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Il supporto ideale a partire dai 30 anni, é chiamato in Oriente “fungo dell’immortalità”, è considerato la migliore scelta per uno stimolo generale dell’organismo soprattutto come sostegno anti-aging.

Reishi è il nome giapponese del frutto di un fungo basidiomicete, il Ganoderma Lucidum (Mannentake) appartenente alla famiglia delle Polyporaceae. Esistono varie specie di Ganoderma, ma la più utilizzata è la varietà lucidum, il cui frutto è di un intenso colore rosso. Il frutto è caratterizzato da un intenso sapore amaro, e il grado di amarezza varia a seconda delle condizioni e luogo di coltivazione.

Reishi è sin dai tempi antichi conosciuto nella tradizione popolare giapponese e cinese come erba divina della longevità, in grado di aumentare lo stato generale di salute e il benessere fisico. I numerosi studi scientifici effettuati su questo fungo, lo configurano attualmente come un prezioso “nutriceutico”, e come materiale di partenza per l’ottenimento di farmaci. Reishi è impiegato per il trattamento di più di 20 patologie, che vanno dall’emicrania, ipertensione, artrite, nefrite, diabete, ipercolesterolemia, allergie, a importanti problemi cardiovascolari, neurodegenerativi e cancro.

PROPRIETA’
Le numerose proprietà benefiche di Reishi sono dovute a composti organici quali aminoacidi, triterpeni, steroli, lipidi, alcaloidi, polisaccaridi, vitamine e minerali. Più precisamente contiene calcio, ferro e fosforo, vitamine C, D, B, incluso l’acido pantotenico, che è essenziale per la funzione nervosa. Le principali attività farmacologiche di Reishi e le sostanze bioattive coinvolte, vengono di seguito passate in rassegna.Tuttavia allo stato attuale sono in corso ulteriori ricerche per convalidare i primi risultati ottenuti da ricerche effettuate con rigore scientifico.

Attività adaptogena. Reishi é un adattogeno, con proprietà simili al ginseng. L’adenosina contenuta in Reishi spiega il suo impiego nella medicina cinese, per calmare la tensione nervosa. L’adenosina rilascia la muscolatura scheletrica, ha un effetto sedativo sul sistema nervoso centrale, ed è un azione antagonista sulla attività stimolante della caffeina.
Attività anti-infiammatoria preventiva di malattie neurodegenerative e cardiovascolari.

L’estratto di Reishi è stato positivamente valutato per la sua attività anti-infiammatoria, sia per somministrazione orale che topica. Il componente responsabile di questa proprietà è stato isolato ed identificato, come un analogo dell’idrocortisone, che non possiede però gli effetti collaterali, caratteristici degli antifiammatori steroidei, e non-steroidei. Inoltre l’attività anti-infiammatoria è importante, poiché l’infiammazione è coinvolta nello sviluppo di serie patologie neurodegenerative tipiche dell’età senile, come il morbo di Alzheimer. L’impiego di Reishi è visto nella prospettiva di mitigare gli effetti di questa malattia devastante, non solo per le proprietà antiinfiammatorie, ma anche per la capacità di Reishi di agire positivamente sullo stato di benessere degli individui anziani. Reishi è utile per aumentare in questi soggetti l’energia vitale, la facoltà di pensiero e prevenire la perdita di memoria.Reishi: ganoderma lucidumL’attività antinfiammatoria di Reishi è stata valutata anche nell’ambito di altre patologie che vedono lo stato infiammatorio concausa della loro insorgenza: le malattie cardiovascolari.

Attività antiipertensiva. L’attività antiipertensiva è dovuta ai 112 triterpeni identificati, ad azione ACE-inibitrice. In particolare gli acidi ganoderici (B, D, F, H, K, S e Y), il ganoderale A, e il ganoderolo A e B sono responsabili dell’attività ipotensiva.
Attività antitrombotica. La valutazione della capacità inibitoria dell’aggregazione piastrinica dell’estratto di Reishi, ha condotto all’isolamento e identicazione degli agenti responsabili, derivati dell’adenosina e della guanosina.
Attività ipoglicemica. L’estratto di Reishi è risultato efficace nella riduzione dei livelli di glucosio nel sangue, dopo solo due mesi di trattamento. L’attività ipoglicemica è dovuta ad un aumento dei livelli di insulina nel plasma, e ad un accelerato metabolismo del glucosio, sia a livello dei tessuti periferici che del fegato.
Attività immunostimolante e antitumorale. I composti contenuti in Reishi sono stati classificati come potenziatori delle difese dell’ospite, poiché possiedono proprietà immuno-stimolanti.

In virtù della capacità di potenziamento delle difese fisiologiche dell’ospite, questo fungo viene attualmente valutato come agente carcinostatico, su base immunomodulatoria, senza peraltro possedere gli effetti collaterali indesiderati degli antitumorali tradizionali. L’effetto antitumorale è mediato dal rilascio di citochine da parte di di macrofagi e linfociti T attivati. Negli ultimi anni si stanno moltiplicando gli studi sulle proprietà antitumorali di Reishi. Le indicazioni per la supplementazione di Reishi nella terapia antitumorale è finalizzato a ridurre gli effetti collaterali della chemio e radio-terapia; al prolungamento della sopravvivenza e al miglioramento della qualità di vita dei pazienti; alla riduzione dei rischi di metastasi; alla prevenzione dell’incidenza e delle recidive della malattia.

Queste proprietà sono dovute all’azione di varie sostanze in esso contenute:

a) Triterpenoidi citotossici quali gli acidi ganoderici;

b) Polisaccaridi ad attività antitumorale e i loro complessi proteici;

c) Derivati del germanio. Reishi contiene un elevata concentrazione di germanio, importante elemento al quale è riconosciuta l’attività antitumorale attraverso la stimolazione dell’interferone, ed inoltre il germanio è in grado di ridurre il dolore che accompagna gli stadi terminali della malattia cancerosa.

d) Fibre alimentari.. L’elevato numero di fibre alimentari contenuto nel fungo è costituito da b-glucano, sostanze chitiniche, eteropolisaccaridi, che possiedono un attività carcinostatica sia su base farmacologica che fisiologica, poiché sono in grado di prevenire l’assorbimento e di favorire l’eventuale escrezione di sostanze carcinogeniche.
Attività epatoprottettiva. Studi clinici sull’estratto secco di Reishi effettuato su pazienti affetti da epatite B hanno evidenziato risultati incoraggianti, sostenuti anche dall’azione epatoprotettiva, antiossidante e detossificante di Reishi. L’estratto di Reishi viene correntemente somministrato nel caso di epatiti necrotiche, e nell’intossicazione da tetracloruro di carbonio.

ALTRE APPLICAZIONI
In cosmesi. Le donne cinesi utilizzano Reishi per la bellezza della pelle. I benefici osservati sono probabilmente sostenuti dall’effetto potenziante sul sistema ormonale. Inoltre Reishi è contenuto in brevetti giapponesi finalizzati al trattamento dell’alopecia, e della perdita dei capelli.

USI E TOSSICITA’
Studi di tossicità acuta e subacuta hanno rivelato l’assoluta sicurezza di impiego sull’uomo di questo fungo. Sono stati somministrati 10 g/die di estratto di Reishi, senza rilevare alcun effetto collaterale. Studi di farmaconinetica suggeriscono come dose di mantenimento 0.5-1g/die, dai 2-5 g/die per stati cronici di stanchezza, stress, sindromi autoimmunitarie, e altre malattie croniche, sino a 5-10 gr/die per importanti e serie patologie.

FORME ERBORISTICHE DI IMPIEGO
Reishi non è solitamente utilizzato come alimento a causa della sua notevole amarezza, viene però impiegato per la preparazione di tè, e di integratori nutrizionali.

Viene utilizzato come estratto acquoso/alcolico e sotto forma di polvere, per la preparazione di vari tipi di nutriceutici, prodotti farmaceutici, come bevande, tavolette, capsule, e in cosmetici sotto forma di lozioni e creme.

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Il Cordyceps sinensis è un fungo originario del Tibet, che si sviluppa dalla morte dell’insetto Caterpillar, usato da secoli in Medicina Tradizionale Cinese per il suo effetto tonico e per favorire la longevità[1]

L’effetto benefico del Cordiceps Sinensis è paragonabile, per certi aspetti, al Ginseng e, per la sua rarità, è stato consumato per molto tempo solamente dai pochi nobili in grado di acquistarlo. Appartiene all’ordine delle Hypocreales, della famiglia delle Cordycipitaceae e viene identificato con il nome di Cordyceps, nome che solitamente raggruppa altre specie di questo fungo (Cordyceps militaris, Cordyceps bassiana e molti altri).

Viene comunemente consumato per aumentare la funzionalità renale e per aumentare l’energia Qi, energia vitale che viene immagazzinata nei reni e che può essere reintegrata attraverso la somministrazione di questo fungo. Ecco perché in Medicina Tradizionale Cinese viene comunemente prescritto per aumentare l’energia dell’organismo e per dare sostegno a chi svolge intesa attività fisica.

Molti studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis modula la risposta immunitaria[2-4], inibisce la proliferazione delle cellule tumorali[5,6], migliora la funzione epatica[7], regola la sensibilità all’insulina[8], diminuisce i livelli di colesterolo nel plasma[9] e ha azione ipotensiva e vasorilassante[10]. Oltre a questa peculiare proprietà, è in grado di stimolare la produzione degli ormoni sessuali; a tal fine, viene utilizzato in caso di infertilità e per aumentare lo stimolo sessuale[11].

In particolare, viene stimolata la produzione di estradiolo[12] e di testosterone[13]: il primo è il principale estrogeno umano intracellulare, è sostanzialmente più attivo dei sui metaboliti, estrone ed estriolo, a livello cellulare, mentre il secondo è un ormone steroideo del gruppo androginico, secreto principalmente dai testicoli dei maschi mentre, nelle femmine, è prodotto nelle ovaie e nelle ghiandole surrenali.

In particolare, uno studio condotto su ratti ovariectomizzati ha dimostrato che il Cordyceps ha notevoli effetti estrogenici in questi ratti, migliorando la perdita di massa ossea attraverso la diminuzione dell’attività della fosfatasi alcalina sierica (ALP), dell’attività della fosfatasi acida tartrato resistente (TRAP), del livello di telopeptide C-terminale del collagene di tipo I (CTX) e il livello di Interferone gamma (IFN-y) e l’aumentato del livello di osteocalcina (OC) ed estradiolo[12]. Altri studi, poi, hanno dimostrato che questo stesso fungo è in grado di regolare il livello di testosterone, aumentandolo quando insufficiente[11] e riducendone la produzione quando è eccessivo[13].Cordyceps, Testosterone ed EstradioloDue importanti lavori sulla impotenza maschile, eseguiti in Cina, in doppio cieco, hanno dato una risposta con significatività elevata.

Nel 1993 durante i giochi nazionali cinesi di nuoto a Pechino, furono infranti tre record mondiali nei 1500, nei 3000 e nei 10000 metri. La struttura fisica delle nuotatrici e le loro strepitose performance alimentarono sospetti circa un probabile uso di sostanze anabolizzanti, ma gli esami antidoping smentirono tale ipotesi.

Solo in un secondo momento, l’allenatore Ma Junren attribuì i risultati delle atlete ai suoi particolari protocolli di allenamento, e ad una cura con un mix di erbe cinesi, tra le quali figurava anche il cordyceps sinensis.

Le proprietà oggi attribuite a questo fungo sono:

  • Aumentare l’attività sessuale, sia nel maschio che nella femmina;
  • Ridurre il colesterolo totale ed aumentare il colesterolo HDL;
  • Migliorare la performance fisica, specie negli stati di aumentato stress;
  • Può quindi rivelarsi utile per gli atleti e per chi lamenta ridotta efficienza fisica e scarsa capacità di concentrazione;
  • Ha un importante effetto epatoprotettivo, con potenziali risvolti non solo preventivi, ma anche terapeutici in presenza di epatiti virali, steatosi epatica, fibrosi del fegato e cirrosi epatica;
  • Effetto antiipertensivo, con aumento della salute cardiovascolare; può essere d’aiuto in presenza di ischemia miocardica, aterosclerosi e malattie correlate;
  • Riequilibra la glicemia abbassando i livelli di glucosio nel sangue;

Anche lo sportivo potrebbe beneficiare degli effetti del Cordyceps, che si è dimostrato utile nel promuovere l’ossigenazione dei tessuti, attraverso l’aumento del flusso ematico a livello muscolare e cardiaco, il più efficace utilizzo dell’ossigeno da parte dell’organismo (aumento della VO2max), e l’azione positiva sulla funzionalità del sistema immunitario, rendono il Cordyceps un supplemento adatto soprattutto agli sportivi impegnati in attività di resistenza.

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Bibliografia

  1. Boesi A, Cardi F. Cordyceps sinensis Medicinal Fungus: Traditional Use among Tibetan People, Harvesting Techniques, and Modern Uses. HerbalGram. 2009;83:52-61 American Botanical Council.
  2. Kuo YC, Tsai WJ, Shiao MS, CF Chen, Lin CY. Cordyceps sinensis come agente immunomodulante. Am J Chin Med. 1996; 24 : 111-125. doi:. 10,1142 / S0192415X96000165
  3. Yang LY, Chen A, Kuo YC, Lin CY. L’efficacia di un composto puro H1-A estratto dal Cordyceps sinensis in malattia autoimmune di MRL lpr / lpr topi. J Clin Lab Med. 1999; 134 : 492-500. doi:. 10.1016 / S0022-2143 (99) 90171-3
  4. Kuo YC, Tsai WJ, Wang JY, Chang SC, Lin CY, Shiao MS. Regolazione della funzione liquidi di lavaggio broncoalveolare cella dagli agenti immunomodulatori da Cordyceps sinensis. Life Sci. 2001; 68 : 1067-1082. doi:. 10.1016 / S0024-3205 (00) 01011-0
  5. Kuo YC, Lin CY, Tsai WJ, Wu CL, Chen CF, Shiao MS. Inibitori della crescita contro le cellule tumorali in Cordyceps sinensis diversi cordicepina e polisaccaridi. Cancro Invest. 1994; 12 : 611-615. doi:. 10,3109 / 07357909409023046
  6. Bok JW, Lermer L, Chilton J, Klingeman HG, Torri GH. Steroli antitumorali dei miceli di Cordyceps sinensis. Phytochemistry. 1999; 51 : 891-898. doi:. 10.1016 / S0031-9422 (99) 00128-4

 

Per la medicina occidentale sono una scoperta recente: il loro utilizzo va dalle malattie del metabolismo fino al sistema immunitario e anche ai tumori. Ecco come funzionano e perché…

E’ da un po’ di tempo che la micoterapia, l’uso dei funghi a scopo terapeutico, è uscita dai sotterranei della medicina occidentale. E’ rimasta lì relegata per secoli, quasi fosse un tipo di conoscenza riservato a stregoni e fattucchiere, o da tradizione popolare nel migliore dei casi. E questo, nonostante dall’altra parte del mondo, in Oriente, e particolarmente in Cina e Giappone, i funghi venissero usati (e a buon diritto come vedremo) nelle medicine tradizionali da almeno quattromila anni.

Funghi medicinali, dunque. O addirittura funghi miracolosi, come vengono chiamati per le loro straordinarie proprietà in campo medico che vanno dalla cura dei disturbi cardiocircolatori e neurologici, alle malattie metaboliche (diabete e colesterolo) e articolari (artrite, artrosi), a quelle che riguardano il sistema immunitario, fino alle malattie cronico-degenerative, e dunque ai tumori.

Troppa grazia? Forse sì, ma se pensate che sia tutta e solo una questione di moda, o di tam-tam mediatico dell’ultima ora, rischiate di sbagliarvi. A sdoganare la micoterapia, difatti, hanno provveduto null’altro che i risultati degli ultimi venti-trent’anni di ricerche, con la relativa “certificazione” di studi scientifici mondiali, centinaia anzi migliaia, pubblicati sulle più autorevoli riviste del pianeta come “Nature” o “Science”. Da qui la spinta a una crescita rapidissima, fatta di produttori e importatori, di libri e pubblicazioni, di convegni, e – addirittura ­­– dell’introduzione dei funghi medicinali nei “santuari” dell’oncologia mondiale dove vengono utilizzati come supporto alle cure tumorali.

E pazienza se fra le aziende produttrici non ce n’è una che faccia parte di Big Pharma: anzi, proprio il fatto che non ci sia, è stato (per noi) un impulso a ritenere che si tratti di un fenomeno genuino, e dunque cercare di saperne di più.

LONGEVITA’

Bello, no?, che la scienza moderna abbia confermato quello che le medicine tradizionali orientali sapevano da una vita. E cioè che i funghi, tra le tante loro proprietà, antinfiammatorie, antibatteriche, eccetera, sono soprattutto dei potenti antiossidanti e dunque anti tumorali. In pratica, cos’hanno scoperto i ricercatori moderni? Semplice: una volta constatato che c’erano delle particolari zone geografiche dove le malattie degenerative, compreso il cancro, erano quasi inesistenti – questo in Giappone e in Brasile – hanno trovato che la particolare longevità che si riscontrava negli abitanti di quelle zone era strettamente associata all’utilizzo, nella dieta comune, di funghi medicamentosi come lo Shitake (in Giappone) e l’Agaricus Blazei Murrill (in Brasile).

Da qui la ricerca, una volta confermati scientificamente i presupposti, si è estesa allo studio di altri funghi che oggi vanno per la maggiore come il Cordyceps, il Reishi o “fungo dell’immortalità” che è presente anche nei nostri boschi, il Riccium, il Maitake e via dicendo. «Di funghi si calcola che esistano in natura 140 mila specie, ma quelli utilizzati a livello terapeutico sono circa una settantina. E i ben conosciuti sono anche meno», spiega Fortunato Loprete, medico nutrizionista a Padova, che si è avvicinato alla micoterapia circa una quindicina di anni fa, sperimentandola di persona su una malattia grave che aveva colpito un suo familiare. Da allora la usa regolarmente con i suoi pazienti, e ha avuto modo di approfondire i suoi studi, tanto da essere invitato a esporli in numerose conferenze.

ANTI TUMORALE

E’ curioso che i funghi non facciano parte del regno animale né del regno vegetale, ma costituiscano praticamente un regno a sé. Per alcune caratteristiche, anzi, sono molto più vicini al regno animale, tant’è che ne condividono parecchie patologie, così come contraggono tante malattie che sono comuni a quelle dell’uomo: malattie infettive, degenerative, tumori. Sulle loro qualità antiossidanti, e dunque preventive, la ricerca parla chiaro. Lo confermano gli studi epidemiologici condotti sull’uomo in Giappone e in Brasile, dove si è visto che un consumo regolare di funghi medicinali è in grado di ridurre “significativamente” l’incidenza di sviluppo tumorale.

Ma i funghi possono essere utilizzati anche a malattia in corso, per esempio per ridurre i pesanti effetti collaterali provocati dalla chemio e dalla radioterapia. «Non sono dei chemioterapici, nel senso che non possiedono un effetto citotossico, di distruzione delle cellule tumorali, bensì intervengono come sostegno, come ausilio, per migliorare la qualità di vita delle persone – dice il dottor Loprete – Ci sono per esempio vari studi scientifici in cui l’uso dei funghi, associato a pazienti sottoposti a chemioterapia, ha prodotto una minore riduzione nella linea dei globuli bianchi, che è uno degli effetti più comuni dei protocolli di cura». E non solo studi teorici: in Giappone, parliamo per esempio nell’ambito degli ospedali pubblici, c’è un fungo come il Coriolus Versicolor i cui estratti vengono considerati un farmaco importante a livello oncologico, proprio per la sua capacità di attivare una risposta immunitaria nei pazienti sottoposti alle terapie tradizionali, e dunque alleviarne altri effetti tipici come il rischio di infezioni, la stanchezza o la riduzione dell’appetito.

IMMUNOMODULATORI

Un’altra delle caratteristiche dei funghi è quella di essere eterotrofi, ossia che si nutrono di tutto il materiale biologico in decomposizione. Si comportano come spazzini, nel senso che “chelano”, assorbono, tutto quello che è alterato, compresi anche i metalli pesanti. Loprete: «Per sopravvivere, siccome assorbono tutte queste sostanze tossiche, i funghi cosa fanno? Devono sviluppare tutta una serie di sostanze, quindi beta glucani, triptepeni, particolari nucleosidi particolari, per difendersi».
E sono appunto queste le sostanze che producono gli effetti terapeutici più importanti. Piglia i beta glucani, per esempio, che sono dei polisaccaridi (dunque fibre) presenti in gran numero anche nelle parti esterne dei cereali, ma con una marcata differenza. «E’ vero che li possiamo trovare anche nei cereali, nei legumi, nell’orzo, eccetera, ma non hanno la stessa proprietà terapeutica di quelli presenti nei funghi – precisa – Questi ultimi hanno una struttura biologica più complessa, con maggiori ramificazioni e peso molecolare, e difatti più i beta glucani sono complessi e più funzionano.

E poi lavorano meglio, in sinergia con gli altri principi attivi, enzimi compresi». Soprattutto, ecco, sono in grado di dare una grande sferzata a livello del sistema immunitario, ma in modo, come dire, modulante. Si chiamano infatti i “modulatori della risposta biologica”, perché vanno ad agire in maniera dolce. «Il fungo è un modulatore che agisce su tutte e due le linee del nostro sistema immunitario, sia in quello innato o aspecifico che ci portiamo dietro geneticamente, sia in quello specifico che si sviluppa dopo la nascita e ci protegge attraverso gli anticorpi – dice il dottor Loprete – Se il sistema immunitario è iperstimolato, e quindi attacca le proprie strutture, il fungo lo modula, lo rallenta; se invece il sistema immunitario è represso, come nell’HIV o nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia, dove c’è bisogno di “alzare il livello”, il fungo agisce da potenziatore. Ecco perché sono straordinari».

MALATTIE METABOLICHE

La parete cellulare dei funghi è composta al 60 per cento da polisaccaridi. La caratteristica di esserne ricchi, e quindi di avere come si è visto un alto contenuto di fibre, fa sì che i funghi abbiano un grande effetto anche sulle sindromi metaboliche. Vengono utilizzati nei casi di sovrappeso o di diabete, in quanto riducono la produzione e l’assorbimento del glucosio e del colesterolo a livello intestinale. Possiedono inoltre valori nutritivi eccezionali quanto a amminoacidi essenziali, vitamine e minerali. In più sono ricchi di proteine, quindi possono essere utilizzati ottimamente come integratori da chi adotta una dieta vegetariana fai-da-te, nel senso di non sufficientemente bilanciata. Senza dimenticare un’altra grande caratteristica dei funghi, ovvero «la presenza dei nucleosidi, principi attivi che si inseriscono nel Dna alterato delle cellule tumorali, sono in grado di ripararlo e di facilitarne la ripresa della duplicazione».Funghi miracolosi. Ecco come funzionano e perchéCONSIGLI PER L’USO

Cinquantaquattro anni, originario di Isola Capo Rizzuto, provincia di Crotone e punta dello Stivale, a 19 trapiantato a Padova («Con la valigia di cartone e il cappotto ad agosto perché pensavo che al Nord facesse freddo. E’ la verità, eh?… »), quarto di undici fratelli, Fortunato Loprete ha studiato a Padova medicina, si è specializzato in chirurgia pediatrica, poi è nata tutta una serie di interessi per l’omeopatia, l’omotossicologia, l’agopuntura, la nutrizione con master e corsi di formazione universitaria, è docente all’università di Pavia dove insegna ossigeno-ozono terapia al Master internazionale.

Loprete, ci sono luoghi e strutture in Italia dove si è sperimentato l’uso dei funghi medicinali, o dove si usano normalmente?
«In Italia vengono utilizzati da pochi centri, soprattutto quelli privati che sono più aperti. Però esistono alcuni centri oncologici dove finalmente si comincia a parlare dell’importanza dell’alimentazione, quindi del supporto di integratori, e quindi anche di funghi, nei pazienti oncologici».

C’è qualche studio che le è rimasto impresso, o l’ha sorpreso, più di altri?

«No, quello che è sorprendente è casomai la quantità di studi, tantissimi, che sono stati fatti nel mondo. C’è un grande ricercatore che è il professor Mizuno, giapponese, che ha prodotto migliaia di lavori e anche dei trials, con l’utilizzo dei funghi a supporto di pazienti con cancro alla prostata, alla mammella e al colon. Basta andare a cliccare su PubMed (il database della letteratura scientifica mondiale) per trovare i suoi studi a riguardo».

Qualche consiglio

«La micoterapia non va assolutamente utilizzata come fai-da-te. Intanto c’è il problema che riguarda Internet, dove si trova di tutto e di più, a basso costo. In rete ci sono prodotti che vengono coltivati in zone non sottoposte a controlli seri e quindi, siccome il fungo assorbe le sostanze tossiche, alla fin fine quelle sostanze ce le becchiamo anche noi. E poi ogni fungo è più ricco di un determinato principio rispetto a un altro: è solo l’esperto che può consigliare quale tipo di fungo si adatta a quel paziente e a quella determinata patologia. Ed è importante, siccome la risposta è anche dose-dipendente, che sia solo l’addetto ai lavori a decidere quale fungo e a che dosaggio, anche perché bisogna sempre partire prima di tutto da una diagnosi precisa, e quella diagnosi spetta solo al medico. La micoterapia è una cosa seria, non ci sono guaritori e curatori».

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Il trattamento di malattie con la micoterapia, letteralmente sta a significare “terapia con i funghi medicinali”, sta guadagnando sempre più popolarità.

Adesso che in molti iniziano ad occuparsi di questa dottrina c’è, però, il rischio che molte cose vengano fraintese, mal interpretate o non gestite nel migliore dei modi. Dobbiamo prima di tutto far chiarezza sul ruolo del micoterapeuta. Esso è un professionista che con l’utilizzo dei funghi medicinali cerca di prevenire o curare diverse patologie che possono insorgere a livello fisiologico. Spesso vengono utilizzati, per trattare i diversi casi che si presentano, un mix oppure un solo fungo in base alla sua peculiare azione biologica.

Non è, però, questo un modo adeguato per trattare le diverse patologie perché in alcuni casi si necessita di un’alta concentrazione di sostanze bioattive, quali Beta-glucani e triterpeni, e in altri una concentrazione elevata di enzimi. Per patologie croniche, come l’artrite o la candidosi, sono indispensabili gli estratti dei funghi che, però, devono avere una concentrazione elevata tale da svolgere un’azione a livello fisiologico, mentre per patologie autoimmuni o per permettere una detossificazione a livello epatico si rivela indispensabile l’utilizzo del frutto intero del fungo, il quale mantiene inalterato il suo corredo enzimatico e questo permette di agire più efficacemente nella regolazione dell’immunità e nella detossificazione dell’organismo.

Può rivelarsi indispensabile l’azione di entrambi i preparati, cioè avere un’alta concentrazione di sostanze bioattive, come negli estratti, e un’alta concentrazione di enzimi, come nel frutto intero del fungo. Per cui un buon micoterapeuta deve tener conto di quanto appena detto e selezionare i prodotti giusti in base alle necessità. Non si può voler curare delle patologie solamente con certe parti del fungo e a concentrazioni troppo basse per avere un riscontro a livello fisiologico, ma si devono utilizzare più parti del fungo, in sinergia tra loro, e più funghi diversi, in base al tropismo specifico di ognuno, per ottenere il migliore effetto terapeutico possibile.

È importante sapere, quindi, dove e come vengono coltivati i funghi (in altre parole che siano rispettati gli standard biologici europei) perché possono accumulare tossine e metalli pesanti dal terreno e dall’ambiente in cui vengono coltivati. È importante anche sapere a che concentrazione sono titolati e standardizzati gli estratti dei funghi perché solamente con alte concentrazioni di betaglucani e triterpeni si possono avere importanti effetti benefici a livello fisiologico.

Per avere un buon riscontro terapeutico, quindi, è indispensabile seguire quanto appena detto e aver cura di selezionare le giuste aziende, che abbiano anni d’esperienza in questo campo e che possano garantire serietà e competenza, da cui acquistare questi funghi.Micoterapia e approccio salutistico

Uso storico e moderno dei funghi medicinali

Nel passato, i funghi erano visti con sospetto in Occidente per la loro velenosità. Tuttavia, la scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming ha cambiato questa percezione. In Oriente, i funghi medicinali sono stati utilizzati per millenni nella medicina tradizionale cinese (MTC) per trattare varie malattie. Dal 1960, l’interesse per questi funghi è cresciuto anche in Occidente.

La Cina ha una lunga storia di uso dei funghi medicinali, sistematizzata nel trattato Pen Tsao King del 200 a.C. La MTC utilizza 270 specie di funghi, apprezzati per le loro proprietà terapeutiche. Anche in Occidente, esistono prove antiche dell’uso dei funghi per scopi medicinali, come dimostrato dai resti di Otzi, l’uomo del ghiaccio.

Composizione nutrizionale dei funghi

I funghi utilizzabili per scopi medici si trovano difficilmente in Natura come crescita spontanea e oggi vengono coltivati artificialmente in serre apposite.

Sia i funghi commestibili sia quelli ad uso medicinale sono nutrizionalmente caratterizzati da:

  • molte proteine (10-40% del loro peso secco), che contengono anche tutti gli aminoacidi essenziali;
  • pochi carboidrati (3-20% del loro peso secco), quindi il loro valore calorico è limitato;
  • pochi grassi (2-7%), con discreti fosfolipidi;
  • molta fibra alimentare insolubile e non digeribile (5-35%), ma utilissima per nutrire i nostri batteri intestinali, perché è costituita da polisaccaridi di origine non amidacea e della lignina;
  • molte vitamine (specie le vitamine B1, B2, B12, C, D ed E) e sali minerali;
  • numerosi altri composti bioattivi: sostanze antimicrobiche, acidi, enzimi, triterpeni, sesquiterpeni, polifenoli, lectine, alcaloidi, lattoni, steroli, agenti chelanti dei metalli, steroidi, antrachinoni, chinoloni, derivati dell’acido benzoico, acido ossalico e nucleotidi.

In pratica, i funghi commestibili e ad uso medicinale sono un ricco serbatoio di diversi nutraceutici capaci di nutrire sia il nostro organismo sia il nostro microbiota intestinale, ma anche di attivare molte reazioni biochimiche benefiche e utilissime per prevenire e contribuire a curare un gran numero di patologie oggigiorno molto comuni.

Tra le sostanze contenute nei funghi, quelle ritenute oggi più importanti per scopi medicinali sono i polisaccaridi.

Ricerche approfondite hanno rivelato che i polisaccaridi dei funghi medicinali offrono una serie di benefici per la salute, tra cui:

  • la prevenzione delle patologie cardiovascolari,
  • il miglioramento di molti sintomi neurologici.

Si ritiene che tutti questi effetti clinici siano la conseguenza dei seguenti effetti tessutali:

  • anti-ossidanti;
  • epatoprotettivi sul danno epatico;
  • anti-aterosclerotici;
  • prebiotici;
  • adattogeni;
  • di rallentamento dell’invecchiamento.

Grazie ai loro potenziali benefici per la salute, i polisaccaridi dei funghi medicinali possono pertanto essere utilizzati come additivi in vari prodotti alimentari, tra cui pane, biscotti e succhi di frutta, allo scopo di migliorarne il valore nutrizionale e le proprietà benefiche per la salute.

Ad esempio, è stato dimostrato che l’incorporazione dei polisaccaridi della Lentinula edodes (Shiitake) nei muffin di pane e riso o nello yogurt ne migliorano la consistenza e la qualità nutrizionale. Il Lentinula edodes è stato usato anche per ridurre la glicemia e prevenire il diabete mellito di tipo 2.

Fonte: Dott. Roberto Gava

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La Micoterapia è una tecnica olistica, derivante dalla fitoterapia, che utilizza i funghi medicinali per trattare o prevenire la formazione di diverse patologie.

Lo studio dell’eziologia di una malattia è indispensabile, in questa pratica, per andare ad intervenire sulle cause che portano allo sviluppo del problema e non sul problema stesso. La medicina allopatica convenzionale è orientata al trattamento del sintomo e perde di vista l’insieme della persona. La Medicina Tradizionale Cinese rivolge invece la sua attenzione alla ricerca della causa dello squilibrio.

L’approccio orientale della micoterapia è orientato al trattamento della causa che ha provocato la malattia: la rimozione della causa porta alla riduzione e, con il tempo, alla scomparsa dei sintomi. Poiché le cause che hanno portato all’esordio di una patologia sono generalmente personali e dipendono dalla costituzione del soggetto, anche i funghi vengono utilizzati in un’ottica personalizzata che guarda, oltre alla malattia, anche le predisposizioni patologiche della persona.

A causa dell’incidenza sempre più forte di malattie croniche, i metodi di cura naturali sono nuovamente ricercati da un numero crescente di persone. I funghi medicinali contengono un vasto spettro di sostanze nutritive, la cui attività si esplica a livello fisiologico. Queste ultime sprigionano le loro attività straordinarie, purché il fungo sia utilizzato integralmente in tutta la sua composizione naturale.

La somministrazione micoterapica è consigliata a medio o lungo termine. Questa pratica necessita di tempi di somministrazione sufficientemente prolungati per il superamento delle problematiche eziologiche, sanate le quali, anche i sintomi svaniscono. I funghi rilasciano, poi, sostanze tossiche che nell’immediato possono causare reazioni avverse come nausea, vomito o diarrea. Bisogna dare il tempo al proprio corpo di abituarsi e a tollerare questo tipo di terapia.

I funghi possono favorire la salute rafforzando il sistema immunitario. Le sostanze bioattive contenute al loro interno sono potenti immunostimolanti e svolgono una funzione di regolazione sia in caso di sistema immunitario iperattivo sia ipoattivo. Quando tale sistema è ipoattivo, siamo esposti a infezioni, tumori e altre malattie. Quando è iperattivo, può creare allergie e reazioni autoimmuni.

Con l’aumento della ricerca sui funghi medicinali, si è scoperto che alcuni di essi sono immunoregolatori, sostanze in grado di calmare o attivare il sistema immunitario a secondo delle specifiche circostanze. Un immunoregolatore rilassa un sistema immunitario iperattivo e ne aumenta l’attività quando è fiacco. Come immunoregolatori, i funghi favoriscono il raggiungimento di una funzione immunitaria ideale. Possono aiutare il sistema a rimanere ben sveglio e a conseguire il perfetto equilibrio tra iperattività e inefficienza.

I funghi, per loro natura, hanno la capacità di “digerire”, tramite complessi processi enzimatici, quanto ricavano da sostanze in decomposizione assorbendo tali sostanze e rendendole nuovamente biodisponibili. Essi costituiscono una sorta di connessione tra il mondo minerale inanimato ed il mondo vivente.

Ogni tipo di fungo serve a funzioni specifiche, però possiamo affermare che generalmente tutti intervengono sul metabolismo glucidico e lipidico, sulla chelazione di metalli pesanti, il riequilibrio del sistema immunitario e l’antagonizzazione delle spinte anomale di crescita cellulare. L’attività di regolazione principale rimane, però, quella sul sistema immunitario; quest’ultimo riceve continuamente innumerevoli input ai quali risponde in modo sia specifico sia aspecifico e sia con reazioni acute sia croniche. Tra le sue reazioni, spiccano però, per frequenza e importanza, le risposte TH1 e TH2.La Micoterapia

I più importanti funghi medicinali

I funghi sottostanti sono i più importanti per le loro proprietà medicinali. Ho lasciato il loro nome giapponese, perché è prevalentemente con quello che sono conosciuti anche da noi.

Cordyceps (Cordyceps sinensis)

Il Cordyceps è un fungo parassita che d’inverno cresce sulle larve degli insetti affondate nel terreno a circa 3.500-5.000 metri di altezza (altopiano del Tibet), ma poi d’estate si evidenzia in superficie e può essere raccolto.

È dotato di tante proprietà medicinali e tra queste spiccano le se­guen­ti:

  • antiastenico (è di grande sostegno durante le convalescenze delle patologie acute debilitanti, ma pure in condizione di stress psico-fisico per la sua azione corticosurrenalica);
  • aumenta la resistenza fisica;
  • stimolatore della produzione degli ormoni sessuali e quindi delle loro funzioni;
  • immunomodulatore (stimola l’attività dei macrofagi e dei linfociti Natural Killer);
  • antinfiammatorio;
  • antidepressivo;
  • antiipertensivo;
  • ipoglicemizzante;
  • stimolante della funzione renale;
  • antiossidante e rallentante l’invecchiamento.

Diversamente dagli altri funghi, può essere assunto anche da soggetti con patologie autoimmuni (ci sono studi che dimostrano in particolare la sua efficacia nel lupus eritematoso sistemico [LES] dove riduce gli autoanticorpi e migliora la funzione renale).

Maitake (Grifola frondosa)

Il Maitake è un fungo autunnale commestibile che cresce di solito sotto i castagni, querce e faggi. È usato prevalentemente per i suoi effetti antitumorali e antipertensivi, ma anche per la cura dell’epatite, dell’obesità, del diabete, dell’ipertrigliceridemia e come tonico e adattogeno.

Manifesta il suo effetto immunomodulante stimolando la sintesi di macrofagi, cellule dendritiche e linfociti T, ma è caratterizzato pure da effetti antinfiammatori e antivirali.

Gli effetti antitumorali sono essenzialmente di rallentamento della crescita del tumore principale, ma anche delle sue metastasi, con particolare riguardo ai carcinomi di prostata, polmone, colon, fegato e stomaco.[42] Sem­bra rallenti anche la crescita dei tumori cerebrali. Somministrato insieme ai chemioterapici ne riduce le reazioni avverse.

Reishi (Ganoderma lucidum)

Il Reishi è un fungo conosciuto come il “fungo dei mille anni” o come “il fungo dell’immortalità”. La storia dice che in Cina il suo utilizzo risalga a diversi secoli prima di Cristo e che inoltre vanti una documentazione di oltre 2.000 anni di utilizzo in Medicina Tradizionale Cinese e Giapponese. È stato inserito fra le 10 sostanze terapeutiche naturali più efficaci esistenti in Natura ed è sicuramente il fungo più utilizzato in micoterapia.

Grazie alla sua grande ricchezza di composti bioattivi, ha molteplici azioni benefiche tra le quali ricordiamo essenzialmente:

  • efficacia immunomodulante e immunoriequilibrante;
  • azione antibatterica e antivirale, specie verso il virus influenzale e l’Epstein-Barr virus;
  • azione antiossidante;
  • proprietà analgesiche e antinfiammatorie;
  • effetti espettoranti e sedativi della tosse;
  • effetti antistaminici e antiallergici;
  • effetti rilassanti e anti-stress (specie per il suo contenuto in acido pantotenico: vitamina B5);
  • azione cardioprotettiva e antiipertensiva;
  • azione epatoprotettrice, facilitante la digestione gastrica e detossificante.

Grazie al suo contenuto in triterpeni ad azione anche antistaminica, si è dimostrato utile nella bronchite cronica asmatiforme.

Shiitake (Lentinula edodes)

È un fungo commestibile che cresce spontaneamente sui tronchi delle querce. È usato moltissimo nella Medicina Tradizionale Cinese e in quella Giapponese per le sue molteplici azioni medicamentose:

  • Efficace in molte infezioni virali come raffreddore, sindrome influenzale, bronchite, morbillo e Herpes simplex di tipo 1, ma anche contro candidosi, AIDS, patologie oncologiche, allergie.
  • Ipertensione arteriosa, antiaggregante piastrinico.
  • Ipercolesterolemia, disintossicante epatico.
  • Drenante renale, anti-iperuricemico.
  • Rallentante l’invecchiamento cerebrale.

Dato che il suo effetto immunostimolante necessita di un sistema immunitario capace di reagire allo stimolo, nei soggetti anziani è utile associarlo ad un altro fungo: il Maitake. Inoltre, perde il suo effetto terapeutico in soggetti che utilizzano immunosoppressori o sono sottoposti a radioterapia.

Fonte: Dott. Roberto Gava

I funghi hanno un ruolo essenziale nell’equilibrio del mondo in cui viviamo. Studi scientifici nel campo della micologia hanno attribuito notevoli capacità terapeutiche ai funghi inaugurando un nuovo ambito di ricerca nella medicina naturale: la Micoterapia, orientata all’utilizzo a scopo terapeutico dei funghi.

I funghi, come anche le piante, contengono notevoli quantità di polisaccaridi, macromolecole a catena lunga e polimeri di singole unità di zuccheri semplici. Il modo in cui gli oligosaccaridi si organizzano in unità strutturali e si legano insieme caratterizza il composto che si viene a formare.

I polisaccaridi sono le molecole con la maggiore capacità di trasferire informazione biologica grazie al loro enorme potenziale di variabilità strutturale. Mentre le catene di aminoacidi che costituiscono le proteine, e di nucleotidi che costituiscono il DNA, possono unirsi solo in catena lineare, i monosaccaridi, che vanno a generare i polisaccaridi, possono formare catene lineari e ramificate che danno origine a strutture estremamente variabili; la conseguenza è la creazione di una flessibilità necessaria per dare origine a precisi meccanismi di regolazione che influenzano le interazioni intercellulari nell’organismo.

Tra i polisaccaridi contenuti nei funghi vi sono i beta-glucani. Essi sono particolarmente abbondanti e sono le molecole responsabili dell’attivazione del sistema immunitario. Il termine β-glucano si riferisce al modo in cui ogni monosaccaride è legato al successivo nella catena polisaccaridica.

Nei funghi medicinali troviamo configurazioni estremamente diverse più o meno complesse contenenti legami β 1-3, β 1-4 e β 1-6, anche miste.

Si tratta di molecole molto grandi (possono raggiungere anche 1,5/2 milioni di Dal ton) a configurazione complessa. È proprio la loro dimensione che li rende estremamente efficaci nella loro azione immunostimolante, anche se proprio questa caratteristica li rende molto difficili da studiare a livello scientifico.

I funghi medicinali offrono molto di più dei β-glucani: contengono aminoacidi come la lisina e il triptofano, e vitamine come l’acido nicotinico, la riboflavina (B2), acido pantotenico e altre vitamine del gruppo B, vitamina C e vitamina K. Contengono inoltre triterpeni e steroli, per alcuni dei quali è dimostrata attività antibatterica e antivirale, antitumorale antiangiogenetica. I funghi sono una delle poche fonti naturali di Germanio, che aumenta l’efficacia di utilizzazione di ossigeno, contrasta gli effetti tossici degli inquinanti e aumenta la resistenza alle malattie.

β-glucani e sistema immunitario

I β-glucani hanno un peso molecolare elevato e contengono unità glicosidiche unite da legami β 1-3, β 1-4 e β 1-6 in catene lineari e ramificate. Le attività esplicate da queste molecole sono diverse in funzione delle caratteristiche chimiche intrinseche quali peso molecolare, rapporto tra i legami e complessità strutturale.

I polisaccaridi dei funghi non agiscono direttamente sulle malattie, ma piuttosto potenziano la risposta immunitaria che diventa più veloce ed efficace nel rispondere ad un insulto patogeno.

Essi si legano a specifici recettori di membrana situati sulla superficie di cellule fagocitarie e NK stimolando la risposta immunitaria. I β-glucani assomigliano anche a molecole che si trovano sulla parete cellulare batterica e fungina. In effetti i β-glucani fanno credere all’organismo di essere attaccato da microrganismi estranei. Quando i macrofagi incontrano un β-glucano, credono di avere incontrato un microrganismo estraneo e lo attaccano.

Questo meccanismo dà una spinta all’intero sistema immunitario. Il sistema immunitario viene stimolato, i linfociti andranno a indurre una risposta umorale nel caso di patogeni extracellulari oppure una risposta unicellulare in presenza di patogeni intracellulari.

La peculiare struttura dei polisaccaridi permette loro di legarsi a recettori specifici sulla superficie dei macrofagi e di altri globuli bianchi; è come se il β-glucano infilasse la chiave nel macrofago e lo aprisse. Come risultato vengono prodotti radicali liberi, molecole altamente reattive caratterizzate dalla presenza di elettroni spaiati, che contribuiscono a uccidere i batteri, virus, parassiti e cellule neoplastiche, anche se la loro natura può danneggiare le cellule normali per cui la loro produzione deve essere controllata.Perché i funghi medicinali funzionano?I β-glucani, attraverso l’interazione con i macrofagi, sono in grado di stimolare la produzione di citochine, e contribuiscono quindi a organizzare il sistema immunitario per bloccare agenti estranei e distruggere le cellule tumorali.

I polisaccaridi, in particolare i β-glucani, sono in grado di attivare la risposta immunitaria. Grazie a questa loro capacità hanno le seguenti caratteristiche.
Non danno ulteriore stress all’organismo e non sono nocivi Aiutano l’organismo ad adattarsi a stress biologici e ambientali. Esercitano un’ azione non specifica e supportano alcuni o tutti i principali sistemi dell’organismo, tra cui il sistema endocrino, nervoso, immunitario e le funzioni di regolazione

Hanno una debole antigenicità e minimi, se ce ne sono, effetti collaterali.

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Il grasso epatico rappresenta il 5% del peso dell’organo; si parla di steatosi quando questa percentuale è superata a causa di un accumulo di grasso all’interno delle cellule epatiche.

Il fegato grasso, conosciuto anche con il nome di steatosiepatica, è una condizione medica caratterizzata da un accumulo di grasso superiore alla quantità fisiologicamente presente in questa ghiandola, ovvero il 5% del peso totale dell’organo.

Una delle cause principali sono le cattive abitudini alimentari: l’elevato consumo di carni raffinate, cibi trattati, alcolici, bevande zuccherate, dolci e alimenti ricchi di conservanti e coloranti sono alla base di questa problematica. In particolare, l’elevato consumo di zuccheri può provocare nell’organismo uno stato di iperglicemia che stimola il pancreas a rilasciare enormi quantità di insulina, ormone ad azione ipoglicemizzante che favorisce l’ingresso del glucosio nella cellula, che a lungo andare può causare l’instaurarsi dell’insulino-resistenza.

L’iperglicemia è spesso seguita da uno stato di ipoglicemia, dovuto a una secrezione massiccia di insulina, che provoca il rilascio di ingenti quantità di cortisolo, un glucocorticoide ad azione iperglicemizzante, in grado di ridurre l’affinità dei recettori insulinici con l’insulina stessa, abbassandone la capacità legante con il suo recettore. Altre cause possono essere il consumo di cibi contaminati da pesticidi o altre sostanze tossiche e l’abuso di farmaci.

Come risultato finale si ha l’instaurarsi dell’iperinsulinemia che favorisce la sintesi epatica di FFA, incrementando la glicolisi e promuovendo l’accumulo di trigliceridi anche a causa della ridotta epatica di Apo B-100, proteina necessaria per la dismissione epatica di trigliceridi sotto forma di VLDL.

L’accumulo epatico di acidi grassi è responsabile della saturazione dalla beta-ossidazione mitocondriale,ì fondamentale via metabolica di utilizzo degli acidi grassi. La stessa iperinsulinemia è in grado di operare unì vero e proprio blocco di tale via metabolica (G. Vendemiale, 2007),ì con accumulo di lipidi a livello del fegato che “ingrassa”, uno dei fattore scatenanti dell’obesità.Shiitake e steatosi epaticaIl fungo Shiitake ha dimostrato possedere benefici per la salute, tra cui l’abbassamento dei lipidi plasmatici e prevenire l’aumento di peso corporeo. La sua azione si esplica tramite una riduzione dell’accumulo di lipidi a livello epatico; il meccanismo è mediato dall’eritadenina, una purina alchilata con un frammento di zucchero ossidato in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. Questo fungo riduce i livelli della lipoproteina LDL, responsabile del deposito di colesterolo a livello dei vasi sanguigni, e aumenta il livello di CYP7A1 mRNA, favorendo una migliore funzionalità epatica (HYUN YANG et al., 2013).

Inoltre, l’estratto acquoso del fungo Shiitake ha dimostrato essere in grado di ridurre i livelli ematici dell’aspartato transaminasi (AST) e dell’alanina transaminasi (ALT) nei topi e ha anche inibito la variazione morfologica e la proliferazione delle cellule stellate epatiche (HSCs) che svolgono un ruolo centrale nella fibrosi epatica, in maniera dose-dipendente e senza citotossicità. Dai risultati di diversi studi sembra che i polifenoli contenuti nello fungo Shiitake siano dei potenziali candidati responsabili degli effetti nepatoprotettivi (Akamatsu S et al., 2004).

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Fonti bibliografiche:
1. G. Vendemiale. Metabolic syndrome and frailty. G Gerontol 2007;55:48-53
2. HYUN YANG, INHO HWANG, SUN KIM, EUI-JU HONG and EUI-BAE Jeung. Lentinus edodes promotes fat removal in hypercholesterolemic mice. Exp Ther Med. 2013 Dec; 6(6): 1409–1413. Published online 2013 Oct 8.
3. Akamatsu S, Watanabe A, Tamesada M, Nakamura R, Hayashi S, Kodama D, Kawase M, Yagi K. Hepatoprotective effect of extracts from Lentinus edodes mycelia on dimethylnitrosamine-induced liver injury. Biol Pharm Bull. 2004 Dec;27(12):1957-60.


La cellulite è un fenomeno con un aspetti patologici alquanto complessi, la sua origine è influenzata da molteplici fattori di notevole rilevanza soggettiva. Ormai risulta appurato, studi scientifici hanno chiarito che la cellulite non è un semplice accumulo di grasso, la cellulite è infatti causa di processi infiammatori a carico del tessuto adiposo, interstiziale e dei vasi sanguigni.

La cellulite è un’alterazione locale della pelle caratterizzata da variazioni della superficie cutanea che acquisisce il classico aspetto a “buccia d’arancia” dovuta al rigonfiamento delle cellule che compongono il tessuto adiposo sottocutaneo. Il fenomeno si manifesta più frequente su fianchi, glutei e cosce, ma può anche toccare altri settori, tra cui l’addome. Colpisce fino al 90% delle donna oltre i 20 anni di età, con diversi gradi di gravità, contro solo il 2% degli uomini.(1,2)

Anche se la cellulite coinvolge le cellule adipose, non è una manifestazione di obesità visto che interessa anche giovani donne con un normale indice di massa corporea (BMI).(3) Tuttavia, essere in sovrappeso ne aggrava la condizione. Altri fattori di rischio includono la predisposizione genetica, squilibri ormonali, stile di vita sedentario, periodi di immobilità prolungata, il tabagismo, l’abuso di alcol, cattive abitudini alimentari, e lo stress.(4) Vengono associati a questa condizione anche l’insufficienza venosa, problemi renali, perturbazioni metaboliche e alterazioni gastrointestinali.(4)

L’esatta eziologia della cellulite è ancora oggetto di dibattito, ma certo è che vi è un deficit nella microcircolazione, infiltrazione di liquido interstiziale (edema), stasi del sistema linfatico, ipertrofia localizzata degli adipociti, stress ossidativo e meta-infiammazione (infiammazione di basso grado), in combinazione con le alterazioni della matrice extracellulare.(3,5,6) Tutto ciò porta a un perturbazioniì dell’estensibilità, dell’elasticità e della resistenza della pelle che risulta alterata.(7)

Polyporus e cellulite

Lo stress ossidativo, l’infiammazione e la stasi del sistema linfatico con annessa formazione di edema sono le cause principali dello sviluppo della cellulite. Questi fattori possono verificarsi in seguito a una vasta gamma di problematiche e possono trovare un possibile supporto tramite l’impiego di uno dei funghi principali della Medicina Tradizionale Cinese, ovvero il Polyporus umbellatus.

Il Polyporus è un basidiomycota appartenente all’ordine delle Polyporales, a cui appartiene anche il Ganoderma lucidum, utilizzato in Medicina Tradizionale Cinese grazie alle sue attività antinfiammatoria, antitumorale e immunomodulante (8,9,10) Dagli studi recenti è emersa l’attività diuretica del fungo. In particolare la presenza di molti metaboliti secondari preziosi come steroidi, polisaccaridi, antrachinoni, nucleosidi, nel fungo e gli estratti grezzi, e i diversi composti isolati hanno mostrato un ampio spettro di attività farmacologiche tra cui l’azione diuretica e nefroprotettiva.

A questo proposito, l’ergone, uno steroide fungino derivante dall’ergosterolo e antagonista dell’aldosterone, è in grado di bloccare il riassorbimento del sodio e impedire, conseguentemente, la perdita di potassio a livello renale, senza provocare squilibri ionici nell’organismo. Nelle patologie correlate a ristagno e ritenzione idrica, come la cellulite, risulta particolarmente efficace e può essere somministrato per tempi lunghi (11).

Il Polyporus si è anche dimostrato un efficace agente antiossidante; un polisaccaride estratto dal fungo, a base diglucosio e acido glucuronico, ha esercitato un significativo effetto antiradicalico sulla DPPH, sul radicale idrossile e superossido,(12) e questo può risultare molto utile in caso di cellulite. Secondariamente, dà un efficace supporto per contrastare l’infiammazione di basso grado conseguente all’accumulo di grasso nel tessuto adiposo sottocutaneo.(13)

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Fonti bibliografiche
1. Emanuele E, Bertona M, Geroldi D. A multilocus candidate approach identifies ACE and HIF1A as susceptibility genes for cellulite. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2010;24(8):930–935.
2. Rawlings AV. Cellulite and its treatment. Int J Cosmet Sci. 2006;28(3):175–190.
3. Kruglikov I. The pathophysiology of cellulite: can the puzzle eventually be solved? J Cosmet Dermatol Sci Appl. 2012;2(1):1–7.
4. Rossi AB, Vergnanini AL. Cellulite: a review. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2000;14(4):251–262.
5. Terranova F, Berardesca E, Maibach H. Cellulite: nature and aetiopathogenesis. Int J Cosmet Sci. 2006;28(3):157–167.
6. Khan MH, Victor F, Rao B, Sadick NS. Treatment of cellulite: Part I. Pathophysiology. J Am Acad Dermatol. 2010;62(3):361–370.
7. Draelos ZD. The disease of cellulite. J Cosmet Dermatol. 2005;4(4):221–222.
8. Li X, Xu W, Chen J (2010). “Polysaccharide purified from Polyporus umbellatus (Per) Fr induces the activation and maturation of murine bone-derived dendritic cells via toll-like receptor 4.”. Cell Immunol 265 (1): 50–6. doi:10.1016/j.cellimm.2010.07.002. PMID 20673883.
9. Zhao YY, Chao X, Zhang Y, Lin RC, Sun WJ (2010). “Cytotoxic Steroids from Polyporus umbellatus.”. Planta Med 76 (15): 1755–8. doi:10.1055/s-0030-1249926. PMID 20458671.
10. Sun Y, Yasukawa K (2008). “New anti-inflammatory ergostane-type ecdysteroids from the sclerotium of Polyporus umbellatus.”. Bioorg Med Chem Lett 18 (11): 3417–20. doi:10.1016. PMID 18439824
11. Wi Young Lee, Youngki Park and Jin Kwon Ahn. Mycobiology. 2007 Giugno; 35 (2): 82-86.
12. He PF, Zhang AQ, Wang XL, Qu L, Li GL, Li YP, Sun PL. Structure elucidation and antioxidant activity of a novel polysaccharide from Polyporus umbellatus sclerotia. Int J Biol Macromol. 2016 Jan;82:411-7. doi: 10.1016/j.ijbiomac.2015.10.032. Epub 2015 Oct 22.
13. Sun Y, Yasukawa K. New anti-inflammatory ergostane-type ecdysteroids from the sclerotium of Polyporus umbellatus. Bioorg Med Chem Lett. 2008 Jun 1;18(11):3417-20. doi: 10.1016/j.bmcl.2008.04.008. Epub 2008 Apr 7.


 

Il fungo Cordyceps è stato descritto molto bene nei vecchi testi di medicina Cinese e si trova anche nella medicina tibetana. I guaritori tibetani tradizionali raccomandavano il Cordyceps come tonico per qualunque malattia. Questo perché ricevevano continuamente testimonianze della potenza di questo fungo nell’aumentare l’energia, migliorare il sonno, la digestione, la libido e la forza fisica.

Vengono descritti gli effetti sui livelli di testosterone e cortisolo salivare dopo l’assunzione, per 4 mesi, di due integratori alimentari a base fungina da parte di un gruppo di ciclisti impegnati in gare di Gran Fondo. Tali integratori contengono degli estratti idroalcolici, l’uno di Ganoderma lucidum (Curtis) P. Karst., più noto con il termine giapponese “Reishi” e definito anche “fungo dell’immortalità” per la sua azione polivalente sull’organismo umano; l’altro di Cordyceps sinensis (Berk.) Sacc., dal 2007 rinominata Ophiocordyceps sinensis (Berk.) G.H. Sung, J.M. Sung, Hywel-Jones & Spatafora, un ascomicete che cresce solo sulle alte montagne dell’Himalaya e con effetti tonificanti.

Queste due specie, insieme a Polyporus umbellatus (Pers.) Fr. e Poria cocos F.A. Wolf, sono menzionate in uno dei trattati fondamentali della medicina tradizionale cinese (“Shen Nung Pen ts’ao ching”) dove le piante medicinali vengono suddivise in tre classi, di cui la prima, considerata la superiore, comprende le erbe ad azione tonificante sull’organismo, note come le “erbe dell’imperatore”.

L’utilizzo sinergico dei due integratori in atleti adulti trova la sua giustificazione nel fatto che i due funghi presentano un’attività complementare: Cordyceps sinensis è tipicamente il fungo degli sportivi con un notevole effetto stimolante, mentre Ganoderma lucidum ha un’azione protettiva sull’attività cardiovascolare (Cazzavillan, 2011).

Il testosterone è un ormone steroideo appartenente al gruppo degli androgeni classificabile come un ormone virilizzante e con effetti anabolici. Gli effetti anabolici includono l’aumento di massa e forza muscolare, aumento della densità ossea, stimolazione dello sviluppo osseo.

Il cortisolo è un ormone steroideo appartenente alla famiglia dei glucocorticoidi. Il cortisolo è secreto dalla corteccia surrenalica attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-corteccia surrenalica (asse HPA) e aumenta in risposta a stressori, tra i quali anche l’esercizio fisico intenso. Il cortisolo è considerato il principale ormone ad effetto catabolico; riduce, infatti, la sintesi proteica, aumenta la degradazione proteica e inibisce la risposta immunitaria.Cordyceps e ReishiIl rapporto testosterone/cortisolo è ritenuto un indice dell’attività anabolica dell’organismo: una sua diminuzione indica una tendenza al catabolismo, mentre un aumento esprime una tendenza verso l’anabolismo. Una certa diminuzione del rapporto T/C nelle fasi di incremento dei carichi di lavoro è indice di un allenamento adeguato ed efficace. Tuttavia, una diminuzione del T/C superiore al 30% rispetto ai valori iniziali è considerata un indice di rischio di overtraining ovvero sovrallenamento dell’atleta [Meeusenetal., 2004].

Il termine overtraining definisce una situazione di squilibrio tra gli stress derivanti dai carichi di lavoro sostenuti in allenamento o in competizione e le capacità di recupero dell’atleta. È possibile ritenere che un atleta incapace di recupero completo entro le 72 ore dall’impegno fisico massimale sia affetto da sindrome da overtraining (Kentta e Hassmen, 1998). L’overtaining è un fenomeno che colpisce oltre il 65% degli atleti all’apice della loro carriera professionale (Sassi, 1998; McKenzie, 1999).

CONCLUSIONI
La variabilità dei dati basali di testosterone e cortisolo salivare nei diversi soggetti richiede un’ulteriore indagine per poter far emergere tutti i dati dal punto di vista statistico.
Lo studio evidenzia come siano necessari almeno 3 mesi di integrazione fungina alle dosi indicate.
Nella condizione di placebo iniziale il rapporto testosterone e cortisolo post-gara rispetto alla condizione pre-gara cala del 41,6%; dopo integrazione per 3 mesi con Cordyceps e Reishi non si assiste ad alcuna modifica di tale rapporto, evidenziando come l’esercizio fisico intenso venga “protetto” dalla attesa variazione anabolica/catabolica dei due ormoni usati come biomarcatori.
Dopo 1 mese dalla sospensione dell’integrazione fungina, il rapporto T/C pre gara si mantiene elevato e significativamente differente dal placebo iniziale, mentre il rapporto T/C post gara tende tornare ai valori iniziali, non proteggendo più l’atleta dallo stress imposto dall’esercizio fisico.

La supplementazione con Cordyceps sinensis e Ganoderma lucidum è in grado di modulare e ridurre la sindrome da sovrallenamento (overtraining syndrome, OTS).

L’analisi dei dati ottenuti in questo lavoro di tesi induce ad ipotizzare che l’integrazione, da noi studiata, potrebbe avere una certa importanza nelle gare a tappe, dove risulta essenziale una corretta programmazione dei tempi di recupero. Rimangono ancora da analizzare i parametri antinfiammatori, necessari per comprendere il ruolo svolto sul sistema immunitario dai due funghi, ciò sarà materia di proseguimento dello studio in futuro.

Università di Pavia, Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “L. Spallanzani”

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Hifas da Terra è una società di biotecnologie galiziana con sede a Pontevedra(Bora). Fondata nel 1999, nasce con l’impegno di migliorare la qualità di vita e la nutrizione della popolazione utilizzando una fonte naturale inesplorata: i funghi.

A tal fine, e con una vasta conoscenza in micologia, sviluppiamo soluzioni innovative su misura per queste esigenze e bisogni insoddisfatti, scommettendo sull’innovazione, la sostenibilità e l’impegno ambientale. In Hifas da Terra possediamo una delle più grandi coltivazioni private di funghi su ceppo d’Europa, sviluppando tecniche di coltivazione ottimali e realizzando produzioni omogenee con alte concentrazioni di principi attivi da cui otteniamo estratti standardizzati biologici puri che commercializziamo nelle nostre formule.

Con il marchio Micosalud offriamo una gamma completa di nutraceutici ad alta concentrazione di principi attivi. Sviluppiamo formule uniche adattando le concentrazioni e le dosi giornalieri minime raccomandate per ottenere effetti sull’organismo. I nostri prodotti sono venduti in paesi europei come Francia, Italia, Regno Unito, Svizzera e Germania. In collaborazione con la nostra rete strategica di partner, speriamo che Hifas da Terra diventerà nei prossimi anni un’azienda presente nei cinque continenti.

La Micologia è la scienza dedicata allo studio dei funghi. È un regno completo e relativamente inesplorato che sta mostrando un grande potenziale come fonte di molecole bioattive. Oggi si stima che in natura ci siano 10.000.000 di specie di funghi, delle quali solo 100.000 sono state formalmente descritte e di queste solo poche centinaia di proprietà sono sommariamente conosciute.

Dall’inizio del tempo, i funghi si sono evoluti, adattandosi alle mutevoli condizioni del clima e della pedologia. L’uomo li ha usati come alleati nel corso della storia , sia come cibo sia come medicina. Lo dimostra Ötzi, la mummia con più di 5.300 anni trovata nelle Alpi che trasportava con se dei funghi a scopo curativo.Funghi: una fonte di benessere inesplorataAttualmente, il maggiore interesse scientifico a livello micoterapeuticosi concentra sulla conoscenza e le possibili applicazioni di specie come il Reishi (Ganoderma lucidum), il Maitake (Grifolafrondosa), il Champiñón del sol (Agaricusblazei), l’Hericiumerinaceus, lo Shiitake (Lentinulaedodes), il Coriolusversicolor, il Cordycepssinensis, il Pleurotusostreatus, il Polyporusumbellatuse il Coprinuscomatus.

Le ricerche condotte nel corso degli ultimi 30 anni hanno contribuito a verificare la maggior parte delle proprietà medicinali precedentemente attribuite ai funghi. Inoltre, la conoscenza e il crescente interesse da parte della medicina moderna, in paesi come Stati Uniti, Giappone e Cina, tra gli altri, ha promosso l’inizio di molteplici studi clinici e lo sviluppo di numerosi brevetti utilizzati in oncologia .

I funghi suscitano interesse anche per le loro eccellenti proprietà nutrizionali e il loro contenuto di aminoacidi essenziali, enzimi, steroli, proteine vegetali o minerali. Sono anche noti per il loro alto contenuto di triterpeni e polisaccaridi solubili in acqua (beta -glucani), con attività specifica sul sistema immunitario. Molte delle sostanze in essi contenute sono uniche per questo regno e specifiche di ciascuna specie. Del Reishi (Ganoderma lucidum) sono state descritte decine di molecole uniche come polifenoli, polisaccaridi o triterpeni con proprietà medicinali ampiamente studiate (acido ganodermicoA, B , C e D; acido lucidenico; ganodermanontriolo ganodermina).

Hifas da Terra è una società composta da micologi. Studiamo la composizione, le proprietà e capacità dei funghi e applichiamo tali conoscenze per lo sviluppo di prodotti innovativi che possano sostenere e migliorare la salute dell’individuo. L’azienda è nata 15 anni fa come risultato di più di 50 anni di ricerca ad ampio spettro in questo settore. Attualmente dispone di più di 70 integratori, alimenti e prodotti cosmetici disponibili in Spagna, Italia, Francia, Portogallo, Svizzera e Regno Unito.

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