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Dalla medicina tradizionale asiatica ai laboratori moderni, il kudzu si afferma come fitocomplesso di grande interesse per metabolismo, menopausa e dipendenze. 

La Pueraria lobata è una pianta rampicante originaria dell’Asia orientale, utilizzata da 2000 anni nella medicina tradizionale cinese per trattare febbre, disturbi digestivi e abuso di alcol. Oggi rappresenta un ponte tra tradizione e ricerca scientifica: i suoi principi attivi, in particolare gli isoflavoni (daidzeina, genisteina e puerarina), sono al centro di numerosi studi per i loro effetti su metabolismo, sistema nervoso e regolazione ormonale.

Poiché gli studi sull’uomo e sugli animali suggeriscono alcuni effetti estrogenici 1, 2, 3, le persone con tumori sensibili agli ormoni e quelle che assumono tamoxifene dovrebbero evitare di assumere la kudzu.

A cosa serve il kudzu

La Pueraria lobata è una pianta estremamente versatile, utilizzata sia come alimento sia come rimedio fitoterapico in diverse culture, in particolare in Cina e Giappone.

In molti paesi asiatici, foglie e germogli di kudzu vengono consumati in diverse forme: tè, insalate, succhi, gelatine e sottaceti. Le radici, particolarmente ricche di amido, rappresentano la parte più utilizzata.

In Giappone e Cina, l’amido di kudzu è apprezzato come ingrediente culinario:

  • viene utilizzato come addensante naturale per zuppe e salse;
  • può essere impiegato per preparazioni dolci o come base nutriente e digeribile;
  • talvolta è usato per impanature leggere.

Questo uso alimentare riflette non solo una funzione nutrizionale, ma anche un ruolo nella tradizione dietetica preventiva.

Impieghi nella medicina tradizionale

Conosciuta nella medicina tradizionale cinese come ge-gen, la radice di kudzu è utilizzata da secoli per una vasta gamma di disturbi. Tradizionalmente, viene impiegata per:

  • alleviare febbre e sintomi influenzali;
  • ridurre tensioni muscolari, in particolare a livello di collo e spalle;
  • trattare disturbi digestivi e intestinali;
  • supportare la salute cardiovascolare;
  • attenuare i sintomi legati all’abuso di alcol.

Molti di questi usi trovano oggi un parziale riscontro nella ricerca moderna, che attribuisce tali effetti alla presenza di isoflavoni e altri composti bioattivi.

Applicazioni moderne e ricerca scientifica

Le indagini scientifiche contemporanee hanno ampliato l’interesse verso il kudzu, suggerendo possibili applicazioni in diversi ambiti:

È importante sottolineare che, sebbene promettenti, molte di queste evidenze derivano da studi preclinici o clinici preliminari.

Un ruolo anche in ambito ambientale

Oltre agli usi nutrizionali e medicinali, il kudzu ha avuto anche un impiego agronomico. Grazie al suo apparato radicale esteso e alla crescita rapida, è stato introdotto negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo per contrastare l’erosione del suolo.

Tuttavia, la sua straordinaria capacità di crescita lo ha reso in alcune aree una specie invasiva, evidenziando come le stesse caratteristiche che lo rendono utile possano diventare problematiche in contesti non controllati.

Un fitocomplesso antiossidante e modulatore

Il kudzu viene spesso definito “detossificante”, ma in termini scientifici la sua azione si traduce nella capacità di contrastare lo stress ossidativo e modulare processi infiammatori. Gli isoflavoni agiscono come scavenger di radicali liberi e influenzano diverse vie metaboliche cellulari.

Supporto cardiovascolare e metabolico

Nella medicina tradizionale cinese, la kudzu è stata impiegata per trattare le malattie cardiache. Diversi studi indicano che il kudzu può contribuire a migliorare il profilo lipidico, con riduzione di colesterolo e trigliceridi, e favorire una migliore funzionalità vascolare. Questo lo rende interessante come coadiuvante nella prevenzione del rischio cardiovascolare.

Protezione gastrointestinale

L’amido di kudzu è noto per la sua azione lenitiva sulla mucosa gastrica. Può essere utile in caso di acidità, reflusso o irritazione intestinale, contribuendo anche a regolare la funzione digestiva grazie alla sua capacità di assorbire liquidi.

Menopausa ed equilibrio ormonale

La Pueraria thunbergiana è una delle piante fitoestrogeniche più popolari nella Cina continentale. Gli isoflavoni del kudzu possiedono una struttura simile agli estrogeni e possono esercitare un effetto fitoestrogenico lieve. Questo li rende potenzialmente utili per attenuare sintomi come vampate, irritabilità e disturbi del sonno, tipici della menopausa. Tuttavia, la risposta è individuale e richiede cautela in presenza di condizioni ormono-sensibili.

Dipendenze da alcool e nicotinaKudzu (Pueraria lobata): proprietà e benefici

Uno degli ambiti più promettenti riguarda il supporto nella riduzione del consumo di alcol. Studi clinici preliminari suggeriscono che il kudzu possa ridurre il craving, probabilmente attraverso la modulazione dei neurotrasmettitori (GABA, serotonina, glutammato) e del sistema dopaminergico. L’evidenza per la dipendenza da nicotina è più limitata, ma il razionale biologico è simile.

Uno studio sugli animali del 1993 ha mostrato che sia la daidzina che la daidzeina inibiscono il desiderio di alcol. Gli Autori hanno concluso che l’estratto di radice di kudzu può essere utile per ridurre la voglia di alcol e come trattamento per l’alcolismo.

Uno studio sui topi ha scoperto che l’estratto di kudzu è stato molto utile nel trattamento del danno epatico indotto dall’alcol eliminando i radicali liberi dannosi e potenziando il sistema antiossidante naturale

Benessere mentale e adattamento allo stress

Il kudzu viene talvolta descritto come adattogeno: può contribuire a migliorare la risposta allo stress, ridurre ansia e favorire il sonno. Anche in questo caso, le evidenze sono ancora in evoluzione.

Azione antinfiammatoria

Tra i composti bioattivi del kudzu, l’isoorientina ha attirato l’attenzione per la sua potenziale attività antinfiammatoria. Studi sperimentali su modelli animali hanno osservato:

  • aumento dell’attività antiossidante;
  • riduzione di marcatori associati all’infiammazione sistemica.

Questi effetti suggeriscono un possibile ruolo del kudzu nella modulazione dello stress ossidativo, uno dei processi coinvolti nell’invecchiamento cellulare e nelle malattie croniche.

Possibile supporto nelle cefalee

Alcune osservazioni preliminari indicano che il kudzu potrebbe avere effetti benefici anche nelle cefalee intense, in particolare nella cefalea a grappolo.

Un piccolo studio clinico ha riportato:

  • riduzione dell’intensità del dolore;
  • diminuzione della frequenza degli episodi;
  • riduzione della durata degli attacchi.

Sebbene i dati siano ancora limitati, il risultato ha stimolato ulteriori ipotesi sul ruolo vascolare e neuro-modulatore degli isoflavoni.

Kudzu e obesità

Il fiore di kudzu è stato studiato anche in relazione al metabolismo corporeo e alla composizione del grasso.

In uno studio clinico della durata di 12 settimane, alcuni soggetti hanno mostrato:

  • riduzione dell’indice di massa corporea (BMI);
  • diminuzione del grasso viscerale.

Il grasso sottocutaneo, invece, non ha evidenziato cambiamenti significativi. Questi risultati suggeriscono un possibile effetto metabolico selettivo, ancora da chiarire.

Potenziale ruolo nel diabete

Gli isoflavoni del kudzu hanno mostrato effetti interessanti anche sul metabolismo del glucosio:

  • inibizione dell’enzima alfa-glucosidasi, coinvolto nell’assorbimento degli zuccheri;
  • miglioramento dell’utilizzo del glucosio nei modelli animali.

Kudzu e capelli

In ambito cosmetico, il kudzu è utilizzato per sostenere la salute dei capelli. Gli antiossidanti e il possibile miglioramento della microcircolazione del cuoio capelluto possono contribuire a capelli più forti e luminosi, anche se le prove cliniche restano limitate.

Dosi e modo d’uso

Nonostante il crescente interesse scientifico verso la Pueraria lobata, non esiste ancora un dosaggio ufficiale universalmente riconosciuto come sicuro ed efficace. Gli studi clinici disponibili sono infatti ancora limitati e il kudzu non è stato approvato come farmaco dagli enti regolatori internazionali.

Per questo motivo, le indicazioni riportate devono essere considerate orientative e non sostituiscono il parere medico.

Alcune ricerche suggeriscono che dosi comprese tra 50 e 100 mg al giorno di estratto possano presentare un basso rischio di effetti collaterali.

Negli studi dedicati al supporto nella dipendenza da alcol sono stati utilizzati:

  • circa 1,2 grammi al giorno di estratto di radice per una settimana;
  • oppure una singola dose di 2 grammi prima del consumo di alcol.

In questi studi non sono stati osservati effetti collaterali significativi.

Uso tradizionale e standardizzazione degli estratti

In Cina vengono impiegati estratti standardizzati di radice di kudzu anche nel trattamento complementare dell’angina pectoris. Alcune formulazioni prevedono compresse da:

  • 10 mg di estratto standardizzato, equivalenti a circa 1,5 grammi di radice grezza.

Alcune fonti fitoterapiche riportano dosaggi compresi tra:

  • 30 e 120 mg di estratto, da assumere due o tre volte al giorno.

La variabilità dipende dalla concentrazione in principi attivi, in particolare dalla quantità di puerarina e isoflavoni totali presenti nel prodotto.

Prima di utilizzare il kudzu è consigliabile consultare un professionista, soprattutto in presenza di:

  • gravidanza o allattamento;
  • terapie ormonali;
  • patologie epatiche;
  • diabete;
  • disturbi cardiovascolari;
  • assunzione concomitante di farmaci.

L’attività fitoestrogenica della pianta richiede particolare cautela nei soggetti con condizioni ormono-sensibili.

Bibliografia

  1. Unveiling the power of Pueraria lobata: a comprehensive exploration of its medicinal and edible potentials. Front Pharmacol. 2025 Jul 10;16:1578472.
  2. Pueraria: A Comprehensive Review of Chemical Composition, Health Benefits, and Current Applications. Compr Rev Food Sci Food Saf. 2025 May;24(3):e70177.
  3. Protective effect of isoflavones and triterpenoid saponins from pueraria lobata on liver diseases: A review. Food Sci Nutr. 2021 Dec 10;10(1):272-285.
  4. Yan-Xi Zhou et al. Phytother Res. Jul 2014. Puerarin a review of pharmacological effects.
  5. M. Ozarowski et al. Przegl Lek.2013 medicinal plants in the phytotherapy of alcohol or nicotin addiction.
  6. Scott Carlson, JK. Prasian J.Michael Wyss. Acute and Chronic Kudzu Improves Plasma Glucose Tolerance.

 

 

La noce di cola, seme della Cola nitida, è un rimedio naturale noto per le sue proprietà stimolanti ed energizzanti. Utilizzata da secoli nelle culture dell’Africa occidentale, oggi trova impiego nella fitoterapia moderna come supporto contro stanchezza fisica e mentale, favorendo concentrazione e vitalità.

La noce di cola appartiene al genere Cola, che comprende circa 50 specie diffuse principalmente nell’Africa occidentale e, in parte, anche in Indonesia. Tra queste, le più rilevanti sono Cola nitida e Cola acuminata, impiegate sia nella tradizione locale sia nella preparazione di bevande e integratori.

Il frutto contiene semi carnosi, chiamati noci di cola, che presentano forma irregolare e colorazioni variabili dal bianco al rosso. Una volta essiccati, diventano duri, scuri e compatti, assumendo l’aspetto tipico che giustifica il nome di “noce”.

Le noci di Cola vengono anche utilizzate come aromatico nella formulazione originale della celebre Coca-cola.

Origine botanica e caratteristiche della pianta

La Cola nitida appartiene alla famiglia delle Malvaceae ed è un albero tropicale che può raggiungere i 13–14 metri di altezza. Cresce in ambienti caldi e umidi e presenta foglie lunghe, ovali e coriacee.

I fiori, di colore crema con striature marroni, danno origine ai frutti contenenti i semi, che vengono raccolti manualmente ed essiccati. Nelle culture africane, questi semi hanno anche un forte valore simbolico e sociale.

Usi tradizionali e valore culturale

Nell’Africa occidentale, la noce di cola riveste un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista alimentare, ma anche culturale e simbolico. È considerata un alimento prezioso, associato a energia, vitalità e, nella tradizione, anche a proprietà afrodisiache. È stata utilizzata anche come rimedio naturale per mal di testa, problemi digestivi e come tonico generale per migliorare la resistenza fisica.

In molte comunità dell’Africa occidentale, in particolare nelle regioni del Golfo di Guinea dove la pianta è più diffusa, la noce di cola ha rappresentato storicamente un bene prezioso e quasi “di lusso”. Il suo valore non è solo economico, ma soprattutto sociale.

Offrire una noce di cola è un gesto altamente significativo: simboleggia accoglienza, rispetto e amicizia. Viene spesso donata agli ospiti come segno di benvenuto e utilizzata per sancire accordi, celebrare alleanze o favorire la riconciliazione tra individui o gruppi.

Benefici per la salute

Tradizionalmente, la noce di cola viene utilizzata per contrastare stanchezza e affaticamento, risultando utile negli stati di astenia generale. L’elevato contenuto di caffeina favorisce un aumento dell’energia e della vigilanza mentale.

Può contribuire al controllo del peso grazie alla capacità di stimolare il metabolismo e ridurre l’appetito, anche se le evidenze scientifiche sono ancora parziali e spesso basate su studi preliminari.

È nota anche per il suo impiego nei disturbi digestivi: può favorire la digestione e alleviare sintomi come gonfiore, crampi e lentezza digestiva. Alcuni studi suggeriscono inoltre proprietà antibatteriche e un possibile ruolo nel supporto del controllo glicemico, sebbene questi effetti richiedano ulteriori conferme.

Tabella delle Proprietà della Noce di Cola

ProprietàDescrizioneBenefici
Aumento dell’energiaStimola il sistema nervoso centrale grazie alla caffeinaMaggiore energia e concentrazione
Supporto al controllo del pesoPuò accelerare il metabolismo e ridurre l’appetitoAiuto nella gestione del peso corporeo
Miglioramento della digestioneFavorisce la digestione e riduce disturbi gastrointestinaliBenessere digestivo
Proprietà antibattericheContrasta la crescita di microrganismi potenzialmente dannosiSupporto alle difese dell’organismo
Supporto alla glicemiaPuò contribuire alla regolazione degli zuccheri nel sangueUtile nel controllo glicemico

Ruolo della teobromina e sinergia con la caffeina

Tra i composti attivi presenti nella noce di cola, la teobromina contribuisce agli effetti rivitalizzanti percepiti dopo il consumo. Si tratta di un alcaloide appartenente alla stessa famiglia della caffeina (metilxantine), con una struttura molecolare simile e presente anche nel tè e nelle fave di cacao.

Rispetto alla caffeina, la teobromina esercita un’azione stimolante più lieve e graduale, generalmente considerata circa 5–10 volte meno intensa. Tuttavia, il suo effetto si distingue per una maggiore durata e per un’azione più “dolce”, con minore impatto sul sistema nervoso centrale e maggiore coinvolgimento a livello cardiovascolare e muscolare (ad esempio con una lieve azione vasodilatatrice).

Nelle noci di cola, caffeina e teobromina agiscono in sinergia. La caffeina fornisce uno stimolo rapido e più marcato sulla vigilanza mentale, mentre la teobromina contribuisce a prolungare l’effetto tonico nel tempo, rendendolo più stabile e meno brusco. Questa combinazione spiega la sensazione di maggiore energia, concentrazione e resistenza alla fatica.

Noce di Cola dalla tradizione africanaNoce di cola e dimagrimento

L’interesse per la noce di cola nel controllo del peso deriva principalmente dal suo contenuto di caffeina, una sostanza ampiamente studiata per i suoi effetti sul metabolismo energetico.

Attivazione del metabolismo e ossidazione dei grassi

La caffeina è nota per aumentare il dispendio energetico e stimolare l’utilizzo dei grassi come fonte di energia. Studi metabolici hanno dimostrato che può incrementare temporaneamente il metabolismo e favorire l’ossidazione lipidica, contribuendo alla riduzione del tessuto adiposo.

Alcune ricerche suggeriscono inoltre che la caffeina possa attivare il cosiddetto tessuto adiposo bruno, aumentando la termogenesi e quindi il consumo calorico.

Effetti su enzimi e metabolismo dei carboidrati

Uno studio su estratti di Cola nitida ha evidenziato la capacità di inibire enzimi coinvolti nella digestione dei carboidrati (α-amilasi e α-glucosidasi), suggerendo un possibile ruolo nel controllo dell’assorbimento degli zuccheri e nella regolazione metabolica.

Questo meccanismo può indirettamente contribuire alla gestione del peso, limitando i picchi glicemici e l’accumulo di grasso.

Effetto sul peso corporeo (studi sperimentali)

Alcuni studi su animali hanno osservato:

  • riduzione del peso corporeo
  • variazioni nell’assunzione di cibo
  • effetti legati alla presenza di caffeina

In particolare, ricerche su modelli animali hanno mostrato che l’uso di Cola nitida o della sola caffeina può influenzare il peso corporeo e il comportamento alimentare, anche se i risultati non sono sempre uniformi e dipendono dal dosaggio.

Effetto sull’appetito e sulla sazietà

La caffeina è associata a una possibile riduzione temporanea dell’appetito. Studi sperimentali suggeriscono un effetto anoressizzante (soppressore della fame), ma i risultati sono variabili e non sempre confermati negli studi sull’uomo.

Nel caso specifico della noce di cola, alcuni dati indicano che l’effetto sull’assunzione di cibo può essere dose-dipendente e non sempre significativo.

Valutazione complessiva 

Le evidenze attuali indicano che la noce di cola può contribuire al controllo del peso attraverso diversi meccanismi:

  • stimolazione del metabolismo (effetto termogenico)
  • aumento dell’ossidazione dei grassi
  • possibile riduzione dell’appetito
  • modulazione del metabolismo glucidico

La noce di cola può rappresentare un coadiuvante nel controllo del peso, soprattutto grazie al contenuto di caffeina, ma non deve essere considerata un dimagrante autonomo. I benefici reali si manifestano solo all’interno di uno stile di vita equilibrato che includa alimentazione corretta e attività fisica.

Modalità d’uso

La noce di cola può essere consumata sotto forma di infuso o tisana utilizzando i semi spezzati. Può essere masticata direttamente, anche se il sapore è amarognolo, oppure assunta in polvere aggiunta a bevande come tè, caffè o cacao. È disponibile anche in integratori sotto forma di capsule, compresse o estratti liquidi.

Precauzioni e avvertenze

L’elevato contenuto di caffeina richiede un uso moderato. Un consumo eccessivo può causare nervosismo, insonnia, tachicardia e aumento della pressione arteriosa. Si raccomanda di non superare i 400 mg di caffeina al giorno negli adulti sani. L’uso è sconsigliato in gravidanza, durante l’allattamento e nei soggetti sensibili alla caffeina o affetti da ipertensione, ansia o disturbi del sonno.

È sempre consigliabile consultare un medico prima di un utilizzo prolungato o in presenza di patologie.

Hormonize (Zuccari): ruolo della noce di cola nella formula

Noce di Cola dalla tradizione africanaHormonize è un integratore sviluppato dalla Zuccari, pensato per il controllo del peso femminile attraverso un approccio multifattoriale. A differenza dei classici prodotti dimagranti basati esclusivamente sulla stimolazione metabolica, questo integratore agisce soprattutto sull’equilibrio ormonale, in particolare su cortisolo, glicemia e meccanismi della fame.

All’interno di questa formulazione complessa, la cola (Cola acuminata) ha un ruolo specifico, contribuendo principalmente come supporto energetico e metabolico.

Dosaggio e caratteristiche dell’estratto

Nel prodotto è presente un estratto di cola titolato al 10% in caffeina. La quantità giornaliera (2 caps) fornisce circa 7,4 mg di caffeina, un valore decisamente contenuto se confrontato con quello di una tazza di caffè (circa 80–100 mg). Questo aspetto è fondamentale per comprendere il funzionamento del prodotto: la cola non è utilizzata per ottenere un effetto stimolante intenso, ma per fornire un supporto lieve e costante, ben tollerabile anche in un utilizzo prolungato.

Funzione della cola nel prodotto

La presenza della cola contribuisce in primo luogo a sostenere il metabolismo. La caffeina, anche a basse dosi, può favorire un leggero aumento del dispendio energetico e supportare la mobilizzazione dei grassi. Tuttavia, nel contesto di Hormonize, questo effetto è volutamente moderato.

Un altro aspetto rilevante riguarda il supporto energetico. Poiché il prodotto è orientato anche alla gestione dello stress e del cortisolo, la cola aiuta a contrastare la sensazione di stanchezza e calo di energia che spesso accompagna i regimi ipocalorici o i periodi di affaticamento mentale. In questo senso, il suo contributo è più funzionale alla continuità del percorso che al dimagrimento diretto.

Sinergia con gli altri ingredienti

La logica formulativa di Hormonize si basa sulla sinergia tra più componenti. La cola lavora in combinazione con attivi che agiscono su piani differenti: la regolazione dello stress, il controllo della glicemia, la gestione della fame e il senso di sazietà.

In questo sistema, la cola rappresenta un elemento di supporto che integra l’azione degli altri ingredienti, senza essere il principale responsabile degli effetti sul peso corporeo:

  • Rodiola + Tulsi → modulazione dello stress (cortisolo)
  • Inositolo + Cromo → controllo glicemico
  • Gymnema + Cacao → riduzione della fame
  • Fibre (guar, carruba) → aumento della sazietà

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Bibliografia

  1. Diete contenenti caffeina sul comportamento locomotore e sul peso corporeo nei topi. Niger J Physiol Sci. Volume 24, n°1, pagine 73-8.
  2. Salahdeen HM et al., 2014. Effetti della somministrazione cronica di estratto etanolico di noce di cola (Cola nitida) e caffeina sulla funzione vascolare. Afr J Med Med Sci. Volume 43, n°1, pagine 17-27.
  3. G. Balansard E C. Moilland – Studi Farmacologi – Il grande atlante delle piante medicinali, Celoni, Bocchietto, Todeschi, 2006 Tecniche nuove.

 

 

Appartenenti alla stessa famiglia del colesterolo, i – fitosteroli -, a differenza del colesterolo che è presente solo negli alimenti di origine animale, sono presenti nelle piante e hanno effetto inverso. Pare infatti che possano ridurre l’assorbimento e quindi la concentrazione del colesterolo nel sangue.

Citrus Bergamia Risso è il bergamotto, un innesto casuale di cedri, mandarini, limoni e aranci che fruttifica solo nella costa meridionale dello Jonio, grazie alla particolarità del microclima e del terreno. Più specificamente è giusto sottolineare che, lungo i cento chilometri di litorale tra Villa San Giovanni e Stilo, questo agrume produce un’essenza così forte, da fissare la fragranza dei migliori profumi del mondo.

Pare che il nome derivi dalla combinazione delle parole “pergamena” e “motta”, ovvero “difesa della pergamena” ma non è esclusa l’associazione con il termine Bey Armudi, cioè “Pero del Principe”, in allusione alla somiglianza con la pera bergamotta, una varietà dalla polpa succosa, acidula e profumata.

La sua prima attestazione sembra si possa far risalire al 1536, quando, in occasione del banchetto offerto dal cardinal Campeggi, in onore di Carlo V, furono serviti, Bergamini Confetti. Un sorbetto composto da una crema aromatizzata con bergamotto fu inventato, poco dopo, a Firenze da Bernardo Buontalenti, per Cosimo dei Medici.

L'ORO VERDE DELLA CALABRIA GRECA: IL BERGAMOTTORifacendosi ai contadini dello Stretto di Messina che, dalla buccia di questo frutto ricavavano un olio essenziale, aromatizzante, purificante e curativo, Procopio dé Coltelli creò una particolare “acqua di bergamotto” che introdusse alla corte di Luigi XIV di Francia. Versailles se ne innamorò fin da subito, dal momento che era un efficace palliativo ai cattivi odori dell’epoca.

Contemporaneamente, un mercante novarese, Gian Paolo Feminis, aveva avuto modo di comprendere l’efficacia dell’olio dell’agrume per fissare tutte le altre fragranze, rivelandosi un efficiente ingrediente per la profumeria. Emigrato in Germania, confezionò nel 1680 un unguento, l’aqua admirabilis, da cui nel 1704 si brevettarono le acque aromatiche che presero il nome della città tedesca. Era nata l’acqua di Colonia.

Da allora il bergamotto resta uno dei grandi prodotti basilari per la realizzazione del profumo. Il suo consumo fu tale che, a partire dal 1750, la costa reggina vide ricoprirsi di bergamotteti, necessari per andare incontro alla crescente domanda, nell’Ottocento estesa anche al mercato alimentare. Nel 1830, la ditta inglese Twining lanciò il suo più famoso tè, l’Earl Grey Tea, aromatizzato al bergamotto, attribuendo ingannevolmente al prodotto origini cinesi. Poco dopo l’agrume calabrese fu impiegato anche per la realizzazione delle Caramelle di Nancy e così fecero molte case di liquori inglesi, statunitensi e francesi. L’industrializzazione del processo di estrazione dell’olio essenziale dalla buccia di bergamotto inizia nel 1844 con l’invenzione della macchina calabrese da parte del reggino Nicola Barillà.

Prima di allora l’essenza veniva estratta dalla scorza per pressione manuale, fatta assorbire da spugne naturali, collocate in appositi recipienti detti concoline.
Macchinari, processi di lavorazione antichi e moderni, insieme ad interessanti foto d’epoca sono esposti nel Museo del Bergamotto a Reggio Calabria, alle spalle del più noto Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia. Oggi sono 650 le aziende agricole coinvolte nel processo di produzione del bergamotto, 7.000 gli addetti e 1300 gli ettari ricoperti dall’agrume che nel 1999 ha ricevuto la denominazione D.O.P. Il suo impiego spazia dall’industria cosmetica a quella alimentare, dove il bergamotto viene utilizzato come aromatizzante di prodotti dolciari, di liquori e bevande dal gusto unico. Persino la buccia, rovesciata e trattata, è utilizzata per fare delle caratteristiche tabacchiere per il tabacco da pipa.

Recente è l’impiego nell’industria farmaceutica, derivante dalle proprietà dell’agrume nella cura di glicemia e colesterolo, grazie alla presenza di due flavonoidi, denominati brutieridina e melitidina. Somministrando una o più porzioni da 500 mg di estratto a individui con colesterolo alto, è stato infatti registrato l’aumento di colesterolo buono, di contro alla diminuzione di colesterolo cattivo.

Testo di Pasquale Faenza

Le proprietà curative del bergamotto si evidenziano specialmente nel succo di bergamotto naturale al 100%, hanno concreta azione in caso di escherichia coli, listeria innocua, bacillus subtilis, staphylococcus lactis, helicobacter pylori.

Il bergamotto (Citrus bergamia), agrume tipico della Calabria, è noto non solo per il suo profumo inconfondibile ma anche per le sue numerose proprietà curative e benefiche. Ecco un elenco delle principali:

Anticolesterolo
  • Il bergamotto è famoso per la sua capacità di ridurre il colesterolo LDL (quello “cattivo”) e aumentare il colesterolo HDL (quello “buono”).
  • I flavonoidi presenti, come la naringenina e la neoesperidina, aiutano a regolare i livelli lipidici nel sangue.
Antiossidante
  • Ricco di polifenoli, aiuta a contrastare i radicali liberi, rallentando l’invecchiamento cellulare e proteggendo l’organismo da malattie croniche.
Antinfiammatorio
  • Utile in caso di infiammazioni, specialmente intestinali o della pelle (se usato in forma topica o con tisane e integratori).
Digestivo
  • Favorisce la digestione stimolando la produzione di succhi gastrici.
  • Spesso utilizzato in tisane o infusi per alleviare gonfiore e pesantezza dopo i pasti.
Antibatterico e Antivirale
  • L’olio essenziale di bergamotto ha proprietà disinfettanti, ed è usato in aromaterapia e in prodotti per la cura della pelle.
Rilassante e Antistress
  • Il profumo del bergamotto ha un effetto calmante sul sistema nervoso. È spesso usato in aromaterapia per combattere ansia, stress e insonnia.
Benefici per la pelle
  • L’olio essenziale (opportunamente diluito) ha proprietà purificanti e cicatrizzanti, utile contro acne, eczemi e piccole ferite.

Le proprietà curative del bergamotto, in azione i flavonoidi naturaliLe  proprietà benefiche del Bergamotto derivano principalmente dalla combinazione di flavonoidi, oli essenziali e acidi organici, presenti in alte concentrazioni nel succo, nella buccia e nell’olio essenziale. Queste sostanze agiscono in sinergia offrendo effetti antiossidanti, antinfiammatori, ipocolesterolemizzanti, rilassanti e antibatterici. Scopriamo nel dettaglio quali sono e come agiscono sull’organismo.

APIGENINA
Flavonoide naturale, con proprietà antiinfiammatorie, antiossidante, antiangiogeniche, antiallergico, antigenotossiche e anticancerose. Gli studi epidemilogici indicano che un’alimentazione ricca di flavoni ridurrebbe il rischio di alcune forme di cancro, in particolare, il cancro al seno, del tubo digerente, della pelle e della prostata. L’apigenina possiede proprietà chemio-preventive e antinfiammatorie, L’apigenina nei documenti medici ne evocano la regolarizzazione della pigmentazione, può essere di supporto per il trattamento della vitiligine.

DIOSMETINA
Studi effettuati su diabetici hanno constatato l’efficacia di questo flavone nel trattare l’iperglicemia, nel trattamento di alcune malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, antinfiammatorio. Gli usi clinici di questo flavonoide, l’uso è indirizzato per il trattamento degli strati di fragilità dei vasi sanguigni, trova pratica applicazione nell’insufficienza venosa cronica, nella terapia contro gli emorroidi interni ed esterni.

NARINGENINA
La letteratura attribuiscono a questo flavonoide un effetto bioattivo per la salute come antiossidante, scavenger dei radicali liberi, anti-infiammatorio, promoter del metabolismo dei carboidrati e modulatore del sistema immunitario. (Scavenger. letteralmente “spazzino” ha lo scopo di rimuovere le impurità indesiderate)

NEOESPERIDINA
Composto dal potere dolcificante e praticamente privo di apporto calorico, il composto chimico è utilizzato nella comunità Europea (codice E 959) come dolcificante, nel bergamotto è un composto naturale.

CRISERIOLO
Flavonoide naturale al quale si attribuisce la riduzione del gonfiore ed è catalizzatore per il metabolismo della cellulite.

I composti elencati  fanno parte delle attribuzione delle proprietà curative del bergamotto supportate da vari studi scientifici che ne descrivono ampiamente anche il comportamento sull’epitelio vascolare, sulla sindrome metabolica e nell’attività antiossidante.

Il questo articolo, come in tutto il contenuto del sito si utilizzano testi, studi e ricerche, che non intendono determinare cura o soluzioni a malattie. Per questi motivi, il parere del medico rimane imprescindibile.

Benefici della supplementazione di Pleurotus e Shiitake

Il fungo Lentinula edodes (Shiitake) e il fungo Pleurotus ostreatus (Orecchione), grazie alle loro proprietà probiotiche documentate (Bobek et al. 1991, Stamets 1993, Lasota and Karmaska 1994, Wasser and Weis 1999, Manzi and Pizzoferrato 2000, Wang et al. 2000, Smith at al. 2002, Rajewska and Baasiska 2004) e all’alto valore nutrizionale, sono consigliati in numerosi paesi come ideale supplemento alla normale dieta giornaliera (Lasota et al. 1992, Lasota and Florczak 1996, Kala and Svoboda 2000, Isiloglu et al. 2001, Florczak et al. 2004, Berna et al. 2006).

Allo Shitake sono state attribuite molte proprietà benefiche, sia nella medicina orientale, sia occidentale. Queste proprietà permettono la riduzione del colesterolo, l’abbassamento della pressione sanguigna, il rafforzamento del sistema immunitario per la difesa dell’organismo, contro patologie virali e tumorali, di migliorare la funzionalità epatica (Bobek et al. 1991, Wang et al. 2000, Mau et al. 2002, Rajewska and Baasiska 2004). Molti benefici sulla salute provengono dai diversi composti che questo fungo produce e che includono: il lentinano, l’eritadenina e l’L-ergotioneina (Lasota and Karmaska 1994, Smith at al. 2002, Rajewska and Ba?asi?ska 2004, Berna et al. 2006).

Il Lentinano ha mostrato diversi effetti sul cancro intestinale, del fegato, dello stomaco, ovarico e sul tumore al polmone. Questo composto stimola la produzione dei linfociti T e delle cellule Natural Killer e può potenziare l’effetto dell’AZT (Azidotimidina, un antineoplastico e antivirale) nel trattamento antivirale dell’AIDS. Lo Shiitake è ricco di diversi antiossidanti (selenio, acido urico, vitamina A, E, C), così come di vitamina D (Lasota and Florczak 1996, Mau et al. 2002, Florczak et al. 2004). Oltre a permettere di abbassare la pressione sanguigna in soggetti ipertesi e ridurre i livelli di colesterolo nel siero, stimola la produzione di interferone che ha effetti antivirali e si è dimostrato efficace, in alcuni casi, contro l’epatite (Lasota et al. 1992, Mau et al. 2002, Smith et al. 2002).

Benefici della supplementazione di Pleurotus e Shiitake

Una lectina isolata dai corpi fruttiferi di Pleurotus ostreatus ha dimostrato attività antitumorale, in topi da laboratorio, nel sarcoma e nel tumore epatico (Wang et al. 2000). Diversi studi su animali, il fungo ostrica ha potenziato il turnover di colesterolo nel plasma del 50%, con la riduzione del 25% dei livelli di colesterolo nel fegato rispetto ai controlli (Bobek et al. 1991).

Altri studi sugli animali hanno mostrato significative riduzioni dei livelli di colesterolo nel siero e nel fegato quando i funghi essiccati e polverizzati sono stati inclusi nelle diete degli animali, anche in regimi alimentari ad alto contenuto di grassi e in animali con livelli elevati di colesterolo ereditario (Bobek et al. 1991).

Si ritiene che per gli individui, ad esclusione dei prodotti di origine animale dalla loro dieta, i funghi secchi Pleurotus ostreatus e Lentinula edodes possano essere una buona fonte di ferro, zinco e rame (Dwyer 1999, Kala? and Svoboda 2000, Isiloglu et al. 2001). Entrambi i funghi secchi hanno un alto contenuto di fibre alimentari, Fe, Cu, Mg, K e un basso contenuto di grassi, Na e Ca. Relativamente basso è l’assorbimento dei micronutrienti ad un valore di pH pari a 1.8, mentre l’alto assorbimento di Cu e Fe è stato osservato ad un pH di 8,7.

Questo ci indica che l’acidosi sistemica è un vero e proprio problema per chi vuole assumere i nutrienti derivanti da questi funghi; ecco perché, molto spesso, alla somministrazione di funghi medicinali viene prescritto un regime alimentare tale da ridurre o eliminare l’acidosi nell’organismo.

Il Coprinus comatus, anche noto come fungo dell’inchiostro, è un fungo commestibile recentemente coltivato in Cina. Per le sue ottime proprietà nutrizionali, il gusto delizioso e l’aspetto particolare (simile a una “coscia di pollo”) è diventato un fungo molto apprezzato, tant’è che nel 2006 la sua produzione in Cina ha raggiunto le 382.000 tonnellate.

Nei recenti anni sono emerse le diverse proprietà bioattive del fungo, quali gli effetti ipoglicemici, immunomodulanti, ipolipidici, antitumorali e antibatterici[1,2]. Numerosi studi hanno dimostrato che gli antiossidanti naturali delle piante sono correlati strettamente alle loro proprie bioattività, quali la riduzione delle malattie croniche e l’inibizione della crescita dei batteri patogeni, che sono spesso associati con l’eliminazione della propagazione dei radicali liberi nel sistema biologico. I corpi fruttiferi e miceli di diversi funghi hanno segnalato queste attività antiossidanti[3,4,5].

Più di cinquant’anni fa si è scoperto che il Coprinus comatus contiene ergotioneina, un particolare amminoacido con proprietà antiossidanti[6]e questa attività è stata confermata successivamente da Badalyan et al. nel 2003[7]. Le proprietà antiossidanti del corpo fruttifero, del micelio e del filtrato di fermentazione sono state riportate da Tsai et al.[8].

Un polisaccaride con selenio (SPS) isolato dal micelio di Coprinus comatus ha favorito un significativo calo del livello di malondialdeide (MDA) ed un importante aumento nelle attività degli antiossidanti enzimatici e nei livelli di antiossidanti non enzimatici nel fegato e nel rene dei topi diabetici[9]. Comunque ad oggi non sono state segnalate differenze nelle proprietà antiossidanti di cappello e gambo. Il cappello e il gambo possono essere separati con facilità. Dato che il cappello si auto-digerisce velocemente dopo la raccolta, poter separarlo dal gambo giova notevolmente alla lavorazione e all’utilizzazione del fungo. Oltre a questo, come già detto, dal fungo è stato possibile isolare un importantissimo composto naturale: l’ergotioneina (EGT). Da molto tempo si è visto che è possibile estrarre dai funghi (compresi i corpi fruttiferi e il micelio) diversi componenti bioattivi quali lovastatina, l’acido ?-aminobutirrico (GABA) e la stessa ergotioneina[10].

L’ergotioneina è un amminoacido solforato derivante dall’istidina, noto non solo per essere sintetizzati da alcuni tipi di funghi, micobatteri e cianobatteri, ma per il suo accumulo negli organismi superiori fino a livelli millimolari tramite un trasportatore cationico organico (OCTN-1)[11].Azione Antiossidante del CoprinusÈ ancora da stabilire il ruolo fisiologico di questo amminoacido; numerosi test in vitro ne hanno dimostrato le capacità antiossidanti e citoprotettive contro una vasta gamma di fattori di stress cellulare, ma un ruolo antiossidante in vivo deve ancora essere pienamente compreso. Uno studio ha reso nota la sua efficacia come antiossidante naturale per la pelle, dimostrandosi più efficace sia del coenzima Q che dell’idebenone nel neutralizzare direttamente l’azione dei radicali liberi e la protezione delle cellule contro il danno indotto dai ROS (specie reattive dell’ossigeno)[12]. Le proprietà di accumulo, distribuzione tissutale e neutralizzazione dei radicali gli conferiscono una potenziale antiossidante a livello fisiologico[13].

In uno studio del 2016 è stato dimostrato che l’ergotioneina, derivata dal Coprinus comatus, è in grado di inibire la mieloperossidasi (MPO), un enzima appartenente alla classe delle ossido riduttasi che causa la formazione di acido ipocloroso e acido ipobromoso, potenti ossidanti ad azione battericida. Diversi studi considerano la MPO una causa della progressione di diverse patologie a carattere infiammatorio. L’ergotioneina ha inibito l’azione della mieloperossidasi così come la formazione di 8-bromo-2′-deossiguanosina in vitro. La neutralizzazione dell’azione dell’acido ipobromoso si è dimostrata superiore sia a quelle di acido ascorbico che del glutatione. La somministrazione di Coprinus comatus ha inibito la risposta infiammatoria indotta da UV-B e l’alogenazione del DNA, suggerendo che EGT è un agente antiinfiammatorio promettente derivante dai funghi[14].

Fonti bibliografiche:

1. Bailey, C.J.; Turner, S.L.; Jakeman, K.J.; Hayes, W.A. Effect of Coprinus comatus on plasma glucose concentrations in mice. Planta Med. 1984, 50, 525–526.
2. Fan, J.M.; Zhang, J.S.; Tang, Q.J.; Liu, Y.F.; Zhang, A.Q.; Pan, Y.J. Structural elucidation of a neutral fucogalactan from the mycelium of Coprinus comatus. Carbohydr. Res. 2006, 341, 1130–1134.
3. Yang, J.H.; Lin, H.C.; Mau, J.L. Antioxidant properties of several commercial mushrooms. Food Chem. 2002, 77, 229–235.
4. Mau, J.L.; Chang, C.N.; Huang, S.J.; Chen, C.C. Antioxidant properties of methanolic extracts from Grifola frondosa, Morchella esculenta and Termitomyces albuminosus mycelia. Food Chem. 2004, 87, 111–118.
5. Lee, Y.L.; Jian, S.Y.; Lian, P.Y.; Mau, J.L. Antioxidant properties of extracts from a white mutant of the mushroom Hypsizigus marmoreus. J. Food Compos. Anal. 2008, 21, 116–124.
6. List, P.H. Occurrence of ergothioneine in shaggy-mane, Coprinus comatus. Arch. Pharm. Ber. Dtsch. Pharm. Ges. 1957, 62, 517–520.
7. Badalyan, C.M.; Gasparyan, A.V.; Garibyan, N.G. Investigation of the antioxidant activity of some basidial macromycetes. Mikol. Fitopatol. 2003, 37, 63–68.
8. Tsai, S.Y.; Tsai, H.L.; Mau, J.L. Antioxidant properties of Coprinus comatus. J. Food Biochem. 2009, 33, 368–389.
9. Yu, J.; Cui, P.J.; Zeng, W.L.; Xie, X.L.; Liang, W.J.; Lin, G.B. Protective effect of seleniumpolysaccharides from the mycelia of Coprinus comatus on alloxan-induced oxidative stress in mice. Food Chem. 2009, 117, 42–47.
10. Lin SY, Chen YK, Yu HT, Barseghyan GS, Asatiani MD, Wasser SP, Mau JL. Comparative study of contents of several bioactive components in fruiting bodies and mycelia of culinary-medicinal mushrooms. Int J Med Mushrooms. 2013;15(3):315-23.
11. Li RW, Yang C, Sit AS, Kwan YW, Lee SM, Hoi MP, Chan SW, Hausman M, Vanhoutte PM, Leung GP. Uptake and protective effects of ergothioneine in human endothelial cells. J Pharmacol Exp Ther. 2014 Sep;350(3):691-700. doi: 10.1124/jpet.114.214049. Epub 2014 Jul 14.
12. Dong KK, Damaghi N, Kibitel J, Canning MT, Smiles KA, Yarosh DB. A comparison of the relative antioxidant potency of L-ergothioneine and idebenone. J Cosmet Dermatol. 2007 Sep;6(3):183-8.
13. Cheah IK, Halliwell B. Ergothioneine; antioxidant potential, physiological function and role in disease. Biochim Biophys Acta. 2012 May;1822(5):784-93. doi: 10.1016/j.bbadis.2011.09.017. Epub 2011 Oct 4.
14. Asahi T, Wu X, Shimoda H, Hisaka S, Harada E, Kanno T, Nakamura Y, Kato Y, Osawa T. A mushroom-derived amino acid, ergothioneine, is a potential inhibitor of inflammation-related DNA halogenation. Biosci Biotechnol Biochem. 2016 Feb;80(2):313-7. doi: 10.1080/09168451.2015.1083396. Epub 2015 Sep 4.


E’ il più importante fungo con effetto antidiabetico; è ricco di vitamine e minerali, contiene gli amminoacidi essenziali ed un’elevata percentuale di proteine. Contiene il vanadio, minerale che ha un chiaro effetto ipoglicemizzante. Inoltre, il coprinus  riesce a chelare questo minerale che è un attivatore delle cellule beta del pancreas. Contiene anche potassio in elevate quantità, ma anche calcio, ferro, rame e zinco.

Il Coprinus comatus è un fungo commestibile, comune in tutto il mondo, appartenente all’ordine delle Agaricales e alla famiglia delle Agaricaceae. Facilmente identificabile dal suo aspetto perché con l’invecchiamento la cappella annerisce, si apre ed assume un colore nerastro e deperisce. Per questo motivo prende il soprannome di “fungo dell’inchiostro”. Quando è ancora giovane e immaturo, il fungo è commestibile, di color bianco e ricoperto di squame. La cappella è di 3-6 centimetri, di forma ovale e gambo sottile. È diffuso in Gran Bretagna e in Irlanda, in tutta l’Europa continentale, dalla Scandinavia fino al bordo meridionale della Penisola Iberica e le coste del Mediterraneo. È possibile trovarlo anche in Nord America.

Tra le sue virtù principali si annovera l’effetto antidiabetico, con un’efficace riduzione della glicemia conseguente alla sua somministrazione, ma un recente studio del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Ambientale dell’Università di Haifa, in Israele, dimostra che questo fungo può essere utile in caso di cancro al seno (cellule MCF-7).

Questo tipo di cancro è il tipo di tumore maligno più comune diagnosticato tra le donne. In questo studio è stato utilizzato il perossido di idrogeno (acqua ossigenata, H2O2), un noto reagente ossidante in grado di attivare il complesso proteico funzionante come fattore di trascrizione (NF-kB). Questo complesso si trova in tutti i tipi di cellule e controlla la trascrizione del DNA, la produzione delle citochine e la sopravvivenza delle cellule; è coinvolto nella risposta cellulare a stimoli come lo stress, le citochine, i radicali liberi, l’irradiazione ultravioletta, e le infezioni batteriche o virali[1],[2],[3],[4],[5].

L’NF-kB è coinvolto nella regolazione della risposta immunitaria alle infezioni. Una regolazione non corretta di questo complesso proteico è stato collegato al cancro, alle patologie infiammatorie e autoimmuni, allo shock settico, alle infezione virale e lo sviluppo immunitario improprio.

L’estratto di acetato di etile del Coprinus comatus ha influenzato significativamente la fosforilazione della proteina IkBalfa, facente parte di questo complesso, in modo dose-dipendente, ed evitando che l’NF-kB attivo venga traslocato nel nucleo, si leghi al DNA e porti alle varie modificazioni conformazionali della cellula. L’effetto dell’estratto è stato paragonabile all’effetto della curcumina, un noto inibitore del pathway del complesso NF-kB e sembra essere il più attivo inibitore della fosforilazione dell’IkBalfa, H2O2 dipendente.

Inoltre, i dati ottenuti hanno mostrato che solo l’estratto di acetato di etile ha inibito l’attività del complesso IKK (proteina chinasi che fosforila il IkBalfa) di quasi il 90% rispetto al controllo del campione non trattato. Questi risultati suggeriscono che il Coprinus comatus contiene potenti composti capaci di inibire la funzione dell’NF-kB e possibilmente agisce come un agente antitumorale[6].Il Coprinus come supporto contro il cancro al seno

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Fonti Bibliografiche.

  1. TD. Gilmore, The Rel/NF-kappaB signal transduction pathway: introduction. in Oncogene, vol. 18, nº 49, novembre 1999, pp. 6842-4, DOI:10.1038/sj.onc.1203237, PMID 10602459.
  2. BC. Albensi, MP. Mattson, Evidence for the involvement of TNF and NF-kappaB in hippocampal synaptic plasticity. in Synapse, vol. 35, nº 2, febbraio 2000, pp. 151-9, DOI:10.1002/(SICI)1098-2396(200002)35:2151::AID-SYN83.0.CO;2-P, PMID 10611641.
  3. R. Sen, D. Baltimore, Multiple nuclear factors interact with the immunoglobulin enhancer sequences. in Cell, vol. 46, nº 5, agosto 1986, pp. 705-16, DOI:10.1016/0092-8674(86)90346-6, PMID 3091258.
  4. NFKB1 nuclear factor of kappa light polypeptide gene enhancer in B-cells 1 [Homo sapiens] – Gene – NCBI.
  5. NFKB2 nuclear factor of kappa light polypeptide gene enhancer in B-cells 2 (p49/p100) [Homo sapiens] – Gene – NCBI.
  6. Asatiani MD, Wasser SP, Nevo E, Ruimi N, Mahajna J, Reznick AZ. The Shaggy Inc Cap medicinal mushroom, Coprinus comatus (O.F.Mull.: Fr.) Pers. (Agaricomycetideae) substances interfere with H2O2 induction of the NF-kappaB pathway through inhibition of Ikappaalpha phosphorylation in MCF7 breast cancer cells. Int J Med Mushrooms. 2011;13(1):19-25.


 

Ci sono agrumi come il Bergamotto che possono essere utilizzati nel controllo del colesterolo. Come le statine, il bergamotto potrebbe essere utilizzato con efficacia per ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” e aumentare quelli di colesterolo “buono”.

Lo studio italiano

Non tutti ottengono benefici dalle statine nel ridurre e controllare il colesterolo LDL, o cattivo. In più, un recente studio del George Centre for Healthcare Innovation presso l’Università di Oxford (Uk) ha messo in evidenza come, sempre le statine, non riducano il rischio di formazione di coaguli nel sangue – che sono in genere causa di trombi. Infine, le statine, quali farmaci possono cagionare effetti collaterali e indesiderati.

Per tutti coloro che non vogliono, non possono o non ottengono benefici dalle statine, ecco che un’alternativa potrebbe trovarsi nel frutto di Bergamotto. Lo ha suggerito uno studio condotto dai ricercatori italiani dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, e i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Cardiology.

Il bergamotto sarebbe dunque capace di ridurre i livelli di colesterolo LDL, e far aumentare al contempo quelli di colesterolo HDL. Dette proprietà, potrebbero anche essere sfruttare per i pazienti con malattie cardiovascolari che potrebbero così ridurre le dosi di farmaci per il cuore, ipotizzano i ricercatori.

Lo studio è stato condotto su 237 pazienti che sono stati invitati a consumare un frutto al giorno per 30 giorni. Al termine del test, i ricercatori hanno potuto constatare che i livelli di colesterolo LDL erano scesi del 38%.

Il bergamotto è conosciuto ai più per il suo utilizzo in cosmetica e profumeria: è infatti un ingrediente di molti profumi e un conservante, nonché un antisettico. Si usa anche in alimentazione nella preparazione di dolci e altri cibi aromatizzati. Assai noto è poi un tipo di tè chiamato “Earl Grey” che contiene proprio questo aroma. Ma, come visto, il bergamotto può avere altri pregi che non solo il suo profumo.

Il succo di bergamotto nella prevenzione della patologia cardiovascolare

Il padre della medicina, Ippocrate, con l’aforisma ” Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo ” aveva, sin dall’antichità, evidenziato il rapporto tra alimentazione e benessere dell’individuo. Il termine “Nutraceutico” fu coniato negli anni ‘80 dal Dott. Stephen L. De Felice, fondatore della FIM ( Foundation for Innovation in Medicine ), ad indicare un alimento” o parte di alimento che fornisce benefici medici o salutari, inclusa la prevenzione o il trattamento della malattia.

Negli anni a seguire si è visto che dall’addizione di alcune sostanze salutari presenti negli alimenti si possono ottenere effetti positivi sulla salute dell’individuo, come gli Omega 3 nel latte o le vitamine nei fiocchi di cereali. In tal modo alle virtù di questi alimenti si sommano quelle degli acidi grassi polinsaturi, ottenendo così dei nutraceutici o alimenti funzionali ricchi di molecole salutari.

Tra i vari fitoterapici ad azione antiossidante utilizzati attualmente per la prevenzione e il trattamento di varie patologie metaboliche trova posto il bergamotto (Citrus bergamia) che è una pianta endemica della Calabria, il cui succo presenta un’alta concentrazione di flavonoidi che possiedono proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e vasoprotettive,nonché ipolipemizzanti ed ipoglicemizzanti. In particolare, alcuni di essi agirebbero sulla sintesi intraepatica dei trigliceridi, inibendola, e sulla risposta intracellulare all’insulina, migliorandone il segnale.

Molta attenzione si è posta all’utilizzo del bergamotto come nutraceutico da impiegare nel trattamento dell’ipercolesterolemia lieve ed in caso di intolleranza alle statine, così come in associati stati di disglicemia.

Per quanto riguarda gli effetti sull’assetto lipidico, i derivati di due flavonoidi contenuti nel succo di bergamotto, esperetina e naringenina, possedendo una struttura simile al substrato dell’enzima HMG-CoA reduttasi epatica, lo inibiscono comportandosi come delle statine; anche il derivato glicosidico della naringenina, la naringina, inibisce tale enzima. Ne deriva che il succo di bergamotto riduce i livelli di colesterolo totale.

Inoltre, studi in vitro suggeriscono che la naringenina e l’esperetina riducono l’attività dell’enzima acil CoA: colesterolo aciltransferasi (ACAT), inibendo l’assemblamento delle lipoproteine.

Si hanno pure effetti sui trigliceridi sierici in quanto la esperetina riduce l’attività di un enzima chiave nella sintesi epatica dei trigliceridi, la fosfatidico fosfoidrolasi (PAP).

Un’altra proprietà da tenere in considerazione del succo di bergamotto è la sua attività ipoglicemizzante. In particolare, la naringenina, come altri polifenoli, incrementa l’attività dell’AMP chinasi (AMPK) e l’ uptake di glucosio nel muscolo e a livello epatico, il che si traduce in un miglioramento della sensibilità all’insulina e della tolleranza glicidica.

Per quanto riguarda l’azione sull’endotelio, i flavonoidi contenuti nel bergamotto, incrementando l’attività di alcuni enzimi ad azione antiossidante, limitano la produzione di radicali liberi dell’ossigeno nella parete vasale e insieme ad una ben nota proprietà antiinfiammatoria, migliorano la produzione endoteliale di ossido nitrico.

Fonti :
https://www.medicinalive.com
https://www.lastampa.it
https://donna.libero.it
Cuore e Vasi Anno XXXV n.2 – giugno 2013

 Tesi di laurea specialistica: Analisi ed attività farmacologica del succo di Citrus bergamia Risso

Per una salute ottimale tutti abbiamo bisogno di acidi grassi Omega-3 EPA e DHA, quotidianamente. Numerosi studi suggeriscono che gli Omega-3 possano essere utili nel trattamento di diversi disturbi patologici, vediamoli insieme.

Trigliceridi e colesterolo elevati

E’ noto che chi segue il regime alimentare tipico della dieta mediterranea tende ad avere livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) elevati. Allo stesso modo, le popolazioni eschimesi, che mangiando molto pesce consumano quantità elevate di acidi grassi Omega-3, tendono ad avere non solo livelli elevati di colesterolo HDL, ma anche una concentrazione ridotta di trigliceridi nel plasma.

Inoltre è stata evidenziata la capacità dei supplementi di olio di pesce contenenti EPA e DHA di ridurre significativamente sia i livelli di trigliceridi, sia quelli di colesterolo non-HDL (ossia il “colesterolo cattivo”).

Ipertensione

Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione un’alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna.

Tuttavia non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l’effetto contrario e aumentare la pressione.

In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori di olio di pesce concentrato ottenuti tramite processi di purificazione avanzata mediante distillazione molecolare multipla.

Solo questi processi, infatti, garantiscono l’assenza di metalli pesanti e altri contaminanti.

Malattie del cuore

Uno dei modi migliori per prevenire e combattere i disturbi cardiaci consiste nel seguire un regime alimentare ricco di Omega-3.

Infatti diversi studi suggeriscono che sia l’EPA che il DHA contenuti nei pesci marini e nelle microalghe contribuiscano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

EPA e DHA contrasterebbero tassi di trigliceridi e di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), ridurrebbero la pressione sanguigna e ostacolerebbero la formazione e lo sviluppo delle placche aterosclerotiche che, ostruendo le arterie, possono causare infarti e ictus.

Non solo, alcuni studi hanno rilevato una riduzione del rischio di morte, di attacchi di cuore e di ictus in pazienti reduci da infarto che abbiano assunto quotidianamente una dose adeguata di EPA e DHA.

Secondo l’American Heart Association (AHA) la dose minima di Omega-3 per chi ha sofferto di un attacco cardiaco è di 900 mg.

L’International Society for the Study of the Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), invece, raccomanda a chi non soffre di disturbi cardiaci di assumere almeno 500 mg di EPA e DHA al giorno per mantenere il cuore in forma.

Ictus

Diversi studi clinici suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 proteggano dagli ictus causati dalla formazione di grumi di sangue nelle arterie cerebrali. In particolare, il rischio di ictus può essere ridotto del 50% consumando almeno due porzioni di pesce grasso alla settimana, pari a circa 900 mg di EPA e DHA al giorno.

Problemi di peso (sovrappeso e perdita di peso)

Molte persone in sovrappeso non riescono a controllare bene il livello di zuccheri nel sangue.

Per questo spesso l’eccesso di peso è associato allo sviluppo del diabete e ad alti livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Vari studi hanno suggerito che una dieta a basso contenuto di grassi, ma ricca di pesce che contenga EPA e DHA (come il salmone, lo sgombro e le aringhe) aiuti, se abbinata all’esercizio fisico, a controllare meglio le concentrazioni ematiche di zuccheri e di colesterolo.

Artrite reumatoide

L’analisi dei dati raccolti nel corso di vari studi clinici ha dimostrato che nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide l’utilizzo di integratori di Omega-3 riduce la fragilità delle giunture, la rigidità mattutina e la necessità di assumere farmaci specifici.

Non solo, numerose ricerche condotte su cellule della cartilagine hanno dimostrato che EPA e DHA potrebbero diminuire l’infiammazione e l’attività degli enzimi che distruggono questo tessuto.

Altri studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che un’alimentazione ricca di Omega-3 e a basso contenuto di Omega-6 possa essere utile in caso di altri disturbi infiammatori, come l’osteoartrite.

Osteoporosi

Un’alimentazione carente di acidi grassi essenziali, tra cui l’Omega-3 EPA, aumenta la probabilità di perdere massa ossea. Questo suggerisce che i supplenti a base di EPA possano essere utili per lasalute delle ossa.

In effetti uno studio condotto su donne di età superiore ai 65 anni, tutte affette da osteoporosi, ha dimostrato che sia questo Omega-3, sia un altro acido grasso essenziale (detto gamma-linoleico) diminuiscono i livelli di perdita ossea.

In molti casi è stato addirittura osservato un aumento della densità delle ossa. Inoltre diversi studi suggeriscono che lo stesso EPA contribuisca a migliorare la resistenza delle ossa e ad aumentare i livelli di calcio e il suo deposito nello scheletro.

Malattie della pelle

I 2 disturbi della pelle che potrebbero migliorare con l’assunzione di Omega-3 sono la fotodermatite, una malattia che rende particolarmente sensibili all’esposizione al sole, e la psoriasi.

Gli integratori di olio di pesce si sono dimostrati utili nel ridurre la sensibilità ai raggi ultravioletti in chi soffre di fotodermatite. Tuttavia, la loro efficacia protettiva è inferiore rispetto a quella delle protezioni solari applicate direttamente sulla pelle.

 Nel caso della psoriasi, invece, uno studio che ha coinvolto 40 pazienti ha dimostrato che l’associazione tra farmaci ed EPA porta a un miglioramento dei sintomi maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola terapia farmacologica.

Sindrome del colon irritabile

Analisi preliminari hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3, in associazione con i farmaci per  il trattamento delle diverse forme di sindrome del colon irritabile (come la sulfasalazina), possono ridurre i sintomi sia della malattia di Crohn, sia della colite ulcerosa.

 In particolare, secondo uno studio italiano nel caso della malattia di Chron la dose di Omega-3 che consente di ritardare la ricomparsa dei sintomi corrisponde a 2,7 g totali di EPA e DHA al giorno per un anno.

Asma

Alcune ricerche preliminari suggeriscono che gli Omega-3 potrebbero diminuire l’infiammazione associata all’asma e migliorare la funzionalità polmonare negli individui che ne soffrono. Viceversa, gli Omega-6 tendono ad aumentare i processi infiammatori e a peggiorare le funzioni dei polmoni.

Inoltre, secondo uno studio che ha previsto la somministrazione di olio di pesce per 10 mesi a 29 bambini asmatici, l’assunzione di prodotti ricchi di EPA e DHA riduce i sintomi associati a questo disturbo anche nei più piccoli.

Degenerazione maculare

Sono diversi gli studi che suggeriscono i benefici degli Omega-3 per chi soffre di degenerazione maculare, una malattia degli occhi che può causare la perdita della vista. Un questionario distribuito a più di 3.000 persone di età superiore ai 49 anni ha dimostrato, ad esempio, che una dieta ricca di pesce diminuisce la probabilità di sviluppare questa malattia.

Allo stesso modo, uno studio che ha coinvolto 850 persone ha rivelato che consumi elevati di pesce e regimi alimentari che garantiscono un corretto apporto di Omega-3 e Omega-6 rendono meno propensi a contrarre questa malattia. E un’analisi di dimensioni più ampie ha confermato che mangiare pesce ricco di EPA e DHA più di quattro volte alla settimana può ridurne il rischio.

Dolori mestruali

Anche i sintomi legati al ciclo mestruale potrebbero essere contrastati con gli Omega-3. Infatti uno studio condotto su circa 200 donne danesi ha evidenziato che arricchire l’alimentazione di questi acidi grassi allevia la sindrome mestruale.

Disordine da deficit di attenzione e da iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder – ADHD)

Diverse ricerche suggeriscono che gli Omega-3 svolgano un ruolo importante nello sviluppo dell’ADHD. In particolare, uno studio che ha coinvolto 100 bambini ha svelato una correlazione tra bassi livelli di questi acidi grassi e problemi di apprendimento e comportamentali.

E alcuni indizi di un’associazione tra Omega-3 e ADHD derivano anche da studi condotti sugli animali, in cui una diminuzione dei livelli di queste sostanze è accompagnata dalla riduzione di molecole cerebrali,  come dopamina e serotonina, importanti per l’attenzione e la motivazione.

Depressione

EPA e DHA sono fondamentali per consentire una comunicazione ottimale fra le cellule nervose e garantire la salute del cervello.

Per questo chi non introduce con la dieta livelli adeguati di Omega-3 o non mantiene l’equilibrio corretto tra questi e gli acidi grassi Omega-6 è a maggior rischio di sviluppare stati depressivi.

 Infatti uno studio condotto su pazienti ricoverati a causa di gravi depressioni ha riscontrato livelli di EPA più bassi rispetto al normale e un aumento significativo del rapporto tra Omega-6 e Omega-3.

L’esistenza di una correlazione tra Omega-3 e depressione è, inoltre, confermato da una ricerca che ha dimostrato che un regime alimentare equilibrato, che comprenda 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana, favorisce nell’arco di 5 anni la riduzione delle crisi di depressione e della loro intensità.

Disordine bipolare

Secondo uno studio condotto su 30 pazienti affetti da disordine bipolare, l’alternanza tra periodi di euforia e di depressione tipica di questo disturbo è ridotta significativamente se la cura con farmaci che stabilizzano l’umore è abbinata all’assunzione di EPA e DHA.

Questo trattamento combinato è risultato efficace in soli quattro mesi.

Omega 3: utile integrarli

Omega-3 e tumori

Cancro al colon

Il consumo di quantità significative di alimenti ricchi in acidi grassi Omega-3 sembrerebbe avere un ruolo protettivo nei confronti del cancro al colon retto. Ad esempio, le popolazioni eschimesi, che tendono a seguire una dieta ad alta percentuale di grassi e, allo stesso tempo, ricca di pesce ad elevato contenuto di Omega-3, sono caratterizzate da una bassa incidenza di questa forma tumorale.

Al contrario, alcune ricerche suggeriscono che gli Omega-6 potrebbero promuoverne lo sviluppo. E i benefici degli Omega-3, vanno, in questo caso, oltre la prevenzione, andando ad impedire  l’aggravamento del cancro. Il consumo quotidiano di EPA e di DHA sembrerebbe ritardare o persino invertire la progressione del tumore nelle fasi iniziali della malattia.

Cancro al seno

Le donne che consumano regolarmente e per molti anni alimenti ricchi di Omega-3 sembrano essere meno soggette allo sviluppo di forme tumorali al seno.

Non solo, un consumo elevato di pesce ricco in questi acidi grassi e di alghe marroni della famiglia kelp riduce il rischio di morte per cancro al seno. Ciò è particolarmente vero per le donne che sostituiscono la carne con il pesce.

L’equilibrio fra acidi grassi Omega-3 e Omega-6 sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo e nella crescita di questo tipo di cancro, anche in terapie combinate con le vitamine E e C, il  beta-carotene, il selenio e il coenzima Q10.

Cancro alla prostata

Come nel caso del cancro al seno, anche il rischio di tumore alla prostata è ridotto da un buon equilibrio tra acidi grassi Omega-3 e Omega-6. La loro funzione protettiva nei confronti di questo cancro è stata suggerita da studi clinici che hanno valutato il ruolo preventivo di una dieta a bassa percentuale di grassi comprendente pesce e olio di pesce.

E anche ricerche di laboratorio e studi sugli animali indicano che EPA e DHA potrebbero inibire lo sviluppo di questo tipo di tumore.

(Fonte: www.omegor.com)

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Il Maitake, conosciuto scientificamente come Grifola frondosa, è uno dei funghi medicinali più apprezzati nell’ambito della micoterapia. In Giappone viene utilizzato da tempo sia per la prevenzione, sia come supporto ai trattamenti farmacologici, soprattutto in oncologia. A differenza di altri funghi, ha una biodisponibilità molto elevata, quindi i suoi principi attivi vengono ben assorbiti dall’organismo quando assunto per via orale.

Il Maitake: un fungo prezioso nella micoterapia

Dal punto di vista nutrizionale, il Maitake è particolarmente ricco: contiene diversi minerali importanti (come potassio, magnesio, ferro e zinco), vitamine del gruppo B – soprattutto B1, B2 e B3 – e un buon corredo di aminoacidi, tra i quali spiccano l’acido glutammico, l’acido aspartico, l’arginina e la valina. Ma ciò che rende questo fungo speciale è la presenza di betaglucani, sostanze in grado di stimolare e modulare profondamente il sistema immunitario.

Supporto in oncologia

Sul piano clinico, il Maitake viene spesso affiancato alle terapie oncologiche. Diversi studi hanno osservato che il suo utilizzo può potenziare l’efficacia della chemioterapia e, al tempo stesso, ridurne alcuni effetti collaterali, come nausea, perdita di appetito e stanchezza. È stato anche indagato per il suo possibile ruolo nella prevenzione di alcuni tumori, in particolare quello al seno.

Azione sul sistema immunitario

Grazie ai suoi betaglucani, il Maitake è in grado di stimolare l’attività dei macrofagi, delle cellule natural killer e dei linfociti T CD4+. Questo effetto lo rende utile anche come supporto nelle persone con HIV/AIDS, dove è stato osservato un incremento del numero di CD4+ e una maggiore resistenza alle infezioni.

Benefici sul metabolismo e sul diabete

Un altro ambito in cui questo fungo ha suscitato molto interesse è quello della sindrome metabolicae del diabete. Le sue proprietà ipoglicemizzanti lo rendono utile nel controllo dei livelli di zucchero nel sangue, migliorando la sensibilità all’insulina e contribuendo anche alla riduzione del peso corporeo. Questa azione spiega in parte il suo valore preventivo rispetto ai danni causati dagli zuccheri in eccesso.

Va però ricordato che, nonostante le numerose evidenze promettenti, il Maitake non può sostituire i trattamenti medici convenzionali. Il suo utilizzo va visto come un supporto complementare, preferibilmente sotto forma di estratti standardizzati (in particolare le frazioni “D” e “MD”, che sono quelle più studiate). È bene anche tener presente che, proprio per i suoi effetti sul metabolismo degli zuccheri e sulla coagulazione, può avere interazioni farmacologiche: chi assume farmaci ipoglicemizzanti o anticoagulanti dovrebbe consultare il proprio medico prima di utilizzarlo.

MAITAKE (GRIFOLA FRONDOSA), nell'obesità e nel diabeteProtezione cardiovascolare e sostegno al fegato

Il Maitake, o Grifola frondosa, non è soltanto un prezioso sostegno al sistema immunitario e un alleato nella gestione della sindrome metabolica: diversi studi ne hanno messo in luce anche una potenziale azione protettiva a livello cardiovascolare. In particolare, sembra contribuire alla riduzione della pressione arteriosa elevata, rivelandosi così un valido supporto per chi soffre di ipertensione. A questo si aggiunge la sua capacità di favorire la diminuzione del colesterolo, grazie al miglior controllo degli zuccheri e alla prevenzione del diabete.

Un altro aspetto interessante riguarda il fegato: il Maitake sembra migliorare i quadri di steatosi epatica (il cosiddetto “fegato grasso”), condizione sempre più diffusa a causa di stili di vita e abitudini alimentari scorrette. Inoltre, si ipotizza un suo ruolo di supporto in alcune patologie tumorali che colpiscono il fegato, anche se in questo campo la ricerca è ancora in fase di approfondimento.

Confronto con altri funghi medicinali

Quello che colpisce del Maitake è la sua buona tollerabilità: viene considerato un integratore naturale praticamente privo di effetti collaterali significativi, se assunto correttamente. Non a caso, insieme allo Shiitake e al Reishi, è uno dei funghi medicinali più noti e utilizzati in Oriente nell’ambito della micoterapia.

Ogni fungo, tuttavia, ha una sua peculiarità. Il Reishi, ad esempio, è famoso per le sue proprietà antiinfiammatorie e per il potenziale ruolo nella prevenzione del declino cognitivo e della demenza. Il Maitake, invece, si distingue per la sua azione nel controllo dei danni da zuccheri, un fattore che potrebbe anch’esso contribuire a mantenere più a lungo le funzioni cognitive. Gli studi in questo campo non sono ancora conclusivi e occorre cautela nell’interpretazione dei risultati, ma le prospettive sono promettenti e la ricerca scientifica continua a indagare le sue molteplici potenzialità.

Sicurezza e precauzioni

La Grifola frondosa è considerata un integratore naturale di grande efficacia e generalmente ben tollerato, con pochi effetti collaterali segnalati. Tuttavia, va ricordato che può interagire con farmaci ipoglicemizzanti o anticoagulanti: per questo motivo è sempre consigliabile consultare un medico prima di iniziarne l’assunzione, soprattutto in presenza di terapie farmacologiche in corso.

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