Una selezione di integratori naturali per tiroide formulati per supportare equilibrio metabolico, energia e benessere generale dell’organismo in modo naturale.

La funzionalità tiroidea è il risultato di un delicato equilibrio tra nutrienti, sistema endocrino, metabolismo e risposta immunitaria: un approccio integrato può fare la differenza nel sostenere il benessere generale.

La tiroide è una ghiandola endocrina di piccole dimensioni ma di importanza cruciale per l’organismo. Gli ormoni tiroidei T3 (triiodotironina) e T4 (tiroxina) regolano il metabolismo energetico, la termoregolazione, il peso corporeo, la funzione cardiovascolare, il sistema nervoso e il benessere generale.

Disfunzioni tiroidee, anche subcliniche, possono manifestarsi con stanchezza persistente, aumento o difficoltà nella perdita di peso, rallentamento metabolico, alterazioni dell’umore e squilibri glicemici e lipidici.

Un approccio moderno al benessere tiroideo si basa su una strategia integrata, che combina nutrienti essenziali, fitoterapia, adattogeni, antiossidanti e micoterapia, tenendo conto anche dell’asse stress–metabolismo–immunità.

Erbe tradizionali per il benessere tiroideo

Ashwagandha
Pianta adattogena che aiuta il corpo a gestire lo stress e può supportare livelli equilibrati di ormoni tiroidei, soprattutto nei casi di ipotiroidismo subclinico. Disponibile in capsule, tè o tintura.

Bacopa (Brahmi)
Erba ayurvedica che favorisce la funzione tiroidea e supporta la salute mentale e la resilienza allo stress. Disponibile in capsule o tintura.

Maca
Tubero peruviano ricco di nutrienti e iodio, essenziale per la produzione di ormoni tiroidei. Si assume in forma di polvere, capsule o tintura.

Kelp (Alghe marine)
Fonte naturale di iodio, minerale fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei. Disponibile in polvere o capsule.

Guggul
Resina ayurvedica impiegata tradizionalmente per supportare la funzione tiroidea. Utilizzabile in capsule o tintura.

L’importanza della Micoterapia

Negli ultimi anni i funghi medicinali hanno conquistato un ruolo sempre più rilevante nella gestione delle disfunzioni tiroidee grazie alla loro capacità di:

  • modulare il sistema immunitario, utile soprattutto nelle condizioni autoimmuni come la tiroidite di Hashimoto;
  • ridurre stress ossidativo e infiammazione;
  • supportare l’asse stress-metabolismo, spesso alterato nei disturbi tiroidei;
  • favorire l’equilibrio endocrino e il metabolismo nel suo complesso.

Alcuni funghi di riferimento includono Reishi (supporto immunitario e adattogeno), Agaricus Blazei (azione antiossidante e immunomodulante) e altri funghi medicinali con profili bioattivi complementari.

Micotherapy TRD – nuovo integratore per il supporto della tiroide

Supporto integrato alla funzione tiroideaPer chi cerca un approccio integrato che unisca il meglio dell’erboristeria tradizionale e della micoterapia, Micotherapy TRD è una formulazione innovativa pensata per il benessere della tiroide e del metabolismo.

Principali caratteristiche:

  • Funghi medicinali biologici come Reishi e Agaricus Blazei per supportare il sistema immunitario e lo stress ossidativo, fattori spesso implicati nelle disfunzioni tiroidee.
  • L-Tirosina, amminoacido fondamentale per la produzione degli ormoni tiroidei.
  • Iodio da Fucus e Selenio, micronutrienti essenziali per la sintesi e la regolazione degli ormoni tiroidei.
  • Vitamine del gruppo B e Coenzima Q10, che favoriscono il metabolismo energetico, l’equilibrio del sistema nervoso e il benessere psicofisico.

Questa combinazione sinergica rende Micotherapy TRD un valido alleato per chi desidera sostenere la funzione tiroidea in modo completo, agendo non solo sugli ormoni ma anche sui processi metabolici e sul benessere generale.

BilanciaTIplus®: una formulazione completa per la tiroide e il metabolismoSupporto integrato alla funzione tiroidea

BilanciaTIplus® (Bioflores) è un integratore alimentare avanzato, studiato per supportare in modo fisiologico la funzione tiroidea, il metabolismo energetico e l’equilibrio glicemico, soprattutto nei soggetti con rallentamento metabolico, stanchezza persistente o disfunzioni tiroidee funzionali.

La sua efficacia deriva da una sinergia attentamente bilanciata di estratti vegetali, aminoacidi, vitamine e minerali, selezionati sulla base di evidenze scientifiche.

Alga Fucus (Fucus vesiculosus) – fonte di iodio

Lo iodio è un componente essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei (T3 e T4) e rappresenta la base della fisiologica funzione tiroidea a livello molecolare. L’alga bruna Fucus è una fonte naturale di iodio, utile in formulazioni che mirano a sostenere la biosintesi degli ormoni tiroidei nelle condizioni di insufficiente apporto dietetico.

Nota: l’eccesso di iodio senza controllo medico può compensare negativamente la funzione tiroidea in alcune condizioni cliniche. La dose va valutata caso per caso.

Ashwagandha (Withania somnifera) – adattogeno endocrino

Studi clinici indicano che l’estratto di Withania somnifera può aiutare a normalizzare gli indici tiroidei in soggetti con ipotiroidismo subclinico, con effetti su TSH, T3 e T4 (PubMed). Ashwagandha contribuisce alla regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide e può migliorare la risposta dell’organismo allo stress cronico, un fattore che può influenzare negativamente la funzione tiroidea (PubMed).

Myo-Inositolo

La combinazione di myo-inositolo con selenio è stata associata a miglioramenti significativi nei profili di TSH e in alcuni indicatori autoimmuni in soggetti con ipotiroidismo subclinico (PMC). Myo-inositolo partecipa alla trasduzione del segnale indotto dal TSH all’interno della cellula tiroidea e alla sintesi degli ormoni tiroidei H₂O₂-dipendenti (PMC).

Selenio

Il selenio è un microelemento essenziale nella biosintesi e nel metabolismo degli ormoni tiroidei, integrando diverse selenoproteine coinvolte nella loro attivazione e nella protezione antiossidante della ghiandola (PMC). Le deiodinasi tiroidee, enzimi che convertono T4 in T3 (forma attiva), contengono selenocisteina e dipendono dal selenio per la loro attività (Wikipedia).

Zinco

Lo zinco è un cofattore enzimatico coinvolto nella conversione di T4 in T3 e nella regolazione del metabolismo degli ormoni tiroidei (PMC). Il mantenimento di livelli adeguati di zinco è associato a una migliore resistenza allo stress ossidativo tiroideo (PMC).

L-Tirosina

La L-tirosina è l’amminoacido precursore diretto degli ormoni tiroidei. Senza un apporto sufficiente, la sintesi di T3 e T4 può risultare compromessa.

Guggul

I guggulsteroni presenti in Commiphora mukul sono stati studiati per la loro capacità di stimolare la funzione tiroidea e favorire la conversione di T4 in T3 in modelli sperimentali, oltre a modulare il metabolismo lipidico.

Resveratrolo

Il resveratrolo ha mostrato effetti antiossidanti e possibili interazioni con la fisiologia tiroidea, inclusa la regolazione del trasportatore sodio-ioduro e della captazione di iodio nelle cellule tiroidee in modelli preclinici (PMC).

Glutatione

Il glutatione è un potente antiossidante endogeno: livelli adeguati aiutano a mitigare lo stress ossidativo cellulare, che è un co-fattore nella fisiopatologia delle tiroiditi autoimmuni (PMC).

Vitamina D

Diversi studi epidemiologici mostrano come bassi livelli di vitamina D siano associati a un aumento degli autoanticorpi tiroidei, suggerendo un ruolo nella regolazione immunitaria generale (PubMed).

Tarassaco (Taraxacum officinale)

Il Tarassaco è una pianta tradizionalmente impiegata per il sostegno della funzione epatica e biliare. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel contesto del benessere tiroideo, poiché circa il 60% della conversione periferica della tiroxina (T4) in triiodotironina (T3) – la forma biologicamente attiva dell’ormone tiroideo – avviene a livello del fegato, attraverso enzimi deiodinasi epatiche. (PubMed).

Gelso bianco (Morus alba)

Controllo glicemico e sensibilità insulinica: impatto indiretto sulla funzione tiroidea. Le foglie di Gelso bianco (Morus alba) sono ricche di 1-deoxynojirimicina (DNJ), un iminosaccaride naturale che inibisce le α-glucosidasi intestinali, rallentando la digestione e l’assorbimento dei carboidrati.

Evidenze scientifiche di supporto (review recenti)

  • Una review critica recente sugli integratori e nutraceutici in tiroide sottolinea l’importanza di iodio, selenio, myo-inositolo, resveratrolo e altri micronutrienti per la fisiologia tiroidea e come complemento agli approcci clinici standard (Frontiers)
  • Un altro articolo di sintesi riporta risultati favorevoli dell’associazione selenio + myo-inositolo nel migliorare i livelli di TSH e alcuni parametri di autoimmunità tiroidea (PubMed).

Conclusione

BilanciaTIplus® – Bioflores propone una formulazione scientificamente supportata per:

✔ sostenere la sintesi e la conversione degli ormoni tiroidei
✔ favorire la funzione antiossidante e anti-infiamatoria della tiroide
✔ promuovere un metabolismo equilibrato, energia e vitalità

Il benessere tiroideo non dipende esclusivamente dalla produzione di ormoni, ma dall’efficienza dell’intero sistema metabolico ed endocrino in cui la tiroide è inserita. La sintesi, la conversione e l’azione degli ormoni tiroidei sono influenzate da molteplici fattori: disponibilità di micronutrienti essenziali, funzionalità epatica, stato infiammatorio, equilibrio glicemico, risposta allo stress e modulazione del sistema immunitario.

In questo contesto, l’approccio integrato che combina erboristeria tradizionale, micoterapia e nutraceutica mirata rappresenta una strategia razionale di supporto. Le piante officinali adattogene e metaboliche possono contribuire a migliorare la resilienza allo stress e il terreno metabolico; il sostegno epatico e digestivo favorisce l’efficienza dei processi di attivazione ormonale; il controllo glicemico e la sensibilità insulinica incidono positivamente sulla conversione periferica degli ormoni tiroidei.

Parallelamente, la micoterapia offre un valore aggiunto grazie all’azione immunomodulante, antiossidante e adattogena dei funghi medicinali, particolarmente rilevante nei quadri di disfunzione tiroidea a base infiammatoria o autoimmune. L’integrazione di nutrienti chiave come iodio, selenio, L-tirosina e vitamine del gruppo B completa il quadro, supportando i meccanismi fisiologici alla base della funzione tiroidea e del metabolismo energetico.

È fondamentale sottolineare che nessun integratore può sostituire la terapia farmacologica quando indicata, né correggere da solo una patologia tiroidea diagnosticata. Tuttavia, un supporto naturale ben formulato e scientificamente razionale può affiancare lo stile di vita, l’alimentazione e il percorso clinico, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio endocrino e del benessere generale.

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Bibliografia

  1. Catarino MD, Silva AMS, Cardoso SM. Phycochemical Constituents and Biological Activities of Fucus spp. Mar Drugs. 2018 Jul 27;16(8):249. doi: 10.3390/md16080249. PMID: 30060505; PMCID: PMC6117670.
  2. Mark P. J. Vanderpump, The epidemiology of thyroid disease, British Medical Bulletin, Volume 99, Issue 1, September 2011, Pages 39–51, https://doi.org/10.1093/bmb/ldr030
  3. Sharma AK, Basu I, Singh S. Efficacy and Safety of Ashwagandha Root Extract in Subclinical Hypothyroid Patients: A Double-Blind, Randomized Placebo-Controlled Trial. J Altern Complement Med. 2018 Mar;24(3):243-248.
  4. Zulfiqar, Tehreem & Alam, Saadia & Jabbar, Abdul & Piracha, Mariyam. (2021). Histological Study of Commiphora mukul, Withania somnifera and Thyroxine in a Murine Model of Hypothyroidism.
  5. Asai A, Nakagawa K, Higuchi O, Kimura T, Kojima Y, Kariya J, Miyazawa T, Oikawa S. Effect of mulberry leaf extract with enriched 1-deoxynojirimycin content on postprandial glycemic control in subjects with impaired glucose metabolism. J Diabetes Investig. 2011 Aug 2;2(4):318-23.
  6. Thondre PS, Lightowler H, Ahlstrom L, Gallagher A. Mulberry leaf extract improves glycaemic response and insulaemic response to sucrose in healthy subjects: results of a randomized, double blind, placebo-controlled study. Nutr Metab (Lond). 2021 Apr 15;18(1):41.
  7. Benvenga S, Nordio M, Laganà AS, Unfer V. The Role of Inositol in Thyroid Physiology and in Subclinical Hypothyroidism Management. Front Endocrinol (Lausanne). 2021 May 10;12:662582.
  8. Dhawan, D.K., Baweja, M.S., & Thapar, P. (2002). Effectiveness of zinc in regulating thyroid function following I-131 treatment to wistar rat. World Journal of Nuclear Medicine, 1 (suppl2), 179.
  9. Huwiler VV, Maissen-Abgottspon S, Stanga Z, Mühlebach S, Trepp R, Bally L, Bano A. Selenium Supplementation in Patients with Hashimoto Thyroiditis: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Clinical Trials. Thyroid. 2024 Mar;34(3):295-313.
  10. Palinkas LA, Reedy KR, Smith M, Anghel M, Steel GD, Reeves D, Shurtleff D, Case HS, Van Do N, Reed HL. Psychoneuroendocrine effects of combined thyroxine and triiodothyronine versus tyrosine during prolonged Antarctic residence. Int J Circumpolar Health. 2007 Dec;66(5):401-17.

 

Un’alga ricca di iodio e principi attivi naturali, studiata per i suoi effetti sul metabolismo, sulla pelle e sul benessere generale.

Impiegato da secoli nella dieta tradizionale giapponese, il Fucus vesiculosus è oggi una delle alghe più utilizzate in Europa, sia come alimento sia per i benefici a cui viene associato sul peso corporeo e sul metabolismo.

Si tratta di un’alga bruna ricca di iodio appartenente alla famiglia delle Fucaceae. È formata da un tallo che presenta fronde di colore verde oliva-bruno (1). La pianta può raggiungere da 15 cm fino a 1 metro di lunghezza e il suo aspetto è caratterizzato da piccole vescicole ripiene d’aria che ne permettono il galleggiamento: qualità fondamentale per evitare la permanenza prolungata sott’acqua che porterebbe alla putrefazione. Per la somiglianza delle fronde con quelle della quercia, Plinio il Vecchio la definì quercus marina (2).

Il Fucus cresce nella zona litorale, dove la marea espone la pianta per parte della giornata, e nella zona sublitorale, dove rimane sempre sommerso. È diffuso lungo le coste del Nord Atlantico, in acque fredde o temperate a bassa salinità: dall’Europa (dallo stretto di Gibilterra alla Scandinavia) fino a Islanda, Groenlandia, Canada e Stati Uniti.

Dal punto di vista storico, il Fucus vesiculosus fu descritto per la prima volta nel 1862 dal medico Duchesne-Duparc. Inizialmente lo utilizzò per trattare la psoriasi, ma osservò che il Fucus sembrava avere la capacità di “mobilizzare i grassi”. Da questa intuizione nacque l’uso dell’alga come supporto nel trattamento dell’obesità, attribuendole proprietà dimagranti legate alla stimolazione endocrina e alla regolazione del metabolismo dei lipidi.

Componenti attivi e meccanismi d’azione

I principi attivi principali sono:

  • polisaccaridi (acido alginico, fucoidano, laminarina)
  • iodio inorganico
  • polifenoli, vitamina C, minerali

Per uso medicinale, il contenuto di iodio è regolamentato e non può superare lo 0,2% (3,4).

Il Fucus è presente in molti prodotti per il controllo del peso, impiegati in caso di sovrappeso, obesità o disturbi correlati come il diabete (5). Tradizionalmente è stato utilizzato anche per la gotta, la gonartrosi e le infiammazioni gastrointestinali (acido alginico). L’azione endocrina lo rende utile anche come supporto in caso di psoriasi.

Il Fucus:

  • aumenta la sazietà e stimola la peristalsi (acido alginico)
  • favorisce la produzione di ormoni tiroidei (iodio)
  • contribuisce alla riduzione del colesterolo, all’utilizzo dei carboidrati e alla lipolisi
  • inibisce enzimi digestivi (amilasi, lipasi, glucosidasi)
  • riduce i livelli di glucosio post-prandiale e l’insulino-resistenza (3)

Studi recenti hanno evidenziato anche un effetto ipoglicemizzante, soprattutto nei soggetti diabetici.

Fucus: l’alga amica del tuo corpoFucus e tiroide

Il Fucus vesiculosus è una delle fonti naturali più ricche di iodio, un oligoelemento essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei T3 (triiodotironina) e T4 (tiroxina). Questi ormoni regolano funzioni vitali:

  • metabolismo basale
  • consumo energetico
  • termogenesi
  • crescita e sviluppo
  • attività del sistema nervoso
  • equilibrio ormonale generale
  • fertilità e riproduzione

Quando lo iodio è insufficiente, la tiroide non riesce a produrre T3 e T4 in quantità adeguata, e questo può portare a ipotiroidismo o gozzo compensatorio.

Come agisce lo iodio del Fucus sulla funzione tiroidea

Per comprendere davvero il legame tra Fucus e tiroide, è utile soffermarsi sul ruolo centrale dello iodio, il minerale che permette alla ghiandola di produrre gli ormoni T3 e T4. Il Fucus ne è particolarmente ricco e, proprio grazie a questa caratteristica, può influenzare in modo significativo l’attività tiroidea. L’apporto di iodio, infatti, rappresenta il primo passo per la corretta sintesi ormonale: quando aumenta la disponibilità di questo elemento, la tiroide può lavorare con maggiore efficienza, modulando metabolismo, energia e consumo calorico.

È da questo meccanismo semplice ma fondamentale che derivano molti degli effetti attribuiti al Fucus.

Aumento della disponibilità di iodio

Il tallo del Fucus contiene iodio in forma inorganica facilmente assorbibile. Una maggiore disponibilità di iodio:

  • facilita la sintesi degli ormoni tiroidei
  • può aumentare il metabolismo basale
  • causa un incremento della termogenesi
  • favorisce la mobilizzazione dei grassi

Questo spiega perché il Fucus è stato storicamente utilizzato come starter metabolico in percorsi dimagranti.

Possibile stimolazione dell’asse ipotalamo–ipofisi–tiroide

Alcuni autori riportano che l’assunzione regolare di iodio (come quello del Fucus) può stimolare, in soggetti predisposti, la regolazione dell’asse ormonale, migliorando:

  • TSH (ormone tireostimolante)
  • produzione periferica di T3 e T4
  • conversione della T4 in T3 a livello tessutale

Questo non sostituisce terapie per l’ipotiroidismo, ma può supportare situazioni di lievi carenze nutrizionali.

Effetto sul metabolismo e sul peso corporeo

Se la tiroide aumenta la produzione di ormoni, anche il metabolismo basale aumenta. Questo può tradursi in:

  • maggior consumo calorico
  • riduzione della ritenzione idrica
  • miglioramento del profilo lipidico
  • sostegno ai processi di lipolisi

È per questo che il Fucus è spesso incluso in integratori per il controllo del peso, ma sempre con cautela.

Quando il Fucus può essere utile

Il suo impiego può essere valutato (solo in supervisione professionale) in:

  • ipotiroidismo lieve da carenza iodica
  • gozzo semplice
  • metabolismo basale rallentato
  • condizioni di affaticamento da bassa produzione tiroidea
  • stati carenziali di oligoelementi
  • ritenzione idrica legata a ipofunzionalità tiroidea

Quando NON deve essere utilizzato

L’assunzione di Fucus è controindicata in caso di:

  • ipertiroidismo (Morbo di Basedow, nodulo autonomo, tireotossicosi)
  • terapia con ormoni tiroidei (Levotiroxina)
  • patologie autoimmuni tiroidee attive (Hashimoto in fase infiammatoria può essere aggravata)
  • alterazioni della coagulazione
  • disturbi della pressione arteriosa
  • gravidanza e allattamento (se non sotto controllo medico)

L’eccesso di iodio può scatenare ipertiroidismo o interferire con la terapia ormonale.

Cosa dice la ricerca scientifica?

Gli studi principali concordano su due punti:

  • Il Fucus aumenta l’apporto di iodio e può influenzare la tiroide: EMA (European Medicines Agency) conferma che l’assunzione di tallo di Fucus comporta un apporto di iodio sufficiente a modificare la funzionalità tiroidea.
  • Le variazioni tiroidee dipendono già dal contenuto di iodio, non da altri componenti dell’alga. Studi tossicologici evidenziano che anche basse quantità possono avere impatto clinico in soggetti sensibili (Campanini, 2004; Mazzanti & Dell’Agli, 2020).
  • Alcuni polisaccaridi del Fucus possono modulare indirettamente la tiroide, riducendo stress ossidativo e infiammazione. Questo può essere utile in condizioni di lieve disfunzione metabolica, ma non sostituisce terapie mediche.

Azione gastroprotettiva

I polisaccaridi dell’alga, in particolare il fucoidano, possiedono proprietà antinfiammatorie e anticoagulanti naturali. Formano un gel protettivo sulla mucosa gastrica, che:

  • riduce la secrezione acida
  • protegge dallo stress gastrico
  • diminuisce il reflusso gastro-esofageo

Benefici per la pelle e uso cosmetico

Il Fucus è utile anche per la pelle grazie alla sua ricchezza in polisaccaridi e oligoelementi. Le algine e gli alginati favoriscono:

  • sintesi del collagene
  • produzione di elastina → con effetti anti-age.

Antiossidanti e minerali contribuiscono inoltre a proteggere, idratare e lenire la pelle. Nella tradizione erboristica viene utilizzato in talassoterapia, dove bagni caldi permettono il rilascio di minerali e mucillagini.

Nella cosmetica moderna, il Fucus è apprezzato per:

  • migliorare la microcircolazione
  • tonificare i tessuti
  • favorire la vasodilatazione capillare
  • eliminare le scorie metaboliche

La capacità di formare idrogel lo rende anche un eccellente emulsionante per creme e impacchi.

Fucus: l’alga amica del tuo corpoSYS Fucus Gocce 50 ml

I rimedi SYS spagirici nascono dall’idea di ottenere estratti vegetali più completi e vitali rispetto alle normali tinture. Non si limitano a “mettere la pianta in alcol”, ma seguono un metodo più articolato, ispirato alla spagiria tradizionale, dove ogni parte della pianta viene valorizzata.

Un rapporto di estrazione più ricco (1:5)

Una delle caratteristiche più evidenti è il rapporto di estrazione 1:5, molto più concentrato rispetto a una tintura madre classica. Questo consente di utilizzare una quantità maggiore di pianta fresca, ottenendo un estratto più ricco di principi attivi e quindi efficace anche in dosaggi più bassi.

La tecnica E.C.I.: Estrazione Circolativa Integrale

I SYS vengono prodotti con la tecnica E.C.I. (Estrazione Circolativa Integrale), un metodo che combina macerazione e circolazione continua in ambiente controllato, spesso a basse temperature e in lieve depressione.
Questa modalità permette di preservare componenti molto sensibili al calore e alle ossidazioni, mantenendo la struttura biochimica della pianta il più intatta possibile.

Una formulazione essenziale e pulita

La composizione dei SYS è volutamente semplice: acqua + alcol + estratto spagirico + miele.
L’alcol, presente in quantità relativamente alta, serve a una corretta estrazione e conservazione, mentre il miele ha un ruolo armonizzante e completa il profilo del preparato.

La vera impronta spagirica: corpo, anima e spirito

Ciò che rende questi rimedi davvero spagirici è il processo di separazione e reintegrazione dei tre principi della pianta:
• corpo (parte minerale),
• anima (componenti aromatiche e sottili),
• spirito (veicolo alcolico).

La parte solida della pianta viene calcinata e mineralizzata e i sali ottenuti sono reintrodotti nell’estratto. Ne risulta un preparato “integrale”, capace di rappresentare la totalità della pianta.

Per questo motivo i SYS sono considerati rimedi che non agiscono in modo aggressivo, ma favoriscono un riequilibrio del terreno, sostenendo le funzioni fisiologiche dell’organismo.

Dato l’elevato grado di concentrazione, questi estratti si utilizzano in quantità ridotte: in media la metà delle gocce rispetto alle tinture comuni.
Molti utenti riferiscono una sensazione di efficacia più marcata e una maggiore comodità d’uso.

Un’identità unica

In sintesi, i SYS spagirici rappresentano un modo particolare di intendere l’estrazione vegetale: più completo, più rispettoso della pianta e più vicino alla tradizione erboristica antica, unendo tecnica moderna e filosofia spagirica.

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Bibliografia

  1. Anzalone, F. Consonni, Il Fucus, in “Natural 1”, ottobre 2018, pp. 40-43
  2. Campanini, Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano 2004
  3. Mazzanti, Dell’Agli, Izzo. Farmacognosia e Fitoterapia, 2020
  4. https://www.ema.europa.eu/en/documents/herbal-report/final-assessment-report-fucus-vesiculosus-l-thallus_en.pdf
  5. Mar Drugs. 2018;16(4):132. doi: 10.3390/md16040132.
  6. Mar Drugs. 2022 Feb 26;20(3):174. doi: 10.3390/md20030174.
  7. 2023 Dec 1;15(23):4987. doi: 10.3390/nu15234987.
  8. Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali. E. Campanini – 2016 Ed. Tecniche nuove
  9. Farmaci Vegetali. Manuale ragionato di fitoterapia. P. Campagna – 2008 Ed. Minerva medica
  10. Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci. F. Fiorenzuoli -2013 Ed. Tecniche nuove
  11. Medicina tradizionale erboristica. S. Iozzi – 2009 Ed. Tecniche nuove
  12. Principi di fitoterapia clinica, tradizionale, energetica, moderna. E. Sangiorgi et al. – 2007 Ed. Ambrosiana

 

 

Antico rimedio orientale e protagonista della moderna micoterapia, Ganoderma lucidum, conosciuto come Reishi o Lingzhi, è da secoli simbolo di longevità e armonia. Oggi la ricerca scientifica ne conferma molte delle proprietà tradizionalmente attribuite dal supporto immunitario all’azione antiossidante. Tra mito e evidenza clinica, il “fungo dell’immortalità” continua a stupire per la sua capacità di connettere il sapere antico con le prospettive della medicina integrata contemporanea.

Un antico rimedio nel mondo moderno

Nel vasto patrimonio della Medicina Tradizionale Cinese, pochi rimedi godono della stessa venerazione del Ganoderma lucidum, il leggendario Ling Zhi, “fungo della potenza spirituale”. Citato nei testi medici più antichi come elisir di lunga vita, era riservato agli imperatori e ai maestri taoisti, simbolo di equilibrio e di unione tra corpo, mente e spirito.

Oggi, dopo più di duemila anni, il Reishi – come è conosciuto in Giappone – torna al centro dell’attenzione scientifica. La ricerca moderna sta riscoprendo, con strumenti diversi ma spesso convergenti, molti degli effetti che la tradizione orientale aveva già osservato: la capacità di rafforzare l’organismo, sostenere le difese immunitarie, ridurre lo stress e favorire il benessere mentale.

Questo dialogo tra antico sapere energetico e scienza biomedica contemporanea apre nuove prospettive per la medicina integrata. Il Ganoderma lucidum diventa così un ponte tra due mondi: quello della filosofia taoista, che vede la salute come armonia delle forze vitali, e quello della ricerca clinica moderna, che ne esplora i principi attivi e i meccanismi d’azione con linguaggio scientifico.

Nel mondo moderno, dove stress, inquinamento e stili di vita frenetici minano l’equilibrio interiore, il Ling Zhi offre ancora il suo messaggio originario: ritrovare la calma, nutrire l’energia vitale e coltivare la consapevolezza.

Reishi: antica saggezza, nuove evidenzeOrigini, denominazioni e uso tradizionale

Nel panorama della fitoterapia cinese, Ganoderma lucidum è sempre stato annoverato tra i rimedi più elevati: nel celebre Shen Nong Ben Cao veniva classificato tra le piante dell’Imperatore, insieme a Ginseng e Astragalo, come sostegno della “forza vitale” (Qi).
Il nome cinese Lingzhi (ling = spirito, zhi = fungo) suggerisce il suo uso non solo fisico, ma anche spirituale. I taoisti, ad esempio, gli attribuivano potere di calmare lo Shen (la mente/spiritualità).
Pur essendo tecnicamente “non commestibile” per la sua durezza e sapore amaro, viene essiccato e trasformato in polveri, estratti, decotti. Traditionariamente si considerava che il Reishi “tonificasse” i principali sistemi dell’organismo: qi (energia), jing (essenza), shen (mente).

Ganoderma lucidum secondo la Medicina Tradizionale Cinese

Nella visione energetica della Medicina Tradizionale Cinese (MTC), il Ganoderma lucidum, conosciuto in Cina come Ling Zhi — “fungo della potenza spirituale” (ling = spirito, zhi = fungo) — occupa un posto di assoluto rilievo tra i rimedi superiori, quelli capaci di nutrire corpo, mente e spirito. In Giappone è noto come Reishi, e viene utilizzato da secoli come tonico di lunga vita e armonizzatore delle energie vitali.

Tradizionalmente si impiega l’intero fungo essiccato. La sua natura tiepida e il sapore dolce, leggermente amaro lo rendono adatto a nutrire e sostenere nel tempo le funzioni vitali senza creare eccessi. Secondo la MTC, il Reishi agisce su cinque principali meridiani: Cuore, Polmone, Milza, Rene e Fegato, intervenendo in modo armonico sul sistema energetico complessivo.

Azione energetica e simbolismo

Il Ling Zhi è considerato un tonico dei Tre Tesori dell’essere umano:

  • Jing (Essenza) – la radice vitale che governa crescita, fertilità, forza e longevità;
  • Qi (Energia) – la forza dinamica che alimenta le funzioni fisiologiche e mentali;
  • Shen (Spirito) – la dimensione più sottile, legata alla mente, alla coscienza e alla serenità interiore.

Attraverso il suo effetto equilibrante, il Reishi nutre il Qi del Cuore e calma lo Shen, rendendolo utile nei casi di palpitazioni, insonnia, ansia e disturbi della memoria. Allo stesso tempo rafforza il Qi del Polmone, migliorando la capacità respiratoria e contrastando dispnea, tosse o asma da debolezza energetica. Sostiene anche la Milza, centro del metabolismo e della vitalità quotidiana, aiutando in caso di astenia, scarso appetito e debolezza muscolare.

Sul piano più profondo, nutre il Jing e il sangue, rafforzando ossa e tendini: per questo è indicato nelle condizioni di esaurimento dovute a malattie croniche o a invecchiamento.

La loggia energetica del Fuoco e l’armonia emotiva

Il Ganoderma lucidum agisce in particolare sulla loggia del Fuoco (rosso), che comprende Cuore, Intestino Tenue, Ministro del Cuore e Triplice Riscaldatore. In questo ambito, aiuta ad alleggerire l’oppressione al petto, spesso collegata a conflitti emozionali, e favorisce lo scioglimento delle rigidità nei rapporti interpersonali.

È un rimedio che “illumina lo spirito”: rende più chiara la mente, sostiene la calma interiore e migliora la capacità di discernimento e decisione. Secondo la tradizione taoista, favorendo la memoria e la lucidità, il Reishi aiuta anche a riconoscere e trasformare le proprie esperienze passate, condizione ritenuta necessaria per mantenere la salute e l’equilibrio karmico.

In sintesi, il Ling Zhi è considerato un vero e proprio elisir di equilibrio e longevità, in grado di unire salute fisica, serenità mentale e crescita spirituale.

Componenti attivi e meccanismi proposti

Al centro dell’interesse scientifico ci sono due grandi famiglie di molecole:

  • Polisaccaridi, in particolare i β-(1,3)/(1,6)-D-glucani, noti per la capacità modulare sul sistema immunitario.
  • Triterpeni o acidi ganoderici (Ganoderic acids), che mostrano vari effetti biologici (antinfiammatori, epatoprotettivi, antiaggreganti (PMC).

In una review molto recente, i ricercatori hanno anche esplorato come queste molecole possano interagire con il microbiota intestinale: vari studi preclinici suggeriscono che il Reishi possa favorire la crescita di batteri “buoni” (come bifidobatteri o lactobacilli) e contenere agenti patogeni nell’intestino, intervenendo così anche su processi metabolici, infiammatori e immunitari collegati all’intestino stesso (Frontiers).

In sintesi, i meccanismi proposti sono molteplici e integrati:

  • modulazione immunitaria (stimolazione difese innate e adattative)
  • effetto antiossidante (riducono i radicali liberi)
  • azione anti-infiammatoria (inibizione di vie come NF-κB, MAPK)
  • regolazione metabolica (glicemia, lipidi, pressione)
  • protezione epatica e cellulare
  • supporto neurologico, incluso effetto sulla plasticità neuronale, apoptosi, stress ossidativo nel cervello (ScienceDirect)

Reishi: antica saggezza, nuove evidenzeCosa dice la ricerca clinica

Il salto dal laboratorio all’uomo è un cammino lungo e complesso. Molti studi rimangono in ambito animale o in vitro, ma negli ultimi decenni sono emersi anche trial clinici, meta-analisi e rassegne che iniziano a dare indicazioni, pur con limiti.

Efficacia e risultati osservati

Alcuni risultati interessanti:

  • Una meta-analisi su 17 trial clinici (circa 971 partecipanti) ha osservato che l’assunzione di Ganoderma lucidum è associata a una modesta riduzione del BMI, diminuzione della creatinina e del battito cardiaco, e aumento dell’attività della glutatione perossidasi (enzima antiossidante). Tuttavia, l’effetto su lipidi, glicemia, infiammazione non è risultato statisticamente significativo (PMC).
  • In soggetti con iperglicemia e fattori di rischio cardiovascolare, uno studio clinico randomizzato ha testato l’efficacia del Reishi, mostrando qualche beneficio sul metabolismo glucidico e lipidico, ma con risultati che richiedono conferma (Nature).
  • In pazienti con cancro al seno sottoposti a terapia ormonale, l’uso di polvere di spore di Ganoderma lucidum per 4 settimane ha migliorato la fatica da cancro, l’umore e la qualità della vita, con riduzione di alcuni biomarcatori infiammatori, senza effetti avversi gravi segnalati (PMC).
  • Uno studio su persone con nevrastenia (sensazione di stanchezza cronica) ha mostrato che un estratto denominato “Ganopoly” era significativamente più efficace del placebo nel migliorare i sintomi (PubMed).
  • In ambito oncologico, studi osservazionali tra pazienti che usano Reishi hanno segnalato miglioramenti in sintomi soggettivi e scarsa incidenza di effetti avversi, ma ciò non sostituisce la prova clinica controllata (ScienceDirect).
  • Alcuni trial clinici in corso (es. su polvere di spore, β-glucani) puntano a esplorare gli effetti immunitari e la tollerabilità in popolazioni specifiche (ClinicalTrials).

È importante notare che, sebbene i risultati siano promettenti in alcuni casi, non esiste ancora una prova clinica robusta e univoca che confermi l’efficacia del Reishi per le molteplici indicazioni tradizionali.

Applicazioni potenziali e scenari di impiego

Pur con prudenza, il Reishi oggi viene considerato un possibile rimedio complementare piuttosto che un sostituto dei trattamenti convenzionali. Alcuni scenari dove più spesso viene esplorato:

  1. Supporto immunitario, in particolare in contesti di terapia oncologica, per migliorare la qualità di vita e mitigare effetti collaterali (PMC).
  2. Sostegno antiossidante / anti-aging, come “coadiuvante” nella protezione cellulare da stress ossidativo e danni cronici.
  3. Modulazione metabolica, in soggetti con sindrome metabolica o disturbi lievi di glicemia/lipidi, come strategia complementare.
  4. Benessere mentale e qualità del sonno, per le sue proprietà “tonificanti” del sistema nervoso centrale, sebbene le evidenze cliniche restino preliminari.
  5. Regolazione del microbiota intestinale, un campo emergente: l’effetto del Reishi sulla flora intestinale può mediarne alcuni benefici metabolici e immunitari (Frontiers).
  6. Supporto epatoprotezione, protezione contro tossicità epatiche e modulazione degli enzimi di detossificazione.

Sicurezza e tollerabilità

Nella letteratura generalmente il Reishi è ben tollerato. Effetti avversi segnalati sono lievi (disturbi gastrointestinali, prurito, reazioni cutanee) (ScienceDirect).
Studi su animali a lungo termine hanno avuto esiti favorevoli anche a dosaggi elevati, senza evidenziare tossicità significativa (Wikipedia).

Tuttavia, data la sua azione biologica, è prudente prestare attenzione in caso di:

  • uso concomitante di anticoagulanti o antiaggreganti
  • farmaci antidiabetici (possibile effetto ipoglicemizzante sinergico)
  • disturbi autoimmuni
  • immunosoppressione importante
  • gravidanza, allattamento (poche evidenze cliniche)

Dosaggio e forma

Non esiste ancora un unico dosaggio “standard”. Molti studi usano estratti standardizzati, polveri di spore (anche “rotte” o “broken spores”) o estratti misti. Alcune indicazioni (da studi clinici) riportano dosaggi che vanno da poche centinaia a migliaia di milligrammi di estratto al giorno, ma l’efficacia e la sicurezza a lungo termine non sono definiti con certezza.

Qualità e sicurezza: scegliere con consapevolezza

Nel mondo della micoterapia, la qualità del prodotto è un elemento cruciale. I funghi medicinali, tra cui il Ganoderma lucidum, possono infatti accumulare metalli pesanti, pesticidi o contaminanti ambientali, soprattutto se coltivati in condizioni non controllate. Inoltre, alcuni integratori vengono sottoposti a processi di irradiazione per aumentarne la conservabilità, con possibili alterazioni nella struttura delle molecole bioattive.

Per questo motivo, la scelta di un marchio affidabile è fondamentale. È sempre bene verificare in etichetta:

  • la presenza di certificazioni di qualità (ad esempio GMP, ISO, o certificazione biologica);
  • la dichiarazione della titolazione delle molecole attive (come β-glucani e triterpeni);
  • la provenienza e il metodo di coltivazione;
  • la presenza di analisi di laboratorio indipendenti che garantiscano l’assenza di contaminanti.

A confermare l’importanza di questi controlli è uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato nel 2017 sulla rivista scientifica Scientific Reports (gruppo Nature).  Secondo la ricerca, intitolata “Evaluation on quality consistency of Ganoderma lucidum dietary supplements collected in the United States”, solo il 25% dei prodotti analizzati conteneva realmente la quantità di Reishi dichiarata in etichetta, mentre il restante 75% mostrava solo tracce o l’assenza totale del fungo.

Leggi lo studio completo su Nature

Reishi: antica saggezza, nuove evidenzeReishi: meglio l’estratto o il fungo intero?

Chi si avvicina al Ganoderma lucidum, o Reishi, si trova spesso davanti a un dubbio: è meglio assumere il fungo intero in polvere o preferire un estratto concentrato?
La risposta dipende dallo scopo con cui si desidera utilizzarlo e dalla qualità del prodotto scelto.

Il fungo intero, essiccato e ridotto in polvere, è la forma più antica e tradizionale, quella utilizzata nella Medicina Cinese per secoli. Contiene tutte le componenti del fungo — fibre, polisaccaridi, triterpeni e altre sostanze — e agisce in modo dolce e armonico su tutto l’organismo. Tuttavia, il corpo umano fatica a estrarre completamente le sostanze attive dal fungo intero, perché la sua parete cellulare è composta da chitina, una fibra molto resistente. Questo significa che solo una parte dei principi benefici viene effettivamente assorbita.

Per questo motivo, la ricerca moderna ha sviluppato gli estratti standardizzati, nei quali i principi attivi vengono isolati e concentrati grazie a particolari processi di estrazione (ad esempio con acqua calda o con una doppia estrazione acqua/etanolo).

Il risultato è un prodotto più ricco di molecole bioattive, come β-glucani e triterpeni, e quindi più efficace a parità di dose. Inoltre, la standardizzazione permette di conoscere esattamente quanta sostanza utile si assume, garantendo una maggiore costanza d’effetto.

In generale, il Reishi in polvere è indicato per chi vuole un sostegno quotidiano e naturale, utile per mantenere l’equilibrio e la vitalità nel tempo.
L’estratto, invece, è consigliato quando si desidera un intervento più mirato — ad esempio per rinforzare le difese immunitarie, gestire lo stress, sostenere il fegato o accompagnare trattamenti più complessi — sempre sotto consiglio di un professionista.

Qualunque sia la scelta, è essenziale verificare che il prodotto provenga da coltivazioni controllate e che sull’etichetta siano indicati il tipo di estratto, la parte del fungo utilizzata (corpo fruttifero o micelio) e la quantità di principi attivi. Solo così il Reishi può offrire davvero ciò che promette: un aiuto concreto per ritrovare energia, equilibrio e benessere, nel rispetto della sua antica tradizione.

Conclusione: un prezioso alleato

Antico simbolo di longevità e armonia, il Ganoderma lucidum rappresenta oggi un ponte tra sapere tradizionale e scienza moderna. Gli studi contemporanei ne confermano molte delle virtù descritte dalla Medicina Cinese — dal sostegno immunitario all’effetto antiossidante e adattogeno — pur invitando a un uso consapevole e basato sulla qualità dei prodotti.
Il Reishi non è una panacea, ma un alleato prezioso per ritrovare equilibrio e vitalità, ricordandoci che la vera salute nasce dall’armonia tra corpo, mente e ambiente.

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Bibliografia

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  10. Qiu Z, Zhong D, Yang B. Preventive and Therapeutic Effect of Ganoderma (Lingzhi) on Liver Injury. Adv Exp Med Biol. 2019;1182:217-242.


Quando pensiamo alle alghe, spesso immaginiamo semplici ingredienti della cucina orientale. In realtà alcune di esse, come la Undaria pinnatifida, meglio conosciuta come Wakame, sono veri e propri superfood che uniscono tradizione, nutrizione e scienza moderna.

Questa alga bruna, dalle lunghe fronde verdi che ondeggiano tra Giappone, Corea e Cina, è da secoli un pilastro dell’alimentazione asiatica. Non a caso viene chiamata anche “alga della bellezza”, per i benefici che apporta a pelle, capelli e unghie. Dagli anni ’80 viene coltivata anche in Europa, in Bretagna, e in Australia per il mercato locale.

Una miniera di nutrienti

La wakame è ricchissima di sostanze preziose per l’organismo. Contiene sali minerali fondamentali (calcio, magnesio, ferro, iodio), vitamine (A, C, E e gruppo B, incluso l’acido folico) e perfino un buon quantitativo di proteine (circa 14 g per 100 g). Il suo profilo aminoacidico è completo: fornisce tutti gli amminoacidi essenziali, qualità rara nel mondo vegetale, ed è quindi molto utile a chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana.

Ma ciò che rende la wakame speciale sono i suoi composti bioattivi:

  • Fucoidani, polisaccaridi con proprietà anticoagulanti e antitrombotiche, studiati anche per i loro effetti antinfiammatori e antitumorali (studio su Phytomedicine).
  • Alginati, fibre solubili che formano un gel protettivo nello stomaco, riducono l’acidità gastrica e favoriscono il transito intestinale.
  • Fucoxantina, un pigmento carotenoide che la ricerca collega a effetti antiossidanti, antidiabetici e perfino alla riduzione del tessuto adiposo (MDPI, 2015)
  • Omega-3, soprattutto EPA, un acido grasso tipico dei pesci ma presente anche in quest’alga.

Undaria pinnatifida: l'alga che sorprendeBenefici per sportivi e non solo

Chi pratica sport, sia a livello amatoriale che agonistico, trova nella wakame un alleato prezioso. Gli sforzi intensi portano spesso ad acidosi muscolare, con conseguente affaticamento e rallentamento del recupero. I sali minerali alcalinizzanti della wakame (magnesio, potassio, calcio, sodio) aiutano a riequilibrare l’acido-base del corpo, migliorando la performance e accelerando i tempi di recupero.

Gli antiossidanti come la fucoxantina e la vitamina C combattono i radicali liberi prodotti durante l’attività fisica, riducendo lo stress ossidativo. Le proteine di alta qualità e gli aminoacidi essenziali favoriscono la rigenerazione muscolare.

Ma i benefici non si fermano agli sportivi. Chi soffre di acidità di stomaco o reflusso gastroesofageo trova negli alginati della wakame un aiuto naturale: il gel che si forma nello stomaco crea una sorta di barriera protettiva. Alcuni studi mostrano anche un’azione contro Helicobacter pylori, batterio spesso legato a gastrite e ulcere.

Undaria, la tua alleata per i disturbi gastrici

Oltre ad avere un grande potere alcalinizzante, capace di neutralizzare l’acidità di stomaco, l’Undaria – Wakame, crea un gel viscoso protettivo a base di alginato, proteggendo la mucosa dello stomaco dell’azione dell’acido. Inibisce Helicobacter pylori, se presente, e disinnesca il fenomeno del reflusso gastro esofageo.

Alga Wakame, scopri i benefici per l’intestino

I gel presenti nell’Undaria Pinnatifida migliorano la funzionalità dell’intestino riequilibrando la flora batteria intestinale e favoriscono il corretto transito intestinale. L’Undaria-Wakame ha uno straordinario effetto depurativo del fegato, elimina le tossine e favorisce la perdita di peso.

Alga Wakame come integratore di iodio

Tra i nutrienti più significativi e caratteristici dell’aga wakame primeggia lo iodio. L’apporto giornaliero consigliato di questo minerale è di 90-150 mcg, un quantitativo che – dati alla mano – viene coperto dalla semplice ingestione di 557 mg (0,557 grammi) di alga wakame essiccata.

La dose massima di iodio che presumibilmente non arreca danni in un individuo sano è di 1100 mcg al giorno, soglia che verrebbe superata dal consumo di alga wakame in dosi superiori a 4,23 grammi Pertanto, si raccomanda di non eccedere le dosi consigliate e di consultare il medico prima di assumere integratori a base di alga Wakame, soprattutto in caso di patologie o disfunzioni tiroidee.

Wakame metabolismo e controllo del peso

Un aspetto molto interessante riguarda il metabolismo. Diversi studi su animali hanno dimostrato che la fucoxantina stimola la produzione di una proteina (UCP1) che “accende” il grasso bruno, trasformandolo in energia e calore invece che in riserva adiposa (ScienceDirect, 2023). Questo spiegherebbe perché l’alga venga spesso associata a programmi dimagranti e al controllo del peso.

Inoltre, grazie alle fibre solubili, la wakame favorisce il senso di sazietà, riducendo la fame nervosa. Allo stesso tempo contribuisce a stabilizzare la glicemia, con potenziali benefici per la prevenzione del diabete di tipo 2.

Undaria contiene tutti i micronutrienti indispensabili a chi segue un regime dietetico ipocalorico, in particolare la fucoxantina, il carotenoide utile all’eliminazione del grasso in eccesso. Per la ricchezza in fibre solubili (alginati), l’alga wakame può favorire il dimagrimento anche attraverso l’effetto saziante conferito dal rigonfiamento di queste fibre colloidali a contatto con l’acqua all’interno dello stomaco. La distensione delle pareti gastriche è infatti uno dei segnali che favoriscono l’insorgenza del senso di sazietà, allontanando i morsi della fame. Sempre a livello gastrico, gli alginati contribuiscono a formare una sorta di pellicola protettiva sulle pareti dello stomaco, proteggendole dall’insulto acido dei succhi gastrici; non a caso, gli alginati trovano impiego nei problemi di acidità gastrica e reflusso gastroesofageo.

Undaria pinnatifida: l'alga che sorprendeSindrome metabolica

Per la ricchezza in fibre solubili (alginati), l’alga wakame, assunta sotto forma di integratore, può favorire il dimagrimento anche attraverso l’effetto saziante conferito dal rigonfiamento di queste fibre colloidali a contatto con l’acqua all’interno dello stomaco. Sempre a livello gastrico, gli alginati contribuiscono a formare una sorta di pellicola protettiva sulle pareti dello stomaco, proteggendole dall’insulto acido dei succhi gastrici; non a caso, gli alginati trovano impiego nei problemi di acidità gastrica e reflusso gastroesofageo.

Probabilmente queste caratteristiche spiegano anche i risultati di un recente studio, secondo il quale il consumo quotidiano di 4–6 grammi di alghe marine, tipico della maggior parte dei giapponesi, può essere associato a una bassa incidenza di sindrome metabolica. In questo trial clinico controllato, i partecipanti hanno assunto 4 g al giorno di Wakame (Undaria pinnatifida) per un mese, seguito da 6 g al giorno nel mese successivo; i risultati indicano una riduzione della pressione sistolica, in particolare tra coloro con valori pressori elevati ma non ancora clinicamente ipertesi (PubMed).

Tali benefici sarebbero amplificati da uno stile alimentare complessivamente sano, in particolare dalla ricca presenza di pesce marino, anch’essa tipica della cucina giapponese, che fornisce ulteriori nutrienti protettivi come omega-3 e proteine nobili.

Ulteriori riferimenti sulla relazione tra alghe e sindrome metabolica

  1. Una review evidenzia come le diete tradizionali giapponesi e coreane, ricche di alghe, siano associate a una prevalenza molto più bassa di sindrome metabolica rispetto a paesi occidentali PubMed.
  2. Uno studio prospettico su donne postmenopausali in Corea ha osservato una correlazione inversa tra consumo di alghe e rischio di sindrome metabolica, con una riduzione significativa del rischio nei quartili più elevati di assunzione PubMed.
  3. Ricerche più recenti mettono in luce come i componenti bioattivi delle alghe possano modulare positivamente la microbiota intestinale, creando metaboliti benefici (es. SCFA) che migliorano il metabolismo, l’infiammazione e l’integrità intestinale — tutti fattori rilevanti nella gestione della sindrome metabolica.

Bellezza dall’interno

Nella tradizione giapponese la wakame è considerata un alimento che “nutre la bellezza”. Le vitamine e i minerali, in particolare zolfo, lisina e prolina, sostengono la salute di pelle, unghie e capelli. Alcuni estratti ricchi di fucoidani vengono studiati anche in ambito cosmetico per la loro capacità di stimolare la produzione di collagene e rigenerare i tessuti cutanei.

A chi è indicata

L’Alga Wakame non contiene conservanti, coloranti, OGM, Glutine, Grano, ingredienti di origine animale. Non contiene sostanze che possano provocare allergie. Non ha controindicazioni e non contiene sostanze dopanti.

Utilizzo negli integratori
Mentre nei Paesi di origine viene consumata abitualmente come alimento, il suo ottimo profilo nutrizionale fa sì che in Occidente l’alga Wakame venga commercializzata soprattutto come integratore alimentare.

L’ottimo contenuto proteico e la buona qualità delle proteine, la rendono oggetto di una promozione pubblicitaria che la dipinge come il complemento ideale dell’alimentazione vegetariana nelle sue varie forme e di quella macrobiotica. Sostanzialmente, l’alga wakame può essere considerata un ricostituente, un utile ausilio per raggiungere i fabbisogni dei vari nutrienti in caso di insufficienze alimentari o aumentato fabbisogno. Carenze vitaminiche e minerali, debolezza, fragilità di unghie e capelli, stanchezza e ridotta concentrazione, sono le indicazioni classiche degli integratori a base di alga wakame.

La spinta commerciale al consumo di alga Wakame deriva anche e soprattutto dalle presunte proprietà dimagranti, con stimolo sul dispendio energetico.

Precauzioni e dosaggio

Il wakame è sicuro e privo di glutine, OGM o sostanze dopanti. Tuttavia, contiene quantità importanti di iodio: appena 0,5 g di alga essiccata coprono il fabbisogno giornaliero (150 µg). Superare i 4 g al giorno può comportare un eccesso, soprattutto per chi soffre di disturbi tiroidei (NIH – Office of Dietary Supplements). Per questo è bene consumarla con moderazione e chiedere consiglio al medico in caso di problemi di tiroide.

Conclusione

L’alga Wakame è molto più di un semplice ingrediente della zuppa di miso: è un alimento funzionale ricco di nutrienti e composti bioattivi che la rendono utile per chi fa sport, per chi segue diete vegetali, per chi vuole prendersi cura di pelle e capelli, e persino per chi cerca supporto nella digestione o nel controllo del peso.

Come sempre, la chiave sta nell’equilibrio: introdotta nelle giuste quantità, questa alga può diventare un alleato quotidiano di benessere e vitalità.

Bibliografia

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La Laminaria digitata è un’alga bruna ricchissima di minerali e polisaccaridi (alginati, laminarina, fucoidano) oltre a carotenoidi come la fucoxantina. Per la sua concentrazione di iodio, viene spesso proposta per “sostenere” la tiroide e “accelerare” il metabolismo, mentre le fibre e i colloidi marini vengono associati a drenaggio, sazietà e salute gastrointestinale. 

Iodio, tiroide e variabilità dei contenuti

Lo iodio è indispensabile per la sintesi degli ormoni tiroidei; una carenza può causare gozzo e ipotiroidismo, ma anche un eccesso può innescare disfunzioni (sia ipo- che ipertiroidismo), soprattutto in soggetti predisposti. Le alghe brune sono tra le fonti alimentari più ricche di iodio, ma con variabilità enorme in base a specie, zona e lavorazione. Indagini europee e internazionali hanno documentato in prodotti a base di alghe contenuti che oscillano da centinaia a migliaia di µg di iodio per grammo di secco; nel kombu (categoria cui appartiene anche Laminaria/Saccharina) sono stati misurati valori molto elevati.

Questa variabilità è centrale per la sicurezza: in UE il Comitato Scientifico per l’Alimentazione ha fissato un UL (Tolerable Upper Intake Level) di 600 μg/die per gli adulti (valore confermato nei documenti di sintesi EFSA) e la Commissione ha raccomandato il monitoraggio di iodio e metalli nelle alghe alimentari. Porzioni piccole di kombu secco possono oltrepassare l’UL.

Il rischio non è teorico: sono descritti casi clinici di disfunzione tiroidea dopo consumo di prodotti con kelp/alghe.

In sintesi: la Laminaria è una fonte molto concentrata di iodio; utile se c’è carenza documentata e sotto controllo medico, ma non è innocua in autogestione, specie per chi ha patologie tiroidee o assume farmaci contenenti iodio.

Principali elementi attivi contenuti in 100 grammi

  • TOTALE MINERALI 28 g
  • IODIO 450 mg
  • TOTALE FIBRE 60 g
  • POTASSIO 10 g
  • TOTALE PROTEINE 10 g
  • ACIDO ALGINICO 30 g
  • TOTALE LIPIDI 1,8 g
  • LAMINARINA 14 g
  • OLIGOELEMENTI: abbondanti
  • VITAMINE: ricchissima di vitamine A, B1, B2, C, D, E, Acido Folico

Laminaria: tiroide e metabolismoFibre e colloidi marini: alginati, laminarina, fucoidano

Gli alginati (acido alginico e sali) formano gel viscosi nello stomaco e sono impiegati anche in terapia anti-reflusso (“raft therapy”): meta-analisi e studi clinici mostrano una riduzione dei sintomi del GERD rispetto a placebo/antiacidi; l’efficacia è minore o simile rispetto a PPI/H2 in varie analisi.

Sul fronte sazietà/controllo del peso, alcuni trial hanno valutato miscele/compresse di alginato come coadiuvante diete ipocaloriche, con risultati modesti e non univoci (benefici in sottogruppi aderenti allo studio, assenza di effetto in altri). Non esistono prove solide che l’alginato da solo induca cali ponderali clinicamente rilevanti nel lungo periodo.

La laminarina è un β-glucano caratteristico delle brune (1→3; 1→6). I contenuti possono variare fino a ~35% del peso secco in alcune specie/periodi e in generale sono influenzati da stagione, habitat e metodo di estrazione. La letteratura preclinica ne documenta attività immunomodulanti, ipolipemizzanti e altre azioni, ma i trial clinici nell’uomo sono ancora scarsi.

Questo polimero, isolato per la prima volta nel 1885 da Schiedelberg, che le attribuì il nome laminarina dalla specie stessa dell’ alga “laminaria, “ha un’attività anticoagulante equivalente ad un terzo di quella dell’eparina. Vi sono due varietà di laminarina: solubile ed insolubile. Queste molecole hanno inoltre proprietà ipolipemizzanti e l’azione ipocolesterolemizzante è stata dimostrata con prove di laboratorio.

Il fucoidano, un polisaccaride solfato, ha mostrato proprietà anticoagulanti e antitrombotiche in vitro e in modelli animali; studi più recenti sottolineano che struttura e grado di solfatazione determinano l’attività e la traduzione in farmaci richiede standardizzazione. In termini pratici, in soggetti che assumono anticoagulanti/antiaggreganti la prudenza è d’obbligo.

Mannitolo
L’uso del Mannitolo è legato alle sue proprietà chimiche e organolettiche: potere dolcificante = 70% dello zucchero, potere calorico 2 Kcal per grammo, proprietà reidratanti, diuretiche e antibatteriche.

Iodio
E’ un elemento essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei. Questi ormoni stimolano il consumo di ossigeno a livello cellulare e prendono parte al processo di metabolizzazione dei grassi e dei carboidrati. Gli effetti positivi di alga laminaria digitata in compresse sui pazienti affetti da gozzo e da obesità sono dovuti alle sostanze ipolipemizzanti in essa contenute (elementi amino-iodizzati, …..) Le proprietà antisettiche dello iodio vengono da tempo sfruttate dall’industria farmaceutica e cosmetica. Alga Laminaria digitata contiene fino a 10 volte più iodio del Fucus vesiculosus.

Potassio
Il potassio interviene nella trasmissione nervosa, nella regolazione dell’equilibrio acido-base e nella regolazione della pressione osmotica. Il Potassio extracellulare è coinvolto nel controllo della contrazione muscolare e della pressione arteriosa.

E’ importante per il metabolismo energetico, per il metabolismo delle proteine e degli zuccheri, per la salute del cuore e dei vasi. Svolge una azione fondamentale nella sintesi delle proteine, e nella conversione dello zucchero in glicogeno, stimola la secrezione di insulina. E’ quindi un minerale essenziale che costituisce il 5% del contenuto totale di minerali dell’organismo, ed è concentrato soprattutto nel fluido intracellulare. Con il sodio, aiuta a regolare l’equilibrio idrico interno dell’organismo, cioè la distribuzione dei liquidi su entrambe le pareti delle cellule. Oltre a queste funzioni, regola il pH del sangue, la pressione ed il battito cardiaco. Inoltre, stimolando i reni a produrre urina, svolge un’azione diuretica e favorisce l’eliminazione dei liquidi accumulati, soprattutto quando c’è un eccesso di sale nella dieta responsabile di gonfiori e ritenzione idrica.

Laminaria: tiroide e metabolismoFucoxantina e metabolismo lipidico

La fucoxantina è il carotenoide che dà alle brune il caratteristico colore. In modelli animali ha aumentato l’espressione di UCP1 nel tessuto adiposo bianco, con effetti anti-obesità; nell’uomo i dati sono limitati. Un RCT giapponese (olio arricchito in fucoxantina) ha rilevato una riduzione di HbA1c in portatori di una variante UCP1, senza riduzioni convincenti del grasso viscerale. Le review confermano potenziale ma chiedono studi clinici robusti su dosi, biodisponibilità e sicurezza a lungo termine.

Drenaggio dei liquidi e “cellulite”

Molte schede divulgative attribuiscono alla Laminaria un effetto “drenante”. Biologicamente, una parte del razionale deriva dal contenuto di potassio e soprattutto dall’azione delle fibre viscose (alginati) sull’apparato gastrointestinale (sazietà, modulazione dell’assorbimento). Tuttavia, non esistono RCT che dimostrino un effetto clinico specifico sulla cellulite; si tratta più di un claim cosmetico/benessere che di un endpoint validato.

Sicurezza, contaminanti e linee guida

Oltre allo iodio, le alghe possono contenere arsenico inorganico e metalli; diverse autorità (UE, ANSES, FSANZ) raccomandano monitoraggi e cautela, specie con kombu. La Commissione Europea (Raccomandazione 2018/464) invita gli Stati membri a controllare metalli e iodio nelle alghe e nei prodotti derivati. Alcune autorità sanitarie consigliano di limitare l’assunzione di kombu e di evitare supplementi a base di kelp per fasce vulnerabili (gravidanza, bambini, disturbi tiroidei).

Messaggi pratici chiave sulla sicurezza:

  • L’UL europeo per lo iodio negli adulti è 600 μg/die: porzioni anche piccole di kombu secco possono superarlo.
  • Il contenuto di iodio nel kelp può arrivare a >4.000 μg/g (secco) in alcuni campioni: 1–2 g possono già oltrepassare l’UL.
  • Casi clinici documentano disfunzioni tiroidee dopo consumo di prodotti con kelp/alghe.
  • Possibile interazione teorica con farmaci anticoagulanti/antiaggreganti (fucoidano/laminarina con attività eparino-simili): serve prudenza.

Cosa può essere realistico aspettarsi

  • Supporto tiroideo: solo se c’è carenza e con monitoraggio medico; in chi ha tiroidite di Hashimoto o ipertiroidismo, lo iodio in eccesso può peggiorare il quadro.
  • Reflusso/iperacidità: gli alginati hanno buone evidenze per la riduzione dei sintomi (non sostituiscono i PPI quando indicati).
  • Peso e metabolismo: dati eterogenei per alginati (effetto coadiuvante, non “dimagrante” di per sé); fucoxantina promettente ma con prove cliniche limitate.
  • Lipidi e infiammazione: segnali preclinici per laminarina/fucoidano.

Conclusione

Laminaria digitata è una materia prima interessante: alginati con utilità clinica per il reflusso, β-glucani (laminarina) e fucoidano con ampio potenziale preclinico, e fucoxantina promettente ma ancora senza evidenze definitive nell’uomo per il dimagrimento. Il tallone d’Achille resta lo iodio: a dosi anche piccole di kombu secco si può superare l’UL europeo. Per questo, chi ha disturbi tiroidei (o rischi/terapie correlate) dovrebbe evitare il kelp senza supervisione medica.

Bibliografia

  1. Bath SC, et al. Seaweed as a source of essential nutrients: variability and risks. Public Health Nutr. 2021;24(13): 1–10.
  2. Chong WS, et al. Thyroid dysfunction induced by kelp-containing diet. Thyroid. 2014;24(2): 470–3.
  3. Leiman DA, et al. Alginate therapy is effective treatment for gastroesophageal reflux disease: systematic review and meta-analysis. Dis Esophagus. 2017;30(5): 1–9. https://doi.org/10.1093/dote/dow020
  4. Georg Jensen M, et al. Alginate supplementation for weight loss in obese subjects: randomized controlled trial. Obesity (Silver Spring). 2012;20(1): 142–148. https://doi.org/10.1038/oby.2011.217
  5. Wang J, et al. Fucoxanthin: A promising marine carotenoid for human health. Mar Drugs. 2014;12(12): 698–712.
  6. Fitton JH. Marine algal polysaccharides: therapeutic potential and applications. Mar Drugs. 2011;9(10): 1731–1760. https://doi.org/10.3390/md9101731

 

 

La tiroide è una piccola ma fondamentale ghiandola endocrina situata alla base del collo, deputata alla produzione di ormoni chiave per il metabolismo energetico e il benessere sistemico: la triiodotironina (T3), la tiroxina (T4) e la calcitonina. T3 e T4 regolano il metabolismo basale e influenzano in modo trasversale lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo e la termoregolazione, mentre la calcitonina è implicata nell’omeostasi del calcio (1).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 200 milioni di persone al mondo sono affette da patologie tiroidee, che comprendono quadri di ipotiroidismo, ipertiroidismo, gozzo, tiroiditi autoimmuni (come la tiroidite di Hashimoto) e neoplasie (2). In Italia, si stima che il gozzo endemico colpisca circa 6 milioni di persone, prevalentemente donne, per lo più a causa di insufficiente apporto iodico.

Numerose evidenze suggeriscono che l’alimentazione e il supporto nutraceutico rivestano un ruolo importante nel coadiuvare la funzione tiroidea, in particolare in condizioni subcliniche o in fase di supporto alla terapia farmacologica. Alcuni nutrienti e fitocomposti naturali sono in grado di modulare l’attività ormonale, sostenere il sistema immunitario, regolare lo stress ossidativo e ridurre l’infiammazione — tutti fattori implicati nella fisiopatologia tiroidea.Ruolo dei Nutraceutici nella Salute Tiroidea

  1. Iodio

Lo iodio è il nutriente cardine per la sintesi degli ormoni T3 e T4. Una carenza cronica, oltre a compromettere lo sviluppo neurocognitivo nei bambini, è responsabile di gozzo, ipotiroidismo e disfunzioni riproduttive (3). La supplementazione iodica (sotto forma di ioduro di potassio) è efficace nel prevenire il gozzo e nel sostenere una funzione tiroidea adeguata, specie in gravidanza e allattamento, quando il fabbisogno aumenta.

Dose consigliata: 150 µg/die nell’adulto; 200–250 µg/die in gravidanza e allattamento.
Attenzione: eccessi di iodio possono peggiorare alcune tiroiditi autoimmuni.

  1. Selenio

Il selenio è un cofattore essenziale per la funzione della glutatione perossidasi e della iodotironina deiodinasi, enzimi coinvolti nella conversione della T4 in T3. È stato dimostrato che la supplementazione di selenio può ridurre gli autoanticorpi anti-TPO nella tiroidite di Hashimoto e migliorare il profilo infiammatorio (4).

Fonti naturali: noci del Brasile, pesce, uova.
Dose efficace: 100–200 µg/die di selenio organico (es. selenometionina).

  1. Zinco

Lo zinco è un oligoelemento coinvolto nella sintesi e attivazione dell’ormone tiroideo. Una sua carenza può contribuire a ipotiroidismo subclinico, stanchezza e alterazioni immunitarie (5).

Fonti: semi oleosi, carne rossa, legumi.
Dose suggerita: 15–30 mg/die, con monitoraggio di eventuali interazioni (rame, ferro).

  1. Vitamina D

Studi recenti correlano bassi livelli sierici di vitamina D con un aumento dell’incidenza di malattie autoimmuni tiroidee, in particolare la tiroidite di Hashimoto. Il mantenimento di una buona omeostasi della vitamina D può avere effetti immunoregolatori, riducendo l’aggressività autoimmune (6).

Dose consigliata: variabile secondo i livelli ematici; tipicamente 1000–4000 UI/die.

  1. Ashwagandha (Withania somnifera)

Nota per la sua azione adattogena e tonico-metabolica, l’Ashwagandha ha dimostrato in alcuni studi la capacità di aumentare i livelli di T3 e T4 in soggetti con ipotiroidismo subclinico, migliorando energia, umore e risposta allo stress (7). La sua azione sembra mediata anche dalla riduzione del cortisolo.

Dose consigliata: 300–600 mg/die di estratto standardizzato in withanolidi (5%).

Micoterapia e salute tiroidea

Negli ultimi anni, la micoterapia – l’impiego di funghi medicinali per scopi terapeutici – ha guadagnato crescente attenzione anche nell’ambito delle disfunzioni tiroidee, grazie alla presenza di polisaccaridi, triterpeni, steroli e composti bioattivi in grado di modulare il sistema immunitario, contrastare lo stress ossidativo e regolare il metabolismo endocrino.

Alcuni funghi in particolare si sono rivelati di interesse nella gestione di tiroiditi autoimmuni, ipotiroidismo e ipertiroidismo funzionale, anche in sinergia con altri nutraceutici:

  • Reishi (Ganoderma lucidum): è forse il fungo più studiato in ambito endocrino-immunologico. I suoi triterpeni hanno dimostrato un’attività immunomodulante e antinfiammatoria, utile nei casi di tiroidite di Hashimoto, dove può contribuire a ridurre l’aggressione autoimmune alla ghiandola tiroidea. Inoltre, i polisaccaridi del Reishi migliorano l’adattamento allo stress (azione adattogena), spesso associato a squilibri tiroidei.
  • Cordyceps sinensis: grazie alla sua attività adattogena, tonica e antiossidante, può sostenere le persone con ipotiroidismo secondario a stress cronico, migliorando la funzione mitocondriale e la produzione di energia. Agisce anche sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, promuovendo un miglior equilibrio neuroendocrino, utile in caso di astenia, bradicardia e rallentamento metabolico tipici dell’ipotiroidismo.
  • Agaricus blazei Murrill: possiede una spiccata attività immunoregolatrice, utile nelle patologie autoimmuni della tiroide. In studi preclinici, l’Agaricus ha dimostrato una riduzione della produzione di citochine pro-infiammatorie, un elemento utile nella gestione dell’autoimmunità tiroidea.
  • Hericium erinaceus: noto per le sue proprietà neurotrofiche, si è rivelato utile nei casi in cui l’ipotiroidismo comprometta le funzioni cognitive (deficit di memoria, difficoltà di concentrazione, depressione). Promuove la produzione del fattore di crescita nervoso (NGF), supportando il sistema nervoso centrale.
  • Maitake (Grifola frondosa): ha mostrato effetti interessanti nella regolazione del metabolismo glucidico e lipidico, due aspetti spesso alterati nei pazienti ipotiroidei. Inoltre, i suoi β-glucani esercitano un’azione immunomodulante favorevole nei disordini autoimmuni.

La micoterapia può rappresentare un approccio integrato e complementare al trattamento convenzionale delle patologie tiroidee, specialmente nei casi autoimmuni e nelle condizioni associate a stress cronico, stanchezza e alterazioni metaboliche. Tuttavia, è importante sottolineare che l’utilizzo di funghi medicinali deve sempre avvenire sotto supervisione medica, soprattutto in presenza di terapia ormonale sostitutiva o farmaci tireostatici.

Micoterapia e Tiroide – Schema Comparativo

Fungo MedicinaleAttività PrincipaliIndicazioni TiroideeSinergie Utili
Ganoderma lucidum
(Reishi)
Immunomodulante
Antinfiammatorio
Adattogeno
Tiroidite di Hashimoto
Autoimmunità, infiammazione
Ashwagandha
Selenio
Omega-3
Cordyceps sinensis / militarisTonico adattogeno
Neuroendocrino
Energetico/mitocondriale
Ipotiroidei con astenia, stress HPA
Spossatezza cronica
Rhodiola
Coenzima Q10
Iodio
Magnesio
Agaricus blazei Murrill (ABM)Immunoregolatore potente
Antinfiammatorio sistemico
Epato-protettivo
Hashimoto + infiammazione sistemica
Disbiosi, allergie
Curcuma
Vitamina D3
Probiotici
Quercetina
Hericium erinaceusNeurotrofico (NGF)
Protettivo mucose
Lieve adattogeno
Ipotiroidei con ansia, depressione, nebbia mentaleMagnesio
L-Teanina
Fosfatidilserina
Grifola frondosa (Maitake)Regolatore metabolico
Immunomodulante
Ipoglicemizzante
Ipotiroidei con sovrappeso, insulino-resistenzaInositolo
Berberina
Gymnema
ALA

BILANCIA TI E ASHWAGANDHA WHY: un approccio naturale integrato per il benessere tiroideo, neuroendocrino e metabolico

La funzione tiroidea rappresenta un perno fondamentale del metabolismo, del benessere neuroendocrino e dell’equilibrio psicofisico. Alterazioni subcliniche o conclamate, come l’ipotiroidismo, la tiroidite di Hashimoto o la disfunzione dell’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), richiedono un intervento mirato e multifattoriale. In questo contesto, due integratori sinergici emergono per efficacia e complementarità: BILANCIA TI di Bioflores e ASHWAGANDHA WHY, un estratto ad alta titolazione di Withania somnifera.

Composizione e azione sinergica

BILANCIA TI è una formulazione naturale studiata per il supporto dell’equilibrio tiroideo, neurovegetativo e metabolico. Contiene:

  • Commiphora mukul (Guggul): stimola la funzionalità tiroidea (↑T3), ha azione antinfiammatoria e ipolipemizzante.
  • Withania somnifera (Ashwagandha): tonico-adattogeno, utile per la modulazione dell’asse HPA e per il sostegno della funzione tiroidea.
  • Fucus vesiculosus: fonte naturale di iodio organico, stimola la produzione di ormoni tiroidei.
  • Crataegus monogyna (Biancospino): azione calmante, tonico del sistema nervoso autonomo e del cuore.
  • Morus alba (Gelso): attività antiossidante, controllo glicemico e azione antinfiammatoria.

ASHWAGANDHA WHY contiene Withania somnifera titolata al 5% in withanolidi, con potenziata attività adattogena, neuroprotettiva e immunomodulante.

Ambiti di applicazione clinica

L’integrazione combinata di BILANCIA TI e ASHWAGANDHA WHY è indicata nei seguenti contesti:

  • Ipotiroidismo subclinico e Hashimoto: aumento della disponibilità di T3, miglioramento della conversione T4→T3, riduzione degli autoanticorpi anti-TPO e anti-TG.
  • Disfunzioni metaboliche (diabesità, sindrome metabolica): regolazione della glicemia e del peso corporeo, miglioramento della sensibilità insulinica.
  • Stress cronico, ansia, insonnia, burnout: azione sull’asse HPA, riduzione del cortisolo, miglioramento della resilienza allo stress.
  • Disturbi del sonno e affaticamento mentale: effetto calmante, miglioramento del sonno profondo e della chiarezza mentale.

Perché abbinarli?

  • BILANCIA TI offre una base multi-componente ad ampio spettro, con azione combinata su tiroide, metabolismo e sistema nervoso autonomo, ma la dose di Withania è contenuta per ragioni di sinergia fitocomplessa.
  • ASHWAGANDHA WHY garantisce una titolazione elevata in withanolidi (5% e oltre), con azione più mirata e potente su asse HPA, immunomodulazione e neuroprotezione.

Effetti combinati clinicamente significativi:

  • Riduzione del TSH elevato (ipotiroidismo subclinico) senza necessità immediata di levotiroxina
  • Miglioramento della sensazione di benessere psico-fisico (stress resilienza, tono dell’umore)
  • Miglioramento del sonno e della variabilità cardiaca (HRV)
  • Riduzione dell’autoimmunità tiroidea (anti-TPO, anti-TG) in soggetti con Hashimoto lieve
  • Azione combinata su glicemia, colesterolo e peso corporeo nel contesto della “diabesità ipotiroidea”

Meccanismo d’azione combinato

FisiopatologiaBILANCIA TIASHWAGANDHA WHYEffetto sinergico
IpotiroidismoGuggul, Fucus, GelsoStimola conversione T4→T3Miglioramento funzionale tiroideo
Tiroidite autoimmuneGuggul, BiancospinoImmunomodulante, ↓Th1/Th17Riduzione autoanticorpi
Stress cronicoWithania, BiancospinoAzione HPA, ↓cortisoloRiequilibrio neuroendocrino
DiabesitàGelso, Fucus, GuggulMigliora sensibilità insulinicaControllo glicemico e ponderale
Insonnia, ansiaBiancospinoAzione ansiolitica, GABAergicaQualità del sonno e tono umorale

Integrazione con la micoterapia

L’associazione con i funghi medicinali potenzia l’approccio funzionale e sistemico:

  • Cordyceps sinensis: sostegno mitocondriale e stimolo tiroideo
  • Reishi (Ganoderma lucidum): azione immunomodulante (Hashimoto)
  • Hericium erinaceus: neuroprotezione e modulazione dell’asse intestino-cervello
  • Agaricus blazei: contrasto all’infiammazione cronica e supporto immunitario

Posologia suggerita

  • BILANCIA TI: 1 capsula 2 volte al giorno, preferibilmente lontano dai pasti.
  • ASHWAGANDHA WHY: 1 capsula alla sera, per favorire il rilassamento e il ripristino notturno dell’asse HPA.
PatologiaFunghi medicinaliComponenti BILANCIA TIAshwagandha WHYAzione integrata
Ipotiroidismo subclinico/conclamatoCordyceps, ReishiGuggul, Fucus, Gelso↑ conversione T4→T3, supporto HPAMiglioramento tiroideo, energia mitocondriale
Tiroidite autoimmune (Hashimoto)Reishi, AgaricusGuggul, BiancospinoImmunomodulante↓ autoanticorpi, equilibrio immunitario
Stress cronico / burnoutCordyceps, HericiumWithania, Biancospino↓ cortisolo, ↑ resilienza allo stressRiequilibrio HPA, tono neurovegetativo
Insonnia / ansiaHericium, ReishiBiancospinoEffetto ansiolitico GABA-simileMiglioramento sonno e rilassamento profondo
Diabesità / sindrome metabolicaAgaricus, CordycepsGelso, Fucus, Guggul↑ sensibilità insulinicaControllo metabolico, ↓ infiammazione cronica
Nebbia mentale / affaticamentoHericium, CordycepsWithaniaNeuroprotettivoFocus mentale, integrazione asse intestino-cervello

I farmaci si possono benissimo associare i funghi curativi (7).
I funghi curativi possono benissimo essere associati ai farmaci, perché l’azione di Agaricus, Reishi e Shiitake non interferisce minimamente con i farmaci. Spesso gradualmente il medico assiste ad un dolce e progressivo miglioramento, che può favorire la diminuzione dei farmaci chimici in piena sicurezza. Ho visto diverse volte che questi passaggi nell’arco di tre o sei mesi portano verso la diminuzione dei farmaci chimici convenzionali, e possono portare anche la sospensione, naturalmente in relazione alle condizioni della tiroide e della salute generale. Tutti questi passaggi sono possibili, ma vanno fatti con serietà e tranquillità, d’intesa all’interno del rapporto medico-paziente. Oggi alcuni medici si interessano a questo nuovo approccio con i funghi curativi (dr Walter Ardigò).

Conclusione

L’associazione tra BILANCIA TI e ASHWAGANDHA WHY rappresenta una strategia naturale e sinergica per sostenere la salute tiroidea, migliorare l’equilibrio neuroendocrino e affrontare efficacemente lo stress cronico e i disturbi metabolici. L’integrazione con specifici funghi medicinali completa il quadro con un’azione di tipo adattogeno, immunoregolatoria e antinfiammatoria sistemica, in linea con i più recenti approcci di medicina integrata.

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Bibliografia

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  3. https://www.epicentro.iss.it/tiroide/
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  5. Selon l’Anses, Avis sur la présence de levure de riz rouge dans les compléments alimentaires
  6. Gorini F, Sabatino L, Pingitore A, Vassalle C. Selenium: An Element of Life Essential for Thyroid Function. Molecules. 2021 Nov 23;26(23):7084. doi: 10.3390/molecules26237084. PMID: 34885664; PMCID: PMC8658851.
  7. https://dottorardigo.it/tiroidite-nuovissima-cura-per-risanare-la-tiroide-reishi-agaricus-e-shiitake/
  8. Panda, S., & Kar, A. (1998). Withania somnifera and thyroid function. Journal of Ethnopharmacology.
  9. Tripathi, Y. B., & Malhotra, O. P. (1993). Antihyperlipidemic action of Commiphora mukul. Indian Journal of Pharmacology.
  10. Wu, Q., et al. (2010). Iodine content and effect of Fucus vesiculosus in thyroid function. Phytotherapy Research.
  11. Chandrasekhar, K., et al. (2012). A randomized double-blind placebo-controlled study of the safety and efficacy of high-concentration full-spectrum Ashwagandha root extract in reducing stress and anxiety. Indian J Psychol Med.

 

La funzione tiroidea esercita un ruolo molto importante nella vita riproduttiva della donna (1). A tal proposito esistono diversi studi in letteratura che attestano come spesso, i disturbi tiroidei, siano connessi ad alterazioni del ciclo mestruale nonché a storia di infertilità ed incremento di problematiche in corso di gravidanza.

Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro quanto sia importante avere una funzionalità tiroidea nella norma per favorire una funzione ovulatoria regolare; del resto si è scoperto che la tiroide può influire sulla fertilità attraverso diversi meccanismi: per prima cosa c’è il fatto che gli ormoni tiroidei modulano la ciclicità mestruale, per esempio influenzando la prolattina, e se questo ormone, prodotto dall’ipofisi, viene rilasciato in modo anomalo, l’effetto può essere il blocco dell’ovulazione, oppure una minor ricettività dell’endometrio (la mucosa che riveste l’interno dell’utero) per l’impianto dell’embrione. Ma non solo: gli ormoni tiroidei regolano anche la fisiologia degli ovociti e una disfunzione a livello tiroideo può impattare anche direttamente a livello del follicolo ovarico.

La tiroide è una ghiandola situata nella parte anteriore del collo e la sua funzione è produrre due ormoni: la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Questi ormoni sono essenziali per il corretto funzionamento di diversi organi e sistemi del nostro corpo, poiché regolano il ritmo con cui avvengono vari processi e reazioni corporee. Inoltre, interagiscono con gli ormoni sessuali femminili; quindi, uno squilibrio alla tiroide influisce negativamente sull’equilibrio ormonale del sistema riproduttivo e può interferire nell’ovulazione e provocare cicli mestruali irregolari, rendendo così più difficile rimanere incinta.

Possono anche influire sulla qualità degli ovuli e aumentare il rischio di aborto spontaneo oppure di avere complicanze durante la gravidanza, come la preeclampsia, il parto prematuro, l’emorragia post-partum, il basso peso alla nascita, la morte intrauterina, la sindrome da distress respiratorio neonatale e le alterazioni nello sviluppo neurologico (basso coefficiente intellettuale).

La tiroide svolge un ruolo essenziale nel regolare il sistema endocrino e gli ormoni nel corpo. I disordini tiroidei, come l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo, possono influenzare negativamente la fertilità. Nell’ipotiroidismo e nell’ipertiroidismo i livelli anomali di ormoni tiroidei possono alterare l’ovulazione e la regolarità del ciclo mestruale, rendendo più difficile il concepimento

Disfunzioni tiroidee, infertilità femminile e micoterapia

L’IPOTIROIDISMO è una condizione dovuta ad un deficit della produzione e/o dell’attività degli ormoni tiroidei  triiodotironina (T3) e tiroxina (T4). Si parla di ipotiroidismo primario, se si riscontra un deficit funzionale a carico della ghiandola stessa o di ipotiroidismo secondario e terziario nei casi in cui, alla base del disturbo vi sia un interessamento patologico a carico, rispettivamente, dell’ipofisi e dell’ipotalamo. L’ipotirodismo è caratterizzato da un lento e progressivo decadimento delle funzioni mentali e fisiche.

La diagnosi definitiva ed eziologica di ipotiroidismo richiede la valutazione laboratoristica della funzionalità tiroidea, adiuvata da indagini anatomo-tissutali. Nei pazienti affetti da ipotiroidismo primitivo si riscontrano livelli di TSH al di sopra della norma e associati a livelli bassi di fT4 e fT3 (le frazioni libere di T4 e T3). La presenza di anticorpi anti-tireoperossidasi (anti-TPO) e anti-tireoglobulina(anti-hTG) è caratteristica della tiroidite autoimmune. L’ecografia potrà evidenziare la presenza di noduli e fornire eventuali indicazioni all’esecuzione di eventuali biopsie per esame istologico. Un’altra condizione patologica degna di nota è costituita dall’ipotiroidismo subclinico. Questo è caratterizzato da livelli di TSH elevati o ai limiti alti della norma e da livelli di ormoni tiroidei ai limiti bassi o al di sotto della stessa. Anche nelle pazienti affette da una condizione subclinica di ipotiroidismo si è riscontrata un’aumentata incidenza di disturbi endocrino-ginecologici e infertilità.

La prevalenza dell’ipotiroidismo nelle donne in età riproduttiva (20-40 anni d’età) si attesta intorno al 2-4%. L’ipotiroidismo in genere comporta effetti notevoli in ambito ginecologico. Nelle donne affette sono di comune riscontro disturbi del ciclo mestruale (oligomenorrea, amenorrea) o quadri di infertilità conclamata. Già a partire dagli anni ’50, era noto come l’ipotiroidismo esercitasse una significativa influenza sulla normale funzione endocrino-biologica dell’ovaio. Alcuni autori hanno anche evidenziato una correlazione positiva e significativa tra livelli sierici di TSH e incidenza di irregolarità del ciclo mestruale. La causa più frequente di ipotiroidismo in epoca riproduttiva, sembra essere la tiroidite autoimmune (autoimmune thyroid disease -AITD-). Questa evidenza assume una particolare rilevanza nella gestione della sterilità di coppia.

Molti studi dimostrano, infatti, come l’AIDT si associ ad un incremento statisticamente significativo del rischio di aborto nelle donne sottoposte a procreazione medicalmente assistita. Ulteriori studi hanno, inoltre, provato come la presenza di livelli sierici elevati di TSH rappresenti un fattore prognostico negativo nei confronti della prognosi di cicli di fecondazione “in vitro”.

ln particolare, livelli elevati di ormone sono apparsi correlati in modo negativo e significativo ai tassi di fertilizzazione. Alla luce di quanto evidenziato, appare chiaro come una valutazione della funzionalità tiroidea vada considerata in tutte le pazienti con storia di infertilità e possibilmente prima d’intraprendere protocolli di procreazione medicalmente assistita. Un’ottimale terapia, infatti, può migliorare ed in alcuni casi risolvere eventuali problematiche riproduttivo-ginecologiche. Analogamente, il ripristino di uno stato di compenso potrebbe tradursi in un miglioramento della prognosi in caso di tecniche di riproduzione assistita.

L’IPERTIROIDISMO è una condizione ipermetabolica con elevati livelli sierici di ormoni tiroidei di derivazione endogena. Tra le cause più comuni di ipertiroidismo ricordiamo il morbo di Graves/Basedow, il gozzo multinodulare tossico (malattia di Plummer) e l’adenoma tossico, che da sole costituiscono oltre l’80% dei casi. Tra queste, il morbo di Graves/Basedow è la causa assoluto più frequente. Tale patologia di natura autoimmune, è dovuta all’immissione in circolo di anticorpi leganti il recettore del TSH e capaci d’incrementare significativamente la produzione ormonale della ghiandola tiroidea. L’espressione sintomatologica in tutte le forme di ipertiroidismo è abbastanza tipica e si manifesta, nei giovani, con ansietà, iperattività e tremore, mentre nella popolazione senile con un maggiore coinvolgimento cardiovascolare (palpitazioni, dispnea).

L’ipertiroidismo è una patologia caratterizzata da un’elevata immissione in circolo di ormoni tiroidei, con quadro sintomatologico che spazia da alterazioni psichiche a manifestazioni cardiache e metaboliche. Tale condizione è in grado di condizionare il ciclo mestruale e ridurre la capacità riproduttiva. Il preciso impatto dell’ipertiroidismo sulla sterilità non è ancora chiaramente definito. Tuttavia, la condizione va opportunamente valutata nelle donne con anomalie del ritmo e della quantità del ciclo. Infine, si è dimostrato che il controllo di questa patologia deve sempre essere eseguito prima di considerare un approccio terapeutico con tecniche di procreazione medicalmente assistita.

La TIROIDITE DI HASHIMOTO o tiroidite cronica autoimmune, descritta per la prima volta dallo specialista Hakaru Hashimoto nel 1912, è tra le più comuni e frequenti patologie tiroidee. Si stima infatti che colpisca circa il 5-15% delle donne, causando, quando non trattata, cicli mestruali irregolari e cicli anovulatori, interferendo così con la fertilità. Nella tiroidite di Hashimoto il difetto è nel sistema immunitario che non riconosce più la tiroide come parte dell’organismo e la attacca, producendo anticorpi contro quest’organo. La diretta conseguenza è che la tiroide si infiamma e viene compromessa la sua capacità di produrre ormoni.

Se sono presenti anticorpi anti-tiroide, come nel caso della TIROIDITE DI HASHIMOTO, la situazione infiammatoria che si genera potrebbe interferire con i meccanismi di impianto dell’embrione e formazione della placenta. Per questo alcuni specialisti ritengono che le malattie tiroidee possano essere implicate in un maggior rischio di aborto. Ma attenzione, non significa che tutte le donne che hanno qualche disfunzione tiroidea andranno incontro a poliabortività: molte di loro riusciranno ad avere comunque gravidanze normali. E’ vero però che alcuni studi mettono in relazione l’aborto con la presenza di questi anticorpi nelle prime fasi della gravidanza.

Infine, un altro meccanismo per cui la donna con disturbi della tiroide potrebbe avere problemi di fertilità riguarda l’invecchiamento precoce delle ovaie. “Anche in questo caso, non significa che tutte le donne con disfunzioni tiroidee vanno in menopausa precoce, anche perché l’età della menopausa dipende molto da fattori genetici ed ereditari. Allo stesso tempo, però, è vero che nelle donne che vanno incontro ad una perdita precoce della fertilità fino alla menopausa anticipata, o hanno difficoltà a produrre un buon numero di ovociti in seguito a stimolazione ovarica, è più frequente trovare problemi alla tiroide rispetto a donne che non hanno segni di invecchiamento precoce delle ovaie.

L’IMPORTANZA DEGLI ORMONI TIROIDEI IN CASO DI GRAVIDANZA

Non solo fertilità: gli ormoni tiroidei sono fondamentali per la maturazione del sistema nervoso centrale del feto, soprattutto durante i primi tre mesi della gravidanza. Se non opportunamente controllati, i disturbi della tiroide possono avere effetto anche sull’andamento della gravidanza. In particolare, ipotiroidismo e presenza di anticorpi anti-TPO potrebbero essere implicati, oltre che nel rischio di aborto, in anomalie dello sviluppo e della funzionalità della placenta, il che potrebbe esporre le donne che ne soffrono a un maggior rischio di eventi come pre-eclampsia e ritardo di crescita fetale.

In caso di ipertirodismo, un problema potrebbe essere legato all’assunzione di farmaci betabloccanti, utili per tenere sotto controllo la tachicardia dovuta al disturbo. Questi farmaci potrebbero comportare un ritardo di crescita fetale, per cui è necessario tenere sotto controllo la crescita con frequenti ecografie. Un altro problema può riguardare la presenza di particolari anticorpi chiamati TRAb. Queste molecole possono passare la placenta e raggiungere il feto, interferendo con lo sviluppo del cuore. In questi casi, quindi, si tiene sotto controllo anche lo sviluppo cardiaco del bambino in utero, anche con ecocardiografie fetali.

FUNGHI MEDICINALI PER LE MALATTIE DELLA TIROIDE (9)

I funghi medicinali rappresentano una cura efficace per le malattie della tiroide. In particolare si  utilizzano Shiitake, Reishi e Agaricus per riportare il sistema immunitario in salute. L’associazione di questi tre funghi costituisce un vero e proprio protocollo, chiamato “Immunità e Pelle”, che da dieci anni garantisce risultati positivi in tutte le malattie dovute alle alterazioni del sistema immunitario come pure nelle dermatiti.
Al tempo stesso la vitamina C è importante per aumentare l’assorbimento dei tanti principi attivi presenti nei funghi medicinali.

Nelle malattie autoimmuni questo protocollo di cura, contrasta  in maniera efficace e a volte elimina del tutto l’auto-aggressione del sistema immunitario sull’organo aggredito, sulla tiroide o sugli altri organi colpiti riducendo e anche eliminando la produzione di auto-anticorpi patologici aggressivi.
Nella  tiroidite di Hashimoto, infatti, riduce gradualmente gli auto-anticorpi (Ab-anti-TPO e Ab-anti-TG), che tendono a rientrare nella norma. Semplici esami di laboratorio ci permettono di monitorare tale diminuzione. Venendo meno l’auto-aggressione, viene meno l’inibizione della cellula tiroidea, che  progressivamente torna a produrre normali quantità di ormoni tiroidei T4 e T3.

In maniera graduale si assiste dunque a un ripristino delle funzioni tiroidee precedenti la malattia e lo stesso ipotiroidismo si risolve. È importante sottolineare che persino nei casi più compromessi perché di lunga durata, anche se non si raggiunge una vera e propria remissione della malattia, si ottengono comunque cospicui benefici, perché di fatto i sintomi della malattia si alleggeriscono.

Similmente, Shiitake, Reishi e Agaricus riducono gli auto-anticorpi (Ab-anti-TSHR) anche nel morbo di Basedow,  i quali tendono di conseguenza  a normalizzarsi. Ottenuto questo importante risultato, la cellula tiroidea  torna a produrre quantità normali di T4 e T3 e l’ipertiroidismo si risolve. Altre volte la patologia si alleggerisce, soprattutto quando la malattia va avanti da parecchi anni.

COME AGISCONO

Shiitake, Reishi e Agaricus riportano le difese immunitarie al top della loro efficienza, esercitando  un’azione benefica non solo sul sintomo ma anche sulla causa stessa della patologia immunitaria. In particolare, Shiitake risana l’immunità intestinale (GALT: tessuto linfatico associato all’intestino), mentre Reishi e Agaricus rafforzano l’immunità periferica generale (MALT: tessuto linfatico associato a mucose e pelle), che presidia il resto dell’organismo.

NEL DETTAGLIO:

  • lo SHIITAKE nutre i fermenti lattici, ricostruisce la flora batterica intestinale sana, che è la base, da un lato del sistema immunitario intestinale (GALT) e dall’altro lato della salute dell’intestino;
  • il REISHI contrasta la produzione degli auto-anticorpi patologici, potenzia il sistema immunitario generale (MALT) ed esercita una potente azione antinfiammatoria cortison-like. Inoltre, riduce lo stress e l’ansia, che spesso accompagnano le malattie della tiroide. Contrasta il nervosismo e la tachicardia,  assai  frequenti nell’ipertiroidismo (morbo di Basedow)
  • l’AGARICUS contrasta la produzione degli auto-anticorpi patologici e potenzia il sistema immunitario generale (MALT).

SHIITAKE, REISHI E AGARICUS: EFFETTI MULTIPLI

Questi tre funghi medicinali producono risultati eccellenti non solo nella tiroidite di Hashimoto e nel morbo di Basedow, ma, più in generale, nelle malattie autoimmuni, che – come abbiamo già sottolineato in apertura – sono accomunate  da un identico meccanismo auto-aggressivo.  Non solo.  Anche nelle patologie su base immunitaria e infiammatoria, il rafforzamento del sistema immunitario permette di contrastare un gran numero di patologie che insorgono nel nostro organismo semplicemente perché le difese immunitarie sono troppo basse. Shiitake, Reishi e Agaricus riescono quindi a contrastare malattie influenzali, infiammatorie, infettive, allergiche, riportando il sistema immunitario alla sua piena efficienza.

Il “Protocollo Immunità e pelle” è molto utile nelle malattie allergiche, dove produce risultati eccellenti,  ma anche nelle dermatiti. I benefici prodotti  da questi funghi curativi sono molteplici, e non riguardano solo immunità e  pelle, perché ogni fungo esercita azioni  su diversi organi e apparati dell’organismo.
Reishi per esempio agisce in maniera positiva su fegato, cuore, cervello, aumenta l’energia personale, è antidepressivo, ansiolitico e utile per le irregolarità mestruali.
L’Agaricus aumenta l’energia personale, è antidepressivo, rimette in salute il fegato, è utile nel diabete, nel morbo di Parkinson ed è un brucia-grassi.
Lo Shiitake ripristina le funzioni dell’intestino rinvigorendo la flora intestinale, elimina il gonfiore, rafforza moltissimo i denti (contrasta la placca dentale e il tartaro) e le ossa.

Un’ultima, fondamentale considerazione: questi funghi medicinali possono essere  associati tranquillamente ai farmaci con notevoli benefici. Aggiunti alla terapia farmacologica convenzionale, infatti, non solo riducono gli effetti collaterali dei farmaci, ma migliorano i risultati della cura.

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Fonti:

  1. https://www.alessandragraziottin.it/it/articoli.php/Tiroide-e-infertilita-una-correlazione-poco-conosciuta?EW_FATHER=23325&ART_TYPE=VODOM
  2. https://criagyn.com/tiroide-e-infertilita-femminile/
  3. Impatto della malattia della tiroide sulla fertilità e sul concepimento assistito (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1521690X20300051)
  4. Istituto Superiore di Sanità, tiroiditi;
  5. Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, Tiroide e Gravidanza, Linee guida nazionali di riferimento;
  6. Società Italiana di Endocrinologia, Ipotiroidismo e gravidanza;
  7. Impact of thyroid disease on fertility and assisted conception, Clinical Endocrinology and Metabolism, 2020;
  8. American Thyroid Association, Guidelines for the Diagnosis and Management of Thyroid Disease During Pregnancy and the Postpartum, 2017
  9. https://dottorardigo.it/malattie-della-tiroide-funghi-medicinali-latticini/


selenio e iodio per la tiroide

Iodio e Selenio rappresentano due microelementi entrambi fondamentali per il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea.

Lo Iodio, in quanto componente strutturale degli ormoni tiroidei, è indispensabile per garantire la sintesi di T3 e T4 in quantità sufficienti, mentre il Selenio svolge un ruolo fondamentale nei meccanismi antiossidanti di difesa della tiroide contro i danni indotti dai radicali liberi e nel metabolismo periferico degli ormoni tiroidei. A livello tiroideo, il Selenio e lo Iodio operano dunque in sinergia, per cui garantire sempre un apporto ottimale di questi due micronutrienti è fondamentale per mantenere una normale funzione tiroidea. Laddove, per svariate ragioni, la quota integrata con l’alimentazione non dovesse essere sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero di questi microelementi, gli esperti consigliano il ricorso a specialità nutraceutiche che contengano questi principi attivi in forma concentrata.

CHE COS’E’ IL SELENIO?

Il Selenio (Se) è un oligoelemento la cui presenza è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea[1]. La tiroide ha la più alta concentrazione per grammo di questo elemento, rispetto a qualsiasi altro tessuto o organo dell’organismo. A livello tiroideo il Selenio funge da cofattore di un gruppo molto importante di enzimi noti come Selenoproteine[2]; tra questi troviamo:

1. Glutatione perossidasi (GPx): il più importante enzima endogeno ad azione antiossidante, in grado di:

neutralizzare l’eccesso di Perossido d’idrogeno (H2O2) che si viene a formare in sede tiroidea durante il processo di sintesi degli ormoni tiroidei;
ridurre la morte cellulare per apoptosi dei tireociti;
modulare la sintesi della Tireoglobulina (TG) e degli Ormoni tiroidei (T4, T3);
2. Desiosasi (D1, D2 e D3): enzimi responsabili della conversione del T4 (Ormone inattivo) nel T3 (ormone attivo).

3. Tioredoxina reduttasi (TR): altro importante enzima ad azione antiossidante

A bassi livelli ematici di Selenio, corrisponde pertanto:

un aumento dello stress ossidativo, con conseguente iperproduzione di autoanticopri (Anticorpi anti-TPO e Anticorpi anti- Tireoglobulina) che vanno ad attaccare le strutture tiroidee provocando la morte dei tireociti (le cellule della tiroide) con progressiva sostituzione del tessuto ghiandolare con tessuto fibroso[3-5];
una minore efficienza di conversione dell’ormone tiroidei inattivo (T4), nella sua forma biologicamente attiva (T3), con conseguente rischio di ipofunzione ghiandolare[3-5].

La supplementazione di Selenio è dunque utile per:

– preservare l’integrità strutturale della tiroide, proteggendo le strutture tiroidee dai danni indotti dai radicali liberi e modulando il processo infiammatorio autoimmune, con conseguente riduzione del titolo autoanticorpale e della fibrosi ghiandolare (necrosi dei tireociti)[6].
– aumentare l’efficienza di conversione dell’fT4 nell’ormone attivo fT3[6].

CHE COS’E’ LO IODIO?

Lo Iodio è un oligoelemento di fondamentale importanza per garantire il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea[7]. La dose giornaliera di iodio raccomandata per gli adulti è pari a 150 mcg/die (valore di riferimento europeo). La presenza di adeguate quantità di Iodio a livello tiroideo rappresenta il fattore limitante per garantire la sintesi di ormoni tiroidei in quantità sufficienti[8]. In età adulta la principale manifestazione clinica della carenza iodica è rappresentata difatti dall’Ipotiroidismo, spesso associato a Gozzo e/o Patologia nodulare[8]. L’organismo cerca di adattarsi alla condizione di iodio-deficienza, mettendo in atto dei meccanismi il cui scopo è quello di preservare il più a lungo possibile lo stato eutiroideo[9]:

  • aumento della captazione dello Ioduro
  • incremento della produzione e della secrezione del T3 rispetto al T4
  • aumento della conversione periferica T4 → T3
  • aumento delle dimensioni della ghiandola tiroidea (Gozzo).

Di conseguenza, il pattern ormonale caratteristico in corso di Iodio deficienza sarà: TSH aumentato e bassi livelli di T4; il T3 può essere normale o ridotto a seconda del grado di Iodio-deficienza.

IODIO E SELENIO PER IL BENESSERE DELLA TIROIDE

A livello tiroideo lo Iodio e il Selenio operano in sinergia per garantire il giusto funzionamento della ghiandola tiroidea[10]; lo Iodio è difatti essenziale per la corretta sintesi degli ormoni tiroidei, mentre il Selenio gioca un ruolo fondamentale nei meccanismi di difesa della tiroide dai danni indotti dai radicali liberi e nel metabolismo periferico degli ormoni tiroidei[11]. Ne deriva dunque che la carenza di Selenio può esacerbare alcuni degli effetti della carenza iodica, aumentando lo stress ipotiroideo sulla ghiandola tiroidea. In animali da esperimento carenti di entrambi gli oligoelementi si è visto ad esempio che i livelli intra-tiroidei di T4 e di T3, nonché lo Iodio totale intra-tiroideo, erano significativamente inferiori che nei ratti carenti di solo Iodio[12,13]. Analogamente, ratti con deficit combinato di Selenio e Iodio avevano ghiandole tiroidee più grandi e concentrazioni plasmatiche di TSH più elevate rispetto ai ratti solo Iodio-deficienti[12,13]. Questo accade perchè, quando l’apporto di iodio è insufficiente, si assiste ad una diminuzione dei livelli sierici di T4, con conseguente incremento compensatorio della produzione di TSH da parte dell’ipofisi. L’eccesso di TSH si traduce in un’iperstimolazione della ghiandola tiroidea e quindi in una sovrapproduzione di H2O2. Se tuttavia il Selenio è disponibile in quantità sufficienti, la carenza iodica innesca una maggiore produzione di Glutatione perossidasi e Tioredoxina reduttasi e dunque un miglioramento dell’attività antiossidante. In caso di deficienza combinata invece l’eccesso di perossidi non viene compensato da un aumento dell’efficienza dei sistemi antiossidanti, per cui i perossidi in eccesso vanno ad attaccare le strutture cellulari dei tireociti causandone la necrosi, con conseguente ingrossamento, fibrosi e ipofunzione ghiandolare. Allo stesso modo, la sola supplementazione di Iodio, in presenza di Selenio-deficienza, può esacerbare il danno alle strutture tiroidee indotto dai perossidi, a causa di una ridotta attività degli enzimi antiossidanti.

La deficienza combinata di Selenio e Iodio causa profonde alterazioni anche a carico del metabolismo periferico degli ormoni tiroidei, attraverso modulazioni dell’attività delle Desiodasi. Come discusso poc’anzi, nella carenza iodica la sintesi di T4 è inibita, mentre le concentrazioni plasmatiche di T3 vengono mantenute costanti grazie ai meccanismi compensatori tiroidei che agiscono aumentando la sintesi e la secrezione del T3 rispetto al T4[14] e aumentando la conversione intratiroidea di T4 per dare T3[15]. Naturalmente l’efficienza di quest’ultimo meccanismo dipende dalla disponibilità di Selenio, necessario per garantire il giusto livello di attività delle Desiosasi (per la conversione T4 → T3). La supplementazione di una giusta quantità di Selenio, in corso di Iodio-deficienza, consentirebbe dunque il ritorno dei livelli sierici di T4 nel range di controllo. La normalizzazione dei livelli di T4 consentirebbe di riflesso anche una normalizzazione dei livelli di TSH, in quanto si evita l’attivazione dei meccanismi compensatori a livello tiroideo.

In conclusione questi dati dimostrano che il selenio può svolgere un ruolo importante nel determinare la gravità dell’ipotiroidismo associato alla carenza iodica e che la carenza concomitante di selenio può esacerbare il gozzo e l’ipotiroidismo associato a carenza iodica.

I contenuti di questo articolo sono pubblicati solo a scopo informativo, pertanto non sostituiscono il parere del medico.

BIBLIOGRAFIA
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Turker O, Kumanlioglu K, Karapolat I, Dogan I. Selenium treatment in autoimmune thyroiditis: 9-month follow-up with variable doses. J. Endocrinol., 2006 Jul;190(1):151-6.
Nacamulli D, Mian C, Petricca D, Lazzarotto F, Barollo S, Pozza D, Masiero S, Faggian D, Plebani M, Girelli ME, Mantero F, Betterle C. Influence of physiological dietary selenium supplementation on the natural course of autoimmune thyroiditis. Clin. Endocrinol. (Oxf) 2010 Oct;73(4):535-9.
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JH Mitchell, F Nicol, GJ Beckett, JR Arthur. Selenoenzyme expression in thyroid and liver of second-generation selenium- and iodine-deficient rats. J Mol Endocrinol. 1996 Jun;16(3):259-67.
Raymond F.Burk, Kristina E. Hill, Joseph A. Awad, Jason D. Morrow, Tatsuko Kato, Kevin A.Cockell, P. ReidLyons. Pathogenesis of diquat-induced liver necrosis in selenium-deficient rats: Assessment of the roles of lipid peroxidation and selenoprotein P. Hepatology – Volume 21, Issue 2, February 1995, Pages 561-569.
G. M. Abrams, P. R. Larsen. Triiodothyronine and thyroxine in the serum and thyroid glands of iodine-deficient rats. J Clin Invest. 1973 Oct; 52(10): 2522–2531.
Vincent J. Erickson, Ralph R. Cavalieri, Lawson L. Rosenberg. Thyroxine-5&-Deiodinase of Rat Thyroid, But Not that of Liver, Is Dependent on Thyrotropin. Endocrinology, Volume 111, Issue 2, 1 August 1982, Pages 434–440.

Fonte: medinservice.it

Il problema della patologia tiroidea in generale e del morbo di Hashimoto in particolare sta diventando una vera epidemia a livello mondiale.

Nei paesi occidentali ormai quasi la metà delle donne, in un certo momento della loro vita, scoprono un deficit di funzione tiroidea che comporta moltissimi sintomi clinici, per citarne solo alcuni dei più comuni e meno gravi, tipici delle fasi iniziali della malattia:

  • freddolosità
  • repentini
  • cambi di umore
  • aumento di peso
  • depressione
  • secchezza della pelle
  • stipsi e gonfiore addominale
  • senso di affaticamento
  • fragilità di unghie e capelli

L’approccio della Medicina Ufficiale è a dir poco semplicistico: si monitora la situazione con periodiche analisi, non si fa quindi nulla nelle prime fasi della malattia e si interviene quando la ghiandola Tiroide da segni di insufficienza, prescrivendo univocamente un farmaco ormai a tutti noto : Eutirox. Si inizia spesso con i 25mcg ma poi è quasi inevitabile un incremento della dose, fino ad arrivare ai 100-125 mcg al giorno che hanno un effetto soppressivo-sostitutivo sulla funzione della ghiandola. Dopo anni di questa terapia la Tiroide scompare, si atrofizza ed il paziente diviene schiavo di questa compressa sostitutiva, non priva di effetti collaterali, non facilissima da dosare nello specifico caso.

Come ho già detto in miei precedenti scritti su questo argomento l’approccio della Medicina Naturale – Integrativa è completamente diverso. In realtà non esiste uno schema, un protocollo buono per tutti, ogni caso va valutato singolarmente. Il paziente può arrivare ad essere ipotiroideo attraverso varie strade : squilibrio ormonale, assunzione di farmaci o acqua o cibi con effetto negativo sulla Tiroide, patologie virali, stress psicofisici, squilibri immunitari. Per il medico di Medicina Integrativa, soprattutto se la patologia è colta nelle sue prime fasi, è molto importante capire o ipotizzare la ragione del problema in quello specifico paziente.Validi motivi per avere una Tiroide “in equilibrio”

Le possibilità terapeutiche nell’ambito della Medicina Integrativa sono molte, oltre allo specifico consiglio dietetico ed alla correzione eventuale dello stile di vita, si può ipotizzare l’impiego di vari integratori che vado citando sinteticamente:

L-Tirosina, si tratta di un aminoacido molto importante perchè rappresenta il mattone da cui la Tiroide sintetizza l’ormone tiroideo. La tirosina è biologicamente importante in quanto precursore di vari ormoni, quali la tiroxina (un ormone tiroideo) e le catecolammine (dopamina, noradrenalina e adrenalina), e della melanina. La tirosina rappresenta un fondamentale substrato per la sintesi di neurotrasmettitori e aumenta i livelli ematici degli stessi. L’effetto regolatore dell’umore è particolarmente osservabile in pazienti depressi e in condizioni di stress. Una grande quantità di studi indicano l’utilità dell’assunzione di tirosina in condizioni di stress, freddo, affaticamento, lavoro prolungato e insonnia. La tirosina è un fantastico riequilibratore del TSH e degli ormoni tiroidei

Selenio, elemento minerale fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei più attivi e per la protezione dell’organismo dai danni legati all’Autoimmunità.

Iodio, elemento minerale chiave per la sintesi degli ormoni tiroidei che deve essere usato però in dose e modalità opportune per non causare l’effetto opposto

Zinco, elemento minerale essenziale per la funzione dell’Ipofisi, che nutre e sostiene la ghiandola Tiroide

Omega 3, sono grassi poli insaturi essenziali per diminuire i fattori infiammatori organici e quindi anche per regolare la funzione immunitaria.
Vitamina D, sostanza spessissimo carente nella nostra popolazione, fondamentale non solo per le ossa e per la prevenzione di molte forme tumorali, ma anche per una buona funzione tiroidea.

Vitamina A: il beta-carotene, il precursore della vitamina A, in caso di insufficienza della tiroide non si trasforma più in vitamina A e quindi i soggetti ipotiroidei possono presentare segni di ipovitaminosi A. D’altra parte la mancanza di vitamina A riduce l’attività secretoria della tiroide creando così un circolo vizioso che può essere interrotto solo con l’integrazione.

Acido Caprilico, ricavato dall’olio di cocco, questa sostanza non è utile solo per debellare la candida intestinale ma anche per proteggere la ghiandola Tiroide.

Glutatione, importantissimo anti ossidante e fattore di protezione per tutte le cellule del nostro organismo. E’ l’unica molecola che può difenderci dall’aggressione del Mercurio e dei metalli pesanti in generale. Non è sempre facile trovare una forma ben assorbibile di questa sostanza e spesso si ovvia somministrando i suoi precursori ( Cisteina, Glutammina e Glicina ).

Ho citato solo alcuni concetti terapeutici salienti, penso sia importante aggiungere che le pere sono un frutto particolarmente utile per supportare la funzione tiroidea e che la soya ha invece un effetto deprimente sulla ghiandola. (fonte: Dott. Ivo Bianchi in scienzanatura.it)

Dott. Ivo Bianchi
Dopo aver praticato Medicina Interna presso i reparti di Patologia e Clinica Medica dell’Università di Verona… da quasi 30 anni mi interesso delle varie branche della Medicina Naturale. Specializzazioni: Medicina Interna Omeopatia Omotossicologia.

La tiroide è un organo impari, situato nella regione anteriore del collo alla base della gola. Questa ghiandola ricopre un ruolo fisiologico estremamente importante, poiché influenza direttamente lo sviluppo scheletrico e cerebrale, partecipa alla regolazione del metabolismo corporeo tiroide e allo sviluppo di pelle, apparato pilifero ed organi genitali.

Situata anteriormente rispetto alla laringe e alla trachea, la tiroide consta di due lobi, uno destro ed uno sinistro, tra loro congiunti da una porzione trasversale detta istmo; questa particolarità anatomica conferisce alla tiroide un aspetto simile ad una H o, più artisticamente, ad una piccola farfalla.

In un adulto sano ciascun lobo misura circa cinque centimetri, mentre la tiroide raggiunge, nel suo insieme, un peso di circa venti grammi. Peso e dimensioni possono tuttavia variare, anche considerevolmente, in base all’età (calano con l’invecchiamento), al sesso (sono superiori negli uomini) e alle modificazioni ormonali (pubertà , gravidanza, allattamento, fase del ciclo mestruale, menopausa).

Oltre a T3 e a T4, la tiroide, con le sue cellule “parafollicolari” o “cellule C” (situate sul contorno dei follicoli), produce un terzo ed importantissimo ormone, chiamato calcitonina.

La sua azione è definita ipocalcemizzante, in quanto viene prodotta e secreta con lo scopo di abbassare il calcio in circolo, ostacolandone l’assorbimento a livello intestinale, favorendo la sua deposizione nelle ossa e l’escrezione a livello renale.

La calcitonina ha attività diametralmente opposta a quella dell’ormone delle paratiroidi o paratormone.
Contrariamente ad altre ghiandole endocrine, la tiroide contiene abbondanti riserve ormonali, cosicché le fluttuazioni quotidiane dell’apporto di iodio non determinano importanti alterazioni della sua funzionalità. E’ tuttavia importante non sottovalutare il ruolo di questo minerale nell’alimentazione quotidiana, soprattutto durante la gravidanza, un periodo in cui un eventuale carenza potrebbe causare aborto o deficienze mentali piuttosto serie (cretinismo) durante lo sviluppo del feto. Il consumo di alimenti cosiddetti “gozzigeni” (perché capaci di sequestrare lo iodio assunto con la dieta) non riveste particolare interesse clinico, salvo in quei rari casi in cui l’apporto alimentare di iodio è particolarmente basso (eventualità scongiurata dal semplice consumo di sale iodato). Per lo stesso motivo non vi sono evidenze convincenti che il consumo di soia e dei suoi isoflavoni possa rallentare la funzionalità tiroidea. Le dosi di assunzione raccomandate per la popolazione italiana sono di 150 mcg di iodio al giorno e, per la donna, 200 mcg/die durante l’allattamento e 175 mcg/die in gravidanza.

Una volta prodotti, gli ormoni tiroidei possono essere direttamente convogliati nel circolo sanguigno oppure depositati nella colloide dei follicoli tiroidei; questi ultimi sono strutture sferiche dotate di una cavità centrale ripiena di un denso materiale glicoproteico, detto appunto colloide. Al suo interno troviamo grandi quantità di tireoglobulina, una proteina piuttosto complessa, con numerosi residui di tirosina, che costituisce la forma di deposito di T3 e T4. Al momento del bisogno interviene un enzima specifico che, all’interno del follicolo, libera gli ormoni tiroidei dal loro legame con la tireoglobulina, come succede, per esempio, in risposta all’azione stimolante del TSH.

La colloide costituisce una riserva di ormoni tiroidei sufficiente per 2-3 mesi.
Le molecole ormonali secrete dai tireociti (o cellule della tiroide) sono costituite soprattutto da tiroxina e soltanto in minima parte da triiodotironina; è tuttavia quest’ultimo ormone ad avere maggior gioco nella fisiologia cellulare. Va inoltre sottolineato che la maggior parte del T3 circolante non è di origine tiroidea, ma deriva dalla monodeiodazione periferica di T4, che avviene soprattutto a livello epatico; T4 può quindi essere considerato una sorta di proormone.

Il trasporto degli ormoni prodotti dalla tiroide nel torrente ematico è mediato da specifiche proteine plasmatiche, come la TBG e l’albumina; solo la piccola quota di T3 e T4 che sfugge a questo legame è metabolicamente attiva.

Nell’organismo umano nulla è affidato al caso, ogni reazione metabolica è finemente intrecciata con le altre ed avviene con lo scopo preciso di mantenere in equilibrio il sistema interno. Così, anche per la tiroide, esiste un fine meccanismo regolatorio deputato a controllarne le funzioni. In effetti, l’attività secretoria di questa ghiandola è influenzata da numerosi ormoni, primo tra tutti il TSH od ormone tireostimolante, la cui secrezione è a sua volta controllata dal neuroormone ipotalamico TRH (o fattore di rilascio dell’ormone tireostimolante).

Come dice il nome stesso, il TSH, prodotto dal lobo anteriore dell’ipofisi o ghiandola pituitaria, viene liberato quando si abbassano i livelli degli ormoni tiroidei nel sangue. Una volta secreto, il TSH stimola la tiroide ad incorporare più iodio, a sintetizzare più ormoni tiroidei e a liberarli in circolo.

Al contrario, quando i livelli di T3 e T4 salgono, la secrezione dell’ormone viene inibita secondo una reazione conosciuta come “feedback negativo”. Questo complesso meccanismo regolatorio consente di mantenere un equilibrio ormonale adeguato alle esigenze dell’organismo.

Il nostro corpo, in pratica, ricalca la funzione del termostato di una caldaia: quando la temperatura dell’acqua scende al di sotto di un valore limite il bruciatore si accende e riscalda il liquido fino a quando, raggiunta una temperatura massima prefissata, viene spento automaticamente.

Il paragone con la caldaia non è affatto casuale; gli ormoni prodotti dalla tiroide rappresentano infatti uno stimolo importante per l’attività metabolica dei tessuti, un’azione resa particolarmente evidente dal tipico fenotipo dei soggetti ipertiroidei (magrezza accentuata, sudorazione profusa, intolleranza alle alte temperature, cute calda e sottile, corporatura esile ed una caratteristica protrusione dei bulbi oculari). Un’iperfunzione tiroidea, contenuta entro i limiti fisiologici, provoca un aumento del metabolismo corporeo e favorisce il dimagrimento. Per questo motivo ritroviamo lo iodio in molti prodotti dimagranti di sintesi (i cosiddetti brucia grassi) o naturali (fucus, laminaria); alcuni atleti o medici senza scrupoli arrivano addirittura ad assumere/prescrivere ormoni tiroidei o loro precursori, con lo scopo esclusivo di migliorare l’aspetto fisico (vedi bodybuilder) o la performance atletica. Si tratta tuttavia di una pratica pericolosissima per la possibile insorgenza di disfunzioni croniche alla tiroide. In ogni caso, terminata l’assunzione, si avrà comunque un temporaneo rallentamento di tutte le funzioni corporee a causa del “feed back negativo” descritto poche righe sopra.

Malattie della tiroide
Se la tiroide non è abbastanza attiva, si parla di ipotiroidismo. L’ipotiroidismo può portare ad aumento di peso, stanchezza e scarsa tolleranza delle basse temperature. Se la tiroide è troppo attiva (ipertiroidismo) si producono più ormoni tiroidei di quanto necessiti il corpo, con conseguente perdita di peso, aumento del battito cardiaco e sensibilità al calore.

Si definisce ipertiroidismo una condizione clinica caratterizzata dall’aumento degli ormoni tiroidei in circolo. L’ipotiroidismo ricalca invece la condizione opposta (sindrome clinica caratterizzata da sintesi insufficiente o carente azione di T3 e T4 a livello tissutale). Gli ipertiroidismi possono essere primitivi, cioè dovuti a malattie della tiroide, secondari e terziari; i primi dipendono da patologie che ne incrementano l’attività, quali la malattia di Basedow o morbo di Graves (di origine autoimmune), l’adenoma iperfunzionante ecc; gli ipertiroidismi secondari dipendono da iperincrezione di TSH, in genere a causa di un tumore ipofisario; infine, le forme terziarie sono provocate da eccessiva secrezione ipotalamica di TRH.

Qualunque sia la sua natura, l’ipertiroidismo determina un aumento del consumo di ossigeno, cui consegue un aumento dell’attività cardiaca, della produzione di calore, del catabolismo e dell’irritabilità del sistema nervoso.

Similmente all’eccesso, anche un difetto nella quantità di ormoni tiroidei (ipotiroidismo) può avere origini primitive o secondarie. Gli ipotiroidismi primitivi dipendono da alterazioni della tiroide che ne abbassano l’attività, quali atrofia idiopatica, carenza di iodio nella dieta o tiroidectomia (asportazione chirurgica della tiroide). Gli ipotiroidismi secondari sono in relazione con deficit di increzione dei due principali ormoni che regolano l’attività della ghiandola (TRH e TSH) per patologie ipotalamiche e/o ipofisarie, quali neoplasie, o per loro asportazione chirurgica.

I sintomi dell’ipotiroidismo dipendono dal rallentamento generale del metabolismo e della funzionalità nervosa, che determina cretinismo nel feto, ridotta crescita staturale e dello sviluppo sessuale in epoca puberale, mixedema nell’adulto (pallore, voce roca, cute mixedematosa ecc). Qualunque sia la sua causa, la difettosa sintesi di ormoni tiroidei stimola l’increzione dell’ormone tireostimolante ed il suo fattore di rilascio ipotalamico. Come descritto in precedenza, il bersaglio di questi ormoni è la tiroide, che accelera la propria attività aumentando, come i muscoli in risposta all’allenamento, il proprio volume (ipertrofia tiroidea o gozzo) fino a raggiungere un peso di centinaia di grammi.
Se tale compenso è sufficiente si mantiene la normale funzionalità tiroidea (gozzo semplice), in caso contrario si ha ipotiroidismo con gozzo.

Nell’adulto, quindi, gli ormoni tiroidei non sono essenziali per la sopravvivenza, ma sono importanti per la qualità della vita.

I disturbi della tiroide sono piuttosto frequenti, tanto da colpire in media una persona su venti, con una netta prevalenza nella popolazione femminile. Come accennato queste disfunzioni possono avere varia natura (ipertiroidismo, ipotiroidismo, crescita anomala della tiroide e, più raramente, tumori della ghiandola tiroidea). La cura del disturbo, attraverso farmaci specifici, porta generalmente alla guarigione e anche il cancro alla tiroide, se preso in tempo, può essere debellato.

Validi motivi per avere una Tiroide “in equilibrio”

1) Per mantenere alto il desiderio sessuale.
Se la tua tiroide, per esempio a causa di noduli o di una malattia autoimmune, produce ormoni in eccesso o in difetto, è facile che ne risenta negativamente anche il desiderio sessuale. Infatti, gli ormoni tiroidei influiscono sia sul bilancio tra i neurotrasmettitori serotonina e dopamina, sia, indirettamente, sul rilascio degli ormoni sessuali (estrogeni, progesterone e testosterone), che influiscono anche sulla libido

2) Per avere unghie, capelli e pelle forti e belli.
Quando la tiroide non produce a sufficienza ormoni tiroidei, per esempio per colpa di un gozzo o di piccoli noduli, ne risentono anche le unghie e i capelli, che sono tendenzialmente più fragili e quest’ultimi tendono a cadere. Cio’ accade in quanto i follicoli capilliferi sono particolarmente sensibili all’azione degli ormoni tiroidei. Questi influenzano il metabolismo cellulare delle proteine, dei carboidrati, dei lipidi e dei minerali. Le cellule della matrice del capello, dati gli elevati livelli di attività metabolica, sono assai profondamente influenzate dalla carenza o dall’eccesso di ormoni che derivano dalla tiroide. Anche la pelle ne risente diventando più secca, oltre che pallida. La pelle è altresi’ mal irrorata, di conseguenza è fredda e tende ad ispessirsi. I tessuti sottocutanei assumono una consistenza spugnosa e solida (mixedema). Cio’ accade in quanto gli ormoni tiroidei influenzano il metabolismo dei fibroblasti e di conseguenza la salute della nostra pelle.

3) Per non essere troppo magra senza motivo o per non sentirti sempre gonfia come un pallone.
Gli ormoni tiroidei T3 e T4, che sono gli unici nell’organismo ad essere costituiti anche da iodio, regolano il metabolismo: così, se per qualche squilibrio o disturbo della tiroide sono in eccesso il metabolismo è troppo veloce e si tende a dimagrire anche se si mangia molto. Se, invece, sono insufficienti, come accade nell’ipotiroidismo, il metabolismo rallenta e, oltre tutto, si tende a trattenere più liquidi, col risultato di essere sovrappeso e soprattutto gonfia – soprattutto al viso – anche se si mangia poco.

4) Per non soffrire ad ogni sbalzo climatico.
Sempre loro, gli ormoni tiroidei, regolano la produzione di calore nell’organismo, aumentando o diminuendo il consumo dell’ossigeno: ecco perché chi è ipertiroidea, quindi produce troppi ormoni tiroidei, tende a soffrire particolarmente il caldo per un eccesso di calore interno, al contrario di chi è ipotiroidea, che è sempre freddolosa. Per lo stesso motivo, sia chi è ipertiroidea, sia ipotiroidea ha un sistema di termoregolazione alterato che rende più difficile adattarsi prontamente agli sbalzi climatici, tra l’altro così frequenti per il riscaldamento globale.

5) Per essere scattante e piena di energia.
Oltre a modulare il tono dell’umore, la tiroide influendo sul metabolismo e sull’utilizzo dell’ossigeno da parte delle cellule determina anche la maggiore o minore carica di energia fisica (oltre che psicologica) a disposizione. Non a caso, l’ipertiroidismo provoca uno stato di continua sovreccitazione e di superattivismo logorante, che rende anche difficile addormentarsi la sera, mentre l’ipotiroidismo rende facilmente stanche, prive di energie (soprattutto al mattino, appena sveglie).

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Non tutti sanno che i funghi curativi, Reishi, Agaricus e Shiitake possono riequilibrare la funzione tiroidea.

Le donne spesso dopo la menopausa, ma anche in età più giovane, sempre più frequentemente, cominciano ad ammalarsi di tiroidite, sopratutto di Tiroidite di Hashimoto. Esami alla mano, molte persone hanno toccato con mano che assumendo le loro compresse di Reishi, Agaricus e Shiitake hanno visto avvicinarsi e tornare alla norma i valori alterati. Sia quelli degli ormoni tiroidei (T3,T4 e TSH), sia quelli degli anticorpi autoimmuni anti-tireoperossidasi (Ab anti-TPO) e anti-tireoglobulina (Ab anti-Tg). Questi funghi che sono ricchissimi di preziosi rimedi naturali e di salute, sottoforma di compresse, sono una comoda abitudine da assumere sedendoci a tavola.

Si potrebbe dire un fungo al giorno toglie le malattie di torno. Questa piccola abitudine può davvero aiutarti a recuperare la salute della tiroide.

Le compresse di Reishi, Agaricus e Shiitake non sono solo alleati della tiroide, ma anche dela salute di tutto il corpo, a cui contribuiscono notevolemente.
Infatti rafforzano il Sistema immunitario contro tutti i patogeni, febbre allergie o altro, depurano il fegato da tossine chimiche o biologiche, rendono bella la pelle, danno più energia e benessere.

Come fanno ad aiutare la tiroide ?

La causa delle disfunzione della tiroide, viene dal sistema immunitario, che si è ammalato. E dietro alla disfunzione del sistema immunitario, c’è quasi sempre un problema intestinale, come ad esempio stitichezza colite mancanza di fermenti lattici. Shiitake “mette a posto” l’intestino, Agaricus e Reishi ”mettono a posto” il Sistema immunitario che non attacca più la tiroide. La tiroide viene aiutata nella ripresa da Agaricus e Reishi, ma si riprende anche perché non è più colpita dagli auto-anticorpi che non vengono più prodotti. Finalmente lasciata in pace ricomincia a funzionare.

I farmaci si possono benissimo associare i funghi curativi.

Se prendi i farmaci puoi benissimo associare i funghi curativi, perché l’azione di Agaricus, Reishi e Shiitake non interferisce minimamente con i farmaci. Spesso gradualmente il medico assiste ad un dolce e progressivo miglioramento, che può favorire la diminuzione dei farmaci chimici in piena sicurezza. Ho visto diverse volte che questi passaggi nell’arco di tre o sei mesi portano verso la diminuzione dei farmaci chimici convenzionali, e possono portare anche la sospensione, naturalmente in relazione alle condizioni della tiroide e della salute generale. Tutti questi passaggi sono possibili, ma vanno fatti con serietà e tranquillità, d’intesa all’interno del rapporto medico-paziente. Oggi alcuni medici si interessano aquesto nuovo approccio con i funghi curativi.

Dr. Walter Ardigò medico, omeopata, agopuntore, psicoterapeuta, specialista in psichiatria, ex-responsabile di Centro Psico-Sociale (CPS) e dal 2000 libero professionista.

Tiroidite di Hashimoto: Agaricus, Reishi e Shiitake riducono l’Eutirox (fonte: Dr. Walter Ardigò)

Non tutti, ma molto spesso, quando sono affetti da questa malattia, cominciano a assumere Eutirox. L’Eutirox è una terapia a vita sostitutiva perché, somministrando l’ormone tiroideo, la tiroide non lo produce più.Disfunzioni tiroidee e MicoterapiaAgaricus, Reishi e Shiitake riportano la tiroide in salute riducendo l’Eutirox

Agaricus, Reishi e Shiitake possono riportare la tiroide in salute riducendo gradualmente l’Eutirox, bloccando la produzione di anticorpi antitiroidei e ripristinando le funzioni della tiroide, che riprende a produrre gli ormoni T3 e T4 autonomamente. In un anno ho visto in diversi casi che la tiroide torna alla piena salute. Questo processo passa attraverso quattro fasi, che ho così schematizzato. Naturalmente, tutti questi passaggi che io conosco e che ho verificato in diversi casi clinici, sono stati attuati in la collaborazione con il medico che ha prescritto Eutirox.

Prima fase
I funghi Agaricus, Reishi e Shiitake, gradualmente, stimolano la ripresa della produzione di ormone tiroideo.
L’altro aspetto della tiroidite autoimmune, è la presenza di auto anticorpi che attaccano la tiroide, la infiammano e la indeboliscono.
Le persone che prendono i funghi curativi, sono molto soddisfatte nei primi mesi perché vedono che questi auto anticorpi si riducono in modo costante e massiccio.

Seconda fase
Ma verso il terzo-quarto mese, nel rifare gli esami vanno in crisi perché, accanto a questo sensibile miglioramento, scoprono che il TSH, l’ormone tiroideo che stimola la tiroide, si alza e va oltre i valori normali.
Questo aumento del TSH, che viene interpretato come un peggioramento della tiroide, in realtà è esattamente il contrario: rappresenta il segno della ripresa della ghiandola, che era diventata inattiva per la somministrazione di Eutirox. Quindi, il TSH era nei valori normali ma solo perché la tiroide è messa in stato di inattività dall’ormone già bello e pronto fornito per bocca da Eutirox.
I funghi, al contrario, risvegliano una tiroide ormai quasi spenta e pertanto, per risvegliarla, devono dare per forza una scossa e questa è una fase in cui l’ipofisi, alza il TSH che va oltre i valori normali.

Terza fase
Le persone che non si scoraggiano e colgono la dinamica benefica di questa evoluzione continuando ad assumere i funghi, vedono che il TSH, dopo due-tre mesi circa, torna nella norma perché la tiroide sta riprendendo le sue funzioni normali e non ha più bisogno di un super stimolo dell’ipofisi.

Quarta fase
Qui, con gli ormoni T3 e T4 alla mano, si può ridurre gradualmente l’Eutirox perché la funzione tiroidea sta ritornando lentamente ma realmente alla sua funzione normale. D’altro canto, monitorando anche gli anticorpi, si vedrà che se sono completamente o molto vicini alla norma, la tiroide non è più sotto aggressione e quindi si può gradualmente scalare l’Eutirox, riducendolo di 25 mcg ogni tre settimane, arrivando così, nell’arco di circa tre mesi alla completa sospensione.

Si consiglia di monitorare i T3 e i T4 soprattutto nelle ultime due fasi di passaggio da 50 a 25 e da 25 a 0.

In un anno, è possibile attraversare queste fasi e probabilmente, ridare alla tiroide una piena salute. Naturalmente, tutti questi passaggi che io conosco e che ho verificato in diversi casi clinici, sono stati attuati in la collaborazione con il medico che ha prescritto Eutirox.

Conclusioni e invito a contributi
Li propongo alla comunità scientifica per il momento attraverso questo scritto, ma è in corso di preparazione, un articolo da presentare alle riviste scientifiche che vorranno pubblicarlo.
Sono consapevole della grande rilevanza scientifica e della portata enormemente innovativa di questi dati che possono rivoluzionare le scelte terapeutiche di questa dilagante patologia.
Sono fiducioso che i colleghi medici possano valutare e collaborare su questo promettente filone di cura.
È gradito il commento e la valutazione di specialisti esperti e professionisti che vogliono pronunciarsi.

Cordialmente
dr Walter Ardigò
(fonte: Dr. Walter Ardigò)

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