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Mysa è un soffice tappetino rivestito di speciali punte che, sfruttando le innumerevoli proprietà terapeutiche dell’agopressione cutanea e della reflessologia, ti può aiutare ad alleviare: stress, tensioni muscolari a collo, spalle e schiena, problemi del sonno, problemi circolatori, spossatezza, mancanza di energia, tensioni nella zona cervicale e lombare…Molti si sdraiano per qualche minuto sul tappetino chiodato Mysa semplicemente per regalarsi piacevolissimi attimi di relax, per sciogliere tensioni mentali e fisiche, e per dedicarsi per un po’ solo a se’ stessi…

Secondo i dettami dell’ Agopressione Cutanea, le punte di materiale rigorosamente atossico ed anallergico, a contatto della schiena nuda, già dopo pochi minuti stimolerebbero il sistema nervoso ( agiscono quindi come stimolatori con azione propriocettiva, ovvero stimolante del sistema neuro-motorio) inviando impulsi a livello spinale, fino al cervello, attivando la produzione di endorfina e di ossitocina.

Le endorfine sono chiamate anche “l’ormone della felicità”, in quanto bloccano gli impulsi del dolore producendo un senso di benessere. (diminuzione di dolori muscolari, al collo, cervicale ed alle articolazioni)
L’ossitocina è invece ” l’ormone dell’amore e della serenità”, in quanto regala un diffuso senso di tranquillità, nonché leggera sonnolenza ( contro stress, spossatezza e problemi nell’ addormentarsi)

Altri effetti da molti riscontrati sono lo e stimolo della circolazione sanguigna e linfatica, con relativo maggiore rifornimento di ossigeno ai muscoli ed agli organi. (problemi circolatori, cellulite, etc.).

MYSA SEMPRE CON TE
SE STAI CON MYSA, STAI BENE!

 

Cosa accade quando ci si sdraia sul tappetino Mysa

15 minuti: L’effetto di ago-pressione cutanea delle punte sul corpo stimola il rilascio di ossitocina ed endorfina.

20 – 30 minuti: I livelli di stress nel corpo diminuiscono, il sonno viene conciliato, si sciolgono le tensioni di mente e corpo, inoltre migliora la circolazione sanguigna ed il sistema linfatico.

Oltre i 45 minuti: Effetto Analgesico: A questo punto si potrebbero iniziare a riscontrare benefici di tipo analgesico, tipici dell’acupressione. Molti avvertono già un sollievo dal dolore, il metabolismo aumenta, e già le infiammazioni potrebbero iniziare a diminuire.

Un successo semplicemente impressionante tra gli utilizzatori, solo ora si tenta di spiegare scientificamente.

Cerchiamo ora di spiegare cosa c’è dietro agli effetti benefici che migliaia di appassionati hanno riscontrato nell’utilizzo dei nostri materassini e cuscini Mysa.

Tutto e’ iniziato circa sei anni fa’, dalla “riscoperta” del tappetino per agopressione come era stato concepito decenni addietro dal Russo Ivan Kuznetzov, seguito dalla creazione di una versione “Svedese”, con nuovi materiali e nuovo design delle punte.

Ed ecco poi l’evoluzione finale, con i nuovi Tappetini chiodati Mysa, che ne ha ottimizzato i benefici tramite un esclusivo design delle punte, una scelta oculata dei materiali, nuove forme, e l’abbinamento con altre terapie naturali, per dinamizzarne i benefici, rispetto agli altri modelli ormai “fermi” alla versione del 2006.

Risultato: un successo ancora più strepitoso, che ha stimolato un enorme interesse da parte degli operatori del settore, dai medici agli esperti in terapie naturali. Diverse scuole e cliniche stanno finalmente cercando di dare una spiegazione di carattere medico / scientifico al fenomeno mondiale “Spikemat”. Dopo spiegazioni che vanno dal placebo, ad un potente “Gate Effect”, allo stimolo dei meridiani, fino ai benefici tipici della Reflessologia, ora alcune cliniche, Università autorevoli ed Importanti ricercatori ne stanno cercando di capire le cause, ed in questo periodo stanno finalmente uscendo i primi studi indipendenti e test universitari.

Bisogna comunque premettere che chi è esperto di Riflessologia, Digitopressione, Agopuntura, Agopressione, o di tutte le altre terapie alternative simili a queste, non appena vede un articolo Mysa, dimostra spesso di capirne i benefici, e poterne comprendere le potenzialità, in modo immediato, e quasi “ovvio”, nella sua semplicità

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Le “lacrime di Chio” ovvero il Masthia di Chio: una resina dalle mille virtù 

Chios è una piccola isola greca situata a poca distanza dalla costa turca,famosa per aver dato i natali a Omero..ma soprattuto per questa resina leggendaria e fascinosa. Si trova solo nel sud dell’isola perchè solo qui il lentisco secerne questo tipo di resina sotto forma di lacrime trasparenti.


La Mastiha: una particolarissima resina prodotto della secrezione del tronco e dei rami del Pistacia lentiscus. L’unicità della mastica risiede nel fatto che solamente a Chios il lentischio ha questo tipo di secrezione. Gli antichi greci la utilizzavano regolarmente.

Citata da Ippocrate, esaltata da Galeno e da Dioscoride, considerato l’iniziatore della farmacologia, alla mastica si attribuivano innumerevoli proprietà benefiche e terapeutiche.

Ippocrate fu uno dei primi a scoprirne le straordinarie proprietà coadiuvanti il buon funzionamento dell’apparato gastrointestinale.

Sia nell’Impero Bizantino, sia in quello ottomano, il commercio di Masthia era monopolio delle corti reali durante l’impero ottomano, la Masthia valeva come l’oro oro e il suo furto veniva punito con pene molto dure sino alla morte.

La mastica di Chios ha ottenuto la Denomiazione di Origine Controllata e viene commercializzata dalla cooperativa dei produttori.

Il mastice e’ un arbusto della famiglia pistacchio, attinente alla resina di lentisco. Viene utilizzato per la pasticceria, confetteria, cosmetici, per l’incenso nel campo delle belle arti e per fare liquori. Ma è meglio conosciuto come una gomma naturale ottenuto da ripetute incisione dei gambi.

Il mastice di Chios è anche riconosciuto da poco come farmaco da parte dell’Unione Europea. A partire dal 2015, è ufficialmente considerato un farmaco naturale, da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Sulla base di ricerche di laboratorio e studi clinici, gli scienziati rivelano che il Mastiha Chios naturale è dotato di particolari proprietà benefiche e terapeutiche con effetti anti-microbiche e anti-infiammatori.

Il comitato per i medicinali a base di piante (HPMC) della EMA hanno votato all’unanimità per l’incorporazione del Mastiha di Chios nella categoria dei farmaci vegetali tradizionali, con due indicazioni terapeutiche per problemi digestivi e contro l’infiammazione della pelle.

Per la medicina tradizionale mediterranea il mastice, di natura calda e secca, di virtù astringente, era utile alla tosse e allo stomaco; si masticava per rassodare le gengive.

Per la medicina araba mastaka eccitava l’appetito e calmava il dolore delle gengive, calmava la dispnea, risolveva gli umori dello stomaco. Avicenna scriveva che a causa della sua leggera virtù disseccante dissolveva la flemma e a causa della sua virtù astringente era utile nelle infiammazioni degli organi digestivi.

La medicina ayurvedica utilizza le galle di un albero apparentato, Pistacia integerrima, nei sintomi respiratori e nella diarrea.

Alcuni studi scientifici 
hanno evidenziato l’attività protettiva e antisecretiva del mastice sulle pareti dello stomaco. Altri studi ne hanno rilevato l’effetto antibatterico sull’ Helycobacter. 

Il  mastice di Chios ( Pistacia lentiscus var. Chia) è un agente antimicrobico naturale che ha trovato ampio uso in prodotti farmaceutici e come integratore alimentare.

  1. Ha proprietà antibatteriche e anti infiammatorie
  2. Cura le infiammazioni del cavo orale, è un antisettico e profumatore dell’alito, previene la formazione della placca dentale
  3. Agisce come un immunostimolante
  4. Il rimedio naturale più efficace contro il bruciore di stomaco, ulcera gastrica, reflusso gastroefageo
  5. Combatte il batterio “Helicobacter pylori” che causa acidità di stomaco e ben più gravi problemi allo stomaco
  6. Protegge le cellule dello stomaco da ulcere e gastriti
  7. Ha ottime proprietà fungicide
  8. Migliora l’efficacia di un trattamento classico antibiotico
  9. Ha proprietà antidiarroiche
  10. Ricco di antiossidanti, può essere utilizzato sulla pelle contro l’acne e per la sua purificazione
  11. Ha proprietà antisettiche e cicatrizzanti

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Ormai ci siamo, manca pochissimo alla prova costume. Maggio è il mese in cui molti di noi iniziano a trascorrere qualche weekend al mare e, se il clima lo permette, a prendere il sole in costume. È già il momento per qualcuno di sfoggiare i risultati dell’attività sportiva invernale. Ormai la parte più importante di preparazione è stata fatta, ma si può ancora intervenire con un allenamento più mirato, un’alimentazione più sana ed equilibrata e dei prodotti di bellezza più concentrati e a forte impatto. L’unione di questi tre elementi può aiutare ad arrivare alle vacanze estive con un corpo perfetto.

Con l’avvento della primavera, molti di noi iniziano a pensare come rimettersi in forma per l’estate. Inutile dire che, in condizioni di sovrappeso, il tempo a disposizione è totalmente insufficiente. Solo per questioni di salute tuttavia, ogni “scusa” è buona per iniziare a buttare giù qualche chilo e per migliorare lo stato di forma fisica.

Durante l’inverno è comune concedersi qualche vizietto alimentare in più: niente che un maglione un po’ più largo non possa nascondere; ma con l’arrivo dell’estate è facile sentirsi insicuri e lasciarsi intimorire da un abito più corto.

Come spesso i nutrizionisti tengono a precisare: non esiste la bacchetta magica che ci dona il corpo dei sogni in poco tempo e senza il minimo sforzo. Questo significa che diete miracolose dallo slogan “perdi 7 kg in 10 giorni” non fanno altro che alimentare false speranze, e se mai riuscissero a farci perdere peso, sarebbe tutto peso di “massa magra” che verrebbe riacquistato (con gli interessi) nel momento in cui la dieta verrà meno.

Non esistono neanche beveroni miracolosi: acqua tiepida e limone al mattino a digiuno può aiutare la motilità intestinale, ma non aiuta la perdita di peso, soprattutto di grasso.

La prova costume

ALIMENTAZIONE

Spesso i kg di troppo che si accumulano durante l’inverno, sono dovuti ad una vita più sedentaria, ma anche all’assunzione di cibi calorici e ad un’alimentazione poco controllata. Per questo la prima cosa da fare è cambiare le nostre abitudini alimentari.

– Bere tanta acqua per idratarsi e depurarsi dalle tossine. Questa è l’arma migliore contro la cellulite ed è utilissima per sgonfiare l’addome;
– Non bere bibite gassate, zuccherate e alcoliche. Piuttosto meglio optare per le centrifughe di frutta o verdura;
– Bere tisane specifiche per sgonfiare la pancia e detossinare;
– Evitare cibi grassi e fritti;
– Limitare anche tutti i cibi lievitati come pizza e pasta. Non significa eliminare i carboidrati ma è meglio preferire quelli a più basso indice glicemico come la farina di grano saraceno, mais e riso o cereali quali il farro e la quinoa, ottimi anche per delle insalatone;
– Tra le verdure meglio evitare le patate che tendono a favorire i gonfiori alla pancia;
– Mangiare molte fibre, questa è la parola magica per una pancia piatta. Abbinati a tanta acqua, depureranno l’organismo;
– Per condire limitare l’utilizzo di sale classico, usare piuttosto il sale rosa dell’himalaya, l’aceto e le spezie come la curcuma.

ALLENAMENTO

All’alimentazione va ovviamente associato un allenamento costante, ora più che mai focalizzato su dimagrimento e tonificazione. Per ottenere questi due risultati il modo migliore è quello di svolgere dei circuiti di esercizi che uniscano il lavoro aerobico a quello di forza, attivando il metabolismo e migliorando la forma fisica in molto meno tempo rispetto a molti altri tipi di discipline.

Da sempre l’uomo trova i suoi rimedi nella natura che lo circonda. Oggi i laboratori scoprono il perché di alcuni risultati terapeutici che prima venivano visti con curiosità o banale diffidenza 

Da migliaia di anni gli scritti di medicina parlano della bontà della lumaca.

E’ utilizzata come base nell’elaborazione di pomate e creme per trattare ulcere della pelle e sciroppi per la tosse, poiché ricostruiscono l’epitelio danneggiato della laringe e dei bronchi. La mucosa che la lumaca lascia al suo passaggio e con la quale ricostruisce la sua chiocciola ha delle qualità uniche perché contiene in maniera naturale componenti che sono usati da anni per l’elaborazione di creme per la cura della pelle come: collagene, allantoina, elastina, vitamine A, C, E, l’acido glicolico e un antibiotico naturale con potere disinfettante

La specie Helix aspersa è un mollusco gasteropode terrestre chiamato comunemente chiocciola o anche, impropriamente, lumaca. Risulta essere la specie più diffusa in Italia per la sua resistenza e per la capacità di adattamento ma soprattutto per la sua prolificità. Il diametro della sua conchiglia non supera i 35 mm. ed il suo peso può raggiungere i 15 gr. Si trascina con il piede ed usa una bava argentea come lubrificante per evitare di ferirsi. Le secrezioni della chiocciola servono anche a formare l’epifragma nel momento in cui l’animale si ritira nel guscio.

Proprietà della bava di lumaca 

E’ una delle sostanze migliori per la cura e la rigenerazione della pelle, contiene antiossidanti capaci di rallentare il processo dell’invecchiamento eliminando i radicali liberi e il suo contenuto in proteine è indispensabile per ridare all’epidermide un aspetto sano, giovane e tonico.

È ricca di vitamine, riduce l’infiammazione e favorisce l’abbronzatura garantendo l’idratazione della pelle. Riduce le infezioni virali o batteriche facendo da barriera protettiva contro gli agenti patogeni che si insinuano sulla superficie o nei pori della pelle.

Migliora l’elasticità e gli inestetismi, cura l’acne, le cicatrici, le smagliature e le scottature.

Questa secrezione è stata oggetto di numerosi esperimenti e le sue proprietà sono state riconosciute dopo la tragedia di Chernobyl, le lumache sono gli unici animali a non aver riportato mutamenti genetici come conseguenza delle radiazioni grazie proprio alla loro bava. Oggi questa sostanza è in commercio in 30 paesi.

Alcune delle proprietà correlate alla composizione della bava di lumaca sono strettamente correlate alla sua funzione primaria, che accomuna Helix aspersa agli altri gasteropodi: la locomozione avviene attraverso lo ”scorrimento” su superfici scabrose, e la ricchezza della bava in mucopolisaccaridi e’ giustificata in prima istanza dalle funzionalita’ meccaniche necessarie alla locomozione e alla difesa (capacità di rimanere fortemente aggrappata a superfici verticali nascosta nel guscio). A tal riguardo sono stati avanzati studi sulla composizione amminoacidica e sulla variabilità dei mucopolisaccaridi nel passaggio da gel scorrevole a gel adesivo, in entrambi i casi allo scopo di valutarne possibili impieghi industriali.

Ma lo scorrimento costante della lumaca su superfici dure giustifica la contemporanea funzionalita’ ristrutturante della bava necessaria alla riparazione dei tessuti della stessa lumaca, confermata da studi analitici afferenti la composizione (allantoina, amminoacidi, collagene ed elastina) e da studi clinici inerenti la funzionalità ristrutturante la cute e antibiotiche nei confronti dei principali patogeni cutanei.

Fra le caratteristiche che distinguono l”Helix aspersa dagli altri organismi troviamo poi un”anomala resistenza a potenti inquinanti, come i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici, tale da costituire un metodo di sorveglianza dell”inquinamento, dal momento che tali sostanze non ne influenzano la sopravvivenza e la riproducibilità. Inoltre e’ stata posta in evidenza una spiccata capacità di modulare la composizione proteica e di antiossidanti necessaria a preservare i tessuti e di sopravvivere al congelamento (fino al 40% del tessuto corporeo congelato).

Nell”ambito di sostanze di derivazione naturale, in linea generale e’ identificabile una correlazione diretta (e ben nota) fra le ostilità ambientali e la produzione endogena da parte degli organismi di sostanze e strutture ”difensive” che costituiscono la base pregiata di molti composti estratti (polifenoliche e antiossidanti).

I primi studi sulla composizione amminoacidica del collagene presente nella bava di Helix aspersa risalgono al 1959, quando venne identificata la prevalenza di Glicina e Prolina, oltre a quantità rilevanti di Idrossiprolina e Acido Glutammico.
I dati sulle caratteristiche metaboliche e istologiche della Helix aspersa, oltre a supportare e a chiarire gran parte delle pregiate proprietà dermatologiche rilevate, che ne hanno promosso l”uso e lo studio mediante le verifiche cliniche, permettono di considerare il diffuso organismo come un piccolo bioreattore capace di lasciare sul terreno una miscela insospettabile di sostanze pregiate e altamente efficaci.

Farà piacere sapere, infine, che contrariamente al tradizionale allevamento per uso alimentare, l’impiego come ”produttrici di mucopolisaccaridi” prevede il recupero e la purificazione della sola bava prodotta al loro passaggio, evitandone in questo caso il sacrificio.

Proprietà della bava di lumaca...la natura sa sempre qualcosa in più

L’ESTRATTO PROTEICO DI BAVA DI LUMACA:

  • Previene ed elimina le rughe premature.
  • Applicare tutti i giorni mattina e sera anche come sotto trucco con la pelle ben pulita.
  • Elimina le macchie.
  • Combatte le verruche.
  • Combatte l’acne eliminando i batteri che la producono definitamente.
  • Elimina i segni di macchie e bruciature.
  • Riduce notevolmente le cicatrici.
  • Essenziale per prevenire le smagliature in gravidanza.
  • Riduce la cellulite. Massaggiando tutti i giorni con la pelle pulita sopra la parte interessata.
  • Rende invisibili i segni di malattie come la varicella.
  • Raccomandato in trattamenti post-chirurgia per cicatrizzare rapidamente ed evitare formazioni di infezioni.
  • Nei bambini, toglie gli arrossamenti da pannolino.
  • Elimina macchie lasciate dalla gravidanza, lentiggini e altro.
  • Favoloso dopo il sole, rinfresca dando sollievo alla pelle calda…mantenendo l’abbronzatura più a lungo senza macchie. Dopo una giornata di sole ,va usato di notte.
  • Attenua e combatte le vene varicose. Per combattere le vene varicose deve essere spalmata fredda (magari lasciando il gel in frigorifero il giorno prima), le sgonfia alleviandole notevolmente.
  • Aiuta a combattere le emorroidi. Va usata tutti i giorni fredda

Nei prodotti alla bava di lumaca si trovano componenti naturali conosciuti nel mondo della cosmetica come:

  • ALLANTOINA:componente che rigenera e ripara i tessuti, sostituendo le cellule morte per cellule nuove, cancellando cosi in maniera definitiva macchie, cicatrici, segni di varicella ebruciature, oltre a rallentare il processo di invecchiamento cutaneo.COLLAGENE: proteina fondamentale del tessuto della pelle che agisce come idratante e balsamo.
  • ELASTINA: somministra elasticità ai tessuti.
  • ACIDO GLICOLICO: agisce come autentico rinnovatore cellulare, eliminando le cellule morte della cappa esterna della pelle dando vita ad una nuova più tonica e luminosa, effetto peeling.
  • ANTIBIOTICO NATURALE: impedisce la moltiplicazione di batteri che contaminano la pelle.
  • PROTEINE: aiutano nella ossigenazione, l’idratazione e la pigmentazione lasciando la sensazione di una pelle sana e abbronzata.
  • VITAMINA E:antiossidante che protegge, riduce le infiammazioni e agisce come idratante nel tessuto cutaneo.
  • VITAMINA C: aiuta la cicatrizzazione e protegge dai batteri e dalle infezioni di tipo virali.

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La Crema SolfoSalicilica è considerata il caposaldo delle preparazioni galeniche del recente passato. Veniva utilizzata, con successo, per trattare disparate patologie cutanee poi, con l’avvento dei farmaci, è caduta in disuso.

L’utilizzo dell’associazione tra Zolfo e Acido salicilico per trattare molti disturbi della cute ha origini antiche in differenti contesti storici. Oggi, in tempo di rivalutazione dei prodotti naturali, lo zolfo e l’acido salicilico sono tornati protagonisti dei trattamenti dermatologici. Per comprendere in pieno come Zolfo e Acido salicilico possono stare alla pari con i moderni farmaci occorre ripercorrere la loro storia nell’impiego in medicina.

Zolfo: generalità e storia

Plinio nella sua Historia Naturalis ricorda l’importanza dell’uso dello zolfo nei suffumigi per purificare le abitazioni. “Gli usi medicinali dello zolfo sono numerosi e di sommo interesse. Si adopera in molte malattie cutanee applicato in linimento sulla pelle…” (Catullo, Elementi di mineralogia, 1833).
Il corpo umano contiene circa 300 g di Zolfo sotto forma di acidi solforati, cioè più che potassio e sodio presi insieme; la riserva solforata sembra sia relativamente stabile e il rinnovamento minimo (850 mg/giorno).

Lo zolfo è un elemento importante di alcune proteine ed è presente in tutte le cellule. Entra anche nella composizione di diversi ormoni (insulina, glucagone, ormoni ipofisari), di vitamine (tiamina, biotina ecc.), dell’eparina, del coenzima A e della cheratina alla quale conferisce plasticità. Le proteine più ricche di amminoacidi solforati sono quelle dello strato corneo della cute, delle cartilagini, dei tendini. Lo zolfo minerale non viene utilizzato dall’organismo, che lo elimina come tale.Lo zolfo esplica un ruolo di primaria importanza nell’organismo, esercitando azioni fisiologiche multiple. La principale delle quali è la disintossicazione o eliminazione dei prodotti tossici ai quali si lega per neutralizzarli.

Le principali fonti di S sono due amminoacidi solforati, la cistina e la metionina contenuti in quasi tutti gli alimenti proteici. I più ricchi sono le leguminose (fagioli secchi, piselli, lenticchie, fave); il cavolo, il ramolaccio nero, la cipolla, l’aglio, lo scalogno, la senape, l’asparago, il porro, la cipollina; il pesce, la carne e soprattutto il tuorlo d’uovo (165 mg/100 g). Non è ancora determinato il fabbisogno di zolfo del nostro organismo.
Lo zolfo possiede le stesse proprietà delle acque termali sulfuree che favoriscono, il metabolismo generale del rame agendo da catalizzatore. Lo si considera dunque un eccellente complemento delle cure termali.

Crema SolfoSalicilicaInterazione tra Zolfo e Cute

Sono descritte 4 azioni fondamentali dello Zolfo sulla cute:
• Antiseborroica
• Antimicrobica
• Antimicotica
• Esfoliante e cheratolitica

1 – Attività Antiseborroica

L’effetto anti seborroico appare dovuto ad un’azione diretta sulla ghiandola sebacea. Vari studi hanno documentato, mediante l’utilizzo di metodiche di microanalisi a raggi X, la spiccata capacità dello zolfo di penetrare attraverso la cute. Tale capacita risulta inversamente proporzionale al diametro delle particelle elementari. Si ritiene che tale capacità di penetrazione sia dovuta alla trasformazione dello zolfo molecolare in ione sulfidrile (SH-) . Tale capacità di penetrazione risulterà ancora più accentuata per lo zolfo contenuto disciolto nell’acqua termale in quanto esso si trova già in gran parte sotto forma di ìone sulfidrile.

Una conferma dell’azione diretta dello zolfo sulla ghiandola sebacea viene da uno studio condotto utilizzando un isotopo radioattivo (S35). Secondo tale studio nella cute normale lo zolfo penetra in maniera uniforme, raggiunge il derma dopo 16 ore e dopo 24 ore non è più rintracciabile a causa dell’assorbimento sistemico. Nella cute di soggetti acneici, viceversa, lo zolfo, dopo essere penetrato, si concentra nelle ghiandole sebacee, anche mediante una diffusione laterale dal derma adiacente, dove rimane per lungo tempo, risultando dosabile dopo oltre 3 settimane. Il meccanismo d’azione risulta a tutt’oggi sconosciuto.

Lo zolfo è coinvolto nel normale processo di cheratinizzazione, che si esplica fondamentalmente nella condensazione dei gruppi sulfidrilici (SH-) di due frazioni di cisteina in un legame disolfuro (S-S) con formazione di una singola molecola di cistina. E stato dimostrato che a partire dallo strato basale verso il corneo diminuiscono gradualmente i gruppi SH mentre aumentano i ponti S-S.

Un recente lavoro ha confermato la fondamentale importanza rivestita dalla formazione dei ponti disolfuro, non solo nel normale processo di cheratinizzazione, ma altresì nel normale processo di differenziazione delle cellule sebacee. In tale studio è stato dimostrato che i sebociti periferici contengono esclusivamente gruppi sulfidrilici (e sono del tutto assenti i ponti S-S), mentre le cellule sebacee ben differenziate sono ricchissime in legami disolfuro. Tali evidenze confermano la necessità della conversione dei gruppi SH- nei ponti S-S nel normale processo di differenziazione dei sebociti. In tale processo lo zolfo interverrebbe secondo la reazione precedentemente descritta: 2 cisteine + S2 = cistina + H2S

Viene supposto che l’apporto esogeno di idrogeno solforato (H2S) sposti la reazione verso sinistra con rottura delle molecole di cheratina. A livello della ghiandola sebacea la rottura dei ponti disolfuro si tradurrebbe in un rallentamento del processo differenziativo dei sebociti e quindi della secrezione olocrina.

2 – Attività Antimicrobica

Lo Zolfo possiede poi una spiccata attività anti-microbica. Tale proprietà viene ricondotta al forte potere riducente dell’acido sulfidrico il quale tende a trasformarsi nel più stabile solfato secondo la reazione: H2S + 202 = H2S04
Molto probabilmente, una reazione che si verifica con maggiore facilità e frequenza è rappresentata da: 2H2S + 02 = 2SO + H20 con formazione di zolfo allo stato atomico.
Tali reazioni sottraggono l’ossigeno indispensabile alla flora microbica del follicolo pilo-sebaceo con effetto batteriostatico. Inoltre esiste anche un’ azione antibatterica indiretta attraverso l’inibizione della attività lipasica con scissione dei trigliceridi in acidi grassi liberi, specie insaturi, posseduta da alcuni microrganismi. Tale azione è in grado di influenzare qualitativamente la composizione del sebo con diminuzione degli acidi grassi liberi fortemente igroscopici ed in grado di ritardare l’evaporazione.

3 – Attività Antimicotica

L’attività antifungina è attribuita alla formazione di acido pentationico (H2S506) per azione combinata dello zolfo presente nei cheratinociti e di alcuni batteri residenti cutanei. L’acido pentationico ha una potente azione fungicida nei confronti sia dei dermatofiti sia dei lieviti, compreso il genere Pityrosporum.

4 – Azione esfoliante / cheratolitica

La quarta azione è collegata alla proprietà esfoliante e cheratolitica posseduta dallo zolfo. Tale attività si esplica a concentrazioni elevate di zolfo (2-10%) e viene ricondotta ad un effetto di rottura, mediante il meccanismo descritto sopra, delle molecole di cheratina. In alcuni lavori sperimentali sono stati dimostrati evidenti modificazioni istologiche della cute dopo applicazione topica di zolfo, con fenomeni di acantosi seguiti da paracheratosi e dissoluzione del corneo. Tale azione è in diretta relazione con la concentrazione di zolfo applicato.

Acido salicilico: generalità e storia

Le virtù terapeutiche della corteccia del Salice sono note fin dall’antichità. Già negli scritti d’Ippocrate (“Corpus Hippocraticum”, V secolo a.C.), e di Dioscoride e Plinio (nel I secolo d.C.), in modo concorde gli vengono attribuite proprietà febbrifughe ed analgesiche.

Nel medioevo, in occidente, l’utilizzo farmacologico della corteccia del Salice si va progressivamente perdendo. Nello stesso periodo in altri continenti il valore terapeutico del Salice è ben conosciuto. La Scuola Medica Salernitana (dal periodo Normanno, fino alla prima meta del XIII secolo) attribuisce al Salice proprietà antiafrodisiache, specificando che frenava la libidine al punto da impedire il concepimento.

Il Mattioli (medico Senese, vissuto a cavallo fra il XVI ed il XVII secolo) conferma alcune indicazioni terapeutiche della Scuola Salernitana ed aggiunge: “le fronde [del Salice] trite, e bevute con un poco di vino, e di pepe, tolgono i dolori dei fianchi”. Nel 1763 l’attività antifebbrile è “spiegata” nel corso di un meeting della Royal Society inglese dal pastore protestante Edmund Stone come conseguenza dell’habitat del Salice: questa pianta, infatti, cresce in ambienti umidi, dove sono più frequenti le febbri malariche.

Nel 1784 le ipotetiche “virtù” antiafrodisiache sono confermate da Fusanacci che avverte che “il sugo cavato dai rami teneretti …. allontana egregiamente la libidine”.

La svolta storica negli studi sul Salice l’imprime, a sua insaputa, il 20 giugno del 1803 Napoleone Bonaparte, imponendo il blocco all’importazione di qualsiasi merce proveniente dalle colonie inglesi e dall’Inghilterra sul continente. Con tale decisione venne bloccata l’importazione dall’America anche della corteccia di China (originaria dell’America meridionale, un tempo utilizzata, dato l’elevato contenuto in alcaloidi, principalmente come antipiretico) e spinse pertanto la ricerca ad un valido sostituto farmacologico autoctono europeo. Il sostituto più ovvio allora impiegato fu il Salice, per le sue proprietà antifebbrili.

Nel 1828 Buchner (professore della facoltà di Farmacia nell’Università di Monaco) dichiara di aver isolato la Salicina dalla corteccia del Salice. Nel 1829 Leroux (un farmacista francese) riesce, mediante ulteriori precipitazioni, ad ottenere la salicina in forma cristallina pura e ne prova l’effetto antifebbrile.
Nel 1838 Raffaele Piria, illustre chimico nato a Scilla, in Calabria, trasformò per idrolisi la Salicina in acido Salicilico e iviene assimilato all’acido Spirico, estratto in quegli anni sotto forma di olio essenziale, a partire dalla Spirea olmaria, da un altro farmacista di Bema, il Dott. Pangerstecher. Viene poi dimostrato che per idrolisi questo glucoside dal sapore amaro denominato Salicina sviluppa glucosio e Saligenina (alcool Salicilico), il quale è trasformato in acido salicilico in vivo ed in vitro.

Nel 1875 per la prima volta è utilizzato il sale dell’acido salicilico, il Salicilato di Sodio, per trattare le febbri reumatiche. Bussy ottiene un successo inconfutabile nel dimostrare l’efficacia antipiretica del prodotto, ma deve ammettere che nel corso della terapia si sono verificati casi di irritazione del tubo digerente.

Rapidamente sono riconosciuti gli effetti antireumatici (sperimentati su larga scala nel Charitè Hospital di Berlino), uricosurici ed antigottosi.

La richiesta di acido salicilico in questo periodo è talmente elevata da superare le capacità estrattive del principio attivo dal Salice, dall’Olmaria e dalla Gaulteria procumbens, dell’industria farmaceutica del tempo.

Nel 1874 Von Heyden riesce a mettere a punto un metodo di sintesi industriale dell’acido salicilico,abbattendo costi e risolvendo i problemi di reperibilita del prodotto. Il 10 ottobre 1897, un altro giovane farmacista e chimico, Felix Hoffmann, per alleviare le sofferenze reumatiche del padre e per proteggerlo dai ben noti effetti gastrolesivi dell’acido salicilico, sintetizzerà l’acido acetilsalicilico. Hoffmann è un giovane chimico trentenne, assunto in una fabbrica di coloranti a base di anilina. Ciò che spinge il giovane Felix a lavorare sul composto su basi farmacologiche è la sofferenza paterna. In quel periodo la cura utilizzata era il Salicilato di sodio, con i conseguenti effetti collaterali e la sensazione di nausea legata ai forti dosaggi. Per tale ragione, nonostante la fabbrica dove Hoffmann lavora non si occupi di farmaci, ipotizzò una via sintetica per produrre acido acetilsalicilico in forma pura e stabile.

L’idea di acetilare un composto organico naturale per migliorarne la biodisponibilità o la tollerabilità o le virtù farmacologiche non è un’idea originale del dottor Hoffmann. In quegli stessi anni era d’uso comune tentare una simile strada, attraverso la metilazione, l’etilazione o l’acetilazione ed un caso altrettanto famoso è il derivato diacetilato della morfina. La sintesi completa fu realizzata il 10 agosto 1897 e già due anni dopo sono eseguiti dal Prof. Heinrich Dreser (dell’Accademia Medica di Dusseldorfl) studi sull’efficacia terapeutica e sugli effetti collaterali su animali da esperimento, all’interno del Laboratorio di Farmacologia della Bayer. Si può considerare questo il primo lavoro sperimentale compiùto all’interno di un’industria farmaceutica.

Il 6 marzo 1899 l’Aspirina era già un farmaco brevettato.Crema SolfoSalicilicaAcido Salicilico estratto

Il termine “Salice” sembra derivare dal celtico Sullis (vicino all’acqua), perché cresce vicino ai corsi d’acqua e su terreni e boschi umidi, o forse dal latino salio (salire, saltare), perché la velocità di crescita e così elevata da sembrare che “salti” fuori dal terreno.
E un albero dalle foglie lanceolate, può raggiungere in alcuni casi i venti metri d’altezza. I fiori dioici sono raccolti in amenti sottili che sono situati ai lati dei rami più vecchi; il frutto è una capsula bivalve conica, con numerosi semi pelosetti. E originario dell’Europa e dell’Asia, alcune specie dell’America del Nord. La corteccia viene raccolta all’inizio della primavera e dovrebbe contenere, secondo le monografie DAB (Deutsches Arzneibuch, Farmacopea Ufficiale Tedesca, e generalmente seguita da un numero che ne indica l’edizione), non meno dell’1% di salicina totale. I glucosidi fenolici (salicoside o salicina, populina, salicortina, tremulacina, fragilina…), variano dal’1,5% fino a superare l’11%. Per avere valore terapeutico, il contenuto in salicina non dovrebbe scendere al di sotto dell’1%. Alte percentuali di questo glucoside sono contenute nel Salix purpurea (6-8,5%) e nel Salix daphnoides (5-6%), mentre raramente si riscontrano percentuali simili nel Salix alba.

La droga è, come detto, costituita dalla corteccia, che si presenta in frammenti irregolari coriacei ma flessibili, che si sfaldano facilmente. E’ priva di odore, ha sapore amarognolo. Non è possibile distinguere le varie specie di salice nell’esame botanico della corteccia e si renderebbe necessario un esame chimico del contenuto in glucosidi fenolici.

Crema Solfo-Salicilica

Per rendere lo zolfo attivo anche a bassa concentrazione si è scelta la forma colloidale di esso. Lo zolfo colloidale, costituito da particelle, tra 1-100 nm, sospese in una soluzione colloidale, è considerato la forma più attiva di preparazione (Mc Mutry, 1913). Lo zolfo colloidale è stato utilizzato alla concentrazione di 0,5-2% per la terapia topica di acne, eczema e rosacea fin dal 1935 (Miller, 1935).

La crema Solfo-Salicilica come presidio dermatologico moderno

In passato lo zolfo e l’acido salicilico venivano inglobati in unguenti di lanolina o di vaselina e lanolina ma l’applicazione di questi preparati era sgradevole ed inoltre, per l’azione occlusiva dei grassi, anche i risultati non erano brillanti. Oggi zolfo e acido salicilico vengono utilizzati in moderne creme evanescenti prive di vaselina per poterle utilizzare anche nella zona dei capelli e nelle zone molto seborroiche.

La crema SolfoSalicilica moderna è gradevole e molto efficace tuttavia mantiene il caratteristico odore di zolfo, a tipo acqua sulfurea termale. In Dermatologia la crema Solfo-Salicilica è definita la crema poliedrica per i molteplici impieghi dovuti soprattutto alla capacità dello zolfo colloidale di agire quale antiseborroico / cheratolitico / antimicrobico e del potenziamento a vicenda tra zolfo e acido salicilico.

Le indicazioni sono:

  • Dermatiti
  • Micosi
  • Dermatite seborroica
  • Psoriasi del volto e del capillizio
  • Acne pustolosa
  • Acne rosacea
  • Dermatite periorale
  • Pityriasi capitis
  • Crosta lattea
  • Follicoliti da farmaco (cortisone/biologici)
  • Tinea corporis / capitis
  • Intertrigine micotica / piede d’atleta
  • Pityriasi versicolor

La crema Solfo-Salicilica ha permesso di modificare i protocolli di trattamento soprattutto della Dermatite Seborroica, delle Micosi e dell’Acne.

La Dermatite Seborroica ha cause non ben stabilite ma certamente non univoche e la crema Solfo-Salicilica, che svolge attività antiseborroica, riducente, desquamante e antifungina, è il miglior presidio oggi conosciuto.

In pratica viene fatta applicare una volta sola al giorno nelle aree di Dermatite comprese quelle pelose o del capillizio fino a scomparsa della manifestazione clinica. Il vantaggio, rispetto ad altri trattamenti, è la pronta risposta antidermatitica, la mancanza di effetti collaterali e l’assenza di rebound alla sospensione.

Nelle Micosi la crema Solfo-Salicilica possiede il vantaggio, rispetto ai farmaci, della lunga azione antifungina. Infatti lo zolfo e l’acido salicilico una volta penetrati nello strato corneo rimangono attivi per molti giorni. Per questo motivo la crema Solfo-Salicilica viene utilizzata con una applicazione al giorno o anche meno , rendendo più accettabile il trattamento inoltre può essere utilizzata anche come preventivo delle micosi per chi frequenta ambienti pubblici. Come preventivo è sufficiente una applicazione alla settimana nelle aree che si intendono proteggere.

Nell’ acne la crema Solfo-Salicilica agisce da antiseborroica e sterilizzante dei follicoli infiammati pertanto si assiste ad una rapida scomparsa del foruncolo.


L’olio di ARGAN è ricco di acido linoleico, vitamine E e A, preziosi alleati contro l’invecchiamento cutaneo. Possiede inoltre, proprietà cicatrizzanti e protegge la pelle dalle aggressioni esterne neutralizzando i radicali liberi. Consigliato anche per nutrire i capelli devitalizzati, fortificare le unghie, sciogliere le contratture muscolari e nutrire le pelli molto secche.

L’albero dell’Argan (Argania spinosa L.), della famiglia delle Sapotaceae, è una specie endemica che cresce in un’area che rappresenta il 70% della superficie forestale della regione sud-ovest del Marocco.

È un albero unico nel suo genere perché contribuisce alla conservazione del suolo, del pascolo e alla lotta contro l’erosione e la desertificazione, oltre ad essere una fonte di sostentamento e guadagno per la popolazione locale.

In Marocco l’olio di Argan viene utilizzato tradizionalmente per le sue proprietà benefiche per uso alimentare, nella medicina popolare e come cosmetico.

Argan: l'oro del desertoNegli ultimi venti anni diversi studi riportati in letteratura descrivono le sue proprietà in relazione alla composizione chimica e al metodo di produzione. Esso contiene più dell’80% degli acidi grassi insaturi, (linoleico 34%, linolenico 0,1% ed oleico 46%) mentre tra i saturi i componenti maggiori sono palmitico 13% e stearico 5%. È ricco di tocoferoli, tra cui il γ-tocoferolo è quello presente in maggiore quantità, e di flavonoidi, carotenoidi e xantofille, mentre nella frazione insaponificabile sono presenti importanti steroli e triterpeni.

Le analisi effettuate da importanti laboratori scientifici evidenziano che i composti ad azione antiossidante di cui è ricco l’olio d’Argan, oltre agli effetti biologici e ai benefici nutrizionali, gli conferiscono elevata stabilità verso i processi ossidativi e ne spiegano la migliore conservabilità.

L’utilizzo di questo olio vegetale tal quale per applicazioni topiche, mette in luce importanti proprietà dermatologiche e funzionali: rapido assorbimento senza lasciare untuosità, sensazione sulla pelle di morbidezza, levigatezza e setosità.

L’effetto idratante di barriera sulla cute, si mantiene elevato nel tempo, garantendo beneficio e nutrimento alle pelli disidratate. Le proprietà emollienti di questo lipide naturale, lo rendono adatto per la prevenzione del rilassamento cutaneo. Lo studio formulativo infine ha evidenziato che selezionando opportunamente il sistema emulsionante è possibile ottenere creme cosmetiche, contenenti anche alte concentrazioni di olio di Argan, stabili nel tempo.

L’olio di Argan risulta quindi una preziosa materia prima vegetale per lo sviluppo di preparazioni cosmetiche da utilizzare per il viso e per il corpo con funzione idratante, nutriente e anti-età.

Ce lo dicono da anni: il raggi del sole sono nocivi per la pelle. Prendere la tintarella, al mare o in montagna, comporta una serie di rischi come l’eritema solare, e, in casi più gravi, il tumore cutaneo. 

La formazione di un melanoma dipende in particolar modo dal numero di scottature, soprattutto quelle prese durante l’infanzia e l’adolescenza, e non quindi dalla quantità di raggi ultravioletti che assorbe la pelle. La pelle mantiene una traccia delle scottature nel tempo, perché queste apportano dei danni permanenti alla pelle.

Ci sono diversi tipi di raggi nel sole: i raggi visibili (la luce vera e propria), i raggi ultravioletti (UV) e i raggi infrarossi (IR) che portano calore.

Gli UV-A (il 99% degli UV che arriva sulla terra) sono i meno dannosi, ma penetrano comunque negli strati inferiori della pelle e possono renderla meno tonica.
Gli UV-B arrivano in quantità notevolmente minore ma sono più aggressivi, e favoriscono la comparsa di melanomi.
Gli UV-C, sono meno conosciuti, e la loro incidenza sul nostro pianeta è schermata dallo strato di ozono che protegge l’atmosfera. È facile intuire che, dal momento che lo strato di ozono si è assotigliato, anche questi raggi sono diventati una minaccia, perché ancora più potenti degli UV-B.

I raggi infrarossi, impiegati con successo in molti trattamenti medici, non sono nocivi, ma sono responsabili della comparsa delle rughe.

Il 21 maggio 2007 il Ministero della Salute ha reso note, tramite l’agenzia di stampa ADN Kronos le regole fondamentali per limitare i danni provocati dai raggi solari:
1. Un’esposizione eccessiva al sole costituisce un grave rischio per la salute. E’ importante conoscere ed evitare i danni che il sole può provocare. Nessun prodotto filtra tutti i raggi UV (raggi ultravioletti, N.d.R.), ma l’uso di solari appropriati protegge dai rischi del cancro della pelle, evita arrossamenti ed eritemi e previene il foto invecchiamento.

2. E’ importante scegliere e confrontare i solari in base al tipo di pelle (fototipo), di esposizione e luogo (neve, mare, piscina, sabbia, ecc.). Utilizzare prodotti che offrono una protezione sufficiente, chiedendo consiglio, in caso di dubbio, al medico o al farmacista. Porre maggiore attenzione alle radiazioni solari quando si è vicini ad acqua, neve o sabbia.

3. Non esporsi al sole troppo a lungo anche se si utilizza un prodotto per la protezione solare UV-A+UV-B. Nessun prodotto protegge totalmente.

4. Evitare comunque le ore più calde (11.00-15.00) e sostare in un luogo ombreggiato fra le 11.00 e le 13.00, ricordando però che alberi, ombrelloni e tettoie non proteggono completamente dalle radiazioni solari. Controllate l’indice di UV quotidianamente, anche attraverso le pagine delle previsioni del tempo sui giornali: più alto è l’indice, più importante è proteggersi.

5. Cercate di non scottarvi mai. Soprattutto quando il sole è al suo picco è consigliabile indossare una t-shirt, un cappello a falda larga e gli occhiali da sole.

6. Ricordatevi di avere una particolare attenzione per i bambini. Tenere i neonati e i bambini piccoli lontani dalla luce diretta del sole. Proteggeteli sempre utilizzando maglietta e cappello e tenendoli sotto l’ombrellone nelle ore più calde.

7. Applicare il prodotto per la protezione solare prima di ogni esposizione al sole. Il fatto di essere già abbronzati non costituisce una protezione sufficiente.

8. Applicare correttamente una dose sufficiente di crema e rinnovare l’applicazione, specialmente dopo il bagno o essersi asciugati o se si è sudato molto. Non dimenticare di applicare il prodotto solare su tutte le parti del corpo esposte al sole. Per essere efficaci i solari devono essere applicati correttamente e in quantità adeguata (normalmente 35 grammi di solare per tutto il corpo, ossia circa sei cucchiaini da te di prodotto).

9. Proteggete la pelle anche durante il bagno in mare o in piscina perché i raggi ultravioletti agiscono anche quando siete in acqua.

10. Utilizzare prodotti che proteggono sia dai raggi UVA che UVB. Usare prodotti solari che offrono almeno una protezione “media”, ossia un SPF (Fattore di protezione solare) di 15, 20 o 25.Al sole con prudenzaPrepararsi all’abbronzatura 
Così come esistono diversi tipi di pelle (normale, secca, grassa e mista), la cute può avere reazioni diverse ai raggi del sole, a seconda del fototipo.
Il fototipo è una questione di genetica, e dipende dalla quantità e dalla qualità di melanina dal colore della pelle (chiara/scura), il colore dei capelli, dalla reazione al sole e dall’abbronzatura che si ottiene.

Esistono sei fototipi: 
Fototipo I. Carnagione molto chiara, generalmente con efelidi, capelli biondi o rossi, occhi chiari. È il tipo di pelle più sensibile, quella che reagisce maggiormente ai raggi ultravioletti e che corre più rischi di eritemi e danni permanenti. Per i soggetti con questo tipo di pelle è difficile abbronzarsi.
Fototipo II. Carnagione chiara, spesso con efelidi, capelli biondo scuro o castano chiaro, occhi chiari. È un tipo di pelle delicato, predisposto alla scottatura. L’abbronzatura è lieve, di colore dorato.
Fototipo III. Il fototipo più comune, carnagione bruno-chiara, capelli castani, occhi chiari o scuri. I colpi di sole possono causare scottature a questo tipo di pelle. La pelle si abbronza in modo omogeneo.
Fototipo IV. Carnagione olivastra o scura, capelli castano scuro o neri, occhi scuri. È una pelle poco sensibile ai colpi di sole, e l’abbronzatura risulta intensa.
Fototipo V. Carnagione bruno-olivastra, capelli neri, occhi scuri. Questa pelle non reagisce al sole e l’esposizione ai raggi solari lascia un’abbronzatura molto intensa.
Fototipo VI. Carnagione e capelli neri, occhi scuri. L’esposizione al sole non causa eritemi e non varia il colore di questo tipo di pelle.

Per affrontare al meglio il primo sole, le parole d’ordine sono tre: esfoliare, idratare e stimolare la pelle dall’interno, aumentandone le difese.

Prima di tutto occorre un buon esfoliante, due volte alla settimana, che libera l’epidermide da impurità e cellule morte, rendendola più ricettiva nei confronti dei trattamenti successivi e dei raggi solari; il trattamento va ripetuto prima dell’estate: una pelle ben esfoliata, infatti, garantisce colorito luminoso e un’abbronzatura uniforme e duratura. Ma non solo. Una pelle ben idratata si abbronza più in fretta: perciò, dopo il bagno o la doccia, è necessario stendere una crema – idratante, per chi ha la pelle normale, nutriente, per pelli secche – , che aiuta anche a combattere l’inaridimento e la desquamazione, mantenendo la cute morbida e luminosa. Infine, una settimana prima di esporsi al sole, si possono utilizzare prodotti acceleratori dell’abbronzatura che stimolano dall’interno le cellule produttrici di melanina, il pigmento cutaneo che difende la pelle schermando le radiazioni ed è responsabile della tintarella.

Un’alimentazione corretta è il modo più semplice ed efficace per rafforzare l’epidermide e prepararla ad affrontare gli strapazzi dell’abbronzatura. E in questo senso alcuni cibi sono più indicati di altri. I migliori sono quelli ad alto contenuto di vitamine A, C ed E, che hanno proprietà antiossidanti e contrastano l’azione nociva dei radicali liberi. Ottimi cereali, kiwi, agrumi, finocchi, verdure a foglia larga e oli vegetali, questi ultimi ricchi anche di acido linoleico che aiuta a mantenere integro il manto idrolipidico cutaneo.

E per accelerare la tintarella, non far mancare in tavola alimenti ricchi di beta-carotene, il precursore della vitamina A che regola la produzione di melanina, ma serve anche a mantenere la funzionalità dell’epidermide e a riparare le cellule danneggiate. Lo si trova in quantità nel burro, nel tuorlo d’uovo e in tutta la frutta e i vegetali di colore giallo, arancio, rosso e verde scuro, per esempio albicocche, meloni, carote, peperoni e broccoli. Fondamentale anche bere molto: almeno due litri di acqua al giorno, per purificarsi e smaltire le tossine, ma anche per combattere l’azione dei raggi UVA, che disidratano la pelle in profondità.

Per chi non ama frutta e verdura e per potenziare gli effetti benefici della dieta possono essere di grande aiuto integratori specifici, a base di beta-carotene e vitamine antiossidanti. Sono prodotti dietetici (in capsule o in bustine) o per uso topico che favoriscono ulteriormente l’abbronzatura e riducono il rischio di eritemi e scottature prevenendo l’invecchiamento cutaneo. In genere vanno presi un mese prima dell’esposizione al sole, continuando per le 2-4 settimane successive, e sono indicati per chiunque, ma particolarmente utili per chi si scotta facilmente e ha la pelle molto delicata, proprio perché aiutano a rinforzarne le difese.

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Il Sangre de Drago viene impiegato da secoli nella foresta Amazzonica come cicatrizzante ed emostatico tanto per via esterna ed interna. Le sue proprietà colpirono subito i coloni spagnoli che lo considerarono una dimostrazione di quella “teoria delle signature”, allora tanto in voga in Europa, per la quale un prodotto naturale simile al sangue doveva avere necessariamente un’azione ematica.

Il “Sangre de Drago” contiene al suo interno tre componenti, farmacologicamente attive. Un frazione alcaloidea, tra cui predomina senza dubbio la taspina, ad attività citotossica (naturalmente in vitro) nei confronti delle cellule V-79 (Itokawa et al. 1991) e KB (Chen et al. 1994) e ad azione antinfiammatoria in alcuni modelli animali.

Per il momento è stata studiata nei test dell’edema da carragenina nella zampa di ratto, in quello del granuloma indotto da una pallina di cotone e in quello della poliartrite da adiuvante (Persinos Perdue et al. 1979) L’azione principale della taspina sembra comunque consistere nella sua capacità di richiamare i fibroblasti, le cellule più importanti nel processo di cicatrizzazione, quelle che producono il neotessuto. Il Sangre de Drago è, infatti, soprattutto un cicatrizzante.

* Sangre de Drago- RENACO (standardizzato in taspina all’1%)

A questo riguardo il Sangre de Drago contiene due altri tipi di sostanze: le proantocianidine, che gli conferiscono l’impressionante velocità di cicatrizzazione, che costituiscono circa il 90% del peso secco (Cai et al. 1991) e una frazione costituita da lignani diterpenici, ad azione parzialmente simile a quella della taspina (Cai et al. 1993, Pieters et al. 1993).

Sangre de Drago: il cicatrizzante esterno
Le sostanze senza dubbio più importanti sembrano essere le proantocianidine. La loro complessa conformazione stereochimica provoca, infatti, una precipitazione delle proteine seriche: questa sembra essere dovuta principalmente a un’azione fisica piuttosto che chimica. Ne consegue la formazione di una crosta resistente in meno di 24 ore (Pieters et al 1995). La successiva azione cicatrizzante (formazione di neotessuto) sembra invece essere imputabile soprattutto alla taspina, che alcuni considerano il vero e proprio principio attivo del Sangre de Drago (Vaisberg 1989). Alla luce dei dati più recenti sembrerebbe che l’azione degli alcaloidi consista soprattutto nel richiamo dei fibroblasti e possa influenzare la capacità di produrre nuovo tessuto cicatriziale (Porras-Reyes B. et al. 1993). I lignani, come la 3′,4-0-dimetilcedrusina, sarebbero poi, come dimostrato dal test di incorporamento delle timidina tritiata nelle cellule endoteliali, in grado di preservare il tessuto originario (Pieters L et al. 1992).

Tra le proprietà terapeutiche del Sangre de Drago quella che colpisce di più è comunque la sua velocità. E’ evidente che questa proprietà rende il Sangre de Drago un bene prezioso per gli indigeni della foresta Amazzonica: il particolare habitat delle foreste tropicali con la loro ricchezza di microrganismi rende infatti potenzialmente pericolosa qualsiasi ferita, anche la più trascurabile.

Qualcuno ha obiettato che tali proprietà sarebbero superflue nel nostro ambiente , ma la presenza di numerose patologie dovute ad una cicatrizzazione insufficiente o troppo lenta (ulcere da decubito, ulcere varicose, ecc), per le quali sostanzialmente non esistono terapie consolidate, costituisce viceversa un più che ragionevole motivo per approfondire le possibilità terapeutiche di questo prodotto naturale.

Sangre de drago: un potente cicatrizzanteSangre di Drago: l’uso interno.

Negli ultimi anni comunque sono apparsi interessanti lavori scientifici da parte di aziende, tra l’italiana Renaco, che hanno proposto prodotti a base di Sangre de Drago, come lattice naturale.

Tali studi,sono stati finalizzati sostanzialmente a dimostrare:
– un’efficacia scientificamente dimostrata delle indicazioni tradizionali ;
– costi senza dubbi più contenuti, rispetto altri prodotti naturali;Senza dubbio il campo di applicazione più promettente è quello delle patologie gastrointestinali dove le proprietà cicatrizzanti del

Sangre di Drago possono diventare estremamente utili per ottenere un sollievo immediato da disturbi come le ulcere gastrointestinali, le gastriti erosive etc. Attualmente disponiamo comunque solamente di studi su modelli animali.

Il primo studio è in pratica una valutazione su alcuni modelli animali delle proprietà antiulcera e antidiarroiche del Sangre de Drago. Nelle ulcere prodotte da acido acetico la riduzione di diminuzione (lunghezza x profondità) era significativa anche a diluizioni di 1:1000 o 1:10000 (verosimilmente corrispondenti ad una dose per bocca di 1 goccia/die) (Miller et al. 2000). Tale riduzione veniva misurata dalla ridotta attività della mieloperossidasi, indice del contenuto di granulociti e quindi del processo infiammatorio è palesemente diminuita nei gruppi trattati con Sangre di Drago.

Estrapolando i dati sull’uomo si può ricavare che i dosaggi di Sangre de Drago necessari per esercitare una significativa azione antibatterica sarebbero decisamente superiori (intorno alle 30-40 gocce almeno tre volte al giorno). Esisterebbe quindi una duplice azione del Sangre de Drago: ad un dosaggio corrispondenti a 2-3 gocce /die (circa 60-600 mgr/die) eserciterebbe un’azione cicatrizzante, mentre a dosaggi 10-20 volte superiori avrebbe un’attività antimicrobica, riducendo il contenuto batterico dell’ulcera (Miller et al. 2000). Si discute ancora se questo avvenga grazie ad un’azione battericida diretta, peraltro evidenziato a forti concentrazioni in vitro (Chen et al. 1994), o tramite un’azione sui fattori che regolano il microambiente gastrico rendendolo inidoneo alla proliferazione batterica (Miller et al. 2000). Il Sangre de Drago non sembra possedere un’azione sulla secrezione gastrointestinale, quindi è improbabile un meccanismo di secondo tipo.

Interessante è anche l’azione di questa sostanza naturale sulle terminazioni nervose, responsabile dell’effetto analgesico. Si tratta di un’azione solo parzialmente nota e piuttosto complessa: forse anche la nota azione antidiarroica del Sangre de Drago è imputabile, oltre che ad un’inibizione dell’cAMP, ad un’azione diretta sul sistema nervoso enterico. In ogni caso la somministrazione di una concentrazione all’1% di Sangre de Drago, standardizzato all’1% in taspina (1 goccia in ½ bicchiere di acqua) attenua la reazione iperemica e dolorosa alla capsicina (Miller et al 2001). L’azione è probabilmente a livello delle afferenze nervose, come dimostrato dal fatto che il Sangre de Drago è in grado di esercitare la sua azione analgesica e antinfiammatoria, anche se l’agente irritante viene iniettato sottocute. Tutto questo a livello clinico trova riscontro nell’uso del Sangre de Drago sia come rimedio per uso topico nelle otiti e nelle punture da insetto (Miller et al. 2001).

Per quanto riguarda l’uso interno, invece, indicato in ulcere e gastriti, è ancora da definire con esattezza il meccanismo d’azione. L’effetto cicatrizzante, si somma con quello analgesico e antibatterico, anche se quest’ultimo implica dosaggi abbastanza elevati. Le azioni sopraccitate non sembrano comunque imputabili in maniera chiara e definibile alle differenti frazioni del prodotto ed i tentativi di identificare singoli composti responsabili dell’attività terapeutica sono naufragati. Al momento, la complessità d’azione del Sangre de Drago sembra esser riconducibile essenzialmente ad un effetto sinergico tra le diverse componenti. Anzi in un mondo, quello della fitoterapia, in cui la parola sinergia viene spesso impiegata senza alcuna solida base scientifica il Sangre de Drago rappresenta una delle poche eccezioni evidenti (Williamson 2000).

La recente riscoperta del Sangre de Drago racchiude in se interessanti considerazioni. Fino ad oggi abbiamo sempre considerato un ideale progresso nell’utilizzo delle piante medicinali quello che partiva dall’impiego della semplice decozione ed arrivava progressivamente all’isolamento del principio attivo. Man mano che si progrediva in tale cammino si arriva ad un prodotto sempre più competitivo e scientificamente sofisticato. Il Sangre de Drago è l’evidente smentita di tale approccio obsoleto. Non sempre comunque isolare un composto chimico significa in termini di costi ed efficacia ottenere un successo.

Il recente successo del prodotto naturale ed i risultati degli ultimi studi scientifici evidenziano come viceversa il Sangre de Drago sia un prodotto la cui efficacia è probabilmente dovuta ad un insieme di sostanze chimiche che agiscono a più livelli e su diversi target. Tale uso rende ragione dell’efficacia del suo impiego tradizionale: isolarne un composto finisce probabilmente con il ridurne le attività benefiche ad una sola, spesso parziale e non competitiva rispetto a quella di altri prodotti sintetici. Isolarne un singolo composto significa quindi non solo aumentarne i costi, ma anche diminuirne l’efficacia. Il Sangre de Drago è uno degli esempi più classici di effetto sinergico (Williamson 2000).

Tale concetto si sta oramai facendo largo, oltre i limiti della fitoterapia, diventando un nuovo modello di considerare le risorse cliniche a disposizione del moderno terapeuta (Williamson 2001). In questo senso il lattice dei popoli dell’Amazzonia sta diventando il simbolo di una ritrovata competitività del prodotto naturale rispetto al prodotto farmaceutico. E di nuovi presupposti su cui fare ricerca scientifica.

Bibliografia

  1. Efficacia della crema al sangue di drago sulla guarigione delle ferite: uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4737969/)
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  5. La taspina è il principio cicatrizzante del Sangre de Grado estratto dal Croton lechleri (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/2748730/)
  6. Piante sudamericane II: isolamento della taspina e attività antinfiammatoria (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/758452/)
  7. Attività antifungina in vitro del sangue di drago di Croton urucuranacontro i dermatofiti (https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0378874104006142?via=ihub)
  8. Attività antifungina in vitro del sangue di drago di Croton urucurana contro i dermatofiti (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15707783/)
  9. Flavonoidi citotossici e antibatterici dal sangue di drago di Dracaena cambodiana (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21800280/)
  10. Il contenuto totale di antiossidanti di oltre 3100 alimenti, bevande, spezie, erbe e integratori utilizzati in tutto il mondo (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2841576/)
  11. https://www.rivistaitalianaigienedentale.it/sangue-drago-odontoiatria/
  12. Erboristeria Arcobaleno:  Sangue di Drago: il rimedio millenario


La cristalloterapia è un metodo naturale che permette di riequilibrare il sistema energetico di una persona, ovvero portare benefici a livello del corpo, della mente e dello spirito. Essa si avvale delle virtù delle pietre la cui struttura molecolare – geometricamente perfetta – entra in risonanza nel campo magnetico di un individuo producendo uno scambio energetico propizio per il benessere. Le pietre agiscono sui chakra armonizzandoli e mantenendoli aperti e luminosi.

La cristalloterapia è una pratica di medicina alternativa che si prefigge di eliminare disfunzioni o malesseri mediante la collocazione di cristalli, pietre, gemme e metalli in determinati punti del corpo. Secondo i sostenitori della cristalloterapia, può essere fatta anche basandosi sull’intuito e sulle sensazioni ed emozioni ricevute dal contatto con il minerale… basta scegliere la pietra giusta per il problema da risolvere.

Ecco alcuni usi della cristalloterapia:
• per chi soffre di debolerza sono ideali le pietre nere e rosse come ematite e granato (da far agire sul primo chakra alla base della spina dorsale)
• per chi vuole combattere lo stress e le difficoltà digestive sono utili le pietre gialle come topazio e ambra (da appoggiare sul terzo chakra tra ombelico e sterno)
• per attenuare le pene d’amore ed i problemi circolatori sono utili le pietre rosa e verdi come giada e smeraldo (da apoggiare sul quarto chakra, la zona del cuore)
• per chi ha problemi di infiamazioni e dolori locali sono utili le pietre azzurre come acquamarina, zaffiro e turchese (da appoggiare sul quinto chakra: la gola)
• per chi ha problemi di insonnia e mal di testa sono ideali le pietre viola come ametista e azzurrite (da appoggiare sul sesto chakra: tra le sopracciglie)
• per chi deve disintossicarsi, riequilibrare tutti i chakra sono utili le pietre bianche e oro come cristallo di rocca e pirite oro (da appoggiare sulla sommità del capo dove c’è il settimo chakra)

STORIA

L’impiego di pietre preziose per la guarigione risale a migliaia di anni fa. Nell’antica India ai Re veniva suggerito di accumulare gemme preziose per protezione. In Egitto, le piramidi avevano i vertici coperti di cristallo per far confluire le forze celesti su di esse. Pratiche terapeutiche di molte civiltà antiche ritenevano indispensabile l’utilizzo di amuleti e talismani, che variavano a seconda dell’effetto desiderato.

Presso i Celti le gemme e le pietre colorate servivano per decorare gli elmi dei guerrieri che si preparavano ad andare in guerra e per abbellire i monili delle donne e delle sacerdotesse; quest’usanza era, in realtà, motivata dalla consapevolezza della funzione preventiva e curativa che, a parere dei Druidi, risiede nei minerali che ci circondano. Ogni pietra aveva determinate corrispondenze astrologiche e mediche (per ogni male si ricorreva ad un cristallo ben preciso, ogni segno zodiacale aveva la sua pietra corrispondente) ed era collegata ad un albero del bosco sacro.

Le popolazioni indigene di America ed Australia ancor oggi utilizzano i cristalli durante i loro rituali magici e per la cura di malattie: vivendo a stretto contatto con la natura essi non hanno dimenticato le potenzialità che essa racchiude e continuano, dagli albori della loro civiltà, ad utilizzarne le energie intrinseche.

La consapevolezza del “potere” dei cristalli e delle pietre si perde nel tempo: nell’India antica si consigliava ai Re di far collezione di gemme per proteggersi dagli eventi infausti; i primi lavori di astrologia, datati 400 a.C., svilupparono osservazioni sul potere dei cristalli.

I Maya e gli indiani d’America facevano uso di cristalli sia per la diagnosi che per la cura delle malattie.

Paracelso fu un grande estimatore ed utilizzatore di cristalli, così pure Ildegarda, la giovane suora poi diventata santa che nel Medioevo definì proprietà e caratteristiche dei vari minerali, intuendo per prima la capacità di rifrazione della luce del rubino: partendo da lei siamo arrivati a scoprire il laser. Anche le religioni hanno sempre utilizzato il simbolismo delle pietre.

Nell’antica Cina la pietra sacra per eccellenza era la giada e ognuna delle sue varietà di colore simbolizzava un pianeta: quella nera si riferiva a Mercurio, quella bianca a Venere, quella rossa a Marte, quella verde a Giove e quella gialla a Saturno.

Nel Vecchio Testamento, le 12 pietre del pettorale del Sommo Sacerdote rappresentavano i dodici figli di Giacobbe e le loro 12 tribù.

Nella tradizione cristiana, le pietre preziose hanno ornato calici, crocifissi e paramenti sacri.
Ancora oggi il vescovo porta un anello di ametista, il cardinale il rubino e il papa lo smeraldo.

La cristalloterapia non può essere annoverata tra le scienze mediche, ma piuttosto va considerata come una tecnica energetica che, sfruttando la forte carica di energia positiva attribuita ai cristalli e alle gemme, restituisce equilibrio e favorisce nell’individuo la ripresa naturale.

Infatti, le pietre pregiate sono da considerarsi, a causa della loro struttura atomica, tra le cose più perfette del mondo. Esse diffondono luce purissima, sono portatrici di energia che possono cedere all’uomo, che è capace di assorbirla. Questa energia esercita il suo influsso sia a livello fisico, che psico-emotivo e soprattutto interviene contro le disarmonie che per svariati motivi vengono a crearsi, che danno vita a malessere e possono sfociare in vere e proprie patologie.

I cristalli vengono posti sopra il corpo o nelle sue vicinanze. Alcuni emanano energia, altri, ipoteticamente, possono assorbire il dolore. Portando costantemente una pietra con determinate caratteristiche, l’organismo dovrebbe ricevere continuamente delle informazioni da essa e quindi, attraverso il metabolismo, stimolarlo a produrre maggiormente la sostanza interessata. Ad esempio, portando con sé l’ematite, che è un minerale che contiene molto ferro, ciò sembrerebbe stimolare l’organismo ad assumere più ferro dall’alimentazione.

I cristalli sono un viaggio attraverso la storia e la luce dell’universoTra le pietre preziose che sembrerebbero avere delle proprietà curative, ricordiamo:

– L’ossidiana, di colore nero lucente, aiuta a superare gli shock, le paure e i traumi di ogni tipo. A livello fisico attenua il dolore, riduce le tensioni e scioglie i blocchi energetici. Accelera la guarigione delle ferite, bloccando la perdita di sangue e stimolando la rigenerazione dei tessuti. È indicata anche nel caso di mani o piedi cronicamente freddi.

– il turchese, di un bel colore azzurro pallido, rafforza gli stati d’animo estremi e riduce la propensione al vittimismo, alimentando nuova energia nei momenti di stanchezza, depressione ed esaurimento. Dal punto di vista fisico sembra ridurre i dolori reumatici, la gotta, i disturbi allo stomaco, le infiammazioni, le infezioni virali ed agisce da disintossicante. Genera inoltre un accrescimento dell’energia, della forza muscolare, dell’attività cerebrale e della sensibilità.

– La malachite, cristallo di un bel colore verde, favorisce il senso estetico, la sensualità, l’amore per la bellezza, lo spirito di amicizia e di giustizia e riduce la timidezza. Dal punto di vista fisico ha un’azione sedativa, è di utile impiego nei dolori mestruali, e rende più semplice il parto. Sembrerebbe anche in grado di trovare la soluzione a problemi di carattere sessuale, soprattutto se dovuti a passate esperienze negative.

– Lo smeraldo, di colore verde, stimola la crescita interiore, la sensibilità e il senso estetico. Favorisce l’amicizia, l’amore e la concordia nella coppia. A livello fisico migliora la vista e guarisce le irritazioni alle vie respiratorie superiori. Rafforza il cuore, stimola il fegato, attenua i reumatismi ed espleta un’azione disintossicante. Inoltre stimola il sistema immunitario accelerando la guarigione dalle infezioni.

– L’occhio di tigre è una varietà di quarzo che aiuta a superare i momenti di difficoltà e a non smarrire il coraggio e la fiducia in sé stessi. A livello fisico svolge un’azione antalgica. Rallenta il flusso energetico nel corpo, rivelandosi efficace contro gli stati di ipereccitazione nervosa o di iperattività delle surrenali. Dato che questa pietra tende a rallentare il flusso dell’energia nell’organismo, il suo uso terapeutico non dovrebbe mai essere prolungato per più di una settimana.

– L’avventurina, che è una varietà di quarzo grezzo di colore verde brillante, stimola l’entusiasmo e la creatività, lo spirito di comprensione e l’apertura nei confronti delle idee degli altri. Dal punto di vista fisico, rinforza il cuore, previene l’arteriosclerosi e gli infarti poiché riduce il livello di colesterolo nel sangue. Allevia le dermatiti, le allergie e svolge anche un’azione antidolorifica. Nel caso di disturbi acuti, deve essere messa direttamente a contatto con la regione interessata.

– Il lapislazzuli è anche noto come pietra dell’amicizia. Rende estroversi, facilitando così l’espressione dei propri sentimenti. È anche indicata nei disturbi della laringe, delle corde vocali e del collo, determina un abbassamento della pressione, regola il funzionamento della tiroide e regolarizza il ciclo mestruale.

I cristalli sono un viaggio attraverso la storia e la luce dell’universoI CRISTALLI COME ARMONIZZATORI NATURALI

L’utilizzo dei cristalli come armonizzatori naturali è compreso nell’ambito più vasto delle terapie vibrazionali, in quanto l’energia dei cristalli contiene molte informazioni e vibrazioni, con uno specifico potere di trasferire ad altri sistemi informazioni preziose. Tali vibrazioni vanno ad informare i chakra ed i campi ordinatori d’altri sistemi che si attivano e rispondono all’informazione.

I cristalli sono corpi solidi che assumono, in seguito ad un processo detto “cristallizzazione”, una struttura particolare. Le particelle costitutive (atomi, ioni o molecole) sono disposte secondo un ordinamento tridimensionale, che dà il cosiddetto “reticolo cristallino”, cioè un insieme ordinato di punti che assume una forma geometrica regolare, in genere poliedrica.

La formazione e l’accrescimento dei cristalli avvengono attraverso lenti processi di deposito di materiale per evaporazione o raffreddamento di soluzioni, solidificazione di masse fuse ecc. I cristalli vengono descritti in base agli elementi reali che presentano (le facce, gli spigoli, i vertici) e in base a elementi ideali di simmetria.

Fra le proprietà fisiche di importanza pratica si ricordano: la durezza, la conducibilità elettrica, le proprietà magnetiche, elettriche e, principalmente, ottiche come il colore. Perché nasca un cristallo occorrono dei minerali (uno o più) e dei fenomeni energetici (quali calore, pressione, fusione, fissione): questi agiscono sui primi trasformandoli e facendo assumere loro forme geometriche perfette, straordinariamente regolari.

Non sempre i minerali hanno forma cristallina perciò molti aggregati di minerali (rocce) non hanno la struttura geometricamente perfetta dei cristalli. Per esempio l’oro non ha struttura cristallina, il quarzo si. Tuttavia qualsiasi minerale presente sulla Terra e qualsiasi aggregato di minerali è stato ed è di continuo assoggettato a “scariche” di energia che il minerale o l’aggregato assorbono, a volte trasformandosi a volte no.

L’energia è dunque la causa dell’origine di certe rocce. Anche quando non ne provoca la nascita o la trasformazione, l’energia si accumula comunque in esse in quanto le rocce sono costituite da atomi, e quindi, da centri di energia che non restano passivi di fronte a fenomeni quali il riscaldamento o la pressione.

Se il riscaldamento e la pressione sono rilevanti, le rocce si trasformano o si frantumano, se non sono rilevanti, le rocce in apparenza rimangono inalterate, ma nella realtà i loro atomi immagazzinano calore e pressione. Se teniamo in mano una pietra, essa si riscalda, se la mettiamo nel forno di casa è possibile osservare come già in alcuni casi essa si alteri. Ogni alterazione richiede e libera energia.

Ecco dunque il motivo dell’uso dei cristalli per curare il corpo, ma anche la psiche, dell’uomo. Fra cristalli e uomo c’è uno scambio di energia: il cristallo cede la propria e l’uomo l’assorbe, ma anche l’uomo cede la propria al cristallo, che l’assorbe a sua volta. Si comprende il perché della necessità di “pulire” i cristalli che abbiamo appena comprato e di “ripulire” quelli che abbiamo.

Michael Gienger (dal libro: L’Arte di curare con le pietre) riferisce che “i minerali attivano l’intera sfera delle nostre esperienze, sia sul piano emotivo e mentale, che su quello spirituale, promuovendo tutti i processi legati all’assimilazione, alla digestione e all’espulsione dei pensieri, degli stati d’animo e delle emozioni. Le proprietà possedute a tutti i livelli da un minerale sono determinate da un importantissimo fattore: la concentrazione degli elementi in esso contenuti”.

Inoltre, “le pietre sono contraddistinte da un notevole potere irradiante. Alla base di questo fenomeno vi è che le pietre posseggono la capacità di assorbire e di trasformare la luce, prevalentemente nella gamma degli infrarossi e, in misure minore, in quella della radiazioni visibili e delle microonde. Tuttavia, queste ultimi risultano le più importanti, in quanto, mentre le radiazioni infrarosse interessano solo gli strati più superficiali del corpo (e per questo vengono percepite come calore), le microonde attraversano l’intero organismo, raggiungendone i tessuti e gli organi profondi.

La luminosità dell’aura di una pietra può essere paragonata, per fare un esempio, a quella di una candela posta a circa 20 km di distanza”. “Le pietre possedendo, quindi, un’aura, e avendo una lunga esistenza, sono da considerarsi fonti costanti d’informazioni. Ogni pietra possiede una sua specifica luce, ovvero, una sua specifica aura, che determina il modo in cui essa agisce sul nostro organismo. Se poniamo una pietra a contatto con il nostro corpo, l’energia irradiata da questa non potrà non influenzare la comunicazione tra le varie cellule, ed il modo in cui esse interagiscono tra loro. Vi sarà comunque una certa azione. Che questa sia di tipo terapeutico o meno, dipende fondamentalmente da due fattori: dai nostri bisogni del momento e dal tipo di messaggio aurico inviato dalla pietra. E’ di vitale importanza che vi sia sintonia tra questi due fattori.”

Per questo è importante che la diagnosi sia quanto più efficace e corretta possibile. Quindi, riassumendo, possiamo affermare che il potere delle pietre è legato alla trasmissione d’informazioni da un sistema ad un altro.

Questa pratica, pur essendo frutto di conoscenze e tradizioni secolari, non è parte della “medicina ufficiale”, ossia di quell’insieme di pratiche mediche scientifiche fondate sulla sperimentazione clinica e di laboratorio. Questa pratica viene invece inserita tra le “medicine alternative” o “medicine non ufficiali”. Per tale ragione questa guida vuole essere solo una introduzione alla conoscenza di questa pratica, alla sua storia e alla spiegazione dei suoi procedimenti. Questa guida ha solo carattere informativo; non può, e non deve, essere in alcun modo intesa come un invito a seguire i dettami di questa pratica, cosa che viene sempre e solo lasciata alla libera scelta del lettore.

Desideriamo altresì invitare sempre tutti i lettori a consultare prima di ogni cosa il loro medico di famiglia, e i relativi specialisti da esso consigliati, seguendo innanzitutto le vie della medicina ufficiale. Ad esse può essere eventualmente affiancato un percorso che segua una o più pratiche di medicina “alternativa” o “non ufficiale”, ma queste non possono e non devono mai sostituire le terapie indicate dai medici.

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È sempre più accreditata l’evidenza scientifica che l’alterazione della flora intestinale provoca non solo problemi digestivi ma anchel’indebolimento del sistema immunitario.  Per molto tempo si è pensato che la parte inferiore dell’intestino, e in particolare il colon, non avesse un ruolo importante nella nutrizione umana. Studi recenti hanno dimostrato che la microflora del colon ha un ruolo vitale per la salute e che, di conseguenza, la funzione dell’intestino potrebbe essere stata sottovalutata. 

L’intestino con i suoi 300 mq di estensione rappresenta il fronte immunitario più importante, contenendo circa l’80% delle cellule immunitarie dell’organismo.

IL FATTO CHE IL SISTEMA IMMUNITARIO E L’INTESTINO SONO INTIMAMENTE COLLEGATI È POCO CONOSCIUTO.

Eppure parte di questo importantissimo sistema è localizzato proprio sulle pareti dell’intestino, ed è in questa sede (Placche di Peyer) che si formano le immunoglobuline (particelle proteiche aventi proprietà immunologiche). La mucosa dell’intestino è perciò assai importante per assicurare una buona difesa organica, e insieme a lei lo sono il fegato, i reni, le ghiandole, i polmoni e la superficie cutanea.

Riequilibrare la Flora batterica vuol dire:
– prevenire le infezioni intestinali (in presenza di una flora batterica sana i germi non riescono a moltiplicarsi e a diffondersi);
– migliorare il transito digestivo, contribuendo a garantire il perfetto funzionamento del tratto intestinale;
– favorire un processo digestivo corretto, per contrastare alitosi, diarrea, stipsi, meteorismo e dolori addominali da irritazione della mucosa intestinale;
– formazione di molte sostanze vitali per la nostra salute, quali: vitamina K, Bl, B2, B6, B12, acido nicotinico, biotina ed acido folico;
– disintossicare fegato, reni e pelle;
– ridurre i tempi di riscaldamento, maggiore elasticità e resistenza negli sportivi;
– produrre immunoglobine, per rafforzare le difese immunitarie;
– prevenire disturbi al colon, allergie e intolleranze alimentari;
– RALLENTARE IL PROCESSO DI INVECCHIAMENTO DI TUTTO L’ORGANISMO.La salute dell’intestino per il benessere di tutto il corpoAvere un intestino con una flora batterica in perfetto stato di salute può anche aiutare a contrastare: acne, allergie, cattiva circolazione sanguigna, cistiti e vaginiti, colesterolo, dermatite topica, depressioni, difficoltà digestive, intossicazioni anche da metallo, esaurimenti nervosi, gastrite, micosi e candidosi, spossatezza, e reumatismi.

Un colon malato ed intossicato è una causa ancora poco conosciuta dell’INVECCHIAMENTO PRECOCE. Le tossine invadono l’organismo, si diffondono nella pelle, nei denti, negli occhi, nel sistema nervoso, ecc. …, avvelenando diversi tessuti, asfissiando le cellule e provocando così l’invecchiamento di tutto l’organismo.
Irons ha detto: “La vecchiaia incomincia nel colon! Se le persone vogliono ritrovare l’energia e la salute della giovinezza possono farlo facilmente ripulendo il colon e mantenendolo pulito”.

L’uomo da sempre ha avuto la necessità di eliminare le sostanze tossiche ingerite e di prevenire il più possibile i disturbi intestinali.

La fermentazione degli alimenti è stato il mezzo attraverso il quale si è cercato aiuto. Fino a non molti anni fa i medici prescrivevano il normale lievito da cucina e ancora oggi i fermenti lattici vengono usati per produrre bevande a base di cereali e yogurt per la salute intestinale.
Gli acidi lattici e gli enzimi provenienti dalla fermentazione naturale del pane integrale e biologico hanno una maggiore forza di difesa rispetto a qualunque microrganismo.
Gli ingredienti sono semplicissimi e bilanciati secondo una speciale formula: acqua, pane integrale di frumento, segale, avena, derivanti da grani prodotti in modo biologico, pasta acida, sale, il tutto lasciato a fermentare per tre mesi. I fermenti lattici e gli enzimi del pane hanno capacità di sterilizzazione superiore a qualsiasi disinfettante farmacologico a tal punto che venivano (e vengono) usati per la medicazione di ferite, piaghe, escrescenze.

Sono stati sviluppati molti prodotti alimentari in grado di modificare la microflora intestinale e migliorare la salute. Questi prodotti contengono PROBIOTICI (batteri vivi), PREBIOTICI (il nutrimento che serve loro per svilupparsi) e SIMBIOTICI (una combinazione di probiotici e prebiotici). Molti studi clinici hanno dimostrato effetti promettenti. I probiotici (ad esempio specifici batteri dell’acido lattico) sono microrganismi vivi che, assunti in una determinata quantità, favoriscono la salute del soggetto al di là della normale alimentazione.

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