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Le proteine di Canapa e tutti i benefici

Le Proteine di canapa in polvere sono un supplemento proteico utilizzabile sia da vegetariani che da onnivori, per aumentare l’introito proteico giornaliero.

Grazie alla loro elevata digeribilità, le proteine della canapa costituiscono una fonte superiore rispetto alle classiche proteine in polvere. Inoltre, le speciali proprietà della pianta si riflettono su un generale miglioramento del sistema immunitario e del fegato, oltre a una migliore resistenza alla fatica.

La canapa è la varietà di cannabis quasi totalmente, se non completamente, priva di THC: il famoso principio attivo responsabile degli effetti psicotropi derivanti da un suo consumo.

La canapa è, per tale ragione, la più indicata ad essere impiegata sia per scopi alimentari che per scopi medici.

I semi della canapa, a partire dai quali si ottengono le omonime proteine in polvere, sono composti per il 45% da olio, per il 35% da proteine e per il 10% da carboidrati.

Ci sono, oltre a tutto ciò, anche molti benefici nutrizionali, sostenuti da numerose pubblicazioni . Oltre al semplice contenuto proteico, le proteine in polvere della canapa spesso includono altri due componenti che favoriscono una buona salute.

Fibre

La canapa contiene sia fibre solubili che insolubili e la maggior parte dei suoi prodotti proteici contiene circa 10 grammi per porzione.

La fibra solubile nella proteina della canapa è una fonte di batteri intestinali utili che hanno dimostrato di aiutare a regolare lo zucchero nel sangue. La fibra insolubile aiuta il corpo a far transitare i rifiuti attraverso il tratto intestinale.

E’ anche riempitiva, rendendo le proteine della canapa una scelta eccellente per sostituire un pasto con uno shaker. A tal proposito, possono essere una scelta migliore delle proteine del siero di latte, che non contengono praticamente alcuna fibra.

Grassi buoni

Le proteine della canapa presentano generalmente tre grammi di grassi per porzione, derivanti da acidi grassi omega-3 e omega-6, che sono stati riconosciuti per sostenere la salute del cuore.

Gli omega-3 sono difficili da trovare in fonti non ittiche, e l’alto contenuto di acido stearidonico della canapa (un tipo di omega-3) le rende una buona alternativa per coloro che non mangiano pesce.

I semi della canapa contengono il bilancio ideale (3:1) di Omega 3 e Omega 6, molecole lipidiche che contribuiscono a migliorare il sistema cardiovascolare.

Più nello specifico, le proteine in polvere della canapa contengono acido linoleico (omega 3) che come è stato dimostrato da alcuni studi [1] , aiuta a prevenire cardiopatica coronarica.

Altra importante caratteristica, sempre per merito delle fibre, sono i ridotti livelli di colesterolo LDL e la migliore gestione dei grassi che tendono ad essere utilizzati per scopi energetici a breve termine che ad accumularsi.

Altri benefici

Secondo uno studio annuale pubblicato nel 2008 [2], le proteine dei semi di canapa possono avere effetti benefici contro la sensazione di fatica e migliorare il sistema immunitario.

In uno studio controllato, dei topi ai quali sono state somministrate delle proteine della canapa in polvere, hanno mostrato miglioramenti nella durata della loro capacità di nuoto e nella concentrazione di acido lattico nei muscoli (che diminuiva, consentendo uno sforzo prolungato).

Un altro studio, pubblicato nel 2011 in “Molecular Nutrition & Food Research” ha scoperto che una dieta affiancata dall’assunzione di proteine della canapa e di soia (nell’esperimento sono citate anche quest’ultime) è capace di migliorare le funzioni del fegato e di abbassare l’ipertrofia cardiaca.

I semi e l’ olio di semi di Canapa sono considerati, inoltre, un ottimo alleato nella riparazione del DNA:

-hanno il perfetto rapporto 3: 1 di acidi grassi ,Omega 6 e Omega 3, necessari per il corpo umano,

-dispongono di vitamina A, B1, B2, B3, B6, C, D ed E. ;

-contengono antiossidanti, proteine, carotene, fitosteroli, fosfolipidi, così come un certo numero di minerali tra cui calcio, magnesio, zolfo, potassio, ferro, zinco e fosforo.

Tutti questi nutrienti,se assunti giornalmente nella propria dieta alimentare, giocano un ruolo importantissimo nel mantenere il nostro organismo in salute e senza squilibri di alcun genere, ma quello che più di tutti può fare la differenza nella riparazione del DNA, è la proteina.

I semi di Canapa hanno un alto contenuto di proteine, di cui il 65% di Edestina e 35% Albumina.

Questo contenuto eccezionalmente alto di Edestina combinato con l’Albumina, rende immediatamente disponibili tutti gli amminoacidi presenti, in una proporzione perfetta per assicurare al nostro corpo i mattoni necessari alla costruzione delle immunoglobine, gli anticorpi, il cui compito è di respingere le infezioni prima che si presentino i sintomi di una malattia.

Come usare gli integratori proteici a base di canapa

Un individuo sedentario necessita circa di 0.8 g di proteine per Kg di peso corporeo al giorno. La percentuale è più elevata nel caso si pratichi un’attività fisica regolarmente, fino ad arrivare anche a 1,5-1,7 g/kg  giornalieri. Inoltre, per vegetariani e vegani, può risultare più difficile raggiungere il proprio fabbisogno proteico rispetto a chi segue una dieta onnivora.

Uno dei motivi principali è che le proteine vegetali sono meno digeribili rispetto a quelle animali.

La quantità da assumere, dipende dalle vostre personali esigenze ma le dosi consigliate sono di 1-2 misurini, da 25-30 g l’uno, al giorno.

Le proteine in polvere della canapa non presentano particolari limitazioni e sono utilizzabili come qualsiasi altro integratore proteico in commercio.

I modi per assumerle sono molteplici, a cominciare dai famosi shaker proteici fino ad arrivare a gustosi frullati e yogurt a base di canapa.

Ricordo che il giusto non incide molto, quasi tutte le proteine in polvere sono abbastanza neutre e ciò consente una certa manipolazione e versatilità d’uso.

Fonti

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4153275/
  2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18589601

 

 

“Nessun alimento vegetale può essere paragonato ai semi di canapa per quanto riguarda il valore nutritivo. Mezzo chilo di semi di canapa, fornisce tutte le proteine, gli acidi grassi essenziali e la fibra necessari alla vita umana per due settimane”. Dott. Uso Erasmus

CBD, l’OMS riconosce le applicazioni mediche di Cannabis e cannabinoidi

Resa nota  la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità al CBD, il cannabidiolo, uno dei principi attivi contenuti nella cannabis. Estratti e composti contenenti CBD sono da tempo in libera vendita anche in Italia, generalmente come gli integratori alimentari. A differenza del THC, l’altro principale principio attivo contenuto nella cannabis, il cannabidiolo non ha effetti psicotropi e non reca assuefazione, mentre sono molte le applicazioni terapeutiche.

 

 

Il CBD è considerato un buon analgesico, ed è usato con successo per mitigare emicranie, dolore cronico, artriti e infiammazioni in genere. Ha inoltre proprietà antiemetiche, contro vomito e nausee ed è anche un potente anticonvulsivo e neurolettico applicato a casi di epilessia, anche in età pedriatica. É stato indicato anche come utile per il trattamento della sclerosi multipla.

Secondo il comitato di esperti su droghe e dipendenze dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che si è riunito a novembre scorso, le evidenze attuali rispetto al CBD non giustificano un suo inserimento nelle sostanze sottoposte a controllo dalle convenzioni internazionali sugli stupefacenti. Il comitato ha però rinviato ad una ulteriore valutazione nel maggio 2018.

Riequilibrio Del Sonno
Tra sonno e sport esiste un legame fortissimo. Si aiutano vicendevolmente. Nel sonno vengono riparate le fibre dei muscoli lesionati grazie all’ormone della crescita. Durante la fase REM il corpo rallenta, ripristina gli organi, produce cellule immunitarie e costruisce le ossa. Ricordiamo, però, che un’intensa attività fisica prima di addormentarsi può alterare il sonno. il CBD può calmare gli effetti di adrenalina e stress, regolarizzando quindi il sonno.

Rilassamento Della Mente
Il CBD aiuta ad alleviare gli stati di ansia. Può capitare che un’attività sportiva, come una competizione, sia motivo di ansia, causata dalla pressione o delle aspettative.

Il sistema endocannabinoide e cannabinoidi

Il sistema endocannabinoide del corpo umano è un sistema di comunicazione tra cellule. Si tratta di un sistema di neurotrasmissione che si trova in diverse zone e tessuti del nostro organismo e aiuta nella regolazione di vari processi metabolici.

recettori cannabinoidi (CB)

Insieme agli endocannabinoidi, costituiscono il sistema endocannabinoide, essenziale per un corretto funzionamento del corpo. Con milioni di anni di antichità, il sistema endocannabinoide non solo si trova nell’essere umano, ma è presente anche in mammiferi, uccelli, anfibi e altri animali.

I cannabinoidi sono sostanze chimiche presenti nella composizione della Cannabis Sativa. Si trovano principalmente nel fiore e possono essere utilizzati in ambito medico grazie alle loro proprietà.

Sebbene il più conosciuto sia il THC, in realtà ci sono più di 100 cannabinoidi diversi, come il CBD o cannabidiolo, oltre ad altri elementi come i terpeni e i flavonoidi. I cannabinoidi interagiscono con il nostro organismo tramite il sistema endocannabinoide, attivando una serie di recettori sparsi per il nostro corpo che aiutano a preservare l’equilibrio e la salute dell’organismo.

Come aiuta il sistema endocannabinoide al nostro organismo?

Molteplici studi hanno dimostrato che il sistema endocannabinoide favorisce il funzionamento della cosiddetta omeostasi (una serie di processi biologici che il nostro organismo esegue perché tutte le parti del nostro corpo lavorino in linea con il resto e si preservi così l’equilibrio). In questo modo, i recettori CB1 e CB2 del sistema endocannabinoide aiutano a regolare funzioni quali:

  • La pressione sanguigna
  • Il sistema immunitario
  • I livelli di acqua nelle cellule
  • L’appetito
  • Il sonno
  • La risposta allo stress

Quali sono i cannabinoidi più importanti e cosa fanno?

THC o Tetraidrocannabinolo: questo cannabinoide è il principale responsabile dell’effetto psicoattivo della cannabis. Come detto prima, questa molecola imita l’azione dell’anandamide e attiva i recettori CB1 localizzati nel nostro cervello, diventano così il responsabile dello sballo prodotto dalla cannabis. E’ perciò che i breeder hanno per decenni cercato di incrementare i livelli di questo cannabinoide tramite diversi processi di selezione e di breeding. Oltre che per il suo potenziale a livello ricreativo, il THC è famoso per le sue proprietà applicabili al campo medicinale. In questo modo, il Tetraidrocannabinolo può agire come:

  • Neuroprotettivo
  • Antidolorifico
  • Antinfiammatorio
  • Sostanza per aumentare l’appetito
  • Antiemetico: molteplici studi segnalano che il THC può ridurre la sensazione di nausea e i vomiti.
  • Sonnifero: aiuta a combattere i problemi d’insonnia.
  • Afrodisiaco: in quantità adeguate, il THC può aumentare la libidine e il piacere durante il coito.

CBD o cannabidiolo

Questo cannabinoide ha acquisito una grande popolarità negli ultimi anni grazie alle sue proprietà medicinali. Sul mercato ci sono varietà ad alto contenuto di CBD, una molecole non–psicoattiva che agisce come antagonista del THC, attenuando alcuni dei suoi effetti indesiderati (tachicardia, ansietà, secchezza delle fauci…). Il consumo isolato di CBD non produce nessun effetto inebriante ma provoca una certa sensazione di rilassamento e benessere perché, tra l’altro, il cannabidiolo ha un effetto ansiolitico. Gli studi che dimostrano che questo cannabinoide possiede un incredibile potenziale terapeutico sono numerosi. Per citare alcune delle sue proprietà:

  • Anticonvulsivanti: il CBD si è rivelato molto efficace nel trattamento di alcuni casi di epilessia, particolarmente, nel caso della sindrome di Dravet.
  • Antispasmodici: il CBD può aiutare ad alleviare la spasticità derivata da malattie come la sclerosi multipla.
  • Neuroprotettive: questo cannabinoide può essere un buon alleato per combattere le patologie neurodegenerative.
  • Ansiolitiche e antidepressive: alcune ricerche indicano che il CBD potrebbe essere vantaggioso nel trattamento dei disturbi mentali.

CBN o Cannabinolo

Questo cannabinoide è un metabolita del THC, motivo per cui i livelli di CBN aumentano quando la cannabis viene conservata per molto tempo.

L’effetto psicoattivo di questo cannabinoide è di gran lunga inferiore a quello del THC, più o meno il 10 %.

Quando il CBN va insieme al THC, la sensazione di ansietà a volte provocata dal THC è meno intensa. Ci sono studi che dimostrano che questo cannabinoide presenta le seguenti proprietà:

  • Antidolorifiche
  • Anticonvulsivanti e antinfiammatorie
  • Stimolanti dell’appetito

CBC o Cannabicromene

Si trova, in piccole quantità, nella composizione della pianta di cannabis. Gli studi eseguiti su questo cannabinoide non-psicoattivo rivelano che:

  • E’ un potente antidepressivo
  • Combatte l’insonnia
  • Produce effetti antinfiammatori
  • Possiede proprietà antibiotiche
  • E’ un antimicrobico e antimicotico idoneo

(Fonte: www.humboldtseeds.net)

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CBD e CBDA per animali: quando si utilizza e quali sono gli effetti positivi

Cannabis terapeutica per cani e gatti: quando si utilizza e quali sono gli effetti positivi

(dal sito del fornitore Endoca)

Il CBD, il cannabidiolo non psicoattivo presente nella cannabis, viene utilizzato non solo per curare gli esseri umani, ma anche per intervenire sui cani, gatti e altri animali. Particolarmente diffuso negli Stati Uniti, oggi può essere somministrato ai nostri animali in caso di alcune condizioni come ansia, dolore, infiammazioni e tumori che non rispondono alle normali terapie farmacologiche. La veterinaria Elena Battaglia ci racconta alcuni dei casi più eclatanti.

cos’è

Quando parliamo di CBD ci riferiamo al cannabidiolo, un metabolita che non è psicoattivo (come è invece il TCH che agisce sui processi psichici), che ha effetti rilassanti e antiinfiammatori e per questo viene utilizzato come coadiuvante in caso di malattie che comportano dolori, ma è anche utile per limitare le crisi epilettiche.

Per cani

Sulla scia dell’utilizzo del CBD per trattare gli esseri umani, alcuni veterinari, in particolare negli Stati Uniti dove l’utilizzo è legale ormai da tempo, stanno somministrando la sostanza a cani che non reagiscono adeguatamente alle cure farmacologiche normalmente impiegate. Anche in Italia c’è chi ha iniziato questo percorso ottenendo già importanti risultati.

CBD in Italia, il caso della veterinaria Elena Battaglia

A Spotorno, in Liguria, la veterinaria Elena Battaglia racconta di aver scelto di trattare alcuni cani con il CBD ottenendo risultati soddisfacenti anche su casi in cui le normali terapie non stavano dando risultati. Le principali patologie per le quali consiglia di utilizzarlo sono:

artrosi
deficit cognitivi in cani e gatti anziani
ictus
malattie neurologiche
nevriti
ansia/stress
diabete
epilessia
tumori
dermatiti
problemi al tratto gastrointestinale
osteoporosi
malattie autoimmunitarie

“La gente comincia a rendersi conto che la marijuana ha un posto nella farmacopea della medicina veterinaria. Molti stanno scegliendo estratti di CBD per il trattamento di animali in difficoltà, in particolare per quanto riguarda il sollievo dalla stretta del dolore. Questa molecola meravigliosa può trattare anche l’ansia del vostro animale domestico, il che la rende l’elemento chiave per avere un momento di calma durante una intensa sessione di fuochi artificiali di quartiere. Il CBD si è dimostrato miracoloso per gli esseri umani che soffrono di ansia. La buona notizia è che sembra avere lo stesso effetto sui cani.
Julianna Carella, fondatrice di Treatibles, ha dichiarato che la medicina contenente CBD induce generalmente una sensazione di calma nei cani, ed ha aggiunto che il farmaco è al 100% sicuro e non tossico.”

Gli animali domestici possono essere sottoposti a stress quotidiani che possono portare a problemi di ansia, dolore e sonno. Il CBD composto non è solo un modo efficace per stimolare il corpo a creare più dei propri cannabinoidi, ma può anche aiutare a indurre il corpo ad aiutare a riparare i sintomi.

L’olio di CBD è una ricca fonte di cannabinoidi vegetali che possono aiutare a sostenere il corpo del tuo animale domestico e ritrovare il suo equilibrio interno incoraggiando un generale senso di benessere.

Il vantaggio di scegliere olio di alta qualità per animali domestici è che può essere usato per te e per i tuoi amici a quattro zampe. Il CBD composto è lo stesso in tutti i nostri prodotti perché crediamo che i tuoi animali domestici meritino anche il potere della natura in ogni goccia, proprio come te. Animali come cavalli, cani e gatti sono alcuni dei tipi più comuni di animali domestici che possono trarre beneficio dall’assunzione di CBD.

L’introduzione di prodotti a base di CBD nel regime quotidiano del tuo animale domestico potrebbe potenzialmente aiutarti a ripristinare l’equilibrio interno nel corpo e nella mente. Proprio come i loro proprietari, gli animali domestici hanno un sistema endocannabinoide che promuove l’equilibrio e regola le funzioni vitali del corpo; tra cui immunità, dolore, umore e sonno.

La pianta di canapa è una ricca fonte di cannabinoide, che si ritiene abbia proprietà calmanti, lenitive e riequilibranti, che aiutano a risolvere problemi di ansia, stress e sonno. Introducendo i cannabinoidi nella dieta del tuo animale domestico, contribuisci a promuovere un effetto armonizzante nel loro corpo.

COME USARE IL CBD PER GLI ANIMALI ?

L’olio medio di Endoca Raw contiene 1 mg di CBD + CBDA per goccia. Ideale per basse dosi ed è più adatto a cani e gatti.

L’olio essenziale di Endoca Raw contiene 5 mg di CBD + CBDa per goccia. Ideale per dosi medio-alte, adatto a cani e cavalli di taglia medio-grande.

L’estratto di canapa endoca è uno dei nostri prodotti più forti e contiene 200mg di CBD per grammo. Questa opzione è la migliore per le razze di cani extra-grandi che hanno bisogno di una dose più forte o di animali molto grandi come i cavalli – NON raccomandato per animali di piccola e media taglia -.

Gocce di olio di CBD crudo ed estratto di canapa possono essere aggiunti alla bocca del tuo animale domestico o aggiunti al cibo usando il contagocce in dotazione.

NOTA DI SICUREZZA : non mettere il contagocce di vetro direttamente nella bocca dell’animale, poiché il vetro potrebbe rompersi.

I cristalli di Endoca CBD sono uno dei nostri prodotti più puri e versatili , contenenti 500mg di CBD puro al 99% per vaso . L’opzione migliore per i proprietari che vogliono dare ai propri animali domestici puro CBD senza sapore di canapa . Aggiungi direttamente al cibo o utilizza per creare prelibatezze per animali domestici sani.

Scopri la nostra guida al dosaggio per animali domestici per aiutarti a trovare la dose perfetta per il tuo animale domestico.

L’OLIO DI CBD PER CANI E UMANI È LO STESSO ?

Tutti i prodotti Endoca CBD per cani sono adatti sia per cani che per esseri umani, infatti sono uguali. Non daremmo al tuo cane niente di meno dei migliori estratti di canapa di alta qualità che offriamo agli umani. Crediamo che i tuoi animali domestici meritino la stessa qualità farmaceutica che produciamo per te.

Ecco alcuni degli ultimi studi sul CBD per cani.

epilessia nei cani

artrite nei cani

infiammazione nei cani

ansia dei cani

CBD cani e gatti

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Il sistema endocannabinoide regola moltissimi processi fisiologici

Il Sistema Endocannabinoide è stato scoperto negli anni ’60 durante lo studio degli effetti del THC, la molecola psicoattiva della Cannabis, sul sistema nervoso. Nonostante il Sistema Endocannabinoide rivesta un ruolo chiave in moltissime funzioni, una vera e propria ricerca è cominciata a partire dagli anni ’90 fino ad arrivare al giorno d’oggi.

Gli studi scientifici hanno messo in evidenza due recettori: il CB1 e il CB2. 

Il CB1 è un recettore di membrana che si trova nel Sistema Nervoso Centrale in due zone che controllano il comportamento alimentare: la zona mesolimbica, legata al piacere di assumere cibo gustoso, alcool, nicotina e droghe, e la zona ipotalamica, legata alla produzione di molecole che regolano l’apporto di cibo. In seguito, i recettori CB1 sono stati trovati anche negli organi che controllano il metabolismo, come il tratto gastro-intestinale, il fegato, il pancreas endocrino, il tessuto adiposo e il muscolo scheletrico.

Il CB2 invece è un recettore coinvolto nel metabolismo dell’osso e ha la capacità di modulare la risposta immunitaria.

Dalla presenza di questi recettori, si arrivò ben presto alla conclusione che dovevano esistere anche delle molecole prodotte dal corpo che vi si legassero. Vennero quindi scoperti gli endocannabinoidi ( o cannabinoidi endogeni), rappresentati da molecole di derivazioni lipidica molto simili ai cannabinoidi esogeni (o fitocannabinoidi) della Cannabis. Fu subito chiaro quindi che l’organismo è dotato di un vero e proprio Sistema Endocannabinoide che si occupa di sintetizzare, o al contrario, di smaltire questi composti.

A differenza degli ormoni tradizionali e dei neurotrasmettitori che vengono immagazzinati in vescicole secretorie fino al momento del rilascio, gli endocannabinoidi sono sintetizzati e rilasciati sul momento e degradati subito la loro azione. Il Sistema Endocannabinoide agisce quindi su richiesta, esercitando le sue azioni solo dove e quando necessarie.

Il Sistema Endocannabinoide si basa su meccanismi intra-neuronali diversi da quelli dei normali neurotrasmettitori. Ecco perché è coinvolto sia nel controllo dell’appetito sia in molte altre funzioni fisiologiche correlate alla risposta allo stress e al mantenimento dell’omeostasi.

Gli endocannabinoidi hanno proprietà neuro-protettrici, sono in grado di regolare l’attività motoria e della memoria. Inoltre, il Sistema Endocannabinoide è coinvolto nella modulazione della risposta immunitaria, infiammatoria, endocrina ed esercita anche un’azione antiproliferativa.

Gli endocannabinoidi influenzano sensibilmente anche il sistema cardiovascolare e quello respiratorio, controllando il ritmo cardiaco, riducendo la pressione arteriosa e favorendo la  bronco-dilatazione.

Da un punto di vista nutrizionale, lo studio del sistema endocannabinoide è utile per comprendere il crescente fenomeno delle malattie metaboliche e dell’obesità legate ad uno stile di vita ed ad un’alimentazione poco sana che nel tempo sfociano in sovrappeso, diabete, dislipidemie, disturbi cardio-circolatori, ipertensione, infarti e ictus.

In condizioni fisiologiche gli endocannabinoidi vengono rilasciati durante il digiuno e promuovono la spinta a nutrirsi, riducendosi una volta esaurita l’assunzione di cibo e confermando che gli endocannabinoidi sono prodotti su richiesta.

Il Sistema Endocannabinoide modula, inoltre, i circuiti del piacere, fra cui l’appetito. Il cibo ingerito svolge un’azione sulle fibre nervose della dopamina, degli oppioidi, della serotonina e della noradrenalina, le quali connettono rombencefalo e mesencefalo all’ipotalamo per modulare l’azione di appetito e sazietà.

Da un lato c’è quindi una forte correlazione tra i livelli limbici di endocannabinoidi e dopamina e l’aumentato desiderio verso il cibo gustoso. Dall’altro lato però livelli costantemente elevati di endocannabinoidi, provocando un aumento del desiderio di cibo e quindi di gratificazione, continuano ad attivare il Sistema Endocannabinoide, che richiama altro cibo e che favorisce lo stoccaggio dei grassi.

La capacità di immagazzinare i grassi da parte delle cellule adipose aumenta e questo contribuisce al sovrappeso, all’obesità e ai disturbi metabolici già descritti.

Nella pratica clinica quotidiana è importante capire se la persona ha un comportamento alimentare regolare oppure se utilizza il cibo come gratificazione, al pari di qualsiasi altra dipendenza come fumo, droghe e alcool. In quest’ultimo caso il Sistema Endocannabinoide è molto più attivo della norma e questo sembra essere correlato all’obesità viscerale. Nelle forme più gravi, il Sistema Endocannabinoide diventa anche bersaglio dei farmaci che interferiscono con questa iperattivazione bloccando i recettori CB1, considerati utili per il trattamento dell’obesità e dei relativi fattori di rischio cardiometabolico (fonte: Veronica Pacella in www.enecta.com)

In parole semplici, la carenza di endocannabinoidi (CECD) è una condizione in cui il corpo produce una quantità inferiore di cannabinoidi rispetto a ciò che è essenziale per vivere una vita sana. La teoria sostiene inoltre che c’è una linea di malattie che può essere causata da questa carenza sottostante nel corpo.

Fu il Dr. Russo a inventare questa teoria, credendo che non fosse solo una deficienza limitata a condizioni come IBS, emicrania e fibromialgia – malattie che la medicina moderna non è ancora riuscita a spiegare pienamente – ma considerò che includeva il seguente:

  • MS (sclerosi multipla)
  • Parkinson
  • malattia di Huntington
  • Depressione
  • Insufficienza neonatale a prosperare
  • Fibrosi cistica
  • Glaucoma
  • dismenorrea
  • Spreco fetale inspiegabile (aborti ripetitivi)
  • Disturbo da stress post-traumatico (PTSD)
  • Malattia bipolare

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18773754

http://www.giornaledicardiologia.it/allegati/00669_2008_04/fulltext/S1-4_2008_10%2074-82.pdf

Stupefacente olio di canapa

Nessun alimento vegetale può essere paragonato ai semi di canapa  per quanto riguarda il valore nutritivo. Mezzo chilo di semi di canapa fornisce tutte le proteine, gli acidi grassi essenziali e la fibra necessari alla vita umana per due settimane.

L’olio di semi di canapa è un alimento naturale che si ricava per spremitura a freddo dei semi biologici della canapa meglio conosciuta con il nome botanico Cannabis Sativa.
La canapa è tra gli amenti vegetali con il più alto valore nutrizionale, particolarmente ricco di poteine (20-25 %).

Tali proteine contengono tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione proteica unica in tuo il mondo vegetale, fornendo così al nostro corpo la base su cui creare a e potei ne come per esempio le immunoglobuline o anticorpi. Gli anticorpi costituiscono il nostro sistema di difesa, respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili.
Il seme della canapa contiene anche una frazione gassa (34-35%o) di ottima qualità, costituita per il 70-75%o da omega-6 e omega-3 o acidi gassi essenziali (Essential Fatty Add = EFA), ossia il nostro corpo non è in grado di forma Mi da solo, quindi dobbiamo necessariamente introdurli con la dieta. Omega-6 e omega-3 dovrebbero essere assunti in una proporzione ideale di 3:1 tino a 5:1, se non vene rispettato questo rapporto si possono sviluppare sintomi di carenza e malattie sene, o al contrario accumulo di prodotti intermedi che ostacola il metabolismo degli acidi gassi.

L’olio di semi di canapa è correttamente equilibrato poiché contiene omega6-omega3 nel rapporto ottimale di 3 a 1, ideale come integratore senza promuovere l’accumulo di foli componenti.
Inoltre, è considerevole anche il contenuto di va mi ne e minerali presenti nell’olio di semi di canapa, va mina A, E (antiossidanti naturali),PP, C, e va mi ne del gruppo B, calcio, magnesio e potassio ecc.

L’olio di canapa rappresenta un rimedio basilare è, cioè, un amento che per sua natura può ottimizzare la sposta del sistema immunitario come prevenzione ma anche come rimedio per malattie alla cui origine c’è la reazione infiammatoria.

Il mondo scientifico ammette la straordinaria importanza del consumo adeguato di acidi gassi essenziali omega6-omega3 e la ricerca è ancora in continuo sviluppo. E’ sa to dimostrato che la somministrazione giornaliera di olio di semi di canapa abbassa nel sangue i livelli di colesterolo e di trigliceridi, oltre ad avere una importante funzione protettiva sul muscolo cardiaco dopo un danno, quale per esempio un infarto.

Infine, l’olio di canapa contiene anche piccole quantità di molte altre sostanze benefiche o persino essenziali.

Da menzionare:
I fitosteroli che ostacolano l’assorbimento del colesterolo e quindi abbassano i livelli di colesterolo nel sangue.
I fosfolipidi, conosciuti come lecitina, che sono essenziali per l’integrità delle membrane cellulari, iuta no a digerire i gassi e migliorano il loro utilizzo da parte del fegato.
I caroteni, che sono i predecessori della va mina A, necessari per crescita e per la vista.

La presenza di queste sostanze nutritive nell’olio di semi di canapa sostiene, inoltre, la sua reputazione come amento osco che fornisce una vasta gamma delle sostanze nutritive di cui il nostro corpo necessita, in un insieme bilanciato e gradevole al palato.

L’olio di canapa può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che ha tutti i benefici di un amento protettivo se introdotto quotidianamente con la dieta.
Recenti sudi scientifici hanno dimostrato come la canapa possa “aiutare” naturalmente molte patologie in quanto vanta diverse proprietà terapeutiche, per esempio nel dolore (a livello muscolare e nervoso), come antinfiammatorio e nelle allergie.

Attualmente sono in corso sudi per valutare eventuali effetti terapeutici della canapa sulle malattie della pelle tra le quali la psoriasi.

Fonte: Dott.ssa Antonella Chiechi – Medico Chirurgo – Specialista in Endocrinologia (Roma)

La Canapa – una delle piante più nutrienti al mondo

 

La canapa alimentare, un cereale poco usato nella nostra tradizione alimentare, ha delle proprietà nutritive molto importanti e può essere utilizzata in sostituzione del frumento nei regimi alimentari per celiaci. Le proprietà nutritive la rendono un alimento molto nutriente, ricco di proteine vegetali e di aminoacidi essenziali, adatto a chiunque voglia seguire una dieta sana.

Il benessere salutare è uno dei bisogni fondamentali dell’umanità. Eminenti scienziati e medici considerano la canapa come una delle piante più nutrienti al mondo. La resilienza e la densità dei valori nutrizionali dei suoi semi è unica.

Il risultato è una vasta gamma di prodotti che ci nutrono, promuovono la nostra salute, hanno proprietà curative e proteggono la natura.

Non solo gli ingredienti contenuti nella canapa la rendono una delle fonti di cibo più sano e più nutriente che madre natura ci dona.

Piuttosto è il rapporto degli acidi grassi insaturi contenenti tramite loro: come nel corpo umano anche nei semi gli acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6 stanno in un rapporto di 3:1, che non è ideale solo per il metabolismo umano, ma anche raro negli oli vegetali.

La canapa contiene tutti i minerali, vitamine, oligoelementi, fibre alimentari e amminoacidi essenziali per l’organismo umano.

Questi sono essenziali per il processo metabolico, per il trasporto e lo stoccaggio ottimizzato di tutte sostanze nutritive.

La canapa convince anche per il suo gusto: il sapore leggermente nocciolato in forma di semi, olio o farina fa la base per molti piatti deliziosi.

L’olio di canapa non solo è impiegato per condire insalate, preparare pietanze e sughi, ma anche nel campo della fitocosmesi per realizzare prodotti cosmetici a base di canapa come: creme, unguenti, lozioni per il corpo e saponi.

L’olio è un ottimo cosmetico naturale ad azione anti-age, utile per eczemi, pelli secche e poco nutrite.

Un buon olio (meglio se da agricoltura biologica) è perfetto anche per massaggiare la pelle dopo un bel bagno caldo, da unire da unire con qualche goccia di olio essenziale profumato; un ottimo rimedio naturale per idratare la pelle e renderla luminosa.

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Il potere nutritivo del seme di canapa

I semi di canapa contengono tutti gli otto aminoacidi essenziali. L’organismo umano è in grado di ricavare ed elaborare dalle proteine della canapa tutte le proteine di cui abbisogna. La vitamina B ed E sono presenti in grande quantità nei semi di canapa. L’olio di canapa contiene una percentuale insolitamente alta di acidi grassi polinsaturi (circa il 90%), che hanno una importanza fondamentale per l’alimentazione umana. In particolare gli essenziali acidi linoleici (50-70%) ed alfa linolenici sono particolarmente rilevanti. Da 10 fino a 20 grammi di olio di canapa sono sufficienti per coprire il fabbisogno giornaliero di questi acidi grassi di un organismo umano. I semi di canapa e l’olio di canapa rappresentano con questi componenti un alimento particolarmente prezioso dal punto di vista fisiologico-alimentare. Inoltre ci sono molti possibili impieghi terapeutici.

 

Particolare attenzione merita in questo contesto un ulteriore componente. La canapa rientra nella categoria ristrettissima di piante da olio i cui semi contengono l’acido gamma linolenico (GLA: 2-4%). la carenza di acidi gamma linolenici può condurre a disturbi della sintesi della prostaglandina.Con l’immissione per via alimentae di questi acidi gamma linolenici si possono risolvere questi disturbi di ricambio dei grassi.

L’assunzione di acidi gamma linolenici può inoltre influenzare positivamente diversi disturbi, tra cui la neurodermite, la sindrome premestruale, l’artrite reumatoide, la neuropatia diabetica, per citare solo gli ambiti d’utilizzo più importanti. L’azione si basa soprattutto sul miglioramento della formazione della prostaglandina.

L’acido alfa linolenico ha efficacia simile a quella dell’olio di pesce, e può quindi essere utilizzato nei casi di malattie del sistema circolatorio e di infiammazioni croniche.

Nel XIV sec. dopo Cristo compaiono in Cina le prime testimonianze scritte sugli usi terapeutici dei semi di canapa. Queste attribuivano loro molteplici proprietà. Il consumo regolare di semi di canapa garantiva una costituzione sana ed una lunga vita. I semi di canapa venivano somministrati specificatamente anche nel caso di problemi legati al ciclo mestruale, stitichezza o tendenza all’intestino pigro, vomito, avvelenamento. Semi, olio e succo della pianta venivano anche usati esternamente per la cura di malattie della pelle, ferite aperte. L’uso dei semi in Europa è riconducibile a tempi antichi.

Nell’antica Grecia e nell’antica Roma si utilizzavano semi di canapa ed olio di canapa, oltre a decotti di radici di canapa, già nel I sec.dopo Cristo, quali medicamenti per uso esterno ed interno. I semi erano considerati un accertato rimedio per la cura del mal d’orecchie, causato dall’otturazione del canale auricolare. In altre zone dell’Europa è noto l’uso della canapa dall’inizio della nostra storia. Ritrovamenti antichi con la presenza di semi di canapa ci sono stati in Polonia,e nell’attuale Germania. La prima citazione scritta della canapa si trova nel Capitulare di Carlo Magno (ca. 800 d.C.).Gli uomini dell’alto medioevo hanno usato soprattutto la fibra della pianta, per ricavarne resistenti tessuti per l’abbigliamento e per l’uso tecnico (cordami, vele,..). Contemporaneamente venivano usati i nutrienti semi di canapa sia come alimenti di per sé, che come semi da olio. (fonte: https://www.verdesativa.com)

SEMI DI CANAPA

Dal punto di vista botanico si tratta dei frutti della canapa, di una piccola noce, ricoperta di uno strato sottile, lucido e duro. I semi, ricchi di sostanze nutrienti, sono marroni fino a grigio-neri, talvolta anche di color verde-grigio. Il diametro dei semi di canapa è in media dai 3 ai 4 mm.

Contengono mediamente 28 – 35% di sostanza grassa, 30 – 35% di carboidrati, 20 – 24% di proteine ed un’elevata percentuale di vitamina B, rispetto ad altri alimenti di origine vegetale, (in particolare della vitamina B1 e B2), di vitamina E, calcio, magnesio, e ferro. Il contenuto delle sostanze nutritive assimilabili è in media del 29% degli oli, del 13% delle proteine e del 17% dei carboidrati.

Il contenuto di proteine dei semi di canapa è di circa 20-24% ed è quindi, paragonato ad altri semi da olio, come per esempio i semi di lino con il loro contenuto di proteine di 18%, alquanto elevato. Le proteine vengono suddivise nei loro componenti costitutivi, gli aminoacidi, nel tratto stomaco-intestino. Il valore nutritivo di una proteina viene definita essenzialmente dalla composizione degli amminoacidi. Otto di questi 21 aminoacidi non sono prodotti dall’organismo umano, devono essere assunti dall’esterno perché l’organismo abbia a disposizione le proteine indispensabili in quantità sufficiente. Questi otto amminoacidi vengono quindi denominati essenziali.

Una proteina qualitativamente secondaria ha un contenuto di amminoacidi essenziali sfavorevole, cioè non ne ha affatto o in quantità ridotte. Per esempio la soia contiene fino al 48% di proteine, ma mancano alcuni amminoacidi essenziali. Il fabbisogno umano di proteine non può venir coperto dalla soia.

La canapa contiene con il 20-24% solo la metà delle proteine totali contenute nella soia, tuttavia sono presenti tutti ed otto gli amminoacidi essenziali. La proteina è dunque qualitativamente superiore nella canapa rispetto alla soia. Dalle proteine dei semi di canapa l’organismo umano può trarre tutte le proteine essenziali.

Qual è il fabbisogno giornaliero di un adulto in fatto di proteine?

Questo fabbisogno oscilla, a seconda del peso corporeo e dell’attività fisica, tra i 45 ed i 120 grammi al giorno, per aumentare in presenza di attività molto pesante. Un piccolo confronto: con circa 300 grammi di semi di canapa si assimilano 60-70 grammi di proteine.

Accanto alle proteine gli acidi grassi sono i componenti più importanti dei semi di canapa. Dai semi si estrae un prezioso olio con caratteristiche fisiologico-alimentari eccellenti ed un gusto caratteristico.

Dai preziosi semi di canapa si estrae un olio altrettanto pregiato tramite un processo di spremitura molto delicato. Essendo racchiuso in una “buccia” dura, il seme viene protetto da fattori esterni, in particolare acidi e luce. Per la produzione di olio il seme viene spremuto fino alla fuoriuscita dell’olio. Qui è necessaria una certa cautela. Con la spremitura si innalza la temperatura e con un elevarsi eccessivo le proteine ed i grassi si modificano. Tanto le proteine quanto gli acidi grassi polinsaturi reagiscono alle temperature elevate.

Le proteine si snaturano a partire da temperature superiori ai 40°, si modificano nella loro struttura chimica. Questo può condizionare l’assimilazione degli amminoacidi. Per quanto riguarda i grassi contenenti acidi grassi insaturi, a partire da temperature di 50° avvengono delle modificazioni. Le catene doppie vengono interrotte e si trasformano negli acidi grassi saturi, meno preziosi dal punto di vista fisiologico ed alimentare. Nella spremitura dunque le temperature non dovrebbero salire oltre i 40°. Se si raggiungono inoltre temperature assai più elevate, come per esempio se si fa friggere l’olio, si a vrà come conseguenza l’insorgere di sostanze tossiche.

Il risultato della spremitura a freddo dei semi di canapa è un olio di qualità con un caratteristico gusto ed il colore altrettanto tipico, verde, dell’olio di canapa. A causa del limitato sviluppo di calore durante la spremitura si mantengono inalterati i valori dei suoi preziosi componenti. I più importanti sono gli acidi grassi polinsaturi, i linoleici e l’alfa-linoleico, oltre al raro gamma-linolenico,alle proteine ed alle vitamine.

Gli acidi linolenici ed alfa-linolenici sono acidi grassi essenziali, cioè non vengono prodotti dal nostro organismo, eppure sono vitali, da ricercare necessariamente negli alimenti. Lo svantaggio di questo processo di spremitura consiste nel quantitativo relativamente basso di olio prodotto, rispetto alla spremitura a caldo o a quella tramite solventi chimici.

Il seme di canapa è l’alimento vegetale con il più alto valore nutrizionale.

In primo luogo ha un contenuto di proteine pari al 20-25 %: l’elevato contenuto di edestina, insieme con l’altra proteina globulare, l’albumina, fa in modo che tali proteine contengano tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione proteica unica in tutto il mondo vegetale; fornendo così al nostro corpo la base su cui creare altre proteine come le immunoglobuline: anticorpi che respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili.

Il seme di canapa presenta una frazione grassa (34-35%) di ottima qualità e di composizione equilibrata costituita, per il 70-75%, da una miscela di acidi grassi polinsaturi quali l’acido linoleico, l’acido linolenico ed il gammalinolenico (insostituibile, quest’ultimo, nel processo di sintesi delle prostaglandine, sostanze che regolano l’attività di numerose ghiandole, dei muscoli e dei ricettori nervosi).

Secondo il medico nutrizionista Udo Erasmus, autore del best seller Fats that Heal, Fats that Kill – una vera autorità internazionale nel campo dei grassi e degli oli alimentari – quello di canapa è l’olio vegetale più bilanciato, grazie all’elevato contenuto ed al rapporto ottimale dei due acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6.

La maggior parte degli olii vegetali infatti non contiene il rapporto ottimale di Omega 6 e di Omega 3 e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi.

L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato e non promuove accumulo di prodotti metabolici.

Oltre all’omega 3 e all’omega 6, l’olio di canapa contiene anche la famiglia dei tocoferoli (vitamina E) che sono antiossidanti naturali, nonché i fitosteroli e alcuni componenti la famiglia dei cannabinoidi, Il Cannabidiolo (CBD), non ha alcun effetto psicoattivo, ma agisce sul sistema delle anandamidi prodotte dal nostro corpo (cannabinoidi endogeni) che modulano le risposte dell’organismo, sia nel sistema immunitario che agevolando le funzionalita’ cognitive e mentali attraverso l’attivazione dei recettori specifici recentemente scoperti.

“Nessun alimento vegetale può essere paragonato ai semi di canapa per quanto riguarda il valore nutritivo. Mezzo chilo di semi di canapa fornisce tutte le proteine, gli acidi grassi essenziali e la fibra necessari alla vita umana per due settimane.”

Dott. Udo Erasmus da Fats that Heal, Fats that Kill – Alive Books, 1993

L’olio di canapa rappresenta un rimedio basilare, cioè un alimento, che per sua natura può ottimizzare la risposta del sistema immunitario come prevenzione ma anche nella cura di patologie e disturbi che dipendono da squilibri nella omeostasi metabolica ed alterazioni funzionali del sistema immunitario. L’olio di canapa può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che, ha tutti gli effetti di un alimento protettivo introducendolo quotidianamente nella dieta. L’olio di canapa ha un odore ed un sapore gradevole e può essere utilizzato per condire l’insalata, la pasta, il pesce, ed essere sostituito nell’ uso quotidiano agli altri olii di semi.

Un cucchiaio di olio di semi di canapa (ovvero 10 grammi circa) apporta all’organismo 1,7 grammi di Omega 3, arrivando a coprire l’intero fabbisogno di un individuo adulto; inoltre al pari degli altri oli, ogni grammo di olio di canapa fornisce solo 9 calorie.

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La cannabis fa bene anche agli animali

La cannabis fa bene anche agli animali e l’uso medico dei cannabinoidi sugli animali domestici si sta diffondendo sempre di più. Anche se mancano sufficienti ricerche in ambito veterinario si può ipotizzare che le condizioni patologiche trattabili siano analoghe a quelle degli umani. 

Il CBD può essere di supporto anche per Cani e Gatti?

La risposta è sicuramente Si! I nostri amici a quattro zampe possono avvalersi di Olio di Canapa con CBD per lenire alcune ‘patologie’.

In America già da qualche anno sono presenti in commercio prodotti al CBD destinati agli amici pelosi, e con ogni probabilità si arriverò presto anche in Europa e in Italia a fare uso di prodotti di questo tipo, come testimoniano le stesse richieste che noi di Enecta abbiamo registrato su casi di cani affetti da epilessia.

Gli studi scientifici sul rapporto CBD – Animali sono ancora scarsi tuttavia possiamo affermare che alcune gocce di Olio di CBD non possano essere assolutamente tossiche per il vostro cane o gatto.

Circa il quantitativo da somministrare bisognerebbe tenere conto della concentrazione di CBD nell’Olio, della patologia dell’animale e della sua struttura corporea.

Gli animali vertebrati hanno un sistema endocannabinoide esattamente come quello degli esseri umani, il quale agisce su una vasta gamma di processi biologici all’interno dell’organismo.

Il primo a sdoganare la Cannabis per curare i Cani è stato il dottor Douglas Kramer il quale andando contro l’establishment delle sanità cominciò a curare il suo Husky malato con la Cannabis. All’Associated Press dichiarò: “Mi sono stancato di dover sopprimere animali domestici, quando non stavo facendo nulla per rendere la loro vita migliore”.

Il numero dei cani curati dal dottor Kramer aumentò di giorno in giorno tuttavia il CBD ha dato un elemento in più al dibattito a favore di coloro che intendono curare gli animali con gli estratti di Cannabis.

Sono stati molti i casi di animali che hanno accusato malori dopo la somministrazione di Cannabis per la cura di alcune patologie, forse per la presenza del THC, ma con il CBD l’approccio cambia in maniera radicale.

Il Cannabidiolo ha la capacità di calmare gli stati ansiosi, distendere i nervi costituendo una vera e propria alternativa ai classici farmaci anti-infiammatori.

I trattamenti con Cannabis stanno diventando sempre più popolari per gli animali domestici in difficoltà. Con cosa, dove e come iniziare.

Quando se ne sente parlare per la prima volta si tende a sorridere alla sola idea.

Eppure, sembra che ci sia ben poco da ridere. Si tratta infatti di una tendenza in rapida crescita, un po’ ovunque. Secondo un articolo pubblicato in agosto sul The New York Times, i veterinari stanno ricevendo una moltitudine di richieste da parte di molti proprietari di animali domestici, interessati a sapere se gli effetti benefici per l’uomo possono essere altrettanto efficaci sui nostri amici a quattro zampe.

L’anno scorso, nello Stato americano del Nevada, è stato emanato un disegno di legge che affrontava proprio questo delicato argomento, ottenendo appoggio da gran parte dei cittadini ma bocciato sul nascere dalla legislatura in carica (almeno temporaneamente). Ciò dimostra come nella legalizzazione della Cannabis per l’uomo non si vogliano lasciare fuori dalla riforma terapeutica gli animali domestici.

In molti Stati degli USA, i proprietari di animali domestici stanno mostrando di non essere contrari ad una tessera per l’uso terapeutico della marijuana, non per se stessi, ma per i propri amici a quattro zampe.

I veterinari, tuttavia, non sono ancora autorizzati ufficialmente a prescrivere questo tipo  trattamento e nessuna organizzazione veterinaria ha preso posizioni al rispetto. Detto ciò, sempre più testimonianze stanno confermando l’efficacia dei cannabinoidi sugli animali, come già dimostrato sui bambini.

COME FUNZIONA?

Tutti i mammiferi sono dotati di recettori di endocannabinoidi, distribuiti in tutto il corpo. Non dovrebbe quindi sorprendere che l’erba funzioni per trattare animali malati, esattamente come avviene nelle persone. Tuttavia, prima di dare ai vostri animali un bocconcino pieno di marijuana o riempire la ciotola del vostro gatto con cime d’erba, cerchiamo di comprendere meglio le sue funzioni. Gli animali domestici possono sviluppare malattie molto dolorose e reagire negativamente ai normali farmaci usati per trattare gli esseri umani.

I trattamenti per animali si limiterebbero alla somministrazione di CBD, in quanto il THC non è raccomandabile. La maggior parte dei veterinari che consigliano l’uso di Cannabis per animali preferiscono prescrivere solo il CBD, facilmente e legalmente reperibile dalle colture di canapa.

 

ESISTONO LINEE GUIDA DA SEGUIRE?

È molto difficile trovare informazioni su quali linee guida adottare. Prima di somministrare questa sostanza ad un animale, è sempre meglio consultare un veterinario. Se da una parte la Cannabis viene ancora sottovalutata nei trattamenti per l’uomo, dall’altra molti veterinari stanno già appoggiando le terapie per animali con marijuana terapeutica. Provate a contattarne qualcuno via e-mail e procedete con estrema cautela.

Se foste disperati, iniziate a trattare i vostri animali con oli di canapa (oggi legalmente commercializzati in diverse forme, in quasi tutti i Paesi europei). Cominciate con piccole quantità da aggiungere in alimenti o in oggetti che sono soliti masticare ed osservate i loro effetti. Secondo un veterinario di New York, i cani fino a 20 chilogrammi dovrebbero assumere dosi non superiori ai 3 mg per volta. I cani più grandi (fino a 50 kg) possono tollerare anche dosi di 7 mg.

Tra la scelta dell’eutanasia per i propri animali in difficoltà e la sperimentazione di un farmaco apparentemente miracoloso, non dovrebbe sorprendere che i proprietari di animali da compagnia siano sempre più interessati a somministrare marijuana ai propri amici a quattro zampe.

CBD e CBDA i cannabinoidi della cannabis e il sistema endocannabinoide

Il sistema endocannabinoide è un regolatore omeostatico chiave del corpo, che svolge un ruolo in quasi tutti i sistemi fisiologici. Per un lungo periodo di tempo è stato trascurato come possibile obiettivo terapeutico, in particolare perché non si sapeva molto delle implicazioni sulla malattia sistematica. Tuttavia, con gli incredibili successi avuti con l’uso della cannabis terapeutica e dei prodotti a base di canapa, in particolare del cannabidiolo (CBD) e dell’acido cannabidiolico (CBDA), molti scienziati stanno spostando la loro attenzione sul sistema endocannabinoide.

Prove più evidenti stanno venendo alla luce, sostenendo la teoria della carenza endocannabinoide clinica sostenuta dal dott.Ethan Russo, in particolare per le malattie come l’emicrania, la fibromialgia e la sindrome dell’intestino irritabile. Dato l’alto numero di malattie che hanno mostrato anomalie nel sistema endocannabinoide come l’epilessia, il cancro e una vasta gamma di malattie neurodegenerative, questa è un’area che sarà senza dubbio esplorata ulteriormente in futuro.

Oltre ai composti derivati ​​dalla cannabis, recentemente è emerso che un’ampia gamma di composti naturali interagiscono con il sistema. Ciononostante, il CBD e il CBDA sono ancora considerati i composti chiave (o quelli che hanno dimostrato la maggiore efficacia fino ad oggi) e l’evidenza del loro valore terapeutico cresce ogni giorno. La ricerca sul CBD e il CBDA sta crescendo rapidamente, ed è stato rivelato un vasto numero di obiettivi farmacologici. Il preciso meccanismo d’azione per entrambi questi composti rimane ancora un mistero, ma le loro caratteristiche farmacologiche forniscono indizi interessanti sul loro funzionamento.

Cannabidiolo: come funziona?

L’azione farmacologica del CBD è molto interessante, in quanto ha un’azione molto limitata sui recettori CB1 e CB2. Tuttavia è in grado di bloccare le azioni dei composti che attivano questi recettori, come il THC. Questa proprietà del CBD è molto importante, in quanto può sopprimere quella psicoattiva del THC. Questo può risultare utile per coloro che usano il THC per il trattamento di condizioni come dolore e spasticità. Ridurre la psicoattività ridurrebbe gli “effetti collaterali” del THC e della cannabis terapeutica, e questo equilibrio può essere controllato somministrando il CBD insieme al THC.

L’enzima amide idrolasi degli acidi grassi (FAAH) è l’enzima responsabile della degradazione intracellulare dell’anandamide, e il CBD ha dimostrato di inibire questo enzima. In questo modo il CBD ripristina i livelli di anandamide (bloccando la sua rottura), ripristinando così la carenza endocannabinoide clinica osservata in molte malattie. Uno studio clinico eseguito con il CBD sulla schizofrenia ha dimostrato che questo composto ha causato un aumento significativo dei livelli sierici di anandamide, e si è pensato che questa fosse la causa dell’evidente miglioramento clinico.

IL CBD mostra affinità con i recettori non endocannabinoidi

Il CBD è un composto enantiomerico, e l’enantiomero (-) è risultato significativamente più potente dell’enantiomero (+) nell’inibizione della FAAH. Al contrario, l’enantiomero (+) ha mostrato più affinità per i recettori CB1 e CB2 rispetto all’enantiomero (-). Per questo motivo il (+) – CBD probabilmente servirà meglio se in combinazione con il THC, mentre (-) – CBD potrebbe essere sfruttato per trattare la carenza di endocannabinoidi. Gli studi hanno rivelato che il CBD ha affinità con alcuni Transient receptor potential channels (TRP channels), il che amplia la portata delle malattie che il CBD può guarire. Il CBD ha dimostrato di desensibilizzare (smorzare l’attività del recettore) i canali TRPV1, TRPV2, TRPV3, TRPV4 e TRPA1.

Questi recettori sono altamente attivi negli stati di dolore in una vasta gamma di malattie. Il CBD ha anche dimostrato di essere un antagonista del recettore TRPM8, che è un altro interessante bersaglio recettore per il trattamento del dolore – in particolare l’allodinia. Al di fuori del sistema endocannabinoide, il CBD si rivolge anche ai recettori di segnalazione neurale chiave come il 5-HT1a e il 5-HT3a. Sebbene non si sappia molto sulle implicazioni di questi recettori nella malattia, si ritiene che siano fortemente implicati in malattie come l’epilessia e in numerosi disturbi ansiosi.

Acido cannabidiolico (CBDA): il precursore con un ruolo importante

Il CBDA è il precursore acido del CBD. La conversione avviene convenzionalmente da una reazione attivata dal calore, che porta alla rimozione del gruppo carbossile dal CBD. Poiché l’interazione del CBDA con il sistema endocannabinoide è piuttosto limitata, è spesso trascurato come composto terapeutico. Tuttavia, ha una serie di interessanti recettori bersaglio che sono molto importanti per un certo numero di malattie. Proprio come il CBD, il CBDA desensibilizza i recettori TRPV1, TRPV3, TRPV4 e TRPA1.

Ciò suggerisce che potrebbe avere proprietà promettenti per il trattamento degli stati del dolore che derivano da una serie di malattie e che spesso stimolano l’attività in questi recettori. Il CBDA ha poca affinità con gli altri recettori del sistema endocannabinoide, ma inibisce i mediatori dell’infiammazione chiave come il COX-1 e COX-2. In particolare, è di una certa importanza la sua azione sul COX-1, in quanto recenti ricerche hanno suggerito che questo enzima può essere un obiettivo promettente per ridurre le convulsioni.

Il COX-2 invece è un enzima responsabile di una vasta gamma di processi infiammatori nel corpo, e l’inibizione di questo enzima può aiutare a trattare i sintomi di numerosissime malattie, dato che l’infiammazione è una costante comune nella maggior parte dei disturbi. Inibendo questi enzimi, potrebbe essere in grado di avere le stesse azioni di altri farmaci con meccanismo simile di azione, quali ad esempio l’acido acetilsalicilico (Aspirina), il naprossene, l’ibuprofene e la tolmetina.

Molecole di azione sinergica

Molte testimonianze hanno dimostrato che il CBD e il CBDA funzionano meglio se in combinazione, specialmente per malattie come l’epilessia. Sono necessarie azioni combinatorie di questi composti, perché le malattie sono spesso causate dalla errata regolazione di più sistemi fisiologici nel corpo. Gli scienziati che studiano la fisiopatologia di queste malattie possono imparare da questi risultati, chiarendo ulteriormente i meccanismi della malattia. Il CBD e il CBDA hanno incredibili proprietà terapeutiche, in particolare perché completano l’attività l’uno dell’altro.

Dati molto recenti hanno rivelato che gli acidi cannabinoidi (come il CBDA) possono aiutare l’assorbimento e il metabolismo del CBD o di altri fitocannabinoidi. Inoltre, la somministrazione di CBDA con il CBD diminuisce la quantità di CBD necessaria per raggiungere lo stesso livello di efficacia.

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