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Il benessere del nostro organismo passa inevitabilmente attraverso un corretto funzionamento del sistema linfatico e dei processi di eliminazione delle tossine. Il sistema linfatico è fondamentale per il trasporto dei liquidi, per la difesa immunitaria e per il mantenimento dell’equilibrio idrico dei tessuti (Hopkins Medicine; MedicineNet). Quando questo sistema funziona in maniera subottimale, può verificarsi accumulo di liquidi, gonfiori localizzati e sensazione di pesantezza, condizioni che possono essere alleviate attraverso strategie mirate di drenaggio e depurazione.

La ritenzione idrica, o edema, è un accumulo anomalo di liquidi nello spazio interstiziale, cioè tra le cellule dei tessuti. Questo fenomeno può essere localizzato (ad esempio gambe e caviglie gonfie) oppure diffuso. Nella vita moderna, caratterizzata da sedentarietà, posture statiche prolungate e alimentazione squilibrata, la circolazione venosa e linfatica tende a rallentare. Questo rallentamento favorisce la permanenza dei liquidi nei tessuti periferici, soprattutto negli arti inferiori, con conseguente sensazione di pesantezza e gonfiore.

Le cause principali includono:

  • Scarso movimento o immobilità prolungata
  • Eccesso di sodio nella dieta
  • Squilibri ormonali (ad es. ciclo mestruale, gravidanza, menopausa)
  • Patologie circolatorie o renali
  • Infiammazioni croniche o acute
  • Eccesso di tossine nei tessuti
  • Malfunzionamento del sistema linfatico

Drenaggio e depurazione in capsuleIl ruolo del sistema linfatico

Il sistema linfatico è una rete complessa di vasi, linfonodi e organi (milza, timo, tonsille, midollo osseo) che:

  • Trasporta linfa, un fluido ricco di acqua, proteine, cellule immunitarie e scarti metabolici
  • Drena liquidi in eccesso dai tessuti
  • Elimina tossine, cellule morte e agenti patogeni
  • Supporta il sistema immunitario

Quando la sua funzionalità è ridotta (congestione linfatica), il corpo può manifestare gonfiore, infiammazione, cellulite e affaticamento cronico.

Cos’è il drenaggio linfatico

Il drenaggio linfatico manuale è una tecnica di massaggio terapeutico che stimola la circolazione della linfa attraverso movimenti lenti, ritmici e delicati, favorendo:

  • Riduzione del gonfiore
  • Eliminazione di tossine e scorie
  • Miglioramento della circolazione venosa
  • Riduzione della sensazione di pesantezza
  • Potenziamento delle difese immunitarie

Aree di intervento: ascelle, inguine, collo, fossa poplitea (dietro il ginocchio).
Indicazioni: linfedema, cellulite, gonfiore post-operatorio, infiammazioni croniche, fibromialgia.
Nota: deve essere eseguito da professionisti formati.

Segnali di un sistema linfatico rallentato

  • Gonfiore persistente (gambe, caviglie, mani)
  • Stanchezza cronica
  • Rigidità mattutina
  • Pelle secca o pruriginosa
  • Cellulite marcata
  • Frequenti infezioni o infiammazioni
  • “Nebbia mentale”
  • Aumento di peso inspiegabile
  • Ghiandole linfonodali gonfie

Alimentazione amica del drenaggio linfatico

Un’alimentazione equilibrata favorisce il flusso linfatico e riduce la ritenzione. Alcuni alimenti chiave:

  • Verdure a foglia verde (spinaci, cavolo riccio): antiossidanti, depurativi
  • Agrumi (arance, limoni, pompelmi): ricchi di vitamina C, stimolano la microcircolazione
  • Curcuma: antinfiammatoria, migliora il drenaggio
  • Finocchio: diuretico naturale
  • Acqua: fondamentale per mantenere fluida la linfa (95% acqua)

Cibi da limitare: salumi, formaggi stagionati, cibi ricchi di sale, fritti, alcol, zuccheri raffinati.

Integratori e sostanze naturali utili

SostanzaAzione principaleDosaggio indicativo
Vitamina CAntiossidante, rinforza capillari1 g/die
Escina (Ippocastano)Tono venoso, riduce edema100 mg/die
DiosminaRiduce stasi venosafino a 300 mg/die
Centella asiaticaVaso-protettrice, stimola collagene60–180 mg/die
MelilotoFlebotonico, antiedemigeno3–30 mg cumarine/die
PilosellaDiuretico potente500–750 mg 2×/die o 30–40 gocce TM
TarassacoDrenante epatico/renale500–750 mg 2×/die o 50 gocce TM
EquisetoCapillaroprotettore, remineralizzante190 mg/die o 20 gocce 3×/die

Drenaggio e depurazione in capsuleFunghi medicinali e sistema linfatico

  • Polyporus umbellatus: diuretico naturale, mobilizza la linfa, riduce edemi
  • Maitake (Grifola frondosa): favorisce detossificazione, stimola drenaggio

L’associazione Maitake + Polyporus amplifica gli effetti depurativi e diuretici, migliorando anche il metabolismo epatico.

Polyporus umbellatus (“Zhu Ling”) – il fungo drenante per eccellenza

Nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC), il Polyporus umbellatus—conosciuto come Zhu Ling—viene utilizzato da secoli per combattere il ristagno di umidità e favorire la diuresi nelle patologie legate all’accumulo di liquidi.

Meccanismo d’azione e benefici

  • Effetto diuretico selettivo: stimola la produzione di urina favorendo l’eliminazione di sodio e cloro, ma preservando il potassio — un vantaggio importante rispetto ai diuretici convenzionali.
  • Studi comparativi indicano aumenti del 62% nella diuresi e del 54,5% nell’escrezione di cloruri in sole 6 ore dopo assunzione di estratto.
  • Tropismo per il sistema linfatico: contribuisce a mobilitare i fluidi stagnanti, riducendo edemi, gonfiori, e promuovendo il drenaggio linfatico.
  • Altri effetti: contiene polisaccaridi e composti antinfiammatori e immunostimolanti; può supportare la funzione epatica e agire come antiossidante nei tessuti.

Maitake (Grifola frondosa) – il fungo immunostimolante con effetti detox

Il Maitake è noto soprattutto per le sue proprietà immunostimolanti: contiene beta-glucani che potenziano l’attività di macrofagi, cellule NK e altre componenti del sistema immunitario.

Effetti sul sistema linfatico e depurativo

  • Supporto al drenaggio linfatico e detossificazione: studi (nella cultura popolare e alcune fonti fitoterapiche) evidenziano come il Maitake contribuisca a rimuovere tossine e fluidi attraverso un’azione depurativa complementare a quella del Polyporus.
  • Immunomodulazione: estratti polisaccaridici hanno mostrato effetti sia stimolanti che regolatori sul sistema immunitario, in studi clinici su pazienti oncologici, senza evidenziare tossicità di rilievo.
  • Supporto alla risposta immunitaria: sono stati osservati benefici in contesti sperimentali e clinici, inclusi studi su sindromi mielodisplastiche e attivazione delle difese innate.

Sinergia tra Polyporus e Maitake

Questi due funghi medicinali agiscono su due fronti complementari:

FungoAzione principaleBeneficio nel drenaggio e nel benessere
Polyporus umbellatusDiuretico selettivo, drenaggio linfaticoRiduce edemi e ristagno di fluidi
Maitake (G. frondosa)Supporto immunologico e depurativoPotenzia la detossificazione e difesa corpo

Consigli pratici per prevenire la ritenzione idrica

  • Muoversi ogni ora se si lavora seduti (camminare 2–3 minuti)
  • Bere 1,5–2 litri di acqua al giorno
  • Limitare il sale a <5 g/die (OMS)
  • Usare sale integrale o spezie come insaporitori
  • Preferire frutta e verdura di stagione
  • Eseguire regolarmente attività aerobica (camminata veloce, nuoto, bici)
  • Dormire con le gambe leggermente sollevate
  • Evitare abiti troppo stretti

Il ruolo dell’integrazione mirata

L’alimentazione corretta e l’idratazione costante restano la base del drenaggio naturale, ma nei momenti in cui il corpo richiede un aiuto extra — cambi di stagione, periodi di stress, alimentazione più ricca del solito — un integratore specifico può fare la differenza. DREN & DEPURPLUS di Bioflores nasce proprio con questa logica: fornire al corpo un supporto fitoterapico completo, capace di agire contemporaneamente su più vie di eliminazione.

Drenaggio e depurazione in capsuleDREN&DEPURPLUS è un integratore alimentare progettato per supportare sia la depurazione sistemica (anche da metalli pesanti) sia il drenaggio, favorendo un effetto disintossicante a livello cellulare.

Ingredienti principali (sinergia vegetale):

  • Ononide (radice di Ononis spinosa)
  • Centaurea (probabilmente Centaurium erythraea)
  • Carciofo
  • Bardana
  • Tiglio
  • Malva
  • Rabarbaro

Questi estratti vegetali lavorano in sinergia per stimolare la depurazione del corpo, contrastare l’accumulo di tossine — tra cui metalli pesanti — e favorire benessere a livello energetico, cutaneo e immunitario.

Le funzioni delle sostanze naturali di DREN & DEPURPLUS

La sinergia di DREN & DEPURPLUS è studiata per agire contemporaneamente su più “vie di depurazione” del corpo — fegato, reni, pelle, intestino, circolazione linfatica — grazie a un mix mirato di piante officinali dalle proprietà complementari.

Carciofo (Cynara scolymus) – estratto secco, foglie

Il carciofo è una delle piante più note in fitoterapia per l’azione epatoprotettiva e depurativa.

  • Principi attivi principali: acido clorogenico, cinarina, flavonoidi.
  • Funzioni: stimola la produzione e il deflusso della bile (azione coleretica e colagoga), favorendo così l’eliminazione di grassi e tossine attraverso il fegato e la cistifellea.
  • Beneficio nel drenaggio: migliora la digestione dei grassi e riduce il sovraccarico epatico, condizione che può rallentare il metabolismo e la depurazione sistemica.

Ononide (Ononis spinosa) – radice

Pianta spontanea tipica dei terreni calcarei, conosciuta anche come “restharrow” per le sue radici dure e legnose.

  • Principi attivi: isoflavoni, saponine triterpeniche.
  • Funzioni: potente diuretico naturale, stimola la diuresi e il deflusso dei liquidi in eccesso, utile nei casi di gonfiore a gambe e caviglie.
  • Beneficio nel drenaggio: aumenta l’eliminazione di acqua e sodio, favorendo la sgonfiatura dei tessuti.

Bardana (Arctium lappa) – radice

Erba tradizionalmente utilizzata per la salute della pelle e per depurare il sangue.

  • Principi attivi: inulina (prebiotico naturale), poliacetileni, acidi fenolici.
  • Funzioni: azione depurativa e detossificante; stimola la funzionalità renale e sudoripara, facilitando l’eliminazione di scorie metaboliche.
  • Beneficio nel drenaggio: riduce le tossine circolanti e supporta la pelle nei casi di impurità, acne o dermatosi legate a sovraccarico tossinico.

Fumaria (Fumaria officinalis) – parti aeree fiorite

Pianta erbacea dal gusto leggermente amaro, storicamente usata per la “pulizia primaverile” dell’organismo.

  • Principi attivi: alcaloidi (protopina), acidi organici, flavonoidi.
  • Funzioni: regola la produzione di bile, armonizzando la funzionalità epatica e digestiva; azione coleretica bilanciata (né troppo stimolante né troppo blanda).
  • Beneficio nel drenaggio: migliora la digestione e favorisce la depurazione epatica senza irritare.

Tiglio (Tilia cordata/platyphyllos) – fiori

Albero noto per le proprietà rilassanti, ma le infiorescenze hanno anche un ruolo nel drenaggio.

  • Principi attivi: flavonoidi, mucillagini, oli essenziali.
  • Funzioni: effetto diuretico dolce e lenitivo delle mucose; aiuta a eliminare liquidi senza impoverire i minerali.
  • Beneficio nel drenaggio: particolarmente indicato nei soggetti sensibili o con ritenzione lieve ma cronica.

Malva (Malva sylvestris) – fiori e foglie

Pianta emolliente per eccellenza, ricca di mucillagini.

  • Principi attivi: mucillagini, antociani, vitamine.
  • Funzioni: protegge e idrata le mucose del tratto gastrointestinale; migliora la regolarità intestinale.
  • Beneficio nel drenaggio: mantiene l’intestino attivo, prevenendo l’accumulo di scorie che possono sovraccaricare fegato e linfa.

Centaurea (Centaurium erythraea) – sommità

Erba amara utilizzata per stimolare l’appetito e le secrezioni digestive.

  • Principi attivi: secoiridoidi (gentiopicroside), flavonoidi.
  • Funzioni: stimola la secrezione gastrica e pancreatica, migliorando la digestione proteica e lipidica; azione tonica amara.
  • Beneficio nel drenaggio: favorisce l’assorbimento e riduce i processi fermentativi intestinali che possono contribuire a infiammazione e ritenzione.

Rabarbaro (Rheum palmatum/undulatum) – radice indiana

Pianta nota per la sua doppia azione: lassativa a dosi medio-alte, tonica digestiva a dosi basse.

  • Principi attivi: antrachinoni (reina, emodina), tannini.
  • Funzioni: stimola delicatamente la peristalsi intestinale e aiuta l’eliminazione delle scorie attraverso le feci; supporta anche la funzione biliare.
  • Beneficio nel drenaggio: evita il ristagno intestinale, che può compromettere i processi di detossificazione.

Drenaggio e depurazione in capsule

La logica della combinazione

La formula di DREN & DEPURPLUS è strutturata per agire su più livelli contemporaneamente:

  • Fegato e bile: carciofo, fumaria, rabarbaro
  • Reni e diuresi: ononide, tiglio, bardana
  • Intestino e pelle: bardana, malva, rabarbaro
  • Digestione e assimilazione: centaurea, carciofo
  • Depurazione sistemica: azione combinata di tutte le piante

Questa strategia “multivie” è utile quando si vuole ottenere un effetto di depurazione profonda e completa, riducendo gonfiore, migliorando la qualità della pelle e alleggerendo la sensazione di pesantezza.

Come integrare questo prodotto

DREN&DEPURPLUS può risultare particolarmente utile durante i periodi di depurazione stagionale (primavera o autunno), quando l’organismo tende a smaltire meglio le tossine e a reattivarsi dopo il periodo freddo

Consigli d’accompagnamento:

  • Acqua: bere abbondantemente, soprattutto a digiuno, per favorire la diuresi e il flusso linfatico
  • Alimentazione: cibi ricchi di acqua e antiossidanti (es. frutta, verdura, agrumi, finocchio), limitare sale, grassi e zuccheri.
  • Attività fisica dolce: come camminata, stretching e ginnastica vascolare per aiutare il drenaggio e la circolazione.
  • Coadiuvanti naturali: vitamina C, centella asiatica, equiseto, meliloto, tarassaco, escina (ippocastano) — già menzionati nel tuo testo iniziale — possono rafforzare ulteriormente l’effetto depurativo e linfodrenante.

DREN&DEPURPLUS 60 caps di BIOFLORES rappresenta un valido supporto naturale per chi desidera favorire il drenaggio dei liquidi corporei, ridurre la sensazione di gonfiore e stimolare i processi di depurazione dell’organismo. Grazie alla combinazione di estratti vegetali, funghi medicinali e sostanze ad azione drenante, il prodotto sostiene il benessere generale e contribuisce al mantenimento di tessuti tonici e idratati.

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Bibliografia

  • https://www.royalmarsden.nhs.uk/your-care/living-and-beyond-cancer/lymphoedema/lymphatic-drainage
  • Schaneberg, B. T., & Murray, M. T. (2004). Herbal therapies and supportive care for lymphatic edema. Alternative Medicine Review, 9(3), 262–271
  • Ravella, A. P., & Myer, C. (2016). A review of the lymphatic system and its role in massage therapy. International Journal of Therapeutic Massage & Bodywork: Research, Education, & Practice, 9(4), 33–39.
  • Zhao YY. Traditional uses, phytochemistry, pharmacology, pharmacokinetics and quality control of Polyporus umbellatus (Pers.) Fries: a review. J Ethnopharmacol. 2013;149(1):35-48.
  • Anti-breast cancer potential of quercetin via the Akt/AMPK/mTor signaling cascade, PLoS One, Jun 10.
  • Effect of a mixture of botanical extracts plus mannitol on hydratation and bloating sensation. An open label study in women with high extra cellular water. Nat Prod res, 2019, Jan 3.
  • Pharmacological agents in the treatment of venous disease: an update of the available evidence. Curr Vasc Pharmacol. 2009 Jul.
  • NMR-based metabolomics and bioassays to study phototoxic extracts and putative phytotoxins from Mediterranean plant species. Phytochem Anal. 2019 Jun.

 

glutatione

Il glutatione è una sostanza naturalmente prodotta dal fegato presente anche in alcuni cibi (frutta, verdura e carni). Dal punto di vista chimico si tratta di un tripeptide formato dagli aminoacidi cisteina, glicina e glutammato.

Il glutatione è noto principalmente per la sua funzione come antiossidante naturale prodotto dall’organismo stesso. Nelle cellule e negli organi partecipa a diversi processi, dalla produzione e riparazione dei tessuti alla sintesi di proteine e altre molecole, passando per il coinvolgimento nelle difese immunitarie.

Un integratore a base di glutatione può essere utile in caso di:

  • insufficienza epato-biliare lieve o moderata
  • epatopatie su base iatrogena, tossica e virale
  • intossicazione epatica da farmaci
  • abuso di alcol
  • invecchiamento cutaneo
  • prolungata esposizione alla luce solare
  • protezione nei confronti del fumo di sigaretta

L’N-acetilcisteina (NAC) è una molecola che deriva dall’amminoacido naturale cisteina.

Può essere introdotta nel corpo mediante somministrazione orale, endovenosa o per via topica. Una volta introdotta viene deacetilata in cisteina e successivamente trasformata di una serie di metaboliti che si accumulano nel corpo. La via endovenosa è la migliore modalità di somministrazione in quanto determina un’emivita maggiore dell’N-acetilcisteina. La somministrazione per via topica è la peggiore.

La NAC è uno dei più potenti antiossidanti conosciuti. La proprietà antiossidante deriva dalla (1):

  • presenza nella sua struttura chimica di un gruppo tiolico in grado di eliminare direttamente i radicali liberi
  • sua capacità di rigenerare il glutatione, un altro potentissimo antiossidante prodotto dal nostro organismo
  • possibilità, all’interno delle cellule, di essere deacetilata in cisteina. La cisteina, a sua volta, viene metabolizzata in una serie di composti (3-mercapto-piruvato e zolfo ridotto) dalle proprietà antiossidanti.

Oltre alle proprietà antiossidanti, la NAC agisce come antinfiammatorio bloccando l’attivazione di NF-kB, un fattore di trascrizione che induce l’espressione di geni che codificano per citochine proinfiammatorie.

La NAC, inoltre, facilitando la produzione di ossido nitrico, gioca un ruolo importante nella vasodilatazione.

Diversi studi in letteratura hanno mostrato l’efficacia dell’integrazione con NAC in diverse condizioni:

  • è un potente antimucolitico
  • protegge le cellule della retina da un eccessivo danno ossidativo in caso di degenerazione maculare (2)
  • migliora diverse patologie della cute (3)
  • è in grado di contrastare le malattie neurodegenerative e di salute mentale (4)
  • cancro

Il glutatione è un composto organico presente nel nostro corpo ed è costituito da 3 amminoacidi (glutammato, glicina e cisteina). La cisteina è l’amminoacido più importante del glutatione in quanto è quello che possiede il gruppo tiolico -SH, responsabile dell’attività biologica del glutatione.

Il glutatione viene normalmente prodotto dal nostro corpo a partire dai 3 amminoacidi che lo compongono. L’N-acetilcisteina gioca un ruolo importante nella sintesi del glutatione in quanto funziona come donatore di cisteina.

Il glutatione può anche essere introdotto come tale con l’alimentazione. Le fonti più abbondanti sono:

  • arance
  • avocado
  • carote
  • cocomero
  • fragole
  • patate
  • pesche
  • spinaci

Purtroppo durante il processo di riscaldamento e/o cottura degli molti alimenti, il glutatione viene completamente distrutto dalle temperature.

Il glutatione è responsabile di numerose azioni biologiche (5):

  • è il più potente antiossidante delle nostre cellule: funzionando come donatore di elettroni previene l’eccessiva ossidazione da parte dei radicali liberi.
  • è coinvolto nella detossificazione degli xenobiotici ossia sostanze estranee all’organismo come farmaci, tossine, additivi alimentari…
  • previene l’invecchiamento
  • ha una grande capacità disintossicante: grazie alla sua facoltà di chelare (legare) i metalli pesanti quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio li trasporta via eliminandoli dal corpo.
  • è in grado di modulare la risposta immunitaria
  • contrasta l’avvelenamento da paracetamolo
  • intervenire beneficamente negli stress ossidativi del globulo rosso
  • aiuta nostro fegato a disintossicarsi ed a prevenire possibili danni causati dall’eccessivo consumo di alcool
  • migliora i sintomi delle patologie neurodegenerative
  • induce benefici nei pazienti affetti da HIV
  • nei globuli rossi mantiene il ferro legato dell’emoglobina allo stato ridotto evitando la formazione di emoglobina ossidata (metaemoglobina) non più in grado di legare e trasportare ossigeno ai tessuti
NAC, glutatione e oncologia

Modelli sperimentali hanno mostrato che l’N-acetilcisteina è in grado di ridurre la proliferazione cellulare, indurre apoptosi (morte cellulare programmata) nelle cellule tumorali e inibire i processi di differenziamento (6, 7).

I meccanismi d’azione individuati sono: diminuzione delle cicline, attivazione delle caspasi, aumentata espressione del citocromo c, ridotta espressione di bcl-2 e bloccando la segnalazione del gene Notch.

Il ruolo del glutatione nel cancro è controverso. Se da un lato può risultare utile integrare questo potentissimo antiossidante, dall’altro lato potrebbe essere svantaggioso. L’aumento dello stress ossidativo tipico delle cellule tumorali è accompagnato da un aumento dei livelli di glutatione che cerca di compensare questo eccessivo stress ossidativo; il glutatione però conferisce alle cellule tumorali il vantaggio di crescere e resistere a numerosi agenti chemioterapici che hanno come meccanismo d’azione proprio lo stress ossidativo.

Se a scopi preventivi potrebbe essere utile l’integrazione con NAC o glutatione, se ne sconsiglia l’uso durante il trattamento chemioterapico (in particolare con derivati del platino e taxani) in quanto livelli intracellulari elevati di glutatione potrebbero rendere le cellule tumorali resistenti alla chemioterapia (8).

Proprio per questa ragione diverse terapie anticancro prevedono l’abbassamento dei livelli cellulari di glutatione. L’esaurimento del glutatione come singolo target terapeutico non è efficace mentre l’approccio combinato (chemioterapia più inibizione del glutatione) è in grado di migliorare la sensibilità delle cellule tumorali agli agenti chemioterapici.

La deplezione di glutatione potrebbe anche essere utile per innescare nelle cellule tumorali un processo chiamato ferropoptosi ossia una morte cellulare innescata dal fallimento delle difese antiossidanti dipendenti dal glutatione e quindi dall’accumulo di perossidi lipidici (radicali liberi) (9)

Non ci sono studi sull’efficacia dell’integrazione di glutatione nei pazienti oncologici anche non in trattamento.

Biodisponibilità

La bassa biodisponibilità e stabilità del glutatione ne limitano l’applicazione terapeutica. Dopo somministrazione orale, infatti, il glutatione va incontro ad una serie di cambiamenti nel tratto gastrointestinale che ne impediscono l’assimilazione. Questo problema potrebbe essere superato mediante la somministrazione di glutatione in forma proliposomiale oppure sottoforma di granuli sublinguali (in modo tale da bypassare lo stomaco, l’intestino e il fegato). Un’altra possibile modalità per aumentare i livelli di glutatione è non somministrando glutatione ma N-acetilcisteina, il precursore del glutatione. La NAC, a differenza del glutatione, viene assorbita bene a livello intestinale. Nonostante questo, ci sono comunque delle condizioni che limitano la sintesi del glutatione anche in caso di somministrazione di NAC e sono l’età avanzata e la disfunzione epatica (10, 11).

Controindicazioni ed effetti collaterali

L’N-acetilcisteina e il glutatione sono sicuri e con pochi effetti collaterali, sia quando vengono somministrati per via orale, endovenosa e cutanea. Gli effetti collaterali che possono comparire sono nausea, dolore allo stomaco, eruzioni cutanee e prurito.

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  11. Erboristeria Arcobaleno: Il fegato: un organo chiave
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Bibliografia:

  1. Cell Chem Biol. 2018 Apr 19. N-Acetyl Cysteine Functions as a Fast-Acting Antioxidant by Triggering Intracellular H(2)S and Sulfane Sulfur Production. Ezeriņa D, Takano Y, Hanaoka K, Urano Y, Dick TP.
  2. Oxid Med Cell Longev. 2019 Aug 14. N-Acetyl-L-cysteine Protects Human Retinal Pigment Epithelial Cells from Oxidative Damage: Implications for Age-Related Macular Degeneration. Terluk MR, Ebeling MC, Fisher CR, Kapphahn RJ, Yuan C, Kartha RV, Montezuma SR, Ferrington DA.
  3. Indian J Dermatol Venereol Leprol. 2018 Nov-Dec. N-acetylcysteine in dermatology. Adil M, Amin SS, Mohtashim M.
  4. Molecules. 2018 Dec 13. Overview on the Effects of N-Acetylcysteine in Neurodegenerative Diseases.
    Tardiolo G, Bramanti P, Mazzon E.
  5. Biomed Pharmacother. 2003 May-Jun. The importance of glutathione in human disease. Townsend DM, Tew KD, Tapiero H.
  6. Oncotarget. 2016 May 24. N-acetylcysteine negatively regulates Notch3 and its malignant signaling. Zhang X, Wang YN, Zhu JJ, Liu XX, You H, Gong MY, Zou M, Cheng WH, Zhu JH.
  7. Semin Oncol. 2017 Jun. Pilot study demonstrating metabolic and anti-proliferative effects of in vivo anti-oxidant supplementation with N-Acetylcysteine in Breast Cancer. Monti D, Sotgia F, Whitaker-Menezes D, Tuluc M, Birbe R, Berger A, Lazar M, Cotzia P, Draganova-Tacheva R, Lin Z, Domingo-Vidal M, Newberg A, Lisanti MP, Martinez-Outschoorn U.
  8. J Cell Biol. 2018 Jul 2. Glutathione metabolism in cancer progression and treatment resistance. Bansal A, Simon MC.
  9. Cell Prolif. 2020 Mar. Ferroptosis: Final destination for cancer? Ye Z, Liu W, Zhuo Q, Hu Q, Liu M, Sun Q, Zhang Z, Fan G, Xu W, Ji S, Yu X, Qin Y, Xu X.
  10. Drug Deliv. 2019 Dec. Design of novel proliposome formulation for antioxidant peptide, glutathione with enhanced oral bioavailability and stability. Byeon JC, Lee SE, Kim TH, Ahn JB, Kim DH, Choi JS, Park JS.
  11. Redox Biol. 2015 Dec. Effects of N-acetylcysteine, oral glutathione (GSH) and a novel sublingual form of GSH on oxidative stress markers: A comparative crossover study. Schmitt B, Vicenzi M, Garrel C, Denis FM.

Fonte: www.artoi.it/nac-e-glutatione/


zeolite

Recenti studi sull’utilizzo della zeolite clinoptilolite attivata in abbinamento alle terapie standard, hanno evidenziato la sua azione positiva sul sistema circolatorio, sulla pressione arteriosa, sul recupero dopo l’infarto o ancora sul sistema digestivo, sull’iperacidità gastrica e sulle ulcere duodenali.

L’azione della zeolite è stata anche studiata sui reumatismi, sulla cura delle infezioni renali e sul trattamento delle patologie dermatologiche presenti nei pazienti affetti da diabete, mentre altre osservazioni riguardavano l’applicazione diretta della polvere e numerose affezioni della pelle.

Secondo gli studi clinici: la zeolite consentirebbe di migliorare l’efficacia delle terapie standard e di ridurre il periodo di recupero.

 

Cosa sono le zeoliti ?

Le zeoliti sono minerali microporosi di origine vulcanica. Chimicamente esse sono alluminosilicati idrati di metalli alcalini ed  alcalino-terrosi. Il nome “zeolite” deriva dalle parole greche “zeo” = “bollire” e “lithos” = “pietra”, pertanto significa pietra che bolle e deriva dal fatto che, quando viene scaldata, libera acqua senza modificare la struttura dell’alluminosilicato e sembra che bolla.

Le zeoliti si formano perlopiù dall’incontro tra la lava incandescente e l’acqua salmastra dei mari. Si presentano come minerali naturali dalla struttura microporosa costituita da migliaia di piccoli canali in grado di legare rilevanti quantità di tossine e metalli pesanti dannosi alla salute, come anche radicali liberi, nitrosamine, ione ammonio, micotossine, pesticidi e cationi radioattivi.

Numerosi studi sono stati effettuati su un particolare tipo di zeolite per la sue possibili applicazioni in medicina: la zeolite clinoptilolite sottoposta ad attivazione.

Attivazione

Per attivazione si intende in genere l’applicazione di un procedimento chimico, chimico-fisico o fisico ad un materiale perché possa reagire più facilmente. Grazie ad una metodologia di attivazione (Panaceo Activation Process), che si attua con l’utilizzo di speciali mulini, la struttura delle particelle di zeolite acquisisce particolari proprietà che, unite all’incremento della superficie, consente di legare più velocemente e più stabilmente tossine, metalli e radicali liberi, incrementandone l’attività. Partendo da una dimensione di circa 3 metri quadrati per grammo di zeolite clinoptilolite, dopo l’attivazione si raggiungono oltre i 250 metri quadrati per grammo, si tratta di un procedimento puramente fisico. Le zeoliti clinoptiloliti attivate sono caratterizzate da numerose cariche negative presenti nei canali che sono neutralizzate da altrettanti cationi come calcio, magnesio, potassio e sodio e sono in grado di svolgere una duplice funzione: quella di legare nei canali molecole organiche di varia natura, ad esempio tossine, (funzione di setaccio molecolare) e quella di rilasciare i cationi in esse presenti legando al loro posto i metalli pesanti tossici (scambiatori di cationi).

Stress ossidativo

I radicali liberi sono presenti nel nostro organismo e vengono utilizzati come sistema di difesa. Gli studi sullo stress ossidativo indicano però che un eccesso di radicali liberi può non solo provocare patologie, ma anche aggravarle; tra queste, il diabete, il cancro, le patologie cardiovascolari, quelle del tratto gastro intestinale e molte altre ancora. I fattori che provocano la formazione di radicali liberi sono molteplici e complessi: inquinamento, polveri sottili, sostanze inquinanti presenti nei cibi, alimentazione irregolare e squilibrata, fumo, stress, farmaci, malattie croniche, etc.

La conseguenza della presenza di un eccesso di radicali liberi nell’organismo è l’attacco di alcune strutture cellulari con conseguenti danni funzionali che, se non eliminati, possono provocare l’insorgenza di varie patologie e l’accelerazione dei processi di invecchiamento.

Anche nell’attività sportiva c’è produzione di radicali liberi che limitano la resa atletica perché accompagnati dalla presenza a livello muscolare di una quantità rilevante di acido lattico. La zeolite rientra tra gli strumenti importanti per combattere e neutralizzare i radicali liberi.

Metalli pesanti

Mercurio, piombo, cadmio sono tra i più conosciuti e pericolosi agenti tossici per l’organismo e per l’ambiente, presenti in quantità minime nelle polveri che respiriamo e nei cibi che ingeriamo. La zeolite attraverso la riduzione di questi metalli nel tratto gastro-intestinale può ridurne la presenza nell’intero organismo (/detossicazione) e/o evitarne l’assorbimento nei tessuti (prevenzione).

Ulteriori indicazioni dalla ricerca

Recenti studi sull’utilizzazione della zeolite clinoptilolite attivata in abbinamento alle terapie standard, hanno evidenziato la sua azione positiva sul sistema circolatorio, sulla pressione arteriosa, sul recupero dopo l’infarto o ancora sul sistema digestivo, sull’iperacidità gastrica e sulle ulcere duodenali. L’azione della zeolite è stata anche studiata sui reumatismi, sulla cura delle infezioni renali e sul trattamento delle patologie dermatologiche presenti nei pazienti affetti da diabete, mentre altre osservazioni riguardavano l’applicazione diretta della polvere e numerose affezioni della pelle. Secondo gli studi clinici: la zeolite consentirebbe di migliorare l’efficacia delle terapie standard e di ridurre il periodo di recupero. La zeolite clinoptilolite attivata si trova in commercio solo in forma di dispositivo medico. L’effetto sinergico della zeolite con principi attivi fitoterapici e integratori è dovuta alla progressiva riduzione nell’organismo di inibitori funzionali quali: ione ammonio, mmetalli pesanti, radicali liberi e tossine.

Oggi la zeolite è classificata (GMDN General Medical Device Nomenclature) come dispositivo medico e definita come segue: Sostanze ad uso orale adatte ad assorbire / chelare e rimuovere sostanze dannose e tossiche nel tratto gastro-intestinale (es. metalli pesanti, nitrosamine, ammonio, micotossine, cationi, pesticidi, riducendone l’assorbimento da parte dell’organismo. Possono anche funzionare come antiossidanti catturando radicali liberi e riducendo la formazione di ROS (reactive oxygen species).

La Zeolite clinoptilolotite rappresenta quindi una nuova frontiera nella lotta ai radicali liberi presenti in molte patologie, nel contrastare la tossicità dei metalli pesanti allontanandoli dall’organismo, nell’adiuvare i trattamenti terapeutici e nel trattamento di alcune patologie dermatologiche, con importanti vantaggi rispetto alle sostanze naturali o di sintesi: non è tossica per l’organismo ed attraversa il tratto gastro-intestinale senza essere assorbita.

Le sue caratteristiche strutturali le consentono di esplicare alcune attività utili per l’organismo:

– ridurre l’ammoniaca nell’organismo

– legare, mediante scambio cationico, i metalli pesanti eliminandoli;

– adsorbire tossine inattivandole;

– salvaguardare l’organismo dai danni dei radicali liberi attraverso la sua capacità antiossidante.

Tratto da: Conferenza a cura del Prof. Manna dell’Università “La Sapienza” in Roma

L’organismo umano ha bisogno di disintossicazione, depurazione e purificazione. 

Una depurazione può essere utile ad aumentare il livello energetico del corpo, a migliorare l’aspetto della pelle, perdere un po’ di peso, rafforzare il sistema immunitario, eliminare almeno in parte il quantitativo di metalli pesanti involontariamente ingeriti (o respirati), ecc.

DREN&DEPURPLUS  è un alleato importante pensato per attivare la risposta biologica dell’organismo nella depurazione sistemica e cellulare con particolare risonanza verso metalli pesanti, bio accumulo anche di tipo iatrogeno.

Con il cibo vengono consumate non solo sostanze benefiche ma anche materie chimiche utilizzati per la stimolazione della crescita e dell’aumento di peso dei prodotti alimentari. Nell’aria si accumulano circa 40 000 varie sostanze chimiche. Il contenuto di cloro nell’acqua  raddoppia il rischio di sviluppare arteriosclerosi, malattie a cuore e fegato e porta all’invecchiamento precoce.

l risultati delle ricerche dell’Associazione americana di medicina, tenuti all’università di Toronto, sotto la supervisione del Dott. Bruce Pomerantz, hanno evidenziato circa due milioni di casi di complicazioni serie, in conseguenza dell’effetto tossico dei farmaci suggeriti dai medici.

Questi fattori hanno causato l’accumulo di tossine e scorie nell’organismo, che hanno effetto negativo sulla salute. Come conseguenza  si creano condizioni favorevoli alla riproduzione di virus e batteri, si interrompe il decorso normale delle reazioni ossidanti e ristrutturanti, della metabolizzazione  delle vitamine, dei minerali, le funzioni del sistema nervoso, endocrino, immune e del metabolismo rallentano, il che innesca lo sviluppo di malattie serie e pericolose.

La depurazione dell’organismo può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno, anche se è maggiormente indicata eseguirla durante le mezze stagioni e quindi in autunno e in primavera. Questo per due ovvi motivi:

  • durante la stagione autunnale è indicata per preparare il proprio organismo al freddo dell’inverno e per prevenzione alle malattie autunnali;
  • durante la primavera è consigliata perché l’organismo, in questo momento dell’anno, necessità di essere riattivato dopo il lungo e gelido inverno.

Per massimizzare gli effetti benefici della depurazione, durante questo periodo depurativi, consigliamo di bere tanta acqua, soprattutto nei momenti della giornata in cui si è a digiuno. Questo perché più liquidi si ingeriscono, più si va a stimolare la diuresi, eliminando in questo modo le tossine e facilitando la circolazione del sangue.

Depurazione dell’organismo

DREN&DEPURPLUS migliora le fisiologiche funzionalità depurative dell’organismo ed aiuta gli organi emuntori a svolgere le loro attività anche in condizioni di stress o in corso di patologia grazie alla sinergia dei componenti:

ONONIDE (Ononis spinosa L.):  è una pianta che favorisce la funzionalità delle vie urinarie. La pianta ha azione preventiva nei confronti di calcoli renali e biliari, le si riconosce anche un’azione di sostegno delle funzioni renali e di stimolazione della diuresi. L’azione depurativa e diuretica favorisce il miglioramento nei reumatismi e in alcune dermatiti. Le radici di ononide, raccolte in autunno o in primavera, tagliate a pezzi ed essiccate in luogo ombroso e ventilato, contengono oltre all’olio essenziale, anche sostanze naturalmente depurative, lenitive e antinfiammatorie tra cui glucosidi isoflavonici, l’ononina (il principio attivo peculiare della pianta), il mentolo, la saponina, l’onocolo (o alfa-onocerina) e i triterpeni, che, sotto forma di estratto secco titolato in un integratore alimentare, producono i seguenti benefici:
• depurano i reni e aiutano a produrre più urina, per alleviare il bruciore e favorire l’eliminazione dei batteri;
• facilitano l’espulsione dei calcoli renali;
• hanno un effetto antispastico e allentano il senso di peso alla vescica, che si svuota più facilmente;
• aumentano il PH dell’urina che sarà meno acida, ostacolando la crescita dei batteri;
• essendo un antinfiammatorio naturale, donano infine sollievo alla mucosa irritata.

CENTAUREA  (Centaurium erytraea): originaria dell’Europa, dell’Asia occidentale e dell’Africa settentrionale; è comune in tutto il territorio italiano. Si trova dal mare alla bassa montagna, nei prati. Contiene sostanze amare, flavonoidi, acidi grassi e acidi fenolici, triterpeni, steroli, tracce di alcaloidi, glicosidi. Per la presenza di questi principi attivi, la pianta è impiegata in fitoterapia per riattivare la secrezione e la motilità del sistema digerente, in tutti i disturbi dello stomaco, legati ad un’atonia gastrointestinale, che si manifestano con digestione difficile, inappetenza, dispepsia dolorosa con meteorismo e insufficienza epatica.

CARCIOFO (Cynara scolymus L.): il carciofo, pianta comunemente utilizzata nella dieta mediterranea e nella medicina tradizionale, contiene diversi composti bioattivi. Vari studi hanno dimostrato il suo potenziale come agente antinfiammatorio, ipolipemizzante, antimicrobico e neuroprotettivo grazie alla sua composizione fitochimica. Le osservazioni riportate in questa revisione indicano che i composti estratti dal carciofo potrebbero facilitare la protezione contro varie malattie infiammatorie, suggerendo così il loro utilizzo come integratore alimentare in combinazione con terapie convenzionali.

BARDANA (Arctium lappa L.): è da sempre conosciuta per le sue proprietà diuretiche, diaforetiche, depurative, detossificanti, coleretiche, ipoglicemizzanti (inulina), eudermiche, antiacneiche, antiseborroiche, antisettiche, antiflogistiche, cicatrizzanti ed antiossidanti.  Nella medicina popolare, la bardana viene utilizzata internamente come rimedio per purificare il sangue e come rimedio diuretico e diaforetico; oltre ad essere impiegata per contrastare disturbi gastrointestinali di varia natura.

TIGLIO (Tilia L., 1753): è una pianta dalle molteplici proprietà benefiche, apprezzata da secoli per le sue virtù terapeutiche.

Le principali proprietà del tiglio sono:

  • Antispasmodiche: il tiglio è in grado di rilassare la muscolatura liscia, alleviando spasmi e crampi a livello digestivo e respiratorio. Questa proprietà è attribuita principalmente alle mucillagini e all’olio essenziale presenti nella pianta e lo rendono un importante miorilassante naturale.
  • Antitussive: grazie alle sue proprietà emollienti e antispasmodiche, il tiglio è un valido rimedio naturale contro la tosse. I fiori di tiglio, infatti, favoriscono la fluidificazione del catarro in eccesso e ne facilitano l’eliminazione.
  • Diaforetiche: il tiglio stimola la sudorazione, aiutando l’organismo a eliminare tossine e a regolare la temperatura corporea. Questa proprietà è particolarmente utile in caso di febbre o raffreddore.
  • Sedative: i fiori di tiglio possiedono un blando effetto rilassante sul sistema nervoso, contribuendo a ridurre stress, ansia e tensioni. Questa proprietà è attribuita principalmente ai flavonoidi presenti nella pianta.
  • Antimicrobiche: alcuni studi hanno dimostrato che l’estratto alcolico dei fiori di tiglio possiede attività antimicrobica in vitro, grazie alla presenza di olio essenziale e tannini.
  • Antiedemigene: i flavonoidi contenuti nel tiglio hanno dimostrato di possedere proprietà antiedemigene in studi condotti su animali, suggerendo un potenziale effetto benefico in caso di ritenzione idrica.
  • Astringente: Aiuta a restringere i tessuti e ridurre le secrezioni, utile in caso di infiammazioni.

MALVA (Malva sylvestris L.):  è una pianta dalle molteplici virtù, che offre numerosi benefici per la salute grazie alle sue proprietà naturali.

  • Sollievo per gola e cavo orale: le mucillagini presenti nei fiori di malva formano uno strato protettivo sulle mucose, alleviando irritazioni e infiammazioni. Questo rende la malva un rimedio efficace contro tosse secca, bronchite e irritazioni della bocca e della gola.
  • Azione antinfiammatoria: grazie al suo contenuto di mucillagini, la malva possiede proprietà antinfiammatorie che possono aiutare a ridurre l’infiammazione delle mucose gastro-intestinali e delle vie urinarie. È utile in caso di gastrite, crampi intestinali ed è un ottimo rimedio naturale per le cistiti, oltre che ingrediente in diverse tisane per il reflusso.
  • Proprietà emollienti: la malva è conosciuta per le sue proprietà emollienti, che la rendono ideale per idratare e lenire i tessuti molli del corpo. È particolarmente indicata per trattare secchezza oculare, irritazioni cutanee, acne e altre infiammazioni della pelle.
  • Effetto lassativo: le mucillagini conferiscono alla malva un’azione blandamente lassativa, utile per regolare le funzioni intestinali e alleviare la stitichezza senza irritare l’intestino.
  • Supporto al sistema immunitario: gli infusi di fiori di malva possono contribuire a rafforzare il sistema immunitario, prevenendo infezioni batteriche e malanni stagionali.
  • Allevia i dolori: la malva ha una discreta azione antidolorifica, utile per alleviare dolori reumatici, mestruali e disturbi vaginali come prurito e irritazioni.
  • Cura degli occhi: le proprietà emollienti della malva la rendono utile anche in oftalmologia. Gli estratti di malva sono impiegati in colliri per trattare occhi secchi e irritati, offrendo un sollievo immediato grazie alla loro azione idratante.

RABARBARO (Rheum palmatum):  è ricco di sali minerali tra cui calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio e selenio, oltre che di vitamine B1, B2, B3, B5, B6, K e J ebeta-carotene. Contiene anche composti fenolici acido gallico, acido cinnamico e acido tannico.

In erboristeria, si usa il rizoma del rabarbaro principalmente per sostenere il fegato, regolare la digestione, oltre che per le sue proprietà lassative, motivo per cui non si deve eccedere con le dosi, altrimenti può diventare una vera e propria purga. Noto anche come antinfiammatorio della mucosa intestinale, antisettico, emolliente, antispasmodico, diuretico e tonico, ottimo per depurare l’organismo e il sangue.

Per maggiori informazioni visita anche la pagina DEPURAZIONE e DRENAGGIO o QUI

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La nostra salute — intesa non come semplice assenza di malattia, ma come sensazione percepita di completo benessere psicofisico e socioculturale, in armonia con la Natura l’ambiente che ci circonda — è oggi minacciata dagli effetti disastrosi dell’inquinamento e dall’adozione di errati stili di vita. 

Infatti, agenti di natura fisica (radiazioni ultraviolette,campi elettromagnetici, etc, chimica (benzene, diossina, pesticidi, fumo di sigaretta, metalli pesanti, etc.) e biologica (virus, batteri, funghi, tossine, etc.), da soli o in sinergia tra loro, contaminano l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e gli alimenti di cui ci nutriamo, arrecando grave danno al nostro organismo. Persino i pensieri che evochiamo e le emozioni che proviamo possono risultare negativamente condizionati.

L’insieme di questi eventi indesiderati si traduce, spesso, in una riduzione della cosiddetta “biodisponibilità” ovvero della quantità di ossigeno, di macronutrienti (soprattutto amminoacidi e proteine) e di micronutrienti (sali minerali e vitamine) effettivamente utilizzabili per far fronte alle nostre esigenze vitali. Per esempio, il soggiorno in ambienti chiusi aumenta il rischio di inspirare, al posto dell’ossigeno — gas vitale per eccellenza — un killer cellulare, quale il monossido di carbonio, mentre l’abuso di bevande alcoliche “fa consumare” al nostro organismo preziosi micronutrienti, sottraendoli ad altre necessità biologiche.

Purtroppo, anche l’adozione del più salutare stile di vita non è più sufficiente, da solo, a tutelare il nostro stato di salute. Infatti, una buona parte della frutta e degli ortaggi, quando non contaminata da sostanze tossiche, giunge sulla nostra tavola in larga misura depauperata dei propri principi nutritivi, a causa delle piogge acide, della desertificazione dei terreni e dai processi di conservazione o di manipolazione degli alimenti, come il raffinamento.

CELLFOOD: un PASS per il benessere

Ma quali integratori? 
Noi riteniamo che la scelta debba cadere sulle formulazioni naturali e, possibilmente, su quelle a base colloidale (diametro delle particelle disciolte in acqua comprese tra i e 200 nmetri), perché colloidale è la natura del sangue e della matrice extracellulare con cui devono interagire i loro principi attivi.
In tale contesto, CELLFOOD, sistema colloidale contenente solfato di deuterio ed una miscela complessa di 78 minerali, i7 amminoacidi e 34 enzimi in tracce, si propone come un prodotto davvero unico al mondo. Arricchito, all’occorrenza, da altre componenti nutrizionali (vitamine e sostanze similvitaminiche) grazie alle sue 9 formulazioni (8 sistemiche ed 1 topica), favorendo l’estrazione di idrogeno dai nutrienti, è un integratore nutrizionale potenzialmente efficace nel proteggere la cellula dagli insulti provocati sia dall’inquinamento che da un errato stile di vita.

CELLFOOD, inoltre, grazie probabilmente al solfato di deuterio, può rendere biodisponibile ossigeno “on demand” — ossia nella giusta quantità ed al momento opportuno ai tessuti a rischio di ipossia (carenza di ossigeno) e, contemporaneamente, evitare che l’eventuale gas in eccesso, trasformato in radicali liberi, generi le caratteristiche lesioni da stress ossidativo ( effetto antiossidante).

La “Formula Everett Storey” fu per anni limitata al solo uso in campo militare. Poi, con la successiva liberalizzazione della vendita, essa si rese disponibile come CELLFOOD a tutti i potenziali consumatori, guadagnando rapidamente in numerosi Paesi del mondo la fiducia di milioni di consumatori, fino a coprire una delle più ampie fette di mercato nel settore degli integratori.

La formula che è alla base di CELLFOOD è di proprietà e numerosi ricercatori, nel corso degli anni, si sono cimentati nel cercare di scoprire il meccanismo biochimico che è alla base del suo successo, che lo rende oggi un esclusivo PASS PER IL BENESSERE.

CELLFOOD: un PASS per il benessereCELLFOOD® formula base – solo vantaggi

CELLFOOD® è un integratore che, grazie alla sua esclusiva formulazione colloidale, agisce anzitutto a livello delle mucose (bocca, stomaco ed intestino) esaltandone globalmente le funzioni (assorbimento, secrezione ed escrezione). Questo effetto è talvolta percepito dal paziente con transitori disturbi intestinali (es. gonfiore addominale, flatulenza) i quali, anziché allarmare, devono essere interpretati come una risposta favorevole dell’organismo all’assunzione del prodotto (attivazione mucosale).
Una volta in circolo, specialmente dopo assunzione mediante spray orale o sublinguale, CELLFOOD® rende immediatamente biodisponibili i suoi preziosi principi attivi permeando in profondità la matrice extracellulare fino a liberarla dalla presenza delle sostanze tossiche accumulatesi, spesso, a causa dell’inquinamento ambientale e/o di erronei stili di vita. Questo effetto, che va favorito attraverso il consumo di adeguate quantità d’acqua (preferibilmente a basso residuo fisso), si accompagna ad una significativa stimolazione della diuresi e, talvolta, delle secrezioni a livello della cute (azione drenante, disintossicante e purificante).
Il ripristino della comunicazione tra sangue e cellule, conseguente allo “sblocco” della matrice, consente ai preziosi costituenti di CELLFOOD® di penetrare e distribuirsi rapidamente nelle cellule, pronti ad essere utilizzati sulla base delle effettive necessità.
In particolare, l’aumentata biodisponibilità di ossigeno e di micronutrienti (sali minerali e vitamine) ottenuta in modo del tutto naturale, determina un’attivazione della funzione respiratoria mitocondriale non più gravata dagli effetti nocivi dei radicali liberi (azione antiossidante), ma accompagnata da una stimolazione generalizzata di tutte le funzioni vitali (cardiocircolatoria, respiratoria, gastroenterica, genitourinaria, immunitaria) e da un sensibile miglioramento delle performance sia neuropsichiche (incremento del tono dell’umore, aumento della capacità di concentrazione e di attenzione) che motorie (riduzione del senso di stanchezza ed aumento della resistenza agli sforzi muscolari, per la capacità di contenere la produzione di acido lattico) (azione energizzante).
Ecco perché nutrizionisti di tutto il mondo suggeriscono l’integrazione a base di CELLFOOD® soprattutto quando l’inquinamento ambientale, le piogge acide, la desertificazione dei terreni, le manipolazioni tecnologiche, sinergizzando negativamente con stili di vita incongrui (eccesso calorico, attività fisica inadeguata) riducono la biodisponibilità di ossigeno e micronutrienti ed aumentano la produzione dei radicali liberi accelerando l’invecchiamento e predisponendo il nostro organismo a malattie spesso ad esito infausto (ictus, infarto, malattie degenerative, stanchezza cronica ecc. ecc.).

Come si assumono le gocce Cellfood?

L’uso di Cellfood gocce è semplice: basta diluire le gocce in un bicchiere d’acqua. La dose standard per gli adulti è di circa 8 gocce tre volte al giorno (per un totale di circa 24 gocce giornaliere). È consigliabile iniziare con una dose minima per valutare la propria tolleranza e, successivamente, adeguare il dosaggio in base alle proprie esigenze, seguendo sempre le indicazioni del produttore o di un professionista sanitario.

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Nel 1932 uscì, su un giornale di Toronto, un articolo intitolato:  “Infermiera di Bracebridge fa una importante scoperta per il cancro”.

A questo articolo seguirono innumerevoli richieste di aiuto da parte di malati di cancro e la prima offerta commerciale.

L’offerta era davvero vantaggiosa ma le si richiedeva di svelare la formula in cambio di una somma considerevole e un vitalizio. René rifiutò categoricamente, giustificò la sua decisione col fatto che non voleva che si speculasse sul suo rimedio.

Nel 1933 il comune di Bracebridge le mise a disposizione un Hotel, sequestrato per ragioni di tasse, perchè potesse farne una clinica per i suoi malati.

Da allora e per i successivi otto anni, un cartello sulla porta avrebbe indicato “CLINICA PER LA CURA DEL CANCRO”.

Dal giorno dell’apertura centinaia di persone erano convenute alla clinica e ,alla presenza di un medico, si facevano fare l’iniezione e bevevano la tisana.

La clinica diventò in breve una sorta di Lourdes Canadese.

Nello stesso anno si ammalò la madre di René, cancro al fegato inoperabile. René le somministrò la sua cura ed ella guarì nonostante che i medici le avessero predetto una sopravvivenza di pochi giorni.

Fu in questi anni che il dottor Banting, uno dei partecipanti alla scoperta dell’insulina, affermò che il the aveva il potere di stimolare il pancreas fino a riportarlo alle sue normali funzioni, curando così i malati di diabete. Il dott. Banting invitò ufficialmente la signora Cassie a fare esperimenti presso il suo istituto di ricerca, ma lei per paura di dover abbandonare i propri malati, rifiutò. Era il 1936.

Nel 1937 accadde un incidente. Una donna in fin di vita fu trasportata all’ospedale di René, sofferente per frequenti embolie, subito dopo l’iniezione, morì. Fu un’occasione d’oro per i detrattori di René, fu fatto un processo ed i risultati dell’autopsia dimostrarono che la donna era morta per un embolo.

La pubblicità che il caso scatenò portò ancora più malati in cerca di speranza all’ospedale di Bracebridge.

Lo stesso anno furono raccolte 17.000 firme che invitavano il governo a riconoscere il the come farmaco per il cancro.

Una ditta farmaceutica Americana offrì un milione di dollari (del 1937!) per la formula ennesimo rifiuto di René. Nel frattempo un medico americano, il dott. Wolfer, offrì a René di effettuare esperimenti con la bevanda su trenta pazienti del suo ospedale. René fece la spola fra il Canada e gli USA per molti mesi, i risultati che ella ottenne spinsero il dott. Wolfer ad offrirle uno spazio di ricerca permanente nei suoi laboratori. Ancora una volta René rinunciò ad una vantaggiosa offerta che l’avrebbe però costretta ad abbandonare i suoi malati in Canada.

Di quel periodo abbiamo la testimonianza del dott. Benjamin Leslie Guyatt responsabile del dipartimento di anatomia dell’Università di Toronto che aveva ripetutamente visitato la clinica: “Ho potuto constatare che nella maggior parte dei casi le deformazioni scomparivano, i pazienti denunciavano una forte diminuzione dei dolori. In casi serissimi di cancro ho visto interrompersi le emorragie più gravi. Ulcere aperte alle labbra ed al seno rispondevano al/e cure. Ho visto scomparire cancri alla vescica ,al retto, al collo dell’utero allo stomaco. Posso testimoniare che la bevanda riporta la salute nel malato, distruggendo il tumore e restituendo la voglia di vivere e le funzioni normali degli organi.”

La dottoressa Emma Carlson era arrivata dalla California per visitare la clinica, questa la sua testimonianza:

“Ero venuta ,abbastanza scettica, ed ero risoluta a rimanere solo 24 ore. Sono rimasta 24 giorni ed ho potuto assistere a miglioramenti incredibili su malati terminali senza più speranza e malati diagnosticati terminali, guarire. Ho esaminato i risultati ottenuti su 400 pazienti.”

Nel 1938 un’altra petizione a favore di René raccolse 55.000 firme. Un politico canadese fece la sua campagna elettorale promettendo che avrebbe permesso che la signora Caisse potesse esercitare la professione medica senza laurea e “Praticare la medicina e curare il cancro in tutte le sue forme e le relative indisposizioni e difficoltà che questa malattia comporta.”

La risposta della classe medica fu immediata, il nuovo ministro della sanità, il dott. Kirby istituì la “Royal cancer Commission” il cui scopo era quello di appurare la efficacia di discusse terapie per il cancro. Una delle condizioni inderogabili perchè una medicina potesse essere legalizzata come cura per il cancro era che la sua formula venisse consegnata a priori nelle mani della commissione. La pena per la mancata consegna era una multa la prima volta per pratica abusiva della professione medica e l’arresto in caso di recidiva.

René Cassie non aveva mai voluto svelare la formula e la commissione oltretutto non aveva obbligo di riservatezza riguardo alle formule presentate.

Le due proposte di legge, quella a favore di René e quella che istituiva la commissione per il cancro, furono discusse lo stesso giorno al parlamento Canadese.

La legge Kirby fu approvata e quella pro-René respinta per soli tre voti. La clinica di René era in pericolo, i medici cominciarono a rifiutarsi di consegnare ai propri pazienti i certificati attestanti il cancro.

Una valanga di lettere di protesta raggiunsero il ministero della sanità, gli ex malati curati da René e quelli che volevano farsi curare si ribellarono. Il ministro ritenne saggio che la clinica continuasse ad esistere fino al momento in cui la signora Caisse si sarebbe presentata di fronte alla commissione per il cancro.

Nel marzo 1939 iniziarono le udienze della commissione per il cancro istituita dalla legge Kirby. René fu costretta ad affittare la sala da ballo di un Hotel di Toronto per accogliere i 387 ex pazienti che avevano accettato di testimoniare in suo favore. Tutte queste persone si dichiaravano convinti che René li aveva guariti o che la bevanda aveva arrestato il cammino devastante del cancro. Tutti erano stati definiti “senza speranza” dai loro medici prima di sottoporsi alle cure dell’ospedale di Bracebridge. Solo 49 dei 387 ex malati furono ammessi a testimoniare. Medici illustri testimoniarono a favore di René.

Molti casi furono stralciati perchè le diagnosi furono giudicate sbagliate e vi furono anche dottori che firmarono dichiarazioni in cui riconoscevano l’errore. Alla fine il rapporto della commissione fu che:

Nei casi diagnosticati con biopsia si contava una guarigione e due miglioramenti

Nei casi diagnosticati con raggi x, una guarigione e due miglioramenti

Nei casi diagnosticati clinicamente due guarigioni e quattro miglioramenti

Su dieci diagnosi “incerte”, tre erano sicuramente sbagliate e quattro non definitive.

Undici diagnosi erano definite “corrette”, ma la guarigione veniva attribuita a precedente radioterapia.

Insomma la conclusione era che la bevanda non era una cura per il cancro e che se la signora Cassie non avesse svelato la formula, la legge Kirby sarebbe stata applicata e la clinica chiusa.

René, sfidando la legge, tenne aperta la clinica ancora per tre anni in una situazione di semi-clandestinità.

Nel 1942, la clinica venne chiusa René era sull’orlo di una crisi di nervi. Si trasferì a North Bay ,e là rimase fino al 1948 anno in cui suo marito morì. Si presume che continuasse ad aiutare qualche malato che riusciva a raggiungerla, ma non nella misura che la clinica le aveva permesso.

Il Grande Ritorno

Nel 1959 la grande rivista americana “True” pubblicò un articolo su René Caisse e il suo rimedio per il cancro. L’articolo era frutto di mesi e mesi di indagini, interviste e raccolta di materiali.

L’articolo fu letto da un eminente medico americano il dott. Charles Brush, titolare del Brush Medical Center di Cambridge.

Il dott. Brush, dopo averla incontrata le propose di andare a lavorare presso il suo istituto. Quello che le chiedeva era di applicare la medicina su malati di cancro, testare la formula in laboratorio per eventuali modifiche e migliorie e, quando si fosse assolutamente sicuri dell’efficienza, fondare un associazione il cui scopo sarebbe stato quello di diffonderla nel mondo intero ad un prezzo accessibile.

Non le si chiedeva di svelare la formula ma di usarla su persone malate di cancro. Per René era il massimo dei suoi desideri, accettò.

René aveva settant’anni. nPrima di continuare il racconto cerchiamo di capire chi era il dott. Brush. Il dott. Brush era ed è tuttora uno dei medici più rispettati degli Stati Uniti.

E’ stato il medico personale del presidente J.F. Kennedy e suo amico fidato.

Il suo interesse per la medicina naturale ed i rimedi delle scuole di medicina asiatiche risale a molti anni prima il suo incontro con René.

Il Brush Medical Center è uno degli ospedali più grandi degli USA ed è stato il primo ad usare l’agopuntura come metodo di cura, il primo a dare importanza al fattore alimentare nella cura del paziente ed il primo istituto medico americano a istituire un programma di assistenza gratuita per malati indigenti.

René cominciò a lavorare nella clinica del dottor Brush nel Maggio del 1959.

Dopo tre mesi il dott. Brush ed il suo assistente dott. Mc Clure redassero il primo rapporto:

“Tutti i pazienti sottoposti alla cura accusano una riduzione dei dolori e della massa cancerosa con un evidente incremento del peso e delle condizioni cliniche generali. Non possiamo ancora dire che sia una cura per il cancro ma possiamo tranquillamente affermare che è salutare e assolutamente atossica”

Il dottor Brush, in collaborazione col suo amico Elmer Grove, un espertissimo erborista, arrivò a perfezionare la formula fino al punto che essa non dovette mai più essere iniettata. Aggiungendo altre erbe alla formula originale, erbe che definirono “potenziatori”, la medicina poteva essere assunta per via orale solamente.

Finalmente si apriva la possibilità che ognuno potesse assumere la medicina comodamente a casa propria, evitando viaggi e fatiche spesso insopportabili per malati gravi.

Caisse formula

Il dott. Mc Clure inviò dei questionari agli ex pazienti di René per verificare la durata di vita dopo la guarigione, le risposte che ricevette confermavano le parole di René: “La bevanda degli indiani CURA IL CANCRO”.

Ecco un breve elenco:

Norma Thompson curata 20 anni prima nessuna ricaduta

Clara Thornbury curata 22 anni prima nessuna ricaduta

DH Laundry curato 12 anni prima nessuna ricaduta

Nellie Mc Vittie curata 23 anni prima nessuna ricaduta

Wilson Hammer curato 31 anni prima nessuna ricaduta

John McNee curato 30 anni prima nessuna ricaduta

Jack Finley curato 20 anni prima nessuna ricaduta

Lizzle Ward curata 14 anni prima nessuna ricaduta

Accadde però che nuove difficoltà impedissero a René di continuare a lavorare col dott. Brush.

I laboratori che fornivano le cavie per gli esperimenti interruppero la fornitura e il dott. Brush fu invitato dalla “American Medical Association” a non usare metodi che uscissero dai binari dell’ortodossia.

René tornò così a Bracebridge per evitare altre battaglie legali.

Il dott. Brush continuò i suoi esperimenti su uomini ed animali e nel 1984 dette la massima fiducia alla bevanda.

Ammalatosi di cancro all’intestino, si curò solo con essa e guarì.

René rimase a Bracebridge dal 1962 al 1978 continuando a rifornire il Dott. Brush con la medicina di erbe, lui la teneva informata dei progressi delle sue ricerche e dell’efficacia che riscontrava su altre malattie degenerative.

René, alla veneranda età di 89 anni tornò alla ribalta.

Nel 1977 il periodico” Homemakers” pubblicò la storia della bevanda e di René. L’articolo ebbe l’effetto di una bomba atomica sull’opinione pubblica canadese. Presto la sua casa fu assalita dalle persone che chiedevano la bevanda ed essa fu costretta a richiedere l’aiuto della polizia per poter uscire di casa.

Fra i molti che lessero l’articolo vi era anche David Fingard, un chimico in pensione titolare di una azienda farmaceutica la “Resperin”.

Fingard si domandò come fosse possibile che la formula di una sostanza così efficace avesse potuto rimanere nelle mani di una vecchietta per tutti questi anni.

Decise che lui si sarebbe inpossessato della formula.

Non si scoraggiò ai primi rifiuti e finalmente trovò la chiave per aprire il forziere nel cuore di René. Promise che avrebbe aperto cinque cliniche in Canada, aperte a tutti, poveri compresi, e che per queste aveva già trovato i finanziamenti da una grande azienda mineraria canadese. Il 26 Ottobre 1977 René consegnò la formula della bevanda nelle mani del signor Fingard. Il dott. Brush era presente solo nella veste di testimone. Il contratto prevedeva ,in caso di commercializzazione, un ricavo del 2% a favore di René.

Nei giorni seguenti la Resperin chiese ed ottenne dal ministero per la salute ed il benessere, pressato dall’opinione pubblica, il permesso di testare la bevanda in un programma pilota su malati terminali di cancro.

Due ospedali e molte decine di medici avrebbero partecipato al programma di sperimentazione clinica, usando la bevanda fornita dalla Resperin che si impegnava a seguire tutte le norme sanitarie vigenti. L’opinione pubblica Canadese era entusiasta. René percepiva pochi dollari con i quali doveva anche fornire le erbe alla Resperin. Presto i due ospedali dissero che desideravano cambiare gli accordi e che avrebbero abbinato alla bevanda le terapie tradizionali (chemio e radio-terapia).

Fu deciso di continuare il programma solo con i medici di base.

Nel frattempo René Caisse moriva .

Ai suoi funerali erano presenti centinaia di persone provenienti da ogni dove

Il governo Canadese interruppe gli esperimenti della Resperin giudicandoli inutili perchè mal eseguiti.

La Resperin infatti non era quella grande azienda che il suo titolare aveva fatto credere a René.

Il dott. Brush. insospettito dalla mancanza di informazioni, aveva svolto delle indagini sull’azienda. Quello che ne risultò era che la Resperin era formata da due settantenni di cui uno era Fingard e l’altro un ex ministro di un precedente governo, il dott. Mattew Dyamond.

Dyamond con l’aiuto della moglie preparava l’infuso nella cucina di casa. Le forniture ai medici di base erano spesso in ritardo o insufficienti o malfatte. Inoltre la totale mancanza di coordinazione del programma aveva, reso impossibile un accurato controllo sui medici coinvolti.

In una circolare interna, il ministero giudicava così gli esperimenti clinici con la bevanda: “Non sono valutabili i casi clinici raccolti”.

Nei documenti ufficiali la bevanda, fu dichiarata però: “non efficace nella cura del cancro”. Fu anche riconosciuta la sua assoluta atossicità. Sotto la pressione delle proteste da parte dei malati, fu immessa in un programma di distribuzione di medicine speciali, a malati terminali, per motivi compassionevoli. (Nello stesso programma era anche 1’AZT farmaco per l’AIDS, che fu poi legalizzato nel 1989)

I malati avrebbero potuto d’ora innanzi ottenere la bevanda dietro presentazione di una serie di domande ufficiali di non facile compilazione.

La bevanda ,col nome ufficiale con cui era conosciuta in Canada non avrebbe mai potuto essere venduta come medicina.

Il dott. Brush era disgustato dalla vicenda, unico possessore della formula migliorata, decise che avrebbe aspettato migliore occasione per diffondere questa conoscenza. Continuò nel suo ospedale ad usare la bevanda che nel 1984 lo guarì dal cancro all’intestino.

Elaine Alexander

Nel 1584 entra in scena, il personaggio che avrebbe dato una svolta alla nostra storia. Elaine Alexander una giornalista radiofonica che aveva dato vita ad interessanti e seguitissimi programmi alla radio riguardanti le medicine naturali e approfondimenti sulla allora nuova malattia, l’AIDS.

Elaine telefono al dott. Brush, gli dimostrò che era informatissima sulla storia di René e della bevanda e gli chiese se fosse disposto a farsi intervistare nel corso di un programma che si sarebbe chiamato “STAYN’ ALIVE”.

Il dott. Brush per la prima volta rilasciò una dichiarazione pubblica sulla medicina:

Elaine: “Dott. Brush e vero che lei ha studiato gli effetti della bevanda su malati di cancro ricoverati presso la sua clinica?”

Brush: “E’ vero.”

E.: “I risultati che ha ottenuto si possono definire significativi o dei semplici” aneddoti”, come afferma qualche suo collega?”

B.: “Molto significativi.”

E.: “Ha riscontrato nella cura degli effetti collaterali?”

B.: “Nessuno.”

E.: “Dott. Brush la prego di arrivare al punto, lei afferma che la bevanda può aiutare le persone affette da cancro oppure che è una cura per il cancro?”

B.: “Posso affermare che è una cura per il cancro.”

E.: “Può ripeterlo per favore?”

B.: “Certo, con molto piacere, la bevanda è una cura per il cancro. Ho potuto constatare che può far regredire il cancro ad un punto tale che nessuna conoscenza medica attuale è in grado di raggiungere.”

Le parole del dott. Brush scatenarono una ondata di telefonate, l’uscita della stazione radiofonica fu circondata dalle persone che non avevano potuto accedere alla linea telefonica.

Elaine cominciava a capire quanto frustrante fosse non poter aiutare chi chiede aiuto.

Nei due anni che seguirono Elaine mise in onda sette programmi di due ore ciascuno solo sulla bevanda. Il dott. Brush vi partecipò per quattro volte ancora, numerosi medici, paramedici ed ex malati furono intervistati. Tutti confermarono quanto detto dal dott. Brush.

‘La bevanda è una cura, per il cancro”

Elaine era così pressata dalle richieste di aiuto che si adoperò perchè alcuni dei malati fossero inseriti nel programma caritatevole del Governo. Ma la strada era tanto difficile e complicata che solo pochi vi potevano accedere.

Elaine passò tre anni terribili pressata da migliaia di richieste di aiuto, non poteva distribuire la tisana.

Il programma del governo era così lento nel concedere i permessi che spesso le persone morivano prima di potervi accedere.

Finalmente le venne l’idea luminosa.

Pensò: “Perchè continuare a combattere con le istituzioni per far riconoscere la medicina come una “vera” cura per il cancro? Non era forse questa un semplice te di erbe? Una tisana innocua ed atossica?

Bene si sarebbe venduta come tale. Senza attribuirle nessun merito per la cura del cancro ne per altre malattie. Sarebbe stata venduta nelle erboristerie (che in America e Canada si chiamano “negozi della salute”). La voce si sarebbe presto diffusa tra i malati di cancro.

Illustrò il suo progetto al dott. Brush che ne rimase entusiasta. Egli capì che questa era la chiave per rendere la tisana accessibile a tutti. Decisero insieme di cercare la ditta giusta che potesse garantire un prezzo onesto, una meticolosa, preparazione della formula, un controllo sulla qualità delle erbe utilizzate e la capacità di far fronte alle richieste enormi che sarebbero seguite di lì a qualche anno. Ci misero sei anni, scartando e selezionando decine di aziende.

Finalmente nel 1992 la bevanda era in vendita prima in Canada, poi negli USA. Nel 1995 Ha fatto la sua prima comparsa in Europa.

Dal Luglio 1996 si trova anche in Italia.

Elaine Alexander è morta nel maggio 1996

Questa avvincente storia continua.

Settembre 1996

Caisse formula

MALATTIE E DISORDINI IN CUI LA TISANA HA DIMOSTRATO DI ESSERE EFFICACE

  • IPOGLICEMIA
  • SCLEROSI MULTIPLA
  • MORBO DI PARKINSON
  • ARTRITI
  • SINDROME DA AFFATICAMENTO CRONICO
  • ULCERA
  • PROBLEMI ALLA TIROIDE
  • FIBROMATOSI
  • EMORROIDI
  • PROBLEMI URINARI E ALLA PROSTATA
  • PROBLEMI DI CIRCOLAZIONE
  • DIABETE, (RISTABILISCE LE NORMALI FUNZIONI DEL PANCREAS)
  • TUMORI
  • INSONNIA
  • PSORIASI
  • IMPOTENZA SESSUALE
  • MORBO DI ALZHEIMER
  • ASMA E ALLERGIE

INOLTRE:

  • E un sedativo naturale quindi agisce sul sistema nervoso calmando la persona.
  • Attenua i dolori o addirittura li elimina anche nei casi più gravi.
  • Arresta le emorragie agendo come ricostituente del sangue.
  • Previene e corregge la costipazione.
  • Fa ritornare il senso del gusto.
  • Aiuta la digestione.
  • E’ efficace per l’insonnia.
  • Rinforza il sistema immunitario.
  • E’ un ottimo tonico profilattico.
  • Aiuta a guarire dalle ustioni intestinali provocate dalla radioterapia.
  • Lenisce e previene gli effetti da avvelenamento causato da alluminio, piombo e mercurio.
  • Riduce i depositi di metallo pesante nei tessuti, in particolare quelli che circondano le giunture.
  • Protegge il cervello dalle tossine che lo attaccano.
  • Dà un senso diffuso di benessere al corpo.
  • Riduce il volume delle masse nodulari

Vedi anche il libro: LUDOVICO GUARNERI, La formula di René Caisse. Un rimedio per difendersi dal cancro e dalle malattie degenerative, nuova edizione Anima edizioni, 2016

Autore anonimo, tratto probabilmente dal libro “Essiac Project”.

L’albero Morinda Citrifolia sta provocando entusiasmo nel mondo dell’industria del benessere naturale. La Morinda Citrifolia, conosciuta nelle Isole del Sud Pacifico come Noni e Nono, viene comunemente riferito come Noni. Il Nonu reca giovamento per la prevenzione e/o per l’autotutela del proprio benessere da un’ampia gamma di problemi riguardanti la salute.

I vantaggi diffusi del Noni sono stati constatati per tutte le isole dei Caraibi e del Sud Pacifico e dappertutto in Cina. Durante la dinastia degli Han in Cina, duemila anni fa, esistevano documenti scritti per quanto riguarda i benefici del Noni. La pianta del Noni è stata usata per più di 1.500 anni dagli indigeni Polinesiani come il più importante rimedio per la salute. Delle tantissime piante che crescono rigogliosamente in queste isole, la “madre” di tutte le piante curative è il Noni, conosciuto come Noni in alcune delle altre isole. Sebbene il Noni cresca dovunque nelle isole del Sud Pacifico, il Nonu di qualità superiore cresce meglio nella terra sommersa da cenere vulcanica altamente nutriente e che si trova nelle isole esotiche di Tonga, Figi, Tahiti, Marquesas, Cook, Salomone, Samoa e le Hawaii con il loro splendido clima lussureggiante ed acque incontaminate.

Dalla Polinesia il miracolo della naturaPer più di 2000 anni i guaritori Polinesiani hanno fatto uso di foglie, radici, cortecce, fiori e frutti del Noni in modo da poter preparare rimedi efficaci per le centinaia di malattie che minacciavano la salute. Il Noni viene considerata la “pianta sacra”. Dai secoli dei miracoli nel mondo naturale alle accurate indagini nei laboratori scientifici, il Noni ha prodotto risultati incredibili. Il Noni contiene vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici, co-fattori e steroli di piante che si presentano ed appaiono in modo naturale. Inoltre, le foglie e le radici del Noni contengono l’intero spettro degli aminoacidi rendendo tutti i prodotti che ne derivano una perfetta e completa fonte proteica. Perché funziona tanto bene il Noni? Io credo che sia un favorevole effetto sinergico di tutti questi potenti ingredienti naturali che lavorano insieme tra loro come una squadra od orchestra perfetta ed in armonia. Altri affermano che contiene l’alcaloide xeronina e il suo enzima necessario che è la proxeronase. Nessuno sa esattamente perché il Noni offre tantissimi benefici in materia di salute. Il punto focale da ricordare è che il Nonu funziona. Ugualmente importante è l’approfondita ricerca scientifica che conferma l’efficacia e la sicurezza del Noni.

I Kahunas o gli appassionati di medicina tradizionale usano questa pianta per una grande varietà di problemi di salute come il sollievo dal dolore, la sinusite, artrite, disturbi alla digestione, raffreddori, influenza, encefaliti (anche emicrania), infezioni varie, problemi mestruali, ferite, malattie cutanee, cardiopatia, diabete II e molte altri disfunzioni e malesseri. L’albero del Noni cresce dai 3 ai 6 metri in altezza. Le lucenti foglie venate sono verde scuro e ricche di clorofilla.

I Kahunas spesso ammorbidivano le foglie sopra una fiamma all’aria aperta, le lasciavano raffreddare e le applicavano sulla pelle per curare i tumori o le infezioni. I molteplici usi medicinali del Noni divennero parte del folklore in quanto gli indigeni alludevano al Nonu come “l’albero della cefalea” e “l’albero antidolorifico” . I Kahunas erano talmente coronati dal successo nell’utilizzare questo dono della botanica che questa pianta era diventata la forma principale di medicina per i Polinesiani per più di 1.500 anni. Il Noni era identificato e riconosciuto come “l’erba sacra” per il corpo rigenerante. Questa saggezza curativa veniva trasportata di generazione in generazione. Nel diciannovesimo secolo, gli erboristi tradizionali delle isole del Sud Pacifico spesso facevano le loro ricerche insieme ad altri maestri e mentori per 15 o 20 anni di continuo.

Per causa della lunga durata ed intensità di tirocinio e preparazione, il grado di preparazione medica ottenuto era considerato uguale a quello dei medici che provenivano da altre parti del mondo. Una volta completato il tirocinio e raggiunto un livello avanzato di competenza, veniva riconosciuto al “medico” il titolo di Kahuna, adottato generalmente per denominare i sacerdoti e professionisti. I medici Kahuna comprendevano erboristi (kahuna la’au lapa’au), chirurghi, ostetrici e massoterapisti. Questi Kahunas conoscevano e rispettavano la natura ed “… erano esperti altamente specializzati con esperienza ed abilità considerevole nel campo della diagnosi fisica e della farmacologia”, secondo una relazione pubblicata nella Hawaii Medical Journal. Comunque, non sono soltanto i maestri Kahuna che concordano circa il grande valore del Noni. La Dottoressa Isabella Abbott, professore alla University of Hawaii affermava ” … usatelo per il diabete, la pressione del sangue, i tumori e molte altre malattie”.

Il Noni fa riserva di molteplici usi tradizionali che solamente adesso vengono confermati dalla scienza moderna. Sono state condotte ricerche sul Nonu nelle istituzioni di primo piano in Francia, Paesi Bassi, Germania, Eire, Taiwan, Austria e Canada. Sono stati trascorse ore interminabili di sperimentazione alla University di Hawaii negli Stati Uniti.

La ricerca sulla Morinda Citrifolia è stata anche eseguita nella prestigiosa National Academy of Sciences, il centro nazionale governativo per la ricerca nel campo delle scienze. Le ricerche attuate nei paesi occidentali per quanto riguarda questa pianta straordinaria risalgono al 1950 quando la rivista scientifica Pacific Science ha osservato che il frutto del Nonu presentava delle proprietà antibatteriche contro M. Pirogeno, Ps. Aeruginosa e perfino il letale E. Coli. Da quel momento la ricchezza d’informazione che sosteneva gli usi tradizionali ed i benefici salutari del Noni è cresciuta tantissimo e tutto sembra confermare ciò di cui i Kahunas erano già a conoscenza da migliaia di anni.

Una sperimentazione approfondita ha mostrato le proprietà analgesiche (antidolorifiche) del Nonu. Ricerche ripetute da parte di esperti e documentate nella rivista Planta Medica (56(1990)430 4) ha reso manifesto che il Nonu reca tanto giovamento per i dolori. La rivista Cancer Letter (73 (2-3) 1993, 161 6), aveva reso noto che la Keio University e la Institute of Biomedical Sciences in Giappone avevano rivendicato l’isolamento di un nuovo composto antrachinone da parte della Morinda Citrifolia chiamato damnacantale che provocava una morfologia normale ed una struttura citoscheletrica nelle cellule precancerose.

In termini poveri, il Noni ha invertito le cellule precancerose in normali cellule sane. Ricerche significative sugli usi medicinali del Nonu sono state presentate durante l’ottantatreesimo, l’ottantaquattresimo e l’ottantacinquesimo convegno annuale della American Association for Cancer Research.

Una relazione di grande riferimento presentata nel 1992 all’ottantatreesimo convegno a San Diego in California e redatto nel “Proceeding of the American Association for Cancer Research” era la seguente: “L’Attività antitumorale della Morinda Citrifolia sul carcinoma polmonare di Lewis innestato per via intraperitoneale nei topi”. In questo studio, i topi da laboratorio sono stati impiantati con il carcinoma polmonare di Lewis, un tipo di tumore. Tutti i topi non curati sono morti entro 9 12 giorni a causa del tumore. I topi trattati con il Noni vissero dal 105% al 123% più a lungo; circa il 40% di questi topi sono rimasti in vita per più di 50 giorni. Quest’indagine fu ripetuta per un numero illimitato di volte ed ogni volta il Noni si manifestava a prolungare in modo significativo la vita dei topi malati contro quelli che non avevano avuto il Noni. Detto semplicemente, il Noni può inibire la crescita tumorale.

Dalla Polinesia il miracolo della naturaGli studi indicano che il Nonu è utile per una miriade di condizioni:

  • Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.
  • Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate.
  • Poiché il Nonu sembra operare a livello cellulare di base, è utile per una grande varietà di condizioni.
  • Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come E. Coli.
  • Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario. (Le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).
  • Inibisce la crescita dei tumori cancerosi. Il damnacanthale, un composto trovato nella Morinda Citrifolia fu scoperto per inibire la funzione precancerosa.
  • Genera proprietà adattogeniche.
  • Stimola ed intensifica il sistema immunitario, compresi i macrofagi e componenti linfocitari vitali dei leucociti e dei meccanismi di difesa naturale del corpo.
  • Come terapeuta, ho personalmente notato che la Morinda Citrifolia genera profondi erilevanti benefici curativi e medicamentosi verso la prevenzione e autotutela dei tantissimi problemi riguardante la salute.

Noni ed il dolore 

Il frutto del Noni è stato adoperato per lungo tempo in modo efficace e sicuro per alleviare il dolore. Ricordate, due nomi tradizionali del Noni erano “l’albero antidolorifico” e “l’albero della cefalea”. Io ho trattato pazienti che soffrivano di dolori cronici dovuti a svariati fattori con il succo di Noni.

Inoltre, conservo moltissime testimonianze di persone che risiedono negli Stati Uniti e che hanno utilizzato il Noni con successo per liberarsi dai dolori debilitanti. In aggiunta alle migliaia e migliaia d’anni di uomini che usano con successo il Noni per i dolori, la ricerca scientifica documenta gli effetti benefici del Noni sul dolore. Nel 1990, i ricercatori hanno scoperto che “la somministrazione dell’estratto di Morinda Citrifolia mostrava una significativa attività analgesica centrale nei topi relativa al dosaggio (generalmente, più ne prendi, più forte gli effetti S.S.)”. Un analgesico è una sostanza che riduce o elimina il dolore. I ricercatori proseguirono a sostenere che l’estratto di Noni “non mostra alcun effetto tossico”. Io ho notato che la Morinda Citrifolia cura dolori cronici intollerabili come le cefalee debilitanti, i dolori neuro-muscolari e delle articolazioni. In alcuni casi i risultati erano sorprendentemente veloci.

E’ importante ricordare che il Noni agisce bene come ottimo analgesico e antinfiammatorio. Il Noni contiene due dei migliori antiossidanti – la vitamina C ed il selenio oltre alle altre sostanze che agiscono contro i radicali liberi irritanti ed infiammatori nel corpo, riducono l’infiammazione e diminuiscono il dolore notevolmente. Mitch Tate, fondatore del Center for Lifestyle Disease e di Noni International, Inc., è riconosciuto come il “padre del Nonu moderno” ed è un educatore sulla salute. Secodo Mitch, migliaia di persone in tutto il mondo che utilizza il Nonu stanno ricevendo sollievo naturale per le loro “sfide” nel campo della salute.

Il Nonu era virtualmente sconosciuto fuori dalle isole del Sud Pacifico ma tutto questo è cambiato quando Mitch e sua moglie Laura hanno trascorso una vacanza a Tahiti nell’agosto del 1994. Mitch stesso ha sperimentato gli effetti della pianta quando si era ferito la spalla contro una scogliera corallina ed adoperò una foglia di Noni schiacciata come “cerotto”. Incredibilmente, il dolore scomparve ed il taglio profondo si sanò velocemente senza infezione e senza lasciare cicatrice.

La tecnologia moderna ha confermato ciò che i guaritori Polinesiani sapevano da tempo. La Morinda Citrifolia è ricca di vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi, alcaloidi benefici co-fattori e steroli di piante. Fornisce anche composti di rafforzamento della salute come gli antiossidanti, i fitonutrienti ed i bioflavonoidi.

Steve Schetcher, N.D., H.H.P., è un medico naturopata, esperto della salute solistica, consulente e autore. Dirige la Natural Healing Institute, Inc., una clinica di naturpatia riconosciuta a livello mondiale che si trova a Encinitas, California. Lui è, inoltre, l’autore di testi bestseller come Fighting Radiation and Pollutants with Foods, Herbs and Vitamins (Come combattere le radiazioni e le sostanze inquinanti con i cibi, le erbe e le vitamine) Documented Natural Remedies That Boost Your Immunity and Detoxify (Vitality Ink., Encinitas, CA). (Rimedi naturali documentati che aumentano la vostra immunità e disintossicano).

 

IL LAPACHO, TINTURA MADRE SPAGIRICA: un valido aiuto per candidosi, disbiosi intestinale, intolleranze alimentari e allergie. (fonte: Laboratorio Di Leo)

Il Lapacho è un albero sempreverde originario delle foreste pluviali, ma predilige regioni più fresche, come le montagne del Paraguay, Argentina, Brasile e le zone montagnose della Bolivia e del Perù.

Gli indigeni sudamericani e gli Incas lo hanno usato per migliaia di anni, considerandolo una vera e propria panacea per trattare una grande varietà di patologie, che andavano dalla dissenteria, alla febbre, ai morsi di serpente e anche per curare certi tipi di tumore. Utile in presenza di funghi, micosi, candidodisi, muffe, aiuta contro i radicali liberi, le affezioni della pelle, psoriasi, herpes, e rafforza il sistema immunitario.

Il Lapacho è una delle migliori piante per la purificazione dell’organismo, per ottimizzare e rinforzare l’importante funzionamento sia del sistema linfatico che del sistema immunitario.

Il Lapacho appartiene alla famiglia delle Bignoniacee. Si tratta di alberi lignei di medie e grandi dimensioni, con tronchi molto robusti. I fiori sono gialli con varietà rosa, rossi, purpurei; il frutto è una lunga capsula legnosa con all’interno dei semi alati; nei vasi è contenuta una polvere gialla (lapacholo). Il Lapacho è anche noto col nome portoghese di PAU D’ARCO, che significa “bastone per archi” e con altri nomi comuni (popolari) quali ipe roxo, tecoma curialis. Le specie più usate a livello terapeutico sono la Tabebuia impetiginosa, la Tabebuia heptaphylla e la Tabebuia avellanedea.

COSTITUENTI ATTIVI

La parte interna della corteccia (floema) è quella che dà i risultati terapeutici migliori. I costituenti principali di questa pianta sono 18 chinoni che comprendono sia naflachinoni (fattori-N) che antrachinoni (fattori-A). Tra i naflachinoni troviamo il lapacholo, il lapachone e lo xiloidone con azione battericida e flingicida. Il lapacholo fu isolato dal ricercatore E.Paterno nel 1884 e manifesta una elevata attività antivirale contro l’Herpes simplex di tipo I e Il e parecchi virus influenzali; interviene anche nelle ulcere peptiche e gastriti indotte da stress.

Altri componenti sono la quercetina, il lapachenolo, il carnosolo, gli indoli, il coenzima Q, alcaloidi come tecomina, acidi idrossibenzoici e saponine steroidee. L’acido tannico è utile contro le affezioni del cavo orale. La quercetina è un bioflavonoide con elevata azione antinfiammatoria ed ha un’elevata attività come inibitore del rilascio di istamina nei confronti delle cellule esposte ad allergeni Altri composti sono la vanillina, l’acido vanillico (ac. 4-idrossimetossibenzoico), composto antinfiammatorio topico e inibitore della tirosinasi, l’ac. Veratrico (ac. 3,4- dimetossibenzoico) e la verataldeide, con una debole attività di stimolatore della fagocitosi dei granulociti e una notevole attività di stimolazione dei linfociti. Molteplici sono i campi di azione del Lapacho.

La forma migliore di estrazione dei principi attivi delle piante è la Tintura Madre Spagirica. I rimedi spagirici sono diversi dalle tinture, dai decotti e dalle tisane. La preparazione spagirica apre la pianta e reintegra i vari componenti dopo un processo di separazione e di purificazione. Le qualità di una tintura spagirica vanno ben al di là delle prescrizioni generiche di una pianta, poiché con delle manipolazioni particolari vengono messe in evidenza qualità latenti, maggiormente esaltate rispetto ad un procedimento normale. Per esempio, una tintura spagirica è ricca dei sali della pianta dato che essa viene calcinata e le ceneri aggiunte al preparato.

Il fondamento essenziale è che ogni preparazione spagirica contiene al massimo grado le forze guaritrici della pianta o delle piante usate.

Il termine SPAGIRIA viene dal greco e la reale etimologia della parola vuol dire “sapere estrarre da un ente i doni divini”, in altri termini significa sapere estrarre, usando un termine dell’alchimia medievale, gli ARCANA dagli individui di natura, la loro parte più sottile, le forze archetipiche, le energie divine che li sostengono. Le piante non sono quindi solo portatrici di “principi attivi” ma “simbolo” di una o più finzioni planetarie e potenzialità zodiacali e come tale sono l’espressione materiale di determinate forze che hanno concorso a formare la pianta e tutti i suoi costituenti in modo globale. Le preparazioni spagiriche migliorano con il passare del tempo. Non ci sono problemi, come con tanti rimedi omeopatici che non possono essere assunti con menta, canfora, caffè, ecc.

La SPAGIRIA è una medicina energetica dolce senza controindicazioni perché agisce in profondità senza presentare alcun fenomeno di aggravamento o di recrudescenza. La posologia in genere è di 7 gocce per una, due o tre volte al giorno, da assumere direttamente in bocca o in acqua o in tisana, preferibilmente prima dei pasti. In alcuni casi si può arrivare a 14 o 21 gocce per 3 volte al giorno.

Il ritmo di assunzione è importante come pure è importante il momento del contatto e l’inizio della cura. In linea generale con i rimedi che servono per drenare e disintossicare l’organismo è consigliabile iniziare la tempia in luna calante; con i rimedi volti a potenziare, dare tono ed energia all’organismo, va meglio la luna crescente. I rimedi spagirici hanno palesi risultati positivi sull’organismo perché agiscono su più piani. Essendo rimedi essenzialmente basati sulla liberazione e purificazione dell’energia latente degli archetipi presenti nelle erbe hanno influenza sul piano psichico (emotivo e mentale), sul piano energetico e quindi, curando la causa dei disturbi, sul piano fisico. Il Lapacho rientra in molti schemi di fitoterapia per il trattamento dell’affaticamento cronico, delle allergie e delle affezioni micotiche.

L’uso del Lapacho nella terapia per la sindrome allergica e micotica risale al 1983; si trattava di un soggetto che manifestava un’ipersensibilità ai prodotti chimici e a varie specie fungine con conseguenze a livello celebrale da essere costretto a rimanere in casa. L’uso del Lapacho permise una notevole riduzione delle sue manifestazioni allergiche. Nei soggetti con manifestazioni micotiche accade spesso che nella prima fase di terapia si abbia una riacutizzazione dei sintomi che poi scompaiono dopo un certo periodo di tempo.

Questo problema è dovuto alla presenza di cellule morte che si riversano nella circolazione sanguigna dando manifestazioni di tipo allergico. Dai vari studi si è potuto dedurre che i soggetti che si sottoponevano a terapia col Lapacho via via diventavano più resistenti agli agenti chimici, alle allergie alimentari e agli attacchi fungini; si assisteva anche a una diminuzione delle eruzioni cutanee e delle micosi a livello delle unghie. È comunque importante tener presente che il processo di guarigione è graduale e richiede molti mesi. Il problema delle micosi oltre ad essere collegato a persone con sindromi allergiche, riguarda anche quelle persone affette da immunodeficienze, diabete mellito, oppure persone che hanno subito trattamenti con farmaci immunosoppressori (antibiotici e glucosteroidi) e anche donne che fanno uso della pillola anticoncezionale.

E’ noto che l’uso dei cateteri intravenosi, gli antibiotici, la chemioterapia e livelli elevati di zucchero nel sangue offrono le condizioni favorevoli per la diffusione della infezione da Candida. La Candida è appunto un fungo patogeno in quei soggetti che presentano carenze di neutrofili (che sono i globuli bianchi reputati a fagocitare appunto gli agenti patogeni); oppure in quei soggetti affetti da carenza di linfociti T; spesso si hanno Candidosi disseminate o localizzate in quei soggetti che pur avendo un numero di Linfociti T nella norma presentano un mal funzionamento nella loro reattività.

Il Lapacho rientra nella terapia antimicotica proprio per la sua capacità di stimolare e reintegrare il sistema immunitario.

La Candida albicans è la primaria causa di fenomeni allergici e intolleranze I problemi causati da lieviti, muffe e funghi, sono estremamente diffusi; spesso sono sottovalutati, talvolta ignorati. La maggior parte delle persone colpite, infatti, non ne è consapevole.

La Candida albicans è responsabile di tutta una serie di disturbi tra cui vaginiti e irritazioni cutanee. Se questo fungo riesce a moltiplicarsi, può provocare una serie lunga e complicata di sintomi, come cefalea, irritabilità, problemi digestivi, allergie e depressione e soprattutto allergie e intolleranze alimentari. Nei soggetti con un sistema immunitario seriamente compromesso i lieviti possono entrare nel flusso sanguigno e risultare nocivi. Purtroppo non è sempre facile individuare una proliferazione di lieviti. La Candida albicans si trova naturalmente nelle membrane mucose dei tratti gastrointestinale e genito-urinario e sulla pelle. Nel 99% di noi i lieviti iniziano a formarsi nel corpo dall’età di sei mesi.

La Candida condivide l’intestino insieme a miliardi di batteri “buoni” che svolgono molte funzioni necessarie, come quella di produrre vitamine e abbassare il colesterolo e con questi compete per spazio e nutrimento. Se abbiamo sufficiente flora intestinale, il nostro organismo riesce a mantenere sotto controllo i lieviti. In una persona sana il lievito Candida è presente in quantità limitate.

Se la Candida inizia a dominare l’ambiente intestinale, i soggetti sviluppano sintomi caratteristici come bruciori di stomaco, flatulenza, meteorismo, prurito anale e vaginite. Con l’indebolimento delle difese immunitarie, la Candida e altri funghi estendono l’infezione a nuove parti del corpo, causando il piede d’atleta, infezioni sulla cute e sulle unghie. Sebbene i lieviti non possano invadere i tessuti del corpo direttamente come fanno batteri e virus, formano, come altri funghi, strutture simili a radici che penetrano nel rivestimento dell’intestino.

Il danno provocato permette alle proteine alimentari non del tutto digerite di entrare nel flusso sanguigno, il corpo le scambia per antigeni e risponde sviluppando una reazione allergica verso quel particolare alimento. Le persone affette da Candida sono spesso affette da varie intolleranze alimentari, una condizione che crea un circolo vizioso di soppressione di difese immunitarie, ulteriore sviluppo della Candida e di allergie. Con il progredire della candidosi, le cellule di lievito si attaccano alla superficie delle membrane mucose formando una colonia e trasformandosi in un micelio lanuginoso (simile alla muffa sul pane). Man mano che le radici penetrano nei tessuti in cerca di sostanze nutritive, i lieviti producono tossine che danneggiano i tessuti e provocano infiammazioni.

Quando i sottoprodotti tossici dell’infezione da lievito iniziano a circolare nel flusso sanguigno i sintomi si manifestano anche in parti distanti del corpo, provocando disturbi molto diversi tra loro come asma, sinusite, lupus, sindrome premestruale, persino calcoli renali. I sintomi dipendono dall’organo colpito dalle tossine, quindi un danno al cervello provoca confusione nei pensieri, mentre un danno alla pelle causa prurito e irritazioni.

Quando il sistema immunitario è compromesso il corpo diventa ipersensibile a sostanze chimiche comuni come gas di scarico, profumi, pesticidi, additivi alimentari, anche se presenti in piccole quantità.

Nella così detta “candidosi” si riscontra un’ampia gamma di sintomi che si presentano in maniera più o meno accentuata quali artrite, asma, cistite, emicrania, cefalee, blocco delle giunture, meteorismo, gonfiore, colite spastica, afte, lesioni e eruzioni della pelle, stipsi cronica o diarrea, letargia, irregolarità ormonali, dolori muscolari cronici. A questi si aggiungono poi stati mentali ed emotivi quali ansia, depressione (molto diffusa), calo della memoria, irritabilità fino ad arrivare a casi estremi di schizofrenia. Purtroppo non è facile fare diagnosi di candidosi; l’esame più accurato che dà un 92% di riuscita è oggi il CEIA (Candid Sphere Enzyme Imniunoassay). Studi accurati hanno dimostrato che spesso la “sindrome da allergia totale” può avere origine da questo fungo.

Questa patologia si sta diffondendo largamente sotto il nome di “malattia del XXI SECOLO”, “sensibilità multipla agli agenti chimici” e “malattia ambientale”, e ne sono colpite soprattutto le donne (il 70-80% dei soggetti) e può presentare questa sintomatologia, più o meno evidente: affaticamento, intontimento, asma, ipersensibilità alle infezioni fungine, cefalea, mal d’orecchi, congestione mentale, mal di schiena, depressione, perdita della memoria a breve, difficoltà di apprendimento, raffreddori frequenti, disfunzioni del sistema immunitario, respiro corto, dolore alle giunture e ai muscoli, scoordinamento dei movimenti, emicrania, sonnolenza, eruzioni cutanee, spasmi, gonfiori dell’apparato digerente, stipsi, diarrea, indigestione, tachicardia, intolleranza al freddo, vertigini, capogiri, intolleranza all’alcool, visione sfocata. Si è dimostrato che le tossine della Candida producono all’interno dell’organismo molti sintomi che normalmente sono associati alla sindrome da allergia totale, per es., paralisi alle estremità, lesioni agli organi, edema, trasformazione a livello celebrale.

Gli allergologi stanno registrando un aumento di individui che non possono più indossare indumenti con fibre sintetiche, mangiare prodotti industriali, bere acqua dal rubinetto, tenere in mano un giornale, usare detersivi o detergenti, fino ai casi più gravi di non poter respirare senza l’ausilio della maschera; e si ipotizza che alla base di tutto ciò ci sia l’incapacità dell’organismo di difendersi dagli attacchi della Candida.

L’arma principale è l’alimentazione: preferire cereali integrali; evitare lo zucchero, i carboidrati raffinati e le patate. Contro le voglie di dolci: mangiare alimenti ricchi di proteine come toffi al forno. I cibi da limitare sono: dolciumi, frutta secca e molto dolce, patate, funghi, ketchup, salsine varie industriali, tutti i superalcolici, cioccolato, caffè, formaggi fermentati, aceto. Nel 1985 si iniziò a parlare di “malfùnzionamento del sistema immunitario” (ISD: Immune System Dysregulation) racchiudendo così le disfunzioni immunologiche, sia rapide che graduali, dovute all’azione delle tossine della Candida.

Questo malfunzionamento riguarda soprattutto i linfociti T che possono essere ridotti come numero oppure mal funzionanti e come conseguenza anche i linfociti B (quelli che secernono anticorpi) hanno maggiori difficoltà a individuare le sostanze tossiche per l’organismo. Soggetti con candidosi vaginali presentano un soppressore linfocitario, la cui produzione sarebbe indotta dal fungo stesso, il quale veniva a ostacolare i linfociti T helper nella reazione contro il fungo.

Anche nei soggetti con sindrome da affaticamento cronico si sono riscontrate riduzioni nel numero di linfociti T CD4+ (o linfociti T helper) i quali erano stati indotti a lasciare il flusso sanguigno e a incorporarsi nei tessuti forse in seguito a fattori neuroormonali o per esposizione a qualche agente infettivo. Il trasferimento di questi linfociti T dal flusso sanguigno ai tessuti potrebbe anche essere responsabile di alcuni sintomi della sindrome da affaticamento cronico, quali i dolori articolari e muscolari e la dolenza dei linfonodi proprio perché questi linfociti T helper all’interno dei tessuti rilasciano messaggeri chimici in grado di causare dolore e lievi infiammazioni.

Poiché la maggior parte dei soggetti affetti da malattia ambientale, sindrome micotica e sindrome da affaticamento cronico manifestano gli stessi sintomi come affaticamento, diarrea o stipsi, si può ipotizzare che alla base di queste patologie vi sia lo stesso problema che riguarda i linfociti T, per cui un’attivazione del sistema immunitario potrebbe essere risolutiva.

Il Lapacho stimola le cellule del sistema inununitario note come macrofagi che svolgono un molo primario nella resistenza contro la Candida a fianco dei linfociti T e B. Soffrire di allergie ricorrenti o croniche diminuisce la qualità della vita e può limitare notevolmente le possibilità di scegliere un lavoro o uno sport, lo svago , e la vita sociale. Chi soffre di allergie o di intolleranze alimentari è in numerosissima compagnia. Alcune stime ipotizzano che, oltre il 15% degli italiani soffre di qualche forma di allergia o intolleranza e che il fenomeno tende ad aumentare.

Uno studio eseguito in Danimarca, ha evidenziato che le allergie sono raddoppiate in 10 anni. Tali disturbi, però, non sono affatto ineluttabili. Molto può essere fatto per prevenirli. Esistono numerosi approcci terapeutici, tra i quali la fitoterapia, per tornare a stare veramente bene, senza più dipendere esclusivamente dai farmaci, con il rischio di pesanti effetti collaterali.

Come si diventa intolleranti

Il sistema immunitario si trova in ogni parte del nostro corpo. Lo troviamo subito in bocca , tra le mucose e nella saliva. Poi più avanti nel tratto digestivo, lungo le pareti intestinali. Poi nella milza e in tutti gli organi depuratori. Soprattutto è presente in ogni goccia di sangue. Sembra persino che noi disponiamo di “antenne” speciali, collegate al nostro cuore e al sistema nervoso, grazie alle quali il semplice contatto di una sostanza può scatenare una reazione.

Il lavoro del sistema immunitario è, quindi, molto vario e sono diversi i fattori che possono intralciarlo:

  1. Sovraccarico di tossine
  2. Carenze di micronutrienti vitali
  3. Eccesso di lavoro in circostanze difficili.

Prendendo in considerazione il punto 3, quando c’è in atto un’infezione il sistema immunitario deve alzare la temperatura corporea per impedire il moltiplicarsi di virus e di batteri, deve cioè produrre un maggior numero di cellule “killer” predisposte a eliminare gli “invasori” dal nostro organismo per evitare l’intossicazione. Circostanze difficili sono soprattutto – rialzi febbrili – gastroenteriti acute – ferite o traumi , tra cui interventi chirurgici – terapie a base di cortisone – uso intensivo e prolungato di antibiotici – uso prolungato di antinfiammatori – parassitosi intestinali e candidosi – alcune infezioni virali – gravi e prolungati stress fisici o emotivi – disturbi digestivi in particolare pancreatici – intolleranze alimentari preesistenti e non curate. Il sistema immunitario è costituito da vari tipi di globuli bianchi (o leucociti) che hanno il compito di combattere e prevenire le infezioni. Vi sono due tipi di globuli bianchi: granulociti e agranulociti, caratterizzati dalla presenza o meno di granuli. I granulociti a seconda della colorazione assunta con l’uso di specifici coloranti si dividono in: eosinofili, basofili (mastociti) e neutrofili.

Ciascun tipo di granulocita partecipa in modo diverso ai meccanismi di difesa. Gli eosinofili neutralizzano l’istamina, i basofili la rilasciano e i neutrofili sono fagocitari in quanto ingeriscono batteri e altre sostanze estranee; producono anche lisozima, un enzima in grado di attaccare le cellule batteriche degradandone la parete cellulare. Linfociti e monociti sono sprovvisti di granuli; i linfociti sono direttamente coinvolti nelle difese immunitarie, mentre i monociti sono precursori delle cellule fagocitarie più potenti, i macrofagi.

Quando il sistema immunitario è pienamente impegnato è bene riposare e mangiare in modo estremamente leggero e digeribile anche dopo due settimane dalla scomparsa dei sintomi. Infatti, nei momenti di massima all’erta il sistema immunitario ha tutte le sue armi pronte e tende ad avventarsi anche su chi fino a quel momento era riconosciuto come un amico o una sostanza neutra. Il problema è che da quel momento in poi rimane “una memoria” del fatto, un po’ come il file in un computer: ogni volta che questa sostanza viene nuovamente introdotta nell’organismo il sistema immunitario è allertato. Se si tratta di un alimento che consumiamo quotidianamente, ciò costituisce un dispendio notevole di lavoro e di energia in quanto egli vive come se fossimo perennemente malati e produce sostanze infiammatorie, soprattutto istamina, che si diffondono facilmente in tutto il corpo. Questo surmenage può indebolirlo, per cui, nel tempo, non reagisce più a dovere alle vere situazioni di pericolo.

Ci sono una serie di alimenti con i quali il nostro sistema immunitario viene a contatto ogni giorno: latte e latticini, frumento nei vari prodotti da forno (pasta, pizza,biscotti, ecc.) pomodoro, carne suina, additivi alimentari, cioccolato. L’intolleranza si forma per questa concomitanza di fatti che portano ad uno stato di allerta continuativo. La terapia consiste proprio in questo: dare riposo al sistema immunitario. Gli bastano solitamente 3 giorni per riprendersi dalla sollecitazione e per accettare senza problemi la presenza della sostanza incriminata.

La differenza fra allergia e intolleranza è appunto questa: – nell’ALLERGIA la reazione si scatena entro pochi minuti dall’assunzione di un determinato alimento o gruppo di alimenti (da 2-3 minuti a 30-120 minuti) ed è mediata immunologicamente e i sintomi sono scatenati dall’assunzione anche di piccole quantità dell’alimento responsabile. L’organismo del soggetto allergico a contatto con la sostanza (per lui) nociva attiva le Immunoglobuline di tipo E (dette IgE), una classe di anticorpi in grado di legarsi alla superficie dei mastociti e dei basofili, particolari cellule ricche di istamina (sostanza utile a combattere l’elemento sconosciuto all’organismo).

Alla base delle malattie allergiche, pertanto, vi è un’alterazione dei normali meccanismi di difesa, che tendono ad azionarsi nei confronti di sostanze giudicate pericolose, al contrario considerate innocue dalla maggior parte della popolazione. – nell’ INTOLLERANZA si ha una reazione legata alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti e con un fenomeno di accumulo di “tossine” nell’organismo che provoca sintomi sovrapponibili a quelli dell’allergia ma che si differenziano in quanto non interessano il sistema immunitario. L’intolleranza è legata alla quantità di cibo assunta (dose-dipendente) ed è determinata da particolari molecole che sono farmacologicamente attive e che sono presenti negli alimenti, oppure per disfunzione dell’apparato digerente o delle catene enzimatiche.

CHE COSA È L’ ALLERGIA

L’allergia è un eccesso di reazione difensiva del nostro corpo ad una sostanza ( di origine vegetale, animale o chimica — nel caso di sostanze naturali si tratta quasi sempre di proteine) che “normalmente” è innocua. Il nostro organismo produce costantemente degli anticorpi (sostanze specificatamente preparate) i quali si legano agli allergeni (sostanze che possono scatenare delle reazioni).

Normalmente ciò avviene senza problemi. Solo la produzione eccessiva di anticorpi specifici, le immunoglobuline E (IgE) in risposta agli allergeni può definirsi reazione allergica. Gli anticorpi si attaccano alla superficie dei mastociti, una forma di globuli bianchi, li fanno scoppiare e li inducono a versare degli ormoni tissutali come istamina e serotonina. Questo processo induce delle infiammazioni con conseguente gonfiore, prurito, vasodilatazione, eczemi, eccessiva produzione di muco. Occorre un ripetuto contatto con l’allergene: al primo incontro non succede nulla, ma può essere innescato un processo che si manifesterà dopo alcuni giorni o dopo diversi. Quindi, un’allergia si acquisisce, anche con una certa predisposizione che può essere ereditaria, a causa di una disfunzione del sistema immunitario.

Quando questo viene rinforzato e regolato, anche un’allergia già manifesta può guarire. A influire negativamente sulle difese immunitarie, sull’insorgere delle allergie sono: – Alimentazione carente di alcune sostanze vitali; anche l’eccessivo consumo di dolciumi, carboidrati raffinati, grassi di qualità scadente o conserve contribuiscono a queste carenze. – Disbiosi intestinale: ricordiamo che buona parte del sistema immunitario risiede nell’intestino. La presenza di Candida albicans è un fattore che predispone all’allergia. – Assunzione di additivi alimentari di sintesi – Tossine ambientali come piombo, cadmio, anidride carbonica, nitrati nell’aria, nell’acqua e nel suolo. – Fumo, anche passivo (specie per i bambini) – Elettrosmog – Forte consumo di farmaci – Forte stress ( il sistema immunitario lavora a stretto contatto con il sistema nervoso centrale, quindi anche con il cervello).

Le allergie si manifestano principalmente laddove l’organismo entra in contatto con l’ambiente esterno: l’apparato respiratorio, la cute e l’intestino. Troviamo quindi: • la rinite • la congiuntivite l’asma • la dermatite atopica • le allergie gastriche e intestinali. Queste si possono manifestare “in solitaria”, come unico sintomo, oppure essere coopresenti in numero di due o tre, con diversi livelli di intensità. Chi soffre di rinite, infatti, quasi sempre soffre di congiuntivite e asma e non raramente manifesta anche la dermatite atopica, così come l’allergia alimentare si associa frequentemente a crisi d’asma e all’orticaria. Inoltre la componente genetica è importante nell’insorgenza delle reazioni allergiche. Uno studio scientifico di Krader, famoso immunologo, allarga la ricerca scientifica alle emozioni e dà spazio alla personalità e al vissuto personale come all’altra fondamentale causa delle allergie.

PERCHE’ IL LAPACHO E’ CONSIGLIATO A TUTTI

Il Lapacho può essere usato periodicamente come preventivo durante la stagione fredda e tutte le volte che la possibilità di infezioni è elevata.

La nostra salute sia fisica che mentale dipende esclusivamente dallo stato dei liquidi del nostro corpo e cioè sangue, linfa e liquidi cellulari che se vengono danneggiati portano i nostri organi ad ammalarsi.

La maggior parte delle cause delle malattie vanno ricercate nella contaminazione e avvelenamento dei liquidi del nostro corpo dovuto a una nutrizione non corretta e a un modo di vivere sbagliato; infatti la cattiva alimentazione, il digiuno prolungato e l’uso di troppa carne portano lo stomaco e l’apparato digerente in generale a uno stato di affaticamento tale per cui si ha un calo della forma fisica.

Attraverso una cattiva digestione, dovuta anche al mangiar in fretta, si arriva alla formazione di feci dure e ad un aumento dei microbi parassiti che con la produzione dei loro veleni alterano la flora intestinale; per cui in un certo senso l’intestino diventa la fabbrica dei veleni per il nostro corpo che poi raggiungono il fegato ed entrano nelle cellule di tutto l’organismo. E quindi necessario disintossicare l’organismo e ripristinare la flora batterica.

Il Lapacho è una delle piante migliori per la purificazione dell’organismo, senza richiedere un grosso dispendio di energia; esso infatti aiuta a ristabilire le difese del proprio corpo rafforzando il sistema immunitario. Il nostro corpo è, almeno apparentemente, insensibile agli agenti patogeni e ai materiali velenosi che però giornalmente disturbano l’equilibrio dell’organismo. Esso è anche in grado di sviluppare anticorpi, se necessari, ma la vera difesa è data dalla salute che è strettamente legata al corretto funzionamento del fegato, reni e sistema linfatico.

Il Lapacho rafforza il sistema immunitario e può essere consigliato a tutti, poiché con esso il fegato e il sistema linfatico raggiungono condizioni ottimali, senza sforzi e senza effetti collaterali. Ricordiamo che le piante ad azione purificante e disintossicante spesso sono più efficaci di qualsiasi altra terapia.

Il Lapacho contiene anche una speciale combinazione e concentrazione di minerali abbastanza rari o elementi in tracce: calcio, magnesio, fosforo, zinco, cromo, silicio, manganese, molibdeno, rame, ferro, potassio, sodio, cobalto, boro, oro, argento, stronzio, bario, nichel.

Il Lapacho può essere utilizzato nella prostata, diabete, infiammazioni midollari, morbo di Parkinson, reumatismo, vene varicose, problemi di pelle, anemia, arteriosclerosi, asma, bronchite.

In sintesi:

1 Riduce il Dolore. La ricerca mostra che il decotto di Pau d’Arco ha il potere di ridurre naturalmente il dolore nei pazienti affetti da cancro e da altre gravi condizioni di salute. E’ infatti in grado di interagire con il processo sensoriale che fornisce i segnali che portano al dolore.

2. Contrasta la Candida. Il Lapacho ha una potente attività antifungina in grado di debellare la Candida. Il corpo produce normalmente la Candida in bocca, vagina, retto e intestino e in quantità normali rimane innocua; tuttavia, se l’equilibrio del pH naturale del corpo è sconvolto e la dieta è ricca di zuccheri, la candida inizierà a crescere rapidamente fuori controllo. Se si soffre di mal di testa, incapacità di concentrarsi, iperattività, sindrome da affaticamento cronico, dipendenza da zucchero e problemi di stomaco, si può essere affetti da una infezione da candida.

3. Riduce l’Infiammazione. Riducendo l’infiammazione nel corpo, si evitano gravi condizioni di salute come l’asma, l’artrite, il morbo di Crohn, la malattia di Alzheimer, il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete, la pressione alta, livelli elevati di colesterolo e il morbo di Parkinson. Uno studio del 2014 pubblicato su The Journal of Toxicological Sciences ha scoperto che il Pau d’Arco ha aumentato l’espressione dei geni Nrf2 bersaglio nell’intestino. Nrf2 è una proteina che regola l’espressione di proteine antiossidanti che proteggono contro il danno ossidativo innescato da lesioni e infiammazioni. Quindi è particolarmente utile per chi ha infiammazione intestinale.

4. Guarisce l’Ulcera. L’ulcera peptica inizia quando una debolezza nello stomaco o nel rivestimento intestinale permette all’acido di creare una erosione o danno nel rivestimento. E’ il tipo più comune di malattia dello stomaco ed è causata da un aumento dell’acidità gastrica derivante da stress, farmaci, dieta, fumo, alcol o Helicobacter pylori. Il sintomo più comune dell’ulcera è un dolore bruciante aggravato dall’acido dello stomaco che entra in contatto con l’area ulcerata. Uno studio 2013 pubblicato in Phytotherapy Research ha dimostrato che il Pau d’Arco accelera la guarigione dell’ulcera aumentando il contenuto di muco gastrico (fondamentale per proteggere le pareti dello stomaco) e la proliferazione cellulare che rigenera il tessuto.

5. Anticancro. Una delle proprietà più famose del Pau d’Arco è la sua capacità di combattere il cancro e alleviare il dolore associato al cancro. Uno studio condotto dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha scoperto che il beta-lapachone, uno dei principali composti nel lapacho, è un potenziale rimedio da aggiungere alla chemioterapia in particolare per il cancro alla prostata. Un altro studio del 2002 ha concluso che il beta-lapachone è uno dei pochi farmaci antitumorali attualmente sotto inchiesta attiva, e potrebbe essere usato anche da solo per il trattamento del cancro: questo potente composto causato la morte delle cellule tumorali nei topi senza alcun effetto collaterale.

6. Antivirale e Antiparassitario. Per migliaia di anni il Pau d’Arco è stata usato come rimedio antivirale. E’ in grado di contrastare moltissimi virus, da quello del raffreddore all’herpes. Il beta-lapochone infatti inibisce gli enzimi nelle cellule del virus colpendo direttamente la sintesi del DNA e RNA. Il virus non è quindi più in grado di prendere il controllo sui processi riproduttivi della cellula così che non può né replicarsi nè infettare altre cellule.

7. Disintossica l’organismo. Il Pau d’Arco disintossica eliminando le sostanze tossiche come metalli pesanti, pesticidi, conservanti e persino residui di chemioterapia.

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Fin dai tempi più remoti l’Olivo – Olea Europea- venne considerato un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità. Sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, simbolo di pace e valore, l’olivo rappresentava nella mitologia, come nella religione, un elemento naturale di forza e di purificazione.

Le proprietà dell’olivo e della essenza floerale di olive, Olea Europea e tutti i suoi benefici

E’ ormai accertato che la coltivazione dell’olivo risale ad almeno 6.000 anni fa: ne fanno fede racconti tradizionali, testi religiosi e rinvenimenti archeologici. Probabilmente la pianta ebbe il suo habitat originario in Siria ed i primi che pensarono a trasformare una pianta selvatica in una specie domestica furono senza dubbio popoli che parlavano una lingua semitica. Dalla Siria facile fu il suo trapianto in Grecia dove trovò una inaspettata fortuna e applicazione che la resero, poi, indispensabile ai popoli antichi del Mediterraneo. A conferma della millenaria storia dell’olivo ricordiamo come la tradizione pone di fronte all’antica Gerusalemme il “Monte degli Ulivi”, o come la bellezza di questa pianta sia cantata spesso nell’ “Antico Testamento” (v. libro del profeta Osea dove il Dio d’Israele è paragonato alla magnificenza dell’olivo).

Nell’antica Grecia agli Ateniesi vincitori venivano offerti una corona di olivo ed un’ampolla d’olio; mentre gli antichi Romani intrecciavano ramoscelli di olivo per farne corone con le quali premiare i cittadini più valorosi.

I greci antichi consideravano l’olivo una pianta sacra e la usavano per fare delle corone con cui cingevano gli atleti vincitori delle olimpiadi. A quel tempo la pianta non era ancora l’olivo coltivato ma il suo progenitore selvatico l’oleastro. Secondo il mito ci pensò Atena a trasformare la pianta selvatica in pianta coltivata e da quel momento essa divenne sacra alla Vergine Atena e di conseguenza divenne anche simbolo di castità. Per i Romani era simbolo insigne per uomini illustri.

Olivo – Olea Europaea: proprietà terapeutiche, fitoterapiche e beneficiOlivo: caratteristiche e proprietà terapeutiche

L’olivo è ricco di una sostanza particolare l’Oleuropeina(Oleuropein), un glucoside amaro di cui ne è particolarmente ricco il fogliame. L’idrolisi dell’Oleuropeina genera delle molecole importantissime per la nostra salute:l’Acido Elenolico, l’Idrossitirosolo, il Tirosolo e la Rutina.Le foglie dell’olivo hanno proprietà astringente e depurativa, i preparati a base di foglie e olio d’oliva hanno un effetto curativo per tutti i tipi di infiammazione. Le foglie dell’olivo possiedono un forte effetto ipotensivo.
L’olio di oliva è un colagogo ( favorisce il drenaggio della bile) fornisce inoltre potenti antiossidanti attraverso la vitamina E e polifenoli.

Il consumo regolare di olio d’oliva favorisce la crescita ossea, ha un effetto lassativo, guarisce ulcere e previene senilità. L’olio d’oliva contiene le vitamine A, B, K ed E e molti minerali, proteine vegetali e acidi grassi monoinsaturi. La virtù principale di olio d’oliva è la prevenzione delle seguenti malattie: riduce il colesterolo, cura alcuni tipi di cancro, disturbi senili degli anziani.

L’ olivo e il suo utilizzo in Omeopatia

In Omeopatia è utilizzato per le sue proprietà come febbrifughe, ipoglicemizzanti, diuretiche, ipotensivanti e per merito dell’oleuropeoside inoltre è considerato una pianta spasmolitica,antiossidante. E’ un tonico cariaco,poichè dà elasticità alle arterie, migliora la circolazione del sangue, riduce la pressione alta e protegge il cuore da patologie. E’ un utile rimedio per infiammazioni artritiche,come ad esempio l’artrite reumatoide.Viene indicato negli stati di astenia e nella sindrome da fatica cronica. Aiuta a combattere la produzione di radicali liberi. E’ un ottimo rimedio per prevenire infezioni:herpes, influenza e raffreddore. il virus HIV, il citomegalovirus ed altri,candida, parassiti intestinali.

Essenza floreale di Olive, Olea Europaea

Sintomi di squilibrio: sintomi fisici di logoramento ed esaurimento, ci si sente sfiniti, si ha bisogno di molto sonno, mancanza di energia vitale, senso di frustrazione Equilibrio: ricarica energetica, forza e vitalità, amore per la vita, si affrontano le situazioni ed i doveri con gioia e forza interiore.

Autore: Dott.ssa Alessandra Maria Zarone

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Gli indigeni della foresta Amazzonica osservando la natura hanno appreso le benefiche proprietà della linfa di Copaiba e come la sua assunzione regolare depuri e rivitalizzi l’organismo umano.

Gli imponenti alberi della Copaiba sono in grado di sopravvivere nel difficile ambiente della foresta per secoli, perfettamente insensibili all’azione di funghi e batteri. Ma se li si priva della loro preziosa linfa questi alberi imponenti rinsecchiscono rapidamente e si ammalano facilmente. Questo processo ricorda con sorprendente analogia quanto avviene nel nostro organismo: anche il nostro corpo cresce sano e si mantiene in forma in un ambiente naturale. Ma sottoposto all’inquinamento continuo ed allo stress della vita moderna subisce l’azione nociva di radicali liberi e di altre sostanze dannose.

Come la scienza ha recentemente dimostrato, i primi segnali vengono proprio dalla matrice interstiziale e dal circolo linfatico che diventa lento, edematoso e non riesce più ad esercitare la sua benefica azione protettiva e drenante. Gli indigeni della foresta Amazzonica sono consapevoli di questo processo: osservando la natura hanno appreso le benefiche proprietà della linfa di Copaiba e come la sua assunzione regolare depuri e rivitalizzi l’organismo umano.

La sua azione è particolarmente attiva sul sistema digestivo e, in virtù del particolare metabolismo dei suoi composti (sostanze volatili e non), sul sistema respiratorio e sul sistema urinario. Per via esterna risulta viceversa un utile tonico e riequilibratore della pelle, agendo direttamente a livello di quella matrice interstiziale che è la causa principale degli squilibri della nostra cute. Nell’Amazzonia peruviana la linfa di Copaiba viene raccolta in maniera quasi sacra, in piccole quantità, secondo un metodo tradizionale, che non danneggia l’albero e ne preserva tutte le meravigliose proprietà rivitalizzanti.

Linfa di copaiba dalla foresta amazzonicaINDICAZIONI D’USO REGOLATORE DELLA FUNZIONE DIGESTIVA
La capacità di rinforzare le difese dell’apparato gastrointestinale la rende particolarmente utile nel trattamento di disturbi cronici o di squilibri dietetici persistenti da lungo tempo, soprattutto nei casi in cui la funzione di questo apparato risulta indebolita. Ricerche scientifiche hanno dimostrato come la sua assunzione rinforzi le difese degli organi digestivi verso sostanze tossiche ed agenti estranei, aumentando le secrezioni delle sostanze protettive come il muco. In questa maniera la sua azione riequilibrante favorisce una funzione digestiva più fisiologica e naturale, risolvendo rapidamente fastidi e disturbi.

PREVENZIONE DEL DANNO DA AGENTI OSSIDANTI SUI TESSUTI DELL’ORGANISMO

Tale danno, dovuto all’accumulo di radicali liberi, è particolarmente marcato nei soggetti fumatori o in chi vive a contatto con sostanze inquinanti. La linfa di Copaiba agisce rivitalizzando la matrice interstiziale dei tessuti del nostro organismo, che è dove tali sostanze generalmente esercitano la loro azione dannosa, e riattiva la funzione linfatica. La sua azione antiossidante è risultata, in esperimenti di laboratorio, superiore a quella dei più importanti antiossidanti naturali in commercio.

PREVENZIONE DI DISTURBI DELLE VIE RESPIRATORIE, URINARIE E GASTROINTESTINALI
La linfa di Copaiba risulta attiva, in esperimenti in vitro, contro moltissimi batteri ed agenti virali. Questa azione diretta, associata alla potente azione antiossidante e rivitalizzante sulla matrice interstiziale, esercita un beneficio immediato in caso di disturbi da raffreddamento, urinari o a localizzazione gastrointestinale.

RIEQUILIBRATORE DELLA PELLE
L’azione drenante e quella riequilibrante agiscono in maniera sinergica nello stabilire le condizioni adeguate per liberare la pelle da impurità e dai piccoli e fasti- diosi disturbi che turbano la sua salute e bellezza. La capacità di agire direttamente a livello della matrice interstiziale permette di esercitare un’azione diretta sulle cause all’origine del disturbo.

CHI PUÒ TRARRE BENEFICIO DALLA LINFA DI COPAIBA?
Persone che presentano squilibri a livello cutaneo (acne, arrossamenti, disidratazione) e vogliono riequilibrarli in maniera rapida e naturale.

Chiunque voglia prevenire e risolvere rapidamente i disturbi da raffreddamento o urinari: l’azione tonica della linfa di Copaiba sulla matrice interstiziale rafforza e potenzia la funzione delle nostre difese. Persone che avvertono disturbi gastrointestinali principalmente dovuti ad una debolezza o incapacità di svolgere le naturali funzioni digestive. Chiunque avverta la necessità di riequilibrare il proprio organismo o il bisogno di agire contro l’usura che lo stress ossidativo e l’inquinamento esercitano conti-nuamente sul nostro corpo.

Fonti

  1. https://antropocene.it/
  2. https://nutrileya.it/lolio-di-copaiba-resina-dalle-molte-qualita
  3. Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
  4. Wikipedia, l’enciclopedia libera.
  5. Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
  6. Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
  7. Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
  8. Caratterizzazione della composizione chimica delle oleoresine di Copaifera guianensis Desf., Copaifera duckei Dwyer e Copaifera multijuga Hayne (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11190394/)
  9. Erboristeria Arcobaleno: Copaiba: La forza della resina Amazzonica