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Dalla medicina tradizionale alla cosmetica avanzata, la Centella asiatica incontra la tecnologia degli esosomi, aprendo nuove prospettive per la rigenerazione e il benessere della pelle.

La Centella asiatica è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Apiaceae, diffusa principalmente in Oriente e in Madagascar, dove cresce in ambienti umidi e ombrosi. Utilizzata da secoli nella medicina tradizionale cinese e ayurvedica, è oggi riconosciuta anche in ambito scientifico e cosmetico per le sue proprietà benefiche. I principi attivi si concentrano nelle foglie e comprendono flavonoidi, tannini, fitosteroli e soprattutto acidi triterpenici e saponine, responsabili della sua efficacia rigenerante e lenitiva.

Proprietà benefiche e applicazioni terapeutiche

La Centella asiatica è nota per la sua azione sulla circolazione venosa: migliora l’elasticità dei vasi sanguigni, favorisce il riassorbimento dei liquidi e contribuisce a ridurre gonfiori e pesantezza agli arti inferiori. Per questo è utilizzata come rimedio naturale in caso di insufficienza venosa, capillari fragili ed edemi. Le sue proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti la rendono utile anche per problematiche cutanee come eritemi e psoriasi, oltre a favorire la rigenerazione dei tessuti.

I principi attivi della Centella asiatica, concentrati soprattutto nelle foglie, includono flavonoidi, tannini, fitosteroli e, in particolare, acidi triterpenici e saponine (come asiaticoside e madecassoside). Questi composti sono responsabili delle sue numerose proprietà, sia in ambito terapeutico che cosmetico.

Proprietà cosmetiche della Centella asiatica

In ambito cosmetico, la Centella asiatica è diventata un ingrediente chiave grazie alla sua capacità di stimolare la produzione di collagene, migliorando elasticità e tonicità della pelle. È ampiamente utilizzata in creme anti-age, trattamenti anticellulite e prodotti lenitivi. Le sue proprietà rigeneranti aiutano a ridurre cicatrici, smagliature e altri inestetismi, mentre l’azione drenante contribuisce a contrastare la ritenzione idrica e la sensazione di gambe stanche e pesanti.

La nuova visione dell’anti-age

I primi segni del tempo iniziano a comparire generalmente tra i 35 e i 40 anni: sottili linee di espressione, perdita di luminosità e disidratazione cutanea. In passato l’approccio era principalmente correttivo, con prodotti antirughe utilizzati quando i segni erano già evidenti. Oggi, invece, la cosmetica moderna punta a preservare il capitale giovinezza, intervenendo in modo preventivo e mirato.

In questo scenario si inserisce la filosofia di ForLongevity, che unisce natura e biotecnologia attraverso due attivi principali: l’Acqua d’Uva biologica, ricca di sostanze antiossidanti e idratanti, e gli esosomi peptidici da Centella asiatica, tra le innovazioni più promettenti della ricerca cosmetica avanzata.

L’Acqua d’Uva Bio è un ingrediente cosmetico antiossidante che idrata in profondità, protegge la pelle dai radicali liberi, rafforza la barriera cutanea e migliora elasticità e luminosità per un incarnato sano e uniforme.

Gli Esosomi peptidici da Centella asiatica rappresentano l’avanguardia nei bio-attivi vegetali: vescicole extracellulari che veicolano attivi nei diversi strati della pelle, stimolano la rigenerazione cellulare, rafforzano la barriera cutanea, migliorano l’idratazione e proteggono da inquinamento e stress ossidativo.

Cosa sono gli esosomi e perché rappresentano una rivoluzione

Gli esosomi sono minuscole vescicole extracellulari che le cellule utilizzano per comunicare tra loro. Si possono immaginare come “navicelle” biologiche che trasportano segnali biochimici e molecole attive da una cellula all’altra, favorendo il dialogo tra gli strati cutanei e attivando processi di rigenerazione.

La loro composizione è complessa e altamente specializzata: gli esosomi contengono una ricca varietà di proteine, lipidi e soprattutto diversi tipi di RNA, tra cui mRNA (RNA messaggero) e miRNA (microRNA). Questi elementi svolgono un ruolo fondamentale, perché permettono agli esosomi di modulare l’attività delle cellule riceventi, influenzandone il comportamento e la funzione.

Il meccanismo d’azione degli esosomi è particolarmente sofisticato e mirato. Una volta rilasciati da una cellula “donatrice”, queste micro-vescicole viaggiano attraverso i fluidi corporei, come il sangue o il liquido interstiziale, fino a raggiungere cellule bersaglio. Qui possono essere assorbiti o fondersi direttamente con la membrana cellulare. Una volta all’interno della cellula “ricevente”, rilasciano il loro carico molecolare, agendo come veri e propri regolatori biologici.

Grazie a questo sistema di comunicazione intercellulare, gli esosomi sono in grado di stimolare o modulare specifiche funzioni cellulari: possono attivare processi di rigenerazione tissutale, favorire la produzione di collagene, ridurre l’infiammazione e contribuire alla riparazione dei danni cutanei. Questo spiega perché oggi rappresentano una delle innovazioni più promettenti nella cosmetica avanzata, soprattutto se associati ad attivi naturali come la Centella asiatica, che ne potenzia ulteriormente gli effetti rigenerativi e lenitivi.

Esosomi in cosmetica

Esosomi e Centella asiatica nella skincareIn cosmetica rappresentano una vera rivoluzione: non solo veicolano i principi attivi in profondità, ma li consegnano in modo mirato alle cellule, aumentandone l’efficacia. Studi pubblicati su riviste come il Journal of Controlled Release e il International Journal of Molecular Sciences confermano il loro ruolo nella stimolazione del collagene, nella riduzione dell’infiammazione e nella rigenerazione cutanea.

A differenza dei cosmetici convenzionali, che agiscono esclusivamente a livello superficiale, le formulazioni a base di esosomi veicolano molecole bioattive direttamente alle cellule cutanee, stimolando i naturali processi di rigenerazione. Queste vescicole nanometriche trasportano fattori di crescita, citochine e molecole di segnalazione in grado di promuovere la sintesi del collagene, il rinnovamento cellulare e la riparazione tissutale a livello molecolare.

L’impiego degli esosomi nella cura della pelle offre numerosi benefici, grazie alla loro capacità di agire direttamente sui meccanismi cellulari e di veicolare in modo mirato molecole bioattive:

  • Stimolazione della produzione di collagene: gli esosomi favoriscono la sintesi del collagene, proteina fondamentale per mantenere elasticità, compattezza e tonicità cutanea.
  • Riduzione dei processi infiammatori: grazie alle loro proprietà modulanti, aiutano a calmare irritazioni e rossori, risultando utili anche in condizioni come acne o pelle sensibile.
  • Protezione dallo stress ossidativo: contribuiscono a contrastare l’azione dei radicali liberi, tra i principali responsabili dell’invecchiamento precoce, migliorando la resistenza della pelle agli agenti esterni.
  • Rigenerazione e riparazione cutanea: stimolano il rinnovamento cellulare e favoriscono i processi di guarigione e riparazione dei tessuti.
  • Miglioramento dell’idratazione e della barriera cutanea: supportano la funzione barriera, aiutando la pelle a trattenere l’idratazione e a difendersi meglio dagli stress ambientali.

Questi effetti risultano ancora più evidenti quando gli esosomi vengono associati ad attivi naturali come la Centella asiatica, nota per le sue proprietà lenitive, cicatrizzanti e rigeneranti.

Struttura e caratteristiche

Dal punto di vista strutturale, gli esosomi sono nanosfere con un diametro inferiore ai 150 nm, costituite da una membrana lipidica che racchiude un prezioso “carico” composto da proteine, lipidi, DNA, mRNA e microRNA. Questa struttura li rende estremamente stabili e capaci di muoversi liberamente nell’organismo, penetrando le membrane cellulari e rilasciando il loro contenuto esattamente dove necessario. Per questo motivo vengono spesso paragonati a piccole “bottiglie contenenti un messaggio”, in grado di trasmettere informazioni anche tra cellule molto distanti.

Dalla scoperta alla ricerca scientifica

Scoperti per la prima volta negli anni ’80, inizialmente erano considerati semplici residui cellulari, privi di una funzione specifica. Solo negli ultimi anni, grazie ai progressi della ricerca scientifica, è stato possibile comprenderne il reale potenziale. Studi pubblicati su riviste come il Journal of Controlled Release  e l’International Journal of Molecular Sciences hanno dimostrato il loro ruolo chiave nei processi di comunicazione intercellulare, nella stimolazione dei fibroblasti e nella produzione di collagene, oltre che nella modulazione dell’infiammazione e nella rigenerazione cutanea. Ulteriori evidenze  confermano il loro contributo nei processi di riparazione dei tessuti.

La sinergia tra esosomi e Centella asiatica

Esosomi e Centella asiatica nella skincareL’integrazione tra esosomi e Centella asiatica rappresenta un’evoluzione significativa nella skincare. I principi attivi della pianta, come asiaticoside e madecassoside, vengono trasportati direttamente alle cellule cutanee, potenziandone l’efficacia.

Grazie a un processo avanzato di estrazione e purificazione, i fattori di crescita naturali della Centella vengono racchiusi in esosomi stabili e funzionali. Questo sistema:

  • stimola la produzione di collagene ed elastina
  • migliora elasticità e compattezza della pelle
  • rafforza la barriera cutanea
  • aumenta l’idratazione
  • contrasta lo stress ossidativo, tra le principali cause dell’invecchiamento

Studi pubblicati su Phytomedicine confermano l’efficacia della Centella asiatica nella rigenerazione dei tessuti, oggi ulteriormente amplificata grazie alla tecnologia degli esosomi.

Un sistema intelligente per la pelle

L’approccio di ForLongevity rappresenta una vera evoluzione: non un semplice utilizzo di estratti vegetali, ma un sistema intelligente che combina biotecnologia e natura per agire direttamente sui meccanismi cellulari della pelle. Questo consente risultati più mirati, efficaci e duraturi, andando oltre la cosmetica tradizionale.

Differenza tra esosomi e altri ingredienti anti-age

Per comprendere appieno il valore innovativo degli esosomi nella skincare, è utile confrontarli con alcuni degli attivi anti-age più utilizzati. A differenza degli ingredienti tradizionali, che agiscono principalmente su uno o pochi meccanismi, gli esosomi operano a livello più profondo, intervenendo direttamente nella comunicazione cellulare e nei processi di rigenerazione.

IngredienteAzione principaleLimiti
RetinoloStimola il turnover cellulare e la produzione di collagenePuò causare irritazione, arrossamenti e fotosensibilità
Vitamina CPotente antiossidante, illumina e protegge dai radicali liberiInstabile, facilmente ossidabile, efficacia variabile
PeptidiAgiscono come segnali cellulari per stimolare il collageneEffetto graduale e talvolta poco visibile
EsosomiComunicazione cellulare avanzata e rigenerazione profondaTecnologia recente, costi elevati, studi a lungo termine ancora limitati

Gli esosomi rappresentano quindi un’evoluzione significativa rispetto agli attivi tradizionali: non si limitano a stimolare o proteggere, ma coordinano e ottimizzano i processi cellulari, agendo come veri e propri “regolatori biologici”.

Quando associati ad attivi naturali come la Centella asiatica, nota per la sua capacità di stimolare il collagene e favorire la rigenerazione dei tessuti, gli esosomi amplificano ulteriormente i benefici, offrendo un approccio più completo ed efficace all’anti-age.

Questo confronto evidenzia come la cosmetica stia evolvendo da una logica di trattamento superficiale a una visione più profonda e integrata, in cui la pelle non viene solo trattata, ma guidata a rigenerarsi in modo intelligente e naturale.

Conclusione

La Centella asiatica si conferma oggi uno degli ingredienti più completi ed efficaci nella cura della pelle, capace di coniugare tradizione millenaria e innovazione scientifica. Le sue proprietà rigeneranti, lenitive e stimolanti del collagene la rendono un alleato prezioso per contrastare i segni del tempo e migliorare visibilmente la qualità della pelle.

L’introduzione degli esosomi rappresenta un vero salto evolutivo: non si tratta più di agire superficialmente, ma di intervenire direttamente sui meccanismi cellulari che regolano l’invecchiamento cutaneo. Grazie alla loro capacità di trasportare e rilasciare in modo mirato i principi attivi, gli esosomi amplificano l’efficacia della Centella asiatica, trasformando un ingrediente già potente in un sistema altamente performante.

In questo scenario, approcci come quello proposto da For Longevity Nature’s segnano una nuova direzione nella cosmetica: una bellezza più consapevole, scientifica e preventiva. Non più trattamenti che inseguono il tempo, ma soluzioni che lo anticipano, sostenendo la pelle nella sua naturale capacità di rigenerarsi.

Guardando al futuro, la skincare si orienta sempre più verso tecnologie intelligenti e personalizzate, capaci di lavorare in sinergia con i processi biologici della pelle. La combinazione tra attivi naturali e biotecnologie avanzate apre la strada a una nuova generazione di trattamenti, in cui efficacia e delicatezza convivono.

In definitiva, prendersi cura della pelle oggi significa preservarla, rafforzarla e accompagnarla nel tempo, mantenendone vitalità, luminosità e salute. Ed è proprio in questa visione evoluta che la Centella asiatica, potenziata dagli esosomi, trova la sua massima espressione: non solo un rimedio, ma una strategia completa per una pelle che non invecchia, ma evolve.

Bibliografia

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Lo zolfo è il quarto minerale più abbondante nel corpo, così essenziale da essere presente in ogni cellula di origine animale e vegetale. Questo minerale è stato da sempre un nutriente sottovalutato, forse perché associato allo zolfo che tutti conosciamo, maleodorante e di origine inorganica, mentre andrebbe considerato per la sua importante presenza negli aminoacidi sulfurici quali metionina, cisteina (quindi glutatione) e taurina determinanti costituenti delle proteine. Il passaggio dello zolfo da inorganico ad organico avviene grazie a delle forme di vita marina molto semplici come le alghe e il fitoplancton che assimilano lo zolfo e lo convertono, generando una molecola volatile: il dimetil-solfuro.

Successivamente a questa trasformazione, le molecole di dimetil-solfuro si vanno a posizionare nella parte dell’atmosfera più ricca di ozono, dove, a causa della presenza della luce ultravioletta, generano il DMSO (dimetilsulfossido) e il MSM (metil-sulfonil-metano). Entrambi questi prodotti si dissolvono nell’atmosfera e si concentrano nelle nuvole, dove attraverso la pioggia e le altre precipitazioni atmosferiche, raggiungono finalmente la superficie terrestre per essere assorbite dalle piante ed usate per la formazione degli aminoacidi ed altri composti organosolforici.

Il MSM come abbiamo detto sopra, è quindi la forma naturale dello zolfo organico. Si trova in tutti gli organismi viventi ed è presente in basse concentrazioni nei nostri tessuti e fluidi corporei. Il MSM si trova anche in molte varietà di alimenti: vegetali, carne, pesce, frutta e latte. Sfortunatamente in seguito a certi trattamenti come lavaggio, cottura e altre metodiche coinvolte nella moderna preparazione di questi cibi per il loro consumo quotidiano, l’effettivo livello di MSM, di cui l’organismo ha bisogno per mantenersi in buona salute, va perso. Per questo motivo un’integrazione di MSM supplementare potrebbe essere vantaggiosa.

Questa sostanza si presenta in forma di polvere bianca, pura, stabile, inodore e insapore, non produce gas intestinali ma soprattutto è stata usata per molti anni come integratore alimentare senza provocare alcuna intolleranza o reazione allergica. L’uso dell’MSM è illimitato proprio per il fatto che è atossico; non ci sono rischi di sovradosaggio perché il nostro organismo lo immagazzina e lo utilizza nel momento del bisogno, eliminando le quantità in eccesso dopo dodici ore.

Lo zolfo è un elemento importante, è presente nei muscoli, nell’epidermide e nelle ossa per circa la metà della quantità totale presente nel nostro corpo. È presente nella cheratina, nelle unghie e nei capelli. È indispensabile per la formazione del collagene, il costituente primario della cartilagine e del tessuto connettivo; è responsabile della conformazione delle proteine del corpo attraverso la formazione di disolfuro.

Diversi sono gli studi che attribuiscono all’MSM proprietà curative e preventive di molti disturbi: il MSM ammorbidisce i tessuti e riequilibra la pressione sanguigna e cellulare, aiutando ad eliminare le sostanze tossiche; le persone che soffrono di artrite reumatoide, artrosi, dolori e crampi muscolari troveranno giovamento assumendo dosi supplementari di MSM.

Ma le proprietà curative di questa fantastica sostanza non finiscono qui: lupus eritematoso, diabete, stress, disfunzioni polmonari, acidità di stomaco e molte allergie e intolleranze ai più comuni allergeni sono state trattate con successo con somministrazioni supplementari di MSM. Sebbene la risposta allergica non sia stata completamente eliminata, in soggetti con gravi allergie c’è stata una importante riduzione della sintomatologia.Zolfo e benessereIl MSM è tossico?

In biologia il MSM è classificato come una delle sostanze meno tossiche, ha un grado di tossicità simile a quello dell’acqua. Il comune sale da tavola è molto più tossico. La dose letale per topi di laboratorio è stata di 20 grammi per chilogrammo di peso. Quando è stato somministrato a dei volontari, non si sono verificati episodi di tossicità con 1g per chilo per 30 giorni di somministrazione. Iniezioni endovenose giornaliere di 0,5 g/Kg per 5 giorni a settimana non hanno prodotto risultati di tossicità misurabile su esseri umani. Il MSM è stato ampiamente testato come ingrediente alimentare senza ottenere alcuna reazione allergica.

All’università Oregon Health Sciences University di Portland (USA) è stato eseguito uno studio sulla tossicità del MSM: più di 12.000 pazienti sono stati trattati con dosi di 2 grammi di MSM al giorno per più di sei mesi e non si sono riscontrati seri casi di tossicità.

Cosa può fare per noi?

Risposte ad allergie.

Il MSM per via orale ha alleviato la risposta allergica a pollini e alimenti. Le proprietà anti-allergiche del MSM sono state pari o migliori dei tradizionali preparati antistaminici.

Controllo dell’iperacidità.

Pazienti che hanno usato antiacidi e farmaci antagonisti dei recettori istaminici per controllare l’iperacidità hanno utilizzato il MSM con risultati eccellenti.

Controllo della costipazione.

Pazienti con costipazione cronica hanno ottenuto un sollievo immediato e continuativo con una somministrazione orale di 100 fino a 500 mg di MSM al giorno.

Altri studi clinici

Sono stati condotti molti studi sulle potenzialità del MSM come agente terapeutico per varie malattie. Queste includono sia patologie gravi che lievi; fra le altre artrite reumatoide, lupus, cancro al seno e al colon e il russare cronico. Qui di seguito alcuni di questi studi:

ARTRITE REUMATOIDE

Alcuni studi di laboratorio e su volontari hanno riportato significativi successi dalla somministrazione di MSM da 100 mg a 5 gr al giorno per un periodo medio di 19 mesi. La capacità del MSM di mantenere una buona permeabilità cellulare ha permesso una più facile eliminazione delle sostanze tossiche, (acido lattico, tossine), favorendo l’assimilazione dei nutrienti e riducendo contemporaneamente l’infiammazione.

LUPUS ERITEMATOSO SISTEMICO

Il Lupus è una patologia infiammatoria di origine sconosciuta, (è considerata autoimmune). Colpisce principalmente giovani donne e bambini. Può iniziare con febbre o dopo diversi mesi di episodi febbrili e affaticamento. I sintomi comprendono dolori articolari come nell’artrite, macchie rosse della pelle, disfunzioni renali, (nefrite del lupus) e infezioni del tratto urinario. La malattia può provocare anche danni al cuore, polmoni, milza, sangue e al tratto gastrointestinale.

Gli studi eseguiti su topi di laboratorio hanno mostrato che il MSM può avere effetti protettivi sia prima che dopo la comparsa dei sintomi.

DIABETE

Questa patologia deriva dall’insufficiente capacità dell’organismo di metabolizzare i carboidrati assunti con l’alimentazione provocando in questo modo un pericoloso innalzamento del livello degli zuccheri nel sangue che può portare severe complicanze cardiache, renali, oltre che cecità ed amputazioni. Le cause possono essere ricercate nell’insufficiente produzione di insulina, l’ormone preposto a metabolizzare i carboidrati oppure una resistenza delle cellule a quest’ultima.

Il MSM, secondo alcuni studi, preso in dosi di almeno 2 gr al giorno, rende le cellule più permeabili permettendo un migliore bilanciamento dei livelli di zucchero nel sangue.

ACIDITÁ DI STOMACO

Secondo uno studio che ha preso in esame dei soggetti che assumevano antiacidi o gli antagonisti dei recettori H2 dell’istamina, nel 75% dei casi dopo una settimana di trattamento con 3 gr al giorno di MSM si è verificata la possibilità di ridurre ed in molti casi eliminare l’assunzione dei farmaci antiacidi.

ALLERGIE

Il MSM ha un ampio e profondo effetto benefico nel miglioramento di diverse risposte allergiche. Migliora la reazione allergica ad allergeni da inalazione, ingestione, contatto e infettivi. I soggetti degli studi hanno trovato una diretta correlazione fra la concentrazione del MSM usato e la resistenza agli allergeni.

Allergie ambientali.

Soggetti con allergie croniche a materiali ambientali presenti nelle case, polvere, polline, lana, pelo di animali, piume e diversi altri allergeni, hanno riportato un sostanziale fino a un completo sollievo dei loro sintomi dell’allergia con dosi di MSM varianti da 50 fino a 1000 mg al giorno. I sintomi variavano da congestione respiratoria ad infiammazione, prurito, catarro e malessere generale.

Nonostante il MSM da solo non possa eliminare completamente la risposta allergica, la maggioranza dei soggetti ha riportato una significativa riduzione della necessità di assumere farmaci. Gli individui con asma allergica o febbre da fieno hanno controllato meglio i loro sintomi con la riduzione a un quarto o meno dei farmaci in precedenza necessari.

Allergie a cibi e medicinali.

I soggetti che avevano manifestato una risposta allergica a farmaci quali aspirina, anti-infiammatori non steroidei per l’artrite e antibiotici (orali) come pure quelli con allergie a vari tipi di cibo (cereali, gamberetti, latte, ecc.) hanno riportato sia una minore intolleranza che una completa tolleranza a queste sostanze assumendo da 100 a 1000 mg di MSM al giorno.

Dosaggio

Una dose singola non è efficace per migliorare i sintomi. Perciò il MSM è somministrato periodicamente durante il giorno. Risultati apprezzabili di solito si ottengono entro tre settimane. Il dosaggio effettivo dipende dalla natura, dalla gravità dei sintomi e dal livello di MSM già presente nel sangue. Le persone sane sembrano avere livelli di MSM di almeno 1 ppm (parti per milione), mentre pazienti con i sintomi sopra descritti spesso hanno valori più bassi. Comunque, non è necessario sottoporsi ad analisi del sangue per trovare il livello di MSM, una quantità in eccesso non è dannosa dato la non tossicità di questa sostanza.

Da sempre l’uomo trova i suoi rimedi nella natura che lo circonda. Oggi i laboratori scoprono il perché di alcuni risultati terapeutici che prima venivano visti con curiosità o banale diffidenza 

Da migliaia di anni gli scritti di medicina parlano della bontà della lumaca.

E’ utilizzata come base nell’elaborazione di pomate e creme per trattare ulcere della pelle e sciroppi per la tosse, poiché ricostruiscono l’epitelio danneggiato della laringe e dei bronchi. La mucosa che la lumaca lascia al suo passaggio e con la quale ricostruisce la sua chiocciola ha delle qualità uniche perché contiene in maniera naturale componenti che sono usati da anni per l’elaborazione di creme per la cura della pelle come: collagene, allantoina, elastina, vitamine A, C, E, l’acido glicolico e un antibiotico naturale con potere disinfettante

La specie Helix aspersa è un mollusco gasteropode terrestre chiamato comunemente chiocciola o anche, impropriamente, lumaca. Risulta essere la specie più diffusa in Italia per la sua resistenza e per la capacità di adattamento ma soprattutto per la sua prolificità. Il diametro della sua conchiglia non supera i 35 mm. ed il suo peso può raggiungere i 15 gr. Si trascina con il piede ed usa una bava argentea come lubrificante per evitare di ferirsi. Le secrezioni della chiocciola servono anche a formare l’epifragma nel momento in cui l’animale si ritira nel guscio.

Proprietà della bava di lumaca 

E’ una delle sostanze migliori per la cura e la rigenerazione della pelle, contiene antiossidanti capaci di rallentare il processo dell’invecchiamento eliminando i radicali liberi e il suo contenuto in proteine è indispensabile per ridare all’epidermide un aspetto sano, giovane e tonico.

È ricca di vitamine, riduce l’infiammazione e favorisce l’abbronzatura garantendo l’idratazione della pelle. Riduce le infezioni virali o batteriche facendo da barriera protettiva contro gli agenti patogeni che si insinuano sulla superficie o nei pori della pelle.

Migliora l’elasticità e gli inestetismi, cura l’acne, le cicatrici, le smagliature e le scottature.

Questa secrezione è stata oggetto di numerosi esperimenti e le sue proprietà sono state riconosciute dopo la tragedia di Chernobyl, le lumache sono gli unici animali a non aver riportato mutamenti genetici come conseguenza delle radiazioni grazie proprio alla loro bava. Oggi questa sostanza è in commercio in 30 paesi.

Alcune delle proprietà correlate alla composizione della bava di lumaca sono strettamente correlate alla sua funzione primaria, che accomuna Helix aspersa agli altri gasteropodi: la locomozione avviene attraverso lo ”scorrimento” su superfici scabrose, e la ricchezza della bava in mucopolisaccaridi e’ giustificata in prima istanza dalle funzionalita’ meccaniche necessarie alla locomozione e alla difesa (capacità di rimanere fortemente aggrappata a superfici verticali nascosta nel guscio). A tal riguardo sono stati avanzati studi sulla composizione amminoacidica e sulla variabilità dei mucopolisaccaridi nel passaggio da gel scorrevole a gel adesivo, in entrambi i casi allo scopo di valutarne possibili impieghi industriali.

Ma lo scorrimento costante della lumaca su superfici dure giustifica la contemporanea funzionalita’ ristrutturante della bava necessaria alla riparazione dei tessuti della stessa lumaca, confermata da studi analitici afferenti la composizione (allantoina, amminoacidi, collagene ed elastina) e da studi clinici inerenti la funzionalità ristrutturante la cute e antibiotiche nei confronti dei principali patogeni cutanei.

Fra le caratteristiche che distinguono l”Helix aspersa dagli altri organismi troviamo poi un”anomala resistenza a potenti inquinanti, come i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici, tale da costituire un metodo di sorveglianza dell”inquinamento, dal momento che tali sostanze non ne influenzano la sopravvivenza e la riproducibilità. Inoltre e’ stata posta in evidenza una spiccata capacità di modulare la composizione proteica e di antiossidanti necessaria a preservare i tessuti e di sopravvivere al congelamento (fino al 40% del tessuto corporeo congelato).

Nell”ambito di sostanze di derivazione naturale, in linea generale e’ identificabile una correlazione diretta (e ben nota) fra le ostilità ambientali e la produzione endogena da parte degli organismi di sostanze e strutture ”difensive” che costituiscono la base pregiata di molti composti estratti (polifenoliche e antiossidanti).

I primi studi sulla composizione amminoacidica del collagene presente nella bava di Helix aspersa risalgono al 1959, quando venne identificata la prevalenza di Glicina e Prolina, oltre a quantità rilevanti di Idrossiprolina e Acido Glutammico.
I dati sulle caratteristiche metaboliche e istologiche della Helix aspersa, oltre a supportare e a chiarire gran parte delle pregiate proprietà dermatologiche rilevate, che ne hanno promosso l”uso e lo studio mediante le verifiche cliniche, permettono di considerare il diffuso organismo come un piccolo bioreattore capace di lasciare sul terreno una miscela insospettabile di sostanze pregiate e altamente efficaci.

Farà piacere sapere, infine, che contrariamente al tradizionale allevamento per uso alimentare, l’impiego come ”produttrici di mucopolisaccaridi” prevede il recupero e la purificazione della sola bava prodotta al loro passaggio, evitandone in questo caso il sacrificio.

Proprietà della bava di lumaca...la natura sa sempre qualcosa in più

L’ESTRATTO PROTEICO DI BAVA DI LUMACA:

  • Previene ed elimina le rughe premature.
  • Applicare tutti i giorni mattina e sera anche come sotto trucco con la pelle ben pulita.
  • Elimina le macchie.
  • Combatte le verruche.
  • Combatte l’acne eliminando i batteri che la producono definitamente.
  • Elimina i segni di macchie e bruciature.
  • Riduce notevolmente le cicatrici.
  • Essenziale per prevenire le smagliature in gravidanza.
  • Riduce la cellulite. Massaggiando tutti i giorni con la pelle pulita sopra la parte interessata.
  • Rende invisibili i segni di malattie come la varicella.
  • Raccomandato in trattamenti post-chirurgia per cicatrizzare rapidamente ed evitare formazioni di infezioni.
  • Nei bambini, toglie gli arrossamenti da pannolino.
  • Elimina macchie lasciate dalla gravidanza, lentiggini e altro.
  • Favoloso dopo il sole, rinfresca dando sollievo alla pelle calda…mantenendo l’abbronzatura più a lungo senza macchie. Dopo una giornata di sole ,va usato di notte.
  • Attenua e combatte le vene varicose. Per combattere le vene varicose deve essere spalmata fredda (magari lasciando il gel in frigorifero il giorno prima), le sgonfia alleviandole notevolmente.
  • Aiuta a combattere le emorroidi. Va usata tutti i giorni fredda

Nei prodotti alla bava di lumaca si trovano componenti naturali conosciuti nel mondo della cosmetica come:

  • ALLANTOINA:componente che rigenera e ripara i tessuti, sostituendo le cellule morte per cellule nuove, cancellando cosi in maniera definitiva macchie, cicatrici, segni di varicella ebruciature, oltre a rallentare il processo di invecchiamento cutaneo.COLLAGENE: proteina fondamentale del tessuto della pelle che agisce come idratante e balsamo.
  • ELASTINA: somministra elasticità ai tessuti.
  • ACIDO GLICOLICO: agisce come autentico rinnovatore cellulare, eliminando le cellule morte della cappa esterna della pelle dando vita ad una nuova più tonica e luminosa, effetto peeling.
  • ANTIBIOTICO NATURALE: impedisce la moltiplicazione di batteri che contaminano la pelle.
  • PROTEINE: aiutano nella ossigenazione, l’idratazione e la pigmentazione lasciando la sensazione di una pelle sana e abbronzata.
  • VITAMINA E:antiossidante che protegge, riduce le infiammazioni e agisce come idratante nel tessuto cutaneo.
  • VITAMINA C: aiuta la cicatrizzazione e protegge dai batteri e dalle infezioni di tipo virali.

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  4.  Erboristeria Arcobaleno: Bava di lumaca: va piano ma viene da lontano


La Crema SolfoSalicilica è considerata il caposaldo delle preparazioni galeniche del recente passato. Veniva utilizzata, con successo, per trattare disparate patologie cutanee poi, con l’avvento dei farmaci, è caduta in disuso.

L’utilizzo dell’associazione tra Zolfo e Acido salicilico per trattare molti disturbi della cute ha origini antiche in differenti contesti storici. Oggi, in tempo di rivalutazione dei prodotti naturali, lo zolfo e l’acido salicilico sono tornati protagonisti dei trattamenti dermatologici. Per comprendere in pieno come Zolfo e Acido salicilico possono stare alla pari con i moderni farmaci occorre ripercorrere la loro storia nell’impiego in medicina.

Zolfo: generalità e storia

Plinio nella sua Historia Naturalis ricorda l’importanza dell’uso dello zolfo nei suffumigi per purificare le abitazioni. “Gli usi medicinali dello zolfo sono numerosi e di sommo interesse. Si adopera in molte malattie cutanee applicato in linimento sulla pelle…” (Catullo, Elementi di mineralogia, 1833).
Il corpo umano contiene circa 300 g di Zolfo sotto forma di acidi solforati, cioè più che potassio e sodio presi insieme; la riserva solforata sembra sia relativamente stabile e il rinnovamento minimo (850 mg/giorno).

Lo zolfo è un elemento importante di alcune proteine ed è presente in tutte le cellule. Entra anche nella composizione di diversi ormoni (insulina, glucagone, ormoni ipofisari), di vitamine (tiamina, biotina ecc.), dell’eparina, del coenzima A e della cheratina alla quale conferisce plasticità. Le proteine più ricche di amminoacidi solforati sono quelle dello strato corneo della cute, delle cartilagini, dei tendini. Lo zolfo minerale non viene utilizzato dall’organismo, che lo elimina come tale.Lo zolfo esplica un ruolo di primaria importanza nell’organismo, esercitando azioni fisiologiche multiple. La principale delle quali è la disintossicazione o eliminazione dei prodotti tossici ai quali si lega per neutralizzarli.

Le principali fonti di S sono due amminoacidi solforati, la cistina e la metionina contenuti in quasi tutti gli alimenti proteici. I più ricchi sono le leguminose (fagioli secchi, piselli, lenticchie, fave); il cavolo, il ramolaccio nero, la cipolla, l’aglio, lo scalogno, la senape, l’asparago, il porro, la cipollina; il pesce, la carne e soprattutto il tuorlo d’uovo (165 mg/100 g). Non è ancora determinato il fabbisogno di zolfo del nostro organismo.
Lo zolfo possiede le stesse proprietà delle acque termali sulfuree che favoriscono, il metabolismo generale del rame agendo da catalizzatore. Lo si considera dunque un eccellente complemento delle cure termali.

Crema SolfoSalicilicaInterazione tra Zolfo e Cute

Sono descritte 4 azioni fondamentali dello Zolfo sulla cute:
• Antiseborroica
• Antimicrobica
• Antimicotica
• Esfoliante e cheratolitica

1 – Attività Antiseborroica

L’effetto anti seborroico appare dovuto ad un’azione diretta sulla ghiandola sebacea. Vari studi hanno documentato, mediante l’utilizzo di metodiche di microanalisi a raggi X, la spiccata capacità dello zolfo di penetrare attraverso la cute. Tale capacita risulta inversamente proporzionale al diametro delle particelle elementari. Si ritiene che tale capacità di penetrazione sia dovuta alla trasformazione dello zolfo molecolare in ione sulfidrile (SH-) . Tale capacità di penetrazione risulterà ancora più accentuata per lo zolfo contenuto disciolto nell’acqua termale in quanto esso si trova già in gran parte sotto forma di ìone sulfidrile.

Una conferma dell’azione diretta dello zolfo sulla ghiandola sebacea viene da uno studio condotto utilizzando un isotopo radioattivo (S35). Secondo tale studio nella cute normale lo zolfo penetra in maniera uniforme, raggiunge il derma dopo 16 ore e dopo 24 ore non è più rintracciabile a causa dell’assorbimento sistemico. Nella cute di soggetti acneici, viceversa, lo zolfo, dopo essere penetrato, si concentra nelle ghiandole sebacee, anche mediante una diffusione laterale dal derma adiacente, dove rimane per lungo tempo, risultando dosabile dopo oltre 3 settimane. Il meccanismo d’azione risulta a tutt’oggi sconosciuto.

Lo zolfo è coinvolto nel normale processo di cheratinizzazione, che si esplica fondamentalmente nella condensazione dei gruppi sulfidrilici (SH-) di due frazioni di cisteina in un legame disolfuro (S-S) con formazione di una singola molecola di cistina. E stato dimostrato che a partire dallo strato basale verso il corneo diminuiscono gradualmente i gruppi SH mentre aumentano i ponti S-S.

Un recente lavoro ha confermato la fondamentale importanza rivestita dalla formazione dei ponti disolfuro, non solo nel normale processo di cheratinizzazione, ma altresì nel normale processo di differenziazione delle cellule sebacee. In tale studio è stato dimostrato che i sebociti periferici contengono esclusivamente gruppi sulfidrilici (e sono del tutto assenti i ponti S-S), mentre le cellule sebacee ben differenziate sono ricchissime in legami disolfuro. Tali evidenze confermano la necessità della conversione dei gruppi SH- nei ponti S-S nel normale processo di differenziazione dei sebociti. In tale processo lo zolfo interverrebbe secondo la reazione precedentemente descritta: 2 cisteine + S2 = cistina + H2S

Viene supposto che l’apporto esogeno di idrogeno solforato (H2S) sposti la reazione verso sinistra con rottura delle molecole di cheratina. A livello della ghiandola sebacea la rottura dei ponti disolfuro si tradurrebbe in un rallentamento del processo differenziativo dei sebociti e quindi della secrezione olocrina.

2 – Attività Antimicrobica

Lo Zolfo possiede poi una spiccata attività anti-microbica. Tale proprietà viene ricondotta al forte potere riducente dell’acido sulfidrico il quale tende a trasformarsi nel più stabile solfato secondo la reazione: H2S + 202 = H2S04
Molto probabilmente, una reazione che si verifica con maggiore facilità e frequenza è rappresentata da: 2H2S + 02 = 2SO + H20 con formazione di zolfo allo stato atomico.
Tali reazioni sottraggono l’ossigeno indispensabile alla flora microbica del follicolo pilo-sebaceo con effetto batteriostatico. Inoltre esiste anche un’ azione antibatterica indiretta attraverso l’inibizione della attività lipasica con scissione dei trigliceridi in acidi grassi liberi, specie insaturi, posseduta da alcuni microrganismi. Tale azione è in grado di influenzare qualitativamente la composizione del sebo con diminuzione degli acidi grassi liberi fortemente igroscopici ed in grado di ritardare l’evaporazione.

3 – Attività Antimicotica

L’attività antifungina è attribuita alla formazione di acido pentationico (H2S506) per azione combinata dello zolfo presente nei cheratinociti e di alcuni batteri residenti cutanei. L’acido pentationico ha una potente azione fungicida nei confronti sia dei dermatofiti sia dei lieviti, compreso il genere Pityrosporum.

4 – Azione esfoliante / cheratolitica

La quarta azione è collegata alla proprietà esfoliante e cheratolitica posseduta dallo zolfo. Tale attività si esplica a concentrazioni elevate di zolfo (2-10%) e viene ricondotta ad un effetto di rottura, mediante il meccanismo descritto sopra, delle molecole di cheratina. In alcuni lavori sperimentali sono stati dimostrati evidenti modificazioni istologiche della cute dopo applicazione topica di zolfo, con fenomeni di acantosi seguiti da paracheratosi e dissoluzione del corneo. Tale azione è in diretta relazione con la concentrazione di zolfo applicato.

Acido salicilico: generalità e storia

Le virtù terapeutiche della corteccia del Salice sono note fin dall’antichità. Già negli scritti d’Ippocrate (“Corpus Hippocraticum”, V secolo a.C.), e di Dioscoride e Plinio (nel I secolo d.C.), in modo concorde gli vengono attribuite proprietà febbrifughe ed analgesiche.

Nel medioevo, in occidente, l’utilizzo farmacologico della corteccia del Salice si va progressivamente perdendo. Nello stesso periodo in altri continenti il valore terapeutico del Salice è ben conosciuto. La Scuola Medica Salernitana (dal periodo Normanno, fino alla prima meta del XIII secolo) attribuisce al Salice proprietà antiafrodisiache, specificando che frenava la libidine al punto da impedire il concepimento.

Il Mattioli (medico Senese, vissuto a cavallo fra il XVI ed il XVII secolo) conferma alcune indicazioni terapeutiche della Scuola Salernitana ed aggiunge: “le fronde [del Salice] trite, e bevute con un poco di vino, e di pepe, tolgono i dolori dei fianchi”. Nel 1763 l’attività antifebbrile è “spiegata” nel corso di un meeting della Royal Society inglese dal pastore protestante Edmund Stone come conseguenza dell’habitat del Salice: questa pianta, infatti, cresce in ambienti umidi, dove sono più frequenti le febbri malariche.

Nel 1784 le ipotetiche “virtù” antiafrodisiache sono confermate da Fusanacci che avverte che “il sugo cavato dai rami teneretti …. allontana egregiamente la libidine”.

La svolta storica negli studi sul Salice l’imprime, a sua insaputa, il 20 giugno del 1803 Napoleone Bonaparte, imponendo il blocco all’importazione di qualsiasi merce proveniente dalle colonie inglesi e dall’Inghilterra sul continente. Con tale decisione venne bloccata l’importazione dall’America anche della corteccia di China (originaria dell’America meridionale, un tempo utilizzata, dato l’elevato contenuto in alcaloidi, principalmente come antipiretico) e spinse pertanto la ricerca ad un valido sostituto farmacologico autoctono europeo. Il sostituto più ovvio allora impiegato fu il Salice, per le sue proprietà antifebbrili.

Nel 1828 Buchner (professore della facoltà di Farmacia nell’Università di Monaco) dichiara di aver isolato la Salicina dalla corteccia del Salice. Nel 1829 Leroux (un farmacista francese) riesce, mediante ulteriori precipitazioni, ad ottenere la salicina in forma cristallina pura e ne prova l’effetto antifebbrile.
Nel 1838 Raffaele Piria, illustre chimico nato a Scilla, in Calabria, trasformò per idrolisi la Salicina in acido Salicilico e iviene assimilato all’acido Spirico, estratto in quegli anni sotto forma di olio essenziale, a partire dalla Spirea olmaria, da un altro farmacista di Bema, il Dott. Pangerstecher. Viene poi dimostrato che per idrolisi questo glucoside dal sapore amaro denominato Salicina sviluppa glucosio e Saligenina (alcool Salicilico), il quale è trasformato in acido salicilico in vivo ed in vitro.

Nel 1875 per la prima volta è utilizzato il sale dell’acido salicilico, il Salicilato di Sodio, per trattare le febbri reumatiche. Bussy ottiene un successo inconfutabile nel dimostrare l’efficacia antipiretica del prodotto, ma deve ammettere che nel corso della terapia si sono verificati casi di irritazione del tubo digerente.

Rapidamente sono riconosciuti gli effetti antireumatici (sperimentati su larga scala nel Charitè Hospital di Berlino), uricosurici ed antigottosi.

La richiesta di acido salicilico in questo periodo è talmente elevata da superare le capacità estrattive del principio attivo dal Salice, dall’Olmaria e dalla Gaulteria procumbens, dell’industria farmaceutica del tempo.

Nel 1874 Von Heyden riesce a mettere a punto un metodo di sintesi industriale dell’acido salicilico,abbattendo costi e risolvendo i problemi di reperibilita del prodotto. Il 10 ottobre 1897, un altro giovane farmacista e chimico, Felix Hoffmann, per alleviare le sofferenze reumatiche del padre e per proteggerlo dai ben noti effetti gastrolesivi dell’acido salicilico, sintetizzerà l’acido acetilsalicilico. Hoffmann è un giovane chimico trentenne, assunto in una fabbrica di coloranti a base di anilina. Ciò che spinge il giovane Felix a lavorare sul composto su basi farmacologiche è la sofferenza paterna. In quel periodo la cura utilizzata era il Salicilato di sodio, con i conseguenti effetti collaterali e la sensazione di nausea legata ai forti dosaggi. Per tale ragione, nonostante la fabbrica dove Hoffmann lavora non si occupi di farmaci, ipotizzò una via sintetica per produrre acido acetilsalicilico in forma pura e stabile.

L’idea di acetilare un composto organico naturale per migliorarne la biodisponibilità o la tollerabilità o le virtù farmacologiche non è un’idea originale del dottor Hoffmann. In quegli stessi anni era d’uso comune tentare una simile strada, attraverso la metilazione, l’etilazione o l’acetilazione ed un caso altrettanto famoso è il derivato diacetilato della morfina. La sintesi completa fu realizzata il 10 agosto 1897 e già due anni dopo sono eseguiti dal Prof. Heinrich Dreser (dell’Accademia Medica di Dusseldorfl) studi sull’efficacia terapeutica e sugli effetti collaterali su animali da esperimento, all’interno del Laboratorio di Farmacologia della Bayer. Si può considerare questo il primo lavoro sperimentale compiùto all’interno di un’industria farmaceutica.

Il 6 marzo 1899 l’Aspirina era già un farmaco brevettato.Crema SolfoSalicilicaAcido Salicilico estratto

Il termine “Salice” sembra derivare dal celtico Sullis (vicino all’acqua), perché cresce vicino ai corsi d’acqua e su terreni e boschi umidi, o forse dal latino salio (salire, saltare), perché la velocità di crescita e così elevata da sembrare che “salti” fuori dal terreno.
E un albero dalle foglie lanceolate, può raggiungere in alcuni casi i venti metri d’altezza. I fiori dioici sono raccolti in amenti sottili che sono situati ai lati dei rami più vecchi; il frutto è una capsula bivalve conica, con numerosi semi pelosetti. E originario dell’Europa e dell’Asia, alcune specie dell’America del Nord. La corteccia viene raccolta all’inizio della primavera e dovrebbe contenere, secondo le monografie DAB (Deutsches Arzneibuch, Farmacopea Ufficiale Tedesca, e generalmente seguita da un numero che ne indica l’edizione), non meno dell’1% di salicina totale. I glucosidi fenolici (salicoside o salicina, populina, salicortina, tremulacina, fragilina…), variano dal’1,5% fino a superare l’11%. Per avere valore terapeutico, il contenuto in salicina non dovrebbe scendere al di sotto dell’1%. Alte percentuali di questo glucoside sono contenute nel Salix purpurea (6-8,5%) e nel Salix daphnoides (5-6%), mentre raramente si riscontrano percentuali simili nel Salix alba.

La droga è, come detto, costituita dalla corteccia, che si presenta in frammenti irregolari coriacei ma flessibili, che si sfaldano facilmente. E’ priva di odore, ha sapore amarognolo. Non è possibile distinguere le varie specie di salice nell’esame botanico della corteccia e si renderebbe necessario un esame chimico del contenuto in glucosidi fenolici.

Crema Solfo-Salicilica

Per rendere lo zolfo attivo anche a bassa concentrazione si è scelta la forma colloidale di esso. Lo zolfo colloidale, costituito da particelle, tra 1-100 nm, sospese in una soluzione colloidale, è considerato la forma più attiva di preparazione (Mc Mutry, 1913). Lo zolfo colloidale è stato utilizzato alla concentrazione di 0,5-2% per la terapia topica di acne, eczema e rosacea fin dal 1935 (Miller, 1935).

La crema Solfo-Salicilica come presidio dermatologico moderno

In passato lo zolfo e l’acido salicilico venivano inglobati in unguenti di lanolina o di vaselina e lanolina ma l’applicazione di questi preparati era sgradevole ed inoltre, per l’azione occlusiva dei grassi, anche i risultati non erano brillanti. Oggi zolfo e acido salicilico vengono utilizzati in moderne creme evanescenti prive di vaselina per poterle utilizzare anche nella zona dei capelli e nelle zone molto seborroiche.

La crema SolfoSalicilica moderna è gradevole e molto efficace tuttavia mantiene il caratteristico odore di zolfo, a tipo acqua sulfurea termale. In Dermatologia la crema Solfo-Salicilica è definita la crema poliedrica per i molteplici impieghi dovuti soprattutto alla capacità dello zolfo colloidale di agire quale antiseborroico / cheratolitico / antimicrobico e del potenziamento a vicenda tra zolfo e acido salicilico.

Le indicazioni sono:

  • Dermatiti
  • Micosi
  • Dermatite seborroica
  • Psoriasi del volto e del capillizio
  • Acne pustolosa
  • Acne rosacea
  • Dermatite periorale
  • Pityriasi capitis
  • Crosta lattea
  • Follicoliti da farmaco (cortisone/biologici)
  • Tinea corporis / capitis
  • Intertrigine micotica / piede d’atleta
  • Pityriasi versicolor

La crema Solfo-Salicilica ha permesso di modificare i protocolli di trattamento soprattutto della Dermatite Seborroica, delle Micosi e dell’Acne.

La Dermatite Seborroica ha cause non ben stabilite ma certamente non univoche e la crema Solfo-Salicilica, che svolge attività antiseborroica, riducente, desquamante e antifungina, è il miglior presidio oggi conosciuto.

In pratica viene fatta applicare una volta sola al giorno nelle aree di Dermatite comprese quelle pelose o del capillizio fino a scomparsa della manifestazione clinica. Il vantaggio, rispetto ad altri trattamenti, è la pronta risposta antidermatitica, la mancanza di effetti collaterali e l’assenza di rebound alla sospensione.

Nelle Micosi la crema Solfo-Salicilica possiede il vantaggio, rispetto ai farmaci, della lunga azione antifungina. Infatti lo zolfo e l’acido salicilico una volta penetrati nello strato corneo rimangono attivi per molti giorni. Per questo motivo la crema Solfo-Salicilica viene utilizzata con una applicazione al giorno o anche meno , rendendo più accettabile il trattamento inoltre può essere utilizzata anche come preventivo delle micosi per chi frequenta ambienti pubblici. Come preventivo è sufficiente una applicazione alla settimana nelle aree che si intendono proteggere.

Nell’ acne la crema Solfo-Salicilica agisce da antiseborroica e sterilizzante dei follicoli infiammati pertanto si assiste ad una rapida scomparsa del foruncolo.


L’olio di ARGAN è ricco di acido linoleico, vitamine E e A, preziosi alleati contro l’invecchiamento cutaneo. Possiede inoltre, proprietà cicatrizzanti e protegge la pelle dalle aggressioni esterne neutralizzando i radicali liberi. Consigliato anche per nutrire i capelli devitalizzati, fortificare le unghie, sciogliere le contratture muscolari e nutrire le pelli molto secche.

L’albero dell’Argan (Argania spinosa L.), della famiglia delle Sapotaceae, è una specie endemica che cresce in un’area che rappresenta il 70% della superficie forestale della regione sud-ovest del Marocco.

È un albero unico nel suo genere perché contribuisce alla conservazione del suolo, del pascolo e alla lotta contro l’erosione e la desertificazione, oltre ad essere una fonte di sostentamento e guadagno per la popolazione locale.

In Marocco l’olio di Argan viene utilizzato tradizionalmente per le sue proprietà benefiche per uso alimentare, nella medicina popolare e come cosmetico.

Argan: l'oro del desertoNegli ultimi venti anni diversi studi riportati in letteratura descrivono le sue proprietà in relazione alla composizione chimica e al metodo di produzione. Esso contiene più dell’80% degli acidi grassi insaturi, (linoleico 34%, linolenico 0,1% ed oleico 46%) mentre tra i saturi i componenti maggiori sono palmitico 13% e stearico 5%. È ricco di tocoferoli, tra cui il γ-tocoferolo è quello presente in maggiore quantità, e di flavonoidi, carotenoidi e xantofille, mentre nella frazione insaponificabile sono presenti importanti steroli e triterpeni.

Le analisi effettuate da importanti laboratori scientifici evidenziano che i composti ad azione antiossidante di cui è ricco l’olio d’Argan, oltre agli effetti biologici e ai benefici nutrizionali, gli conferiscono elevata stabilità verso i processi ossidativi e ne spiegano la migliore conservabilità.

L’utilizzo di questo olio vegetale tal quale per applicazioni topiche, mette in luce importanti proprietà dermatologiche e funzionali: rapido assorbimento senza lasciare untuosità, sensazione sulla pelle di morbidezza, levigatezza e setosità.

L’effetto idratante di barriera sulla cute, si mantiene elevato nel tempo, garantendo beneficio e nutrimento alle pelli disidratate. Le proprietà emollienti di questo lipide naturale, lo rendono adatto per la prevenzione del rilassamento cutaneo. Lo studio formulativo infine ha evidenziato che selezionando opportunamente il sistema emulsionante è possibile ottenere creme cosmetiche, contenenti anche alte concentrazioni di olio di Argan, stabili nel tempo.

L’olio di Argan risulta quindi una preziosa materia prima vegetale per lo sviluppo di preparazioni cosmetiche da utilizzare per il viso e per il corpo con funzione idratante, nutriente e anti-età.

Ce lo dicono da anni: il raggi del sole sono nocivi per la pelle. Prendere la tintarella, al mare o in montagna, comporta una serie di rischi come l’eritema solare, e, in casi più gravi, il tumore cutaneo. 

La formazione di un melanoma dipende in particolar modo dal numero di scottature, soprattutto quelle prese durante l’infanzia e l’adolescenza, e non quindi dalla quantità di raggi ultravioletti che assorbe la pelle. La pelle mantiene una traccia delle scottature nel tempo, perché queste apportano dei danni permanenti alla pelle.

Ci sono diversi tipi di raggi nel sole: i raggi visibili (la luce vera e propria), i raggi ultravioletti (UV) e i raggi infrarossi (IR) che portano calore.

Gli UV-A (il 99% degli UV che arriva sulla terra) sono i meno dannosi, ma penetrano comunque negli strati inferiori della pelle e possono renderla meno tonica.
Gli UV-B arrivano in quantità notevolmente minore ma sono più aggressivi, e favoriscono la comparsa di melanomi.
Gli UV-C, sono meno conosciuti, e la loro incidenza sul nostro pianeta è schermata dallo strato di ozono che protegge l’atmosfera. È facile intuire che, dal momento che lo strato di ozono si è assotigliato, anche questi raggi sono diventati una minaccia, perché ancora più potenti degli UV-B.

I raggi infrarossi, impiegati con successo in molti trattamenti medici, non sono nocivi, ma sono responsabili della comparsa delle rughe.

Il 21 maggio 2007 il Ministero della Salute ha reso note, tramite l’agenzia di stampa ADN Kronos le regole fondamentali per limitare i danni provocati dai raggi solari:
1. Un’esposizione eccessiva al sole costituisce un grave rischio per la salute. E’ importante conoscere ed evitare i danni che il sole può provocare. Nessun prodotto filtra tutti i raggi UV (raggi ultravioletti, N.d.R.), ma l’uso di solari appropriati protegge dai rischi del cancro della pelle, evita arrossamenti ed eritemi e previene il foto invecchiamento.

2. E’ importante scegliere e confrontare i solari in base al tipo di pelle (fototipo), di esposizione e luogo (neve, mare, piscina, sabbia, ecc.). Utilizzare prodotti che offrono una protezione sufficiente, chiedendo consiglio, in caso di dubbio, al medico o al farmacista. Porre maggiore attenzione alle radiazioni solari quando si è vicini ad acqua, neve o sabbia.

3. Non esporsi al sole troppo a lungo anche se si utilizza un prodotto per la protezione solare UV-A+UV-B. Nessun prodotto protegge totalmente.

4. Evitare comunque le ore più calde (11.00-15.00) e sostare in un luogo ombreggiato fra le 11.00 e le 13.00, ricordando però che alberi, ombrelloni e tettoie non proteggono completamente dalle radiazioni solari. Controllate l’indice di UV quotidianamente, anche attraverso le pagine delle previsioni del tempo sui giornali: più alto è l’indice, più importante è proteggersi.

5. Cercate di non scottarvi mai. Soprattutto quando il sole è al suo picco è consigliabile indossare una t-shirt, un cappello a falda larga e gli occhiali da sole.

6. Ricordatevi di avere una particolare attenzione per i bambini. Tenere i neonati e i bambini piccoli lontani dalla luce diretta del sole. Proteggeteli sempre utilizzando maglietta e cappello e tenendoli sotto l’ombrellone nelle ore più calde.

7. Applicare il prodotto per la protezione solare prima di ogni esposizione al sole. Il fatto di essere già abbronzati non costituisce una protezione sufficiente.

8. Applicare correttamente una dose sufficiente di crema e rinnovare l’applicazione, specialmente dopo il bagno o essersi asciugati o se si è sudato molto. Non dimenticare di applicare il prodotto solare su tutte le parti del corpo esposte al sole. Per essere efficaci i solari devono essere applicati correttamente e in quantità adeguata (normalmente 35 grammi di solare per tutto il corpo, ossia circa sei cucchiaini da te di prodotto).

9. Proteggete la pelle anche durante il bagno in mare o in piscina perché i raggi ultravioletti agiscono anche quando siete in acqua.

10. Utilizzare prodotti che proteggono sia dai raggi UVA che UVB. Usare prodotti solari che offrono almeno una protezione “media”, ossia un SPF (Fattore di protezione solare) di 15, 20 o 25.Al sole con prudenzaPrepararsi all’abbronzatura 
Così come esistono diversi tipi di pelle (normale, secca, grassa e mista), la cute può avere reazioni diverse ai raggi del sole, a seconda del fototipo.
Il fototipo è una questione di genetica, e dipende dalla quantità e dalla qualità di melanina dal colore della pelle (chiara/scura), il colore dei capelli, dalla reazione al sole e dall’abbronzatura che si ottiene.

Esistono sei fototipi: 
Fototipo I. Carnagione molto chiara, generalmente con efelidi, capelli biondi o rossi, occhi chiari. È il tipo di pelle più sensibile, quella che reagisce maggiormente ai raggi ultravioletti e che corre più rischi di eritemi e danni permanenti. Per i soggetti con questo tipo di pelle è difficile abbronzarsi.
Fototipo II. Carnagione chiara, spesso con efelidi, capelli biondo scuro o castano chiaro, occhi chiari. È un tipo di pelle delicato, predisposto alla scottatura. L’abbronzatura è lieve, di colore dorato.
Fototipo III. Il fototipo più comune, carnagione bruno-chiara, capelli castani, occhi chiari o scuri. I colpi di sole possono causare scottature a questo tipo di pelle. La pelle si abbronza in modo omogeneo.
Fototipo IV. Carnagione olivastra o scura, capelli castano scuro o neri, occhi scuri. È una pelle poco sensibile ai colpi di sole, e l’abbronzatura risulta intensa.
Fototipo V. Carnagione bruno-olivastra, capelli neri, occhi scuri. Questa pelle non reagisce al sole e l’esposizione ai raggi solari lascia un’abbronzatura molto intensa.
Fototipo VI. Carnagione e capelli neri, occhi scuri. L’esposizione al sole non causa eritemi e non varia il colore di questo tipo di pelle.

Per affrontare al meglio il primo sole, le parole d’ordine sono tre: esfoliare, idratare e stimolare la pelle dall’interno, aumentandone le difese.

Prima di tutto occorre un buon esfoliante, due volte alla settimana, che libera l’epidermide da impurità e cellule morte, rendendola più ricettiva nei confronti dei trattamenti successivi e dei raggi solari; il trattamento va ripetuto prima dell’estate: una pelle ben esfoliata, infatti, garantisce colorito luminoso e un’abbronzatura uniforme e duratura. Ma non solo. Una pelle ben idratata si abbronza più in fretta: perciò, dopo il bagno o la doccia, è necessario stendere una crema – idratante, per chi ha la pelle normale, nutriente, per pelli secche – , che aiuta anche a combattere l’inaridimento e la desquamazione, mantenendo la cute morbida e luminosa. Infine, una settimana prima di esporsi al sole, si possono utilizzare prodotti acceleratori dell’abbronzatura che stimolano dall’interno le cellule produttrici di melanina, il pigmento cutaneo che difende la pelle schermando le radiazioni ed è responsabile della tintarella.

Un’alimentazione corretta è il modo più semplice ed efficace per rafforzare l’epidermide e prepararla ad affrontare gli strapazzi dell’abbronzatura. E in questo senso alcuni cibi sono più indicati di altri. I migliori sono quelli ad alto contenuto di vitamine A, C ed E, che hanno proprietà antiossidanti e contrastano l’azione nociva dei radicali liberi. Ottimi cereali, kiwi, agrumi, finocchi, verdure a foglia larga e oli vegetali, questi ultimi ricchi anche di acido linoleico che aiuta a mantenere integro il manto idrolipidico cutaneo.

E per accelerare la tintarella, non far mancare in tavola alimenti ricchi di beta-carotene, il precursore della vitamina A che regola la produzione di melanina, ma serve anche a mantenere la funzionalità dell’epidermide e a riparare le cellule danneggiate. Lo si trova in quantità nel burro, nel tuorlo d’uovo e in tutta la frutta e i vegetali di colore giallo, arancio, rosso e verde scuro, per esempio albicocche, meloni, carote, peperoni e broccoli. Fondamentale anche bere molto: almeno due litri di acqua al giorno, per purificarsi e smaltire le tossine, ma anche per combattere l’azione dei raggi UVA, che disidratano la pelle in profondità.

Per chi non ama frutta e verdura e per potenziare gli effetti benefici della dieta possono essere di grande aiuto integratori specifici, a base di beta-carotene e vitamine antiossidanti. Sono prodotti dietetici (in capsule o in bustine) o per uso topico che favoriscono ulteriormente l’abbronzatura e riducono il rischio di eritemi e scottature prevenendo l’invecchiamento cutaneo. In genere vanno presi un mese prima dell’esposizione al sole, continuando per le 2-4 settimane successive, e sono indicati per chiunque, ma particolarmente utili per chi si scotta facilmente e ha la pelle molto delicata, proprio perché aiutano a rinforzarne le difese.

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Il Sangre de Drago viene impiegato da secoli nella foresta Amazzonica come cicatrizzante ed emostatico tanto per via esterna ed interna. Le sue proprietà colpirono subito i coloni spagnoli che lo considerarono una dimostrazione di quella “teoria delle signature”, allora tanto in voga in Europa, per la quale un prodotto naturale simile al sangue doveva avere necessariamente un’azione ematica.

Il “Sangre de Drago” contiene al suo interno tre componenti, farmacologicamente attive. Un frazione alcaloidea, tra cui predomina senza dubbio la taspina, ad attività citotossica (naturalmente in vitro) nei confronti delle cellule V-79 (Itokawa et al. 1991) e KB (Chen et al. 1994) e ad azione antinfiammatoria in alcuni modelli animali.

Per il momento è stata studiata nei test dell’edema da carragenina nella zampa di ratto, in quello del granuloma indotto da una pallina di cotone e in quello della poliartrite da adiuvante (Persinos Perdue et al. 1979) L’azione principale della taspina sembra comunque consistere nella sua capacità di richiamare i fibroblasti, le cellule più importanti nel processo di cicatrizzazione, quelle che producono il neotessuto. Il Sangre de Drago è, infatti, soprattutto un cicatrizzante.

* Sangre de Drago- RENACO (standardizzato in taspina all’1%)

A questo riguardo il Sangre de Drago contiene due altri tipi di sostanze: le proantocianidine, che gli conferiscono l’impressionante velocità di cicatrizzazione, che costituiscono circa il 90% del peso secco (Cai et al. 1991) e una frazione costituita da lignani diterpenici, ad azione parzialmente simile a quella della taspina (Cai et al. 1993, Pieters et al. 1993).

Sangre de Drago: il cicatrizzante esterno
Le sostanze senza dubbio più importanti sembrano essere le proantocianidine. La loro complessa conformazione stereochimica provoca, infatti, una precipitazione delle proteine seriche: questa sembra essere dovuta principalmente a un’azione fisica piuttosto che chimica. Ne consegue la formazione di una crosta resistente in meno di 24 ore (Pieters et al 1995). La successiva azione cicatrizzante (formazione di neotessuto) sembra invece essere imputabile soprattutto alla taspina, che alcuni considerano il vero e proprio principio attivo del Sangre de Drago (Vaisberg 1989). Alla luce dei dati più recenti sembrerebbe che l’azione degli alcaloidi consista soprattutto nel richiamo dei fibroblasti e possa influenzare la capacità di produrre nuovo tessuto cicatriziale (Porras-Reyes B. et al. 1993). I lignani, come la 3′,4-0-dimetilcedrusina, sarebbero poi, come dimostrato dal test di incorporamento delle timidina tritiata nelle cellule endoteliali, in grado di preservare il tessuto originario (Pieters L et al. 1992).

Tra le proprietà terapeutiche del Sangre de Drago quella che colpisce di più è comunque la sua velocità. E’ evidente che questa proprietà rende il Sangre de Drago un bene prezioso per gli indigeni della foresta Amazzonica: il particolare habitat delle foreste tropicali con la loro ricchezza di microrganismi rende infatti potenzialmente pericolosa qualsiasi ferita, anche la più trascurabile.

Qualcuno ha obiettato che tali proprietà sarebbero superflue nel nostro ambiente , ma la presenza di numerose patologie dovute ad una cicatrizzazione insufficiente o troppo lenta (ulcere da decubito, ulcere varicose, ecc), per le quali sostanzialmente non esistono terapie consolidate, costituisce viceversa un più che ragionevole motivo per approfondire le possibilità terapeutiche di questo prodotto naturale.

Sangre de drago: un potente cicatrizzanteSangre di Drago: l’uso interno.

Negli ultimi anni comunque sono apparsi interessanti lavori scientifici da parte di aziende, tra l’italiana Renaco, che hanno proposto prodotti a base di Sangre de Drago, come lattice naturale.

Tali studi,sono stati finalizzati sostanzialmente a dimostrare:
– un’efficacia scientificamente dimostrata delle indicazioni tradizionali ;
– costi senza dubbi più contenuti, rispetto altri prodotti naturali;Senza dubbio il campo di applicazione più promettente è quello delle patologie gastrointestinali dove le proprietà cicatrizzanti del

Sangre di Drago possono diventare estremamente utili per ottenere un sollievo immediato da disturbi come le ulcere gastrointestinali, le gastriti erosive etc. Attualmente disponiamo comunque solamente di studi su modelli animali.

Il primo studio è in pratica una valutazione su alcuni modelli animali delle proprietà antiulcera e antidiarroiche del Sangre de Drago. Nelle ulcere prodotte da acido acetico la riduzione di diminuzione (lunghezza x profondità) era significativa anche a diluizioni di 1:1000 o 1:10000 (verosimilmente corrispondenti ad una dose per bocca di 1 goccia/die) (Miller et al. 2000). Tale riduzione veniva misurata dalla ridotta attività della mieloperossidasi, indice del contenuto di granulociti e quindi del processo infiammatorio è palesemente diminuita nei gruppi trattati con Sangre di Drago.

Estrapolando i dati sull’uomo si può ricavare che i dosaggi di Sangre de Drago necessari per esercitare una significativa azione antibatterica sarebbero decisamente superiori (intorno alle 30-40 gocce almeno tre volte al giorno). Esisterebbe quindi una duplice azione del Sangre de Drago: ad un dosaggio corrispondenti a 2-3 gocce /die (circa 60-600 mgr/die) eserciterebbe un’azione cicatrizzante, mentre a dosaggi 10-20 volte superiori avrebbe un’attività antimicrobica, riducendo il contenuto batterico dell’ulcera (Miller et al. 2000). Si discute ancora se questo avvenga grazie ad un’azione battericida diretta, peraltro evidenziato a forti concentrazioni in vitro (Chen et al. 1994), o tramite un’azione sui fattori che regolano il microambiente gastrico rendendolo inidoneo alla proliferazione batterica (Miller et al. 2000). Il Sangre de Drago non sembra possedere un’azione sulla secrezione gastrointestinale, quindi è improbabile un meccanismo di secondo tipo.

Interessante è anche l’azione di questa sostanza naturale sulle terminazioni nervose, responsabile dell’effetto analgesico. Si tratta di un’azione solo parzialmente nota e piuttosto complessa: forse anche la nota azione antidiarroica del Sangre de Drago è imputabile, oltre che ad un’inibizione dell’cAMP, ad un’azione diretta sul sistema nervoso enterico. In ogni caso la somministrazione di una concentrazione all’1% di Sangre de Drago, standardizzato all’1% in taspina (1 goccia in ½ bicchiere di acqua) attenua la reazione iperemica e dolorosa alla capsicina (Miller et al 2001). L’azione è probabilmente a livello delle afferenze nervose, come dimostrato dal fatto che il Sangre de Drago è in grado di esercitare la sua azione analgesica e antinfiammatoria, anche se l’agente irritante viene iniettato sottocute. Tutto questo a livello clinico trova riscontro nell’uso del Sangre de Drago sia come rimedio per uso topico nelle otiti e nelle punture da insetto (Miller et al. 2001).

Per quanto riguarda l’uso interno, invece, indicato in ulcere e gastriti, è ancora da definire con esattezza il meccanismo d’azione. L’effetto cicatrizzante, si somma con quello analgesico e antibatterico, anche se quest’ultimo implica dosaggi abbastanza elevati. Le azioni sopraccitate non sembrano comunque imputabili in maniera chiara e definibile alle differenti frazioni del prodotto ed i tentativi di identificare singoli composti responsabili dell’attività terapeutica sono naufragati. Al momento, la complessità d’azione del Sangre de Drago sembra esser riconducibile essenzialmente ad un effetto sinergico tra le diverse componenti. Anzi in un mondo, quello della fitoterapia, in cui la parola sinergia viene spesso impiegata senza alcuna solida base scientifica il Sangre de Drago rappresenta una delle poche eccezioni evidenti (Williamson 2000).

La recente riscoperta del Sangre de Drago racchiude in se interessanti considerazioni. Fino ad oggi abbiamo sempre considerato un ideale progresso nell’utilizzo delle piante medicinali quello che partiva dall’impiego della semplice decozione ed arrivava progressivamente all’isolamento del principio attivo. Man mano che si progrediva in tale cammino si arriva ad un prodotto sempre più competitivo e scientificamente sofisticato. Il Sangre de Drago è l’evidente smentita di tale approccio obsoleto. Non sempre comunque isolare un composto chimico significa in termini di costi ed efficacia ottenere un successo.

Il recente successo del prodotto naturale ed i risultati degli ultimi studi scientifici evidenziano come viceversa il Sangre de Drago sia un prodotto la cui efficacia è probabilmente dovuta ad un insieme di sostanze chimiche che agiscono a più livelli e su diversi target. Tale uso rende ragione dell’efficacia del suo impiego tradizionale: isolarne un composto finisce probabilmente con il ridurne le attività benefiche ad una sola, spesso parziale e non competitiva rispetto a quella di altri prodotti sintetici. Isolarne un singolo composto significa quindi non solo aumentarne i costi, ma anche diminuirne l’efficacia. Il Sangre de Drago è uno degli esempi più classici di effetto sinergico (Williamson 2000).

Tale concetto si sta oramai facendo largo, oltre i limiti della fitoterapia, diventando un nuovo modello di considerare le risorse cliniche a disposizione del moderno terapeuta (Williamson 2001). In questo senso il lattice dei popoli dell’Amazzonia sta diventando il simbolo di una ritrovata competitività del prodotto naturale rispetto al prodotto farmaceutico. E di nuovi presupposti su cui fare ricerca scientifica.

Bibliografia

  1. Efficacia della crema al sangue di drago sulla guarigione delle ferite: uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4737969/)
  2. Attività di guarigione delle ferite in vivo del sangue di drago (Croton spp.), un farmaco tradizionale sudamericano, e dei suoi costituenti (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23196095/)
  3. Una revisione sistematica del profilo botanico, fitochimico e farmacologico di Dracaena cochinchinensis, una fonte vegetale dell’etnomedicina “Sangue di Drago” (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6270834/)
  4. https://scholar.google.com/scholar?hl=it&as_sdt=0%2C5&q=Polyphenolic+compounds+from+Croton+lechleri&btnG=
  5. La taspina è il principio cicatrizzante del Sangre de Grado estratto dal Croton lechleri (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/2748730/)
  6. Piante sudamericane II: isolamento della taspina e attività antinfiammatoria (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/758452/)
  7. Attività antifungina in vitro del sangue di drago di Croton urucuranacontro i dermatofiti (https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0378874104006142?via=ihub)
  8. Attività antifungina in vitro del sangue di drago di Croton urucurana contro i dermatofiti (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15707783/)
  9. Flavonoidi citotossici e antibatterici dal sangue di drago di Dracaena cambodiana (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21800280/)
  10. Il contenuto totale di antiossidanti di oltre 3100 alimenti, bevande, spezie, erbe e integratori utilizzati in tutto il mondo (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2841576/)
  11. https://www.rivistaitalianaigienedentale.it/sangue-drago-odontoiatria/
  12. Erboristeria Arcobaleno:  Sangue di Drago: il rimedio millenario


L’acido ialuronico, relegato quasi esclusivamente ad interventi estetici, sta dimostrando che la sua utilizzazione può essere molto piu’ ampia e contrastare efficacemente gli effetti generali dell’invecchiamento oltre ad alleviare sintomi di malattie respiratorie anche croniche, quali asma e bronchite.

L’acido jaluronico si presenta come una molecola estremamente voluminosa (il suo peso molecolare si aggira normalmente intorno ai 1-5 milioni di Daltons) e contiene un’alternanza ripetitiva di unità monomeriche di Nacetilglucosammina e di acido Dglucoronico.

E’ presente in tutti i tessuti corporei in quanto componente estremamente importante nelle articolazioni. E’ il principale agente responsabile della viscosità e delle proprietà lubrificanti del liquido sinoviale; funge da sostegno per l’aggregazione dei proteoglicani e dei legami proteici presenti nella matrice extracellulare.

La presenza di specifici recettori per l’acido jaluronico su tutte le cellule lo rende un importante regolatore delle funzioni metaboliche e di quelle dei tessuti.

Poiché l’acido jaluronico si presenta come un polimero contenente unità di disaccaridi che si ripetono e privo di modificazioni (ramificazioni o esterificazione con gruppi solforici), le principali differenze nell’attività biologica sono imputabili al suo peso molecolare.

È stato dimostrato che solo l’acido jaluronico ad alto peso molecolare viene effettivamente assorbito dall’organismo, ed entra a far parte della struttura cartilaginea e della pelle. L’acido jaluronico nativo si caratterizza per possedere un elevato peso molecolare. Diversi studi hanno dimostrato che frammenti di acido jaluronico a basso peso molecolare non sono in grado di legarsi ai recettori specifici delle membrane cellulari che, al contrario, riconoscono solo l’acido jaluronico ad elevato peso molecolare. Per esempio, frammenti di acido jaluronico a bassissimo peso molecolare (6,9 kDalton), oppure di peso molecolare basso (intorno ai 250.000 Daltons), inducono l’espressione dei geni infiammatori nei macrofagi.

ACIDO JALURONICO: fondamentale integrarlo

Hyaluron© è uno dei pochi prodotti a contenere acido jaluronico con un peso molecolare non inferiore ai 2,4 milioni di Daltons, l’unico che viene effettivamente assimilato dall’organismo.

L’acido jaluronico presente in Hyalur©n deriva da una proteina extracellulare ottenuta per fermentazione batterica. La fermentazione batterica permette di ottenere acido jaluronico ad elevato peso molecolare. Non deriva quindi da nessuna fonte animale (cresta di gallo o cartilagine dello sterno di gallo purificata). Il peso molecolare influenza in maniera diretta le proprietà idratanti e la capacità di legare le molecole d’acqua. L’acido jaluronico viene prodotto in modo naturale dal nostro organismo in quanto costituente del fluido sinoviale e della matrice extracellulare.

Quando invecchiamo, i livelli di acido jaluronico presenti nella matrice extracellulare decrescono in maniera progressiva, per tale motivo diviene sempre più difficoltoso approvvigionare l’organismo in maniera adeguata e continuativa.

In presenza di osteoartrite, la cartilagine e le altre strutture dell’articolazione iniziano a sfaldarsi. In alcune persone, una lieve infiammazione può provocare una cospicua perdita di acido jaluronico e conseguente perdita delle sue proprietà lubrificanti. Le articolazioni divengono rigide e il movimento provoca dolore. L’integrazione di acido jaluronico permette di ripristinare l’adeguata lubrificazione delle articolazioni.

Come agisce l’acido jaluronico nelle articolazioni?

L’acido jaluronico presente in HyalurOn agisce incrementando il movimento articolare e proteggendo l’articolazione. Se paragoniamo le articolazioni del corpo al motore dell’automobile, il fluido presente nelle articolazioni imita l’azione dell’olio nel motore. A intervalli regolari l’olio del motore viene sostituito poiché il calore e l’attrito diminuiscono la viscosità dell’olio. L’olio comincia a non essere più in grado di proteggere le superfici metalliche dall’eccessivo logorio. HyalurOn agisce nel medesimo modo nelle articolazioni. Quando invecchiamo la viscosità del fluido sinoviale diminuisce e, diventando più sottile, non sarà più in grado di proteggere l’articolazione, questo incrementa lo sfregamento e deteriora la superficie della cartilagine.

Assumendo HyalurOn è possibile ripristinare la normale viscosità del fluido sinoviale e in tal modo prevenire o bloccare il danno articolare.ACIDO JALURONICO: fondamentale integrarloQuali distretti corporei possono beneficiare dell’uso di HyalurOn?

SISTEMA MUSCOLO SCHELETRICO

In quanto naturale componente del liquido sinoviale, garantisce un’adeguata lubrificazione dell’articolazione, protegge le superfici della cartilagine, annulla l’azione dei radicali liberi e delle tossine. Fa diminuire lo stato infiammatorio e il dolore.
L’acido jaluronico è uno dei maggiori componenti del disco intervertebrale.
VISIONE

L’acido jaluronico è presente nell’Humor Vitreo dell’occhio; la sua consistenza gelatinosa aiuta ad assorbire gli shock alla retina prevenendo i traumi agli occhi.

PELLE

Estremamente importante per il mantenimento di una pelle adeguatamente idratata ed elastica. La sintesi di acido jaluronico subisce una costante riduzione nel corso degli anni già a partire dall’adolescenza. La ridotta sintesi si associa a una minore capacità di trattenere l’acqua, con il passare del tempo i tessuti cutanei appariranno meno distesi e sostenuti. L’industria cosmetica include l’acido jaluronico nei prodotti per il makeup, nelle creme ad azione idratante e anti-age.

APPARATO CARDIO VASCOLARE

Elevati livelli di acido jaluronico sono presenti nelle valvole cardiache.

SISTEMA IMMUNITARIO

E’ in grado di attivare i leucociti, controllandone la migrazione cellulare e proteggendoli. Aiuta a ridurre le infezioni batteriche e si è riscontrato che sia in grado di ridurre gli episodi infettivi nei pazienti con bronchiti croniche.

Bibliografia

  1. Laurent TC. Bioeheinistry af hyaluronan. Acla O/olaryngol Suppl 1987; 442:7-24.
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  5. Aviad AD, Houpt JB. The molecular weighi of lherapeulic hyaluronan (sodium hyaluronale): haw significani is il? .1 Rheu,nalol 1994 Feb; 21(2): 297- 301
  6. BUcei L.R., TurpinA.A., WiIl the real Hyaluronan Please Stand-Up’?, Journal ofApplied Nutri/lan, 54(1), 2004, pp. 10-33
  7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=acido+ialuronico

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Un mix vincente per dolori articolari, artrosi, artrite, varici, psoriasi e per prevenire l’invecchiamento della pelle, dei capelli e delle unghie.

Il corpo umano possiede da 5 a 7 g di silicio, quantità che diminuisce nel corso degli anni, come diminuisce la capacità di assorbimento; la diminuzione di silicio è legata all’invecchiamento ed alle patologie correlate.

La presenza di silicio aiuta la fissazione del calcio, fornisce robustezza alle ossa e flessibilità a muscoli e tendini. Partecipa alla sintesi di elastina e del collagene contribuendo così alla salute della pelle, dei capelli, delle unghie e delle pareti dei vasi.

La capacità di assorbimento diminuisce con l’aumentare dell’età, e comunque l’organismo non è in grado di trasformare il silicio minerale ingerito in silicio organico. Il silicio assunto dai vegetali (es. Equisehtm arvensis) è in forma colloidale ossia è formato da colloidi in sospensione in acqua ed è difficilmente assorbibile (3%) oltre che irritante per i reni e possibile causa di calcoli renali; per poter superare la barriera intestinale deve essere legato ad un trasportatore. Solo il silicio organico ha una biodisponibilità che ne permette l’assimilazione. Il silicio viene metabolizzato da microrganismi che lo rendono organico ed idrosolubile. Grazie alla sua idrosolubilità e agli aminoacidi trasportatori che ad esso si legano durante la fase di predigestione il silicio organico ha un tasso di assorbimento del 70% e non affatica i reni.

La silice organica (monomethylsilanetriol) agisce in primo luogo sui processi infiammatori è un antidolorifico e la sua efficacia è percepibile dopo qualche minuto. Per questo motivo nei Caraibi è stata chiamata “pain killer”.

La molecola della silice organica è caricata di ioni positivi e negativi instabili e quindi può intervenire nell’organismo per ristabilire la polarità delle cellule rilasciando a seconda del caso ioni positivi o negativi. L’omeostasi cellulare, infatti, deriva da un fenomeno di polarizzazione (proprietà dipolari delle membrane cellulari); uno squilibrio elettrico cellulare può portare ad alterazioni cellulari

Il silicio si concentra negli osteoblasti a livello mitocondriale, assieme alla vitamina C assicura la formazione del collagene ed è indispensabile per la formazione dei glucosaniinoglicani della cartilagine. Il suo utilizzo nelle patologie osteoarticolari ha evidenziato il recupero della mobilità e la regressione del dolore, e nell’osteoporosi una remineralizzazione delle zone decalcificate.

La parete dei vasi principali contiene il 40% di elastina, abbondanza di collagene e mucopolisaccaridi. La diminuzione del silicio nell’anziano determina diminuzione della tonicità vascolare, le lesioni ateromasiche progrediscono e si riduce la concentrazione di silicio nelle pareti arteriose.

Il silicio è importante anche per la conservazione dell’integrità del tessuto connettivo che contiene 30/40% di elastina e 2-3% di mucopolisaccaridi. L’elastina infatti contiene da 200 a 500 mcg/g di silicio e i mucopolisaccaridi da 300 a 1250 mcg/g e la carenza di silicio dopo i 40 anni provoca secchezza cutanea e formazione di rughe, smagliature e invecchiamento cutaneo.

Può essere utilizzato come liquido o gel e assunto per via orale o topica.Silice organica e acido JaluronicoLA SILICE ORGANICA

• non presenta tossicità
• è in grado di attraversare il derma diffondendosi nell’organismo
• non interferisce con alcuna terapia
• non provoca effetti collaterali

L’Acido Jaluronico è presente in tutti i tessuti corporei, ma la sua attività biologica è estremamente importante nelle articolazioni. E’ il principale agente responsabile della viscosità e delle proprietà lubrificanti del liquido sinoviale; funge da sostegno per l’aggregazione dei proteoglicani e dei legami proteici presenti nella matrice extracellulare.

PRINCIPALI INDICAZIONI:
– per il benessere di tutte le articolazioni in chi pratica molta attività sportiva.
– nelle osteoartriti.
– per coloro che soffrono di secchezza oculare.
– per mantenere, dall’interno, la pelle idratata, tonica e soda.
– riempie “dall’interno” le rughe, tonificando il derma.
– per mantenere a lungo gli effetti dei filler a base di collagene.
– per la salute delle gengive

La presenza di specifici recettori per l’Acido Ialuronico su tutte le cellule lo rende un importante regolatore delle funzioni cellulari e di quelle dei tessuti. Le principali differenze nell’attività biologica sono imputabili al suo peso molecolare. Un peso molecolare inferiore ai 500.000 daltons sembra essere il limite sotto al quale l’Acido Ialuronico non sarebbe in grado di svolgere le proprietà biologiche ad esso attribuibili. Semplificando, l’Acido Ialuronico di grosse dimensioni è il migliore per ottenere benefici per il benessere dell’organismo. Frammenti di Acido Ialuronico a basso peso molecolare non sono in grado di legarsi ai recettori specifici delle membrane cellulari che, al contrario, riconoscono solo l’Acido Ialuronico ad elevato peso molecolare.

L’Acido Ialuronico viene prodotto in modo naturale dal nostro corpo in quanto costituente del fluido sinoviale.

Quando invecchiamo, i livelli di Acido Ialuronico presenti nella matrice extracellulare decrescono in maniera progressiva, per tale motivo diviene sempre più difficoltoso approvigionare l’organismo in maniera adeguata e continuativa. In presenza di osteoartrite, la cartilagine e le altre strutture dell’articolazione iniziano a sfaldarsi. In alcune persone, una lieve infiammazione può provocare una cospicua perdita di Acido Ialuronico e conseguente perdita delle sue proprietà lubrificanti. Le articolazioni divengono rigide e il movimento provoca dolore.

L’integrazione di Acido Ialuronico permette di ripristinare l’adeguata lubrificazione delle articolazioni.

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La ricerca sulle cellule staminali ha permesso negli ultimi anni di raggiungere risultati molto positivi in svariati ambiti che spaziano dalla medicina alla cosmetica.

Le cellule, come gli organismi, vanno incontro ad un inesorabile processo di invecchiamento che porta infine alla morte cellulare. La vita di un globulo rosso per esempio ha una durata media di circa quattro mesi, mentre quella di una cellula della pelle è di circa 30 giorni.

Per garantire il continuo rinnovamento dei propri tessuti, ogni essere vivente ha bisogno dell’aiuto delle cellule staminali. Queste cellule costituiscono sia l’origine della complessa varietà che caratterizza ogni organismo a partire dallo sviluppo embrionale, sia un’inestinguibile serbatoio per la rigenerazione dei tessuti negli individui adulti, provvedendo in alcuni casi a ripararli e sostituirli se danneggiati.

Il termine staminale ha due accezioni, a seconda che si consideri la sua origine dal greco (stamìs) o dal latino (stamen). Nel mondo ellenico questo termine veniva utilizzato in ambito navale e designava il montante della nave; per i latini invece staminale indicava il filo dell’ordito che compone il tessuto. In entrambi i casi il termine si riferisce ad un elemento strutturale fondamentale, senza il quale sarebbe persa la tenuta o la trama dell’intera struttura. Nella lingua inglese, ossia nel ramo linguistico indoeuropeo, la parola staminale, tradotta con il termine stem, significa invece ceppo, germoglio o radice. Questi concetti, insieme a qualche esempio, ci aiuteranno a comprendere cosa sono le cellule staminali e perché sono tanto importanti.

Per capire il ruolo fondamentale delle cellule staminali nell’organismo possiamo paragonare il corpo ad una casa fatta di tanti piccoli mattoni, le cellule. Man mano che il tempo erode i muri e iì pavimenti creando crepe e buchi, nuovi elementi (le cellule staminali) vengono sistemati al posto di quelli rovinati (le cellule danneggiate dei tessuti) assumendo la forma e la funzione adatte al locale che viene restaurato: piastrella in grès per la cucina, cotto per il soggiorno, parquet per la camera da letto.

Con un’altra analogia, il nostro organismo può essere assimilato ad un albero: le cellule staminali rappresentano in questo caso il seme che germoglia e da cui si origina tutta la pianta e, a crescita ultimata, le sue radici. Il seme prima e l’apparato radicale poi forniscono gli elementi da cui si formeranno, in un continuo processo di crescita e di specializzazione, tutte le parti di cui è fatto l’albero: i rami, le foglie, i fiori e i frutti

Le cellule staminali sono cellule primitive, ossia non specializzate, dotate della singolare capacità di trasformarsi, a partire dall’embrione e per tutta la durata della vita di ogni individuo, nei circa 200 diversi tipi cellulari che formano l’organismo: neuroni, cellule della pelle, cellule muscolari, cellule dell’osso, cellule del fegato e così via. Si tratta quindi di cellule il cui destino non è stato ancora deciso. In altre parole, una cellula staminale è come una cellula bambina che non ha ancora deciso cosa fare da grande.

Ma, superata la fase dell’“adolescenza”, la cellula staminale si specializza in un tipo di cellula ben definito, attraverso un processo chiamato differenziamento. In un certo senso, la cellula decide “cosa farà da grande”, ovvero sceglie il suo ruolo nell’organismo.CELLULE STAMINALI: una scommessa contro il tempoCARATTERISTICHE FONDAMENTALI DI UNA CELLULA STAMINALE

Come le radici di una pianta, le cellule staminali alimentano la vita grazie a due fondamentali proprietà: la capacità di autorinnovarsi, per cui c’è sempre una riserva di staminali a disposizione (come in qualsiasi stagione l’albero ha le radici anche se ha perso rami, foglie o non ha fiori e frutti) e la capacità di specializzarsi in tutti i tipi cellulari di cui è costituito l’organismo. Sono queste le due caratteristiche essenziali per poter definire una cellula staminale e che le distinguono dagli altri tipi di cellule. Cerchiamo di capire meglio cosa significa ciascuna di queste singolari qualità.

Primo, le cellule staminali sono capaci di autorinnovarsi, ovvero rinnovare se stesse attraverso la divisione cellulare, a volte dopo lunghi periodi di inattività detti di latenza o dormienza. La capacità di auto-rinnovamento implica il fatto che almeno una delle due cellule che si originano in seguito alla divisione cellulare, debba restare staminale. Vediamo meglio. Quando una cellula staminale si divide, ogni cellula figlia ha due possibilità: o rimanere staminale oppure diventare una cellula con una funzione specializzata. Se entrambe le cellule figlie si specializzassero, assumendo cioè un ruolo ben preciso nell’organismo, il serbatoio di cellule staminali si esaurirebbe in breve tempo. Per spiegare queste due possibilità, gli scienziati parlano di due tipi di divisione cellulare per le staminali: divisione simmetrica e asimmetrica. Nel primo caso, da una cellula staminale originano due cellule staminali; nel secondo caso, una delle due cellule resta staminale mentre l’altra inizia un processo di differenziazione, che attraverso diversi stadi di maturazione per cui si parla di progenitori e poi di precursori cellulari, diventa “adulta”, ossia una cosiddetta cellula somatica.

La seconda caratteristica fondamentale che contraddistingue le cellule staminali è la loro capacità di specializzarsi, di diventare cioè cellule di tessuti o di organi specifici con funzioni particolari. Questa proprietà è detta potenza e può essere presente a diversi livelli: il livello massimo è la totipotenza, per cui una singola cellula staminale può dare origine ad un intero organismo; i livelli intermedi sono detti pluripotenza e multipotenza, se la cellula può specializzarsi rispettivamente in tutti o in alcuni dei tipi di cellula che costituiscono l’organismo; il livello minimo è detto di unipotenza, per cui la cellula può trasformarsi in una sola specie cellulare tipica di un tessuto. Facciamo qualche esempio per capire meglio questi concetti e per individuare nell’organismo ognuna delle tipologie di cellule staminali descritte.

QUANDO LE CELLULE STAMINALI DIVENTANO CATTIVE: LE CELLULE STAMINALI TUMORALI

Le cellule staminali del nostro corpo si occupano di rinnovare costantemente i tessuti e/o di rigenerarli in caso di danni. Allo stesso modo, le cellule staminali del cancro potrebbero produrre continuamente le cellule tumorali e rigenerare il tumore dopo che questo ha subìto un danno, per esempio in seguito alla chemioterapia.

Queste ipotesi hanno stimolato negli anni ’90 gli scienziati a cercare l’esistenza di cellule staminali nei tumori. Le prime cellule staminali tumorali sono state scoperte nei tumori del sangue (leucemie) e sono state riconosciute per la loro caratteristica di ricreare la leucemia umana nei topi da laboratorio (1).

CELLULE STAMINALI TUMORALI

Sono delle cellule presenti solitamente in piccola quantità all’interno di un tumore, che hanno tre principali caratteristiche:

  1. sono indispensabili per la crescita del tumore perché generano tutte le altre cellule tumorali.
  2. sono molto resistenti ai farmaci antitumorali: spesso sopravvivono alla chemioterapia e riformano il tumore dopo mesi o anni.
  3. sono responsabili della formazione di metastasi, cioè della disseminazione del tumore in altre parti del corpo.

Se le cellule staminali tumorali sono le “madri” di tutte le cellule che compongono il tumore, solo distruggendole si potrà eliminare definitivamente il tumore stesso e curare il paziente. Viceversa, se la terapia non riuscirà ad eliminare le cellule staminali tumorali ma solo le cellule tumorali figlie, il tumore prima o poi si riformerà. Le cellule staminali tumorali rappresentano quindi il primo bersaglio da colpire nella lotta contro il tumore. Purtroppo le staminali tumorali sono particolarmente resistenti sia alla chemioterapia che alla radioterapia. Questo è probabilmente il motivo per cui molti tumori, dopo un’iniziale risposta alle terapie (durante la quale vengono eliminate solo le cellule tumorali figlie ma le staminali rimangono intatte) ricominciano a crescere e prendono il sopravvento.

L’importanza delle staminali tumorali è fondamentale anche per la loro capacità di formare metastasi, che sono degli avamposti del tumore che si formano in altre zone del corpo. Infatti, il 90% dei malati di cancro muore proprio a causa delle metastasi, che si formano negli organi vitali (come i polmoni, il fegato, il midollo osseo) e ne compromettono le funzioni. Dei nuovi farmaci in grado di eliminare le cellule staminali tumorali potrebbero eliminare le metastasi o impedirne la formazione, permettendo così di guarire molti tipi di tumore finora incurabili.

Le cellule staminali delle leucemie si sono rivelate molto simili alle cellule staminali del sangue presenti nelle persone sane. La somiglianza fra le cellule staminali tumorali e le cellule staminali normali è stata osservata anche in altri tumori, come quelli dell’intestino e del cervello. Da queste osservazioni è nata l’ipotesi più semplice sull’origine delle cellule staminali tumorali: le staminali di un tumore derivano dalle staminali del tessuto stesso in cui il tumore si è sviluppato. Per esempio, le staminali del tumore alla mammella derivano dalle cellule staminali normali della mammella che sono andate incontro a un processo di mutazione o di trasformazione maligna. In seguito è stato visto che le staminali tumorali possono derivare anche da una categoria di cellule chiamate progenitori. Questi sono i primi discendenti delle cellule staminali e possiedono una grande capacità di dividersi ma – contrariamente alle staminali – dopo un certo tempo muoiono. Se una cellula progenitrice va incontro a trasformazione maligna può acquisire l’immortalità e diventare a tutti gli effetti una cellula staminale tumorale.

A prima vista una cellula staminale tumorale non è diversa da qualsiasi altro tipo di cellula: ha un nucleo che contiene il materiale genetico e un citoplasma, che circonda il nucleo e ospita tutte le attività quotidiane della cellula: trasformare i nutrienti in energia per le varie attività cellulari, costruire nuovi componenti per la struttura della cellula ed eliminare quelli vecchi. Il citoplasma a sua volta è rivestito da una membrana, che delimita la cellula e fa da supporto per una miriade di scambi fra l’interno e l’esterno della cellula stessa. In particolare, le cellule staminali tumorali sono piuttosto simili alle cellule staminali normali: hanno una forma tondeggiante e un aspetto abbastanza anonimo, mentre le cellule tumorali specializzate hanno forme diverse a seconda del tessuto in cui si è sviluppato il tumore. Una particolarità delle cellule staminali tumorali è la tendenza, quando sono tenute in provetta, a formare delle sfere composte da cellule staminali e dalle loro cellule figlie.

Le cellule staminali tumorali sono state trovate in molti – ma non in tutti – i tumori. Le prime ad essere state scoperte sono state le cellule staminali della leucemia mieloide acuta (1997) (1), seguite qualche anno dopo dalle staminali del tumore della mammella (2003) (2) e dei tumori cerebrali (2003) (3). La scoperta delle staminali nei tumori mammari e cerebrali ha dato il via all’identificazione di staminali in molti altri tumori solidi: nel 2007 sono state scoperte le staminali nei tumori dell’intestino, del pancreas, della testa/collo, seguite negli anni successivi dalle staminali del tumore alla prostata, del polmone, della tiroide, dello stomaco, del rene, dell’ovaio e della vescica.

La scoperta delle cellule staminali di melanoma merita un accenno a parte: sebbene sia stata annunciata nel 2005, negli anni successivi sono stati fatti altri annunci contraddittori da parte di gruppi di ricerca diversi. Infine, nel 2008, il colpo di scena: le scoperte precedenti sono state smentite e le cellule staminali del melanoma sono state descritte come cellule molto numerose all’interno del tumore (fino a un quarto della massa totale) e molto elusive, che non potevano essere riconosciute in base ad alcuna caratteristica fisica precisa (5).

L’Italia è stata all’avanguardia nella scoperta delle cellule staminali tumorali, con il ritrovamento delle staminali dei tumori del colon (Figura 10) e del polmone effettuata dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità con il sostegno dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) (6, 7). Ricercatori dell’Università di Palermo (vedi Appendice B) hanno recentemente scoperto le cellule staminali nei tumori della tiroide (8).CELLULE STAMINALI: una scommessa contro il tempoIL CODICE DELLA VITA E LA RIPROGRAMMAZIONE CELLULARE

Negli ultimi decenni, la ricerca sul cancro ha fatto passi da gigante, ma la malattia resta una delle principali cause di morte nel mondo. Una delle aree più affascinanti e promettenti della ricerca oncologica è quella che coinvolge le cellule staminali e la riprogrammazione delle cellule tumorali. Tra i pionieri di questo approccio innovativo c’è il dott. Pier Mario Biava, medico e ricercatore italiano, che ha proposto una teoria e un metodo di trattamento fondati sulla possibilità di riprogrammare le cellule tumorali, riportandole a uno stato normale attraverso l’uso di specifici fattori epigenetici derivati da cellule staminali embrionali.

Il dott. Pier Mario Biava, a partire dagli anni ’80, ha ipotizzato che la progressione tumorale non sia dovuta esclusivamente a mutazioni genetiche irreversibili, ma che possa essere fortemente influenzata da segnali epigenetici, cioè da modificazioni nell’espressione genica non legate alla sequenza del DNA.

Il cuore della scoperta: fattori di differenziazione embrionali

Biava ha scoperto che estratti di cellule staminali embrionali, prelevati in precise fasi dello sviluppo embrionale (soprattutto nei primi stadi della gastrulazione), contengono fattori di regolazione in grado di indurre la differenziazione di cellule tumorali e bloccarne la proliferazione.

Secondo i suoi studi:

  • Le cellule tumorali non sono irreversibilmente mutate, ma si trovano in uno stato di dedifferenziazione patologica.
  • I segnali provenienti da ambienti sani e ordinati, come quelli embrionali, possono “rieducare” le cellule tumorali, facendo ripartire i programmi di differenziazione corretti.

Biava ha collaborato con aziende biotecnologiche per sviluppare formulazioni a base di fattori di differenziazione, utilizzate come integratori alimentari di supporto a terapie oncologiche tradizionali o in protocolli di prevenzione (Synchro-levels®).

Sebbene non si tratti di farmaci riconosciuti per la cura del cancro, alcuni pazienti oncologici hanno riportato benefici, soprattutto in termini di:

  • Miglioramento della qualità della vita
  • Aumento della risposta immunitaria
  • Riduzione degli effetti collaterali di chemio e radioterapia

La ricerca del dott. Pier Mario Biava apre una nuova visione del cancro, non solo come una malattia da “distruggere”, ma come un errore di programmazione che può, potenzialmente, essere corretto. La sua teoria rappresenta un ponte tra epigenetica, medicina rigenerativa e oncologia, offrendo un approccio più “gentile” e forse più naturale per affrontare una delle sfide più grandi della medicina contemporanea.

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Riferimenti bibliografici

  1. Bonnet D, Dick JE. Human acute myeloid leukemia is organized as a hierarchy that originates from a primitive hematopoietic cell. Nature Medicine 1997;3(7):730-7.
  2. Al-Hajj M, Wicha MS, Benito-Hernandez A, et al. Prospective identifi cation of tumorigenic breast cancer cells. Proceedings of the National Academy of Sciences USA 2003;100(7):3983-8.
  3. Singh SK, Hawkins C, Clarke ID, et al. Identifi cation of a cancer stem cell in human brain tumors. Cancer Research 2003;432(7015):5821-8.
  4. Alison MR, Lim SM, Nicholson LJ. Cancer stem cells: problems for therapy? Journal of Pathology 2011;223(2):147-61.
  5. Quintana E, Shackleton M, Sabel MS, et al. Effi cient tumour formation by single human melanoma cells. Nature 2008;456(7222):593-8.
  6. Ricci-Vitiani L, Lombardi DG, Pilozzi E, et al. Identifi cation and expansion of human coloncancer-initiating cells. Nature 2007;445(7123):111-5.
  7. Eramo A, Lotti F, Sette G, et al. Identifi cation and expansion of the tumorigenic lung cancer stem cell population. Cell Death and Differentiation 2008;15(3):504-14.
  8. Todaro M, Iovino F, Eterno V, et al. Tumorigenic and metastatic activity of human thyroid cancer stem cells. Cancer Research 2010;70(21):8874-85.