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È un fungo molto utile in presenza di sindrome metabolica. Agisce in modo naturale nel trattamento del sovrappeso e dell’obesità. In Asia viene servito come prelibatezza culinaria e aiuta a perdere peso in quanto abbassa la glicemia e riduce assorbimento e l’accumulo di grassi nel fegato e nei tessuti in generale.

Il controllo della glicemia esercitato da questo fungo è importante nel diabete di tipo Il. Aumenta la sensibilità delle cellule all’insulina e stimola un migliore utilizzo del glucosio da parte delle cellule. L’assunzione regolare di Maitake permette di abbassare i livelli di colesterolo nel sangue e di riequilibrare il profilo lipidico. Il Maitake esplica anche un’azione di regolarizzazione della pressione arteriosa, quindi è utile nei casi di ipertensione.

È uno dei funghi scientificamente più studiati nel trattamento oncologico di supporto. La Frazione O, un potente estratto polisaccaridico, stimola proliferazione e attivazione dei linfociti T e induce la produzione di IL-12. In vitro tale estratto blocca la crescita tumorale. Studi scientifici hanno dimostrato la sua efficacia nel carcinoma vescicale e in tutte le neoplasie con tendenza a metastatizzare. E infatti particolarmente efficace nell’inibizione dell’angiogenesi e nel rafforzamento del tessuto connettivo e ostacola quindi la migrazione delle cellule tumorali a tessuti o organi distali.

Studi in vivo hanno dimostrato la sua capacità di ridurre drasticamente gli effetti collaterali della chemioterapia quali nausea, vomito, dolore, leucopenia. perdita di capelli, perdita di appetito ecc.
Ha anche effetto antivirale che è stato studiato principalmente in pazienti affetti da HIV nei quali ha ridotto la carica virale e ha notevolmente migliorato la qualità della vita. Il Maitake favorisce l’assimilazione del calcio rinforza i tessuti connettivi e le ossa e può essere utile nell’osteoporosi.

Cresce su querce, castagni e faggi. Sviluppa una struttura porosa e ramificata con cappelle grigio bruno. È un fungo cosmopolita ma principalmente conosciuto ed utilizzato in Giappone. Secondo la TCM questo fungo agisce grazie alla chitina, che stimola la digestione e da un senso di sazietà in modo naturale nel trattamento dell sovrappeso e dell’obesità, diventando un ottimo rimedio per il mantenimento di una dieta ipocalorica. Viene anche impiegato per riequilibrare la pressione arteriosa.

Secondo la tradizione il nome, fungo danzante, deriva dal fatto che nei tempi antichi chi trovava questo fungo danzava allegramente perché poteva scambiarlo a peso d’oro.GRIFOLA: per perdere peso...e non solo!La somministrazione dell’estratto di Maitake ha evidenziato effetti ipoglicemizzanti, correttivi dell’ipertensione e dell’ipertrighceridemia. E molto utile quindi nel trattamento della sindrome metabolica. Favorisce l’eliminazione degli acidi biliari e dei trigliceridi attraverso le feci. Agisce come regolatore naturale del metabolismo lipidico evitando l’accumulo di grassi a livello epatico, per cui é molto utile nel trattamento della steatosi epatica. Riduce I ‘ipercolesterolemia mantenendo costanti i valori di HDL. All’inizio dell’assunzione può essere notato un aumento di colesterolo e trigliceridi circolanti, effetto legato alla mobilizzazione di queste molecole. Determina una riduzione della pressione sistolica attraverso un’azione sul sistema renina-angiotensina.

Contrasta l’aumenta di peso. Ha una spiccata attività antidiabetica (diabete 2 non insulino-dipendente) che si esplica attraverso un innalzamento della sensibilità dei recettori cellulari dell’insulina; favorisce anche un aumento del numero dei recettori per l’insulina aumentando la capacità dell’organismo di riconoscere e metabolizzare il glucosio.

Conosciuto per i suoi effetti di immunostimolazione attribuiti alla frazione D-polisaccaridica, se somministrato oralmente aumenta l’attività macrofagica, il numero e l’efficacia delle cellule Natural Killer e dei linfociti T citotossici.

Componenti:
Interleuchina-1 e Anioni superossido. Lipidi (acido octadecanoico e acido octadecadienoico), Fosfolipidi (fosfatidiletanolamina, fosfatidilcolina, fosfatidilinositol, Fosfatidilsenna e acido fosfatidico). Vitamine; ricco di vitamine B1, B2 ed ergosterolo (provitamina D). Amminoacidi liberi: glutammina, alanina, treonina, acido aspartico, valina, lisina ed arginina. Acidi organici: Possiede un’alta concentrazione di acido malico e concentrazioni minori di acido piroglutammico, acido fumalico ed acido succinico. Altri componenti: Lectina ed enzimi (cellulosa, emicellulosa, chitina, amilasi, pectinasi, fenol ossidasi, lactasi, tirosinasi e perossidasi) dei quali si sfrutta il carattere ossidante con fini germicidi e battericidi.

Importante: per patologie Cronico-degenerative utilizzare sempre come trattamento complementare al trattamento medico ospedaliero.

Aspetti tecnici:
Le capsule Mico-Mai di MIC0SALUD contengono 270mg di estratto puro di Grifola frondosa al 30% più 60 mg di Vitamina C (80% CDR) Valore energetico: 0,15 Kcal Proteine: 29,8% Polisaccaridi: 32,0% Grassi: 2,1 % dei quali ß-D-glucani: 20,4% Fibre: 7%

RIASSUNTO DELLE POSSIBILI INDICAZIONI CLINICHE secondo la MICOTERAPIA “I funghi medicinali nella pratica clinica” del Dott. Ivo Bianchi –

Maitake, Grifola frondosa-
• Sindrome metabolica
• Diabete Tipo 2
• Obesità
• Ipertensione Arteriosa
• Ipertrigliceridemia
• Supporto Oncologico con Tendenza
• metastatica epatica ossea
• Osteoporosi
• Cistiti ricorrenti

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Gli scienziati hanno scoperto che il Coprinus (Coprinus comatus) contiene un ottimo ipoglicemizzante, il vanadio colloidale, che aiuta a ridurre la glicemia elevata e l’innalzamento dell’emoglobina glicata, il valore più rappresentativo dell’andamento della glicemia (Bailey et al., 1984; Han et al., 2003 e 2006).

Coprinus comatus è un  fungo Medicinale che, grazie alla sua capacità di nutrire i fermenti lattici, è utile nel risanare la flora batterica intestinale, necessaria per il buon funzionamento dell’intestino e della sua risposta immunitaria.

COPRINUS è un ottimo complemento nel trattamento del Diabete di tipo I e II. Esso agisce come un vero ipoglicemizzante orale senza gli effetti collaterali tipici dei farmaci ipoglicemizzanti, risulta molto utile nel sovrappeso androide, quando c’è l’accumulo adiposo è localizzato all’area addominale, tale accumulo adiposo viscerale è associato ad alterazioni metaboliche (sindrome metabolica: ipertensione, iperlipidemia, ipercolesterolemia, ecc.) e ad un aumentato rischio di sviluppare patologie metaboliche (es. diabete, steatosi epatica) e cardiovascolari.

Il grasso viscerale ha caratteristiche diverse rispetto a quello sottocutaneo; esso influenza l’equilibrio endocrino-metaholico dell’organismo, si comporta come un vero e proprio organo endocrino rilasciando adipochine pro-infiammatorie, dotate di effetti locali, ma anche centrali e periferici (effetto endocrino). Il rilascio di adipochine da parte del tessuto adiposo influenza l’appetito, il bilancio energetico, la sensibilità periferica all’insulina, il metabolismo lipidico e sposta l’equilibrio del sistema immunitario attivando una fase di infiammazione cronica.

Il COPRINUS esercita la sua azione regolando il rilascio di insulina, aumentandone la sensibilità periferica e modulando contestualmente il sistema immunitario, riducendo così l’infiammazione; in questo senso diventa un valido strumento nel controllo del peso, in associazione a MICO-MAI in presenza di sindrome metabolica o a MICO-POLYPOR in presenza di ristagno linfatico e ritenzione di liquidi.Riacquistare la linea con i funghiCoprinus comatus è un fungo ricco in vanadio (CCRV = Coprinus comatus ricco in Vanadio); studi su Coprinus e la sua azione sul metabolismo glucidico hanno evidenziato effetti positivi sui livelli glicemici, sulla regolazione della gliceinnia e sui livelli di emoglobina glicata. Studi sperimentali hanno dimostrato un effetto revitalizzante e rigenerativo sulle cellule B pancreatiche. La presenza del Vanadio spiega la sua azione insulino-mimetica, attraverso un meccanismo di inibizione di una tirosin-chinasi intracellulare responsabile della regolazione negativa della via di segnalazione che induce il fenomeno di resistenza periferica all’insulina.

Nel Coprinus sono presenti diversi principi attivi, in particolare:

  • il vanadio colloidale, un minerale molto raro che esercita un’azione ipoglicemizzante. Grazie a questa sua particolarità è in grado di ridurre l’emoglobina glicata e la glicemia elevata, due parametri importanti nel diabete (Bailey et al., 1984; Han et al., 2003 e 2006)
  • il manganese, che contribuisce al controllo del metabolismo degli zuccheri
  • la vitamina C, raramente presente nei funghi
  • il trealosio, un disaccaride composto da due molecole di glucosio, che costituisce il nutrimento preferito dei fermenti lattici intestinali. Il Coprinus, molto ricco di questo prebiotico, migliora la flora batterica dell’intestino, che in presenza di varie patologie risulta alterata
  • i beta-glucani, potenti immunostimolanti, tra cui i beta-glucani D,1-6 D, raro in natura (Efremenkova et al., 2001)
  • i terpeni, potenti immunostimolanti capaci di aumentare le nostre difese e di combattere gli agenti aggressivi che attaccano l’organismo (Asatiani et al., 2011; Badalyan e Sisakyan, 2005)

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L’importanza e la complessità della sindrome metabolica la rendono una delle patologie più importanti e più discusse dell’attuale “società del benessere”. La sua diffusione è diventata epidemica in quanto è riscontrabile in circa il 40% della popolazione al di sopra dei 40 anni e il trend attuale è preoccupante. Il livello di obesità nella popolazione sta crescendo in modo drammatico nella popolazione adulta e si può attualmente ipotizzare che nel prossimo futuro più del 50% delle persone sopra i 60 anni soddisferanno i criteri diagnostici di sindrome metabolica.

La Sindrome metabolica o “sindrome X” o “sindrome da resistenza insulinica” è un termine coniato dal prof.Gerald Raven (Università di Stanford) nel 1987.

Si riferisce ad un insieme di “sintomi” legati a:
– resistenza insulinica e iperinsulinemia compensatoria da questa evocata;
– Obesità addominale;
– Dislipidemia aterogena;
– Ipertensione;
– Stato proinfiammatorio;
– Stato trombofilico.

Secondo la WHO la sindrome metabolica è caratterizzata da presenza di:
– Diabete tipo 2;
– Alterata glicemia a digiuno;
– Alterata tolleranza glucidica
e uno o più dei da seguenti fattori:
I pertensione;
Trigliceridi >150;
HDL <35 (uomo) e <39 (donna); 8Ml >30;
Albuminuria >20 mcg/min.

Tra le cause della Sindrome metabolica si possono ascrivere un’alimentazione eccessivamente ricca di carboidrati raffinati associata ad una diminuzione dell’attività fisica. Entrambi questi fattori contribuiscono nel tempo ad una alterazione del controllo metabolico ormonale dell’insulina e conseguente resistenza periferica delle cellule bersaglio all’insulina. A sua volta la resistenza insulinica comporta un ridotto ingresso di glucosio nelle cellule normalmente sensibili ed un conseguente eccesso di glucosio ematico. Entrambe le situazioni inducono una maggiore stimolazione della ghiandola pancreatica a produrre maggiori quantità di insulina.

L’iperinsulinemia compensatoria così evocata può garantire inizialmente un discreto controllo della glicemia nel sangue, ma, nel tempo viene pagata dall’organismo a caro prezzo. Molti organi e tessuti non manifestano il fenomeno della resistenza insulinica, ma rimangono normalmente sensibili all’insulina e quindi ne subiscono i livelli eccessivi.

Alla resistenza all’iperinsulinemia compensatoria, opposta dai tessuti muscolare e adiposo, derivano alterazioni biochimiche e fisiopatologiche che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, ridotta tolleranza al glucosio, dislipidemia (aumento colesterolo e LDL, riduzione HDL), ipertensione arteriosa, aumento della coagulabilità del sangue, iperuricemia e aumento delle PGE2 proinfiammatorie.

Tra i parametri emergenti per la valutazione del valore prognostico di questa malattia, assumono sempre più importanza i markers dell’infiammazione tra cui la Proteina C reattiva (hsPCR*) e l’inibitore dell’attivatore del Plasminogeno-1 (PAI-1). Il valore prognostico di elevati livelli di hsPCR è negativo ed esprime un elevato rischio di deplezione dell’immunità innata e di sbilanciamento pro-infiammatorio del sistema immunitario, entrambi fattori predisponenti all’evoluzione delle patologie cardiovascolari. Valori elevati di hsPCR sono infatti stati correlati sia ad una maggiore probabilità di eventi cardiovascolari che di evoluzione di diabete. Anche la disfunzione fibrinolitica accompagnata da elevati livelli di PAI-1 sembra assumere un ruolo centrale nella patogenesi degli eventi cardiovascolari e nella predisposizione all’aterosclerosi in pazienti con sindrome metabolica.

A lungo andare le alterazioni biochimiche ed organiche possono portare a dislipidemia aterogena, stato trombofilico, perdita di funzionalità della ghiandola pancreatica, ipertensione arteriosa e stato proinfiammatorio costante con evoluzione in diabete o malattia cardiovascolare.

Oltre alle malattie cardiovascolari, ci sono sempre più evidenze scientifiche che la sindrome metabolica possa predisporre all’evoluzione di alcune malattie tumorali a causa dell’infiammazione, che crea la predisposizione alla trasformazione e crescita delle cellule alterate, e dell’iperinsulinemia in quanto questo ormone funge da fattore di crescita.

Il recettore dell’insulina è iper-espresso sia nei carcinomi colorettali che mammari, e li rende più suscettibili a questo ormone anabolico che stimola la proliferazione cellulare.

Lavori condotti dal Prof. Berrino dell’Istituto Tumori di Milano hanno infatti dimostrato un effetto importante del controllo della glicemia nell’epidemiologia e nel controllo delle recidive di carcinoma mammario. Anche l’obesita’”a mela” è correlata ad una maggiore incidenza di malattie degenerative; ad esempio, nelle donne in post-menopausa, il tessuto adiposo diventa una delle principali fonti di produzione di estrogeni che fungono da fattori di crescita per il carcinoma mammario. Gli adipociti secernono inoltre molte citochine pro-infiammatorie (TNF-a, IL-6, IL-8, IL-lO, MIP-1 e MCP-1) per il fatto che si trovano in condizioni di ipossia e in questo modo stimolano la crescita di Vascular Endothelial Growth Factor (VEGF) per la creazione di nuovi vasi (neoangiogenesi) nel tessuto adiposo.

Le citochine pro-infiammatorie promuovono la resistenza insulinica e aumentano la circolazione dei trigliceridi, entrambe caratteristiche della sindrome metabolica, ma creano anche una condizione predisponente — acidosi e carenza di ossigeno — alla trasformazione neoplastica. L’infiammazione è infatti stata correlata all’evoluzione di molti tipi di neoplasie, tra cui il carcinoma gastrico, pancreatico, epatico, vescicale e colorettale, in quanto influenza la crescita, l’apoptosi e la proliferazione delle cellule tumorali e stromali.

Le cellule tumorali hanno un elevato tasso metabolico e per questo la loro richiesta di glucosio è elevatissima e ne hanno ottimizzato la captazione grazie alla sintesi di specifici trasportatori di membrana (GLUT-1, GLUT-3 e GLUT-12); l’aumento del glucosio ematico funge quindi da nutrimento specifico per eventuali cellule tumorali presenti.

E stato dimostrato che un’ aumentata captazione di glucosio da parte delle cellule tumorali, riscontrabile in presenza di elevata glicemia, è correlata all’evoluzione di tumori ad alto grado di malignità, con aumentato potenziale metastatico, ridotta risposta alla terapia e prognosi infausta.

L’eccesso di glucosio ematico promuove anche la formazione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) che possono creare danni a strutture molecolari tra cui il DNA, provocando alterazioni che possono causare la trasformazione cellulare. Ancora il processo di glicazione non enzimatica delle proteine con produzione di AGE (Advanced Glication End products) scatena un aumento dello stress ossidativo tissutale, altra concausa della trasformazione neoplastica.

Lo stress ossidativo può essere aumentato anche dalla perossidazione lipidica che si viene a creare in presenza di un eccesso di LDL. I componenti della sindrome metabolica possono quindi concorrere alla promozione della trasformazione neoplastica attraverso una serie di diversi meccanismi che possono agire con modalità additive o sinergiche.

Tutti questi meccanismi sono stati correlati all’obesità, alla resistenza insulinica, alla dislipidemia con elevate LDL e ridotte HDL, all’iperglicemia e all’infiammazione, tutti fattori riconducibili alla sindrome metabolica.

Questi dati denotano l’importanza di un intervento radicale che permetta di prevenire o trattare questa patologia prima che i danni possano diventare tali da causare lo sviluppo di patologie cardiovascolari, diabete o malattie tumorali.

Oltre all’impostazione di un corretto stile di vita (riduzione ponderale, aumento dell’attività fisica e controllo nutrizionale), è importante trattare quelli che sono i fattori di rischio (dislipidemia, iperglicemia e ipertensione) per un approccio globale al controllo della malattia e delle sue possibili evoluzioni.La sindrome metabolica - trattamento nutraceuticoTra le sostanze più efficaci nel trattamento dei fattori di rischio vi sono i funghi medicinali, in particolare Coprinus comatus, Ganoderma lucidum (Reishi), Grifola frondosa (Maitakc) e Lentinus edodes (Shiitake), un fitoterapico, Nopal (opunzia ficus indica) e un nutraceutico, il KriII.

Il Maitake (Grifola frondosa) è particolarmente indicato in caso di soprappeso ed obesità ed esplica una chiara attività ipoglicemizzante e antiipertensiva; per questo motivo è particolarmente utile nel trattamento del diabete II non insulina dipendente. L’attività antidiabetica di questo fungo non è legata all’inibizione dell’assorbimento enterico del glucosio, ma al metabolismo del glucosio dopo il suo assorbimento.
Il meccanismo di azione si basa infatti sull’iper-regolazione effettuata sui recettori cellulari dell’insulina con riduzione dell’insulino-resistenza e aumento della sensibilità periferica all’insulina, ed una maggiore capacità di riconoscere il glucosio. La frazione isolata responsabile di questo effetto è la “Frazione X”.

Il Coprinus comatus o fungo dell’inchiostro, contiene Vanadio, minerale con effetto antidiabetico che si manifesta come sensibilizzazione delle cellule all’azione dell’insulina e protezione e revitalizzazione delle residue beta cellule pancreatiche. In un recente studio è stata valutata l’efficacia del fungo in ratti resi iperglicemici dalla somministrazione di Alloxana ed Adrenalina.
Dopo la somministrazione del fungo l’iperglicemia indotta da Alloxana è diminuita significativamente (p<o.05, p<o.ol) e i topi  hanno evidenziato un aumento del peso;  è il più importante fungo con effetto antidiabetico: 90 minuti dopo l’assunzione della polvere la glicemia si riduce di circa il 41%, 3 ore dopo persiste una riduzione di circa il 30% e 6 ore dopo c’è ancora una glicemia ridotta del 20%. Il Coprinus Comatus agisce quindi come un vero antidiabetico orale ed è privo di effetti collaterali.

Lo Shiitake o Lentinus Edodes è probabilmente il fungo maggiormente efficace nel trattamento dell’ipercolesterolemia; l’effetto ipocolesterolemizzante del fungo aggiunto alla dieta è netto e porta al 20% di riduzione dell’assorbimento; dopo 5 ore dall’assunzione di un pasto a base di questo fungo i livelli di colesterolo calano del 30-40%. L’effetto ipocolesterolemizzante si manifesta maggiormente nel giovane in quanto funziona meglio nel soggetto con una buona reattività, tuttavia è significativo anche nel soggetto anziano.
Ha un ruolo importante nella prevenzione delle patologie cardiovascolari perché previene i depositi di colesterolo e contrasta la formazione della placca ateromasica. Esercita anche un’azione alcalinizzante che lo rende utile nella prevenzione e trattamento dell’acidosi metabolica. Per queste sue proprietà è indicato nei casi di ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, steatosi epatica, obesità, aritmia cardiaca, iperuricemia, gotta, astenia, e nella prevenzione dell’aterosclerosi e delle malattie cardiovascolari.

Il Reishi o Ganoderma lucidum è annoverato tra le 10 sostanze naturali più efficaci. In Cina e in Giappone è considerato il fungo dell’immortalità.
E’ considerato un grande adattogeno, la miglior scelta per uno stimolo generale dell’organismo ed un sostegno antisenescenza.
Vari studi hanno dimostrato che questo fungo ha benefici effetti a livello cardiovascolare grazie alla sua azione di inibizione dell’aggregazione piastrinica e di riduzione dell’ipertensione con un meccanismo simil ACE inibitore. Ulteriori effetti benefici a livello cardiocircolatorio si hanno indirettamente per la sua azione ipocolesterolemizzante che si esplica attraverso una inibizione della sintesi di colesterolo endogeno per inibizione della HMG-CoA Reductasi, una riduzione dell’assorbimento enterico di colesterolo e uno stimolo della funzionalità e della detossificazione epatica.
Esercita anche un’importante azione antinfiammatoria: un interessante studio ha dimostrato che 50 mg di polvere di Reishi hanno un effetto antiinfiammatorio corrispondente a 6 milligrammi di idrocortisone (triterpene ad azione cortison-like) e questo spiega i suoi benefici e rapidi effetti in caso di patologie infiammatorie croniche in generale. Indicazione all’utilizzo di questo fungo è la presenza di ipercolesterolemia anche familiare o da stress, l’ipertensione, la presenza di problemi cardiovascolari (aritmia, dispnea, precordialgie, palpitazioni), la stanchezza e l’intossinazione epatica, ma anche la presenza di uno stato infiammatorio e la tendenza ad una maggiore coagulabilità del sangue.

Il Nopal (Opunzia ficus indica) è una pianta che esercita un’azione di regolarizzazione e di stabilizzazione della glicemia, grazie all’elevato contenuto di fibre, vitamina C, pectina e Glucosio 6-P deidrogenasi. Per questo motivo sostiene le terapie di supporto del diabete di tipo I e II, coadiuva l’attivazione delle funzioni ghiandolari pancreatiche, e contribuisce alla riduzione del peso, alla normalizzazione del profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi) e della pressione sanguigna. Esercita un’azione sinergica se associato al Maitake. Studi su modelli animali hanno riportato riduzione della glicemia postprandiale e dell’emoglobina glicata con effetti sinergici con l’insulina.
Studi su animali pancreactomizzati hanno dimostrato che l’attività ipoglicemizzante non è dipendente dalla presenza di insulina, mentre 2 studi in vivo con piccole casistiche (n=14 e n=32) hanno riportato miglioramenti della glicemia a digiuno e riduzione dei livelli di insulina in pazienti con diabete di tipo Il. Gli autori hanno concluso che il Nopal aumenta la sensibilità periferica all’insulina.

Il Krill antartico è costituito da crostacei dell’ordine Euphausiacea che compongono lo zooplancton; contiene: omega 3 (EPA e DHA), fosfolipidi (fosfatidilcolina, fosfatidilinositolo e fosfatidiletanolamina), antiossidanti, vitamine, chitina, astaxantina. Uno studio clinico di fase II a doppio cieco contro placebo di 120 soggetti per 6 mesi ha paragonato l’azione del Krill (1-3 g/die) e dell’olio di pesce (180 mg EPA e 120 mg DHA per grammo di olio -3 g/die). I risultati hanno dimostrato che il Krill, a dosaggi inferiori, è più efficace con importanti risultati nel controllo della glicemia e nel riequilibrio del profilo lipidico.

L’utilizzo dei funghi medicinali unisce il lavoro sui parametri ematochimici alterati in corso di sindrome metabolica ad una potente immunomodulazione che potenzia l’azione dell’organismo nel riconoscimento e distruzione di eventuali cellule tumorali.

* hsPCR= PCR alta sensibilità.

BIBLIOGRAFIA
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Articolo curato dalla Dott.ssa Stefania Cazzavillan – Presidente dell’IMI (Istituto Micoterapico Internazionale)

L’aspartame è una neurotossina che interagisce con gli organismi viventi nella stessa maniera dei farmaci, producendo una larga fascia di problematiche salutistiche, disordini e sindromi. L’aspartame è oggi quasi onnipresente, nascondendosi dietro i prodotti light e senza zucchero e più in generale negli alimenti, bevande, farmaci e prodotti per i bambini. Recentemente è stato rinominato nel più gentile e suadente “AminoSweet”.

L’aspartame è un dolcificante artificiale utilizzato in moltissimi alimenti. Perché non utilizzare lo zucchero? Perché il potere dolcificante dell’aspartame è centinaia di volte maggiore rispetto allo zucchero tradizionale, il che consente alle aziende alimentari di risparmiare una quantità immane di denaro. Si inserisce aspartame per circa 1/200 del volume di zucchero che normalmente verrebbe utilizzato, e si ottiene lo stesso effetto.

Con il vantaggio inoltre che l’aspartame, utilizzato in quantità ridotte proprio per il suo estremo potere dolcificante, ha un valore calorico pressoché nullo rispetto alla quantità di zucchero che dovrebbe essere utilizzata per ottenere gli stessi effetti.

L’aspartame è attualmente utilizzato in oltre 6000 alimenti in tutto il mondo, incluse bevande, succhi di frutta, dolci, gomme da masticare, caffè e yogurt, oltre che nel rivestimento esterno di alcuni farmaci. Il leader mondiale per la produzione di aspartame è la Ajinomoto, azienda giapponese presente in oltre 100 Paesi del mondo ed impiega quasi 25 mila persone. Non solo è specializzata nella produzione di aspartame, ma anche nella produzione di oli alimentari e farmaci.Aspartame ora si chiama aminosweetSembra la “sostanza dei balocchi”, se consideriamo la sua utilità in campo alimentare.
Tuttavia l’aspartame è oggetto di molte discussioni fin dal 1974, anno in cui sono sorte delle preoccupazioni riguardo agli effetti a lungo termine derivanti dal consumo prolungato di aspartame.
Nonostante sia stato considerato sicuro da oltre 90 Paesi di tutto il mondo, alcuni hanno sostenuto che l’iter di approvazione per l’utilizzo dell’aspartame non è stato seguito correttamente dalla Food and Drug Administration. Queste accuse sembrano essere finite nel nulla, dato che la sostanza è stata giudicata sicura non solo dall’organo nazionale americano, ma dalla commissione scientifica europea, dalla FAO e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nonostante però i giudizi positivi sulla sicurezza dell’aspartame, la Ajinomoto ha deciso di recente di rinominare la sostanza in AminoSweet. Potrebbe trattarsi solo di un rispolvero dell’immagine dell’aspartame, ma le continue discussioni che si protraggono ormai da oltre 30 anni sembrano essere la causa principale di questo cambiamento.

L’aspartame infatti è stato, tra le altre cose, accusato di essere una delle cause della sclerosi multipla. Sebbene la campagna di disinformazione sia stata smentita dallo stesso consulente medico della Multiple Sclerosis Foundation, ancora oggi ci sono molte teorie a riguardo, che vanno dal presunto legame aspartame-cancro fino a teorie cospirative globali che vedono nell’aspartame un sistema per il controllo della popolazione mondiale.

Sembra però che, a parte teorie cospirative non dimostrabili e campagne di disinformazione prive di fondamento, ci si trovi di fronte a più di una serie di congetture. Sebbene ci siano stati numerosi studi riguardo l’aspartame, sembra che i risultati dipendano molto da chi li commissiona…

Il 100% degli studi commissionati di pericolosità commissionati dalle compagnie produttrici di aspartame riportano come la sostanza sia totalmente sicura, senza alcun effetto collaterale; il 92% degli studi indipendenti invece ha riportato come ci siano effettivamente dei rischi.

Secondo una ricerca effettuata dal dottor Morando Soffritti (leggi il PDF) della Centro di ricerca sul Cancro Cesare Maltoni sembra che l’aspartame possa avere effetti cancerogeni nei ratti. La ricerca ha ottenuto il sostegno del National Toxicology Program americano, che sembra aver confermato le statistiche ottenute nello studio.

Nella ricerca sono stati somministrati 20 milligrammi per kg di massa corporea nei ratti, quantità che corrisponde a circa la metà della dose consigliata per gli esseri umani in Europa, per 8 settimane, scoprendo che:
– C’è un’incidenza maggiore di tumori maligni
– Un aumento dei casi di linfomi e leucemie
– Aumento statisticamente significativo di carcinomi renali

Anche la European Food Safety authority ha condotto il suo studio sull’aspartame, conclusosi con una richiesta di revisione della sostanza alla Commissione Europea, sulla base dei risultati ottenuti da Soffritti, facendo notare come la ricerca italiana metta in risalto che ci siano dati statisticamente rilevanti sulla possibile pericolosità dell’aspartame.
Addirittura sembra essere intervenuta l’Air Force americana. Nella sua rivista “Flying Safety” è stato pubblicato nel 1992 un articolo riguardante la pericolosità dell’assunzione di aspartame nei piloti, suggerendo di non bere Coca Cola Light e di assumere altri alimenti che contenessero aspartame.

Gli fece eco “Navy Physiology”, che suggeriva la stessa procedura, mostrando anch’essa i pericoli derivanti dall’assunzione di aspartame. E non sono le uniche due riviste: in totale sarebbero circa 20 le riviste dedicate all’aviazione che hanno riportato in passato gli stessi consigli.
La pericolosità dell’aspartame sembra derivare dalla sua stessa composizione chimica: acido aspartico (40%), fenilalanina (50%) e metanolo (10%). E’ proprio il contenuto di metanolo il principale fattore di rischio riscontrato da molte ricerche. Sebbene sia contenuto in molti prodotti naturali, la sua azione sembra essere contrastata dall’etanolo, cosa che però non avverrebbe nell’aspartame.

Il metanolo è una sostanza estremamente tossica, ed agisce sul sistema nervoso centrale provocando danni al nervo ottico, oltre che effetti decisamente più gravi ed immediati se l’avvelenamento è acuto. Qual’è la verità sull’aspartame? Sembra che non si riesca a trovare una soluzione unanimamente condivisa. Gli organi ufficiali sembrano confermare la sua non pericolosità, mentre studi indipendenti (indipendente non significa meno rilevante, sia chiaro) dimostrano come invece ci siano rischi nell’assunzione di aspartame.

Non sempre è facile perdere peso, ma un aiuto arriva dalla fitoterapia. Da droghe vegetali che riescono a rendere il dimagrimento un po’ più facile, sempre se associate ad una dieta appropriata ed a uno stile di vita sano, che contempli un’attività fisica regolare.Importante è scegliere le piante che fanno al caso proprio:
Glucomannano per ridurre l’appetito, Gymnena associata a Garcinia per riuscire a metabolizzare meglio zuccheri e grassi, Ananas associata a Centella per combattere la cellulite che accompagna quasi sempre il soprappeso, Alga marina per combattere il metabolismo lento (per chi ingrassa, pur non mangiando quasi nulla), Quercia marina per le proprietà dimagranti, Marrubio per aiutare la digestione.

Gymnema
Ha origine nel Pakistan e dal India, dove vive abitualmente utilizzato da alcuni secoli per scopi fitoterapici. Il suo nome deriva da “gur mar” che in indiano vuol dire letteralmente “mangia zucchero”. Dalle foglie di Gymnema si ricava l’estratto secco nebulizzato e titolato in acido gymnemico minimo 25%, secondo la farmacopea francese.
Il fitocomplesso della Gymnema è in grado di ridurre l’assorbimento del glucosio a livello intestinale, grazie all’acido gymnemico contenuto che è una molecola simile al glucosio. Inoltre, la pianta agisce con i recettori posti sulla lingua, annullando la sensazione gustativa del dolce, senza però modificare quella del salato e dell’amaro: in questo modo chi vuole dimagrire perde parte della soddisfazione gustativa derivante dal consumo di cibi dolci.

Il dosaggio giornaliero consigliato è di 500-100 mg di estratto secco titolato da assumere  in due somministrazioni una mezz’ora prima dei pasti. Importante: il trattamento può prolungarsi nel tempo perché la Gymnema è pressoché priva di effetti collaterali. Non ha particolari controindicazioni, ma può potenziare l’effetto, in chi ne fa uso, dei farmaci ipoglicemizzanti orali e dell’insulina.

Alghe marine
Dalle alghe raccolte sulle coste atlantiche dell’Europa del Nord si ottiene questo preparato fitoterapico il cui nome scientifico, “fucus vesiculosus”, significa “alga bitorzoluta. Dal tallo dell’Alga marina si ricava l’estratto secco nebulizzato e titolato in iodio totale minimo 0,05% secondo la Farmacopea italiana. L’Alga marina è particolarmente indicata per le diete e le cure anticellulite: il suo meccanismo d’azione fa sì che lo iodio contenuto venga utilizzato dalla tiroide per la sintesi degli ormoni tiroidei che favoriscono i processi catabolici cellulari, ossia la trasformazione dei materiali accumulati, come i grassi, in energia, aiutando in questo modo l’organismo a scioglierli più in fretta. Inoltre, il suo contenuto in arginati, fibre insolubili che si rigonfiano nell’intestino, riescono a limitare l’assorbimento dei zuccheri e dei grassi. Riesce anche a far scendere il colesterolo totale, sia per lo stimolo della funzionalità tiroidea sia per la riduzione dell’assorbimento intestinale di questa sostanza causata proprio dagli arginati.

Il dosaggio giornaliero raccomandato va dai 450 ai 600 mg di estratto secco titolato da prendere in 2 somministrazioni, la mattina appena svegli e la successiva nelle prime ore del pomeriggio. La cura va proseguita per 2 o 3 mesi e si può ripetere dopo un intervallo di tre settimane. Se si ritiene necessario un terzo ciclo di cura si devono lasciar trascorrere almeno 2 mesi. Non va somministrata a chi soffre di ipertiroidismo e di ipertensione, ai soggetti cardiopatici, in particolare se tachicardici, ed anche alle donne in gravidanza e durante l’allattamento.

Centella asiatica
Proviene dai Paesi caldi, dall’India e dal Pakistan, e il suo nome deriva da “gotu kola” che in cingalese vuol dire “pianta della longevità”. Dalle foglie di Centella asiatica si ottiene l’estratto secco nebulizzato e titolato in derivati triterpenici totali (60% in acido asiatico e 40% in asiaticoside).
La Centella è indicata per la cura delta cellulite, soprattutto se in associazione con l’Ananas con il quale svolge un buon effetto sinergico, ma anche per il senso di pesantezza alle gambe, causato dal sovrappeso o da insufficienza venosa, l’edema alle caviglie, il prurito alle i crampi notturni. Tra le altre sue funzioni la Centella riesce anche a diminuire la degenerazione tessutale delle pareti venose stimolando la sintesi del collagene, accelera i processi di cicatrizzazione delle piaghe cutanee di qualsiasi origine e delle ustioni di primo e secondo grado.

La terapia suggerita varia dai 30 ai 120 mg di frazione tripergenica, da assumere lontano dai pasti. La somministrazione, indicata soprattutto nella stagione calda può protrarsi anche per parecchi mesi. Non ha avvertenze d’uso degne di nota o effetti collaterali meritevoli di segnalazioneDimagrire con le erbeGlucomannano

È una pianta proveniente dal Giappone e dall’Asia sudorientale dal suo tubero si ottiene la polvere micronizzata con un indice di rigonfiamento di almeno 80. Il Glucomannano è una droga vegetale particolarmente indicata per le diete perché agisce come una fibra dietetica solubile: per la sua potente idrofilia è, infatti, in grado di rigonfiare in un mezzo liquido aumentando il suo volume sino 90 volte, con un meccanismo d’azione, che comincia un quarto d’ora dopo la sua ingestione e raggiunge il massimo valore dopo circa un’ora. Il risultato è una notevole riduzione del senso di fame e una sensazione saziante non fastidiosa di tipo meccanico che non provoca gonfiore. Dopo un paio d’ore la massa mucillaginosa passa nell’intestino tenue dove non viene assorbita e, dunque non provoca nessun effetto sistemico, ma esercita un’azione lassativa stimolando e massaggiando le pareti dell’intestino crasso e favorendo, dunque, la peristalsi.

Inoltre il Glucomannano riesce anche a ridurre l’assorbimento intestinale dei lipidi, in particolare del colesterolo, degli zuccheri e dei sali biliari. Si consiglia un dosaggio di circa 2 g di polvere di Glucomannano al giorno, da assumere 60, 90 minuti prima dei pasti principali e da ingerire con molti liquidi per facilitare il rigonfiamento. Il periodo di cura suggerito è di almeno 2 o 3 mesi consecutivi, ripetibili più volte secondo i problemi individuali e il risultato che si vuole raggiungere, intervallati l’un l’altro da un periodo di sospensione di 15, 20 giorni.

Questa va somministrata con particolare cautela nei pazienti affetti da ernia iatale esofagea o da ulcera peptica per il possibile aumento della sintomatologia tipica di queste malattie. Il Glucomannano a volte causa meteorismo e può peggiorare i disturbi di chi soffre di colon infiammabile. Inoltre può rallentare l’assorbimento dei farmaci e del fitocomplesso delle piante medicinali: per questo eventuali terapie aggiuntive vanno prese almeno 1 ora prima o 3 ore dopo la sua assunzione.

Ananas
Il suo nome deriva da “anana” che in lingua caraibica significa “profumo dei profumi” e viene coltivata in modo esteso nella sua terra d’origine, l’America centro meridionale. Dal frutto dell’Ananas si ottiene l’estratto secco nebulizzato e titolato in unità enzimatiche minimo 250 g, secondo la farmacopea francese: per essere davvero efficace deve venire ricavato dalla droga vegetale fresca.

L’Ananas ha una valida azione antinfiammatoria sui tessuti molli e antiedematosa che lo rende particolarmente efficace nella terapia anticellulite, meglio se associato alla Centella, nei soggetti obesi soprattutto per migliorare la cosiddetta pelle a buccia d’arancia. Favorisce anche i processi digestivi, in quanto è ricco di sostanze enzimatiche che accelerano la digestione delle proteine: per questa proprietà viene consigliata nei casi di insufficienza pancreatica e nel trattamento sintomatico delle turbe digestive di origine diversa. Le sue proprietà antinfiammatoria e antiedematosa vengono usate anche per risolvere gli edemi sottocutanei secondari a traumi articolari o muscolari come contusioni, strappi, stiramenti o insufficienza venosa.

La cura suggerita va da 80 a 300 mg di bromelina al giorno da assumere 30 minuti prima dei pasti principali sino al miglioramento dei sintomi, anche per lunghi periodi.

Anche nei paesi dell’Unione Europea è stato autorizzato l’uso di Stevia. Da molti amata, tale pianta, proveniente dal sud America, ha un’elevata presenza di saccarosio ed è un vero e proprio dolcificante naturale privo di calorie, e con molte proprietà benefiche.

Aveva le sue buone ragioni, vent’anni fa, il Dott. Giuseppe Maria Ricchiuto, a dare inizio ad una lunga e, come non spessissimo accade, vittoriosa battaglia in sede legislativa, per il riconoscimento della Stevia rebaudiana, pianta dalle eccezionali proprietà edulcoranti.

Ora a quindici anni dal primo dossier, presentato nel 1996 alla Unione Europea, la Stevia occupa di diritto, fra i prodotti naturali, il posto che le spetta.

Gli estratti di Stevia sono dolcificanti dalle caratteristiche uniche. Sono infatti naturali, acalorici, acariogeni, molto più stabili dei dolcificanti di sintesi. Grazie al loto enorme potere dolcificante non conferiscono alcun retrogusto amaro o sapore metallico

Il mercato globale dei dolcificanti è ad una svolta. Finora è stato dominato da due edulcoranti sintetici, l’aspartame e, in misura minore, il sucralosio. Tuttavia, grazie al crescente interesse per ingredienti alimentari di origine naturale, gli estratti di Stevia rebaudiana possono aprire nuove prospettive per i dolcificanti.

La Stevia rebaudiana è un piccolo arbusto originario del Perù, dalle cui foglie si estrae una miscela di composti definititi steviol glicosidi (di cui i principali sono lo stevioside e il rebaudioside A) con potere dolcificante di circa 300 volte maggiore del saccarosio, ma privi di calorie, acariogeni e stabili al calore. Tutto ciò rende questi composti particolarmente interessanti per la produzione di alimenti, bevande, complementi nutrizionali ecc, a ridotto apporto energetico o senza zuccheri aggiunti.

La Stevia rebaudiana ed i suoi estratti hanno una lunga storia d’uso in Sud-America ed in buona parte dell’Asia. Ma anche in altri Paesi il suo consumo si sta affermando.

Negli Stati Uniti il rebaudioside A è ammesso già dal 2008 come additivo alimentare in diverse categorie di prodotti; mentre in Australia ed in Svizzera è la miscela di steviol glicosidi a poter essere utilizzata.

Ma qual è la situazione in Europa e quindi in Italia?

Dopo un lungo e faticoso cammino, possiamo dire che siamo giunti al traguardo di avere gli steviol glicosidi ammessi anche in Europa. Infatti, nell’aprile 2010 l’Agenzia Europea per la Sicurezza degli Alimenti (EFSA) ha espresso un primo parere positivo sulla sicurezza degli steviol glicosidi, in linea con quanto stabilito dal comitato congiunto di esperti sugli additivi alimentari della FAO e OMS (JEFCA).

Nel marzo 2011, l’EFSA esprime un secondo parere positivo per l’uso come additivo edulcorante degli steviol glicosidi con grado di purezza non inferiore a 95% e ne riconferma l’ADI (cioè, la quantità giomaliera consumabile senza alcun rischio per la salute) in 4 mg/ kg peso corporeo/die.

A ciò, a luglio 2011, è seguita l’approvazione del “pacchetto steviol glicosidi” ed il successivo aggiornamento del Reg. CE 1333/2008, avvenuto con la pubblicazione dei Regolamenti (UE) n. 1129/2011 e 1131/2011 come stabilito dalla Commissione Europea. Pertanto questo nuovo dolcificante può definitivamente essere commercializzato ed utilizzato dal 2 dicembre 2011.

Universalmente e scientificamente riconosciuti, gli effetti benefici dell’olivo sono davvero molteplici, rivelandosi preziosi in numerosi campi d’intervento. L’infuso di foglie di olivo è ricco di sostanze straordinariamente biodisponibili ed esplica una funzione antiossidante, anti radicali liberi, regolatrice della pressione arteriosa, fluidificante del sangue, vasodilatatrice, energizzante, ipoglicemizzante, ipocolesterolizzante, regolatrice del metabolismo di lipidi e carboidrati.

La storia dell’olivo è profondamente legata a quella dell’umanità e già dalle origini incarna al meglio il ruolo di madre e padre insieme, visto che l’olivo è stato scelto, molto opportunamente, dagli altri alberi quale pianta in grado di governare il ricco e variegato patrimonio arboreo.

Tale episodio compare in un’antica fabula contenuta nella Bibbia (Libro dei Giudici 9, 8-15), laddove l’olivo rinuncia senza alcun tipo di esitazione a ricoprire il ruolo di “re degli alberi”, profondamente convinto della propria utilità, di gran lunga superiore a quella di altre Specie vegetali.

Non accetta l’onore e il prestigio di una simile carica, perché preferisce semmai onorare con i suoi preziosi nutrimenti gli dèi e gli uomini. “Madre” e “sovrana” di tutte le erbe medicinali, storia e mitologia s’intrecciano strettamente, fino a confondersi.

E così, anche in conformità a tale premessa – e con la chiara consapevolezza che i suoi principi attivi sono davvero in grado di infondere forza interiore e aiuto morale – anche l’olio di oliva diventa per tutti l’olio della consacrazione.

L’olivo, di conseguenza, incarna in sé il simbolo di un’autorità e di una potenza che discendono direttamente da Dio.

A conferma della millenaria storia dell’olivo nel primo racconto della creazione, il regno vegetale si presenta esclusivamente come nutrimento (Cf Gen 1,29-30) e nel secondo in modo più esplicito e detto: “Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni soda di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2,9) o v. libro del profeta Osea dove il Dio d’Israele è paragonato alla magnificenza dell’olivo.

Sono circa 70 i versetti della Bibbia che citano l’olivo e il più noto si trova nella Genesi, quando è narrato il diluvio e Noè lascia uscire dall’arca la colomba. Questa torna la prima volta senza aver trovato dove posarsi, ma alla seconda uscita dopo altri 7 giorni la vede tornare la sera recando nel becco un ramoscello d’ulivo: è il segno del riemergere delle terre fertili ospitali, ossia del perdono divino e della ritrovata pace tra Dio e gli uomini. (Genesi VIII, Il).

Quello più indicativo è però di Ezechiele 47.12: “Sulle rive del Giordano crescono degli alberi che non perdono mai le foglie i cui frutti sono cibo e le foglie medicina”.

Un versetto che indica chiaramente che gli straordinari principi attivi dell”albero della vita” sono concentrati nelle sue foglie mentre i suoi frutti, le olive e l’olio, sono un ottimo alimento. Per gli ebrei l’ulivo è uno dei doni più preziosi di Dio, simbolo stesso dell’Alleanza.

La pianta dell’olivo si è diffusa in tutta l’area mediterranea, dove il suo culto è consacrato da tutte le religioni e fin dai tempi più remoti l’olivo è considerato un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità. Sinonimo di fertilità e rinascita, di resistenza alle ingiurie del tempo e delle guerre, simbolo di pace e valore, rappresentando nella mitologia, come nella religione, un elemento naturale di forza e di purificazione.OLIVO: il più grande dono della natura - l'albero della vita.L’olivo è presente nella storia della medicina e dell’erboristeria mediterranea da diversi millenni. Esistono infinite testimonianze che documentano l’uso delle foglie d’olivo nella cultura Greca, Araba, Egiziana, Romana ma il suo uso è stato da sempre limitato dal gusto “terribilmente amaro e sgradevole” dell’infuso di foglie d’olivo che progressivamente ne ha creato il disuso.

Nella prima metà del secolo scorso, tuttavia, si è manifestata una ripresa d’interesse per il possibile uso terapeutico dei preparati erboristici ricavati dalle foglie di questo splendido albero.

L’osservazione di alcuni rimedi popolari tradizionali ottenuti con le foglie di olivo stimolò l’interesse di diversi studiosi e ricercatori dell’area mediterranea, quali Mazet, Daniel-Brunet e Oliviero in Francia, De Nunno in Italia, Stamatiadis in Grecia.
Ne scaturirono studi e sperimentazioni che nei tre decenni centrali del ‘900 aprirono un ricco filone di ricerche ed esperienze con le foglie di olivo mirate a scoprire quali sostanze consentono all’olivo di vivere così a lungo, di resistere alle awersità dell’ambiente e di avere questa enorme “vitalità”.

L’albero dell’Olivo è straordinariamente “divino”, infatti, senza cure, pesticidi. ecc. “vive millenni” e olivi centenari possono essere estirpati, trapiantoti e attecchiranno sempre e ovunque.

Perche? Perché nelle sue linfe scorrono sostanze attive “uniche al mondo” che lo proteggono e lo mantengono vitale nel tempo. Molecole che la scienza sta studiando per offrirle al mondo. (albero della vita). Non ci sono altre piante con simili caratteristiche. L’olivo questa portentosa pianta cardine della dieta mediterranea è stata recentemente riscoperta e rivalutata in tutto il mondo.

Un lavoro di review molto accurato e solidamente documentato sulla chimica delle foglie di olivo fu eseguito negli anni ‘60 e riguardava i componenti principali che all’epoca erano stati individuati, poche molecole rispetto alle centinaia, estremamente attivi che, come strumenti di un’orchestra, presentavano un comportamento sinergico e armonico con effetti incredibilmente efficaci nella loro capacità di radical scavenging.

Secondo lo studio di Benavente-Garcia et aI. (1999), nelle foglie di olivo studiate, sono presenti principalmente 5 gruppi di composti fenolici:

  • Oleuropeosidi (oleuropeina e verbascoside),
  • Flavoni ( luteolin-7-glucoside, apigenin-7-glucoside, diosmetin-7-glucoside, luteolina e diosmetina ), Flavonoli (rutina), Flavan-3-oli (catechina),
  • Fenoli sostituiti (tyrosolo, idrossityrosolo, vanillina, acido vanillico e acido caffeico), oltre a l’elenolide, l’N-pentatriacontano, l’acido oleanolicoin, l’Omo-oleastranolo, un chinone, vitamina K2-simile, acidi malico, tartarico, glicolico, lattico,
  • Glucosidi: oleoside, steroleoside,
  • Enzimi: lipasi, perossidasi, emulsina, Colina, Tannino pirogallico, Glucosio, Saccarosio, Mannitolo, olio essenziale.

Il composto più abbondante è l’oleuropeina, seguita da idrossityrosolo, dai flavon-7 glucosidi di luteolina e apigenina e dal verbascoside ed esplicano un’azione antiossidante superiore a quella delle vitamine C ed E, grazie alla sinergia tra flavonoidi, oleuropeosidi e fenoli.

Si cominciò così ad estrarre e a studiare alcune molecole presenti scoprendone le incredibili proprietà e cominciò a crescere l’interesse della ricerca farmaceutica nei confronti di questi composti.

Es. Verso la fine degli ani 1960 la Upjohn Company, importante società farmaceutica statunitense, per decenni effettuò notevoli studi sulle capacità antibatteriche ed antivirali dell’acido elenolico per renderlo disponibile al consumo umano. Un farmaco estremamente efficace per debellare virus e batteri avrebbe avuto un mercato importantissimo.

Però alla fine, il “calcio elenolato” prodotto dalla Upjohn, che in vitro uccideva tutto, in vivo si fissava sulle proteine del sangue e si rivelò assolutamente inefficace, confermando che l’efficacia era legata al solo prodotto naturale, e la casa farmaceutica abbandonò le ricerche.

Oggi conosciamo l’efficacia di poche molecole presenti e ogni giorno università e centri ricerche, aggiungono ulteriori scoperte legate alla sinergia di questo “miracolo della Natura”.

Tra le molecole più importanti presenti nell’olivo c’è I’IDROSSITIROSOL, un polifenolo naturale che è il migliore antiossidante che agisce come radical scavenger coinvolto nell’inibizione dei processi di ossidazione collegati ai fenomeni di alterazione cellulare tipici delle malattie degenerative e dell’invecchiamento (aterosclerosi, artriti, problemi cardiovascolari). E’ ritenuto in grado di attivare la formazione di glutatione, un forte agente antiossidante prodotto dalle nostre cellule. L’idrossitirosolo viene estratto in forma “industriale” con processi molto laboriosi che richiedono l’uso di notevoli quantità di solventi organici nocivi e infiammabili e adeguate apparecchiature di estrazione e di purificazione, dalle olive, dall’olio di oliva e dalle acque di vegetazione.

Oggi è un chemical pregiatissimo, commercializzato da ditte internazionali a prezzi elevati, superiori a 1000 – 1500 Euro/grammo e, per la sua efficacia come anti-ageing, trova applicazioni industriali nel settore farmaceutico, cosmetico e alimentare. E’ una molecola molto efficace ed è alla base di moltissimi prodotti anti età specialmente nel settore cosmetico ma ovviamente, nei prodotti commercializzati, è presente in quantità esigue visto il costo elevatissimo.
Oggi gli studi fitochimici hanno prodotto una sempre più precisa identificazione della composizione del fitocomplesso delle foglie di olivo.

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Le foglie dell’olivo vengono utilizzate per uso terapeutico da migliaia di anni senza perdere di attualità. L’estratto delle foglie è efficace contro batteri, virus, funghi, organismi unicellulari, malattie da vermi ed altri parassiti. L’assunzione dell’Estratto di foglie d’olivo (EFO) “pulisce” i vasi da eventuali depositi. L’EFO aiuta di allontanare le tossine dal tessuto connettivo e dalle cellule. La capacità infiammatoria dell’organismo diminuisce in generale.

BATTERI
L’EFO viene utilizzato per molti batteri conservando la flora batterica fisiologica intestinale.
Molti studi specifici sono stati effettuati sulla sostanza principale: la Oleuropina.

L’EFO può essere utilizzato anche in casi di infezioni delle vie respiratorie superiori, Leaky-Gut-Syndrom, colon irritabile, colite ulcerosa, Morbo di Crohn, colecistiti, sinusiti, borreliosi e gastrite.
L’uso dell’EFO non è paragonabile ad una terapia antibiotica però e molto efficace e può essere eseguito senza problemi anche per mesi. La lista degli agenti patogeni include anche Borrelia, Corynebacterium, Salmonella, Helicobacter pylori, Bacillus subtilis, Stafilococcus (anche pluriresistenti), Chlamydia, batteri tubercolari.

VIRUS
Contro gli infezioni virali esistono solo pochi rimedi. Perciò l’impiego di EFO è molto interessante.
La lista dei virus trattabili include l’Epstein-Barr-virus, Human Papilloma Virus (HPV), Virus dell’Epatite A/B/C, Herpes labialis/genitalis/zoster, (Para-)Influenza, Morbillo, Parotite, Newcastle-Disease-Virus (NDV), Polio-Virus, determinati Coxsackie-Virus ecc.

FUNGHI
Gli antimicotici classici provocano spesso effetti collaterali a livello epatico, diversamente l’EFO non ha effetti collaterali per gli organi.
L’assunzione è consigliata in caso di Aspergillus niger, Candida albicans (anche orale e vaginale), micosi cutanei ed altri.
La terapia topica come tintura per applicazioni esterne è possibile in caso di micosi cutanea a livello dei piedi e delle verruche. La colorazione della pelle dovuta all’applicazione del prodotto è solo temporanea.

VERMI (ELMINTI) E ORGANISMI UNICELLULARI (PROTOZOI)
L’EFO è utile anche in caso di infezioni da elminti e protozoi. Esempi sono le infezioni da Lamblia, Ascaridi, Anchilostoma, Tenia, Malaria (anche come profilassi). L’uso esterno può essere utile in caso di pulci, pidocchi, acari ed altri agenti tropicali. La terapia di queste infezioni può durare anche per mesi. L’uso dell’EFO è idoneo anche come trattamento complementare, perché l’estratto viene tollerato bene anche in caso di trattamenti di lunga durata.

“PULIZIA DEI VASI”
In caso di disturbi della circolazione arteriosa e venosa è utile un trattamento della causa delle placche ateromasiche con una terapia chelante, l’uso di veleni di serpente o dell’EFO. L’EFO può essere utilizzato anche in caso di una degenerazione maculare, stenosi dell’arteria renale e concomitante ipertensione arteriosa, stenosi delle arterie carotidei e cerebrali che sono accompagnati da rischio di ictus, sclerosi delle arterie coronarie con rischio d’infarto, angina pectoris, occlusione della circolazione profonda degli arti inferiori, sclerosi dell’aorta toracica o addominale ed insufficiente circolazione gastrica. Contemporaneamente va migliorata anche la fluidità del sangue aumentando l’apporto sanguigno a livello periferico (“cute pallida”) ed anche la pressione parziale dell’ossigeno, cosi si riduce indirettamente anche l’iperacidità periferica. L’assunzione contemporanea di antiaggreganti deve essere controllata dal medico. In caso di una degenerazione maculare è possibile notare già dopo tre mesi un miglioramento del campo visivo.

DISINTOSSICAZIONE
I drenanti possiedono la capacità di trasportare tossine del tessuto connettivo e delle cellule nel sangue. Sostanze tossiche depositati in profondità si mobilizzano difficilmente e l’EFO li rende solubili. Anche il drenaggio degli agenti patogeni e dei parassiti, spesso presenti in caso di un’intossicazione, viene accelerato. E’ stato osservato anche il drenaggio di precipitati immunologici della sinovia (liquido vischioso che umetta le superfici articolari). I disturbi articolari diminuiscono o scompaiono completamente.

INFIAMMAZIONI
I polifenoli contenuti nell’EFO possiedono una capacità inibitoria sui mediatori dell’infiammazione.
Questo vale per i Leukotriene (specificamente Leukotriene B4) e le Prostaglandine. L’EFO contiene sostanze che inibiscono la Lipossigenasi e la Ciclossigenasi. Perciò il suo effetto antinfiammatorio assomiglia a quello dell’Aspirina del gruppo degli antireumatici non-steroidei. L’effetto antidolorifico dell’EFO è comunque meno intenso.
Molti disturbi vengono accompagnati da infiammazioni come per esempio: reazioni immunitarie ed allergie, disturbi della cute e delle mucose, infezioni tissutali, foci dentali, parassitosi e molti altri.

ALLERGIE E SISTEMA IMMUNITARIO
La produzione eccessiva di determinati Leukotrieni favorisce uno squilibrio del Sistema immunitario scatenando malattie autoimmuni come per esempio: Epatite autoimmune, Morbus Crohn, Colite ulcerosa, Sclerosi multipla, diverse malattie reumatiche, Pancreatite asintomatica e subclinica, Tiroidite di Hashimoto, Miastenia gravis, Lupus eritematodes, Sclerodermia o Vitiligo.
Una terapia d’accompagnamento con EFO può influenzare positivamente i disturbi del Sistema immunitario come anche le reazioni infiammatorie conseguenti.
La stessa cosa vale anche per l’asma, raffreddore da fieno, disturbi intestinali e Lucky-Gut- Syndrom, dermatite atopica, psoriasi ecc.

DIABETE
L’assunzione dell’EFO migliora il valore HbA1c, l’utilizzo del glucosio e riduce cosi la componente infiammatoria delle Isole di Langerhans del pancreas.

APPLICAZIONE TOPICA
Gli effetti sopracitati ovviamente inducono anche all’applicazione cutanea dell’EFO. L’EFO in combinazione con altre sostanze in forma di crema può essere applicato in caso di dermatite atopica, psoriasi, rosacea ed altri disturbi cutanei.

Estratto di foglie d'olivo: il rinascimento di un rimedio antico

ESPERIENZE TERAPEUTICHE

L’associazione dell’EFO aumenta la velocità e l’effetto di molte terapie:

Helicobacter pylori: una terapia efficace dell’Helicobacter pylori è la combinazione di Estratto di Foglie d’oliva e Zeolite / minerale vulcanico. L’EFO aggredisce l’agente patogeno e riduce la reazione infiammatoria della mucosa gastrica. La Zeolite / minerale vulcanico distrugge l’involucro d’ammoniaca del batterio, il quale lo protegge dagli acidi gastrici, e lo rende vulnerabile.

Dermatite atopica: l’assunzione dell’estratto e l’applicazione topica in forma di crema cutanea riducono molto la sintomatologia della Dermatite atopica. Lesioni cutanei migliorano subito e possono scomparire già dopo una settimana.

Psoriasi: l’estratto in forma di tintura può essere applicato direttamente sulla pelle. La colorazione dovuta al colore naturale scompare in poco tempo. In questo modo si previene anche una eventuale infezione micotica secondaria. In ogni caso é necessario associare una terapia disintossicante..

Borreliosi: in caso di una Borreliosi di lunga durata (Neuroborreliosi) gli antibiotici col tempo possono diventa meno efficaci, anche per il fatto, che l’agente patogeno (Borrelia burgdorferi) si è ritirata a livello intracellure. In questo caso è consigliabile l’associazione dell’EFO.

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I funghi Pleurotus ostreatus (Orecchione) e Shiitake  (Lentinula edodes), grazie alle loro proprietà probiotiche documentate e all’alto valore nutrizionale, sono consigliati in numerosi paesi come ideale supplemento alla normale dieta giornaliera.

Al fungo SHIITAKE sono state attribuite molte proprietà benefiche, sia nella medicina orientale, sia occidentale. Queste proprietà permettono la riduzione del colesterolo, l’abbassamento della pressione sanguigna, il rafforzamento del sistema immunitario per la difesa dell’organismo contro patologie virali e tumorali, di migliorare la funzionalità epatica (Bobek et al. 1991, Wang et al. 2000, Mau et al. 2002, Rajewska and Ba?asi?ska 2004). Molti benefici sulla salute provengono dai diversi composti che questo fungo produce e che includono: il lentinano, l’eritadenina e l’L-ergotioneina (Lasota and Karma?ska 1994, Smith at al. 2002, Rajewska and Ba?asi?ska 2004, Berna et al. 2006).

Il Lentinano ha mostrato diversi effetti sul cancro intestinale, del fegato, dello stomaco, ovarico e sul tumore al polmone. Questo composto stimola la produzione dei linfociti T e delle cellule Natural Killer e può potenziare l’effetto dell’AZT (Azidotimidina, un antineoplastico e antivirale) nel trattamento antivirale dell’AIDS.

Lo Shiitake è ricco di diversi antiossidanti (selenio, acido urico, vitamina A, E, C), così come di vitamina D (Lasota and Florczak 1996, Mau et al. 2002, Florczak et al. 2004). Oltre a permettere di abbassare la pressione sanguigna in soggetti ipertesi e ridurre i livelli di colesterolo nel siero, stimola la produzione di interferone che ha effetti antivirali e si è dimostrato efficace, in alcuni casi, contro l’epatite (Lasota et al. 1992, Mau et al. 2002, Smith et al. 2002).

Il Pleurotus è un fungo dalle notevoli proprietà, ricco di principi attivi, in particolare beta-glucani che hanno dimostrato di avere effetti immunomodulatori, antinfiammatori e antiossidanti. Il fungo pleurotus contiene inoltre una sostanza naturale chiamata lovastatina, una statina naturale che inibisce la produzione a livello epatico di LDL, cioè il colesterolo cattivo. Contiene inoltre chitosano, una sostanza naturale che inibisce l’assorbimento dei grassi a livello intestinale, modulando quindi la quantità di trigliceridi e colesterolo nel sangue. Il Pleurotus inibisce l’aggregazione piastrinica suggerendo un suo potenziale utilizzo nelle malattie cardiovascolari per prevenire la formazione di trombi. Grazie alla presenza dei beta-glucani ritarda l’assimilazione degli zuccheri nel sangue rivelandosi utile nella terapia antidiabete.

Il Pleurotus rafforza le funzioni del fegato, anche quando sono alterate. In particolare, contrasta le transaminasi elevate e il fegato grasso. Le statine di sintesi prodotte dall’industria farmaceutica, invece, possono causare effetti collaterali come, ad esempio, fegato grasso (steatosi epatica) e aumento delle transaminasi.

Una lectina isolata dai corpi fruttiferi di Pleurotus ostreatus ha dimostrato attività antitumorale, in topi da laboratorio, nel sarcoma e nel tumore epatico (Wang et al. 2000). Diversi studi su animali, il fungo ostrica ha potenziato il turnover di colesterolo nel plasma del 50%, con la riduzione del 25% dei livelli di colesterolo nel fegato rispetto ai controlli (Bobek et al. 1991).

Altri studi sugli animali hanno mostrato significative riduzioni dei livelli di colesterolo nel siero e nel fegato quando i funghi essiccati e polverizzati sono stati inclusi nelle diete degli animali, anche in regimi alimentari ad alto contenuto di grassi e in animali con livelli elevati di colesterolo ereditario (Bobek et al. 1991). Si ritiene che per gli individui, ad esclusione dei prodotti di origine animale dalla loro dieta, i funghi secchi Pleurotus ostreatus e Lentinula edodes possano essere una buona fonte di ferro, zinco e rame (Dwyer 1999, Kala? and Svoboda 2000, Isiloglu et al. 2001).Benefici della supplementazione di Pleurotus e ShiitakeEntrambi i funghi secchi hanno un alto contenuto di fibre alimentari, Fe, Cu, Mg, K e un basso contenuto di grassi, Na e Ca. Relativamente basso è l’assorbimento dei micronutrienti ad un valore di pH pari a 1.8, mentre l’alto assorbimento di Cu e Fe è stato osservato ad un pH di 8,7. Questo ci indica che l’acidosi sistemica è un vero e proprio problema per chi vuole assumere i nutrienti derivanti da questi funghi; ecco perché, molto spesso, alla somministrazione di funghi medicinali viene prescritto un regime alimentare tale da ridurre o eliminare l’acidosi nell’organismo.

Inoltre, è raccomandando la supplementazione dei funghi Shiitake e Pleurotus, come fonte di minerali e altri micronutrienti, una precisa determinazione del contenuto di questi elementi, la derivazione dei funghi stessi e la capacità di assorbimento di questi microelementi.

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I funghi sono “medicinali” potenti e contengono moltissimi nutrienti; crescono in contatto con la terra ed hanno con essa un importante effetto di connessione.

Pleurotus ostreatus è un fungo medicinale utilizzato in Medicina Tradizionale Cinese, molto conosciuto e utilizzato per le sue proprietà officinali in Oriente. È anche conosciuto con il soprannome di “fungo ostrica”, “orecchione” o “gelone”.

Negli ultimi anni è sempre più considerato un alimento funzionale, ovvero un alimento ricco di nutrienti importantissimi per la salute dell’organismo come polisaccaridi, lipopolisaccaridi, proteine, peptidi, glicoproteine, nucleosidi, triterpenoidi, lectine, lipidi e loro derivati, assumendo un ruolo tra i vari funghi medicinali.

La sua azione principale si esplica nel controllo dei livelli di colesterolo, zuccheri e lipidi nel sangue; in particolare, diversi rapporti preliminari hanno indicato che una dieta contenente dal 4 al 10% del corpo fruttifero secco corpo fruttifero di questa specie è in grado di ridurre la pressione arteriosa e il livello di colesterolo rispetto a una dieta normale, in conigli e ratti[1,2,3].Pleurotus con Effetto Ipocolesterolemizzante, Ipolepidemizzante e IpoglicemizzanteLa Lovastatina, un farmaco usato per abbassare il livello di colesterolo del sangue, è prodotta dal fungo Pleurotus ostreatus ed è stata approvata dalla FDA nel 1987. Questo fungo, quando inserito nella dieta dell’animale da laboratorio, ha agito promuovendo la formazione di HDL (lipoproteina ad alta densità), riducendo la produzione di VLDL (lipoproteine a densità molto bassa), quella di LDL (lipoproteine a bassa densità) e del colesterolo, tramite una riduzione dell’assorbimento del colesterolo e dell’attività dell’enzima HMG-CoA reduttasi nel fegato[4,5].

Per questo motivo, è stato studiato l’effetto del fungo Pleurotus essiccato sul colesterolo sierico, nelle lipoproteine, nel fegato e l’attività della 3-idrossi-3-metilglutaril CoA (HMG-CoA) reduttasi nei microsomi epatici di ratti Wistar alimentati, un gruppo di questi, con una dieta a basso contenuto di colesterolo (9 mg/100 g) e, l’altro gruppo, con un alto contenuto di colesterolo (0,3%). L’aggiunta del 5% del Pleurotus in entrambe le diete ha ridotto significativamente il colesterolo nel siero (del 30%), nelle lipoproteine a bassissima densità e bassa densità (del 30%) e nel fegato (del 50%), così come è stata ridotta l’attività della HMG-CoA riduttasi (di oltre il 30%)[6].

L’iperlipidemia è il principale fattore di rischio per l’aterosclerosi. Un’alimentazione con polvere di questo fungo aumenta l’escrezione di lipidi e colesterolo totale attraverso le feci. La Mevinolina (Lovastatina), una statina naturale presente nel corpo fruttifero del Pleurotus ostreatus e del Pleurotus citrinopileatus, ha esibito attività ipocolesterolemizzante[5,7]. Una dieta con il 5% in polvere di questo fungo ha ridotto il livello totale di lipidi, fosfolipidi e il rapporto LDL/HDL del 29,67%, del 16,61% e del 65,31% rispettivamente[8].

Il Guanide, un composto relativo alla classe di farmaci anti-diabetici orali biguanidi, è stato isolato delle specie Pleurotus ed ha dimostrato effetto ipoglicemizzante[9]. L’alto contenuto di fibre e proteine e il basso contenuto di grassi lo rendono un alimento ideale per il paziente diabetico[10]. Gli estratti acquosi della specie Pleurotus ostreatus, dopo somministrazione orale, ha diminuito il livello di glucosio del siero in topi diabetici a seguito della somministrazione di allossana[11]. I polisaccaridi estratti dal corpo fruttifero del fungo hanno effetto antiperglicemizzante, azione mediata tramite l’elevazione dell’attività della glutatione perossidasi[12].

Fonti bibliografiche:

  1. Bobek, P., E. Ginter, M. Jurcovicova, L. Ozdin and D. Mekinova, 1991. Cholesterol lowering effect of the mushroom Pleurotus ostreatus in hereditary hypercholesterolemic rats. Ann. Ntrl. Metabol., 35: 191-195.
  2. Bobek, P., L. Kuniak and L. Ozdin, 1993. The mushroom Pleurotus ostreatus reduces secretion and accelerates the fractional turnover rate of very-low-density lipoproteins in the rat. Ann. Nutr. Metabol., 37(3): 142-145.
  3. Ooi, V.E.C. and F. Liu, 2000. Immunomodulation and Anti-Cancer Activity of Polysaccharide-Protein Complexes, Curr. Med. Chem., 7: 715-729.
  4. Bobek, P. and L. Ozdin, 1996. Oyster mushroom (Pleurotus ostreatus) reduces the production and secretion of very low density lipoproteins in hyper-cholesterolemic rats. J. Ernahrungswiss, 35(3): 249-252.
  5. Hossain, S., M. Hashimoto, E.K. Choudhury N. Alam, S. Hussain, M. Hasan, S.K. Choudhury and I. Mahmud, 2003. Dietary mushroom (Pleurotus ostreatus) ameliorates atherogenic lipid in hypercholesterolaemic rats. Clinical and Experimental Pharmacol. Physiol., 30: 470-475.
  6. Bobek P, Hromadová M, Ozdín L. Oyster mushroom (Pleurotus ostreatus) reduces the activity of 3-hydroxy-3-methylglutaryl CoA reductase in rat liver microsomes. Experientia. 1995 Jun 14;51(6):589-91.
  7. Gunde-Cimerman, N. and A. Plemenitas, 2001. Hyporcholesterolemic activity of the genus Pleurotus (Jacq.: Fr.) P. Kumm. (Agaricales s. l., Basidiomycetes). Intl. J. Med. Mush., 3: 395-397.
  8. Yoon, K.N., N. Alam, M.J. Shim and T.S. Lee, 2012. Hypolipidemic and antiatherogenesis effect of culinary-medicinal pink oyster mushroom,Pleurotus salmoneostramineus L. Vass. (higherBasidiomycetes), in hypercholesterolemic rats. Int J. Med. Mush., 14(1): 27-36.
  9. Windholz, M., 1983. The Merck Index: An Encyclopedia of Chemicals, Drugs and Biologicals, 10th ed. Merck and Co., New Jersey.
  10. Yuan, Z.M., P.M. He, J.H. Cui and H. Takeuchi, 1998. Hypoglycemic effect of water-soluble polysaccharide from Auricularia auricula-judae Quel. of genetic diabetic KK-Ay mice. Biosci. Biotechnol. Biochem., 62: 1898-1903.
  11. Sachin , L.B., N.S. Shweta , M.P. Naimesh, A.T. Prasad and L.B. Subhash, 2006. Hypoglycemic Activity of Aqueous Extract of Pleurotus pulmonarius in Alloxan-Induced Diabetic Mice. Pharmaceuti. Biol., 44(6): 421-425. 80.
  12. Hu, S.H., Z.C. Liang, Y.C. Chia, J.L. Lien, K.S. Chen, M.Y. Lee and J.C. Wang, 2006. Antihyperlipidemic and antioxidant effects of extracts from Pleurotus citrinopileatus. J. Agric. Food Chem., 22: 2103-2110.