Uva Ursina per le vie urinarie

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Uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) è una pianta officinale tradizionalmente utilizzata soprattutto per il benessere delle vie urinarie. Il curioso nome deriva dai suoi piccoli frutti rossi, particolarmente apprezzati dagli orsi, mentre il termine botanico Arctostaphylos uva-ursi significa letteralmente qualcosa di molto vicino a “uva degli orsi”.

Da secoli le foglie di questa pianta vengono impiegate nella tradizione erboristica per sostenere la funzionalità dell’apparato urinario. La ricerca moderna ha concentrato l’attenzione soprattutto sull’arbutina, un glucoside fenolico che rappresenta uno dei principali componenti caratteristici delle foglie di uva ursina.

Oggi l’uva ursina è particolarmente conosciuta per il suo tradizionale impiego nel supporto delle basse vie urinarie, soprattutto in relazione ai disturbi tipici della cistite non complicata. Tuttavia, è importante distinguere l’uso tradizionale dalle prove cliniche disponibili: gli studi sull’uomo sono ancora relativamente limitati e l’uva ursina non deve essere considerata un sostituto automatico della terapia antibiotica quando questa è indicata.

Uva ursina: cos’è e dove cresce

L’uva ursina è un piccolo arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Ericaceae. Il nome scientifico completo è Arctostaphylos uva-ursi (L.) Spreng.

La pianta tende a svilupparsi in forma strisciante, formando tappeti vegetali che possono estendersi su terreni poveri, sassosi e generalmente ben drenati. È diffusa in diverse regioni dell’emisfero settentrionale, compresi Europa settentrionale, Asia e Nord America, e cresce anche in alcune aree montane italiane.

Le foglie sono coriacee, sempreverdi e relativamente piccole. I fiori, di colore bianco-rosato, hanno una caratteristica forma campanulata, mentre i frutti sono piccole bacche rosse dalla consistenza farinosa.

La parte utilizzata: le foglie

In fitoterapia la parte maggiormente utilizzata non è il frutto, ma il foglio di uva ursina, indicato come Uvae ursi folium.

Le foglie contengono numerosi composti bioattivi, tra cui:

  • arbutina;
  • metilarbutina;
  • derivati fenolici;
  • flavonoidi;
  • tannini;
  • acidi fenolici;
  • triterpeni;
  • altri composti del fitocomplesso.

Tra questi, l’arbutina riveste un ruolo particolarmente importante perché il suo metabolismo porta alla formazione di derivati dell’idrochinone.

L’EMA ha inserito Uvae ursi folium nell’ambito dei medicinali vegetali destinati all’area terapeutica delle patologie delle vie urinarie e genitali, sulla base soprattutto del suo uso tradizionale. [1]

Arbutina: il principale composto caratteristico dell’uva ursina

Per comprendere le proprietà dell’uva ursina è necessario soffermarsi sull’arbutina. L’arbutina è un glucoside fenolico che, dopo l’assunzione orale, viene metabolizzato dall’organismo. Gli studi farmacocinetici nell’uomo hanno dimostrato che una parte importante dei metaboliti derivati dall’arbutina viene eliminata attraverso le urine.

In uno studio condotto su 16 volontari sani, l’assunzione di estratto secco di foglie di uva ursina ha determinato l’escrezione urinaria di metaboliti dell’arbutina, tra cui idrochinone-glucuronide, idrochinone-solfato e idrochinone. La quantità complessiva di equivalenti dell’idrochinone eliminata con le urine è risultata simile sia dopo l’assunzione dell’estratto in compresse sia dopo la soluzione acquosa. [2]

Questo dato è particolarmente interessante perché permette di comprendere uno degli aspetti fondamentali dell’uva ursina: i suoi metaboliti raggiungono effettivamente il tratto urinario, dove possono contribuire alla sua attività biologica.

Uva Ursina per le vie urinarie

Uva ursina e attività antimicrobica

L’attività antimicrobica rappresenta uno degli aspetti più studiati dell’uva ursina. L’arbutina viene trasformata nell’organismo e i metaboliti dell’idrochinone vengono successivamente eliminati nelle urine. Gli studi sperimentali raccolti dall’EMA hanno evidenziato un’attività antibatterica dei metaboliti dell’arbutina nei confronti di diversi microrganismi, tra cui Escherichia coli, uno dei principali batteri coinvolti nelle infezioni delle vie urinarie. [1]

È importante però precisare un aspetto spesso riportato in maniera errata nelle descrizioni dell’uva ursina.

L’ambiente urinario alcalino è importante

Contrariamente a quanto talvolta viene riportato, l’attività antibatterica associata ai metaboliti dell’arbutina non viene favorita dall’acidificazione delle urine.

I dati riportati nella documentazione EMA indicano infatti una maggiore attività antibatterica in condizioni di pH urinario alcalino rispetto a urine più acide. [1] Questo è uno dei motivi per cui le modalità di utilizzo dell’uva ursina devono essere valutate con attenzione e senza ricorrere automaticamente ad acidificanti urinari.

La vitamina C, per esempio, viene spesso associata ai rimedi per le vie urinarie per altri motivi, ma non è corretto affermare semplicemente che aumenti l’efficacia dell’uva ursina.

Uva ursina e cistite

Il principale ambito di interesse dell’uva ursina riguarda il benessere delle basse vie urinarie e, nella tradizione fitoterapica, il supporto in caso di sintomi associati alla cistite non complicata. L’EMA riconosce per Uvae ursi folium un uso tradizionale per il sollievo dei sintomi delle infezioni lievi e ricorrenti delle basse vie urinarie, dopo che condizioni più gravi siano state escluse da un medico. L’uso è destinato a periodi brevi. [1] La distinzione tra uso tradizionale e prova clinica è fondamentale.

Cosa dicono gli studi clinici?

Uno dei lavori più interessanti è uno studio randomizzato controllato pubblicato nel 2021, condotto su 398 donne adulte con sospetta infezione urinaria non complicata.

Le partecipanti hanno ricevuto per cinque giorni un estratto di uva ursina standardizzato in arbutina oppure fosfomicina, antibiotico comunemente utilizzato per questo tipo di infezione.

Lo studio ha osservato un numero inferiore di successivi trattamenti antibiotici nel gruppo uva ursina. Tuttavia, il risultato relativo al carico complessivo dei sintomi non ha dimostrato la non inferiorità dell’uva ursina rispetto alla fosfomicina. Inoltre, nel gruppo uva ursina sono stati osservati più episodi di pielonefrite, anche se la differenza non ha raggiunto la significatività statistica. [3]

Questo risultato è molto importante perché impedisce di semplificare il messaggio dicendo che “l’uva ursina cura la cistite come un antibiotico”.

La ricerca suggerisce piuttosto che l’uva ursina possiede un’interessante attività biologica e che può avere un ruolo nell’ambito della fitoterapia delle infezioni urinarie lievi e non complicate, ma non sostituisce automaticamente una valutazione medica o una terapia antibiotica quando questa è necessaria.

Uva ursina e Escherichia coli

Escherichia coli rappresenta uno dei principali microrganismi responsabili delle infezioni delle vie urinarie. L’interesse nei confronti dell’uva ursina nasce anche dalla sua attività antimicrobica sperimentale nei confronti di questo batterio.

L’EMA riporta studi nei quali campioni di urina ottenuti dopo somministrazione di arbutina hanno mostrato attività antibatterica nei confronti di diversi ceppi batterici, compreso E. coli. L’effetto risultava particolarmente evidente dopo alcune ore dalla somministrazione e in condizioni di pH alcalino. [1]

Questi dati aiutano a spiegare perché l’uva ursina sia stata tradizionalmente associata al trattamento dei disturbi delle basse vie urinarie. È tuttavia necessario ricordare che un’attività antibatterica osservata in laboratorio o nei campioni urinari non equivale automaticamente all’efficacia clinica nel paziente.

Uva ursina: attività antiossidante

L’uva ursina non contiene soltanto arbutina. Il suo fitocomplesso comprende infatti diversi composti fenolici e flavonoidi che contribuiscono alle proprietà biologiche della pianta.

Uno studio pubblicato su Molecules nel 2021 ha analizzato la composizione chimica e l’attività antiossidante di Arctostaphylos uva-ursi, evidenziando la presenza di numerosi composti bioattivi e una significativa attività antiossidante degli estratti analizzati. [4]

Questi risultati sono interessanti soprattutto dal punto di vista farmacognostico, perché mostrano come l’attività della pianta non possa essere ricondotta esclusivamente alla presenza di una singola molecola.

Uva ursina e infiammazione

Alcuni studi sperimentali hanno evidenziato anche proprietà antinfiammatorie degli estratti di Arctostaphylos uva-ursi. Queste osservazioni devono però essere interpretate con prudenza.

Una parte significativa della ricerca sull’attività antinfiammatoria dell’uva ursina è stata condotta in vitro o su modelli sperimentali. Non è quindi possibile trasferire automaticamente questi risultati alla situazione clinica dell’uomo.

Per esempio, uno studio pubblicato su Pharmaceutics ha osservato attività antibatterica e antinfiammatoria dell’estratto di foglie di uva ursina nei confronti di Cutibacterium acnes, con effetti anche sulla formazione del biofilm in condizioni sperimentali. [5]

Si tratta di un risultato interessante per la ricerca farmacologica e cosmetica, ma non costituisce una prova dell’efficacia clinica dell’uva ursina nel trattamento delle infezioni urinarie.

Uva ursina e proprietà diuretiche

Tradizionalmente l’uva ursina è stata utilizzata anche come pianta associata al drenaggio dei liquidi e alla funzionalità delle vie urinarie. È però importante distinguere l’azione diuretica da quella antimicrobica.

Aumentare la quantità di urina non significa necessariamente eliminare un’infezione batterica. La diuresi può contribuire fisiologicamente al normale flusso urinario, ma non deve essere considerata una terapia sostitutiva per una vera infezione delle vie urinarie.

Per questo motivo, in presenza di sintomi importanti o persistenti, la priorità rimane la corretta identificazione della causa.

Uva ursina e prevenzione delle infezioni urinarie ricorrenti

Un altro tema frequentemente associato all’uva ursina è quello della prevenzione delle cistiti ricorrenti. In questo ambito, però, le prove disponibili sono meno solide rispetto alla tradizione d’uso.

È importante non confondere l’uva ursina con il mirtillo rosso americano (Vaccinium macrocarpon), per il quale esiste una letteratura clinica specifica sulla prevenzione delle infezioni urinarie ricorrenti. Una meta-analisi di studi clinici sul cranberry ha evidenziato una riduzione dell’incidenza delle infezioni urinarie in determinate popolazioni, mentre l’evidenza clinica specifica sull’uva ursina rimane più limitata. [6]

Pertanto, eventuali associazioni tra uva ursina, cranberry e altre piante devono essere considerate nell’ambito di un approccio complessivo al benessere urinario e non come garanzia di prevenzione delle infezioni.

Uva ursina: come si assume?

Le foglie di uva ursina possono essere utilizzate sotto forma di preparazioni vegetali tradizionali oppure di estratti standardizzati.

La quantità di arbutina può variare sensibilmente in funzione:

  • della materia prima;
  • del periodo di raccolta;
  • del processo di essiccazione;
  • del metodo estrattivo;
  • della standardizzazione dell’estratto;
  • della forma farmaceutica.

Per questo motivo non è corretto trasferire automaticamente il dosaggio di una preparazione a un’altra.

La monografia europea dell’EMA riporta specifici intervalli di dosaggio per differenti preparazioni di Uvae ursi folium. In ogni caso, l’utilizzo deve rispettare le indicazioni riportate sul prodotto e la durata raccomandata. [1]

Per quanto tempo si può utilizzare?

Questo è uno degli aspetti più importanti. L’EMA indica che l’utilizzo non dovrebbe superare una settimana. Inoltre, se i sintomi persistono o peggiorano, è necessario rivolgersi a un medico o a un professionista sanitario. [1] Pertanto, non è corretto consigliare genericamente l’uva ursina per “alcune settimane” o per cicli prolungati.

Uva ursina: controindicazioni e precauzioni

Pur essendo una pianta tradizionale, l’uva ursina non è priva di precauzioni. Secondo la monografia europea, l’uso è controindicato in presenza di disturbi renali e non è raccomandato nei bambini e negli adolescenti sotto i 18 anni. L’EMA inoltre non raccomanda l’impiego negli uomini senza supervisione medica. [1]

L’uso durante gravidanza e allattamento non è raccomandato perché la sicurezza non è stata adeguatamente stabilita. [1] Particolare attenzione deve essere inoltre prestata quando sono presenti sintomi che possono indicare un’infezione più importante.

Quando è necessario rivolgersi al medico?

Durante l’utilizzo dell’uva ursina è necessario chiedere consiglio medico se compaiono o persistono sintomi come:

  • febbre;
  • sangue nelle urine;
  • dolore importante;
  • peggioramento dei disturbi;
  • spasmi;
  • sintomi persistenti;
  • dolore nella regione lombare o al fianco.

La comparsa di febbre o dolore al fianco può essere particolarmente importante perché può indicare un coinvolgimento delle alte vie urinarie.

L’uva ursina non deve quindi essere utilizzata per ritardare una valutazione medica quando l’infezione potrebbe essere complicata.

Uva ursina e sicurezza dell’arbutina

Uno degli argomenti più discussi riguarda la trasformazione dell’arbutina in idrochinone. È proprio questa caratteristica metabolica ad aver suscitato interrogativi tossicologici.

Uno studio di valutazione del rischio pubblicato su International Journal of Toxicology ha analizzato la quantità di idrochinone libero derivabile dall’utilizzo terapeutico di preparazioni di uva ursina. Gli autori hanno stimato che, alle condizioni d’uso raccomandate, l’esposizione all’idrochinone libero rimane al di sotto della soglia di esposizione considerata di interesse tossicologico nello studio. [7]

Questo non significa che l’uva ursina sia priva di rischi o che possa essere utilizzata senza limiti. Al contrario, proprio la presenza dell’idrochinone rende particolarmente importante rispettare dose, durata e indicazioni d’uso. L’uso prolungato o improprio non può essere equiparato all’utilizzo tradizionale a breve termine valutato dall’EMA.

Uva ursina e colore delle urine

Un effetto caratteristico dell’uva ursina è la possibile comparsa di una colorazione verde-brunastra delle urine, che può diventare più scura dopo l’esposizione all’aria. Si tratta di un fenomeno già descritto nella documentazione dell’EMA e legato al metabolismo dei componenti della pianta. [1]

La colorazione, da sola, non significa che si stia verificando un peggioramento dell’infezione. Naturalmente, la presenza contemporanea di sangue nelle urine o di altri sintomi anomali deve invece essere valutata dal medico.

Uva ursina e microbiota urinario: una prospettiva interessante

La ricerca più recente sulle infezioni urinarie sta progressivamente spostando l’attenzione da una visione esclusivamente centrata sul singolo batterio verso una concezione più complessa, che comprende biofilm, adesione batterica, microbiota e interazioni tra microrganismi e tessuti dell’ospite.

In questo contesto, le piante medicinali contenenti polifenoli e altri composti bioattivi rappresentano un interessante campo di ricerca.

Una recente revisione sulle sostanze vegetali utilizzate nelle infezioni urinarie ha preso in esame diversi estratti e composti naturali, tra cui cranberry e arbutina, sottolineando il potenziale interesse di queste molecole nei processi di adesione batterica e formazione del biofilm. [8]

Si tratta però di un settore ancora in evoluzione, nel quale sono necessari ulteriori studi clinici per stabilire quali effetti sperimentali possano tradursi in reali benefici terapeutici.

Uva ursina: una pianta tradizionale con una farmacologia interessante

L’uva ursina rappresenta un esempio particolarmente interessante di come la medicina tradizionale e la ricerca farmacologica moderna possano incontrarsi. La sua lunga storia d’impiego nelle problematiche delle vie urinarie ha portato allo studio di uno dei suoi principali componenti, l’arbutina, e dei suoi metaboliti.

La ricerca ha confermato diversi aspetti farmacologici importanti:

  • l’arbutina viene assorbita e metabolizzata;
  • i suoi metaboliti vengono eliminati nelle urine;
  • sono state documentate attività antimicrobiche in condizioni sperimentali;
  • l’estratto possiede anche attività antiossidanti;
  • esistono dati clinici nell’ambito della cistite non complicata, ma non sufficienti per considerare l’uva ursina equivalente alla terapia antibiotica;
  • l’utilizzo deve essere breve e rispettare precise precauzioni.

Il punto fondamentale è quindi utilizzare l’uva ursina in modo consapevole, senza trasformare una pianta officinale in una terapia universale per qualsiasi problema urinario.

Uva ursina composta: un’associazione fitoterapica per le vie urinarie

Uva Ursina per le vie urinarie

Per chi desidera approfondire l’utilizzo dell’uva ursina all’interno di una formulazione composta, è possibile consultare la pagina dedicata di Erboristeria Arcobaleno:

Uva Ursina Composta (Cisto-HERB) – Erboristeria Arcobaleno

La valutazione della composizione complessiva di un prodotto è importante perché, nelle formulazioni composte, l’uva ursina può essere associata ad altre piante tradizionalmente utilizzate per il supporto delle vie urinarie. È comunque sempre necessario attenersi alle indicazioni riportate in etichetta e non utilizzare preparazioni contenenti uva ursina oltre i tempi raccomandati.

Conclusioni

L’uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) è una delle piante officinali più interessanti per lo studio del rapporto tra fitoterapia e salute delle vie urinarie. La sua peculiarità è legata soprattutto all’arbutina, il cui metabolismo porta alla formazione di derivati dell’idrochinone che vengono eliminati attraverso le urine. Gli studi sperimentali documentano un’attività antimicrobica, mentre la ricerca clinica ha prodotto risultati interessanti ma non tali da permettere di considerare l’uva ursina un sostituto generale degli antibiotici.

Il suo utilizzo deve quindi essere breve, appropriato e consapevole, soprattutto perché l’EMA indica precise limitazioni riguardo a durata, età, condizioni renali, gravidanza e sintomi che richiedono valutazione medica. In definitiva, l’uva ursina non è semplicemente “l’erba per la cistite”: è una pianta complessa, caratterizzata da una farmacologia particolare e da una storia secolare di utilizzo, oggi studiata attraverso strumenti moderni di farmacognosia, farmacocinetica e ricerca clinica.

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Bibliografia

  1.  European Medicines Agency. Uvae ursi folium – European Union herbal monograph and assessment report.
  2.  Schindler G, Patzak U, Brinkhaus B, et al. Urinary excretion and metabolism of arbutin after oral administration of Arctostaphylos uvae ursi extract. J Clin Pharmacol. 2002;42(8):920-927.
  3.  Micallef E, et al. Herbal treatment with uva ursi extract versus fosfomycin in women with uncomplicated urinary tract infection in primary care: a randomized controlled trial.
  4. Sugier P, Sęczyk Ł, Sugier D, et al. Chemical Characteristics and Antioxidant Activity of Arctostaphylos uva-ursi L. Spreng. at the Southern Border of the Geographical Range of the Species in Europe. Molecules. 2021;26(24):7692.
  5. Dell’Annunziata F, Cometa S, Della Marca R, et al. In Vitro Antibacterial and Anti-Inflammatory Activity of Arctostaphylos uva-ursi Leaf Extract against Cutibacterium acnes. Pharmaceutics. 2022;14(9):1952.
  6. Luis A, Domingues F, Pereira L. Can Cranberries Contribute to Reduce the Incidence of Urinary Tract Infections? A Systematic Review with Meta-Analysis and Trial Sequential Analysis of Clinical Trials.
  7. Risk assessment of free hydroquinone derived from Arctostaphylos Uva-ursi folium herbal preparations. Int J Toxicol. 2013;32(6):442-453.
  8. Plant Extracts and Natural Compounds for the Treatment of Urinary Tract Infections in Women: Mechanisms, Efficacy, and Therapeutic Potential.

 

 

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