molto importanti e può essere utilizzata in sostituzione del frumento nei regimi alimentari per celiaci. Le proprietà nutritive la rendono un alimento molto nutriente, ricco di proteine vegetali e di aminoacidi essenziali, adatto a chiunque voglia seguire una dieta sana.

Il benessere salutare è uno dei bisogni fondamentali dell’umanità. Eminenti scienziati e medici considerano la canapa come una delle piante più nutrienti al mondo. La resilienza e la densità dei valori nutrizionali dei suoi semi è unica.

Il risultato è una vasta gamma di prodotti che ci nutrono, promuovono la nostra salute, hanno proprietà curative e proteggono la natura.

Non solo gli ingredienti contenuti nella canapa la rendono una delle fonti di cibo più sano e più nutriente che madre natura ci dona.

Piuttosto è il rapporto degli acidi grassi insaturi contenenti tramite loro: come nel corpo umano anche nei semi gli acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6 stanno in un rapporto di 3:1, che non è ideale solo per il metabolismo umano, ma anche raro negli oli vegetali.

La canapa contiene tutti i minerali, vitamine, oligoelementi, fibre alimentari e amminoacidi essenziali per l’organismo umano.

Questi sono essenziali per il processo metabolico, per il trasporto e lo stoccaggio ottimizzato di tutte sostanze nutritive.

La canapa convince anche per il suo gusto: il sapore leggermente nocciolato in forma di semi, olio o farina fa la base per molti piatti deliziosi.

L’olio di canapa non solo è impiegato per condire insalate, preparare pietanze e sughi, ma anche nel campo della fitocosmesi per realizzare prodotti cosmetici a base di canapa come: creme, unguenti, lozioni per il corpo e saponi.

L’olio è un ottimo cosmetico naturale ad azione anti-age, utile per eczemi, pelli secche e poco nutrite.

Un buon olio (meglio se da agricoltura biologica) è perfetto anche per massaggiare la pelle dopo un bel bagno caldo, da unire da unire con qualche goccia di olio essenziale profumato; un ottimo rimedio naturale per idratare la pelle e renderla luminosa.

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Il tinnito è una condizione debilitante dell’udito, che causa costantemente una cattiva percezione del suono, con sibili, vibrazioni e scrosci che possono notevolmente influire sulla salute in generale e sulla qualità della vita.

 

Uno studio pilota ha valutato l’efficacia del picnogenolo nel miglioramento del flusso cocleare in pazienti con tinnito lieve o moderato presente da almeno due settimane (senza vertigini o perdita di udito consistente) possibilmente associati ad ipoperfusione cocleare. Il tinnito è un disturbo nel quale il paziente percepisce una sensazione sonora senza che ci sia effettivamente un suono esterno. Si tratta di un disturbo debilitante che può riflettersi in modo marcato sulla qualità della vita. Il peggioramento del flusso è una causa comune di tinnito.

In questo studio sono stati arruolati pazienti con tinnito lieve-moderato, idiopatico, monolaterale presente da almeno due settimane; non sono stati rilevate vertigini o importanti perdite di udito all’esame specifico. L’origine del tinnito era stata improvvisa.

58 pazienti sono stati trattati con Pycnogenol®, una miscela brevettata (n.4698360 Horphag Research Ltd) di proantocianidine estratte dalla corteccia di pino marittimo francese. 24 pazienti hanno ricevuto 150 mg/die (gruppo A, età media 43,2 ± 4,3) e 34 pazienti hanno ricevuto 100 mg/die (gruppo B, età media 42,4± 3,8). Il gruppo di controllo comprendeva 24 pazienti (età media 42,3±4,5). I gruppi risultavano confrontabili per condizione clinica, età e sesso. La durata media del trattamento è stata di 34,3±3,1 giorni. Non sono stati osservati effetti collaterali e abbandoni dello studio.

Il flusso sanguigno nell’orecchio interno è stato misurato mediante ultrasonografia ad alta risoluzione.

Le variazioni della velocità del flusso cocleare (in cm/sec nell’arteria cocleare) all’inizio dello studio e dopo 4 settimane di trattamento hanno indicato che la velocità nell’orecchio malato era significativamente inferiore (sia la componente sistolica che diastolica; p<0,05) rispetto all’altro orecchio Pycnogenol® ha migliorato la velocità sistolica e diastolica del flusso nei gruppi di trattamento A e B (p<0,05). L’aumento della velocità di flusso nel gruppo di controllo è risultato invece molto limitato e non significativo.

Gli autori inoltre hanno utilizzato un scala soggettiva del sintomo STS (Subjective Tinnitus Scale) per valutare il tinnito. I risultati hanno dimostrato una riduzione da una media di 8,8 a 5,2 e 3,3 nei pazienti trattati con Pycnogenol® rispettivamente ad alte e basse dosi. Non sono state riportate modifiche secondo la scala STS nei pazienti del gruppo di controllo.

Questi risultati indicano che in pazienti selezionati con tinnito e alterata perfusione cocleare, Pycnogenol® è efficace in tempi brevi nell’alleviare i sintomi di tinnito migliorando il flusso sanguigno cocleare. L’effetto è più pronunciato a dosaggi maggiori.

Si auspicano ulteriori studi per valutare meglio la patologia e le potenziali applicazioni di Pycnogenol® in un più ampio numero di pazienti attualmente privi di una soluzione terapeutica.

Bibliografia: Grossi MG et al. “Improvement in cochlearr flow with Pycnogenol® in patients with tinnitus: a pilot evaluation” Panminerva medica 2010 June; 52 (2 suppl 1): 63-8
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Punti di Forza LENTINex®

Lentinex®, il β-glucano GlycaNova, ricavato con un processo particolare di fermentazione del micelio del fungo Lentinula Edodes (Shiitake), conserva la configurazione a tripla elica, un peso molecolare superiore a 104 Dalton.

Unicità di LENTINex®

La capacità di modulare l’immunità dipende strettamente dalla massa molecolare, dalla conformazione, dalla solubilità, dal grado e posizione delle sue ramificazioni.

1. Peso Molecolare

  • I β-glucani ad alto peso molecolare (prevalenti in natura) possono attivare direttamente i leucociti, stimolando la loro funzione fagocitica, antimicrobica, antivirale e citotossica[9].
  • I β-glucani di peso molecolare intermedio hanno un’attività biologica in vivo, ma gli effetti cellulari sono meno evidenti.
  • I β-glucani di basso peso molecolare sono generalmente considerati inattivi[9].

È importante considerare che un composto o un farmaco ad alto peso molecolare è difficilmente assorbibile; questo è dovuto all’ingombro sterico e ai numerosi gruppi funzionali che possono comporre la molecola e causare difficoltà nel superare il doppio foglietto fosfolipidico che compone la membrana plasmatica.

Il Lentinex ha un peso molecolare superiore a 104 Dalton.

2. Solubilità

Questo parametro è estremamente importante ed influenza attivamente la biodisponibilità di un determinato principio attivo.
Una bassa biodisponibilità si osserva comunemente con preparazioni orali poco idrosolubili che vengono assorbite troppo lentamente (per esempio compresse o capsule). Inoltre, un principio attivo polare o ionizzato non è in grado di superare efficacemente la membrana epiteliale.

Il Lentinex® è una soluzione acquosa di β-glucano (Lentinano β 1-3,1-6). La forma farmaceutica in fase liquida lo rende più assorbibile e gli consente di essere assunto per via sublinguale, saltando il sistema portale e il conseguente metabolismo epatico. Questo incide positivamente sulla biodisponibilità che risulta superiore rispetto a quanto si ottiene con altri prodotti a base di β-glucani in polvere.

3. Struttura a Tripla Elica

ll Lentinano è un β-glucano estratto dal micelio del fungo Shiitake che si è dimostrato essere la molecola attiva principale in grado di modulare efficacemente il sistema immunitario a basso dosaggio (low dose).

Questo β-glucano è composto da una catena glucosidica β-1,3 con ramificazioni β-1,6[13] ed è attiva se caratterizzata da una struttura a tripla elica in cui le singole catene si legano tra loro.

Uno studio ha dimostrato che il lentinano a tripla elica ha mostrato l’attività antitumorale più alta in vivo, con un rapporto di inibizione del 49,5%, simile a quello del 5-fluorouracile (50,5%)[14] senza effetti collaterali indotti dalla terapia farmacologica.

Il Lentinex® è l’unico brevetto costituito esclusivamente da β-glucano Lentinano β 1-3,1-6, solubile, con struttura a tripla elica ad alto peso molecolare.

Lentinex from Netron on Vimeo.

Integrazione con un B-glucano solubile esportato dal fungo medicinale Shiitake, Lentinus edodes

(Clicca qui per accedere all’articolo completo)

Questo studio ha esaminato l’effetto e la sicurezza del β-glucano da L.edodes micelio, in soggetti sani e anziani.

Un totale di quarantadue soggetti sani (sia maschi che femmine) di età pari o superiore a 65 anni hanno partecipato a uno studio randomizzato, in doppio cieco controllato con placebo e sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi trattati con LENTINEX ® da 2,5 mg / die o con placebo in cellulosa per via orale per sei settimane. Quando è stato analizzato un sottogruppo con valori di pretrattamento al di sotto della mediana di gruppo all’ingresso, è stata osservata una differenza statisticamente significativa nella risposta nelle cellule B

Il resveratrolo è un polifenolo, una molecola con funzioni antiossidanti presente nell’uva e nel vino rosso, bevanda non a caso “osannata” più volte per i suoi effetti positivi sulla salute se bevuta in modiche quantità. La sostanza deve la sua fama proprio agli studi di Sinclair, il quale lo ha scoperto dotato di poteri “allunga-vita” nei topi e in altri animali.

Ma il resveratrolo potrebbe fare di più che “semplicemente” spostare il nostro “calendario”, potrebbe infatti aiutare ad invecchiare in salute proteggendo dalle malattie.

 Proprio Sinclair in uno dei suoi tanti studi pubblicato sulla rivista Nature lo scorso anno aveva dimostrato che la molecola protegge dai rischi per la salute legati all’ obesità: pur non aiutando a perdere peso, il resveratrolo è risultato capace di contrastare le conseguenze dell’obesità in topolini ipernutriti con una dieta ricca di grassi. Di fatto rende la fisiologia del corpo dei topolini grassi molto simile a quella di topolini di peso normale, insomma il resveratrolo protegge gli animali dalle disastrose conseguenze del sovrappeso.

Il nuovo studio pubblicato  da Sinclair insieme con Rafael de Cabo dell’Istituto Federale di Ricerca sull’Invecchiamento (National Institute on Aging) mostra altri poteri protettivi del resveratrolo. Gli scienziati hanno osservato a lungo lo stato di salute di topolini di mezza età (con un’età comparabile ai nostri 40 anni) nutrendoli o con una dieta eccessivamente calorica o con una dieta sana. Ad alcuni dei topolini gli scienziati hanno aggiunto una dose giornaliera di resveratrolo. E’ emerso intanto che i topolini ipernutriti che assumono resveratrolo riescono a vivere più a lungo dei ‘compagni’ ipernutriti cui non è somministrata la molecola. Poi Sinclair ha visto che, indipendentemente da eventuali effetti ‘allunga-vita’, i topolini che prendevano resveratrolo erano protetti da molte malattie legate all’età: dalla cataratta alle malattie cardiovascolari, inoltre il resveratrolo riduce il colesterolo, protegge la salute delle arterie, rafforza le ossa e preserva equilibrio e coordinazione motoria.

Insomma, anche se tutti questi effetti benefici sono stati riscontrati finora solo su topolini, il resveratrolo potrebbe davvero divenire la base per un farmaco che ci permetta di invecchiare in salute al riparo dalle malattie che tipicamente insorgono con gli anni, soprattutto se non si osservano stili di vita corretti o si è in sovrappeso.

 RESVERATROLO …UN’ALTERNATIVA NATURALE ALLA TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA?

In base a un nuovo studio sembra che il trattamento basato sul resveratrolo potrebbe essere un’alternativa naturale alla terapia ormonale sostitutiva (HRT) in donne in post-menopausa.

Le conclusioni di uno studio pubblicato nel Journal of Nutritional Biochemistry indicano che il resveratrolo è il candidato più probabile tra i fitoestrogeni ad offrire una HRT più sicura grazie alle sue peculiari proprietà estrogeniche e antiossidanti.

I Fitoestrogeni sono sostanze vegetali naturali che esercitano un’attività debolmente estrogenica nei mammiferi; alcuni esempi sono la daidzeina, genisteina e gliciteina della soia, il cumestrolo nei fagioli e nei germogli di erba medica e il resveratrolo delle bucce d’uva e del vino rosso.

L’obiettivo di questo studio quindi è stato di valutare gli effetti estrogeno-simile dei singoli fitoestrogeni alimentari, analizzando i loro effetti sulla crescita cellulare incontrollata, sul ciclo cellulare e sull’apoptosi (morte cellulare programmata).

 Risultati

Benchè sia la genisteina, il resveratrolo che la gliciteina aumentino l’apoptosi e riducano il rapporto Bcl-2/Bax, il resveratrolo riduce questo rapporto più degli altri composti, contrastando in tal senso la crescita cellulare incontrollata.

Poichè il resveratrolo stimola la trascrizione del recettore per gli estrogeni endogeno e gli effetti proapoptotici, questo fitoestrogeno è il candidato più promettente per la terapia ormonale sostitutiva. Gli Autori sottolineano che sono necessarie nuove ricerche per comprendere il meccanismo col quale il resveratrolo sia in grado di sopprimere la crescita cellulare.

FONTE: T Sakamoto, H Horiguchi, E Oguma, F Kayama “Effects of diverse dietary phytoestrogens on cell growth, cell cycle and apoptosis in estrogen-receptor-positive breast cancer cells” Journal of Nutritional Biochemistry

RESVERATROLO, PATRIMONIO GENETICO, LONGEVITA’ E QUALITA’ DELLA VITA

 Negli ultimi decenni sono state fatte tre importanti scoperte sui fattori che regolano la durata della nostra vita:

1) la restrizione calorica ha un effetto antinvecchiamento sull’uomo e sugli animali: gli animali obesi tendono a vivere meno mentre quelli mantenuti a dieta ipocalorica tendono a vivere più di quanto dovrebbero;

2) il nostro metabolismo oltre a produrre energia produce delle “scorie” sotto forma di radicali liberi che finiscono con il danneggiare la cellula e le sue strutture;

3) nell’ultimo decennio gli scienziati hanno individuato una serie di geni le cui mutazioni possono prolungare la vita.

In particolare recentemente Leonard Guarente al MIT di Boston ha individuato un gruppo di geni denominati “SIR”, attivati da un regime di restrizione calorica, che provocano un prolungamento della vita. Nel 2003 David Sinclair uno scienziato dell’Harvard University ha scoperto che tali geni possono essere attivati anche dal resveratrolo, una molecole normalmente contenuta nel vino rosso e negli acini d’uva. La scoperta di questo nuovo meccanismo d’azione ha aumentato in maniera rilevante l’importanza del resveratrolo ( e di conseguenza di altri polifenoli) fino ad oggi considerati dei semplici antiossidanti come molte altre molecole naturali.

Nel 1933, Mc Cay e collaboratori, scoprirono come la restrizione calorica ha l’effetto di prolungare la vita degli animali da esperimento.

Solo nel 2003 però Leonard Guarente e Jana Koubova (2003) prima e David Sinclair (2005) dopo fecero chiarezza sul meccanismo fisiologico alla base di un tale effetto.

La restrizione calorica attiverebbe una gruppo di geni denominati SIR, che regolerebbero la durata della vita in diverse specie di animali. I geni SIR, presenti in molte specie viventi, regolerebbero la produzione di particolari enzimi denominati SIRT 1 e SIRT 2.

E’ dimostrato che i geni SIRT 2 una volta attivati ritardano l’apoptosi e favoriscono i meccanismi di riparazione cellulare nei lieviti mentre gli enzimi SIRT 1, presenti nei mammiferi, inibiscono l’aterosclerosi, l’insorgere di neoplasie e la neurodegenrazione e ritardano l’apoptosi e quindi la morte cellulare. La restrizione calorica, cioè la scarsità di cibo, provocherebbe una aumentata espressione degli enzimi SIRT 1, che influenzano direttamente l’immagazzinamento dei grassi e il metabolismo dei glucidi. L’attivazione degli enzimi SIRT 1 implica un aumento della biogenesi dei mitocondri cui corrisponde un aumento del metabolismo energetico.

La presenza di questi geni nel nostro corredo genetico solleva un problema molto chiaro: quale è la loro funzione?

Da questa premessa nasce la cosiddetta ipotesi dell’ “ormesi”. La restrizione calorica, condizione sperimentata più volte nella storia dell’umanità in epoca di carestie, soprattutto prima dell’avvento dell’agricoltura, è una condizione stressante che provoca una risposta di sopravvivenza per superare le avversità: il metabolismo viene alterato e le difese dell’organismo vengono aumentate. Il comportamento sessuale viene ridotto in quanto in epoca di carestia la sopravvivenza dei nuovi nati è più precaria mentre grazie all’attivazione degli enzimi SIRT 1 viene prolungata la vita dell’individuo.

Grazie alla stimolazione degli enzimi SIRT 1 il nostro organismo diventa più resistente alla restrizione di nitrogeno e di amminoacidi, di glucosio, allo stress osmotico e allo stress da caldo (Sinclair 2005). A livello cellulare viene migliorata la stabilità del DNA, aumentano i meccanismi di riparazione e difesa, il coordinamento della risposta allo stress, l’aumento di produzione di energia e in generale il prolungamento della sopravvivenza delle cellule.

In epoca di carestia però anche gli organismi vegetali subiscono uno stress dovuto al maggior attacco di insetti e altri animali per difendersi dai quali generalmente producono maggiori metabolici secondari (come il resveratrolo ad esempio).

L’attività SIRT 1 è aumentata nelle cellule grasse dopo una limitazione di cibo provocando la mobilizzazione delle riserve di grasso dalle cellule al flusso sanguigno per la loro conversione in energia negli altri tessuti. Se ad un animale viene somministrato un attivatore degli enzimi SIRT egli non aumenterà di peso dopo una dieta ad alto contenuto in grassi. Tra oltre 20.000 sostanze testate come attivatore degli enzimi SIRT il resveratrolo e 18 altri polifenoli dell’uva sono risultati i più attivi.

Queste sostanze sono risultate:

  • Le prime sostanze in grado di estendere la lunghezza della vita in diverse specie;
  • In grado di proteggere le cellule dell’organismo dallo stress ossidativo e dalle radiazioni gamma;
  • Capaci di sopprimere i fattori infiammatori N FK-B, COX-1 e -2, PI3 chinasi;
  • Esercitare un’azione neuroprotettiva contro i ROS;
  • Aumentare il metabolismo del glucosio e l’utilizzazione dell’insulina.

RESVERATROL

Il resveratrolo è una piccola molecola presente nel vino rosso e ottenuta da una varietà di piante sotto stress.

La somministrazione di 100mg e 400mg di resveratrolo al giorno è chiaramente in grado di allungare la vita dei ratti da esperimento se paragonata a un gruppo controllo che assumeva solo placebo. Mentre i ratti alimentati con questa sostanza presentavano un allungamento della vita del 59%, una attività fisica alla 90 settimana quattro volte maggiore ed un cervello più giovane con una memoria più grande (Valenzano etal 2006)

Il resveratrolo riduce il peso ed il grasso nei modelli animali (ratti) con obesità indotta da una dieta ricca in grassi saturi: se paragoniamo il fegato di ratti alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi per 18 mesi con quello di ratti alimentati con una tipica dieta occidentale e quella di ratti che assumono la dieta occidentale + resveratrolo possiamo osservare come il fegato di quest’ultimi sia paragonabile a quello dei ratti che seguivano una dieta povera in grassi nonostante assumessero grassi in abbondanza nella loro dieta (Sinclair 2005).

Non solo ma anche la muscolatura dei ratti alimentati con resveratrolo è diversa da quella dei ratti che assumono solo sostanza placebo: maggior consumo di energia, aumentata resistenza e un metabolismo prevalentemente ossidativo sotto sforzo rispetto a quello glicolitico dei ratti senza resveratrolo.

Infine la memoria dei ratti che assumono resveratrolo risulta decisamente migliore di quella dei ratti che non l’assumono.

Vanno infine citate le importanti proprietà antinfiammatorie del resveratrolo dimostrate in modelli di osteoartrite (EElmali et coll. 2005) e di colite (Ramon Marti net al 2006) nei ratti. L’importanza del resveratrolo sembra risiedere nel fatto che agisce a differenza degli antinfiammatori non steroidei (NSAID) su molteplici target del processo infiammatorio.

I NSAID agiscono infatti sul sistema delle COX mentre il resveratrolo oltre ad agire sul sistema COX, esercita un importante effetto farmacologico sui sistema NF-kB

POLIFENOLI DELL’UVA (VITIS VINIFERA)

Migliaia di polifenoli naturali (oltre 100.000) si trovano nelle piante: essi sono probabilmente i più abbondanti antiossidanti nella nostra dieta, le sostanze che ci proteggono dallo stress ossidativi. I polifenoli possono prevenire tutte le malattie associate con lo stress ossidativo, come le malattie cardiovascolari, il cancro e le malattie infiammatorie.

Il più abbondante tipo di polifenoli presenti nella dieta sono i flavonoidi: flavoni, flavonli, isoflavonoli, antocianine, flavoni, porantocianidine e flavanoni.

Le fitoalexine, come il resveratrolo contenuto nell’uva, sono molecole polifenoliche che proteggono l’ambiente da vari stress ambientali: se l’uva è sotto stress (attacchi da funghi, altri microbi, secchezza, eccessivi raggi UV, etc ) produce una più alta concentrazione di fitoalexine nella buccia degli acini, I ricercatori hanno identificato nella buccia degli acini dell’uva i geni specifici responsabili per la biosintesi delle fitoalexine.

Nel 1991 esplose il caso del “Paradosso Francese”: una ricerca epidemiologica evidenziò come i francesi che consumano circa il 40% in più di grassi di origine animale al giorno, quattro volte la quantità di burro, il 60% in più di formaggi e 3 volte più di carne di maiale degli americani, hanno un tasso di mortalità dovuto ad attacchi di cuore e a patologie delle arterie che è solo la metà di quella degli americani.

La  spiegazione venne trovata in un maggior consumo divino rosso, ricco di polifenoli e antiossidanti (oltre ovviamente all’alcool che comunque ha un effetto vasodilatore).

Successivamente le stesse proprietà vennero evidenziate anche nel succo di uva rossa (privo di alcool) e imputate quindi essenzialmente ai polifenoli e al resveratrolo in particolare.

In realtà il resveratrolo da solo non può essere responsabile di tutte le proprietà dell’uva rossa:

– in quanto è presente in piccolissime quantità;

– una volta assorbito va incontro rapidamente a processi di sul fonazione e di glicosilazione;

– studi metabolici hanno evidenziato come i livelli di resveratrolo dopo assunzione allo stato puro sia a livello palsmatico molto bassi;

– esiste però un aumentato assorbimento e un effetto sinergico quando il resveratrolo viene assunto con altri polifenoli del vino rosso.

I benefici del vino rosso sono quindi imputabili non al solo resveratrolo ma a un effetto sinergico di questo con gli altri polifenoli. E’ infatti dimostrato che:

  • i polifenoli del vino rosso sono reperibili a livello plasmatici dopo consumo di soli 100ml divino rosso;
  • la loro concentrazione nel plasma dopo consumo di 200ml è compresa tra 1-10 mg/ml;
  • una loro miscela ha un effetto inibitorio sulla proliferazione delle cellule muscolari liscie riducendo in questa maniera il rischio cardiovascolare (Toba etal 2000);
  • i polifenoli dell’uva hanno un effetto antiossidante inibendo l’ossidazione del colesterolo LDL.

Tra tutte le qualità di vino quella che sembra produrre la maggior quantità di polifenoli è una varietà di Pinot Nero che proviene dall’Australia dove lo stress dovuto all’attacco di infezioni fungine e radiazioni UV determina un’alta concentrazione di queste sostanze. L’azione degli estratti di questa uva australiana è in grado di prolungare la vita dei lieviti in maniera analoga a quanto esercitato dal resveratrolo.

RESVERATROLO E POLIFENOLI, UNA SINERGIA INDISPENSABILE

Come abbiamo detto il resveratrolo è presente in quantità abbastanza basse nella buccia dell’uva nera. Per ottenere una quantità farmacologicamente significativa esso va estratto da una pianta cinese: il Polygonum cuspidatum (Hu Zhang) attraverso un processo tecnologicamente sofisticato.

L’importanza dell’associazione tra il resveratrolo da Polygomun cuspidatum e l’estratto di uva deriva dal fatto che negli estratti di uva spesso il resveratrolo non arriva a dosaggi farmacologicamente significativi, ma l’utilizzo del solo resveratrolo non garantisce che questo possa arrivare nella giusta concentrazione nel sangue. Ogni volta che apriamo una bottiglia di vino infatti il resveratrolo va incontro a un rapido processo di ossidazione (Prokop et al 2006).

lI resveratrolo esiste infatti in due forme, cis- e trans-. La forma trans- è quella biologicamente più attiva. La conversione da trans- a cis- avviene con l’esposizione alla luce e all’ossigeno (Canto set al 2000). II resveratrolo trans- è ben assorbito a livello intestinale. La dose minima per cui il suo dosaggio sia apprezzabile a livello ematico è di 100 mg.

La biodisponibilità è comunque bassa dovuta al rapido metabolismo e conversione nei metaboliti trans-resveratrol-3-o- glucuronide e trans-resveratrol-3-solfato. Gli studi fino ad oggi realizzati hanno utilizzato dosi molte alte di resvetarolo, molto più alte di quella degli estratti di uva (Bauret al 2006; Lagouge et al 2006).

Sulla base di questi studi e poiché è dimostrato che la quercitina come altri polifenoli dell’uva inibiscono i processi metabolici di glucoronizzazione e di sulfazione il resveratrolo in ResAge è stato associato a un estratto di vino australiano ricco in polifenoli. In questa maniera la biodisponibiltà del resveratrolo risulta aumentata fino ad ottenere una concentrazione ematica farmacologicamente significativa.

  Studio Clinico (Dott. Antonio Bianchi)

Lo studio clinico eseguito su ResAge è stato realizzato su 90 soggetti adulti sedentari divisi in due gruppi: un gruppo ha ricevuto ogni giorno per 90 giorni una capsula di ResAge corrispondente a 100 mg di resveratrolo.

L’altro gruppo ha ricevuto una sostanza placebo. I soggetti avevano 30-65 anni di età e sono stati sottoposti a test da sforzo con cicloergometro e a test computerizzato sulla memoria all’inizio e alla fine dello studio.

Il test con cicloergimetro consisteva in un test effettuato partendo da una resistenza inziale di 50W che veniva incrementata di 25W ogni 3 minuti fino a quando il soggetto richiedeva di fermarsi. Il test sulla memoria è un noto test elaborato dall’università di Pittsburg, USA,denominato ImPACT®.

I risultati evidenziati dallo studio dimostravano che a parità di sforzo fisico i soggetti che assumevano ResAge manifestavano una minor tachicardia, segno di un minor sforzo fisico mentre il test sulla memoria evidenziava un miglioramento molto marcato dei processi mnemonici. Questo dato è particolarmente importante considerando la potenziale azione preventiva del resveratrolo sull’Alzheimer (Anekonda 2006).

Bibliografia

– Anekonda TS (2006). Resveratrol- a boon for treatingAlzheimer’s disease? Srain Res Rev., 52(2), 316-326.

– BauriA, Pearson KJ, Price NL, iamieson HA, Lerin C, Kaira A, Parbhu VV and Ailard G. Resveratrol improves heaith and survivai of mice on a high-calorie diet Nature 444, 337-342.

– Cantos E, Garda Viguera C, De Pascua Teresa 5, Tomas Barberan FA (2000). Effect of postharvest ultravioiet irradiation on resveratrol abd other phenoiics of cv. Napoieon tabie grapes. i Agric. Food Chem, 48(10), 4606-4612, 158-162

– Elniali N, Esenkaya I, Harma A, Ertena K, Turkoz Y and Mizrak 8. (2005). Effect of resveratroi in experimental osteoarthritis in rabbist. lnfiamm Res., 54

– Koubova i and Guarente L (2003). How does calorie restrinction work?. Perspective Genes and Development, voi 17, pp 3131-321-Meziane I-I, Lerin C, daussir Messadeq N, Milne i, Lambert P and Elliott P. Resveratrol improves mitochondrial function and protects against metabolic disease by activating SIRTi and PGC-ialpha. Celi 127(6),1109-1122

– Lagouge Al, Argmann C, Gerhardt

– Mc Cay et al (1935). The affect of retarded growth upon the lengh of life span and upon the ultimate body size. i Nutr., 10, 63-79

– Prokop i, Abram P, Seligson AL and Sovak Al (2006). Resveratrol and its glycon piceid are stable polyphenols. iournal of Medicinal Food, 9(l), 11-14

– Ramon martin A, Viilegas I, Sanchez-Hildago M and Aiarcon de la Lastra C (2006). The effects of resveratroG a phytoalexins derived froni red wine, on chronic inflammation model induced in an experimentaily induced colitis model. Br. iournal Of Pharmacology, 147,873-885

– Sinclair D (2005). Toward a unified theory of caloric restrinction and longevity regulation. Mechanism ogAgeing and development, 126 (e), 987-1002

– Toba 1<, injima K, Yoshizumi Al, Hashimoto Al, Kim 5, Eto Al, Mw i, Liang YQ, Sudoh N, Hosoda 1<, nakahara X and Ouchi Y (2000). Red Wine Polyphenols lnhibit Proliferation of VascuiarSmooth Aluscle Cells and Downregulate Expression ofCyclin A Cene. Circulation, ioi, 805-Bn

– Valenzano DR, Terzibasi E, Genade T, Cattaneo A, Domenici Le Cellerino A, Resveratrol prolongs lifespan and retards the onset of Age-related markers in a short -iived vertebrate. Current Biology, i6, 296-300

 

Il Microhydrin Plus ha unito tutte le proprietà benefiche del Microhydrin con la potenza di otto antiossidanti diversi; così la sua azione positiva sull’organismo è ancora più efficace. Il Microhydrin Plus è di fatto diventato un antiossidante con spettro d’azione ancora più ampio rispetto al Microhydrin.

 

Microhydrin Plus è un potente antiossidante a largo spettro d’azione, creato a base di microidrina, il cui scopo è quello di garantire all’organismo la massima difesa dall’azione distruttiva dei radicali liberi.   Il Microhydrin Plus ha unito tutte le proprietà benefiche del Microhydrin con la potenza di otto antiossidanti diversi; così la sua azione positiva sull’organismo è ancora più efficace. Il Microhydrin Plus è di fatto diventato un antiossidante con spettro d’azione ancora più ampio rispetto al Microhydrin.   Per una difesa totale l’organismo umano ha bisogno di diversi antiossidanti.

Il Microhydrin Plus contiene tutti gli antiossidanti necessari che garantiscono un supporto mirato ai seguenti settori:   fegato, aumentando il livello di glutatione, il quale facilita la disintossicazione dalle sostanze chimiche nocive, medicinali ed alcol; sistema immunitario, migliorando la funzione dei leucociti ed aumentando la produzione di interferone e di anticorpi; sistema cardiovascolare, neutralizzando i radicali sciolti nel grasso e nell’acqua; sistema digerente, agendo sui fermenti e permettendo una migliore assimilazione delle sostanze nutritive; pelle, rendendola più elastica.

Il Microhydrin Plus contiene una miscela di antiossidanti che neutralizzano diversi tipi di radicali liberi.   In questo preparato sono infatti presenti sia gli antiossidanti che agiscono direttamente che quelli che “lavorano” indirettamente. L’organismo umano ha bisogno sia degli uni che degli altri.   Gli antiossidanti diretti, come la vitamina C ed E, legano il radicale libero neutralizzandolo e difendendo le cellule dalla distruzione. Una volta che ha agito direttamente sul radicale, l’antiossidante si distrugge e perde la propria capacità antiossidante.

Gli antiossidanti indiretti non neutralizzano i radicali liberi direttamente, ma sostengono il sistema di difesa antiossidante dell’organismo. I meccanismi della loro azione possono essere diversi: attivazione (riattivazione) dei fermenti antiossidanti; inibizione delle reazioni che portano alla formazione delle forme attive dell’ossigeno; trasformazione dei radicali liberi in elementi meno dannosi nel corso di reazioni di ossidazione.

Ciò permette loro di agire contro i radicali liberi per un periodo prolungato. Questi antiossidanti continuano ad essere efficaci persino dopo che gli antiossidanti diretti si sono già annullati.

La medicina moderna afferma che la formazione di radicali liberi e di altre molecole sono all’origine dello stress ossidativo, che è una delle cause principali della genesi delle malattie della società moderna. Questi metaboliti tossici intermedi (ITM) agiscono a livello del cuore con un numero impressionante di processi biologici e patologici. Invecchiamento, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, il diabete, i tumori e le malattie infiammatorie sono solo alcuni ben noti esempi.

Il legame tra ITM e antiossidanti è stato sin dall’inizio studiato, alimentando così l’interesse dei laboratori per analizzare i prodotti che causano tali azioni.

Metodo:
E’ stato condotto uno studio su un totale di 40 soggetti maschili e femminili di età compresa tra i 30 ei 50 anni. Sono stati analizzati sangue, urine e la saliva utilizzando il test bioelettrico Vincent, che misura il potenziale acido-alcalino o pH, il potenziale di ossido-riduzione o rH2 e il potenziale resistività-conduttività.

Le misure della Funzione Antiossidante Totale (eseguite dalla Spectra-cell Laboratories Inc.) sono inoltre state ripetute su campioni a caso.

I soggetti erano sani, non facevano uso di altri integratori o farmaci e osservavano sia una dieta povera di CAOR (Capacità d’Assorbimento di Radicali Ossigenati) oppure di una con un buon indice CAOR, con o senza 2 Microhydrin Plus o placebo (farina di riso). L’esperimento è durato 8 settimane, con una rotazione dopo la 4 settimana.

Risultati:
I risultati hanno evidenziato che i soggetti che avevano utilizzato Microhydrin Plusassociata ad una dieta ricca di antiossidanti avevano ottenuto un più alto livello di protezione contro lo stress ossidativo rispetto a quando si attenevano solamente ad una dieta ricca di antiossidanti.
La conclusione dello studio investigativo preliminare suggerisce che Microhydrin Plus svolge un ruolo importante come cofattore per aumentare l’azione antiossidante di origine alimentare.

Questa ricerca è stata sostenuta in parte dal Laboratoire d’évaluation des indices de santé Inc. e da RBC Life Sciences Inc. ed è stato condotto sotto la direzione di Jean-Claude Magny N.D., M.Sc., DESS scienziato responsabile del Centre de Recherche et d’Eductation Orthobiologiques.

In dettaglio i  principali elementi che costituiscono Microhydrin Plus

Microidrina: Una fonte d’elettroni disponibili per neutralizzare l’azione dei radicali liberi più nocivi; grazie ad essa migliora l’idratazione delle cellule, si riduce notevolmente il livello di acido lattico nei muscoli, togliendo così tensione e stanchezza; inoltre aumenta l’elasticità dei muscoli, quindi le capacità fisiche, ed anche quelle intellettuali.

Acido ascorbico (vitamina C): Stimola la produzione dei leucociti, degli interferoni, ovvero intensifica la risposta all’attacco di agenti infettivi esterni; interviene nella sintesi del collagene e della serotonina; rinforza i vasi sanguigni e regola la circolazione sanguigna.

Acido alfalipoico: E’ un epatoprotettore ed ha un’azione ipolipidemica. Partecipando nel metabolismo dei carboidrati, assicura una tempestiva assimilazione del glucosio da parte del cervello, essendo il glucosio la sostanza nutritiva e fonte di energia principale per quest’importantissimo organo e per le cellule nervose; accresce le riserve di glicogene nel fegato; ha un effetto lipotropo, ovvero previene l’accumulo di grassi nel fegato e ripristina le sue funzioni.

Selenio: E’ un sostegno per il sistema cardiovascolare ed è importante per la salute della pelle. Interviene inoltre nella sintesi di particolari enzimi che agiscono nella riparazione del muscolo cardiaco; migliora l’elasticità delle pareti capillari e la fluidità del sangue, prevenendo l’aterosclerosi; ottimizza il rifornimento di sostanze nutritive e di ossigeno ai vari tessuti; agisce in difesa della pelle, riducendo la pigmentazione e dando elasticità all’epidermide.

Estratto di tè verde: Un eccellente tonico e una ricarica d’energia. I principi attivi del tè verde svolgono un’azione regolatrice del metabolismo, prevengono l’ossidazione del colesterolo ad alta densità e normalizzano il tono vascolare, ostacolando il restringimento dei vasi sanguigni.

Estratto di cardo mariano: La sostanza in esso contenuta, chiamata silimarina, favorisce la disintossicazione del fegato dalle tossine e dai metalli pesanti; fortifica le membrane cellulari e partecipa nella formazione di nuove cellule stimolando la sintesi delle proteine. Favorisce la digestione, migliora la secrezione della bile, per cui la digestione dei grassi risulta più agevole come pure l’assorbimento delle vitamine liposolubili. Altrettanto importante è la capacità della silimarina di ridurre del 50% la perdita d’umidità sottocutanea, importantissimo per mantenere il tono.

Benefici:

  • Accresce la difesa antiossidante dell’organismo, e per aumentare la resistenza agli inquinanti ambientali
  • Stimola il sistema immunitario
  • Previene lesioni cellulari e tissutali

Simile per struttura alla vitamina E, il coenzima Q1O, o ubidecarenone, è indispensabile per la respirazione e rigenerazione cellulare, partecipando attivamente al ciclo di Krebs di produzione dell’energia.

Il coenzima Q10 svolge un ruolo centrale nel funzionamento del muscolo cardiaco, ed è anche un potente antiossidante. La carenza di coenzima Q1O si evidenzia negli anziani (ma sempre di più anche nei giovani), nelle affezioni coronariche, nella soppressione immunitaria e nelle affezioni periodontali. E’ dunque essenziale nei trattamenti e nella profilassi delle cardiomiopatie, ischemie, angina pectoris; per chi voglia incrementare i propri livelli di energia e per combattere l’invecchiamento. In NutriQ1O la perfetta sinergia che si crea con la microalga Klamath consente di accrescerne sensibilmente l’efficacia e aumentarne l’azione antiossidante ed energetica.

La più nota ripercussione della mancanza di CoQ10 è l’affezione coronarica; pazienti con vari disturbi cardiaci dimostrano una consistente carenza di CoQ10 a livello ematico. Quando possibile, la biopsia svela generalmente una carenza a livello del miocardio. All’inizio degli anni ‘90 almeno 50 studi a livello internazionale hanno dimostrato l’efficacia del Q1O in patologie cardiovascolari quali le cardiomiopatie, aritmie, affezioni coronariche, insufficienza cardiaca congestizia, prolasso della valvola mitrale e ipertensione;

E’ stato accertato che i pazienti cardiopatici hanno mediamente il 25% in meno di Q10 rispetto al normale, un dato significativo se si considera che con una carenza di Q1O del 75% il cuore cesserebbe di battere!

Un altro dato importante in rapporto al ruolo cardiotrofico del Q1O è il suo elevato potere antiossidante. Data la sua naturale propensione a migrare verso il muscolo cardiaco (l’organo che ne è in assoluto più ricco), il coenzima Q10 previene l’ossidazione del colesterolo in LDL, e dunque la formazione di ateromi arteriosi. Diversi ricercatori hanno indicato il Q1O come il più importante antiossidante per prevenire l’aterosclerosi. Infine, diversi studi hanno dimostrato che il Q1O può svolgere una potente azione di normalizzazione dell’ipertensione.

Energia e attività antiossidante
Il Q10, come si è detto, è direttamente responsabile della produzione cellulare di energia, ed è dunque un fondamentale supporto per chiunque eserciti attività fisiche ad alto dispendio energetico, come è ad esempio il caso degli sportivi. Oltre a ciò, il Q10 è un potente antiossidante, capace di contrastare efficacemente i radicali liberi in eccesso che si producono all’interno della cellula e attaccano i mitocondri. Esso è dunque essenziale per rallentare l’invecchiamento cellulare, e per prevenire i danni ossidativi che si producono anche in chi svolga attività fisiche e sportive intense. infine, il C0Q1O è in grado di aumentare la capacità respiratoria, soprattutto nel caso di individui affetti da problemi polmonari.

Altre patologie
Dato il ruolo globale svolto dal Q10 nell’organismo, sembra evidente che la correzione di eventuali carenze di Q10 possa produrre risultati significativi nelle più diverse patologie. Ad esempio, è stato rilevato che le persone affette da tumore hanno livelli estremamente bassi di Q10. Anche se questo non significa che la correzione di tale carenza sia curativa dei tumore, tuttavia almeno uno studio importante ha dimostrato la capacità del Q10 ad elevati dosaggi (390 mg al dì) di migliorare radicalmente, e in alcuni casi addirittura di far recedere, i tumori al seno. Altri studi hanno dimostrato l’azione benefica del Q10 nel morbo di Aizheimer; nella distrofia muscolare; nella malattia di Huntington; nell’infertilità maschile.

La nostra salute — intesa non come semplice assenza di malattia, ma come sensazione percepita di completo benessere psicofisico e socioculturale, in armonia con la Natura l’ambiente che ci circonda — è oggi minacciata dagli effetti disastrosi dell’inquinamento e dall’adozione di errati stili di vita.

Agenti di natura fisica (radiazioni ultraviolette,campi elettromagnetici, etc, chimica (benzene, diossina, pesticidi, fumo di sigaretta, metalli pesanti, etc.) e biologica (virus, batteri, funghi, tossine, etc.), da soli o in sinergia tra loro, contaminano l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e gli alimenti di cui ci nutriamo, arrecando grave danno al nostro organismo. Persino i pensieri che evochiamo e le emozioni che proviamo possono risultare negativamente condizionati.

D’altra parte, per scelta personale o per condizionamenti socioculturali, e, dunque, ambientali, anche lo stile di vita, se scorretto, può, attraverso un’alimentazione incongrua e/o un’attività fisica inadeguata, diventare di per sé un fattore di malattia.

L’insieme di questi eventi indesiderati si traduce, spesso, in una riduzione della cosiddetta “biodisponibilità” ovvero della quantità di ossigeno, di macronutrienti (soprattutto amminoacidi e proteine) e di micronutrienti (sali minerali e vitamine) effettivamente utilizzabili per far fronte alle nostre esigenze vitali. Per esempio, il soggiorno in ambienti chiusi aumenta il rischio di inspirare, al posto dell’ossigeno — gas vitale per eccellenza — un killer cellulare, quale il monossido di carbonio, mentre l’abuso di bevande alcoliche “fa consumare” al nostro organismo preziosi micronutrienti, sottraendoli ad altre necessità biologiche.

Purtroppo, anche l’adozione del più salutare stile di vita non è più sufficiente, da solo, a tutelare il nostro stato di salute. Infatti, una buona parte della frutta e degli ortaggi, quando non contaminata da sostanze tossiche, giunge sulla nostra tavola in larga misura depauperata dei propri principi nutritivi, a causa delle piogge acide, della desertificazione dei terreni e dai processi di conservazione o di manipolazione degli alimenti, come il raffinamento.

Ma quali integratori?

Noi riteniamo che la scelta debba cadere sulle formulazioni naturali e, possibilmente, su quelle a base colloidale (diametro delle particelle disciolte in acqua comprese tra i e 200 nmetri), perché colloidale è la natura del sangue e della matrice extracellulare con cui devono interagire i loro principi attivi.

In tale contesto, CELLF00D®, sistema colloidale contenente solfato di deuterio ed una miscela complessa di 78 minerali, i7 amminoacidi e 34 enzimi in tracce, si propone come un prodotto davvero unico al mondo. Arricchito, all’occorrenza, da altre componenti nutrizionali (vitamine e sostanze similvitaminiche) grazie alle sue 9 formulazioni (8 sistemiche ed 1 topica), favorendo l’estrazione di idrogeno dai nutrienti, è un integratore nutrizionale potenzialmente efficace nel proteggere la cellula dagli insulti provocati sia dall’inquinamento che da un errato stile di vita.

CELLFOOD®, inoltre, grazie probabilmente al solfato di deuterio, può rendere biodisponibile ossigeno “on demand” — ossia nella giusta quantità ed al momento opportuno ai tessuti a rischio di ipossia (carenza di ossigeno) e, contemporaneamente, evitare che l’eventuale gas in eccesso, trasformato in radicali liberi, generi le caratteristiche lesioni da stress ossidativo ( effetto antiossidante).

CELLFOOD®, il prodotto leader di Eurodream s.r.l, è il risultato di 42 anni di ricerche e sperimentazioni. La sua formula — ovvero la soluzione contenente i principi attivi che ne sono alla base — fu creata da Everett L. Storey. Definito “un genio” dal grande fisico Albert Einstein — che gli riconobbe, tra l’altro, la paternità della tecnica della “scissione dell’acqua” — all’indomani del secondo conflitto mondiale.

Storey, come era già accaduto per Nobel, sentì forte il bisogno di orientare tutti i suoi sforzi a migliorare le condizioni dell’Umanità. Così, sfruttando le conoscenze acquisite sul deuterio, egli riuscì ad ottenere, agli inizi degli anni ‘50, con metodi completamente naturali, una forma stabile dell’elemento in forma salina (solfato di deuterio) che, opportunamente arricchita di minerali, amminoacidi ed enzimi in tracce, chiamò “deutrosulfazyme” .

La “Formula Everett Storey” fu per anni limitata al solo uso in campo militare. Poi, con la successiva liberalizzazione della vendita, essa si rese disponibile come CELLFOOD® a tutti i potenziali consumatori, guadagnando rapidamente in numerosi Paesi del mondo la fiducia di milioni di consumatori, fino a coprire una delle più ampie fette di mercato nel settore degli integratori.

Ecco quello che Storey scrisse in Beyond Belief:
“ CELLFOOD® scinde l’acqua in ossigeno e idrogeno e le singole cellule del corpo sono nutrite da un flusso costante di 78 elementi essenziali conservati liberi in soluzione, grazie alla presenza di idrogeno e ossigeno allo stato libero, che determinano il processo di ossidazione e riduzione con una reazione a catena che elimina le tossine, I tessuti vengono ricostruiti, e una buona nutrizione completa il processo. I minerali sono necessari al 95% delle funzioni quotidiane del nostro corpo; i minerali garantiscono la vitalità. Gran parte del contenuto di minerali naturali presenti in tracce è andato perduto nel cibo, al giorno d’oggi, per impoverimento, mancata rotazione dei raccolti, e minor fertilità del terreno causata da alluvioni ed eccessiva irrigazione” (Feedback Books, 1982).

Da queste poche righe si può osservare come già un quarto di secolo fa CELLFOOD® si presentava come un prodotto dotato di proprietà uniche, tali da anticipare i più moderni concetti di equilibrio redox, di oligoessenzialità e di agricoltura ecosostenibile, quale base indispensabile per una corretto processo di bionutrizione cellulare.
La formula che è alla base di CELLFOOD® è di proprietà e numerosi ricercatori, nel corso degli anni, si sono cimentati nel cercare di scoprire il meccanismo biochimico che è alla base del suo successo, che lo rende oggi un esclusivo PASS PER IL BENESSERE.

CELLFOOD® formula base: solo vantaggi

CELLFOOD® è un integratore che, grazie alla sua esclusiva formulazione colloidale, agisce anzitutto a livello delle mucose (bocca, stomaco ed intestino) esaltandone globalmente le funzioni (assorbimento, secrezione ed escrezione). Questo effetto è talvolta percepito dal paziente con transitori disturbi intestinali (es. gonfiore addominale, flatulenza) i quali, anziché allarmare, devono essere interpretati come una risposta favorevole dell’organismo all’assunzione del prodotto (attivazione mucosale).

Una volta giunto in circolo, specialmente dopo assunzione mediante spray orale o sublinguale, CELLFOOD® rende immediatamente biodisponibili i suoi preziosi principi attivi permeando in profondità la matrice extracellulare fino a liberarla dalla presenza delle sostanze tossiche accumulatesi, spesso, a causa dell’inquinamento ambientale e/o di erronei stili di vita. Questo effetto, che va favorito attraverso l’ingestione di adeguate quantità d’acqua (preferibilmente a basso residuo fisso), si accompagna ad una significativa stimolazione della diuresi e, talvolta, delle secrezioni a livello della cute (azione drenante, disintossicante e purificante).
Il ripristino della comunicazione tra sangue e cellule, conseguente allo “sblocco” della matrice, consente ai preziosi costituenti diCELLFOOD® di penetrare e distribuirsi rapidamente nelle cellule, pronti ad essere utilizzati sulla base delle effettive necessità (“on demand”).

In particolare, l’aumentata biodisponibilità di ossigeno e di micronutrienti (sali minerali e vitamine), ottenuta in modo del tutto naturale, determina un’attivazione della funzione respiratoria mitocondriale non più gravata dagli effetti nocivi dei radicali liberi (azione antiossidante) ma accompagnata da una stimolazione generalizzata di tutte le funzioni vitali (cardiocircolatoria, respiratoria, gastroenterica, genitourinana, immunitaria) e da un sensibile miglioramento delle performance sia neuropsichiche (incremento del tono dell’umore, aumento della capacità di concentrazione e di attenzione) che motorie (riduzione del senso di stanchezza ed aumento della resistenza agli sforzi muscolari, per la capacità di contenere la produzione di acido lattico) (azione energizzante).

Ecco perché nutrizionisti di tutto il mondo suggeriscono l’integrazione a base di CELLFOOD®, soprattutto quando l’inquinamento ambientale, le piogge acide, la desertificazione dei terreni, le manipolazioni tecnologiche, sinergizzando negativamente con stili di vita incongrui (eccesso calorico, attività fisica inadeguata) riducono la biodisponibilità di ossigeno e micronutrienti ed aumentano la produzione dei radicali liberi, accelerando l’invecchiamento e predisponendo il nostro organismo a malattie spesso ad esito infausto (ictus, infarto, tumori).

Gli antiossidanti, contenuti in alcune vitamine e in un minerale, si assumono con una dieta equilibrata: sono in grado di neutralizzare i radicali liberi… 

Gli antiossidanti sono delle sostanze in grado di neutralizzare i cosiddetti radicali liberi. Questi ultimi si formano durante i normali processi di produzione di energia, a causa dell’ossigeno necessario. Per essere più chiari, normalmente, solo una piccola parte dell’ossigeno genera queste sostanze, quantità che, in condizioni di riposo, si può valutare intorno al 5 per cento. Quando si pratica attività fisica, soprattutto di resistenza come il ciclismo, il nostro corpo necessita di grandi quantità di ossigeno per produrre tutta l’energia necessaria a far contrarre i muscoli.

Il consumo di ossigeno rispetto alle condizioni di riposo può aumentare anche di dieci-venti volte e l’ossigeno che attraversa i muscoli anche di cento-duecento volte. Questo grande aumento del consumo di ossigeno da parte dei muscoli interessati nel gesto atletico può fare aumentare anche di due o tre volte la quantità di radicali liberi prodotti. I radicali liberi sono stati chiamati in causa in molte patologie, anche come causa di tumori, e in particolare nei processi di invecchiamento. Naturalmente non hanno una responsabilità diretta, non sono la causa della malattia o dell’invecchiamento, ma contribuiscono sicuramente alla loro insorgenza e alla loro evoluzione nel tempo.

I radicali liberi danneggiano le membrane delle cellule, le proteine e il Dna, l’acido desossiribonucleico, cioè i geni, la sede di tutte le informazioni necessarie alla crescita, allo sviluppo e al funzionamento delle cellule.

Le cause legate all’attività fisica
La necessità di utilizzare molto ossigeno per produrre l’energia necessaria a far lavorare i muscoli causa un aumento della produzione di radicali liberi. Una seconda possibile causa è legata alle modificazioni della circolazione del sangue. La quantità di sangue del nostro organismo non è sufficiente perché tutte le sue funzioni lavorino a pieno regime. Durante l’attività fisica, di conseguenza, aumenta la quantità di sangue inviata ai muscoli e si riduce quella inviata ad altri organi non necessari all’attività fisica stessa, come l’apparato digerente, il fegato, la milza, il rene.

A questi organi, e a volte ai muscoli stessi, sia se si esprimono a massima intensità o no, può transitoriamente non arrivare ossigeno a sufficienza per il loro fabbisogno minimo vitale. Al termine dell’esercizio, la ripresa della normale circolazione verso tutti gli organi e il ripristino del giusto apporto di ossigeno possono determinare un aumento della produzione di radicali liberi.

Un’altra causa è poi l’aumento della produzione di catecolamine, l’adrenalina, durante l’attività fisica, e queste possono essere una fonte di produzione di radicali liberi. L’attività fisica aumenta, quindi, la produzione di radicali liberi, dannosi per il nostro organismo, ed è stato inoltre evidenziato come si riduca la quantità di sostanze antiossidanti disponibili in grado di neutralizzarli. Questa riduzione può comunque essere attribuibile a un aumento delle necessità del nostro organismo, impegnato a liberarsi da queste sostanze nocive prodotte in eccesso. Aumentando i radicali liberi, viene utilizzata una quota maggiore di antiossidanti disponibili e, di conseguenza, si riduce la loro quantità.

L’allenamento e le abitudini di vita
È normale preoccuparsi e chiedersi se praticare attività fisica non possa fare male. Come al solito, il nostro organismo dimostra ancora una volta di essere una macchina perfetta e intelligente. Grazie al regolare allenamento, infatti, le capacità antiossidanti aumentano e diventano più potenti. L’inevitabile produzione di radicali liberi in eccesso viene così prontamente compensata.

Il nostro organismo impara a utilizzare al meglio gli antiossidanti che nell’atleta risultano essere più “bravi” a neutralizzare i radicali liberi. È stato infatti visto come l’attività antiossidante sia proporzionale alle qualità dell’atleta: più è alto il consumo massimo di ossigeno, parametro che misura le doti di resistenza, più potenti sono i sistemi organici antiossidanti. A questo punto è bene citare anche altre cause di aumento della produzione di radicali liberi, come il fumo, l’etilismo e la permanenza in alta quota. Anche la dieta influenza le nostre capacità antiossidanti.

È stato dimostrato come un’alimentazione abbondante determini una maggiore produzione di radicali liberi. Paradossalmente, anche un’alimentazione insufficiente determina lo stesso effetto. In esperimenti su animali è stato visto come una riduzione del 40 per cento del cibo assunto spontaneamente migliorasse lo stato di salute, riducesse i radicali liberi e aumentasse le aspettative di vita. Per gli stessi animali, alimentazioni più ridotte causavano esattamente l’effetto opposto. In altre parole, un’alimentazione adeguata qualitativamente e quantitativamente, la pratica regolare di attività fisica, l’astensione dal fumo e l’assunzione moderata di alcolici, sono le migliori armi contro i radicali liberi e le conseguenze di un loro eccesso.

Gli antiossidanti
Quali sono gli antiossidanti che il nostro organismo ha a disposizione? Sono diverse sostanze, tra cui alcune vitamine e un minerale. Le vitamine che svolgono attività antiossidante sono la vitamina E, la vitamina C e la vitamina A.

Le vitamine sono sostanze che vengono normalmente fornite dalla dieta e si trovano, generalmente, negli alimenti di origine vegetale (frutta e verdura). Il minerale con la nota proprietà antiossidante è il selenio. Il selenio, nella dieta, si trova soprattutto nelle carni e nei pesci, il cui contenuto dipende dal selenio che essi assumono con l’alimentazione. Per le loro attività antiossidanti il selenio e la vitamina E sono spesso citati come sostanze antivecchiaia.

Altri antiossidanti
Fra gli altri antiossidanti, citiamo l’ubichinoni e il coenzima Q, fattore indispensabile alla produzione di energia per via aerobica e che si trova nella carne di vitello, nelle sardine, negli spinaci e nelle noccioline. il CELLFOOD gocce ( deutrosulfazyme), la Same ( S-Adenosil Metionina, antiossidante, disintossicante epatico e donatore di gruppi metile, il glutatione, sostanza conosciuta in medicina come disintossicante, che viene infatti impiegato contro i danni provocati dall’etilismo e nelle intossicazioni da farmaci. Un ultimo antiossidante da citare è l’acido lipoico, contenuto nei vegetali e, soprattutto, negli spinaci.

Antiossidanti e sport
Molte ricerche hanno cercato di evidenziare danni da carenza di antiossidanti e gli effetti della loro assunzione sull’attività fisica e sulla prestazione. La più studiata è la vitamina E. Dai risultati ottenuti, non è facile trarre conclusioni. Apparentemente gli antiossidanti non influenzano la prestazione, mentre proteggono i tessuti dai danni legati all’attività fisica stessa.

In particolare, sarebbero meno importanti i danni al muscolo, danni legati alla sola attività fisica e al loro uso intenso, senza naturalmente influenzare i possibili danni da traumi. In altre parole, gli antiossidanti non prevengono strappi, stiramenti, infiammazioni, contratture, ma quel lento logorio invisibile. La vitamina E è quella che svolge il ruolo più importante, assieme al selenio. L’importanza fondamentale della vitamina E risiede nel fatto che né il selenio né la vitamina C riescono a supplire a sue eventuali carenze.

L’attività di altri antiossidanti potenzia, ma non sostituisce, l’azione principale svolta dalla vitamina E. Naturalmente, anche in questo caso, anche se vitamina E, A e C non presentano particolare tossicità, si devono tenere ben presenti le abitudini dietetiche e devono essere evidenziate eventuali carenze, prima di assumere integrazioni, in particolare si deve fare attenzione nei riguardi della vitamina E, l’ antiossidante più utilizzato dal nostro organismo.

L’atleta, rispetto al non atleta, ha sicuramente un fabbisogno aumentato di queste sostanze, anche se è più bravo a smaltire, neutralizzare i radicali liberi prodotti in abbondanza durante l’attività fisica. Paradossalmente molti antiossidanti assunti a grandi dosi possono causare l’effetto opposto, ovvero essere essi stessi fonte di produzione di radicali liberi.

Come funzionano
Un normale atomo di ossigeno ha quattro paia di elettroni. Il metabolismo naturale del corpo può sottrarre un elettrone all’atomo, che diventa, quindi, un radicale libero che cerca di rimpiazzare l’elettrone perso attaccando altre molecole. Quando un radicale libero, si appropria di un elettrone da una molecola, si forma un nuovo radicale libero, creando, in questa maniera, una reazione a catena. Il furto a catena degli elettroni corrode la membrana cellulare, portando alla disintegrazione della cellula stessa, aprendo la porta a tumori e ad altre malattie. Grazie alla loro struttura molecolare, gli antiossidanti possono fornire elettroni ai radicali liberi, senza per questo diventare pericolosi, fermando la pericolosa reazione a catena.

Gli antiossidanti sono essenziali per mantenere efficace il sistema immunitario. Questa necessità è ancora più importante con l’avanzare dell’età, quando vi è un incremento della formazione di radicali liberi. Gli antiossidanti contribuiscono a mantenere l’integrità e la funzionalità dei lipidi di membrana, delle proteine cellulari e degli acidi nucleici.

Tutte le sostanze che agiscono da antiossidanti neutralizzano le forme attive dell’ossigeno interferendo così con l’attivazione dei procarcinogeni. Impediscono il loro le game al DNA, bloccando le aberrazioni cromosomiche e la replicazione delle cellule trasformate. Oltre a sopprimere l’azione dei promotori del cancro possono anche in durre la regressione di lesioni orali precancerose già esistenti, come la leucoplachia e l’eritroplachia.

Il nostro sistema immunitario è potente mediatore del nostro stato di salute. Attraverso cellule specializzate definite linfociti, riesce a neutralizzare e distruggere virus e batteri. Una delle sue caratteristiche fondamentali è quello di essere finemente regolato in perfetto equilibrio con l’ambiente che ci circonda, ma in situazioni in cui l’alimentazione è fortemente sbilanciata, una vita troppo sedentaria, la mancanza di esercizio fisico e lo stress cronico, tendono a disregolare l’immunità aumentando le probabilità di andare incontro a infezioni o al contrario di sviluppare patologie autoimmunitarie (artrite reumatoide, sclerosi multipla, tiroiditi ecc.), allergie e intolleranze.

Questo equilibrio è molto simile a una bilancia con i suoi piatti ben in equilibrio fra loro. Uno dei piatti serve per aiutare l’organismo a difendersi da virus e batteri (sistema TH1), mentre l’altro serve contro le aggressioni di parassiti e virus endocellulari (sistema TH2).

Quando questo equilibrio viene a mancare si ha uno sbilanciamento di un piatto rispetto all’altro. Un sistema TH1 troppo marcato (caratteristico delle donne) pur difendendo da molte infezioni, determina una maggiore probabilità di contrarre patologie autoimmunitarie come l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla. Al contrario, se pesa di più il sistema TH2, si presentano spesso allergie e patologie da autoanticorpi come le tiroiditi o nei casi gravi anche una maggiore incidenza del cancro.

L’alimentazione attraverso i suoi nutrienti è capace di ristabilire l’equilibrio della bilancia.

Studi recenti indicano che le vitamine svolgono un ruolo importante. In particolare le ricerche si sono concentrate sulla vitamina B6 e B12. È stato visto che queste due vitamine presenti soprattutto nei cereali integrali, uova e latte, svolgono una potente stimolazione del sistema TH1 contro tutte le infezioni virali e batteriche. Gli anziani sono più a rischio di un loro deficit, in quanto presentano una maggiore atrofizzazione dello stomaco, che compromette l’assorbimento di queste vitamine a livello intestinale.

La vitamina C scoperta nel 1970 da Pauling grazie alla quale è stato insignito del premio Nobel, fu molto reclamizzata come toccasana per il comune raffreddore. In effetti queste caratteristiche non furono mai confermate, ma fu visto che supplementazioni di vitamina C erano efficaci nel ridurre l’intensità e la durata di questo disturbo invernale.

La vitamina E è un potente stimolatore TH1, e inoltre è stata associata ad una minore incidenza del cancro alla prostata.

Il selenio alla dose di 200 microgrammi al giorno è capace di contrastare le infezioni virali stimolando il sistema TH1 e le cellule natural killer potenti distruttori di virus e batteri.

Lo zinco ha le stesse potenzialità del selenio ma ha un effetto diverso in base alla dose somministrata. Se si vogliono contrastare i malanni invernali, la dose giornaliera non deve superare i 25-35 milligrammi per un periodo non oltre le 2-3 settimane. Dosi superiore e per periodi più prolungati stimolano il sistema TH2 e dunque possono avere effetto su patologie autoimmunitarie, ma anche indurre allergie e tiroiditi.

L’utilizzo dei probiotici rafforzano il sistema immunitario dell’intestino contro tutti quei virus e batteri che prediligono il sistema gastro-intestinale.

A supporto dell’alimentazione, inoltre, esistono diverse piante ad effetto immunostimolante. Diversi studi hanno confermato l’efficacia dell’Echinacea, della Klamath e un mix di piante cinesi la cui principale è la Sophora Flavescens, contro le infezioni. Queste piante potenziano efficacemente il sistema TH1.

Particolarmente interessante l’utilizzo della MICOTERAPIA per una modulazione del sistema TH1 e TH2.

Il Coriolus (Fungo legnoso, non commestibile, cresce per tutto l’anno, su tronchi e ceppi morti o vivi. Molto comune in Europa e in tutto il mondo. Sessile, coriaceo, solitamente raggruppato in vari individui a mensole sovrapposte. Il suo colore è variabile, e dipende dal substrato e dalla luce; è concentricamente zonato) sembra essere un agente importante per ripristinare l’equilibrio immunologico e permettere il capovolgimneto del passaggio da TH1 a TH2.

Anche il fungo Agaricus blazei Murril possiede spiccate proprietà immunostimolanti e antitumorali, comparabili a quelle dei più conosciuti Lentinus edodes, Grifola frondosa e Ganoderma. Le frazioni indicate come responsabili dell’attività del fungo comprendevano vari glucani, complessi polissacaride-proteina (ATOM), complessi RNA-proteine, e glucomannano (Mizuno 2002; Mizuno et al. 1990; Wasser, Weis 1999; Ito et al. 1997; Fujimiya et al. 1998; Fujimiya et al. 2000; Cho et al. 1999), che vanno ad aggiungersi al lentinano, polisaccaride responsabile dell’attività immunostimolante del Lentinus edodes (Aoki 1984; Kanai, Kondo 1981).

In uno studio recente (Takeda e Okumura 2004) l’assunzione di estratti di Agaricus blazei e Lentinus edodes ha aumentato l’attività delle cellule NK, anche se è stato notato che la sensibilità all’estratto di Agaricus blazei era molto varia tra i soggetti, ed era correlata alla sensibilità all’estratto di Lentinus edodes. Gli autori ipotizzando una sensibilità selettiva di alcuni individui ai composti presenti negli estratti.

Possibili meccanismi di attivazione delle cellule NK.

Attivazione dei recettori Toll-like (TLR). Dieci membri di questa classe di recettori sono stati riscontrati negli esseri umani. Nei mammiferi questi recettori svolgono un ruolo fondamentale nel riconoscimento di composti micotici e batterici (Takeda, Kaisho, Akira 2003). I TLR attivano percorsi di segnalazione come NK-?B, che risultano nella secrezione di varie citochine proinfiammatorie (Oshiumi et al. 2003). Sembra che il recettore TLR-2/6 riconosca alcune componenti dello zimosano ma non dei ß-glucani (Underhill et al. 1999; Gantner et al. 2003).

Attivazione dei recettori per le lectine. Alcuni tipi di lectine possono funzionare come immunomodulanti (Hofer et al. 2001), ed è possible che l’interazione tra lectine presenti nei funghi e recettori lectinici di tipo C possa giocare un ruolo nella immunomodulazione.

Attivazione dei recettori per ß-glucano. I ß-glucani hanno mostrato interessanti proprietà in vivo di stimolazione delle risposte antinfettive ed antitumorali dei soggetti (Tzianabos 2000). Sono un gruppo eterogeneo di polimeri del glucosio, costruiti da uno scheletro di unità ß-D-glucopiranosil a legame ß(1?3), con catene laterali a legame ß(1?6); sono una parte fondamentale della struttura delle pareti cellulari di funghi, macrofunghi, piante ed alcuni batteri, e vengono riconosciute dal sistema immunitario innato dei vertebrati (non sono presenti nei tessuti animali), esclusivamente attraverso vari recettori cellulari superficiali (Battle et al. 1998).

L’attività di questi recettori è stata individuata su leucociti di vario tipo (macrofagi, neutrofili, eosinofili e cellule NK) e cellule non immunitarie (endoteliali, epiteliali alveolari, fibroblasti). Dei recettori individuati (Zimmerman et al. 1998; Rice et al. 2002; Brown, Gordon 2001; Taylor et al. 2002) solo uno, dectin-1 ha mostrato chiaramente di essere in grado di mediare le risposte biologiche al ß-glucano (Brown, Gordon 2003).

La natura dunque ci ha dato diverse armi per combattere i malanni, basta saperle riconoscere ed utilizzare bene.

La vera genesi delle malattie è data dal bilancio del dare e dell’avere, cioè il rapporto, tra l’entità di sostanze tossiche, batteriche (Fonti di radicali liberi) e le difese che inghiottono i ROS in eccesso ed impediscono loro di danneggiare l’organismo. Ci sono due modi per evitare la malattia: o non essere esposti o essere esposti ma difesi.

Lo stress ossidativo può essere definito come una particolare forma di stress chimico indotto dalla presenza di una quantità eccessiva di specie reattive per un’aumentata produzione e/o inadeguata inattivazione delle stesse. Dal punto di vista eziologico, un aumento della produzione di SCO (specie chimiche ossidanti) può essere ricondotto a fattori ambientali (radiazioni, inquinamento), situazioni fisiologiche, stile di vita (alimentazione, alcool, fumo, esercizio fisico incongruo), fattori psicologici (stress psico-emotivo), malattie (traumi, infiammazioni, infezioni, vasculopatie neoplasie) e fattori iatrogeni (farmacoterapia, radioterapia, raggi X) ecc.. Una riduzione delle difese antiossidanti è da imputarsi sostanzialmente ad un deficit assoluto o relativo di antiossidanti, comunque determinatosi. A proposito delle malattie, va precisato che alcune di esse si accompagnano ad un’aumentata produzione di specie reattive, altre ad una riduzione delle difese antiossidanti, altre ancora, infine, alla combinazione di ambedue i meccanismi.

È ovvio che il discorso è ben più complesso, ma il concetto appena esposto è sufficiente per comprendere i principali aspetti dello stress ossidativo.

Lo stress ossidativo comporta un invecchiamento della cellula e quindi dei tessuti con tutto quel che ne consegue in termini di efficienza. L’invecchiamento precoce della pelle è uno dei segnali più conosciuti.

Il danno cellulare inizia a livello della membrana con un’alterazione degli scambi tra interno ed esterno della cellula; all’interno viene alterata la formazione di ATP che è la batteria, la fonte di energia della cellula, e si può arrivare fino all’alterazione del DNA con effetti mutageni e quindi tumore.

I radicali liberi sono un fattore di rischio indipendente ed è necessario un trattamento specifico con sostanze anti-radicali liberi, vale a dire con antiossidanti. Gli antiossidanti sono presenti in natura soprattutto nella frutta e negli ortaggi. E’ quindi utile una dieta ricca di questi alimenti. Quando però i radicali liberi raggiungono livelli superiori alla norma, è consigliabile ricorrere ad un’ adeguata integrazione.

Uno dei meccanismi più diffusi, attraverso il quale i radicali liberi, una volta superate le difese antiossidanti, attaccano le varie componenti biochimiche cellulari ed extracellulari dell’organismo, è quello legato alla produzione dei cosiddetti idroperossidi.

In questo modello, una cellula, sia per effetto di stressori esogeni (agenti fisici, chimici e biologici) che per la sua stessa attività metabolica (soprattutto a livello della plasmamembrana, dei mitocondri, del reticolo endoplasmatico e del citosol) inizia a produrre quantità elevate di radicali liberi, tra cui il temibilissimo radicale idrossile (HO*), una delle più lesive specie reattive dell’ossigeno (Reactive Oxygen Species, ROS). Infatti può “attaccare” qualsiasi substrato molecolare (glicidi, lipidi, amminoacidi, peptidi, proteine, acidi nucleici, etc.) e, strappando un elettrone (sotto forma di atomo di idrogeno), radicalizzarlo.

Dalla reazione a catena che ne deriva, in presenza di ossigeno molecolare, sono, infine, generati gli idroperossidi (ROOH), agenti relativamente stabili ma dotati di potenzialità ossidanti. Per tale motivo, la cellula espelle al suo esterno questi metaboliti reattivi dell’ossigeno (Reactive Oxygen Metabolites), i quali, a loro volta, diffondono, attraverso le pareti del microcircolo, sia nella matrice che nei liquidi extracellulari, quali il sangue. Qui, in condizioni di ischemia anche lieve, l’attivazione del metabolismo anaerobio induce un rilascio di cataboliti acidi che, provocando un lieve abbassamento del pH, inducono, tra l’altro, una modifica della conformazione della trasferrina, che viene così costretta a rilasciare il ferro in forma libera. Sarà questo elemento di transizione, poi, a provocare per via catalitica (reazione di Fenton) la scissione degli idroperossidi in radicali alcossilici (RO*) e perossilici (ROO*), in definitiva responsabili di lesioni ossidative a carico sia dell’ endotelio che di componenti plasmatiche, quali le LDL. È evidente, quindi, che gli ROOH rappresentano non solo i “testimoni” ma anche i potenziali “amplificatori” del danno ossidativo a tutte le cellule dell’organismo.

I ROS (Sostanze Reattive dell’Ossigeno) sono molecole instabili di ossigeno, innescate nell’organismo da un certo numero di fattori ambientali e di abitudini igieniche soltanto apparentemente salutari.
Un ROS è una specie chimica altamente reattiva. E’ un atomo o una molecola con un elettrone libero.
I ROS reagiscono rapidamente e in modo indiscriminato con le molecole circostanti, per catturare gli elettroni loro mancanti. I metalli di transizione promuovono la produzione di ROS. Nei sistemi biologici, ferro e rame sono catalizzatori particolarmente importanti della produzione dei ROS.
I ROS possono danneggiare le proteine, ossidare le basi del materiale genetico e causare perossidazione dei lipidi.

I ROS non sono soltanto dannosi, sono utili per combattere le infezioni, per uccidere i batteri e per controllare il tono della muscolatura liscia, che regola il funzionamento degli organi interni e dei vasi sanguigni. La cosa fondamentale perché i ROS svolgano nell’organismo un’azione efficace e “buona” é l’equilibrio fra questi e gli antiossidanti. Per neutralizzare i ROS, infatti, il nostro corpo produce degli spazzini, i cosiddetti antiossidanti endogeni. Ma spesso, purtroppo, questo equilibrio si rompe a nostro svantaggio.

Lo stress ossidativo, essendo una condizione squisitamente biochimica, non dà luogo a manifestazioni cliniche proprie, né soggettive né oggettive. Pertanto, esso rimarrà sconosciuto, con inevitabile danno del paziente.

In altre parole, lo stress ossidativo non è una “malattia” nel senso tradizionale del termine, ma ‘effetto della rottura di un equilibrio biochimico e, come tale, può influenzare, spesso in maniera subdola, l’insorgenza e il decorso di un gran numero di condizioni morbose o patologie di base. Ovviamente, non essendo una “malattia”, non dà luogo ad un proprio quadro clinico ma si nasconde dietro ai sintomi ed ai segni della patologia di base e può venire alla luce solo se il medico, sospettandone l’esistenza, sottopone il soggetto che ne soffre a specifiche indagini biochimiche.