Rimedi naturali contro i  micoplasmi per mantenere l’equilibrio e la salute. Scegli i migliori prodotti per supportare le difese naturali, per favorire equilibrio, benessere dell’organismo.

Il pompelmo è un agrume apprezzato per il suo gusto fresco, leggermente amarognolo e per la presenza di composti vegetali interessanti dal punto di vista nutrizionale. Oltre alla polpa e al succo, da tempo l’attenzione della ricerca si concentra anche sui semi di pompelmo, utilizzati per ottenere estratti presenti in diversi integratori dedicati al benessere naturale.

Durante la stagione fredda, quando cresce l’interesse verso le buone abitudini che accompagnano le naturali difese dell’organismo, il pompelmo offre l’occasione per approfondire il ruolo dei flavonoidi, delle sostanze antiossidanti e degli estratti botanici.

È importante distinguere le proprietà dei frutti freschi da quelle attribuite agli estratti dei semi: composizione, concentrazione dei principi presenti e risultati degli studi possono essere molto diversi.

Il pompelmo: un agrume dalle caratteristiche interessanti

Il pompelmo, identificato botanicamente come Citrus × paradisi, appartiene alla famiglia delle Rutaceae. È un agrume di origine ibrida, tradizionalmente associato alle regioni tropicali e subtropicali, oggi coltivato in diverse parti del mondo.

Il suo sapore caratteristico dipende dalla combinazione di acidi organici e sostanze amare, tra cui la naringina, un flavonoide naturalmente presente nel frutto.

Il pompelmo apporta vitamina C, acqua e altri composti vegetali che contribuiscono alla varietà della dieta. I flavonoidi sono particolarmente interessanti per la loro attività antiossidante osservata in numerosi studi sperimentali.

Per approfondire la composizione e le caratteristiche del frutto, è possibile consultare la letteratura scientifica sulla naringina e sui flavonoidi degli agrumi su PubMed.

Semi di pompelmo: perché sono oggetto di interesse?

L’estratto di semi di pompelmo, spesso indicato con la sigla inglese GSE (Grapefruit Seed Extract), è un ingrediente utilizzato in alcune formulazioni erboristiche e integratori.

L’interesse nei suoi confronti nasce soprattutto da studi di laboratorio che hanno esaminato la possibile attività antimicrobica di alcuni preparati commerciali. I semi e le altre parti del frutto contengono sostanze vegetali che possono essere studiate per le loro caratteristiche chimiche. Tuttavia, la composizione dell’estratto finale dipende anche dal procedimento di produzione, dai solventi utilizzati e dalla standardizzazione del prodotto.

Per questo motivo, non tutti gli estratti di semi di pompelmo possono essere considerati equivalenti.

Flavonoidi e attività antiossidante

Tra i composti associati agli agrumi troviamo flavonoidi come naringina, esperidina e altri polifenoli, la cui distribuzione varia a seconda della specie e della parte della pianta considerata.

In diversi modelli sperimentali, queste sostanze sono state studiate per la capacità di interagire con i processi ossidativi cellulari. L’interesse riguarda il ruolo che i composti vegetali possono svolgere nel contesto di un’alimentazione varia ed equilibrata.

Estratto di semi di pompelmo: le proprietà antimicrobiche studiate dalla ricerca

L’estratto di semi di pompelmo, conosciuto a livello internazionale come Grapefruit Seed Extract (GSE), è da tempo oggetto di interesse nel campo della ricerca sulle sostanze vegetali ad attività antimicrobica. Le sue caratteristiche sono state approfondite attraverso studi dedicati alla possibile azione nei confronti di batteri e lieviti, con risultati che hanno contribuito a consolidare l’interesse scientifico verso questo ingrediente botanico.

Un’attività ad ampio spettro

Diversi studi sperimentali hanno esaminato l’attività dell’estratto di semi di pompelmo su microrganismi differenti, valutandone la capacità di ostacolarne la crescita.

Una ricerca pubblicata nel 2004 sulla rivista Acta Pharmaceutica ha analizzato estratti etanolici ottenuti dai semi e dalla polpa del pompelmo, verificandone l’attività antibatterica e antifungina su 20 ceppi batterici e 10 ceppi di lieviti. I risultati hanno mostrato una sensibilità variabile dei microrganismi esaminati, mettendo in evidenza il potenziale interesse di questi estratti per ulteriori approfondimenti.

Leggi lo studio scientifico: Antimicrobial activity of grapefruit seed and pulp ethanolic extract – PubMed.

Un ulteriore contributo è arrivato nel 2021 dalla rivista Antibiotics. I ricercatori hanno studiato diversi estratti vegetali e individuato nell’estratto di semi di pompelmo un’attività antibatterica interessante anche nei confronti di alcuni ceppi di Staphylococcus aureus resistenti a specifici antibiotici, tra cui MRSA e VRSA. Lo studio suggerisce possibili prospettive di ricerca per lo sviluppo di materiali e applicazioni antimicrobiche, comprese quelle destinate a contesti sanitari.

Leggi la ricerca: Grapefruit Seed Extract as a Natural Derived Antibacterial Substance against Multidrug-Resistant Bacteria – Antibiotics, 2021.

Questi risultati aiutano a comprendere perché il GSE continui a suscitare interesse: l’attività osservata in laboratorio riguarda microrganismi diversi e apre prospettive di approfondimento sulle caratteristiche delle formulazioni, sulla loro composizione e sulle possibili applicazioni.

Il contributo dei composti vegetali

Il pompelmo contiene diverse sostanze appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, tra cui naringina e altri composti polifenolici. Queste molecole sono studiate per le loro molteplici attività biologiche, comprese quelle antiossidanti.

La composizione dell’estratto e il procedimento con cui viene ottenuto possono influenzarne le caratteristiche. Per questo motivo, quando si parla di estratto di semi di pompelmo, è importante considerare anche la qualità della materia prima, la tecnologia estrattiva e la standardizzazione del prodotto finito.

Le formulazioni più recenti possono utilizzare processi specifici per valorizzare i componenti vegetali. È il caso, ad esempio, delle soluzioni proposte da Prodeco Pharma, che comprendono preparati a base di semi di pompelmo destinati al contributo all’equilibrio microbico dell’organismo.

Semi di pompelmo e benessere quotidiano

L’interesse verso l’estratto di semi di pompelmo riguarda anche il suo impiego nell’ambito del benessere quotidiano, soprattutto nei periodi dell’anno in cui si presta maggiore attenzione alle proprie abitudini e alla cura dell’organismo.

Le sue caratteristiche lo rendono un ingrediente botanico meritevole di approfondimento, purché si tenga conto della formulazione utilizzata e delle indicazioni specifiche del prodotto.

È utile distinguere i risultati ottenuti in laboratorio dalle evidenze cliniche sull’assunzione orale: i primi documentano attività biologiche in condizioni sperimentali, mentre per stabilire l’efficacia nel trattamento o nella prevenzione di singoli disturbi sono necessari studi clinici adeguati.

In un percorso di benessere consapevole, la scelta di un integratore dovrebbe quindi considerare la qualità del prodotto, le modalità d’impiego indicate e le eventuali terapie farmacologiche in corso. In caso di dubbi, il medico o il farmacista può aiutare a valutare la compatibilità con le proprie esigenze.

Come scegliere un estratto di semi di pompelmo

Quando si valuta un integratore botanico, è utile leggere attentamente l’etichetta e verificare alcuni aspetti:

  • Composizione: controllare gli ingredienti dichiarati e la quantità presente per dose.
  • Qualità e tracciabilità: preferire prodotti con informazioni chiare sul produttore e sui controlli effettuati.
  • Modalità d’impiego: attenersi alle indicazioni riportate sulla confezione, senza aumentare autonomamente le quantità.
  • Compatibilità personale: considerare eventuali terapie farmacologiche, condizioni individuali e altre sostanze assunte contemporaneamente.

Le formulazioni possono essere differenti per concentrazione, estrazione e ingredienti aggiunti. Non esiste quindi una dose universale valida per tutti gli estratti di semi di pompelmo.Se il prodotto è in capsule, gocce o altra forma, la modalità d’uso deve essere quella indicata dal produttore per quella specifica formulazione.

GSE di Prodeco Pharma: estratto di semi di pompelmo tra tradizione e innovazione

Erboristeria Arcobaleno a Schio propone i prodotti GSE di Prodeco Pharma, una linea che valorizza l’estratto di semi di pompelmo attraverso un approccio che unisce conoscenze fitoterapiche, ricerca scientifica e tecnologie estrattive innovative.

Il mondo delle piante officinali continua a offrire interessanti spunti di ricerca. Accanto alla conoscenza tradizionale delle materie prime vegetali, le moderne tecniche di lavorazione permettono di esplorare nuove modalità per valorizzare i composti naturalmente presenti nelle piante.

È proprio in questa prospettiva che si inserisce la linea GSE di Prodeco Pharma, dedicata all’estratto di semi di pompelmo e alle sue diverse formulazioni.

Scopriamo cosa caratterizza questa proposta e perché può essere interessante conoscerla da vicino nella nostra erboristeria.

Il pompelmo e l’interesse per i suoi semi

Oltre alla polpa e al succo, anche i semi sono stati oggetto di interesse da parte della ricerca. Gli estratti ottenuti da questa parte del frutto sono stati studiati soprattutto per la loro possibile attività antimicrobica e per la presenza di composti che possono contribuire alle caratteristiche biologiche del preparato.

Gli studi di laboratorio hanno esaminato l’attività di diversi estratti nei confronti di batteri e lieviti, evidenziando risultati interessanti, sebbene variabili in funzione della composizione e del metodo di preparazione.

Un esempio è lo studio pubblicato sulla rivista Acta Pharmaceutica, che ha valutato l’attività antibatterica e antifungina di estratti di semi e polpa di pompelmo.

Approfondimento scientifico: Attività antimicrobica degli estratti di semi e polpa di pompelmo – PubMed.

Queste ricerche contribuiscono a spiegare l’interesse verso il GSE, acronimo di Grapefruit Seed Extract, e verso le tecnologie utilizzate per ottenere estratti vegetali con caratteristiche definite.

Bioliquefazione® Molecolare: valorizzare il fitocomplesso vegetale

Tra le tecnologie presentate da Prodeco Pharma troviamo la Bioliquefazione® Molecolare, sviluppata nell’ambito della ricerca universitaria e applicata alla valorizzazione delle matrici vegetali. Il principio alla base di questa tecnologia consiste nell’impiego di specifici trattamenti enzimatici, selezionati in funzione del materiale vegetale da lavorare.

Gli enzimi agiscono su componenti strutturali della matrice, favorendone la trasformazione e rendendo possibile il rilascio di altre sostanze presenti nel vegetale. L’obiettivo è migliorare l’estrazione e la disponibilità dei diversi componenti del fitocomplesso, cioè l’insieme delle sostanze che caratterizzano una determinata pianta.

Questo processo è stato applicato anche ai semi di pompelmo, ottenendo un estratto  arricchito in polifenoli e caratterizzato da una maggiore attività antiossidante. Si tratta di un esempio di come la ricerca possa contribuire a sviluppare preparazioni botaniche con caratteristiche differenti rispetto a quelle ottenibili attraverso procedimenti convenzionali.

Iperfermentazione: un ulteriore passo nell’innovazione

Un altro processo descritto da ProdecoPharma è l’Iperfermentazione, che associa la Bioliquefazione® Molecolare alla fermentazione.

La fermentazione è una tecnica conosciuta da secoli, utilizzata in numerosi ambiti alimentari e biotecnologici. Durante questo processo, determinati microrganismi trasformano alcune sostanze presenti nella matrice di partenza, generando metaboliti differenti.

Nella tecnologia proposta dall’azienda, la combinazione dei processi è finalizzata a ottenere un fitocomplesso con caratteristiche compositive specifiche, con particolare attenzione alla frazione polifenolica e alla componente amminoacidica e proteica. L’interesse di queste tecniche consiste nella possibilità di studiare e valorizzare meglio la complessità dei vegetali, andando oltre la semplice presenza di un singolo principio.

Per comprendere le caratteristiche di ciascun prodotto è comunque utile fare riferimento alla sua formulazione specifica: non tutte le referenze GSE utilizzano necessariamente le medesime tecnologie o presentano la stessa composizione.

La linea GSE da Erboristeria Arcobaleno a Schio

Il pompelmo d’inverno

Da Erboristeria Arcobaleno crediamo nel valore della conoscenza delle piante officinali e nell’importanza di scegliere prodotti di cui sia possibile approfondire origine, composizione e caratteristiche. Per questo proponiamo la linea GSE di Prodeco Pharma, che unisce l’interesse tradizionale per i semi di pompelmo alla ricerca sulle tecnologie di lavorazione dei vegetali.

Conoscere le diverse formulazioni consente di orientarsi tra prodotti con composizioni e modalità d’impiego differenti, valutando quello più adatto alle proprie esigenze insieme a un professionista qualificato, quando necessario.

Se desideri conoscere meglio i prodotti GSE, puoi rivolgerti a Erboristeria Arcobaleno a Schio per informazioni sulle referenze della linea. La nostra proposta vuole essere un’occasione per avvicinarsi al mondo degli estratti vegetali con curiosità, attenzione alla qualità e interesse per l’innovazione.

Scopri la pagina dedicata ai semi di pompelmo GSE su Erboristeria Arcobaleno

Pompelmo e farmaci: un’interazione da conoscere

Il pompelmo e il suo succo sono noti per la possibilità di interagire con alcuni farmaci. Determinati componenti del frutto, tra cui le furanocumarine, possono modificare l’attività dell’enzima intestinale CYP3A4, coinvolto nel metabolismo di numerosi medicinali.

In alcune circostanze, questa interazione può aumentare la quantità di farmaco che raggiunge il sangue e modificare il rischio di effetti indesiderati. L’entità dell’interazione dipende dal medicinale, dalla formulazione e da fattori individuali.

Tra i farmaci potenzialmente interessati figurano alcune statine, alcuni medicinali per la pressione arteriosa, determinati ansiolitici, immunosoppressori e farmaci per il ritmo cardiaco. Non tutti i medicinali appartenenti a queste categorie interagiscono allo stesso modo.

È importante precisare che le evidenze relative al frutto e al succo non possono essere applicate automaticamente a ogni estratto di semi: la composizione dei prodotti è variabile e sono state descritte anche possibili interazioni associate a preparati commerciali.

Chi assume farmaci, soprattutto in modo continuativo, dovrebbe quindi chiedere al medico  se il prodotto specifico sia compatibile con la propria terapia. Non è opportuno sospendere o modificare un medicinale autonomamente.

Approfondimenti scientifici:

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Nota editoriale: le informazioni hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista. Gli estratti di semi di pompelmo non devono essere utilizzati al posto di terapie prescritte.


La resistenza antimicrobica è una delle emergenze sanitarie più gravi del XXI secolo: una minaccia globale che compromette l’efficacia degli antibiotici, aumenta la mortalità e mette sotto pressione i sistemi sanitari.

La resistenza antimicrobica (AMR) causa oltre 35.000 decessi ogni anno nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo. In Italia si stimano circa 10.000–15.000 morti annui correlati a infezioni da microrganismi resistenti, con un impatto particolarmente significativo nelle strutture ospedaliere.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’AMR è tra le prime dieci minacce globali per la salute pubblica. Il sistema di sorveglianza globale GLASS (Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System) monitora l’andamento delle resistenze nel mondo. In Italia, i dati epidemiologici sono disponibili anche attraverso l’Istituto Superiore di Sanità.

Le proiezioni internazionali stimano che entro il 2050 le infezioni da germi resistenti potrebbero causare fino a 10 milioni di morti all’anno.

Cos’è la resistenza antimicrobica e perché è definita “pandemia silente”

La resistenza antimicrobica si verifica quando batteri, virus, funghi o parassiti sopravvivono alla terapia farmacologica precedentemente efficace. Il fenomeno è considerato una “pandemia silente” perché evolve gradualmente, senza eventi improvvisi come le pandemie virali, ma con effetti cumulativi devastanti sulla sanità pubblica.

L’uso crescente di antibiotici di ultima linea, come i carbapenemi, evidenzia la progressiva perdita di efficacia delle terapie disponibili.

Multidrug-Resistance (MDR): quando i batteri resistono a più antibiotici

La multidrug-resistance (MDR) è la capacità di un microrganismo di resistere contemporaneamente a più classi di antimicrobici.

Per guidare la ricerca e lo sviluppo di nuovi antimicrobici a livello mondiale, nel 2017 l’Organizzazione mondiale della Sanità ha stilato una lista delle 12 famiglie di batteri più pericolosi per la salute, classificandoli in tre livelli di priorità: critica, elevata e media. La categoria a più alta priorità comprende Acinetobacter, Pseudomonas e vari componenti della famiglia delle Enterobacteriaceae (tra cui Klebsiella, Escherichia coli, Serratia e Proteus). La lista è stata aggiornata nel 2023 e la pubblicazione è in arrivo a breve.

Tra i batteri prioritari individuati dall’OMS nel 2017 (lista aggiornata nel 2023) figurano: Acinetobacter baumannii, Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Staphylococcus aureus (inclusi ceppi MRSA).

Secondo i dati GLASS, in diversi Paesi europei si osservano percentuali elevate di resistenza alle cefalosporine di terza generazione per Escherichia coli e resistenza alla meticillina per Staphylococcus aureus.

L’Oms inoltre nel 2022 ha stilato anche un rapporto con il primo elenco di patogeni fungini considerati pericolosi per la salute umana e prioritari nello sviluppo di nuovi farmaci. Anche il fungo Candida auris rappresenta una minaccia emergente per la sua elevata resistenza ai farmaci antifungini.

Meccanismi della resistenza antimicrobica

La resistenza può essere:

  • Resistenza intrinseca, dovuta a caratteristiche genetiche proprie del microrganismo.
  • Resistenza acquisita, che si sviluppa tramite mutazioni del DNA o trasferimento orizzontale di geni di resistenza attraverso coniugazione, trasformazione o trasduzione.

L’accumulo progressivo di questi meccanismi rende alcuni ceppi resistenti a quattro o più famiglie antibiotiche diverse.

Cause principali della multidrug-resistance

L’uso improprio degli antibiotici rappresenta il fattore principale. In Italia circa il 30% delle prescrizioni risulta inappropriato.

Le cause includono:

  • Prescrizione per infezioni virali.
  • Uso di antibiotici ad ampio spettro senza antibiogramma.
  • Mancato completamento del ciclo terapeutico.
  • Impiego preventivo negli allevamenti intensivi.

L’OCSE ha pubblicato analisi dettagliate sull’impatto economico della resistenza: https://www.oecd.org/health/antimicrobial-resistance.htm

Anche gli ambienti ospedalieri e le acque reflue fungono da serbatoi di microrganismi resistenti.

Impatto clinico ed economico della resistenza agli antibiotici

Le infezioni da patogeni MDR comportano:

  • Maggiore mortalità.
  • Aumento delle complicanze.
  • Degenze ospedaliere più lunghe.
  • Costi sanitari significativamente più elevati.

Inoltre, la perdita di efficacia degli antibiotici compromette interventi chirurgici, trapianti e terapie oncologiche.

Strategie di contrasto: approccio One Health

Resistenza antimicrobica (AMR)

L’approccio One Health riconosce che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ambiente sono strettamente interconnesse. La resistenza antimicrobica non è infatti un problema esclusivamente clinico, ma un fenomeno ecologico e globale che coinvolge ospedali, comunità, allevamenti, filiere alimentari ed ecosistemi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il contrasto all’AMR richiede un coordinamento internazionale tra sanità pubblica, medicina veterinaria, agricoltura e tutela ambientale.

L’AMR non è un problema confinato alla medicina clinica: un’infezione resistente può emergere in un allevamento animale, diffondersi nell’ambiente attraverso i residui di antibiotici e ritornare negli esseri umani attraverso alimenti o contatti diretti. Questa complessità rende inscindibile l’integrazione tra settori umani, animali e ambientali. La risposta globale all’AMR è guidata ora da un coordinamento quadripartito (WHO, FAO, WOAH, UNEP), che punta proprio a promuovere politiche coerenti su scala mondiale.

Prodotti naturali come strategia complementare contro la MDR

La ricerca scientifica sta esplorando l’utilizzo di sostanze naturali come coadiuvanti terapeutici per contrastare la resistenza.

I composti naturali possono:

  • Inibire le pompe di efflusso batteriche
  • Interferire con la formazione di biofilm
  • Aumentare la permeabilità della membrana batterica
  • Potenziare antibiotici esistenti

Un esempio rilevante è Fabiana ramulosa, pianta sudamericana studiata dalla Sapienza Università di Roma. I ricercatori hanno identificato molecole in grado di ripristinare la sensibilità batterica agli antibiotici.

Le piante ci salveranno dall’antibiotico-resistenza

Negli ultimi anni, numerosi studi in vitro hanno dimostrato che alcune molecole fitochimiche possono interferire con i meccanismi di resistenza batterica, riducendo la capacità dei microrganismi di neutralizzare o espellere l’antibiotico.

Resistenza antimicrobica (AMR)Oli essenziali e potenziamento dell’attività antibiotica

Gli oli essenziali sono miscele complesse di composti volatili prodotti dalle piante come meccanismo di difesa contro patogeni, insetti e stress ambientali. Tra i principali costituenti si trovano terpeni, terpenoidi e fenoli, molecole dotate di attività antimicrobica.

Diversi studi hanno evidenziato che alcuni oli essenziali:

  • aumentano la permeabilità della membrana batterica
  • inibiscono le pompe di efflusso responsabili dell’espulsione dell’antibiotico
  • interferiscono con la formazione del biofilm
  • riducono l’espressione di geni di resistenza

Un esempio significativo riguarda Helichrysum italicum, pianta mediterranea nota anche come elicriso. Nel 2009, ricercatori dell’Université de la Méditerranée (Francia) hanno dimostrato che alcuni estratti di questa pianta erano in grado di ridurre la resistenza al cloramfenicolo nel ceppo multiresistente Enterobacter aerogenes (oggi classificato come Klebsiella aerogenes).

Questo effetto è stato attribuito alla capacità delle molecole vegetali di interferire con i meccanismi di efflusso batterico, rendendo nuovamente efficace l’antibiotico.

Il primo antibiotico “rinforzato” con oli essenziali

Nel 2018 si è conclusa la sperimentazione clinica di un farmaco sviluppato dal microbiologo marocchino Adnane Remmal, che combina antibiotici convenzionali con molecole derivate da oli essenziali.

Remmal è stato finalista allo European Inventor Award 2017 per questa innovazione.

L’idea alla base del progetto è relativamente semplice ma rivoluzionaria: invece di sostituire gli antibiotici, si può potenziarne l’efficacia combinandoli con composti naturali che ne facilitino l’ingresso nella cellula batterica o ne impediscano l’espulsione.

Come funziona l’antibiotico “potenziato”

Gli antibiotici agiscono colpendo specifici bersagli batterici:

  • distruggono la parete cellulare
  • bloccano la sintesi proteica
  • interferiscono con la replicazione del DNA
  • inibiscono la riparazione dei danni genetici

Si può immaginare il batterio come una porta chiusa a chiave. L’antibiotico è la chiave che apre la serratura. Se una mutazione modifica la serratura, la chiave non funziona più: il batterio diventa resistente.

L’aggiunta di molecole naturali non agisce necessariamente come una nuova chiave, ma può:

  • alterare la struttura della porta
  • danneggiare i meccanismi di difesa
  • facilitare l’ingresso dell’antibiotico
  • bloccare i sistemi di espulsione

In questo modo, l’antibiotico riacquista efficacia anche contro ceppi precedentemente resistenti.

Perché non usare solo oli essenziali?

Le piante utilizzano gli oli essenziali come arma naturale contro i microrganismi. Tuttavia, l’impiego diretto di oli essenziali ad alte concentrazioni nell’uomo può comportare effetti collaterali importanti, tra cui:

  • tossicità epatica
  • irritazione mucosa
  • reazioni allergiche
  • alterazioni farmacocinetiche

L’innovazione sta quindi nel ridurre le dosi sfruttando un effetto sinergico con antibiotici già esistenti, evitando la necessità di concentrazioni elevate.

Evidenze scientifiche sui composti naturali anti-resistenza

La ricerca internazionale sta esplorando numerosi composti naturali con attività anti-resistenza, tra cui:

  • flavonoidi
  • alcaloidi
  • tannini
  • polifenoli
  • terpeni

Molte di queste molecole agiscono come inibitori delle pompe di efflusso, uno dei principali meccanismi responsabili della multidrug-resistance (Review scientifica sui composti naturali contro l’AMR).

Le piante rappresentano davvero una soluzione?

Le piante non sostituiranno gli antibiotici, ma potrebbero rappresentare un potente strumento complementare nella lotta contro la resistenza antimicrobica.

I vantaggi principali includono:

  • riduzione delle dosi antibiotiche
  • recupero dell’efficacia di farmaci obsoleti
  • rallentamento della selezione di ceppi resistenti
  • possibilità di sviluppare nuove classi di coadiuvanti

Il ruolo dei funghi terapeutici nella lotta all’antibiotico-resistenza

Resistenza antimicrobica (AMR)

Quando si parla di nuove strategie contro la resistenza antimicrobica, spesso si guarda alla sintesi di nuove molecole di laboratorio. Tuttavia, una parte fondamentale della farmacologia moderna nasce proprio dai funghi. La penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1928 e prodotta da specie del genere Penicillium, è l’esempio più emblematico di come il regno fungino abbia rivoluzionato la medicina.

Questa origine naturale degli antibiotici non è un dettaglio storico, ma un’indicazione strategica: i funghi producono molecole antimicrobiche per competere con batteri e altri microrganismi nel loro ambiente. In altre parole, possiedono già meccanismi evolutivamente selezionati per contrastare infezioni microbiche.

Attività antibatterica diretta

Diversi funghi medicinali studiati negli ultimi anni hanno mostrato attività antibatterica in vitro, inclusa azione contro ceppi resistenti.

Ganoderma lucidum (Reishi) contiene triterpeni e polisaccaridi bioattivi che hanno dimostrato attività antimicrobica e immunomodulante.

Lentinula edodes (Shiitake) produce composti come il lentinano, con proprietà immunostimolanti e potenziale azione antimicrobica.

Cordyceps spp. è stato studiato per la sua attività antimicrobica e per la modulazione dell’infiammazione e della risposta immunitaria.

Questi studi mostrano che alcuni estratti fungini possono inibire la crescita batterica o ridurre la virulenza dei patogeni. È importante sottolineare che molte di queste evidenze sono ancora precliniche, ma i risultati sono promettenti.

Inibizione dei meccanismi di resistenza

Uno degli aspetti più interessanti non è soltanto l’azione antibatterica diretta, ma la capacità di alcuni composti naturali — inclusi quelli di origine fungina — di interferire con i meccanismi molecolari della resistenza.

Le ricerche indicano che determinate molecole naturali possono:

  • interferire con le pompe di efflusso batteriche
  • ridurre la formazione di biofilm
  • aumentare la permeabilità della membrana batterica
  • potenziare l’efficacia di antibiotici convenzionali

Le pompe di efflusso, in particolare, rappresentano uno dei principali meccanismi della multidrug-resistance. Bloccarle significa impedire al batterio di espellere l’antibiotico, rendendo nuovamente efficace il trattamento.

Immunomodulazione: un’azione indiretta ma strategica

Un ulteriore elemento di interesse riguarda i beta-glucani, polisaccaridi presenti nella parete cellulare dei funghi medicinali. Queste molecole stimolano macrofagi, cellule NK e altri componenti dell’immunità innata, rafforzando la capacità dell’organismo di controllare l’infezione.

Un sistema immunitario più efficiente può ridurre la durata dell’infezione e, di conseguenza, diminuire l’esposizione agli antibiotici. Questo è un punto cruciale: meno uso di antibiotici significa minore pressione selettiva e minore probabilità di selezionare ceppi resistenti.

Conclusione

La lotta all’antibiotico-resistenza richiede un approccio integrato: prevenzione, uso appropriato dei farmaci, sorveglianza globale, innovazione farmacologica e ricerca sui prodotti naturali. Se la prima rivoluzione antibiotica è nata da una muffa osservata casualmente in laboratorio, la prossima potrebbe nascere dalla capacità di integrare scienza moderna e molecole naturali in strategie terapeutiche intelligenti e sostenibili.

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Bibliografia

  1. Resistenza multifarmaco (MDR): un fenomeno diffuso nelle terapie farmacologiche (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8839222/)
  2. Batteri multifarmaco-resistenti, ampiamente farmaco-resistenti e panfarmaco-resistenti: una proposta di esperti internazionali per definizioni standard provvisorie per la resistenza acquisita (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21793988/)
  3. Resistenza multipla ai farmaci (https://www.sciencedirect.com/topics/pharmacology-toxicology-and-pharmaceutical-science/multiple-drug-resistance)
  4. https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/2023
  5. https://academic.oup.com/jac/article/75/9/2564/5854853?login=false

 

Il Lapacho, conosciuto anche come Pau d’Arco, è un rimedio tradizionale amazzonico ricavato dalla corteccia interna di diverse specie di Tabebuia, tra cui T. impetiginosa e T. avellanedae. Utilizzato da secoli per le sue proprietà antimicrobiche, immunostimolanti e antinfiammatorie, il Lapacho è oggi oggetto di crescente interesse anche da parte della ricerca scientifica moderna. Il metodo spagirico, che ne estrae l’essenza secondo i principi alchemici, potrebbe potenziarne ulteriormente l’efficacia terapeutica, in particolare nei casi di candidosi, disbiosi intestinale e immunodeficienza.

FOLKLORE

Gli indiani nativi del Brasile, nord Argentina, Paraguay, Bolivia e altri paesi del sud America, usavano il Lapacho per scopi medicinali da migliaia di anni. Ci sono indicazioni tramandate dagli Incas. II Lapacho veniva usato per alleviare il dolore, uccidere i germi, aumentare il flusso delle urine, e infine come antidoto per i veleni. Veniva usato in molte situazioni allo stesso modo dell’Echinacea, per il continente, e del Ginseng per l’Asia, con I’ eccezione che il Lapacho sembra avere un utilizzo maggiore per il trattamento del cancro.

Prima dell’ arrivo degli Spagnoli, le tribu dei Guarani e Tupi-Namba, in particolare, usavano il Lapacho sotto forma di infuso.  Anche nelle montagne delle Ande, i Callawaya, i Quechua, gli Aymara e altre tribù usavano il Lapacho che chiamavano Taheelbo. I Guarani, i Tupi e le altre tribù chiamavano il Lapacho albero “TAJY” che significa “avere forza e vigore” o semplicemente l”albero divino”.

Gli indiani Guarani di oggi preferiscono il Lapacho porpora, ma usano anche il Lalpacho rosso. Essi usavano solo la parte piu interna della corteccia. L’uso del Lapacho non era limitato ai paesi del sud America. In Iugoslavia, uno scienziato, Voislov Todorovic, afferma di aver trovato prova che la pianta era usata dai Vikinghi e dai russi. Afferma anche che un chimico russo (intorno al 1800) aveva preparato una pasta dentifricia che conteneva del Lapacho in quanto si supponeva che fosse efficace nella prevenzione della carie dei denti.

Il Lapacho veniva applicato esternamente e internamente per il trattamento di febbre, infezioni, cataratta (con bagni di infusione agli occhi), raffreddori, sinusite, influenza, sifilide, cancro, problemi respiratori, ulcerazioni della pelle e foruncoli, dissenteria, problemi gastrointestinali di varia natura, condizioni debilitanti quali artriti e prostatiti, disturbi circolatori, emicrania.

Altre condizioni che riportano cure col Lapacho includono il lupus, diabete, malattia di Hodgkin, osteomieliti, morbo di Parkinson e psoriasi. I Naturopati che curano i loro pazienti senza l’uso di farmaci, ma solo col calore, acqua e dieta, hanno suggerito l’uso del Lapacho per affezioni micotiche, acne, foruncoli, psoriasi, eruzioni cutanee, ustioni da sole, per accelerare il processo di cicatrizzazione delle ferite, tagli, per cistiti ed emorroidi. II successo di queste applicazioni topiche con unguento o decotto di Lapacho può essere attribuito alla presenza di tannino e sostanze ad esso correlate (flavonoidi); un tempo, infatti, l’acido tannico era il trattamento elettivo nella cura delle ustioni anche per la farmacopea occidentale, in quanto esso eliminava o riduceva lo shock settico e la tossiemia acuta ed alleviava il dolore. Venne poi abbandonato, in quanto esso viene assorbito attraverso la pelle e convogliato al fegato sul quale ha effetti tossici a elevate quantità.

Lapacho: la corteccia che rigenera

PRINCIPI ATTIVI E ATTIVITÀ BIOLOGICHE

Gli effetti benefici del Lapacho derivano dalla presenza di chinoni, in particolare:

  • Lapachol
  • β-lapachone
  • Xilidina
  • Flavonoidi e altri polifenoli

Questi composti esercitano una vasta gamma di attività:

  • Antifungina: attiva su Candida albicans, Aspergillus spp., Cryptococcus, anche in ceppi resistenti.
  • Antibatterica: efficace contro Staphylococcus aureus, Escherichia coli e Helicobacter pylori.
  • Antivirale: contro virus influenzali, Herpes simplex, HIV (in vitro).
  • Antinfiammatoria: inibizione della COX-2, riduzione prostaglandine e citochine pro-infiammatorie.
  • Immunomodulante: regola l’attività di granulociti, monociti e linfociti.
  • Antitumorale (in vitro e su modelli animali): inibizione della topoisomerasi, apoptosi cellulare e inibizione angiogenesi.

ATTIVITÀ ANTIFUNGINA SU CANDIDA

Numerosi studi dimostrano che il Lapacho ha una potente azione antifungina. In vitro, l’estratto acquoso della corteccia ha inibito fino a 11 ceppi di funghi patogeni, inclusa Candida albicans e Aspergillus niger. Il β-lapachone, in particolare, si è rivelato attivo anche contro:

  • Candida glabrata, C. tropicalis e C. krusei;
  • Ceppi resistenti ai comuni antimicotici;
  • Biofilm maturi di Candida (strutture difficilmente aggredibili).

Studi

  • β‑Lapachone, un chinone estratto dalla corteccia di Tabebuia impetiginosa, ha dimostrato una chiara attività antifungina contro ceppi di Candida albicans resistenti al fluconazolo, inclusi quelli in forma di biofilm. Lo studio ha mostrato una riduzione significativa della crescita fungina e della vitalità dei biofilm maturi in vitro (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33215521/).
  •  In un altro studio, β‑lapachone ha inibito la formazione e ridotto la vitalità di biofilm di Candida auris, una specie emergente multiresistente. A 100 μg/ml è stata osservata una soppressione del 92,7% della crescita planktonica e una riduzione fino all’84,9% sul biofilm formato (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38743245/).
  •  Una valutazione comparativa di vari derivati naphthoquinonici (inclusi β‑lapachone e α‑nor‑lapachone) su ceppi clinici resistenti di C. albicans ha evidenziato che β‑lapachone inibisce il 100% della crescita, limita la formazione del biofilm dell’84% e sopprime la transizione morfologica da lievito a ifa superiore al 90% (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29598974/).
  • In sintesi, questi studi supportano fortemente l’efficacia del Lapacho—e in particolare del suo composto attivo β‑lapachone—come agente antifungino efficace anche in ceppi resistenti e forme biofilmiche di Candida.

Il meccanismo d’azione prevede:

  • Disorganizzazione della membrana plasmatica fungina;
  • Alterazione del metabolismo energetico mitocondriale;
  • Inibizione dell’enzima NAD(P)H\:quinone ossidoreduttasi (soprattutto da parte del β-lapachone);
  • Azione sinergica con altri antimicotici naturali.

Questi dati confermano l’efficacia del Lapacho come coadiuvante nelle forme di candidosi recidivante o cronica, anche in caso di resistenza ai farmaci convenzionali.

AZIONE IMMUNOMODULANTE E ANTI-INFIAMMATORIA

Il Lapacho agisce anche come modulatore del sistema immunitario. Studi in vitro mostrano:

  • Attivazione dose-dipendente dei granulociti e modulazione dell’attività dei linfociti T e B;
  • Aumento dell’attività fagocitaria;
  • Inibizione selettiva della produzione di citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-6);
  • Inibizione della ciclossigenasi-2 (COX-2) e riduzione della produzione di prostaglandine infiammatorie.

Tali attività sono particolarmente utili in condizioni caratterizzate da:

  • Infiammazione cronica a bassa intensità;
  • Candidosi sistemica o intestinale con disbiosi;
  • Deficit immunitario lieve-moderato (post-virale, da stress, chemioterapia).

Lapacho: la corteccia che rigeneraLAPACHO E SPAGIRIA: UN VALORE TERAPEUTICO AMPLIFICATO

La spagiria valorizza la totalità della pianta, estraendone non solo l’“anima” (oli essenziali e principi attivi volatili), ma anche il “corpo” (sali minerali rimineralizzanti) e lo “spirito” (tintura alcolica). Nel caso del Lapacho, la spagiria:

  • Potenzia l’assimilazione dei chinoni idrofobi (lapachol, β-lapachone);
  • Restituisce i sali minerali alcalinizzanti presenti nella corteccia;
  • Riduce la potenziale tossicità concentrando solo le frazioni bioattive in dosi fisiologiche;
  • Sostiene la vitalità cellulare, potenziando l’azione antimicrobica con un impatto sistemico più dolce.

In quest’ottica, il Lapacho spagirico può essere considerato non solo un antifungino, ma un regolatore sistemico profondo, utile per contrastare gli squilibri del “terreno” su cui prosperano Candida e agenti opportunisti.

SICUREZZA, TOSSICITÀ E QUALITÀ DEL PRODOTTO

Tossicità potenziale

Il lapachol ha mostrato effetti tossici in modelli animali (clastogenicità, effetti embriotossici e abortivi), soprattutto a dosi elevate (>100 mg/kg). Alcuni studi riportano effetti collaterali gastrointestinali  (nausea, vomito), vertigini, e alterazioni della coagulazione*(da evitare con anticoagulanti). Non sono stati documentati effetti tossici gravi in esseri umani con uso moderato della corteccia intera o delle preparazioni tradizionali.

Qualità del prodotto

Solo alcune specie di Tabebuia  contengono i principi attivi medicinali (T. impetiginosa, T. avellanedae). Molti integratori in commercio usano legno esterno o polveri povere di lapachol e β-lapachone. La preparazione corretta  richiede  decozione prolungata (10–15 minuti)  per estrarre i chinoni idrofobi. Si consiglia l’uso di  prodotti standardizzati  o preparati spagirici titolati, con indicazione del contenuto di principi attivi, prodotti da materie prime tracciabili.

Lapacho: la corteccia che rigeneraLAPACHO SPAGIRICO DEL LABORATORIO DI LEO: UNA FITOPREPARAZIONE INTEGRALE PER IL SOSTEGNO IMMUNITARIO

Tra i fitocomplessi a più ampio spettro d’azione nel panorama della fitoterapia tradizionale sudamericana, il Lapacho (Tabebuia impetiginosa) trova oggi una valorizzazione moderna e scientificamente coerente grazie alle preparazioni spagiriche, come quella proposta dal Laboratorio Erboristico Di Leo. Il prodotto, ottenuto da corteccia selezionata e lavorata secondo protocolli spagirici codificati, conserva l’integrità dell’intero fitocomplesso vegetale, con attenzione ai principi attivi (lapacholo, β-lapachone), alle frazioni minerali e all’energia vitale della pianta.

La scelta della lavorazione spagirica consente di superare il limite della standardizzazione su singoli marcatori chimici, offrendo invece un estratto capace di agire simultaneamente sul piano fisiologico, energetico e informazionale. Tale approccio si rivela particolarmente indicato in quadri clinici complessi, come candidosi mucocutanee recidivanti, immunodeficienze funzionali, sindromi da permeabilità intestinale e stati infiammatori cronici.

Il Lapacho Di Leo, disponibile in forma di Tintura Madre Spagirica (TMS), si inserisce in un contesto terapeutico integrato e personalizzabile, risultando compatibile con protocolli di supporto immunologico, regimi disintossicanti e trattamenti complementari nei disordini cronico-infiammatori.

Conclusione

Il Lapacho rappresenta un rimedio fitoterapico di grande interesse per la gestione integrata della candidosi, per il sostegno immunitario e per l’azione  antinfiammatoria profonda, soprattutto in un’ottica di “modulazione del terreno”. L’elevata attività documentata in vitro e in modelli animali trova conferma nella pratica tradizionale, ma richiede attenzione in termini di qualità, specie botanica, e modalità d’assunzione.

L’approccio spagirico offre un vantaggio in termini di biodisponibilità, sinergia tra i costituenti e minor tossicità sistemica, rendendolo adatto a percorsi di integrazione dolce e profonda, particolarmente in soggetti con disbiosi intestinale, candidosi ricorrente, o debolezza immunitaria post-virale.

Fonti  (in ordine di rilevanza):

 

 

 

La cistite è una fastidiosa infiammazione (flogosi) della mucosa vescicale. Colpisce prevalentemente il sesso femminile, è per importanza la terza malattia infettiva tipicamente femminile tanto che ne sono colpite tre donne su dieci all’anno.

La cistite insorge talvolta senza sintomi o cause evidenti, altre volte è secondaria a pratiche anticoncezionali o a rapporti sessuali. L’infezione è causata da batteri che popolano l’ultimo tratto dell’intestino, fra cui in prima linea il colibacillo. Tali germi possono raggiungere la vescica dall’esterno, passando attraverso l’uretra, o dall’interno, per propagazioni da organi vicini, o ancora per via ematica. Si calcola che una percentuale di donne compresa tra il 10 ed il 20% soffrirà, almeno una volta nel corso della sua vita, di un’infezione del tratto urinario.

L’incidenza della cistite aumenta notevolmente con l’avanzare dell’età, si stima infatti che circa il 20-50% delle donne over 60 soffra di tale disturbo. La causa va ricercata in alcuni problemi legati alla menopausa, come la carenza estrogenica e le dislocazioni degli organi pelvici. Chiunque ne abbia sofferto almeno una volta, farebbe di tutto per evitare un altro attacco e spesso non sa che la prevenzione è l’arma più efficace contro questo tormento.

Le buone regole della prevenzione sono:
1. bere almeno un litro e mezzo d’acqua al giorno
2. consumare con moderazione le bibite gassate
3. evitare gli indumenti attillati e la biancheria in fibra sintetica
4. curare l’igiene intima: specialmente durante il ciclo (il sangue favorisce la proliferazione dei batteri) e dopo i rapporti sessuali
5. combattere la stitichezza (la stitichezza può causare una migrazione deri germi dell’intestino verso la vescica)

Un ottimo rimedio naturale per prevenire ulteriori infezioni e combattere le infezioni in atto è il Mirtillo rosso, protegge le vie urinarie aiutando a ostacolare l’attacco dei germi. Ha anche una buona azione diuretica e disinfettante.

In associazione con Frutto – oligosaccaridi e olio essenziale di Timo, è ottimo per il benessere delle vie urinarie. I Frutto – oligosaccaridi sono carboidrati presenti in diverse specie di vegetali e costituiscono gran parte della cosiddetta fibra alimentare. Non vengono assorbiti dalla mucosa intestinale, per cui arrivano inalterati nel colon dove regolano la microflora intestinale, ostacolano la crescita di microrganismi patogeni e aumentano la capacità di assorbimento di alcuni minerali importanti (in particolare calcio e magnesio). L’olio essenziale di Timo ha un’azione disinfettante e antidolorifica. Particolarmente importante l’efficacia dell’estratto dei semi di pompelmo, un vero portento per la salute.

Utilissima, poi, l’assunzione di preparati con VERGA D’ORO

È una pianta erbacea perenne, che può raggiungere un’altezza variabile tra i 30 cm e 1 metro, caratterizzata da fusti eretti, robusti e spesso ramificati nella parte superiore. Le foglie sono alterne, semplici e lanceolate; quelle basali più grandi, ovate o ellittiche, con margini dentati e con un lungo picciolo; le foglie sul fusto sono più piccole, prive di picciolo e progressivamente più strette verso l’apice del fusto. Fiorisce da luglio a settembre, le infiorescenze sono pannocchie terminali formate da numerosi capolini gialli, disposti in modo denso e ramificato. Ogni capolino è composto da fiori tubulosi centrali e fiori ligulati periferici, che conferiscono un aspetto a forma di stella. Il frutto è un achenio cilindrico, provvisto di un pappo che facilita la dispersione attraverso il vento.

La verga d’oro ha numerosi usi medicinali nelle regioni dove è diffusa, in particolare in Germania e in diversi paesi dell’Europa orientale. È particolarmente nota per il trattamento dei disturbi renali, infezioni del tratto urinario, sindrome della vescica iperattiva e malattie prostatiche, utilizzi che risalgono almeno agli scritti di Arnold von Villanova, medico e scrittore spagnolo vissuto tra il XIII e il XIV secolo.

Tradizionalmente, le parti aeree della pianta sono utilizzate per le loro proprietà curative e antisettiche e nel trattamento di diabete, allergie e disturbi gastrointestinali. Le infusioni e i decotti di verga d’oro sono usati nella medicina tradizionale per i loro effetti antibatterici e antinfiammatori, inclusa l’infiammazione della cavità orale e della gola.

La droga è costituita dalle “parti aeree intere o frammentate, essiccate, fiorite di Solidago virgaurea L.”, come indicato nella monografia “Goldenrod, European – Solidaginis virgaureae herba” della Farmacopea Europea (11a ed.). La droga contiene un ampio spettro di composti bioattivi tra cui glicosidi fenolici (leiocarposide e virgaureoside A); flavonoidi (principalmente quercetina, kaempferolo, isorhamnetina e loro glicosidi, iperoside), acidi fenolici (acido caffeico, acido clorogenico); diterpeni di tipo cis-clerodano, saponine triterpeniche (virgaureasaponine e solidagosaponine); antocianine; tannini; olio essenziale contenente germacrene D, limonene, α-pinene e mircene come principali costituenti.

In accordo con la Farmacopea Europea, la droga deve avere un contenuto minimo di 0,5% e massimo di 1,5% di flavonoidi, espressi come iperoside. È presente anche la monografia “Goldenrod – Solidaginis herba”, relativa alle “parti aeree intere o tagliate, essiccate, fiorite di Solidago gigantea Aiton o Solidago canadensis L., le loro varietà o ibridi e/o miscele di questi” la cui droga deve contenere come minimo il 2,5% di flavonoidi espressi come iperoside.

Molti studi sono stati condotti sulle attività biologiche degli estratti di verga d’oro e su alcuni suoi composti isolati. La proprietà principale che caratterizza il suo uso medicinale di lunga durata nel trattamento delle malattie del tratto urinario è l’attività diuretica, ma i benefici e lo spettro d’azione della verga d’oro sono più complessi e comprendono anche gli effetti antinfiammatori, analgesici, antispasmodici e antibatterici, anche se le evidenze sperimentali su quest’ultima attività sono modeste.

Estratti acquosi ed etanolici, come pure composti isolati quali le saponine triterpeniche, la leiocarposide e l’acido 3,5-tricaffeilchinico, hanno dimostrato la loro attività antinfiammatoria in diversi modelli animali. Anche l’attività diuretica è stata evidenziata negli studi in vivo, ed è attribuita in particolare alla frazione flavonoidica, tuttavia ci sono risultati contraddittori sull’aumento del volume urinario e dell’escrezione di elettroliti. L’effetto diuretico è ritenuto attribuibile a un aumento della vasodilatazione a livello renale, con conseguente aumento della filtrazione nei glomeruli renali, e alla diminuzione del riassorbimento renale di soluti nei tubuli renali, azioni attribuite a leiocarposide, flavonoidi e saponosidi.

L’indagine clinica sulle proprietà della verga d’oro è molto limitata nel numero di studi, poco recenti e di scarsa qualità; infatti, finora non sono presenti in letteratura studi clinici randomizzati, controllati e in doppio cieco, seppure i dati disponibili sembrino promettenti.

In uno studio aperto su 53 pazienti affetti da infiammazione del tratto urinario, i sintomi sono scomparsi nel 70-73% dei casi dopo il trattamento con una dose giornaliera di 5 mL di estratto idroalcolico da pianta fresca (etanolo al 65%).

Successivamente, uno studio aperto, post-marketing, ha coinvolto 745 pazienti con vescica irritabile, che sono stati trattati quotidianamente con 380 mg di un estratto secco (5,4:1) per 3 volte al giorno. Dopo 2 settimane di trattamento la frequenza della minzione era diminuita e le percentuali di miglioramento correlate ai sintomi erano comprese tra il 69 e l’85%.

Un ulteriore studio aperto, multicentrico, post-marketing, ha valutato l’efficacia di un estratto secco idroalcolico di verga d’oro che ha coinvolto un totale di 1.487 pazienti, i quali sono stati suddivisi in sottogruppi in funzione del disturbo da cui erano interessati: infezioni del tratto urinario, vescica irritabile, calcoli urinari/renella. I pazienti hanno ricevuto 425 mg per 3 volte al giorno, in media per un periodo di 4 settimane. Per i pazienti con infezioni ricorrenti del tratto urinario (n = 555) l’estratto assunto da solo è stato efficace quanto nella combinazione con il trattamento antibiotico. Nei pazienti affetti da sintomi cronici o ricorrenti della vescica irritabile (n = 512), il 96% dei pazienti ha mostrato un miglioramento globale rilevato dalla scala CGI (Clinical Global Impression, che valuta gravità della malattia, miglioramento globale e indice di efficacia terapeutica) e, nell’80% delle stime dei pazienti, l’efficacia del trattamento è stata considerata buona o molto buona. Il sottogruppo con calcoli urinari/renella comprendeva 427 pazienti, dei quali il 32% aveva ulteriori infezioni del tratto urinario e l’11% aveva ulteriori sintomi di vescica irritabile. Per quanto riguarda i sintomi tipici, il miglioramento è stato dell’81% per la sensazione di pressione nella regione della vescica e del 98% per le coliche. Il miglioramento globale durante il trattamento con verga d’oro è stato valutato dai medici come “migliore o molto migliore” nel 79% dei casi.

Infine, i casi clinici relativi a 10 pazienti trattati con lo stesso estratto di verga d’oro durante una procedura non invasiva per il trattamento delle calcolosi renali effettuata in ospedale (litotripsia extracorporea a onda d’urto) hanno indicato durante le 4 settimane di intervento e successivamente, un effetto spasmolitico positivo del trattamento con l’estratto: non si sono verificate coliche e non erano necessari ulteriori farmaci spasmolitici.

Sulla base dell’uso tradizionale, EMA (European Medicinals Agency) ed ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) indicano l’uso di verga d’oro e dei suoi estratti per aumentare la quantità di urina, favorendo l’irrigazione del tratto urinario in caso di infiammazione, e come coadiuvante nel trattamento di disturbi urinari minori.

SEMI di POMPELMO (GSE)

Cistite: verga d'oro, semi di pompelmo e lapacho in aiuto dalla natura

Il GSE è la denominazione commerciale di un estratto standardizzato, composto dal 60% di semi di pompelmo con aggiunta della membrana cellulare del pompelmo e dal 40% di soluzione acquosa di glicerina vegetale (derivata dal cocco). Laboratori, Università ed Istituti di tutto il mondo hanno dimostrato, con studi e pubblicazioni, che l’estratto di semi di pompelmo possiede un ampio spettro germicida: antivirale, antibatterico, compresi Gram+ e Gram-, antimicotico ed antiparassitario.

La forza di questo “antimicrobico naturale”, rispetto ad altri farmaci ed antimicrobici chimici deriva dalla sua notevole efficacia associata ad un’assoluta mancanza di tossicità; a questo proposito uno studio pubblicato sul “Journal of Orthomolecular Medicine” n.5 del 1990 dimostra che il GSE è efficace contro centinaia di batteri patogeni, mentre pressoché innocuo sui batteri fisiologici, cioè quelli utili al nostro organismo. Questa selettività è straordinaria ed unica nel suo genere, basti pensare ai tradizionali antibiotici che non fanno distinzioni flagellando anche la flora batterica fisiologica. Azione antibatterica:il GSE si è dimostrato essere attivo contro circa 800 ceppi di batteri: Salmonella, E. coli, Vibrio cholerae, Staph, Strep, Lysteria, Shigella dysenteriae, Clamydia, etc. L’interesse per l’azione antibatterica dell’agrume risulta essere, inoltre, alimentato dal problema della resistenza al trattamento con antibiotici da parte di un numero sempre più in crescita di ceppi batterici.

Tutto ciò suggerisce che il GSE potrebbe, dato il suo vasto spettro di azione, rappresentare un’efficace alternativa agli antibiotici convenzionali.

E’ di questo parere Allan Sachs (Certified Clinical Nutritionist) che considera il GSE un valido rimedio alternativo al trattamento antibiotico per la sua efficacia contro funghi e batteri associata ad una non tossicità; molti antibiotici, infatti, afferma il Dottore, sono tossici, sopprimono le normali funzioni del sistema immunitario e distruggono batteri definibili “benefici”.

AZIONE ANTIVIRALE

La potenzialità del GSE contro infezioni virali è ancor oggi oggetto di studio, ma ci sono tests effettuati che evidenziano una certa efficacia dell’estratto nell’agire contro ceppi virali. Studi scientifici effettuati dal Dr. Shannon presso la Divisione di Microbiologia-Virologia, Southern Research Institute, dimostrano che il GSE è in grado di inattivare l’HSV-1 (herpes simplex virus type 1), dopo un’esposizione di 10 minuti ad una diluizione pari a 1:256. Tale concentrazione è risultata ugualmente efficace contro influenze indotte da virus quali A2/Aichi/2/68. L’efficacia del GSE contro alcuni tipi di virus animali (Foot and Mouth Disease, African Swine Fever, Swine Vesicular Disease, Avian Influenza) è stata invece evidenziata dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Sono comunque note testimonianze di pazienti che attribuiscono al GSE la capacità di curare i sintomi delle affezioni da virus influenzali.

AZIONE DISINFETTANTE

In test effettuati dal Dr. John Mainarich nei Laboratori di Bio-Ricerca di Redmond, Washington, il GSE è risultato incredibilmente più efficace dell’Argento Colloidale, del Tea Tree Oil e della Candeggina a base di Cloro, nell’azione disinfettante contro cinque comuni microrganismi: Candida albicans, Staphylococcus aureus, Salmonella typhi, Streptococcus faecium, Escherichia coli. Anche all’Università della Georgia ad Atene sono stati condotti tests sulle proprietà disinfettanti dell’estratto contro E. coli, Salmonella sps e Staphylococcus aureus: il Dr. Roger Wyatt, Ph. D., Dipartimento di Microbiologia, ne ha evidenziato non solo l’eccellente potenzialità, ma anche, da studi tossicologici, il basso rischio di tossicità.

L’Estratto di Semi di Pompelmo (GSE), con le sue proprietà antibatteriche, antivirali, antimicotiche ed antiparassitarie, scientificamente dimostrate, ha infinite possibilità di applicazione e chi ha letto questa pubblicazione concorderà sicuramente con noi che il seme del pompelmo è un regalo della natura del tutto particolare che non mancherà di conquistarci con le sue molteplici virtù.
La ricerca su questa sostanza prosegue e sicuramente sentiremo parlare presto di qualche nuova interessante scoperta. Quindi, dobbiamo essere attenti e riconoscenti e gioire delle benedizioni della natura, che ci regala cose meravigliose come i semi di pompelmo, affinché li utilizziamo con successo per il nostro benessere.

LAPACHO: Supremo Rimedio Naturale

Cistite: verga d'oro, semi di pompelmo e lapacho in aiuto dalla natura

Il Lapacho (Tabebuia avellanedae) è un albero sempreverde che cresce spontaneamente in America, che dà il nome anche ai benefici integratori ricavati dalla parte più interna della sua corteccia, il floema. Si tratta di una pianta utilizzata fin dall’antichità dai nativi americani, che lo utilizzavano per prevenire e contrastare numerosi disturbi, tra cui le infezioni causate da batteri, virus e parassiti.

Uno studio pubblicato sull’Asian Journal of Chemistry ha dimostrato come gli estratti di lapacho possano contrastare efficacemente questo batterio (insieme a molti altri tra cui gli Stafilococchi).
Possiamo quindi affermare che il lapacho contrasta non solo candidosi e vaginiti, ma anche le cistiti.

I naftochinoni contenuti della corteccia di lapacho, principalmente il lapacholo, il beta-lapachone e lo xiloidone, hanno proprietà battericide, fungicide e antivirali. Di conseguenza l’estratto di lapacho è estremamente utile per contrastare numerose infezioni, tra cui le seguenti:

  • Candidosi
  • Vaginiti e cistiti
  • Tricomoniasi
  • Infezioni causate da Stafilococco e Streptococco (che interessano l’apparato cardiovascolare, le vie genito-urinarie, le vie respiratorie e le ossa).

Le prime indagini chimiche sul Lapacho vennero effettuate alla fine dell’ 800 da Hooker che evidenziò uno dei principii attivi più importanti, il lapacholo, la cui struttura è simile a quella della vitamina K, ma che non possiede attività  antiemorragica. Le indagini portate avanti dai ricercatori brasiliani alla fine degli anni ’50 del secolo scorso evidenziarono le potenti proprietà  inibitrici del Lapacho sia sui batteri Gram + del tipo stafilococchi e streptococchi che su quelli Gram come la brucella, nonchè sui miceti (candida albicans).

Altri componenti del Lapacho evidenziano una marcata attività  di agenti antibatterici e potenti fungicidi in particolare il ï-lapachone, che si rivela più attivo del Ketoconazolo. L’ipotesi prevalente è che i principii attivi del Lapacho interferiscano sui processi energetici ed enzimatici dell’agente infettante causandone l’annientamento, ottenendo ottimi risultati nei confronti di Herpes simplex (tipo I e II), della polio, della stomatite vescicolare, su virus dell’influenza ecc.

Tra le prime proprietà  evidenziate sono annoverate quelle antiparassitarie nei confronti dell’agente della malaria e della schistosomiasi, mentre il ï-lapachone mostra una elettiva attività sul protozoo Trypanozoma cruzi.

Occorre citare inoltre la presenza di altri principi attivi presenti nella corteccia del Lapacho ad azione antiossidante conclamata quali il carnosolo, potente scavenger dell’anione superossido, numerosi derivati indolici in grado di produrre nell’organismo l’antiossidante glutationeperossidasi; alcuni furano-chinoni (coenzima Q 10, ecc.).

Tutto questo articolato pacchetto di performances è stato ulteriormente consolidato da recenti sperimentazioni in vivo che hanno validato una netta azione ‘antidepressiva’, dipendente anche dall’interazione con i ‘sistemi serotoninergici’: vale a dire l’attivazione dei neuroni che agiscono da neurotrasmettitori sia nella parete intestinale che nel cervello (Freitas AE, Budni J, et al.: ‘Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiartry’, 2010).

Come in tutte le piante le proprietà  attribuite a questa corteccia, più che ai singoli componenti elettivi, vanno ascritte all’intero fitocomplesso, caratterizzato da una struttura biochimica relativamente semplice e molto stabile, mantenendo quindi una funzionale integrità  sia nelle operazione estrattive sia nel processo di assorbimento intestinale.

FONTE: https://www.micuro.it/enciclopedia/pharma/verga-oro

Bibliografia

Altri articoli

  1. Erboristeria Arcobaleno: Cistite: verga d’oro, semi di pompelmo e lapacho in aiuto
  2. Erboristeria Arcobaleno: Infezioni urinarie: un aiuto efficace dalla natura
  3. Erboristeria Arcobaleno: LAPACHO: utile contro candida, cistite ed altre infezioni
  4. Erboristeria Arcobaleno: Salute delle vie urinarie
  5. Erboristeria Arcobaleno: Perche’ il lapacho e’ consigliato a tutti
  6. Erboristeria Arcobaleno: CRANBERRY e fitocomplessi diuretici in CIST CALMA PLUS
  7. Erboristeria Arcobaleno: Cistiti ricorrenti e antibiotico resistenza
  8. Erboristeria Arcobaleno: Resistenza antimicrobica (AMR)
  9. Erboristeria Arcobaleno: Uva Ursina per le vie urinarie


I micoplasmi sono organismi che mancano di parete cellulare. Per questa ragione, sono immuni all’azione di molti antibiotici e molto difficili da scoprire. I micoplasmi modificano il loro aspetto e la loro struttura a seconda di dove sono localizzati nell’organismo. Spesso vengono paragonati a dei funghi, ma in realtà agiscono come dei parassiti attaccando la loro membrana plasmatica ad altre cellule e sottraendo loro il nutrimento.

A differenza dei virus, i micoplasmi possono crescere nei tessuti fluidi, come sangue e nei fluidi di articolazioni, cuore, polmoni e spinale. Inoltre possono crescere in un qualsiasi tessuto organico senza uccidere le cellule, come invece di solito fanno i virus e i batteri. I micoplasmi si travoni spesso nel tratto orale e genito-urinario di persone sane e l’incidenza nelle donne è quattro volte superiore a quella degli uomini, tasso che coincide con quello di incidenza di artrite reumatoide, fibromialgia, sindrome da affaticamento cronico, e altri disturbi autoimmuni.

I micoplasmi agiscono come dei parassiti poiché sottraggono i nutrienti alle cellule ospiti, inclusi colesterolo, amminoacidi, acidi grassi e addirittura DNA. Prosperano in particolare nei tessuti ricchi di colesterolo e arginina.

In particolare, il colesterolo è necessario al fine della funzionalità e della crescita della membrana di questi microorganismi e, per questo, trovano un terreno particolarmente fertile nel tratto respiratorio e nei bronchi.

Una volta attaccatisi alla cellula ospite, i micoplasmi iniziano a sottrarre i nutrienti dalle cellule ospiti. Consumando i nutrienti delle cellule ospiti, ne mettono a rischio non solo la funzionalità, ma possono addirittura modificarla, creando una reazione a catena con altre cellule, specialmente all’interno del sistema immunitario e del sistema endocrino. I micoplasmi possono addirittura causare delle mutazioni del RNA e DNA delle cellule ospiti e, pertanto, sono stati collegati ad alcune tipologie di tumori (colon, gastrico, polmoni, prostata, reni).
I micoplasmi possono anche invadere e vivere all’interno di cellule che evadano dal sistema immunitario, in particolare nei globuli bianchi. Una volta all’interno dei globuli bianchi, i micoplasmi possono spostarsi in tutto l’organismo e attraversare la barriera sangue/cervello e, quindi, entrare nel sistema nervoso centrale e nel fluido spinale.

In alcuni individui, l’attaccamento dei micoplasmi alle cellule ospiti causano una reazione immunitaria per la quale il sistema immunitario attacca se stesso e/o cellule apparentemente sane. Questo tipo di reazione spesso sfocia in tessuti doloranti e infiammati, come quelli caratteristici dell’artrite reumatoide, della fibromialgia e di molte altre malattie autoimmuni come il lupus, la sclerosi multipla, il morbo di Crohn.

Le infezioni da micoplasma sono molto pericolose, poiché tendono a passare inosservate e man mano che l’infezione si propaga, possono compromettere molti organi e funzioni organiche.

Finora sono stati evidenziati una vasta serie di sintomi associati alle infezioni di micoplasmi inclusi: dolore articolare o mobilità ridotta, spasmi muscolari, affaticamento cronico, depressione, mal di testa, problemi visivi e sensibilità alla luce, problemi cognitivi, balbuzie, problemi respiratori, problemi cardiaci
gonfiore, diarrea, flatulenza, vomito, nausea, crampi di stomaco, minzione frequente, congestione nasale, impotenza, mancanza di libido, dolore mestruale, mal di gola, tinnito, sfoghi cutanei, infezioni da lieviti, allergie, sudorazione notturna.

Infezioni da micoplasmi sono stati trovati nelle persone affette da diversi disturbi inclusi: artrite, disturbi del tratto genito-urinario, HIV, fibromialgia, psoriasi, malattie autoimmuni, morbo di Crohn, sindrome dell’intestino irritabile, tumore, leucemia, sclerosi  multipla, diabete, polmonite, disturbi degli occhi e infezioni agli occhi, disturbi respiratori, disturbi del sistema nervoso centrale, disturbi cardiovascolari, gengiviti, ecc.

Che cosa fare
Integratori che potenzino il sistema immunitario possono aiutare le naturali capacità del sistema immunitario di combattere l’infezione. Inoltre, potrebbe essere utile assumere supplementi che aumentino l’apporto di nutrienti alle cellule come: vitamine, minerali (zinco, magnesio, cromo, selenio), amminoacidi, coenzima Q10. Bioflavonoidi, acido folico, olio di semi di lino, integratori a supporto della flora intestinale inclusi i frutto oligosaccaridi (FOS):

Dall’altro lato, c’è la necessità di combattere l’infezione senza danneggiare la funzionalità del sistema immunitario. In questo senso un aiuto può derivare dalla formulazione a base di erbe dell’Amazzonia, Amazon Myco. La formulazione di Myco, messa a punto dalla Raintree Nutrition nel 2001, contiene alcune piante che sono state usate per secoli nella foresta pluviale per combattere le infezioni e, pertanto, tale formula di erbe dell’Amazzonia costituisce un supporto non solo per combattere il micoplasmi, ma anche altri eventuali agenti patogeni che potrebbero aver attaccato l’organismo indebolito.