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La L-teanina è diventata una delle sostanze più discusse nel mondo del benessere mentale e della nutrizione funzionale. Presente naturalmente nel tè verde, questa molecola è spesso associata a uno stato mentale molto particolare: rilassato ma vigile, lucido ma non agitato.

Cos’è la L-teanina e dove si trova

La L-teanina è un amminoacido non proteico presente quasi esclusivamente nelle foglie della pianta del tè, la Camellia sinensis. A differenza della caffeina (spesso chiamata “teina” nel contesto del tè), la teanina non è uno stimolante. Al contrario, modula l’attività cerebrale in modo più sottile, contribuendo a uno stato di equilibrio tra attivazione e rilassamento.

Una tazza di tè verde contiene in genere tra 20 e 50 mg di teanina, quantità relativamente basse rispetto ai dosaggi utilizzati negli studi.

Le proprietà della teanina sono note ormai da alcuni anni: la teanina esibisce ottime proprietà rilassanti, un miglioramento della qualità del sonno, della concentrazione, dell’apprendimento e dei sintomi ansiosi stress-indotti. Nonostante l’EFSA si sia pronunciata nel 2011 non confermando, all’epoca, il nesso causale tra l’assunzione e i benefici, numerosi lavori più attuali stanno consolidando queste attività biologiche in vivo e sull’uomo.

Effetti sul cervello: cosa succede davvero

Uno degli aspetti più interessanti della teanina è la sua capacità di attraversare la barriera emato-encefalica, raggiungendo direttamente il cervello.

Qui sembra influenzare diversi sistemi neurochimici:

  • aumento dell’attività del GABA (neurotrasmettitore rilassante)
  • modulazione di dopamina e serotonina
  • promozione delle onde alfa cerebrali

Le onde alfa (8–13 Hz) sono tipiche di uno stato mentale in cui si è svegli ma profondamente rilassati—una condizione spesso associata a meditazione, creatività e concentrazione fluida.

Rilassamento senza sedazione

Il beneficio più solido e coerente emerso dagli studi è la capacità della teanina di favorire il rilassamento senza indurre sonnolenza. Questo la distingue da molti ansiolitici o sedativi: non “spegne” il cervello, ma ne riduce il rumore di fondo. È probabilmente questo il motivo per cui il tè verde produce una sensazione così diversa rispetto al caffè: meno picchi, più stabilità mentale.

Diversi studi suggeriscono che la teanina possa migliorare:

  • attenzione sostenuta
  • velocità di elaborazione
  • precisione nei compiti cognitivi

L’effetto è particolarmente evidente quando combinata con la caffeina. Questa sinergia sembra ridurre l’irrequietezza tipica della caffeina, mantenendone però i benefici cognitivi.

Stress, ansia e qualità del sonno

Le evidenze cliniche, pur non definitive, indicano che la teanina può:

  • ridurre i sintomi legati allo stress
  • migliorare la qualità del sonno
  • diminuire l’ansia in soggetti predisposti

Uno studio controllato ha osservato miglioramenti nella qualità del sonno e nella funzione cognitiva dopo 4 settimane di integrazione.

Cosa dice davvero la ricerca clinica sulla L-teanina

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi studi sugli effetti della L-teanina, molti dei quali suggeriscono un potenziale ruolo nel supporto del benessere mentale e cognitivo. Tuttavia, è importante distinguere tra risultati promettenti e prove consolidate.

In letteratura emergono alcune aree di interesse ricorrenti:

  • possibile miglioramento dei sintomi di ansia e depressione
  • riduzione dello stress in soggetti con affaticamento mentale
  • miglioramento della qualità del sonno
  • supporto alle funzioni cognitive, in particolare attenzione e fluidità mentale
  • potenziale beneficio in condizioni neurologiche (ancora in fase preliminare)
  • effetti più marcati quando associata ad altre sostanze naturali come magnolia o melissa

Va però sottolineato che molte di queste evidenze derivano da studi con campioni ridotti o contesti sperimentali, quindi non possono essere considerate definitive.

Uno studio chiave: il trial clinico di Hidese

L-Teanina: la calma lucida del tè verde

Uno degli studi più citati è quello condotto in Giappone da Shinsuke Hidese, che ha valutato il potenziale nutraceutico della L-teanina in soggetti adulti sani.

Si tratta di uno studio:

  • randomizzato
  • in doppio cieco
  • controllato con placebo

La durata è stata di 4 settimane e ha coinvolto 30 partecipanti.

L’obiettivo era capire se la teanina potesse ridurre lo stress quotidiano e migliorare alcune funzioni cognitive.

Per valutare i risultati sono state utilizzate scale standardizzate a livello internazionale, tra cui:

  • Self-Rating Depression Scale
  • State-Trait Anxiety Inventory
  • Pittsburgh Sleep Quality Index

I risultati: cosa è emerso

Dopo il periodo di integrazione, i dati hanno mostrato alcuni effetti interessanti:

  • riduzione dei sintomi legati allo stress
  • miglioramento della qualità del sonno
  • aumento delle performance cognitive

In particolare:

  • è migliorata la fluidità verbale
  • si è osservato un incremento della funzione esecutiva
  • i partecipanti hanno mostrato maggiore scioltezza nell’espressione linguistica

Questi risultati suggeriscono un effetto positivo sulla cosiddetta “chiarezza mentale”, più che un semplice effetto calmante.

Effetti metabolici: un’ipotesi interessante

Alcuni studi sperimentali hanno esplorato anche un possibile ruolo della teanina nel metabolismo.

In particolare, si ipotizza che possa:

  • ridurre l’assorbimento intestinale di glucosio
  • limitare l’assorbimento dei lipidi

In teoria, questo potrebbe tradursi in:

  • minore accumulo di grasso corporeo
  • miglior controllo metabolico

L-teanina e difese immunitarie: un aiuto possibile

Ultimamente  la ricerca ha iniziato a esplorare anche un altro ambito di azione della Teanina: il suo possibile ruolo nel supporto al sistema immunitario.

L’idea di fondo è affascinante. La teanina, oltre ad agire sul cervello, potrebbe influenzare anche alcune componenti delle difese dell’organismo, in particolare i linfociti T gamma-delta, cellule coinvolte nella risposta immunitaria più immediata. Queste cellule sono tra le prime a entrare in azione quando l’organismo entra in contatto con virus o batteri, contribuendo a riconoscere rapidamente gli agenti patogeni.

Secondo alcune ipotesi, la teanina sarebbe in grado di potenziare l’attività di queste cellule, rendendo la risposta immunitaria più pronta ed efficace. È un meccanismo plausibile, ma ancora in fase di studio.

Va poi considerato un aspetto importante: la teanina non agisce mai completamente da sola. Nel tè verde, infatti, lavora in sinergia con altri composti bioattivi, come le catechine, presenti nella Camellia sinensis. È proprio questa combinazione che potrebbe contribuire a sostenere le difese immunitarie, soprattutto nei periodi più stressanti o durante i cambi di stagione.

Alcuni studi clinici hanno osservato risultati interessanti. In particolare, ricerche condotte su gruppi di persone esposte a stress o a rischio di infezioni hanno mostrato una riduzione degli episodi di influenza e raffreddore quando venivano assunte teanina e altre sostanze correlate, come la L-cistina. In totale, tre studi su 376 partecipanti hanno evidenziato un effetto protettivo rispetto al placebo.

Integratore alimentare a base di teanina

La l-teanina è disponibile anche sotto forma di integratore alimentare, in capsule o compresse. Questi integratori sono spesso utilizzati per ottenere i benefici della teanina in dosi concentrate, senza dover quindi consumare grandi quantità di tè. Sono utilizzati per promuovere uno stato di rilassamento senza causare sonnolenza, anche se possono comunque contribuire a migliorare la qualità del sonno e ridurre l’irrequietezza notturna. Possono essere utilizzati in combinazione con la caffeina per ottenere i benefici di entrambe le sostanze, ma è sempre importante ricordare che potrebbero interagire con alcuni farmaci e, perciò, consultare il proprio medico prima di prevederne l’ assunzione.

La posologia di teanina utile per ridurre ansia e stress è di 200-400 mg al giorno. Il trattamento è considerato sicuro fino a 10 settimane consecutive.

Non dimenticare di scegliere sempre un prodotto di alta qualità, affidabile e che possa garantire purezza, efficacia e sicurezza. Non superare mai la dose consigliata e, per qualsiasi domanda o dubbio, rivolgiti al tuo medico.

Possibili controindicazioni della teanina

La l-teanina è generalmente considerata sicura, quando assunta nelle dosi raccomandate. Come qualsiasi altra sostanza o integratore, però, è importante essere a conoscenza delle possibili controindicazioni, in modo da fare la giusta prevenzione.

Per via dei suoi effetti rilassanti, potrebbe potenziare gli effetti dei farmaci antipertensivi, abbassando ulteriormente la pressione sanguigna. Inoltre, potrebbe avere un effetto additivo con sedativi o ansiolitici, potenziando la loro azione e causando eccessiva sensazione di sonno.

Per quanto riguarda la gravidanza, non ci sono sufficienti studi sulla sicurezza della l-teanina durante questo periodo. Per precauzione, è consigliabile consultare il proprio medico e chiedere il suo parere prima di integrarla nella propria alimentazione.

L-teanina in LUCYD

L-Teanina: la calma lucida del tè verde

Nel prodotto Lucyd sostegno mentale, la L-teanina è uno degli ingredienti centrali e viene fornita con un dosaggio di 180 mg al giorno (2 capsule). Si tratta di una quantità significativa, vicina a quella utilizzata in molti studi clinici.

All’interno della formula, la teanina ha una funzione ben precisa: ridurre l’attivazione mentale e favorire uno stato di calma lucida.

Non è un sedativo e non agisce come un ansiolitico farmacologico. Il suo effetto è più sottile:

  • attenua la tensione nervosa
  • migliora la qualità dell’attenzione
  • favorisce uno stato mentale più stabile

È proprio questo equilibrio—rilassamento senza sonnolenza—che la rende particolarmente adatta a integratori come Lucyd.

Come agisce nel cervello

La L-teanina è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e influenzare alcuni sistemi neurochimici.

In particolare:

  • contribuisce ad aumentare l’attività del GABA, neurotrasmettitore legato al rilassamento
  • modula dopamina e serotonina
  • favorisce la comparsa delle onde alfa, associate a uno stato di calma vigile

Il risultato è una riduzione del “rumore mentale”, senza perdita di lucidità.

La sinergia con gli altri ingredienti

Uno degli aspetti più importanti è che la teanina non lavora da sola. In Lucyd sostegno mentale è combinata con:

  • Griffonia (fonte di 5-HTP → serotonina)
  • GABA
  • Zafferano
  • Withania (ashwagandha)

La logica è chiara:

  • la teanina “calma”
  • il 5-HTP “stabilizza l’umore”
  • il GABA “rafforza il rilassamento”
  • le piante adattogene modulano lo stress

Questo tipo di formulazione punta a un effetto più completo rispetto alla singola sostanza.

Conclusione 

La L-teanina è una sostanza interessante, con un profilo unico: non stimola e non seda, ma modula. Il suo effetto principale non è quello di “fare di più”, ma di far funzionare meglio ciò che già c’è, riducendo il rumore mentale e migliorando la qualità della risposta allo stress.

Le evidenze più solide riguardano rilassamento, concentrazione e qualità del sonno. Altri ambiti—come sistema immunitario, metabolismo o oncologia—restano promettenti ma ancora in fase di studio.

All’interno di integratori come Lucyd sostegno mentale, la teanina trova una collocazione coerente, contribuendo a un effetto complessivo di equilibrio mentale. Tuttavia, non è una soluzione miracolosa né un sostituto di trattamenti medici.

Il suo vero valore sta nella finezza dell’azione: un supporto discreto ma concreto, utile soprattutto in una quotidianità sempre più caratterizzata da stress, sovraccarico cognitivo e difficoltà di concentrazione.

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Bibliografia

  1. Shen M et al. L-theanine ameliorate depressive-like behavior in a chronic unpredictable mild stress rat model via modulating the monoamine levels in limbic-cortical-striatalpallidal-thalamic circuit related brain regions. Phytother Res, 2018
  2. Nobre, A. C., Rao, A., & Owen, G. N. (2008). L-theanine, a natural constituent in tea, and its effect on mental state. Asia Pacific journal of clinical nutrition, 17 Suppl 1, 167–168.
  3. Everett, D. Gunathilake, L. Dufficy, P. Roach, J. Thomas, D. Upton, N. Naumovski, Theanine consumption, stress and anxiety in human clinical trials: A systematic review, Journal of Nutrition & Intermediary Metabolism, Volume 4, 2016, Pages 41-42.
  4. Gomez-Ramirez M, The Deployment of Intersensory Selective Attention: A High-density Electrical Mapping Study of the Effects of Theanine, in Clin Neuropharmacol, vol. 30, n. 1, pp. 25-38
  5. Nathan P, Lu K, Gray M, Oliver C, The neuropharmacology of L-theanine(N-ethyl-L-glutamine): a possible neuroprotective and cognitive enhancing agent, in J Herb Pharmacother, vol. 6, n. 2, 2006, pp. 21-30.
  6. Juneja L.R., Chu D.C., Okubo T., Nagato Y., Yokogoshi H. (1999) – L-theanine: a unique amino acid of green tea and its relaxation effect in humans. Trends in Food Science & Technology 10, pagg. 199-204
  7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21040626/
  8. Hidese S, Ogawa S, Ota M, et al. Effects of L-Theanine Administration on Stress-Related Symptoms and Cognitive Functions in Healthy Adults: A Randomized Controlled Trial. Nutrients. 2019.
  9. Effetti delle catechine del tè verde e della teanina sulla prevenzione dell’infezione influenzale tra gli operatori sanitari: uno studio randomizzato controllato (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3049752/)
  10. Effetti dell’integrazione di L-cistina e L -teanina sul raffreddore comune: uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3275984/)
  11. Green tea drinking and risk of pancreatic cancer: A large-scale, population-based case–control study in urban Shanghai (https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1877782112001130?via%3Dihub)

 

 

Mysa è un soffice tappetino rivestito di speciali punte che, sfruttando le innumerevoli proprietà terapeutiche dell’agopressione cutanea e della reflessologia, ti può aiutare ad alleviare: stress, tensioni muscolari a collo, spalle e schiena, problemi del sonno, problemi circolatori, spossatezza, mancanza di energia, tensioni nella zona cervicale e lombare…Molti si sdraiano per qualche minuto sul tappetino chiodato Mysa semplicemente per regalarsi piacevolissimi attimi di relax, per sciogliere tensioni mentali e fisiche, e per dedicarsi per un po’ solo a se’ stessi…

Secondo i dettami dell’ Agopressione Cutanea, le punte di materiale rigorosamente atossico ed anallergico, a contatto della schiena nuda, già dopo pochi minuti stimolerebbero il sistema nervoso ( agiscono quindi come stimolatori con azione propriocettiva, ovvero stimolante del sistema neuro-motorio) inviando impulsi a livello spinale, fino al cervello, attivando la produzione di endorfina e di ossitocina.

Le endorfine sono chiamate anche “l’ormone della felicità”, in quanto bloccano gli impulsi del dolore producendo un senso di benessere. (diminuzione di dolori muscolari, al collo, cervicale ed alle articolazioni)
L’ossitocina è invece ” l’ormone dell’amore e della serenità”, in quanto regala un diffuso senso di tranquillità, nonché leggera sonnolenza ( contro stress, spossatezza e problemi nell’ addormentarsi)

Altri effetti da molti riscontrati sono lo e stimolo della circolazione sanguigna e linfatica, con relativo maggiore rifornimento di ossigeno ai muscoli ed agli organi. (problemi circolatori, cellulite, etc.).

MYSA SEMPRE CON TE
SE STAI CON MYSA, STAI BENE!

 

Cosa accade quando ci si sdraia sul tappetino Mysa

15 minuti: L’effetto di ago-pressione cutanea delle punte sul corpo stimola il rilascio di ossitocina ed endorfina.

20 – 30 minuti: I livelli di stress nel corpo diminuiscono, il sonno viene conciliato, si sciolgono le tensioni di mente e corpo, inoltre migliora la circolazione sanguigna ed il sistema linfatico.

Oltre i 45 minuti: Effetto Analgesico: A questo punto si potrebbero iniziare a riscontrare benefici di tipo analgesico, tipici dell’acupressione. Molti avvertono già un sollievo dal dolore, il metabolismo aumenta, e già le infiammazioni potrebbero iniziare a diminuire.

Un successo semplicemente impressionante tra gli utilizzatori, solo ora si tenta di spiegare scientificamente.

Cerchiamo ora di spiegare cosa c’è dietro agli effetti benefici che migliaia di appassionati hanno riscontrato nell’utilizzo dei nostri materassini e cuscini Mysa.

Tutto e’ iniziato circa sei anni fa’, dalla “riscoperta” del tappetino per agopressione come era stato concepito decenni addietro dal Russo Ivan Kuznetzov, seguito dalla creazione di una versione “Svedese”, con nuovi materiali e nuovo design delle punte.

Ed ecco poi l’evoluzione finale, con i nuovi Tappetini chiodati Mysa, che ne ha ottimizzato i benefici tramite un esclusivo design delle punte, una scelta oculata dei materiali, nuove forme, e l’abbinamento con altre terapie naturali, per dinamizzarne i benefici, rispetto agli altri modelli ormai “fermi” alla versione del 2006.

Risultato: un successo ancora più strepitoso, che ha stimolato un enorme interesse da parte degli operatori del settore, dai medici agli esperti in terapie naturali. Diverse scuole e cliniche stanno finalmente cercando di dare una spiegazione di carattere medico / scientifico al fenomeno mondiale “Spikemat”. Dopo spiegazioni che vanno dal placebo, ad un potente “Gate Effect”, allo stimolo dei meridiani, fino ai benefici tipici della Reflessologia, ora alcune cliniche, Università autorevoli ed Importanti ricercatori ne stanno cercando di capire le cause, ed in questo periodo stanno finalmente uscendo i primi studi indipendenti e test universitari.

Bisogna comunque premettere che chi è esperto di Riflessologia, Digitopressione, Agopuntura, Agopressione, o di tutte le altre terapie alternative simili a queste, non appena vede un articolo Mysa, dimostra spesso di capirne i benefici, e poterne comprendere le potenzialità, in modo immediato, e quasi “ovvio”, nella sua semplicità

Per maggiori informazioni visita anche la pagina APPARATO ARTICOLARE o QUI

Lattanza di pesce

La Lattanza di pesce ha il più alto contenuto di fosforo fra gli alimenti organici. Il fosforo organico della lattanza si trova in uno stato particolarmente assimilabile e attivo, interviene così efficacemente nella fisiologia delle funzioni nervose e psichiche, dell’attenzione, della concentrazione ed in modo particolare della memoria. In quanto composta di particolari acidi grassi polinsaturi, assai ricchi anche di DNA, oltre che di fosforo e proteine, la lattanza opera nella rigenerazione del tessuto cerebrale.

 

In linea con l’azione di rivitalizzazione, volta alla restaurazione delle funzioni vitali attraverso elementi naturali che concentrano l’essenza della vita e hanno un’origine marina, presentiamo la lattanza di pesce. La lattanza, o latte di pesce, è costituita da sperma di pesce maschio, che si presenta sotto forma di una sostanza colloidale molle e bianca, che assomiglia a del latte cagliato. Generalmente la lattanza è di aringa  o di carpa o di altri pesci, ma la migliore lattanza è di merluzzo bianco (Gadus morhua).

La lattanza di pesce presenta una concentrazione organica e bilanciata di aminoacidi essenziali coordinati a diversi oligoelementi fondamentali e vitamine, di cui le principali sono del gruppo B. Ma specialmente la lattanza ha il più alto contenuto di fosforo fra gli alimenti organici, in rapporto alla massa, ne contiene dal 7 al 10%.

Il fosforo organico della lattanza si trova in uno stato particolarmente assimilabile e attivo, interviene così efficacemente nei processi di ossificazione, ma specialmente è fondamentale per le funzioni nervose, migliora l’attenzione, la concentrazione e in modo particolare la memoria.

In quanto composta di particolari acidi grassi polinsaturi, assai ricchi anche di DNA,  oltre che di fosforo e proteine, la lattanza opera nella rigenerazione del tessuto cerebrale e, più in generale, rigenera i tessuti che vanno incontro a degenerazione,  rimuove le cellule morte e indirettamente agisce sulla pelle e sulla distensione delle rughe, infine fornisce una specifica rivitalizzazione delle principali funzioni nervose e psichiche.

Può essere utile una integrazione di lattanza di pesce:

– Per sostenere l’equilibrio delle funzioni nervose, la concentrazione,

l’attenzione, e specialmente la memoria.

– Per risolvere i disturbi del sonno.

– Per migliorare le funzioni nervose in generale, o per sostenerle in periodi di stress o fatiche specifiche.

– Per la preparazione e il sostegno in caso di esami scolastici.

– Per recuperare stati di degenerazione nervosa, problemi di senescenza, problemi di memoria, confusione mentale, sclerosi, demenza senile,  morbo di Alzheimer.

– Per fare fronte ai processi di invecchiamento nervoso.

– Per favorire la buona costituzione ossea.

– Per consentire una rigenerazione cellulare generale.

– Per intervenire in situazione di ridotta fecondità o in casi di sterilità maschile e femminile.

Bibliografia
Gentile, H., L’integrazione alimentare rivitalizzante, 2011.
Hoareau, D., Nutrithérapie marine, Parigi, 2009.
Secondé, J.-C., Les aliments de la mer: Se soigner, rajeunir, mieux vivre, Parigi, 2006.

 

L’ostrea edulis è un “frutto di mare” assai noto fin dalla remota antichità, sia per la capacità  di produrre perle, sia per le proprietà salutari eccellenti che presenta. Per Omero,  la perla è una costituzione di origine divina, una sfera di luce manifestata nell’essenza del frutto abissale marino. Per le sue caratteristiche l’ostrica ha una stretta relazione con il  potere e la funzione venerea, che è generatrice di vita e di potenza.

A Roma le ostriche erano molto diffuse, i romani della fine della Repubblica, e specie quelli  dell’Impero, le consumavano frequentemente, inoltre divennero abili coltivatori e approfonditi  intenditori di tutte le varietà, giungendo a distinguere le caratteristiche delle ostriche  delle varie località marine.

Plinio, nella sua opera enciclopedica, dà ampia descrizione dei tipi di ostriche. Secondo Plinio (H.N. XXXII, 21), la ostrea, che deriva il suo nome dal greco ostreum o ostreon,  ovvero il nicchio degli animali testacei, termine connesso a osteon, osso craniale, copertura  ossea testacea che ha relazione con il cranio, deve avere la palma della mensa, in quanto guarisce molti malanni, come ulcere, catarri, febbri, infiammazioni della pelle e eruzioni.

In generale le ostriche danno abbondanza di umore vitale, umidità e freschezza, tono generativo e renale, energia e vivacità.
Per la forma bivalve e per il mollusco simile all’organo genitale femminile venereo, secondo la scienza delle analogie e delle corrispondenze le ostriche vennero associate al potenziamento delle funzioni sessuali e generative.

Stress e Polpa d'OstricaNel periodo medioevale, a causa di queste caratteristiche, non vennero particolarmente promosse, ma nel Rinascimento, con la restituzione della medicina antica, si approfondirono le ampie virtù delle ostriche, le quali venivano ancora mangiate prevalentemente cotte e in modo molto minore crude. L’esame medico approfondito portò, fra il XVI e il XVIII secolo, a promuovere l’uso delle ostriche fresche per attingere pienamente alle loro qualità nutritive e medicamentose.

Dal Settecento, grazie anche alla descrizione e alla promozione fatta da Giacomo Casanova, l’ostrica venne indicata sempre più come alimento “afrodisiaco”, ancora una volta le virtù veneree e l’azione sulle funzioni essenziali della vitalità e della generazione vengono messe in risalto.

Con lo sviluppo della scienza biochimica analitica, fra l’Ottocento e il Novecento, viene messo in luce che le ostriche hanno un altissimo contenuto di zinco, sostanza che accentua in maniera sensibile la funzionalità degli ormoni sessuali e del testosterone, perciò agisce sulla salute degli apparati riproduttivi maschili e femminili, sulla fertilità di entrambi i sessi, sulla funzionalità degli organi sessuali e del coito.

Il mollusco dell’ostrica non contiene solamente lo zinco, ma è una vera e propria miniera di sostanze vitali, di proporzioni, qualità e specificità tali da costituire una vera e propria panacea per l’intero sistema organico, osseo e nervoso.


 

L’Hericium erinaceus è un fungo medicinale molto raro e pregiato con forma similare a una folta barba, gradevole al gusto e in possesso di notevoli proprietà benefiche per l’appartato digerente e il sistema nervoso.

In Cina e Giappone Hericium erinaceus è noto da diversi secoli grazie al suo impiego in Medicina Tradizionale Cinese (MTC) mentre è solamente in anni molto recenti che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica.

Tra le sostanze di spicco contenute nel fungo troviamo polisaccaridi, in particolare gli α- e i β-glucani, e terpenoidi, di cui le erinacine e gli ericenoni sono i composti che hanno attirato il maggior interesse e soggette alla ricerca farmacologica. Questi diterpenoidi sono lipofili (solubili nei grassi) e sono attivi a livello nervoso, grazie alla loro capacità di attraversare la barriera ematoencefalica, e stimolare la sintesi del Fattore di Crescita Nervoso (NGF)[1], prevedendo che l’Hericium abbia potenziali effetti sulle funzioni del cervello e sul sistema nervoso autonomo.

Tra le erinacine, si sono dimostrate particolarmente attive l’erinacina A, in grado di stimolare in vitro la sintesi di NGF e di catecolamine a livello del sistema nervoso centrale in topi da laboratorio[2], e l’erinacina E, capace di agire come agonista dei recettori K per gli oppioidi[3]. Sostanze che agiscono come agonisti dei recettori K producono effetti analgesici e sono utili per il controllo della depressione, dell’ansia e dello stress[4].

Questa attività specifica è stata confermata da diverse ricerche, ma uno in particolare si è dimostrato interessante: nel 2010 è stato condotto uno studio su un gruppo di trenta femmine che sono state assegnate casualmente al gruppo a cui è stato somministrato l’Hericium erinaceus (HE) o al gruppo placebo, per una durata totale di 4 settimane.

“Concentrazione”, “irritabilità”” e “ansia” tendevano ad essere inferiori nel grippo HE rispetto al gruppo placebo. Questi risultati hanno messo in evidenza come l’assunzione del fungo Hericium sia potenzialmente in grado di ridurre la depressione e l’ansia, suggerendo inoltre un meccanismo diverso dall’azione di stimolazione della sintesi di NGF da parte del fungo[5].

Hericium in caso di Tensione Nervosa e Irritabilità

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  7. Erboristeria Arcobaleno: Perché i funghi medicinali funzionano?
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Fonti Bibliografiche

  1. Hirokazu Kawagishi; Atsushi Shimada; Ryoko Shirai; Kenji Okamoto; Fumihiro Ojima; Hideki Sakamoto; Yukio Ishiguro; Shoei Furukawa (1994). “Erinacines A, B and C, strong stimulators of nerve growth factor (NGF)-synthesis, from the mycelia of Hericium erinaceum”. Tetrahedron Letters. 35 (10): 1569–1572. doi:10.1016/S0040-4039(00)76760-8.
  2. Shimboa M, Kawagishib H, Yokogoshi H. Erinacine A increases catecholamine and nerve growth factor content in the central nervous system of rats. Nutr Res. 2005;25:617–623. doi: 10.1016/j.nutres.2005.06.001.
  3. Saito T, Aoki F, Hirai H, et al. (November 1998). “Erinacine E as a kappa opioid receptor agonist and its new analogs from a basidiomycete, Hericium ramosum”. The Journal of Antibiotics. 51 (11): 983–90. PMID 9918390. doi:10.7164/antibiotics.51.983
  4. Land BB, Bruchas MR, Lemos JC, Xu M, Melief EJ, Chavkin C (January 2008). “The dysphoric component of stress is encoded by activation of the dynorphin kappa-opioid system”. The Journal of Neuroscience. 28 (2): 407–14. PMC 2612708 Freely accessible. PMID 18184783. doi:10.1523/JNEUROSCI.4458-07.2008
  5. Nagano M, Shimizu K, Kondo R, Hayashi C, Sato D, Kitagawa K, Ohnuki K. Reduction of depression and anxiety by 4 weeks Hericium erinaceus intake. Biomed Res. 2010 Aug;31(4):231-7.


L’Hericium erinaceus (Criniera di Leone o Yamabushitake) è un fungo che cresce su alberi molto vecchi, morenti o morti a foglia larga. È consumata come alimento in Giappone e in Cina, non presenta effetti nocivi e sono stati ampiamente documentati diversi effetti terapeutici come l’attività antiossidante[1], l’attività ipolipemizzante[2], l’attività emoagglutinante[3], l’attività antimicrobica[4] l’attività anti-cancerogena[5] e modulazione dello stress del reticolo endoplasmatico (ER)[6,7].

Le Erinacine (A-I), il principale agente attivo isolato dal micelio di coltura dell’Hericium, sono una miscela di composti diterpenoidi (appartenenti ai terpenoidi) che possiede proprietà biologiche attraverso una variegata stimolazione del fattore di crescita nervoso, il “nerve growth factor” (NGF)[8 ,9 ,10].

L’NGF è particolarmente presente a livello della corteccia frontale, dell’ippocampo, dell’ipotalamo e nel midollo spinale; la sua sintesi è regolata da molecole endogene, quali gli ormoni tiroidei, i corticosteroidi, i neuropeptidi e le citochine[11,12,13].

Nel Sistema Nervoso Centrale (SNC), il NGF esercita un’azione trofica sui neuroni colinergici[14] e lo spettro di azione di questa molecola non è limitato a specifiche classi neuronali centrali e periferiche, ma è esteso anche a cellule appartenenti al sistema immuno-emopoietico e, in situazioni fisiologiche, è sostenuto da cambiamenti neuroendocrini[15,16,17].

È importante notare che la somministrazione orale di erinacine A sembra prevenire la demenza legata all’età, aumentando il livello di NGF nel locus coeruleus e nell’ippocampo, ma non nella corteccia cerebrale, secondo quanto verificatosi in ratti di laboratorio trattati con questa miscela[18 ,19].

L’ictus è la quarta principale causa di morte e la prima di disabilità a lungo termine in tutto il mondo[20]. L’Insulto ischemico produce eccessivi radicali liberi che poi causano eccessivo stress nel reticolo endoplasmatico (ER), fenomeno che è stato collegato all’apoptosi cellulare, e questo evento, quindi, indurrebbe la morte cellulare per apoptosi nei neuroni[21]. Inoltre, la neurotossicità mediata dai radicali liberi può far si che si verifichi l’apoptosi delle cellule neuronali e questa conclusione trova conferma dal fatto che il danno ischemico è ridotta dopo l’induzione della formazione di antiossidanti endogeni[22]. Così, un ruolo fondamentale degli antiossidanti è quello di svolgere un’importante azione neuro protettiva; il danno ischemico è causato da una serie di eventi che coinvolgono lo svuotamento di energia e la morte cellulare e questi sono mediati da vari fattori intermedi, compreso un processo eccitatorio eccessivo, che provoca la formazione di radicali liberi a livello extracellulare, e uno stato infiammatorio[23].

In conclusione, l’Hericium erinaceus offre effetti neuroprotettivi dopo il danno cerebrale ischemico e ha la capacità di ridurre il danno dei radicali liberi. Tutto questo può essere messo in relazione allo stress del reticolo endoplasmatico. Inoltre, inibisce l’infiammazione riducendo l’induzione di iNOS e la produzione di nitrotirosina, un prodotto della nitrazione della tirosina mediata da specie reattive come l’anione perossinitrito e il biossido di azoto. Si è rilevato in alcune condizioni patologiche ed è considerato come marker di stress ossidativo dipendente da NO (monossido di azoto). Lo fa attraverso l’inattivazione di p38/MAPK, proteine chinasi sensibili allo stimolo da stress che sono coinvolte nella differenziazione cellulare, nell’apoptosi e nell’autofagia, e la riduzione dei livelli proteici di CHOP. Dopo tutto quanto appena detto, possiamo sostenere che l’erinacine A, estratta dal fungo Hericium, può essere un promettente agente che favorisce la neuroprotezione e quindi può ridurre il danno ischemico cerebrale.

Azione Neuroprotettiva dell'Hericium erinaceus

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FONTI BIBLIOGRAFICHE
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9. Kawagishia H., Shimadaa A., Shiraia R., Okamotob K., Ojimab F., Sakamotob H., Ishigurob Y., Furukawac S. Erinacines A, B and C, strong stimulators of nerve growth factor (NGF)-synthesis, from the mycelia of Hericium erinaceum. Tetrahedron Lett. 1994;35:1569–1572. doi: 10.1016/S0040-4039(00)76760-8.
10. Lee E.W., Shizuki K., Hosokawa S., Suzuki M., Suganuma H., Inakuma T., Li J., Ohnishi-Kameyama M., Nagata T., Furukawa S., et al. Two novel diterpenoids, erinacines H and I from the mycelia of Hericium erinaceum. Biosci. Biotechnol. Biochem. 2000;64:2402–2405. doi: 10.1271/bbb.64.2402.
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L’Hericium erinaceus è un fungo raro e pregiato, appartenente alla classe dei basidiomiceti, utilizzato da molti secoli nella medicina tradizionale cinese per il suo valore medicinale.

Nome scientifico: Hericium erinaceus. Si trova in tutto l’emisfero nord, in Europa, Oriente asiatico e Nordamerica. Predilige gli alberi di latifoglie morti o morenti come la quercia, il noce e il faggio. Ha un diametro che varia dai 5 ai 20 centimetri. Ha filamenti simili a ghiaccioli che pendono da una base di consistenza gommosa. È un fungo tanto culinario quanto medicinale, che fa pensare al sapore dei frutti di mare.

STORIA

L’Hericium erinaceus si trova in tutto l’emisfero nord, in Europa, Oriente asiatico e Nordamerica. Lo strano aspetto ultraterreno del fungo ha ispirato molti dei suoi estimatori a conferirgli nomi insoliti: Criniera di Leone, Fungo della Scimmia, Testa di Scimmia, Testa d’Orso, Testa di Maiale, Barba Bianca, Barba di Vecchio, Barba del Porcospino, Ponpon Blanc (perché l’Hericium erinaceus è di colore bianco o avorio). In Giappone il fungo è noto principalmente con il nome Yamabushitake. In Cina si chiama Shishigashira, che significa “testa di leone”, e Houtou, che vuole dire “scimmietta”. In alcuni saggi l’Hericium erinaceusviene erroneamente chiamato Hericium erinaceum.

È un fungo tanto culinario quanto medicinale. Ad alcuni fa pensare al sapore dei frutti di mare, del granchio o dell’aragosta. Ha una consistenza gommosa simile a quella dei calamari. La coltivazione a scopo commerciale di Hericium erinaceus è iniziata molto di recente. Fino a due decenni fa era considerato un raro tesoro della foresta, ma ormai si trova nei menù dei ristoranti più esclusivi.

LA LEGGENDA DELL’HERICIUM

In Giappone è noto principalmente con il nome di Yamabushitake. Gli Yamabushitake, letteralmente “coloro che dormono sui monti”, sono i monaci eremiti della setta Shugendo del buddhismo ascetico. Si presume che l’Hericium erinaceus somigli al suzugake, la giacca ritualmente indossata da quei monaci. In giapponese take significa “fungo”. Nella medicina tradizionale cinese, l’Hericium erinaceus viene prescritto per disturbi di stomaco, ulcere e problemi gastrointestinali. In Cina si vende un estratto in polvere ricavato da questo fungo. In Nordamerica, i nativi americani usavano l’Hericium erinaceus come antiemorragico, e lo applicavano essiccato in polvere su tagli e graffi per fermare il sanguinamento. Il fungo si trovava comunemente nella sacca dei rimedi medicinali dei nativi.

Le tecniche di coltivazione per questo fungo sono state sviluppate in California, nella contea di Sonoma, grazie al micologo Malcolm Clark. Nel 1980 un collega lo informò di aver visto un’insolita infruttescenza di Hericium erinaceussu un albero a Glen Ellen, un’ottantina di chilometri a nord di San Francisco. Si accampò per tre giorni sul sito e studiò a fondo il fungo. Clark annotò le proprie osservazioni relative all’esposizione solare, alla luce e all’umidità. Lo misurò. Una volta trascorsi tre giorni, lo colse e lo portò in laboratorio, iniziando una coltura con le spore Hericium erinaceus. Riuscì a far fruttificare il fungo in laboratorio, rispettando scrupolosamente i dati raccolti, e lo portò in un famoso ristorante di San Francisco. Lo chef non appena vide il fungo esclamò “Ah, un Ponpon Blanc!”. A quel punto Clark depositò il nome e ora i Ponpon Blanc si trovano in molti rinomati ristoranti.

CARATTERISTICHE GENERALI

Fungo raro considerato una prelibatezza anche se un po’ coriaceo. È una specie lignicola e si sviluppa preferibilmente su alberi di quercia ancora vivi, oppure su faggio, noce, platani e altre latifoglie. Prospera sul tronco ad una altezza di circa 3-4 metri. L’ambiente preferito è prettamente mediterraneo, è un fungo parassita e ha una forma da tondeggiante ad ovale, un corpo circondato da morbidi aculei lunghi 2-3 cm. Il corpo fruttifero si presenta come l’unione di masse compatte da cui pendono verso il basso gli aculei, addossati gli uni agli altri ordinatamente, carnosi, pruinosi, elastici, lunghi circa 2-3 cm. Il corpo fruttifero può anche ricordare una coperta di ghiaccio. Può raggiungere un diametro di 30 cm di dimensioni ed un peso di circa 2 kg. La carne è bianca, crema o leggermente rossastra. Spesso per staccarlo è necessaria una lama molto affilata.

COMPONENTI GENERALI DELL’HERICIUM

L’Hericium erinaceus contiene pregiate sostanze biovitali. Sono presenti 8 aminoacidi essenziali, più altri 11 non essenziali. Si sono individuati elevati contenuti di potassio, fosfati ed altri elementi traccia quali: zinco, ferro, calcio, selenio, germanio. Tra questi, il germanio possiede importanti proprietà di protezione da agenti inquinanti. Sono contenute anche vitamine del gruppo B e provitamine del gruppo D.

SOSTANZE BIOATTIVE

L’Hericium erinaceus contiene:

  • Polisaccaridi
  • Acidi grassi (Y-A-2)
  • Fenoli (ericenoni A e B)
  • Ericenoni C, D, E, F, G e H
  • Il micelio contiene un gruppo di diterpeni chiamati erinacine
  • Vitamine del gruppo B (B1, B2, B3)
  • Provitamine del gruppo D (vitamina D2 e vitamina D3)
  • Minerali quali: zinco, ferro, calcio, selenio, germanio

STUDI SCENTIFICI

La scienza occidentale ha avviato lo studio dell’Hericium erinaceus da pochissimi anni. Sebbene per molti secoli il fungo sia stato parte integrante dell’alimentazione giapponese e cinese e le sue proprietà medicinali siano ben note, gli scienziati hanno appena cominciato a osservarlo. In un recente articolo apparso nell’International Journal of Medicinal Mushrooms, il dottor Takashi Mizuno dell’Università di Shizuoka, in Giappone, ha osservato a proposito dell’Hericium erinaceus varie possibili azioni su sintomatologie a livello del sistema gastro-enterico.

FONTI

  1. Stefania Cazzavillan (2011) – FUNGHI MEDICINALI, dalla tradizione alla scienza – NUOVA IPSA EDITORE
  2. Ivo Bianchi (2008) – MICOTERAPIA – NUOVA IPSA EDITORE
  3. Georges M. Halpern – I FUNGHI CHE GUARISCONO – EDIZIONI IL PUNTO D’INCONTRO
  4. Ivo Bianchi (2013) – Il Fungo dell’Immortalità – MOS MAIORUM EDIZIONI

CONVALIDAZIONI SCIENTIFICHE

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https://www.erboristeriarcobaleno.it/micoterapia-linea-tedesca/

La microalga del lago Klamath (nome scientifico: Aphanizomenon Flos Aquae var. Ralph …) fa parte della grande famiglia delle microalghe verdi-azzurre che sono la prima forma di vita del pianeta e la base di tutta la catena alimentare. 

Tutte le popolazioni del passato hanno fatto uso delle verdi-azzurre come fonte di nutrizione superiore. Gli Aztechi riservavano la Spirulina selvatica a nobili e guerrieri, considerandolo un cibo divino. Oggi, l’unica microalga commestibile a crescere selvatica in un ambiente vulcanico pressoché incontaminato è la microalga Klamath.La microalga Klamath , raccolta con la massima cura e sottoposta a numerosi controlli di qualità, è essiccata con l’esclusivo metodo Refractance Window ® (v. Refractance Window ®) che ne preserva i nutrienti da 2 a 30 volte più degli altri metodi, quali liofilizzazione e spray-drying.

Attorno a questa straordinaria microalga selvatica e primordiale, la ditta NUTRIGEA, nostra fornitrice, ha costruito una linea di prodotti fitonutrizionali che traggono la loro straordinaria efficacia anche dagli altri nutrienti primordiali fondamentali: i batteri probiotici di origine umana, come l’esclusivo Acidophilus DDS1, e gli enzimi ad ampio spettro di origine fungina.

Esse sono dei procarioti (cianobatteri), organismi primordiali monocellulari.

A differenza dei microrganismi eterotrofi, non necessitano di complessi mezzi di coltura ed utilizzano l’energia luminosa per organicare il carbonio. La crescita di questi fototrofi combina il processo fotosintetico, tipico delle piante superiori, con le caratteristiche delle fermentazioni microbiche: alti tassi di moltiplicazione e sviluppo in coltura liquida, generalmente vengono coltivati utilizzando la luce solare come fonte d’energia e la CO2 come fonte di carbonio.

Le acque del lago Klamath, dove esse crescono, situato tra le montagne del centro-sud dell’Oregon, forniscono, infatti, un habitat ideale per tale alga. Quando l’acqua defluisce dal Crater Lake, passa sopra e sotto gli svariati strati delle Cascade Mountains raccogliendo innumerevoli importanti minerali inorganici che verranno potenzialmente incorporati dalle alghe verdi-azzurre del lago Klamath.

Il lago Klamath è poco profondo, con una media di appena 35 piedi, il che significa che si scalda molto velocemente, grazie anche alla sua posizione nel sud dell’Oregon che lo espone ad una certa quantità di luce solare, il che fornisce l’habitat ideale per la fotosintesi. Le alghe fioriscono da milioni di anni nel lago Klamath, immerse in condizioni nutritive, minerali e di luce solare ideali. Di grande importanza è il fatto che il lago Klamath è assolutamente esente da insetticidi, antiparassitari, erbicidi, fungicidi, diossine, D.D.T. e composti chimici in genere, al contrario della maggior parte dei terreni che non risultano esenti da questi inquinanti.Le microalghe verdi-azzurre del lago klamathLa Klamath di Nutrigea è certificata biologica dall’organizzazione USA OTCO.

La microalga Klamath possiede un profilo nutrizionale e una carica energetica assolutamente unici perchè contiene, in forma altamente assimilabile, oltre 100 nutrienti fondamentali per la nostra salute !

Oltre 60 minerali e oligoelementi indispensabili alla nostra salute!

Oltre ad essere la massima fonte di calcio, la Klamath contiene lo spettro completo di tutti i minerali traccia, essenziali alla salute e sempre più rari. Di particolare rilievo, i quantitativi del ferro (fino a 4 mg/gr, 100% del fabbisogno in 3 gr !); del vanadio (3 mcg/gr, 100% del fabbisogno in appena 3 gr !), minerale essenziale per il metabolismo insulinico e glicemico, necessario quindi anche per il metabolismo dei grassi; e del fluoro (7 mcg/gr, ovvero quasi il 100% del fabbisogno giornaliero in appena 2 gr), essenziale per la salute dei denti e delle ossa. 14 vitamine.

La Klamath contiene lo spettro completo delle vitamine. In particolare, oltre a fornire il 100% del fabbisogno di vitamina A in appena 3 gr., è un’eccellente fonte delle vitamine del gruppo B e garantisce oltre il 200% del fabbisogno di vitamina B12 , in forma assimilabile, in un solo grammo!

Inoltre, un solo grammo di Klamath fornisce circa il 100% del fabbisogno di vitamina K , essenziale non solo per la coagulazione del sangue ma, soprattutto, per la salute delle ossa e dei denti. 20 aminoacidi e oltre il 65% di proteine complete.

La Klamath è l’unico cibo che contiene tutti e venti gli aminoacidi. La proporzione dei suoi aminoacidi essenziali è tale da rendere le sue proteine notevolmente più assimilabili delle stesse proteine animali. Oltre a numerosi pigmenti antiossidanti, la Klamath ha un elevatissimo contenuto di betacarotene , perfettamente assimilabile e potenziato da ben altri 14 carotenoidi. La Klamath contiene anche quantità importanti di cantaxantina (il carotene più potente, assieme all’astaxantina) e piccole quantità di astaxantina, zeaxantina, luteine e licopene .

La Klamath è un’ottima fonte di Omega-3. Mentre Spirulina, Clorella, erbe di cereali, ecc., contengono Omega-6, il loro contenuto in Omega-3 è praticamente nullo. La Klamath ha una delle più alte concentrazioni di clorofilla, fino al 2% (20 mg/gr), di contro allo 0,3% dei supercibi verdi (erbe di cereali, ecc.).

Le Klamath contengono dai 60 al 65% dì proteine nobili contenenti 20 aminoacidi, inclusi tutti gli aminoacidi essenziali. In particolare, la proporzione degli aminoacidi essenziali è praticamente identica a quella ritenuta ottimale per il corpo umano, che le rende perfettamente assimilabili sotto il profilo proteico.

La Klamath contiene anche elevate quantità di aminoacidi liberi, cioè non legati in catena proteica, che l’organismo assimila con estrema facilità e che sono precursori dei neuropeptidi, i veri motori dell’attività cerebrale e neurologica generale. Assieme alla elevata quantità e qualità di acidi grassi essenziali, ciò le rende estremamente utili in tutte le patologie legate alla degenerazione del sistema neurologico (Alzheimer, sclerosi multipla, etc.).

Una volta ingerita, la clorofilla naturale ha dimostrato di possedere elevate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antitumorali.

La ricerca più recente ha evidenziato come la Klamath sia ricchissima di specifiche molecole, come ficocianine , feniletilammina e polisaccaridi immunostimolanti , dotate di elevate proprietà nutriterapiche.

“Vale oro quanto pesa” un detto che si addice perfettamente a questa preziosa spezia di origine persiana considerata da sempre “l’oro rosso dell’oriente” Utilizzato in Medio Oriente a scopo rituale, aromatico e medicale fin dagli albori della civiltà, con l’espansione dei Parsi prima e dei Mori poi, lo zafferano si è diffuso da una parte verso India, Tibet e Cina, dall’altra in tutto il bacino del Mediterraneo.

Apprezzato fin dall’antichità perla sua capacità di insaporire le vivande, è stato utilizzato per secoli dai maestri tintori per colorare di giallo le stoffe più preziose. Ha trovato inoltre un ampio impiego anche nella medicina tradizionale che lo utilizzava soprattutto per le sue proprietà stimolanti, afrodisiache, antidepressive, emmenagoghe e antispasmodiche.
Già usato nella Medicina Ayurvedica, lo zafferano ancor oggi occupa un posto importante nell’ambito della fitoterapia ufficiale; tra le monografie delle piante medicinali pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è presente infatti anche la monografia “Stigma Croci”, che descrive le caratteristiche, le proprietà biologiche e gli usi medicamentosi dello zafferano.

L’alto valore economico dello zafferano è dettato dalle modalità operative con cui si effettua la sua produzione. La spezia infatti è ottenuta dagli stimmi del fiore di Crocus sativus, una piccola pianta perenne della famiglia delle Iridacee incapace di generare semi fertili.

Tutte le operazioni colturali che riguardano la produzione dello zafferano vengono ancora oggi eseguite rigorosamente a mano, dalla messa a dimora dei bulbi, alla raccolta dei fiori, alla separazione degli stimmi. Quest’ultima fase è la più delicata perché i filamenti non presentano una colorazione omogenea; sono infatti di colore rosso solo nella parte che fuoriesce dal calice del fiore, che è quindi la più preziosa perché più ricca di sostanze funzionali, mentre nel resto della loro lunghezza sono bianchi nella porzione inserita nello stilo e gialli nella parte intermedia. La presenza o meno di queste parti poco funzionali nel raccolto determina la purezza e le proprietà della spezia.

Una volta raccolti, gli stimmi vengono sottoposti a un processo di essiccazione che ne garantisce la conservabilità; vengono poi confezionati e immessi sul mercato o come tali o sotto forma di polvere vermiglia. Per ricavare un chilo di zafferano bisogna raccogliere più di 150.000 fiori.

Usi tradizionali
In tempi antichi lo zafferano era considera¬to una vera panacea ed era impiegato nelle più svariate situazioni. I disturbi che venivano trattati con più frequenza sono: mestruazioni dolorose, lombalgia, dispepsia, spasmi bronchiali, asma, tosse, depressione ed eccitazione nervosa. Era molto considerato anche come afrodisiaco maschile mentre nelle donne, per la sua spiccata capacità di attivare la motilità uterina, veniva frequentemente utilizzato ad alte dosi come abortivo. Proprio per queste sue proprietà oggi se ne sconsiglia l’uso in gravidanza
Tra le applicazioni più curiose e interessanti viene ricordato l’uso in odontoiatria; lo zafferano infatti veniva impiegato come analgesico e sedativo in caso di problemi alle gengive e ai denti. Preparazioni a base di zafferano venivano anche utilizzate per frizionare le gengive dei bambini nel periodo della dentizione.
Mentre molti degli usi tradizionali sono oggi caduti in disuso, alcune delle attività biologiche svolte dallo zafferano hanno invece trovato conferma in vari studi scientifici, sperimentali e clinici, svolti negli ultimi anni.

Composizione chimica

Gli elementi chimici che conferiscono allo zafferano le sue specifiche qualità organolettiche sono: crocetina, crocina, picrocrocina e safranale.

Queste quattro molecole derivano tutte da un unico precursore, il carotenoide zeaxantina, dal quale derivano per degradazione enzimatica, a opera di una diossigenasi specifica.
La crocetina è un carotenoide abbastanza inusuale, caratterizzato da una catena di 20 atomi di carbonio e dalla presenza di due gruppi carbossilici, posizionati uno a ogni capo della catena.
Questi gruppi possono andare incontro a reazioni di esterificazione che nello zafferano coinvolgono in via preferenziale una particolare struttura zuccherina, il diglucoside p-D-genziobiosio; la reazione dà origine alla crocina, forma glicosilata idrosolubile della crocetina che determina il colore intenso tipico dello zafferano.

Concorrono a determinare il colore della spezia anche altri carotenoidi presenti negli stimmi del fiore come la 3-crocetina (monometilcrocetina), la y-crocetina (dimetilcrocetina), l’a-carotene, il 3-carote¬ne, il licopene e le stesse crocetina e zeaxantina.
Responsabile dell’odore caratteristico dello zafferano è invece il safranale, componente principale dell’olio essenziale, mentre il sapore amaro è dovuto alla presenza di picrocrocina, forma gliconica del safranale.
Nella spezia sono però presenti anche altri elementi chimici tra cui, alcaloidi, saponine e fitosteroli. Si ritrovano inoltre zuccheri, minerali, vitamine del gruppo B, in particolare vitamina Bl e B2, nonché composti volatili come a e 13-pinene ed eucaliptolo.
Uno zafferano di buona qualità dovrebbe contenere circa il 30% di crocina, tra il 5 e il 15% di picrocrocina e un 2,5% di composti volatili incluso il safranale.

Proprietà biologiche degli stimmi
La letteratura scientifica è ricca di lavori sperimentali dedicati allo studio delle proprietà biologiche dello zafferano e dei principi attivi che lo caratterizzano, tutti dotati di un profilo di attività piuttosto ampio.
Particolarmente ben documentati risultano essere gli effetti protettivi contro i danni indotti dai radicali liberi come pure le attività esercitate dallo zafferano a livello del Sistema nervoso centrale, in particolare gli effetti sul tono dell’umore.

Azione antiradicalica e citoprotettiva con¬tro lo stress ossidativo
La presenza nello zafferano di una grande quantità di carotenoidi dota la spezia di notevoli attività antiossidanti e antiradicaliche, proprietà documentata sperimentalmente sia in vitro che in vivo.

In vitro, sia l’estratto totale di zafferano che i suoi costituenti crocina, crocetina, dimetilcrocetina e safranale sono risultati in grado di neutralizzare il radicale DPPH.
L’attività antiradicalica dello zafferano e dei suoi costituenti è stata valutata in vitro anche come effetto citoprotettivo contro lo stress ossidativo, utilizzando per lo studio colture di cellule PC12 sottoposte a ipossia. La presenza di crocina nel mezzo di coltura proteggeva le cellule dal danno indotto dai radicali liberi che, se non controllati, possono anche provocare la morte cellulare.”

L’attività antiradicalica e citoprotettiva dello zafferano, della crocina e del safranale è stata confermata anche in vivo determinando in adeguati modelli sperimentali il livello di protezione contro il danno ossidativo indotto da ischemia o da sostanze genotossiche.
In base ai risultati ottenuti nelle varie sperimentazioni, si ritiene che gli effetti protettivi osservati siano dovuti alla capacità dello zafferano e dei suoi costituenti di preservare le difese antiossidanti, enzimatiche e non enzimatiche, naturalmente presenti nelle cellule.

Effetti sul Sistema nervoso centrale
Nella medicina tradizionale molte droghe naturali sono state utilizzate empiricamente per alleviare disturbi risultati poi dipendere da una disfunzione nell’attività del Sistema nervoso centrale.
Le proprietà antispasmodiche e sedative riconosciute da sempre agli stimmi di Crocus sativus hanno suscitato l’interesse dei ricercatori che hanno studiato a fondo il possibile meccanismo d’azione dei suoi costituenti.
I risultati ottenuti negli studi sperimentali indicano che i componenti dello zafferano agiscono sulle cellule cerebrali almeno a due livelli:
• proteggono le cellule neuronali con un meccanismo di tipo antiradicalico;
• agiscono sulla funzionalità dei neuro-trasmettitori con un meccanismo specifico.
Questa duplice attività giustifica i molteplici effetti positivi riscontrati nei modelli sperimentali a livello delle funzioni cerebrali, tra cui:
• mantenimento della plasticità neuronale
• capacità di sostenere memoria e apprendimento
• protezione dalle convulsioni indotte con farmaci

Per quanto riguarda l’attività sui neurotrasmettitori si ritiene che la crocina agisca prevalentemente sul sistema dopaminergico e noradrenergico, mentre il safranale sembrerebbe influenzare il sistema serotoninergico e il complesso recettoriale GABA benzodiazepine.
All’azione sui neurotrasmettitori sono certamente dovuti anche i benefici effetti esercitati dallo zafferano sul tono dell’umore, effetti conosciuti fin nell’antichità e riportati anche negli antichi trattati persiani di fitoterapia. Tra i potenziali effetti salutistici dello zafferano, l’azione positiva esercitata nei soggetti affetti da depressione è l’unica che ha già trovato un solido riscontro clinico.

Effetti sul tono dell’umore negli stati depressivi

La maggior parte delle persone affette da depressione presenta forme cliniche lievi o moderate e sono perciò piuttosto riluttanti a intraprendere trattamenti farmacologici di lunga durata, non scevri di effetti collaterali. Alternative terapeutiche più naturali, purché capaci di migliorare il tono dell’umore, possono offrire modalità di trattamento accettati anche dai pazienti più riluttanti.

Nell’uomo, l’attività antidepressiva del¬lo zafferano è stata oggetto di studi clinici comparativi che ne hanno confermato l’efficacia, in pazienti affetti da depressione lieve o moderata, a dosaggi piuttosto bassi, nell’ordine di 30 mg/die per os.

Ta le attività è stata riscontrata utilizzando sia estratti idroalcolici di stimmi che di petali; tuttavia la legislazione relativa all’uso salu¬tistico del fiore di Crocus sativus permette solo l’impiego degli stimmi, tal quali o sotto forma di estratto. I risultati ottenuti negli studi clinici, eseguiti applicando protocolli sperimentali molto rigorosi, hanno dimostrato che un trattamento di 6 settimane con estratto di zafferano, alla dose di 30 mg/die, è in grado di esercitare un effetto positivo sovrapponibile a quello esercitato dai farmaci antidepressivi Imipramina, somministrata alla dose di 100 mg/die, e Fluoxetina alla dose di 20 mg/die.

Contrariamente a questi farmaci però, il trattamento con zafferano presenta un migliore profilo di tollerabilità, sia per numero degli effetti indesiderati che per intensità. Rispetto al trattamento con Imipramina per esempio, il gruppo trattato con zafferano non presentava casi di sedazione ed era molto ridotta anche l’incidenza di effetti come “bocca secca” e “aumento di appettito”. Inoltre, gli effetti positivi dello zafferano sono risultati molto marcati anche rispetto ad un trattamento con il solo placebo, a sostegno di una oggettiva attività dell’estratto di zafferano sulle funzioni che, nell’uomo, modulano il tono dell’umore e la motivazione.

Per quanto riguarda il meccanismo d’azione dell’estratto di zafferano, sulla base del pro¬filo di attività riscontrato sia negli studi clinici che in quelli sperimentali, alcuni autori ritengono che l’effetto antidepressivo sia dovuto a un’azione inibitoria sul reuptake di dopamina e noradrenalina da parte della crocina e sul reuptake della serotonina da parte del safranale.

Oltre la medicina tradizionale
L’uso empirico delle piante medicinali, basato sull’esperienza e sulla tradizione, è risultato essere in molte occasioni una buona base di partenza per sofisticate ricerche scientifiche, rivelatesi poi fonte di preziose informazioni e di importanti sviluppi applicativi. Anche gli studi eseguiti sullo zafferano sono stati una fonte feconda di risultati, di nuovi spunti di ricerca e di interessanti indirizzi salutistici.Dalla mole di risultati scientifici disponi¬bili emerge con chiarezza l’attività modulatrice dello zafferano sulle funzioni cerebrali al cui livello sono stati riscontrati effetti complessi che coinvolgono diversi aspetti funzionali. Particolarmente rilevanti ci sembrano gli effetti positivi esercitati dall’estratto di zafferano sugli stati depressivi di lieve e moderata entità, situazioni di malessere che possono affliggere le perso¬ne anche quando devono fronteggiare forti avversità, affrontare situazioni di stress o decidere profondi cambiamenti esistenziali.
Prodotti a base di zafferano potrebbero perciò essere considerati come un utile supporto in caso di disagio psichico dovuto a situazioni contingenti, evitando così di dover ricorrere necessariamente all’assunzione, non sempre gradita, di farmaci di sintesi.

La Fitoterapia è, forse, una delle forme di cura più antica inventata dal genere umano,prevede l’uso di piante o estratti di esse per la cura di malattie o per un generale benessere dell’organismo.In questo contesto le piante cosiddette adattogene risultano quanto mai utili anche nei confronti dello stress, dell’ansia e della depressione. 

Alcune piante sono particolarmente efficaci nel ridurre lo stato di tensione continua che si accompagna alla condizione di stress (maca, noni, eleuterococco, ginseng, schizandra, aralia, rhodiola rosea,iperico).

Ansia, angoscia, paura, panico, umore alterato, depressione, sono esperienze universali abituali, spesso quotidiane, talvolta continue. Lo stile di vita moderno induce sempre più ansia, angoscia e depressione, tanto che gli psicofarmaci hanno il primato di vendita in farmacia.
Si parla di depressione quando il tono dell’ umore perde flessibilità, si fissa verso il basso e non c’è più nulla di piacevole che riesca a influenzarlo: è come guardare il mondo attraverso cinque paia di occhiali scuri, si vede tutto nero.
La depressione colpisce circa il 10 per cento della popolazione americana ed europea, (sono circa 5 milioni gli italiani che soffrono di disturbi della depressione) e sale addirittura al 23 per cento fra i giovani e gli adolescenti.

Secondo gli ultimi calcoli potrebbe addirittura superare le malattie cardiache come causa di morte entro il 2020 e già oggi è la principale causa delle assenze dal lavoro, con un costo complessivo di 51 miliardi sulla produttività di una nazione. I dati del National Institute of Health americano indicano che un terzo delle donne è depresso, e la percentuale è in continuo aumento.

Un altro elemento messo in luce dagli studi è che le cure anti-depressive risultano efficaci solo per un terzo della popolazione. Molti esperti del campo concordano nel dire che i trattamenti con gli antidepressivi non bastano, e spesso sono necessarie altre forme terapeutiche. Le cause della depressione sono molteplici, includono traumi personali, fattori genetici e effetti di farmaci o droghe sul cervello.

Una vita relazionale sana può tenere lontano gli effetti della depressione e lo stesso possono fare buone abitudini come la meditazione, lo yoga, e il passare un po’ di tempo con un animale di compagnia.

Il fattore più importante nella cura della depressione è la ricerca delle radici del problema e per questo è sempre necessario rivolgersi a un esperto medico o psicoterapeuta. Molte persone hanno continui e intermittenti episodi di depressione proprio perché non sono stati ben individuati ancora le origini profonde del trauma. Detto ciò, va anche detto che esistono degli alimenti che possono risultare un valido aiuto nei trattamenti anti-depressivi. Naturalmente neanche questi possono essere assunti alla leggera. Qualsiasi cambiamento o aggiunta nella propria dieta va discussa col medico di base o con il terapeuta.

Stress, ansia, depressione e fitoterapiaMa quali sono i SINTOMI per riconosce la depressione ? 

Secondo l’ Organizzazione mondiale della sanità, si può diagnosticare uno stato di depressione quando per almeno due settimane sono contemporaneamente presenti 5 (o più) di questi sintomi: umore triste e depresso, aumento o perdita di peso, insonnia o sonno esagerato, agitazione o rallentamento psicomotorio, affaticamento, sensi di colpa, incapacità di pensare e di concentrarsi, pensieri di morte.
Spesso si cerca di spronare chi è depresso a cambiare, gli si chiede di metterci almeno un pò di “volontà”. Ma volontà vuol dire energia e a chi soffre di questo disturbo è proprio l’ energia che manca. Da soli in certi casi è difficile uscirne.

Molti dei moderni farmaci antidepressivi si basano sull’obbiettivo di alzare i livelli di SEROTONINA nel cervello. La serotonina è un neurotrasmettitore responsabile del sonno, del flusso sanguigno, della fame, della libido e della risposta e dell’elaborazione del dolore. La serotonina si trova in grande quantità nel cervello e anche nelle cellule del sangue e nei tratti gastrointestinali. Una alternativa naturale alla prescrizione degli antidepressivi è il 5 Hydroxytryptophan, detto anche 5 https. Questo agente è un precursore della serotonina e stimola la produzione di serotonina nel cervello. E’ stato dimostrato che piccole dosi di 5-htp migliorano l’umore, riducono l’ansia, rendono più stabile il sonno e aiutano a curare le forme moderate di depressione. Questo elemento si trova nel formaggio e nei gallinacei, ma soprattutto nei semi di una pianta africana chiamata Griffonia simplicifolia.

Il LITIO è conosciuto come cura delle depressioni bipolari, ma è molto valido, come minerale, per permettere al corpo di aumentare le funzioni cerebrali. E’ oggi indicato anche come elemento di prevenzioni dell’Alzheimer, ed ha dimostrato di essere capace di bloccare molti dei canali che causano la demenza. E’ un prodotto molto economico e non ha particolari controindicazioni, anche se è consigliabile prendere alcuni grassi acidi per eliminare qualsiasi effetto tossico. La dose consigliata è di 10-20 milligrammi al giorno.

La natura ci offre sempre dei cibi che ci possono aiutare, ma ricordiamo che la depressione è un problema serio. Consultate delle persone esperte, fate delle cure apposite e soprattutto non tenete tutto dentro di voi. 

Tra le piante usate nella cura della depressione spicca l’’IPERICO o erba di San Giovanni considerata la pianta ufficiale per curare la depressione. E’ stato usato per secoli nei casi di nevralgia o di malattie mentali, e, come sedativo, nei casi di punture di insetti o di malaria. Anche Ippocrate lo cita come medicina. Nuovi studi hanno mostrato la sua efficacia nel trattare lo stato depressivo. Uno studio del 1996 nota che “gli estratti di hipericum sono molto migliori del placebo danno effetti simili agli antidepressivi classici”.

E’ riconosciuto che 900 mg di estratto secco di iperico al giorno aumentano il livello di seratonina, la molecola del benessere. Gli effetti collaterali sono quasi nulli: in rari casi può esserci mal di stomaco e, ancora più raramente, fotosensibilità (reazione allergica alla luce solare). Se dopo un mese di uso di iperico non ci sono miglioramenti, è meglio passare ai farmaci. I farmaci curano comunque solo i sintomi della depressione, unitamente ai farmaci è bene ci sia un sostegno psicologico da parte di un esperto.

Che l’erba di San Giovanni, o iperico, (una pianta erbacea perenne) fosse utile nei casi di depressione lievi o di modesta entità già si sapeva, ma ora una rassegna della Cochrane Library su ben 29 studi clinici dimostrerebbe l’efficacia dell’iperico anche nei casi di depressione grave. Negli studi l’erba di San Giovanni è stata confrontata sia con placebo (farmaco inattivo), sia con farmaci antidepressivi di prima generazione (triciclici) e di più recente introduzione (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, Ssri).
I dati ottenuti su più di 5000 pazienti indicano che questa pianta medicinale non avrebbe nulla da invidiare a triciclici e Ssri, con il vantaggio di essere meglio tollerata e comportare minori effetti collaterali. «L’estratto di iperico contiene sostanze farmacologicamente attive che agiscono sul sistema nervoso.

Si tratta di un rimedio di derivazione naturale che funziona anche nelle depressioni più gravi. Il segreto del successo delle cure sta nell’intervenire precocemente e evitare ricadute. La forma di assunzione più efficace e pratica sono le capsule di estratto secco della pianta, l’estratto per essere sicuramente efficace deve essere titolato in ipericina, la titolazione standard è dello 0,3%, e ogni capsula di solito contiene 300 mg di estratto (è scritto sulla confezione), la dose è di una capsula 3 volte al giorno, ai pasti, è da tenere presente, quella che è la principale controindicazione dell’iperico, cioè la possibilità di causare fotosensibilizzazione, è bene quindi esporsi poco al sole ed eventualmente utilizzare alte protezioni.

Per cominciare ad agire, l’iperico richiede almeno 2-3 settimane, è opportuno poi continuare il trattamento per almeno 2 -3 mesi per avere un risultato più stabile, successivamente si può ripetere specialmente nei periodi critici, di solito l’autunno o anche la primavera. Per accelerare la risposta si può associare un trattamento con oligoelementi, molto valida è l’associazione Rame-Oro-Argento, una dose (una fiala o 6-7 granuli) tutti i giorni per 7-10 giorni, poi a giorni alterni per altri 20 giorni circa, ovviamente insieme all’iperico.

Altra importantissima pianta usata contro i disturbi depressivi è la RHODIOLA ROSEA.

Cresce spontaneamente nelle fredde zone del nord Europa (Lapponia e Scandinavia) e del nord Asia (Siberia Orientale ed Occidentale) ad altitudini di 3000 / 5000 mt. sul livello del mare ma si può trovare anche sulle Alpi e sui Pirenei ed in estremo Oriente; può raggiungere un’altezza di 75 cm.

Il suo impiego ha una storia leggendaria: popolazioni antiche siberiane ne tramandavano l’uso di generazione in generazione, considerando la pianta ( di cui utilizzavano le radici sotto forma di tè o altri infusi) un valido aiuto per aumentare la resistenza fisica durante i freddi inverni asiatici oltre che per curare malattie da raffreddamento, depressione e prevenire malori dovuti alle alte quote. Medici mongoli prescrivevano l’estratto di Rhodiola per il trattamento della tubercolosi e del cancro.

Interessatissimi alle sue proprietà per molti secoli gli imperatori cinesi hanno organizzato numerose spedizioni in Siberia orientale con il compito di reperire i luoghi in cui tale pianta cresceva spontaneamente poiché le popolazioni locali custodivano gelosamente il segreto di queste zone.
Solo successivamente si è passati alla sua semina e coltivazione. Della pianta, raccolta nel periodo autunnale all’età di 3-4 anni, si utilizza il rizoma, lavato ed essiccato a temperature di circa 40-50°C

Ad oggi sono ormai tutti concordi, grazie ai lunghi anni di sperimentazione, ad ammettere che le straordinarie proprietà riconosciutele dalla tradizione popolare sono scientificamente giustificate.

La caratteristica fondamentale che rende unica la Rosea, differenziandola dalle altre 200 specie di Rhodiola, è da attribuire alla presenza di glicosidi fenilpropanoidici: salidroside, rosavin, rosin e rosarin; proprio questi ultimi composti citati fanno di questa forse il più completo adattogeno mai studiato sino ad ora .

A differenza di altri adattogeni quali eleuterococco, ginseng, schizandra ed aralia, contenenti solo salidroside, costituisce un valido aiuto nella cura di malattie depressive in casi di affaticamento da stress psico-fisico, nella regolazione del peso corporeo, nell’incremento delle prestazioni fisiche e dello stato energetico , nella cura dell’amenorrea secondaria , per il morbo di Parkinson e nelle turbe di memoria ed apprendimento.

Il meccanismo d’azione dei costituenti della Rhodiola Rosea (in particolare del Rosavin che ha maggiore attività biologica) coinvolge direttamente la serotonina le cui funzioni sembrano essere legate al controllo dell’appetito, sonno, comportamento, umore, funzionalità cardiovascolare, memoria e capacità di apprendimento. L’effetto terapeutico sembra determinarsi attraverso l’inibizione dell’enzima deputato all’inattivazione della serotonina (COMT) e la stimolazione del trasporto del 5- HTP (precursore della serotonina) attraverso la barriera ematoencefalica.
Il risultato finale porta ad un aumento dei livelli di serotonina nel sangue.

E’ stato dimostrato, inoltre, che il Rosavidin, contenuto nella radice di Rhodiola Rosea, stimola la biosintesi di ormoni quali epinefrina, norepinefrina e adenocorticotropo che, attivando l’adenilatociclasi a livello delle cellule adipose, stimolano il suddetto enzima promuovendo in tal modo il rilascio degli acidi grassi nel sangue. La mobilizzazione degli ac. grassi dal tessuto adiposo rappresenta un aumento del miglior substrato per la produzione di ATP.

Attenendosi agli studi fin ora effettuati possiamo attribuire alla Rhodiola Rosea:

  • miglioramento degli stati depressivi,
  • stimolo dell’attivita’ mentale, miglioramento della concentrazione , della lucidita’ e del potenziale mnemonico,
  • miglioramento della funzionalita’ cardiovascolare.
  • perdita di peso
  • aumento della resistenza alla fatica
  • miglioramento del polso, della pressione arteriosa, della capacita’ polmonare e dei tempi di normalizzazione del battito cardiaco
  • effetto anabolizzante sul tessuto muscolare .
  • trattamento contro l’amenorrea secondaria.
  • miglioramento della funzionalita’ sessuale.
  • miglioramento della funzionalita’ uditiva
  • miglioramento della salute gengivale
  • parkinsonismo: la Rhodiola Rosea sembra essere in grado di contrastare gli effetti più evidenti delle condizioni pre- parkinsoniane probabilmente perché determina un aumento del livello di dopamina nel cervello.

EFFICACI anche le LE ALGHE KLAMATH: un grande ricostituente in grado di dare all’organismo l’energia per reagire a stress e malattie, anche gravi.

Le microalghe del lago Klamath (Oregon, USA) sono tra le alghe verdi-azzurre commestibili, le uniche a crescere spontaneamente in un lago tra i più incontaminati e ricchi di depositi minerali vulcanici che esistono oggi sul pianeta. Le alghe verdi-azzurre sono alla base di tutta la catena alimentare e vitale, essendo in realtà cianobatteri, cioè i più primordiali e fondamentali fotosintetizzatori, responsabili ancora oggi dell’80% dell’ossigeno del pianeta. Possono essere impiegate come coadiuvante nelle patologie acute o croniche, in caso di abbassamento del livello energetico, per situazioni di ridotta produzione, blocco e/o mancata utilizzazione di energia da parte dell’organismo. Particolarmente efficace, dal punto di vista del sostegno nutriterapico, nei casi di anemia, negli esaurimenti nervosi (depressione, ansia, iperattività), nelle forme di degenerazione neurologica (Alzheimer, sclerosi multipla) e cardiovascolare, nelle patologie dermatologiche, nelle disfunzioni sessuali e della fertilità, nel diabete e in tutti i casi di degenerazione metabolica e immunitaria (tumore, AIDS, infezioni croniche).

Le Klamath siano un ottimo ricostituente per tutti i casi di debilitazione e stanchezza e nella riduzione energetica legata all’invecchiamento e allo stress. Eccellente per i bambini in età pre-scolare e scolare, con problemi energetici e immunitari. Ottimo coadiuvante per tutti coloro che svolgono attività ad elevato dispendio energetico e nervoso come sportivi, studenti, imprenditori, ecc. Sinergico a qualsiasi trattamento terapeutico, rafforza nutrizionalmente l’effetto dei rimedi e ne riduce gli eventuali effetti collaterali.

Non va infine sottovalutata la GRANDE EFFICACIA degli OMEGA 3, i grassi buoni che curano!!

Giocano così un ruolo cruciale nella prevenzione dell’aterosclerosi, degli infarti, ma anche della depressione, del cancro, della colite ulcerosa, del diabete 2 e dell’artrite reumatoide. Gli Omega 3 svolgono un’azione importantissima nel metabolismo cerebrale.

Per ottenere i benefici bisogna ricorrere a integratori di Omega 3 in modo da arrivare ad assumerne 600 mg. al giorno. Quanto ai pesci freschi, il salmone contrasta molto bene l’invecchiamento, purché risulti di qualità incontaminata. Attenzione quindi che il pesce provenga da mari freddi e che abbia subito una procedura di distillazione molecolare d’alta qualità: è l’unico modo per garantire l’assenza di metalli pesanti come il mercurio.

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