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Alla base di gran parte delle patologie tipiche dell’epoca attuale c’è l’enorme aumento da un lato dei processi infiammatori, dall’altro di quelli neurodegenerativi. In entrambi i casi gli acidi grassi Omega-3 hanno dimostrato di poter svolgere un ruolo terapeutico fondamentale.

E’ noto come i processi degenerativi causati dalla produzione eccessiva di eicosanoidi infiammatori come le prostaglandine di serie 2 (PGE2) e certi tipi di leucotrieni e trombossani, siano alla base delle patologie cardiocircolatorie, tumorali, osteoarticolari e neurodegenerative. Anche se tale eccesso di eicosanoidi infiammatori dipende da numerosi fattori nutrizionali (e non solo), il rapporto sbilanciato tra grassi saturi e insaturi da un lato, e quello ancora più squilibrato tra Omega-6 e Omega-3 all’interno degli insaturi, gioca un ruolo certamente decisivo.

Mentre il rapporto tra grassi saturi e insaturi va progressivamente migliorando all’interno della popolazione, per fattori che sarebbe troppo lungo analizzare qui, il rapporto tra Omega-6 (acido linoleico — LA) e Omega-3 (acido alfa-linolenico — LNA), la cui proporzione ideale si situa tra 4:1 e 2:1, è attualmente così squilibrato che l’ultimo rapporto dello EDA statunitense parla di un rapporto medio nella comune alimentazione di ben 25:1 (in Europa siamo attorno al 15:1). Questo squilibrio è la principale causa dell’eccesso di produzione degli eicosanoidi infiammatori. Esso può essere contrastato sia correggendo l’utilizzo dei grassi nella alimentazione, soprattutto introducendo fonti di acido alfa-linolenico quali olio di lino e microalghe Klamath; sia introducendo nella dieta fonti di Omega-3 direttamente utilizzabili dal corpo quali il pesce (azzurro, salmonidi non di allevamento, tonno, etc.) o, meglio ancora, olio algale.

Anche se le fonti alimentari di alfa-linolenico LNA sono importanti indipendentemente dai suoi metaboliti EPA e DHA, il fatto che la trasformazione metabolica dello LNA è problematica nella gran parte della popolazione, e soprattutto proprio nei soggetti più a rischio, rende estremamente utile (spesso indispensabile) l’introduzione alimentare di Omega-3 direttamente utilizzabili dal nostro organismo quali il DHA. La trasformazione dello LNA in EPA e DHA dipende infatti da un enzima, il Delta-6 desaturasi, che è scarsamente presente nel tratto digestivo, e riesce a trasformare in metaboliti finali, EPA e DHA, non più del 5% dello LNA ingerito. Inoltre, il Delta-6-desaturasi è ancora più carente proprio negli anziani, nei diabetici, negli ipertesi, e nelle persone affette da patologie neurodegenerative, cioè proprio in quelle persone che più avrebbero bisogno di compiere quella trasmutazione metabolica.

I VANTAGGI DELL’OLIO ALGALE
Stabilita dunque l’utilità di una integrazione diretta degli Omega-3 biodisponibili, restano da chiarire i motivi per cui l’olio algale è preferibile rispetto agli oli di pesce. Innanzitutto va detto che la fonte originaria di EPA e DHA sono le alghe verdi-azzurre contenute nel plancton, e che solo in quanto si nutrono ditali microalghe i pesci sono fonti effettive di Omega-3. Poiché 180% del pesce consumato è ormai di allevamento e si nutre di tutto fuorché di microalghe verdi-azzurre, il contenuto di Omega-3 del pesce comunemente consumato è praticamente nullo: questa è la ragione per cui, nonostante il consumo di pesce sia quintuplicato negli ultimi 20 anni, le patologie legate al dismetabolismo dei grassi (obesità, problematiche cardiovascolari, infiammatorie, etc.) anziché diminuire sono ulteriormente aumentate. La situazione è ovviamente diversa in rapporto agli oli di pesce, che sono estratti da pesce di mare e normalmente titolati in EPA e DHA.

Il primo problema è ovviamente quello della drammatica depauperazione dei mari e della ingente diminuzione del pesce disponibile; l’aumento del consumo terapeutico degli oli di pesce ovviamente non fa che rafforzare questo tragico trend di distruzione ecologica.

L’altro problema pratico degli oli di pesce è quello legato ai fenomeni di rigurgito che esso provoca nella maggior parte delle persone (anche se ultimamente esistono sul mercato oli di pesce meno soggetti a questo tipo di problemi). Di sicuro, l’olio algale è ben tollerato da tutti gli individui, e non genera assolutamente nessun fenomeno di rigurgito o nausea. Inoltre, mentre l’olio di pesce necessità di numerosi processi di lavorazione chimica (specie se è manipolato per evitare i problemi di rigurgito), l’olio algale è assolutamente puro e non manipolato.

Il vantaggio più grande dell’olio algale è di tipo funzionale: l’olio algale ha infatti una titolazione di DHA notevolmente superiore a quella degli oli di pesce, che in genere hanno un più alto contenuto di EPA. La maggior parte dei benefici deriva però soprattutto dal DHA.Alga KLAMATH e feniletilammina: la molecola dell'amoreDHA E SISTEMA NEUROCEREBRALE
Il DHA è il principale componente del cervello, tanto che nelle membrane nervose e sinaptosomali plasmatiche rappresenta circa un 35% della porzione acidica totale. Proprio per questo, esso è essenziale per il corretto sviluppo neurale del bambino e più in generale per la plasticità sinaptica.
Con l’invecchiamento si assiste al calo del DHA, e in parallelo ad una perdita di funzionalità cerebrale. In effetti, i pazienti affetti da morbo di Alzheimer mostrano livelli bassissimi di DHA nel cervello.
Quando il ripetersi di stress implicanti il sistema nervoso si associa ad una carenza di DHA, si ha come risultato una perdita di plasticità sinaptica che a sua volta genera perdita di memoria e ridotta efficienza intellettiva.
Diversi studi hanno dimostrato come l’integrazione di DHA nella dieta possa apportare un significativo miglioramento delle funzioni cognitive e un rovesciamento della senescenza neurocerebrale.

Da notare anche che le carenze di DHA portano all’alterazione delle proprietà biofisiche delle membrane neuronali, e ciò ha non solo degli effetti diretti sulla traduzione del segnale, ma anche sui neurotrasmettitori, sull’uptake di serotonina e sulla trasmissione dopaminergica e serotoninergica. Tutto ciò implica di riflesso che l’integrazione di DHA, promuovendo la normalizzazione dell’attività dei neurotrasmettitori, può avere effetti significativi su condizioni quali depressione, senso della fame, memoria e acutezza mentale, processi di degenerazione neurocerebrale.

In particolare, il DHA gioca un ruolo decisivo nella prevenzione dell’invecchiamento neurologico e nella protezione dai processi neurodegenerativi, aiutando a mantenere l’efficienza cerebrale, anche grazie alla sua capacità di stimolare antiossidanti endogeni come il glutation-perossidasi soprattutto nel cerebro.

DHA E SISTEMA CARDIOCIRCOLATORIO
Anche se effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio sono prodotti sia dallo EPA che dal DHA, la recente letteratura scientifica ascrive solo al DHA l’intera gamma di benefici terapeutici sulle patologie cardiovascolari. Il DHA è un normale componente delle membrane vascolari e cardiache, e la carenza di DHA può compromettere l’integrità e la funzionalità tissutale cardiaca.
Numerosi studi hanno confermato che l’integrazione di DHA nella dieta porta ad una significativa riduzione dei biomarkers associati alla patologia cardiovascolare, che ancora oggi costituisce la prima causa di morte nel mondo.

La serie di benefici attribuibili all’integrazione di DHA sono così riassumibili:
a) riduzione dei triglìceridi;
b) riduzione dell’aggregazione piastrinica e della viscosità sanguigna;
c) inibizione dello sviluppo di placche aterosclerotiche;
d) abbassamento della pressione sanguigna;
e) riduzione della fibrillazione ventricolare e delle aritmie.

GRAVIDANZA E LATTAZIONE
Un altra area dove il DHA svolge un ruolo fondamentale è la nascita, crescita e sviluppo cerebrale del neonato e del bambino.

In gravidanza, si ha un forte accumulo di DHA nel cervello del feto proprio nell’ultimo trimestre, e dalla quantità e qualità ditale accumulo dipende il normale sviluppo neuronale e cerebrale del neonato. Il feto riceve il DHA di cui ha bisogno dalla placenta materna, e dunque la salute neurocerebrale del neonato dipende in misura significativa dalla presenza o meno nella dieta della madre di DHA o del suo precursore LNA (ma in questo caso ci devono anche essere tutte le condizioni nutrizionali ed enzimatiche necessarie a trasformare lo LNA in DHA, condizioni che sono sempre più rare nella popolazione).

In effetti, diversi studi hanno stabilito una diretta correlazione tra composizione della dieta materna e il contenuto di DHA nel cervello e nella retina della prole.

Oltre a svolgere un ruolo decisivo per il corretto sviluppo neuronale del feto, la ricerca ha iniziato a dimostrare come l’assunzione di DHA durante la gravidanza possa prolungare la gestazione, aumentare il peso alla nascita e ridurre le possibilità di nascite premature. Va infine aggiunto che, proprio a causa del trasferimento degli acidi grassi essenziali (EFA) dalla madre al feto durante la gravidanza, la madre stessa tende a subire una forte depauperazione dei suoi livelli di EFA, il che è ritenuto da alcuni una delle principali cause della depressione post-partum. L’integrazione di EFA, e in particolare di DHA, durante la gravidanza è utile dunque non solo per il bambino ma per la madre stessa.

INFANZIA
La letteratura scientifica sul ruolo essenziale giocato dal DHA nello sviluppo neuronale e cerebrale del bambino è ormai fortemente consolidata, I bambini allattati al seno tendono ad avere una presenza maggiore di DHA nelle membrane neuronali, ma ciò dipende molto dalla qualità della dieta materna (da cui l’importanza della integrazione dietetica di DHA nella madre). I preparati industriali sostitutivi del latte materno contengono non tanto il DHA, quanto il suo precursore, l’acido alfalinolenico (LNA), che molto spesso non riesce ad essere trasformato nei suoi metaboliti utili a causa delle carenze nutrizionali ed enzimatiche prevalenti nella popolazione (specie quella infantile). L’integrazione di Omega-3 prontamente biodisponibili può essere dunque essenziale per il corretto sviluppo neurocerebrale del bambino. Nel caso del bambino, l’olio algale ricco in DHA è superiore all’olio di pesce anche perché quest’ultimo, contenendo elevate dosi di EPA, interferisce con l’azione dell’acido arachidonico (AA), anch’esso essenziale per la crescita neuronale nell’infanzia. Per concludere, occorre anche sottolineare come l’integrazione di DHA nella dieta dei bambini non allattati al seno, o delle mamme che allattano, ha forti possibilità di migliorare lo sviluppo immunologico del bambino, in particolare tramite il potenziamento della composizione e maturità di linfociti, citochine e antigeni.

ACUTEZZA VISIVA
Le membrane fotorecettoriali della retina rappresentano la parte de! nostro organismo che è costituita dalla più alta percentuale di DHA, circa il 60%. Diversi studi, condotti sia sugli animali che sull’uomo, hanno messo in luce come la carenza di DHA generi conseguenze negative anche sulla capacità visiva. Con l’avanzare dell’età, si assiste ad una perdita progressiva dei fotorecettori, anche a causa di processi ossidativi degenerativi che implicano soprattutto la frazione lipidica ditali recettori, costituita in gran parte dal DHA. La capacità del DHA, e solo del DHA, di arrestare l’apoptosi dei fotorecettori è stata provata sia in vivo che in vitro. Questo conferma come l’integrazione di DHA possa avere effetti benefici sia sulla degenerazione maculare legata all’età, sia su patologie oculari quali la retinite pigmentosa.

ATTIVITÀ ANTINFIAMMATORIA
Per la sua capacità di sostituire l’acido arachidonico (AA) nelle membrane, il DHA esercita anche una importante azione antinfiammatoria. L’AA è intatti precursore delle PGE2 e dei leucotrieni infiammatori, e poter evitare che esso diventi parte delle diverse membrane tissutali, anche muscolari, gioca un ruolo decisivo nel ridurre i diversi processi infiammatori (anche negli sportivi). Inoltre, il DHA favorisce la produzione delle prostaglandine di serie 1 (PGE1) che stimolano l’afflusso di sangue ai muscoli, favorendo così una migliore ossigenazione muscolare.

PHYCOPLUS®
PhycoPlus® è un concentrato di ficocianine e feniletilammina da microalghe Klamath. La Klamath è naturalmente ricca di ficocianine (come tutte le verdi-azzurre ne contiene ca. il 5% del suo peso a secco). In PhycoPluse, tale concentrazione sale attorno al 15%, assieme ad un 0,8-1% di feniletilammina. Grazie alle proprietà antinfiammatorie e neurorigeneranti di queste due molecole, PhycoPluse potenzia in maniera sinergica l’azione del DHA contenuto nell’olio algale.Alga KLAMATH e feniletilammina: la molecola dell'amoreLE FICOCIANINE UN NUOVO INIBITORE SELETTIVO DI COX-2 E DI LIPOSSIGENASI
Le ficocianine inibiscono l’enzima ciclossigenasi-2 (COX-2), ma lasciano intatto il COX-1.Mentre il COX-1 svolge importanti e benefiche funzioni omeostatiche, il COX2 conduce alla produzione di vari eicosanoidi (prostaglandine, leucotrieni, trombossani) infiammatori, Il problema dei farmaci antinfiammatori (FANS) è che essi inibiscono sia il COX-2 che il COX-1, generando così devastanti effetti collaterali, Le ficocianine svolgono dunque una potente azione antinfiammatoria senza effetti collaterali.

Le ficocianine hanno anche elevate proprietà antiossidanti, notevolmente superiori a quelle delle vitamine C ed E, in particolare contro i radicali OH e RO.
Anche grazie a tale potere antiossidante, le ficocianine inibiscono direttamente l’enzima 5-lipossigenasi, e dunque la produzione del leucotriene 84 (LTB4), responsabile di vari stati infiammatori tra cui l’asma.

Infine, le ficocianine inibiscono l’enzima fosfolipase A2, e quindi la produzione della prostaglandina PGE2, direttamente coinvolta nello sviluppo di varie forme di tumore.
Anche grazie a ciò, le ficocianine svolgono una forte azione antitumorale, e sembrano in grado di ridurre l’angiogenesì e rallentare la crescita cancerosa. Ulteriori studi hanno dimostrato che le ficocianine sono in grado; dì inibire la perossidazione lipidica nel fegato, e l’edema indotto in vivo nelle cavie da GO (glucoso-ossidasD; di inibire l’infiammazione auricolare, e “ridurre sostanzialmente” sia l’infiammazione che il danno colonico nelle coliti indotte da acido acetico nelle cavie; di “ridurre in maniera significativa” il danno epatico provocato nelle cavie da sostanze chimiche epatotossiche.

Recenti studi hanno dimostrato come le ficocianine siano una valida alternativa naturale anche ai nuovi farmaci inibitori selettivi di COX-2; la capacità antinfiammatoria delle ficocianine è risultata da 2 a 3 volte più elevata di quella, rispettivamente, del Celecoxib® e del Rofecoxib®, senza nessuno degli effetti collaterali di questi.

Le proprietà neurorigeneranti della feniletilammina (PEA)

La Klamath è l’unico cibo a tutt’oggi conosciuto che contiene in quantità significative la feniletilammina, una molecola naturalmente prodotta dal nostro cervello negli stati di euforia e gioia (al punto da essere definita la “molecola dell’amore”). La feniletilammina contribuisce direttamente ad aumentare la quantità di dopamina liberamente circolante, incrementando così la trasmissione dopaminergica. Recenti studi hanno messo in luce come la PEA sia anche direttamente coinvolta nella trasmissione serotoninergica e delle catecolamine. E’ grazie a questa sua versatilità neurologica che la PEA è nota come capace di alleviare la depressione, normalizzare l’umore, migliorare l’acutezza mentale e la memoria, stimolare sentimenti di gioia e affetto. PhycoPlus concentra a livelli elevati la PEA naturalmente contenuta nella Klamath, e dunque si presenta come capace di produrre effetti nutriterapici importanti in problematiche come depressione e sbalzi di umore; cali di memoria, concentrazione e acutezza mentale; patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson; disordini dell’attenzione e dell’apprendimento.

Il magnesio è uno dei minerali di maggiore importanza per l’organismo umano ma è anche uno dei minerali di cui al giorno d’oggi vi è la maggiore carenza nell’organismo umano. Può essere considerato come il “minerale del rilassamento” per eccellenza; dal magnesio dipendono più di 300 reazioni enzimatiche nel corpo.

Il magnesio si trova in tutti i tessuti del corpo ed in particolare nel cervello, nelle ossa e nei muscoli. E’indispensabile per le cellule affinché producano energia, per stabilizzare le membrane e per aiutare i muscoli a rilassarsi e pertanto ogni situazione in cui vi è tensione, crampi ed irrigidimento e contrazione, può denotare una carenza di magnesio.

Si tratta purtroppo anche di uno dei minerali di cui al giorno d’oggi vi è la maggiore carenza. L’alimentazione moderna manca di sostanze ricche di magnesio ed anche gli alimenti che una volta ne contenevano molto, a causa dell’impoverimento in minerali dei terreni, ormai ne contengono poco. Inoltre numerose sostanze purtroppo diffuse, come ad es. l’alluminio (contenuto in preparati contro l’acidità di stomaco, rilasciato da pentole e contenitori in alluminio ecc.) esercitano un effetto antagonistico sulla assimilazione del magnesio da parte dell’organismo.

I livelli di magnesio nell’organismo vengono inoltre diminuiti anche da alcol, caffè, zucchero, acido fosforico (contenuto nelle coca cola), sudorazione intensa, diuretici, antibiotici ed alcuni altri medicinali. Purtroppo anche una respirazione sbagliata porta a perdite di magnesio nell’organismo; si tratta di un fatto poco conosciuto ma importante e consiglio di leggere il mio articolo sulla respirazione Buteyko

Non è facile accertare la quantità di magnesio presente in qualcuno poiché quello che conta è in realtà il magnesio intracellulare (il magnesio dentro le cellule dei vari tessuti) e non quello dentro l’urina o il sangue, che varia molto a seconda degli alimenti mangiati nei giorni precedenti l’analisi.

Si può tuttavia dare per quasi certo che tutti soffriamo, più o meno, di una carenza di magnesio, in particolare se sono presenti i seguenti problemi:irritabilità, depressione,ansia, crampi, contrazioni e irrigidimenti, palpitazioni cardiache, mal di testa frequenti,stanchezza,asma, calcoli renali, diabete. La lista delle malattie e problemi collegate alla carenza di magnesio è molto lunga:vi sono nella letteratura medica oltre 3.500 riferimenti a problemi connessi alla carenza di magnesio.

Purtroppo si tratta anche di uno dei minerali più difficili da assimilare con integratori generici, che non lo portano la dove dovrebbe andare, e cioè all’interno delle cellule. Il consiglio pertanto, oltre a quello di mangiare alimenti possibilmente ricchi di magnesio, come le verdure verdi, noci e fagioli, è quello di integrare la dieta con un prodotto sicuro ed efficace.

MAGnesio, il MAGnificoPer mantenere stabili questi livelli, l’apporto quotidiano consigliato è pari a 320 mg di magnesio per le donne e 420 mg per gli uomini.

L’importanza del magnesio

  • È il secondo sale minerale più presente all’interno delle nostre cellule dopo il potassio.
  • Contribuisce alla funzione muscolare, essendo coinvolto nei meccanismi di contrattilità e rilassamento del muscolo.
  • Rientra nei meccanismi di regolazione di minerali come calcio, sodio e potassio.
  • È coinvolto in oltre 300 attività enzimatiche (elementi che accelerano le reazioni biochimiche all’interno del nostro organismo).
  • Mantiene il regolare metabolismo energetico e la funzionalità del sistema nervoso.

Una delle ragioni di ciò è che lo stress causato dal moderno stile di vita tende a incidere sulle riserve di magnesio molto più rapidamente di quanto si possa immaginare. Il calcio, un grande minerale, necessita del magnesio per poter essere assimilato dal nostro corpo. Il calcio stesso, comunque, non dovrebbe essere mai assunto da solo, poiché elimina il magnesio dalle varie parti del corpo per poter essere assimilato. Ciò determina una carenza di magnesio e conseguentemente può far si che ci sì senta peggio. Questo può accadere a coloro che hanno un regime alimentare molto ricco di latte e latticini. Il latte, infatti, è composto da circa otto parti di calcio contro una di magnesio. L’eccesso di calcio nell’organismo forma dei depositi quali calcoli biliari, calcoli renali e depositi di calcio nelle giunture. È dimostrato come tutte queste manifestazioni si attenuino con l’assunzione di magnesio, soprattutto sotto forma di bevanda.

Le principali funzioni del magnesio sono:

  • Funzione Metabolica: il magnesio svolge un ruolo fondamentale nel processo di immagazzinamento, trasferimento e utilizzo dell’energia. Infatti, la carica positiva dello ione di magnesio si lega a quella negativa dell’ATP, mantenendo la molecola in una conformazione stabile; inoltre il magnesio è un fondamentale cofattore che entra in gioco ogni volta che l’ATP deve rilasciare o immagazzinare energia per i numerosi processi metabolici che avvengono nelle cellule.
  • Funzione Muscolare: il magnesio è necessario per fornire, tramite l’ATP, energia ai muscoli. Inoltre, interviene direttamente nella gestione delle riserve di calcio delle cellule muscolari, influenzando quindi il processo di contrazione e rilassamento.
  • Funzione Neurologica: il magnesio è coinvolto nella sintesi di numerosi neurotrasmettitori, quali la dopamina, la noradrenalina, la serotonina, la melatonina e il GABA. Per questo è un elemento fondamentale nel mantenimento delle normali funzioni celebrali e cognitive (soglia dell’attenzione, memoria, apprendimento), nella regolazione del ritmo del sonno e del tono dell’umore. Inoltre, influisce anche nel controllo del comportamento, dei movimenti volontari e della temperatura corporea.
  • Funzione Ossea: il magnesio immagazzinato nelle ossa mantiene costante la concentrazione del minerale nel sangue. Quando si verifica una carenza, le riserve ossee intervengono per ristabilire l’equilibrio di magnesio. Oltre a ciò, agendo direttamente nella sintesi della vitamina D, è essenziale per l’assorbimento del calcio e la salute delle ossa.
  • Funzione cardiaca ed ematica: a livello cardiaco il magnesio influenza la contrattilità del miocardio, il tono e le resistenze vascolari periferiche.

Che cosa esaurisce il magnesio

Calcio e magnesio lavorano insieme. Purtroppo, gli stress causati dalla vita moderna, da regimi alimentari non equilibrati, dalle condizioni ambientali o dall’eccessivo stress riducono le riserve di magnesio velocemente, molto più velocemente delle riserve di calcio. Tutto questo può generare dunque una forte carenza di magnesio e si hanno di conseguenza sintomi da carenza di magnesio anche quando si assumono integratori a base di magnesio ma in forma poco biodisponibile.

Adeguati livelli di magnesio possono fare la differenza tra un organismo stressato e uno completamente rilassato.

Il magnesio è una sostanza nutriente fondamentale. In presenza di carenza di magnesio molte funzioni fisiologiche possono risultare compromesse e si può arrivare alle manifestazioni sopra descritte.

Grazie all’assunzione di magnesio sotto forma di bevanda, si potrà efficacemente contrastare la comparsa di una serie di fastidi localizzati in diversi distretti organici. Il magnesio attiva un enzima che si trova in tutte le membrane cellulari. Questo enzima controlla il corretto equilibrio fra sodio e potassio, mantenendo il sodio nel liquido extra cellulare e il potassio all’interno delle cellule. Questo equilibrio è essenziale per mantenere fisiologici livelli di liquidi nei tessuti, per favorire l’attività cellulare e per la produzione di energia cellulare. Senza sufficienti quantità di magnesio a livello cellulare, il potassio è rapidamente eliminato dall’organismo generando una carenza che può causare stanchezza, debolezza, fino a giungere a forme di collasso.

MAGnesio, il MAGnificoIl magnesio: un aiuto per molti disturbi

La sindrome premestruale è sostanzialmente causata dalla carenza di magnesio. Tale carenza può essere colmata con l’assunzione di adeguate quantità di magnesio solubile in acqua, con evidenti benefici. Uno squilibrio tra la quantità di calcio e di magnesio a livello organico ed eccessivi livelli di calcio possono avere come conseguenza una dannosa forma di ipercalcificazione di alcune strutture organiche. È perciò necessario mantenere sempre adeguati livelli di magnesio per contrastare il verificarsi di questa situazione. Magnesio e calcio, se in equilibrio tra loro, lavorano insieme per controllare la contrazione muscolare. Il calcio favorisce la contrazione dei muscoli, il magnesio li rilassa. Quando il magnesio è carente, i muscoli rimangono contratti causando crampi. Questo può accadere quando sono presenti eccessivi livelli di calcio e ridotti livelli di magnesio. Prestate attenzione alla vostra alimentazione e, ed anche dopo necessario integratela con magnesio per colmare il vostro fabbisogno organico di questo nutriente essenziale per numerose funzioni organiche.

La carenza di magnesio è una delle principali cause della sensazione di eccessiva stanchezza e della stanchezza cronica. Questi stati si possono superare integrando la dieta con magnesio.

Il magnesio è molto valido anche in presenza di stipsi. Consistenti quantità di magnesio sono sempre state determinanti per dare sollievo. Infatti l’integrazione di magnesio non darà risultati in questo senso se assunta in piccole quantità. La stitichezza, certamente, al di là del trattamento di emergenza, va eventualmente osservata nelle sue cause e trattata di conseguenza. Il magnesio è l’unica soluzione veloce che non fallisce quando c’è necessità di un rimedio immediato.

Sistema nervoso e insonnia

Il magnesio è indicato per il fisiologico funzionamento del sistema nervoso. In presenza di carenze di magnesio si può verificare una compromissione della trasmissione degli stimoli nervosi con manifestazioni di eccessiva irritabilità e nervosismo. Le manifestazioni più frequenti sono rappresentate dai rumori che sembrano eccessivamente forti: la persona sussulta sen- tendo, per esempio, una porta che sbatte, è nervosa e, come solitamente si dice, “ha i nervi a fior di pelle”. La carenza di magnesio può causare insonnia, risvegli con spasmi muscolari, crampi, tensione e sensazione di disagio. La maggior parte di questi disturbi può scomparire assumendo adeguate quantità di magnesio.

Sicurezza

Il magnesio è un nutriente sicuro se utilizzato in maniera adeguata. Se ne assumete in eccesso, l’organismo lo eliminerà. In caso di eccessiva assunzione di magnesio, l’effetto indesiderato che si potrà manifestare è la diarrea. Seguite le indicazioni riportate sulla confezione e apporterete così i livelli di integrazione necessaria al vostro organismo.

Magnesio per un cuore in salute

Il cuore, come tutti sappiamo, è un muscolo che si contrae continuamente per far circolare il sangue dal centro verso la periferia. Essendo il cuore un muscolo, una carenza di magnesio può influire negativamente sulla sua contrazione, alterando così le funzioni fisiologiche che esso è deputato a svolgere. Ciò può accadere perché, come detto, il magnesio favorisce il rilassamento dei muscoli.

L’importanza del magnesio

Il magnesio è così determinante che è necessario per svariati importanti processi biochimici quali, per esempio la digestione, la sintesi proteica, la produzione di energia cellulare e il metabolismo del glucosio. Come già sappiamo, il magnesio è la chiave per il giusto utilizzo del calcio e del potassio e di molti altri nutrienti.

Che cosa causa la carenza di magnesio

Così, la grande domanda che ora ci si pone è: che cosa causa la carenza di magnesio? Questo è un punto molto importante e la sua comprensione è  determinante. Le sostanze e i fattori che elencheremo provocano la perdita di magnesio a livello organico. Mettete in pratica ciò che avete imparato: più fate uso di queste sostanze, più alta sarà la quantità di magnesio di cui il vostro organismo avrà bisogno.

Queste sostanze accelerano clamorosamente il consumo della scorta di magnesio nell’organismo, rendendo necessaria una sua integrazione. Ecco i “nemici”: caffè, zucchero, diuretici, ridotta funzionalità tiroidea, stress e una dieta ad alto contenuto di calcio.

Esatto, una dieta ad alto contenuto di calcio. Ciò non significa che il calcio vi fa male. Ma se avete un regime alimentare più ricco di calcio che di magnesio (cosa che spesso accade), sarà meglio che integriate la vostra alimentazione con del magnesio per evitare i problemi derivanti dall’eccesso di calcio, tra cui: depositi di calcio nelle giunture ossee, calcoli biliari, calcoli renali e, in casi estremi, problemi a livello cardiocircolatorio o cerebrale.

Inoltre in questa situazione si potranno comunque manifestare anche i maggiori problemi dovuti a carenza di magnesio, e cioè irrequietezza, problemi legati al sonno, tensione, maggiore stress, sindrome premestruale e altro. Il magnesio e il calcio devono essere presenti nelle corrette proporzioni in base alle vostre necessità, altrimenti il calcio può diventare una sostanza nociva per il vostro organismo causando disturbi a livello cardiocircolatorio come perdita di elasticità delle arterie, senilità precoce, calcificazione delle articolazioni. In altre parole, l’eccesso di calcio può rappresentare un reale problema, a differenza di un eccesso di magnesio. Una soluzione ideale per assumere il magnesio è scioglierlo in acqua calda (meglio se si riesce a trovare un’acqua con un basso contenuto di residuo fisso, sotto i 50 mg/litro). In questa forma, il magnesio viene assimilato velocemente dall’organismo.

Quali cibi contengono il magnesio

Il magnesio è presente in una vasta scelta di alimenti e in particolare in quelli freschi a foglia verde, essendo esso un elemento essenziale della clorofilla. Il magnesio si trova anche nei semi oleosi (semi di girasole…), nelle noci, nelle mandorle, nelle nocciole, nei pistacchi, nei datteri, nelle arachidi, nelle banane, nei fichi, nelle mele, pesche, albicocche, germe di grano intero, nei cereali integrali, miglio, mais, soia, nei legumi, nei fagioli di Spagna, nell’aglio, nel pesce, nei broccoli e nei topinambur. Va comunque evidenziato che questo minerale essenziale, responsabile tra l’altro di molti processi metabolici, è carente in tutti i cibi raffinati e in quelli trattati con concimi e pesticidi di sintesi.

Di quanto magnesio abbiamo bisogno ogni giorno?

L’apporto giornaliero consigliato di magnesio per un uomo adulto, indicato dalle direttive europee, è di circa 400 mg al giorno. Tuttavia in particolari condizioni (aumentata sudorazione, diarrea, vomito, compromissioni renali, terapie farmacologiche, ecc…) il fabbisogno giornaliero di magnesio può aumentare sensibilmente.

La carenza di magnesio intracellulare è una condizione comune nella popolazione, e si è osservato che aumenta con l’avanzare dell’età.

Tale carenza è difficilmente rilevabile tramite esame ematici, dal momento che il magnesio non circola libero nel sangue, ma viene immagazzinato nelle cellule e nel muscolo principalmente.

Per questo l’integrazione di magnesio è consigliabile in tutte le fasce d’età, ed in particolare nelle popolazione più anziana.

Fonte: Peter F. Gillham

Peter Gillham è un pioniere nella ricerca in campo nutrizionale ed è all’avanguardia come ricercatore sul magnesio (studi da circa 30 anni). La sua analisi avanzata lo portò a fare parecchie conquiste delle quali si tratta esaurientemente nel suo opuscolo Il Nutriente Prodigioso. Peter Gillham spiega perché alcuni prodotti a base di magnesio possano non funzionare adeguatamente e come la carenza di questo prezioso nutriente possa determinare situazioni di malessere e quindi, necessità di ricorrere alla supplementazione nutrizionale. Le sue ricerche sono sempre state indirizzate alla funzionalità, stabilendo in primo luogo che cosa funziona e, quindi trovando ciò che può funzionare ancora meglio. Peter è originario dell’Australia e il suo interesse per la nutrizione nasce nel 1968. La sua ricerca lo condusse a sviluppare la bevanda di magnesio, che ha dimostrato di riuscire a colmare la carenza di questo minerale soprattutto nella fase notturna.

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  6. England MR, Gordon G, Salem M, Chernow Magnesium administration and dy-srhythmias after cardiac surgery. A placebo-controlled, double-blind, randomized trial. JAMA 1992; 268:2395-2402.
  7. Wener , Pintar K, Simon MA, Motola R. Friedman R, et al. The effects of prolonged hypomagnesemia on the cardiovascular system in young dogs. Am Heart J 1964; 67:221-231.
  8. Motoyama T, Sano H, Fukuzaki Oral magnesium supplementation in patients with essential hyper- tension. Hypertension 1989; 13:227-232.
  9. Dyckner T, Wester PO. Effect of magnesium on blood pressure. Br Med J 1983; 286:1847-1849.

 

L’Ashwagandha (Withania Somnifera) è una pianta dalle proprietà neuroprotettive, efficace contro il Parkinson, l’Alzheimer e con molte altre proprietà benefiche. 

Ashwagandha (Withania Somnifera), nota anche con il nome di Withania somnifera, uva spina velenosa, ginseng indiano o ciliegia d’inverno, è un arbusto erbaceo appartenente alla famiglia delle Solanaceae. Cresce spontaneamente in alcune zone del Mediterraneo, soprattutto in Sicilia e Sardegna, e in Nord-Africa, anche se la sua coltivazione è maggiormente diffusa nel territorio asiatico ed in particolare in paesi come Nepal, India, Sri Lanka e Pakistan.

Il nome “ashwagandha” proviene dal caratteristico odore delle radici che ricorda l’odore forte e muschiato di un cavallo. La parola “ashva” infatti viene dal sanscrito e significa “cavallo”. Ashwagandha può essere tradotto in “come un cavallo”.

L’Ashwagandha (Withania Somnifera) agisce abbassando i livelli di cortisolo, cioè l’ormone prodotto in casi di forte stress e, al contempo, aumenta la produzione di DHEA e testosterone. Il DHEA è conosciuto anche come “ormone della giovinezza”, per il suo effetto anti age sui tessuti e per il suo sostegno alla forza e alla vitalità.
Grazie alle sue grandi proprietà anti age, l’estratto di Ashwagandha, è utilizzato in diversi prodotti cosmetici per contrastare i segni dell’invecchiamento. È infatti un’ottima ristrutturante per la pelle e ha un effetto tonificante, astringente, riscaldante e stimolante. La troviamo quindi soprattutto nei prodotti Vedica dedicati al riequilibrio dei Dosha Vata e Kapha.
I principi attivi (withanolidi) che caratterizzano l’Ashwagandha sono in grado di prevenire nonché sanare moltissime problematiche. Questa rappresenta infatti una delle piante fondamentali per il trattamento mediante la pratica dell’Ayurveda, medicina tradizionale molto diffusa in India fin dall’antichità e presente ad oggi in tutto il subcontinente indiano nonché in buona parte d’Europa e degli Stati Uniti, dove è utilizzata nell’ambito della medicina alternativa.

I benefici che si attribuiscono all’Ashwagandha (Withania Somnifera) riguardano proprio alcune delle malattie che affliggono maggiormente la società moderna, alle prese con i problemi legati all’invecchiamento della popolazione, e cioè il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, come pure i problemi di nervosismo, depressione, insonnia ecc. Finché non si troveranno rimedi più efficaci contro questi problemi, potrebbe quindi valer la pena di provare anche con l’Ashwagandha (naturalmente solo dopo aver parlato con il proprio medico e semmai in aggiunta e non in sostituzione delle altre medicine). Nelle dosi giuste non fa male, come provato sia da studi su animali(6) sia dal fatto che è usata da secoli nella medicina ayurvedica (soprattutto come blando calmante, che agevola il sonno).

L'Ashwaganda, pianta usata da secoli nella medicina ayurvedica

L’Ashwagandha (Withania Somnifera) presenta inoltre interessanti proprietà antidolorifiche che nel corso degli anni l’hanno resa protagonista di innumerevoli studi specifici sull’uomo atti a dimostrarne l’efficacia. Da questi è emerso che tale pianta grazie alle proprietà già citate può essere utilizzata nel trattamento di malattie legate all’apparato respiratorio (5) come ad esempio asma e bronchite e, non irritando in alcun modo le mucose gastriche, come invece accade per i farmaci di sintesi (chimici), si presta anche per sanare disturbi come gastrite, ulcera e reflusso gastroesofageo nonché artrite, dolori muscolari ed ossei, problemi reumatici.

Uno degli usi più comuni, soprattutto da parte degli sportivi, è quello di utilizzare l’ashwagandha per la salute del sistema cardiovascolare. La pianta infatti può avere effetti benefici, tra cui:
• regolare la pressione alta
• abbassare il livello di colesterolo
• alleviare angina e dolori dell’addome
• prevenire alcune malattie cardiache

Questa pianta è a tutti gli effetti un rivitalizzante in grado di donare al nostro corpo longevità e salute ma è anche considerata un’importante afrodisiaco naturale che permette di migliorare le prestazioni sessuali rivelandosi un prodigioso alleato capace di contrastare l’impotenza maschile. Gli studi analizzati riportano che l’ashwagandha è in grado di aumentare gli ormoni steroidi e migliorare lo stress sessuale sia maschile che femminile. Gli estratti di questa pianta hanno mostrato infatti di stimolare il rilascio di gonadotropine (ormoni che regolano le funzioni riproduttive degli organi genitali maschili e femminili) e di migliorare i sintomi della menopausa.

Grazie alla sua azione antiossidante, l’ashwagandha ha dimostrato la capacità di inibire lo stress ossidativo, proteggendo la membrana cellulare degli spermatozoi. Alcuni studi  hanno poi convalidato gli effetti afrodisiaci e la capacità di favorire la spermatogenesi e la fertilità degli estratti di radice, foglie, steli e frutti. L’ashwagandha è stata utilizzata nel trattamento dell’oligospermia (aumenta la conta spermatica e la motilità spermatica e il volume del seme) e per favorire l’aumento della libido.

In casi d’ansietà e depressione, un’amministrazione controllata per cinque giorni di questa pianta ha dimostrato un’attività ansiolitica simile a quella ottenuta con il lorazepam (Benzodiazepine) ed effetti antidepressivi analoghi a quelli del preparato farmaceutico imipramina (Tofranil) (1)

In una sperimentazione su larga scala (2) sono stati studiati gli effetti di questa pianta sulle conseguenze negative dello stress (compreso l’aumento dell’ormone dello stress, il cortisone) I risultati sono stati impressionanti: riduzione del livello del cortisone del 26%, diminuzione del tasso di zucchero nel sangue al mattino a digiuno e miglioramenti nei profili lipidici.
Negli ultimi 5 anni l’Istituto di Medicina Naturale dell’Università giapponese di Toyama ha condotto ricerche approfondite sui benefici dell’Ashwagandha sul cervello, riscontrando una significativa rigenerazione degli assoni , dei dendriti e delle sinapsi delle cellule neuronali, traendone la conclusione che questa pianta costituisca un potenziale trattamento per malattie neurodegenerative come l’Alzheimer ed il Parkinson.(3)

Uno studio precedente (4) aveva dimostrato che l’Ashwagandha inibisce l’acetilcolinesterase, un enzima responsabile della degradazione di uno dei messaggeri chimici chiave nel cervello. Le medicine attualmente usate contro l’Alzheimer, come l’Aricept, agiscono appunto in base a questo meccanismo. In aggiunta a questi documentati effetti neuroprotettivi e rigenerativi, un recente studio effettuato per ora solo “in vitro” (cellule in condizioni di laboratorio), ha dimostrato che la withaferina A. contenuta nell’Ashwagandha, avrebbe proprietà di inibizione della crescita di cellule tumorali del seno e del colon ancora più forti di quelle di preparati a base di doxorubicina (Caelix, Myocet).(5)

I principi attivi contenuti nella pianta appartengono al gruppo degli alcaloidi e lattoni steroidei. I lattoni comprendono una categoria di costituenti chiamati withanolidi. Ad oggi sono stati identificati e studiati 35 withanolidi ed un buona parte delle proprietà benefiche della pianta è attribuita a due di questi, la withaferina A e il withanolide D.

Infine, come se ciò non bastasse, oltre ai benefici per problemi sopra citati sono state dimostrate forti proprietà antimicrobiche contro numerosi ceppi batterici, compresa la salmonella. E’ comunque una caratteristica delle piante, che contengono fitocomplessi dalle proprietà variegate, il poter agire contro una vasta serie di problemi, a differenza dei preparati farmaceutici di sintesi, che agiscono magari in modo più forte, ma in modo molto specifico contro una sola patologia.

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Riferimenti :
(1) Bhattacharya SK et al. “Anxioliytic-antidepressant activity of Withania somnifera glycowithanolides:an experimental study.” Phytomedicin,2000 Dec;7 (6):463-9
(2) Unpublished study, 2005.NutrGenesis,LLC
(3) Kuboyama T. et al. “Neuritic regeneration and synaptic reconstruction induced by withanolide A”, su Br J Pharmacol.2005 Apr;144(7):961-71
(4) Choudhary MI et al. “Cholinesterase inhibiting withanolides from Withania somnifera.”, su Chem Pharm Bull (Tokyo)2004 Nov;52(11):1358-61
(5) Owais M et al. “Antibacterial efficacy of Withania somnifera an indigenous medicinal plant against experimental murine salmonellosis”, in Phytomedicin 2005 Mar;12(3):229-35
(6) Aphale AA et al. “Subacute toxicity study of the combination of ginseng (Panax ginseng) and ashwaganda (Withania somnifera) in rats: a safety assessment.”, su Indian J Physiol Pharmacol. 1998 Apr; 42(2):299-302

Un trilione corrisponde a mille miliardi. E’ questo più o meno il numero di cellule del sistema nervoso di un essere umano. Ogni cellula nervosa (o neurone) nel cervello può giungere ad avere diverse migliaia di connessioni con altri neuroni. Da queste connessioni tra neuroni si può formare un numero praticamente infinito di circuiti nervosi, ognuno dei quali corrisponde a un concetto, a un’idea, a un sentimento, a un impulso ad agire. In queste quantità stratosferiche risiede la vera natura dell’anima umana.

Come avviene la trasmissione di un impulso nervoso da un neurone all’altro?
Esiste un piccolo intervallo intercellulare detto sinapsi nella quale all’arrivo dell’impulso nervoso si diffonde una sostanza fisiologica chiamata neurotrasmettitore che eccita il neurone successivo e rende possibile la trasmissione nervosa.

I neurotrasmettitori possono avere carattere eccitatorio o inibitorio, e dalla sintesi dei vari impulsi ricevuti il neurone fa partire o meno un nuovo impulso. Esistono molti neurotrasmettitori e i principali sono l’acetilcolina (presente nelle sinapsi di tipo colinergico quali quelle relative alla fibra muscolare e agli effettori pregangliari del sistema nervoso autonomo) e la noradrenalina (presente nelle sinapsi adrenergiche quali gli effettori postgangliari ortosimpatici).

La noradrenalina è anche un ormone secreto con il rapporto di 1 a 4 insieme all’adrenalina dalla midollare delle ghiandole surrenali proprio su stimolazione ortosimpatica.

Altri importanti neurotrasmettitori del cervello sono la dopamina, la serotonina, aminoacidi quali il GABA (acido gamma-aminobutirrico) e il glutammato.

Una regola fondamentale (molto importante per capire come funziona il cervello) è che due neurotrasmettitori diversi non possono legarsi allo stesso recettore anche se lo stesso neurotrasmettitore può legarsi a recettori diversi. Ciò fa capire come ci sia un grande ordine in una massa così fitta di neuroni.

Entriamo un po’ nella specificità dei principali neurotrasmettitori. I più diffusi nel cervello sono quelli a struttura proteica più semplice come il GABA e l’acido glutammico.

IL GABA è il neurotrasmettitore inibitorio di gran lunga più importante perché implicato nella fisiopatogenesi dell’ansia. Il GABA infatti rende il neurone refrattario agli stimoli eccitatori e inibisce la trasmissione nervosa. Nell’ansia vi è certamente una riduzione dei livelli del GABA e ciò spiega l’agitazione dell’ansioso. I farmaci tranquillanti il cui capostipite è il valium vanno a legarsi proprio ai recettori del GABA e mutandone la forma ne aumentano l’affinità col neurotrasmettitore. I farmaci ansiolitici dunque non riducono l’ansia per una loro specifica proprietà terapeutica ma soltanto perché favoriscono la naturale azione tranquillante del GABA.

Neurotrasmettitori come l’acetilcolina, la serotonina, la dopamina, la noradrenalina pur avendo concentrazioni cerebrali piuttosto basse, rivestono notevole importanza essendo protagonisti dei processi cognitivi ed emotivi.

La loro azione si esplica in maniera più lenta rispetto al GABA ma è più persistente e può coinvolgere altri apparati come quello ormonale. L’acetilcolina è il mediatore del sistema nervoso parasimpatico e degli effettori pregliari del simpatico, oltre alla mediazione verso la muscolatura scheletrica. Anche la noradrenalina è una protagonista del cervello emozionale essendo coinvolta nella regolazione dei comportamenti di emergenza e nella risposta allo stress. Regolando la risposta del simpatico al livello viscerale promuove l’aumento del battito cardiaco, della pressione arteriosa, della mobilitazione degli zuccheri, della dilatazione dei bronchi e naturalmente del rilascio di adrenalina.

La dopamina è il principale neurotrasmettitore del cervello emozionale. Oltre ad avere un grande ruolo nel coordinamento del comportamento motorio (un deficit di questo sistema costituisce la sintomatologia del morbo di Parkinson), è determinante per i comportamenti adattativi e le conseguenti implicazioni affettive. I processi emozionali del piacere e della ricompensa sono regolati dalla dopamina al pari delle gratificazioni conseguenti al mangiare, al bere, al riprodursi, al successo nella lotta e nella competizione. L’euforia connessa allo scampato pericolo è orchestrata dalla dopamina. La trasmissione dopaminergica risulta dunque correlata alla fisiologia del rinforzo psicologico e quindi è determinante nei processi di apprendimento. E’ naturale dunque pensare che una scarsa attività dopaminergica può avere un ruolo nella fisiologia della depressione, e al contrario una iperattività di quel sistema sorregga le sindromi maniacali e schizofreniche.

La serotonina è un mediatore nervoso scoperto più recentemente che ha una presenza limitata nel cervello ma non per questo di secondaria importanza. Ha un grande ruolo infatti nella regolazione del sonno e del sogno e nell’equilibrio di tanti parametri corporei.Dalla chimica del cervello dipende l'amore e l'odio, il desiderio sessuale e la paura, la voglia di vivereEsiste un’altra classe di neurotrasmettitori la cui scoperta ci ha fatto ancor più capire che la biochimica del nostro organismo si basa su una stretta interazione di tutti i principi ai vari livelli del corpo. I neuropeptiti sono molecole proteiche che svolgono molteplici funzioni nel sistema nervoso ma che sono rilasciate non solo dai neuroni ma anche da altri organi come l’intestino, il cuore e il pancreas. Dunque queste sostanze agiscono come neurotrasmettitori nel cervello e come ormoni su vari organi bersaglio ed hanno la fondamentale funzione di integrare i meccanismi fisiologici e i processi comportamentali.

Le endorfine fanno parte della famiglia dei neuropeptiti e sono molto importanti nella modulazione della percezione del dolore e per il tono dell’umore. L’azione è morfino-simile e i derivati dell’oppio hanno gli stessi recettori delle endorfine. Ciò spiega la gravità della dipendenza da eroina, che si sostituisce al ruolo naturale delle endorfine che così non vengono più prodotte dall’organismo. Le endorfine hanno un’azione inibitoria sui neuroni con cui stabiliscono un legame a livello dei recettori. Importante è la loro presenza nelle strutture del sistema limbico e questo spiega l’influenza sui comportamenti e sulla risonanza psichica delle emozioni. Vari esperimenti confermano il ruolo delle endorfine, di concerto con dopamina e noradrenalina, nel meccanismo della cosidetta ricompensa cerebrale che favorisce il ripetersi dei comportamenti tendenti alla soddisfazione dei bisogni organici connotati con l’esperienza del piacere.

Sulle endorfine è bene dire qualcosa di più. Sappiamo il grande ruolo che esse hanno nell’abolizione del dolore al pari della morfina che è il più potente antidolorifico usato in medicina. L’analgesia non farmacologica che viene ottenuta con tecniche come l’agopuntura, l’ipnosi, la stimolazione elettrica e l’uso di placebo, ha indubbiamente la sua spiegazione nel ruolo delle endorfine.

Tutte le forme di dipendenza (quindi non solo quelle da sostanze) possono avere un supporto notevole nell’attività delle endorfine. Se per esempio prendiamo in considerazione l’effetto pacificante della meditazione buddista o della preghiera per altre religioni vediamo che queste attività portano ad un aumento delle endorfine che danno appunto un senso di pace e di appagamento. Ciò spiega la “dipendenza” da queste pratiche e il rinforzo che coinvolge nella religiosità. La scoperta interessante per chiunque è che non occorre abbracciare per forza alcuna religione per ottenere tali effetti pacificanti, basta per esempio fare per congruo tempo gli esercizi del training autogeno.

La riflessione sui meccanismi di azione degli psicofarmaci ci aiuta a capire il ruolo dei vari neuromediatori nell’attività cerebrale e dunque la genesi degli stati mentali. Gli psicofarmaci agiscono sui recettori dei neuroni specifici per i vari neurotrasmettitori. I recettori specifici per la serotonina, per la dopamina, per la noradrenalina e per il GABA sotto l’effetto degli psicofarmaci subiscono un’influenza che riesce a modificare l’attività dei diversi neurotrasmettitori aumentandola o riducendola secondo i casi.

Le patologie depressive (quali che siano i sottili meccanismi) sembrano essere connesse con un’alterazione funzionale dei sistemi della noradrenalina e della serotonina, mentre i disturbi psicotici deriverebbero da un’alterata trasmissione della dopamina. Il successo dei farmaci antidepressivi che hanno come capostipite il prozac e che agiscono impedendo la ricaptazione della serotonina confermano le ipotesi formulate partendo dal meccanismo d’azione di antidepressivi più vecchi, che prolungavano l’azione della noradrenalina. Sicuramente non è giusto considerare la serotonina come il principale neurotrasmettitore coinvolto nella depressione poiché anche il sistema noradrenergico ha un ruolo primario. Esiste un’interazione complessa tra i neurotrasmettitori e i neuromodulatori la cui precisa comprensione sarà l’appannaggio dei posteri.

A proposito della serotonina è bene accennare che oltre che ai collegamenti con la depressione questa sostanza ha un ruolo in altre situazioni quali comportamenti impulsivi, aggressività, disturbi alimentari, schizofrenia. Sembra dunque che la serotonina regoli importanti passaggi relativi all’umore, al sonno e all’appetito. Diversi studi i cui esiti devono ancora configurarsi, stanno esplorando il possibile ruolo della serotonina in un grave disturbo del bambino come l’autismo.

Quando David Lawrwnce in “L’amante di Lady Chatterley” descrisse il coinvolgente incontro della signora con il guardiacaccia non si pose l’interrogativo di quali sostanze in quei momenti la facessero da padrone nei loro cervelli. Oggi sappiamo che una donna o un uomo innamorati sono in balia di sostanze simili alle anfetamine che massimizzano l’azione della dopamina. Una molecola, la feniletilamina, normalmente prodotta dall’organismo, quando l’approccio comincia a muovere le possenti leve del desiderio, cresce fino a raggiungere livelli elevati. La feniletilamina è contenuta (in dosi non certo elevate) nella cioccolata e ciò potrebbe validare la percezione di alcuni che ravvisano in tale alimento qualità antidepressive (non mi pare si sia mai sostenuto anche un’azione afrodisiaca).La feniletilamina, crescendo in quantità, favorisce il rilascio di dopamina il cui ruolo è centrale per l’ottenimento della sensazione che consegue alla soddisfazione di stimoli quali la fame, la sete, il desiderio sessuale. L’incontro che promette una vasta gamma di soddisfazioni alimenta i meccanismi associativi con il piacere e la feniletilamina sale ancora. La dopamina provoca indirettamente anche eccitazione, euforia ed entusiasmo e riduce parallelamente l’appetito (un intralcio nel programma comportamentale).

E’ la noradrenalina che così entra in azione soprattutto nell’ipotalamo e nel resto del sistema limbico. Gli organi sessuali sono in pre-allerta. L’adrenalina entra in circolo ma a bassi livelli, tanto per dare una mano nell’aumento del battito cardiaco, nella respirazione e nella pressione sanguigna. E’ qui il punto delicato in cui si potrebbe innescare il ruolo disfunzionale dell’ansia: se l’agitazione si accentua troppo, addio vasocongestione dei genitali.

Si parla tanto di feromoni. Se siamo nel campo dell’entomologia abbiamo tutte le ragioni per parlarne, avendo questi messaggeri chimici un grosso ruolo nella comunicazione tra insetti. Anche negli altri animali i feromoni hanno notevole importanza anche se personalmente non so dire in che misura è alla base dell’erezione di uno stallone. Ma nell’essere umano l’unica funzione certa dei feromoni è quella di “piège à con”, nel senso che c’è più d’uno che credendo alle promesse di qualche sito Internet paga notevoli quattrini per pura acqua di fonte. Chi ha la necessità di fare colpo su qualcuno o su qualcuna dovrebbe puntare di preferenza su altre caratteristiche, magari di ordine psicologico.

Indubbiamente innamorarsi e poi essere coinvolti in quel corpo a corpo senza esclusione di colpi che è il rapporto sessuale, può essere un’esperienza esaltante che ovviamente facciamo di tutto per ripetere, come è tipico per le cose regolate dalla dopamina. Ma già dopo l’orgasmo si verifica un notevole aumento di un peptide secreto dall’ipofisi posteriore, l’ossitocina.

Si tratta dell’ormone che regola il parto e favorisce l’allattamento. L’ossitocina aumenta la sensibilità alle carezze e spinge all’abbraccio e al contatto cutaneo e favorisce l’attaccamento e la formazione di coppie stabili. Se la feniletilamina ha il compito di accendere il fuoco, l’ossitocina ha quello di farlo durare a lungo.

La feniletilamina avendo la capacita di stimolare il rilascio di dopamina, crea esaltazione e stato febbrile dell’eros, ma alla lunga l’organismo sviluppa tolleranza per cui si aboliscono i pirotecnici effetti iniziali. Le endorfine apportano soddisfazione e calma e riducono l’ansia. Così il piacere della relazione pacata fa dimenticare l’esaltazione e lo sconquasso dell’innamoramento. Ma non è fatale che sia così. Ci sono i dipendenti della feniletilamina che ai primi accenni di “normalizzazione” si gettano nella ricerca di nuove conquiste nell’intento di riattivare gli effetti euforizzanti che non si rassegnano a perdere.

Nella lotta tra feniletilamina e ossitocina a volte c’è un bel pareggio nel senso che si instaura un’amore doppio: quello che dà rassicurazione e quello che dà emozione. L’amore che si prova per entrambi i partner spesso è perfettamente equilibrato e per nulla al mondo si vorrebbe fare a meno dell’uno o dell’altro. Quando le circostanze obbligano a una scelta, il dilemma è lacerante.

La mia esperienza dei numerosi casi del genere che mi sono capitati è che intorno ai trent’anni tende a prevalere la feniletilamina e intorno ai cinquanta tende a prevalere l’ossitocina. Comunque va detto che nei conflitti di cuore il più delle volte il ragionamento e la saggezza non hanno quel ruolo centrale che sarebbe bene che avessero.

Sono state dimostrate delle correlazioni tra l’ossitocina e i comportamenti ripetitivi. Si è visto una significativa riduzione di tali comportamenti in soggetti a cui era stata infusa ossitocina. Ciò potrebbe suggerire qualche riferimento ai disturbi ossessivo-coatti. I comportamenti ripetitivi costituiscono uno dei sintomi peculiari dell’autismo e se consideriamo che i bambini autistici dimostrano tra l’altro scarso attaccamento alle figure genitoriali dobbiamo inferire che l’ossitocina ha un ruolo notevole di legante sociale.Dalla chimica del cervello dipende l'amore e l'odio, il desiderio sessuale e la paura, la voglia di vivereL’ossitocina è stata chiamata il neuropeptide “amnesico” per la capacità di interferire con i processi di fissazione e rievocazione degli engrammi. Ciò ci fa considerare che la natura tende a far dimenticare i dolori del parto e a far ricordare la bellezza dell’emozione del primo contatto con il bambino. Il comportamento materno è certamente molto influenzato dall’ossitocina. Ma parallelamente l’ossitocina facilita l’attaccamento sessuale, dagli eventi precopulatori alle risposte orgasmiche, tramite l’attivazione dei centri limbici e vegetativi, e conseguente periodo refrattario. L’evitazione del “disordine” della ricerca di sempre nuovi partner con cui accoppiarsi e l’acquisizione dell'”ordine” di relazioni monogame, sono mediazioni importanti operate dall’ossitocina.
Si è notato che nei casi di ipersessualità maschile, con pesanti risvolti di devianza, la somministrazione di farmaci antiandrogeni risolve generalmente i problemi. Ciò ci conferma il ruolo del testosterone per l’attivazione del desiderio sessuale e del comportamento copulatorio sia nel maschio che nella femmina.

Nelle aree anteriore e preottiche dell’ipotalamo esistono recettori capaci di legarsi all’ormone sessuale e di dar vita alla sequenza di risposte che hanno nel primo momento eccitatorio il punto di partenza. Per espletare tale funzione di start bastano minime quantità di testosterone, che anche la donna è in grado di produrre. All’inizio di situazioni sessualmente invitanti, come possono essere il primo approccio e i segnali di reciproca simpatia, il testosterone comincia ad aumentare e continua ad aumentare in relazione alla “fluidità” della situazione. Il concetto di “fluidità” della situazione va inteso ovviamente nel senso del contesto ambientale e del grado di disponibilità del partrner.

Ma la “fluidità” va riferita soprattutto alla situazione soggettiva data dal grado di sicurezza e dalle esperienze pregresse. Ciò significa che un maschio con livelli d’ansia contenuti e con un cospicuo bagaglio di coiti ben riusciti raggiunge livelli di concentrazione del testosterone decisamente superiori rispetto a un maschio insicuro e con pochi tentativi malriusciti alle spalle.

Una condizione di difficoltà quale l’eiaculazione precoce o un’erezione problematica durata per un tempo sufficientemente protratto porta il testosterone ai limiti bassi della norma e anche al di sotto. Ciò potrebbe essere preso come la causa quanto è solo l’effetto del problema. Condizioni di buona attivazione del sistema dopaminergico favoriscono livelli ottimali di testosterone. Come dire: più gioia di vivere, più autostima, più testosterone. Infatti nelle sindromi depressive il testosterone si abbassa.

E d’altra parte nei casi di ipogonadismo caratterizzati da bassi livelli di testosterone c’è una accentuata facilitazione all’insorgere di depressione. Ciò conferma ancora una volta che tutto si tiene: un aspetto positivo del nostro funzionamento favorisce notevolmente altri aspetti positivi. E chi si chiude a riccio su una sua “inadeguatezza” può essere certo che non riuscirà ad impedire che quello che all’inizio era una semplice buca con il tempo diverrà una voragine.

Fonte: Domenico Iannetti

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Bibliografia

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  2. Dopamine and Oxytocin Interactions Underlying Behaviors“ — review che esplora come dopamina e ossitocina interagiscono nei comportamenti sociali, affettivi, nei disturbi come depressione, autismo, dipendenza (PMC).
  3. Oxytocin Interactions with Central Dopamine and Serotonin Systems …“ — studio più recente che discute l’interazione del sistema dell’ossitocina con quelli della dopamina e della serotonina per modulare comportamento materno e sociale (PMC)
  4. The Effect of Experimental Supplementation with the Klamath Algae Extract in ADHD“ — studio clinico su bambini/ragazzi con ADHD che ha valutato l’effetto di Klamin® (estratto di alga Klamath, contenente PEA) su attenzione, iperattività, funzioni esecutive dopo 6 mesi (PubMed).
  5. Palmitoylethanolamide (PEA) supplementation for human health“ — review sistematica che raccoglie i trial clinici sull’uso di PEA in varie condizioni: neurologiche, neuropsichiatriche, dolore, benessere generale (PMC).
  6. GABA Supplementation, Increased Heart-Rate Variability, Emotional Response, Sleep Efficiency and Reduced Depression in Sedentary Overweight Women Undergoing Physical Exercise“ — trial clinico che valuta l’effetto dell’integrazione di GABA su sonno, umore, risposta emotiva e variabilità della frequenza cardiaca. (PubMed).
  7. Variation in the β-endorphin, oxytocin, and dopamine receptor …“ — articolo che esplora le variazioni nei recettori di beta-endorfina, ossitocina e dopamina in popolazioni umane, utile per comprendere le differenze individuali nelle risposte emotive (PMC).
  8. The neuroendocrinology of love“ — esamina come ormoni come dopamina, ossitocina, serotonina influenzano attrazione, legame sociale, stress e comportamento emotivo (PMC)
  9. Erboristeria Arcobaleno: Gli ormoni della felicità


La depressione stagionale é una forma depressiva lieve che si ripropone ogni anno al cambio di stagione, in particolar modo con l’accorciamento della giornata di luce. Qui parliamo di alcuni rimedi naturali

In Autunno e in Primavera si può soffrire di piccole crisi depressive causate soprattutto dal cambiamento climatico e dalla diminuzione delle ore di luce solare .

La cosiddetta depressione stagionale é un tipo di depressione chiamata SAD ( Seasonal Affective Disorder ) che determina nella persona stanchezza , disinteresse per le attività che si svolgono normalmente, sonnolenza , calo del desiderio sessuale . Spesso tutto questo si accompagna ad un intenso desiderio di cibo e quindi ad un aumento del peso corporeo. Nella maggior parte dei casi questi disturbi scompaiono col sopraggiungere della bella stagione. E’ importante però tenere sotto controllo questo disturbo e una terapia consiste nell’esporsi quotidianamente alla luce solare, almeno un’ora al giorno, o davanti a luci particolari che riproducono esattamente la luce solare.

Per quanto riguarda l’ alimentazione chi soffre di SAD dovrà cercare di limitare l’eccesso di calorie assunte quotidianamente. Sarà sufficiente consumare a intervalli regolari pasti piccoli e nutrienti, a base di cereali integrali, carni magre, pesce, formaggi magri, molta frutta e verdura; preferire i carboidrati complessi come cereali, pasta, pane, patate, ed evitare zucchero e dolci; mangiare sempre seduti, masticando e inghiottendo con calma. In questo modo non si avvertirà il bisogno di assumere altro cibo.

Per quanto riguarda i RIMEDI NATURALI che possono essere d’aiuto ve ne sono vari.Depressione stagionaleIl primo è il MAGNESIO , minerale ormai assai conosciuto ed utilizzato anche nella medicina allopatica o ufficiale. Si utilizza negli stati di ansia, iperemotività sindromi premestruali. Lo si può trovare sotto forma di polvere o tavolette da assumere più volte al giorno ma vi sono anche alimenti ( forse un po’ troppo calorici ) che lo contengono in grande quantità come cacao, cioccolato e noci.

Una pianta che possiamo utilizzare anche in associazione con magnesio è la RHODIOLA ROSEA , un adattogeno che aiuta il nostro organismo a contrastare gli effetti negativi dello stress e adattarsi meglio nei confronti di ciò che ci disturba. Sembra che agisca favorevolmente anche sul calo del desiderio sessuale.

Vi sono piante con azione tonica e stimolante che possono aiutare in questi periodi contrastando lo stato di sonnolenza e apatia ed eventualmente anche quello del calo del desiderio sessuale.

GINSENG, MACA, ELEUTEROCOCCO, SUMA, DAMIANA, MUIRA PUAMA ,GUARANA’: Di solito vengono preferite le associazioni di queste piante ma possono essere utilizzate anche singolarmente. Se l’aumento del peso corporeo è eccessivo e con la sola dieta non si riesce a tornare al peso desiderato possiamo trovare un aiuto in rimedi naturali che accelerano il metabolismo come ANANAS , FUCUS , CITRUS AURANTIUM , CROMO POLINICOTINATO o rimedi naturali che riducono l’assorbimento come: GYMNEMA , GLUCOMANNANO , GARCINIACAMBOGIA, CHITOSANO .

Vi è un altro disturbo molto frequente soprattutto in Autunno ed in Inverno. Gli studiosi parlano di METEOROPATOLOGIA ed è una vera e propria scienza che si divide in meteorosensibilità e meteoropatia. Si è definiti meteorosensibili quando, al variare delle condizioni climatiche, si riacutizzano o si aggravano le malattie preesistenti. Si è definiti invece meteoropatici quando, sempre al variare delle condizioni climatiche, si manifestano disturbi di cui normalmente non si soffre. Anziani e bambini sono i più soggetti a risentire delle variazioni climatiche sia dal punto di vista fisico che psicologico poiché il loro organismo non ce la fa ad adattarsi subito ai cambiamenti esterni.

Da un punto di vista fisico un aiuto ce lo possono dare quelle piante che aumentano le nostre difese immunitarie e che possono essere utilizzate tranquillamente anche da bambini o anziani. Per esempio ECHINACEA o UNCARIA TOMENTOSA se somministrate dall’autunno per tutto il periodo invernale rafforzano l’organismo e anche una eventuale influenza o un raffreddore saranno affrontati e “sconfitti” con molta più facilità e velocità. Stesso discorso per PROPOLI o PAPAIA FERMENTATA .

Tra i fattori climatici che maggiormente aggravano i sintomi di chi soffre di METEOROPATIA vi sono l’umidità e il vento. Il grado ideale di umidità è del 50 – 60 % poiché l’aria eccessivamente secca può irritare le vie respiratorie mentre l’aria troppo umida ostacola la circolazione del sangue. Quando all’umidità eccessiva si associa un intenso caldo si possono avere molti fastidi: difficoltà di concentrazione, calo del rendimento fisico e intellettuale, disturbi cardiocircolatori, allergie.Il vento può indurre eccitazione ma, se persiste troppo, può determinare spossatezza.

Alcuni venti provocano mal di testa, depressione, sbalzi di pressione. Il Föhn , vento caldo e secco che spira da nord a sud e si forma nelle regioni alpine, influisce sia sul fisico che sulla psiche provocando irritabilità, depressione, mal di testa, insonnia, disturbi della circolazione. Alla base di questi disturbi sembra che possa esserci l’influsso esercitato dalla carica elettrica dell’aria sul sistema nervoso centrale e il contrasto che si forma quando l’aria calda del Föhn e l’aria fredda della terra si incontrano.

Anche se gli studiosi non sono concordi sulle cause della meteoropatia sembra che alla sua origine vi sia la funzione svolta da una ghiandola, l’epifisi. Questa ghiandola influirebbe sul funzionamento delle ghiandole surrenali quando l’organismo è sotto stress e sulla tiroide. E’ stato scoperto che l’attività dell’epifisi è regolata dalla luce del sole e dai campi magnetici della Terra. Questa ghiandola stimola la produzione di MELATONINA , un ormone che viene prodotto quando è buio e la cui produzione si riduce nei periodi di stress e in età avanzata.

I possibili rimedi naturali ci vengono da piante ad attività adattogena come la RHODIOLA ROSEA, di cui abbiamo parlato prima. Altre piante efficaci sono quelle ad azione rilassante ed ansiolitica come VALERIANA, PASSIFLORA, TIGLIO, MELISSA, che assunte quotidianamente migliorano il tono dell’umore e la qualità della vita. Se è soprattutto il ritmo del sonno ad essere alterato allora possiamo utilizzare MELATONINA poiché probabilmente il nostro livello di stress ha determinato una riduzione di produzione endogena dell’ormone. Si deve prendere tutti i giorni una compressa 20 minuti prima di andare a letto e gli effetti cominciano a manifestarsi dopo 15 -20 giorni.

Per contrastare gli effetti negativi dei campi magnetici che si formano sulla Terra si può indossare un bracciale di rame. Sembra che il rame incida sul rapporto tra ioni positivi e negativi scaricando l’elettricità elettrostatica che si accumula nell’aria .

Tra gli oli essenziali da poter utilizzare per ottenere un effetto rilassante e per contrastare piccoli momenti di depressione vi sono TIMO e LAVANDA . Sopratutto la lavanda può essere messa su un fazzolettino di stoffa di cotone ed annusato spesso per potenziarne l’effetto e sfruttarne appieno le virtù.


Il dottor Bach sapeva che la buona salute dipende dall’armonia tra i fattori spirituali, mentali ed emotivi, come già prima di lui Ippocrate, Paracelso e Hahnemann avevano scoperto. Gli effetti della disarmonia si traducono in umori e pensieri negativi dei quali ognuno di noi è periodicamente vittima.

L’estratto universale è un rimedio utilissimo in molte situazioni e in casi di emergenza e, come pronto soccorso, agisce di norma molto rapidamente. Nonostante l’Estratto Universale possa essere utilizzato in varie circostanze, non deve essere considerato una panacea o tanto meno può essere sostituito a cure mediche ortodosse. Può essere utilizzato in situazioni di tensione non troppo grave per ristabilire l’equilibrio emotivo e psicologico e in situazioni critiche prima e durante la somministrazione di altri prodotti.
L’Estratto Universale dovrebbe essere sempre a portata di mano di tutti: sia nello studio di coloro che si  occupano di salute, sia nel corredo di pronto soccorso che tutti quanti dovremmo tenere in casa e in auto.

Il dottor Edward Bach: un pioniere della guarigione
Il principio essenziale che consiste nel curare il malato e non la malattia, era diventato la base del sistema di cura del dottor Bach: le malattie, sono il risultato della disarmonia tra lo stato mentale e lo stato fisico di una persona; sono quindi le manifestazioni fisiche di uno stato mentale negativo. Il dottor Bach rilevò che una profonda disarmonia nella persona sofferente, come la preoccupazione, l’ansia e l’impazienza, indebolisce a tal punto la vitalità individuale che
il corpo perde le sue difese naturali e diviene vulnerabile alle infezioni e ad altri stati di malattia.

La sua filosofia era che la salute è lo stato di perfetta armonia tra anima, mente e corpo; la malattia è il risultato della mancanza di armonia tra questi elementi. Quando non seguiamo le indicazioni della nostra anima, ascoltando le nostre intuizioni, la nostra conoscenza del “bene”, le malattie si sviluppano nel nostro corpo come risultato di un atteggiamento di resistenza, ma sono anche, paradossalmente, un processo di guarigione, perché ci ammoniscono dal perseverare nel compiere azioni sbagliate.

Il pronto soccorso con i fiori di Bach: l’estratto universale

La guarigione completa, diceva il dottor Bach, dipende dai seguenti fattori:
• la consapevolezza, dentro di noi, di avere la capacità di superare il male;
• la conoscenza del fatto che la malattia è dovuta alla disarmonia tra la personalità e l’anima;
• il nostro desiderio e capacità di scoprire la mancanza che ha creato il conflitto;
• la rimozione di quella mancanza sviluppando la virtù ad essa opposta.

Il dottor Bach era estremamente convinto che se vogliamo riconquistare lo stato di salute dobbiamo essere disposti a cambiare.
La natura non può in alcun modo nuocerci quando siamo felici e in completa armonia. Riferendosi ai suoi rimedi il dottor Bach scrisse: ” Essi sono in grado…di risvegliare la nostra vera natura, e di condurci più vicino alle nostre anime…Essi curano, non attaccando la malattia, ma infondendo nel nostro corpo le meravigliose vibrazioni della nostra Suprema Natura in presenza delle quali le malattie svaniscono come neve al sole…”

Alla luce della tranquillità e dell’armonia interiore che il dottor Bach stesso aveva provato quando era immerso nella natura, concluse che il miglioramento degli stati d’animo negativi che causano le malattie doveva essere trovato attraverso le piante, gli alberi e le erbe dei campi.

Ancora oggi i Rimedi dei Fiori di Bach vengono preparati dal Laboratorio Erboristico Di Leo esattamente allo stesso modo in cui li preparava il dottor Bach e la semplicità è la chiave di questo sistema di guarigione.

L’Estratto Universale: il prodotto d’emergenza del dottor Bach. L’Estratto Universale fu chiamato dal dottor Bach “rimedio di soccorso” per i suoi effetti calmanti e stabilizzanti sulle emozioni nel corso di una crisi.

L’Estratto Universale è composto dai seguenti cinque rimedi floreali :
1. Impatiens: per impazienza, irritabilità, agitazione spesso accompagnate da tensione. Questi stati possono spesso dar luogo a tensione e dolore muscolare.
2. Clematis: per stati di incoscienza, sensazione di distacco dalla realtà senso di mancamento e sensazioni di estraneità che spesso accompagnano un trauma.
3. Rock Rose: per stati di terrore, panico e isteria.
4. Cherry Plum: per il timore di perdere il controllo sia fisico che mentale.
5. Star of Bethlehem: per traumi sia mentali che fisici.

Come utilizzare l’Estratto Universale

L’Estratto Universale è disponibile come liquido concentrato.
Può essere utilizzato da solo o in combinazione con altri Fiori di Bach. Inoltre esso si è dimostrato particolarmente efficace associandolo ad altri rimedi e varie modalità terapeutiche, come la chiropratica, il massaggio o le cure odontoiatriche.

Come riportato in molti esempi, l’Estratto Universale è completamente atossico, non provoca assuefazione e non ha effetti collaterali. E’ comunque doveroso sottolineare che non deve essere considerato una panacea ed è errato pensare che possa sostituire cure mediche di pronto soccorso.
In situazioni gravi come gli incidenti è indispensabile chiamare subito un medico o un’ambulanza.

L’Estratto Universale esercita un effetto calmante e stabilizzante in una vasta gamma di situazioni di tensione tra cui il nervosismo, l’ansia e lo stress derivante da crisi di sconforto, grossi spaventi, isteria, angoscia e disperazione.

Anche situazioni di tensione di minore incidenza come il dover affrontare discussioni animate, sostenere gli esami, tenere un discorso o sottoporsi a un colloquio di lavoro vengono decisamente facilitate grazie all’assunzione Estratto Universale.


Utilissimo coadiuvante nella terapia delle sindromi depressive, dei disturbi dell’umore, della cefalea e delle manifestazioni infiammatorie e dolorose delle ossa, delle articolazioni e dei muscoli (osteopenie, artriti, fibromialgia).

Ultimamente il mondo scientifico sta prendendo maggiormente in considerazione l’importanza di mantenere livelli ottimali di certi composti biologici, di cui la natura ci ha fornito, come chiave essenziale per la prevenzione e anche per la cura di alcune patologie.

Tra queste molecole c’è da annoverare soprattutto la S-Adenosil-Metionina (SAME) un particolare nucleoside in grado di donare il gruppo metilico della metionina, che esso incorpora, a varie altre molecole (acidi nucleici, amminoacidi, catecolammine, fosfolipidi, etc.). In questo modo, per esempio, dai precursori dell’RNA può essere sintetizzato, nel nucleo, il DNA, dai fosfolipidi a etanolammina (cefaline), nelle membrane cellulari, possono generarsi i fosfolipidi a colina (lecitine), dalla noradrenalina, nei neuroni, può ottenersi l’adrenalina e così via. Inoltre, la SAME è un precursore, nel fegato, del glutatione, un tripeptide noto per la sua potente azione detossicante ed antiossidante.SAMe - S-adenosilmetionina: una nuova via per una vecchia molecolaIl SAMe è una molecola dalle proprietà molto interessanti.
Conosciuta già da molti anni per i suoi effetti antidepressivi, fu scoperta nel 1952 dall’italiano G.L. Cantoni.

Il SAMe, che sta per S-Adenosil-Metionina, sta riscuotendo sempre più credibilità non solo nel trattamento della Depressione, ma anche come Disintossicante Epatico, per l’Osteoartrite, per il Morbo di Parkinson, per la Fibromialgia e la Sindrome di Gilbert etc., e sempre di più stanno uscendo nuovi studi clinici a riguardo.

Parliamo di “composti biologici” proprio perché il SAMe altro non è che una molecola biochimica che si trova in ogni cellula vivente, e che prende parte a numerose reazioni biochimiche nel corpo umano; fra l’altro, il SAMe è considerato un composto fondamentale per la salvaguardia della cartilagine.

Il corpo umano di un adulto ne produce giornalmente 6-8 gr., la maggior parte dei quali viene prodotta dal fegato.

Il SAMe è vitale per produrre e mantenere i composti di neurotrasmettitori come la serotonina, la norepinefrina, la dopamina e la fosfatidilserina. Esso prende parte in un processo biochimico chiamato Metilazione, il processo di aggiungere un gruppo metile, che è composto da un atomo di carbonio e tre atomi di idrogeno, a proteine, enzimi, DNA, aminoacidi etc.

La Metilazione è un processo cruciale per numerose funzioni biologiche, essa è coinvolta nel mantenere il DNA, nel metabolizzare i grassi, nel proteggere il sistema nervoso, nel disintossicare il fegato e perfino è utile per inibire le infezioni virali.

Quindi, la Metilazione è il modo con il quale il corpo sintetizza la cartilagine e la biochimica del cervello, si disintossica da sostanze nocive etc. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che il processo di Metilazione decresce con l’avanzare dell’età, ciò ci porta ad un maggiore rischio di malattie degenerative man mano che invecchiamo.

Tutto ciò avviene a livello cellulare; per fare ciò la metilazione si poggia sulla presenza di certi nutrienti che forniscono le basi per i gruppi Metile.

I gruppi Metile, con i loro appropriati enzimi, sono ben conosciuti per il loro ruolo di convertire, ad es., l’Omocisteina, un acido tossico, in Metionina, un amminoacido benefico e fondamentale per l’organismo umano.

Il gruppo metile (–CH3), quantunque piccolissimo (appena 1 atomo di Carbonio e 3 atomi di Idrogeno), gioca un ruolo determinate nell’intero metabolismo cellulare. Così gli organismi viventi si sono evoluti in modo tale da generare molecole in grado di veicolare, all’occorrenza, questo
“radicale” da una via metabolica all’altra.

Il SAMe fornisce la maggior parte dei gruppi Metile al corpo, ed è normalmente prodotto dall’organismo dall’amminoacido Metionina.

Il SAMe, inoltre, è di fondamentale importanza per il metabolismo degli acidi nucleici e delle poliamine, per la struttura e la funzione delle membrane cellulari e come precursore del glutatione.

Questi processi sono, spesso, seriamente alterati in vari stati patologici, ma non possono essere riparati amministrando semplicemente la metionina, ma necessitano, come abbiamo detto prima, della cooperazione di altri nutrienti (enzimi, vitamine etc.) per far sì che ciò possa essere portato a compimento.

Il SAMe partecipa in 3 tipi di reazioni biochimiche importanti: la Transmetilazione, la Transulfurazione e l’Aminopropilazione.

– Transmetilazione: è un processo per mezzo del quale i gruppi metilici (CH3 ) sono trasferiti da una molecola ad un’altra.
– Transulfurazione: è un processo biologico tramite il quale vengono creati dei composti solforati fisiologici tipo: cisteina, taurina, glutatione, CoA, ecc.
– Aminopropilazione: è un processo di produzione di poliamine, composti organici essenziali per lo sviluppo cellulare, stimolano la sintesi proteica, la sintesi di DNA e RNA e la divisione cellulare.

Sono composti stabilizzatori della struttura fosfolipidica delle membrane cellulari; fattori di crescita cellulare; regolatori dell’omeostasi glucidica, del Ca++ intracellulare; agenti anti-catabolici.

Rispetto alla risposta verso lo stress acuto, le ghiandole surrenali vengono chiamate a liberare all’interno del nostro corpo adrenalina e noradrenalina, dette catecolamine; che determinano una risposta detta “fight or flight”, che tradotto significa combatti o fuggi.

Ogni ghiandola surrenale, collocata superiormente al rene, è costituita da tessuto neuroendocrino specializzato, correlato al sistema nervoso centrale o al sistema nervoso vegetativo. La parte interna della ghiandola è detta porzione midollare, ed è deputata al rilascio di due ormoni molto importanti, come la adrenalina e la noradrenalina, detti anche catecolamine. La midollare si sviluppa da neuroni simpatici ed è controllata direttamente dal sistema nervoso centrale, ciò rende possibile la liberazione immediata di adrenalina e noradrenalina, in momenti specifici di bisogno, come nel caso di pericolo imminente o in diverse situazioni di stress.

I due ormoni, liberati nel sangue, accentuano la pressione arteriosa, dilatano i bronchi, accelerano la frequenza cardiaca e la respirazione, hanno funzione vasocostrittrice e fanno affluire il sangue in certe parti del corpo più necessitate, stimolano la lisi del glicogeno, e aumentano la glicemia, inoltre inibiscono la peristalsi intestinale. In generale diminuiscono la fatica muscolare e consentono un’attività più intensa e prolungata.

La parte esterna della ghiandola, detta porzione corticale, secerne diversi ormoni stereoidei ed è distinta in tre sezioni per struttura e funzione: la sezione glomerulare produce ormoni mineralcorticoidi, come l’aldosterone, funzionale al mantenimento dell’equilibrio idrico e della regolazione del sodio-potassio nel rene; la sezione fascicolata produce glucocorticoidi come il cortisolo e il corticosterone, funzionali al controllo del metabolismo dei carboidrati, alla mobilitazione dei trigliceridi di riserva e all’utilizzo degli aminoacidi muscolari per scopo energetico; la sezione reticolare profonda secerne particolarmente androgeni, ormoni tipici maschili, che hanno un ruolo secondario rispetto a quelli secreti dai testicoli, nella donna invece regolano il desiderio sessuale, la secrezione sebacea e lo sviluppo dei peli pubici e ascellari.

Si comprende dunque l’enorme importanza delle ghiandole surrenali, sia per la regolazione dell’attività dell’intero organismo, sia per regolare la conservazione della vitalità essenziale della persona e le funzioni generative. Una stretta relazione esiste fra le surreni, la funzione sessuale, le gonadi e la stessa placenta, queste ghiandole forniscono gli enzimi necessari alla sintesi degli ormoni steroidei, che hanno tutti come base un precursore comune, il colesterolo, da cui, per trasformazione, si producono i glucocorticoidi, i mineralcorticoidi e gli ormoni attivi nelle funzioni sessuali.

In generale, la parte corticale delle surrenali agisce nei più importanti processi organici e metabolici, per l’utilizzo, l’accumulo e la conservazione di vari elementi, come le proteine e i grassi, interviene nella secrezione di ormoni maschili e femminili, nel mantenimento dell’equilibrio idrico e minerale, nella produzione di sostanze chimiche determinanti per la capacità di reazione dell’organismo allo stress, alle tensioni psicologiche, alle fatiche, alle situazioni traumatiche, ecc. Si può ben dire che nella sede dei lombi, nella cinta della “vita” retta da Venere, sia presente la funzione intelligente che regola l’energia vitale disponibile dell’uomo, che dispone della sua adeguata conservazione in tutte le espressioni del vivente. La escissione totale delle ghiandole surrenali comporta l’arresto della vita, mentre la compromissione in grado diverso delle surreni genera disturbi, patologie e menomazioni di diversa natura.

Una nuova branca della medicina, la psiconeuroendocrinoimmunologia (P.N.E.I.), che costituisce una riduzione al solo piano biologico e materiale delle relazioni esistenti fra le facoltà dell’anima, gli spiriti vitali, gli umori e i sistemi e i piani funzionali del corpo, e perciò esclude la dimensione soprasensibile e sovrannaturale dell’integralità della costituzione dell’uomo vivente, evidenzia l’importanza fondamentale costituita dall’asse ipotalamo-ipofisi-surreni, e il ruolo primario svolto dalle surreni nella gestione dei principali elementi legati alla vitalità essenziale dell’uomo. All’asse ghiandolare citato fa capo la facoltà vegetativa dell’anima, la quale presiede alla conservazione della vita animale del corpo e regola tutta la fisiologia, in funzione del mantenimento della migliore costituzione vitale.

Sul sistema che gestisce la disponibilità della vitalità incombe sempre lo stress. Stress è termine che deriva dal latino stringere, e indica uno stato di “strettezza vitale”, di oppressione, di pregiudicazione della vita, a seguito del quale la facoltà vegetativa reagisce in maniera blanda, o in modo più accentuato o estremo, per difendere la sopravvivenza del soggetto e ristabilire il dominio sui fattori che pregiudicano, opprimono, “stringono”, stressano la vita. Qualsiasi fattore che altera la fisiologica funzionalità organica costituzionale, a far principio dai livelli superiori della costituzione psichica o morale del soggetto, può essere considerato un fattore di stress. L’organismo psico-vitale-umorale-corporeo (P.V.U.C.), è sottoposto a stress quando un’agente improprio minaccia, anche solo lievemente, la sua sopravvivenza, la sua conservazione nell’esistenza. In senso lato situazioni elementari di stress sono sempre presenti nel dispiegamento esistenziale dell’uomo carnale, queste sono connesse al processo di costante adattamento del sistema P. V. U. C. all’ambiente, alle circostanze, alle relazioni, ecc.Ghiandole surrenali e stressDunque un certo stato di stress “fisiologico” è inevitabile, in quanto funzionale al mantenimento del tono generale del soggetto vivente. Lo stress patologico invece dovrebbe essere evitato, specialmente se prolungato o sviluppato nella sua intensità estrema, in quanto l’organismo, nel suo complesso, patisce un progressivo indebolimento vitale, fino alla sua degenerazione e morte. In senso schematico, noi possiamo avere stress psichici, morali, sociali, ambientali, nervosi, fisici, infettivi, ormonali, ecc. I diversi stress sono variabili per qualità, quantità, intensità, durata, ripetitività, ecc. e vengono affrontati in base al tipo di costituzione vitale-temperamentale dell’uomo e al suo stato neuro-psichico-morale e spirituale.

Il sistema surrenalico connesso all’attività neurovegetativa, o a quella nervosa centrale, è al centro di tutte le reazioni allo stress, su di esso si somatizzano le diverse risposte concrete, a livello corporeo, ai fattori stressanti.

Così, a seconda dell’intervento della parte midollare o di quella corticale, vengono mobilitate energie e sostanze che servono per ripristinare lo stato di equilibrio costituzionale del vivente, sia nel suo dinamismo cinetico, sia nella sua strutturazione statica. Il dispendio vitale ordinario è recuperato dal fisiologico sistema di vita, incluso il regolare riposo, ma se lo stress supera la capacità di recupero e le energie vitali non sono ripristinate, lo stress patologico viene a predominare sul “destress”. In tal modo si produce il progressivo depauperamento delle riserve organiche e minerali, in generale del funzionamento delle surrenali, parallelamente si assiste ad una progressiva alterazione neurovegetativa, con ripercussioni sul sistema immunitario, sul sistema nervoso centrale, e quindi anche sul tono e sull’equilibrio psichico e morale dell’intera persona.

Lo stress produce un vero e proprio “logorio” di tutto il complesso vivente, che coinvolge le funzioni neuro-psichiche e quelle corporee più grossolane. Quando la persona è sotto stress, la facoltà vegetativa, e l’anima vitale nel suo complesso, “lottano” perché sia conservato lo stato di equilibrio costituzionale, talora la lotta avviene in modo evidente, più spesso in modo occulto. Questa lotta richiede l’impiego di elementi concreti e porta al degrado della costituzione vitale per mantenere l’assetto funzionale e la vita stessa.

In rapporto alle varie fasi di reazione, fu H. Selye, già nel 1936, a dimostrare che l’organismo utilizza gli ormoni della corteccia surrenale per combattere i diversi tipi di stress, ma in diversi casi specifici subentra anche la parte midollare delle surrenali. Quando lo stress supera la soglia della risposta fisiologica ordinaria, il sistema surrenale e vegetativo di reazione dà luogo ad una serie straordinaria di mutamenti, volti alla difesa del vivente, i quali possono essere raggruppati in una “sindrome generale di adattamento” (S.G.A.). La sindrome è il quadro dei moti reattivi che si  sviluppano secondo tre fasi che possiamo considerare precedute da due fasi non pericolose.

Le due prime fasi sono rispettivamente: la fase di reazione fisiologica allo stress ordinario, implicito nell’esistenza fisica e psichica; la fase di reazione fisiologica alternata a reazioni prodromiche dovute allo stress straordinario, che non produce mutamenti straordinari alla fisiologia, perché non oltrepassa la soglia di pericolosità, né perdura per un tempo eccessivo. Oltre questa fase, lo stress si fa pericoloso per l’equilibrio conservativo della costituzione vitale dell’uomo, perciò si entra nelle tre fasi specifiche della sindrome generale di adattamento.

La prima fase della S.G.A. è comunemente definita di “allarme”, o anche di “lotta-fuga”. In questa fase si ha uno stress “acuto”, che si produce nella reiterazione di picchi di superamento della soglia di resistenza della persona e dà luogo alla mobilitazione intensa del sistema neurovegetativo simpatico, oltre all’attuazione di vari stimoli nervosi surrenalici, finalizzati alla produzione di adrenalina e noradrenalina. Lo stress acuto è caratteristico delle persone iperattive, che appaiono “drogate” di catecolamine, in quanto sono sempre sovrastimolate dal loro carattere all’attività, alla conquista, al predominio, alla lotta, ecc. Lo stato di stress acuto si presenta però anche nel tipo opposto, passivo, sottoposto a costanti “minacce” e “pericoli”, tanto che permane in uno stato di ansia costante e acuta, che si accentua in particolari fasi di choc.

Nella fase di allarme i segnali nervosi che si producono nella corteccia cerebrale vengono mediati da specifici neuro trasmettitori e agiscono sull’ipotalamo, il quale a sua volta invia comandi al sistema nervoso-simpatico, in particolare all’ortosimpatico, la cui funzione è volta a “far fronte”, a differenza del parasimpatico che è volto a “far riserva”. Il segnale ipotalamico giunge anche alla parte midollare delle surreni, che ha carattere ortomimetico, entrambe le linee interessate fanno ricorso alla adrenalina e creano una sindrome generale di adattamento di “urgenza”. Per far fronte alla situazione, si mobilitano diverse risorse al fine di produrre una risposta fisica immediata al “pericolo”: le pupille si dilatano, le pulsazioni e la forza del battito cardiaco aumentano per convogliare più sangue alle parti necessitanti, la pressione arteriosa sale, si produce vasocostrizione periferica e conseguente freddo alle estremità, il sangue sottratto alla pelle e agli organi interni è convogliato al cuore e ai polmoni, inoltre si concentra nei muscoli e nel cervello, ciò avviene in concomitanza con la liberazione del glicogeno epatico, per favorire una disponibilità immediata del glucosio, così la glicemia si alza rapidamente.

Al quadro descritto si aggiungono altri elementi: il ritmo respiratorio aumenta, viene pompato più ossigeno e viene data più vitalità al cuore, al cervello, ai muscoli, il sangue si arricchisce, si produce una sudorazione che elimina i composti tossici prodotti interiormente dalla fase di allarme ed abbassa la temperatura generale che tende ad innalzarsi. Le funzioni digerenti, che non sono urgenti per la sopravvivenza, tendono ad arrestarsi, le secrezioni gastriche si abbassano fino a bloccarsi, tutti i processi intestinali volgono alla stasi. In ultima istanza, l’azione ipotalamica della ghiandola ipofisi, attraverso l’ormone adrenocorticotropo (ACTH), comanda la parte corticale delle surrenali, la quale interviene su cortisolo e endorfine e per regolare le riserve di grassi e proteine, al fine di ridurle in glucosio, ma allo stesso tempo agisce in senso immunodepressivo, in senso sclerosante, demineralizzante e debilitante generale.

Lo stress acuto non è durevole, ma può essere ripetitivo, oltre alle reazioni organico-vegetative presenta una serie di reazioni psicologiche e morali acute che vanno dalla irritabilità alla collera violenta, dall’ansia all’angoscia profonda, oltre ad espressioni di contrasto, conflitto, lotta, spinte fino alla fuga o all’aggressione. Inoltre nello stress acuto si sperimenta una evidente fatica-stanchezza, già parzialmente menomante. Nel corso delle 6-48 ore seguenti la reazione di allarme, si abbassa la temperatura corporea, il corpo va verso la ipotermia generale, inoltre si perde massa e tono muscolare, effetti complementari allo stimolo originale.Ghiandole surrenali e stress

Le ghiandole surrenali, che sono al centro del processo di reazione allo stress, a seguito del perdurare dello stato di “allarme” si rimpiccioliscono, per la liberazione massiccia di steroidei, di cui il principale è il cortisone, e dei vari mediatori chimici, allo scopo di preservare la costituzione vitale del soggetto.

Se l’esposizione a fattori di stress si ripete e permane, aumentando di intensità, già dopo 48 ore l’organismo entra nella seconda fase della S.G.A., quella di “resistenza”, o se si vuole di “adattamento”. In questa fase si ha una remissione dei sintomi della fase acuta di allarme e le funzioni generali ritornano ad una normalità apparente, le ghiandole surrenali ricevono uno stimolo persistente dall’ipotalamo, l’ACTH si produce in grandi quantità, il tessuto delle ghiandole si gonfia di ormoni e si tende. La fase di resistenza corrisponde allo stress cronico, nel quale l’organismo deve sviluppare capacità di adattamento straordinarie per sopravvivere. L’uomo “sopporta”, “incassa”, la tensione permanente si stabilisce, il volto appare contratto e teso, o, nel caso di condizione contraria, espanso, gonfio, tirato, la postura tende a divenire ipostenica con forme di prostrazione-resistenza. Questi due quadri si stabiliscono sia nei temperamenti caldi, caratterizzati da un eretismo cronico di tutte le funzioni con iperortosimpaticotonia stabile e disposizione aggressiva, sia nei temperamenti freddi, che tendono alla disposizione protettiva, limitativa e silenziosa.

La reazione di resistenza-adattamento produce una situazione di lotta-fuga cronica, la facoltà vegetativa, per fare fronte alla situazione, dà luogo ad una mobilitazione profonda delle sostanze nutritive basilari, e, se queste non sono sufficienti intacca le riserve costituzionali essenziali del corpo. I glucorticoidi surrenalici mobilitano i depositi di proteine e grassi, in modo che l’organismo fruisca di energie temporanee anche dopo l’utilizzo del glucosio, il cui esaurimento determina un’alterazione dell’appetito e un desiderio accentuato per i cibi energetici di sapore dolce; i mineralcorticoidi trattengono il sodio per conservare la pressione sanguigna elevata. Nello stato di resistenza-adattamento, la persona sembra “tonica”, in “salute”, ma in realtà è tesa, eccitata, gonfia, sembra che stia per “scoppiare”, sia in senso implosivo che in senso esplosivo. Il soggetto è sempre in bilico fra le reazioni aggressive e quelle depressive, può alternare fra l’ira o il pianto, il sistema nervoso cerebrale e quello vegetativo sono coinvolti, il sistema ghiandolare è in condizione di sforzo esuberante e persistente.

L’utilizzo delle sostanze nervine, tossiche e eccitanti, come il caffè e il tabacco, o delle sostanze tossiche sedative come il cacao, si fa dipendenza e diviene un habitus permanente. Il sistema nervoso in generale accusa particolari alterazioni, come ad esempio: squilibri ghiandolari, distonie neurovegetative, disturbi del sonno e della libido, crisi emotive e nervose, squilibri funzionali psicosomatici e generali. La sollecitazione surrenalica, specie della parte corticale, o addirittura della parte midollare, determina logoramento della struttura del loro parenchima e quindi della loro funzione, una certa compromissione delle ghiandole si presenta e se non si compie un’adeguata igiene di recupero e se non si ripristina la loro funzionalità, le surrenali si intaccano. S’installa così la sindrome da fatica cronica, oltre ad un quadro generale di immunità debole da cui deriva una ridotta resistenza alle infezioni, con produzione di allergie, malattie autoimmuni e tendenza alla cancerogenesi.

Il passaggio alla terza fase della sindrome generale di adattamento può essere graduale o brusco, con cedimento rapido, ciò dipende dalla costituzione vitale essenziale della persona. L’apparente benessere, che nasconde un funzionamento al di sopra della misura del soggetto, sostenuto da sostanze tossiche eccitanti, si trasforma in malessere generale, profondo e diffuso. In questo modo si raggiunge la fase di “esaurimento” della S.G.A.. Concretamente le ghiandole surrenali si presentano ridotte, “spremute”, “rinsecchite”, povere di ormoni, dunque sono in uno stato di lesione da logoramento, che tende alla atrofia più o meno profonda.

La sindrome da fatica cronica si stabilisce profondamente, si fa sempre più grave, invalidante e assume la forma della fatica degenerativa, le funzioni vitali generali rallentano sempre più, sia quelle nervose, sia quelle neurovegetative, sia quelle organiche, con tutte le conseguenze che ne derivano. Una complessiva tendenza al collasso di alcune ghiandole, o di alcuni organi specifici, o dell’intero organismo, incombe. Lo stress persistente, prolungato, intenso, sforza gravemente molti apparati e sistemi, il cuore, la circolazione, le surrenali, il sistema vegetativo, il sistema immunitario, ciò determina palese atonia e tendenza al crollo parziale o generale.

Nella fase di esaurimento, o in quella terminale di cedimento, le risorse vitali e psichiche residuali del soggetto non consentono più di fare fronte allo stress, perciò il soggetto “crolla”, “cede”, “non ne può più”. Le tendenze alla lotta, o alla fuga, prima del collasso finale, possono farsi estreme, l’espressione del viso del soggetto in questo stato si presenta o molto contratta e segnata, o espansa e cadente in senso flaccido, allo stesso modo è caratterizzata tutta la figura del corpo. Nella fase terminale della S.G.A. si presentano l’atrofia e la sclerosi nel volto e in tutta la struttura fisica, oltre a segni di invecchiamento profondo e di senescenza accentuata. Lo stesso si può dire della postura, che cede o collassa, inoltre presenta parti del corpo spossate o con masse cadenti e rilassate o in recessione atrofica.

Due delle cause principali del collasso generale sono la perdita di ioni potassio e l’esaurimento dei glucocorticoidi surrenalici come il cortisone. Tutte le cellule del corpo quando perdono potassio si degradano e degenerano, quando i glucocorticoidi si esauriscono s’istalla la ipoglicemia e le cellule, non ricevendo più glucosio e metaboliti sufficienti, collassano. Si determina così una profonda debolezza, una mancanza estrema di energia, anche se ci si alimenta, riuscendo a digerire sempre meno gli alimenti, la fatica si fa profonda, viscerale e coinvolge tutto l’essere vivente dall’interno. In generale la capacità di recupero si riduce estremamente, il movimento e la circolazione rallentano, tutte le funzioni diventano più pesanti e difficoltose, gli arti inferiori si rendono deboli e alterati, come i lombi, si evidenziano inoltre un netto rallentamento metabolico, una depressione energetica, un freddo intenso che raggiunge l’interno del corpo, un bisogno di prolungato e persistente riposo, una spinta al ritiro, alla fuga, all’elusione della folla, dei rumori, delle luci intense, della stimolazione dei sensi.

La persona nello stato di esaurimento evita ogni problematica, ogni pensierosità e preoccupazione, rifugge l’impegno, specialmente i contrasti e i conflitti, fugge queste situazioni perché le sente distruttive, insopportabili. A livello psichico osserva inoltre una tendenza alla depressione, alla tristezza, al ritiro, alla produzione di idee nere, all’ipersensibilità nervosa, alle lacrime facili. Il quadro generale della S.G.A. che esprime esaurimento, a livello fisico interessa vari sistemi con segni di atrofia, displasia, sclerosi, immunodeficienza grave, tumorazione, carcinogenesi, in generale l’organismo presenta una tendenza a condizioni patologiche degenerative.Ghiandole surrenali e stressLa fase finale di reazione si stabilisce dopo “l’adattamento”, dove la situazione generale appare “normale”, ma in realtà la persona si trova in uno stato subdolo, la reazione allo stress lo inganna, il soggetto si sente addirittura “bene”, specie quando interagisce con il fattore stressante, perché gli produce una massiccia liberazione di ormoni, che inducono euforia ed “ebbrezza”, come una droga, ma danno “dipendenza” e relativa “assuefazione”. L’organismo durante l’adattamento ricerca paradossalmente e di continuo il fattore stressante, perché in assenza di esso tende a collassare, il fattore stressante è divenuto “stimolante”, nell’incoscienza il soggetto si “frusta” per andare avanti, ma non ha le sostanze per reagire così si logora internamente in modo profondo, nel silenzio, “stordito” dalla eccitazione anomala, che produce persino “crisi di astinenza”. Uno svuotamento organico-minerale accentuato porta la situazione all’esaurimento e prepara il crollo finale.

Il processo descritto in sintesi vuole evidenziare l’importanza delle ghiandole surrenali nella gestione viscerale delle energie cinetiche acquisite dall’uomo per lo svolgimento delle sue funzioni vitali, e la loro relazione con la disposizione delle energie statiche essenziali, ereditate alla nascita, che fanno capo alla costituzione psico-vitale-umorale-corporale.

Lo stato di vitalità generale dipende perciò sia dalla costituzione natale del soggetto, sia dalla disposizione delle energie acquisite; nella “gestione della vita” le ghiandole surrenali hanno un ruolo primario, perciò la loro corretta conservazione in salute garantisce la funzionalità vitale ottimale della persona, in accordo con la misura della sua potenzialità natale naturale, ciò consente uno sviluppo dell’esistenza secondo misura, che non viene compromessa da una vita intemperante condotta contro natura.

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  7. Erboristeria Arcobaleno: Jiao Energy: la sinergia adattogena
  8. Erboristeria Arcobaleno: Adattogeni naturali contro lo stress
  9. Erboristeria Arcobaleno: L-Teanina: la calma lucida del tè verde


L’ostrea edulis è un “frutto di mare” assai noto sin dalla remota antichità, per le proprietà salutari eccellenti che presenta. Per le sue caratteristiche l’ostrica ha una stretta relazione con il potere e la funzione venerea, che è generatrice di vita e di potenza. A Roma le ostriche erano molto diffuse, i Romani della fine della Repubblica, e specie quelli dell’Impero, le consumavano frequentemente.

In generale le ostriche danno abbondanza di umore vitale, tono generativo e renale, energia e vivacità. Per la sua forza, consistenza, funzione e contenuto, l’Ostrica (Cassostrea Gigas) può essere considerata utile per la normale fisiologia renale e surrenale, nel suo mollusco è presente una serie estremamente ricca di sostanze vitali essenziali che rendono la polpa di ostrica, l’integratore di nutrienti naturali, nella forma più bilanciata e disponibile, più completo. Per questo motivo, l’ostrica è tradizionalmente considerata utile nei casi di deperimento causato dallo stress.Polpa essiccata di ostricaPer le sue proprietà è utile:
o In tutte le forme di stress nelle sue tre fasi.
o In particolare nei casi di fatica generale, o nella fatica fisica, sessuale, sportiva, nervosa
o Nei casi di impotenza e nell’astenia sessuale, o per migliorare il funzionamento prostatico.
o Nella demineralizzazione, nella decalcificazione, nell’osteoporosi, nella osteomalacia, nell’artrosi e nella senescenza ossea.
o Nel reumatismo cronico e degenerativo, nella promozione della formazione del tessuto osseo cartilagineo.
o Nei casi di anemia, dimagrimento, nella regolarizzazione metabolica, nelle diete squilibrate, nel deperimento organico e nella disintossicazione da metalli pesanti.
o Per adolescenti, donne in gravidanze e anziani.
o Per i convalescenti, per coloro che hanno bisogno di ricostituire le loro riserve vitali.
o Per le persone indebolite, deperite, inappetenti.
o Per le persone depresse, tristi, melanconiche.
o Per la ricostituzione del sistema nervoso e per evitare la degenerazione senile delle funzioni nervose, della memoria, dell’attenzione, della concentrazione.

L’inositolo fa parte della categoria dei polioli, come ad esempio il sorbitolo e lo xilitolo, ma a differenza di queste molecole, il suo potere edulcorante è trascurabile. L’inositolo si trova in molti alimenti, in particolare nei cereali, nelle noci, nella frutta specialmente in meloni ed arance.

Esistono nove conformazioni, detti isomeri, di inositolo (scyllo-, chiro-, muco-, neo-, allo-, epi-, cis-) ma è il myo-inositolo (MI) la forma più importante presente in natura. MI è classificato come un componente del complesso delle vitamine B: viene infatti identificato come vitamina B7, ma in realtà è considerata una non-vitamina, in quanto siamo in grado di sintetizzarla.

Per il nostro organismo l’inositolo ha un fondamentale ruolo come secondo messaggero: queste molecole permettono la trasmissione o la regolazione di processi biochimici all’interno della cellula.

In particolare MI è deputato, a livello ovarico e nei processi insulino-dipendenti, alla regolazione dell’uptake di glucosio, ovvero ne regola i bisogni metabolici nei tessuti e la disponibilità.

L’inositolo trova ampio utilizzo in moltissimi campi come ad esempio la sindrome metabolica (MS), la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), in problemi legati alla regolazione del glucosio come il diabete gestazionale (GD) e il diabete mellito tipo 2 (T2DM) oltre a problemi di fertilità.

Inositolo e benessereSindrome metabolica (MS)

La sindrome metabolica è una patologia che riguarda soggetti ipertesi, sovrappeso, ipercolesterolemici e con problemi glicemici.
L’inositolo, grazie al suo ruolo di secondo messaggero, può dimostrarsi un valido supporto. Infatti, recenti studi hanno evidenziato come una somministrazione giornaliera di 2g di MI abbiano ridotto l’insulino-resistenza, migliorando quindi la gestione cellulare di glucosio. Al termine dello studio il 20% del campione non rientrava più nei criteri diagnostici della MS1.

MI è anche noto nella letteratura scientifica per il suo effetto lipotropo, cioè può essere di supporto nella mobilitazione dei depositi di grassi in eccesso nel fegato. In questo modo può favorire la salute del fegato e limitarne l’eccessivo stress.

Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e fertilità

PCOS è il disordine endocrino più diffuso fra le donne in età riproduttiva2 e riguarda un complesso di squilibri ormonali che possono portare a un’ampia varietà di sintomi, ma sono state individuate tre condizioni caratterizzanti:
1. Anovulazione, con assenza o presenza dolorosa di mestruazione
2. Eccesso di ormoni androgeni, che può manifestarsi con acne, irsutismo o disturbi dell’umore
3. Presenza di cisti ovariche, che sono sacche ripiene di liquidi o solidi che si formano in corrispondenza delle ovaie.

Non è chiara l’origine di questo disturbo, si pensa possa essere un insieme di fattori genetici e ambientali.

Nelle donne in cui è stato diagnosticata PCOS sono stati spesso riscontrati bassi livelli di MI: da ciò si può dedurre che una somministrazione può rivelarsi utile. Infatti è stato anche ipotizzato che una delle cause di PCOS possa essere uno squilibrio del metabolismo di MI: in PCOS è stato riscontrato uno squilibrio tra MI e di D-chiro-inositolo (DCI)4-5, presentando un eccesso di DCI, coinvolto nei processi che portano alla sintesi di ormoni androgeni.

Inositolo e acido alfa-lipoico: un equilibrio naturale per la fertilità e il benessere ormonale

Negli ultimi anni, l’inositolo — e in particolare la sua forma più attiva, il myo-inositolo (MI) — ha attirato sempre più attenzione per i suoi effetti benefici sull’equilibrio ormonale femminile.
Questa sostanza, naturalmente presente nel nostro organismo e in alcuni alimenti come frutta, cereali integrali e legumi, svolge un ruolo chiave nel metabolismo cellulare e nella regolazione degli ormoni riproduttivi.

Diversi studi hanno evidenziato che il myo-inositolo contribuisce a regolarizzare il ciclo mestruale grazie alla sua azione sul controllo dell’ormone follicolo-stimolante (FSH), favorendo così un corretto sviluppo dei follicoli ovarici e una migliore ovulazione. Questo lo rende particolarmente utile in caso di sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), una condizione che può provocare cicli irregolari, difficoltà di concepimento e squilibri metabolici.

Quando lo stile di vita fa la differenza

L’efficacia dell’inositolo, tuttavia, non si esaurisce nel solo ambito ormonale.
È ormai noto che alimentazione e stile di vita influenzano fortemente la comparsa e la gestione della PCOS e della sindrome metabolica (MS), due disturbi spesso interconnessi.
Una dieta equilibrata, un buon ritmo sonno-veglia e una regolare attività fisica possono potenziare gli effetti positivi dell’integrazione con myo-inositolo, contribuendo al miglioramento della sensibilità insulinica e al mantenimento del peso corporeo.

L’associazione con acido alfa-lipoico: un aiuto per la sensibilità insulinica

Per potenziare gli effetti dell’inositolo, alcuni ricercatori hanno sperimentato la sua combinazione con l’acido alfa-lipoico (ALA), un potente antiossidante naturale.
L’ALA è conosciuto per la sua capacità di migliorare l’utilizzo del glucosio e di favorire la risposta insulinica, un aspetto fondamentale nelle donne con PCOS che presentano spesso insulino-resistenza.

In uno studio clinico condotto per dodici settimane, l’assunzione quotidiana di 1 grammo di myo-inositolo e 400 mg di acido alfa-lipoico ha portato a un miglioramento della sensibilità insulinica e del metabolismo dei carboidrati.
Questi risultati suggeriscono che la combinazione dei due composti può rappresentare un supporto naturale e sinergico nel riequilibrare la funzionalità ovarica e il metabolismo.

Benefici anche per la fertilità maschile

Interessante è anche l’uso del myo-inositolo in campo maschile.
Ricerche recenti indicano che questa sostanza può migliorare la qualità del liquido seminale, favorendo la motilità e la vitalità degli spermatozoi.
Il myo-inositolo, infatti, agisce come regolatore del metabolismo energetico delle cellule spermatiche, contribuendo a migliorare la fertilità maschile in modo naturale, senza effetti collaterali.

Diabete

L’inositolo, in particolare MI, regola l’uptake di glucosio quindi si può dimostrare molto utile in caso di alterazioni glicemiche. In alcuni casi di diabete gestazionale (GD), condizione caratterizzata da valori di glicemia oltre la norma che si verificano durante la gravidanza in donne che non erano diabetiche, la somministrazione di MI può essere di utile per regolare l’omeostasi del glucosio7.

Il diabete mellito tipo 2 (T2DM) è una condizione causata tipicamente da insulino-resistenza. Alcuni isomeri di inositolo, in particolare MI, mostrano un effetto regolatorio del glucosio in condizioni di insulino-resistenza, anche se non ci sono ad oggi molte evidenze che mostrino una effettiva efficacia.
Recentemente è stato condotto uno studio della durata di tre mesi in cui al campione selezionato sono stati somministrati MI e acido folico (1g e 800mcg/ die): al termine della sperimentazione si è riscontrata una significativa riduzione del glucosio ematico. Questo risultato mostra che l’utilizzo dell’inositolo può essere una strategia efficace e sicura per migliorare il controllo glicemico nei soggetti effetti da T2DM8.

Sistema nervoso

L’inositolo, in particolare MI, è anche conosciuto per il suo ruolo a livello del sistema nervoso: infatti, è un intermediario nella formazione di importanti neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale, come la serotonina, sostanza coinvolta nella regolazione dell’umore.

Negli anni sono stati condotti diversi studi sulle applicazioni di MI per sfruttare queste sue importanti funzioni nel campo del benessere. Alcune evidenze scientifiche mostrano come spesso in stati depressivi9 vengano riscontrati disordini nel metabolismo di MI10.
Per migliorare le conoscenze in questi campi sono stati svolti numerosi studi utilizzando alti dosaggi di MI per verificare se questa sostanza possa essere realmente di sostegno in caso di persone soggette a depressione o attacchi di panico. I risultati ottenuti mostrano come MI abbia un complessivo effetto positivo, riducendo la severità e la frequenza degli episodi negativi12.

Queste evidenze scientifiche mostrano che MI potrebbe essere maggiormente utilizzato in questi campi così delicati anche per via della sua origine naturale e della sua ottima tollerabilità da parte del nostro organismo.

L’inositolo è oggetto di oltre 39 087 publicazioni scientifiche.

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Bibliografia

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