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Dalla medicina tradizionale asiatica ai laboratori moderni, il kudzu si afferma come fitocomplesso di grande interesse per metabolismo, menopausa e dipendenze. 

La Pueraria lobata è una pianta rampicante originaria dell’Asia orientale, utilizzata da 2000 anni nella medicina tradizionale cinese per trattare febbre, disturbi digestivi e abuso di alcol. Oggi rappresenta un ponte tra tradizione e ricerca scientifica: i suoi principi attivi, in particolare gli isoflavoni (daidzeina, genisteina e puerarina), sono al centro di numerosi studi per i loro effetti su metabolismo, sistema nervoso e regolazione ormonale.

Poiché gli studi sull’uomo e sugli animali suggeriscono alcuni effetti estrogenici 1, 2, 3, le persone con tumori sensibili agli ormoni e quelle che assumono tamoxifene dovrebbero evitare di assumere la kudzu.

A cosa serve il kudzu

La Pueraria lobata è una pianta estremamente versatile, utilizzata sia come alimento sia come rimedio fitoterapico in diverse culture, in particolare in Cina e Giappone.

In molti paesi asiatici, foglie e germogli di kudzu vengono consumati in diverse forme: tè, insalate, succhi, gelatine e sottaceti. Le radici, particolarmente ricche di amido, rappresentano la parte più utilizzata.

In Giappone e Cina, l’amido di kudzu è apprezzato come ingrediente culinario:

  • viene utilizzato come addensante naturale per zuppe e salse;
  • può essere impiegato per preparazioni dolci o come base nutriente e digeribile;
  • talvolta è usato per impanature leggere.

Questo uso alimentare riflette non solo una funzione nutrizionale, ma anche un ruolo nella tradizione dietetica preventiva.

Impieghi nella medicina tradizionale

Conosciuta nella medicina tradizionale cinese come ge-gen, la radice di kudzu è utilizzata da secoli per una vasta gamma di disturbi. Tradizionalmente, viene impiegata per:

  • alleviare febbre e sintomi influenzali;
  • ridurre tensioni muscolari, in particolare a livello di collo e spalle;
  • trattare disturbi digestivi e intestinali;
  • supportare la salute cardiovascolare;
  • attenuare i sintomi legati all’abuso di alcol.

Molti di questi usi trovano oggi un parziale riscontro nella ricerca moderna, che attribuisce tali effetti alla presenza di isoflavoni e altri composti bioattivi.

Applicazioni moderne e ricerca scientifica

Le indagini scientifiche contemporanee hanno ampliato l’interesse verso il kudzu, suggerendo possibili applicazioni in diversi ambiti:

È importante sottolineare che, sebbene promettenti, molte di queste evidenze derivano da studi preclinici o clinici preliminari.

Un ruolo anche in ambito ambientale

Oltre agli usi nutrizionali e medicinali, il kudzu ha avuto anche un impiego agronomico. Grazie al suo apparato radicale esteso e alla crescita rapida, è stato introdotto negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo per contrastare l’erosione del suolo.

Tuttavia, la sua straordinaria capacità di crescita lo ha reso in alcune aree una specie invasiva, evidenziando come le stesse caratteristiche che lo rendono utile possano diventare problematiche in contesti non controllati.

Un fitocomplesso antiossidante e modulatore

Il kudzu viene spesso definito “detossificante”, ma in termini scientifici la sua azione si traduce nella capacità di contrastare lo stress ossidativo e modulare processi infiammatori. Gli isoflavoni agiscono come scavenger di radicali liberi e influenzano diverse vie metaboliche cellulari.

Supporto cardiovascolare e metabolico

Nella medicina tradizionale cinese, la kudzu è stata impiegata per trattare le malattie cardiache. Diversi studi indicano che il kudzu può contribuire a migliorare il profilo lipidico, con riduzione di colesterolo e trigliceridi, e favorire una migliore funzionalità vascolare. Questo lo rende interessante come coadiuvante nella prevenzione del rischio cardiovascolare.

Protezione gastrointestinale

L’amido di kudzu è noto per la sua azione lenitiva sulla mucosa gastrica. Può essere utile in caso di acidità, reflusso o irritazione intestinale, contribuendo anche a regolare la funzione digestiva grazie alla sua capacità di assorbire liquidi.

Menopausa ed equilibrio ormonale

La Pueraria thunbergiana è una delle piante fitoestrogeniche più popolari nella Cina continentale. Gli isoflavoni del kudzu possiedono una struttura simile agli estrogeni e possono esercitare un effetto fitoestrogenico lieve. Questo li rende potenzialmente utili per attenuare sintomi come vampate, irritabilità e disturbi del sonno, tipici della menopausa. Tuttavia, la risposta è individuale e richiede cautela in presenza di condizioni ormono-sensibili.

Dipendenze da alcool e nicotinaKudzu (Pueraria lobata): proprietà e benefici

Uno degli ambiti più promettenti riguarda il supporto nella riduzione del consumo di alcol. Studi clinici preliminari suggeriscono che il kudzu possa ridurre il craving, probabilmente attraverso la modulazione dei neurotrasmettitori (GABA, serotonina, glutammato) e del sistema dopaminergico. L’evidenza per la dipendenza da nicotina è più limitata, ma il razionale biologico è simile.

Uno studio sugli animali del 1993 ha mostrato che sia la daidzina che la daidzeina inibiscono il desiderio di alcol. Gli Autori hanno concluso che l’estratto di radice di kudzu può essere utile per ridurre la voglia di alcol e come trattamento per l’alcolismo.

Uno studio sui topi ha scoperto che l’estratto di kudzu è stato molto utile nel trattamento del danno epatico indotto dall’alcol eliminando i radicali liberi dannosi e potenziando il sistema antiossidante naturale

Benessere mentale e adattamento allo stress

Il kudzu viene talvolta descritto come adattogeno: può contribuire a migliorare la risposta allo stress, ridurre ansia e favorire il sonno. Anche in questo caso, le evidenze sono ancora in evoluzione.

Azione antinfiammatoria

Tra i composti bioattivi del kudzu, l’isoorientina ha attirato l’attenzione per la sua potenziale attività antinfiammatoria. Studi sperimentali su modelli animali hanno osservato:

  • aumento dell’attività antiossidante;
  • riduzione di marcatori associati all’infiammazione sistemica.

Questi effetti suggeriscono un possibile ruolo del kudzu nella modulazione dello stress ossidativo, uno dei processi coinvolti nell’invecchiamento cellulare e nelle malattie croniche.

Possibile supporto nelle cefalee

Alcune osservazioni preliminari indicano che il kudzu potrebbe avere effetti benefici anche nelle cefalee intense, in particolare nella cefalea a grappolo.

Un piccolo studio clinico ha riportato:

  • riduzione dell’intensità del dolore;
  • diminuzione della frequenza degli episodi;
  • riduzione della durata degli attacchi.

Sebbene i dati siano ancora limitati, il risultato ha stimolato ulteriori ipotesi sul ruolo vascolare e neuro-modulatore degli isoflavoni.

Kudzu e obesità

Il fiore di kudzu è stato studiato anche in relazione al metabolismo corporeo e alla composizione del grasso.

In uno studio clinico della durata di 12 settimane, alcuni soggetti hanno mostrato:

  • riduzione dell’indice di massa corporea (BMI);
  • diminuzione del grasso viscerale.

Il grasso sottocutaneo, invece, non ha evidenziato cambiamenti significativi. Questi risultati suggeriscono un possibile effetto metabolico selettivo, ancora da chiarire.

Potenziale ruolo nel diabete

Gli isoflavoni del kudzu hanno mostrato effetti interessanti anche sul metabolismo del glucosio:

  • inibizione dell’enzima alfa-glucosidasi, coinvolto nell’assorbimento degli zuccheri;
  • miglioramento dell’utilizzo del glucosio nei modelli animali.

Kudzu e capelli

In ambito cosmetico, il kudzu è utilizzato per sostenere la salute dei capelli. Gli antiossidanti e il possibile miglioramento della microcircolazione del cuoio capelluto possono contribuire a capelli più forti e luminosi, anche se le prove cliniche restano limitate.

Dosi e modo d’uso

Nonostante il crescente interesse scientifico verso la Pueraria lobata, non esiste ancora un dosaggio ufficiale universalmente riconosciuto come sicuro ed efficace. Gli studi clinici disponibili sono infatti ancora limitati e il kudzu non è stato approvato come farmaco dagli enti regolatori internazionali.

Per questo motivo, le indicazioni riportate devono essere considerate orientative e non sostituiscono il parere medico.

Alcune ricerche suggeriscono che dosi comprese tra 50 e 100 mg al giorno di estratto possano presentare un basso rischio di effetti collaterali.

Negli studi dedicati al supporto nella dipendenza da alcol sono stati utilizzati:

  • circa 1,2 grammi al giorno di estratto di radice per una settimana;
  • oppure una singola dose di 2 grammi prima del consumo di alcol.

In questi studi non sono stati osservati effetti collaterali significativi.

Uso tradizionale e standardizzazione degli estratti

In Cina vengono impiegati estratti standardizzati di radice di kudzu anche nel trattamento complementare dell’angina pectoris. Alcune formulazioni prevedono compresse da:

  • 10 mg di estratto standardizzato, equivalenti a circa 1,5 grammi di radice grezza.

Alcune fonti fitoterapiche riportano dosaggi compresi tra:

  • 30 e 120 mg di estratto, da assumere due o tre volte al giorno.

La variabilità dipende dalla concentrazione in principi attivi, in particolare dalla quantità di puerarina e isoflavoni totali presenti nel prodotto.

Prima di utilizzare il kudzu è consigliabile consultare un professionista, soprattutto in presenza di:

  • gravidanza o allattamento;
  • terapie ormonali;
  • patologie epatiche;
  • diabete;
  • disturbi cardiovascolari;
  • assunzione concomitante di farmaci.

L’attività fitoestrogenica della pianta richiede particolare cautela nei soggetti con condizioni ormono-sensibili.

Bibliografia

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  6. Scott Carlson, JK. Prasian J.Michael Wyss. Acute and Chronic Kudzu Improves Plasma Glucose Tolerance.

 

 

Oltre i probiotici vivi: il potenziale dei derivati microbici e dei batteri inattivati.

Recentemente il microbiota intestinale è diventato uno dei protagonisti della ricerca scientifica e della pratica clinica. Tradizionalmente, l’attenzione si è concentrata sui probiotici vivi, ma oggi stanno emergendo nuove strategie che non richiedono la presenza di microrganismi vitali.

Tra queste, i probiotici inattivati e i postbiotici rappresentano un’interessante evoluzione. Grazie a tecniche come la tindalizzazione, è possibile ottenere prodotti sicuri e stabili che mantengono parte delle proprietà benefiche dei batteri originari, senza i rischi legati alla loro vitalità.

Postbiotici: cosa sono davvero

Quando si parla di postbiotici ci si riferisce a tutte quelle sostanze prodotte dai batteri durante la loro attività metabolica. Non si tratta quindi di organismi vivi, ma di molecole biologicamente attive che possono interagire con il nostro organismo.

Queste includono, ad esempio, acidi grassi a catena corta come il butirrato, composti proteici, enzimi, vitamine e frammenti strutturali della parete batterica. Anche dopo la morte del batterio, questi componenti possono continuare a esercitare effetti utili, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio intestinale e alla modulazione del sistema immunitario.

Tindalizzazione: come funziona

La tindalizzazione è una tecnica di sterilizzazione sviluppata nel XIX secolo che si basa su cicli ripetuti di riscaldamento alternati a fasi di incubazione. Durante il primo riscaldamento vengono eliminate le forme batteriche attive, mentre eventuali spore sopravvissute hanno il tempo di germinare nella fase successiva a temperatura ambiente. I cicli successivi servono proprio a eliminare queste nuove forme vegetative.

Dal punto di vista microbiologico, il principio su cui si basa è particolarmente interessante: molti batteri possono esistere in due forme, una vegetativa (attiva) e una sotto forma di spora, molto più resistente al calore. Il semplice riscaldamento, infatti, è sufficiente a distruggere le cellule attive, ma non le spore, che possono sopravvivere e riattivarsi successivamente.

La tindalizzazione sfrutta proprio questo comportamento biologico. Il materiale viene riscaldato a temperature vicine ai 100 °C, eliminando le forme vegetative. Successivamente viene mantenuto a condizioni favorevoli alla crescita, in modo da indurre le spore a germinare. Nei cicli successivi di riscaldamento, queste nuove cellule, ormai sensibili al calore, vengono eliminate.

Questo processo viene ripetuto per più giorni consecutivi, generalmente tre, fino a ottenere una sterilizzazione progressiva.

Questo processo, se eseguito correttamente, permette di ottenere un prodotto sterile mantenendo inalterate molte caratteristiche chimiche e nutrizionali. È proprio questo aspetto a renderlo interessante nel campo dei probiotici inattivati.

Perché è un metodo “intelligente” ma oggi poco utilizzato

Dal punto di vista teorico, la tindalizzazione rappresenta un approccio raffinato perché non si limita a distruggere i batteri, ma ne sfrutta il ciclo vitale. Tuttavia, presenta alcuni limiti pratici importanti.

Innanzitutto, è un processo lungo e poco standardizzabile: richiede più giorni e condizioni ambientali controllate. Inoltre, non garantisce sempre una sterilizzazione completa, perché alcune spore particolarmente resistenti possono sopravvivere anche ai cicli ripetuti.

Per questo motivo, nella pratica moderna è stata quasi completamente sostituita da tecniche più rapide e affidabili, come l’autoclave, che utilizza vapore ad alta pressione e temperature superiori ai 120 °C.

Quando viene ancora utilizzata

Nonostante sia considerata una tecnica “storica”, la tindalizzazione trova ancora applicazione in contesti specifici. Viene impiegata soprattutto quando il materiale da trattare non può sopportare temperature elevate o pressione, come nel caso di:

  • terreni di coltura contenenti zuccheri, vitamine o proteine sensibili al calore
  • alcuni prodotti alimentari o biologici
  • preparazioni farmaceutiche delicate

In questi casi, il vantaggio principale è la possibilità di ottenere una buona riduzione della carica microbica preservando le proprietà chimiche e nutrizionali del prodotto.

Collegamento con probiotici e postbiotici

Il recupero di questa tecnica nel contesto dei probiotici inattivati non è casuale. La tindalizzazione consente infatti di inattivare i microrganismi senza distruggere completamente le loro strutture cellulari e i metaboliti prodotti.

Questo è particolarmente rilevante perché:

  • le componenti della parete batterica possono interagire con il sistema immunitario
  • i metaboliti prodotti durante la crescita batterica possono rimanere attivi
  • il prodotto finale risulta più stabile e sicuro

In altre parole, si passa da un approccio basato sul “batterio vivo” a uno centrato sulle sue funzioni e sui suoi derivati.

Probiotici tindalizzati: cosa li rende diversi

I probiotici sottoposti a tindalizzazione, spesso definiti anche paraprobiotici, non sono più in grado di replicarsi. Tuttavia, conservano componenti strutturali e metaboliti che possono interagire con l’organismo.

A differenza dei probiotici vivi, non colonizzano l’intestino, ma possono comunque contribuire a creare un ambiente favorevole. Ad esempio, possono ostacolare l’adesione di microrganismi patogeni e stimolare alcune risposte immunitarie locali. Inoltre, rilasciano direttamente sostanze bioattive che non richiedono l’attività metabolica del batterio per essere prodotte.

Perché utilizzare batteri inattivati

L’idea di inattivare microrganismi benefici può sembrare paradossale, ma presenta diversi vantaggi concreti. Il primo riguarda la sicurezza: batteri non vitali non possono moltiplicarsi né trasferire materiale genetico, riducendo il rischio di effetti indesiderati, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.

Un altro aspetto rilevante è la stabilità. I prodotti a base di probiotici inattivati non necessitano di particolari condizioni di conservazione e sono meno sensibili agli sbalzi di temperatura, caratteristica importante sia per la distribuzione sia per l’utilizzo quotidiano.

Infine, la disponibilità immediata dei metaboliti consente un’azione più diretta. I composti bioattivi sono già presenti e pronti per essere utilizzati dall’organismo, senza dover attendere che i batteri si adattino e colonizzino l’ambiente intestinale.

Effetti sulla salute: cosa sappiamo oggi

Probiotici inattivati e postbiotici per il benessereLe ricerche disponibili indicano che i probiotici tindalizzati e i postbiotici possono avere effetti interessanti, soprattutto a livello intestinale. In alcuni studi è stata osservata una riduzione di sintomi come gonfiore e diarrea, oltre a un miglioramento generale del comfort digestivo.

Si ipotizza anche un ruolo nella modulazione del sistema immunitario e nella protezione della barriera intestinale. Tuttavia, quando si esce dall’ambito gastrointestinale, le evidenze diventano meno solide. Applicazioni in condizioni come allergie, disturbi respiratori o alterazioni metaboliche sono ancora oggetto di studio e richiedono ulteriori conferme.

Applicazioni e utilizzi pratici

In ambito clinico e nutrizionale, i probiotici inattivati vengono talvolta associati a sostanze che proteggono la mucosa intestinale. Un esempio è il tannato di gelatina, che forma una sorta di barriera meccanica sulla superficie intestinale, contribuendo a ridurre l’irritazione e a limitare il contatto con agenti patogeni.

Queste combinazioni sono state studiate soprattutto nei bambini, in particolare nella gestione della diarrea, dove sicurezza e tollerabilità sono aspetti fondamentali.

Batteri lattici e bifidobatteri

Tra i microrganismi più studiati anche in forma inattivata rientrano i batteri lattici e i bifidobatteri, da tempo noti per il loro ruolo nel mantenimento dell’equilibrio intestinale. Diversi ceppi appartenenti a questi gruppi conservano proprietà biologiche interessanti anche dopo trattamenti termici come la tindalizzazione.

Non è solo la cellula batterica in sé a essere rilevante: numerosi studi hanno evidenziato effetti positivi legati anche ai metaboliti prodotti, alle componenti strutturali e ai cosiddetti supernatanti di coltura, cioè il “mezzo” in cui i batteri sono cresciuti e hanno rilasciato sostanze bioattive.

Nel complesso, le evidenze disponibili suggeriscono che queste forme inattivate possano contribuire a modulare la risposta immunitaria, a contrastare l’azione di microrganismi patogeni intestinali e a sostenere l’integrità della barriera intestinale, elemento chiave per la salute dell’organismo.

Sul piano clinico, i dati raccolti indicano un possibile beneficio nella gestione di disturbi gastrointestinali comuni, come gonfiore, diarrea e coliche infantili, soprattutto quando i probiotici tindalizzati vengono utilizzati in associazione con sostanze ad azione protettiva sulla mucosa intestinale.

Al di fuori dell’ambito digestivo, alcune ricerche preliminari suggeriscono un potenziale ruolo anche in condizioni di natura allergica, sia cutanee che respiratorie, anche se in questi ambiti sono necessari ulteriori studi per confermare e chiarire l’efficacia.

Conclusione

I postbiotici tindalizzati sono ceppi batterici inattivati ottenuti attraverso il processo di tindalizzazione, che prevede l’esposizione alternata a temperature elevate (70-100 °C) seguite da periodi di incubazione a temperature più basse. Questo trattamento conserva le proprietà benefiche dei probiotici vivi, ma elimina la capacità di riproduzione e la possibilità di scambio genetico con altri microrganismi.

I postbiotici tindalizzati sono efficaci nel promuovere la colonizzazione dell’intestino da parte di batteri benefici e nel prevenire l’inserimento di germi patogeni. A differenza dei probiotici vivi, possono rilasciare sostanze benefiche direttamente nell’intestino senza richiedere l’adesione alla mucosa, migliorando così il trasporto e la conservazione nel tratto gastrointestinale.

Questi postbiotici inattivati sono utilizzati nel trattamento di disturbi gastrointestinali come diarrea e colite, e sono noti per regolare il sistema immunitario, migliorare le condizioni delle allergie, dermatiti atopiche e patologie respiratorie.

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Fonti

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Un piccolo frutto dell’Amazzonia torna sotto i riflettori della ricerca: uno studio clinico suggerisce un possibile ruolo nella riduzione del grasso epatico, ma servono conferme.

Negli ultimi anni, l’interesse verso alimenti funzionali e integratori naturali è cresciuto notevolmente, soprattutto in relazione alle patologie metaboliche. Tra questi, il Camu-Camu (Myrciaria dubia), una bacca originaria delle foreste amazzoniche, è stato recentemente oggetto di uno studio clinico che ne ha valutato gli effetti sulla steatosi epatica. I risultati, pur preliminari, aprono nuove prospettive nel campo della nutrizione clinica e della prevenzione.

Questa utile pianta prospera nelle lussureggianti foreste del Sud America. Per secoli, gli indigeni peruviani hanno utilizzato il camu camu, che ora è molto popolare come integratore alimentare che può essere ottenuto facilmente sotto forma di polvere o estratto. Le proprietà di questo integratore sono molto benefiche, viene utilizzato  per la cura della pelle e la salute degli occhi, contribuendo allo stesso tempo alla salute generale del corpo.  Grazie ai suoi molteplici benefici, il camu camu è un prezioso bene naturale per il benessere del corpo. Incorporandolo nei pasti quotidiani, funge da risorsa preziosa per il raggiungimento ed il supporto della salute fisica.  Inoltre, le bacche di camu camu sono utilizzate anche in molti prodotti alimentari, come succhi di frutta, yogurt e barrette energetiche.

Composizione nutrizionale del Camu-Camu

Il camu-camu (Myrciaria dubia) si distingue per la presenza di numerosi composti bioattivi che contribuiscono al suo interesse nutrizionale e funzionale. Tuttavia, è importante interpretare questi elementi nel contesto di una dieta equilibrata, senza attribuire loro effetti terapeutici diretti non dimostrati.

Vitamina C

Il camu-camu è una delle fonti naturali più ricche di vitamina C (acido ascorbico), con concentrazioni significativamente superiori rispetto a molti altri frutti, inclusa l’arancia. Questa vitamina svolge un ruolo fondamentale:

  • nella protezione dallo stress ossidativo
  • nel supporto al sistema immunitario
  • nella sintesi del collagene

Aminoacidi

Il frutto contiene diversi aminoacidi, tra cui:

  • valina
  • leucina
  • serina

Valina e leucina appartengono agli aminoacidi essenziali e partecipano a numerosi processi metabolici, tra cui il mantenimento della massa muscolare e il metabolismo energetico. La serina, invece, è coinvolta in diversi processi cellulari, inclusa la sintesi di proteine e fosfolipidi.

È importante precisare che, sebbene presenti, questi aminoacidi non sono contenuti in quantità tali da rendere il camu-camu una fonte primaria proteica.

Potassio

Il potassio è un minerale essenziale per il corretto funzionamento dell’organismo. Contribuisce:

  • alla regolazione della pressione arteriosa
  • alla funzione muscolare
  • all’equilibrio dei fluidi

Flavonoidi

Il camu-camu contiene diversi flavonoidi, composti vegetali con attività antiossidante. Queste molecole aiutano a neutralizzare i radicali liberi e possono contribuire alla protezione cellulare.

Acido gallico

L’acido gallico è un composto fenolico con proprietà antiossidanti. Studi di laboratorio suggeriscono anche attività antimicrobiche e antivirali, anche se la rilevanza clinica di questi effetti nell’uomo deve essere ancora chiarita.

Acido ellagico

Anche l’acido ellagico è un potente antiossidante. Alcune ricerche preliminari hanno esplorato il suo potenziale ruolo nella prevenzione di processi degenerativi, inclusi quelli tumorali, ma si tratta di evidenze ancora in fase sperimentale e non conclusiva.

Steatosi epatica e Camu-Camu: un possibile aiuto dalla natura

La Steatosi epatica non alcolica è una condizione sempre più diffusa, caratterizzata dall’accumulo eccessivo di grassi (lipidi) all’interno delle cellule del fegato. A differenza della semplice steatosi, questa forma può evolvere verso quadri clinici più complessi e pericolosi.

Nel tempo, infatti, il fegato può andare incontro a:

  • infiammazione cronica
  • processi di cicatrizzazione (fibrosi)
  • morte delle cellule epatiche (necrosi)

Questi fenomeni compromettono progressivamente la funzionalità dell’organo, con conseguenze potenzialmente irreversibili.

Oggi questa patologia è stata ridefinita come MASLD (malattia epatica steatosica associata a disfunzioni metaboliche), per sottolinearne il forte legame con condizioni come obesità, insulino-resistenza e dislipidemia.

Si stima che colpisca circa un adulto su quattro, rendendola una delle malattie epatiche croniche più comuni a livello globale. Nonostante la sua diffusione, non esistono ancora terapie farmacologiche specifiche approvate, e nei casi più gravi può evolvere fino a:

  • cirrosi epatica
  • insufficienza epatica
  • esiti fatali

Il ruolo emergente del Camu-Camu

Negli ultimi anni, la ricerca si è concentrata su possibili strategie nutrizionali per contrastare questa condizione. Tra queste, ha suscitato particolare interesse il camu-camu (Myrciaria dubia), un piccolo frutto originario dell’Amazzonia.

Questo frutto si distingue per:

  • un contenuto eccezionalmente elevato di vitamina C
  • una ricca presenza di polifenoli, tra cui proantocianidine ed ellagitannine

Questi composti sono noti per le loro proprietà:

  • antiossidanti
  • antinfiammatorie
  • potenzialmente protettive nei confronti del metabolismo cellulare

Proprio queste caratteristiche hanno portato a ipotizzare un possibile ruolo del camu-camu nella protezione del fegato e nella riduzione dell’accumulo di grasso epatico.

Trial clinico sul Camu-Camu

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Cell Reports Medicine (1), ha coinvolto 30 adulti in sovrappeso con ipertrigliceridemia, una condizione spesso associata all’accumulo di grasso nel fegato. Lo studio è stato progettato come un trial clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, considerato il “gold standard” nella valutazione dell’efficacia di un intervento.

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha assunto quotidianamente 1,5 grammi di camu-camu, mentre l’altro ha ricevuto un placebo, per un periodo complessivo di 12 settimane. L’obiettivo era valutare l’impatto dell’integrazione sul contenuto di grasso epatico, misurato attraverso tecniche di imaging avanzate come la risonanza magnetica (MRI), oggi tra i metodi più accurati per questo tipo di analisi.

Al termine dello studio, i risultati hanno evidenziato una differenza significativa tra i due gruppi. Nei soggetti trattati con camu-camu, la percentuale di grasso epatico è diminuita mediamente del 7,43%, mentre nel gruppo placebo si è osservato un incremento dell’8,42%. Questo si traduce in una differenza complessiva di circa il 16%, un dato che suggerisce un potenziale effetto favorevole dell’integratore sulla steatosi epatica.

Oltre alla riduzione del grasso nel fegato, i ricercatori hanno osservato anche un miglioramento di alcuni marker biochimici associati al danno epatico, indicando un possibile beneficio non solo strutturale ma anche funzionale.

Nonostante questi risultati siano incoraggianti, è importante sottolineare che lo studio ha coinvolto un numero limitato di partecipanti e una durata relativamente breve: saranno quindi necessari ulteriori studi su scala più ampia per confermare l’efficacia e la sicurezza del camu-camu nel lungo periodo.

Riduzione del grasso epatico: cosa dice lo studio

La ricerca ha evidenziato che l’assunzione di camu-camu è stata associata a una riduzione del grasso epatico fino al 16% rispetto al gruppo placebo.

Questo risultato assume una certa rilevanza clinica, soprattutto considerando:

  • l’elevata prevalenza della malattia
  • l’assenza di trattamenti farmacologici specifici

Tuttavia, è importante sottolineare che si tratta di uno studio preliminare, con un numero limitato di partecipanti, e che saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare questi effetti su larga scala.

Polifenoli e meccanismi d’azione

Il potenziale effetto benefico del camu-camu sembra legato principalmente alla sua elevata concentrazione di polifenoli.

Questi composti bioattivi possono:

  • contrastare lo stress ossidativo
  • ridurre l’infiammazione sistemica
  • influenzare il metabolismo dei lipidi

Studi preclinici condotti su modelli animali avevano già mostrato risultati promettenti: in particolare, il camu-camu si era dimostrato capace di prevenire l’accumulo di grasso nel fegato in topi con obesità indotta dalla dieta.

Il dato più rilevante dello studio recente è che, per la prima volta, questi effetti sono stati osservati anche in un contesto clinico umano, seppur iniziale.

Altri possibili benefici del Camu-Camu

Camu-Camu e salute del fegatoOltre al potenziale effetto sulla steatosi epatica, il camu-camu (Myrciaria dubia) è oggetto di numerosi studi per le sue proprietà biologiche. Tuttavia, è importante sottolineare che molte di queste evidenze derivano da studi preclinici o sperimentali, e non sempre sono state confermate in modo solido nell’uomo.

Attività antiossidante

Il camu-camu è considerato una delle fonti naturali più ricche di vitamina C. L’acido ascorbico, insieme ai composti fenolici presenti nella bacca, contribuisce a contrastare lo stress ossidativo, proteggendo le cellule dai danni causati dai radicali liberi. Questo meccanismo è associato, in generale, a una riduzione del rischio di patologie croniche.

Effetti antinfiammatori

Diversi studi suggeriscono che il succo e gli estratti di camu-camu possano modulare i processi infiammatori. Poiché l’infiammazione cronica è coinvolta nello sviluppo di molte malattie — tra cui patologie cardiovascolari e metaboliche — questo effetto è considerato particolarmente rilevante.

Supporto al sistema immunitario

Grazie all’elevato contenuto di vitamina C e polifenoli, il camu-camu può contribuire al normale funzionamento del sistema immunitario, migliorando la risposta dell’organismo agli agenti esterni.

Possibili effetti metabolici

Alcune evidenze suggeriscono che gli estratti di Myrciaria possano:

  • contribuire alla regolazione della glicemia
  • ridurre i picchi glicemici post-prandiali
  • influenzare positivamente il metabolismo dei lipidi

Questi effetti, se confermati, potrebbero essere utili nel contesto delle sindromi metaboliche.

Salute cardiovascolare

I flavonoidi contenuti nel camu-camu sembrano favorire il rilassamento dei vasi sanguigni, con un possibile effetto benefico sulla pressione arteriosa. Tuttavia, le evidenze cliniche in questo ambito sono ancora limitate.

Produzione di collagene e salute dei tessuti

La vitamina C svolge un ruolo essenziale nella sintesi del collagene, una proteina fondamentale per:

  • pelle
  • ossa
  • tendini
  • legamenti

Un adeguato apporto può quindi contribuire al mantenimento della salute dei tessuti connettivi.

Assorbimento del ferro

L’acido ascorbico favorisce l’assorbimento del ferro non-eme (di origine vegetale), mantenendolo nella forma più facilmente assimilabile. Questo può essere particolarmente utile in soggetti con carenze o aumentato fabbisogno.

Modalità di assunzione e sicurezza

Il camu-camu può essere consumato:

  • in polvere (aggiunto a smoothie o yogurt)
  • in capsule
  • sotto forma di succo

In generale è considerato sicuro a dosi moderate, ma:

  • dosi elevate possono causare disturbi gastrointestinali
  • mancano dati sugli effetti a lungo termine
  • cautela in gravidanza e in caso di terapie farmacologiche

Conclusione

Il camu-camu rappresenta un alimento dalle caratteristiche nutrizionali molto interessanti e con un potenziale ruolo nel supporto della salute metabolica, in particolare per quanto riguarda il fegato. I risultati dello studio clinico disponibile sono promettenti, ma ancora preliminari, e non consentono di considerarlo una terapia per la MASLD.

In un’ottica scientificamente corretta, il camu-camu può essere visto come un possibile supporto complementare, da inserire all’interno di uno stile di vita sano. Ad oggi, le strategie più efficaci per la prevenzione e il trattamento della steatosi epatica restano una dieta equilibrata, la perdita di peso e l’attività fisica regolare.

Un approccio consapevole permette di valorizzare le potenzialità di questo frutto senza cadere in semplificazioni o aspettative eccessive, mantenendo sempre al centro le evidenze scientifiche.

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Bibliografia

  1. Cell Reports Medicine 2024. Doi: 10.1016/j.xcrm.2024.101682 https://doi.org/10.1016/j.xcrm.2024.101682
  2. Composti attivi e proprietà medicinali del genere Myrciaria (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0308814613019328?via%3Dihub)
  3. Composti antiossidanti e antipertensivi in ​​vitro dal tegumento del seme di camu-camu (Myrciaria dubia McVaugh, Myrtaceae): uno studio multivariato di struttura-attività (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30055315/)
  4. Semi di camu-camu (Myrciaria dubia) – Da flusso secondario a ingrediente antiossidante, antiiperglicemico, antiproliferativo, antimicrobico, antiemolitico, antinfiammatorio e antipertensivo (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31816536/)
  5. https://www.medicinaintegratanews.it/camu-camu-efficace-nella-steatosi-epatica/
  6. https://www.farmacista33.it/nutrizione-e-integrazione/29800/

 

 

Permeabilità intestinale

La Leaky Gut Syndrome, o permeabilità intestinale, è una condizione clinica caratterizzata dall’aumento anomalo di permeabilità dell’epitelio intestinale che provoca l’ingresso non regolato di sostanze patogene nel flusso sanguigno. L’epitelio intestinale è un tessuto monostratificato composto da cellule strettamente legate tra loro tramite giunzioni che le saldano, impedendo l’ingresso, a livello interstiziale, ad agenti indesiderati come tossine, micotossine o altri elementi patogeni.

Al contrario, i nutrienti vengono assorbiti e rilasciati nel flusso sanguigno per essere così veicolati in tutto l’organismo. Il ruolo principale di questo epitelio è di regolare il passaggio delle sostanze dal lume all’interstizio: una variazione dell’integrità dello stesso e delle giunzioni provoca un’anomalia nella normale permeabilità intestinale.

Sintomi e cause

Quando la struttura delle giunzioni strette e dell’epitelio intestinale si altera, sostanze come glutine, agenti infettivi, particelle di alimenti non digeriti, come proteine animali, lieviti e sostanze chimiche in essi contenute, possono fuoriuscire dal lume intestinale ed entrare nel sistema circolatorio, innescando una reazione immunitaria, con conseguente comparsa di uno stato infiammatorio sistemico che può causare sintomi quali:

  • Sintomi gastrointestinali: malassorbimento, gonfiore addominale, flatulenza, stipsi, alvo alterno, diarrea, disbiosi, candidosi, confusione mentale e perdita di peso.
  • Depressione: ansia, fatica.
  • Intolleranze – Allergie alimentari: dermatiti, eczema, sensibilità al glutine, MCS.
  • Infiammazione sistemica: dolori articolari, muscolari, perdita di tessuto osseo, malattie cardiovascolari e neurodegenerative.
  • Alterazione della tiroide: Hashimoto (ipotiroidismo), Graves (ipertiroidismo).

Autoimmunità

La Leaky Gut Syndrome può essere causata da infezioni, alterazioni del microbiota umano, candidosi, acidosi, disbiosi, regime alimentare errato, abuso di farmaci, chemio e radioterapia, iperammoniemia, stress, ipercortisolemia, squilibri ormonali, fattori neurologici e metabolici. malfunzionamento di questo organo che non è più in grado di svolgere le sue normali funzioni.

Si verificano fenomeni di malassorbimento di minerali e sostanze nutritive importanti tra cui zinco, ferro e vitamina B12. Inoltre, questi fattori possono portare alla captazione degli antigeni dal lume intestinale, meccanismo chiave nella patogenesi dei disturbi gastrointestinali. L’assorbimento sproporzionato di questi antigeni, insieme ad una risposta immunitaria alterata, può portare a reazioni immunologiche sia intestinali che in altri organi, provocando la patogenesi di diverse autoimmunità, tra le quali le più note sono celiachia, diabete di tipo 1 e tiroidite.

A tutto questo, va sommata l’influenza del sistema PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologico): il malassorbimento intestinale è causa di infiammazione sistemica e permeabilità intestinale patologica che influenzano direttamente il Sistema Nervoso Centrale (SNC)  e il sistema immunitario. Sistema Nervoso Centrale e sistema immunitario sono in collegamento tramite i neuropeptidi che stimolano o sopprimono la risposta immunitaria.

L’equilibrio del sistema PNEI può risultare alterato in patologie infiammatorie intestinali, in cui si ha una compromissione del microbiota e delle sue attività, fra le quali sintesi di neurotrasmettitori ed enzimi, alterazioni dei segnali neuroendocrini, alterazioni del sistema immunitario, e di conseguenza sul sistema nervoso; al tempo stesso la permeabilità intestinale può aumentare in condizioni patologiche, ad esempio in risposta a stimoli del sistema nervoso enterico, oppure in presenza di cellule del sistema immunitario, citochine o agenti patogeni.

Proteine vegetali, fitoterapici e minerali come miglior supporto

Queste condizioni associate alla Leaky Gut Syndrome (autoimmunità, immunosoppressione a TH1, stanchezza cronica, cancro, infiammazione intestinale cronica e sistemica e sensibilità chimica multipla), possono aggravarsi notevolmente se la patologia non viene prontamente diagnosticata e trattata. Un supporto efficace in questi casi si ottiene tramite l’integrazione con L-Glutammina, N-Acetil L-Glutammina, Topinambur, Liquirizia, Zinco, estratti di Malva, Kudzu e Zenzero.

  • La Glutammina stabilizza le giunzioni tight che saldano tra loro le cellule dell’epitelio intestinale, agendo come un antiossidante nei confronti di alcune sostanze dannose (etanolo) o in conseguenza ad uno stato di acidosi. La glutammina riduce la batteriemia intestinale e impedisce la proliferazione di batteri nocivi nell’intestino, mantenendo equilibrata la flora batterica. A livello cerebrale è convertita in acido glutammico, combustibile per le cellule cerebrali che viene convertito in GABA, sostanza che protegge il sistema nervoso dall’azione tossica dell’ammoniaca, e svolge, di conseguenza, una funzione protettiva sul SNC.
  • La N-Acetil-Glutammina presenta maggiore biodisponibilità, in quanto permane più a lungo nel tratto intestinale, migliorando l’azione antiossidante.
  • Il Topinambur svolge un’azione benefica sul microbiota umano grazie al suo contenuto di inulina, un polisaccaride costituito da monomeri del ß-D-fruttosio ad attività prebiotica. Inoltre, è famoso per le sue molteplici proprietà benefiche come protettore delle vie gastro-intestinali, diuretico e tonificante.
  • La Liquirizia stimola la mucogenesi a livello dell’epitelio gastrico, fungendo quindi da barriera all’eccessiva acidità, evitando la comparsa e/o promuovendo la rigenerazione di eventuali ulcerazioni.
  • Lo Zinco è un minerale che favorisce la rigenerazione del tessuto epiteliale, l’assorbimento di acqua ed elettroliti. Inoltre, limita l’adesione dei patogeni alle cellule dell’epitelio intestinale, inibendo la formazione di biofilm batterici.
  • La Malva sylvestris possiede proprietà emollienti lassative ed antiinfiammatorie. L’alto contenuto di mucillaggine protegge lo stomaco dall’eccesiva acidità, contiene composti che agiscono come antinfiammatori antibatterici e antimicotici.
  • La polvere di radice di Kudzu è impiegata per calmare le irritazioni dell’intestino e dell’apparato digerente, agisce come gastroprotettore e alcalinizzante naturale, lenendo la mucosa gastrica e tamponando la secrezione acida in eccesso. Favorisce l’equilibrio intestinale, regolando peristalsi e consistenza delle feci.
  • Lo Zenzero, Zingiber officinale, è un potente  antiinfiammatorio, antiacido e antibatterico. Attraverso il 6-gingerolo e al gran numero di composti bioattivi che possiede, agisce come antiacido, antibatterico e antimicotico.

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Hericium erinaceus è un fungo noto da oltre 1000 anni nella tradizione medica orientale dove è usato per numerose problematiche di salute.

Hericium erinaceus contiene numerose molecole biologicamente attive con attività anti-infiammatoria, anti-batterica, anti-tumorale e citotossica, e molecole molto particolari a basso peso molecolare, erinacine nel micelio ed ericenoni nel corpo fruttifero, in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e di stimolare la sintesi di Nerve Growth Factor (NGF) a livello cerebrale.

Numerosi studi hanno dimostrato la sua capacità di migliorare situazioni infiammatorie gastrointestinali, dalla gastrite alle malattie cronico-degenerative dell’intestino quali IBD, UC e CD.

Molte altre patologie diverse dalla IBD, come le parassitosi e le patologie neoplastiche, coinvolgono il tratto gastroenterico e possono aumentare i livelli di FC.

La Calprotectina è una proteina del gruppo delle S-100 che ha numerose funzioni cellulari. È uno dei principali costituenti del citoplasma dei granulociti neutrofili, ma si trova anche nei monociti e nelle cellule epiteliali.

In corso di infiammazione intestinale, i leucociti attraversano la parete intestinale e rilasciano la calprotectina nel lume intestinale così che possiamo riscontrarla e determinarne la concentrazione attraverso un’analisi delle feci.

La concentrazione di calprotectina fecale (FC = fecal calprotectin) correla con il numero di granulociti che attraversano la mucosa e arrivano al lume  intestinale.

Tale dosaggio può essere molto utile nel distinguere un colon irritabile da una patologia infiammatoria intestinale come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

La concentrazione di FC correla con la gravità della condizione clinica e dell’infiammazione, con il livello di attività di patologie come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, e può essere usato per monitorare l’andamento di malattia e per ottimizzare l’intervento terapeutico nei pazienti con patologie croniche e cronico-degenerative intestinali.

Il dosaggio della FC è una strategia diagnostica che può evitare inutile colonscopie, che possono avere rischi associati.

La FC è un marker stabile di infiammazione, (non viene degradata facilmente), è facilmente determinabile con l’analisi delle feci e per questo può essere utilizzata come strumento di screening per identificare pazienti con IBD, distinguendoli da quelli con IBS che non necessitano di colonscopia.

In questo studio osservazionale 56 pazienti, 23 UC, 12 CD, 11 IBD e 10 con situazioni infiammatorie intestinali diverse (carcinoma colo-rettale, mesotelioma peritoneale, e parassiti intestinali), tutti con elevati livelli di FC iniziale (T0) sono stati supplementati per 3 mesi con 2 grammi al giorno (1 grammo prima di pranzo e 1 grammo prima di cena) con una particolare formulazione di  Hericium erinaceus, costituita da 80% di micelio e corpo fruttifero e 20% di estratto idroalcolico (A.V.D. Reform S.r.l., Noceto, Italy). Dopo 3 mesi è stata effettuata la rivalutazione della FC (T3) che era significativamente ridotta in tutti i gruppi. Il gruppo con UC ha evidenziato una riduzione del 74,5%; quello CD del 74,8%; il gruppo con IBD del 75,8% e il gruppo con problematiche miste una riduzione del 70,1%. Tutti i soggetti hanno riportato notevole miglioramento o remissione dei sintomi e miglioramento della qualità della vita.

L’integrazione con questa particolare formulazione di Hericium erinaceus ha portato a un significativo controllo dell’infiammazione, confermato da una importante riduzione dei livelli di FC. Questi  dati forniscono un razionale per utilizzare H. erinaceus come potenziale supporto preventivo e come trattamento complementare di patologie infiammatorie gastro-intestinali.

… per l’articolo completo si rimanda al numero di Ottobre 2018 della rivista Natural 1

La micoterapia è una branca della fitoterapia, di origine cinese, che consiste nel curare diverse patologie tramite l’utilizzo dei funghi.

La micoterapia ha una storia millenaria: la prima testimonianza etnomicologica, la più antica, sinora individuata, risale a un periodo fra i 9.000 e i 7.500 anni fa: un’incisione in una grotta nel sud-est dell’Algeria, che riproduce delle figure in movimento, le quali tengono nella propria mano destra un fungo.

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Per maggiori informazioni visita la pagina MICOTERAPIA o QUI


Le “lacrime di Chio” ovvero il Masthia di Chio: una resina dalle mille virtù 

Chios è una piccola isola greca situata a poca distanza dalla costa turca,famosa per aver dato i natali a Omero..ma soprattuto per questa resina leggendaria e fascinosa. Si trova solo nel sud dell’isola perchè solo qui il lentisco secerne questo tipo di resina sotto forma di lacrime trasparenti.


La Mastiha: una particolarissima resina prodotto della secrezione del tronco e dei rami del Pistacia lentiscus. L’unicità della mastica risiede nel fatto che solamente a Chios il lentischio ha questo tipo di secrezione. Gli antichi greci la utilizzavano regolarmente.

Citata da Ippocrate, esaltata da Galeno e da Dioscoride, considerato l’iniziatore della farmacologia, alla mastica si attribuivano innumerevoli proprietà benefiche e terapeutiche.

Ippocrate fu uno dei primi a scoprirne le straordinarie proprietà coadiuvanti il buon funzionamento dell’apparato gastrointestinale.

Sia nell’Impero Bizantino, sia in quello ottomano, il commercio di Masthia era monopolio delle corti reali durante l’impero ottomano, la Masthia valeva come l’oro oro e il suo furto veniva punito con pene molto dure sino alla morte.

La mastica di Chios ha ottenuto la Denomiazione di Origine Controllata e viene commercializzata dalla cooperativa dei produttori.

Il mastice e’ un arbusto della famiglia pistacchio, attinente alla resina di lentisco. Viene utilizzato per la pasticceria, confetteria, cosmetici, per l’incenso nel campo delle belle arti e per fare liquori. Ma è meglio conosciuto come una gomma naturale ottenuto da ripetute incisione dei gambi.

Il mastice di Chios è anche riconosciuto da poco come farmaco da parte dell’Unione Europea. A partire dal 2015, è ufficialmente considerato un farmaco naturale, da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Sulla base di ricerche di laboratorio e studi clinici, gli scienziati rivelano che il Mastiha Chios naturale è dotato di particolari proprietà benefiche e terapeutiche con effetti anti-microbiche e anti-infiammatori.

Il comitato per i medicinali a base di piante (HPMC) della EMA hanno votato all’unanimità per l’incorporazione del Mastiha di Chios nella categoria dei farmaci vegetali tradizionali, con due indicazioni terapeutiche per problemi digestivi e contro l’infiammazione della pelle.

Per la medicina tradizionale mediterranea il mastice, di natura calda e secca, di virtù astringente, era utile alla tosse e allo stomaco; si masticava per rassodare le gengive.

Per la medicina araba mastaka eccitava l’appetito e calmava il dolore delle gengive, calmava la dispnea, risolveva gli umori dello stomaco. Avicenna scriveva che a causa della sua leggera virtù disseccante dissolveva la flemma e a causa della sua virtù astringente era utile nelle infiammazioni degli organi digestivi.

La medicina ayurvedica utilizza le galle di un albero apparentato, Pistacia integerrima, nei sintomi respiratori e nella diarrea.

Alcuni studi scientifici 
hanno evidenziato l’attività protettiva e antisecretiva del mastice sulle pareti dello stomaco. Altri studi ne hanno rilevato l’effetto antibatterico sull’ Helycobacter. 

Il  mastice di Chios ( Pistacia lentiscus var. Chia) è un agente antimicrobico naturale che ha trovato ampio uso in prodotti farmaceutici e come integratore alimentare.

  1. Ha proprietà antibatteriche e anti infiammatorie
  2. Cura le infiammazioni del cavo orale, è un antisettico e profumatore dell’alito, previene la formazione della placca dentale
  3. Agisce come un immunostimolante
  4. Il rimedio naturale più efficace contro il bruciore di stomaco, ulcera gastrica, reflusso gastroefageo
  5. Combatte il batterio “Helicobacter pylori” che causa acidità di stomaco e ben più gravi problemi allo stomaco
  6. Protegge le cellule dello stomaco da ulcere e gastriti
  7. Ha ottime proprietà fungicide
  8. Migliora l’efficacia di un trattamento classico antibiotico
  9. Ha proprietà antidiarroiche
  10. Ricco di antiossidanti, può essere utilizzato sulla pelle contro l’acne e per la sua purificazione
  11. Ha proprietà antisettiche e cicatrizzanti

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Terapia Complementare Enzimatica

La Terapia Complementare Enzimatica non utilizza enzimi ma lavora sugli enzimi, grazie all’impiego di substrati perfettamente riconoscibili da specifici enzimi in quanto ottenuti “biodinamicamente”, cioè attraverso biotecnologie a conversione enzimatica sequenziale che riproducono fedelmente i cicli biologici umani: questo concetto è di fondamentale importanza in quanto viene a delinearsi una autentica “terza via”, fra farmaci ed integratori alimentari convenzionali.

Gli enzimi sono molecole di natura proteica, essenziali per la vita, che “catalizzano” (cioè rendono possibili) tutte le reazioni biochimiche che avvengono nella cellula, assumendo di fatto il ruolo di unità funzionale del metabolismo. Organizzati in sequenze, catalizzano le numerose reazioni attraverso le quali le sostanze nutrienti sono degradate, estraendone energia e piccoli precursori che sono a loro volta utilizzati per la sintesi di molecole indispensabili a tutte le funzioni vitali.

Un esempio interessante è la digestione della carne, composta essenzialmente da proteine, da parte del nostro apparato gastrointestinale: la carne ingerita è scissa nei vari componenti dagli enzimi secreti dallo stomaco e dall’intestino in solo un paio d’ore; si consideri, come confronto, che per ottenere chimicamente la stessa degradazione, occorrerebbe far bollire la carne per una notte in acido cloridrico concentrato. Un enzima facilita la reazione a cui è deputato attraverso l’interazione tra “substrati” (le molecole che partecipano alla reazione) e il proprio “sito attivo”, cioè la parte della proteina enzimatica in cui avvengono le reazioni, formando un complesso; a reazione avvenuta il prodotto finale viene rimosso dall’enzima, che torna pronto per dare inizio ad una nuova reazione.

Questi complessi meccanismi sono caratterizzati da altissima “specificità”, che coincide di fatto con una perfetta aderenza conformazionale fra substrato e sito attivo, una specificità talmente elevata da controllare ogni processo vitale, nelle cellule vegetali come in quelle animali, in modo preciso e selettivo. Ernst Günter in “Lebendige Nahrung” definisce gli enzimi “sostanze speciali, che contengono la scintilla della vita, controllando i processi biochimici di singoli organi negli esseri umani, animali e piante, in modo cosi preciso, da sembrare dotati d’intelligenza”. Questa “intelligenza” comporta “memoria”, in senso sterico, conformazionale: solo substrati in grado di essere riconosciuti da tale memoria possono dare luogo a reazioni fisiologiche.

Cosa fanno gli enzimi per la salute

Gli enzimi endogeni regolano tutti i processi vitali, in particolare di:

  • Aggregazione e rimozione delle sostanze tossiche e dei radicali liberi
  • Eliminazione del colesterolo
  • Fluidità del sangue
  • Sblocco delle connessioni nervose
  • Guarigione dalle lesioni e alleviamento del dolore
  • Equilibrio acido-basico
  • Sistema ormonale
  • Disfunzioni che causano malattie autoimmuni
  • Guarigione nelle malattie infettive
  • Rilevamento e distruzione di tumori

I preparati biodinamici

Gli Integratori Alimentari Biodinamici (IAB), frutto della Ricerca italiana sono a tutti gli effetti degli stimolatori biologici (non ormonali) in grado di essere immediatamente riconosciuti dalla “memoria” dei nostri enzimi, che vengono quindi direzionati verso la normalità fisiologica, in presenza di fattori patologici che tendono ad utilizzarli a vantaggio, ad esempio, della replicazione di virus, come nelle malattie virali, o per favorire metabolismi alterati come nel cancro.

 Il coordinamento del catabolismo e della biosintesi

Una certa idea di quanto genialmente sia concepita la cellula come macchina chimica possiamo farcela osservando la figura sotto riportata, che è una mappa di un gran numero di percorsi enzimatici. Le molte migliaia di reazioni chimiche che la cellula effettua simultaneamente sono tutte strettamente coordinate; in risposta alle variabili condizioni della cellula una serie di meccanismi di controllo regola l’attività degli enzimichiave.

Una forma comunissima di regolazione è costituita dall’inibizione a feedback, velocemente reversibile, che il prodotto finale di un certo percorso metabolico esercita sul primo enzima della catena; una forma di regolazione più durevole è basata sulla modificazione chimica di un enzima ad opera di un altro, sovente per mezzo della fosforilazione. Si ritiene che radiazioni ionizzanti, alcune sostanze cancerogene, come nitrosammina e polvere di asbesto, anossia, calore e un gran numero di sostanze chimiche, mostarde azotate comprese, possano causare effetti dannosi ed irreversibili alle unità funzionali enzimatiche, provocando lesioni o morte della cellula o, se vengono colpiti i geni, la trasformazione di una cellula normale in una neoplastica.

Differenze fra nutraceutici biodinamici e comuni integratori

Per “biodinamica”, come aggettivo, intendiamo la lavorazione sequenziale della materia prima (substrato) elaborato e convertito da enzimi specifici, in una catena di reattori posti in un impianto industriale, perfettamente corrispondente a quanto avviene nelle nostre cellule: tutti i preparati messi a punto da Citozeatec sono favoriti da un punto di vista termodinamico in quanto “muniti” di ATP ed immediatamente “riconoscibili” e prontamente utilizzabili dagli enzimi che avviano un processo di ossidoriduzione. Questa è la differenza fondamentale fra un integratore alimentare tradizionale e un integratore biodinamico.

Pensiamo alla glicolisi: ogni molecola di glucosio, richiede una energia di attivazione pari a 2 ATP per potersi dirigere verso il metabolismo energetico. Di ciò ritengo che i Nutrizionisti debbano tenere debito conto nelle loro indicazioni ai pazienti e questa è la nuova luce in cui la Ricerca biodinamica si inserisce di diritto nelle strategie biomediche riguardanti praticamente ogni stato patologico: la normalizzazione del terreno enzimatico.

Un esempio su tutti: un paziente neoplastico sta affrontando la lotta contro tessuti e cellule che non sono più capaci di metabolizzare il glucosio per via aerobica e ogni ricorso alla glicolisi (per ottenere decine di volte meno ATP per mole di glucosio, rispetto al metabolismo mitocondriale) comporta paradossalmente, come si è appena detto, un consumo iniziale di energia. Il fatto di poter somministrare al paziente preparati biodinamici immediatamente riconoscibili ed utilizzabili dalla parte sana dei tessuti interessati da tumori, sposta la bilancia verso la normalità, coi risultati che le recenti ricerche in organo-coltura umana su fegati affetti da epatocarcinoma inconfutabilmente evidenziano. (Fonte: prof. Stefano Lenzi, su Pianeta Salute 2016)

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enzimi alimentari

Probabilmente non è stato sottolineato ancora abbastanza quanto proteine non digerite e altre proteine nella forma di virus, lieviti e batteri che penetrano le pareti intestinali siano potenzialmente tossici per l’intero sistema organico.

Gli allergeni possono semplicemente entrare in circolo insieme all’aria che respiriamo. Essi si “attaccano” alle molecole di proteine mal digerite che vengono assorbite nel flusso sanguigno.

Tutte questo si traduce in un bombardamento proteico continuo che risulta in una aumentata richiesta dell’enzima Proteasi e in una pressione a carico del sistema immunitario. Gli enzimi svolgono l’importantissimo compito di digerire queste molecole proteiche consentendo la normale eliminazione degli allergeni attraverso il flusso linfatico.

Un esempio abbastanza diffuso è la Candida albicans, un lievito che si trova normalmente nel tratto intestinale e nelle aree vaginali di animali e umani, ma può facilmente prendere il sopravvento se l’organismo (particolarmente il sistema immunitario) è indebolito.

La Candida è anch’essa un corpo proteico e può cambiare forma nell’intestino, restando nella forma lievitofungo ed entrando in circolazione oppure può sviluppare una struttura radicale che penetra letteralmente gli intestini lasciando un’ampia apertura per tutti gli altri batteri, antigeni e proteine non digerite circolanti.

Queste sostanze sono la causa principale delle sintomatologie più varie, dai fenomeni allergici a stati di ansia, sensazione di fatica, disturbi digestivi, vaginiti, cistiti, problemi mestruali ed emicranie. Questa è anche la ragione per cui l’approccio usato nelle allergie è utilizzato anche per combattere la Candidosi.

Gli enzimi alimentari nel trattamento di allergie e CandidaLa Candidosi, è stata definita l’”epidemia del XX secolo”. E’ un disturbo che diventa sempre più diffuso, specialmente nelle civiltà industrializzate, colpendo persone di entrambi i sessi e di tutte le età. La Candida Albicans è un lievito o fungo che risiede in armonia come un membro della nostra flora enterica sana. La candida diventa un problema quando aumenta a dismisura e irrita questo equilibrio delicato. Ciò accade normalmente dopo il consumo di antibiotici che uccidono tutti i batteri nel corpo, quelli buoni e quelli cattivi.

La cellula della Candida ha due componenti fondamentali: la membrana esterna, che è composta di una struttura simile alla cellulosa, chiamata chitina, ed il nucleo proteico.
La moltiplicazione della Candida ha caratteristiche simili a quelle dei lieviti. La Candida sviluppa strutture simili a tentacoli che possono essere dannosi per le pareti intestinali. Purtroppo ciò accade molto spesso e con estrema facilità.

Possono contribuire alla crescita smisurata ed alla proliferazione della Candida: l’eccessivo consumo di zuccheri, la digestione incompleta dei carboidrati, lo squilibrio del pH, l’assunzione indiscriminata di certi farmaci etc.

I sintomi della Candidosi includono:

– Malassorbimento
– Costipazione o diarrea
– Mente offuscata
– Depressione
– Infezioni vaginali
– Infezioni sotto le unghie
– Affaticamento
– Cambiamenti di umore
– Attacchi di Panico
– Eruzioni cutanee
– Afta, mughetto

Fermenti, lieviti e la maggior parte degli antigeni, essendo corpi proteici, possono essere eliminati associando alla dieta una supplementazione con enzimi alimentari. Così facendo si vanno a nutrire le cellule dei globuli bianchi con conseguente aumento del potenziale immunitario. Un approccio efficace per la candidosi, le allergie e qualsiasi altro problema sistematico è di consumare enzimi alimentari vegetali tra un pasto e l’altro. Questo per aumentare l’attività enzimatica a livello di tratto digerente e flusso sanguigno.

Inoltre anche l’uso del lactobacillus Acidophilus aiuterà a tenere sotto controllo il diffondersi di lieviti e parassiti nell’intestino nutrendo contemporaneamente il sistema immunitario.

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Veniamo al mondo con un patrimonio enzimatico di circa cinquemila enzimi diversi che tende ad esaurirsi con l’età. Veleni ambientali, radicali liberi, farmaci di sintesi, depotenziano i cicli energetici e la vitalità enzimatica, favorendo un depauperamento accelerato del nostro patrimonio enzimatico, che invece potrebbe essere sostenuto da una alimentazione biodinamica attenta all’energia degli alimenti.

Sappiamo però che la qualità degli alimenti viene pregiudicata da molti fattori negativi: mutazioni genetiche, tecniche di coltivazione, di allevamento, di conservazione e, non ultima, la maggior sterilità dei terreni per uso massivo di concimi chimici e diserbanti. Possiamo aiutare le cellule del nostro organismo che perdono lentamente la loro energia? I prodotti della Citozeatec, pronti e biodisponibili, possono intervenire correttamente quando il nostro corpo ne ha più bisogno.

Perché servono nutrienti specifici?

– La Raccomandazione UE del 28 aprile 2010 relativa all’iniziativa di una programmazione congiunta nel settore dell’alimentazione sana per una vita sana, indica, tra l’altro, come “l’eliminazione di fattori di rischio comuni connessi allo stile di vita – ed in particolare all’alimentazione – consentirebbe di evitare l’80% delle cardiopatie, degli ictus, dei casi di diabete di tipo 2, nonché il 40% dei tumori”.

CITOZYM è un prodotto che appartiene ad una nuova generazione di integratori alimentari, definiti Biodinamici, che sono in grado di apportare alimenti funzionali ottenuti da conversioni enzimatiche specifiche e quindi “nutrire” direttamente e rapidamente le cellule incontrate.

L’assoluta novità e dovuta all’utilizzo di Enzimi nel ciclo produttivo, che rispecchiano gli enzimi dei metabolismi energetici delle cellule eucariote, agiscono sugli zuccheri che li compongono, sulle vitamine e sugli altri componenti predisponendo la loro conformazione biochimica affinché possano essere immediatamente utilizzati dagli enzimi endogeni come substrati nutrizionali specifici, all’interno delle cellule ed in particolare nei mitocondri, che sono le più importanti “fabbriche” energetico-metaboliche esistenti, in grado di sostenere la vita così come la conosciamo e all’interno dei quali i processi metabolici si sono sempre più perfezionati in milioni di anni.

Processi che dovrebbero essere capiti ed assecondati evitando, per quanto possibile, di contrastarli. E’ possibile quindi un miglioramento delle funzioni cellulari stesse con conseguente recupero dell’equilibrio termodinamico e ottimizzazione del metabolismo degli zuccheri e dei metabolismi correlati (v. Ciclo di Krebs, ecc.).

Per raggiungere questo scopo ogni integratore Biodinamico presenta caratteristiche proprie e, allo stesso tempo, complementari agli altri lntegratori Biodinamici.

Tutti gli integratori Biodinamici escono dalla stessa linea produttiva a conversione enzimatica sequenziale e sono quindi perfettamente compatibili fra loro e agiscono in modo assolutamente sinergico. Possono essere utilizzati anche singolarmente, oppure necessariamente insieme.

Perché serve rafforzare l‘attività enzimatica quale fattore di benessereCITOZYM è il prodotto principale alla base dell’integrazione nutraceutica Biodinamica. I substrati molecolari e i coenzimi contenuti nel prodotto sono utili per sostenere e innalzare le attività enzimatiche cellulari, con particolare riferimento al metabolismo glucidico e mitocondriale (Glicolisi aerobica, Ciclo di Krebs e metabolismi correlati: ciclo dell’urea, beta-ossidazioni degli acidi grassi, gluconeogenesi, ecc.). Di particolare importanza, nel CITOZYM è la tipologia e conformazione della struttura degli zuccheri, esosi e pentosi, in grado di favorire sia i metabolismi energetici che le esigenze derivanti dalla sintesi di nucleotidi e nucleosidi (attività DNA e RNA mediata).

Le ricerche di base in vitro e in vivo (*) hanno confermato I ‘aumento dell’attività metabolica mitocondriale con aumento della sintesi di ATP, il miglioramento del consumo del glucosio a livello aerobico, una riduzione della trasformazione di piruvato ad acido lattico, un rapido abbassamento dello “stress ossidativo” da ROS (radicali liberi) per innalzamento delle attività enzimatiche dei processi antiossidanti (SOD, CAT, GSH) con effetto rinforzante sull’attività dei monociti che giocano un ruolo chiave nel sistema immunitario.

(*) Dipartimento di Biologia – Laboratorio di oncologia sperimentale e istologia – Univ. di Tor Vergata – Roma.

CITOZYM  FAVORISCE LA REGOLAZIONE DEI METABOLISMI ENERGETICI, IL CONTROLLO DELLO STRESS OSSIDATIVO E L’ELIMINAZIONE DELLE TOSSINE.

Perché serve rafforzare l‘attività enzimatica quale fattore di benessereCITOZYM: energia per le cellule.

Quando un danno genetico si affaccia, soprattutto a livello cellulare, si hanno delle trasformazioni che possono cambiare l’insieme delle sequenze ammino­acidiche e questi cambiamenti di solito hanno dei nomi e degli effetti spiacevoli: invecchiamento accelerato, insorgenza di condizioni che riducono le risposte immunitarie e vari altri fenomeni ascrivibili ad alcune classi di alterazioni.

Poiché ogni anomalia è la conseguenza di una caduta di energia in quel particolare settore, occorre intervenire fino a ridosso dei cromosomi mettendo a disposizione tutta una serie di amminoacidi e di precursori enzimatici che danno una spinta alla riattivazione e a quelle distonie biologiche casuali o ereditarie.

Nello stesso modo, quando una proteina di trasporto transmembrana perde la sua capacità di trasporto, occorre mettere a disposizione un patrimonio energetico e proteico che faciliti il riconoscimento dei peptidi prodotti dalla digestione di proteine estranee.

È necessario pertanto, per correggere un’anomalia, potenziare notevolmente le capacità di naturale riparazione o di modifica di una cellula da parte del sistema (lisosomi, macrofagi, istoni, ecc.). Solo così le necrosi, fibre di cellule ecc. potranno essere metabolizzate e recuperate nei suoi amminoacidi.

È lecito anche affermare che, in luogo di farmaci sintetici, occorrerebbe disporre di una combinazione di proteine in grado di interagire nei processi duplicativi delle cellule. Le cellule dovrebbero possedere una gamma di apo e co-enzimi in grado di modulare, partecipando in forma diretta, la sintesi delle proteine promosse sia nella replicazione del DNA sia nelle eventuali fasi di correzione degli errori di trascrizione.

Citozym detossifica, fornisce la giusta rotazione alla catena dei nutrienti e amminoacidi, codifica le proteine per il ripiegamento delle immunoglobuline e media i processi di riconoscimento cellula-cellula.

Citozym grazie alla sua memoria fornisce, inoltre, un patrimonio biochimico necessario alle proteine di controllo delle proteine di adesione non allontanate, per difetti al gruppo e-amminico dei residui di lisina, che non sono in grado di reagire con la proteina ubiquitina.

Citozym, come già detto in precedenza, è stato conformazionato dalla sequenza di enzimi simili a quelli presenti nei cicli metabolici delle cellule naturali (eucariote). Nell’evento catalitico gli enzimi hanno infatti donato al Citozym e a tutti i prodotti della linea Citozeatec l’informazione biologica delle proteine, dette enzimi. Citozym, quindi, è una sostanza energetica (esoergonica) munita di informazione a cascata degli enzimi impiegati nelle conversioni catalitiche.

La qualità del prodotto è determinata sia dai tempi di permanenza a contatto con l’enzima, sia dal numero di popolazione di enzimi immessi nei reattori biologici, differenti in ogni reattore, così da ottenere le giuste memorie ed essere riconosciuto dagli enzimi della cellula a pari dinamismo.

Una facile riprova che Citozym e tuttti i prodotti della sua specie sono ricchi di questa memoria specifica delle cellule si ha spalmando un po’ di prodotto sulle mani; con grande sorpresa si scopre l’aumento del sistema emodinamico (proteine, linfa, sangue ecc.).

Questo permette a Citozym di far collidere immediatamente le eventuali tossine in circolazione, opsonizzare i corpi estranei compresi gli antigeni e trasportarli verso i siti di eliminazione.

Le proprietà peculiari di Citozym sono altresì quelle di stimolare le difese immunitarie, attivando i meccanismi di eliminazione attraverso gli enzimi lisosomi, perossisomi, macrofagi ecc.

Per tale motivo durante l’assunzione del prodotto potrebbe verificarsi un aumento del meteorismo dovuto alla conversione delle tossine in stato gassoso ed acqua. In alcuni casi si può assistere a scariche diarroiche (senza per questo provocare disidratazione dei tessuti) che scompaiono dopo alcuni giorni con l’abbassamento della quantità delle tossine.

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Il programma della vita di ogni individuo è scritto nei geni, certamente, ma la straordinaria macchina biochimica che sostiene i processi vitali è costituita dagli enzimi: poco più di cinquemila, nell’uomo, talmente importanti che un singolo difetto enzimatico viene a definire una cosiddetta “malattia rara”.

Come ogni macchina, anche quella enzimatica con il tempo può logorarsi e funzionare meno bene, con il rischio di causare disturbi o vere e proprie patologie. La novità, oggi, sta nell’approccio cosiddetto “endogeno”: invece di agire dall’esterno con sostanze artificiali, si cerca di riportare l’attività enzimatica verso la sua normalità naturale, utilizzando in modo mirato i substrati stessi degli enzimi, cioè – in ambito energetico – gli zuccheri.

In questo contesto, all’interno del vasto mondo degli integratori alimentari, è nato un nuovo scenario: quello dei nutraceutici biodinamici. Si tratta di prodotti che si propongono come strumenti di “modulazione fisiologica biodinamica”, ovvero un modo per regolare in maniera naturale e armonica il moto degli elettroni, la vera forza trainante dei sistemi enzima-substrato. Sono proprio questi sistemi, alla base delle reazioni ossidoriduttive – come il ciclo di Krebs e la catena respiratoria mitocondriale – a garantire il buon funzionamento del metabolismo cellulare e, in definitiva, della vita stessa.

Nutraceutici biodinamici

I nutraceutici biodinamici sono frutto di una ricerca tutta italiana. Vengono ottenuti a partire dal mais (Zea mays) coltivato con metodi biologici e biodinamici e trasformato grazie a un particolare processo biotecnologico chiamato “conversione enzimatica in sequenza a ciclo continuo”. Da questo procedimento si ricavano miscele di zuccheri semplici e complessi – dai monosaccaridi fino ai polisaccaridi – talvolta arricchite con cofattori e coenzimi. Il risultato è un insieme di sostanze capaci di sostenere e riequilibrare in modo fisiologico i processi energetici cellulari.

Nutraceutici biodinamici: la nuova frontiera dell’integrazione
Il capostipite di questa nuova generazione di prodotti è Citozym, un integratore il cui utilizzo – seguendo protocolli ben definiti – si basa sulla capacità di riattivare in modo del tutto naturale quegli enzimi la cui funzionalità ridotta o compromessa è alla radice di diverse patologie.

Dalla stessa filosofia nasce anche Citoethyl, un nutraceutico biodinamico pensato in particolare per favorire, nell’organismo sano, la rapida degradazione dei metaboliti tossici derivanti dall’etanolo, contribuendo così a ridurre gli effetti dannosi legati al consumo di alcol.

Per chi desidera approfondire, il sito www.citozeatec.ch offre ulteriori informazioni su questi prodotti, che in alcuni contesti sono di stretta competenza medica, ma che già oggi suscitano un grande interesse anche presso chi adotta una visione naturopatica della salute e del suo mantenimento.

Prof. Andrea Savini

Il professor Andrea Savini, autore e promotore di queste riflessioni, vanta una lunga esperienza accademica e professionale. È membro del Comitato Scientifico di Quantum Italy, della Federazione Italiana Naturopati Riza, della International Society of Sports Nutrition, oltre a far parte dello staff medico-sanitario di Brianza Sport e Salute e del Gruppo Latino Mediterraneo di Medicina dello Sport. È inoltre Presidente della Commissione Tecnico-Scientifica di Naturopatia presso A.Na.M., Visiting Professor presso la Saint George University nelle discipline scientifiche e iscritto nei Registri Regionali Lombardi degli Operatori delle Discipline Bio-Naturali.

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