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Il Ganoderma lucidum (noto anche come Ling-Zhi o Reishi) è un fungo medicinale che gode di una particolare venerazione in Asia orientale, dove viene impiegato come medicamento in medicina tradizionale cinese da più di 2.000 anni, ed è molto apprezzato in tutto il mondo. Le proprietà farmacologiche di questo fungo sono state ampiamente documentate, in particolare l’attività antitumorale[1], immunomodulante[2] e antinfiammatoria[3], e sono dovute ai principi attivi contenuti.

Dal corpo fruttifero del fungo sono stati isolati circa 4.000 composti bioattivi, tra cui circa 140 terpenoidi, oltre 200 tipi di polisaccaridi e glicoproteine, nucleotidi, cerebrosidi, ergosteroli, acidi grassi, proteine con specifiche attività, peptidi ed elementi in tracce. Polisaccaridi, peptidoglicani e triterpeni sono i tre principali componenti fisiologicamente attivi del Ganoderma lucidum[4,5]. Una proteina immunomodulante, la LZ-8, e il GLPS, una miscela polisaccaridica estratta dal Reishi, hanno suscitato l’interessa della medicina moderna per la loro capacità di modulare la risposta immunitaria e di inibire la proliferazione tumorale, in quanto sono efficaci attivatori della proteina antitumorale p53.

La p53 è un fattore di trascrizione in grado di regolare il ciclo cellulare e agire come uno dei più importanti soppressori tumorali; infatti, questa proteina è in grado di sopprime i tumori nascenti negli organismi pluricellulari. Per la sua capacità di riparare i danni del DNA e di indurre il blocco della proliferazione e la morte cellulare, nel caso il danno al DNA sia irreparabile, questa proteina descritta come “il guardiano del genoma”. In più del 50% dei tumori umani è stata rilevata una mutazione o una delezione del gene codificante questa proteina.

La LZ-8, che può essere isolato da Reishi, è in grado di attivare le cellule T effettrici[6], attiva le cellule presentanti l’antigene[7], stimolare la proliferazione cellulare e la produzione di IL-2 in cellule T[8] e promuove la maturazione delle cellule dendritiche[9]. In diversi studi, questa proteina ha dimostrato incrementare i livelli della p53 e della proteina Bax (proteina pro-apoptotica) sia in test in vitro che in vivo, in maniera dose-dipendente (in quanto i livelli si riducevano 24 ore dopo la somministrazione)[10] e può stabilizzare i livelli di p53 e aumentare i livelli inibitore delle chinasi ciclina-dipendenti (p21)[11], con conseguente arresto del ciclo cellulare delle cellule neoplastiche. Inoltre, la LZ-8 è in grado di reprimere l’attività dell’enzima telomerasi[12], bloccando la crescita tumorale.

La GLPS isolata da spore, micelio e corpi fruttiferi del Ganoderma lucidum possiede attività antitumorale in un gran numero di studi di base. Una recente indagine ha rivelato che l’inibizione GLPS-indotta della crescita delle cellule del cancro dipendeva dall’interazione tra GLPS e p53 e la capacità di questo polisaccaride di riattivare la funzionalità della proteina p53 mutata, inibendo la crescita e favorendo l’apoptosi cellulare[13]. Numerosi studi indicano questa miscela polisaccaridica come agente citotossico diretto sulle cellule tumorali[14], anche se questa funzione antitumorale viene generalmente correlata alla capacità del fungo Reishi di stimolare la risposta immunitaria[15].

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Fonti bibliografiche

  1. Martínez-Montemayor MM, Acevedo RR, Otero-Franqui E, Cubano LA, Dharmawardhane SF. Ganoderma lucidum (Ling-Zhi) inhibits cancer cell growth and expression of key molecules in inflammatory breast cancer. Nutrition and Cancer. 2011;63(7):1085–1094.
  2. Yeh CH, Chen HC, Yang JJ, Chuang WI, Sheu F. Polysaccharides PS-G and protein LZ-8 from Reishi (Ganoderma lucidum) exhibit diverse functions in regulating murine macrophages and T lymphocytes. Journal of Agricultural and Food Chemistry. 2010;58(15):8535–8544.
  3. Hanaoka R, Ueno Y, Tanaka S, et al. The water-soluble extract from cultured medium of Ganoderma lucidum (Ling-Zhi) mycelia (Designated as MAK) ameliorates murine colitis induced by trinitrobenzene sulphonic acid. Scandinavian Journal of Immunology. 2011;74(5):454–462.
  4. Boh B, Berovic M, Zhang J, Zhi-Bin L. Ganoderma lucidum e suoi composti farmaceuticamente attivi. Biotechnol Annu Rev 2007; 13 : 265-301.
  5. Zhou X, Lin J, Yin Y, Zhao J, Sun X, Tang K. Ganodermataceae: Natural products and their related pharmacological functions. Am J Chin Med. 2007;35:559–74.
  6. Yeh CH, Chen HC, Yang JJ, Chuang WI, Sheu F. Polysaccharides PS-G and protein LZ-8 from Reishi (Ganoderma lucidum) exhibit diverse functions in regulating murine macrophages and T lymphocytes. Journal of Agricultural and Food Chemistry. 2010;58(15):8535–8544.
  7. Lin CC, Yu YL, Shih CC, et al. A novel adjuvant Ling Zhi-8 enhances the efficacy of DNA cancer vaccine by activating dendritic cells. Cancer Immunology, Immunotherapy. 2011;60(7):1019–1027.
  8. Hsu HY, Hua KF, Wu WC, et al. Reishi immuno-modulation protein induces interleukin-2 expression via protein kinase-dependent signaling pathways within human T cells. Journal of Cellular Physiology. 2008;215(1):15–26.
  9. Lin YL, Liang YC, Tseng YS, et al. An immunomodulatory protein, Ling Zhi-8, induced activation and maturation of human monocyte-derived dendritic cells by the NF-κB and MAPK pathways. Journal of Leukocyte Biology. 2009;86(4):877–889.
  10. Wu CT, Lin TY, Hsu HY, Sheu F, Ho CM, Chen EI. Ling Zhi-8 mediates p53-dependent growth arrest of lung cancer cells proliferation via the ribosomal protein S7-MDM2-p53 pathway. Carcinogenesis. 2011 Dec;32(12):1890-6. doi: 10.1093/carcin/bgr221. Epub 2011 Oct 7.
  11. Wu CT, Lin TY, Hsu HY, Sheu F, Ho CM, et al. (2011) Ling Zhi-8 mediates p53-dependent growth arrest of lung cancer cells proliferation via the ribosomal protein S7-MDM2-p53 pathway. Carcinogenesis 32: 1890–1896. doi: 10.1093/carcin/bgr221.
  12. Liao CH, Hsiao YM, Sheu GT, Chang JT, Wang PH, et al. (2007) Nuclear translocation of telomerase reverse transcriptase and calcium signaling in repression of telomerase activity in human lung cancer cells by fungal immunomodulatory protein from Ganoderma tsugae. Biochem Pharmacol 74: 1541–1554. doi: 10.1016/j.bcp.2007.07.025.
  13. Jiang D, Wang L, Zhao T, Zhang Z, Zhang R, Jin J, Cai Y, Wang F. Restoration of the tumor-suppressor function to mutant p53 by Ganoderma lucidum polysaccharides in colorectal cancer cells. Oncol Rep. 2017 Jan;37(1):594-600. doi: 10.3892/or.2016.5246. Epub 2016 Nov 15.
  14. Liang, Z. E., Yi, Y. J., Guo, Y. T., Wang, R. C., Hu, Q. L., and Xiong, X. Y. (2015). Inhibition of migration and induction of apoptosis in LoVo human colon cancer cells by polysaccharides from Ganoderma lucidum. Mol. Med. Rep. 12, 7629–7636. doi: 10.3892/mmr.2015.4345
  15. Paterson, R. R. (2006). Ganoderma – a therapeutic fungal biofactory. Phytochemistry 67, 1985–2001. doi: 10.1016/j.phytochem.2006.07.004


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Il Chaga, Inonotus obliquus, contiene numerose sostanze adattogene e antiossidanti che favoriscono la forza fisica e potenziano il tono muscolare. Produce una serie di sostanze protettive come: enzimi, antiossidanti e antibiotici. L’uso costante nel tempo del Chaga alcalinizza il pH del corpo umano, alleviando lo stress ed eliminando l’acidità che è responsabile dell’insorgere della maggior parte delle malattie. Utile in qualsiasi periodo dell’anno, è consigliato durante i cambi stagionali, specialmente in inverno e primavera, per sostenere le difese immunitarie e per allentare tensione e stanchezza.

Il termine (traslitterazione dal cirillico caga – in occidente piu’ diffuso come chaga) deriva dalla lingua dei Komi-Permiacchi, una minoranza etnica che si era insediata in Siberia nella valle del fiume Kama, ad ovest degli Urali. In lingua Komi con il termine tšak venivano un tempo designati tutti o funghi legnosi e spugnosi che crescono sugli alberi. Oggi invece con il nome “chaga” si intende solo una specie di questi funghi, piu’ precisamente l’inonotus obliquus, famoso in tutta la Russia e ora anche al di la’ dei suoi confini grazie alle sue proprieta’ terapeutiche e nella fattispecie antitumorali.

Il chaga si riproduce tramite spore, che germinano infiltrandosi nelle zone danneggiate della corteccia di alberi vivi e formano col tempo un’escrescenza legnosa. Ama il clima freddo e nella maggiorparte dei casi cresce sul tronco delle betulle per questo viene comunemente chiamato “fungo nero di betulla”.

Proprietà terapeutiche del fungo Chaga

Le escrescenze di chaga vengono utilizzate a scopi medicinali. Di norma vengono raccolte durante tutto l’anno ma il momento migliore è l’autunno o la primavera. Vengono selezionate solo le escrescenze di chaga provenienti da alberi vivi di betulla, mentre non sono adatte all’uso quelle formatesi su alberi morenti o morti e su alberi che crescono in ambiente molto umido. Non vengono inoltre trattate le escrescenze vecchie, grandi, in evidente sgretolamento, nonche’ quelle che crescono sulla parte inferiore del tronco o che presentino una colorazione nera sull’intero spessore.

Il fungo chaga ha numerose proprieta’ terapeutiche: migliora il metabolismo, nella fattispecie attiva il ricambio nel tessuto cerebrale e accelera l’attività dei sistemi enzimatici. Il Chaga contribuisce inoltre a regolare il funzionamento dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, stimola l’ematopoiesi (favorisce l’incremento del livello dei leucociti), agisce come tonico, aumentando la resistenza alle malattie infettive, possiede proprietà anti-infiammatorie sia a uso topico che per assunzione orale, migliora l’attività citotossica dei farmaci anti-tumorali, rallenta la crescita di neoplasie, facendole regredire e frenando lo sviluppo di metastasi. L’assunzione di chaga durante il periodo di cura contribuisce a migliorare lo stato di salute dei pazienti e la loro risposta ai trattamenti antitumorali.

I preparati a base di chaga hanno proprieta’ antispasmodiche, diuretiche, ricostituenti, anti-microbiche e gastroprotettive, contribuendo a normalizzare l’attività del tratto gastrointestinale e della microflora intestinale e favorendo la cicatrizzazione delle ulcere dello stomaco e del duodeno. Il chaga è inoltre utilizzato nel trattamento di malattie dermatologiche, odontostomatologiche e otorinolaringologiche .

Il chaga e’ utilizzato nell’industria farmaceutica per la produzione del farmaco Befunginum (Befungin), un estratto del fungo arricchito da cloruro o solfato di cobalto. Il Befungin e’ consigliato nel trattamento di tumori maligni di varia localizzazione, nella gastrite cronica e nella discinesia gastrointestinale.

A quale fine e’ più spesso usato il chaga?

In Russia e in altre zone dell’Europa Centrale (Bielorussia, Polonia) il chaga è conosciuto da tempi immemorabili e largamente utilizzato nella medicina popolare per far fronte a disturbi di diverso genere, dalle patologie piu’ comuni del tratto gastro-intestinale ai problemi dermatologici e alle malattie oncologiche. Questo fungo possiede infatti eccellenti proprietà anti-infiammatorie e contiene componenti attive che rafforzano in modo naturale il sistema immunitario, migliorano le funzioni dell’organismo e il metabolismo. Di cio’ si erano spontaneamente avveduti gli abitanti delle zone periferiche della Russia, lontane da ospedali e farmacie e costretti ad affrontare malattie spesso in modo autonomo, sfruttando le risorse del territorio.

Le proprieta’ immunostimolanti, immunomodulanti e adattogene furono scientificamente provate negli anni ’50 del secolo scorso, quando in Unione Sovietica lo stato diede inizio a una ricerca sistematica e furono condotti numerosi esperimenti in vitro e in vivo oltre a studi clinici su pazienti oncologici al fine di investigare le caratteristiche del chaga. Il risultato fu l’inserimento del chaga nella farmacopea di stato dell’URSS.

Il primo preparato a base di chaga fu prodotto nel 1958 ed e’ in vendita a tutt’oggi nelle farmacie della Russia. Si e’ stabilito che l’assunzione di chaga favorisce la normalizzazione del funzionamento dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, e’ utile in disturbi del tratto gastro-intestinale, specie in stati precancerosi, e’ un rimedio antidolorifico, consigliato anche nella terapia combinata in casi di patologie oncologiche di 3 e 4 stadio per alleviare I sintomi della malattia, esercita un’azione immunostimolante e immunomodulante, puo’ essere usato per applicazione topica per la cicatrizzazione di ferite e lesioni cutanee. Viene spesso consigliato nel trattamento del lupus eritematoso, della psoriasi e applicato localmente per alleviare il dolore di lesioni cutanee causate da herpes zoster. Nonostante il chaga non abbia severe controindicazioni si consiglia comunque di consultare sempre il medico prima di introdurre il chaga nel regime alimentare di un paziente.

Preparati a base di fungo chaga sono assolutamente sconsigliati:
• in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti: ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il chaga può scatenare effetti collaterali;
• in caso di assunzione di farmaci per diabetici: ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il consumo di chaga da parte di pazienti affetti da diabete abbassa i livelli di zucchero nel sangue, causando effetti collaterali.

Vanno inoltre sottolineate le seguenti controindicazioni, dovute alle sostanze che si accumulano nel chaga nel corso della sua crescita:
1. L’assunzione di chaga e’ categoricamente controindicata a bambini e donne incinte – due categorie di persone nel cui organismo avvengono rapidi processi di divisione cellulare e reazioni biochimiche. Il chaga è ricco di sostanze che bloccano l’attività vitale delle cellule, frenandone lo sviluppo.
2. Avendo il chaga un effetto lassativo, è assolutamente sconsigliato in casi di dissenteria e diarrea.
3. Gli acidi presenti nel fungo chaga sono incompatibili con il gruppo delle penicilline e con il glucosio, pertanto in caso di assunzione di antibiotici o di somministrazione di soluzioni di glucosio per via endovenosa e’ rigorosamente vietato il consumo di preparati a base di chaga.

Dieta da seguire nel periodo di assunzione di preparati a base di chaga
Quando si affronta una cura con preparati di fungo chaga e’ preferibile seguire una dieta a base di latticini e verdure: zuppe di verdure, frutta e verdura fresca, yogurt, latte, formaggio fresco, ricotta, cereali, pasta, piatti a base di uova, pane con crusca, gelatine e composte, succhi di frutta e smoothies di verdura, acqua minerale, tè nero non forte, tisane di erbe.
Va invece moderato o del tutto escluso il consumo di piatti piccanti e speziati, conserve in scatola, carne, salumi e affumicati, brodi di carne, grassi, in particolare la margarina, piatti molto caldi o troppo freddi, tè forte e caffè, aglio e cipolla.

Fonti Bibliografiche

  1. Shashkina MY, Shashkin PN, Sergeev AV. Chemical and medicobiological properties of chaga (review). Pharmaceut Chem J. 2006;40:560-568.
  2. Baek J, Roh HS, Baek KH, Lee S, Lee S, Song SS, Kim KH. Bioactivity-based analysis and chemical characterization of cytotoxic constituents from Chaga mushroom (Inonotus obliquus) that induce apoptosis in human lung adenocarcinoma cells. J Ethnopharmacol. 2018 Oct 5;224:63-75. doi: 10.1016/j.jep.2018.05.025. Epub 2018 May 22.
  3. Rastogi S, Pandey MM, Rawat KSA. Medicinal plants of the genus Betula—traditional uses and a phytochemical-pharmacological review. J Ethnopharmacol. 2015;159:62-83.
  4. Kahlos K, Hiltunen R. Identification of some lanostane type triterpenes from Inonotus obliquus. Acta Pharma Fennica. 1983;92:220.
  5. Kahlos K, Kangas L, Hiltunen R, Schantz MV. The antitumor activity of some extracts and compound isolated from Inonotus obliquus. Farmaceutish tudschrift voor Belgie. 1984;61:305-306.
  6. Dehelean CA, Soica C, Ledeţi I, et al. Study of the betulin enriched birch bark extracts effects on human carcinoma cells and ear inflammation. Chem Cent J. 2012;6:137.
  7. Drag M, Surowiak P, Drag-Zalesinska M, Dietel M, Lage H, Oleksyszyn J. Comparison of the cytotoxic effects of birch bark extract, betulin and betulinic acid towards human gastric carcinoma and pancreatic carcinoma drug-sensitive and drug-resistant cell lines. Molecules. 2009;14:1639-1651.
  8. Yun JS, Pahk JW, Lee JS, Shin WC, Lee SY, Hong EK. Inonotus obliquus protects against oxidative stress-induced apoptosis and premature senescence. Mol Cells. 2011 May;31(5):423-9. doi: 10.1007/s10059-011-0256-7. Epub 2011 Feb 22.
  9. In vivo and in vitro anti-inflammatory and anti-nociceptive effects of the methanol extract of Inonotus obliquus. J Ethnopharmacol. 2005 Oct 3; 101(1-3):120-8.
  10. Orally administered aqueous extract of Inonotus obliquus ameliorates acute inflammation in dextran sulfate sodium (DSS)-induced colitis in mice. J Ethnopharmacol. 2012 Sep 28; 143(2):524-32. doi: 10.1016/j.jep.2012.07.008. Epub 2012 Jul 20
  11. Ivo Bianchi (2008) – MICOTERAPIA – NUOVA IPSA EDITORE
  12. Ivo Bianchi (2013) – Il Fungo dell’Immortalità – MOS MAIORUM EDIZIONI
  13. Erboristeria Arcobaleno: Terpeni alleati naturali della salute
  14. Erboristeria Arcobaleno: MICO onco CARE: funghi liquidi ad alta concentrazione
  15. Erboristeria Arcobaleno: Oncologia Integrata: il ruolo dei funghi medicinali
  16. Erboristeria Arcobaleno: MICO onco CARE: funghi liquidi ad alta concentrazione
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  21. Erboristeria Arcobaleno: Chaga: la perla nera


La scienza studia tendenzialmente l’efficacia dì singoli principi attivi, per la necessità di spiegare le singole azioni dei diversi componenti. Si è quindi sviluppata una tendenza, soprattutto in occidente, ad utilizzare gli estratti come se fossero dei veri e propri farmaci più potenti del fungo intero polverizzato.

Questa tendenza è stata un importante argomento di discussione al 3° Congresso Internazionale di micoterapia tenutosi nell’ottobre 2005 a Townsend – USA -.

Il nostro sistema immunitario è composto da vari tipi di cellule, il cui numero ed attività devono essere perfettamente in sintonia tra loro per poter attaccare agenti patogeni o cellule malate.

Se il nostro organismo è debilitato oppure intossicato dall’inquinamento ambientale o da una alimentazione o stile di vita non corretti, vi è una deplezione e quindi una ridotta efficacia del sistema immunitario. Sia l’immunità aspecifica (macrofagi, cellule dendritiche, granulociti, cellule NK) che quella specifica (immunità umorale e cellulo-mediata) diventano meno efficienti. Sono quindi attive meno cellule dendritiche, macrofagi e cellule NK, con ripercussioni sull’equilibrio dell’immunità specifica.

Studi di laboratorio e su pazienti neoplastici hanno dimostrato che l’assunzione del fungo “in toto”, da parte di soggetti con sistema immunitario depresso, ha portato ad un aumento del numero e dell’efficienza ditali cellule; l’assunzione da parte di soggetti con sistema immunitario in equilibrio, invece, non ha portato a iperstimolazione o “iperattività”. Questi dati indicano che i funghi svolgono una azione immunomodulante ed adattogena, in altre parole di riequilibrio quando necessario. Infatti, i funghi utilizzati a scopo terapeutico sono in grado, attraverso un’azione catalitica, di chelare le sostanze nocive e di eliminarle, e, grazie a molecole bioattive immunomodulanti, di riequilibrare il sistema immunitario e l’organismo.Micoterapia: fungo in toto o estratto?I funghi contengono un enorme numero di metaboliti secondari di cui la scienza conosce forse il 5% in modo approssimativo. Di essi non sì conosce neppure l’azione all’interno della complessità molecolare del fungo, azione che può essere di completamento, sinergica, o di contrapposizione. Per questa complessità, l’utilizzo di singoli principi attivi potrebbe aumentare uno squilibrio già esistente.

Gli estratti possono essere ottenuti con varie metodologie, estrazione acquosa (con acqua calda o fredda), etanolica, metanolica etc. Ogni solvente agisce estraendo composti chimicamente affini, quindi qualunque sia il metodo utilizzato, ne viene sempre persa una parte. Gli estratti possono poi essere frazionati fino alla separazione di singole molecole a potenzialità farmacologica che vengono studiate per la loro azione specifica.

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato un’efficacia fino a 20 volte superiore di alcuni estratti rispetto alla biomassa del fungo. Altri studi hanno sconsigliato l’utilizzo di singoli estratti in alcune patologie degenerative croniche perchè hanno riscontrato un aumento dell’infiammazione. La scienza non ha tuttora stabilito chiaramente se sia più idoneo l’utilizzo di un estratto intero o frazionato, o del fungo “in toto”.

Se teniamo presente che delle numerose sostanze contenute nella polvere dell’intero fungo, ve ne siano solo alcune nell’estratto (a seconda del tipo di estrazione), si può dedurre che l’assenza delle altre sostanze non permette il lavoro di tutte le sostanze in sinergia e quindi di svolgere un’azione adattogena sull’organismo e di riequilibrio del sistema immunitario. L’utilizzo di singoli estratti può addirittura aumentare lo squilibrio organico e provocare problematiche infiammatorie e di autoimmunità. Con l’utilizzo degli estratti si perde inoltre la capacità di detossificazione, chelazione ed eliminazione delle tossine, che è caratteristica del fungo.

Molto spesso, per comodità, si effettuano estrazioni direttamente dal micelio. Al micelio mancano però le sostanze contenute nelle lamelle che contribuiscono alla parte germinativa del fungo. Se consideriamo ad esempio il Ganoderma lucidum (Reishi), i triterpeni, molecole con azione antinfiammatoria ed immunomodulante, sono presenti solo nelle lamelle dove vengono prodotte le spore e non nel micelio. Gli estratti di micelio quindi non conterranno queste molecole fondamentali.

Riassumendo il tutto, si può affermare che, in un obiettivo di riequilibrio e immunomodulazione, la polvere dell’intero fungo (corpo fruttifero) è preferibile agli estratti.

La polvere deve essere tuttavia correttamente essiccata. Oltre al metodo ed al momento di essiccazione è anche importante l’intervallo di tempo che intercorre tra la raccolta e l’essiccazione, per evitare la perdita di sostanze potenzialmente utili dal punto di vista terapeutico. Inoltre, la corretta temperatura di essiccazione non dovrebbe superare i 35° C per evitare l’inattivazione di alcune sostanze contenute nel fungo.

Quando si utilizzano funghi a scopo terapeutico, è consigliabile appurare come e dove vengono coltivati, essendo chelanti per le sostanze tossiche (es. pesticidi, metalli pesanti e xenobiotici in genere); i funghi cresciuti in natura in aree con elevato inquinamento ambientale e del terreno, diventano nocivi in quanto accumulano tossine.

Articolo di Ing. Agr. Franz Xaver Schmaus

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Solo in Italia, i malati di Alzheimer sono più di 520.000, con 80.000 nuovi casi all’anno. Da qui al 2020 si prevedono circa 115.000 di nuove diagnosi di Alzheimer. L’età media dei malati è di 77 anni (il 66,8% costituito da over 75 anni, l’8,9% da pazienti sotto i 65 anni e un quarto circa da malati di età compresa tra i 66 ed i 75 anni). Sono soprattutto le donne a soffrire di questo terribile male.

Il morbo di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressivamente invalidante la cui incidenza stimata è del 1% nelle persone di età superiore a 65 anni; le cause della sua insorgenza non sono ancora note anche se sembrano essere stati individuati diversi fattori di rischio quali la familiarità, l’esposizione a sostanze tossiche o traumi, l’età avanzata.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Current Alzheimer Research e condotto da un gruppo di ricercatori della Temple University della Pennsylvania, anche il consumo eccessivo di cibi ad elevato contenuto dell’amminoacido metionina quali fagioli, uova, aglio, lenticchie, cipolle, carne rossa, pesce, yogurt e semi contribuirebbe ad aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Questo perché, come spiega Domenico Praticò, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio, quando la metionina raggiunge livelli troppo elevati il nostro organismo regisce trasformandola in un altro amminoacido chiamato omocisteina per i quale studi precedenti condotti sugli esseri umani hanno già dimostrano una responsabilità nell’insorgenza del morbo di Alzheimer e Demenza.Morbo di Alzheimer: zafferano, vitamina B12 ed Hericium Erinaceus possono essere utiliUTILE SEMBRA ESSERE INVECE UN’INTEGRAZIONE DELLA DIETA CON ZAFFERANO, VITAMINA B12 ED HERICIUM ERINACEUS

Lo ZAFFERANO, la nota spezia usata sin dall’antichità per dare sapore a molte pietanze, sembra racchiudere in sè proprietà terapeutiche che potrebbero rivelarsi efficaci nella lotta contro varie malattie cerebrali, tra le quali il morbo di Alzheimer.

Le proprietà antiossidanti dello zafferano, il cui nome scientifico è Crocus sativus, pianta appartenente alla famiglia delle iridacee, sono conosciute da molto tempo come pure è nota l’azione che la crocina, carotenoide che dona allo zafferano il suo caratteristico colore arancione, e il safranale, spezia che dona allo zafferano il suo inonfondibile aroma, svolgono per proteggere l’organismo dall’azione dei radicali liberi che provocano in un primo momento danni cellulari ed in un secondo tempo possono generare varie malattie. Le sue proprietà benefiche per la salute del cervello sono state oggetto di dibattito tra decine di studiosi greci e stranieri di fama mondiale durante un incontro recentemente organizzato ad Atene.

I benefici dell’azione antiossidante dello zafferano sono stati illustrati dal professor Moschos Polissiou dell’Università di Agricoltura di Atene il quale ha ricordato come le sostanze contenute nello zafferano possano proteggere e rivitalizzare le cellule, migliorare la circolazione sanguigna in particolare nel tessuto cerebrale e la memoria, ridurre vari disturbi cardiovascolari e tenere sotto controllo la crescita di cellule cancerogene che possono formarsi nel cervello, oltre a ridurre i danni causati da malattie cerebrali come l’Alzheimer.

La scienza dell’alimentazione sta davvero facendo passi da giganti e ogni giorno si scopre sempre qualcosa in più per curare o prevenire malattie molto gravi, proprio come il morbo di Alzheimer. Secondo un recente studio, svolto dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, la vitamina B12 potrebbe essere un antidoto portentoso. La ricerca durata ben 7 anni ha permesso di verificare il ruolo di questa vitamina.

Si sono sottoposti alla sperimentazione 271 finlandesi volontari tra i 65 e i 79 anni, sani all’inizio della ricerca, 17 dei quali hanno sviluppato la demenza senile nel corso dello studio. I partecipanti sono stati periodicamente sottoposti ad analisi del sangue per analizzare i livelli di vitamina B12 e di omocisteina (un aminoacido associato alla vitamina B12) i cui eccessivi livelli sono collegati a effetti negativi sulla salute del cervello (compreso l’ictus). Il focus della ricerca ha verificato che per ogni micromole di omocisteina in più il rischio di malattia di Alzheimer aumenta del 16%, mentre per ogni picomole in più della forma attiva della vitamina B12 il rischio si riduce del 2%.

HERICIUM ERINACEUS
Fungo raro, considerato una prelibatezza, assomiglia alla testa di un leone. Si sviluppa preferibilmente su alberi di quercia ancora vivi, oppure su faggio, noce, platani ed altre latifoglie. Cresce sul tronco ad una altezza di circa 3-4 metri. Il corpo fruttifero assomiglia alla testa di un leone, per questo in Asia è chiamato testa di leone.
La presenza di una sostanza simile al NGF stimola la sintesi di mielina e la ricostruzione delle fibre nervose. I suoi effetti sul sistema nervoso sono multipli ed articolati; il suo utilizzo è utile nel trattamento dell’ansia, dello stress, dei deficit mnemonici e dell’insonnia.

Studi clinici hanno riscontrato risultati incoraggianti nel trattamento della sclerosi multipla e del morbo di Alzheimer.

Contiene numerosi minerali (Potassio, Zinco, Ferro, Germanio, Selenio, Fosforo), tutti gli aminoacidi essenziali, polisaccaridi immunomodulanti (ß-glucani) e ad effetto antitumorale (FIII – FIII2b), ericenoni, erinacine ed un fattore simile al Nerve Growth Factor (NGF). È un fungo che lavora principalmente sui tessuti di derivazione ectodermica (mucose e sistema nervoso).

Possiede un gruppo di sostanze bio-attive, hericenon A,B,C,D,E,che inducono la produzione del fattore stimolante della crescità del tessuto nervoso (NGSF) composto capace di stimolare la rigenerazione dei neuroni cerebrali gravemente danneggiati ma ancora in vita.

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Recenti studi scientifici hanno riconosciuto ai funghi nuove ed impensabili capacità terapeutiche, dando luogo ad un nuovo ambito di ricerca nella medicina naturale.

I funghi medicinali sono stati utilizzati per millenni nella Medicina Tradizionale Cinese e in generale per il mantenimento di un buono stato di salute. Gli standard terapeutici della medicina orientale non sono condivisi dalla medicina occidentale, tuttavia negli ultimi 10-20 anni la ricerca scientifica ha fornito una grande quantitá di informazioni sui composti bioattivi contenuti nei funghi medicinali e sui loro meccanismi di azione evidenziando il potenziale beneficio da essi offerto.

II regno dei funghi, che comprende in realtá anche le muffe e i lieviti, vanta milioni di esemplari, ma di questi solo una parte é stata finora studiata per comprenderne le caratteristiche e le proprietá. E’ un mondo affascinante, che gli scienziati indagano non solo a scopi conoscitivi: alcune delle sostanze prodotte dal metabolismo secondario dei funghi hanno infatti proprietá medicinali, soprattutto antibiotiche (es. penicillina) molto usate dalla medicina occidentale, altre potranno forse essere impiegate nella lotta ai tumori (es. la spirolaxina con attivitá antiangiogenetica).I FUNGHI: nuova frontiera naturale nel campo dell’immuno-nutrizioneRecenti studi scientifici hanno riconosciuto ai funghi nuove ed impensabili capacità terapeutiche, dando luogo ad un nuovo ambito di ricerca nella medicina naturale.
I funghi sono strutture piuttosto specifiche, dotate di caratteristiche alquanto ibride tra regno vegetale e regno animale, con forse maggiore somiglianza a quest’ultimo da un punto di vista evolutivo.

L’utilizzo alimentare dei funghi, usanza popolare ed antica, è volto a migliorare la qualità e l’assimilabilità dei cibi, ma centinaia di anni di loro uso terapeutico in oriente da parte della Medicina Tradizionale Cinese e della scienza medica giapponese e solide ed inconfutabili ricerche scientifiche moderne, hanno suscitato l’interesse sulle possibilità terapeutiche offerte in particolare dai funghi eduli.

Al di là del loro valore nutritivo, importante per la presenza di amminoacidi essenziali, vitamine ed ogni minerale presente nel loro substrato di crescita, i funghi sono in grado di rinforzare il sistema immunitario, regolare glicemia e colesterolo, inibire lo sviluppo tumorale e curare disturbi cardiocircolatori e neurologici. Andranno quindi a lavorare specificatamente in tutte le disfunzioni del metabolismo glucidico e lipidico: ipercolesterolemia, diabete; sulle patologie da deficit immunologico: virosi come epatite, herpes virus, Epstein-Barr virus, ma anche asma, allergia; sulla disintossicazione da metalli pesanti; sull’osteoporosi, arteriosclerosi, ipertensione, sclerosi multipla, Morbo di Alzheimer.

Questi supplementi nutrizionali sono utilizzati in particolare nella modulazione del sistema immunitario, per aumentare la resistenza alle malattie e per normalizzare le funzioni organiche ristabilendo l’omeostasi.

Alcuni polisaccaridi, i β glucani, estratti dai funghi sono attualmente impiegati come sostanze ad attività farmacologica antineoplastica. Questi agenti immunostimolanti sono utili supporti al trattamento antitumorale convenzionale, dal momento che non interferiscono negativamente con la necessaria azione citotossica sulle cellule cancerose da parte dei farmaci chimici, ma contribuiscono alla distruzione delle cellule tumorali in modo molto specifico, rinforzando parallelamente le cellule normali, con conseguente minor danno globale per l’individuo.

La maggior parte dei funghi “medicinali” è oggi coltivata su larga scala. La coltivazione artificiale assicura un’accuratezza di identificazione e una maggiore affidabilità e standardizzazione dei funghi medicinali. Seguendo i dettami della Medicina Tradizionale Cinese, si raccomanda l’uso dei funghi terapeutici in toto cioè, non come estratto, ma in capsule di frutto intero, spore o compresse di micelio.

Fonte: V.BIANCHI,, I funghi medicinali – Per vivere a lungo in perfetta salute. L’Età dell’Acquario Edizioni, Torino, 2009.

I funghi sono in grado di rinforzare il sistema immunitario, riequilibrandolo e rendendolo più pronto a rispondere agli stimoli.

I funghi che possiedono proprietà che possono migliorare la nostra salute e qualità di vita sono chiamati ”funghi medicinali”. Tra questi i più conosciuti e utilizzati in Italia sono: Grifola frondosa o Maitake, Ganoderma Lucidum o Reishi, Lentinus edodes o Shiitake, Cordyceps sinensis, Agaricus blazei Murril o Cogumelo del Sol, Phellinus linteus, Trametes (Coriolus) versicolor, Hericium erinaceus, Po!yporus umbellatus, Auricularia auricula judae, Coprinus cornarus e molti altri.

A oggi sono state studiate circa 270 specie di funghi con proprietà farmacologiche; più di 50 specie evidenziano attività antineoplastica “in vitro”, circa 20 sono state studiate clinicamente su modelli animali o in vivo, e tutte sono ben tollerate e considerate non tossiche. I numero conosciuto di specie di funghi si aggira attorno a 14.000, ma si ipotizza che questa cifra corrisponda al 10% di tutti i funghi esistenti in natura. Assumendo che un 5% di questi funghi abbia un potenziale farmacologico, si deduce che resterebbero almeno 7000 specie sconosciute che potrebbero costituire un beneficio per l’uomo.

Dal punto di vista ponderale i funghi in generale sono ricchi di sostanze in grado di modulare e potenziare la risposta immunitaria (polisaccaridi e glicoproteine), anche se non tutti allo stesso modo, ma hanno anche tutta una serie di metaboliti secondari (molecole biologicamente attive) in grado di contrastare numerosi squilibri metabolici e organici.I funghi “medicinali”Le popolazioni antiche hanno utilizzato tradizionalmente questi funghi, e attualmente sono in corso, e non solo in Oriente, molti studi scientifici e chimici che hanno l’obiettivo di indagare i meccanismi di azione delle diverse molecole per poterne spiegare gli effetti fisiologici.

Ai funghi sono state da sempre attribuite potenzialità che vanno oltre l’azione prettamente fisica; da sempre utilizzati da “sciamani” e “curanderos” per affinare le loro capacità curative, si riteneva che aumentassero i livelli di consapevolezza. In Oriente si riteneva che l’azione dei funghi si estendesse anche a livello psico-emozionale oltre che fisico: ad esempio, a uno dei funghi più antichi e più conosciuti, il Reishi (Ganoderma Lucidum), sono stati attribuiti nomi quali il “fungo dell’immortalità” o “il fungo dei 10.000 anni” o “l’erba della potenza spirituale”. In Oriente, inoltre, i funghi, a seconda del loro colore o della loro signatura, sono stati associati a particolari costituzioni o “logge energetiche” e quindi utilizzati, sulla base di queste caratteristiche, a livello energetico – costituzionale oltre che sulla patologia specifica.

I funghi rientrano nella categoria degli adattogeni, insieme all’Aloe, al Ginseng, e a molte altre piante e rimedi. La loro azione si esplica soprattutto attraverso il riequilibrio del sistema immunitario, anche se poi ognuno di loro va, a livello energetico, a riequilibrare specifici meridiani e organi. Il sistema immunitario è fondamentale per il mantenimento dell’omeostasi e quindi della salute dell’organismo.

L’azione sul sistema immunitario caratterizza tutti i funghi, dal porcino alla russola, agli imbutini, ai funghi medicinali, ed è spiegata dall’elevato contenuto in polisaccaridi.

Stefania Cazzavillan in Funghi Medicinali, Nuova Ipsa 2011, pag.101.

L’utilizzo dei funghi si presta al supporto di disturbi, ipercolesterolemie epatite eczema tosse obesità stress e perfino tumori… vedremo come agiscono i funghi e quali precauzioni adottare.

Con il termine Micoterapia si intende l’utilizzo dei funghi medicinali per la difesa della nostra salute. Essi si usano da centinaia di anni e venivano utilizzati ampiamente nella MTC (Medicina Tradizionale Cinese). Oltre che nella storia, però, i funghi sono stati e sono tutt’ora utilizzati ed oggetto di moderni studi scientifici, che confermano sempre maggiormente il loro elevato potere terapeutico.

Questo breve articolo non ha sicuramente lo scopo di trattare una materia di per sé vastissima in poche righe. Lo scopo è, invece, quello di incuriosire il lettore ed il professionista, affinché possano approfondire la conoscenza in tale ambito e ricavarne gli enormi benefici per la salute.

Come e su cosa agiscono i funghi medicinali

I funghi, per loro natura, hanno la capacità di “digerire” tramite complessi processi enzimatici quanto ricavano da sostanze in decomposizione assorbendo tali sostanze e rendendole nuovamente biodisponibili. Essi costituiscono una sorta di connessione tra il mondo minerale inanimato ed il mondo vivente. Ogni tipo di fungo serve a funzioni specifiche, però possiamo affermare che generalmente tutti intervengono su:

1) Metabolismo glucidico e lipidico;
2) Chelazione di metalli pesanti;
3) Riequilibrio del Sistema Immunitario;
4) Antagonizzazione delle spinte anomale di crescita cellulare;

Anche se sono alimenti, i funghi non velenosi sono pertanto molto efficaci e possono essere di sicuro interesse come aiuto complementare alla Medicina Ufficiale. Alcune patologie sulle quali i funghi hanno dato ottimi risultati sono il diabete, problemi circolatori, cancro, virosi di vario tipo, asma, allergie ed altre.

I funghi rientrano sicuramente in quella che viene definita immunonutrizione, che è la capacità di modulare l’attività del sistema immunitario attraverso l’utilizzo di specifici nutrienti.

L’immunonutrizione può essere utilizzata ogni volta che si ritenga necessario riequilibrare la risposta immune cellulare (TH1) ed umorale (TH2).

I funghi medicinali hanno dato notevoli riscontri monitorati da recenti studi scientifici su molte patologie croniche, soprattutto se inerenti ad un deficit immunologico.

Quello che noi conosciamo come fungo, in realtà è solo il frutto, che è visibile sopra la superficie del terreno. Il frutto ha il compito di rilasciare le spore, che, un po’ come il polline per i fiori, vengono trasportate dal vento e dall’acqua. Le spore, a contatto con un ambiente favorevole, si struttureranno in filamenti chiamati ife. Le ife, a loro volta, strutturandosi in una fitta rete compatta di filamenti daranno vita al micelio. Il frutto che noi conosciamo è la parte cresciuta al di fuori del terreno del micelio.La Micoterapia e i funghi medicinali: un'importante arma a difesa della nostra saluteForme di utilizzo dei funghi medicinali

I funghi medicinali vengono utilizzati sotto diverse forme. Il professionista della salute utilizzerà la tipologia di preparati che gli si addice: il medico per curare le patologie, il naturopata per il riequilibrio del “terreno” costituzionale della persona. A seconda dello scopo utilizzeremo gli estratti di funghi quando il professionista si troverà di fronte a patologie gravi ed in stato avanzato come il cancro, i preparati del fungo intero in numerosi casi comuni e come terapia d’appoggio a patologie organiche degenerative, i preparati del micelio in caso debba essere stimolato il Sistema Immunitario. E’ molto importante, quando scegliamo il prodotto da acquistare, che diamo enorme importanza a come viene preparato il prodotto.

Affidarsi a ditte produttrici serie e di comprovata affidabilità è di vitale importanza. I funghi funzionano un po’ come “spugne” ed è importante quindi che non contengano sostanze tossiche! Il prodotto dev’essere pertanto altamente certificato e garantito. Non acquistiamo prodotti a basso costo e di dubbia provenienza, potrebbe essere molto pericoloso per la salute stessa. Altro consiglio: affidiamoci ad esperti professionisti affinché l’utilizzo del fungo medicinale sia mirato e pienamente consapevole al fine di produrre gli ottimi benefici che questi prodotti della natura possono darci.

Le principale sostanze attive che producono effetti benefici per la salute dell’uomo sono l’elevata concentrazione di enzimi, metaboliti secondari, triterpeni, lectine, steroli, fibre alimentari, chitina e, non ultimi, i Beta glucani.

Elenco dei principali funghi medicinali:

Si propone di seguito un elenco dei funghi medicinali e, a titolo puramente indicativo, le patologie più comuni per le quali essi vengono utilizzati, rimandando ad ogni lettore, ovviamente, l’approfondimento dovuto. Inutile dire che quanto di seguito non vuol in alcun modo sostituire le terapie mediche o il medico stesso.

– Lentinus Edodes – (SHIITAKE): ipercolesterolemia, iperuricemia, cachessia neoplastica, artrosi, affezioni virali, influenza, rinite, steatosi epatica, eczema, cancro polmonare e mammario, sarcoma;

– Coprinus Comatus: diabete tipo I e II, stipsi, emorroidi, tossicosi epatica;

– Polyporus umbellatus – (ZHU LING): edemi, ritenzione di liquidi, ipertensione, drenaggio linfatico, metastasi linfonodali, cancro, leucemia;

– Hericium Erinaceus – (HOUTOU): gastrite, reflusso gastroesofageo, ulcera gastrica e duodenale, allergie ed intolleranze alimentari, rettocolite ulcerosa,

– Auricularia auricula judae – (MU HER – KIKURAGE): Infiammazione delle mucose, tracheite, tosse secca, cancro cutaneo, carcinoma epidermoide, eccesso di radicali liberi, emorroidi, obesità;

– Cordyceps sinensis – Cordyceps militaris: Stanchezza, convalescenza, depressione, insonnia, impotenza, sterilità maschile e femminile, gastroenteriti infettive, irregolarità mestruali, glomerulonefrite cronica, insufficienza renale, asma, bronchite cronica;

– Grifola frondosa – (MAITAKE): Carcinoma mammario, polmonare, gastrico, epatico, vescicale, prostatico, melanoma, glioblastoma, ottimo per controbattere gli effetti secondari della chemioterapia, cistiti ricorrenti, ipertrigliceridemia, deficit immunologico, stress, osteoporosi;

– Ganoderma lucidum – (LING ZHI – REISHI): Insonnia, stanchezza, invecchiamento precoce, miotonia distrofica, problematiche cardiovascolari, aritmia, dispnea, precordialgie, allergie, eczemi, epatiti A,B,C, carcinoma nasofaringeo, artrite reumatoide, mononucleosi infettiva, leucopenia.

– Agaricus brasiliensis – (COGUMELO DEL SOL): Deficit immunologico, patologie autoimmuni, frequenti ricadute infettive, allergia, asma, invecchiamento precoce, ipertensione arteriosa, intossicazioni, cirrosi epatica, epatite B, epatite tossica, sarcoma, melanoma, patologie neoplastiche.

– Coriolus versicolor – (KAWARATAKE – YUN ZHI): azione antivirale, tumori ormono-dipendenti (mammari, prostatici), carcinoma polmonare, sarcoma, tumori cerebrali, linfoma, carcinoma esofageo, gastrico, nasofaringeo, polmonare, colo-rettale, ovarico, cervicale (HPV correlato), vescicale.

Quello della micoterapia è un vastissimo “mondo” tutto da scoprire e che ci regalerà nozioni preziosissime per la nostra soddisfazione intellettuale e per la nostra salute.

Il problema della patologia tiroidea in generale e del morbo di Hashimoto in particolare sta diventando una vera epidemia a livello mondiale.

Nei paesi occidentali ormai quasi la metà delle donne, in un certo momento della loro vita, scoprono un deficit di funzione tiroidea che comporta moltissimi sintomi clinici, per citarne solo alcuni dei più comuni e meno gravi, tipici delle fasi iniziali della malattia:

  • freddolosità
  • repentini
  • cambi di umore
  • aumento di peso
  • depressione
  • secchezza della pelle
  • stipsi e gonfiore addominale
  • senso di affaticamento
  • fragilità di unghie e capelli

L’approccio della Medicina Ufficiale è a dir poco semplicistico: si monitora la situazione con periodiche analisi, non si fa quindi nulla nelle prime fasi della malattia e si interviene quando la ghiandola Tiroide da segni di insufficienza, prescrivendo univocamente un farmaco ormai a tutti noto : Eutirox. Si inizia spesso con i 25mcg ma poi è quasi inevitabile un incremento della dose, fino ad arrivare ai 100-125 mcg al giorno che hanno un effetto soppressivo-sostitutivo sulla funzione della ghiandola. Dopo anni di questa terapia la Tiroide scompare, si atrofizza ed il paziente diviene schiavo di questa compressa sostitutiva, non priva di effetti collaterali, non facilissima da dosare nello specifico caso.

Come ho già detto in miei precedenti scritti su questo argomento l’approccio della Medicina Naturale – Integrativa è completamente diverso. In realtà non esiste uno schema, un protocollo buono per tutti, ogni caso va valutato singolarmente. Il paziente può arrivare ad essere ipotiroideo attraverso varie strade : squilibrio ormonale, assunzione di farmaci o acqua o cibi con effetto negativo sulla Tiroide, patologie virali, stress psicofisici, squilibri immunitari. Per il medico di Medicina Integrativa, soprattutto se la patologia è colta nelle sue prime fasi, è molto importante capire o ipotizzare la ragione del problema in quello specifico paziente.Validi motivi per avere una Tiroide “in equilibrio”

Le possibilità terapeutiche nell’ambito della Medicina Integrativa sono molte, oltre allo specifico consiglio dietetico ed alla correzione eventuale dello stile di vita, si può ipotizzare l’impiego di vari integratori che vado citando sinteticamente:

L-Tirosina, si tratta di un aminoacido molto importante perchè rappresenta il mattone da cui la Tiroide sintetizza l’ormone tiroideo. La tirosina è biologicamente importante in quanto precursore di vari ormoni, quali la tiroxina (un ormone tiroideo) e le catecolammine (dopamina, noradrenalina e adrenalina), e della melanina. La tirosina rappresenta un fondamentale substrato per la sintesi di neurotrasmettitori e aumenta i livelli ematici degli stessi. L’effetto regolatore dell’umore è particolarmente osservabile in pazienti depressi e in condizioni di stress. Una grande quantità di studi indicano l’utilità dell’assunzione di tirosina in condizioni di stress, freddo, affaticamento, lavoro prolungato e insonnia. La tirosina è un fantastico riequilibratore del TSH e degli ormoni tiroidei

Selenio, elemento minerale fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei più attivi e per la protezione dell’organismo dai danni legati all’Autoimmunità.

Iodio, elemento minerale chiave per la sintesi degli ormoni tiroidei che deve essere usato però in dose e modalità opportune per non causare l’effetto opposto

Zinco, elemento minerale essenziale per la funzione dell’Ipofisi, che nutre e sostiene la ghiandola Tiroide

Omega 3, sono grassi poli insaturi essenziali per diminuire i fattori infiammatori organici e quindi anche per regolare la funzione immunitaria.
Vitamina D, sostanza spessissimo carente nella nostra popolazione, fondamentale non solo per le ossa e per la prevenzione di molte forme tumorali, ma anche per una buona funzione tiroidea.

Vitamina A: il beta-carotene, il precursore della vitamina A, in caso di insufficienza della tiroide non si trasforma più in vitamina A e quindi i soggetti ipotiroidei possono presentare segni di ipovitaminosi A. D’altra parte la mancanza di vitamina A riduce l’attività secretoria della tiroide creando così un circolo vizioso che può essere interrotto solo con l’integrazione.

Acido Caprilico, ricavato dall’olio di cocco, questa sostanza non è utile solo per debellare la candida intestinale ma anche per proteggere la ghiandola Tiroide.

Glutatione, importantissimo anti ossidante e fattore di protezione per tutte le cellule del nostro organismo. E’ l’unica molecola che può difenderci dall’aggressione del Mercurio e dei metalli pesanti in generale. Non è sempre facile trovare una forma ben assorbibile di questa sostanza e spesso si ovvia somministrando i suoi precursori ( Cisteina, Glutammina e Glicina ).

Ho citato solo alcuni concetti terapeutici salienti, penso sia importante aggiungere che le pere sono un frutto particolarmente utile per supportare la funzione tiroidea e che la soya ha invece un effetto deprimente sulla ghiandola. (fonte: Dott. Ivo Bianchi in scienzanatura.it)

Dott. Ivo Bianchi
Dopo aver praticato Medicina Interna presso i reparti di Patologia e Clinica Medica dell’Università di Verona… da quasi 30 anni mi interesso delle varie branche della Medicina Naturale. Specializzazioni: Medicina Interna Omeopatia Omotossicologia.

La tiroide è un organo impari, situato nella regione anteriore del collo alla base della gola. Questa ghiandola ricopre un ruolo fisiologico estremamente importante, poiché influenza direttamente lo sviluppo scheletrico e cerebrale, partecipa alla regolazione del metabolismo corporeo tiroide e allo sviluppo di pelle, apparato pilifero ed organi genitali.

Situata anteriormente rispetto alla laringe e alla trachea, la tiroide consta di due lobi, uno destro ed uno sinistro, tra loro congiunti da una porzione trasversale detta istmo; questa particolarità anatomica conferisce alla tiroide un aspetto simile ad una H o, più artisticamente, ad una piccola farfalla.

In un adulto sano ciascun lobo misura circa cinque centimetri, mentre la tiroide raggiunge, nel suo insieme, un peso di circa venti grammi. Peso e dimensioni possono tuttavia variare, anche considerevolmente, in base all’età (calano con l’invecchiamento), al sesso (sono superiori negli uomini) e alle modificazioni ormonali (pubertà , gravidanza, allattamento, fase del ciclo mestruale, menopausa).

Oltre a T3 e a T4, la tiroide, con le sue cellule “parafollicolari” o “cellule C” (situate sul contorno dei follicoli), produce un terzo ed importantissimo ormone, chiamato calcitonina.

La sua azione è definita ipocalcemizzante, in quanto viene prodotta e secreta con lo scopo di abbassare il calcio in circolo, ostacolandone l’assorbimento a livello intestinale, favorendo la sua deposizione nelle ossa e l’escrezione a livello renale.

La calcitonina ha attività diametralmente opposta a quella dell’ormone delle paratiroidi o paratormone.
Contrariamente ad altre ghiandole endocrine, la tiroide contiene abbondanti riserve ormonali, cosicché le fluttuazioni quotidiane dell’apporto di iodio non determinano importanti alterazioni della sua funzionalità. E’ tuttavia importante non sottovalutare il ruolo di questo minerale nell’alimentazione quotidiana, soprattutto durante la gravidanza, un periodo in cui un eventuale carenza potrebbe causare aborto o deficienze mentali piuttosto serie (cretinismo) durante lo sviluppo del feto. Il consumo di alimenti cosiddetti “gozzigeni” (perché capaci di sequestrare lo iodio assunto con la dieta) non riveste particolare interesse clinico, salvo in quei rari casi in cui l’apporto alimentare di iodio è particolarmente basso (eventualità scongiurata dal semplice consumo di sale iodato). Per lo stesso motivo non vi sono evidenze convincenti che il consumo di soia e dei suoi isoflavoni possa rallentare la funzionalità tiroidea. Le dosi di assunzione raccomandate per la popolazione italiana sono di 150 mcg di iodio al giorno e, per la donna, 200 mcg/die durante l’allattamento e 175 mcg/die in gravidanza.

Una volta prodotti, gli ormoni tiroidei possono essere direttamente convogliati nel circolo sanguigno oppure depositati nella colloide dei follicoli tiroidei; questi ultimi sono strutture sferiche dotate di una cavità centrale ripiena di un denso materiale glicoproteico, detto appunto colloide. Al suo interno troviamo grandi quantità di tireoglobulina, una proteina piuttosto complessa, con numerosi residui di tirosina, che costituisce la forma di deposito di T3 e T4. Al momento del bisogno interviene un enzima specifico che, all’interno del follicolo, libera gli ormoni tiroidei dal loro legame con la tireoglobulina, come succede, per esempio, in risposta all’azione stimolante del TSH.

La colloide costituisce una riserva di ormoni tiroidei sufficiente per 2-3 mesi.
Le molecole ormonali secrete dai tireociti (o cellule della tiroide) sono costituite soprattutto da tiroxina e soltanto in minima parte da triiodotironina; è tuttavia quest’ultimo ormone ad avere maggior gioco nella fisiologia cellulare. Va inoltre sottolineato che la maggior parte del T3 circolante non è di origine tiroidea, ma deriva dalla monodeiodazione periferica di T4, che avviene soprattutto a livello epatico; T4 può quindi essere considerato una sorta di proormone.

Il trasporto degli ormoni prodotti dalla tiroide nel torrente ematico è mediato da specifiche proteine plasmatiche, come la TBG e l’albumina; solo la piccola quota di T3 e T4 che sfugge a questo legame è metabolicamente attiva.

Nell’organismo umano nulla è affidato al caso, ogni reazione metabolica è finemente intrecciata con le altre ed avviene con lo scopo preciso di mantenere in equilibrio il sistema interno. Così, anche per la tiroide, esiste un fine meccanismo regolatorio deputato a controllarne le funzioni. In effetti, l’attività secretoria di questa ghiandola è influenzata da numerosi ormoni, primo tra tutti il TSH od ormone tireostimolante, la cui secrezione è a sua volta controllata dal neuroormone ipotalamico TRH (o fattore di rilascio dell’ormone tireostimolante).

Come dice il nome stesso, il TSH, prodotto dal lobo anteriore dell’ipofisi o ghiandola pituitaria, viene liberato quando si abbassano i livelli degli ormoni tiroidei nel sangue. Una volta secreto, il TSH stimola la tiroide ad incorporare più iodio, a sintetizzare più ormoni tiroidei e a liberarli in circolo.

Al contrario, quando i livelli di T3 e T4 salgono, la secrezione dell’ormone viene inibita secondo una reazione conosciuta come “feedback negativo”. Questo complesso meccanismo regolatorio consente di mantenere un equilibrio ormonale adeguato alle esigenze dell’organismo.

Il nostro corpo, in pratica, ricalca la funzione del termostato di una caldaia: quando la temperatura dell’acqua scende al di sotto di un valore limite il bruciatore si accende e riscalda il liquido fino a quando, raggiunta una temperatura massima prefissata, viene spento automaticamente.

Il paragone con la caldaia non è affatto casuale; gli ormoni prodotti dalla tiroide rappresentano infatti uno stimolo importante per l’attività metabolica dei tessuti, un’azione resa particolarmente evidente dal tipico fenotipo dei soggetti ipertiroidei (magrezza accentuata, sudorazione profusa, intolleranza alle alte temperature, cute calda e sottile, corporatura esile ed una caratteristica protrusione dei bulbi oculari). Un’iperfunzione tiroidea, contenuta entro i limiti fisiologici, provoca un aumento del metabolismo corporeo e favorisce il dimagrimento. Per questo motivo ritroviamo lo iodio in molti prodotti dimagranti di sintesi (i cosiddetti brucia grassi) o naturali (fucus, laminaria); alcuni atleti o medici senza scrupoli arrivano addirittura ad assumere/prescrivere ormoni tiroidei o loro precursori, con lo scopo esclusivo di migliorare l’aspetto fisico (vedi bodybuilder) o la performance atletica. Si tratta tuttavia di una pratica pericolosissima per la possibile insorgenza di disfunzioni croniche alla tiroide. In ogni caso, terminata l’assunzione, si avrà comunque un temporaneo rallentamento di tutte le funzioni corporee a causa del “feed back negativo” descritto poche righe sopra.

Malattie della tiroide
Se la tiroide non è abbastanza attiva, si parla di ipotiroidismo. L’ipotiroidismo può portare ad aumento di peso, stanchezza e scarsa tolleranza delle basse temperature. Se la tiroide è troppo attiva (ipertiroidismo) si producono più ormoni tiroidei di quanto necessiti il corpo, con conseguente perdita di peso, aumento del battito cardiaco e sensibilità al calore.

Si definisce ipertiroidismo una condizione clinica caratterizzata dall’aumento degli ormoni tiroidei in circolo. L’ipotiroidismo ricalca invece la condizione opposta (sindrome clinica caratterizzata da sintesi insufficiente o carente azione di T3 e T4 a livello tissutale). Gli ipertiroidismi possono essere primitivi, cioè dovuti a malattie della tiroide, secondari e terziari; i primi dipendono da patologie che ne incrementano l’attività, quali la malattia di Basedow o morbo di Graves (di origine autoimmune), l’adenoma iperfunzionante ecc; gli ipertiroidismi secondari dipendono da iperincrezione di TSH, in genere a causa di un tumore ipofisario; infine, le forme terziarie sono provocate da eccessiva secrezione ipotalamica di TRH.

Qualunque sia la sua natura, l’ipertiroidismo determina un aumento del consumo di ossigeno, cui consegue un aumento dell’attività cardiaca, della produzione di calore, del catabolismo e dell’irritabilità del sistema nervoso.

Similmente all’eccesso, anche un difetto nella quantità di ormoni tiroidei (ipotiroidismo) può avere origini primitive o secondarie. Gli ipotiroidismi primitivi dipendono da alterazioni della tiroide che ne abbassano l’attività, quali atrofia idiopatica, carenza di iodio nella dieta o tiroidectomia (asportazione chirurgica della tiroide). Gli ipotiroidismi secondari sono in relazione con deficit di increzione dei due principali ormoni che regolano l’attività della ghiandola (TRH e TSH) per patologie ipotalamiche e/o ipofisarie, quali neoplasie, o per loro asportazione chirurgica.

I sintomi dell’ipotiroidismo dipendono dal rallentamento generale del metabolismo e della funzionalità nervosa, che determina cretinismo nel feto, ridotta crescita staturale e dello sviluppo sessuale in epoca puberale, mixedema nell’adulto (pallore, voce roca, cute mixedematosa ecc). Qualunque sia la sua causa, la difettosa sintesi di ormoni tiroidei stimola l’increzione dell’ormone tireostimolante ed il suo fattore di rilascio ipotalamico. Come descritto in precedenza, il bersaglio di questi ormoni è la tiroide, che accelera la propria attività aumentando, come i muscoli in risposta all’allenamento, il proprio volume (ipertrofia tiroidea o gozzo) fino a raggiungere un peso di centinaia di grammi.
Se tale compenso è sufficiente si mantiene la normale funzionalità tiroidea (gozzo semplice), in caso contrario si ha ipotiroidismo con gozzo.

Nell’adulto, quindi, gli ormoni tiroidei non sono essenziali per la sopravvivenza, ma sono importanti per la qualità della vita.

I disturbi della tiroide sono piuttosto frequenti, tanto da colpire in media una persona su venti, con una netta prevalenza nella popolazione femminile. Come accennato queste disfunzioni possono avere varia natura (ipertiroidismo, ipotiroidismo, crescita anomala della tiroide e, più raramente, tumori della ghiandola tiroidea). La cura del disturbo, attraverso farmaci specifici, porta generalmente alla guarigione e anche il cancro alla tiroide, se preso in tempo, può essere debellato.

Validi motivi per avere una Tiroide “in equilibrio”

1) Per mantenere alto il desiderio sessuale.
Se la tua tiroide, per esempio a causa di noduli o di una malattia autoimmune, produce ormoni in eccesso o in difetto, è facile che ne risenta negativamente anche il desiderio sessuale. Infatti, gli ormoni tiroidei influiscono sia sul bilancio tra i neurotrasmettitori serotonina e dopamina, sia, indirettamente, sul rilascio degli ormoni sessuali (estrogeni, progesterone e testosterone), che influiscono anche sulla libido

2) Per avere unghie, capelli e pelle forti e belli.
Quando la tiroide non produce a sufficienza ormoni tiroidei, per esempio per colpa di un gozzo o di piccoli noduli, ne risentono anche le unghie e i capelli, che sono tendenzialmente più fragili e quest’ultimi tendono a cadere. Cio’ accade in quanto i follicoli capilliferi sono particolarmente sensibili all’azione degli ormoni tiroidei. Questi influenzano il metabolismo cellulare delle proteine, dei carboidrati, dei lipidi e dei minerali. Le cellule della matrice del capello, dati gli elevati livelli di attività metabolica, sono assai profondamente influenzate dalla carenza o dall’eccesso di ormoni che derivano dalla tiroide. Anche la pelle ne risente diventando più secca, oltre che pallida. La pelle è altresi’ mal irrorata, di conseguenza è fredda e tende ad ispessirsi. I tessuti sottocutanei assumono una consistenza spugnosa e solida (mixedema). Cio’ accade in quanto gli ormoni tiroidei influenzano il metabolismo dei fibroblasti e di conseguenza la salute della nostra pelle.

3) Per non essere troppo magra senza motivo o per non sentirti sempre gonfia come un pallone.
Gli ormoni tiroidei T3 e T4, che sono gli unici nell’organismo ad essere costituiti anche da iodio, regolano il metabolismo: così, se per qualche squilibrio o disturbo della tiroide sono in eccesso il metabolismo è troppo veloce e si tende a dimagrire anche se si mangia molto. Se, invece, sono insufficienti, come accade nell’ipotiroidismo, il metabolismo rallenta e, oltre tutto, si tende a trattenere più liquidi, col risultato di essere sovrappeso e soprattutto gonfia – soprattutto al viso – anche se si mangia poco.

4) Per non soffrire ad ogni sbalzo climatico.
Sempre loro, gli ormoni tiroidei, regolano la produzione di calore nell’organismo, aumentando o diminuendo il consumo dell’ossigeno: ecco perché chi è ipertiroidea, quindi produce troppi ormoni tiroidei, tende a soffrire particolarmente il caldo per un eccesso di calore interno, al contrario di chi è ipotiroidea, che è sempre freddolosa. Per lo stesso motivo, sia chi è ipertiroidea, sia ipotiroidea ha un sistema di termoregolazione alterato che rende più difficile adattarsi prontamente agli sbalzi climatici, tra l’altro così frequenti per il riscaldamento globale.

5) Per essere scattante e piena di energia.
Oltre a modulare il tono dell’umore, la tiroide influendo sul metabolismo e sull’utilizzo dell’ossigeno da parte delle cellule determina anche la maggiore o minore carica di energia fisica (oltre che psicologica) a disposizione. Non a caso, l’ipertiroidismo provoca uno stato di continua sovreccitazione e di superattivismo logorante, che rende anche difficile addormentarsi la sera, mentre l’ipotiroidismo rende facilmente stanche, prive di energie (soprattutto al mattino, appena sveglie).

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Fungo parassita di un lepidottero, Cordyceps sinensis è originario del Tibet, dove cresce a 5000 mt. d’altezza. Nella tradizione Tibetana orientale è considerato un potente tonico dei reni, sede della nostra energia Vitale. È ritenuto il fungo che per eccellenza tonifica il QI renale, dando calma all’animo e vigore al corpo. Ottimo rimedio per aumentare la performance sportiva (no dopping) e sessuale.

Moderni studi scientifici hanno confermato e ampliato le scoperte della medicina tradizionale cinese, ovvero che il fungo Cordyceps presenta una moltitudine di benefici per la salute ed è in grado di curare una vasta gamma di malattie e disturbi.

Un vero e proprio super-alimento

Sin dagli albori delle prassi di guarigione degli sciamani, risalenti a oltre 50.000 anni fa, l’umanità è alla ricerca di ingredienti guaritivi allo scopo di preparare la panacea definitiva – una cura universale. Fra gli ingredienti più ricercati vi era il Cordyceps, una sostanza venerata a un punto tale che nell’antica Cina il suo uso era riservato esclusivamente alla famiglia reale. Le analisi chimiche hanno dimostrato che le sue presunte straordinarie proprietà sono molto più che frutto di superstizione o semplice folclore.

Il Cordyceps sinensis è una nuova generazione di fungo attualmente utilizzato dall’industria farmaceutica, nonché come integratore dietetico dai consumatori maggiormente informati che sono alla ricerca di alternative ai trattamenti più convenzionali per cancro, AIDS e una vasta gamma di altri problemi di salute e connessi al sistema immunitario.

LA FDA (Food and Drug Administration, ente statunitense preposto al controllo alimentare e farmacologico, ndt) considera il Cordyceps un “alimento”, peraltro classificato come “generalmente riconosciuto come sicuro” (GRAS).

Ricercatori in numero sempre crescente ora lo considerano un “super-alimento” includibile in quasi ogni regime dietetico.

Per quale motivo, dunque, tali funghi ‘riscoperti’ vengono ora considerati alla stregua di super-alimenti?

Questi funghi medicinali sono estremamente ricchi tanto di beta-glucani, riconosciuti di ausilio nelle terapie contro il cancro, quanto di polisaccaridi; questi ultimi sono lunghe catene di zuccheri con all’interno numerose sezioni di ossigeno e, quando scomposti dall’organismo, le molecole di ossigeno vengono rilasciate e assorbite a livello cellulare. Sappiamo che il cancro in tutte le sue forme non è in grado di sussistere in un ambiente ricco di ossigeno e che, privo di adeguati livelli di ossigeno, l’organismo si ritrova a precipitare in stati degenerativi che favoriscono cancro, cardiopatie, disordini immunitari e diabete, e che inoltre consentono a numerose malattie virali quali epatite C, morbo di Lyme e altre di attecchire.

La chiave è come somministrare ossigeno all’organismo a livello cellulare. Questa schiera di funghi medicinali comprende rinomati prodotti quali Reishi, Maitake e Agaricus, ricchi di beta-glucani nonché note fonti di ossigeno. La lista continua a crescere, con studi clinici che attualmente includono oltre settanta diverse specie di funghi, la più interessante delle quali è il Cordyceps sinensis, che cresce in Tibet a circa 16.000 piedi (4.877 metri) di altitudine.

Il Cordyceps sinensis incrementa di quasi il ventotto per cento i livelli di ATP (adenosina trifosfato) nell’organismo. L’ATP costituisce la fonte di energia del corpo – la batteria dell’organismo, per così dire – ed è necessaria per tutti i processi enzimatici. Si ritiene inoltre che l’ATP sia il ‘luogo’ in cui si verificano i processi di fusione fredda (“gas di Brown”) a livello molecolare. Sebbene il concetto di fusione fredda a livello molecolare non sia l’argomento del presente articolo, è mia opinione che essa sia la radice degli scambi di energia biologica, il che verrà trattato in scritti di prossima realizzazione.

Il solo impatto sullo stato energetico renderebbe questo fungo un vero super-alimento, nondimeno vi è altro da tenere in considerazione.

Quello che rende il Cordyceps importante nel trattamento del cancro è il fatto che contiene beta-glucani e polisaccaridi. Quando gli zuccheri si scompongono, le numerose molecole di ossigeno vengono rilasciate a livello cellulare, con il risultato che i materiali cancerosi presenti vengono immediatamente distrutti. La cordicepina, uno dei composti bersaglio (nucleosidi), inibisce il meccanismo di riparazione del DNA ed è probabilmente responsabile dei suoi effetti antivirali (HIV).

Fungo medicinale: il cordyceps sinensisChimiche a spettro intero
Al giorno d’oggi nel campo dei funghi medicinali regna molta confusione per quanto concerne quale forma di prodotto fungino sia la migliore da impiegare. Vari componenti del fungo sono stati utilizzati come composti separati.

Il responsabile delle proprietà del fungo è il corpo fruttifero, il micelio o un estratto standardizzato in base a un qualche specifico composto?

Tale questione non è così ovvia come potrebbe sembrare.

Corpo fruttifero. Si tratta del fungo che si vede spuntare dal terreno, la parte che produce le spore implicata nella riproduzione; sostanzialmente il corpo fruttifero equivale al fiore di una pianta. Il corpo fruttifero si forma soltanto in risposta a una qualche sollecitazione dell’ambiente.

Micelio. Si tratta della forma di crescita dell’organismo al di sotto del terreno, dove avvengono tutti i processi della vita: crescita, nutrimento, competizione per la vita e alcune forme di riproduzione.

Brodo di coltura. Nei prodotti fungini coltivati il processo di crescita del micelio può essere indotto o tramite fermentazione all’interno di una vasca piena di “brodo” liquido, oppure su un solido substrato di qualche materiale presente nelle condizioni di crescita naturali.

Per la produzione di numerosi farmaci e integratori ricavati dai funghi, i composti non vengono estratti dal micelio, bensì dal brodo in cui quest’ultimo viene coltivato.
Ad esempio, dal fungo Shiitake si ricavano vari prodotti farmaceutici: la lentinina dal corpo fruttifero; LEM dal micelio e KS-2 dal brodo di coltura residuo, un composto extracellulare.

L’estrazione della lentinina dai funghi Shiitake è un processo chimico alquanto semplice. Ma che dire di un altro composto presente nel Shiitake, denominato eritadenina?
Tale composto è di ausilio nel trattamento di livelli elevati di colesterolo, mentre la lentinina viene utilizzata nel trattamento del cancro.
Se si estraggono composti del Shiitake impiegando acqua calda e quindi alcol per far precipitare la frazione dei polisaccaridi, la lentinina risulta concentrata e il prodotto derivante risulta a sua volta efficace nel trattamento del cancro e per la stimolazione del sistema immunitario. Ad ogni modo, con tale procedimento va persa l’eritadenina e l’estratto non manifesta alcun effetto sul colesterolo del sangue.

Di conseguenza, anche se un prodotto derivato dallo Shiitake grezzo presenta una grande efficacia nel trattamento del colesterolo alto, l’“estratto standardizzato” attualmente disponibile risulta inutile a tale scopo.

Qual è, dunque, il prodotto di maggior pregio: lo Shiitake grezzo a spettro intero oppure l’estratto standardizzato? La risposta è nessuno dei due o entrambi; in realtà dipende da quel che ci si propone di ottenere con l’integratore.

Per un generico utilizzo di integratori a scopo di mantenimento della salute, il prodotto migliore è quello che presenta la massima efficacia per una vasta gamma di condizioni. In questo esempio, ha molto più senso impiegare un intero spettro di prodotti – il corpo fruttifero, il micelio e il brodo.

La precisione teutonica ha inaugurato la concezione di estratti standardizzati, tuttavia ora stiamo iniziando a comprendere che le chimiche miste rivestono un ruolo più importante rispetto all’efficacia del modo in cui chimiche non correlate potrebbero determinare risultati specifici.

Si tratta di una forma complessa non ancora compresa appieno, che comunque produce esiti clinici non conseguibili con estratti standardizzati. Nel complesso i funghi medicinali vengono utilizzati in forma di estratti per i loro potentissimi ed efficacissimi prodotti e ricette, che tuttavia sono estratti assai specifici e mirati, realizzati per il particolare scopo di concentrare specifici composti. Inoltre, è proprio in virtù del fatto che questi composti chimici vengono prodotti in forma di estratti che all’industria farmaceutica è consentito detenerne i brevetti. Gli alimenti naturali non sono brevettabili.

Nei funghi medicinali sono presenti due categorie di composti bioattivi:

  1. i polisaccaridi, che comprendono la maggior parte dei composti medicinali, sono solubili in acqua calda ma non in alcol; la ben nota azione immunostimolante dei funghi attiene a tale classe di composti. Se si è alla ricerca di un’azione di immunomodulazione, allora non vanno usati estratti all’alcol, in quanto risulteranno inefficaci;
  2. i nucleosidi, altra classe di composti, sono solubili in solventi non polari quali alcol ed esano. In genere, rispetto ai polisaccaridi, tali composti hanno minore dimensione molecolare e risultano più specifici nella loro azione. Nucleosidi, deossinucleosidi e la maggior parte dei nostri antibiotici e antimicrobici rientrano in questa categoria.

Benefici per la salute e studi clinici

Le proprietà medicinali del Cordyceps sono ragguardevoli. Nella medicina tradizionale cinese l’impiego principale del Cordyceps ha riguardato il trattamento dell’asma e altre affezioni bronchiali. Ora la moderna ricerca avvalora l’efficacia di questi antichi utilizzi.

Gran parte di quanto si sa in Occidente a proposito del Cordyceps sinensis è merito dell’opera del Dr. Georges Halpern, medico e professore emerito presso l’Università di Hong Kong, nonché autore di svariati libri concernenti il Cordyceps.
Uno dei punti culminanti della ricerca moderna è stato la scoperta di nuovi antibiotici presenti nel fungo, uno dei quali, la cordicepina, è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato, o stanno sviluppando, resistenza ad altri più comuni antibiotici (come la penicillina, un prodotto fungino!).

Il Cordyceps risulta particolarmente efficace contro tubercolosi, lebbra e leucemia umana, così come rilevato in numerosi test condotti in Cina, Giappone e altrove.

Di seguito sono delineati alcuni ulteriori benefici del Cordyceps per la salute.

Incrementa la resistenza fisica
La più nota azione medica del Cordyceps sinensis concerne l’incremento della capacità di resistenza fisica. Nel 1993, la Chinese National Games sottopose questo fungo all’attenzione delle autorità sportive internazionali. Un gruppo composto da nove atlete, le quali avevano assunto il Cordyceps, polverizzò nove record mondiali.
Vi sono stati molti rapporti a riguardo di strabilianti miglioramenti della performance in vari sport dovuti all’assunzione di Cordyceps, e persino colloqui volti a bandire il Cordyceps dall’ambito delle discipline sportive in quanto potrebbe conferire un iniquo vantaggio a coloro che hanno la possibilità di procurarselo!Nel complesso gli atleti professionisti che ne fanno uso ora sono poco propensi ad ammetterlo, in virtù dell’eventualità che qualche autorità sportiva ne renda illecito l’impiego; per converso, il Comitato Olimpico canadese ha adottato una posizione ufficiale sul

Cordyceps, stabilendo che nel contesto delle competizioni a livello professionale il suo uso è consentito. La ricerca clinica ha dimostrato che l’impiego del Cordyceps aumentava la bioenergia cellulare – ATP (adenosina trifosfato) – sino a una misura pari al cinquantacinque per cento. Sono stati segnalati un’accresciuta sintesi dell’ATP e un più rapido recupero di energia. A quanto pare il Cordyceps migliora il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficace l’utilizzazione dell’ossigeno. Tali proprietà potrebbero rendere conto del generale potenziamento fisico, della resistenza supplementare e degli effetti anti-affaticamento riscontrati negli individui che assumono il Cordyceps.

Migliora la funzione respiratoria
Vari studi scientifici hanno dimostrato i benefici indotti dal Cordyceps sinensis nell’alleviare i sintomi di varie malattie respiratorie fra cui asma e bronchite cronica.

Incrementa l’assorbimento dell’ossigeno
In uno studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su trenta volontari in età avanzata, il Cordyceps ha dimostrato di migliorare in modo rilevante la quantità massima di ossigeno che i soggetti riuscivano ad assimilare. Studi cinesi su malattie cardiovascolari hanno indicato che estratti di etanolo dai miceli del Cordyceps e soluzioni di fermentazione del Cordyceps determinavano una modifica dell’azione biologica che consentiva un aumento sino al quaranta per cento dell’assorbimento di ossigeno cellulare. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato l’effetto di questi composti nel mitigare patologie polmonari ostruttive croniche.

Migliora la funzione cardiaca
Numerosi studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmia cardiaca e infarto cronico.

Contribuisce a mantenere livelli di colesterolo salutari
Quattro studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha contribuito ad abbassare del 10-21 per cento il colesterolo totale e del 9-26 per cento i trigliceridi (grassi neutri), contribuendo al contempo a elevare del 27-30 per cento il colesterolo (“buono”) HDL.

Migliora le funzioni epatiche
Il Cordyceps sinensis ha dimostrato di migliorare le funzioni epatiche nonché di essere di ausilio in caso di cirrosi, epatite cronica e sub-cronica, nonché patologie epatiche correlate, più diffuse di quanto comunemente ritenuto. Il fegato è il filtro vivente dell’organismo, ripulisce dalle impurità il sangue e altri fluidi. Senza un fegato funzionante non si sopravvive e men che meno si gode di un buono stato di salute.
Prove cliniche con integrazione di Cordyceps, implicanti trentatré pazienti affetti da epatite B e otto pazienti affetti da cirrosi epatica, hanno evidenziato un miglioramento pari al 71.9 per cento nel test di torbidità del timolo e del 78.6 per cento nel test SGPT; trattasi di test enzimatici indicanti cambiamenti nelle funzioni epatiche.

Migliora le patologie renali
Uno studio cinese ha dimostrato un miglioramento pari al 51 per cento dell’insufficienza renale cronica dopo un solo mese di integrazione dietetica di Cordyceps.

Riduce le dimensioni dei tumori
In Cina e in Giappone si sono condotti vari studi clinici su malati di cancro, impiegando una dose terapeutica di 6.0 grammi di Cordyceps al giorno. In uno studio effettuato con cinquanta pazienti affetti da cancro polmonare cui, in concomitanza con la chemioterapia, era stato somministrato Cordyceps, nel quarantasei per cento dei casi le dimensioni dei tumori si sono ridotte. Uno studio implicante malati di cancro affetti da vari tipi di tumore ha rilevato che l’estratto di Cordyceps sinensis (6.0 grammi al giorno per oltre due mesi) ha migliorato i sintomi soggettivi nella maggior parte dei pazienti; nella metà dei casi i conteggi dei globuli bianchi si sono mantenuti stabili e le dimensioni dei tumori si sono ridotte in modo rilevante.

In Giappone alcuni ricercatori hanno riportato che nei soggetti affetti da cancro il Cordyceps incrementa la reattività generale del sistema immunitario. Per giungere a tale scoperta, costoro hanno iniettato per via sottocutanea ad alcuni topi cellule cancerose (linfoma) e quindi somministrato per via orale Cordyceps; tale prassi ha comportato una riduzione delle dimensioni del tumore e prolungato la vita. Negli studi in questione il Cordyceps ha inoltre migliorato la risposta degli anticorpi.

Incrementa l’immunità e la produzione di cellule-T
Si è riscontrato che il Cordyceps sinensis accresce l’attività della cellula “killer naturale” (NK), incrementando in tal modo la produzione delle cellule-T che a sua volta determina una ampliata massa muscolare; il vigore muscolare risulta potenziato con la produzione di giovani cellule sane.

Il Cordyceps ricarica con efficacia la schiera protettiva di cellule NK. La capacità dell’organismo di contrastare le infezioni e i tumori dipende dalla disponibilità di cellule NK, essenziali in quanto prima linea di difesa per il mantenimento del meccanismo di protezione dell’organismo, comunemente noto come sistema immunitario. Vari studi scientifici riguardanti il Cordyceps si sono concentrati in modo particolare sulle cellule NK e sull’effetto che il Cordyceps ha su di esse quando correlate alla formazione del cancro. Uno studio in vitro ha dimostrato che il Cordyceps accresce in modo rilevante l’attività delle cellule NK tanto negli individui sani quanto nei soggetti affetti da leucemia.

Secondo uno studio cinese, pubblicato sul Chinese Journal of Integrated Traditional and Western Medicine, il Cordyceps naturale ha accresciuto l’attività delle cellule NK del 74 per cento in soggetti comuni e del 400 per cento in pazienti affetti da leucemia. Analoghi progressi dell’attività delle cellule NK sono risultati in casi di estesi melanomi.

Coadiuva i sintomi dell’invecchiamento
Ricerche ciniche in studi controllati hanno rivelato che pazienti anziani soggetti ad affaticamento e sintomi connessi alla senilità, dopo aver utilizzato Cordyceps per trenta giorni hanno riportato conforto a tali problemi. I sintomi di affaticamento si sono ridotti del 92 per cento, quelli di percezione di freddo dell’89 per cento e quelli di vertigine dell’83 per cento. Pazienti affetti da problemi respiratori si sono sentiti fisicamente più vigorosi e alcuni soggetti sono riusciti a percorrere a piccole falcate sino a 600 piedi (183 metri).

Protegge dai danni provocati dai radicali liberi
Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha svolto una funzione protettiva rispetto ai danni provocati dai radicali liberi e ha presentato poderose proprietà antiossidanti.

Contribuisce a lenire l’affaticamento degli arti inferiori
Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha migliorato il flusso del sangue nell’organismo rilassando i muscoli lisci dei vasi sanguigni e consentendo loro di espandersi, aumentando inoltre la funzionalità di cuore e polmoni.Di conseguenza il Cordyceps previene o riduce la contrazione dei vasi sanguigni che interferisce con l’afflusso di sangue agli arti inferiori – principale causa dell’affaticamento delle gambe.

Migliora la funzione sessuale
Tre distinti studi cinesi a doppio cieco controllati con placebo condotti su oltre duecento maschi adulti con “ridotta libido e altri problemi sessuali” hanno prodotto esiti ragguardevolmente analoghi. Al termine del periodo sperimentale, rispetto al 24 per cento del gruppo del placebo, in media il 64 per cento degli utilizzatori di Cordyceps ha riportato un miglioramento significativo.
In un altro studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su ventuno donne in età avanzata con problemi analoghi, rispetto a nessuna del gruppo di controllo, dopo l’impiego di Cordyceps il 90 per cento delle utilizzatrici del fungo ha riportato miglioramenti delle rispettive condizioni.

Il Cordyceps ha dimostrato di ottimizzare la libido e la qualità della vita di donne e uomini, di contrastare l’infertilità e di accrescere il conteggio e la sopravvivenza degli spermatozoi. Studi clinici implicanti 189 pazienti di ambo i sessi con libido e desiderio ridotti hanno evidenziato un miglioramento delle condizioni nel 66 per cento dei casi.

Uno studio a doppio cieco condotto dall’Institute of Materia Medica di Pechino ha evidenziato un aumento del desiderio e della libido femminili pari all’86 per cento. La prova concreta più drastica è derivata da uno studio sulla fertilità comprendente 22 maschi, il quale ha dimostrato che dopo otto settimane di assunzione di Cordyceps il conteggio degli spermatozoi è aumentato del 33 per cento, l’incidenza di relative malformazioni è diminuita del 29 per cento e il loro tasso di sopravvivenza è aumentato del 79 per cento.

Inverte l’HIV
In uno studio condotto nel 2004 in Ghana, a 3.000 individui affetti da HIV in fase iniziale è stato somministrato un preparato il cui ingrediente principale era il Cordyceps sinensis. Al di là delle più rosee aspettative, al termine dei sei mesi tutti i 3.000 soggetti non manifestavano “alcuna presenza di HIV nel sangue”.

Funzione immune, risposta anti-cancro e riparazione del DNA
Ormai è assodato da tempo che i composti di beta-glucano presenti in numerose specie di funghi elevano in modo rilevante la funzione immune. Tale classe di composti è la classe di medicinali anticancro maggiormente prescritta a livello mondiale; esempi in tal senso sono i farmaci lentinina, PSK e grifolan.

Oltre alla ben nota modulazione immune innescata dai composti dei polisaccaridi, nella risposta antitumorale del Cordyceps sinensis vi sono riscontri di un altro meccanismo in gioco, connesso alla struttura di almeno alcuni dei nucleosidi alterati presenti nel Cordyceps, esemplificati dal composto della cordicepina (3’-deossiadenosina); si tratta di una molecola quasi identica alla normale adenosina, eccetto per il fatto che è priva di un atomo di ossigeno sulla porzione di ribosio della molecola alla posizione 3’.

La stessa mancanza di ossigeno 3’ è riscontrabile in altri composti del Cordyceps, quali la dideossiadenosina. Si ritiene che la mancanza di ossigeno in questa particolare posizione sia importante secondo una modalità assai specifica. La struttura del DNA dipende da tale ossigeno per creare il legame fra nucleosidi adiacenti, legame fra le posizioni 3’ e 5’ sulle porzioni di ribosio dei nucleosidi, a formare di fatto la “struttura a scala” che tiene assieme il DNA.
Nella replicazione di qualsiasi cellula, la prima fase consiste nella separazione della molecola del DNA nel mezzo, come l’apertura di una cerniera, fra le coppie di nucleosidi complementari.

La fase successiva è l’inserimento, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento, i quali formano i legami di idrogeno fra coppie di complemento e i legami zuccheri-fosfato fra le posizioni 3’ e 5’ sul bordo esterno della molecola, ovvero la porzione di ribosio.

La sintesi delle nuove molecole di DNA procede con l’inserimento in successione, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento nella molecola di DNA in nuova formazione sino a quando l’originario trefolo di DNA non viene replicato due volte, ciascuno dei trefoli è l’esatta copia dell’originale e forma il codice genetico per una nuova generazione di cellule. Tale sintesi prosegue con l’inserimento di ciascun nuovo nucleoside, a meno che non venga introdotta una molecola di 3’-deossiadenosina (cordicepina).

Quando questo accade, in quella vitale posizione non vi è ossigeno per formare il legame 3’-5’, quindi la replicazione della nuova molecola di DNA si interrompe, la cellula non può continuare a dividersi né si forma alcuna nuova cellula (nelle normali cellule dei mammiferi tale inserzione di adenosina deossigenata riveste scarsa importanza, in quanto le cellule sane dispongono di un insito meccanismo di riparazione del DNA).

Quando si verificano errori di questo genere, il nucleoside alterato (cordicepina) viene rimosso dalla serie di nucleosidi e viene inserito un nuovo segmento di adenosina. Ad ogni modo, proprio per la loro natura le cellule cancerose hanno perso questo meccanismo di riparazione del DNA. (Se riuscissero a correggere i loro errori del DNA non sarebbero cellule del cancro.)

La maggior parte dei batteri e tutti i virus (compreso il virus dell’immunodeficienza umana HIV) sono privi ditale meccanismo di riparazione del DNA.
Quando osserviamo la velocità secondo la quale le cellule del cancro si riproducono, risulta chiaro il modo in cui tale meccanismo potrebbe esercitare una significativa risposta antitumorale. Ad esempio, una normale cellula sana di tessuto del seno ha una vita media di dieci giorni, al cui termine si riproduce e si forma una nuova cellula. Le cellule del cancro, però, si moltiplicano a una velocità assai superiore rispetto a quelle sane, mediamente ogni venti minuti.

Questo significa che le cellule del cancro del seno si riproducono all’incirca 750 volte più rapidamente rispetto al tessuto sano circostante. Se la cordicepina fosse ugualmente tossica per entrambi i tipi di cellule, ucciderebbe le cellule del cancro 750 volte più rapidamente di quelle sane ma, dato il meccanismo di riparazione del DNA di queste ultime, la cordicepina non sembra interferire con la loro replicazione, e la velocità di uccisione delle cellule tumorali risulta di fatto assai superiore al rapporto 750:1.

Lo stesso tipo di meccanismo di interruzione del DNA è inoltre responsabile degli effetti antitumorali di alcuni altri agenti chemioterapici. Questo medesimo meccanismo di inibizione della sintesi del DNA è probabilmente il meccanismo responsabile degli effetti antivirali riscontrati con la cordicepina.

Fungo medicinale: il cordyceps sinensis

Conclusione
La più nota azione medicinale del Cordyceps sinensis è l’incremento della resistenza fisica. La cordicepina è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato resistenza ad altri antibiotici. Il Cordyceps ha dimostrato di migliorare il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficiente l’utilizzo dell’ossigeno. Numerosi studi hanno evidenziato i benefici apportati dal Cordyceps sinensis nell’ambito dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmie cardiache e infarto cronico.

Quattro eccellenti studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel contribuire ad abbassare il colesterolo totale e i trigliceridi, nonché ad aumentare il colesterolo HDL (“buono”).

Studi clinici su pazienti di ambo i sessi affetti da libido compromessa hanno evidenziato rilevanti miglioramenti dei sintomi. La prova fisica più drastica è giunta da uno studio sulla fertilità maschile, il quale ha indicato che, dopo otto settimane di assunzione, l’integrazione di Cordyceps ha aumentato notevolmente il conteggio dello sperma, diminuendone le malformazioni e migliorandone il tasso di sopravvivenza.

Tali proprietà e altre ancora potrebbero rendere conto del potenziamento fisico generale, della accresciuta resistenza, delle caratteristiche di incremento della libido e degli effetti anti-affaticamento riscontrati negli esseri umani in concomitanza con l’impiego di Cordyceps sinensis.
Studi condotti in tutto il mondo hanno dimostrato che questo modesto fungo dispensa benefici potenzialmente ancor più vivificanti di quanto dichiarato. Si tratta di un super-alimento che sta appena iniziando a farsi conoscere nella letteratura medica occidentale.

Anche la riduzione di questo materiale fungino attivo a dimensioni nanoparticellari promette assai bene, laddove si sta conducendo ulteriore lavoro di ricerca che potrebbe sfociare in ulteriori farmaci brevettati.
Ancor più importante, l’intero spettro di composti presente nel corpo fruttifero, nel micelio e nel brodo della sostanza allo stato naturale continua a dimostrare, ancora una volta, che l’antico sapere soddisfa la verifica della scienza moderna.

L’autore: Richard Alan Miller, fisico ed erborista nonché esperto di coltivazione e commercializzazione di prodotti della botanica, è autore di svariati documenti e libri concernenti metafisica, parapsicologia e agricoltura alternativa. I suoi articoli pubblicati su NEXUS, scritti assieme a Iona Miller, comprendono “HAARP, la minaccia planetaria” (nr. 45), “Le risonanze di Schumann e la psicobiologia umana” (nr. 48) e “DNA, dall’elica all’ologramma” (nr. 50). L’articolo pubblicato in questo numero è un estratto dal primo capitolo del suo libro Power Tools for the 21st Century, pubblicato da Earthpulse Press (https://www.earthpulse.com).

Articolo di Richard Alan Miller © 2008-2009
Originariamente pubblicato sul nr. 81 di Nexus New Times (agosto-settembre 2009).

Pubblicazioni scientifiche: 

Cordyceps è oggetto di oltre 2604 pubblicazioni scientifiche.