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La lattanza, o latte di pesce, generalmente è di aringa o di carpa o di altri pesci, ma la migliore lattanza è di merluzzo bianco (Gadus morhua). La lattanza di pesce presenta una concentrazione organica e bilanciata di aminoacidi essenziali coordinati a diversi oligoelementi fondamentali e vitamine, di cui le principali sono del gruppo B.

 

La lattanza, o latte di pesce, è costituita da sperma di pesce maschio, che si presenta sotto forma di una sostanza colloidale molle e bianca, che assomiglia a del latte cagliato. Generalmente la lattanza è di aringa o di carpa o di altri pesci, ma la migliore lattanza è di merluzzo bianco (Gadus morhua).

La lattanza di pesce presenta una concentrazione organica e bilanciata di aminoacidi essenziali coordinati a diversi oligoelementi fondamentali e vitamine, di cui le principali sono del gruppo B. Ma specialmente la lattanza ha il più alto contenuto di fosforo fra gli alimenti organici, in rapporto alla massa, ne contiene dal 7 al 10%.

Il fosforo organico della lattanza si trova in uno stato particolarmente assimilabile e attivo, interviene così efficacemente nei processi di ossificazione, ma specialmente è fondamentale per le funzioni nervose, migliora l’attenzione, la concentrazione e in modo particolare la memoria.

In quanto composta di particolari acidi grassi polinsaturi, assai ricchi anche di DNA, oltre che di fosforo e proteine, la lattanza opera nella rigenerazione del tessuto cerebrale e, più in generale, rigenera i tessuti che vanno incontro a degenerazione, rimuove le cellule morte e indirettamente agisce sulla pelle e sulla distensione delle rughe, infine fornisce una specifica rivitalizzazione delle principali funzioni nervose e psichiche.

Può essere utile una integrazione di lattanza di pesce:
– Per sostenere l’equilibrio delle funzioni nervose, la concentrazione, l’attenzione, e specialmente la memoria.
– Per risolvere i disturbi del sonno.
– Per migliorare le funzioni nervose in generale, o per sostenerle in periodi di stress o fatiche specifiche.
– Per la preparazione e il sostegno in caso di esami scolastici.
– Per recuperare stati di degenerazione nervosa, problemi di senescenza, problemi di memoria, confusione mentale, sclerosi, demenza senile, morbo di Alzheimer.
– Per fare fronte ai processi di invecchiamento nervoso.
– Per favorire la buona costituzione ossea.
– Per consentire una rigenerazione cellulare generale.
– Per intervenire in situazione di ridotta fecondità o in casi di sterilità maschile e femminile.

Bibliografia
Gentile, H., L’integrazione alimentare rivitalizzante, 2011.
Hoareau, D., Nutrithérapie marine, Parigi, 2009.
Secondé, J.-C., Les aliments de la mer: Se soigner, rajeunir, mieux vivre, Parigi, 2006.

 
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In anteprima lo studio pubblicato su pubmed eseguito presso Miconet, spinoff Università di Pavia su Micotherapy Hericium

Supplemento dietetico di Hericium erinaceus aumenta la memoria neurotrasmissione e la memoria di Ippocampo Mossy Fiber-CA3 nei topi wild-type

ABSTRACT
Hericium erinaceus (Bull.) Pers. è un fungo medicinale in grado di indurre un gran numero di effetti modulatori sulla fisiologia umana che vanno dal rafforzamento del sistema immunitario al miglioramento delle funzioni cognitive. Nei topi, integrazione alimentare con H. erinaceuspreviene la compromissione della memoria spaziale a breve termine e del riconoscimento visivo in un modello di Alzheimer. Sono stati recentemente segnalati altri effetti neurobiologici come l’effetto sulla crescita dei neuriti e la differenziazione nelle cellule PC12. Finora non sono state condotte indagini per valutare l’impatto di questa integrazione alimentare sulla funzione cerebrale in soggetti sani. Pertanto, abbiamo affrontato il problema considerando l’effetto sulle capacità cognitive e sulla neurotrasmissione ippocampale nei topi wild-type. Nei topi wild-type la supplementazione orale con H. erinaceusinduce, nel test di comportamento, un significativo miglioramento della memoria di riconoscimento e, nelle fette ippocampali, un aumento della corrente sinaptica eccitatoria spontanea ed evocata nella sinapsi muscosa-CA3 muscosa. In conclusione, abbiamo prodotto una serie di risultati a sostegno del concetto che H. erinaceus induce un effetto boost sulle funzioni neuronali anche in condizioni non patologiche.

L’Hericium erinaceus, conosciuto per la sua forma anche come “criniera di leone” o “testa di scimmia”, è un fungo commestibile largamente utilizzato come micoterapico nella medicina tradizionale cinese e giapponese. Dalla caratterizzazione chimica dei suoi metaboliti, i ricercatori del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università di Pavia hanno ricavato un estratto che è stato somministrato per bocca, per due mesi, in modelli murini. Quanto osservato è stato un miglioramento nella performance della memoria, con un ringiovanimento dell’età cognitiva, se corrisposta a quella dell’uomo, di quasi 20 anni.

I risultati degli studi immunoistochimici sull’ippocampo e sul cervelletto, pubblicati sulla rivista scientifica Nutrients, mostrano come gli estratti dell’Hericium erinaceus esercitino un effetto simile al fattore di crescita neuronale (NGF) descritto da Rita Levi Montalcini, con un aumento della neurogenesi nelle aree del sistema nervoso centrale deputate alla memoria. Le proprietà del fungo descritte potranno essere la base per la ricerca di nuove molecole per il trattamento di quelle malattie neurodegenerative che non hanno, ad oggi, strategie terapeutiche efficaci.

I laboratori dell’Università di Pavia diretti dalle Prof.sse Paola Rossi, Elena Savino, Anna Maria Picco ed Enrica Capelli studiano gli effetti di alcuni funghi medicinali, noti da millenni nella medicina cinese per le loro proprietà benefiche sulla salute umana, tra le quali quelle ipoglicemiche, ipolipidemiche, gastroprotettive, epatoprotettive, nefroprottetive, antiinfiammatorie, antiossidanti, immunomodulanti, anti-fatica, anti-senescenza e neuroprotettive. L’attività di ricerca dei laboratori si concentra in particolare sulla caratterizzazione e sullo studio degli effetti neuroprotettivi, anti-tumorali e anti-ossidanti. Uno dei funghi medicinali oggetto dello studio è l’Hericium erinaceus in grado di stimolare il fattore di crescita nervoso (NGF) e di esplicare pertanto a livello del sistema nervoso centrale un effetto neurotrofico che si accompagna ad un miglioramento della memoria. I ricercatori coinvolti in questo progetto di CrowdFunding hanno recentemente dimostrato anche un effetto antidepressivo in pazienti obesi.

Ganoderma lucidum, Grifola frondosa, Lentinula edodes, Agaricus blazei e Cordyceps sinensis sono funghi medicinali le cui proprietà anti-neoplastiche sono oggetto di studio. In particolare, i ricercatori coinvolti in questo progetto di CrowdFunding stanno studiando il loro effetto sul tumore al seno.

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L’Ashwagandha (Withania Somnifera) è una pianta dalle proprietà neuroprotettive, efficace contro il Parkinson, l’Alzheimer e con molte altre proprietà benefiche. 

Ashwagandha (Withania Somnifera), nota anche con il nome di Withania somnifera, uva spina velenosa, ginseng indiano o ciliegia d’inverno, è un arbusto erbaceo appartenente alla famiglia delle Solanaceae. Cresce spontaneamente in alcune zone del Mediterraneo, soprattutto in Sicilia e Sardegna, e in Nord-Africa, anche se la sua coltivazione è maggiormente diffusa nel territorio asiatico ed in particolare in paesi come Nepal, India, Sri Lanka e Pakistan.

Il nome “ashwagandha” proviene dal caratteristico odore delle radici che ricorda l’odore forte e muschiato di un cavallo. La parola “ashva” infatti viene dal sanscrito e significa “cavallo”. Ashwagandha può essere tradotto in “come un cavallo”.

L’Ashwagandha (Withania Somnifera) agisce abbassando i livelli di cortisolo, cioè l’ormone prodotto in casi di forte stress e, al contempo, aumenta la produzione di DHEA e testosterone. Il DHEA è conosciuto anche come “ormone della giovinezza”, per il suo effetto anti age sui tessuti e per il suo sostegno alla forza e alla vitalità.
Grazie alle sue grandi proprietà anti age, l’estratto di Ashwagandha, è utilizzato in diversi prodotti cosmetici per contrastare i segni dell’invecchiamento. È infatti un’ottima ristrutturante per la pelle e ha un effetto tonificante, astringente, riscaldante e stimolante. La troviamo quindi soprattutto nei prodotti Vedica dedicati al riequilibrio dei Dosha Vata e Kapha.
I principi attivi (withanolidi) che caratterizzano l’Ashwagandha sono in grado di prevenire nonché sanare moltissime problematiche. Questa rappresenta infatti una delle piante fondamentali per il trattamento mediante la pratica dell’Ayurveda, medicina tradizionale molto diffusa in India fin dall’antichità e presente ad oggi in tutto il subcontinente indiano nonché in buona parte d’Europa e degli Stati Uniti, dove è utilizzata nell’ambito della medicina alternativa.

I benefici che si attribuiscono all’Ashwagandha (Withania Somnifera) riguardano proprio alcune delle malattie che affliggono maggiormente la società moderna, alle prese con i problemi legati all’invecchiamento della popolazione, e cioè il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, come pure i problemi di nervosismo, depressione, insonnia ecc. Finché non si troveranno rimedi più efficaci contro questi problemi, potrebbe quindi valer la pena di provare anche con l’Ashwagandha (naturalmente solo dopo aver parlato con il proprio medico e semmai in aggiunta e non in sostituzione delle altre medicine). Nelle dosi giuste non fa male, come provato sia da studi su animali(6) sia dal fatto che è usata da secoli nella medicina ayurvedica (soprattutto come blando calmante, che agevola il sonno).

L'Ashwaganda, pianta usata da secoli nella medicina ayurvedica

L’Ashwagandha (Withania Somnifera) presenta inoltre interessanti proprietà antidolorifiche che nel corso degli anni l’hanno resa protagonista di innumerevoli studi specifici sull’uomo atti a dimostrarne l’efficacia. Da questi è emerso che tale pianta grazie alle proprietà già citate può essere utilizzata nel trattamento di malattie legate all’apparato respiratorio (5) come ad esempio asma e bronchite e, non irritando in alcun modo le mucose gastriche, come invece accade per i farmaci di sintesi (chimici), si presta anche per sanare disturbi come gastrite, ulcera e reflusso gastroesofageo nonché artrite, dolori muscolari ed ossei, problemi reumatici.

Uno degli usi più comuni, soprattutto da parte degli sportivi, è quello di utilizzare l’ashwagandha per la salute del sistema cardiovascolare. La pianta infatti può avere effetti benefici, tra cui:
• regolare la pressione alta
• abbassare il livello di colesterolo
• alleviare angina e dolori dell’addome
• prevenire alcune malattie cardiache

Questa pianta è a tutti gli effetti un rivitalizzante in grado di donare al nostro corpo longevità e salute ma è anche considerata un’importante afrodisiaco naturale che permette di migliorare le prestazioni sessuali rivelandosi un prodigioso alleato capace di contrastare l’impotenza maschile. Gli studi analizzati riportano che l’ashwagandha è in grado di aumentare gli ormoni steroidi e migliorare lo stress sessuale sia maschile che femminile. Gli estratti di questa pianta hanno mostrato infatti di stimolare il rilascio di gonadotropine (ormoni che regolano le funzioni riproduttive degli organi genitali maschili e femminili) e di migliorare i sintomi della menopausa.

Grazie alla sua azione antiossidante, l’ashwagandha ha dimostrato la capacità di inibire lo stress ossidativo, proteggendo la membrana cellulare degli spermatozoi. Alcuni studi  hanno poi convalidato gli effetti afrodisiaci e la capacità di favorire la spermatogenesi e la fertilità degli estratti di radice, foglie, steli e frutti. L’ashwagandha è stata utilizzata nel trattamento dell’oligospermia (aumenta la conta spermatica e la motilità spermatica e il volume del seme) e per favorire l’aumento della libido.

In casi d’ansietà e depressione, un’amministrazione controllata per cinque giorni di questa pianta ha dimostrato un’attività ansiolitica simile a quella ottenuta con il lorazepam (Benzodiazepine) ed effetti antidepressivi analoghi a quelli del preparato farmaceutico imipramina (Tofranil) (1)

In una sperimentazione su larga scala (2) sono stati studiati gli effetti di questa pianta sulle conseguenze negative dello stress (compreso l’aumento dell’ormone dello stress, il cortisone) I risultati sono stati impressionanti: riduzione del livello del cortisone del 26%, diminuzione del tasso di zucchero nel sangue al mattino a digiuno e miglioramenti nei profili lipidici.
Negli ultimi 5 anni l’Istituto di Medicina Naturale dell’Università giapponese di Toyama ha condotto ricerche approfondite sui benefici dell’Ashwagandha sul cervello, riscontrando una significativa rigenerazione degli assoni , dei dendriti e delle sinapsi delle cellule neuronali, traendone la conclusione che questa pianta costituisca un potenziale trattamento per malattie neurodegenerative come l’Alzheimer ed il Parkinson.(3)

Uno studio precedente (4) aveva dimostrato che l’Ashwagandha inibisce l’acetilcolinesterase, un enzima responsabile della degradazione di uno dei messaggeri chimici chiave nel cervello. Le medicine attualmente usate contro l’Alzheimer, come l’Aricept, agiscono appunto in base a questo meccanismo. In aggiunta a questi documentati effetti neuroprotettivi e rigenerativi, un recente studio effettuato per ora solo “in vitro” (cellule in condizioni di laboratorio), ha dimostrato che la withaferina A. contenuta nell’Ashwagandha, avrebbe proprietà di inibizione della crescita di cellule tumorali del seno e del colon ancora più forti di quelle di preparati a base di doxorubicina (Caelix, Myocet).(5)

I principi attivi contenuti nella pianta appartengono al gruppo degli alcaloidi e lattoni steroidei. I lattoni comprendono una categoria di costituenti chiamati withanolidi. Ad oggi sono stati identificati e studiati 35 withanolidi ed un buona parte delle proprietà benefiche della pianta è attribuita a due di questi, la withaferina A e il withanolide D.

Infine, come se ciò non bastasse, oltre ai benefici per problemi sopra citati sono state dimostrate forti proprietà antimicrobiche contro numerosi ceppi batterici, compresa la salmonella. E’ comunque una caratteristica delle piante, che contengono fitocomplessi dalle proprietà variegate, il poter agire contro una vasta serie di problemi, a differenza dei preparati farmaceutici di sintesi, che agiscono magari in modo più forte, ma in modo molto specifico contro una sola patologia.

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Riferimenti :
(1) Bhattacharya SK et al. “Anxioliytic-antidepressant activity of Withania somnifera glycowithanolides:an experimental study.” Phytomedicin,2000 Dec;7 (6):463-9
(2) Unpublished study, 2005.NutrGenesis,LLC
(3) Kuboyama T. et al. “Neuritic regeneration and synaptic reconstruction induced by withanolide A”, su Br J Pharmacol.2005 Apr;144(7):961-71
(4) Choudhary MI et al. “Cholinesterase inhibiting withanolides from Withania somnifera.”, su Chem Pharm Bull (Tokyo)2004 Nov;52(11):1358-61
(5) Owais M et al. “Antibacterial efficacy of Withania somnifera an indigenous medicinal plant against experimental murine salmonellosis”, in Phytomedicin 2005 Mar;12(3):229-35
(6) Aphale AA et al. “Subacute toxicity study of the combination of ginseng (Panax ginseng) and ashwaganda (Withania somnifera) in rats: a safety assessment.”, su Indian J Physiol Pharmacol. 1998 Apr; 42(2):299-302

Uno degli aspetti più interessanti della Klamath è la capacità di stimolare il rilascio di cellule staminali dal midollo osseo, che possono migrare verso i tessuti danneggiati, compreso il cervello.

  • Uno studio del 2007 pubblicato su Cardiovascular Revascularization Medicine ha mostrato che l’assunzione orale di AFA può aumentare significativamente il numero di cellule staminali circolanti nel sangue.
  • Questo è importante perché tali cellule potrebbero favorire la rigenerazione neuronale.

Il Dr. Gabriel Cousins, nel corso degli anni ‘80, eseguì una serie di esperimenti, con risultati estremamente positivi sull’Alzheimer. Le proprietà neurorigenerative della Klamath sono state poi confermate da uno studio svolto presso l’Università del New Mexico, nel quale la Klamath ha contribuito a curare i traumi cerebrali moderati in sole 6 settimane, con un tasso di successo del 95%, contro il 70% in 6 mesi delle terapie farmacologiche standard.

L’effetto neurologico della Klamath può essere in parte spiegato con la sua ricchezza nutrizionale generale, dato che diverse vitamine, minerali e anche aminoacidi come fenilalanina e triptofano (di cui La Klamath è ricca), hanno una azione benefica sul funzionamento di cervello e sistema nervoso. Va detto che la Klamath ha anche una buona composizione in grassi polinsaturi, in particolare Omega 3, noti per le loro proprietà sul sistema neurocerebrale.

Tuttavia, sono stati gli studi sviluppati dal Centro Ricerche Nutriterapiche presso l’Università di Urbino, che hanno finalmente spiegato e dimostrato le notevoli proprietà neurologiche della Klamath, identificando le specifiche molecole attive, e mettendo a punto un estratto brevettato e clinicamente testato, chiamato Klamin®.

NEUROPROTEZIONE
Partiamo subito dalle proprietà neuroprotettive delle AFA-ficocianine e delle altre molecole antiossidanti contenute nella Klamath e concentrate sia nell’estratto Klamin® (soprattutto per quanto riguada le MAAs e i polifenoli) che nell’estratto AfaMax® (soprattutto le AFA-ficocianine).

Le proprietà neuroprotettive della C-ficocianina erano già state testate in diversi studi animali, dove si era dimostrata la capacità delle ficocianine di proteggere il cervello delle cavie dal danno generato da iniezioni di acido kainico e da altri modelli di neurodistruzione.

I ricercatori del Centro Ricerche Nutriterapiche, in collaborazione con l’Università di Salamanca in Spagna, hanno testato l’efficacia protettiva delle AFA-ficocianine sulle colture neuronali, e hanno trovato che esse hanno un notevolissimo potere neuroprotettivo già a dosaggi bassissimi (appena 1 nanomolare di estratto): anche in questo caso le AFA-ficocianine hanno dimostrato di essere assai più potenti delle comuni ficocianine delle altre microalghe cianobatteriche. In effetti, Lo straordinario potere neuroprotettivo dell’estratto Klamin® è sicuramente dovuto alla sinergia delle AFA-ficocianine con le altre molecole concentrate nell’estratto, come le micosporine algali e polifenoli, quali l’acido caffeico, dotate anch’esse di proprietà neuroprotettive e capaci, grazie al loro bassissimo peso molecolare, di attraversare facilmente la barriera emato-encefalica.

Questa azione neuroprotettiva può svolgere un ruolo importante nella battaglia contro l’invecchiamento, e nella riduzione del rischio neurodegenerativo (Alzheimer, Parkinson, etc.).

NEUROMODULAZIONE
Ma il vero carattere fondamentale, e davvero unico, della Klamath e soprattutto del suo estratto Klamin®, è la sua elevata concentrazione di feniletilammina naturale, molecola del buon umore, in sinergia con ulteriori molecole, inibitrici selettive e fisiologiche degli enzimi MAO-B, che ne garantiscono l’efficacia, e che potenziano, più in generale, la funzionalità di neurotrasmissione cerebrale, promuovendo così umore, attenzione, energia fisica e mentale, e tutta un’altra serie di funzioni sistemiche direttamente dipendenti dal funzionamento dei neurotrasmettitori. La feniletilammina (PEA) è una molecola endogena che il nostro organismo produce a partire dall’aminoacido fenilalanina, e che è coinvolta nel comportamento affettivo, al punto da essere stata definita “la molecola dell’amore”, o anche la “molecola della gioia”.

Oltre ad essere una molecola fisiologica per noi esseri umani, la PEA è ampiamente presente in una vasta gamma di alimenti (cioccolato, legumi, formaggi stagionati, vino rosso, etc.), ma solo nella Klamath raggiunge quantità significative, che diventano davvero efficaci una volta concentrate nell’estratto Klamin®.

La PEA agisce in modi diversi e complementari:
a. stimolando sia la produzione che l’attività della dopamina, di cui inibisce la ricaptazione, favorendone così una maggiore circolazione e utilizzazione, e grazie a questa sua azione essa ha effetti antidepressivi e stimolatrici dell’attenzione e dell’energia mentale;
b. più in generale, stimolando e attivando le catecolamine, inclusa l’acetilcolina e la noradrenalina, avendo così un effetto significativo sia sulla memoria che sull’energia fisica;
c. tuttavia, la PEA è definita come neuromodulatore, sia perché è capace di inibire la neurotrasmissione, se necessario, sia perché è in grado anche di stimolare e attivare la serotonina, avendo così effetti calmanti e anti-stress, quando ve ne sia bisogno;
d. questi ultimi effetti anti-stress e anti-ansia sono ulteriormente rafforzati dall’azione benefica della PEA sull’asse ipotalamico-pituitario-surrenalico(HPA).

Recentemente, si è anche scoperto che la PEA è un neurotrasmettitore autonomo, dotato di specifici recettori neuronali, anche se non è ancora chiaro quali siano le sue autonome funzioni.Dalla klamath all’estratto klamin® le proprieta neurologiche e di sostegno dell’umore e dell’attenzioneIn varie situazioni, sia fisiologiche che patologiche, si ha una ridotta produzione di PEA; tra queste, si annoverano depressione, deficit dell’attenzione e dell’apprendimento, fino all’Alzheimer e al Parkinson. E’ per questo che si è testata la somministrazione di PEA, anche in quantità elevate, come possibile rimedio, soprattutto nell’ambito dell’umore e della depressione. Sintetizzando, si può dire che la somministrazione di PEA da sola, anche in quantità estremamente elevate (fino a 1600 mg.!), non ha prodotto alcun risultato, né positivo né negativo mentre la somministrazione orale anche di quantità ridotte di PEA (da 10 a 60mg.), ma in sinergia con un inibitore selettivo di MAO-B, ha dimostrato una elevata efficacia.

Le monoamminossidasi-E sono gli enzimi che, già a partire dal tratto gastro-intestinale e soprattutto nel cervello, scompongono le mono-ammine, come la PEA e la dopamina. La bilancia di PEA/dopamina da un lato e di MAO-B dall’altro determina in maniera essenziale l’invecchiamento, dato che a partire dai 40 anni la dopamina diminuisce del 13% ogni dieci anni, mentre le MAO-B aumentano del 250% dopo i 50 anni!

E qui emerge il carattere unico dell’estratto Klamin®, perché esso aggiunge ad una quantità significativa di PEA (fino a 20 mg./gr), con la sua potente azione dopaminergica, i più potenti inibitori selettivi naturali di MAO-B: le AFA-ficocianine; le micosporine algali; e una molecola tipica dell’AFA, temporaneamente definita come AFA-fitocromo. La sinergia di queste tre molecole rende l’estratto Klamin® addirittura più potente, nella sua azione di MAO-inibizione, dello specifico farmaco seligilina (deprenyl), e tuttavia senza nessuno dei suoi rischi e/o effetti collaterali. Sì, perché come con tutte le molecole naturali, le tre molecole dell’AFA generano un tipo d’inibizione reversibile, cioè sospendono l’attività dell’enzima senza però distruggerlo; laddove molecole sintetiche come la seligilina producono un’inibizione irreversibile, cioè sostanzialmente distruggono l’enzima, e ciò può creare problemi, perché senza MAO-B può esserci un eccesso di neurostimolazione (e l’organismo richiede fino a due settimane per produrre di nuovo MAO-B).

Che questa sinergia di PEA e inibitori naturali sia al contempo efficace e priva di rischi ed effetti collaterali è stato ora provato da almeno 3 studi umani, nei quali l’estratto Klamin® ha prodotto radicali miglioramenti di condizioni come depressione, ansia, scarsa autostima e fatigue.

In effetti in uno di questi studi, su donne in menopausa, si sono visti anche alcuni ulteriori effetti sistemici, legati alla diminuzione della trasmissione dopaminergica, con miglioramenti anche distati come insonnia, ridotta libido e perdita della memoria.

Gli studi clinici effettuati con l’estratto Klamin® sono ovviamente riferibili a tale estratto, ed eventualmente a prodotti che hanno tale estratto come suo principale ingrediente, come KlamaUp (per l’umore, l’ansia, l’attenzione e la memoria), Orfemin (per i sintomi della menopausa), e Nimbus (per lo ADHD). Tuttavia, la presenza di una certa quantità di Klamin®, assieme a Klamath RW®Max (che ha un contenuto di PEA di 4-5 mg./gr.), consente di poter affermare che l’uso del prodotto NutriMax® al dosaggio indicato, può avere effetti significativi sul sostegno dell’umore, dell’attenzione e della memoria, e sui livelli di energia fisica e mentale, per la prevenzione delle problematiche neurodegenerative e neurologiche.

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Solo in Italia, i malati di Alzheimer sono più di 520.000, con 80.000 nuovi casi all’anno. Da qui al 2020 si prevedono circa 115.000 di nuove diagnosi di Alzheimer. L’età media dei malati è di 77 anni (il 66,8% costituito da over 75 anni, l’8,9% da pazienti sotto i 65 anni e un quarto circa da malati di età compresa tra i 66 ed i 75 anni). Sono soprattutto le donne a soffrire di questo terribile male.

Il morbo di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressivamente invalidante la cui incidenza stimata è del 1% nelle persone di età superiore a 65 anni; le cause della sua insorgenza non sono ancora note anche se sembrano essere stati individuati diversi fattori di rischio quali la familiarità, l’esposizione a sostanze tossiche o traumi, l’età avanzata.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Current Alzheimer Research e condotto da un gruppo di ricercatori della Temple University della Pennsylvania, anche il consumo eccessivo di cibi ad elevato contenuto dell’amminoacido metionina quali fagioli, uova, aglio, lenticchie, cipolle, carne rossa, pesce, yogurt e semi contribuirebbe ad aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Questo perché, come spiega Domenico Praticò, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio, quando la metionina raggiunge livelli troppo elevati il nostro organismo regisce trasformandola in un altro amminoacido chiamato omocisteina per i quale studi precedenti condotti sugli esseri umani hanno già dimostrano una responsabilità nell’insorgenza del morbo di Alzheimer e Demenza.Morbo di Alzheimer: zafferano, vitamina B12 ed Hericium Erinaceus possono essere utiliUTILE SEMBRA ESSERE INVECE UN’INTEGRAZIONE DELLA DIETA CON ZAFFERANO, VITAMINA B12 ED HERICIUM ERINACEUS

Lo ZAFFERANO, la nota spezia usata sin dall’antichità per dare sapore a molte pietanze, sembra racchiudere in sè proprietà terapeutiche che potrebbero rivelarsi efficaci nella lotta contro varie malattie cerebrali, tra le quali il morbo di Alzheimer.

Le proprietà antiossidanti dello zafferano, il cui nome scientifico è Crocus sativus, pianta appartenente alla famiglia delle iridacee, sono conosciute da molto tempo come pure è nota l’azione che la crocina, carotenoide che dona allo zafferano il suo caratteristico colore arancione, e il safranale, spezia che dona allo zafferano il suo inonfondibile aroma, svolgono per proteggere l’organismo dall’azione dei radicali liberi che provocano in un primo momento danni cellulari ed in un secondo tempo possono generare varie malattie. Le sue proprietà benefiche per la salute del cervello sono state oggetto di dibattito tra decine di studiosi greci e stranieri di fama mondiale durante un incontro recentemente organizzato ad Atene.

I benefici dell’azione antiossidante dello zafferano sono stati illustrati dal professor Moschos Polissiou dell’Università di Agricoltura di Atene il quale ha ricordato come le sostanze contenute nello zafferano possano proteggere e rivitalizzare le cellule, migliorare la circolazione sanguigna in particolare nel tessuto cerebrale e la memoria, ridurre vari disturbi cardiovascolari e tenere sotto controllo la crescita di cellule cancerogene che possono formarsi nel cervello, oltre a ridurre i danni causati da malattie cerebrali come l’Alzheimer.

La scienza dell’alimentazione sta davvero facendo passi da giganti e ogni giorno si scopre sempre qualcosa in più per curare o prevenire malattie molto gravi, proprio come il morbo di Alzheimer. Secondo un recente studio, svolto dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, la vitamina B12 potrebbe essere un antidoto portentoso. La ricerca durata ben 7 anni ha permesso di verificare il ruolo di questa vitamina.

Si sono sottoposti alla sperimentazione 271 finlandesi volontari tra i 65 e i 79 anni, sani all’inizio della ricerca, 17 dei quali hanno sviluppato la demenza senile nel corso dello studio. I partecipanti sono stati periodicamente sottoposti ad analisi del sangue per analizzare i livelli di vitamina B12 e di omocisteina (un aminoacido associato alla vitamina B12) i cui eccessivi livelli sono collegati a effetti negativi sulla salute del cervello (compreso l’ictus). Il focus della ricerca ha verificato che per ogni micromole di omocisteina in più il rischio di malattia di Alzheimer aumenta del 16%, mentre per ogni picomole in più della forma attiva della vitamina B12 il rischio si riduce del 2%.

HERICIUM ERINACEUS
Fungo raro, considerato una prelibatezza, assomiglia alla testa di un leone. Si sviluppa preferibilmente su alberi di quercia ancora vivi, oppure su faggio, noce, platani ed altre latifoglie. Cresce sul tronco ad una altezza di circa 3-4 metri. Il corpo fruttifero assomiglia alla testa di un leone, per questo in Asia è chiamato testa di leone.
La presenza di una sostanza simile al NGF stimola la sintesi di mielina e la ricostruzione delle fibre nervose. I suoi effetti sul sistema nervoso sono multipli ed articolati; il suo utilizzo è utile nel trattamento dell’ansia, dello stress, dei deficit mnemonici e dell’insonnia.

Studi clinici hanno riscontrato risultati incoraggianti nel trattamento della sclerosi multipla e del morbo di Alzheimer.

Contiene numerosi minerali (Potassio, Zinco, Ferro, Germanio, Selenio, Fosforo), tutti gli aminoacidi essenziali, polisaccaridi immunomodulanti (ß-glucani) e ad effetto antitumorale (FIII – FIII2b), ericenoni, erinacine ed un fattore simile al Nerve Growth Factor (NGF). È un fungo che lavora principalmente sui tessuti di derivazione ectodermica (mucose e sistema nervoso).

Possiede un gruppo di sostanze bio-attive, hericenon A,B,C,D,E,che inducono la produzione del fattore stimolante della crescità del tessuto nervoso (NGSF) composto capace di stimolare la rigenerazione dei neuroni cerebrali gravemente danneggiati ma ancora in vita.

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Nuove confortanti evidenze sul ruolo della vitamina B12 nel prevenire la demenza senile arrivano dalla Svezia. Uno studio pubblicato su “Neurology” afferma infatti che la presenza di vitamina B12 nel sangue protegge e previene l’insorgenza di Alzheimer.

La ricerca condotta dal gruppo di ricerca del dottor Hoosmand del Karolinska Institutet di Stoccolma ha monitorato per 7 anni un gruppo di anziani di età compresa tra i 65 e i 79 anni, che all’inizio dell’osservazione non presentavano demenza. Dei 271 volontari 17 hanno sviluppato la malattia e tutti periodicamente sono stati sottoposti ad analisi del sangue. Ciò che è emerso è che chi non presenta segni di demenza ha alti livelli ematici di vitamina B12, mentre in chi la malattia è insorta è stato riscontrato un innalzamento dei livelli di un’altra molecola, l’omocisteina, ritenuta responsabile di problemi cardiaci, ictus e danni …e danni cerebrali, la cui concentrazione può essere tenuta a bada proprio dalla VITAMINA B12. Le due sostanze hanno una relazione quantitativa con l’insorgenza della malattia, difatti, per ogni micromole di omocisteina in eccesso il rischio di Alzheimer aumenta del 16%, mentre per ogni picomole in più della forma attiva di VITAMINA B12 il rischio diminuisce del 2%.

Certo la dimensione del campione è limitata ma questo lavoro si aggiunge ai già tanti che negli anni passati hanno correlato gli effetti protettiva della vitamina B e che lasciano sperare nello sviluppo di nuove terapie a base di VITAMINE B.

Ad esempio uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition e svolto da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, aveva dimostrato come in pazienti anziani con livelli bassi di vitamina B12 i danni neurologici subiti fossero il doppio rispetto ai coetanei dotati del giusto apporto vitaminico. Precedenti studi della stessa squadra di ricercatori avevano messo in luce come il vino e il cioccolato, oltre al latte, possano arrecare effetti benefici simili a quelli evidenziati dal latte. Gli studiosi inglesi stanno cercando di capire se gli integratori vitaminici possano aiutare a risolvere i problemi di memoria. Un altro studio svolto dai ricercatori dell’Università di Oxford, diretto sempre da David Smith e pubblicato sulla rivista “Neurology”, aveva premiato la vitamina B12 come elemento fondamentale per avere e conservare una buona memoria.

I ricercatori avevano evidenziato che pazienti anziani con un basso livello di vitamina B12 sono soggetti maggiormente al rischio di incorrere in vere e proprie amnesie, con un rischio sei volte maggiore a chi, invece, ha un livello medio-alto di vitamina B12.

Questo ulteriore studio dimostrava, quindi, come non fosse un luogo comune dire che mangiare il pesce fa bene al cervello: la vitamina B12 si trova infatti in grande quantità nel pesce, nella carne e nel latte e previene il deterioramento neurologico.

Un’altra ricerca, pubblicata su “Neuropsychology”, metteva in luce i rapporti tra un genotipo e la predisposizione di alcuni anziani alla malattia di Alzheimer. Il genotipo in questione, l’allele ε4 nel gene dell’apolipoproteina E (APOE), è presente in circa il 15% delle persone ed è un fattore di rischio per la demenza. La ricerca indica che quasi una persona su quattro fra coloro che hanno una copia dell’allele 4 e quasi metà delle persone che hanno due copie dell’allele 4 svilupperà la malattia di Alzheimer.

È già noto alla ricerca, inoltre, che bassi livelli di due VITAMINE B, B12 e i folati sono legati ad una diminuzione della memoria e ad un maggior rischio di essere colpiti dalla malattia di Alzheimer. Finora pochi studi avevano esaminato insieme i due fattori, genotipo e VITAMINE, in relazione alle prestazioni cognitive di chi raggiunge le età più mature. Lo studio è stato condotto da ricercatori svedesi e britannici su 167 persone in buona salute, dall’età media di 83 anni. A ciascuno dei partecipanti è stato praticato il prelievo del sangue per verificare i livelli delle vitamine ed il genotipo. Infine sono stati sottoposti ad una serie di test della memoria.

Dallo studio è emerso che la combinazione di bassi livelli di vitamina B12 e del genotipo con l’allele 4 è associabile in maniera significativa con una memoria meno efficiente. Gli autori dello studio precisano inoltre che le persone dal genotipo con l’allele 4 possono ottenere notevoli benefici per le loro capacità cognitive assumendo le vitamine B12 e folati. Si può dunque ritenere che assumere più vitamine del gruppo B può essere un efficace arma preventiva per la salute di chi ha superato certe soglie di età.
Ovviamente questo va fatto sotto il controllo e il consiglio del proprio medico curante: un’assunzione vitaminica eccessiva, infatti, fa male anziché fare bene.

Vitamina B12 contro l'AlzheimerSUPPLEMENTAZIONE DI VITAMINE DEL GRUPPO B E DEGENERAZIONE MACULARE

La degenerazione maculare legata all’età (DMLE) è una patologia che colpisce circa un 1 milione di Italiani e che costituisce la prima causa di cecità tra la popolazione anziana nel mondo occidentale.

In una ricerca condotta da ricercatori dell’Harvard Medical School, 5200 donne con età superiore ai 40 anni e affette da disturbi cardiovascolari sono state suddivise in due gruppi e sottoposte a una combinazione giornaliera di 50 milligrammi di vitamina B6, 1 mg di vitamina B12 e 2,5 mg di acido folico, oppure a placebo.
A sette anni di distanza, 137 casi di degenerazione maculare legata all’età sono stati riscontrati nel campione di pazienti, 70 dei quali hanno comportato gravi handicap visivi.

I risultati hanno mostrato che le donne sottoposte a supplemento di vitamina B avevano una probabilità minore del 34 per cento di andare incontro a DMLE rispetto alle pazienti trattate con placebo, e una probabilità minore del 41 per cento di riportare danni gravi alla vista.

Ulteriori ricerche sono necessarie a supportare questa ipotesi, sostengono i ricercatori, tuttavia l’utilizzo di una combinazione integrata di vitamina B e acido folico potrebbe rivelarsi un mezzo preventivo utile ed economico per allontanare il rischio di degenerazione maculare legata all’età nei pazienti adulti.

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Bibliografia

  • Folic Acid, Pyridoxine, and Cyanocobalamin Combination Treatment and Age-Related Macular Degeneration in Women: The Women’s Antioxidant and Folic Acid Cardiovascular Study. Arch Intern Med 2009; 169(4):335-341.

Fonte: Franco Papale


 

Il cervello è composto per il 60% di grassi. Gli acidi grassi Omega 3, infatti, sono altamente concentrati nel cervello e pare essere importante per il sistema cognitivo (prestazioni cerebrali e della memoria) e per le funzioni comportamentali. I neonati che non assumono abbastanza acidi grassi Omega 3 dalla loro madre rischiano problemi allo sviluppo visivo e nervoso.

L’unione fa la forza, così ci insegna e ci ha insegnato per anni un antico proverbio latino. Infatti, già da tempo è stato dimostrato come gli omega-3 e la vitamina D possano migliorare le funzioni cognitive e la salute psichica. Entrambi i nutrienti giocano ruoli cruciali nell’equilibrio mente-cervello, influenzando aspetti chiave come l’umore, l’abilità intellettiva e la protezione dai disturbi psichiatrici e dalle malattie neurodegenerative. E per il mondo della ricerca queste loro capacità erano evidenti da tempo. Ciò che risultava poco chiaro era il meccanismo sottostante. La risposta sembra arrivare proprio dalla serotonina. Vitamina D e omega-3 associati per i disturbi mentaliVitamina D e omega-3 in associazione possono migliorare la funzione cognitiva e il comportamento sociale nei disturbi mentali come il disturbo da deficit dell’attenzione, il disturbo bipolare e la schizofrenia. Molti soggetti che soffrono di questi disturbi risultano carenti di micronutrienti in particolare di Omega-3 e vitamina D.

Questo potrebbe spiegare perché omega-3 e vitamina D esercitino effetti favorevoli sulla funzione cognitiva e il comportamento e migliorino i sintomi associati a disturbi mentali.

In una pubblicazione recente (1), Rhonda P. e Ames B.N. suggeriscono che gli omega-3 EPA e DHA e la vitamina D agiscano in sinergia nel mantenere elevati livelli cerebrali di serotonina. La sinergia dei 3 attivi può essere in parte spiegata dai loro effetti sul sistema serotoninergico: la vitamina D regola la sintesi di serotonina, l’EPA ne influenza il rilascio e il DHA migliora l’accessibilità del recettore serotoninergico nella membrana.

Carenze di Vitamina D, EPA e DHA, in combinazione con fattori genetici, porterebbero secondo Rhonda P. e Ames B.N. ad una disfunzione del circuito serotoninergico che potrebbe essere uno dei meccanismi coinvolti nell’insorgenza di disturbi neuropsichiatrici e depressione. Bassi livelli di serotonina risultano infatti associati a comportamento antisociale e aumento dell’aggressività incontrollata.

Gli autori suggeriscono che i disturbi mentali presentino prevalenza inferiore nelle donne grazie ad un effetto protettivo degli estrogeni che innalzano la sintesi di serotonina cerebrale.

Ma come facciamo a ottimizzare l’assunzione di vitamina D, EPA e DHA aiutando a prevenire e a modulare la gravità delle disfunzioni cerebrali? Ecco i suggerimenti da ricordare!

– Esporsi alla luce solare diretta, aiuta il corpo a sintetizzare la vitamina D in modo naturale.

– Includere almeno 3 volte a settimana alimenti ricchi di acidi grassi omega-3 nella dieta, come alici, sardine, sgombro, salmone selvaggio, senza dimenticare uova e derivati del latte di animali allevato a pascolo. Ricordando, inoltre, che per ottimizzare il rapporto omega-3/omega-6 è fondamentale anche ridurre il consumo di cibi ricchi in omega-6, presenti negli oli di semi ampiamente utilizzati nell’industria alimentare.

– Integrare la dieta con supplementi di vitamina D, EPA e DHA diventa sempre più importante, specialmente durante la gravidanza e in chi soffre di disturbi della sfera neuro-psichiatrica.

  1. Patrick RP, Ames BN. ‘Vitamin D and the omega-3 fatty acids control serotonin synthesis and action, part 2: relevance for ADHD, bipolar, schizophrenia, and impulsive behavior’ FASEB J. 2015 Feb 24. pii: fj.14-268342.